Dieci anni senza Wojtyla, il Papa di tutti

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Dieci anni senza Wojtyla, il Papa di tutti
Anno III - Numero 78 - Giovedì 2 aprile 2015
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Al Senato
Inps
Turismo
Anti-corruzione, torna
il falso in bilancio
Pensioni d'oro:
il rebus di Renzi
La Pasqua triste
e sporca della Sicilia
Colosimo a pag. 2
a pag. 4
Fruch a pag. 9
VERSO LE ELEZIONI REGIONALI MENTRE SI MOLTIPLICANO IN TUTTO IL PAESE INCHIESTE DEVASTANTI SU UNA POLITICA PEGGIORATA DI QUALITÀ
di Francesco Storace
T
rasparenza impone di dare la sveglia agli smemorati. Compreso chi
finge di non aver
capito che cosa sta succedendo in Italia. Nel Belpaese
accade che siamo nel pieno
di una rivoluzione giudiziaria,
estesa territorialmente, nessuna latitudine è risparmiata
dalla tempesta.
Succede perché la politica
è complessivamente peggiorata di qualità; aumentano
i reati gravi, a turno vengono
colpiti i vari schieramenti. Il
presidente del consiglio si
vanta di norme anticorruzione che ottengono il primo
via libera parlamentare, ma
chissà quando entreranno in
vigore e con quale efficacia.
Domanda: bastano le leggi
per fermare la corruzione?
Le leggi bloccano, quando
funzionano, i ladri, ma i reati
sono già commessi in quel
caso. E si aprono le porte
del carcere. C’è bisogno di
una medicina “politica”. C’è
bisogno di una politica in
grado di tornare credibile
agli occhi delle comunità
che guardano attonite lo
spettacolo, davvero deprimente.
Ora, quello che fa la sinistra
poco mi interessa. O meglio, mi
preoccupa per l’Italia perché ormai
il Pd è il partito-stato che domina il
paese. Ma non si intravede una strategia alternativa dalla nostra metà
campo.
LA
SVEGLIA
telefonata, una stretta di
mano, un incontro anche fortuito potrebbero compromettere anche la persona
più onesta nell’immaginario
collettivo (se penso a quante
ne ho dovute subire...): all’Italia manca proprio la destra. E tutti insieme dobbiamo
ricostruirla.
Si deve reincontrare gente
che non si parlava da anni;
perché solo uniti si possono
andare a riprendere nelle
case amici perduti che non
ne volevano sapere più.
Dobbiamo tornare ad amare
l’Italia più di noi stessi. E
questo spiega agli increduli
della rete perché ho fatto
quell’annuncio a favore di
Fratelli d’Italia, senza accordi, senza trattative, certo
con il gradimento di Giorgia
Meloni, ma non c’è stata ancora neppure l’occasione
di uno scambio di idee.
Quando le volontà si incontrano su un percorso finalmente unitario, non servono
le parole, ma i fatti.
Se Fratelli d’Italia potrà essere il futuro della destra,
molto dipenderà dalle elezioni regionali di fine maggio. E sarebbe stato un delitto assistere alla partita dalla finestra, in attesa di giugno. Se il modello funziona,
non serve costruire altro.
Guai a sperare il contrario. Se facciamo tutti il nostro dovere, la rappresentanza di valori nostri, a partire da una legalità non parolaia,
diventerà una certezza. A prescindere da chi sta in poltrona.
La scelta a favore di Fratelli d'Italia serve a risvegliare una destra che da
troppo tempo manca ad una nazione sempre più in crisi, morale innanzitutto
Se nei giorni scorsi ho annunciato
che al comitato centrale de La Destra
- il prossimo 19 aprile - proporrò il
sostegno alle elezioni regionali al
movimento di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, è
perché occorre spiegare ai cittadini
che una crisi politica dagli esiti imprevedibili non può vedere chi ha
l’ambizione di rappresentare un
pensiero - spesso comune - continuamente in lotta all’interno del
proprio confine di gioco. Mai come
ora manca un progetto politico per
l’Italia. Che parta dall’affermazione
di un’etica vera.
Ancora una volta dobbiamo dirlo,
pur nella consapevolezza che una
BERGOGLIO LO RICORDA CON TENEREZZA, MA SUBITO SCATTANO INUTILI PARAGONI
UN PAESE SULL'ORLO DELLA GUERRA CIVILE
Dieci anni senza Wojtyla, il Papa di tutti
di Igor Traboni
BAGNO DI SANGUE TURCO
Vignola a pag. 6
ANCORA FALLE NEL SISTEMA SANITARIO D'EMERGENZA
LAZIO: IL 118 SI SPEGNE
Sarra a pag. 5
P
apa Wojtyla se ne andava
giusto dieci anni fa, la sera
del 2 aprile del 2005, per
entrare per sempre nei cuori di
tanti, praticamente di tutti, anche
dei non credenti. E ieri, Papa Francesco lo ha ricordato così, durante
il saluto finale all’udienza del mercoledì: “Il suo esempio e la sua
testimonianza sono sempre vivi
tra noi. Cari giovani, imparate ad
affrontare la vita con il suo ardore
e il suo entusiasmo; cari ammalati,
portate con gioia la croce della
sofferenza come egli ci ha insegnato; e voi, cari sposi novelli,
mettete sempre Dio al centro,
perché la vostra storia coniugale
abbia più amore e più felicità”.
Parole toccanti, che riportano nell’immediato
l’essenza del pontefice polacco, il più popolare in assoluto – anche se non è certo il
caso di star qui a buttar giù una classifica
celeste – tra i Papi contemporanei.
Il gusto di stare in mezzo alla gente, e
l’amore che la gente gli dimostra, certo
non difettano a quest’ultimo successore di
Pietro pure venuto da lontano, eppure i
due Pontefici continuano a sembrare un
po’ diversi tra loro. La popolarità di San
Giovanni Paolo II era probabilmente più
“immediata”, meno costruita su altari tanto
mediatici quanto profani. Gli stessi che
stanno cercando di metter su
questo parallelismo tra due Pontefici sicuramente diversi, ma
a tutto vantaggio di Bergoglio.
E’ capitato di leggere, non più
tardi di due giorni fa, ad esempio, una cronaca di Repubblica
– il giornale che più di altri si
vuole ‘bergogliano’ – sull’imminente decennale della morte
di Wojtyla e sulla (presunta,
assai presunta) scarsa considerazione che il ricordo starebbe
suscitando tra i ‘Papa boys’, la
generazione venuta su a pane,
rosari e giornate mondiali dei
giovani. Questi ragazzi sono
cresciuti – era in pratica l’assunto – e non solo anagraficamente, e ora stanno ‘dalla parte’
di Francesco. Ecco: riflettere
sulla popolarità è un conto (lo si è fatto a
lungo con Benedetto XVI, ad esempio, e il
povero teologo tedesco ha sempre perso il
confronto con predecessore e successore),
cercare di dare anche a questa una veste
poco talare ma assai ‘politica’, è un altro
paio di maniche.
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IL SENATO HA APPROVATO IERI IL DISEGNO DI LEGGE, CHE ORA PASSA AL VAGLIO DELLA CAMERA
Anti-corruzione, una legge“ad partitum”
Il falso in bilancio torna ad essere un reato, con le pene più severe d’Europa. Ma restano le norme di non punibilità
di Federico Colosimo
essuno scossone, la maggioranza di Renzi va avanti
da sola: l’aula del Senato
ha approvato il ddl anticorruzione con 165 sì, 74
no e 13 astenuti. A favore hanno
votato Pd, Area popolare, Autonomie-Maie-Psi. Contrari Forza Italia,
M5S e Gal. Astensione dalla Lega
nord.
Un disegno di legge che riesuma il
falso in bilancio. Qualcosa che nel
2002 venne bollata come una delle
prime leggi “ad personam” per mandare assolto l’allora premier Silvio
Berlusconi in un processo milanese
per quel crimine. Stiamo parlando
appunto del falso in bilancio, dichiarato 12 anni fa come “incostituzionale”
e che adesso torna ad essere un
reato. Ma al governo non c’è più il
centrodestra dell’ex Cav, ma il “nuovo” centrosinistra di Renzi. Polemiche
messe a tacere con una immediata
– e risicata - approvazione. Depotenziato allora, rivisto nel 2005, torna
in auge: con poche eccezioni.
Nella nuova formulazione le pene
per le “false comunicazioni sociali”
prevedono da 1 a 5 anni di reclusione.
Bocciati gli emendamenti di Sel e
Lega che promuovevano di alzare
le soglie da 2 a 6 anni, modifica che
avrebbe reso possibile l’uso delle
intercettazioni. Con il Pd dunque in
N
salvo. Nessuna indagine
per le aziende non quotate
in Borsa, tra le quali le
“cooperative” rosse –
sempre più sotto inchiesta
- e tutte le altre fondazioni
accusate dall’opinione
pubblica di far girare milioni e milioni di euro.
Non si dovrà provare di
aver alterato il mercato o
di aver prodotto un danno
alla società quando si rappresentano situazioni non
vere nei bilanci. Approvato
anche il discusso articolo
10 del decreto sull’anticorruzione, che prevede
un inasprimento delle
pene per false comunicazioni delle “spa” non quotate: si rischia la reclusione
da 3 a 8 anni. E ancora,
quello sulla condanna per
i fatti di lieve entità, per i
quali sono previsti dai 6
ai 36 mesi. Altro giro altra
corsa. Passa anche l’articolo 11, con sanzioni pecuniarie per le “bugiarde”
dichiarazioni per tutti i tipi
di società. Con i vertici
che se dovessero incorrere nell’illecito saranno costretti a
pagare dalle 200 alle 600 quote.
In controtendenza al depotenziamento attuato al tempo da Berlusconi
la legge, come già detto, annuncia
fino a 8 anni di galera. Si tratta della
più alta in Europa. Una norma che
elimina le soglie quantitative e include
perfino le holding di controllo e chi
raccoglie risparmio. Ma mantiene
quelle norme di non punibilità che
erano state introdotte proprio dal
centrodestra. Un paradosso. Come
quello che questo nuovo falso in bilancio viene approvato dentro una
legge anticorruzione.
PRIME FRIZIONI IN AULA SUL RUOLO DELLE COOP E LA POSSIBILITÀ DI PRODURRE REDDITO NEL VOLONTARIATO
Terzo settore a rischio “mafia capitale”
I
nizia il dibattito sulla Delega
al Governo per la riforma del
Terzo settore e numerose voci
di dissenso cominciano a levarsi,
peraltro non solo dall’area d’opposizione. La deputata di Area
popolare Paola Binetti, componente commissione Affari sociali,
fa rilevare un rischio da “scandalo
cooperativo” nella riforma del
governo Renzi. “C’è qualche ri-
serva, che riguarda soprattutto
l’art. 4, dove si delinea un nuovo
ruolo dell’impresa sociale. Una
figura giuridica ibrida, che mette
insieme la finalità ''sociale'' e la
possibilità di distribuire utili, cioè
di essere almeno in parte profit
e di remunerare il capitale investito. Il rischio di questa riforma
è lo schiacciamento dell’esperienza partecipativa e sociale del
terzo settore sulla dimensione
imprenditoriale e privatista dei
cosiddetti mercati sociali, spesso
dipendenti dallo stesso sistema
politico. I rischi sono tanti, come
hanno evidenziato le vicende di
''mafia capitale'' e della Cooperativa 29 giugno”.
Anche altri aspetti della legge
delega trovano fieri oppositori in
aula. “L’apertura del servizio
civile agli extracomunitari è al di
fuori di ogni logica e produrrà
uno spreco catastrofico di risorse”, denuncia il deputato Davide
Caparini, della Lega Nord, che
parla di “ennesimo, e dannoso,
strumento usato per alimentare
il mercato dell’invasione. Non
può esserci servizio civile senza
cittadinanza, senza condivisione
di un percorso di integrazione e
dei valori fondanti della nostra
società e del volontariato”. Caparini ha anche proposto il ritorno
alla ''Authority per il volontariato''
per sottrarre al "centralismo del
governo" il controllo sul terzo
settore, che “fino ad oggi non si
è nemmeno reso conto dei traffici
delle pseudo-coop sociali coinvolte nell’inchiesta mafia capitale”.
E, a proposito di accentramento:
“L’istituzione di un unico registro
nazionale delle associazioni di
volontariato (rispetto agli attuali
registri regionali) è in aperto contrasto con le richieste formulate
dai territori in sede di conferenza
stato-Regioni e dà l’idea della visione ''verticistica'' che muove
la riforma”. Il parlamentare del
Carroccio ha rivolto le sue critiche
anche contro la “mercatizzazione
delle imprese sociali”, che “svenderà il patrimonio sociale di un
Paese”, per inseguire il “modello
americano, lontano anni luce
dalla nostra storia”.
R.V.
LA PATATA BOLLENTE PASSA NELLE MANI DELLA GIUNTA DELLE IMMUNITÀ. L’ESPOSTO È STATO PRESENTATO DA BUEMI (PSI) E ALTRI
Bagarre “Sblocca Italia”, la Procura indaga sui 5 stelle
Grasso difende i grillini: “Ho chiesto che il procedimento e la convocazione di testimoni
non abbiano ulteriore seguito”. I pentastellati avrebbero impedito il voto ad alcuni colleghi
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-----------------Autorizzazione del Tribunale di Roma
n° 286 del 19-10-2012
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IL PURGATORIO NEL GRUPPO MISTO DELLA DEPUTATA ROMANA DIMESSASI DAL NCD È DURATO DUE MESI
Saltamartini, abbraccio alla Lega dei Popoli
Salvini promette: verrò a Garbatella. E Sel già comincia con le minacce
di Robert Vignola
ue mesi al Gruppo Misto,
fino alla decisione: aderire
alla Lega dei Popoli di Salvini, esserne presumibilmente il perno nella Capitale. “Salvini è l’unico fronte aggregativo nel perimetro del centrodestra in grado di mettere insieme
le parti migliori. Sentivamo la mancanza di una casa comune”, ha detto
l’ormai ex deputata di Ncd Saltamartini in conferenza stampa a palazzo Madama. “E con ''Noi con Salvini'' possiamo dare risposte alla reali
esigenze e ai reali problemi degli
italiani”, ha aggiunto.
Dal canto suo il leader leghista annuncia che presto crescerà anche il
gruppo della Lega Nord alla Camera
e che le adesioni arrivano da molte
realtà locali. “Ci sono molte richieste
di venire con noi, che vanno dal Nord
a Sud, con contributi sui territori,
dalla Puglia alla Sicilia alla Campania.
Siamo un cantiere aperto”, spiega,
non senza registrare che il gruppo
alla Camera “crescerà ulteriormente
perché ci sono tante richieste di farne
parte. C’è chi perde pezzi…”.
Ciò del resto avviene anche ai livelli
amministrativi periferici della capitale,
dove il gruzzolo di portabandiera
sul territorio cresce fino a 40 adesioni
di consiglieri municipali. Otto quelle
ufficializzate ieri mattina al Senato
nel corso di una conferenza stampa.
D
Altre, spiegano fonti del Carroccio,
saranno presentate a breve.
Accanto a Barbara Salmartini si
schierano da subito i consiglieri
Luigi Servilio e Valentina Bellini del
primo municipio, Andrea Signorini
e Sara De Angelis del secondo municipio, Emanuele Amici del sesto
municipio, Matteo Mariani del quarto
municipio, Massimiliano Ciccocelli
del quinto municipio, Andrea Baccarelli dell’ottavo. Si tratta di un primo
drappello di un gruppo molto più
vasto. Il coordinatore per il Sud di
''Noi con Salvini'', il senatore Raffaele
Volpi, dice di avere già pronte le
adesioni di altri 30 consiglieri municipali a Lega dei Popoli. La presentazione dovrebbe avvenire con
una manifestazione pubblica prima
delle regionali.
Intanto però proprio questa sfida romana, come accaduto anche altrove,
può essere foriera di tensioni. Salvini
ha lanciato un tour di tutti i municipi.
“Matteo devi venire a Garbatella, è
pieno di comunisti”, lo invita Baccarelli. “Lo so che è pieno di coglioni.
Ma un volantinaggio al mercato lo
vengo a fare volentieri”, la sua risposta. Che ha infiammato l’estrema
sinistra romana, sempre alla ricerca
di uno spauracchio per convincere i
propri riluttanti militanti a scendere
in piazza. “Matteo Salvini riceverà a
Garbatella lo stesso trattamento di
Alemanno. Sconsigliamo vivamente”,
ha avvertito con un minaccioso “cin-
guettio” il capogruppo al Campidoglio di Sel, Gianluca Peciola. Al netto
del per niente distensivo tono usato
dal leader leghista, un riferimento
alle inqualificabili gazzarre dei centri
sociali che l’uomo al governo della
città poteva tranquillamente risparmiarsi. Speriamo che la stupidità non
sia contagiosa.
DOPO L’ADDIO SUO E DI SANDRO BONDI, LA SENATRICE INCROCIA LE ARMI DIALETTICHE CON GIOVANNI TOTI
Forza Italia: i panni sporchi si lavano in tv
Il consigliere del Cav: “Dovrebbero dimettersi”. La Repetti: “Ai 60 di Alfano non lo ha chiesto”
on chi ce l’avevano Bondi
e Repetti quando hanno
sollevato dubbi sul “cerchio” magico attorno a Berlusconi. Excusatio non petita, dicevano i Romani (non Antonio…). Ed ecco che ieri mattina
Giovanni Toti, consigliere di
Silvio Berlusconi ed eurodeputato Forza Italia, con qualche
dichiarazione a ''La telefonata''
ha acceso le inevitabili micce
già innescate. “Mi dispiace per
Sandro Bondi, volto storico di
Forza Italia, che per questo
partito ha fatto molto. Ma chi
non si riconosce più nel partito
che lo ha eletto dovrebbe dimettersi anche dal Parlamento
dove viene pagato dai cittadini.
Non è il miglior comportamento che un politico dovrebbe tenere, ma è una cosa che
non riguarda solo lui”.
Apriti cielo! Subito Manuela
Repetti, compagna di vita e
di scelte politiche dell’ex ministro, ha dato fuoco alle polveri. “A Toti che dice, riferendosi a me e al senatore Bondi
che ci siamo dimessi da Fi
per passare al gruppo misto,
che per coerenza dovremmo
dimetterci da senatori, vorrei
far comprendere la totale illogicità delle sue parole: non
mi pare di averlo sentito fare
C
le stesse considerazioni quando più di 60 parlamentari sono
usciti da Forza Italia prima di
noi per formare un altro gruppo che lo stesso Toti rincorre
tutt’oggi per fare alleanze; mi
pare chiaro a tutti che in Fi ci
siano problemi oggettivi con
faide interne e regolamenti
di conti, di cui Toti fa parte,
mentre noi, proprio per l’affetto
per il presidente Berlusconi,
non vogliamo parteciparvi;
infine, mi sento assolutamente
coerente col mandato degli
elettori proprio uscendo da
un partito che è profondamente cambiato rispetto agli
ideali a cui si è ispirato”.
Pochi giri delle lancette sull’orologio è Toti è già in un’altra finestra televisiva, della
quale approfitta per controbattere alla stoccata della Repetti. “Ritengo Forza Italia un
partito accogliente e democratico. Posso accettare le critiche di chi ci si affaccia e
non ci si trova per le regole
del partito. Ma da parte di
chi ha esercitato quelle regole
per alcuni anni e scopre che
quelle regole non vanno più
bene, mi sembra un ripensamento tardivo. Cambiare
casacca già di per sé non è
onorevole- ha poi osservato
in generale Toti- Se uno lo fa,
dovrebbe dimettersi anche
da rappresentate parlamentare della gente che lo ha votato per fare quello. Mi risulta
più disdicevole se viene fatto
dando lezioni di moralità, di
etica e di politica. Questo lo
trovo al di là del bene e del
male. Se uno non si trova più
in un partito, può non avere
il coraggio di dimettersi da
parlamentare, io giustifico tutto. L’uomo è fragile di natura.
Ma che mi diano anche lezioni di vita mi sembra eccessivo”.
Ma proprio ad Agorà è la
stessa senatrice a ribattere.
“Toti avrebbe dovuto rivolgerci parole più rispettose.
Questo livello di battute mette
ancora più in rilievo la situazione di Forza Italia e il livello
del cerchio magico che c’è
nel partito. Ci sono cerchi magici e cerchi magici: se il Pd
ha Delrio, Forza Italia ha Toti”.
Secondo la senatrice Repetti,
il punto è che “Berlusconi ha
fatto l’errore di delegare a
persone che non hanno né
l’autorevolezza, né il consenso
del resto del partito. Purtroppo
hanno preso piede approfittando del momento di difficoltà
del presidente”.
R. V.
DALLA GIUNTA DELLE IMMUNITÀ L’OK A PROCEDERE
Caso Aldrovandi: Giovanardi
adesso rischia il processo
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R. V.
4
Giovedì 2 aprile 2015
ATTUALITA’
DA UNA PARTE IL PRESIDENTE DELL’INPS DALL’ALTRA IL COMMISSARIO DELLA REVISIONE ALLA SPESA
Pensioni d’oro, Renzi non sa a chi dare retta
Boeri vuole prelevare dagli anziani ricchi per dare ai più poveri garantendo omogeneità. Ma Gutgeld,
consigliere economico del premier, ha già messo il suo veto alla questione. Chi la spunterà?
SULLA LEGGE ELETTORALE
Volano altri stracci nel Pd
Bersani: “Offesi da Matteo”
S
di Federico Colosimo
P
relievo forzoso sulle pensioni d’oro, Inps e governo
passano all’incasso? Impazza il metodo Tito Boeri
(a sinistra nella foto), con
l’istituto nazionale di previdenza
che vuole prelevare dagli anziani
più ricchi per dare ai più poveri. O
per lo meno dagli italiani ‘senior’
che ricevono un assegno molto alto
rispetto ai contributi versati.
Questioni di equità, sottolinea il
nuovo presidente. Che entro il mese
di giugno presenterà le sue proposte
- già illustrate al premier Matteo
Renzi - per garantire uniformità. Idee,
dunque, perché l’Inps non ha potere
legislativo e toccherà poi al parlamento decidere. Ma la filosofia di
fondo è questa, consigli che possano
garantire più uguaglianza volti “a
non fare cassa”. Ci tiene a specificarlo
l’economista.
L’ipotesi è quella di chiedere “a
queste persone di poter dare qualcosa per contrastare la povertà, soprattutto nella fascia 55-65 anni. Vogliamo per queste generazioni - ha
spiegato nell’intervista rilasciata a
Ballarò - trovare un modo per ‘arrestare’ la miseria e dare la possibilità
di andare in pensione prima e in
modo sostenibile”.
Il numero uno dell’Inps, a tutto tondo,
ha reso noto che dal 1° maggio
verrà data la l’opportunità agli italiani di poter sapere quali saranno
le loro “buste paga” future. Tutti potranno decidere di cambiare retribuzioni e contributi.Valutando anche
quanto tutto questo avrà effetti sulle
pensioni. Si parte dai giovani, dagli
“under 40”. Poi la platea verrà allargata e nel 2016 l’operazione sarà
estesa pure ai lavoratori dipendenti
pubblici e agli iscritti alle gestioni
speciali presso l’Inps.
Concetti che vanno in disaccordo
con quelli espressi da Yoram Gutgeld
(a destra nella foto), nuovo commissario della revisione della spesa,
che solo poche ore prima sottoli-
enza fine le polemiche nel Pd dopo
la direzione dell’altra sera e la decisione
di Renzi di passare alla
conta, con la minoranza
che al voto non ha partecipato. Ora fa discutere
un colloquio di Pier Luigi
Bersani con 'Repubblica'
nel quale l'ex segretario Dem critica
aspramente, anche se non è la prima
volta l'atteggiamento di Matteo Renzi
sulla legge elettorale e avverte che sul
provvedimento il governo non ha i
numeri, neppure in commissione Affari
costituzionali della Camera dove il testo
è in discussione: “Ne dovrà sostituire
tanti di noi per arrivare al traguardo. E
se continuerà a fare delle forzature, io
stesso chiederò di essere sostituito. Noi
abbiamo detto: concordiamo alcune mo-
neava come la decisione della politica fosse quella di non toccare le
pensioni.
Differenza di vedute e nessuna unità
di intenti. Una bella gatta da pelare
per Renzi, che dovrà decidere se
adottare il metodo Boeri o quello
del suo consigliere economico. Un
difiche e poi votiamo
l'Italicum tutti insieme
sia alla Camera sia al
Senato. E Renzi che
dice? Non mi fido. Ho
trovato questa risposta
offensiva, molto più di
tante battutine personali
che riserva a chi dissente. Non mi fido di
Berlusconi , lo puoi dire. Ma se non ti
fidi del tuo partito, è la fine".
Seccata la replica del presidente del partito, il filo renziano Matteo Orfini: "Immaginare che si possa spaccare il Pd su
una richiesta di modifiche marginali all'Italicum, dopo che anche su sollecitazione di Bersani è stato completamente
riscritto, lo trovo incredibile e incomprensibile. Non vorrei che per ragioni
strumentali si creasse tensione nel Pd",
conclude Orfini.
vero e proprio Guru per il Rottamatore, costretto probabilmente a
ignorare le direttive del bocconiano.
Finito solo un anno fa al centro del
toto-ministri e in corsa, fino al rush
finale, per il dicastero dello Sviluppo
Economico. “Bruciato”, all’ultima
curva, da Federica Guidi.
IL NUOVO EDITORE: “HO VOTATO GRILLO”. MA PROPRIO I 5 STELLE ADESSO LO ATTACCANO
“L’Unità” torna tra veleni e polemiche
I
l ritorno in edicola dell’Unità
è imminente, probabilmente sabato 25 aprile, secondo
quello che è l’auspicio anche
del nuovo editore Guido Veneziani: “Per riuscirci ho provato
a indossare la tuta di Capitan
Power, ma non so se basterà”,
ha detto lo stesso Veneziani (a
capo di un gruppo che manda
in edicola riviste di gossip)
dopo il via libera del Tribunale
fallimentare di Roma al salvataggio della testata già Pd, Ds
e antenati vari, fino al Pci.
In realtà, dopo nove mesi (l’Unità
ha sospeso le pubblicazioni il
1° agosto scorso) la testata dovrebbe tornare in edicola ma
profondamente cambiata e con
un editore la cui fede dem non
è proprio un marchio di fabbrica. Lo stesso Veneziani, al
Fatto quotidiano ha infatti ammesso di aver votato Grillo alle
ultime elezioni, senza esserne
pentito “però – ha aggiunto
tanto per cercare di non perdere
di vista almeno lo zoccolo duro
dei lettori del giornale - non
sono uno impegnato nelle vicende politiche. Il mio era un
voto di protesta. Oggi però voterei per Renzi. Sta portando
avanti un rinnovamento politico
che incide sul sociale, e in maniera veloce”.
Renzi forse, insomma, ma Gramsci – che il giornale lo ha fondato
– proprio no: “Se il giornale ha
chiuso è perché non incontrava
più il gusto della gente, non interessava cosa si scriveva: non
si può portare avanti un rendiconto nostalgico di tempi che
non esistono più”. Morto e risepolto sotto la storica testatina
dell’Unità, insomma.
Lo stesso Fatto quotidiano, che
qualche migliaio di copie potrebbe comunque vedersele
rosicchiate dal ritorno dell’Unità,
dà poi conto di altri problemi
del nuovo editore e della tipografia di Alba, nel Cuneese,
che stampa anche Famiglia Cristiana. Ma il giornale diffuso
nelle parrocchie la settimana
scorsa ha rischiato di non uscire,
a causa del distacco dell’elettricità all’utenza della Roto Alba.
“Nessun problema finanziario,
solo un problema tecnico”, si
è comunque affrettato a spiegare Veneziani. Ma all’editore
sono anche i conti politici che
non tornano: nonostante l’accennata professione di voto
grillina all’ultima tornata, ieri
proprio i 5 stelle lo hanno attaccato. E pesantemente: "A
breve Renzi avrà un altro volantino con cui fare propaganda
e lo pagheremo anche noi. Il
quotidiano che vanta il record
di fondi pubblici riservati ai
giornali di partito, 152 milioni
di euro in 24 anni, tornerà ad
infestare le edicole il 25 aprile”,
ha scritto il deputato Giorgio
Sorial su facebook, aggiungendo: "Se da una parte c'è ovviamente da essere felici per la
riassunzione della redazione,
dall’altra c’è la consapevolezza
che probabilmente l'Unita' continuerà a fare schifo. Qualcuno
ha dimenticato quei bei titoloni
sul M5S quando ci davano degli
squadristi? L''editore sarà Guido
Veneziani che pubblica Vero,
“PENALIZZATE LE FASCE DEBOLI”
Riforma banche Popolari:
i gesuiti attaccano il governo
N
ell'attuale situazione di crisi, l'approvazione, da parte
del Parlamento, del decreto del Governo sulle banche
popolari rischia di penalizzare
proprio le fasce più deboli della
popolazione. La scelta politica,
oltre a esprimere la mancanza
di sensibilità verso la finanza
cooperativa, introduce un limite
alla libertà di organizzazione
d''impresa che non ha uguali
negli altri Paesi europei". Ad affermarlo è la Civiltà Cattolica, la
prestigiosa rivista dei gesuiti –
ordine religioso cui appartiene
anche Bergoglio - in un articolo
di padre Francesco Occhetta.
“In Paesi come Olanda, Francia,
Germania, Austria e Finlandia esistono banche a voto capitario –
si legge nell’articolo - in cui il
socio ha un voto indipendentemente dal numero delle azioni
Stop, Miracoli, Vero Cucina,
Confessioni Donna. Il Pd controllerà il 5% tramite la Fondazione EYU (Europa-YoudemUnità) e il direttore lo sceglierà
Renzi (come per la Rai) e tanti
saluti alla neutralità".
A proposito, per la scelta del
possedute, come le banche di
credito cooperativo o popolari,
con capitalizzazioni ben oltre la
soglia degli 8 miliardi di euro. Le
grandi reti cooperative internazionali hanno dimensioni molto
superiori agli 8 miliardi di euro e
operano su territori molto vasti".
"In Germania, per esempio, il Governo -prosegue la rivista dei gesuiti- è intervenuto per capitalizzare
con fondi pubblici (centinaia di
miliardi) le banche popolari, che
hanno avuto prestazioni molto
peggiori di quelle italiane. Se
per la cancelliera tedesca, Angela
Merkel, le banche a voto capitario sono un cardine dell''economia sociale di mercato, con
il decreto sulle banche popolari
non e'' risultato essere lo stesso
per il Governo italiano, intenzionato a porre fine alla loro
esperienza".
direttore è questione di ore e
in pole resta Stefano Menichini,
già al vertice di Europa, il quotidiano ex Margherita poi defunto una volta entrato nell’orbita
Pd, ed onnipresente nei talk
politici in tv.
Igor Traboni
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FERMO PER QUATTRO ORE LA NOTTE SCORSA IL SISTEMA INFORMATIVO DI GESTIONE DEI SOCCORSI. OPERATORI COL TACCUINO
Blackout al 118, se accadesse col Giubileo?
Sull’increscioso fatto, già avvenuto in passato, Francesco Storace ha presentato un’interrogazione
al presidente della Regione. E attacca la Direzione dell’Ares: “Perché si è ripetuto?”
ome è possibile che si sia verificato
un blocco di circa quattro ore del sistema informatico di gestione dei
soccorsi alla centrale operativa del
118 di Roma? Perché? Domande poste da Francesco Storace, vicepresidente del
Consiglio regionale e leader de La Destra,
che ha denunciato l’increscioso fatto. Storace
ha parlato di “scene allarmanti”. Un disservizio
che comunque non finirà nel dimenticatoio.
Infatti, Storace ha presentato un’interrogazione
urgente al commissario ad acta per Sanità,
Nicola Zingaretti, nonché presidente della Regione Lazio, per fare chiarezza sul gravissimo
blackout, che fortunatamente non ha portato
C
a conseguenze terribili.
“Quattro ore di blackout. La paura di non riuscire a salvare vite umane. Poi, per fortuna, il
sistema informatico che si riesce a rimettere
in funzione.
Tutto questo è accaduto stanotte (ieri, ndr),
presso la centrale operativa del 118 di Roma,
in un arco di tempo - riferiscono sindacalisti
dei dipendenti - tra le due e le sei del mattino.
Ci sono state scene allarmanti, con gli operatori
che dovevano prendere appunti al block notes
perché il sistema non funzionava, con inevitabili
ritardi”, ha scritto Storace sul Giornale d’Italia,
aggiungendo che “comunque, dice uno dei
lavoratori che era di turno e che non vuole
farsi pubblicità - ma è difficile capire perché
tanto timore - ‘per fortuna è accaduto di notte,
quando l’attività è minore, semplicemente perché c’è meno gente in giro’”.
“Di qui la domanda, che tradurrò oggi (ieri,
ndr) stesso in un’interrogazione al presidente
LO STRANO CASO DEL SERVIZIO 060606
LA DENUNCIA DEL CONSIGLIERE PIETRO DI PAOLO
AltaRoma, una “moda” le risposte
imbarazzanti dalla giunta Zingaretti
S
ulle note di “Arrivederci Roma” il
servizio 060606 è
passato a Crotone. A gestire da ieri incredibilmente il numero di riferimento per tutte le informazioni sui servizi del
Comune di Roma è
l’azienda calabrese Abramo Customer Car, a capo
di Sergio Abramo, attuale sindaco di Catanzaro.
Un appalto aggiudicatosi alla
modica cifra di oltre 10 milioni
di euro, grazie a un ribasso pari
al 30,55%. Una linea, quella voluta dalla giunta Marino, che lascerà per strada 280 lavoratori
della Almaviva Contact di Roma,
che fin qui hanno gestito impeccabilmente il servizio. Basti
pensare che l’amministrazione
comunale non ha previsto la
clausola sociale nel bando di
affidamento. Ma non era la sinistra quella che tutelava il lavoro
e i lavoratori? Oppure a sorpresa
la storiella, che la sinistra ha
raccontato per anni, è cambiata
nel 2015?
Una situazione che ha fatto scattare sulla sedia anche Giorgia
Meloni, presidente di Fratelli
della regione: ma se questa stessa interruzione
- che già in passato c’è stata - si dovesse verificare durante il Giubileo straordinario, che
cosa potrebbe accadere?”, si è chiesto l’ex
ministro della Salute, sottolineando che “lo
stesso problema potrebbe esserci per l’elisoccorso, necessario per trasportare i malati
gravi che un’ambulanza avrebbe difficoltà a
condurre in ospedale nella marea umana di
via della Conciliazione”.
Storace ha poi colto l’occasione per ricordare
il piccolo Giuliano, deceduto per la mancanza
di un’elipista a servizio dell’ospedale di Frosinone.
“Ma se non si attuano neppure le convenzioni
che avrebbero impedito ad un bimbo di tre
anni di morire tra Alatri, Frosinone e il Gemelli...”, ha attaccato ancora il consigliere de La
Destra, che non ha dubbi: “La regione ha il
dovere di aiutare chi opera a fare bene il
proprio lavoro al servizio dei cittadini. Il 118,
sia a terra che in cielo, diventi la vera priorità
della regione Lazio”.
Qualche ora dopo la denuncia di Storace, è
arrivata la precisazione della Direzione dell’Ares 118, che ha confermato il blocco del
sistema informatico di gestione dei soccorsi,
avvenuto dalle ore 2.29 alle ore 6.16, assicurando che sono state applicate le procedure
e i protocolli operativi previsti.
“Si è dunque proceduto - si legge nella nota ad una gestione manuale delle chiamate di
emergenza e, nello stesso tempo, sono stati
attivati i tecnici per l’individuazione e la risoluzione del problema informatico. Durante il
tempo di blocco, grazie anche alla grande
professionalità dei nostri operatori che ci ha
permesso di superare le momentanee difficoltà,
tutte le richieste di soccorso pervenute in
Centrale Operativa sono state gestite in maniera
positiva”.
“Sono in corso ulteriori verifiche per comprendere le cause che hanno determinato il
blocco del sistema, in modo da elaborare dei
correttivi per evitare che si ripetano problemi
tecnici di questa natura - prosegue la Direzione
- Si ricorda inoltre che è imminente l’aggiudicazione di una gara regionale che consegnerà
nuove tecnologie informatiche alle Centrali
Operative di Ares 118: un’importante innovazione che la Regione Lazio ha fortemente
voluto, al fine di dotare l’azienda di sistemi informatici avanzati che implementeranno le
performances di risposta ai cittadini”.
Non si è fatta attendere al replica del consigliere
de La Destra: “Ringrazio la direzione dell’Ares
per la puntuale precisazione, ma mi è ben nota
la professionalità degli operatori dell’azienda.
Resto preoccupato perché pare che lo stesso
episodio sia avvenuto ad ottobre ma non se ne
sia saputo nulla. Perché si è ripetuto?”.
Giuseppe Sarra
Dalla giunta Zingaretti risposte imbarazzanti sull’asta pubblica per
la cessione delle quote di Altaroma.
Ho presentato un’interrogazione a risposta immediata su questa vicenda, e
l'incolpevole assessore Ciminiello mandata allo sbaraglio da Zingaretti e dall’assessore Fabiani, non ha saputo dare
risposte con una scarna e non esaustiva
relazione preparata dagli uffici”. E’
quanto dichiara il consigliere regionale
del Lazio, Pietro Di Paolo.
“La giunta Zingaretti dimostra ancora
una volta di non rispettare il Consiglio
regionale - aggiunge -. Con il collegato
alla finanziaria del 2014 ha abrogato la
norma con cui nel 2011 era stata decisa
la cessione delle quote di Altaroma, e
in quell'occasione, in seguito ad un mio
emendamento, l’assessore Fabiani si
era impegnato a motivare questa scelta,
cosa puntualmente non avvenuta. Alla
luce della tanto decantata spending review, resta ancora inspiegabile per
quale ragione tra le tante società e
agenzie che Zingaretti si vanta di aver
chiuso o accorpato, Altaroma continui
a beneficiare del sostegno anche finanziario della Regione Lazio; a ciò si
aggiunge, fatto ancora più grave, che
in ottemperanza alla norma del 2011
era stata indetta un’asta pubblica per il
“
d’Italia. Oltre a beccare il sindaco
Marino, l’ex ministro della Gioventù ha puntato il dito anche
contro il governo incapace di
salvaguardare i posti di lavoro.
“Non è stato fatto nulla nemmeno dal governo Renzi - ha
punto la Meloni - che ha abbandonato al suo destino quelle
imprese virtuose, come ad esempio Almaviva Contact, impegnate
a difendere i livelli occupazioni
in Italia nonostante la concorrenza sleale e le gare al massimo
ribasso”.
La Meloni è poi passata dalla
protesta alla proposta, ovvero
“sostenere anche con incentivi
economici e riconoscimenti tutte
quelle aziende che non vogliono
delocalizzazione e che si battono
ogni giorno per difendere i lavoratori e la loro dignità”. G.S.
giorno 28 marzo 2013 per la cessione
delle quote, di cui si è persa ogni
traccia. La risposta all’interrogazione
di cui si è fatta carico l'assessore Ciminiello, data l’assenza del collega Fabiani,
di fatto non fornisce i chiarimenti richiesti. Di certo ad oggi c’è solo la
scorrettezza di questa giunta che senza
plausibili giustificazioni continua a dirottare risorse economiche su Altaroma,
una società con i conti in difficoltà e
alle prese con un controverso rinnovo
per le nomine delle cariche sociali, tra
cui spiccano anche dubbie professionalità che nulla hanno a che fare con la
moda. Che Altaroma sia una opportunità
per nuovi sbocchi occupazionali, scouting di giovani stilisti e internazionalizzazione delle imprese del Lazio, come
ci è stato risposti oggi in Consiglio regionale, è tutto da dimostrare. Altaroma
si è rivelata una giocata perdente su
cui Zingaretti si ostina a scommettere
e nessuno sa il perché”.
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A POCHE SETTIMANE DAL VOTO E DOPO IL SEQUESTRO FINITO CON TRE MORTI, SI FA INCANDESCENTE LA SITUAZIONE
Turchia sull’orlo della rivolta di piazza
Incidenti ed assalti ai quartier generali della polizia, ancora morti e feriti. Risolta senza spargimenti
di sangue l’occupazione armata di una sede del partito di Erdogan. Gli arresti si contano a decine
di Robert Vignola
ono ore di tensione e sangue in tutta la Turchia. Soprattutto a Istanbul, dove
ieri una donna kamikaze,
che trasportava una bomba, è stata uccisa mentre cercava
di compiere un attentato alla questura. Un secondo assalitore, invece,
in un primo momento è riuscito a
fuggire. Nella sparatoria sono rimasti
feriti anche due agenti.
È stato solo il più grave, ma non
l’unico, episodio di violenza all'indomani del sanguinoso sequestro
a Istanbul del giudice Mehmet Selim
Kiraz da parte di due membri del
gruppo di estrema sinistra DhkpC. È polemica soprattutto sull'esito
del blitz delle teste di cuoio di Ankara costato la vita al pm e ai suoi
sequestratori.
Ieri mattina la polizia turca ha arrestato a Antalya, Smirne e Eskisehir 32 persone sospettate
di essere vicine al Dhkp-C. Intanto scattava di
nuovo l’emergenza a Istanbul: un uomo armato
è entrato in una sede dell'Akp, il partito del
presidente Recep Tayyip Erdogan, a Kartal,
un sobborgo di Istanbul. Dopo avere fatto irruzione, l'uomo aveva fatto uscire tutti i dipendenti presenti e aveva esposto ad una finestra
una bandiera turca sulla quale era stata aggiunta
S
una sorta di scimitarra. Con un intervento
delle forze speciali è stato arrestato. Non ci
sono stati feriti. La polizia aveva isolato l'area.
Dopo l'assalto delle teste di cuoio al Palazzo
di Giustizia, nella notte c’erano del resto stati
incidenti fra la polizia e i manifestanti in due
quartieri di Istanbul. Le forze di sicurezza
hanno usato lacrimogeni per disperdere manifestanti di estrema sinistra nel quartiere di
Okmeydani, dove il quattordicenne Berkin El-
van, figura simbolo del movimento di Gezi
Park, venne colpito mortalmente da un candelotto lacrimogeno alla testa nel giugno 2013.
Ci sono stati incidenti anche nel quartiere popolare di Gazi, dove è attivo il Dhkp-C.
I due sequestratori del giudice Mehmet Selim
Kiraz, come ormai noto, chiedevano "giustizia"
per la vicenda Berkin. A due anni dai fatti il poliziotto responsabile della morte del ragazzo
non è stato ancora incriminato. Il pm Kiraz aveva
però ottenuto dal comando di polizia
l'identità degli agenti presenti sul
luogo del ferimento mortale.
Il presidente turco Recep Tayyip
Erdogan ha interrotto ieri la visita
ufficiale in Romania per rientrare
a Istanbul e presentare le proprie
condoglianze alla famiglia del magistrato, i cui funerali sono stati officiati nella moschea Eyup Sultan,
alla presenza del premier Ahmet
Davutoglu. In mattinata una cerimonia di omaggio si è svolta nel
Palazzo di Giustizia di Istanbul.
Intanto le polemiche rimbalzano
anche sulla stampa turca. L'esito
drammatico dell'assalto delle forze
di sicurezza, con le quali pure si è
congratulato Erdogan, viene commentato velenosamente da più
parti. "Lo Stato non riesce a proteggere il suo pm" titola il quotidiano di sinistra Sozcu. Per Cumhuriyet, la tragica vicenda mette in luce che
"la gente non si fida più della giustizia" e
che "la repressione delle proteste e l'insabbiamento della giustizia spingono alcuni a
decidere che la violenza è l'unica soluzione".
A due mesi dalle elezioni politiche, avverte,
si temono ora "scenari catastrofici". Yurt si
chiede invece se il sanguinoso sequestro di
Istanbul non sia "una provocazione" in vista
del voto, atteso tra poche settimane.
I JIHADISTI OCCUPANO PARTE DEL CAMPO PROFUGHI PALESTINESE. SCONTRI AL CONFINE CON LA GIORDANIA, ECCIDI DI CIVILI NEL NORD
L’Isis s’infiltra a Damasco
L
a serpe dell’Isis dentro Damasco.
Sfruttando le falle, il degrado, la
rabbia che porta dritti al fondamentalismo. L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina ha reso noto
che nella capitale siriana combattenti
dell’Isis hanno preso il controllo di gran
parte del campo profughi palestinese di
Yarmouk, a sud della città. Mentre i miliziani dello Stato islamico arretrano in
Iraq, con l'esercito regolare che ha ormai
rimesso le mani su Tikrit, il sito di Yarmouk è ora in gran parte nelle mani dei
jihadisti di Abu Bakr al-Bagdadi.
I militanti dello Stato islamico sono
avanzati nell'accampamento di Yarmouk
dal vicino distretto di Hajar al-Asawad,
a sud del campo e hanno anche preso
d'assalto l'ospedale palestinese della
zona, catturando tutti i membri dello
staff medico e i volontari, secondo
quanto ha riferito un altro attivista palestinese all'agenzia di stampa cinese
Xinhua. La fonte ha spiegato che la
parte meridionale del campo è importante perché si tratta di una zona densamente popolata. I militanti dello Stato
islamico hanno anche posizionato dei
cecchini sulle sommità dei palazzi e attualmente si stanno scontrando con i
gruppi rivali ribelli, che controllano l'accampamento dal 2012. Inoltre, secondo
testimoni i miliziani di al-Nusra, gruppo
affiliato ad al-Qaeda, si sarebbero uniti
nell'occasione allo Stato islamico.
La situazione umanitaria del campo appare grave: gli abitanti soffrono di carenza
di cibo, medicinali e farmaci. La situazione
è ora in evoluzione in tutta la Siria. La
Giordania ha chiuso temporaneamente
il principale valico di frontiera con la
Siria per motivi di sicurezza, dopo gli
intensi scontri fra esercito siriano e ribelli
nelle zone vicine al confine. Il posto di
frontiera, nella provincia meridionale di
Daraa, è assediato dai ribelli da alcuni
mesi e le truppe governative che lo difendono ricevono rifornimenti solo con
lanci dagli elicotteri. L'attacco è cominciato con il lancio di obici di mortaio su
Nasib, cui hanno fatto seguito intensi
combattimenti tra i ribelli e i soldati. Damasco ha bombardato le postazioni dei
jihadisti. La conquista di Nasib da parte
dei ribelli consentirebbe loro di controllare
praticamente tutta la frontiera con la
Giordania, perché già da tempo hanno
nelle loro mani il passaggio di Ramtha.
Prima della crisi siriana, il valico era la
principale via di transito per le merci
trasportate tra la Turchia e il Golfo.
Purtroppo arrivano anche notizie di altri
efferati eccidi. Gli estremisti del Daesh
(nome arabo dell'Isis) dopo l'assalto
ad un villaggio della provincia di Hama,
nel centro della Siria, hanno giustiziato
48 civili, tra cui anche donne e bambini,
alcuni bruciati vivi. Secondo l'agenzia
di stampa siriana – che ha citato la
polizia locale - i mercenari takfiri hanno
attaccato in mattinata il villaggio Ma'juba,
controllato dall'esercito, causando almeno 48 morti e oltre 20 feriti. La
stessa fonte aggiunge che in seguito le
truppe governative hanno aperto il fuoco
contro i miliziani costringendoli a ritirarsi.
Un ufficiale dell'esercito ha reso noto
che dopo gli scontri, le loro forze hanno
rinvenuto e disinnescato circa 40 ordigni
nello stesso villaggio.
R. V.
PER USCIRE DALL’ANGOLO, PUTIN STA SVILUPPANDO PROGRAMMI ENERGETICI DALL’EUROPA AL MEDIO ORIENTE
La Russia rialza la testa col nucleare
di Tatiana Ovidi
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Giovedì 2 aprile 2015
STORIA
COSÌ IL MONDO GUARDAVA IL DUCE / 15
Gli “Attualisti”: i fascisti olandesi
L’intervista di Pietro Gorgolini ad Alfredo Haighton del 1923: “La nostra organizzazione,
copiata sul modello fascista italiano, si appella Ligue del Actualistes”
di Emma Moriconi
C
ome abbiamo anticipato
la scorsa puntata eccoci a
parlare del Fascismo olandese. Il frammento che
proponiamo ai lettori proviene da un articolo a firma di
Pietro Gorgolini del giornale Epoca,
che ci viene riferito ancora da Luigi
Vicentini nel suo volumetto del '24
che è al momento alla nostra attenzione e nel quale il giornalista
ci racconta un'intervista ad Alfredo
A. Haighton.
Ecco cosa dice il magnate della
finanza olandese in merito: "Noi,
che pur deriviamo direttamente
dalla dottrina mussoliniana, non
ci appelliamo fascisti (questa parola non esiste nella nostra lingua)
bensì attualisti. Letteralmente, anzi,
la nostra organizzazione, copiata
sul modello fascista italiano, si appella Ligue del Actualistes (Verbond van Actualisten). Noi abbiamo fatto nostro però il vostro meraviglioso programma di redenzione nazionale. Le sedi attualiste,
in Olanda, sono parecchie. Io e il
dottor K. H. E. de Jong, dell'Accademia dell'Aja, abbiamo radunato
intorno a noi, in pochi mesi, oltre
4000 aderenti, giovani tutti entusiasti, di provata fede e di coraggio
indomito. Ma questo numero sarà
presto sicuramente sorpassato".
Il cronista chiede dunque se il bolscevismo in Olanda è forte. "Prima
del nostro avvento, si - risponde
Haighton - era, anzi, fortissimo.
Esso tentò disperatamente di fare
la rivoluzione alla fine del 1918,
con gli aiuti diretti della Russia,
ma non riuscì dinanzi alla nostra
ferma ed incrollabile resistenza.
Tentarono di nuovo i leninisti più
tardi, nel '19, ma il loro tentativo
fu egualmente inane". Poi riferisce
dei loro morti per la causa: "Oltre
40 compagni caduti nella battaglia
civile assai aspra e dolorosa e
circa un centinaio di feriti" spiega.
La domanda successiva riguarda
i rapporti tra il Fascismo italiano e
l'Attualismo olandese, ecco la risposta: "Finora non ci furono, per
ovvie ragioni, rapporti di sorta.
Ma lo scopo della mia venuta a
Roma, si può precisare in tre fasi:
1) Conoscere di persona S. E. l'on.
Mussolini; 2) Affiatarmi, per allacciare buone e cordiali relazioni di
amicizia e d'intesa spirituale fra i
due movimenti, con i vostri dirigenti del Partito Nazionale Fascista;
3) Studiare il Fascismo italiano sul
posto, cioè più da vicino, e ricavarne dirette impressioni. A tal
fine molto mi sarà di aiuto la preziosa conoscenza del comm. Giuseppe Bastianini, cui è affidata, se
non erro, la direzione del fascismo
italiano all'estero".
Il lettore forse ricorderà che di
Giuseppe Bastianini abbiamo parlato nello speciale dello scorso
anno dal titolo "Ritratti", riepilogando brevemente egli nella Grande Guerra era stato sottotenente
degli Arditi e aveva abbracciato il
Fascismo sin dai suoi esordi, era
stato segretario del Fascio di Perugia, vice segretario del PNF dal
'21 al '23, deputato a partire del '24
poi sottosegretario all'Economia
Nazionale dal '26 al '27 quando
passò alla diplomazia a Tangeri,
Lisbona ed Atene. Nel 1923 era
Ambasciatore a Varsavia e nel '39'40 a Londra in sostituzione di Grandi per volere di Mussolini. Nel 1939
fu Consigliere nazionale alla Ca-
mera dei fasci e delle Corporazioni,
nel '41 alla guida del Governatorato
di Dalmazia e nel '43 sottosegretario
agli affari esteri. Il suo grande
affetto per Mussolini non gli impedirà di votare al gran Consiglio
(egli peraltro non ne era membro
eppure venne ammesso a quella
fatale seduta e gli fu anche consentito di votare) a favore dell'Ordine del Giorno Grandi: sarà così
condannato a morte a Verona in
contumacia e riuscirà a sfuggire
alla cattura.
Dopo questo breve inciso, utile appena a riannodare i fili della nostra
storia anche in quelle che sembrano
piccole cose (ma la storia è fatta
anche di piccole cose), torniamo
al nostro argomento odierno e vediamo cosa dice Haighton a proposito della vertenza italo-greca
all'estero e della questione di Fiume. "Naturalmente l'Inghilterra, potenza egemonica, mal sopporta la
politica estera di Mussolini, leale,
risoluta e forte, abituata com'era
alla molle e fiacca diplomazia dei
suoi predecessori. Corfù, più che
Territet, è stata la vera pietra di
paragone della genialità e della
forza d'animo e dell'abilità diplomatica del vostro Presidente del
Consiglio. L'Italia, per sua virtù, è
uscita dal conflitto diplomatico con
la Grecia e si può dire col resto
delle Nazioni d'Europa, assai accresciuta di prestigio e di autorità.
Lo stesso sgombero di Corfù, fissato
per il 27 settembre, è una prova
limpida della sua saggezza politica
e del suo meraviglioso senso della
misura. Io credo fermamente - e
così credono i miei connazionali
attualisti - che anche la spinosissima
questione di Fiume sarà presto risolta dal vostro formidabile uomo
di Stato con senno, energia e fortuna. Viva l'Italia ed il Fascismo!
Arrivederci".
E, conclude Gorgolini: "Così dicendo, l'autorevole 'fascista olandese', si congedò stringendomi la
mano".
IL “PALITIKEN” DI COPENAGHEN INTERVISTA LO SCRITTORE SVEDESE VERNER SU MUSSOLINI
“L’Italia si è davvero ridestata: l’Italia è risorta”
“È il condottiero nato dall’Italia, colla sua mano di governante risoluto e pratico è oggi il più grande uomo di Stato dell’Europa”
I
n questa seconda parte del
nostro speciale odierno parliamo del giornale Palitiken
di Copenaghen che pubblica
un'intervista con il suo collaboratore, l'allora celebre scrittore
svedese Verner von Heidenstam,
sulla situazione dell'Italia in quel
momento storico.
"Io ritengo assolutamente - dice
tra l'altro parlando del Fascismo
- che noi ci troviamo di fronte al
ritorno, in un antico paese, di
glorie antiche. Una nuova aria
spira su tutta l'Italia. Il parlamentarismo politico, il comunismo, il
socialismo di Carlo Marx sono
stati totalmente distrutti. L'Italia
rifiorisce dietro un ammirevole
movimento nazionale che sorprende e desta ammirazione profonda. Io sono persuaso che l'Italia
è divenuta 'la grande Potenza
del mezzogiorno'. Non si tratta
di un movimento nazionale superficiale. È l'antico individualismo che s'impone. Per comprenderlo, bisogna vedere l'Italia di
oggi. Mussolini non è un guerrafondaio ma un uomo moderno,
pratico, con grande versatilità e
con un senso pratico senza uguale. Mussolini è il condottiero nato
dall'Italia. Egli non si circonda di
splendore: si muove tranquillo in
mezzo alle folle. Con le riforme
introdotte, con la sua chiarezza
di intenti e di parole, colla sua
mano di governante risoluto e
pratico, egli si è reso popolarissimo. Mussolini è, secondo me,
il più grande uomo di Stato dell'Europa di oggi. Il fascismo non
è una reazione di contro lo sviluppo della democrazia, ma ristabilisce la individualità umana
che il bolscevismo voleva distruggere. Io ritengo che il movimento fascista metterà le proprie impronte anche nella vita
degli altri popoli. Mussolini ha
creato un Governo forte: Mussolini è un vero dono di Dio per
l'Italia. Il fascismo è un movimento
romano che conquista tutti gli
italiani dai fanciulli che frequentano le prime classi delle scuole
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Giovedì 2 aprile 2015
ECONOMIA
IL “CONGELAMENTO” DELLA RESTITUZIONE DEI PRESTITI SCENDE A 12 MESI, MA NON SI TRATTA DI UNA VALVOLA ANTICRISI
Sospensione dei mutui, l’inganno è servito
Altro che standby a costo zero: gli interessi aggiuntivi saranno salatissimi
Italia-Vaticano: firmata
la convenzione fiscale
di Marcello Calvo
U
n incubo trasformatosi
presto in realtà. La moratoria sui mutui, con
la sospensione della
restituzione dei prestiti
da parte delle imprese scesa
da 36 a 12 mesi, eventualmente
rinnovabili, è un bluff. Altro che
valvola anticrisi, come qualcuno
l’ha definita. Questa scorciatoia
ha un costo salatissimo: si chiama
“oneri di sospensione”. Sono gli
interessi aggiuntivi, alla fine del
periodo di “stop” delle rate, da
pagare alla banca oltre al capitale
residuo. Lo standby – come rivelato anche da Italia Oggi –
non sarà a costo zero. Le aziende
dovranno fare i conti con i calcoli
di interesse che peseranno, e
molto, sul conto finale. E potranno
essere anche di migliaia di euro.
A potervi accedere, inoltre, solo
le Pmi. Quelle che non avranno
debiti scaduti da più di 90 giorni
e daranno prova di poter riprendere i pagamenti.
Accordo raggiunto tra Abi e
associazioni delle imprese. L’inganno è servito. A rimetterci, i
risparmiatori. Che se decideranno di sospendere le rate
per 2, 4, 6, 8 mesi, potranno
RETROATTIVO LO SCAMBIO DI INFORMAZIONI
I
tranquillamente farlo. Correndo
però un rischio enorme. Alla
fine dei giochi, infatti, per il
periodo in cui il mutuo è stato
“congelato”, dovranno pagare
gran parte degli interessi. Ancora più salati se il finanziamento è a tasso fisso. Con i casi
di “intervallo” che verranno
esaminati uno ad uno senza automatismi di sorta. Gli istituti
bancari saranno chiamati invece
a dare una risposta entro 30
giorni lavorativi dalla presentazione della domanda, con la
possibilità, per entrambe le
parti in causa, di rivedere gli
accordi entro (e non oltre) il 31
dicembre di ogni anno.
Come si pagheranno gli oneri
di sospensione? Volendo si possono spezzettare e aggiungere
alle rate. Tradotto, rate (praticamente) al quadrato. Ecco il com-
promesso al ribasso raggiunto
nel silenzio anche dei ministeri
interessati: quelli dell’Economia
e dello Sviluppo Economico. E
pensare che secondo la legge
di stabilità si sarebbero dovuti
continuare a “saldare” solo gli
interessi precedentemente fissati. Oltre il danno la beffa. Con
le Pmi che dovranno fare i conti
con il ricalcolo. L’inghippo è
svelato.
l segretario del Vaticano per i Rapporti con gli Stati,
Paul Richard Gallagher, e il Ministro delle Finanze, Pier
Carlo Padoan, hanno firmato una Convenzione in
materia fiscale tra la Santa Sede e l'Italia.
Le riforme già introdotte e la creazione presso la Santa
Sede di istituzioni con specifiche competenze in materia
economica e finanziaria, consentono ora la piena cooperazione amministrativa anche ai fini fiscali. L'Italia è il
primo Paese con cui la Santa Sede sottoscrive un accordo
che disciplina lo scambio di informazioni.
L a Convenzione recepisce il più aggiornato standard internazionale in materia di scambio di informazioni per disciplinare la cooperazione tra le autorità competenti dei
due Paesi. Lo scambio di informazioni riguarderà i periodi
d'imposta a partire dal 1° gennaio 2009 e consentirà il
pieno adempimento, con modalità semplificate, degli
obblighi fiscali relativi alle attività finanziarie detenute
presso enti che svolgono attività finanziaria nella Santa
Sede da alcune persone fisiche e giuridiche fiscalmente
residenti in Italia.
La Convenzione in materia fiscale firmata tra Italia e
Santa Sede attua inoltre, come si legge in una nota
ufficiale, "quanto previsto dal Trattato del Laterano relativamente all'esenzione dalle imposte per gli immobili
della Santa Sede indicati nello stesso Trattato".
E’ inoltre integrato in questa Convenzione anche lo
scambio di note del luglio 2007 tra il ministero degli
Affari Esteri e la segreteria di Stato, che prevede la
notifica per via diplomatica degli atti tributari ad enti della
Santa Sede.
RAGGIUNTA UN’IPOTESI PER IL RINNOVO
Contratto bancari,
si va verso l’accordo
È
stata raggiunta l’altra notte, dopo un serrato confronto, un'ipotesi di accordo sul rinnovo del contratto
dei bancari la cui scadenza è
stata fissata al 31 dicembre
2018. Il testo, non modificabile,
verrà sottoposto all’attenzione
del comitato esecutivo dell’Abi,
l’associazione dei bancari, e
delle assemblee che i sindacati
convocheranno nelle prossime
settimane. Ecco cosa prevede,
nelle sue principali articolazioni,
l’ipotesi di accordo:
ANIMA SOCIALE E OCCUPAZIONE - Individuate soluzioni di forte valenza sociale
con l'obiettivo di tutelare l'occupazione e favorire l'occupazione in particolare dei giovani.
È stato definito un significativo
incremento del livello retributivo
di inserimento professionale;
confermate le attuali modalità
e misure di finanziamento del
Fondo per l’occupazione con
operatività prorogata a fine
2018; si costituirà, infine, una
apposita "piattaforma" informatica per favorire l’incontro tra
domanda e offerta di lavoro
nell’ambito del settore con specifica attenzione alla ricollocazione del personale
INQUADRAMENTO DEL PERSONALE - Relativamente alla
necessità di semplificazione
delle norme sul sistema degli
inquadramenti viene istituito
un Cantiere di lavoro per la
definizione entro il 2016 di un
nuovo schema di classificazione
del personale che tenga conto
dei mutati assetti tecnici, organizzativi e produttivi delle banche. Le parti hanno convenuto
che lo stesso tema possa riguardare eventuali intese a livello aziendale.
TRATTAMENTO ECONOMICO - Confermando la volontà
di tutelare il potere d'acquisto
delle retribuzioni, l'intesa riconosce un incremento medio a
regime di 85 euro suddivisi in
tre tranches con decorrenza
rispettivamente l'1 ottobre 2016,
2017, 2018.
Per l’Abi si tratta di un risultato
importante e di una risposta
adeguata a conciliare gli interessi di carattere professionale
e occupazionale dei lavoratori
con le esigenze di stabilità ed
equilibrio delle banche italiane
di fronte a un contesto macroeconomico che sta pesando
e peserà nel lungo periodo
sui livelli di redditività, sulla
qualità degli attivi e sui margini
di ricavo. L'intesa apre la strada
a una serie di soluzioni utili a
continuare ad affrontare i cambiamenti in atto nel settore bancario relativi alla razionalizzazione dei processi produttivi,
organizzativi e delle strutture
distributive, all'evoluzione dei
comportamenti della clientela,
delle innovazioni tecnologiche
e ai cambiamenti normativi e
di supervisione.
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8
Giovedì 2 aprile 2015
DALL’ITALIA
LA SICILIA “SI PREPARA” AD ACCOGLIERE I VILLEGGIANTI
Musei chiusi… ai turisti restano i rifiuti
Mentre numerose aree archeologiche non apriranno al pubblico durante le vacanze
pasquali l’isola si trova a fronteggiare l’emergenza immondizia
di Barbara Fruch
P
otrebbe essere un’occasione per rilanciare il turismo, ma rischia invece
di avere l’ennesima ricaduta negativa. Con l’arrivo
imminente del ponte pasquale sarebbero almeno centomila i turisti
pronti ad approdare in una delle
Isole più belle d’Italia, la Sicilia.
Una vacanza che rischia di essere
indimenticabile: costretti a girovagare
per le strade, data la chiusura di numerosi siti archeologici, immersi tra
cumuli di spazzatura.
Secondo quanto riportato da Repubblica Palermo, il lunedì di Pasquetta saranno ben 105 i musei
chiusi al pubblico (dall’area archeologica di Morgantina a Castello Eurialo a Siracusa) e solamente ventitre
quelli pronti ad accogliere i turisti.
Un allarme, in tal senso, è stato lanciato anche dalla Uil Sicilia. “Musei
aperti nei festivi in Sicilia? Ma quando
mai – ha ricordato Gianni Borrelli,
della Uil Sicilia – Un fallimento, considerato il flusso turistico in aumento
in questo periodo, causato da una
cattiva gestione del personale e
delle risorse da parte del Governo
regionale”. Il sindacato, smentisce
le dichiarazioni dell'assessore ai
beni culturali Purpura che, dopo un
primo allarme lanciato nei giorni
scorsi dalla stessa Uil aveva assicurato come la Regione era pronta a
garantire l’apertura a Pasqua e Pasquetta di quelle aree archeologiche
che registrano di consueto un elevato
numero di visitatori. “Assistiamo a
un indecoroso spettacolo sull'offerta
del turismo culturale nell'Isola – continua Borrelli – Abbiamo proposto
più soluzioni per riformare il settore
ed tenere aperti i siti anche nei
festivi ma si preferisce, invece, tutelare i custodi regionali e mantenere
gli amici imboscati in ufficio. Per
Pasqua come garantito dall'assessore
Purpura, i musei saranno aperti. È
vero, ma solo perché coincide con
la prima domenica del mese. Giorno
in cui tutti i siti d'Italia per legge
sono aperti e gratis. Ma già lunedì
di Pasquetta in Sicilia si ripeterà il
triste spettacolo dei cancelli chiusi.
La Uil si dichiara disponibile a trovare
soluzioni utili e immediate. Prima
fra tutte lo sblocco dei 200 ex Asu
(su un totale di mille a disposizione)
che sono fermi da gennaio e delle
turnazioni dei circa 500 lavoratori
della Sas. Inoltre, il Governo Crocetta
non ha dato ancora il via alla trasformazione a full-time dei 200 lavoratori della Sas che non graverebbero sulle casse regionali. L'assessore Purpura da sei mesi studia
un piano di riforma del settore. La
Sicilia, intanto, ha perso migliaia di
turisti”.
Ma non è solamente la questione
dei siti aperti a preoccupare. Nell’Isola infatti da tempo si registra
l’emergenza rifiuti: a cominciare dal
versante occidentale
con Palermo e dintorni
invasi da sacchetti di
plastica e immondizia
di ogni genere. Ma l’allarme scatterà presto
anche sul versante
orientale: come ricorda
‘Il corriere di Ragusa’
la discarica di Catania
si esaurirà a maggio,
Cava dei Modicani a
Ragusa a giugno, e delle discariche progettate
a Enna, Gela e Messina,
non si hanno certezze
sui tempi di consegna.
Tonnellate di rifiuti dunque che rischiano di
riversarsi sulle strade,
come d’altronde già
accade nel Palermitano. Uno spettacolo desolante, chilometri di
immondizia da Punta
Raisi al centro della città.“In Sicilia il sistema regionale del
ciclo dei rifiuti appare pieno di lacune, si registra una situazione di
stallo che in alcuni casi è degenerata
– aveva dichiarato pochi giorni fa il
presidente della Commissione di
inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Alessandro Bratti – Permane l’utilizzo
delle discariche come unico sistema
mentre la raccolta differenziata non
raggiunge il 10 per cento. Senza tralasciare una situazione debitoria di
questi ambiti che perdura nonostante
la presenza di commissari liquidatori
e continua a gravare su spalle dei
cittadini che, a loro volta, non pagano,
alimentando un loop che prosegue
NISCEMI
da anni. Secondo alcuni il Piano
rifiuti 2012 non è mai partito perché
privo di valutazione ambientale strategica; secondo altri, invece, la valutazione è stata fatta. Ad ogni modo,
questo Piano pare scaduto nel 2014
e sembra che si stia lavorando a un
altro. Dagli elementi che abbiamo
raccolto, dal 2010 (anno dell’ultimo
report fatto dai nostri predecessori)
a oggi non ci sono stati cambiamenti.
Esiste solo un sistema di fatto basato
su discariche, soprattutto private e
non è in linea con quelli che sono
gli orientamenti più moderni. In un
sistema ordinario di gestione dei
rifiuti che non va – aveva aggiunto –
le infiltrazioni malavitose ci sono di
tutti i tipi e di tutti generi, come per
esempio i noti fenomeni corruttivi
anche all'interno delle strutture pubbliche come quella della Regione”.
Non stupisce dunque che a Palermo
la raccolta sia ferma, con rifiuti di
ogni genere che si riversano nelle
strade. Immondizia che marcisce
per settimane sul ciglio della strada
con le auto che sono costrette a fare
lo slalom tra sacchetti e mobili abbandonati per poter passare.
Questo lo spettacolo che è destinato ad accogliere i turisti, per lo
meno coloro che deciso di passare
le vacanze nell’Isola. Qualcuno infatti pare non abbia avuto dubbi,
gli 80 mila croceristi della spagnola
Pullmantur hanno infatti sostituito
Tunisi con la Sardegna, scartando
la Sicilia.
D’altronde se non si troverà una soluzione l’Isola rischia di perdere anche il turismo, mercato su cui ha
sempre puntato.
MILANO
Muos, procura sequestra Torna l’allarme ebola:
l’impianto satellitare ricoverata una dottoressa
Notificato il provvedimento dopo l’arresto dei lavori
per la realizzazione del sito deciso dal Tar di Palermo
S
igilli al Muos di Niscemi
(Caltanissetta). Il sequestro
dell'impianto satellitare
nella base Usa è stato disposto
dalla procura di Caltagirone.
Nelle scorse settimane il Tar
di Palermo aveva accolto i ricorsi dei comitati No-Muos e
del Comune annullando il provvedimento della Regione che
aveva dato il via libera alla
prosecuzione dei lavori di realizzazione dell'impianto di Tlc
nella base americana. I giudici
amministrativi avevano sottolineato che non era stata dimostrata la mancanza di effetti
negativi sulla salute dei cittadini,
sottolineati invece da diversi
studi, e che erano state violate
precise prescrizioni ambientali.
Di ieri invece la decisione del
sequestro disposto dal gip di
Caltagirone, Salvatore Ettore
Cavallaro, su richiesta del procuratore Giuseppe Verzera,
per violazione del vincolo paesaggistico di inedificabilità assoluta presente in una riserva
naturale, al quale sono sottoposte anche le costruzioni di
carattere militare. Il provvedimento è già stato notificato al
comandante del contingente
militare statunitense presente
nella base di Sigonella. L’ese-
cuzione è del nucleo
di polizia giudiziaria
della Polizia municipale della Procura di
Caltagirone.
Soddisfatto il sindaco
di Caltagirone, Nicola
Bonanno. “Per far rispettare la legge - ha
detto - la magistratura
non ha esitato a scendere coraggiosamente in campo, ancora
una volta, contro i poteri forti. Questo provvedimento - aggiunge
Bonanno - rende giustizia alle
ragioni del territorio e della
sua battaglia, portata avanti
con coraggio e determinazione. Speriamo di avere scritto
la parola fine a questa vicenda
e che non si registrino ulteriori
tentativi di attentare al sacrosanto diritto alla salute delle
B.F.
nostre comunità”.
Avviato il sistema di allerta: le prime analisi
sul virus della febbre emorragica risultano negative
A
llarme ebola a Milano.
Si tratta di una 30 anni
originaria di Piacenza,
medico di Emergency, che è
stata ricoverata in isolamento
all’ospedale Sacco. Tuttavia,
le prime analisi sul virus della
febbre emorragica risultano
negative.
La donna era rientrata lunedì
scorso, dopo aver prestato
servizio per alcuni mesi in un
ospedale in Sierra Leone, una
delle nazioni più colpite dall’epidemia.
L’allarme era scattato martedì,
verso le 22.30, in seguito a
una segnalazione giunta da
fuori regione. La direzione dell'Azienda Ospedaliera, in stretto contatto con Areu e i vertici
dell'assessorato regionale alla
Salute, ha subito avviato il sistema previsto per la gestione
di situazioni di questo tipo. La
paziente è stata prelevata dalla
sua casa, a Piacenza, dall'autoambulanza dedicata all'alto
biocontenimento.
Intanto presso l’Ospedale si
è proceduto al censimento
dei posti letto liberi per l'eventuale spostamento dei pazienti ricoverati nel reparto
ad alto isolamento e alla collocazione delle reti di recin-
zione per consentire
le manovre all'ambulanza in arrivo.
La donne è arrivata alle
4.30 al nosocomio, dove
sono state avviate le
analisi necessarie. Il
vice presidente e assessore alla Salute della
Regione Lombardia,
Mario Mantovani, ha
commentato l'accaduto
sottolineando che “il sistema sanitario lombardo e tutta la macchina
definita per la gestione
di possibili pazienti affetti da
sintomatologia sospetta ha dato
prova di funzionare con rapidità,
efficienza, discrezione. Attendiamo l'esito delle analisi che
per ora sono fortunatamente
negative, ma intanto non posso
che sottolineare con piacere
come tutto abbia perfettamente
B.F.
funzionato”.
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FARI PUNTATI SULL’ILVA DI TARANTO
Operai a rischio e Galletti fa propaganda
Il ministro in visita allo stabilimento rinnova le promesse di bilanciare attività e ambiente
Intanto nell’ultima settimana oltre duemila lavoratori sono andati in contratto di solidarietà
empre più lavoratori sono a rischio.
Ma la priorità, per ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ieri in
visita all’Ilva di Taranto, è il piano
ambientale. Peccato che nel frattempo
siano stati fermati due altiforni su quattro e
un’acciaieria su due.
Proprio ieri lo stop tubificio 1, che segue
quello dell’altoforno 5 e dell’acciaieria 1,
fermati nei giorni scorsi per i lavori dell’Autorizzazione integrata ambientale.
Producendo meno ghisa, c’è meno attività a
valle. E di conseguenza cresce anche il ricorso
ai contratti di solidarietà, l’ammortizzatore sociale concordato tra azienda e sindacati per
gestire questa particolare fase.
Nell’ultima settimana (dal 23 al 31 marzo)
2.310 lavoratori sono andati in contratto di solidarietà (meno ore di lavoro e corrispondente
taglio della retribuzione, in parte compensato
dall’Inps). A questi se ne aggiungeranno altri
800 circa ad aprile, maggio e giugno. In particolare, ad aprile la solidarietà toccherà 3.131
lavoratori (di cui 2.222 tra altiforni, acciaierie,
laminatoi e tubifici e 421 tra carpenteria e officine meccaniche ed elettriche).
Tutto ciò “grazie” all’accordo delle scorse settimane che ha previsto che a Taranto vada in
solidarietà un numero massimo di 4.074 addetti.
Circa 500 in più rispetto ai circa 3.500 delle
intese relative al 2014 e 2013 (comunque nei
due anni precedenti la solidarietà non è mai
andata oltre i 1.500-1.600 addetti), ma 500 in
S
meno rispetto a quanto aveva chiesto l’azienda.
Il tutto perché aumentano i fermi alla produttività
dello stabilimento.
Ma questo, evidentemente, non preoccupa il
Ministro Galletti. “La grande sfida che abbiamo
davanti è conciliare l’industria con l’ambiente.
I cittadini non sono più disposti a scambiare il
lavoro con l’ambiente. Con l’ultimo decreto
abbiamo individuato delle fonti di finanziamento
importanti, gli 1,2 miliardi di euro sequestrati
ai Riva andranno a finanziare il piano di ambientalizzazione dell’Ilva. Ieri abbiamo firmato
con il ministro Padoan e il ministro Guidi il decreto che dà il via all’operazione” ha spiegato
Galletti che ha partecipato alla consueta Messa
celebrata nello stabilimento in occasione della
Pasqua insieme ai tre commissari Piero Gnudi,
Enrico Laghi e Corrado Carrubba. “Non ci può
essere un’impresa che non rispetti l’ambiente,
e Taranto ha bisogno di Ilva – ha detto ancora il
ministro – I finanziamenti per realizzare l’Aia,
come stabilisce la legge, saranno proprio i soldi
che abbiamo sequestrato ai Riva. Tutto il piano
ambientale deve essere ralizzato entro il 4 agosto
2016. È una sfida molto ambiziosa, vedremo se
riusciremo ad arrivare a quella scadenza avendo
completato tutti gli interventi. La novità è che il
piano ambientale parte, con l’80% di tutte le
prescrizioni entro agosto 2015. Il piano prevede
la copertura dei parchi minerari”.
LA PROTESTA ALLA IN.CO A SARMEOLA DI RUBANO (PADOVA)
Il problema sono i soldi, ma Galletti non può
che dirsi ottimista: “L’ultimo decreto Ilva individua forme di finanziamento molto forti: i
150 milioni che sono già arrivati da Fintecna, i
400 milioni garantiti dallo Stato e il miliardo e
due sequestrato ai Riva”. E anche se i fondatori
dell’Ilva hanno fatto opposizione al gip di
Milano per il trasferimento del denaro, “siamo
supportati bene sia dal punto di vista legislativo
che legale, abbiamo in questi giorni firmato
con Padoan e Guidi l’emissione del prestito
obbligazionario. Andiamo avanti”.
Avanti con uno stabilimento socchiuso, e una
produzione di fatto dimezzata. “È una situazione molto difficile – chiude Galletti – Il fatto
che si sia individuata una soluzione vuol dire
che il governo c’è. Ma bisogna fare ancora
tanti sacrifici”.
Sacrifici che giornalmente vengono fatti dai
lavoratori che ormai non hanno più garanzie.
Operai che, tra l’altro, rischiano giornalmente.
Proprio nella serata di venerdì un dipendente
ha riportato ustioni alla faccia e alle mani cadendo su un piano di carica delle batterie 11 e
12 del reparto Cokerie. A dare l’allarme sono
stati alcuni colleghi. A comunicarlo è stata la
Fim Cisl di Taranto che ha chiesto un incontro
all'azienda per capire l'esatta dinamica. Non è
chiaro, infatti, se l'operaio sia caduto a causa di
un malore oppure sia scivolato. L'uomo è stato
trasportato prima nell'infermeria dello stabilimento e poi ricoverato in ospedale.
Barbara Fruch
IN BREVE
OMICIDIO IRENE FOCARDI,
Ai 230 dipendenti è stato imposto di timbrare un solo giorno
a settimana fino al 9 maggio. Poi verrà proposto il trasferimento
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B.F.
FERMATO IL COMPAGNO
Davide Di Martino, il compagno
di Irene Focardi, l’ex modella
fiorentina scomparsa dal 3 febbraio, è stato fermato con l’accusa di omicidio. Il cadavere
della donna era stato trovato
domenica dentro un sacco nero,
in un fosso proprio vicino all’abitazione di Di Martino. Al suo
interno sono stati ritrovati anche
un paio di calzini ‘dimenticati’
dal presunto omicida. L’uomo
si trovava già ai domiciliari per
scontare una pena a tre anni e
nove mesi per maltrattamenti. Il
processo era nato proprio dalle
violenze subite da Irene. Nonostante questo, i due avevano
continuato a frequentarsi. Martedì
durante una perquisizione a casa
dell’uomo erano stati rinvenuti
dei sacchi neri simili a quello
dove era il corpo della vittima.
Secondo gli inquirenti, dopo aver
ucciso la donna, avrebbe nascosto il corpo nel sacco di plastica usato per la biancheria
sporca, scordandosi all’interno
i due calzini. Di Martino si trova
nel carcere di Sollicciano.
MONZA, RAGAZZINO
TRAVOLTO E UCCISO IN BICI
Tragedia a Monza. Matteo Trenti,
16enne è stato travolto e ucciso
martedì sera mentre in bicicletta
stava tornando a casa dalla riunione dei boy scout. Il giovane
è stato sbalzato per oltre dieci
metri. L'automobilista, un monzese 20enne, che si è fermato
e ha chiamato il 118, è risultato
positivo al primo test sulle droghe. Dovrà comunque sottoporsi
ad un secondo accertamento
in quanto, come precisato i
vigili, il pre test è privo di valenza
giuridica. Per quanto riguarda
la dinamica dell'incidente, sembra che il 16enne stesse attraversando via Azzone Visconti
in bicicletta, quando l'auto lo
ha travolto. Fermatosi immediatamente a prestare soccorso,
l'automobilista, sotto shock, ha
dichiarato agli agenti di non
averlo visto.
ROVIGO, MAROCCHINO
USTIONA LA FIGLIA
DELLA CONVIVENTE
Ha ustionato la figlia della convivente con una forchetta rovente per punizione. È successo
a Rovigo. Protagonista della
vicenda un marocchino. Come
racconta ‘Il gazzettino’ a innescare l'indagine era stata una
dipendente di un patronato al
quale la mamma della vittima
si era presentata per la dichiarazione dei redditi ben cinque
anni fa. La donna vide che la
bambina cercava di nascondere
una vistosa fasciatura e la sua
segnalazione diede il via agli
accertamenti. Secondo quanto
emerso la bambina veniva costretta a rimanere inginocchiata
per ore e picchiata dal compagno del madre. Stessa punizione
veniva impartita anche al bambino, figlio della donna. L'uomo
era solito bruciare il dorso della
mano della bimba con una forchetta scaldata sul fornello. Ora
il marocchino ma anche la donna, italiana convertita all’Islam,
sono a processo per maltrattamenti.
11
Giovedì 2 aprile 2015
SPETTACOLI A ROMA
E SE ANCHE “LUI”, DAVANTI A QUESTO DISASTRO CHE APPARE SENZA VIA D'USCITA, VOLESSE STACCARE LA SPINA PER ALMENO UN ANNO?
Tre santi in gara per sostituire il Capo
Quisquilie Production presenta Sergio Assisi e Bianca Guaccero alla Sala Umberto con “Oggi sto da Dio”
di Emma Moriconi
È
in scena fino al prossimo 5 aprile
"Oggi sto da Dio", di Assisi-GioielliSabatucci, con Fabrizio Sabatucci e
Giancarlo Ratti, scene di Andrea Simonetti, costumi di Adele Bargilli, disegno luci di Gerardo Buzzanca, musiche originali
di Louis Siciliano Aluei, regia di Mauro Mandolini.
Una commedia dal titolo evocativo che può
sembrare solo un modo di dire e invece forse
potrebbe essere qualcosa di più, tant'è che
porta all'attenzione del pubblico tre Santi italiani:
Sant'Ambrogio, San Pietro e San Gennaro. Uno
spettacolo che sembra sospeso insomma tra
cielo e terra, come suggeriscono le note stampa:
"Abbandoniamo per una volta l’immagine classica
di Inferno e Paradiso. Immaginiamo che il Bene
e il Male, Dio e il Diavolo, possano impersonare
qualunque ruolo in questo mondo e nelle alte
sfere. E proiettiamo i nostri tre Santi in questo
non-luogo molto vicino al nostro, in un nontempo molto vicino al nostro, di fronte ad una
segretaria poco ospitale come spesso le nostre.
Fin da subito si respira un’aria di comica inquietudine in cui i nostri protagonisti, sottoposti
ad un certo stress dovuto all’attesa, dimostrano
presto i loro caratteri ed i loro difetti. Sembra
che vengano messi alla prova sotto l’occhio
severo di una candid camera. Ma qualcosa di
più li aspetta. La segretaria informa i tre che Dio,
stanco e demoralizzato, sta cercando un sostituto
per prendersi una pausa. La scelta del sostituto
ricadrà su uno di loro in base all’esito delle
prove a cui verranno sottoposti. Devono dimostrare
che vale ancora la pena spendersi per sostenere
gli altri, che si può migliorare, che si può
cambiare. E soprattutto devono dimostrare di
essere affiatati e di sapersi aiutare pena la cancellazione dell’Italia e dei suoi abitanti dalla
faccia della terra come esempio e monito a
tutte le genti. Il secondo atto sarà l’arena delle
prove a cui si sottoporranno Sant’Ambrogio, San
Pietro e San Gennaro. Chissà se ce la faranno.
Chissà se l’Italia verrà cancellata per sempre".
Le premesse per una serata simpatica ed insolita,
insomma, ci sono tutte. Divertimento e riflessioni
per una commedia un po' amara, diretta da
Mauro Mandolini, che dice: "L'attuale è un periodo
in cui la parola crisi sovrasta ogni tipo di attività.
Nei più diversi ambiti produttivi aumentano le
percentuali negative che riguardano porzioni
sempre più crescenti di popolazione. Una cappa
di inadeguatezza, di insoddisfazione, di logorio,
sembra incombere su ogni nostra azione. Zone
d'Italia franano drammaticamente per piogge
abbondanti, ma certo non bibliche. E se anche
Dio, davanti a questo disastro, che appare senza
via d'uscita, non stesse da Dio nemmeno Lui? E
se volesse "staccare la spina" per almeno un
anno? A chi lascerebbe il Suo arduo compito?
Convoca tre dei suoi Santi più importanti, che
meglio rappresentano le tipologie italiche: Sant'Ambrogio, San Pietro e San Gennaro. Il Nord, il
Centro ed il Sud. Difficile, però, metterli d'accordo.
Dio li ha convocati in un luogo che non ha nulla
di paradisiaco e nel quale, ad attenderli, c'è
un'ambigua segretaria che cerca di indurli in
tentazione e che li sottopone ad una serie di
test, dai quali i tre escono irrimediabilmente
sconfitti. Una commedia con la quale si ride, si
canta, si scherza e ci si prende sul serio allo
stesso tempo. Tipicamente italiano, no?". Lo spettacolo, iniziato lo scorso 17 marzo, è alla Sala
Umberto fino al prossimo 5 aprile dal martedì
al venerdì alle 21, il sabato alle 17 e alle 21, domenica alle 17.
Il “Doppio sogno” di Giancarlo Marinelli
Sul palcoscenico del Quirino lo spettacolo tratto dall'omonimo racconto di Arthur Schnitzler
D
al 7 al 19 aprile va in scena
"Doppio sogno" (eyes wide shut)
di Giancarlo Marinelli, tratto dall'omonimo racconto di Arthur Schnitzler, a cura della Compagnia Moliere,
con il patrocinio della Regione Veneto.
Con Ruben Rigillo nel ruolo di Daniel
Fridolin, Caterina Murino (Nicole Fridolin), Ivana Monti (Ivana), Rosario
Coppolino (Naktigal), Andrea Cavatorta (Consigliere Bohm), Francesco
Maria Cordella (Gibiser), Serena Marinelli (Pierrette), Simone Vaio (Albert
Bohm), Carlotta Maria Rondana (la
donna in blu). Le scene sono di Andrea
Bianchi, i costumi di Adelia Apostolico,
le musiche di Roberto Fia, light designer Mirko Oteri. "Per la prima volta
in Teatro la novella traumatica che
fonde in modo assai compiuto il sogno
e la realtà, Freud e il romanzo d’appendice, e da cui Stanley Kubrick,
con Eyes Wide Shut, ha tratto il suo
ultimo capolavoro del tutto incompiuto"
dice il regista nel comunicato stampa,
e aggiunge: “Dopo il grande successo
delle due stagioni di Elephant Man,
cercavo un testo che possedesse una
caratteristica; darmi la possibilità, come
drammaturgo e come regista, di creare
personaggi multipli per i miei attori;
un testo che fosse già teatro multiplo.
Dove la storia fosse tante storie; dove
la verità fosse tante verità; e dove, finalmente, l’amore, la morte, il senso
di colpa, il peccato e il riscatto, affiorassero prepotentemente tutti insieme.
In una Vienna innevata eppure caldissima - continua Marinelli - il dottor
Fridolin riceve la più imprevedibile
delle confessioni dalla moglie Albertine: “Ti ricordi, l’estate scorsa, sulla
spiaggia danese, quel giovane uomo?
Se mi avesse chiamata, non avrei
potuto oppormi. Ero pronta a sacrificare
te, la nostra bambina, tutto il mio
futuro”. Dall’intima confidenza di un
tradimento solo fantasticato all’ossessione che dura un’interminabile notte;
dopo aver viaggiato negli inferi della
mente e della carne, sullo scivolo dell’alba, i due coniugi si ritrovano soli,
smarriti, ma innamorati più di prima.
Torna la poesia di Cyrano
All’Ambra alla Garbatella dal 9 al 19 aprile
A
ppuntamento per il 9
aprile prossimo al Teatro
Ambra alla Garbatella
di Roma con "Cyrano - al mio
amore", adattato e diretto da
Enrico Maria Falconi, che propone sulla scena un Cyrano
dei nostri tempi, "disilluso e
sconsolato - fa sapere il comunicato stampa dedicato all'evento - circondato da un
esercito di donne". Torna dun-
que sul palcoscenico uno dei
personaggi più amati della
prosa di tutti i tempi, geniale
umanità creata da Edmond
Rostand e di cui il mondo
intero è memore soprattutto
dopo la straordinaria interpretazione di Gerard Depardieu,
con il suo naso sproporzionato
e la sua verve poetica, le sue
fragilità e le sue passioni, il cinismo con cui egli viene fatto
oggetto di scherno, il suo timore a rivelare i suoi sentimenti. La bella cugina Rossana
è Manuela Zero mentre il bel
Cristiano è Marco Stabile.
La scenografia è realizzata con
un'impalcatura metallica e mobile, grazie alla quale si sviluppa armonicamente la piece
nei suoi vari livelli. Nel ruolo
di Cyrano lo stesso Enrico
Maria Falconi mentre il Barone
In fondo solo questo mi interessa conclude - raccontare (ancora una
volta) i crimini, anche solo della fantasia,
De Guiche è Giuseppe Scoglio. Completano il cast Rachele Giannini (Lignere), Patrizio De Paolis (Ragauneau),
Simone Luciani (Montfleury),
Mariangela Calia (Le Bret). Il
corpo di ballo è guidato dal
coreografo Manolo Casalino,
i costumi sono di Simone Luciani, le scene di Roberto Cosimi. Maria Chiara Trabberi e
Simone Luciani hanno curato
l'aiuto regia.
Lo spettacolo sarà in scena al
Teatro Ambra alla Garbatella
fino al 19 aprile, dal giovedì al
sabato alle 21 e la domenica
g.c.
alle 17.
che attentano ogni giorno alla felicità
della coppia; dire quanto sia disperante
dover amare e essere amati, facendo
i conti con l’infantile terrore e la sadica
eccitazione dell’abbandono; mettere
in scena la follia di chi, ad un certo
punto della sua vita, è convinto che il
dolore che subiamo, in verità, sia la
punizione meritata a quel nostro abbandonare, tradire, violare chi ha scelto
di essere, per sempre, nostro. Il teatro
è amare gli attori. E odiare tutto ciò
che riescono ad essere al posto nostro”.
In occasione della messa in scena
dello spettacolo, nel foyer del Teatro
sarà installato Il Castello degli Specchi,
usufruibile dagli spettatori dalle 19
alle 21 e durante l'intervallo.
"Doppio sogno" sarà in scena dal martedì al sabato alle 2.45, giovedì 9 e
mercoledì 15 aprile alle 16,45, sabato
11 aprile alle 16,45 e alle 20.45. tutte
em
le domenica alle 16.45.
12
Giovedì 2 aprile 2015
SOCIETA’
A VIENNA IL CONGRESSO DELLA ASSOCIAZIONE EUROPEA DI PSICHIATRIA PER ELABORARE UN PIANO PER COMBATTERE L'EMERGENZA
Disturbi mentali, un fenomeno in crescita
In Italia 17 milioni di persone colpite da tali patologie, solo uno su tre si sottopone a una cura
di Chantal Capasso
S
ono sempre di più gli europei
colpiti da disturbi mentali. Dati
impressionanti che in futuro
potranno solo che aumentare.
Sono circa 164 milioni, il 38,2%
della popolazione totale, gli europei
colpiti da qualche forma di disturbo
mentale, con un impatto economico
stimato in 798 miliardi di euro, ma
solo 1 europeo su 3 si cura ed arriva a
rivolgersi ad uno specialista.
Queste le drastiche stime oggetto di
analisi durante il Congresso della Associazione europea di psichiatria
(Epa), tenutosi a Vienna. Scopo dell’evento è quello di elaborare progetti
condivisi per affronatare questa emergenza globale. Solo in Italia il problema
riguarda 17 milioni di persone.
La salute mentale considerata la vastità
dei soggetti colpiti da tale patologia
diventa una vera questione di sanità
pubblica. Gli esperti prevedono che
entro il 2030, i disturbi psichiatrici saranno infatti le malattie più frequenti a
livello mondiale. Ed ancora: tali patologie contribuiscono al 26,6% della
disabilità totale e riguardano, solo in
Italia, circa 17 milioni di persone.
Entra nello specifico, illustrando il problema, lo psichiatra Claudio Mencacci,
direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell'Azienda ospedaliera Fatebenefratelli di Milano: "non hanno
tutti la medesima gravità. Spicca tuttavia
il trend in costante crescita per queste
patologie e, soprattutto, per tre tipi di
disturbi". Si tratta, spiega, "della depressione (che interessa circa il 7,2%
della popolazione europea), dei disturbi cognitivi come l'Alzheimer
(3,5%) e dei disturbi legati all'abuso
di alcol (3,4%). Altre patologie in aumento sono anche i disturbi da panico
e del sonno".
Altra preoccupante tendenza, anche
questa in aumento, sono suicidi: all’anno sono circa 800mila casi nel
mondo e 4mila in Italia. Numeri che
rivelano una condizione esistenziale
sempre più difficile, aggravata da un
dato ulteriore: "Solo 1 persona 3 affetta
da disturbi mentali si cura ed assume
i farmaci appropriati e, complessivamente, meno del 10% di tali soggetti
LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA MEDICINA OMEOPATICA 2015
Stare bene è “naturale”
Visite gratuite negli studi convenzionati aperti al pubblico
per la prevenzione e i corretti stili di vita
A
ppuntamento da non
perdere. Venerdì 10
aprile si svolgerà “Stiamo bene… naturalmente!”,
un’iniziativa promossa da
Amiot - Associazione Medica
Italiana di Omotossicologia
– che si svolgerà su tutto il
territorio nazionale per la
Giornata Internazionale della
Medicina Omeopatica.
In occasione dell’evento, gli
studi medici e veterinari convenzionati offriranno al pubblico visite gratuite aventi lo
scopo di sensibilizzare sull’importanza di un corretto
stile di vita, illustrare le basi
di una corretta prevenzione
dei mali di stagione, delle allergie, delle intossicazioni
dell’organismo, dei dolori cronici o di altri malesseri, e
sulle terapie d’avanguardia
per prendersi cura di sé e
prevenire i disagi e le malattie,
oltre ad informare sulle ultime
novità in ambito terapeutico.
La nuova edizione di “Stiamo
bene… naturalmente!” è un
progetto promosso da Amiot
- Associazione Medica Italiana
di Omotossicologia – che
vanta il sostegno concreto di
GUNA, azienda leader in Italia
nel settore della produzione
e distribuzione di farmaci di
origine biologico-naturale.
arriva da uno specialista".
Le cause sottese all’esplosione dei
disturbi della psiche, ce le spiega
Mencacci. "Un impatto importante
ha avuto, negli ultimi anni, la crisi economica, che ha portato ad uno scadimento della qualità della vita ed un
aumento della disoccupazione. La
conseguenza è stato appunto il forte
aumento del consumo di alcol, della
depressione e dei disturbi da panico".
Sotto accusa, però, finisce anche uno
dei tratti peculiari della società moderna: la velocità dei cambiamenti
nel mondo globalizzato. Alle persone,
sottolinea Mencacci, "è chiesto di far
fronte ad un numero sempre maggiore
di cambiamenti rapidi, sul lavoro, nella
vita, nell'adattamento alle nuove tecnologie”.
la stessa velocità dei ritmi di vita,
l’adattarsi ai cambiamenti può mettere
in crisi, soprattutto, le persone più
fragili, come gli anziani ed anche in
alcuni casi i giovani, portandole a
scompensarsi dal punto di vista psicologico". Insomma, "a fronte di una
complessità crescente delle dinamiche
sociali - rileva l'esperto - aumentano
le tensioni mentre vengono sempre
di più a mancare forme di 'ammortizzatori' per allentare le ansie". E' dunque
"fondamentale - sottolinea Mencacci
- che oggi l'Europa investa di più nella
salute mentale". Un messaggio lanciato
anche dal presidente dell'Associazione
italiana di psichiatria (Sip), Emilio Sacchetti: "Il Congresso Epa è una preziosa
opportunità per condividere risultati
di ricerca e nuove strategie terapeutiche, confrontandosi con esperienze
internazionali. L'obiettivo è intraprendere nuove 'connessioni', in un efficace
networking a livello europeo". Perchè
"per vincere la malattia mentale - conclude il presidente Sip - servono innovazione e programmi condivisi".
LA CORTE
EUROPEA
CONDANNA
L’ITALIA. L’ODISSEA
14 ANNI
UNA COPPIA TORINESE
UNA
RICERCA
DELL’UNIVERSITÀ
DI LUNGA
BRESCIA
E DIDIWASHINGTON
Scoperta la dieta
per vivere più a lungo
Mangiare per cinque giorni e digiunare per due,
sarebbe questa la formula della longevità
U
In questo modo Amiot mette
a disposizione una rete di
medici convenzionati disponibili non solo a effettuare
una visita gratuita per un controllo medico, ma anche ad
approfondire le conoscenze
sull’offerta di terapie d'avanguardia fondate sulla medicina dei bassi dosaggi, e allineate alle più moderne metodologie cliniche. “Attraverso
la giornata promossa da
Amiot” - ha dichiarato Cesare
Santi, Medico Specialista in
Chirurgia Vascolare e Presidente Amiot - “i pazienti
avranno la possibilità di accrescere la propria consapevolezza nei confronti dell’ef-
ficacia che hanno le medicine
complementari nel ristabilire
l’equilibrio delle naturali funzioni di difesa dell’organismo,
e dell’importanza di un salutare stile di vita per una corretta prevenzione delle malattie”. Sono tanti gli addetti
al settore che hanno aderito
all’iniziativa.
In tutto, solo nel 2014, coltre
500 studi medici e veterinari,
in 94 province italiane, hanno
supportato il progett, a conferma dell’interesse crescente verso le medicine complementari, nel rispetto del
principio di libertà di scelta
terapeutica di medici e di
Elvira Mami
pazienti.
n team di ricercatori coordinato da Luigi Fontana, professore ordinario
di medicina e nutrizione all’università di Brescia, in collaborazione con Linda Partrige
della Washington University di
Saint Louis e il Max Planck Institute for biology of ageing
ha scoperto una dieta che garantirebbe la longevità.
Oggetto di sperimentazione
gli animali, testati durante un
regime alimentare di 5 giorni
di cibo e due di digiuno, confermerebbe quanto sopra. L’alternanza fra mangiare e digiunare aiuterebbe a combattere combattere le infiammazioni,oltre a portare ad una restrizione calorica di un terzo
delle calorie introdotte nell’organismo. Tutto questo porta
ad un allungamento delle
aspettative di vita e la riduzione
in modo significativo dei rischi
per la salute.
“Per rallentare l’invecchiamento
non c’è bisogno di ridurre in
modo drastico la quantità complessiva di calorie – spiegano
Fontana e Partrige – La diminuzione dell’apporto proteico,
il digiuno intermittente e l’as-
sunzione di cibo prevalentemente nelle prime ore della
giornata associati a un miglioramento qualitativo della dieta
hanno effetti analoghi alla restrizione calorica”. Secondo
questa teoria bisognerebbe
ridurre l’apporto di proteine.
Per avere effetti sicuri bisogna
osservare scrupolosamente
che i due giorni di digiuno
non siano consecutivi.
Come spiega Fontana:“Il digiuno non deve essere completo. Ai nostri volontari chiediamo di mangiare solo verdura cotta o cruda con un paio
di cucchiai d’olio, per un totale
di 500 calorie”,
Altra regola consiste nell’eliminare le proteine di origine
animale: “Le proteine animali
contengono alcuni tipi di aminoacidi che aumentano il danno prodotto dal metabolismo
alle cellule – racconta Fontana
– Quelle vegetali contengono
fibre, che plasmano i trilioni di
batteri che popolano il nostro
sistema digestivo in modo da
ridurre le infiammazioni”.
Inoltre l’apporto calorico deve
essere concentrato nelle prime
ore del mattino: “Ai nostri volontari chiediamo di assumere
tutte le calorie della giornata
in otto ore partendo dalla mattina e di cenare il prima possibile, solo con verdure. Questo
per far coincidere alimentazione e ritmi circadiani. Solo
negli ultimi decenni l’uomo ha
spostato i suoi ritmi di vita
verso la notte, con effetti negativi
sulla salute”.
“Quello che abbiamo osservato è che nei periodi di carenza di cibo l’organismo si
mette in pausa, rallenta le sue
funzioni metaboliche e di conseguenza anche il danno che
il metabolismo arreca alle
cellule per poi rimettersi in
moto nei periodi di abbondanza”, concludono i due riCh.C.
cercatori.