Diario di Viaggio Grecia 2006 - Naxos

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Diario di Viaggio Grecia 2006 - Naxos
Diario di Viaggio Grecia 2006 - Naxos
Prologo
Giù a rotta di collo dal monte, era quella l'unica preoccupaViaggiatori: Alessandra e Massimiliano
zione del giovane Spiros. La su da qualche parte vicino alla
Mezzo: Renault Scenic 1.6, traghetti
vetta, dietro a secchiate d'acqua, saette e esplosioni iraPeriodo: 7-25 Agosto 2006-10-26
conde c'era il suo gregge. Ma adesso anche le minacce del
Km percorsi: 1867 (esclusi i tratti marittimi)
padre su quanto sarebbe successo se avesse perso anche
una sola pecora non facevano così paura come la furia degli elementi in cui si trovava.
Il monte Olimpo era così la cima ammantata di candide nubi che potevano trasformarsi da un istante all'altro in
un tonante cielo plumbeo che ti faceva desiderare solo di essere altrove, possibilmente al coperto, in mezzo
agli agi della società moderna.
Stava aprendo l'involto con la sua colazione, quando aveva sentito un rumore come di dadi. Seguito da quello
che avrebbe potuto giurare essere una parola urlata in greco antico... qualcosa tipo "Baro!" e subito dopo si
era scatenato il finimondo.
Un cespuglio davanti a lui esplose e lui pronto lo saltò. Giù! In fretta!
Sopra le nuvole, sulla cima del monte Olimpo, tra colonne doriche e capitelli corinzi un gruppo di attempati uomini in tunica e muscoli e donne bellocce e altrettanto attempate si agitava intorno ad un tavolo. L'atmosfera
era rovente, elettrica. Scintille blu apparivano di tanto in tanto nell'aria e spesso davano origine ad un lampo
che andava a scaricarsi sulla montagna con un'esplosione. Un omone con uno statuario torso nudo dotato di
tutti i muscoli più una buona misura di extra, dava in escandescenze.
Sul tavolo un tabellone a forma di Grecia, un paio di dadi e due segnalini dalla sagoma familiare, su quello che
sembrava il modellino di una Scenic grigio metallizzato.
Lunedì 7 agosto 2006
7:35 partenza !
Come al solito i nostri viaggi iniziano ben prima del primo giorno di ferie, delle vacanze vere e proprie. E così,
anche quest'anno, l'anno più caldo degli ultimi trecentomila sul pianeta terra, noi iniziamo a pensare dove andare più o meno nel momento in cui torniamo dalle vacanze dell'anno scorso.
Splendido viaggio in Norvegia, bellissimo e affascinante, ma senz'altro poco riposante. 9000km in macchina
più un migliaio in aereo (su cui almeno non abbiamo guidato noi).
Dal fresco e dagli interminabili spostamenti in auto nasce così il desiderio di una vacanza stanziale, magari
un'isola che, con i suoi confini non... rotabili, ci dissuada dal voler esplorare troppo.
Inizialmente eravamo orientati verso le isole vulcaniche della Spagna, ma poi, un po' tentati dalle foto delle
spiagge stupende che compaiono nelle ricerche su internet, un po' attirati dalla comodità del traghetto più auto,
scegliamo Naxos.
Ma il viaggio vero e proprio comincia oggi con la scritta "tangenziale est bloccata per incidente" a mo' di benvenuto autostradale. Per fortuna andiamo dall'altra parte.
Il traffico è intenso e regolare fino a Milano. Ci buttiamo verso Bologna lungo quella striscia d'asfalto tracciata
col righello nella pianura padana da qualche genio della viabilità, ma è un continuo rallentamento. Incrociamo
parecchi incidenti, per fortuna mai niente di grave, ma comunque non contribuiscono a rilassare la guida.
Ci incastriamo nella solita coda tra Rimini Nord e Rimini Sud che decide di tenerci compagnia ancora per un
po'.
Ci fermiamo a mangiare in un Autogrill striminzito poco prima dell'uscita di Ancona. Malgrado il venticello fa comunque caldo.
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15:08 porto di Ancona
Trovare il porto ad Ancona può essere un'impresa, le indicazioni ci sono, ma è necessario avere un buon occhio e un pizzico di senso dell'orientamento. Con pazienza e un po' di suspance comunque si riesce ad arrivare. Sullo sfondo la città di Ancona, che sbircia sorniona sul mare.
Più che sorniona, forse un po' ironica, infatti il porto è tutto ingorgato. Omini in arancione (tuta, non tunica), improvvisati sacerdoti della viabilità, si affannano a mandare auto a destra e a manca, ovunque, purché non vadano all'imbarco.
In effetti la cosa non è così immediata, tanto che supinamente seguiamo le istruzioni verso la direzione sbagliata, pensando che poi, in qualche modo, si possa proseguire verso il traghetto. Ma ben presto capiamo che
mare da una parte e strada dall'altra è impossibile imbarcarci senza tornare indietro.
Proviamo allora a tornare sui nostri passi, ma l'omino arancione si para davanti all'improvviso sbarrando la
strada. Chiediamo maggiori informazioni e ci risponde che il porto è bloccato, e intanto tenta di andare a bloccare un'altra auto. Senza desistere insistiamo chiedendo le motivazioni e lui risponde che ci sono troppe macchine... eh? Mah...
Comunque si può andare a fare il check-in...è solo a un km sotto il sole e fa caldo. La magra consolazione è
che la passeggiata è in riva al mare. L'Ale si offre coraggiosamente di andare a ritirare i biglietti e chiedere
maggiori informazioni. Come inizio non c'è male.
Noi siamo determinati a raggiungere la Grecia, ma sono sicuro che se Dante avesse dovuto passare le stesse
tribolazioni per essere traghettato da Caronte probabilmente si sarebbe fermato lì ed avrebbe aperto un chiosco di Granite. E per la gioia di molti scolari, la Divina Commedia sarebbe stata molto più corta.
18:53 salpa l'ancora la nave per partir
Ci troviamo accampati all'interno del traghetto vicino alle scale, su un tappeto di gomma nero anche se probabilmente il colore originale era più chiaro.
Dunque, dopo che l'Ale è partita per ritirare i vaucher, ho parcheggiato la macchina sotto il cartello “Parcheggio
Miki Mouse” e atteso l'evolvere degli eventi.
Dopo una mezz'oretta mi sembra che un camper sia riuscito a forzare il blocco degli arancioni e quindi mi precipito a chiedere delucidazioni ad una guardia (un ausiliario degli arancioni). Mi dice che per il momento è
aperto, ma non si sa per quanto. Non perdo tempo, non ha ancora finito di parlarmi che già sono risalito in
macchina e gli sono sfrecciato davanti. Per fermarmi pochi metri oltre l'attonita guardia. Sono di nuovo fermo in
coda, ma il posto di blocco è passato!
Procedo più o meno in colonna per parecchio, intanto io e l'Ale ci telefoniamo appassionatamente: “dove sei?”,
“in macchina in coda e tu?”, “alla biglietteria, ti vengo incontro?”, “aspetta un po'”, “ma allora mi pensi”, “ma
quanto mi pensi?” ecc.
Dal momento che siamo giovani e avventurosi (magari più avventurosi che giovani ... magari più incoscienti
che avventurosi), anche se ci aspetta una crociera di 20 e passa ore, abbiamo scelto il passaggio ponte. In effetti qualche anno fa avevamo provato le poltrone pullman, ma eravamo rimasti parecchio insoddisfatti. Sono
scomode perché non si riesce a stendersi o ad allungare
le gambe, inoltre la temperatura dell'aria è come quella di
una giornata nuvolosa sull'Alpe di Siusi a dicembre.
Il passaggio ponte consiste nel cercare un posto di pavimento, possibilmente all'interno, conquistarlo prima che ci
pensi qualcun altro e accamparcisi sopra. Con stuoino o
sacco a pelo si passa alla meglio la notte, prima che un
marinaio alcolizzato ti svegli all'alba del giorno dopo.
Il fattore tempo è fondamentale per trovare un posto decente, il rischio è quello di non trovare nulla e stare svegli
tutta la notte all'addiaccio. Per questo motivo l'Ale inizia a
salire sulla Minoan Palace per prendere posto, mentre io
faccio la coda in auto, poi in qualche modo ci troveremo.
Il traghetto è immenso, una parete rossa e bianca al cui
cospetto le macchine sembrano tanti giocattoli vicino a un TIR.
In compenso la coda è lenta e disorganizzata, non ci sono corsie e vige la legge della giungla d'asfalto: se ci
bassa una bici, allora ci passo anch'io, e se non ci riesco suono la mia protesta al mondo.
Anche quest'ultimo ingorgo di oggi finisce e mi ritrovo parcheggiato in uno spazio claustrofobico di pareti di metallo, stretto tra altre vetture e gente disorientata che cerca invano l'uscita. Afferro zainetti e borse e fuori, su
per una ripida scaletta cercando le indicazioni per i ponti superiori e appuntando mentalmente i punti di riferimento per ritrovare la nostra auto.
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Giro abbastanza poco per la nave perché in una delle precedenti telefonate l'Ale mi aveva descritto bene dove
si trovava e alla fine eccoci qui insieme.
Il posto è accettabile, ma non è proprio il massimo: tra noi e un tappeto voncio ci sarà solo lo stuoino e il telo
mare. Ma chi se ne frega?! Siamo in vacanza e stiamo andando in Grecia!! Proviamo comunque a vedere se
c'è qualche alternativa. In effetti c'è un posto un po' meglio e così cerchiamo di capire come mai nessuno si è
ancora messo li. Semplice, basterebbe chiedere a un marinaio. Il personale di bordo è piuttosto scortese. Fermare il personale di passaggio è un’impresa perché schizzano borbottando sottovoce (probabilmente imprecando con qualche divinità avversa). Non riuscendo a fermare nessuno, abbiamo provato a chiedere ad un
omino in corsa se potevamo mettere gli stuoini per dormire, ma quello senza fermarsi ha risposto: "Ea Shsyushcte
"
d
njbbk shhhh.. non dirmi che riesci a leggere anche questo?
Per sicurezza rimaniamo dove siamo. Non che ci si possa distrarre molto: occorre difendere questo fazzoletto
con le unghie e coi denti. La gente cammina sopra gli stuoini e inciampa nel tappeto rischiando di rovinare sopra di noi in ogni istante. In effetti è spettacolare il numero di persone che inciampa nel tappeto. Non li abbiamo contati, ma probabilmente 1 su 4 è un valore non lontano dalla realtà. Quello che più stupisce sono quelli
che inciampano sia all'andata che al ritorno. O quelli che riescono ad inciampare pur avendo visto che quello
davanti ha inciampato a sua volta...
Il cielo fuori è color del piombo, cioè plumbeo così come la voce dell'altoparlante che annuncia che avremo il
mare un po' agitato, forza 4 (come il gioco).
La nave inizia a muoversi.
22:44 (ora di bordo cioè Greca) sogni d’oro su un letto d’acciaio.
Davanti a noi c'è un chiassoso gruppo di ragazzi e ragazze. Malgrado le preoccupazioni si stanno rivelando
meno chiassosi di quanto ci saremmo aspettati. Nella speranza che continuino così ci apprestiamo a passare
la notte su asciugamani, stuoini, tappeto lurido e pavimento (dall'alto verso il basso).
Martedì 8 Agosto
7:49 Giù dalle brande branco di smidollati!
La sveglia è dolce, sussurrata con parole tranquille che invitano a prendersela con calma e a sonnecchiare un
altro ... Uno scossone rude di un marinaio ci richiama alla realtà, purtroppo era solo un sogno. Ma questo è il
secondo giorno di ferie, è tutto molto roseo e, in fondo, anche essere svegliati a calci ha una sua dolcezza particolare.
La notte è passata lenta, con un continuo svegliarsi intorpiditi, cambiare posizione e riaddormentarsi, svegliarsi
per l'ennesima persona che inciampa nel tappeto, sperando che anche questa volta non ci cada addosso, controllare di tanto in tanto zainetti e marsupio... una notte indaffarata. I "fortunati" all'esterno possono dormire ancora.
Decidiamo di andare in uno dei bar della nave per fare colazione. I bar all'interno sono pieni di fumo. La cosa
fa un effetto strano. In Italia infatti è ormai più di un anno che si può respirare senza paura di cancro ai polmoni
in tutti i locali pubblici. In Grecia, non solo non vale la stessa legge, purtroppo, ma come avremo modo di constatare i Greci fumano a più non posso... si potrebbe dire quasi che fumino come Turchi.
La mattinata passa tra i fumi delle sigarette trasportati dalla frescura condizionata dell'aria all'interno della nave. Inganniamo il tempo dormicchiando, giocando a carte, sonnecchiando e pisolando... non che sia proprio
comodo assopirsi sulle poltroncine del caffè, ma dopo la nottata avremmo buone chance di riuscire a dormire
anche in piedi.
E finalmente sbarchiamo poco prima delle tre nel sole abbagliante e nel caos della cittadina di Patrasso. Profumi e odori intensi (grazie al cielo non più di sigaretta) bussano alle nostre atrofiche narici di cittadini nordici. Abbassiamo i finestrini al massimo e via anche per più di cento metri, prima che qualche briciola residua di saggezza ci convinca a tirarli su e accendere l'aria condizionata.
Seguendo le indicazioni per Atene ci immettiamo su una strada a pagamento che anche con la migliore buona
volontà non ci sentiamo di chiamare autostrada.
La strada è per lo più a carreggiata singola con il limite dei 100km/h, ma alcune volte la carreggiata si sdoppia
e, per una misteriosa alchimia della viabilità, il limite scende a 80.
Maciniamo così, sempre nel rispetto dei limiti, visto il numero di cartelli di autovelox e anche visto il numero
inusitato di auto della polizia che incontriamo, i km che ci separano dallo stretto di Corinto.
Il ponte dell'autostrada sullo stretto non permette una gran vista e infatti, mentre passiamo solo l'Ale riesce a
vedere qualcosa di questo imponente canale.
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Dopo lo stretto la strada si trasforma finalmente in una vera autostrada a tre corsie per senso di marcia e si
può andare anche a 120km/h. "Stessa faccia, stessa razza" amano ripetere spesso i Greci riferendosi al fatto
che tra loro e gli Italiani non ci sono poi così tante differenze. E, infatti, non sono pochi i Greci che a bordo di
macchinoni e incuranti dei limiti ci strombazzano per farli passare continuando a correre alle loro folli velocità.
Passati sono i tempi degli sgangherati “Agroticon” e improbabili auto orientali tenute insieme da fil di ferro e
molto entusiasmo.
A questo punto iniziamo a trovare le indicazioni per il Pireo. Prima come "Pireas" e dopo come "Pereias" che è
la traslitterazione della parola greca. Sono le 17:30 e pensiamo che, in fondo non è andata così male.
Ahimè, il tempo di un lancio di dadi e perdiamo non solo l'indicazione "Pereias", ma anche le indicazioni per il
porto. E da qui è un attimo a perderci anche noi in un dedalo di viuzze tutte uguali intagliate sul fianco di una
collina senza nessun cartello o indicazione utile.
La viabilità intanto è passata da caciarona a confusionaria e siamo obbligati a fare un paio di manovre da denuncia per seguire le indicazioni che riusciamo a raccogliere. Alla fine giungiamo all'Anita Argos1... che in realtà sono due hotel nello stesso palazzo: due ingressi un solo hotel. La receptionist è molto essenzialista: il calore dell'accoglienza non è compreso nel prezzo.
La nostra stanza è al quinto piano. Pareti di un color arancione frutta marcia, letto minimale altrimenti non sarebbero riusciti a farcelo stare, bagno a “L” con doccia, lavandino e tazza in 40 comodi centimetri quadrati... fatiscente può essere eccessivo, ma è l'aggettivo che arriva più vicino.
La nota positiva della sistemazione è costituita da un terrazzino abbastanza grande (ci sta comodamente un
tavolino e un paio di sdraio) che si affaccia su altri palazzi del Pireo.
Dopo l’agognata doccia ci prepariamo e usciamo nella sera Pireina. Il Pireo è una Patrasso all'esasperazione
(e probabilmente Atene è un Pireo all'esasperazione). Innanzitutto è una città, grande e grossa, con tutto il traffico che ne consegue. Poi c'è la gente, tanta gente. Poi ci sono i negozi dei vicoli con quella loro atmosfera balcanica di bei tempi andati, di tesori di plastica e cartone stinto, di solido ferro e ceramica pacchiana.
In questa città andiamo all'agenzia a ritirare i biglietti del traghetto per Naxos che avevamo acquistato dall'Italia
via internet. Faccenda piuttosto semplice, così com’è semplice, una volta capita la topologia del luogo trovare
l'agenzia stessa e da lì orientarsi tra porto ed albergo. Già che ci siamo chiediamo anche consiglio su dove
mangiare per la sera. È un po' presto per la cena secondo gli standard locali, ma preferiamo tornare presto in
albergo in modo da avere tempo di riposare. Domani mattina la sveglia suonerà mooooolto presto, anzi prima.
Entro le 6 dovremo essere già operativi.
L'hostess dell'agenzia ci indica un locale tipico... cioè un tipico locale cittadino greco, un ristorante dove c'è
principalmente la cucina tradizionale. Come in tutti i locali, anche qui è possibile vedere i piatti in una vetrina ed
indicare le proprie richieste al cameriere direttamente.
Ale prende delle polpette col sugo di pomodoro, mentre io prendo pollo arrosto con contorno di riso. Tutto gustoso, anche se si tratta di cucina più o meno a bagno d'olio e quindi meno “sana” della cucina alla griglia che
mi viene in mente quando penso alla Grecia. Tutto gustoso, dicevo, anzi un po' troppo saporito. Decidiamo
così di prendere una bottiglia d'acqua per la notte mentre torniamo all'albergo.
Ci fermiamo da un giovane fornaio che occupa un terzo del suo negozio2. Prendiamo l'acqua e facciamo per
pagare. Lui ci chiede: "where are you from?", "we're from Italy" è la nostra pronta risposta e lui: "one euro"...
Chissà quanto ci faceva pagare se fossimo stati tedeschi?
Arriviamo in albergo già con la palpebra pesante, il tempo di sdraiarci e siamo già nel mondo dei sogni.
Mercoledì 9 Agosto
7:08 sul traghetto Paros per Naxos
É ancora buio quando la sveglia, con uno spiccato senso del sadico, suona alle 5:45. La città sonnecchia ancora non del tutto convinta di dormire.
Siamo sulla Paros, un traghetto dalle rispettabili dimensioni pronto a salpare per Naxos.
Trovare il porto è abbastanza semplice, un po' meno è capire quale sia il traghetto su cui dobbiamo salire. E
così, secondo la filosofia per cui fidarsi è bene, ma spesso sbagliato, chiediamo ripetutamente ad ogni omino
dall'aspetto autorevole qual è la coda per Naxos. Sicuramente non facilita il fatto che il traghetto che va a Naxos sia stato battezzato con il nome di un’altra isola: Paros.
In pochi minuti siamo imbarcati e ci fanno posteggiare con i soliti modi da marinaio sclerato. Lasciamo l'auto e
saliamo un paio di ponti. Ehi un intero scomparto di poltrone pullman tutto per noi! Anzi poltrone "air". Ci accomodiamo ben bene mentre il locale inizia a riempirsi. Dopo qualche minuto notiamo, con apprensione crescen1
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http://www.greekhotel.com/athens/argo-anita/home.htm.
Il negozio era abbastanza piccolo e il fornaio era abbastanza grande.
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te che le persone arrivano con un bigliettino in mano e che prima di sedersi controllano il numero della poltrona. Uhm...
Non passa molto che tre ragazzi ci chiedono i nostri sedili... qui si può stare solo con l'apposita prenotazione.
Dopo una vana ricerca di un posto all'interno dove possiamo accomodarci, ci spostiamo all'esterno: aria fresca
e sana, varia e vociosa umanità accalcata... ah ora si!
Arrivati. Lo sbarco.
Dal traghetto vediamo ingrandirsi la bianca Naxos e su un promontorio la famosa Portara. Molto famosa tra tutti quelli che sono stati o devono andare a Naxos.
Si tratta, come si può immaginare dal nome, di un porta, unica parte rimanente di un antico tempio. Anzi per la
precisione si tratta dell'unica parte costruita, infatti il tempio non fu mai completato. La porta è alta diversi metri
e sicuramente il tempio, messo così da solo su un basso promontorio, quasi sorgesse direttamente dal mare,
sarebbe stato uno spettacolo imponente e suggestivo.
Il molo e la cittadina di Naxos ci vengono incontro, inondati di sole,mentre usciamo dalla pancia metallica del
traghetto. Pochi e traballanti istanti e siamo sbarcati sull'isola e nel caos.
Multiformi e colorati gruppi di persone cercano di salire sul traghetto incuranti dei veicoli in discesa. Mezzi di
ogni foggia ed epoca cercano di fare lo stesso o di passarti davanti.
La cittadina è un agglomerato di cubi bianchi con le imposte blu e stradine strette raccolte intorno ad una rocca
color pietra. Così su due piedi punterei per una fortezza veneziana (in Grecia è quasi una certezza). Un po' a
naso, un po' chiedendo arriviamo ad Agia Anna dove si trova la nostra stanza.
Agia Anna ci da l’impressione di essere la copia in piccolo di Naxos senza la rocca. Ci passa intorno abbastanza velocemente soprattutto perché è piccola, e noi cerchiamo le camere Paradiso Naxos che si trovano, secondo il classico schema di Murphy, all'estremità opposta dopo un chilometro di strada sterrata.
La camera si trova in una palazzina che ricorda vagamente i quadri di Escher: i piani, tutti diversi e in parte sfalsati,
sono collegati da scalette in marmo bianco striato di grigio
e archetti. L'edificio è santorinamente bianco con le imposte blu.
La nostra camera è piccola, ma accogliente, quasi interamente occupata dal letto e da un armadio a due ante. Già
così sarebbe stata piena, ma sono riusciti a farci stare due
comodini, un tavolino, frigo, lavandino e cucina a gas (separato dal resto della stanza da un archetto). Il bagno è,
per restare in tema, spartano. C'è anche un grazioso balconcino interamente occupato da un tavolino tondo di metallo nero e due massicce sedie di legno verdi.
Personalizziamo subito la stanza con il nostro casino, principalmente in verticale, visto che la superficie è praticamente occupata per intero. Una rapida rinfrescata e via
a mangiare qualcosa alla taverna Paradiso.
Qualcosa è un modo di dire, perché nella foga data anche dall'ora tarda (sono le 14:30) ci scofaniamo un'insalata greca da 10kg a testa.
L'omino della taverna, che poi è della stessa famiglia dei proprietari, ci fa subito una buona impressione, cordiale, discreto e accomodante. Quando prende l'ordinazione annuisce piegando di lato la testa e sorridendo,
come a dire "certo, si può fare anche così".
Finito di strafogarci, ormai satolli andiamo a prepararci per ... Il primo bagno. Cioè il primo bagno in mare delle
vacanze.
C'è chi parte per la spiaggia in costume da bagno e si porta dietro una piccola salvietta e c'è chi usa un piccolo
carretto per portare ombrellone, asciugamani, stuoini, borsa frigo, sedie smontabili e un piccolo generatore
elettrico per la tv. In mezzo c'è tutta una gamma continua di approcci allo spiaggiamento.
Noi siamo più verso il secondo estremo, giusto per rispettare l'antico motto “in omnia parati”. Siamo accessoriati su tutto lo spettro3 tecnologico, dal low-tech di stuoini, asciugamani e acqua, al mid-tech di ombrellone, libri, settimana enigmistica e creme solari, fino all'hi-tech di macchina fotografica, telecamera, cellulari e palmare. Il che si traduce in: zaino, borsone da spiaggia e ombrellone. Considerando che siamo solo in due non è
poco.
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Non nel senso di fantasma.
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La spiaggia è di sabbia chiara e fine. É lunghissima e fronteggia l'isola di Paros. Siamo vicini al paese e proprio davanti al campeggio e quindi la spiaggia è abbastanza affollata e ci sono ombrelloni e lettini come se certe zone fossero private.
Ci sistemiamo in una zona meno densa che però si riempie velocemente, soprattutto per i tre ballerini di Capoeira
della domenica. Questi giovani rompiscatole iniziano il loro
allenamento nei pochi metri quadri liberi tra ombrelloni, bagnanti e asciugamani tirando sabbia sugli astanti ad ogni
piroetta. Malgrado i pensieri oltremodo poco ben auguranti
dei presenti nessuno caporeigno si fa male. Questo dovrebbe essere un formidabile indizio per chi, nel 2006, crede ancora all'efficacia di maledizioni e malocchi.
Il bagno è liberatorio. L'acqua è tiepida o fredda a seconda
delle zone, ma comunque limpidissima. Il fondale è sabbioso e diventa profondo rapidamente.
Iniziamo a goderci il meritato riposo rilassandoci al sole quando un’onda più intraprendente delle altre arriva ai
nostri asciugamani inzuppandoli tutti. Battesimo della spiaggia!!
Si, ci piace proprio! Anche se non abbiamo ancora iniziato a girarla, oggi abbiamo fatto il minimo sindacale
(spiaggia, ombrellone, bagno), già l'isola ci ha regalato scorci intriganti. Spiagge chiarissime su cui risaltano
verdi cespugli. Le tipiche casette bianche delle Cicladi con gli infissi colorati d'azzurro e separate da viuzze e
vicoletti. I ristorantini tipici sul lungomare con qualche tavolo sulla spiaggia. La musica smandolinante di sottofondo. I giardini curati e sullo sfondo, per citare un noto cantautore: il MMMMare.
Si respira aria di semplicità e polvere dal momento che le strade sono sterrate.
Seguendo delle indicazioni trovate su internet andiamo a cenare al Kavouras. Un ristorante incastrato tra il
paese e la spiaggia. Non è proprio immediato trovarlo, ma alla fine siamo lì, allettati dalla prospettiva della miglior carne alla griglia di Agia Anna. Il ristorante è piccolo e i tavoli sono sotto ad un portico aperto su due lati,
uno su un vicolo e l'altro sulla spiaggia. A servire ai tavoli ci sono il proprietario, la moglie e il figlio. Nel caso
avessimo avuto qualche dubbio, ora dissipato, i tempi sono greci: nel senso che una volta seduti al tavolo passa un'eternità prima che qualcuno venga a prendere l'ordinazione, anche se magari stanno sparecchiando il tavolo di fianco.
La griglia non è male, ma non ai massimi livelli che il fuochista greco può raggiungere. Le patatine fritte meritano invece un elogio a parte. Queste sì che sono eccezionali!
Alla fine chiediamo il conto e dopo mezz'ora ci viene il dubbio che invece loro si aspettino che noi andiamo a
pagare alla cassa. Facciamo così, ma la reazione del proprietario è tale che il dubbio ci rimane. Boh, magari
non avevano capito cosa volevamo.
Giovedì 10 agosto
9:54 Spiaggia di Plaka
Con un po' di curiosità e tracce di appetito percorriamo i
cento metri lungo il litorale che separano la nostra stanza
dal ristorante dove si svolgerà la colazione.
Arriviamo un po' in anticipo, nel senso che il buffet dovrebbe essere avviato ormai da una decina di minuti, ma il cameriere sta ancora approntando il banco.
Una volta completo c'è una discreta scelta: pane, pane
dolce, thermos di caffè (ovviamente non c'è l'espresso),
marmellata, pane integrale, prosciutto, formaggio, pomodori, uova, frittata e pancetta.
In tutta quest'abbondanza noi ci accontentiamo di pane e
marmellata yogurt con frutta, caffellatte4 e tè5.
Questa mattina, alla ricerca di nuove spiagge, siamo andati verso Plaka. Spiaggia sterminata, è la continuazione del4
Si, ho controllato, “caffellatte” si scrive proprio così con due elle. Altrimenti avrei dovuto scrivere “caffè e latte”.
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la spiaggia di Agia Anna, in tutto 4km. Se piuttosto piena di ombrelloni e lettini nella prima parte, vicino al paese, proseguendo verso sud diventa sempre più deserta.
La strada corre sterrata verso sud lungo il litorale. A sinistra l'interno arido e roccioso nascosto di quando in
quando da una casa bianca o una taverna. A sinistra dune bianchissime, con bassi cespugli color verde polvere e oltre il blu oltremare del ... mare appunto.
La spiaggia di Plaka è lunghissima anzi di più ed è larga quanto una spiaggia ligure può essere lunga. La sabbia è chiara e non particolarmente fine. Il mare è limpido e l'acqua diventa profonda già vicino alla riva. Davanti
l'orizzonte è sempre coperto dalle brulle e dolci colline di Paros.
A poca distanza da noi arriva con la rapidità della mangusta e l'astuzia della volpe una famiglia di italiani. Il padre, un non esile signore sui 50 inizia a declamare con un marcato accento campano, le bellezze naturali dell'isola. Dopo un po', sempre in stile da megafonico annuncio del supermercato, inizia a lamentarsi, riferendosi ad
un recente fatto di cronaca, che adesso non potremo più portare il bagaglio a mano sugli aerei.
Con una sottigliezza degna della più fine arte machiavellica ("che ore sono?") riesce ad attaccare bottone con
due italiani vicino. Il bottone è attaccato così bene e con sì gran perizia che vanno avanti a parlare due ore.
Intanto il figlio maggiore, un baldo quindicenne infastidisce le sorelle e urla ripetutamente "campioni del mondo!
CAMPIONI DEL MONDO!".
Mano a mano che il tempo passa ci ritroviamo circondati da altri italiani, per fortuna più tranquilli e cheti dei
“campioni del mondo”. Il vento è continuo e fresco, e mai impetuoso. L'ombrellone riesce a stare fermo anche
senza bisogno di ancoraggi particolari. Grazie al vento, il caldo non è mai insopportabile.
Verso le 15:00 optiamo comunque per andare a prendere un caffè frappè alla taverna che c'è proprio qui dietro. Si tratta di una struttura familiare con un'ampia tettoia e il locale cucina. L’impressione è che si possa mangiare praticamente a qualsiasi ora.
Il caffè frappè non è propriamente un frappè in quanto si può prendere anche senza latte, è più un nescafè frullato che produce una schiumina al gusto di caffè, sopra ad un caffè freddo ghiacciato. Il risultato è gradevole e
sopperisce alla carenza di caffè che l'italiano medio (e anche meno medio) prova all'estero.
Passiamo così un po' di tempo evitando il solleone.
Quando torniamo sulla spiaggia decidiamo di fare una camminata lungo la battigia e arriviamo fino agli scogli
che chiudono la spiaggia a sud. E' un bel pezzettino
Questa sera cena al Gorgonas. Secondo gli appunti di viaggio trovati su internet questo è il miglior ristorante di
Agia Anna. Non solo ma, sempre secondo gli appunti, il proprietario è supposto bere un bicchiere di vino con
tutti i clienti mentre questi scelgono il menu.
Gorgonas ha l'aspetto di un ristorante tradizionale evoluto in un grosso turistorante. L'arredamento è nuovo,
omogeneo, manca il fattore collage (sedie diverse, tavolini traballanti, posate appartenenti ad almeno tre set
differenti) che contraddistingue la genuinità del ristorante greco.
In compenso c'è un espositore chilometrico dove si affacciano vivande e manicaretti di ogni genere.
Ordiniamo ad un'aggressiva ragazzina-cameriera: Alessandra propende per un souvlaki di maiale con contorno di fagiolini, io invece opto per un filetto di pesce spada con contorno di patatine fritte. E, visto che ci siamo,
decidiamo anche di provare il Kefalotiri il formaggio tipico dell'isola.
Torniamo al tavolo e pazientemente aspettiamo quella mezz'oretta grassoccia che impiega la prima portata ad
arrivare.
Del gaudente proprietario comunque neanche l'ombra... sarà a curarsi la cirrosi epatica.
Il cibo non è male, ma decisamente ci aspettavamo di più. Il mio pesce era buono, ma le patatine di ieri erano
molto meglio. La carne dello spiedino di Alessandra era stopposa. Il formaggio tipico è praticamente un pecorino stagionato (questo probabilmente è indipendente dal ristorante). Buono, ma per noi non si può dire una novità.
Arriva il momento del conto, anzi per meglio dire il mistero profondo di questo momento. Infatti non è dato sapere agli stranieri cosa scatti nella mente del personale greco quando un avventore chiede il conto.
La teoria che per il momento ci sentiamo di sostenere è che non accada assolutamente nulla. Infatti aspettiamo un buon quarto d'ora prima che quella che pensiamo sia la madre del proprietario viene al tavolo con una
manciata di blocchetti disposta a dirci quanto dobbiamo pagare.
Intanto che c'è ci chiede se vogliamo l'ouzò, il tipico liquore greco all'anice. Accettiamo di buon grado e ci rimettiamo ad aspettare i due alcolici. Dopo venti minuti di attesa decidiamo che dopotutto possiamo anche finire la cena senza ouzò e ce ne andiamo. Dubito che torneremo.
Venerdì 11 agosto.
Ci troviamo in una deliziosa spiaggetta non eccessivamente affollata, da qualche parte tra Kastraki e Aliki.
Oggi infatti abbiamo deciso di andare a vedere qualche nuova spiaggia un po' più a sud. Abbiamo scoperto
che buona parte delle strade sono sterrate (o comunque buona parte di quelle che abbiamo fatto oggi). Mal5
Anche questo ho controllato, si scrive così, anche se “thè” è una variazione accettabile.
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grado questo sono strade mediamente buone in terra battuta, con non più buche di certe zone di Castellanza e
pochi sassi, ma niente rocce. Rispetto alle strade di Kythyra sono praticamente autostrade.
Per arrivare al termine della spiaggia di Plaka ci abbiamo
messo quasi mezz'ora, praticamente lo stesso tempo che
ci avevamo impiegato ieri a piedi.
Proseguendo la discesa verso sud abbiamo trovato diverse spiagge che abbiamo scartato o per le rocce o per gli
scogli in acqua.
Siamo arrivati infine ad una caletta, quasi un morso del
mare alla terraferma, con una strisciolina di sabbia per
spiaggia e acqua limpida da fegato centenario (anche se
è meglio non berla però perchè è salata).
Siamo rimasti lì tutta la mattina, ma poi una serie di onde
ha portato la linea di battigia un po' troppo vicina al nostro
ombrellone e così per evitare di ripetere l'esperienza del
primo giorno, abbiamo deciso di smobilitare.
Rientrati nei 70°C dell'auto ci siamo spinti ancora di più
verso sud.
In breve siamo arrivati a questa spiaggia spalleggiata da bassi cespugli verdi e chiusa da un promontorio roccioso da una parte e da una chiesetta greca dall'altra.
Questa sera ceniamo al ristorante Paradisos, cioè quello degli stessi proprietari della stanza dove dormiamo e
lo stesso dove veniamo ogni mattina a far colazione.
Diamo un occhio alla vetrina dove fanno capolino distese di carne e, a bagno in un mare di ghiaccio, pesci e
crostacei di ogni forma e colore.
In breve decidiamo per polpette e giros tutto con patatine fritte e un'insalata di pomodori e cetrioli in due. Incredibile, ma vero, l'insalata arriva in un minuto, seguita con estrema rapidità dai piatti di carne. Un vero record.
La carne del giros è buona, ma un po' stopposa, le polpette sono molto buone e saporite. Le patatine sono abbastanza standard. Purtroppo la velocità crolla verticalmente dopo aver chiesto il conto. Aspettiamo invano a
lungo e poi lo richiediamo. Alla fine spendiamo 18.50 euri.
Sabato 12 agosto.
Siamo tornati alla spiaggia di Plaka. La spiaggia è bellissima, ma siamo sempre circondati da italiani... arg! La
giornata sembra molto calda. Fortunatamente il vento è sempre presente e quindi non soffriamo troppo la calura, e quando la temperatura sembra salire un po' ci tuffiamo in quest'acqua smeraldina.
La fornace solare continua a macinare atomi di un tipo trasformandoli in atomi di un altro tipo e producendo nel
processo quantità difficilmente immaginabili di energia, spedendola in tutte le direzioni comprese quelle inutili.
Sono così difficilmente immaginabili che anche la minima frazione (un puntino) che colpisce la terra è a sua
volta difficilmente immaginabile. In ogni caso, quando colpiscono la nostra atmosfera, perdono in agnosticismo
e si convertono in calore alimentando i vari processi naturali: vento, correnti marine, fotosintesi clorofilliana e
l'effetto serra. Per fortuna che il vento continua timidamente a toglierci di dosso il calore in eccesso, parafrasando si potrebbe dire che quello che il sole dà, il sole toglie.
Il gruppo di italiani che abbiamo soprannominato "campioni del mondo" è lanciatissimo: il padre delira, la madre ciaccola a ruota libera con la moglie della coppia che hanno conosciuto l'altro ieri, i figli imperversano rumorosamente sulla spiaggia, in acqua e sotto (sono sicuro).
Questa sera andiamo a Naxos a vedere un po' la cittadina, cerchiamo di arrivare in tempo per vedere il tramonto sulla Portara.
Naxos è più grande di quello che ci era sembrata all'arrivo. Il centro fortificato è solo una piccola parte, c'è una
grossa periferia pseudomoderna (anche se sempre in linea con lo stile architettonico dell'isola).
Forse anche perché la cittadina è più grande del previsto che parcheggiamo non proprio vicino alla Portara e
quindi il sole inizia a scendere colorando tutte le casettine di arancione, mentre noi cerchiamo a passo di marcia di arrivare in tempo per fare le foto. L'arrivo, come ogni arrivo che si rispetti, è in salita, in cima all'isoletta ci
aspetta il rudere. Riusciamo per un pelo a scalare la collinetta e fare qualche foto prima che l'orizzonte volti le
spalle alla nostra stella.
Prendiamo fiato e scendiamo dalla collinetta, guardandoci intorno, visto che prima la città era una nebbia frenetica, confusa e sfuocata intorno all'obiettivo. Il porto è sorvegliato da una fitta spalliera di ristoranti, più sopra
le casette che salgono sulla collina sbarrate dalle mura di pietra della cittadella fortificata, per poi continuare oltre fino alla sommità. L'imbrunire si fa sempre più ... bruno, mentre entriamo nei vicoli seguendo approssimativamente le indicazioni per il castello.
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Alcuni vicoluzzi con portici e negozietti sono particolarmente suggestivi. La scalata alla cima della collinetta è faticosa anche perché le case
sono addossate le une alle altre e impediscono all’aria fresca di arrivare oppure all’aria calda di andarsene; fatto sta che il caldo è un po' opprimente. Riscendiamo verso il mare e appena ci affacciamo di fronte
alle acque notturne ricominciamo a respirare.
Scegliere un locale dove cenare a Hora non è un'impresa facile a
meno che uno non scelga un posto completamente a caso. C'è moltissima scelta, anche se a differenza di tutta la nostra esperienza greca
pregressa qui è l'unico posto nell'Ellade dove si può passeggiare davanti ai ristoranti, anche fermandosi a guardare, senza che qualcuno
cerchi di convincerti a cenare li.
Alla fine scegliamo la souvlakeria Popi's. La cameriera ci sembra subito drittona perchè a) tenta in ogni modo di farci ordinare più di quello
che ci sentivamo di mangiare e b) perchè alla fine aggiunge all'ordinazione delle patatine extra facendo finta di non capire quello che avevamo chiesto.
Alla fine Popi's si riscatta con la cassiera ultra-centenaria che ci offre
del Kitron.
Girando per il porto troviamo anche una cartina ben fatta dell'isola, che
però costa 6 euri. La nostra cartina non è proprio aggiornata, manca addirittura la strada su cui c'è la nostra
pensione. Ma, tutto considerato, non ci sentiamo di investire questi soldi in una cartina che tra neanche un paio
di settimane non useremo più.
Domenica 13 agosto
Visto che ieri la spiaggia ci sembrava un po' più affollata del solito, ipotizzando che oggi, essendo domenica,
sarebbe stata ancora più piena, dedicheremo la giornata a fare un giro all'interno. Durante la colazione studiamo la guida e la cartina e abbozziamo un programma di massima.
Detto così sembra facile, in pratica poi bisogna fare i conti con la viabilità greca: cartelli non sempre presenti e
non sempre tradotti e non sempre tradotti nella stessa maniera. Inoltre spesso la nostra cartina si rivela troppo
approssimativa e cerchiamo di cavarcela con quella ridotta della guida.
Comunque siamo ormai abbastanza grecizzati da risolvere questi problemi e dopo qualche giro ci ritroviamo
avviati sul nostro percorso. L'interno varia molto, ci sono zone con vegetazione lussureggiante e altre invece
completamente riarse. Il monte Zeus è un “signor” monte con i suoi 1000 e passa metri sul livello del mare
(che si trova lì vicino e quindi è difficile sbagliare il calcolo).
Quasi ovunque gli appezzamenti sono diligentemente divisi da muretti a secco. A differenza di altre isole greche non vediamo molti ulivi, probabilmente perché nel passato recente sono stati sostituiti dai cedri.
Infatti è proprio Naxos il centro della produzione mondiale del famoso Kitron... mai sentito? Be' nemmeno noi.
Comunque, stando alla guida, si tratta di un liquore ottenuto con il cedro (Kitron appunto) che ha avuto un successo strepitoso prima delle scorse guerre mondiali e che veniva esportato
nientepopodimeno che in tutto il mondo. E per questo motivo gli isolani decisero che gli alberi di cedro rendevano molto di più degli ulivi e cambiarono, in men che non si dica, le abitudini agricole.
Purtroppo il periodo di favore di questo liquore passò e i solerti contadini si
trovarono con il classico pugno di mosche. Sic transeat gloria mundi6.
A proposito di Kitron, visitiamo Halki (o Chalki o Halkio o Chalkio... insomma
come volete) dove a parte una chiesa (chiusa) e una casa torre si trova la
storica distilleria Vallindras, centro del mondo per quanto riguarda il Kitron.
Il paese ha un paio di viuzze carine, ma sostanzialmente si tratta di quelle
intorno alla distilleria, che si presenta come un negozio con l'insegna formata da piastrelle di ceramica. All'interno c'è un armadio in cui sono allineate
le bottiglie del liquore e, in stile fine secolo (cioè fine due secoli fa), ci sono
registri e libri contabili ingialliti con la copertina di cartone sbiadito e di pelle
scolorita che sembrano inneggiare alla compagnia delle Indie, alla via della
seta e alle imprese commerciali passate di quando il mondo era ancora
grande, imprevedibile e pieno di angoli remoti da scoprire e in cui vendere
avventurosamente i propri prodotti.
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Non che sappia esattamente cosa vuol dire, ma mi sembrava che ci stesse meglio di “Tu quoque Brute fili
mihi?” o anche di “Usque tandem Catilinam”.
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Nel locale appresso c'è una signora con tre rubinetti che ci chiede se vogliamo assaggiare il liquore. Be' siamo
qui; vero è mattina, ma quando ci ricapita? Rispondiamo di sì e la tipa spiega che ci sono tre tipi di Kitron che
corrispondono a tre gradazioni differenti e di conseguenza anche a tre colori differenti (verde, giallo e trasparente, ammesso che trasparente sia un colore). Alessandra sceglie la versione leggera, mentre io, virile uomo
italico, chiedo quella media (ho già detto che è mattina?).
La tipa prende con cura il bicchierino tipo limoncello, con un leggero e attento movimento smuove leggermente
il rubinetto fino a che una goccia del liquore faticosamente cade nel bicchierino. Ecco qui uno. E dopo una scena uguale ecco l'altro. Sarà che è alcolico, ma quando porto alle labbra il bicchierino mi sembra che metà sia
già evaporata... diciamo che sentiamo giusto l'odore.
L'impressione che abbiamo avuta è circa quella del limoncello servito però a temperatura ambiente... in questo
momento non ci sentiamo di aggiungere altro.
Dicevo prima che qui c'è anche una casa torre, anzi la Casa Torre Grazia-Barozzi. Secondo l'informatissima
guida l'isola è piena di case torri, cioè di palazzi fortificati dei nobili veneziani risalenti a quando il commercio
con l'estremo oriente e le crociate con il vicino oriente passavano da qui.
La casa torre assomiglia a un cubozzo merlato con rade finestre, caratteristico, ma definirlo bello è un po' una
forzatura.
Comunque basta con Halki è ora di andare avanti.
Passiamo da Filoti, paesone dell'interno. In effetti non c'è nulla di particolare da vedere e quindi ci accontentiamo di attraversarla in auto.
Arriviamo così alle ore più calde della giornata e contemporaneamente ad Apiranthos (ehi! Che bel nome!).
Questa cittadina è arroccata sulla cima di una collina ed è di dominio esclusivo dei pedoni. La strada asfaltata
ci gira intorno, ma all'interno ci sono solo vicoli, il più largo è un metro e mezzo. Le case, anche qui canonicamente bianche con rifiniture azzurre, sono belle e signorili, di tanto in tanto si vedono dei pregevoli lavori in ferro battuto ai balconi o alle finestre. Le stradine salgono a scalini, scendono e si intrecciano, alcune vanno anche abbastanza in piano. Vediamo una chiesetta da fuori, ma in effetti quello che si gusta è l'atmosfera tranquilla e un po' estraniata, come se il paese non fosse interessato al resto dell'universo.
Gli stomaci iniziano a borbottare chiedendoci di trovare un posto dove mangiare qualcosa. Cerchiamo il locale
consigliato dalla guida, ma ci sembra il più brutto del posto, troppo decadente. Dopo un breve girovagare che
termina quando gli autoctoni iniziano a guardarci sospettosamente per i gorgoglii da fame delle nostre pance,
ci fermiamo al “Cafeneion o Platanos” che, come si può intuire dal nome, si sviluppa sotto un enorme platano a
ridosso di una chiesetta.
Con sto caldo l'ideale sarebbe proprio un'anguria... frutto destinato a rimanere ideale, almeno per oggi, perché
il cameriere ci dice che non c'è7. Il cameriere è un giovane ragazzo sui 16 anni, di statura medio bassa, estremamente flemmatico. Il parlare lento e pacato, il passo lento e pacato... l'unica nota di vitalità è data dai capelli
che sembrano pettinati con i petardi.
Dopo il pranzo chiediamo i caffè frappè ed iniziamo ad aspettare... sì, ma tanto. Così tanto che ad un certo
punto ci viene il dubbio e chiamato il ragazzo gli chiediamo se ci sia qualche problema con i nostri frappè. E
quello, portandosi una mano alla fronte in una parodia al rallentatore della pubblicità “Ah Aperol!” di quando
eravamo bambini, abbozza un sorriso e risparmiando parole ci fa capire che se ne era completamente scordato.
Dopo breve, questa volta, rieccolo con le agognate bibite.
Consumati i freschi caffè ripartiamo.
Le montagne all'interno sono brulle, ma malgrado sia agosto il verde riesce comunque a trovare spazio. E' il
verde argento degli ulivi, il verde secco dei bassi e puffosi cespugli (quasi sembrano finti) e talvolta il verde lussureggiante dei giardini o dei campi coltivati.
Greggi di pecore e qualche mucca.
In ogni inquadratura si trova la mano dell'uomo. Ora con difficoltà, magari è un muretto di pietra marrone o una
costruzione in rovina, ora in pompa magna come i bianchi paesini adagiati sul fianco delle montagne.
Le chiesette, non più grandi di un monolocale in centro a Milano, sono sparse con uniformità e generosità su
tutto il territorio. Sono costruzioni che sembrano quasi da scatola di montaggio tanto ripropongono gli stessi
elementi architettonici variamente ricombinati: soffitto a botte intonacato o in pietra, campanile a vela con una
campana, microabside, colori bianco, azzurro e pietra. Tutte comunque a pianta rettangolare di 3.5m per 1.70
alte così ad occhio un metro e mezzo8.
Le ore più calde iniziano a cedere il passo alle ore leggermente meno calde delle ore più calde e noi, scavalcando la spalla del monte Zeus a ben 580m, arriviamo a Pirgos Himarrou. Ora non è un bel nome? Provate a
dirlo “Himarrou”, no, dico sul serio, ditelo a voce alta. Ecco ditelo ancora adesso. Ancora una volta più convinti.
Sentite l'energia dell'acca aspirata? Indugiate sulla 'i' caricando l'aspettativa? La presenza discreta della 'a'? La
7
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Sì, c'era il cartello “Water Melon”, ma l'anguria non c'è.
probabilmente il pavimento è un po' ribassato in modo da garantire l'agibilità non solo ai pope nani.
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pienezza vibrante delle due 'r'? Il gran finale della 'u'? Himarrou! Himarrou! Ah, che bello! Una parola da dire
quando ci sentiamo un po' giù per riacquistare il buon umore. Himarrou! Una parola per quando siamo su e vogliamo farlo sapere. Himarrou! Una parola un po' per tutte le occasioni. Himarrou!
Ho esagerato? Mannò, provate e vedrete che ho ragione. Himarrou!
Dicevo Pirgos Himarrou è una torre cilindrica del periodo classico che
si trova oltre il monte Zeus (per chi viaggia nella nostra stessa direzione, altrimenti si trova poco prima). Una torre piuttosto alta e piuttosto
larga. Una commissione di anziani archeologi cialtroni e peracottari
aveva dichiarato che si trattava di una torre di guardia per avvistare le
navi nemiche o i pirati. Molti giovani archeologi sono stati perseguitati
e derisi prima che la loro obiezione potesse farsi sentire liberamente:
come poteva essere una torre di guardia visto che è stata costruita in
un posto dove il mare si vede a malapena?
Le più recenti teorie, scevre da pregiudizi e preconcetti, vorrebbero
che questa costruzione facesse parte di una ricca fattoria, ma, come
si vede, stabilire con certezza l'uso degli antichi ruderi è tutt'altro che
una scienza esatta.
Comunque la torre si vede dalla strada, c'è un cancello, ma lo troviamo aperto ed entriamo. La costruzione è in ristrutturazione, circondata
dalle impalcature che viste da fuori ricordano molto da vicino alcuni videogiochi dove il giocatore deve saltare da un piano all'altro evitando
il baratro.
La torre però si trova all'interno di un'altra recinzione. Visto che non
c'è nessuno e non c'è nemmeno nessun cartello, troviamo un'apertura
nella rete ed entriamo. Vediamo la torre da vicino e sbirciamo sotto le tettoie dove ci sono gli scavi archeologici. Be' si, rispetto al nome (Himarrou!) è un po' una delusione. Chiudiamo ed usciamo appena in tempo per
scoprire che è arrivato un autoctono a bordo di un “agroticon” che sta chiudendo il cancello esterno con un lucchetto. Salutiamo e via!
L'obbiettivo è quello di fare un bagno alla spiaggia di Kalandos, ma non è facilmente raggiungibile (sia l'obbiettivo che la spiaggia), infatti la strada diventa sempre più brutta e ad un certo punto è sterrata con sassi e rocce... Ma la fortuna ci arride e senza nemmeno bucare uno pneumatico o lasciare per strada pezzi importanti
quali marmitte o batterie arriviamo alla spiaggia.
Kalandos è una bella spiaggia, il mare è calmo e il bagno ci toglie polvere e stanchezza da automobile.
Sulla strada del ritorno, dopo essere passati indenni per la seconda volta sullo sterrato, passiamo da Damarionias e Damalas. Sono due paesini citati dalla guida. Probabilmente c'era dello spazio da riempire. Intendiamoci
non sono brutti, però dopo aver visto Apiranthos e Hora non dicono molto di nuovo.
Arriviamo infine al tempio di Demetra. Si tratta di una parziale ricostruzione-restauro di un tempio ellenico classico le cui fasi iniziali risalgono addirittura all'ottavo secolo prima di Cristo. Inizialmente poco più che un altare
per i sacrifici alle divinità della fertilità, in seguito edificato nella forma del classico tempio greco, seppur senza i
fronzoli corinzi. In seguito i cristiani lo convertirono in chiesa murando parzialmente gli spazi tra le colonne e
aggiungendoci un'abside. Non contenti decisero di costruirci sopra una basilica a tre navate recuperando i pezzi da quello che rimaneva del tempio. Non si capisce esattamente cosa sia capitato alla basilica bizantina, ma
adesso non ce n'è più traccia. Quello che si può vedere oggi è qualche colonna, un pezzo di muro, perlopiù ricostruito. I pezzi originali, distinguibili perché più scuri, si possono contare sulle dita di una mano di un falegname9.
Certo è un po' fake, ma l'ora volge al tramonto e la luce dorata e calda renderebbe quasi piacevole da guardare anche la Montedison di Castellanza.... be' ho detto "quasi".
Ceniamo da Kavoulas: saganaki, pesce spada con patatine e calamari. Il saganaki è un formaggio saporito
cotto alla piastra, ottimo anche col limone.
Prima di ritornare in camera ci fermiamo un po' in spiaggia per vedere se avvistiamo qualche stella cadente. La
strategia migliore non è quella come invece si potrebbe pensare di fissare una stella aspettando che cada, ma
di far finta di niente, spostando lo sguardo qui e là con nonchalance, come se fossimo lì con il naso in su per
motivi nostri e non certo per avvistare qualche bolide astrale che decide che stare fermi è tropo noioso. A questo punto è importante concentrarsi (sempre senza darlo a vedere) sulla coda dell'occhio. Ecco grazie a questa
astutissima strategia riusciamo a vedere qualche stella.
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Solitamente si tratta del tipo di mano a cui manca qualche dito.
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In effetti per migliorare i risultati avremmo dovuto spostarci in zone meno illuminate, ma ... anche così è andata
bene.
Lunedì 14 agosto.
Siamo sulla bianca e fotogenica spiaggia di Agios Prokopios, sita a nord del paesino omonimo. Il mare ha i riflessi smeraldini dei Caraibi. Non che siamo mai stati ai Caraibi, ma dovendoli immaginare li immagineremmo
così. Non c'è molta gente (per ora). La sabbia non è finissima, come la granella delle nocciole.
L'isola di Paros è sempre davanti a noi.
Abbiamo dovuto camminare un po' perché davanti al paese non c'è molto spazio a causa degli ombrelloni privati e non c'è una strada percorribile in macchina.
Unica nota negativa è l'olezzo di uovo marcio proveniente da una laguna dietro la spiaggia. E il pensiero torna
alle odi bucoliche scritte da pastorelli arcadici: "come il gregge lascia la scia / io ti lascio la puzza mia".
14:55 nel caffè bar Kahlua (o qualcosa del genere).
La spiaggia è bella, ma come abbiamo già avuto modo di sperimentare può diventare una trappola intorno alle
13, quando ci prende un'anomala sonnolenza e ci risvegliamo rincorbelliti verso le 16:30. Per sfuggire alla trappola (che ci consuma un tre ore al giorno di vacanza!) l'unica soluzione sembra allontanarsi dal mare preferibilmente in un locale fresco, davanti ad un caffè frappè. E passare così un po' di tempo, svegli, fino a che le condizioni di calorimetriche del bagnasciuga rientrino nei parametri di tolleranza di noi gente di pianura, camminatori esperti di città, il mare.... ecc. ecc.
Questo locale è ... un locale giovane, pieno di giovani e musica, forse più pieno di musica assordante che di
giovani. Siamo indecisi se sia meglio il solleone o la musica assordante, ma ormai siamo qui, tanto vale restarci.
Pomeriggio alla spiaggia dei ... CAMPIONI DEL MONDO. Programma pieno relax. Perfettamente riuscito. Infatti oggi i campioni del mondo non si vedevano in zona. Solo molto più tardi li abbiamo avvistati (o meglio sentiti) un cento metri più a nord. Pericolo scampato.
In Alto Adige, quando la cena è alla 18:30 precise, ci vuole un po' di tempo o comunque un impegno non trascurabile per prendere il ritmo.
Prendere il sirtakico ritmo greco è invece molto immediato. Basta avere l'obiettivo di rilassarsi, fare le cose con
calma e godersi tutti i momenti della giornata nessuno escluso. Anche oggi abbiamo lasciato la spiaggia alle
19:30. Poi doccia in appartamento, preparazione e uscita, siamo arrivati al ristorante alle 21:00 passate.
Questa sera abbiamo provato lo Spiros di Agios Prokopios. Su suggerimento degli appunti trovati dall'Ale su internet. Se non fosse stato per questi appunti probabilmente, basandoci solo sull'aspetto esteriore, l'avremmo
scartato. Si tratta di un grosso locale, un po' anonimo forse, nemmeno particolarmente pieno.
Invece non solo Pasticcio e Moussaka sono arrivati in tempi accettabili, ma erano pure buoni. Dopo la richiesta
del conto non sono passati più di 10' prima che il cameriere arrivasse con il foglietto a riscuotere e due bicchierini di ouzò offerti dalla casa. Molto meglio così che piuttosto dell'altra sera al Gorgonas.
Tornando verso la macchina, tra i colori e i profumi della sera greca, vengo colto da un'impellente desiderio di
... gelato. Una gelateria pasticceria è presto individuata e il personale inizia un allegro chiacchericcio in passabile italiano. Prendo il gelato, una coppetta da passeggio, e con il conto arriva più che una sorpresa un salasso: 2.20€!
Il traffico lungo la strada del mare è quasi indiano10: strade sterrate con autobus di linea enormi, frotte di pedoni
che camminano lungo la strada o che l'attraversano con impeto suicida, motorette impazzite che cercano di
passare negli inevitabili ingorghi, quad che pensano di avere le stesse dimensioni delle motorette e ne imitano
le gesta. Tutto questo taboga si svolge su un fondo per lo più sterrato con isole di sabbia, buchi e dunette variamente sparsi.
Martedì 15 agosto (ferragosto).
Siamo all'ombra di una tettoia su un terrazzino di un ristorante italo-greco per passare indenni le ore più calde
e gustarci il tradizionale caffè frappè (e un succo di frutta).
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Non siamo mai stati in India, ma così è come ce l'ha descritto chi ci è stato.
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Questa mattina siamo stati in una caletta tra Orkos e Micri Vigla. Piccola e riservata ospitava esclusivamente
noi e le nostre cose. La giornata è alquanto ventosa (ma non nel senso che si attacca ai vetri) e il mare è pieno
di onde e wind surf.
Abbiamo fatto centinaia di foto tanto il posto era bello. L'acqua è trasparente da vicino e verdina da lontano, la
sabbia gialla, le chiazze di mare più blu dove c'è la vegetazione sottomarina. Magari sono un po' ripetitivo, ma anche guardando e riguardandoci intorno non ci stanchiamo
mai di questa meraviglia. Anche qui la sabbia non è fine,
meglio così ci si asciuga prima i piedi.
Dopo la pausa rinfrescante siamo andati alla fine della
spiagga di Plaka. Forse si chiama Orkos, ma non avendo
una cartina dettagliata e non essendoci in giro indicazioni
precise, non è dato a sapere.
Non c'è molta gente e anche i pochi vicini in breve se ne
vanno. Malgrado il vento che spazza senza tregua la
spiaggia fa molto caldo. Anche il mare, pur non essendo
grosso, è un po' agitato e facendo il bagno si ricevono
spruzzi salati negli occhi.
Oggi è ferragosto e la sera ci aspettiamo di trovare feste in ogni dove e noi siamo pronti a buttarci nella mischia. L'altro giorno, mentre girovagavamo per l'isola, avevamo visto che a Damarionas stavano preparando
una grande festa: tavoli e sedie impilate come un'immensa macchina pronta ad entrare in azione dispiegandosi per vicoli e viuzzi al segnale giusto. Allegria e divertimento in potenza.
Decidiamo così che varrebbe la pena, questa sera, di partecipare anche noi alla festa di Damarionas. E ci andiamo subito.
“Subito” tutto è relativo, nel senso che già di giorno è difficilotto girare per l'isola, di sera diventa veramente impegnativo. Comunque dopo qualche giro a vuoto arriviamo alla meta.
Mano a mano che proseguiamo nella stradina di accesso continuiamo a non vedere un'anima viva, a non sentire voci e musica, a non percepire aria di festa. Arriviamo fino al centro del paese e praticamente non c'è un'anima e non c'è nemmeno un posto dove mangiare.
Che fare? La situazione è grave e urge una decisione rapida. Tornare lungo la costa o provare a entrare ulteriormente nell'entroterra in cerca della Festa?
A noi non piacciono le cose semplici e quindi proseguiamo verso Filoti.
A Filoti ci sono tutti, anche quelli di Damarionas e probabilmente di altri quattro o cinque paesi. Decisamente la
Festa è qui, tanto che si fa pure fatica a parcheggiare l'auto.
Ceniamo lungo il corso principale sui tavoli di un Giros con braciola di maiale e giros (appunto). Senza infamia
e senza lode.
Al termine della cena ci facciamo una “vasca” lungo il corso principale perché ci sembra che tutti vadano in una
ben precisa direzione. Invece sì, vanno tutti in una direzione fino a che arrivano alla fine del paese, si girano e
tornano indietro.
Nella passeggiata troviamo anche un ristorante dove c'era musica greca dal vivo. Peccato averlo trovato solo
dopo cena.
Ritorniamo a casa che è piena notte.
Mercoledì 16 agosto.
Al fresco di un cafeneion ad Apollonas sulla costa nord.
Questa mattina il vento spazza impetuoso e prepotente la costa. Per la seconda volta in queste vacanze partiamo alla volta dell'esplorazione dell'isola o, perlomeno, di quella parte che non abbiamo ancora visto.
Le cose sembrano più difficili della volta scorsa, infatti sbagliamo strada a ripetizione prima di prendere la direzione di Melanes.
A Melanes c'è un piccolo sito archeologico che si può visitare gratuitamente. Dal momento che non rimane pietra su pietra troviamo molto utili dei pannelli che raccontano la funzione delle varie costruzioni (quando erano
... costruite) e della vita al tempo dei ruderi.
Proseguendo lungo un viale alberato si raggiungono due Kouros. Si tratta di enormi statue di marmo raffiguranti dei fanciulli. Gli antichi ricchi sentivano la necessità di ostentare la loro ricchezza esattamente come i ricchi d'oggi e non potendo comprare un SUV si facevano fare questi statuoni da mettere fuori dalla villa.
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Purtroppo non sempre i poveracci che scavavano il marmo bianco riuscivano a staccarlo perfettamente o a trasportarlo senza farlo incrinare e quando capitava la statua, da promessa di pagamento, si trasformava in un
grosso sasso tanto ingombrante quanto inutile. E infatti veniva abbandonato dove si trovava (o poco più in là
se dava fastidio per passare).
I due Kouros che vediamo sono pezzoni di roccia appena sgrossati. Diciamo che sono interessanti, perché, a
parte il tempio di Demetra, sono gli unici ruderi di una certa entità che si possono ammirare sull'isola.
A Monì vediamo Agia Drosiani, secondo la guida si tratta della più importante chiesa bizantina dei Balcani. É
sicuramente particolare con la navata centrale da cui dipartono due chiesette quasi le stesse generando per
gemmazione.
Proseguiamo alla volta del terzo Kouros vicino ad Apollons.
Il terzo Kouros è simile ai primi due, l'unica differenza è che qui si può vedere bene la roccia da cui è stato
staccato. Inoltre si può anche vedere (per quello che c'è da vedere) anche dall'alto.
Moutsuna
Ad Apollonas la ristoratrice capisce roma per toma: prima anziché Karpussi (anguria) intende capuccino. Poi
quando la correggiamo usando l'inglese "water melon" se ne va con
fare sospetto. E di lì a poco ritorna con due ... frullati di anguria. Il frullato di anguria è anche buono (anche se ha un gusto un po' annacquato), ma in questo clima da forno crematorio dura circa 5 secondi prima
che venga bevuto senza troppe cerimonie. Be' non era proprio quello
che avevamo in mente. Decidiamo allora di andare a prendere qualcosa al market lì vicino e poi partire alla volta di Moutsunas.
Apollonas è una cittadina piccola che ha l'aria di essere stata un famoso centro balneare qualche decennio fa poi passato di moda, ma che
nessuno si è ricordato di avvisare. Il paese è piccolo, affacciato sul
mare, ma racchiuso tra i monti. Il mare non è male, ma non è paragonabile a quello della costa dove andiamo di solito.
Prendiamo qualche biscotto in un minimarket minimalista, ma tuttivendolo.
Moutsuna è una cittadina che ha visto il suo splendore all'inizio del secolo scorso quando esportava quantità industriali di smeriglio in tutti
posti dove mancava11. In effetti arrivando alla piccola città (quattro case
intorno al porto) si può notare una rugginosa teleferica, ormai in disuso
per il trasporto del minerale dalla cava, sita chissà dove sulle montagne retrostanti.
La guida descrive Moutsuna come "quasi una città fantasma". A meno che ci siano state delle risurrezioni recenti, riti vodoo o che i fantasmi che aveva in mente l'autore della guida fossero più in carne di quelli che abbiamo in mente noi, non ci sentiamo di condividere il giudizio.
É una cittadina che, malgrado la posizione infelice (la strada per arrivarci non è tra le più agevoli), su quattro
case conta ben tre ristoranti.
Da un magazzino abbandonato di smeriglio12 escono due binari che arrivano fino al pittoresco molo.
Andiamo a prenderci il nostro tanto agognato quanto meritato caffè frappè al secondo locale (come dicevano
gli antichi romani? Ah, si, la virtù sta nel mezzo, il caffè frappè pure).
Ce lo sorseggiamo con un ritmo lentissimo, quasi greco (ritmo inarrivabile per gli stranieri) ed infine la bella
sorpresa della giornata. Lo paghiamo solo 1.50, praticamente il 40% meno che altrove. E i ristoranti hanno
pure l'aria di cucinare dell'ottimo pesce... sarà per un'altra volta. La strada per arrivare fin qui, è la versione
greca della TrollVagen norvegese: un po' meno ripida, ma con molti più tornanti. E quindi non è proprio il massimo, per quanto il pesce possa essere buono, percorrerla nottetempo.
Il ritorno si prende quasi un'ora e mezza. Decidiamo di prepararci e aspettare l'ora di cena riposando sul balconcino della nostra camera.
Cena dal ristorante del campeggio Maragas che si chiama Manolis. Ale prende il pasticcio e io una frittura di
calamari. A differenza di altri posti i calamari sono impanati e fritti interi. Molto buono.
11
12
Azzarderei che sono parecchi, dal momento che nella mia vita di cave di smeriglio ne ho viste ben poche...
anzi nessuna e non ne avevo mai sentito parlare prima.
Com'è fatto lo smeriglio? Io me lo sono chiesto e sono andato a sbirciare nel deposito abbandonato. Sembrerebbe tipo porfido scuro in sassi della dimensione di un pugno.
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17 agosto
Oggi è una giornata assai ventosa. Si parte dalla brezzolina indecisa che non si riesce veramente a distinguere
dall’aria ferma e si sale passando da venti, a ventacci e finenendo con trombe d’aria, urgani e tifoni. Oggi è più
verso fine scala.
Dopo la colazione andiamo alla spiaggia dei campioni del mondo (plaka). Per fissare l'ombrellone ed evitare
che voli via dobbiamo ancorarlo con una fune da bucato in tre punti. Non fa caldo, anche se il sole sfulge rifulgente di fulgore in cielo.
Nelle ore più calde (nonché ventose) ci ripariamo al solito bar ristorante per il rituale caffè frappè.
Passeggiata da Plaka fino agli scogli di Agia Anna (e ritorno). Saranno un cinque chilometri tra andare e tornare. La spiaggia è tutta di sabbia variamente fine ad un certo punto ci sono delle enormi dune di sabbia sormontate da dei buffi cespugli spelacchiati. Plaka è quasi tutta libera, man mano che ci si avvicina ad Agia Anna aumenta la concentrazione degli ombrelloni privati e qui i bagnanti si concentrano (non nel senso che pensano
intensamente).
Il mare alterna zone verdazzurre a zone più scure a causa della presenza di flora subacquea.
Ancora vento.
Cena nella piccola taverna dove nel pomeriggio abbiamo passato un paio d'ore davanti ad un caffè frappè...
cioè qualche minuto davanti alla bibita e il resto del tempo davanti a un bicchiere vuoto.
É la taverna vicino alle stanze dei "campioni del mondo" e infatti stiamo per iniziare a mangiare quando “CAMPIONI DDDEL MMONDO!!!” sentiamo l'urlo tipico.
Il ristorante è un po' deserto, probabilmente a causa della sua posizione isolata. Ci siamo solo noi e altri due
tavoli occupati.
L'Ale prende delle polpette, purtroppo un po' pesanti, con verdure cotte e io del classico pollo con patatine fritte
di circostanza.
E per concludere in bellezza ci offrono l'anguria. Cena senza infamia (polpette a parte) e senza lode. Forse il
fatto che il ristorante fosse così poco frequentato non era solo per via della posizione.
18 agosto
Oggi finalmente c'è un po' meno vento. Dopo colazione andiamo alle dune. Qui c'è un po' di gente tra cui un
po' di biottoni, ma il posto è molto bello.
Non ci sono più i biottoni di una volta. O meglio, sono rimasti solo quelli e ormai hanno una certa età. Il che, in
una certa parte, contribuisce anche a rendere più naturale il fenomeno.
La giornata volge al termine quando l’ombrellone decide di terminare la sua onorata carriera. Il nostro ombrellone di Kythira, per un colpo di vento di troppo, perde il filo che tiene insieme le stecche ed esausto si affloscia.
Addio compagno di spiaggia!
Ma oggi abbiamo anche battuto il nostro record personale a racchettoni: 25 rimbalzi.
Questa sera cena da Anis Spiros ad Agios Prokopios. Ale sceglie un pasticcio in crosta di agnello, patatine e
formaggio. Buono, ma un po' troppo abbondante per questa stagione, o meglio, abbondate per qualsiasi giorno
tranne Natale13.
Io opto per un più tradizionale souvlaki.. E il locale ancora una volta si contraddistingue per classe: ci offrono
l'anguria.
Sulla strada del ritorno compriamo un nuovo ombrellone.
19 agosto
Non sono assassine, non sono mutanti, non sono alte due metri e mezzo, ma anche se si tratta di formiche ordinarie un'invasione è sempre una seccatura. Se poi sono i letti ad essere invasi la scocciatura è doppia.
Non che le formiche in sé ci diano fastidio, anzi sono animaletti puliti, si lavano sempre le zampucce prima di
mettersi a tavola. E una o due sono pure simpatiche...
Fatto sta che al nostro rientro in camera troviamo parecchie formiche sul letto. Le spazziamo via sempre meno
cerimoniosamente fino a che non se ne vedono più. La notte però passa movimentata. La nostra speranza che
stessero immobili nel buio è vana (probabilmente perché sono abituate a muoversi in formicai non illuminati).
La mattina, prima di uscire, comunichiamo il problema alla signora che fa le pulizie nelle stanze e lei ci promette che provvederà.
Oggi Plaka, quella dei Campioni del mondo (si, c'erano anche loro e cantavano, tanto per cambiare, "siamo i
campioni del mondo; siamo i campioni del mondo").
E per la prima volta da quando siamo in Grecia in queste vacanze: Tiropita!
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In effetti abbondante anche per Natale, ma in quel giorno tutti sono più disposti al suicidio iper-calorico.
15
Giornata ancora molto ventosa. Collaudiamo l'ombrellone nuovo, funziona più o meno come l'altro, ma non è
rotto (non ancora per il momento). Caffè Frappè da "maistralis" (il solito posto sulla spiaggia). Scriviamo le cartoline.
Questa sera cena da Paradiso: saganaki fritto, frittura di calamaretti e patatine fritte.
Questa volta il saganaki è diverso dalla volta scorsa: tre formelle quadrate fritte con una crosticina croccante e
l'interno fuso. Molto gustoso e saporito.
Il cameriere greco molto gentile in realtà è albanese e lavora qui a Naxos da 12 anni. Grazie alle domande indagatrici dell'Ale abbiamo anche scoperto che il ristorante apre a fine aprile-inizio maggio e chiude a fine ottobre e che generalmente, in bassa stagione, a meno di festività o giornate particolarmente belle, l'unico locale
del litorale aperto. Ad Agia Anna l'unico locale aperto tutto l'anno è il Gorgonas.
D'inverno lungo tutto il litorale è molto umido e quindi non viene nessuno.
E alla fine ci offre un ventaglio di scelte alcoliche e noi optiamo per l'ouzo. Questa volta è un po' meno alcolico
e il sapore di anice un po' più intenso.
Al rientro in camera, questa sera, una sorpresa: niente formiche in camera.
20 Agosto
Colazione all'abbuffè e poi via verso Plaka ormai eletta nostra spiaggia. Sì ci sono i campioni del mondo, ma
chi se ne frega? C'è un'acqua stupenda, trasparente come cristallo, verde come lo smeraldo, più in là blu intenso, di qua il bianco abbagliante della sabbia, l'infrangersi ritmico e dolce delle onde... Non è difficile assuefarsi.
Dopo il frugale pasto (yogurth, salatini e frutta), andiamo da Maistralis per l'usuale caffè frappè... siamo così
"soliti", "stessi" e ripetitivi che la proprietaria ci riconosce.
Sera cena da Anis Spiros ad Agios Prokopios. Pork chop per l'Ale e pork Souvlaki per il Max. Entrambe con la
qualità superiore del posto. Siamo solo un attimo perplessi sul chop: a noi sembrano costine, ma magari chop
non vuol dire cotoletta... Per finire anguria offerta dalla casa.
Questa sera è un po' più fresco del solito, c'è un'aria che altrove indicherebbe un temporale imminente, ma qui
il cielo è sempre serenissimo. Una stellata magnificente accoglie il nostro sguardo ogni volta che puntiamo il
naso in su.
21 agosto
Spiaggia dei campioni del mondo, anche se ormai se ne
sono andati e quasi ne sentiamo la mancanza. Anzi ripensandoci, no, non ne sentiamo la mancanza.
Oggi sembrava che non ci fosse vento e invece eccolo
qua. Il mare è sempre tranquillo e calmo... molto greco.
Oggi è anche il giorno dei tre yogurt, cioè uno yogurt e
mezzo a testa, cioè tre etti di yogurt per uno. Infatti nella
foga di portarsi avanti con la spesa, ci sono rimasti due yogurt sul groppone e così abbiamo deciso di mangiare uno
yogurt e mezzo per smaltirli. Avremmo anche potuto fare
un piccolo banco yogurt in strada per venderli, ma... non
l'abbiamo fatto. Tre etti di yogurt greco sono un'esperienza
che trascende nel mistico. Se li finisci puoi anche vedere
Agia Anna, Agios Prokopios e tutti i santi del calendario ortodosso che ti invitano a ballare la quadriglia con loro.
Malgrado l'aria ventosa oggi è molto caldo, e alle 14:37 risaliamo dalla spiaggia al Maistralis per prendere l'anguria. Ma la maledizione dell'anguria fantasma colpisce ancora: niente cocomero nemmeno oggi.
Comunque dopo una fetta di feta e un'insalata di (soli) pomodori si sta decisamente meglio, anche se il caffè
frappè ci sta impiegando le famose calende greche.
Il rientro in spiaggia è movimentato da una sorpresa: un gruppo di greci si è piazzato ad un metro dal nostro
ombrellone incuranti degli acri liberi intorno. Facendo buon viso a cattivo gioco spostiamo di un paio di metri
l'ombrellone e riprendiamo l'attività spiaggiaiola, cioè far nulla interrotto saltuariamente da bagni e partite a racchettoni.
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Abbandoniamo la spiaggia perché è veramente caldo e una doccia fresca di acqua dolce ci alletta. Questa
sera cena da O Manolis. Alessandra prende il souvlaki misto, mentre io prendo un pasticcio di pasta. Il souvlaki è ottimo, con un gustoso pollo, mentre il pasticcio è al più mediocre.
C'è anche uno strano odore nel ristorante. Come di spezie.
Riproviamo a chiedere l'anguria... macché: anche questa volta nulla. Ci rifacciamo con un melone comunque
molto buono.
Concludiamo la serata con quattro passi sulla spiaggia.
22 agosto
Sic, penultimo giorno a Naxos. É una giornata stupenda, tanto per cambiare, ma in più non c'è molto vento.
Prima di colazione ci spartiamo lo yogurt in più onde evitare di mangiarci 3hg a testa a pranzo. Già fatto ieri, è
stato sufficiente.
E anche oggi non cambiare: stessa spiaggia, stesso mare. Oggi però la mancanza del vento fa sentire di più
l'arsura. Oggi è caldo. Anzi: CALDO.
Dopo pranzo pausa dal Maistralis con caffè frappè e "motion" (un succo di frutta, come scopriamo). Anche oggi
la richiesta dell'anguria viene rimpallata.
Per l'ultima cena (be' ... per queste vacanze) sull'isola di Naxos, ritorniamo al Kavouras. Ci sediamo proprio
sulla spiaggia e ci gustiamo il forte odore di mare con lo sciabordio rilassante delle onde sulla battigia.
Due souvlaki e saganaki.
Souvlaki di maiale veramente buoni. Il saganaki questa volta era fritto (la volta precedente era alla piastra), e
un po' gommosetto oltre che molto saporito.
23 agosto
Ultimo giorno a Naxos. Ecco oggi ci sarà tutto un "ultimo di qua, ultimo di là" che detti così francamente portano un po' sfiga. Comunque è così: oggi si parte.
A colazione, dall’inizio della vacanza, abbiamo visto gente venire e andarsene, e noi qui. Tempo di passare il
testimone e, se proprio dobbiamo, pagare il conto.
Gentilmente la signora delle pulizie ci offre di lasciare le nostre borse nella sua stanza anziché in macchina per
questa mattina.
E poteva mancare Plaka? No, siamo qui sotto un sole stupendo, rinfrescati da una brezza steroidizzata a giocare a racchettoni, raccogliere conchiglie, fare il bagno o anche più prosaicamente pisoleggiare in un rinfrancante benessere.
Niente da fare per il record a racchettoni: è rimasto imbattuto. A nulla sono valsi gli sforzi di questa mattina probabilmente fiaccati dalla malinconia della partenza.
Abbiamo salutato la spiaggia di Plaka e adesso siamo a pranzo dal Paradisos: un'insalata greca senza peperoni e senza cipolle e un'insalata di soli pomodori e cetrioli. Praticamente la stessa cosa.
Sul traghetto Blue Star Paros per il Pireo
Sul traghetto Blue Star Paros alla volta del Pireo. É con amarezza e malinconia che lasciamo Naxos, quest'isola così bella e accogliente. Il mare leggermente mosso sembra quasi voglia convincerci a restare.
Oggi pomeriggio abbiamo pagato la camera e il pranzo del Paradiso: 853.70€. Niente da dire però almeno i
3.70€ poteva lasciarceli... almeno i 0.70€... vabbe' comunque siamo stati bene e contenti.
Dopo la spesa siamo andati a Hora con un anticipo smodato. Ne abbiamo approfittato per rivedere la città con
un po' di luce. Effettivamente guadagna molto e si notano molti più particolari... chi l'avrebbe mai detto?
Non siamo andati fino sulla rocca, ma abbiamo girato per i vicoli più in basso. Per fortuna non era così caldo
come l'altra sera, e tra ombra e un po' d'arietta siamo riusciti a fare il nostro giro tutto sommato in tranquillità.
Sulla nave abbiamo trovato posto solo all'esterno. É riparato, ma molto affollato14. L'appetito è ingente e così ci
buttiamo sulle tiropitas che abbiamo comprato. Buone, ma un po' pesanti. Una pesca a testa completa la cena... be' un angolino ancora da riempire ci starebbe, ma dobbiamo razionare le provviste per il lungo viaggio.
Vediamo l'isola di Paros nella dorata e calda luce del tramonto. La cittadina è molto bella, quasi una Naxos in
pianura. L'isola è piuttosto brulla e le coste che siamo riusciti a vedere erano tutte rocciose.
Il viaggio passa piuttosto lento tra partite di carte, Sudoku, parole crociate, il rumore del traghetto e il vociare
della folla.
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Un po' meno affollato che all'interno (e infatti il posto l'abbiamo trovato fuori).
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All'una, la calda e leggermente meno caotica notte del Pireo vede sbarcare dalla Blue Star Paros un'Ale e un
Max stracchi e cotti, desiderosi di un letto su cui dormire.
Troviamo rapidamente l'Anita Argos e, anche se hanno perso la nostra prenotazione ci danno comunque una
camera sempre allo stesso prezzo. Anzi la camera è nella parte “Argo” dell'albergo ed è molto più bella di quella dove eravamo stati all'andata. Sia i servizi che la camera sono moderni e ben tenuti. Non ci soffermiamo
molto a studiare la stanza perché in pochi momenti piombiamo in un sonno profondo e ristoratore.
24 agosto
La notte scorre un po' troppo rapida ed è già ora di svegliarsi. Lasciamo l'albergo non prima di esserci fatti
spiegare come si esce dai minoici labirinti stradali del Pireo. E per fortuna, perché uscire dal Pireo è un'impresa anche con le istruzioni! Si potrebbe immaginare che in un città così grande ci siano strade principali con indicazioni per le principali destinazioni. Le istruzioni per uscire nella direzione giusta sono piuttosto lunghe e
complesse e prevedono il passaggio per diverse strade secondarie, prima di entrare in una strada più grande
che ad un certo punto si superstradizza. Arrivati al termine delle indicazioni siamo ancora un po’ incerti perchè
le indicazioni stradali che vediamo non contemplano ancora l'altro grande porto greco: Patrasso15. Ci fermiamo
a chiedere indicazioni in un distributore che in un inglese accettabile ci dice sostanzialmente che siamo sulla
strada giusta e dove dobbiamo girare per evitare di trovarci in Macedonia.
Finalmente ci ritroviamo sull'autostrada che passa prima da Corinto e prosegue in forma di provinciale a pagamento sulla costa nord del Peloponneso.
Ci fermiamo per l'ultimo bagno nel canale di Corinto, dalle parti di Eolas16. Una minuscola stradina assediata
dagli ulivi ci porta su un grazioso lungomare. C'è la ghiaia e famiglie plurigenerazionali di greci. Si respira una
sensazione di villeggiatura simile a quella che si vive nei mesi estivi sulle prealpi lombarde.
Il mare è trasparente e l'acqua calda, ma non è al livello di Naxos. In compenso sul lungomare ci sono sia docce che cabine per cambiarsi. Facciamo un paio di bagnetti.
Questa vacanza ce la stiamo assaporando fino all'ultimo. Adesso siamo sotto al pergolato del ristorante "Premezzo" e abbiamo appena finito un'insalata di pomodori e cetrioli dalle proporzioni arcadiche e una razione
d'anguria extra.
Il clima è leggermente diverso da Naxos: il sole sembra velato, la luce non è molto forte e non c'è molta aria.
La costa è più verde e le case sono più simili alle nostre.
17:52 In partenza
Siamo sull'Ariadne Palace che sta per partire alla volta di Ancona. Una volta che si è nella provinciale a pagamento, arrivare a Patrasso è piuttosto facile: a meno di abbandonare la strada si arriva proprio dritti alla città.
Un minimo di attenzione permette anche di arrivare alla zona del porto. Qui finiscono le cose semplici e iniziano le cose greche. Bisogna premettere che questa non è la prima volta che partiamo da Patrasso per l'Italia e
che non abbiamo mai avuto problemi.
Seguiamo le indicazioni: “A destra per le isole, Dritto per l'Italia e l'Albania”, semplice, basta proseguire. Proseguiamo, proseguiamo, proseguiamo finché il porto finisce e anche le case si fanno più rade.
Qualcosa non ha funzionato, magari non abbiamo visto bene qualche cartello17.
Giriamo la macchina e ci rifacciamo tutta la strada portuale, ma ancora non troviamo nessun cartello che indichi l'entrata del porto per l'Italia.
Giriamo ancora una volta l'auto e riproviamo. Questa volta siamo decisi ad entrare al porto anche se non dall'entrata giusta. Finalmente troviamo l'ingresso, non è indicato, ma ci sono una decina di cabine, tipo biglietteria (assolutamente inutili visto che abbiamo già i biglietti). Li si entra e poi cerchi il traghetto che probabilmente
hai già visto da fuori in uno dei tanti passaggi alla ricerca dell'ingresso.
Arriviamo davanti all'Ariadne Palace, non c'è coda e ci fanno imbarcare immediatamente anche se non sono
ancora le 17:00 (ora in cui il traghetto dovrebbe iniziare a caricare)
Questa cosa così improvvisa ci sconvolge un po' i piani e scendiamo dalla macchina cercando di prendere tutto quello che ci serve.
L'Ariadne Palace è un po' diversa dalla nave dell'andata, sembra esserci meno spazio per dormire all'interno.
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Non che ci interessi particolarmente Patrasso perché è l’altro grande porto greco, ma solo perché è il porto
dove dobbiamo andare noi.
Malgrado possa sembrare il nome di un Elfo delle saghe tolkeniane, Eolas è davvero il nome di un paese
del Peloponneso.
In effetti è una cosa molto probabile: in Grecia i cartelli che cerchi li trovi solitamente guardando nello specchietto retrovisore e traslitterando dal Greco “ribaltato”.
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25 Agosto
6:51 the day after.
Che notte da incubo... anzi peggio visto che l'incubo presuppone che i soggetti in questione stiano dormendo,
cosa che invece non si è verificata.
Tutto andava bene fino a poco dopo le 23. La nostra postazione era comoda, relativamente spaziosa e tranquilla, sita nell'atrio di fronte alle scale.
Poco dopo le 23 la nave attracca a Igoumenitsa e lì inizia a salire una fiumana di chiassosa e varia umanità. In
particolare del tipo con il passaggio ponte. Non che ci sia nulla di male in tutto ciò (dopotutto anche noi facciamo parte di questa risma). Il problema sta nel fatto che di spazio per dormire all'interno ce n'è pochino e così
iniziamo ad essere assediati su tre lati (sul quarto lato siamo protetti dalla parete).
Noi siamo lì tra il dormiveglia quando iniziano a spostarci i sandali. Poi una matrona di svariati quintali si stende a fianco di Alessandra e inizia ad invaderle lo stuoino bloccandola contro la parete.
Dalla mia parte un'altra matrona si mette al limite del mio, in modo che non posso stendere i piedi.
Passa ancora qualche minuto e da questa massa umana si leva un coro di raspini e fischietti che avrebbe terrorizzato qualsiasi albero nelle vicinanze.
L'Ale si rifugia nel bar vicino e poco dopo raccolgo tutte le nostre masserizie e la raggiungo.
Il bar è luogo di fumo e perdizione, luci soffuse (che è bene per dormire) e musica greca ad alto volume (che
invece è male, molto male). C'è un tipo di bianco vestito con occhiali da sole che punta alla ricerca di una preda. Operazione quanto mai vana dal momento che al bar ci sono poche persone e tutte stanno cercando con
gradi di successo variabili, ma generalmente scarsi, di dormire. Il suono delle smandolinate greche raggiunge
direttamente le terminazioni nervose dell'orecchio e ci pesta delle sonore martellate.
Alla fine anche questo supplizio, verso le 3 di mattino, termina e si può cercare di dormire con un po' più di
successo se si riesce ad ignorare i 17 gradi dell'aria condizionata.
I divanetti sono relativamente comodi e il personale non rompe le scatole a chi si stende.
Verso le 6:30 passa il marinaio-sveglia che con voce trillante parakala18 le persone fuori dal mondo dei sogni
(cioè i pochi fortunati che ci sono, gli altri, grugnendo cambiano posizione per l'ennesima volta). Tutti alla fine
cercano di sistemarsi i crampi.
Passiamo una parte della mattinata al bar, poi la puzza di fumo diventa insopportabile e quindi ci spostiamo su
altre poltroncine, sempre all'interno. Non c'è più il tanfo di sigari e sigarette, ma rimane comunque un odore pesante di accalcata umanità.
Alla fine usciamo. Sul ponte più alto della nave non fa particolarmente freddo, e la concentrazione umana non
è inferiore a quella che si può trovare all'interno del traghetto, ma almeno qui c'è l'aria marina che ricambia
l'ossigeno e si respira.
C'è una specie di gita scolastica teutonica che occupa la maggior parte dello spazio con i loro sacchi a pelo. In
effetti ricorda una gita scolastica per la rumenta che questi ragazzoni hanno generato.
Il tempo cambia e peggiora, ad un certo punto si mette a piovere, meno male che siamo riparati dalla tettoia.
Dalle pareti trasparenti vediamo i lampi che si scaricano in mare (per fortuna a distanza di sicurezza).
E finalmente arriviamo in vista delle coste anconetane. Anche dopo essere entrati in porto l'accesso al garage
(che è unico) viene tenuto chiuso e si forma così un ingorgo di gente davanti alle scale che scendono ai ponti
inferiori.
Le scale rimangono bloccate fino a che la nave non ha completamente attraccato, sono le 14:10. Raggiungiamo l'auto per le ripide scalette, ma dobbiamo aspettare le 15:15 prima di riuscire a portare le ruote sulla terraferma. Vediamo che la guardia di finanza sta perquisendo alcuni camion e che le auto e i pulmini vengono fatti
passare attraverso la dogana.
I doganieri non ci fermano. Ci pensa invece a farlo il traffico anconetano. Attraversiamo un ingorgo dopo l'altro
fino all'autostrada e da lì a passo d'uomo arriviamo ad avvistare le prime luci di Castellanza alle 23:20.
Il contachilometri ci indica 1867km totali
Epilogo
Erano state tre settimane durante le quali salire sul monte Olimpo era come giocare una variante meteorologica della roulette russa. Grandinate, diluvi torrenziali, lampi, fulmini e saette, più altre 7 specie di scariche elettriche non ancora identificate. Ma la cosa più inquietante erano le voci, quei suoni che un orecchio cittadino
avrebbe potuto scambiare per i rumori della montagna: una pietra che cade, un ramo che scricchiola, il verso
di un animale selvatico, ma che Spiros, ormai non aveva dubbi, riusciva ad interpretare come frasi strane ed
inquietanti in greco antico, ora accuse, ora incitazioni, ora esclamazioni di esultanza. Suo padre non aveva vo18
Dal verbo “parakalare”. In greco “Parakalà” vuol dire “prego”, “per favore”.
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luto sentire ragioni: lui era un pastore e ogni giorno doveva andare a portare le capre al pascolo. E come dargli
torto, a valle il tempo era sempre bello e niente delle strane cose che accadevano al pascolo arrivavano fin li.
Finalmente il tempo sembrava essersi assestato.
Un sasso cadde rotolando ed il rumore formò nell’orecchio di Spiros le parole “Stanno decidendo dove andare
l’anno prossimo”. Il fruscio del ruscello vicino cambiò tono e disse: “Si ricomincia! Prendi il tabellone”. Un rombo minaccioso, forse un tuono lontano: “si, ma questa volta niente trucchi!”
Indicazioni
Essendo stati diverse volte in Grecia è difficile dare delle indicazioni generali sui viaggi in questo paese. Internet, al solito, è una miniera di informazioni utili, oltre ai diari di viaggio che si possono trovare, segnalo anche
questo sito: http://www.naxosvacanze.net/ che oltre a fornire una valida intermediazione mette a disposizione
del netnauta un bel po’ di risorse.
Il viaggio
Noi abbiamo impiegato tre giorni per raggiungere l’isola, prendendo il traghetto della Minoan Lines
(http://www.minoan.gr/) ad Ancona, dormendo al Pireo e prendendo infine il traghetto della Blue Star Ferries
(http://www.bluestarferries.com/) per arrivare a Naxos.
Da Ancona fanno servizio anche la Superfast (http://www.superfast.com/) e la Anek (http://www.anek.gr/) che
costano un po’ di più, ma hanno il vantaggio di arrivare prima. Per diminuire la durata della traversata è necessario scendere più a Sud in Italia.
Sia Minoan che BlueStar Ferries si possono prenotare via internet. Però solo BlueStar Ferries permette il pagamento on-line. La Minoan vuole essere pagata via bonifico bancario e fax di conferma.
Per le linee interne oltre alla Blue Star Ferries, c’è anche la Hellenic Seaways (http://www.hellenicseaways.gr).
Prendendo un traghetto Italia-Ancona che arrivi a Patrasso in mattinata è possibile combinarlo con un traghetto
Hellenic Seaways per Naxos che parta in serata. Questo dovrebbe lasciare un margine accettabile per far fronte ai possibili ritardi. Noi ci siamo accorti troppo tardi di questa possibilità, quando ormai avevamo già prenotato.
A Naxos c’è l’aeroporto, ma non ci sono voli di linea diretti dall’Italia. E’ sempre necessario fare scalo ad Atene
e nelle nostre ricerche non abbiamo trovato coincidenze quindi alla fine anche volando erano necessari due
giorni. Durante il soggiorno però abbiamo sentito di compatrioti arrivati direttamente dall’Italia, probabilmente
con voli charter… è una possibilità che merita approfondimenti.
Pernottamento
Per quanto riguarda il pernottamento a Naxos è possibile sia prenotare dall’Italia usando internet sia arrangiarsi in loco. In effetti siamo convinti che avremmo potuto trovare qualche soluzione al nostro arrivo, probabilmente risparmiando un po’ (non tantissimo). D’altro canto abbiamo preferito sicurezza e comodità.
La spesa per l’alloggio è ovviamente proporzionale alla posizione e al comfort, azzarderei che in agosto sia difficile spendere meno di 35 euro a notte e che per una camera doppia in una buona posizione si vada almeno
sui 50-55. Dalle nostre ricerche abbiamo visto che è frequente trovare delle camere fornite di un mini-angolo
cottura.
Varie
La temperatura non è mai insopportabile grazie al vento che è sempre presente. Le varie cittadine dell’isola offrono parecchie opportunità di noleggio mezzi, inoltre ci sono i mezzi pubblici che servono molto bene le zone
più turistiche (credo che per Plaka ci sia un pulman ogni mezz’ora).
Si trovano minimarket ovunque generalmente sempre aperti. Si può mangiare in ristorante quasi a qualsiasi
ora. L’orario tipico della cena è intorno alle 21:00. I ristoranti sono solitamente economici (almeno per gli standard italiani). Noi abbiamo sempre speso tra 12 e 22 euro tra tutt’e due prendendo un piatto unico (a testa) e
qualcosina extra (a volte un contorno, a volte un’insalata o un dolce).
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Riconoscimenti
L’idea degli dei che giocano a dadi col destino degli uomini è di Terry Pratchett che, insieme a Stefano Benni,
è uno dei principali ispiratori della mia prosa.
Senza Alessandra che col suo amore riesce a trasformare una vacanza in un'avventura meravigliosa questo
diario non avrebbe mai visto la luce.
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