W SPERIMENTANDO!

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W SPERIMENTANDO!
10° Istituto Comprensivo “Stefanini” di Padova - Scuola Media Stefanini
Anno 5 - Numero unico
Giugno 2016
W SPERIMENTANDO!
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Stefanini School News
Sperimentando
L’uscita didattica del 30 aprile a Sperimentando è stata per noi interessantissima perché ci
ha fatto scoprire quanto lo sport sia collegato con la scienza. Il tema di quest’anno, infatti,
era “Scienza e sport”, ed era sviluppato in quattro sezioni corrispondenti ai quattro elementi Terra, Acqua, Fuoco e Aria.
Siamo stati quindi guidati a scoprire i fenomeni che stanno alla base di alcuni sport che avvengono sulla superficie terrestre (rotazioni, scivolamenti, ecc.), ma anche di quelli legati
all’acqua, come la subacquea e la vela.
Nello stand sul fuoco il funzionamento del motore a due o quattro tempi ha affascinato
molti di noi ragazzi, ma alla fine abbiamo scoperto che era ancora più divertente produrre
energia elettrica pedalando, caricando così i nostri cellulari ….
Infine, attraverso alcune installazioni multimediali, abbiamo potuto osservare il movimento che fa un corpo in aria e abbiamo scoperto le leggi fisiche che governano la caduta di un
paracadutista.
La mostra dà la possibilità alle scuole di partecipare alla sezione concorsi con propri esperimenti; anche la classe seconda C di Salboro, coordinata dalla prof.ssa Guaita, ha presentato tre progetti: io, Filippo, insieme al mio compagno Nicola, ho costruito l’installazione che
dimostrava come il funzionamento del remo di una barca si basi sul principio delle leve; un
secondo progetto riguardava un piccolo robot programmato a compiere un percorso e fare
canestro; il terzo, invece, era costituito da una trave sulla quale bisognava stare in equilibrio indossando un casco speciale. Quest’ultimo esperimento ha vinto il terzo premio e noi
ne siamo veramente orgogliosi!!!
Luca Magliocco e Filippo Pettenazzo, 2C
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VISITA ALLA MOSTRA INTERATTIVA
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"SPERIMENTANDO"
Il giorno 30 aprile gli alunni delle classi 1^, 2^ e 3^C si sono recati con i genitori alla Fiera di Padova,
dove li aspettavano le docenti per visitare la mostra interattiva "Sperimentando".
All’entrata siamo stati divisi in quattro gruppi e a rotazione abbiamo visitato i quattro settori: acqua, aria, fuoco, terra.
Quest'anno la mostra aveva come tema la scienza e lo sport, cioè voleva spiegare quanti fenomeni
fisici e chimici sono utilizzati nelle attuali attrezzature sportive.
Nel settore acqua abbiamo visto per esempio un frammento di pelle di squalo, una lontra imbalsamata, un acquario pieno di pesci diversi e piante acquatiche, degli esperimenti sulla forza centrifuga, sulla forza di gravità e sulla pressione dell’acqua. Abbiamo anche potuto osservare l’attrezzatura completa di un subacqueo.
Nel settore aria abbiamo potuto vedere un'aquila imbalsamata, capire la differenza tra piume e
penne di uccelli ed esaminare le differenze tra le diverse specie di uccelli, con particolare riferimento al tipo di volo. Era anche presente un piccolo mammifero australiano, il Petauro dello Zucchero,
che si nascondeva perché essendo un animale notturno gli dava fastidio la luce. Infine la guida ci ha
spiegato l’importanza della presenza delle api sul nostro Pianeta e ci ha mostrato stupende immagini sul volo libero, in caduta libera da altissime quote.
In questo settore abbiamo avuto anche occasione di vedere il robot “giocatore di basket” realizzato
e programmato da alcuni nostri compagni di seconda e di terza durante un laboratorio pomeridiano di robotica e soprannominato Wally.
Nel settore fuoco abbiamo visto dei motori, le moto e delle cyclette. Se un ragazzo pedalava produceva l’energia necessaria per accendere le lampadine o per ricaricare la batteria dei cellulari. E'
stato molto interessante anche utilizzare dei simulatori per la guida di un'auto. Infine abbiamo visto un computer che misurava i battiti del cuore.
Nel settore terra ci sono state mostrate le scarpe adatte a correre, i vari tipi di pietra e metalli, le
varietà di erba che possono costituire un campo da calcio e gli strati da cui è composto. Poi c’era
un esperimento dove dovevi camminare sulle biglie per sperimentare l’assenza di attrito, ed anche
uno per studiare come le pattinatrici fanno le piroette, se mettono le braccia in alto vanno più veloci e se le aprono rallentano.
Ed ecco alla fine del percorso il nostro esperimento che ha partecipato al concorso "Sperimenta
anche tu" e ha vinto il terzo premio!
Si trattava di camminare su una trave indossando un visore che riproduceva un video girato in palestra con le ragazze che praticano ginnastica artistica, grazie alla collaborazione con l'Associazione
"BlueKippe" di Salboro. Guardando il video sembrava di essere proprio all'interno della nostra palestra.
Difficile mantenere l'equilibrio in quelle condizioni!
Chiara Visentin, Giada Magliocco, Maria Teresa Faggin e Giada Bassan, 1C
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Robotica
Siamo un gruppo di ragazzi di seconda e terza media della Stefanini di Salboro: quest’anno abbiamo
partecipato ad un laboratorio di robotica con due robot Lego del tipo “Mindstroms EV3”, che abbiamo dovuto costruire e poi imparare a programmare: già dalle prime lezioni siamo stati affascinati da questo tipo di lavoro e ci siamo affezionati ai due personaggi che abbiamo costruito. Così abbiamo anche deciso di soprannominarli Wally e Eve, ripensando al famoso film della Disney sul robottino spazzino. A metà anno scolastico abbiamo convinto la prof. Guaita a partecipare al concorso di Sperimentando, sul tema “Sport e scienza”, portando Wally che si cimentava in un percorso
alla fine del quale doveva fare canestro con una pallina. Con nostra grande delusione il progetto
non è stato premiato, ma noi ci stiamo impegnando ugualmente e con più tenacia nel nostro progetto, ora che stiamo svolgendo gli ultimi incontri di questo laboratorio. Il robot che stiamo costruendo adesso, per esempio, ha una caratteristica particolare: utilizza un giroscopio per restare in
equilibrio su due ruote ed è simpaticissimo. Le lezioni si tengono in aula informatica il martedì pomeriggio: speriamo davvero che l’anno prossimo la prof. riproponga il laboratorio!
Martina Pantano e Matteo Greggio, 2C
Terzo posto al Concorso di Sperimentando!!
Con la collaborazione della società sportiva Blukippe, alcuni ragazzi della sezione C hanno partecipato al concorso “Sperimenta anche tu” associato alla Mostra Sperimentando
2016: quest’anno l’argomento della mostra era Scienza e Sport e anche gli
esperimenti del concorso dovevano essere su questo tema. Guidati dalla
Prof.ssa Paola Guaita e dagli istruttori Diego e Francesco, gli alunni hanno
preparato l’attrezzatura in modo da far sperimentare al visitatore come si sta
in equilibrio su una trave: inoltre hanno girato un filmato in palestra per dare
un’idea del tipo di esercizi che si svolgono a livello più avanzato. L’esperimento ha avuto l’apprezzamento del pubblico della mostra ed è stato premiato per la sua originalità.
Per alcuni di noi, appassionatissimi di ginnastica artistica, è stato bello coniugare le attività della
scuola con quelle della nostra palestra!
Cecilia De Poli e Francesca Sabino, 2C
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LA MIA GIORNATA COME UN CELLULARE
Ah! Come mi sento carico stamattina! Abbassa la tendina, guarda le notifiche. 154 messaggi da whatsapp? Ma i suoi compagni non dormono mai? Che confusione caricare le notifiche velocissimamente! Per fortuna che ho una memoria di silicio!!! Oh no…adesso stacca il
caricabatteria. Che dolore! Mi sbatte di nuovo sul comodino, si veste, mi caccia nello zaino.
A scuola devo mettermi in modalità silenzioso sennò i prof si arrabbiano con lei per colpa
mia. Dopo due ore di matematica (tanto c’è la calcolatrice), un’ora di inglese (Google traduttore) e due ore di tecnologia (eccomi qua) si torna a casa. Pranza e…le dita sporche che
schifo! Proprio dopo un panino! Dopo chi mi pulisce lo schermo? Si lava i denti e proclama
il momento selfie: con tutti questi filtri ed effetti di colore mi farà diventare daltonico! Infila le cuffiette, un po’ di male perché spinge troppo, e sempre la stessa musica. Ah con queste boy band è proprio fissata! Apre il registro elettronico e magicamente tutti i compiti
sono già stati fatti. Se non ci sono compiti so, prima ancora che mi cacci in borsa, che è
tempo di uscire con le amiche. Nella borsa con la cover fluorescente fa caldissimo e, tra
migliaia di cianfrusaglie che tiene là dentro, tento di spegnermi inutilmente. Quando trova
le sue amiche decidono di farsi altre foto. Oddio no…Con lei no! Salvatemi dalle loro smorfie, vi prego!!! Dopo le foto spero che ci sia un po’ di calma e invece ecco la notifica con
scritto “amore”. Tutti questi cuori che si mandano non li capisco. Perché non si baciano
veramente? Oh no, è tardissimo! Alle 17,30 ci sono le ripetizioni e, come al solito, sono in
ritardo. “Mamma, hai comprato il quaderno nuovo per le ripetizioni?” Non potete immaginare l’imbarazzo davanti al professore. Per tornare a casa è sempre la stessa storia: GPS
destinazione casa. Anche se è lo stesso tragitto, ogni volta non se lo ricorda. Ore 19.00 è
tempo di condividere le foto con le amiche: tagga di qua e tagga di là, metti mi piace, commenta, condividi…sono un po’ stanco. 15% vuoi attivare il risparmio energetico? Ovviamente no. Cena e messaggi con le mani sporche prima di dormire 5%. Non trova il caricabatteria che ha lasciato sul comodino, 2%. Ormai mi sto per spegner…
Davide Rinaldi, 3A
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Io, un grattacielo
Che bello, stavo in alto. Non nella società, no. Io stavo in alto per davvero. 300 metri sopra
il livello del suolo. Quasi nell’Olimpo.
Potevo vedere tutto: dentro di me gli esseri viventi chiamati uomini, che, a quanto pare, ci
avevano costruito; fuori di me altri uomini che correvano di qua e di là, non si sa dove e
soprattutto perché.
Accanto a me c’era Billy, un amico di quarantotto piani, col quale chiacchieravo spesso e
condividevo pensieri e sensazioni.
Noi non eravamo certo i grattacieli più moderni della città e quindi spesso si verificavano
blackout, problemi alle tubature, crepe e crolli. Per fortuna che ogni tanto passava il signor
Adam, un tipetto ossuto e dinoccolato che però sapeva fare il suo mestiere e ci metteva
amore nelle cose che faceva. Forse grazie a lui abbiamo resistito tanto!
Qualche volta si appoggiavano sopra di noi degli affari volanti, elicotteri li chiamano gli uomini, perché io e Billy eravamo i grattacieli più alti e forniti di piattaforme di atterraggio.
Col passare del tempo però, più nessuno si è preso cura di noi, neppure il signor Adam, ora
forse troppo vecchio per aggiustare le nostre magagne. Insomma, siamo stati abbandonati:
dentro di noi più nessuno, fuori la solita fiumana di uomini che corre non si sa dove.
Poi un giorno sono arrivati con delle macchine spaventose: abbiamo sentito la parola
“demolizione” ripetuta più volte. Cosa voleva dire?
Io e Billy l’abbiamo capito a nostre spese: ci hanno riempito di tubi neri che poi hanno acceso. Ci siamo ripiegati su noi stessi a gran velocità. Solo il tempo di un saluto frettoloso,
poi basta.
Gli uomini si stancano delle cose vecchie e se ne liberano.
Niccolò Benda, 3A
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SENTIRSI A META’
Spesso mi succede di sentirmi a metà, come se una parte di me fosse veramente quella che sono,
mentre l’altra cercasse di coprirla, cercasse di sembrare diversa. Sentirsi a metà può significare
molte cose come, ad esempio, avere una doppia personalità o non saper mostrare se stessi comportandosi, dunque, non come si vorrebbe ma nei modi che le circostanze impongono. Mi capita
spesso di sentirmi a metà, ma non la considero una cosa negativa perché penso che in alcuni momenti sia necessario esserlo; per esempio quando sono a scuola devo mantenere un comportamento rispettoso e, quindi, non devo parlare e disturbare, mentre quando esco con le amiche posso parlare pur dovendo mantenere un comportamento corretto nei loro confronti. Mi capita di sentirmi a metà anche in altre occasioni, quando per esempio due mie amiche litigano fra loro: poiché
voglio bene ad entrambe e sono amica di una e dell’altra allo stesso modo, non è per me possibile
schierarmi con una contro l’altra e devo perciò usare comportamenti e strategie comunicative differenti per convincere entrambi a chiarire. Mi sento a metà anche quando non mi sento all’altezza
di qualcuno in un determinato ambito. Sentirsi a metà può quindi significare davvero molte cose
ma l’importante è, a parer mio, comprendere il perché del sentimento che si prova e valutare i suoi
eventuali pregi e/o difetti. Molte volte, infatti, l’insicurezza è il fattore che alimenta il “sentirsi a
metà”.
Benedetta Schiavon, 3D
LA TIPOTECA ITALIANA DI CORNUDA
Il 14 aprile 2016 le classi 1ª e 2ª C hanno partecipato ad un’uscita didattica alla Tipoteca Italiana di
Cornuda, cittadina in provincia di Treviso, dove alcuni professionisti del settore della tipografia hanno voluto raccogliere macchine e oggetti legati alla storia della stampa, nonché migliaia di volumi
che costituiscono un ricco patrimonio librario. Infatti il nome Tipoteca si riconduce a questa doppia
funzione di tipografia e biblioteca.
Gli alunni hanno effettuato una visita guidata, avendo la possibilità di osservare da vicino e addirittura vedere in funzione antichi macchinari per la stampa; la visita è stata molto interessante e coinvolgente, perché ho avuto la possibilità di conoscere da vicino il lavoro e l’impegno che c’era prima
dell’avvento del computer dietro ad una semplice pagina di libro. Inoltre, abbiamo partecipato ad
un laboratorio sulla stampa a caratteri mobili, realizzando un poster ricordo della giornata; il laboratorio mi è piaciuto molto ed ho potuto sperimentare la stampa realizzando il manifesto con i nomi della mia classe .
Milla Friso, 2C
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La 2C in visita alla Tipoteca
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VISITA ALLA TIPOTECA DI CORNUDA
Il 14 aprile le classi 1^C e 2^C della scuola
media “Stefanini” hanno visitato il “Museo
del Carattere e della Tipografia” che ha sede a Cornuda, in provincia di Treviso. La
Tipoteca è nata per dar vita a iniziative che
valorizzino la tipografia e il lavoro dei progettisti italiani, dalla rivoluzione industriale
ai giorni nostri.
La Tipoteca è principalmente un luogo di
raccolta di caratteri da stampa, ma non
solo: archivio, museo, officine di restauro e
di stampa, laboratorio e biblioteca sono le varie realtà dello stesso spazio.
Abbiamo fatto un laboratorio (che ci è piaciuto molto) in cui abbiamo scritto i nostri nomi
con i caratteri mobili, poi il signor Daniele, ha stampato i nostri nomi, in un foglio.
Infine abbiamo visto i diversi caratteri per stampa, l’evoluzione della carta e i diversi tipi di
macchine da stampa.
E’ stata un’uscita didattica interessante e una bella occasione per stare insieme.
Sofia Cattelan e Gaia Russo, 1C
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VISITA ALL’ ORATORIO DI POZZOVEGGIANI
Il giorno martedì 19 aprile la classe 1^C insieme alla
prof.ssa di Lettere, ha visitato l’Oratorio di Pozzoveggiani. Ci siamo recati sul luogo a piedi e una volta arrivati siamo stati accolti da Sara, la nostra guida.
Prima di entrare nella chiesa, Sara ha illustrato l’esterno della chiesa.
La chiesa presenta un’architettura di epoca Carolingia; prima che venisse costruita la chiesa, qui, si trovava un tempio romano anche se si sono ritrovati resti di una villa rustica. La leggenda narra che dal pozzo, collocato all'esterno, partisse un passaggio segreto che portava fino alla chiesa di Santa Giustina. Questa leggenda è nata perché il terreno su cui è sorto
l'Oratorio era di proprietà del padre di Santa Giustina, prima martire cristiana e protettrice della città di
Padova. Pozzoveggiani è un toponimo formato da due parole, Pozzo e Veggiani, nome del
papà della santa. Dal XII al XIII secolo la chiesa è stata rimaneggiata passando da Romana a
Longobarda a Medioevale e infine a Rinascimentale.
All'esterno la chiesa aveva mattoni decorati disposti come una lisca di pesce (opus spicatum). Molti di questi mattoni sono materiale di recupero. Poi siamo andati nel retro della
chiesa dove la guida ci ha fatto notare una finestra chiusa con l' alabastro, una pietra opaca
che lascia passare una luce soffusa. Infine siamo entrati, ci siamo messi a sedere mentre la
guida ci faceva notare che alcuni affreschi erano stati dipinti sopra altri affreschi più antichi. Dietro l’altare abbiamo visto l’immagine di Cristo Pantocratore e quella di un pellicano
scelta perché si pensava che per far mangiare i suoi piccoli si strappasse la carne e rappresentava il sacrificio di Cristo. Negli affreschi c'è anche l’immagine di una sirena che in antichità si pensava fosse metà uccello e metà umana.
E' stato bello poter approfondire la storia del nostro quartiere e poi abbiamo fatto una bella passeggiata tutti insieme.
Chiara Giannetti e Giulia Palma, 1C
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Uscita ai Bastioni di Padova
Il giorno 28 novembre 2015 con la mia classe sono andata a visitare alcuni bastioni che fanno parte delle mura di Padova.
All'inizio ci siamo fermati sul terrapieno che collega il Bastione Santa Croce con quello di
Santa Giustina. Entrambi si trovano poco più a
sud di Prato della Valle.
Il bastione Santa Croce è stato l'ultimo ad essere costruito, dopo l'introduzione della pianta pentagonale da parte di Francesco della
Rovere. Nel bastione c'era il leone di San Marco che, nella fine del 1700, fu distrutto da Napoleone Bonaparte.
Sul terrapieno in zona Santa Croce, fin dalla
fine del 1800, c'erano delle scuole all'aperto che avevano la funzione di curare con i raggi
del sole (cure elioterapiche) e di far guarire dalla tubercolosi, malattia che colpiva i polmoni. Questo sistema è stato ideato da Alessandro Randi. A destra del bastione Santa Croce
c'è la porta Santa Croce, la quale fu realizzata nel 1517. Al suo interno sono raffigurati i
quattro patroni di Padova: Santa Giustina, San Prosdocimo, San Daniele e Sant'Antonio.
Poi ci siamo fermati vicino al canale Alicorno,
dove la guida ci ha spiegato che questo canale
entra nel Prato della Valle alimentando l'acqua
dell'isola Memmia, poi si dirige verso l'Orto
Botanico, confluendo nel canale Santa Chiara e
finisce nel canale di Ponte Corvo.
Abbiamo proseguito con la visita al bastione
Alicorno: è stato costruito fra il 1513 e il 1521
ed è stato uno dei primi ad essere realizzato. Si chiama così in onore del capitano Bartolomeo D'Alviano, veneziano che guidò la resistenza dei Padovani contro gli Spagnoli nel 1513
e morì nel 1515. Il suo stendardo portava la figura dell'Alicorno, il mitico cavallo alato, da
cui trae origine il nome del torrione.
Vicino a quest'ultimo bastione c'è l'obelisco realizzato intorno al 1842 nel parco di Maso
Trieste in occasione del quarto congresso di astronomia di Padova per indicare il meridiano di Padova.
L'uscita è stata molto interessante, perché abbiamo avuto l'opportunità di approfondire
alcuni aspetti della storia della nostra città, facendo scuola direttamente sul nostro territorio.
Aurora Parolo, 2C
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Correspondance avec la France e le “Collège de
l'Immaculée” di Evreux
Anche quest'anno le classi terze che studiano francese hanno scambiato lettere ed immagini con una scuola della Normandia con la quale la prof.ssa Piron collabora da anni.
Le tematiche affrontate come la presentazione di sé, la scuola, le abitudini, le feste, la propria città... hanno cercato di evidenziare differenze e somiglianze visto che il motto dell'Unione europea è “UNIS DANS LA DIVERSITÉ!”
Abbiamo anche girato un video di presentazione della città di Padova.
Proprio oggi è arrivata la quinta lettera e ci dispiace staccarci dai nostri amici anche se speriamo che questa attività ci sia utile per sostenere con più successo la prova dell'esame di
licenza.
Bonnes vacances!
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VIAGGIO STUDIO IN COSTA AZZURRA 2016
Buongiorno a tutti, siamo entusiaste di raccontarvi la nostra esperienza relativa al viaggiostudio in Francia.
Si tratta di un’iniziativa proposta dalla nostra prof.ssa di francese: Susanna Piron che ha
coinvolto le classi 3B e 3C.
Destinazione: ”Collège International”di Cannes!
Il viaggio:
Abbiamo viaggiato in pullman dal 16 al 20 febbraio, la partenza è stata molto attesa da noi
tutti e durante il (lungo) viaggio ce la siamo spassata alla grande! Ogni mattina avevamo un
corso di lingua francese suddiviso per livello con insegnanti madrelingua; non è stato noioso… anzi è stato molto utile e divertente.
Le escursioni:
- Mentone (16/02) a vedere la “fête du citron” (festa degli agrumi).
- Nizza (17/02) a vedere il famoso carnevale con la “battaille des fleurs”.
- Cannes (18/02) a vedere il Palazzo del Cinema.
- St.Tropez (19/02) a vedere il Museo dell’Annonciade.
- Eze (20/02) a visitare la famosa fabbrica di profumi Fragonard.
I momenti più belli:
Noi, alla “fête du citron”, a Mentone.
Quest’anno i carri (tutti con agrumi)
festeggiavano “Cinecittà”.
Questo è uno dei tantissimi carri del Carnevale di Nizza; è stato davvero divertente ballare anche con le prof.sse Guzzardi, Piron e
Melica!!!
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In questa foto siamo proprio davanti al palazzo
del cinema di Cannes! Anche se per noi non hanno steso il famoso tapis rouge!!!
Ecco il porto di Saint-Tropez! Che divertimento,
dopo aver fatto shopping, mangiato il gelato e
aver visitato il Museo dei “Fauves”!
Qui invece una delle
ultime escursioni, a Eze!
Tutti profumati…
Ma un po’ tristi per...il ritorno in Italia. Isabella Furlani e Carlotta Pilli, 3B
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Giochi matematici a Milano
Il giorno 14 maggio Cecilia ed io ci siamo svegliate prima del previsto perché ci attendeva
una giornata diversa: dovevamo andare a Milano per la finale nazionale dei giochi matematici.
Saremmo andate fino a Milano in pullman con altri finalisti di Padova e quando siamo partite eravamo molto emozionate ed eccitate, perché era la prima volta che facevamo una
gara matematica così importante. Per fortuna durante il percorso da Padova a Milano, tra
chiacchiere e risate ci siamo calmate e siamo arrivate a Milano rilassate e orgogliose di noi
stesse per aver raggiunto questo traguardo, perché in qualsiasi modo sarebbe andata la
gara dovevamo essere felici di essere arrivate fino a quel punto.
All'arrivo a Milano siamo andati a mangiare nella mensa della Bocconi e, dopo una breve
pausa alla fine del pranzo, ci siamo diretti verso l'entrata dell'Università; ci sono state indicate le aule in cui saremmo dovute andare a sostenere la gara, abbiamo aspettato fuori
per qualche minuto fino a quando ci è stato dato il consenso di entrare.
Verso le 14.15 è iniziato l'appello dei concorrenti in ogni aula e poi abbiamo iniziato la gara. A mano a mano che finivamo i quesiti, andavamo nell'aula polivalente della Bocconi per
la premiazione dei primi duecento classificati; purtroppo né io né Cecilia eravamo fra questi, ma eravamo ugualmente contente per ogni ragazzo e ragazza che chiamavano, perché
tutti si erano impegnati quanto noi per questa gara, se non anche di più. Il nome di Padova
è comunque stato portato in alto perché molti dei compagni di viaggio erano tra i primi
duecento, anzi uno di questi è anche arrivato terzo!
Conclusa la cerimonia di premiazione, siamo risaliti in pullman e siamo tornati a casa; per
fortuna il viaggio di ritorno è stato meno pesante poiché avevamo stretto nuove conoscenze e scherzavamo tutti insieme.
Questa giornata è stata a dir poco fantastica e noi non la dimenticheremo mai!!
Aurora Parolo, 2C
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SPETTACOLO TEATRALE
“HOTEL TRANSILVANIA”
Il giorno 11 febbraio presso la scuola media Stefanini di Salboro degli attori inglesi hanno messo in scena lo spettacolo in lingua inglese “Hotel Transilvania”.
Hanno partecipato all’iniziativa le classi quinte della scuola primaria e le classi
prime medie della scuola secondaria di primo grado del X Istituto Comprensivo.
Ma cos’è Hotel Transilvania?
La Transilvania è una regione storica della Romania e il castello della foto è il
luogo in cui è ambientata la storia.
Trama
Dopo la morte della moglie Martha, per mano degli umani, il Conte Dracula
decide di costruire l'Hotel Transilvania, un albergo a cinque stelle che ospita
tutti i mostri del mondo, lontano dagli umani, come nuova dimora sicura per
crescere la figlia adolescente Mavis.
La storia narra della festa per il 18^ compleanno di Mavis a cui tutti i mostri
del mondo sono stati invitati. Nell’hotel arriva un avventuriero, un ragazzo umano che poi diventerà il fidanzato di Mavis e toccherà a Dracula proteggerlo
dai mostri…
Il commento di quasi tutti gli spettatori è stato lo stesso: “piacevole ed interessante!”.
Da rifare con un’altra storia!
Matteo Marziliano, 1C
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TERMOVALORIZZATORE
Impianto nel quale si bruciano gli scarti e i rifiuti urbani, ottenendo come risultato la produzione di energia da destinarsi ad altri usi, come ad esempio riscaldamento ed elettricità.
A Padova ce n’ è uno a San Lazzaro .
A Novembre ci siamo andati con la scuola in visita d’istruzione. Ci hanno spiegato le regole delle 4 R: riduzione, riutilizzo, recupero, riciclo.
Il termovalorizzatore fa parte della riduzione.
Il termovalorizzatore produce, alla fine di tutti i processi, molte forme di energia e delle ceneri che vanno a riempire gli scavi molto profondi lasciati dalle
miniere in tutta Europa, ma soprattutto, il termovalorizzatore ha valori di inquinamento al di sotto dei limiti consentiti dalla legge.
Marco Moro e Ion Gunea, 1C
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"A SCUOLA SI LEGGE!"
Tra le tante attività di promozione della lettura organizzate nella nostra scuola ne vogliamo
ricordare alcune.
GLI INCONTRI CON AUTORI
LAURA WALTER
Laura Walter abita a Padova, dove lavora e scrive storie per ragazzi. Ha esordito nel 2004
con “La Grande P.P.P.”. Dai suoi libri sono stati tratti tre
spettacoli teatrali e un cartone animato.
La classe 1^C è andata a conoscerla in ottobre presso Palazzo Moroni nell'ambito della manifestazione "La fiera delle
parole".
Laura per l’ occasione ha letto le prime pagine del suo nuovo romanzo “Mistica Maeva e il balcone dei segreti” il terzo
di una triologia.
LANDO FRANCINI
Lando Francini è un attore di teatro e televisione. Dal 2003 al 2009 ha interpretato il personaggio di cuoco Basilio nella Melevisione, programma per bambini di Rai Tre. È figlio d'arte,
il padre, Mauro Francini è scenografo e poi insegnante, mentre la madre, Klara Hetenyi è
pittrice e costumista.
Noi lo abbiamo incontrato qui a scuola grazie
alla prof.ssa Melica. Quel giorno ci ha letto alcune storie, una fiaba di I. Calvino, La sposa sirena
e altre storie tratte dalla tradizione Buddista e
Taoista.
Il tema comune era il perdono e questo percorso ci è stato proposto perché questo è l'anno
del Giubileo della Misericordia.
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LA MOSTRA DEL LIBRO
Anche quest'anno è stata organizzata una mostra del libro
il cui titolo era "Questo non è un libro" e l'allestimento è
stato fatto con cartelloni, immagini, segnalibri, immagini
colorate collocate sui vetri delle fineste e tanto altro creato da noi studenti della scuola media e della quinta primaria.
IL CONCORSO "IL GIRALIBRO"
Anche quest'anno la nostra scuola ha partecipato al concorso "Il giralibro" presentando dei racconti che avevano
come tema il libro e la lettura. Il titolo del concorso era
"Questo non è un libro". Ognuno di noi ha potuto riflettere sulla lettura e su come un libro sia capace di trasportarti in luoghi lontani e bellissimi.
LA BIBLIOTECA - I LIBRI LETTI DALLA 1^C
Tra i libri letti quest'anno ne ricordiamo alcuni che ci sono
piaciuti in modo particolare e che vi consigliamo.
Un ponte per Terrabitia
La compagnia dell’ anello
Il gatto che amava la musica
Mistica Maeva
Una nuova stella
Il segreto di Jenny
Percy Jackson
Come fondai l’explorer Club
Cion Cion Blu
Marcovaldo
Il mistero della rosa scarlatta
Guerre in famiglia
Ketty non si arrende
Come sopravvissi alla prima media
BUONA LETTURA A TUTTI!
Francesca Zoppello e Giulia Mazzucato, 1C
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L’angolo delle poesie…
“La luna densa e grave;
densa e grave,
come sta’ la Luna?”
(Leonardo da Vinci)
…delle filastrocche …
FILASTROCCA DEI LIBERI GIOCHI
Io gioco con giocattoli
Belli, preziosi e strani
Se non ci sono quelli
Gioco con le mie mani
Gioco con legno e sassi
Gioco con ombra e sole
Se non ci sono quelli
Gioco con le parole
Gioco con i miei passi
Gioco con ciò che c’è.
Nessuno ha più giocattoli di me.
(Bruno Tognolini, Rima rimani, Salani)
…e dei nonsense
“Sulla riva del Mar Morto
“Trecento topi grigi
schierati alle Termopili
parevano terribili
perché stavano immobili”
la marea nera borbotta,
ogni notte una marmotta
ci fa un bagno corto corto “
“Il lupo peloso del Peloponneso
scappando al galoppo non poco deluso
si lecca la panna rimasta sul muso”
“Disse la tarma a Parma nell’armadio:
“mangio una sciarpa, in calma, e me ne vado»”
“Due oche di Ostenda
pedalano in tandem
all’ombra dei dolmen
e in meno di un amen
imboccano un tunnel”
“Trentatré tigri pigre
si aggirano per Praga
non c’è nemmeno un vigile
che gli indichi la strada”
“Un topo a Como per trovarsi comodo
si accoccolò in un comò di mogano
chi lo volle ammirare a baffi eretti
dovette spalancare otto cassetti”
(Toti Scialoja, Quando la talpa vuol ballare il tango, Mondadori)
Nikita Fanin e Nicolò Cecchinato, 1C
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Una nuvola
Da quassù tutto sembra tranquillo.
Stiamo viaggiando, pare che il tempo ci spinga verso New York, ma tutto può cambiare da
un momento all’altro. Siamo sopra la Grande Mela, gli umani dicono che sia un bel posto
dove vivere, ma io non sono d’accordo: se fossi uno di loro mi trasferirei al mare, vicino
all’oceano. Ho una particolare propensione verso l’oceano Atlantico, così calmo, così profondamente azzurro. Al contrario delle città così caotiche e piene di smog.
Ho girato e rigirato il mondo e vedo sempre le stesse cose: uomini che si fanno la guerra e
cercano freneticamente di dare un senso alla loro vita. Cercano cose complesse, ma in realtà dovrebbero puntare alle più semplici.
Perché non prendono esempio da noi nuvole? Noi ci lasciamo trasportare dal vento, non
seguiamo alcuna rotta, siamo senza pensieri e, se arriva un problema, lo lasciamo andare.
E poi ci piace che gli uomini ci guardino: innamorati che alzano gli occhi al cielo, mamme
che scrutano in alto per vedere se è il caso di portare il bambino al parco, bambini che ci
osservano fantasticando sulle nostre forme, anziani che pensano ad un possibile paradiso
dove ritrovare i loro cari.
Mi piace, in primavera, essere trasportata dal vento forte, formare dei cumuli e poi trasformarmi nel cielo in fiocchi di ovatta. Mi piace guardare branchi di cavalli che corrono liberi
nelle immense praterie, distese di foreste verdi, corsi di fiumi vorticosi, e montagne, villaggi, città.
Il mio colore ora sta mutando, sono diventata plumbea e mi sento carica di elettricità. Ecco, sto per sciogliermi in pioggia: del resto è il mio destino! Ma non passerà tanto tempo e
ritornerò bianca, soffice e leggera, magari scomparirò per qualche tempo, ma non preoccupatevi per me: ci sono e sono pronta a ricomparire sopra di voi non appena una folata di
vento mi spingerà da queste parti.
Kyria Paoli, 3A
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Visita al Museo Guggenheim
Grazie alla professoressa Zin, che, con la collaborazione di alcuni colleghi, ci ha accompagnato a Venezia al Museo Guggenheim, abbiamo potuto testare sul campo quanto appreso
durante le lezioni in classe.
Il giorno 19 febbraio 2016 le classi 3 A e 3 D si sono ritrovate sotto l’orologio della stazione
ferroviaria di Padova alle ore 7,45 per iniziare la loro giornata in maniera diversa dal solito.
Partenza alle ore 8.05 con un treno regionale ed arrivo a Venezia alle 9.00 circa. Una breve
passeggiata tra le caratteristiche calli della città lagunare per raggiungere, poco prima delle
10.00, la nostra meta, il Museo Guggenheim presso Palazzo Venier dei Leoni.
Uno snack veloce consumato prima di entrare al museo, bagaglio lasciato in custodia alla
reception del museo e due guide che ci hanno accolto. Le classi sono state divise e alle 10.05 è iniziato il nostro tour tra le opere di grandi artisti contemporanei, tra i quali spiccano
quelli più noti alla gente comune come Pablo Picasso, Jackson Pollock, Robert Delaunay,
Gino Severini e Vassilij Kandinskij, ma anche capolavori della Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof e il Giardino delle sculture Nascher.
La nostra guida, di nome Silvia, ha iniziato la visita raccontandoci la vita avventurosa di
Peggy Guggenheim. Terminato il racconto, appena entrati in villa noi alunni abbiamo introdotto alcune opere esposte interagendo con la guida che ampliava con ulteriori informazioni l’argomento che ciascuno di noi aveva approfondito.
All’ingresso abbiamo potuto ammirare un grande quadro cubista di Picasso e un “mobile”
di Calder appeso al soffitto. La prima stanza conteneva vari dipinti cubisti, opere di Picasso
e Delaunay; nella seconda c’erano il Futurismo e la Metafisica, uno splendido quadro di De
Chirico che rappresenta la torre rossa e alcune opere di Severini. Nella terza stanza in cui
siamo entrati è conservata la testiera del letto di Peggy Guggenheim in argento e altre opere di Calder. La quarta stanza è occupata da quadri di Pollock, la quinta contiene opere astratte di Kandinskij. Al termine della visita, durata circa un’ora e mezza, abbiamo pranzato
in una piazzetta dietro il museo. Dopodiché ci siamo avviati verso la stazione per riprendere il treno e tornare a Padova. La visita al museo è stata una straordinaria esperienza vissuta tra le opere di artisti che, per quanto possano sembrare più lontane dall’arte tradizionale come le opere di artisti quali Giotto o Michelangelo, è arte moderna che sa colpire e toccare l’anima di ognuno di noi. L’esperienza mi ha permesso di avvicinarmi, oltre la distanza
che c’è tra un libro o una foto, all’opera reale, a pochi centimetri da essa, lasciandomi respirare il suo tempo, la sua bellezza, i sogni di chi l’ha realizzata.
Daniele Casson, 3A
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EVELINE , J. Joyce da Dubliners
La trama
Eveline, uno dei più celebri racconti di Gente di Dublino di Joyce, narra la storia di una giovane di 19 anni che, ormai sulla soglia dell’età adulta, deve prendere la decisione che le
cambierà la vita: fuggire via col fidanzato Frank a Buenos Aires e iniziare una nuova vita
con lui, o prendersi cura della casa e della famiglia come aveva promesso alla madre sul
letto di morte.
In un primo momento Evelyn sembra voler scegliere la vita nuova e migliore che Frank le
promette, ma, una volta sulla banchina del porto, non riesce a imbarcarsi sulla nave diretta
in Sudamerica e resta aggrappata al corrimano mentre Frank viene trascinato sulla nave
dalla folla.
Evelyn quindi non riesce a cambiare vita, non riesce, però, nemmeno a decidere di continuare con la sua vecchia vita. Tutto ciò che riesce a fare è rimanere immobile, paralizzata,
quasi incapace di pensare, “come un animale indifeso”, mentre la vita intorno a lei scorre e
decide al posto suo.
Piera De Vivo, 3A
Italo Calvino, Marcovaldo o Le stagioni in città
Marcovaldo è un testo, pubblicato nel 1963, che ha avuto un'immensa fortuna perché racconta in modo semplice le disavventure di un personaggio di animo gentile, padre di famiglia numerosa, che lavora come uomo di fatica o manovale nella ditta SBAV, in una città
industriale del nord Italia (Torino?).
Marcovaldo si ostina a cercare la natura in una grande città industriale: è attento a ogni
variazione atmosferica e coglie minimi segni di vita animale e vegetale, ma ogni volta va
incontro ad una delusione. La città infatti stravolge la natura, la trasforma in occasione di
male per coloro che continuano a sognarla, come una possibile via di scampo alla fatica
della vita quotidiana.
Nello spazio di venti novelle, in cui il ciclo delle stagioni si ripete per cinque volte, in una
città industriale, dove tutti sono impegnati a lavorare, guadagnare e spendere, Marcovaldo
sembra essere l’unico ad accorgersi della natura. Cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose, manifesti, anche se studiati per cogliere l’attenzione dei passanti, non riescono a colpire il suo sguardo, però una foglia che ingiallisce su un ramo, una piuma che si impiglia ad
una tegola non gli sfuggono mai.
La natura però, in città, sembra essere alterata, compromessa dalla vita artificiale, non è la
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natura che ha forse conosciuto da bambino e che vorrebbe far amare anche ai suoi figli.
Tuttavia, sebbene viva in un ambiente a lui così ostile, mantiene una sua coerenza senza
lasciarsi corrompere; egli resta una creatura semplice e un po’ spaesata.
Attraverso le avventure di Marcovaldo, Calvino ci mostra, da un particolare punto di vista,
l’Italia del boom economico. I racconti contengono una critica alla civiltà industriale ma
anche l’idea di un impossibile” ritorno” all’indietro” nella storia, rivelando in una struttura
narrativa semplice, tutta la complessità del rapporto di Calvino con il mondo.
Sofia Moreschi, 3D
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LA SCUOLA STA PER FINIRE…
Sembra ieri e invece è già passato un anno.
Il primo giorno di scuola media eravamo tutti emozionati perché, anche se alcuni di noi si
conoscevano dalla primaria, stava per iniziare una nuova avventura.
Siamo stati accolti dagli insegnanti, abbiamo fatto la loro conoscenza e poi abbiamo visitato l’edificio.
Siamo entrati nella nostra classe e abbiamo iniziato l’attività “Il mosaico delle emozioni”.
Tra le emozioni provate c’erano soprattutto paura, nostalgia per le elementari, felicità per
la nuova avventura. Ricordiamo con piacere quel giorno e le emozioni provate.
E’ STATO UN ANNO IMPEGNATIVO MA ANCHE POSITIVO!
Elisa, Sara e Hilary, 1C
BUONE VACANZE!
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LE STATISTICHE DELLA 1C
Dopo il primo anno di scuola media abbiamo pensato di fare un sondaggio tra i nostri compagni per capire quali attività ci sono piaciute di più.
Ecco i risultati:
USCITE DIDATTICHE
1^) Sperimentando
2^)Tipoteca e Termovalorizzatore a pari merito
INCONTRI A SCUOLA
1^) Artisti di strada - Laboratorio APS
2^) "Hotel Transilvania" - Teatro in inglese
3^) Lando Francini – “Il perdono”
L’ATTIVITÀ CHE È PIACIUTA DI PIÙ IN ASSOLUTO
Artisti di strada –laboratorio APS
E per il prossimo anno avremmo delle proposte da fare ai nostri insegnanti nella speranza
che qualcuna venga accolta.
USCITE: Orto Botanico di Padova, Biblioteca di Albignasego, Castello di Monselice, Museo
di Trento (Muse), Cava Bomba, Itinerario per il centro di Padova (con guida), Gita in battello per i canali di Padova, Valli di Comacchio.
NUOVE ATTIVITÀ A SCUOLA : un Giornalino mensile e un laboratorio di teatro.
Alessandro Foroni e Matteo Marziliano, 1C
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USCITE DIDATTICHE, LABORATORI E PROGETTI SVOLTI
DURANTE L’ ANNO SCOLASTICO
PENSIERI E RIFLESSIONI DELLA 3C
VIAGGIO A CANNES
“E’ stata un’esperienza molto positiva, mi è servita per ampliare le mie conoscenze e imparare a vivere con gli altri” (Pietro)
“E’ stato il viaggio più bello che io abbia mai fatto insieme ai miei compagni e ho potuto
conoscere altri ragazzi che ora frequento” (Antonio)
“Interessante e coinvolgente, forse un po’ faticoso ma la fatica è stata ripagata ampiamente da tutto ciò che ho imparato”. (Leonardo P.)
“Il viaggio a Cannes è stato davvero bello, ho migliorato le mie abilità linguistiche e sono
diventata anche più autonoma. Nel College mi sono sentita a mio agio, ho trovato personale gentile e disponibile”. (Aurora T.)
Proff contro studenti ☺
Cannes
Nizza, La battaglia dei fiori
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PROGETTO “A SCUOLA DI GUGGENHEIM”
“Un modo nuovo e originale per approfondire l’arte del Novecento. Nella visita al Museo
dovevamo fare noi da guida” (Anna)
“Utile per approfondire le avanguardie e un’occasione per visitare la meravigliosa città di
Venezia” (Leonardo P.)
“Il progetto è stato molto interessante, in particolare la visita al Museo. Anche il laboratorio mi è piaciuto e la rielaborazione è stata coinvolgente” (Pietro)
“Un’attività molto costruttiva” (Nicolò)
“Il progetto ha permesso di lavorare insieme in classe” (Vittoria)
Museo Guggenheim, J. Pollock
PROGETTO “CONOSCERE AL DI LA’ DEGLI STEREOTIPI”
“Bello il progetto ma anche lo spettacolo dei ragazzi del Cornaro sul femminicidio”
(Riccardo A.)
“Ho imparato che bisogna abbattere gli stereotipi” (Thomas)
“A me questo progetto ha aperto gli occhi!” (Leonardo P.)
“Una persona va giudicata per le sue azioni e non perché maschio o femmina”
(Leonardo C.)
INCONTRO CON L’AUTORE – E. DA ROS, La storia di Marinella
“Bella e interessante la preparazione e poi la rielaborazione in classe con la lettura del libro
e la visione del video Vajont di Marco Paolini. Un po’ deludente l’incontro con la scrittrice” (Pietro)
“L’ho trovato interessante perché abbiamo potuto dialogare con la scrittrice” (Riccardo D.)
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LA GRANDE GUERRA
Il Museo della Terza Armata e la Rievocazione storica della Brigata Sette Comuni, Associazione “Per non dimenticare”
“Interessante vedere armi ed equipaggiamenti di quei tempi” (Marco)
“Un modo per approfondire un argomento storico e per capire il valore dei soldati italiani” (Aurora T.)
“Ho potuto imparare meglio guardando nella storia dal vivo” (Luca)
“Molto interessante, ho capito quanto hanno sofferto i nostri bisnonni” (Thomas)
Rievocazione storica, Bgt Alpini Sette Comuni – Associazione “Per non dimenticare”
SPERIMENTANDO
“Molto interessante, gli esperimenti e il nostro laboratorio di robotica mi ha permesso di fare grandi
progressi” (Thomas)
“Interessante, soprattutto i settori Acqua e Fuoco” (Nicolò)
“Interessante e coinvolgente, come ogni anno” (Riccardo A.)
Il nostro Wally
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LO SPORT A SCUOLA
“E’ stato superbello perché abbiamo potuto praticare sport che non pratichiamo e guardiamo solo in televisione” (Aurora B.)
“Mi è piaciuto tantissimo. E’ un progetto che consiglio”. (Nicola)
“Mi sono divertito e ho imparato le regole di molti sport” (Thomas)
LABORATORIO DI EDUCAZIONE ALLA MONDIALITA’
- “Il grande banchetto mondiale” “Molto bello, mi ha permesso di capire la realtà economica del Mondo” (Riccardo D.)
“Non mi è piaciuto perché ho visto come il cibo è mal distribuito nel Mondo” (Vittoria)
“Mi ha aiutato a capire le differenze tra Nord e Sud del Mondo” (Samuele)
Gli alunni della classe 3C
SPORT A SCUOLA
La squadra femminile di hockey su prato categoria “cadette” ha conquistato in questo anno scolastico, un fantastico “ triplete”: 1^ classificata nelle fasi Comunale e provinciale e
prima classificata nel torneo interprovinciale (Piemonte-Lombardia-Veneto). Bene anche le
nuove leve, con le due squadre della categoria ragazze/i.
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Il grande banchetto mondiale
Il giorno 14 gennaio 2016 la nostra classe ha partecipato all’attività laboratoriale “Il grande
banchetto mondiale”, organizzata dalla prof. Di Sabatino con la collaborazione dell’Associazione Incontro fra i popoli.
L’attività è durata tre ore ed è stata guidata dalla signora Maria Nichele, che ci ha mostrato
come funziona il mercato mondiale e, soprattutto, le ingiustizie di cui sono vittime le popolazioni dei Paesi meno sviluppati.
Con l’aiuto di un mappamondo e di un planisfero, la signora Nichele ci ha mostrato le aree
più ricche e quelle più povere del mondo, parlandoci delle organizzazioni sovranazionali
come il WTO, l’FMI e la BM. In seguito siamo stati divisi in sei gruppi rappresentanti il G8, il
BRICS, i Paesi europei, gli Asiatici, gli Africani, i Paesi arabi. Ogni gruppo aveva il compito di
esportare ed importare merci di vario genere, utilizzando un fondo monetario proporzionato alla ricchezza del Paese.
Alla fine dell’attività commerciale è stato fatto un bilancio: si è visto che i Paesi poveri avevano lavorato moltissimo per realizzare i prodotti da vendere, ma avevano guadagnato assai meno dei Paesi ricchi ai quali, anzi, dovevano anche del denaro che avevano chiesto in
prestito per le loro attività economiche.
La fase conclusiva del laboratorio è stata il banchetto vero e proprio, dal quale sono emerse tutte le ingiustizie: i rappresentanti dei Paesi ricchi hanno avuto, infatti, molto cibo, parte del quale è andata buttata via ed è stata destinata ai rappresentanti dei Paesi non sviluppati.
La nostra classe in un primo momento ha osservato, stupita, ciò che stava accadendo, poi
un moto di protesta si è levato dal gruppo dei Paesi in via di sviluppo. D’altro canto, i ragazzi che avevano a disposizione tanto cibo, si sono sentiti quasi in colpa e non riuscivano a
mangiare serenamente, senza pensare agli altri che “guardavano”.
A tutti è stato chiaro che l’economia mondiale si regge sullo sfruttamento delle popolazioni
dei Paesi poveri, le quali non potranno cambiare le loro condizioni di vita fino a quando
non ci sarà una presa di coscienza collettiva e non verranno cambiate le regole del mercato
mondiale.
Sofia Moreschi, 3D
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L’amicizia di una vita
Ci conosciamo da quando siamo nati e non ho mai avuto un amico più sincero di lui. Stef
mi conosce per filo e per segno ed è solo con lui che riesco a parlare di argomenti imbarazzanti e di cose che mi turbano particolarmente.
Stef ha diciotto anni, solo uno più di me, e forse è proprio per questo che mi sono sempre
trovata a mio agio con lui. Ha una corporatura media, ed è molto più alto di me: infatti faccio fatica ad abbracciarlo!
Credo che la cosa che mi piace di più di Stef siano i suoi capelli, neri e tutti disordinati.
I nostri genitori sono molto legati: quando eravamo piccoli passavamo tutte le domeniche
sera insieme, andavamo in vacanza insieme, trascorrevamo le festività insieme. Abbiamo
condiviso i momenti più belli della nostra infanzia e, con il tempo, abbiamo imparato ad
apprezzarci e a mostrarci reciprocamente i nostri lati più fragili. Abbiamo frequentato la
stessa scuola primaria e secondaria e abbiamo sempre passato la ricreazione insieme.
Quando Stef ha finito le medie, io mi sono sentita sola perché in tutti gli anni precedenti
stavo quasi esclusivamente in sua compagnia, non consideravo nessun altro. Tuttavia, pur
non essendo più compagni di scuola, continuavamo a frequentarci nel pomeriggio e potevo sempre contare sul suo aiuto per la matematica.
Poi, con il tempo e le nuove amicizie, abbiamo iniziato a staccarci: io ho conosciuto altre
persone e lui anche. Ho saputo anzi che si è trovato una ragazza e quindi, per non creargli
problemi, non mi sono fatta più sentire. Ma avvertivo sempre più forte la sua mancanza.
Certo, ci trovavamo ancora con le nostre famiglie la domenica sera e parlavamo, ma i nostri discorsi erano imperniati su temi banali e neutri: la scuola, i genitori, le nuove compagnie, mai su di noi e sul nostro rapporto che era cambiato.
Questo stato di incertezza mi stava creando una grande sofferenza, un senso profondo di
insoddisfazione e perciò ho deciso: l’ho chiamato, gli ho dato un appuntamento, ci siamo
incontrati, abbiamo parlato e chiarito la situazione, recuperando tutto quello che pensavo
fosse andato perduto.
Mi farà conoscere la sua ragazza e ci vedremo più spesso. Me l’ha promesso.
Sofia Moreschi e Alvise Giordano, 3D
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La passione di Andrea
La passione per la moto era nata all’età di otto anni, quando in TV Andrea aveva visto per
la prima volta una gara dell’antica classe 500. Valentino Rossi, il suo idolo indiscusso. Così
per il nono compleanno il padre gli aveva comprato una minimoto. Da quel giorno si era
capito che Andrea sarebbe diventato un campione.
Si allenava e vinceva gare su gare delle categorie giovanili e, a diciannove anni, ingaggiato
da un team sponsor, debuttò nella Moto GP classe 125.
Naturalmente si pensava che sarebbe arrivato fra gli ultimi e invece, alla prima gara, arrivò
terzo. Subito attirò l’attenzione di grandi team. Alcuni pensavano fosse solo fortuna, ma in
una stagione, la sua prima stagione, aveva fatto: sette podi su diciotto gare di cui un primo
posto, tre secondi e tre terzi.
La seconda stagione non era iniziata nel migliore dei modi, era caduto ed era stato costretto al ritiro in Qatar. Al Mugello però la svolta: dopo quattro gare disastrose, una striscia di
vittorie che si era conclusa a Valencia con l’ultima gara: quattordici vittorie, un record!
Quell’anno Andrea era diventato campione nella classe 125.
Da quel momento Andrea cominciò a diventare sempre più forte fino a vincere, tre anni
più tardi, il titolo della classe regina, il Moto GP.
Mattia Bortolato, 3D
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I sette spadaccini leggendari
In un piccolo villaggio isolato viveva un ragazzo, di nome Gerard, dotato di poteri magici.
Era un giovane alto e snello, di grande agilità, un maestro di spada, l’unico superstite dei
sette spadaccini leggendari, morti nella battaglia contro la magia nera.
La terribile regina Exodia, in grado di utilizzare la stregoneria oscura, era ancora viva e in
cerca di vendetta contro Gerard per aver sterminato tutti gli stregoni della specie.
I corpi degli spadaccini caduti in battaglia riposavano nel tempio di Exodia e gli abitanti del
piccolo villaggio temevano che, per un incantesimo proibito della resurrezione nera, gli
spadaccini sarebbero tornati sotto il controllo della crudele regina.
Essendo stregati, l’unico in grado di batterli era un altro stregone e, per questo motivo, Gerard avrebbe sacrificato la sua vita.
La battaglia iniziò qualche giorno dopo, all’alba, quando i sei demoni entrarono nel villaggio e sterminarono gran parte delle
guardie.
“Maestro Gerard! Sono arrivati!” Urlò una delle guardie miracolosamente viva. A quel punto Gerard afferrò
la sua spada leggendaria e andò all’attacco. Erano più forti di quanto
pensasse, erano invincibili, ed ogni
colpo che sferrava sembrava non
avere effetto sui demoni. Erano immortali e, forse, pensò Gerard, l’unico modo per batterli
era uccidere la loro fonte di vita, la regina Exodia. Allora partì subito al galoppo e, inseguito
dai sei non-morti, arrivò al tempio. Di corsa salì in cima, sfondò la massiccia porta con la
sua spada e, utilizzando una magia mortale, uccise Exodia, che era in meditazione per controllare i demoni, dopodiché a fatica riuscì a sconfiggere i sei spadaccini, ma alla fine tornò
trionfante al suo villaggio. Da quel giorno la stregoneria nera smise di esistere.
Riccardo Panzera, 3D
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Marta e Mary
Marta era una bambina molto bella, con gli occhi chiari e lunghissimi capelli neri. Le piaceva tanto fantasticare e immergersi nel mondo della fantasia, per questo amava leggere avventure e storie fiabesche.
Marta aveva una sorella di nome Mary, una ragazzina gentile e molto educata.
Un giorno le due sorelle decisero di andare a leggere sulle rive di un lago, sotto uno dei sei
alberi rosa dai fiori che lasciavano cadere petali come fiocchi di neve.
Le ragazze stavano leggendo quando Mary decise di fare un bagno nelle limpide acque del
lago poiché faceva molto caldo. Marta, preferendo stare in compagnia, posò il libro sul prato e seguì la sorella.
Scherzavano e si immergevano, quando Mary, pur essendo sott’acqua, si accorse che poteva respirare. Sconvolta, chiama sua sorella che, incredula, volle provare anche lei a respirare e, con sua grande sorpresa, ci riuscì. A quel punto le due ragazze si spinsero in profondità per ammirare il fondale limpido baciato dai raggi del sole.
Marta e Mary videro piccole creature e, incuriosite, le seguirono: sembravano assomigliare
a delle minuscole rane, ma non avevano zampe, bensì una coda arricciata, simile a quella
di un cavalluccio marino. Marta le chiamò “ipporane”.
Seguendo questi strani esseri le due sorelle giunsero ad un canale che collegava il lago con
il mare, dove, lungo la barriera corallina, nuotavano migliaia di questi animaletti che si aiutavano per tenere pulita l’acqua intorno. Sembrava quasi che si fosse creata una piccola
città abitata dalle “ipporane”.
Le creature producevano uno strano liquido azzurro che nell’acqua diventava come l’arcobaleno, una sostanza magica che permetteva ai pesci della barriera di vivere in un ambiente pulito e ricco di cibo.
Purtroppo però si stava facendo tardi e, benché Marta e Mary avessero il desiderio di restare ancora ad ammirare questo spettacolo, dovettero uscire dall’acqua per tornare a casa, dove scoprirono che l’indomani il lago sarebbe stato prosciugato per far posto ad un
grande centro commerciale.
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Marta e Mary, conoscendo l’esistenza di tante creature nei fondali del lago, si legarono agli
alberi insieme ai loro amici, a cui si aggiunsero tutti gli abitanti della cittadina, impedendo
così i lavori.
Gli operai, non riuscendo a smuovere tanta gente dalle rive del lago, si arresero e lasciarono tutto com’era sempre stato.
Quel lago, popolato dalle strane creature mezze rane e mezze ippocampi, esiste ancora
oggi a Cuba.
Marta e Mary ora hanno vent’anni, si recano ancora sulle rive del lago a leggere e, quando
la calura estiva diventa insopportabile, si tuffano nelle acque limpide e vanno a salutare i
loro originali amici. Almeno così racconta la gente…
Lizanny Recio Castillo, 3D
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Un’amica
Anna ha solo dodici anni e si è da poco trasferita a Londra, la cosmopolita capitale britannica, dove vivrà con la sua famiglia per alcuni anni, a causa del lavoro del padre.
Anna dovrà adattarsi alla nuova vita piuttosto in fretta: nuove abitudini, nuovi compagni di
scuola, nuove tradizioni e, soprattutto, una lingua diversa da quella che ha parlato fino a
quel momento.
Sì, è vero che conosce già abbastanza bene l’inglese, avendo frequentato la British School,
ma non è la stessa cosa doverlo usare quasi esclusivamente. Però lei è ottimista e pensa
che ce la può fare.
Le mancheranno invece le sue amiche del cuore, quelle con cui aveva frequentato la scuola
materna e poi le elementari. Quando le ha salutate ha promesso loro di scrivere ogni giorno una mail per condividere la sua nuova esperienza. Ma vuoi mettere quelle belle chiacchierate! Ora però ha altro a cui pensare: deve mettere un po’ di ordine nella sua camera.
Ieri, quando sono arrivati nella nuova casa, dopo un lungo viaggio faticoso, non aveva avuto la forza di sistemare tutte le sue cose, ma adesso non può più rimandare, da lunedì, cioè
fra due giorni, comincerà la scuola e Anna deve avere tutto a portata di mano. E poi i suoi
genitori hanno deciso che nel pomeriggio faranno un giro in centro per distrarsi e abituarsi
al nuovo ambiente, quindi…
Ecco, ce l’ha fatta. Ora si mangia e poi, via, in giro per Londra. Che emozione!
La famigliola, serena e curiosa, si sta avviando verso l’uscita del condominio, quando una
ragazzetta, più o meno coetanea di Anna, si presenta.
“Hi, I’m Kate. Where are you from?”
“Simpatica”, pensa Anna e, in breve tempo si ritrova a parlare con la ragazzina dai capelli
rossi che abita al piano superiore.
Kate si offre di accompagnarli nel loro giro e di fare da “interprete” nei momenti di difficoltà. La sua gentilezza colpisce positivamente la famiglia che, da quel giorno accoglie Kate
come fosse un’altra figlia. Anche perché le due ragazze frequentano la stessa scuola e Anna
aveva potuto più volte apprezzare la disponibilità di Kate nel darle aiuto.
Passano i mesi e Anna e Kate sono diventate amiche a tal punto che Anna quasi non sente
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più la mancanza delle compagne lasciate in Italia.
Un giorno però Kate non sembrò più la stessa: derise Anna di fronte ad un gruppetto di ragazzine più grandi che facevano il bello e il brutto tempo nella scuola. Forte fu la delusione
e solo perché il suo orgoglio non glielo permise Anna riuscì a non piangere.
La ragazza tornò a casa triste e amareggiata: non voleva parlare della questione con i suoi
genitori, voleva risolvere da sola il problema.
Passarono così alcuni giorni, durante i quali l’atteggiamento di Kate pareva tornato quello di
prima, ma Anna non riusciva a far finta di niente, perciò prese da parte quella che aveva reputato un’amica e le parlò.
“Cos’è successo Kate? Ti ho forse offesa in qualche modo? Sai che ho ancora qualche difficoltà con la lingua inglese, potrei aver detto qualcosa che ti è dispiaciuta…”
“Anna, sono contenta che tu voglia chiarire, non ce la faccio più a sostenere il tuo sguardo.
Scusami, ti chiedo perdono, mi sono comportata da vigliacca. Ti giuro, mi sono resa conto
quasi subito di aver sbagliato, ma non avevo il coraggio di parlarti. Sai, quelle ragazze mi
avevano minacciata: se non ti avessi offesa, mi avrebbero umiliata e tormentata per tutto il
resto dell’anno; ho avuto paura e così è successo quello che sai”.
“Kate, capisco, ma queste situazioni non si risolvono accettando i soprusi di alcuni prepotenti, bensì parlandone con qualche adulto che possa intervenire e risolvere il problema. Cosa ne dici se andiamo a parlare con il prof. Smith? Lui è sempre pronto ad aiutare gli studenti.”
“Sì, andiamo. E…grazie Anna, sei una vera amica”.
Anna e Kate riuscirono, col confronto, a risolvere la loro momentanea incomprensione ed
impararono che, solo parlandosi sinceramente si possono superare i momenti critici.
Benedetta Schiavon e Martina Faggin, 3D
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I gemelli gocce d’acqua
Erano usciti insieme in canoa, Milo e Valentina, i gemelli-gocce-d’acqua e poi… Valentina
era sparita. Un attimo c’era e un attimo dopo non c’era più traccia né di lei né della sua
canoa. “Dai, non fare la scema!”, aveva strillato Milo, pensando che si fosse nascosta dietro una roccia, per fargli uno scherzo. Ma niente. Allora, s’era messo a pagaiare come un
forsennato fino alla caletta e aveva arrancato, trascinando la sua gamba secca, lungo le
scale che portavano alla villa. “Valentina s’è persa”, aveva detto, quasi senza fiato. “L’hai
persa”, lo aveva corretto il padre, mentre saliva precipitosamente su una barca e chiamava
aiuto per cercare sua figlia. Milo ci aveva provato a seguirlo ma lui gli aveva fatto segno di
no, che non ce lo voleva. “Che vieni a fare? Hai già fatto il danno… e poi saresti solo d’intralcio…”, aveva mormorato. Non lo voleva. Come sempre.
E come sempre Milo si chiuse in camera sua.
Non sopportava più di essere trattato in quel modo da suo padre. Ormai le aveva tentate
tutte per farsi amare da lui, ma ogni tentativo era stato inutile. Ricordava ancora la prima
volta in cui si era sentito rifiutato dal padre: Milo non riusciva ad andare in bicicletta con la
stessa facilità con cui pedalava la sorellina; la sua gamba matta gli impediva di coordinare i
movimenti. E suo padre l’aveva lasciato lì, senza aiutarlo, correndo dietro a Valentina che
filava sicura come un fulmine. Le lacrime gli avevano bagnato il viso ed era tornato a casa
triste e deluso, anche da se stesso. Avrebbe imparato da solo, gliel’avrebbe fatta vedere a
suo padre! E aveva imparato, ce l’aveva fatta senza il suo aiuto. Eppure suo padre non gli
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aveva detto neppure “Bravo!”.
Anche i suoi successi scolastici non sembravano toccare l’animo del genitore.
Quanto avrebbe voluto che il papà gli dicesse una volta: ”Figliolo, ti voglio bene”.
“Ma basta compiangersi”, disse Milo ad alta voce, “Devi trovare Valentina!”.
Dov’era sua sorella? Era in pericolo? O magari era…no, no, non voleva pronunciare quella
parola. E poi lui, il gemello, avrebbe sentito se le fosse capitato l’irreparabile.
Milo si sentiva impotente, non sapeva cosa fare. Cercò allora di calmarsi e di concentrarsi
su quanto era accaduto giù al fiume: Vale stava pagaiando veloce davanti a lui, che procedeva più lentamente poiché amava osservare i luoghi che lo circondavano. Il corso del fiume era piuttosto tortuoso e la vegetazione sulle rive rigogliosa. Milo ricordò che proprio
nelle vicinanze del punto in cui Valentina era sparita il fiume formava un’ansa ampia, l’aveva vista qualche tempo prima, un giorno in cui era andato da solo in canoa. Ricordò che
quel giorno avrebbe voluto esplorare l’ansa, ma…era tardi e suo padre si sarebbe infuriato
se fosse tornato a casa in ritardo per il pranzo, quindi aveva rinunciato.
“E se Vale fosse bloccata proprio lì?”, pensò Milo. Non ce l’avrebbe fatta da sola ad uscire
da quell’intrico di alberi. E poi forse aveva paura…il sole stava tramontando.
Non rimase a lungo a pensare: Milo si preparò, prese il giubbotto di salvataggio e una torcia e corse fuori.
La canoa era ancora nella caletta davanti alla villa, vi salì e cominciò a pagaiare velocemente. Ben presto giunse nel punto in cui pensava fosse sua sorella. Si accostò alla riva, scese
dalla canoa, prese la torcia e, a fatica –la sua gamba purtroppo era un ostacolo per i movimenti – cercò di procedere il più in fretta possibile in mezzo all’intricata vegetazione. Una
vocina nel cuore gli diceva: “Vai Milo, ancora un po’ più avanti, un altro sforzo!”. E Milo
andò avanti, nonostante tutto. Gli sembrava di non arrivare mai, e poi…eccola, la sua gemella-goccia d’acqua! Era rannicchiata accanto ad un albero e, con le braccia, si teneva le
ginocchia sulle quali aveva appoggiato la testa, piangendo.
“Vale!!!” gridò, “Sono qui, sono riuscito a trovarti finalmente! Come stai? Cosa ti è successo?”. Valentina, incredula, abbracciò il fratello forte forte e poi gli raccontò di come fosse
finita in quel luogo. Gli disse che ad un certo punto, dopo aver superato la cascatella, aveva
perso la pagaia; la canoa, senza più una guida, era stata trasportata dalla corrente in
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quell’ansa, dalla quale non era più riuscita a venir fuori.
I due fratelli si abbracciarono di nuovo e poi tornarono verso la riva, dove Milo aveva lasciato la canoa. Il ritorno verso casa fu una gioia per i ragazzi, che presto giunsero alla caletta della villa.
La casa era illuminata e piena di persone sconfortate perché non erano riuscite a ritrovare
Valentina. Il papà era immobile, vicino al glicine, sembrava una statua.
Milo e Valentina, quando lo videro così triste, provarono una stretta al cuore, ma poi urlarono, con quanto fiato avevano in gola: ”Papà!!! Siamo qui!”.
E Valentina aggiunse: “Questo “cervellone” di Milo è riuscito a trovarmi e a riportarmi a
casa sana e salva!”.
Incredulo, il padre vide i suoi due ragazzi,
belli come il sole, mano nella mano, corrergli incontro. Li abbracciò, li baciò teneramente e poi disse loro: “Ragazzi, siete la
mia vita. Vi voglio un bene immenso.”
Poi prese da parte Milo e, guardandolo come se lo vedesse per la prima volta, gli disse:”Milo, scusami, sono stato profondamente
ingiusto con te. Tu sei più di quanto io meritassi. Ti voglio bene, figliolo”
I gemelli-goccia- d’acqua decisero allora di essere più prudenti in futuro e Milo pretese dalla sorella una promessa: due pomeriggi
alla settimana gli avrebbe permesso di decidere come passare il tempo insieme.
E fu così che, il giorno dopo, Milo e Valentina si ritrovarono in giardino a leggere un
bel libro! “Leggendo si possono vivere mille avventure senza muoversi da casa” disse Milo ridendo, mentre guardava sua sorella che, imbronciata, teneva un libro in mano!
Classe 3D
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Teatro e musica
La sera del 17 maggio 2016, nell’Aula Magna dell’Istituto Tecnico Marconi, tutti i ragazzi
delle classi terze di Voltabarozzo hanno messo in scena “Cavalleria Rusticana”.
L’opera, musicata da Pietro Mascagni, tratta dall’omonima novella di Giovanni Verga, narra un dramma di amore e gelosia, che vede protagonisti Turiddu, Lola, Santuzza, compare
Alfio e mamma Lucia.
L’opera è ambientata in Sicilia, nel piccolo paese di Vizzini, nella seconda metà dell’Ottocento.
È il mattino del giorno di Pasqua e il giovane Turiddu, al ritorno dal servizio militare, scopre che Lola, la sua amata, si è sposata con Alfio, il ricco carrettiere del paese. È un duro
colpo per Turiddu, che l'ama ancora. Per vendicarsi corteggia Santuzza, una giovane del paese ma, dopo averla sedotta, inizia a trascurarla passando il suo tempo intorno all’abitazione
di Lola.
Santuzza, addolorata e preoccupata, cerca Turiddu per avere spiegazioni del suo comportamento. Si reca addirittura da Lucia, madre di Turiddu, e le racconta tutto: i suoi sentimenti
per il figlio e il comportamento di lui nei suoi confronti.
All'arrivo di Turiddu tra i due giovani scoppia un'accesa lite, alla quale assiste anche Lola
che passa lì vicino per recarsi in chiesa per la messa. Turiddu, senza ascoltare le parole di
Santuzza, la segue. Santuzza allora, offesa e addolorata, decide di vendicarsi e, appena incontra Alfio di ritorno dal lavoro, gli riferisce che Lola gli è infedele. Finita la messa, Turiddu offre da bere agli amici all'osteria della madre. Offre un bicchiere anche ad Alfio il quale, profondamente indignato, lo rifiuta e, nel gesto di abbracciarlo, gli morde l'orecchio, sfidandolo, in questo modo, a duello.
Lo spettacolo è stato realizzato alternando parti cantate e parti recitate, in modo che, nell’insieme, si potesse ricostruire la trama dell’opera.
Le parti musicali sono state curate dal professor Luciani, coadiuvato dal professor Rampazzo, mentre della recitazione si è occupata la professoressa Guzzardi con l’aiuto della professoressa Di Sabatino.
Bravissimi i ragazzi che si sono messi alla prova dando il meglio di sé, benché il tempo a
disposizione per preparare lo spettacolo fosse davvero limitato e nonostante le incombenti
prove d’esame!
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IMMAGINI DA “CAVALLERIA RUSTICANA”
Il coro
L’orchestra
Lo spettacolo
L'angolo delle Risate
Cosa fanno otto cani in mezzo al mare?
Un canotto.
Cosa cerca un cane in una stanza rotonda?
Cerca l’angolo per fare la pipì.
Qual è il colmo per un computer?
Non avere programmi per la serata.
Qual è il colmo per un pizzaiolo?
Avere la figlia che si chiama Margherita che fa la capricciosa.
Mirco Varotto e Nicolò Trevisan
LABIRINTO
Responsabile: prof.ssa Maria Carone
Comitato di redazione:
Prof. sse Patrizia Di Sabatino, Loredana Melica, Susanna Piron,
Laura Toscani, Paola Guaita.