Dire “sì” a Gesù Cristo, il Messia, senza dire “no” all`ebraismo.
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Dire “sì” a Gesù Cristo, il Messia, senza dire “no” all`ebraismo.
Monastero S.Maria del Monte Carmelo ::: Concenedo di Barzio Dire “sì” a Gesù Cristo, il Messia, senza dire “no” all’ebraismo. di C. Dobner Dire “sì” a Gesù Cristo, il Messia, senza dire “no” all’ebraismo. Del metodo e dei metodi nella postura a specchio La questione dei metodi e del metodo Il documento L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa del 15 aprile 1993, pubblicato dalla Pontificia Commissione Biblica, rileva che «l’interpretazione dei testi biblici continua a suscitare ai nostri giorni un vivo interesse provocando vivaci discussioni, che, in questi ultimi anni, hanno anche assunto dimensioni nuove. Data l’importanza fondamentale della Bibbia per la fede cristiana, per la vita della Chiesa e per i rapporti dei cristiani con i fedeli delle altre religioni, la Pontificia Commissione Biblica è stata sollecitata a esprimersi su questo argomento». (Intr). Esiste però il problema e l’opzione precisa che concerne i diversi metodi indicati: - 1. Analisi retorica ; 2. Analisi narrativa ; 3. Analisi semiotica ; - gli approcci basati sulla Tradizione : L’approccio canonico ; l’approccio mediante il ricorso alle tradizioni interpretative giudaiche ; l’approccio attraverso la storia degli effetti del testo; - gli Approcci attraverso le scienze umane : l’approccio sociologico; l’approccio attraverso l’antropologia culturale; - Approcci psicologici e psicanalitici ; Gli approcci contestuali: l’approccio liberazionista; - La lettura fondamentalista . L’indispensabile: il metodo storico –critico Il Documento afferma però che «Il metodo storico-critico è il metodo indispensabile per lo studio scientifico del significato dei testi antichi. Poiché la Sacra Scrittura, in quanto ‘Parola di Dio in linguaggio umano’, è stata composta da autori umani in tutte le sue parti e in tutte le sue fonti, la sua giusta comprensione non solo ammette come legittima, ma richiede, l’utilizzazione di questo metodo». Pur consapevole della ricchezza nell’uso scientifico di questo metodo e dei diversi metodi indicati e proposti, oggi si fa sempre più presente un altro metodo, pur rimanendo nella linea di fondo del Documento che esorta a procedere sulla linea dell’accoglienza e dell’apprezzamento della «ricchezza dell’erudizione ebraica messa a servizio della Bibbia, dalle sue origini nell’antichità fino ai nostri giorni» , mitigando così l’averla definita solo «una lettura possibile», recependo però il movimento in atto da tempo nella riflessione cristiana . Per le seguenti ragioni, dichiarate dal Documento stesso: L’Antico Testamento ha assunto la sua forma finale nel giudaismo degli ultimi quattro o cinque secoli che hanno preceduto l’era cristiana. Questo giudaismo è stato anche l’ambiente di origine del Nuovo Testamento e della Chiesa nascente. Numerosi studi di storia giudaica antica, e in particolare le ricerche suscitate dalle scoperte di Qumran, hanno messo in rilievo la complessità del mondo giudaico, in terra d’Israele e nella diaspora, nel corso di questo periodo. Va anche sottolineato e preso in considerazione un punto importante: http://www.carmelitanescalze-concenedo.it Realizzata con Joomla! Generata: 17 March, 2017, 09:26 Monastero S.Maria del Monte Carmelo ::: Concenedo di Barzio L’interpretazione della Bibbia ha avuto origine in questo mondo. Una delle testimonianze più antiche dell’interpretazione giudaica della Bibbia è la traduzione greca dei Settanta. I targumim aramaici costituiscono un’altra testimonianza dello stesso sforzo, proseguito fino ai nostri giorni, accumulando un insieme prodigioso di procedimenti eruditi per la conservazione del testo dell’Antico Testamento e per la spiegazione del senso dei testi biblici. Da sempre i migliori esegeti cristiani, fin da Origene e san Girolamo, hanno cercato di trarre profitto dall’erudizione biblica giudaica pel una migliore comprensione della Scrittura. Numerosi esegeti moderni seguono il loro esempio. Ne consegue che: Le tradizioni giudaiche antiche permettono, in particolare, di meglio conoscere i Settanta, Bibbia giudaica, divenuta poi la prima parte della Bibbia cristiana almeno durante i primi quattro secoli della Chiesa e in Oriente fino ai nostri giorni. La letteratura giudaica extra canonica, chiamata apocrifa o intertestamentaria, abbondante e diversificata, è una fonte importante per l’interpretazione del Nuovo Testamento. I vari procedimenti esegetici praticati dal giudaismo delle diverse tendenze si ritrovano nello stesso Antico Testamento, per esempio nei libri delle Cronache in rapporto ai libri dei Re, e nel Nuovo Testamento, per esempio in certi ragionamenti scritturistici di san Paolo. La diversità delle forme (parabole, allegorie, antologie e centoni, riletture, pesher, accostamenti tra testi lontani salmi e inni, visioni, rivelazioni e sogni, composizioni sapienziali) è comune all’Antico e al Nuovo Testamento, come pure alla letteratura di tutti gli ambienti giudaici prima e dopo il tempo di Gesù. I targumim e i midrashim rappresentano l’omiletica e l’interpretazione biblica di ampi settori del giudaismo dei primi secoli. È possibile quindi un’opzione molto ampia e variegata: La ricchezza dell’erudizione giudaica messa a servizio della Bibbia, dalle sue origini nell’antichità fino ai nostri giorni, è un aiuto di primaria importanza per l’esegesi dei due Testamenti, a condizione però di usarla con discernimento. Il giudaismo antico era molto vario. La forma farisaica, che ha poi prevalso nel rabbinismo, non era la sola. I testi giudaici antichi abbracciano un periodo di vari secoli; è quindi importante situarli cronologicamente prima di procedere a confronti. Soprattutto è fondamentalmente diverso il contesto d’insieme delle due comunità, ebraica e cristiana: in forme molto varie, la religione ebraica definisce un popolo e una pratica di vita a partire da uno scritto rivelato e da una tradizione orale, mentre a radunare la comunità cristiana è la fede nel Signore Gesù, morto, risorto e ora vivo, Messia e Figlio di Dio. Questi due punti di partenza creano, per l’interpretazione delle Scritture, due contesti che, nonostante molti contatti e similitudini, sono radicalmente diversi. Nella postura dello specchio Poggiando sulle indicazioni del Documento riprendo e faccio mie alcune affermazioni di studiosi ebrei e cristiani che mi consentono di fondare la mia opzione: […] che vi siano dei cristiani che vogliono studiare la Torà è un fatto che mi riempie di gioia e lo considero un dono. É qualcosa di cui mio nonno mai avrebbe potuto parlare. Egli dovette attraversare la storia in silenzio. Un simbolo del passato. Se vedo cristiani seriamente interessati al giudaismo, ritengo sia una grande mitzwà renderlo loro accessibile . Apro perciò lo sguardo con gli occhi colmi di meraviglia, ponendomi davanti alla Scrittura con l’atteggiamento del Maestro di Israele A. Chouraqui: Sto di fronte alla Bibbia come lo sposo di fronte alla sua sposa, l’ammira in tutto e per tutto, così grande è l’amore che li unisce . Nell’accezione specificata, la tradizione del popolo del Libro, la Miqra, il Talmud e lo Zohar , offrono alcuni spunti ineludibili se letti nella lingua originale. Chouraqui lo constata: […] la mia meraviglia leggendola nelle varie traduzioni è stata decuplicata quando sono tornato al testo ebraico. Lì era in perfetta adesione tanto quanto il muschio aderisce alla roccia; più nulla poteva strapparmi dalle radici che mi http://www.carmelitanescalze-concenedo.it Realizzata con Joomla! Generata: 17 March, 2017, 09:26 Monastero S.Maria del Monte Carmelo ::: Concenedo di Barzio rendevano a me stesso, scoprendo quel testo. Il mio ritorno alla fede è stato dapprima il ritorno a un libro e al suo significato fondamentale . Con una precisa attenzione segnalata da un autorevole studioso, troppo presto scomparso, M. Cunz: « […] significa che mi riconosco grazie all’altro e non grazie alle mie affermazioni. L’altro è specchio in cui, vedendo l’altro vedo anche me stesso. Il volto dell’altro mi fa scoprire il mio proprio volto. Per il rapporto tra cristiani e ebrei questo potrebbe significare, in ultima analisi, che gli ebrei devono per primi insegnare ai cristiani chi è Dio e chi è il Messia, non per fare di loro degli ebrei, ma per far scoprire nel volto ebraico il loro stesso volto e per riaprire al cristianesimo la sua prospettiva ebraica, una prospettiva che il movimento di Gesù aveva ai suoi inizi» . La postura dello specchio è ben presente anche in C. M. Martini, ben noto biblista ed esponente del dialogo ebraicocristiano: Nei testi leggiamo una profonda consonanza di radici, perché tutti facciamo riferimento ai grandi testi della Torah, e anche l’inizio di una dialettica, si tratta di una differenziazione nell’approfondimento, che, se vissuta in trasparenza e tematizzata, può aiutare molto ciascuno di noi a situarsi bene nella propria tradizione e in rapporto alla tradizione altrui, ad essere specchio per l’altro e non solo a cercare nell’altro se stesso . Specchio perciò diritto, a fronte e lucido , perché «è imperativo che si possa conoscere l’altro nella sua autenticità. É vitale conoscere le fonti che alimentano il pensiero, il vissuto e la memoria dell’altro per meglio comprenderlo. Bisogna apprendere ad ammettere l’altro di fronte e a sé. É quanto Emmanuel Lévinas chiama l’epifania dell’‘Altro’» . La premessa storico teologica: The Third Quest L’ambito preciso odierno è quello detto della Third Quest, della Terza ricerca, che come tale, ha avuto tre ricerche precedenti, ed è successiva alla grande tragedia umana della Shoah: - Old Quest, Vecchia Ricerca: il primo periodo di ricerca del Gesù storico (1774-1778), iniziata con la pubblicazione dei frammenti postumi dell’opera di Reimarus da parte di Lessing e la polemica della scuola liberale; - No Quest, Nessuna Ricerca: indica il trentennio tra gli anni Venti e gli inizi degli Cinquanta del XX secolo, in cui dominava la Formgeschichte, la Scuola delle Forme; - New Quest, Nuova Ricerca: nel 1953 Käsemann riprende il dibattito sul Gesù storico. La Third Quest Questa fase di ricerca conobbe grandi precursori ebrei, quali Geiger, Montefiore, Klausner, Ben Chorin, P. Lapide, Neusner, Vermes, Sanders ecc… Il punto centrale e nevralgico, da parte cristiana, è «quello di riconoscere, finalmente a pieno titolo, quanto di per sé sarebbe ovvio: Gesù era un ebreo giudeo galileo del primo secolo della nostra era» . Meier afferma che il Gesù halakhico si serve di una tecnica ermeneutica che accosta due passi biblici che avevano qualche parola o espressione chiave in comune, perché si illuminassero l’un l’altro. In tempi posteriori, tale tecnica sarà detta gezera sawa, uguale ordinamento. Gesù la applica in Mc 12, 28-34. Il nuovo contesto ebraico cristiano e gli studi esegetici paolini Paolo scrisse ai Romani, avrebbe mai potuto immaginare quanto e quanti avrebbero, nei secoli, a loro volta, scritto sul suo scritto? Non è un gioco di parole ripetitivo, vuole trasmettere con l’assonanza l’incisività di quanti studiosi sono http://www.carmelitanescalze-concenedo.it Realizzata con Joomla! Generata: 17 March, 2017, 09:26 Monastero S.Maria del Monte Carmelo ::: Concenedo di Barzio ritornati sul messaggio fondamentale di Paolo: da Origene e Giovanni Crisostomo, nei tempi di Padri, a Tommaso d’Aquino nel Medioevo, a Lagrange in tempi moderni. Nel campo dei fratelli riformati: Lutero che impresse la svolta nel considerare la dottrina della giustificazione della fede e K. Barth la cui teologia aveva il perno sulla rivelazione della Parola di Dio. Se consideriamo il nostro momento storico e teologico, quello della Third Quest, la ricerca di Paul Bony presenta delle peculiarità che, oggi inducono a riflettere e a collocare, con segno diverso, il dialogo ebraico-cristiano. P. Bony è un esegeta specializzato nello studio di Paolo ed operante a Marsiglia all’interno dell’Institut de sciences et théologie des religions, soprattutto nell’ambito delle relazioni ebraico-cristiane. Tant’è vero che il nitido e rigoroso studio accoglie un articolo di rav Rivon Krygier che riprende e sottolinea spronando a passi sempre più decisivi di comprensione, in ascolto attento e percettivo alla voce dell’Israele vivente, ‘am Israel haj . Paolo, ebreo di Tarso, «divenuto apostolo del Cristo senza avere coscienza di aver perduto la sua appartenenza al popolo ebraico, spiega il Vangelo che non considera una devianza ma come il compimento della fede d’Israele» (p. 13). È Paolo stesso, con la sua esperienza di ebreo, che sempre tale rimase, e il suo essere apostolo di Gesù Cristo, il Messia, a interpellare e a porre e risolvere interpretazioni, problemi e ipotesi di lavoro. Se ci collochiamo negli anni 50-60 d. C. si rilevano immediatamente alcuni punti da non scordare: non è ancora avvenuto quello che più tardi sarà definito l’Ur-Schisma e Paolo non usa mai il termine “cristiani” ma “credenti”. Egli «non si sottrarrà mai alla sua origine israelitica per affermare la sua fede in Cristo Gesù, Egli stesso figlio d’Israele» e rende conto della sua fede nel Vangelo a partire dalla rilettura delle Scritture d’Israele. Lo studioso procede con un passo ritmato sui due versanti, senza confonderli ma ricercando la loro precisa ed autonoma libertà nell’assonanza, nel richiamo dell’uno all’altro. Una ricerca documentata che si apre all’identità ebraica, alla speranza, alla concezione del compimento escatologico, alla formazione di un’esistenza cristiana intesa come culto spirituale. Viene ripresa così una riflessione che da tempo serpeggia fra i cristiani più attenti: Nel Nuovo Testamento non c’è solo un popolo ebraico, che sarebbe “l’Israele secondo la carne”, e un popolo cristiano, che sarebbe “l’Israele secondo la carne”, e un popolo cristiano, che sarebbe “l’Israele secondo lo Spirito”. C’è pure, e anzi io direi prima di tutto e soprattutto, UN POPOLO EBRAICO CHE É IL PUNTO DI PARTENZA E L’ANIMA, ben distinta e identificata, DI TUTTO IL POPOLO NEOTESTAMENTARIO. Sta proprio qui la novità del Nuovo Testamento . Perciò, da parte di molti, si parla anche di una sola alleanza: Parlo dell’“alleanza”, senza specificare se si tratta dell’”antica” o della “nuova”. Con il Dio uno non può esistere se non un’unica alleanza. Se ce ne fossero davvero due, ce ne potrebbero essere anche tre o quattro. Dove sarebbe allora la fedeltà di Dio? Opzione condivisa da altri studiosi e testimoni dell’ecumenismo come il filosofo domenicano Marcel Dubois , il cardinale di Milano C. M. Martini e, con una nuova peculiarità, Michel Remaud . La proposta di P. Bony è quella di un metodo esplicitato e tarato che, da questa indagine, può essere in un qualche modo estrapolato, reso autonomo e successivamente applicato ad ogni riflessione che coinvolga la coscienza cristiana che si interroga su Israele. Dinanzi alla gigantesca figura di Paolo che contagia con la sua esperienza e il suo vigore di annuncio, ogni nostra esegesi, ogni nostra ricerca, ogni nostro legame di studio e di amicizia con chi appartenga al popolo d’Israele, il popolo amato da sempre e per sempre la cui «alleanza mai è stata revocata», come affermò Giovanni Paolo II nel 1981 a Magonza, deve protendersi in una postura di ascolto prima e di confronto poi, ampiamente fatta propria da C. M. Martini: http://www.carmelitanescalze-concenedo.it Realizzata con Joomla! Generata: 17 March, 2017, 09:26 Monastero S.Maria del Monte Carmelo ::: Concenedo di Barzio Camminando insieme stiamo cominciando a sperimentare e a capire che l’identità cristiana non ha bisogno, per affermarsi, di negare l’identità ebraica e la Torà, né, viceversa, l’identità ebraica si afferma negando il valore della Chiesa, popolo dell’Alleanza rinnovata nel sangue di Cristo. Ancor più fortemente e in modo asimmetrico, noi cristiani abbiamo invece bisogno, per comprendere la Chiesa, di affermare l’identità ebraica e la Torà. Franz Rosenzweig lo esprime in maniera efficace. “Se il cristiano non avesse alle sue spalle l’ebreo, si perderebbe, dovunque si trovi” (La stella della redenzione, 442) . La potenza della parola evangelica che cambia il cuore della persona e cambia la storia opponendosi al mysterium iniquitatis che la vena e la combatte continuamente, deve dispiegarsi senza distruggere quanto l’Altissimo ha già operato nel suo popolo. Una grande sfida intellettuale ed umana che però sollecita ogni fibra della mente e del cuore alla piena trasparenza al pensiero e al desiderio dello Spirito. http://www.carmelitanescalze-concenedo.it Realizzata con Joomla! Generata: 17 March, 2017, 09:26