Dicembre 2006 - Apindustria Verona

Transcript

Dicembre 2006 - Apindustria Verona
ECONOMIA VERONESE n.5 - Anno 5 - Dicembre- 2006 - Promosso da Apindustria Verona - Apiservizi - via Albere 21/C - Poste Italiane S.p.A. Sped. in abb. post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. - 27/02/2004 n 46) art. , comma 1 DCB VERONA - 2,58 Euro.
R I V I S TA P R O M O S S A D A A P I N D U S T R I A V E R O N A
Santa Margherita
Cantine Tedeschi
Kloben
Ze.Pi.
Scatolificio Ceriana
Incontro con Fabio Bortolazzi
la forza di un gruppo
di consulenti
è l’assicurazione
per la tua azienda
www.viani-assicura.com
Da 50 anni siamo consulenti
assicurativi e finanziari delle più
significative realtà imprenditoriali
del Triveneto per i rischi aziendali,
la gestione del risparmio e della
liquidità.
Abbiamo la fiducia di 6000 Clienti
e 350 Aziende grazie alla capacità
di interpretare e soddisfare le
Vostre esigenze di sicurezza e
risparmio sia aziendale che
personale.
Da 20 anni siamo consulenti di “API
Industria“ di Verona.
Ci siamo
trasferiti
in una
nuova sede
più ampia
provvista
di un grande
parcheggio
e facilmente
raggiungibile
Lloyd Adriatico è una realtà di “Allianz
Group” il più importante gruppo
assicurativo d’Europa.
Agenzia Generale “Verona Arena”
37138 Verona - Via Albere, 10
Tel. 045 8103331-Fax 045 8101822
e-mail: [email protected]
Ufficio “San Giovanni Lupatoto”
37057 San Giovanni Lupatoto (VR)
P.zza Umberto I°, 37/A
Tel./Fax 045 9251488
Anno 5 - Numero 5 - Dicembre 2006
Rivista promossa da
ASSOCIAZIONE PICCOLE E MEDIE IMPRESE
DELLA PROVINCIA DI VERONA
Editoriale
3
Diecirighe
42
Innovazione e moderne tecnologie
trampolini per sfidare la
concorrenza
18
Fabio Bortolazzi. Idee chiare per
costruire una nuova Verona
20
Mobili Bertelè: l’antiquariato di oggi
23
n. 1234 del 22 marzo 2000
Poste Italiane Spa
Spedizione in abbonamento postale
Just in time - Verona
Menon azienda all’avanguardia
40
Ceriana: scatolificio e cartotecnica
alla seconda generazione
16
Banca Popolare di Verona e
Apindustria Verona. Insieme per le
piccole e medie imprese
44
A Verona i presepi dal mondo
46
Continua la crescita di ApiConfidi
Verona
48
La festa di una Grande Famiglia
51
Storti International 1956-2006
52
Riam “in ascensore” da
quarant’anni
53
Stampa
Mediaprint
San Giovanni Lupatoto, Verona
Fotografie
Ennevi - Archivio Apindustria
Grafica
Distretto del Mobile. La ripresa
passa dalla comunicazione
38
Kloben riscalda e protegge
l’ambiente
12
Registrazione Tribunale di Vr
e-mail:[email protected]
Diecirighe
36
I vini Tedeschi messaggeri nel
mondo
9
Abitare il tempo
31
Redazione
c/o APINDUSTRIA Verona
Via Albere, 21 - 37138 Verona
Tel. 045/8102001 Fax 045/8101988
Il futuro è nell’integrazione di
sistema
34
Santa Margherita tra marmo e
quarzo
4
Flessibilità o precariato?
26
Direttore Responsabile
Cirillo Aldegheri
Editore
APISERVIZI S.r.l.
Via Albere 21/C
37138 Verona
Segreteria di redazione
Tosca Lucchini
Cinzia Trussardi
Mobbing
54
Patto di non concorrenza e divieto
di concorrenza nell’ambito del
lavoro subordinato
55
I giovani imprenditori Confapi
lanciano l’allarme
56
Studi di settore e indagini bancarie
57
Diecirighe
58
Disabili in azienda: da obbligo a
risorsa
60
Lavori in quota: nuova legge per
una maggiore sicurezza
61
Il punto
63
INSERZIONISTI
Viani Assicurazioni
Banco Popolare di Verona
Eccofatto.biz
Fiorio
Santo Passaia
Gamma ufficio
Banca Ifis
Albrigi
Zanetti
Italian Food Trading
Dellas
Nova Distributori Automatici
Marketing Pro
Sillo
D.L. 353/2003 (con. in L. 27/02/2004 n°46)
art. 1, comma 1, DCB Verona
Pubblicità raccolta in proprio
Sommario
Messaggio pubblicitario con finalità promozionali. Per le condizioni contrattuali è necessario fare riferimento ai “fogli informativi” disponibili presso i nostri sportelli.
www.bpv.it
Vantaggio.
La comodità di avere
la tua banca in ufficio.
Cosa aspetti?
Nasce Vantaggio, il nuovo servizio di remote banking per le
aziende. Flessibile, veloce e pratico, che si avvale della tecnologia più avanzata. Oggi è ancora più completo ed efficiente,
con soluzioni su misura, in tre diversi profili.
EDITORIALE
F
inanziaria 2007. Ormai è fatta. Ne prendiamo atto ma non ci rassegniamo. Cercheremo, ancora più di prima, di far sentire la nostra
voce. Sono stati mesi intensi: qualcuno è andato in piazza, qualcun
altro no. Nessuno di noi voleva o vuole sottrarsi alle proprie responsabilità, a fare la propria parte, a portare il proprio peso. Non vogliamo però
essere sempre e solo noi.
La realtà delle PMI è stata ed è la base dello sviluppo del nostro Paese - le
imprese al di sotto dei 250 addetti rappresentano il 99,5% del sistema
produttivo nazionale – su cui si fonda l’equilibrio ed il benessere economico-sociale. Cosa che i Governi nazionali non hanno saputo o non
hanno voluto considerare ed interpretare con la dovuta attenzione, visto
che la stragrande maggioranza dei provvedimenti presi ha beneficiato
quasi esclusivamente la grande impresa. Ci riferiamo, ad esempio, alla
strutturazione degli uffici ICE e al sistema di rappresentanza nel mondo, alle agevolazioni su ricerca e innovazione,
alle manovre fiscali, alle mobilità lunghe, alle rottamazioni, ...
I piccoli imprenditori devono da sempre lottare per sopperire alla disparità di trattamento a loro riservata. Il colmo
è poi venire accusati di non essere competitivi, perché “nani”, non organizzati, scarsamente innovativi, chiusi nelle
nostre fabbriche, sottocapitalizzati ed evasori.
Ma se in questo momento l’Italia ha ripreso a crescere, sia in pil che in entrate fiscali, chi sta sostenendo questo
trend? Il 99,5% o lo 0,5% del sistema industriale? Chi ha mantenuto le aziende in Italia o chi le ha trasferite all’estero? Chi realizza il prodotto Made in Italy o chi lo marchia solamente?
Alcuni numeri per capire:
- occupati: le imprese con meno di 250 dipendenti occupano l’80% del totale addetti (fonte ISTAT - 2001);
- redditi dichiarati: 41,3% delle grandi imprese dichiarano perdite, l’8,5% reddito zero e il 17,4% meno di 10.000
euro di imponibile e, complessivamente, oltre l’80% redditi inferiori a 50.000 euro (fonte CGIA di Mestre - 2006);
- esportazioni: il 92,3% degli esportatori italiani è costituito da piccole e medie imprese (fonte ICE); l’export dei
grandi gruppi industriali è cresciuto, in valore, del 25,2%, mentre quello delle medie imprese è aumentato del
52,5% (fonte UNIONCAMERE - 2006);
- credito: le PMI rappresentano il 99,9% della clientela del sistema bancario, con una incidenza delle microimprese pari al 94.9% (fonte UNIVERSITA’ DI BARI - 2006);
- valore aggiunto manifatturiero: il 57% è prodotto da imprese con meno di 250 addetti (fonte Università di Bari - 2006);
Noi crediamo che da questi dati - e solo da questi – sia indispensabile partire per mettere a punto una nuova e diversa politica industriale, che ponga al centro lo sviluppo,
la competitività, il benessere della società civile.
Noi ci siamo e ci saremo ancora …
Economia Veronese
3
Santa Margherita tra
marmo e quarzo
I
nnovazione continua e utilizzo di tecnologie all’ avanguardia. Questi sono i due segreti
che hanno fatto grande Santa
Margherita S.p.A., l’azienda che
dal 1962 è un punto di riferimento nel settore lapideo e degli
agglomerati composti da marmi e
quarzi. Situata nella zona marmifera di Verona, tra Sant’Ambrogio
di Valpolicella e Dolcè, in un
distretto che sul lapideo ha fondato la propria economia, fattura
oggi più di 37 milioni di euro e
fornisce lavoro ad oltre 130
4
Economia Veronese
dipendenti, su una superficie
aziendale di 100.000 metri quadrati.
«Dal 1962 ad oggi abbiamo vissuto una crescita continua - spiega
Giampietro Desto, Presidente del
CdA, co-fondatore e tra gli artefici di questo successo - soprattutto
grazie all’assidua ricerca della
qualità e di materiali innovativi
che ci hanno posti sempre
all’avanguardia sul mercato». A
testimoniare questa continua
ricerca, c’è anche una collaborazione attivata con l’Università di
Trento, Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e Tec-nologie Industriali: «Oltre al nostro
laboratorio interno di ricerca,
abbiamo pensato che avremo tratto buoni frutti dalla cooperazione
con l’ateneo trentino, con un
interscambio continuo di idee e
lavori», prosegue Desto. Sguardo
rivolto al futuro, dunque, a fronte di un passato glorioso.
L’azienda fu fondata dalle famiglie Desto e Butturini, in particolare dai fratelli Leris e Giampietro
Desto e Pietro Butturini. Nasce
PROFILI
piccola, specializzata nella lavorazione del marmo. Il primo salto
avviene dopo pochi anni, quando
s’inizia la produzione industriale
di agglomerati, la scintilla che ha
permesso alla Santa Margherita di
ampliarsi e di ritagliarsi il proprio,
importante spazio sul mercato.
Questi prodotti erano formati da
una miscela di cemento (oggi
sostituito da resine poliesteri) e
scaglie di marmo. L’unione di
questi componenti forma un
composto che può assumere
molte tonalità e forme: «A partire
dagli anni ‘60 è esploso questo
mercato. L’agglomerato Santa
Margherita è un prodotto industriale che utilizza scaglie di
marmo accuratamente selezionate, legate con resina. La produzione e l’utilizzo di questo materiale
sono legati alla risoluzione di problemi sia ecologici sia di carattere
economico ed estetico. Il prodotto ottenuto, infatti, si differenzia
dalla lastra di marmo per uniformità di colore, caratteristiche tec-
nico-fisiche migliori e costo più
contenuto», dichiara Giampietro
Butturini, Vice-presidente della
società e figlio di uno dei fondatori. Pavimenti, rivestimenti per
pareti, scale, davanzali, piani lavabo, facciate sono solo alcune delle
applicazioni degli agglomerati
creati dall’azienda di Volargne,
che esporta più del 90% in 70
paesi del mondo: «I mercati sono
quelli classici del settore lapideo,
quindi Stati Uniti, Germania,
Medio Oriente, Cina e paesi della
Europa settentrionale. Non tralasciamo, però, neanche l’Oceania,
arrivando, così a toccare tutti e
cinque i continenti», prosegue
Butturini. Se inizialmente il collante utilizzato per creare le lastre
era il cemento, col tempo si è passati all’utilizzo di resine poliesteri,
che garantiscono un miglior risultato estetico. Una curiosità: l’idea
di utilizzare questo tipo di agglomerato è nata proprio a Verona,
una tecnologia che ora viene
sfruttata in tutto il mondo.
Tra il 1998 ed il 2000 avviene un
altro importante passaggio fortemente innovativo: l’avvento del
quarzo come materia prima e,
conseguentemente, la creazione
di una nuova struttura produttiva
«Seguendo le esigenze del mercato - spiega Desto - abbiamo optato per l’utilizzo di un materiale
nuovo, resistente agli acidi, quasi
completamente impermeabile e
quindi antimacchia, con tonalità
CARTA D’IDENTITA’
SEDE AMMINISTRATIVA
Via del Marmo, 1098
37020 Volargne (Verona)
Tel. 045 6835888
PRODUZIONE
Produzione, lavorazione e commercio
di agglomerati in marmoresina e quarzo.
ANNO DI FONDAZIONE
1965
PRESIDENTE CdA
Giampietro Desto
DIRETTORE AMMINISTRATIVO
Giuseppe Marastoni
DIRETTORE COMMERCIALE
Aldo Breoni
RESPONSABILE TECNICO
Giampietro Butturini
FATTURATO 2005
37 milioni di euro
SUPERFICIE AZIENDALE
Totale mq 100.000
Coperta mq 70.000
RISORSE UMANE
Addetti alla produzione 104
Impiegati 28
SITO INTERNET
www.santamargherita.net
[email protected]
Economia Veronese
5
particolari ed uniche». Le lastre
create con la Quartz Engineered
Stones contengono il 92% di
questo materiale che si sta configurando sempre di più come il
mercato del futuro. La spinta
innovativa della Santa Margherita
va ora in questa direzione, portando all’attenzione degli addetti
ai lavori prodotti sempre più per-
6
Economia Veronese
formanti e dall’elevato design. E il
caso della linea «Wave », che unisce le caratteristiche estetiche
delle più pregiate pietre naturali
alle proprietà del quarzo. La
superficie di questo prodotto,
infatti, riprende il calore delle
ardesie, con delle levigature “a
spacco” che ricordano proprio le
naturali venature della pietra:
«Una soluzione nuova, innovativa
e modernissima per chiunque si
trovi a progettare e realizzare
ambienti e spazi interni, da una
piccola cucina privata ad una
grande hall d’albergo, creando
giochi cromatici e spaziali unici
ed irripetibili», conclude Giampietro Butturini. Grande attenzione viene rivolta all’immagine
PROFILI
dell’azienda, presenziando alle
maggiori fiere internazionali di
settore. Ad “Abitare il Tempo”
2006 è stata presentata un’ altra
importante novità, il quarzo traslucido, che permette, grazie ad
una retroilluminazione, di avere
«un effetto cromatico e visivo di
notevole impatto, un gioco di luce
estremamente raffinato ed elegante», dichiara Desto.
Non per questo, tuttavia, Santa
Margherita ha abbandonato la
ricerca nel campo del settore lapideo. Accanto a queste due novità
ce n’è un’altra che guarda al
marmo locale. Si chiama “Giallo
Reale” l’unione tra tecnologia ed
eredità storica, il nuovo agglomerato a base di marmo. Evitando
anche uno spreco di preziose
materie prime altrimenti destinate
a rimanere inutilizzate in cava,
l’azienda di Volargne ha deciso di
lanciare sul mercato un prodotto
appartenente alla linea “Agglosimplex”, che ha fatto la storia dei
materiali lapidei agglomerati. Per
realizzarlo Santa Mar-gherita ha
effettuato una lunga ricerca delle
più affidabili cave, per selezionare
alla fonte solo i migliori materiali.
Il Giallo Reale si presenta elegante,
fonda la sua raffinatezza nelle sfumature e nelle scaglie rosacee
sapientemente inserite su uno
sfondo giallo, che conferisce a
qualsiasi ambiente in cui venga
inserito una nota di calore e nobiltà. Ogni giorno, grazie al raddoppio delle linee avvenuto nel 2005,
l’azienda produce circa 8000 metri
quadrati di lastre, lastre che sono
state utilizzate in tutto il mondo.
A Londra, nell’ aeroporto di
Heatbrow, a Tokio, Seul o Los
Angeles nelle locali aerostazioni. E
poi ospedali, complessi commerciali e residenziali, stazioni e centinaia di altre grandi strutture. Il
futuro dell’azienda è ancora innovazione e ricerca, mantenendo
sempre un rapporto stretto con il
territorio: «Un altro segreto del
successo sta nell’enorme knowhow che riceviamo dal nostro territorio», conclude il presidente,
«Per questo non crediamo nella
delocalizzazione tout-court, e
puntiamo ad essere sempre più
competitivi agendo sia sul piccolo
sia sul grande mercato, dal piano
cucina della casalinga di Voghera,
alla fornitura di materiali per la
pavimentazione di stazioni ed
aeroporti».
Economia Veronese
7
),45/,)"2/&/4//.,).%
DALLATUA
FOTOCAMERA
DIGITALE
0%2
0#
ALTUOLIBRO
STAMPATOE
RILEGATO
WWWECCOFATTOBIZ
PROFILI
I vini Tedeschi messaggeri
nel mondo
H
a rappresentato e continua
ad incarnare l’eccellenza
qualitativa in un sistema,
quello viticolo ed enologico, sempre
più affollato e competitivo.
Una conferma, sottolineata recentemente, dall’aver ricevuto, al Salone
del Gusto di Torino, i “tre bicchieri”
dal Gambero Rosso, un importante
riconoscimento che premia la coerenza qualitativa con cui, negli anni,
l’azienda ha saputo offrire al mercato, interno ed internazionale, prodotti di pregio oltre che un Amarone
di eccellente livello qualitativo. Un
attestato che ribadisce la centralità
dell’ amena “contea” dell’enologia
nazionale, la Valpolicella, e sottolinea come la famiglia Tedeschi ne sia
un pilastro storico che funge da volano di una crescita progressiva che ha
portato i vini di questo territorio, dal
Valpolicella all’Amarone, ad essere
fra i più affermati e richiesti dai consumatori di tutti i continenti.
C’è voluto un impegno certosino,
ma anche la capacità di credere fermamente nel proprio lavoro e nelle
scelte, da parte di Lorenzo Tedeschi
che ha saputo, con equilibrio, adeguare le dinamiche aziendali all’evoluzione dei mercati senza tuttavia
inquinare quello “stile” che oggi rappresenta una vera e propria garanzia
di qualità, di serietà, di onestà, ma
soprattutto la carta di identità della
azienda Tedeschi. Requisiti che
hanno fatto e continuano ad essere
parte integrante della storia di questo
territorio e, soprattutto, della filosofia imprenditoriale di una famiglia
che sin dal 1630 (come da documenti storici) si dedica alla cura della
vigna ed alla produzione del vino.
Testimone che Lorenzo ha ricevuto
da Riccardo (che lo ha raccolto dal
proprio avo Lorenzo e questi da
Nicolò) e che oggi sta trasferendo ai
figli Antonietta, Sabrina e Riccardo,
ovvero ai testimoni di quel passaggio
generazionale che per l’Agricola F.lli
Tedeschi è avvenuto senza alcun
trauma, anzi nella consapevole certezza di portare avanti quell’originale
modo di essere impresa.
Concetto che non rigetta, come sottolineano i tre eredi Tedeschi, l’adoEconomia Veronese
9
zione di tecniche moderne, nel
vigneto e in cantina, purché assecondino la natura senza volerla
sostituire e, quindi, senza venir
meno alla ricchezza di tradizioni
che l’azienda vive con tenacia non
facendosi ammaliare dalle mode.
Un percorso a cui vanno ascritti i
10 Economia Veronese
vini della serie “Capitel”, ma anche
gli Amarone e i Recioto – dal
Recioto Monte Fontana del 1981
giudicato nel 1987, dal prestigiosissimo Wine International Challenge
di Londra, uno dei sei mi-gliori vini
del mondo, all’Amarone Capitel
Monte Olmi 1988 che, nella mede-
sima competizione
del
1994, vinse il
trofeo di miglior vino rosso
di corpo, ed al
recentissimo
Tre Bicchieri
alla “carriera”
della guida Vini d’Italia del
Gambero Rosso, vera e propria bibbia del
bere bene –
che sono l’emblema di una
“personalità”
imprenditoriale rivolta a
garantire non
solo la qualità
del prodotto
quanto la costanza qualitativa dello stesso nel tempo.
Un impegno
non di poco
conto che, da
quest’anno,
vede l’azienda
Tedeschi effettuare investimenti di notevole portata: a
partire dall’acquisto, all’interno della zona a
denominazione di origine controllata, di 84 ettari di terreno (30
destinati ad ospitare vigneto, 2 ad
oliveto e la quota restante a bosco),
che vanno ad aggiungersi agli
impianti che stanno ultimando nel
comune di S. Ambrogio, ed alla rea-
PROFILI
CARTA D’IDENTITA’
SEDE AMMINISTRATIVA
Via G.Verdi, 4
37029 Pedemonte (Verona)
Tel.045 7701487
Fax 045 7704239
PRODUZIONE
Vini di qualità
ANNO DI FONDAZIONE
1630
PRESIDENTE
Lorenzo Tedeschi
DIRETTORE COMMERCIALE
Antonietta Tedeschi (Italia)
Riccardo Tedeschi (Estero)
RESPONSABILE TECNICO
Riccardo Tedeschi
FATTURATO 2005
3 milioni di euro
SUPERFICIE AZIENDALE
100 ettari di cui vitata in produzione 20
37 ettari in fase di impianto
2 ettari di oliveto specializzato in zona
Veneto Dop
RISORSE UMANE
Addetti alla produzione 5
Impiegati 2
lizzazione del nuovo centro di appassimento dalla capacità di 3.000 q.li di
uva. Iniziative che, anche per la pregressa valutazione che i tecnici hanno
effettuato sulle condizioni pedoclimatiche dei nuovi terreni acquisiti,
sono in linea con l’allevamento e l’
utilizzazione delle uve tipiche della
zona quali la Corvina, il Corvinone,
la Rondinella, l’Oseletta, la
Molinara, la Dindarella e la Negrara,
ovvero vigneti che offrono vini di
grande equilibrio, di indiscussa e pregevole personalità. In sostanza prodotti che non sono inquinati dalla
moda, sovente perversa e spersonalizzante, di dover presentare, sempre,
sul mercato vini dal gusto internazionale che riescono solo a mortificare
quel patrimonio di vitigni autoctoni
che fa della nostra penisola un inimitabile laboratorio di genetica viticola.
Oggi, l’Agricola F.lli Tedeschi propone al mondo dei consumatori prodotti di pregio frutto di una accurata e
meditata selezione come i vini della
“Fabriseria”, un pregevole Amarone
prodotto solo nelle annate migliori, il
Rosso la Fabriseria – i “Capitel” veri e
propri “cru” divenuti un segno distintivo dell’elevato tenore qualitativo e i
Classici, una linea con cui l’azienda
presenta la selezione del meglio dell’
enologia classica veronese – dal
SITO INTERNET
www.tedeschiwines.com
[email protected]
Bardolino, al Soave, al Bianco di
Custoza al Valpolicella. Vini che (la
produzione è attestata sul mezzo
milione di bottiglie per l’80% destinate al mercato estero e, in particolare a quello centro europeo, canadese,
statunitense, giapponese, russo,
polacco, israeliano, cinese) fanno
mostra di se nei più affermati ristoranti, wine bar, enoteche, locali dove
rappresentano il top della qualità.
Economia Veronese
11
P
Kloben riscalda e
protegge l’ambiente
12 Economia Veronese
ianeta al collasso. Crisi
energetica. Fonti rinnovabili. Ogni giorno arrivano
da più parti nuovi allarmi che ci
mettono in guardia sullo sfruttamento eccessivo delle risorse
ambientali e sugli accorgimenti
da utilizzare. Kloben, l’azienda
di Povegliano Veronese leader nel
settore dei sistemi radianti a
pavimento e parete, ha intuito da
tempo l’utilità di investire sull’ambiente. E’, infatti, la prima
azienda italiana produttrice di
pannelli solari sottovuoto, strumenti che utilizzano l’energia del
sole per riscaldare efficacemente
acqua sanitaria ed ambienti
domestici, centri commerciali e
capannoni industriali. L’impresa
guidata da Adelino Turco nasce
nel 1993 a Sommacampagna,
inizialmente come produttrice di
impianti di riscaldamento a pavimento. Nel 1995, congiuntamente allo spostamento nell’attuale sede di Povegliano, sorge
anche il comparto dei pannelli
solari sottovuoto, che ha permesso all’azienda di commercializzare sistemi completi di riscaldamento a bassissimo impatto
ambientale e ad elevatissima efficienza. Parte da qui la crescita
esponenziale della ditta che si
presenta con una denominazione
tedesca, ma che in realtà è italianissima e conta il 90% del suo
mercato proprio nel Belpaese:
«Negli ultimi anni è aumentata
notevolmente la richiesta di questo genere di impianti», spiega
Michele Speri, export manager,
«E questo grazie al notevole
risparmio che si ottiene dal loro
utilizzo, un risparmio che
PROFILI
ammortizza velocemente le spese
di installazione». L’unione dei
due sistemi, il solare con il
radiante, garantisce spese bassissime e acqua calda per quasi tutto
il periodo dell’anno: «I pannelli
solari sottovuoto hanno la caratteristica di riscaldare l’acqua
anche con un minimo irraggiamento solare, tipico dei mesi
invernali. In più la temperatura
di lavoro di un sistema a pavimento si aggira sui 30-35° centigradi, rispetto ai 65°-70° centigradi richiesti da un normale
impianto con termosifoni», prosegue Speri. Il collettore solare
Kloben è costituito da una serie
di tubi in vetro borosilicato a
doppia intercapedine, saldati
all'estremità, al cui interno è provocato il vuoto. L'intercapedine è
resa selettiva per l'assorbimento
della radiazione elettromagnetica
solare grazie ad una verniciatura
metallica speciale multistrato,
creata utilizzando prodotti completamente riciclabili, denomina-
ta ''CERMET''. Il laminato
riflettente posto sotto ogni tubo è
appositamente realizzato per
riflettere la luce diffusa con percentuali superiori al 90%, sfruttando
il
sistema
CPC
(Compound Parabolic Concentrator). Il fatturato 2005 della
Kloben si aggira sui 10 milioni di
euro, con una previsione di crescita per il 2006 di quasi il 50%,
toccando quota 15 milioni. Il
grande successo ottenuto ha
costretto Turco a scelte radicali
anche in fatto di sedi aziendali.
Mentre fino al 2004 tutto era
concentrato a Povegliano, da
quella data è entrato in funzione
lo stabilimento di Salerno, divenuto il polo produttivo unico.
Ma non solo: «Per continuare a
percorrere il cammino della crescita intrapresa negli ultimi anni,
e consapevoli di dovere adeguare
strutture e mentalità ad una realtà
ben diversa da quella di dieci anni
fa, abbiamo in serbo alcune
novità strutturali, tanto impor-
CARTA D’IDENTITA’
SEDE AMMINISTRATIVA
Via Rizzotti,1
37064 Povegliano Veronese (Verona)
Tel 045 7971966
PRODUZIONE
Collettori solari sottovuoto,
impianti radianti a pavimento,sistemi completi.
ANNO DI FONDAZIONE
1993
AMMINISTRATORE
Adelino Turco
RESPONSABILE PRODUZIONE
Ulisse Grambone
FATTURATO 2005
10 milioni di euro
SUPERFICIE AZIENDALE
Totale 2000 mq
Coperta 800 mq
RISORSE UMANE
Addetti alla produzione 30
Impiegati 50
SITO INTERNET
www.kloben.it
[email protected]
tanti quanto necessarie.
Tra queste particolarmente significativa è la costruzione del nuovo stabilimento, che sostituirà
quello attuale di Povegliano V.se. La nuova struttura sorgerà a Villafontana,
nei pressi di Verona, e si
svilupperà su un'area di
10mila metri quadrati. Il
progetto prevede l'edificazione di mille metri quadrati adibiti ad uffici, e
9mila metri quadrati riservati alle attività logistiche,
con la realizzazione di
dieci rampe per il carico e
Economia Veronese
13
lo scarico del materiale in uscita
ed in ingresso. Il trasloco si prevede per l'estate del prossimo anno,
e ci permetterà di ottimizzare
spazi e tempi per accrescere i già
elevati livelli quantitativi e qualitativi dei servizi offerti ai clienti».
Nel 2006 la Kloben Sud di
Salerno produrrà 20 mila metri
quadrati di pannelli solari, primi
produttori in Italia e tra i primi a
livello europeo. L’apparato aziendale fornisce alla clientela un prodotto chiavi in mano, progettato
su misura per qualsiasi tipologia
di struttura immobiliare. La qualità è certificata, oltre che ISO
9001, anche “Solar Keymark”, la
più importante certificazione a
livello europeo rilasciata per
garantire la qualità dei prodotti e
14 Economia Veronese
dei processi produttivi. Un
occhio di riguardo viene anche
rivolto al settore della formazione, come ci illustra Speri:
«Periodicamente raggruppiamo
gli installatori presenti sul territorio per istruirli sul prodotto e
sulla sua corretta posa e manutenzione. Se nel settore degli
impianti radianti il livello di
conoscenza è abbastanza buono,
nel solare ci sono ancora delle
lacune e a noi spetta il compito di
colmarle affinché il cliente percepisca la bontà del sistema e riesca
a sfruttarlo al massimo delle
potenzialità». La sede veronese
conta 53 dipendenti, a fronte dei
4 del 1993. Tra le installazioni si
può menzionare sicuramente
quella realizzata al Passo del San
Bernardo, circa 2.800 metri
s.l.m., particolarmente significativa non per le dimensioni dell’impianto, ma in quanto esaltazione delle peculiarità tecniche
dei pannelli solari sottovuoto. «A
quelle altezze – conclude Speri –
si raggiungono temperature bassissime, anche 20°- 25°C. sotto
lo zero, il che rappresenta un test
duro per qualunque apparecchiatura. Nonostante ciò al rifugio
montano vengono assicurati l’acqua calda ed il riscaldamento
degli ambienti interni grazie
all’energia del sole e ad un semplice sistema di scambio del calore, che contribuiscono a mantenere una temperatura stabile
all’interno della struttura per
tutto l’anno».
MultiService Fiorio.
L’ingegno al servizio delle aziende.
Ogni volta che incontra un’azienda alla ricerca di soluzioni mirate, MultiService
Fiorio mette in moto l’ingegno, offrendo sempre tecnologie d’avanguardia
e servizi innovativi altamente specialistici.
Settore consulenza tecnica
MultiService affianca alle industrie un team di ingegneri per una consulenza
altamente specializzata in ogni settore, offrendo soluzioni tecnico-progettuali
per migliorare i processi produttivi anche con la formazione in adempimento
al D.LGS. 626/94, completando l’offerta con piani di finanziamento personalizzati.
Settore aria compressa
Il leader mondiale Atlas Copco, per l’ampia gamma dei suoi compressori
per l’industria e l’ingegneria civile. L’offerta viene arricchita dai compressori
ad alta pressione JAB ( J.A. Becker & Sohne).
Settore generatori di azoto
Claind, la tecnologia d’avanguardia per le più sofisticate applicazioni
industriali.
Settore energia
FG Wilson, leader europeo nel settore gruppi elettrogeni, con una gamma
fino a 2200 KVA.
Settore logistica
Clark e Daewoo, i carrelli elevatori per movimentare le merci con velocità
e sicurezza.
Settore noleggio
Rent Service di Atlas Copco, all’avanguardia nel servizi di noleggio di compressori
e gruppi elettrogeni. MultiService Fiorio comprende anche i carrelli elevatori
Clark e Daewoo e la tecnologia della pulizia criogenica Ice Tech.
800-015027
Fiorio S.p.A. via Trento, 35 Pescantina (Verona)
tel. 045 67 60 333 • fax 045 67 60 370 • www.fiorio.it • [email protected]
U
Ceriana: scatolificio e
cartotecnica alla seconda
generazione
16 Economia Veronese
n ramo familiare alla
seconda generazione, questa è la nuova scommessa
dello Scatolificio Ceriana. Attivo
dal 1959 con una struttura sempre
più competitiva, sia in termini di
superficie, con circa 14.000 mq di
azienda a Settimo di Pescantina,
sia in termini di personale. Infatti
le cinquata persone che lavorano
con professionalità ed impegno
rendono l’azienda non più una
piccola impresa, ma una realtà con
veri e propri connotati di media
impresa.
Ceriana è un’azienda leader a livello regionale nella produzione di
scatole, di astucci e di espositori,
quindi tutto ciò che si può realizzare con il cartone, il cartoncino e
la carta.
Ci accoglie nella splendida sede
Giovanni Barichello, 36 anni, sorriso aperto, laureato in Economia,
nuovo amministratore unico
Ceriana, che nella conduzione
dell’azienda collabora con il papà,
il presidente GianAntonio Barichello, il fratello Marco, responsabile produzione e sviluppo nuovi
progetti e della mamma Maria
Cona, responsabile commerciale.
Per poter superare il cambio generazionale, momento spesso critico
per le aziende, la famiglia
Barichello si è posta obiettivi chiari e condivisi: qualità e flessibilità.
Queste caratteristiche sorreggono
infatti l’efficienza sul mercato
dello Scatolificio Ceriana, che,
oltre ad assicurare la qualità del
prodotto, garantisce la tempestività delle consegne e segue con
dinamismo le richieste dei clienti,
forte della molteplicità dei macchinari tecnologicamente avanzati
in grado di eseguire veloci cambi
di produzione ad un livello qualitativo alto.
Inoltre, fatto più unico che raro,
PROFILI
CARTA D’IDENTITA’
SEDE AMMINISTRATIVA
Via Meucci, 1/3
37026 Settimo di Pescantina (Verona)
Tel.045 7152511
PRODUZIONE
Scatole, astucci ed espositori realizzati
con cartone, cartoncino teso ed accoppiato
ANNO DI FONDAZIONE
1959
AMMINISTRATORE UNICO
Giovanni Barichello
DIRETTORE AMMINISTRATIVO
Giovanni Barichello
PRESIDENTE
GianAntonio Barichello
DIRETTORE COMMERCIALE
Maria Cona
l’azienda si contraddistingue per
essere dotata di un laboratorio
interno che effettua, in ambiente
climatizzato a temperatura ed
umidità controllate, test di corrispondenza qualitativa sul materiale utilizzato e sul prodotto finito, quali la qualità e il peso delle
carte, la tenuta all’umidità, le
prove di accatastamento.
L’azienda possiede anche un laboratorio di progettazione dotato di
un moderno plotter seguito da
personale professionalmente preparato e dedicato a tempo pieno
alla ricerca e allo sviluppo di
nuovi packaging e di nuove soluzioni valide sul piano tecnico ed
estetico. Anche in questi ultimi
anni contrassegnati dalla grande
concorrenza e appesantiti dall’aumento del prezzo della carta,
Ceriana ha avuto il coraggio di
puntare sul rinnovamento tecnologico. Con un costo di due
milioni e cinquecento mila euro
ha acquistato una stampatrice
offset di grande formato in grado
di stampare oltre che sul cartoncino e sulla carta da accoppiare,
anche sulla microonda diretta-
mente, saltando così la fase dell’accoppiatura. Senza fare qui un elenco dettagliato delle macchine utilizzate e delle loro caratteristiche tecniche e
dimensionali, facciamo solo dei nomi
che bastano a qualificare l’azienda:
KBA, EMBA, JAGENBERG,
BOBST…
Osservando i bilanci degli ultimi
anni, Ceriana può dichiararsi
soddisfatta dei risultati ottenuti,
infatti il fatturato è sempre in crescita, descrivendo un’azienda al
passo con i tempi nonostante il
settore soffra una concorrenza
molto frammentata. Distintiva
inoltre è stata la scelta di puntare
alla certificazione di qualità
quando “non era ancora di
moda” decisione e impegno di
pochi scatolifici. «È stata una
strada che abbiamo intrapreso
ancora qualche anno fa – commenta Giovanni Barichello – ci
siamo certificati nel ’99, con la
convinzione che la “qualità”
osservata in tutte le fasi produttive ci avrebbe sostenuto in un
mercato così competitivo come
l’attuale. Infatti la qualità è la
politica che anima la nostra
DIRETTORE PRODUZIONE /
RESPONSABILE TECNICO
Marco Barichello
FATTURATO 2005
7 milioni e 502 mila euro
SUPERFICIE AZIENDALE
Totale 14.000 mq
Coperta 8.800 mq
RISORSE UMANE
Addetti alla produzione 38
Impiegati 11
SITO INTERNET
www.scatolificioceriana.it
[email protected]
azienda nell’intero ciclo produttivo: dalla ricezione degli ordini,
alla progettazione dei prototipi,
alla loro realizzazione, e fino alla
consegna finale mediante mezzi
di trasporto di varie portate, di
proprietà dell’azienda. Con la
qualità, la versatilità e il prezzo si
è cercato di soddisfare tutte le esigenze della clientela, anche le più
particolari e possiamo dire con
soddisfazione che i clienti, grandi
e piccoli, tutti importantissimi
per noi, ci hanno ripagato con
fedele costanza».
Economia Veronese
17
Innovazione e moderne tecnologie
trampolini per sfidare la concorrenza
A
ltamente
specializzata
nella realizzazione di
costruzioni metalliche ed
impianti tecnologici, la ZE.PI. srl
di Tregnago nasce, nel 1967,
dalla determinante volontà di
Silvano Zerlotti e Roberto
Piccoli.
Negli anni settanta entrano in
società Claudio e Alfredo
Corradini e, dagli anni ottanta, il
team si allarga con l’arrivo in
azienda dei figli di Silvano,
Giuseppe e Stefano Zerlotti.
Oggi la ZE.PI. rappresenta una
delle più dinamiche realtà del settore metalmeccanico del veronese.
Impresa che ha fatto della flessibilità e della professionalità i cardini della propria affermazione,
sul mercato interno e su quello
internazionale, dove sta acquisendo consensi sempre più prestigiosi, la ZE.PI. incarna la tenacia
18 Economia Veronese
con cui moltissimi imprenditori
hanno saputo conquistare spazi
ed attenzione da parte di una
clientela sempre più qualificata,
adeguandosi con tempestività alle
esigenze di un mercato in rapida
e costante evoluzione.
Saldamente fondata su questi
principi, l’azienda tregnaghese ha
raggiunto, oggi, un ruolo di
primo piano nel campo del food
machinery, con la realizzazione di
sofisticate attrezzature e sistemi
per le lavorazioni agroalimentari,
in quello della movimentazione,
con i nastri e carrelli trasportatori, coclee e macchine automatiche, in quello delle facciate e dei
serramenti, nel quale ha un più
che collaudato know-how nelle
lavorazioni dell’alluminio, dell’acciaio inox e del ferro per la
serramentistica, in quello, infine,
della carpenteria metallica, com-
parto dove, grazie al supporto di
un ufficio tecnico e di una officina dedicati, si realizzano strutture
di qualsivoglia tipologia.
Poliedricità imprenditoriale che
attualmente si completa con la
costruzione di innovative presse
pellettatrici con cui i soci stanno
conquistando nuove ed importanti fasce del mercato.
In questo specifico comparto,
infatti, la ZE.PI. - come è sua
trentennale consuetudine - ha
raggiunto la leadership non solo
per la qualità dei materiali utilizzati e l’originalità delle soluzioni
adottate, ma anche per l’elevato
tenore di affidabilità che le presse
- ampiamente utilizzate nell’industria mangimistica, in quella
molitoria, saccarifera, nel campo
del trattamento e riciclaggio dei
rifiuti solidi urbani, nella produzione di fertilizzanti, nel settore
PROFILI
dell’industria estrattiva olearia e
dei succhi, nella riutilizzazione
dei cascami della lavorazione del
legno per la generazione di calore domestico, nel campo delle
energie alternative e biomasse,
… - sono in grado di garantire.
Disponibili in versione standard,
le macchine pellettatrici ZE.PI.,
corredabili di particolari optional
a seconda delle specifiche esigenze della clientela, assicurano grandi prestazioni a costi di esercizio
ridotti e con elevati standard di
sicurezza per gli operatori.
Un fronte, quello della qualità e
della flessibilità, che rende
l’azienda, certificata UNI ES
ISO 9001 2000, un partner
autorevole e professionalmente
affidabile per una clientela sempre più vasta e diversificata,
clientela che comprende tutta
una serie di strutture produttive
che manifestano esigenze particolari, soddisfatte dalla ZE.PI.
grazie all’introduzione di tecnologie d’avanguardia sia nel taglio
a laser dei metalli sia nella elimi-
nazione delle ombre e degli
aloni conseguenti alle lavorazioni dell’acciaio inox. Certo attualmente possono sembrare lontani quegli inizi che vedevano la
ZE.PI. impegnata nella realizzazione di recinzioni o di cavalletti
in ferro per l’attività di potatura.
Eppure, nonostante siano trascorsi solo 6 lustri, la tanta strada
fatta da questa azienda documenta l’importanza della tenacia
e volontà di un gruppo compatto di soci che hanno privilegiato,
accanto alla qualità del lavoro e
alla specializzazione delle proprie
risorse umane, una lungimirante
duttilità che oggi è in grado di
garantire reddito anche in
momenti di stagnazione della
domanda o di congiuntura negativa. Filosofia, questa, che ha
consentito a ZE.PI. di sedimentarsi autorevolmente sul mercato
nazionale (da cui dipende l’85%
del fatturato della azienda) e di
guardare al mercato estero (in
particolare a quello del Centro
Nord e dell’Est Europa che rap-
presentano, attualmente, il 15%
del fatturato) con grande fiducia
anche grazie alla creazione di un
ufficio di progettazione interno,
impegnato a curare il ciclo completo di lavorazione su “misura”:
la “ricetta” è, in sostanza, quella
di eseguire lavori di elevato tenore professionale e di indiscusso
pregio qualitativo a dimensione
delle esigenze della committenza.
CARTA D’IDENTITA’
SEDE AMMINISTRATIVA
Via Giovanni XXIII, 8
37039 Tregnago (Verona)
Tel.045 6500222 Fax 045 7809288
PRODUZIONE
Costruzioni metalliche ed impianti
tecnologici
ANNO DI FONDAZIONE
1969
PRESIDENTE
Silvano Zerlotti
DIRETTORE AMMINISTRATIVO
Claudio Corradini
DIRETTORE
Silvano Zerlotti
DIRETTORE COMMERCIALE
Giuseppe Zerlotti
RESPONSABILI TECNICI
Alfredo Corradini
Stefano Zerlotti
FATTURATO 2005
6 milioni di euro
SUPERFICIE AZIENDALE
Totale 20.000 mq
Coperta 8.000 mq
RISORSE UMANE
Addetti alla produzione 35
Impiegati 15
Collaboratori esterni 20
SITO INTERNET
ww.zepi.it
[email protected]
Economia Veronese
19
«I
Fabio Bortolazzi
Idee chiare per costruire
una nuova Verona
20 Economia Veronese
o credo in una Camera di
Commercio in cui abbiano un
ruolo determinante e incisivo le
associazioni di categoria che ne fanno
parte. L’ente non deve essere guidato da un
gruppo di consiglieri a sé stante, ma da
rappresentanti di categorie che devono
essere valorizzate». Così si presentò, nel
2001, Fabio Bortolazzi, in una delle sue
prime uscite dopo la nomina alla presidenza della Camera di Commercio. Da allora
l’ente ha fatto passi da gigante, diventando
un modello di efficienza per tutta Italia.
Bortolazzi, nato a San Giovanni Lupatoto
nel 1949, residente a Lazise, sposato con
tre figli, ha iniziato a lavorare nell’azienda
tipografica di famiglia nel 1968, finendo
per assumerne la conduzione tre anni
dopo. Nel 1975 abbina alla produzione di
modulistica, una produzione editoriale,
acquistando la tipografia Stei di Verona.
Consolidata l’attività, fonda l’Editoriale
Bortolazzi Stei, che in breve diventa una
delle più importanti realtà del settore. Ma
all’attività imprenditoriale Bortolazzi ha
sempre abbinato anche l’impegno pubblico, dedicandosi con passione a vari incarichi. È stato a lungo presidente di
Apindustria di Verona, per ben quattro
mandati, membro del consiglio generale
Federveneto, del consiglio di amministrazione dell’aeroporto “Valerio Catullo” e
amministratore delegato della “Verona
Cargo Center”. Ora è al suo secondo mandato all’ente camerale.
Presidente, il suo ente sta diventando
sempre più decisivo sulle sorti di alcuni
enti economici veronesi. Torniamo
all’estate e alla vicenda del Consorzio Zai,
quando Michela Sironi fu deposta dalla
presidenza grazie soprattutto alla sua
spinta verso Flavio Zuliani, un candidato
di Confcommercio…
IL P ERSONA GGIO
Sono state dette tante cose, molte
delle quali inesatte sulla questione.
C’è stato un motivo concreto che
ha portato ad una scelta diversa da
quella che tutti si aspettavano. Si è
voluto dare più peso al sistema economico nella gestione di un ente
che per sua natura è al servizio del
sistema economico. Avevamo avuto
con la passata gestione, sostanziali
divergenze nell'impostazione pratica di questa ed altre iniziative di
sviluppo, sia nella previsione che
all'ente o a società dallo stesso partecipate, spettasse poi la gestione sia
nella loro quantificazione e correttezza economica. Evidentemente
l'esperienza dei Magazzini Generali
di Verona e di quanto sono costati
alla città per ripianamenti di perdite di gestione non è bastata.
Riteniamo che, se è giusto che gli
enti veronesi supportino importanti iniziative infrastrutturali anche al
di là delle esigenze del territorio,
come "servizio" all'intero sistema
paese, è giusto che in cambio ne
ricevano dei vantaggi anche in termini economici. L'idea poi che il
pubblico ne diventi il gestore ci
spaventa. Una gestione qualitativamente ed economicamente inefficente ricadrebbe come una scure
sul sistema delle imprese e ci renderebbe meno competitivi proprio a
causa dei costi e tempi di movimentazione.
E' sicuramente più corretto che il
pubblico preveda e promuova le
infrastrutture che una volta realizzate vengano gestite da specialisti
del settore in regime non di monopolio ma di sana concorrenza,
saranno le imprese a scegliere il fornitore in ragione della qualità del
servizio e del prezzo offerti. E sarà il
mercato a far chiudere i fornitori
non competitivi che non devono
essere mantenuti dalle imprese.
Questa è la direzione in cui stiamo
andando e in cui sarebbe auspicabile andassimo anche in molti altri
settori.
Come ad esempio la Fondazione
Arena?
Di fatto La Fondazione non è gestita in modo molto dissimile dalle
altre aziende pubbliche, ha solo la
sfortuna di essere più "visibile".
Vogliamo sì difendere l’integrità di
un patrimonio importante per l’immagine della città, ma questo non
significa autorizzare una gestione
fuori controllo dal punto di vista
economico.
Bisogna riportare sotto controllo la
spesa e nello stesso tempo rilanciare
la capacità propositiva dell’Arena
con una maggiore presenza all’estero e quindi un ritorno economico
sui mercati internazionali.
Sul capitolo delle occasioni perse
da Verona si annovera un altro
nome, quello dell’Authority
Nazionale per la Sicurezza
Alimentare, finita a Foggia. Perché
secondo Lei non è stata scelta
Verona, considerando il fatto che
era tra le papabili?
Un’eventuale assegnazione alla
nostra città quali benefici avrebbe
portato?
La sicurezza alimentare è sempre
stata un pallino per Verona. Nella
nostra città ci sono le migliori performance del settore in senso assoluto.
Per questo e per lo stesso senso civico che vale per il Consorzio Zai,
Verona si è messa a disposizione,
mettendo in condivisione tutto
quello che abbiamo sviluppato. Il
costo dell’operazione per lo Stato è
zero euro, perchè il sistema città
con tutte le sue strutture, come i
laboratori per la certificazione, la
Fiera, e Verona Mercato, crea già
l’Autorità di fatto, indispensabile in
una città che traina il made in Italy
dell’agroalimentare nel mondo.
Tuttavia in Italia il “a costo zero”
non vale nulla e dall’urna della
politica è uscita Foggia che non ha
niente. La paura è che possa squalificare l’Italia, anziché qualificarla,
per non pensare allo spreco di costi
e tempo che l’Italia dovrà sobbarcarsi prima che laggiù abbiano la
capacità di raggiungere i nostri
livelli d’eccellenza. La scelta del
governo è solo riconducibile a
motivi elettorali, uno spreco.
Quello che il precedente governo
non ha avuto il coraggio di fare, lo
compie questo con logiche però
scandalose.
Economia Veronese
21
E della Tav cosa pensa?
Sia per le merci che per le persone è
indispensabile avere dei mezzi che
superino in efficienza quelli di cui
già disponiamo. Se con l’alta velocità riesco a far arrivare delle merci a
Monaco risparmiando anche solo
un’ora è già una grande vittoria. In
più l’alta velocità toglierebbe parte
del trasporto su gomma dalle autostrade che intersecano il nostro territorio, lasciando spazio alle auto
dei turisti che arrivano a Verona.
Era una cosa da fare già dieci anni
fa.
La crescita del suo ente passa
anche da collaborazioni con enti
situati all’estero…
Sicuramente. Non molto tempo fa
22
Economia Veronese
abbiamo ricevuto in Camera di
Commercio una delegazione di
rappresentanti dei vari enti della
città di Nanchino, un momento in
cui si sono potuti allacciare rapporti e proseguire sulla strada già aperta dal portale Verona-Cina, nato
ormai un anno fa e messo a disposizione delle imprese. Sono 222 le
aziende veronesi iscritte attualmente e 60 quelle cinesi. Gli stessi rappresentanti in visita da noi hanno
accolto, poi, il governo italiano
durante la visita in Cina, il quale ha
parlato con loro di cose che già a
Verona si fanno da diverso tempo.
La Camera di Commercio di
Verona lavora al suo interno con un
clima che è tipico di un'azienda
giovane, ha uno dei migliori bilan-
ci d'Italia. Con meno di un quarto
delle entrate copre tutti i costi fissi
e fornisce dei servizi certificati e di
alta qualità ben oltre gli obblighi
istituzionali, i tre quarti restanti
tornano alle imprese come promozione, infrastrutture, formazione e
investimenti di sviluppo e supporto
a settori in difficoltà. Ci sono, e
sono la maggior parte, Camere di
Commercio che con le entrate non
coprono i costi fissi del personale.
Ce ne sono altre che con meno
della metà delle imprese, per garantire i servizi hanno il doppio delle
persone.
A Verona siamo orgogliosi del
nostro lavoro e sono orgoglioso
della collaborazione che riscontro
giornalmente nella nostra struttura.
IMPRESA DONNA
Mobili Bertelè: l’antiquariato di oggi
U
n’azienda di sole donne.
Nel cuore del Distretto del
Mobile della bassa veronese. Produce pezzi unici, complementi d’arredo che sono riproduzioni d’antiquariato, lavorati a
mano da capaci artigiani. Un mercato consolidato in Italia, Europa e
Stati Uniti. È possibile tutto questo
in un momento di profonda di crisi
del mobile? La risposta è sì, la spiegazione è Mobili Bertelè, l’azienda
di Bovolone che dal 1956 produce
tavoli, sedie, credenze, specchiere e
comò d’antiquariato, mantenendo
nel tempo le stesse caratteristiche di
precisione e qualità dei prodotti.
Una sfida arrivata alla terza generazione, con Elena e Beatrice Baldini,
nipoti del fondatore. «Il nostro
lavoro può essere paragonato a quello del sarto – spiega Elena Baldini –
poiché ogni pezzo è unico e fatto su
misura, lavorato a mano da artigiani di grande esperienza, forse gli
ultimi rimasti nella nostra zona».
L’elevata qualità garantita dall’esperienza è uno dei segreti del successo,
senza dimenticare la creatività che
serve per allettare continuamente il
mercato: «Per creare un singolo
pezzo occorrono giorni, perché,
oltre alla progettazione, c’è tutto un
lavoro di trattamento e decorazione
del mobile per farlo diventare un
pezzo d’antiquariato, che si contraddistingue proprio per la mancanza di quella perfezione tipica del
prodotto creato in serie. Possiamo
considerarci un po’ gli artisti del
legno», sottolinea Elena Baldini. I
materiali utilizzati sono il rovere, il
noce e il ciliegio, tre tonalità di
legname che impongono il colore al
pezzo dell'arredamento. Non vengono adoperate vernici, ma soltanto
cere e lacche, nella maggior parte a
carattere naturale, una scelta che
serve a conservare intatte le caratteristiche della materia prima:
«Commercializzare un prodotto di
questo genere adatto ad un target
medio-alto, è più difficile rispetto a
qualche anno fa, tuttavia le nostre
vendite non sono calate e la soddisfazione dei clienti è pressoché totale. Specialmente negli Stati Uniti si
Economia Veronese
23
Imprenditoria femminile sempre più in alto
Mobili Bertelè è un’azienda completamente gestita da
donne. Ma non è tutto. Anche nel reparto operativo il
gentil sesso la fa da padrone, solo due sono gli uomini, a fronte delle undici presenze femminili. Un caso
singolare, considerato il settore, quello del legno, solitamente occupato da manodopera maschile: «Una
scelta che è quasi una necessità – ha spiegato Elena
Baldini, responsabile commerciale – visto che i nostri
lavori di altissima precisione hanno bisogno di quel
tocco in più e di quella manualità che solo alcune
donne del nostro paese riescono a dare. Decorazioni e
fregi particolari sono prerogativa di poche persone, e
quasi sempre donne».
A fine 2005 le aziende "rosa" erano 1 milione 200
mila in Italia. A confermarlo è uno studio della
Camera di Commercio di Milano. Si tratta di un progresso del 2% rispetto al 2004. Inoltre, secondo i dati
raccolti, l'imprenditoria femminile non si è sviluppata solo al Nord: al secondo posto dopo la Lombardia,
tratta di un mobile particolarmente
ricercato dalla fascia abbiente della
società, segnale della qualità che
abbiamo saputo mantenere inalterata, nonostante la concorrenza straniera, nonostante l’aumento dei
prezzi della manodopera e delle
materie prime». Proprio sui lavoratori Elena Baldini si sofferma,
denunciando la carenza di artigiani
capaci: «Attualmente per creare un
particolare tipo di intarsi ci affidiamo ad una signora del posto, l’unica
in grado di fare questo tipo di decorazioni. Nella nostra zona, così ricca
di produttori, manca un ricambio di
questi operatori ed arriveremo ad un
punto in cui si dovrà abbandonare
questo tipo di produzione per mancanza di manodopera qualificata».
Ampio spazio è dato all’immagine
dell’azienda, grazie a book fotografici realizzati da importanti studi di
fotografia e partecipazioni alle maggiori fiere del settore, come Abitare
il Tempo, dove l’impresa guidata
dalla famiglia bovolonese è presente
da oltre 10 anni.
24 Economia Veronese
con 158 mila imprese, infatti, c'è la Campania, con
125mila aziende. Per di più, analizzando le cifre a
livello provinciale, si scopre che 8 delle 10 province in
cui questo tipo di imprenditoria si è maggiormente
sviluppato si trova nel Mezzogiorno e nelle isole: si va
da Enna, che si piazza al primo posto con un +8,2%,
a Napoli, che con il suo +3,5 risulta essere in decima
posizione. Il fatturato annuo del settore ammonta a
oltre 110 miliardi di euro, pari cioè, all'8,3% del totale nazionale.
Anche su questo livello le imprenditrici meridionali
non si lasciano scoraggiare, seguendo da vicino le colleghe lombarde che producono un quinto dell'intero
fatturato. Del totale delle donne imprenditrici, circa
700.000 sono titolari di ditte individuali, che, tra l’altro, hanno creato tantissimi posti di lavoro: circa 1,3
milioni, con una media di quasi 2 dipendenti per
azienda e un record di circa 100.000 addetti in
Lombardia e Campania.
IMPRESA DONNA
Attualmente l’azienda Bertelè conta
13 dipendenti, in una nuova struttura di 3000 metri quadrati adibita
alla produzione. Il trasferimento
dallo storico laboratorio, situato a
pochi passi dal centro di Bovolone
dove si è mantenuto uno showroom, è avvenuto nel 2003: «Avevamo
bisogno di spazio per crescere e
siamo riusciti a farlo», conclude
Elena, «Quest’anno prevediamo un
aumento del fatturato del 10%,
sempre mantenendo la nostra identità e il nostro mercato. Sarebbe
stato facile “corromperlo” e produrre mobili in serie, ma se siamo ancora in prima linea vuol dire che la
nostra scelta era giusta». Come dire:
Made in Italy ed elevata qualità
pagano sempre.
CARTA D’IDENTITA’
SEDE AMMINISTRATIVA
Via delle Pasque Veronesi, 4/6
37051 Bovolone (Verona)
Tel.045 7100444
PRODUZIONE
Complementi d’arredo e
copie d’antiquariato
ANNO DI FONDAZIONE
1956
AMMINISTRATORI
Luigina e Luciana Bertelè
RESPONSABILE PRODUZIONE
Elena Baldini
FATTURATO 2005
3 milioni di euro
SUPERFICIE AZIENDALE
Totale 3.500 mq
Coperta 3.000 mq
RISORSE UMANE
Addetti alla produzione 11
Impiegati 2
SITO INTERNET
www.bertelemobili.it
[email protected]
Economia Veronese
25
Flessibilità o
U
n’interessante ricerca condotta da Unionmeccanica
ha messo a fuoco la situazione veronese alla luce dell’esperienza acquisita con il lavoro flessibile. L’analisi è stata presentata da
Massimo Greggio, presidente
Unionmeccanica Verona, nell’elegante cornice di Villa Quaranta,
dopo essere stata introdotta dal presidente
Apindustria
Alberto
Aldegheri per il quale “il primo precario in azienda è l’imprenditore”.
«Non è vero che la Legge Biagi ha
creato precariato», ha spiegato
Greggio commentando la ricerca. «I
contratti di lavoro sono troppo vecchi; vanno ammodernati riformando la durata del periodo di prova. I
dipendenti sono una risorsa preziosa. Ma proprio per questo vanno
conosciuti bene. A nessuna azienda
verrebbe in mente di licenziare un
collaboratore che vale». Nel merito
dell’indagine è poi intervenuto
Mario Borin, responsabile sindacale
dell’Associazione, sottolineando che
oggi la durata del periodo di prova
(ridotta a 40 ore per alcune figure
26 Economia Veronese
operaie) è irrisoria. Brevi, troppo
brevi, anche i pochi mesi richiesti
per le figure impiegatizie. Se a questo si aggiungono i complessi rapporti che si intrecciano nel mondo
del lavoro contemporaneo con realtà multietniche, difficoltà di linguaggio e problemi relazionali di
varia natura, si comprende facilmente come la conoscenza richieda
tempi più lunghi, a vantaggio di
entrambi.
Borin ha sottolineato come «l’utilizzo di forme abnormi di flessibilità
che possono condurre al precariato
non sono presenti nell’industria e
nei comparti manifatturieri e che la
stessa non è mai stata interpretata
dai datori di lavoro come ricerca di
spazi, più o meno legittimi, per
essere liberi di licenziare».
Alla ricerca, elaborata nel periodo
2004-2005, biennio successivo
all’introduzione della Legge Biagi,
ha aderito oltre il 25% dei soggetti
coinvolti. Il campione analizzato era
molto variegato ed era costituito per
il 44% da aziende fino a 15 dipendenti, per il 42% da aziende da 16 a
50 dipendenti e per il restante 14%
da aziende con oltre 50 dipendenti.
Il 41% di esse operano in conto
proprio, il 25% in subfornitura ed il
34% in condizioni miste. Il primo
dato rilevante è che nel periodo
oggetto dell’analisi gran parte delle
realtà coinvolte ha proceduto ad
assunzioni a tempo indeterminato,
elemento ancor più significativo è
rappresentato dal fatto che il 78%
delle assunzioni sono ex novo e solo
il 22% risultano essere sostitutive di
personale. Partendo dal presupposto
che i dati raccolti hanno permesso
di fotografare solo la realtà di chi ha
risposto, il numero di assunzioni
effettive è risultato pari a 313 unità.
Ma avrebbe potuto essere di 1325
lavoratori se, a parità di tendenza,
tutti i soggetti coinvolti avessero
risposto.
Secondo le indicazioni raccolte le
assunzioni a tempo determinato
sono propedeutiche al passaggio
verso il tempo indeterminato e non
fini a se stesse. Appare assente, se
non insignificante, il concetto di
assunzione stagionale. Rilevante è
METALMECCANICI
precariato?
invece la flessibilità intesa come
verifica, prova, accertamento delle
caratteristiche del collaboratore.
Sulla Legge Biagi il giudizio espresso è perlopiù positivo.
«La ricerca è stata condotta con
molto equilibrio ed offre una sintesi
interessante che finalmente spazza
via un approccio ideologico sbagliato» ha detto Donata Gottardi, europarlamentare e docente di Diritto
del Lavoro all’Università di Verona.
«Per le piccole imprese i contratti
diversi rispetto a quelli standard
corrispondono a quelli più utilizzati
in Europa. E cioè contratto a termine, part-time, lavoro interinale,
lavoro somministrato, collaborazioni. Dunque l’Italia non è una mosca
bianca, ma una nazione perfettamente allineata al contesto continentale al quale appartiene». Il siste-
ma produttivo è mutato, ha aggiunto, spiegando che non si può parlare di contratto a termine come
novità per l’ordinamento perché è
stato introdotto nel 1942 dal codice
civile e la prima legge che lo ha regolato risale al 1962. «Probabilmente,
arrivati a questo punto, dovremmo
capire come dare più sicurezza alle
imprese e ai lavoratori in un sistema
che vede molta più mobilità e dove
Economia Veronese
27
non c’è più il posto per sempre. Può
anche capitare, certo, ma non è più
la normalità. Dunque dovremo cercare di interpretare e creare sistemi
volti alla formazione lungo tutto
l’arco della vita per offrire protezioni sociali nei periodi di discontinuità». La ricerca evidenzia in particolare la situazione generale delle piccole-medie imprese, alle quali non
serve un’enorme polverizzazione.
«Servono piuttosto regole precise»,
ha ribadito la Gottardi, «e un sistema integrato di diritti e doveri con
più sicurezza perché non c’è nemmeno più un confine marcato fra
lavoro subordinato e lavoro autonomo». La norma, ha concluso la
docente, «va sfrondata per offrire
agli imprenditori le possibilità che
realmente servono, più utili, usufruibili e naturalmente senza sottoporre la forza lavoro al ricatto della
precarietà».
Interessante l’analisi formulata da
Anna Trovò, segretaria nazionale
Fim Cisl, secondo la quale «non
tutte le imprese sono interessate al
continuo avvicendamento del personale e non tutti i lavoratori sono
attratti dal posto fisso, dalla realtà
stabile ma statica». Ragion per cui i
fenomeni vanno visti in dettaglio.
«La flessibilità diventa precarietà per
quei soggetti che non riescono più
28
Economia Veronese
ad uscire da una condizione di
disoccupazione. Si tratta di persone
con un basso livello di qualifica,
pochi titoli di studio, spesso donne
ultraquarantenni. Sono loro che
rischiano l’esclusione permanente
dai diritti sociali. Questi sono i casi
che ci preoccupano veramente».
Trovò ha spiegato che «la ricerca
presentata da Unionmeccanica è
estremamente interessante e rivelatrice perché dimostra come alcune
delle forme contrattuali sulle quali si
è grandemente discusso sono in
realtà poco utilizzate dalle imprese.
Si dovrebbero allora trovare forme
diverse. Perché l’utilizzo del contratto a termine per provare il lavoratore rischia di diventare
una suddivisione di collaboratori in serie A e
serie B all’interno delle
stesse aziende e produce
una reiterazione di contratti a termine stipulati
con gli stessi soggetti nel
tempo, senza permettere
ai lavoratori di poter
contare su stabilità occupazionale né alle imprese
di investire sulle singole
professionalità».
Per
Trovò dunque la flessibilità va regolata «con la
capacità di rispondere ai
bisogni delle imprese nel
tempo e alle istanze di
certezze dei lavoratori
METALMECCANICI
che non derivano solo dalle forme
contrattuali ma anche dalla qualità e
dal ruolo che esse ricoprono all’interno delle aziende». Per Ida Vana,
presidente nazionale Unionmeccanica, «flessibilità non vuole dire
necessariamente precariato né precariato corrisponde sempre e solo a
flessibilità». «La ricerca fa risaltare
come le aziende siano ampiamente
disponibili ad effettuare nuove
assunzioni a tempo indeterminato.
Gli imprenditori veronesi utilizzano
il contratto a termine come periodo
di prova lungo. Dunque, il prossimo rinnovo contrattuale potrebbe
essere l’occasione giusta per ragionare proprio sul periodo di prova,
sugli inquadramenti, le mansioni,
allineandoci e concertando le nostre
forze verso il futuro e non più verso
una tradizione statica e sempiterna,
rappresentativa solo del passato». In
rappresentanza del Ministero del
Lavoro è intervenuto Luciano
Forlani, che ha diplomaticamente
ribadito come «il confronto con la
precarietà sia un impegno italiano
ed europeo che deve difendere certamente le esigenze dell’economia
ma non può permettersi di trascurare i fattori di coesione sociale. Così
se da un lato la flessibilità non va
diminuita, dall’altro la Finanziaria
sostiene la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. Insomma si cerca di
incentivare la stabilità senza vietare
l’instabilità, ricordando al sistema
produttivo che l’elemento umano è
una risorsa. Dunque deve essere
interesse di tutti prolungare il rapporto di lavoro per contribuire a
quell’equilibrio di vita che resta la
condizione indispensabile per un
contesto sociale senza conflitti,
senza trascurare il livello di rispetto
delle tutele previdenziali per garantire ai giovani, che già avranno pensioni modeste, una copertura essenziale, non meno importante della
flessibilità». Critico il commento di
Claudio Treves, esponente del
Dipartimento politiche del lavoro
Cgil. «La situazione occupazionale
del Paese si sta aggravando. Quella
che fino alla fine degli Novanta era
solo una situazione di ingresso, per
trovare poi una stabilità di impiego,
va sempre più sclerotizzandosi. La
precarietà non può diventare una
trappola. In Emilia Romagna passano sei anni dall’ingresso di un giovane nel mondo del lavoro all’acquisizione di un rapporto stabile, a
tempo indeterminato. Ciò significa
che le persone non riescono a rendersi autonome, non hanno rapporti facili con il credito, non possono
l’impiego. La tanto discussa riduzione del cuneo fiscale è una misura
importante perchè è finalizzata al
tempo indeterminato. Credo sia
giunto il momento di affrontare e
risolvere questi nodi con una generale riscrittura delle regole del lavoro». Nella conclusione della ricerca,
Unionmeccanica ha evidenziato
alcuni punti salienti. Fra questi il
fatto che la flessibilità non è utilizzata per creare precariato ma per
rispondere alle esigenze delle aziende e per conoscere meglio i propri
progettare e disegnare il loro futuro.
E’ evidente che da questo punto di
vista, sono indispensabili, oltre a
politiche economiche fondate sullo
sviluppo e sulla qualità della produzione e dei servizi, anche politiche
del lavoro che aiutino le persone e le
imprese a perseguire la stabilità del-
collaboratori e dunque rappresentare, in definitiva, un canale di entrata nel mondo del lavoro. La flessibilità deve trovare soluzione all’interno di quadri politici condivisi come
leggi, contratti, inquadramenti: a
questa opportunità le aziende non
vogliono e non possono rinunciare.
Economia Veronese
29
AT TUALITA’
Abitare il Tempo
B
ilancio positivo per la 21ª
edizione di Abitare il
Tempo, sia per qualità e
quantità degli espositori, dei progetti proposti, delle mostre e architet-
ture, sia per i risultati raggiunti.
Le presenze hanno superato quota
53 mila, circa 2% in più rispetto
allo scorso anno, con quasi il 20%
di operatori provenienti da tutto il
mondo (10.094), soprattutto Russia
e Paesi dell'Est Europa. Il dato degli
operatori esteri è incrementato
dell'11% rispetto al 2005 e ciò connota la forte spinta internazionale
Economia Veronese
31
che la manifestazione conferma
negli ultimi anni.
Grande soddisfazione per le architetture d'interni, una formula espositiva che ha riscontrato molta
attenzione e convince sempre di
più, contesti che vivono oltre gli
schemi espositivi, spazi interpretati
da architetti di fama internazionale,
con la partecipazione delle migliori
aziende oltre a quelle più attente
alla progettualità, moltissimi infatti
i prototipi appositamente realizzati
32 Economia Veronese
per le installazioni. L'edizione 2006
ha esplorato i temi della forma e dei
colori, le soluzioni per case e arredamenti ecologici, proposte tecnologiche e attuali per l'interno e
l'esterno dell'abitazione.
In un’ area appositamente riservata
due le mostre a fare da elementi
d'equilibrio: “Pelle d'asino”, di
Patricia Urquiola, e "Incontri con il
colore" di Vittorio Locatelli.
Magnifica la mostra della designer
spagnola, un percorso dal progetto
al prodotto, un caleidoscopio di
riflessioni e proposte, una ricerca di
ciò che sta sotto la pelle degli oggetti e di ciò che appare. Una scenografia che ha trasportato il visitatore attraverso la formula del gioco
del divertimento, ma dentro contenuti forti e di spessore.
Ampio spazio è stato riservato alla
mostra dal tema “Incontri con il
colore”, organizzata in collaborazione con Incontri Aneta. Le aziende di Incontri, il miglior tessile
AT TUALITA’
d'arredamento internazionale, protagonisti della mostra, con accostamenti insoliti, ma calibrati, riprendendo il dialogo con l'arte contemporanea.
Da segnalare anche la mostra realizzata in collaborazione con
Marmomacc, nella quale hanno primeggiato i nuovi linguaggi dell'architettura contemporanea, frutto
delle attuali applicazioni tecnologiche e digitali ai materiali lapidei,
un'autentica rivoluzione nel settore.
A completamento della rassegna, la
ricerca del mobile della prima metà
del secolo XX a cura di Giuseppe
Albanese, con il contributo della
C.C.I.A.A. di Verona (una selezione
di pezzi realizzati negli ultimi anni
ha dato vita alla mostra “Storie di
Design”, alle radici del mobile del
Novecento, ospitata a Berlino
all'IDZ - Istitute Design Zentrum),
la mostra Craquelé di Mendini, il
bar ristorante di Luca Scacchetti e le
panchine per l'iniziativa promossa
dal Comune di Verona, di cui
Abitare il Tempo è partner, inserite
dentro il progetto dell'esterno “The
Design Mall”.
Economia Veronese
33
Il futuro è nell’integrazione
di sistema
«L
a formazione, la ricerca e
l’innovazione tecnologica ma anche la promozione e la valorizzazione delle peculiarità territoriali, l’integrazione,
verticale ed orizzontale, fra le imprese (dello stesso ma anche di altri settori), rappresentano la chiave di
volta per il futuro dell’industria alimentare veronese sul mercato interno e su quelli internazionali». Sottolineature importanti, da parte del
presidente della Sezione Alimentare
di Apindustria Verona nonché titolare, unitamente ad Alessandro
Cipriano e Franca Raspa, della
Eurochef Italia srl di Sommacampagna. «L’attuale fase della competizione globale che molte piccole e
medie imprese si trovano adr affrontare richiede - prosegue Stanghellini
- scelte coraggiose ma anche strategie produttive e commerciali personalizzate e sempre più sofisticate,
oltre che la volontà di innescare
forme di collaborazione tanto con le
imprese fornitrici di mezzi tecnici e
tecnologici, quanto con quelle di
servizi innovativi di marketing commerciale, per realizzare importanti
economie sui costi del prodotto
finale». Secondo Stanghellini “l’unione fa la forza” ed in tale direzione è fortemente impegnata l’ammi34 Economia Veronese
nistrazione regionale nella definizione del metadistretto alimentare, che
andrà ad aggiungersi ai 46 di altri
settori già operativi, per un totale di
oltre 8.100 aziende e più di 203
mila addetti, che nel triennio appena concluso hanno raccolto 52
milioni di Euro di contributi pubblici. Una opportunità che l’imprenditoria alimentare veronese,
“punta di diamante” del sistema
regionale, che annovera produzioni
di eccellenza, deve considerare nel
momento in cui il distretto alimentare veronese sta per essere attivato
(secondo le più accreditate fonti
dovrebbe essere varato a gennaio
2007 e al quale hanno già aderito
129 imprese per un totale di 12 mila
addetti). La Regione, infatti, ha
manifestato l’intenzione di trasformare il distretto veronese in metadistretto con compiti di coordinamento sull’intera filiera regionale,
per beneficiare delle politiche di
sostegno economico regionali.
«Sarebbe, senza voler togliere nulla a
nessuno e soprattutto senza voler
surrogarci agli interessi di chicchessia, una stimolante opportunità di
integrazione che non dobbiamo
lasciarci sfuggire. La battaglia che ci
attende nell’immediato richiede
umiltà e tanta capacità di sopravanzare il contingente. Quindi – sotto-
linea il presidente Stanghellini – di
realizzare, anche da subito, quei test
che ci consentano di ottenere economie (risparmio energetico, in primis), ma anche di attivare sagge
politiche di tutela ambientale (riduzione delle emissioni inquinanti),
essenziali per rafforzare la nostra
capacità di competere”. «Scelte
coraggiose – prosegue Stanghellini –
che sono strettamente connesse alla
necessità di disporre di supporti
promozionali e di immagine sempre
più sofisticati, di centri di servizio
post vendita in grado di garantirci
adeguata copertura sulla clientela
estera, di utilizzare tecnologie per la
comunicazione universale. In concreto, servizi che agevolino quel
processo di internazionalizzazione
che la impresa di media e piccola
dimensione sta portando avanti con
impegno». Connotato che deve dar
forza e contenuto alla flessibilità di
questo universo imprenditoriale e
trovare complemento in un sistema
di servizi, ad alto contenuto professionale, che consenta, anche
mediante l’organizzazione di work
shop e/o la partecipazione ad eventi
fieristici internazionali, di coniugare
le diverse individualità imprenditoriali e i loro obiettivi di politica
commerciale.
www.gamma.vr.it
Ridurre i costi?
Investire in tecnologia?
Quale tecnologia?
Qual’è la
strada giusta?
Semplificare i processi:
la strada per l’efficienza
Semplificare il lavoro è un elemento chiave per
ridurre i costi, accrescere la dinamicità e migliorare il processo decisionale. Gli incessanti mutamenti che caratterizzano il mondo aziendale e
tecnologico accrescono l·esigenza di creare, utilizzare e gestire le informazioni e i documenti in
modo più produttivo e con risorse più eԀcienti.
Gamma UԀcio vi aiuta nel trasformare i processi aziendali, aԀancandovi nel passaggio dal
formato cartaceo a quello digitale e oӽrendovi
il miglior portafoglio di prodotti e servizi per la
creazione, l·archiviazione e l·accesso immediato
ai documenti.
Gamma UԀcio è partner Ricoh per le tecnologie hardware e partner Adobe per la
gestione documentale e l·archiviazione in
formato Acrobat PDF.
Suite documentale iDem:
semplifica i processi
GAMMA UFFICIO spa
Sede legale e uԀci commerciali
Via Pacinotti, 4/b
37135 Verona (VR) - Italy
Tel. +39 045 8185555
FILIPPI - Vicenza
UԀci commerciali
Viale S. Agostino, 134
36100 Vicenza (VI) - Italy
Tel. +39 0444 565120
E' stato firmato nella sede di Apindustria Verona un protocollo d'intesa tra l’ Associazione della piccole e medie industrie della nostra provincia e il Palestinian Marble District,
(Pmd), organizzazione no profit costituita all'interno del
progetto Hagar, finanziato dall'Unione Europea e cogestito
dall’ Ente veneto Agenfor e dal Comune di Hebron in
Palestina per trasferire sul territorio palestinese le esperienze
innovative realizzate dal distretto del marmo veronese. Al
centro del progetto è la collaborazione tra distretti: il distretto del marmo palestinese è, infatti, gestore della raccolta e
del riciclo dei reflui della produzione
di marmo, secondo il modello dell'impresa veneta Craver spa. Il protocollo impegna Apindustria Verona e
Pmd a studiare e produrre entro 90
giorni una serie di iniziative per facilitare il trasferimento dei modelli e dei
servizi distrettuali per il settore del
marmo, con l'apertura di dialoghi privilegiati tra i soci di entrambe le associazioni, con attività di rete, incontri e
forum on line.
«In particolare da parte di Apindustria
è posta la garanzia di fare da intermediario nella ricerca di risorse umane
necessarie per le attività di formazione», ha spiegato durante la stesura
delle firme Fabio Coltri, vicepresidente di Apindustria.
«L'associazione si impegna anche a promuovere lo sviluppo
sostenibile della filiera del marmo nei territori palestinesi
incoraggiando il dialogo tra esperti italiani e palestinesi del
settore e tra produttori di tecnologie italiani e imprese palestinesi».
«In Palestina vi sono oggi 600 imprese che lavorano il
marmo con un fatturato di 500 milioni di dollari e 12mila
addetti: si tratta della maggiore industria settoriale del
nostro paese», ha affermato Tawfiq Arafeh, ingegnere capo
del Comune e presidente di Pmd. «Con questo accordo
vogliamo garantire ai palestinesi la possibilità di conoscere
le più recenti acquisizioni tecnologiche con programmi di
formazione continua, prendendo come modello di riferimento l’impresa veneta ed in particolare quella veronese».
36 Economia Veronese
PRISMA PUNTA SUI MERCATI EMERGENTI
Numeri in crescita per la Prisma che ha la propria sede a
Verona al centro intermodale Quadrante Europa.
Recentemente la società di logistica e trasporti internazionali ha puntato sui mercati emergenti quali Cina, India e
Bangladesh per aumentare l’operatività e il fatturato che
nel 2005 è salito a 20 milioni, con una crescita del 7%
rispetto all’anno precedente. «Si è trattato di una scelta
obbligata – spiega l’amministratore delegato Stefano
Pasinato – a seguito anche della richiesta dei nostri clienti, perché quei Paesi, soprattutto la Cina, garantiscono la
maggior crescita a livello mondiale. Attualmente i numeri
non sono molto significativi, ma sicuramente sono destinati a crescere notevolmente».Il problema semmai è un
altro – precisa il titolare della Prisma - , ossia il fatto che
dei trasporti con la Cina, circa il 98% riguarda la merce in
arrivo, quindi di clienti che importano abbigliamento,
gadget, macchinari e pellami. In altre parole i mezzi, anche
via nave, arrivano pieni ma ripartono dall’Italia quasi vuoti.
PREMIATO IL MANUALE CD-ROM APINDUSTRIA
“GUIDA 626 SGS – Guida per un Sistema di Gestione
della Sicurezza e Salute sul lavoro”
Si è svolta a Modena, durante la 4^ Convention nazionale dei
Responsabili dell'Igiene e Sicurezza in Ambiente di Lavoro (1213 ottobre), l’Edizione 2006 della Rassegna/Concorso
Inform@zione, rivolta a Enti pubblici e privati, che realizzano
materiali informativi e formativi nel settore della salute e sicurezza sul lavoro
Nell’ambito di tale iniziativa, promossa dall’ISPESL,
dall’INAIL
Direzione
Regione
Emilia
Romagna,
dall’Assessorato alla Sanità della Regione Emilia Romagna e dal
Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Azienda USL di Modena,
è stato assegnato un Premio Speciale alla “GUIDA 626 SGS Guida per un Sistema di Gestione della Sicurezza e Salute sul
lavoro” realizzata da Apindustria Verona in collaborazione con
il Servizio di Prevenzione Igiene e Sicurezza negli Ambienti di
Lavoro (SPISAL) dell’ULSS 20, quale prodotto innovativo per
l’informazione e la formazione.
Informazione e formazione sono infatti voci insostituibili per
far crescere la cultura della prevenzione nei luoghi di lavoro e
solo se la sicurezza entra, al pari della produzione nella strategia
dell’impresa, diventa un valore reale per tutti i soggetti coinvolti.
La GUIDA 626 SGS (scaricabile dal sito Apindustria www.apiverona.it)
è stata pensata come uno strumento operativo, per l’imprenditore che intenda adottare volontariamente un sistema di gestione della sicurezza, realizzando un continuo miglioramento della
sicurezza e dell’ igiene aziendale con la conseguente riduzione
degli infortuni e delle malattie professionali.
La GUIDA 626 SGS consente l’analisi e la soluzione dei problemi relativi al lavoro sicuro attraverso la pianificazione, l’organizzazione, la sensibilizzazione e la verifica continua.
Economia Veronese
37
Distretto del Mobile
La ripresa passa dalla comunicazione
R
ialza la testa il mercato del
mobile veronese. Dopo un
quinquennio di profonda
crisi il settore appare in ripresa, piccoli segnali illustrati durante il convegno dal titolo “Mobile Veronese.
Promozione e Comunicazione per
conquistare Nuovi Mercati”, organizzato da Apindustria in collaborazione con la CCIAA di Verona ed il
Centro Servizi Distretto del Mobile.
A crescere è il fatturato totale, che si
assesta intorno ad un valore positivo
dello 0,54%. L’export, invece,
rispetto allo scorso anno, fa segnare
un -7,7%, ma a fronte di paesi dal
mercato storico che comprano di
meno (Stati Uniti e Germania su
tutti), si stanno affacciando realtà
promettenti dallo sviluppo vertiginoso e che fanno ben sperare per il
futuro. È il caso dei paesi orientali,
come la Corea, che ha incrementato
la propria importazione di mobili
veronesi del 173%. Una maggiore
apertura verso l’esterno, dunque,
potrebbe essere la soluzione al problema che ha attanagliato il settore a
partire dall’anno 2000. Gli impren-
38 Economia Veronese
ditori l’hanno capito e a fronte dei
60 paesi verso cui si esportava nel
1992, nel 2006 il numero di nazioni si è elevato a 92, creando un mercato più spezzettato ma molto più
ampio, che mette al sicuro le aziende da crisi o interruzioni di rapporti
improvvisi con quel determinato
paese. Sul mercato interno, invece,
c’è ancora molto lavoro da fare, visto
che si importa da ben 41 paesi, un
po’ troppi in relazione ai 15 del
1992. A fornire dati e a cercare
nuove soluzioni, si sono alternati sul
banco dei relatori Franco Bicego,
presidente
di
categoria
in
Apindustria, Giuseppe Girardi,
vicepresidente del Distretto del
Mobile, Riccardo Borghero, funzionario della Camera di Commercio,
Elisabetta De Strobel, art director
dell’agenzia di comunicazione III
Millenium, Pierangelo Passaia,
ammistratore della Santo Passaia srl
di Villafontana, e Paola Storace,
responsabile marketing della ditta
Le Fablier di Valeggio. A chiudere i
lavori il presidente della CCIAA,
Fabio Bortolazzi.
«Con il nuovo anno inizierà il
secondo triennio del distretto», spiega Bicego, «Abbiamo già in cantiere
diverse proposte per agevolare e proseguire nel rilancio del comparto.
Innanzitutto proporremo la definizione di un piano strategico articolato su cinque punti: rendere efficaci
gli interventi a sostegno del settore,
evitare di frammentare le iniziative,
gestire al meglio le risorse disponibili e massimizzare i risultati, coordinare i soggetti istituzionali e i privati del territorio distrettuale, creare
sinergie con le altre province coinvolte nel distretto». Elisabetta De
Strobel non ha dubbi, la comunicazione e il marketing saranno le leve
per aprire i mercati: «Quando il
marchio è fortemente caratterizzato
e percepito diverso diventa Brand ed
è riconoscibile. A questo non si arriva solo con grandi investimenti
pubblicitari su tutti i media.
Comunicare è un concetto complesso e non significa solo realizzare un
catalogo o una pagina pubblicitaria.
Ogni azienda dovrebbe organizzare
la sua comunicazione nel suo piano
LEGNA GO
di marketing e cioè nel progettare
come creare, distribuire e vendere
prodotti. Il problema di base che
molte aziende nel settore del mobile
classico hanno, è che pensano ancora che un sano buon senso possa aiutare nel navigare a vista in un periodo considerato “difficile”. Ma questo non è un periodo difficile. E’
una nuova situazione, un nuovo scenario, che si sta organizzando e consolidando». Infine è da registrare
l’entrata della Camera di Commercio nel Distretto del Mobile come
azionista di maggioranza, un segnale importante, visto che sono solo
due i distretti in cui è entrata la
CCIAA come socio di maggioranza,
il legno e il marmo, e sono sotto gli
occhi di tutti i vantaggi che questo
ingresso ha portato nel settore lapideo, oggi in costante e notevole crescita. La bassa veronese ci crede. La
ripresa passerà anche da qui.
Menon azienda all’avanguardia
L
a certificazione ISO 2001 ha
rappresentato e continua ad
essere un impegno di responsabilità nei confronti della clientela
oltre che la evidenziazione, gratificante, del bagaglio di professionalità
su cui poggia l’azienda.
Un bagaglio amministrato sapientemente ed incrementato con corsi di
aggiornamento per ammodernarne
le conoscenze acquisite dai dipendenti sintonizzandole con le tecnologie di lavorazione sempre più sofisticate di cui l’azienda si dota puntualmente.
Elementi, questi, che fanno della
Menon srl di Bussolengo, un’impresa vincente nel panorama delle
40 Economia Veronese
aziende veronesi di piccola e media
dimensione, un vero e proprio
“sistema” che ha vissuto con equilibrio anche il passaggio generazionale.
Transizione avvenuta con una oculata gradualità – l’ingresso di Stefania
Menon, attuale presidente dell’azienda e figlia del fondatore, risale al 1989, mentre quello del fratello Fabio, responsabile della produzione e dei processi di qualità, avviene solo quattro anni più tardi
(1993) – e preparata da Alberto
Menon che, nell’ attuale ruolo di
direttore generale, rimane il coordinatore delle strategie e la “mente”
delle decisioni più importanti.
«In un mercato in rapida evoluzione
– dice Alberto Menon – è fondamentale saper operare con tempestività. Questo significa non oberare il
potere decisionale di farraginose
tutele; d’altro canto, debbo evidenziare, che il dinamismo e la concordia operativa di Stefania e Fabio
sono la conseguenza della profonda
trasformazione che la nostra realtà
sta vivendo. Mi riferisco, all’introduzione nei processi di lavorazione
di tecnologie sempre più evolute, al
costante investimento nel campo
delle risorse umane e del loro
aggiornamento professionale (l’età
media dei dipendenti supera di poco
i trenta anni), alla politica degli
QUALITA’
investimenti a cui è destinato il 30%
del fatturato, alla decisione di spingere sulla diversificazione della
clientela (è recente l’impegno nella
elaborazione di manufatti per l’industria aeronautica) ».
Connotati che fanno della Menon
srl di Bussolengo un “sistema” che
oggi l’ha portata ad essere partner
insostituibile di industrie internazionali del settore delle attrezzature
bio medicali, dei componenti per gli
impianti di risalita, delle macchine
per l’imballaggio, dei componenti
per alcuni importanti Team di F1 e,
infine, dell’industria aeronautica.
Nata quarant’anni fa (1966) dalla
intuizione di Alberto, l’azienda si
inserisce da subito nell’area della
meccanica di precisione, proponendosi partner in un’epoca di grandi
trasformazioni organizzative dell’intero sistema industriale.
Da allora, la Menon, adottando
impianti sempre più sofisticati,
diventa la “spalla” di industrie che
apprezzano i vantaggi dell’esternalizzazione di alcune lavorazioni specialistiche e addirittura, man mano
che si perfeziona il rapporto, Menon
oltre che fornitore diventa anche
consulente delle stesse.
Una caratterizzazione che ha spinto
la Menon srl alla certificazione ISO
9001-2000 Vision, e a superare i
controlli minuziosi dell’audit della
Ortofix per essere aderente ai dettami della FDA (Food and Drug
Administration statunitense).
«Obbiettivi che ci stimolano a perfezionare l’uso di nuove strumentazioni e che ci hanno incoraggiati ad
allestire una nostra sala metrologica
per la costante verifica delle forme
dei componenti prodotti, e dotarci
di un banco di controllo per la taratura degli strumenti di lavorazione
per garantire al cliente un prodotto
di qualità ed in linea con le sue specifiche esigenze».
CARTA D’IDENTITA’
SEDE AMMINISTRATIVA
Via Delle Nazioni, 8
37012 Bussolengo (Verona)
Tel.045 6717644 – 6700953
Fax 045 6700953
PRODUZIONE
Lavorazioni meccaniche di precisione
ANNO DI FONDAZIONE
1966
PRESIDENTE
DIRETTORE AMMINISTRATIVO
DIRETTORE COMMERCIALE
Stefania Menon
DIRETTORE GENERALE
Alberto Menon
DIRETTORE PRODUZIONE QUALITA’
Fabio Menon
FATTURATO 2005
1 milione e 500 mila euro
SUPERFICIE AZIENDALE
Totale 3.600 mq
Coperta 1.500 mq
RISORSE UMANE
Addetti alla produzione 12
Impiegati 1
SITO INTERNET
www.menon.it
[email protected]
Economia Veronese
41
PREMIO REGIONALE MARCO POLO
EDIZIONE 2006
La ditta Albrigi srl di Grezzana è una delle 14 aziende venete vincitrici del premio Regionale Marco Polo 2006, giunto alla XVIII
edizione. Il premio istituito dall’Unioncamere del Veneto e dal
Centro Estero del Veneto, viene assegnato ad aziende venete, due
per provincia, che abbiano contribuito in misura notevole allo
sviluppo dell’interscambio internazionale della Regione, nei settori dell’industria, dell’artigianato, dell’agroalimentare, del turismo e dei servizi. E’ questo un giusto riconoscimento al “modo
di fare impresa” di Stefano Albrigi , titolare dell’azienda leader in
Europa nella produzione di impianti alimentari e di vinificazione
in acciaio inox. Stefano Albrigi ha fatto della ricerca - alla quale
destina annualmente il 20% del fatturato - e dell’innovazione i
punti di forza della sua attività. Ogni impianto prodotto nella
azienda di Grezzana, infatti, è esclusivo, perché è studiato e perfezionato appositamente dallo staff tecnico interno, per ogni singolo committente. Quasi il 50% della produzione viene venduta
all’estero, dove gli elevati standard produttivi che garantiscono la
massima precisione delle lavorazioni e delle finiture, costituiscono un biglietto da visita vincente per l’azienda veronese.
LA NUOVA DIRETTIVA MACCHINE 2006/42/CE
Presentata nella sede di Apindustria la nuova Direttiva
Macchine 2006/42/CE che abrogherà la precedente
98/37/CE, e che coinvolge e responsabilizza in prima
persona chi progetta, costruisce, importa e vende macchine nuove ed usate, all’interno della Comunità
Europea. Relatori Stefano Maserati, esperto in sicurezza macchine e perito del tribunale, Silvano
Miniato, esperto in pubblicazioni tecniche, che hanno
sottolineato che progettare, costruire o modificare una
macchina che risponda ai parametri di sicurezza è un
compito molto impegnativo; decreti legge, direttive
comunitarie e norme specifiche, impongono limiti di
sicurezza sempre più restrittivi. Obblighi che non si
limitano solamente al progetto ed alla costruzione di
una macchina sicura, ma anche e soprattutto, all’utilizzo in sicurezza della stessa.
Ogni costruttore infatti, prima di immettere in commercio una qualsiasi macchina, ha l’obbligo di predisporre un fascicolo tecnico, che testimonia la valutazione dei rischi e la descrizione delle soluzioni adottate per eliminare o ridurre al minimo i rischi presenti nella macchina. Inoltre, ogni macchina, deve essere
obbligatoriamente dotata del relativo manuale istruzioni, in conformità con la direttiva stessa.
Purtroppo, a dieci anni dal suo recepimento in Italia
con il D.P.R. 459/96, questa direttiva rimane ancora,
per molti, una illustre sconosciuta. Dopo una corsa
affannosa, da parte delle aziende costruttrici, per correre ai ripari e mettersi in regola oggi, ci si ricorda
della Direttiva Macchine, solo se malauguratamente si
viene coinvolti in un infortunio sul lavoro o se gli
organi di controllo effettuano una verifica in azienda.
42 Economia Veronese
Le responsabilità dei costruttori di macchine, per il
mancato adeguamento a tale direttiva sono molto
pesanti e non solo, anche chi rivende e acquista macchine usate si assume delle responsabilità che vengono il più delle volte sottovalutate ma che in un contesto di infortunio diventano pesantissime. Oltre a ciò è
da considerare anche il fatto che la marcatura «CE»,
obbligatoria per le macchine immesse nel mercato
europeo, diventa un marchio per la salvaguardia del
prodotto nei confronti della concorrenza sleale da
parte di Paesi extraeuropei.
Per rispondere alle numerose richieste di approfondimento, Apindustria Verona organizzerà un corso di
formazione sulle problematiche della nuova Direttiva
Macchine 2006/42/CE che rappresenta, per i Paesi
della Comunità Europea, la base a cui fare riferimento per la progettazione e costruzione di macchine sicure e conformi con la legislazione vigente.
Sarà un corso di base applicata alla progettazione e
alla realizzazione di macchine e impianti, nel rispetto
della legislazione e delle norme, al fine di garantirne
la sicurezza d’uso sarà specifico per i settori delle
MACCHINE AGRICOLE, MACCHINE PER IL
MARMO e MACCHINE PER IL LEGNO. e sarà
rivolto agli utilizzatori di macchine, ma soprattutto, ai
titolari di imprese costruttrici di macchine, ai progettisti, ai responsabili dell’ufficio tecnico, dell’ufficio
documentazione, della sicurezza, della manutenzione,
ai responsabili commerciali delle aziende produttrici e
ai rivenditori di macchine, agli importatori di macchine, anche usate, apparecchiature ed impianti, già soggetti alla precedente direttiva 98/37/CE.
SOLUZIONIDAVANGUARDIA
3ERBATOIDIFERMENTAZIONEESTOCCAGGIOPERVINIBIANCHIDALITRIELITRICAD
PERLENOLOGIA
PERLACHIMICA
PERLALIMENTARE
PERLARREDOURBANO
CONSULTALAMPIAOFFERTADIUSATOSULSITOWWWALBRIGIIT
IA4ESSARE!sLOC3TALLAVENADI'REZZANA6ERONAs)TALY
6
4ELss
&AXs
EMAILINFO ALBRIGIITsHTTPWWWALBRIGIIT
Banca Popolare di Verona e Apindustria Verona
Insieme per le piccole e medie imprese
L
a Banca Popolare di Verona
(Gruppo Banco Popolare di
Verona e Novara) e
l’Apindustria Verona, affiancata dal
proprio Consorzio di garanzia
Apiconfidi, hanno recentemente
rinnovato un’importante convenzione che prevede una nuova serie
di finanziamenti destinati alle aziende associate con l’obbiettivo di
appoggiare sia l’attività ordinaria sia
quella di sviluppo commerciale
verso i Paesi esteri.
L’accordo siglato rappresenta un
ulteriore segno di collaborazione tra
Apindustria e la Banca Popolare che
già da alcuni anni si impegnano
assieme al servizio delle PMI associate, offrendo loro prodotti e servizi di consulenza mirati.
«La convenzione – ha precisato
Giordano Simeoni responsabile
della Direzione della Banca
Popolare - prevede tre diverse linee
di credito sia sul breve termine che
sul medio/lungo termine destinate
alle società, alle imprese e agli operatori economici in generale: finanziamenti specifici per gli investi-
44 Economia Veronese
menti in beni strumentali il cui
rimborso consente alle imprese un
impegno finanziario coerente alla
reale capacità produttiva dei nuovi
investimenti e, ancora, finanziamenti a tassi agevolati regolati dal
raggiungimento di determinati
Flussi Commerciali aziendali. In
un’ottica di incentivazione all’internazionalizzazione delle PMI, la convenzione prevede anche la concessione
di
finanziamenti
a
medio/lungo termine studiati in
collaborazione con SACE (Società
Italiana di Assicurazione dei Crediti
all'Esportazione) che consentono di
erogare notevoli somme senza dover
obbligatoriamente ricorrere ad onerose garanzie ipotecarie: una rinnovata attenzione per le PMI che
vogliono crescere sui mercati internazionali».
«L’accordo stipulato rappresenta un
segno tangibile della profonda
attenzione che l’Istituto, caratterizzato dall’essere banca popolare fortemente sensibile nei confronti del
contesto socio-economico di riferimento, esprime tradizionalmente
verso le piccole e medie imprese
veronesi» ha dichiarato Luciano
Veronesi - direttore di Apindustria
Verona. «La convenzione, rinnovata
in questi giorni, rafforza ulteriormente lo stretto rapporto di collaborazione che lega la nostra
Associazione alla Banca Popolare,
rapporto che sarà destinato a crescere grazie agli ottimi risultati ottenuti fino ad oggi e al comune impegno
nella ricerca di soluzioni innovative
per le nostre aziende che sono chiamate ad agire in un contesto competitivo sempre più frequentemente
interessato da cambiamenti repentini e strutturali che richiedono elevate capacità di adattamento e, quindi, un supporto adeguato».
« E’ proprio a queste esigenze, conclude Simeoni, che pensiamo nel
proporre i nostri prodotti agli
Imprenditori di Apindustria, consapevoli che il loro apprezzamento
costituisce per noi un’importante
opportunità di sviluppo commerciale per incrementare ulteriormente la nostra quota di mercato nel
segmento delle imprese».
A Verona i presepi dal mondo
L
a suggestione della Brà in un
clima natalizio, magicamente
creato dalla tradizionale stella
cometa simbolo delle festività di
fine anno a Verona, e il fascino delle
musiche sacre, il cui eco dall’Arena
arriva a turisti e cittadini: ecco l’atmosfera che fa da sfondo alla 23^
edizione
della
Rassegna
Internazionale del Presepio nell’arte
e nella tradizione.
Per Verona si tratta di un appuntamento di anno in anno più ricco:
l’iniziativa ideata da Alfredo Troisi e
organizzata dalla Fondazione
Verona per l’Arena (in collaborazione con il Comune, la Provincia, la
Regione, la Camera di Commercio),
che dal suo esordio nel 1983 ha
46 Economia Veronese
accolto oltre 2 milioni di appassionati, si arricchisce ad ogni edizione
di qualche nuova chicca. Per quella
che si è inaugurata recentemente e
che resta aperta fino al 21 gennaio
(tutti i giorni con orario continuato
dalle 9 alle 20), saranno ben 400
presepi provenienti da tutto il
mondo a lasciare a bocca aperta i
visitatori, coinvolti dalla suggestione
unica che l’ambientazione all’interno degli arcovoli dell’anfiteatro sa
evocare.
Le opere esposte provengono da
Francia, Spagna, Slovenia, Polonia,
Svizzera,
Germania,
Austria,
Repubblica ceca, Portogallo, Perù,
Africa, America latina, Cuba, Corea,
Giappone, Cina e appartengono a
musei, collezioni, presepisti e appassionati di tutto il mondo.
La filosofia, che è sin dall’esordio
alla base dell’evento, si propone da
una parte di suggerire un utilizzo
anche invernale dell’Arena, dall’altra
ci mostra il presepe nel suo duplice
aspetto: quello legato allo spettacolo, in quanto i presepi possono essere assimilati a sacre rappresentazioni
fisse, e quello museografico, per
certe caratteristiche scultoree di pregio e per le dimensioni di alcuni
personaggi scolpiti e modellati nei
secoli passati. Il primo aspetto
richiede luci ed ombre, suoni e colori, tipici dello spettacolo, il secondo
spazi ampi e luci sapientemente
dosate. Proprio sulla base di questa
TERZ A PA GINA
necessità, l’allestimento della
Rassegna è volutamente semplice e
valorizza così i singoli pezzi esposti.
Il risultato, che quest’anno assume
fisionomia ancora più spiccata, è
quello di una mostra-percorso-spettacolo in cui luce, musica e proiezioni contribuiscono a creare l’atmosfera idonea a valorizzare al meglio le
opere. Il tutto con perfetta rispondenza all’esterno: dove domina la
stella cometa, grande archiscultura
in acciaio, alta 70 metri, con 64
punte, che è ormai l’ emblema del
Natale in riva all’Adige, disegnata e
realizzata dall’architetto Rinaldo
Olivieri e dall’ingegner Alvise
Zanolini, poi richiesta da altri paesi
al mondo come simbolo natalizio,
ma nata per Verona.
Una sezione speciale della 23^ edizione della Rassegna, è dedicata al
tema “I Re Magi”ed è stata realizzata
in
collaborazione
con
l’Accademia d’Arte e Artigianato di
Verona. Le altre sezioni tematiche
sono dedicate all’arte del presepio
veneta, ai diorami spagnoli di
Alicante, agli artisti siciliani Turi
Azzolina e Salvatore Inastasi, alla
collezione di Vittorino Bonaguro
(Emilia Romagna) composta da 60
presepi degli anni Trenta, Quaranta
e Cinquanta, e all’artista veronese
Silvio Zampieri con dodici dipinti
sull’infanzia e la vita di Gesù.
Nella parte centrale della mostra
sono ospitate anche quindici opere
appartenenti alla collezione Hiky
Mayr, la più importante e completa
raccolta di opere figurative dedicate
all’iconografia e al culto del Bambin
Gesù e in alcuni casi di Maria
Bambina.
Le statue sono realizzate in materiali diversi: legno, terracotta, cera o
cartapesta, databili tra il XVII e il
XIX secolo, e provengono da botte-
ghe artigiane italiane, in prevalenza
napoletane
e
siciliane.
Si possono poi ammirare i presepi
dell’artista pugliese Francesco
Invidia. Un’ampia sezione mostra i
famosi diorami spagnoli provenienti
da Alicante: si tratta di vere e proprie “scatole magiche” in cui il gioco
delle luci dilata ampiamente la visione frontale con raffinate illusioni di
prospettiva. Dal 1982, quando Don
Antonio Moliné realizzò un prototipo, il diorama è entrato a far parte
della tradizione del presepio spagnolo: le audaci prospettive e i colori
naturalistici li rendono particolarmente attraenti per gli intenditori e
non. Infine, anche quest’anno
saranno presenti tutte le regioni italiane, con le proprie tradizioni presepistiche, che contribuiscono ad
arricchire ciascuna con sue peculiarità, il patrimonio artistico nazionale.
Economia Veronese
47
Continua la crescita di ApiConfidi Verona
Claudio Tommasi,
Presidente di
Apiconfidi Verona,
annuncia l’ingresso
in Api Veneto Fidi
P
er fine anno è prevista l’assemblea di costituzione
della nuova cooperativa
fidi, frutto della fusione tra
Verona, Vicenza e Rovigo. Sarà
quindi una tappa fondamentale
per lo sviluppo dei servizi rivolti
alle Pmi veronesi…
La recente legge di riforma dei
Confidi (L. 326/2003), apre
opportunità molto interessanti per
il mondo della garanzia, anche alla
luce dell’ormai imminente entrata
in vigore della nuova normativa sul
capitale delle banche meglio conosciuta come “Basilea2”, che richiedono però l’adozione di modelli
patrimoniali ed organizzativi in
linea con i nuovi scenari che si stanno delineando. Le aggregazioni
sono quindi un passaggio necessario; permettono la creazione di sog-
48 Economia Veronese
getti patrimonialmente più forti,
forma di Società Cooperativa e che
con una zona d’azione più allargata,
avrà il nome di Api Veneto Fidi.
in grado di fornire alle Imprese
Ed in questo senso possiamo dire
socie un’assistenza qualitativamente
che i nostri soci hanno appreso
migliore e, soprattutto, in grado di
appieno i vantaggi che sarebbero
competere nel nuovo mercato del
scaturiti da tale operazione e la con-
credito. L’operazione prospettata
ferma l’abbiamo avuta con l’appro-
tende proprio in questa direzione.
vazione in assemblea straordinaria
La nuova società che scaturirà dalla
del progetto di fusione.
fusione, oltre ad essere patrimonialmente più dotata e con un bacino
Apiconfidi Verona ha realizzato
di utenza esteso a tutto il territorio
anche nel 2006 risultati particolar-
della Regione, potrà guardare al
mente importanti che evidenziano
futuro con maggiore serenità e,
il continuo sviluppo. Quale sarà il
soprattutto, potrà continuare ad
contributo all’interno della nuova
assicurare alle imprese socie un’assi-
cooperativa?
stenza e un sostegno ai massimi
Apiconfidi Verona, nato nel 1974
livelli. Si ritiene pertanto che il pro-
come consorzio finalizzato all’ero-
getto di fusione debba essere porta-
gazione di garanzie, è presto diven-
to a conclusione con estrema fer-
tato un punto di riferimento per i
mezza nella convinzione che i soci
soci di Apindustria Verona e un
della nuova struttura potranno usu-
interlocutore privilegiato per i 12
fruire di un servizio estremamente
istituti di credito convenzionati.
qualificato e indispensabile per il
Nel 2004 ha affrontato un primo
successo delle loro aziende.
determinante passaggio societario,
La fusione verrà attuata nella forma
anticipando sostanzialmente gli
di fusione “propriamente detta”,
effetti che sarebbero derivati dalla
ovverosia mediante costituzione di
nuova legge sui confidi, trasfor-
una nuova società che assumerà la
mandosi
da
Consorzio
a
AP ICONFIDI
Cooperativa a responsabilità limitata. Con l’occasione è stato deciso di
avviare una ristrutturazione anche
interna, che ha comportato una
riorganizzazione di tutte le fasi dell’attività, dall’informatica alla
gestione del contenzioso, all’inserimento di personale qualificato.
Durante il mio mandato (da oltre
10 anni ricopro la carica di
Presidente) con il pieno appoggio
dei consiglieri e la collaborazione del
personale ho cercato di creare un
confidi dinamico e flessibile, in
grado di adeguarsi rapidamente ai
continui cambiamenti che hanno
segnato in questi anni l’evoluzione
del settore del credito, non perdendo mai di vista la nostra mission di
partner ideali per i soci, pronti ad
intervenire, sia nelle fasi di crescita
che nelle fasi di crisi, con una adeguata consulenza ed una costante
informativa sugli scenari economici,
finanziari e giuridici. Anche nel caso
della fusione, ormai in dirittura di
arrivo e a cui stiamo lavorando da
circa un anno, ritengo sia stata data
prova di capacità nell’affrontare
rapidamente l’evoluzione dei nuovi
scenari, mettendo da parte gli interessi di bottega per il bene dei nostri
soci e riuscendo così a realizzare un
grande progetto, qualche anno fa,
impensabile.
Oggi con un patrimonio netto di
circa 4 milioni di euro, 350 soci e
affidamenti concessi per oltre 35
milioni di euro, Apiconfidi risulta
essere, nel suo settore, una delle realtà più dinamiche ed importanti di
Verona e provincia. La sua attività si
sviluppa in due campi tra loro strettamente connessi:
- la consulenza economico – finanziaria, utile ai soci per poter individuare le necessità finanziarie dell’impresa sia a breve che a lungo termine e, conseguentemente, poter
programmare gli interventi per far
fronte alle stesse.
- il rilascio di garanzie di 2° grado su
linee di fido concesse dagli istituti
bancari convenzionati, agevolando
l’accesso al credito a condizioni vantaggiose per i soci. Quindi nella
nuova cooperativa apporteremo non
solo il patrimonio ma anche il
nostro know how, le nostre eccellenze che, affiancate a quelle di Vicenza
e Rovigo, consentiranno di creare
una struttura in grado di garantire ai
soci la migliore consulenza e il
migliore servizio.
Non c’è dubbio che, in questa
nuova avventura, Verona sarà uno
dei protagonisti principali.
In che modo una fusione così significativa può aiutare le aziende associate nel sostenere la piccola ripresa
economica in corso?
La continua evoluzione del mercato
globale, l’aumento della concorrenza da parte dei paesi asiatici, le maggiori difficoltà nel reperire le risorse
finanziarie, anche a causa di Basilea
2, stanno spingendo le PMI a rivedere le proprie politiche aziendali da
ogni punto di vista, organizzativo,
produttivo, commerciale e finanziario.
In particolare
per le piccole e
medie imprese
rimane l’emergenza-credito. Il
rapporto
tra
banche e impresa continua a
presentare aspetti critici per
quantità, qualità
e condizioni dei
finanziamenti
erogati. In merito alla quantità,
basti considerare che oggi solo il
30% circa del totale dei finanziamenti bancari al sistema economico,
va alle PMI.
Per quanto riguarda la qualità, dobbiamo sottolineare che il credito,
seppure in costante miglioramento,
è ancora largamente incentrato su
finanziamenti a breve, con maggiori
costi e squilibri nella gestione azien-
Economia Veronese
49
CONFAP I
dale rispetto a quello a medio-lungo
termine. Pertanto ritengo che la
nascita di Api Veneto Fidi, con una
dimensione più adeguata e un raggio d’azione allargato a tutta la
regione Veneto, possa essere una
risposta giusta alle nuove esigenze e
un punto di riferimento importante
per tutte quelle aziende che hanno
bisogno di essere sostenute per un
più agevole accesso ai finanziamenti
bancari.
Oggi si parla molto di internazionalizzazione d’impresa, sicuramente
Api Veneto Fidi rappresenterà uno
strumento ancor più incisivo nel
sostenere i progetti esteri delle PMI.
Anche da questo punto di vista,
credo che diventando una società di
carattere regionale, rappresentativa
del sistema Apindustria Veneto nel
settore del credito, possa confrontarsi con incisività nei diversi tavoli
istituzionali e con i maggiori attori
finanziari, reperendo risorse e proponendo una gamma di strumenti
finanziari atti ad agevolare le imprese nella penetrazione dei mercati
internazionali.
Infine Presidente, per le imprese
associate cosa cambierà in termini
di erogazione dei servizi?
La nuova Società cooperativa
Veneto Fidi sarà strutturata in modo
da mantenere nel territorio, sia per
noi che per Vicenza e Rovigo, tutte
le attività inerenti sia alla consulen-
za che alle garanzie e quindi anche i
tre comitati deliberativi. Ritengo
che da un punto di vista dei servizi,
oltre a migliorare quelli già esistenti,
i soci potranno averne a disposizione di nuovi, come ad esempio, operazioni di finanziamento più strutturate e per importi più elevati di
quelli previsti in passato, consulenze
molto professionali, servizi di predisposizione di business plan ed altro
ancora, grazie alle nuove sinergie
derivanti dalla fusione. Infine, ma
non da ultimo, la possibilità di una
maggiore presenza diretta presso le
imprese socie per cogliere e suggerire con tempestività ogni opportunità a favore del loro consolidamento
e del loro sviluppo.
Italian Food Trading s.r.l.
Sede Operativa: Via Napoli, 27 Cerea (VR)
Tel 0442-320625 / 0442-321132
Fax 0442-321133
E-mail: [email protected]
In occasione delle festività Natalizie ci
proponiamo anche quest'anno con una vasta
gamma di confezioni regalo personalizzabili,
con prodotti tipici enogastronomici,
accuratamente selezionati e di assoluta
qualità per soddisfare ogni vostra esigenza.
Italian Food Trading s.r.l.
Prodotti per la Ristorazione
ANNIVERSARI
LA FESTA DI UNA GRANDE FAMIGLIA
Più di mille ospiti provenienti da ogni parte d’Italia
e d’Europa per festeggiare Biondan
festeggiamenti per i 50 anni
I
si è svolta la festa, all’esterno del-
trionfi e soddisfazioni, ma non è
della Biondan spa hanno avuto
l’azienda sapientemente preparato
mai mancata loro la fiducia in quel-
il loro momento centrale
per l’importante evento con l’espo-
lo che realizzavano. Walter e Arturo
durante la cena di gala che l’azienda
sizione di significative fusioni rea-
hanno avuto anche il merito di pro-
di Montorio (Vr) ha tenuto presso
lizzate nei cinquant’anni di vita
porsi ai clienti con la discrezione e
la propria sede in occasione della
della fonderia. I protagonisti sono
l’umiltà di chi vuole migliorare,
fiera Marmomacc di Verona. I fra-
stati i due fratelli, Walter e Arturo
ascoltando ogni piccolo consiglio e
telli Walter e Arturo Biondan, fon-
Biondan, due imprenditori che in
suggerimento.
datori dell’azienda, hanno voluto
tanti anni si sono guadagnati stima
Questa è stata ed è la loro filosofia
accanto oltre ai familiari, tutti colo-
e ammirazione da quanti hanno
ed infatti hanno scelto di circondar-
ro che hanno contribuito con il
lavorato con loro.
si di persone che lavorano “con
lavoro e la passione al successo del
I due fratelli hanno avuto un’idea
loro” piuttosto che “per loro”, per-
marchio Biondan nel mondo; pre-
brillante cinquanta anni fa e hanno
ché se si lavora bene e si scelgono i
senti gli oltre cento dipendenti, i
saputo trasformarla in una storia di
collaboratori giusti, una azienda
concessionari, i clienti e gli amici.
successo, nel corso della quale ci
raggiunge comunque il successo
Particolare anche l’atmosfera in cui
sono stati imprevisti e delusioni,
che merita.
Economia Veronese
51
Storti International
1956-2006i
N
el 2006 Ottorino Storti,
fondatore e presidente
della Storti International
S.p.A., ha raggiunto due importantissimi traguardi: ha compiuto 80
anni e la sua azienda ha festeggiato il
cinquantesimo anniversario. Sin da
bambino Storti ha coltivato una
grande passione per la meccanica ed
ha dimostrato un’innata vocazione
imprenditoriale: doti che lo hanno
portato a porre le basi nel 1956, di
quella realtà che si è in seguito evoluta nella Storti International.
Amore per il suo lavoro, carattere e
lungimiranza hanno permesso a
Storti di far divenire la sua azienda
un punto di riferimento a livello
mondiale. Più di trenta brevetti
all’attivo, tra cui quelli del primo
dessilatore, del primo carro dessilatore miscelatore combinato e del
52 Economia Veronese
primo carro miscelatore con defienatore-dessilatore universale, hanno
portato la Storti ai vertici dei mercati nazionale ed internazionale delle
macchine agricole per l’alimentazione animale. Grazie alla sua struttura
solida e dinamica l’azienda è in
grado di fornire soluzioni tecnologiche personalizzate e assistenza ai
propri clienti in tempi molto brevi,
operando secondo rigidi standard di
controllo e applicando al processo
produttivo omologazioni e certificazioni ottenute negli anni da enti
competenti in Italia e all’estero.
Forte del bagaglio tecnico acquisito
in 50 anni di attività la ditta con
sede a Belfiore ha consolidato la sua
presenza nei 5 continenti in ben 50
paesi esportando il 65% della produzione
Ancora oggi Ottorino Storti guida i
passi della Storti International assieme alla seconda generazione e ad un
management altamente qualificato
e, in linea con lo spirito di aggregazione che lo ha sempre contraddistinto, per festeggiare l’ importante
anniversario, ha voluto accanto a sé
nella sede dell’azienda in una giornata di ”porte aperte” i dipendenti
con le loro famiglie, i collaboratori,
i fornitori, i clienti passati, presenti e
futuri.
«L’obiettivo è stato quello di circondarci delle persone che con noi quotidianamente collaborano, si confrontano, competono» - ha sottolineato Enrico Storti, amministratore
delegato dell’azienda - ed è per questo che hanno fatto da degna cornice alla “festa” tutte le macchine che
compongono la vasta gamma della
nostra produzione».
ANNIVERSARI
R
Riam “in ascensore”
da quarant’anni
IAM Ascensori nasce nel 1966 ed
inizia l’attività a Udine, creando
una realtà di servizi di installazione
ascensori, con successiva assistenza e
manutenzione. Nel 1970 l’ azienda si trasferisce a Jesolo (VE) dove il settore
immobiliare è in forte crescita, e con l’espandersi dell’attività, nel 1979 i fratelli
Recchia aprono una sede anche a Verona.
Il 1992 segna un’altra data significativa
per la vita di questa azienda: RIAM, decide di investire in una struttura più grande
e, contemporaneamente, inizia il percorso
per attuare il Sistema di Qualità ISO
9001:2000 con l’obiettivo di creare una
struttura organizzata e competitiva sul
mercato. La sfida è importante, in quanto
in quegli anni la Qualità era sentita solamente da realtà multinazionali: l’obiettivo
viene raggiunto nel luglio del 1994 quando ottiene la certificazione e diventa così
una tra le prime aziende certificate del settore a livello nazionale. La certificazione
inizialmente non ha un grande impatto
sul mercato, ma successivamente viene
richiesta negli appalti pubblici e questo
apre - per la Riam - nuovi orizzonti che si
riflettono sul fatturato negli anni successivi, grazie all’acquisizione di importanti
commesse. In azienda lavorano già i figli
dei fratelli Recchia, giovani che sempre in
linea con lo spirito aziendale, hanno sentito la necessità di creare anche altre realtà.
Tra le più significative iniziative imprenditoriali da segnalare il Call Center di
Trento e la Società per Servizi di
Emergenza Ascensori di Roma che mette
a disposizione personale tecnico qualificato per intervenire 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, su impianti di ascensori. e fa
da supporto ad aziende del settore medio
piccole che non hanno una struttura per
svolgere il servizio di reperibilità 24 ore su
24.
Oggi RIAM – che festeggia i quarant’anni
di attività - è una realtà che opera a 360°
nel settore ascensoristico mantenendo la
propria identità, ma in sinergia con aziende del settore, perseguendo sempre nel
tempo il principio di creare strutture al
servizio delle piccole medie aziende.
Economia Veronese
53
SINDA CALE E PRE VIDENZ A
Mobbing
L
a notizia che a Verona, presso la Facoltà di Scienze della
Formazione dell’ Università
degli Studi, è sorto un Centro di
ricerca sui mobbing e sulle malattie
da lavoro, offre lo spunto per soffermarci su alcune recenti e significative pronunce giurisprudenziali in
materia, che è divenuta negli ultimi
anni scottante ed attuale.
Tutte e tre le decisioni che vengono
ora richiamate sono quelle della
Corte di Cassazione, il che conferma come il fenomeno “mobbing”
sia diffuso e sia spesso oggetto di
controversia tra lavoratori e datori di
lavoro. La Cassazione ha ribadito
che, affinché il dipendente possa
ottenere un risarcimento danni causati da un comportamento “mobbizzante , deve dimostrare adeguatamente la sussistenza di una condotta dell’imprenditore, sistematica e
protratta per un determinato
tempo, che concreti, per le sue
caratteristiche vessatorie, in una
lesione dell’integrità fisica e della
personalità morale del lavoratore.
Con la prima sentenza (la n. 4774
del 6.03.2006) che si cita, infatti, è
stato dimostrato che accertarti comportamenti persecutori del datore di
lavoro, consistiti in provvedimenti
54 Economia Veronese
di trasferimento, attribuzione di
note di qualifica negative, irrogazione di sanzioni disciplinari, privazione dell’abilitazione necessaria per
operare al terminale ed altri episodi
simili non potesse essere ravvisato in
concreto il mobbing, ma bensì, nel
caso di specie, fu dimostrato che si
trattò di soltanto di divergenze di
vedute su varie questioni tra lo stesso datore ed il dipendente. Con
un’altra successiva decisione delle
Sezioni Unite (n. 6572 del 24 marzo
2006), la Cassazione ha precisato i
criteri che devono essere tenuti presenti nell’ ipotesi di demansionamento o dequalificazione del lavoratore subordinato. I danni eventualmente derivanti da detti comportamene possono essere di vario genere,
biologico ed esistenziale, nonché
professionale, comunque tutti legati
alla mutata professionalità del lavoratore ed al pregiudizio alla salute ed
alla personalità del lavoratore, le cui
lesioni sono per certi aspetti autonome. Secondo la specificata sentenza
di Cassazione, infatti, occorre
distinguere che il risarcimento del
danno biologico è subordinato alla
esistenza di una lesione subita da
parte del lavoratore, dallo stesso
dimostrata, dell’integrità psicofisica
medicalmente accertabile.
Il danno esistenziale e la sua risarcibilità è determinata dall’alterazione,
oggettivamente accertata, da parte
del lavoratore delle sue abitudini e
assetti relazionali propri, nonché da
scelte di vita diverse.
Infine il danno professionale derivante dalla frustrazione di precisate
e ragionevoli aspettative di progressione professionali, perdita di chances e professionalità.
Infine, con la terza decisione
(Cassazione n. 17564 del 2 agosto
2006), è stato affermato il principio
secondo cui la responsabilità derivante da un demansionamento del
dipendente può essere eventualmente esclusa allorché possa derivare da
un comportamento non imputabile
al datore (ad esempio, sia conseguenza di una contrazione dell’attività dell’impresa).
In ogni caso, è stato nuovamente
confermato il principio secondo cui
esiste un diritto/dovere del lavoratore di svolgere la prestazione lavorativa in base alla qualifica rivestita, così
come stabilito dal 2103 c.c., nel
rispetto, da parte del datore di lavoro, della sua integrità fisica e personalità morale, di cui all’art. 2087
c.c.
LEGALE
Patto di non concorrenza e divieto di concorrenza
nell’ambito del lavoro subordinato
N
elle varie vicende di un rapporto di lavoro, tra datore di
lavoro e lavoratore si contrappongono interessi diversi se pur
meritevoli di tutela sia da una parte
che dall’altra.
Nello specifico della questione che qui
affrontiamo, il legislatore ha previsto
una serie di norme a tutela del datore
di lavoro a fronte della concorrenza e
della divulgazione dei segreti e dei
metodi produttivi da parte del lavoratore sia in corso di rapporto, sia alla
cessazione dello stesso, attribuendogli
la facoltà , del tutto eccezionale, di
poter comprimere, sia pur previo
accordo fra le parte ed a condizioni
particolari, il libero esercizio dell’attività professionale del lavoratore.
Segnaliamo, per completezza di informazioni, l’art. 2105 del Codice Civile
che , per l’appunto. vieta al lavoratore
di trattare affari, per conto proprio o di
terzi, in concorrenza con l’imprenditore, di divulgare notizie attinenti all’organizzazione ed ai metodi di produzione dell’impresa o farne uso in modo da
recare ad essa pregiudizio, (divieto di
concorrenza ed obbligo di riservatezza)
e ciò in ottemperanza al dovere di
fedeltà che è obbligazione accessoria a
quella principale di lavorare; di altrettanta importanza è l’art. 2125 Cod.
Civ. che prevede il patto di non concorrenza quale estensione dell’obbligo
di fedeltà al termine del rapporto di
lavoro , proteggendo, da un lato l’imprenditore da un eventuale attività di
concorrenza da parte dell’ex dipenden-
te e dall’altro il lavoratore, imponendo
la stipulazione di tale patto a limiti
oggettivi: ed infine l’art. 2596 Cod.
Civ. relativo al generale divieto di concorrenza applicabile al lavoratore autonomo, oltre all’art. 1751 Cod.Civ. che
estende l’obbligo di “non fare” anche
all’agente.
Le ragioni di tali prescrizioni normative sono facilmente ed ovviamente
comprensibili : il prestatore di lavoro,
essendo inserito nell’organizzazione
aziendale, sarebbe in grado di rendere
la propria attività competitiva particolarmente insidiosa, proprio a causa
della diretta conoscenza che egli ha del
contesto e delle vicende dell’impresa.
Il divieto assoluto di concorrenza previsto dalla legge è pertanto strettamente connesso alla sussistenza del rapporto di lavoro; con il cessare di questo,
quindi, il dipendente riacquista la
libertà di svolgere qualunque attività,
anche in concorrenza di quella svolta
dal suo precedente datore di lavoro,
salva, per l’appunto, la previsione di
un patto di non concorrenza post contrattuale.
L’art. 2125 del Codice civile prevede
infatti l’ipotesi in cui il datore di lavoro voglia tutelarsi anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro, prevedendo la possibilità di stipulare con il lavoratore un apposito patto di non concorrenza , in forza del quale il datore di
lavoro si obbliga a corrispondere una
somma di denaro al lavoratore e questi,
a sua volta, si obbliga a non svolgere
attività concorrenziale con quella del
proprio ex datore di lavoro una volta
cessato il rapporto.
Il patto di non concorrenza può essere
inserito sia all’atto della stipula del
contratto di lavoro, sia nel corso del
rapporto, sia, infine, al momento della
sua cessazione. Deve risultare da atto
scritto e prevedere un corrispettivo in
favore del lavoratore. Nell’ipotesi in
cui il corrispettivo sia irrisorio o troppo modesto rispetto al sacrificio imposto al lavoratore, il patto sarà comunque nullo.
Devono, inoltre, sempre a pena di nullità, essere indicati i limiti di oggetto,
di tempo e di luogo, previsti, non
alternativi tra loro.
La durata massima del patto di non
concorrenza è stabilita dalla legge in 5
anni per i dirigenti ed in 3 anni per gli
altri prestatori di lavoro: nel caso in cui
tali limiti temporali non fossero rispettati, per il tempo eccedente la durata
legale, il patto non produrrebbe nessun effetto.
Il patto di non concorrenza riguarda
esclusivamente il rapporto di lavoro
subordinato e, pertanto, non può
applicarsi ad ipotesi diverse, come
quella, per esempio, del rapporto
d’agenzia, dato che l’agente non è un
lavoratore subordinato ma un lavoratore autonomo.
Analogamente, la Suprema Corte di
Cassazione considera escluso dall’ambito di applicazione soggettivo dell’art.
2125 il lavoratore parasubordinato,
essendo costui equiparato per analogia
al lavoratore autonomo.
Economia Veronese
55
AP IGIOVANI
I giovani imprenditori Confapi lanciano l’allarme
C
atia Polidori alza la voce,
portando l’attenzione sulle
difficoltà dei Geni Privati,
in primis quelli più giovani, che lei
rappresenta. Il vero genio, la vera
creatività risiede, come la Presidente
dei Giovani Confapi ricorda, nella
realtà produttiva italiana. All’Italia,
il paese “in pensione”, appesantito
dai troppi rami secchi da recidere
(ad esempio quelli della pubblica
amministrazione), sordo alla meritocrazia e ricco di partiti politici che
sembrano navicelle che traghettano
sempre gli stessi uomini da un
periodo storico all’altro, Catia
Polidori contrappone l’universo
vivace e dinamico dei giovani
imprenditori, coloro che non hanno
mai smesso di produrre, innovare e
creare occupazione, nonostante le
congiunture sfavorevoli e le schizofrenie della politica. Il futuro del
Sistema Italia, rappresentato dal
gruppo, che in occasione della
assemblea annuale è stato ricevuto
dal Presidente della Repubblica
56 Economia Veronese
Giorgio Napolitano.
«Oggi festeggiamo le mancate esequie delle piccole e medie imprese.
Molti le davano per spacciate, ma
esse sono più vitali che mai. A
dispetto di una politica che non
parla la nostra stessa lingua, che ci fa
sentire una minoranza numerica e
culturale, noi giovani imprenditori
continuiamo a lottare nonostante
un sistema politico che si comporta
da “nemico”. Anche se molte pmi
hanno reagito andando via
dall’Italia alla ricerca di paesi più
concorrenziali, in molti sono rimasti
riuscendo a intercettare altri mercati, cioè integrando i clienti tradizionali ormai fiaccati con nuovi provenienti da altre nazioni. Tutti,
comunque, hanno innovato, nell’organizzazione, nei processi e nei
prodotti. Ciò che produciamo oggi
è immensamente più ricco di valore
immateriale, cioè di intelligenza e
complessità, rispetto al passato. Ai
politici che criticano il basso tasso di
innovazione nelle aziende, chiedo
ad alta voce: dove siete stati negli
ultimi anni? Dove siete ora? Venite
nelle nostre imprese, prima di giudicare»
Sul fronte Finanziaria, la Presidente
è poco tenera «È inutile parlarne,
quando una cosa è storta non ha
senso cercare di raddrizzarla: non
per la presunta sacralità di saldi di
cassa sostanzialmente ancora incogniti, non perché è scioccamente
redistributiva, non perché fa favori
ad una manciata di aziende ma perché, ancor prima che politicamente,
è culturalmente sbagliata». Catia
Polidori propone un modello di giovane imprenditore combattente, che
rivendica il suo ruolo nella creazione
di una vera politica industriale, in
quanto motore principale del processo di crescita del Paese: «Noi
chiediamo che la nostra capacità
d’essere imprenditori di mercato
contribuisca a dare un valore
aggiunto alla politica: solo in questo
modo il genio privato si farà pubblica virtù».
FISCALE
Studi di settore e indagini bancarie
G
li studi di settore stanno
assumendo un’importanza
sempre crescente nelle strategie di accertamento dell’Amministrazione Finanziaria e la recente
Manovra Finanziaria ne è una conferma. Si è ormai arrivati al punto
di operare scelte prettamente
“imprenditoriali” di strategia aziendale, come assumere un nuovo
dipendente o esternalizzare, acquistare beni strumentali o prenderli
in locazione in funzione della congruità agli studi di settore. E bene
fanno le aziende che programmano
per tempo tali scelte: le difese nei
confronti degli studi di settore sono
sempre più ardue. Il recente convegno di Apindustria su: “Studi di
settore ed indagini finanziarie –
strumenti di difesa”, grazie all’intervento di relatori specializzati in
consulenza tributaria ed in contenzioso tributario, ha destato grande
interesse tra gli imprenditori. E
non sarebbe potuto essere diversamente tenuto conto che la larga
parte delle imprese associate è interessata all'applicazione degli stessi e
che il numero è destinato ad
ampliarsi viste le modifiche imminenti che innalzeranno i limiti
dimensionali di applicazione degli
studi. L’attenzione che il tema
riscontra è indice della crescente
importanza che le problematiche
collegate ai cosiddetti “accertamenti induttivi” stanno assumendo in
un contesto caratterizzato da:
- numerosità delle imprese;
- aggravamento dello stato della
finanza pubblica , sostanzialmente
ritornato a livelli ante entrata nell’area Euro;
- assenza di reali riforme strutturali
dal lato delle uscite pubbliche.
Senza dilungarci sulla logica e sullo
sviluppo degli studi di settore, può
essere interessante riportare qualche
spunto di riflessione.
Gli studi sono stati ideati utilizzando, per ogni singola attività economica, dati contabili e strutturali
quali la tipologia di processo produttivo, il settore di vendita, l’area
geografica, il livello dei prezzi, con
il fine di rendere più efficace e incisiva l'azione accertatrice in relazione ai vari settori economici di esercizio delle attività imprenditoriali e
professionali.
L’obbiettivo è quindi di consentire
la determinazione dei ricavi che
con ragionevole probabilità possano essere attribuiti al contribuente
sulla base di elementi caratterizzanti l'attività. Il fine di tale elaborazione statistica è quello di permettere all’Amministrazione Finanziaria di effettuare accertamenti in rettifica dei redditi nei quali lo scostamento dei ricavi dichiarati rispetto
a quelli attribuibili sulla base dello
studio di settore costituisca presunzione grave, precisa e concordante,
senza peraltro pregiudicare l'ulteriore azione accertatrice relativa alle
medesime o alle altre categorie residuali. L’Amministrazione Finanziaria ha esigenza di perforare la struttura costituita dalla contabilità
aziendale per poter accertare non
solo l’evasione “vera” (analiticamente documentata dallo scostamento tra dato contabile e dato
economico) ma anche l’evasione
“verosimile” (scostamento tra dato
economico apparente e dato economico verosimilmente reale).
Ciò per risparmiare tempo in sede
di attività di verifica (efficienza) e
per ottenere dall’attività di verifica
risultati più apprezzabili (efficacia).
L’attività di accertamento induttivo
è di conseguenza una realtà necessaria date le premesse (spesa pubblica non riformata dal lato delle
uscite e scarsità delle risorse da
destinare all’attività di accertamento). La centralità della ricerca del
“verosimile” apre la strada all’utilizzo di strumenti statistici sempre più
raffinati (la cui ultima espressione
concreta sono gli studi di settori) e
a ragionamenti che collegano “dati”
noti (elementi strutturali dell’impresa , dati finanziari, dati economici di input output) a “fatti” ignoti (il presunto reddito evaso).
Se lo studio di settore come strumento di indirizzo e di individuazione di posizioni contributive
dubbie avrebbe potuto avere un
senso, l’evoluzione che ha subito lo
ha portato a diventare uno strumento nei confronti del quale le
imprese riescono a difendersi con
sempre maggiore difficoltà. In un
simile contesto, al fine di non rimanere con il solo “amaro in bocca” di
fronte al progressivo assottigliarsi
dei margini di manovra di una difesa “a posteriori” (dopo l’emissione
del verbale o dell’avviso di accertamento) basata su principi di libertà
e garanzia (la necessità di “prove
certe” dell’evasione) occorre aprirsi
ad una metodologia di analisi preventiva della realtà aziendale e ad
un rapporto più interattivo tra
impresa, associazioni e consulenti
per monitorare i rischi fiscali
intrinseci all’attuale struttura aziendale.
Diventa insomma essenziale applicare il vecchio motto einaudiano
“conoscere per decidere”.
Economia Veronese
57
RUMORE IN AZIENDA: ARRIVA LA NUOVA LEGGE
Sala gremita per il convegno organizzato da Apindustria Verona sulle novità introdotte dalla normativa sul rumore nelle aziende. Relatori dell’incontro Luciano Marchiori, direttore dello Spisal
dell’Ulss 20, e Massimo Donzellini del settore Attività Specialistiche dell’Arpav di Verona, i quali
si sono alternati al tavolo per spiegare cosa cambierà con il decreto legislativo 195/2006. La legge
è entrata in vigore il 14 giugno 2006, ma sarà totalmente operativa dal 14 dicembre 2006. Il
nuovo provvedimento quando entrerà in vigore abrogherà il DLgs 277/91 ed introdurrà un
nuovo titolo, il V bis al DLgs 626/94. Pertanto essendo la regolamentazione di tale rischio all’interno del DLgs 626/94, la valutazione generale dei rischi dovrà tener conto anche del rischio
rumore.
Se a seguito della valutazione si può ritenere di superare gli 80 dB (A), il datore di lavoro misura strumentalmente i livelli di rumore e riporta i risultati nel documento di valutazione dei rischi.
Ad di sotto di tale valore non è obbligatoria la misurazione strumentale. Il nuovo decreto prevede dei valori limite di esposizione: 87 dB (A) espressi come livello di esposizione per 8 ore di lavoro (LEX,8 ore) e di 140 dB(C) di picco; in caso di superamento dei valori limite, il datore di
lavoro, tenendo conto dell’attenuazione prodotta dai DPI adotta misure immediate per riportare l’esposizione al di sotto del valore limite, individua le cause dell’esposizione eccessiva, modifica le misure adottate per evitare che si ripeta tale superamento. Sono previsti inoltre dei valori
d’azione inferiori, e superiori.
Quelli inferiori sono: 80 dB(A) espressi come livello di esposizione per 8 ore di lavoro (LEX,8
ore) e 135 dB(C) di picco; al di sotto dei quali il rischio è da ritenersi basso, al di sopra, il datore di lavoro mette a disposizione i DPI, garantisce l’informazione e la formazione, su richiesta del
lavoratore lo sottopone a sorveglianza sanitaria.
- Quelli superiori sono: 85 dB(A) espressi come livello di esposizione per 8 ore di lavoro (LEX,8
ore) e 137 dB(C) di picco; al di sopra dei quali il datore di lavoro elabora ed applica un programma di misure tecniche e organizzative volte a ridurre l’esposizione al rumore, fa tutto il possibile perché vengano indossati i DPI, sottopone a sorveglianza sanitaria i lavoratori.
Nella valutazione del rumore il datore di lavoro considera il livello, il tipo e la durata dell'esposizione, i valori limite di esposizione e i valori di azione, tutti gli effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori, tenendo conto anche dei soggetti particolarmente sensibili al rumore come
le lavoratrici in stato di gravidanza, i minori, i casi individuati dal medico competente. Infine
valuta tutti gli effetti sulla salute e sicurezza dei lavoratori derivanti da interazioni fra rumore e
sostanze ototossiche connesse con l'attività‘ svolta esempio la presenza di solventi, metalli, e fra
rumore e vibrazioni. Le valutazioni devono essere effettuate con cadenza almeno quadriennale da
personale qualificato nell'ambito del servizio di prevenzione e protezione. La non ottemperanza
al decreto è sanzionata penalmente, arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da 1549 euro a 4132 euro.
Sono inoltre previste gravi sanzioni nel caso in cui venga accertata come conseguenza la sordità
del lavoratore: l’ipoacusia di un lavoratore viene considerata dalla magistratura come un reato
riconducibile alle lesioni personali colpose, di cui all'articolo 590 del Codice penale, punibili con
la reclusione (se gravi) da 3 mesi a un anno o alla multa da 500 a 2000 euro. Per le lesioni gravissime, unicamente con la reclusione da uno a tre anni. Nel caso di lesioni a più persone la sanzione può essere aumentata del triplo.
58 Economia Veronese
SINDA CALE E PRE VIDENZ A
Disabili in azienda: da obbligo a risorsa
N
egli ultimi anni, anche grazie
alla Legge 68 del 1999
(“Norme per il diritto al
lavoro dei disabili”) abbiamo assistito
ad un progressivo inserimento/inclusione di persone disabili nel mondo
del lavoro. Ci piace sottolineare in
premessa che “L’uomo normale è
un’astrazione; in qualche misura ogni
essere vivente presenta disabilità:
come non esistono linee di demarcazione tra salute e malattia, pure non
si può ritenere che questa esista tra
normalità e handicap” (Massimo
Cacciari nel ‘Dialogo sulla solidarietà’ con il Card. C.M. Martini).Occorre ricordare anche che,
mentre la normativa previgente in
materia (L. 482/68) aveva come
scopo principale il reperimento per il
disabile di un’occupazione qualsiasi,
l’obiettivo primario della citata L.
68/99 è la “valorizzazione della professionalità dei disabili” ai fini della
costituzione del rapporto di lavoro,
restituendo alle persone disabili il
diritto al lavoro e il diritto alle pari
opportunità. Si ha quindi il passaggio
da una modalità di inserimento
impositiva ad una modalità consensuale attraverso forme di inserimento
mirato, individuazione di percorsi
personalizzati volti a massimizzare le
capacità lavorative della persona e di
conseguenza il grado di funzionalità e
operatività nell’ambiente lavorativo.
Anche le classificazioni delle disabilità hanno subito dei profondi cambiamenti culturali dalla “percentuale di
invalidità conseguita” fino alla attuale ICF (International Classification of Functioning, Disability
and Health) che “intende descrivere
ciò che una persona malata o in qualsiasi condizione di salute può fare e
non ciò che non può fare”. La valuta-
60 Economia Veronese
zione non è più sulla disabilità (con il
conseguente handicap che si manifesta in seguito all’interazione con
l’ambiente anche lavorativo), ma
sulla salute e le capacità residue.
L’ICF non classifica le persone ma
riguarda in pratica tutti, poiché ciascuno di noi, in un contesto ambientale sfavorevole o a fronte di qualche
difficoltà, può venirsi a trovare in una
condizione di salute che lo renda
“disabile”. Spesso ho constatato che
l’inserimento di persone disabili in
realtà lavorative è stata una vera e
propria verifica dell’accettabilità e
della vivibilità degli ambienti di lavoro per tutte le persone che vi lavorano (barriere architettoniche, uscite di
sicurezza, servizi igienici e locali di
ristoro, ergonomia ma anche rapporti interpersonali e organizzazione del
lavoro). Tale verifica ha evidenziato la
necessità della rimozione degli ostacoli all’inserimento mediante interventi anche sostanziali e talvolta onerosi sull’ambiente di lavoro e/o su
macchine ed attrezzature. Interventi
spesso comunque in grado di migliorare complessivamente la sicurezza e
di rimuovere situazioni disergonomiche in precedenza ignorate, sottovalutate o tollerate. Anche per l’inserimento di lavoratori disabili si deve
partire dal momento iniziale e fondamentale della Valutazione dei Rischi
in azienda, finalizzata nello specifico
sia all’attuazione del percorso dell’inserimento lavorativo stesso, sia alla
maggiore tutela necessaria per il disabile (nel Documento di Valutazione
dei Rischi occorre anche definire i
“soggetti deboli” e destinatari di particolari tutele che oltre ai disabili
sono le lavoratrici madri e i minori).
Per esperienza personale e di molti
colleghi ritengo importante il ruolo
del Medico Competente nell’inserimento di lavoratori disabili: il suo
intervento è importante già dalla fase
preliminare nell’individuare le mansioni compatibili con le capacità lavorative del disabile per inserirlo nel
posto più adatto anche attraverso
l’analisi dei diversi posti di lavoro
presenti in azienda. L’inserimento
“mirato” del disabile in una specifica
realtà aziendale presuppone poi la
presa in carico da parte del Medico
Competente del soggetto disabile (in
possesso di un giudizio di idoneità
semi-specifica da parte della
Commissione Invalidi civili) valutando in modo specifico il luogo/postazione di lavoro e l’esposizione a rischi
del soggetto con le sue capacità residue. Il Medico Competente, di fronte al disabile deve esprimere un giudizio di idoneità che và oltre quello
consueto di idoneità alla mansione
specifica (ex art. 16 comma 2 del
D.Lgs. 626/94) ma deve essere di
effettiva compatibilità della persona
con il lavoro/l’ambiente anche proponendo al datore di lavoro l’adozione di misure tecniche, organizzative e
procedurali necessarie e specifiche
per facilitare l’inserimento /mantenimento al lavoro del soggetto disabile.
Nell’inserimento del lavoratore disabile il medico deve assumere anche
un ruolo gestionale (e non soltanto
clinico) in particolare per gli aspetti
riguardanti l’accessibilità al luogo di
lavoro, la postazione di lavoro, le
attrezzature di lavoro e la gestione
delle emergenze (in particolar modo
l’evacuazione dei disabili).
Plinio Menegalli
Medico competente
AMBIENTE E SALUTE
Lavori in quota:
nuova legge per
una maggiore
sicurezza
S
econdo i dati forniti
dall’Inail, più del 26% degli
infortuni sul lavoro del
2005 è stato causato da cadute
avvenute dall’alto. Un dato che,
seppur in leggero calo rispetto
agli anni passati, si mantiene
allarmante se viene considerato il
numero assoluto: quasi 250 mila
infortuni. Proprio per limitare
questi eventi, dall’estate 2005 è
entrato in vigore il decreto legislativo 235/03 di attuazione ad
una direttiva europea, la quale,
imponendo alcuni nuovi adempimenti per la prevenzione delle
cadute dall’alto, dovrebbe contribuire ad accrescere la cultura
della sicurezza, vero e proprio
anello mancante tra legge e condizioni reali di lavoro. Di questo
si è parlato all’incontro tenutosi
nella sede di Apindustria Legnago, relatori Luca Carlini, presidente del consorzio Aediles, e
Laura Gaburro, tecnico della prevenzione dello Spisal Ulss 21:
titolo del convegno: «Lavori in
quota». Per rientrare in questa
categoria è sufficiente per il lavoratore essere posto a 2 metri di
altezza, tanto basta al corpo
umano per capovolgersi e battere
la testa al suolo. Il decreto, quindi, è rivolto in particolare a tutti
gli utilizzatori di ponteggi, fissi o
mobili. Oltre al rispetto delle
regole già previste con il DPR
164/56, la nuova normativa stabilisce la redazione da parte dell’impresa che monterà il ponteggio di un piano chiamato Pimus,
in cui verranno indicate le modalità di montaggio, uso e smontaggio della struttura. Il progetto o è
disponibile perché rientra nelle
configurazioni strutturali del
costruttore o viene redatto specificatamente. Il piano di montaggio deve essere redatto da persona
competente e deve essere messo a
disposizione del sorvegliante preposto al montaggio-smontaggio e
ai lavoratori incaricati. «Succede
spesso che il Pimus sia utilizzato
in copia per più strutture e questo
non è possibile – ha spiegato
Gaburro – ogni impalcatura deve
avere il proprio che deve essere a
disposizione per la visione». I
contenuti essenziali del piano
riguardano il tipo di cantiere, il
tipo d’intervento per il quale si
rende necessario il ponteggio,
l’indicazione degli spazi logistici
dedicati e delle zone di transito e
lavoro. Nel Pimus vengono, inoltre, indicate le figure professionali presenti nel cantiere e ne definisce le competenze. Unitamente a
questo l’azienda deve certificare
di aver provveduto alla formazione obbligatoria e specifica del
personale che dovrà realizzare
l’impalcatura. Nei casi in cui i
lavori temporanei in quota non
possano essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni
ergonomiche adeguate, si devono
scegliere le attrezzature di lavoro
più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure, in
conformità ai seguenti criteri:
priorità alle misure di protezione
collettiva rispetto alle misure di
protezione individuale; dimensioni delle attrezzature di lavoro
confacenti alla natura dei lavori,
alle sollecitazioni prevedibili e a
una circolazione priva di rischi;
scelta del tipo più idoneo di sistema di accesso ai posti di lavoro
temporanei in quota in rapporto
alla frequenza di circolazione, al
dislivello e alla durata dell’impiego.
Ma se la norma è una condizione
necessaria, da sola non è sufficiente. Oltre alla volontà d’applicarla, occorrono anche comportamenti adeguati. La prevenzione
deve «stare nella testa» dei datori
di lavoro, innanzi tutto, e poi dei
dirigenti, dei responsabili delle
lavorazioni (i cosiddetti preposti)
e dei lavoratori, che devono poter
contare su un’organizzazione del
lavoro aziendale adeguata alla
sicurezza ed essere formati a usare
le attrezzature e a rispettare le
procedure.
Economia Veronese
61
IL PUNTO
Una storia che parla ancora
C’era una volta… Magari le favole sono passate di
moda, travolte da qualche play station, dai moderni
personaggi della fantasia infantile, tutti muscoli e
aggressività. Morte sepolte, sotto la montagna di
immondizia catodica o nei percorsi patologici di
qualche cartone animato giapponese, tutto violenza e
volgarità. Ma le favole hanno bisogno di spazio, perché nell’animo dell’uomo, la nostalgia per l’innocenza perduta è come il canto malinconico dell’esule per
la propria patria, cioè un desiderio incombente.
Quella che ci raccontiamo a Natale, più che una
favola, è una storia vera. Conosciutissima nei suoi
contorni, sempre attuale nella sua valenza sapienziale. Ci parlano di due sposini, in giro per
Gerusalemme, in trasferta dal Nord per ragioni anagrafiche e burocratiche. S’erano appena ripresi da
una storia ingombrante. Lei era troppo perfetta per
essere accusata, lui troppo onesto e buono per mandare a spasso una compagna così scomoda. E poi c’era
un Terzo intruso, che non offriva certo le condizioni
per guardarsi negli occhi e spiegarsi da uomo a uomo.
Sta di fatto che in arrivo c’era un bebè, che domandava prepotentemente di vedere la luce. Cose che
capitano e che si possono risolvere tranquillamente, se
non fosse stato per via dell’overbooking alberghiero
della città di Davide. Sia come sia, la cosa andò che
i nostri dovettero rifugiarsi in una casa scavata nella
roccia, come si usava a quei tempi. Pochi metri quadrati in cui mettere vacche, pecore, galline ed anche
cristiani. Il pargolo venne al mondo sano e promettente, ma fu chiaro, da subito che il suo destino era
in salita. Una volta cresciuto, presago del proprio
destino e sufficientemente scaltrito per sapere come va
il mondo, parlò ai suoi di croce e di persecuzione.
Ci vide bene e soprattutto lontano.
Dalle pareti di molte scuole e di molti ambienti pubblici fu bandito come un ladro da recludere. Bene che
andasse, qualche studente impertinente, nel posto
rimasto vuoto, aveva scritto con ironia: torno subito.
Non gli andò meglio nei seggi elettorali, dove presidenti tutto zelo e ignoranza ne chiesero la rimozione
forzata, pena il blocco delle operazioni di voto. Pensa
se per caso si metteva a parlare, come aveva fatto con
don Camillo, e dava qualche consiglio? Troppo pericolosa una marchetta del genere a favore del mondo
cattolico, bacchettone e conservatore. Se non bastasse,
svenevoli maestrine, ne impedirono la celebrazione ai
bambini più piccoli, in occasione del suo compleanno, il 25 dicembre. Meglio giocare in campo neutro,
Economia Veronese
63
IL PUNTO
con le zucche di Halloween. Sarà anche ‘na vaccata, ma la laicità era salva. Da ultimo ci si è messa anche la Rinascente
e qualche altro big store: il presepio non tira, hanno detto i responsabili. Buoi e asini, Madonne e San Giuseppe, con tanto
di prole, pecore e pastori vadano a cercarseli dalle Paoline! Vuoi mettere il pandoro o il mandorlato di Cologna, con ‘na
buona bottiglia di spumante o di recioto nostrano?
Magari il cittadino fa fatica a crederci. Ma come? Non c’è angolo d’Europa dove non ci siano mercatini, quelli famosi di
Natale, dove si fanno soldi a palate, perché la gente, per queste cose, corre come le mosche sul miele. Non è, per caso, che
ci siano in giro sacche di aviaria dell’intelligenza, quella che a corto di argomenti, si nasconde dietro al rispetto delle religioni altrui?
Per fortuna che a Verona siamo sotto ad una buona stella. Che qualcuno non fraintenda, nessuna allusione. Parlo di quella che scivola fuori dall’Arena, maestosa e seducente come il piffero della favola. È così bella che gli americani se la volevano comprare. Magari pagando un piccolo copyright potevano adattarsi a farsene una copia. E, invece, niente. Volevano
l’originale. Avrebbero comprato anche il sindaco e il negozio di mutande che c’è all’angolo di Via Mazzini, pur di fare
l’affare. Pensate a cos’erano disposti! Ma non c’è stato verso. La stella a Verona è e a Verona resta!
Anche ai tempi della nostra coppia ci raccontano di un bel stellone. Fece talmente colpo, che alcuni uomini di cultura,
intenti a scrutare i cieli come antesignani di Galileo, si misero in cammino, per vedere dove andava a mettersi. Sempre la
storia, quella bella da raccontare, ci dice che portarono doni preziosi. Si fermarono silenziosi davanti al bebè e poi, riservati e prudenti, fecero ritorno da dov’erano venuti.
La storia si ripete, verrebbe da dire, se non fosse per alcuni furbetti che, di questa stella hanno frainteso il significato. Anche
loro vengono da lontano, ma più che portare il dono delle loro attitudini e della loro laboriosa manovalanza, per integrarsi nel contesto di una socialità riconciliata, sotto la stella hanno trovato la scorciatoia per fare i soldi, con un mercato
abusivo, mobile e anguilloso. Determinati e sfacciati, come a ricordarti che la legalità è questione per gli italiani, non da
italiani. Poco male se non pagano le tasse e sottraggono introiti ai commercianti che lavorano in regola. Si lamentino pure
quest’ultimi. Se gli va bene, il fisco gli fa il prelievo in silenzio, se vale male, gli manda la finanza. Tanto i commercianti sono tutti evasori, così recitano i politici del politicamente corretto, da qualche tempo a ‘sta parte. Ma vagli a spiegare
a chi deve ascoltare, che il bambino della nostra storia non sarebbe stato mica tanto contento a sapere che c’è gente in giro
che vive di espedienti, che si rifornisce da gente senza scrupoli, che lavora nell’illegalità. E poi è vero che sono una minoranza, ma cento a Verona, cento a Trento, cento a Catania… sai che botta ti viene alla fine.
Dai, bebè caro, facci ‘sta grazia: rendici tanto buoni da non essere cattivi, ma facci sufficientemente cattivi da non essere
buonisti. Buon Natale!
Tse Tse
64 Economia Veronese
Ricerche di mercato
(quantitative e qualitative)
Quali sono i cambiamenti economici,
competitivi, di settore, tecnologici, ambientali
e demografici che si verificano nel
vostro mercato? Ed in che modo stanno
cambiando i bisogni ed i valori dei vostri
clienti?
Se gmentazione e dif ferenziazione
I vostri target di mercato sono cambiati negli
ultimi anni o state perseguendo gli stessi
target di sempre? Avete segmentato il
mercato in cui operate per identificare il
profilo dei target più redditizi?
Bench-marking e
Market Intelligence
A n a l i s i d i p o t e n z i a l e d i m e r c at o
Quali sono i concorrenti leader del vostro
mercato e perché hanno successo?
Come siete posizionati verso di essi?
Avete sviluppato processi di sorveglianza
della concorrenza?
Come calcolare il valore espresso
domanda di un dato mercato? Quale la
detenuta dai concorrenti? Vale la
investirvi? Ed in quanto tempo ci si
aspettare dei ritorni?
dalla
quota
pena
potrà
Piani di business e di mar keting
Preparate ogni anno piani aziendali
dettagliati? Ne avete collegato gli elementi
per unire fra loro strategia, tattiche,
investimenti ed obiettivi?
In una situazione macroeconomica in cui la saturazione
della domanda riguarda ogni mercato, la concorrenza
marketingPRO
R
a supporto dell' impresa
globale è sempre più aggressiva e le politiche monetarie
non lasciano spazio a recupero di competitività tramite la
svalutazione, fare una corretta attività di marketing è il
modo più affidabile per sviluppare la propria azienda.
MarketingPRO srl via c.c. g andini 1/a 37069
villafranca (vr)
tel. +39 045 7902578 fax. +39 045 6333263
w w w. m a r k e t i n g p r o . i t