Dislessia - Tullio Buzzi
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Dislessia - Tullio Buzzi
Dislessia Nota di accompagnamento alle Circolari Ministeriali sugli accorgimenti da adottare in classe a fronte di una diagnosi di Dislessia a cura di Centro Dislessia - ASL 10 / Azienda Ospedaliera Meyer Firenze Ufficio Scolastico Regionale – Toscana 2008 Non mettere in dubbio la diagnosi Dis-lessia: la diagnosi non comporta sempre che il bambino o il ragazzino legga particolarmente male un semplice brano. Disturbo Specifico dell’Apprendimento La specificità del disturbo non significa che il bambino o il ragazzo non abbiano particolari problemi anche in diverse altre aree dell’apprendimento (scrittura, calcolo, memorizzazione, abilità linguistiche, problem-solving matematico, motivazione, abilità sociali, ecc.). Non è esclusa neppure la possibilità che coesistano altri fattori che interferiscono sul successo scolastico: svantaggio socio-culturale, problemi attentivi, sintomi d’ansia, ecc. Per quanto riguarda la fine della scuola primaria, una diagnosi di dislessia che risale al passato indica la presenza di un tratto neuropsicologico di tipo dislessico che si è espresso, nel passato, in una lettura particolarmente scadente. Al momento attuale il ragazzo (magari a seguito di un intervento precoce e adeguato) potrebbe non avere prestazioni in lettura particolarmente scadenti (lente e/o scorrette). Questo sta a indicare un esito favorevole, ma non significa che la dislessia sia guarita o scomparsa, che la dislessia non interferisca negativamente in certi contesti o in certi momenti, e che la scuola non abbia più il dovere di adottare accorgimenti mirati. Mettere in dubbio la diagnosi significa venir meno al rispetto interprofessionale, disorientare bambino, famiglia e colleghi, alimentare un clima di sfiducia reciproca, con l’effetto di interferire ulteriormente sugli apprendimenti. Promuovere il lavoro dell’equipe docente e la collaborazione scuola-famiglia-esperti esterni Promuovere l’utilizzo delle competenze specifiche di referenti all’interno della scuola o di docenti che siano particolarmente interessate e preparate sull’argomento. Sensibilizzare attivamente i colleghi. Predisporre modalità per comunicare informazioni utili sul caso ad eventuali insegnanti nuovi, sia supplenti che non. Predisporre modalità per accogliere (adeguatamente e in tempi ragionevoli) e comunicare con la famiglie del bambino e con eventuali operatori esperti che conoscono il caso. Predisporre un tempo durante i momenti di programmazione e i consigli di classe per concertare gli accorgimenti sul caso, discutere di eventuali problemi e scegliere cosa e come comunicare con la famiglia. Offrire a colleghi, famiglia e esperti la disponibilità a recepire le loro preoccupazioni riguardo alla gestione della dislessia a scuola. Se è vero che tutti i bambini o ragazzi in difficoltà hanno diritto ad un’analoga mobilitazione da parte della scuola per superare i loro problemi scolastici, e che anzi a volte ci sono casi più gravi e urgenti, è altresì vero che gli accorgimenti didattici e relazionali da adottare per lo studente con dislessia sono spesso di facile attuazione: aumentare i successi scolastici (le sue competenze e conoscenze) e aumentare la qualità del suo rapporto con la lettura, con lo studio, con la scuola e con la vita, è possibile grazie ad una mobilitazione facilmente accessibile a genitori e insegnanti. Inoltre gli accorgimenti risultano spesso attuabili e utili anche per molti altri studenti. Comprendere la natura della dislessia La dislessia è una caratteristica neuropsicologica per la quale la lettura è: maggiormente necessitante di risorse attentive e cognitive del normale, spesso più lenta e/o più scorretta (specialmente quando vengono letti testi o parole nuove per la prima volta, quando si consulta il vocabolario, per la lettura di parole o testi in inglese, o per testi con termini nuovi), quindi più faticosa, più soggetta a peggioramenti allorquando la persona è più stanca, meno concentrata, meno motivata, o troppo ansiosa1, tale da abbassare la qualità di molti compiti che suppongono la lettura (rispetto al potenziale intellettivo), ad esempio in termini di comprensione del testo o di qualità del “lavoro sul testo” (“maggiore il lavoro da fare sul testo, maggiore l’interferenza negativa della dislessia”), e/o tale da allungare i tempi necessari a svolgere tali compiti, e/o tale da scoraggiare l’impegno in tali compiti. Di conseguenza, il bambino o il ragazzo sperimentano 1 Non sorprendersi della variabilità delle prestazioni, ad es. se cade la prestazione ortografica in contesti di calo dell’attenzione o di maggiore richiesta di attenzione. più stress scolastico, più fatica sui compiti, specialmente quelli che richiedano la lettura (e specialmente i compiti a casa), e/o più fallimenti, in termini di qualità o di completamento del compito, e/o più insoddisfazione da parte di genitori-e/o-insegnanti, quindi minore motivazione a (“voglia di”) leggere, maggiore evitamento dei compiti), e/o minore attenzione in classe, e/o aumento della vulnerabilità a sintomatologie ansioso- depressive e ad atteggiamenti di disobbedienza e sfida. Gli effetti sopra descritti possono attivare un circolo vizioso autoalimentante, quindi “degenerativo”: il disimpegno, la disattenzione, la sfiducia nelle proprie capacità di riuscita, e/o la demoralizzazione aumentano gli insuccessi scolastici e le insoddisfazioni degli adulti nei suoi confronti, e il circolo vizioso si autoalimenta a spirale. Comprendere cosa accompagna spesso la dislessia Nella maggior parte dei casi, almeno nella fase iniziale del percorso scolastico (scuola primaria), analoghi meccanismi riguardano anche la scrittura; a volte riguardano anche il calcolo e la memorizzazione di informazioni poco concrete (es. tabelline, termini tecnici, date, definizioni). Infine, vanno considerate quelle difficoltà che più spesso si trovano nelle persone con dislessia e che sarebbe bene considerare parte della “sindrome dislessica”: difficoltà nella grammatica, o nella grafia, nell’esposizione orale e scritta (accesso lessicale, costruzione morfosintattica), nell’uso di concetti temporali (stagioni, anni…), spaziali (destra, sinistra…), matematici (ognuno, spartire, triplo…), difficoltà nell’apprendimento della lingua straniera anche orale ( per la scarsa discriminazione uditiva e del ritmo del discorso, scarsa capacità di percepire e mantenere correttamente sequenze di tipo uditivo senza inversioni, limitazioni a livello della memoria di lavoro, la poca sensibilità per la dimensione grammaticale, la tendenza alla confusione in campo sintattico). Scrittura La scrittura è: ortograficamente più scorretta di quanto ci potremmo attendere dal bagaglio cognitivo, e specialmente se associata ad aspetti disgrafici (ossia ha una scarsa fluidità, scioltezza, facilità e prestanza nel tratto calligrafico), maggiormente necessitante di risorse attentive e cognitive del normale, e/o più lenta (specialmente per l’inglese scritto, o per testi con termini complicati), quindi, più faticosa, più soggetta a peggioramenti allorquando la persona è più stanca, meno concentrata, meno motivata, o troppo ansiosa, tale da abbassare la qualità dei compiti che suppongono la scrittura (rispetto al potenziale intellettivo), ad esempio in termini di produzione del testo, specialmente allorquando il soggetto è concentrato (anche) sul “cosa” scrivere e sul “come” scrivere in termini di organizzazione, lessico, sintassi, ecc., e/o tale da allungare i tempi necessari a svolgere tali compiti, e/o tale da scoraggiare l’impegno in tali compiti. Calcolo mentale Una caratteristica neuropsicologica per la quale i calcoli matematici sono: maggiormente necessitanti di risorse attentive e cognitive del normale, e/o più lente (specialmente per numeri più alti), quindi, più faticosi, più soggetti a errore allorquando la persona è più stanca, meno concentrata, meno motivata, o troppo ansiosa, tale da abbassare la qualità dei compiti che suppongono i calcoli matematici (rispetto al potenziale intellettivo), ad esempio problemi matematici, espressioni, operazioni con frazioni, ecc., e/o tale da allungare i tempi necessari a svolgere tali compiti, e/o tale da scoraggiare l’impegno in tali compiti. Molti dislessici hanno altri problemi di tipo disclaculico: scrivere o leggere correttamente i numeri, fare numerazioni regressive, imparare le procedure delle operazioni aritmetiche. Memorizzazione di termini nuovi e definizioni Una caratteristica neuropsicologica per la quale la memorizzazione di definizioni e di termini tecnici o semplicemente nuovi è: maggiormente necessitante di risorse attentive e cognitive del normale, maggiormente necessitante di tempi di reiterazione e di momenti di rievocazione, più sensibile al decadimento e all’oblio (anche da interferenza), quindi, più faticosa, più difficile allorquando la persona è più stanca, meno concentrata, meno motivata, troppo ansiosa, o gravata di molti compiti da fare, tale da abbassare la qualità dello studio e delle verifiche orali che suppongono l’utilizzo di termini appropriati o definizioni, e/o tale da allungare i tempi necessari a svolgere tali compiti, e/o tale da scoraggiare l’impegno in tali compiti. Offrire atteggiamenti comprensivi, accoglienti e rassicuranti Va tenuto conto del fatto che una dislessia (specialmente se non precocemente identificata, non ben gestita, o grave) può determinare nel tempo degli effetti storici, ossia problemi che vanno oltre l’“attuale” livello di compromissione nei processi di automatizzazione di lettura (e/o scrittura, ecc.). Si pensi anche a deficit cumulativi: ci potrebbero essere lacune, in certe ambiti (es. bagaglio lessicale, abilità metacognitive di comprensione e produzione del testo, abilità di studio.) o discipline, determinate dalle interferenze della dislessia sul percorso scolastico. Laddove si sia fatto di tutto per far richieste appropriate al bambino o al ragazzo, rimane fondamentale interpretare l'eventuale espressione di disimpegno e eventuali atteggiamenti inefficaci o inappropriati del ragazzo come esiti di una storia scolastica infelice. Il circolo vizioso sopra descritto struttura spesso atteggiamenti di: senso di impotenza appresa (rispetto allo studio, alla gestione della dislessia, ad alcune materie, ecc.), nel senso di demotivazione e di atteggiamento rinunciatario; disimpegno assoluto come forma di “self-handicapping” (“non vado bene perché non sto mai attento, non studio e non me ne frega niente”); conflittualità nei confronti dei docenti (che “non capiscono… e non meritano la mia collaborazione”). Non mettere il ragazzo in condizione di far brutta figura. Cercare di promuovere l’autostima e la stima sociale del bambino o ragazzo, offrendogli opportunità per esprimere talenti e qualità. Comprendere lo stress procurato dalla dislessia (ed eventualmente dal percorso logopedico attivato), quindi dare meno compiti o, comunque, incoraggiarlo a intrattenersi in attività che consolidino la sua autostima e lo rilassino. Evitare di utilizzare punizioni per fallimenti nella lettura e nella scrittura e di far scrivere, riscrivere, o leggere per forza (magari come punizione e magari durante l’intervallo). Organizzare gruppi di apprendimento cooperativo e dare al ragazzo con dislessia un ruolo in cui può esprimere le sue qualità (es. grafiche, manuali, ecc.). Fare il possibile perché il bambino non viva la dislessia e i conseguenti accorgimenti come una “diversità che lo fa meno capace degli altri”. Gli accorgimenti vanno decisi insieme al ragazzo e vanno gestiti nel modo più discreto possibile (avendo cura di non far apparire il ragazzino con dislessia come “meno capace”). Ogni accorgimento va scelto a seconda della specificità (tipo e gravità) della dislessia dello studente. Accorgimenti LETTURA Durante le verifiche dare più tempo (per rileggere le consegne, le domande, i test dei problemi e ciò che il bambino stesso ha scritto) o dare meno domande. Verificare che il ragazzo abbia o meno una difficoltà nel leggere dalla lavagna: l’insegnante eventualmente avrà particolare cura di scrivere alla lavagna in modo ordinato, chiaro, organizzato, lasciando la scritta per molto tempo. Allo stesso modo se si consegna un compito dove la consegna (es. testo del problema o titolo del tema) è scritta a mano dall’insegnante, aver cura di scrivere in modo perfettamente chiaro. Per le difficoltà nella consultazione del dizionario, far utilizzare un dizionario in forma informatizzata, o, quando ciò si rende necessario, aiutarlo in altro modo. Anche nel caso in cui non si stiano adottando accorgimenti particolari, verificare che i fallimenti (assoluti -“insufficiente”- o relativi alle sue presunte capacità –“non si capisce come abbia potuto fare un errore così”-) in compiti che richiedevano una qualche forma di lettura (copiare, rileggere cose scritte da lui, verifiche nelle quali deve leggere la consegna o le domande) non siano dovuti a: -errori di lettura; -errore nella comprensione da lettura (testo lungo, un po’ complicato, un po’ ambiguo, un po’ tecnico…). Nel caso in cui tale errore sia stato fatto, provare a condividere con il ragazzo una tale lettura del fallimento, trovare insieme forme di compenso del voto (“elastico innalzamento del voto”, nuova chance/verifica, interrogazione in più, ecc.), pensare il modo per ridurre la probabilità di errori analoghi nelle verifiche successive. In caso di presenza di sintomatologie internalizzanti o esternalizzanti, cercare di ridurre i fattori di stress ambientali: programmare interrogazioni, manifestare la disponibilità concreta (consigli, spiegare nuovamente), mostrare format del compito, dare per un periodo un carico ridotto di compiti. Nel caso in cui il ragazzo debba cercare sul dizionario (italiano, seconda e terza lingua, latino, ecc.), concedere più tempo. In caso che il ragazzo accusi affaticabilità e/o scarsa motivazione nella lettura, proporre forme integrative di stimolazione lessicale, linguistica e culturale: -letture da parte di un adulto; -libri parlati; -film e documentari; -enciclopedie elettroniche e CARLO MOBILE. In caso che il ragazzo accusi affaticabilità nello studio, proporre: -lettore, CARLO MOBILE (con scannerizzazione o libro in formato elettronico), audioregistrazione, videocassette; -mappe concettuali, strategie di memorizzazione e di studio. Nel caso in cui la lettura sia almeno appena stentata o scorretta non far leggere ad alta voce. Nel caso in cui ci sia un compito in cui il ragazzo debba leggere la consegna (sul libro, su un foglio, sulla lavagna, su un testo a lui dettato e da lui scritto), verificarne l’“accessibilità” tenuto conto della dislessia. Nel caso in cui il ragazzo legga con evidente lentezza (che non interferisce troppo nella comprensione, oppure che il ragazzo compensa con ripetute letture del materiale), concedere più tempo per: leggere (ad es. dalla lavagna), copiare, rileggere cose scritte da lui, e svolgere verifiche nelle quali deve leggere la consegna o le domande. Nel caso in cui il ragazzo legga con evidente scorrettezza e/o lentezza (con altrettanta evidente interferenza nella comprensione del testo), dispensare dalla lettura. Se si tratta di una consegna, leggergliela (magari più volte), o spiegargli/mostrargli cosa deve fare. Permettere l’utilizzo di file audio, o dii un file tipo-WORD insieme a un software di sintesi vocale (es. CARLO MOBILE). A casa qualcuno può leggergli. In caso di presenza di sintomatologie internalizzanti o esternalizzanti o di scorrettezza/lentezza tali da affaticare molto lo studente, richiedere di ridurre la complessità o la quantità delle proposte (ad es. dei compiti per casa e delle verifiche), e/o proporre “obiettivi personalizzati”: -condividere con il ragazzo e la famiglia la presenza di risorse positive generali (intelligenza e/o impegno) e di una dislessia (problema specifico); -condividere con il ragazzo e la famiglia che bisogna rallentare la corsa per riprendere le forze e che in futuro ci sarà modo di recuperare molto o tutto; -condividere concretamente gli obiettivi in termini di voti: “sufficiente o buono” meritato (che per noi significa un “ottimo”), o un “ottimo, data la sua dislessia” o “buono, data la sua dislessia” (che in concreto, in termini di livello paragonabile, significano rispettivamente un “buono” o “sufficiente”). SCRITTURA Si ricordi che si scrivono anche i numeri (e le espressioni matematiche) e si scrive in italiano, come in inglese (in latino, ecc.). Non abbassare il voto per gli errori di scrittura, in particolare quelli di tipo fonologico (scambi, omissioni, aggiunta di lettere), o fonetico (doppie e accenti). Non sottolineare gli errori di quel tipo, eventualmente comunicare oralmente che fa ancora errori di quel tipo (“e che non deve preoccuparsi”). Permettere, per quegli studenti che lo desiderano, l'utilizzo dello stampato maiuscolo al posto del corsivo. Anche nel caso in cui non si stiano adottando accorgimenti particolari, verificare che i fallimenti (assoluti -“insufficiente”- o relativi alle sue presunte capacità –“non si capisce come abbia potuto fare un errore così”-) in compiti che richiedevano una qualche forma di scrittura (copiare, scrivere la consegna su dettatura –es. titolo di temi, testi dei problemi matematici, espressioni matematiche-, verifiche nelle quali deve scrivere) non siano dovuti a: -errori di scrittura; -errore nella organizzazione del testo prodotto. Nel caso in cui tale errore sia stato fatto, provare a condividere con il ragazzo una tale lettura del fallimento, trovare insieme forme di compenso del voto (“elastico innalzamento del voto”, nuova chance/verifica, interrogazione in più, ecc.), pensare il modo per ridurre la probabilità di errori analoghi nelle verifiche successive. In caso che il ragazzo accusi affaticabilità e/o scarsa motivazione nella scrittura, proporre e privilegiare forme integrative di produzione verbale: -interrogazioni; -file prodotti con software per il riconoscimento vocale (Es. Dragon Naturally Speaking 9) Nel caso in cui la scrittura sia almeno appena stentata o scorretta non far scrivere alla lavagna. Nel caso in cui il ragazzo scriva con evidente lentezza (che non interferisce troppo nella produzione), concedere più tempo per scrivere le verifiche, per copiare dalla lavagna (quindi lasciare lo scritto per un tempo sufficiente alla lavagna). Nel caso in cui il ragazzo scriva con evidente scorrettezza e/o lentezza (con altrettanta evidente interferenza nella produzione del testo), dispensare, quando possibile, dalla scrittura. Se si tratta di una consegna o di un compito, dargli una copia scritta dall’insegnante precedentemente (possibilmente scritta a macchina o al computer, sicuramente scritta in modo perfettamente leggibile), o spiegargli/mostrargli cosa deve fare. Se si tratta di scrivere alla lavagna, dispensarlo. Se si tratta di scrivere sotto dettatura, dispensarlo, a meno che essa non sia molto lenta (e sufficiente a non creargli ansia o a strutturargli uno stile di scrittura impulsivo). A casa qualcuno può scrivergli. Laddove il ragazzo lo desideri e questo vada a vantaggio della velocita’ o della correttezza nella scrittura, far scrivere sul computer (es. al programma WORD, dove ci sia la possibilità che l’errore ortografico sia sottolineato e vengano suggerite possibili correzioni). Laddove ci sia un problema a prendere appunti (per la mancanza di attenzione necessaria contemporaneamente all’ascolto e alla scrittura, o la lentezza e/o la leggibilità della scrittura), cercare il modo di fornire al ragazzo gli appunti scritti chiaramente, dare la possibilità di audioregistrare la lezione, preparare file audio (per computer o MP3) con la spiegazione, chiedere a un ragazzo bravo di scrivere col foglio carta carbone in modo da averne una copia per il ragazzo con dislessia, stare particolarmente attenti a verificare la comprensione del ragazzo in questione, “attivare” le conoscenze ed esperienze del ragazzo per “agganciare” meglio le nuove informazioni, chiedere a compagni in gamba di riscrivere gli appunti al computer e darli al ragazzo, consegnare al ragazzo riassunti scritti, schemi e mappe concettuali (magari prima della lezione). Laddove ci siano problemi soprattutto nella produzione del testo (i temi), favorire l'utilizzo di schemi testuali. SECONDA LINGUA Ove necessari, si può dispensare dallo studio della lingua straniera in forma scritta. Per l'apprendimento della sua forma orale, presentare parole e testi lentamente, più volte. Utilizzare testi informato informatizzato con sintesi vocale che “legga” in inglese. MEMORIZZAZIONE Durante la spiegazione (anche di inglese), ripetere i contenuti con modalità diverse, verificando che il ragazzo segua e apprenda. Rievocare prima della lezione, durante la lezione e alla fine della lezione: concetti precedenti utili alla comprensione della spiegazione e i concetti nuovi che vanno appresi. Promuovere l’utilizzo di strumenti compensativi, a seconda del livello di scolarizzazione: tabella dei mesi, dell’alfabeto, dei vari caratteri, delle misure, delle formule geometriche, tavola pitagorica -anche per lo svolgimento delle moltiplicazioni scritte tra numeri a più cifre-, calcolatrice -per i problemi matematici, o per la verifica dei calcoli scritti-, tabelle della memoria di ogni tipo, cartine geografiche e storiche. Permettere il loro utilizzo durante le interrogazioni. Promuovere lo studio su testi ridotti non per contenuto, ma per quantità di pagine. STUDIO Consegnare al bambino riassunti scritti, schemi e mappe concettuali (magari prima della lezione). Chiedere alle case editrici testi ridotti o testi in formato informatizzato, per essere utilizzati insieme a programmi di sintesi vocale. Visto il maggiore stress a cui il ragazzo è sottoposto, non accumulare interrogazioni (e/o verifiche) e evitare di chiedere prestazioni nelle ultime ore. PERCORSI DI RECUPERO E POTENZIAMENTO Esercitare sulle difficoltà (lettura, comprensione da lettura, ortografia -senza calcare troppo sugli errori fonologici o fonetici-, produzione del testo, abilità di studio) e sulle lacune (lessicali, conoscitive, espressive, o nelle varie discipline), che contemplino modalità specifiche e non semplici esercizi in più. Se opportuno, prevedere forme di insegnamento di strategie per facilitare la comprensione del testo, gestire i software specifici di sintesi vocale, studiare in modo efficace (es. con auto-interrogazioni, mnemotecniche, ecc.), modi di organizzare le informazioni da studiare (es. mappe concettuali). IL PROBLEMA DEL GIUDIZIO E DEL VOTO Comunicare agli studenti e alle famiglie le aspettative (es. prendere appunti, studiare in modo da ripetere in modo autonomo, chiedere gli appunti dei compagni in caso di assenza, chiedere un colloquio in caso di due voti insufficienti e ripetizioni private in caso di tre voti insufficienti), le modalità e i criteri di valutazione. Ad esempio si potrebbe comunicare che: rispetto a un voto che valuta il rendimento secondo un criterio uguale per tutti (che misurerebbe o certificherebbe la padronanza degli obiettivi e delle abilità previste dal curriculo), si contempla la possibilità di un Bonus (da mezzo voto a un voto intero in più) per i progressi dimostrati e di un Bonus per l'impegno dimostrato (dai compiti a casa e da segnali comportamentali). Oppure si potrebbe comunicare ad es. che il voto finale terrà conto del livello di partecipazione attiva e buona condotta tenuta in classe dallo studente, soltanto nel senso di eventuale penalità. Comunicare cosa chiederà e come si svolgerà la verifica, prima della spiegazione e prima della verifica stessa. Comunicare in itinere a studenti e famiglie le valutazioni assegnate e “a quale valutazione finale si sta orientando lo studente”. In caso di problemi, consigliare modalità per migliorare. Cercare di fare sempre un'analisi del fallimento e dell'errore, per condividere con il bambino o il ragazzo la propria interpretazione, analizzare le risorse necessarie e disponibili per superare il problema, e finalmente decidere come verificare se tali modalità si riveleranno percorribili e/o utili. Sottolineare sempre (almeno oralmente) in modo positivo l'impegno e i progressi (anche quando i risultati sono ancora lontani dallo standard della classe), così: “a fronte delle tue piccole difficoltà ti deve essere costato molto... sono veramente soddisfatta del tuo impegno... hai mostrato un'ammirevole disponibilità e un'ottima capacità di affrontare il tuo problema... hai fatto ottimi progressi... vedrai che arriverai ad essere più che soddisfatto dei tuoi risultati, vai avanti così”.