Dicembre 2006 - Apindustria Verona
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Dicembre 2006 - Apindustria Verona
ECONOMIA VERONESE n.5 - Anno 5 - Dicembre- 2006 - Promosso da Apindustria Verona - Apiservizi - via Albere 21/C - Poste Italiane S.p.A. Sped. in abb. post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. - 27/02/2004 n 46) art. , comma 1 DCB VERONA - 2,58 Euro. R I V I S TA P R O M O S S A D A A P I N D U S T R I A V E R O N A Santa Margherita Cantine Tedeschi Kloben Ze.Pi. Scatolificio Ceriana Incontro con Fabio Bortolazzi la forza di un gruppo di consulenti è l’assicurazione per la tua azienda www.viani-assicura.com Da 50 anni siamo consulenti assicurativi e finanziari delle più significative realtà imprenditoriali del Triveneto per i rischi aziendali, la gestione del risparmio e della liquidità. Abbiamo la fiducia di 6000 Clienti e 350 Aziende grazie alla capacità di interpretare e soddisfare le Vostre esigenze di sicurezza e risparmio sia aziendale che personale. Da 20 anni siamo consulenti di “API Industria“ di Verona. 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Idee chiare per costruire una nuova Verona 20 Mobili Bertelè: l’antiquariato di oggi 23 n. 1234 del 22 marzo 2000 Poste Italiane Spa Spedizione in abbonamento postale Just in time - Verona Menon azienda all’avanguardia 40 Ceriana: scatolificio e cartotecnica alla seconda generazione 16 Banca Popolare di Verona e Apindustria Verona. Insieme per le piccole e medie imprese 44 A Verona i presepi dal mondo 46 Continua la crescita di ApiConfidi Verona 48 La festa di una Grande Famiglia 51 Storti International 1956-2006 52 Riam “in ascensore” da quarant’anni 53 Stampa Mediaprint San Giovanni Lupatoto, Verona Fotografie Ennevi - Archivio Apindustria Grafica Distretto del Mobile. La ripresa passa dalla comunicazione 38 Kloben riscalda e protegge l’ambiente 12 Registrazione Tribunale di Vr e-mail:[email protected] Diecirighe 36 I vini Tedeschi messaggeri nel mondo 9 Abitare il tempo 31 Redazione c/o APINDUSTRIA Verona Via Albere, 21 - 37138 Verona Tel. 045/8102001 Fax 045/8101988 Il futuro è nell’integrazione di sistema 34 Santa Margherita tra marmo e quarzo 4 Flessibilità o precariato? 26 Direttore Responsabile Cirillo Aldegheri Editore APISERVIZI S.r.l. Via Albere 21/C 37138 Verona Segreteria di redazione Tosca Lucchini Cinzia Trussardi Mobbing 54 Patto di non concorrenza e divieto di concorrenza nell’ambito del lavoro subordinato 55 I giovani imprenditori Confapi lanciano l’allarme 56 Studi di settore e indagini bancarie 57 Diecirighe 58 Disabili in azienda: da obbligo a risorsa 60 Lavori in quota: nuova legge per una maggiore sicurezza 61 Il punto 63 INSERZIONISTI Viani Assicurazioni Banco Popolare di Verona Eccofatto.biz Fiorio Santo Passaia Gamma ufficio Banca Ifis Albrigi Zanetti Italian Food Trading Dellas Nova Distributori Automatici Marketing Pro Sillo D.L. 353/2003 (con. in L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 1, DCB Verona Pubblicità raccolta in proprio Sommario Messaggio pubblicitario con finalità promozionali. Per le condizioni contrattuali è necessario fare riferimento ai “fogli informativi” disponibili presso i nostri sportelli. www.bpv.it Vantaggio. La comodità di avere la tua banca in ufficio. Cosa aspetti? Nasce Vantaggio, il nuovo servizio di remote banking per le aziende. Flessibile, veloce e pratico, che si avvale della tecnologia più avanzata. Oggi è ancora più completo ed efficiente, con soluzioni su misura, in tre diversi profili. EDITORIALE F inanziaria 2007. Ormai è fatta. Ne prendiamo atto ma non ci rassegniamo. Cercheremo, ancora più di prima, di far sentire la nostra voce. Sono stati mesi intensi: qualcuno è andato in piazza, qualcun altro no. Nessuno di noi voleva o vuole sottrarsi alle proprie responsabilità, a fare la propria parte, a portare il proprio peso. Non vogliamo però essere sempre e solo noi. La realtà delle PMI è stata ed è la base dello sviluppo del nostro Paese - le imprese al di sotto dei 250 addetti rappresentano il 99,5% del sistema produttivo nazionale – su cui si fonda l’equilibrio ed il benessere economico-sociale. Cosa che i Governi nazionali non hanno saputo o non hanno voluto considerare ed interpretare con la dovuta attenzione, visto che la stragrande maggioranza dei provvedimenti presi ha beneficiato quasi esclusivamente la grande impresa. Ci riferiamo, ad esempio, alla strutturazione degli uffici ICE e al sistema di rappresentanza nel mondo, alle agevolazioni su ricerca e innovazione, alle manovre fiscali, alle mobilità lunghe, alle rottamazioni, ... I piccoli imprenditori devono da sempre lottare per sopperire alla disparità di trattamento a loro riservata. Il colmo è poi venire accusati di non essere competitivi, perché “nani”, non organizzati, scarsamente innovativi, chiusi nelle nostre fabbriche, sottocapitalizzati ed evasori. Ma se in questo momento l’Italia ha ripreso a crescere, sia in pil che in entrate fiscali, chi sta sostenendo questo trend? Il 99,5% o lo 0,5% del sistema industriale? Chi ha mantenuto le aziende in Italia o chi le ha trasferite all’estero? Chi realizza il prodotto Made in Italy o chi lo marchia solamente? Alcuni numeri per capire: - occupati: le imprese con meno di 250 dipendenti occupano l’80% del totale addetti (fonte ISTAT - 2001); - redditi dichiarati: 41,3% delle grandi imprese dichiarano perdite, l’8,5% reddito zero e il 17,4% meno di 10.000 euro di imponibile e, complessivamente, oltre l’80% redditi inferiori a 50.000 euro (fonte CGIA di Mestre - 2006); - esportazioni: il 92,3% degli esportatori italiani è costituito da piccole e medie imprese (fonte ICE); l’export dei grandi gruppi industriali è cresciuto, in valore, del 25,2%, mentre quello delle medie imprese è aumentato del 52,5% (fonte UNIONCAMERE - 2006); - credito: le PMI rappresentano il 99,9% della clientela del sistema bancario, con una incidenza delle microimprese pari al 94.9% (fonte UNIVERSITA’ DI BARI - 2006); - valore aggiunto manifatturiero: il 57% è prodotto da imprese con meno di 250 addetti (fonte Università di Bari - 2006); Noi crediamo che da questi dati - e solo da questi – sia indispensabile partire per mettere a punto una nuova e diversa politica industriale, che ponga al centro lo sviluppo, la competitività, il benessere della società civile. Noi ci siamo e ci saremo ancora … Economia Veronese 3 Santa Margherita tra marmo e quarzo I nnovazione continua e utilizzo di tecnologie all’ avanguardia. Questi sono i due segreti che hanno fatto grande Santa Margherita S.p.A., l’azienda che dal 1962 è un punto di riferimento nel settore lapideo e degli agglomerati composti da marmi e quarzi. Situata nella zona marmifera di Verona, tra Sant’Ambrogio di Valpolicella e Dolcè, in un distretto che sul lapideo ha fondato la propria economia, fattura oggi più di 37 milioni di euro e fornisce lavoro ad oltre 130 4 Economia Veronese dipendenti, su una superficie aziendale di 100.000 metri quadrati. «Dal 1962 ad oggi abbiamo vissuto una crescita continua - spiega Giampietro Desto, Presidente del CdA, co-fondatore e tra gli artefici di questo successo - soprattutto grazie all’assidua ricerca della qualità e di materiali innovativi che ci hanno posti sempre all’avanguardia sul mercato». A testimoniare questa continua ricerca, c’è anche una collaborazione attivata con l’Università di Trento, Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e Tec-nologie Industriali: «Oltre al nostro laboratorio interno di ricerca, abbiamo pensato che avremo tratto buoni frutti dalla cooperazione con l’ateneo trentino, con un interscambio continuo di idee e lavori», prosegue Desto. Sguardo rivolto al futuro, dunque, a fronte di un passato glorioso. L’azienda fu fondata dalle famiglie Desto e Butturini, in particolare dai fratelli Leris e Giampietro Desto e Pietro Butturini. Nasce PROFILI piccola, specializzata nella lavorazione del marmo. Il primo salto avviene dopo pochi anni, quando s’inizia la produzione industriale di agglomerati, la scintilla che ha permesso alla Santa Margherita di ampliarsi e di ritagliarsi il proprio, importante spazio sul mercato. Questi prodotti erano formati da una miscela di cemento (oggi sostituito da resine poliesteri) e scaglie di marmo. L’unione di questi componenti forma un composto che può assumere molte tonalità e forme: «A partire dagli anni ‘60 è esploso questo mercato. L’agglomerato Santa Margherita è un prodotto industriale che utilizza scaglie di marmo accuratamente selezionate, legate con resina. La produzione e l’utilizzo di questo materiale sono legati alla risoluzione di problemi sia ecologici sia di carattere economico ed estetico. Il prodotto ottenuto, infatti, si differenzia dalla lastra di marmo per uniformità di colore, caratteristiche tec- nico-fisiche migliori e costo più contenuto», dichiara Giampietro Butturini, Vice-presidente della società e figlio di uno dei fondatori. Pavimenti, rivestimenti per pareti, scale, davanzali, piani lavabo, facciate sono solo alcune delle applicazioni degli agglomerati creati dall’azienda di Volargne, che esporta più del 90% in 70 paesi del mondo: «I mercati sono quelli classici del settore lapideo, quindi Stati Uniti, Germania, Medio Oriente, Cina e paesi della Europa settentrionale. Non tralasciamo, però, neanche l’Oceania, arrivando, così a toccare tutti e cinque i continenti», prosegue Butturini. Se inizialmente il collante utilizzato per creare le lastre era il cemento, col tempo si è passati all’utilizzo di resine poliesteri, che garantiscono un miglior risultato estetico. Una curiosità: l’idea di utilizzare questo tipo di agglomerato è nata proprio a Verona, una tecnologia che ora viene sfruttata in tutto il mondo. Tra il 1998 ed il 2000 avviene un altro importante passaggio fortemente innovativo: l’avvento del quarzo come materia prima e, conseguentemente, la creazione di una nuova struttura produttiva «Seguendo le esigenze del mercato - spiega Desto - abbiamo optato per l’utilizzo di un materiale nuovo, resistente agli acidi, quasi completamente impermeabile e quindi antimacchia, con tonalità CARTA D’IDENTITA’ SEDE AMMINISTRATIVA Via del Marmo, 1098 37020 Volargne (Verona) Tel. 045 6835888 PRODUZIONE Produzione, lavorazione e commercio di agglomerati in marmoresina e quarzo. ANNO DI FONDAZIONE 1965 PRESIDENTE CdA Giampietro Desto DIRETTORE AMMINISTRATIVO Giuseppe Marastoni DIRETTORE COMMERCIALE Aldo Breoni RESPONSABILE TECNICO Giampietro Butturini FATTURATO 2005 37 milioni di euro SUPERFICIE AZIENDALE Totale mq 100.000 Coperta mq 70.000 RISORSE UMANE Addetti alla produzione 104 Impiegati 28 SITO INTERNET www.santamargherita.net [email protected] Economia Veronese 5 particolari ed uniche». Le lastre create con la Quartz Engineered Stones contengono il 92% di questo materiale che si sta configurando sempre di più come il mercato del futuro. La spinta innovativa della Santa Margherita va ora in questa direzione, portando all’attenzione degli addetti ai lavori prodotti sempre più per- 6 Economia Veronese formanti e dall’elevato design. E il caso della linea «Wave », che unisce le caratteristiche estetiche delle più pregiate pietre naturali alle proprietà del quarzo. La superficie di questo prodotto, infatti, riprende il calore delle ardesie, con delle levigature “a spacco” che ricordano proprio le naturali venature della pietra: «Una soluzione nuova, innovativa e modernissima per chiunque si trovi a progettare e realizzare ambienti e spazi interni, da una piccola cucina privata ad una grande hall d’albergo, creando giochi cromatici e spaziali unici ed irripetibili», conclude Giampietro Butturini. Grande attenzione viene rivolta all’immagine PROFILI dell’azienda, presenziando alle maggiori fiere internazionali di settore. Ad “Abitare il Tempo” 2006 è stata presentata un’ altra importante novità, il quarzo traslucido, che permette, grazie ad una retroilluminazione, di avere «un effetto cromatico e visivo di notevole impatto, un gioco di luce estremamente raffinato ed elegante», dichiara Desto. Non per questo, tuttavia, Santa Margherita ha abbandonato la ricerca nel campo del settore lapideo. Accanto a queste due novità ce n’è un’altra che guarda al marmo locale. Si chiama “Giallo Reale” l’unione tra tecnologia ed eredità storica, il nuovo agglomerato a base di marmo. Evitando anche uno spreco di preziose materie prime altrimenti destinate a rimanere inutilizzate in cava, l’azienda di Volargne ha deciso di lanciare sul mercato un prodotto appartenente alla linea “Agglosimplex”, che ha fatto la storia dei materiali lapidei agglomerati. Per realizzarlo Santa Mar-gherita ha effettuato una lunga ricerca delle più affidabili cave, per selezionare alla fonte solo i migliori materiali. Il Giallo Reale si presenta elegante, fonda la sua raffinatezza nelle sfumature e nelle scaglie rosacee sapientemente inserite su uno sfondo giallo, che conferisce a qualsiasi ambiente in cui venga inserito una nota di calore e nobiltà. Ogni giorno, grazie al raddoppio delle linee avvenuto nel 2005, l’azienda produce circa 8000 metri quadrati di lastre, lastre che sono state utilizzate in tutto il mondo. A Londra, nell’ aeroporto di Heatbrow, a Tokio, Seul o Los Angeles nelle locali aerostazioni. E poi ospedali, complessi commerciali e residenziali, stazioni e centinaia di altre grandi strutture. Il futuro dell’azienda è ancora innovazione e ricerca, mantenendo sempre un rapporto stretto con il territorio: «Un altro segreto del successo sta nell’enorme knowhow che riceviamo dal nostro territorio», conclude il presidente, «Per questo non crediamo nella delocalizzazione tout-court, e puntiamo ad essere sempre più competitivi agendo sia sul piccolo sia sul grande mercato, dal piano cucina della casalinga di Voghera, alla fornitura di materiali per la pavimentazione di stazioni ed aeroporti». Economia Veronese 7 ),45/,)"2/&/4//.,).% DALLATUA FOTOCAMERA DIGITALE 0%2 0# ALTUOLIBRO STAMPATOE RILEGATO WWWECCOFATTOBIZ PROFILI I vini Tedeschi messaggeri nel mondo H a rappresentato e continua ad incarnare l’eccellenza qualitativa in un sistema, quello viticolo ed enologico, sempre più affollato e competitivo. Una conferma, sottolineata recentemente, dall’aver ricevuto, al Salone del Gusto di Torino, i “tre bicchieri” dal Gambero Rosso, un importante riconoscimento che premia la coerenza qualitativa con cui, negli anni, l’azienda ha saputo offrire al mercato, interno ed internazionale, prodotti di pregio oltre che un Amarone di eccellente livello qualitativo. Un attestato che ribadisce la centralità dell’ amena “contea” dell’enologia nazionale, la Valpolicella, e sottolinea come la famiglia Tedeschi ne sia un pilastro storico che funge da volano di una crescita progressiva che ha portato i vini di questo territorio, dal Valpolicella all’Amarone, ad essere fra i più affermati e richiesti dai consumatori di tutti i continenti. C’è voluto un impegno certosino, ma anche la capacità di credere fermamente nel proprio lavoro e nelle scelte, da parte di Lorenzo Tedeschi che ha saputo, con equilibrio, adeguare le dinamiche aziendali all’evoluzione dei mercati senza tuttavia inquinare quello “stile” che oggi rappresenta una vera e propria garanzia di qualità, di serietà, di onestà, ma soprattutto la carta di identità della azienda Tedeschi. Requisiti che hanno fatto e continuano ad essere parte integrante della storia di questo territorio e, soprattutto, della filosofia imprenditoriale di una famiglia che sin dal 1630 (come da documenti storici) si dedica alla cura della vigna ed alla produzione del vino. Testimone che Lorenzo ha ricevuto da Riccardo (che lo ha raccolto dal proprio avo Lorenzo e questi da Nicolò) e che oggi sta trasferendo ai figli Antonietta, Sabrina e Riccardo, ovvero ai testimoni di quel passaggio generazionale che per l’Agricola F.lli Tedeschi è avvenuto senza alcun trauma, anzi nella consapevole certezza di portare avanti quell’originale modo di essere impresa. Concetto che non rigetta, come sottolineano i tre eredi Tedeschi, l’adoEconomia Veronese 9 zione di tecniche moderne, nel vigneto e in cantina, purché assecondino la natura senza volerla sostituire e, quindi, senza venir meno alla ricchezza di tradizioni che l’azienda vive con tenacia non facendosi ammaliare dalle mode. Un percorso a cui vanno ascritti i 10 Economia Veronese vini della serie “Capitel”, ma anche gli Amarone e i Recioto – dal Recioto Monte Fontana del 1981 giudicato nel 1987, dal prestigiosissimo Wine International Challenge di Londra, uno dei sei mi-gliori vini del mondo, all’Amarone Capitel Monte Olmi 1988 che, nella mede- sima competizione del 1994, vinse il trofeo di miglior vino rosso di corpo, ed al recentissimo Tre Bicchieri alla “carriera” della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, vera e propria bibbia del bere bene – che sono l’emblema di una “personalità” imprenditoriale rivolta a garantire non solo la qualità del prodotto quanto la costanza qualitativa dello stesso nel tempo. Un impegno non di poco conto che, da quest’anno, vede l’azienda Tedeschi effettuare investimenti di notevole portata: a partire dall’acquisto, all’interno della zona a denominazione di origine controllata, di 84 ettari di terreno (30 destinati ad ospitare vigneto, 2 ad oliveto e la quota restante a bosco), che vanno ad aggiungersi agli impianti che stanno ultimando nel comune di S. Ambrogio, ed alla rea- PROFILI CARTA D’IDENTITA’ SEDE AMMINISTRATIVA Via G.Verdi, 4 37029 Pedemonte (Verona) Tel.045 7701487 Fax 045 7704239 PRODUZIONE Vini di qualità ANNO DI FONDAZIONE 1630 PRESIDENTE Lorenzo Tedeschi DIRETTORE COMMERCIALE Antonietta Tedeschi (Italia) Riccardo Tedeschi (Estero) RESPONSABILE TECNICO Riccardo Tedeschi FATTURATO 2005 3 milioni di euro SUPERFICIE AZIENDALE 100 ettari di cui vitata in produzione 20 37 ettari in fase di impianto 2 ettari di oliveto specializzato in zona Veneto Dop RISORSE UMANE Addetti alla produzione 5 Impiegati 2 lizzazione del nuovo centro di appassimento dalla capacità di 3.000 q.li di uva. Iniziative che, anche per la pregressa valutazione che i tecnici hanno effettuato sulle condizioni pedoclimatiche dei nuovi terreni acquisiti, sono in linea con l’allevamento e l’ utilizzazione delle uve tipiche della zona quali la Corvina, il Corvinone, la Rondinella, l’Oseletta, la Molinara, la Dindarella e la Negrara, ovvero vigneti che offrono vini di grande equilibrio, di indiscussa e pregevole personalità. In sostanza prodotti che non sono inquinati dalla moda, sovente perversa e spersonalizzante, di dover presentare, sempre, sul mercato vini dal gusto internazionale che riescono solo a mortificare quel patrimonio di vitigni autoctoni che fa della nostra penisola un inimitabile laboratorio di genetica viticola. Oggi, l’Agricola F.lli Tedeschi propone al mondo dei consumatori prodotti di pregio frutto di una accurata e meditata selezione come i vini della “Fabriseria”, un pregevole Amarone prodotto solo nelle annate migliori, il Rosso la Fabriseria – i “Capitel” veri e propri “cru” divenuti un segno distintivo dell’elevato tenore qualitativo e i Classici, una linea con cui l’azienda presenta la selezione del meglio dell’ enologia classica veronese – dal SITO INTERNET www.tedeschiwines.com [email protected] Bardolino, al Soave, al Bianco di Custoza al Valpolicella. Vini che (la produzione è attestata sul mezzo milione di bottiglie per l’80% destinate al mercato estero e, in particolare a quello centro europeo, canadese, statunitense, giapponese, russo, polacco, israeliano, cinese) fanno mostra di se nei più affermati ristoranti, wine bar, enoteche, locali dove rappresentano il top della qualità. Economia Veronese 11 P Kloben riscalda e protegge l’ambiente 12 Economia Veronese ianeta al collasso. Crisi energetica. Fonti rinnovabili. Ogni giorno arrivano da più parti nuovi allarmi che ci mettono in guardia sullo sfruttamento eccessivo delle risorse ambientali e sugli accorgimenti da utilizzare. Kloben, l’azienda di Povegliano Veronese leader nel settore dei sistemi radianti a pavimento e parete, ha intuito da tempo l’utilità di investire sull’ambiente. E’, infatti, la prima azienda italiana produttrice di pannelli solari sottovuoto, strumenti che utilizzano l’energia del sole per riscaldare efficacemente acqua sanitaria ed ambienti domestici, centri commerciali e capannoni industriali. L’impresa guidata da Adelino Turco nasce nel 1993 a Sommacampagna, inizialmente come produttrice di impianti di riscaldamento a pavimento. Nel 1995, congiuntamente allo spostamento nell’attuale sede di Povegliano, sorge anche il comparto dei pannelli solari sottovuoto, che ha permesso all’azienda di commercializzare sistemi completi di riscaldamento a bassissimo impatto ambientale e ad elevatissima efficienza. Parte da qui la crescita esponenziale della ditta che si presenta con una denominazione tedesca, ma che in realtà è italianissima e conta il 90% del suo mercato proprio nel Belpaese: «Negli ultimi anni è aumentata notevolmente la richiesta di questo genere di impianti», spiega Michele Speri, export manager, «E questo grazie al notevole risparmio che si ottiene dal loro utilizzo, un risparmio che PROFILI ammortizza velocemente le spese di installazione». L’unione dei due sistemi, il solare con il radiante, garantisce spese bassissime e acqua calda per quasi tutto il periodo dell’anno: «I pannelli solari sottovuoto hanno la caratteristica di riscaldare l’acqua anche con un minimo irraggiamento solare, tipico dei mesi invernali. In più la temperatura di lavoro di un sistema a pavimento si aggira sui 30-35° centigradi, rispetto ai 65°-70° centigradi richiesti da un normale impianto con termosifoni», prosegue Speri. Il collettore solare Kloben è costituito da una serie di tubi in vetro borosilicato a doppia intercapedine, saldati all'estremità, al cui interno è provocato il vuoto. L'intercapedine è resa selettiva per l'assorbimento della radiazione elettromagnetica solare grazie ad una verniciatura metallica speciale multistrato, creata utilizzando prodotti completamente riciclabili, denomina- ta ''CERMET''. Il laminato riflettente posto sotto ogni tubo è appositamente realizzato per riflettere la luce diffusa con percentuali superiori al 90%, sfruttando il sistema CPC (Compound Parabolic Concentrator). Il fatturato 2005 della Kloben si aggira sui 10 milioni di euro, con una previsione di crescita per il 2006 di quasi il 50%, toccando quota 15 milioni. Il grande successo ottenuto ha costretto Turco a scelte radicali anche in fatto di sedi aziendali. Mentre fino al 2004 tutto era concentrato a Povegliano, da quella data è entrato in funzione lo stabilimento di Salerno, divenuto il polo produttivo unico. Ma non solo: «Per continuare a percorrere il cammino della crescita intrapresa negli ultimi anni, e consapevoli di dovere adeguare strutture e mentalità ad una realtà ben diversa da quella di dieci anni fa, abbiamo in serbo alcune novità strutturali, tanto impor- CARTA D’IDENTITA’ SEDE AMMINISTRATIVA Via Rizzotti,1 37064 Povegliano Veronese (Verona) Tel 045 7971966 PRODUZIONE Collettori solari sottovuoto, impianti radianti a pavimento,sistemi completi. ANNO DI FONDAZIONE 1993 AMMINISTRATORE Adelino Turco RESPONSABILE PRODUZIONE Ulisse Grambone FATTURATO 2005 10 milioni di euro SUPERFICIE AZIENDALE Totale 2000 mq Coperta 800 mq RISORSE UMANE Addetti alla produzione 30 Impiegati 50 SITO INTERNET www.kloben.it [email protected] tanti quanto necessarie. Tra queste particolarmente significativa è la costruzione del nuovo stabilimento, che sostituirà quello attuale di Povegliano V.se. La nuova struttura sorgerà a Villafontana, nei pressi di Verona, e si svilupperà su un'area di 10mila metri quadrati. Il progetto prevede l'edificazione di mille metri quadrati adibiti ad uffici, e 9mila metri quadrati riservati alle attività logistiche, con la realizzazione di dieci rampe per il carico e Economia Veronese 13 lo scarico del materiale in uscita ed in ingresso. Il trasloco si prevede per l'estate del prossimo anno, e ci permetterà di ottimizzare spazi e tempi per accrescere i già elevati livelli quantitativi e qualitativi dei servizi offerti ai clienti». Nel 2006 la Kloben Sud di Salerno produrrà 20 mila metri quadrati di pannelli solari, primi produttori in Italia e tra i primi a livello europeo. L’apparato aziendale fornisce alla clientela un prodotto chiavi in mano, progettato su misura per qualsiasi tipologia di struttura immobiliare. La qualità è certificata, oltre che ISO 9001, anche “Solar Keymark”, la più importante certificazione a livello europeo rilasciata per garantire la qualità dei prodotti e 14 Economia Veronese dei processi produttivi. Un occhio di riguardo viene anche rivolto al settore della formazione, come ci illustra Speri: «Periodicamente raggruppiamo gli installatori presenti sul territorio per istruirli sul prodotto e sulla sua corretta posa e manutenzione. Se nel settore degli impianti radianti il livello di conoscenza è abbastanza buono, nel solare ci sono ancora delle lacune e a noi spetta il compito di colmarle affinché il cliente percepisca la bontà del sistema e riesca a sfruttarlo al massimo delle potenzialità». La sede veronese conta 53 dipendenti, a fronte dei 4 del 1993. Tra le installazioni si può menzionare sicuramente quella realizzata al Passo del San Bernardo, circa 2.800 metri s.l.m., particolarmente significativa non per le dimensioni dell’impianto, ma in quanto esaltazione delle peculiarità tecniche dei pannelli solari sottovuoto. «A quelle altezze – conclude Speri – si raggiungono temperature bassissime, anche 20°- 25°C. sotto lo zero, il che rappresenta un test duro per qualunque apparecchiatura. Nonostante ciò al rifugio montano vengono assicurati l’acqua calda ed il riscaldamento degli ambienti interni grazie all’energia del sole e ad un semplice sistema di scambio del calore, che contribuiscono a mantenere una temperatura stabile all’interno della struttura per tutto l’anno». MultiService Fiorio. L’ingegno al servizio delle aziende. Ogni volta che incontra un’azienda alla ricerca di soluzioni mirate, MultiService Fiorio mette in moto l’ingegno, offrendo sempre tecnologie d’avanguardia e servizi innovativi altamente specialistici. Settore consulenza tecnica MultiService affianca alle industrie un team di ingegneri per una consulenza altamente specializzata in ogni settore, offrendo soluzioni tecnico-progettuali per migliorare i processi produttivi anche con la formazione in adempimento al D.LGS. 626/94, completando l’offerta con piani di finanziamento personalizzati. Settore aria compressa Il leader mondiale Atlas Copco, per l’ampia gamma dei suoi compressori per l’industria e l’ingegneria civile. L’offerta viene arricchita dai compressori ad alta pressione JAB ( J.A. Becker & Sohne). Settore generatori di azoto Claind, la tecnologia d’avanguardia per le più sofisticate applicazioni industriali. Settore energia FG Wilson, leader europeo nel settore gruppi elettrogeni, con una gamma fino a 2200 KVA. Settore logistica Clark e Daewoo, i carrelli elevatori per movimentare le merci con velocità e sicurezza. Settore noleggio Rent Service di Atlas Copco, all’avanguardia nel servizi di noleggio di compressori e gruppi elettrogeni. MultiService Fiorio comprende anche i carrelli elevatori Clark e Daewoo e la tecnologia della pulizia criogenica Ice Tech. 800-015027 Fiorio S.p.A. via Trento, 35 Pescantina (Verona) tel. 045 67 60 333 • fax 045 67 60 370 • www.fiorio.it • [email protected] U Ceriana: scatolificio e cartotecnica alla seconda generazione 16 Economia Veronese n ramo familiare alla seconda generazione, questa è la nuova scommessa dello Scatolificio Ceriana. Attivo dal 1959 con una struttura sempre più competitiva, sia in termini di superficie, con circa 14.000 mq di azienda a Settimo di Pescantina, sia in termini di personale. Infatti le cinquata persone che lavorano con professionalità ed impegno rendono l’azienda non più una piccola impresa, ma una realtà con veri e propri connotati di media impresa. Ceriana è un’azienda leader a livello regionale nella produzione di scatole, di astucci e di espositori, quindi tutto ciò che si può realizzare con il cartone, il cartoncino e la carta. Ci accoglie nella splendida sede Giovanni Barichello, 36 anni, sorriso aperto, laureato in Economia, nuovo amministratore unico Ceriana, che nella conduzione dell’azienda collabora con il papà, il presidente GianAntonio Barichello, il fratello Marco, responsabile produzione e sviluppo nuovi progetti e della mamma Maria Cona, responsabile commerciale. Per poter superare il cambio generazionale, momento spesso critico per le aziende, la famiglia Barichello si è posta obiettivi chiari e condivisi: qualità e flessibilità. Queste caratteristiche sorreggono infatti l’efficienza sul mercato dello Scatolificio Ceriana, che, oltre ad assicurare la qualità del prodotto, garantisce la tempestività delle consegne e segue con dinamismo le richieste dei clienti, forte della molteplicità dei macchinari tecnologicamente avanzati in grado di eseguire veloci cambi di produzione ad un livello qualitativo alto. Inoltre, fatto più unico che raro, PROFILI CARTA D’IDENTITA’ SEDE AMMINISTRATIVA Via Meucci, 1/3 37026 Settimo di Pescantina (Verona) Tel.045 7152511 PRODUZIONE Scatole, astucci ed espositori realizzati con cartone, cartoncino teso ed accoppiato ANNO DI FONDAZIONE 1959 AMMINISTRATORE UNICO Giovanni Barichello DIRETTORE AMMINISTRATIVO Giovanni Barichello PRESIDENTE GianAntonio Barichello DIRETTORE COMMERCIALE Maria Cona l’azienda si contraddistingue per essere dotata di un laboratorio interno che effettua, in ambiente climatizzato a temperatura ed umidità controllate, test di corrispondenza qualitativa sul materiale utilizzato e sul prodotto finito, quali la qualità e il peso delle carte, la tenuta all’umidità, le prove di accatastamento. L’azienda possiede anche un laboratorio di progettazione dotato di un moderno plotter seguito da personale professionalmente preparato e dedicato a tempo pieno alla ricerca e allo sviluppo di nuovi packaging e di nuove soluzioni valide sul piano tecnico ed estetico. Anche in questi ultimi anni contrassegnati dalla grande concorrenza e appesantiti dall’aumento del prezzo della carta, Ceriana ha avuto il coraggio di puntare sul rinnovamento tecnologico. Con un costo di due milioni e cinquecento mila euro ha acquistato una stampatrice offset di grande formato in grado di stampare oltre che sul cartoncino e sulla carta da accoppiare, anche sulla microonda diretta- mente, saltando così la fase dell’accoppiatura. Senza fare qui un elenco dettagliato delle macchine utilizzate e delle loro caratteristiche tecniche e dimensionali, facciamo solo dei nomi che bastano a qualificare l’azienda: KBA, EMBA, JAGENBERG, BOBST… Osservando i bilanci degli ultimi anni, Ceriana può dichiararsi soddisfatta dei risultati ottenuti, infatti il fatturato è sempre in crescita, descrivendo un’azienda al passo con i tempi nonostante il settore soffra una concorrenza molto frammentata. Distintiva inoltre è stata la scelta di puntare alla certificazione di qualità quando “non era ancora di moda” decisione e impegno di pochi scatolifici. «È stata una strada che abbiamo intrapreso ancora qualche anno fa – commenta Giovanni Barichello – ci siamo certificati nel ’99, con la convinzione che la “qualità” osservata in tutte le fasi produttive ci avrebbe sostenuto in un mercato così competitivo come l’attuale. Infatti la qualità è la politica che anima la nostra DIRETTORE PRODUZIONE / RESPONSABILE TECNICO Marco Barichello FATTURATO 2005 7 milioni e 502 mila euro SUPERFICIE AZIENDALE Totale 14.000 mq Coperta 8.800 mq RISORSE UMANE Addetti alla produzione 38 Impiegati 11 SITO INTERNET www.scatolificioceriana.it [email protected] azienda nell’intero ciclo produttivo: dalla ricezione degli ordini, alla progettazione dei prototipi, alla loro realizzazione, e fino alla consegna finale mediante mezzi di trasporto di varie portate, di proprietà dell’azienda. Con la qualità, la versatilità e il prezzo si è cercato di soddisfare tutte le esigenze della clientela, anche le più particolari e possiamo dire con soddisfazione che i clienti, grandi e piccoli, tutti importantissimi per noi, ci hanno ripagato con fedele costanza». Economia Veronese 17 Innovazione e moderne tecnologie trampolini per sfidare la concorrenza A ltamente specializzata nella realizzazione di costruzioni metalliche ed impianti tecnologici, la ZE.PI. srl di Tregnago nasce, nel 1967, dalla determinante volontà di Silvano Zerlotti e Roberto Piccoli. Negli anni settanta entrano in società Claudio e Alfredo Corradini e, dagli anni ottanta, il team si allarga con l’arrivo in azienda dei figli di Silvano, Giuseppe e Stefano Zerlotti. Oggi la ZE.PI. rappresenta una delle più dinamiche realtà del settore metalmeccanico del veronese. Impresa che ha fatto della flessibilità e della professionalità i cardini della propria affermazione, sul mercato interno e su quello internazionale, dove sta acquisendo consensi sempre più prestigiosi, la ZE.PI. incarna la tenacia 18 Economia Veronese con cui moltissimi imprenditori hanno saputo conquistare spazi ed attenzione da parte di una clientela sempre più qualificata, adeguandosi con tempestività alle esigenze di un mercato in rapida e costante evoluzione. Saldamente fondata su questi principi, l’azienda tregnaghese ha raggiunto, oggi, un ruolo di primo piano nel campo del food machinery, con la realizzazione di sofisticate attrezzature e sistemi per le lavorazioni agroalimentari, in quello della movimentazione, con i nastri e carrelli trasportatori, coclee e macchine automatiche, in quello delle facciate e dei serramenti, nel quale ha un più che collaudato know-how nelle lavorazioni dell’alluminio, dell’acciaio inox e del ferro per la serramentistica, in quello, infine, della carpenteria metallica, com- parto dove, grazie al supporto di un ufficio tecnico e di una officina dedicati, si realizzano strutture di qualsivoglia tipologia. Poliedricità imprenditoriale che attualmente si completa con la costruzione di innovative presse pellettatrici con cui i soci stanno conquistando nuove ed importanti fasce del mercato. In questo specifico comparto, infatti, la ZE.PI. - come è sua trentennale consuetudine - ha raggiunto la leadership non solo per la qualità dei materiali utilizzati e l’originalità delle soluzioni adottate, ma anche per l’elevato tenore di affidabilità che le presse - ampiamente utilizzate nell’industria mangimistica, in quella molitoria, saccarifera, nel campo del trattamento e riciclaggio dei rifiuti solidi urbani, nella produzione di fertilizzanti, nel settore PROFILI dell’industria estrattiva olearia e dei succhi, nella riutilizzazione dei cascami della lavorazione del legno per la generazione di calore domestico, nel campo delle energie alternative e biomasse, … - sono in grado di garantire. Disponibili in versione standard, le macchine pellettatrici ZE.PI., corredabili di particolari optional a seconda delle specifiche esigenze della clientela, assicurano grandi prestazioni a costi di esercizio ridotti e con elevati standard di sicurezza per gli operatori. Un fronte, quello della qualità e della flessibilità, che rende l’azienda, certificata UNI ES ISO 9001 2000, un partner autorevole e professionalmente affidabile per una clientela sempre più vasta e diversificata, clientela che comprende tutta una serie di strutture produttive che manifestano esigenze particolari, soddisfatte dalla ZE.PI. grazie all’introduzione di tecnologie d’avanguardia sia nel taglio a laser dei metalli sia nella elimi- nazione delle ombre e degli aloni conseguenti alle lavorazioni dell’acciaio inox. Certo attualmente possono sembrare lontani quegli inizi che vedevano la ZE.PI. impegnata nella realizzazione di recinzioni o di cavalletti in ferro per l’attività di potatura. Eppure, nonostante siano trascorsi solo 6 lustri, la tanta strada fatta da questa azienda documenta l’importanza della tenacia e volontà di un gruppo compatto di soci che hanno privilegiato, accanto alla qualità del lavoro e alla specializzazione delle proprie risorse umane, una lungimirante duttilità che oggi è in grado di garantire reddito anche in momenti di stagnazione della domanda o di congiuntura negativa. Filosofia, questa, che ha consentito a ZE.PI. di sedimentarsi autorevolmente sul mercato nazionale (da cui dipende l’85% del fatturato della azienda) e di guardare al mercato estero (in particolare a quello del Centro Nord e dell’Est Europa che rap- presentano, attualmente, il 15% del fatturato) con grande fiducia anche grazie alla creazione di un ufficio di progettazione interno, impegnato a curare il ciclo completo di lavorazione su “misura”: la “ricetta” è, in sostanza, quella di eseguire lavori di elevato tenore professionale e di indiscusso pregio qualitativo a dimensione delle esigenze della committenza. CARTA D’IDENTITA’ SEDE AMMINISTRATIVA Via Giovanni XXIII, 8 37039 Tregnago (Verona) Tel.045 6500222 Fax 045 7809288 PRODUZIONE Costruzioni metalliche ed impianti tecnologici ANNO DI FONDAZIONE 1969 PRESIDENTE Silvano Zerlotti DIRETTORE AMMINISTRATIVO Claudio Corradini DIRETTORE Silvano Zerlotti DIRETTORE COMMERCIALE Giuseppe Zerlotti RESPONSABILI TECNICI Alfredo Corradini Stefano Zerlotti FATTURATO 2005 6 milioni di euro SUPERFICIE AZIENDALE Totale 20.000 mq Coperta 8.000 mq RISORSE UMANE Addetti alla produzione 35 Impiegati 15 Collaboratori esterni 20 SITO INTERNET ww.zepi.it [email protected] Economia Veronese 19 «I Fabio Bortolazzi Idee chiare per costruire una nuova Verona 20 Economia Veronese o credo in una Camera di Commercio in cui abbiano un ruolo determinante e incisivo le associazioni di categoria che ne fanno parte. L’ente non deve essere guidato da un gruppo di consiglieri a sé stante, ma da rappresentanti di categorie che devono essere valorizzate». Così si presentò, nel 2001, Fabio Bortolazzi, in una delle sue prime uscite dopo la nomina alla presidenza della Camera di Commercio. Da allora l’ente ha fatto passi da gigante, diventando un modello di efficienza per tutta Italia. Bortolazzi, nato a San Giovanni Lupatoto nel 1949, residente a Lazise, sposato con tre figli, ha iniziato a lavorare nell’azienda tipografica di famiglia nel 1968, finendo per assumerne la conduzione tre anni dopo. Nel 1975 abbina alla produzione di modulistica, una produzione editoriale, acquistando la tipografia Stei di Verona. Consolidata l’attività, fonda l’Editoriale Bortolazzi Stei, che in breve diventa una delle più importanti realtà del settore. Ma all’attività imprenditoriale Bortolazzi ha sempre abbinato anche l’impegno pubblico, dedicandosi con passione a vari incarichi. È stato a lungo presidente di Apindustria di Verona, per ben quattro mandati, membro del consiglio generale Federveneto, del consiglio di amministrazione dell’aeroporto “Valerio Catullo” e amministratore delegato della “Verona Cargo Center”. Ora è al suo secondo mandato all’ente camerale. Presidente, il suo ente sta diventando sempre più decisivo sulle sorti di alcuni enti economici veronesi. Torniamo all’estate e alla vicenda del Consorzio Zai, quando Michela Sironi fu deposta dalla presidenza grazie soprattutto alla sua spinta verso Flavio Zuliani, un candidato di Confcommercio… IL P ERSONA GGIO Sono state dette tante cose, molte delle quali inesatte sulla questione. C’è stato un motivo concreto che ha portato ad una scelta diversa da quella che tutti si aspettavano. Si è voluto dare più peso al sistema economico nella gestione di un ente che per sua natura è al servizio del sistema economico. Avevamo avuto con la passata gestione, sostanziali divergenze nell'impostazione pratica di questa ed altre iniziative di sviluppo, sia nella previsione che all'ente o a società dallo stesso partecipate, spettasse poi la gestione sia nella loro quantificazione e correttezza economica. Evidentemente l'esperienza dei Magazzini Generali di Verona e di quanto sono costati alla città per ripianamenti di perdite di gestione non è bastata. Riteniamo che, se è giusto che gli enti veronesi supportino importanti iniziative infrastrutturali anche al di là delle esigenze del territorio, come "servizio" all'intero sistema paese, è giusto che in cambio ne ricevano dei vantaggi anche in termini economici. L'idea poi che il pubblico ne diventi il gestore ci spaventa. Una gestione qualitativamente ed economicamente inefficente ricadrebbe come una scure sul sistema delle imprese e ci renderebbe meno competitivi proprio a causa dei costi e tempi di movimentazione. E' sicuramente più corretto che il pubblico preveda e promuova le infrastrutture che una volta realizzate vengano gestite da specialisti del settore in regime non di monopolio ma di sana concorrenza, saranno le imprese a scegliere il fornitore in ragione della qualità del servizio e del prezzo offerti. E sarà il mercato a far chiudere i fornitori non competitivi che non devono essere mantenuti dalle imprese. Questa è la direzione in cui stiamo andando e in cui sarebbe auspicabile andassimo anche in molti altri settori. Come ad esempio la Fondazione Arena? Di fatto La Fondazione non è gestita in modo molto dissimile dalle altre aziende pubbliche, ha solo la sfortuna di essere più "visibile". Vogliamo sì difendere l’integrità di un patrimonio importante per l’immagine della città, ma questo non significa autorizzare una gestione fuori controllo dal punto di vista economico. Bisogna riportare sotto controllo la spesa e nello stesso tempo rilanciare la capacità propositiva dell’Arena con una maggiore presenza all’estero e quindi un ritorno economico sui mercati internazionali. Sul capitolo delle occasioni perse da Verona si annovera un altro nome, quello dell’Authority Nazionale per la Sicurezza Alimentare, finita a Foggia. Perché secondo Lei non è stata scelta Verona, considerando il fatto che era tra le papabili? Un’eventuale assegnazione alla nostra città quali benefici avrebbe portato? La sicurezza alimentare è sempre stata un pallino per Verona. Nella nostra città ci sono le migliori performance del settore in senso assoluto. Per questo e per lo stesso senso civico che vale per il Consorzio Zai, Verona si è messa a disposizione, mettendo in condivisione tutto quello che abbiamo sviluppato. Il costo dell’operazione per lo Stato è zero euro, perchè il sistema città con tutte le sue strutture, come i laboratori per la certificazione, la Fiera, e Verona Mercato, crea già l’Autorità di fatto, indispensabile in una città che traina il made in Italy dell’agroalimentare nel mondo. Tuttavia in Italia il “a costo zero” non vale nulla e dall’urna della politica è uscita Foggia che non ha niente. La paura è che possa squalificare l’Italia, anziché qualificarla, per non pensare allo spreco di costi e tempo che l’Italia dovrà sobbarcarsi prima che laggiù abbiano la capacità di raggiungere i nostri livelli d’eccellenza. La scelta del governo è solo riconducibile a motivi elettorali, uno spreco. Quello che il precedente governo non ha avuto il coraggio di fare, lo compie questo con logiche però scandalose. Economia Veronese 21 E della Tav cosa pensa? Sia per le merci che per le persone è indispensabile avere dei mezzi che superino in efficienza quelli di cui già disponiamo. Se con l’alta velocità riesco a far arrivare delle merci a Monaco risparmiando anche solo un’ora è già una grande vittoria. In più l’alta velocità toglierebbe parte del trasporto su gomma dalle autostrade che intersecano il nostro territorio, lasciando spazio alle auto dei turisti che arrivano a Verona. Era una cosa da fare già dieci anni fa. La crescita del suo ente passa anche da collaborazioni con enti situati all’estero… Sicuramente. Non molto tempo fa 22 Economia Veronese abbiamo ricevuto in Camera di Commercio una delegazione di rappresentanti dei vari enti della città di Nanchino, un momento in cui si sono potuti allacciare rapporti e proseguire sulla strada già aperta dal portale Verona-Cina, nato ormai un anno fa e messo a disposizione delle imprese. Sono 222 le aziende veronesi iscritte attualmente e 60 quelle cinesi. Gli stessi rappresentanti in visita da noi hanno accolto, poi, il governo italiano durante la visita in Cina, il quale ha parlato con loro di cose che già a Verona si fanno da diverso tempo. La Camera di Commercio di Verona lavora al suo interno con un clima che è tipico di un'azienda giovane, ha uno dei migliori bilan- ci d'Italia. Con meno di un quarto delle entrate copre tutti i costi fissi e fornisce dei servizi certificati e di alta qualità ben oltre gli obblighi istituzionali, i tre quarti restanti tornano alle imprese come promozione, infrastrutture, formazione e investimenti di sviluppo e supporto a settori in difficoltà. Ci sono, e sono la maggior parte, Camere di Commercio che con le entrate non coprono i costi fissi del personale. Ce ne sono altre che con meno della metà delle imprese, per garantire i servizi hanno il doppio delle persone. A Verona siamo orgogliosi del nostro lavoro e sono orgoglioso della collaborazione che riscontro giornalmente nella nostra struttura. IMPRESA DONNA Mobili Bertelè: l’antiquariato di oggi U n’azienda di sole donne. Nel cuore del Distretto del Mobile della bassa veronese. Produce pezzi unici, complementi d’arredo che sono riproduzioni d’antiquariato, lavorati a mano da capaci artigiani. Un mercato consolidato in Italia, Europa e Stati Uniti. È possibile tutto questo in un momento di profonda di crisi del mobile? La risposta è sì, la spiegazione è Mobili Bertelè, l’azienda di Bovolone che dal 1956 produce tavoli, sedie, credenze, specchiere e comò d’antiquariato, mantenendo nel tempo le stesse caratteristiche di precisione e qualità dei prodotti. Una sfida arrivata alla terza generazione, con Elena e Beatrice Baldini, nipoti del fondatore. «Il nostro lavoro può essere paragonato a quello del sarto – spiega Elena Baldini – poiché ogni pezzo è unico e fatto su misura, lavorato a mano da artigiani di grande esperienza, forse gli ultimi rimasti nella nostra zona». L’elevata qualità garantita dall’esperienza è uno dei segreti del successo, senza dimenticare la creatività che serve per allettare continuamente il mercato: «Per creare un singolo pezzo occorrono giorni, perché, oltre alla progettazione, c’è tutto un lavoro di trattamento e decorazione del mobile per farlo diventare un pezzo d’antiquariato, che si contraddistingue proprio per la mancanza di quella perfezione tipica del prodotto creato in serie. Possiamo considerarci un po’ gli artisti del legno», sottolinea Elena Baldini. I materiali utilizzati sono il rovere, il noce e il ciliegio, tre tonalità di legname che impongono il colore al pezzo dell'arredamento. Non vengono adoperate vernici, ma soltanto cere e lacche, nella maggior parte a carattere naturale, una scelta che serve a conservare intatte le caratteristiche della materia prima: «Commercializzare un prodotto di questo genere adatto ad un target medio-alto, è più difficile rispetto a qualche anno fa, tuttavia le nostre vendite non sono calate e la soddisfazione dei clienti è pressoché totale. Specialmente negli Stati Uniti si Economia Veronese 23 Imprenditoria femminile sempre più in alto Mobili Bertelè è un’azienda completamente gestita da donne. Ma non è tutto. Anche nel reparto operativo il gentil sesso la fa da padrone, solo due sono gli uomini, a fronte delle undici presenze femminili. Un caso singolare, considerato il settore, quello del legno, solitamente occupato da manodopera maschile: «Una scelta che è quasi una necessità – ha spiegato Elena Baldini, responsabile commerciale – visto che i nostri lavori di altissima precisione hanno bisogno di quel tocco in più e di quella manualità che solo alcune donne del nostro paese riescono a dare. Decorazioni e fregi particolari sono prerogativa di poche persone, e quasi sempre donne». A fine 2005 le aziende "rosa" erano 1 milione 200 mila in Italia. A confermarlo è uno studio della Camera di Commercio di Milano. Si tratta di un progresso del 2% rispetto al 2004. Inoltre, secondo i dati raccolti, l'imprenditoria femminile non si è sviluppata solo al Nord: al secondo posto dopo la Lombardia, tratta di un mobile particolarmente ricercato dalla fascia abbiente della società, segnale della qualità che abbiamo saputo mantenere inalterata, nonostante la concorrenza straniera, nonostante l’aumento dei prezzi della manodopera e delle materie prime». Proprio sui lavoratori Elena Baldini si sofferma, denunciando la carenza di artigiani capaci: «Attualmente per creare un particolare tipo di intarsi ci affidiamo ad una signora del posto, l’unica in grado di fare questo tipo di decorazioni. Nella nostra zona, così ricca di produttori, manca un ricambio di questi operatori ed arriveremo ad un punto in cui si dovrà abbandonare questo tipo di produzione per mancanza di manodopera qualificata». Ampio spazio è dato all’immagine dell’azienda, grazie a book fotografici realizzati da importanti studi di fotografia e partecipazioni alle maggiori fiere del settore, come Abitare il Tempo, dove l’impresa guidata dalla famiglia bovolonese è presente da oltre 10 anni. 24 Economia Veronese con 158 mila imprese, infatti, c'è la Campania, con 125mila aziende. Per di più, analizzando le cifre a livello provinciale, si scopre che 8 delle 10 province in cui questo tipo di imprenditoria si è maggiormente sviluppato si trova nel Mezzogiorno e nelle isole: si va da Enna, che si piazza al primo posto con un +8,2%, a Napoli, che con il suo +3,5 risulta essere in decima posizione. Il fatturato annuo del settore ammonta a oltre 110 miliardi di euro, pari cioè, all'8,3% del totale nazionale. Anche su questo livello le imprenditrici meridionali non si lasciano scoraggiare, seguendo da vicino le colleghe lombarde che producono un quinto dell'intero fatturato. Del totale delle donne imprenditrici, circa 700.000 sono titolari di ditte individuali, che, tra l’altro, hanno creato tantissimi posti di lavoro: circa 1,3 milioni, con una media di quasi 2 dipendenti per azienda e un record di circa 100.000 addetti in Lombardia e Campania. IMPRESA DONNA Attualmente l’azienda Bertelè conta 13 dipendenti, in una nuova struttura di 3000 metri quadrati adibita alla produzione. Il trasferimento dallo storico laboratorio, situato a pochi passi dal centro di Bovolone dove si è mantenuto uno showroom, è avvenuto nel 2003: «Avevamo bisogno di spazio per crescere e siamo riusciti a farlo», conclude Elena, «Quest’anno prevediamo un aumento del fatturato del 10%, sempre mantenendo la nostra identità e il nostro mercato. Sarebbe stato facile “corromperlo” e produrre mobili in serie, ma se siamo ancora in prima linea vuol dire che la nostra scelta era giusta». Come dire: Made in Italy ed elevata qualità pagano sempre. CARTA D’IDENTITA’ SEDE AMMINISTRATIVA Via delle Pasque Veronesi, 4/6 37051 Bovolone (Verona) Tel.045 7100444 PRODUZIONE Complementi d’arredo e copie d’antiquariato ANNO DI FONDAZIONE 1956 AMMINISTRATORI Luigina e Luciana Bertelè RESPONSABILE PRODUZIONE Elena Baldini FATTURATO 2005 3 milioni di euro SUPERFICIE AZIENDALE Totale 3.500 mq Coperta 3.000 mq RISORSE UMANE Addetti alla produzione 11 Impiegati 2 SITO INTERNET www.bertelemobili.it [email protected] Economia Veronese 25 Flessibilità o U n’interessante ricerca condotta da Unionmeccanica ha messo a fuoco la situazione veronese alla luce dell’esperienza acquisita con il lavoro flessibile. L’analisi è stata presentata da Massimo Greggio, presidente Unionmeccanica Verona, nell’elegante cornice di Villa Quaranta, dopo essere stata introdotta dal presidente Apindustria Alberto Aldegheri per il quale “il primo precario in azienda è l’imprenditore”. «Non è vero che la Legge Biagi ha creato precariato», ha spiegato Greggio commentando la ricerca. «I contratti di lavoro sono troppo vecchi; vanno ammodernati riformando la durata del periodo di prova. I dipendenti sono una risorsa preziosa. Ma proprio per questo vanno conosciuti bene. A nessuna azienda verrebbe in mente di licenziare un collaboratore che vale». Nel merito dell’indagine è poi intervenuto Mario Borin, responsabile sindacale dell’Associazione, sottolineando che oggi la durata del periodo di prova (ridotta a 40 ore per alcune figure 26 Economia Veronese operaie) è irrisoria. Brevi, troppo brevi, anche i pochi mesi richiesti per le figure impiegatizie. Se a questo si aggiungono i complessi rapporti che si intrecciano nel mondo del lavoro contemporaneo con realtà multietniche, difficoltà di linguaggio e problemi relazionali di varia natura, si comprende facilmente come la conoscenza richieda tempi più lunghi, a vantaggio di entrambi. Borin ha sottolineato come «l’utilizzo di forme abnormi di flessibilità che possono condurre al precariato non sono presenti nell’industria e nei comparti manifatturieri e che la stessa non è mai stata interpretata dai datori di lavoro come ricerca di spazi, più o meno legittimi, per essere liberi di licenziare». Alla ricerca, elaborata nel periodo 2004-2005, biennio successivo all’introduzione della Legge Biagi, ha aderito oltre il 25% dei soggetti coinvolti. Il campione analizzato era molto variegato ed era costituito per il 44% da aziende fino a 15 dipendenti, per il 42% da aziende da 16 a 50 dipendenti e per il restante 14% da aziende con oltre 50 dipendenti. Il 41% di esse operano in conto proprio, il 25% in subfornitura ed il 34% in condizioni miste. Il primo dato rilevante è che nel periodo oggetto dell’analisi gran parte delle realtà coinvolte ha proceduto ad assunzioni a tempo indeterminato, elemento ancor più significativo è rappresentato dal fatto che il 78% delle assunzioni sono ex novo e solo il 22% risultano essere sostitutive di personale. Partendo dal presupposto che i dati raccolti hanno permesso di fotografare solo la realtà di chi ha risposto, il numero di assunzioni effettive è risultato pari a 313 unità. Ma avrebbe potuto essere di 1325 lavoratori se, a parità di tendenza, tutti i soggetti coinvolti avessero risposto. Secondo le indicazioni raccolte le assunzioni a tempo determinato sono propedeutiche al passaggio verso il tempo indeterminato e non fini a se stesse. Appare assente, se non insignificante, il concetto di assunzione stagionale. Rilevante è METALMECCANICI precariato? invece la flessibilità intesa come verifica, prova, accertamento delle caratteristiche del collaboratore. Sulla Legge Biagi il giudizio espresso è perlopiù positivo. «La ricerca è stata condotta con molto equilibrio ed offre una sintesi interessante che finalmente spazza via un approccio ideologico sbagliato» ha detto Donata Gottardi, europarlamentare e docente di Diritto del Lavoro all’Università di Verona. «Per le piccole imprese i contratti diversi rispetto a quelli standard corrispondono a quelli più utilizzati in Europa. E cioè contratto a termine, part-time, lavoro interinale, lavoro somministrato, collaborazioni. Dunque l’Italia non è una mosca bianca, ma una nazione perfettamente allineata al contesto continentale al quale appartiene». Il siste- ma produttivo è mutato, ha aggiunto, spiegando che non si può parlare di contratto a termine come novità per l’ordinamento perché è stato introdotto nel 1942 dal codice civile e la prima legge che lo ha regolato risale al 1962. «Probabilmente, arrivati a questo punto, dovremmo capire come dare più sicurezza alle imprese e ai lavoratori in un sistema che vede molta più mobilità e dove Economia Veronese 27 non c’è più il posto per sempre. Può anche capitare, certo, ma non è più la normalità. Dunque dovremo cercare di interpretare e creare sistemi volti alla formazione lungo tutto l’arco della vita per offrire protezioni sociali nei periodi di discontinuità». La ricerca evidenzia in particolare la situazione generale delle piccole-medie imprese, alle quali non serve un’enorme polverizzazione. «Servono piuttosto regole precise», ha ribadito la Gottardi, «e un sistema integrato di diritti e doveri con più sicurezza perché non c’è nemmeno più un confine marcato fra lavoro subordinato e lavoro autonomo». La norma, ha concluso la docente, «va sfrondata per offrire agli imprenditori le possibilità che realmente servono, più utili, usufruibili e naturalmente senza sottoporre la forza lavoro al ricatto della precarietà». Interessante l’analisi formulata da Anna Trovò, segretaria nazionale Fim Cisl, secondo la quale «non tutte le imprese sono interessate al continuo avvicendamento del personale e non tutti i lavoratori sono attratti dal posto fisso, dalla realtà stabile ma statica». Ragion per cui i fenomeni vanno visti in dettaglio. «La flessibilità diventa precarietà per quei soggetti che non riescono più 28 Economia Veronese ad uscire da una condizione di disoccupazione. Si tratta di persone con un basso livello di qualifica, pochi titoli di studio, spesso donne ultraquarantenni. Sono loro che rischiano l’esclusione permanente dai diritti sociali. Questi sono i casi che ci preoccupano veramente». Trovò ha spiegato che «la ricerca presentata da Unionmeccanica è estremamente interessante e rivelatrice perché dimostra come alcune delle forme contrattuali sulle quali si è grandemente discusso sono in realtà poco utilizzate dalle imprese. Si dovrebbero allora trovare forme diverse. Perché l’utilizzo del contratto a termine per provare il lavoratore rischia di diventare una suddivisione di collaboratori in serie A e serie B all’interno delle stesse aziende e produce una reiterazione di contratti a termine stipulati con gli stessi soggetti nel tempo, senza permettere ai lavoratori di poter contare su stabilità occupazionale né alle imprese di investire sulle singole professionalità». Per Trovò dunque la flessibilità va regolata «con la capacità di rispondere ai bisogni delle imprese nel tempo e alle istanze di certezze dei lavoratori METALMECCANICI che non derivano solo dalle forme contrattuali ma anche dalla qualità e dal ruolo che esse ricoprono all’interno delle aziende». Per Ida Vana, presidente nazionale Unionmeccanica, «flessibilità non vuole dire necessariamente precariato né precariato corrisponde sempre e solo a flessibilità». «La ricerca fa risaltare come le aziende siano ampiamente disponibili ad effettuare nuove assunzioni a tempo indeterminato. Gli imprenditori veronesi utilizzano il contratto a termine come periodo di prova lungo. Dunque, il prossimo rinnovo contrattuale potrebbe essere l’occasione giusta per ragionare proprio sul periodo di prova, sugli inquadramenti, le mansioni, allineandoci e concertando le nostre forze verso il futuro e non più verso una tradizione statica e sempiterna, rappresentativa solo del passato». In rappresentanza del Ministero del Lavoro è intervenuto Luciano Forlani, che ha diplomaticamente ribadito come «il confronto con la precarietà sia un impegno italiano ed europeo che deve difendere certamente le esigenze dell’economia ma non può permettersi di trascurare i fattori di coesione sociale. Così se da un lato la flessibilità non va diminuita, dall’altro la Finanziaria sostiene la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. Insomma si cerca di incentivare la stabilità senza vietare l’instabilità, ricordando al sistema produttivo che l’elemento umano è una risorsa. Dunque deve essere interesse di tutti prolungare il rapporto di lavoro per contribuire a quell’equilibrio di vita che resta la condizione indispensabile per un contesto sociale senza conflitti, senza trascurare il livello di rispetto delle tutele previdenziali per garantire ai giovani, che già avranno pensioni modeste, una copertura essenziale, non meno importante della flessibilità». Critico il commento di Claudio Treves, esponente del Dipartimento politiche del lavoro Cgil. «La situazione occupazionale del Paese si sta aggravando. Quella che fino alla fine degli Novanta era solo una situazione di ingresso, per trovare poi una stabilità di impiego, va sempre più sclerotizzandosi. La precarietà non può diventare una trappola. In Emilia Romagna passano sei anni dall’ingresso di un giovane nel mondo del lavoro all’acquisizione di un rapporto stabile, a tempo indeterminato. Ciò significa che le persone non riescono a rendersi autonome, non hanno rapporti facili con il credito, non possono l’impiego. La tanto discussa riduzione del cuneo fiscale è una misura importante perchè è finalizzata al tempo indeterminato. Credo sia giunto il momento di affrontare e risolvere questi nodi con una generale riscrittura delle regole del lavoro». Nella conclusione della ricerca, Unionmeccanica ha evidenziato alcuni punti salienti. Fra questi il fatto che la flessibilità non è utilizzata per creare precariato ma per rispondere alle esigenze delle aziende e per conoscere meglio i propri progettare e disegnare il loro futuro. E’ evidente che da questo punto di vista, sono indispensabili, oltre a politiche economiche fondate sullo sviluppo e sulla qualità della produzione e dei servizi, anche politiche del lavoro che aiutino le persone e le imprese a perseguire la stabilità del- collaboratori e dunque rappresentare, in definitiva, un canale di entrata nel mondo del lavoro. La flessibilità deve trovare soluzione all’interno di quadri politici condivisi come leggi, contratti, inquadramenti: a questa opportunità le aziende non vogliono e non possono rinunciare. Economia Veronese 29 AT TUALITA’ Abitare il Tempo B ilancio positivo per la 21ª edizione di Abitare il Tempo, sia per qualità e quantità degli espositori, dei progetti proposti, delle mostre e architet- ture, sia per i risultati raggiunti. Le presenze hanno superato quota 53 mila, circa 2% in più rispetto allo scorso anno, con quasi il 20% di operatori provenienti da tutto il mondo (10.094), soprattutto Russia e Paesi dell'Est Europa. Il dato degli operatori esteri è incrementato dell'11% rispetto al 2005 e ciò connota la forte spinta internazionale Economia Veronese 31 che la manifestazione conferma negli ultimi anni. Grande soddisfazione per le architetture d'interni, una formula espositiva che ha riscontrato molta attenzione e convince sempre di più, contesti che vivono oltre gli schemi espositivi, spazi interpretati da architetti di fama internazionale, con la partecipazione delle migliori aziende oltre a quelle più attente alla progettualità, moltissimi infatti i prototipi appositamente realizzati 32 Economia Veronese per le installazioni. L'edizione 2006 ha esplorato i temi della forma e dei colori, le soluzioni per case e arredamenti ecologici, proposte tecnologiche e attuali per l'interno e l'esterno dell'abitazione. In un’ area appositamente riservata due le mostre a fare da elementi d'equilibrio: “Pelle d'asino”, di Patricia Urquiola, e "Incontri con il colore" di Vittorio Locatelli. Magnifica la mostra della designer spagnola, un percorso dal progetto al prodotto, un caleidoscopio di riflessioni e proposte, una ricerca di ciò che sta sotto la pelle degli oggetti e di ciò che appare. Una scenografia che ha trasportato il visitatore attraverso la formula del gioco del divertimento, ma dentro contenuti forti e di spessore. Ampio spazio è stato riservato alla mostra dal tema “Incontri con il colore”, organizzata in collaborazione con Incontri Aneta. Le aziende di Incontri, il miglior tessile AT TUALITA’ d'arredamento internazionale, protagonisti della mostra, con accostamenti insoliti, ma calibrati, riprendendo il dialogo con l'arte contemporanea. Da segnalare anche la mostra realizzata in collaborazione con Marmomacc, nella quale hanno primeggiato i nuovi linguaggi dell'architettura contemporanea, frutto delle attuali applicazioni tecnologiche e digitali ai materiali lapidei, un'autentica rivoluzione nel settore. A completamento della rassegna, la ricerca del mobile della prima metà del secolo XX a cura di Giuseppe Albanese, con il contributo della C.C.I.A.A. di Verona (una selezione di pezzi realizzati negli ultimi anni ha dato vita alla mostra “Storie di Design”, alle radici del mobile del Novecento, ospitata a Berlino all'IDZ - Istitute Design Zentrum), la mostra Craquelé di Mendini, il bar ristorante di Luca Scacchetti e le panchine per l'iniziativa promossa dal Comune di Verona, di cui Abitare il Tempo è partner, inserite dentro il progetto dell'esterno “The Design Mall”. Economia Veronese 33 Il futuro è nell’integrazione di sistema «L a formazione, la ricerca e l’innovazione tecnologica ma anche la promozione e la valorizzazione delle peculiarità territoriali, l’integrazione, verticale ed orizzontale, fra le imprese (dello stesso ma anche di altri settori), rappresentano la chiave di volta per il futuro dell’industria alimentare veronese sul mercato interno e su quelli internazionali». Sottolineature importanti, da parte del presidente della Sezione Alimentare di Apindustria Verona nonché titolare, unitamente ad Alessandro Cipriano e Franca Raspa, della Eurochef Italia srl di Sommacampagna. «L’attuale fase della competizione globale che molte piccole e medie imprese si trovano adr affrontare richiede - prosegue Stanghellini - scelte coraggiose ma anche strategie produttive e commerciali personalizzate e sempre più sofisticate, oltre che la volontà di innescare forme di collaborazione tanto con le imprese fornitrici di mezzi tecnici e tecnologici, quanto con quelle di servizi innovativi di marketing commerciale, per realizzare importanti economie sui costi del prodotto finale». Secondo Stanghellini “l’unione fa la forza” ed in tale direzione è fortemente impegnata l’ammi34 Economia Veronese nistrazione regionale nella definizione del metadistretto alimentare, che andrà ad aggiungersi ai 46 di altri settori già operativi, per un totale di oltre 8.100 aziende e più di 203 mila addetti, che nel triennio appena concluso hanno raccolto 52 milioni di Euro di contributi pubblici. Una opportunità che l’imprenditoria alimentare veronese, “punta di diamante” del sistema regionale, che annovera produzioni di eccellenza, deve considerare nel momento in cui il distretto alimentare veronese sta per essere attivato (secondo le più accreditate fonti dovrebbe essere varato a gennaio 2007 e al quale hanno già aderito 129 imprese per un totale di 12 mila addetti). La Regione, infatti, ha manifestato l’intenzione di trasformare il distretto veronese in metadistretto con compiti di coordinamento sull’intera filiera regionale, per beneficiare delle politiche di sostegno economico regionali. «Sarebbe, senza voler togliere nulla a nessuno e soprattutto senza voler surrogarci agli interessi di chicchessia, una stimolante opportunità di integrazione che non dobbiamo lasciarci sfuggire. La battaglia che ci attende nell’immediato richiede umiltà e tanta capacità di sopravanzare il contingente. Quindi – sotto- linea il presidente Stanghellini – di realizzare, anche da subito, quei test che ci consentano di ottenere economie (risparmio energetico, in primis), ma anche di attivare sagge politiche di tutela ambientale (riduzione delle emissioni inquinanti), essenziali per rafforzare la nostra capacità di competere”. «Scelte coraggiose – prosegue Stanghellini – che sono strettamente connesse alla necessità di disporre di supporti promozionali e di immagine sempre più sofisticati, di centri di servizio post vendita in grado di garantirci adeguata copertura sulla clientela estera, di utilizzare tecnologie per la comunicazione universale. In concreto, servizi che agevolino quel processo di internazionalizzazione che la impresa di media e piccola dimensione sta portando avanti con impegno». Connotato che deve dar forza e contenuto alla flessibilità di questo universo imprenditoriale e trovare complemento in un sistema di servizi, ad alto contenuto professionale, che consenta, anche mediante l’organizzazione di work shop e/o la partecipazione ad eventi fieristici internazionali, di coniugare le diverse individualità imprenditoriali e i loro obiettivi di politica commerciale. www.gamma.vr.it Ridurre i costi? Investire in tecnologia? Quale tecnologia? Qual’è la strada giusta? Semplificare i processi: la strada per l’efficienza Semplificare il lavoro è un elemento chiave per ridurre i costi, accrescere la dinamicità e migliorare il processo decisionale. Gli incessanti mutamenti che caratterizzano il mondo aziendale e tecnologico accrescono l·esigenza di creare, utilizzare e gestire le informazioni e i documenti in modo più produttivo e con risorse più eԀcienti. 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Agostino, 134 36100 Vicenza (VI) - Italy Tel. +39 0444 565120 E' stato firmato nella sede di Apindustria Verona un protocollo d'intesa tra l’ Associazione della piccole e medie industrie della nostra provincia e il Palestinian Marble District, (Pmd), organizzazione no profit costituita all'interno del progetto Hagar, finanziato dall'Unione Europea e cogestito dall’ Ente veneto Agenfor e dal Comune di Hebron in Palestina per trasferire sul territorio palestinese le esperienze innovative realizzate dal distretto del marmo veronese. Al centro del progetto è la collaborazione tra distretti: il distretto del marmo palestinese è, infatti, gestore della raccolta e del riciclo dei reflui della produzione di marmo, secondo il modello dell'impresa veneta Craver spa. Il protocollo impegna Apindustria Verona e Pmd a studiare e produrre entro 90 giorni una serie di iniziative per facilitare il trasferimento dei modelli e dei servizi distrettuali per il settore del marmo, con l'apertura di dialoghi privilegiati tra i soci di entrambe le associazioni, con attività di rete, incontri e forum on line. «In particolare da parte di Apindustria è posta la garanzia di fare da intermediario nella ricerca di risorse umane necessarie per le attività di formazione», ha spiegato durante la stesura delle firme Fabio Coltri, vicepresidente di Apindustria. «L'associazione si impegna anche a promuovere lo sviluppo sostenibile della filiera del marmo nei territori palestinesi incoraggiando il dialogo tra esperti italiani e palestinesi del settore e tra produttori di tecnologie italiani e imprese palestinesi». «In Palestina vi sono oggi 600 imprese che lavorano il marmo con un fatturato di 500 milioni di dollari e 12mila addetti: si tratta della maggiore industria settoriale del nostro paese», ha affermato Tawfiq Arafeh, ingegnere capo del Comune e presidente di Pmd. «Con questo accordo vogliamo garantire ai palestinesi la possibilità di conoscere le più recenti acquisizioni tecnologiche con programmi di formazione continua, prendendo come modello di riferimento l’impresa veneta ed in particolare quella veronese». 36 Economia Veronese PRISMA PUNTA SUI MERCATI EMERGENTI Numeri in crescita per la Prisma che ha la propria sede a Verona al centro intermodale Quadrante Europa. Recentemente la società di logistica e trasporti internazionali ha puntato sui mercati emergenti quali Cina, India e Bangladesh per aumentare l’operatività e il fatturato che nel 2005 è salito a 20 milioni, con una crescita del 7% rispetto all’anno precedente. «Si è trattato di una scelta obbligata – spiega l’amministratore delegato Stefano Pasinato – a seguito anche della richiesta dei nostri clienti, perché quei Paesi, soprattutto la Cina, garantiscono la maggior crescita a livello mondiale. Attualmente i numeri non sono molto significativi, ma sicuramente sono destinati a crescere notevolmente».Il problema semmai è un altro – precisa il titolare della Prisma - , ossia il fatto che dei trasporti con la Cina, circa il 98% riguarda la merce in arrivo, quindi di clienti che importano abbigliamento, gadget, macchinari e pellami. In altre parole i mezzi, anche via nave, arrivano pieni ma ripartono dall’Italia quasi vuoti. PREMIATO IL MANUALE CD-ROM APINDUSTRIA “GUIDA 626 SGS – Guida per un Sistema di Gestione della Sicurezza e Salute sul lavoro” Si è svolta a Modena, durante la 4^ Convention nazionale dei Responsabili dell'Igiene e Sicurezza in Ambiente di Lavoro (1213 ottobre), l’Edizione 2006 della Rassegna/Concorso Inform@zione, rivolta a Enti pubblici e privati, che realizzano materiali informativi e formativi nel settore della salute e sicurezza sul lavoro Nell’ambito di tale iniziativa, promossa dall’ISPESL, dall’INAIL Direzione Regione Emilia Romagna, dall’Assessorato alla Sanità della Regione Emilia Romagna e dal Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Azienda USL di Modena, è stato assegnato un Premio Speciale alla “GUIDA 626 SGS Guida per un Sistema di Gestione della Sicurezza e Salute sul lavoro” realizzata da Apindustria Verona in collaborazione con il Servizio di Prevenzione Igiene e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPISAL) dell’ULSS 20, quale prodotto innovativo per l’informazione e la formazione. Informazione e formazione sono infatti voci insostituibili per far crescere la cultura della prevenzione nei luoghi di lavoro e solo se la sicurezza entra, al pari della produzione nella strategia dell’impresa, diventa un valore reale per tutti i soggetti coinvolti. La GUIDA 626 SGS (scaricabile dal sito Apindustria www.apiverona.it) è stata pensata come uno strumento operativo, per l’imprenditore che intenda adottare volontariamente un sistema di gestione della sicurezza, realizzando un continuo miglioramento della sicurezza e dell’ igiene aziendale con la conseguente riduzione degli infortuni e delle malattie professionali. La GUIDA 626 SGS consente l’analisi e la soluzione dei problemi relativi al lavoro sicuro attraverso la pianificazione, l’organizzazione, la sensibilizzazione e la verifica continua. Economia Veronese 37 Distretto del Mobile La ripresa passa dalla comunicazione R ialza la testa il mercato del mobile veronese. Dopo un quinquennio di profonda crisi il settore appare in ripresa, piccoli segnali illustrati durante il convegno dal titolo “Mobile Veronese. Promozione e Comunicazione per conquistare Nuovi Mercati”, organizzato da Apindustria in collaborazione con la CCIAA di Verona ed il Centro Servizi Distretto del Mobile. A crescere è il fatturato totale, che si assesta intorno ad un valore positivo dello 0,54%. L’export, invece, rispetto allo scorso anno, fa segnare un -7,7%, ma a fronte di paesi dal mercato storico che comprano di meno (Stati Uniti e Germania su tutti), si stanno affacciando realtà promettenti dallo sviluppo vertiginoso e che fanno ben sperare per il futuro. È il caso dei paesi orientali, come la Corea, che ha incrementato la propria importazione di mobili veronesi del 173%. Una maggiore apertura verso l’esterno, dunque, potrebbe essere la soluzione al problema che ha attanagliato il settore a partire dall’anno 2000. Gli impren- 38 Economia Veronese ditori l’hanno capito e a fronte dei 60 paesi verso cui si esportava nel 1992, nel 2006 il numero di nazioni si è elevato a 92, creando un mercato più spezzettato ma molto più ampio, che mette al sicuro le aziende da crisi o interruzioni di rapporti improvvisi con quel determinato paese. Sul mercato interno, invece, c’è ancora molto lavoro da fare, visto che si importa da ben 41 paesi, un po’ troppi in relazione ai 15 del 1992. A fornire dati e a cercare nuove soluzioni, si sono alternati sul banco dei relatori Franco Bicego, presidente di categoria in Apindustria, Giuseppe Girardi, vicepresidente del Distretto del Mobile, Riccardo Borghero, funzionario della Camera di Commercio, Elisabetta De Strobel, art director dell’agenzia di comunicazione III Millenium, Pierangelo Passaia, ammistratore della Santo Passaia srl di Villafontana, e Paola Storace, responsabile marketing della ditta Le Fablier di Valeggio. A chiudere i lavori il presidente della CCIAA, Fabio Bortolazzi. «Con il nuovo anno inizierà il secondo triennio del distretto», spiega Bicego, «Abbiamo già in cantiere diverse proposte per agevolare e proseguire nel rilancio del comparto. Innanzitutto proporremo la definizione di un piano strategico articolato su cinque punti: rendere efficaci gli interventi a sostegno del settore, evitare di frammentare le iniziative, gestire al meglio le risorse disponibili e massimizzare i risultati, coordinare i soggetti istituzionali e i privati del territorio distrettuale, creare sinergie con le altre province coinvolte nel distretto». Elisabetta De Strobel non ha dubbi, la comunicazione e il marketing saranno le leve per aprire i mercati: «Quando il marchio è fortemente caratterizzato e percepito diverso diventa Brand ed è riconoscibile. A questo non si arriva solo con grandi investimenti pubblicitari su tutti i media. Comunicare è un concetto complesso e non significa solo realizzare un catalogo o una pagina pubblicitaria. Ogni azienda dovrebbe organizzare la sua comunicazione nel suo piano LEGNA GO di marketing e cioè nel progettare come creare, distribuire e vendere prodotti. Il problema di base che molte aziende nel settore del mobile classico hanno, è che pensano ancora che un sano buon senso possa aiutare nel navigare a vista in un periodo considerato “difficile”. Ma questo non è un periodo difficile. E’ una nuova situazione, un nuovo scenario, che si sta organizzando e consolidando». Infine è da registrare l’entrata della Camera di Commercio nel Distretto del Mobile come azionista di maggioranza, un segnale importante, visto che sono solo due i distretti in cui è entrata la CCIAA come socio di maggioranza, il legno e il marmo, e sono sotto gli occhi di tutti i vantaggi che questo ingresso ha portato nel settore lapideo, oggi in costante e notevole crescita. La bassa veronese ci crede. La ripresa passerà anche da qui. Menon azienda all’avanguardia L a certificazione ISO 2001 ha rappresentato e continua ad essere un impegno di responsabilità nei confronti della clientela oltre che la evidenziazione, gratificante, del bagaglio di professionalità su cui poggia l’azienda. Un bagaglio amministrato sapientemente ed incrementato con corsi di aggiornamento per ammodernarne le conoscenze acquisite dai dipendenti sintonizzandole con le tecnologie di lavorazione sempre più sofisticate di cui l’azienda si dota puntualmente. Elementi, questi, che fanno della Menon srl di Bussolengo, un’impresa vincente nel panorama delle 40 Economia Veronese aziende veronesi di piccola e media dimensione, un vero e proprio “sistema” che ha vissuto con equilibrio anche il passaggio generazionale. Transizione avvenuta con una oculata gradualità – l’ingresso di Stefania Menon, attuale presidente dell’azienda e figlia del fondatore, risale al 1989, mentre quello del fratello Fabio, responsabile della produzione e dei processi di qualità, avviene solo quattro anni più tardi (1993) – e preparata da Alberto Menon che, nell’ attuale ruolo di direttore generale, rimane il coordinatore delle strategie e la “mente” delle decisioni più importanti. «In un mercato in rapida evoluzione – dice Alberto Menon – è fondamentale saper operare con tempestività. Questo significa non oberare il potere decisionale di farraginose tutele; d’altro canto, debbo evidenziare, che il dinamismo e la concordia operativa di Stefania e Fabio sono la conseguenza della profonda trasformazione che la nostra realtà sta vivendo. Mi riferisco, all’introduzione nei processi di lavorazione di tecnologie sempre più evolute, al costante investimento nel campo delle risorse umane e del loro aggiornamento professionale (l’età media dei dipendenti supera di poco i trenta anni), alla politica degli QUALITA’ investimenti a cui è destinato il 30% del fatturato, alla decisione di spingere sulla diversificazione della clientela (è recente l’impegno nella elaborazione di manufatti per l’industria aeronautica) ». Connotati che fanno della Menon srl di Bussolengo un “sistema” che oggi l’ha portata ad essere partner insostituibile di industrie internazionali del settore delle attrezzature bio medicali, dei componenti per gli impianti di risalita, delle macchine per l’imballaggio, dei componenti per alcuni importanti Team di F1 e, infine, dell’industria aeronautica. Nata quarant’anni fa (1966) dalla intuizione di Alberto, l’azienda si inserisce da subito nell’area della meccanica di precisione, proponendosi partner in un’epoca di grandi trasformazioni organizzative dell’intero sistema industriale. Da allora, la Menon, adottando impianti sempre più sofisticati, diventa la “spalla” di industrie che apprezzano i vantaggi dell’esternalizzazione di alcune lavorazioni specialistiche e addirittura, man mano che si perfeziona il rapporto, Menon oltre che fornitore diventa anche consulente delle stesse. Una caratterizzazione che ha spinto la Menon srl alla certificazione ISO 9001-2000 Vision, e a superare i controlli minuziosi dell’audit della Ortofix per essere aderente ai dettami della FDA (Food and Drug Administration statunitense). «Obbiettivi che ci stimolano a perfezionare l’uso di nuove strumentazioni e che ci hanno incoraggiati ad allestire una nostra sala metrologica per la costante verifica delle forme dei componenti prodotti, e dotarci di un banco di controllo per la taratura degli strumenti di lavorazione per garantire al cliente un prodotto di qualità ed in linea con le sue specifiche esigenze». CARTA D’IDENTITA’ SEDE AMMINISTRATIVA Via Delle Nazioni, 8 37012 Bussolengo (Verona) Tel.045 6717644 – 6700953 Fax 045 6700953 PRODUZIONE Lavorazioni meccaniche di precisione ANNO DI FONDAZIONE 1966 PRESIDENTE DIRETTORE AMMINISTRATIVO DIRETTORE COMMERCIALE Stefania Menon DIRETTORE GENERALE Alberto Menon DIRETTORE PRODUZIONE QUALITA’ Fabio Menon FATTURATO 2005 1 milione e 500 mila euro SUPERFICIE AZIENDALE Totale 3.600 mq Coperta 1.500 mq RISORSE UMANE Addetti alla produzione 12 Impiegati 1 SITO INTERNET www.menon.it [email protected] Economia Veronese 41 PREMIO REGIONALE MARCO POLO EDIZIONE 2006 La ditta Albrigi srl di Grezzana è una delle 14 aziende venete vincitrici del premio Regionale Marco Polo 2006, giunto alla XVIII edizione. Il premio istituito dall’Unioncamere del Veneto e dal Centro Estero del Veneto, viene assegnato ad aziende venete, due per provincia, che abbiano contribuito in misura notevole allo sviluppo dell’interscambio internazionale della Regione, nei settori dell’industria, dell’artigianato, dell’agroalimentare, del turismo e dei servizi. E’ questo un giusto riconoscimento al “modo di fare impresa” di Stefano Albrigi , titolare dell’azienda leader in Europa nella produzione di impianti alimentari e di vinificazione in acciaio inox. Stefano Albrigi ha fatto della ricerca - alla quale destina annualmente il 20% del fatturato - e dell’innovazione i punti di forza della sua attività. Ogni impianto prodotto nella azienda di Grezzana, infatti, è esclusivo, perché è studiato e perfezionato appositamente dallo staff tecnico interno, per ogni singolo committente. Quasi il 50% della produzione viene venduta all’estero, dove gli elevati standard produttivi che garantiscono la massima precisione delle lavorazioni e delle finiture, costituiscono un biglietto da visita vincente per l’azienda veronese. LA NUOVA DIRETTIVA MACCHINE 2006/42/CE Presentata nella sede di Apindustria la nuova Direttiva Macchine 2006/42/CE che abrogherà la precedente 98/37/CE, e che coinvolge e responsabilizza in prima persona chi progetta, costruisce, importa e vende macchine nuove ed usate, all’interno della Comunità Europea. Relatori Stefano Maserati, esperto in sicurezza macchine e perito del tribunale, Silvano Miniato, esperto in pubblicazioni tecniche, che hanno sottolineato che progettare, costruire o modificare una macchina che risponda ai parametri di sicurezza è un compito molto impegnativo; decreti legge, direttive comunitarie e norme specifiche, impongono limiti di sicurezza sempre più restrittivi. Obblighi che non si limitano solamente al progetto ed alla costruzione di una macchina sicura, ma anche e soprattutto, all’utilizzo in sicurezza della stessa. Ogni costruttore infatti, prima di immettere in commercio una qualsiasi macchina, ha l’obbligo di predisporre un fascicolo tecnico, che testimonia la valutazione dei rischi e la descrizione delle soluzioni adottate per eliminare o ridurre al minimo i rischi presenti nella macchina. Inoltre, ogni macchina, deve essere obbligatoriamente dotata del relativo manuale istruzioni, in conformità con la direttiva stessa. Purtroppo, a dieci anni dal suo recepimento in Italia con il D.P.R. 459/96, questa direttiva rimane ancora, per molti, una illustre sconosciuta. Dopo una corsa affannosa, da parte delle aziende costruttrici, per correre ai ripari e mettersi in regola oggi, ci si ricorda della Direttiva Macchine, solo se malauguratamente si viene coinvolti in un infortunio sul lavoro o se gli organi di controllo effettuano una verifica in azienda. 42 Economia Veronese Le responsabilità dei costruttori di macchine, per il mancato adeguamento a tale direttiva sono molto pesanti e non solo, anche chi rivende e acquista macchine usate si assume delle responsabilità che vengono il più delle volte sottovalutate ma che in un contesto di infortunio diventano pesantissime. Oltre a ciò è da considerare anche il fatto che la marcatura «CE», obbligatoria per le macchine immesse nel mercato europeo, diventa un marchio per la salvaguardia del prodotto nei confronti della concorrenza sleale da parte di Paesi extraeuropei. Per rispondere alle numerose richieste di approfondimento, Apindustria Verona organizzerà un corso di formazione sulle problematiche della nuova Direttiva Macchine 2006/42/CE che rappresenta, per i Paesi della Comunità Europea, la base a cui fare riferimento per la progettazione e costruzione di macchine sicure e conformi con la legislazione vigente. Sarà un corso di base applicata alla progettazione e alla realizzazione di macchine e impianti, nel rispetto della legislazione e delle norme, al fine di garantirne la sicurezza d’uso sarà specifico per i settori delle MACCHINE AGRICOLE, MACCHINE PER IL MARMO e MACCHINE PER IL LEGNO. e sarà rivolto agli utilizzatori di macchine, ma soprattutto, ai titolari di imprese costruttrici di macchine, ai progettisti, ai responsabili dell’ufficio tecnico, dell’ufficio documentazione, della sicurezza, della manutenzione, ai responsabili commerciali delle aziende produttrici e ai rivenditori di macchine, agli importatori di macchine, anche usate, apparecchiature ed impianti, già soggetti alla precedente direttiva 98/37/CE. SOLUZIONIDAVANGUARDIA 3ERBATOIDIFERMENTAZIONEESTOCCAGGIOPERVINIBIANCHIDALITRIELITRICAD PERLENOLOGIA PERLACHIMICA PERLALIMENTARE PERLARREDOURBANO CONSULTALAMPIAOFFERTADIUSATOSULSITOWWWALBRIGIIT IA4ESSARE!sLOC3TALLAVENADI'REZZANA6ERONAs)TALY 6 4ELss &AXs EMAILINFO ALBRIGIITsHTTPWWWALBRIGIIT Banca Popolare di Verona e Apindustria Verona Insieme per le piccole e medie imprese L a Banca Popolare di Verona (Gruppo Banco Popolare di Verona e Novara) e l’Apindustria Verona, affiancata dal proprio Consorzio di garanzia Apiconfidi, hanno recentemente rinnovato un’importante convenzione che prevede una nuova serie di finanziamenti destinati alle aziende associate con l’obbiettivo di appoggiare sia l’attività ordinaria sia quella di sviluppo commerciale verso i Paesi esteri. L’accordo siglato rappresenta un ulteriore segno di collaborazione tra Apindustria e la Banca Popolare che già da alcuni anni si impegnano assieme al servizio delle PMI associate, offrendo loro prodotti e servizi di consulenza mirati. «La convenzione – ha precisato Giordano Simeoni responsabile della Direzione della Banca Popolare - prevede tre diverse linee di credito sia sul breve termine che sul medio/lungo termine destinate alle società, alle imprese e agli operatori economici in generale: finanziamenti specifici per gli investi- 44 Economia Veronese menti in beni strumentali il cui rimborso consente alle imprese un impegno finanziario coerente alla reale capacità produttiva dei nuovi investimenti e, ancora, finanziamenti a tassi agevolati regolati dal raggiungimento di determinati Flussi Commerciali aziendali. In un’ottica di incentivazione all’internazionalizzazione delle PMI, la convenzione prevede anche la concessione di finanziamenti a medio/lungo termine studiati in collaborazione con SACE (Società Italiana di Assicurazione dei Crediti all'Esportazione) che consentono di erogare notevoli somme senza dover obbligatoriamente ricorrere ad onerose garanzie ipotecarie: una rinnovata attenzione per le PMI che vogliono crescere sui mercati internazionali». «L’accordo stipulato rappresenta un segno tangibile della profonda attenzione che l’Istituto, caratterizzato dall’essere banca popolare fortemente sensibile nei confronti del contesto socio-economico di riferimento, esprime tradizionalmente verso le piccole e medie imprese veronesi» ha dichiarato Luciano Veronesi - direttore di Apindustria Verona. «La convenzione, rinnovata in questi giorni, rafforza ulteriormente lo stretto rapporto di collaborazione che lega la nostra Associazione alla Banca Popolare, rapporto che sarà destinato a crescere grazie agli ottimi risultati ottenuti fino ad oggi e al comune impegno nella ricerca di soluzioni innovative per le nostre aziende che sono chiamate ad agire in un contesto competitivo sempre più frequentemente interessato da cambiamenti repentini e strutturali che richiedono elevate capacità di adattamento e, quindi, un supporto adeguato». « E’ proprio a queste esigenze, conclude Simeoni, che pensiamo nel proporre i nostri prodotti agli Imprenditori di Apindustria, consapevoli che il loro apprezzamento costituisce per noi un’importante opportunità di sviluppo commerciale per incrementare ulteriormente la nostra quota di mercato nel segmento delle imprese». A Verona i presepi dal mondo L a suggestione della Brà in un clima natalizio, magicamente creato dalla tradizionale stella cometa simbolo delle festività di fine anno a Verona, e il fascino delle musiche sacre, il cui eco dall’Arena arriva a turisti e cittadini: ecco l’atmosfera che fa da sfondo alla 23^ edizione della Rassegna Internazionale del Presepio nell’arte e nella tradizione. Per Verona si tratta di un appuntamento di anno in anno più ricco: l’iniziativa ideata da Alfredo Troisi e organizzata dalla Fondazione Verona per l’Arena (in collaborazione con il Comune, la Provincia, la Regione, la Camera di Commercio), che dal suo esordio nel 1983 ha 46 Economia Veronese accolto oltre 2 milioni di appassionati, si arricchisce ad ogni edizione di qualche nuova chicca. Per quella che si è inaugurata recentemente e che resta aperta fino al 21 gennaio (tutti i giorni con orario continuato dalle 9 alle 20), saranno ben 400 presepi provenienti da tutto il mondo a lasciare a bocca aperta i visitatori, coinvolti dalla suggestione unica che l’ambientazione all’interno degli arcovoli dell’anfiteatro sa evocare. Le opere esposte provengono da Francia, Spagna, Slovenia, Polonia, Svizzera, Germania, Austria, Repubblica ceca, Portogallo, Perù, Africa, America latina, Cuba, Corea, Giappone, Cina e appartengono a musei, collezioni, presepisti e appassionati di tutto il mondo. La filosofia, che è sin dall’esordio alla base dell’evento, si propone da una parte di suggerire un utilizzo anche invernale dell’Arena, dall’altra ci mostra il presepe nel suo duplice aspetto: quello legato allo spettacolo, in quanto i presepi possono essere assimilati a sacre rappresentazioni fisse, e quello museografico, per certe caratteristiche scultoree di pregio e per le dimensioni di alcuni personaggi scolpiti e modellati nei secoli passati. Il primo aspetto richiede luci ed ombre, suoni e colori, tipici dello spettacolo, il secondo spazi ampi e luci sapientemente dosate. Proprio sulla base di questa TERZ A PA GINA necessità, l’allestimento della Rassegna è volutamente semplice e valorizza così i singoli pezzi esposti. Il risultato, che quest’anno assume fisionomia ancora più spiccata, è quello di una mostra-percorso-spettacolo in cui luce, musica e proiezioni contribuiscono a creare l’atmosfera idonea a valorizzare al meglio le opere. Il tutto con perfetta rispondenza all’esterno: dove domina la stella cometa, grande archiscultura in acciaio, alta 70 metri, con 64 punte, che è ormai l’ emblema del Natale in riva all’Adige, disegnata e realizzata dall’architetto Rinaldo Olivieri e dall’ingegner Alvise Zanolini, poi richiesta da altri paesi al mondo come simbolo natalizio, ma nata per Verona. Una sezione speciale della 23^ edizione della Rassegna, è dedicata al tema “I Re Magi”ed è stata realizzata in collaborazione con l’Accademia d’Arte e Artigianato di Verona. Le altre sezioni tematiche sono dedicate all’arte del presepio veneta, ai diorami spagnoli di Alicante, agli artisti siciliani Turi Azzolina e Salvatore Inastasi, alla collezione di Vittorino Bonaguro (Emilia Romagna) composta da 60 presepi degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta, e all’artista veronese Silvio Zampieri con dodici dipinti sull’infanzia e la vita di Gesù. Nella parte centrale della mostra sono ospitate anche quindici opere appartenenti alla collezione Hiky Mayr, la più importante e completa raccolta di opere figurative dedicate all’iconografia e al culto del Bambin Gesù e in alcuni casi di Maria Bambina. Le statue sono realizzate in materiali diversi: legno, terracotta, cera o cartapesta, databili tra il XVII e il XIX secolo, e provengono da botte- ghe artigiane italiane, in prevalenza napoletane e siciliane. Si possono poi ammirare i presepi dell’artista pugliese Francesco Invidia. Un’ampia sezione mostra i famosi diorami spagnoli provenienti da Alicante: si tratta di vere e proprie “scatole magiche” in cui il gioco delle luci dilata ampiamente la visione frontale con raffinate illusioni di prospettiva. Dal 1982, quando Don Antonio Moliné realizzò un prototipo, il diorama è entrato a far parte della tradizione del presepio spagnolo: le audaci prospettive e i colori naturalistici li rendono particolarmente attraenti per gli intenditori e non. Infine, anche quest’anno saranno presenti tutte le regioni italiane, con le proprie tradizioni presepistiche, che contribuiscono ad arricchire ciascuna con sue peculiarità, il patrimonio artistico nazionale. Economia Veronese 47 Continua la crescita di ApiConfidi Verona Claudio Tommasi, Presidente di Apiconfidi Verona, annuncia l’ingresso in Api Veneto Fidi P er fine anno è prevista l’assemblea di costituzione della nuova cooperativa fidi, frutto della fusione tra Verona, Vicenza e Rovigo. Sarà quindi una tappa fondamentale per lo sviluppo dei servizi rivolti alle Pmi veronesi… La recente legge di riforma dei Confidi (L. 326/2003), apre opportunità molto interessanti per il mondo della garanzia, anche alla luce dell’ormai imminente entrata in vigore della nuova normativa sul capitale delle banche meglio conosciuta come “Basilea2”, che richiedono però l’adozione di modelli patrimoniali ed organizzativi in linea con i nuovi scenari che si stanno delineando. Le aggregazioni sono quindi un passaggio necessario; permettono la creazione di sog- 48 Economia Veronese getti patrimonialmente più forti, forma di Società Cooperativa e che con una zona d’azione più allargata, avrà il nome di Api Veneto Fidi. in grado di fornire alle Imprese Ed in questo senso possiamo dire socie un’assistenza qualitativamente che i nostri soci hanno appreso migliore e, soprattutto, in grado di appieno i vantaggi che sarebbero competere nel nuovo mercato del scaturiti da tale operazione e la con- credito. L’operazione prospettata ferma l’abbiamo avuta con l’appro- tende proprio in questa direzione. vazione in assemblea straordinaria La nuova società che scaturirà dalla del progetto di fusione. fusione, oltre ad essere patrimonialmente più dotata e con un bacino Apiconfidi Verona ha realizzato di utenza esteso a tutto il territorio anche nel 2006 risultati particolar- della Regione, potrà guardare al mente importanti che evidenziano futuro con maggiore serenità e, il continuo sviluppo. Quale sarà il soprattutto, potrà continuare ad contributo all’interno della nuova assicurare alle imprese socie un’assi- cooperativa? stenza e un sostegno ai massimi Apiconfidi Verona, nato nel 1974 livelli. Si ritiene pertanto che il pro- come consorzio finalizzato all’ero- getto di fusione debba essere porta- gazione di garanzie, è presto diven- to a conclusione con estrema fer- tato un punto di riferimento per i mezza nella convinzione che i soci soci di Apindustria Verona e un della nuova struttura potranno usu- interlocutore privilegiato per i 12 fruire di un servizio estremamente istituti di credito convenzionati. qualificato e indispensabile per il Nel 2004 ha affrontato un primo successo delle loro aziende. determinante passaggio societario, La fusione verrà attuata nella forma anticipando sostanzialmente gli di fusione “propriamente detta”, effetti che sarebbero derivati dalla ovverosia mediante costituzione di nuova legge sui confidi, trasfor- una nuova società che assumerà la mandosi da Consorzio a AP ICONFIDI Cooperativa a responsabilità limitata. Con l’occasione è stato deciso di avviare una ristrutturazione anche interna, che ha comportato una riorganizzazione di tutte le fasi dell’attività, dall’informatica alla gestione del contenzioso, all’inserimento di personale qualificato. Durante il mio mandato (da oltre 10 anni ricopro la carica di Presidente) con il pieno appoggio dei consiglieri e la collaborazione del personale ho cercato di creare un confidi dinamico e flessibile, in grado di adeguarsi rapidamente ai continui cambiamenti che hanno segnato in questi anni l’evoluzione del settore del credito, non perdendo mai di vista la nostra mission di partner ideali per i soci, pronti ad intervenire, sia nelle fasi di crescita che nelle fasi di crisi, con una adeguata consulenza ed una costante informativa sugli scenari economici, finanziari e giuridici. Anche nel caso della fusione, ormai in dirittura di arrivo e a cui stiamo lavorando da circa un anno, ritengo sia stata data prova di capacità nell’affrontare rapidamente l’evoluzione dei nuovi scenari, mettendo da parte gli interessi di bottega per il bene dei nostri soci e riuscendo così a realizzare un grande progetto, qualche anno fa, impensabile. Oggi con un patrimonio netto di circa 4 milioni di euro, 350 soci e affidamenti concessi per oltre 35 milioni di euro, Apiconfidi risulta essere, nel suo settore, una delle realtà più dinamiche ed importanti di Verona e provincia. La sua attività si sviluppa in due campi tra loro strettamente connessi: - la consulenza economico – finanziaria, utile ai soci per poter individuare le necessità finanziarie dell’impresa sia a breve che a lungo termine e, conseguentemente, poter programmare gli interventi per far fronte alle stesse. - il rilascio di garanzie di 2° grado su linee di fido concesse dagli istituti bancari convenzionati, agevolando l’accesso al credito a condizioni vantaggiose per i soci. Quindi nella nuova cooperativa apporteremo non solo il patrimonio ma anche il nostro know how, le nostre eccellenze che, affiancate a quelle di Vicenza e Rovigo, consentiranno di creare una struttura in grado di garantire ai soci la migliore consulenza e il migliore servizio. Non c’è dubbio che, in questa nuova avventura, Verona sarà uno dei protagonisti principali. In che modo una fusione così significativa può aiutare le aziende associate nel sostenere la piccola ripresa economica in corso? La continua evoluzione del mercato globale, l’aumento della concorrenza da parte dei paesi asiatici, le maggiori difficoltà nel reperire le risorse finanziarie, anche a causa di Basilea 2, stanno spingendo le PMI a rivedere le proprie politiche aziendali da ogni punto di vista, organizzativo, produttivo, commerciale e finanziario. In particolare per le piccole e medie imprese rimane l’emergenza-credito. Il rapporto tra banche e impresa continua a presentare aspetti critici per quantità, qualità e condizioni dei finanziamenti erogati. In merito alla quantità, basti considerare che oggi solo il 30% circa del totale dei finanziamenti bancari al sistema economico, va alle PMI. Per quanto riguarda la qualità, dobbiamo sottolineare che il credito, seppure in costante miglioramento, è ancora largamente incentrato su finanziamenti a breve, con maggiori costi e squilibri nella gestione azien- Economia Veronese 49 CONFAP I dale rispetto a quello a medio-lungo termine. Pertanto ritengo che la nascita di Api Veneto Fidi, con una dimensione più adeguata e un raggio d’azione allargato a tutta la regione Veneto, possa essere una risposta giusta alle nuove esigenze e un punto di riferimento importante per tutte quelle aziende che hanno bisogno di essere sostenute per un più agevole accesso ai finanziamenti bancari. Oggi si parla molto di internazionalizzazione d’impresa, sicuramente Api Veneto Fidi rappresenterà uno strumento ancor più incisivo nel sostenere i progetti esteri delle PMI. Anche da questo punto di vista, credo che diventando una società di carattere regionale, rappresentativa del sistema Apindustria Veneto nel settore del credito, possa confrontarsi con incisività nei diversi tavoli istituzionali e con i maggiori attori finanziari, reperendo risorse e proponendo una gamma di strumenti finanziari atti ad agevolare le imprese nella penetrazione dei mercati internazionali. Infine Presidente, per le imprese associate cosa cambierà in termini di erogazione dei servizi? La nuova Società cooperativa Veneto Fidi sarà strutturata in modo da mantenere nel territorio, sia per noi che per Vicenza e Rovigo, tutte le attività inerenti sia alla consulen- za che alle garanzie e quindi anche i tre comitati deliberativi. Ritengo che da un punto di vista dei servizi, oltre a migliorare quelli già esistenti, i soci potranno averne a disposizione di nuovi, come ad esempio, operazioni di finanziamento più strutturate e per importi più elevati di quelli previsti in passato, consulenze molto professionali, servizi di predisposizione di business plan ed altro ancora, grazie alle nuove sinergie derivanti dalla fusione. Infine, ma non da ultimo, la possibilità di una maggiore presenza diretta presso le imprese socie per cogliere e suggerire con tempestività ogni opportunità a favore del loro consolidamento e del loro sviluppo. Italian Food Trading s.r.l. Sede Operativa: Via Napoli, 27 Cerea (VR) Tel 0442-320625 / 0442-321132 Fax 0442-321133 E-mail: [email protected] In occasione delle festività Natalizie ci proponiamo anche quest'anno con una vasta gamma di confezioni regalo personalizzabili, con prodotti tipici enogastronomici, accuratamente selezionati e di assoluta qualità per soddisfare ogni vostra esigenza. Italian Food Trading s.r.l. Prodotti per la Ristorazione ANNIVERSARI LA FESTA DI UNA GRANDE FAMIGLIA Più di mille ospiti provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa per festeggiare Biondan festeggiamenti per i 50 anni I si è svolta la festa, all’esterno del- trionfi e soddisfazioni, ma non è della Biondan spa hanno avuto l’azienda sapientemente preparato mai mancata loro la fiducia in quel- il loro momento centrale per l’importante evento con l’espo- lo che realizzavano. Walter e Arturo durante la cena di gala che l’azienda sizione di significative fusioni rea- hanno avuto anche il merito di pro- di Montorio (Vr) ha tenuto presso lizzate nei cinquant’anni di vita porsi ai clienti con la discrezione e la propria sede in occasione della della fonderia. I protagonisti sono l’umiltà di chi vuole migliorare, fiera Marmomacc di Verona. I fra- stati i due fratelli, Walter e Arturo ascoltando ogni piccolo consiglio e telli Walter e Arturo Biondan, fon- Biondan, due imprenditori che in suggerimento. datori dell’azienda, hanno voluto tanti anni si sono guadagnati stima Questa è stata ed è la loro filosofia accanto oltre ai familiari, tutti colo- e ammirazione da quanti hanno ed infatti hanno scelto di circondar- ro che hanno contribuito con il lavorato con loro. si di persone che lavorano “con lavoro e la passione al successo del I due fratelli hanno avuto un’idea loro” piuttosto che “per loro”, per- marchio Biondan nel mondo; pre- brillante cinquanta anni fa e hanno ché se si lavora bene e si scelgono i senti gli oltre cento dipendenti, i saputo trasformarla in una storia di collaboratori giusti, una azienda concessionari, i clienti e gli amici. successo, nel corso della quale ci raggiunge comunque il successo Particolare anche l’atmosfera in cui sono stati imprevisti e delusioni, che merita. Economia Veronese 51 Storti International 1956-2006i N el 2006 Ottorino Storti, fondatore e presidente della Storti International S.p.A., ha raggiunto due importantissimi traguardi: ha compiuto 80 anni e la sua azienda ha festeggiato il cinquantesimo anniversario. Sin da bambino Storti ha coltivato una grande passione per la meccanica ed ha dimostrato un’innata vocazione imprenditoriale: doti che lo hanno portato a porre le basi nel 1956, di quella realtà che si è in seguito evoluta nella Storti International. Amore per il suo lavoro, carattere e lungimiranza hanno permesso a Storti di far divenire la sua azienda un punto di riferimento a livello mondiale. Più di trenta brevetti all’attivo, tra cui quelli del primo dessilatore, del primo carro dessilatore miscelatore combinato e del 52 Economia Veronese primo carro miscelatore con defienatore-dessilatore universale, hanno portato la Storti ai vertici dei mercati nazionale ed internazionale delle macchine agricole per l’alimentazione animale. Grazie alla sua struttura solida e dinamica l’azienda è in grado di fornire soluzioni tecnologiche personalizzate e assistenza ai propri clienti in tempi molto brevi, operando secondo rigidi standard di controllo e applicando al processo produttivo omologazioni e certificazioni ottenute negli anni da enti competenti in Italia e all’estero. Forte del bagaglio tecnico acquisito in 50 anni di attività la ditta con sede a Belfiore ha consolidato la sua presenza nei 5 continenti in ben 50 paesi esportando il 65% della produzione Ancora oggi Ottorino Storti guida i passi della Storti International assieme alla seconda generazione e ad un management altamente qualificato e, in linea con lo spirito di aggregazione che lo ha sempre contraddistinto, per festeggiare l’ importante anniversario, ha voluto accanto a sé nella sede dell’azienda in una giornata di ”porte aperte” i dipendenti con le loro famiglie, i collaboratori, i fornitori, i clienti passati, presenti e futuri. «L’obiettivo è stato quello di circondarci delle persone che con noi quotidianamente collaborano, si confrontano, competono» - ha sottolineato Enrico Storti, amministratore delegato dell’azienda - ed è per questo che hanno fatto da degna cornice alla “festa” tutte le macchine che compongono la vasta gamma della nostra produzione». ANNIVERSARI R Riam “in ascensore” da quarant’anni IAM Ascensori nasce nel 1966 ed inizia l’attività a Udine, creando una realtà di servizi di installazione ascensori, con successiva assistenza e manutenzione. Nel 1970 l’ azienda si trasferisce a Jesolo (VE) dove il settore immobiliare è in forte crescita, e con l’espandersi dell’attività, nel 1979 i fratelli Recchia aprono una sede anche a Verona. Il 1992 segna un’altra data significativa per la vita di questa azienda: RIAM, decide di investire in una struttura più grande e, contemporaneamente, inizia il percorso per attuare il Sistema di Qualità ISO 9001:2000 con l’obiettivo di creare una struttura organizzata e competitiva sul mercato. La sfida è importante, in quanto in quegli anni la Qualità era sentita solamente da realtà multinazionali: l’obiettivo viene raggiunto nel luglio del 1994 quando ottiene la certificazione e diventa così una tra le prime aziende certificate del settore a livello nazionale. La certificazione inizialmente non ha un grande impatto sul mercato, ma successivamente viene richiesta negli appalti pubblici e questo apre - per la Riam - nuovi orizzonti che si riflettono sul fatturato negli anni successivi, grazie all’acquisizione di importanti commesse. In azienda lavorano già i figli dei fratelli Recchia, giovani che sempre in linea con lo spirito aziendale, hanno sentito la necessità di creare anche altre realtà. Tra le più significative iniziative imprenditoriali da segnalare il Call Center di Trento e la Società per Servizi di Emergenza Ascensori di Roma che mette a disposizione personale tecnico qualificato per intervenire 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, su impianti di ascensori. e fa da supporto ad aziende del settore medio piccole che non hanno una struttura per svolgere il servizio di reperibilità 24 ore su 24. Oggi RIAM – che festeggia i quarant’anni di attività - è una realtà che opera a 360° nel settore ascensoristico mantenendo la propria identità, ma in sinergia con aziende del settore, perseguendo sempre nel tempo il principio di creare strutture al servizio delle piccole medie aziende. Economia Veronese 53 SINDA CALE E PRE VIDENZ A Mobbing L a notizia che a Verona, presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’ Università degli Studi, è sorto un Centro di ricerca sui mobbing e sulle malattie da lavoro, offre lo spunto per soffermarci su alcune recenti e significative pronunce giurisprudenziali in materia, che è divenuta negli ultimi anni scottante ed attuale. Tutte e tre le decisioni che vengono ora richiamate sono quelle della Corte di Cassazione, il che conferma come il fenomeno “mobbing” sia diffuso e sia spesso oggetto di controversia tra lavoratori e datori di lavoro. La Cassazione ha ribadito che, affinché il dipendente possa ottenere un risarcimento danni causati da un comportamento “mobbizzante , deve dimostrare adeguatamente la sussistenza di una condotta dell’imprenditore, sistematica e protratta per un determinato tempo, che concreti, per le sue caratteristiche vessatorie, in una lesione dell’integrità fisica e della personalità morale del lavoratore. Con la prima sentenza (la n. 4774 del 6.03.2006) che si cita, infatti, è stato dimostrato che accertarti comportamenti persecutori del datore di lavoro, consistiti in provvedimenti 54 Economia Veronese di trasferimento, attribuzione di note di qualifica negative, irrogazione di sanzioni disciplinari, privazione dell’abilitazione necessaria per operare al terminale ed altri episodi simili non potesse essere ravvisato in concreto il mobbing, ma bensì, nel caso di specie, fu dimostrato che si trattò di soltanto di divergenze di vedute su varie questioni tra lo stesso datore ed il dipendente. Con un’altra successiva decisione delle Sezioni Unite (n. 6572 del 24 marzo 2006), la Cassazione ha precisato i criteri che devono essere tenuti presenti nell’ ipotesi di demansionamento o dequalificazione del lavoratore subordinato. I danni eventualmente derivanti da detti comportamene possono essere di vario genere, biologico ed esistenziale, nonché professionale, comunque tutti legati alla mutata professionalità del lavoratore ed al pregiudizio alla salute ed alla personalità del lavoratore, le cui lesioni sono per certi aspetti autonome. Secondo la specificata sentenza di Cassazione, infatti, occorre distinguere che il risarcimento del danno biologico è subordinato alla esistenza di una lesione subita da parte del lavoratore, dallo stesso dimostrata, dell’integrità psicofisica medicalmente accertabile. Il danno esistenziale e la sua risarcibilità è determinata dall’alterazione, oggettivamente accertata, da parte del lavoratore delle sue abitudini e assetti relazionali propri, nonché da scelte di vita diverse. Infine il danno professionale derivante dalla frustrazione di precisate e ragionevoli aspettative di progressione professionali, perdita di chances e professionalità. Infine, con la terza decisione (Cassazione n. 17564 del 2 agosto 2006), è stato affermato il principio secondo cui la responsabilità derivante da un demansionamento del dipendente può essere eventualmente esclusa allorché possa derivare da un comportamento non imputabile al datore (ad esempio, sia conseguenza di una contrazione dell’attività dell’impresa). In ogni caso, è stato nuovamente confermato il principio secondo cui esiste un diritto/dovere del lavoratore di svolgere la prestazione lavorativa in base alla qualifica rivestita, così come stabilito dal 2103 c.c., nel rispetto, da parte del datore di lavoro, della sua integrità fisica e personalità morale, di cui all’art. 2087 c.c. LEGALE Patto di non concorrenza e divieto di concorrenza nell’ambito del lavoro subordinato N elle varie vicende di un rapporto di lavoro, tra datore di lavoro e lavoratore si contrappongono interessi diversi se pur meritevoli di tutela sia da una parte che dall’altra. Nello specifico della questione che qui affrontiamo, il legislatore ha previsto una serie di norme a tutela del datore di lavoro a fronte della concorrenza e della divulgazione dei segreti e dei metodi produttivi da parte del lavoratore sia in corso di rapporto, sia alla cessazione dello stesso, attribuendogli la facoltà , del tutto eccezionale, di poter comprimere, sia pur previo accordo fra le parte ed a condizioni particolari, il libero esercizio dell’attività professionale del lavoratore. Segnaliamo, per completezza di informazioni, l’art. 2105 del Codice Civile che , per l’appunto. vieta al lavoratore di trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, di divulgare notizie attinenti all’organizzazione ed ai metodi di produzione dell’impresa o farne uso in modo da recare ad essa pregiudizio, (divieto di concorrenza ed obbligo di riservatezza) e ciò in ottemperanza al dovere di fedeltà che è obbligazione accessoria a quella principale di lavorare; di altrettanta importanza è l’art. 2125 Cod. Civ. che prevede il patto di non concorrenza quale estensione dell’obbligo di fedeltà al termine del rapporto di lavoro , proteggendo, da un lato l’imprenditore da un eventuale attività di concorrenza da parte dell’ex dipenden- te e dall’altro il lavoratore, imponendo la stipulazione di tale patto a limiti oggettivi: ed infine l’art. 2596 Cod. Civ. relativo al generale divieto di concorrenza applicabile al lavoratore autonomo, oltre all’art. 1751 Cod.Civ. che estende l’obbligo di “non fare” anche all’agente. Le ragioni di tali prescrizioni normative sono facilmente ed ovviamente comprensibili : il prestatore di lavoro, essendo inserito nell’organizzazione aziendale, sarebbe in grado di rendere la propria attività competitiva particolarmente insidiosa, proprio a causa della diretta conoscenza che egli ha del contesto e delle vicende dell’impresa. Il divieto assoluto di concorrenza previsto dalla legge è pertanto strettamente connesso alla sussistenza del rapporto di lavoro; con il cessare di questo, quindi, il dipendente riacquista la libertà di svolgere qualunque attività, anche in concorrenza di quella svolta dal suo precedente datore di lavoro, salva, per l’appunto, la previsione di un patto di non concorrenza post contrattuale. L’art. 2125 del Codice civile prevede infatti l’ipotesi in cui il datore di lavoro voglia tutelarsi anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro, prevedendo la possibilità di stipulare con il lavoratore un apposito patto di non concorrenza , in forza del quale il datore di lavoro si obbliga a corrispondere una somma di denaro al lavoratore e questi, a sua volta, si obbliga a non svolgere attività concorrenziale con quella del proprio ex datore di lavoro una volta cessato il rapporto. Il patto di non concorrenza può essere inserito sia all’atto della stipula del contratto di lavoro, sia nel corso del rapporto, sia, infine, al momento della sua cessazione. Deve risultare da atto scritto e prevedere un corrispettivo in favore del lavoratore. Nell’ipotesi in cui il corrispettivo sia irrisorio o troppo modesto rispetto al sacrificio imposto al lavoratore, il patto sarà comunque nullo. Devono, inoltre, sempre a pena di nullità, essere indicati i limiti di oggetto, di tempo e di luogo, previsti, non alternativi tra loro. La durata massima del patto di non concorrenza è stabilita dalla legge in 5 anni per i dirigenti ed in 3 anni per gli altri prestatori di lavoro: nel caso in cui tali limiti temporali non fossero rispettati, per il tempo eccedente la durata legale, il patto non produrrebbe nessun effetto. Il patto di non concorrenza riguarda esclusivamente il rapporto di lavoro subordinato e, pertanto, non può applicarsi ad ipotesi diverse, come quella, per esempio, del rapporto d’agenzia, dato che l’agente non è un lavoratore subordinato ma un lavoratore autonomo. Analogamente, la Suprema Corte di Cassazione considera escluso dall’ambito di applicazione soggettivo dell’art. 2125 il lavoratore parasubordinato, essendo costui equiparato per analogia al lavoratore autonomo. Economia Veronese 55 AP IGIOVANI I giovani imprenditori Confapi lanciano l’allarme C atia Polidori alza la voce, portando l’attenzione sulle difficoltà dei Geni Privati, in primis quelli più giovani, che lei rappresenta. Il vero genio, la vera creatività risiede, come la Presidente dei Giovani Confapi ricorda, nella realtà produttiva italiana. All’Italia, il paese “in pensione”, appesantito dai troppi rami secchi da recidere (ad esempio quelli della pubblica amministrazione), sordo alla meritocrazia e ricco di partiti politici che sembrano navicelle che traghettano sempre gli stessi uomini da un periodo storico all’altro, Catia Polidori contrappone l’universo vivace e dinamico dei giovani imprenditori, coloro che non hanno mai smesso di produrre, innovare e creare occupazione, nonostante le congiunture sfavorevoli e le schizofrenie della politica. Il futuro del Sistema Italia, rappresentato dal gruppo, che in occasione della assemblea annuale è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica 56 Economia Veronese Giorgio Napolitano. «Oggi festeggiamo le mancate esequie delle piccole e medie imprese. Molti le davano per spacciate, ma esse sono più vitali che mai. A dispetto di una politica che non parla la nostra stessa lingua, che ci fa sentire una minoranza numerica e culturale, noi giovani imprenditori continuiamo a lottare nonostante un sistema politico che si comporta da “nemico”. Anche se molte pmi hanno reagito andando via dall’Italia alla ricerca di paesi più concorrenziali, in molti sono rimasti riuscendo a intercettare altri mercati, cioè integrando i clienti tradizionali ormai fiaccati con nuovi provenienti da altre nazioni. Tutti, comunque, hanno innovato, nell’organizzazione, nei processi e nei prodotti. Ciò che produciamo oggi è immensamente più ricco di valore immateriale, cioè di intelligenza e complessità, rispetto al passato. Ai politici che criticano il basso tasso di innovazione nelle aziende, chiedo ad alta voce: dove siete stati negli ultimi anni? Dove siete ora? Venite nelle nostre imprese, prima di giudicare» Sul fronte Finanziaria, la Presidente è poco tenera «È inutile parlarne, quando una cosa è storta non ha senso cercare di raddrizzarla: non per la presunta sacralità di saldi di cassa sostanzialmente ancora incogniti, non perché è scioccamente redistributiva, non perché fa favori ad una manciata di aziende ma perché, ancor prima che politicamente, è culturalmente sbagliata». Catia Polidori propone un modello di giovane imprenditore combattente, che rivendica il suo ruolo nella creazione di una vera politica industriale, in quanto motore principale del processo di crescita del Paese: «Noi chiediamo che la nostra capacità d’essere imprenditori di mercato contribuisca a dare un valore aggiunto alla politica: solo in questo modo il genio privato si farà pubblica virtù». FISCALE Studi di settore e indagini bancarie G li studi di settore stanno assumendo un’importanza sempre crescente nelle strategie di accertamento dell’Amministrazione Finanziaria e la recente Manovra Finanziaria ne è una conferma. Si è ormai arrivati al punto di operare scelte prettamente “imprenditoriali” di strategia aziendale, come assumere un nuovo dipendente o esternalizzare, acquistare beni strumentali o prenderli in locazione in funzione della congruità agli studi di settore. E bene fanno le aziende che programmano per tempo tali scelte: le difese nei confronti degli studi di settore sono sempre più ardue. Il recente convegno di Apindustria su: “Studi di settore ed indagini finanziarie – strumenti di difesa”, grazie all’intervento di relatori specializzati in consulenza tributaria ed in contenzioso tributario, ha destato grande interesse tra gli imprenditori. E non sarebbe potuto essere diversamente tenuto conto che la larga parte delle imprese associate è interessata all'applicazione degli stessi e che il numero è destinato ad ampliarsi viste le modifiche imminenti che innalzeranno i limiti dimensionali di applicazione degli studi. L’attenzione che il tema riscontra è indice della crescente importanza che le problematiche collegate ai cosiddetti “accertamenti induttivi” stanno assumendo in un contesto caratterizzato da: - numerosità delle imprese; - aggravamento dello stato della finanza pubblica , sostanzialmente ritornato a livelli ante entrata nell’area Euro; - assenza di reali riforme strutturali dal lato delle uscite pubbliche. Senza dilungarci sulla logica e sullo sviluppo degli studi di settore, può essere interessante riportare qualche spunto di riflessione. Gli studi sono stati ideati utilizzando, per ogni singola attività economica, dati contabili e strutturali quali la tipologia di processo produttivo, il settore di vendita, l’area geografica, il livello dei prezzi, con il fine di rendere più efficace e incisiva l'azione accertatrice in relazione ai vari settori economici di esercizio delle attività imprenditoriali e professionali. L’obbiettivo è quindi di consentire la determinazione dei ricavi che con ragionevole probabilità possano essere attribuiti al contribuente sulla base di elementi caratterizzanti l'attività. Il fine di tale elaborazione statistica è quello di permettere all’Amministrazione Finanziaria di effettuare accertamenti in rettifica dei redditi nei quali lo scostamento dei ricavi dichiarati rispetto a quelli attribuibili sulla base dello studio di settore costituisca presunzione grave, precisa e concordante, senza peraltro pregiudicare l'ulteriore azione accertatrice relativa alle medesime o alle altre categorie residuali. L’Amministrazione Finanziaria ha esigenza di perforare la struttura costituita dalla contabilità aziendale per poter accertare non solo l’evasione “vera” (analiticamente documentata dallo scostamento tra dato contabile e dato economico) ma anche l’evasione “verosimile” (scostamento tra dato economico apparente e dato economico verosimilmente reale). Ciò per risparmiare tempo in sede di attività di verifica (efficienza) e per ottenere dall’attività di verifica risultati più apprezzabili (efficacia). L’attività di accertamento induttivo è di conseguenza una realtà necessaria date le premesse (spesa pubblica non riformata dal lato delle uscite e scarsità delle risorse da destinare all’attività di accertamento). La centralità della ricerca del “verosimile” apre la strada all’utilizzo di strumenti statistici sempre più raffinati (la cui ultima espressione concreta sono gli studi di settori) e a ragionamenti che collegano “dati” noti (elementi strutturali dell’impresa , dati finanziari, dati economici di input output) a “fatti” ignoti (il presunto reddito evaso). Se lo studio di settore come strumento di indirizzo e di individuazione di posizioni contributive dubbie avrebbe potuto avere un senso, l’evoluzione che ha subito lo ha portato a diventare uno strumento nei confronti del quale le imprese riescono a difendersi con sempre maggiore difficoltà. In un simile contesto, al fine di non rimanere con il solo “amaro in bocca” di fronte al progressivo assottigliarsi dei margini di manovra di una difesa “a posteriori” (dopo l’emissione del verbale o dell’avviso di accertamento) basata su principi di libertà e garanzia (la necessità di “prove certe” dell’evasione) occorre aprirsi ad una metodologia di analisi preventiva della realtà aziendale e ad un rapporto più interattivo tra impresa, associazioni e consulenti per monitorare i rischi fiscali intrinseci all’attuale struttura aziendale. Diventa insomma essenziale applicare il vecchio motto einaudiano “conoscere per decidere”. Economia Veronese 57 RUMORE IN AZIENDA: ARRIVA LA NUOVA LEGGE Sala gremita per il convegno organizzato da Apindustria Verona sulle novità introdotte dalla normativa sul rumore nelle aziende. Relatori dell’incontro Luciano Marchiori, direttore dello Spisal dell’Ulss 20, e Massimo Donzellini del settore Attività Specialistiche dell’Arpav di Verona, i quali si sono alternati al tavolo per spiegare cosa cambierà con il decreto legislativo 195/2006. La legge è entrata in vigore il 14 giugno 2006, ma sarà totalmente operativa dal 14 dicembre 2006. Il nuovo provvedimento quando entrerà in vigore abrogherà il DLgs 277/91 ed introdurrà un nuovo titolo, il V bis al DLgs 626/94. Pertanto essendo la regolamentazione di tale rischio all’interno del DLgs 626/94, la valutazione generale dei rischi dovrà tener conto anche del rischio rumore. Se a seguito della valutazione si può ritenere di superare gli 80 dB (A), il datore di lavoro misura strumentalmente i livelli di rumore e riporta i risultati nel documento di valutazione dei rischi. Ad di sotto di tale valore non è obbligatoria la misurazione strumentale. Il nuovo decreto prevede dei valori limite di esposizione: 87 dB (A) espressi come livello di esposizione per 8 ore di lavoro (LEX,8 ore) e di 140 dB(C) di picco; in caso di superamento dei valori limite, il datore di lavoro, tenendo conto dell’attenuazione prodotta dai DPI adotta misure immediate per riportare l’esposizione al di sotto del valore limite, individua le cause dell’esposizione eccessiva, modifica le misure adottate per evitare che si ripeta tale superamento. Sono previsti inoltre dei valori d’azione inferiori, e superiori. Quelli inferiori sono: 80 dB(A) espressi come livello di esposizione per 8 ore di lavoro (LEX,8 ore) e 135 dB(C) di picco; al di sotto dei quali il rischio è da ritenersi basso, al di sopra, il datore di lavoro mette a disposizione i DPI, garantisce l’informazione e la formazione, su richiesta del lavoratore lo sottopone a sorveglianza sanitaria. - Quelli superiori sono: 85 dB(A) espressi come livello di esposizione per 8 ore di lavoro (LEX,8 ore) e 137 dB(C) di picco; al di sopra dei quali il datore di lavoro elabora ed applica un programma di misure tecniche e organizzative volte a ridurre l’esposizione al rumore, fa tutto il possibile perché vengano indossati i DPI, sottopone a sorveglianza sanitaria i lavoratori. Nella valutazione del rumore il datore di lavoro considera il livello, il tipo e la durata dell'esposizione, i valori limite di esposizione e i valori di azione, tutti gli effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori, tenendo conto anche dei soggetti particolarmente sensibili al rumore come le lavoratrici in stato di gravidanza, i minori, i casi individuati dal medico competente. Infine valuta tutti gli effetti sulla salute e sicurezza dei lavoratori derivanti da interazioni fra rumore e sostanze ototossiche connesse con l'attività‘ svolta esempio la presenza di solventi, metalli, e fra rumore e vibrazioni. Le valutazioni devono essere effettuate con cadenza almeno quadriennale da personale qualificato nell'ambito del servizio di prevenzione e protezione. La non ottemperanza al decreto è sanzionata penalmente, arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da 1549 euro a 4132 euro. Sono inoltre previste gravi sanzioni nel caso in cui venga accertata come conseguenza la sordità del lavoratore: l’ipoacusia di un lavoratore viene considerata dalla magistratura come un reato riconducibile alle lesioni personali colpose, di cui all'articolo 590 del Codice penale, punibili con la reclusione (se gravi) da 3 mesi a un anno o alla multa da 500 a 2000 euro. Per le lesioni gravissime, unicamente con la reclusione da uno a tre anni. Nel caso di lesioni a più persone la sanzione può essere aumentata del triplo. 58 Economia Veronese SINDA CALE E PRE VIDENZ A Disabili in azienda: da obbligo a risorsa N egli ultimi anni, anche grazie alla Legge 68 del 1999 (“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”) abbiamo assistito ad un progressivo inserimento/inclusione di persone disabili nel mondo del lavoro. Ci piace sottolineare in premessa che “L’uomo normale è un’astrazione; in qualche misura ogni essere vivente presenta disabilità: come non esistono linee di demarcazione tra salute e malattia, pure non si può ritenere che questa esista tra normalità e handicap” (Massimo Cacciari nel ‘Dialogo sulla solidarietà’ con il Card. C.M. Martini).Occorre ricordare anche che, mentre la normativa previgente in materia (L. 482/68) aveva come scopo principale il reperimento per il disabile di un’occupazione qualsiasi, l’obiettivo primario della citata L. 68/99 è la “valorizzazione della professionalità dei disabili” ai fini della costituzione del rapporto di lavoro, restituendo alle persone disabili il diritto al lavoro e il diritto alle pari opportunità. Si ha quindi il passaggio da una modalità di inserimento impositiva ad una modalità consensuale attraverso forme di inserimento mirato, individuazione di percorsi personalizzati volti a massimizzare le capacità lavorative della persona e di conseguenza il grado di funzionalità e operatività nell’ambiente lavorativo. Anche le classificazioni delle disabilità hanno subito dei profondi cambiamenti culturali dalla “percentuale di invalidità conseguita” fino alla attuale ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health) che “intende descrivere ciò che una persona malata o in qualsiasi condizione di salute può fare e non ciò che non può fare”. La valuta- 60 Economia Veronese zione non è più sulla disabilità (con il conseguente handicap che si manifesta in seguito all’interazione con l’ambiente anche lavorativo), ma sulla salute e le capacità residue. L’ICF non classifica le persone ma riguarda in pratica tutti, poiché ciascuno di noi, in un contesto ambientale sfavorevole o a fronte di qualche difficoltà, può venirsi a trovare in una condizione di salute che lo renda “disabile”. Spesso ho constatato che l’inserimento di persone disabili in realtà lavorative è stata una vera e propria verifica dell’accettabilità e della vivibilità degli ambienti di lavoro per tutte le persone che vi lavorano (barriere architettoniche, uscite di sicurezza, servizi igienici e locali di ristoro, ergonomia ma anche rapporti interpersonali e organizzazione del lavoro). Tale verifica ha evidenziato la necessità della rimozione degli ostacoli all’inserimento mediante interventi anche sostanziali e talvolta onerosi sull’ambiente di lavoro e/o su macchine ed attrezzature. Interventi spesso comunque in grado di migliorare complessivamente la sicurezza e di rimuovere situazioni disergonomiche in precedenza ignorate, sottovalutate o tollerate. Anche per l’inserimento di lavoratori disabili si deve partire dal momento iniziale e fondamentale della Valutazione dei Rischi in azienda, finalizzata nello specifico sia all’attuazione del percorso dell’inserimento lavorativo stesso, sia alla maggiore tutela necessaria per il disabile (nel Documento di Valutazione dei Rischi occorre anche definire i “soggetti deboli” e destinatari di particolari tutele che oltre ai disabili sono le lavoratrici madri e i minori). Per esperienza personale e di molti colleghi ritengo importante il ruolo del Medico Competente nell’inserimento di lavoratori disabili: il suo intervento è importante già dalla fase preliminare nell’individuare le mansioni compatibili con le capacità lavorative del disabile per inserirlo nel posto più adatto anche attraverso l’analisi dei diversi posti di lavoro presenti in azienda. L’inserimento “mirato” del disabile in una specifica realtà aziendale presuppone poi la presa in carico da parte del Medico Competente del soggetto disabile (in possesso di un giudizio di idoneità semi-specifica da parte della Commissione Invalidi civili) valutando in modo specifico il luogo/postazione di lavoro e l’esposizione a rischi del soggetto con le sue capacità residue. Il Medico Competente, di fronte al disabile deve esprimere un giudizio di idoneità che và oltre quello consueto di idoneità alla mansione specifica (ex art. 16 comma 2 del D.Lgs. 626/94) ma deve essere di effettiva compatibilità della persona con il lavoro/l’ambiente anche proponendo al datore di lavoro l’adozione di misure tecniche, organizzative e procedurali necessarie e specifiche per facilitare l’inserimento /mantenimento al lavoro del soggetto disabile. Nell’inserimento del lavoratore disabile il medico deve assumere anche un ruolo gestionale (e non soltanto clinico) in particolare per gli aspetti riguardanti l’accessibilità al luogo di lavoro, la postazione di lavoro, le attrezzature di lavoro e la gestione delle emergenze (in particolar modo l’evacuazione dei disabili). Plinio Menegalli Medico competente AMBIENTE E SALUTE Lavori in quota: nuova legge per una maggiore sicurezza S econdo i dati forniti dall’Inail, più del 26% degli infortuni sul lavoro del 2005 è stato causato da cadute avvenute dall’alto. Un dato che, seppur in leggero calo rispetto agli anni passati, si mantiene allarmante se viene considerato il numero assoluto: quasi 250 mila infortuni. Proprio per limitare questi eventi, dall’estate 2005 è entrato in vigore il decreto legislativo 235/03 di attuazione ad una direttiva europea, la quale, imponendo alcuni nuovi adempimenti per la prevenzione delle cadute dall’alto, dovrebbe contribuire ad accrescere la cultura della sicurezza, vero e proprio anello mancante tra legge e condizioni reali di lavoro. Di questo si è parlato all’incontro tenutosi nella sede di Apindustria Legnago, relatori Luca Carlini, presidente del consorzio Aediles, e Laura Gaburro, tecnico della prevenzione dello Spisal Ulss 21: titolo del convegno: «Lavori in quota». Per rientrare in questa categoria è sufficiente per il lavoratore essere posto a 2 metri di altezza, tanto basta al corpo umano per capovolgersi e battere la testa al suolo. Il decreto, quindi, è rivolto in particolare a tutti gli utilizzatori di ponteggi, fissi o mobili. Oltre al rispetto delle regole già previste con il DPR 164/56, la nuova normativa stabilisce la redazione da parte dell’impresa che monterà il ponteggio di un piano chiamato Pimus, in cui verranno indicate le modalità di montaggio, uso e smontaggio della struttura. Il progetto o è disponibile perché rientra nelle configurazioni strutturali del costruttore o viene redatto specificatamente. Il piano di montaggio deve essere redatto da persona competente e deve essere messo a disposizione del sorvegliante preposto al montaggio-smontaggio e ai lavoratori incaricati. «Succede spesso che il Pimus sia utilizzato in copia per più strutture e questo non è possibile – ha spiegato Gaburro – ogni impalcatura deve avere il proprio che deve essere a disposizione per la visione». I contenuti essenziali del piano riguardano il tipo di cantiere, il tipo d’intervento per il quale si rende necessario il ponteggio, l’indicazione degli spazi logistici dedicati e delle zone di transito e lavoro. Nel Pimus vengono, inoltre, indicate le figure professionali presenti nel cantiere e ne definisce le competenze. Unitamente a questo l’azienda deve certificare di aver provveduto alla formazione obbligatoria e specifica del personale che dovrà realizzare l’impalcatura. Nei casi in cui i lavori temporanei in quota non possano essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni ergonomiche adeguate, si devono scegliere le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure, in conformità ai seguenti criteri: priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale; dimensioni delle attrezzature di lavoro confacenti alla natura dei lavori, alle sollecitazioni prevedibili e a una circolazione priva di rischi; scelta del tipo più idoneo di sistema di accesso ai posti di lavoro temporanei in quota in rapporto alla frequenza di circolazione, al dislivello e alla durata dell’impiego. Ma se la norma è una condizione necessaria, da sola non è sufficiente. Oltre alla volontà d’applicarla, occorrono anche comportamenti adeguati. La prevenzione deve «stare nella testa» dei datori di lavoro, innanzi tutto, e poi dei dirigenti, dei responsabili delle lavorazioni (i cosiddetti preposti) e dei lavoratori, che devono poter contare su un’organizzazione del lavoro aziendale adeguata alla sicurezza ed essere formati a usare le attrezzature e a rispettare le procedure. Economia Veronese 61 IL PUNTO Una storia che parla ancora C’era una volta… Magari le favole sono passate di moda, travolte da qualche play station, dai moderni personaggi della fantasia infantile, tutti muscoli e aggressività. Morte sepolte, sotto la montagna di immondizia catodica o nei percorsi patologici di qualche cartone animato giapponese, tutto violenza e volgarità. Ma le favole hanno bisogno di spazio, perché nell’animo dell’uomo, la nostalgia per l’innocenza perduta è come il canto malinconico dell’esule per la propria patria, cioè un desiderio incombente. Quella che ci raccontiamo a Natale, più che una favola, è una storia vera. Conosciutissima nei suoi contorni, sempre attuale nella sua valenza sapienziale. Ci parlano di due sposini, in giro per Gerusalemme, in trasferta dal Nord per ragioni anagrafiche e burocratiche. S’erano appena ripresi da una storia ingombrante. Lei era troppo perfetta per essere accusata, lui troppo onesto e buono per mandare a spasso una compagna così scomoda. E poi c’era un Terzo intruso, che non offriva certo le condizioni per guardarsi negli occhi e spiegarsi da uomo a uomo. Sta di fatto che in arrivo c’era un bebè, che domandava prepotentemente di vedere la luce. Cose che capitano e che si possono risolvere tranquillamente, se non fosse stato per via dell’overbooking alberghiero della città di Davide. Sia come sia, la cosa andò che i nostri dovettero rifugiarsi in una casa scavata nella roccia, come si usava a quei tempi. Pochi metri quadrati in cui mettere vacche, pecore, galline ed anche cristiani. Il pargolo venne al mondo sano e promettente, ma fu chiaro, da subito che il suo destino era in salita. Una volta cresciuto, presago del proprio destino e sufficientemente scaltrito per sapere come va il mondo, parlò ai suoi di croce e di persecuzione. Ci vide bene e soprattutto lontano. Dalle pareti di molte scuole e di molti ambienti pubblici fu bandito come un ladro da recludere. Bene che andasse, qualche studente impertinente, nel posto rimasto vuoto, aveva scritto con ironia: torno subito. Non gli andò meglio nei seggi elettorali, dove presidenti tutto zelo e ignoranza ne chiesero la rimozione forzata, pena il blocco delle operazioni di voto. Pensa se per caso si metteva a parlare, come aveva fatto con don Camillo, e dava qualche consiglio? Troppo pericolosa una marchetta del genere a favore del mondo cattolico, bacchettone e conservatore. Se non bastasse, svenevoli maestrine, ne impedirono la celebrazione ai bambini più piccoli, in occasione del suo compleanno, il 25 dicembre. Meglio giocare in campo neutro, Economia Veronese 63 IL PUNTO con le zucche di Halloween. Sarà anche ‘na vaccata, ma la laicità era salva. Da ultimo ci si è messa anche la Rinascente e qualche altro big store: il presepio non tira, hanno detto i responsabili. Buoi e asini, Madonne e San Giuseppe, con tanto di prole, pecore e pastori vadano a cercarseli dalle Paoline! Vuoi mettere il pandoro o il mandorlato di Cologna, con ‘na buona bottiglia di spumante o di recioto nostrano? Magari il cittadino fa fatica a crederci. Ma come? Non c’è angolo d’Europa dove non ci siano mercatini, quelli famosi di Natale, dove si fanno soldi a palate, perché la gente, per queste cose, corre come le mosche sul miele. Non è, per caso, che ci siano in giro sacche di aviaria dell’intelligenza, quella che a corto di argomenti, si nasconde dietro al rispetto delle religioni altrui? Per fortuna che a Verona siamo sotto ad una buona stella. Che qualcuno non fraintenda, nessuna allusione. Parlo di quella che scivola fuori dall’Arena, maestosa e seducente come il piffero della favola. È così bella che gli americani se la volevano comprare. Magari pagando un piccolo copyright potevano adattarsi a farsene una copia. E, invece, niente. Volevano l’originale. Avrebbero comprato anche il sindaco e il negozio di mutande che c’è all’angolo di Via Mazzini, pur di fare l’affare. Pensate a cos’erano disposti! Ma non c’è stato verso. La stella a Verona è e a Verona resta! Anche ai tempi della nostra coppia ci raccontano di un bel stellone. Fece talmente colpo, che alcuni uomini di cultura, intenti a scrutare i cieli come antesignani di Galileo, si misero in cammino, per vedere dove andava a mettersi. Sempre la storia, quella bella da raccontare, ci dice che portarono doni preziosi. Si fermarono silenziosi davanti al bebè e poi, riservati e prudenti, fecero ritorno da dov’erano venuti. La storia si ripete, verrebbe da dire, se non fosse per alcuni furbetti che, di questa stella hanno frainteso il significato. Anche loro vengono da lontano, ma più che portare il dono delle loro attitudini e della loro laboriosa manovalanza, per integrarsi nel contesto di una socialità riconciliata, sotto la stella hanno trovato la scorciatoia per fare i soldi, con un mercato abusivo, mobile e anguilloso. Determinati e sfacciati, come a ricordarti che la legalità è questione per gli italiani, non da italiani. Poco male se non pagano le tasse e sottraggono introiti ai commercianti che lavorano in regola. Si lamentino pure quest’ultimi. Se gli va bene, il fisco gli fa il prelievo in silenzio, se vale male, gli manda la finanza. Tanto i commercianti sono tutti evasori, così recitano i politici del politicamente corretto, da qualche tempo a ‘sta parte. Ma vagli a spiegare a chi deve ascoltare, che il bambino della nostra storia non sarebbe stato mica tanto contento a sapere che c’è gente in giro che vive di espedienti, che si rifornisce da gente senza scrupoli, che lavora nell’illegalità. E poi è vero che sono una minoranza, ma cento a Verona, cento a Trento, cento a Catania… sai che botta ti viene alla fine. Dai, bebè caro, facci ‘sta grazia: rendici tanto buoni da non essere cattivi, ma facci sufficientemente cattivi da non essere buonisti. Buon Natale! Tse Tse 64 Economia Veronese Ricerche di mercato (quantitative e qualitative) Quali sono i cambiamenti economici, competitivi, di settore, tecnologici, ambientali e demografici che si verificano nel vostro mercato? Ed in che modo stanno cambiando i bisogni ed i valori dei vostri clienti? Se gmentazione e dif ferenziazione I vostri target di mercato sono cambiati negli ultimi anni o state perseguendo gli stessi target di sempre? Avete segmentato il mercato in cui operate per identificare il profilo dei target più redditizi? Bench-marking e Market Intelligence A n a l i s i d i p o t e n z i a l e d i m e r c at o Quali sono i concorrenti leader del vostro mercato e perché hanno successo? Come siete posizionati verso di essi? Avete sviluppato processi di sorveglianza della concorrenza? Come calcolare il valore espresso domanda di un dato mercato? Quale la detenuta dai concorrenti? Vale la investirvi? Ed in quanto tempo ci si aspettare dei ritorni? dalla quota pena potrà Piani di business e di mar keting Preparate ogni anno piani aziendali dettagliati? Ne avete collegato gli elementi per unire fra loro strategia, tattiche, investimenti ed obiettivi? In una situazione macroeconomica in cui la saturazione della domanda riguarda ogni mercato, la concorrenza marketingPRO R a supporto dell' impresa globale è sempre più aggressiva e le politiche monetarie non lasciano spazio a recupero di competitività tramite la svalutazione, fare una corretta attività di marketing è il modo più affidabile per sviluppare la propria azienda. MarketingPRO srl via c.c. g andini 1/a 37069 villafranca (vr) tel. +39 045 7902578 fax. +39 045 6333263 w w w. m a r k e t i n g p r o . i t