del 10 settembre 2016 (formato PDF )

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del 10 settembre 2016 (formato PDF )
Cronaca
Sabato, 10 settembre 2016 15
Un volontariato
senza confini
Nel fine settimana si concludono i lavori di
tinteggiatura all’Istituto Comprensivo di via
Brogeda, a Ponte Chiasso. Ad effettuarlo un
gruppo di giovani migranti coordinati dalla
Caritas, con il supporto del Comune di Como
I
n silenzio, con semplicità e olio di
gomito… Mentre dal mucchio c’è chi,
con facilità e leggerezza disarmante,
non manca mai di strillare contro il
nero “invasore” e nullafacente, la risposta
arriva così, dalla genuinità di un servizio
quotidiano. Termineranno sul finire di
questa settimana i lavori di tinteggiatura
presso l’Istituto Comprensivo Como nord di
via Brogeda, a Ponte Chiasso. Ad effettuarli
un gruppo di stranieri (Gambia, Senegal,
Costa d’Avorio, Pakistan i principali luoghi
di provenienza) coordinati dalla Caritas
Mercoledì scorso la
diocesana, con il supporto tecnico-logistico
consegna degli attestati
del Comune di Como. «Sono tutti volontari –
agli stranieri che hanno
ci spiega Marco Servettini, operatore Caritas
che da alcuni anni segue l’accoglienza dei
frequentato i corsi
profughi sul nostro territorio -. La maggior
promossi dalla Caritas.
parte di loro è accolta nelle strutture della
Cooperativa Simplokè (S. Rocco e Lora),
di Marco Gatti
altri presso i Somaschi (via Borgovico),
Sant’Orsola e Guanelliani. L’approccio che
seguiamo è quello classico che Caritas porta avanti dal 2011. Il nostro tentativo è offrire
a questi ragazzi la possibilità di inserirsi nel tessuto sociale anche attraverso lavori
di pubblica utilità, in sinergia con i Comuni. In questo caso il percorso è maturato
nell’ambito della collaborazione avviata con il Comune di Como al fine di valorizzare
al meglio l’opportunità offerta dalla presenza di un consistente numero di stranieri
sul suo territorio. Ragazzi desiderosi di fare, di mettersi a disposizione e di imparare
qualcosa». «Basta guardare i risultati del lavoro svolto - ribadisce Servettini - per avere
chiarezza del valore aggiunto offerto dalla presenza e dal coinvolgimento di questi
giovani in lavori socialmente utili. E questo ci fa dire che siamo sulla strada giusta. È
vero che gli edifici scolastici, che hanno grande necessità di manutenzione, sono più
facilmente praticabili d’estate, ma vi potrebbero essere anche altri settori d’impiego,
dal giardinaggio alla verniciatura di spazi diversi, tutti da verificare». I giovani hanno
lavorato per circa un mese, suddivisi in gruppi, a partire dalla seconda settimana di
agosto. «I lavori (una ventina i migranti coinvolti) hanno prima interessato la scuola
di via Giussani, di fronte alla Coop, e quindi via Brogeda. Si è trattato per lo più di
opere di verniciatura». Un’esperienza di volontariato, si diceva, ma non improvvisata.
L’importanza di una formazione
Volontariato sì, ma anche formazione. Ad “insegnare” il mestiere d’imbianchino ad alcuni dei
ragazzi impegnati in via Giussani e via Brogeda anche un operatore che, con un passato di
geometra alle spalle, si è inventato mastro pittore. «Da ragazzo facevo l’imbianchino, ci spiega
l’istruttore, Massimo Corti, e l’esperienza aiuta. L’insegnamento rappresenta inoltre una bella
opportunità anche per me, avendo avuto modo di sperimentarlo in passato presso alcuni
istituti professionali, in ambito edile. Il corso tenuto a Tavernola ha visto 12 partecipanti.
Si è articolato in 4 ore di attività formativa, per la conoscenza degli attrezzi, e in 46 ore,
6 ore al giorno, di attività pratica, attraverso le quali abbiamo imbiancato l’intera scuola di
Tavernola. I partecipanti sono stati inizialmente suddivisi in tre gruppi da quattro, quindi
man mano che acquisivano dimestichezza con l’uso delle attrezzature è stato permesso loro
di lavorare in coppia. Un cammino portato avanti da tutti con grande entusiasmo e ottimi
risultati! Credo sia la conferma che chi è disposto a mettersi in gioco lo fa ben deciso a
compiere il passo verso il cambiamento».
Alcuni dei migranti arrivavano infatti
dal corso professionale di imbiancatura
promosso dalla Caritas a Tavernola mesi
fa, concretizzatosi nella tinteggiatura della
stessa scuola. «Tendenzialmente – continua
Servettini – i ragazzi sono disponibili quando
comprendono l’opportunità di imparare
qualcosa, soffrendo in modo particolare
l’inattività. L’impegno e la disponibilità
nello svolgere lavori socialmente utili sono
inoltre risultati, negli ultimi anni, un valore
aggiunto nel giudizio degli enti preposti a
valutare la domanda di asilo. Anche per
questo al termine del lavoro daremo a tutti
un attestato che certifichi il servizio svolto».
Il volontariato dunque come concreta
opportunità di integrazione, che la Caritas
arricchisce, come detto, con specifici corsi
di formazione. «Mercoledì scorso – continua
Servettini - presso il Centro Cardinal Ferrari
sono stati consegnati gli attestati relativi ai
corsi realizzati durante il primo semestre
di quest’anno: una cinquantina i ragazzi
che abbiamo coinvolto, impegnati nella
frequenza di quattro distinti percorsi:
imbianchino, aiuto cuoco (in collaborazione
con Ozanam e associazione Cuochi) sartoria
e cameriere. Altri corsi si svolgeranno nel
secondo semestre. Al momento sono in
atto due corsi sull’agricoltura, uno con
la Fondazione Minoprio ed uno a Senna
Comasco con la cooperativa “Si può fare”
che termineranno ad ottobre. Dopo di che ne
partiranno altri. Qualcuno dei ragazzi che ha
seguito i nostri corsi è riuscito ad inserirsi e ha
trovato un impiego».
Il Coordinamento in città
Da Como un
segnale di pace
S
ono stati giorni “corposi” sul
Al lavoro per un documento
fronte delle tematiche migratorie
che sarà presentato il 9
quelli che articolatisi a cavallo
ottobre, in occasione della
tra la fine di agosto e gli inizi di
settembre. Tra i numerosi eventi di
marcia Perugia-Assisi
cui diamo conto in questo numero da
segnalare anche la presenza, per la prima volta a Como,
a durare per
un momento dell’incontro in Comune la scorsa settimana
la scorsa settimana, del Coordinamento Nazionale degli
molti anni. Non
Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani. In città per dare
è giusto che si
un segnale “forte” in un territorio da quasi due mesi
scarichino sulle
anni di vita. A plaudire l’impegno messo in campo
alle prese con una vera e propria emergenza umanitaria
città problemi originati molto al di fuori dei loro confini,
dalla comunità comasca in questi mesi anche il
causata dalla decisione della Svizzera di chiudere le
anche se come ovvio le stesse città devono assumersi una
presidente del Coordinamento Andrea Ferrari: «Una
frontiere ai migranti. «Abbiamo deciso di riunirci qui –
parte di responsabilità. Non si tratta di frasi generiche,
risposta importante della società civile che deve essere
ha spiegato Flavio Lotti, direttore del Coordinamento
ma parole che intendiamo sostanziare con proposte
raccontata». «Voglio esprimere il mio ringraziamento al
– per lanciare con forza uno slogan: “Migranti: basta
concrete, perché il fenomeno delle migrazioni possa
Coordinamento – le parole del sindaco di Como Mario
con l’emergenzialismo”. Quello che stiamo vivendo è un
davvero diventare un’opportunità di crescita per il nostro
Lucini – che ha deciso di svolgere questo incontro a
fenomeno epocale che da troppo tempo sta investendo
Paese. Uscire dalla logica dell’emergenza vuol dire
Como. Credo che questo abbia rappresentato un segno
il nostro Paese, e noi ancora oggi ci ritroviamo a dover
andare alle radici del problema; sradicare la miseria,
importante per tutti. L’occasione per ribadire, una volta di
fare i conti con un atteggiamento diffuso ancora ispirato
fermare le guerre, difendere i diritti umani; definire una
più, che la pace non è un principio astratto, ma incarna
e guidato dalla logica dell’emergenza. Logica che qui a
politica europea e mondiale; organizzare una gestione
un cammino che va compiuto nella quotidianità. Perché
Como ha fatto nascere ancora una volta la forza della
intelligente del fenomeno; formare la coscienza civile,
è proprio nella quotidianità che la pace si costruisce,
solidarietà e della generosità di tantissime persone,
aiutando le persone a capire e a collaborare. In queste
affrontando le sfide che ogni volta ci si pongono dinanzi.
generando un importante spirito di collaborazione
settimane lavoreremo dunque insieme all’elaborazione
Questo incontro è stato anche l’occasione per sottolineare
interistituzionale e anche tra diversi livelli della comunità,
di una proposta politica nata dalle varie città. Proposta
la risposta eccezionale che la nostra città ha saputo dare
ma che non ha potuto contare su una cosa che ancora
che verrà presentata ufficialmente in occasione della
di fronte a questa nuova sfida. Non era affatto scontato.
non c’è in Italia. Mi riferisco ad un piano strutturato per
Marcia della Pace Perugia-Assisi del prossimo 9 ottobre».
Una risposta che dovrà continuare ad essere ribadita
affrontare una realtà del nostro tempo che è destinata
Proprio ad ottobre il Coordinamento celebrerà i 30
giorno per giorno». (m.ga.)