QUADERNO 3: La gestione del personale femminile nelle aziende
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QUADERNO 3: La gestione del personale femminile nelle aziende
QUADERNO 3 LA GESTIONE DEL PERSONALE FEMMINILE NELLE AZIENDE DELL’ALTO MILANESE. A cura di SDA Bocconi - M. Cristina Bombelli - Adele Mapelli Indice: ALCUNE DOMANDE CHIAVE PER STAKEHOLDERS DEL TERRITORIO INTRODUZIONE 1. LA RICERCA SULLA PRODUTTIVA DEL TERRITORIO Le evidenze emerse GLI 3 8 STRUTTURA 10 2. LA RICERCA SUL CAMPO: LE MODALITA’ DI GESTIONE DEL PERSONALE 16 Alcune novità… La gestione del personale femminile In sintesi…. 3. ATTIVITÀ DI SPERIMENTAZIONE DI INNOVAZIONE DELLA CULTURA AZIENDALE 24 Primi risultati Le aziende coinvolte La metodologia utilizzata LA SPERIMENTAZIONE IN OREGON S.R.L. Obiettivi e metodologia dell’intervento La storia della azienda La strategia Il clima aziendale L’organizzazione Alcune proposte di miglioramento 31 LA SPERIMENTAZIONE IN FRATELLI VEDANI snc 36 Il personale Obiettivi e metodologia dell’intervento I risultati delle interviste Proposte di intervento LA SPERIMENTAZIONE IN AMGA LEGNANO SPA 43 La struttura organizzativa I prodotti gestiti Il personale Obiettivi e metodologia dell’intervento I risultati della indagine Possibili aree di intervento LA SPERIMENTAZIONE IN ZETA SPA Il personale Obiettivi e metodologia dell’intervento I risultati dell’analisi Proposte di interventi 61 ALCUNE DOMANDE CHIAVE PER GLI STAKEHOLDERS DEL TERRITORIO L’itinerario di ricerca che viene presentato costruito all’interno del progetto Acrobate ha cercato di fare il punto su tre aspetti tra loro collegati: • il quadro dei cambiamenti che hanno riguardato la struttura produttiva dell’Alto Milanese e il profilo attuale. L’analisi, effettuata su dati esistenti, ha permesso di porre all’attenzione dei diversi portatori di interessi nel territorio, gli elementi di criticità, visti soprattutto in una prospettiva di lungo periodo; • il tema risorse umane visto nei due aspetti di percezione di importanza e di sistemi di gestione diffusi all’interno delle aziende oggetto della analisi; • il tema del segmento femminile del mercato del lavoro analizzato sia dal punto di vista della percezione in termini di opportunità e di vincoli che ne ha il management, sia degli strumenti di integrazione che vengono progettati per consentire l’attuazione di una sostanziale parità di accesso alle posizioni lavorative. La lettura delle pagine che seguono consentono di affrontare gli argomenti delineati in modo analitico e di trarre diverse conclusioni utili. In questo capitolo si intendono porre in termini sintetici alcune domande chiave a cui ciascuno dei portatori di interesse sul territorio è tenuto a rispondere per poter delineare uno scenario che, consapevole di vincoli esistenti, affronti collettivamente il tema di quale sviluppo sia possibile negli anni a venire, quali cambiamenti di rotta è necessario apportare e, soprattutto, quale identità potrà avere il territorio dell’Alto Milanese in relazione ai territori limitrofi. 1. Potranno le piccole e medie imprese che caratterizzano il tessuto industriale reggere l’innovazione nel lungo periodo? Dai dati raccolti emerge come, nonostante le crescenti difficoltà del contesto e le sfide della globalizzazione, le PMI della zona riescono a tenere testa alle dinamiche dell’innovazione. Piccole imprese specializzate, sono in grado di offrire prodotti e servizi di alta qualità, di risolvere problemi complessi ai clienti supportate da organizzazioni snelle e non burocratizzate. Il settore prevalente è sempre il manifatturiero, anche se si evidenzia una tendenza marcata verso lo sviluppo del terziario avanzato. Se da un lato il quadro appare positivo restano aperte molte domande per il futuro. La fatica con cui le piccole e piccolissime aziende tengono il passo con l’innovazione fa pensare alla necessità di nuove formule perlomeno territoriali, in cui sviluppare reti in grado di affrontare economie di scala e creare servizi innovativi che supportino in modo concreto questo tessuto produttivo. La domanda comunque rimane aperta alla discussione collettiva. 2. Nelle imprese della zona si è sviluppata la consapevolezza della criticità delle risorse umane? Rispetto al passato si può affermare che esiste una diffusa consapevolezza dell’importanza delle “persone chiave” all’interno dell’azienda, tanto che la selezione viene svolta prevalentemente dall’imprenditore, mentre rispetto al passato vengono esternalizzate le funzioni di amministrazione del personale. Quello descritto è un primo passaggio culturale rispetto ad una tradizione radicata nella cultura d’azienda manifatturiera e fordista che vedeva le persone come fungibili. Non si è però ancora colta la portata del passaggio ad una struttura produttiva specializzata e terziaria, dove le persone costituiscono il nucleo centrale di ogni possibile innovazione. E’ questo un tema sul quale sarà, a livello territoriale, necessario lavorare nel futuro. 3. Nelle imprese della zona si progettano modalità innovative di gestione delle persone? Le modalità di gestione delle persone rimangono molto radicate nella storia, senza una particolare riflessione. Anche in questo campo la situazione non appare grave, tanto che le persone dichiarano una diffusa situazione di soddisfazione. Il tema, ancora una volta, riguarda il futuro. Contemporaneamente le persone rilevano di essere scarsamente informate sui cambiamenti esterni ed interni all’azienda, le giovani generazione sottolineano il limite di un “lavoro per vivere” e chiedono un clima migliore, le possibilità di uno sviluppo professionale e degli spunti che consentano loro di identificarsi con il lavoro. Inoltre viene spesso sottolineato come le valutazioni delle persone rimangono ancora ancorate ai comportamenti, piuttosto che ai risultati. E’ necessario allora sviluppare iniziative territoriali che supportino dei cambiamenti culturali nei confronti della risorse umane, sviluppando una conoscenza più realistica delle richieste oggi avanzate dalle persone al lavoro e, quindi, di risposte che siano sempre più individualizzate. E’ attraverso questa consapevolezza che sarà possibile introdurre un’ottica di “gestione delle diversità” in cui anche il segmento femminile potrà trovare una diversa legittimazione. 4. Le donne sono oggetto di stereotipi nella gestione aziendale? Dall’indagine complessiva non appaiono fenomeni di discriminazione plateali. Il 23% degli imprenditori che hanno risposto al questionario inviato alle aziende dell’Alto Milanese dichiara di preferire un uomo, mentre il 70% si dice indifferente al genere, dato che appare confortante rispetto ad una tradizione culturale molto negativa verso il lavoro femminile. Relativamente alle possibilità di carriera a domanda analoga, gli imprenditori che supportano maggiormente gli uomini, salgono al 30%. Gli stereotipi, invece, emergono con forza in relazione alla coerenza tra genere femminile e mansione, tanto che per la quasi totalità il posto migliore è quello di segretaria o addetta al centralino. La percentuale minore viene assegnata alla ricerca e sviluppo, contraddicendo i dati nazionali che descrivono una forte femminilizzazione della ricerca eccellente. L’impressione è che in questo campo il lavoro da fare sia decisamente molto: appare una imprenditoria non consapevole dello sviluppo di scolarità ottenuto dalle donne, poco propensa a cogliere le possibilità di reclutamento di “talenti” femminili con il rischio di una perdita economica reale. 5. Vi è una progettualità diffusa in relazione all’inserimento delle donne nel mercato del lavoro? Coerentemente con quanto sopra descritto le donne sono ancora, nell’immaginario collettivo, portatrici di costi maggiori in dipendenza dalla maternità e quindi vengono poco supportate nelle strategie di conciliazione: la gestione della fatica viene lasciata a livello individuale. Anche in questo campo appare necessario sviluppare delle politiche territoriali che mettano insieme soluzioni pubbliche e private per affrontare con maggiore puntualità il tema dei servizi. Dal punto di vista aziendale rimane da superare lo scoglio culturale di una flessibilità che non sia giocata solo a favore dell’impresa, ma che possa tenere conto di esigenze personali in particolari periodi della vita. Un dato interessante che emerge dalla ricerca è che la quasi totalità delle donne (il 96,6%) rientrano a lavorare dopo la maternità. Questo significa che emergono bisogni nuovi che devono essere meglio compresi nella loro specificità per poter poi progettare delle risposte coerenti. In conclusione il territorio dell’Alto Milanese appare portatore di diversi livelli di innovazione che devono ancora essere “messi a sistema”, in una logica che superi l’individualismo della gestione, ma offra elementi di sinergia sia nella progettualità strategica (prodotti e servizi), sia nell’affrontare in modo nuovo l’incontro tra le esigenze aziendali e quelle individuali. Le persone sono e stanno cambiando i loro desideri in modo radicale. E’ allora necessario comprendere quali siano le spinte odierne al lavoro, per progettare risposte inclusive e motivanti. Le donne, da questo punto di vista, possono costituire un utile banco di prova. INTRODUZIONE Coerentemente alle finalità perseguite dal progetto Acrobate, la SDA Bocconi 1 si è posta l’obiettivo di sviluppare, nella realtà aziendale locale, una cultura organizzativa capace di favorire il lavoro delle donne occupate, attraverso la sperimentazione di azioni, riproducibili e trasferibili in altri contesti. Tutto ciò al fine di coniugare qualità dei risultati per le imprese e qualità del lavoro e della vita per chi lavora. Prima di attuare le sperimentazioni, si è resa necessaria una fase di analisi delle caratteristiche del tessuto produttivo del territorio ed una seconda fase di ricerca sul campo volta a comprendere le peculiarità delle modalità di gestione del personale delle aziende che operano nell’Alto Milanese. Solamente dopo aver compreso le specificità del territorio, è stato infatti possibile supportare 4 aziende nella sperimentazione di azioni innovative per il personale femminile. Più in dettaglio, le fasi che hanno vista coinvolta la SDA Bocconi sono state le seguenti: 1. La ricerca sulla struttura produttiva del territorio Allo scopo di evidenziare le principali dinamiche, le tendenze, le caratteristiche strutturali del tessuto produttivo dell’Alto Milanese, sono stati analizzati e commentati i dati statistici a disposizione (ASPO ed Istat) ritenuti più significativi. A valle di questa fase, sono state condotte interviste ad alcuni opinion leaders del territorio (rappresentanti sindacali, presidenti di associazioni del territorio, presidi di scuole, giornalisti di testate locali…) allo scopo sia di individuare gli elementi di innovazione e di rigidità presenti nel sistema economico dell’Alto Milanese, sia di validare o meno quanto emerso dall’analisi dei dati statistici effettuata. 1 Per la SDA Bocconi, al progetto Acrobate hanno collaborato: M. Cristina Bombelli, Simona Cuomo, Luca Gnan, Adele Mapelli, Marina Puricelli, Martina Raffaglio, Giacomo Silvestri, Giordana Taggiasco. 2. La ricerca sul campo La ricerca sul campo condotta attraverso un questionario inviato a tutte le aziende del territorio, ha avuto lo scopo di rilevare le modalità organizzative e di gestione del personale con una particolare attenzione al segmento femminile, al fine di diagnosticare le eventuali criticità e di identificare eventuali buone prassi presenti nell'ambito locale. 3. Attività di sperimentazione e innovazione della cultura aziendale in 4 imprese All’interno del territorio dell’Alto Milanese sono state scelte 4 aziende a cui è stato fornito un supporto per la progettazione di interventi di sperimentazione finalizzati a migliorare l’attività lavorativa del personale femminile. 1. LA RICERCA SULLA STRUTTURA PRODUTTIVA DEL TERRITORIO Il bacino territoriale di riferimento per la parte di progetto che ha visto coinvolta la SDA Bocconi è costituito dall’Alto Milanese (che comprende l’area del Castanese, del Legnanese e del Parabiaghese), localizzato geograficamente nella parte nord-occidentale dell’area metropolitana di Milano (figura 1). Figura 1. I comuni appartenenti all’Alto Milanese CASTANESE LEGNANESE PARABIAGHESE Arconate Bernate Ticino Buscate Castano Primo Cuggiono Inveruno Magnago Nosate Robecchetto con Induno Turbigo Vanzaghello Canegrate Cerro Maggiore Dairago Legnano Rescaldina San Giorgio su Legnano San Vittore Olona Villa Cortese Busto Garolfo Casorezzo Nerviano Parabiago L’analisi dei dati statistici da un lato, le interviste condotte (con rappresentanti di associazioni e organizzazioni lavorative molto diverse per storia, per orientamento e finalità politico – istituzionali e per la missione che attuano nel territorio) dall’altro lato, hanno fatto emergere alcune macro-evidenze comuni ed omogenee relative alla struttura produttiva del territorio. LE EVIDENZE EMERSE Storicamente l’Alto Milanese si configura come un’area relativamente specializzata e caratterizzata durante gli anni ’60 e ’70 dalla compresenza di grandi impianti, in particolare nell’area del Legnanese nel tessile e nell’elettromeccanica, e di numerose piccole e medie imprese. Nei primi anni ’80 si registra un periodo difficile per le grandi imprese che subiscono gli effetti di una seconda crisi petrolifera e che nello stesso tempo non possono più contare sul recupero dei profitti concesso dall’inflazione (cosa che invece era accaduta negli anni ’70), mentre meccanismi come quello della ‘scala mobile’ salariale hanno conseguenze sul rialzo dei salari. A fronte di questa situazione, si assiste ad un profondo processo di ristrutturazione industriale che porta alla allo sfoltimento introduzione dell’automazione, dell’occupazione (l’area registra tassi di disoccupazione superiori alla media nazionale) e al conseguente aumento di produttività. Oggi l’analisi del territorio evidenzia: a. la larga dominanza del tessuto di piccole e medie imprese; b. una configurazione abbastanza definita in cui il manifatturiero si presenta ancora come un settore forte; c. una progressiva crescita dei comparti del terziario. a. Un territorio di piccole e medie imprese La crisi che negli ultimi anni hanno subito le grandi fabbriche che nel passato hanno caratterizzato il territorio: la struttura produttiva dell’Alto Milanese al 1998 è caratterizzata da una presenza massiccia di micro aziende (con 1/9 addetti) che rappresentano il 92,0% del totale. In numeri assoluti, se le micro aziende sono ben 14160, le piccole (10/49 addetti) 1102, le medie (50/199 addetti) 102, le grandi (oltre 200 addetti) risultano essere 15. Figura 2. Unità locali per classi dimensionali, 1.1.1998 (val. %) piccole 7,2% medie 0,7% grandi 0,1% micro 92,0% Fonte: ASPO – Elaboraz.: Osservatorio Socio Economico dell’Alto Milanese A fronte di questo primo dato, esiste da parte degli opinion leaders intervistati, un comune riconoscimento delle piccole dimensioni come segmento di valore. Emergono, infatti, formule imprenditoriali sostenibili con successo nel lungo termine: queste piccole imprese specializzate, in grado di offrire prodotti e servizi di alta qualità, di risolvere problemi complessi ai clienti supportate da organizzazioni snelle e non burocratizzate, possono rappresentare il futuro per il sistema economico dell’Alto Milanese. b. Il manifatturiero rimane l’attività distintiva dell’area L’analisi delle aziende per macro settori di attività economiche evidenzia una forte vocazione per il terziario tradizionale 2 (40,8%) e per il settore secondario 3 (39,8%) ove il comparto manifatturiero si qualifica ancora come l’attività caratterizzante e distintiva dell’area. Figura 3. Unità locali per macrosettori di attività economica, 1.1.1998 (val. %) altri settori 6,2% terziario tradizionale 40,8% settore prim ario 0,4% settore secondario 39,8% terziario avanzato 12,9% Fonte: ASPO – Elaboraz.: Osservatorio Socio Economico dell’Alto Milanese 2 Il terziario tradizionale comprende al suo interno: il commercio all’ingrosso e al dettaglio, alberghi e ristoranti, trasporti, magazzinaggio, comunicazioni. Il settore secondario comprende l’estrazione di minerali energetici e non energetici, le attività manifatturiere, la produzione e distribuzione di energia elettrica, gas ed acqua e le costruzioni. 3 c. Segnali di terziarizzazione in atto Nonostante il terziario avanzato4 rappresenti solamente il 13% delle aziende totali, il trend storico dimostra una forte dinamicità ed espansione del settore stesso (variazione 1992/1998 pari a 87%, vale a dire +922 unità locali). Figura 4. Unità locali nel terziario avanzato, 1992, 1996, 1998 2000 1900 1978 1800 1700 1600 1627 1500 1400 1300 1200 1100 1000 1056 1992 1996 1998 Fonte: ASPO – Elaboraz.: Osservatorio Socio Economico dell’Alto Milanese Parallelamente alla crescita del numero delle aziende, aumenta anche il numero degli addetti nel settore: nel 1992 erano 5180 le persone occupate nel terziario avanzato, nel 1998 diventano 6348. Questo dato fa segnare un incremento degli addetti pari al 22%. 4 Il terziario avanzato comprende l’intermediazione monetaria e finanziaria e le attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca. Figura 5. Addetti nel terziario avanzato, 1992, 1996, 1998 6600 6400 6348 6200 6000 5800 5792 5600 5400 5200 5180 5000 1992 1996 1998 Fonte: ASPO – Elaboraz.: Osservatorio Socio Economico dell’Alto Milanese 2. LA RICERCA SUL CAMPO: LE MODALITA’ DI GESTIONE DEL PERSONALE L’indagine sul campo è stata realizzata nel periodo Febbraio 2003 – Luglio 2003, tramite la somministrazione di un questionario ad un campione di circa 400 aziende che rappresentano quasi la totalità delle imprese dell’Alto Milanese ad eccezione di quelle con un numero di addetti inferiori alle dieci unità. Le imprese rispondenti sono state complessivamente 72. L’obiettivo della ricerca era quello di verificare l’esistenza di differenti modalità di gestione dei collaboratori e la loro efficacia. ALCUNE NOVITÀ… L’indagine sulle piccole e medie imprese dell’Alto Milanese evidenzia alcune interessanti novità e sconfessa una serie di luoghi comuni o di stereotipi in materia di gestione del personale nelle aziende di minori dimensioni. Tra gli elementi di novità quello che riteniamo più significativo è il livello di criticità (importanza e/o problematicità) assegnato dall’imprenditore alla sostituzione dei suoi collaboratori “chiave”. Dalla nostra ricerca emerge che gli imprenditori dell’Alto Milanese sono maggiormente preoccupati della necessità di non disperdere quel patrimonio di conoscenze tacite e di competenze specifiche incorporato nei loro collaboratori più preziosi. I luoghi comuni, gli stereotipi e le credenze sulla gestione del personale nelle piccole imprese che questa ricerca consente di mettere in discussione sono almeno tre. 1. Il primo è quello che vede nelle piccole imprese il regno delle attività di amministrazione del personale (gestione paghe, contributi, ferie, contratti di lavoro etc.), alle quali, in quanto obblighi legislativi, l’imprenditore accetta di adempiere. La nostra ricerca consente di prendere le distanze da questa visione: i dati dimostrano che la gestione del personale nelle piccole imprese è così importante da essere svolta personalmente dall’imprenditore, mentre l’amministrazione del personale viene delegata all’esterno a società specializzate. L’equivalenza piccola impresa/amministrazione del personale e grande impresa/gestione + amministrazione del personale non sembra dunque essere vera. 2. Il secondo stereotipo che l’indagine mette in discussione riguarda le caratteristiche di informalità, improvvisazione, personalismo, estemporaneità della gestione del personale nella piccola impresa. In realtà i risultati della ricerca rilevano che le piccole imprese ricorrono a modalità differenti di gestione del personale che superano la dicotomia formale/informale e che coesistono all’interno dello stesso segmento dimensionale. Emergono diversi modi di fare selezione, inserimento, formazione e carriera, valutazione e retribuzione, che potrebbero essere tutti ugualmente efficaci, efficienti, ed equi. 3. Il terzo stereotipo è collegato al precedente ed attiene al livello di soddisfazione del personale nelle PMI. E’ abbastanza diffusa la credenza che gli ambienti di lavoro eccellenti siano appannaggio delle grandi aziende che investono risorse ingenti per migliorare le condizioni di lavoro ed incrementare il gradi di soddisfazione dei dipendenti. La ricerca ci permette di affermare che nel campione indagato le uscite di dipendenti sono ridotte ai minimi termini, sono perlopiù causate dall’anzianità (pensionamento) o da motivazioni familiari; le assenze sono un fenomeno di portata limitata e le relazioni sindacali sono considerate poco critiche. Turnover, assenteismo e conflittualità sindacale: tre indicatori che, considerati congiuntamente, consentono di predire il grado di soddisfazione dei dipendenti. La realtà che emerge dall’indagine è quella di aziende in cui le persone trovano buone condizioni di lavoro pur senza poter intraprendere sentieri di carriera articolati. La fiducia e la condivisione di valori emergono – nelle diverse sezioni dell’indagine – come un elemento fondante le relazioni tra l’imprenditore e i suoi collaboratori. LA GESTIONE DEL PERSONALE FEMMINILE Per quanto riguarda più da vicino la gestione del personale femminile, sia dal punto di vista dei meccanismi operativi che degli impatti sui comportamenti organizzativi e sulla cultura di riferimento, sono stati presi in considerazione i momenti organizzativi più rappresentativi e, al contempo, critici per le donne che lavorano: inserimento, selezione, maternità, carriera. L’inserimento Per quanto riguarda l’inserimento (possibilità di tirocinio) ci si è posti l’obiettivo di analizzare la coerenza presunta tra ruoli professionali e genere. Il ruolo di segretaria (92,86%) è stato indicato dai nostri intervistati come quello più interpretabile al femminile all’inizio di un percorso professionale, seguito immediatamente da quello di centralinista/call center (91,07%). Il ranking di risposte prosegue evidenziando una alta coerenza per ruoli amministrativi (81,25%) e per quelli attinenti alla direzione risorse umane (53,85%). Una discreta percentuale dei rispondenti ha indicato anche l’area marketing e comunicazione (38,18%) e quella degli acquisti e logistica (35%) come possibili aree di destinazione per le tirocinanti. Non vengono viste come ideali per queste ultime invece l’area vendite (19,35%), ma soprattutto la produzione (16,67%) e infine la ricerca e sviluppo (9,80%). I dati precedentemente esposti evidenziano la presenza di una stereotipica segregazione orizzontale. Con segregazione orizzontale ci si riferisce al fenomeno di connotazione al maschile o al femminile di determinati lavori o attività all’interno delle imprese. La segregazione discende da un atteggiamento stereotipico, ovvero dall’includere i singoli in una classificazione, e da qui far discendere determinate caratteristiche. Riprendendo i dati della ricerca, implicitamente i nostri intervistati assumono come prevalentemente femminili i ruoli di front office che richiedono una maggiore capacità relazionale attribuita socialmente alle donne. Al contrario, i ruoli più legati al lavoro decisionale e pratico tipico della produzione, o piuttosto i ruoli legati ad un pensiero di approfondimento e di dettaglio analitico, tipico della ricerca e sviluppo, sono pensati come più ascrivibili al genere maschile. Figura 6. “Nel caso l'imprenditore fosse disposto ad ospitare donne in tirocinio in quale posizione verrebbero impiegate?” Si No Centralino o call center 91,07% 8,93% Segreterie 92,86% 7,14% Amministrazione 81,25% 18,75% Ufficio del personale 53,85% 46,15% Acquisti e logistica 35,00% 65,00% Vendite 19,35% 80,65% Produzione 16,67% 83,33% Marketing e comunicazione 38,18% 61,82% Ricerca e sviluppo 9,80% 90,20% La selezione È opinione diffusa che i processi di selezione possono risultare discriminanti per le donne, soprattutto in corrispondenza della fase del ciclo di vita ritenuta più vicina alla maternità (30 anni). A questo proposito ci è sembrato opportuno indagare la presenza di questo atteggiamento nelle imprese dell’Alto Milanese. E’ stata sottoposta infatti agli intervistati una domanda che prevedeva di immaginare di avere in fase di selezione due candidati, un uomo e una donna, trentenni, simili per scolarità, esperienza e competenza e di indicare su quali dei due sarebbe orientata la scelta dell’imprenditore nel momento in cui bisognasse decidere quale dei due selezionare. Figura 7. “Immaginando di avere in fase di selezione due candidati, trentenni, con la medesima scolarità, esperienza e competenza, la scelta dell'imprenditore di assunzione sarebbe orientata” maschio 23,0% femmina 6,0% indifferente 71,0% I dati sembrano descrivere un atteggiamento velatamente discriminatorio e segregante per il genere femminile; mentre il 71% dei rispondenti non esprime una preferenza, a parità di competenze e di età, tra il genere maschile e femminile, il 23% indirizza la sua presenza verso il candidato di sesso maschile. Le relative cause sono da ricercarsi in primis, in una ambivalente interpretazione della maternità. Infatti da un lato si evince un approccio realistico legato al costo imprenditoriale della maternità; dall’altro l’idea più stereotipica di come le donne siano meno coinvolte nel ruolo professionale, sia emotivamente che temporalmente, una volta diventate mamme. La maternità Coerentemente all’ipotesi di discriminazione all’entrata precedentemente descritta, è stato poi valutato il tema della maternità per verificare cosa succeda alle dipendenti una volta terminato il periodo di congedo. Nella quasi totalità dei casi (96%) gli imprenditori rispondono che le donne rientrano regolarmente al proprio posto di lavoro e tra queste nell’84% dei casi subentrano anche nella medesima posizione che era stata abbandonata a causa della maternità. Da riscontrare che il restante 16% rientra ad occupare la medesima posizione ad orario ridotto. La scelta delle donne che decidono di rientrare al lavoro con un orario ridotto (part time) può essere spiegata a nostro avviso in due modi: da un lato, può effettivamente esistere una volontà da parte delle mamme di dedicarsi all’home care che contestualmente alla nascita di un figlio può risultare emotivamente prioritario. Dall’altro lato, questo dato trova una spiegazione nella mancanza rilevata sul territorio di strutture di supporto per l’accudimento per l’infanzia (asili nido, ludoteche…). La situazione descritta dagli imprenditori che appare dalle risposta particolarmente supportiva nei confronti delle donne lavoratrici e madri, va comunque equilibrata con l’effetto di social desiderability, che può naturalmente sorgere dalla stessa formulazione della domanda. Figura 8. “In azienda cosa accade in prevalenza alle dipendenti al termine della maternità?” % sul tot Rientrano regolarmente 96,61% Non rientrano più nel proprio posto di lavoro 3,39% TRA LE DIPENDENTI CHE RIENTRANO: % sul tot Rientrano nella stessa posizione 84% Nella stessa posizione ma con orario ridotto 16% Rientrano in posizioni minori 0% Totale 100% Le possibilità di carriera L’attività di analisi è poi proseguita indagando l’esistenza o meno di segregazione verticale, ovvero le reali e concrete opportunità delle donne di fare carriera e la presenza o meno del ‘soffitto di vetro’, espressione con cui si indica quel luogo organizzativo invisibile, ma al contempo operante, che mantiene le donne al di sotto dei livelli gerarchici più alti. Dall’analisi dei dati emerge che il 67% degli imprenditori dichiara che le opportunità di far carriera al maschile ed al femminile sono equivalenti. Il restante 30% degli intervistati dichiara che le donne hanno meno chances di crescita e sviluppo professionale nelle loro imprese rispetto agli uomini. Infine, il 3% afferma che donne hanno possibilità superiori di far carriera rispetto a quelle di un uomo. Figura 9. “Le opportunità di far carriera per una donna in rapporto a quelle di un uomo sono:” superiori 3,0% inferiori 30,0% equivalenti 67,0% Le cause della situazione descritta dai nostri intervistati, possono essere riconducibili all’esistenza di: • stereotipi culturali, intesi come gli assunti di base relativi al ruolo dell’uomo e della donna nella società ed alla loro traduzione in atteggiamenti e comportamenti pregiudiziali; • aspetti contingenti alla dimensione femminile, in primo luogo alla maternità, ma anche alla dimensione generale della cura connessa al ruolo delle donne; • scelte di vita diverse tra uomini e donne, che portano ad una filosofia di vita legata ad una diversa attribuzione di valori, nonché ad una diversa costruzione di identità mono-ancorata (al lavoro) al maschile ed invece pluriancorata al femminile. IN SINTESI…. Dall’analisi delle risposte date ai questionari, risulta dunque che se nel dichiarato vengono smentiti atteggiamenti di discriminazione diretta o nelle politiche di gestione del personale, i dati oggettivi suggeriscono la presenza di fenomeni di segregazione verticale ed orizzontale. Poiché lo stereotipo cognitivo sembra essere almeno in parte superato (gli imprenditori dichiarano infatti pari opportunità maschili e femminili ed un orientamento alle competenze) e, da questo punto di vista, può essere una leva di un cambiamento culturale in atto, è presumibile e soprattutto auspicabile verificarne l’impatto nelle strutture organizzative e nei sistemi operativi nel prossimo futuro. 3. ATTIVITÀ DI SPERIMENTAZIONE DI INNOVAZIONE DELLA CULTURA AZIENDALE La fase relativa alla sperimentazione e innovazione della cultura aziendale si è posta l’obiettivo di aiutare e supportare 4 aziende del territorio dell’Alto Milanese a progettare interventi di sperimentazione finalizzati a migliorare l’attività lavorativa del personale femminile. Numerose sono state le difficoltà incontrate nella ricerca delle aziende in cui poter effettuare le sperimentazioni: la crisi economica che sta affliggendo le imprese del territorio da un lato, l’esistenza di una cultura imprenditoriale poco incline e poco abituata alla gestione delle problematiche legate al genere dall’altro lato, hanno reso difficoltoso il processo di adesione delle aziende al progetto. Si è comunque cercato di scegliere imprese eterogenee dal punto di vista del settore di appartenenza e delle dimensioni. PRIMI RISULTATI Le difficoltà incontrate nella fase di ricerca delle imprese hanno causato necessariamente un ritardo rispetto ai tempi programmati. Questa mancanza di tempo non ha consentito di utilizzare strumenti specifici di analisi dei risultati raggiunti attraverso le attività di sperimentazione. Nonostante ciò è comunque possibile fare alcune considerazioni generali. Per quanto riguarda gli imprenditori ed il management aziendale che hanno fatto da committenti interni rispetto al progetto, si sono dimostrati molto soddisfatti dei risultati ottenuti. I dubbi e le perplessità che in alcuni casi erano emersi nel corso delle prime telefonate di contatto, sono stati superati sia durante gli incontri e sicuramente dopo la realizzazione delle analisi organizzative e degli interventi. Solamente in un caso, l’imprenditrice ha chiesto di essere supportata attraverso un check-up organizzativo e strategico dato il cambiamento aziendale in atto. Negli altri casi, non esistevano idee, ipotesi di intervento su aree o tematiche specifiche: per questo motivo si è ritenuto necessario adottare strumenti di analisi in grado di fare emergere eventuali criticità. Si è dunque optato per l’utilizzo di focus group e di interviste che hanno consentito agli imprenditori ed al management di ascoltare i propri dipendenti ma anche di capire più a fondo la propria cultura organizzativa: non bisogna sottovalutare il fatto che si tratta di aziende di piccole e medie dimensioni non abituate a utilizzare analisi di clima o metodologie analoghe. In parallelo, per quanto riguarda i dipendenti (in particolare le donne), il fatto di averli coinvolti nel progetto e messi in condizione di poter essere ascoltati ha avuto un impatto positivo in termini di soddisfazione e motivazione. Soddisfazione e motivazione che richiedono comunque un monitoraggio più puntuale e costante da parte delle aziende coinvolte. LE AZIENDE COINVOLTE Le aziende che hanno aderito a questa fase sono: Oregon s.r.l (S. Vittore Olona) Azienda fondata nel 1910 dalle famiglie Rosana e Martellosio, produce scarpe con un elevato contenuto artigianale e qualitativo. L’azienda è da un paio di anni diretta da una donna (Elisabetta Martellosio), che ha sostituito il padre dopo la sua morte, e si caratterizza per un’alta presenza di donne tra il personale. In azienda ci sono 49 dipendenti, di cui 61% donne (3 donne lavorano a part time); nel 2003 Oregon ha fatturato circa 5 milioni di euro, di cui il 70% frutto di vendite effettuate all’estero (Giappone, Europa, USA), il 30% in Italia. F.lli Vedani snc (Legnano) L’azienda fondata nel 1982 ad opera dei fratelli Flavio ed Emanuele Vedani, produce e commercializza componenti meccanici per fonderie e pressofusioni e commercializza ausiliari chimici per il trattamento dei metalli. Attualmente, la Fratelli Vedani occupa 29 dipendenti di cui 6 donne. Amga Legnano spa (Legnano) AMGA Legnano SpA – Alto Milanese Gestioni Avanzate – è un Gruppo societario a prevalente capitale pubblico derivante dalla trasformazione in società di capitali della pre-esistente Azienda Speciale del Comune di Legnano, già attiva dal 1972 nella forma di Azienda Municipalizzata. AMGA Legnano SpA impiega 147 dipendenti, di cui 84 donne (che rappresentano il 18,7% del personale). Zeta spa 5 L’azienda nasce a XXX (dove tuttora c’è la sede principale) nel 1938 ad opera del fondatore che le dà il nome. Oggi Zeta S.p.A. è un’azienda leader a livello internazionale nella progettazione e produzione di macchinari e impianti per la granigliatura, sabbiatura e decapaggio meccanico. Attualmente in Zeta engineering sono impiegate 11 persone, di cui 3 donne (part time), mentre in Zeta su 53 dipendenti, 11 sono donne (3 part time). 5 L’imprenditrice ed il top management dell’azienda hanno preferito lasciare il caso anonimo. LA METODOLOGIA UTILIZZATA Di seguito vengono riportati gli step seguiti dal punto di vista metodologico nella realizzazione delle sperimentazioni. Step 1: incontro con la proprietà e/o con il direttore del personale Prima di iniziare la ricerca/intervento si è reso necessario un primo incontro con la proprietà o con il direttore del personale. Obiettivo di questi incontri è stato quello di valutare l’effettivo grado di commitment rispetto al progetto Acrobate e più in particolare rispetto alla ipotesi di sperimentazione di azioni innovative. L’interesse e l’impegno del vertice aziendale sono infatti fondamentali per l’implementazione e la buona riuscita di azioni di cambiamento. Step 2: analisi organizzativa In questa fase si è cercato di identificare le particolarità organizzative che possono rendere necessaria una politica di diversity di genere. A tal fine, sono stati attivate indagini nelle aziende volte a raccogliere informazioni e dati sui seguenti aspetti: • indagine quali-quantitativa sulle caratteristiche del personale occupato per posizione organizzativa (numerosità, età, anzianità aziendale, genere, istruzione...); • analisi dei ruoli ricoperti dal personale femminile rispetto alle seguenti dimensioni: - contestualizzazione rispetto alla funzione di appartenenza e alla struttura di base dell’azienda; - contestualizzazione rispetto ai ruoli ricoperti dal personale maschile; - livello di responsabilità (gestione di persone e grado di discrezionalità decisionale); - mansioni/compiti/attività; - competenze specifiche; - storia professionale; • mappatura delle tipologie contrattuali e delle modalità di lavoro utilizzate in azienda (tempo determinato, part time, telelavoro...); • analisi delle modalità utilizzate in azienda a supporto dei processi di selezione, formazione, valutazione della prestazione, percorsi di carriera e di sviluppo del personale. I dati relativi a questo step sono stati raccolti attraverso l’analisi di documenti aziendali cartacei (procedure, organigramma….) e attraverso colloqui con il management, con il direttore del personale e con l’imprenditore o imprenditrice. Step 3: ricerca/intervento A partire dai risultati emersi dall’analisi organizzativa, sono stati organizzati incontri direttamente con il personale (in particolare femminile) attraverso colloqui individuali o focus group. Le modalità informative e di coinvolgimento del personale nel progetto sono state concordate con la proprietà della azienda/responsabile del personale. Lo scopo degli incontri è stato quello di analizzare il vissuto professionale del personale per identificare: - eventuali criticità che hanno dato origine a specifiche proposte di intervento presentate ai committenti aziendali del progetto; - l’esistenza di buone prassi che possono essere esportate in altre realtà aziendali del territorio, come casi emblematici di buona gestione della diversità di genere. Step 4: restituzione dei risultati alla proprietà Sulla base degli esiti delle fasi precedenti sono stati realizzati incontri con la proprietà e con il management allo scopo di condividere i risultati ottenuti e di pianificare possibili azioni di intervento. Step 5: restituzione dei risultati alle persone coinvolte In questa fase ci è sembrato utile condividere con le persone che hanno partecipato in prima persona ai focus group o alle interviste, i risultati e le azioni di intervento concordate con la proprietà e con il management. Step 6: realizzazione e monitoraggio delle proposte di intervento Su mandato del committente aziendale, la SDA Bocconi ha offerto le sue competenze per la realizzazione delle proposte di intervento emerse nelle fasi precedenti. Figura 10. La metodologia utilizzata nella fase di sperimentazione: gli step seguiti  STEP 1: INCONTRO CON LA PROPRIETA’ E/O CON IL DIRETTORE DEL PERSONALE Obiettivo: valutare il grado di committment e di sponsorship del vertice  STEP 2: ANALISI ORGANIZZATIVA Obiettivo: descrivere la situazione aziendale  STEP 3: RICERCA/INTERVENTO Obiettivo: identificare le criticità percepite dal personale (in particolare femminile)  STEP 4: RESTITUZIONE DEI RISULTATI ALLA PROPRIETA’/MANAGEMENT Obiettivo: concordare le azioni di intervento  STEP 5: RESTITUZIONE DEI RISULTATI ALLE PERSONE COINVOLTE Obiettivo: informare e coinvolgere il personale nelle azioni di sperimentazione  STEP 6: REALIZZAZIONE E MONITORAGGIO DELLE PROPOSTE DI INTERVENTO LA SPERIMENTAZIONE IN OREGON S.R.L. Oregon s.r.l. 6 è una azienda prettamente femminile: l’azienda, infatti, non solo è da un paio di anni diretta da Elisabetta Martellosio, che ha sostituito il padre dopo la sua morte, ma si caratterizza per un’alta presenza di donne tra il personale. Alla luce di questi dati, abbiamo ritenuto interessante far rientrare Oregon s.r.l. tra i destinatari del progetto Acrobate. OBIETTIVI E DELL’INTERVENTO METODOLOGIA Da un primo incontro effettuato con Elisabetta Martellosio nel dicembre del 2003, è emerso uno specifico bisogno: dal momento che nell’ultimo periodo l’azienda ha visto un grande cambiamento della strategia commerciale e produttiva, l’imprenditrice ritiene utile ed indispensabile capire sia se la strategia intrapresa risulta corretta, sia se l’organizzazione (intesa come lo strumento per realizzare le decisioni strategiche pensate dall’imprenditore) è adeguata. Per riuscire a dare una riposta a questi interrogativi, SDA Bocconi ha effettuato un check-up strategico e organizzativo, volto a: • analizzare la bontà o meno della nuova strategia intrapresa; • valutare il livello di comprensione della nuova strategia da parte dei collaboratori; • valutare il clima aziendale; • capire se l’organizzazione (struttura organizzativa e persone) è adeguata rispetto al cambiamento strategico. Alla luce di questi obiettivi, SDA Bocconi ha effettuato nel mese di dicembre 2003, dodici interviste in profondità ai collaboratori (8 donne e 4 uomini) di Oregon s.r.l.. In particolare sono state intervistate: • quattro persone dell’area produzione; • due persone dell’area programmazione della produzione; • quattro persone dell’area amministrazione; 6 Il caso è stato realizzato da Marina Puricelli e Adele Mapelli. • • una persona dell’area stile; una persona dell’area commerciale. LA STORIA DELLA AZIENDA Sin dal 1910 le famiglie Rosana e Martellosio producono scarpe con un elevato contenuto artigianale e qualitativo. Agli inizi degli anni ’70, nel luogo in cui prima vi erano l’abitazione ed il laboratorio, viene fondata la OREGON s.r.l. in San Vittore Olona, in una zona industriale di grande tradizione calzaturiera. La business idea di Oregon si fonda sulla produzione di scarpe da donna e si rivolge ad una fascia alta del mercato ed è orientata all’esportazione di un prodotto di qualità elevata. Nel 1985, dopo una lunga ricerca di mercato mirata a creare una nuova identità, ma sempre in linea con gli elevati contenuti artigianali delle lavorazioni, viene creato il marchio “Duccio Del Duca”: il campionario si caratterizza prevalentemente per la produzione di mocassini e calzature sportive da giorno, nonché di stivali e stivaletti da donna, molto curati nei dettagli e nel rispetto dei canoni della qualità del ‘Made in Italy’. Elisabetta Martellosio entra in azienda in questi anni, affiancando il padre nell’attività commerciale e nella produzione. Gli anni ’90 vedono l’azienda impegnata nella realizzazione e produzione di collezioni per conto di alcune grandi griffe del lusso. Con la morte del padre avvenuta nel giugno del 2002, Elisabetta prende il comando della azienda. Ad oggi (gennaio 2004), in azienda ci sono 49 dipendenti, di cui 61% donne (3 donne lavorano a part time); nel 2003 Oregon ha fatturato circa 5 milioni di euro, di cui il 70% frutto di vendite effettuate all’estero (Giappone, Europa, USA), il 30% in Italia. LA STRATEGIA Dall’ottobre 2002, Oregon decide di cambiare strategia commerciale e produttiva: la decisione è dettata dal fatto che la scelta di puntare sia sul proprio marchio, sia sul conto terzi produce troppo dispendio di energie e di lavoro per l’azienda. In particolare, la gestione del conto terzi (dalla campionatura e collezione alla produzione), si rileva essere di forte complessità: “troppo lavoro per poche quantità di scarpe prodotte e trascuratezza verso il marchio Duccio del Duca”. Si decide di optare per nuova strategia che punta in primis sulla promozione del marchio “Duccio del Duca” e, solo in modo residuale, sul conto terzi “semplificato” (per importanti marchi di moda), vale a dire con una produzione per altri marchi ma senza il presidio della fase di campionatura e di collezione. IL CLIMA AZIENDALE Nonostante le difficoltà di settore, le percezioni delle persone intervistate nei confronti dell’azienda (strategia, organizzazione, gestione del personale, risultati economici), ad eccezione di un paio di casi, sono molto positive. In particolare, si rileva: – una forte identificazione con l’impresa; – un senso di riconoscenza profondo nei confronti della famiglia, che non è mutato con la scomparsa del padre di Elisabetta; – un diffuso spirito di collaborazione tra i colleghi: molti intervistati affermano che “le persone in Oregon stanno bene tra loro, si lavora serenamente”. L’ORGANIZZAZIONE Data la bontà dell’indirizzo strategico e del clima aziendale, occorre valutare se l’organizzazione (struttura e persone) è in grado di supportare correttamente la nuova strategia. Volendo proporre una fotografia di sintesi ci appare, soprattutto in prospettiva futura, che: “Elisabetta sia sola al comando dell’azienda!” La signora Giuseppina, madre della imprenditrice, è una presenza sicuramente fondamentale in amministrazione e nel controllo di alcuni snodi critici in produzione e nella azienda più in generale. È sicuramente una sponda essenziale per Elisabetta, un “consigliere” fondamentale, ma appartiene alla generazione uscente. Mancano, tra i collaboratori, figure in grado di occupare a pieno titolo posizioni di responsabilità in Oregon: nel commerciale ed in amministrazione. Proprio per questo motivo Elisabetta, che ha superato brillantemente il passaggio generazionale, appare “sola” al comando. ALCUNE PROPOSTE DI MIGLIORAMENTO Il problema della successione, che nel caso di imprese di minori dimensioni rappresenta un passaggio di rilevanza cruciale nello sviluppo dell’azienda, appare superato. Ad oggi risultano però alcuni elementi su cui l’imprenditrice può agire per rendere l’azienda ancora più efficace ed efficiente. • Il cambiamento strategico: la nostra convinzione è che la nuova strategia intrapresa sia corretta per competere dall’Italia in un settore maturo come quello calzaturiero. Il ruolo di terzista tradizionale, obbligato a rispondere ai “capricci” delle grandi griffe senza essere adeguatamente remunerato per gli sforzi di campionatura e di realizzazione, porterebbe infatti l’azienda ad una posizione di debolezza strutturale. Il terzista tradizionale vede oggi minacciata la sua stessa sopravvivenza, a meno di operare scelte di delocalizzazione produttiva. Questa scelta strategica è stata compresa dalla maggioranza dei collaboratori intervistati. Molti sottolineano che è una scelta “sicuramente coraggiosa, ma necessaria” data la situazione complessiva del mercato; tutti credono fortemente nella bontà e nelle potenzialità del prodotto. Il suggerimento che ci sentiamo di dare alla imprenditrice è che non bisogna perdere le occasioni per ribadire il nuovo indirizzo strategico sia all’interno di riunioni formali, sia con comunicazioni scritte, sia in incontri informali. • Il clima aziendale: le relazioni tra i colleghi e con l’imprenditrice appaiano buone. L’unico punto di debolezza che emerge dalla interviste si riferisce alla “poca presenza di Elisabetta nello stabilimento”. In particolare, chi lavora in produzione sembra avere l’esigenza di vedere l’imprenditrice più spesso, così come faceva il padre. È dunque auspicabile che l’imprenditrice trovi il tempo per effettuare in modo più continuo queste ‘visite’ che sicuramente avranno un forte impatto positivo sulla fidelizzazione, soddisfazione e motivazione del personale. • L’organizzazione: la valutazione dei collaboratori effettuata attraverso interviste avvalora l’idea che: “Elisabetta sia sola al comando”. La soluzione ovvia a questo problema è quella di selezionare responsabili nelle diverse aree aziendali (amministrazione e commerciale). D’altra parte, in una situazione di mercato come quella attuale, l’inserimento di profili manageriali sarebbe eccessivamente oneroso. Il cambiamento strategico (puntare sul proprio marchio) impone comunque un adeguamento dell’organizzazione e, come priorità, un potenziamento dell’area commerciale. L’imprenditrice può dunque: – nel breve periodo (un anno circa), “tamponare” il sottodimensionamento utilizzando in modo efficace le risorse e le competenze interne; – nel medio periodo: l’ideale sarebbe avviare un processo di selezione di una figura da inserire come responsabile commerciale (gestione agenti, gestione fiere e showroom, marketing e comunicazioni esterne, valorizzazione dello spaccio aziendale). Questa persona dovrebbe essere scelta avendo le caratteristiche per diventare l’alter ego dell’imprenditore. Le ipotesi di miglioramento sopra riportate sono state riportate e condivise con Elisabetta Martellosio durante un incontro avvenuto nel gennaio 2004. L’imprenditrice condivide l’idea che ad oggi in Oregon la maggiore criticità e problematicità è legata alla mancanza di un responsabile dell’area commerciale che sia in grado si supportare il suo lavoro. Per questo motivo, la SDA Bocconi ha supportato l’imprenditrice nella scelta della persona da inserire in azienda. LA SPERIMENTAZIONE IN FRATELLI VEDANI SNC La Fratelli Vedani 7 nasce nel 1982 ad opera dei fratelli Flavio ed Emanuele Vedani. L’azienda ha sede a Legnano ed ha un’unità produttiva a Bolladello di Cairate. Produce e commercializza componenti meccanici per fonderie e pressofusioni e commercializza ausiliari chimici per il trattamento dei metalli. Le Direzione e l’organizzazione dell’azienda (che nel 2003 ha fatturato 22 mld lire) sono in capo ai due proprietari, che sono poi rispettivamente responsabili uno della parte commerciale e l’altro della produzione e della amministrazione. IL PERSONALE Attualmente, la Fratelli Vedani occupa 29 dipendenti di cui: • 12 nell’officina di produzione, • 4 in magazzino, • 6 negli uffici, • 2 autisti, • 5 rappresentanti. Le donne occupate sono in totale 6; per quanto riguarda le loro mansioni, sono tutte impiegate. Più in particolare: • una al Centralino, Archivio e registrazione bolle e ordini; • una nell’Ufficio vendite: bollettazione, fatturazione e spedizione ordini ai clienti; • una nell’ Ufficio Acquisti: gestione ordini e fatturazione; • due nell’Ufficio Commerciale Estero; • una Responsabile della Contabilità. 7 Il caso è stato realizzato da Adele Mapelli e Martina Raffaglio. OBIETTIVI E DELL’INTERVENTO METODOLOGIA L’intervento di SDA Bocconi, concordato con la proprietà, si è focalizzato sulle 6 risorse femminili presenti in azienda con l’obiettivo di valorizzare la qualità della loro attività in impresa. Sono state perciò inizialmente realizzate interviste individuali, a valle delle quali sono state definite per ogni risorsa alcune ipotesi di intervento da proporre al committente. L’obiettivo delle interviste è stato quello di mettere in evidenza sia le modalità di gestione delle risorse femminili, andando ad analizzare caso per caso le eventuali criticità e le buone prassi, sia il clima interno all’azienda. Le interviste, semi strutturate, sono state suddivise in due parti. La prima parte è stata dedicata al racconto della storia professionale individuale, delle attività svolte e delle responsabilità acquisite attualmente, del livello di interesse per il ruolo ricoperto e della posizione del lavoro nella vita personale. La seconda parte dell’intervista è stata centrata sull’analisi del vissuto del proprio lavoro all’interno dell’impresa, delle relazioni instaurate con i proprietari e con i colleghi, della valutazione dei sistemi di gestione del personale e del bilancio fra l’impegno lavorativo e la soddisfazione personale maturata. È stato intervistato tutto il personale femminile della Fratelli Vedani (6 persone). L’età anagrafica e l’anzianità aziendale variano dagli over 30 con 15-20 anni di anzianità d’impresa per tre risorse, ai 20 anni da poco superati con una presenza di non più di 4 anni per le altre tre. I RISULTATI DELLE INTERVISTE Il clima interno Gli aggettivi con cui viene definita l’azienda sono molto simili per tutte le persone, che la descrivono come veloce, in alcuni casi frenetica, dal ritmo incalzante. L’azienda dunque sembra connotarsi per un forte orientamento ai risultati che non può che richiedere ai dipendenti un ritmo di lavoro sostenuto e in grado di rispondere tempestivamente alle sollecitazioni. Probabilmente come conseguenza di questa velocità, viene sottolineato come alcune attività siano poco organizzate. Qualche volta sono poco chiari i dati di riferimento (i data base non sono sempre aggiornati), qualche altra volta sono poco chiari i confini di ruolo, il ‘chi fa che cosa’. In ogni caso gli elementi di disagio vengono sempre riassorbiti (laddove sono stati sottolineati) dal clima giovane, solare, divertente, simpatico che tutte le risorse hanno riconosciuto. Le buone relazioni fra colleghi e la capacità di mediazione ed empatia della proprietà nella gestione del personale sono state sempre riconosciute, anche se con una notevole differenziazione rispetto ai due imprenditori. Mentre una persona sembra essere diventata il riferimento per tutto ciò che ha a che fare con le politiche di gestione dei dipendenti, l’altra, che ricopre un ruolo di maggior impegno verso le relazioni esterne, sembra creare un clima più freddo, di tensione e di controllo che pare causa di un disagio che si riflette sia sul piano della relazione personale sia sul modo di lavorare. Il senso di appartenenza Risulta evidente una grande differenza nell’approccio al lavoro fra le risorse più “anziane” e quelle più “giovani”. Le prime, entrate in impresa mentre l’attività nasceva, sembrano aver condiviso lo spirito di sfida e pionieristico dei fondatori e perciò aver investito molto in termini di tempo e impegno personale nel lavoro, sviluppando un grande senso di appartenenza e di affetto verso l’azienda. E’ molto interessante notare come per due di loro l’evento della maternità, non abbia di fatto minimamente cambiato la loro relazione con l’azienda, verso la quale si sentono ancora molto responsabilizzate e coinvolte. Crediamo che questo sia dovuto non solo alla profonda condivisione della sfida imprenditoriale iniziale, ma anche alla assunzione di una BUONA PRASSI gestionale, rappresentata dalla flessibilità di orario sia in entrata che in uscita, che peraltro permette anche la gestione di impegni e interessi personali anche indipendenti dalla sfera familiare. Le risorse più “giovani” non sembrano invece avere maturato lo stesso committment. Questo atteggiamento può essere frutto sia della giovane età sia del fatto che siano entrate in azienda in un momento storico in cui il giro d’affari dell’impresa era già consolidato e la struttura organizzativa meglio definita. Il loro rapporto col lavoro non sembra, infatti, più basato sulla condivisione di fatica e raggiungimento degli obiettivi tipico delle aziende in fase nascente, quanto piuttosto simile ad una più fredda relazione di prestazione professionale, tipica di chi si trova a gestire ruoli ed attività più chiaramente definiti, ma magari meno direttamente collegati ai risultati d’impresa. Resta da verificare se è possibile trovare il modo di responsabilizzare queste risorse sugli obiettivi ed i risultati dell’azienda, lavorando sui meccanismi di informazione e delle dimensioni coinvolgimento, che all’aumentare dell’organizzazione non riescono più a passare da sistemi informali, ma possono essere progettati e gestiti con metodo. La gestione del personale Il check up organizzativo svolto in azienda da parte di SDA Bocconi ha fatto emergere la presenza dei seguenti strumenti di gestione del personale: • la selezione avviene attingendo alla rete amicale e non rivolgendosi al mercato, con una selezione accurata dei curricula e con colloqui ad hoc; • per quanto riguarda la formazione non sono previsti piani o programmi specifici; • i percorsi di carriera non sono definiti ex ante, anche se emerge una forte spinta degli imprenditori verso la crescita dei propri dipendenti, tanto che molte persone entrate nel ruolo di centraliniste sono poi nel corso degli anni riuscite a crescere professionalmente e a rivestire ruoli meno operativi; • la valutazione delle persone sembra essere basata sia sui comportamenti (dedizione al lavoro, acquisizione di competenze, voglia di fare, ambizione personale e impegno), sia sui reali risultati raggiunti e viene fatta direttamente dai proprietari. Una riflessione a parte merita il tema della flessibilità in entrata ed in uscita: in azienda esiste per i ruoli impiegatizi una sorta di sistema fiduciario che consente alle persone di decidere in modo abbastanza autonomo il proprio orario di lavoro. Questa flessibilità permette alle donne che lavorano in questa impresa di potersi coltivare impegni e interessi personali: ad una dipendente, ad esempio, è stato nel passato consentito di conseguire la laurea ed oggi la stessa dipendente riesce a conciliare il proprio lavoro in Fratelli Vedani con un ruolo di insegnante in una scuola superiore. Questa stessa flessibilità ha sicuramente facilitato la gestione della maternità: se da un lato questa esperienza ha in qualche modo fatto cambiare la posizione del lavoro nella vita delle donne, in quanto l’evento ha psicologicamente spostato l’asse delle priorità dal lavoro alla famiglia, dall’altro lato occorre segnalare che il loro coinvolgimento nella azienda non sembra essere mutato. Nonostante l’impegno aggiuntivo richiesto loro per la conciliazione del doppio ruolo, familiare da un lato e lavorativo dall’altro lato, non segnalano particolari criticità, probabilmente perché la flessibilità dell’orario di lavoro di cui possono godere, rappresenta una buona risposta ai loro bisogni ed esigenze. Le stesse donne inoltre, colgono in questa modalità di gestione del tempo un chiaro segno da parte della proprietà sia di attenzione personale nei loro confronti sia di riconoscimento dell’impegno profuso nell’arco della loro vita lavorativa in impresa. E questo vissuto ha necessariamente un impatto positivo sulla loro motivazione, sul senso di appartenenza e sul commitment. Il ruolo delle donne Per quanto riguarda la qualità del lavoro del personale femminile, se si resta alla lettura dell’organigramma cioè dei ruoli assegnati sulla carta alle donne, si rileva l’esistenza della ‘segregazione orizzontale’: tutte le risorse femminili, infatti, lavorano negli uffici con ruoli di back office. Non è però chiaro se questo fenomeno risponda ad una esplicita volontà della proprietà o se sia piuttosto il frutto di una casualità. Dal momento che nei casi esaminati è emerso che quasi tutte le donne sono entrate in azienda passando dal ruolo di centralinista, è probabile che per questa mansione sia stato più automatico pensare all’inserimento di una donna a cui generalmente, forse in modo un po’ stereotipato, vengono riconosciute quelle capacità relazionali, di precisione ed ordine, di organizzazione e di responsabilità utili a ricoprire quel ruolo e poi a svolgere le altre attività di back office. PROPOSTE DI INTERVENTO È ipotizzabile pensare ad azioni: • • rivolte a tutto il personale in modo indifferenziato; specifici per ruoli. Azioni per tutto il personale: creare dei meccanismi operativi di informazione Il contenuto di questi meccanismi operativi potrebbe riferirsi agli scenari competitivi, al posizionamento sul mercato, alla strategia aziendale, ai risultati d’impresa. L’obiettivo è duplice: - un primo obiettivo è quello più generale di facilitare il coinvolgimento anche delle risorse più giovani e di far sentire i dipendenti più ‘vicini’ alla proprietà; - un secondo obiettivo è quello più particolare di dare informazioni sulle attuali politiche di sviluppo della parte commerciale. Oltre a questo ci sembra importante dedicare una particolare attenzione agli sviluppi aziendali futuri: nel caso in cui in futuro si dovesse verificare un cambiamento nella strategia dell’azienda, coerentemente con l’obiettivo di una crescita continua, sarebbe auspicabile cercare di coinvolgere il più possibile il personale sia per avere un suo contributo ad una eventuale revisione delle attività, compiti e responsabilità, sia per renderlo più responsabilizzato rispetto al cambiamento in atto. Azioni specifiche per alcuni ruoli Le azioni proposte sono ipotesi di supporto dedicate solo ad alcuni ruoli specifici, sui quali sono emerse alcune criticità. Sono perciò interventi individuali ad hoc da definire caso per caso. Le azioni sono state concordate con la proprietà. • Intervento specifico di sostegno al ruolo. La metodologia proposta è quella del colloquio di counseling, realizzabile solo su base volontaria da parte della risorsa, e con un contratto di riservatezza dei risultati emersi concordato con la proprietà. • Intervento di formazione one-to-one sulla “Gestione del cliente al telefono” con l’obiettivo di migliorare le capacità di comunicazione sostenendo un processo di miglioramento già iniziato sul campo, motivare sull’attività al centralino, sostenere la proposta di formazione già fatta dalla proprietà. L’intervento si è svolto in due incontri one-to-one della durata di mezza giornata ciascuno, articolati nella spiegazione di contenuti teorici, nell’esposizione e proposta di soluzioni di alcune criticità operative, nello di alcune brevi esercitazioni di svolgimento comunicazione. Tra i contenuti oggetto di apprendimento: il ruolo di interfaccia fra i soggetti esterni e l’azienda; i principi di base della comunicazione interpersonale; la comunicazione verbale e non verbale, le caratteristiche della comunicazione telefonica, la gestione di una telefonata e la gestione di clienti difficili. LA SPERIMENTAZIONE LEGNANO SPA IN AMGA AMGA Legnano SpA 8– Alto Milanese Gestioni Avanzate – è un Gruppo societario a prevalente capitale pubblico derivante dalla trasformazione in società di capitali della pre-esistente Azienda Speciale del Comune di Legnano, già attiva dal 1972 nella forma di Azienda Municipalizzata. In data 14 maggio 1971 con atto pubblico del Comune di Legnano, viene costituita l’Azienda Municipalizzata denominata “A.M.G.”. L’attività di gestione degli impianti gas metano del Comune di Legano inizia in data 1° maggio 1972. Nel 1974 l’Amministrazione Comunale di Legnano decide di affidare all’A.M.G. la gestione del acquedotto civico e l’Azienda Municipalizzata assume il nome di Azienda municipalizzata gas e acqua (“AMGA”) il 1° maggio 1972. Il Comune di Legnano nel 1992 delibera la trasformazione dell’Azienda Municipalizzata in Azienda Speciale: “Azienda di Servizi Municipalizzati di Legnano AMGA”. In data 18/07/1994, in occasione dell’affido della gestione rifiuti, l’Azienda assume il nome di Azienda Municipalizzata e servizi ambientali – AMGA e in data 13/11/1995 l’Azienda ha assume il nome di “Azienda servizi municipalizzati di Legnano – AMGA. Nel corso del 2000 l’Azienda Speciale, Azienda Servizi Municipalizzati di Legnano AMGA, si trasforma in società per azioni: “AMGA LEGNANO SPA” (per acronimo, appunto, Alto Milanese Gestioni Avanzate). Oggi AMGA è un Gruppo societario di rilevante complessità, al quale partecipano ormai quattro Enti Locali ed altre aziende del territorio dell’Alto Milanese; pur trattandosi di struttura completamente diversa non solo da quella del 1972, ma anche da quella del 2000, la vision di fondo rimane sempre quella di un’impresa di servizi pubblici locali, profondamente legata al territorio e votata a fornire ai cittadini/clienti una sempre maggiore qualità dei servizi. 8 Il caso è stato realizzato da Simona Cuomo, Adele Mapelli e Giordana Taggiasco. LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA La struttura odierna della Società è disegnata per potersi agilmente evolvere verso una holding con un maggior numero di Unità di Business (= Divisioni societarie) o di altre Società controllate/partecipate (la cui costituzione è ormai in larga parte perfezionata) con compiti e composizione varia. Sono presenti, sostanzialmente, due rami di attività: • le Unità di Profitto, per la maggior parte evolutesi in separate società, che comprendono Amga Service Spa (Global Service), AEMME Linea Energie (vendita gas) e Amtel Spa (Telecomunicazioni), oltre alle B.U. Ambiente, Energia e Sottosuolo; • le Unità Condivise, che prestano la loro opera nei confronti delle diverse Business Units e delle varie società del Gruppo, che comprendono il Servizio Amministrativo e Finanziario, il Servizio Affari Generali, il Servizio Tecnico, il Servizio Commerciale e il Marketing. L’obiettivo della divisionalizzazione e, quindi, della specializzazione dell’azienda è coerente con i valori aziendali di un’impresa che intende affrontare il futuro con tutte le conoscenze, gli strumenti, le strategie e le alleanze necessarie per poter superare le sfide poste da un mercato in continua evoluzione. Il vantaggio che fornisce questa struttura risiede nella possibilità di trasformare le singole unità, sempre più indipendenti, in vere e proprie aziende e permette di farlo con un impatto sull’organizzazione e con costi contenuti. I principali valori aziendali sono: • essere vicini al cliente finale, cercando di soddisfare i suoi bisogni nel minor tempo possibile e con il livello di servizio più alto: infatti, in quest’ottica, il centralino, oggi composto da sole due persone, sarà destinato a diventare un vero e proprio call center, in modo da poter dare risposte rapide ed efficaci agli utenti; • rafforzare la propria posizione sul mercato, in fase di progressiva ma costante liberalizzazione, sia attraverso un’espansione territoriale, sia attraverso una diversificazione dei servizi offerti alla clientela. Infatti, le attività principali ruotano attorno a diversi settori: acqua, gas, ambiente, global service e telecomunicazioni, con • • • • diversi servizi quali, ad esempio, l’esistenza di sportelli di assistenza, di numeri “utili” a cui il cliente può rivolgersi per qualsiasi problema, domanda o lamentela e di un servizio di pronto intervento; accrescere la competitività e la qualità dell’offerta attraverso l’acquisizione e l’implementazione di innovazioni tecnologiche; investire in ricerca e sviluppo; monitorare costantemente l’ambiente per la salvaguardia e il rispetto delle risorse naturali; porre attenzione verso l’interno dell’impresa: valorizzare, quindi, le risorse umane attraverso soprattutto corsi e programmi di formazione. I PRODOTTI GESTITI I prodotti gestiti e quelli di cui è in fase di sviluppo la gestione sono i seguenti: - gestione di reti acquedottistiche: captazione, potabilizzazione, controllo e distribuzione; gestione di reti fognarie; - distribuzione e vendita di gas metano; - raccolta, trasporto e smaltimento di rifiuti urbani e speciali; - gestione di piattaforme per raccolta differenziata; - spazzamento di strade ed aree pubbliche; - servizi cimiteriali; - manutenzione di verde pubblico; - gestione della illuminazione votiva; - gestione di impianti termici per riscaldamento e condizionamento; - cogenerazione da biomasse (rifiuti): produzione e distribuzione di acque calde per teleriscaldamento e di energia elettrica, - global service e facility management; - servizi nel campo delle telecomunicazioni; - global service e facility management. Dal 1° gennaio 2001, AMGA Legnano SpA opera a tutto campo nel settore del Global Service. AMGA, infatti, ha costituito una nuova società, denominata AMGA Service SpA, destinata alle attività di Global Service; AMGA detiene il 60% del pacchetto azionario, Cofathec Servizi SpA (italiana del gruppo Gaz de France) il 35%, la società consortile MAST s.c.a.r.l. (Cergas snc, Giusto Amilcare snc, Guerini & C. srl, Mezzanzanica SpA, Centro Mercato Fiori Toppi snc, Elteknica srl, GF Termotecnica srl, Vinco Renzo, EdilCoReMa srl.) il 5%. L’outsourcing verso AMGA, e quindi verso AMGA Service, da parte delle Amministrazioni Comunali e dei privati presenta diversi vantaggi, così sintetizzabili: 1. minor burocrazia gestionale, grazie alla presenza di un solo interlocutore per diversi servizi. 2. maggiore velocità di intervento grazie all'applicazione del concetto di "ordine aperto". 3. miglioramento della produttività del personale impiegatizio per riduzione delle attività "disturbanti". 4. ottimizzazione delle scelte di intervento mediante una conduzione più organica, concentrata e razionale. 5. riqualificazione del personale tecnico interno. 6. riduzione dei costi per l'espletamento delle gare. 7. risparmi gestionali legati alla possibilità di effettuare economie di scala. 8. razionalizzazione e recupero delle risorse umane. 9. razionalizzazione tecnica. 10. risparmio previsto rispetto ai costi attuali. 11. miglioramento della qualità complessiva dei servizi e dei rapporti con l'utenza. IL PERSONALE Il Gruppo AMGA Legnano SpA impiega 152 dipendenti, utilizzando inoltre personale impiegatizio ed operaio con contratti di prestazione temporanea di lavoro interinale; si avvale di un variabile numero di imprese specializzate per la fornitura di servizi, nella misura richiesta dagli impegni assunti. Il numero di dirigenti impiegati all’interno della struttura è cresciuto più dell’11% in soli quattro anni. Le tabelle di seguito rappresentate riportano la ripartizione del personale di Amga per ruolo professionale. Figura 11. Ripartizione personale in base al ruolo Amga Legnano S.P.A.- servizio gas e acqua RUOLO ANNO 2001 ANNO 2002 ANNO 2003 IMPIEGATI 39 46 44 OPERAI 26 32 32 QUADRI DIRIGENTI 2 5 5 5 Amga Legnano S.P.A.- servizio igiene urbana RUOLO ANNO 2001 ANNO 2002 ANNO 2003 IMPIEGATI 4 4 4 OPERAI 43 45 38 Amga Service S.p.a. RUOLO ANNO 2002 ANNO 2003 IMPIEGATI 6 9 OPERAI 11 12 QUADRI 1 Il 98,6% dei dipendenti è assunto con un contratto a tempo indeterminato. Inoltre, in Amga Legnano Spa – servizio gas e acqua è presente un impiegato apprendista, mentre in Amga Service Spa un operaio con contratto part time. Nel corso del 2003, sono state assunte 19 persone con contratto interinale. Di questi, solo due sono stati assunti a tempo indeterminato. La percentuale di assunzione dopo un primo periodo di lavoro tramite contratto interinale è diminuita, negli ultimi tre anni: infatti è passata dal 43%, ovvero nove persone assunte su ventuno, nel 2001, al 25%, ovvero sei persone assunte su ventiquattro, nel 2002, al 10%, ovvero a due persone assunte su diciannove, nel 2003. Il personale femminile In Amga lavorano, nel 2003, 28 donne che rappresentano, il 18,7% di tutto il personale. Tra queste: • 4 sono responsabili di uffici • 18 impiegate; • 6 addette agli uffici o segreteria. Non c’è personale femminile dirigente o quadro. La maggior parte delle donne, infatti, è impiegata, in particolare, negli uffici di contabilità, negli uffici di gestione dei contratti, negli uffici di fatturazione e al centralino. Figura 12. Personale femminile Amga Legnano S.P.A.- servizio gas e acqua POSIZIONE LAVORATIVA 2001 2002 2003 Resp. uff. fatturazione Resp. uff. acquisti Resp. uff. segreteria Resp. uff. personale Resp. uff. CoGe Impieg. uff. contabilità Impieg. uff. segreteria Impieg. uff. fatturazione Impieg. uff. gest.contratti Impieg. uff. personale Impieg. uff. informatica Impieg. uff. amministrazione Impieg. uff. tecnico Segreteria di presidenza Addette al centralino TOTALE 1 1 1 1 1 4 2 3 4 1 1 1 1 1 1 1 6 1 3 4 1 1 1 1 1 1 25 1 1 1 20 1 6 1 3 4 1 1 1 1 2 24 Amga Legnano S.P.A.- servizio igiene urbana POSIZIONE LAVORATIVA Operaie – Operatore ecologico 2001 2 2002 2 2003 2 Amga Service S.p.a. POSIZIONE LAVORATIVA Addetta uff. amministrativo Impiegata tecnica – amministrativa 2003 1 1 La gestione del personale Il check up organizzativo svolto in azienda da parte di SDA Bocconi riguardante la gestione personale ha fatto emergere che in Amga non si utilizzano strumenti analitici – di selezione, inserimento, formazione, carriera, uscita – ma tale gestione è basata soprattutto sul rapporto diretto, vale a dire su una gestione del personale “a vista”, basata soprattutto su una selezione che attinge alla rete familiare/amicale, sull’addestramento, sulla valutazione dei comportamenti, su un rapporto diretto, appunto, tra l’imprenditore e il dipendente/collaboratore. Tale modalità di gestione è imputabile principalmente a due fattori: • al processo di privatizzazione ancora in atto: il passaggio da azienda pubblica ad azienda privata comporta anche un vero e proprio cambiamento nella cultura d’impresa che richiede orientamenti temporali di medio/lungo periodo. Da questo punto di vista la gestione del personale sembra risentire ancora della transizione culturale dal pubblico al privato; • il processo di sviluppo organizzativo: il management di Amga sta pianificando e progettando non solo una crescita dimensionale che porti l’azienda ad essere presente su tutto il territorio in modo efficace ed efficiente grazie alla propria capillarità. Il cuore del cambiamento sta nel processo di sviluppo manageriale che sta avvenendo oggi. I principali problemi che nascono da questo cambiamento sono legati soprattutto alla nascita di nuovi fabbisogni all’interno dell’impresa: quello di delega e quello di integrazione. Entrambi sono legati alla tipologia di persone presenti in azienda e al livello di comunicazione tra queste, a tutti i livelli. Dalle interviste realizzate in azienda è emerso che il management, che si è costituito da pochi anni e che è portatore di nuovi valori (ad esempio, il lavorare insieme in una logica di team), non ha ancora attivato un processo di delega totale. Questo per due principali motivi: • il cambiamento comporta un notevole aumento delle attività operative che, spesso, non consente di dedicare tempo al passaggio delle informazioni necessarie per poter attuare la delega; • sembra, a volte, difficile individuare le risorse “potenzialmente valide”, probabilmente anche per la mancanza di strumenti di valutazione, di carriera chiari, formalizzati a tutti i livelli aziendali. Gli strumenti di gestione del personale impiegati all’interno, così come precedentemente descritti, sono quelli della gestione del personale basata sul rapporto diretto, tipici di una piccola impresa, infatti: • la selezione avviene attingendo alla rete amicale/familiare e non rivolgendosi al mercato, con una selezione dei curricula e con colloqui ad hoc; • la formazione esiste ed è interna all’impresa; tuttavia, a volte, non sono chiari i criteri di inserimento in tali programmi, anche se si sta facendo molto per far fronte alle esigenze di formazione/aggiornamento. Infatti, il piano di formazione del 2003, rispetto a quello del 2001, prevede interventi mirati e specifici, nell’ottica di migliorare la professionalità dei dipendenti, nonché la loro motivazione. Ad esempio, sono previsti aggiornamenti specifici sugli interventi innovativi predisposti dalla riforma organica della disciplina vigente in materia di diritto societario; aggiornamenti di tipo tecnico su specifici argomenti dei settori dei servizi a rete (acquedotti, gas) e per tecnici; aggiornamenti professionali del personale operativo adibito a mansioni di saldatura; formazione in • • ambito di controllo di gestione. Non sono previsti piani di formazione manageriale o programmi di formazione per lo sviluppo di skills legate alla capacità di comunicazione e di integrazione; la valutazione delle persone sembra essere orientata ad una valutazione dei comportamenti (dedizione al lavoro, l’acquisizione di competenze, la voglia di fare, l’ambizione personale e l’impegno), piuttosto che ad una valutazione degli risultati raggiunti; i percorsi di carriera non sono, ad oggi, definiti (ad esempio, non esiste chiarezza nel processo di reinserimento in azienda di una persona che sia stata assente). Lo spazio che viene dato alla crescita professionale non sembra “generalizzato”, nonostante gli interventi sulla formazione siano rivolti alla maggior parte del personale. La modalità di gestione del personale così delineata presenta, ad oggi, problemi di integrazione. Sembra, di fatto, emergere una resistenza a comunicare, emersa anche dalle opinioni espresse durante le interviste, presente a tutti i livelli aziendali. OBIETTIVI E DELL’INTERVENTO METODOLOGIA La realizzazione dei focus group intendeva indagare in modo qualitativo le culture esistenti in azienda relativamente alle differenze di genere e ad alcune tematiche afferenti. Per raggiungere questo obiettivo, sono stati composti 2 gruppi di donne che lavorano in AMGA compositi per età e tipologie di ruoli. I RISULTATI DELLA INDAGINE Di seguito vengono riportate le criticità emerse dai focus group, organizzate secondo il seguente indice: • la posizione del lavoro nella vita personale; • la posizione della famiglia nella vita personale; • le tematiche aziendali rilevanti relativamente al genere. La posizione del lavoro nella vita personale In entrambi i focus group vi è stata una grande confluenza sulla centralità della famiglia nella scala dei valori individuali. Questa centralità, che viene sempre richiamata, evidenzia un forte valore assegnato alla famiglia da tutte le persone intervistate. È significativo il fatto che la maggior parte delle intervistate che dichiarano la prospettiva della carriera come allettante e sfidante, sostenga che per essa non sono comunque disposte a sacrificare oltre un certo limite il tempo dedicato alla gestione familiare e più in particolare ai figli. • “Oggi il lavoro che faccio mi piace, ma io fuori di qui ho una vita, un bimbo a cui pensare. Il lavoro conta ma non posso fermarmi in ufficio fino alle 22:00; ho fatto una scelta ben precisa”; • “A me piace la mia professione anche perché senza un lavoro che soddisfa ci si sente impoveriti. Comunque io ho scelto di diventare madre e questa è la mia priorità”; • “Io ho avuto un bimbo l’anno scorso: ho scelto la famiglia”. Occorre segnalare alcuni scostamenti di persone che sottolineano l’importanza del lavoro nella propria vita: “Il lavoro mi dà tante soddisfazioni: io non starei mai a casa”. Questa scelta sembra essere prevalentemente adottata da donne con ruoli meno operativi e che conseguentemente hanno più aspettative di crescita professionale, da donne senza figli la cui motivazione è ancorata alla sfera lavorativa, o da donne all’inizio del percorso professionale. Per queste ultime si evince in modo significativo dalla totalità delle nostre intervistate, come all’inizio della carriera sia necessario impegno e dedizione al lavoro anche dal punto di vista della dimensione temporale. “Io non sono sposata e non ho figli: ho il bisogno oggi di sentirmi sempre stimolata sul lavoro, per cui ci dedico molte energie”; ed ancora: “Non c’è solo il lavoro ma questo è un aspetto importante a cui riesco a dedicare molto del mio tempo e delle mie energie. Se avrò dei figli forse le cose cambieranno”. Le affermazioni cambiano fortemente in relazione al ciclo di vita delle persone e più in particolare, come precedentemente osservato, in relazione al fatto di avere o meno dei figli, che rappresentano una svolta dal punto di vista della scala di valori. Le donne con figli intervistate sottolineano a questo proposito la centralità di questi nella loro vita, anche a scapito della crescita professionale: • “La centralità del lavoro mi andava bene prima di sposarmi e di avere figli. Prima avevo un ruolo che richiedeva di dovermi fermare in ufficio anche oltre la mezzanotte: oggi non accetterei più”; • “All’inizio della mia carriera ho deciso di non avere figli per potermi creare competenze ed una certa professionalità…oggi le cose sono cambiate”. • “La vita ha degli stadi: se ti sposi, puoi comunque dedicarti al lavoro, ma quando hai un figlio le cose cambiano…il lavoro automaticamente passa in secondo piano, anche se quando sei in ufficio ti dedichi anima e corpo al lavoro e la dedizione non manca”. Anche all’inizio del ciclo di vita professionale, e quindi in età più giovanile, il lavoro diventa prioritario in termini l’acquisizione di competenze motivazionali per successivamente spendibili e per la costruzione della propria identità professionale. La posizione della famiglia nella vita personale Come già sottolineato, la famiglia riveste una grande centralità nelle dichiarazioni di quasi tutte le donne intervistate. La donna viene identificata come il ‘perno’ non solo temporale, ma anche organizzativo ed affettivo della vita familiare. Questo implicito culturale e valoriale, comporta per le donne impegnate nel lavoro un grande sforzo a livello personale, non potendo contare su nessun tipo di aiuto per il lavoro domestico. Emerge contestualmente un cambiamento rispetto alle generazioni passate: molti giovani padri condividono con la donna la gestione della casa e la cura dei figli. Dai focus group emerge un implicito diffuso e condiviso che dopo il matrimonio e con la maternità la donna non possa dedicarsi alla carriera: • “Se decidi di dare più spazio alla famiglia, devi fare delle rinunce in termini di carriera”; • • • “Se marito e moglie vogliono fare entrambi carriera, ci sono molte possibilità che il matrimonio non vada a buon fine: conosco molte coppie che si sono lasciate per questo motivo. E così, spesso è la donna che rinuncia alla carriera dato che il suo ruolo primario rimane pur sempre quello all’interno della famiglia”; “La donna è più propensa a dedicarsi alla famiglia per sua natura…mentre è più naturale che un uomo si dedichi al lavoro” “L’affermare la centralità del lavoro è più maschile: in percentuale sono poche le donne che si dedicano anima e corpo al lavoro”. Quindi vengono ribaditi come stereotipi della cultura organizzativa di AMGA gli stereotipi di genere che assegnano in modo distintivo all’uomo il ruolo di “bread winner” e alla donna il ruolo dell’ ”home care”. Le tematiche aziendali rilevanti relativamente al genere 1. La motivazione al lavoro Si è chiesto alle partecipanti di identificare, partendo dalla loro concreta esperienza, i bisogni che vorrebbero vedere maggiormente soddisfatti dall’organizzazione in cui lavorano e se questi sono cambiati o stanno cambiando nel tempo. Le scelte degli item relativi alla motivazione al lavoro si sono focalizzate su due aspetti: - il raggiungimento dei risultati: “è importante per avere stimoli e per crescere, altrimenti lavorare diventa un supplizio”; “Io sono nella posizione di dover crescere: per cui è fondamentale per me il raggiungimento dei risultati. Per ora non mi interessa la retribuzione né lo status”. - Il buon clima organizzativo; “Il clima è fondamentale, perché se c’è un buon clima riesci ad andare al lavoro senza problemi…ti alzi la mattina senza fatica. Esiste un buon clima quando c’è rispetto reciproco e collaborazione”; “Il clima è fondamentale, perché si lavora per 8 ore al giorno e lavorare in armonia è essenziale”; “Solo un buon clima, collaborazione e disponibilità portano a buoni frutti”. Per quanto riguarda i possibili cambiamenti dei bisogni degli individui rispetto al lavoro nel tempo, alcune partecipanti affermano che mentre nei primi anni di vita in azienda la capacità di realizzare risultati era una grande fonte di soddisfazione, una volta consolidato il proprio ruolo, diventano motivanti altri elementi, vale a dire la retribuzione ed i simboli di status: “In passato non davo importanza alla retribuzione ed ai simboli di status perché ero in una fase di crescita. Adesso mi interessano”; “10 anni fa, io ero concentrata sul raggiungimento dei risultati e meno alla retribuzione: ero in una fase di crescita in cui dovevo imparare: oggi le cose sono cambiate”. 2. Le problematiche organizzative In questo ambito si intrecciano i temi del cambiamento e dello sviluppo degli assetti e delle strategie di AMGA e le problematiche soggettive dei singoli attori organizzativi. • La struttura organizzativa ed il clima Per quanto riguarda il clima aziendale esistente in AMGA, molte donne intervistate sottolineano che pur incontrando da parte del nuovo management aziendale “comprensione, flessibilità ed elasticità”, tra i colleghi “non c’è una buona relazione, c’è mancanza di rispetto. Ci sono tanti gruppetti ed ognuno pensa per sé”; secondo le intervistate il poco rispetto tra i colleghi dipende in primo luogo dal fatto che “non si sa che lavoro e che ruolo ha l’altro”. Sembra non esistere chiarezza riguardo alle mansioni, ai ruoli; le intervistate inoltre lamentano una mancanza di informazioni e di momenti di integrazione orizzontale: - “Manca il lavoro di gruppo che crea collaborazione tra i colleghi e che viene invece considerato una perdita di tempo”; - “I capi tendono a curare di più la comunicazione esterna che quella interna alla azienda: c’è reticenza d fronte alle riunioni di staff e questa reticenza parte proprio dai capi”. Dalle considerazioni espresse ne consegue una forte interdipendenza tra il clima poco collaborativo e di scarsa integrazione con la carenza informativa e la scarsa metabolizzazione individuale del nuovo ed appena mutato disegno organizzativo. • Il doppio ruolo e la gestione dei tempi Per quanto riguarda gli orari di lavoro non ci sono grossi problemi (elasticità in entrata tra le 8:00 e le 8:30 fino alle 12:00 e le 13:00. Rientro dalla pausa pranzo alle 14:00 fino alle 17:00. il venerdì si esce alle 14:00): tutte le intervistate dichiarano di lavorare in un “ambiente privilegiato” in questo senso. Una intervistata propone una maggiore flessibilità negli orari in modo da venire incontro a possibili urgenze o imprevisti dovuti alla conciliazione del doppio ruolo, lavorativo e familiare: “si potrebbe pensare ad un recupero delle ore non in giornata ma nella settimana. Il rientro dalla pausa pranzo alle 14:00 potrebbe essere meno tassativo”. Questa richiesta riecheggia la “Banca delle ore”, sistema operativo che consente di recuperare le ore di lavoro su base settimanale e \ o mensile. • La maternità È opinione condivisa da molte intervistate che la maternità rappresenti un nodo cruciale per la donna che lavora in AMGA: tutte, o per avere vissuto in prima persona il fatto, o perché direttamente a conoscenza di quanto è accaduto a colleghe, sono d’accordo nell’affermare, che al rientro dalla maternità, la donna non ritrova più il suo ruolo organizzativo: - Quando sono ritornata dalla maternità, mi sono vista messa in un livello inferiore a quello che avevo prima. Col tempo sono riuscita a ritornare al mio livello”; - “Quando vai in maternità ‘ti portano via il seggiolino’. C’è molta invidia tra i colleghi e davanti a questa situazione i capi chiudono gli occhi perché è opinione diffusa che le donne piangono sempre”; - “Quando torni dalla maternità devi ripartire da zero”. - “Io ho dovuto rinunciare al mio ruolo al rientro dalla maternità. Ero una segretaria ma dopo la maternità sono stata spostata al centralino. Anche se la categoria contrattuale è rimasta la stessa, il vero problema è che è cambiato il mio lavoro…ci sono rimasta molto male. Non ho trovato più la mia scrivania e la mia sedia”; - “Si ha paura ad affrontare la maternità perché non sai cosa ti aspetta dopo in termini di lavoro”. A fronte di questa diffusa percezione, le intervistate dichiarano di non capire le ragioni e le cause di questa situazione che sembra quasi una prassi consolidata in AMGA di gestione della post-maternità. Questa percezione/esperienza è accompagnata da un senso di incertezza legato al “vuoto” informativo che accompagna il rientro dalla maternità. “Quando torni non sai cosa ti succede”; “Viene quasi paura ad affrontare la maternità… perché non sai cosa succede dopo”. • La crescita professionale Le caratteristiche che sembrano essere premiate in AMGA per lo sviluppo professionale sono la dedizione al lavoro, l’acquisizione di competenze, la voglia di fare, l’ambizione personale e l’impegno. In parallelo a questo dichiarato, emerge la percezione di una non trasparenza degli sviluppi di carriera, che non vengono recepiti dalle persone da noi intervistate come chiari e condivisi. Spesso non si conoscono i criteri attraverso cui vengono prescelte le persone da sviluppare: “la crescita dipende dal proprio capo. È da lui che dipende la tua crescita. Ogni dirigente ha il suo modo di operare, ognuno ragiona a modo suo”, mentre viene rilevato un meccanismo di cooptazione diretta. Sembra inoltre che la dedizione ed il commitment richiesti non trovino sempre riscontro in un modello lineare e trasparente di crescita economica e di ruolo: “La persona che si impegna non sempre viene premiata. Spesso accade che si sale di categoria per altri motivi: a volte non si a cosa viene premiato”. Viene spesso sottolineata l’importanza del tempo come presenza fisica sul luogo di lavoro, che viene percepita come disponibilità ed impegno a cui viene, come precedentemente osservato, dato un valore positivo. POSSIBILI AREE DI INTERVENTO Alla luce di quanto emerso dai focus group, in linea con quanto previsto dal progetto Equal Acrobate, ci sembra utile focalizzare l’attenzione e proporre ipotesi di intervento su tre diversi aspetti: 1. gli strumenti di coordinamento orizzontale: passaggio di informazioni; 2. la gestione della maternità; 3. la flessibilità temporale; 4. Il bilancio di competenze per le donne con “alto potenziale”. 1. Strumenti di coordinamento orizzontale: passaggio di informazioni Per rispondere all’esigenza di maggiore informazione e integrazione ci sembra utile in prima istanza verificare i meccanismi operativi operanti. Alla luce di questa analisi sarà possibile pensare a interventi ad hoc. A titolo esemplificativo si può ipotizzare una partecipazione attiva del team di analisi alle riunioni che si svolgono tra i componenti del gruppo dirigente. Ancora, è possibile impostare dei momenti di integrazione organizzativa costruendo delle riunioni di coordinamento, piuttosto che creare una bacheca aziendale / newsletter con l’obiettivo di informare tempestivamente le persone sui principali sviluppi organizzativi. 2. La gestione della maternità Da quanto emerso dai focus, si evidenzia la necessità di sperimentare modalità di gestione della maternità che agevolino le donne sia nella fase di distacco dall’organizzazione sia nella fase di rientro. Ad esempio si ipotizzano i seguenti ambiti di azione: • • nella fase vera e propria di congedo per maternità: fase informativa e monitoraggio della maternità da parte dell’Ufficio del Personale; nella fase immediatamente successiva al rientro delle donne in azienda si può prevedere un colloquio con il capo del personale e con il diretto responsabile; a • questa prima fase, potrebbe succedere una seconda fase formativa on the job: “quando si rientra dalla maternità, non si sa cosa è accaduto nel frattempo…cambiano molte cose e tu non ne sei al corrente”; infine, una terza fase di ridiscussione e riprogettazione del ruolo professionale; come momento di preparazione al colloquio di rientro ci sembra utile offrire alle donne in maternità la possibilità di effettuare il “bilancio delle competenze”; questo strumento permette, infatti, di iniziare a ripensare alla propria identità professionale in un’ottica di valorizzazione di sé e di ottimizzazione della relazione / rapporto con la propria realtà organizzativa. 3. La flessibilità temporale Gli strumenti di flessibilità temporale adottati in AMGA garantiscono una significativa motivazione e soddisfazione da parte di tutte le donne intervistate. Soprattutto la possibilità di avere il venerdì pomeriggio libero viene percepito come un elemento di grande utilità in un’ottica di conciliazione del doppio ruolo. Inoltre, pur non essendoci sul territorio molti servizi di appoggio all’infanzia, le donne che lavorano in AMGA ricorrono spesso all’aiuto della famiglia allargata, i nonni in primis. E’ possibile ipotizzare un intervento di ulteriore affinamento di quanto già operante, ad esempio introducendo la flessibilità in ingresso anche nell’orario di lavoro pomeridiano (il rientro dalla pausa pranzo, al momento, alle 14:00 è tassativo) E’ utile inoltre rilevare che non emergono esigenze di flessibilità spaziale. La vicinanza alla sede fisica di lavoro è già soddisfacente per il tutto il target intervistato. 4. Il bilancio di competenze per le donne con “alto potenziale” Al fine di valorizzare le competenze e lo sviluppo delle donne che sono ritenute da Amga delle risorse strategiche, raccomandiamo l’avvio di un progetto pilota dedicato a queste risorse. Attraverso il bilancio di competenze si offre loro la possibilità di riflettere in modo consapevole sulle proprie “skills” professionali e relazionali, di valutare i gap eventuali e di creare un percorso di sviluppo motivante e soddisfacente. Questo progetto pilota risponde anche all’esigenza già espressa di “chiarezza“ delle regole del gioco organizzativo; infatti, a fronte di questo progetto Amga dovrebbe impegnarsi a individuare dei percorsi di sviluppo carriera più strutturati, alternativi e negoziabili con la controparte. Nonostante la restituzione e la condivisione dei risultati emersi e delle possibili attività di intervento con il personale coinvolto nei focus group abbiano dato buoni risultati, il management aziendale ha deciso di rimandare l’implementazione delle azioni, dato il grosso cambiamento organizzativo in atto. LA SPERIMENTAZIONE IN ZETA SPA Zeta S.p.A. 9 è un’azienda leader a livello internazionale nella progettazione e produzione di macchinari e impianti per la granigliatura, sabbiatura e decapaggio meccanico. L’azienda nasce a XXX (dove tuttora c’è la sede principale) nel 1938 ad opera del fondatore che le dà il nome, ed ha inizialmente una base artigianale di attività di officina per la costruzione di macchine per fonderia, l’esecuzione di lavori di carpenteria metallica e la realizzazione di piccoli impianti di sabbiatura. Dopo gli anni ‘50 l’impresa si specializza focalizzando il suo business sulla tipologia di prodotti che viene offerta attualmente. Vengono fondate altre 4 società: la Zeta 1 che integra la produzione della sede principale e che è attualmente in una fase di ristrutturazione, la Zeta engineering specializzata sulla progettazione e realizzazione di impianti per molle, la Zeta 3 e la Zeta 4 per la gestione delle commesse e l’assistenza sul territorio. Quando nel 1975 il fondatore viene a mancare, la gestione dell’azienda passa nelle mani delle figlia, che attualmente è Presidente del Consiglio di Amministrazione e Responsabile della Direzione Gestionale: da lei dipendono oggi i servizi generali, il personale, la contabilità e finanza, il centro elaborazione dati. E’ coadiuvata da un Direttore Generale e Responsabile della Direzione tecnico-produttiva e da un Vice Direttore Generale e Responsabile della Direzione Commerciale. L’offerta dell’azienda oggi è quella di impianti calibrati su esigenze di specifiche tipologie produttive che segue dalla fase progettuale, a quella esecutiva, alla formazione degli addetti, fino al servizio post-vendita. IL PERSONALE Attualmente in Zeta engineering sono impiegate 11 persone, di cui 3 donne (part time), mentre in Zeta 1 su 53 dipendenti, 11 sono donne (3 part time). Tutte le donne impiegate ricoprono ruoli di segreteria e di ufficio (contabilità, spedizione, ordini, bolle, centralino). 9 Il caso è stato realizzato da Adele Mapelli e Martina Raffaglio. OBIETTIVI E DELL’INTERVENTO METODOLOGIA L’intervento di SDA Bocconi, concordato con la proprietà, ha coinvolto 10 donne con l’obiettivo di analizzare e valorizzare la qualità dell’attività delle risorse femminili in impresa. Sono stati perciò realizzati due focus group (scegliendo donne con ruoli ed età eterogenee), a valle dei quali è stata realizzata una descrizione dei seguenti aspetti: • il vissuto personale relativo alla posizione del lavoro nella vita personale; • il vissuto organizzativo relativo a tematiche rilevanti rispetto alle differenze di genere (motivazione al lavoro, doppio ruolo e gestione del tempo, struttura organizzativa e ruolo delle donne); • lo stile di leadership caratteristico dell’azienda. I RISULTATI DELL’ANALISI La posizione del lavoro nella vita personale Dalla discussione emerge una forte centralità alla famiglia e alla vita privata in genere. Tutte le donne dicono che “mi piace il lavoro, non rinuncerei” ma qualcuna ci racconta “…ho rifiutato un posto di responsabilità perché avevo gravi problemi di stress, mi portavo a casa i problemi e la notte non dormivo più…”, e qualcun’altra “so che non ho abbastanza grinta per fare carriera, preferisco non avere grandi responsabilità …preferisco fare un lavoro tranquillo”. Queste considerazioni rimandano proprio alla percezione di un diverso atteggiamento di fondo che connota uomini e donne rispetto alla carriera : “per un uomo è diverso…”, “… fare carriera è la sua mansione di vita”, “…non vive così la responsabilità”, “…si identifica nel lavoro”, anche se viene notato che “oggi però sempre più giovani, anche donne, affrontano il mondo del lavoro con obiettivi di carriera” grazie ad un aumento del livello medio degli studi, che “dà loro più strumenti per affrontare il mondo del lavoro”. E’ opinione unanime che in tutti i casi le donne sembrano avere più difficoltà nella professione a causa principalmente di tre fattori. Il primo è la necessità di avere degli aiuti nella gestione degli impegni di homecare e familiari, che comunque sono a loro carico. Le ‘donne in carriera’ hanno sempre la possibilità di avere “aiuti esterni che le sostengono”, o “un marito disponibile a dividere il carico degli impegni familiari”…”per costruire un ingranaggio con rinunce reciproche” o “i nonni disponibili e vicini” o “una persona che segue i figli e la casa”…”perciò questo dipende dalle disponibilità economiche”. E’ interessante notare che la disponibilità economica necessaria ad avere una persona ‘vicaria’ nelle cure domestiche sembra però essere attribuita più alle possibilità di base della famiglia di origine che alla retribuzione che la donna può arrivare a percepire con il proprio impegno professionale. In ogni caso viene ritenuta imprescindibile la capacità di sviluppare particolari doti organizzative per riuscire a far fronte a impegni complessi, molto diversi e spesso in sovrapposizione fra loro. Il secondo elemento di difficoltà è legato agli stereotipi tuttora vigenti nel mondo del lavoro che richiedono alle donne una grande “forza di carattere”, “la donna dev’essere più determinata, più coraggiosa, più aggressiva di un uomo perché deve combattere contro i pregiudizi”. La donna deve “essere due persone diverse al lavoro e a casa”: Nella dimensione lavorativa sembra infatti risultare vincente il fatto di non mostrare le caratteristiche di “sensibilità” e del “farsi carico personalmente dei problemi” (fonte di problemi di gestione dello stress), che sono invece gli aspetti che ne caratterizzano positivamente il ruolo familiare. Il terzo aspetto che crea difficoltà alle donne che vogliano perseguire obiettivi di carriera è strettamente legato, secondo l’opinione delle persone intervistate, alla realtà territoriale nella quale vivono. L’ambiente di un paese piccolo infatti sembra rinforzare un “pregiudizio in cui nasci e non te ne rendi neanche conto…” che è quello che vede la donna casalinga o impegnata in attività professionali di segretariato o di operaia, dove l’obiettivo non è tanto quello di una possibile realizzazione personale in una dimensione extrafamiliare, quanto quello di dare un contributo economico alla famiglia. Per farci un esempio della cultura sulle differenze di genere, una persona ci racconta che il padre avrebbe voluto “me operaia e mio fratello astronauta!” C’è consenso sulla considerazione che “in questo territorio a parità di capacità viene preferito un uomo”. Le motivazioni sembrano legate sia al costo per le imprese della maternità che ad un altro stereotipo che è quello che considera le risorse femminili in difficoltà in ruoli o tipologie di attività che richiedono competenze tecniche. In ultima analisi comunque le donne intervistate convergono sull’affermazione che quello della ‘donna in carriera’ è “un modello in cui non mi identifico”. Coerentemente con queste considerazioni, solo due persone dichiarano che all’inizio della loro attività in azienda avevano dato priorità psicologica all’impegno lavorativo rispetto a quello familiare, successivamente mutando però approccio in un caso per importanti impegni extralavorativi, e in un altro caso per la concomitanza fra la nascita dei figli ed un chiaro segnale organizzativo di plafonamento delle possibilità di sviluppo professionale. Tutte le donne coinvolte nei focus group sembrano dare in nessun caso un valore positivo alla esclusiva dedizione all’impegno professionale. E comunque l’ultima cosa che sarebbero disponibili a trascurare è la famiglia, tanto che alla domanda in cui si chiedeva loro a quali cose hanno effettivamente dovuto rinunciare per mantenere il loro lavoro, tutte le risposte rientrano nella sfera del “benessere personale”, “tempo per me stessa”, “divertimenti, vacanze”, “stare mezz’ora sul divano a leggere”, “fare le cose con più calma”, o rientrano ancora nella sfera della ‘cura’ “giocare con i figli”, “accudire i genitori anziani”. Il vissuto organizzativo • La motivazione al lavoro Una domanda-stimolo ha cercato di indagare quali sono i fattori che motivano le partecipanti ai focus al lavoro. Sei donne mettono al primo posto, altre due al secondo, e altre due ancora al terzo, come aspetto motivante rispetto al lavoro, la capacità di realizzare risultati. Dall’elaborazione di questo item si evidenzia che con questa espressione le persone intendono sottolineare la possibilità di “sentirsi partecipi” ai risultati aziendali, di avere una “valutazione del proprio lavoro”, una “gratificazione” legata al riconoscimento del raggiungimento di obiettivi di ruolo e della “capacità di far bene le cose, come stimolo per fare bene il mio lavoro”. La realtà all’interno dell’impresa sembra invece riservare poco spazio ai feed-back, lasciando che le attività vengano svolte “bene per senso di responsabilità morale” …”non perché è chiaro se fai bene o se fai male”… “e chi le deve valutare”. Da un lato sembra esserci poca attenzione al riconoscimento delle attività svolte dalle persone, mentre è una dinamica psicologica conclamata il fatto che per ognuno di noi l’aver compiuto un’azione e non avere alcun feed-back su di essa, negativo o positivo, corrisponde alla sensazione di non averla fatta, e addirittura di non essere considerati come persone. Il bisogno di sentire che qualcuno si accorge di noi e valuta puntualmente le nostre azioni è un bisogno primario degli esseri umani che se non soddisfatto crea senso di smarrimento e alienazione, perché non si capisce dove migliorare quando si sbaglia e dove investire quando si fanno le cose bene. Le donne intervistate affermano che “non sai mai se fai bene o male” “siccome manca una gratificazione, non hai voglia di sbatterti, non vai più in là del tuo ruolo”. Dall’altro lato la scelta di questa voce sembra segnalare un problema di chiarezza organizzativa di ruoli per cui le responsabilità sulle decisioni finali e sulla valutazione delle risorse umane non sembrano sufficientemente chiare agli occhi degli attori organizzativi, creando disorientamento laddove sistemi gerarchici ben definiti potrebbero aiutare le persone a capire i processi operativi e i flussi decisionali in cui sono inserite le loro prestazioni. La seconda voce a cui viene data priorità nella motivazione al lavoro è quella del buon clima con i colleghi, che viene considerato “irrinunciabile” perché “elimina un po’ la fatica” e permette di “ridere un po’ fra di noi”. Da un lato viene data grande rilevanza all’aspetto delle relazioni interpersonali, ricalcando in questa direzione un bisogno tipicamente femminile: come confermato da molti studi e ricerche, le donne vuoi per ragioni biologiche, vuoi per ragioni psicologiche, sembrano avere rispetto agli uomini una maggiore esigenza di contatto umano, cooperazione, empatia. Nel caso della Zeta, questa esigenza sembra venire pienamente soddisfatta dal clima di grande collaborazione e simpatia esistente fra i dipendenti. Dall’altro lato però l’impressione è che il rinforzo di questo concetto derivi da un clima interno che vede una grande separazione fra i livelli impiegatizi più operativi, dove sembra esserci quell’atmosfera positiva precedentemente descritta, e i livelli di media e alta dirigenza con ruoli direzionali più vicini alla proprietà, meno propensi ad instaurare relazioni empatiche con i propri collaboratori. La terza voce ritenuta motivante è la retribuzione, poiché per quasi tutte le persone intervistate lo stipendio percepito costituisce un contributo irrinunciabile al bilancio familiare. Per tutte le donne, tranne una che comunque posiziona l’item al penultimo posto nella scala di priorità, la voce simboli di status è considerata l’ultima che possa dare motivazione, anche se viene riconosciuto che “all’esterno sono considerati aspetti importanti” perché danno visibilità sociale al ruolo professionale. • Doppio ruolo e gestione del tempo Otto donne su dieci hanno figli, e per loro risulta come uno dei motivi più forti che le lega all’azienda quello di abitare vicino alla sede di lavoro e di poter avere permessi di uscita o modifiche temporanee dell’orario di lavoro in modo flessibile, tagliato sulle esigenze personali. E’ però emersa poca chiarezza sulle modalità di concessione e gestione del tempo dei permessi concordati. Mentre vengono concessi senza alcuna limitazione rispetto agli orari, anche durante la giornata lavorativa, non sembrano chiare ed univoche le regole di retribuzione, recupero delle ore, utilizzo delle ferie. I criteri a questo riguardo sono vissuti come decisioni discrezionali dei diretti responsabili, piuttosto che come norme riconosciute e uguali per tutti. Un altro elemento positivo per la conciliazione dei tempi lavorativi e dell’impegno familiare è la possibilità di lavorare part-time: “è la soluzione ideale per chi ha figli, sennò impieghi tutto il tuo tempo qui e non ne hai più per la famiglia”. Però questa soluzione presenta alcuni problemi di gestione del ruolo. Da un lato infatti non sempre il carico di lavoro per le mansioni part-time sembra dimensionato sul tempo effettivamente dedicato: “se la fase di mercato è positiva, ti ritrovi con un carico di lavoro che in quel tempo non riesci a smaltire”…”e crea molto stress”. Da un altro lato questa modalità di lavoro sembra di fatto negare la possibilità di avere riconoscimenti sia sui contenuti del lavoro “non ti fanno più svolgere lavori di qualità” sia a livello retributivo “non puoi più aumentare lo stipendio” . E’ evidente per tutte che il part-time è comunque una conquista legata al fatto di lavorare in azienda da molti anni: non sarebbe possibile trovare oggi un’assunzione con questa modalità. Infine sembra unanime la sensazione che in azienda la necessità di avere flessibilità temporale e non poter dedicare al lavoro molto tempo oltre l’orario stabilito da contratto, non sia in sé un aspetto penalizzante ma riconosciuto e accettato. • La struttura organizzativa e il ruolo delle donne In azienda esiste un mansionario che descrive le posizioni e le attività delle singole risorse impiegate. A fronte del dettaglio della descrizione delle mansioni, alle persone intervistate sembra però mancare chiarezza organizzativa sia in particolare sulle attività e responsabilità richieste ai loro ruoli che in generale sulla struttura gerarchica dell’impresa. In effetti, sono poche le persone che dichiarano di essere a conoscenza dei contenuti riportati nel mansionario, ritenuto uno strumento utile per tracciare i confini del proprio ruolo, e sono diverse le donne che descrivono il loro lavoro come un insieme di attività a volte poco collegate fra loro “qui a volte mi sento un numero e mi fanno fare un po’ di tutto”. È poi diffusa la sensazione che l’iter decisionale e i livelli di responsabilità non seguano un ordine sequenziale ma siano piuttosto caratterizzati da un accavallamento continuo: “non sai mai come procedere perché ti ritrovi diversi capi che non danno un sì o un no finale”, “devi sempre chiedere a più persone l’autorizzazione a procedere”. Con processi decisionali poco definiti, sembra che le attività possano procedere solo se le decisioni vengono avallate dalla proprietà, e questo aspetto provoca sia un appesantimento ed un rallentamento del flusso operativo sia disorientamento nelle persone che nei fatti non sembrano trovare riscontro delle strutture gerarchiche previste ‘sulla carta’. Va inoltre segnalato che da un’analisi dei ruoli ricoperti dalle risorse femminili, si rileva una forma di quella che in letteratura viene definita ‘segregazione verticale’: tutte le donne, infatti, lavorano negli uffici con ruoli esecutivi e nessuna ricopre né sembra avere la prospettiva di poter ricoprire ruoli di responsabilità. Nella storia dell’azienda, coerentemente con quello che accade nella maggior parte delle imprese del territorio, si trovano pochissimi casi di donne alle quali è stato proposto un ruolo direzionale, con discrezionalità decisoria. In Zeta spa una donna l’ha rifiutato per motivi personali e valoriali ed un’altra, assunta dall’esterno, è rimasta in azienda solo pochi mesi. Le persone intervistate sottolineano questo aspetto con due affermazioni tanto amare quanto importanti per capirne il vissuto organizzativo: “noi siamo impiegate e resteremo sempre impiegate”, affermazione che dà l’idea di una sensazione di un’estrema staticità, di impossibilità di evoluzione del proprio ruolo e “la mentalità maschile ritiene che una donna, per quanto intelligente, possa essere al massimo una segretaria di qualità, avere un ruolo comunque solo esecutivo”. In conclusione, il vissuto di mancanza di riconoscimento e feed-back sul proprio lavoro, la poca chiarezza dei confini di ruolo e dei flussi decisionali e alcuni elementi che sembrano sancire una forma di ‘segregazione verticale’ sembrano di fatto aver creato un ostacolo allo sviluppo di un forte senso di appartenenza all’azienda, anche a fronte di una elevata anzianità di impiego. La motivazione più forte al lavoro sembra legata alla vicinanza geografica della sede lavorativa rispetto all’abitazione e alla possibilità di avere flessibilità di orario e permessi per allontanarsi in caso di necessità durante l’arco della giornata. Lo stile di leadership Lo stile di leadership è stato oggetto di indagine attraverso domande specifiche, allo scopo di comprendere l’eventuale caratterizzazione di genere nello stile di gestione da parte di una proprietaria donna. In realtà sembra emergere un quadro coerente sia con gli stili direzionali più propriamente femminili sia con alcune criticità organizzative illustrate precedentemente. Generalmente, infatti, le donne tendono a rivestire ruoli di potere adottando uno stile che può essere definito da ‘mamma chioccia’: stile molto positivo con riguardo alla attenzione che viene data alle persone, all’ascolto delle loro esigenze e problemi, anche personali. Questo stesso stile spesso è anche connotato da un desiderio ed una volontà di accentramento: la difficoltà di delegare è un tratto che accomuna molte imprenditrici. Nel caso della Zeta spa, le criticità legate alla definizione dei flussi decisionali, dei confini di ruolo e dei sistemi di valutazione del personale possono rinforzare questo tipo di approccio da parte dell’imprenditrice, in qualche modo chiamata a farsene personalmente carico. PROPOSTE DI INTERVENTI La flessibilità dell’orario e la gestione dei permessi Poiché la possibilità di stare vicino alle famiglia appare uno degli elementi più forti della motivazione a lavorare in azienda, sarebbe auspicabile lavorare sulla ipotesi di una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro in entrata ed in uscita, previa un’analisi della compatibilità con i ruoli professionali ricoperti o, più in generale, con i bisogni organizzativi. Sembra inoltre suggeribile un’operazione di revisione e diffusione delle regole interne sulla gestione dei permessi, al fine di renderne chiari e condivisi i criteri. Le persone coinvolte nei focus group infatti non riescono a raggiungere un accordo su quali sono i casi in cui è possibile usare le ferie, quando invece è possibile usufruire di permessi, e quando questi sono o non sono retribuiti. Il bisogno di chiarezza e di riconoscimento Per favorire il senso di appartenenza e per cercare di limitare gli spazi d’ombra che le donne intervistate dichiarano di vivere come disagio, si potrebbe pensare ad un rafforzamento della chiarezza sui ruoli attraverso: - attività volte a far conoscere ai dipendenti il mansionario, i livelli di responsabilità, i contenuti del loro lavoro e l’organigramma in generale; - introduzione di sistemi operativi dedicati alla valutazione del personale: l’introduzione di un sistema di valutazione delle performance potrebbe dare oggettività alle valutazioni, in modo da poter evitare dubbi su un utilizzo - discrezionale, poco oggettivo ed equo, della leva dello sviluppo professionale. L’impegno, la dedizione, il commitment che le donne dichiarano di garantire alla azienda non sembrano infatti trovare ad oggi riscontro in un modello lineare e trasparente di crescita di ruolo, di valorizzazione delle persone, mettendo, in alcuni casi, in crisi il valore professionale delle risorse umane. Introduzione, fra le mansioni dei ruoli di responsabilità, anche di attività di gestione delle risorse umane. Il particolare business dell’impresa sembra infatti aver richiesto uno staff dirigenziale dotato di approfondite competenze e capacità tecniche, ingegneristiche e progettuali, ma meno impegnato e selezionato sulle capacità di gestione del personale. In questo modo si potrebbe cercare di rispondere alla esigenza dichiarata da molte donne di avere riconoscimenti e feed-back sul proprio operato da parte dei propri responsabili diretti. In seguito ad incontri con la proprietà, si è deciso di verificare la fattibilità della introduzione di un sistema di valutazione delle prestazioni. L’obiettivo del sistema non è quello di consentire un ‘controllo’ delle persone, quanto invece quello di cercare di responsabilizzare le persone circa il proprio lavoro e la performance aziendale. La SDA Bocconi si è impegnata nel supportarne l’introduzione in azienda.