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PALAZZINA GONZAGHESCA DI BOSCO FONTANA
GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2010
Nell’ambito dei lavori di manutenzione nel
deposito dove si conserva la parte storica della
documentazione “Bellezze Naturali” della
Soprintendenza ai Beni Architettonici di
Brescia,
riveste
grande
interesse
il
ritrovamento di un faldone del 1940,
erroneamente conservato tra le pratiche
ambientali.
La busta, della Regia Soprintendenza ai
Monumenti di Verona, Posizione 4 – Affari
Generali, n. 44, è intitolata “Mantova.
Cancellate metalliche” e conserva documenti
di varia natura relativi alla campagna di
rimozione e raccolta delle cancellate
metalliche da destinarsi alla fusione per
ricavarvi armi da guerra.
LA LEGGE 408
L’attività di “Denuncia e raccolta delle
cancellate di ferro o di altro metallo”, sancita
dalla legge 408 dell’8 maggio 1940, sarà presto
seguita da altre norme di consegna di materiali
passibili di fusione, quali i monumenti in
bronzo, e vedrà impegnate attivamente le
Soprintendenze nella dichiarazione del valore
artistico di questi manufatti e nel tentativo di
conciliare l’obbligo normativo con la
conservazione del patrimonio storico-artistico,
sacrificato alle esigenze del conflitto bellico.
La legge 408 prevedeva la totale rimozione dei
cancelli entro la fine del 1940, per essere
ceduti
all’Ente
Distribuzione
Rottami
(ENDIROT), che a sua volta le avrebbe messe a
disposizione del Commissariato Generale per
le Fabbricazioni di guerra (CogeFag). L’onere
della rimozione dei cancelli era affidato ai
proprietari, i quali erano altresì tenuti alla
denuncia dei beni in loro possesso ai Podestà;
questi ultimi avrebbero fatto pervenire le
dichiarazioni
all’ENDIROT.
Comprese
nell’obbligo di rimozione erano anche
cancellate di proprietà pubblica: i Podestà
dovevano inviare alla Prefettura gli elenchi
delle recinzioni di scuole, edifici e manufatti
pertinenti al comune, tra cui i monumenti ai
Caduti. La sola speranza di evitare la consegna
delle cancellate era la dichiarazione di
esenzione del bene, sulla base del carattere di
artisticità, monumentalità, valore artistico o
storico del manufatto: dichiarazione fornita
dalle Soprintendenze o, in casi particolari, dal
Ministero per l’Educazione Nazionale.
IL CARTEGGIO DEL 1940
Il carteggio del 1940 tra i privati cittadini, la
Prefettura di Mantova che doveva inoltrare le
richieste di esenzione alla Soprintendenza, e la
Regia Soprintendenza ai Monumenti di Verona,
Mantova e Cremona, diretta dal toscano
Raffaello Niccoli, testimonia le criticità e le
problematiche legate a questo tema: le
resistenze dei proprietari, anche e soprattutto
per la spesa di rimozione delle cancellare; le
considerazioni dei Podestà sull’opportunità di
mantenere intatte le recinzioni dei cimiteri e
soprattutto dei Monumenti ai Caduti, se non
per il valore artistico, per quello storico e
patriottico; le difficoltà dell’ufficio veronese,
costretto dalla ristrettezza di tempo e dalla
conseguente impossibilità di effettuare tutti i
sopralluoghi necessari, a valutare i beni
basandosi su descrizioni o fotografie, queste
ultime spesso di cattiva qualità, fornite spesso
con reticenza dai proprietari, in quanto
onerose.
Si
intuisce
inoltre,
nella
corrispondenza tra i detentori dei beni e la
Soprintendenza,
un
ulteriore
gravame
sull’istituto
ministeriale:
la,
a
volte
imbarazzante, insistenza dei proprietari per
ottenere un parere di esenzione.
Una situazione che si ripresenterà nel 1941,
per la consegna dei Monumenti in bronzo:
l’ufficio di Verona, diretto ora da Gazzola,
cozzerà più volte contro la volontà delle
Amministrazioni locali di mantenere statue
ricche di valore sentimentale, a volte più che
artistico.
Soprintendenza BAP Brescia
Via G. Calini 26 25121 Brescia
030 28965254 - 217
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“Ferro alla Patria”
Marcaria: “una coerente ed elegante espressione artistica”
Canicossa, Corte Grande Luzzara
“Questo Ministero riconosce alla cancellata un importante interesse artistico e monumentale, sia
per l’originale sua conformazione, sia per i suoi inscindibili legami con la retrostante villa che,
nell’insieme, compone una coerente ed elegante espressione artistica”
Goito: la cancellata
si mette in posa
Goito: il patriottismo non basta:
Cancellate di manufatti “patriottici” sacrificate alla causa
Proprietà Tosi Dalide vedova
Nobis, piazza Sordello.
Cancellata da consegnare in
quanto non si riscontra “un
sufficiente pregio artistico.
Non è neppure posta a
recinzione di un immobile
particolarmente importante
sia dal punto di vista
artistico, come panoramico”
Monumento al Bersagliere
Monumento ai Caduti della Grande Guerra
Volta Mantovana: lo strano
caso della cancellata e le 500
lire. Proprietà Franzini
“La cancellata, non ispregevole opera della fine
dell’Ottocento,
ha
molta
importanza
specialmente dal punto di vista panoramico.
Essa deve essere conservata per la visione del
parco che si affaccia sulla strada. Ma poiché
non tutta riveste uguale importanza, così
giudico debba essere conservato il tratto tra le
due strade, demolendo il tratto tra il cancellino
su via San Martino ed il confine della casa. Vi
do atto d’aver ricevuto la somma di £ 500 per
sovvenzioni straordinarie al personale della
Soprintendenza, e di ciò vi ringrazio”
Suzzara: quando la modernità non
paga. Proprietà Baratta
“Poiché si tratta di una cancellata di un certo pregio
artistico, ma di fattura giustamente contemporanea”
si rimette la decisione al Ministero, che ne dispone la
demolizione a norma di legge
Proprietà Baratta, 1940
Schede redatte da Daniele Rancilio, Diana Vecchio, Laura Sala, Barbara Scala, Valeria Ghezzi
Villa Franzini 1940
Centro Nazionale Biodiversità Forestale
“Bosco Fontana” – Verona
Strada Mantova 29
46045 Marmirolo (MN)
0376 295933
PALAZZINA GONZAGHESCA DI BOSCO FONTANA
GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2010
Durante il secondo conflitto mondiale, la Regia
Soprintendenza ai Monumenti per Verona,
Mantova e Cremona fu «chiamata a giudicare il
carattere di artisticità» di monumenti in
bronzo e cancellate in ferro che il
Sottosegretariato per le Fabbricazioni di Guerra
richiedeva di consegnare per ricavarne
materiale da rifondere. La documentazione
d’archivio, conservata presso la Soprintendenza
ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Brescia,
raccoglie buste con documenti risalenti a due
censimenti dei materiali metallici per i quali
esisteva obbligo di denuncia alla Regia
Prefettura, nel 1940 e nel 1941, siti nel
territorio cremonese, veronese e mantovano.
L’attività di censimento è iniziata dal
Soprintendente Niccoli, predecessore di
Gazzola, che scrisse ai comuni «vogliate farmi
pervenire con la massima sollecitudine, ed in
ogni caso non oltre il 10 marzo p.v. un elenco di
tutti i monumenti pubblici in bronzo esistenti
[…] comprese le targhe bronzee applicate a
pareti di fabbricati. Di detti monumenti mi
farete tenere il nome dell’autore e l’anno di
fattura. Mi farete tenere anche una chiara
fotografia di ognuno di essi». Con questa
circolare, diramata il 26 febbraio 1941 ai
Podestà dei comuni del territorio di
competenza, la Regia Soprintendenza ordinava
l’invio degli elenchi dei manufatti non ferrosi di
proprietà comunale che, in osservanza alle
circolari ministeriali sarebbero stati inoltrati
con parere del Ministero dell’Educazione
Nazionale alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri, In base alle circolari emanate dal
Ministero dell’Educazione Nazionale in data 18
ottobre e 22 novembre c.a., ogni decisione
circa il valore artistico dei monumenti in bronzo
destinati alla fusione, era riservata al Ministero
stesso, chiamato ad esprimere un giudizio sulla
scorta della documentazione raccolta. Buona
parte della documentazione attestante
l'attività di censimento dei pubblici manufatti
in bronzo svolta, tra gli anni 1941-1943, dalla
Soprintendenza di Verona è conservata presso
l'Archivio della Soprintendenza ai Beni
Architettonici e Paesaggistici di Brescia. Le
fotografie che insieme alle poche note
descrittive, accompagnano gli elenchi inviati
dai Podestà, illustrano un esteso campionario
di manufatti risalenti agli anni venti e trenta del
Novecento, affascinanti per qualità e varietà di
soggetti. L’attività di cernita operata dai
Soprintendenti risulta alquanto difficoltosa e
osteggiata dalle Amministrazioni locali, talvolta
frenate da legami sentimentali alle opere in
oggetto simbolo di eroismo coraggio e di valori
nazionalistici. Infatti non pochi sono i casi in cui
i Podestà omettono di elencare alcuni
monumenti (busti, targhe, insegne, monumenti
ai caduti della prima guerra). I documenti ci
informano come il Soprintendente Raffaello
Niccoli, predecessore di Gazzola, abbia
meticolosamente compilato l’inventario dei
monumenti in bronzo esistenti nei territori e di
come, anche con l'aiuto di una commissione di
esperti, preparò gli elenchi dei monumenti da
risparmiare alla fusione e quali deboli
motivazioni artistiche e civili abbia invocato.
Nel luglio 1941, quando Piero Gazzola subentra
a Niccoli nella direzione della Soprintendenza
di Verona, gli elenchi delle opere erano già
pronti e, in alcuni casi, già spediti al Ministero,
ma sebbene la sua attività sia documentata da
poche note, il suo impegno di conservatore si
manifesta nell’attenzione posta verso alcuni
monumenti: il Soprintendente si premura di
avere maggiori notizie circa l’anno di
realizzazione, gli autori e i soggetti delle opere,
chiede chiarimenti al Ministero dell'Educazione
Nazionale quando questo si esprime
autonomamente, fuori dagli ambiti delle
competenze storico-artistiche, su esplicito
sollecito dei Prefetti (come col Lombroso
risparmiato alla fusione), si pregia di
comunicare le decisioni ministeriali ai Podestà,
non lascia cadere nel vuoto gli appelli e le
richieste di rivalutazione delle opere.
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“Bronzo alla Patria”
MONUMENTI IN BRONZO PER I QUALI SI CONCEDE LA DEMOLIZIONE
NON RIVESTENDO ESSI UN ECCEZIONALE VALORE STORICO ARTISTICO
San Bonifacio
Bardolino
Soave
Marmirolo
Bosco Chiesa Nuova
Goito
MONUMENTI PER I QUALI ERA PREVISTA LA CONSERVAZIONE
Monumento al Lombroso
Isola Rizza
Villafranca
Schede redatte da Daniele Rancilio, Diana Vecchio, Laura Sala, Barbara Scala, Valeria Ghezzi
Centro Nazionale Biodiversità Forestale
“Bosco Fontana” – Verona
Strada Mantova 29
46045 Marmirolo (MN)
0376 295933
PALAZZINA GONZAGHESCA DI BOSCO FONTANA
GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2010
Il “Castello” di Marmirolo.
Uno “Stupendo” arsenale militare
L'utilizzo a scopi militari del complesso di Bosco Fontana risale alla fine del Settecento,
dopo la soppressione del convento camaldolese nel 1782, quando nel bosco si insediò un
arsenale militare in piena attività e la Foresteria di Carlo I venne convertita a polveriera in
tempo di pace (un Friedenspulvermagazin ovvero un magazzino di polveri e munizioni
lontano dalla città). Lo sfruttamento bellico del sito interessò il patrimonio monumentale e
quello boschivo: in un discorso tenuto alla Camera dei Deputati nella seduta dell'8 febbraio
1886, il conte D’Arco, in merito all’inopportunità dell’alienazione di Bosco Fontana, vanta le
possibili rendite derivanti dal mantenimento del bosco e riferisce che il bosco della
Fontana “...è composto di piante adatte agli usi della marineria e degli arsenali militari” in
esso vi sono circa 50.000 querce di grande diametro, infatti “In questi giorni il ministero
dell’agricoltura e commercio sta facendo, se non lo ha già concluso, un contratto col
ministero della guerra, col quale gli cede 3000 querce del bosco della Fontana per i suoi
arsenali.”..(Voce di Mantova 11 giugno 1937 Come il parco stupendo fu salvato nel 1886). Il
legname serviva alle opere di fortificazione e per l’approvvigionamento militare d’assedio e
civile. Il taglio degli alberi d’alto fusto “...eseguito per la maggior parte dal militare, sia
austriaco, sia francese, senza una direttiva cognizione agraria, divenne il maggior flagello di
detti boschi” (1803 agosto 31 – relazione sub-economato del Mincio riguardante.
interventi di manutenzione ai Boschi Nazionali e in particolare al Bosco della Fontana).
ASMn, Prefettura del Mincio, b.285, fasc.33.
La presenza del deposito di munizioni costituisce il pericolo maggiore per l’integrità del
complesso monumentale: il 21 aprile 1848 la violenta esplosione di 2000 razzi incendiari
rimasti incustoditi nella polveriera abbandonata (Quarantotto mantovano, in Reale
Accademia Virgiliana di Mn "Atti e Memorie", 1933) danneggia profondamente l'Eremo
e la Foresteria romitorio di Bosco Fontana.
FOTO ASMn ruderi dell'ex eremo del Bosco della Fontana (1945 foto Gino Filippini) ancora in uno stato tale da poterne leggere non solo i volumi architettonici, ma anche le decorazioni esterne
ASMn, Doni e Acquisti (inv. 132), b. 3. Concessione 31/2010. Si ringraziano Elena Mirandola e Mattia Solera per la gentile segnalazione.
Il 26 Luglio 1939 il Soprintendente Barbacci, allarmato per il pericolo che sovrasta il “Castelletto”
di Marmirolo, sede di un Comando della Milizia Forestale, rivolge un appello al Comandante del
Presidio Militare di Mantova: "Poiché è mio compito tutelare l'integrità degli edifici
monumentali e delle bellezze naturali della zona, prego codesto On.Comando di voler esporre a
chi di ragione la necessità che dalla polveriera del Bosco Fontana sia allontanato il materiale
esplosivo e possibilmente quant'altro possa invogliare il nemico a dirigervi il tiro aereo.“ L’istanza
cautelare non fu accolta dal generale di Brigata Comandante Merzari che spiega come Bosco
Fontana si presti magnificamente quale deposito di esplosivi. (“..è il deposito meglio occultato
della piazza di Mantova”, 11 agosto 1939...). La preoccupazione del Soprintendente Barbacci era
più che fondata. Al tempo della seconda guerra mondiale la foresta di Marmirolo era stata
militarizzata e la Palazzina occupata da un comando tedesco. Mantova e la sua provincia erano
sede di una delle tre principali basi logistiche tedesche presenti nella penisola italiana, e
costituiva un obiettivo delle incursioni aeree alleate. Tra il 14 febbraio 1944 e il 23 aprile 1945, la
città subì 99 bombardamenti anglo-americani: bersagli strategici furono gli stabilimenti militari e
i depositi di armamenti. (tra questi il complesso francescano in via Scarsellini, la casema San
Giovanni sede della Milizia volontaria e la ex-chiesa dei Filippini, sede di un deposito di armi
leggere che venne completamente distrutta da un bombardamento il 4 settembre 1944.).
In merito ai pericoli corsi dalla Palazzina in
tempo di guerra è significativa, ed allarmante,
la testimonianza del Dott. Maurizio Zillich, ex
Capo Ufficio del Corpo Forestale della Stato di
Verona, che riferisce come negli anni 1978-79,
in occasione dei lavori di sistemazione delle
coperture della Palazzina, siano state rinvenute
nel sottotetto un gran numero di “saponette”
esplosive presumibilmente collocate dalle
truppe tedesche in ritirata.
Cariche dagli effetti sicuramente devastanti, per nostra fortuna, mai esplose. Nonostante non risultino documentati
bombardamenti ai danni del bosco di Marmirolo gli eventi bellici del primo Novecento indussero un generale degrado
del complesso monumentale di Bosco Fontana. Sulla Palazzina si susseguirono diversi interventi di restauro e
ripristino che, anche a causa dei materiali industriali a matrice cementizia utilizzati, hanno comportato un accelerato
deterioramento sia materico che estetico dell’edificio. In particolare la finitura delle bugnature rustiche risulta essere
stata rivestita di uno spesso strato di boiacca cementizia che ha reinterpretato e snaturato, occultandolo, il leggero e
delicato modellato rispettato anche nei restauri settecenteschi. Il risultato fu quello di una facciata appesantita, oltre
che dalla materia non adeguatamente trattata, anche dal grigiore uniforme delle superfici, in contrasto con la
tradizione delle bugne simulanti pietre naturali colorate. A ciò vennero presto ad aggiungersi gli effetti di degrado e
disgregazione innescati dalla incompatibilità della matrice cementizia con i materiali storici, accelerati dalle condizioni
ambientali del bosco. Solo nel 1952, con l'apposizione del vincolo paesaggistico, seguito nel 1964 dal vincolo
monumentale, si poterono finalmente concretizzare le prime vere iniziative di tutela.
Schede redatte da Daniele Rancilio, Diana Vecchio, Laura Sala, Barbara Scala, Valeria Ghezzi
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PALAZZINA GONZAGHESCA DI BOSCO FONTANA
GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2010
La protezione antiaerea del patrimonio
monumentale durante la II guerra mondiale.
Nel novembre del 1942 il Ministero dell’Educazione
nazionale inviò una comunicazione al Ministero
dell’Interno sottolineando come «… la maggior parte
dei gravi danni provocati dai recenti bombardamenti
agli edifici monumentali di Genova sono dovuti a
proiettili e spezzoni incendiari che si sono dimostrati
particolarmente efficaci e di potenza maggiore di
quelli adoperati in precedenza. In tale occasione però
si è anche constatato che tale offesa aerea può essere
combattuta e neutralizzata dall’immediato e
tempestivo intervento di persone volenterose che
riversino la sabbia, all’uopo predisposta, sugli ordigni
incendiati appena caduti o spengano agli inizi gli
incendi». La richiesta del Ministero per l’Educazione
Nazionale, allo scopo di salvaguardare per quanto
possibile il patrimonio storico artistico, era di destinare
delle squadre di primo intervento negli edifici
monumentali. Il Ministero degli Interni provvide quindi
ad indirizzare del personale presso gli edifici che i
Soprintendenti avevano segnalato manchevoli di
addetti alla protezione antiaerea. Le modalità di
reclutamento di personale per espletare le operazione
di protezione facevano parte di una serie di istruzioni
emanate in modo specifico sulla protezione antiaerea
del patrimonio artistico e culturale, che stabilivano tra
l’altro come per ogni immobile monumentale doveva
essere compilato un particolare progetto di protezione
antiaerea da relazionare al progetto generale del
Comitato Provinciale. Era necessario seguire le norme
di protezione contro le bombe dirompenti ed
incendiarie attraverso il rafforzamento di volte e corpi
pesanti, la protezione con coperture a prova di bomba,
la protezione contro la proiezione di materiali e di
schegge, provvedimenti contro gli incendi (sostituzioni
di parti in legno con parti in cemento armato o
metallo, ignifugazione di materiali combustivi,
asportazione di tutto ciò che potesse dare esca al
fuoco, garantire un servizio di primo intervento contro
il fuoco e la sistemazione di impianti idrici). All’atto di
approvazione del progetto da parte del Ministero e
l’inserimento del piano di difesa del monumento
all’interno del piano di protezione provinciale, le
Soprintendenze presentavano la richiesta di fondi per
la provvista del materiale minimo necessario alla
predisposizione dell’opera di difesa (l’acquisto di
troppo materiale deperibile - alghe e tela di jutadiventava un danno se inutilizzato). Il progetto doveva
prevedere per i beni immobili i lavori tutelativi quali
per esempio il rivestimento delle superfici con alghe,
sacchetti sabbia, impalcature in legno, materassi . Per i
beni mobili solitamente si utilizzava della tela di juta,
coperte di lana. Il piano di azione messo in atto
implicava poi una serie di passaggi successivi: il
Ministero indipendentemente dai comitati provinciali
individuava i centri maggiormente esposti. Le opere
d’arte mobili non potevano essere conservate
all’interno dei sotterranei degli stessi immobili in cui si
trovavano né all’interno di altri edifici delle stesse città
ma dovevano essere trasportati in altri immobili che
individuati per tempo erano precettati. Gli elenchi
delle opere d’arte e i progetti di difesa da inviare al
Ministero cominciarono ad essere redatti dai primi
anni ’30 quando si iniziava a delineare la possibilità di
un entrata in guerra dell’Italia. Il personale che si
occupava dell’imballaggio, carico, scarico delle opere
d’arte, era specializzato ed esentato dalla chiamata alle
armi. Il progetto di protezione dei monumenti
prevedeva un’accurata descrizione delle opere da
eseguire e dei costi e spesso si ipotizzavano soluzioni
alternative al fine di raggiungere un migliore risultato
con un risparmio economico, secondo quanto previsto
dalla circolare 105 del 28 luglio 1941. Quando il costo
era troppo alto, per quanto il progetto fosse
rispondente alle indicazioni del Ministero, i progettisti
erano invitati a rivedere l’intervento di protezione.
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Palazzo Ducale: Camera degli Sposi
Palazzo Ducale: Sala del castello protetta con sabbia
Palazzo Ducale: sacchetti di sabbia posti a protezione delle opere
Progetto e opere di protezione di porta Borsari – Verona -
Opere di protezione del Duomo – Verona A cura di Daniele Rancilio, Diana Vecchio, Laura Sala, Barbara Scala, Valeria Ghezzi.
Fotografie, Archivio Fotografico Storico della Soprintendenza per i beni Architettonici e Paesaggistici delle provincie di Brescia Cremona e Mantova
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