di questi anni!

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di questi anni!
SulMonte
Tariffa R.O.C.: Poste Italiane S.p.A. Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1, DCB - Bologna.
Quota di abbonamento della pubblicazione euro 1,00 corrisposta dai destinatari con il rinnovo all’Associazione per l’anno in corso.
CAI - SEZIONE “MARIO FANTIN” BOLOGNA - NOTIZIARIO AI SOCI
n° 3/2010
135
DI QUESTI ANNI!
una sezione in fermento
tra la bassa e la nuda
LE SCUOLE E I GRUPPI
Storia, cronache, immagini
sul finire del 135o anno
della sezione Mario Fantin
TRENO E DINTORNI
Binari e appennino:
il Treno Trekking
e la Linea Porrettana
SUL MONTE
Notiziario ai soci n. 2/2010
Club Alpino Italiano
Sez. Mario Fantin, Bologna
Direttore Responsabile
Luca Calzolari
In redazione
via Cesare Battisti, 11/a
tel. 051 234856
Ezio Albertazzi
Stefania Caputo
Clara Cassanelli
Stefano Chiorri
Lorenza Rossi
Eva Trombetti
Elena Vincenzi
Progetto grafico e impaginazione
Clara Cassanelli
Elena Vincenzi
Foto di copertina:
Stefano Chiorri
Per articoli, foto, segnalazioni:
[email protected]
Stampa
Grafiche A&B
Via del Paleotto 9/a - Bologna
[email protected]
Tel. 051 471666
Registrazione
c/o Tribunale di Bologna
n° 4227 del 1972
CLUB ALPINO ITALIANO
Sezione Mario Fantin - Bologna
Via Cesare Battisti, 11/a
tel/fax: 051 234856
e-mail: [email protected]
www.caibo.it
Segreteria
tel/fax: 051 234856
Mercoledì, Giovedì, Venerdì
ore 16-19
Chiuso in redazione
il 10/9/2010
COMUNICAZIONI AI SOCI
PRANZO SOCIALE DI SEZIONE
Domenica 5 Dicembre 2010 alle ore 13
alla Scuderia Cà Fortuzzi, Via Cà Fortuzzi - Marzabotto
In mattinata sarà possibile partecipare a brevi escursioni, anche
abbinate al Treno Trekking, e attività di arrampicata.
Il costo del pranzo sarà di 25 euro per gli adulti e 20 per i ragazzi
fino ai 14 anni. Partecipazione aperta a soci e non soci.
Per ulteriori informazioni, rivolgersi presso la segreteria della
sezione, dove invitiamo anche a dare conferma di adesione
entro il 3 Dicembre con versamento di acconto di 15 euro.
Il Consiglio Direttivo della sezione CAI “Mario Fantin” di Bologna
convoca la
ASSEMBLEA ORDINARIA
che si terrà in prima convocazione lunedì 28 marzo alle ore 6
e in seconda convocazione
MARTEDÌ 29 MARZO 2011 alle ore 21,00
presso la sede sezionale in via Cesare Battisti 11a.
con il seguente ordine del giorno (artt. 12 e 18 statuto
sezionale):
1. approvazione della relazione del presidente uscente;
2. approvazione della relazione programmatica del presidente
entrante;
3. approvazione del bilancio consuntivo 2010;
4. approvazione del bilancio preventivo 2011;
5. elezione dei delegati alla Assemblea Nazionale e alla Assemblea
del Gruppo Regionale;
6. quote sociali 2012;
7. varie ed eventuali.
Potranno partecipare tutti i soci in regola con la tessera sociale
del 2011, che dovrà essere esibita all’ingresso alla Commissione
verifica poteri. I soci minori non hanno diritto di voto. Non sono
ammesse deleghe (art. 14 statuto sezionale).
Il Presidente
Vinicio Ruggeri
PUNTI RINNOVO TESSERA ANNUALE
ELEZIONI 2010
Cari soci,
siamo ormai al terzo ed ultimo anno del mandato di questo Consiglio Direttivo. Ci sarà il tempo
ed il luogo per fare un bilancio completo di questa esperienza. Qui mi preme soltanto dire che
abbiamo lavorato principalmente su due obiettivi: uno interno, per far sì che i tanti soci attivi del CAI
di Bologna sentano l’appartenenza ad una casa comune e la sostengano, per rendere possibile lo
svolgimento delle attività di montagna che più ci appassionano, ed uno esterno, alla ricerca di una
maggiore visibilità nella società cittadina, anche per avere il meritato riconoscimento del ruolo sociale
che svolgiamo nella diffusione di una pratica consapevole e sicura della montagna, come elemento
di uno stile di vita più sano e rispettoso del mondo in cui viviamo. Ancora non abbiamo risultati nella
ricerca di una nuova sede più adeguata, cosa cui tengo molto. Tra pochi mesi si terranno le elezioni
per il rinnovo delle cariche sociali; in questo numero del notiziario troverete l’elenco dei soci che si
sono resi disponibili a candidarsi ed a lavorare per la sezione. Chi sarà eletto si troverà ad affrontare
un impegno importante, in base ad una modifica che il Consiglio in carica ha appena apportato al
regolamento sezionale. Nella sua prima seduta infatti il nuovo Consiglio Direttivo dovrà distribuire
al proprio interno non più soltanto le cariche di Presidente, Vicepresidente e Tesoriere, ma anche
quelle di Responsabili di: Segreteria, Sede, Rifugi, Biblioteca ed attività culturali, Comunicazione,
Rapporti tra CD e Gruppi. Come vedete sono giusto nove incarichi per nove consiglieri, necessari al
buon andamento della sezione. Come di consueto la Commissione Elettorale ha fatto un po’ di fatica
a mettere insieme un numero di candidati superiore a nove, cosa che abbiamo ritenuto necessaria
sia per non presentarvi un elenco “blindato” e darvi una opportunità di scelta, sia per avere qualche
riserva in caso di successivi abbandoni (tre anni sono lunghi e a volte le condizioni che ci hanno
consentito di prendere impegni si modificano). Per quanto mi riguarda ho deciso di rendermi
disponibile ad un secondo mandato per proseguire, se lo vorrete, sulla strada del raggiungimento
dei due obiettivi di fondo a cui ho accennato in apertura di questa nota.
Vi chiedo di partecipare numerosi alle votazioni.
Vinicio Ruggeri
IN QUESTO NUMERO
4
In primo piano
LE SCUOLE E I GRUPPI
di sezione
15 Vita
18
LOGHETTO, EDIZIONE 2010
Antonio Cuzzato, Silvia Bernardi,
Alessandro Geri,
Milena Merlo Pich
12
Check-up montagna
TESTE E CUORI PULSANTI
Valerio Marani
CICLOCAI RACCONTI DI UN
ANNO
Carla Garavaglia,
Patrizia Montanari
Stefano Chiorri
BINARI VISTA FIUME
Stefano Chiorri
passo dopo l’altro
20 Un
PENDOLARE DALLA CIttà
Milena Merlo Pich,
Vinicio Ruggeri
14
Diario di viaggio
IL TRENO TREKKING,
SEMPRE APERTO A NUOVI
PASSEGGERI
ai monti
Libri&Co
LETTO PER VOI
Marco Tamarri
Stefano Chiorri,
Eva Trombetti
CALENDARIO CORSI
12° CORSO GHIACCIO (AG1) 2011
Prepara ad affrontare l’alta montagna invernale
trattando la preparazione, l’organizzazione
dell’ascensione, la valutazione dell’ambiente e le
tecniche di progressione individuali e di cordata
nonchè gli aspetti di sicurezza e dell’organizzazione
di un soccorso. Si rivolge a quanti hanno già
frequentato corsi di introduzione dimostrando
buona attitudine alle attività alpinistiche e buon
allenamento fisico da escursionisti della montagna.
Si svolgerà tra Gennaio e Marzo con 12 Lezioni
teoriche e 4 esercitazioni pratiche in montagna (1
di 1 g. e 3 di 2 gg.). Iscrizioni in Sede CAI nei giorni
1 Dicembre 2010 e 12 Gennaio 2011 dalle ore 21
alle 22,30, acconto di 50 euro non rimborsabile.
Massimo 16 partecipanti. Età minima: 18 anni.
Occorre Certificato Medico.
Per informazioni: I.N.A. Antonio Cuzzato,
Direttore della Scuola, [email protected]
I.N.A. Lorella Franceschini, Direttrice del Corso,
[email protected]
25° CORSO di ALPINISMO (A1) 2011
Il Corso ha lo scopo di fornire le nozioni di base
indispensabili per affrontare la montagna a chi
inizia a praticare l’alpinismo. Trattandosi di un corso
di introduzione non viene richiesta esperienza
alpinistica ma solo una normale buona forma
fisica. Acconto di 50 euro, non rimborsabile, da
09/03/2011. Occorre Certificato Medico.
Periodo previsto: aprile/giugno (tutti i mercoledì
ore 21,00 – 22,00).
Per informazioni:
I.A. Roberto Coltelli, Direttore del corso
[email protected], 329-4306794 (18-19)
I.S. Mario Romiti (Gneo), 335-7291343
[email protected]
I.S. Ernesto Crescenzi, 335-1601302
[email protected]
7° CORSO AVANZATO DI SCI ALPINISMO
(SA2) 2011
Rivolto a coloro che abbiano frequentato il corso
base o a chi pratica regolarmente l’attività
scialpinistica con difficoltà “BS”. L’ammissione
al corso è subordinata a colloquio con il corpo
30° CORSO BASE DI SCI ALPINISMO
degli istruttori, per una verifica dell’ attività svolta
(SA1) 2011
dall’allievo. Programmi, numero dei partecipanti e
Rivolto a chi è interessato ad un modo diverso di quote di iscrizione sono in via di definizione.
andare in Montagna. Il Corso Base ha lo scopo di
insegnare come comportarsi in montagna d’inverno 5° CORSO DI ARRAMPICATA LIBERA (AL1)
e soprattutto quali sono i criteri di prudenza da 2011
seguire per poter affrontare con serenità e fiducia Il corso ha l’obiettivo di fornire agli allievi le
nei propri mezzi pendii incontaminati e silenziosi. informazioni e le conoscenze necessarie per
Si svolgerà tra Gennaio e Marzo e comprende arrampicare in condizione di sicurezza su pareti di
10 Lezioni teoriche e 5 esercitazioni pratiche in roccia in terreno sportivo. Periodo previsto: fine
montagna (1 di 1 g. e 3 di 2 gg.). Iscrizioni in Sede estate/inizio autunno.
CAI nei giorni 12, 13 Gennaio 2011 dalle ore 21 35° CORSO DI ALPINISMO su ROCCIA
alle 22,30 e il 19 prima dell’inizio della lezione, con (AR1) 2011
acconto di 50 euro non rimborsabile. Si richiede la Il Corso ha lo scopo di fornire ai neofiti le nozioni
padronanza degli sci o dello snowboard a velocità di base indispensabili per affrontare l’ arrampicata
moderata, la sciata in ambiente deve soprattutto in ambiente, di acquisire sicurezza nella tecnica
essere sicura per sé e per gli altri. Accetteremo di progressione, nell’utilizzo dei sistemi di auto
lo sciatore anche non in possesso di una tecnica protezione e nella capacità di interpretare i tracciati
raffinata, ma affidabile e sicuro nel procedere, delle vie. Periodo:fine estate/inizio autunno.
con buon allenamento fisico da escursionisti
CORSO di ESCURSIONISMO BASE 2011
della montagna. Le richieste d’iscrizione alla
Il corso ha lo scopo di fornire gli elementi di base
Preselezione saranno accolte fino ad un massimo
per una frequentazione consapevole dell’ambiente
di 20 iscritti. L’effettiva partecipazione al Corso
montano, per l’impatto ambientale che ne consegue
sarà consentita a 15 allievi. Occorre Certificato
e soprattutto per la sicurezza personale. Periodo
Medico.
previsto: fine marzo/maggio (7 lezioni teoriche, 6
Per informazioni: I.S.A. Alberto Malusardi,
uscite in ambiente montano l’ultima di 2 gg.)
Direttore del Corso, [email protected]
Per informazioni: 347 9001462.
335-5629388
28 marzo: Serata di presentazione con il direttore
I.S.A. Osvaldo Musolesi, Vicedirettore del Corso
del corso AE Alberto Volponi
338 -7530777
L’arte di salire
IN ALTO
Piccola storia della Scuola di Alpinismo e Scialpinismo
Nando Stagni e Stefano Farina
di Antonio Cuzzato
L
’occasione della ricorrenza dei 135 anni della Sezione
di Bologna porta a ripercorrere, se pur parzialmente
e in modo frammentario, il percorso svolto lungo un
periodo temporale importante entro e fuori le mura
della sede. Diverse componenti, gruppi, aggregazioni
di persone partecipano all’attività della Sezione, con il
comune denominatore della passione per la montagna,
espressa in modi ed ambiti di attività diversi. La Scuola
di Alpinismo e Scialpinismo svolge un ruolo di primo
piano nella realizzazione degli intenti del sodalizio, la
diffusione della conoscenza e della pratica dell’alpinismo,
attraverso l’organizzazione di corsi di vario livello rivolti
agli iscritti e tramite la preparazione e l’aggiornamento
di un nutrito corpo istruttori nell’ambito e applicazione
dei regolamenti e programmi curati a livello centrale.
Ma tale elaborata struttura si è costruita a poco a poco,
partendo dalla disponibilità, passione, amicizia di persone
che autonomamente si prestarono ad insegnare l’arte
di salire in alto. I ricordi partono dagli anni ’70, con un
gruppo di persone incentrate attorno alle figure di Benito
Modoni (Benni) e Sergio Trebbi (Lustre), nomi mitici per i
frequentatori di Badolo, che organizzarono i primi corsi di
alpinismo a Bologna. Assieme a loro operò quello che poi
per più di un decennio è stato il nucleo di riferimento della
futura scuola: Oscar Bellotti, Nando Stagni, Augusto Righi
ISTRUTTORI PER PASSIONE
30 anni di insegnamento! E nessuna velleità
di pensione. Due nostri istruttori quest’anno
coronano un traguardo che ben pochi possono
dire di aver raggiunto, mossi da una grande
passione per la montagna inalterata adesso come
agli inizi. Giorgio Benfenati e Alberto Malusardi
sono ISA dal 1980 e da allora elementi trainanti
nell’ attività della nostra Scuola. Giorgio è
Istruttore anche nell’ ambito della Scuola
Interregionale di Scialpinismo e del Servizio
Valanghe Italiano, Alberto è un profondo
conoscitore di tutto l’arco alpino ed autore di
varie pubblicazioni di itinerari scialpinistici tra
cui “Dallo Stelvio a San Candido”.
Credo meritino il ringraziamento, oltre che
mio come portavoce della Scuola di Alpinismo
e Scialpinismo, anche di tutti i membri della
Sezione.
Grazie ragaz
Antonio Cuzzato
e Otello Olivini. Nel ’79 Oscar Bellotti assunse il
titolo di Istruttore Nazionale di Alpinismo, fra i
primi ad ottenere un riconoscimento “ufficiale”
a Bologna, di fatto ponendosi a capo del gruppo
di istruttori che intanto andava allargandosi, con
l’arrivo dei “nostri” Mario Romiti (Gneo), Sandro
Dal Pozzo e “Clerio” Previati, amici con cui anche
adesso lavoriamo. Da loro ci vengono i ricordi di
quel periodo “pionieristico”, ricco di aneddoti e
racconti. I corsi allora contavano sempre su di
una trentina di allievi, venivano svolti di consueto
in primavera, a parte l’anno in cui fu necessario
farne anche uno in autunno perché troppi erano
stati esclusi. Si andava in Marmolada, con la
seraccata sopra Pian dei Fiacconi e i grandi
crepacci trasversali che fiancheggiavano la
normale. Teatro della parte roccia era invece il
Rosengarten, tra il Catinaccio e i Dirupi di Larsec,
oggi desueti per la roccia non proprio solidissima,
ma allora fascinosi e affrontati con i classici
scarponi… Verso la fine degli anni ’80, quando
Bellotti dovette ritirarsi per problemi di salute,
la direzione dei corsi venne rilevata da Marco
Clerici, piemontese trapiantato a Bologna, forte
occidentalista prima di dedicarsi ad una cospicua
attività in Himalaya. Durante la sua direzione,
nell’89, venne costituita la Scuola di Alpinismo
di Bologna, secondo le direttive espresse dalla
Commissione Centrale, recependone regolamenti
e struttura. I corsi vennero definiti: Alpinismo
base, Roccia, Ghiaccio e venne riconosciuta
l’importanza della formazione interna degli
istruttori attraverso gli aggiornamenti annuali
obbligatori. Contemporaneamente e in modo
analogo si è organizzata l’attività sci alpinistica.
Un primo nucleo capostipite fu la LASA (Lega
Amici SciAlpinismo) che in seno alla sezione
organizzò i primi corsi, diretti da Paolo Zocca. Tra
i primi allievi dei corsi vi furono Stefano Farina,
Giorgio Benfenati, Saturno Marchetti, Rodolfo
Moretti, Gianfranco Porcellini, poi Gianfranco
Mucini, che in seguito divennero istruttori.
L’approccio era più scanzonato e goliardico
rispetto alla tradizione alpinistica, un modo a
sé di intendere la montagna. I primi titoli ISA
arrivarono nel 1980 con Benfenati e Malusardi,
nell’’83 con Porcellini, nel ’94 con Franco Mucini
che raggiunse il titolo nazionale l’anno successivo.
Nel ’94 venne istituita la Scuola di Scialpinismo
di Bologna, indipendente, alla direzione della
quale giunse Marco Geri, plurititolato fratello
dell’allora presidente di Sezione Alessandro Geri
(attuale consigliere e factotum). Venne dedicata
alla memoria di Stefano Farina che proprio in
quell’anno scomparve durante un’uscita sul
Corno. Le due Scuole proseguirono la propria
attività in modo indipendente fino al ’99, quando
Marco Clerici lasciò la direzione della Scuola di
Alpinismo che non possedeva in quel momento
un Istruttore Nazionale in grado di subentrare:
è l’occasione per l’unificazione. Marco Geri,
Istruttore Nazionale di Alpinismo, è il primo
direttore della neonata Scuola di Alpinismo e
Scialpinismo di Bologna, dedicata alla memoria
IL CORSO FERRATE 2010
di Stefano Farina e Nando Stagni, quest’ultimo
caduto durante l’ascensione della via Dimai alla
Punta Grohmann. Inizia quindi un cammino
comune, inizialmente affrontato dalle due
componenti in modo parallelo ma destinato a
portare a contatti sempre più stretti e quindi ad
una fattiva collaborazione tra tutti gli istruttori.
Marco Geri però vive in Umbria e il lavoro lo
impegna spesso fuori sede. Può quindi garantire
una presenza solo saltuaria e sempre più rarefatta,
cosa che lo induce a cedere la direzione della
Scuola nel 2003 a Franco Mucini, unico Istruttore
Nazionale presente nell’organico. La sua
disponibilità è però per un solo mandato; sono
stato quindi caldamente invitato a partecipare
al corso esame per INA del 2007. Allo stesso
tempo Roberto Bertozzi, amico e istruttore di
Arrampicata Libera, ha partecipato al corso esame
per Istruttore Nazionale di Arrampicata Libera.
È stata una svolta importante per la Scuola:
due amici di Reggio Emilia, conosciuti proprio
al corso, Lorella Franceschini e Angelo Taddei,
entrambi Istruttori Nazionali, sono entrati nella
nostra Scuola dando un apporto determinante
al proseguimento dell’attività. Allo stesso modo
il titolo di Roberto ha favorito conoscenze e
rapporti con il mondo degli arrampicatori.
Dirigo la Scuola dal 2007, un impegno notevole
ma di indubbie soddisfazioni; recentemente
l’Assemblea della Scuola mi ha riconfermato
l’incarico per il prossimo triennio. Roberto dal
2007 fa parte della Scuola Interregionale di
Alpinismo e da quest’anno Lorella è Presidente
della Commissione Interregionale Tosco-Emiliana
di Alpinismo e Scialpinismo. Giorgio Benfenati
da anni fa parte della Scuola interregionale di
Scialpinismo e della Scuola Centrale del Servizio
Valanghe Italiano. Ma, cosa più importante,
assieme a tutti gli Istruttori della Scuola, ci
divertiamo ad organizzare i corsi e ad andare in
montagna con coloro che, terminato un corso,
hanno voglia di continuare e condividere il nostro
modo di fare alpinismo. A fine 2010 la Scuola
conta 62 tra Istruttori titolati, sezionali e aspiranti.
I programmi di attività per il 2011 consistono nel
progetto di sei corsi, due di scialpinismo e quattro
di alpinismo e arrampicata, consultabili nel sito
della Scuola: www.scuolacaibo.it , attivo dall’anno
scorso. Credo che un po’ dell’entusiasmo e della
passione trasmesse dai nostri predecessori aleggi
ancora tra le mura della nostra sede.
Hanno collaborato: Giorgio Benfenati, Gianfranco
Porcellini, Roberto Balboni (Rupe) e Mario Romiti (Gneo)
DALL’ANGELO VIALI IN POI
Purtroppo il corso di ferrate è finito. I ricordi
che ho di questi 2 mesi sono tutti incantevoli:
la fatica bella che si sente quando si raggiunge
la vetta, lo stupore di vedere piccole piccole
le auto che si sono appena lasciate, la gioia di
condividere l’impresa con i tuoi compagni, la
scoperta di quanto di nuovo si possa imparare,
la sorprendente sensazione della roccia sulle
mani. Alle lezioni l’argomento su cui si è
insistito maggiormente è stata la sicurezza: in
primo luogo si sono richiesti materiali a norma;
alla prima uscita abbiamo capito che non è
cosa scontata come si potrebbe credere: ad un
certo punto siamo stati raggiunti da un terzetto
di escursionisti con imbraghi arrangiati e con
un bambino legato all’accompagnatore che
utilizzava un solo moschettone (!). Percorrere
una via ferrata in sicurezza significa anche
avere chiari i propri limiti quando si sale e non
azzardare oltre il proprio “punto di rottura”. Si
sale facendo conto sulle proprie forze, la capacità
atletica e la tenuta mentale, scendere non si
può. Questo cercando di non farsi spaventare,
a volte le imprese appaiono più difficili di
quanto siano in realtà. Alla prima ferrata,
l’Angelo Viali, nel vicentino, ci siamo trovati
subito davanti ad una scala strapiombiante e,
del tutto inaspettatamente, le gambe hanno
cominciato a tremarmi violentemente, per una
sorta di paura venuta dal profondo; salendo
piano piano ho ripreso il controllo. Poi con
l’incoraggiamento di Sara e Carlo sono arrivata
alla meta. Una vera soddisfazione. Molti sono
migliorati tanto nel corso delle uscite, chi ha
imparato ad usare il proprio corpo, chi ha vinto
la fatica, chi ha superato la paura del vuoto, chi
ha lavorato sulla propria tecnica di arrampicata.
Mauro lo ha giustamente riconosciuto alla fine.
Se impariamo a prendere il famigerato Azimut,
non ci sarà vetta inarrivabile, direi. Infine questi
sono i consigli salienti che terremo sempre a
mente: primo, non andare a “imputtanarsi” in
situazioni dalle quali non si può uscire con le
proprie forze, secondo non “scarpazzare”, ma
conservare le energie utilizzando la forza delle
gambe e l’equilibrio con le braccia.
Tutti noi vogliamo ringraziare Mauro Pini, Mauro
Venturoli, Patrizia, Valentina, Ezio, Thomas,
Alberto, Andrea, Gneo, Luca, Ivan.
Silvia Bernardi
TERRITORI
D’ELEZIONE
L’Alpinismo Giovanile
sul crinale Tosco Emiliano
di Alessandro Geri
C
he significa 00? Il ragazzo, piovuto nel CAI per conoscere i
programmi estivi, mi guarda incerto se io stia scherzando,
poi si convince che faccio sul serio e che 00 è veramente il decano
dei sentieri, quello che cavalca il crinale tra Emilia e Toscana, dove
passeremo 7 giorni insieme tra Giugno e Luglio, quello che unisce
le sezioni più antiche. Il suo volto illuminato dalla comprensione
rimarrà scolpito nella mia memoria come il primo di una serie di facce
curiose, consapevoli, ridenti o stanche che hanno animato le giornate
di cammino della settimana di Alpinismo Giovanile 2010 dedicate al
135° compleanno della sezione di Bologna e delle coeve di Modena,
Reggio e Parma. Ormai capaci di contribuire alle decisioni, i ragazzi
consultati se salire allo Scaffaiolo dalla via più breve delle Malghe
o da quella più lunga che passa per la vetta del Corno sembrano
orientarsi sul percorso più bello, poi decidono per il meno faticoso
coerenti alla cultura del loro tempo. Passeranno la serata e la notte
con un gruppo di bambini molto più giovani di loro con la tranquilla
superiorità dei montanari esperti e con un pizzico di fastidio per la
loro eccitazione notturna. La prima galoppata impegnativa li aspetta
la mattina successiva sul Libro Aperto con un tempo stupendo. La
durezza del divario tra le abitudini cittadine ed il ritmo del cammino
crea qualche difficoltà ed all’Abetone un ragazzo torna a casa. Per
gli altri l’adattamento è rapido ed affronteranno l’intero percorso
nel migliore dei modi. Dopo cena il gruppo abbandona gli esausti
accompagnatori, per dirigersi nei deserti bar del centro ritardando
l’ora della ritirata, così il mattino dopo il sonno domina sovrano.
Le ragazze invece, dopo un inesauribile congresso nel bagno,
affrontano la risalita del monte Gomito con la
disinvoltura di una conversazione salottiera. Il
cielo non promette bene ma regge e l’Alpe delle
Tre Potenze è coperta. Il breve consulto se salire
in cima malgrado la nebbia si risolve in favore
della più rapida discesa al Marchetti, quando il
celo si apre come un catino sfondato allagandoci
dalla testa ai piedi. Ci rifugiamo in un piccolo
oratorio dove la compagnia di una cavalletta
gigante suscita le rimostranze femminili. Al rifugio
stenderemo il tradizionale bucatino di indumenti
e scarpe intorno alla stufa monumentale e dopo
cena un filmato anni cinquanta sulle imprese di
Zeno Colò e del suo stupendo gruppo di atleti
Abetonesi consentirà ai ragazzi un bel contatto con
lo spirito pionieristico del dopoguerra. Rifocillati e
con il sole lasciamo le acque smeraldine del lago
diretti al passo delle Radici. Si dice che il terzo
giorno sia il più critico, è proprio vero e quando
arriviamo a S.Pellegrino in Alpe pochi si sentono di
visitare il pur affascinante complesso medioevale
tuttavia, carburati da un bel gelato, riusciamo a
raggiungere indenni il passo delle Radici dove
potremo fare il bucato e recuperare le energie
sotto una ricca doccia. Ormai padroni del mondo
non temiamo più nulla e superato di slancio il
monte Prado raggiungiamo il rifugio Battisti in
tempo per una birretta ed un bagno di sole.
Dopo cena i ragazzi scompaiono alla spicciolata e
li vediamo ricomparire lontano mentre risalgono
il crinale di un monte per radunarsi sulla cima
a godere insieme l’ultima luce del giorno. Alla
mattina risaliamo al passo di Romecchio tra prati
fioriti e il cammino si sviluppa senza fatica lungo
il crinale, ma il tempo sembra progressivamente
guastarsi e, nei pressi della Nuda, il celo diventa
preoccupante. Dibattiamo il problema, che fare?
Se la pioggia ti coglie all’improvviso come la
prima volta, non ti lascia il tempo di trovare un
ricovero e resti esposto ai fulmini ma scendere
tra gli alberi sottostanti può essere anche più
pericoloso. Concordiamo di proseguire e, più
avanti, troviamo una vecchia struttura sciistica
dove ricoverarci ma la pioggia ci beffa limitandosi
a poche gocce per poi rincorrerci nella discesa al
Cerreto per la Valle dell’Inferno sotto le rocce vive
del Gendarme dello Scalocchio. Al passo ci aspetta
una sistemazione principesca. L’avventura volge
al termine Alberto ed Ada ci lasciano e lo sparuto
gruppo degli irriducibili si gode le leccornie
della colazione. La tappa per il rifugio Sarzana
sarà breve e l’indomani alla Diga di Lagastrello il
pulmino ci riporterà a casa soddisfatti.
RACCONTI DI UNA GIOVANE ALPINISTA
DIVERTIRSI,
IMPARARE,
CRESCERE…
di Laura Sacchetti
Da parecchio tempo frequento il CAI, dall’età di 8
anni. Ora ne ho 13, e frequento la terza media. Ho
cominciato a partecipare alle iniziative del CAI quando
una mia compagna delle elementari mi estese l’invito
per una delle passeggiate. E tuttora la ringrazio per
questo, perché durante le escursioni continuo a
divertirmi davvero tantissimo. Abbiamo infatti creato
un gruppo di ragazzi di diverse età che si conoscono
da tanto tempo e che, con la scusa di stare all’aria
aperta e di camminare in montagna, ogni volta si
ritrovano volentieri in occasione di qualche gita.
Siamo comunque sempre ben disposti ad accogliere
“nuovi arrivati” che spesso si trovano bene col
gruppo fin dalla prima uscita (come è capitato a me).
Solitamente ci si incontra una domenica al mese, per
partecipare a diverse iniziative, che possono variare da
passeggiate a lezioni di orientamento, da esperienze
di arrampicata a riapertura di sentieri ormai sommersi
dalla vegetazione. Inoltre, a giugno, il CAI organizza
una settimana per noi giovani, che in questo modo
abbiamo la possibilità di fare escursioni anche in
luoghi più lontani e magari sconosciuti, imparando
nuove cose e stando insieme per molto più tempo.
Ci sono due tipi di organizzazione: un anno abbiamo
pernottato unicamente in un rifugio in Piemonte e
da lì ogni giorno siamo partiti per alcune escursioni,
avendo così un riferimento fisso. Gli altri anni invece
abbiamo sperimentato il trekking, cioè lo spostamento
da rifugio in rifugio con il pernottamento in luoghi
diversi. Sono entrambe esperienze molto belle, ma
a mio parere è più emozionante non avere idea del
rifugio in cui si dormirà la sera, per avere sempre
l’emozione della sorpresa. Durante la settimana ogni
ragazzo è autonomo e nel suo zaino deve avere tutto
il necessario per dormire, cambiarsi e fare escursioni.
Questo io lo trovo molto divertente, mi fa vivere il
senso dell’avventura; e non non manca mai il tempo
per giocare. Insomma, è talmente divertente che il
tempo passa in un baleno. Tutte queste iniziative
hanno per me varie finalità: fanno bene alla salute,
permettono di coltivare amicizie e divertirsi, insegnano
ad amare la montagna e a comprendere alcuni valori
essenziali. Penso infatti che la montagna insegni
a sopportare la fatica e ad apprezzare la conquista
della meta che si riesce a raggiungere. Inoltre insegna
che spesso bisogna essere pronti a capire gli altri
e ad aiutarli nelle difficoltà. A proposito di questo,
vorrei raccontare un episodio accaduto durante la
settimana CAI di due anni fa: eravamo in Abruzzo,
sui Monti della Laga, e avevamo dovuto affrontare
il giorno prima una dura passeggiata, e durante la
notte persino il terremoto. La mattina eravamo ancora
esausti ma tranquilli, perché gli accompagnatori ci
avevano rassicurato sul fatto che la passeggiata del
giorno sarebbe stata molto semplice e dopo avremmo
avuto tutto il tempo per riposarci. Così ci alzammo
lo stesso presto e partimmo. Ma ci perdemmo subito:
10
imboccammo il sentiero sbagliato e finimmo in un
canyon, dove nel mezzo scorreva il Rio Guarrafo.
Ormai non potevamo tornare indietro. Dovemmo
affrontare un sentiero a strapiombo, percorsi con
corde di sicurezza, dovemmo immergerci fino alla
vita nell’acqua per guadare il fiume, camminare su
tronchi e eseguire passaggi che non avrei mai osato
fare se non obbligata da quella terribile situazione.
Tutto questo mentre pioveva. Dopo aver pranzato
al sacco, ci trovammo davanti a un passaggio per il
quale era necessario scendere con una corda e saltare
al di là del fiume. Anche se eravamo spaventati, la
maggior parte di noi (compresa io) aveva già eseguito
il passaggio. Mancavano due persone quando una
di queste, dopo aver saltato, scivolò nell’acqua e
si bagnò completamente, dovendo poi rimanere in
mutande: nonostante la situazione fosse molto buffa
e ci scappasse da ridere, accorremmo in aiuto e gli
prestammo i nostri maglioni asciutti. Imparammo
così che non bisogna perdersi, ad orientarci meglio,
ad aiutare il prossimo, a sopportare molte fatiche
e imparammo soprattutto che ogni cosa (anche un
giro come questo) può dare molte soddisfazioni. Per
concludere vi voglio consigliare, ragazzi di ogni età, di
provare almeno una volta a partecipare alle iniziative
del CAI: rimarrete colpiti da ciò che si fa e da quanto
ci si diverta, e inoltre sono sicura che non potrete
fare a meno di tornare e di “passare parola” ai vostri
amici. … a presto…
SKI FUSION
PERCORRERE INSIEME
I SENTIERI INNEVATI
di Milena Merlo Pich
L
Lo Sci di Fondo Escursionistico rinominato
Sci Escursionismo è una disciplina nata circa
20 anni fa da un gruppo di soci del Nord Italia
che cominciarono ad utilizzare gli sci di fondo
in percorsi molto lunghi e fuori pista, attirati
dalla bellezza e dal silenzio dei boschi invernali.
Indossando sci col tallone libero riscoprirono
la prima curva inventata nella storia dello sci,
ovvero la curva a Telemark, una regione della
Norvegia, in cui lo sport nazionale era il salto dal
trampolino e gli atleti, per fermarsi sui lunghi sci,
si inginocchiavano su una gamba e si fermavano
a monte. Cominciò così l’ avventura che portò
questa disciplina ad evolvere sia la tecnica che
l’attrezzatura. Per molti anni si utilizzarono sci
molto stretti, come quelli da fondo su pista;
poi, per consentire di affrontare le discese in
maggiore sicurezza, gli sci cominciarono ad
allargarsi, divenendo i cosiddetti sci da randonée
e le scarpette diventarono scarponcini più rigidi.
Negli nostri ambienti appenninici andando su
pendii più ripidi venne naturale utilizzare degli
sci sempre più larghi e scarponi più sostenuti,
fino ad utilizzare la performante attrezzatura da
telemark, molto più stabile che consente di fare
divertentissime curve molto eleganti, come una
danza. Nella nostra sezione abbiamo organizzato
diversi corsi di questa variegata disciplina, che
coniuga competenze di sci di fondo, sci da
discesa e telemark oltre che tutte le basi teoriche
dell’andare in montagna d’inverno (conoscenza
della neve, prevenzione delle valanghe,
orientamento, meteorologia, ecc). Sin dal 1997
abbiamo organizzato corsi anche per principianti
ed escursioni in ambiente innevato. Nel 2000
abbiamo fondato la prima scuola femminile
d’Italia! Io e Daniela Tommasini eravamo infatti
le uniche donne Istruttori, con aiuto istruttori
maschi: funzionava benissimo! Quest’anno,
dopo diverse traversie a livello nazionale, è stato
deciso l’accorpamento con le Scuole di Alpinismo
e Sci Alpinismo, con le quali condividiamo
l’ambiente di pratica sciistica (anche se noi
sci escursionisti non utilizziamo mai attrezzi
alpinistici tipo piccozze e corde) e molte tecniche
e competenze. Il processo di fusione è appena
iniziato per cui ci stiamo ancora organizzando,
ma presto programmeremo escursioni comuni
in cui gli sci escursionisti con varie attrezzature
(ski randonée e telemark) saranno invitati a
partecipare ad uscite comuni agli Sci Alpinisti
tarandosi coi livelli di difficoltà delle escursioni.
Se ci fossero interessati sia ad eventuali corsi che
ad escursioni, ci contattino! La referente sono io,
Milena Merlo Pich: [email protected]
11
TESTE
E CUORI PULSANTI
2° CORSO DI FORMAZIONE REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA
PER OPERATORI NATURALISTICI CULTURALI E OPERATORI
TUTELA AMBIENTE MONTANO
di Milena Merlo Pich
universitari a presidenti di parchi nazionali,
professionisti e appassionati, tutti a disposizione
del CAI (molti sono anche soci) per esporre le
loro appassionanti lezioni che hanno conquistato
tutti i corsisti. Gli argomenti hanno spaziato dalle
basi naturalistiche della geologia, geomorfologia,
botanica, ecologia, zoologia, scienze forestali,
climatologia, antropologia, storia, tradizioni
e cultura montana e tante testimonianze dei
locali. Ogni week end è stato condito anche dai
sapori tradizionali delle cucine dei luoghi ed ogni
domenica abbiamo effettuato escursioni talmente
ricche di spunti di osservazione scientifica che
abbiamo faticato ad avanzare! Ma come si fa a
perdersi spiegazioni così sapienti e travolgenti?
Tutti i corsisti ne sono stati rapiti ed hanno fatto
tesoro di queste metodologie espositive e dei
tanti contenuti. Presto infatti, una volta superato
l’esame che per gli ONC sarà proprio la prossima
domenica 24 Ottobre mentre per gli OTAM sarà
domenica 7 Novembre a Bologna, tutti questi
operatori potranno cominciare ad operare presso
le loro Sezioni CAI. Il CAI di Bologna ha una folta
rappresentanza con ben 19 corsisti. Ve li presento
perché li vedo scalpitare, carichi di iniziative
ed idee che vedrete ben presto realizzate in
Sezione: Andrea Canducci, Maria Coladangelo,
Proprio in questi giorni si sta concludendo il 2°
corso di formazione per Operatori Naturalistici e
Culturali (ONC) e per Operatori Tutela Ambiente
Montano (OTAM) che è cominciato lo scorso
Marzo: un successo inaspettato di richieste di
partecipanti da tutta la Regione, e non solo!
Abbiamo avuto anche il piacere di avere tra di
noi dei simpaticissimi ragazzi della Toscana, della
Liguria e un veneto. In totale 42 iscritti, con
qualcuno che purtroppo non abbiamo potuto
prendere per superamento dei limiti organizzativi.
Particolarmente interessante l’elevato numero di
ragazzi (6 tra i 20 e i 30 anni), per un totale di
15 entro i 40 anni e tutti gli altri a cavallo tra
i 40-55 con qualche senior temerario. Ottime
le teste presenti: diversi laureati o laureandi in
discipline scientifiche o professionisti vari ma
soprattutto tutti animati da una grande umanità,
disponibilità e passione per la natura. Il corso
ha toccato, nei suoi 5 week-end, il bolognese
col Parco dei Gessi, il reggiano con Rossena e
Campotrera, l’Appennino bolognese al Corno
alle Scale, la costa riminese con la riserva
dell’Onferno, e il forlivese ai confini toscani
delle Foreste Casentinesi. Sono stati chiamati
ben 40 esperti, tutti di alto profilo, da professori
12
Forti di questi numeri e ricchi di proposte stiamo
proprio depositando in questi giorni la richiesta,
presso il nostro Consiglio sezionale, di costituire
il nuovo Gruppo Naturalistico Ambientale e
Culturale che opererà in Sezione, per tutti i soci
e gli interessati. Sono previste molte escursioni
di taglio naturalistico sia vicino a Bologna che in
Regione, iniziative culturali, serate con esperti su
tematiche particolarmente stuzzicanti (la scelta
degli alimenti, le orchidee di casa nostra, le fonti
energetiche davvero utili, ecc). Ogni ONC e OTAM
sarà disponibile a svolgere corsi sull’ambiente
montano nei prossimi Corsi sezionali di ogni
tipo (Escursionistici, Alpinistici, ecc). Gli OTAM
seguiranno maggiormente le problematiche
ambientali del territorio montano al fine della sua
tutela e dello sviluppo sostenibile.
Insomma un patrimonio di teste pensanti ma
soprattutto di cuori pulsanti a vostra e nostra
disposizione! Da non lasciarci sfuggire! A presto!
Per informazioni:
[email protected] (direttore del corso
ONC) e [email protected] (direttore del
Corso OTAM), [email protected] (Presidente
della Commissione TAM Emilia-Romagna)
e [email protected] (Presidente del Comitato
Scientifico Regionale Emilia-Romagna).
Carla Garavaglia, Monica Guizzardi, Lucia Masi,
Daniele Monti, Luca Negroni, Sara Panzacchi,
Maria Chiara Pazzaglia, Francesca Rossini, Eva
Trombetti, per la parte ONC. Per la parte OTAM
invece abbiamo Giusi Campanella, Stefania
Caputo, Giada Levratti e Francesco Moruzzi.
BENVENUTO DAL PRESIDENTE RUGGERI
CORSO ONC e OTAM 2010
Al termine del corso regionale per Operatori
Naturalistici Culturali ed Operatori per la Tutela
dell’Ambiente Montano, partito la primavera scorsa
e conclusosi in questo scorcio d’autunno con l’esame
finale, grazie all’apporto di nuova linfa di Operatori
formati in detto corso, nell’ambito della sezione CAI di
Bologna si è costituito il nuovo Gruppo Naturalistico
Ambientale e Culturale a cui con gioia e speranza
d’intensa attività, assieme al Consiglio Direttivo, do
il benvenuto, convinto dell’arricchimento che il suo
operato darà alla sezione.
il presidente, Vinicio Ruggeri
13
Libri&Co.
Per le vostre segnalazioni inviate una mail all’indirizzo: [email protected].
LA PARETE NORD DELL’EIGER l’altro suo testo “Sette anni in
Tibet”, descrive la fortunata salita
Un film e un libro
che, nel 1938, insieme a Fritz
Kasparek, Ludwig Vorg ed Andreas
per l’alta lancia
Heckmair, lo consacrò quale
delle Alpi
uno dei primi quattro scalatori
della Parete Nord dell’Eiger.
Protagonista, sia del film, sia del
Il testo inizia col ricordo delle
libro, è l’Eiger, “l’alta lancia”,
precedenti sfortunate imprese,
una montagna delle Alpi bernesi
incrociandosi con l’avventura di
che raggiunge “solo” i 3.970
Toni ed Andi, per poi arrivare,
metri, famosa, appunto, per il
anche attraverso dettagli tecnici e
suo versante a mezzanotte. La
Parete Nord è impervia e solitaria, fotografie d’epoca, alla descrizione
emozionante ed avvincente
si caratterizza per la presenza di
dell’ascesa, piena di ostacoli, ma
ampie zone di neve perenne e
finalmente vittoriosa. Sullo sfondo
ghiacciai, è soggetta a numerose
frane, distacchi e scariche di pietre, dei due racconti rimane l’Eiger,
splendido, insidioso, maestoso,
nonché a repentini cambiamenti
climatici. È considerata la salita che immobile a contemplare in eterno
il paesaggio sottostante.
ha maggiormente impegnato gli
scalatori di tutto il mondo e che
Eva Trombetti
nella storia dell’alpinismo ha pure
Heinrich Harrer
preteso il maggior tributo di vite
umane. Rappresenta una gara, un Parete Nord
Mondadori
luogo dove l’uomo si misura con
8.40 euro
se stesso, dove mostra il meglio o il
peggio di sé, mettendo alla prova Nordwand
le proprie capacità, per scalare una regia Philipp Stolz
presentato a Locarno nel 2008
cima di questa portata occorre
durata: 121 minuti
un grande equilibrio interiore, e
la capacità di mantenere i nervi
saldi in situazioni rischiose. A volte
l’uomo vince ed arriva in cima,
a volte perde, si arrende, torna
indietro, rimane lì per sempre.
Sia nel film che nel libro vengono
raccontate due storie realmente
accadute.
Nel primo, il regista Philip
Stolzl descrive l’impresa di due
alpinisti bavaresi, Toni Kurz
ed Andi Hinterstoisser che,
nell’estate del 1936, in gara con
due rivali austriaci, decidono
di affrontare la famosa Parete.
L’impresa viene seguita con il fiato
sospeso dall’intera Germania e
dall’apparato della propaganda
nazista che cerca, tramite la
storia dei due scalatori, di fornire
l’immagine vincente dell’uomo
tedesco. La vicenda diventa in
realtà un racconto non di eroismo
ariano, ma di eroismo sociale e di
umanità, i due giovani, innamorati
più della montagna che interessati
al partito, danno infatti una grande
prova di pietà quando non lasciano
in difficoltà i due rivali finendo col
rimetterci la vita.
Nel libro, Heinrich Harrer, alpinista
austriaco famoso soprattutto per
14
IL NOSTRO APPENNINO
Ristampata la
guida di Bortolotti
Questo volumetto è la ristampa
dell’originale edito nel 1963,
(con l’aggiunta di una nuova
prefazione). Pur di dimensioni
contenute si rivela essere un vero
e proprio compendio di tutte
le informazioni disponibili sul
“nostro” tratto di appennino, dal
passo delle Piastre fino al passo
dell’Abetone. Se state cercando
una delle moderne guide illustrate
siete sulla cattiva strada. Fin dalle
prime pagine si può intuire che,
ad una composizione patinata, si è
preferita la ricchezza di contenuti,
fatta di pagine fitte di caratteri
che potrebbe scoraggiare il lettore
meno smaliziato. Si tratta di una
ricca fonte di informazioni preziose.
La prima parte si incentra sulla
descrizione dei luoghi trattati
sotto molti aspetti, orografico,
geografico e naturalistico. Molte
le notizie di carattere storico, che
dimostrano come questa parte
dell’alto Appennino sia sempre
stata un importante crocevia
di interscambio culturale ed
economico tra l’Italia settentrionale
e quella centrale. Accurata la
descrizione della flora e della fauna,
valle per valle, dal Limentra fino al
Scoltenna. Il corpo principale del
libro è dedicato ai mille sentieri
che raggiungono il crinale e tutte
le più alte cime con tabelle sui
tempi di percorrenza e descrizione
minuziosa del percorso e delle
eventuali difficoltà presenti.
Stefano Chiorri
Giovanni Bortolotti
Guida dell’alto appennino
bolognese - modenese e
pistoiese
Tamari Edizioni
è possibile richiedere il volume
presso la segreteria della sezione
C.A.I. Bologna, al
prezzo di 20 euro.
LOGHETTO, EDIZIONE 2010
Nei locali del Centro Civico Loghetto, gentilmente
concesso dal Comune di Monte San Pietro, tre
serate sulla montagna. 7 Febbraio: presentazione
di Quota 2000 di Giovanni Mazzanti. La forte
nevicata non ha spaventato una quindicina di
persone, ripagate dalla competenza del relatore
che li ha accompagnati tra l’ambiente dell’alto
Appennino, la sua geologia, la sua storia. La
serata è stata coinvolgente anche per chi,
semplicemente curioso, si è recato al Loghetto e ha
potuto gustarsi belle immagini di fiori, paesaggi,
cime innevate. 14 Febbraio: Presentazione della
guida Da Barbiana a Monte Sole, Percorsi di pace
tra Toscana ed Emilia Romagna. Il titolo rimanda
agli insegnamenti di Lorenzo Milani e Giuseppe
Dossetti e propone oltre ad un diario di viaggio,
un suggerimento al camminare “pensato” in
luoghi dove la natura sta rimarginando le ferite
provocate dall’ultima guerra. La serata lascia
la voglia di andare o di ritornare, esaltando la
bellezza, la biodiversità, la storia e sottolinea
quanto si possa stare bene in un luogo considerato,
a torto, minore: il nostro Appennino. 21 Febbraio:
SERATA DI PRESENTAZIONE DEL GRUPPO CAI
BOLOGNA OVEST: alla presenza di Vinicio
Ruggeri (Presidente della Sezione di Bologna)
e della leggenda vivente, nostro concittadino,
Kurt Diemberger, che presenta i libri: Passi Verso
L’Ignoto e Danzare sulla Corda, con immagini e
filmati spettacolari e suggestivi. Unico alpinista
vivente ad aver scalato due ottomila in prima
assoluta: il Broad Peak nel 1957, senza portatori e
senza respiratori d’alta quota, ed il Dhaulagiri nel
1960, sempre senza respiratori, Diemberger ha
catturato l’attenzione della platea con diapositive
e filmati, capaci di trasmettere forte emozione
a tutti i presenti, sottolineando l’importanza
della curiosità come motore per la scoperta.
Durante le serate si distribuiscono volantini, i
comuni concedono spazio sui loro giornalini, se
ne parla in giro. Il 3 marzo, la sera, inizia il corso
di escursionismo base... 10, 20, 40 iscrizioni! Ma
allora è vero che c’è bisogno di aria aperta, di
sentieri, di capire come è nato il nostro Appennino,
di quali piante è vestito (il 2010 è l’anno della
biodiversità: qui si può festeggiare davvero!), di
come è opportuno vestirsi, come muoversi per
conoscere e per essere sicuri e appagati. Convinti
difensori di un bene prezioso indispensabile per
la vita di chi verrà dopo di noi e per la nostra.
Le serate si alternano ad uscite sul territorio. Il
21 Aprile la presentazione del libro Sulla linea del
fuoco di Daniele Amicarella, che ci aiuta a saperne
qualcosa in più sulla Linea Gotica nell’Alta Valle
del Reno e da noi. Il 24 e 25 Aprile uscita collettiva
con il corso base di Bologna: 60 persone, è una
festa: la festa della conoscenza! Il bunker più
grande d’Europa, Maresca, paese distrutto e
rifatto, casetta Pulledrari (chissà perché quel
nome?), il Rifugio del Montanaro, l’accoglienza
festosa degli amici della sezione di Maresca. Un
corso dove si impara cosa significhi Gruppo,
dove i piedi non smettono mai di dialogare con il
cervello. Anche questo può essere il Club Alpino
Italiano e qui lo è stato. Le serate proseguono
parlando di zecche e di lupi: tanta gente, molti
cittadini non del corso: il Dott. Pavan di Faenza e
Matteo Carletti di Modena (La Via dei Monti) sono
competenti e coinvolgenti. Il 15 e 16 Maggio la
nostra “PrimaVera Festa di Loghetto”, due giorni
di musica, crescentine, dibattiti, proiezioni e
escursioni per adulti e bambini; tra gli altri, un
nutrito banchetto CAI dove gli Accompagnatori
sono disponibili per informazioni a 360°. A fine
mese un’alta via di nome e di fatto: si va in treno
in Toscana, a Vicchio e si cammina per 6 giorni per
arrivare a Marzabotto: è la Barbiana - Monte Sole!
È venuta anche la Marisa e l’ha fatta (quasi) tutta!
Poi ancora i treno trekking: un modo per scoprire
le bellezze e la storia: ricchezze a portata di mano
che sono lì ad aspettare e che camminando
possiamo conoscere... e “la conoscenza è una
ricchezza che nessun ladro può portarci via”,
diceva qualcuno: che avesse ragione? E, da ultimo,
costante nel tempo, un lavoro umile e silenzioso,
indispensabile: il monitoraggio, la segnatura, la
manutenzione dei sentieri. Un lavoro volontario
al quale tutti possono aderire usando con
grande senso civico quel nostro bene prezioso:
il tempo libero! Ultima escursione il 5 Settembre
“Nei Luoghi dell’Uomo che Verrà”, abbiamo
ripercorso alcuni dei luoghi del film. Siamo molto
riconoscenti della partecipazione all’iniziativa
della Sig. Carla assieme ad altri interpreti. Un
ringraziamento particolare a tutti coloro che, a
vario titolo, stanno rendendo possibile questa
esperienza: Giordano, Giuseppe, Laura, Michele,
Moreno, Paolo, Roberto, Rossella.
Valerio Marani, Responsabile del Gruppo
15
un anno proficuo per il giovane ciclocai bologna
CICLOCAI
racconti di un anno
di Patrizia Montanari e Carla Garavaglia
Il 21 marzo (primo giorno di primavera??) con
tante nubi in agguato abbiamo aperto la stagione
2010 del CicloCaiBologna con un’escursione
a Castagneto Carducci in terra toscana e la
compagnia dei bikers di MonteSole. Una
prova positiva che la collaborazione tra diverse
associazioni può esistere anche se la superiorità
della loro preparazione fisica sulle due ruote ci
aveva piuttosto intimorito. Un aprile piovoso ci ha
costretto a cancellare l’escursione sulla ciclabile
del Mincio da Peschiera a Mantova, ma sabato 9
maggio un caldo sole è apparso al mare; Maria
Gioia ci ricorda spesso l’entusiasmo con cui ha
affrontato la sua prima uscita con il gruppo, una
golosa colazione a Rimini, il sole, il mare blu e la
salita verso Gabicce Monte così bella e panoramica
da rendere trascurabile la prima fatica di stagione.
Non ci siamo fatti mancare nemmeno piadine
e gelati, sembrava quasi una vera maratona
gastronomica ma era solo il modo di manifestare
la nostra gioia di pedalare nel vento tiepido di
una primavera in arrivo. Ancora una gita (Delizie
Estensi) cancellata causa pioggia a metà maggio,
ma poi finalmente il tempo si è stabilizzato e ci
ha concesso uno splendido weekend di giugno al
Montello e Colli Asolani. La collina del Montello,
dalla forma a tartaruga circondata da ruscelli di
acqua limpidissima, è terra di vini e formaggi
pregiati ma anche teatro di aspre e sanguinose
battaglie della Prima Guerra Mondiale tutt’ora
ricordate in molti eventi locali. Memorie storiche,
scorci medioevali e ville palladiane si confondono
tra miti e leggende nel borgo antico di Asolo
dove fu esiliata la bella ed intrigante Regina
Caterina Cornaro allontanata dai fasti di Venezia
e d’Oriente. Parcheggiate le biciclette ci siamo
addentrati nei vicoli tra bancarelle di antiquariato
e osterie, inseguendo il profumo di panini alla
coppa con un immancabile “ombra de vin”
offerto nel bicchiere di vetro dal fondo spesso.
Chi ama vivere la montagna alternando scarponi
da trekking alle 2 ruote non poteva mancare
alla magnifica escursione di luglio ed infatti un
folto gruppo di partecipanti ha pedalato sulla
ferrovia dismessa da Calalzo a Dobbiaco, una
lunga corsa in discesa lungo il fiume Drava fino
a Lienz e ritorno, dislivelli impegnativi circondati
dall’anfiteatro naturale dei gruppi più belli delle
Dolomiti Orientali: Antelao, Pelmo, Tofane, Tre
Cime di Lavaredo ed un nostalgico tuffo nel
passato… L’Ostello di Dobbiaco, dove abbiamo
dormito, nacque nel 1878 come Grand Hotel e
reso famoso quale meta di ospiti Reali; durante
la Prima Guerra Mondiale diventò ospedale
16
combattimenti tra romani e cartaginesi. E infine
con l’ultima escursione del weekend di ottobre
a Montalcino, abbiamo percorso le strade della
“nostra Eroica” fatta di asfalto e di sterrati ma
soprattutto con salite sempre troppo lunghe e
discese sempre troppo brevi, tra le verde “dolci”
colline della Val d’Orcia e le rosse terre delle Crete
Senesi.
Un 2010 ricco di belle escursioni per il
CicloCaiBologna che è solo al suo terzo anno di
attività ma che è riuscito ad acquisire simpatie
ed un gruppo di fedelissimi tra i quali si è
consolidato un importante rapporto di stima,
amicizia e tanta complicità. Grazie a tutti coloro
che hanno partecipato alle nostre escursioni e
con i quali abbiamo condiviso fatiche ma anche
tanta allegria.
Vi aspettiamo per il nuovo programma 2011 già
pronto con numerose iniziative che ci vedranno
percorrere tanti chilometri, sia su strada che tra
i sentieri della montagna con la mountain bike,
continuando a tenere viva, insieme a tutti voi,
una filosofia di vita che vede nella reciproca
condivisione di momenti emozionanti il nostro
punto di forza.
militare e fu ridotto purtroppo in condizioni
pietose. Negli anni successivi l’albergo cambiò
spesso proprietario ed infine la gestione passò
alla Pontificia Opera d’Assistenza che utilizzò
la sede come Colonia Alpina per consentire un
soggiorno vacanza estivo ai bambini nel clima
salubre dell’Alta Pusteria. Gianni Lenzi (classe
1940), uno dei “ragazzi inossidabili” della nostra
sezione ed affezionatissimo biker, ha soggiornato
alla Colonia nel 1948 (vedi foto d’epoca) e ci è
tornato, con noi e con tanta emozione, 62 anni
dopo…
Il weekend di settembre in Umbria ancora una
volta con gli amici di Montesole; ventidue bikers
hanno pedalato con allegria nell’armoniosa natura
del “cuore verde d’Italia”, in una mescolanza di
paesaggi con colline, lago Trasimeno, sentiero
della Bonifica lungo il canale maestro della
Chiana, laghi di Chiusi e Montepulciano. Antiche
cittadine ricche di storia, arte, cultura e l’ombra di
Annibale aleggiante nell’aria; un doveroso grazie
a Roberto di Montesole che, con i suoi racconti
storici sulla famosa battaglia che ebbe luogo
proprio sulle rive del Trasimeno nel 217 a.C.,
ha saputo dare vita a leggendarie immagini di
17
DUE CHIACCHIERE SUL TRENO, CON SERGIO GARDINI, VERSO UNA META DEI NOSTRI MONTI
IL TRENO TREKKING, SEMPRE
APERTO A NUOVI PASSEGGERI
di Stefano Chiorri
L’appuntamento è al piazzale ovest. Non c’è
la grande folla dei giorni feriali, solo qualche
viaggiatore e alcuni sparuti turisti, niente di più.
Ma è tutta la città che fatica ad aprire gli occhi.
Sonnecchia ancora. Sono da poco passate le
sette e senza fretta, tra zaini, bastoncini e qualche
cappello, un gruppetto si forma sul marciapiede
dove un piccolo convoglio è in attesa di partire.
Inizia così un altra domenica di montagna con il
treno. Dimenticate però l’alta velocità, qui la fretta
non serve. Il motto è camminare con lentezza e in
fondo il bello è anche questo: lasciarsi alle spalle
i ritmi frenetici della vita quotidiana per riscoprire
concretamente la nostra montagna, quella che si
può raggiungere in poco tempo. Una montagna
che forse non avrà il fascino maestoso dei paesaggi
alpini, ma che è comunque in grado di riservare
sorprese e panorami da riassaporare. Tutti salgono,
le porte si chiudono e con un fischio inizia il
viaggio. Comincia un’altra domenica di trekking.
Il treno parte, stenta ad accelerare, mentre sfila tra
i cantieri della nuova stazione, per arrivare prima a
Borgo Panigale, a Casteldebole poi a Casalecchio.
è una linea democratica la Porrettana, non ci
sono differenze; seconda classe per tutti. Non si
salta una fermata, mentre la pianura sfila via tra
le prime propaggini di un Appenino che fa da
cornice al corso del Reno. Sul treno incontriamo
Sergio Gardini, da anni accompagnatore del
gruppo escursionismo del CAI di Bologna ed
oggi presidente della commissione regionale di
escursionismo. Ha vogiia di raccontare. Ci dice
subito come il Treno Trekking nasca dall’idea di
riscoprire il territorio della provincia bolognese con
l’ausilio esclusivo dei mezzi pubblici, treno e bus.
Un modo ecologico di esplorare un territorio che,
dall’immediato dopoguerra, causa il progressivo
spopolamento delle aree montane sta lentamente
riguadagnando quell’aspetto, a volte selvaggio,
che l’intervento dell’uomo aveva parzialmente
ammorbidito. Re-imparare a conoscere le nostre
“terre alte”, in questo 2010, anno internazionale
della biodiversità, potrebbe rivelarsi un’occasione
unica. Sergio ci racconta di boschi che stanno
riguadagnando terreno; di incontri con cervi
e caprioli e del lupo che è ritornato al vertice
della catena alimentare. Riscoprire una terra, che
purtroppo un tempo era poco amata perfino
dagli stessi montanari, una landa di frontiera
attraversata da contrabbandieri e briganti. Marca
di confine tra Stato Pontificio e Granducato di
Toscana. Senza dimenticare, in tempi più recenti,
le barbarie della Seconda Guerra Mondiale.
Eventi spesso tragici che hanno segnato le genti
di queste montagne che poco a poco hanno
voltato le spalle alla loro terra, per raggiungere
la grande pianura in cerca di fortuna. Questa
è lo spirito del treno trekking, far riscoprire le
bellezze e le eccellenze che sono vicino alla nostra
città. Un‘idea abbracciata immediatamente dalla
Provincia di Bologna, che ha sempre creduto in
questa iniziativa e che fattivamente collabora,
stampando e distribuendo il programma d tutte
le attività. Sergio tiene anche a precisare che tutto
questo richiede un impegno notevole. Uno sforzo
che va ben oltre il semplice andar per monti.
18
146 ANNI DI FERROVIA PORRETTANA
Servono sempre nuovi accompagnatori, preparati
e disponibili, senza dimenticare la costante
attività di manutenzione che la rete di sentieri
richiede. Un lavoro per mantenere in ordine una
fitta rete di antichi tracciati, eredità dei nostri avi,
che subisce annualmente l’attacco degli agenti
atmosferici, ed ora, anche della ritrovata presenza
di escursionisti. Sergio insiste sull’argomento,
sottolinea la difficoltà e la lentezza di un ricambio
generazionale, che lascia, ad un manipolo di
ardimentosi sempre più ristretto, l’incombenza
di un lavoro gravoso. Anche se negli ultimi anni,
nelle difficoltà, si intravedono timidi segnali di
speranza. Ad un’iniziale utenza più matura, si
stanno pian piano aggiungendo frequentazioni
più giovani fatte di universitari, turisti ed anche
qualche straniero. Una conoscenza reale di un
territorio che deve ridiventare patrimonio di tutti.
Con l’aiuto del CAI.
BINARI VISTA FIUME
Siamo soliti considerarla una linea secondaria,
una ferrovia di serie B. La Porrettana ci svela
invece un passato illustre, una storia poco nota,
tutta da raccontare.
La Strada Ferrata dell’Italia Centrale fu il primo
collegamento ferroviario attraverso l’appennino
settentrionale e collegò il nord asburgico con
l’Italia centrale. Il progetto fu fortemente
sostenuto dagli Austriaci, intenzionati ad
espandere la propria egemonia politico militare
in Italia. Venne preferito il progetto ideato
dall’ingegnere Cini che prevedeva il collegamento
tra Bologna e Pistoia, il valico dell’appennino
nei pressi di Pracchia e la discesa verso Bologna
lungo il corso del fiume Reno. Nel 1864 la
linea fu terminata e per l’epoca fu un’opera
colossale, con 47 gallerie e 35 ponti. I costi
furono esorbitanti, superiori perfino a quelli per
la linea alpina del Frejus. Fu inaugurata nello
stesso anno alla presenza del re d’Italia Vittorio
Emanuele II e per i tempi prevedeva soluzioni
ingegneristiche all’avanguardia, grazie all’opera
dell’ing. J.L.Prochte, ideatore di una galleria
elicoidale di 2727 metri che permetteva di
superare le pendenze importanti sul versante
toscano. Pendenze che costituirono il vero tallone
d’Achille dell’intero progetto e non permisero mai
di sviluppare il volume di traffico inizialmente
sperato. Con l’apertura della direttissima, iniziata
1913 e terminata nel 1934, la ferrovia Porrettana
venne retrocessa al solo traffico regionale. Il
colpo di grazia le fu dato durante la seconda
guerra mondiale, quando le truppe tedesche in
ritirata, fecero brillare 29 ponti, 8 gallerie e
oltre 50 km di binari. Al temine del conflitto fu
ricostruita a tempo di record e nel 1949 venne
riaperta ma non riguadagnò l’antico prestigio,
rimanendo relegata al traffico locale.
Stefano Chiorri
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Pendolare dalla città ai monti
UN PASSO
DOPO
L’ALTRO
di Marco Tamarri
Quando l’amica Elena mi ha proposto di scrivere un “pezzullo” sul treno devo dire
che sono stato molto contento, ma anche preoccupato perché per l’amore che ho
per il treno e in particolare per il trenino che collega Bologna a Porretta Terme, la
città ai monti, lo spazio a disposizione è troppo limitato. Proverò a dare qualche
suggestione su quanto sia importante questo trenino e quale grande fortuna, a mio
modesto modo di vedere, hanno i viaggiatori che possono prenderlo quotidianamente.
Io sono fra questi fortunati. Ogni mattina salgo alle 7,20 a Casalecchio di Reno per
andare a lavorare a Porretta Terme. Già l’arrivo alla piccola stazione di Casalecchio
è un’ emozione, qui lavora, alla biglietteria, Francesca, ovvero la prova vivente di
come devono funzionare i servizi all’utenza, sempre sorridente, precisa, capace di
proporre le soluzioni più vantaggiose per i viaggiatori, con lei la giornata inizia in
“Do maggiore”. E poi l’attesa dell’arrivo del treno, la sala d’aspetto che per me si
trasforma in una ideale sala di lettura; confesso che a volte arrivo anche mezzora
prima dell’arrivo del mio treno per perdermi nell’ultimo romanzo che sto leggendo.
Il piacere della lettura continua sul treno, ma qui si manifesta anche il piacere di
ascoltare i discorsi dei viaggiatori seduti accanto o negli scompartimenti vicini. L’ora
necessaria per arrivare a Porretta è per me un’ora recuperata alla vita, al piacere, non
certo un semplice spostamento tra casa e lavoro. Mentre il trenino sale galleria dopo
galleria, si avvicina un momento per me sempre emozionante, quando all’improvviso
si annuncia davanti ai tuoi occhi la maestosa parete est del Corno alle Scale, bianca
d’inverno, verde in primavera, gialla in estate dai mille colori in autunno, ma sempre
maestosa e magnifica. Lo confesso: a volte quando la vedo apparire mi commuovo fino alle lacrime! D’altra parte è sempre
su questo trenino che il “Maestrone” Francesco Guccini ha composto una delle sue più belle ballate, Incontro: “e pensavo
dondolato dal vagone, cara amica, il tempo prende il tempo da”... Il treno è anche un luogo magico per gli incontri; a
cominciare da quello che ogni mercoledì, con assoluta precisione, va in scena : i camminatori del CAI, che salgono per
le loro passeggiate. Quando li vedo provo un po’ di invidia, soprattutto se la giornata si annuncia soleggiata; io devo
andare al lavoro e loro, da buoni pensionati capaci di godersi al meglio il meritato riposo, vanno a faticare sulle nostre
montagne, usando un mezzo ideale per avvicinarsi alla rete sentieristica, che con grande competenza viene gestita dalla
sezione CAI dell’Alto Reno. Ma sempre per parlare di incontri, alla sera mi capita spesso di rientrare con le badanti che
tornano in città, quanto sono simpatiche e allegre! Anche se, magari, alcune di loro, dopo una giornata di lavoro a fianco
dei nostri anziani, devono anche affrontare una notte di assistenza per qualche ammalato; come fanno ad avere tanta
energia? E come fanno a conservare il buon umore nonostante tutto? Quando sono fortunato sul treno incontro anche
un gruppo di amici : il magistrato, il cancelliere, il dottore, il geologo. Con loro il viaggio diventa ancora più divertente,
veloce, coinvolgente. In senso assoluto il trenino per Porretta è importante. Lo è stato per la storia d’Italia a partire
dalla sua nascita, 1864, quando il progettista J.L.Protche realizzò la Transappennina che unì il Nord con il Sud. Lo è stato
in innumerevoli occasioni: mi piace ricordare qui l’originale progetto musicale dedicato al paesaggio sonoro realizzato
nel 1978, proprio sulla tratta Bologna Porretta Terme, dal Maestro John Cage, progetto che segnò un vero e proprio
spartiacque nella cultura musicale dell’epoca... E ancora oggi il treno per Porretta è importante; è il modo migliore per
iniziare un’ escursione, una camminata, un viaggio. Concludo con una affermazione che potrebbe, giustamente, irritare i
pendolari della ferrovia Porrettana, ma abbiate pazienza è la mia assoluta mancanza di obiettività, comunque a me il treno
sembra sempre in orario e devo dire che quando arriva quello su due piani, che abbiamo deciso io e il mio amico Lucio,
altro compagno di viaggio, di chiamare IL REX, ci sembra che il livello di confort e efficienza sia quasi assoluto.
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