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Anno III - Numero 84 - Giovedì 9 aprile 2015 Direttore: Francesco Storace Roma, via Giovanni Paisiello n. 40 Corruzione Francia La statistica La Guardia di Finanza: "Qua regna il malaffare" Jean-Marie e Marine Le Pen separati in casa Suicidi per crisi: oltre 400 in tre anni Calvo a pag. 2 Moriconi a pag. 5 a pag. 9 CHIE DIAMO TRASPARENZA: GL I AT T I DI GARA IN COMMISSIONE LEGGE ELETTORALE SEMPRE NEL GUADO: INIZ IAT I I L AVORI IN COMMIS S IONE Italicum: agguato tra i Boschi La minoranza del Pd chiede modifiche, il ministro non ne vuole sentir parlare Civati ha già annunciato voto contrario. E l’opposizione stavolta pare agguerrita di Robert Vignola A NASCONDINO Sugli appalti lo strano gioco della sinistra alla regione Lazio di Francesco Storace anno paura? Altrimenti perché perdono tempo? Alla regione Lazio si sta giocando una stranissima partita da parte della maggioranza di Zingaretti. Il centrosinistra fatica a tirare fuori le carte delle gare di appalto su cui si è concentrata l’attenzione della magistratura e quella della pubblica opinione. Parliamo di miliardi di euro, non di bruscolini. Quando si è dimesso il capo di gabinetto di Zingaretti, Venafro, è stato a causa di una gara. L’accusa riguarda la tentata turbativa d’asta (“tentata” solo perché poi l’hanno revocata). L’indagine è quella su Mafia capitale, condotta dal procuratore della Repubblica di Roma, Pignatone. Ebbene, quelle carte di gara, gli atti relativi ai verbali già chiusi, sembrano inaccessibili ai consiglieri regionali. Zingaretti si trincera dietro lo scudo dell’autorità anticorruzione e i suoi pretoriani della Pisana fanno in coro “abbiamo mandato tutto a Cantone”. E i consiglieri regionali che ci stanno a fare se sono negati i controlli? Ora, grazie alla nostra iniziativa d’aula con cui chiedemmo al presidente della Regione - parliamo del consiglio regionale del lontanissimo 25 marzo, un’era geologica rispetto alla velocità del tempo che scorre - di inviare alla commissione bilancio tutti gli atti di gara. Quasi per farci dispetto, in piena assemblea H alla Pisana, Zingaretti si inalberò e bofonchiò che bisognava trasmettere anche gli atti di una, due, tre legislature passate. Patetico. Dicemmo “va bene”, sorridendo di fronte al campione della legalità che per difendersi dalle accuse che arrivano alla sua amministrazione chiama in ballo quelle passate. Uomo di stile, non c’è dubbio. Solo ieri il suo compagno Mauro Buschini ha annunciato la convocazione della commissione bilancio. Per oggi? Macché, oggi si discuteranno leggine, una pure sul bullismo (chissà se è previsto quello istituzionale...), ma tutto è rinviato a lunedì. Ma nemmeno lunedì arriveranno le carte da esaminare. Perché quel giorno saremo chiamati a discutere di “metodo”, ovvero come si potranno consultare gli atti e che farne. Manco a dirlo, non è prevista la presenza del governatore, perché Zingaretti non può spiegarci che succede. Abbiamo sollecitato di far partecipare il direttore della centrale acquisti, la struttura che sovrintende alle gare d’appalto della regione, Elisabetta Longo, la dirigente che ha smentito di essere indagata in tandem con Venafro. Nemmeno questo si può avere. Un pezzo di carta, però, si sono impegnati a farci avere: il documento di trasmissione a Cantone delle gare sospette. Chissà se magari ce ne spiegheranno anche i criteri. Noi pretendiamo trasparenza. Abbiamo dubbi che anche a sinistra la vogliano. è chi lancia appelli a tutto il gruppo parlamentare per “migliorarlo”. Chi dice che comunque non lo voterà. E chi,infine, dice che di cambiarlo non se ne parla proprio. È sempre l’Italicum il comburente che infiamma il dibattito politico, nonostante vi sia chi nel Pd non cerchi di far altro che gettare acqua sul fuoco. Come i deputati di Area Riformista considerati più dialoganti con Renzi, come Speranza, Damiano e Stumpo: lo l’appello che è arrivato, ad un certo punto, ieri affinché nei prossimi giorni "non si chiuda il confronto" sulla riforma elettorale. Tutto questo proprio nel giorno in cui Pippo Civati ha riconfermato che lui questa legge elettorale proprio non la voterà, riaprendo quindi la frattura tra il segretario e la minoranza del partito. Certamente quelle del ministro Maria Elena Boschi non sono parole per sanare: "Le modifiche non sono necessarie". E Matteo Orfini si accoda: "Credo che il testo, così come è stato modificato in Senato, sia stato migliorato e sia una buona soluzione". In tutto questo proseguono pure le schermaglie con le opposizioni: “Renzi ordina e la commissione acconsente – ha di- C’ chiarato Stefano Quaranta, di Sel, capogruppo in commissione Affari Costituzionali - Oggi (ieri, ndr) nella prima riunione è stato votato un calendario che porterà la legge elettorale in Aula in tempi brevi come il Premier aveva ordinato. Il risultato è: poco tempo per le audizioni, per la discussione, per le votazione degli emendamenti. Ma soprattutto nessuna apertura al dialogo come qualcuno sperava". Critico anche il presidente della stessa Commissione, Francesco Paolo Sisto, di Forza Italia: "L'Italicum 2.0 è molto diverso da quello che è stato licenziato dalla Camera: ci sono stati numerosi cambiamenti che saranno oggetto di approfondita discussione in Commissione. Credo che nessun provvedimento possa dirsi blindato in Parlamento in una democrazia parlamentare c'è una discus- sione, un approfondimento, un lavoro di Commissione e di Aula. La libertà di ciascun deputato è capace di manifestarsi nelle forme del voto favorevole, contrario o dell'astensione. Forza Italia valuterà volta per volta, emendamento per emendamento, articolo per articolo, quanto il nuovo testo sia compatibile con il suo Dna". Questi i chiari di luna con il quale inizia il conto alla rovescia verso il 27 aprile, quando il testo dovrà approdare in aula. Già in commissione la minoranza Pd, con Alfredo D'Attorre, ha ribadito la richiesta di inserire almeno un paio di modifiche: il superamento dei capilista bloccati e la possibilità di apparentamento tra liste in caso di ballottaggio. Proprio in commissione, i più allergici alla linea RenziBoschi vantano personaggi certamente non di secondo piano: da Pier Luigi Bersani a Rosi Bindi, da Gianni Cuperlo a Barbara Pollastrini. Se il loro non è un bluff, stavolta il bullo di Firenze avrà vita difficile. IL CASO “QUELL'ONORE AL DUCE ERA SOLO UNO SCHERZO” Sarra a pag. 3 LITI DEFLAGRANTI NEL COMITATO ORGANIZZATORE, L’ANPI ROMANA SALE SULL’AVENTINO 25 aprile: si resistono tra di loro a settant’anni e – non se ne voglia – li dimostra tutti. La Festa della Liberazione rischia così di squagliarsi sotto il sole di aprile. Perché agli strappi dei giorni scorsi, altri se ne sono aggiunti e ora la situazione minaccia davvero di implodere, dando vita a tante celebrazioni distinte e distanti. Al momento, proprio questa pare l’ipotesi più credibile. Principale nodo del contendere resta la questione mediorientale. Con la Brigata Ebraica che non vuole sfilare al fianco dei filo palestinesi dei centri sociali dopo le tensioni della sfilata del 2014 e questi ultimi che invece rivendicano il loro diritto a sventolare le bandiere dell’Anp. Dell’Aned, associazione degli ex deportati, che ha accusato di aver subito minacce ed insulti già si era detto. Ma la giornata di ieri ha aggiunto altra carne al fuoco, con l’Anpi locale che chiama alla Resistenza contro… il Comune di Roma. Il Campidoglio doveva far da garante dell’unità e aveva organizzato H concerti, musica e spettacolini vari per stemperare la tensione "in sinergia con il programma di celebrazioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri". La proposta dell’Anpi nazionale è stato però vista come un “commissariamento” da quella locale. Apriti cielo. "Non siamo d'accordo con l'idea dell'Anpi nazionale di delegare al Campidoglio l'organizzazione - ribatte il presidente di Anpi Roma Nassi -. Non siamo stati neppure consultati al riguardo. È sempre stata l'Anpi a organizzare, avevo già preso accordi con il Comune per un evento in piazza del Campidoglio, un concerto con 50 giovani musicisti. Ma vogliamo anche il corteo con manifestazione a Porta San Paolo". Tanto per gradire, Nassi ha già preannunciato le sue dimissioni. Secondo il vicepresidente di Aned Roma, Eugenio Iafrate, il problema è sempre quello: le bandiere palestinesi. "Il problema è interno all'Anpi: molti circoli non sono d'accordo con la dirigenza di Roma e ci hanno manifestato solidarietà per la decisione di non sfilare". Mentre alcuni centri sociali hanno annunciato di voler invece organizzare cortei nelle periferie. Quanto meno, tra Porta San Paolo e il Campidoglio, tra le periferie e Palazzo Chigi, gli antifascisti avranno l’imbarazzo della scelta. R.V. 2 Giovedì 9 aprile 2015 ATTUALITA’ LA FOTOGRAFIA SCATTATA NEL RAPPORTO ANNUALE DELLA GDF RACCONTA DI UNO STATO DILANIATO DAL MALAFFARE L’Italia dei corrotti e dei corruttori Frodi, criminalità organizzata, un terzo degli appalti irregolari: ma il sistema fiscale non aiuta di Marcello Calvo no Stato lacerato da frodi, evasione fiscale, traffici illeciti, criminalità organizzata, droga. Non c’è da meravigliarsi se l’Italia è il paese più corrotto d’Europa. Il rapporto annuale 2014 della Guardia di Finanza fotografa una nazione malata, in coma irreversibile. Sono quasi 8 mila gli evasori totali, soggetti completamente sconosciuti al Fisco, scoperti dalle Fiamme Gialle nel corso della passata stagione. Responsabili di frodi ovunque: ai finanziamenti pubblici e al welfare per 1,5 miliardi. Che hanno provocato danni erariali per 2,6 miliardi di euro. Altri 1,2 sono stati invece sequestrati per reati tributari. Appalti irregolari - Oltre 3.700 persone sono state ritenute colpevoli di delitti contro la pubblica amministrazione, che hanno portato a galla 1,8 miliardi di appalti pubblici assegnati in modo irregolare. In pratica, oltre un U terzo dell’importo monitorato è stato aggiudicato con modalità illecite. Se si considera che il valore complessivo degli affidamenti controllati ammonta a 4,6 miliardi. Il caso del passante Tav a Firenze, lo scandalo Mose a Venezia, il calderone Expo a Milano, l’inchiesta mafia Capitale e quella sulle Grandi opere. Le denunce per irregolarità hanno sfiorato quota 1.000 (sono state ben 933). E nel 2015, se si continua di questo passo (il caso della metanizzazione di Ischia insegna), rischiamo di battere ogni record. Criminalità organizzata – A farla da padrone la criminalità organizzata, a cui sono stati sottratti 4 miliardi di euro. Contraffazione - Determinante anche il lavoro per arginare il fenomeno dei “falsi”. Di quei brand truccati che danneggiano i consumatori e il “made in Italy”. Sequestrati ben 290 milioni di prodotti contraffatti. Gioco d’azzardo - C’è posto per tutto e tutti. Perché in Italia a “regnare” è anche il gioco d’azzardo. Sono in totale 10.000 i controlli di contrasto alle “macchinette” illegali, dove sono state riscontrate anomalie nel 33% dei casi. Oltre 3.000, invece, i centri di scommesse irregolari. Lavoratori in nero – Altro giro altra corsa. Un totale di 11.936 lavoratori in nero con 5.032 datori di lavoro scoperti e denunciati, che adoperavano manodopera irregolare. Per un fenomeno sempre più incessante. Sostanze stupefacenti – Immancabili. Nel 2014 sono state sequestrate oltre 200 tonnellate di sigarette di contrabbando e oltre 129 ton- nellate di droga. Trafficanti di esseri umani – L’Italia è al centro anche di questi “affari”. Quasi 400 (precisamente 389) le persone arrestate per questi crimini. Il nostro paese non cresce perché è afflitto dalla corruzione. Un problema che sembra incontrastabile e soprat- tutto, inarrestabile. Nonostante la pioggia di scandali che emergono a cadenza praticamente regolare. Con gli italiani vittime e carnefici di se stessi, anche per colpa di un sistema di fiscalità tra i più alti al mondo che strozza le imprese e induce al malaffare. DOPO LA CONDANNA DELLA CORTE EUROPEA, CHIESTE LE DIMISSIONI DELL’ALLORA CAPO DELLA POLIZIA, ORA IN FINMECCANICA De Gennaro di nuovo nel ciclone-Diaz Intanto il premier intende portare in Parlamento il tema dell’introduzione del reato di tortura ontinua a far discutere la condanna dell'Italia da parte della Corte Europea per i fatti accaduti nella scuola Diaz durante il G8 di Genova nel 2001. E mentre Renzi dice di voler portare in Parlamento la discussione sul reato di tortura, rispondendo al redivivo Luca Casarini, la polemica si fa tutta politica, e ancora una volta interna al Pd, con il presidente Dem Matteo Orfini che attacca a muso duro l'allora capo della Polizia, Gianni De Gennaro. C "Lo dissi quando fu nominato e lo ripeto oggi dopo la sentenza. Trovo vergognoso che De Gennaro sia presidente di Finmeccanica", ha scritto Orfini. Ma poi, dalle opposizioni, un po’ tutti a ricordargli che è stato proprio il Pd a nominare De Gennaro. Per il coordinatore nazionale di Sel, Nicola Fratoianni “siamo talmente convinti che sia una vergogna che Gianni De Gennaro sia stato nominato da Renzi al vertice di Finmeccanica, da permetterci di chiedere a Matteo Orfini, presidente del Pd, di fare qualcosa di più che un semplice tweet: chieda al Presidente del Consiglio (che è anche segretario del Pd) di risolvere il problema sollevato, faccia in modo che il partito da lui presieduto e il suo governo chiudano una vicenda che non ha giustificazioni. Altrimenti sono solo parole in libertà”. Sulla stessa falsariga grilini e Rifondazione, con Paolo Ferrero, segretario nazionale, che dichiara: "Orfini punta il dito contro De Gennaro? Benissimo, finalmente siamo d'accor- do! Per noi di Rifondazione l'ex capo della polizia non avrebbe dovuto avere più nessun ruolo pubblico dopo la mattanza di Genova. Invece, tra i tanti incarichi, De Gennaro dopo Genova è diventato prima capo di gabinetto agli Interni, poi commissario per l'emergenza rifiuti, nominato da Monti sottosegretario per la Sicurezza e da Letta presidente di Finmeccanica: deve proprio avere un santo in paradiso! Ora il Pd, invece che fare due parti in commedia, licenzi De Gennaro". Per Daniela Santanché, di Forza Italia, invece, “le forze dell'ordine non meritano un nuovo processo mediatico ingeneroso a quasi 14 anni dai fatti di Genova. Non si puo' demonizzare chi ogni giorno mette a rischio la propria vita, lavorando in condizioni spesso precarie e con stipendi ridotti all'osso. La sinistra ideologica non strumentalizzi la condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo: tutti ricordano di cosa furono capaci alcuni suoi illustri protagonisti durante quei giorni". MINISTERI CHIAMATI A RISARCIRE I FAMILIARI DELLE VITTIME DEL DISASTRO AEREO DEL 1980 Ustica, la Corte d’Appello conferma: fu un missile di Robert Vignola hiamarla verità è senz’altro pretenzioso. Ma di verità è comunque un tassello, un pezzetto, e potrà essere utile per ricostruire quella intera, come i rottami ripescati nel mare di Ustica hanno contribuito a restituire un’immagine d’aereo, seppure relitto di esso, al Dc9 dell’Itavia, e quindi a poter dire che non di bomba, né di cedimento strutturale del velivolo si trattò. La prima sezione Civile della Corte d'appello di Palermo ha rigettato ieri i ricorsi dei ministeri dei Trasporti e della Difesa contro il verdetto di primo grado che li condannava a risarcire i familiari delle vittime della strage di Ustica. Secondo i giudici a causare il disastro aereo del 27 giugno 1980 fu un missile lanciato da un altro aereo. Quindi i familiari delle vittime hanno C diritto al risarcimento da parte dei due ministeri, ritenuti responsabili di non aver assicurato adeguate condizioni di sicurezza al volo, rinviando a una nuova udienza a ottobre per la quantificazione del danno. In primo grado ai familiari che si erano rivolti al giudice civile era stato riconosciuto un risarcimento da cento milioni di euro. Secondo il giudice Rosario Priore, intervistato da Adn-Kronos, si tratta di "una conferma di un'atmosfera di guerra, di scontro che si verificò 35 anni fa nei cieli sopra l'isola di Ustica. I depistaggi per quanto accadde all'Itavia furono veramente tanti ma non hanno mai sortito alcun effetto, non hanno deviato la ricerca della verità. Tanti erano gli aerei che sorvolavano l'isola di Ustica quella notte del 27 giugno 1980, ma qualcuno per lungo tempo ha continuato a dire che non ce ne erano. Mentre erano velivoli che non avevano di certo, come appurato, intenzioni bonarie". "Un'atmosfera di scontro, di guerra, di conflittualità anche tra paesi dello stesso continente, da me sostenuta anche nel mio libro - ha concluso Priore - e mi congratulo per il grande lavoro svolto dai miei colleghi". Via Giovanni Paisiello n.40 00198 Roma Tel. 06 85357599 - 06 84082003 Fax 06 85357556 email: [email protected] Direttore responsabile Francesco Storace Amministratore Roberto Buonasorte Capo Redattore Igor Traboni Progetto grafico Raffaele Di Cintio Società editrice Amici del Giornale d’Italia Sito web www.ilgiornaleditalia.org Per la pubblicità Responsabile Marketing Daniele Belli tel. 335 6466624 - 06 37517187 mail: [email protected] -----------------Autorizzazione del Tribunale di Roma n° 286 del 19-10-2012 3 Giovedì 9 aprile 2015 ATTUALITA’ L’EPISODIO È ACCADUTO TRE ANNI FA, IN OCCASIONE DEL 67ESIMO DALLA MORTE DI MUSSOLINI “Onore al Duce”, l’autista Atac si difende Al “Giornale d’Italia” parla Giuseppe De Persiis: “Sono stato vittima di un tranello. Ho già pagato” di Giuseppe Sarra ittima di un tranello, come si dichiara anche in questa intervista, rischia comunque il processo per diffamazione. Si tratta di Giuseppe De Persiis, l’autista Atac accusato, in un primo momento, di aver scritto “Onore al Duce” sul display di un bus per commemorare Benito Mussolini, nel 67esimo dalla sua morte. Una ricostruzione fantasiosa, più che altro mediatica. I fatti non sono andati effettivamente così, perché De Persiis ha solo scattato la foto che “per sbaglio” è poi finita su Facebook. Ma, nonostante il gup ha nel frattempo respinto l’accusa di apologia di fascismo formulata dalla Procura, l’autista potrebbe finire a processo per diffamazione aggravata nei confronti dell’Atac, che ha già preannunciato di volersi costituire parte civile. Intanto De Persiis ha chiesto scusa all’azienda e pensava che fosse finita lì, che dieci giorni di sospensione dal lavoro fossero già abbastanza. Neanche per sogno. Al “Giornale d’Italia”, l’autista ricostruisce quanto accaduto, non nascondendo la sua delusione per come la questione è stata trattata dalla grande stampa, sempre pronta a puntare il dito nei confronti di un’area politica. V Allora, De Persiis cosa è successo esattamente? Erano le 15 del 28 aprile di tre anni fa. Prima di iniziare il turno, ho controllato la vettura e mi sono reso conto che qualcosa non andava. Sul display del bus, invece della destinazione del percorso, c’era scritto “Onore al Duce”, mentre anteriormente erano stati esposti alcuni tricolori col lutto. Ho pensato subito a uno scherzo dei miei colleghi. Allora ho scattato una fotografia con il nuovo smartphone per ricordo. Avevo pensato che mi potesse servire come prova qualora avessi trovato l’autore materiale dell’episodio. Involontariamente, però, la foto è finita su Facebook senza che mi accorgessi di nulla. Non ero pratico, da poco tempo avevo acquistato il nuovo cellulare. Ha poi preso servizio? Sì, ma ho rimosso la scritta e tolto le bandierine prima che partissi dal deposito. I media, come al solito, hanno ingigantito l’episodio, riportando che il bus ha girato lungo le strade della Capitale con la scritta “Onore al Duce”. Una ricostruzione che non corrisponde alla realtà. Quando è venuto a conoscenza che il tutto era diventato un caso mediatico? Il giorno dopo, il 29 aprile. Giornali, tv e radio parlavano di me. Invece ero stato vittima di un tranello. Ripeto: fin dal primo momento ho pensato che fosse uno scherzo dei miei colleghi o di qualcuno che, conoscendo i miei ideali, aveva intenzione di farmi cadere in un tranello. Forse, quel tizio credeva che non controllassi il bus e sarei uscito per la città. Non è andata così. Mi sono scusato sin dall’inizio con l’azienda. E ho già pagato: dieci giorni di sospensione. Pensavo che fosse finita lì, invece… E invece? Un anno fa mi ha convocato la Digos. Mi hanno cercato a casa dei miei genitori, nonostante non vivessi lì da anni, che prontamente mi hanno avvertito. Un ulteriore aggravio dei costi: oltre ai 10 giorni persi, sono stato costretto a farmi difendere da un avvocato che ha richiesto il rito abbreviato. Dopo tre sospensioni, è arrivata la decisione del gup, il quale ha respinto la ricostruzione del pm: il presunto reato non era riconducibile alle legge Scelba, ma bensì alla diffamazione aggravata. di rettifica al Corriere e al Messaggero. La ricostruzione dei fatti non corrisponde alla realtà. Sono sempre stato un garantista, sono innocente e lo sarò anche qualora dovessi essere condannato. La grande stampa ha fatto il resto… “Potrebbe finire alla sbarra”, hanno scritto. Ma ci rendiamo conto? Il mio avvocato ha inviato anche una richiesta Qual è stata la reazione dei suoi colleghi? In tantissimi mi hanno espresso solidarietà. Posso aggiungere una cosa? LA SOLUZIONE DI RICANDIDARE TUTTI I CONSIGLIERI USCENTI NON SODDISFA I RICOSTRUTTORI Forza Italia in Puglia, rebus sempre più Fitto LA POLEMICA “I campi rom? Li raderei al suolo”: è bufera su Matteo Salvini La Boldrini definisce le sue parole "inquietanti", e "l'altro Matteo" ironizza: "Troviamo un sinonimo: va bene giardinizzare?" di Robert Vignola embrava tornato azzurro il cielo di Puglia. Il commissario di Forza Italia Luigi Vitali, nominato nelle scorso settimane da Silvio Berlusconi, aveva ceduto sulla linea dura nella composizione delle liste, decidendo che tutti gli azzurri uscenti saranno ricandidati. Nessuno escluso, dunque, a cominciare proprio dai fittiani, che pure, sempre nelle settimane scorse, erano sati in pratica messi alla gogna con affermazioni del tipo: "Mai in lista con Forza Italia". "A seguito dell'incontro tenuto ieri (l’altro ieri, ndr) con i consiglieri regionali di Forza Italia si legge in una nota - in accordo con il presidente Silvio Berlusconi, per favorire l'unità del centrodestra in Puglia (unità auspicata anche dal coordinatore regionale del Ncd Massimo Cassano), Forza Italia tramite il segretario regionale onorevole Luigi Vitali conferma la disponibilità a ricandidare l'intero gruppo regionale, anche al fine Prego Vorrei denunciare la lentezza della giustizia italiana che si sofferma su casi di questo tipo perché fanno notizia, soprattutto perché provengono da un’area politica. In molti mi hanno fatto notare, invece, che se ci fosse stato scritto “Evviva Stalin”, l’episodio sarebbe stato subito archiviato. Siccome siamo in Italia… S di Emma Moriconi I rom devono avere gli stessi diritti e doveri degli altri cittadini italiani. I campi rom non esistono in quasi nessuna parte d'Europa. Se uno fa una scelta di vita viaggiante, si spostano. Ci sono campi che sono lì da vent'anni, trenta. In alcuni campi ho visto villette a due piani, solo perché sono semoventi non pagano l'Imu. Volete stare in Italia? E allora cari rom avete gli stessi diritti e doveri degli italiani. A mio parere i campi rom sono un modello di segregazione, sfruttamento e isolamento". Sono parole di Matteo Salvini, che aggiunge: "i campi rom li raderei al suolo". Se avesse detto: "le ville con piscina dei ricchi le raderei al suolo" nessuno si sarebbe scandalizzato e la presidente Boldrini non avrebbe parlato di "parole inquietanti". La presidente è distratta, o forse è in mala fede “ di sgomberare il campo da tutte le polemiche divampate in queste settimane. Forza Italia ribadisce inoltre la convinzione che il centrodestra unito possa aspirare alla vittoria e la volontà, mai venuta meno, di sostenere la candidatura alla presidenza del professor Francesco Schittulli". Invece, la proposta è stata rispedita al mittente. Gli uomini vicini all'eurodeputato azzurro bollano la mediazione proposta dal commissario Fi come "un trappola" affidando a Davide Bellomo, fedelissimo del candidato Schittulli e uomo delle trattative di queste settimane, il compito non solo di rifiutare seccamente la proposta ("non erano questi gli accordi raggiunti"), ma soprattutto di dichiarare che senza una retromarcia ufficiale "Forza Italia sarà fuori dalla coalizione di centrodestra". Nessun passo indietro dunque. Anzi: domani è in programma la presentazione ufficiale della candidatura di Schittulli sostenuto da Fdi e Ncd: "Non ho ottenuto da parte della dirigenza nazionale di Fi la disponibilità a presentare una lista competitiva". E invece del sereno in Puglia, a questo punto, si avvistano minacciosi nubi nere. Che potrebbero presto oscurare il sole di Forza Italia su tutto il territorio nazionale. quando dice che è d'accordo nel trovare un'alternativa ai campi rom ma "non certo annientando chi ci abita ma individuando una politica abitativa". Salvini non ha parlato di "annientare chi ci abita", sono le parole della presidente, in questo caso, ad essere davvero "inquietanti". Tra l'altro la stessa presidente, a margine di un incontro a Montecitorio con una rappresentanza di una comunità rom ha detto che "l'Europa dei diritti ci chiede che non sia utilizzata la politica dei campi, il nostro Paese deve ascoltare tale richiamo". Salvini ha risposto per le rime: "è inquietante che la Boldrini sia presidente della Camera" ha detto "mi stupisco dello stupore, ho detto una cosa banale e di buon senso. Mi ha dato soddisfazione che sui siti il 90% dei commenti siano d'accordo con me, che i nomadi debbano avere gli stessi diritti e gli stessi doveri degli altri". E poi: "La Boldrini ha detto che è inquietante il termine radere al suolo. Trovate voi un sinonimo, giardinizzare ..." 4 Giovedì 9 aprile 2015 ATTUALITA’ I BIGLIETTI A PREZZO SCONTATO A CHI SI ISCRIVE Il Pd EXPOne l’Italia a una pessima figura Dopo la vergogna delle inchieste, con l’ansia per i cantieri incompleti, ora occorre pure affrontare il ridicolo delle “promozioni” sotto il marchio del partito di governo di Robert Vignola e tessere con la promozione. E l’Expo col marchio di fabbrica del Pd. Se Letizia Moratti, sindaco di Milano cui spetta storicamente il merito di aver assicurato all’Italia questa edizione dell’esposizione universale, avesse saputo che piega avrebbe preso la faccenda, forse avrebbe lasciato vincere la turca Smirne. Perché se le inchieste giudiziarie hanno immancabilmente portato alla luce dei marchi non propriamente da esibire ad una vetrina mondiale, se lo sguardo degli addetti ai lavori si volge preoccupato a quei cantieri ancora incompleti a pochi giorni dall’apertura, ora ci pensa il partito di governo ad ammantare di ridicolo la questione. Perché la pubblicità che si è fatta notizia attraverso lo sdegno degli utenti dei social network, se fa cadere le braccia, ha comunque un altro effetto anatomico: quello di piegare all’insù gli angoli della bocca di chi legge, incredulo di ciò che vede scritto. Il Pd di Milano che dà in offerta i biglietti per l’expo a prezzo scontato agli under 30 che sottoscrivono la tessera sembra in effetti uscito da uno sketch di Crozza. Ma è l’amara verità. Davanti alla quale le battute L Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia; in basso, Dario Nardella, sindaco di Firenze si sono sprecate (per un neanche troppo breve florilegio rivolgersi ai social network del Pd milanese) di pari passo con le indignazioni. Tanto che alla fine il partito messo sotto accusa è dovuto uscire dal barile nel quale, per qualche ora, ha cercato di fare il pesce. "Il Pd di Milano è in regola con le procedure di rivendita dei biglietti di Expo essendo un rivenditore ufficiale autorizzato come molti altri in città e fuori - si legge su Facebook - abbiamo scelto di far avere ai giovani la possibilità di visitare l’esposizione universale ad un prezzo ridotto e per loro accessibile". E ancora. "Le università stanno agevolando la visita ad expo per i loro studenti - conclude il post del Pd di Milano - noi abbiamo pensato di contribuire ad allargare que- NEL PARTITO DEMOCRATICO SI ACCENDE UN ALTRO SCONTRO, STAVOLTA SULL’ASSE TOSCO-EMILIANO st’offerta anche ai giovani che universitari non sono offrendo loro sia la possibilità di partecipare alla vita del nostro partito che quella di vedere l’esposizione". Praticando sconti con i soldi di chi non è dato sapere. Forse i seguaci di Renzi farebbero bene a rispolverare un gazebo da primarie e prepararlo per l’Expo: in un bel convegno intitolato “Quando la toppa è peggio del buco” riuscirebbero a far scuola a tutto il mondo. LA CAMERA PRONTA A COMINCIARE LA DISCUSSIONE SUL SUPERAMENTO DELLA “MERLIN” Nardella: Renzi non dà soldi, ma è bravo Prostituzione legale, Il sindaco di Bologna: allora dimettiti proposta decente ai visto mai che Dario Nardella, la controfigura di Renzi catapultato da questi a sindaco di Firenze, decida di mettersi proprio contro il suo mentore e predecessore? Ma no, piuttosto l’inferno, anche se a Nardella l’occasione per liberarsi dalla… schiavitù poteva arrivare dalla manovra governativa che sta imponendo tagli selvaggi agli Enti locali. Nardella contro Renzi, allora? "Lo voglio dire molto chiaramente: assolutamente no. Io prendo le distanze da una polemica sterile e controproducente, proprio in un momento in cui l''Italia sta uscendo dalle secche", ha detto ieri lo stesso Nardella, ospite a "Mix 24", la trasmissione condotta da Giovanni Minoli su Radio 24, a proposito proprio dei tagli a Comuni e Città metropolitane annunciato dal governo e confermato nel Def che ha scatenato le ire di gran parte dei sindaci italiani. Ne avrebbe ben donde anche il primo cittadino di Firenze – città toccata più di altre dai tagli, come vedremo meglio tra poco – che però non solleva obiezioni di sorta, oltre a H quelle di rito: "Io non critico la politica del governo – ha ripetuto Nardella - che ho sempre condiviso fin dall''inizio. Ho ascoltato Renzi sul Def e sono d''accordo sul fatto che ciascuno debba fare la sua parte: tutti devono fare sacrifici. Il punto non è la decisione di tagliare i trasferimenti agli enti locali, ma la ripartizione dei sacrifici". Un "tema che ho posto in Anci (l’associazione dei comuni, ndr) e che ripeterò: non ho nulla contro gli amici bolo- gnesi, ma è comprensibile che la Città metropolitana di Bologna abbia il 5% dei tagli e quella di Firenze il 23%?" Percentuali ballerine il cui peso specifico è stabilito sulla base "di criteri tecnici, non politici. Spesso sono colpiti gli enti locali più virtuosi, una situazione che conosce bene anche il premier Renzi che è stato sindaco prima di me". Ecco dunque che Nardella prova ad attaccare, rimanendo però in difesa: “Se da una parte "non serve a nulla ali- mentare la polemica tra sindaci e governo, dall''altra è necessario trovare la soluzione al rebus, come applicare tagli proporzionali e giustificabili ai diversi enti locali. Stiamo al merito delle questioni e i cittadini ci capiranno". Il sindaco di Torino Fassino ha ragione quando dice che in questi anni i Comuni hanno dato molto. Confido che come presidente dell''Anci cercherà una soluzione condivisa, che consenta al governo di andare avanti sul progetto di risanamento e agli enti locali di fare la propria parte senza che vi siano sproporzioni nel carico dei tagli". Ma il collega sindaco e di partito Virginio Merola, primo cittadino di Bologna, risponde piccato, aprendo l’ennesima querelle all’interno del Pd: "Nardella è il coordinatore per l'Anci delle città metropolitane. Non si è mai visto un coordinatore che, invece di rappresentare tutti, attacca un'altra città. Quindi o Nardella si è sbagliato, oppure semplicemente non mi rappresenta più ed è bene che Igor Traboni si dimetta. e vale per il Pil (nel quale il fatturato, non si sa desunto da cosa, è comunque conteggiato da quest’anno), tanto vale legalizzarla. È la prostituzione, che potrebbe tornare ad essere legale in Italia, come è in tanti altri paesi, a cominciare dalla confinante Austria alla ben nota Olanda, senza dimenticarsi la Germania né scomodare i “templi del sesso” dell’est Europa. Ora c’è anche la proposta di legge, che porta la firma della senatrice Maria Spilabotte del Pd, ma che è supportata da altri 25 parlamentari (provenienti un po’ da tutte le forze politiche, da Forza Italia al Movimento 5 Stelle). Per carità, non è l’unica sul tavolo. Ma con il dibattito avviato con la proposta (vagamente ipocrita) dello “zoning” all’Eur di Roma, pare maturo il tempo di discuterne ufficialmente. Tanto che la proposta è stata pure calendarizzata e Pierpaolo Vargiu, presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, di Scel- S ta Civica, commenta così: "non c'è più nessuno in Italia che ritenga realizzabile il sogno della senatrice Merlin di abolire la prostituzione. Nelle proposte presentate (molteplici, ndr) c'è un 70% di background comune e un 30% di dibattito. Ma il parlamento deve sapere che coraggio non è affrontare il tema, doveroso, ma rimanere fermi". "Lo 'zoning' può essere gestito dalle comunità locali. In alcuni contesti può essere preferibile, in altri si possono trovare risposte diverse", ha quindi spiegato Vargiu presentando alla Camera le proposte, i cui punti qualificanti sono il riconoscimento dell'attività di prostituzione, purché svolta "in autonomia e libertà", a livello fiscale, contributivo e previdenziale, vincolandola a test sanitari obbligatori, e l'individuazione di aree dedicate da parte degli enti locali, d'intesa con associazioni di settore e di cittadini. Chi a favore, chi contro? Vedremo quando (e se) questo dibattito prenderà R.V. il via. 5 Giovedì 9 aprile 2015 ESTERI IL VICEPRESIDENTE DEL PARTITO ALIOT PARLA DI "CONTRASTI POLITICI ORMAI NON CONCILIABILI" E’ rottura tra Jean Marie e Marine Le Pen di Emma Moriconi è maretta tra Jean Marie Le Pen e il Front National. Marine si è espressa dicendo che intende opporsi alla candidatura del padre alle prossime elezioni regionali e il vicepresidente del partito Louis Aliot riferisce su twitter di "contrasti politici ormai non riconciliabili". La frattura si è consumata negli ultimi giorni: Jean Marie ha infatti rilasciato un'intervista al giornale di estrema destra “Rivarol” in cui ha difeso le scelte del maresciallo Philippe Petain, collaborazionista dei nazisti nel corso del secondo conflitto mondiale, e ha criticato la direzione verso la "normalizzazione" del partito della figlia Marine. Ha poi commentato criticamente le origini straniere del primo ministro Manuel Valls, che è nato in Spagna, e di altri: "Siamo diretti da immigrati", ha detto. Nelle intenzioni di Jean Marie c'è la guida della lista del Front National alle prossime regionali nella regione Paca, in Provence-Alpes-Cote d'Azur, ma Marine non è d'accordo, ha giudicato la sua scelta inopportuna e si è detta intenzionata ad opporvisi nella riunione dell'ufficio politico del prossimo 17 aprile. Dure le dichiarazioni in merito di Marine nei confronti del padre: "E’ una crisi senza precedenti. Jean-Marie Le Pen sembra essere entrato in una vera e propria spirale tra strategia della terra bruciata e suicidio politico. Il suo status di presidente onorario non l'autorizza a prendere in ostaggio il Front National, a fare provocazioni così grossolane il cui C’ obiettivo sembra essere quello di nuocermi ma che purtroppo assestano un colpo durissimo a tutto il movimento, ai suoi quadri, ai suoi candidati, ai suoi elettori". Anche il deputato Gilbert Collard viaggia su questa linea, e calca la mano: "Non abbiamo più niente a che vedere con tutto quel che dice Jean Marie Le Pen, sarei felice se non fosse più il presidente onorario del partito". E ha aggiunto: "Se purtroppo gli statuti non fossero concepiti in modo da non poterlo privare di questo titolo, a mio parere Marine Le Pen lo avrebbe fatto da tempo". Jean Marie ha risposto alla figlia dai microfoni di RTL: "Madame Le Pen deve porsi la questione di sapere se quello che fa è utile agli interessi che pretende di servire". “La rottura politica con Jean Marie Le Pen è ormai totale e definitiva. Sotto la guida di Marine Le Pen saranno prese rapidamente delle decisioni”, ha scritto su Twitter Florian Philippot, numero due del Front National. LE GRANDI MANOVRE DEGLI USA NEL MARE NERO SONO UN PERICOLO PER LA FRAGILE TREGUA IN UCRAINA Un cacciatorpediniere contro gli accordi di Minsk di Tatiana Ovidi ncuranti degli accordi di Minsk 2 gli americani continuano a sostenere economicamente e militarmente l'Ucraina e a provocare la Russia. Nei giorni scorsi carri pesanti sono arrivati, attraversando tutta l'Europa, come per mandare un segnale, a Kiev e armi di ultima generazione sono state distribuite ai soldati ucraini. Non solo, ieri, come si attendeva, il cacciatorpediniere missilistico “Jason Dunham” è entrato nel porto di Odessa. Ad accogliere la nave americana sarà direttamente il presidente dell'Ucraina Petr Poroshenko, che si recherà a Odessa domani, 10 aprile, nel giorno della ricorrenza della liberazione della città dagli invasori nazisti. Sarebbe I interessante sapere se alla cerimonia è stato invitato anche il Battaglione Azov o tutti quei mercenari che sventolano bandiere neonazisti ed uccidono donne e bambini nel Donbass. Poroshenko comunque potrebbe decidere di visitare la nave da guerra ed il suo equipaggio. Da buon "cameriere" farà gli onori di casa o come un cagnolino scodinzolante andrà a "fare le feste" al padrone. Ricordiamo che, nonostante per la prima volta dall'inizio della guerra la tregua sembra tenere e segnali di pace si vedono all'orizzonte, il cacciatorpediniere "Jason Dunham", armato con 56 missili da crociera, è entrato nel mar Nero lo scorso 3 aprile nell'ambito dell'operazione "Atlantic Resolve", che mira a di- mostrare il sostegno degli Usa ai loro alleati del Baltico e del mar Nero alla luce della crisi in Ucraina. Come dire "degli accordi e del cessate il fuoco ce ne importa poco". Il comando della Sesta flotta Usa ha inoltre informato che il 4 aprile "Jason Dunham" è stata nel porto di Varna, in Bulgaria, e il 5 aprile ha partecipato a esercitazioni insieme a una corvetta romena e una nave dragamine bulgara. Tutte le esercitazioni erano incentrate sui metodi di lotta antisommergibile, sulla lotta contraerea e sulle manovre nel quadro di un gruppo navale misto. Un vero e proprio addestramento di guerra. "Jason Duham" resterà nel mar Nero fino al 14 aprile. Un segnale chiaro ed inequivocabile a Mosca e a quegli europei che vorrebbero la pace e tornare a dialogare con Putin. Washington ormai è partita, gli accordi raggiunti tra Kiev ed insorti, con la diplomazio di Parigi, Berlino e Mosca sono carta straccia. Gli States hanno un obiettivo preciso, allontanare la Russia dall'Europa ed estendere i confini della Nato fin sotto il naso di Putin. I nuovi confini - figli della guerra, che ha visto di fatto la nascita della Nuova Russia - questo non lo permettono. Per questo gli atlantici continuano a provocare e ad armare Kiev. Serve tornare alla guerra per recuperare il terreno perduto. Ma non sarà facile. Gli ucraini stanno capendo che il Fmi e l'occidente non sono la loro salvezza ed una crisi senza precedenti sta massacrando il paese. Nel totale silenzio dei media internazionali, ogni giorno ci sono manifestazioni contro il governo. E non solo. Martedi notte c'è stata un'esplosione nel centro di Kharkiv, città dell'Ucraina orientale controllata da Kiev: un ordigno è deflagrato alle 03.40 locali davanti ad un obelisco con la bandiera ucraina senza causare vittime, ma mandando in frantumi i vetri degli edifici circostanti. È stata aperta un'inchiesta per terrorismo. Negli ultimi mesi Kharkiv è stata più volte teatro di esplosioni analoghe e ad oggi ancora non è chiara la matrice degli attentati. C'è chi incolpa i ribelli, chi invece pensa ad oppositori di Poroshenko. L’INCONTRO TRA TSIPRAS E PUTIN SCHIUDE NUOVI ORIZZONTI, NON SOL O E CONOMICI. E L’UE ADE S S O T RE MA Grecia porta dell’espansione russa di Robert Vignola otizia numero uno: Tsipras a Putin non ha chiesto aiuti economici. Notizia numero due: Tsipras e Putin si sono invece accordati ad un livello tale che lascia intravedere crepe nella struttura eurocentrica come fin qui conosciuta. Perché la Grecia messa all’angolo potrebbe diventare il grimaldello attraverso il quale, sul complesso scacchiere geopolitico, la Russia romperebbe l’assedio atlantico portatole con la crisi ucraina. E, ironia della sorte, il pertugio da utilizzare sarebbero innanzitutto quelle “riforme” ossessivamente imposte ad Atene dalla Troika: le privatizzazioni. Che sono stati infatti tra gli argomenti “caldi” del N colloquio di ieri tra il premier ellenico e il presidente della Federazione. "Le compagnie russe sono pronte a partecipare alle privatizzazioni in Grecia", ha dichiarato Vladimir Putin dopo l’incontro del Cremlino, durato ben due ore e mezzo. Senza richieste di aiuti finanziari, ma con tanto interesse, ad esempio, "nella possibilità di sviluppare l'estensione del gasdotto Turkish Stream", in particolare nel "considerare le opportunità di investimento" per prolungare l'infrastruttura oltre il confine con la Turchia. "Nessun accordo concreto", ma una possibilità che, ha precisato Putin, potrebbe fare della Grecia l'hub del gas europeo, ovvero "il principale centro di distribuzione dell'energia in Europa" dopo la cancellazione del progetto South Stream. A tal fine tuttavia, ha detto il presidente russo, la decisione spetta a Tsipras. Che però, e non è un caso, ha chiesto ai giornalisti di non definirlo più Turkish Stream: è “turkish” fino al confine, ha ammonito tra il serio e il faceto. E sulle sanzioni? Qua la richiesta è arrivata, la Grecia vuole che siano rimosse quelle russe nei confronti dell’agricoltura ellenica, misure che sono costate il 40% di flessione nel comparto. Si è parlato così di " ampliare la cooperazione anche creando joint venture", ma Putin non vuole comunque comportarsi da bullo: Mosca "non può fare eccezioni per alcun paese dell'Ue", ha detto, pur deplorando gli effetti negativi che le misure hanno avuto sull'economia greca. "Non intendiamo risol- vere i problemi delle relazioni con l'Unione europea facendo leva su alcuni paesi che ne fanno parte. Il modo migliore per risolvere le cose è quello di fermare la guerra delle sanzioni e le contro misure russe", ha detto, non senza dire che la Grecia "ha dovuto" (traduzione letterale: ne circolano di ben più pesanti, ma non sono veritiere) votarle. Messaggio recepito e subito rilanciato da Tsipras, il quale assicura che "la Grecia aspira a usare tutto il suo potere all'interno istituzioni europee per creare ponti di cooperazione e dialogo con la Russia", rivendicando anche " il diritto di perseguire una politica estera sfumata in linea con il suo ruolo di paese europeo del Mediterraneo e dei Balcani". E l’Europa come l’ha presa? Male, naturalmente:vedere il Pireo diventare un porto russo non è esattamente ciò a cui pensavano quando hanno imposto la privatizzazioni… Per non parlare di tutto il resto. 6 Giovedì 9 aprile 2015 CINQUANTA PERSONE HANNO TENTATO DI IMPEDIRE L’INTERVENTO DELLA POLIZIA LOCALE, IMPEGNATA NEL SEQUESTRO DI UN FURGONE PIENO DI MATERIALI FERROSI Rom contro i vigili: “Il rame non si tocca” Non è passato inosservato il silenzio delle istituzioni, in particolare dal Campidoglio. Eppure, una settimana fa, Marino si schierò a favore degli agenti aggrediti dai nomadi a La Rustica Non si tocca”. Il rame e i materiali ferrosi sono cosa loro. Tanto che, ieri mattina, una cinquantina di persone hanno cercato di opporsi al blitz dei vigili urbani del gruppo Sicurezza pubblica emergenziale (Spe). Non proprio un bel clima a Roma, in occasione nella giornata internazionale dei rom e sinti. Scene di pura follia, infatti, davanti al campo nomadi di Via Salviati, una delle tante strutture della Capitale che, al calare della notte, dà il via ai roghi tossici per recuperare i preziosi metalli, tra cui il rame, trovati lungo le strade e vicino ai cassonetti della città; rendendo peraltro l’aria irrespirabile per i residenti del quartiere. Al centro del contendere? Un furgone ovviamente pieno di rottami ferrosi, fermato a pochi chilometri dal campo rom. Nonostante ci sono stati attimi di tensione tra i rom e i vigili, gli agenti non si sono fatti intimidire, riuscendo a bloccare il conducente del furgone che aveva tentato la fuga, poi denunciato. Oltre ad aver abbandonato il mezzo, sottoposto a sequestro, l’uomo aveva anche cercato di strappare l’intestazione di uno dei documenti di trasporto, per evitare che dati preziosi arrivassero alle forze dell’ordine. DA ROMA PIAZZA NAVONA Giubileo è alle porte? Roma ricca di buche Voragine ampia circa dieci metri per cinque in Centro “ ccone un’altra. L’ennesima buca della Capitale si è aperta ieri mattina in via dei Bachi Nuovi, nei pressi della centralinissima piazza Navona. Una grossa voragine, ampia circa dieci metri per cinque. Fortunatamente nessuno ci è finito dentro. A dare l’allarme è stato un passante. Immediatamente sul posto è intervenuta una squadra della polizia municipale e dei vigili del fuoco, che ha prontamente transennato il tratto e chiuso al traffico la strada interessata. Un episodio che non fa ben sperare in vista del Giubi- E Ma non ce l’ha fatta: si tratta di una ricevuta parzialmente strappata trovata all’interno del furgone, grazie alla quale è stato possibile risalire a una delle ditte dove alcuni mezzi di via Salviati portavano i materiali. E’ stato poi un gioco da ragazzi trovare il deposito, situato in via Nomentana che acquistava ferro, rame e altri materiali dai rom. Certamente un piccolo colpo al mercato illegale dell’oro rosso e dei materiali ferrosi, l’ennesima dimostrazione che, nonostante i tagli, le forze di polizia non hanno abbassato l’attenzione sul feno- meno, anzi. Ma allo stesso tempo non è passato inosservato il silenzio delle istituzioni, in primis dal Campidoglio, nei confronti del Corpo di Polizia Locale. Eppure, una settimana fa, Marino e Danese si erano schierati a difesa degli agenti in occasione degli scontri contro i rom andati in scena a pochi passi dal centro a La Rustica. Decisamente un passo indietro da parte di chi dovrebbe schierarsi sempre e comunque a favore della legalità, che non deve essere una bandiera da sventolare quando fa comodo. leo. Roma, infatti, non è nuova a tali criticità, sempre più presenti negli ultimi anni. Il manto stradale della Capitale fa acqua da tutte le parti. Lo sa benissimo anche l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Maurizio Pucci, che l’altro ieri dalle colonne del Corsera aveva lanciato l’allarme: “Le buche? Serve un miliardo”. Una cifra da capogiro. Critico Stefano Pedica (Pd): “La politica del ‘tappa la buca e basta’ deve finire, chi ha usato questo sistema deve essere sostituito da imprese serie”. 7 Giovedì 9 aprile 2015 STORIA ENTRAMBI ROMAGNOLI, ENTRAMBI RIVOLUZIONARI: UN CONFRONTO TRA DUE PERSONAGGI CHIAVE DEL NOVECENTO ITALIANO Mussolini e Nenni: nemici amici Il volume di Mazzuca e Foglietta ne racconta la gioventù e il legame, svelando particolari estremamente interessanti di Emma Moriconi i chiama "Mussolini e Nenni, amici nemici", di Alberto Mazzuca e Luciano Foglietta, Minerva Edizioni, ed è un volume incentrato su due figure essenziali del Novecento italiano: Benito Mussolini e Pietro Nenni, entrambi romagnoli, entrambi rivoluzionari, che nel corso della loro vita si ritroveranno distanti politicamente ma sempre vicini umanamente, intimamente. Un rapporto, quello tra i due, fatto di strani incroci e di bizzarre coincidenze, eviscerato in questo libro appena arrivato sugli scaffali italiani con attenzione e perizia dagli autori. La prefazione è curata dalla bella penna di Arrigo Petacco, che prima di tutto sottolinea l'appartenenza di entrambi alla fervida terra di Romagna, "fortemente ancorata alla lealtà". Il volume si sviluppa attraverso una cronologia di eventi che vedono dapprima Mussolini e Nenni, giovani, condividere l'esperienza del carcere. Il socialista e il repubblicano posseggono entrambi un'energia focosa e ribelle, la condivisione di quell'esperienza giovanile cementerà il loro strano ma indissolubile rapporto che li vedrà, appunto, amici-nemici per tutta la vita. Mussolini diventerà il Duce degli italiani, Nenni sarà esiliato a Ponza. Ironia della sorte, che a volte gioca strani scherzi agli uomini, i due si incontreranno ancora proprio lì, sull'isola, dopo gli eventi del 25 luglio 1943. S Benito Mussolini e Pietro Nenni da giovani; in basso, il volume di Mazzucca e Foglietta edito da Minerva Nenni vi è stato confinato per volere di Mussolini, ma non in quanto oppositore del Regime. Come rileva correttamente Petacco nella prefazione, il Duce lo fa per salvarlo dalla deportazione tedesca dopo l'arresto in Francia. A questo proposito vale la pena riportare un breve stralcio dal volume: "Nel dopoguerra - scrivono gli autori - Rachele Mussolini confermerà in un'intervista sullo Specchio l'interessamento del marito per aiutare l'ex amico. Dirà: 'Il Nenni lo sa quello che fece Mussolini per salvarlo. Una sera del marzo 1943, quando già le cose andavano male, mio marito tornò a casa tutto turbato. 'Rachele - mi disse - i tedeschi hanno preso Pietro Nenni'. 'Doveva finire così gli dissi io - a forza di stare lì a pasticciare coi comunisti'. 'Lo hanno portato in Germania', disse Mussolini. 'Fa' qualcosa' dissi io, e pensavo a quell'altra poveretta della moglie di Nenni e alle sue figliole e mi veniva da piangere. 'Sta tranquilla - disse mio marito ho già fatto tutti i passi necessari per levarglielo dalle mani'". Molte sono le vicende che legano queste due figure estremamente emblematiche della nostra storia: la terra, la Romagna, prima di tutto. E romagnoli sono anche gli autori del volume, il che consente certamente un'interpretazione corretta dei sentimenti e delle pulsioni che animarono i protagonisti di questo volume. C'è anche un grande, immenso dolore che li accomuna: Benito perde un figlio, Bruno, in un incidente aereo. Nenni perde una figlia, Vivà, deportata ad Auschwitz. "Se avessi telegrafato a Mus - scriverà Nenni - sono certo che l'avrei salvata". Non lo fece, per "peccato d'orgoglio". Vivà morì di tifo, lontana da casa. Un lungo filo che percorre buona parte del Novecento lega Benito Mussolini e Pietro Nenni, un filo che giunge sino alla nostra storia recente. Quando Mussolini viene assassinato Nenni piange. Quelle lacrime non gli impediranno però di scrivere uno degli articoli più brutti della storia, su L'Avanti!, lo stesso quotidiano che il giovane Benito aveva diretto ai tempi in cui indossava la camicia rossa. Parole durissime, che sembrano uscite da altra penna e che invece recano, in fondo, la sua firma. Ma quel legame non si spezza mai, nemmeno dopo la morte di Benito. Pietro Nenni sarà uno di quei personaggi che contribuiranno a restituire, dodici anni dopo la morte, la salma del Duce a Rachele Mussolini. COSÌ IL MONDO GUARDAVA IL DUCE / 20 “Una figura di spicco nella politica europea” Argentina, Uruguay e Giappone: ecco cosa dicevano di noi nel 1923 rosegue il nostro speciale dedicato a come la stampa straniera osservava, nel 1923, l'Italia e la figura di Benito Mussolini. Nel corso delle puntate precedenti abbiamo visto come l'attenzione di tutto il mondo è concentrata su questo personaggio nuovo, considerato straordinario da giornalisti, politici, intellettuali. Lo stesso giudizio fornisce anche il quotidiano argentino "La Razon", che scrive: "Una volta di più la figura politica che tiene nelle sue mani i destini d'Italia, attrae l'attenzione universale per lo svolgimento della sua azione dominatoria e soggiogante [...] Con eloquenza di convinto ed energia di previdente, Mussolini, paladino del nazionalismo italiano, uscito dalla tribolazione di un momento storico, per la sua patria, ed elevato alle attività dirigenti della vita collettiva, emergendo da una decomposizione caotica, ha dominato intransigenze di fede, mandati imperativi e situazioni personali, anteponendo l'interesse nazionale [...] al convenzionalismo delle posizioni politiche ed ai secondari interessi dei gruppi". Ancora dall'America Latina giungono notizie in merito: in un'intervista concessa alla Tribuna, il ministro dell'Uruguay Bernardez riferisce che "l'opera profonda del fascismo e la personalità poderosa di Mussolini formano tuttora il fatto più affascinante dell'attualità europea per il mondo latino-americano. Laggiù - continua - si considera ormai la situazione dell'Italia P come la meno complicata fra quelle delle grandi nazioni europee. L'on. Mussolini dice ancora - ha straordinaria popolarità nell'Argentina, nel Brasile, nell'Uruguay e laggiù si pensa che mercé l'opera sua l'Italia supererà, con le sue risorse, le molteplici crisi del dopo guerra". Vicentini poi, in questo interessante volumetto chiamato "Mussolini veduto dall'estero", riferisce di come un redattore del nostro Giornale d'Italia raccoglie l'impressione riportata dal deputato giapponese Ando, direttore dell'Ashai, il maggiore e più diffuso giornale nipponico "e personaggio influentissimo nel suo paese" - di una visita fatta a Mussolini. "Dopo una lunga peregrinazione attraverso l'Europa scrive - nella quale mi sono incontrato con i maggiori uomini politici del continente, io ero ansioso di incontrarmi da vicino con questo vostro geniale ed eccezionale 'premier', che imprime un'orma nuova e promulga delle leggi inso- spettate nell'arte difficile del governo dei popoli. Di tutti coloro che ho veduto in questo giro europeo, tra i quali ricorderò ad esempio Lloyd George, il vostro Mussolini mi è apparso nel mondo politico europeo una 'outstanding figure'. Io lo conoscevo già di fama - continua - Mussolini è popolarissimo in Giappone; lo descrisse in forma ammirabile per la prima volta alla opinione pubblica nipponica quel grande geniale storico che è il nostro compatriota Mura. Egli aveva conosciuto il capo del fascismo italiano a Milano negli uffici del Popolo d'Italia, quando ancora nessuno sospettava quali grandiose funzioni storiche egli avrebbe esercitato nella vita politica pubblica del vostro Paese e della Europa: e con quell'intuito che forse è una felice prerogativa della nostra razza ne aveva subito divinato le eccezionali doti. Dunque andando stamane da Mussolini mi immaginava di trovarmi di fronte ad un uomo volontario ed energico, direi quasi brutalmente energico, ed ho trovato invece solamente di fronte a me un uomo sapiente, straordinariamente rapido nel comprendere plasticamente le più contrastanti necessità. La conversazione con lui è uno scintillio continuo di genialità e di idealismo". I due parlano dell'Italia e del Giappone, Mussolini parla di "penetrazione mutua" delle due culture da farsi "senza indugio". Gli argomenti trattati sono i più vari, si va dall'arte alla spiritualità, dalla cultura al commercio. Quando il deputato giapponese lo saluta, Mussolini gli dona un ritratto con una dedica scritta di suo pugno: "Al giornale Asahi, cordialmente". Esso - dice il deputato - "resterà nei nostri uffici di Tokio come un pegno di queste nostre mutue e fruttifere determinazioni". [email protected] 8 Giovedì 9 aprile 2015 ECONOMIA IL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA PRESENTATO DA RENZI UN INSULTO ALL’INTELLIGENZA DEI CONTRIBUENTI Italiani presi per Def…icienti Tutte le frottole del premier: dai tagli al welfare, che porteranno a un effetto negativo sul Pil, passando per la mancata riqualificazione della spesa della pubblica amministrazione - Quei dati stravolti resentando le linee guida triennali del documento di Economia e Finanza, che sarà approvato domani mattina e non prevede “tagli o aumenti di tasse”, Renzi ha dimostrato di avere poca considerazione verso l’intelligenza degli italiani. In una conferenza stampa lunga 95 minuti ha incantato i presenti con le sue frottole. In un clima tutt’altro che ostile, caratterizzato dal “volemose bene tutti”. Ha parlato di imposte che verranno ridotte nel 2015 per 18 miliardi di euro. A cui ne andranno aggiunti altri 3 derivanti dalle clausole di salvaguardia “disinnescate”. Parole che hanno convinto solo i soliti giornalisti compiacenti e chi, ancora, crede nelle favole. Perché la storiella raccontata dal premier fa fremere di rabbia chi i numeri ufficiali li legge correttamente. I certi tagli al welfare – che hanno fatto infuriare perfino il duo Fassino e Fassina – per 10 miliardi porteranno a un effetto negativo sul Pil, addirittura superiore a quanto si sarebbe verificato con un ulteriore aumento delle tasse. Invece di cominciare a riqualificare la spesa, per far funzionare quella della pubblica amministrazione, aumentata di 27 miliardi negli ultimi 4 anni, il presidente del Consiglio si affida ad antiche tecniche mediocri. Cercando di nascondere e stravolgere i dati che impediscono la ripresa economica del paese. Immerso nelle palude e ricoperto di melma fino al collo. Una nazione che mira a rimanere a galla per non essere risucchiata dalle sabbie mobili. P L’APPROFONDIMENTO Ma la Commissione europea si prepara a dare il suo okay la Commissione europea, di solito solerte a correre in soccorso dei governi italiani salvo poi rimediare magrissime figure come già avvenuto con Enrico Letta e soprattutto con l’uomo del loden Mario Monti, cosa ne pensa dell’ultima trovata economico-finanziaria di questo governo guidato da Matteo Renzi? La portavoce della Commissione Annika Breidthardt, interpellata ieri sul Def dell’Italia durante la consueta conferenza stampa di metà giornata a Bruxelles, ha risposto che la Commissione europea "potrà fare la sua valutazione" sul Documento di economia e finanza dell'Italia "una volta che il testo finale sarà stato tramesso", mentre "presenteremo le nostre valutazioni sul Paese a maggio". Per quanto riguarda invece le nuove previsioni economiche contenute nello stesso docu- E Il Rottamatore ha parlato di una manovra che non toglierà soldi agli italiani. Di uno stato che non tassa ma vuole creare posti di lavoro. Tant’è, i fatti dicono altra cosa. Nel giro di 36 mesi le tasse sulla casa sono triplicate e grazie alle piroette di questo esecutivo la pressione fiscale nel quarto trimestre del 2014 ha toccato quota 50%. Mentre la disoccupazione giovanile ha ormai raggiunto i massimi storici e la situazione rischia di peggiorare ancora. Il programma di Renzi e Padoan è irrealizzabile. Non si può auspicare a una ripresa di sviluppo senza adeguate mosse volte a tagliare la spesa pubblica. Un paese non inverte la rotta attraverso proclami o tweet. Dal centrodestra (ma anche da molti esponenti del centrosinistra), nessun attestato di stima verso quel documento di economia e finanza presentato nel consiglio dei ministri. Con il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, che dopo avergli dato del “Mandrake” torna a punzecchiare il premier: “Renzi – la domanda – come spieghi che la pressione fiscale è arrivata al 43,5%? Avrai anche tagliato 80 euro e Irap, ma hai aumentato tutto il resto”. Il tempo è galantuomo e porterà alla luce la solita presa in giro di un premier che, in quanto a chiacchiere, non ha rivali. Marcello Calvo Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio mento presentato dal duo Renzi-Padoan, la Breidthardt fa sapere che "le valuteremo per elaborare le nostre previsioni di primavera". Parlando più "in generale", come la stessa ha tenuto a rimarcare, ma con ovvio riferimento all’Italia, la portavoce ha aggiunto che solitamente si danno valutazioni positive quando i Paesi si impegnano su profonde riforme strutturali. E soprattutto, viene da aggiungere, se quei Paesi sono guidati dalla sinistra. Rita Di Rosa 9 Giovedì 9 aprile 2015 ECONOMIA PUBBLICATO UNO STUDIO SUI SUICIDI DA CRISI ECONOMIA AVVENUTI DAL 2012 AL 2014 Le 439 croci di disoccupati e imprenditori L’età delle vittime della disperazione si abbassa, non si salva nessuna area geografica di Robert Vignola dati scorrono. Sono numeri, eppure fanno gelare le vene ai polsi. Perché dietro quelle cifre si nasconde una serie infinita di tragedie. Concluse con un epilogo fragoroso, come può esserlo la vista di un impiccato o l’immagine di una persona che si getta nel vuoto. Ma che si sono sviluppate nell’angoscia, nel silenzio di una stanza o di un ufficio, alimentate dalle telefonate dei creditori o dalle famigerate cartelle di pagamento a fare continuamente capolino dalla cassetta della posta. Una storia, anzi tante storie italiane. Che il professor Nicola Ferrigni di Link Lab, (Laboratorio di Ricerca Socio Economica della Link Campus University, ha voluto mettere assieme pubblicando i dati sui suicidi per crisi economica avvenuti nel triennio 2012-2014. Ebbene, il cimitero dei sogni infranti conta solo in questo periodo 439 croci, che portano il nome non solo di chi il lavoro lo ha perso, ma anche di chi dopo averci campato per una vita non ci è più riuscito. Dal 2012 al 2014 sono stati rispettivamente 198 gli imprenditori (il 45,1% del totale) e 183 i disoccupati (41,7% sul totale) vittime di suicidio da crisi. “Quello che emerge con drammatica evidenza è però proprio l’aumento del numero di coloro che hanno deciso di togliersi la vita in seguito alla perdita del posto di lavoro: i disoccupati suicidi infatti passano dal 31,5% del 2012 al 38,9% del 2013 e al 48,3% del 2014. Tra i disoccupati, a destare preoccupazione è soprattutto il dato relativo ai più giovani, al di sotto dei 34 anni. A fronte infatti del 6,9% del totale dei suicidi registrati dall’inizio del 2012 a fine 2014, tra tutte le categorie occupazionali, si rileva una percentuale più elevata, pari al 12,4% fatta registrare dalla sola categoria dei disoccupati con età inferiore ai 34 anni”. Sempre nella presentazione dello studio si legge che “dal 2012 si assiste ad un abbassamento dell’età delle vittime: la classe d’età che va dai 35 ai 44 anni, infatti, ha conosciuto un notevole incremento passando dal 13,5% del 2012 al 21,4% del 2014. Appare altrettanto preoccupante il numero dei suicidi legati a problematiche e difficoltà economiche tra i più giovani: tra il 2012 e il 2014, il 5,5% delle vittime ha infatti un’età compresa tra i 25 e i I 34 anni (4% nel 2014) mentre l’1,4% ha meno di 25 anni (2,5% nel 2014 a fronte di una percentuale pari a 0 registrata nel 2012)”. La ricerca si è anche preoccupata di distinguere per aree territoriali. La conclusione non poteva che essere amara, fatto sta che “il fenomeno non conosce più differenze geografiche: al Sud come al Nord. L’analisi complessiva dei dati relativi al triennio 2012-2014, pur confermando il triste primato del Nord-Est – che registra complessivamente il 25,3% del totale dei suicidi – rileva una progressiva uniformità della distribuzione del fenomeno nelle diverse aree geografiche. Le regioni dell’Italia centrale infatti dal 2012 al 2014 contano il 22,3% dei suicidi, il Sud il 20,3%, il Nord-Ovest il 20% e le Isole l’11,8%”. Nel dettaglio, però, nelle zone tradizionalmente più produttive si è cominciato a fare i conti con la disperazione, mentre l’ulteriore peggioramento ha causato un aumento costante delle morti nelle aree più depresse. “Dal 2012 scende la percentuale dei suicidi nel NordEst che passa dal 30,3% al 25,9% del 2014, mentre sale la quota di suicidi per crisi economica al Sud passando dal 14,6% del 2012 al 23,4% del 2014. Appare altrettanto significativo l’aumento del numero di suicidi nel Nord-Ovest, con una percentuale che passa dal 13,5% del 2012 al 20,4% del 2014. In leggera diminuzione la percentuale di suicidi nel Centro Italia che, se nel 2012 rappresentavano il 25,8% del totale, scendono al 20,9% nel 2014, così come la percentuale dei suicidi LE DICHIARAZIONI “Speriamo nel segnale positivo di fine 2014” H nelle Isole che passa dal 15,7% al 9,4%”. Le regioni più colpite dal fenomeno appaiono in ogni caso quelle del Veneto e della Campania che dal 2012 al 2014 fanno registrare rispettivamente il 17,7% e l’11,6% del totale dei suicidi per crisi economica. Infine, non bisogna dimenticare chi ha cercato di porre fine alla sua esistenza a causa della crisi economica, ma (fortunatamente) non è riuscito nell’intento. Anche il numero dei tentati suicidi è infatti in costante aumento: sono 115 le persone che nel 2014 hanno provato a togliersi la vita per motivazioni riconducibili alla crisi economica, a fronte dei complessivi 86 del 2013 e dei 48 del 2012. Il conto totale è di 249 tentati suicidi registrati in Italia per motivazioni economiche dal 2012 al 2014. L’ULTIMO CASO Cartelle per 50mila euro: ingerisce overdose di farmaci icola Ferrigni, docente di Sociologia della Link Campus University e direttore di Link Lab, è colui che ha elaborato i dati di questa strage silenziosa. «La crisi economica continua a contare le sue vittime – dichiara – che negli ultimi tre anni sono cresciute in maniera esponenziale. Dopo l’impennata registrata nel 2013, infatti, i suicidi legati a difficoltà economiche hanno conosciuto un ulteriore e significativo aumento nel corso del 2014 risultando più che raddoppiati rispetto al 2012. Un’escalation che ben rappresenta un drammatico scenario in cui debiti, fallimenti, licenziamenti, stipendi non percepiti, disoccupazione diventano il movente di stragi che si consumano quotidianamente. L’analisi complessiva dei 3 anni, evidenzia un fenomeno che sta interessando in maniera trasversale strati sempre più ampi della popolazione N senza alcuna particolare caratterizzazione geografica, investendo con la stessa forza Nord, Sud ed Isole, e che sta trascinando prepotentemente verso la disperazione non più solo imprenditori e titolari di azienda ma un numero sempre più considerevole di disoccupati: 45% gli imprenditori suicidi, 42% i di- soccupati». «Un segnale positivo tuttavia –prosegue Nicola Ferrigni – arriva dagli ultimi mesi del 2014 che registrano una significativa diminuzione del numero di suicidi: a partire dal mese di agosto con i 12 casi registrati per arrivare ai 10 e 11 casi rispettivamente nei mesi di novembre e dicembre», il numero più basso di vittime dall’inizio dell’anno contro i 26 tragici episodi di aprile che si conferma, come nel 2013, il mese con il maggior numero di suicidi. «Si tratta con molta probabilità – continua il direttore di Link Lab –dell’ennesima iniezione di fiducia degli italiani, in linea con quella registrata dall’Istat a fine marzo che vede imprese e consumatori più ottimisti sulla ripresa dell’economia e del Paese e che riaccende dunque le speranze». Fino a prova contraria. Purtroppo. a cercato la “dolce morte” delle benzodiazepine per sottrarsi ad un’esistenza ormai rovinata dalle cartelle esattoriali. Due cartelle in pochi giorni, per un totale di cinquantamila euro da pagare, pur potendo contare solo su qualche lavoretto saltuario del marito. Una donna disoccupata della provincia di Mantova, di cinquant’anni, ieri mattina ha preso una confezione di Tavor e ha ingerito una manciata di pastiglie. Il marito l’ha trovata in casa in preda a una forte sonnolenza. «Ma che cosa hai fatto?» le ha chiesto. «Ho preso le pastiglie di tua mamma» ha risposto lei. La chiamata al 118 e la corsa in ospedale, dove è stata subito sottoposta a lavanda gastrica e poi trattenuta in osservazione per alcune ore e sottoposta ad un colloquio con lo psicologo dell’ospedale. Durante il ricovero ha raccontato la sua storia, fatta di un precedente lavoro, poi terminato, la situazione precaria del marito e le difficoltà quotidiane a tirare avanti. La botta finale è arrivata con le due cartelle esattoriali da oltre 50mila euro, spedite in due tempi, e riferite ad una vecchia attività lavorativa. Il ricorso ai consigli di un avvocato e la risposta: nessun errore, c’è solo da pagare, altrimenti possono arrivare altre sanzioni. Una situazione di oppressione per fuggire dalla quale la donna aveva pensato all’insano gesto. R.V. 10 Giovedì 9 aprile 2015 DALL’ITALIA TODI - NON BASTAVANO I GUAI CON ALITALIA DOPO GLI SPARI NELLA SUA ABITAZIONE Positivo all’alcol test: nuovi guai per il pilota del Presidente Maurizio Foglietti guidava in direzione Roma quando si è scontrato con un 23enne. Entrambi sono stati portati in ospedale: all’uomo è stata sospesa la patente per guida in stato di ebbrezza di Barbara Fruch i certo non si può dire che quel volo con il Presidente della Repubblica sia stato l’auspicio per una carriera in declino. Anzi quello del 14 febbraio, quando trasportò da Roma a Palermo Sergio Mattarella (il tutto immortalato in un paio di scatti divulgati in seguito sul web) rischia di esser stato uno dei suoi ultimi viaggi tra le file di Alitalia. Già perché non bastava la sospensione dal servizio dopo essere stato denunciato per alcuni spari in casa. Ora al pilota Maurizio Foglietti è stata sospesa la patente. Motivo? Guida in stato di ebbrezza. L'uomo martedì sera è rimasto coinvolto in un incidente stradale sulla E45, all’uscita dello svincolo di San Damiano di Todi, mentre era in viaggio verso Roma. Foglietti è stato trovato positivo all’alcol test dai carabinieri, nel corso dei rilievi svolti come di norma dopo un in- D cidente stradale. Per lui sono quindi scattati la denuncia a piede libero da parte dei carabinieri e la so- spensione della patente. Secondo quanto reso noto lo scontro è avvenuto durante una manovra di sorpasso tra due auto, appunto la vettura del pilota ed una condotta da un giovane di 23 anni, rimasto leggermente ferito e sottoposto a cure all’ospedale di Todi (30 giorni di prognosi). Anche Foglietti è finito in ospedale per contusioni, con 20 giorni di prognosi, lasciando però il nosocomio dopo la firma di dimissioni. Una Pasqua piuttosto amara per l’uomo, che sicuramente non dimenticherà. Foglietti, era già rimbalzato agli onori delle cronache perché domenica aveva sparato alcuni colpi di pistola (che deteneva regolarmente) nell’abitazione di famiglia a Todi, pare dopo una lite per motivi di eredità con il fratello maggiore, in presenza dell’anziana madre. Colpi che sarebbero stati esplosi in una stanza diversa da quella dove si era consumato il battibecco: nessuno è stato colpito né ferito. Ma gli spari hanno richiamato l’attenzione di alcuni vicini e il pronto intervento dei carabinieri che hanno segnalato l’episodio alla procura della Repubblica di Spoleto. La quale oltre aver denunciato Foglietti per minaccia aggravata e danneggiamento, ha segnalato l’episodio ad Alitalia: di lì la decisone della compagnia di sospendere temporaneamente dal servizio il pilota. Una scelta probabilmente inevitabile dopo la tragedia della GermanWings, che ha posto sotto i riflettori i piloti e le loro vite personali. Di certo, con la sospensione della patente, la situazione per Foglietti non migliora. Il comandante probabilmente onorato di aver pilotato l’aereo di Sergio Mattarella da Roma a Palermo nel primo volo da Capo dello Stato rischia di non mettere più piede nella cabina di comando. Tutto dipenderà da Alitalia. PALERMO - I PROFUGHI PRETENDONO DI ESSERE TRASFERITI IN CITTÀ E ALLA FINE VENGONO ASSECONDATI Nigeriani rifiutano l’alloggio:“È troppo isolato” Non sono scesi dal pullman a Corleone, in un ex hotel a tre stelle. Il sindacato di polizia protesta: “Mentre lo Stato risparmia su sanità, istruzione e sicurezza in particolare, per gli stranieri pare non ci sia crisi” l soggiorno in quella struttura non era di loro gradimento. Come mai? Troppo isolata. I protagonisti della vicenda non sono turisti (che avrebbero probabilmente il diritto di protestare nel momento in cui una struttura non corrisponde alle loro esigenze) bensì “poveri” immigrati. È successo sabato scorso, quando un gruppo di nigeriani, una decina circa, tutti richiedenti asilo politico, sono stati traspostati da Geraci Siculo, in provincia di Palermo, a Corleone perché la struttura di Geraci non li poteva più ospitare. Nonostante la sistemazione fosse più che buona, si tratta infatti dell'ex hotel Belvedere di 3 stelle, panoramico, im- I merso nel verde e a soli 600 metri dal paese, e che già ospita altri immigranti richiedenti asilo politico, i nigeriani si sono rifiutati di scendere dal pullman. Motivo? Ritenevano la sistemazione troppo isolata e hanno preteso di essere trasportati a Palermo. Una richiesta che è stata anche esaudita. Dopo un braccio di ferro di alcuni giorni tra gli stranieri e la Prefettura infatti i richiedenti asilo sono stati dirottati sulla città siciliana. Il tutti “grazie” anche alla mediazione della Caritas diocesana. A dare la notizia, sollevando la polemica, sono stati i sindacati di Polizia. Gli agenti infatti sono stati costretti a vigilare (mantenendo la calma e garantendo, come sempre, la sicurezza di tutti) gli stranieri fino a ieri mattina: pur di non mettere piede nella struttura alberghiera i nigeriani hanno deciso di passare la notte nel pullman. “Quello che è successo ha dell'incredibile - ha dichiarato Igor Gelarda, dirigente Nazionale e segretario provinciale palermitano del sindacato di Polizia Consap (Confederazione Sindacale Autonomia di Polizia) – Mentre lo stato risparmia per ogni cosa che riguarda la sanità, l'istruzione e la sicurezza in particolare, mi pare che per i migranti non ci sia crisi. Senza contare che Poliziotti e Carabinieri, piuttosto che essere impegnati nelle normali attività di controllo del territorio, hanno dovuto vigilare questo gruppo di immigranti, come se fossero dei ragazzi discoli che hanno deciso di fare le bizze. E che alla fine l'hanno avuto vinta”. Inevitabile il paragone con gli italiani, molti dei quali ridotti orami alla fame mentre la nazione continua a pensare agli immigrati (garantendogli vitto e alloggio). Una situazione inaccettabile, per la quale è lo stesso sindacato di Polizia a chiedere spiegazioni al Governo. “E nel frattempo ci sono palermitani senza casa che vivono per strada, in auto, o in alloggi di fortuna – continua Gelarda – Il mio sindacato ha subito contattato alcuni parlamentari perché vogliamo che venga fatta chiarezza in parlamento su questa vicenda, per stabilire se ci sono stati dei costi in più che abbiamo dovuto affrontare, a cominciare proprio dall'impiego dei poliziotti e stabilire eventuali responsabilità su questa gestione dei migranti”. Il dirigente nazionale della Confederazione Sindacale Autonomia di Polizia punta dunque il dito contro il governo, troppo incline a tagliare servizi e sicurezza ai cittadini italiani, mentre garantisce quelli degli stranieri, che vengono addirittura assecondati nelle loro pretese. Il tutto, ovviamente, con i soldi dei cittadini italiani: su di loro infatti è ricaduta l’impennata delle tasse, imposte che di certo non sono servite per aumentare i servizi della nazione. D’altronde ormai nel BelPaese converrebbe essere B.F. stranieri. TORINO - CITTADINANZAATTIVA LANCIA L’ALLARME: “LE SCUOLE NON SONO SICURE” Sei anni fa morì uno studente: fiamme al Darwin poco più di sei anni dalla morte dello studente Vito Scafidi e dal ferimento di diversi compagni di classe per il crollo di un controsoffitto, un’ala completa del piano terra e parte del corridoio dell’ingresso principale del liceo Darwin di Rivoli, in provincia di Torino, sono stati danneggiati da un incendio. Il rogo, scoppiato nel pomeriggio di martedì, secondo le prime informazioni sarebbe dovuto al corto circuito di una macchinetta del caffè nei corridoi dell’istituto. L’edificio al momento dell’incendio era fortunatamente vuoto per l’ultimo giorno di vacanze pasquali. I A Vigili del fuoco hanno impiegato oltre due ore per estinguere le fiamme. I locali sono stati dissequestrati dopo il sopralluogo dei carabinieri ma resteranno comunque chiusi almeno fino a lunedì 13 aprile per consentire i lavori di pulizia e ripristino di aule e corridoi. Sul caso il pm Raffaele Guariniello ha aperto un fascicolo affidando all'Asl di zona una serie di accertamenti e sta verificando se siano state adottate adeguate misure di sicurezza degli impianti elettrici. Il liceo Darwin è la stessa scuola dove nel novembre del 2008 morì, per il crollo di una controsoffittatura, lo studente di 17 anni Vito Scafidi. Una vicenda che mette in luce, nuovamente, il problema della sicurezza nelle scuole: secondo i dati CittadinanzAttiva, per 2 su 5 non ci sono impianti anti-incendio adeguati, come riporta il sito ‘Skuola.net’. Sarebbe elevato infatti il rischio legato agli incendi, per fili scoperti e cattiva manutenzione: in molti edifici mancano norme adeguate. Un istituto su 10 nel campione di CittadinanzAttiva presenta fili elettrici scoperti nei laboratori scientifici. In 1 istituto su 5 addirittura ci sono cavi volanti negli stessi ambienti. Anche la manutenzione lascia a desiderare, l’ade- guamento degli impianti elettrici delle scuole monitorate, nel 13% dei casi nelle aule è lasciato a metà, è arretrato nel 17% dei casi, nullo per l’1%. Basterebbe una scintilla per causare un disastro, infatti il livello di adeguamento alle norme anti-incendio degli impianti elettrici nel 40% circa dei casi è lasciato a metà. Ma non è finita: i problemi si presentano anche se dovesse scoppiare un incendio. Sebbene il 95% delle scuole sia munito di estintori, nel 10% dei casi l’etichetta è scaduta. Negli edifici con più di un piano esaminati da CittadinanzAttiva, le scale di sicurezza risultano assenti, in tutto o in parte, nel 22% dei casi. Non ci sono poi uscite di sicurezza sui corridoi, in tutti o in parte di essi, nel 28% delle B.F. scuole. 11 Giovedì 9 aprile 2015 DALL’ITALIA LA ‘BENEDIZIONE’ DELLA COMMISSIONE EUROPEA Xylella, Bruxelles legittima l’embargo alla Puglia E gli addetti ai lavori denunciano: “Perché non si dispongono misure di rafforzamento dei controlli alle frontiere verso le aree extracomunitarie da cui proviene il batterio che sta distruggendo gli ulivi salentini?” erché l’Italia non chiude le frontiere? Sarebbe un comportamento ingiustificato? Probabilmente sì. Ma allora perché è giustificato mettere il blocco su prodotti del Bel Paese? Domanda lecito, visto che il divieto imposto dal Ministro dell’Agricoltura francese Stephane Le Foll (il cui cognome potrebbe essere indicativo di una patologia) di importare alcuni vegetali dalla Puglia per evitare la propagazione della Xylella fastidiosa, il batterio che sta mettendo in ginocchio l'agricoltura pugliese, è stato legittimato dalla Commissione Europea. Da Bruxelles fanno sapere che: “La legislazione Ue prescrive che in caso di pericolo imminente uno stato membro può immediatamente prendere misure ulteriori contro le importazioni da paesi terzi e notificare alla Commissione gli interventi che vorrebbe vedere venissero presi, come ha fatto la Francia. Quindi se uno dei 28 ritiene che queste misure Ue non siano state prese o non siano abbastanza tempestive, questo può adottare misure nazionali temporanee che ritiene necessarie fino all’intervento della Commissione”. Dunque, è legittima la decisione della Francia di bloccare l’importazione di 102 specie di piante pugliesi, dall’ulivo alla vite, compresi agrumi e piante ornamentali. Ma gli addetti ai lavori lanciano l’allarme. “L’Unione Europea sull’emergenza Xylella si sta comportando come Ponzio Pilato, lasciando libera la Francia di bloccare le piante pugliesi e senza interviene per fermare l’import da paesi extracomunitari da cui proviene la malattia, nonostante le sollecitazioni – afferma la Coldiretti – È davvero preoccupante che la Commissione ritenga di non intervenire sulla decisione di uno Stato membro adottata senza tenere conto dell’approfondimento politico e scientifico in corso a livello comunitario. Ma P ancora più lo è il fatto che la Commissione Europea non abbia ancora disposto efficaci misure di rafforzamento dei controlli alle frontiere e l’embargo verso le aree extracomunitarie da cui proviene il batterio che sta distruggendo gli ulivi salentini”. Ieri intanto è arrivato a Bari e Lecce il ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina per una serie di incontri proprio sull’epidemia. Proprio lui aveva definito la scelta del governo francese “inopportuna”. “Una scelta unilaterale di questo tipo - spiega Martina - rischia di aggravare ancora la situazione, sulla quale invece si deve procedere con tempestività, mantenendo tutta la concentrazione sulle soluzioni tecniche individuate. Noi dobbiamo andare avanti rapidamente con l’attuazione delle misure di contrasto alla diffusione della Xylella. Nel fare questo deve anche essere chiaro che difenderemo in ogni sede i nostri interessi nazionali”. E intanto monta la protesta. Michele Emiliano, candidato governatore del centrosinistra in una nota, chiede “con forza al ministro di spostare decisamente la sede di discussione sulla Xylella e sulle sue tremende conseguenze (sociali ed economiche) a Bruxelles. Il governo – afferma inoltre – acceleri le procedure necessarie per includere all’interno del dlgs 102/2004 in tema di ‘Esoneri per calamità alle aziende agricole’ le fitopatie”. E il candidato del centrodestra, Francesco Schittulli, rilancia con un’azione concreta sui social con l’hashtag “iononcomproMadeinFrance”: “Aiutiamo gli agricoltori di Puglia contro l’embargo della Francia”. TENSIONE NELL’EX DISTILLERIA DI BARLETTA Sgombero delle case occupate, otto fermati Sono accusati di resistenza e minaccia a pubblico ufficiale: volevano far esplodere una bombola di gas anno fatto resistenza e minacciato di far esplodere tutto con una bombola di gas. Sono otto le persone fermate dalla polizia per essersi opposte allo sgombero di 17 alloggi occupati abusivamente dal 2009 nell’ex distilleria di Barletta. Gli appartamenti erano occupati da 90 persone, tra le quali molti bambini. Non sono mancati i momenti di tensione ieri mattina tra le forze di polizia e gli abusivi, per i quali il settore comunale ai Servizi Sociali, in caso di sgombero volontario, aveva predisposto l'anticipo di due mensilità a titolo di caparra per un eventuale nuovo contratto di locazione, da restituire al Comune in caso di cessazione del contratto. Invece di lasciare le abitazioni, però, alcuni uomini hanno tentato di opporsi alla decisione portando su un balcone una bombola del gas e hanno minacciato di farla esplodere con il fuoco. Avrebbero inoltre gettato del liquido infiammabile sugli operanti. Come riporta la ‘Gazzetta del Mezzogiorno’ sarebbe stato un atto dimostrativo, immediatamente bloccato delle forze dell’ordine. Dopo alcuni momenti di agitazione la situazione è tornata H alla normalità. “Non abbiamo opposto resistenza – ha detto uno degli occupanti – ci hanno buttato fuori di casa”. Gli ex occupanti nel corso della giornata hanno portato via i propri effetti personali con l’aiuto di mezzi per traslochi, il tutto sotto lo sguardo vigile di municipale, carabinieri e polizia. Impiegati, nel corso dell’operazione, un massiccio numero di uomini della Polizia di Stato (tra cui una decina intervenuti dal commissariato di Polizia di Andria coordinati dal vice questore aggiunto, Fabrizio Gargiulo), dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e del Corpo Forestale dello Stato, unitamente a Polizia Provinciale e Vigili del Fuoco nonché personale dei servizi sociali del Comune collaborati da psicologi dell’ASL. Parte dei nuclei familiari che risiedevano in questi alloggi abusivi saranno sistemati in una struttura comunale poco distante, l’ex asilo dell’ Angioletto, struttura realizzata per la riabilitazione e la assistenza di disabili, completata e mai utilizzata. I restanti, invece, saranno ospitati in alcuni locali del palazzetto dello sport. Le operazioni per lo sgombero erano già state disposte nel corso in un vertice in prefettura di febbraio scorso, dopo che a gennaio i carabinieri avevano effettuato oltre una decina di arresti per un presunto furto di energia elettrica per alimentare gli alloggi e l’area era stata sottoposta a sequestro con facoltà d’uso fino al 31 marzo scorso, così come stabilito dal Gip di Trani. Termine in cui gli occupanti avrebbero dovuto lasciar liberi quegli alloggi comunali dell'ex distilleria di Barletta, realizzati per gli anziani nell'ambito dei Piani di recupero urbano, ma occupati abusivamente dal novembre 2009. A quell'epoca le residenze erano state completate, ma era ancora aperto il cantiere per le ultime rifiniture e le fasi di collaudo degli impianti. Dal 2009 ad oggi vi hanno vissuto 18 nuclei famigliari. Di fronte al mancato abbandono degli alloggi, ieri mattina è partito lo sgombero coatto. Le otto le persone fermate delle forze dell'Ordine (sette dalla polizia, una dai carabinieri) sarebbero finite in Commissariato con l’accusa di resistenza e minaccia a pubblico B.F. ufficiale. . “Invito i pugliesi a non compare i prodotti francesi - scrive sulla sua pagina Facebook intendo così richiamare l’attenzione di un governo, quello francese, che non può unilateralmente, venendo meno anche a quelli che sono gli accordi Europei di libera circolazione delle merci, decidere di bloccare i nostri prodotti: il nostro vero Made in Puglia. Non compriamo profumi, formaggi, borse, abbigliamento e tutto quello che viene prodotto in Francia. Compriamo i nostri prodotti pugliesi”. E mentre l’Europa volta le spalle a Salento e Puglia, il territorio si trova ad affrontare non solo il pericolo di contagio ma anche la psicosi, con evidenti ricadute sull’esportazione. Dopo la Francia, la stessa decisione potrebbe esser presa da Spagna, Portogallo e Grecia. Barbara Fruch UDINE Cittadini afghani a piedi sulla A23 Tredici clandestini individuati, alcuni potrebbero essere fuggiti ontinuano ad arrivare in Friuli numerosi gruppi di clandestini. La polizia stradale di Amaro in provincia di Udine, è intervenuta per recuperarne tredici, tra cui quattro minorenni, di nazionalità afghana (foto Udine20). Gli stranieri sono stati notati attorno alle 5.30 di ieri mentre camminavano lungo l’autostrada A 23, nelle vicinanze del casello di Udine Nord, da alcuni automobilisti che hanno immediatamente lanciato l’allarme. Come riporta ‘Il Gazzettino’ al loro arrivo, gli agenti hanno trovato i clandestini, che vagavano a piedi lungo l’arteria, probabilmente dopo essere stati scaricati da un camion. Alcuni potrebbero essere fuggiti a piedi raggiungendo gli abitati di Feletto Umberto e Branco, a C Tavagnacco (Udine). Impossibile infatti, al momento, sapere quante persone facevano parte del gruppo. Tra i fermati c’è anche un’intera famiglia composta da madre, padre e quattro figli di 8, 12, 13 e 14 anni. Il gruppo, in viaggio da mesi, è apparso in precarie condizioni di salute: stanchi e stremati, anche per il freddo, i clandestini sono stati visitati, rifocillati e accompagnati al commissariato di Tolmezzo per le procedure di identificazione. 12 Giovedì 9 aprile 2015 SOCIETA’ SCI - SABATO 11 APRILE ATTESI CENTINAIA DI ATLETI DA TUTTO IL CENTRO ITALIA PER IL GP ARIA SPORT Il “Città di Roma” a Campo Imperatore una delle gare più importanti di tutto il calendario sciistico laziale. Non a caso il fascino del Trofeo Città di Roma ogni anno riesce a catturare centinaia di sciatori provenienti da Lazio, Abruzzo, Campania e da tutte le altre regioni del Centro Italia. Probabilmente sarà così anche sabato 11 aprile sulle piste di Campo Imperatore in occasione della VII edizione di una manifestazione che si sarebbe dovuta svolgere a Campo Felice il 1° febbraio ma rinviata a causa di una autentica bufera di neve. L’evento, organizzato dal G.S. Città Romana Ski e dal Comitato Regionale Lazio – Sardegna della FISI, si avvale per il secondo anno consecutivo di un Main Sponsor di prestigio come Aria Sport, brand di Aria Group, come ha spiegato il suo giovane Presidente Vittorio Ricerni: “Dopo il successo fatto registrare dalla passata edizione abbiamo voluto sponsorizzare la settima edizione del Trofeo Città di Roma per consolidare il rapporto con il G.S. Città Romana Ski. Nei nostri centri sportivi rimane una priorità l’avviamento specializzato alla preparazione sciistica per tutti gli appassionati di sci. In particolare quello di Rieti, città con una consolidata tradizione sciistica alle È Alcune fasi della passata edizione spalle, rappresenta un autentico bacino di potenziali sciatori. Inoltre insieme al Presidente Lucarelli stiamo lavorando su alcuni progetti innovativi per la prossima stagione”. La manifestazione –come informa l’ufficio stampa curato come sempre nei dettagli da Carlo Monteverde - originariamente riservata alle categorie Master, da qualche anno è stata estesa anche a Giovani e Senior. Il Trofeo, una originalissima riproduzione del Colosseo, sarà assegnato allo sci club che avrà totalizzato complessivamente più punti nei due slalom giganti previsti. “Il Trofeo Città di Roma rappresenta il vanto del nostro sci club perché più che di una gara si tratta di una autentica festa dello sci. Siamo orgogliosi di organizzare una manifestazione legata al nome della Città Eterna – ha spiegato il Presidente dello sci club organizzatore Giuseppe Lucarelli - non è stato facile trovare una data per il recupero ma ci siamo riusciti grazie al rapporto di collaborazione in- staurato con un marchio di prestigio come Aria Sport”. La location di Campo Imperatore, grazie alla sua altitudine e al ribasso delle temperature degli ultimi giorni, dovrebbe garantire il regolare svolgimento della manifestazione anche a stagione così inoltrata. Nell’albo d’oro della manifestazione il G.S. Città Romana Ski vanta tre successi conquistati quando ancora si chiamava Mid Sport. L’anno scorso per la prima volta il Trofeo, sempre vinto da team laziali, è andato ad uno sci club abruzzese: il Campo Felice Rocca di Cambio. Le premiazioni della manifestazione saranno effettuate nella sala riunioni dell’Hotel Giampy di Assergi sede dell’ufficio gare. ALBO D’ORO. 2008: Sci Club Mid Sport Roma, 2009: Sci Club Mid Sport Roma, 2010: Alitalia Euroski, 2011: Sci Club Mid Sport Roma, 2012 non disputato, 2013: Alitalia Euroski, 2014: S.C. Felice Rocca di Cambio. L’ULTIMO LIBRO DI FRANCO FIORINI: SENTIMENTI DA CONDIVIDERE, SOTTO IL SEGNO DELLA BELLEZZA E A BRESCIA UNICA DATA PER VAN MORRISON Le stagioni della vita messe in poesia Consoli e Caccamo, torna la musica giovane i sono poesie che lasciano il segno, ci sono Poeti capaci di descrivere il mondo – interiore ed esteriore – e di regalare quindi Poesia. Come perle da far uscire dagli scrigni, come sentimenti da condividere. E’ il caso di Franco Fiorini, che ora ha dato alle stampe “Le mie tre Stagioni – radici, memoria, presente”, un viaggio nell’incidere della vita, “la narrazione di un percorso umano e poetico”, come tiene a rimarcare lo stesso Autore. Felice anche la scelta di accompagnare questo caleidoscopico migrare da una stagione all’altra con i colori e la Bellezza di Vincent Van Gogh, le cui riproduzioni pittoriche intervallano le pagine. E’ sensibile l’animo di Fiorini: “Tace il mio cuore stasera/muto di accordi vibranti/né vola il mio canto/a cercare assonanze coi tanti” scrive ad esempio nella bellissima “Silenzio dentro”. E’ dolce di sentimenti amorosi la penna di Fiorini: “E’ tempo di farli sorridere/i tuoi occhi/mia donna di sempre/e venirvi ad immergere i miei”, cesella in “Stasera i tuoi occhi”. Fiorini “è allora l’osservatore quieto che ricompone e recupera”, scrive da par C suo Salvatore Abbruzzese nella prefazione. E il ‘recupero’ più bello, più vero, è proprio quello delle stagioni della vita, anche quando “lo stupore ha smes- so/il vestito della festa/ed il nuovo è già accaduto/alla realtà”, scrive ancora ne “Il cuore bambino”. Sono bandoli di una matassa ricomposta, questi versi. Che scaturiscono da un vissuto pieno, mai banale. E chi ha la fortuna di conoscere Franco sa della gratuità del suo impegno nel volontariato, dell’affezione alla realtà del movimento di Comunione e Liberazione (ecco don Giussani, a proposito di quella Bellezza di cui dicevamo all’inizio), del suo essere a tutto tondo marito, padre, nonno. E poi amico vero, che non giudica mai. Attinge a questa Vita di pienezza, il poeta Fiorini, e spegne l’arsura del quotidiano. E regala, dopo averne preso a piene mani pure dalle sue colline ciociare, anche una quarta stagione che forse è quella di cui più di tante altre abbiamo bisogno: la Speranza. Come ‘urla’ nell’omonima poesia, a noi la più cara di questa raccolta: “Ho sentito silenzi di ghiaccio/trafiggere voli leggeri/Ho sentito il sospiro ferito/di figli senza domani/Ho sentito una voce lontana/gettarmi in faccia la solitudine/. Ma ho sentito due piccole mani/cercare Igor Traboni il mio viso di rughe”. on è sparito dai radar, come invece succede spesso a tanti vincitori di Sanremo che si trasformano subito in meteore della musica, perché Giovanni Caccamo ha mille e più richieste da tutta Europa per città intenzionate ad ospitare il nuovo "Live at home 3.0", che ha già portato il giovane artista ad esibirsi con un 'concerto intimo' nei salotti della gente, sia in Italia che all'estero. Riproposto anche dopo il trionfo al Festival di Sanremo, lo speciale live riprenderà l'11 aprile prossimo da Lecce e toccherà anche l'estero, con una tappa a Gerusalemme il 13 maggio e una a Parigi il 12 giugno. Torna dal vivo, a distanza di quasi 5 anni, Carmen Consoli, e lo fa con un tour dal titolo 'L'abitudine di tornare’. Per l’occasione, la Consoli ha deciso di mettere da parte l'atmosfera più intima dei teatri, per ritornare nei grandi spazi dei palasport con un concerto dai suoni coinvolgenti e venature di elettronica e rock. In scaletta, oltre a brani tratti dal suo ultimo lavoro che si intitola per l’appunto “L'abitudine di tornare”, ci sono anche pezzi che N Carmen non suona live da tempo reintrodotti per la loro anima più rock. Il tour sarà a Roma l'11 aprile (PalaLottomatica), e quindi a Milano il 13 (Mediolanum Forum). E c’è grande attesa per il ritorno in Italia, dopo ben 7 anni, di Van Morrison. Anche perché l’artista terrà un unico concerto, il 6 giugno al Brescia Summer Festival, in Piazza della Loggia. Oltre ai suoi grandi successi, proporrà i brani dal nuovo album di studio dal titolo 'Duets: re-working the catalogue', uscito il 24 marzo scorso. I biglietti per questa unica data italiana sono già in vendita. Il concerto inizierà alle 21 e si richiede - fa sapere il promoter - la massima puntualità.