Diapositiva 1 - Università degli Studi della Basilicata
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Diapositiva 1 - Università degli Studi della Basilicata
PROPRIETÀ BIOLOGICHE DEL TESSUTO OSSEO 1 BIOLOGIA DELL’OSSO FUNZIONE: MECCANICA: • Sostegno e forma al corpo • Protezione organi interni • Locomozione Necessità di ADATTAMENTO al mutare degli stimoli Accrescimento e maturazione dell’organismo Cambiamento carico meccanico Riparazioni METABOLICA • • • • Omeostasi dei minerali (Ca, P, Mg) → Fine regolazione ormonale Bilancio acido-base Emopoiesi Secrezione endocrina • Trasduzione dei suoni • Detossificazione • Produzione di fattori di crescita, di acidi grassi che vengono depositati (midollo giallo) spongy bone Proximal compact bone epiphysis Diaphysis Endosteum epiphyseal line yellow marrow Sharpey’s fibers Distal epiphysis hyaline cartilage periosteum3 Aspetti macroscopici - Istologia L’osso può essere classificato come: Corticale o Compatto Spugnoso o Trabecolare Costituisce 80% massa scheletrica Costituisce 20% massa scheletrica Osso duro, solido, che resiste agli stress Osso dalla struttura alveolare presente prodotti dal peso e dal movimento nella parte più interna 80-90% mineralizzazione 15-25% mineralizzazione Presenza di unità strutturali a lamelle Molti spazi tra le specole (trabecole) ripetute chiamate OSTEONI o SISTEMI Le trabecole, variamente orientate ed HAVERSIANI, contenenti vasi sanguigni, intersecate tra loro, delimitano le cavità vasi linfatici, nervi midollari che contengono midollo rosso Il canale Haversiano è circondato da anelli (ematopoietico) e giallo (grasso) concentrici di cellule (OSTEOCITI) e matrice calcificata METABOLICAMENTE PIÙ4 ATTIVO 5 6 7 8 9 10 Aspetti microscopici del Tessuto osseo Tessuto connettivo specializzato, costituito da diversi tipi di cellule disperse in una matrice extracellulare (ECM) formata da materiale fibroso e da sostanza amorfa: La presenza delle cellule rende l’osso un tessuto tutt’altro che “morto”, bensì assolutamente DINAMICO!!! 11 COMPONENTE ORGANICA : conferisce all’osso flessibilità, elasticità e resistenza alla trazione COMPONENTE INORGANICA : conferisce all’osso durezza, rigidità e resistenza alla compressione • • Se è rimosso il minerale, l’osso è troppo pieghevole Se è rimosso il collagene, l’osso è troppo fragile 12 MATRICE Costituita per il 90-95% da proteine, principalmente fibre di collagene, e per il rimanente da un mezzo omogeneo detto sostanza fondamentale. Le fibre di collagene, principalmente di tipo I ed organizzate parallelamente l’una all’altra, sono disposte lungo le linee delle forze di tensione alle quali l’osso è fisiologicamente sottoposto. Tali fibre conferiscono all’osso la sua elevata resistenza alla tensione. Altre proteine non-collagene sono: 1) proteine di adesione (fibronectina, osteopontina); 2) proteine associate alla mineralizzazione della matrice (osteocalcina, osteonectina); 3) Proteine regolative: proteine morfogenetiche dell’osso (BMP) La sostanza fondamentale è costituita da liquido extracellulare contenente proteoglicani (PG) e glicosoaminoglicani (GAG), a base specialmente di condroitinsolfato ed acido ialuronico. Queste sostanze pare intervengano anche nel controllo della deposizione dei sali di calcio. 13 SALI La componente minerale dell’osso è costituita principalmente da idrossiapatite [Ca10(PO4)6(OH)2]. Questa forma cristalli fusiformi che si depositano nel collagene e nella sostanza fondamentale. L’orientamento dei cristalli è solitamente parallelo a quello14delle fibre di collagene. CELLULE Cellule specializzate: cellule osteoprogenitrici, osteoblasti, osteociti, osteoclasti. Mineralizzazione della matrice ossea Elevata concentrazione di ioni Ca2+ in circolo, che può stimolare il differenziamento di MSC-cells in pre-osteoblasti; I pre-osteoblasti secernono tessuto osteoide, formato soprattutto da collagene di tipo I, osteonectina, fosfatasi alcalina (proteina di membrana plasmatica che genera Pi nello spazio extracellulare e che complesserà con gli ioni Ca2+ per formare cristalli di CaP attorno cui si formerà l’idrossiapatite), e sono espresse il PTHr ed una serie di integrine; Successivamente alla formazione di Pi extracellulare ed alla sintesi di collagene, i pre-osteoblasti maturano in osteoblasti, che continuano a esprimere collagene I, BSP-1 (sialoproteina-1 ossea), fosfatasi alcalina, PTHr e osteocalcina; Osteoblasti generano vescicole contenenti l’annessina V, la fosfatasi alcalina, la calbindina, le pirofosfatasi, l’anidrasi carbonica, la BSP-1, l’osteonectina e l’osteocalcina, con generazione di ‘giovani’ cristalli di idrossiapatite, che in seguito fuoriusciranno dalle vescicole; L’accrescimento dei cristalli di idrossiapatite nella matrice sarà regolato dalla concentrazione di Ca2+ e Pi e da fattori quali il pH locale, la presenza di proteine non collagene quali BSP-1, osteocalcina, osteonectina e osteopontina. 15 Quindi, nel giro di pochi giorni, precipitano i sali di calcio sulla superficie delle fibre di collagene. Lungo ciascuna di queste fibre i precipitati compaiono ad intervalli, seguendo il periodo delle fibre stesse, formando minuscoli nuclei che rapidamente, in un lasso di giorni o di settimane, si sviluppano, dando luogo al prodotto finito, ovvero i cristalli di idrossiapatite. 16 Cellule dell’osso Cellule osteoprogenitrici Osteoblasti: costruiscono nuovo osso Osteoclasti: ‘’mangiatori’ di osso Osteociti: cellula dell’osso maturo 17 CELLULE OSTEOPROGENITRICI Derivano dalle cellule mesenchimali embrionali; Cellule non differenziate di forma affusolata simili ai fibroblasti; Differenziano in osteoblasti (molto attive nell’accrescimento); Localizzazione: sulle superfici libere dell’osso maturo (strato interno del periostio; endostio) 18 19 OSTEOBLASTI Cellule di origine mesenchimale (MSC), derivate dalle cellule osteoprogenitrici; Costituiscono il 5-6% del totale delle cellule ossee; Localizzate sulla superficie dell’osso, secondo una disposizione a strati cuboidali o cilindrici; Specializzate nella sintesi e nel mantenimento della matrice organica dell’osso (tessuto osteoide) → intensa attività metabolica, interamente rivolta alla DEPOSIZIONE DEL TESSUTO OSSEO; Hanno un elevato contenuto di fosfatasi alcalina distribuita sulla loro membrana cellulare, la cui attività è necessaria per la normale mineralizzazione dell’osso; 20 Possiedono recettori per l’ormone PTH e per il calcitriolo (1,25(OH)2 vit.D, nonché per diverse citochine, fattori di crescita e ormoni della riproduzione; Tra i prodotti di queste cellule vi sono i ‘fattori di interazione’ mediante i quali gli osteoblasti esercitano una funzione di regolazione dell’attività degli osteoclasti (funzione endocrina). 21 OSTEOCLASTI Cellule di origine monocitica/macrofagica, polinucleate, con un gran numero di mitocondri e lisosomi; Di solito presenti isolate o in piccoli ammassi all’interno di una lacuna di riassorbimento da loro stessi prodotta; Presentano un bordo frastagliato che aderisce all’osso che deve essere riassorbito, mediante secrezione di protoni e di enzimi proteolitici nello spazio tra il bordo frastagliato e la superficie dell’osso → contribuiscono al controllo della crescita e del rinnovamento dello scheletro; A fianco di altri organi, tra cui rene, intestino, tiroide e paratiroidi, influenzano anche la calcemia e la fosfatemia; Il PTH e il calcitriolo stimolano il riassorbimento osteoclastico, ma tale effetto è mediato dai recettori per questi ormoni situati sugli osteoblasti e dalla successiva secrezione, da parte di queste cellule, dei ‘fattori di interazione’ (ad es. RANKL). Si connettono all’osso attraverso una struttura detta podosoma, in cui filamenti intracellulari di actina si attaccano alla membrana tramite dei recettori integrinici; ciò innescherà una serie di eventi intracellulari che si concluderà con il riassorbimento osseo; 23 Il RANKL (RANK-Ligando) é un mediatore specifico appartenente alla famiglia del Tumor Necrosis Factor (TNF), che viene prodotto dagli osteoblasti a seguito di numerosi stimoli, fra cui ormoni, citochine e fattori di crescita. Il RANKL é in grado di legarsi a un recettore specifico (RANK) espresso sia sulle cellule progenitrici degli osteoclasti, sia sugli osteoclasti maturi. L’interazione del RANKL con il RANK determina la trasformazione dei precursori mononucleati in osteoclasti maturi. Questo meccanismo é essenziale per la formazione, la funzione e la sopravvivenza dell’osteoclasta ed é una condizione necessaria affinché gli osteoclasti possano svolgere l’attività di riassorbimento osseo a cui sono deputati. TRAP: Fosfatasi acida tartrato necessaria resistente, per riassorbimento osseo Prodotti dagli osteoblasti!! RANK: receptor-activated nuclear factor κB e RANKL: RANK ligand il 25 L’osteoprotegerina (OPG) è una citochina solubile prodotta dagli osteoblasti, strutturalmente simile al RANK. L’OPG agisce da recettore solubile decodificatore per il RANKL, prevenendone il legame con il RANK attraverso un meccanismo di competizione recettoriale e, di fatto, bloccandone le attività biologiche. 26 L’attività degli osteoclasti é dipendente dal rapporto tra RANKL e OPG. Quando vi é un eccesso di RANKL, l’osteoclastogenesi é esaltata e prevale il riassorbimento osseo, mentre quando prevale l’OPG, l’attivazione osteoclastica viene inibita e il riassorbimento osseo é rallentato. Nelle donne in post menopausa, a seguito del calo dei livelli estrogenici, vengono espressi livelli aumentati di RANKL da parte degli osteoblasti, e ciò suggerisce che vi sia una modifica del rapporto tra RANKL e OPG che favorisce il riassorbimento osseo, con conseguenze negative sull’omeostasi dello scheletro. 27 La neutralizzazione l’inibizione della del RANKL formazione, comporta attivazione e sopravvivenza degli osteoclasti con conseguente diminuzione del loro numero e della loro funzionalità, riduzione del riassorbimento osseo e incremento della massa (corticale e trabecolare), del volume e della resistenza dell’osso. Commercializzato con i nomi Prolia e Xgeva, è indicato per il trattamento dell‘OSTEOPOROSI postmenopausale (PMO) ed il rimaneggiamento con perdita di massa ossea per artrite reumatoide (AR) o metastasi ossee. 28 OSTEOCITI Cellule a forma ‘di ragno’ che originano dagli osteoblasti, successivamente alla deposizione del tessuto osseo che hanno formato; Costituiscono il 90-95% del totale delle cellule ossee e sono le più longeve (~25 anni); Differenziamento nei vari comparti dell’osso Facilmente identificabili nella sezione ossea, poiché completamente intrappolati nella matrice; ciò ha, peraltro, reso difficile isolarli e studiarli! Durante la deposizione ossea, una parte degli osteoblasti comincia a differenziarsi per diventare osteocita, inducendo modificazioni funzionali e strutturali alla cellula; Ogni osteocita possiede fino a 50 lunghe ‘ramificazioni’, che si propagano nell'osso in una rete di canalicoli interconnessi. Queste ‘propaggini’ si toccano l’un con l’altra, ed eventualmente anche con altri tipi di cellule, mediante giunzioni che facilitano il trasporto intercellulare di piccole molecole di segnalazione. La comunicazione cellula-cellula è ottenuta anche attraverso un fluido interstiziale che scorre attraverso i canalicoli attorno agli osteociti. Questa rete è essenziale nel coordinare la risposta dell'osso ai segnali meccanici e biologici. 30 Gli osteociti sono connessi tra loro grazie a tali gap-junction, formando una rete tridimensionale sepolta nella matrice ossea. La loro forma, la distribuzione e organizzazione spaziale sono coerenti con le loro funzioni di rilevamento e di trasporto dei segnali. Vi è generale accettazione che gli osteociti sono coinvolti nella traduzione di stimoli meccanici in segnali biochimici (fungono da MECCANORECETTORI); Gli osteociti possono controllare direttamente la differenziazione e l'attività osteoclasti e osteoblasti. 31 di RIMODELLAMENTO OSSEO Il tessuto osseo subisce un continuo rinnovamento strutturale, detto rimodellamento, che dura per tutta la vita dell’individuo. Esso assicura la competenza meccanica dello scheletro e contribuisce a mantenere equilibrata la concentrazione ematica degli ioni calcio e fosfato. Le esigenze meccaniche e le richieste metaboliche possono essere considerate come forze diverse che agiscono contemporaneamente sullo scheletro, indipendentemente l’una dall’altra. I segmenti ossei più sollecitati meccanicamente sono irrobustiti e modellati secondo l’azione delle linee di forza maggiormente incidenti. Le forze meccaniche applicate al tessuto sono percepite dai prolungamenti degli osteociti, che quindi svolgono il ruolo fondamentale di meccanorecettori. Se le forze meccaniche per un verso sono considerate positive, rendendo i vari segmenti ossei adatti a sostenere sollecitazioni ad essi applicate, le forze metaboliche non tengono in alcun conto la funzionalità meccanica, e per esse prevale la priorità del mantenimento dell’omeostasi del calcio e del fosfato. Inoltre, l’osso si rimodella in risposta alla normale crescita, a microfratture (dovute a normali o anormali sollecitazioni meccaniche), a fratture causate da traumi: in seguito, quindi, a stimoli diversi (meccanici, umorali, ecc), un gruppo di cellule inizia il processo di riassorbimento che risulterà nella sostituzione dell’osso preesistente con un tessuto nuovo Questo gruppo di cellule viene definito Unità Metabolica Ossea (Bone Metabolic Unit, BMU), avente un ciclo di attività che dura da 24 a 36 mesi; il lavoro complessivo di tutte le BMU attive porta al rimodellamento ogni anno di ~ 10-20% dello scheletro Il meccanismo è diviso in 5 distinte fasi: attivazione, riassorbimento, reclutamento osteoblasti, formazione dell’osso, quiescenza. Per ciascuna di queste, esistono fattori di regolazione, di stimolo e di blocco In condizioni fisiologiche e nell’osso dell’età adulta, i due processi del rimodellamento, il riassorbimento e la neoformazione, procedono appaiati: la ‘quantità’ di osso rimane costante; in età pediatrica prevale la fase di neoformazione dell’osso, in menopausa e nell’età avanzata si osserva un eccesso di riassorbimento Bone Turnover Relative to Development Formation Resorption Male Female •Formation > Resorption •High Turnover ‘modellamento’ •Formation = Resorption •Formation < •Formation < Resorption •Resorption •Low Turnover ‘rimodellamento’ Perdita di minerali (ok se lenta) Change in Bone Density with Age IMPORTANTE: gli osteoblasti e gli osteoclasti evidentemente ‘comunicano’ tra di loro, non solo nell’interazione tra riassorbimento e formazione dell’osso, ma anche in risposta a segnali ormonali. Per esempio, l’effetto stimolatore del PTH sul riassorbimento osteoclastico passa attraverso il legame dell’ormone sui recettori posti solo sugli osteoblasti, visto che gli osteoclasti ne sono privi!!! 36 37 38 39 Altri fattori che influenzano il rimodellamento: Minerali Grandi quantità di calcio e fosforo e piccole quantità di magnesio, fluoro, manganese sono richieste per la crescita ed il rimodellamento osseo Vitamine Vitamina A stimola l’attività degli osteoblasti Vitamina C è necessaria per la sintesi di collagene Vitamina D aiuta durante la formazione ossea aumentando l’assorbimento intestinale di calcio Vitamine K e B12, necessarie per la sintesi di proteine ossee Ormoni Human Growth Hormone (GH): promuove in generale la crescita di tutti i tessuti Insulin-like Growth Factor (IGF): stimola l’uptake di aminoacidi e la sintesi proteica Insulina: promuove la normale crescita ossea Ormoni della tiroide: promuove la normale crescita ossea Estrogeni e Testosterone: aumentano l’osteogenesi in pubertà e sono responsabili del differenziamento di genere dello scheletro; nelle donne, gli estrogeni bloccano l’attività osteoclastica MARCATORI DI RIMODELLAMENTO OSSEO Alterazioni del processo di rimodellamento possono portare, a lungo termine, a variazioni della massa e della struttura ossea, che possono essere rilevate con tecniche radiologiche e densitometriche. A differenza di queste misure, che rilevano alterazioni ossee già instaurate da tempo, i BIOMARCATORI di rimodellamento osseo sono PIÙ ADATTI a rilevare la dinamica di queste alterazioni, in quanto sono i prodotti diretti del metabolismo osseo e possono dare un’immagine dello STATO METABOLICO ATTUALE DELL’OSSO. Diverse molecole che possono essere misurate nel sangue e nelle urine sono state identificate come biomarcatori dell’attività metabolica dell’osso e possono quindi fornire una stima in tempo reale di perturbazioni (fratture, osteoporosi, ecc.) del rimodellamento osseo. BIOMARCATORI DI FORMAZIONE OSSEA I biomarcatori di formazione e apposizione ossea sono prodotti diretti o indiretti dell’attività degli osteoblasti, espressi sia durante le differenti fasi di differenziamento sia nel corso della deposizione e maturazione di nuova matrice extracellulare ossea. Tutti i marcatori di formazione ossea vengono misurati nel siero o nel plasma: FOSFATASI ALCALINA OSSEA OSTEOCALCINA PROPEPTIDI N-TERMINALE E C-TERMINALE DEL PROCOLLAGENE DI TIPO I OSTEOPROTEGERINA BIOMARCATORI DI RIASSORBIMENTO OSSEO La maggior parte dei marcatori di riassorbimento osseo è costituita da prodotti di degradazione del collagene di tipo I dell’osso, che possono essere misurati nelle urine e nel siero, tra i quali il principale è la fosfatasi acida resistente al tartrato (TRAP): FOSFATASI ACIDA SIALOPROTEINA DELL’OSSO IDROSSIPROLINA TELOPEPTIDI CROSS-LINK DEL COLLAGENE DI TIPO I METABOLISMO DEL CALCIO, DEL FOSFORO E DEL MAGNESIO 44 Il calcio presente nell’organismo è il minerale più abbondante: in un individuo sano adulto di circa 70 kg sono presenti circa 1200 g di calcio, di cui il 99% è localizzato nel tessuto osseo (idrossiapatite, Ca10(PO4)6(OH)2) e l’altro 1% è presente in altri tessuti e nei fluidi corporei. Il fosforo ha un contenuto di circa 850 g (circa 23 moli), quindi costituisce circa l’1% in peso; è presente come fosfati inorganici. La maggior parte (85%) è nello scheletro e nei denti (in forma di idrossiapatite) ed il 14% distribuito nelle cellule dei tessuti molli. Il magnesio è il quarto catione dell’organismo in ordine di abbondanza; il suo contenuto in un individuo adulto è pari a circa 1 mol (24 g), localizzato per il 65% nel tessuto osseo ed il resto all’interno delle cellule. Soltanto l’1% del magnesio totale si trova nei fluidi extracellulari Le ossa costituiscono una riserva di Ca, P e Mg 45 46 Assorbimento Ca, P e Mg assunti con la dieta, vengono assorbiti attivamente in tutto l’intestino tenue; La quantità di calcio assorbito nel canale gastroenterico non è molta a causa della relativa insolubilità di molti dei suoi composti; il fosfato viene assorbito benissimo, salvo nel caso ci sia un eccesso di calcio nella dieta, con il quale forma composti pressoché insolubili, che non vengono assorbiti e, dopo aver percorso tutto l’intestino, vengono eliminati con le feci; il magnesio è assorbito nel tenue attraverso sia un meccanismo mediato da un trasportatore sia con un processo di diffusione non specifico; Entrano dalla membrana apicale delle cellule intestinali per gradiente di concentrazione ed escono dalla membrana basolaterale tramite carriers che operano un trasporto attivo. 47 48 49 CALCIO RUOLO BIOLOGICO DEL CALCIO 1. Ruolo strutturale: indispensabile per la formazione di ossa e denti 2. Ruolo metabolico: E’ coinvolto nell’accoppiamento eccitazione-contrazione nelle cellule muscolari È necessario per la trasmissione dell’impulso nervoso; Funziona da segnale intracellulare per alcuni ormoni (secondo messaggero), ad esempio coinvolti nella crescita e moltiplicazione cellulare; Indispensabile per la coagulazione del sangue; È un attivatore di alcuni enzimi (glicogeno fosforilasi chinasi, trombochinasi,…) ; Diminuisce la permeabilità capillare e delle membrane cellulari, controllando, quindi, il meccanismo di trasporto di membrana; 50 CALCIO NECESSITÀ DI UNA FINE REGOLAZIONE DELL’OMEOSTASI DEL CALCIO 51 CALCIO Distribuzione corporea del Calcio 1000-1200 g (25-30 moli) nel maschio adulto (70 kg) Osso e denti (~25 moli, 99%) idrossiapatite Ca10(PO4)6(OH)2 un pool labile (1%), rapidamente scambiabile un pool stabile, scambiabile molto più lentamente Tessuti molli /ECF (~10 g, 0.25 moli, 1%) Plasma (~2,1-2.6 mM, 10 mg/dl, ~0,1%) 50% come ione Ca2+ Forma Attiva (1.2 mM) 40% legato a proteine (es. albumina) 10% come sale di fosfato, citrato Forma Inattiva (1.2 mM) Intracellulare 90-99% in mitocondri e reticolo sarco/endoplasmatico (riserva) 100 nM (10-7 M) nel citosol, 10.000 volte più basso dell’extracellulare CALCIO CALCEMIA TOTALE : 8.5-10.5 mg/dl = 2.1-2.6 mM 53 CALCIO METODI DI ANALISI DEL CALCIO I livelli calcemici si mantengono in limiti molto ristretti (2.1-2.6 mM) CALCIO Metodi chimici diretti con complessanti solubili, come la cresolftaleina complessone, in presenza di 8-idrossichinolina per eliminare l’interferenza del magnesio; Metodi fisici basati sulla fotometria di emissione o di assorbimento atomico, che richiedono l’uso di una fiamma ad elevata temperatura ed aggiunta al campione di sali di lantanio per ridurre l’interferenza da matrice e da anioni (fosfati); Il calcio ionizzato viene agevolmente misurato con elettrodi iono-selettivi (ISE) e contemporaneo controllo del pH per la normalizzazione dei dati che risultano fortemente influenzati dalla variazione di pH 55 CALCIO 56 CALCIO 57 CALCIO Perché fare il test? Per fare lo screening, la diagnosi e il monitoraggio di varie patologie Quando fare il test? Come parte del pannello metabolico; quando il paziente mostra sintomi, o ha una patologia che colpisce i reni, le ossa, la tiroide, le paratiroidi o i nervi o quando mostra i segni di concentrazioni aumentate o diminuite di calcio. Quando al paziente critico deve essere monitorato il calcio; nel monitoraggio di alcuni tipi di tumore; per valutare l’efficacia di un trattamento per concentrazioni di calcio anomale Che tipo di campione viene richiesto? Un campione di sangue prelevato da una vena del braccio. Talvolta l’esame viene fatto su un campione di urina random o sull’urina raccolta nelle 24 ore Il test richiede una preparazione? L’esame non richiede il digiuno. E’ probabile che venga chiesto al paziente di smettere di prendere alcuni farmaci che possono influenzare il risultato, come litio, antiacidi, diuretici, integratori a base di vitamina D, e altri 58 CALCIO Come si usa? Il calcio su sangue è prescritto per lo screening, la diagnosi e il monitoraggio di alcune patologie che interessano ossa, cuore, nervi, reni e denti. Questo esame può inoltre essere prescritto se la persona mostra i sintomi di patologie delle paratiroidi, malassorbimento o iper-attività della tiroide. La concentrazione totale di calcio è spesso misurata come parte di un normale check- up dello stato di salute. Un risultato anomalo del calcio è un indicatore della presenza di un problema. Per diagnosticare la condizione presente, vengono fatti ulteriori esami tra cui il calcio ione, il fosforo, il magnesio, la vitamina D, l’ormone paratiroideo (PTH) e i peptidi correlati al paratormone (PTHrP). Il PTH e la vitamina D sono responsabili del mantenimento della concentrazione di calcio entro un range ristretto. Se il calcio è anomalo, misurarlo insieme al PTH può aiutare a determinare se le ghiandole paratiroidee funzionano normalmente. Misurare il calcio nell’urina può aiutare a capire se i reni rilasciano un’appropriata quantità di calcio, mentre i test della vitamina D, del fosforo e/o del magnesio sono di supporto nel determinare se ci sono altre carenze. Di frequente, l’equilibrio tra queste differenti sostanze (e i cambiamenti che lo riguardano) è importante come le loro concentrazioni assolute. Il calcio può essere usato come test diagnostico se la persona ha sintomi che suggeriscono: Calcoli renali Malattie ossee Malattie neurologiche 59 CALCIO Il test del calcio totale viene prescritto di frequente per valutare la situazione del calcio. Nella maggior parte dei casi riflette bene la quantità di calcio libero presente nel sangue dal momento che l’equilibrio tra il calcio libero e legato è di solito stabile. Comunque, in alcuni soggetti, l’equilibrio fra il calcio totale e quello libero è alterato ed il calcio totale non riflette la situazione del calcio. In questi casi, può essere necessaria la misura del calcio ione. Le persone alle quali dovrebbe essere misurato il calcio ione sono: pazienti in condizioni critiche, coloro che ricevono trasfusioni di sangue o liquidi per via endovenosa, i pazienti che devono subire grosse operazioni chirurgiche e coloro che hanno anomalie nelle proteine sieriche, come una bassa albumina. Grandi fluttuazioni nel calcio ione possono provocare un rallentamento o un’accelerazione del battito, degli spasmi muscolari (tetanici), confusione o anche coma. Nei paziente in condizioni gravi, è estremamente importante monitorare il calcio ione per essere pronti a trattare o prevenire complicazioni gravi. 60 CALCIO Quando viene prescritto? Il test del calcio su sangue viene prescritto spesso quando il paziente si sottopone ad un regolare check- up. Il medico può prescrivere il test del calcio quando il paziente ha: Malattie renali, poiché le concentrazioni di calcio sono spesso basse nei pazienti renali; Sintomi di calcio elevato come debolezza, stanchezza, perdita di appetito, nausea, vomito, costipazione, dolore addominale, frequente bisogno di urinare, sete aumentata; Sintomi di calcio molto basso come crampi addominali, crampi muscolari o formicolio alle dita; Altre patologie associate a concentrazioni anomale di calcio come patologie tiroidee, patologie delle paratiroidi, malassorbimento, tumore o malnutrizione; Il test del calcio ione può essere prescritto quando il paziente ha intorpidimento attorno alla bocca, alle mani e ai piedi e spasmi muscolari nelle stesse aree, che sono sintomi associati a basse concentrazioni di calcio ione. D’altra parte, quando il calcio scende lentamente, la maggior parte delle persone non mostrano sintomi. Il monitoraggio del calcio può essere necessario se la persona ha certi tipi di tumore (in modo particolare al seno, ai polmoni, a testa e collo, ai reni o nel mieloma multiplo). Il monitoraggio può inoltre essere necessario quando il paziente è in trattamento per concentrazioni anomale di calcio, per valutare l’efficacia del trattamento a base di integratori di calcio o vitamina D. Il test del calcio sull’urina può essere prescritto quando il paziente ha sintomi di calcoli renali, come dolore acuto alla schiena attorno ai reni, che può progredire lentamente verso l’addome e/o sangue nell’urina. 61 CALCIO Che cosa significa il risultato del test? La concentrazione ematica di calcio non riflette la concentrazione di calcio nelle ossa, ma indica quanto calcio circola nel sangue. L’assorbimento, l’uso e l’escrezione del calcio sono regolati e stabilizzati da un meccanismo a retroazione (feedback) che coinvolge PTH e vitamina D. Patologie e condizioni che interrompono la regolazione del calcio possono provocare inappropriati aumenti o diminuzioni acuti o cronici e portare a sintomi di ipercalcemia o ipocalcemia. Nella maggior parte dei casi viene misurato il calcio totale perché è di più facile esecuzione rispetto al calcio ione e non richiede cautela nel maneggiare il campione di sangue. Il calcio totale di solito riflette il calcio libero dal momento che le forme libere e legate sono di solito ognuna la metà del totale. D’altra parte poiché circa la metà del calcio nel sangue è legato a proteine, i risultati del calcio totale possono essere influenzati da una concentrazione bassa o alta di proteine. In questi casi, è più utile misurare direttamente il calcio ione. 62 CALCIO C'è qualcos'altro da sapere? Nei neonati, specialmente nei prematuri e nei bimbi sottopeso, viene spesso monitorato il calcio ione durante i primi giorni di vita per rivelare un’eventuale ipocalcemia neonatale. Questa può verificarsi poiché le paratiroidi sono immature e non causa sintomi. La patologia dovrebbe risolversi da sola o richiedere un trattamento con integratori di calcio per via orale o endovenosa. La misura del calcio su sangue e urina non rispecchia la quantità dell’elemento presente nelle ossa. A questo proposito esiste un test simile ad una radiografia, chiamato densità ossea o MOC. Prendere i diuretici tiazidici è la causa farmacologica più frequente di rialzo del calcio. Anche il litio o il tamossifene possono aumentare la concentrazione di calcio. 63 FOSFORO Il FOSFORO nell’organismo umano Il P è un costituente di tutti gli organismi viventi, quindi è presente in tutti gli alimenti naturali; Nell’uomo adulto è presente in quantità pari a circa 800 – 900 gr (~1% peso corporeo) Il P è strettamente legato al Ca (rapporto 2.5 :1 nelle ossa e di 2 :1 nel sangue) perché si trova per l’85% nello scheletro sotto forma di idrossiapatite; Il 14% è contenuto nelle cellule dei tessuti molli (muscoli), lo 0.5-1% nel sangue; La maggior parte del fosfato intracellulare è legato a lipidi e proteine; Svolge funzioni di sistema tampone nel compartimento intracellulare; Nel sangue si trova sia in forma organica (fosfoproteine, fosfolipidi) sia in forma inorganica (fosfato, HPO42- / H2PO4-). CONCENTRAZIONE PLASMATICA DEL FOSFATO Maschi adulti: 0.7-1.4 mmol/l (2.2-4.3 mg/dl) Bambini: 1.3-2.3 mmol/l (4.0-7.0 mg/dl) Neonati: fino a 2.8 mmol/l (fino a 8.6 mg/dl) 64 FOSFORO RUOLO BIOLOGICO DEL FOSFORO Oltre che nella costituzione ossea, il P entra come costituente: nelle membrane cellulari (cefaline, sfingomieline); nell’ATP, GTP, ecc e quindi è implicato in tutte le reazioni che necessitano energia; nel cAMP e inositolo trifosfato ed è quindi implicato in tutte le reazioni che coinvolgono i secondi messaggeri; nel fosfato mono- e bi-sodico ed è quindi implicato in tutte le reazioni che partecipano all’equilibrio acido-base, come tampone; negli acidi nucleici; La fosforilazione/defosforilazione degli enzimi sono meccanismi importanti nella regolazione dell’attività metabolica dell’organismo. 65 FOSFORO PTH Se la concentrazione plasmatica scende al di sotto di 1 mmol, con l’urina non se ne perde affatto; al contrario, ne viene eliminato tanto quanto ce n’è in eccedenza: Ruolo regolatore dei reni Da tenere in considerazione anche l’effetto del calcitriolo! 66 FOSFORO Il termine fosforo e fosfato sono spesso usati come sinonimi quando si parla del dosaggio, ma in realtà il test misura la concentrazione del fosfato Come raccogliere il campione da testare? Un campione di sangue si ottiene con il prelievo da UNA VENA DI UN BRACCIO. Se è necessaria una raccolta delle urine (solitamente delle 24 ore), verrà richiesto di conservare tutte le urine in quell’arco di tempo; Come viene usato? Il dosaggio del fosforo viene spesso richiesto assieme ad altri esami, quali l’ormone paratiroideo (PTH), la vitamina D, il calcio, per aiutare la diagnosi o il monitoraggio della terapia farmacologia, di quelle condizioni che portano ad uno squilibrio dei suoi livelli Quando viene richiesto? Dato che normalmente lievi variazioni dei livelli di fosforo sono asintomatiche, il suo dosaggio viene generalmente richiesto per controllare valori alterati di calcio e/o quando sono presenti sintomi legati a squilibri dei livelli di calcio, quali affaticamento, debolezza muscolare, crampi o problemi ossei. Il dosaggio del fosforo può essere richiesto assieme ad altri test in caso di disordini renali o gastrointestinali. Quando si trovano le cause che generano alterazioni dei livelli di fosforo e/o calcio, il loro dosaggio può essere richiesto ad intervalli regolari, per monitorare l’efficacia della terapia. I livelli di fosforo possono essere monitorati anche in soggetti con diabete o con squilibri acido-base. 67 FOSFORO Che cosa significa il risultato? Bassi livelli di fosforo (ipofosfatemia) possono essere dovuti o associati a: ipercalcemia, specialmente se dovuta a iperparatiroidismo uso eccessivo di diuretici malnutrizione Alcoolismo gravi ustioni chetoacidosi diabetica (dopo il trattamento) ipotiroidismo ipocalemia uso cronico di antiacidi rachitismo e osteomalacia (dovuti a carenze di vitamina D) Valori di fosforo superiori alla norma (iperfosfatemia) possono essere associati a: scompenso renale ipoparatiroidismo chetoacidosi diabetica (alla diagnosi) eccessiva assunzione con la dieta (o con integratori). 68 FOSFORO C’è qualcos’altro che devo sapere? Valori molto alti di fosforo possono provocare danni per calcificazione, ossia deposizione di sali di fosfato di calcio nei tessuti. Nei bambini i valori di fosforo sono normalmente più alti che negli adulti, in quanto le loro ossa sono in attiva crescita. Nei bambini livelli bassi di fosforo possono inibire lo sviluppo delle ossa. Alcuni nutrizionisti ritengono che le elevate concentrazioni di fosforo contenute in alcune bevande e nei cibi preconfezionati, possono provocare un apporto eccessivo alla normale dieta. I livelli di fosforo ematici ed urinari possono essere alterati dall’uso di clisteri e lassativi, contenenti fosfato di sodio, dall'uso eccessivo di integratori alimentari contenenti Vitamina D e da somministrazione intravenosa di glucosio. 69 FOSFORO METODI DI DOSAGGIO 70 FOSFORO 71 MAGNESIO Il MAGNESIO nell’organismo umano Il Mg è un costituente essenziale di tutte le cellule viventi; Nell’uomo adulto è contenuto in quantità pari a circa 25 gr (1 mole): 65% nello scheletro, 34% nei tessuti molli (intracellulare), 1% extracellulare (siero, ove per il 60% è presente in forma ionizzata, per il 15% complessato (con fosfato, citrato, bicarbonato) e per il 30% è legato a proteine); ~18-19 gr 72 MAGNESIO Dopo il potassio, gli ioni magnesio sono al secondo posto tra i più abbondanti cationi intracellulari; Circa 300 enzimi sono attivati dal magnesio, e quindi molti pathway metabolici sono dipendenti dal magnesio, come la glicolisi, il metabolismo ossidativo, il trasporto transmembrana di potassio e calcio; Possiede un notevole effetto sul tono muscolare e sul sistema nervoso centrale, mantenendo il potenziale elettrico nelle membrane delle cellule di tali tessuti: valori elevati di magnesio producono torpore e depressione nervosa, mentre bassi livelli causano tetania e convulsioni; Si trova in composti altamente energetici (MgATP); È coinvolto nelle tappe di duplicazione del DNA, della trascrizione e traduzione dell’informazione genica. 73 MAGNESIO Il magnesio nell’osso La concentrazione plasmatica del Mg è strettamente correlata col metabolismo osseo: il magnesio sulla superficie ossea è, infatti, continuamente scambiato col magnesio del sangue; Nell’osso, gli ioni magnesio si legano ai cristalli di idrossiapatite, aumentando la solubilità di fosfato e Ca: partecipano, quindi, alla formazione e determinano la dimensione di tali cristalli; una deficienza dello ione comporta un deficit di formazione ossea; Inoltre, il magnesio stimola la proliferazione degli osteoblasti, promuovendo la deposizione ossea; al contrario, un deficit di magnesio aumenta la secrezione di citochine pro-infiammatorie, che stimolano l’attività degli osteoclasti e quindi il riassorbimento osseo; tali effetti sono aumentati da bassi livelli di PTH e di calcitriolo, spesso associati a ipomagnesemia. 74 MAGNESIO CONCENTRAZIONE PLASMATICA DEL MAGNESIO: 0.55-1 mmol/l (1.3 - 2.4 mg/dl) Metodi di misura del magnesio: essenzialmente colorimetrico Importante evitare l’emolisi → elevazioni improprie per la diversa distribuzione del catione nei due compartimenti!!! MAGNESIO 76 MAGNESIO Cosa si analizza? Questo esame consiste nel determinare la concentrazione di magnesio nel sangue. In condizioni fisiologiche, solo l’1% del magnesio contenuto nell’organismo si trova nel sangue, mentre il 60% è presente nelle ossa e il 39% nel compartimento intracellulare. Il magnesio è un minerale presente in tutte le cellule dell’organismo ed è coinvolto in molti processi vitali quali la produzione di energia a livello cellulare, la contrazione muscolare, la trasmissione dell’impulso nervoso, la mineralizzazione e lo sviluppo delle ossa. La principale fonte alimentare di magnesio è costituita dai vegetali a foglia verde, come gli spinaci; l’organismo mantiene costante il proprio contenuto di magnesio regolando l’assorbimento intestinale e l’eliminazione a livello renale. Come si raccoglie il campione da analizzare? Il campione viene raccolto mediante prelievo da una vena del braccio. 77 MAGNESIO Come viene utilizzato? Variazioni della concentrazione di magnesio possono essere riscontrate quando sono compromesse l’eliminazione renale o l’assorbimento intestinale: il dosaggio del magnesio, pertanto, può essere prescritto per valutare l’entità di queste alterazioni, come nel caso di una disfunzione renale o di malassorbimento intestinale. Inoltre, visto che bassi livelli di magnesio possono associarsi a ipocalcemia o ipopotassiemia, il dosaggio del magnesio può essere di ausilio nella diagnosi di malattie legate al metabolismo del calcio e del fosforo o a disordini elettrolitici. Il dosaggio del magnesio può essere utilizzato anche per monitorare l’assunzione di integratori contenenti magnesio e calcio; in quest’ultimo caso, oltre al dosaggio del magnesio, può essere prescritto anche quello del calcio e del fosforo. Quando viene prescritto? Il dosaggio del magnesio viene richiesto in caso di malassorbimento, malnutrizione, diarrea, alcolismo o, periodicamente, quando è necessario assumere integratori di calcio e magnesio. Inoltre, può essere prescritto nel monitoraggio dell’ipocalcemia e ipokaliemia croniche e quando sono presenti sintomi legati a variazioni della magnesiemia quali astenia, contratture e crampi muscolari, stato confusionale, aritmia cardiaca. Il dosaggio del magnesio può essere richiesto anche in caso di malattie renali o quando si assumono farmaci che interferiscono con l’eliminazione del magnesio a livello renale. 78 MAGNESIO Qual è il significato del risultato dell’esame? NOTA: per questo test non è disponibile un intervallo di riferimento standard. Poiché i valori di riferimento dipendono da diverse variabili come l’età, il sesso, l’etnia, il metodo analitico, il risultato numerico del test può avere significati diversi in laboratori diversi. Il referto del laboratorio dovrebbe includere l’intervallo di riferimento specifico per il test in esame. Le cause di ipomagnesiemia possono essere schematicamente ricondotte 1) scarso apporto alimentare (come in caso di malnutrizione); 2) ridotto assorbimento intestinale; 3) eccessiva eliminazione da parte del rene. Queste condizioni possono instaurarsi in caso di: • età avanzata, malnutrizione, alcolismo • malattie gastrointestinali come il morbo di Crohn o la rettocolite ulcerosa • diabete scompensato • ipoparatiroidismo • uso prolungato di diuretici • diarrea • decorso post-operatorio • ustioni 79 a MAGNESIO Raramente l’ipermagnesiemia può essere causata da un’eccessiva assunzione con la dieta; più frequentemente è conseguenza di alterazioni dell’eliminazione renale o di un’eccessiva assunzione di integratori contenenti magnesio. Le condizioni che più frequentemente possono causare un aumento del magnesio ematico sono: • insufficienza renale • iperparatiroidismo • ipotiroidismo • disidratazione • acidosi diabetica • malattia di Addison • uso prolungato di farmaci contenenti magnesio (come alcuni lassativi o antiacidi). Cos'altro si deve conoscere? Essendo il magnesio un elettrolita, generalmente viene dosato insieme ad altri elettroliti quali sodio, potassio, cloro, calcio e fosforo per valutare l’equilibrio idro-elettrolitico del paziente; spesso la diminuzione del magnesio è accompagnata alla diminuzione del potassio. La concentrazione di magnesio nel sangue si abbassa fisiologicamente in gravidanza durante il secondo e terzo trimestre. 80 Regolazione ormonale dell’omeostasi minerale Paratormone (PTH) Vitamina D (calcitriolo) Calcitonina 81 PTH ORMONE PARATIROIDEO (PTH) 4 ghiandole poste dietro la tiroide, due per lato 82 PTH Il paratormone (PTH) è un ormone "calciotropo", mantenimento del corretto livello ematico del calcio. responsabile cioè del Il livello di Ca2+ viene registrato dal CaSR presente sulla membrana delle cellule paratiroidee: correlazione tra lo stimolo massimale di secrezione e quello di blocco in corrispondenza dei valori mediani della calcemia; Sintesi del PTH attraverso diversi precursori intra- ed extracellulari: Sintesi del precursore da 115 aminoacidi (pre-pro PTH) Clivati, all’interno della cellula, la porzione pre (31 aa) e quella pro (6 aa): 83 PTH Il PTH intatto è un polipeptide a catena singola di 84 aminoacidi e un peso molecolare di ca. 9500 Dalton che viene prodotto nelle paratiroidi e secreto nel circolo sanguigno; Il frammento N-terminale è quello biologicamente attivo (1-34 aa) ed ha un'emivita di pochi minuti; Nel circolo sono dunque presenti diverse forme di PTH inattive, di lunghezza variabile, che però mantengono un’elevata attività immunogena pur senza attività specifica (ELIMINATE PER VIA RENALE→aumentano in circolo se c’è insufficienza renale!!) La misurazione selettiva del paratormone (principalmente) intatto consente di accertare direttamente l'attività secretoria delle paratiroidi. Inoltre è stata riportata la determinazione intraoperatoria del PTH durante la resezione degli adenomi delle paratiroidi; tale determinazione rende possibile al chirurgo di valutare, in base alla rapida diminuzione del PTH, la completezza della resezione. 84 PTH Il livello plasmatico di Ca è il principale regolatore dell’attività delle ghiandole paratiroidi La secrezione del PTH è inversamente proporzionale alla concentrazione plasmatica di Ca Risultato finale: Ca2+ PTH Ca2+ PTH 85 calcitonin secreted Calcitonin stimulates calcium salt deposit in bone Thyroid gland Rising blood Ca2+ levels Calcium homeostasis of blood: 9–11 mg/100 ml Falling blood Ca2+ levels Thyroid gland Osteoclasts degrade bone matrix and release Ca2+ into blood Parathyroid glands PTH Parathyroid glands release parathyroid hormone (PTH) 86 PTH Azione sull’osso Dipende dall’entità e dalla durata dello stimolo: 1. Con una stimolazione di breve periodo o intermittente, il PTH agisce sui recettori presenti sugli osteoblasti e sugli osteociti diminuendo la sintesi di collageno e inducendo la sintesi di una sostanza paracrina che attiva gli osteoclasti; 2. Con una stimolazione cronica, gli osteoclasti aumentano il riassorbimento osseo incrementando il passaggio del Ca dalla matrice al circolo sistemico. Tale azione si manifesta dopo circa 12 ore dalla liberazione di PTH. Azione sul rene Aumento del riassorbimento di Ca e Mg dai tubuli ascendenti dell’ansa di Henle e dai tubuli distali del nefrone; Diminuzione del riassorbimento di fosfato dai tubuli prossimali e distali, con conseguente aumento della sua escrezione; Poiché queste azioni sono mediate dal cAMP che viene poi trasportato nel lume, i primi effetti del PTH a livello renale consistono in un imponente aumento di escrezione renale di cAMP; Aumento della produzione del calcitriolo, tramite l’attivazione della 1α-idrossilasi renale; ne consegue un aumento del riassorbimento intestinale di Ca. Azione sull’intestino Sull’intestino il PTH agisce indirettamente; Esso va ad aumentare la sintesi di Vit D a livello renale e questa, a sua volta, aumenta l’assorbimento intestinale del Ca e P; Per questo motivo la risposta intestinale non è immediata, ma si manifesta dopo un paio di giorni. 87 PTH DOSAGGIO E VALORI DI RIFERIMENTO DEL PTH Il dosaggio del PTH è fondamentale nella diagnostica del metabolismo dei connettivi calcificati Presente sia il peptide attivo di 84 aa 1-84 aa: 1-5 pmol/l, emivita 2-4 min che i frammenti intermedi e C-terminali inattivi 34-84 aa: 5-20 volte rispetto al peptide intero, con un superiore PTH(1-84) – 5 to 30 percent C-terminal fragments – 70 to 95 percent N-terminal fragments – a small percentage Anche se biologicamente inattivi, i frammenti intermedi e C-terminali sono IMMUNOREATTIVI verso anticorpi usati nella loro determinazione → presenza di più di un sito antigenico 88 emivita PTH Uso di METODI RADIOIMMUNOLOGICI E IN CHEMILUMINESCENZA a doppio sito, che dosano soltanto il peptide integro biologicamente attivo. 89 PTH 90 PTH Valori di riferimento: PTH intatto: 10-65 pg/ml Sui disordini legati al PTH ci ritorniamo quando parleremo dei disordini del metabolismo del calcio! 91 92 VITAMINA D 93 Vit. D Gruppo di steroli, prodotti di conversione del colesterolo attraverso un unico processo che coinvolge tre organi: cute, fegato e reni; Anche se non è sintetizzata da cellule endocrine, la forma attiva della vitamina D (1,25 (OH)2 vit.D, calcitriolo) viene considerata un ormone perché : viene sintetizzata dall’organismo (minimo apporto con la dieta) è trasportata a distanza su cellule bersaglio influenza il meccanismo genico delle sue cellule bersaglio Il calcitriolo è uno dei principali regolatori del Ca2+, aumentandone l’assorbimento nell’intestino ed il riassorbimento renale; Il calcitriolo è importante sia per la deposizione che per il riassorbimento dell’osso; 94 Vit. D Viene assorbita nell’intestino con meccanismo simile a quello dei lipidi; Viene trasportata nel sangue da una α-globulina, la proteina legante la vitamina D (DBP) e, in maniera minore, dall’albumina; Viene immagazzinata nel tessuto adiposo in quantità sufficiente a garantire una riserva di parecchi mesi; I metaboliti inattivi vengono escreti nella bile; La carenza di vitamina D causa rachitismo nel bambino e osteomalacia nell’adulto; 95 Vit. D Stimoli per la sintesi della Vit D Il paratormone (PTH) regola la sintesi di Vit D (azione a livello renale) La diminuzione della calcemia stimolando la sintesi di PTH, stimola la sintesi di Vit D per via indiretta La prolattina secreta durante l’allattamento, stimola la sintesi di Calcitriolo per aumentare l’assorbimento di Ca dalla dieta in un periodo in cui la sua richiesta è elevata L’esposizione alla luce solare in condizioni normali è sufficiente a soddisfare il fabbisogno di Vit D. Per i neonati, bambini fino a 3 anni, donne in gravidanza e allattamento, anziani può essere necessaria una ulteriore introduzione di Vit D Il P inibisce l’idrossilazione renale del 25(OH)vit.D, mentre bassi livelli di P stimolano l’attività 1-α idrossilasica. 96 Vit. D DIETA Fegato Colesterolo Fegato Cute + luce UV 7-Deidrocolesterolo COLECALCIFEROLO (Vit. D3) Reni + 25-idrossicolecalciferolo (25(OH)D3) CALCIDIOLO 1,25-diidrossicolecalciferolo (1,25(OH)2D3) 97 CALCITRIOLO 24,25-diidrossicolecalciferolo (24,25(OH)2D3) INATTIVO Tutte le funzioni della vitamina D sembrerebbero essere svolte attraverso il legame con il suo unico recettore, VDR; Quello localizzato nel citoplasma trasloca nel nucleo, funzionando come fattore di trascrizione nucleare; il secondo, localizzato in membrana plasmatica, agisce inducendo la formazione di secondi messaggeri diacilglicerolo, arachidonico) cellulari inositolo o fosforilando (cAMP, trifosfato, acido alcune proteine cellulari; I recettori per la vitamina D sono praticamente ubiquitari pertanto hanno un ruolo fisiologico non solo nel metabolismo minerale ma anche in numerose altre funzioni dell’organismo. Avviene tutto il contrario se ho una concentrazione plasmatica di calcio elevata 98 Vit. D Attività della Vitamina D La 1,25 (OH)2 vit. D (calcitriolo) è un ormone fondamentale per il mantenimento di un adeguato metabolismo osseo e per l’omeostasi di calcio e fosfato; Esso aumenta la concentrazione sierica di calcio e fosfato attraverso tre meccanismi: 1. Induce la sintesi a livello intestinale delle proteine coinvolte nell’assorbimento di calcio e fosfato. Ciò è confermato dal fatto che in assenza di vitamina D soltanto il 10-15 % di calcio e il 60% di fosfato contenuti nella dieta sono assorbiti, diventando rispettivamente, il 30- 40% e l’80% in presenza di essa. 2. Interviene, a livello dei tubuli distali renali, aumentando il riassorbimento di calcio e fosfato. In questo agisce sinergicamente col PTH, solo nei confronti del calcio, mentre per quanto riguarda il fosfato i due ormoni hanno un azione opposta. 3. Nell’osso, a basse dosi, stimola l’attività osteoblastica; ad alte dosi, stimola la produzione del RANK ligando negli osteoblasti, attivando l’osteoclastogenesi e gli osteoclasti a riposo accelerando indirettamente il riassorbimento osseo; 4. Molte cellule di altri tessuti esprimono il recettore VDR: appare oramai chiaro il ruolo svolto dal calcitriolo nella regolazione di funzioni immunitarie cellulari, nella differenziazione cellulare e nella produzione delle citochine. 99 Vit. D Dosaggio della Vitamina D Nonostante 1,25(OH)2 vit. D sia la forma biologicamente attiva di vitamina D, essa non può essere considerata un indice attendibile, a causa della breve emivita (< di 4 ore); al contrario, la 25(OH) vit. D, con un’emivita di circa 2 settimane, risulta essere affidabile ed il suo valore viene utilizzato per monitorare i livelli di vitamina D del nostro organismo. Recentemente sono stati modificati i parametri per valutare lo status vitaminico D, con la determinazione dei seguenti livelli: • normale: > 30 ng/ml (>70 nmol/L) • insufficienza: 12-29 ng/ml (40-70 nmol/L) • deficit-carenza: 5-12 ng/ml (20-40 nmol/L) • Grave carenza: < 5 ng/ml Data l’elevata porzione della quota legata alle proteine, la determinazione della 25(OH) vit.D nel plasma prevede la deproteinizzazione e una parziale purificazione per allontanare i lipidi ed altre sostanze interferenti; Il dosaggio è di solito effettuato col metodo di competizione per il legame proteico (ELISA competitivo) o mediante cromatografia liquida ad alta pressione (HPLC). 100 Vit. D 101 Vit. D 102 CALCITONINA 103 CALCITONINA Ormone costituito da una piccola catena polipeptidica di 32 aminoacidi, tutti necessari per la sua attività biologica; È sintetizzato e secreto dalle cellule parafollicolari della tiroide (cellule C), con un’emivita di 5 minuti; È trasportato disciolto nel plasma; Il suo ruolo biologico non è chiaramente definito; risulta, però, evidente un suo coinvolgimento nel metabolismo di calcio e fosforo; La sua secrezione è intensamente regolata dalla calcemia: un aumento di quest’ultima ne provoca un aumento della secrezione, mentre una diminuzione causa l’effetto inverso (feedback negativo); Il principale effetto biologico della CT è quello di inibire il riassorbimento osseo da parte degli osteoclasti; Tuttavia, il preciso ruolo della CT nella specie umana è incerto; infatti l’assenza di CT (tiroidectomia) o l’eccesso (carcinoma midollare tiroide) non hanno effetti evidenti sulla calcemia o sull’osso 104 CALCITONINA Effetto complessivo e stimolo per la secrezione E’ un ormone ipocalcemizzante Lo stimolo adeguato alla sua secrezione è l’aumento del Ca2+ plasmatico 105 CALCITONINA 106 CALCITONINA Effetti I più importanti sono sull’osso: Impedisce nell’immediato il riassorbimento osseo da parte degli osteoclasti (soprattutto quando vengono stimolati indirettamente dal PTH) Il secondo effetto, più duraturo, è quello di ridurre la formazione di nuovi osteoclasti. Favorisce la deposizione ossea 107 CALCITONINA Nonostante queste azioni ben documentate, il ruolo biologico rimane incerto perché gli effetti appaiono transitori. Inoltre, un deficit cronico di calcitonina (come nei soggetti tiroidectomizzati) o un eccesso (come nel carcinoma midollare della tiroide), non sembrano causare significative modificazioni del metabolismo del calcio o del tessuto osseo; Il dosaggio della calcitonina, quindi, non appare tanto determinante nella valutazione clinica del metabolismo del calcio quanto come MARCATORE TUMORALE per il carcinoma midollare della tiroide; Utilizzati dosaggi radioimmunologici (RIA). Valori di riferimento: maschi ≤ 19 pg/ml; femmine < 14 pg/ml 108 FRATTURA DELL’OSSO L’osso, per fratturarsi, deve assorbire energia, la quale varia in funzione del meccanismo del trauma (flessione, torsione, assiale) e dall’entità del carico. La riparazione dell’osso è un meccanismo fisiologico piuttosto complesso, messo in atto nel caso in cui il tessuto osseo subisce un trauma. Mediante tale processo di auto-riparazione endogena si recupera quella che è la struttura iniziale dell’osso, recuperando, così, la sua resistenza meccanica. Qualunque sia la modalità di produzione della frattura, l’effetto sarà: Interruzione dell’architettura ossea Lacerazione del periostio, riccamente vascolarizzato ed innervato Rottura del letto vascolare all’interno dell’osso (circolo endostale) Calcio e fosforo necessari per rafforzare ed indurire il nuovo osso dopo una frattura sono depositati solo gradualmente e ciò può richiedere diversi mesi; La riparazione della frattura di un osso comprende questi step: 1) Formazione dell’ematoma Il sangue fuoriesce dalle estremità rotte dei vasi, ed una massa coagulata di sangue si forma intorno al sito della frattura; 2) Formazione del callo Fibrocartilagineo I fibroblasti ‘invadono’ il sito della frattura producendo collagene che collegano le estremità rotte dell’osso; 3) Formazione del callo Osseo Gli osteoblasti cominciano a produrre osso spugnoso, anche unendo frammenti ossei precedenti; 4) Rimodellamento Osseo L’osso compatto sostituisce l’osso spugnoso; 110 Formazione dell'ematoma Formazione del callo fibrocartilagineo Formazione del callo osseo Rimodellamento dell'osso 111 1) Formazione dell’ematoma Dopo la frattura, a livello dei frammenti, si forma un ematoma, alimentato dalla rottura dei vasi periostali ed endostali, che è il primo momento del processo di guarigione; i margini della frattura vanno incontro a morte cellulare ed il coagulo seguito all’ematoma viene infiltrato da cellule quali macrofagi, globuli bianchi e osteoclasti. L’osso necrotico viene rimosso. 112 2) Formazione del callo fibrocartilagineo callo fibroso Il secondo ed il terzo step prevedono la formazione del callo (richieste da poche settimane ad una massimo di sei mesi). Il coagulo viene attraversato ed abitato da vasi (arteriole) che apportano ossigeno, e da elementi cellulari quali osteoblasti , fibroblasti e condroblasti. I fagociti rimuovono i detriti cellulari e i fibroblasti depositano collagene per formare il callo fibrocartilagineo. 113 3) Formazione del callo osseo callo osseo Il callo fibroso, tra la terza e la quarta settimana dalla frattura, inizia a trasformarsi in callo osseo ovvero inizia la calcificazione del tessuto, grazie agli osteoblasti, che porterà alla trasformazione del callo osseo in osso strutturato (spugnoso). La linea di frattura inizia a sparire. 4) Rimodellamento osseo periostio La fase di rimodellamento inizia 6 settimane dopo la frattura e può durare settimane o mesi; in questo tempo l’osso viene a rimodellarsi nella propria struttura fino a riacquisire la primitiva resistenza meccanica. L’osso spugnoso è rimpiazzato da osso compatto e la linea di frattura scompare, ma evidenze della rottura permangono. La fase di rimodellamento si considera esaurita quando cessa ogni processo rigenerativo a livello della frattura. 115 CONDIZIONI CHE RALLENTANO O IMPEDISCONO LA GUARIGIONE DI UNA FRATTURA: Vi sono condizioni che rallentano od impediscono la guarigione di una frattura, dette rispettivamente ritardo di consolidazione e pseudoartrosi, dovute a precise patologie: • • • • • • • Diabete Insufficienza renale Osteoporosi Malattia di Paget Infezioni ossee Tumori Esiti di radioterapie o a localizzazioni della frattura o alla posizione della frattura: fratture articolari, l’eccessiva distanza tra i capi ossei fratturati detta diastasi, l’eccessiva mobilità di un capo osseo rispetto all’altro, l’interposizione tra un capo fratturato e l’altro di tessuto molle (p.e.: periostio, fasce muscolari e muscoli), un deficit di vascolarizzazione del distretto fratturato. 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125