di questi anni!
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SulMonte Tariffa R.O.C.: Poste Italiane S.p.A. Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1, DCB - Bologna. Quota di abbonamento della pubblicazione euro 1,00 corrisposta dai destinatari con il rinnovo all’Associazione per l’anno in corso. CAI - SEZIONE “MARIO FANTIN” BOLOGNA - NOTIZIARIO AI SOCI n° 3/2010 135 DI QUESTI ANNI! una sezione in fermento tra la bassa e la nuda LE SCUOLE E I GRUPPI Storia, cronache, immagini sul finire del 135o anno della sezione Mario Fantin TRENO E DINTORNI Binari e appennino: il Treno Trekking e la Linea Porrettana SUL MONTE Notiziario ai soci n. 2/2010 Club Alpino Italiano Sez. Mario Fantin, Bologna Direttore Responsabile Luca Calzolari In redazione via Cesare Battisti, 11/a tel. 051 234856 Ezio Albertazzi Stefania Caputo Clara Cassanelli Stefano Chiorri Lorenza Rossi Eva Trombetti Elena Vincenzi Progetto grafico e impaginazione Clara Cassanelli Elena Vincenzi Foto di copertina: Stefano Chiorri Per articoli, foto, segnalazioni: [email protected] Stampa Grafiche A&B Via del Paleotto 9/a - Bologna [email protected] Tel. 051 471666 Registrazione c/o Tribunale di Bologna n° 4227 del 1972 CLUB ALPINO ITALIANO Sezione Mario Fantin - Bologna Via Cesare Battisti, 11/a tel/fax: 051 234856 e-mail: [email protected] www.caibo.it Segreteria tel/fax: 051 234856 Mercoledì, Giovedì, Venerdì ore 16-19 Chiuso in redazione il 10/9/2010 COMUNICAZIONI AI SOCI PRANZO SOCIALE DI SEZIONE Domenica 5 Dicembre 2010 alle ore 13 alla Scuderia Cà Fortuzzi, Via Cà Fortuzzi - Marzabotto In mattinata sarà possibile partecipare a brevi escursioni, anche abbinate al Treno Trekking, e attività di arrampicata. Il costo del pranzo sarà di 25 euro per gli adulti e 20 per i ragazzi fino ai 14 anni. Partecipazione aperta a soci e non soci. Per ulteriori informazioni, rivolgersi presso la segreteria della sezione, dove invitiamo anche a dare conferma di adesione entro il 3 Dicembre con versamento di acconto di 15 euro. Il Consiglio Direttivo della sezione CAI “Mario Fantin” di Bologna convoca la ASSEMBLEA ORDINARIA che si terrà in prima convocazione lunedì 28 marzo alle ore 6 e in seconda convocazione MARTEDÌ 29 MARZO 2011 alle ore 21,00 presso la sede sezionale in via Cesare Battisti 11a. con il seguente ordine del giorno (artt. 12 e 18 statuto sezionale): 1. approvazione della relazione del presidente uscente; 2. approvazione della relazione programmatica del presidente entrante; 3. approvazione del bilancio consuntivo 2010; 4. approvazione del bilancio preventivo 2011; 5. elezione dei delegati alla Assemblea Nazionale e alla Assemblea del Gruppo Regionale; 6. quote sociali 2012; 7. varie ed eventuali. Potranno partecipare tutti i soci in regola con la tessera sociale del 2011, che dovrà essere esibita all’ingresso alla Commissione verifica poteri. I soci minori non hanno diritto di voto. Non sono ammesse deleghe (art. 14 statuto sezionale). Il Presidente Vinicio Ruggeri PUNTI RINNOVO TESSERA ANNUALE ELEZIONI 2010 Cari soci, siamo ormai al terzo ed ultimo anno del mandato di questo Consiglio Direttivo. Ci sarà il tempo ed il luogo per fare un bilancio completo di questa esperienza. Qui mi preme soltanto dire che abbiamo lavorato principalmente su due obiettivi: uno interno, per far sì che i tanti soci attivi del CAI di Bologna sentano l’appartenenza ad una casa comune e la sostengano, per rendere possibile lo svolgimento delle attività di montagna che più ci appassionano, ed uno esterno, alla ricerca di una maggiore visibilità nella società cittadina, anche per avere il meritato riconoscimento del ruolo sociale che svolgiamo nella diffusione di una pratica consapevole e sicura della montagna, come elemento di uno stile di vita più sano e rispettoso del mondo in cui viviamo. Ancora non abbiamo risultati nella ricerca di una nuova sede più adeguata, cosa cui tengo molto. Tra pochi mesi si terranno le elezioni per il rinnovo delle cariche sociali; in questo numero del notiziario troverete l’elenco dei soci che si sono resi disponibili a candidarsi ed a lavorare per la sezione. Chi sarà eletto si troverà ad affrontare un impegno importante, in base ad una modifica che il Consiglio in carica ha appena apportato al regolamento sezionale. Nella sua prima seduta infatti il nuovo Consiglio Direttivo dovrà distribuire al proprio interno non più soltanto le cariche di Presidente, Vicepresidente e Tesoriere, ma anche quelle di Responsabili di: Segreteria, Sede, Rifugi, Biblioteca ed attività culturali, Comunicazione, Rapporti tra CD e Gruppi. Come vedete sono giusto nove incarichi per nove consiglieri, necessari al buon andamento della sezione. Come di consueto la Commissione Elettorale ha fatto un po’ di fatica a mettere insieme un numero di candidati superiore a nove, cosa che abbiamo ritenuto necessaria sia per non presentarvi un elenco “blindato” e darvi una opportunità di scelta, sia per avere qualche riserva in caso di successivi abbandoni (tre anni sono lunghi e a volte le condizioni che ci hanno consentito di prendere impegni si modificano). Per quanto mi riguarda ho deciso di rendermi disponibile ad un secondo mandato per proseguire, se lo vorrete, sulla strada del raggiungimento dei due obiettivi di fondo a cui ho accennato in apertura di questa nota. Vi chiedo di partecipare numerosi alle votazioni. Vinicio Ruggeri IN QUESTO NUMERO 4 In primo piano LE SCUOLE E I GRUPPI di sezione 15 Vita 18 LOGHETTO, EDIZIONE 2010 Antonio Cuzzato, Silvia Bernardi, Alessandro Geri, Milena Merlo Pich 12 Check-up montagna TESTE E CUORI PULSANTI Valerio Marani CICLOCAI RACCONTI DI UN ANNO Carla Garavaglia, Patrizia Montanari Stefano Chiorri BINARI VISTA FIUME Stefano Chiorri passo dopo l’altro 20 Un PENDOLARE DALLA CIttà Milena Merlo Pich, Vinicio Ruggeri 14 Diario di viaggio IL TRENO TREKKING, SEMPRE APERTO A NUOVI PASSEGGERI ai monti Libri&Co LETTO PER VOI Marco Tamarri Stefano Chiorri, Eva Trombetti CALENDARIO CORSI 12° CORSO GHIACCIO (AG1) 2011 Prepara ad affrontare l’alta montagna invernale trattando la preparazione, l’organizzazione dell’ascensione, la valutazione dell’ambiente e le tecniche di progressione individuali e di cordata nonchè gli aspetti di sicurezza e dell’organizzazione di un soccorso. Si rivolge a quanti hanno già frequentato corsi di introduzione dimostrando buona attitudine alle attività alpinistiche e buon allenamento fisico da escursionisti della montagna. Si svolgerà tra Gennaio e Marzo con 12 Lezioni teoriche e 4 esercitazioni pratiche in montagna (1 di 1 g. e 3 di 2 gg.). Iscrizioni in Sede CAI nei giorni 1 Dicembre 2010 e 12 Gennaio 2011 dalle ore 21 alle 22,30, acconto di 50 euro non rimborsabile. Massimo 16 partecipanti. Età minima: 18 anni. Occorre Certificato Medico. Per informazioni: I.N.A. Antonio Cuzzato, Direttore della Scuola, [email protected] I.N.A. Lorella Franceschini, Direttrice del Corso, [email protected] 25° CORSO di ALPINISMO (A1) 2011 Il Corso ha lo scopo di fornire le nozioni di base indispensabili per affrontare la montagna a chi inizia a praticare l’alpinismo. Trattandosi di un corso di introduzione non viene richiesta esperienza alpinistica ma solo una normale buona forma fisica. Acconto di 50 euro, non rimborsabile, da 09/03/2011. Occorre Certificato Medico. Periodo previsto: aprile/giugno (tutti i mercoledì ore 21,00 – 22,00). Per informazioni: I.A. Roberto Coltelli, Direttore del corso [email protected], 329-4306794 (18-19) I.S. Mario Romiti (Gneo), 335-7291343 [email protected] I.S. Ernesto Crescenzi, 335-1601302 [email protected] 7° CORSO AVANZATO DI SCI ALPINISMO (SA2) 2011 Rivolto a coloro che abbiano frequentato il corso base o a chi pratica regolarmente l’attività scialpinistica con difficoltà “BS”. L’ammissione al corso è subordinata a colloquio con il corpo 30° CORSO BASE DI SCI ALPINISMO degli istruttori, per una verifica dell’ attività svolta (SA1) 2011 dall’allievo. Programmi, numero dei partecipanti e Rivolto a chi è interessato ad un modo diverso di quote di iscrizione sono in via di definizione. andare in Montagna. Il Corso Base ha lo scopo di insegnare come comportarsi in montagna d’inverno 5° CORSO DI ARRAMPICATA LIBERA (AL1) e soprattutto quali sono i criteri di prudenza da 2011 seguire per poter affrontare con serenità e fiducia Il corso ha l’obiettivo di fornire agli allievi le nei propri mezzi pendii incontaminati e silenziosi. informazioni e le conoscenze necessarie per Si svolgerà tra Gennaio e Marzo e comprende arrampicare in condizione di sicurezza su pareti di 10 Lezioni teoriche e 5 esercitazioni pratiche in roccia in terreno sportivo. Periodo previsto: fine montagna (1 di 1 g. e 3 di 2 gg.). Iscrizioni in Sede estate/inizio autunno. CAI nei giorni 12, 13 Gennaio 2011 dalle ore 21 35° CORSO DI ALPINISMO su ROCCIA alle 22,30 e il 19 prima dell’inizio della lezione, con (AR1) 2011 acconto di 50 euro non rimborsabile. Si richiede la Il Corso ha lo scopo di fornire ai neofiti le nozioni padronanza degli sci o dello snowboard a velocità di base indispensabili per affrontare l’ arrampicata moderata, la sciata in ambiente deve soprattutto in ambiente, di acquisire sicurezza nella tecnica essere sicura per sé e per gli altri. Accetteremo di progressione, nell’utilizzo dei sistemi di auto lo sciatore anche non in possesso di una tecnica protezione e nella capacità di interpretare i tracciati raffinata, ma affidabile e sicuro nel procedere, delle vie. Periodo:fine estate/inizio autunno. con buon allenamento fisico da escursionisti CORSO di ESCURSIONISMO BASE 2011 della montagna. Le richieste d’iscrizione alla Il corso ha lo scopo di fornire gli elementi di base Preselezione saranno accolte fino ad un massimo per una frequentazione consapevole dell’ambiente di 20 iscritti. L’effettiva partecipazione al Corso montano, per l’impatto ambientale che ne consegue sarà consentita a 15 allievi. Occorre Certificato e soprattutto per la sicurezza personale. Periodo Medico. previsto: fine marzo/maggio (7 lezioni teoriche, 6 Per informazioni: I.S.A. Alberto Malusardi, uscite in ambiente montano l’ultima di 2 gg.) Direttore del Corso, [email protected] Per informazioni: 347 9001462. 335-5629388 28 marzo: Serata di presentazione con il direttore I.S.A. Osvaldo Musolesi, Vicedirettore del Corso del corso AE Alberto Volponi 338 -7530777 L’arte di salire IN ALTO Piccola storia della Scuola di Alpinismo e Scialpinismo Nando Stagni e Stefano Farina di Antonio Cuzzato L ’occasione della ricorrenza dei 135 anni della Sezione di Bologna porta a ripercorrere, se pur parzialmente e in modo frammentario, il percorso svolto lungo un periodo temporale importante entro e fuori le mura della sede. Diverse componenti, gruppi, aggregazioni di persone partecipano all’attività della Sezione, con il comune denominatore della passione per la montagna, espressa in modi ed ambiti di attività diversi. La Scuola di Alpinismo e Scialpinismo svolge un ruolo di primo piano nella realizzazione degli intenti del sodalizio, la diffusione della conoscenza e della pratica dell’alpinismo, attraverso l’organizzazione di corsi di vario livello rivolti agli iscritti e tramite la preparazione e l’aggiornamento di un nutrito corpo istruttori nell’ambito e applicazione dei regolamenti e programmi curati a livello centrale. Ma tale elaborata struttura si è costruita a poco a poco, partendo dalla disponibilità, passione, amicizia di persone che autonomamente si prestarono ad insegnare l’arte di salire in alto. I ricordi partono dagli anni ’70, con un gruppo di persone incentrate attorno alle figure di Benito Modoni (Benni) e Sergio Trebbi (Lustre), nomi mitici per i frequentatori di Badolo, che organizzarono i primi corsi di alpinismo a Bologna. Assieme a loro operò quello che poi per più di un decennio è stato il nucleo di riferimento della futura scuola: Oscar Bellotti, Nando Stagni, Augusto Righi ISTRUTTORI PER PASSIONE 30 anni di insegnamento! E nessuna velleità di pensione. Due nostri istruttori quest’anno coronano un traguardo che ben pochi possono dire di aver raggiunto, mossi da una grande passione per la montagna inalterata adesso come agli inizi. Giorgio Benfenati e Alberto Malusardi sono ISA dal 1980 e da allora elementi trainanti nell’ attività della nostra Scuola. Giorgio è Istruttore anche nell’ ambito della Scuola Interregionale di Scialpinismo e del Servizio Valanghe Italiano, Alberto è un profondo conoscitore di tutto l’arco alpino ed autore di varie pubblicazioni di itinerari scialpinistici tra cui “Dallo Stelvio a San Candido”. Credo meritino il ringraziamento, oltre che mio come portavoce della Scuola di Alpinismo e Scialpinismo, anche di tutti i membri della Sezione. Grazie ragaz Antonio Cuzzato e Otello Olivini. Nel ’79 Oscar Bellotti assunse il titolo di Istruttore Nazionale di Alpinismo, fra i primi ad ottenere un riconoscimento “ufficiale” a Bologna, di fatto ponendosi a capo del gruppo di istruttori che intanto andava allargandosi, con l’arrivo dei “nostri” Mario Romiti (Gneo), Sandro Dal Pozzo e “Clerio” Previati, amici con cui anche adesso lavoriamo. Da loro ci vengono i ricordi di quel periodo “pionieristico”, ricco di aneddoti e racconti. I corsi allora contavano sempre su di una trentina di allievi, venivano svolti di consueto in primavera, a parte l’anno in cui fu necessario farne anche uno in autunno perché troppi erano stati esclusi. Si andava in Marmolada, con la seraccata sopra Pian dei Fiacconi e i grandi crepacci trasversali che fiancheggiavano la normale. Teatro della parte roccia era invece il Rosengarten, tra il Catinaccio e i Dirupi di Larsec, oggi desueti per la roccia non proprio solidissima, ma allora fascinosi e affrontati con i classici scarponi… Verso la fine degli anni ’80, quando Bellotti dovette ritirarsi per problemi di salute, la direzione dei corsi venne rilevata da Marco Clerici, piemontese trapiantato a Bologna, forte occidentalista prima di dedicarsi ad una cospicua attività in Himalaya. Durante la sua direzione, nell’89, venne costituita la Scuola di Alpinismo di Bologna, secondo le direttive espresse dalla Commissione Centrale, recependone regolamenti e struttura. I corsi vennero definiti: Alpinismo base, Roccia, Ghiaccio e venne riconosciuta l’importanza della formazione interna degli istruttori attraverso gli aggiornamenti annuali obbligatori. Contemporaneamente e in modo analogo si è organizzata l’attività sci alpinistica. Un primo nucleo capostipite fu la LASA (Lega Amici SciAlpinismo) che in seno alla sezione organizzò i primi corsi, diretti da Paolo Zocca. Tra i primi allievi dei corsi vi furono Stefano Farina, Giorgio Benfenati, Saturno Marchetti, Rodolfo Moretti, Gianfranco Porcellini, poi Gianfranco Mucini, che in seguito divennero istruttori. L’approccio era più scanzonato e goliardico rispetto alla tradizione alpinistica, un modo a sé di intendere la montagna. I primi titoli ISA arrivarono nel 1980 con Benfenati e Malusardi, nell’’83 con Porcellini, nel ’94 con Franco Mucini che raggiunse il titolo nazionale l’anno successivo. Nel ’94 venne istituita la Scuola di Scialpinismo di Bologna, indipendente, alla direzione della quale giunse Marco Geri, plurititolato fratello dell’allora presidente di Sezione Alessandro Geri (attuale consigliere e factotum). Venne dedicata alla memoria di Stefano Farina che proprio in quell’anno scomparve durante un’uscita sul Corno. Le due Scuole proseguirono la propria attività in modo indipendente fino al ’99, quando Marco Clerici lasciò la direzione della Scuola di Alpinismo che non possedeva in quel momento un Istruttore Nazionale in grado di subentrare: è l’occasione per l’unificazione. Marco Geri, Istruttore Nazionale di Alpinismo, è il primo direttore della neonata Scuola di Alpinismo e Scialpinismo di Bologna, dedicata alla memoria IL CORSO FERRATE 2010 di Stefano Farina e Nando Stagni, quest’ultimo caduto durante l’ascensione della via Dimai alla Punta Grohmann. Inizia quindi un cammino comune, inizialmente affrontato dalle due componenti in modo parallelo ma destinato a portare a contatti sempre più stretti e quindi ad una fattiva collaborazione tra tutti gli istruttori. Marco Geri però vive in Umbria e il lavoro lo impegna spesso fuori sede. Può quindi garantire una presenza solo saltuaria e sempre più rarefatta, cosa che lo induce a cedere la direzione della Scuola nel 2003 a Franco Mucini, unico Istruttore Nazionale presente nell’organico. La sua disponibilità è però per un solo mandato; sono stato quindi caldamente invitato a partecipare al corso esame per INA del 2007. Allo stesso tempo Roberto Bertozzi, amico e istruttore di Arrampicata Libera, ha partecipato al corso esame per Istruttore Nazionale di Arrampicata Libera. È stata una svolta importante per la Scuola: due amici di Reggio Emilia, conosciuti proprio al corso, Lorella Franceschini e Angelo Taddei, entrambi Istruttori Nazionali, sono entrati nella nostra Scuola dando un apporto determinante al proseguimento dell’attività. Allo stesso modo il titolo di Roberto ha favorito conoscenze e rapporti con il mondo degli arrampicatori. Dirigo la Scuola dal 2007, un impegno notevole ma di indubbie soddisfazioni; recentemente l’Assemblea della Scuola mi ha riconfermato l’incarico per il prossimo triennio. Roberto dal 2007 fa parte della Scuola Interregionale di Alpinismo e da quest’anno Lorella è Presidente della Commissione Interregionale Tosco-Emiliana di Alpinismo e Scialpinismo. Giorgio Benfenati da anni fa parte della Scuola interregionale di Scialpinismo e della Scuola Centrale del Servizio Valanghe Italiano. Ma, cosa più importante, assieme a tutti gli Istruttori della Scuola, ci divertiamo ad organizzare i corsi e ad andare in montagna con coloro che, terminato un corso, hanno voglia di continuare e condividere il nostro modo di fare alpinismo. A fine 2010 la Scuola conta 62 tra Istruttori titolati, sezionali e aspiranti. I programmi di attività per il 2011 consistono nel progetto di sei corsi, due di scialpinismo e quattro di alpinismo e arrampicata, consultabili nel sito della Scuola: www.scuolacaibo.it , attivo dall’anno scorso. Credo che un po’ dell’entusiasmo e della passione trasmesse dai nostri predecessori aleggi ancora tra le mura della nostra sede. Hanno collaborato: Giorgio Benfenati, Gianfranco Porcellini, Roberto Balboni (Rupe) e Mario Romiti (Gneo) DALL’ANGELO VIALI IN POI Purtroppo il corso di ferrate è finito. I ricordi che ho di questi 2 mesi sono tutti incantevoli: la fatica bella che si sente quando si raggiunge la vetta, lo stupore di vedere piccole piccole le auto che si sono appena lasciate, la gioia di condividere l’impresa con i tuoi compagni, la scoperta di quanto di nuovo si possa imparare, la sorprendente sensazione della roccia sulle mani. Alle lezioni l’argomento su cui si è insistito maggiormente è stata la sicurezza: in primo luogo si sono richiesti materiali a norma; alla prima uscita abbiamo capito che non è cosa scontata come si potrebbe credere: ad un certo punto siamo stati raggiunti da un terzetto di escursionisti con imbraghi arrangiati e con un bambino legato all’accompagnatore che utilizzava un solo moschettone (!). Percorrere una via ferrata in sicurezza significa anche avere chiari i propri limiti quando si sale e non azzardare oltre il proprio “punto di rottura”. Si sale facendo conto sulle proprie forze, la capacità atletica e la tenuta mentale, scendere non si può. Questo cercando di non farsi spaventare, a volte le imprese appaiono più difficili di quanto siano in realtà. Alla prima ferrata, l’Angelo Viali, nel vicentino, ci siamo trovati subito davanti ad una scala strapiombiante e, del tutto inaspettatamente, le gambe hanno cominciato a tremarmi violentemente, per una sorta di paura venuta dal profondo; salendo piano piano ho ripreso il controllo. Poi con l’incoraggiamento di Sara e Carlo sono arrivata alla meta. Una vera soddisfazione. Molti sono migliorati tanto nel corso delle uscite, chi ha imparato ad usare il proprio corpo, chi ha vinto la fatica, chi ha superato la paura del vuoto, chi ha lavorato sulla propria tecnica di arrampicata. Mauro lo ha giustamente riconosciuto alla fine. Se impariamo a prendere il famigerato Azimut, non ci sarà vetta inarrivabile, direi. Infine questi sono i consigli salienti che terremo sempre a mente: primo, non andare a “imputtanarsi” in situazioni dalle quali non si può uscire con le proprie forze, secondo non “scarpazzare”, ma conservare le energie utilizzando la forza delle gambe e l’equilibrio con le braccia. Tutti noi vogliamo ringraziare Mauro Pini, Mauro Venturoli, Patrizia, Valentina, Ezio, Thomas, Alberto, Andrea, Gneo, Luca, Ivan. Silvia Bernardi TERRITORI D’ELEZIONE L’Alpinismo Giovanile sul crinale Tosco Emiliano di Alessandro Geri C he significa 00? Il ragazzo, piovuto nel CAI per conoscere i programmi estivi, mi guarda incerto se io stia scherzando, poi si convince che faccio sul serio e che 00 è veramente il decano dei sentieri, quello che cavalca il crinale tra Emilia e Toscana, dove passeremo 7 giorni insieme tra Giugno e Luglio, quello che unisce le sezioni più antiche. Il suo volto illuminato dalla comprensione rimarrà scolpito nella mia memoria come il primo di una serie di facce curiose, consapevoli, ridenti o stanche che hanno animato le giornate di cammino della settimana di Alpinismo Giovanile 2010 dedicate al 135° compleanno della sezione di Bologna e delle coeve di Modena, Reggio e Parma. Ormai capaci di contribuire alle decisioni, i ragazzi consultati se salire allo Scaffaiolo dalla via più breve delle Malghe o da quella più lunga che passa per la vetta del Corno sembrano orientarsi sul percorso più bello, poi decidono per il meno faticoso coerenti alla cultura del loro tempo. Passeranno la serata e la notte con un gruppo di bambini molto più giovani di loro con la tranquilla superiorità dei montanari esperti e con un pizzico di fastidio per la loro eccitazione notturna. La prima galoppata impegnativa li aspetta la mattina successiva sul Libro Aperto con un tempo stupendo. La durezza del divario tra le abitudini cittadine ed il ritmo del cammino crea qualche difficoltà ed all’Abetone un ragazzo torna a casa. Per gli altri l’adattamento è rapido ed affronteranno l’intero percorso nel migliore dei modi. Dopo cena il gruppo abbandona gli esausti accompagnatori, per dirigersi nei deserti bar del centro ritardando l’ora della ritirata, così il mattino dopo il sonno domina sovrano. Le ragazze invece, dopo un inesauribile congresso nel bagno, affrontano la risalita del monte Gomito con la disinvoltura di una conversazione salottiera. Il cielo non promette bene ma regge e l’Alpe delle Tre Potenze è coperta. Il breve consulto se salire in cima malgrado la nebbia si risolve in favore della più rapida discesa al Marchetti, quando il celo si apre come un catino sfondato allagandoci dalla testa ai piedi. Ci rifugiamo in un piccolo oratorio dove la compagnia di una cavalletta gigante suscita le rimostranze femminili. Al rifugio stenderemo il tradizionale bucatino di indumenti e scarpe intorno alla stufa monumentale e dopo cena un filmato anni cinquanta sulle imprese di Zeno Colò e del suo stupendo gruppo di atleti Abetonesi consentirà ai ragazzi un bel contatto con lo spirito pionieristico del dopoguerra. Rifocillati e con il sole lasciamo le acque smeraldine del lago diretti al passo delle Radici. Si dice che il terzo giorno sia il più critico, è proprio vero e quando arriviamo a S.Pellegrino in Alpe pochi si sentono di visitare il pur affascinante complesso medioevale tuttavia, carburati da un bel gelato, riusciamo a raggiungere indenni il passo delle Radici dove potremo fare il bucato e recuperare le energie sotto una ricca doccia. Ormai padroni del mondo non temiamo più nulla e superato di slancio il monte Prado raggiungiamo il rifugio Battisti in tempo per una birretta ed un bagno di sole. Dopo cena i ragazzi scompaiono alla spicciolata e li vediamo ricomparire lontano mentre risalgono il crinale di un monte per radunarsi sulla cima a godere insieme l’ultima luce del giorno. Alla mattina risaliamo al passo di Romecchio tra prati fioriti e il cammino si sviluppa senza fatica lungo il crinale, ma il tempo sembra progressivamente guastarsi e, nei pressi della Nuda, il celo diventa preoccupante. Dibattiamo il problema, che fare? Se la pioggia ti coglie all’improvviso come la prima volta, non ti lascia il tempo di trovare un ricovero e resti esposto ai fulmini ma scendere tra gli alberi sottostanti può essere anche più pericoloso. Concordiamo di proseguire e, più avanti, troviamo una vecchia struttura sciistica dove ricoverarci ma la pioggia ci beffa limitandosi a poche gocce per poi rincorrerci nella discesa al Cerreto per la Valle dell’Inferno sotto le rocce vive del Gendarme dello Scalocchio. Al passo ci aspetta una sistemazione principesca. L’avventura volge al termine Alberto ed Ada ci lasciano e lo sparuto gruppo degli irriducibili si gode le leccornie della colazione. La tappa per il rifugio Sarzana sarà breve e l’indomani alla Diga di Lagastrello il pulmino ci riporterà a casa soddisfatti. RACCONTI DI UNA GIOVANE ALPINISTA DIVERTIRSI, IMPARARE, CRESCERE… di Laura Sacchetti Da parecchio tempo frequento il CAI, dall’età di 8 anni. Ora ne ho 13, e frequento la terza media. Ho cominciato a partecipare alle iniziative del CAI quando una mia compagna delle elementari mi estese l’invito per una delle passeggiate. E tuttora la ringrazio per questo, perché durante le escursioni continuo a divertirmi davvero tantissimo. Abbiamo infatti creato un gruppo di ragazzi di diverse età che si conoscono da tanto tempo e che, con la scusa di stare all’aria aperta e di camminare in montagna, ogni volta si ritrovano volentieri in occasione di qualche gita. Siamo comunque sempre ben disposti ad accogliere “nuovi arrivati” che spesso si trovano bene col gruppo fin dalla prima uscita (come è capitato a me). Solitamente ci si incontra una domenica al mese, per partecipare a diverse iniziative, che possono variare da passeggiate a lezioni di orientamento, da esperienze di arrampicata a riapertura di sentieri ormai sommersi dalla vegetazione. Inoltre, a giugno, il CAI organizza una settimana per noi giovani, che in questo modo abbiamo la possibilità di fare escursioni anche in luoghi più lontani e magari sconosciuti, imparando nuove cose e stando insieme per molto più tempo. Ci sono due tipi di organizzazione: un anno abbiamo pernottato unicamente in un rifugio in Piemonte e da lì ogni giorno siamo partiti per alcune escursioni, avendo così un riferimento fisso. Gli altri anni invece abbiamo sperimentato il trekking, cioè lo spostamento da rifugio in rifugio con il pernottamento in luoghi diversi. Sono entrambe esperienze molto belle, ma a mio parere è più emozionante non avere idea del rifugio in cui si dormirà la sera, per avere sempre l’emozione della sorpresa. Durante la settimana ogni ragazzo è autonomo e nel suo zaino deve avere tutto il necessario per dormire, cambiarsi e fare escursioni. Questo io lo trovo molto divertente, mi fa vivere il senso dell’avventura; e non non manca mai il tempo per giocare. Insomma, è talmente divertente che il tempo passa in un baleno. Tutte queste iniziative hanno per me varie finalità: fanno bene alla salute, permettono di coltivare amicizie e divertirsi, insegnano ad amare la montagna e a comprendere alcuni valori essenziali. Penso infatti che la montagna insegni a sopportare la fatica e ad apprezzare la conquista della meta che si riesce a raggiungere. Inoltre insegna che spesso bisogna essere pronti a capire gli altri e ad aiutarli nelle difficoltà. A proposito di questo, vorrei raccontare un episodio accaduto durante la settimana CAI di due anni fa: eravamo in Abruzzo, sui Monti della Laga, e avevamo dovuto affrontare il giorno prima una dura passeggiata, e durante la notte persino il terremoto. La mattina eravamo ancora esausti ma tranquilli, perché gli accompagnatori ci avevano rassicurato sul fatto che la passeggiata del giorno sarebbe stata molto semplice e dopo avremmo avuto tutto il tempo per riposarci. Così ci alzammo lo stesso presto e partimmo. Ma ci perdemmo subito: 10 imboccammo il sentiero sbagliato e finimmo in un canyon, dove nel mezzo scorreva il Rio Guarrafo. Ormai non potevamo tornare indietro. Dovemmo affrontare un sentiero a strapiombo, percorsi con corde di sicurezza, dovemmo immergerci fino alla vita nell’acqua per guadare il fiume, camminare su tronchi e eseguire passaggi che non avrei mai osato fare se non obbligata da quella terribile situazione. Tutto questo mentre pioveva. Dopo aver pranzato al sacco, ci trovammo davanti a un passaggio per il quale era necessario scendere con una corda e saltare al di là del fiume. Anche se eravamo spaventati, la maggior parte di noi (compresa io) aveva già eseguito il passaggio. Mancavano due persone quando una di queste, dopo aver saltato, scivolò nell’acqua e si bagnò completamente, dovendo poi rimanere in mutande: nonostante la situazione fosse molto buffa e ci scappasse da ridere, accorremmo in aiuto e gli prestammo i nostri maglioni asciutti. Imparammo così che non bisogna perdersi, ad orientarci meglio, ad aiutare il prossimo, a sopportare molte fatiche e imparammo soprattutto che ogni cosa (anche un giro come questo) può dare molte soddisfazioni. Per concludere vi voglio consigliare, ragazzi di ogni età, di provare almeno una volta a partecipare alle iniziative del CAI: rimarrete colpiti da ciò che si fa e da quanto ci si diverta, e inoltre sono sicura che non potrete fare a meno di tornare e di “passare parola” ai vostri amici. … a presto… SKI FUSION PERCORRERE INSIEME I SENTIERI INNEVATI di Milena Merlo Pich L Lo Sci di Fondo Escursionistico rinominato Sci Escursionismo è una disciplina nata circa 20 anni fa da un gruppo di soci del Nord Italia che cominciarono ad utilizzare gli sci di fondo in percorsi molto lunghi e fuori pista, attirati dalla bellezza e dal silenzio dei boschi invernali. Indossando sci col tallone libero riscoprirono la prima curva inventata nella storia dello sci, ovvero la curva a Telemark, una regione della Norvegia, in cui lo sport nazionale era il salto dal trampolino e gli atleti, per fermarsi sui lunghi sci, si inginocchiavano su una gamba e si fermavano a monte. Cominciò così l’ avventura che portò questa disciplina ad evolvere sia la tecnica che l’attrezzatura. Per molti anni si utilizzarono sci molto stretti, come quelli da fondo su pista; poi, per consentire di affrontare le discese in maggiore sicurezza, gli sci cominciarono ad allargarsi, divenendo i cosiddetti sci da randonée e le scarpette diventarono scarponcini più rigidi. Negli nostri ambienti appenninici andando su pendii più ripidi venne naturale utilizzare degli sci sempre più larghi e scarponi più sostenuti, fino ad utilizzare la performante attrezzatura da telemark, molto più stabile che consente di fare divertentissime curve molto eleganti, come una danza. Nella nostra sezione abbiamo organizzato diversi corsi di questa variegata disciplina, che coniuga competenze di sci di fondo, sci da discesa e telemark oltre che tutte le basi teoriche dell’andare in montagna d’inverno (conoscenza della neve, prevenzione delle valanghe, orientamento, meteorologia, ecc). Sin dal 1997 abbiamo organizzato corsi anche per principianti ed escursioni in ambiente innevato. Nel 2000 abbiamo fondato la prima scuola femminile d’Italia! Io e Daniela Tommasini eravamo infatti le uniche donne Istruttori, con aiuto istruttori maschi: funzionava benissimo! Quest’anno, dopo diverse traversie a livello nazionale, è stato deciso l’accorpamento con le Scuole di Alpinismo e Sci Alpinismo, con le quali condividiamo l’ambiente di pratica sciistica (anche se noi sci escursionisti non utilizziamo mai attrezzi alpinistici tipo piccozze e corde) e molte tecniche e competenze. Il processo di fusione è appena iniziato per cui ci stiamo ancora organizzando, ma presto programmeremo escursioni comuni in cui gli sci escursionisti con varie attrezzature (ski randonée e telemark) saranno invitati a partecipare ad uscite comuni agli Sci Alpinisti tarandosi coi livelli di difficoltà delle escursioni. Se ci fossero interessati sia ad eventuali corsi che ad escursioni, ci contattino! La referente sono io, Milena Merlo Pich: [email protected] 11 TESTE E CUORI PULSANTI 2° CORSO DI FORMAZIONE REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA PER OPERATORI NATURALISTICI CULTURALI E OPERATORI TUTELA AMBIENTE MONTANO di Milena Merlo Pich universitari a presidenti di parchi nazionali, professionisti e appassionati, tutti a disposizione del CAI (molti sono anche soci) per esporre le loro appassionanti lezioni che hanno conquistato tutti i corsisti. Gli argomenti hanno spaziato dalle basi naturalistiche della geologia, geomorfologia, botanica, ecologia, zoologia, scienze forestali, climatologia, antropologia, storia, tradizioni e cultura montana e tante testimonianze dei locali. Ogni week end è stato condito anche dai sapori tradizionali delle cucine dei luoghi ed ogni domenica abbiamo effettuato escursioni talmente ricche di spunti di osservazione scientifica che abbiamo faticato ad avanzare! Ma come si fa a perdersi spiegazioni così sapienti e travolgenti? Tutti i corsisti ne sono stati rapiti ed hanno fatto tesoro di queste metodologie espositive e dei tanti contenuti. Presto infatti, una volta superato l’esame che per gli ONC sarà proprio la prossima domenica 24 Ottobre mentre per gli OTAM sarà domenica 7 Novembre a Bologna, tutti questi operatori potranno cominciare ad operare presso le loro Sezioni CAI. Il CAI di Bologna ha una folta rappresentanza con ben 19 corsisti. Ve li presento perché li vedo scalpitare, carichi di iniziative ed idee che vedrete ben presto realizzate in Sezione: Andrea Canducci, Maria Coladangelo, Proprio in questi giorni si sta concludendo il 2° corso di formazione per Operatori Naturalistici e Culturali (ONC) e per Operatori Tutela Ambiente Montano (OTAM) che è cominciato lo scorso Marzo: un successo inaspettato di richieste di partecipanti da tutta la Regione, e non solo! Abbiamo avuto anche il piacere di avere tra di noi dei simpaticissimi ragazzi della Toscana, della Liguria e un veneto. In totale 42 iscritti, con qualcuno che purtroppo non abbiamo potuto prendere per superamento dei limiti organizzativi. Particolarmente interessante l’elevato numero di ragazzi (6 tra i 20 e i 30 anni), per un totale di 15 entro i 40 anni e tutti gli altri a cavallo tra i 40-55 con qualche senior temerario. Ottime le teste presenti: diversi laureati o laureandi in discipline scientifiche o professionisti vari ma soprattutto tutti animati da una grande umanità, disponibilità e passione per la natura. Il corso ha toccato, nei suoi 5 week-end, il bolognese col Parco dei Gessi, il reggiano con Rossena e Campotrera, l’Appennino bolognese al Corno alle Scale, la costa riminese con la riserva dell’Onferno, e il forlivese ai confini toscani delle Foreste Casentinesi. Sono stati chiamati ben 40 esperti, tutti di alto profilo, da professori 12 Forti di questi numeri e ricchi di proposte stiamo proprio depositando in questi giorni la richiesta, presso il nostro Consiglio sezionale, di costituire il nuovo Gruppo Naturalistico Ambientale e Culturale che opererà in Sezione, per tutti i soci e gli interessati. Sono previste molte escursioni di taglio naturalistico sia vicino a Bologna che in Regione, iniziative culturali, serate con esperti su tematiche particolarmente stuzzicanti (la scelta degli alimenti, le orchidee di casa nostra, le fonti energetiche davvero utili, ecc). Ogni ONC e OTAM sarà disponibile a svolgere corsi sull’ambiente montano nei prossimi Corsi sezionali di ogni tipo (Escursionistici, Alpinistici, ecc). Gli OTAM seguiranno maggiormente le problematiche ambientali del territorio montano al fine della sua tutela e dello sviluppo sostenibile. Insomma un patrimonio di teste pensanti ma soprattutto di cuori pulsanti a vostra e nostra disposizione! Da non lasciarci sfuggire! A presto! Per informazioni: [email protected] (direttore del corso ONC) e [email protected] (direttore del Corso OTAM), [email protected] (Presidente della Commissione TAM Emilia-Romagna) e [email protected] (Presidente del Comitato Scientifico Regionale Emilia-Romagna). Carla Garavaglia, Monica Guizzardi, Lucia Masi, Daniele Monti, Luca Negroni, Sara Panzacchi, Maria Chiara Pazzaglia, Francesca Rossini, Eva Trombetti, per la parte ONC. Per la parte OTAM invece abbiamo Giusi Campanella, Stefania Caputo, Giada Levratti e Francesco Moruzzi. BENVENUTO DAL PRESIDENTE RUGGERI CORSO ONC e OTAM 2010 Al termine del corso regionale per Operatori Naturalistici Culturali ed Operatori per la Tutela dell’Ambiente Montano, partito la primavera scorsa e conclusosi in questo scorcio d’autunno con l’esame finale, grazie all’apporto di nuova linfa di Operatori formati in detto corso, nell’ambito della sezione CAI di Bologna si è costituito il nuovo Gruppo Naturalistico Ambientale e Culturale a cui con gioia e speranza d’intensa attività, assieme al Consiglio Direttivo, do il benvenuto, convinto dell’arricchimento che il suo operato darà alla sezione. il presidente, Vinicio Ruggeri 13 Libri&Co. Per le vostre segnalazioni inviate una mail all’indirizzo: [email protected]. LA PARETE NORD DELL’EIGER l’altro suo testo “Sette anni in Tibet”, descrive la fortunata salita Un film e un libro che, nel 1938, insieme a Fritz Kasparek, Ludwig Vorg ed Andreas per l’alta lancia Heckmair, lo consacrò quale delle Alpi uno dei primi quattro scalatori della Parete Nord dell’Eiger. Protagonista, sia del film, sia del Il testo inizia col ricordo delle libro, è l’Eiger, “l’alta lancia”, precedenti sfortunate imprese, una montagna delle Alpi bernesi incrociandosi con l’avventura di che raggiunge “solo” i 3.970 Toni ed Andi, per poi arrivare, metri, famosa, appunto, per il anche attraverso dettagli tecnici e suo versante a mezzanotte. La Parete Nord è impervia e solitaria, fotografie d’epoca, alla descrizione emozionante ed avvincente si caratterizza per la presenza di dell’ascesa, piena di ostacoli, ma ampie zone di neve perenne e finalmente vittoriosa. Sullo sfondo ghiacciai, è soggetta a numerose frane, distacchi e scariche di pietre, dei due racconti rimane l’Eiger, splendido, insidioso, maestoso, nonché a repentini cambiamenti climatici. È considerata la salita che immobile a contemplare in eterno il paesaggio sottostante. ha maggiormente impegnato gli scalatori di tutto il mondo e che Eva Trombetti nella storia dell’alpinismo ha pure Heinrich Harrer preteso il maggior tributo di vite umane. Rappresenta una gara, un Parete Nord Mondadori luogo dove l’uomo si misura con 8.40 euro se stesso, dove mostra il meglio o il peggio di sé, mettendo alla prova Nordwand le proprie capacità, per scalare una regia Philipp Stolz presentato a Locarno nel 2008 cima di questa portata occorre durata: 121 minuti un grande equilibrio interiore, e la capacità di mantenere i nervi saldi in situazioni rischiose. A volte l’uomo vince ed arriva in cima, a volte perde, si arrende, torna indietro, rimane lì per sempre. Sia nel film che nel libro vengono raccontate due storie realmente accadute. Nel primo, il regista Philip Stolzl descrive l’impresa di due alpinisti bavaresi, Toni Kurz ed Andi Hinterstoisser che, nell’estate del 1936, in gara con due rivali austriaci, decidono di affrontare la famosa Parete. L’impresa viene seguita con il fiato sospeso dall’intera Germania e dall’apparato della propaganda nazista che cerca, tramite la storia dei due scalatori, di fornire l’immagine vincente dell’uomo tedesco. La vicenda diventa in realtà un racconto non di eroismo ariano, ma di eroismo sociale e di umanità, i due giovani, innamorati più della montagna che interessati al partito, danno infatti una grande prova di pietà quando non lasciano in difficoltà i due rivali finendo col rimetterci la vita. Nel libro, Heinrich Harrer, alpinista austriaco famoso soprattutto per 14 IL NOSTRO APPENNINO Ristampata la guida di Bortolotti Questo volumetto è la ristampa dell’originale edito nel 1963, (con l’aggiunta di una nuova prefazione). Pur di dimensioni contenute si rivela essere un vero e proprio compendio di tutte le informazioni disponibili sul “nostro” tratto di appennino, dal passo delle Piastre fino al passo dell’Abetone. Se state cercando una delle moderne guide illustrate siete sulla cattiva strada. Fin dalle prime pagine si può intuire che, ad una composizione patinata, si è preferita la ricchezza di contenuti, fatta di pagine fitte di caratteri che potrebbe scoraggiare il lettore meno smaliziato. Si tratta di una ricca fonte di informazioni preziose. La prima parte si incentra sulla descrizione dei luoghi trattati sotto molti aspetti, orografico, geografico e naturalistico. Molte le notizie di carattere storico, che dimostrano come questa parte dell’alto Appennino sia sempre stata un importante crocevia di interscambio culturale ed economico tra l’Italia settentrionale e quella centrale. Accurata la descrizione della flora e della fauna, valle per valle, dal Limentra fino al Scoltenna. Il corpo principale del libro è dedicato ai mille sentieri che raggiungono il crinale e tutte le più alte cime con tabelle sui tempi di percorrenza e descrizione minuziosa del percorso e delle eventuali difficoltà presenti. Stefano Chiorri Giovanni Bortolotti Guida dell’alto appennino bolognese - modenese e pistoiese Tamari Edizioni è possibile richiedere il volume presso la segreteria della sezione C.A.I. Bologna, al prezzo di 20 euro. LOGHETTO, EDIZIONE 2010 Nei locali del Centro Civico Loghetto, gentilmente concesso dal Comune di Monte San Pietro, tre serate sulla montagna. 7 Febbraio: presentazione di Quota 2000 di Giovanni Mazzanti. La forte nevicata non ha spaventato una quindicina di persone, ripagate dalla competenza del relatore che li ha accompagnati tra l’ambiente dell’alto Appennino, la sua geologia, la sua storia. La serata è stata coinvolgente anche per chi, semplicemente curioso, si è recato al Loghetto e ha potuto gustarsi belle immagini di fiori, paesaggi, cime innevate. 14 Febbraio: Presentazione della guida Da Barbiana a Monte Sole, Percorsi di pace tra Toscana ed Emilia Romagna. Il titolo rimanda agli insegnamenti di Lorenzo Milani e Giuseppe Dossetti e propone oltre ad un diario di viaggio, un suggerimento al camminare “pensato” in luoghi dove la natura sta rimarginando le ferite provocate dall’ultima guerra. La serata lascia la voglia di andare o di ritornare, esaltando la bellezza, la biodiversità, la storia e sottolinea quanto si possa stare bene in un luogo considerato, a torto, minore: il nostro Appennino. 21 Febbraio: SERATA DI PRESENTAZIONE DEL GRUPPO CAI BOLOGNA OVEST: alla presenza di Vinicio Ruggeri (Presidente della Sezione di Bologna) e della leggenda vivente, nostro concittadino, Kurt Diemberger, che presenta i libri: Passi Verso L’Ignoto e Danzare sulla Corda, con immagini e filmati spettacolari e suggestivi. Unico alpinista vivente ad aver scalato due ottomila in prima assoluta: il Broad Peak nel 1957, senza portatori e senza respiratori d’alta quota, ed il Dhaulagiri nel 1960, sempre senza respiratori, Diemberger ha catturato l’attenzione della platea con diapositive e filmati, capaci di trasmettere forte emozione a tutti i presenti, sottolineando l’importanza della curiosità come motore per la scoperta. Durante le serate si distribuiscono volantini, i comuni concedono spazio sui loro giornalini, se ne parla in giro. Il 3 marzo, la sera, inizia il corso di escursionismo base... 10, 20, 40 iscrizioni! Ma allora è vero che c’è bisogno di aria aperta, di sentieri, di capire come è nato il nostro Appennino, di quali piante è vestito (il 2010 è l’anno della biodiversità: qui si può festeggiare davvero!), di come è opportuno vestirsi, come muoversi per conoscere e per essere sicuri e appagati. Convinti difensori di un bene prezioso indispensabile per la vita di chi verrà dopo di noi e per la nostra. Le serate si alternano ad uscite sul territorio. Il 21 Aprile la presentazione del libro Sulla linea del fuoco di Daniele Amicarella, che ci aiuta a saperne qualcosa in più sulla Linea Gotica nell’Alta Valle del Reno e da noi. Il 24 e 25 Aprile uscita collettiva con il corso base di Bologna: 60 persone, è una festa: la festa della conoscenza! Il bunker più grande d’Europa, Maresca, paese distrutto e rifatto, casetta Pulledrari (chissà perché quel nome?), il Rifugio del Montanaro, l’accoglienza festosa degli amici della sezione di Maresca. Un corso dove si impara cosa significhi Gruppo, dove i piedi non smettono mai di dialogare con il cervello. Anche questo può essere il Club Alpino Italiano e qui lo è stato. Le serate proseguono parlando di zecche e di lupi: tanta gente, molti cittadini non del corso: il Dott. Pavan di Faenza e Matteo Carletti di Modena (La Via dei Monti) sono competenti e coinvolgenti. Il 15 e 16 Maggio la nostra “PrimaVera Festa di Loghetto”, due giorni di musica, crescentine, dibattiti, proiezioni e escursioni per adulti e bambini; tra gli altri, un nutrito banchetto CAI dove gli Accompagnatori sono disponibili per informazioni a 360°. A fine mese un’alta via di nome e di fatto: si va in treno in Toscana, a Vicchio e si cammina per 6 giorni per arrivare a Marzabotto: è la Barbiana - Monte Sole! È venuta anche la Marisa e l’ha fatta (quasi) tutta! Poi ancora i treno trekking: un modo per scoprire le bellezze e la storia: ricchezze a portata di mano che sono lì ad aspettare e che camminando possiamo conoscere... e “la conoscenza è una ricchezza che nessun ladro può portarci via”, diceva qualcuno: che avesse ragione? E, da ultimo, costante nel tempo, un lavoro umile e silenzioso, indispensabile: il monitoraggio, la segnatura, la manutenzione dei sentieri. Un lavoro volontario al quale tutti possono aderire usando con grande senso civico quel nostro bene prezioso: il tempo libero! Ultima escursione il 5 Settembre “Nei Luoghi dell’Uomo che Verrà”, abbiamo ripercorso alcuni dei luoghi del film. Siamo molto riconoscenti della partecipazione all’iniziativa della Sig. Carla assieme ad altri interpreti. Un ringraziamento particolare a tutti coloro che, a vario titolo, stanno rendendo possibile questa esperienza: Giordano, Giuseppe, Laura, Michele, Moreno, Paolo, Roberto, Rossella. Valerio Marani, Responsabile del Gruppo 15 un anno proficuo per il giovane ciclocai bologna CICLOCAI racconti di un anno di Patrizia Montanari e Carla Garavaglia Il 21 marzo (primo giorno di primavera??) con tante nubi in agguato abbiamo aperto la stagione 2010 del CicloCaiBologna con un’escursione a Castagneto Carducci in terra toscana e la compagnia dei bikers di MonteSole. Una prova positiva che la collaborazione tra diverse associazioni può esistere anche se la superiorità della loro preparazione fisica sulle due ruote ci aveva piuttosto intimorito. Un aprile piovoso ci ha costretto a cancellare l’escursione sulla ciclabile del Mincio da Peschiera a Mantova, ma sabato 9 maggio un caldo sole è apparso al mare; Maria Gioia ci ricorda spesso l’entusiasmo con cui ha affrontato la sua prima uscita con il gruppo, una golosa colazione a Rimini, il sole, il mare blu e la salita verso Gabicce Monte così bella e panoramica da rendere trascurabile la prima fatica di stagione. Non ci siamo fatti mancare nemmeno piadine e gelati, sembrava quasi una vera maratona gastronomica ma era solo il modo di manifestare la nostra gioia di pedalare nel vento tiepido di una primavera in arrivo. Ancora una gita (Delizie Estensi) cancellata causa pioggia a metà maggio, ma poi finalmente il tempo si è stabilizzato e ci ha concesso uno splendido weekend di giugno al Montello e Colli Asolani. La collina del Montello, dalla forma a tartaruga circondata da ruscelli di acqua limpidissima, è terra di vini e formaggi pregiati ma anche teatro di aspre e sanguinose battaglie della Prima Guerra Mondiale tutt’ora ricordate in molti eventi locali. Memorie storiche, scorci medioevali e ville palladiane si confondono tra miti e leggende nel borgo antico di Asolo dove fu esiliata la bella ed intrigante Regina Caterina Cornaro allontanata dai fasti di Venezia e d’Oriente. Parcheggiate le biciclette ci siamo addentrati nei vicoli tra bancarelle di antiquariato e osterie, inseguendo il profumo di panini alla coppa con un immancabile “ombra de vin” offerto nel bicchiere di vetro dal fondo spesso. Chi ama vivere la montagna alternando scarponi da trekking alle 2 ruote non poteva mancare alla magnifica escursione di luglio ed infatti un folto gruppo di partecipanti ha pedalato sulla ferrovia dismessa da Calalzo a Dobbiaco, una lunga corsa in discesa lungo il fiume Drava fino a Lienz e ritorno, dislivelli impegnativi circondati dall’anfiteatro naturale dei gruppi più belli delle Dolomiti Orientali: Antelao, Pelmo, Tofane, Tre Cime di Lavaredo ed un nostalgico tuffo nel passato… L’Ostello di Dobbiaco, dove abbiamo dormito, nacque nel 1878 come Grand Hotel e reso famoso quale meta di ospiti Reali; durante la Prima Guerra Mondiale diventò ospedale 16 combattimenti tra romani e cartaginesi. E infine con l’ultima escursione del weekend di ottobre a Montalcino, abbiamo percorso le strade della “nostra Eroica” fatta di asfalto e di sterrati ma soprattutto con salite sempre troppo lunghe e discese sempre troppo brevi, tra le verde “dolci” colline della Val d’Orcia e le rosse terre delle Crete Senesi. Un 2010 ricco di belle escursioni per il CicloCaiBologna che è solo al suo terzo anno di attività ma che è riuscito ad acquisire simpatie ed un gruppo di fedelissimi tra i quali si è consolidato un importante rapporto di stima, amicizia e tanta complicità. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato alle nostre escursioni e con i quali abbiamo condiviso fatiche ma anche tanta allegria. Vi aspettiamo per il nuovo programma 2011 già pronto con numerose iniziative che ci vedranno percorrere tanti chilometri, sia su strada che tra i sentieri della montagna con la mountain bike, continuando a tenere viva, insieme a tutti voi, una filosofia di vita che vede nella reciproca condivisione di momenti emozionanti il nostro punto di forza. militare e fu ridotto purtroppo in condizioni pietose. Negli anni successivi l’albergo cambiò spesso proprietario ed infine la gestione passò alla Pontificia Opera d’Assistenza che utilizzò la sede come Colonia Alpina per consentire un soggiorno vacanza estivo ai bambini nel clima salubre dell’Alta Pusteria. Gianni Lenzi (classe 1940), uno dei “ragazzi inossidabili” della nostra sezione ed affezionatissimo biker, ha soggiornato alla Colonia nel 1948 (vedi foto d’epoca) e ci è tornato, con noi e con tanta emozione, 62 anni dopo… Il weekend di settembre in Umbria ancora una volta con gli amici di Montesole; ventidue bikers hanno pedalato con allegria nell’armoniosa natura del “cuore verde d’Italia”, in una mescolanza di paesaggi con colline, lago Trasimeno, sentiero della Bonifica lungo il canale maestro della Chiana, laghi di Chiusi e Montepulciano. Antiche cittadine ricche di storia, arte, cultura e l’ombra di Annibale aleggiante nell’aria; un doveroso grazie a Roberto di Montesole che, con i suoi racconti storici sulla famosa battaglia che ebbe luogo proprio sulle rive del Trasimeno nel 217 a.C., ha saputo dare vita a leggendarie immagini di 17 DUE CHIACCHIERE SUL TRENO, CON SERGIO GARDINI, VERSO UNA META DEI NOSTRI MONTI IL TRENO TREKKING, SEMPRE APERTO A NUOVI PASSEGGERI di Stefano Chiorri L’appuntamento è al piazzale ovest. Non c’è la grande folla dei giorni feriali, solo qualche viaggiatore e alcuni sparuti turisti, niente di più. Ma è tutta la città che fatica ad aprire gli occhi. Sonnecchia ancora. Sono da poco passate le sette e senza fretta, tra zaini, bastoncini e qualche cappello, un gruppetto si forma sul marciapiede dove un piccolo convoglio è in attesa di partire. Inizia così un altra domenica di montagna con il treno. Dimenticate però l’alta velocità, qui la fretta non serve. Il motto è camminare con lentezza e in fondo il bello è anche questo: lasciarsi alle spalle i ritmi frenetici della vita quotidiana per riscoprire concretamente la nostra montagna, quella che si può raggiungere in poco tempo. Una montagna che forse non avrà il fascino maestoso dei paesaggi alpini, ma che è comunque in grado di riservare sorprese e panorami da riassaporare. Tutti salgono, le porte si chiudono e con un fischio inizia il viaggio. Comincia un’altra domenica di trekking. Il treno parte, stenta ad accelerare, mentre sfila tra i cantieri della nuova stazione, per arrivare prima a Borgo Panigale, a Casteldebole poi a Casalecchio. è una linea democratica la Porrettana, non ci sono differenze; seconda classe per tutti. Non si salta una fermata, mentre la pianura sfila via tra le prime propaggini di un Appenino che fa da cornice al corso del Reno. Sul treno incontriamo Sergio Gardini, da anni accompagnatore del gruppo escursionismo del CAI di Bologna ed oggi presidente della commissione regionale di escursionismo. Ha vogiia di raccontare. Ci dice subito come il Treno Trekking nasca dall’idea di riscoprire il territorio della provincia bolognese con l’ausilio esclusivo dei mezzi pubblici, treno e bus. Un modo ecologico di esplorare un territorio che, dall’immediato dopoguerra, causa il progressivo spopolamento delle aree montane sta lentamente riguadagnando quell’aspetto, a volte selvaggio, che l’intervento dell’uomo aveva parzialmente ammorbidito. Re-imparare a conoscere le nostre “terre alte”, in questo 2010, anno internazionale della biodiversità, potrebbe rivelarsi un’occasione unica. Sergio ci racconta di boschi che stanno riguadagnando terreno; di incontri con cervi e caprioli e del lupo che è ritornato al vertice della catena alimentare. Riscoprire una terra, che purtroppo un tempo era poco amata perfino dagli stessi montanari, una landa di frontiera attraversata da contrabbandieri e briganti. Marca di confine tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana. Senza dimenticare, in tempi più recenti, le barbarie della Seconda Guerra Mondiale. Eventi spesso tragici che hanno segnato le genti di queste montagne che poco a poco hanno voltato le spalle alla loro terra, per raggiungere la grande pianura in cerca di fortuna. Questa è lo spirito del treno trekking, far riscoprire le bellezze e le eccellenze che sono vicino alla nostra città. Un‘idea abbracciata immediatamente dalla Provincia di Bologna, che ha sempre creduto in questa iniziativa e che fattivamente collabora, stampando e distribuendo il programma d tutte le attività. Sergio tiene anche a precisare che tutto questo richiede un impegno notevole. Uno sforzo che va ben oltre il semplice andar per monti. 18 146 ANNI DI FERROVIA PORRETTANA Servono sempre nuovi accompagnatori, preparati e disponibili, senza dimenticare la costante attività di manutenzione che la rete di sentieri richiede. Un lavoro per mantenere in ordine una fitta rete di antichi tracciati, eredità dei nostri avi, che subisce annualmente l’attacco degli agenti atmosferici, ed ora, anche della ritrovata presenza di escursionisti. Sergio insiste sull’argomento, sottolinea la difficoltà e la lentezza di un ricambio generazionale, che lascia, ad un manipolo di ardimentosi sempre più ristretto, l’incombenza di un lavoro gravoso. Anche se negli ultimi anni, nelle difficoltà, si intravedono timidi segnali di speranza. Ad un’iniziale utenza più matura, si stanno pian piano aggiungendo frequentazioni più giovani fatte di universitari, turisti ed anche qualche straniero. Una conoscenza reale di un territorio che deve ridiventare patrimonio di tutti. Con l’aiuto del CAI. BINARI VISTA FIUME Siamo soliti considerarla una linea secondaria, una ferrovia di serie B. La Porrettana ci svela invece un passato illustre, una storia poco nota, tutta da raccontare. La Strada Ferrata dell’Italia Centrale fu il primo collegamento ferroviario attraverso l’appennino settentrionale e collegò il nord asburgico con l’Italia centrale. Il progetto fu fortemente sostenuto dagli Austriaci, intenzionati ad espandere la propria egemonia politico militare in Italia. Venne preferito il progetto ideato dall’ingegnere Cini che prevedeva il collegamento tra Bologna e Pistoia, il valico dell’appennino nei pressi di Pracchia e la discesa verso Bologna lungo il corso del fiume Reno. Nel 1864 la linea fu terminata e per l’epoca fu un’opera colossale, con 47 gallerie e 35 ponti. I costi furono esorbitanti, superiori perfino a quelli per la linea alpina del Frejus. Fu inaugurata nello stesso anno alla presenza del re d’Italia Vittorio Emanuele II e per i tempi prevedeva soluzioni ingegneristiche all’avanguardia, grazie all’opera dell’ing. J.L.Prochte, ideatore di una galleria elicoidale di 2727 metri che permetteva di superare le pendenze importanti sul versante toscano. Pendenze che costituirono il vero tallone d’Achille dell’intero progetto e non permisero mai di sviluppare il volume di traffico inizialmente sperato. Con l’apertura della direttissima, iniziata 1913 e terminata nel 1934, la ferrovia Porrettana venne retrocessa al solo traffico regionale. Il colpo di grazia le fu dato durante la seconda guerra mondiale, quando le truppe tedesche in ritirata, fecero brillare 29 ponti, 8 gallerie e oltre 50 km di binari. Al temine del conflitto fu ricostruita a tempo di record e nel 1949 venne riaperta ma non riguadagnò l’antico prestigio, rimanendo relegata al traffico locale. Stefano Chiorri 19 Pendolare dalla città ai monti UN PASSO DOPO L’ALTRO di Marco Tamarri Quando l’amica Elena mi ha proposto di scrivere un “pezzullo” sul treno devo dire che sono stato molto contento, ma anche preoccupato perché per l’amore che ho per il treno e in particolare per il trenino che collega Bologna a Porretta Terme, la città ai monti, lo spazio a disposizione è troppo limitato. Proverò a dare qualche suggestione su quanto sia importante questo trenino e quale grande fortuna, a mio modesto modo di vedere, hanno i viaggiatori che possono prenderlo quotidianamente. Io sono fra questi fortunati. Ogni mattina salgo alle 7,20 a Casalecchio di Reno per andare a lavorare a Porretta Terme. Già l’arrivo alla piccola stazione di Casalecchio è un’ emozione, qui lavora, alla biglietteria, Francesca, ovvero la prova vivente di come devono funzionare i servizi all’utenza, sempre sorridente, precisa, capace di proporre le soluzioni più vantaggiose per i viaggiatori, con lei la giornata inizia in “Do maggiore”. E poi l’attesa dell’arrivo del treno, la sala d’aspetto che per me si trasforma in una ideale sala di lettura; confesso che a volte arrivo anche mezzora prima dell’arrivo del mio treno per perdermi nell’ultimo romanzo che sto leggendo. Il piacere della lettura continua sul treno, ma qui si manifesta anche il piacere di ascoltare i discorsi dei viaggiatori seduti accanto o negli scompartimenti vicini. L’ora necessaria per arrivare a Porretta è per me un’ora recuperata alla vita, al piacere, non certo un semplice spostamento tra casa e lavoro. Mentre il trenino sale galleria dopo galleria, si avvicina un momento per me sempre emozionante, quando all’improvviso si annuncia davanti ai tuoi occhi la maestosa parete est del Corno alle Scale, bianca d’inverno, verde in primavera, gialla in estate dai mille colori in autunno, ma sempre maestosa e magnifica. Lo confesso: a volte quando la vedo apparire mi commuovo fino alle lacrime! D’altra parte è sempre su questo trenino che il “Maestrone” Francesco Guccini ha composto una delle sue più belle ballate, Incontro: “e pensavo dondolato dal vagone, cara amica, il tempo prende il tempo da”... Il treno è anche un luogo magico per gli incontri; a cominciare da quello che ogni mercoledì, con assoluta precisione, va in scena : i camminatori del CAI, che salgono per le loro passeggiate. Quando li vedo provo un po’ di invidia, soprattutto se la giornata si annuncia soleggiata; io devo andare al lavoro e loro, da buoni pensionati capaci di godersi al meglio il meritato riposo, vanno a faticare sulle nostre montagne, usando un mezzo ideale per avvicinarsi alla rete sentieristica, che con grande competenza viene gestita dalla sezione CAI dell’Alto Reno. Ma sempre per parlare di incontri, alla sera mi capita spesso di rientrare con le badanti che tornano in città, quanto sono simpatiche e allegre! Anche se, magari, alcune di loro, dopo una giornata di lavoro a fianco dei nostri anziani, devono anche affrontare una notte di assistenza per qualche ammalato; come fanno ad avere tanta energia? E come fanno a conservare il buon umore nonostante tutto? Quando sono fortunato sul treno incontro anche un gruppo di amici : il magistrato, il cancelliere, il dottore, il geologo. Con loro il viaggio diventa ancora più divertente, veloce, coinvolgente. In senso assoluto il trenino per Porretta è importante. Lo è stato per la storia d’Italia a partire dalla sua nascita, 1864, quando il progettista J.L.Protche realizzò la Transappennina che unì il Nord con il Sud. Lo è stato in innumerevoli occasioni: mi piace ricordare qui l’originale progetto musicale dedicato al paesaggio sonoro realizzato nel 1978, proprio sulla tratta Bologna Porretta Terme, dal Maestro John Cage, progetto che segnò un vero e proprio spartiacque nella cultura musicale dell’epoca... E ancora oggi il treno per Porretta è importante; è il modo migliore per iniziare un’ escursione, una camminata, un viaggio. Concludo con una affermazione che potrebbe, giustamente, irritare i pendolari della ferrovia Porrettana, ma abbiate pazienza è la mia assoluta mancanza di obiettività, comunque a me il treno sembra sempre in orario e devo dire che quando arriva quello su due piani, che abbiamo deciso io e il mio amico Lucio, altro compagno di viaggio, di chiamare IL REX, ci sembra che il livello di confort e efficienza sia quasi assoluto. 20