piano faunistico venatorio della provincia di siena 2012-2015
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PIANO FAUNISTICO VENATORIO DELLA PROVINCIA DI SIENA 2012-2015 RAPPORTO AMBIENTALE A cura del Settore Risorse Faunistiche e Aree Protette della Provincia di Siena Allegato “B” Deliberazione _____ n° _________ del _____________ Pagina 2 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 INDICE Indice.........................................................................................................................3 Premessa .................................................................................................................... 4 2. RAPPORTO DEL PIANO FAUNISTICO-VENATORIO CON ALTRI PERTINENTI PIANI O PROGRAMMI.............................................................................................................. 19 2.1 PIANIFICAZIONE DI LIVELLO REGIONALE ............................................................. 19 2.2 PIANIFICAZIONE DI LIVELLO PROVINCIALE .......................................................... 21 3. ASPETTI PERTINENTI DELLO STATO ATTUALE DELL’AMBIENTE E SUA EVOLUZIONE PROBABILE SENZA L’ATTUAZIONE DEL PIANO................................................................ 23 4. CARATTERISTICHE AMBIENTALI, CULTURALI E PAESAGGISTICHE DELLE AREE CHE POTREBBERO ESSERE SIGNIFICATIVAMENTE INTERESSATE............................................. 24 5. PROBLEMATICHE CONNESSE ALLE ZONE DI PARTICOLARE RILEVANZA AMBIENTALE, CULTURALE E PAESAGGISTICA .................................................................................... 28 6. OBIETTIVI DI PROTEZIONE AMBIENTALE DI RIFERIMENTO PER LA VAS ......................... 29 7. EFFETTI DEL PIANO SULL’AMBIENTE ......................................................................... 31 7.1 EFFETTI SU FLORA E FAUNA E SULLA BIODIVERSITÀ IN GENERALE.......................... 31 7.1.1 Analisi bibliografica degli effetti dell’attività venatoria sulla biodiversità ............... 32 7.1.2. Analisi delle criticità sulle specie e sugli habitat di interesse conservazionistico esterne ai SIR e alle Riserve Naturali ...................................................................... 33 7.1.2. Analisi delle crticità dell’attività venatoria sulle Aree di Rilevanza Faunistica ........ 39 7.1.3 Analisi degli effetti delle singole attività previste dal PFVP.................................. 41 7.2 EFFETTI SULLA SALUTE UMANA........................................................................... 47 7.3 EFFETTI SUL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO........................................................ 48 7.3.1 Incidenti stradali con fauna selvatica .............................................................. 49 7.3.2 Danni da fauna selvatica alle colture .............................................................. 50 7.3.3 Rafforzamento dell’indotto economico delle aziende agrituristico-venatoria .......... 50 7.3.4 Interferenza con le attività ricreative all’aperto ................................................ 50 7.3.5 Recupero fauna selvatica in difficoltà .............................................................. 50 7.3.6 Sensibilizzazione del mondo agricolo alle tematiche di tutela della fauna ............. 51 8. MISURE PREVISTE PER IMPEDIRE, RIDURRE E COMPENSARE NEL MODO PIÙ COMPLETO POSSIBILE GLI EVENTUALI IMPATTI NEGATIVI SIGNIFICATIVI SULL’AMBIENTE DELL’ATTUAZIONE DEL PIANO ..................................................................................... 52 9. VALUTAZIONE E SCELTA DELLE ALTERNATIVE............................................................ 57 10. IL MONITORAGGIO ............................................................................................... 58 BIBLIOGRAFIA ........................................................................................................... 60 Pagina 3 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 PREMESSA Ai sensi della Legge 157/92, art. 10 c. 7 “Ai fini della pianificazione generale del territorio agrosilvo-pastorale le province predispongono, articolandoli per comprensori omogenei, piani faunistico-venatori (…)”. Il Piano Faunistico Venatorio Provinciale, oltre a realizzare la destinazione differenziata del territorio agro-silvo-pastorale di competenza, individua gli obiettivi, le strategie di intervento e le risorse necessarie (L.R. 3/94 e s.m.i., art. 8 c.4). In termini ambientali la provincia di Siena si caratterizza per un territorio ad elevato grado di naturalità complessiva e per la ricchezza in termini di biodiversità. Sono infatti presenti 17 Siti di Importanza Comunitaria (SIC) di cui 6 classificati anche come Zone di Protezione Speciale (ZPS), aree facenti parte della rete ecologica europea (Rete Natura 2000) il cui fine è quello di garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e seminaturali e delle specie di fauna e di flora rari o minacciati a livello comunitario. Tali aree coprono nel complesso circa 59.000 ettari di cui 43.000 ricadenti in SIC e 16.100 in ZPS. Ai fini della conservazione della biodiversità, inoltre, la Regione Toscana, ai sensi della L.R. 56/2000, ha istituito nel territorio provinciale 2 Siti di Interesse regionale (Sir) i quali, insieme ai SIC e alle ZPS, sono riconosciuti dalla stessa L.R. 56/2000 come SIR (Siti di Importanza Regionale), parte integrante della rete ecologica regionale. Il Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena rientra, pertanto, tra gli atti di pianificazione che, ai sensi dell’articolo 5, comma 2, punto b) della L.R. 10/2010, sono obbligatoriamente soggetti a Valutazione Ambientale Strategica in quanto “..in considerazione dei possibili impatti sulle finalità di conservazione dei siti designati come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici (ZPS) e di quelli classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione degli habitat naturali, della flora e della fauna selvatica (SIC),..” la loro approvazione è subordinata alla Valutazione di incidenza di cui al D.P.R. 357/97, articolo 5 e alla L.R. 56/2000, articolo 15. Il processo di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), tramite il Rapporto Ambientale e lo Studio di Incidenza ad esso allegato, è finalizzato alla valutazione degli impatti di piani e programmi sull’ambiente nel suo complesso, prendendo in considerazione le conseguenze sul piano ambientale delle azioni proposte, in modo che queste siano affrontate, al pari delle considerazioni di ordine economico e sociale, in tutto il processo di formazione del piano. Il Rapporto Ambientale, redatto ai sensi dell’articolo 24 della L.R. 10/2010 nell’ambito del procedimento di Valutazione Ambientale Strategica, che è avviato contestualmente al processo di formazione del Piano Faunistico Venatorio Provinciale, ne costituisce parte integrante e accompagna tutto il processo, dalla sua elaborazione fino all’approvazione. Nel Rapporto Ambientale devono essere individuati, descritti e valutati gli impatti significativi che l’attuazione del Piano potrebbe avere sull’ambiente, sul patrimonio culturale e paesaggistico e sulla salute. Inoltre, devono essere individuate, descritte e valutate le ragionevoli alternative, alla luce degli obiettivi e dell’ambito territoriale del Piano, tenendo conto di quanto emerso dalla fase di consultazione con l’autorità competente e con i soggetti competenti in materia ambientale circa la portata e il livello di dettaglio delle informazioni da inserire nel Rapporto Ambientale stesso (Fase preliminare), evidenziando come sono stati presi in considerazione i contributi pervenuti. Infine, il Rapporto Ambientale, deve individuare i criteri di compatibilità ambientale, le misure previste per impedire, ridurre e compensare gli eventuali impatti negativi, gli indicatori ambientali di riferimento e le modalità previste per il monitoraggio. Ai sensi dell’articolo 24 della L.R. 10/2010, il Rapporto Ambientale deve contenere le seguenti informazioni (Allegato 2, L.R. 10/2010): a) illustrazione dei contenuti, degli obiettivi principali del Piano e del rapporto con altri pertinenti Piani o programmi; b) aspetti pertinenti dello stato attuale dell’ambiente e sua evoluzione probabile senza l’attuazione del Piano; c) caratteristiche ambientali, culturali e paesaggistiche delle aree che potrebbero essere significativamente interessate; d) qualsiasi problema ambientale esistente, pertinente al Piano, ivi compresi in particolare quelli relativi alle aree di particolare rilevanza ambientale, culturale e paesaggistica, quali le zone designate come zone di protezione speciale per la protezione degli uccelli selvatici (ZPS) e quelli classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione degli habitat naturali e Pagina 4 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 della flora e della fauna selvatica, nonché i territori con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità, di cui all’articolo 21 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228; e) obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello internazionale, comunitario o degli Stati membri, pertinenti al Piano, e il modo in cui, durante la sua preparazione, si è tenuto conto di detti obiettivi e di ogni considerazione ambientale; f) possibili impatti significativi sull’ambiente, compresi aspetti quali la biodiversità, la popolazione, la salute umana, la flora e la fauna, il suolo, l’acqua, l’aria i fattori climatici, i beni materiali, il patrimonio culturale, anche architettonico e archeologico, il paesaggio e l’interrelazione tra i suddetti fattori; devono essere considerati tutti gli impatti significativi, compresi quelli secondari, cumulativi, sinergici a breve, medio e lungo termine, permanenti e temporanei, positivi e negativi; g) misure previste per impedire, ridurre e compensare nel modo più completo possibile gli eventuali impatti negativi significativi sull’ambiente dell’attuazione del Piano; h) sintesi delle ragioni della scelta delle alternative individuate e una descrizione di come è stata effettuata la valutazione, nonché le eventuali difficoltà incontrate (ad esempio carenze tecniche o difficoltà derivanti dalla novità dei problemi e delle tecniche per risolverli) nella raccolta delle informazioni richieste; i) descrizione delle misure previste in merito al monitoraggio e controllo degli impatti ambientali significativi derivanti dall’attuazione del piano proposto definendo, in particolare, le modalità di raccolta dei dati e di elaborazione degli indicatori necessari alla valutazione degli impatti, la periodicità della produzione di un rapporto illustrante i risultati della valutazione degli impatti e le misure correttive da adottare;sintesi non tecnica delle informazioni di cui alle lettere precedenti. Sempre secondo la L.R. 10/2010 (art. 73ter), ai fini del coordinamento fra VAS e Valutazione di incidenza, quest’ultima deve essere effettuata nell’ambito del procedimento di VAS, secondo le modalità previste dall’articolo 15 della L.R. 56/2000, e la VAS deve dare atto degli esiti della valutazione di incidenza effettuata; il Rapporto Ambientale deve essere dunque accompagnato da un apposito Studio di Incidenza, contenente gli ulteriori e specifici elementi di conoscenza e di analisi previsti dall’allegato G del D.P.R. 357/1997: a) Caratteristiche dei piani e progetti Le caratteristiche dei piani e progetti debbono essere descritte con riferimento, in particolare: - alle tipologie delle azioni e/o opere; - alle dimensioni e/o ambito di riferimento; - alla complementarietà con altri piani e/o progetti; - all'uso delle risorse naturali; - alla produzione di rifiuti; - all'inquinamento e disturbi ambientali; - al rischio di incidenti, per quanto riguarda le sostanze e le tecnologie utilizzate. b) Area vasta di influenza dei piani e progetti - interferenze con il sistema ambientale Le interferenze di piani e progetti debbono essere descritte con riferimento al sistema ambientale considerando: - componenti abiotiche; - componenti biotiche; - connessioni ecologiche Considerati l’ambito di influenza del PFVP e i contenuti del Rapporto Ambientale e dello Studio di Incidenza, in parte coincidenti, e considerato anche che i SIR (SIC, ZPS e Sir) comprendono le aree naturalisticamente più rilevanti della provincia, il Rapporto Ambientale è stato impostato dando particolare risalto all’incidenza del PFVP sulla componente “biodiversità” che viene analizzata e discussa prevalentemente all’interno dello Studio di Incidenza. La descrizione del PFVP costituisce il primo capitolo di entrambi gli elaborati, al fine della loro completezza e autonomia e per rendere più semplice la comprensione durante la lettura dei due elaborati. Per quanto riguarda il rapporto del PFVP con altri piani e programmi invece, l’argomento è stato descritto in modo esaustivo nel Rapporto Ambientale per cui non viene ripetuto nello Studio di Incidenza. In entrambi gli elaborati la valutazione degli effetti della gestione faunistico-venatoria sulla biodiversità ha seguito la stessa metodologia e gli stessi Pagina 5 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 criteri, basandosi sulla letteratura nazionale e internazionale in merito e sui dati disponibili in ciascun contesto. Nel Rapporto Ambientale vengono analizzati gli effetti sulla fauna e sulla flora del PFVP in riferimento alle specie e agli habitat per i quali esistono dati di distribuzione e di stato conservazionsitico, in quanto componenti fondamentali della biodiversità regionale e provinciale, la cui tutela contribuisce alla conservazione della biodiversità della Provincia di Siena nel suo complesso. Nello Studio di Incidenza, invece, vengono analizzati gli effetti sulle specie di interesse conservazionistico (così come definite nella premessa dell’elaborato) presenti all’interno dei singoli siti. Il processo di formazione del Piano Faunistico Venatorio Provinciale ha avuto inizio con Deliberazione della Giunta Provinciale n. 75 del 27 Marzo 2012 “Piano Faunistico Venatorio Provinciale 2012-2015. Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) ai sensi della L.R. 10/2010 e s.m.i.: Avvio del procedimento e approvazione documento preliminare”. I contributi pervenuti in merito al Documento Preliminare alla VAS sono stati sintetizzati nella seguente tabella. CONTRIBUTO Autorità Competente Conf. Servizi interna (Verbale 21.05.2012) ISPRA (nota prot. 0022286 del 08.06.2012) SINTESI DEL CONTRIBUTO 1. necessità di coinvolgimento, del Settore Strade della provincia di Siena per gli aspetti connessi alla sicurezza stradale, ossia al rischio di incidenti a causa della fauna selvatica; 2. necessità di analizzare attentamente il problema della presenza di volatili ed in particolare di gabbiani, nelle discariche provinciali; 3. valutare la necessità di pianificare azioni di contrasto connesse all’incremento notevole, nel territorio provinciale, della presenza di ungulati tra i quali il cinghiale ed il capriolo con importanti conseguenze negative per le colture e per i boschi nonché delle nutrie che causano problemi di sicurezza alle opere idrauliche. Integrare il Volume I del Piano (“Analisi”) con ulteriori elementi conoscitivi sui seguenti aspetti: - violazioni amministrative - pressione venatoria - Centri di Recupero Fauna Selvatica e allevamenti autorizzati - danni alle colture - incidenti stradali - miglioramenti ambientali: tipologia e risultati - fauna ornitica migratrice e fauna di elevato valore conservazionistico Integrare il Volume II del Piano (“Proposte”) con ulteriori elementi di valutazione: - monitoraggio degli uccelli acquatici svernanti I relativi contenuti del Piano sono stati integrati sulla base dei dati disponibili. Parallelamente tali elementi sono stati inseriti nel rapporto Ambientale come ulteriori elementi di valutazione. I relativi contenuti del Piano sono stati integrati sulla base dei dati disponibili. Parallelamente tali elementi sono stati inseriti nel rapporto Ambientale come ulteriori elementi di valutazione. Come è possibile osservare, i contributi pervenuti non contengono osservazioni riguardo ai contenuti del Rapporto Ambientale ma contributi generali relativi a specifiche azioni di piano. Di tali contributi è stato tenuto conto integrando il Piano con gli ulteriori elementi conoscitivi suggeriti e gli ulteriori elementi di valutazione. Ai fini dello svolgimento della Valutazione Ambientale Strategica del Piano Faunistico Provinciale (PFVP): 1) La Giunta Provinciale è l’Autorità procedente e cioè l’organo che elabora e propone il PFVP 2012-2015. 2) La Conferenza dei Servizi composta dai Dirigenti individuati con deliberazione n. 188 del 21/10/2008 è l’Autorità competente e cioè l’organismo pubblico, individuato ai sensi dell’articolo 12 della L.R. 10/2010, cui compete l’espressione del Parere motivato e che collabora con l’autorità procedente nell’espletamento delle fasi relative alla VAS. 3) Il Consiglio Provinciale è l’organo competente all’approvazione del PFVP 2012 -2015. Si fa presente che il Piano Faunistico Venatorio, non essendo un piano di settore dal quale possono derivare varianti all’assetto territoriale costituito dagli strumenti di pianificazione territoriale vigenti, non è soggetto alle disposizioni di cui agli articoli 15 “Avvio del procedimento”, 16 Responsabile del procedimento” e 17 “Adozione e approvazione degli strumenti di pianificazione del territorio” della L.R. 1/2005, relative all’iter di adozione e approvazione dei Piani territoriali. Pagina 6 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 CAP. 1 - CARATTERISTICHE DEL PFV 1.1. CONTENUTI DEL PFVP Ai sensi della L.R. 3/94 (legge di recepimento della L. 157/92 “Norme per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio”), tutto il territorio agro–silvo–pastorale regionale è soggetto alla pianificazione faunistico venatoria la cui attuazione è compito delle Province, che lo esplicano attraverso la destinazione differenziata del territorio di loro competenza. A tal fine le Province articolano il proprio territorio in Comprensori omogenei al cui interno individuano le strutture e gli istituti faunistico venatori previsti dalla legge e necessari alla massima valorizzazione del territorio stesso. I Comprensori, gli istituti e le strutture di cui sopra vengono individuati nel Piano Faunistico Venatorio Provinciale (PFVP) sulla base delle seguenti indicazioni discendenti dalla normativa nazionale: ‐ una quota compresa tra il 20% ed il 30% del territorio agro-silvo-pastorale deve essere utilizzata per la protezione della fauna. Sono compresi in queste percentuali i territori ove, anche per effetto di altre norme, sia vietata l’attività venatoria: 1. le aree protette di cui alla L. 394/91 e alla L.R. 49/95 e i territori demaniali soggetti a divieto di caccia; 2. i territori di cui all’art. 6 bis, co. 4, lett. a), b) e c) della LR 3/1994: Zone di Protezione (ZP), Oasi di Protezione, Zone di Ripopolamento e Cattura (ZRC), centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale (CPuRFS); 3. le Zone di Rispetto Venatorio (ZRV) superiori a 150 ha; 4. i fondi chiusi; 5. le aree sottratte alla caccia programmata (art. 25, L.R. 3/94); ‐ una quota massima del 15% è riservata alla gestione privata: 1. Aziende Faunistico Venatorie (AFV); 2. Aziende Agrituristico Venatorie (AAV); 3. Centri privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale (CPRFS); ‐ una quota massima del 2% può essere utilizzata per l’istituzione delle Aree per l’addestramento, l’allenamento e le gare per cani (AAC); ‐ la quota di territorio agro-silvo-pastorale rimanente è destinata all’attività venatoria programmata; costituisce il Territorio a Gestione Programmata della Caccia (TGPC) ed è gestita dagli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC). NOTE: Non rientrano nell’ambito di applicazione del PFVP le aree protette (istituite ai sensi della L.R. 49/95), i demani regionali a divieto di caccia, i Fondi Chiusi (autorizzati dai Comuni, previa comunicazione alla Provincia) e le aree sottratte alla caccia programmata (art. 25, L.R. 3/94). Il Piano Faunistico Venatorio Provinciale, oltre a realizzare la destinazione differenziata del territorio agro-silvo–pastorale di competenza, deve individuare gli obiettivi, le strategie di intervento e le risorse necessarie alla gestione faunistico venatoria. La sua durata è pari a quella del PRAF (Piano Regionale Agricolo Forestale). Il PFVP 2012-2015 è redatto nel rispetto della L. 157/1992 e della legge di recepimento regionale L.R. 3/1994 e in coerenza con gli indirizzi regionali contenuti nella sezione C – “Gestione faunistico venatoria” del Piano Regionale Agricolo Forestale (PRAF) 2012-2015, approvato con Delib. C.R. 24 gennaio 2012, n. 3. 1.2. GLI OBIETTIVI FAUNISTICI E VENATORI PER IL PERIODO 2012-2015 Con il PFVP 2012-2015 si delineano le strategie e gli strumenti di intervento per il raggiungimento dei seguenti obiettivi faunistici e venatori individuati come prioritari per il periodo di programmazione 2012-2015. Pagina 7 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 1) Destinazione differenziata del territorio agricolo forestale provinciale, per garantire la coesistenza di tutte le tipologie di istituti previsti dalla legge (art. 6 bis della LR 3/1994) nel rispetto della normativa e dei criteri orientativi dettati dalla Regione, e funzionali al raggiungimento degli obiettivi generali e faunistici venatori provinciali. L’individuazione degli istituti e strutture deve avvenire in una più attenta verifica delle finalità istitutive e degli obiettivi previsti con il presente Piano, per una loro riqualificazione. 2) Gestione della fauna selvatica, anche al fine di garantirne la coesistenza con le attività antropiche presenti sul territorio. Nell’ambito della gestione faunistico vanatoria il PFVP individua come prioritari i seguenti obiettivi faunistici e venatori: ‐ individuazione dei criteri gestionali per la piccola fauna stanziale, con particolare attenzione alla valorizzazione del fagiano, per la fauna migratrice e per le specie di interesse conservazionistico; ‐ definizione dei criteri gestionali per gli ungulati per il raggiungimento di densità sostenibili, anche attraverso una gestione non conservativa delle specie per tutelare le produzioni agricole e per ridurre lo stato di rischio e preoccupazione per la pubblica incolumità (incidenti stradali, frequentazione di aree periurbane e residenziali); ‐ determinazione dei criteri gestionali anche per i selvatici diversi dagli ungulati, per la valorizzazione e tutela delle specie di interesse conservazionistico e per la difesa delle colture e in generale delle attività antropiche attraverso piani di limitazione dei danni delle specie predatrici e concorrenti (art. 37 della LR 3/1994) e delle specie "problematiche" allo scopo di aumentare il valore delle risorse faunistiche riducendo al tempo stesso gli aspetti negativi; 3) Definizione/individuazione di criteri e modalità per il monitoraggio della fauna (ungulati, piccola fauna stanziale, predatori). Nel Piano Faunistico Venatorio Provinciale si individuano i criteri e le modalità per il monitoraggio qualitativo e quantitativo della fauna selvatica, soprattutto in riferimento agli ungulati e alla piccola fauna stanziale da applicarsi in maniera uniforme sul territorio provinciale tenuto conto delle finalità e caratteristiche dei singoli Istituti. 4) Definizione/individuazione di criteri e modalità per la prevenzione e per il risarcimento danni in favore degli imprenditori agricoli per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e alle opere approntate sui fondi. In coerenza con il PRAF il Piano Faunistico Venatorio Provinciale definisce i criteri e le modalità per l’erogazione dei contributi per le opere di prevenzione, delle procedure di accertamento e risarcimento dei danni alle colture agricole. 1.3. LE AZIONI DEL PIANO FAUNISTICO VENATORIO DELLA PROVINCIA DI SIENA Nel Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012-2015 la gestione faunistico venatoria si articola nelle seguenti sezioni: 1. “Destinazione differenziata del territorio agricolo forestale”. 2. “Fauna selvatica: conservazione e incremento della fauna selvatica, anche al fine di garantire la coesistenza con le attività antropiche presenti sul territorio e criteri uniformi per la gestione degli ungulati”. 3. “Criteri e modalità per il monitoraggio della fauna”. 4. “Criteri per la realizzazione dei miglioramenti ambientali negli istituti faunistici pubblici”. 5. “Criteri e modalità per la prevenzione e per il risarcimento danni in favore degli imprenditori agricoli per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e alle opere approntate sui fondi”. 6. “La vigilanza venatoria”. 7. “Quadro finanziario di riferimento”. Pagina 8 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Per ciascuna sezione vengono definiti i criteri, gli obiettivi gestionali e le priorità d’azione per il cui dettaglio si rimanda ai capitoli 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8 del Volume II “Pianificazione Faunistica e Venatoria”. Ai fini del presente Rapporto Ambientale e della valutazione dei potenziali effetti che il PFVP potrebbe produrre sull’ambiente, i contenuti del Piano sono stati raggruppati in due settori: 1) la destinazione differenziata del territorio; 2) le azioni derivanti dalla gestione faunistico venatoria; 1.3.1. DESTINAZIONE DIFFERENZIATA DEL TERRITORIO Nel PFVP 2012-2015 gli istituti e le strutture di competenza vengono revisionati in base alle loro finalità istitutive e alla loro funzionalità rispetto agli obiettivi faunistici venatori provinciali. Nel rispetto delle percentuali fissate per gli istituti e le strutture faunistico venatorie dalle norme vigenti e descritte al par. 2.1, la destinazione differenziata del territorio agro-silvopastorale (SAF) provinciale, pari a 360.277 ettari, proposta con il PFVP è la seguente: ‐ Aree per la protezione della fauna: comprese tra il 20% e il 30% della SAF provinciale; ‐ Istituti privati (AFV, AAV, CPRFS): non superiore al 12,5% della SAF provinciale; ‐ Aree Addestramento Cani: non superiore al 2% della SAF provinciale. Nella Tabella 1.1 sono riportati gli ettari e le percentuali di territorio agro-silvo-pastorale proposti per il periodo di programmazione 2012-2015 per le diverse tipologie di Istituti pubblici (ZRC, ZRV, ZP) e privati (AFV, AAV, CPRFS) e per le AAC, fermo restando l’attuale assetto delle Riserve Naturali Statali, delle Riserve Naturali Regionali, delle aree sottratte all’esercizio venatorio per effetto della proprietà demaniali, di fondi chiusi e delle aree istituite ai sensi dell’art. 25, LR 3/1994, al di fuori della competenza del Settore Risorse Faunistiche e Aree Protette della Provincia di Siena. TERRITORIO PER LA PROTEZIONE DELLA FAUNA Riserve naturali statali* Riserve regionali* Demanio a divieto di caccia* Art. 25 e fondi chiusi* Istituti Faunistici Pubblici (ZRC e ZRV) Zone di protezione TOTALE % su SAF provinciale TERRITORIO A GESTIONE PRIVATA AFV, AAV, CPRFS AAC TERRITORIO A GESTIONE PROGRAMMATA DELLA CACCIA TOTALE SUPERFICIE (ha) stato attuale 1.636 8.880 2.541 7.823 62.500 5.426 88.806 24,6% SUPERFICIE (ha) Proposta PFVP 2012-2015 1.636 8.880 2.541 7.823 SUPERFICIE massima(ha) % su SAF provinciale 45.000 7.200 <12,5% <2% SUPERFICIE (ha) % su SAF provinciale 219.271** 60,9% 51.000-87.000 20%-30% Tab. 1.1 PFVP 2012-2015: destinazione differenziata del territorio. NOTE: i territori contrassegnati da * non rientrano nell’ambito di applicazione del PFVP. La superficie contrassegnata con ** corrisponde alla parte del territorio agro-silvo-pastorale che residua dalla presenza sullo stesso degli istituti e delle strutture sopra elencati, che non è soggetta ad altra destinazione, ed è destinata alla caccia programmata. Per l’illustrazione dettagliata dei criteri per l’istituzione e la gestione degli Istituti pubblici a tutela della fauna (ZP, ZRC e ZRV), per l’autorizzazione e la gestione degli Istituti privati (AFV, AAV e CPRFS), per i fondi chiusi e per la gestione del territorio a caccia programmata si rimanda al Capitolo 2 del Volume II “Pianificazione Faunistica e Venatoria” del PFVP. Pagina 9 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 1.3.2. LE AZIONI DERIVANTI DALLA GESTIONE FAUNISTICO VENATORIA La gestione faunistico venatoria prevista nel Piano Faunistico Venatorio 2012-2015 si esplicita, grosso modo, nelle seguenti attività che verranno poi descritte sinteticamente al fine della loro successiva analisi in relazione ai possibili effetti sui siti: 1) Caccia; 2) Interventi di controllo delle specie problematiche; 3) Ripopolamento e immissione di fauna selvatica; 4) Addestramento e allenamento cani da caccia; 5) Gare dei cani; 6) Miglioramenti ambientali a fini faunistici; 7) Monitoraggio; 8) Prevenzione danni fauna selvatica; 9) Vigilanza venatoria. 1.3.2.1. CACCIA Ai sensi dell’articolo 12 della L. 157/92, commi 1, 2 e 3, costituisce esercizio venatorio ogni atto diretto all'abbattimento o alla cattura di fauna selvatica mediante l'impiego dei mezzi di cui all'articolo 13 della medesima legge; è considerato altresì esercizio venatorio il vagare o il soffermarsi con i mezzi destinati a tale scopo o in attitudine di ricerca della fauna selvatica o di attesa della medesima per abbatterla. L'attività venatoria si svolge per una concessione che lo Stato rilascia ai cittadini che la richiedano e che posseggano i requisiti previsti dalla legge. La stagione venatoria ha inizio la terza domenica di settembre e termina il 31 gennaio di ogni anno. Per l’intera stagione venatoria la caccia è consentita tre giorni per ogni settimana, che il titolare della licenza può scegliere fra il lunedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica. L’esercizio venatorio è consentito da un’ora prima del sorgere del sole fino al tramonto. Per ciascuna specie cacciabile il calendario venatorio, nel rispetto della L. 157/1992, definisce i periodi in cui la caccia è consentita. Fa eccezione il prelievo di selezione degli ungulati che sulla base di adeguati piani di abbattimento selettivi, distinti per sesso e classi di età, e sentito il parere dell' ISPRA può essere regolamentato anche al di fuori dei periodi e degli orari stabiliti dalla legge 157/92 (Legge 2 dicembre 2005, n. 248). La caccia in selezione agli ungulati termina un’ora dopo il tramonto e, al di fuori della stagione venatoria, è consentita per cinque giorni la settimana. L’attività venatoria può essere svolta in forma singola e in forma collettiva, con o senza l’uso del cane e nelle seguenti forme: 1) caccia agli ungulati; 2) da appostamento fisso o temporaneo; 3) vagante. Caccia agli ungulati In Provincia di Siena la caccia agli ungulati viene esercitata sul Cinghiale, Capriolo, Daino, Cervo e Muflone. Caccia a cervidi (capriolo, cervo, daino) e bovidi (muflone) La caccia al capriolo, cervo, daino e muflone è effettuata esclusivamente nella forma della caccia di selezione. La caccia di selezione è l’attività venatoria basata sul rispetto di piani di abbattimento annuali, quantitativi e qualitativi per classi di età e di sesso, attuata esclusivamente in forma individuale, con i sistemi della cerca e dell'aspetto, senza l'uso del cane, fatta eccezione per il cane da traccia per il recupero dei capi feriti, e con l'esclusione di qualsiasi forma di battuta, mediante l’impiego delle armi consentite dalla normativa regionale. Durante l’esercizio della caccia di selezione il selecontrollore non può fare uso, ai fini dell’abbattimento, di sorgenti luminose. Pagina 10 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 La caccia di selezione è finalizzata al mantenimento delle popolazioni a determinate Densità Agricolo Forestale sostenibile (DAF) ovvero densità massima tollerabile in relazione alle esigenze di tutela delle colture agricole e forestali. La gestione faunistica e venatoria dei Cervidi e dei Bovidi è attuata dagli ATC in unità territoriali denominate Distretti di gestione, che secondo il PFVP 2012-2015, possono comprendere, oltre al TGPC, anche le Zone di Rispetto Venatorio (ZRV) e il territorio delle AAV (non utilizzato per l’attività agri-turistico-venatoria e previa intesa con il titolare e l’ATC). La caccia di selezione è effettuata anche nelle AFV. In merito ai tempi della caccia di selezione, la Provincia determina, nel calendario venatorio provinciale, il periodo di prelievo dei piani di abbattimento degli ungulati previo parere dell’ISPRA e nel rispetto della normativa vigente che prevede la regolamentazione del prelievo in selezione anche al di fuori della stagione venatoria e cioè dei periodi e degli orari di cui alla legge 11 febbraio 1992, n. 157. Caccia al cinghiale Gli obiettivi e le strategie operative relativi alla gestione del Cinghiale sono individuati in funzione della “vocazionalità” ambientale del territorio suddiviso in Area non vocata al cinghiale (in cui la presenza del cinghiale non è sostenibile) e Area vocata (in cui la presenza del cinghiale è sostenibile a determinate densità). Il PFVP 2012-2015, prevede una revisione delle due aree, nel rispetto di quanto indicato dal PRAF (par. 2.3, Sez. C): le Aree vocate dovranno corrispondere sostanzialmente alle superfici boscate e, complessivamente, non potranno superare 172.374 ettari. Nell’Area non vocata al cinghiale la densità prevista (da raggiungere) per la specie deve tendere a 0 mentre nell’Area vocata la Provincia di Siena ha individuato una densità sostenibile (da raggiungere) a fine stagione venatoria di 1-3 capi/100 Ha. Nell’area vocata, gli obiettivi gestionali per il cinghiale sono raggiunti prioritariamente attraverso l’attività venatoria che è esercitata, all’interno del TGPC, in unità territoriali di gestione definite Distretti, gestite dagli ATC attraverso le squadre di caccia al cinghiale, nella forma della braccata. Il territorio delle AAV, previa intesa tra il titolare e l’ATC, può essere ricompreso nel Distretto di gestione. Nelle AFV ricadenti in area vocata la caccia al cinghiale può essere esercitata sia in forma singola che in braccata. TGPC (Distretti di gestione) AFV AAV ZRV CACCIA NON SELETTIVA AL CINGHIALE BRACCATA (periodo consentito: 1 ottobre-31 gennaio) prelievo selettivo (cerca e/o appostamento) (periodo consentito: anche al di fuori della stagione venatoria) BRACCATA (periodo consentito: 1 ottobre-31 gennaio) (rientra nel Distretto, previa intesa ATC e titolare) prelievo selettivo (cerca e/o appostamento) (periodo consentito: anche al di fuori della stagione venatoria (rientra nel Distretto, previa intesa ATC e titolare) - CACCIA DI SELEZIONE AGLI UNGULATI (solo cervidi e bovidi) BRACCATA (periodo consentito: 1 ottobre-31 gennaio) FORMA SINGOLA (periodo consentito: 1 ottobre-31 gennaio prelievo selettivo (cerca e/o appostamento) (periodo consentito: anche al di fuori della stagione venatoria) prelievo selettivo (cerca e/o appostamento) (periodo consentito: anche al di fuori della stagione venatoria) AREE A DIVIETO DI CACCIA (p.es. ZP, FC, RN)* - - Tab. 1.2 - Caccia agli ungulati in area vocata. *NOTA: ai sensi del PFVP 2012-2015, in area vocata al cinghiale non sono autorizzate ZRC. La braccata è un metodo di caccia collettiva che presuppone l’utilizzo di una muta di cani condotta da uno o più bracchieri, che scova i cinghiali e li dirige verso i cacciatori che li attendono alle poste. La braccata rappresenta un metodo di prelievo la cui efficacia e il cui impatto dipendono in larga misura dalle modalità di effettuazione. Pagina 11 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Nel territorio non vocato, la densità obiettivo tendente a 0 può essere perseguita con l’attività venatoria le cui modalità saranno stabilite in conformità a quanto prescritto nel calendario venatorio regionale. La legge n. 157/92, art. 18, comma I, stabilisce che la caccia al cinghiale non in selezione possa essere effettuata per un arco temporale di tre mesi a partire dal 1 ottobre o dal 1 novembre; i periodi sono individuati nel calendario venatorio provinciale. Con il PFVP 2012-2015, la Provincia di Siena intende attivare la caccia di selezione al cinghiale, un metodo di prelievo individuale in cui un cacciatore, senza l’uso del cane, cerca e avvicina i cinghiali (cerca) o li attenda in punti prestabiliti (aspetto). Il DPGR 33R/2011 prevede la possibilità di attivare questo metodo di caccia solo nelle aree non vocate (TGPC, ZRV, AFV). In merito ai tempi della caccia di selezione, come specificato sopra, la Provincia determina, all’interno del calendario venatorio provinciale, il periodo di prelievo dei piani di abbattimento previo parere dell’ISPRA e nel rispetto della normativa vigente che prevede la regolamentazione del prelievo in selezione anche al di fuori della stagione venatoria e cioè dei periodi e degli orari di cui alla legge 11 febbraio 1992, n. 157. TGPC AFV CACCIA NON SELETTIVA AL CINGHIALE Forma singola e/o collettiva con cani prevista dal calendario venatorio regionale (nel periodo consentito: 1 ottobre-31 gennaio) Forma singola e/o collettiva con cani prevista dal calendario venatorio regionale (nel periodo consentito: 1 ottobre-31 gennaio) CACCIA DI SELEZIONE AGLI UNGULATI (compreso il cinghiale) prelievo selettivo con cerca e/o appostamento (periodo consentito: anche al di fuori della stagione venatoria) prelievo selettivo con cerca e/o appostamento (periodo consentito: anche al di fuori della stagione venatoria) AAV ZRV Forma singola e/o collettiva con cani prevista dal calendario venatorio regionale (nel periodo consentito: 1 ottobre-31 gennaio) (rientra nel Distretto, previa intesa ATC e titolare) prelievo selettivo prelievo selettivo con cerca e/o con cerca e/o appostamento appostamento (periodo consentito: (periodo anche al di fuori consentito: anche della stagione al di fuori della venatoria, previa stagione intesa ATC e titolare venatoria) AREE A DIVIETO DI CACCIA (p.es. ZP, FC, RN, ZRC) - - Tab. 1.3 - Caccia agli ungulati in area non vocata. Caccia da appostamento Viene definita da appostamento la caccia agli uccelli in cui il cacciatore non cerca la preda, magari con l’aiuto del cane, ma si apposta e l’attende. L’appostamento può essere fisso o temporaneo. Ai sensi dell’art. 73 del DPGR 33R/2011, costituiscono appostamento fisso di caccia tutti quei luoghi destinati alla caccia di attesa caratterizzati da un’apposita preparazione del sito e dai necessari manufatti. Sono altresì considerati appostamenti fissi le botti in cemento o legno. Gli appostamenti fissi si distinguono in: 1. appostamento fisso alla minuta selvaggina; 2. appostamento fisso per colombacci costituito da un capanno principale collocato a terra o su alberi o traliccio artificiale con lunghezza massima di 15 metri; 3. appostamento fisso per palmipedi e trampolieri costituito da un capanno collocato in acqua, in prossimità dell’acqua, sul margine di uno specchio d’acqua o terreno soggetto ad allagamento; 4. appostamento fisso per palmipedi e trampolieri su lago artificiale realizzato mediante idonee arginature e sistemazioni idraulico-agrarie che consentono l’allagamento artificiale di un sito altrimenti asciutto. I laghi artificiali non sono consentiti nelle aree Pagina 12 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 palustri naturali individuate dalla provincia e sono provvisti di tabelle lungo gli argini perimetrali. Ai sensi dell’art. 74 del DPGR 33R/2011, costituiscono appostamento temporaneo di caccia, con o senza l’uso di richiami, tutti i momentanei e superficiali apprestamenti di luoghi destinati all’attesa della selvaggina, effettuati utilizzando di norma capanni in tela o altro materiale artificiale o vegetale, che non comportino alcuna modifica di sito e non presentino alcun elemento di persistenza. Sono altresì considerati appostamenti temporanei le zattere e le altre imbarcazioni, purché saldamente e stabilmente ancorate durante l’esercizio venatorio. Gli appostamenti temporanei sono rimossi a cura dei fruitori al momento dell’abbandono. La caccia da appostamento fisso e temporaneo viene praticata agli uccelli dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio sia all’interno delle Aziende Faunistico Venatorie sia nel TGPC. L’analisi della caratterizzazione dell’attività venatoria eseguita con il PFVP 2012-2015 ha evidenziato che sul territorio provinciale nel 2011 erano presenti 1.893 appostamenti fissi di diversa tipologia, di cui 74 nelle AFV e i rimanenti 1.819 sul territorio a caccia programmata (911 alla minuta selvaggina, 896 per il colombaccio, 12 a palmipedi e trampolieri). Con riferimento all’art. 81 co. 2 del DPGR 33R/2011 che stabilisce che le Province non possono autorizzare appostamenti fissi in numero superiore a quello rilasciato nell’annata venatoria 1989/1990, la Provincia di Siena ha la possibilità di autorizzare in totale 1.938 appostamenti fissi (di cui 120 riservati alle AFV). Caccia vagante La caccia vagante è esercitata con diverse modalità a seconda della specie cacciata, delle caratteristiche ambientali e delle consuetudini locali. Può essere esercitata in forma singola e collettiva con o senza l’uso del cane e, in quest’ultimo caso, sono utilizzati vari tipi di cane (p.es. da punta, da ricerca e riporto, segugi). La caccia vagante è praticata dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio a seconda della specie, nelle Aziende Faunistico Venatorie, nelle Aziende Agri-Turistico Venatorie (solo su fauna appositamente immesse) e nel TGPC. 1.3.2.2. INTERVENTI DI CONTROLLO DELLE SPECIE PROBLEMATICHE L’attività di controllo della fauna selvatica viene disciplinata dall’articolo 19 della L. 157/92, recepito in Toscana dall’articolo 37 della L.R. 3/94 che prevede, ai commi 2, 2bis e 3, quanto segue: ‐ Comma 2. Le Province, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela di particolari specie selvatiche, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’ISPRA. ‐ Comma 2bis. Ai fini del controllo delle popolazioni di fauna selvatica, le Province utilizzano i metodi e le caratteristiche degli interventi ecologici come definiti dall’ISPRA. ‐ Comma 3. Spetta alle Province, in caso di ravvisata inefficacia degli interventi ecologici di cui al comma 2bis, motivare e autorizzare piani di abbattimento con modalità di intervento compatibili con le diverse caratteristiche ambientali e faunistiche delle aree interessate. Tali piani sono attuati dalle Province con la presenza diretta di un’agente di vigilanza (così come definito all’articolo 51 della stessa legge) e sotto il coordinamento del corpo di polizia provinciale. Per la realizzazione dei piani le Province possono avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi nei quali si attuano i piani di abbattimento, delle guardie forestali e del personale di vigilanza dei comuni, nonché delle guardie di cui all’articolo 51, purché i soggetti in questione siano in possesso di licenza di caccia. In Provincia di Siena, i metodi di controllo per la riduzione delle problematiche previste dal comma 2 dell’art. 37 LR 3/1994 saranno condivisi con l’ISPRA, attraverso un protocollo d’intesa e specifici pareri. Solo se l’ISPRA dovesse ritenere comprovata l’inefficacia dei metodi ecologici, verranno autorizzati anche dei piani di abbattimento da attuare con modalità Pagina 13 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 selettive e compatibili con le diverse caratteristiche ambientali e faunistiche delle aree interessate. Le specie che sono reputate “problematiche” e per le quali il PFVP 2012-2015 prevede l’attuazione di programmi di riduzione degli impatti sono: ‐ Cinghiale Sus scrofa, per il quale il PFVP individua un programma sistematico di controllo per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali, da sottoporre al parere ISPRA: INTERVENTI DI CONTROLLO DEL CINGHIALE AI SENSI DELL’ART. 37/1994 AMBITI TERRITORIALI IN CUI SI PREVEDE DI AUTORIZZARLI area vocata al cinghiale ZRV, Fondi chiusi, terreni demaniali a divieto di caccia, ZP, divieti di caccia istituiti ai sensi dell’art. 33 L.R. 3/94 e AAC (di tipo 1), aree agricole o ad arboricoltura da legno disperse nell’area vocata (c.d. aree critiche), Distretti di gestione (solo per il completamento dei Piani di caccia). aree non vocate alla specie ZRC, AAV, CPRFS, Demani Regionali, divieti di caccia istituiti ai sensi dell’art. 33 della L.R. 3/94, Fondi Chiusi, ZP, AFV, ZRV e territorio a gestione programmata della caccia METODI DI CONTROLLO aspetto: forma individuale di intervento, senza l’uso del cane, in cui l’operatore attende l’uscita degli animali appostato in punti di vantaggio; cerca: forma di interventi effettuata con uso di arma a canna rigata, munita di ottica o sistema elettronico di puntamento di calibro consentito dalla vigente normativa, attuato anche a bordo di autoveicolo, lungo un percorso fisso secondo specifiche prescrizioni provinciali individuato solo all’interno dei confini di strutture e istituti; girata con limiere: forma di intervento collettiva effettuata dal conduttore di un unico cane che scova i cinghiali e li fa muovere verso un numero limitato di poste la traccia; braccata: forma collettiva di intervento, con l’utilizzo di una muta di cani condotta da uno o più bracchieri, che scova i cinghiali forzandoli verso gli operatori in attesa alle poste; cattura: eseguita con recinti di cattura (c.d. chiusini), fissi o mobili, o con trappole mobili di ridotte dimensioni. Gli interventi con la modalità della braccata potranno essere autorizzati, previa valutazione dell’inefficacia degli altri metodi di controllo, e quando ritenuti tecnicamente necessari al raggiungimento degli obiettivi, secondo le indicazioni contenute nel Protocollo con l’ISPRA e/o dietro specifici pareri e, nei SIR, previa valutazione di incidenza. ‐ ‐ ‐ ‐ ‐ ‐ ‐ Cornacchia grigia Corvus corone cornix e gazza Pica pica (appartenenti alla famiglia dei Corvidi), Storno Sturnus vulgaris, Tortora dal collare Streptopelia decaocto decaocto, Colombo di città Columba livia forma domestica, Volpe Vulpes vulpes, Nutria Myocastor coypus, Coniglio selvatico Oryctolagus cuniculus. Per queste specie il PFVP riporta uno schema descrittivo che esprime l’orientamento della Provincia in merito alle attività di controllo, ma che per divenire esecutivo necessita del parere favorevole dell’ISPRA (cfr. L. 157/92, art 19). I metodi, i tempi e gli ambiti territoriali in cui effettuare gli interventi saranno concordati con l’ISPRA in un apposito protocollo d’intesa, tenuto conto che il paragrafo 3.4. del PFVP individua le caratteristiche che i metodi devono avere: “…..i metodi di controllo devono assicurare adeguata selettività, escludendo un significativo disturbo su componenti non target della zoocenosi, di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’ISPRA, dove per metodi ecologici si intendono quegli interventi non cruenti che agiscono sull’ambiente per renderlo “meno ospitale” alla specie problematica (Es. eliminazione di fonti alimentari), impediscono o limitano l’accesso alla risorsa da tutelare (Es.: incremento delle aree di rifugio per le specie preda da tutelare, dissuasori, reti di protezione).” Pagina 14 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 FINALITA’ AMBITO DEL CONTROLLO Tutela delle produzioni zooagro-forestali. istituti faunistici in cui è prioritaria l’esigenza della conservazione e riproduzione della fauna stanziale (ZRC, ZRV, CPRFS, AFV, e aree limitrofe). In tutto il territorio provinciale Controllo della presenza/densità di specie indigene Danni alle colture agricole Danni alle attività produttive (allevamenti, strutture) In tutto il territorio provinciale (nelle aree in cui si manifesta il danno e nelle sue immediate vicinanze) In tutto il territorio provinciale (nelle aree in cui si manifesta il danno e nelle sue immediate vicinanze) SPECIE AUTORIZZABILI VOLPE, CORVIDI NUTRIA, CONIGLIO SELVATICO CORVIDI, PICCIONE, TORTORA, STORNO CORVIDI, PICCIONE, TORTORA Per i cervidi e il muflone, il PFVP per eventuali situazioni di emergenza, che possono presentarsi in aree soggette a regime di protezione o di vincolo e/o in tempi diversi da quelli previsti dal calendario venatorio, saranno affrontate attraverso la richiesta di specifici pareri tecnici all’ISPRA, ai sensi dell’art. 37 della LR 3/1994. Inoltre, per le specie per le quali non è previsto un programma di riduzione degli impatti, il PFVP 2012-2015 non esclude la possibilità di attivare piani di limitazione con successivi e specifici pareri dell’ISPRA. Poiché la Volpe è una specie cacciabile, il PFVP ribadisce il concetto che negli istituti faunistici e faunistico venatori dove è consentita la caccia e nel TGPC, il mantenimento di densità compatibili con la salvaguardia delle altre specie dovrebbe essere perseguito e raggiunto principalmente attraverso l’attività, durante il periodo concesso dal calendario venatorio. 1.3.2.3. RIPOPOLAMENTI E IMMISSIONI DI FAUNA SELVATICA Per immissione faunistica si intende il trasferimento e rilascio, intenzionale o accidentale, di una specie in un determinato territorio. Si parla di ripopolamento, invece, quando la specie immessa è già naturalmente presente nell’area di rilascio. Ai fini della gestione faunistico venatoria, il PFVP prevede: ‐ nelle AFV non sono consentite immissioni di fauna selvatica. Solo in casi eccezionali previsti dal PFVP, sono consentiti ripopolamenti di lepre, con animali di cattura provenienti dal territorio provinciale. Dalla fine della stagione venatoria al 31 agosto, sono consentiti i ripopolamenti di fagiano secondo piani di immissione approvati dalla Provincia con animali di cattura provenienti dal territorio provinciale e, mediante l’uso di idonei recinti di ambientamento, con capi prodotti con tecniche di allevamento seminaturale, secondo il progetto provinciale del “Fagiano di qualità” o, in una prima fase, con fagiani provenienti da allevamenti nazionali; ‐ nel TGPC e nelle ZRV sono consentiti ripopolamenti di fagiano e di lepre di origine controllata e in genere provenienti dal territorio senese (animali catturati nelle ZRC provinciali); nelle ZRV, ove ritenuto opportuno, il PFVP prevede piani eccezionali d’immissione (con durata predefinita pari al periodo di vigenza del presente PFVP) anche con giovani fagiani prodotti con tecniche di allevamento semi-naturali (secondo il progetto provinciale del “Fagiano di qualità”) immessi previa stabulazione in recinti a cielo aperto; ‐ nelle ZRC non sono ammesse immissioni delle specie di indirizzo. Solo per il fagiano possono essere previste operazioni di immissione nella fase di primo impianto, con animali di cattura (dalle ZRC provinciali), quando sia accertato un palese declino della popolazione dietro autorizzazione provinciale; ‐ nelle AAV, le immissioni di fauna selvatica sono effettuate a discrezione del titolare in tutti i periodi dell’anno. I capi immessi devono appartenere a specie selvatiche proprie della fauna toscana e, ad eccezione degli ungulati, provenire da allevamento. Le specie ungulate e la lepre devono essere immesse in aree recintate in modo da impedire la fuoriuscita degli animali; ‐ nelle AAC le immissioni di selvaggina sono effettuate a discrezione del responsabile. I soggetti immessi devono provenire da allevamenti e devono appartenere a specie selvatiche proprie della fauna toscana: quaglia, fagiano, starna, pernice rossa, lepre, cinghiale. Nel caso della lepre e del cinghiale deve essere effettuata in aree recintate in modo da impedire la fuoriuscita degli animali. Pagina 15 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 1.3.2.4. ADDESTRAMENTO, ALLENAMENTO E GARE CANI Nel PFVP e secondo la normativa vigente, l’attività di addestramento e allenamento dei cani è prevista negli istituiti elencati di seguito e nei periodi indicati: ‐ nel TGPC, nel periodo consentito dal calendario venatorio e secondo le normative vigenti; ‐ nelle AFV e nelle AAV, a discrezione e dietro autorizzazione del titolare; ‐ nelle Aree Addestramento Cani l’attività può essere svolta tutto l’anno. Se l’addestramento è su lepre o su cinghiale, deve essere svolta all’interno di un recinto; per tutte le altre specie l’addestramento allenamento può avvenire al di fuori di un recinto, con o senza la possibilità di sparo. Per quanto riguarda le gare dei cani, il PFVP prevede che devono essere organizzate all’interno delle Aree per l’addestramento, l’allenamento e le gare dei cani (AAC) appositamente istituite e all’interno delle Aziende Faunistico Venatorie e delle Aziende Agrituristico Venatorie, a discrezione del titolare dell’autorizzazione. Al di fuori di questi istituti, nel periodo compreso dal 1 febbraio al 31 agosto non sono consentite gare cinofile in tutto il territorio ricompreso nei SIR. Il PFVP prevede inoltre che le gare cinofile possono essere organizzate anche al di fuori degli istituti sopra detti nel rispetto delle seguenti indicazioni: ‐ nelle ZRC le gare cinofile, senza immissione e abbattimento, ai sensi della normativa vigente, sono autorizzate dalla Provincia solo se di livello internazionale, nazionale e regionale e promosse dall’ENCI o da altre associazioni cinofile o venatorie riconosciute a livello nazionale. Le gare sono autorizzate solo in periodo di divieto di caccia, e comunque al di fuori del periodo 10 aprile – 15 luglio, e con l’adozione delle necessarie misure di salvaguardia della fauna selvatica e delle produzioni agricole; ‐ nelle ZRV le gare cinofile di livello internazionale, nazionale, regionale e locale, senza immissione e abbattimento, sono autorizzate dalla Provincia solo se promosse dall’ENCI o da altre associazioni cinofile o venatorie riconosciute a livello nazionale. Le gare sono autorizzate solo in periodo di divieto di caccia, e comunque al di fuori del periodo di immissione e ambientamento e del periodo riproduttivo (10 aprile – 15 luglio) della selvaggina, e con l’adozione delle necessarie misure di salvaguardia della fauna selvatica e delle produzioni agricole; ‐ nel territorio a gestione programmata della caccia sono vietate le gare cinofile ad eccezione delle gare internazionali, nazionali o regionali su cinghiale in area vocata e in periodo di divieto di caccia (compresa la caccia di selezione). 1.3.2.5. MIGLIORAMENTI AMBIENTALI A FINI FAUNISTICI Il PFVP prevede il proseguo del programma di miglioramento ambientale a fini faunistici, indirizzato ad aumentare la disponibilità alimentare della fauna selvatica stanziale, a ridurre i fattori limitanti delle popolazioni e ad aumentare la biodiversità degli ambienti agrari (p.es. conservazione biennale dei margini dei cereali, miscugli specifici per la nidificazione dei fagiani, miscugli a due vie cereale-leguminosa specifici per la lepre), da effettuare: ‐ nelle ZRC e in particolare in quelle con elevate potenzialità faunistiche e caratterizzate da idonei indirizzi colturali e adeguate pratiche agricole, in cui realizzare politiche di tutela della piccola selvaggina e di miglioramenti ambientali a fini faunistici comprendenti coltivazioni per l’alimentazione della fauna selvatica, il ripristino di zone umide e fossati, la differenziazione delle colture, l’impianto di siepi, cespugli e alberature, l’adozione di tecniche colturali e attrezzature atte a salvaguardare nidi e riproduttori, nonché l’attuazione di ogni altro intervento rivolto all’incremento e alla salvaguardia della fauna selvatica; ‐ nelle ZRV che sono strutture finalizzate all’attuazione di opere di miglioramento ambientale tramite programmi predisposti dagli ATC comprendenti coltivazioni per l’alimentazione della fauna selvatica, il ripristino di zone umide e fossati, la differenziazione delle colture, l’impianto di siepi, cespugli e alberature, l’adozione di tecniche colturali e attrezzature atte a salvaguardare nidi e riproduttori, nonché Pagina 16 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 l’attuazione di ogni altro intervento rivolto all’incremento e alla salvaguardia della fauna selvatica; ‐ nelle AFV (su almeno il 6% della superficie vincolata) e nelle AAV (non inferiore al 2% della superficie vincolata che eccede la superficie minima per il rilascio (100 ettari) e che non utili ai fini del raggiungimento delle finalità istitutive). Nelle AFV è individuata anche la percentuale minima di superficie equivalente (in “ettari equivalenti”) che deve essere impiegata in interventi di miglioramento o ripristino ambientale e che non può essere inferiore al 3% della superficie vincolata; questo duplice metodo di valutazione, non è riferito soltanto alla semplice misurazione della estensione degli appezzamenti (in ettari), ma è ispirato a una valutazione di tipo comparato che tenga conto di aspetti sostanziali, quali le essenze utilizzate, il frazionamento degli interventi e il tipo di gestione agraria (morganature, sfalci, etc.) (in “ettari equivalenti”). Il PFVP non prevede interventi di miglioramento ambientale nell’area vocata al cinghiale (se non negli istituti pubblici e privati previa adeguata programmazione che escluda, comunque, l’incremento degli ungulati) e ritiene tali attività marginali nel restante territorio a gestione programmata in quanto fruibili in genere da popolazioni selvatiche numericamente limitate; unica eccezione è la fascia di confine delle ZRV provviste di recinti di ambientamento, in modo da favorire un irradiamento controllato dei fagiani immessi. Nella scelta delle pratiche agricole da realizzare ai fini del miglioramento ambientale costituisce strumento di riferimento e indirizzo anche la DGR 454/2008 relativa ai criteri minimi per la definizioni di misure di conservazione delle ZPS. 1.3.2.6. MONITORAGGIO Il PFVP nel confermare l’importanza del monitoraggio quale strumento fondamentale nella gestione faunistica promuove le attività volte a incrementare le conoscenze, anche attraverso specifiche indagini, di quelle specie sensibili all’attività venatoria. Il PFVP 2012-2015 evidenzia l’importanza del monitoraggio di ungulati, di piccola selvaggina stanziale e di altre specie selvatiche oggetto di caccia o controllo, come il parametro conoscitivo di base per una loro corretta gestione faunistica e venatoria. Per le tecniche da applicare per la stima numerica delle popolazioni selvatiche, da utilizzare in maniera integrata, comparata o alternativa, il PFVP rimanda ad appositi Disciplinari, nel rispetto di quanto individuato nel PRAF e secondo indicazioni tecnico-scientifiche (p.es. ISPRA). Per quanto attiene l’avifauna migratrice, nel par. 3.2 il PFVP prevede un monitoraggio realizzato con la compilazione di registri consegnati ai titolari degli appostamenti fissi e per il colombaccio anche con una mappatura dei principali dormitori e di una parte delle rotte dei voli di foraggiamento. I dati dei carnieri relativi alle specie migratrici potrebbero anche essere integrati dalla lettura dei tesserini venatori sia a livello di ATC che regionale. Il PFVP prevede inoltre di valutare la fattibilità di un progetto di inanellamento dell’avifauna migratoria. 1.3.2.7. PREVENZIONE DANNI FAUNA SELVATICA Il PFVP prevede che la prevenzione dei danni è attuata dalla Provincia e dagli ATC in tutto il territorio di competenza mediante una adeguata gestione delle popolazioni di fauna selvatica e mediante la predisposizione di apposite iniziative di prevenzione concordate preventivamente con gli imprenditori agricoli. Nella destinazione delle risorse disponibili per la tutela delle colture agricole è garantita priorità al finanziamento delle iniziative di prevenzione danni. Le modalità di controllo della fauna particolarmente idonee a garantire un’efficace prevenzione dei danni alle colture agricole sono quelle che prevedono un tempestivo intervento a seguito della segnalazione da parte degli agricoltori. Il piano di prevenzione dei danni all’agricoltura è parte integrante del piano di gestione e prelievo degli ungulati e deve essere predisposto tenuto conto della realtà agricola presente sul territorio, dell’ammontare dei danni che si sono verificati, delle popolazioni animali presenti e delle caratteristiche dei luoghi. L’azione di prevenzione dei danni può essere esercitata mediante: 1. recinzioni individuali in rete metallica o "shelter" in materiale plastico; Pagina 17 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 2. reti antiuccello; 3. protezione elettrica con filo percorso da corrente elettrica a bassa intensità; 4. protezione meccanica con recinzioni perimetrali in rete metallica, purché non sia impedito il passaggio delle specie selvatiche non oggetto dell’intervento di prevenzione o precostituire condizioni idonee alla istituzione di fondi chiusi; 5. protezione acustica con strumenti a emissione di onde sonore di ampiezza variabile, apparecchi radio, apparecchi con emissione di grida registrate di allarme o di stress; 6. palloni predatori, dissuasori acustici e nastri riflettenti; 7. interventi di protezione con sostanze repellenti, tali da non arrecare danni alla salute delle persone e degli animali, che agiscono sul gusto e/o sull'olfatto dell'animale. Oltre alle tipologie suddette la Provincia e gli ATC possono implementare, anche in via sperimentale, sistemi innovativi di prevenzione. Costituiscono comunque azione di prevenzione dei danni tutti gli interventi agronomici, ambientali e silvocolturali in grado di offrire alla fauna selvatica fonti trofiche alternative alle produzioni agricole. Tali interventi dovranno comunque essere validati dalla Provincia o dagli ATC prima della loro realizzazione a fini preventivi. La Provincia promuove periodicamente seminari di aggiornamento e formazione in tema di prevenzione dei danni all’agricoltura rivolti ai soggetti interessati, compresi agricoltori e tecnici. 1.3.2.8. VIGILANZA VENATORIA Per perseguire gli obiettivi individuati nel PFVP e in particolare per la tutela della biodiversità all’interno dei SIR e delle Aree di rilevanza faunistica individuate dal Rapporto Ambientale e per la salvaguardia della fauna selvatica all’interno di alcuni istituti pubblici, il PFVP prevede il potenziamento dell’attività di vigilanza e di controllo attraverso l’azione coordinata della Polizia Provinciale e delle Guardie Ambientali Volontarie (GAV) e Guardie Giurate Venatorie Volontarie (GGVV). In quegli istituti faunistici pubblici di interesse (ZRC, ZRV, ZP), dove appare maggiormente utile minimizzare i fattori limitanti per la piccola selvaggina sia per quanto riguarda la repressione degli abusi, sia per la prevenzione e tutela delle risorse faunistiche e ambientali, sarà individuato un gruppo di agenti volontari che vi svolgono la loro attività di vigilanza in maniera prevalente e che mantengono stretti rapporti con la Polizia Provinciale e con un incaricato locale di riferimento, residente e rappresentativo dell’area. Pagina 18 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 2. RAPPORTO DEL PIANO FAUNISTICO-VENATORIO CON ALTRI PERTINENTI PIANI O PROGRAMMI Di seguito vengono illustrati i rapporti e la coerenza del PFVP con gli altri livelli di pianificazione ad esso pertinenti. 2.1 PIANIFICAZIONE DI LIVELLO REGIONALE Il PFVP attua le linee di indirizzo del PRAF-Piano Regionale Agricolo Forestale per la gestione faunistico-venatoria, che prevedono: destinazione differenziata del territorio agricolo forestale provinciale. conservazione e incremento della fauna selvatica, anche al fine di garantirne la coesistenza con le attività antropiche presenti sul territorio e criteri uniformi per la gestione degli ungulati sul territorio regionale. criteri e modalità per il monitoraggio della fauna criteri e modalità per la prevenzione e per il risarcimento danni in favore degli imprenditori agricoli per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e alle opere approntate sui fondi. Gli obiettivi del PRAF risultano interamente recepiti negli obiettivi del PFVP. A livello regionale, un importante atto di pianificazione che contiene aspetti rapportabili al PFVP è il PRAA-Piano Regionale di Azione Ambientale 2007-2010, attualmente ancora in vigore fino ad approvazione del nuovo strumento di pianificazione regionale in materia. Il PFVP concorre al raggiungimento dei seguenti obiettivi del PRAA: Macrobiettivo B1 “Aumentare la percentuale delle aree protette, migliorarne la gestione e conservare la biodiversità terrestre e marina”, poiché nell’ambito del Rapporto Ambientale e dell’allegato studio di incidenza viene presa in considerazione la biodiversità, sia interna a SIR e aree protette che esterna ad esse, prevedendo apposite misure per la sua conservazione; Macrobiettivo C3 “Ridurre gli impatti dei prodotti fitosanitari e delle sostanze chimiche pericolose sulla salute umana e sull’ambiente” in quanto il PFVP prende in considerazione la problematica dell’intossicazione da piombo, prevedendo apposite disposizioni. Analogamente, il Programma Regionale per le Aree protette 2009-2011, anch’esso prorogato in attesa del nuovo strumento regionale, è stato considerato nella pianificazione faunistico venatoria limitatamente alla presenza delle aree protette sul territorio, punti fermi della pianificazione faunistico venatoria in quanto aree a divieto di caccia. Il PRAA e il Programma Regionale Aree Protette attualmente in vigore saranno sostituiti nel corso del 2013 dal Piano Ambientale Energetico Ambientale (PAER) 2012-2015, per il quale è attualmente in corso l’iter di approvazione. Tra gli obiettivi più direttamente connessi a quelli del PFVP, il PAER contiene la Strategia Regionale per la Biodiversità facente capo all’Obiettivo di Piano B.1 “Aumentare la fruibilità e la gestione sostenibile delle aree protette e conservare la biodiversità terrestre e marina”, che contiene analisi e indicazioni necessarie a considerare la conservazione della biodiversità terrestre e marina all’interno di tutte le politiche regionali. La Strategia è articolata su 15 Target la cui conservazione garantisce la tutela di gran parte della biodiversità della regione. I Target sono ampie tipologie ambientali a cui sono associati habitat e specie di valore conservazionistico derivanti dalla normativa comunitaria, nazionale, regionale, liste rosse, ecc. Nell’analisi delle minacce, risulta che l’attività venatoria è tra le pressioni che interessano la biodiversità toscana, anche se non la principale. L’attività venatoria ha un impatto sui seguenti ambienti target (tra quelli presenti nel territorio provinciale): Target n.3 “Aree Umide costiere ed interne, dulcacquicole e salmastre, con mosaici di specchi d’acqua, pozze, habitat elofitici, steppe salmastre e praterie umide” Target n.5 “Aree agricole di alto valore naturale (HNVF-High Nature Value Farmland)” Nella documentazione preparatoria utilizzata per la stesura della Strategia regionale, si legge che per il “Target n. 3”, l’attività venatoria costituisce un potenziale elemento di pressione Pagina 19 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 quando è praticata nelle zone umide di elevato interesse avifaunistico o nelle circostanti aree di alimentazione. Relativamente alle specie indicate per il target si tratta comunque di un impatto causato dal disturbo o legato ad abbattimenti illegali in quanto le specie risultano protette. Durante la stagione invernale, ad esempio, gli abbattimenti illegali e il disturbo indiretto dovuto all’attività venatoria rappresentano il maggior problema per la conservazione di Falco di palude Circus aeruginosus specie che frequenta le due principali aree umide della provincia di Siena (Lago di Montepulciano e Lago di Chiusi). Per molte specie di uccelli e per molte aree umide toscane risulta potenzialmente critico l’impatto legato alla contaminazione da piombo; tale impatto risulta evidenziato dalle recenti Misure di conservazione delle ZPS (Del. GR 454/2008) che vietano oggi l’uso dei pallini di piombo in tali aree. Nel “Target n. 5”, la caccia non costituisce una pressione rilevante. Relativamente alle specie indicate per il target si tratta, anche in questo caso, di un impatto causato dal disturbo o legato ad abbattimenti illegali in quanto le specie risultano protette. Nelle zone pianeggianti che rivestono interesse per la sosta e l’alimentazione di alcune specie di uccelli acquatici, il disturbo causato dall’attività venatoria costituisce un fattore limitante presumibilmente più rilevante rispetto agli eventuali abbattimenti illegali. La Strategia regionale per la biodiversità prevede per i due target i seguenti obiettivi e azioni relativamente all’attività venatoria: TARGET Target n. 3 “Aree Umide costiere ed interne, dulcacquicole e salmastre, con mosaici di specchi d’acqua, pozze, habitat elofitici, steppe salmastre e praterie umide” OBIETTIVI OPERATIVI Controllo/riduzione della presenza di specie aliene o di specie invasive entro il 2020 Riduzione impatti diretti e indiretti dell’attività venatoria entro il 2020 AZIONI PREVISTE Redazione piano d’azione per le zone umide minori. Redazione di linee guida regionali per la gestione della vegetazione igrofila e per la gestione ottimale dei chiari di caccia. Realizzazione e attuazione di un Piano d’azione per prevenire e mitigare gli impatti delle specie aliene. Attivazione di campagne di informazione e sensibilizzazione sulle specie aliene. Realizzazione interventi di eliminazione di specie aliene. Realizzazione campagne periodiche di informazione sui contenuto delle misure di conservazione obbligatorie per le aree umide classificate ZSC/ZPS. Individuazione delle Aree agricole ad alto valore naturale (HNVF) della Toscana. Target n.5 “Aree agricole di alto valore naturale (HNVF)” Arrestare la perdita delle aree agricole ad elevato valore naturale entro il 2020 Aumento dei livelli di sostenibilità ambientale delle attività agricole (riduzione erosione del suolo, fitofarmaci, pesticidi, concimazioni, risorse idriche) entro il 2020 Riduzione impatti dell’attività venatoria sulla fauna delle aree agricole entro il 2015 Promozione degli Accordi Agroambientali d’Area per la tutela della biodiversità in aree agro-silvo-pastorali vaste e omogenee di elevato valore naturalistico. Definizione e attuazione delle misure necessarie per la riduzione/gestione dei danni provocati dal lupo sulle attività zootecniche. Mantenimento degli incentivi alla diffusione di tecniche di produzione a basso impatto ambientale ed alla coltivazione e allevamento di varietà e razze locali soprattutto quelle legate ai prodotti agricoli tradizionali toscani. Mantenimento indennità e pagamenti agroambientali. Manutenzione e recupero degli elementi lineari del paesaggio agricolo e delle sistemazioni idraulico-forestali. Realizzazione di interventi efficaci di contenimento numerico della fauna ungulata anche all’interno delle aree protette Redazione piano d’azione per la tutela delle popolazioni di Lepus corsicanus lepre italica nella Toscana meridionale Realizzazione campagne periodiche di informazione sui contenuto delle misure di conservazione obbligatorie per le aree agricole classificate ZSC/ZPS Tabella 2.1 - Sintesi degli obiettivi operativi e delle azioni individuate dal PAER nella Strategia regionale per la Biodiversità, relativamente agli aspetti direttamente o indirettamente legati all’attività venatoria. Gran parte delle azioni previste dalla Strategia Regionale sono perseguite dal PFVP attraverso la tutela dei SIR e delle Aree di Rilevanza Faunistica, prese in considerazione nel Rapporto Ambientale e nello Studio di Incidenza. Per brevità, sono state segnalate in Tabella 2.1 solo le principali delle numerose azioni della Strategia regionale per la biodiversità che riguardano la gestione degli habitat e in particolare degli agroecosistemi, settore in cui il PFVP concorrere efficacemente attraverso gli indirizzi di gestione per gli istituti faunistici in merito ai Pagina 20 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 miglioramenti agricolo-ambientali a favore della piccola selvaggina, come evidenziato nei capitoli successivi. Infine, riguardo la pianificazione regionale, esiste una relazione anche con il PIT-Piano di Indirizzo Territoriale, in riferimento alla disciplina paesaggistica. A tal fine il territorio provinciale è interessato in particolare dai seguenti Ambiti di Paesaggio: Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito 19 “Val di Chiana” 29 “Area volterrana” 31 “Val d’Elsa” 32 “Chianti” 33a “Area senese-Crete senesi” 33b “Area senese-Montagnola e Valli del Merse” 33c “Area Senese-Siena e delle masse di Siena e Berardenga” 37 “Monte Amiata” 38 “Val d’Orcia” Il PFVP può concorrere alla realizzazione degli indirizzi della disciplina paesaggistica del PIT riguardanti la gestione degli spazi rurali dei diversi Ambiti di Paesaggio, tramite gli indirizzi di gestione degli istituti pubblici e privati, in merito ai miglioramenti agricolo-ambientali. 2.2 PIANIFICAZIONE DI LIVELLO PROVINCIALE Il Piano faunistico-venatorio attua quanto disciplinato dal Piano territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Siena per la gestione faunistico venatoria (art. 10.5.4 della Disciplina del PTC vigente) nell’ambito delle politiche ambientali dell’ente: 10.5.4 Gestione faunistica e venatoria 1. La fauna selvatica omeoterma presente sul territorio provinciale è conservata nell’interesse dell’intera comunità quale risorsa naturale esauribile. Tale conservazione è tuttavia perseguita, per quanto possibile, nel rispetto delle esigenze di tutela delle produzioni agricole presenti sul territorio, sviluppando al massimo la prevenzione dei danni alle stesse. 2. La gestione della fauna selvatica presente sul territorio provinciale è attuata mediante la concertazione delle diverse esigenze e la composizione dei diversi interessi: agricoli, ambientalisti e venatori. 3. L’Amministrazione Provinciale esercita la sua funzione di programmazione delle risorse faunistiche con il Piano faunistico venatorio provinciale; perseguendo tramite esso l’obiettivo fondamentale del riequilibrio sul territorio delle diverse presenze faunistiche ed in particolare il contenimento conservativo degli ungulati ed il potenziamento qualitativo e quantitativo della piccola fauna selvatica. 4. La gestione sociale della caccia è tutelata, incentivata, educata e responsabilizzata. La gestione venatoria privata continua ad essere parte integrante e sostanziale di una gestione conservativa delle popolazioni selvatiche, anche tramite la costante collaborazione tra il pubblico e tutti i soggetti interessati. 5. La conservazione della fauna selvatica è perseguita anche attraverso la realizzazione di una vasta azione di crescita culturale volta alla formazione della moderna figura del cacciatore-gestore. Il PTCP fornisce anche precise indicazioni per la predisposizione del PFVP riguardo i siti di cui alla L.R. 56/2000 (art. 10.5.2 comma 8 della Disciplina del PTCP): Nella predisposizione e nella revisione dei piani faunistico-venatori provinciali, la Provincia verifica la possibilità di includere in tutto od in parte i SIC/SIN/SIR in istituti faunistici compatibili con la tutela delle risorse che hanno motivato la proposta di istituzione di ciascun SIC/SIN/SIR. Oltre a queste indicazioni che il PTCP rivolge direttamente alla pianificazione faunisticovenatoria e alle quali il PFVP si conforma, il PFVP potrà concorrere indirettamente all’attuazione degli indirizzi del PTCP riguardanti il mantenimento della biodiversità e del paesaggio. Altra connessione con il PTCP riguarda il settore della mobilità, per gli aspetti legati alla sicurezza e alle esigenze di spostamento della fauna; la disciplina del PTCP in materia prevede infatti che “Gli interventi di adeguamento della viabilità esistente, nonché quelli inerenti la nuova viabilità, sono da prevedersi esclusivamente al fine di incrementare i livelli di sicurezza e di risolvere attraversamenti critici dei centri urbani, mitigando gli impatti sul paesaggio, sulle componenti ambientali e favorendo, attraverso specifici accorgimenti, la possibilità per la fauna selvatica di attraversare le barriere infrastrutturali”. Il PFVP affronta a tal proposito il problema degli incidenti stradali con la fauna, strettamente legato anche alle modalità di progettazione della viabilità. Pagina 21 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Il PFVP è complementare ai piani di gestione delle Riserve Naturali, e ne recepisce il Regolamento. Le Riserve Naturali sono conteggiate dal PFVP tra le superfici che concorrono a determinare il territorio a divieto di caccia e gli obiettivi di tutela della biodiversità peculiari delle Riserve Naturali sono condivisi e recepiti dal PFVP. Infine, il Piano si coordina con la normativa e gli indirizzi regionali riguardanti i SIR (SIC, ZPS e Sir) di cui allo Studio di Incidenza allegato, attuandone la specifica normativa di tutela, e recepirà i contenuti dei Piani di Gestione di SIR/SIC/ZPS quando realizzati. La Provincia di Siena, beneficiaria di un finanziamento del PSR (Misura 323), sta infatti elaborando i Piani di Gestione delle 6 ZPS e realizzerà i Piani di Gestione di 7 SIC. Pagina 22 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 3. ASPETTI PERTINENTI DELLO STATO ATTUALE DELL’AMBIENTE E SUA EVOLUZIONE PROBABILE SENZA L’ATTUAZIONE DEL PIANO Per la valutazione degli effetti del PFVP all’interno del Rapporto Ambientale, deve essere tracciato un quadro dello stato attuale dell’ambiente, almeno negli aspetti più direttamente connessi alla materia del Piano. Fra questi, quello senz’altro più importante è lo stato della componente ambientale “biodiversità”. Lo stato della biodiversità del territorio provinciale è ampiamente trattato sia nel Volume I del PFVP (Cap. 1) che nel presente Rapporto Ambientale, dove la biodiversità rappresenta uno dei principali riferimenti per la valutazione. Come mostra la valutazione degli effetti di cui al Cap. 7 del presente Rapporto Ambientale e del Cap. 3 dell’allegato Studio di Incidenza, il territorio provinciale gode di un patrimonio di biodiversità notevole, confermato dall’elevata superficie dei SIR e dalla diffusa presenza di specie di interesse conservazionistico anche esternamente ad essi e in particolare nelle 8 Aree di Rilevanza Faunistica. Le problematiche attuali, in riferimento alla pianificazione faunistico venatoria, mostrano alcune necessità di regolamentazione rispetto allo pianificazione vigente. L’evoluzione dello stato della biodiversità in mancanza del nuovo PFVP sarebbe quindi senz’altro da ritenersi negativa, venendo a perdurare le criticità emerse nelle valutazioni del Rapporto Ambientale e dello Studio di Incidenza. In termini di superficie del territorio provinciale in divieto di caccia (aree protette ai sensi della L.R. 49/95, ZP, ZRC, ZRV superiori a 150 ettari, CPRFS pubblici), la nuova pianificazione faunistico venatoria prevede una percentuale di territorio a divieto pari al 24,6% della SAF provinciale, come conseguenza della revisione degli istituti faunistico-venatori in base alle loro finalità istitutive e alla loro funzionalità. L’attuazione del Piano garantirà da un lato la migliore regolamentazione, anche rispetto alle nuove conoscenze esistenti, dell’attività venatoria, diminuendo i fattori di minaccia diretti verso le specie di interesse venatorio e conservazionsitico, dall’altro offrirà gli strumenti per indirizzare gli istituti faunistici verso una gestione del territorio che tenga conto anche delle specie non oggetto di caccia, conferendo un ruolo importante di conservazione attiva agli istituti faunistici (aziende-faunistico venatorie, zone ripopolamento e cattura ecc). La revisione degli istituti faunistici è svolta anche in funzione della necessità di tutela delle Aree di Rilevanza Faunistica e in funzione di una maggiore produzione naturale di specie cacciabili, a detrimento delle immissioni. Infine, una grossa parte del piano riguarderà la regolamentazione della gestione degli ungulati, con la finalità di diminuire le popolazioni in eccesso e la conseguente pressione sugli ecosistemi naturali e sulle attività economiche. Senza l’attuazione del PFVP si possono quindi prevedere effetti a medio e a lungo termine sullo stato dell’ambiente, quali: non adeguata tutela della biodiversità, come richiesto dalla normativa specifica; inadeguata produzione faunistica del territorio in termini di specie cacciabili; perdurare delle problematiche relative al conflitto con le attività economiche per i danni da Ungulati. Pagina 23 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 4. CARATTERISTICHE AMBIENTALI, CULTURALI E PAESAGGISTICHE DELLE AREE CHE POTREBBERO ESSERE SIGNIFICATIVAMENTE INTERESSATE L'attuazione del PFVP interessa tutta la superficie agro-forestale provinciale ma in particolare va ad influenzare, rispetto alla significatività degli effetti, positivi e negativi, le aree di maggiore importanza per la fauna, che comprendono: Aree Protette In Provincia di Siena sono presenti 14 Riserve Naturali Regionali, 4 Riserve Naturali Statali e 3 ANPIL (Aree Naturali Protette di Interesse Locale) che interessano, nel loro complesso, circa 70.392 ha di territorio provinciale (di cui 22.628 ha a divieto caccia). Poiché le ANPIL vengono regolamentate dagli strumenti urbanistici comunali, i loro territori sono sottoposti alla normale programmazione faunistico venatoria e per questo motivo nel Rapporto Ambientale non verranno considerate distintamente ma alla pari del territorio non protetto. SIR (Siti di Importanza Regionale) In provincia di Siena i SIR sono in tutto 19 e comprendono 11 SIC (Siti di Importanza Comunitaria ai sensi della Direttiva 92/43/CEE o Direttiva “Habitat”), 6 SIC classificati anche come ZPS (Zone di Protezione Speciale ai sensi della Direttiva 79/409/CEE o Direttiva “Uccelli” (sostituita successivamente dalla Direttiva 2009/147/CE) e 2 Sir (Siti di interesse regionale di cui alla L.R. 56/2000), per un totale di 59.425 ettari. Aree di Rilevanza Faunistica In Provincia di Siena i dati faunistici disponibili e le analisi effettuate nell’ambito della redazione del quadro conoscitivo del PFVP (si veda il paragrafo 1.5 del Volume I) hanno individuato 8 Aree di Rilevanza Faunistica, comprendenti zone umide e aree agricole non ricomprese in aree protette e SIR, ma importanti per la presenza di specie di interesse conservazionistico comunitario ed in particolare di uccelli. Queste aree occupano complessivamente una superficie di circa 800 ettari. Nel territorio provinciale sono state individuate nell'ambito del programma di BirdLife International anche 2 IBA (Important Bird Areas): “Crete Senesi” (Cod. IT090) e “Laghi di Montepulciano e Chiusi” (Cod. IT093), entrambe ricadenti in ZPS e quindi non ulteriormente trattate in questa sede. Per una descrizione dettagliata delle aree protette, dei SIR e delle Aree di Rilevanza Faunistica del territorio provinciale si rimanda ai paragrafi 1.3-1.5 del Volume I del PFVP e al Cap. 2 dello Studio di Incidenza. Nelle figure 4.1, 4.2 e 4.3 ne viene mostrata la distribuzione sul territorio. Pagina 24 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Figura 4.1 – Le Aree Protette della Provincia di Siena. RISERVE NATURALI REGIONALI: 1. Alto Merse; 2. Basso Merse; 3. Bosco di S. Agnese; 4. Castelvecchio; 5. Cornate e Fosini; 6. Crete dell’Orcia; 7. Farma; 8. Il Bogatto; 9. La Pietra; 10. Lago di Montepulciano; 11. Lucciola Bella; 12. Pietraporciana; 13. Pigelleto; 14. Ripa d’Orcia; RISERVE NATURALI STATALI: 1. Riserva Naturale Statale Cornocchia, 2 Riserva Naturale Statale Tocchi, 3. Riserva Naturale Statale Montecellesi, 4. Riserva Naturale Statale Palazzo; ANPIL: 1. Parco Fluviale dell’Alta Val d’Elsa; 2. Val d’Orcia, 3. Lago di Chiusi. Pagina 25 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Fig. 4.2 - I SIR della Provincia di Siena. 1. Crete dell’Orcia e del Formone; 2. Crete di Camposodo e Crete di Leonina; 3. Lago di Chiusi; 4. Lago di Montepulciano; 5. Lucciolabella; 6. Monte Oliveto Maggiore e Crete di Asciano; 7. Alta Val di Merse; 8. Basso Merse; 9. Castelvecchio; 10. Cono Vulcanico del Monte Amiata; 11. Cornate e Fosini; 12. Foreste del Siele e Pigelleto di Piancastagnaio; 13. Montagnola Senese; 14. Monte Cetona; 15. Monti del Chianti; 16. Ripa d’Orcia; 17. Val di Farma; 18. Basso corso del Fiume Orcia; 19. Podere Moro – Fosso Pagliola. Pagina 26 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Figura 4.3 – Le Aree di Rilevanza Faunistica della Provincia di Siena, suddivise per tipologia ambientale. 1. Pianure del torrente Arbia presso Monteroni d’Arbia; 2. Lago delle Volpaie; 3 Pianure del torrente Arbia presso Ponte d’Arbia; 4. Laghetti presso Buonconvento; 5. Il Granocchiaio (Dolciano); 6. Rilievi della Valdorcia; 7. Rilievi di Castiglioncello del Trinoro; 8. Lago della Maddalena. Pagina 27 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 5. PROBLEMATICHE CONNESSE ALLE ZONE DI PARTICOLARE RILEVANZA AMBIENTALE, CULTURALE E PAESAGGISTICA Come illustrato nel Cap. 4, le aree di particolare rilevanza ambientale considerate nel presente Rapporto Ambientale sono costituite dalle Riserve Naturali, dai SIR e dalle Aree di Rilevanza Faunistica. Le problematiche relative alle Riserve Naturali non possono essere considerate direttamente pertinenti al PFVP in quanto queste aree sono escluse dalla gestione faunistico-venatoria. Per quanto riguarda invece le problematiche connesse ai SIR, queste sono ampiamente trattate, sito per sito, all’interno dello Studio di Incidenza allegato. Infine per le problematiche connesse alle Aree di Rilevanza Faunsitica si rimanda all’analisi effettuata al Cap. 7 del Rapporto Ambientale. La L.R. 10/2010 indica fra le zone di particolare rilevanza ambientale di cui tenere conto nel Rapporto Ambientale anche i territori con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità, di cui all’articolo 21 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228. Il territorio provinciale risulta interamente interessato da questo tipo di produzioni e le problematiche connesse all’attuazione del PFVP sono quindi simili a quelle analizzate per il territorio in generale. In particolare per queste aree si rimanda al paragrafo 7.3.2 del Rapporto Ambientale in cui vengono discussi nell’ambito degli effetti socio economici, i danni all’agricoltura provocati dalla fauna selvatica. Pagina 28 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 6. OBIETTIVI DI PROTEZIONE AMBIENTALE DI RIFERIMENTO PER LA VAS Il PFVP è lo strumento che permette di attuare gli indirizzi e gli obiettivi di tutela derivanti da Direttive europee e Convenzioni internazionali a tutela della fauna selvatica recepite dalla Legge 157/1992 e dalla sua applicazione regionale (L.R. 3/1994). Per la definizione degli obiettivi di protezione ambientale del PFVP, si sono considerate le disposizioni normative comunitarie, statali, regionali e provinciali relative alla protezione dell’ambiente naturale, della fauna e della flora, declinandoli sugli obiettivi generali del PFVP. La L. 157/92 recepisce ed attua le disposizioni della Direttiva 2009/147/CE (che ha sostituito la 79/409/CEE) del Consiglio del 2 aprile 1979 e modifiche successive (Direttiva “Uccelli”), della Convenzione di Berna e della Convenzione di Parigi del 18 ottobre 1950 per la protezione degli uccelli. In particolare la Legge 157/92 prevede che: l'esercizio dell'attività venatoria è consentito purché non contrasti con l'esigenza di conservazione della fauna selvatica e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole (art. 1 comma 2); l’esercizio venatorio è vietato, per ogni singola specie (art. 18 comma 1 bis): a) durante il ritorno al luogo di nidificazione; b) durante il periodo della nidificazione e le fasi della riproduzione e della dipendenza degli uccelli; è fatto divieto a chiunque di disturbare deliberatamente le specie protette di uccelli, fatte salve le attività previste dalla legge. Il PFVP è stato redatto in conformità con la Legge 157/92 ed è quindi necessariamente coerente con gli obiettivi delle convenzioni internazionali citate. Oltre alla normativa di cui sopra, il PFVP ha tenuto conto anche delle disposizioni della Dir. 92/43/CEE del 21 maggio 1992 (Direttiva “Habitat”) relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (recepita in Italia dal D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 e in Toscana con L.R. 56/2000 e dalle delibere attuative delle misure di conservazione D.G.R. 644/2004 e 454/2008), che in particolare, prevede: la Conservazione degli habitat naturali e degli habitat delle specie, attraverso la costituzione di una rete ecologica europea coerente di zone speciali di conservazione, denominata "Natura 2000" e composta attualmente in provincia di Siena da 17 SIC (Siti di Importanza Comunitaria) di cui 6 classificati anche come ZPS (Zone di Protezione Speciale) ai sensi della Direttiva “Uccelli”; la tutela delle specie di interesse conservazionistico europeo, inserite nell'Allegato I della Direttiva “Uccelli” e nell'Allegato IV della Direttiva “Habitat”, attraverso la tutela dei loro habitat, anche esternamente ai siti della Rete Natura 2000 A livello regionale, la L.R. 56/2000 individua ulteriori aree di interesse regionale per la conservazione di habitat, flora e fauna, rappresentate in Provincia di Siena da 2 Siti di Interesse regionale (Sir). La Regione Toscana nella stessa legge riconosce complessivamente SIC, ZPS e Sir come Siti di Importanza Regionale (SIR). Infine, per la definizione degli obiettivi di protezione ambientale del PFVP, è stato preso in considerazione l’accordo internazionale AEWA (African-Eurasian Waterbird agreement) per la conservazione degli uccelli acquatici migratori (al quale l’Italia ha aderito con legge 66/2006), che nel relativo Piano d’Azione prevede per l’Italia l’impegno all’eliminazione delle munizioni di piombo per la caccia agli acquatici. In sintesi, rispetto alla normativa sopra citata, gli obiettivi di tutela ambientale discendenti dalla normativa di cui sopra e pertinenti direttamente o indirettamente al Piano sono: gli obiettivi di tutela di habitat e specie derivanti dalla normativa comunitaria in materia di protezione della natura, nello specifico la Direttiva “Habitat” e la Direttiva “Uccelli”, che prevedono in particolare la tutela delle specie di interesse conservazionistico europeo e dei loro habitat nell'ambito della Rete Natura 2000; gli obiettivi di tutela delle specie inserite nell’Allegato I della Direttiva “Uccelli” e nell’Allegato IV della Direttiva “Habitat”; l’obiettivo di tutelare tutte le specie selvatiche di uccelli durate la stagione riproduttiva e di dipendenza dei giovani dai genitori e, per quanto riguarda gli uccelli migratori, durante il Pagina 29 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 ritorno ai siti di nidificazione (migrazione pre-nuziale) (Direttiva Uccelli, art. 7, Legge 157/92, art. 18 comma 1 bis); gli obiettivi di tutela della biodiversità regionale e in particolare delle specie di interesse regionale di cui alla LR 56/2000; il divieto di introduzione di specie alloctone (art. 12 comma 3 del D.P.R. 357/1997); la riduzione dell’uso di munizioni di piombo per l’attività venatoria (accordo AEWA). Il rispetto delle normative riguardanti i SIR della Provincia di Siena nel loro complesso è stato assicurato nel PFVP con la redazione dello Studio di Incidenza, parte integrante di questo Rapporto Ambientale, mentre l’obiettivo di tutela delle specie di interesse comunitario prevista dalla Direttiva “Uccelli” e dalla Direttiva “Habitat” al di fuori dei SIR è stato considerato nel Rapporto Ambientale, attraverso l’analisi dei suoi effetti sulle Aree di Rilevanza Faunistica per queste specie. Nella tabella 6.1 gli obiettivi di protezione ambientale del PFVP sono stati sintetizzati e raccolti sulla base degli obiettivi generali di protezione ambientale di riferimento per la VAS individuati nel Rapporto Ambientale del PRAF. Obiettivi di protezione ambientale di riferimento per il PRAF Obiettivi di protezione ambientale di riferimento per il PFVP Contribuire al miglioramento dello stato di conservazione dei SIR della Provincia di Siena Contribuire al miglioramento dello stato di conservazione delle specie di interesse conservazionistico Salvaguardia della natura e della biodiversità Contribuire al miglioramento degli habitat delle specie di interesse conservazionistico Contribuire alla diminuzione delle criticità provenienti dalle specie alloctone Gestione sostenibile delle specie oggetto di prelievo venatorio, Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei compresa la tutela di tutte le specie selvatiche nel periodo di rifiuti riproduzione, dipendenza e ritorno ai luoghi di nidificazione Riduzione dell'inquinamento da piombo nell'ambiente Tutela dell'ambiente e della salute Riduzione del rischio popolazione umana di intossicazione da piombo nella Tabella 6.1 - Sintesi degli obiettivi di protezione ambientale di riferimento per il PFVP. Pagina 30 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 7. EFFETTI DEL PIANO SULL’AMBIENTE Come specificato nell’Allegato 2 della L.R. 10/2010, nel Rapporto Ambientale devono essere valutati i possibili effetti significativi sull’ambiente, compresi aspetti quali la biodiversità, la popolazione, la salute umana, la flora e la fauna, il suolo, l’acqua, l’aria, i fattori climatici, i beni materiali, il patrimonio culturale, anche architettonico e archeologico, il paesaggio e l’interrelazione tra i suddetti fattori. Tali effetti devono comprendere quelli secondari, cumulativi, sinergici, a breve, medio e lungo termine, permanenti e temporanei, positivi e negativi. Gli ambiti di influenza del PFVP “Natura e Biodiversità” e “Attività agricole e forestali” sono stati individuati già nel documento preliminare quali principali temi sui quali sviluppare l’analisi del Rapporto Ambientale, in questo capitolo, sono stati ampliati, approfonditi anche a seguito delle osservazioni e così suddivisi: Comparto Biodiversità, flora e fauna Effetti potenziali Disturbo (in aree di alimentazione, svernamento e nidificazione) Abbattimenti di specie cacciabili in periodi di vulnerabilità delle specie Abbattimenti illegali Controllo specie in eccessiva densità e controllo specie alloctone Ibridazione e diffusione di specie alloctone a causa delle immissioni a scopo venatorio Mantenimento di agroecosistemi e gestione di habitat Salute umana Intossicazione da piombo per consumo di selvaggina Contesto socio-economico Incidenti stradali con fauna selvatica Danni da ungulati alle colture agricole Rafforzamento dell'indotto economico delle aziende agrituristico-venatorie Interferenza con le attività ricreative all'aperto Recupero fauna selvatica in difficoltà Sensibilizzazione del mondo agricolo alle tematiche di tutela della fauna Corretto smaltimento e valorizzazione della selvaggina oggetto di controllo Tabella 7.1 – Sintesi dei potenziali effetti del PFVP sull’ambiente analizzati nel Rapporto Ambientale. Non si ritiene che il Piano possa avere impatti significativi su aspetti quali il patrimonio culturale, architettonico e archeologico in quanto le azioni di Piano non andranno ad interessare tali beni. Per quanto riguarda il paesaggio, il PFVP 2012-2015 interesserà le forme del paesaggio in maniera marginale e limitatamente alla gestione agricola pianificata negli istituti pubblici e privati, la quale attraverso gli interventi di miglioramento ambientale imposti alle aziende potrà concorrere a mantenere il paesaggio agricolo tradizionale. 7.1 EFFETTI SU FLORA E FAUNA E SULLA BIODIVERSITÀ IN GENERALE Come accennato in premessa, le aree più rappresentative per la biodiversità nel territorio provinciale sono ricomprese nelle Riserve Naturali e nei siti classificati come SIR (ZPS, SIC e Sir), istituiti espressamente per questo scopo. Per gli effetti del PFVP su queste aree si rimanda allo Studio di Incidenza allegato al presente Rapporto Ambientale. Per il territorio esterno alle Riserve e ai SIR, l’analisi è stata condotta in riferimento alla componente della biodiversità che, secondo la bibliografia e i dati esistenti, risulta potenzialmente più sensibile alle attività del PFVP e per la quale esistono dati di distribuzione e di impatto sufficientemente solidi. In particolare sono state analizzate le seguenti componenti della biodiversità: Pagina 31 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 habitat di interesse comunitario per i quali esistono dati di presenza sul territorio provinciale e per i quali sono documentati fattori di minaccia legati direttamente o indirettamente alla gestione faunistico-venatoria; specie inserite in Allegato I della Direttiva “Uccelli” e/o nelle Liste di attenzione del Database regionale Re.Na.To. (Repertorio Naturalistico Toscano) per le quali esistono dati di presenza sul territorio provinciale e per le quali sono documentati fattori di minaccia legati direttamente o indirettamente alla gestione faunistico-venatoria; Aree di Rilevanza Faunistica (di cui al Cap. 1 del Volume I del PFVP e Cap. 4 del presente Rapporto Ambientale) non ricomprese in aree protette e SIR sulle quali l’attività venatoria può avere effetti. La valutazione degli effetti del PFVP 2012-2015 su queste componenti è stata effettuata basandosi sui seguenti dati: analisi generale degli effetti dell’attività venatoria sulla biodiversità, come desunti dalla bibliografia nazionale e internazionale esistente in materia (paragrafo 7.1.1); analisi dei fattori di minaccia legati direttamente o indirettamente all’ attività venatoria individuati per le specie floristiche e faunistiche presenti nel database regionale Re.Na.To. per il contesto toscano (paragrafo 7.1.2); analisi dei fattori di minaccia rilevati, sulla base dei fattori di minaccia delle specie presenti, per le Aree di Rilevanza Faunistica individuate nel territorio esterno a Riserve Naturali e SIR (paragrafo 7.1.2). Sulla base di questa analisi è stata fatta la valutazione degli effetti delle singole azioni del PFVP e sono state individuate le conseguenti misure di mitigazione. 7.1.1 ANALISI BIBLIOGRAFICA DEGLI EFFETTI DELL’ATTIVITÀ VENATORIA SULLA BIODIVERSITÀ A livello generale, è stata analizzata la bibliografia disponibile in materia di impatti dell’attività venatoria sulla fauna, comprendente sia pubblicazioni scientifiche nazionali che internazionali. La tabella 7.2 riporta una sintesi delle indicazioni derivanti dalla bibliografia consultata, mentre una disamina completa è consultabile nello Studio di Incidenza allegato (cap. 3). Effetti dell’attività venatoria sulla biodiversità Tipo di effetto Effetti diretti Abbattimenti di specie cacciabili in periodi di vulnerabilità delle specie Disturbo (in aree di alimentazione, svernamento e nidificazione) Abbattimenti accidentali (per confusione con altre specie) Contrazione numerica di specie preda di specie protette Controllo specie con eccessiva densità che provocano danni agli habitat e alle specie Controllo specie alloctone negativo negativo negativo negativo positivo positivo Effetti indiretti Avvelenamento da piombo Uccisioni illegali di specie protette perché ritenute “nocive” Ibridazione dovuta alle immissioni di specie alloctone Eccessiva densità di specie che hanno effetti negativi su habitat e altre specie Presenza di specie alloctone (predazione, competizione alimentare) Mantenimento dell’agricoltura di tipo tradizionale Gestione di habitat su larga scala negativo negativo negativo negativo negativo positivo positivo Tabella 7.2 - Sintesi degli effetti dell’attività venatoria e della gestione faunistico-venatoria sulla biodiversità derivanti dall’analisi della bibliografia in materia. Gli effetti di cui sopra possono interessare specie e habitat con diversa intensità, secondo la sensibilità, la rarità, il periodo. Pagina 32 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Nei due paragrafi successivi verranno evidenziate le criticità legate all’attività venatoria per gli habitat e le specie di interesse conservazionistico segnalate per il territorio provinciale e per le Aree di Rilevanza Faunistica individuate. 7.1.2. ANALISI DELLE CRITICITÀ SULLE SPECIE E SIR E ALLE RISERVE NATURALI SUGLI HABITAT DI INTERESSE CONSERVAZIONISTICO ESTERNE AI Per definire l’elenco degli habitat e delle specie di interesse conservazionistico oggetto dell’analisi sono stati utilizzati dati provenienti da fonti bibliografiche e banche dati riferite al contesto toscano e senese, relativi a habitat e specie di flora e fauna di interesse conservazionistico per la Toscana (es. database regionale Re.Na.To.), pubblicazioni e dati provenienti dai censimenti IWC (International Waterfowl Census) relativi agli uccelli acquatici svernanti e alle colonie di ardeidi e studi realizzati dalla Provincia di Siena, elencati in bibliografia. Dall’elenco delle specie e degli habitat segnalati per la provincia di Siena sono stati selezionati quelli contenuti nelle Liste di Attenzione del database regionale Re.Na.To., nelle quali sono ricomprese specie e habitat inseriti negli allegati delle Direttiva “Habitat” e “Uccelli”, nella L.R. 56/2000 e altri elementi a rarità regionale. Nella tabella 7.3 sono elencati gli habitat e le specie per le quali il database regionale Re.Na.To. individua fattori di criticità e minacce direttamente o indirettamente riferibili all’attività venatoria. Tabella 7.3 – Habitat e specie segnalate per la provincia di Siena (territorio esterno ad aree protette e SIR) inserite nelle liste di attenzione del database Re.Na.To. per i quali sono documentate criticità legate alla attività venatoria. Habitat/Specie normativa Status in Toscana (da liste Re.Na.To.) Criticità e minacce per la specie (da Re.Na.To.) Misure per la conservazione (da Re.Na.To.) HABITAT Comunità di idrofite radicate e non del Nymphaeion albae L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Habitat (All. I prioritarioCod. 3150) - Boschi a dominanza di faggio e/o querce degli Appennini con Ilex e Taxus L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Habitat (All. I prioritarioCod. 9210) Boschi acidofitici a dominanza di Quercus petraea Frassineti di versante a Fraxinus oxycarpa L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Habitat (All. I prioritarioCod. 91L0) L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Habitat (All. I prioritarioCod. 91B0) - - Alterazione della qualità delle acque Gestione inadeguata del livello idrometrico Invasione di specie esotiche, soprattutto animali, quali la nutria ed il gambero della Louisiana, che nutrendosi di rizomi e propaguli sembrano avere effetti devastanti sui popolamenti Questo habitat ha subito in passato una forte utilizzazione selvicolturale che ne ha ridotto fortemente l’estensione, favorendo cenosi con specie forestali più rustiche e veloci nell’accrescimento. In qualche sito anche i danni da ungulati sembrano costituire un pericolo per la conservazione. Le misure per la conservazione dell'habitat variano da sito a sito e devono essere messe a punto caso per caso dopo studi mirati. In generale sono da monitorare la qualità dell'ambiente ed in particolare l'inquinamento delle acque, la gestione del livello idrometrico, l'invasione di specie esotiche, ecc. Indagini ulteriori inerenti l’ecologia, l’esatta distribuzione territoriale e la consistenza effettiva dell’habitat nei vari siti. Le stazioni così individuate devono essere tutelate quando si realizzano eventuali piani di assestamento forestale Non sembra che vi siano minacce dirette che possono pregiudicare la conservazione di questo habitat, se non la gestione selvicolturale che se inadeguata può favorire altre essenze, in particolare il cerro, più frugale e resistente al ceduo, a detrimento della rovere. Danni più o meno ingenti derivati da carico eccessivo di ungulati sono presenti in numerosi siti. Tutti i siti dell’habitat dovrebbero essere inseriti in aree protette (anche se ciò è difficoltoso perché in alcuni casi di proprietà privata), e dovrebbe essere effettuata una gestione selvicolturale di tipo naturalistico, finalizzata al mantenimento dell’habitat. Ricerche mirate per individuare le forme di governo e trattamento più idonee alla sua conservazione. Il governo a ceduo, il pascolamento in bosco, i danni da ungulati e la generale alterazione delle cenosi possono costituire cause di minaccia, così come ogni alterazione degli assetti idrogeoloigici. In linea generale la gestione selvicolturale deve essere finalizzata alla conservazione delle cenosi ed al loro miglioramento floristicostrutturale Pagina 33 RAPPORTO AMBIENTALE Habitat/Specie normativa Status in Toscana (da liste Re.Na.To.) Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Criticità e minacce per la specie (da Re.Na.To.) Misure per la conservazione (da Re.Na.To.) FLORA Zafferano di Toscana Crocus etruscus L.R. 56/2000 (All. A-C) + Direttiva Habitat (All. IV) Bivonea di Savi Jonopsidium savianum L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Habitat (All. II-IV) Barbone adriatico Himantoglossum adriaticum Direttiva Habitat (All. II-IV) Quasi a rischio Vulnerabile Quasi a rischio Ofride della Majella Ophrys passionis Ofride di Tetralonia Ophrys holosericea subsp. tetraloniae - Vulnerabile - Vulnerabile Orchide a specchio Ophrys speculum L.R. 56/2000 (All. A) Vulnerabile Orchidea delle isole Dactylorhiza insularis L.R. 56/2000 (All. A) Vulnerabile Orchide militare Orchis militaris L.R. 56/2000 (All. A) Vulnerabile Come buona parte delle bulbose va incontro a fenomeni di rarefazione per l’eccessiva presenza di cinghiali, istrici ed altri animali che ricercano avidamente i suoi bulbi. Evoluzione della vegetazione con espansione della macchia che colonizza le praterie dove vive la specie. Presenza di cinghiali che distruggono continuamente le radure dove la specie vegeta preferenzialmente. Presenza eccessiva di ungulati che soprattutto per le popolazioni in aree prative possono portare alla locale estinzione attraverso il calpestio e la brucatura. Eccessiva presenza di ungulati che, con il calpestamento e la brucatura ripetuta, mettono in serio pericolo la sopravvivenza di popolazioni spesso esigue ed instabili Eccessiva presenza di ungulati che, con il calpestamento e la brucatura ripetuta, mettono in serio pericolo la sopravvivenza di popolazioni spesso esigue e localizzate La chiusura della vegetazione naturale e la brucatura da parte di ungulati potrebbero ostacolarne la permanenza o l’espansione in determinati contesti. Tuttavia si tratta di minacce effettivamente poco consistenti Eradicazione degli esemplari da parte di animali selvatici (in particolare ungulati) Evoluzione della vegetazione con la conseguente chiusura e ombreggiamento degli spazi di radura o boscaglia in cui esse è solita insediarsi Prelievo a scopo ornamentale da parte dell’uomo Non presenta minacce di particolare entità. Tuttavia gli ambienti in cui solitamente si stabilisce sono sempre più frequentati da eccessivi carichi di bestiame (in particolare ungulati) che con il calpestamento, compattamento del suolo e continua brucatura degli individui, finiscono spesso con il portare alla scomparsa popolazioni spesso già di per sé piuttosto esigue e instabili Lo stato di conservazione di tale entità appare soddisfacente e allo stato attuale non sembrano necessarie misure di protezione Impedire l’evoluzione della vegetazione mantenendo ad esempio l’attività pascoliva. Recinzione delle popolazioni a rischio. Contenimento delle popolazioni di ungulati Contenimento delle popolazioni di ungulati Non si evidenziano misure volte alla salvaguardia di questa entità che, come già accennato, non sembra trovarsi esposta a particolari minacce. Contenimento della presenza di ungulati Interventi di controllo e limitazione dell’avanzamento della vegetazione naturale Le uniche misure per garantire la conservazione di questa come di molte altre specie di orchidee risiedono nel controllo e nella limitazione della presenza di ungulati sul territorio collinare e montano della Toscana UCCELLI Quaglia comune Coturnix coturnix L.R. 56/200 All. A Vulnerabile Riduzione degli ambienti idonei (per abbandono delle aree agricole montane e submontane e per “modernizzazione” delle tecniche colturali e riduzione di eterogeneità e naturalità nelle aree agricole più produttive) Localmente, la presenza di aree di addestramento cani con sparo in aree occupate dalla specie rappresenta una seria minaccia (disturbo, abbattimento di adulti) per la sopravvivenza Attuare politiche agricole che contrastino l’abbandono delle aree collinari e montane e incentivino l’agricoltura estensiva a basso impatto nelle zone di pianura e collina Evitare di localizzare aree di addestramento cani con sparo quantomeno nelle aree di maggior importanza per la riproduzione della quaglia in Toscana Pagina 34 RAPPORTO AMBIENTALE Habitat/Specie normativa Status in Toscana (da liste Re.Na.To.) Criticità e minacce per la specie (da Re.Na.To.) Airone bianco maggiore Casmerodius albus (=Egretta alba) L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Uccelli (All. I) Non valutato Albanella minore L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Uccelli (All. I) In pericolo Albanella reale L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Uccelli (All. I) - Calandro Anthus campestris Colombella Columba oenas L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Uccelli (All. I) L.R. 56/2000 (All. A) Perdita di habitat, dovuta alla diminuzione delle zone ad agricoltura estensiva, all’evoluzione del processo di rinaturalizzazione dei coltivi verso formazioni arbustive dense ed arborate e al rimboschimento di pascoli, praterie ed ex-coltivi Abbattimenti illegali per confusione con il colombaccio, con il quale condivide gli habitat di svernamento Scomparsa del paesaggio agrario tradizionale e dei boschi maturi Carenza di informazioni L.R. 56/2000 (All. A) In pericolo Falco di palude L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Vulnerabile Le immissioni di Coturnix japonica a fini venatori e di allevamento pongono serie minacce di inquinamento genetico Gestione scorretta dell’habitat Diminuzione del livello idrico in periodo riproduttivo con conseguente facilitazione dell’accesso umano e disturbo antropico Inquinamento delle acque (intossicazione da gambero della Louisiana) Riduzione dell’habitat (perdita di ambienti aperti) Scomparsa di ambienti agricoli marginali Nidificazione nei coltivi per mancanza di habitat naturali, con pericolo di perdita della nidiata durante le operazioni di mietitura e sfalcio Inquinamento da pesticidi Abbattimenti illegali, cui probabilmente questa specie è particolarmente soggetta, date le tecniche di caccia adottate e gli ambienti frequentati Disturbo esercitato dalla caccia attorno ad alcune zone umide, che potrebbe pregiudicarne l’utilizzo come aree di riposo notturno Perdita e degradazione di habitat per modifiche del paesaggio agrario e diminuzione dell’eterogeneità ambientale Vulnerabile Culbianco Oenanthe oenanthe Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Perdita di habitat dovuta alla riduzione o cessazione del pascolo in aree montane, all’abbandono di zone ad agricoltura estensiva in aree marginali e al rimboschimento di pascoli e coltivi abbandonati e di aree in erosione Degrado e frammentazione dell’habitat Abbattimenti illegali e disturbo Misure per la conservazione (da Re.Na.To.) Corretta gestione delle principali zone umide toscane Mantenimento di complessi mosaici ambientali, con praterie e arbusteti Interventi di salvaguardia dei nidi nei coltivi (recinzione dei nidi) Recupero delle pratiche colturali tradizionali Protezione diretta e delle aree utilizzate Attuare politiche agricole che favoriscano le aree agricole tradizionali Politiche agricole che assicurino il mantenimento di aree agricole ad agricoltura estensiva, di aree pascolate e delle praterie montane. Impedire o scoraggiare futuri interventi di forestazione nell’areale riproduttivo della specie. Evitare la localizzazione di aree di addestramento cani nelle zone dove la specie nidifica. Effettuare monitoraggi specifici, quantomeno su aree campione, per assumere informazioni sull’andamento della popolazione nidificante Protezione dei siti di svernamento per la conservazione delle popolazioni svernanti Mantenimento di sistemi agrosilvo-pastorali adeguatamente complessi Politiche agricole che favoriscano il mantenimento e l’incremento del pascolo e di aree ad agricoltura estensiva in zone montane Evitare gli interventi di rimboschimento nell’areale riproduttivo Evitare la localizzazione di aree di addestramento cani nelle zone dove la specie nidifica Effettuare monitoraggi specifici, quantomeno su aree campione, per assumere informazioni sull’andamento della popolazione nidificante Tutelare le aree umide con scarso disturbo antropico e vaste estensioni di vegetazioni Pagina 35 RAPPORTO AMBIENTALE Habitat/Specie normativa Status in Toscana (da liste Re.Na.To.) Criticità e minacce per la specie (da Re.Na.To.) Uccelli (All. I) Falco pellegrino Falco peregrinus L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Uccelli (All. I) Minima preoccupazione Garzetta Egretta garzetta L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Uccelli (All. I) Prossimo alla minaccia Lanario L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Uccelli (All. I) Moretta tabaccata Aythya nyroca L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Uccelli (All. I) Nibbio bruno Milvus migrans L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Uccelli (All. I) In pericolo Non valutato Prossimo alla minaccia Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 indiretto dovuto all’attività venatoria Intossicazione da piombo a causa della tendenza della specie a predare anatidi affetti da saturnismo Incendi della vegetazione elofitica Persecuzione diretta da parte dell’uomo (abbattimenti illegali, depredazione dei nidi), anche se minore che in passato. Arrampicata sportiva sulle pareti di nidificazione. La popolazione toscana appare da tempo non minacciata e in progressivo aumento, e per tale ragione è stata considerata fra quelle non a rischio nella regione. Interventi di danneggiamento delle garzaie Variazioni del livello idrico con conseguente facilitazione dell’accesso umano e disturbo antropico Persecuzione diretta da parte dell’uomo (abbattimenti illegali e depredazione dei nidi) Trasformazioni ambientali negli habitat riproduttivi e di alimentazione La mancata divulgazione, per motivi conservazionistici, di alcuni dei siti di nidificazione attualmente noti, riduce il rischio di depredazione dei nidi da parte di falconieri e collezionisti ma comporta il rischio che eventuali progetti, che potrebbero avere conseguenze negative per la specie, non vengano bloccati Potenziale minaccia dovuta allo sviluppo di impianti per la produzione di energia eolica all’interno dell’areale della specie Disturbo antropico nelle aree di alimentazione o prossime ai siti riproduttivi, minaccia accentuata dalla scarsità in Toscana di siti idonei alla riproduzione Bonifica e degrado delle zone umide Attività venatoria, sia come prelievo diretto che come fonte di disturbo; la caccia, infatti, impedisce la sosta e lo sfruttamento delle risorse alimentari durante tutto il periodo di svernamento nelle aree non protette; Inquinamento da piombo (pallini da caccia) particolarmente letale per le anatre tuffatrici. Tali fattori agiscono in modo più o meno importante su tutti gli Anatidi; il loro impatto risulta particolarmente grave su questa specie per la ridotta consistenza della popolazione e per la sua sedentarietà. Perdita degli agroecosistemi tradizionali nelle zone pianeggianti e collinari Cementificazione degli alvei e taglio delle formazioni ripariali Attività di ceduazione, soprattutto se intensa e diffusa Abbattimenti illegali Riduzione delle discariche Misure per la conservazione (da Re.Na.To.) elofitiche Controllo degli incendi dei canneti in periodo primaverileestivo per scopi venatori Necessario uno studio di carattere regionale sulla presenza della specie in periodo riproduttivo Da valutare localmente l’efficacia di stagionali divieti all’arrampicata sportiva. Utile effettuare studi specifici sulla specie Protezione con specifici atti normativi dei siti riproduttivi Adeguata sorveglianza ai siti di nidificazione ormai noti Adeguate politiche agricole che assicurino il mantenimento, nella Toscana meridionale, di aree agricole ad agricoltura estensiva e di aree pascolate Effettuare studi specifici sulla specie, per ricavare maggiori informazioni Salvaguardia e ripristino degli ambienti acquatici idonei. Nelle zone più idonee è essenziale la cessazione totale, o quanto meno su vaste aree, dell’attività venatoria (nel Lago di Montepulciano, ad esempio, si è assistito al reinsediamento spontaneo di coppie nidificanti, dopo la chiusura della caccia). Mantenimento di agroecosistemi complessi Tutela della naturalità degli alvei fluviali Protezione dei boschi igrofili Pagina 36 RAPPORTO AMBIENTALE Habitat/Specie normativa Status in Toscana (da liste Re.Na.To.) Criticità e minacce per la specie (da Re.Na.To.) Nibbio reale Milvus milvus Nitticora Nycticorax nycticorax L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Uccelli (All. I) L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Uccelli (All. I) Non valutato Vulnerabile Occhione Burhinus oedicnemus L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Uccelli (All. I) Vulnerabile Piovanello pancianera Calidris alpina Direttiva Uccelli (All. I) - Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Abbandono di forme di agricoltura estensiva Cessazione/riduzione del pascolo Abbattimenti illegali. La progressiva riduzione della presenza di discariche potrebbe localmente ridurre le risorse alimentari utilizzate dal nibbio reale Interventi diretti sulle alberature delle garzaie (abbattimento, potatura, incendio) Variazioni del livello delle acque Disturbo antropico Modernizzazione delle pratiche colturali Bonifica delle zone umide salmastre Cessazione del pascolo Canalizzazione dei letti fluviali Predazione dei nidi da parte di volpi e corvidi Abbattimenti illegali di individui in fase pre-migratoria autunnale Misure per la conservazione (da Re.Na.To.) Recupero di forme estensive di utilizzo del territorio Cessazione degli episodi di bracconaggio. La protezione con specifici atti normativi dei siti riproduttivi può rappresentare un primo importante passo per garantire futuri interventi gestionali che favoriscano la specie, rivolti sia al sito che all’area circostante (aree di alimentazione, individuazione di siti alternativi) in particolare nelle zone umide minori. Conservazione dei residui tratti fluviali con alvei estesi e ben conservati Mantenimento/incremento del pascolo e delle attività agricole “a basso impatto” in aree marginali o svantaggiate di collina e pianura Conservazione in assetto naturale dei litorali sabbiosi e delle poche aree estese con mosaici di vegetazione alofila Evitare il prolungato abbandono e le opere di rimboschimento su terreni incolti dove è presente l’occhione. Valutare l’opportunità di avviare operazioni di controllo dei predatori. Migliorare la conoscenza di distribuzione, consistenza numerica e tendenza delle popolazioni, così come dei principali fattori limitanti - Perdita di habitat (bonifica, regimazione idraulica, cessazione del pascolo in prossimità di zone umide, impianti di arboricoltura da legno) Il disturbo provocato dalla caccia, cui il piviere dorato è molto sensibile, può limitare la presenza di gruppi svernanti in aree agricole, prossime alle aree palustri Incremento di superficie delle aree idonee alla specie Mantenimento di tecniche di agricoltura a basso impatto e in particolare un incremento delle forme estensive di pascolo e una riduzione della pioppicoltura nelle aree in prossimità delle zone umide Interdizione dell’attività venatoria su rilevanti estensioni di aree idonee alla specie Corretta gestione (e localmente da modesti ampliamenti di superficie) delle zone umide costiere, rendendo disponibili ampi specchi di acqua bassa e siti idonei per il riposo notturno, compresi all’interno di estese zone con divieto di caccia. Piviere dorato Pluvialis apricaria L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Uccelli (All. I) - Spatola Platalea leucorodia L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Uccelli (All. I) - Bonifica delle zone umide Caccia nelle aree costiere nelle quali si concentra la specie Ripristino di zone umide e gestione attiva, volta a favorire un’elevata diversificazione della vegetazione e della rete idrica Perdita di habitat Inquinamento delle acque (diminuzione delle prede e intossicazione da gambero della Louisiana) Disturbo antropico in periodo di svernamento Abbattimenti illegali Randagismo canino Immissione di lepre Come indicato d’azione per la Tarabuso Botaurus stellaris L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Uccelli (All. I) In pericolo critico MAMMIFERI Lepre italica Lepus corsicanus - In pericolo critico comune dal lepre Piano italica Pagina 37 RAPPORTO AMBIENTALE Habitat/Specie normativa Status in Toscana (da liste Re.Na.To.) Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Criticità e minacce per la specie (da Re.Na.To.) (rischio di competizione trasmissione di patologie) Caccia Misure per la conservazione (da Re.Na.To.) e Lupo Canis lupus Puzzola Mustela putorius L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Habitat (All. II-IV) L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Habitat (All. V) Bassa preoccupazione Abbattimenti illegali Limitati spazi di spostamento dei branchi per frammentazione del territorio Randagismo (competizione territoriale, ibridazione e danni al bestiame attribuiti al lupo In pericolo Scomparsa di aree umide Taglio del bosco Persecuzione come animale “nocivo” Martora Martes martes L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Habitat (All. V) In pericolo Frammentazione e riduzione dei boschi Antropizzazione del territorio Persecuzione come animale “nocivo” per animali domestici e selvaggina Gatto selvatico Felis silvestris L.R. 56/2000 (All. A) + Direttiva Habitat (All. IV) In pericolo Frammentazione e riduzione dei boschi Antropizzazione del territorio Persecuzione (ISPRA), escludere nuove immissioni di lepre comune dove è accertata la presenza di lepre italica, per prevenire il rischio di competizione, di trasmissione di patologie e per una più efficace conservazione Definizione di una rete di aree protette per favorirne la diffusione e conservare le popolazioni attualmente esistenti Penalizzare la pratica del bracconaggio tramite opportune sanzioni e adeguati controlli del territorio Prevedere adeguati rimborsi agli allevatori per le perdite causate dal lupo Limitare il fenomeno del randagismo Preservare gli ambienti umidi sia in aree boschive che aperte Migliorare il controllo del bracconaggio Realizzare studi per la conoscenza del reale status della specie Preservare le aree con boschi e macchia estesi evitando il taglio raso e in caso di ceduazione mantenendo e piante con vari stadi di sviluppo Potenziare il controllo sul territorio per evitare il bracconaggio Realizzare studi su ecologia e distribuzione Preservare le aree con boschi e macchia estesi evitando il taglio raso e in caso di ceduazione mantenendo e piante con vari stadi di sviluppo Potenziare il controllo sul territorio per evitare il bracconaggio Incrementare le conoscenze su distribuzione ed ecologia Come è osservabile in tabella, a livello generale l’attività venatoria costituisce, direttamente o indirettamente, il principale fattore di criticità solo per alcune specie e habitat; gran parte dei fattori di minaccia sono infatti legati alla gestione agrosilvopastorale del territorio e al degrado degli ambienti dovuto ad altri fattori. Laddove esistenti, la maggior parte delle criticità riferite all’attività venatoria riguarda la componente faunistica, ed in particolare i gruppi dei mammiferi e degli uccelli; esistono tuttavia evidenze di criticità indirette per certi habitat e per alcune specie floristiche dovute alla eccessiva densità di ungulati o alla presenza di specie alloctone. In quest’ultimo caso è noto, ad esempio, l’impatto che la Nutria e il Gambero della Louisiana, entrambe specie alloctone invasive, provocano sugli habitat e sulle specie vegetali tipici delle zone umide. Dalla tabella 7.3 e dalla bibliografia precedentemente presentata, si rileva che esistono criticità documentate riferibili direttamente o indirettamente all’attività venatoria anche per alcune specie cacciabili che per il loro stato di conservazione sfavorevole sono inserite nelle liste di attenzione del database Re.Na.To., quali la Quaglia e la Lepre italica. In sintesi, le criticità individuate per gli habitat e le specie di interesse conservazionistico di cui alla Tab. 7.3 portano alle seguenti considerazioni riguardo agli effetti dell’attività venatoria: Il disturbo provocato dall’attività venatoria (caccia, addestramento cani, certe tipologie di interventi di controllo, semplice presenza antropica) risulta tra i fattori di minaccia per 11 specie di uccelli e 1 mammifero. La presenza antropica dovuta all’attività venatoria può produrre effetti negativi soprattutto nelle aree frequentate da specie molto sensibili al Pagina 38 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 disturbo come la Moretta tabaccata, il Piviere dorato, molti rapaci tra cui il Lanario, le colonie di aironi in periodo riproduttivo (garzaie); per la Lepre italica e per la Quaglia, entrambe cacciabili, l’attività venatoria agisce oltre che con il disturbo anche con gli abbattimenti, depauperando le popolazioni di queste specie considerate a rischio in Toscana. Gli abbattimenti illegali costituiscono un fattore di minaccia per 9 specie di uccelli e per 4 mammiferi. In gran parte dei casi riguardano specie ritenute erroneamente e a vario titolo “nocive” (es. molti rapaci, Lupo, Martora, Puzzola, Gatto selvatico) oppure specie che vengono abbattute accidentalmente perché scambiate con specie cacciabili simili (es. Colombella) o per altri motivi (Tarabuso, Occhione). L’immissione di specie o popolazioni alloctone per scopi venatori può determinare effetti negativi per inquinamento genetico, uno dei fattori di minaccia per la Quaglia, o per competizione e trasmissione di patologie come nel caso della Lepre italica. Gli interventi di gestione del territorio all’interno degli istituti (attività agricola in generale e miglioramenti ambientali in particolare) possono, se correttamente pianificati e condotti, influenzate positivamente lo stato di conservazione di molte specie di interesse conservazionistico dipendenti dagli agroecosistemi agricoli (es. Albanella minore, Albanella reale, Calandro, Colombella, Nibbio bruno, Occhione, Culbianco), così come effetti positivi possono derivare da una corretta gestione di habitat come le zone umide in funzione della fauna, con risvolti positivi per le diverse specie di aironi e per il Piviere dorato. L’utilizzo di munizioni contenenti piombo comporta fenomeni di intossicazione a carico di anatre che si alimentano sul fondo delle zone umide come la rara Moretta tabaccata e altre specie a comportamento simile, e in predatori come il Falco di palude che si ciba di esse. L’argomento è trattato al paragrafo 7.13. La gestione/controllo delle specie che presentano densità eccessive può determinare effetti positivi sugli habitat sensibili al danneggiamento da ungulati, come nel caso di tre habitat forestali (Boschi acidofitici a dominanza di Quercus petraea, Cod. 91L0; Boschi a dominanza di faggio e/o querce degli Appennini con Ilex e Taxus, Cod. 9210; Frassineti di versante a Fraxinus oxycarpa, Cod. 91B0), per i quali questa criticità è tuttavia segnalata come minaccia secondaria rispetto alla gestione selvicolturale. Altri effetti positivi si potrebbero determinare per diverse specie di Orchidee e per la bulbosa endemica Crocus etruscus, specie vegetali sensibili allo scavo, al calpestio e alla brucatura da parte degli ungulati. In provincia di Siena non sono comunque note le entità e la distribuzione dell’effettivo danno sulle specie di interesse conservazionsitico. La gestione/controllo delle specie alloctone può produrre effetti positivi per gli habitat acquatici fra i cui fattori di criticità c’è la presenza della Nutria, che si ciba di molte specie vegetali acquatiche. 7.1.2. ANALISI DELLE CRTICITÀ DELL’ATTIVITÀ VENATORIA SULLE AREE DI RILEVANZA FAUNISTICA La provincia di Siena, per la sua elevata diversità ambientale, offre anche esternamente a Riserve Naturali e SIR un territorio di buona qualità per la fauna selvatica, con contesti puntiformi di grande importanza per alcune specie di interesse conservazionistico, in particolare uccelli, sulle quali l’attività venatoria potrebbe avere un impatto considerevole. Nel quadro conoscitivo del PFVP (Volume I, paragrafo 1.5) e nel Cap. 4 del presente Rapporto Ambientale, oltre alle Riserve Naturali e ai SIR, che complessivamente interessano circa 1/6 del territorio, sono state infatti individuate anche 8 Aree di Rilevanza Faunistica fra gli ambienti di notevole importanza per la fauna di interesse conservazionistico che costituiscono habitat di specie di uccelli inserite in Allegato I della Direttiva Uccelli. Ai fini dell’analisi dell’entità degli impatti del PFVP, sono state quindi prese in considerazione anche queste 8 Aree di Rilevanza Faunistica, le quali sono raggruppabili in due grandi categorie ambientali: 1. zone umide minori naturali e artificiali; 2. zone agricole. Pagina 39 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 La rete di zone umide minori svolge un ruolo importante per gli uccelli, sia come luogo di svernamento che come riposo (roost), nidificazione e alimentazione, talvolta in stretta connessione con le zone umide principali, inserite in Riserve Naturali e SIR. Tra le zone umide minori vi sono quattro Aree di Rilevanza Faunistica sulle quali porre una particolare attenzione per l’importanza che rivestono per gli uccelli acquatici, sia in termini di dimensione e idoneità dell’habitat (è dimostrato che le aree di maggiori dimensioni hanno una maggiore capacità di sostenere alte densità di uccelli rispetto a tante piccole aree separate), sia in termini di presenza regolare di specie di particolare interesse conservazionistico (in particolare per quelle Allegato I della Direttiva “Uccelli”) che di numeri ospitati, oltre che di collocazione in aree della provincia con scarsa presenza di zone umide. Altrettanto importante è il ruolo svolto dalle quattro Aree di Rilevanza Faunistica ricadenti in zone agricole, che per morfologia e qualità ambientale risultano importanti per le specie legate agli ambienti aperti, in declino a livello europeo proprio per la scarsa disponibilità e la perdita di qualità di tali habitat. Nelle tabelle 7.4 e 7.5 vengono sintetizzate le caratteristiche delle 8 Aree di Rilevanza Faunistica individuate nel territorio provinciale nell’ambito delle zone umide minori e delle zone agricole. Viene mostrato anche il rapporto con la pianificazione faunistico-venatoria attuale. Cod. Zona umida Nome Zona Umida Consistenza del popolamento complessivo di acquatici svernanti (media 2008-2012) Presenza di garzaie Specie svernanti in Allegato I Direttiva Uccelli SI0703 Lago delle Volpaie 206 - Airone bianco maggiore Moretta tabaccata SI0709 Laghetti presso Buonconvento 321 - Airone bianco maggiore Piviere dorato 83 - Piovanello pancianera Airone bianco maggiore Garzetta Spatola Falco di palude 286 Garzaia di airone guardabuoi, garzetta e nitticora (media 1998-2010: circa 50 nidi; non utilizzata nel 2011-2012) SI1403 SI1502 Il Granocchiaio (Dolciano) Lago della Maddalena Airone bianco maggiore Garzetta Presenza di istituti faunistici Compresa in parte nella AFV RadiCampriano Interamente compresa nella ZRC Bibbiano Compresa in gran parte nella AFV DolcianoMonteluce Interamente compresa nella ZRC La Novella Tabella 7.4 - Aree di Rilevanza Faunistica individuate tra le zone umide minori della Provincia di Siena e rapporti con la attuale pianificazione faunistico-venatoria. Specie in Allegato I Direttiva Uccelli Nome Zona agricola Presenza di istituti fanistici Pianure del torrente Arbia presso Monteroni d’Arbia Occhione Interamente compresa nella ZRC S. Martino–S. Fabiano Pianure del torrente Arbia presso Ponte d’Arbia Piviere dorato Interamente compresa nella ZRC Bibbiano Rilievi di Castiglioncello del Trinoro Albanella minore Territorio libero Rilievi della Valdorcia Lanario Territorio libero Tabella 7.5 – Aree di Rilevanza Faunistica individuate tra le zone agricole della Provincia di Siena e rapporti con l’attuale pianificazione faunistico-venatoria. Pagina 40 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Queste aree assumono una particolare rilevanza per la pianificazione faunistico-venatoria, poichè si tratta di habitat di specie di interesse comunitario, per i quali devono essere applicate per quanto possibile le stesse misure di conservazione di cui agli articoli 4 e 6 del D.P.R. 357/97 (art. 1 comma 5 bis della Legge 157/1992). Come confermato dalle indicazioni contenute nella tabella 7.3, la conservazione delle zone umide e della fauna ad esse legate è strettamente connessa ad una corretta politica territoriale, che eviti la distruzione di questi habitat e che garantisca una buona qualità delle acque e dell’ambiente in generale. Tuttavia, per le aree individuate in tabella 7.4 e 7.5, l’analisi della bibliografia e delle specie di interesse di cui alla tabella 7.3 ha evidenziato le seguenti criticità, legate direttamente o indirettamente alla gestione faunistico-venatoria: disturbo dovuto all’attività venatoria in periodo di svernamento, fattore importante soprattutto per le specie acquatiche o comunque legate agli ambienti umidi, poiché impedisce l’utilizzo di queste aree per l’alimentazioni e la sosta; si tratta di una criticità elevata soprattutto per specie sensibili e rare come la Moretta tabaccata (specie presente in Toscana con pochi individui e quindi necessaria di tutela) e il Piviere dorato (la cui presenza è documentata solo da pochi anni in provincia di Siena); abbattimenti illegali, dovuti sia a confusione con altre specie che ad abbattimenti volontari di specie considerate “nocive”, come nel caso del Falco di palude); disturbo in periodo di nidificazione (impatto significativo principalmente nelle garzaie ma anche per specie sensibili come Lanario, Occhione e Albanella minore); intossicazione da piombo, rilevante per le anatre tuffatrici quali la Moretta tabaccata, soggette per le modalità di alimentazione a ingerire pallini presenti sui fondali delle zone umide, ma anche per alcuni rapaci come il Falco di palude, che preda spesso anatidi debilitati da saturnismo; abbattimenti illegali in fase pre-migratoria autunnale, criticità individuata nel database Re.Na.To. per l’Occhione, che tende a formare raduni concentrati di decine di individui, sensibili alla presenza dell’attività venatoria oltre che per l’aumentata probabilità di abbattimento (per bracconaggio o errore) anche per il disturbo in questa importante fase del ciclo vitale. Nelle misure di mitigazione al capitolo 8 vengono proposte indicazioni per evitare il disturbo nelle aree a maggiore idoneità per le specie di uccelli di interesse conservazionistico, le quali possono fungere da “serbatoio” di specie per l’intero territorio, anche in riferimento alle specie oggetto di caccia. 7.1.3 ANALISI DEGLI EFFETTI DELLE SINGOLE ATTIVITÀ PREVISTE DAL PFVP Sulla base delle analisi delle criticità effettuate nei paragrafi precedenti, di seguito per ciascuna attività del PFVP vengono mostrati i potenziali effetti sulla biodiversità delle singole azioni previste dal piano stesso. Si rimanda allo Studio di Incidenza per una più approfondita trattazione degli effetti della gestione faunistico-venatoria e dell’impatto delle singole attività su habitat e specie, limitandosi in questa sede a mostrare gli effetti del PFVP sugli habitat, sulle specie e sulle Aree di Rilevanza Faunistica. Caccia Come già visto nei capitoli precedenti gli effetti principali derivanti dall’esercizio venatorio comprendono: il disturbo alla fauna gli abbattimenti di specie cacciabili in periodi di vulnerabilità delle specie gli abbattimenti illegali (abbattimenti accidentali e bracconaggio) l’avvelenamento da piombo. Pagina 41 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Da quanto riportato in bibliografia e come più ampiamente discusso nello Studio di Incidenza, in linea generale, il disturbo legato all’esercizio della caccia è un fattore di criticità forte che sembra rendere indisponibili per la fauna ambienti localizzati (es. zone umide), come avviene in particolare per gli uccelli acquatici svernanti, presenti cioè in periodo di attività venatoria (es. Moretta tabaccata), per specie il cui periodo riproduttivo e di allevamento della prole si sovrappone con quello venatorio (Lanario, Occhione), per specie svernanti particolarmente sensibili a causa degli ambienti frequentati (Piviere dorato, Colombella), per specie rare (es. Lepre italica) ecc.. Gli effetti del disturbo sono principalmente rilevabili e maggiormente significativi nelle aree in cui si concentrano le specie che l’analisi effettuata nei capitoli precedenti ha mostrato essere particolarmente sensibili a questo fattore. Dall’analisi delle aree di rilevanza faunistica si rilevano queste considerazioni: per l’Area di Rilevanza Faunistica “Lago delle Volpaie”, la presenza di una AFV dovrebbe probabilmente limitare il numero di cacciatori presenti e quindi il disturbo agli uccelli acquatici, ma la localizzazione del confine dell’istituto sulla sponda est del lago (a meno di 50 metri) comporta un certo disturbo a causa della presenza ravvicinata di cacciatori e cani al confine; considerato che la distanza di fuga media per gli anseriformi si aggira sui 200-500 metri, la presenza di cacciatori e cani causa l’allontanamento degli uccelli acquatici e rendendo impossibile, di fatto, l’utilizzo di una parte non trascurabile del lago, con incidenza sulle specie di interesse conservazionistico quali la Moretta tabaccata; un altro effetto significativo potrebbe derivare da eventuali collocazioni di appostamenti fissi, attualmente non presenti; per l’ Area di Rilevanza Faunistica “Lago della Maddalena”, la presenza della ZRC evita il disturbo diretto in periodo di attività venatoria; per l’area di rilevanza faunistica “Laghetti presso Buonconvento”, zona umida importante per lo svernamento di numerosi uccelli acquatici, la presenza della ZRC, che include i laghetti di maggiore importanza, evita il disturbo diretto dovuto all’attività di caccia; per l’Area di Rilevanza Faunistica “Granocchiaio (Dolciano)”, la presenza di una AFV limita la presenza di cacciatori anche se non garantisce la sufficiente tranquillità per una frequentazione maggiore dell’area; la presenza ravvicinata dei laghi di Chiusi e Montepulciano come siti a divieto di caccia (si veda lo Studio di Incidenza) dovrebbe comunque garantire una presenza sufficiente di habitat alternativi; per l’ Area di Rilevanza Faunistica “Pianure del torrente Arbia presso Monteroni d’Arbia”, importante per la frequentazione dell’Occhione in consistenti contingenti in raduno premigratorio (agosto-ottobre), l’inclusione nella ZRC evita il disturbo diretto dovuto all’attività di caccia; per l’Area di Rilevanza Faunistica “Pianure del torrente Arbia presso Ponte d’Arbia”, importante in particolare per la presenza del Piviere dorato come svernante, l’inclusione nella ZRC evita il disturbo diretto dovuto all’attività di caccia; per l’Area di Rilevanza Faunistica “Rilievi di Castiglioncello del Trinoro” l’attività venatoria non dovrebbe comportare impatti significativi sulla presenza dell’Albanella minore, in quanto non si sovrappone se non marginalmente con il periodo di permanenza della specie (aprile-agosto); per l’Area di Rilevanza Faunistica “Rilievi della Valdorcia”, idonea alla nidificazione del Lanario, si rilevano potenziali impatti per il disturbo dovuto alla presenza dell’attività di caccia nel mese di gennaio, periodo particolarmente delicato in cui avviene l’insediamento delle coppie di questo rapace. Per specie sensibili all’attività venatoria quali la Colombella e la Lepre italica, al momento non esistono dati recenti sulla distribuzione nel territorio senese e quindi non è possibile valutare la significatività dell’effetto. Gli abbattimenti illegali, fattore legato indirettamente all’attività venatoria interessano come fattore di criticità 9 specie di Uccelli e 4 di Mammiferi fra le specie di interesse conservazionistico, secondo quanto riportato dal database Re.Na.To. (Tab. 7.3). Non esistono Pagina 42 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 dati specifici riferiti alla significatività del fenomeno, anche per la difficile rilevabilità, né è possibile al momento legarlo a particolari aree del territorio senese. L’attività di caccia in determinati periodi (es. pre-apertura) può aumentare la probabilità di abbattimento di specie in particolari fasi del ciclo vitale quali la migrazione. Come più ampiamente discusso nello Studio di Incidenza, tale fenomeno è in gran parte legato ad una errata concezione della predazione naturale (molte delle specie abbattute illegalmente sono ritenute “nocive”) o ad una scarsa conoscenza delle specie che porta ad abbattimenti accidentali per confusione con altre specie. Lo Studio di Incidenza riporta per alcuni SIR il rischio rappresentato dai bocconi avvelenati per specie predatrici o necrofaghe, come ulteriore mezzo utilizzato illegalmente per il controllo dei “nocivi”; presumibilmente tale fenomeno, essendo stato rilevato anche in aree esterne, può comportare effetti negativi per le stesse specie anche all’esterno dei SIR, essendo legato ad un comportamento alimentare; non ci sono tuttavia dati in proposito. Un aumento della sorveglianza in certi contesti a rischio quali le Aree di Rilevanza Faunistica, e un aumento della preparazione dei cacciatori, è da ritenersi fondamentale. Un discorso a sé stante riguarda l’effetto sulle specie cacciabili della pre-apertura (anticipazione del periodo di caccia a due giornate in settembre previsto dalla normativa vigente), che può avere un impatto significativo sulla componente faunistica ed in particolare sugli uccelli perché si effettua in un periodo che coincide con la fine della fase di riproduzione, quando per molte specie la prole è ancora in fase di dipendenza e vulnerabilità. Un recente documento dell’ISPRA contenente indirizzi per la redazione dei calendari venatori analizza la fenologia di molte specie cacciabili, nell’ottica di quanto disposto dalle recenti modifiche alla Legge 157/92, che all’art. 18 comma 1bis, in attuazione della Direttiva “Uccelli”, dispone che l’esercizio venatorio debba essere vietato per ogni specie durante il ritorno al luogo di nidificazione e durante il periodo di nidificazione e le fasi di riproduzione e dipendenza degli uccelli. Il documento ISPRA evidenzia come per la maggior parte delle specie la caccia in preapertura si sovrapponga al periodo riproduttivo e alla fase di dipendenza della prole, con effetti negativi sulla conservazione delle specie in quanto vengono colpiti i periodi di maggiore vulnerabilità e gli esemplari che ancora non si sono riprodotti. Il prelievo anticipato viene ritenuto accettabile solo per le seguenti specie e con la sola modalità dell’appostamento: Cornacchia grigia, Gazza, Ghiandaia, Tortora selvatica, Merlo. Per quanto riguarda infine la problematica dell’avvelenamento da piombo utilizzato per le munizioni di caccia, questa è stata ampiamente trattata nello Studio di Incidenza allegato, che fa riferimento al recente Rapporto ISPRA n.158/2012 (“Il piombo nelle munizioni da caccia: problematiche e possibili soluzioni”), dal quale emerge come il tradizionale munizionamento utilizzato durante la caccia rappresenta una fonte di inquinamento da piombo capace di avvelenare numerose specie di uccelli, contaminare il terreno e determinare un rischio sanitario per l’uomo (le ricadute del fenomeno sull’ambiente e sulla salute umana verranno trattate all’interno del paragrafo 7.2). Come visto in precedenza, l’avvelenamento da piombo è un fattore di criticità per la Moretta tabaccata e per il Falco di palude, entrambe specie inserite in Allegato I della Direttiva “Uccelli” e presenti con pochi individui nel territorio senese. Sono potenzialmente interessate da questo fenomeno anche altre specie che si alimentano sul fondo di zone umide dove si accumulano munizioni di piombo (es. tutti gli anatidi) e i loro predatori, nonchè, come riportato nello Studio di Incidenza, anche altre specie in diversi contesti ambientali. Poiché però non vi sono dati specifici sull’incidenza del fenomeno nel territorio senese, si può supporre che questo abbia effetti negativi su tutte le zone umide oggetto di caccia e in particolare sulle Aree di Rilevanza Faunistica. Interventi di controllo di specie problematiche La L.R. 3/1994 (art. 37) prevede che le Province provvedano al controllo della fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia; il controllo deve essere esercitato selettivamente e di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’ISPRA. In caso di inefficacia degli interventi con metodi ecologici, le Province possono autorizzare piani di abbattimento, attuati in presenza di un agente di vigilanza e sotto il coordinamento della Polizia Provinciale. Come descritto nel Cap. 1, il PFVP prevede interventi di controllo per alcune specie problematiche presenti in sovrannumero: - ungulati (Cinghiale, Capriolo, Daino e Cervo) - Nutria Pagina 43 RAPPORTO AMBIENTALE - Volpe - Coniglio selvatico - corvidi (Cornacchia grigia e Gazza) - Colombo di città - Storno - Tortora dal collare Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Alcune di queste specie, oltre che sulle attività economiche e sulla fauna di interesse venatorio, hanno impatti sulla biodiversità riconosciuti dalla bibliografia in materia, anche se difficilmente quantificabili. Un loro controllo in caso di effettivo danno è auspicabile, anche se nei modi e nei tempi compatibili con la tutela della biodiversità stessa. L’impatto sulla biodiversità delle specie in densità elevata può potenzialmente esercitarsi, come evidenziato in bibliografia e in tabella 7.3, con varie modalità ed interessare habitat e specie diversi. Gli ungulati in densità eccessiva possono comportare il danneggiamento per grufolamento di habitat forestali e di specie di interesse conservazionistico (es. geofite come Crocus etruscus e orchidacee), in particolare per quanto riguarda il cinghiale. Per la provincia di Siena non esistono studi specifici che permettano di quantificare la significatività del fenomeno, che comunque, almeno per gli habitat forestali, viene menzionato come fattore secondario di minaccia rispetto alle attività selvicolturali. La Nutria, specie alloctona e quindi “elemento di disturbo” negli ecosistemi naturali, comporta sempre (indipendentemente dalla densità) il danneggiamento di habitat acquatici e in generale della vegetazione acquatica delle zone umide, nutrendosi di radici e foglie di idrofite e elofite; più recentemente una ricerca svolta in alcune zone umide laziali ha documentato che la nutria ha un impatto anche sugli uccelli acquatici, poiché è risultata responsabile della distruzione del 10-20% dei nidi degli uccelli acquatici monitorati, principalmente per l’uso del nido come zona di riposo. L’aumento locale delle popolazioni di predatori può comportare una eccessiva predazione su uova e piccoli di passeriformi e di altre specie di interesse conservazionistico, tuttavia per il territorio provinciale non esistono evidenze e quantificazioni per questo tipo di impatto. Il Coniglio selvatico è una specie alloctona naturalizzata in Italia da molti secoli, per la quale non ci sono indicazioni di effetti sulle specie di interesse conservazionistico; sono riportati in bibliografia impatti causati sul terreno (erosione a causa dello scavo) e sulla vegetazione, che però non sembrano evidenti in Italia, se non per gli ecosistemi delle isole. Sono inoltre ritenuti probabili effetti di competizione con la lepre. In provincia di Siena al momento non sono noti impatti sulla biodiversità, anche per la presenza puntiforme della specie, presente con pochi individui solo nei Comuni di Asciano e di Colle. Il PFVP prevede che i metodi di controllo debbano assicurare adeguata selettività, escludendo un significativo disturbo altre specie, debbano avvenire prioritariamente mediante l’utilizzo di metodi ecologici (interventi non cruenti che agiscono sull’ambiente per renderlo “meno ospitale” alla specie problematica, come. eliminazione di fonti alimentari facilmente accessibili, incremento delle aree di rifugio per le specie preda da tutelare, dissuasori, reti di protezione) e in secondo ordine con interventi di limitazione numerica tramite cattura o abbattimento. Tali interventi, possono rappresentare un effetto negativo per la biodiversità se non correttamente pianificati nei tempi e nelle modalità. Infatti, come più ampiamente dibattuto nello Studio di Incidenza, gli interventi realizzati con metodi di caccia (previsti dal PFVP per Ungulati, Storno, Tortora dal collare, Volpe e Nutria in caso di inefficacia dei metodi ecologici) comportano effetti analoghi a quelli già visti per l’attività di caccia (disturbo, avvelenamento da piombo ecc.), ma con un effetto potenzialmente maggiore poiché, essendo svolti anche in periodo non venatorio, possono venire a sovrapporsi con il periodo riproduttivo di molte specie (si veda ad esempio la tabella 3.6 nello Studio di Incidenza, che riporta il calendario delle nidificazioni per le specie di interesse). Allo stesso tempo però gli interventi di controllo hanno frequenza minore rispetto all’attività di caccia per cui la determinazione dell’effettivo impatto dipende dalla forma di controllo utilizzata, dalla sua efficacia e dai tempi in cui viene attuata. Per le specie faunistiche nel loro complesso, potrebbero esserci effetti negativi significativi sulle specie in periodo di nidificazione in particolare per gli interventi di controllo effettuati con metodi di caccia particolarmente impattanti come la braccata; tuttavia il PFVP prevede l’utilizzo di questa forma Pagina 44 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 di controllo solo eccezionalmente, se tecnicamente necessaria e comunque previo parere dell’ISPRA. Per gli interventi di limitazione numerica dei corvidi realizzati tramite cattura con gabbie Larsen, lo Studio di Incidenza riporta per alcuni SIR effetti negativi su specie rare quali il Lanario, che può rimanere intrappolato nel tentativo di catturare il corvide di richiamo utilizzato in questo metodo di cattura; tale rischio può verosimilmente aversi anche all’esterno dei SIR, nelle aree frequentate da questo rapace (es. Area di Rilevanza Faunistica “Rilievi della Val d’Orcia”). In sintesi, gli effetti degli interventi di limitazione numerica possono avere sugli habitat e specie di interesse conservazionistico e sulle aree di rilevanza faunistica sono riconducibili ai seguenti: effetti positivi per la diminuzione dell’impatto sulla biodiversità provocato dalle specie con elevate densità locali; effetti negativi, nel caso di interventi con metodi di caccia particolarmente invasivi nelle aree di svernamento di specie particolarmente sensibili al disturbo come la Moretta tabaccata (Area di Rilevanza Faunistica “Lago delle Volpaie”); effetti negativi, nel caso di qualsiasi intervento di controllo con metodi di caccia nel periodo di attività della colonia di ardeidi (febbraio-luglio) (Area di Rilevanza Faunistica “Lago della Maddalena”); effetti negativi, nel caso di qualsiasi intervento di controllo con metodi di caccia nel periodo di raduno pre-migratorio dell’Occhione (settembre-ottobre) (Area di Rilevanza Faunistica “Pianure del torrente Arbia presso Monteroni d’Arbia”); effetti negativi, nel caso di qualsiasi intervento di controllo con metodi di caccia nel periodo di insediamento e nidificazione dell’Albanella minore (marzo-agosto) (Area di Rilevanza Faunistica “Rilievi di Castiglioncello del Trinoro”; effetti negativi, nel caso di qualsiasi intervento di controllo con metodi di caccia nel periodo di insediamento e nidificazione del Lanario (gennaio-giugno) (Area di Rilevanza Faunistica “Rilievi della Valdorcia”); effetti negativi, nel caso di interventi di controllo tramite cattura con gabbie Larsen, nelle aree dove è presente il Lanario (Area di Rilevanza Faunistica “Rilievi della Valdorcia”). Le misure di mitigazione elencate nel capitolo 8 dovrebbero ridurre la significatività degli effetti negativi sulle aree di rilevanza faunistica. Attività di addestramento, allenamento cani e gare cinofile Il database regionale Re.Na.To., come mostrato in tabella 7.3, evidenzia una forte criticità per l’attività di addestramento e allenamento cani per alcune specie faunistiche come la Quaglia, specie cacciabile inserita in All. A della L.R. 56/2000 e considerata a status “Vulnerabile” in Toscana e in stato di conservazione sfavorevole su tutto l’areale europeo. In certi contesti ambientali frequentati dalla specie, infatti, le aree addestramento cani, a causa del disturbo e dell’abbattimento di adulti, possono rappresentare una minaccia alla sopravvivenza della specie. Come più ampiamente discusso nello Studio di Incidenza, l’impatto dell’attività di allenamento, addestramento cani e delle gare cinofile si può esplicare anche su altre specie che nidificano o riposano a terra quali il Culbianco, l’Albanella minore, l’Occhione, il Calandro e per quelle specie particolarmente sensibili al disturbo quali il Lanario, gli ardeidi, gli uccelli acquatici in generale ecc. In sintesi, rispetto alle criticità delle specie e alle aree di rilevanza faunistiche, sono individuabili i seguenti effetti: nelle Aree di Rilevanza Faunistica non esistono al momento AAC, per cui non vi sono effetti legati a questi istituti; nelle 4 Aree di Rilevanza Faunistica interessate dalla presenza di ZRC (“Lago della Maddalena”, “Laghetti presso Buonconvento”, “Pianure del torrente d’Arbia presso Monteroni d’Arbia”, “Pianure del torrente d’Arbia presso Ponte d’Arbia”) non è possibile Pagina 45 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 effettuare l’attività di allenamento e addestramento cani, per cui non ci sono effetti dovuti a questa attività, mentre per le altre Aree di Rilevanza Faunistica vi possono essere effetti negativi qualora questa attività venisse consentita in periodi particolare sensibilità delle specie; in gran parte delle Aree di Rilevanza Faunistica si evidenziano potenziali effetti negativi nel caso di realizzazione di gare di cani in determinati periodi; in particolare il disturbo provocato dalle gare può avere un impatto negativo in queste aree: “Lago delle Volpaie”, “Laghetti presso Buonconvento”, “Pianure del torrente d’Arbia presso Monteroni d’Arbia” e “Pianure del torrente d’Arbia presso Ponte d’Arbia”, nel periodo di permanenza degli uccelli svernanti (ottobre-febbraio); “Lago della Maddalena” nel periodo di attività della garzaia (febbraio-luglio); “Pianure del torrente Arbia presso Monteroni d’Arbia” nel periodo di raduno pre-migratorio dell’Occhione (settembreottobre); “Rilievi di Castiglioncello del Trinoro” nel periodo di insediamento e nidificazione dell’Albanella minore (marzo-agosto); “Rilievi della Valdorcia” nel periodo di insediamento e nidificazione del Lanario (gennaio-giugno). Ripopolamenti e immissioni di fauna selvatica I potenziali effetti sulla biodiversità derivanti dalle immissioni faunistiche riguardano l’inquinamento genetico di specie autoctone, la competizione e il rischio di trasmissione di patologie. Nell’analisi delle criticità per le specie di interesse conservazionistico di cui al paragrafo 7.1.2. il rischio di inquinamento genetico è segnalato per la Quaglia comune, a causa delle immissioni di Quaglia giapponese. Dalla bibliografia, come specificato nello Studio di Incidenza a cui si rimanda, tale rischio è presente anche per il Germano reale, a causa delle immissioni di Anatra germanata, e per la Pernice rossa. La competizione è invece il fattore di rischio segnalato per la Lepre italica (Lepus corsicanus), specie endemica dell’Italia peninsulare, a seguito di immissioni di Lepre comune (Lepus europaeus). La Lepre italica è presente nelle aree agricole eterogenee della Toscana meridionale. Per questa specie, per la quale non si hanno dati di distribuzione in provincia di Siena (la specie è ad oggi segnalata solo per la provincia di Grosseto), la bibliografia esistente e la “Strategia regionale per la biodiversità” riportata nel PAER (Piano Ambientale Energetico Regionale) in corso di approvazione, riportano che le cause principali della riduzione della popolazione sono riconducibili alle inopportune tecniche di gestione faunistico-venatoria, quali l’assenza di estese zone con divieto di caccia a tutela delle aree di distribuzione di questa specie e l'immissione della congenere Lepre comune (L. europaeus). Anche se al momento non si conoscono le aree di distribuzione della Lepre italica in provincia di Siena, l’effetto è da ritenersi probabile, per cui risulta importante aumentare le conoscenze su questa specie particolarmente vulnerabile. Gli effetti sopra esposti non riguardano solo le singole Aree di Rilevanza Faunistica ma il territorio provinciale nel suo complesso. Miglioramenti ambientali I miglioramenti ambientali, realizzati obbligatoriamente negli istituti faunistici privati (dove non devono essere inferiori a determinate % della superficie dell’istituto) e previsti anche negli istituti pubblici, comprendono interventi sul territorio agricolo potenzialmente utili non solo alla fauna di interesse venatorio ma anche alle specie di interesse conservazionistico per le quali, come evidenziato in tabella 7.3, molte criticità sono legate proprio al degrado degli agroecosistemi per una gestione non adeguata. Recenti indagini realizzate dalla Provincia nelle ZRC hanno evidenziato come i miglioramenti ambientali realizzati in queste aree abbiano comportato dei benefici non solo alle specie alle quali erano rivolti ma anche alla restante componente faunistica. L’azione ha effetto positivo generale su tutta la componente faunistica degli agroecosistemi e può avere un effetto specifico se gli interventi di miglioramento sono opportunamente pianificati e realizzati, tenendo conto anche delle esigenze di conservazione delle specie di interesse conservazionistico. A questo proposito il PFVP fa riferimento agli indirizzi di gestione Pagina 46 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 contenuti nella D.G.R. 454/2008, finalizzati alla conservazione degli uccelli nelle Zone di Protezione Speciale. Monitoraggio Il monitoraggio della fauna è previsto dal PFVP per i seguenti gruppi faunistici e specie: ungulati; piccola selvaggina stanziale (Lepre, Fagiano); specie predatrici oggetto di controllo (Volpe, corvidi) Tra gli indirizzi del PFVP vi sono quelli di effettuare monitoraggi della fauna migratoria, anche tramite programmi di inanellamento da riattivare in Valdichiana e tramite gli utenti degli appostamenti fissi per quanto riguarda il monitoraggio del Colombaccio, e di iniziare un programma di monitoraggio preliminare per il Lupo. Gli effetti delle attività di monitoraggio previste dal PFVP hanno un effetto positivo generale a scala del territorio provinciale, in quanto incrementano le conoscenze sulla fauna e indirizzano la gestione. Inoltre, alla luce delle carenze di dati sulla distribuzione di alcune specie di interesse conservazionistico maggiormente legate all’attività venatoria (es. Lepre italica, Colombella, Quaglia comune), sarebbe auspicabile arricchire il programma di monitoraggio anche con studi specifici. Prevenzione e risarcimento danni L’attività di prevenzione prevista dal PFVP è molto importante poiché può limitare gli interventi di controllo sulle specie problematiche e quindi gli effetti negativi sulla biodiversità sopra discussi. L’effetto è quindi senz’altro positivo se, per quanto riguarda gli interventi di prevenzione realizzati con recinzione delle colture, viene posta attenzione al passaggio della fauna non target, come già indicato dal PFVP. In caso contrario la recinzione di vasti appezzamenti agricoli a scala provinciale comporterebbe problemi di frammentazione dell’habitat e quindi di difficoltà di spostamento e alimentazione per numerose specie faunistiche. Vigilanza venatoria L’attività di vigilanza venatoria, che la Provincia esplica tramite il corpo di Polizia Provinciale coadiuvato dalla vigilanza volontaria, appare fondamentale per garantire il rispetto delle norme e attraverso di esse la tutela della biodiversità. Alla luce delle particolari alti valori di biodiversità e delle criticità individuate nelle Aree di Rilevanza Faunistica, appare necessario potenziarvi l’attività di vigilanza, in particolare nei periodo di maggiore sensibilità delle specie presenti. Infatti PFVP prevede un potenziamento della sorveglianza in queste aree oltre che nei SIR. 7.2 EFFETTI SULLA SALUTE UMANA Gli effetti sulla salute umana del PFVP sono riconducibili essenzialmente alla problematica legata agli effetti sull’ambiente e sull’uomo delle munizioni contenenti piombo. Come già anticipato, la tematica è stata oggetto di una recente pubblicazione ISPRA (rapporto 158/2012) che, utilizzando dati provenienti da oltre 110 lavori scientifici, dimostra come le munizioni in piombo rappresentino una fonte non trascurabile di inquinamento non solo per gli ambienti acquatici ma anche per il suolo, per molti uccelli e per l’uomo stesso. Riassumendo, i contenuti del Rapporto ISPRA confermano che la contaminazione da piombo di origine venatoria interessa numeri elevati di uccelli selvatici, che ingeriscono direttamente munizioni disperse sul fondale delle zone umide e/o nel terreno, o assumono indirettamente il piombo nutrendosi di prede abbattute o ferite. L’impatto maggiore sembra riguardare gli uccelli acquatici e i rapaci. Per quanto riguarda la salute umana, la verifica degli effetti del piombo è più recente ma comunque piuttosto allarmante. Il Rapporto ISPRA, citando studi effettuati su popolazioni del Pagina 47 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 nord Europa che si nutrono abitualmente di uccelli e mammiferi selvatici abbattuti con munizioni al piombo presentano nel sangue valori molto più alti di questo metallo rispetto a chi non ne consuma; sono stati misurati valori fino a 17 gr/dl nel sangue, rispetto alla soglia di allarme ad oggi fissata per gli adulti a 10 gr/dl). E’ stato anche dimostrato che nella comunità Inuit in Canada, dove le munizioni al piombo sono state messe al bando ed è stata fatta una campagna di sensibilizzazione, i contenuti di piombo nel sangue sono diminuiti di oltre la metà in dieci anni. Per quanto riguarda i meccanismi di assimilazione del piombo dall’organismo umano, questa può avvenire per ingestione diretta di schegge di dimensioni non visibili, disperse nella carne attraversata dai proiettili, e a causa della cottura delle carni, che favorisce la dissoluzione del metallo e quindi la sua assimilazione, specialmente se si utilizzano ingredienti che abbassano il pH come l’aceto. Il consumo di uccelli acquatici può aumentare il rischio di avvelenamento se gli uccelli hanno elevate concentrazioni di piombo negli organi interni o sono stati affetto da saturnismo. Il Rapporto ISPRA mostra come la maggior parte degli uccelli abbattuti presentino resti di munizioni o munizioni intere in parti del corpo destinate al consumo (es. uno studio nel Regno Unito ha riscontrato una media di 2,17 pallini per uccello dopo la cottura); negli ungulati, i proiettili delle carabine a canna rigata tendono invece a frammentarsi nella carne dell’animale e le schegge possono contaminare la carne fino ad un raggio di 15 cm. Mentre negli adulti l’avvelenamento da piombo si traduce in sintomi di vario tipo, anche gravi ma non letali, è stato dimostrato che nei feti, nei bambini e in generale nei ragazzi in crescita l’assorbimento è molto maggiore e comporta ritardi nello sviluppo mentale e psichico e decremento delle capacità cognitive. Gli effetti su feti e bambini sono sensibili già molto al di sotto della soglia di allarme di 10 gr/dl, tanto che sono state avanzate proposte per abbassare tale limite a 5 gr/dl. In sintesi, il Rapporto ISPRA conclude che fino a che perdurerà l’uso di munizionamento al piombo per l’attività venatoria, il consumo di selvaggina comporterà un rischio per la salute umana, maggiore nei bambini e adolescenti e nelle donne in stato di gravidanza e allattamento. Secondariamente, tra gli effetti indiretti sulla salute umana dell’attività venatoria si citano di nuovo i bocconi avvelenati, che come visto in precedenza hanno un forte impatto sulla fauna ma in taluni contesti (es. spazi verdi pubblici) possono comportare danni anche a bambini e animali domestici che si trovassero ad ingerirli accidentalmente. Per tali criticità il PFVP vieta il munizionamento al piombo negli appostamenti fissi a palmipedi e trampolieri già autorizzati nei SIR e nelle Aree di Rilevanza Faunistica e prevede una strategia per la graduale dismissione del munizionamento a piombo, con campagne informative e misure di mitigazione (legate anche a meccanismi di premialità e/o incentivanti) che prevedono l’abbandono delle munizioni tradizionali anche nella caccia di selezione e poi per tutte le forme di caccia e di controllo. 7.3 EFFETTI SUL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO Nel presente paragrafo vengono qui analizzate le principali problematiche connesse con la pianificazione faunistico venatoria che presentano impatti con attività economiche e sulla popolazione: incidenti stradali con fauna selvatica danni da fauna selvatica alle colture agricole rafforzamento dell’indotto economico delle aziende agrituristico-venatorie interferenza con le attività ricreative all’aperto recupero fauna selvatica in difficoltà sensibilizzazione del mondo agricolo alle tematiche di tutela della fauna corretto smaltimento e valorizzazione della selvaggina oggetto di controllo Pagina 48 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 7.3.1 INCIDENTI STRADALI CON FAUNA SELVATICA Un problema connesso con la pianificazione faunistico venatoria è quello degli incidenti stradali causati dagli impatti con la fauna selvatica, ampiamente analizzato nel Cap. 5 del Volume I del PFVP. All’interno del PRAF-Piano Regionale Agricolo Forestale della Regione Toscana sono riportati numerosi dati sul fenomeno a livello regionale e delle singole province. Viene mostrato come la maggior parte degli incidenti occorsi nel periodo 2001-2009 sia dovuto a Cinghiale (41%) e Capriolo (37%). Per le Province toscane il PRAF individua i tratti stradali maggiormente a rischio, sulla base delle richieste di risarcimento pervenute; in tabella 7.6 è riportata la situazione senese. La provincia di Siena ha registrato negli ultimi anni, come del resto tutta la regione, un costante incremento degli incidenti con la fauna selvatica, perlopiù causati da ungulati e in misura molto minore da specie diverse (Tasso, Istrice ecc.). Nel 2010 gli incidenti rilevati dalla Polizia Provinciale sono stati 167, mentre nel 2011 sono saliti a 248, quasi tutti con selvatici ungulati delle specie capriolo, cinghiale e daino. Comune Casole d’Elsa Colle Val d’Elsa Castellina in Chianti Casole d’Elsa Sovicille Gaiole in Chianti Denominazione strada S.P. DELLE GALLERAIE (N. 3) S.P. TRAVERSA MAREMMANA (N. 541) S.P. DI CASTELLINA IN CHIANTI (N. 51) S.P. TRAVERSA MAREMMANA (N. 541) S.P. TRAVERSA MAREMMANA (N. 541) S.P. DI MONTEVARCHI (N. 408) Tab. 7.6 – Le strade risultate a rischio elevato di incidente stradale con la fauna selvatica (dati da PRAF 2012-2015). Le motivazioni vanno ricercate, oltre che nell’aumento delle popolazioni di ungulati, anche nell’elevata percentuale agro-forestale del territorio senese, nell’espansione della rete stradale e del traffico associato, con la conseguente interruzione dei corridoi ecologici abitualmente utilizzati dalla fauna, e infine anche nel comportamento scorretto di alcuni automobilisti, che tendono ad ignorare la segnaletica che avverte del pericolo di attraversamento da fauna selvatica. La Provincia per rispondere a questa emergenza ha elaborato un atto di indirizzo con Delib. GP n. 113 del 20.04.2011 “Atto di indirizzo per l’individuazione di strategie volte alla riduzione degli incidenti stradali provocati da fauna selvatica”, il quale, come descritto nel PFVP (Cap. 3.5 del Volume II) costituisce un Gruppo di lavoro intersettoriale sulla materia (Settore Risorse Faunistiche e Aree protette, Settore Opere Pubbliche e Assetto del Territorio, Settore Polizia Provinciale) e prevede la continuazione e il miglioramento del monitoraggio degli incidenti e il perseguimento delle densità sostenibili. Oltre a queste azioni la Provincia partecipa le seguenti iniziative, già intraprese o in fase di avvio e realizzate dal Gruppo di lavoro: distribuzione di materiale informativo realizzato dalla Polizia Provinciale; partecipazione al progetto “Tra passione e sicurezza” del Comitato Associazioni Sportive Senesi; adesione al “Piano di comunicazione Regionale per la prevenzione degli incidenti stradali causati da fauna selvatica”; adesione all’Osservatorio permanente sulla Sicurezza Stradale costituito presso la Prefettura di Siena; partecipazione al progetto LIFE STRADE “Sperimentazione e diffusione di un pacchetto di misure per la gestione e riduzione delle collisioni veicolari con la fauna”. IL PFVP prevede come indirizzo il proseguo delle attività già avviate in collaborazione con il Gruppo di lavoro. Gli effetti del PFVP su questa problematica sono quindi da ritenersi positivi in quanto porteranno ad una diminuzione degli incidenti stradali. Pagina 49 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 7.3.2 DANNI DA FAUNA SELVATICA ALLE COLTURE La predisposizione di programmi di prevenzione con recinzioni elettriche e il pagamento dei danni in caso di loro inefficacia, parallelamente agli interventi di contenimento, costituisce un effetto positivo nei confronti delle attività economiche interessate ma anche della spesa pubblica finora impiegata per il pagamento degli indennizzi. Il PFVP prevede la predisposizione di un piano di prevenzione dei danni all’agricoltura che sarà parte integrante del piano di gestione e prelievo degli ungulati. Per l’attuazione delle opere di prevenzione gli imprenditori agricoli potranno avvalersi di contributi. Gli effetti del PFVP sulla problematica dei danni alle colture sono quindi da ritenersi positivi, in quanto la strategia di prevenzione contribuirà a diminuire il conflitto tra agricoltori e fauna selvatica. 7.3.3 RAFFORZAMENTO DELL’INDOTTO ECONOMICO DELLE AZIENDE AGRITURISTICO-VENATORIA Il PFVP prevede tra i parametri di valutazione degli istituti privati, anche la capacità di creare un indotto economico aziendale sulle attività collaterali all’attività venatoria (pasti, pernottamenti, numero di dipendenti ecc.) valorizzando quindi la redditività dell’azienda e del contesto economico locale. L’effetto in termini di valorizzazione economica del territorio è da ritenersi positivo. 7.3.4 INTERFERENZA CON LE ATTIVITÀ RICREATIVE ALL’APERTO L’attività venatoria può avere un impatto significativo, in termini di sicurezza e di compatibilità, con le attività ricreative all’aria aperta e in particolare con una porzione crescente di popolazione che svolge attività di escursionismo, tour a cavallo, mountain bike ecc. A livello provinciale esiste una rete diffusa di sentieri, per alcuni dei quali è in corso l’inserimento nella Rete Escursionistica Toscana di cui alla L.R. 17/1998: sentieristica di accesso alle Riserve Naturali, itinerari di lunga percorrenza (es. Francigena e Sentiero della Bonifica), e in prospettiva per tutta quella rete sentieristica che con il tempo verrà inserita nella RET dai diversi enti pubblici. Ai sensi della L.R. 17/1998, la viabilità ricompresa nella RET è considerata di interesse pubblico, “in relazione alle funzioni e ai valori sociali, culturali, ambientali, didattici e di assetto del territorio insiti in essa e riconosciuti nelle attività ad essa pertinenti e correlate”. In linea generale tutti i sentieri per i quali sono stati utilizzati fondi pubblici sono opere pubbliche la cui fruizione, promossa e pubblicizzata, deve essere garantita. Considerata la tendenza attuale, si prevede che i sentieri inclusi nella RET siano sempre più frequentati sia dai cittadini che dai turisti, con una conseguente alta probabilità di conflitto con l’attività venatoria fino a problemi di pubblica sicurezza. Pur non essendo materia di competenza diretta del PFVP, sarebbe auspicabile che il reale rischio fosse quantificato sulla base di un monitoraggio delle presenze su questi itinerari, attivando gli enti competenti alla classificazione stradale affinché questa sia rivista per garantire le distanze di sicurezza per l’attività venatoria previste dalla legge. 7.3.5 RECUPERO FAUNA SELVATICA IN DIFFICOLTÀ Il servizio di recupero e cura della fauna in difficoltà, svolto dalla Provincia di Siena ai sensi dell'art. 38 della L.R. 3/94, è attualmente realizzato in convenzione con l’unico Centro specializzato di recupero riconosciuto in Toscana ai sensi della L.R. 56/2000 e cioè il Centro Recupero Animali Selvatici della Maremma (CRASM) situato nel Comune di Semproniano in Provincia di Grosseto, sulla base di uno specifico Protocollo di intesa sottoscritto con l’Associazione “WWF ITALIA ONG-Onlus” (Delib. GP n. 357 del 27.12.2011) Il recupero della fauna, oltre ad essere un servizio che ha effetti positivi sulla biodiversità in particolare quando sono interessate specie di interesse conservazionistico, è da considerare un'attività positiva anche nei confronti del contesto sociale. I cittadini infatti mostrano una sempre maggiore sensibilità verso la fauna selvatica e pretendono un servizio di recupero efficiente. L’attività ha quindi senza dubbio un effetto positivo. Pagina 50 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 7.3.6 SENSIBILIZZAZIONE DEL MONDO AGRICOLO ALLE TEMATICHE DI TUTELA DELLA FAUNA Il PFVP prevede un ampio coinvolgimento delle aziende agricole nella gestione degli istituti anche tramite la sensibilizzazione verso le attività di tutela delle specie in indirizzo (es. salvaguardia delle nidiate nell'ambito delle operazioni agricole) e attraverso la possibilità di stipulare convenzioni con gli ATC per una corretta gestione agricola attraverso precisi impegni ambientali. Tale opera di sensibilizzazione ha senz'altro effetti positivi sul contesto sociale agricolo in quanto ne accresce la consapevolezza del ruolo di salvaguardia ambientale che può avere un certo tipo di agricoltura. In prospettiva l'effetto positivo può aversi anche sulle specie di interesse conservazionistico non oggetto di caccia la cui tutela deriva dalla corretta gestione delle operazioni agricole e più in generale, da una buona gestione del paesaggio agricolo. Pagina 51 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 8. MISURE PREVISTE PER IMPEDIRE, RIDURRE E COMPENSARE NEL MODO PIÙ COMPLETO POSSIBILE GLI EVENTUALI IMPATTI NEGATIVI SIGNIFICATIVI SULL’AMBIENTE DELL’ATTUAZIONE DEL PIANO L’analisi delle criticità e degli effetti eseguita nei paragrafi precedenti ha portato alla definizione di una serie di misure di mitigazione, che possono essere così raggruppate: misure di mitigazione finalizzate a mantenere la tutela delle Aree di Rilevanza Faunistica individuate, nell’ottica di preservare sia la fauna oggetto di caccia che quella di interesse conservazionistico, tutelando i siti più idonei che possono avere anche funzione di irraggiamento verso l’esterno; misure di mitigazione finalizzate a regolamentare alcune attività venatorie in relazione all’impatto sulle Aree di Rilevanza Faunistica e sulle specie in generale; misure di mitigazione finalizzate a mitigare gli effetti sulla salute e sul contesto socioeconomico. Nelle tabelle 8.1 e 8.2 vengono sintetizzati gli effetti e le corrispondenti misure di mitigazione previste per prevenire gli impatti derivanti dalle azioni di piano su flora, fauna e biodiversità in generale, e quelli su salute e contesto socio-economico; molti degli effetti negativi dell’attività venatoria evidenziati dal Rapporto Ambientale sono stati presi in considerazione già nel corso della stesura del PFVP ed eliminati o mitigati con specifiche disposizioni. Al fine tuttavia di ridurre o annullare gli effetti negativi sull’ambiente derivanti dalle azioni pianificate dal PFVP 2012–2015 sono state individuate le misure di mitigazione evidenziate in tabella, da recepire negli strumenti di attuazione successivi e conseguenti (Calendario Venatorio, Regolamenti, Disciplinari, Protocolli di intesa). Effetti Impatto Specie/habitat interessati Misure di mitigazione Recepimento CACCIA 1. Recepita nel PFVP Volume II al paragrafo 3.2. PER TUTTE LE FORME DI CACCIA: Tutte le specie di uccelli acquatici nei siti di svernamento, alimentazione, nidificazione e sosta Lanario in prossimità dei siti di riproduzione Disturbo Negativo Occhione in periodo di dipendenza della prole e in periodo pre-migratorio Moretta tabaccata in periodo di svernamento Piviere dorato nei siti di migrazione e svernamento Lepre italica nei siti di presenza della specie (non conosciuti) Colombella nei svernamento Abbattimenti di uccelli cacciabili in periodi di vulnerabilità delle specie (caccia in pre-apertura) Negativo siti 1. Non autorizzare nuovi appostamenti fissi in tutte le aree di rilevanza faunistica. 2. Non autorizzare appostamenti fissi nei siti di svernamento della colombella, una volta individuati. 3. “Lago delle Volpaie”: mantenimento dell’attuale livello di protezione o trasformazione in istituto a maggiore protezione; adeguamento dei confini dell’attuale AFV finalizzato a limitare il disturbo proveniente dall’attività venatoria esterna. 4. “Lago della Maddalena”, “Laghetti presso Buonconvento”, “Granocchiaio (Dolciano)”, “Pianure del torrente Arbia presso Monteroni d’Arbia”: mantenimento dell’attuale livello di protezione o trasformazione in istituto a maggiore protezione 5. “Rilievi della Valdorcia”: creare aree interdette a tutte le forme di caccia nel periodo di gennaio-giugno. di Per gli abbattimenti: tutte le specie di uccelli escluso Cornacchia grigia, Gazza, Ghiandaia, Tortora selvatica, Merlo in caccia da appostamento Qualora prevista dal calendario venatorio regionale, evitare la pre-apertura nelle Aree di Rilevanza Faunistica e, nel resto del territorio, regolamentarla come dal documento “Guida per la stesura dei calendari venatori”(ISPRA, 2010) 2. Da recepire negli strumenti di attuazione del PFVP. 3. Recepita da PFVP Volume II Cap. 2 (trasformazione in Oasi di Protezione) 4. Recepite da PFVP Volume II Cap. 2 (conferma istituti esistenti, con modifiche non sostanziali) 5. Recepita da PFVP Volume II Cap. 2 (trasformazione in Oasi di Protezione) Da recepire negli strumenti di attuazione del PFVP. Pagina 52 RAPPORTO AMBIENTALE Effetti Impatto Abbattimenti illegali Avvelenamento piombo da Negativo Specie/habitat interessati Albanella reale Falco pellegrino Lanario Nibbio bruno Nibbio reale Falco di palude Colombella Occhione Tarabuso Lupo Puzzola Martora Gatto selvatico Falco di palude Moretta tabaccata e tutte le altre specie di anatidi negativo In generale tutte le specie di uccelli acquatici, uccelli granivori terrestri e loro predatori Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Misure di mitigazione 1. Aumento della sorveglianza con priorità in SIR e Aree di Rilevanza Faunistica 2. Sensibilizzazione e miglioramento della preparazione dei cacciatori in ambito conservazionistico. Misure di mitigazione non necessarie. Il PFVP vieta l’uso del piombo negli appostamenti fissi a palmipedi e trampolieri nei SIR e nelle ARF e prevede una strategia, da attuarsi nell’arco della programmazione del Piano, per l’eliminazione graduale del piombo anche in tutte le altre forme di caccia (PFVP Volume II, paragrafi 3.2 e 3.3). Recepimento 1.Recepita nel PFVP Volume II Capitolo 7. 2. Individuato come obiettivo prioritario nel PFVP Volume II, paragrafo 1.1. - CONTROLLO DELLE SPECIE PROBLEMATICHE 1. “Lago delle Volpaie”: evitare qualsiasi intervento di controllo al cinghiale tramite braccata in periodo di permanenza degli svernanti (ottobre-febbraio). Negativo Disturbo Tutte le forme di controllo: lanario nei siti di riproduzione, albanella minore nei siti di nidificazione, colonie di aironi (garzaie) nel periodo di attività Controllo cinghiale in braccata: tutte le specie in periodo riproduttivo e tutte le specie di uccelli acquatici tutto l’anno. 2. “Laghetti presso Buonconvento”, “Granocchiaio-Dolciano”, “Pianure del torrente Arbia presso Ponte d’Arbia”: evitare qualsiasi intervento di controllo al cinghiale tramite braccata in periodo di permanenza degli svernanti (ottobrefebbraio); 3. “Lago della Maddalena”: evitare qualsiasi intervento di controllo nella fase di insediamento e attività della garzaia (febbraio-luglio); 4. “Pianure del torrente Arbia presso Monteroni d’Arbia”: evitare qualsiasi interventi di controllo nel periodo di raduno pre-migratorio dell’occhione (settembreottobre); 1., 5., 6. Da recepire negli strumenti di attuazione 2.,3. Da recepire negli strumenti di attuazione del PFVP 5. “Rilievi di Castiglioncello del Trinoro”: evitare qualsiasi intervento di controllo nel periodo di insediamento e nidificazione dell’albanella minore (marzo-agosto); 6. “Rilievi della Valdorcia”: evitare qualsiasi intervento di controllo nel periodo riproduttivo del lanario (gennaio-giugno); Le forme di controllo in braccata potranno essere previste solo quando tecnicamente necessarie. Diminuzione della pressione sulla biodiversità da parte delle specie con elevate densità locali Avvelenamento piombo da Positivo Negativo Controllo Ungulati: Habitat forestali Crocus etruscus e varie specie di orchidee Controllo Nutria: Habitat “Comunità di idrofite radicate e non del Nymphaeion albae (Cod. 3150)” Si veda quanto detto sopra per l’attività di caccia. Misure di mitigazione non necessarie. Il PFVP prevede interventi di controllo regolamentati sulle specie problematiche (PFVP Volume II, paragrafi 3.3 e 3.4) - Misure di mitigazione non necessarie. Il PFVP vieta l’uso del piombo negli appostamenti fissi a palmipedi e trampolieri nei SIR e nelle ARF e prevede una strategia, da attuarsi nell’arco della programmazione del Piano, per l’eliminazione graduale del piombo anche in tutte le altre forme di caccia (PFVP Volume II, paragrafi 3.2 e 3.3). - Pagina 53 RAPPORTO AMBIENTALE Effetti Impatto Uccisioni accidentali di specie protette Negativo Specie/habitat interessati Controllo Corvidi con gabbie Larsen: Lanario nell’Area di Rilevanza Faunistica “Rilievi della Valdorcia” Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Misure di mitigazione Recepimento Misure di mitigazione non necessarie. Il PFVP vieta il controllo dei corvidi nell’Area di Rilevanza Faunistica “Rilievi della Valdorcia” (PFVP Volume II, paragrafo 3.4). - RIPOPOLAMENTI E IMMISSIONI DI FAUNA SELVATICA Competizione con altre specie Negativo Per ripopolamenti con lepre comune: Lepre italica Escludere immissioni di Lepre comune dove è accertata la presenza della Lepre italica. Da recepire al momento in cui saranno disponibili dati sulla distribuzione della specie. Inquinamento genetico e trasmissione di patologie Negativo Quaglia comune Germano reale Intensificare la sorveglianza e il controllo su ripopolamenti e immissioni. Recepito nel PFVP Volume II, capitolo 7. ALLENAMENTO, ADDESTRAMENTO E GARE CANI 1. Per tutte le aree di rilevanza faunistica: evitare l’istituzione e l’ampliamento di nuove AAC. 2. “Lago della Maddalena”: evitare gare di cani nella fase di insediamento e attività della garzaia, febbraio-luglio). 3. “Lago delle Volpaie”: evitare addestramento e allenamento cani e realizzazione di gare nel periodo di permanenza degli svernanti (ottobre-febbraio) Tutte le specie in periodo riproduttivo e in particolare Lanario, Albanella minore, tutti gli ardeidi, Quaglia, Occhione, Calandro Disturbo Negativo Tutte le specie di uccelli acquatici svernanti Occhione in periodo riproduttivo e in fase di raduno pre-migratorio 4. “Laghetti presso Buonconvento”, “Granocchiaio-Dolciano”, “Pianure del torrente Arbia presso Ponte d’Arbia”: evitare addestramento e allenamento cani e realizzazione di gare nel periodo di permanenza degli svernanti (ottobrefebbraio). 5. “Pianure del torrente Arbia presso Monteroni d’Arbia”: evitare gare di cani nella fase di raduno pre-migratorio dell’occhione (settembre-ottobre). 6. “Rilievi di Castiglioncello del Trinoro”: evitare attività di allenamento/addestramento cani e gare nel periodo di insediamento e nidificazione dell’albanella minore (marzo-agosto). 1. Recepita nel PFVP Volume II, par. 2.4. 2.,4.,5. Da recepire negli strumenti di attuazione del PFVP. 3.,6.,7. Recepite nel PFVP Volume II Cap. 2 (trasformazione in Oasi di Protezione). 7. “Rilievi della Valdorcia”: evitare attività di allenamento e addestramento cani e gare nel periodo riproduttivo del lanario (gennaio-giugno). Al momento non si ritengono necessarie ulteriori misure di mitigazione per scarsità di dati sulla localizzazione delle specie sensibili. Il PFVP prevede che eventuali misure saranno intraprese a seguito di ampliamenti del quadro conoscitivo. MIGLIORAMENTI AMBIENTALI A FINI FAUNISTICI Miglioramento dell’idoneità degli agroecosistemi per la fauna. Positivo Potenzialmente specie. tutte le Misure di mitigazione non necessarie. Il PFVP prevede l’integrazione dei disciplinari di gestione degli istituti pubblici e privati con indicazioni per la gestione degli agroecosistemi che hanno come riferimento gli indirizzi della D.G.R. 454/2008, relativa ai criteri minimi per la definizioni di misure di conservazione delle ZPS (PFVP Volume II, Cap. 5). - Pagina 54 RAPPORTO AMBIENTALE Effetti Specie/habitat interessati Impatto Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Misure di mitigazione Recepimento Misure di mitigazione non necessarie. Il PFVP prevede il potenziamento dei programmi di monitoraggio anche a tutela delle specie maggiormente sensibili alla gestione faunistico-venatoria (PFVP Volume II, Cap. 4). - Tutte le specie. Misure di mitigazione non necessarie. Il PFVP prevede programmi di prevenzione danni compreso la realizzazione di corsi per gli agricoltori (PFVP Volume II, Cap. 6.3). - Tutte le specie di scarsa mobilità. Misure di mitigazione non necessarie. Per gli interventi di prevenzione che comportano la realizzazione di recinzioni, prevedere il passaggio della fauna di piccole e medie dimensioni (passaggi di 20x20 cm) e progettare la recinzione in modo che non venga percepita come una barriera dalla fauna. Da recepire negli strumenti di attuazione del PFVP. Tutte le specie Potenziare la sorveglianza Rilevanza Faunistica. Recepito nel PFVP Volume II, cap. 7. MONITORAGGIO Aumento della conoscenza del patrimonio faunistico. Positivo Potenzialmente tutte le specie ed in particolare quelle oggetto di monitoraggio. PREVENZIONE E RISARCIMENTO DANNI Minori interventi di controllo e quindi minori effetti negativi derivanti da questa attività. Aumento della frammentazione del territorio e ostacolo agli spostamenti delle specie selvatiche. Positivo Negativo VIGILANZA VENATORIA Maggiore protezione specie delle Positivo nelle Aree di Tab. 8.1 - Riepilogo degli effetti potenziali della gestione faunistico-venatoria su flora, fauna e biodiversità in generale, e misure di mitigazione per il PFVP. Pagina 55 RAPPORTO AMBIENTALE Tipo effetto Effetto Aspetto interessato Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Necessità di mitigazione misure di Recepimento EFFETTI SULLA SALUTE Intossicazione piombo da Corretta gestione degli scarti di macellazione provenienti dagli animali oggetto di controllo Negativo Positivo Cittadini. Misure di mitigazione non necessarie. Il PFVP prevede un percorso per la dismissione graduale delle munizioni di piombo nell’attività venatoria nell’ambito del suo corso di validità (accordi per sperimentazione con squadre di caccia, giornate informative, definizione di limiti temporali per il passaggio a munizioni alternative) (PFVP Volume II, paragrafi 3.2 e 3.3) - Produzione rifiuti. Misure di mitigazione non necessarie. Il PFVP prevede un percorso per il corretto smaltimento e per la valorizzazione economica laddove possibile (PFVP Volume II, paragrafo 3.5). - EFFETTI SUL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO Diminuzione dei costi pubblici per indennizzo danni e Positivo Agricoltori diminuzione del conflitto con la fauna selvatica Diminuzione degli incidenti stradali Positivo Automobilisti Rafforzamento dell’indotto economico delle aziende agrituristicovenatorie Positivo Aziende agricole Interferenza con le attività ricreative all’aperto e in particolare sulla sentieristica RET e sugli itinerari di lunga percorrenza (Francigena, Sentiero della Bonifica”) Negativo Escursionisti e cicloescursionisti Recupero della fauna selvatica in difficoltà Positivo Sensibilizzazione della popolazione Misure di mitigazione non necessarie. Il PFVP prevede l’attuazione di una serie di interventi per la prevenzione dei danni (PFVP Volume II, paragrafo 6.3). Misure di mitigazione non necessarie. Il PFVP prevede la continuazione dell’attività del Gruppo di Lavoro specifico sulla problematica e la continuazione del progetto LIFE attivato sulla materia (PFVP Volume II, paragrafo 3.5). Misura di mitigazione non necessaria. Il PFVP incentiva l’aumento dell’indotto economico delle aziende considerandolo fra gli elementi di valutazione (PFVP Volume II, paragrafo 2.3.2.). Problematica non di competenza del PFVP, che comunque prende atto del problema nel Rapporto Ambientale. E’ auspicabile che la Provincia avvii un monitoraggio delle presenze sui sentieri RET per la valutazione dell’effettivo rischio, promuovendo laddove necessario la riclassificazione stradale dei tratti interessati ai fini di tutela dall’attività venatoria. Misure di mitigazione non necessarie. Il PFVP prevede la continuazione, da garantire per legge, del servizio di recupero della fauna (PFVP Volume II, paragrafo 3.5). - - - - - Tab. 8.2 - Riepilogo degli impatti potenziali della gestione faunistico-venatoria sulla salute e sul contesto socioeconomico e misure di mitigazione per il PFVP. Pagina 56 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 9. VALUTAZIONE E SCELTA DELLE ALTERNATIVE In riferimento alle analisi già effettuate nel Rapporto Ambientale e alle problematiche emerse, si possono ipotizzare tre scenari diversi: 1. opzione “zero”: la pianificazione faunistico-venatoria rimane quella attuale e non vengono affrontate le situazioni che l’attuazione del piano precedente aveva lasciato ancora irrisolte né le criticità emerse dall’analisi ambientale. Tale scenario rischia di aggravare le criticità attuali; 2. opzione “uno”: il PFVP viene attuato con la risoluzione di tutte le criticità evidenziate dallo Studio di Incidenza all’interno dei SIR, ma lasciando non risolte le criticità evidenziate per il territorio esterno; 3. opzione “due”: è quella adottata nel presente piano. Le criticità e gli effetti negativi, sia internamente che esternamente ai SIR, sono stati considerati e risolti nelle indicazioni del Piano stesso mentre le misure di mitigazione vengono recepite nei successivi strumenti di attuazione del Piano (Calendario venatorio, Regolamenti, Disciplinari, Protocolli, singoli atti autorizzativi, ecc.), raggiungendo quindi gli obiettivi di tutela del territorio. Pagina 57 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 10. IL MONITORAGGIO Ai sensi della L.R. 10/2010, art. 29, il monitoraggio di piani e programmi assicura: a) il controllo sugli impatti significativi derivanti, sull’ambiente, dall’attuazione dei piani e dei programmi approvati; b) la verifica del raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità prefissati, al fine di individuare tempestivamente gli impatti negativi imprevisti e di adottare le opportune misure correttive. Il monitoraggio deve essere realizzato nella fase di attuazione del Piano al fine di assicurare: il controllo sugli impatti significativi derivanti dall’attuazione del Piano; la verifica del raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità prefissati, al fine di individuare impatti imprevisti e adottare opportune misure correttive. Le modalità e i risultati del monitoraggio e le eventuali misure correttive devono essere pubblicati sui siti web del procedente e del competente. Le informazioni raccolte attraverso il monitoraggio devono essere tenute in considerazione in fase di modificazione del Piano. La L.R. 10/2010 specifica anche che il monitoraggio si basa su indicatori opportunamente selezionati, con riferimento sia agli obiettivi del Piano che alle azioni previste, sia agli impatti significativi e alle situazioni di criticità ambientale individuate nel rapporto Ambientale. In tabella 8.3 vengono riportati gli indicatori previsti per il monitoraggio degli effetti ambientali del PFVP, che verrà eseguito con cadenza biennale. Le risorse messe a disposizione per il monitoraggio saranno prevalentemente quelle interne all’Ente ed in particolare al Settore Risorse Faunistiche e Aree Protette, che avrà anche la responsabilità del monitoraggio. Le fonti dei dati saranno anch’esse prevalentemente interne all’Ente, con ottimizzazione dei dati già disponibili anche a seguito di monitoraggi eseguiti dai diversi Servizi della Provincia. Indicatori Definizione indicatore Fonte dei dati Obiettivo di protezione ambientale “Salvaguardia della natura e della biodiversità” % superficie di istituti di protezione Tutela dei SIR Provincia della fauna all'interno dei SIR % superficie istituti di protezione della Tutela delle Aree di rilevanza fauna nelle Aree di Rilevanza Provincia Faunistica Faunistica Istituti pubblici e privati coinvolti nella n. istituti in SIR e Aree di Rilevanza gestione della biodiversità tramite Provincia Faunistica miglioramenti ambientali Interventi di miglioramento degli Ettari di miglioramenti ambientali habitat delle specie di interesse negli istituti pubblici e privati Provincia conservazionistico nell’ambito dei all'interno di SIR e Aree di Rilevanza miglioramenti ambientali Faunistica Status delle specie di interesse conservazionistico con particolare riferimento agli uccelli Regione Toscana-Centro Ornitologico Toscano (censimenti annuali) n. individui per specie Interventi di controllo di specie n. interventi alloctone Frammentazione del territorio a n. recinzioni con effetto seguito di azioni di prevenzione danni realizzate e localizzazione Provincia, ATC barriera Provincia, ATC Obiettivo di protezione ambientale “Uso sostenibile delle risorse naturali - Densità della piccola selvaggina Incremento naturale della piccola - Numero di immissioni da Provincia selvaggina (fagiano, lepre) allevamento/cattura Obiettivo di protezione ambientale Diminuzione dell'uso di munizioni al piombo Accordi volontari con cacciatori per eliminazione piombo in particolari ambiti di caccia Riduzione degli incidenti stradali con la fauna Rischio di interferenza con il turismo escursionistico “Tutela dell'ambiente e della salute” Ettari del territorio provinciale esclusi Provincia dall’utilizzo di munizioni di piombo Numero di cacciatori coinvolti Provincia n. interventi di prevenzione e sensibilizzazione Monitoraggio incidenti stradali all’interno del LIFE Provincia tramite accordi tra i Settori Risorse Faunistiche e Turismo n. presenze su tracciati RET Tabella 10.1 – Indicatori previsti per il monitoraggio degli effetti ambientali del PFVP. Pagina 58 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Per quanto riguarda le modalità per la realizzazione del monitoraggio, queste verranno dettagliate e definite dal Settore Risorse Faunistiche e Aree Protette a seguito dell’approvazione del PFVP; in questa sede verranno specificati anche i valori di base e i valori attesi per i diversi indicatori. Pagina 59 RAPPORTO AMBIENTALE Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 BIBLIOGRAFIA AA.VV., 2010 – Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della Legge 157/92, così come modificata dalla legge comunitaria 2009, art. 42. ISPRA. Andreotti A., Fabrizio B., 2012 – Il piombo nelle munizioni da caccia: problematiche e possibili soluzioni. Rapporto ISPRA, 158/2012. Andreotti A., N. Baccetti, A. Perfetti, M. Besa, P. Genovesi, V. Guberti, 2001 - Mammiferi edUccelli esotici in Italia: analisi del fenomeno, impatto sulla biodiversità e linee guida gestionali. Quad. Cons. 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