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Anno III - Numero 84 - Giovedì 9 aprile 2015
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Corruzione
Francia
La statistica
La Guardia di Finanza:
"Qua regna il malaffare"
Jean-Marie e Marine
Le Pen separati in casa
Suicidi per crisi:
oltre 400 in tre anni
Calvo a pag. 2
Moriconi a pag. 5
a pag. 9
CHIE DIAMO TRASPARENZA:
GL I AT T I DI GARA IN COMMISSIONE
LEGGE ELETTORALE SEMPRE NEL GUADO: INIZ IAT I I L AVORI IN COMMIS S IONE
Italicum: agguato
tra i Boschi
La minoranza del Pd chiede modifiche, il ministro non ne vuole sentir parlare
Civati ha già annunciato voto contrario. E l’opposizione stavolta pare agguerrita
di Robert Vignola
A NASCONDINO
Sugli appalti lo strano gioco
della sinistra alla regione Lazio
di Francesco Storace
anno paura? Altrimenti perché perdono tempo?
Alla regione Lazio si sta
giocando una stranissima
partita da parte della maggioranza di Zingaretti. Il
centrosinistra fatica a tirare
fuori le carte delle gare di
appalto su cui si è concentrata l’attenzione della magistratura e quella della
pubblica opinione. Parliamo di miliardi di euro, non
di bruscolini.
Quando si è dimesso il
capo di gabinetto di Zingaretti, Venafro, è stato a
causa di una gara. L’accusa
riguarda la tentata turbativa
d’asta (“tentata” solo perché poi l’hanno revocata).
L’indagine è quella su Mafia
capitale, condotta dal procuratore della Repubblica
di Roma, Pignatone.
Ebbene, quelle carte di
gara, gli atti relativi ai verbali già chiusi, sembrano
inaccessibili ai consiglieri
regionali. Zingaretti si trincera dietro lo scudo dell’autorità anticorruzione e
i suoi pretoriani della Pisana fanno in coro “abbiamo mandato tutto a Cantone”. E i consiglieri regionali
che ci stanno a fare se sono
negati i controlli?
Ora, grazie alla nostra iniziativa d’aula con cui chiedemmo al presidente della
Regione - parliamo del consiglio regionale del lontanissimo 25 marzo, un’era
geologica rispetto alla velocità del tempo che scorre
- di inviare alla commissione bilancio tutti gli atti
di gara. Quasi per farci dispetto, in piena assemblea
H
alla Pisana, Zingaretti si
inalberò e bofonchiò che
bisognava trasmettere anche gli atti di una, due, tre
legislature passate. Patetico.
Dicemmo “va bene”, sorridendo di fronte al campione della legalità che per
difendersi dalle accuse che
arrivano alla sua amministrazione chiama in ballo
quelle passate. Uomo di stile, non c’è dubbio.
Solo ieri il suo compagno
Mauro Buschini ha annunciato la convocazione della
commissione bilancio. Per
oggi? Macché, oggi si discuteranno leggine, una
pure sul bullismo (chissà
se è previsto quello istituzionale...), ma tutto è rinviato a lunedì. Ma nemmeno
lunedì arriveranno le carte
da esaminare. Perché quel
giorno saremo chiamati a
discutere di “metodo”, ovvero come si potranno consultare gli atti e che farne.
Manco a dirlo, non è prevista la presenza del governatore, perché Zingaretti
non può spiegarci che succede. Abbiamo sollecitato
di far partecipare il direttore
della centrale acquisti, la
struttura che sovrintende
alle gare d’appalto della
regione, Elisabetta Longo,
la dirigente che ha smentito
di essere indagata in tandem con Venafro. Nemmeno
questo si può avere.
Un pezzo di carta, però, si
sono impegnati a farci avere: il documento di trasmissione a Cantone delle gare
sospette. Chissà se magari
ce ne spiegheranno anche
i criteri. Noi pretendiamo
trasparenza. Abbiamo dubbi che anche a sinistra la
vogliano.
è chi lancia appelli a tutto il
gruppo parlamentare
per
“migliorarlo”.
Chi dice che comunque non
lo voterà. E chi,infine, dice che
di cambiarlo non se ne parla
proprio. È sempre l’Italicum il
comburente che infiamma il
dibattito politico, nonostante
vi sia chi nel Pd non cerchi di
far altro che gettare acqua sul
fuoco. Come i deputati di Area Riformista
considerati più dialoganti con Renzi,
come Speranza, Damiano e Stumpo: lo
l’appello che è arrivato, ad un certo
punto, ieri affinché nei prossimi giorni
"non si chiuda il confronto" sulla riforma
elettorale. Tutto questo proprio nel giorno
in cui Pippo Civati ha riconfermato che
lui questa legge elettorale proprio non
la voterà, riaprendo quindi la frattura tra
il segretario e la minoranza del partito.
Certamente quelle del ministro Maria
Elena Boschi non sono parole per sanare:
"Le modifiche non sono necessarie". E
Matteo Orfini si accoda: "Credo che il
testo, così come è stato modificato in
Senato, sia stato migliorato e sia una
buona soluzione".
In tutto questo proseguono pure le schermaglie con le opposizioni: “Renzi ordina
e la commissione acconsente – ha di-
C’
chiarato Stefano Quaranta, di Sel, capogruppo in commissione Affari Costituzionali - Oggi (ieri, ndr) nella prima
riunione è stato votato un calendario
che porterà la legge elettorale in Aula
in tempi brevi come il Premier aveva
ordinato. Il risultato è: poco tempo per
le audizioni, per la discussione, per le
votazione degli emendamenti. Ma soprattutto nessuna apertura al dialogo
come qualcuno sperava".
Critico anche il presidente della stessa
Commissione, Francesco Paolo Sisto, di
Forza Italia: "L'Italicum 2.0 è molto diverso
da quello che è stato licenziato dalla
Camera: ci sono stati numerosi cambiamenti che saranno oggetto di approfondita discussione in Commissione.
Credo che nessun provvedimento possa
dirsi blindato in Parlamento in una democrazia parlamentare c'è una discus-
sione, un approfondimento,
un lavoro di Commissione e
di Aula. La libertà di ciascun
deputato è capace di manifestarsi nelle forme del voto
favorevole, contrario o dell'astensione. Forza Italia valuterà volta per volta, emendamento per emendamento,
articolo per articolo, quanto
il nuovo testo sia compatibile
con il suo Dna".
Questi i chiari di luna con il
quale inizia il conto alla rovescia verso il 27 aprile, quando il testo dovrà approdare in aula. Già
in commissione la minoranza Pd, con
Alfredo D'Attorre, ha ribadito la richiesta
di inserire almeno un paio di modifiche:
il superamento dei capilista bloccati e
la possibilità di apparentamento tra liste
in caso di ballottaggio. Proprio in commissione, i più allergici alla linea RenziBoschi vantano personaggi certamente
non di secondo piano: da Pier Luigi
Bersani a Rosi Bindi, da Gianni Cuperlo
a Barbara Pollastrini. Se il loro non è un
bluff, stavolta il bullo di Firenze avrà
vita difficile.
IL CASO
“QUELL'ONORE AL DUCE
ERA SOLO UNO SCHERZO”
Sarra a pag. 3
LITI DEFLAGRANTI NEL COMITATO ORGANIZZATORE, L’ANPI ROMANA SALE SULL’AVENTINO
25 aprile: si resistono tra di loro
a settant’anni e – non se ne voglia – li
dimostra tutti. La Festa della Liberazione rischia così di squagliarsi sotto
il sole di aprile. Perché agli strappi dei
giorni scorsi, altri se ne sono aggiunti e ora
la situazione minaccia davvero di implodere,
dando vita a tante celebrazioni distinte e distanti.
Al momento, proprio questa pare l’ipotesi
più credibile. Principale nodo del contendere
resta la questione mediorientale. Con la
Brigata Ebraica che non vuole sfilare al
fianco dei filo palestinesi dei centri sociali
dopo le tensioni della sfilata del 2014 e
questi ultimi che invece rivendicano il loro
diritto a sventolare le bandiere dell’Anp.
Dell’Aned, associazione degli ex deportati,
che ha accusato di aver subito minacce ed
insulti già si era detto. Ma la giornata di ieri
ha aggiunto altra carne al fuoco, con l’Anpi
locale che chiama alla Resistenza contro…
il Comune di Roma. Il Campidoglio doveva
far da garante dell’unità e aveva organizzato
H
concerti, musica e spettacolini vari per stemperare la tensione "in sinergia con il programma di celebrazioni della Presidenza del
Consiglio dei Ministri". La proposta dell’Anpi
nazionale è stato però vista come un “commissariamento” da quella locale. Apriti cielo.
"Non siamo d'accordo con l'idea dell'Anpi
nazionale di delegare al Campidoglio l'organizzazione - ribatte il presidente di Anpi
Roma Nassi -. Non siamo stati neppure
consultati al riguardo. È sempre stata l'Anpi
a organizzare, avevo già preso accordi con
il Comune per un evento in piazza del Campidoglio, un concerto con 50 giovani musicisti. Ma vogliamo anche il corteo con manifestazione a Porta San Paolo". Tanto per
gradire, Nassi ha già preannunciato le sue
dimissioni.
Secondo il vicepresidente di Aned Roma,
Eugenio Iafrate, il problema è sempre quello:
le bandiere palestinesi. "Il problema è interno
all'Anpi: molti circoli non sono d'accordo
con la dirigenza di Roma e ci hanno manifestato solidarietà per la decisione di non
sfilare". Mentre alcuni centri sociali hanno
annunciato di voler invece organizzare cortei
nelle periferie. Quanto meno, tra Porta San
Paolo e il Campidoglio, tra le periferie e Palazzo Chigi, gli antifascisti avranno l’imbarazzo
della scelta.
R.V.
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Giovedì 9 aprile 2015
ATTUALITA’
LA FOTOGRAFIA SCATTATA NEL RAPPORTO ANNUALE DELLA GDF RACCONTA DI UNO STATO DILANIATO DAL MALAFFARE
L’Italia dei corrotti e dei corruttori
Frodi, criminalità organizzata, un terzo degli appalti irregolari: ma il sistema fiscale non aiuta
di Marcello Calvo
no Stato lacerato
da frodi, evasione
fiscale, traffici illeciti, criminalità organizzata, droga.
Non c’è da meravigliarsi se
l’Italia è il paese più corrotto
d’Europa. Il rapporto annuale
2014 della Guardia di Finanza
fotografa una nazione malata,
in coma irreversibile.
Sono quasi 8 mila gli evasori
totali, soggetti completamente
sconosciuti al Fisco, scoperti
dalle Fiamme Gialle nel corso
della passata stagione. Responsabili di frodi ovunque:
ai finanziamenti pubblici e al
welfare per 1,5 miliardi. Che
hanno provocato danni erariali per 2,6 miliardi di euro.
Altri 1,2 sono stati invece sequestrati per reati tributari.
Appalti irregolari - Oltre
3.700 persone sono state ritenute colpevoli di delitti contro la pubblica amministrazione, che hanno portato a
galla 1,8 miliardi di appalti
pubblici assegnati in modo
irregolare. In pratica, oltre un
U
terzo dell’importo monitorato
è stato aggiudicato con modalità illecite. Se si considera
che il valore complessivo degli affidamenti controllati ammonta a 4,6 miliardi. Il caso
del passante Tav a Firenze,
lo scandalo Mose a Venezia,
il calderone Expo a Milano,
l’inchiesta mafia Capitale e
quella sulle Grandi opere. Le
denunce per irregolarità hanno sfiorato quota 1.000 (sono
state ben 933). E nel 2015,
se si continua di questo passo
(il caso della metanizzazione
di Ischia insegna), rischiamo
di battere ogni record.
Criminalità organizzata – A
farla da padrone la criminalità
organizzata, a cui sono stati
sottratti 4 miliardi di euro.
Contraffazione - Determinante anche il lavoro per arginare il fenomeno dei “falsi”.
Di quei brand truccati che
danneggiano i consumatori
e il “made in Italy”. Sequestrati ben 290 milioni di prodotti contraffatti.
Gioco d’azzardo - C’è posto
per tutto e tutti. Perché in Italia
a “regnare” è anche il gioco
d’azzardo. Sono in totale
10.000 i controlli di contrasto
alle “macchinette” illegali,
dove sono state riscontrate
anomalie nel 33% dei casi.
Oltre 3.000, invece, i centri
di scommesse irregolari.
Lavoratori in nero – Altro
giro altra corsa. Un totale di
11.936 lavoratori in nero con
5.032 datori di lavoro scoperti
e denunciati, che adoperavano manodopera irregolare.
Per un fenomeno sempre più
incessante.
Sostanze stupefacenti – Immancabili. Nel 2014 sono state sequestrate oltre 200 tonnellate di sigarette di contrabbando e oltre 129 ton-
nellate di droga.
Trafficanti di esseri umani
– L’Italia è al centro anche di
questi “affari”. Quasi 400 (precisamente 389) le persone
arrestate per questi crimini.
Il nostro paese non cresce
perché è afflitto dalla corruzione. Un problema che sembra incontrastabile e soprat-
tutto, inarrestabile. Nonostante
la pioggia di scandali che
emergono a cadenza praticamente regolare. Con gli
italiani vittime e carnefici di
se stessi, anche per colpa
di un sistema di fiscalità tra
i più alti al mondo che strozza le imprese e induce al
malaffare.
DOPO LA CONDANNA DELLA CORTE EUROPEA, CHIESTE LE DIMISSIONI DELL’ALLORA CAPO DELLA POLIZIA, ORA IN FINMECCANICA
De Gennaro di nuovo nel ciclone-Diaz
Intanto il premier intende portare in Parlamento il tema dell’introduzione del reato di tortura
ontinua a far discutere la condanna dell'Italia da parte della
Corte Europea per i fatti accaduti
nella scuola Diaz durante il G8 di Genova nel 2001. E mentre Renzi dice di
voler portare in Parlamento la discussione sul reato di tortura, rispondendo
al redivivo Luca Casarini, la polemica
si fa tutta politica, e ancora una volta
interna al Pd, con il presidente Dem
Matteo Orfini che attacca a muso duro
l'allora capo della Polizia, Gianni De
Gennaro.
C
"Lo dissi quando fu nominato e lo
ripeto oggi dopo la sentenza. Trovo
vergognoso che De Gennaro sia presidente di Finmeccanica", ha scritto
Orfini. Ma poi, dalle opposizioni, un
po’ tutti a ricordargli che è stato proprio
il Pd a nominare De Gennaro. Per il
coordinatore nazionale di Sel, Nicola
Fratoianni “siamo talmente convinti
che sia una vergogna che Gianni De
Gennaro sia stato nominato da Renzi
al vertice di Finmeccanica, da permetterci di chiedere a Matteo Orfini,
presidente del Pd, di fare qualcosa di
più che un semplice tweet: chieda al
Presidente del Consiglio (che è anche
segretario del Pd) di risolvere il problema sollevato, faccia in modo che
il partito da lui presieduto e il suo governo chiudano una vicenda che non
ha giustificazioni. Altrimenti sono solo
parole in libertà”. Sulla stessa falsariga
grilini e Rifondazione, con Paolo Ferrero, segretario nazionale, che dichiara:
"Orfini punta il dito contro De Gennaro?
Benissimo, finalmente siamo d'accor-
do! Per noi di Rifondazione l'ex capo
della polizia non avrebbe dovuto avere
più nessun ruolo pubblico dopo la
mattanza di Genova. Invece, tra i tanti
incarichi, De Gennaro dopo Genova è
diventato prima capo di gabinetto agli
Interni, poi commissario per l'emergenza rifiuti, nominato da Monti sottosegretario per la Sicurezza e da
Letta presidente di Finmeccanica: deve
proprio avere un santo in paradiso!
Ora il Pd, invece che fare due parti in
commedia, licenzi De Gennaro".
Per Daniela Santanché, di Forza Italia,
invece, “le forze dell'ordine non meritano un nuovo processo mediatico
ingeneroso a quasi 14 anni dai fatti di
Genova. Non si puo' demonizzare chi
ogni giorno mette a rischio la propria
vita, lavorando in condizioni spesso
precarie e con stipendi ridotti all'osso.
La sinistra ideologica non strumentalizzi la condanna della Corte europea
dei diritti dell'uomo: tutti ricordano di
cosa furono capaci alcuni suoi illustri
protagonisti durante quei giorni".
MINISTERI CHIAMATI A RISARCIRE I FAMILIARI DELLE VITTIME DEL DISASTRO AEREO DEL 1980
Ustica, la Corte d’Appello conferma: fu un missile
di Robert Vignola
hiamarla verità è senz’altro
pretenzioso. Ma di verità è
comunque un tassello, un
pezzetto, e potrà essere utile per
ricostruire quella intera, come i
rottami ripescati nel mare di Ustica hanno contribuito a restituire
un’immagine d’aereo, seppure
relitto di esso, al Dc9 dell’Itavia,
e quindi a poter dire che non di
bomba, né di cedimento strutturale del velivolo si trattò.
La prima sezione Civile della
Corte d'appello di Palermo ha rigettato ieri i ricorsi
dei ministeri dei Trasporti e della Difesa contro il
verdetto di primo grado che li condannava a
risarcire i familiari delle vittime della strage di
Ustica. Secondo i giudici a causare il disastro aereo
del 27 giugno 1980 fu un missile lanciato da un
altro aereo. Quindi i familiari delle vittime hanno
C
diritto al risarcimento da parte dei due ministeri,
ritenuti responsabili di non aver assicurato adeguate
condizioni di sicurezza al volo, rinviando a una
nuova udienza a ottobre per la quantificazione del
danno. In primo grado ai familiari che si erano
rivolti al giudice civile era stato riconosciuto un risarcimento da cento milioni di euro.
Secondo il giudice Rosario Priore,
intervistato da Adn-Kronos, si tratta
di "una conferma di un'atmosfera
di guerra, di scontro che si verificò
35 anni fa nei cieli sopra l'isola di
Ustica. I depistaggi per quanto
accadde all'Itavia furono veramente tanti ma non hanno mai
sortito alcun effetto, non hanno
deviato la ricerca della verità.
Tanti erano gli aerei che sorvolavano l'isola di Ustica quella notte
del 27 giugno 1980, ma qualcuno
per lungo tempo ha continuato a
dire che non ce ne erano. Mentre
erano velivoli che non avevano di certo, come appurato, intenzioni bonarie".
"Un'atmosfera di scontro, di guerra, di conflittualità
anche tra paesi dello stesso continente, da me sostenuta anche nel mio libro - ha concluso Priore - e
mi congratulo per il grande lavoro svolto dai miei
colleghi".
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-----------------Autorizzazione del Tribunale di Roma
n° 286 del 19-10-2012
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Giovedì 9 aprile 2015
ATTUALITA’
L’EPISODIO È ACCADUTO TRE ANNI FA, IN OCCASIONE DEL 67ESIMO DALLA MORTE DI MUSSOLINI
“Onore al Duce”, l’autista Atac si difende
Al “Giornale d’Italia” parla Giuseppe De Persiis: “Sono stato vittima di un tranello. Ho già pagato”
di Giuseppe Sarra
ittima di un tranello, come si
dichiara anche in questa intervista, rischia comunque il
processo per diffamazione. Si
tratta di Giuseppe De Persiis,
l’autista Atac accusato, in un primo momento, di aver scritto “Onore al Duce”
sul display di un bus per commemorare
Benito Mussolini, nel 67esimo dalla sua
morte. Una ricostruzione fantasiosa, più
che altro mediatica. I fatti non sono
andati effettivamente così, perché De
Persiis ha solo scattato la foto che “per
sbaglio” è poi finita su Facebook. Ma,
nonostante il gup ha nel frattempo respinto l’accusa di apologia di fascismo
formulata dalla Procura, l’autista potrebbe
finire a processo per diffamazione aggravata nei confronti dell’Atac, che ha
già preannunciato di volersi costituire
parte civile.
Intanto De Persiis ha chiesto scusa all’azienda e pensava che fosse finita lì,
che dieci giorni di sospensione dal
lavoro fossero già abbastanza. Neanche
per sogno.
Al “Giornale d’Italia”, l’autista ricostruisce
quanto accaduto, non nascondendo la
sua delusione per come la questione è
stata trattata dalla grande stampa, sempre
pronta a puntare il dito nei confronti di
un’area politica.
V
Allora, De Persiis cosa è successo
esattamente?
Erano le 15 del 28 aprile di tre anni fa.
Prima di iniziare il turno, ho controllato
la vettura e mi sono reso conto che
qualcosa non andava. Sul display del
bus, invece della destinazione del percorso, c’era scritto “Onore al Duce”,
mentre anteriormente erano stati esposti
alcuni tricolori col lutto. Ho pensato
subito a uno scherzo dei miei colleghi.
Allora ho scattato una fotografia con il
nuovo smartphone per ricordo. Avevo
pensato che mi potesse servire come
prova qualora avessi trovato l’autore
materiale dell’episodio. Involontariamente, però, la foto è finita su Facebook
senza che mi accorgessi di nulla. Non
ero pratico, da poco tempo avevo acquistato il nuovo cellulare.
Ha poi preso servizio?
Sì, ma ho rimosso la scritta e tolto le
bandierine prima che partissi dal deposito.
I media, come al solito, hanno ingigantito
l’episodio, riportando che il bus ha girato
lungo le strade della Capitale con la
scritta “Onore al Duce”. Una ricostruzione
che non corrisponde alla realtà.
Quando è venuto a conoscenza che il
tutto era diventato un caso mediatico?
Il giorno dopo, il 29 aprile. Giornali, tv
e radio parlavano di me. Invece ero
stato vittima di un tranello. Ripeto: fin
dal primo momento ho pensato che
fosse uno scherzo dei miei colleghi o di
qualcuno che, conoscendo i miei ideali,
aveva intenzione di farmi cadere in un
tranello. Forse, quel tizio credeva che
non controllassi il bus e sarei uscito
per la città. Non è andata così. Mi sono
scusato sin dall’inizio con l’azienda. E
ho già pagato: dieci giorni di sospensione.
Pensavo che fosse finita lì, invece…
E invece?
Un anno fa mi ha convocato la Digos.
Mi hanno cercato a casa dei miei genitori,
nonostante non vivessi lì da anni, che
prontamente mi hanno avvertito. Un ulteriore aggravio dei costi: oltre ai 10
giorni persi, sono stato costretto a farmi
difendere da un avvocato che ha richiesto
il rito abbreviato. Dopo tre sospensioni,
è arrivata la decisione del gup, il quale
ha respinto la ricostruzione del pm: il
presunto reato non era riconducibile
alle legge Scelba, ma bensì alla diffamazione aggravata.
di rettifica al Corriere e al Messaggero.
La ricostruzione dei fatti non corrisponde
alla realtà. Sono sempre stato un garantista, sono innocente e lo sarò anche
qualora dovessi essere condannato.
La grande stampa ha fatto il resto…
“Potrebbe finire alla sbarra”, hanno
scritto. Ma ci rendiamo conto? Il mio
avvocato ha inviato anche una richiesta
Qual è stata la reazione dei suoi colleghi?
In tantissimi mi hanno espresso solidarietà. Posso aggiungere una cosa?
LA SOLUZIONE DI RICANDIDARE TUTTI I CONSIGLIERI USCENTI NON SODDISFA I RICOSTRUTTORI
Forza Italia in Puglia,
rebus sempre più Fitto
LA POLEMICA
“I campi rom? Li raderei al suolo”:
è bufera su Matteo Salvini
La Boldrini definisce le sue parole "inquietanti", e "l'altro Matteo"
ironizza: "Troviamo un sinonimo: va bene giardinizzare?"
di Robert Vignola
embrava tornato azzurro
il cielo di Puglia. Il commissario di Forza Italia
Luigi Vitali, nominato nelle scorso settimane da Silvio Berlusconi, aveva ceduto sulla linea
dura nella composizione delle
liste, decidendo che tutti gli azzurri uscenti saranno ricandidati.
Nessuno escluso, dunque, a cominciare proprio dai fittiani, che
pure, sempre nelle settimane
scorse, erano sati in pratica
messi alla gogna con affermazioni del tipo: "Mai in lista con
Forza Italia".
"A seguito dell'incontro tenuto
ieri (l’altro ieri, ndr) con i consiglieri regionali di Forza Italia si legge in una nota - in accordo
con il presidente Silvio Berlusconi, per favorire l'unità del
centrodestra in Puglia (unità auspicata anche dal coordinatore
regionale del Ncd Massimo Cassano), Forza Italia tramite il segretario regionale onorevole
Luigi Vitali conferma la disponibilità a ricandidare l'intero
gruppo regionale, anche al fine
Prego
Vorrei denunciare la lentezza della giustizia italiana che si sofferma su casi
di questo tipo perché fanno notizia,
soprattutto perché provengono da
un’area politica. In molti mi hanno fatto
notare, invece, che se ci fosse stato
scritto “Evviva Stalin”, l’episodio sarebbe
stato subito archiviato. Siccome siamo
in Italia…
S
di Emma Moriconi
I rom devono avere gli stessi
diritti e doveri degli altri cittadini italiani. I campi rom
non esistono in quasi nessuna
parte d'Europa. Se uno fa una
scelta di vita viaggiante, si spostano. Ci sono campi che sono
lì da vent'anni, trenta. In alcuni
campi ho visto villette a due
piani, solo perché sono semoventi non pagano l'Imu. Volete
stare in Italia? E allora cari rom
avete gli stessi diritti e doveri
degli italiani. A mio parere i
campi rom sono un modello di
segregazione, sfruttamento e
isolamento". Sono parole di Matteo Salvini, che aggiunge: "i
campi rom li raderei al suolo".
Se avesse detto: "le ville con
piscina dei ricchi le raderei al
suolo" nessuno si sarebbe scandalizzato e la presidente Boldrini
non avrebbe parlato di "parole
inquietanti". La presidente è distratta, o forse è in mala fede
“
di sgomberare il campo da tutte
le polemiche divampate in queste
settimane. Forza Italia ribadisce
inoltre la convinzione che il centrodestra unito possa aspirare
alla vittoria e la volontà, mai venuta meno, di sostenere la candidatura alla presidenza del professor Francesco Schittulli".
Invece, la proposta è stata rispedita al mittente. Gli uomini
vicini all'eurodeputato azzurro
bollano la mediazione proposta
dal commissario Fi come "un
trappola" affidando a Davide Bellomo, fedelissimo del candidato
Schittulli e uomo delle trattative
di queste settimane, il compito
non solo di rifiutare seccamente
la proposta ("non erano questi
gli accordi raggiunti"), ma soprattutto di dichiarare che senza
una retromarcia ufficiale "Forza
Italia sarà fuori dalla coalizione
di centrodestra". Nessun passo
indietro dunque. Anzi: domani
è in programma la presentazione
ufficiale della candidatura di
Schittulli sostenuto da Fdi e
Ncd: "Non ho ottenuto da parte
della dirigenza nazionale di Fi la
disponibilità a presentare una
lista competitiva". E invece del
sereno in Puglia, a questo punto,
si avvistano minacciosi nubi
nere. Che potrebbero presto
oscurare il sole di Forza Italia
su tutto il territorio nazionale.
quando dice che è d'accordo
nel trovare un'alternativa ai campi rom ma "non certo annientando chi ci abita ma individuando una politica abitativa".
Salvini non ha parlato di "annientare chi ci abita", sono le
parole della presidente, in questo
caso, ad essere davvero "inquietanti". Tra l'altro la stessa
presidente, a margine di un incontro a Montecitorio con una
rappresentanza di una comunità
rom ha detto che "l'Europa dei
diritti ci chiede che non sia utilizzata la politica dei campi, il
nostro Paese deve ascoltare
tale richiamo". Salvini ha risposto
per le rime: "è inquietante che
la Boldrini sia presidente della
Camera" ha detto "mi stupisco
dello stupore, ho detto una cosa
banale e di buon senso. Mi ha
dato soddisfazione che sui siti
il 90% dei commenti siano d'accordo con me, che i nomadi
debbano avere gli stessi diritti
e gli stessi doveri degli altri". E
poi: "La Boldrini ha detto che è
inquietante il termine radere al
suolo. Trovate voi un sinonimo,
giardinizzare ..."
4
Giovedì 9 aprile 2015
ATTUALITA’
I BIGLIETTI A PREZZO SCONTATO A CHI SI ISCRIVE
Il Pd EXPOne l’Italia a una pessima figura
Dopo la vergogna delle inchieste, con l’ansia per i cantieri incompleti, ora occorre
pure affrontare il ridicolo delle “promozioni” sotto il marchio del partito di governo
di Robert Vignola
e tessere con la promozione. E l’Expo col marchio di fabbrica del Pd.
Se Letizia Moratti, sindaco
di Milano cui spetta storicamente il merito di aver assicurato all’Italia questa edizione
dell’esposizione universale, avesse
saputo che piega avrebbe preso
la faccenda, forse avrebbe lasciato
vincere la turca Smirne. Perché se
le inchieste giudiziarie hanno immancabilmente portato alla luce
dei marchi non propriamente da
esibire ad una vetrina mondiale,
se lo sguardo degli addetti ai lavori
si volge preoccupato a quei cantieri ancora incompleti a pochi
giorni dall’apertura, ora ci pensa
il partito di governo ad ammantare
di ridicolo la questione.
Perché la pubblicità che si è fatta
notizia attraverso lo sdegno degli
utenti dei social network, se fa cadere le braccia, ha comunque un
altro effetto anatomico: quello di
piegare all’insù gli angoli della
bocca di chi legge, incredulo di
ciò che vede scritto. Il Pd di Milano
che dà in offerta i biglietti per
l’expo a prezzo scontato agli under
30 che sottoscrivono la tessera
sembra in effetti uscito da uno
sketch di Crozza. Ma è l’amara verità. Davanti alla quale le battute
L
Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia; in basso, Dario Nardella, sindaco di Firenze
si sono sprecate (per un neanche
troppo breve florilegio rivolgersi
ai social network del Pd milanese)
di pari passo con le indignazioni.
Tanto che alla fine il partito messo
sotto accusa è dovuto uscire dal
barile nel quale, per qualche ora,
ha cercato di fare il pesce. "Il Pd
di Milano è in regola con le procedure di rivendita dei biglietti
di Expo essendo un rivenditore
ufficiale autorizzato come molti
altri in città e fuori - si legge su
Facebook - abbiamo scelto di far
avere ai giovani la possibilità di
visitare l’esposizione universale
ad un prezzo ridotto e per loro
accessibile".
E ancora. "Le università stanno agevolando la visita ad expo per i loro
studenti - conclude il post del Pd
di Milano - noi abbiamo pensato
di contribuire ad allargare que-
NEL PARTITO DEMOCRATICO SI ACCENDE UN ALTRO SCONTRO, STAVOLTA SULL’ASSE TOSCO-EMILIANO
st’offerta anche ai giovani che universitari non sono offrendo loro
sia la possibilità di partecipare alla
vita del nostro partito che quella
di vedere l’esposizione". Praticando
sconti con i soldi di chi non è dato
sapere. Forse i seguaci di Renzi
farebbero bene a rispolverare un
gazebo da primarie e prepararlo
per l’Expo: in un bel convegno intitolato “Quando la toppa è peggio
del buco” riuscirebbero a far scuola
a tutto il mondo.
LA CAMERA PRONTA A COMINCIARE
LA DISCUSSIONE SUL SUPERAMENTO DELLA “MERLIN”
Nardella: Renzi non dà soldi, ma è bravo Prostituzione legale,
Il sindaco di Bologna: allora dimettiti
proposta decente
ai visto mai che Dario
Nardella, la controfigura di Renzi catapultato
da questi a sindaco di Firenze, decida di mettersi proprio
contro il suo mentore e predecessore? Ma no, piuttosto
l’inferno, anche se a Nardella
l’occasione per liberarsi dalla… schiavitù poteva arrivare
dalla manovra governativa
che sta imponendo tagli selvaggi agli Enti locali. Nardella
contro Renzi, allora? "Lo voglio dire molto chiaramente:
assolutamente no. Io prendo
le distanze da una polemica
sterile e controproducente,
proprio in un momento in
cui l''Italia sta uscendo dalle
secche", ha detto ieri lo stesso
Nardella, ospite a "Mix 24",
la trasmissione condotta da
Giovanni Minoli su Radio 24,
a proposito proprio dei tagli
a Comuni e Città metropolitane annunciato dal governo
e confermato nel Def che ha
scatenato le ire di gran parte
dei sindaci italiani. Ne avrebbe ben donde anche il primo
cittadino di Firenze – città
toccata più di altre dai tagli,
come vedremo meglio tra
poco – che però non solleva
obiezioni di sorta, oltre a
H
quelle di rito: "Io non critico
la politica del governo – ha
ripetuto Nardella - che ho
sempre condiviso fin dall''inizio. Ho ascoltato Renzi sul
Def e sono d''accordo sul
fatto che ciascuno debba fare
la sua parte: tutti devono fare
sacrifici. Il punto non è la decisione di tagliare i trasferimenti agli enti locali, ma la
ripartizione dei sacrifici". Un
"tema che ho posto in Anci
(l’associazione dei comuni,
ndr) e che ripeterò: non ho
nulla contro gli amici bolo-
gnesi, ma è comprensibile
che la Città metropolitana di
Bologna abbia il 5% dei tagli
e quella di Firenze il 23%?"
Percentuali ballerine il cui
peso specifico è stabilito sulla
base "di criteri tecnici, non
politici. Spesso sono colpiti
gli enti locali più virtuosi, una
situazione che conosce bene
anche il premier Renzi che
è stato sindaco prima di me".
Ecco dunque che Nardella
prova ad attaccare, rimanendo però in difesa: “Se da una
parte "non serve a nulla ali-
mentare la polemica tra sindaci e governo, dall''altra è
necessario trovare la soluzione al rebus, come applicare tagli proporzionali e giustificabili ai diversi enti locali.
Stiamo al merito delle questioni e i cittadini ci capiranno". Il sindaco di Torino Fassino ha ragione quando dice
che in questi anni i Comuni
hanno dato molto. Confido
che come presidente
dell''Anci cercherà una soluzione condivisa, che consenta al governo di andare
avanti sul progetto di risanamento e agli enti locali di
fare la propria parte senza
che vi siano sproporzioni nel
carico dei tagli".
Ma il collega sindaco e di
partito Virginio Merola, primo
cittadino di Bologna, risponde
piccato, aprendo l’ennesima
querelle all’interno del Pd:
"Nardella è il coordinatore
per l'Anci delle città metropolitane. Non si è mai visto
un coordinatore che, invece
di rappresentare tutti, attacca
un'altra città. Quindi o Nardella si è sbagliato, oppure
semplicemente non mi rappresenta più ed è bene che
Igor Traboni
si dimetta.
e vale per il Pil (nel quale il fatturato, non si sa
desunto da cosa, è comunque conteggiato da quest’anno), tanto vale legalizzarla.
È la prostituzione, che potrebbe tornare ad essere legale in Italia, come è in tanti
altri paesi, a cominciare dalla
confinante Austria alla ben
nota Olanda, senza dimenticarsi la Germania né scomodare i “templi del sesso”
dell’est Europa.
Ora c’è anche la proposta di
legge, che porta la firma
della senatrice Maria Spilabotte del Pd, ma che è supportata da altri 25 parlamentari (provenienti un po’ da
tutte le forze politiche, da
Forza Italia al Movimento 5
Stelle). Per carità, non è l’unica sul tavolo.
Ma con il dibattito avviato
con la proposta (vagamente
ipocrita) dello “zoning” all’Eur di Roma, pare maturo il
tempo di discuterne ufficialmente. Tanto che la proposta
è stata pure calendarizzata
e Pierpaolo Vargiu, presidente della Commissione Affari
Sociali della Camera, di Scel-
S
ta Civica, commenta così:
"non c'è più nessuno in Italia
che ritenga realizzabile il sogno della senatrice Merlin
di abolire la prostituzione.
Nelle proposte presentate
(molteplici, ndr) c'è un 70%
di background comune e un
30% di dibattito. Ma il parlamento deve sapere che coraggio non è affrontare il
tema, doveroso, ma rimanere
fermi".
"Lo 'zoning' può essere gestito dalle comunità locali. In
alcuni contesti può essere
preferibile, in altri si possono
trovare risposte diverse", ha
quindi spiegato Vargiu presentando alla Camera le proposte, i cui punti qualificanti
sono il riconoscimento dell'attività di prostituzione, purché svolta "in autonomia e libertà", a livello fiscale, contributivo e previdenziale, vincolandola a test sanitari obbligatori, e l'individuazione
di aree dedicate da parte
degli enti locali, d'intesa con
associazioni di settore e di
cittadini. Chi a favore, chi
contro? Vedremo quando (e
se) questo dibattito prenderà
R.V.
il via.
5
Giovedì 9 aprile 2015
ESTERI
IL VICEPRESIDENTE DEL PARTITO ALIOT PARLA DI "CONTRASTI POLITICI ORMAI NON CONCILIABILI"
E’ rottura tra Jean Marie e Marine Le Pen
di Emma Moriconi
è maretta tra Jean Marie Le Pen
e il Front National. Marine si è
espressa dicendo che intende
opporsi alla candidatura del padre alle prossime elezioni regionali e il vicepresidente del partito Louis Aliot
riferisce su twitter di "contrasti politici ormai
non riconciliabili". La frattura si è consumata
negli ultimi giorni: Jean Marie ha infatti rilasciato
un'intervista al giornale di estrema destra “Rivarol” in cui ha difeso le scelte del maresciallo
Philippe Petain, collaborazionista dei nazisti
nel corso del secondo conflitto mondiale, e
ha criticato la direzione verso la "normalizzazione" del partito della figlia Marine. Ha poi
commentato criticamente le origini straniere
del primo ministro Manuel Valls, che è nato in
Spagna, e di altri: "Siamo diretti da immigrati",
ha detto. Nelle intenzioni di Jean Marie c'è la
guida della lista del Front National alle prossime
regionali nella regione Paca, in Provence-Alpes-Cote d'Azur, ma Marine non è d'accordo,
ha giudicato la sua scelta inopportuna e si è
detta intenzionata ad opporvisi nella riunione
dell'ufficio politico del prossimo 17 aprile.
Dure le dichiarazioni in merito di Marine nei
confronti del padre: "E’ una crisi senza precedenti. Jean-Marie Le Pen sembra essere
entrato in una vera e propria spirale tra
strategia della terra bruciata e suicidio politico.
Il suo status di presidente onorario non l'autorizza a prendere in ostaggio il Front National,
a fare provocazioni così grossolane il cui
C’
obiettivo sembra essere quello di nuocermi
ma che purtroppo assestano un colpo durissimo a tutto il movimento, ai suoi quadri, ai
suoi candidati, ai suoi elettori". Anche il deputato Gilbert Collard viaggia su questa linea,
e calca la mano: "Non abbiamo più niente a
che vedere con tutto quel che dice Jean Marie
Le Pen, sarei felice se non fosse più il presidente onorario del partito". E ha aggiunto: "Se
purtroppo gli statuti non fossero concepiti in
modo da non poterlo privare di questo titolo,
a mio parere Marine Le Pen lo avrebbe fatto
da tempo". Jean Marie ha risposto alla figlia
dai microfoni di RTL: "Madame Le Pen deve
porsi la questione di sapere se quello che fa è
utile agli interessi che pretende di servire".
“La rottura politica con Jean Marie Le Pen è
ormai totale e definitiva. Sotto la guida di
Marine Le Pen saranno prese rapidamente
delle decisioni”, ha scritto su Twitter Florian
Philippot, numero due del Front National.
LE GRANDI MANOVRE DEGLI USA NEL MARE NERO SONO UN PERICOLO PER LA FRAGILE TREGUA IN UCRAINA
Un cacciatorpediniere contro gli accordi di Minsk
di Tatiana Ovidi
ncuranti degli accordi di
Minsk 2 gli americani continuano a sostenere economicamente e militarmente l'Ucraina
e a provocare la Russia. Nei giorni
scorsi carri pesanti sono arrivati,
attraversando tutta l'Europa, come
per mandare un segnale, a Kiev
e armi di ultima generazione sono
state distribuite ai soldati ucraini.
Non solo, ieri, come si attendeva,
il cacciatorpediniere missilistico
“Jason Dunham” è entrato nel porto di Odessa. Ad accogliere la
nave americana sarà direttamente
il presidente dell'Ucraina Petr Poroshenko, che si recherà a Odessa
domani, 10 aprile, nel giorno della
ricorrenza della liberazione della
città dagli invasori nazisti. Sarebbe
I
interessante sapere se alla cerimonia è stato invitato anche il
Battaglione Azov o tutti quei mercenari che sventolano bandiere
neonazisti ed uccidono donne e
bambini nel Donbass.
Poroshenko comunque potrebbe
decidere di visitare la nave da
guerra ed il suo equipaggio. Da
buon "cameriere" farà gli onori
di casa o come un cagnolino scodinzolante andrà a "fare le feste"
al padrone. Ricordiamo che, nonostante per la prima volta dall'inizio della guerra la tregua sembra tenere e segnali di pace si
vedono all'orizzonte, il cacciatorpediniere "Jason Dunham", armato
con 56 missili da crociera, è entrato nel mar Nero lo scorso 3
aprile nell'ambito dell'operazione
"Atlantic Resolve", che mira a di-
mostrare il sostegno degli Usa ai
loro alleati del Baltico e del mar
Nero alla luce della crisi in Ucraina. Come dire "degli accordi e
del cessate il fuoco ce ne importa
poco".
Il comando della Sesta flotta Usa
ha inoltre informato che il 4 aprile "Jason Dunham" è stata nel
porto di Varna, in Bulgaria, e il 5
aprile ha partecipato a esercitazioni insieme a una corvetta
romena e una nave dragamine
bulgara. Tutte le esercitazioni
erano incentrate sui metodi di
lotta antisommergibile, sulla lotta
contraerea e sulle manovre nel
quadro di un gruppo navale misto. Un vero e proprio addestramento di guerra.
"Jason Duham" resterà nel mar
Nero fino al 14 aprile. Un segnale
chiaro ed inequivocabile a Mosca
e a quegli europei che vorrebbero
la pace e tornare a dialogare con
Putin. Washington ormai è partita,
gli accordi raggiunti tra Kiev ed
insorti, con la diplomazio di Parigi,
Berlino e Mosca sono carta straccia. Gli States hanno un obiettivo
preciso, allontanare la Russia dall'Europa ed estendere i confini
della Nato fin sotto il naso di Putin.
I nuovi confini - figli della guerra,
che ha visto di fatto la nascita
della Nuova Russia - questo non
lo permettono. Per questo gli
atlantici continuano a provocare
e ad armare Kiev. Serve tornare
alla guerra per recuperare il terreno perduto.
Ma non sarà facile.
Gli ucraini stanno capendo che il
Fmi e l'occidente non sono la loro
salvezza ed una crisi senza precedenti sta massacrando il paese.
Nel totale silenzio dei media internazionali, ogni giorno ci sono
manifestazioni contro il governo.
E non solo. Martedi notte c'è stata
un'esplosione nel centro di Kharkiv, città dell'Ucraina orientale
controllata da Kiev: un ordigno è
deflagrato alle 03.40 locali davanti
ad un obelisco con la bandiera
ucraina senza causare vittime, ma
mandando in frantumi i vetri degli
edifici circostanti.
È stata aperta un'inchiesta per
terrorismo. Negli ultimi mesi Kharkiv è stata più volte teatro di
esplosioni analoghe e ad oggi
ancora non è chiara la matrice
degli attentati. C'è chi incolpa i
ribelli, chi invece pensa ad oppositori di Poroshenko.
L’INCONTRO TRA TSIPRAS E PUTIN SCHIUDE NUOVI ORIZZONTI, NON SOL O E CONOMICI. E L’UE ADE S S O T RE MA
Grecia porta dell’espansione russa
di Robert Vignola
otizia numero uno: Tsipras a Putin non
ha chiesto aiuti economici. Notizia numero due: Tsipras e Putin si sono invece
accordati ad un livello tale che lascia intravedere crepe nella struttura eurocentrica
come fin qui conosciuta.
Perché la Grecia messa all’angolo potrebbe
diventare il grimaldello attraverso il quale,
sul complesso scacchiere geopolitico, la Russia romperebbe l’assedio atlantico portatole
con la crisi ucraina. E, ironia della sorte, il
pertugio da utilizzare sarebbero innanzitutto
quelle “riforme” ossessivamente imposte ad
Atene dalla Troika: le privatizzazioni. Che
sono stati infatti tra gli argomenti “caldi” del
N
colloquio di ieri tra il premier ellenico e il
presidente della Federazione. "Le compagnie
russe sono pronte a partecipare alle privatizzazioni in Grecia", ha dichiarato Vladimir
Putin dopo l’incontro del Cremlino, durato
ben due ore e mezzo. Senza richieste di
aiuti finanziari, ma con tanto interesse, ad
esempio, "nella possibilità di sviluppare
l'estensione del gasdotto Turkish Stream", in
particolare nel "considerare le opportunità
di investimento" per prolungare l'infrastruttura
oltre il confine con la Turchia. "Nessun accordo
concreto", ma una possibilità che, ha precisato
Putin, potrebbe fare della Grecia l'hub del
gas europeo, ovvero "il principale centro di
distribuzione dell'energia in Europa" dopo
la cancellazione del progetto South Stream.
A tal fine tuttavia, ha detto il presidente russo,
la decisione spetta a Tsipras. Che però, e
non è un caso, ha chiesto ai giornalisti di
non definirlo più Turkish Stream: è “turkish”
fino al confine, ha ammonito tra il serio e il
faceto.
E sulle sanzioni? Qua la richiesta è arrivata,
la Grecia vuole che siano rimosse quelle
russe nei confronti dell’agricoltura ellenica,
misure che sono costate il 40% di flessione
nel comparto. Si è parlato così di " ampliare
la cooperazione anche creando joint venture",
ma Putin non vuole comunque comportarsi
da bullo: Mosca "non può fare eccezioni per
alcun paese dell'Ue", ha detto, pur deplorando
gli effetti negativi che le misure hanno avuto
sull'economia greca. "Non intendiamo risol-
vere i problemi delle relazioni con l'Unione
europea facendo leva su alcuni paesi che ne
fanno parte. Il modo migliore per risolvere
le cose è quello di fermare la guerra delle
sanzioni e le contro misure russe", ha detto,
non senza dire che la Grecia "ha dovuto"
(traduzione letterale: ne circolano di ben più
pesanti, ma non sono veritiere) votarle.
Messaggio recepito e subito rilanciato da
Tsipras, il quale assicura che "la Grecia aspira
a usare tutto il suo potere all'interno istituzioni
europee per creare ponti di cooperazione e
dialogo con la Russia", rivendicando anche "
il diritto di perseguire una politica estera
sfumata in linea con il suo ruolo di paese
europeo del Mediterraneo e dei Balcani".
E l’Europa come l’ha presa? Male, naturalmente:vedere il Pireo diventare un porto
russo non è esattamente ciò a cui pensavano
quando hanno imposto la privatizzazioni…
Per non parlare di tutto il resto.
6
Giovedì 9 aprile 2015
CINQUANTA PERSONE HANNO TENTATO DI IMPEDIRE L’INTERVENTO DELLA POLIZIA LOCALE,
IMPEGNATA NEL SEQUESTRO DI UN FURGONE PIENO DI MATERIALI FERROSI
Rom contro i vigili:
“Il rame non si tocca”
Non è passato inosservato il silenzio delle istituzioni, in particolare
dal Campidoglio. Eppure, una settimana fa, Marino si schierò a favore
degli agenti aggrediti dai nomadi a La Rustica
Non si tocca”. Il rame e i materiali ferrosi sono cosa loro.
Tanto che, ieri mattina, una cinquantina di persone hanno cercato di opporsi al blitz dei vigili
urbani del gruppo Sicurezza pubblica
emergenziale (Spe). Non proprio un bel
clima a Roma, in occasione nella giornata
internazionale dei rom e sinti.
Scene di pura follia, infatti, davanti al
campo nomadi di Via Salviati, una delle
tante strutture della Capitale che, al
calare della notte, dà il via ai roghi tossici
per recuperare i preziosi metalli, tra cui
il rame, trovati lungo le strade e vicino
ai cassonetti della città; rendendo peraltro
l’aria irrespirabile per i residenti del
quartiere.
Al centro del contendere? Un furgone
ovviamente pieno di rottami ferrosi, fermato a pochi chilometri dal campo rom.
Nonostante ci sono stati attimi di tensione
tra i rom e i vigili, gli agenti non si sono
fatti intimidire, riuscendo a bloccare il
conducente del furgone che aveva tentato
la fuga, poi denunciato. Oltre ad aver
abbandonato il mezzo, sottoposto a sequestro, l’uomo aveva anche cercato di
strappare l’intestazione di uno dei documenti di trasporto, per evitare che
dati preziosi arrivassero alle forze dell’ordine.
DA ROMA
PIAZZA NAVONA
Giubileo è alle porte?
Roma ricca di buche
Voragine ampia circa dieci
metri per cinque in Centro
“
ccone un’altra. L’ennesima buca della Capitale si è aperta ieri
mattina in via dei Bachi Nuovi, nei pressi della centralinissima piazza Navona.
Una grossa voragine, ampia
circa dieci metri per cinque.
Fortunatamente nessuno ci
è finito dentro. A dare l’allarme è stato un passante.
Immediatamente sul posto
è intervenuta una squadra
della polizia municipale e
dei vigili del fuoco, che ha
prontamente transennato il
tratto e chiuso al traffico la
strada interessata.
Un episodio che non fa ben
sperare in vista del Giubi-
E
Ma non ce l’ha fatta: si tratta di una ricevuta parzialmente strappata trovata all’interno del furgone, grazie alla quale
è stato possibile risalire a una delle ditte
dove alcuni mezzi di via Salviati portavano i materiali.
E’ stato poi un gioco da ragazzi trovare
il deposito, situato in via Nomentana
che acquistava ferro, rame e altri materiali
dai rom.
Certamente un piccolo colpo al mercato
illegale dell’oro rosso e dei materiali
ferrosi, l’ennesima dimostrazione che,
nonostante i tagli, le forze di polizia non
hanno abbassato l’attenzione sul feno-
meno, anzi.
Ma allo stesso tempo non è passato
inosservato il silenzio delle istituzioni,
in primis dal Campidoglio, nei confronti
del Corpo di Polizia Locale. Eppure,
una settimana fa, Marino e Danese si
erano schierati a difesa degli agenti in
occasione degli scontri contro i rom andati in scena a pochi passi dal centro a
La Rustica.
Decisamente un passo indietro da parte
di chi dovrebbe schierarsi sempre e
comunque a favore della legalità, che
non deve essere una bandiera da sventolare quando fa comodo.
leo. Roma, infatti, non è nuova a tali criticità, sempre
più presenti negli ultimi
anni.
Il manto stradale della Capitale fa acqua da tutte le
parti. Lo sa benissimo anche
l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Maurizio Pucci, che l’altro ieri dalle colonne del Corsera aveva
lanciato l’allarme: “Le buche? Serve un miliardo”.
Una cifra da capogiro.
Critico Stefano Pedica (Pd):
“La politica del ‘tappa la
buca e basta’ deve finire,
chi ha usato questo sistema
deve essere sostituito da
imprese serie”.
7
Giovedì 9 aprile 2015
STORIA
ENTRAMBI ROMAGNOLI, ENTRAMBI RIVOLUZIONARI: UN CONFRONTO TRA DUE PERSONAGGI CHIAVE DEL NOVECENTO ITALIANO
Mussolini e Nenni: nemici amici
Il volume di Mazzuca e Foglietta ne racconta la gioventù e il legame, svelando particolari estremamente interessanti
di Emma Moriconi
i chiama "Mussolini e Nenni, amici nemici", di Alberto Mazzuca e Luciano
Foglietta, Minerva Edizioni,
ed è un volume incentrato
su due figure essenziali del Novecento italiano: Benito Mussolini
e Pietro Nenni, entrambi romagnoli, entrambi rivoluzionari, che
nel corso della loro vita si ritroveranno distanti politicamente ma
sempre vicini umanamente, intimamente.
Un rapporto, quello tra i due, fatto
di strani incroci e di bizzarre coincidenze, eviscerato in questo libro
appena arrivato sugli scaffali italiani con attenzione e perizia dagli
autori. La prefazione è curata dalla
bella penna di Arrigo Petacco,
che prima di tutto sottolinea l'appartenenza di entrambi alla fervida terra di Romagna, "fortemente
ancorata alla lealtà".
Il volume si sviluppa attraverso
una cronologia di eventi che vedono dapprima Mussolini e Nenni,
giovani, condividere l'esperienza
del carcere.
Il socialista e il repubblicano posseggono entrambi un'energia focosa e ribelle, la condivisione di
quell'esperienza giovanile cementerà il loro strano ma indissolubile
rapporto che li vedrà, appunto,
amici-nemici per tutta la vita. Mussolini diventerà il Duce degli italiani, Nenni sarà esiliato a Ponza.
Ironia della sorte, che a volte gioca
strani scherzi agli uomini, i due si
incontreranno ancora proprio lì,
sull'isola, dopo gli eventi del 25
luglio 1943.
S
Benito Mussolini e Pietro Nenni da giovani; in basso, il volume di Mazzucca e Foglietta edito da Minerva
Nenni vi è stato confinato per volere di Mussolini, ma non in quanto
oppositore del Regime.
Come rileva correttamente Petacco nella prefazione, il Duce lo fa
per salvarlo dalla deportazione
tedesca dopo l'arresto in Francia.
A questo proposito vale la pena
riportare un breve stralcio dal volume: "Nel dopoguerra - scrivono
gli autori - Rachele Mussolini confermerà in un'intervista sullo Specchio l'interessamento del marito
per aiutare l'ex amico.
Dirà: 'Il Nenni lo sa quello che
fece Mussolini per salvarlo. Una
sera del marzo 1943, quando già
le cose andavano male, mio marito
tornò a casa tutto turbato. 'Rachele
- mi disse - i tedeschi hanno preso
Pietro Nenni'. 'Doveva finire così gli dissi io - a forza di stare lì a
pasticciare coi comunisti'. 'Lo hanno portato in Germania', disse
Mussolini. 'Fa' qualcosa' dissi io, e
pensavo a quell'altra poveretta
della moglie di Nenni e alle sue
figliole e mi veniva da piangere.
'Sta tranquilla - disse mio marito ho già fatto tutti i passi necessari
per levarglielo dalle mani'".
Molte sono le vicende che legano
queste due figure estremamente
emblematiche della nostra storia:
la terra, la Romagna, prima di
tutto.
E romagnoli sono anche gli autori
del volume, il che consente certamente un'interpretazione corretta dei sentimenti e delle pulsioni che animarono i protagonisti
di questo volume.
C'è anche un grande, immenso
dolore che li accomuna: Benito
perde un figlio, Bruno, in un incidente aereo. Nenni perde una figlia, Vivà, deportata ad Auschwitz.
"Se avessi telegrafato a Mus - scriverà Nenni - sono certo che l'avrei
salvata". Non lo fece, per "peccato
d'orgoglio". Vivà morì di tifo, lontana da casa.
Un lungo filo che percorre buona
parte del Novecento lega Benito
Mussolini e Pietro Nenni, un filo
che giunge sino alla nostra storia
recente.
Quando Mussolini viene assassinato Nenni piange. Quelle lacrime
non gli impediranno però di scrivere uno degli articoli più brutti
della storia, su L'Avanti!, lo stesso
quotidiano che il giovane Benito
aveva diretto ai tempi in cui indossava la camicia rossa. Parole
durissime, che sembrano uscite
da altra penna e che invece recano, in fondo, la sua firma. Ma quel
legame non si spezza mai, nemmeno dopo la morte di Benito.
Pietro Nenni sarà uno di quei personaggi che contribuiranno a restituire, dodici anni dopo la morte,
la salma del Duce a Rachele Mussolini.
COSÌ IL MONDO GUARDAVA IL DUCE / 20
“Una figura di spicco nella politica europea”
Argentina, Uruguay e Giappone: ecco cosa dicevano di noi nel 1923
rosegue il nostro speciale dedicato a
come la stampa straniera osservava, nel
1923, l'Italia e la figura di Benito Mussolini.
Nel corso delle puntate precedenti abbiamo
visto come l'attenzione di tutto il mondo è
concentrata su questo personaggio nuovo,
considerato straordinario da giornalisti, politici,
intellettuali.
Lo stesso giudizio fornisce anche il quotidiano
argentino "La Razon", che scrive: "Una volta di
più la figura politica che tiene nelle sue mani
i destini d'Italia, attrae l'attenzione universale
per lo svolgimento della sua azione dominatoria e soggiogante [...] Con eloquenza di
convinto ed energia di previdente, Mussolini,
paladino del nazionalismo italiano, uscito dalla
tribolazione di un momento storico, per la
sua patria, ed elevato alle attività dirigenti
della vita collettiva, emergendo da una decomposizione caotica, ha dominato intransigenze di fede, mandati imperativi e situazioni
personali, anteponendo l'interesse nazionale
[...] al convenzionalismo delle posizioni politiche ed ai secondari interessi dei gruppi".
Ancora dall'America Latina giungono notizie
in merito: in un'intervista concessa alla Tribuna,
il ministro dell'Uruguay Bernardez riferisce
che "l'opera profonda del fascismo e la personalità poderosa di Mussolini formano tuttora
il fatto più affascinante dell'attualità europea
per il mondo latino-americano. Laggiù - continua - si considera ormai la situazione dell'Italia
P
come la meno complicata fra
quelle delle grandi nazioni
europee. L'on. Mussolini dice ancora - ha straordinaria
popolarità nell'Argentina, nel
Brasile, nell'Uruguay e laggiù
si pensa che mercé l'opera
sua l'Italia supererà, con le
sue risorse, le molteplici crisi
del dopo guerra".
Vicentini poi, in questo interessante volumetto chiamato
"Mussolini veduto dall'estero",
riferisce di come un redattore
del nostro Giornale d'Italia
raccoglie l'impressione riportata dal deputato giapponese Ando, direttore dell'Ashai, il maggiore e più diffuso giornale nipponico "e
personaggio influentissimo
nel suo paese" - di una visita
fatta a Mussolini.
"Dopo una lunga peregrinazione attraverso l'Europa scrive - nella quale mi sono
incontrato con i maggiori uomini politici del continente,
io ero ansioso di incontrarmi
da vicino con questo vostro
geniale ed eccezionale 'premier', che imprime
un'orma nuova e promulga delle leggi inso-
spettate nell'arte difficile del governo dei popoli. Di tutti coloro che ho veduto in questo
giro europeo, tra i quali ricorderò ad esempio
Lloyd George, il vostro Mussolini mi è apparso
nel mondo politico europeo una 'outstanding
figure'. Io lo conoscevo già di fama - continua
- Mussolini è popolarissimo in Giappone; lo
descrisse in forma ammirabile per la prima
volta alla opinione pubblica nipponica quel
grande geniale storico che è il nostro compatriota Mura. Egli aveva conosciuto il capo
del fascismo italiano a Milano negli uffici del
Popolo d'Italia, quando ancora nessuno sospettava quali grandiose funzioni storiche egli
avrebbe esercitato nella vita politica pubblica
del vostro Paese e della Europa: e con quell'intuito che forse è una felice prerogativa
della nostra razza ne aveva subito divinato le
eccezionali doti. Dunque andando stamane
da Mussolini mi immaginava di trovarmi di
fronte ad un uomo volontario ed energico,
direi quasi brutalmente energico, ed ho trovato
invece solamente di fronte a me un uomo sapiente, straordinariamente rapido nel comprendere plasticamente le più contrastanti
necessità. La conversazione con lui è uno
scintillio continuo di genialità e di idealismo".
I due parlano dell'Italia e del Giappone, Mussolini parla di "penetrazione mutua" delle due
culture da farsi "senza indugio". Gli argomenti
trattati sono i più vari, si va dall'arte alla spiritualità, dalla cultura al commercio. Quando il
deputato giapponese lo saluta, Mussolini gli
dona un ritratto con una dedica scritta di suo
pugno: "Al giornale Asahi, cordialmente". Esso
- dice il deputato - "resterà nei nostri uffici di
Tokio come un pegno di queste nostre mutue
e fruttifere determinazioni".
[email protected]
8
Giovedì 9 aprile 2015
ECONOMIA
IL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA PRESENTATO DA RENZI UN INSULTO ALL’INTELLIGENZA DEI CONTRIBUENTI
Italiani presi per Def…icienti
Tutte le frottole del premier: dai tagli al welfare, che porteranno a un effetto negativo sul Pil,
passando per la mancata riqualificazione della spesa della pubblica amministrazione - Quei dati stravolti
resentando le linee guida triennali
del documento di Economia e
Finanza, che sarà approvato domani mattina e non prevede “tagli
o aumenti di tasse”, Renzi ha dimostrato di avere poca considerazione
verso l’intelligenza degli italiani. In una conferenza stampa lunga 95 minuti ha incantato
i presenti con le sue frottole. In un clima
tutt’altro che ostile, caratterizzato dal “volemose bene tutti”. Ha parlato di imposte
che verranno ridotte nel 2015 per 18
miliardi di euro. A cui ne andranno aggiunti
altri 3 derivanti dalle clausole di salvaguardia
“disinnescate”.
Parole che hanno convinto solo i soliti giornalisti compiacenti e chi, ancora, crede
nelle favole. Perché la storiella raccontata
dal premier fa fremere di rabbia chi i
numeri ufficiali li legge correttamente. I
certi tagli al welfare – che hanno fatto infuriare perfino il duo Fassino e Fassina – per
10 miliardi porteranno a un effetto negativo
sul Pil, addirittura superiore a quanto si
sarebbe verificato con un ulteriore aumento
delle tasse.
Invece di cominciare a riqualificare la
spesa, per far funzionare quella della pubblica amministrazione, aumentata di 27
miliardi negli ultimi 4 anni, il presidente
del Consiglio si affida ad antiche tecniche
mediocri. Cercando di nascondere e stravolgere i dati che impediscono la ripresa
economica del paese. Immerso nelle palude e ricoperto di melma fino al collo.
Una nazione che mira a rimanere a galla
per non essere risucchiata dalle sabbie
mobili.
P
L’APPROFONDIMENTO
Ma la Commissione europea
si prepara a dare il suo okay
la Commissione
europea, di solito
solerte a correre
in soccorso dei governi
italiani salvo poi rimediare
magrissime figure come
già avvenuto con Enrico
Letta e soprattutto con
l’uomo del loden Mario
Monti, cosa ne pensa
dell’ultima trovata economico-finanziaria di
questo governo guidato
da Matteo Renzi? La portavoce della Commissione Annika Breidthardt, interpellata ieri
sul Def dell’Italia durante la consueta conferenza stampa di
metà giornata a Bruxelles, ha
risposto che la Commissione
europea "potrà fare la sua valutazione" sul Documento di economia e finanza dell'Italia "una
volta che il testo finale sarà
stato tramesso", mentre "presenteremo le nostre valutazioni
sul Paese a maggio".
Per quanto riguarda invece le
nuove previsioni economiche
contenute nello stesso docu-
E
Il Rottamatore ha parlato di una manovra
che non toglierà soldi agli italiani. Di uno
stato che non tassa ma vuole creare posti
di lavoro. Tant’è, i fatti dicono altra cosa.
Nel giro di 36 mesi le tasse sulla casa sono
triplicate e grazie alle piroette di questo
esecutivo la pressione fiscale nel quarto
trimestre del 2014 ha toccato quota 50%.
Mentre la disoccupazione giovanile ha
ormai raggiunto i massimi storici e la situazione rischia di peggiorare ancora.
Il programma di Renzi e Padoan è irrealizzabile. Non si può auspicare a una ripresa
di sviluppo senza adeguate mosse volte a
tagliare la spesa pubblica. Un paese non
inverte la rotta attraverso proclami o tweet.
Dal centrodestra (ma anche da molti esponenti del centrosinistra), nessun attestato
di stima verso quel documento di economia e finanza presentato nel consiglio
dei ministri. Con il capogruppo di Forza
Italia alla Camera, Renato Brunetta, che
dopo avergli dato del “Mandrake” torna
a punzecchiare il premier: “Renzi – la
domanda – come spieghi che la pressione
fiscale è arrivata al 43,5%? Avrai anche
tagliato 80 euro e Irap, ma hai aumentato
tutto il resto”.
Il tempo è galantuomo e porterà alla luce
la solita presa in giro di un premier che, in
quanto a chiacchiere, non ha rivali.
Marcello Calvo
Agenzia Regionale per lo Sviluppo
e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio
mento presentato dal duo Renzi-Padoan, la Breidthardt fa sapere che "le valuteremo per elaborare le nostre previsioni di
primavera". Parlando più "in generale", come la stessa ha tenuto
a rimarcare, ma con ovvio riferimento all’Italia, la portavoce
ha aggiunto che solitamente si
danno valutazioni positive quando i Paesi si impegnano su profonde riforme strutturali. E soprattutto, viene da aggiungere,
se quei Paesi sono guidati dalla
sinistra.
Rita Di Rosa
9
Giovedì 9 aprile 2015
ECONOMIA
PUBBLICATO UNO STUDIO SUI SUICIDI DA CRISI ECONOMIA AVVENUTI DAL 2012 AL 2014
Le 439 croci di disoccupati e imprenditori
L’età delle vittime della disperazione si abbassa, non si salva nessuna area geografica
di Robert Vignola
dati scorrono. Sono numeri, eppure
fanno gelare le vene ai polsi. Perché
dietro quelle cifre si nasconde una
serie infinita di tragedie. Concluse con
un epilogo fragoroso, come può esserlo
la vista di un impiccato o l’immagine di una
persona che si getta nel vuoto. Ma che si sono
sviluppate nell’angoscia, nel silenzio di una
stanza o di un ufficio, alimentate dalle telefonate
dei creditori o dalle famigerate cartelle di pagamento a fare continuamente capolino dalla
cassetta della posta.
Una storia, anzi tante storie italiane. Che il professor Nicola Ferrigni di Link Lab, (Laboratorio
di Ricerca Socio Economica della Link Campus
University, ha voluto mettere assieme pubblicando i dati sui suicidi per crisi economica avvenuti nel triennio 2012-2014. Ebbene, il cimitero
dei sogni infranti conta solo in questo periodo
439 croci, che portano il nome non solo di chi
il lavoro lo ha perso, ma anche di chi dopo
averci campato per una vita non ci è più riuscito.
Dal 2012 al 2014 sono stati rispettivamente 198
gli imprenditori (il 45,1% del totale) e 183 i disoccupati (41,7% sul totale) vittime di suicidio
da crisi. “Quello che emerge con drammatica
evidenza è però proprio l’aumento del numero
di coloro che hanno deciso di togliersi la vita in
seguito alla perdita del posto di lavoro: i disoccupati suicidi infatti passano dal 31,5% del
2012 al 38,9% del 2013 e al 48,3% del 2014.
Tra i disoccupati, a destare preoccupazione è
soprattutto il dato relativo ai più giovani, al di
sotto dei 34 anni. A fronte infatti del 6,9% del
totale dei suicidi registrati dall’inizio del 2012 a
fine 2014, tra tutte le categorie occupazionali,
si rileva una percentuale più elevata, pari al
12,4% fatta registrare dalla sola categoria dei
disoccupati con età inferiore ai 34 anni”.
Sempre nella presentazione dello studio si
legge che “dal 2012 si assiste ad un abbassamento dell’età delle vittime: la classe d’età
che va dai 35 ai 44 anni, infatti, ha conosciuto
un notevole incremento passando dal 13,5%
del 2012 al 21,4% del 2014. Appare altrettanto
preoccupante il numero dei suicidi legati a
problematiche e difficoltà economiche tra i
più giovani: tra il 2012 e il 2014, il 5,5% delle
vittime ha infatti un’età compresa tra i 25 e i
I
34 anni (4% nel 2014) mentre l’1,4% ha meno
di 25 anni (2,5% nel 2014 a fronte di una percentuale pari a 0 registrata nel 2012)”.
La ricerca si è anche preoccupata di distinguere
per aree territoriali. La conclusione non poteva
che essere amara, fatto sta che “il fenomeno
non conosce più differenze geografiche: al
Sud come al Nord. L’analisi complessiva dei
dati relativi al triennio 2012-2014, pur confermando il triste primato del Nord-Est – che registra complessivamente il 25,3% del totale
dei suicidi – rileva una progressiva uniformità
della distribuzione del fenomeno nelle diverse
aree geografiche. Le regioni dell’Italia centrale
infatti dal 2012 al 2014 contano il 22,3% dei
suicidi, il Sud il 20,3%, il Nord-Ovest il 20% e
le Isole l’11,8%”.
Nel dettaglio, però, nelle zone tradizionalmente
più produttive si è cominciato a fare i conti
con la disperazione, mentre l’ulteriore peggioramento ha causato un aumento costante
delle morti nelle aree più depresse. “Dal 2012
scende la percentuale dei suicidi nel NordEst che passa dal 30,3% al 25,9% del 2014,
mentre sale la quota di suicidi per crisi economica al Sud passando dal 14,6% del 2012
al 23,4% del 2014. Appare altrettanto significativo l’aumento del numero di suicidi nel
Nord-Ovest, con una percentuale che passa
dal 13,5% del 2012 al 20,4% del 2014. In leggera diminuzione la percentuale di suicidi nel
Centro Italia che, se nel 2012 rappresentavano
il 25,8% del totale, scendono al 20,9% nel
2014, così come la percentuale dei suicidi
LE DICHIARAZIONI
“Speriamo nel segnale
positivo di fine 2014” H
nelle Isole che passa dal 15,7% al 9,4%”. Le
regioni più colpite dal fenomeno appaiono in
ogni caso quelle del Veneto e della Campania
che dal 2012 al 2014 fanno registrare rispettivamente il 17,7% e l’11,6% del totale dei
suicidi per crisi economica.
Infine, non bisogna dimenticare chi ha cercato
di porre fine alla sua esistenza a causa della
crisi economica, ma (fortunatamente) non è
riuscito nell’intento. Anche il numero dei tentati
suicidi è infatti in costante aumento: sono 115
le persone che nel 2014 hanno provato a togliersi la vita per motivazioni riconducibili alla
crisi economica, a fronte dei complessivi 86
del 2013 e dei 48 del 2012. Il conto totale è di
249 tentati suicidi registrati in Italia per motivazioni economiche dal 2012 al 2014.
L’ULTIMO CASO
Cartelle per 50mila euro:
ingerisce overdose di farmaci
icola Ferrigni, docente di Sociologia della Link Campus University
e direttore di Link Lab, è colui
che ha elaborato i dati di questa strage
silenziosa. «La crisi economica continua
a contare le sue vittime – dichiara –
che negli ultimi tre anni sono cresciute
in maniera esponenziale. Dopo l’impennata registrata nel 2013, infatti, i suicidi legati a difficoltà economiche hanno
conosciuto un ulteriore e significativo
aumento nel corso del 2014 risultando
più che raddoppiati rispetto al 2012.
Un’escalation che ben rappresenta un
drammatico scenario in cui debiti, fallimenti, licenziamenti, stipendi non percepiti, disoccupazione diventano il movente di stragi che si consumano quotidianamente. L’analisi complessiva dei
3 anni, evidenzia un fenomeno che sta
interessando in maniera trasversale
strati sempre più ampi della popolazione
N
senza alcuna particolare caratterizzazione geografica, investendo con la
stessa forza Nord, Sud ed Isole, e che
sta trascinando prepotentemente verso
la disperazione non più solo imprenditori
e titolari di azienda ma un numero sempre più considerevole di disoccupati:
45% gli imprenditori suicidi, 42% i di-
soccupati».
«Un segnale positivo tuttavia –prosegue
Nicola Ferrigni – arriva dagli ultimi
mesi del 2014 che registrano una significativa diminuzione del numero di
suicidi: a partire dal mese di agosto
con i 12 casi registrati per arrivare ai
10 e 11 casi rispettivamente nei mesi
di novembre e dicembre», il numero
più basso di vittime dall’inizio dell’anno
contro i 26 tragici episodi di aprile che
si conferma, come nel 2013, il mese
con il maggior numero di suicidi. «Si
tratta con molta probabilità – continua
il direttore di Link Lab –dell’ennesima
iniezione di fiducia degli italiani, in linea
con quella registrata dall’Istat a fine
marzo che vede imprese e consumatori
più ottimisti sulla ripresa dell’economia
e del Paese e che riaccende dunque
le speranze». Fino a prova contraria.
Purtroppo.
a cercato la “dolce
morte” delle benzodiazepine per sottrarsi ad un’esistenza ormai
rovinata dalle cartelle esattoriali. Due cartelle in pochi
giorni, per un totale di cinquantamila euro da pagare,
pur potendo contare solo
su qualche lavoretto saltuario del marito. Una donna disoccupata della provincia di Mantova, di cinquant’anni, ieri mattina ha
preso una confezione di
Tavor e ha ingerito una
manciata di pastiglie. Il marito l’ha trovata in casa in
preda a una forte sonnolenza. «Ma che cosa hai fatto?» le ha chiesto. «Ho preso le pastiglie di tua mamma» ha risposto lei.
La chiamata al 118 e la corsa in ospedale, dove è stata
subito sottoposta a lavanda
gastrica e poi trattenuta in
osservazione per alcune
ore e sottoposta ad un colloquio con lo psicologo
dell’ospedale.
Durante il ricovero ha raccontato la sua storia, fatta
di un precedente lavoro,
poi terminato, la situazione
precaria del marito e le
difficoltà quotidiane a tirare
avanti. La botta finale è arrivata con le due cartelle
esattoriali da oltre 50mila
euro, spedite in due tempi,
e riferite ad una vecchia
attività lavorativa. Il ricorso
ai consigli di un avvocato
e la risposta: nessun errore,
c’è solo da pagare, altrimenti possono arrivare altre sanzioni. Una situazione
di oppressione per fuggire
dalla quale la donna aveva
pensato all’insano gesto.
R.V.
10
Giovedì 9 aprile 2015
DALL’ITALIA
TODI - NON BASTAVANO I GUAI CON ALITALIA DOPO GLI SPARI NELLA SUA ABITAZIONE
Positivo all’alcol test: nuovi guai
per il pilota del Presidente
Maurizio Foglietti guidava in direzione Roma quando si è scontrato con un 23enne. Entrambi
sono stati portati in ospedale: all’uomo è stata sospesa la patente per guida in stato di ebbrezza
di Barbara Fruch
i certo non si può dire che
quel volo con il Presidente
della Repubblica sia stato
l’auspicio per una carriera
in declino. Anzi quello del
14 febbraio, quando trasportò da
Roma a Palermo Sergio Mattarella
(il tutto immortalato in un paio di
scatti divulgati in seguito sul web)
rischia di esser stato uno dei suoi
ultimi viaggi tra le file di Alitalia.
Già perché non bastava la sospensione dal servizio dopo essere stato
denunciato per alcuni spari in casa.
Ora al pilota Maurizio Foglietti è
stata sospesa la patente. Motivo?
Guida in stato di ebbrezza.
L'uomo martedì sera è rimasto coinvolto in un incidente stradale sulla
E45, all’uscita dello svincolo di San
Damiano di Todi, mentre era in
viaggio verso Roma. Foglietti è
stato trovato positivo all’alcol test
dai carabinieri, nel corso dei rilievi
svolti come di norma dopo un in-
D
cidente stradale. Per lui sono quindi
scattati la denuncia a piede libero
da parte dei carabinieri e la so-
spensione della patente.
Secondo quanto reso noto lo scontro
è avvenuto durante una manovra di
sorpasso tra due auto, appunto la vettura del pilota
ed una condotta da un
giovane di 23 anni, rimasto leggermente ferito e
sottoposto a cure all’ospedale di Todi (30 giorni di
prognosi). Anche Foglietti
è finito in ospedale per
contusioni, con 20 giorni
di prognosi, lasciando
però il nosocomio dopo
la firma di dimissioni.
Una Pasqua piuttosto amara per l’uomo, che sicuramente non dimenticherà. Foglietti, era già rimbalzato agli onori delle
cronache perché domenica aveva sparato alcuni
colpi di pistola (che deteneva regolarmente) nell’abitazione di famiglia a
Todi, pare dopo una lite
per motivi di eredità con il fratello
maggiore, in presenza dell’anziana
madre. Colpi che sarebbero stati
esplosi in una stanza diversa da
quella dove si era consumato il battibecco: nessuno è stato colpito né
ferito. Ma gli spari hanno richiamato
l’attenzione di alcuni vicini e il pronto
intervento dei carabinieri che hanno
segnalato l’episodio alla procura
della Repubblica di Spoleto. La quale
oltre aver denunciato Foglietti per
minaccia aggravata e danneggiamento, ha segnalato l’episodio ad
Alitalia: di lì la decisone della compagnia di sospendere temporaneamente dal servizio il pilota.
Una scelta probabilmente inevitabile
dopo la tragedia della GermanWings, che ha posto sotto i riflettori
i piloti e le loro vite personali.
Di certo, con la sospensione della
patente, la situazione per Foglietti
non migliora. Il comandante probabilmente onorato di aver pilotato
l’aereo di Sergio Mattarella da Roma
a Palermo nel primo volo da Capo
dello Stato rischia di non mettere
più piede nella cabina di comando.
Tutto dipenderà da Alitalia.
PALERMO - I PROFUGHI PRETENDONO DI ESSERE TRASFERITI IN CITTÀ E ALLA FINE VENGONO ASSECONDATI
Nigeriani rifiutano l’alloggio:“È troppo isolato”
Non sono scesi dal pullman a Corleone, in un ex hotel a tre stelle. Il sindacato di polizia protesta: “Mentre
lo Stato risparmia su sanità, istruzione e sicurezza in particolare, per gli stranieri pare non ci sia crisi”
l soggiorno in quella struttura non era di loro gradimento. Come mai? Troppo
isolata. I protagonisti della vicenda non sono turisti (che
avrebbero probabilmente il
diritto di protestare nel momento in cui una struttura non
corrisponde alle loro esigenze)
bensì “poveri” immigrati.
È successo sabato scorso,
quando un gruppo di nigeriani,
una decina circa, tutti richiedenti
asilo politico, sono stati traspostati da Geraci Siculo, in provincia di Palermo, a Corleone
perché la struttura di Geraci
non li poteva più ospitare.
Nonostante la sistemazione
fosse più che buona, si tratta
infatti dell'ex hotel Belvedere
di 3 stelle, panoramico, im-
I
merso nel verde e a soli 600
metri dal paese, e che già
ospita altri immigranti richiedenti asilo politico, i nigeriani
si sono rifiutati di scendere
dal pullman. Motivo? Ritenevano la sistemazione troppo
isolata e hanno preteso di essere trasportati a Palermo.
Una richiesta che è stata anche
esaudita. Dopo un braccio di
ferro di alcuni giorni tra gli
stranieri e la Prefettura infatti i
richiedenti asilo sono stati dirottati sulla città siciliana. Il tutti
“grazie” anche alla mediazione
della Caritas diocesana.
A dare la notizia, sollevando la
polemica, sono stati i sindacati
di Polizia. Gli agenti infatti sono
stati costretti a vigilare (mantenendo la calma e garantendo,
come sempre, la sicurezza di
tutti) gli stranieri fino a ieri mattina: pur di non mettere piede
nella struttura alberghiera i nigeriani hanno deciso di passare la notte nel pullman. “Quello che è successo ha dell'incredibile - ha dichiarato Igor
Gelarda, dirigente Nazionale
e segretario provinciale palermitano del sindacato di Polizia Consap (Confederazione
Sindacale Autonomia di Polizia)
– Mentre lo stato risparmia
per ogni cosa che riguarda la
sanità, l'istruzione e la sicurezza
in particolare, mi pare che per
i migranti non ci sia crisi. Senza
contare che Poliziotti e Carabinieri, piuttosto che essere
impegnati nelle normali attività
di controllo del territorio, hanno
dovuto vigilare questo gruppo
di immigranti, come se fossero
dei ragazzi discoli che hanno
deciso di fare le bizze. E che
alla fine l'hanno avuto vinta”.
Inevitabile il paragone con gli
italiani, molti dei quali ridotti
orami alla fame mentre la nazione continua a pensare agli
immigrati (garantendogli vitto
e alloggio). Una situazione
inaccettabile, per la quale è
lo stesso sindacato di Polizia
a chiedere spiegazioni al Governo. “E nel frattempo ci sono
palermitani senza casa che
vivono per strada, in auto, o in
alloggi di fortuna – continua
Gelarda – Il mio sindacato ha
subito contattato alcuni parlamentari perché vogliamo che
venga fatta chiarezza in parlamento su questa vicenda,
per stabilire se ci sono stati
dei costi in più che abbiamo
dovuto affrontare, a cominciare
proprio dall'impiego dei poliziotti e stabilire eventuali responsabilità su questa gestione
dei migranti”.
Il dirigente nazionale della
Confederazione Sindacale Autonomia di Polizia punta dunque il dito contro il governo,
troppo incline a tagliare servizi
e sicurezza ai cittadini italiani,
mentre garantisce quelli degli
stranieri, che vengono addirittura assecondati nelle loro
pretese. Il tutto, ovviamente,
con i soldi dei cittadini italiani:
su di loro infatti è ricaduta l’impennata delle tasse, imposte
che di certo non sono servite
per aumentare i servizi della
nazione. D’altronde ormai nel
BelPaese converrebbe essere
B.F.
stranieri.
TORINO - CITTADINANZAATTIVA LANCIA L’ALLARME: “LE SCUOLE NON SONO SICURE”
Sei anni fa morì uno studente: fiamme al Darwin
poco più di sei anni dalla morte dello studente
Vito Scafidi e dal ferimento di diversi compagni
di classe per il crollo di un controsoffitto,
un’ala completa del piano terra e parte del corridoio
dell’ingresso principale del liceo Darwin di Rivoli,
in provincia di Torino, sono stati danneggiati da un
incendio.
Il rogo, scoppiato nel pomeriggio di martedì, secondo
le prime informazioni sarebbe dovuto al corto circuito
di una macchinetta del caffè nei corridoi dell’istituto.
L’edificio al momento dell’incendio era fortunatamente
vuoto per l’ultimo giorno di vacanze pasquali. I
A
Vigili del fuoco hanno impiegato oltre due ore per
estinguere le fiamme.
I locali sono stati dissequestrati dopo il sopralluogo
dei carabinieri ma resteranno comunque chiusi
almeno fino a lunedì 13 aprile per consentire i lavori
di pulizia e ripristino di aule e corridoi. Sul caso il
pm Raffaele Guariniello ha aperto un fascicolo affidando all'Asl di zona una serie di accertamenti e sta
verificando se siano state adottate adeguate misure
di sicurezza degli impianti elettrici.
Il liceo Darwin è la stessa scuola dove nel novembre
del 2008 morì, per il crollo di una controsoffittatura,
lo studente di 17 anni Vito Scafidi.
Una vicenda che mette in luce, nuovamente, il
problema della sicurezza nelle scuole: secondo i dati
CittadinanzAttiva, per 2 su 5 non ci sono impianti
anti-incendio adeguati, come riporta il sito ‘Skuola.net’.
Sarebbe elevato infatti il rischio legato agli incendi,
per fili scoperti e cattiva manutenzione: in molti
edifici mancano norme adeguate. Un istituto su 10
nel campione di CittadinanzAttiva presenta fili elettrici
scoperti nei laboratori scientifici. In 1 istituto su 5
addirittura ci sono cavi volanti negli stessi ambienti.
Anche la manutenzione lascia a desiderare, l’ade-
guamento degli impianti elettrici delle scuole monitorate,
nel 13% dei casi nelle aule è lasciato a metà, è
arretrato nel 17% dei casi, nullo per l’1%. Basterebbe
una scintilla per causare un disastro, infatti il livello
di adeguamento alle norme anti-incendio degli impianti
elettrici nel 40% circa dei casi è lasciato a metà.
Ma non è finita: i problemi si presentano anche se
dovesse scoppiare un incendio. Sebbene il 95%
delle scuole sia munito di estintori, nel 10% dei casi
l’etichetta è scaduta. Negli edifici con più di un
piano esaminati da CittadinanzAttiva, le scale di sicurezza risultano assenti, in tutto o in parte, nel
22% dei casi. Non ci sono poi uscite di sicurezza sui
corridoi, in tutti o in parte di essi, nel 28% delle
B.F.
scuole.
11
Giovedì 9 aprile 2015
DALL’ITALIA
LA ‘BENEDIZIONE’ DELLA COMMISSIONE EUROPEA
Xylella, Bruxelles legittima l’embargo alla Puglia
E gli addetti ai lavori denunciano: “Perché non si dispongono misure di rafforzamento dei controlli alle frontiere
verso le aree extracomunitarie da cui proviene il batterio che sta distruggendo gli ulivi salentini?”
erché l’Italia non chiude le frontiere?
Sarebbe un comportamento ingiustificato? Probabilmente sì. Ma allora
perché è giustificato mettere il blocco su prodotti del Bel Paese?
Domanda lecito, visto che il divieto imposto
dal Ministro dell’Agricoltura francese Stephane
Le Foll (il cui cognome potrebbe essere indicativo di una patologia) di importare alcuni
vegetali dalla Puglia per evitare la propagazione
della Xylella fastidiosa, il batterio che sta mettendo in ginocchio l'agricoltura pugliese, è
stato legittimato dalla Commissione Europea.
Da Bruxelles fanno sapere che: “La legislazione
Ue prescrive che in caso di pericolo imminente
uno stato membro può immediatamente prendere misure ulteriori contro le importazioni
da paesi terzi e notificare alla Commissione
gli interventi che vorrebbe vedere venissero
presi, come ha fatto la Francia. Quindi se uno
dei 28 ritiene che queste misure Ue non
siano state prese o non siano abbastanza tempestive, questo può adottare misure nazionali
temporanee che ritiene necessarie fino all’intervento della Commissione”.
Dunque, è legittima la decisione della Francia
di bloccare l’importazione di 102 specie di
piante pugliesi, dall’ulivo alla vite, compresi
agrumi e piante ornamentali.
Ma gli addetti ai lavori lanciano l’allarme.
“L’Unione Europea sull’emergenza Xylella si
sta comportando come Ponzio Pilato, lasciando
libera la Francia di bloccare le piante pugliesi
e senza interviene per fermare l’import da
paesi extracomunitari da cui proviene la malattia, nonostante le sollecitazioni – afferma la
Coldiretti – È davvero preoccupante che la
Commissione ritenga di non intervenire sulla
decisione di uno Stato membro adottata senza
tenere conto dell’approfondimento politico e
scientifico in corso a livello comunitario. Ma
P
ancora più lo è il fatto che la Commissione
Europea non abbia ancora disposto efficaci
misure di rafforzamento dei controlli alle frontiere e l’embargo verso le aree extracomunitarie
da cui proviene il batterio che sta distruggendo
gli ulivi salentini”.
Ieri intanto è arrivato a Bari e Lecce il ministro
per le Politiche agricole, Maurizio Martina
per una serie di incontri proprio sull’epidemia.
Proprio lui aveva definito la scelta del governo
francese “inopportuna”. “Una scelta unilaterale
di questo tipo - spiega Martina - rischia di aggravare ancora la situazione, sulla quale invece
si deve procedere con tempestività, mantenendo tutta la concentrazione sulle soluzioni
tecniche individuate. Noi dobbiamo andare
avanti rapidamente con l’attuazione delle
misure di contrasto alla diffusione della Xylella.
Nel fare questo deve anche essere chiaro che
difenderemo in ogni sede i nostri interessi
nazionali”.
E intanto monta la protesta. Michele Emiliano,
candidato governatore del centrosinistra in
una nota, chiede “con forza al ministro di spostare decisamente la sede di discussione sulla
Xylella e sulle sue tremende conseguenze
(sociali ed economiche) a Bruxelles. Il governo
– afferma inoltre – acceleri le procedure necessarie per includere all’interno del dlgs
102/2004 in tema di ‘Esoneri per calamità alle
aziende agricole’ le fitopatie”.
E il candidato del centrodestra, Francesco
Schittulli, rilancia con un’azione concreta sui
social con l’hashtag “iononcomproMadeinFrance”: “Aiutiamo gli agricoltori di Puglia
contro l’embargo della Francia”.
TENSIONE NELL’EX DISTILLERIA DI BARLETTA
Sgombero delle case
occupate, otto fermati
Sono accusati di resistenza e minaccia a pubblico
ufficiale: volevano far esplodere una bombola di gas
anno fatto resistenza e minacciato di
far esplodere tutto con una bombola
di gas. Sono otto le persone fermate
dalla polizia per essersi opposte allo sgombero di 17 alloggi occupati abusivamente
dal 2009 nell’ex distilleria di Barletta. Gli
appartamenti erano occupati da 90 persone,
tra le quali molti bambini.
Non sono mancati i momenti di tensione
ieri mattina tra le forze di polizia e gli
abusivi, per i quali il settore comunale ai
Servizi Sociali, in caso di sgombero volontario, aveva predisposto l'anticipo di due
mensilità a titolo di caparra per un eventuale
nuovo contratto di locazione, da restituire
al Comune in caso di cessazione del contratto.
Invece di lasciare le abitazioni, però, alcuni
uomini hanno tentato di opporsi alla decisione
portando su un balcone una bombola del
gas e hanno minacciato di farla esplodere
con il fuoco. Avrebbero inoltre gettato del
liquido infiammabile sugli operanti. Come
riporta la ‘Gazzetta del Mezzogiorno’ sarebbe
stato un atto dimostrativo, immediatamente
bloccato delle forze dell’ordine. Dopo alcuni
momenti di agitazione la situazione è tornata
H
alla normalità. “Non abbiamo opposto resistenza – ha detto uno degli occupanti – ci
hanno buttato fuori di casa”.
Gli ex occupanti nel corso della giornata
hanno portato via i propri effetti personali
con l’aiuto di mezzi per traslochi, il tutto
sotto lo sguardo vigile di municipale, carabinieri e polizia.
Impiegati, nel corso dell’operazione, un
massiccio numero di uomini della Polizia
di Stato (tra cui una decina intervenuti dal
commissariato di Polizia di Andria coordinati
dal vice questore aggiunto, Fabrizio Gargiulo), dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e del Corpo Forestale dello Stato,
unitamente a Polizia Provinciale e Vigili
del Fuoco nonché personale dei servizi
sociali del Comune collaborati da psicologi
dell’ASL.
Parte dei nuclei familiari che risiedevano
in questi alloggi abusivi saranno sistemati
in una struttura comunale poco distante,
l’ex asilo dell’ Angioletto, struttura realizzata
per la riabilitazione e la assistenza di
disabili, completata e mai utilizzata. I
restanti, invece, saranno ospitati in alcuni
locali del palazzetto dello sport.
Le operazioni per lo sgombero erano già
state disposte nel corso in un vertice in
prefettura di febbraio scorso, dopo che a
gennaio i carabinieri avevano effettuato oltre
una decina di arresti per un presunto furto
di energia elettrica per alimentare gli alloggi
e l’area era stata sottoposta a sequestro
con facoltà d’uso fino al 31 marzo scorso,
così come stabilito dal Gip di Trani.
Termine in cui gli occupanti avrebbero
dovuto lasciar liberi quegli alloggi comunali
dell'ex distilleria di Barletta, realizzati per
gli anziani nell'ambito dei Piani di recupero
urbano, ma occupati abusivamente dal novembre 2009.
A quell'epoca le residenze erano state completate, ma era ancora aperto il cantiere per
le ultime rifiniture e le fasi di collaudo degli
impianti. Dal 2009 ad oggi vi hanno vissuto
18 nuclei famigliari.
Di fronte al mancato abbandono degli alloggi,
ieri mattina è partito lo sgombero coatto.
Le otto le persone fermate delle forze dell'Ordine (sette dalla polizia, una dai carabinieri) sarebbero finite in Commissariato con
l’accusa di resistenza e minaccia a pubblico
B.F.
ufficiale. .
“Invito i pugliesi a non compare i prodotti
francesi - scrive sulla sua pagina Facebook intendo così richiamare l’attenzione di un governo, quello francese, che non può unilateralmente, venendo meno anche a quelli che
sono gli accordi Europei di libera circolazione
delle merci, decidere di bloccare i nostri prodotti: il nostro vero Made in Puglia. Non compriamo profumi, formaggi, borse, abbigliamento
e tutto quello che viene prodotto in Francia.
Compriamo i nostri prodotti pugliesi”.
E mentre l’Europa volta le spalle a Salento e
Puglia, il territorio si trova ad affrontare non
solo il pericolo di contagio ma anche la psicosi,
con evidenti ricadute sull’esportazione. Dopo
la Francia, la stessa decisione potrebbe esser
presa da Spagna, Portogallo e Grecia.
Barbara Fruch
UDINE
Cittadini afghani
a piedi sulla A23
Tredici clandestini individuati,
alcuni potrebbero essere fuggiti
ontinuano ad
arrivare
in
Friuli numerosi
gruppi di clandestini. La polizia stradale
di Amaro in provincia di Udine, è intervenuta per recuperarne tredici, tra
cui quattro minorenni, di nazionalità afghana (foto Udine20).
Gli stranieri sono stati notati
attorno alle 5.30 di ieri
mentre camminavano lungo
l’autostrada A 23, nelle vicinanze del casello di Udine
Nord, da alcuni automobilisti che hanno immediatamente lanciato l’allarme.
Come riporta ‘Il Gazzettino’
al loro arrivo, gli agenti hanno trovato i clandestini, che
vagavano a piedi lungo l’arteria, probabilmente dopo
essere stati scaricati da un
camion. Alcuni potrebbero
essere fuggiti a piedi raggiungendo gli abitati di Feletto Umberto e Branco, a
C
Tavagnacco (Udine).
Impossibile infatti, al momento, sapere quante persone facevano parte del
gruppo. Tra i fermati c’è
anche un’intera famiglia
composta da madre, padre
e quattro figli di 8, 12, 13 e
14 anni.
Il gruppo, in viaggio da
mesi, è apparso in precarie condizioni di salute:
stanchi e stremati, anche
per il freddo, i clandestini
sono stati visitati, rifocillati
e accompagnati al commissariato di Tolmezzo per
le procedure di identificazione.
12
Giovedì 9 aprile 2015
SOCIETA’
SCI - SABATO 11 APRILE ATTESI CENTINAIA DI ATLETI DA TUTTO IL CENTRO ITALIA PER IL GP ARIA SPORT
Il “Città di Roma” a Campo Imperatore
una delle gare
più importanti di
tutto il calendario
sciistico laziale.
Non a caso il fascino del Trofeo Città di
Roma ogni anno riesce a
catturare centinaia di sciatori provenienti da Lazio,
Abruzzo, Campania e da
tutte le altre regioni del
Centro Italia. Probabilmente sarà così anche sabato
11 aprile sulle piste di
Campo Imperatore in occasione della VII edizione
di una manifestazione che
si sarebbe dovuta svolgere
a Campo Felice il 1° febbraio ma rinviata a causa
di una autentica bufera di
neve. L’evento, organizzato
dal G.S. Città Romana Ski
e dal Comitato Regionale
Lazio – Sardegna della FISI,
si avvale per il secondo
anno consecutivo di un
Main Sponsor di prestigio
come Aria Sport, brand di
Aria Group, come ha spiegato il
suo giovane Presidente Vittorio Ricerni: “Dopo il successo fatto registrare dalla passata edizione abbiamo voluto sponsorizzare la settima edizione del Trofeo Città di
Roma per consolidare il rapporto
con il G.S. Città Romana Ski. Nei
nostri centri sportivi rimane una
priorità l’avviamento specializzato
alla preparazione sciistica per tutti
gli appassionati di sci. In particolare
quello di Rieti, città con una consolidata tradizione sciistica alle
È
Alcune fasi della passata edizione
spalle, rappresenta un autentico
bacino di potenziali sciatori. Inoltre
insieme al Presidente Lucarelli stiamo lavorando su alcuni progetti innovativi per la prossima stagione”.
La manifestazione –come informa
l’ufficio stampa curato come sempre nei dettagli da Carlo Monteverde - originariamente riservata
alle categorie Master, da qualche
anno è stata estesa anche a Giovani
e Senior. Il Trofeo, una originalissima riproduzione del Colosseo,
sarà assegnato allo sci club che
avrà totalizzato complessivamente
più punti nei due slalom giganti
previsti. “Il Trofeo Città di Roma
rappresenta il vanto del nostro sci
club perché più che di una gara si
tratta di una autentica festa dello
sci. Siamo orgogliosi di organizzare
una manifestazione legata al nome
della Città Eterna – ha spiegato il
Presidente dello sci club organizzatore Giuseppe Lucarelli - non è
stato facile trovare una data per il
recupero ma ci siamo riusciti grazie
al rapporto di collaborazione in-
staurato con un marchio di prestigio come Aria Sport”.
La location di Campo Imperatore,
grazie alla sua altitudine e al ribasso delle temperature degli ultimi giorni, dovrebbe garantire il
regolare svolgimento della manifestazione anche a stagione così
inoltrata. Nell’albo d’oro della manifestazione il G.S. Città Romana
Ski vanta tre successi conquistati
quando ancora si chiamava Mid
Sport. L’anno scorso per la prima
volta il Trofeo, sempre vinto da
team laziali, è andato ad uno sci
club abruzzese: il Campo Felice
Rocca di Cambio. Le premiazioni
della manifestazione saranno effettuate nella sala riunioni dell’Hotel Giampy di Assergi sede
dell’ufficio gare.
ALBO D’ORO. 2008: Sci Club Mid
Sport Roma, 2009: Sci Club Mid Sport
Roma, 2010: Alitalia Euroski, 2011:
Sci Club Mid Sport Roma, 2012 non
disputato, 2013: Alitalia Euroski, 2014:
S.C. Felice Rocca di Cambio.
L’ULTIMO LIBRO DI FRANCO FIORINI: SENTIMENTI DA CONDIVIDERE, SOTTO IL SEGNO DELLA BELLEZZA
E A BRESCIA UNICA DATA PER VAN MORRISON
Le stagioni della vita messe in poesia
Consoli e Caccamo,
torna la musica giovane
i sono poesie che lasciano il segno, ci sono
Poeti capaci di descrivere il mondo – interiore ed
esteriore – e di regalare
quindi Poesia. Come perle
da far uscire dagli scrigni,
come sentimenti da condividere. E’ il caso di Franco
Fiorini, che ora ha dato alle
stampe “Le mie tre Stagioni
– radici, memoria, presente”,
un viaggio nell’incidere della
vita, “la narrazione di un
percorso umano e poetico”,
come tiene a rimarcare lo
stesso Autore. Felice anche
la scelta di accompagnare
questo caleidoscopico migrare da una stagione all’altra con i colori e la Bellezza di Vincent Van Gogh,
le cui riproduzioni pittoriche
intervallano le pagine.
E’ sensibile l’animo di Fiorini:
“Tace il mio cuore
stasera/muto di accordi vibranti/né vola il mio canto/a
cercare assonanze coi tanti”
scrive ad esempio nella bellissima “Silenzio dentro”.
E’ dolce di sentimenti amorosi la penna di Fiorini: “E’
tempo di farli sorridere/i
tuoi occhi/mia donna di sempre/e venirvi ad immergere i miei”, cesella in “Stasera i tuoi occhi”.
Fiorini “è allora l’osservatore quieto che
ricompone e recupera”, scrive da par
C
suo Salvatore Abbruzzese nella prefazione. E il ‘recupero’ più bello, più vero,
è proprio quello delle stagioni della
vita, anche quando “lo stupore ha smes-
so/il vestito della festa/ed il
nuovo è già accaduto/alla
realtà”, scrive ancora ne “Il
cuore bambino”.
Sono bandoli di una matassa
ricomposta, questi versi. Che
scaturiscono da un vissuto
pieno, mai banale. E chi ha
la fortuna di conoscere Franco sa della gratuità del suo
impegno nel volontariato,
dell’affezione alla realtà del
movimento di Comunione
e Liberazione (ecco don
Giussani, a proposito di quella Bellezza di cui dicevamo
all’inizio), del suo essere a
tutto tondo marito, padre,
nonno. E poi amico vero,
che non giudica mai.
Attinge a questa Vita di pienezza, il poeta Fiorini, e spegne l’arsura del quotidiano.
E regala, dopo averne preso
a piene mani pure dalle sue
colline ciociare, anche una
quarta stagione che forse è
quella di cui più di tante
altre abbiamo bisogno: la
Speranza. Come ‘urla’ nell’omonima poesia, a noi la
più cara di questa raccolta:
“Ho sentito silenzi di ghiaccio/trafiggere voli leggeri/Ho
sentito il sospiro ferito/di
figli senza domani/Ho sentito una voce
lontana/gettarmi in faccia la solitudine/.
Ma ho sentito due piccole mani/cercare
Igor Traboni
il mio viso di rughe”.
on è sparito dai
radar, come invece
succede spesso a
tanti vincitori di Sanremo
che si trasformano subito
in meteore della musica,
perché Giovanni Caccamo ha mille e più richieste
da tutta Europa per città
intenzionate ad ospitare
il nuovo "Live at home
3.0", che ha già portato
il giovane artista ad esibirsi con un 'concerto
intimo' nei salotti della
gente, sia in Italia che
all'estero. Riproposto anche dopo
il trionfo al Festival di Sanremo,
lo speciale live riprenderà l'11
aprile prossimo da Lecce e toccherà anche l'estero, con una
tappa a Gerusalemme il 13 maggio
e una a Parigi il 12 giugno.
Torna dal vivo, a distanza di quasi
5 anni, Carmen Consoli, e lo fa
con un tour dal titolo 'L'abitudine
di tornare’. Per l’occasione, la
Consoli ha deciso di mettere da
parte l'atmosfera più intima dei
teatri, per ritornare nei grandi
spazi dei palasport con un concerto dai suoni coinvolgenti e venature di elettronica e rock. In
scaletta, oltre a brani tratti dal
suo ultimo lavoro che si intitola
per l’appunto “L'abitudine di tornare”, ci sono anche pezzi che
N
Carmen non suona live da tempo
reintrodotti per la loro anima più
rock. Il tour sarà a Roma l'11
aprile (PalaLottomatica), e quindi
a Milano il 13 (Mediolanum Forum).
E c’è grande attesa per il ritorno
in Italia, dopo ben 7 anni, di Van
Morrison. Anche perché l’artista
terrà un unico concerto, il 6 giugno
al Brescia Summer Festival, in
Piazza della Loggia. Oltre ai suoi
grandi successi, proporrà i brani
dal nuovo album di studio dal
titolo 'Duets: re-working the catalogue', uscito il 24 marzo scorso.
I biglietti per questa unica data
italiana sono già in vendita. Il
concerto inizierà alle 21 e si richiede - fa sapere il promoter - la
massima puntualità.