democratici nel mondo

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democratici nel mondo
NOTIZIARIO DEL PARTITO DEMOCRATICO PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO
Anno VI - n° 1 - Febbraio 2016
a cura dell’Ufficio PD Italiani nel mondo
email: [email protected]
Chiuso in redazione il 2 marzo ore 10.00
SOMMARIO
DAL PARLAMENTO
ANALISI E COMMENTI
 Laura Garavini: Oggi più che mai è
necessario impegnarsi per l’Europa
pag 4
 Cameron ha siglato un accordo sba-
 Marco Fedi: Riforma editoria: salvaguardate le pubblicazioni per italiani
al’estero
pag 6
 Museo nazionale delle migrazioni:
deputati PD al lavoro per progetto di
ampio respiro e adeguato ai tempi
pag 8
DEMOCRATICI NEL MONDO
 Tesseramento 2015: iscritti all’estero
in lieve aumento
di Alessandra Fabrizio
pag 9
 Dal Brasile la petizione popolare per il
miglioramento dei servizi consolari
pag 10
gliato ma la Gran Bretagna deve
rimanere in Europa
di Jeremy Corbyn
pag 20
 La prova di maturità della democrazia
spagnola e la posizione del PSOE
di Marco Basile e Andrea Betti
pag 22
 Dalla Svizzera un netto no al referen-
dum su espulsione automatica degli
stranieri che commettono reati
di Maria Bernasconi
pag 25
Il tanto fatto e il molto da fare
NEWS
di Eugenio Marino
 La campagna INPS sulla certificazione
dell’esistenza in vita
pag 26
 ITALIA 2015: i dati demografici
dell’Istat
pag 27
 Circolo PD Lussemburgo: Cristiano
Cavuto è il nuovo segretario
pag 11
 Eudem School a Bruxelles: oltre
cento giovani per parlare di Europa
pag 12
AGENDA
 Parigi: 4 marzo - Assemblea annuale
dell’associazione “Democratici”
QUI NEW YORK
 Bruxelles: 5 marzo - Stati generali
della Green Economy
 Il presidente Mattarella in USA:
italiano tra gli italiani
di Silvana Mangione
pag 14
 Basilea: 12 marzo - Rappresentanza
italiana all’estero: quale percorso
comune per una riforma possibile
OLTRE IL BORDO DEL
PIATTO
 Il Titolone, ovvero come disinformare
e vivere felici
di Carla Ciarlantini-Krick
pag 16
Sono stati mesi intensi quelli passati e
impegnativi saranno quelli che verranno.
Molto lavoro è stato fatto nei giorni della manovra finanziaria, giorni nei quali il Partito
Democratico, con i suoi eletti all’estero e in
raccordo con il Governo, è riuscito a evitare
pesanti tagli, a frenare la corsa al ribasso degli anni precedenti e in alcuni casi a invertire
una tendenza aumentando le risorse e gli investimenti verso le nostre comunità.
Anche se poi il generoso sforzo e i risultati
parlamentari in alcuni singoli casi rischiano
di essere vanificati dal MAE, come nel caso
degli aumenti dei fondi per la lingua e cultura. Ma anche su questo la nuova nomina a
sottosegretario dell’on. Enzo Amendola, al
quale va il mio personale augurio di buon lavoro insieme a quello di tutta la rete del PD
nel mondo, rappresenta una garanzia per gli
italiani all’estero. Proprio Amendola, in una
delle primissime dichiarazioni nel suo nuovo
segue a pag. 2
PD/CITTADINI NEL MONDO. Notiziario del Partito Democratico per gli italiani all’estero.
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ruolo, ha preso l’impegno a recuperare l’aumento dei fondi già destinati dal Parlamento e tutto il
PD sarà con lui.
Sono state poi fatte dal Governo le nomine mancanti al CGIE ed è stata già convocata la seduta
plenaria per il suo insediamento il prossimo 21 marzo. Dunque, dopo anni di rinvii e di logoramento, anche questo importante organismo riprenderà finalmente il suo lavoro. Il CGIE rinnovato vede molti consiglieri nuovi, un aumento della presenza femminile (seppure ancora non come
la vorremmo), la presenza storica di un oriundo – Angelo Santamaria -, oltre che diversi giovani
molto competenti. Un nuovo CGIE che avrà un compito importante dopo l’introduzione della
Circoscrizione Estero del 2006 e persino la riforma costituzionale che la rivede (eliminando la
presenza di eletti all’estero al Senato delle autonomie): il compito di ripensare se stesso nel nuovo quadro del disegno costituzionale e dell’articolazione della rappresentanza.
Dovrà quindi ripensare cosa sono oggi le nostre comunità, come lo Stato si relaziona con esse,
con quale presenza e obiettivi strategici, da dove partono questi obiettivi e come e con quali risorse li si realizza. Dunque il CGIE, con parlamentari, Comites, associazionismo (e magari anche
il mondo imprenditoriale), deve ripensare che tipo di rappresentanza avere nel mondo, con quali
funzioni e compiti, quali poteri reali e, dunque, in due sole parole: come riformarsi.
Di questo, dei tempi e del modo, discuteremo il prossimo 12 marzo a Basilea. E non sarà una discussione solo sulla rappresentanza, poiché il tipo di rappresentanza non è, paradossalmente, il
punto di partenza, quanto il punto di arrivo rispetto ai contenuti che si vogliono sviluppare.
Quindi il tipo di rappresentanza che si disegnerà (se rappresentanza deve essere) sarà lo strumento che si ricava dalle priorità politiche che l’Italia vuole darsi in relazione agli italiani nel
mondo. Tutto ciò richiede uno sforzo di elaborazione profonda e un coinvolgimento ampio che
non può passare solo da una breve discussione tra pochi, ma da una riflessione tra Parlamento,
Governo, CGIE, Comites, Partiti e associazionismo. Riflessione che il PD vuole solo aprire, stimolare e sostenere, non imporre o egemonizzare. Da Basilea, quindi, si riparte insieme, non si arriva
in pochi. Poi, come Partito faremo molto altro e collegheremo la discussione del CGIE e del mondo che ruota intorno all’impianto più generale delle riforme e degli impegni futuri e lo faremo,
come detto anche lo scorso 21 febbraio all’assemblea informale della circoscrizione estero del PD
che si è tenuta a Roma, con la prossima assemblea dei circoli europei a Londra, il 16 e 17 aprile
prossimo. Parleremo e saremo impegnati sui temi dell’AIRE, dei referendum, della scuola
all’estero, della ricerca, dell’impresa, dei servizi, della cittadinanza.
E proprio di servizi e cittadinanza si è parlato anche all’assemblea dei circoli del PD Brasile, dove
è nata l’idea di lanciare una petizione popolare che chiede di destinare le risorse provenienti dal
contributo dei 300 euro agli stessi consolati, in modo da potenziare il personale locale e dare risposte efficienti in tema di servizi ai cittadini. Una petizione che vede tra i promotori e aderenti
consiglieri CGIE, presidenti Comites, privati cittadini e molte personalità trasversali
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alle aree politiche e che in pochi giorni dal suo annuncio ha già superato le 4 mila firme. Chiediamo
che tutto il PD all’estero la sostenga, la faccia propria e si mobiliti per raccogliere adesioni e organizzare iniziative anche per discutere nel merito.
Merito che non si ferma ai 300 euro e al diritto ai servizi, ma che rientra anche nell’idea più generale
di Paese, di cittadinanza, di comunità.
Questo provvedimento, infatti, produce un aumento delle cittadinanze al quale non corrisponderebbe un parallelo insostenibile aumento dei trasferimenti definitivi in Italia per lavoro o per assistenza,
come alcuni anche strumentalmente temono. Timori peraltro infondati anche alla luce dei recenti
dati ISTAT che prevedono, tra qualche decennio, un generale invecchiamento della popolazione italiana che, legato all’allungamento dell’aspettativa di vita e al calo delle nascite, configurerebbe un
panorama italiano con molti anziani
pensionati e pochi giovani in grado di
produrre reddito e risorse per pagare
pensioni e assistenza agli anziani, oltre
che servizi e istruzione a tutti.
In questo quadro, un certo numero di
giovani e “nuovi italiani” sarebbe persino auspicabile economicamente. Ecco
perché, seppure vi fosse questo pericolo,
la petizione è giusta eticamente ed economicamente, ed è in coerenza con la
riforma della cittadinanza avviata in Italia che introduce anche quello Ius soli
che ha dato a molti italiani o italo discendenti in diversi paesi nel mondo
diritti, doveri e opportunità per se stessi
I partecipanti all’assemblea informale della circoscrizione estero
e per il paese che li ha accolti e al quale
Roma, 21 febbraio 2016
sono indispensabili proprio nell’ottica
della necessità di nuovi cittadini. Dunque, l’esito positivo di questa petizione corrisponderebbe a un
incremento del numero di cittadini italiani nel mondo, accompagnato da un parallelo aumento delle
entrate economiche, un miglioramento dei servizi, un aumento di quei programmi volti a dare ai
“nuovi
cittadini” una piena coscienza dei propri diritti e dei nuovi doveri come lingua e cultura, rappresentanza, assistenza, internazionalizzazione del commercio e della cultura, informazione e comunicazione. E, ultimo ma non ultimo, si rafforzerebbe la presenza italiana nel mondo con l’aumento esponenziale del “turismo di ritorno”, del flusso culturale e di studio verso l’Italia e degli investimenti
economici nel nostro Paese.
Ecco, quindi, quanto il PD ha fatto, fa e farà nei prossimi mesi con passione, coerenza e impegno.
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DAL PARLAMENTO
OGGI PIÙ CHE MAI È NECESSARIO IMPEGNARSI PER L'EUROPA
Intervento di Laura Garavini, ufficio di presidenza PD, Camera dei Deputati
L’Unione Europea sta attraversando la fase forse più difficile dal dopoguerra ad oggi. I populisti, stranieri e nostrani, scommettono su un ritorno delle frontiere e delle singole valute nazionali, con il conseguente fallimento dell'Euro. Alcuni governi europei stanno creando precedenti pericolosi, congelando il Trattato di Schengen e mettendo in discussione il risultato più importante delle
politiche europee degli ultimi decenni: la libera circolazione.
Noi del Pd, invece, siamo convinti che per salvare l’Unione Europea sia necessario investire sul futuro e non sul passato. Che sia urgente rilanciare il progetto europeo, avendo il coraggio di affrontare le necessarie modifiche, senza lasciare che le destre xenofobe e populiste, fomentando le paure,
facciano resuscitare e vincere gli egoismi nazionali. E la maggioranza in Parlamento sostiene questo
intento. L'ho detto in Aula intervenendo a nome del Gruppo del Partito Democratico in dichiarazione di voto sull’intervento del presidente del Consiglio Matteo Renzi sull’Europa. Creare muri ed ergere fili spinati non è una soluzione: semmai riescono solo a deviare le rotte verso altri paesi. Gli imponenti flussi migratori verso l'Europa sono ormai un fenomeno strutturale e come tale va governato e gestito, attraverso delle politiche europee comuni.
Proprio al fine di costruire rapporti che aiutino a realizzare politiche europee coordinate tra i diversi
Parlamenti, in qualità di Ufficio di Presidenza del Gruppo PD alla Camera dei Deputati abbiamo
realizzato un importante incontro fra i capigruppo progressisti dei parlamenti nazionali dei 28 paesi
membri dell’UE. Ho avuto il piacere di occuparmi in prima persona non solo della moderazione
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della conferenza, ma anche del lavoro politico preliminare, volto a tessere i rapporti con i diversi
presidenti, in stretto raccordo con il PSE, così da pervenire ad una posizione comune su economia e
immigrazione. Proprio il giorno antecedente l'incontro dei ministri degli Esteri dei Paesi fondatori
dell’UE, riuniti a Roma per chiedere
maggiore integrazione europea.
Alla Camera abbiamo scattato una foto
importante: con il nostro Presidente Rosato, il Presidente del PSE, Stanisev, il
capogruppo PSE all’Europarlamento,
Pittella, la Presidente della Camera, Boldrini e i capigruppo e i rappresentanti
dei partiti socialdemocratici di ben 17
paesi: Germania, Austria, Francia, Spagna, Svezia, Ungheria, Danimarca, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Grecia, Portogallo, Bulgaria,
Belgio, Slovacchia.
Tutti riuniti per dichiarare l'impegno reciproco a creare una politica comune in Europa su temi fondamentali come l’economia, la sicurezza e le politiche migratorie. E la cosa più importante è che non
è stata soltanto un'iniziativa estemporanea. Si è formalizzato un vero e proprio coordinamento, che
si riunirà due volte l’anno con l'obiettivo di confrontarsi sui temi di maggiore attualità per l'Europa.
Perché nel delicato scenario in cui viene a trovarsi l'Europa è fondamentale promuovere scambi
sempre più stretti a livello parlamentare. L'Europa ci preme. Ecco perché è decisivo che i gruppi
parlamentari che si riconoscono in una grande famiglia politica come quella del Partito Socialista
Europeo collaborino in modo ancora più stretto ed incisivo.
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DAL PARLAMENTO
RIFORMA EDITORIA: SALVAGUARDATE LE PUBBLICAZIONI
PER ITALIANI ALL'ESTERO GRAZIE A PARLAMENTARI PD
Approvato dalla Commissione cultura alla Camera un emendamento a tutela della stampa
per gli italiani all’estero. L’intervento di Marco Fedi alla Camera
La proposta di legge delega sul riordino e ridefinizione del sostegno all’editoria, tra le altre
cose, istituisce un fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione. Ma disegno di legge,
diretto alla riorganizzazione della complessa materia dell'editoria, oltre a istituire il fondo, prevede
anche le deleghe al Governo per la ridefinizione del sostegno pubblico e per la revisione della disciplina dell’intero settore. La legge, inoltre, conferma i finanziamenti speciali ad una serie di soggetti,
tra i quali quelli che editano periodici e quotidiani italiani all'estero.
La commissione Cultura della Camera, al
cui esame è stato sottoposto il testo della
legge, ha approvato
un emendamento presentato dai parlamentari PD eletti all’estero
riguardante proprio le
pubblicazioni per gli
italiani all'estero. Un
emendamento che nasce dalla preoccupazione di precisare l'ambito di riferimento della futura delega del Governo evitando che qualche soggetto, sulla base di una dizione non appropriata, potesse essere escluso.
Grazie all’approvazione dell’emendamento PD, il testo della legge attualmente prevede che: “il Governo, nell'esercizio della delega, deve mantenere il finanziamento per le imprese editrici di quotidiani e di periodici italiani in lingua italiana editi e diffusi all'estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all'estero". Come si vede, la nuova formulazione tiene conto sia delle pubblicazioni nate
e diffuse all'interno della comunità italiana all'estero e ad essa dirette sia delle pubblicazioni stampate in Italia e dirette alle minoranze italiane in Croazia, Slovenia e Istria.
Inoltre, la riduzione a due anni dell'anzianità di costituzione di tali imprese e di edizione della testata consente anche di non penalizzare soggetti e testate che nella difficile transizione degli ultimi anni
siano passati di mano continuando, tuttavia, a svolgere la loro preziosa funzione informativa e di
coesione sociale.
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“L'emendamento è stato approvato – ha commentato l’onorevole Marco Fedi intervenendo in
Aula -grazie alla disponibilità del relatore Rampi e dei colleghi del VII Commissione e alla collaborazione di Eugenio Marino, responsabile Italiani nel mondo del PD. La presenza italiana nel
mondo è stata caratterizzata da una forte ed articolata presenza dell’editoria di lingua italiana. Una presenza storica che oggi deve poter trovare nuovi spazi e nuovi modi di diffusione. La sfida
dell’innovazione è rivolta a tutti noi ma soprattutto agli editori che potranno, accedendo al fondo,
sviluppare un piano per la ridefinizione delle strutture, dei processi e dei modelli imprenditoriali
che producono e diffondono informazione arricchendo il panorama dell’informazione pluralista e
indipendente.
Sono indiscutibili i vantaggi che al nostro Paese derivano dalla presenza di alcuni strumenti informativi e di opinione all'estero su alcuni piani molto importanti: quello della promozione della lingua e della cultura italiana; quello del sostegno all'internazionalizzazione; quello del miglioramento dell'immagine dell'Italia nel mondo; quello della trasmissione di informazioni necessarie
per l'esercizio dei diritti di cittadinanza di una comunità che assomma a 5 milioni di persone;
quello delle relazioni interculturali; quello della promozione del turismo di ritorno. Quotidiani
come America Oggi, Il Corriere Canadese, La Voce d'Italia in Venezuela, Gente d'Italia in Uruguay, La
Voce del Popolo (Fiume); bisettimanali come Il Globo e La Fiamma in Australia; settimanali come il
Cittadino Canadese, il Corriere di Tunisi, Tribuna Italiana e La Voce (Argentina), Il Corriere D'Italia in
Germania, Il Corriere degli Italiani e La Pagina (Svizzera); mensili come Nuovo Paese, il Progresso Italo
-Australiano, Comunità (Brasile), e i tanti periodici editi in Italia e all'estero, unitamente alle centinaia di emittenti radiofoniche e televisive, ogni giorno nel mondo raccontano l'Italia, l'Europa, le
proprie comunità e società locali, in lingua italiana ed oggi anche nelle lingue di quei Paesi, parlando di cultura, sport, made in Italy, politica.
Il disegno di legge ha avuto il parere positivo anche della Commissione Esteri e ora dovrà passare
all'esame dell'Assemblea della Camera dei Deputati. Successivamente, dopo la sua prevedibile
approvazione, si dovrà trasformare nei decreti che il Governo dovrà emanare a seguito delle deleghe assegnate. “I decreti legislativi - continua Fedi - vanno approvati entro sei mesi
dall’approvazione della legge per questo nei prossimi mesi i parlamentari PD garantiranno il loro
massimo impegno per seguire l’evoluzione della discussione sui decreti e garantire che al settore
dell’editoria di lingua italiana nel mondo venga assegnata una adeguata dotazione di risorse; per
garantire che i criteri di valutazione rispondano alla specificità dell’informazione oltre confine;
per assicurare che anche per l’editoria edita all’estero vi siano certezza delle risorse per un piano
pluriennale, tempestività nell’erogazione dei contributi e massima trasparenza e chiarezza sui criteri per accedervi. Il mondo dell’editoria elettronica rientra tra gli obiettivi della legge delega”.
Approva l’impostazione data alla legge anche il sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Amendola,
che intervenendo in Commissione Esteri ha sottolineato che “i temi richiamati rivestono valore
centrale, riguardando il rapporto tra politica ed editoria, oltre a fondamentali principi costituzionali. L'emendamento approvato in Commissione cultura è conforme allo spirito della nostra Costituzione e alla sensibilità che la nostra rete all'estero dimostra col proprio lavoro quotidiano rispetto alla libertà e al pluralismo dell'informazione”.
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DAL PARLAMENTO
MUSEO NAZIONALE DELLE MIGRAZIONI: DEPUTATI PD AL LAVORO
SU UN PROGETTO DI AMPIO RESPIRO E ADEGUATO AI TEMPI
Rilanciare
il Museo nazionale dell'emigrazione
italiana, spostando presso il Museo del Mare di Genova i
materiali attualmente esposti a Roma, al complesso museale del Vittoriano, e facendo della città ligure il luogo simbolo della diaspora italiana nel mondo. E’ il progetto a cui
stanno lavorando i deputati PD eletti all’estero, Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta, Tacconi.
Il progetto è ambizioso e nasce da lontano. Fu ideato e finanziato nel 2007 dal Governo Prodi, con l’intento di realizzare un’istituzione museale che ricostruisse la storia
dell’emigrazione italiana, collegandola con i più recenti
percorsi migratori dei nostri concittadini e con i fenomeni
d’immigrazione, tenendo conto che proprio l’Italia resta
uno snodo fondamentale dell’immigrazione in Europa.
I documenti, ospitati presso il complesso del Vittoriano a Roma, sono oggi limitati e gli spazi espositivi, seppure di notevole valenza simbolica, non sono adatti ad un progetto di respiro più ampio.
Per questo i parlamentari democratici eletti all’estero hanno presentato un disegno di legge per la
trasformazione dell'attuale museo in “Museo nazionale delle migrazioni”, al quale si aggiunge un
secondo disegno di legge sull'insegnamento multidisciplinare delle migrazioni nelle scuole, con riferimento all'autonomia di programmazione formativa degli istituti.
Grazie al coinvolgimento convinto del MIBACT e del Ministero degli esteri, titolare del Museo, e
delle altri istituzioni locali come Regione Liguria, Comune di Genova e Università, il progetto sta
facendo significativi passi avanti in vista dell'avvio della fase di definizione scientifica.
Tre gli aspetti essenziali: una proposta museale che incorpori gli aspetti dell'emigrazione, vecchia e
nuova degli italiani, e la formazione di consistenti comunità di migranti; un’impostazione multimediale che valorizzi il grande patrimonio di conoscenze e permetta il collegamento con altre importanti istituzioni museali internazionali; un’attenzione particolare al grande esodo meridionale, alla
più recente emigrazione in Europa e alle forme di mobilità che si stanno sviluppando negli ultimi
anni.
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DEMOCRATICI NEL MONDO
TESSERAMENTO 2015: ISCRITTI ALL’ESTERO IN LIEVE AUMENTO
PROSEGUE L’ATTIVITÀ E L’IMPEGNO SUL TERRITORIO
di Alessandra Fabrizio
Il 31 gennaio si è concluso il tesseramento del PD relativo all’anno 2015. Si partiva con la
situazione degli iscritti al 31 dicembre 2014 e i circoli in regola, cosi definita in rispetto all’Art.11 del
Regolamento sul tesseramento e delle disposizioni del comma 5 dell’Art.3 dello Statuto della Circoscrizione estero: totale circoli 84 e totale iscritti: 3525.
Per quanto concerne la Circoscrizione estero, la situazione attuale, con i circoli in regola e senza
quelli sospesi, è la seguente: totale circoli 88 e totale iscritti 4254.
Su un totale di 385.320 iscritti al Partito Democratico, quelli dei circoli della Circoscrizione estero
rappresentano nel loro complesso l’1% del totale con un aumento di circa 800 iscritti nel corso
dell’ultimo anno.
Molti circoli che lo scorso anno sono stati sospesi hanno sanato le loro posizioni, rinnovato gli organismi dirigenti e quindi sono di nuovo attivi sul territorio. Questo è successo in modo uniforme nel
mondo. Nella condizione di sospensione si trovavano circoli sia in America Meridionale che in Europa e, la maggior parte di loro, ha potuto riprendere le attività. In riferimento alle nuove realtà costituite, in Canada si è potenziato il circolo di Ottawa nato all’inizio del 2015, che ha incrementato
in maniera considerevole i propri iscritti e, sempre in Canada, a seguito di un congresso che ha definito una nuova segreteria, ha preso vita il circolo a Montreal.
Sanate anche alcune posizioni in Argentina e, a seguito dell’Assemblea dei circoli in Brasile del 30
gennaio, nuove realtà stanno nascendo anche li ed una nuova spinta a lavorare sul territorio la stanno avendo i circoli già esistenti. I circoli che invece hanno manifestato la volontà di non proseguire
le attività sono stati definitivamente cancellati; e quelli che non hanno sanato la loro posizione rispetto allo scorso anno sono ancora ad oggi sospesi.
Naturalmente tutti questi numeri, indipendentemente dalla loro collocazione geografica, saranno
validati al termine delle verifiche e delle certificazioni della Commissione di garanzia, che sono attualmente in corso. Possiamo però affermare che le certificazioni sono conformi a quanto sta avvenendo anche con i circoli in Italia. Questo a ulteriore riprova che non c’è alcuna differenza
nell’organizzazione e la gestione dei circoli e degli iscritti all’estero rispetto al territorio nazionale.
Facendo le debite proporzioni rispetto all’Italia, anche all’estero possiamo definire che il Partito, così
strutturato, anche all’estero è un Partito vivo, radicato sul territorio nei limiti che l’ampiezza della
circoscrizione permette.
Nonostante alcuni limiti che si sta cercando di superare tecnicamente, prosegue anche l’attività sulla
piattaforma online, dove è possibile iscriversi al circolo più vicino e dove i segretari possono trasferire l’anagrafe del circolo, avendo la possibilità così di aggiornare in tempo reale le informazioni in
loro possesso.
Possiamo quindi affermare che, nonostante momenti di disaffezione verso il partito e verso il momento politico che viviamo, è viva invece l’attenzione e la voglia di impegno sul territorio.
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DEMOCRATICI NEL MONDO
DAL BRASILE LA PETIZIONE POPOLARE PER IL
MIGLIORAMENTO DEI SERVIZI CONSOLARI
QUASI 4 MILA FIRME RACCOLTE IN TRENTA GIORNI
Lo scorso 30 gennaio il PD Brasile ha lanciato una petizione popolare per il miglioramento
dei servizi consolari. Partendo dal contributo di 300 euro introdotto nell’agosto 2014, e richiesto per
ogni pratica di riconoscimento della cittadinanza italiana, la petizione chiede che una quota sia destinata ai consolati e utilizzata per migliorare i servizi.
L’attuale realtà di molti servizi consolari italiani non è adeguata alle esigenze delle grandi dimensioni delle diverse collettività italiane all’estero, e per
questo i servizi sono lenti e precari. La
responsabilità non è del corpo diplomatico o degli addetti ai lavori, ma
delle insufficienti risorse disponibili.
Infatti per poter velocizzare le pratiche
e snellire le lunghe code, sarebbe necessario assumere nuovo personale e
sottoscrivere convenzioni con qualificati soggetti in grado di supportare
l’erogazione dei servizi.
I servizi consolari sono il biglietto da
visita dell’Italia all’estero oltreché un
servizio dovuto ai cittadini residenti all’estero. Basti citare l’esempio del Brasile dove centinaia di
migliaia di persone che hanno diritto a richiedere la cittadinanza, attendono per anni di essere chiamati dal consolato per avviare le pratiche.
La proposta contenuta nella petizione non comporta alcun aumento di spesa in quanto il rafforzamento degli organici produrrebbe, al contrario, nuove entrate. Tutti i richiedenti che a migliaia stazionano in file d’attesa interminabili, grazie al pagamento del contributo per il riconoscimento della
cittadinanza assicurerebbero nuove e maggiori entrate, creando un circolo virtuoso che potrebbe ricadere anche sull’efficienza degli altri servizi, a partire dal rilascio del passaporto.
L’incremento del numero di cittadini italiani nel mondo sarebbe così accompagnato da un parallelo
aumento delle cosiddette “percezioni consolari”, che potrebbero essere re-investite non solo in un
miglioramento del servizio consolare, ma anche in programmi volti a dare ai “nuovi cittadini” una
piena coscienza dei propri diritti e dei nuovi doveri.
Si rafforzerebbe, infine, la presenza italiana nel mondo con l’aumento esponenziale del fenomeno
del “turismo di ritorno”, del flusso culturale e di studio verso l’Italia e degli investimenti economici
nel nostro Paese.
Sottoscrivi anche tu la petizione cliccando qui
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DEMOCRATICI NEL MONDO
CRISTIANO CAVUTO DA DICEMBRE 2015 È IL NUOVO SEGRETARIO
DEL CIRCOLO PD LUSSEMBURGO
Le stanze del Circolo Curiel in Lussemburgo, storica sede dell'associativismo solidale e
progressista, nonché casa naturale del Pd, hanno ospitato lo scorso 13 dicembre, l'Assemblea degli
iscritti e simpatizzanti del partito. Una riunione sentita, piena di significati soprattutto alla luce dei
terribili fatti accaduti in Francia e Belgio e delle inquietudini legate alla politica socio-economica nostrana. Ma la discussione si è anche orientata sui temi più direttamente connessi alla vita del Circolo, come il bilancio finale della Festa europea dell'Unità dello scorso settembre e l'elezione del nuovo
segretario.
Su quest' ultimo punto in particolare, la discussione ha visto partecipi nuovi e giovani volti al fianco
di quelli di coloro che hanno scritto la storia del partito in Lussemburgo. L' assemblea, aperta dal
Presidente Tommasi, ha registrato un'unica candidatura, quella di Cristiano Cavuto, sposato e padre di due figli, medico del lavoro presso il servizio di medicina del lavoro multisettoriale più importante del Paese, con alle spalle un’esperienza di vita personale e professionale tra Svizzera, Belgio, Italia e Lussemburgo. Su di lui tutti i partecipanti alla riunione hanno deliberatamente deciso di
convergere.
Il neosegretario, membro del Circolo dal 2008, umanamente legato al gruppo degli iscritti e simpatizzanti, nel suo discorso ha posto l'accento sull'importanza del recupero di un dialogo costante, aperto e trasparente, rilanciando il principio dell’ascolto permanente quale base della dialettica politica democratica, al fine di riunire nella volontà di confronto costruttivo le diverse anime del partito.
Cavuto ha accolto, in particolare, la proposta dello storico ex
segretario del Circolo Roberto Serra di trasformare la sede del
partito in una "città d'ascolto", aperta alla base, affinché la
stessa torni ad essere protagonista di un partito che ha lontane ed incontestabili radici socialiste e popolari sempre collocato al fianco dei più deboli.
Dopo l'elezione, il breve discorso di ringraziamento ed insediamento marcato dal concetto che il partito è di tutti e che le
scissioni, seppur legittime, non sono la soluzione alla riaffermazione dei valori che hanno accompagnato la trasformazione dei partiti originari fino alla creazione del Pd stesso. Infine,
un accenno agli incontri futuri, che avranno cadenza mensile
e l'auspicata stretta collaborazione con gli altri Circoli europei al fine di sottolineare in maniera chiara ed inequivocabile la vocazione di partito europeo pluralista, in controtendenza rispetto alle spinte
nazionaliste e separatiste di formazioni conservatrici definite dal neo segretario"facil-populiste".
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EUDEM SCHOOL A BRUXELLES:
OLTRE CENTO GIOVANI RIUNITI PER PARLARE DI EUROPA
Intervento di Francesco Cerasani, segretario del circolo PD di Bruxelles
Sono stati in tanti a Bruxelles, nel weekend del 13 e 14 febbraio, a partecipare alla EUdem School promossa dal nostro circolo, in collaborazione con il Dipartimento Esteri e con il Dipartimento Formazione del Partito Democratico.
La School, che è frutto di una campagna per la "europeizzazione" del PD su cui a Bruxelles siamo
al lavoro da diversi anni, ha offerto una importante occasione di formazione e confronto sulle politiche europee cui hanno partecipato oltre cento giovani dirigenti PD da tutta Italia. Presenti alla
School anche iscritti e sostenitori del PD provenienti da Londra, da Parigi, dalla Germania, dal
Lussemburgo e dall'Olanda. A prendere
la parola come relatori nel corso della
School sono stati, tra gli altri, l'Alto Rappresentante Federica Mogherini, intervenuta in diretta video nella sessione di apertura, il Sottosegretario alle politiche
comunitarie Sandro Gozi, i Senatori Roberto Cociancich e Walter Tocci, il
consigliere del Presidente del Consiglio
per le politiche europee, Marco Piantini,
il consigliere del Presidente del Consiglio
per la comunicazione, Francesco Nicodemo, l'ex ministro Luigi Berlinguer, gli europarlamentari Alessia Mosca, Daniele
Viotti, Brando Benifei, il Vice-Segretario
del PSE Giacomo Filibeck.
L'evento è stato concluso dal responsabile Formazione del PD, Andrea De Maria, che ha voluto
legare il percorso di formazione della EUdem School al progetto nazionale "Classe dem" varato
con successo dalla segreteria nazionale PD. L'obiettivo della EUdem School è stato quello di contribuire a creare una maggiore informazione e conoscenza di base sull'Europa tra i giovani dirigenti locali del PD, perché l'Europa, d'altronde, è politica interna e le sue politiche toccano la vita
quotidiana di tutti noi. Alla School si è discusso, tra i vari temi, di Europa Sociale, di economia
verde, di immigrazione, di sharing economy, di ricerca e innovazione, di TTIP: tutti temi caldissimi e cruciali per la nostra azione politica territoriale.
EUdem è un'iniziativa che vuole proseguire anche nei prossimi mesi: EUdem intende infatti inaugurare un percorso di discussione aperta, tra i circoli e le istanze territoriali del PD, per costruire
una nuova community del Partito Democratico fondata sull'Europa, in grado di interpretare autenticamente il ruolo del PD all’interno del nuovo spazio politico europeo.
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Febbraio 2016. N° 1
Durante le due giorni di formazione, i partecipanti hanno sottoscritto un manifesto in
cui si afferma, tra le altre cose, la visione e
l’impegno del PD ad “assumere fino in fondo
il significato dei cambiamenti profondi che
l'Europa porta nelle nostre vite quotidiane,
per rilanciarne il progetto di federazione politica e per contrastare i populismi e gli egoismi
nazionali che la ostacolano. (…)
La crisi europea procede, non a caso, di pari passo con la crisi dei partiti progressisti e socialisti.
La vocazione internazionale dei movimenti progressisti viene dissipata se la politica e i partiti
rimangono in larga misura ancora nazionali: in
un mondo sempre più interconnesso bisogna governare i problemi locali immaginando e realizzando soluzioni
europee. Il punto di partenza è quindi europeizzare i partiti politici. L'Europa è politica interna e siamo
profondamente convinti che essa si salvi solo partendo dai territori. I cittadini europei hanno a cuore i benefici dell’integrazione europea, spesso più dei propri leader politici. Il sogno di un’Europa unita, attore di rilevanza globale, portatrice di valori, di libertà, uguaglianza e solidarietà, non può vivere solo dell'eco dei Padri
Fondatori del Dopoguerra. Mai come prima, essa è divenuta patrimonio acquisito delle nuove generazioni dei
“millennials”, cresciute in un’Europa senza frontiere.
Un'Europa che però deve ripartire dotandosi di nuovi strumenti sociali e occupazionali in grado di correggere
gli effetti della crisi economica globale e dell’austerità. E' urgente diminuire gli alti tassi di disoccupazione,
promuovere l’inserimento professionale attraverso misure più efficaci, sostenere la partecipazione al mercato
del lavoro. È imperativo accompagnare la disciplina fiscale con strumenti sovranazionali di politica economica e sociale. A questo scopo, la sinistra non deve subire il superamento della
sovranità nazionale.
Al contrario, lo deve rivendicare e declinare
con risposte di maggiore democrazia e diritti
per i cittadini a livello europeo. In questa
battaglia, il Partito Democratico deve
essere il perno del rilancio dell'Europa.
Riavviare il processo di creazione di un campo politico progressista e federalista è la missione fondativa del Partito Democratico, un
partito che deve essere capace di capire e affrontare le sfide della modernità e innovare i
valori alla base della sinistra.
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QUI NEW YORK
IL PRESIDENTE MATTARELLA IN USA: ITALIANO TRA GLI ITALIANI
di Silvana Mangione
Giorni freddissimi quelli in cui New York ha ricevuto la prima visita di Stato del Presidente Sergio Mattarella, che ha incontrato la comunità italiana al Guggenheim, il bellissimo Museo disegnato da Frank Lloyd Wright. Accolto con grande affetto ed emozione, Mattarella, accompagnato
dal Sottosegretario Vincenzo Amendola, ha ricevuto le congratulazioni dal Governatore Andrew
Cuomo, figlio di Mario Cuomo, il primo Governatore italoamericano dello Stato di New York. Il
Presidente ha parlato con calore dei rapporti fra Italia e USA, e la Grande Mela in particolare, complimentandosi per la presenza e i successi della nostra comunità e per la forza dei legami con la patria d’origine. Ha concluso con accento perfetto: “I am a newyorker”, riscuotendo
un’ovazione dal pubblico, per poi scendere in
mezzo a tutti noi, per incontrarci. Gli ho chiesto due cose e me le ha promesse. La prima è
di usare la sua fermezza e la sua autorevolezza
per ritraghettare l’importanza degli italiani
all’estero nella coscienza pubblica degli italiani
e la seconda di voler accettare una visita di
cortesia da parte del rinnovato Consiglio Generale degli Italiani all’Estero dopo il suo insediamento durante la Settimana Santa.
La mattina dopo, alla Columbia University abbiamo visto il nostro Presidente sotto un altro
aspetto: da Capo di Stato è intervenuto al
World Leaders Forum - Examining global challenges, exploring cultural perspectives - della Columbia University, con un intervento dal titolo
“Leadership in the age of change: managing current developments in the Mediterranean and throughout Europe”. Uno splendido intervento, accolto da due standing ovation di docenti e studenti. Vorrei citare
soltanto una delle sue premesse: all’assimilazione dell’idea di leadership al concetto di solitudine di
una cultura basata sulla verticalizzazione del potere, Mattarella ha contrapposto la filosofia
dell’assunzione di responsabilità per l’adozione da parte del leader di una linea politica basata sui
principi e sull’opinione comune. Non ho bisogno di continuare: il resto ve lo hanno raccontato i
giornalisti presenti, scegliendo fior da fiore a seconda delle esigenze dei rispettivi direttori editoriali.
L’altalena delle primarie USA
Il mese di febbraio ha dato il via alle “ostilità” delle primarie presidenziali nei due formati delle normali votazioni e dei caucus (complicatissimi e con regole diverse a seconda dei partiti e degli Stati
dell’Unione).
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L’altalena democratica, iniziata il primo febbraio con una vittoria di stretta misura di Hillary Clinton in Iowa, seguita l’8 febbraio da una pesante sconfitta in New Hampshire a favore di Bernie Sanders, si è conclusa con la comoda vittoria di Hillary in Nevada, dove Sanders era invece sicuro di
consolidare il suo momento di ascesa.
Sono sempre stata una hillaryana. Nel 2008, in una conferenza a Bologna qualcuno mi chiese chi fra
Obama e la Clinton avrebbe vinto la nomination democratica. Risposi che dipendeva da quale fosse
la paura più forte negli USA, quella di un nero o quella di una donna Presidente. Sappiamo come è
finita. In questo grande Paese il principio della parità uomo donna non è contemplato nella Costituzione e il tentativo di approvare l’Equal Rights Amendment rilanciato nel 1972 non ottenne la ratifica dei 38 Stati richiesti per farlo diventare legge costituzionale. Il Sanders “furioso”, travestito di
passione contro la praticità di Hillary, ha basato la sua campagna elettorale sul mantra della speranza, augurandosi di ripetere il successo di Obama 2008, guardandosi bene però dal citare quante delle promesse obamiane di allora si sono realizzate. I limiti di Sanders stanno nel fatto che le sue proposte piomberebbero gli USA nel più profondo deficit che la storia ricordi, che non ha alcuna cultura internazionale né esperienza di politica estera, e che giura di portare la rivoluzione nelle realtà
parlamentari e di governo senza spiegare come. Forse non si è accorto che, dopo la morte
dell’ultraconservatore giudice della Corte Suprema, Antonin Scalia, i repubblicani stanno cercando
perfino di impedire che Obama nomini il successore e hanno solennemente giurato che non approveranno alcun candidato indicato dal Presidente, sorvolando sul fatto che Obama rimane in carica
fino alla fine di gennaio dell’anno prossimo.
Preferiscono paralizzare la Corte Suprema per almeno diciotto mesi piuttosto che consentire a Obama di riequilibrare la maggioranza all’interno della Corte Suprema verso una più corretta apertura
alle istanze attuali della vita quotidiana. Al momento attuale Hillary e Sanders hanno conquistato
entrambi 51 delegati alla Convention ma, a detta del New York Times, Hillary ha già a suo favore
451 superdelegati contro i 19 di Sanders. In casa repubblicana la lotta sta cambiando faccia. Dopo
una prima sconfitta di stretta misura a favore di Ted Cruz, Donald Trump stravince in New Hampshire e Cruz viene raggiunto da Marco Rubio. In South Carolina, il miliardario autofinanziato, iconoclasta e sbruffone (per mancanza assoluta di basi politiche?), Trump vince con il 32,5% dei voti e
Rubio si piazza al secondo posto sorpassando Cruz. Jeb Bush, fratello del Presidente George W. e
figlio del Presidente George H.W., si ritira dalla corsa. Stiamo tutti con il fiato sospeso in attesa del
superTuesday, il super martedì 1 marzo, quando si terranno le primarie in: Alabama; Alaska; American Samoa; Arkansas; Colorado; Georgia; Massachusetts; Minnesota; North Dakota; Oklahoma;
Tennessee; Texas; Vermont; Virginia; Wyoming; nonché le consultazioni primarie all’estero del partito Democratico USA.
All’inizio di marzo avremo quindi un quadro molto più chiaro della situazione. Speriamo che i votanti si rendano conto che mai come in questo momento, per la sicurezza di tutti noi, è fondamentale
che salga alla Casa Bianca chi conosce i ritmi e i riti dei negoziati internazionali e la superiorità della
diplomazia sulla forza delle armi e sulla fretta controproducente di esportare i nostri sistemi di governo in realtà culturali molto diverse, senza che le eventuali transizioni siano sostenute economicamente e pazientemente. Al di là dei boatos, gli elettori dei due partiti e gli indipendenti ammessi ad
alcune delle primarie stanno cominciando a pensare seriamente allo scenario finale e forse si muoveranno con saggezza.
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OLTRE IL BORDO DEL PIATTO
IL TITOLONE, OVVERO COME DISINFORMARE E VIVERE FELICI
di Carla Ciarlantini-Krick
Per chi come me risiede all’estero, la stampa, soprattutto online, è uno strumento cruciale
per mantenersi al corrente di quel che accade in Italia, molto più di quanto non lo sia per chi in Italia
risiede di persona. Per chi vive oltre confine è più difficile verificare e informarsi discutendo con amici, parenti o colleghi di lavoro. Sì certo, esiste lo smartphone, esiste Skype, esiste l’email, ma mancano il bar dell’angolo, la mensa aziendale, la serata con gli amici. Bene, da qualche tempo informarsi su quanto avviene nel nostro paese è diventata un’impresa da mandare ai matti. Già in passato la
stampa italiana ha faticato a raggiungere e mantenere livelli di eccellenza, quelli del Washington
Post, di Le Monde o The Times, poi, ad aggravare le cose, si è verificato un lento scadimento anche
dei giornali che avevano raggiunto una buona professionalità: i tempi del Corriere della Sera di Luigi Albertini o de La Stampa nella Torino di Adriano Olivetti ormai non li ricorda più nessuno. Ma
recentemente siamo arrivati ad un livello talmente basso che in altri paesi se ne vergognerebbero
perfino i giornali scandalistici, quelli che ci fanno sapere con chi era a cena ieri sera Kim Kardashian.
E la colpa è di tutti: i giornali, i lettori e le organizzazioni che forniscono la materia prima, ossia i fatti. A quest’ultimo gruppo appartengono anche i partiti, compreso il nostro. Ma andiamo con ordine
e cominciamo con qualche esempio:
Il centro di formazione della Apple.
I fatti: il 21 Gennaio 2016, la Apple annuncia la creazione di un centro di formazione e sviluppo per
addestrare futuri specialisti tecnico-applicativi. Si tratta del primo centro del suo genere in Europa e
la sede sarà Napoli (o dintorni). Nel comunicato stampa vengono anche forniti dati sul numero attuale di specialisti che già lavorano come programmatori sul sistema iOS, dati che indicano che per
queste competenze c’è una rispettabilissima richiesta sul mercato. In soldoni: per chi si addestra sui
sistemi Apple ci sono buone prospettive di lavoro.
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Il governo a sua volta si dichiara contento che nasca questa nuova realtà e fa sapere che, come primo
passo, il CEO della Apple, Tim Cook, verrà in visita in Italia a confermare di persona la notizia, cosa
che puntualmente accade. Per chi volesse andare sul dettaglio, il comunicato originale è disponibile
qui
Come l’ha presentata la stampa:
Titoloni serie 1: “La Apple crea 600 posti di lavoro a Napoli!”, “Il governo garantisce 600 posti di
lavoro!”
Titoloni serie 2 (dopo le rettifiche di Apple): “Truffa della Apple!”, “Il governo promette, ma non
mantiene”, “La Campania ingannata”.
La tecnica usata: distorcere un fatto confondendo (involontariamente?) posti di formazione e posti
di lavoro, fare tiratura, rivoltare il fatto distorto e fare di nuovo tiratura: due piccioni (titoloni) con
una fava (la notizia distorta).
Le pensioni di reversibilità
Il fatto: è in corso di elaborazione il “decreto povertà” che dovrebbe fare un po’ d’ordine tra prestazioni di natura simile, ma che attualmente vengono erogate da enti diversi, a condizioni differenti e
con un certo spreco di risorse dovuto ai doppioni. Qualcuno equivoca e si convince che potrebbero
risentire anche prestazioni come le pensioni di reversibilità.
Come l’ha presentata la stampa:
Titolone 1: “Il governo butta via 300 milioni di Euro per non volere l’election day, ma decurta le
pensioni di reversibilità1”
Titolone 2: Vedere titolone uno e sostituire “decurta” con “cancella”.
La tecnica usata: non leggere tutto il testo, non attenderne la versione definitiva, passare sotto silenzio il fatto che dal 1995 le pensioni di reversibilità non sono cumulabili col reddito, gettare l’esca e
attendere che qualcuno abbocchi. Le condivisioni su Facebook sono assicurate.
Il mare regalato
Il fatto: dal 2006 al 2012 vari stati, tra i quali la Francia, i Paesi Bassi e l’Italia, hanno condotto una
serie di negoziati per ridefinire le rispettive acque territoriali, a seguito dell’entrata in vigore
dell’accordo internazionale stipulato dai paesi membri dell’UNCLOS (United Nations Convention
on the Law of the Seas = Convenzione delle Nazioni Unite per i Diritti Marini). Prima di questo trattato, a rigor di termini valeva ancora la regola secondo la quale le acque territoriali si estendevano
per tre miglia marine dalla costa. Questa vecchissima regola era ormai superata e ogni paese se ne
era fatta una per conto suo: 20 miglia, 100 miglia, 200 miglia, etc. il nuovo trattato stabilisce una serie di nuove regole per la misurazione delle acque territoriali e i paesi sottoscrittori si sono man mano adeguati o si stanno adeguando. Francia e Italia hanno già elaborato il nuovo accordo, che peraltro prevede la permanenza dei diritti di pesca attuali, però il parlamento francese l’ha ratificato,
quello italiano ancora no. E qui scoppia il caso: il 15 Gennaio 2016 la Guardia Costiera francese sequestra un peschereccio italiano con l’accusa di aver sconfinato. Ne segue un quarantotto di interrogazioni e precisazioni che si concludono con le scuse della Francia e la restituzione del peschereccio.
Come l’ha presentata la stampa:
Titolone 1: “Il governo italiano regala alla Francia il nostro mare!”
Titolone 2: Come il titolone 1, con l’aggiunta “e affama i nostri pescatori”.
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La tecnica usata: pubblicare le nuove cartine, non spiegare né cos’è la linea base (punto di partenza
per misurare le acque territoriali), né in che consistono i trattati internazionali e perché sono stati
fatti, dare per certo che l’Italia è vittima di una specie di complotto e il suo governo non la difende.
Passiamo ora agli attori di questi poco onorevoli esempi di disinformazione.
La stampa: va bene, non è proprio tutta colpa sua: deve far fronte alla concorrenza dei nuovi mezzi
di comunicazione, come Facebook o Twitter, dove tutto avviene con una rapidità e un impatto ai
quali la stampa classica non era preparata, però adesso esagera. Il suo modo di lavorare ormai si basa su due principi: la devo sparare più grossa e complottistica possibile, altrimenti nessuno mi legge; la devo sparare più rapidamente di quel che potrebbero fare i miei concorrenti.
Le conseguenze: si gioca tutto sull’emozione e non sulla razionalità e non si investe nemmeno un
secondo nella verifica preliminare dei fatti. Alle rettifiche si penserà un’altra volta, SE ci si penserà.
I lettori: anche noi lettori abbiamo le nostre responsabilità. I nostri comportamenti seguono le seguenti regole: leggere solo il titolo, al massimo il primo paragrafo, i contenuti non c’interessano; non
cercare verifiche e non informarsi alla fonte, ad esempio leggendo il comunicato stampa della Apple; credere sempre al peggio: tutta la politica è fatta di truffatori, l’Europa è da buttar via e cosi via.
Cosicché ci buttiamo ghiottamente su tutto quello che conferma queste convinzioni.
Governo, partiti e politici: da mettersi le mani nei capelli: documenti dai contenuti incompleti e
scritti in politichese, mancanza di tempismo nel comunicare temi importanti e che possono prestarsi
ad equivoci, interviste piene di gaffes, tweet e post buttati giù senza domandarsi come verranno interpretati, rettifiche e precisazioni deboli e pasticciate che non convincerebbero un bambino.
Detto ciò, qualcosa si può fare per evitare almeno i danni più grossi. Qui parlo soprattutto del nostro partito, che su questo tema lascia abbastanza a desiderare. Mie personali e discutibili idee: mantenere un costante flusso d’informazione sulle attività in corso, anche pregresse. Se questo fosse stato fatto nel caso del trattato sulle acque territoriali, il cancan sarebbe stato meno chiassoso e distorto;
evitare l’informazione immatura. Finché una proposta di legge, un decreto o una iniziativa internazionale sono ancora nella fase di “lavori in corso” è inutile e molto spesso dannosissimo divulgare;
essere chiari e il più possibile espliciti.
In tutte le aziende di una certa importanza, i rapporti con la stampa vengono tenuti dal reparto Pubbliche Relazioni e non è per sfizio: si tratta di una vera e propria professione che va affidata a specialisti ben preparati. Questo deve valere anche per il nostro partito. Se è vero che l’antipolitica domina, beh, cerchiamo di tenerne conto. E soprattutto impariamo a non cedere alla tentazione del momento di gloria e del proprio nome sul giornale: novantanove volte su cento il risultato è una solenne zappata sui piedi.
Un’ultima aggiunta: noi italiani all’estero abbiamo lo svantaggio di avere fonti d’informazione più
limitate, ma anche il vantaggio di poter fare il confronto tra la comunicazione di stampa e partiti in
Italia e nel paese dove viviamo. Beh, sorvoliamo sul risultato. Per carità di patria.
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ANALISI E COMMENTI
CAMERON HA SIGLATO UN ACCORDO SBAGLIATO
MA LA GRAN BRETAGNA DEVE RIMANERE IN EUROPA
Pubblichiamo di seguito l’intervento di Jeremy Corbyn, leader dei laburisti inglesi, apparso lo scorso
20 febbraio su The Guardian.
A causa di tutto l’esibizionismo e le teatralità dell’ultimo minuto, il contenuto dell’accordo
che David Cameron ha siglato riguardo le relazioni tra Gran Bretagna e Unione Europea è passato
in secondo piano. I cambiamenti che sono stati trattati sono largamente irrilevanti per i dubbi che la
maggior parte dei cittadini britannici deve affrontare circa la decisione che dobbiamo prendere per
quanto riguarda il referendum.
Il Partito Laburista, in occasione del referendum convocato a giugno dal Primo Ministro, sosterrà
una campagna in favore della permanenza del Regno Unito all’interno dell’Unione Europea, e questo nonostante tutto l’armeggiare di David Cameron. Certamente, però, non pensiamo che l’UE non
abbia bisogno di riforme, anzi, pensiamo l’esatto contrario.
Tuttavia crediamo che far parte dell’Europa abbia portato alla Gran Bretagna investimenti, lavoro e
protezione per i lavoratori, i consumatori e l’ambiente. Siamo convinti che l’UE sia una cornice fondamentale per il commercio e la cooperazione europea del ventunesimo secolo e che votare per rimanere in Europa sia la cosa migliore per gli interessi dei nostri cittadini. È facile perdere di vista
questi temi fondamentali a causa della coreografica drammatizzazione inscenata nell’ultimo mese
dal Primo Ministro, con la sua spola diplomatica seguita dalla svolta di venerdì. Le trattative condotte da Cameron sono state essenzialmente centrate sul tentativo di sedare le divisioni interne al
Partito Conservatore piuttosto che ottenere le riforme che renderebbero l’operato dell’UE più vantaggioso per i lavoratori britannici. Ecco perché l’accordo siglato a Bruxelles ha una scarsa attinenza
con le sfide che il referendum di giugno pone ai nostri cittadini.
Il Primo Ministro ha condotto le trattative con degli obiettivi sbagliati, nei modi sbagliati e per le ragioni sbagliate. Avrebbe invece dovuto parlare ai leader europei di azioni da intraprendere per salvare la nostra industria dell’acciaio; di come fermare il dilagare di lavori insicuri e salari bassi, di come
porre fine all’abbassamento dei salari medi e alle
produzioni industriali che si fondano sullo sfruttamento dei lavoratori immigrati. Cameron avrebbe
dovuto concentrarsi sullo scandalo dei campi profughi a Calais e Dunkirk e su come affrontare in maniera equa la crisi migratoria in Europa. Avrebbe
potuto sfruttare la forza della Gran Bretagna per
fermare la minaccia ai nostri servizi e ai nostri diritti
contenuta nei negoziati segreti per il TTPI, per inserire nei futuri trattati nuove protezioni sia per i diritti umani che per l’ambiente e, infine, per porre
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fine alle pressioni di Bruxelles per una sempre maggiore deregolamentazione e privatizzazione dei
servizi pubblici. Avrebbe dovuto trattare per porre fine all’idea di un’austerità fine a se stessa e per
il rafforzamento dei diritti dei lavoratori in tutta Europa.
Ma ovviamente il Primo Ministro non ha fatto nessuna di queste cose. La sua preoccupazione principale, nelle trattative sui diritti dei paesi che sono fuori dell’Eurozona, è stata invece di proteggere i
suoi amici della City di Londra da una regolazione del mondo della finanza, inclusa quella dei bonus per i banchieri.
I conservatori di David Cameron vogliono un’Europa del libero mercato su misura per le grandi aziende. Noi vogliamo un’Europa sociale, fatta di lavori decenti e di uguaglianza per tutti. La realtà
ci suggerisce che il tanto sbandierato “freno di emergenza” di David Cameron sui benefici per i migranti con un posto di lavoro, non avrà nessun effetto nel ridurre l’immigrazione verso la Gran Bretagna. Né metterà un centesimo nelle tasche dei lavoratori britannici. Ma potrebbe portare invece a
dei nuovi pericoli: un ulteriore abbassamento dei salari medi, a causa di migranti costretti a fare
doppi lavori per far fronte ai loro scarsi guadagni, un pericolo che potrebbe estendersi ai giovani
lavoratori britannici in settori che il Governo non è riuscito a rendere maggiormente qualificati.
I negoziati di David Cameron sono stati un’occasione persa per tentare di portare avanti le riforme
di cui l’UE ha davvero bisogno: rappresentanza democratica, rafforzamento dei diritti dei lavoratori, fine dell’austerità e del sostegno alla privatizzazione dei servizi pubblici.
Ma non sarà l’accordo di David Cameron ad essere oggetto del referendum di giugno. In realtà entro giugno tale accordo potrebbe non essere ancora stato concluso. I cittadini dovranno votare su
questioni molto più importanti: posti di lavoro, investimenti, diritti dei lavoratori, protezione ambientale, pace, sicurezza e cooperazione internazionale.
Il Partito Laburista e i Sindacati hanno svolto un ruolo fondamentale nel fare in modo che alcuni diritti dei lavoratori come le ferie pagate, i permessi di maternità e di paternità, le agenzie per la protezione dei lavoratori, non divenissero oggetto delle trattative di David Cameron. Ma c’è il rischio tangibile che i Conservatori possano usare i postumi del voto sull’uscita dalla UE come un’occasione
per fare carta straccia dei diritti dei lavoratori.
Per questo il Labour porterà avanti una campagna a favore dei veri cambiamenti di cui abbiamo bisogno: riunire chi si oppone all’austerità e costruire un’Europa fatta di crescita sostenibile, lavoro e
giustizia sociale. Tutto questo può essere ottenuto solo collaborando con degli alleati che condividono questi obiettivi in tutto il continente.
Stiamo già stringendo quelle relazioni con i leader progressisti di tutta Europa e proprio la settimana scorsa ho incontrato a Bruxelles i leader del Partito Socialista Europeo. Siamo davvero lontani
dall’Europa ideale per David Cameron, fatta su misura per i grandi operatori finanziari. Ma è
l’Europa per la quale faremo campagna e per la quale lavoreremo: in occasione del referendum e in
futuro.
Traduzione a cura di Domenico Cerabona, responsabile della Fondazione Amendola, Torino
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ANALISI E COMMENTI
LA PROVA DI MATURITÀ DELLA DEMOCRAZIA SPAGNOLA
E LA DIFFICILE POSIZIONE DEL PSOE
di Marco Basile e Andrea Betti, circolo PD Madrid
La Spagna affronta in queste settimane una fase nuova della propria storia democratica.
Alle elezioni dello scorso 20 dicembre, gli spagnoli hanno rigettato il tradizionale bipartitismo e optato per un contesto plurale che pare prefigurare un nuovo modello politico fondato sul governo di
coalizione, e non più sul tradizionale governo monocolore. Per comprendere la portata di tale cambio è importante ricordare che la Spagna è una democrazia relativamente giovane, nata da un delicato processo di transizione dalla dittatura franchista, culminato con l’approvazione della Costituzione democratica nel 1978. I trentacinque anni successivi sono stati dominati da un’alternanza dei
due grandi partiti, il “Partido Popular” (PP) e il “Partido Socialista Obrero Español” (PSOE), contingenza che ha segnato in maniera profonda la cultura politica spagnola.
Il dato più evidente dell’attuale dibattito post-elettorale è l’eccezionale difficoltà a trovare punti di
unione programmatica fra i partiti. La lunga
epoca di alternanza fra due soli attori politici
e una serie di dialettiche mai del tutto risolte,
prima fra tutte quella fra stato centrale e territori autonomi, ci consegnano lo scenario di
una classe politica poco avvezza al compromesso fra posizioni politiche differenti. Compromesso che si rende necessario nel nuovo
panorama politico.
I profondi traumi sociali della crisi, così come
i frequenti scandali di corruzione che hanno
scosso i due maggiori partiti nel corso degli
ultimi anni, hanno infatti portato alla nascita di nuovi attori che hanno saputo leggere in maniera
efficace le esigenze della società spagnola.
Da una parte Podemos ha incentrato il proprio discorso sulla necessità di adottare misure urgenti
contro la corruzione dilagante e la disuguaglianza economica. Partendo da una posizione di sinistra
critica, ma slegata da vecchi schemi ideologici, e basandosi su una rappresentazione dicotomica della società – la casta contro le vittime della crisi – Podemos ha significato fin da subito una alternativa per il disincantato elettorato del PSOE. Cogliendo l’opportunità del momento, Podemos ha, nel
corso dei mesi, moderato il proprio messaggio rigenerazionista e anti-politico, riuscendo
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a conquistare alle amministrative del maggio 2015 la gestione di Madrid e Barcellona e a proporsi
nell’ultima campagna elettorale come alternativa “social-democratica” e di governo rispetto allo
stesso PSOE.
Dall’altra parte, il movimento Ciudadanos, guidato dal leader catalano Albert Rivera, si presenta
come un partito di centro, riformista, composto in gran parte da membri della società civile prestati
alla politica. Si pone come obiettivo principale la modernizzazione dello stato, l’unità nazionale rispetto ai movimenti indipendentisti e la lotta alla corruzione. È un movimento che alle ultime elezioni ha disputato a Podemos il voto dei “disincantati della crisi”, ma lo ha fatto da un punto di vista più pratico che ideologico, capace di attirare soprattutto i delusi del centro-destra. Alle ultime
elezioni regionali, Ciudadanos si è reso disponibile ad appoggiare tanto governi di destra (come nella comunità di Madrid, dove è alleato con il PP), quanto di sinistra (in Andalucía appoggia il governo del PSOE), proponendosi come l’ago della bilancia della politica spagnola, ma senza riuscire ad
ottenere alle elezioni generali un peso sufficiente per esercitare questo ruolo a livello nazionale. I risultati del 20 dicembre hanno complicato la possibilità di far emergere un governo stabile e capace
di soddisfare la domanda sociale di riforme. Nessun partito ha raggiunto la maggioranza nel Congresso e l’unica combinazione bipartitica che la garantirebbe sarebbe un’alleanza PP-PSOE (la “Gran
Coalición”), soluzione che al momento appare fantascientifica, considerando la antitesi storica e politica che questi due partiti hanno rappresentato negli ultimi trentacinque anni. In questo scenario,
da un lato Ciudadanos ha provato a convincere i socialisti ad appoggiare un governo a tre con il PP
di Rajoy, sebbene il clima politico creatosi attorno al presidente del governo uscente e le difficoltà
del PSOE con la propria base elettorale rendano questo scenario ugualmente difficile. Dall’altro, Podemos chiede a gran voce una soluzione alla portoghese, ovvero la formazione di un governo “delle
sinistre” formato da PSOE, Podemos, Izquierda Unida e sostenuto direttamente o indirettamente
dalla galassia dei partiti indipendentisti. Una soluzione che si scontra con il niet di vari leader locali
del PSOE, come la potente presidentessa andalusa Susana Diez, che hanno posto come linea rossa
l’esclusione dei partiti indipendentisti dai negoziati per il governo.
Visto che il ritorno al voto in giugno non sembrerebbe risolvere l’impasse, l’unica soluzione passa
per una prova di maturità dei partiti, finalizzata a superare la decennale abitudine degli attori politici spagnoli “a fare da soli”. È quello che sta cercando di fare in queste settimane il leader del PSOE
Pedro Sanchez. Deciso ad isolare il PP di Rajoy, Sanchez punta ad una versione in tono minore della
“grande coalizione”: un governo composto o appoggiato da forze politiche alternative ma accomunate dall’intento di riformare il Paese e superare l’immobilismo della destra.
L’obiettivo di Sanchez è che il PSOE diventi il perno di un accordo di governo capace di includere
tanto la sinistra di Podemos come il centro di Ciudadanos.
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Questi ultimi restano profondamente divisi su tematiche cruciali, come il diritto dei catalani a votare
in un referendum il proprio futuro politico, ma l’intento di Sanchez sarebbe quello di creare un governo di scopo per riformare aspetti cruciali della Costituzione e del sistema economico.
Tanto il governo “alla portoghese” come la “grande coalizione del cambio” si presentano come strade decisamente in salita. L’aritmetica parlamentare non perdona e la prospettiva più probabile è che
il prossimo governo spagnolo, se mai nascerà, sia relativamente debole. Tuttavia, in un’atmosfera di
profonda stanchezza collettiva nei confronti del bipartitismo e della sua logica maggioritaria, gli
spagnoli non paiono preoccupati dall’evenienza e chiedono in ogni sondaggio la formazione di un
governo multipartitico.
In questo senso, Sanchez pare interpretare correttamente il polso del Paese e sta provando a giocare
le sue carte con grande impegno. Tale situazione potrebbe restituire centralità ai socialisti spagnoli
ma allo stesso tempo presenta notevoli problemi. Il rischio che le divergenze tattiche e politiche con
Podemos possano spingere il PSOE verso il PP mette i socialisti di fronte all’incubo di trasformarsi
in un Pasok greco, un attore di centro-sinistra cosi poco riconoscibile rispetto al centro-destra da essere ben presto abbandonato dagli elettori. Dall’altro lato, il dialogo con Podemos pone i socialisti di
fronte ai dilemmi tipici del centro-sinistra europeo. Come gestire la rabbia sociale? Come affrontare
il dialogo con forze politiche progressiste, ma alternative, che non si accontentano più di essere
stampelle di governo, ma che puntano esplicitamente alla leadership della sinistra?
Sono domande che non dovrebbero riguardare solo la Spagna. In una situazione nella quale i partiti
del centrosinistra europeo sono costretti ad operare fra l’incudine della collaborazione con la destra
neoliberale e il martello delle sinistre “critiche”, sarebbe auspicabile vedere una maggiore coordinazione fra i partiti del PSE, quanto meno per definire una rinnovata linea politica della socialdemocrazia europea e ridare protagonismo ad un’opzione politica letteralmente circondata da avversari
di ogni tipo.
PD/CITTADINI NEL MONDO. Notiziario del Partito Democratico per gli italiani all’estero.
25
Febbraio 2016. N° 1
ANALISI E COMMENTI
DALLA SVIZZERA UN NETTO NO AL REFERENDUM XENOFOBO SU
ESPULSIONI AUTOMATICHE PER GLI STRANIERI CHE COMMETTONO REATI
di Maria Bernasconi, presidente PD Svizzera
Il 28 febbraio, il popolo svizzero, chiamato alle urne, ha respinto l'iniziativa dell'UDC
(Unione democratica di centro) sull'attuazione dell'espulsione automatica, senza tener conto del
contesto socio-economico o le circostanze di fatto, degli stranieri che commettono reati. L'"iniziativa
di attuazione" segue ad una prima proposta dell'UDC, il cui testo era stato approvato dal popolo
svizzero nel 2010, che chiedeva già all’epoca l'espulsione degli stranieri criminali. Ritenendo che Governo e Parlamento non intendevano rispettare l'esito del voto, nel 2012, sempre lo stesso partito, ha
voluto depositare una nuova iniziativa, ancora più restrittiva. L'espulsione automatica avrebbe colpito tutti gli stranieri, anche coloro nati e cresciuti in Svizzera che, oramai, non hanno più nessun
legame con il loro paese d'origine.
È una sonora sconfitta quella incassata dalla destra conservatrice che si è vista bocciare un'iniziativa
ritenuta contraria alle norme della Corte europea dei diritti dell'uomo. Per essere approvato, il testo
aveva bisogno della doppia maggioranza dei votanti e dei cantoni. Il referendum è stato respinto
dalla maggioranza dei ventisei cantoni svizzeri e dal 58,9% dei votanti. Sono soltanto sei i cantoni
che hanno approvato l'iniziativa: Uri, Obvaldo, Nidvaldo, Appenzello Interno, Svitto e Ticino, che
ha registrato la più alta percentuale di sì (59,4%). Questo ultimo dato non sorprende particolarmente
visto che già il 9 febbraio 2014 il Canton Ticino aveva votato a favore di un'altra iniziativa contro gli
stranieri. La partecipazione degli aventi diritto al voto si è attestata intorno al 64% , una percentuale
molto alta considerando le abitudini della popolazione elvetica.
I sondaggi registrati all'inizio dell'anno davano per vincenti i sostenitori del SI, ma la massiccia mobilitazione della società civile e delle altre forze politiche ha fortunatamente ribaltato il risultato finale. Contro la cosiddetta "iniziativa di attuazione" è sceso in campo in maniera capillare e massiccia
il Partito democratico in Svizzera unitamente alle associazioni nazionali italiane, patronati e personaggi italo-svizzeri conosciuti in vari ambiti. Il risultato del voto è quindi fonte di grande soddisfazione per tutti coloro che si sono impegnati nella battaglia contro l'iniziativa dell'Unione democratica di destra.
Il popolo svizzero era chiamato alle urne anche per altri tre referendum: uno a sostegno della costruzione di un secondo tunnel del San Gottardo (il 57% dell'elettorato elvetico ha detto "sì" alla costruzione di una seconda galleria che dovrebbe iniziare attorno al 2020), uno sulla proposta di vietare in Svizzera le operazioni finanziarie speculativa concernenti materie prima agricole e derrate alimentari. Il terzo riguardava l'abolizione dello sgravio fiscale per le coppie sposate e le unioni civili.
Entrambi sono stati respinti.
PD/CITTADINI NEL MONDO. Notiziario del Partito Democratico per gli italiani all’estero.
26
Febbraio 2016. N° 1
NEWS
CERTIFICAZIONE DI ESISTENZA IN VITA: IN CORSO LA CAMPAGNA DELL’INPS
IL RUOLO CENTRALE DEI PATRONATI
È iniziata il 31 gennaio scorso la campagna dell’Inps per la Certificazione di Esistenza in
Vita rivolta ai circa 360 mila pensionati residenti all’estero che ogni anno devono espletare questa
formalità per continuare a ricevere la pensione.
L’Inps ha informato gli interessati che avranno 120 giorni di tempo per trasmettere alla Citibank,
che per conto dell’Inps paga le pensioni all’estero, la documentazione richiesta. La scadenza è dunque fissata per il 3 giugno 2016.
La procedura dovrebbe contribuire ad assicurare la correttezza dei flussi dei pagamenti dei trattamenti previdenziali e soprattutto a limitare i casi di pagamento di prestazioni dopo il decesso del
pensionato. Infatti, secondo quanto riferisce l’Inps, proprio grazie alle campagne di verifica di esistenza in vita, dal 2012 al 2014 sono state sospese più di 24mila pensioni.
Dopo una fase sperimentale che per i primi anni
aveva creato non pochi problemi a pensionati e
patronati, ora il sistema è migliorato sensibilmente
anche se in alcuni casi permangono importanti criticità.
Come confermano anche i parlamentari Fabio Porta e Marco Fedi: “A seguito delle lamentele di
molti pensionati, l’Inps ha modificato la modulistica che risulta più semplice. Il modulo è stato
personalizzato per ciascun pensionato e per questo motivo si dovranno utilizzare solo i moduli
ricevuti da Citibank e non potranno essere utilizzati moduli in bianco. Se il pensionato non dovesse ricevere il modulo o lo dovesse smarrire potrà
contattare il servizio di assistenza della Citibank. I moduli, su esplicita richiesta (anche da parte dei
patronati), potranno essere inviati anche a mezzo di posta elettronica in formato PDF. Consigliamo
vivamente a tutti i nostri pensionati residenti all’estero di rivolgersi ad un Patronato di loro gradimento per ottenere tutta l’assistenza necessaria e auspichiamo che quest’anno si riducano sensibilmente problematicità e intoppi vari”.
Infine l’Inps rammenta che è attivo il Servizio Clienti a supporto dei pensionati visitando la pagine
web www.inps.citi.com o inviando un messaggio di posta elettronica all’indirizzo
[email protected]
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Febbraio 2016. N° 1
NEWS
ISTAT:
NEL 2015
PICCO
DI MORTALITA’
E SCARSA
IMMIGRAZIONE
LA FOTOGRAFIA
DELL’ITALIA
ATTRAVERSO
I DATI
DEMOGRAFICI
Al 1° gennaio 2016 la popolazione in Italia è di 60 milioni 656 mila residenti, 5 milioni 54 mila gli
stranieri che rappresentano l'8,3% della popolazione totale. I dati Istat sugli indicatori demografici
forniscono l’immagine di un Paese dove si nasce poco, si muore tanto e da dove, sempre più spesso,
si parte. Cala infatti la popolazione residente, con una riduzione di 139 mila persone, un cambiamento rilevante nel contesto storico di un Paese che, dal 1952 in avanti, aveva sempre visto aumentare la popolazione.
Il 2015 è stato l’anno del picco di mortalità, caratterizzato da un significativo aumento dei decessi
che ha messo in allarme anche gli operatori del settore (medici, epidemiologi, demografi). Nel complesso i morti stimati sono 653 mila, ben 54 mila in più rispetto al 2014.
Ma va registrato anche il record negativo di nascite, stimate in 488 mila unità, ben quindicimila in
meno rispetto all’anno precedente. Si tocca, pertanto, un nuovo record di minimo storico dall’Unità
d’Italia, dopo quello del 2014. Poiché i morti sono stati 653 mila, ne deriva una dinamica naturale
della popolazione negativa per 165 mila unità.
Continua poi a crescere l’emigrazione e a diminuire l’immigrazione. Lo scorso decennio è stato
caratterizzato da intensi flussi migratori verso l’Italia che hanno rappresentato il principale fattore
demografico di crescita. Una tendenza che si sta progressivamente attenuando se si considera che
rispetto al 2007 le immigrazioni sono all’incirca dimezzate, mentre le emigrazioni sono quasi triplicate e i rientri in patria degli italiani sono stati solo 28 mila. L’elemento di sostanziale discontinuità
degli ultimi anni va ricercato in una parziale perdita di attrattività del Paese nei confronti dei migranti internazionali.
Riassumendo, i dati dell’’ISTAT ci dicono che dal lato degli ingressi il Paese perde attrattiva sia in
relazione ai cittadini stranieri sia riguardo ai propri connazionali. Sul versante delle uscite, invece,
aumenta in maniera significativa la quota di italiani che emigrano all’estero.
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Febbraio 2016. N° 1
AGENDA
4 MARZO PARIGI ore 19, sede delle Acli, 28 rue Claude Tillier
Assemblea annuale dell’associazione Democratici Parigi
All’assemblea annuale dell’associazione si procederà all’approvazione del bilancio 2015 e al rinnovo
delle cariche sociali. Ma sarà anche l’occasione per parlare della EUdem School di Bruxelles,
dell’assemblea nazionale Pd e assemblea estero, delle iniziative di riforma delle politiche per gli Italiani all’estero: rappresentanza, servizi sociali e focus sulla ricerca scientifica. In chiusura ci sarà un
momento di convivialità con discussione su attualità politica italiana ed europea.
5 MARZO BRUXELLES ore 10.30, Circolo Pd di Bruxelles, Clos du Parnasse 12E
Stati Generali della Green Economy
Un'occasione di confronto aperto sui temi della Green Economy insieme all'Onorevole Chiara Braga,
responsabile ambiente nella segreteria nazionale del Partito Democratico. All’incontro interverranno
esperti e funzionari delle istituzioni Europee. Chi volesse intervenire o segnalare un tema da approfondire nel corso del dibattito, può inviare una email a: [email protected].
L'incontro sarà trasmesso in streaming su www.pdbruxelles.eu, e costituirà un'ulteriore iniziativa di
formazione nell'ambito della EUdem School 2016, rivolta ai circoli PD con cui quello di Bruxelles è
gemellato.
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29
Febbraio 2016. N° 1
AGENDA
PD CITTADINI NEL MONDO
Notiziario del Partito Democratico per gli italiani all’estero
a cura dell’Ufficio PD Italiani nel mondo
mail: [email protected]
Redazione e impaginazione
Alessandra Cattoi
mail: [email protected]