dizionario dialettico - Provincia di Crotone

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dizionario dialettico - Provincia di Crotone
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Ufficio Nazionale Seniores di FORZA ITALIA
SERGIO TRAVAGLIA
DIZIONARIO
DIALETTICO
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Ufficio Nazionale Seniores di FORZA ITALIA
SERGIO TRAVAGLIA
DIZIONARIO
DIALETTICO
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DA SERGIO TRAVAGLIA
A TUTTI GLI INTERESSATI
Cari amici,
A seguito di una richiesta ricevuta tempo addietro ho concluso la
compilazione di questo testo. Per lo meno negli intendimenti si
tratta di una raccolta di spunti auspicabilmente utili al militante di Forza Italia come consultazione per le proprie argomentazioni politiche, sia nella quotidianità dell’impegno come nelle occasioni elettorali.
Il documento non va inteso come un testo da leggere, ma semplicemente come una traccia da consultare in caso di necessità,
con l’auspicio che possa fornire qualche risposta.
Il testo, compilato con criteri personali, rappresenta una raccolta eterogenea di definizioni, dati statistici, dichiarazioni, e spunti tratti da libri vari, unificati tuttavia da un denominatore comune: la convinzione di parte che la liberaldemocrazia rappresenti la ricetta giusta per il bene della collettività, in contrasto
con le versioni più o meno mascherate, ma comunque fallimentari, del socialismo reale di matrice marxista e comunista.
Il titolo attribuito al testo è il “dizionario dialettico” nell’auspicio che, dall’attuale e del tutto iniziale documento cartaceo, possa trasformarsi in uno strumento collocato su Internet, consentendo così a tutti i militanti interessati di partecipare in modo interattivo alla sua integrazione ed al suo arricchimento.
Cordialmente.
Sergio Travaglia
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INDICE
Considerazioni generali
Abigeato politico (vedi Trasformismo)
Adeguatezza (principio di)
Aggiotaggio politico
Ambiente
Arte sovietica
Assistenza (vedi Stato sociale)
Azione giudiziaria
Bonifica semantica
Borghesia
Brogli elettorali
Calendario della Libertà
Capitalismo (vedi Impresa)
Carattere (vedi Trasformismo)
Carceri
Citazioni e frasi storiche
Clientelismo
Coincidenze giudiziarie
Colonialismo
Comunismo (vedi Socialismo reale)
Consociativismo
Consumismo
Culto della Personalità
Curva dell’impegno
Democrazia (vedi Bonifica semantica)
Desistenza
Devoluzione (Devolution)
Don Sturzo
Doppia verità
Elettore (rispetto dell’)
Equazione dello Sviluppo
Europa
Fellonìa (vedi Trasformismo)
Fisco
Forza Italia
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Forza lavoro
Giustizia
Gogna mediatica
Hot Parade
Immigrazione
Impresa
Industria (vedi Impresa)
Innovazione
Inti Illimani
Intolleranza
Liberalismo
Liberismo
Libertà economica
Marxismo (vedi anche Socialismo reale)
Nazionalismo
Occupazione/Disoccupazione
Parametri
Par condicio
Politically Correct
Popper (Ingegneria sociale)
Povertà
Produzione (vedi Impresa)
Professionalità
Profitto (vedi Impresa)
Qualità della vita
Razzismo
Ribaltone (vedi Trasformismo)
Ricettazione politica (vedi Trasformismo)
Sarcasmo rosso
Sicurezza
Sindacati
Socialismo reale
Solidarietà
Statalismo
Stati Uniti
Stato sociale
Sussidiarietà
Trasformismo
Umorismo
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CONSIDERAZIONI GENERALI
Ai partiti politici può talvolta capitare di cadere vittime del
morbo sottile della ergoanoressia (ossia della “mancanza
di appetito” per l’azione) e di indulgere invece alla logobulimia (di subire cioè “un aumento morboso della fame”
per la parola).
Va altresì combattuto il morbo sottile dell’allogenesifobia,
vale a dire dell’avversione per le idee generate da altri. I
sintomi dell’allogenesifobia si manifestano più comunemente quando la tesi dell’interlocutore è affossata con le
seguenti osservazioni:
“non è questo il problema”
oppure
“il punto è un altro”
Da ultimo si rammenta la possibile presenza nei partiti
della patologia, cui sono particolarmente soggetti personaggi di spicco, definita con felice espressione dagli anglosassoni come “Ego Trip” ossia il viaggio dell’ego. Il morbo
induce chi ne sia colpito a salire sulla propria personale
astronave mentale per dirigersi verso obiettivi remoti e
percepiti solo individualmente come giusti, trascurando la
realtà circostante.
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Abigeato politico (vedi Trasformismo)
Adeguatezza (principio di)
Le sinistre sanno dare prova di grandissima fantasia, anche a livello di architettura istituzionale, nella creazione di
nuovi concetti utili a modellare la realtà in modo conveniente o a deformarla a seconda delle necessità.
Per contrastare il democratico e produttivo concetto di
Sussidiarietà (V.), riconosciuto e praticato ufficialmente anche a livello comunitario, la sinistra ha escogitato, estraendolo improvvisamente dal cilindro, il principio di Adeguatezza (sconosciuto in Europa).
Tale principio rappresenta la negazione della sussidiarietà
e del federalismo. In base a tale concetto fantasma si dice:
«va bene la sussidiarietà, ma deve essere “adeguata” a determinati criteri, norme, regole (laccioli li chiamiamo noi)
che lo Stato e solo lo Stato decide.»
Si tornerebbe così al punto di partenza tanto caro alle sinistre per cui, in definitiva, è sempre e solo lo Stato la fonte
di concessione di ogni diritto ai cittadini.
Aggiotaggio politico
Nell’ambito dei singoli partiti politici, pur essendo i militanti animati dall’aspirazione al successo delle idee comuni, affiorano spesso i contrasti, propri della natura umana,
che portano talvolta a sacrificare gli interessi collettivi alla
soddisfazione di quelli individuali.
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Un caso tipico è rappresentato dalla ricerca di visibilità individuale attraverso una manifestazione pubblica di dissenso rispetto alla linea del partito, a danno dell’immagine collettiva di compattezza.
Volendo teorizzare il caso, si potrebbe proporre la seguente ipotesi, riferita a Forza Italia:
I nostri militanti sono azionisti della S.p.A. Forza Italia.
Ogni dichiarazione pubblica di dissenso deprime il valore
delle azioni a danno dei soci e rappresenta una effettiva forma di aggiotaggio politico.
Va ricordata la definizione del reato di aggiotaggio:
Manovra tendente a provocare movimenti artificiosi nei
corsi dei valori di borsa per trarne illeciti profitti.
Resta inteso che nel caso specifico l’illecito profitto è rappresentato dall’acquisita visibilità individuale a danno
dell’immagine collettiva.
Ambiente
La difesa dell’ambiente, valore che ha assunto rilevanza
solo dopo la Rivoluzione Industriale, dato che in precedenza l’umanità era esclusivamente impegnata a procurarsi le risorse quotidiane per sopravvivere, viene generalmente gestita con atteggiamenti che sconfinano nel fanatismo quasi religioso.
Non si cerca di solito la soluzione migliore per la collettività, ma si privilegia la decisione allineata con la propria
ideologia
Alla difesa dell’ambiente naturale si sono tradizionalmente dedicati i movimenti “ambientalisti” che, in omaggio a
quanto sopra difendono ostinatamente anche situazioni
facilmente modificabili (senza danni ambientali) a vantaggio della collettività.
Il punto critico è rappresentato dalla convinzione degli
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ambientalisti che l’industria sia male di per sé e vada quindi combattuta in quanto tale come pericolo per l’ambiente,
trascurando gli enormi vantaggi arrecati alla collettività
(vedi il capitolo Qualità della vita). Un movimento ambientalista maturo dovrebbe sforzarsi di capire il ruolo
positivo dell’industria ed affiancarla in modo critico ma
cooperativo per identificare soluzioni razionali ai problemi via via nascenti.
La convinzione integralistica può portare invece gli ambientalisti ad omissioni clamorose (forse maliziose) allorché condannano ad esempio la deforestazione mondiale,
(100.000 Km2 di foreste distrutte nel 1994) omettendo di comunicare che nello stesso anno sono stati riforestati
129.000 Km2 (cifre ricavate da World Figures in pocket, The
Economist, 1994).
Stupiscono altresì le differenze di giudizio e di reazione
propagandistica di fronte ad eventi sostanzialmente identici, come ad esempio la pratica indifferenza verso le esplosioni atomiche cinesi e pakistane (sperimentali a fini bellici) e la mobilitazione massiccia e acrimoniosa verso l’esplosione atomica francese (sperimentale a fini civili).
Il sostanziale terzomondismo e conseguente antiamericanismo dei movimenti ambientalistici è testimoniato, ad
esempio dal silenzio che ha accompagnato uno dei più
gravi disastri ecologici del secolo, ossia l’incendio dei pozzi petroliferi kuweitiani ad opera delle truppe irakene occupanti prima di abbandonarli.
Arte sovietica
Per motivi indecifrabili le sinistre nostrane si sentono depositarie quasi esclusive della Cultura e usano quindi trattare con degnazione il primitivo gregge intellettuale della
destra.
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Volendo grossolanamete dividere la cultura in manifestazioni dell’intelletto e dell’arte (ragione ed emozione), andrebbe ricordato che per il primo aspetto la cultura di sinistra si ispira comunque ai residui di una teoria insensata e
fallimentare come il marxismo mentre per il secondo
aspetto ignora che, sotto il marxismo, l’arte era rigidamente sottoposta ai criteri burocratici del Realismo Socialista, il
cui rispetto ed ortodossia erano presidiati da varie Accademie di stampo statale. Volendo fare un esempio minimo,
che esprime tuttavia come la punta di un iceberg il livello
di controllo artistico anche nella cultura popolare, si riportano un paio di casi di creatività e spontaneità sovietica,
espresse dai famosi “chastuscki” o “stornelli” sovietici:
Così recita il primo gioioso esempio:
“Evviva, è finita la siccità, adesso arano i trattori.
Se mi vedesse Stalin sarei una persona felice”
Mentre il secondo esempio si mantiene rigorosamente in
linea:
“Ho comprato un ritratto di Lenin in una cornice d’oro.
Egli ha portato luce a me oscuro contadinello”.
Per ricavare un’idea completa della carica emotiva dello
stornello è opportuno immaginare anche la corrispondente forma di accompagnamento musicale.
Azione giudiziaria
Si ha Azione giudiziaria allorché si individua un reato e si
cerca successivamente di identificare il colpevole; si ha
Persecuzione giudiziaria allorché si identifica prima il colpevole e si cerca successivamente di attribuirgli un reato.
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Bonifica semantica
La Bonifica semantica dovrebbe porre un argine ad una
pratica sempre più diffusa, adottata soprattutto dai seguaci del Politically Correct (vedi) e consistente nell’identificare una parola di grande pregio attribuendola poi, come definizione, ad una realtà che pregiata non è, nel tentativo di
nobilitarla.
Tale patologia ha origini antiche ed era già stata analizzata ai tempi dell’umanesimo da Francesco Bacone nel capitolo dedicato agli “idola fori”, ossia agli errori generati dal
linguaggio.
La parola “democrazia” viene scelta come esempio perfetto di mistificazione che legittimerebbe quindi, molto opportunamente, l’intervento della bonifica semantica. Secondo il Garzanti infatti, Democrazia significa:
Forma di governo nel quale la sovranità spetta al popolo che la esercita direttamente, o più spesso indirettamente, mediante i suoi rappresentanti liberamente
eletti.
Andrebbe quindi sondato l’abisso di disonestà intellettuale che per decenni ha attribuito la definizione di Repubblica Democratica Tedesca ad una realtà che rappresentava uno
dei più biechi esempi storici di oppressione e di mancanza
di legittimazione elettorale da parte dei governanti.
La mistificazione semantica esercita un potente effetto inquinante sulla comunicazione di massa e andrebbe quindi
Bonificata. Altre parole critiche, suscettibili di analisi, potrebbero essere ad esempio; razzismo, solidarietà, capitalismo, industria.
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Borghesia
L’analisi del concetto di Borghesia (che etimologicamente si
richiama all’abitante del “borgo”) e della storia della categoria rappresentano un impegno davvero affascinante per
la contraddittorietà dei giudizi relativi, degni in tutto e per
tutto di Pirandello.
Secondo l’Enciclopedia Garzanti la «borghesia rappresenta, nel medio evo, la popolazione cittadina non soggetta all’ordinamento feudale» che «costituì uno degli “stati” nelle prime assemblee legislative e giunse poi alla sua grande
affermazione politica con la rivoluzione francese.» Secondo il De Sanctis, «borghesia è la classe sociale composta dai
proprietari dei mezzi di produzione e da commercianti, artigiani, liberi professionisti, dirigenti industriali e simili.»
Nei confronti della borghesia sembra tuttavia esistere una
avversione preconcetta: secondo il Panzini borghese è sinonimo di “non fine, volgaruccio”, per tacere di “piccolo
borghese”, che significa “persona di opinioni meschine e
di comportamenti banali.”
A parte il merito non indifferente di essersi affrancata dalle catene feudali, dimostrando iniziativa e coraggio sconosciuti ad altri gruppi, si dovrebbe riconoscere alla borghesia una serie di caratteristiche non vistose ma molto solide,
come la discrezione, la parsimonia, un moderato buon
senso, la preoccupazione per il domani e soprattutto il culto per il lavoro e l’attività economica basata sull’iniziativa
e l’amore del rischio, secondo modalità di sacrificio e di
ascetismo laico.
Si potrebbe concludere che il borghese, con i relativi pregi
e difetti, rappresenta al meglio l’intima essenza della contraddittoria natura umana, e che quindi la realtà politica,
economica e sociale da lui creata, possa rappresentare il
punto di arrivo immutabile, seppure attraverso apparenti
modifiche, per l’umanità.
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Non a caso alcuni scrittori di formazione tendenzialmente
liberale come Weber, Sombart, Croce e Chabod presumono che l’inevitabile transitorietà dell’esistenza storico sociale della borghesia non escluda un suo quasi eterno predominio intellettuale e morale sulle altre classi.
Contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere il parere
di gran lunga più favorevole alla borghesia è stato espresso da due autorevoli personaggi chiaramente non sospetti
di simpatie borghesi, Marx ed Engels:
«La borghesia ha avuto nella storia una parte essenzialmente rivoluzionaria... Essa ha creato ben altre
meraviglie che non le piramidi egiziane, gli acquedotti romani e le cattedrali gotiche: essa ha condotto ben
altre imprese che non le migrazioni dei barbari o le
crociate.... Sfruttando il mercato mondiale la borghesia ha reso cosmopolitica la produzione e la consumazione in tutti i paesi. A gran cordoglio di tutti i reazionari, essa ha tolto all’industria la base nazionale... Per
via del rapido perfezionamento di tutti gli strumenti
della produzione e per le comunicazioni divenute infinitamente più facili, essa trascina per forza nella corrente della civiltà anche le nazioni più barbare...I bassi prezzi delle sue merci sono la pesante artiglieria con
la quale atterra tutte le muraglie cinesi e con la quale
ha fatto capitolare i barbari più induriti nell’odio dello straniero. Costringe tutte le nazioni ad adottare le
forme della produzione borghese, se pure non voglion
perire e le forza a ricevere ciò che dicesi civilizzazione,
ossia a farsi borghesi. A dirla in una sola espressione,
crea un mondo a immagine e similitudine sua... La
borghesia ha messo in essere delle forze produttive, il
cui numero e la cui portata colossale supera quanto
avesse mai fatto le passate generazioni tutte insieme.
Aggiogamento delle forze naturali, le macchine, l’applicazione della chimica all’industria e all’agricoltura,
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la navigazione a vapore, le ferrovie, il telegrafo elettrico, la messa a cultura d’interi continenti, i fiumi resi
navigabili, della popolazioni intere sorte quasi miracolosamente dal suolo: ma quale dei secoli antecedenti avrebbe mai presentito che tali forze produttive giacessero latenti in seno al lavoro sociale?... i mezzi di
produzione e di scambio valsi di fondamento allo sviluppo della borghesia, furon prodotti per entro alla società feudale. A un certo punto... i rapporti feudali della proprietà non corrispondevano più alle forze produttive venute a pieno sviluppo. Quelle condizioni, in
luogo di favorire, impedivano la produzione. Divennero come delle catene. Bisognava spezzarle e furono
spezzate. Subentrò la libera concorrenza, con la congrua costituzione sociale e politica, e con la signoria
economica e politica della borghesia...»
(Da “Il Manifesto dei comunisti” di Marx e Engels)
Brogli elettorali
Il cittadino medio non è sufficientemente consapevole di
come i risultati delle elezioni, sia politiche che amministrative, possano essere influenzati, talvolta in modo determinante, da una gestione maliziosa dello spoglio delle
schede elettorali ai seggi.
Una forzatura circa l’interpretazione della volontà espressa dall’elettore sulla scheda può portare infatti all’annullamento della stessa cancellando quindi arbitrariamente la
scelta del cittadino. Le decisioni nei casi dubbi dipendono
dalla numerosità, preparazione e grinta dei rappresentanti de singoli partiti ai seggi, in persona di presidenti, scrutatori e rappresentanti di lista.
Va riconosciuta alle sinistre una capacità ed un impegno
molto superiori a quelli dei moderati nel presidio e nella
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gestione del seggio, con i conseguenti vantaggi nei risultati elettorali, che in certi casi possono aver addirittura stravolto, grazie agli artifici adottati, la volontà popolare.
Basti riflettere che nell’elezioni del 1996 il Polo perse per
pochi voti in 78 collegi e le schede annullate furono
1.700.000. In un collegio toscano perse per una differenza
di 40 voti, su un totale di 7.000 voti annullati.
Da tempo il Polo sostiene, in contrasto con la maggioranza, la necessità di adottare il voto elettronico, che risolverebbe ogni problema di brogli elettorali.
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Calendario della Libertà
È davvero stupefacente come le sinistre riescano a capitalizzare in termini propagandistici la celebrazione di eventi o di personaggi le cui vicende possano presentare una
positiva ricaduta politica. È così ad esempio che il 1° maggio o il 25 Aprile sono diventati dei veri e propri marchi
che reclamizzano con cadenza immutabile un modello politico di sinistra. A tale ferreo impegno propagandistico si
contrappone la frivola indifferenza dei liberaldemocratici
(o borghesi) che pur disponendo di un campionario molto
più ricco di possibilità celebrative non si sono mai concentrati sulla opportunità di trasformare in marchi significativi i propri simboli. Lo stesso dicasi per altri simboli tragici, come “fosse” o campi di concentramento la cui realtà
viene sempre evidenziata a senso unico. Al fine di ricordare ai liberaldemocratici la necessità politica, per la salvaguardia della libertà e della democrazia, di equilibrare la
celebrazione dei simboli, si ritiene di avviare l’elaborazione iniziale di un calendario di parte, che cominci a riempire il vuoto finora registrato nella simbologia dei moderati.
Personaggio o Evento
1. Caduta del Muro di Berlino
2. Morte di Jan Palach
3. Morte di Padre Popieluszko
4. Tienanmen
5. Uccisione Ing. Taliercio
6. Firma Patto Alleanza Hitler-Stalin
7. Rivolta Germania Orientale
8. Rivolta Ungheria (Invasione)
9. Rivolta Cecoslovacchia (Invasione)
10. Fosse di Katyn
11. Foibe Giuliane
12. Rivolta di Kronstadt
13. Giornata in onore di A.Volta
Data
9.11.1984 (13.8.61)
16.1.1969
30.10.1984
4.6.89
20.5.1981
23.8.1939
Marzo 1953
3.11.1956
21.8.1968
Aprile 1940
Primavera 1945
28.2 (1921)
18.2 (1745)
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A questo punto può tornare opportuna qualche osservazione rivolta soprattutto ai giovani ai quali, non avendo
vissuto di persona certe realtà, qualche nome o situazione
potrebbero apparire del tutto oscuri o addirittura ignoti.
1. Sul muro di Berlino non vi è molto da dire se non sottolineare, a parte l’aspetto chiaramente oppressivo e disumano, la lunghezza della durata: dal 13.8.61, data della sua
improvvisa erezione, al 9.11.89, data del suo abbattimento:
ben 28 anni, abbondantemente al di sopra della durata del
ventennio fascista e ben più del doppio della durata del regime nazista. Inutile sottolineare il valore simbolico dell’erezione del muro, diretto ad impedire evasioni dal paradiso comunista, e del suo abbattimento, come emblema di
una riconquistata libertà democratica.
2. Jan Palach è il ventunenne cecoslovacco, studente di filosofia, che il 16.1.1969 si asperse di petrolio in piazza
Wenceslas a Praga e si diede fuoco, morendo dopo qualche
giorno di agonia. Egli si era immolato per protestare contro la invasione della Cecoslovacchia, da parte dell’armata
sovietica, che aveva così posto fine alla “Primavera di Praga”. A differenza di tanti altri, pur giustamente celebrati
personaggi soppressi con la violenza dai regimi totalitari,
il gesto di Jan Palach esprime un valore simbolico di significato particolarmente intenso, in quanto rappresenta la
scelta individuale di darsi la morte, pur di affermare il concetto supremo della libertà. Dopo la morte i resti di Jan Palach, divenuto in poche ore eroe nazionale, furono segretamente trasferiti dai comunisti fuori Praga.
3. La Polonia è sempre stata un Paese molto tormentato da
un punto di vista politico e le vicende dell’ultima guerra
mondiale stanno a testimoniarlo, con il contemporaneo intervento oppressivo di nazismo e comunismo sul suo territorio e la pluridecennale presenza di quest’ultimo totalitarismo. Fra le vittime simbolicamente più significative di
questa fase va ricordato padre Popieluszko. Il sacerdote fu
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rapito il 19 Ottobre 1984 da tre persone una delle quali, reo
confesso, era il capitano Piotrowski. Il cadavere del sacerdote fu rinvenuto il 30 Ottobre 1984 in un deposito sulla
Vistola, ad ovest di Varsavia. Dall’autopsia risultò che Popeluzko era stato legato e seviziato, prima di essere strangolato e gettato nel deposito. Il sacerdote era noto per la
sua azione a favore di Solidarnosc e per i suoi aperti discorsi in difesa della libertà. L’inchiesta aperta sul caso
condusse alla sospensione del Capo Dipartimento del Ministero degli Interni e all’arresto del vice capo. I tre colpevoli furono condannati per omicidio. Il delitto Popelusko
presenta qualche affinità col delitto Matteotti.
4. Il 4.6.1989 centinaia di migliaia di studenti cinesi si riunirono in piazza Tienanmen a Pechino per continuare la
protesta, in corso da tempo, contro il governo comunista al
potere e chiedere nuovamente con forza riforme in senso
democratico. Messo alle strette il governo reagì con l’impiego dei carri armati, facendo fuoco sui dimostranti che
rimasero a migliaia sul terreno. Il governo comunista mantenne la presa oppressiva e da allora Tienanmen è diventata un simbolo di lotta per la libertà. Famosa la fotografia
del giovane studente inerme, rimasto sconosciuto, che affronta un caro armato per arrestarne la marcia.
5. Giuseppe Taliercio, direttore della Montefibre di Marghera, è una delle tante decine di vittime, assassinate dalle Brigate rosse comuniste, durante gli anni di piombo. Il
suo caso è degno di particolare memoria come semplice e
dignitoso esempio di coerenza borghese. Fu ucciso dai
suoi aguzzini solo per il fatto di essersi rifiutato di essere
“servo del padrone”, quando una semplice dichiarazione
gli avrebbe probabilmente salvato la vita. L’omicidio avvenne il 5.7.1981.
6. Molti giovani ignorano che il 23.8.1939 il simbolo supremo del comunismo storico, Giuseppe Stalin, firmò un patto di alleanza con Adolph Hitler, consentendo così alle ar-
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mate naziste di attaccare indisturbate i Paesi democratici
dell’occidente europeo. Il patto prevedeva la spartizione
della Polonia fra nazisti e comunisti e l’inserimento nella
sfera di influenza sovietica dei Paesi baltici e della Bessarabia (l’attuale Moldavia). In omaggio al patto appena
concluso, il 1°.9.1939 Germania e Unione Sovietica invadono contemporaneamente la Polonia da ovest e da est.
7, 8, 9. Il trittico delle rivoluzioni: i Paesi apparentemente
“liberati” ma in realtà semplicemente esposti ad un cambio di dittatura, da nazista a comunista, come Germania
orientale, Ugheria e Cecoslovacchia, hanno dato in concreto espliciti segnali di intolleranza attraverso tre ribellioni
(1953, 1956, 1968) culminate in rivoluzioni sanguinose o
nella caduta momentanea del governo locale comunista.
In tutti i casi la conclusione è stata la ripresa del potere da
parte dei governi comunisti, grazie all’intervento repressivo delle forze armate sovietiche.
10, 11. Campi di concentramento e sterminio nonché fosse
di sepoltura, non sono certamente una prerogativa specifica del nazismo, ma hanno trovato ampia applicazione nei
regimi comunisti anche se, come d’uso, una pubblicizzazione molto più sfumata se non addirittura boicottata. Anche se estranei alla logica del calendario sembra giusto ricordare i sinistri campi di concentramento di Kolyma o Solovki.e, come “fosse”, quelle famigerate di Katyn (in Polonia) che ospitarono i corpi di 15.000 ufficiali polacchi soppressi nel 1940 dai sovietici o le non meno famigerate foibe istriane dove trovarono la morte ingiustificata, per mano dei miliziani di Tito, migliaia di nostri poveri connazionali nella primavera del 1945.
12. I marinai della base navale militare di Kronstadt, a Santo Pietroburgo, hanno giocato un ruolo fondamentale e
mitico di appoggio alla Rivoluzione sovietica del 1917, divenendo quasi il simbolo più significativo della partecipazione popolare alla insurrezione. E un colpo di cannone
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sparato dall’incrociatore Aurora contro il Palazzo d’Inverno aveva praticamente segnato l’inizio della rivolta.. Solo
quattro anni dopo, nel 1921, i marinai di Kronstadt, capita
la natura mistificatrice della Rivoluzione sovietica si erano
rivoltati con le armi e la sommossa era stata sanguinosamente repressa dal potere comunista.
13. La Rivoluzione industriale, che rappresenta l’evento
più importante e benefico nella storia dell’umanità (vedi
Qualità della vita), non ha ancora trovato un riconoscimento celebrativo nel calendario italiano. Con riferimento all’invenzione della pila, che insieme alla macchina a vapore di James Watt ha dato l’avvio alla rivoluzione industriale consentendo l’utilizzo dell’energia elettrica, sembra doveroso attribuire all’inventore Alessandro Volta un posto
di onore nel calendario italiano. Attribuendo a Volta una
Giornata di Riconoscenza, alla data della sua nascita, si potrà istituire una giornata di riflessione sui meriti dell’impresa che completi, con l’onore all’impresa, il concetto di
omaggio al lavoro, finora attribuito unilateralmente, col 1°
maggio, ai soli lavoratori.
Capitalismo (vedi Impresa)
Carceri
In attesa di approfondimenti del problema della carcerazione può essere utile disporre della tabella sottoriportata
per cominciare ad inquadrare il tema per lo meno in termini quantitativi. Come si rileverà la media dei carcerati si
aggira sulle 50.000 unità all’anno, numero che, a giudizio
unanime, è ritenuto pesantemente eccessivo rispetto alle
strutture esistenti.
Da un punto di vista qualitativo, come primissime osser-
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vazioni, si può rilevare che:
- i tossicodipendenti rappresentano quasi un terzo dei detenuti;
- gli extracomunitari rappresentano circa il 28% della popolazione carceraria.
Prospetto 9 - PRESENTI NEGLI ISTITUTI DI PREVENZIONE
E DI PENA - SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE
Anni
A disposizione
delle autorità
Condannati
Internati
Totale
N
%
N
%
N
%
N
%
1992
26.444
55,6
19.855
41,7
1.289
2,7
47.588
100,0
1993
26.240
52,3
22.617
45,0
1.355
2,7
50.212
100,0
1994
24.324
47,5
25.630
50,0
1.277
2,5
51.231
100,0
1995
19.426
40,7
27.027
56,6
1.306
2,7
47.759
100,0
1996
18.490
38,1
28.843
59,4
1.231
2,5
48.564
100,0
Citazioni e frasi storiche
Qualche squarcio di pensiero di personaggi illustri, che abbia una più o meno spiccata valenza politica e sia quindi
utilizzabile in tale contesto, può rivestire una certa utilità
per arricchire le argomentazioni del militante. Esponiamo
quindi di seguito una prima raccolta sia di citazioni che di
frasi storiche, raggruppate nelle due categorie:
Citazioni
«Nell’insieme, chiunque sia disposto a confrontare seriamente la
nostra società occidentale con altre, sarà costretto a concordare
sul fatto che la nostra società occidentale rappresenta la società
migliore e più giusta che sia mai esistita durante l’intero corso
della storia umana.» (Karl Popper)
«- Non si può arrivare alla prosperità scoraggiando l’impresa
- non si può rafforzare il debole indebolendo il più forte
- non si può aiutare chi è piccolo abbattendo chi è grande
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- non si può aiutare il povero distruggendo il ricco
- non si possono aumentare le paghe rovinando i datori di lavoro
- non si può andare avanti serenamente spendendo più di quanto si guadagna
- non si può promuovere fratellanza fra gli uomin predicando l’odio di classe
- non si può instaurare una vera sicurezza sociale adoperando
per questo scopo denaro preso in prestito
- non si può formare il carattere e il coraggio di un uomo togliendogli l’iniziativa e l’indipendenza
- non si può aiutare permanentemente la gente facendo per essa
ciò che essa potrebbe e dovrebbe fare da sola.» (Abraham Lincoln)
«Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue
idee, o non valgono niente le idee o non vale niente lui.» (Ezra
Pound)
«Nessuno va lontano finché non sa dove andare.» (Oliver
Cromwell)
«Le difficoltà aumentano quando più ci si avvicina allo scopo.»
(Johann Wolfgang von Coethe)
«Per me ogni passo è un passo verso lo scopo, e vale anche per i
passi indietro.» (Ernst Junger)
«Nessun obiettivo è così importante da giustificare metodi indegni.» (Albert Einstein)
«Non serve battere la testa sul muro senza guardare, è meglio
trovare la porta con gli occhi». (Werner von Siemens)
«L’immaginazione è più importante della conoscenza.» (Albert
Einstein)
«Chi è lento ma non perde di vista la meta, è più veloce di chi va
errando senza scopo.» (Gotthold Ephraim Lessing)
«Non c’è vento favorevole per chi non sa in quale porto vuole arrivare.» (Seneca)
«Nessuno sa cosa è in grado di fare finché non ci ha provato.»
(Syrus)
«Niente sorprende la gente più del buon senso con iniziative
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chiare.» (Ralph Waldo Emerson)
«Quelli che fanno strada sono quelli che si alzano e cercano la situazione giusta, e se non la trovano, allora se la creano.» (George Bernard Shaw)
«Bisogna innamorarsi del successo, non del fallimento.» (Ernst
Bloch)
«Per agire con intelligenza l’uomo ha tre strade:
la prima pensando: questa è la più nobile
la seconda imitando: questa è la più facile
la terza per esperienza: questa è la più dura.» (Confucio)
«Renditi impopolare, allora ti prenderanno sul serio.» (Konrad
Adenaurer)
«Non ci può essere una crisi nelle prossime settimane. La mia
agenda è già piena.» (Henry Kissinger)
«Tu vedi cose che esistono e ti chiedi “Perché?”. Ma io sogno cose mai esistite e mi chiedo “Perché no?”.» (George Bernardo
Shaw)
«Se non sai dove andare probabilmente arriverai in un altro posto.» (Laurence J. Peter)
«Ci piacciono le persone che dicono francamente quello che pensano. Basta che la pensino come noi.» (Mark Twain)
«Si deve dire chiaro ciò che si può dire e non dire affatto ciò che
non si può dire.» (Ludwing Wittgenstein)
«I princìpi vanno tenuti in serbo per le grandi occasioni.» (Albert Camus)
«Il segreto del successo è l’efficacia dell’ostinazione.» (Benjamin Disraeli)
«Niente di grande è mai stato creato senza entusiasmo.» (Ralph
Waldo Emerson)
«È inevitabile che si tenda a sopravvalutare se stessi quando non
ci si confronta con nessuno.» (Quintiliano)
«Tutte le cose sono state già dette: poiché nessuno ascolta, occorre sempre ricominciare.» (Gide)
«La maggior parte degli uomini provocano dei grandi disastri
solo perché hanno lo scrupolo di non commettere piccoli errori.»
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(Retz)
«Dà vita a dei buoni esempi: sarai esentato dallo scrivere delle
buone regole.» (Pitagora)
«La battaglia richiede ardimento: un segnale lo suscita, due lo
smorzano, tre lo abbattono.» (Confucio)
«Senza trovare scuse nel bisogno di elaborare piani a lungo, non
trascurare di provvedere alle necessità quotidiane.» (S. Gregorio Magno)
«È più facile dire cose nuove che conciliare tra loro le cose già dette.» (Vauvenargues)
«Una politica non vale che per il metodo. Il metodo non vale che
per l’applicazione.» (Richelieu)
«È il metodo che permette alle persone ordinarie di fare cose
straordinarie.» (Webb)
«Per impossessarci dello stato vi sono cinque difficoltà: la prima
consiste nell’essere favorito, ma nel non avere uomini abili; la seconda nell’avere gli uomini ma non avere sostenitori; la terza
nell’avere sostenitori ma non avere piani; la quarta nell’avere
piani ma non avere il popolo; la quinta nell’avere il popolo ma
non avere la virtù.» (Confucio)
«Colui che eccelle nel risolvere le difficoltà lo fa prima che sorgano. Chi è eccellente nel vincere i suoi nemici trionfa prima che le
loro minacce prendano corpo.» (Sun Tsu)
«Ciò che non è ancora apparso si previene facilmente: agisci prima che qualcosa sia; crea l’ordine prima che sia disordine.»
(Lao-Tzu)
«Sapeva distinguere tra il male e il peggio, tra il bene e il meglio:
qualità rara per uno che comanda.» (Retz)
Frasi storiche
Qui staremo benissimo.
Hic manebimus optime.
Così avrebbe detto, secondo Livio (Storia di Roma, V, 55),
un centurione romano al suo portinsegna, rientrando in
città con la coorte e ordinando l’alt ai suoi uomini proprio
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davanti al Senato, mentre i Senatori discutevano se lasciare o no Roma, semidistrutta dai Galli (390 a.C.). I Senatori
ritennero di buon augurio l’ordine del centurione e decisero di non lasciare la città.
Se vinceremo i Romani in un’altra battaglia come questa,
saremo completamente rovinati.
Così avrebbe detto Pirro (re dell’Epiro, 319-272 a.C.), dopo
la vittoria di Ascoli (279 a.C.) contro i Romani, cit. in Plutarco, Vite parallele Pirro, 21,9.
Se n’è andato, è uscito, è fuggito a precipizio.
Abiit, excessit, evasit, erupit.
Cicerone (scrittore e politico romano, 106-43 a.C.) Catilinarie, II, 1. Con questa efficace sequenza di verbi Cicerone
annunciò in Senato la precipitosa fuga di Catilina, dopo
che era stata scoperta la sua congiura.
Va’ senza paura: porti Cesare e la sua fortuna.
Perge audacter, Caesarem vehis Caesarisque fortunam.
Così avrebbe detto Cesare al marinaio che tentava di salpare per Brindisi, e non riusciva a prendere il largo per la
tempesta. L’episodio è citato, in greco, da Plutarco, Vite parallele, Cesare, 38.
Mai servire un signore che possa morire!
Nunca servir a senor que se me pueda morir!
Francesco Borgia (duca di Gandìa, gesuita, 1510-1572). Parole che pronunciò prima di prendere gli ordini religiosi,
quando fu aperto il feretro che conteneva il cadavere dell’imperatrice Isabella.
Ricordatevi del povero fornaio!
Recordève del povero Fornèr!
Detto a Venezia dai giudici, secondo la tradizione, prima
di ogni sentenza capitale, con richiamo alla condanna a
morte del Fornaretto giustiziato innocente nel 1507.
Acqua alle corde!
Così secondo la tradizione, avrebbe gridato un capitano di
mare di San Remo, di nome Brasca, agli operai addetti al-
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l’innalzamento dell’obelisco in piazza San Pietro a Roma
nel 1586, perché le corde si stavano allentando. Papa Sisto
V, che aveva imposto, pena la morte, il massimo silenzio
durante la delicata operazione, avrebbe premiato il coraggioso sanremese con una pensione e numerosi privilegi.
L’episodio, tuttavia, non è storicamente attestato dai cronisti contemporanei.
Dicevamo ieri...
Decìamos ayer
Frase che si dice Luis de Leòn (poeta spagnolo, 15271591) pronunciasse nel riprendere le lezioni all’Università di Salamanca, dopo cinque anni passati nelle carceri
dell’inquisizione. È spesso citata nella forma latina heri
dicebamus.
Mangino delle brioche!
Qùils mangent de la brioche.
Maria Antonietta (regina di Francia, 1755-1793). Così
avrebbe detto quando le fu comunicato che il popolo non
aveva pane.
- È una rivolta?
- No, Sire, è una rivoluzione.
- C’est une révolte?
- Non, Sire, c’est une révolution.
Così La Rochefoucauld-Liancourt (duca di Francia, 17471827) rispose alla domanda del re Luigi XVI quando fu riportata a Versailles la notizia della caduta della Bastiglia
(1789). Cit. in F. Dreyfus, La Rochefoucauld-Liancourt, II, 3.
È peggio d’un delitto, è un errore.
C’est pire qùun crime, c’est une faute.
J. Fouchè (ministro di polizia di Napoleone, 1759-1820),
detto alla notizia della fucilazione del duca d’Enghien
(1804).
Lavoro eterno. / Paga il Governo!
Così U. Foscolo (poeta italiani, 1778-1827) in un epigramma contro il bibliotecario di Brera, a Milano, L. Lamberti,
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che tirava per le lunghe l’edizione bodoniana dell’Iliade
omerica.
La battaglia di Waterloo è stata vinta sui campi sportivi
di Eton.
The battle of Waterloo was won on the playing fields at Eton.
Attribuito a A.W. Duca di Wellington (militare britannico,
1769-1852) da Montalembert, De l’avenir politique de
l’Angleterre.
L’ordine regna a Varsavia.
L’ordre règne à Varsovie.
H.F.B. Sèbastiani de la Porta (politico francese, 1772-1851),
Discorso alla Camere dei Deputati, 1831. Con questa frase
venne annunciata la brutale repressione a opera dell’esercito russo di una rivolta a Varsavia.
Questa è la negazione di Dio eretta a sistema di governo.
Affermazione udita a Napoli, com’egli stesso riferisce, da
W. E. Gladstone (statista inglese, 1809-1898), nel 1851, a
proposito del governo borbonico.
Non ci interessano le possibilità di sconfitta.
We are not interested in the possibilities of defeat.
Vittoria (regina inglese, 1819-1901), a J. Balfour durante la
“settimana nera” della guerra anglo-boera, dicembre 1899.
Non siamo neutrali. Siamo non belligeranti.
No somos neutrales. Somos no beligerantes.
F. Franco (dittatore spagnolo, 1892-1975).
Non ho altro da offrire che sangue, fatica, lacrime e sudore.
I have nothing to offer buto blood, toil, tears and sweat.
W. Churchill (politico britannico, 1874-1965), Discorso alla
Camera dei Comuni, 13/5/1940.
Una cortina di ferro è scesa attraverso il continente.
An iron curtain has descended across the Continent.
W. Churchill (politico britannico, 1874-1965), Discorso al
Westmister College, Fulton, U.S.A., 5/3/1946.
Lasciare che cento fiori sboccino e cento scuole conten-
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dano: questa politica stimola il progresso delle arti e delle scienze e la fioritura della cultura socialista nel nostro
Paese.
Mao Tse-Tung (politico cinese, 1893-1976), Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo, discorso a
Pechino, 27/2/1957.
Clientelismo
Nell’antica Roma veniva definito cliente chi si poneva al
servizio di un cittadino potente (detto patrono) contraccambiandone i favori in vari modi, ma soprattutto facendo
propaganda elettorale e votando per lui in occasione delle
elezioni alle cariche pubbliche. (Garzanti)
Con l’andare del tempo il concetto si è trasformato in un
meccanismo sempre più sfumato, ma non per questo meno nocivo, dando vita ad un sistema di rapporti fra persone basati non su meriti obiettivi ma su interessi e favoritismi.
In tale visione allargata può tranquillamente rientrare il
fatto che, durante il governo Prodi, siano state effettuate
nomine mirate in incarichi importanti al ritmo di una nomina ogni sette ore.
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Coincidenze giudiziarie
1993
DATA
6 dicembre 1993
POLITICA
GIUSTIZIA
Sono resi noti gli incontri
di Silvio Berlusconi con
Mario Segni, Umberto
Bossi e Rosy Bindi al fine
di formare una gran coalizione in grado di tagliare la strada al successo
delle sinistre. “Altrimenti
scendo in campo io” assicura, Berlusconi.
In un’intervista al Corriere della Sera, il procuratore capo di Milano, dott.
Francesco Saverio Borrelli, lancia il suo monito ai
candidati delle prossime
elezioni “prendete consapevolezza di questa situazione, dico io. Chi sa
d’avere scheletri nell’armadio, vergogne del passato, apra l’armadio e si
tiri da parte. Tiratevi da
parte prima che ci arriviamo noi, dico io”.
20 dicembre 1993
1994
DATA
POLITICA
GIUSTIZIA
11 febbraio 1994
In una conferenza stampa al Circolo della Stampa a Milano si tiene la
presentazione ufficiale
del “Polo delle Libertà”.
Emesso un ordine di custodia cautelare, da parte
della Procura della Repubblica di Milano, nei
confronti di Paolo Berlusconi per un’inchiesta relativa ai Fondi pensione
della Cariplo. 1 Il giorno
precedente l’avvocato di
P. Berlusconi era andato
in Procura per ottenere
una presentazione spontanea del suo assistito,
ma dalla Procura era venuto un rifiuto. (inchiesta Cariplo)
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DATA
POLITICA
GIUSTIZIA
10 marzo 1994 (- 17 giorni
alle elezioni)
Perquisita la sede di Pubblitalia a Segrate. Dell’Utri indagato per falso in
bilancio. La Procura ha
chiesto l’arresto per Dell’Utri ed altri 5 manager.
19 marzo 1994 (- 8 giorni
alle elezioni)
Due pentiti accusano
Dell’Utri. Secondo indiscrezioni il dirigente sarebbe inquisito per associazione mafiosa. 2
22 marzo 1994 (- 5 giorni
alle elezioni)
La Procura di Palermo dà
il placet affinché il grande
accusatore di Dell’Utri,
Salvatore Cangemi, ottenga il “contratto” di pentito. Il procuratore aggiunto
Lo Forte conferma le indagini a carico di Dell’Utri.
24 marzo 1994 (- 3 giorni
alle elezioni)
Il sostituto procuratore di
Palmi, Maria Grazia Omboni, chiede alla Digos di
acquisire entro e non oltre 24 ore gli elenchi con
le generalità dei candidati e dei presidenti di club
di Berlusconi.
9 luglio 1994
A Napoli il G7: Berlusco- Rinviato a giudizio Paolo
ni rilancia il miracolo ita- Berlusconi per l’inchiesta
Cariplo.
liano
5 nuove perquisizioni alla
Fininvest. Sono ormai 100.
4 ottobre
22 novembre 1994
Vertice mondiale sulla
criminalità a Napoli, presieduto dal Presidente
del Consiglio, Silvio Berlusconi
Nuova richiesta di rinvio
a giudizio per Paolo Berlusconi, per Edilnord.
3 dicembre 1994
4 dicembre 1994
Silvio Berlusconi è indagato, comunica la notizia il
Corriere della Sera, parte
anche l’avviso di garanzia
con l’invito a comparire.
Ballottaggio- Elezioni
amministrative
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1 Arresto Paolo Berlusconi
Pietro Folena (Pds) “L’arresto comincia a svelare agli occhi dell’opinione pubblica meno accorta l’intreccio profondo che è intercorso in questi anni fra la famiglia
Berlusconi ed il sistema di Tangentopoli”.
2 Indagini sulla Mafia
Nicola Mancino (Ministro degli Interni) “La Mafia sarà protagonista anche questa volta, garantendo l’appoggio ad alcune formazioni politiche. Dicono che in Sicilia la tendenza sia verso Forza Italia.
1995
DATA
POLITICA
6 maggio 1995
GIUSTIZIA
Convocato in Procura a
Milano per l’8 maggio
Silvio Berlusconi ed altri
9 indagati, manager Fininvest, per l’inchiesta
sui cd. Libretti al portatore.
7 maggio 1995
Ballottaggio elezioni
DATA
POLITICA
1996
GIUSTIZIA
14 marzo 1996
Da Roma un documento
di protesta dei magistrati
al CSM, i metodi usati
dalla Procura di Milano
sono scorretti.
1 aprile 1996 (- 20 giorni
alle elezioni)
Il Pool intende processare
Silvio Berlusconi anche
per falso in bilancio per
l’indagine All’Iberian
16 aprile 1996 (- 5 giorni
alle elezioni)
Roma. L’Ariosto viene
sentita in procura per le
indagini relative alla
morte del colonnello Ferraro. La teste ne aveva già
parlato ai pm milanesi.
Scettici sulle dichiarazioni i pm romani.
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DATA
POLITICA
GIUSTIZIA
Berlusconi chiede la ricusazione del Presidente
del tribunale, Carlo Crivelli. Al termine dell’udienza sulla Guardia di
Fianza, Crivelli parla con
il pm Colombo di “tecnica del bastone e della carota ed aggiunge che si
cerca di utilizzarla al
massimo.
5 ottobre 1996
26 novembre 1996
Violante: “Basta con la repubblica giudiziaria. I
politici, negli ultimi venti
anni, si sono fatti scavalcare dalla magistratura,
determinando così anomalie gravi che possono
farci parlare di repubblica giudiziaria. Mentre la
magistratura decide sempre di più, la politica decide sempre meno”.
DATA
POLITICA
1997
12 dicembre 1997
14 dicembre 1997
GIUSTIZIA
Il gip di Milano chiede al
Parlamento l’arresto di
Previti.
Elezioni amministrative
in Sicilia.
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1998
DATA
POLITICA
26 marzo 1998
“È una semplice coincidenza”. Dice Flick. Lo
stesso giorno in cui il
guardasigilli italiano ed il
suo collega svizzero
stringono un’alleanza
giudiziaria senza precedenti fra i due Paesi, il
Pool Mani Pulite riceve
da Berna la risposta alle
rogatorie.
GIUSTIZIA
8 maggio 1998
Pool. Indagati Berlusconi
e Previti per il Lodo Mondadori.
9 maggio 1998
Pool. Berlusconi e Previti
indagati anche sulla
SME. 1
10 settembre 1998
Quesiti dei tests per il
concorso a funzionari alla
Camera: quale Deputato
è indagato in base alle testimonianze del cosiddetto “Teste omega?” “in
che anno è stata aperta
l’inchiesta contro Marcello Dell’Utri?”, “quale
vertice internazionale
presiedeva Silvio Berlusconi quanto gli fu notificato dal pool di Milano
un avviso di garanzia?”.
1 Ortenzio Zecchino: coincidenze? “Il tempismo con cui il pool di Milano invia
avvisi di garanzia, come gli ultimi sul caso Mondadori-.Sme, chi solleva questi
argomenti viene tacitato con l’obiezione che in Italia esiste l’obbligatorietà dell’azione penale. Discorso formalmente ineccepibile. Però non è facile dire che nelle
scelte dei tempi non ci possa essere una certa discrezionalità. Io mi chiedo: dal G7
a oggi, tutti i provvedimenti contro Berlusconi sono stati emanati in tempi obbligati?”
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Colonialismo
Un argomento piuttosto diffuso fra quanti praticano il modello interpretativo del “Politically Correct” (vedi voce relativa) si basa sulla convinzione che molti Paesi del terzo
mondo, attualmente preda del sottosviluppo e perciò degni della massima commiserazione, siano stati pesantemente penalizzati dalla soggezione al colonialismo, autore
della spoliazione selvaggia delle risorse naturali. E nell’assegnare al colonialismo la sua giusta dose di avversione lo
identificano sostanzialmente col periodo ottocentesco che
coincide con la nascita della Rivoluzione industriale, in
modo da coinvolgere anche quest’ultima, come d’uso, nella diffamazione.
Una riflessione meno sommaria ci ricorderebbe che il colonialismo è vecchio come la storia, talchè ne furono vistosi protagonisti attivi i Fenici, i Greci, i Romani, le Repubbliche marinare italiane, gli Arabi nella loro spinta verso
l’Occidente e nell’ultimo periodo le potenze occidentali.
Molti Paesi colonizzati se la sono poi cavata egregiamente.
Per tacere dell’Italia che, pur soggetta a dominazioni quasi continue dal 496 d.c. in avanti, aveva saputo esprimere
in precedenza un capolavoro come l’Impero romano e successivamente un prodigio universale come il Rinascimento; senza trascurare il fatto che, pur totalmente priva di risorse naturali, si colloca oggi come la quinta o sesta potenza economica mondiale. Senza trascurare gli Stati Uniti,
Paese dimostratosi molto brillante malgrado la colonizzazione, che gli ha consentito di conquistare l’indipendenza
solo nel 1783. Esistono poi Paesi che sono stati colonizzati
dalla natura, come ad esempio la Svizzera che è stata defraudata fin dalla nascita di qualsiasi risorsa naturale e che
ciò malgrado è diventata nel suo piccolo una potenza
mondiale.
Sorge a tal punto il sospetto che non siano le risorse natu-
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rali a far grande una nazione e per contrasto la loro spoliazione a deprimerle, anche perché, malgrado le spoliazioni,
le risorse naturali locali sono rimaste abbondantissime.
Tutti i paesi del mondo hanno avuto a disposizione, come
l’Italia, almeno 3000 anni di storia per realizzare grandi
progetti nazionali. Le scarse prestazioni di molti paesi del
terzo mondo, pur ricchissimi di risorse naturali come ad
es. la Nigeria, non possono quindi essere imputate al colonialismo che, sul totale di migliaia di anni disponibili, è
durato solo, nella versione moderna, un paio di secoli. Al
di là di considerazioni pietistiche vanno analizzate le vere
cause dell’insuccesso, da attribuire probabilmente a ragioni ambientali e psicologiche.
Consociativismo
Tecnicamente si tratta di un sistema che prevede l’accordo
tacito fra maggioranza e opposizione per la produzione
delle leggi (soprattutto settoriali e di spesa) e la gestione
del potere.
Si tratta di una delle molteplici forme di deformazione della volontà elettorale e quindi popolare, che in numerose
passate legislature ha visto le sinistre inserirsi in modo
surrettizio nel meccanismo del potere. Il fenomeno sta a
dimostrare come i principi spesso sbandierati nei programmi elettorali possano essere piegati a favore di semplici ambizioni di sottogoverno.
Indipendentemente dal giudizio morale, tale pratica patologica sta a confermare la responsabilità praticamente
piena delle sinistre per lo sfascio di economia e istituzioni del Paese provocato nei decenni. Infatti durante il periodo del consociativismo l’opposizione (di sinistra) ha
votato a favore del 90% delle leggi proposte dalla maggioranza.
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Consumismo
Secondo il dizionario, si tratta della «Tendenza, rafforzata
dalla pubblicità e dalle moderne tecniche di persuasione
di massa, ad un uso accelerato di beni e servizi, proposti e
assunti come simbolo di prestigio sociale.»
I fautori del Politically correct (vedi voce relativa) giudicano molto negativamente il consumismo, ritenendolo
un’invenzione nefasta delle grandi imprese, particolarmente multinazionali, diretta a massimizzare le vendite e
quindi il profitto attraverso la creazione di bisogni artificiali stimolati dalla pubblicità.
La lotta al consumismo è spalleggiata dall’azione di giornali e giornalisti specializzati a smascherare le presunte
colpe del consumismo.
L’asse portante del ragionamento di questi giornalisti è
rappresentata dalla convinzione che il cittadino consumatore sia un essere sprovveduto, incapace di valutare i propri interessi e quindi da condurre per mano verso la scelta
giusta, avvisandolo continuamente dei pericoli nei quali
potrebbe incorrere. Tale martellamento insidioso, del tutto
in contrasto con la realtà (vedi la voce Qualità della vita) ha
provocato nel consumatore, pur beneficiario a tutto campo
dei benefici della società moderna, uno stato d’animo di
sfiducia. Tale situazione ha indotto un pensatore come Ortega y Gasset a esprimere il famoso giudizio secondo cui
«L’uomo moderno non è solidale con le cause del suo benessere.»
Da notare come il clima italiano sia particolarmente acrimonioso nei confronti della produzione di beni di largo
consumo, talché l’espressione “consumismo” nella sua accezione negativa è praticamente inesistente in numerosissimi vocabolari stranieri.
La task-force dei giornalisti anti-consumismo trascura sostanzialmente il fatto che, grazie alla società dei consumi,
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il cittadino ha oggi a disposizione una pluralità di scelte,
che vanno dalla vita più ascetica a quella più sofisticata. La
decisione spetta a lui solo, mentre in passato la scelta, data la scarsità dell’offerta, era obbligata e consisteva nella ricerca delle risorse per la sopravvivenza quotidiana. I giornalisti che istigano il cittadino contro la società dei consumi, mentre ne utilizzano tutti i vantaggi, potrebbero essere correttamente definiti dei “clandestini a bordo”.
Culto della Personalità
Il culto della personalità, pratica storicamente antichissima, viene vissuta in chiave moderna come un’istituzione
tipica dei Paesi del socialismo reale, che hanno esibito negli ultimi decenni una serie di personaggi coattivamente
venerati dai loro sudditi, da Stalin a Mao Tse Tung, da Castro a Ceausescu.
Tale pratica malsana ha inquinato anche personaggi geograficamente estranei al socialismo reale ma succubi della
relativa teoria per carenza di adeguata capacità critica.
Non tutti i personaggi illustri hanno infatti la statura intellettuale del gigante Popper che già nel 1918 aveva compreso tutta la futilità della costruzione marxista. Nel trabocchetto è caduto anche un personaggio depositario di
una sua piccola fama locale, come il defunto Presidente
Pertini, autore di un discorso pronunciato in Parlamento
alla morte di Stalin,di cui riportiamo gli stralci più significativi:
«Signor Presidente, onorevoli colleghi il dolore e l’angoscia che sono in noi impediscono ogni frase retorica
ed ogni accento polemico. Di fronte a questa morte
non si può rimanere che stupiti e costernati. Stupiti
per la grandezza che questa figura assume nella morte. La morte la pone nella sua giusta luce; sicchè uo-
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mini politici di ogni credo politico, amici ed avversari
debbono oggi riconoscere l’immensa statura di Giuseppe Stalin. Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto.
Siamo costernati dinanzi a questa morte per il vuoto
che Giuseppe Stalin lascia nel suo popolo e nella umanità intera. Ottobre 1917: questa data costituisce una
svolta decisiva per la storia del mondo.
L’ottobre 1917 segna l’affermazione vittoriosa del
Quarto Stato, il quale soprattutto da quel giorno diviene da oggetto a soggetto di storia. Per opera di
quella vittoria l’utopia di un tempo diventa realtà e
quella che era una speranza a sospingere le masse diseredate ed oppresse verso la meta suprema, diviene
una certezza.
Vi è poi l’ultima tappa, signori; altra pietra miliare sul
cammino dell’umanità... Perché signori, oggi noi dobbiamo riconoscere tutti che lo sforzo che ha fatto quest’uomo in questi ultimi anni è stato quello di gettare
le fondamenta di una pace sicura e duratura... »
(In morte di Stalin, discorso di Sandro Pertini al Senato,
in data 6-3-1953, atti parlamentari pag. 39136).
Curva dell’impegno
La struttura psicologica umana presenta ovviamente, a seconda dei raggruppamenti nazionali o sociali, dei meccanismi di comportamento costanti e quindi ripetitivi. Può
essere interessante cercare di identificare qualche tendenza al fine di realizzare, ove opportuno, i correttivi del caso.
Lo svolgimento dell’attività politica, esaltando la tensione
psicologica individuale, è particolarmente adatta ad evidenziare determinate tendenze.
Si prenda il caso ad esempio del personaggio politico, a
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tutti i livelli, candidabile ad una nomina od elezione.
Prima della designazione (probabilmente nella massima
buona fede) le sue intenzioni di impegno a favore del movimento sono massime.
A designazione avvenuta gli intendimenti iniziali seguono
un determinato percorso, dalle caratteristiche standard.
Può essere interessante illustrare il comportamento con
una curva che, nella sua configurazione, risulta speculare
alla famosa curva di Laffer sulla pressione fiscale (vedi pagina seguente).
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LA CURVA DI IMPEGNO DEGLI ELETTI O NOMINATI
100
IMPEGNO
100
0
TEMPO
Tempo: 0 indica il momento della candidatura
100 corrisponde alla fine del mandato
Impegno: 0 indica il minimo dell’impegno
100 indica il massimo dell’impegno
MASSIME ESTEMPORANEE
Il principe conferirà l’incarico di pregio a chi
inizialmente lo respinge, imperocché colui che rifiuta
intravvede gli oneri dell’incarico mentre colui
che lo sollecita vi intravvede gli onori
Travaglia/Machiavelli
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D
Democrazia (vedi Bonifica semantica)
Desistenza
Nei collegi maggioritari, dove la maggioranza relativa conquista il seggio, il patto di desistenza viene stipulato fra due
forze affini, seppur elettoralmente distinte, ma intenzionate
a governare insieme. In collegi predeterminati viene così
presentato un unico candidato, previa rinuncia dell’altro,
con invito all’elettore a concentrare i voti su di lui, anche se
non totalmente affine, in modo da accrescere artificialmente il numero dei consensi per questa alleanza spuria.
Si tratta di un vero imbroglio che alle ultime elezioni ha costretto i moderati dell’Ulivo a votare in molti collegi per
Rifondazione Comunista, in mancanza di un candidato
più affine, e gli estremisti di Rifondazione Comunista a votare analogamente per un candidato moderato dell’Ulivo.
Il Polo avrebbe potuto compiere la stessa operazione stringendo un patto di desistenza con l’estrema destra della
Fiamma Tricolore, ma non lo ha fatto per ragioni di lealtà
nei confronti del proprio elettore, pur consapevole di rinunciare così ad un rilevante pacchetto di voti.
Devoluzione (Devolution)
La devoluzione può essere descritta come segue:
Sussidiarietà + Statuti regionali speciali = devolution,
devoluzione.
In tutto il mondo gli stati nazione perdono compiti e fun-
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zioni, con una devoluzione di questi compiti e funzioni o
al privato o ai livelli di governo inferiori.
Questa è la vera devoluzione, che ha nella sussidiarietà e
negli statuti speciali i suoi due pilastri. È la devoluzione
come la si concepisce in Europa.
Don Sturzo
Don Luigi Sturzo, eminente pensatore del nostro secolo,
interprete appassionato del messaggio cattolico e fondatore del Partito Popolare Italiano, non può certamente essere sospettato di tendenze antidemocratiche e di indifferenza per il messaggio cristiano di solidarietà.
In controtendenza con il diffuso buonismo disfattista
odierno aveva tuttavia correttamente identificato nell’individualismo e nell’antistatalismo la molla propulsiva per
il bene della collettività.
Pur nella consapevolezza di una estrema semplificazione,
vanno ricordati alcuni punti significativi delle sue raccomandazioni:
1. In primo luogo un appello ai “liberi e forti” il che presuppone un riferimento alle energie più dinamiche del
Paese, capaci di creare, in un clima liberale di sviluppo le
risorse necessarie anche per venire incontro alle necessità
dei soggetti meno attrezzati
2. In secondo luogo l’identificazione di tre “male bestie” vale a dire la Partitocrazia, lo Statalismo e la Corruzione, contro
le quali invitava alla più ferrea mobilitazione, con un messaggio di grandissima attualità
3. E da ultimo un appello a: spirito di iniziativa, cultura del
rischio e senso di responsabilità, che appare un vero e proprio
inno alla cultura benefica dell’impresa, vale a dire l’istituzione più idonea a creare valore aggiunto nell’interesse
della collettività.
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Doppia verità
La mistificazione, a cominciare dai contenuti della teoria
marxista, è senpre stata ed è tuttora uno dei punti di forza
della pratica comunista, più o meno mascherata.
Secondo quanto riferito da Enzo Bettiza nel ponderoso libro I misteri di Mosca che narra le vicende dei comunisti
internazionali ghettizzati nel sinistro albergo Luxor, la codificazione della doppiezza comunista, come strategia operativa, sarebbe stata elaborata addirittura da Palmiro Togliatti, ospite di Mosca negli anni ‘30, sotto lo pseudonimo
di Dionisi.
Uno stralcio del libro di Bettiza così riporta i principi della
doppiezza comunista come strumento per la conquista del
potere:
«...Per quanto riguarda la doppiezza comunista... i comunisti dovranno universalizzarla come linea generale del partito; vorrà dire che dovranno sdoppiarsi essi
stessi, cambiar pelle all’esterno, fingere di liberalizzarsi; vorrà dire in altre parole, che dovranno inserirsi
e quasi integrarsi alla società borghese assediandola
dall’interno, inquinandola ideologicamente, disarmandola moralmente, dissolvendola materialmente e
conquistandola di trincea in trincea, senza colpo ferire
in una lunga estenuante guerra di posizione... Sarà un
morbido attacco allo Stato che resterà l’obiettivo finale, attraverso lo svuotamento indolore della società in
cui tutto ciò che è democratico, liberale, progressista,
dovrà essere poco per volta portato alle estreme conseguenze anarchiche della democrazia, del liberalismo e del progressismo... il sindacato dovrà diventare
il padrone sovrano del lavoro e della produzione, le
organizzazioni di massa le padrone della piazza, i
giornali e le scuole i propagandisti di idee ultraliberali favorevoli alla linea corrosiva del partito, mentre la
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magistratura e il diritto borghese, confiscati e manipolati dai giudici comunisti, si trasformeranno in micidiali armi terroristiche puntate al cuore delle classi dominanti. Gli altri partiti rivali... dovranno essere gradualmente irretiti e paralizzati in una trama sempre
più vischiosa di patti, di alleanze, di compromessi fino a smarrire la loro identità e a consegnarsi da sé nelle mani del partito comunista che salirà al potere e
compirà la sua rivoluzione finale in nome del pluralismo, della democrazia, della libertà e della indipendenza nazionale...» (pagg. 205-206)
A convalida dell’ipotesi mistificatoria citiamo un esempio
fornito da Norberto Bobbio, guru riconosciuto dei “progressisti”, nel suo libretto Destra e sinistra. A conclusione
della sua analisi Bobbio si convince che il principale elemento distintivo fra destra e sinistra sia la cocente aspirazione di quest’ultima ad un ideale di eguaglianza generalizzato. Sulla base di tale premessa Bobbio divide i movimenti politici in quattro categorie:
a) all’estrema destra movimenti antiliberali e antiegualitari di cui «ritengo sia superfluo indicare esempi storici ben
noti, come fascismo e nazismo...»
b) al centro destra movimenti libertari ed inegualitari, come
i conservatori, fedeli comunque al metodo democratico
c) al centro sinistra movimenti libertari ed egualitari, del tipo socialismo liberale. Sostanzialmente i partiti socialdemocratici
d) all’estrema sinistra i movimenti egualitari ed autoritari
di cui l’esempio storico più importante è... il giacobinismo!!!
Cosicché quanti si aspettavano a quel punto, in simmetria
con fascisti e nazisti, la messa in castigo dei comunisti, la
cui esistenza storica non può certo essere negata, sono destinati a restare con un palmo di naso, rendendo comunque omaggio alla doppiezza dell’autore.
Scendendo dal livello guru a quello del leader politico pos-
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siamo ricordare due dichiarazioni di Occhetto, non perfettamente coincidenti:
«Il comunismo è morto e sepolto e noi siamo contenti perché ha
tradito gli interessi dei lavoratori» (Corriere della Sera,
31.8.91)
«Io sono e resto un comunista italiano. Se si darà vita ad una
nuova forza politica, ci parteciperò con le idee di un comunista»
(L’Espresso, 15.9.91)
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E
Elettore (rispetto dell’)
Per elezione si intende l’atto di: «designare, mediante il sistema del voto, le persone destinate a ricoprire un determinato incarico o a rappresentare una collettività in un’assemblea o simili.»
A questa enunciazione apparentemente semplice corrisponde tuttavia una realtà molto più complessa, in molti
casi preordinata a vanificare maliziosamente la reale volontà dell’elettore.
Fra i possibili strumenti utilizzati allo scopo si possono
menzionare:
Prima del voto: il patto di Desistenza (vedi voce relativa)
Durante il voto: i Brogli elettorali (vedi voce relativa)
Dopo il voto: il Ribaltone (vedi voce relativa), o il mancato rispetto dell’esito referendario
Le tre situazioni si collegano al concetto di Trasformismo
(vedi).
- Desistenza: l’elettore dell’Ulivo, se moderato e di centro,
è costretto a votare per i comunisti e viceversa.
- Broglio elettorale: modifica di nascosto il voto di centro
destra in voto di sinistra, o annulla fraudolentemente un
voto di centro-destra valido.
- Ribaltone. Consente: mercato di parlamentari;
Ribaltone. Consente: mercato dei voti;
Ribaltone. Consente: mercato delle poltrone.
Equazione dello Sviluppo
A più riprese lo stesso Presidente di Forza Italia ha illu-
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strato “La cura Berlusconi” per realizzare più sviluppo e
più occupazione:
1. meno imposte
2. meno burocrazia
3. meno tasse sul lavoro
4. più investimenti dello Stato in infrastrutture.
Meno tasse = meno evasione (più entrate)
Meno tasse sulle imprese = più competitività
Meno tasse sul lavoro = più occupazione
Meno tasse sulle persone = più consumi
e quindi
Più sviluppo
Più risorse per lo stato sociale
Esiste solidarietà, equità sociale, giustizia sociale solo attraverso lo sviluppo.
La nostra è l’economia dello sviluppo, la politica del segno
+ (del segno più).
La sinistra fa la politica del segno - (del segno meno).
Europa
Abbiamo assistito nel 1998 ad un ulteriore passo avanti,
molto importante, verso la completa edificazione dell’Europa come soggetto unitario, sia economico che politico e
sociale.
Il caso ha voluto che ad officiare tale momento sia stato un
governo delle sinistre, fatto di cui gli occasionali protagonisti hanno menato gran vanto, quasi a sottolineare la conclusione di una coerente posizione storica.
È opportuno ricordare che, a fronte di un atteggiamento da
mosca cocchiera, l’idea dell’Europa è nata più di quarant’anni fa, senza nessuna attestazione di simpatia da
parte del mondo comunista, ed è quindi una creatura
esclusiva dei cattolici e dei liberali.
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F
Fellonìa (vedi Abigeato politico)
Fisco
Prima di svolgere qualche considerazione su un argomento così scottante e sempre attuale può essere utile, a titolo
di memento, esporre il quadro dei prelievi operati dal fisco, in corso d’anno, nei confronti dei cittadini.
(vedi tabella a pagina seguente)
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TAVOLA 18.2 - ENTRATE TRIBUTARIE DELLO STATO
Tributi
PER CATEGORIA DI TRIBUTI (A) (IN MILIARDI DI LIRE)
Competenza
Competenza
Cassa
1993
1994
1995
1996
1997
1993
1994
1995
257.481
158.162
24.377
16.937
40.344
19
5.434
8.822
602
2.784
245.696
152.567
27.966
17.692
37.438
17
215
6.436
654
2.711
266.283
164.120
28.168
16.321
35.802
12
273
15.369
715
5.503
294.303
177.847
35.373
22.136
42.903
11
184
10.843
17
4.989
334.377
194.633
50.216
27.537
37.819
13
298
18.875
71
4.915
250.124
154.900
21.795
15.692
40.398
13
5.506
8.815
260
2.745
237.806
148.516
26.108
15.904
37.412
7
317
6.625
215
2.702
260.679
162.478
26.433
15.030
35.305
10
310
15.178
482
5.453
30.714
5.042
8.611
4.972
160
1.202
5.676
721
4.330
29.164
5.760
7.595
5.009
191
1.316
4.360
1.162
3.771
30.273
6.001
7.758
5.281
213
1.389
3.777
1.084
4.770
35.057
6.072
9.333
6.314
208
1.679
5.177
1.276
4.988
36.213
6.130
8.813
6.258
265
1.853
3.969
1.440
7.485
29.429
4.742
8.594
4.408
152
1.118
5.376
861
4.178
29.613
5.811
7.389
5.256
191
1.301
4.634
1.261
3.770
30.448
5.841
7.838
5.391
210
1.416
4.234
1.137
4.381
Imposte sul movimento e scambio
delle merci e dei servizi
Imposta sul valore aggiunto
Olii minerali e loro derivati
Tasse automobilistiche e relativa addizionale
Soprattassa Diesel
Imposta su registrazioni nel Pra
Multe, ammende e sanzioni amministrative per I.V.A.
Altre
118.168
76.998
37.525
1.050
385
724
451
1.035
135.538
90.487
39.353
1.064
442
782
2.205
1.205
142.978
94.113
43.323
883
235
860
2.399
1.165
141.739
98.241
35.968
996
248
847
4.182
1.257
150.161
104.828
37.324
1.069
185
899
4.785
1.071
117.928
77.484
37.315
988
235
702
180
1.024
147.159
105.066
38.992
1.028
250
789
249
755
155.445
110.475
42.618
949
213
882
340
850
160.359 166.641
120.032 125.759
37.120 38.055
873
898
124
85
854
848
416
298
940
698
Imposte sui consumi, monopoli, lotto e lotterie
Canone di abbonamento alla RAI-TV
Diritti erariali sui pubblici spettacoli
Spiriti
Birra
Zucchero
Gas incondensabili ed energia elettrica
Gas metano per impieghi non industriali o artigianali
Proventi addizionale energia elettrica
Caffé e cacao
Banane
Tabacchi e proventi vari del Monopolio
Tassa speciale veicoli azionati con gas metano
Lotto e lotterie
Altre
Totale
24.391
1.988
533
611
401
––
1.220
4.881
––
––
2
8.515
44
5.882
314
430.754
27.003
2.528
553
759
448
––
1.973
4.925
––
––
6
9.411
41
5.583
778
437.401
31.466
2.566
590
786
444
––
2.458
5.810
147
––
––
10.322
33
7.384
926
471.000
37.053
2.753
663
897
421
––
4.320
6.978
366
––
––
10.659
38
8.998
960
508.152
40.337
2.601
404
858
440
––
4.584
7.603
333
––
––
11.285
19
11.102
1.108
561.088
24.801
2.371
511
575
395
9
1.194
4.873
––
196
2
8.840
29
5.503
303
422.282
26.738
2.451
562
715
444
––
1.792
5.045
––
––
7
9.425
23
5.785
489
441.316
29.946
2.584
579
746
441
––
2.247
5.707
147
––
––
9.688
29
6.988
790
477.400
36.891 39.948
2.644
2.758
663
384
825
881
420
452
––
––
3.732
4.658
6.929
7.307
202
316
––
––
––
––
11.106 10.910
26
10
9.475
11.439
869
833
514.614 565.134
Imposte dirette
Imposta sul reddito delle persone fisiche
Imposta sul reddito delle persone giuridiche
Imposta locale sui redditi
Ritenute sui redditi da capitale
Addizionale 8%
Condono
Altre imposte dirette
Tributi soppressi
Tributi minori
Imposte sugli affari
Registro
Bollo
Imposta sulle assicurazioni
Sostitutiva
Ipotecaria
Concessioni governative
Imposte successorie
Altre
(a) I dati relativi al 1997 sono provvisori
1996
1997
283.543 318.939
173.037 187.948
32.216 44.527
19.017 24.308
43.282 38.229
9
6
195
207
10.716 18.684
154
104
4.897
4.926
33.841
6.603
9.167
5.627
213
1.608
5.141
1.362
4.727
39.606
6.358
8.889
7.057
169
2.443
3.989
1.433
7.662
TO
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PER CATEGORIA DI TRIBUTI (A) (IN MILIARDI DI LIRE)
Competenza
Cassa
994
1995
1996
1997
1993
1994
1995
696
567
966
692
438
17
215
436
654
711
266.283
164.120
28.168
16.321
35.802
12
273
15.369
715
5.503
294.303
177.847
35.373
22.136
42.903
11
184
10.843
17
4.989
334.377
194.633
50.216
27.537
37.819
13
298
18.875
71
4.915
250.124
154.900
21.795
15.692
40.398
13
5.506
8.815
260
2.745
237.806
148.516
26.108
15.904
37.412
7
317
6.625
215
2.702
260.679
162.478
26.433
15.030
35.305
10
310
15.178
482
5.453
1996
1997
164
760
595
009
191
316
360
162
771
30.273
6.001
7.758
5.281
213
1.389
3.777
1.084
4.770
35.057
6.072
9.333
6.314
208
1.679
5.177
1.276
4.988
36.213
6.130
8.813
6.258
265
1.853
3.969
1.440
7.485
29.429
4.742
8.594
4.408
152
1.118
5.376
861
4.178
29.613
5.811
7.389
5.256
191
1.301
4.634
1.261
3.770
30.448
5.841
7.838
5.391
210
1.416
4.234
1.137
4.381
538
487
353
064
442
782
205
205
142.978
94.113
43.323
883
235
860
2.399
1.165
141.739
98.241
35.968
996
248
847
4.182
1.257
150.161
104.828
37.324
1.069
185
899
4.785
1.071
117.928
77.484
37.315
988
235
702
180
1.024
147.159
105.066
38.992
1.028
250
789
249
755
155.445
110.475
42.618
949
213
882
340
850
160.359 166.641
120.032 125.759
37.120 38.055
873
898
124
85
854
848
416
298
940
698
003
528
553
759
448
––
973
925
––
––
6
411
41
583
778
401
31.466
2.566
590
786
444
––
2.458
5.810
147
––
––
10.322
33
7.384
926
471.000
37.053
2.753
663
897
421
––
4.320
6.978
366
––
––
10.659
38
8.998
960
508.152
40.337
2.601
404
858
440
––
4.584
7.603
333
––
––
11.285
19
11.102
1.108
561.088
24.801
2.371
511
575
395
9
1.194
4.873
––
196
2
8.840
29
5.503
303
422.282
26.738
2.451
562
715
444
––
1.792
5.045
––
––
7
9.425
23
5.785
489
441.316
29.946
2.584
579
746
441
––
2.247
5.707
147
––
––
9.688
29
6.988
790
477.400
36.891 39.948
2.644
2.758
663
384
825
881
420
452
––
––
3.732
4.658
6.929
7.307
202
316
––
––
––
––
11.106 10.910
26
10
9.475
11.439
869
833
514.614 565.134
283.543 318.939
173.037 187.948
32.216 44.527
19.017 24.308
43.282 38.229
9
6
195
207
10.716 18.684
154
104
4.897
4.926
33.841
6.603
9.167
5.627
213
1.608
5.141
1.362
4.727
39.606
6.358
8.889
7.057
169
2.443
3.989
1.433
7.662
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La politica fiscale adottata dall’attuale governo rappresenta una chiara prova dell’avversione istintiva che le sinistre
provano per il concetto di impresa. Basti considerare l’andamento dell’imposizione sulle imprese nei principali
Paesi stranieri, secondo la sottostante tabella.
Corriere della Sera 29 ottobre 1998
IL PRELIEVO FISCALE SULLE SOCIETÀ
Dati in %
PAESI
1980
1996
DIFFERENZA
Belgio
Danimarca
Francia
Germania
Irlanda
Italia
Lussemburgo
Olanda
Portogallo
Spagna
Regno Unito
48,0
37,0
50,0
61,7
45,0
36,3
45,5
46,0
51,2
33,0
62,0
40,0
34,0
36,6
56,0
38,0
53,0
40,3
35,0
39,6
36,0
33,0
-8,0
-3,0
-13,3
-5,7
-7,0
+16,9
-5,2
-11,0
-11,8
+3,0
-19,0
L’andamento sopra illustrato sta ad indicare che in moltissimi Paesi è stato compreso che uno dei modi principali
per innescare lo sviluppo economico è quello di ridurre la
pressione fiscale sulle imprese. Praticamente solo l’Italia
appare in controtendenza.
Prendendo lo spunto da una frase di Churchill secondo cui
«molti credono che l’industria sia una tigre da domare,
molti credono che sia una mucca da mungere, pochi sanno
che è un cavallo robusto che tira un carro molto pesante»,
i nostri governanti hanno scelto evidentemente l’ipotesi
della mucca.
Il motivo per cui in Italia non si è ancora verificata una rivolta fiscale dipende probabilmente dal fatto che il cittadino non ha ancora afferrato il concetto che, pagando meno
tasse non diminuisce la ricchezza della collettività, ma
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quella della burocrazia, mentre aumenta quella del cittadino stesso che conserva in tasca i soldi per soddisfare le sue
necessità al lordo del taglieggiamento burocratico. I servizi che i cittadini ricevono di ritorno dallo Stato risultano
infatti ridotti come valore dal costo di una gestione burocratica spesso arbitraria, inefficiente e parassitaria.
Il fatto che lo Stato sia così riluttante ad imboccare una politica di sviluppo, la cui premessa sarebbe comunque la riduzione delle imposte, significa che non è stato ancora afferrato un concetto di rilevante significato metaforico. Lo Stato
potrebbe essere considerato il più grande azionista di tutte
le imprese italiane, ove si considerasse il prelievo delle imposte alla stregua dell’incasso di dividendi dell’ordine del
50/60% dei profitti. Lo Stato non sembra quindi capire che
il vituperato profitto non è altro che un veicolo di imposta:
più alto il profitto, più alto il gettito fiscale. L’aumento dei
profitti andrebbe quindi considerato come una vera benedizione. Considerando il gettito annuale dell’IRPEG pari a circa 30.000 miliardi, un raddoppio dei profitti potrebbe significare, con un calcolo molto spannometrico, un raddoppio
dell’IRPEG. E 30.000 miliardi rappresenterebbero certamente una Finanziaria molto robusta, raggiunta tuttavia in modo gioioso attraverso lo sviluppo invece che in modo penoso attraverso una spinta al pauperismo.
Vista la persistente tendenza del nostro Governo ad aumentare le imposte è da temere, come possibilità seppure
teorica, che senza la fissazione costituzionale di un limite,
il prelievo fiscale potrebbe raggiungere il livello del 100%
del reddito. Si realizzerebbe così una forma perfetta di Socialismo Reale attraverso la leva fiscale.
Evasione fiscale: il fenomeno va visto in una visione prudenziale. A parte la considerazione che un’evasione fiscale massiccia può essere semplicemente la spia di aliquote
irragionevolmente alte, la quantificazione del fenomeno
va verificata in modo razionale e non emotivo.
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Non si dimentichi infatti che evasione fiscale significa presenza di un reddito occulto, sul quale non sono state incassate le imposte.
Se l’evasione fiscale italiana equivalesse effettivamente,
come si vocifera, a 200.000 miliardi, ciò significherebbe,
calcolando un’aliquota del 40%, un aggiustamento in aumento del PIL per una cifra pari a circa 500.000 miliardi
che ci porterebbe, ad esempio, a superare il PIL della Francia. Il che sembra improbabile.
Le sinistre fanno una politica, per dirla alla Tremonti, tutta tasse e tassi: ci caricano di nuove tasse e sperano nella riduzione dei tassi.
Ma tasse+tassi = sviluppo zero
Madre del contribuente è l’aliquota giusta.
Il profitto non è altro che un veicolo di imposta: più alto il
profitto, maggiore il gettito fiscale.
I Parlamenti sono nati per difendere i cittadini dagli abusi
fiscali dei governanti. attraverso la malsana pratica delle
leggi delegate, l’attuale governo Elude tale fondamentale
principio.
Forza Italia (proposta di Mission - interpretazione personale)
È importante ricordare che Forza Italia è l’unico partito, di
rilevanza significativa, nato nella seconda repubblica con
il voto popolare. In tale contesto non sono quindi considerati i partiti marginali, come rilevanza percentuale, o quelli nati artificialmente attraverso la pratica dell’abigeato politico.
La Mission di Forza Italia può essere identificata come segue:
In linea coi valori fondamentali migliorare la qualità di vita
nel paese garantendo la libertà e favorendo lo sviluppo, nel
rispetto della sussidiarietà.
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Si intende per Mission il ruolo globale, comprensivo del
raggiungimento dei singoli obiettivi, che al momento della nascita ogni organismo si assegna, implicitamente o
esplicitamente (alla voce citazioni si troveranno numerosi
riferimenti impliciti al concetto di Mission).
Analizzando separatamente i singoli punti delle mission si
può rilevare:
Migliorare la qualità di vita nel paese significa un impegno a tutto campo che, partendo dal miglioramento materiale(vedi Qualità della Vita) consenta la creazione di reali risorse addizionali da impiegare anche per il riequilibrio di
situazioni sociali obiettivamente sperequate.
Tale azione va svolta nel rispetto dei valori fondamentali
come la famiglia, la religione, l’amor di Patria, il rispetto
della legalità, la professionalità e il merito, il senso civico,
l’altruismo. Il messaggio è rivolto soprattutto alla difesa
contro i principi corrosivi del modello pseudo progressivo
noto come Politically Correct (vedi voce relativa)
La mission va realizzata garantendo la libertà, concetto
da intendersi nel senso più lato, vale a dire il controllo costante che tutte le istituzioni operino nell’assoluto rispetto delle proprie attribuzioni, la denuncia puntuale di
ogni deviazione e l’azione diretta al ripristino dell’equilibrio.
La mission va inoltre realizzata favorendo lo sviluppo,
concetto che rappresenta uno degli elementi chiave di differenziazione rispetto alla dottrina delle sinistre che rimane comunque influenzata dalla matrice di origine marxista. Nella loro visione statalistica le sinistre ritengono che
l’importante sia eliminare le sperequazioni economiche e
quindi suddividere in modo più equilibrato la torta già esistente. Ciò significa che il PIL nazionale rimane sostanzialmente immutato ma si verificano cambiamenti a livello dei
PIL individuali, con un progressivo livellamento (vedi la
voce doppia verità)
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Nella staticità della situazione si verifica quindi una progressiva deriva verso il pauperismo e l’emarginazione del
Paese rispetto ai concorrenti più dinamici.
La ricetta dello sviluppo punta invece ad aumentare il
PIL nazionale il che comporta comunque, con l’allargamento della torta, un aumento del PIL pro capite, sia pure attraverso temporanee sperequazioni in contrasto con
la visione statalistica dell’egualitarismo, ma in linea con
i vantaggi generali della collettività. La diversa concezione del dinamismo economico deriva anche dalla fatalistica convinzione delle sinistre che lo sviluppo del PIL
sia un fatto naturale, quasi ineluttabile, mentre i liberaldemocratici si rendono conto degli sforzi che ogni singolo operatore, in particolare le imprese, deve compiere
per contribuire allo sviluppo. Presupposto dello sviluppo è naturalmente la condizione che ogni istituzione
creatrice di PIL reale (in primis l’impresa) venga liberata
dai vincoli artificiali che ne paralizzano l’efficacia, rispettando per lo meno una situazione di mercato, ossia
una parità di condizione rispetto ai concorrenti internazionali. Non a caso il massimo sviluppo del Paese si è
realizzato nel decennio 1950/1960, in coincidenza con lo
scarso peso di sindacati e partitocrazia, allorchè il reddito pro-capite si è raddoppiato, la disoccupazione è scesa
dal 10% al 3% e la Lira ha conquistato l’Oscar per la moneta più stabile.
E da ultimo il rispetto della sussidiarietà, (vedi la voce relativa) ossia la garanzia che nella sussidiarietà verticale la
capacità di decidere sia sempre collocata nelle istituzioni
più vicine al cittadino (non faccia la Regione quello che
può fare il Comune) e nella sussidiarietà orizzontale la decisione sia attribuita all’area più competente (non faccia lo
Stato quello che può fare il privato). Tenendo conto di
quanto il concetto di sussidiarietà possa fra l’altro favorire
il fondamentale principio del Federalismo.
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Forza lavoro
Le progressive modifiche strutturali, verificabili a scadenze successive, nell’impiego delle forza lavoro, rappresentano uno degli specchi più significativi per l’interpretazione dell’evoluzione sociale. Tale lettura va utilizzata soprattutto per valutare in modo non emotivo problemi di
grande rilevanza, in primo luogo quello della disoccupazione, che trovano comunque costanti e ripetitivi riscontri
nella storia
Come noto l’esempio più famoso di avversione ai cambiamenti produttivi è rappresentato dal luddismo, movimento
che prende il nome da Ned Ludd un operaio inglese che
nel 1779 in quel del Leicerstershire, avrebbe distrutto alcune macchine per la produzione di calze, generando un movimento di opposizione all’impiego di macchine nell’industria, che si estese a tutto il Paese.
Più curioso, come esempio di distruzione di professionalità, il caso della Francia che nel 1830 importò, in assenza
all’epoca di farmaci idonei, 40 milioni di mignatte (alias
sanguisughe) destinate ai salassi. C’è da chiedersi che fine
abbia fatto oggi la radicata professionalità di quegli applicatori, senza rammaricarsi tuttavia per la sua estinzione.
Nel 1984 il professor Weber, un’autorità nel campo delle
relazioni industriali statunitensi, rettore della Midwestern
University di Chicago, forniva i seguenti dati sulla composizione della forza lavoro negli USA:
- addetti alla produzione dell’acciaio: 250.000;
- addetti alla produzione delle automobili: 600.000;
- occupati nelle case di riposo per anziani: 1.300.000;
- occupati nel fast food: 6.500.000.
Collegando i dati di cui sopra al fatto aggiuntivo che negli
USA gli addetti all’agricoltura non superano il 2% della
popolazione(il che consente comunque di coprire le esigenze del Paese e di esportare altresì una quota rilevante
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del prodotto) se ne può trarre una conclusione interessante dal punto di vista ideologico e politico. I dati confermano infatti, ove fosse necessario, la totale insensatezza previsionale della teoria marxista: Marx aveva in effetti totalmente ignorato il poderoso sviluppo futuro del terziario,
ossia dei servizi, tanto è vero che la simbologia comunista
aveva utilizzato due soli simboli e cioè la falce per l’agricoltura ed il martello per l’industria. Il terziario, che oggi
la fa da padrone come percentuale delle forze di lavoro, col
64,2%, era stato totalmente ignorato da Marx.
Tale realtà è chiaramente confermata dalla situazione italiana che si presenta come segue:
Composizione percentuale della forza lavoro
Anni 1881-1997
Anni
Agricoltura
Industria
Altre attività
1881
1911
1936
1951
1981
1997
65,4
59,1
52,0
43,0
11,1
7,8
20,2
23,6
25,6
29,9
41,5
28,0
14,4
17,3
22,4
27,1
47,4
64,2
Fonte: Elaborazione Eurispes su dati Istat.
Composizione percentuale del Pil
Anni 1913-1981
Anni
Agricoltura
Industria
Altre attività
1887
1913
1938
1963
1981
1997
48,9
37,6
26,6
16,5
6,1
3,1
21,5
24,9
30,3
49,5
37,1
30,5
29,6
37,5
43,1
34,0
56,8
65,4
Fonte: Elaborazione Eurispes su dati Istat.
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G
Giustizia
Si premette la definizione secondo cui giustizia è la «Virtù
per cui si rispettano i diritti altrui e si attribuisce a ciascuno ciò che gli è dovuto.»
È da presumere che nell’immaginario soggettivo del cittadino italiano, come confermato da numerose ricerche, la
pratica di amministrazione della giustizia venga associata
ad un concetto di assoluta imparzialità che al limite potrebbe rendere inaccessibile tale funzione a soggetti impegnati con atti o dichiarazioni in attività politiche.
In pratica, a differenza della grande maggioranza dei magistrati che si comportano con la dovuta correttezza, una
frangia molto combattiva ha assunto da anni posizioni di
esplicito impegno politico, su posizioni di sinistra con il
frequente appoggio di qualche istituzione, e l’obiettivo di
rimodellare i criteri di applicazione del diritto, operando
ai limiti della costituzionalità.
Alcuni stralci da un recente libro di Giancarlo Lehner,
«Due pesi e due misure» possono fornire materia a riflessioni che, pur frammentarie, si ricompongono alla fine in
una certa unitarietà.
«Il 29 gennaio 1998, dopo aver ascoltato il veto posto da
Elena Paciotti al pacchetto Boato sulla giustizia, il presidente del Csm, Scalfaro, invece di ribadire solennemente
che le riforme costituzionali non competono alle associazioni sindacali, dichiara di condividere, una per una, le parole della Paciotti, presidente, appunto, dell’Anm, sindacato di categoria dei magistrati. Il capo dello Stato accusa
gli avvocati di “sovvertire l’ordine costituito” (17 novembre 1998) solo perché hanno dato vita a uno sciopero di
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protesta (“peggio che andare in piazza armati”).»
“Tra abrogazioni” e “dimenticanze”, vanno segnalate le
leggi originarie che la Costituzione richiede: per esempio
quella che dovrebbe vietare ai giudici l’iscrizione ai partiti
politici, ovviamente mai varata («Aspettiamo quella legge
da cinquant’anni» ha lamentato Giuseppe Consolo su “Il
Giornale” del 30 maggio 1998).»
«L’articolo 105 della Costituzione detta: “Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni e
i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati”.» Le funzioni sembrerebbero quindi arrestarsi a questo punto.
Ciò malgrado «il Csm è stato capace, nel 1990, di richiedere la sospensione dei propri lavori, adducendo l’incredibile motivazione della contemporanea celebrazione del congresso politico del Pci! Così come s’è sentito autorizzato a
stendere pareri non richiesti su iniziative legislative, a vergare appelli, allarmi, bellicose risoluzioni, a sindacare presidenti del Consiglio e della Repubblica, nonché a interpretare i propri compiti amministrativi in forma di pressione e di controllo politico dei magistrati non in linea.»
«Lo stesso giudice Giovanni Falcone fotografava così questa mutazione genetica: “Il Csm è diventato, anziché organo di autogoverno e garante dell’autonomia della magistratura, una struttura da cui il magistrato si deve guardare... con le correnti trasformate in cinghia di trasmissione
della lotta politica”.»
«Bene, si è arrivati al punto che più sentenze e, purtroppo,
una specifica sentenza della Cassazione, hanno stabilito
che gli altri elementi di prova possono essere anche solo le
semplici ulteriori dichiarazioni di un secondo coimputato,
senza alcun altro riscontro. Insomma, bastano le dichiarazioni concordanti di due persone che abbiamo appreso
quella versione dei fatti da altri, anche se nel frattempo de-
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funti, per costituire prova sufficiente a una condanna!»
«Vale la pena di ricordare che già tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta montò, fomentata dal Pci e da
molti utili idioti dei partiti democratici, la propaganda mirata all’uso alternativo del diritto.»
«Sempre a Milano, nel 1969, un magistrato affermava che
la battaglia dei giudici alternativi andava portata avanti,
“se necessario, con la violenza!”»
«L’ideologia, insomma, sormontava, sino a renderla irriconoscibile, la funzione: “Compagni,” così si esprimeva l’allora giudice di Palermo, Giuseppe Di Lello, “con questo Congresso dobbiamo decidere se siamo dei compagni che restano tali pure essendo magistrati; dobbiamo anche decidere
se Magistratura Democratica, nata per contrastare le mistificazioni della giustizia borghese, debba oggi accettare di
farsi garante di una eventuale repressione dell’area del dissenso, magari in una ipotesi di compromesso storico”».
«Tre le idee-forza ricorrenti che legavano le pur diverse
anime di Magistratura Democratica, l’una filo-Pci, le altre
variamente extraparlamentari: 1) l’edificazione di una magistratura “che guarda alla classe operaia, ai suoi valori, alla sua razionalità storica come a un nuovo referente ideale”; 2) la lettura e l’applicazione della Costituzione per
trarne sino alle estreme conseguenze “la logica fortemente
anticapitalistica”; 3) l’avvento di un governo alternativo,
come prospettato, ad esempio, da Edmondo Bruti Liberati
nel 1977: “La magistratura non deve limitarsi a garantire
spazi di libertà, ma deve appoggiare chi gestisce il dissenso per innescare un processo di ribaltamento dei rapporti
di forza”.»
«Negli anni Settanta, Giancarlo Caselli, già allora immancabile protagonista di dibattiti assembleari, nonché redattore,
insieme a Luciano Violante, della rivista del Pci torinese
“Nuova società”, lamentava, tuttavia, la residua diffidenza
della classe operaia verso le pur sempre “borghesi” toghe.»
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«Di contro, vi era l’ala movimentista di Magistratura democratica, che pensava ingenuamente o irresponsabilmente alla rivoluzione dietro l’angolo (“... Francesco Greco, come molti di noi, invitava nei congressi all’abbattimento dello Stato borghese”).»
«Quando si parla - spiega Colombo (Gherardo) - di “opposizione politica” svolta dalla magistratura, ci si riferisce
esclusivamente all’attività di controllo giurisdizionale
che... si trasforma in controllo politico perché altre forme
di controllo sono carenti, e perché attraverso l’imposizione
di attività di supplenza il controllo giurisdizionale si è trasformato anche in controllo politico.»
Fin qui alcune notazioni che, seppur scoordinate, potrebbero suscitare qualche dubbio di ortodossia istituzionale.
Come noto il personaggio di gran lunga più colpito dall’azione di questa frangia di magistrati è stato il leader dell’opposizione e di Forza Italia, Silvio Berlusconi, con palesi ripercussioni su numerosi personaggi del suo entourage. Degno di nota un suo sfogo recepito da Internet Forza
Italia del 6.6.96:
«Così si esprime Silvio Berlusconi, a Cagliari nella seconda tappa del suo tour elettorale in Sardegna: “Credo, comunque, di aver dimostrato nella mia vita, più di qualsiasi italiano, una capacità di fondo, di resistenza, che non ha
confronti con nessuno né dei protagonisti dell’impresa, né
dei protagonisti della politica come provano le decine e
decine di procedimenti contro a mio carico, 720 udienze,
450 perquisizioni e sequestri, cento avvocati messi in campo per resistere, un milione e mezzo di documenti sequestrati, 37 mandati di cattura sui propri dirigenti, di cui 15
nemmeno rinviati a giudizio, cioè una pura sottrazione
della libertà a un cittadino, non motivata. E tutto questo
nei confronti di un Gruppo che è poi risultato - ha spiegato Berlusconi - senza doppia contabilità e senza fondi ne-
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61
ri. Ci sono stati sequestrati non so quanti conti correnti,
sono state perquisite decine di banche, svolte centinaia di
rogatoria. E la guerra che mi hanno fatto per le televisioni? C’è stato su questo tema anche un referendum voluto
dalla sinistra che abbiamo vinto. Insomma non c’è nessuno che abbia dimostrato tanta tenacia e tanta resistenza
come Berlusconi. E io sono qua a fare il leader dell’opposizione con la forte volontà di diventare il responsabile
del Governo.»
Alcune osservazioni a corollario di quanto sopra:
- L’81% degli italiani pensa che la magistratura italiana
condiziona la vita politica.
- Il 51,6% degli italiani ritiene che ci sia un atteggiamento
persecutorio nei confronti di Silvio Berlusconi.
- L’Italia è l’unico Paese d’Europa dove la parola di un pentito, priva di un milligrammo di riscontri obiettivi, ha valore probatorio. Se ne potrebbe dedurre che in Italia, per
acquistare diritti, per diventare credibili, bisogna diventare criminali e poi pentirsi.
- Qualsiasi assassino vi può regalare vent’anni di galera,
sostenendo, solo con la sua parola, che vi ha visto commettere un reato.
- In Italia ci sono 2.000 pentiti con privilegi incredibili.
- I pentiti di allevamento rendono dichiarazioni a gettone.
- Certi pentiti, di cui si serve la Procura di Palermo, sono
stati giudicati inattendibili dalla Corte di Assise di Catania.
Con una considerazione finale che dovrebbe fare riflettere:
- Col decreto Biondi, reso famigerato a furor di “Media”,
vennero liberati dalla carcerazione cautelare 2.500 persone. Decaduto il decreto, ne rientrarono in carcere 50. Una
semplice operazione aritmetica porta a concludere che
2.450 persone erano illegalmente detenute.
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TAVOLA 4.15 - DELITTI E PERSONE DENUNCIATI
ALL’AUTORITÀ GIUDIZIARIA DELLE FORZE DELL’ORDINE,
PER SPECIE DEL DELITTO - ANNO 1997
DELITTI (a)
DELITTI
PERSONE
DENUNCIATE (b)
DI AUTORE
NEI CAPOLUOGHI
Totale
Per
100.000
abitanti
Noto
Ignoto
Totale
Per
100.000
abitanti
Totale
Di cui
minori
di 18 anni
Strage (art. 422 C.P.)
4
Omicidi dolosi consumati
863
Infanticidi
10
Omicidi preterintenzionali
51
Tentati omicidi
1.708
Omicidi colposi
1.517
Lesioni dolose
25.184
Violenze sessuali
1.582
Furti semplici e aggravati
1.401.471
Rapine
32.896
Estorsioni
3.352
Sequestri di persona
1.007
Associazione per delinquere (art. 416 C.P.)
834
Associazione di tipo mafioso (art. 416/bis C.P.)
144
Incendi dolosi
8.661
Attentati dinamitardi e/o incendiari
1.159
Truffe
62.952
Contrabbando
55.855
Produzione, commercio, ecc. di stupefacenti
41.420
Sfruttamento, favoreggiamento, ecc. della prostituzione
2.714
Altri delitti
797.370
Totale
2.440.754
–
1,5
–
0,1
3,0
2,6
43,8
2,8
2.436,8
57,2
5,8
1,8
1,5
0,3
15,1
2,0
109,5
97,1
72,0
4,7
1.386,4
4.243,9
3
434
9
40
1.189
1.355
20.062
1.289
76.298
6.254
2.511
660
834
144
869
72
23.618
54.370
39.729
2.531
372.598
604.878
1
429
1
11
519
162
5.122
284
1.325.173
26.642
841
347
–
–
7.792
1.087
39.334
1.485
1.691
183
424.772
1.835.876
3
337
4
27
786
490
12.410
840
784.336
19.679
1.580
565
460
85
3.625
333
34.697
27.891
23.166
1.312
396.517
1.309.143
–
1,9
–
0,2
4,5
2,8
70,7
4,8
4466,7
112,1
9,0
3,2
2,6
0,5
20,6
1,9
197,6
158,8
131,9
7,5
2.258,1
7.455,5
6
579
11
67
1.606
1.536
24.146
1.582
101.112
9.333
4.033
1.112
7.638
3.086
1.169
125
33.987
57.116
50.577
3.621
482.279
784.721
–
16
2
1
40
10
600
114
8.988
521
135
34
69
3
68
4
139
360
1.795
21
9.694
22.714
(a) I dati si riferiscono ai delitti rilevati nel momento della denuncia all’Autorità giudiziaria da parte della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanzia, e non
comprendono quelli denunciati all’Autorità Giudiziaria di altri Organi (altri Pubblici
Ufficiali, ecc.) né da privati. Essi quindi non sono confrontabili con quelli dei delitti
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DELITTI (a)
PERSONE
DENUNCIATE (b)
DI AUTORE
NEI CAPOLUOGHI
Per
.000
anti
Noto
Ignoto
Totale
Per
100.000
abitanti
Totale
Di cui
minori
di 18 anni
–
1,5
–
0,1
3,0
2,6
43,8
2,8
36,8
57,2
5,8
1,8
1,5
0,3
15,1
2,0
09,5
97,1
72,0
4,7
86,4
43,9
3
434
9
40
1.189
1.355
20.062
1.289
76.298
6.254
2.511
660
834
144
869
72
23.618
54.370
39.729
2.531
372.598
604.878
1
429
1
11
519
162
5.122
284
1.325.173
26.642
841
347
–
–
7.792
1.087
39.334
1.485
1.691
183
424.772
1.835.876
3
337
4
27
786
490
12.410
840
784.336
19.679
1.580
565
460
85
3.625
333
34.697
27.891
23.166
1.312
396.517
1.309.143
–
1,9
–
0,2
4,5
2,8
70,7
4,8
4466,7
112,1
9,0
3,2
2,6
0,5
20,6
1,9
197,6
158,8
131,9
7,5
2.258,1
7.455,5
6
579
11
67
1.606
1.536
24.146
1.582
101.112
9.333
4.033
1.112
7.638
3.086
1.169
125
33.987
57.116
50.577
3.621
482.279
784.721
–
16
2
1
40
10
600
114
8.988
521
135
34
69
3
68
4
139
360
1.795
21
9.694
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denunciati per i quali l’Autorità giudiziaria ha iniziato l’azione penale.
(b) Le persone denunciate sono computate tante volte quanti sono i delitti per i quali
sono state denunciate.
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La tavola soprastante tende a sottolineare come, su
2.440.754 delitti denunciati nel 1997, solo 604.878 siano riferibili ad autori noti.
Se ne deduce che restano impuniti il 75,22% dei delitti denunciati.
Gogna Mediatica
Il Giornale del 10 maggio 1999 affronta il tema delle imputazioni che si potrebbero definire “mediatiche”, vale a dire
della denuncia con grande clamore, attraverso stampa e
TV, di presunte illegalità, sulla base di semplici supposizioni, e della mancata, o quasi impercettibile rettifica, qualora i casi si risolvano in una bolla di sapone.
Rino Formica: in una lettera al Corriere della Sera Emanuele Macaluso lamenta che i giornali non abbiano dato conto
nemmeno con una riga dell’assoluzione piena dell’ex onorevole socialista, inquisito per corruzione nel 1995. Le accuse riempirono le prime pagine e i telegiornali.
Alberto Di Pisa (Il Corvo). Accusato nel 1989 di voler screditare l’Antimafia siciliana attraverso l’invio di lettere anonime, fu pesantemente attaccato dalla Repubblica e dal
Corriere della Sera. Assolto nel 1993, Repubblica confinò la
notizia a pagina 21, il Manifesto in una “breve” nelle pagine interne, il Corriere la nascose negli interni.
Arrestati gli assessori regionali di Abruzzo: Apertura del TG 5
e prima pagina di Repubblica: “Una regione in galera”. Foto del DC Remo Gaspari, neppure inquisito, con mani
giunte tipo manette. La pubblicazione il Centro (Caracciolo) parlò di “testimonianze di tangenti” (mai rilevate), con
titoli ripresi da Washington Post e New York Times. Dopo
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l’assoluzione generale nel 1997 la Repubblica ignorò completamente la notizia, il Centro ammise “L’inchiesta è corretta” e il Corriere relegò la notizia all’interno accanto alle
estrazione del lotto.
Ligato: la lupara dei politici: La Repubblica del 2 novembre
1992: «In carcere per delitto quattro capi di DC e PSI calabresi.» Editoriale di Giorgio Bocca: «La realtà supera l’immaginazione.» Vignetta di Forattini con un morto coperto
da lenzuolo con simbolo DC. Squattrone, Battaglia Niccolò
e Palamara assolti nel 1995 senza alcun commento giornalistico.
La volpe argentata: Clelio Darida, accusato di tangente miliardaria: «In trappola la volpe argentata», secondo la Repubblica dell’8 giugno 1993. Assolto senza neppure rinvio
a giudizio.
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H
Hot Parade
Violante
Dal suo libro «Le due libertà»: «Il comunismo si è rivelato
una leva straordinaria per sconfiggere totalitarismi, colonialismi, sfruttamento di altri esseri umani. È stato in molti Paesi levatrice di libertà.». «Il comunismo ha fallito solo quando
si è proposto come duraturo sistema di governo.» (Da “Il
Giornale” del 7.1.2000, articolo di Marcello Veneziani)
Rutelli
«Sotto il motorino nulla» (da “Il Giornale”, 4.1.2000).
Karl Marx
«Quando sarà il nostro turno non abbelliremo il terrore»,
Karl Marx, 1852 (Da “Il Giornale”, 31.12.99, Marcello Veneziani)
Alessandro Natta (sull’imminente congresso DS)
“Sembra una carovana questo povero partito. Non credo
che si possa chiamare congresso (quello del Lingotto che
comincerà giovedì prossimo), sarà solo una kermesse.
Questi cretini ed anche ignoranti non conoscono la storia
del loro Paese, del partito in cui sono cresciuti. Abbiamo
un segretario che vuol fare l’americano…». (Da “Il Giornale” dell’11.1.2000)
Massimo D’Alema
«Penso che gli italiani abbiano preso gusto a questa democrazia dell’alternanza, nella quale le forze politiche non
fanno pasticci sottobanco…» (Da «D’Alema, parole a vi-
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sta» a cura di Enrico Ghezzi)
«Il Governo appartiene a chi vince le elezioni, le istituzioni appartengono a tutti» (idem)
«Chi diventa leader di un esercito che non è il suo e che ha
fiducia in altri leader non sarà mai un leader, sarà una marionetta» (idem)
«Un uomo che è stato presidente della Repubblica non dovrebbe entrare nella mischia» (Passioni, Rai due, intervista
a Sabina Guzzanti, 11 aprile ‘98)
«Abbiamo l’occasione di diventare un Paese democratico
vero, dove la gente decide con il voto da che dev’essere governata. Se perdiamo questa occasione, può darsi che questo Paese vada a rotoli.». (Punto di svolta, 16 febbraio ‘94).
(Da “Il Giornale” del 24/10/98)
Massimo D’Alema
«Il clima mi preoccupa: insulti, offese; oltre agli spot anche
le parole necessitano forse di regole». (Da intervento in
Aula del Senatore Enrico Rizzi, il 15/2/2000)
Luciano Violante
«La via della riforma non è ricoperta di petali di rosa e non
è scontato che la riforma sarà democratica». (Dal libro “Il
piccone e la quercia” di Luciano Violante)
Massimo Baldini
«In Italia sta paradossalmente avvenendo quello che avveniva ad Atene nel lontano IV secolo avanti Cristo. Come ci
raccontano le orazioni di Lisia, chi toccava l’ulivo veniva
duramente punito con l’esilio e la confisca dei beni, e nei
casi più gravi, con la carcerazione e la pena capitale.» (Da
intervento in Aula del giorno 15/2/2000)
Palmiro Togliatti
Si era al 16° Congresso del Partito Comunista sovietico,
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Mosca 1930. Sale alla tribuna Palmiro Togliatti, e dice: «È
per me motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla
cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un
miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diecimila volte di più del migliore cittadino italiano.» (da “Il Giornale” del 12/10/99)
Leone Trotskij a Lenin
«Vladimir Ilic, senza lavoro forzato non costruiremo mai il
socialismo» (tratto da “GULAG, il sistema dei lager in
URSS “ ed. Mazzotta)
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I
Immigrazione
Fra le tante sfaccettature del concetto di Solidarietà (vedi) si
distingue la propensione, ispirata dal Politically Correct
(vedi), a risolvere il problema dei diseredati del Terzo
Mondo attraverso una massiccia immigrazione nei Paesi
più ricchi.
Si tratta di un orientamento sfumato che non spinge tuttavia il ragionamento oltre un certo limite, generando quindi una sostanziale sensazione di incertezza. Per quanto
possa sembrare paradossale, un metodo valido per verificare l’effettiva validità di un’idea è quello di spingerla alle
estreme conseguenze onde chiarire in modo drastico tutte
le possibili implicazioni.
Vista l’imponenza della proposta andrebbe tuttavia effettuata in anticipo una considerazione di tipo “Macro”, per
legare correttamente la percentuale di reddito di ogni Paese “ricco” al presumibile flusso di immigrazione. (o “imponibile” di immigrazione)
A fronte di un PIL mondiale di oltre $ 27.000 miliardi, esiste una popolazione mondiale di circa 5,5 miliardi.
I 24 Paesi più ricchi, con 812 milioni di abitanti, producono il 79% del reddito mondiale. I restanti 4.691 milioni di
abitanti producono il 21% del reddito mondiale.
L’Italia, con 56 milioni di abitanti, appartiene al gruppo dei
Paesi ricchi e copre il 6,9% della popolazione di questi Paesi. Dovrebbe quindi importare il 6,9% della popolazione
dei Paesi diseredati, (pari a 4.691 milioni) per un totale di
323 milioni di persone.
Ove si ammettesse come “fisiologica” la presenza nei Paesi ricchi di un 10% di immigrati, l’Italia potrebbe accoglie-
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re 5,6 milioni di persone il che, rispetto ai 323 milioni di
immigrati spettanti come quota vincolata rappresenterebbe una percentuale insignificante, per la cui copertura non
vale certamente la pena di sottoporre il Paese ai disagi che
l’immigrazione incontrollata gli sta infliggendo. Tali semplici considerazioni aritmetiche sembrano dimostrare la
assurdità del modello “immigrazione illimitata” e suggerire la necessità di un’opzione alternativa.
L’alternativa può consistere soltanto nell’arresto dell’immigrazione indiscriminata che comporta costi enormi sia
come investimenti che come danni al sistema Paese, senza
offrire in cambio agli immigrati nulla di soddisfacente. I risparmi realizzati e gli investimenti addizionali andrebbero concentrati sui Paesi di origine della emigrazione per lo
sviluppo locale delle economie, in base al modello occidentale, salvaguardando così la dignità dei beneficiari.
Impresa
In senso molto generale il concetto di impresa può essere
definito come una “ Attività economica organizzata per la
produzione o lo scambio di beni o di servizi” o altresì come una “ Azione specialmente pericolosa o di esito incerto”. La seconda definizione chiarisce in modo molto puntuale l’intima natura dell’impresa, vale a dire la capacità di
assumere un rischio. Risultano quindi un’impresa sia l’avventura di Cristoforo Colombo, sia la decisione del cittadino di “mettersi in proprio” per vendere o produrre qualcosa.
Secondo il codice civile l’azienda è «il complesso di beni
organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa», mentre imprenditore è colui che «esercita professionalmente un’attività economica al fine della produzione
e/o dello scambio di beni e/o di servizi.»
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L’essenza della figura dell’imprenditore è quella di organizzatore dei fattori produttivi, che sono tradizionalmente:
- Il capitale (remunerato con l’interesse)
- Il lavoro, remunerato con la retribuzione
- I beni naturali, (remunerati con il prezzo)
- L’imprenditorialità, (remunerata con il profitto)
Salvo il fallimento dell’impresa, la remunerazione di alcuni fattori è garantita da contratti, mentre quella di altri non
è garantita.
Sono garantiti:
- Il lavoro (attraverso il contratto di lavoro)
- I beni naturali (attraverso i contratti di compravendita)
- Il capitale di terzi/attraverso l’impegno al pagamento di interessi)
Non sono invece garantiti:
- L’imprenditorialità
- Il capitale di rischio (capitale dei soci).
La pubblica opinione, stimolata dal Politically Correct, nutre grande simpatia per i fattori della produzione garantiti, snobbando invece quelli a rischio e sforzandosi di ignorare che, senza questi ultimi, i primi non sarebbero nati e
non potrebbero comunque sopravvivere. La grande lotta
demagogica è quindi diretta a giustificare l’attribuzione di
tutto il valore aggiunto ai fattori produttivi garantiti lasciando a secco, con pericolo di estinzione, quelli a rischio.
Alcune considerazioni di tipo metaforico/dialettico:
- L’impresa potrebbe essere vista come un grande recipiente dal quale l’imprenditore estrae i soldi per pagare una serie di categorie: i fornitori delle materie
prime, i fornitori dei servizi, i lavoratori, gli istituti di
credito per il denaro a prestito, i sottoscrittori di obbligazioni e via discorrendo. Finite le erogazioni, se
qualcosa resta nel recipiente assume il nome di utile e
su di esso si avventa il fisco pretendendo il 50-60%
dell’ammontare. Col residuo si gratificano, quando
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possibile, i soci che hanno partecipato al rischio, dopodiché l’imprenditore può finalmente incassare la remunerazione del suo impegno e del suo rischio.
- Il ruolo sociale dell’impresa consiste nella produzione di beni e servizi e nel pagamento delle imposte.
Specificando ulteriormente il concetto di produzione si
ricaverebbe quanto segue: produzione è creazione di beni/servizi, questi ultimi contengono utilità che a sua
volta consiste nella capacità di soddisfare un bisogno.
L’utilità va intesa quindi in tale contesto, vale a dire in
un confronto con il mercato e quindi con la richiesta
spontanea da parte del consumatore del bene o servizio. I beni o servizi prodotti artificialmente attraverso
la mediazione dello Stato, non contengono utilità e
quindi non soddisfano un bisogno ma generano soltanto un onere fiscale.
- Non risulta in nessun caso che l’oggetto sociale dell’impresa, inteso come documento statutario, preveda
fra i suoi obiettivi la “creazione di occupazione”. È da
presumere quindi che tale intendimento sia formalmente estraneo alle finalità dell’impresa. Ciò non toglie tuttavia che l’impresa rappresenti il principale, se
non unico, strumento per la creazione di occupazione,
a patto che il sistema non ne ostacoli ma anzi ne favorisca, con tutti i mezzi disponibili, lo sviluppo.
- Da un’altra angolazione si può giudicare il ruolo sociale dell’impresa come quello di “produrre valore aggiunto”. Siccome il PIL di un Paese può essere considerato come la somma di tutti i valori aggiunti, si conferma il ruolo fondamentale dell’impresa nella formazione del PIL nazionale. Malauguratamente le sinistre
considerano lo sviluppo del PIL come un fatto naturale, simile all’alternarsi delle stagioni, e non riescono
quindi ad afferrare l’importanza di favorire l’operatività dell’impresa.
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- Gli imprenditori costituiscono l’esercito pacifico che
difende il Paese dalla colonizzazione economica straniera. In contrasto con la concezione fatalistica delle
sinistre, l’imprenditore potrebbe rientrare nelle specie
in estinzione qualora fosse condannato dall’ambiente.
- Paradossalmente, per qualcuno, l’impresa potrebbe
essere una delle poche istituzioni oneste, in quanto dichiara esplicitamente di lavorare per il proprio profitto, pena la sua scomparsa, e non per nobili ideali ammantati di ipocrisia.
- Lo Stato è sostanzialmente azionista di tutte le imprese italiane in quanto incassa, con le imposte, dividendi superiori al 50% del profitto. Il suo comportamento ideologicamente e stolidamente persecutorio
verso le imprese, in contrasto con il ruolo di “azionista”, non coincide con gli interessi della collettività.
- Oltre al ruolo istituzionale l’impresa si rende utile in
modo oscuro alla collettività. Non risulta ad esempio
che sia mai stato quantificato il beneficio per lo Stato
dell’accollo all’impresa dell’onere di riscuotere le imposte sulle retribuzioni dei dipendenti (modello 110).
L’operazione andrebbe quantificata sia in termini di
costo per le imprese che di benefici finanziari per lo
Stato derivanti dalla prontezza dell’incasso.
Capitalismo
In omaggio al concetto della bonifica semantica si ritiene
utile richiamare una definizione formale di capitalismo:
«Sistema economico sociale la cui caratteristica principale risiede nella proprietà dei mezzi di produzione e
nella conseguente separazione tra classe dei capitalisti
e classe dei lavoratori» (Nuovo Zingarelli).
Il concetto sembra chiaro, se non fosse per l’intervento del
Politically Correct che punta ad intorbidare le acque demonizzando non tanto il capitalismo in quanto tale ma so-
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prattutto quello derivato dalla aborrita Rivoluzione industriale così come per colonialismo non si intende quello
presente durante l’intera storia dell’umanità ma soltanto
quello attribuibile alle potenze industriali.
In base alla definizione si dovrebbe ricavare che il capitalismo è nato praticamente già nella preistoria, ad esempio
con l’invenzione dell’arco da caccia. Possiamo certamente
considerare l’arco come un mezzo di produzione in quanto idoneo a generare il “prodotto selvaggina”. Ipotizzando
la presenza di un troglodita proprietario di due archi, se
egli aggioga all’arco disponibile (la macchina d’epoca) un
troglodita proletario sprovvisto di arco proprio, facendogli produrre due fagiani al giorno e trattenendone uno, si
realizza un’ipotesi perfetta di capitalismo, con addirittura
una blanda anticipazione della teoria del plusvalore.
Un concetto così semplice e onnipresente, perfezionato
ed arricchito nel corso dei millenni (non si potrà certo negare che gli antichi latifondisti o i banchieri fiorentini fossero dei capitalisti) è stato successivamente snobbato e
confuso da esponenti anche illustri del capitalismo odierno. Vedasi ad esempio la dichiarazione di Gianni Agnelli: «Capitalismo? - ha detto l’avvocato - mi sembra una
parola inappropriata e sorpassata» (Corriere della Sera,
5.9.93).
Ed anche un economista principe come l’austriaco
Schumpeter ha avuto da dire la sua: «...L’opinione pubblica è ormai talmente prevenuta che la condanna del regime capitalistico e di tutte le sue opere passa per una
conclusione già scontata, quasi per un obbligo di società.
Ogni scrittore od oratore, quali che siano le sue simpatie
politiche, è ansioso di rispettare questo codice di ribadire
il proprio atteggiamento critico, la propria convinzione
che il capitalismo abbia esaurito il suo compito, la propria avversione per gli interessi capitalistici. Qualunque
altro atteggiamento passa non soltanto per assurdo, ma
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per antisociale. Vi si riconosce una prova di immorale servilismo. Tutto ciò è perfettamente logico...»
Industria
Per capire appieno il significato di industria va ricordato
che, mentre l’istituto dell’impresa è vecchio di millenni la
sua branca principale, l’industria appunto, è nata soltanto
poco più di due secoli fa, con l’invenzione della macchina
a vapore.
La corretta definizione di industria è praticamente ignota
non solo al grande pubblico ma anche alla grandissima
maggioranza degli addetti ai lavori. Secondo il professor
Cipolla, docente emerito alla Colombia University e alla
Normale di Pisa, industria è:
«Il processo che consente di ricavare energia dalle sostanze inanimate.»
Una volta capito questo fondamentale concetto l’interpretazione storica diventa di elementare semplicità, in base all’analisi delle tre ere attraversate dall’umanità.
L’era predatoria (o nomade) inizia con la comparsa dell’uomo sulla terra, milioni di anni fa. L’uomo si limita a
spogliare il territorio delle risorse esistenti spostandosi
successivamente in territori vergini. L’unica fonte di energia è rappresentata dai muscoli umani e le calorie disponibili non superano le 2.000 quotidiane pro capite.
L’era agricola inizia 10.000 anni fa. l’uomo si ferma sul territorio e comincia a riprodurre le risorse attraverso l’allevamento del bestiame e l’agricoltura. le fonti di energia si
allargano ai muscoli degli animali e ai mulini a vento ed
acqua. La disponibilità di calorie sale a circa 18.000 pro capite. Fino al 1700 la popolazione del globo si stabilizza sui
600 milioni di abitanti.
L’era industriale inizia circa 200 anni fa quando alle precedenti fonti di energia si aggiunge l’utilizzo delle sostanze
inanimate (carbone, petrolio, metano, uranio). Le calorie di-
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sponibili raggiungono nei Paesi industrializzati il livello di
400.000 pro capite e nel giro di 200 anni la popolazione aumenta a quasi 6 miliardi.
L’umanità è quindi appena entrata nell’era industriale (da
200 anni rispetto i milioni di anni dell’era predatoria e i
10.000 anni dell’era agricola) e vi resterà fintantoché l’umanità continuerà a trarre energia dalle sostanze inanimate.
Tutti i tentativi politically correct di segnalare l’ingresso
dell’umanità nell’era post industriale o post moderna o
nella seconda o terza rivoluzione industriale rappresentano solo una patetica velleità di falsificare la realtà e di disconoscere i meriti dell’industria (vedi la voce Qualità della vita).
Il motivo per cui, malgrado ogni evidenza l’essere umano,
pur utilizzandolo in pieno, continui a mantenere la sua
diffidenza nei confronti del progresso industriale, resta un
mistero da affidare all’analisi psicologica o forse psicoanalitica.
Profitto
Per quanto bersagliato in tutti i modi ed in tutti i luoghi, il
profitto svolge un ruolo vitale per il progresso dell’economia e del tenore di vita della collettività. E al di là di ogni
elucubrazione, rappresenta un concetto semplicissimo, in
quanto altro non è che: «Eccedenza dei ricavi sulle spese,
risultato economico positivo di un’attività produttiva»
(Garzanti). Altro non è, insomma, che il residuo presente
(se presente), nel metaforico recipiente che l’imprenditore
svuota progressivamente nel corso della sua attività.
Si potrebbe anche concludere che:
Il profitto è figlio del rischio e padre dello sviluppo.
Più alti i profitti, più ricco il fisco.
Raddoppiamo i profitti per raddoppiare le entrate.
Tassare lo sviluppo, non la miseria.
Il profitto d’impresa è un veicolo d’imposta.
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E come chiusura, secondo Leone XIII «il profitto è il
frutto della capacità di servire gli altri.»
Innovazione
Il principio di innovazione rappresenta una pietra miliare
nella storia dell’umanità ed è alla base del concetto stesso
di impresa in senso lato. I possibili effetti dirompenti dell’innovazione, anche positiva, spiegano le difficoltà di esecuzione, che sono state acutamente analizzate da Machiavelli:
«Nulla havvi di più difficile a prendersi in mano, nulla di più periglioso a condurre né più pieno di incerto
successo che di prendere la guida all’introduzione di
un nuovo ordine di cose, poiché colui il quale induce
al cangiamento ha per nemici tutti color che ben si son
portati nella passata condizione e per tepidi difensori
coloro i quali potrebbero ben portarsi nella nuova).»
L’innovazione tuttavia può trovare terreno fertile solo
quando nel governo e nel Paese esista un atteggiamento
positivo nei confronti dello sviluppo. I confronti internazionali, illustrati nella tabella successiva dimostrano quanto
sia arretrata l’Italia:
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INDICATORI DI SVILUPPO DI CAPITALE IMMATERIALE
E DI CAPITALE UMANO INNOVATIVO.
Confronto con i sette Paesi più industrializzati
(Rapporto Censis 1998, pag.189)
Italia
Gran
Francia Germania Bretagna Usa
Canada Giappone
CAPITALE
IMMATERIALE
aaSpesa complessiva
aaIn Ricerca e Sviluppo
aa(% PIL 1995)
1,1
2,3
2,3
2,1
2,6
1,7
2,8
aaInvestimenti
aain tecnologia
aadell’informazione e
aadella comunicazione
1,1
1,5
1,5
2,1
2,9
2,6
1,6
CAPITALE UMANO
aaColletti bianchi ad
aaelevata competenza
aa(% su totale
aaoccupati, 1995)
24,8
35,4
36,5
38,3
26,3
31,3
22,9
aaScienziati e ingegneri
aaImpegnati in attività
aadi Ricerca e Sviluppo
aa(su 10.000
aaappartenenti alle
aaforze lavoro, 1994)
33,3
58,8
58,0
51,3
74,3
52,0
81,4
Inti Illimani
Sono un gruppo di musicanti cileni, sostanzialmente malinconici, che utilizzano uno strumento a fiato di difficile
definizione da parte del profano, presentandosi come una
via di mezzo fra zufolo, piffero ed ocarina.
Ai tempi della dittatura di Pinochet il gruppo ha girato a
lungo il mondo come ambasciatore di un messaggio di li-
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berazione del proprio Paese. Una volta divenuto il Cile un
Paese democratico e importante come sviluppo economico, gli Inti Illimani si sono trasformati in una specie di strumento barometrico-politico, nel senso che la loro ricomparsa in Italia, dopo alterni periodi di ibernazione, sta generalmente ad indicare tempo buono per le sinistre.
Il loro caso viene richiamato in quanto conferma la capacità delle sinistre di sfruttare in modo organizzato ogni appiglio propagandistico, a fronte della sostanziale indifferenza dei moderati, ai quali non mancherebbero certamente le occasioni di reagire in modo analogo, ricorrendo a
musicanti esuli, cinesi o cubani certamente all’altezza degli Inti.
Intolleranza
Il concetto di intolleranza può infestare epoche storiche o
intere popolazioni, ma può assumere anche aspetti spiccioli molto significativi. Per valutare a livello di campione
l’avversione viscerale, al limite della patologia, che può
animare un simpatizzante di sinistra nei confronti di idee
giudicate incompatibili, vale la pena di meditare sul documento sotto riportato.
Avendo ricevuto a casa una copia omaggio de “Il Giornale”, inviatagli dal quotidiano, il Professor Ennio Blanchet,
da Trieste, ha risposto con la seguente lettera:
«Respingo al mittente l’inqualificabile foglio che mi
avete fatto misteriosamente il disonore di inviarmi.
Accludo il guanto di plastica con cui, per evitare contaminazioni, ho trattato l’oggetto. Qualora intendeste
ripetere tale sinistro scherzo, esaminerò la possibilità
di addebitarvi le spese che si renderanno necessarie
per la disinfestazione della mia cassetta postale. Senza
saluti.» (da “Il Giornale” del 12-1-99).
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A conforto di quanto sopra riportiamo stralci di un articolo di Arturo Gismondi dal titolo «Gaber meglio di Jovanotti» (“Il Giornale” del 12.8.99).
«...L’ Espresso pubblica un articolo nel quale una giornalista... rimprovera al cantante Giorgio Gaber di continuare a vivere con la moglie, Ombretta Colli, dopo
che questa si è fatta eleggere a una carica pubblica nel
partito di Berlusconi... L’articolo... conclude chiedendosi se “la regola che ognuno è libero di disporre dei
suoi affetti vale quando in questo sodalizio uno dei
due cambia radicalmente, diventa dalla testa ai piedi
un’altra persona “. Gaber... ha risposto picche ai suoi
inquisitori. Ma non è sempre così. Un altro cantante,
Jovanotti, rinuncia a non so che incarico musicale al
Comune di Bologna dopo che Michele Serra su Repubblica, lo ha invitato a fare una scelta che “non può
essere neutrale” Da una parte “la Bologna di Dalla,
Guccini e Lolli, Stefano Benni, Roversi ed Eco... dall’altra il Guazzaloca...” ...E questa volta la razza padrona ha vinto, Jovanotti lamenta “pressioni intollerabili” e china la testa.»
Inutile sottolineare come la vicenda ricordi in modo esemplare la frase storica di Guareschi «Contrordine compagni.»
La politicizzazione “esplicita” degli artisti sembra comunque guadagnare terreno in modo impudente.
È di ieri, secondo il Giornale del 21 settembre, il rifiuto del
trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo, di partecipare al
Gala della moda organizzato al Teatro Smeraldo dal Comune di Milano.
La motivazione addotta sarebbe il carattere “fascista” della matrice organizzativa. Il voto della maggioranza dei cittadini sembra quindi insufficiente, agli occhi della sinistra,
a legittimare le libere istituzioni.
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L
Liberalismo
«Ideologia o movimento politico che afferma la limitazione dei poteri dello Stato in nome dei diritti individuali.»
(Garzanti).
Liberismo
«Dottrina economica che sostiene il principio del libero
scambio delle merci nel commercio interno e internazionale e affida al mercato il compito di regolare l’attività economica, che riserva ai privati, opponendosi ad ogni intervento statale.» (Garzanti).
In una società libera il bene generale consiste principalmente nel facilitare il perseguimento di scopi individuali
sconosciuti.
Libertà economica
Il livello di libertà economica di un Paese viene calcolato,
in base a parametri universalmente accettati, da numerosi
istituti, fra cui la Heritage Foundation, utilizzando un indice mirato (più basso il numero, più grande la libertà economica).
L’Italia si trova soltanto al 36° posto, avendo alle spalle, tra
i Paesi occidentali, la sola Grecia.
Riportiamo uno stralcio dell’indice, fino alla 36° posizione.
(The Economist 1997).
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26
27
31
34
36
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Hong Kong
Singapore
Bahrain
New Zealand
Switzerland
United States
Taiwan
United Kingdom
Bahamas
Netherlands
Czech Republic
Denmark
Japan
Luxembourg
Belgium
Canada
United Arab Emirates
Australia
Austria
Germany
Ireland
Chile
Finland
Thailand
Estonia
Kuwai
Norway
South Korea
Sri Lanka
Sweden
France
Iceland
Panama
El Salvador
Trinidad & Tobago
Cyprus
Italy
Jamaica
Malaysia
Portugal
Spain
1.25
1.30
1.60
1.75
1.90
1.90
1.95
1.95
2.00
2.00
2.05
2.05
2.05
2.05
2.10
2.10
2.10
2.15
2.15
2.20
2.20
2.25
2.30
2.30
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2.40
2.45
2.45
2.45
2.45
2.50
2.50
2.50
2.55
2.55
2.60
2.60
2.60
2.60
2.60
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M
Marxismo (vedi anche Socialismo reale)
Popper è stato probabilmente il primo grande pensatore a
identificare, in tempi brevissimi, l’insensatezza del marxismo. Lo ha fatto nel suo trattato «Le miserie dello storicismo» nel quale colloca appunto il marxismo nel filone filosofico dello storicismo, vale a dire di quelle dottrine che
pretendono arrogantemente di poter prevedere scientificamente l’evoluzione della storia e della società.
Con l’aiuto di un testo del prof. Settembrini, identifichiamo le principali assurdità del marxismo:
Condizioni obiettive
Marx arriva a promettere il Paradiso in terra grazie alla sua
teoria ma bada a non denigrare le precedenti rivoluzioni,
che in passato avevano proclamato senza successo lo stesso ambizioso obiettivo. Vuole evitare insomma che lo si
prenda per il visionario di turno. Elabora pertanto la teoria delle condizioni obiettive, sostenendo il principio che
la prossima rivoluzione non si fonderà come le precedenti
su condizioni soggettive, determinanti per il fallimento,
ma avrà successo e sarà quindi 1’ultima delle rivoluzioni.
“Condizioni obiettive” significano per Marx che la società
sia già passata attraverso la fase capitalistica borghese e sia
matura al punto da offrire un’ampia disponibilità di beni
ai cittadini. (Difatti la rivoluzione comunista è scoppiata in
Russia, il Paese meno maturo dell’occidente da un punto
di vista capitalistico)
Plusvalore
La ricchezza della Società è costituita da lavoro umano ac-
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cumulato. Anzi, “sudore umano solidificato”.
Secondo Marx lo sviluppo del capitalismo è condizionato
dalla presenza di una massa di proletari che possono sopravvivere solo vendendo al capitalista come “merce” la
propria “forza di lavoro”. Quando chiedono lavoro più
persone di quante ne occorrano, il proprietario di un capitale può comperare il lavoro al prezzo più basso, quello
della sola sopravvivenza.
Si supponga che bastino 6 ore di lavoro per produrre l’indispensabile alla sopravvivenza del lavoratore e della sua
famiglia. Se il capitalista pretendesse solo 6 ore di lavoro si
avrebbe equivalenza fra prestazione e remunerazione. In
realtà il capitalista, che si è servito dell’eccesso di offerta di
lavoro per ridurre al minimo il salario, si serve della medesima situazione per elevare al massimo le ore di lavoro.
L’operaio lavorerà 12 ore. E qui sta la chiave del profitto.
Le 6 ore in più (non pagate) costituiscono pluslavoro per
l’operaio, plusvalore per il capitalista e plusprodotto per la
produzione. Quel che l’operaio ha prodotto nelle prime 6
ore è sempre necessario, perché reintegra i suoi consumi.
Del plusprodotto si appropria invece il capitalista che,
vendendolo, lo trasforma in plusvalore e reinvestendolo
promuove l’accumulazione capitalistica. Se l’operaio lavora quindi 6 ore per il suo mantenimento e 6 ore per il capitalista esiste, secondo Marx, uno sfruttamento del 100%.
Caduta del saggio tendenziale di profitto
A questo punto Marx suddivide il capitale dell’impresa in
“costante” e “variabile”. E costante l’investimento rappresentato da “macchine e materie prime” e variabile l’investimento in “salari di manodopera manuale”.
In base al principio del plusvalore, quanto più alto è l’impiego del lavoro manuale (ossia del capitale variabile) tanto più elevato è lo sfruttamento e quindi il profitto del capitalista. Corrispondentemente alla progressiva riduzione
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del lavoro manuale (capitale variabile), sostituito dalle
macchine (capitale costante), il profitto diminuisce, in
quanto si deve necessariamente concludere che diminuisce lo sfruttamento.
Si cerca così di accreditare la tesi secondo cui lo sviluppo
tecnologico farebbe diminuire il saggio di profitto.
Nell’economia automatizzata il capitalista non potrebbe
quindi più vivere, per mancanza di sudore da succhiare, e
quindi lo stesso non può volere l’automazione. A questo
punto la fede marxista può condurre a conclusioni surreali come nel caso di Pokrovskij, uno dei più grandi storici
marxisti russi, molto ammirato da Lenin allorché scrive,
agli inizi degli anni Venti, che non c’era da aspettarsi che il
capitalismo avrebbe sviluppato l’automobile. Il motore a
scoppio trovava nella ferrovia un ostacolo insuperabile,
perché il capitalismo non avrebbe potuto permettere l’obsolescenza del capitale investito nelle strade ferrate.
Trasferendo la teoria ai giorni nostri ne conseguirebbe che
gli imprenditori attuali sono molto miopi: per risanare i bilanci sarebbe sufficiente procedere a massicce assunzioni
di personale in modo da modificare la composizione del
capitale dando maggior peso al capitale variabile (manodopera), sfruttandolo adeguatamente e aumentando quindi il profitto.
Lavoro medio socialmente necessario
Su tale punto Marx incontra grossissime difficoltà a far
quadrare i conti. In realtà non può affermare che il valore
del prodotto è determinato esclusivamente dalla quantità
di lavoro incorporato, perché nasce subito l’obiezione: l’operaio che impiega dieci ore per costruire l’oggetto che un
altro operaio fabbrica in cinque ore, produce forse il doppio di valore di quest’ultimo? Se la ricchezza consiste nella quantità di lavoro impiegato, dovrebbe essere questa la
conclusione. No, dice Marx: il lavoro che conta è il lavoro
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medio socialmente necessario. Se nella società in cui operiamo occorrono 5 ore per fare quell’oggetto, le altre cinque ore di chi ne impiega 10 sono ore perdute. In questo
modo si ammette tuttavia che la vera ricchezza è l’oggetto
prodotto. Dunque il valore è rappresentato dall’oggetto e
non dalla quantità di lavoro presente nell’oggetto.
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N
Nazionalismo
Grazie al “Politically Correct” il concetto di Nazionalismo
ha perso l’aroma virtuoso legato all’amor di patria, acquisendo i connotati sinistri dell’estremismo di destra.
Eppure sembra trattarsi di un fenomeno fisiologico che recentemente (secolo XX) ha vissuto il suo boom.
Nel corso del novecento il numero degli Stati si è quadruplicato nel mondo e nella sola Europa hanno visto la luce
le seguenti creature:
Norvegia, Bulgaria, Albania, Finlandia, Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Irlanda, Islanda, Cipro, Malta,
Estonia, Etuania, Lettonia, Caucaso, Georgia, Azerbaigian, Armenia, Ukraina, Moldova, Belorus, Repubbliche Asiatiche ex USSR, Croazia, Slovenia, Bosnia Erzegovina, Macedonia.
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O
Occupazione/Disoccupazione
L’importanza e la delicatezza del tema sono tali da suscitare ovviamente una grande emozione, che non deve tuttavia
distogliere da un’analisi quanto più possibile obiettiva.
Non a tutti è noto ad esempio che il censimento della disoccupazione si effettua in base ad interviste campionarie
ed ha quindi sostanzialmente il valore di un sondaggio. Se,
per fare un caso, una casalinga, dopo decenni di inerzia,
dichiara improvvisamente di avere compiuto una infruttuosa ricerca di lavoro nei 30 giorni precedenti all’intervista, la dichiarazione è sufficiente per farla automaticamente annoverare fra i disoccupati. Tale meccanismo spiega
come sia possibile l’aumento contemporaneo dell’occupazione (se il numero di chi effettivamente lavora aumenta)
e della disoccupazione (se le nuove dichiarazioni di disoccupazione aumentano a loro volta) Il concetto di occupazione/disoccupazione è quindi in parte soggettivo. Paradossalmente un’estemporanea quanto velleitaria aspirazione al lavoro di un milione di casalinghe italiane, concretatasi in altrettante dichiarazioni, potrebbe produrre di
colpo un aumento corrispondente del livello di disoccupazione.
Sarebbe altresì opportuno riflettere se qualsiasi richiesta di
lavoro presenti gli stessi requisiti di intensità o se esista invece, in realtà, una specie di scala Mercalli della disoccupazione che misuri diversi gradi di intensità, anche psicologica. Al massimo livello di intensità e quindi di partecipazione sociale andrebbe collocato il disoccupato disposto
ad accettare immediatamente, in qualsiasi luogo, qualsiasi lavoro, a qualsiasi retribuzione indipendentemente dal-
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le proprie qualifiche. Se in pratica non esistesse questa,
magari inconsapevole, graduatoria di intensità, sarebbe
difficile spiegare l’ormai diffusa realtà, frequentemente testimoniata dai quotidiani, per cui specifiche offerte di determinate occasioni di lavoro cadono nel vuoto. E sarebbe
difficile spiegare le dichiarazioni del ragioniere generale
dello stato, Monorchio, secondo cui sarà necessario importare almeno 50.000 extracomunitari all’anno, per coprire
posti di lavoro vacanti. O come mai, secondo uno studio
effettuato tempo fa da Confindustria, i disoccupati reali in
Italia non supererebbero le 170.000 unità.
In un modo o nell’altro si torna al concetto che la soluzione dei principali problemi economici, disoccupazione
compresa, è sempre legata alla ricetta usata dai diversi
partiti (dirigismo o liberismo, pauperismo o sviluppo) e
che quella giusta può essere solo, appunto, la promozione
dello sviluppo.
Si potrebbe quindi concludere che
- L’occupazione è figlia dello sviluppo del mercato.
- Uccidere il mercato significa uccidere il lavoro.
- Il problema non si risolve con i “lavori socialmente
futili”.
- La flessibilità del lavoro non è libertà di licenziare,
ma di assumere.
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P
Parametri
Nell’analisi di determinate realtà si ignorano talvolta delle
pregiudiziali che, ove evidenziate, metterebbero completamente in crisi le conclusioni raggiunte in spregio alle
pregiudiziali stesse.
Onde evitare tale rischio è opportuno costituirsi una scorta di parametri da applicare di volta in volta alle realtà considerate.
Si prenda ad esempio il parametro, accreditato da numerosi eminenti economisti, secondo cui un sistema economico
non può generare nuova occupazione se il tasso di sviluppo del PIL non raggiunge almeno il 2,5% annuo. Al di sotto di tale livello il potenziale aumento di occupazione viene assorbito infatti dall’incremento di produttività.
Accettato questo parametro come pregiudiziale ne consegue che la politica di un governo saggio dovrebbe orientarsi esclusivamente verso la promozione dello sviluppo al fine di superare la soglia del 2,5%, ben sapendo che qualsiasi alternativa artificiale per generare occupazione, condurrebbe soltanto alla creazione di lavori “socialmente futili”.
Par condicio
Con il decreto legge del Governo tecnico Dini, in data 20
febbraio 1995 si è stabilito il regime della “Par condicio”.
Il meccanismo prevede quanto segue:
Vengono disciplinate le modalità di accesso ai mezzi
di comunicazione di massa da parte delle forze politiche e dei candidati durante le campagne elettorali (po-
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litiche, amministrative, europee o referendarie) secondo un obbligo di rispetto del principio della parità di
trattamenti. Di spazi di propaganda elettorale sulla
stampa, nella Rai e nelle TV private (!) sono offerti a
condizioni di parità di trattamento, vale a dire assegnando tempi uguali a tutti i soggetti prescindendo
dall’effettivo “peso elettorale”. Il “periodo protetto”
va dal giorno di convocazione dei comizi elettorali alla chiusura della campagna elettorale e si può estendere quindi da 45 fino a 70 giorni prima delle elezioni.
Norme particolarmente rigide e restrittive della libertà di informazione vengono dettate in maniera di
pubblicità elettorale e della diffusione dei sondaggi
elettorali. Negli ultimi 20 giorni della campagna elettorale è infatti vietato rendere pubblici o diffondere
sondaggi, mentre negli ultimi 30 giorni è vietata “ogni
forma di pubblicità elettorale”.
Il decreto, che ha pesantemente condizionato le elezioni
regionali del 1995, politiche del 1996 nonché varie elezioni
amministrative, è stato reiterato 7 volte ed è decaduto il 18
maggio 1996.
È rimasto quindi in vigore, dal 20 febbraio 1995 al 18 maggio 1996 senza essere convertito in legge dal Parlamento.
Si è verificata così una situazione per cui un atto del Governo, senza legittimazione parlamentare, ha potuto falsare l’esito di più tornate elettorali.
Insieme al trucco della “Desistenza” e all’imbroglio del “Ribaltone”, la “Par condicio”, così come intesa faziosamente
dalle sinistre, rappresenta un elemento fondamentale per la
“Balcanizzazione della politica” in Italia.
Politically Correct
Si tratta di un modello pseudo-culturale che inquina la
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realtà socio-politica dei Paesi Occidentali industrializzati.
In un suo libro recente Hughes definiva la concezione “Politically Correct” come la “cultura del piagnisteo”.
Un tentativo più analitico di definizione potrebbe recitare
così: “Il comportamento preconcetto ed irrazionale a favore di chi appare più debole o pratica la trasgressione”.
Il “Politically Correct” presuppone comunque, implicitamente, la negazione dei valori della società industriale,
dell’individuo, dell’impresa, della meritocrazia, della
competizione e dello sviluppo tipici del mondo privato
privilegiando, implicitamente, lo statalismo, l’assistenzialismo, l’appiattimento ugualitario, la permissività, la deferenza piagnucolosa verso concetti utopistici e mistificanti
come la solidarietà, la società multietnica o l’arte graffitaria.
Il Politically Correct condanna la qualità e la competizione.
Ironizza Hughes rilevando che sarebbe facile rendere Politically Correct il gioco del tennis: basterebbe abolire la rete
in mezzo al campo.
Esistono due figure retoriche che servono da spia per segnalare con chiarezza situazioni Politically Correct: la litote, che esprime un concetto attraverso la negazione (ad es.
il “cieco” diventa “non vedente”, il “bidello” diventa “personale non docente”) e l’eufemismo che tende ad ammorbidire un concetto edulcorando le parole (ad es. “spazzino”
diventa “netturbino” e poi “operatore ecologico”; la “serva” diventa “domestica” e quindi “collaboratrice familiare” per trasformarsi di seguito in “colf”).
La forma forse più evidente di appiattimento sul modello
del Politically Correct è rappresentata dalla corrente filosofica dello strutturalismo secondo cui ogni manifestazione
artistica o tecnica, purché propria di una Nazione, rappresenta una specificità culturale, con dignità uguale a qualsiasi altra manifestazione. Vengono così messi esattamente
sullo stesso piano il suono del tam-tam nella giungla ed
una sinfonia di Beethoven, la costruzione di un arco da
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caccia o della navetta spaziale.
Il Politically Correct nasce negli USA in linea con le campagne di Ralph Nader (vate dei Consumatori) e di Barry
Commoner (vate degli ecologisti) e viene sposato dai “liberals” legati al Partito Democratico. Viene così costruito il
meccanismo che servirà agli americani come base per l’espiazione delle colpe del capitalismo (quali?!?!) nei confronti dei discredati, dei minorati, dei diversi.
Il contagio (in negativo, non in positivo) si estende rapidamente a tutti i Paesi dell’Occidente, imprigionando in una
gabbia ideologica il giudizio del cittadino, che viene costretto ad accettare acriticamente le scelte utopistiche e
strumentali dei burattinai del Politically Correct, pena la
“scomunica laica” comminata dai mezzi di informazione
che presidiano il sistema.
Il regime del “grande fratello” compila così delle vere e
proprie liste di proscrizione informale, ignote al cittadino
ma ben conosciute dai garanti della comunicazione, che
colpiscono ogni forma di deviazionismo.
A titolo di esempio, estremamente sintetico, si riporta uno
stralcio delle liste di proscrizione.
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POLITICALLY CORRECT
SI
Il gergo
La droga
Razze di colore
La prostituzione stradale
(Legge Merlin)
I graffiti selvaggi
De Benedetti
Che Guevara
Sofri/Baraldini
Esecuzioni capitali cinesi
Atomiche cinesi e pakistane
Zingari
Cuba
Incendio irakeno dei pozzi Kuweit
Alimenti naturali
Espianto organi umani
Energia tradizionale
La rabbia dei giovani
Pacifismo
Colpe della società
Diritti
Le donne
Lavoro minorile zingari
Opere russe alla Scala
Novelle cuisine
Mussulmani
Assassini
NO
Il latino
Il fumo
Razza bianca
La prostituzione appartata
Raffaello
Berlusconi
Jan Palach
Fioravanti
Esecuzioni capitali USA
Atomica francese
Cittadini
USA
Progetto Mosè per Venezia
Alimenti transgenici
Espianto organi animali (biotecnologie)
Energia nucleare
La rassegnazione degli anziani
Difesa militare
Colpe individuali
Doveri
Gli uomini
Lavoro minorile imprese
Opere italiane alla Scala
Cucina regionale
Cattolici
Vittime
In conclusione, il modello del Politically Correct rappresenta una strategia alternativa alla teoria marxista per consentire ai comunisti di conquistare in modo truffaldino il
potere mancato o perduto in base alla teoria tradizionale.
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Popper (Ingegneria sociale)
Popper identifica la figura dell’ingegnere sociale (cui è affidato il compito di progettare e far funzionare le istituzioni sociali), che colloca in due distinte categorie: e cioè gli
“ingegneri gradualistici”, da interpretare come appartenenti alla scuola liberaldemocratica, e gli “ingegneri utopistici”, di estrazione marxista.
L’ingegnere utopistico mira a riplasmare l’intera società
secondo un piano regolatore preciso. L’imprevedibilità
della natura umana costringe tuttavia l’utopista, volente o
nolente, a cercare di dominare l’elemento personale con
mezzi istituzionali e ad allargare il suo programma fino a
comprendere non solo la trasformazione della società secondo un piano, ma anche la trasformazione dell’uomo.
Infatti alla richiesta di costruire una nuova società adatta
agli uomini e alle donne che vi dovranno vivere si sostituisce la richiesta che questi uomini e queste donne siano
plasmati contro la loro volontà e con la violenza per adattarli alla nuova società.
Il benemerito ingegnere gradualistico cercherà invece con
spirito pragmatico borghese e rinunciando all’utopia, di
individuare e combattere i più gravi ed urgenti mali della
società invece di battersi, come un visionario, per il suo più
grande bene ultimo. Realizzerà quindi gradualmente, ma
concretamente, il bene della società.
Povertà
Il concetto di povertà descrive una realtà estremamente
differenziata da paese a paese, ma ciò malgrado applicato
in modo uniforme a situazioni anche geografiche diverse,
suscitando così confusione e disagio psicologico.
Per quanto riguarda l’Italia si parla spesso di aumento del-
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la povertà, ma non si illustra generalmente il livello di reddito che determina l’ingresso nell’area della povertà stessa, generando così notevole incertezza nel cittadino. I parametri vengono periodicamente aggiornati ma, a quanto
pare, nel 1999 entra nell’area della povertà una famiglia di
due persone che percepisca un reddito non superiore a
1.450.000 lire al mese, il che significa 725.000 lire pro capite, pari a 8.700.000 lire pro capite all’anno.
Pur nel massimo rispetto di quanti sono veramente indigenti sembra opportuno che l’analisi del problema si basi
su fatti perfettamente documentati, onde evitare emozioni
ingiustificate e distorsioni economiche nell’impiego delle
risorse che finirebbero per danneggiare le persone realmente bisognose.
Può essere utile al riguardo un’analisi pubblicata nel 1993
dalla Heritage Foundation sulla povertà negli Stati Uniti
che denota in questo campo un impegno del Paese che viene generalmente disconosciuto.
La guerra alla povertà, cominciata negli USA nel 1964 sotto Lyndon Johnson, era costata fino agli inizi degli anni ‘90
5,1 trilioni di dollari, un costo superiore a quello dell’ultima guerra mondiale. Anche escludendo una serie di programmi di Welfare destinati alle classi medie nel 1992 la
spesa aveva raggiunto il record di 306 miliardi di dollari,
pari a 570.000 miliardi di lire.
Considerando che in dollari costanti tra gli anni ’60 e ‘90 il
costo del Welfare si è moltiplicato per sette volte il rapporto si chiede come il numero dei poveri sia potuto rimanere immutato (circa 30 milioni)
Secondo l’istituzione USA “Heritage Foundation” il paradosso è spiegato dalle grossolane imprecisioni delle rilevazioni statistiche, riguardanti soprattutto una sottostima
delle entrate e l’esclusione dal calcolo delle proprietà. Fra
le principali distorsioni od omissioni vengono indicati:
- Circa il 40% dei poveri sono proprietari di case.
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- Il 64% delle famiglie povere possiede l’automobile e il
15% ne possiede più d’una.
- Circa il 60% delle case povere dispone di aria condizionata, il 33% possiede il forno a microonde.
Nel 1992 la soglia di povertà per una famiglia di 4 persone
era calcolata, come entrate di cassa e quindi indipendentemente dalle proprietà (es. casa di proprietà e non in affitto)
in $ 14.343, pari a Lire 27.000.000. La cifra non comprende
tuttavia i benefici del Welfare, che portano quasi a raddoppiare l’importo. Infatti è stato ufficialmente calcolato
che a fronte di ogni dollaro conteggiato come entrata della
famiglia povera, la famiglia stessa spende 1.85 dollari.
È stato calcolato che la spesa per Welfare di 306 miiliardi di
dollari sostenuta nel 1992, rappresenta il triplo di quanto
sarebbe stato sufficiente per elevare al di sopra della soglia
di povertà il reddito di tutte le famiglie classificate come
povere.
Il rapporto attribuisce al sistema di welfare americano due
gravi conseguenze di tipo sociale, dovute al fatto che alla
povertà materiale si è aggiunta o sostituita la cosiddetta
“povertà comportamentale” (behavioral poverty), che ha
provocato una vera e propria erosione dei valori fondamentali.
- La diffusione del welfare di disoccupazione ha gradualmente eroso la propensione al lavoro, rendendo allettante
l’inazione. Nel 1950 circa il 33% delle famiglie povere erano comunque capeggiate da un adulto che lavorava. Nel
1990 tale percentuale si è ridotta al 15%.
- I sussidi a favore delle ragazze madri hanno favorito la dissoluzione della famiglia, consentendo di lucrare il sussidio
rinunciando al matrimonio. Nel 1959 il 28% delle famiglie
povere era capeggiato da una donna mentre nel 1991 il numero è salito al 61%. Mentre negli anni ’60 il numero di bambini neri illegittimi ammontava al 25% delle nascite, nel
1992 quasi due bambini su tre nascevano fuori matrimonio.
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Il rapporto conclude in tono sconsolato sulla vera “tragedia” del sistema di welfare americano: «milioni di bambini che crescono senza padre, milioni di genitori che hanno
perso l’etica e la dignità del lavoro ed intere generazioni
che vengono derubate dei loro sogni e speranze per il futuro.»
Le considerazioni di cui sopra invitano a preferire una ricetta che privilegi lo sviluppo, basato sulla valorizzazione
dell’individuo, rispetto all’intervento statale. Tenendo anche conto del fatto che nei Paesi in cui vige la ricetta statalista in contrapposizione al modello liberaldemocratico,
ossia nel miliardo e mezzo di sudditi ancora sottoposti al
modello comunista, la soglia della povertà dell’Italia o degli Stati Uniti, rappresenterebbe un formidabile “balzo in
avanti” nel tenore di vita. Non dimentichiamo infatti che,
tanto per citare i casi più noti il reddito pro capite annuale
ammonta in Cina (1997) a $ 623 (Lire 1.152.550) per le aree
urbane e a $ 252 (Lire 466.000) per le aree rurali; nella Corea del Nord (1996) a $ 910 (Lire 1.683.350) e a $ 741 (Lire
1.370.085) nel 1997, con una interessante tendenza alla diminuzione, e a Cuba (1998) a $ 646 (Lire 1.195.100).
Produzione (vedi Impresa)
Professionalità
Il clima sempre più diffuso di Politically Correct, con conseguente avversione per la qualità, e le collegate crescenti
manifestazioni di permissivismo e buonismo, incidono
progressivamente sul concetto di dovere, concetto sempre
meno popolare per le sue fastidiose implicazioni di disciplina ed impegno personale.
I richiami al senso del dovere si sono fatti quindi sempre
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più rari e timorosi, acquisendo connotati quasi anacronistici.
Eppure il concetto di dovere ha una sua precisa dignità costituzionale essendo specificamente richiamato dall’art. 4,
comma 2, che recita:
«Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le
proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o funzione che concorra al progresso materiale e spirituale
della società».
Al recupero di questa norma, ormai quasi ignorata nella
quotidiana dialettica politica, potrebbe agganciarsi un rilancio del concetto di professionalità individuale basata
sulle forze della persona e senza necessità di mendicare assistenze esterne.
La professionalità del singolo, ormai in grave declino, è di
fondamentale importanza anche per il Paese, in quanto
l’immagine di professionalità di un Paese è data dalla somma della professionalità dei singoli cittadini.
Profitto (vedi Impresa)
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Q
grafico 2
Qualità della vita
1994-97
1990-93
1986-89
1910-12
1881-82
0
1980-85
10
1970-72
20
1973-77
30
1960-62
40
1930-32
50
1950-53
60
1921-22
70
In modo esplicito da parte dei movimenti ecologisti, senza
che le sinistre dissentano vistosamente e con il cittadino
sostanzialmente d’accordo, si usa sostenere che, rispetto ai
tempi passati, la qualità della vita sia andata progressivamente peggiorando. Tale affermazione denota una
totale mancanza di
analisi e, come già
riportato, conferma l’amara constatazione di Ortega y
Gasset, secondo
cui «l’uomo moderno non è solidale con le cause del
suo benessere.»
Contrariamente a
quanto generalmente affermato,
dal momento della
rivoluzione induPERIODI
striale e grazie ad
essa, la qualità della vita è migliorata
in modo esponenziale, sia in termini
materiali che morali e spirituali.
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Se consideriamo un parametro fondamentale della qualità della vita, il reddito pro-capite, rileviamo l’aumento
incredibile verificatosi in poco più di cento anni, che evidenzia una moltiplicazione per dieci della cifra iniziale
(vedi grafico 3).
PIL PER ABITANTE IN LIRE COSTANTI 1997
grafico 3
35.000
30.000
20.000
15.000
10.000
5.000
ANNI
1990-1997
1980-1989
1970-1979
1960-1969
1950-1959
1940-1949
1930-1939
1920-1929
1910-1919
1900-1909
1890-1899
1880-1889
1870-1879
0
1861-1869
MIGLIAIA DI LIRE
25.000
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EVOLUZIONE ORARIO DI LAVORO
grafico 4
4000
3500
ORE ANNUE
3000
2500
2000
1500
1830
1847
1870
1920
1940
1958
1966
1970
1980
1990
1998
ANNI
Il fatto sorprendente è rappresentato tuttavia dalla circostanza che tale decuplicazione del reddito si sia realizzato con una riduzione alla metà dell’orario di lavoro (vedi
grafico 4).
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A questi miglioramenti di tipo materiale vanno aggiunti tuttavia progressi incredibili nell’area spirituale e morale. Prendiamo ad esempio il caso della riduzione sorprendente di un
fenomeno così negativo come l’analfabetismo (vedi grafico 5).
E se vogliamo considerare un fatto di una certa rilevanza,
sia pure legato al mondo del tempo libero, dobbiamo con-
ANALFABETISMO
grafico 5
80
70
60
40
30
20
10
91
81
19
71
19
61
19
19
*
51
19
41
31
ANNI
19
21
19
11
19
19
*
01
91
91
19
19
81
18
18
71
0
18
PERCENTUALE
50
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PERSONE CHE SI SONO RECATE IN VACANZA
grafico 6
50
45
40
35
ANNI
30
25
20
15
10
5
0
1959
1965
1975
1978
1982
1985
1993
1994
PERCENTUALE
statare come sia aumentato nel corso di pochi anni il numero delle persone che possono concedersi di andare in vacanza (vedi grafico 6).
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ELETTORI DEL PARLAMENTO NAZIONALE
grafico 7
90
80
70
60
% ABITANTI
50
40
30
20
10
0
61
18
67
18
74
18
80
18
86
18
92
18
97
18
04
19
13
19
21
19
29
19
48
19
58
19
68
19
76
19
83
19
92
19
96
19
ANNI
Il continuo miglioramento della qualità della vita, legato
all’impressionante aumento di risorse generato dalla Rivoluzione industriale, ha avuto ripercussioni importanti
anche su realtà fondamentali, che potrebbero apparire direttamente non collegate, come ad esempio l’incredibile
diffusione del diritto di voto (vedi grafico 7).
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E per toccare un tasto molto caro agli ambientalisti, che
tendono a presentare un quadro negativo circa gli effetti
della Rivoluzione industriale, va ricordato che la superficie boschiva in Italia, contrariamente a quanto generalmente ritenuto, ha subito negli anni notevole incremento
(vedi grafico 8).
SUPERFICIE FORESTALE
(migliaia di ettari)
7500
grafico 8
7000
6500
5500
5000
4500
4000
3500
18
71
19
21
19
35
19
46
19
50
19
53
19
56
19
59
19
62
19
65
19
68
19
71
19
74
19
77
19
80
19
83
19
86
19
89
19
92
19
95
MIGLIAIA DI ETTARI
6000
ANNI
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E come colpo di scena finale in un mondo che ci viene presentato come affetto da una violenza crescente ed inarrestabile, consideriamo un parametro molto significativo al
riguardo, l’andamento del tasso di omicidi dolosi (vedi
grafico 9).
OMICIDI PER 100 MILA ABITANTI
(ESCLUSI OMICIDI COLPOSI)
MEDIE DI PERIODO
16
grafico 9
14
12
8
6
4
2
PERIODI
1991-1997
1981-1980
1971-1980
1961-1970
1951-1960
1941-1950
1931-1940
1921-1930
1911-1920
1901-1910
1891-1900
0
1881-1890
NUMERO DI OMICIDI
10
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R
Razzismo
Razzismo è certamente uno dei concetti più gettonati in
questi anni e rappresenta uno dei cavalli di battaglia del
Politically Correct. L’intendimento è quello di bollare come intollerante qualsiasi osservazione riferita agli aspetti
irrazionali e dannosi, spesso per entrambe le parti, della
immigrazione illimitata e indiscriminata.
Analizzando il concetto, in linea coi principi della Bonifica
semantica, in base alla definizione del vocabolario, si nota
quale forzatura del significato della parola venga quotidianamente perpetrata dai manipolatori della pubblica
opinione.
Razzismo è: «Tendenza a considerare la razza come fattore determinante dello sviluppo della civiltà di una società
e quindi a conservarne la purezza, evitando la contaminazione con altri popoli, considerati di razza inferiore, mediante la discriminazione razziale e anche con la persecuzione e la loro distruzione.» (Garzanti).
Le emozioni che si muovono intorno al concetto di razzismo vanno chiaramente molto al di là del contenuto della
definizione, dalla quale risulta chiaramente come la pratica effettiva del razzismo rappresenti un impegno molto
gravoso, con risvolti chiaramente criminali di natura estremistica.
In una metaforica scala di Richter del fenomeno di incompatibilità razziale il razzismo potrebbe essere posto al vertice ed equiparato all’omicidio, con una serie di sfumature
sottostanti che, partendo da una blanda antipatia potrebbero salire all’intolleranza e quindi all’avversione. Si tratterebbe di forme intermedie di incompatibilità, ben lonta-
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ne ancora dall’impegno criminale attivo che il razzismo
reale presuppone.
Il Politically Correct bolla invece come razzismo qualsiasi,
anche minima e giustificata, mancanza di rispetto da parte dell’indigeno verso l’immigrato. Assimilando così qualsiasi comportamento, anche il più innocuo, al livello massimo del razzismo. Si usa cioè l’epiteto massimo per qualsiasi tipo di infrazione. In sostanza, anche l’oltraggio verbale viene definito “omicidio”.
Al fine di intimidire il cittadino medio, per finalità parzialmente imperscrutabili, l’accusa di razzismo viene profusa a piene mani dagli operatori del Politically Correct,
intralciando così un’analisi obiettiva e serena del problema che dovrebbe comunque basarsi sulla premessa: “Lavoratori sì, clandestini no”, con la riaffermazione del principio di legalità e l’auspicio di soluzioni che possano presentare un valore aggiunto per entrambi le parti.
Ribaltone (vedi Abigeato politico)
Ricettazione politica (vedi Abigeato)
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S
Sarcasmo rosso
Nei confronti dei loro antagonisti politici i comunisti utilizzano sistematicamente forme pesanti di sarcasmo, in
modo così diffuso da ritenere che abbiamo seguito corsi di
partito per corrispondenza. È tipico il “sorriso di scherno
socialista” con cui punteggiano, specialmente nelle trasmissioni televisive, le argomentazioni degli avversari, anche quelle obiettivamente validissime.
Si tratta di un sarcasmo piuttosto grossolano che presenta,
in filigrana, le caratteristiche già ricordate dell’arte sovietica, ispirata al Realismo socialista. Per dissociarsi da un
passato sanguinario usano ad esempio l’iperbole:
«Ma voi credete ancora che i comunisti mangino i
bambini?.»
Un antagonista più malizioso di quanto non siano i
bonaccioni borghesi avrebbe messo immediatamente in campo una controiperbole, ad esempio:
«Ma voi credete ancora che gli imprenditori impicchino
gli operai?»
Incidentalmente, a parte la mancata pronta risposta dei
borghesi, risulta storicamente provato che in passato i comunisti si sono effettivamente dedicati a pratiche di cannibalismo infantile, come dimostrato dal Libro Nero sul
Comunismo, con particolare riferimento alle tragiche condizioni economiche della Cina marxista.
E purtroppo anche recentemente nella Corea del Nord,
grazie alla carestia cronica provocata in quel Paese dall’insensato regime comunista, si sono verificate pratiche di
cannibalismo infantile come attestato dal Corriere della
Sera dell’ottobre 1997.
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Sicurezza
L’importanza vitale del tema, che tocca le esigenze prioritarie del cittadino, merita un approfondimento a tutto
campo. Ci limitiamo ad un rapido squarcio su alcuni
aspetti della recente realtà.
Nel periodo fra il 1° luglio 1996 e il 30 giugno del 1997 sono stati denunciati 2.920.000 delitti, dei quali:
- 1.710.000 furti;
- 2.850 omicidi consumati o tentati;
- 47.230 rapine;
- 27.240 violazioni delle leggi sugli stupefacenti;
- 7.550 estorsioni;
- 95 sequestri di persone.
Sono rimasti ignoti gli autori:
del 95% dei furti denunciati;
dell’83% degli omicidi;
dell’86% delle rapine;
dell’86% dei sequestri di persona.
Non esistono molti segnali dell’impegno delle procure sui
reati appartenenti alla tipologia di cui sopra.
Sindacati
Nel 1997 le forze di lavoro in Italia ammontavano a
22.891.000 unità (Rapporto Censis 1998).
I Sindacati italiani, incarnati nella Triplice (CGIL, CISL e
UIL) si sono progressivamente arrogati (tecnicamente arrogarsi significa attribuire a sé stessi qualcosa che non è
dovuto) il ruolo della rappresentanza globale della forze
di lavoro del Paese.
Nel 1997 la situazione associativa della Triplice era la seguente:
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ASSOCIATI
CGIL
ATTIVI
2.303.706
PENSIONATI
2.875.459
DISOCCUPATI
36.123
ALTRI
TOTALE
5.215.288
TOTALE GENERALE
CISL
1.882.657
1.909.832
63.845
3.856.334
UIL
1.119.768
418.437
50.065
154.627
1.742.897
10.814.519
In percentuale la situazione si presenta come segue:
ASSOCIATI
ATTIVI
PENSIONATI
DISOCCUPATI
ALTRI
CGIL
44.2
55.1
0.7
CISL
48.8
49.5
1.7
UIL
64.2
24.0
2.9
8.9
Per valutare appieno la capacità di rappresentanza della
Triplice nei confronti dei lavoratori, dal totale di 10.814.519
iscritti vanno dedotti i pensionati (che lavoratori più non
sono) in numero di 5.203.728 e se ne ricava la differenza
(che rappresenta i lavoratori effettivi più una fascia veramente marginale di disoccupati), pari a 5.610.791 unità. La
rappresentanza va quindi calcolata ponendo in relazione
tale cifra con il totale delle forze lavoro, pari a 22.891.000
unità, e dall’operazione si ricava che la Triplice rappresenta soltanto il 24,51% dei lavoratori italiani.
Dalle cifre di cui sopra si rileva chiaramente la scarsissima
presenza fra gli iscritti di disoccupati, significativa del
comportamento delle categorie non protette verso l’azione
sindacale.
Si rileva altresì come i sindacati si siano arrogati una serie
di ruoli fondamentali, estranei alla loro competenza, incidendo in modo sempre più pesante sulla realtà economica
e sociale del Paese.
Si può correttamente ritenere che grazie al loro motto (im-
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plicito), “Lavorare di meno e guadagnare di più” rappresentano il freno principale alla modernizzazione e allo sviluppo del Paese.
E ciò malgrado il fatto che possano costituire una realtà in
via di potenziale estinzione, almeno in base a quell’indicatore di tendenza che sono gli USA. Secondo il Prof. Weber,
della Midwestern University di Chicago, i lavoratori sindacalizzati statunitensi erano il 64% nel 1970, scendendo al
24% nel 1985. Secondo il Sole 24 Ore del 10-1-96 la percentuale è scesa al 10%. Da rilevare inoltre che, alla luce di un
rapporto ISTAT solo il 25% dei cittadini si sentirebbe rappresentato dai Sindacati.
Per chiudere col tema della rappresentatività nei confronti dei lavoratori, nettamente squilibrata dalla preponderanza di pensionati fra gli iscritti, va ricordato il trattamento penalizzante riservato dal sistema alle componenti
sindacali estranee alla Triplice che vedono ad esempio arbitrariamente escluse dalle decisioni che contano sindacati come l’UGL con oltre due milioni di associati.
Malgrado l’evidente declino la forza dei Sindacati nei confronti del Governo, in cambio dell’appoggio politico fornito, è tale che nel DPEF (Documento di programmazione
economico finanziaria) del 1996 sono riusciti ad imporre,
violando tutte le regole dell’economia e della tecnica previsionale, un arbitrario tasso di inflazione al 3% (artificialmente alto) per consentire un recupero surrettizio di remunerazione nel rinnovo dei contratti collettivi.
Le manchevolezze o le intrusioni arbitrarie che si possono
imputare ai Sindacati sono, come minimo, le seguenti:
- non hanno rispettato la costituzione che imponeva loro,
all’art. 39, l’obbligo di registrazione per acquisire legittimazione;
- non hanno rispettato il verdetto del referendum che imponeva loro di rinunciare alla trattenuta sulla busta paga
dei lavoratori;
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- non hanno rinunciato alla pratica di occupare i posti nei
consigli di amministrazione degli Istituti previdenziali,
contribuendo a condurli irresponsabilmente al collasso:
- continuano a presentarsi (in particolare la CGIL) come
sindacati dei lavoratori mentre (ad es. nella CGIL) oltre il
55% degli iscritti è rappresentato da pensionati;
- continuano nella pratica illecita di tenere segreti i loro bilanci, contro ogni etica di pubblicità.
Possono quindi a ragione essere definiti:
Evasori costituzionali (per il mancato rispetto dell’art. 39
della Costituzione); evasori referendari (per la mancata rinuncia alla trattenuta in busta paga come da richiesta dei
cittadini, avallata da referendum); occupatori istituzionali (per la proterva occupazione di poltrone nei consigli di
amministrazione degli enti pubblici); mistificatori semantici (per la pretesa di rappresentare i lavoratori mentre
rappresentano prevalentemente i pensionati); occultatori
gestionali (per la riservatezza con cui amministrano i loro
bilanci).
Malgrado tanti addebiti, legati soprattutto all’artificiosità
della loro situazione, i sindacati continuano a spadroneggiare sulla scena economica e sociale del Paese e a rappresentare arbitrariamente il principale interlocutore del governo per ogni decisione importante. In aggiunta a tutto
ciò non rifuggono ad ogni occasione dal presentarsi come
titolari di meriti non ben identificati per i momenti di progresso del Paese e come critici severi dell’impresa per fantasiose manchevolezze attribuibili a quest’ultima.
Fortunatamente qualche intellettuale non schierato, e citiamo in proposito De Jouvenel, ha saputo identificare l’atteggiamento da mosca cocchiera dei soggetti sindacali:
«Il grande miglioramento nelle condizioni dei lavoratori conseguito nel corso degli ultimi anni è da molti
attribuito alla pressione sindacale ed a buone leggi che
hanno corretto un sistema cattivo. D’altra parte ci si
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può domandare se questo miglioramento si sarebbe
verificato senza i successi di questo cattivo sistema e
se l’azione politica non abbia unicamente fatto cadere
dall’albero il frutto che esso stesso aveva prodotto. La
ricerca della causa non è un’indagine senza importanza dal momento che un’errata attribuzione del merito
può condurre alla convinzione che il frutto si produca
scuotendo l’albero.»
Socialismo reale
Prima di avviare un confronto fra diverse forma di totalitarismo sembra opportuno premettere una definizione
dello Stato totalitario, scelta fra le tante disponibili.
Friedrich e Brzezinski, (1965), elencano sei caratteristiche
tipiche degli Stato totalitari:
Uso su vasta scala della ideologia. Le società totalitarie
forniscono spiegazioni per ogni momento della vita.
Sistemi a partito unico. Gli Stati totalitari sono sistemi a
partito unico guidati da dittatori o leadership collettive; il
partito unico è il solo partito legale nello Stato e monopolizza le cariche di Governo.
Terrore. Gli Stati totalitari usano il terrore per mantenere il
controllo:
- torture;
- interrogatori;
- limitazione della libertà personale.
Controllo dei mezzi di comunicazione. Le voci dissenzienti sono obbligate a una comunicazione “sotterranea”.
Il regime fornisce una interpretazione unica e spesso distorta, rinforzando la propria ideologia.
Controllo delle armi.
Controllo dell’economia. Attraverso piani economici statali con obiettivi da raggiungere per ciascun settore indu-
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striale, agricolo o altro. Può anche significare l’abolizione
della proprietà privata.
Qualsiasi mente intellettualmente neutrale dovrebbe condividere la definizione, accettando di conseguenza che
ogni Stato rispondente a tali “requisiti” di ammissione
debba essere automaticamente classificato come totalitario, indipendentemente dai motivi che lo hanno spinto alla scelta.
Tutto ciò premesso si può dedurre che anche in politica,
come in altri campi, esistono dei generi dai quali possono
derivare delle specie. Storicamente il genere Totalitarismo
ha generato tre specie più note: il Fascismo, il Nazismo ed il
Comunismo. Il genere Democrazia, ha prodotto sostanzialmente una sola specie, la Liberaldemocrazia.
La storia ha voluto che il fascismo ed il nazismo fossero
puniti dal collasso militare e politico e inoltre ufficialmente giudicati e condannati (dal tribunale di Norimberga).
Mentre il comunismo è stato colpito solo dal collasso politico e non è stato giudicato ufficialmente da nessun tribunale. E ciò malgrado il fatto che, mentre fascismo e nazismo sono scomparsi da decenni dalla faccia della terra, il
comunismo continua a soggiogare una vasta aliquota della popolazione mondiale: in effetti, fatta uguale a 100 la
popolazione originariamente soggetta al comunismo, ne è
stata liberata solo una quota del 37%.
Al fine di rendere più agevole l’interpretazione del percorso concettuale si ripropone lo schema, nella pagina successiva, sotto forma di organigramma.
Il punto fondamentale da ricordare è comunque che il comunismo, al di là delle cortine fumogene sparse dagli addetti ai lavori, rappresenta come specie una forma di totalitarismo del tutto analoga a fascismo e nazismo con l’aggravante, come detto sopra, della permanenza in vita.
Mentre per qualche considerazione più tecnica riguar dante la teoria rinviamo alla voce Marxismo, ci limitiamo in
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Natura del
fenomeno politico
Genere
Totalitarismo
Democrazia
Specie
Specie
Liberaldemocrazia
Fascismo
Nazismo
Processo di
Norimberga
Comunismo
?
Popolazione
liberata
37%
Popolazione soggetta
nel 1998
63%
questa sede ad alcune osservazioni più eterogenee che evidenziano il fallimento previsionale del marxismo o illustrano qualche differenza fra il modello occidentale e quello sovietico. Passando ad alcune considerazioni più spicciole si potrebbe ricordare che:
- Marx aveva diviso rigidamente l’umanità in due classi, i
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capitalisti o borghesi (proprietari dei mezzi di produzione)
e i proletari (sfruttati dai primi e capaci di sopravvivere solo vendendo come merce la loro forza lavoro). Non aveva
previsto tuttavia che l’evoluzione economico-sociale, stimolata dalla tecnologia, avrebbe vanificato tale distinzione. A quella stregua oggi dovrebbero essere considerati
proletari i consiglieri delegati delle grandi imprese multinazionali, dalla Fiat alla General Motors, dalla IBM alla
General Electric, in quanto campano vendendo la loro forza lavoro. D’altro canto potrebbero essere considerati capitalisti, in quanto proprietari pro quota delle imprese attraverso l’azionariato diffuso, gli operai che vi lavorano.
- Identificando nei contadini (la falce) e negli operai (il
martello) lo zoccolo duro del proletariato, Marx non aveva
intuito la tendenza al progressivo assottigliamento di queste categorie, con il prepotente sviluppo del terziario, trovatosi quindi senza un simbolo che lo rappresentasse. (Per
maggiori dettagli si rinvia alla voce forza di lavoro).
La capacità previsionale, ampiamente dimostrata dalla storia come fallimentare, implicita nella teoria marxista, ha
trovato autorevoli seguaci che si sono successivamente uniti al Maestro nelle loro previsioni fasulle. Si prenda ad
esempio un apprezzato divulgatore del marxismo come
Antonio Labriola. Nella sua opera «La concezione materialistica della storia» edita da Laterza nel 1895, scrive:
«...Fiorirono in questi ultimi anni numerosi giuristi, i quali
cercarono nelle correzioni al codice civile i mezzi pratici per
elevare la condizione del proletariato. Ma perché non chiedono al Papa che si faccia capo della lega dei liberi pensatori? Ameno più degli altri è il caso dei quello scrittore italiano che, occupandosi di recente della lotta di classe, chiede che, accanto al codice che garantisce i diritti del capitale, ne sorga un altro a garanzia dei diritti del lavoro!!...»
Sembra quasi irridente ricordare a questo punto la legge n.
300, del 20.5.1970, ben nota come Statuto dei lavoratori.
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Qualche confronto storico/statistico
- I partiti comunisti (salvo possibili irrilevanti eccezioni)
non sono mai andati democraticamente al potere, a differenza di quanto prevede il normale iter nei Paesi democratici. Persino fascismo e nazismo, nell’assumere il potere, hanno avuto un avallo leggermente più democratico.
Il giorno 6-01-1918 fu convocato per la prima volta il Parlamento russo, liberamente eletto nelle elezioni di novembre, e in quello stesso giorno si aprì e si chiuse il breve ciclo della democrazia russa.
In serata infatti i parlamentari furono espulsi dai miliziani
sovietici con la famosa frase “La guardia è stanca” e il Parlamento venne definitivamente chiuso.
La democrazia bolscevica era durata un giorno.
- Scontate le stesse caratteristiche oppressive fra comunismo e nazifascismo, si potrebbe concludere che il comunismo si distingue in peggio per:
- la numerosità della popolazione soggetta;
- la durata dell’oppressione;
- il riferimento esclusivo ad una pomposa teoria;
- la permanenza in vita del sistema (solo il 37% della popolazione originariamente soggiogata è stata liberata);
- la persecuzione della chiesa;
- la persecuzione della famiglia;
- il rifiuto del concetto di Patria;
- I concetti sopra esposti possono essere esemplificati nella successiva tabella riassuntiva, in cui si tenta una quantificazione, ovviamente suscettibile di interpretazioni differenti, degli aspetti negativi dei tre principali totalitarismi.
Volume Globale di Oppressione (VGO). Ci agganciamo alla
tabella soprastante per illustrare il significato dell’ultima
voce: l’esigenza di creare tale voce è nata dal dubbio che
non esistesse finora un parametro idoneo a valutare comparativamente il peso negativo espresso dai singoli totalitarismi. Per ovviare a tale carenza si è pensato ad un mec-
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canismo che consentisse di quantificare il “Volume Globale
di Oppressione (VGO),” con riferimento a nazifascismo e comunismo.
Caratteristiche
Libertà politica
Libertà di stampa
Libertà di parola
Libertà di associazione
Omicidi
Eccidi
Campi di concentramento
Deportazioni etniche
Discriminazioni razziali
Durata dittatura
Numerosità popolazioni coinvolte
Esistenza teoria
Volume globale oppressione
Fascismo
***
***
***
***
*
*
*
=
*
**
*
*
*
Nazismo
***
***
***
***
**
***
***
=
***
*
**
*
*
Comunismo
***
***
***
***
***
***
***
***
*
***
***
***
***
Moltiplicando in modo globale la numerosità delle singole popolazioni europee per gli anni di specifica soggezione
al nazifascismo (266.000.000x64) si ottiene la cifra (depurata di sei zeri) di 2.887 (che sta ad indicare il VGO del nazifascismo). Lo stesso calcolo riferito al comunismo, soltanto europeo e quindi ad esclusione della Cina ed altri Paesi
extraeuropei (in tal caso il VGO assumerebbe valori astronomici), dà il seguente risultato, previa identica depurazione di sei zeri:
397.000.000 (popolazione) x 513 anni = VGO di 25.343
Pur nella sua approssimazione il parametro del VGO consente di accertare che il peso del totalitarismo comunista è
di circa 10 volte superiore al nazifascismo (si usa il tempo
presente in quanto, essendo il comunismo ancora in gran
parte attivo, può aumentare notevolmente il distacco).
- Sempre in termini comparativi il fallimento economico
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della teoria marxista in confronto al modello liberaldemocratico è dimostrato in modo lampante dal confronto parallelo dello sviluppo economico di Paesi originariamente
uniti e successivamente divisi in sistemi liberaldemocratici e regimi comunisti: Come anno conclusivo di questo slalom parallelo economico è stato prescelto il 1989, momento della caduta del muro di Berlino.
PAESI
Germania Occ.
Germania Or.*
Corea Sud
Corea Nord*
Congo
Zaire *
Taiwan
Cina *
Paesi comunisti contrassegnati con *
PIL PRO-CAP. IN $ (1989)
18.628
8.805
4.001
846
1.056
173
4.992
540
- Una considerazione comparativa sul livello di efficienza
del meccanismo produttivo sovietico, basato sulla collettivizzazione forzata e, in campo agricolo, sulla diffusione
capillare di kolkhos e sovkhos, ossia le grandi concentrazioni di lavoratori contadini, realizzate per esaltare gli effetti positivi della collettivizzazione. L’unica eccezione alla collettivizzazione erano piccoli appezzamenti marginali di terreno che il governo concedeva alla gestione dei privati, permettendo loro di incamerare i prodotti I risultati
della collettivizzazione, nettamente contrari, tanto per
cambiare, alle previsioni marxiste e leniniste, rappresentano praticamente un inno all’economia privata e sono illustrati dal brano che segue:
«... La situazione produttiva nei Paesi comunisti era tale
per cui i contadini, trascurando i Kolkhos, preferivano
sfruttare intensivamente piccolissimi appezzamenti di terra, il cui reddito poteva appartenere loro. In pratica il ren-
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dimento di questi “orti” era molto più elevato di quello
delle terre collettivizzate. Le terre private, che rappresentavano il 9,6% della superficie totale, fornivano il 90,5% del
pollame, il 66% dei maiali, la metà dei latticini, il 30% della frutta e della verdura...» (da Enciclopedia Storica Zanichelli, pag. 523, con riferimento all’Ungheria)
Il capitolo dei confronti può chiudersi con una argomentazione, paradossale nella forma ma coerente nei contenuti.
S afferma spesso da talune parti che, anche riconoscendo
tutti i torti del comunismo sovietico, gli va comunque riconosciuto il merito di aver migliorato il tenore di vita del
Paese. Tale affermazione può essere valida in termini assoluti, ma non in termini relativi, in confronto cioè con i progressi realizzati nello stesso tempo dai Paesi liberaldemocratici. Nel 1989, anno della caduta del muro, il reddito sovietico, dopo 70 anni di gestione comunista del Paese era
approdato a $ 6.757 pro capite contro i $ 20.960 degli USA
e i 18.628 della Germania Ovest. È facilissimo presumere
che se, invece di cadere in braccio al comunismo la Russia
avesse continuato nella pratica del modello occidentale,
che in epoca pre-rivoluzionaria stava già dando frutti promettenti, il suo reddito sarebbe oggi più alto dell’attuale. E
comunque va ricordato che il regime sovietico ha sulla coscienza 35 milioni di morti (Robert Conquest, Il costo umano del comunismo). Indulgendo al paradosso (ma non
troppo) si potrebbe calcolare che se il regime sovietico
avesse prodotto in 70 anni un aumento inverosimile di PIL
di 5% all’anno, ciò avrebbe significato 350 punti in 70 anni. Dividendo 35 milioni di morti per 350 punti di PIL si
avrebbe una media di 100.000 vittime per ogni punto di
PIL, un costo umano obiettivamente inaccettabile.
Riflessioni di chiusura
Alla luce di quanto emerge dalla storia del comunismo sovietico e dei suoi indistruttibili, anche se mascherati, stra-
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scichi contemporanei, l’atteggiamento dei liberaldemocratici appare troppo incline ad un colpevole oblio. Al fine di
rinfocolare l’attenzione ed alzare il livello di guardia, sottoponiamo un paio di testimonianze che potrebbero essere esemplari:
Tienanmen
Il Vice Presidente della Camera dei Deputati, Alfredo
Biondi, in occasione del decimo anniversario della strage
di Piazza Tienanmen, ha inviato una lettera aperta a tutti
gli amministratori locali affinchè si facciano promotori di
un’iniziativa volta ad intitolare ai martiri di Tienanmen
una via o una piazza della loro città: «Lo ritengo doveroso
- ha spiegato Biondi - ancor più nel decimo anniversario
dei tragici eventi di Piazza Tienanmen, e come reazione all’operato del Governo cinese che nuovamente ha incarcerato ben sette persone, scelte fra coloro che avevano osato
denunciare il regime di Pechino per aver provocato dieci
anni fa, con la repressione di una pacifica manifestazione,
la morte di almeno 623 civili e il ferimento di più di diecimila persone.» (Ricavato da Internet Forza Italia del 6.6.99)
Onorevole venga a Budapest
Vorrei invitare qualche Deputato comunista italiano qui,
nella mia città, perché visiti la mostra fotografica sui Gulag. Quale il nocciolo duro di questa audace ricostruzione
visiva del genocidio del fascismo rosso?
1) Sono scomparsi in questi campi di morte il doppio degli
ebrei dei lager: 12 milioni di esseri umani; 2) il primo Gulag
è del 1930, ben prima di quelli nazisti; 3) nessun film italiano ha finora ricordato quel massacro durato oltre vent’anni; 4) c’è dispar condicio tra crimini nazisti e comunisti:
questi ultimi oltre a essere stati più devastanti di quelli di
Hitler sono anche più orrendi perché cancellati, ad arte,
dalla memoria della coscienza di milioni di europei.
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(Lettera a “Il Giornale”, 18 maggio 1999, da Herbert Spinski).
Qualche notazione spicciola.
Voi fate finta di pagarci e noi facciamo finta di lavorare (a
proposito del clima regnante nell’ambiente di lavoro in
USSR).
Il perseguimento di fini irraggiungibili può impedire il
conseguimento di fini possibili. (A proposito della nocività
degli “Ingegneri utopistici”).
I cosiddetti post-comunisti, sono dei pregiudicati politici.
(A proposito della necessità di pretendere dai pentiti politici un comportamento coerente col ripudio di reati, per lo
meno ideologici).
Non è caduto il comunismo, è caduta la paura del comunismo. (È necessario non abbassare la guardia).
Solidarietà
Per verificare il significato del concetto è opportuno ricorrere ad un paio di definizioni:
L’insieme dei legami affettivi e morali che uniscono l’uomo singolo alla società di cui fa parte, e questa con lui
(Garzanti).
Il fatto di possedere gli stessi interessi ed opinioni; aiuto
reciproco (The advanced learner’s dictionary of current
English).
Il concetto di solidarietà merita una particolare attenzione
in quanto rappresenta un altro dei pilastri mistificatori del
Politically Correct. Mentre la definizione del termine appare alquanto restrittiva, limitando il concetto di solidarietà ai membri di una data società, l’interpretazione “buonista” punta ad estenderla a livello planetario in un quadro idilliaco di perequazione patrimoniale.
Onde saggiare la validità dell’idea si impongono alcune
considerazioni partendo dalla valutazione del PIL mon-
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diale (dati tratti da «Pocket World in figures», The Economist 1998).
Nel 1995 il PIL del mondo ammontava a 27.657 miliardi di
dollari.
A livello dei singoli Paesi i PIL pro-capite spaziavano dal
più alto, il Lussemburgo con $ 41.464, al più basso, il Mozambico, con $ 78.
Non rappresenta una sorpresa che i PIL più alti siano raggruppati nell’area del modello occidentale e quelli più bassi nell’area del socialismo reale o modelli affini.
Ove si decidesse un atto di perequazione dividendo il PIL
mondiale per il numero di abitanti della terra e distribuendolo singolarmente in porzioni uguali, si realizzerebbe un PIL pro-capite di $ 4.855, pari a circa Lire
600.000/700.000 al mese, soglia di accesso, in Italia, alla riconosciuta situazione di povertà.
Con questa operazione teorica di solidarietà i cittadini del
mondo sarebbero tutti uguali e tutti poveri.
Conclusione ovvia è che alla teoria della semplice suddivisione delle risorse, tipica del socialismo reale, con destinazione pauperismo, va contrapposta quella dello sviluppo
con la diffusione del modello occidentale ai Paesi del Terzo Mondo per il decollo delle economie locali.
Guardando alla solidarietà in termini di aiuti internazionali (vale a dire dei contributi che i Paesi industrializzati elargiscono istituzionalmente ai Paesi più poveri), si registra il
seguente quadro (The Economist 1998):
Donatori
1
2
3
4
5
6
7
Japan
Francia
Germany
United States
Netherlands
United Kingdom
Canada
$ (milioni)
14,489
8,443
7,524
7,367
3,226
3,157
2,067
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Pagina 127
127
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
Sweden
Denmark
Italy
Spain
Norway
Australia
Switzerland
Belgium
Austria
Finland
Kuwait
Portugal
Saudi Arabia
Ireland
Greece
New Zealand
South Korea
1,704
1,623
1,623
1,348
1,244
1,194
1,084
1,034
767
388
371
271
192
153
152
123
116
Beneficiari
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
China
Zambia
Egypt
India
Ex-Yugoslavia
Indonesia
Bangladesh
Cote d’Ivoire
Mozambique
Philippines
Ethiopia
Tanzania
Thailand
Vietnam
Pakistan
Uganda
Rwanda
Kenya
Bolivia
Senegal
Nicaragua
Ghana
Cambodia
Sri Lanka
$ (milioni)
3,521
2,029
2,017
1,738
1,638
1,389
1,269
1,200
1,102
884
876
875
863
826
805
805
711
707
692
663
662
644
567
553
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Come si noterà, fra i donatori non risulta alcun Paese del
socialismo reale, mentre la comunista Cina guida la classifica dei beneficiari.
Il Politically Correct estende ovviamente il concetto di solidarietà ad altre aree, in primo luogo l’accoglimento indiscriminato in Occidente di profughi dal Terzo Mondo, senza limiti di quantità o qualità. Di tale aspetto si tratta sotto
immigrazione.
Statalismo
Nel concetto di statalismo si annida uno dei fondamentali
elementi di differenziazione fra liberaldemocrazia e socialismo reale.
Partendo come al solito da definizioni tecniche si ricava
che statalismo significa:
- dottrina che considera lo Stato come unica fonte di diritto.
Oppure:
- tendenza ad attribuire allo Stato un potere di controllo
sempre più vasto in ogni campo di attività. (Garzanti)
La venerazione dello Stato, come fonte di ogni delizia e di
tutti i possibili benefici può giungere addirittura a livelli di
deificazione nel concetto di “Stato Etico” che si fonda sull’attribuzione di un significato morale o addirittura religioso all’istituzione “Stato” presupponendo che, appunto,
sia lo Stato ad attribuire ai cittadini i loro diritti.
I diritti dei cittadini preesistono invece allo Stato, che ha
solo il compito di garantire ai cittadini il loro libero esercizio.
Il concetto di Stato etico rappresenta notoriamente un patrimonio culturale tipico delle sinistre, ed è appunto il genitore dello Statalismo e della conseguente mortificazione
dell’individuo.
Il cittadino percepisce abbastanza chiaramente che lo Sta-
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to non esiste come entità a sé stante, ma si incarna semplicemente negli addetti statali, le cui prestazioni vengono
quotidianamente verificate dai contribuenti, e non sempre
con piena soddisfazione.
Visto il livello di efficienza tradizionalmente esibito, il concetto di Stato o addirittura di Stato etico potrebbe agevolmente prestarsi a qualche forma di ironia. Siccome una
delle caratteristiche principali dello statalismo è rappresentata dalla produzione di parole anziché di fatti due studiosi hanno pensato di mettere in evidenza tale prerogativa costruendo una selezione di frasi apparentemente logiche ma sostanzialmente vuote di significato. Le hanno
tratte dai numerosissimi piani sanitari elaborati nel tempo
dall’apparato statale.
L’esercizio è stato battezzato “Il generatore automatico di
piani sanitari” e viene riportato di seguito.
L’effetto comico si raggiunge nel modo seguente: basta
prendere una frase qualunque della prima colonna di sinistra e proseguire verso destra, salendo o scendendo a caso,
scegliendo una frase per ognuna delle colonne. Ne deriverà ogni volta una frase complessa e fumosa, dai tipici
connotati “statalistico politichesi”.
Il Generatore Automatico di Piani Sanitari
Sottoponiamo lo studio al lettore, il funzionamento del
puzzle: basta prendere una frase qualunque della prima
colonna di sinistra e proseguire verso destra aggiungendovi successivamente una frase per ognuna delle colonne
scelta a caso. Ne deriverà ogni volta una frase complessa e
fumosa, dai tipici connotati “politichesi”.
Alcune notazioni spicciole:
- In occasione della sua prima campagna presidenziale
Reagan ha conquistato un vantaggio determinante su Carter allorchè, durante il dibattito finale televisivo, ha di-
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IL GENERATORE AUTOMATICO DI PIANI SANITARI
L’utenza potenziale
Si caratterizza per
Il ribaltamento della logica assistenziale preesistente
Il bisogno emergente
Privilegia
Il superamento di ogni
ostacolo e la resistenza
passiva
Il quadro normativo
Prefigura
Un organico collegamento interdisciplinare ed
una prassi di lavoro di
gruppo
La valenza epidemiologi- Riconduce a sintesi
ca
Il nuovo soggetto sociale
Persegue
La puntuale corrispondenza fra obiettivi e risorse
La verifica critica degli
obiettivi
L’approccio programma- Estrinseca
tico
Il riorientamento delle linee di tendenza in atto
L’assetto politico istitu- Si propone
zionale
L’accorpamento delle
funzioni ed il decentramento decisionale
Il criterio metodologico
Presuppone
La ricognizione del bisogno emergente e della
domanda non soddisfatta
Il modello di sviluppo
Porta avanti
La riconversione ed articolazione periferica dei
servizi
Il metodo partecipativo
Auspica
Un corretto rapporto fra
strutture e sovrastrutture
chiarato: «credevamo di risolvere i nostri problemi affidandoli allo Stato, finché ci siamo accorti che era lo Stato il
nostro problema.»
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Nel primario inte- Sostanziando e vi- Nei tempi brevi, La trasparenza di
ogni atto decisioanzi brevissimi
resse della popola- talizzando
nale
zione
Senza pregiudica- Recuperando ov- In un’ottica pre- La non sanitarizventiva e non più zazione delle rire l’attuale livello vero rivalutando
sposte
curativa
delle prestazioni
Al di sopra di inte- Ipotizzando e per- In un ambito terri- Un indispensabile
toriale omogeneo, salto di qualità
ressi e pressioni di seguendo
ai diversi livelli
parte
Secondo un mo- Non assumendo Nel rispetto della Una congrua flesdulo di interdi- mai come implici- normativa esisten- sibilità delle strutture
te
pendenza oriz- to
zontale
In una visione or- Fattualizzando e Nel contesto di un L’annullamento di
sistema integrato ogni ghettizzazioganica e ricondot- concretizzando
ne
ta a unità
Con criteri non di- Non sottacendo Quale sua premes- Il coinvolgimento
ma anzi puntua- sa indispensabile e attivo di operatori
rigistici
ed utenti
condizionante
lizzando
Al di là delle con- Potenziando ed Nella misura in L’appianamento
cui ciò sia fattibile delle discrepanze e
traddizioni e diffi- incrementando
discrasie esistenti
coltà iniziali
In maniera articolata e non totalizzante
Con le dovute ed La ridefinizione di
una nuova figura
imprescindibili
professionale
sottolineature
Attraverso il meccanismo della partecipazione
In termini di effi- L’adozione di una
cacia e di efficien- metodologia differenziata
za
Senza precostituzione delle risposte
A monte e a valle La demedicalizzadella situazione zione del linguaggio
contingente
- In una società libera lo Stato non amministra gli affari
dell’uomo, amministra la giustizia tra uomini che conducono i propri affari.
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- Un Governo che ruba a Pietro per dare a Paolo avrà sempre il consenso di Paolo (G. B. Shaw)
- Espropriamo lo Stato, riprendiamo la roba nostra.
Stati Uniti
In questi giorni gli Stati Uniti hanno registrato 8 milioni di
miliardari, livello per tre quarti raggiunto negli ultimi 10
anni. Si può di conseguenza presumere che circa 30 milioni di persone negli USA vivano in regime da miliardari,
(circa il 12% della popolazione), contro il 13% che vive in
regime di povertà, con un reddito inferiore a 33 milioni annui. Il 48% degli americani sono proprietari di titoli azionari contro il 19% di 15 anni fa. (“Il Giornale” del 4.1.2000,
Pasolini Zanelli)
Una Germania ogni 6 anni, è il ritmo con cui gli USA aggiungono ricchezza al loro Prodotto Interno Lordo. Lo storico americano Sergej Krushev, figlio di Nikita, così commenta: «L’economia è troppo forte e troppo complessa per
poter essere amministrata o controllata: in questo consiste
il trionfo del capitalismo.» (“Il Giornale”, 8.1.2000, Pasolini Zanelli).
Durante gli anni novanta gli USA hanno creato quasi 22
milioni di posti di lavoro e la disoccupazione è scesa al
4,1% (Economist, gennaio 2000).
Stato sociale
Sembra opportuno premettere una tabella illustrativa degli oneri globali rappresentati per la collettività dallo Stato
sociale.
Lo Stato sociale si basa sul seguente concetto: lo Stato fa ricorso alla coercizione per costringere la collettività a dare
86.425
9.772
51.980
24.673
280.765
233.593
25.827
5.216
5.763
3.001
5.490
1.875
33.667
3.408
2.852
14.264
1.484
222
841
10.596
400.857
22.632
5.799
4.677
3.996
5.690
1.779
32.214
3.410
2.866
13.201
1.430
230
819
10.258
382.520
1994
86.692
11.750
50.396
24.546
263.614
219.041
1993
2.505
5.730
2.752
34.264
3.411
2.687
14.481
1.490
234
1.080
10.881
415.558
5.275
6.138
25.671
85.818
9.670
52.023
24.125
295.476
247.405
1995
1996
1.829
6.686
1.897
34.859
3.431
2.839
14.506
1.497
235
1.016
11.335
445.478
5.338
6.403
26.626
92.683
10.588
55.909
26.186
317.936
269.157
Totale istituzioni
1.783
7.300
2.312
34.731
3.609
2.625
14.280
1.488
238
1.028
11.463
473.807
5.504
6.110
26.783
99.295
11.650
60.149
27.496
339.781
289.989
1997
(a)
3.996
5.565
1.776
26.494
3.410
2.866
13.201
1.430
230
819
4.538
358.149
5.799
4.677
6.297
86.692
11.750
50.396
24.546
244.963
216.583
1993
3.001
5.420
1.872
27.877
3.408
2.852
14.264
1.484
222
841
4.806
376.345
5.216
5.763
7.763
86.425
9.772
51.980
24.673
262.043
233.008
1994
2.505
5.662
2.749
28.451
3.411
2.687
14.481
1.490
234
1.080
5.068
392.160
5.275
6.138
8.769
85.818
9.670
52.023
24.125
277.891
246.793
1995
1.829
6.623
1.895
28.890
3.431
2.839
14.506
1.497
235
1.016
5.366
421.648
5.338
6.403
9.107
92.683
10.588
55.909
26.186
300.075
268.880
1996
1.783
7.237
2.310
28.707
3.609
2.625
14.280
1.488
238
1.028
5.439
448.894
5.504
6.110
8.283
99.295
11.650
60.149
27.496
320.892
289.665
1997 (a)
Di cui:
istituzioni delle amministrazioni pubbliche
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(a) Dati provvisori. - (b) - Comprende le visite mediche generiche e specialistiche, analisi diagnostiche strumentali, protesi, cure balneo-termali ed altre prestazioni. - (c) Comprende equo indennizzo, liquidazioni in capitale, assegni, indennità, sussidi complementari al reddito ed annualità alle vedove.
Sanità
Assistenza farmaceutica
Assistenza ospedaliera
Altre prestazioni sanitarie (b)
Previdenza
Pensioni e rendite
Liquidazione per fine
rapporto di lavoro
Indennità di malattia,
temporanea per
infortuni e di maternità
Indennità di disoccupazione
Assegno di integrazione
salariale
Assegni familiari
Altri sussidi e assegni (c)
Assistenza
Pensione sociale
Pensione di guerra
Pensione agli invalidi civili
Pensione ai ciechi
Pensione ai sordomuti
Altri assegni e sussidi
Assistenza sociale
Totale protezione sociale
(a)
VOCI ECONOMICHE
Tavola 9.20 - Prestazioni di protezione sociale (in miliardi di lire)
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a scopi di assistenza più di quanto darebbe spontaneamente in assenza di costrizione.
Le origini dello stato sociale sono controverse: la tesi sostenuta da vari scrittori secondo cui l’inventore dell’assistenzialismo di stato nella sua forma attuale sarebbe stato
Bismarck, che lo avrebbe introdotto (1881) per far perdere
terreno all’opposizione socialdemocratica, non è accettata
da tutti.
La crescente incidenza degli oneri dello stato sociale sul
PIL è testimoniata dalla tabella sottostante:
SPESA PER PRESTAZIONI SOCIALI 1974/1988
1974
1975
1976
1977
1978
1979
1980
1981
1982
1983
1984
1985
1986
1987
1988
Prezzi
correnti
15.205
19.616
24.421
28.963
36.577
42.426
54.696
72.805
88.609
109.355
121.556
139.055
154.748
169.972
186.256
Prezzi
1989
90.851
100.213
106.775
108.261
121.889
123.215
131.052
145.976
152.520
164.272
164.733
172.630
181.486
190.305
198.518
In % al
PIL
12,44
14,15
13,97
13,51
14,43
13,69
14,11
15,69
16,25
17,26
16,72
17,11
17,26
17,35
17,26
In % alle
spese totali
33,24
33,93
34,39
33,21
33,54
32,65
32,40
32,79
32,44
33,35
32,45
32,24
32,68
32,78
32,54
Fonte: Banca d’Italia, Relazione…, varie annate. I dati nella prima colonna sono in miliardi di
lire a prezzi correnti e quelli nella seconda in miliardi a prezzi 1989. Infine quelli della terza colonna esprimono le spese per prestazioni sociali in percentuale al prodotto interno lordo quelli
della quarta in percentuale alle spese totali del settore pubblico.
Ai giorni nostri l’incidenza è ulteriormente aumentata e si
aggira intorno al 23%. Tale andamento appare in contrasto
con la tendenza al continuo incremento del reddito pro-capite verificatosi nei decenni, come indicato nella tabella soprastante. Appare in effetti singolare che, più aumentano
le risorse a disposizione del singolo cittadino, più lo stato
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PIL PER ABITANTE IN LIRE COSTANTI 1997
35.000
30.000
MIGLIAIA DI LIRE
25.000
20.000
15.000
10.000
5.000
1990-1997
1980-1989
1970-1979
1960-1969
1950-1959
1940-1949
1930-1939
1920-1929
1910-1919
1900-1909
1890-1899
1880-1889
1870-1879
1861-1869
0
ANNI
investa nell’opera di protezione sociale. Tale contraddizione può essere spiegata solo col fatto che gli investimenti
rappresentano una mistificazione e sono in realtà lo specchio di distorsioni ed inefficienze che si vogliono gabellare come crescente impegno sociale.
Lo Stato in sostanza grava la collettività di costi per poter
distribuire benefici sotto forma di “Servizi sociali”. Tuttavia, dal momento che il trasferimento ha un suo costo (quello della burocrazia intermediatrice) la collettività riceve dallo Stato, in una situazione di Monopolio, meno di quello
che ha dovuto pagare. In sostanza il criterio di elargizione
universale realizza il conferimento di benefici a tutti, anche
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ai ricchi, mentre il costo dell’assistenzialismo grava su tutti, anche sui poveri.
Secondo un’analisi dell’ on. Antonio Martino una forma di
“assistenzialismo indiretto” è rappresentata dall’intervento
dello Stato nella realtà economica, allo scopo dichiarato ma
ingannevole di “creare occupazione”. L’effetto “visibile”
dell’operazione è quello di creare posti di lavoro nell’impresa assistita. L’effetto invisibile” è quello di una diminuzione di fondi al sistema produttivo, con conseguente riduzione dei posti di lavoro. L’effetto netto non è nullo, come
potrebbe sembrare, giacchè in tal modo l’occupazione pubblica, generalmente improduttiva, spiazza l’occupazione
privata, generalmente produttiva, con conseguente diminuzione del reddito prodotto. Il ragionamento è confermato dal fatto che, secondo uno studio di qualche anno fa; la
creazione di un posto di lavoro privato costa circa 25 milioni e quella di un posto pubblico si aggira sui 150 milioni.
Da quanto sopra si arguisce che, «se taluno riceve un reddito che non produce, qualcun altro produrrà un reddito
che non riceve» (Leonard Reed).
La scarsa visibilità dei danni provocati dall’assistenzialismo indiretto è illustrata dal seguente esempio: Un’impresa pubblica che occupi 10.000 addetti e perda 57 miliardi
all’anno attribuisce in media ad ogni addetto L. 5.700.000
all’anno in eccesso rispetto al reddito prodotto. Se il costo
viene “spalmato” sull’intera popolazione, ogni cittadino si
accollerà un onere di L. 1.000. Si spiega in tal modo l’accanimento dei 10.000 nel difendere la situazione di fronte all’indifferenza dei 57 milioni.
Diceva la Thatcher nel 1979: «In Inghilterra esistono due
settori: il settore privato, che è controllato dallo Stato, e
quello pubblico, che non è controllato da nessuno.»
Assistenza
Si può definire l’assistenza come la “Attività svolta da
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qualche particolare organo od ente e diretta a venire incontro alle necessità di determinate categorie sociali.
La forma degenerativa dell’assistenza, fatto in sé positivo, è
rappresentata dall’assistenzialismo, che potrebbe significare:
“Ricevere più di quanto hai versato”.
Oppure, trasformandola in battuta: “Paghi uno, prendi
due”.
Previdenza
Significa in pratica “ ricevere il giusto”.
Vale a dire:
da ognuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i
suoi versamenti.
Sussidarietà
Il concetto di sussidiarietà, adottato anche dall’Europa, rappresenta un meccanismo fondamentale per la democrazia
e lo sviluppo.
La sussidiarietà si articola in due forme:
Sussidiarietà verticale.
Punta a valorizzare al massimo il ruolo individuale del cittadino, trasferendo quanto più possibile vicino al suo livello, o al livello delle istituzioni a lui più vicine, ogni fonte di decisione amministrativa.
Si traduce nel seguente modello:
- Non faccia il Comune quello che può fare il cittadino, non
faccia la Provincia quello che può essere meglio fatto dal
Comune, non faccia la Regione ciò che può essere meglio
fatto dalla Provincia, non faccia lo Stato ciò che può essere
meglio fatto dalla Regione e non faccia l’Europa ciò che
può essere meglio fatto dai singoli Stati.
Sussidiarietà orizzontale.
Attraverso una corretta attribuzione di competenze punta
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a valorizzare al massimo l’efficacia dell’azione della collettività:
- non faccia lo Stato, il pubblico, attraverso le sue istituzioni anche locali, ciò che può essere fatto dal privato (individuo, famiglia, associazioni di volontariato). Ciò interessa
tutti i servizi pubblici, tutti quei servizi che oggi sono gestiti dalle aziende municipalizzate, che gravano pesantemente sul bilancio dello Stato.
Occorre lasciare allo Stato centrale solo 5 funzioni: la difesa, la politica estera, la moneta, la giustizia federale, le garanzie di base per lo Stato sociale.
Come considerazione politica di attualità, a conferma della mancanza di coerenza o della “doppiezza” delle sinistre, va ricordato che nella Bicamerale, il cui ruolo le sinistre oggi tanto esaltano, ma solo a parole, era stato finalmente formulato il principio di sussidiarietà, un principio
che l’Europa ci chiede e ci impone. Ebbene, una volta arrivati in Aula, quando si è trattato di discutere questo principio sancito in Bicamerale, le sinistre lo hanno rinnegato.
Come già ricordato, a livello individuale la sussidiarietà potrebbe trovare fondamento nell’art. 4, comma 2 della Costituzione: «Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o
spirituale della società.»
Dice Pio XI, nella «Quadragesimo Anno»:
«Siccome non è lecito togliere agli individui quello che
essi possono compiere con la forza e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è giusto rimettere ad una maggiore e più alta società quello che dalle
minori e inferiori comunità si può fare.»
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T
Trasformismo
Il concetto di Trasformismo si articola in varie componenti e la sua ricostruzione può offrire lo spunto per un montaggio di fantasia, (esercizio nel quale generalmente eccellono le sinistre), al fine di condannare una pratica profondamente lesiva della fedeltà all’elettore.
In questa costruzione metaforica si potrebbe partire dal
concetto di abigeato (che viene tradizionalmente definito
come Furto di bestiame in branco) e che, una volta trasformato in abigeato politico, verrebbe a consistere nella
“cattura, da parte di un partito o coalizione, di parlamentari appartenenti a schieramenti politici opposti”. La manovra è perpetrata sia da partiti preesistenti che da partiti costituiti ad
hoc, i quali eseguono l’operazione sfruttando la “fellonia”
degli eletti. Come noto nella società feudale con tale termine si definiva la mancanza alla fede giurata, commessa
dal vassallo contro il suo signore. Nel caso specifico si considera che il “signore” dell’eletto sia il suo elettore...
A questo punto gli autori dell’abigeato procedono ad incamerare in modo organico i felloni realizzando la fattispecie criminosa della “ricettazione”, tecnicamente definita come “La detenzione consapevole a scopo di lucro di merci
da altri rubate”. Una volta realizzata la fattispecie, responsabile della ricettazione diviene il partito che ospita il transfuga, il quale rimane illecitamente depositario della fiducia rubata all’elettore.
Lo scopo di lucro viene realizzato con l’aumento artificiale ed illegittimo della numerosità dei seggi.
A questo punto tutto è pronto per il cosiddetto ribaltone,
termine che nel significato proprio significa “Scossa im-
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provvisa e violenta di un veicolo che sta o sembra stia per
ribaltarsi” ma che nella prassi frequentemente adottata negli ultimi tempi dalle sinistre significa “trasferimento truffaldino del potere dalla maggioranza legittima ad una minoranza artificialmente maggioritaria”.
Con tali complesse operazioni si realizza la trionfante
realtà del trasformismo, ossia del “Metodo politico che consiste nel formare maggioranze parlamentari con uomini di
varie tendenze, dissolvendo gli schieramenti tradizionali”.
Tale pratica malsana, presente con alterne vicende nella vita politica italiana, è stata rilanciata alla grande nelle ultime due legislature dalle sinistre, in spregio della volontà
dell’elettore e come velleitario rimedio alla propria inconsistenza programmatica.
Rappresentano clamorosi esempi di ribaltone la vicenda
del 1995 col trasferimento alle sinistre dei voti dei Parlamentari della Lega Nord eletti dai sostenitori del Centro
Destra e nella legislatura successiva la maggioranza artificialmente mantenuta dalle sinistre grazie alla creazione
dell’UDR e al successivo abigeato a danno del centro destra e dei suoi elettori dei voti necessari a mantenere la capacità di governo.
Volendo operare un distinguo si dovrebbe comunque attribuire la fellonia genuina solo ai parlamentari che passano dalla opposizione alla maggioranza e quindi al Governo per lucrare presumibili vantaggi, mentre andrebbe considerato caso per caso il movimento inverso che, in assenza di benefici, godrebbe della presunzione di scelta ideologica.
Alla luce delle considerazioni svolte sopra emerge l’esigenza di un punto fermo morale che aiuti a valutare il giusto e a decidere di conseguenza. In omaggio alle convinzioni dell’elettore, che non accetta la politica come un esercizio di scelte sganciate da ogni principio di moralità e
lealtà, sembra opportuno rispolverare la definizione, for-
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mulata da Cesare Cantù, di un concetto forse oggi arrugginito ma la cui pratica ha reso grandi molti popoli. Si tratta più precisamente della definizione di carattere.
«Per uomo di carattere intendiamo uno che ha il proposito
di rimanere quello che è; perseverando nelle viste e nella
condotta, con molta forza di attenzione e fermezza di volontà non piglia colore dalle cose che lo circondano; non
varia sentimento secondo i casi o le sensazioni o la paura
del ridicolo; non brucia una candela al santo ed una al diavolo; studia di non parere diverso di quello che è, ma di essere quello che desidera parere; non civetta la popolarità
col rinnegare la propria coscienza; non cerca tanto il bene
che può godere quanto il bene che può fare; sa quel che fa
e perché lo fa; nobilmente sente, virilmente sostiene, fortemente spera con altezza di pensieri, chiarezza di scopi,
franchezza di atti.»
Ci si chiede a quanti dei felloni che popolano oggi la scena
politica potrebbe essere attribuito il soprannome di un
grande del carattere, come ad esempio un Attilio Regolo.
Volendo chiudere con una battuta si potrebbe concludere
il tema come segue:
i transfughi politici hanno cambiato sarto. Ora si vestono
da Volta & Gabbana.
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U
Umorismo
Nel promuovere un’azione politica di parte, va valorizzato anche il possibile contributo dell’umorismo, rivisitando
la storia recente e recuperando materiale sia grafico che
letterale.
Come esempio delle possibilità da esplorare, si offrono
due campioni:
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Ad oltre un secolo dalla morte, Marx resuscita e si precipita in Unione Sovietica per visionare i frutti concreti della
sua teoria.
Chiede successivamente alla TV sovietica di poter lasciare
un messaggio di commento al popolo russo. Dopo una
lunga trattativa gli vengono concessi 10 secondi per l’esternazione.
Sullo schermo appare quindi il volto di Marx che esterna
così: «Proletari di tutto il mondo, scusate!!»
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