Dialogo padre figlio

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Dialogo padre figlio
Apprendimento significativo di genere:
dimensione emozionale e scientifica della lettura-scrittura
creativa
Ideare un dialogo padre figlio
in cui il primo mette al corrente il secondo di avere una nuova compagna.
OLIVIERO - Non mi aspettavo che saresti venuto – disse Oliviero, vedendo suo figlio che gli veniva
incontro con una inaspettata rapidità nei passi.
ADRIANO - Ciao… papà…- rispose Adriano, fingendo un’indifferenza che, al contrario, tradiva una
forte emozione.
OLIVIERO - Pensavo che avrei dovuto insistere, pregarti…e invece sei già qui…- Oliviero fece per
abbracciare quel figlio già uomo che stentava a riconoscere. Adriano si ritrasse un poco
ADRIANO - E’ passato tanto tempo…Dopo il funerale sei … scomparso…
OLIVIERO - Devo chiederti perdono, per questo…
ADRIANO - Perdono? E di che? Di avermi lasciato solo ad affrontare la sepoltura di mia madre? Di
dare spiegazioni ai parenti, agli amici, ai vicini? – Dov’è tuo padre?– mi chiedevano. E io non sapevo
cosa rispondere.
Quella notte…ti ho aspettato sveglio tutta la notte…ma tu…non sei più tornato…
OLIVIERO -Ma io…- Oliviero tentò un approccio di giustificazione, che Adriano non volle ascoltare.
ADRIANO -Ero solo un ragazzo, papà. Avevo il sacrosanto diritto di fare il figlio in quel momento.
Volevo essere consolato, rassicurato, abbracciato…Allora mi dovevi abbracciare, papà…Quando con
mia madre, se ne erano andate le mie certezze e la mia adolescenza…allora mi dovevi abbracciare…
OLIVIERO -Non ho saputo affrontare tutto quel dolore…le lacrime, le frasi di circostanza, i volti
fintamente contriti …
ADRIANO -Ma pensi che da affrontare ci fosse solo quello? Il vuoto, la voragine che si è aperta
dopo…quella era la vera sfida! E invece, sei scomparso…lasciando me, in quella voragine. Che ti
avevo fatto io?! Perché punirmi così!
OLIVIERO -Sono stato vile, lo so. Ma mi sembrava di non avere alternative, in quel momento…
ADRIANO -Infatti alternative non ce n’erano. Dovevi restare e basta. Restare a fare il padre. E
adesso, dopo sette anni, mi telefoni e mi chiedi di vederci…
OLIVIERO -Sei venuto subito però…
ADRIANO -Io ce l’ho una dignità, papà, e anche dei sentimenti
OLIVIERO -Mi vuoi bene…allora…Mi vuoi ancora bene…eh?- Oliviero cercò di abbracciare di nuovo
Adriano, che, ancora una volta si ritrasse, ma con meno convinzione.
ADRIANO -Ora dimmi perché mi hai cercato però…Perché un motivo c’è…sicuro!
OLIVIERO - Tu…Adriano…Mi devi raccontare tutto di te…tutto…tutto…Cosa hai fatto, cosa sei
diventato…tutto insomma…
ADRIANO -Papà…pensi di arrivare qua non so da dove, dopo sette anni…e recuperare una vita
dopo che ci siamo scambiati quattro parole? Vai al sodo, che è meglio. Perché sei qui (?)
La serietà che Oliviero vide negli occhi di suo figlio, lo fece sentire quasi in imbarazzo. Preciso a sua
madre: gli stessi occhi neri che ti frugavano nell’anima, di fronte ai quali ti sentivi sempre come un
bambino sorpreso con l’indice e il medio nella Nutella.
Oliviero cominciò a balbettare…
OLIVIERO -Io veramente…sono qui per…
ADRIANO -E dimmi, dài…che ho fretta! – incalzò Adriano guardando l’orologio.
Oliviero si accorse che Adriano portava l’orologio d’oro, il suo orologio…quello col cinturino di
coccodrillo che gli aveva promesso per i suoi diciott’anni. Lo aveva al polso…Non era un caso…Non
se l’era tolto da allora. Pensò che poteva, allora, confidarsi con lui.
Ma, nello stesso tempo, vedeva sul suo viso qualcosa, un’espressione, un atteggiamento che non gli
riconosceva. E questo lo faceva sentire a disagio.
OLIVIERO -Devo dirti che…ora…ho … una…
ADRIANO -Una che, papà…una malattia, una macchina nuova, una casa…Una che cosa, papà.
Oliviero si sentì ancora più piccolo di fronte a quel figlio che lo sovrastava di più di dieci centimetri
in altezza, ingigantito dalla consapevolezza di aver ragione, fortificato dall’essere diventato uomo
da solo, senza il suo viatico, senza i suoi consigli, senza liti, senza abbracci, senza lacrime, senza
sorrisi…
Oliviero si senti inutile, allora, per la prima volta. Un inutile uomo fuggito il giorno del funerale di
sua moglie perché non aveva avuto il coraggio di fare il padre. Forse aveva sbagliato a cercare
Adriano. Forse avrebbe dovuto lasciare suo figlio nel dubbio che dietro la sua scomparsa ci fosse
qualcosa di più nobile…o di più misterioso…
OLIVIERO - Io devo dirti…che…sto per sposarmi…
Adriano lo guardò con un’espressione che Oliviero non avrebbe dimenticato mai più.
OLIVIERO - E’ una brava ragazza…dolce, sincera…Mi vuole bene…Viene dalla Romania…
ADRIANO -Ma…dimmi un po’…Quanti anni ha la “dolce, sincera, che ti vuole bene”…
OLIVIERO -Beh…Ventuno…
ADRIANO -Un anno più giovane di me…- osservò sarcastico Adriano - Sposi una ragazza che ha un
anno in meno di tuo figlio. Devi esserti bevuto il cervello, papà. Cosa pensi se ne farà di te quando
avrai tu bisogno di lei. Credi davvero che ti accudirà, ti accompagnerà al bagno, ti darà le
medicine… Ma in che mondo vivi…Tu ti sei trovato una che ha l’età di tuo figlio perché non hai
saputo fare il padre e pensi di rimediare e metterti la coscienza a posto confidandolo a me…
Se non fossi fuggito, se non fossi stato il vigliacco che sei, se m’avessi aiutato a crescere, avessi
gioito dei miei studi, dei miei successi, avessi sofferto con me, m’avessi sostenuto quando mi
sentivo perduto…avrei pensato io a te, sempre ogni momento, mi avresti avuto accanto, per
sostenerti a mia volta. Insieme saremmo stati una famiglia. E non avresti sentito il bisogno di
formartene una fittizia, come stai facendo.
Oliviero sapeva che le parole di Adriano suonavano come una sentenza inappellabile…Che poteva
obiettare…
OLIVIERO - Allora…io vado – balbettò.
Adriano gli aveva già dato le spalle.
Oliviero vide il cappotto blu di suo figlio, la cintura che pendeva dai due lati, il passo deciso che lo
portava lontano da lui…e si convinse di averlo perso per sempre.
Si voltò e si diresse, con gli occhi bassi, verso il parcheggio.
Una voce…alle sue spalle…gridò – PAPA’!
Giusy Gatti
ITIS “Majorana”