sommario - U Purtusu di Pit Di Bi

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sommario - U Purtusu di Pit Di Bi
PERCORSO INTERDISCIPLINARE
La seconda
rivoluzione industriale
Il moto degli elettroni
Verga:
Concezione del progresso;
“I malavoglia”
Il movimento futurista nell‟arte
La realtà in divenire
per Hegel e Marx
I moti della terra:
Il giorno, la notte e le stagioni.
The Victorian Age,
A Period of Change:
Technological Innovation and
The Victorian Compromise
Il movimento
alla base
del progresso e del
cambiamento
SOMMARIO
Se ci guardiamo intorno, ci accorgiamo che ogni cosa “si muove”, noi stessi ci muoviamo o muoviamo gli oggetti a noi vicini. Il movimento implica il cambiamento, in positivo o in negativo, di una situazione precedente. Tutto cambia sia in relazione al tempo, sia in relazione allo spazio, ma anche in relazione alla qualità di ciò che ci circonda.
Infatti ,in chiave positiva, il movimento può essere visto anche in relazione al progresso,
alla circolazione di idee.
Una delle “tappe” fondamentali del progresso è sicuramente la seconda rivoluzione
industriale. Infatti, il termine rivoluzione indica proprio un cambiamento totale
all‟interno della società o in alcuni suoi aspetti. Con questa rivoluzione si ebbe
l‟introduzione di diverse innovazioni; tra queste assai rilevante fu, senza dubbio,
l‟introduzione dell‟elettricità, che oggi è alla base delle nostre azioni quotidiane. Inoltre
anche la stessa corrente elettrica è frutto del movimento; infatti, è il moto di alcune particelle negative, presenti in tutti gli atomi, a generare l‟energia elettrica: si tratta degli
elettroni.
Nel campo della letteratura le varie innovazioni che investono la vita umana, suscitano, da sempre, l‟interesse di grandi scrittori, che esprimono le loro impressioni sui cambiamenti economici, sociali, politici e tecnologici della loro epoca. Il siciliano Giovanni
Verga, da borghese conservatore, aveva una visione fortemente negativa del progresso,
che gli appariva come una “fiumana” che travolge tutti, colpendo soprattutto i più deboli, lontani da quel mondo industrializzato fondato sul profitto e sulla materialità. Gli effetti negativi del progresso sono visibili nella sua opera “I Malavoglia”, nella quale i
componenti di questa famiglia decidono di prendere delle decisioni e di spostarsi dal loro paese per cambiare la loro vita; queste decisioni però risulteranno sempre fallimentari.
Epoca simbolo del cambiamento e del progresso, per la Gran Bretagna, è sicuramente l‟età Vittoriana, ovvero il periodo in cui regnò la regina Vittoria (1837-1901).
Quest‟ultima diede un notevole impulso allo sviluppo economico e territoriale, e assistette a varie innovazioni, una tra tutte quella della ferrovia, che facilitò notevolmente
gli spostamenti della gente.
Nel campo artistico, il movimento in senso proprio divenne fonte di ispirazione del
Futurismo, avanguardia artistica, affermatasi nei primi anni del Novecento, attratta
dall‟idea del moto e della velocità.
In campo filosofico, Hegel e Marx sviluppano il concetto della realtà in divenire in
maniera diversa: Hegel parte dall‟astratto, Marx dal concreto.
Esempio per antonomasia, del movimento all‟origine di importanti cambiamenti, è
sicuramente la Terra. I movimenti che la caratterizzano, dimostrano come moti “lenti” e
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nemmeno percepibili possano condizionare la vita umana e sfociare in violenti manifestazioni capaci di stravolgere intere civiltà. La nostra vita è scandita da periodi temporali, che originano dai due moti fondamentali della terra: il moto di rotazione causa
l‟alternarsi di dì e notte; il moto di rivoluzione causa l‟alternarsi delle stagioni.
Una singola parola, movimento, ci permette, quindi, di analizzare diverse sfaccettature della realtà che caratterizzano la vita dell‟uomo in tutti i suoi aspetti.
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STORIA
La seconda rivoluzione industriale
Lo sviluppo industriale che caratterizzò gran parte dell‟Europa tra il 1850 e il 1870
prese il nome di Seconda rivoluzione industriale. Da un sistema agricolo-artigianalecommerciale si passò ad un sistema industriale moderno caratterizzato dall'uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica e dall'utilizzo di nuove fonti energetiche inanimate (come ad esempio i combustibili fossili). Questo periodo vide la nascita
dell‟utilizzo di elettricità, prodotti chimici e petrolio.
La rivoluzione industriale comporta una profonda ed irreversibile trasformazione che
parte dal sistema produttivo fino a coinvolgere il sistema economico nel suo insieme e
l'intero sistema sociale. Nasce la classe operaia, che riceve, in cambio del proprio lavoro
in fabbrica, un salario. Sorge anche il capitalista industriale, imprenditore proprietario
della fabbrica e dei mezzi di produzione, che mira ad incrementare il profitto della propria attività.
Il settore trainante della rivoluzione fu quello dei trasporti: furono costruite in tutto il
continente 75.000 km di strade ferrate, le strade delle città furono dotate di una fitta rete
di binari percorsi da tram e nacque la Ferrovia. Il sistema ferroviario, uscito dalla fase
pionieristica, ebbe un accrescimento senza precedenti; in alcuni paesi le ferrovie ebbero
un incremento del 1000%: negli Stati Uniti si passò da 15000 km di linee ferroviarie a
più di 150000 km. L'enorme sviluppo del trasporto ferroviario rivoluzionò in breve
tempo i commerci (permettendo di raggiungere nuovi mercati agricoli e industriali) e la
possibilità di movimento delle popolazioni interessate, divenendo a sua volta un potente
elemento di accelerazione e moltiplicazione dello sviluppo economico delle aree raggiunte dal servizio. Era l‟alba del mercato globalizzato.
Parallelamente alla ferrovia, si svilupparono anche i trasporti via mare. L'industrializzazione appare così un meccanismo propulsore che permise l'allargarsi dei mercati, la
crescita del commercio internazionale dei beni di consumo e lo sviluppo dell'industria
siderurgica e meccanica per la costruzione di ferrovie e navi. Grazie allo sviluppo della
metallurgia e all'introduzione dell'elica, si poterono costruire i primi scafi in ferro e successivamente in acciaio, che permisero la costruzione dei robustissimi transatlantici
(Fig. 2). In maniera graduale, le navi a vela vennero soppiantate da quelle a vapore, grazie anche all'avvento dei motori. Fu di enorme importanza la costruzione di canali. Nel
1869, la costruzione del canale di Suez determinò lo spostamento dei traffici tra
l'Atlantico settentrionale e l'oceano Indiano, dalla rotta del Capo di Buona Speranza a
quella, molto più breve, del Mediterraneo e del Mar Rosso, ripristinando l'importanza
della navigazione nel bacino mediterraneo come tramite tra l'Occidente e l'Oriente. Con
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i nuovi canali le economie dei vari stati nazionali cominciarono a divenire interdipendenti e sembrò realizzarsi il sogno degli illuministi che, basandosi sulla espansione del
mercato, auspicavano il superamento delle barriere nazionali con la realizzazione del
cosmopolitismo. Ma la realtà si rivelò del tutto diversa: invece che al sorgere di un sentimento fraterno tra gli uomini, si assistette al feroce scontro dei nazionalismi.
Fig. 1
(1907)
Locomotiva a vapore
Fig. 2
(1911)
Il piroscafo "Cincinnati"
Fig. 3 Auto Benz Velo (1894)
L'invenzione della automobile (Fig. 3), negli ultimi decenni del XIX secolo, si rivelerà di straordinaria importanza, con effetti rivoluzionari sulle abitudini e lo stile di vita
dei paesi industrializzati; tali conseguenze, tuttavia, si avvertiranno in modo significativo solo a partire dalla diffusione di massa dell'automobile, che inizierà successivamente,
nei primi decenni del XX secolo.
Fig. 4 Telegrafo Morse. Svezia.
Fig. 5 Telefono del 1896 prodotto in Svezia.
Oltre ai trasporti, anche le comunicazioni si fecero più veloci e intense. La scoperta
dell'elettromagnetismo e l'invenzione del telegrafo prima e del telefono poi, permisero
le prime comunicazioni intercontinentali. Questo tipo di comunicazione ebbe un ruolo
decisivo per il graduale sviluppo dell'interdipendenza tra i vari stati del pianeta. Attorno
agli anni quaranta del XIX secolo si svilupperà rapidamente in tutto il mondo il telegrafo elettrico Morse (Fig. 4), che per la prima volta nella storia permetterà la comunicazione “istantanea” a distanza, e che darà luogo a notevoli sviluppi, fra cui la creazione
delle prime agenzie di stampa, che raccoglievano e distribuivano notizie in tempi molto
più rapidi che in passato. L‟invenzione del telefono (1860) (Fig. 5) e la sua diffusione su
larga scala porteranno ad una vera rivoluzione nel campo delle comunicazioni, imprimendo in poco tempo uno sviluppo totalmente nuovo nelle interrelazioni sociali e
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commerciali tra gruppi e individui. L'avvento della radio, nei primi anni del „900, avvierà una nuova era nel campo della informazione che porterà notevoli conseguenze anche
in campo sociale.
Lo sviluppo industriale, di cui sopra, necessitava, senza dubbio, di enormi finanziamenti. La prima fase dell'industrializzazione si autofinanziò, ma a lungo andare divenne
sempre più onerosa, cosicché, nella seconda metà del 1800, cominciarono a sorgere
nuovi tipi di banche e di società, come le S.p.A., con lo scopo di raccogliere capitali da
investire poi nello sviluppo industriale. In Germania si crearono molte piccole banche
col fine di intervenire nei settori più bisognosi di capitali. In Inghilterra invece industria
e banca rimasero separate. Le banche europee si riservarono anche l‟onere di emettere
moneta. In campo giuridico, le S.p.A. rivestirono un ruolo importantissimo: infatti, attraverso l'emissione di azioni, permettevano di rastrellare risparmi.
Oltre all'industria anche l'agricoltura conobbe un intenso sviluppo, basato principalmente sull'aumento della domanda di prodotti alimentari, causata dall'aumento demografico, e sul potenziamento della produttività dei terreni, grazie soprattutto ad attrezzi
sempre più efficienti ed ai miglioramenti dei sistemi di rotazione.
Per quanto riguarda l'organizzazione del lavoro si cominciò a fare sempre più massicciamente ricorso alla sua divisione ed alla sua parcellizzazione. La vita dell‟uomo subì un sostanziale cambiamento causato dalle novità tecnologiche, come il telegrafo, il
telefono, l‟automobile, l‟illuminazione a gas e quella elettrica, la dinamite. Nel campo
chimico, vi furono tra le industrie fortissime competizioni, che portarono, in pochissimi
anni, alla scoperta di nuovi prodotti: fertilizzanti, coloranti sintetici, ammoniaca, dinamite, soda e prodotti farmaceutici quali cloroformio, disinfettanti e analgesici.
Più lento fu invece lo sviluppo dell'apparato elettrico, ancora in via di sperimentazione, ed ebbe un deciso incremento solo dopo il 1870, quando si produssero i primi generatori. I progressi in questo campo permisero la graduale diffusione della rete elettrica
ad uso civile per l'illuminazione (e successivamente l'utilizzo dei primi elettrodomestici), nelle case e nei luoghi di lavoro. L'introduzione dell'elettricità come fonte di illuminazione delle città, molto più efficiente di quella che utilizzava il gas illuminante, trasformò la vita dei cittadini rendendo più sicure le strade e permettendo anche una vita
notturna più intensa con la frequentazione di punti d'incontro illuminati. La luce elettrica cambiò anche i ritmi di lavoro nelle fabbriche: prima la produzione cessava con il
venir meno della luce diurna; ora gli operai potevano lavorare in turni ininterrotti nelle
24 ore, incrementando notevolmente l‟offerta e il profitto.
Numerose e importantissime scoperte, in campo medico e scientifico, consentirono,
nel corso del XIX secolo, di trovare una difesa contro antichi flagelli come la tubercolosi, la difterite, l'antrace, la peste, la lebbra, la rabbia e la malaria. L‟invenzione di nuovi
strumenti chirurgici e non (come ad esempio lo stetoscopio) condusse verso enormi
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progressi nel campo della medicina e in generale delle condizioni igienico-sanitarie negli ospedali e nella vita quotidiana delle famiglie.
In complesso, questa evoluzione tecnologica-culturale permise, nel giro di pochi decenni, di migliorare le condizioni igienico-sanitarie e alimentari di gran parte delle popolazioni dei paesi industrializzati, di abbattere l'alto tasso di mortalità infantile e di innalzare notevolmente l'età media della popolazione, le aspettative di vita e il numero
della popolazione.
Alla fine del XIX secolo l‟industria aveva quasi sostituito l‟agricoltura, che fino ad
allora era stata la principale risorsa economica di molte nazioni. I contadini abbandonavano i campi in cerca di una vita migliore in città. Milioni di persone vivevano e lavoravano in enormi centri industriali dove le condizioni erano discutibili: la maggior parte
degli stabilimenti era mal areata e male illuminata, il lavoro era spesso pericoloso, gli
orari gravosi e i salari molto scarsi. Nelle condizioni peggiori si trovavano però le donne
ed i bambini, costretti a lavorare in condizioni pressoché di schiavitù. Per andare incontro alle necessità dell‟industria furono introdotte delle innovazioni tecniche nel campo
delle costruzioni edilizie che permisero la nascita di grosse fabbriche che trasformarono,
in pochi decenni, i borghi di campagna in fumanti centri industriali. Anche gli artigiani
cercarono lavoro nel nuovo mondo industriale, divenuto ormai il carro trainante
dell‟economia. Nei centri sorti intorno alle fabbriche la popolazione aumentò rapidamente a causa soprattutto dell‟immigrazione interna dei contadini dalle campagne. A
tutto ciò, però, non corrispose un adeguato e razionale sviluppo urbanistico, le città sorsero in modo caotico, si costruirono nuove abitazioni ovunque vi fosse spazio, causando
così l‟aumento smisurato ed incontrollato dei fitti. La rapida diffusione di questi centri
ne rese impossibile la pianificazione, l‟igiene era pressoché sconosciuta e la sovrappopolazione favoriva sempre più la criminalità e le malattie.
Collegato alla rivoluzione dei trasporti fu il nuovo fenomeno sociale delle grandi trasmigrazioni continentali. Sin dagli inizi dell'Ottocento vi erano stati spostamenti in America e in Oceania di masse di popolazione europea da un continente all'altro come
quelli degli Inglesi e Irlandesi che furono costretti ad abbandonare le campagne investite dai nuovi rapporti di produzione della industrializzazione. Il fenomeno si accentuò tra
il 1880 e il 1914 quando milioni di emigrati specie dall'Italia meridionale, dalla penisola balcanica, dall'Europa orientale lasciarono le loro condizioni di vita semifeudale attirati dalle migliori condizioni economiche degli Stati Uniti in fase di grande sviluppo industriale dove il mercato richiedeva quella necessaria materia prima della manodopera
che trovava impiego specialmente nell'edilizia e nelle grandi costruzioni stradali e ferroviarie. Il fenomeno delle trasmigrazioni comportava sacrifici culturali dolorosi ma
nello stesso tempo permetteva a grandi masse di uscire dal loro isolamento feudale e
partecipare alle forme di una moderna civiltà, contribuendo in pochi decenni al formarsi
di società in gran parte multietniche, come quella degli Stati Uniti, dell'Argentina.
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ITALIANO
Giovanni Verga e “I Malavoglia”
Su tema del progresso si espresse un grande scrittore siciliano che visse a cavallo tra
l‟Ottocento e il Novecento. Giovanni Verga non vedeva di buon occhio il progresso, anzi lo considerava come una “fiumana” che travolge tutti gli uomini, colpendo soprattutto i più deboli, destinati a rimanere nel loro stato di miseria. Secondo il Verga, la povera
gente non può migliorare la propria condizione e anche se ci provasse, sarebbe destinata al fallimento (come avviene ne “I Malavoglia” con „Ntoni e Padron „Ntoni).
Il progresso non fa altro che sollecitare il desiderio della “roba” degli uomini, che agiscono solo per interesse, scatenando la lotta per la vita, dominata dalla legge del più
forte a scapito del più debole. Questo suo acre pessimismo scaturisce in gran parte
dall‟ambiente in cui visse. Egli nacque, infatti, nel 1840, a Catania, nel cuore di una Sicilia arretrata, da una famiglia di agiati proprietari terrieri che gli permise di studiare in
maniera adeguata e di iscriversi anche alla Facoltà di Legge, che in seguito abbandonò.
Il Verga era un conservatore, un proprietario terriero, un borghese che vedeva attorno a
sé una società chiusa, latifondista senza possibilità di miglioramento; proprio da questa
sua convinzione deriva la sua teoria dell‟impersonalità: deve essere il più possibile realistico non raccontando i fatti secondo la sua visione, ma adottando il punto di vista di
una persona del luogo, dello stesso rango dei protagonisti, che narra col suo linguaggio,
col suo modo di esprimersi.
Il tema del progresso viene affrontato in maniera assai rilevante nel primo romanzo
del ciclo dei Vinti, “I Malavoglia” (1881). Al centro delle vicende c‟è la famiglia Toscano, detta “Malavoglia” perché voleva lavorare: il capostipite Padron „Ntoni è come
un “sacerdote” dell‟onestà, del lavoro, dei grandi ideali all‟interno della “Chiesa” della
famiglia; ‟Ntoni, invece, è l‟eretico che, come l‟ostrica, si stacca dallo scoglio fallendo
nelle sue intenzioni. La famiglia è diversa dal resto della gente, che, alla notizia del naufragio della Provvidenza e della morte di Bastianazzo, pensa solo alla perdita del carico
di lupini.
Nel romanzo, sono presenti vari riferimenti alla società del tempo: la coscrizione obbligatoria, l‟attrazione della bella vita, la battaglia di Lissa (dove muore Luca). Emerge
il contrasto tra tradizione e onore, l‟ideale di Padron „Ntoni e la modernità del nipote
„Ntoni; questo contrasto porta alla disgregazione della famiglia. Anche se Alessi riesce
a riscattare la casa del Nespolo, Lia è finita in una casa di malaffare a Catania, Padron
„Ntoni, Luca, Maruzza e Bastianazzo sono morti, Mena non può sposare compare Alfio
a causa del disonore caduto sulla famiglia e „Ntoni, avendo tradito il mondo a cui apparteneva, capisce che è meglio andare via.
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Temi principali sono la lotta per la vita e il mondo contadino. E‟ un romanzo corale,
nel quale ogni personaggio si erge a protagonista. Lo scrittore si porta al di fuori della
vicenda (straniamento), osservando il tutto con “disinteresse” e lasciando all‟acitrezzese
il compito di giudicare, fornendo così uno specchio sulla cultura sociale.
Nel ciclo dei Vinti, in definitiva, Verga mostra come il muoversi verso una vita migliore conduce all‟inesorabile fallimento, costringendoci ad una passiva accettazione del
nostro stato, della nostra posizione immutabile.
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FISICA
Il moto degli elettroni
La corrente elettrica nei conduttori non è nient‟altro che il movimento “ordinato”
delle particelle negative che costituiscono ogni atomo, cioè gli elettroni, la cui carica
negativa è bilanciata da quella positiva dei protoni. Nel caso di gas e liquidi, invece, sono gli ioni a produrre la corrente elettrica. La migrazione di elettroni o ioni è dovuta al
fatto che all‟interno di un conduttore ci sono punti che si trovano a potenziali diversi.
Possiamo quindi dire che la corrente è originata dalla differenza di potenziale che mette
in movimento le particelle cariche. Si definisce intensità di corrente il rapporto tra la
quantità di carica
l‟intervallo di tempo
, che attraversa il conduttore in un intervallo di tempo
, e
stesso.
Nel Sistema Internazionale l‟unità di misura dell‟intensità di corrente è l‟ampere (A): in
un conduttore passa la corrente di 1 A se in esso transita una quantità di carica di 1C
nell‟intervallo di tempo di 1s.
Per convenzione il verso della corrente elettrica è dato dal verso in cui si muovono
idealmente le cariche positive. Nel caso dei conduttori metallici, il reale senso della corrente di elettroni è così l‟opposto di quello scelto per convenzione. Per il movimento
delle cariche, in un conduttore “ideale” (superconduttore), non sarebbe necessario mantenere una differenza di potenziale costante, perché, una volta accelerate, le cariche continuerebbero nel loro moto “rettilineo” uniforme. Poiché, però, i conduttori con cui abbiamo a che fare nelle esperienze comuni non sono superconduttori, gli elettroni si
“scontrano” continuamente con gli atomi che costituiscono il metallo e quindi vengono
frenati. Per mantenere una corrente costante, è quindi necessaria una forza esterna costante, che permetta agli elettroni di raggiungere una velocità limite (forza di “attrito” e
forza esterna si eguagliano), alla quale è associata una corrente che dipende dal numero
di elettroni al cm3. Per fornire questa forza costante, si usano normalemente dei dispositivi, detti generatori di tensione, che mantengono ai loro capi una determinata differenza
di potenziale. Esempi di generatori di tensione sono la batteria e la dinamo, che inducono le particelle positive, spostatesi dal punto a potenziale elettrico maggiore verso quello minore, a ritornare nel punto a potenziale elettrico maggiore e quelle negative, spostatesi dal punto a potenziale elettrico minore verso quello maggiore, a ritornare nel
punto a potenziale elettrico minore. Le forze che compiono questo lavoro sono dette
“forze elettromotrici”:
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La forza elettromotrice si misura in Volt, proprio come la differenza di potenziale. In
un generatore di tensione ideale, la forza elettromotrice
è uguale alla differenza di
potenziale, ma nel caso di un generatore reale bisogna tener conto della sua resistenza
interna (che tiene conto dell‟efficienza del generatore) che rende la differenza di potenziale minore della forza elettromotrice in funzione della corrente erogata:
dove è la resistenza interna al generatore e è la corrente erogata. Se il generatore è
collegato con una resistenza esterna , allora
La differenza di potenziale ai capi di un generatore reale, quindi, eguaglia la forza elettromotrice solo se il generatore non eroga corrente. Nel generatore ideale, invece, la differenza di potenziale è sempre uguale alla
qualunque sia la corrente erogata.
Il movimento ordinato degli elettroni, che forma una corrente elettrica, può essere
trasformato in molte altre forme di lavoro, rispettando la legge di conservazione
dell‟energia. Così, il lento moto ordinato di “infiniti” elettroni (in un conduttore comune
), che impiegano molte ore per raggiungere il lampadario della
nostra cucina partendo dall‟interruttore, permette di avere una fonte luminosa giorno e
notte, di riscaldare l‟acqua d‟inverno, di comunicare tramite internet e di svolgere numerosissime comuni attività che ripetiamo ogni giorno, senza nemmeno stupirci di come il moto di una particella del raggio di meno di
do e la nostra vita.
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m, abbia rivoluzionato il mon-
ARTE
Il Futurismo
Il Futurismo è un‟avanguardia storica di matrice totalmente italiana. Nato nel 1909,
grazie al poeta e scrittore Filippo Tommaso Marinetti, il Futurismo diventò in breve
tempo il movimento artistico di maggior novità nel panorama culturale italiano. Si rivolgeva a tutte le arti: poeti, pittori, scultori, musicisti. Proponeva un nuovo atteggiamento nei confronti del concetto stesso di arte. Il Futurismo rifiutava il concetto di
un‟arte élitaria e decadente, confinata nei musei e negli spazi della cultura aulica. Proponeva invece un balzo in avanti, per esplorare il mondo del futuro, fatto di parametri
quali la modernità contro l‟antico, la velocità contro la stasi, la violenza contro la quiete,
e così via. In sostanza il futurismo si connota già al suo nascere come un movimento
che ha due caratteri fondamentali: l‟esaltazione della modernità e l‟impeto irruento del
fare artistico.
Il Futurismo esalta il progresso tecnologico, che ormai si era ben avviato con l‟ avvento dell‟industrializzazione e delle nuove invenzioni, che avevano fatto in modo da
far correre verso le grandi metropoli, migliaia di contadini, che avevano abbandonato la
propria campagna, per sperare in un futuro migliore. Osservando con stupore gli sviluppi economici e tecnologici, questo nuovo movimento esaltava il mondo della produzione e della meccanica, proponendo il radicale rinnovamento di tutte le attività, anche artistiche, al fine di riflettere il “dinamismo” e la velocità con cui si muoveva la società
moderna. Secondo alcuni, il Futurismo è un inno alla modernità e al progresso, e in esso
si esalta l‟azione, ma anche la violenza, la sopraffazione e la guerra.
Il Futurismo ha una data di nascita precisa: il 20 febbraio 1909. In quel giorno, Marinetti pubblicò su «Le Figaro», giornale parigino, il Manifesto del Futurismo, dove sono
già contenuti tutti i caratteri del nuovo movimento. Dopo una parte introduttiva, Marinetti sintetizza in undici punti i principi del nuovo movimento. Il coraggio, l‟audacia, la
ribellione saranno elementi essenziali della loro arte. In un altro suo scritto, Marinetti
descrive l‟artista futurista:
«Chi pensa e si esprime con originalità, forza, vivacità, entusiasmo,
chiarezza, semplicità, agilità e sintesi. Chi odia i ruderi, i musei, i cimiteri,
le biblioteche, il culturismo, il professoralismo, l’accademismo, l’imitazione
del passato, il purismo, le lungaggini e le meticolosità. Chi vuole svecchiare, rinvigorire e rallegrare l’arte italiana, liberandola dalle imitazioni del
passato, dal tradizionalismo e dall’ac-cademismo e incoraggiando tutte le
creazioni audaci dei giovani ».
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Il fenomeno futurista ha una spiegazione genetica molto chiara. La cultura
dell‟Ottocento era stata troppo condizionata dai modelli storici. Il passato, specie in Italia, era diventato un vincolo dal quale sembrava impossibile affrancarsi. Oltre ciò, la
tarda cultura ottocentesca si era anche caratterizzata per il Decadentismo, che proponeva
un‟arte fatta di estasi pensose, quale fuga dalla realtà nel mondo dei sogni. Contro tutto
ciò insorse il Futurismo, cercando un‟arte che esprimesse vitalità e ottimismo per costruire un mondo nuovo basato su una nuova estetica.
L‟adesione al futurismo coinvolse molte delle giovani leve di artisti, tra cui numerosi
pittori che crearono nel giro di pochi anni uno stile futurista chiaro e preciso. Tra essi, il
maggior protagonista fu Umberto Boccioni al quale si affiancarono Giacomo Balla, Gino Severini, Luigi Russolo e Carlo Carrà. Il movimento ebbe due fasi, separate dalla
prima guerra mondiale. Lo scoppio della guerra disperse molti degli artisti protagonisti
della prima fase del futurismo. Boccioni morì nel 1916 in guerra. Carrà, dopo aver incontrato De Chirico, si rivolse alla pittura metafisica. Come Carrà, fecero altri giovani
pittori, quali Mario Sironi e Giorgio Morandi. Nel dopoguerra, il carattere di virile forza
di questo movimento finì per farlo integrare nell‟ideologia del fascismo, esaurendo così
la sua spinta rinnovatrice, per finire, paradossalmente, assorbito negli schemi di una cultura ufficiale e reazionaria. Questa sua adesione al fascismo ne ha molto limitato la critica. La sua rivalutazione sta avvenendo solo da pochi anni e solo dopo che, soprattutto
la storiografia inglese, ha storicamente rivalutato questo fenomeno artistico.
Le prime opere dei futuristi sono caratterizzate dalla scomposizione dei colori propria del Divisionismo; ma più che altro, le motivazioni dei futuristi sono simili a quelli
dei cubisti, e cioè cogliere il reale nel suo divenire, come rappresentazione di fatti che
accadono contemporaneamente o in istanti successivi. I pittori cubisti scomponevano
l‟oggetto in varie immagini e lo ricomponevano in una nuova rappresentazione; i futuristi però non intersecavano diverse immagini della stessa cosa, ma direttamente diverse
cose tra loro. Per rendere il movimento delle cose nello spazio e nel tempo, moltiplicano
o scompongono l‟immagine, aboliscono le regole della prospettiva tradizionale, e si servono della linea, che, con le sue molteplici traiettorie, costituisce una sorta di prolungamento dell‟ oggetto, in quanto indica la direzione del movimento e coinvolge lo spettatore nello spazio del dipinto, nella corsa inarrestabile degli oggetti, trasmettendo il desiderio di moto.
La dimensione temporale era già stata introdotta nella pittura dal Cubismo: si trattava
di un tempo lento, fatto di osservazione, riflessione e meditazione. Il Futurismo ha invece il culto del tempo veloce, che agita tutto e deforma l‟immagine delle cose. Nei quadri
futuristi, la velocità si traduce in linee di forza rette, che danno l‟idea della scia che lascia un oggetto che corre a grande velocità, oppure nella moltitudine di immagini messe
in sequenza tra loro (come nel caso delle innumerevoli gambe che compaiono nel dipinto di Balla in Fig. 7).
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Fig. 6 Giacomo Balla - "Velocità di una moto"
Fig. 7 G. Balla - "Bambina che corre sul balcone"
Fig. 8 Fortunato Depero - "Il treno"
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GEOGRAFIA ASTRONOMICA
I moti della terra: il giorno, la notte e le stagioni.
I moti principali della Terra sono due: la rotazione e la rivoluzione. La Terra compie
un moto di rotazione girando attorno al proprio asse e di rivoluzione ruotando intorno al
Sole. Il moto di rotazione ha una velocità angolare costante di
rad/s; ovvero,
ogni punto sulla superficie terrestre compie un giro completo in circa 24 ore.
All‟Equatore la velocità angolare si traduce in una velocità lineare di circa 1650 km/h,
che varia spostandosi verso i poli. Noi non percepiamo questo moto grazie
all‟accelerazione di gravità che ci tiene ancorati sulla superficie terrestre. Gli effetti del
moto di rotazione sono visibili nel fenomeno dell‟accelerazione o effetto Coriolis: la variabilità della velocità lineare, che diminuisce spostandoci verso i poli, causa
nell‟emisfero boreale una tendenza a spostare i corpi verso destra e in quello australe
verso sinistra; questo effetto agisce soprattutto nei venti, nell‟atmosfera ed è visibile anche nelle rotaie.
La rotazione della Terra avviene da ovest verso est. L‟abate Giovan Battista Guglielmini (1763-1817) realizzò l‟esperimento della caduta di un grave dalla Torre degli
Asinelli di Bologna rilevando che l‟oggetto non cadeva lungo la verticale ma si spostava
verso est. L‟abate aveva utilizzato 16 palline di piombo, ma aveva determinato la direzione del filo a piombo solo 6 mesi dopo le misurazione, giungendo così a calcoli imprecisi; fu, molto probabilmente, anche per questo motivo che i suoi dati non furono
considerati. Nel 1851 Foucault utilizzò il moto oscillatorio di un pendolo per dimostrare
il moto di rotazione terrestre.
Il pendolo in assenza di forze
esterne tende a oscillare sullo
stesso piano, lui invece notò
che un pendolo lasciato libero ad oscillare cambiava direzione nonostante non ci
fossero apparenti forze esterne; così intuì che questo fenomeno doveva essere cauFig. 9 Illustrazione del circolo d'illuminazione durante gli equinozi.
sato dal moto della Terra.
Il moto di rotazione causa l‟alternarsi di luce e buio, del dì e della notte. In qualsiasi
momento, c‟è una parte della Terra illuminata dal Sole e un‟altra che si trova
nell‟oscurità. La linea che separa queste due metà prende il nome di circolo di illuminazione: si tratta di una linea non ben definita, visto che la diffusione della luce
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nell‟atmosfera provoca un fenomeno d‟illuminazione del cielo anche con il Sole sotto
l‟orizzonte. Il periodo di luce che precede il sorgere del Sole al mattino si chiama aurora, mentre il periodo di luce dopo il tramonto si chiama crepuscolo.
Quando il circolo di illuminazione coincide con l‟asse terrestre (raggi solari perpendicolari all‟Equatore), come mostrato in Fig. 9, dì e notte hanno la stessa durata, cioè
siamo in presenza di un equinozio. La durata del dì rispetto alla notte dipende dalla posizione della Terra sulla sua orbita. In estate il dì è più lungo della notte, mentre in inverno si verifica l‟opposto. Il 21 giugno più ci si allontana dall‟Equatore più il dì si allunga, fino ad arrivare a 24 ore sul Circolo Polare Artico: siamo nelle terre del “sole di
mezzanotte”, dove il sole non tramonta per circa 6 mesi. Analogamente nell‟emisfero
meridionale la durata del dì diminuisce fino a che, in corrispondenza del Circolo Polare
Antartico, la notte dura 24 ore (in entrambi i casi però si devono considerare le aurore e
i crepuscoli). Le località situate alla stessa latitudine presentano la stessa altezza del Sole e la stessa durata del dì.
La Terra compie un‟orbita ellittica
intorno al Sole, che occupa uno dei due
fuochi, alla velocità media di 107.000
kilometri orari (ovvero circa 29,7
km/s). La sua distanza media dal Sole è
di 150 milioni di kilometri. Nella posizione di perielio (distanza minima) la
Fig. 10 Orbita ellittica della terra intorno al sole e linea
Terra dista 147 milioni di kilometri dal degli apsidi.
Sole e ha una velocità di circa 30,3 km/s; nella posizione di afelio (distanza massima),
invece, la Terra dista 152 milioni di kilometri dal Sole e ha una velocità di 29,3 km/s.
Afelio e perielio delimitano l‟asse maggiore dell‟orbita ellittica che prende il nome di
linea degli apsidi (Fig. 10).
Il moto di rivoluzione causa l‟alternarsi delle stagioni, che dipendono
dall‟inclinazione dei raggi solari che arrivano sulla Terra, quindi dalla posizione di
quest‟ultima rispetto al Sole. Le stagioni cambiano solo nelle zone temperate della Terra, il cui clima dipende dalla durata del dì e dall‟altezza del Sole, che fornisce quantità
di energia diverse. Sulle stagioni influisce quindi la posizione dell‟asse terrestre che è
inclinato di 23°27‟ rispetto al piano dell‟eclittica. L‟eclittica interseca l‟Equatore celeste
in due punti, il punto vernale e il punto omega; considerando l‟emisfero settentrionale, il
primo prende il nome di equinozio primavera (20-21 marzo) e il secondo di equinozio
d‟autunno (22-23 settembre). Quando il Sole appare nella sua altezza massima si parla
di solstizio d‟estate (21-22 giugno), mentre quando esso appare nella sua altezza minima si parla di solstizio d‟inverno (21-22 dicembre). Se l‟asse terrestre non fosse inclinato, non ci sarebbe l‟alternarsi delle stagioni. Possiamo parlare di stagioni astronomiche e
di stagioni meteorologiche. Le stagioni astronomiche iniziano nei giorni dei solstizi e
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degli equinozi; invece le stagioni
meteorologiche hanno inizio il primo giorno del mese e si alternano
ogni tre mesi. Il 21-22 di giugno i
raggi solari sono perpendicolari al
Tropico del Cancro: per gli abitanti
dell‟emisfero settentrionale questo
giorno corrisponde al solstizio
d‟estate. Il 21-22 dicembre, invece,
i raggi solari sono perpendicolari al
Tropico del Capricorno: nell‟emi-
Fig. 11 L'alternarsi delle stagioni.
sfero settentrionale questo giorno corrisponde al solstizio d‟inverno (lo stesso giorno
nell‟emisfero meridionale si verifica il solstizio d‟estate). Quindi quando si ha la massima inclinazione dell‟asse terrestre si verifica l‟estate e quando si ha l‟inclinazione minima di esso si verifica l‟inverno. Durante gli equinozi i raggi solari a mezzodì cadono
perpendicolarmente sull‟Equatore.
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INGLESE
The Victorian Age, A Period of Change:
Technological Innovation and The Victorian Compromise
The Victorian age took its name from Queen Victoria, whose reign (1837-1901) was
the longest in the history of England. For Britain the Victorian age was a period of rapid
expansion, both economically and territorially. The modern urban economy of manufacturing industry and international trade took over from the old agricultural economy. The
British colonial expansion was especially in India and in Africa. India, called “The Jewel in the Crown”, gave cotton, silk, tea, spices; while Africa was important for the
control of the Suez Canal.
The French Revolution turned Britain conservative and the politicians were fearful to
extend the vote to the masses. In fact only the trade middle class had the right to vote,
so the working classes were not represented in Parliament. This fact pushed to the Chartist movement, that contained six points: votes for all males, annual elections, payment
of members of Parliament, secret voting, abolition of the property for candidates, the
making of electoral districts. This movement was rejected many times, but its ideas, except that for annually elected parliament, became law between 1860 and 1914.
This period was also characterized by important technological innovations, as the
telephone (Alexander Bell), the steam-powered machinery, the spinning-jenny, the locomotive, the development of railways, the cheaper printing. All these innovations improved the communication, the industry and the transport, that became faster and more
efficient. Moreover, the improvement of transport led to the expansion of urban centers,
which became overcrowded: people moved from the country to the city.
The poor lived in segregated areas known as “slums”, where disease, crime and bad
hygienic conditions were present. The working conditions were terrible, the air was polluted and the death rate was very high, especially among children. A lot of solutions
were found to improve this situation: professional organization regulated and controlled
medicine and research, modern hospitals were built, gas and water were introduced and
many places of entertainment were built, such as pubs, music halls, stadiums, parks.
The urban environment needed law and order, in fact, in 1829, the prime minister
Robert Peel established the Metropolitan Police, today known as “bobbies”. The police
helped to safeguard the law but at the same time had the function of controlling the
masses of urban poor, considered dirty and dangerous by many wealthy Victorians. The
Victorian period was the age of progress, stability and great social reform, but it was also characterized by poverty, injustice and social unrest: these represented the Victorian
compromise. In fact there were many contrasts: great productivity and social transfor17
mation, but also terrible exploitation of women and children; great richness, but also terrible poverty; elegance and formality, but also ugliness and false appearance. The Victorians were great moralizers: they felt obliged to refer to certain values which gave solutions to resolve the social problems improving the quality of life; so they promoted a
code of values: hard work, personal duty, respectability and charity. The idea of respectability was a mixture of morality and hypocrisy, and it implied good manners, a comfortable house with servants, regular attendance at Church and charitable activity. Philanthropy was a wide phenomenon: it addressed to every kind of poverty: children, fallen women and drunken men.
Middle class dominated Victorian family life: the family was a patriarchal unit where
the husband was the authority and the wife had to control the education of children and
the management of the house. Sexuality was repressed in its public forms, and words
with sexual connection were rejected; besides also nudity in art was denounced.
In this period, there were also some political reforms to limit the working hours of
women and children in factories; to give the vote to urban working men; to provide
education of children(Elementary Education Act of 1870); to legalize the workers‟
Trade Unions(Trade Union Act of 1871).
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FILOSOFIA
La realtà in divenire per Hegel e Marx
Due grandi filosofi che fanno riferimento alla realtà in divenire sono Hegel e Marx.
Hegel elaborò una dialettica, una legge del divenire, facendo riferimento al pensiero;
Marx invece, prendendo spunto dalla filosofia hegeliana, si allontanò da quest‟ultima
legando la sua filosofia al concreto e non al pensiero astratto. Marx, infatti, era un esponente della Sinistra hegeliana e, in quanto tale, si trovava in disaccordo con Hegel mostrandosi critico nei confronti di alcune sue teorie.
Hegel afferma l‟identità di realtà e ragione: la realtà è espressione del momento più
alto maturato dalla ragione. La realtà per Hegel è organica, mobile, animata e immanente (niente è al di fuori di essa). La realtà è un tutto unico, dinamico, è un divenire espresso sotto forma di legge tramite la dialettica, intesa come l‟ossatura razionale della
realtà. Nutrimento della realtà è il movimento dialettico. Hegel aggiunge alla dialettica
un terzo elemento, la sintesi, che si va ad aggiungere al tradizionale rapporto tesiantitesi. La dialettica hegeliana è così tripartita in tesi, antitesi e sintesi, che corrispondono rispettivamente alle fasi dell‟idea “in sé”, dell‟idea “fuori di sé” e dell‟idea “che
torna in sé”. La fase della tesi è il momento in cui il pensiero rimane chiuso in sé evitando di aprirsi verso ciò che è qualitativamente diverso da sé stesso; si può così parlare
di principio di identità (A=A). Nella fase dell‟antitesi, invece, il pensiero si apre a ciò
che è estraneo (B) subendo una forma di estraniamento, di alienazione, dovuta all‟urto
con qualcosa di diverso; l‟alienazione però è funzionale all‟arricchimento del pensiero
stesso, quindi non è da considerarsi come una fase negativa vera e propria in quanto
strumento di evoluzione che conduce alla sintesi. La sintesi rafforza la tesi servendosi
dell‟antitesi (A=A perché A≠B). Ciò viene definito col termine tedesco aufhebung: conservare la tesi in uno stato più alto eliminando l‟opposizione con l‟antitesi.
Il processo dialettico viene considerato a sintesi chiusa, anche se ogni sintesi rappresenta la tesi di un‟altra antitesi ponendo la base per un nuovo processo dialettico. Hegel,
infatti, ritiene che il considerare la dialettica a sintesi aperta possa togliere allo spirito il
pieno possesso di se medesimo, spostando indefinitamente la meta da raggiungere. Per
Hegel la conoscenza è la costruzione di un percorso che ripercorre lo sviluppo dialettico
della realtà; la conoscenza così pone le sue basi nella storia. La dialettica diventa strumento di conoscenza, quindi si parla di logica. Secondo Hegel, non è sufficiente una
conoscenza immediata, ma è necessario un percorso.
Marx dà a Hegel il merito di aver scoperto il divenire della realtà. Inoltre, egli concorda, con il filosofo idealista, che la dialettica sia in grado di spiegare il divenire della
realtà (legge del divenire), ma nello stesso tempo se ne discosta, come è possibile osser19
vare nell‟opera “Critica della filosofia del diritto di Hegel” del 1843. Per Marx, la dialettica non è più a sintesi chiusa ma aperta, perché pone le basi per il continuo cambiamento del reale.
Marx, come Feuerbach, accusa Hegel di “misticismo logico”: Hegel avrebbe falsato
la realtà facendo credere che a muovere tutto fosse l‟astratto, la ragione, capovolgendo i
rapporti de predicazione (Es.: mentre l‟uomo comune e il filosofo realista pensano che
prima esistano mele, pere e fragole e poi il concetto di frutto, il pensatore idealista ritiene che prima esiste il frutto e che mele e pere siano solo sue manifestazioni che derivano dal concetto astratto). Con Marx si ha così un “materialismo storico dialettico”: la
realtà è storia, è in movimento, cambia e la storia dipende dall‟uomo e dalla struttura
economica, che è in continua evoluzione. Infatti, per Marx, dialettica significa prassi,
cioè operare concreto di uomini che vivono in un mondo determinato su una base di
rapporti e forme determinate.
Hegel, avendo considerato la realtà come prodotto di ragione, secondo Marx, ha voluto giustificare il presente e dare un significato ad esso, rendendolo immutabile e non
soggetto al cambiamento. Per Marx il motore vero della storia, del cambiamento, è la
struttura economica: non sono le teorie a muovere la storia, come in Hegel, ma il concreto dei rapporti economici. Il proletariato per diventare soggetto del cambiamento deve essere educato all‟economia, ai rapporti economici.
La struttura economica è costituita da un doppio livello: forze produttive (dinamica)
e rapporti di produzione o proprietà (statica). Essi determinano la dialettica della storia.
Al di sopra della struttura economica si erge una sovrastruttura di valori, religione, cultura, etica, politica, arte e idee che costituiscono la maschera che sostiene adeguatamente la struttura economica. Questi valori sono determinati dalla struttura economica e sono considerati ideologia. La sovrastruttura che sostiene la struttura economica quindi
non è altro che la proiezione di quest‟ultima. La dialettica di Marx è caratterizzata
dall‟azione delle forze produttive, che cambiano i rapporti di produzione in funzione
della rivoluzione operaia. La struttura economica dipende dall‟equilibrio delle forze
produttive, volte al cambiamento, e dai rapporti di produzione determinando la statica
sociale. Questo equilibrio cade a causa delle forze produttive, rappresentate dai ceti in
ascesa (la borghesia), che non rispettano più i rapporti di produzione o proprietà consolidati spingendo alla creazione di nuovi rapporti. Di conseguenza la storia non è un evento spirituale, ma un processo umano materiale fondato sulla dialettica bisognosoddisfacimento.
In definitiva si potrebbe dire che la filosofia di Hegel è contemplazione del reale,
mentre quella di Marx è principio d‟azione.
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CONCLUSIONE
Il movimento, sia esso fisico, storico, artistico, geografico, economico o culturale, è
alla base di ogni cambiamento epocale che influenza e, a volte, stravolge la vita delle
diverse generazioni che si susseguono su questa terra in eterno divenire. La vita storica
o individuale, treno in corsa da una stazione all‟altra, si caratterizza per le fermate effettuate, ma una stazione è tanto più interessante, quanta più fatica e stata impiegata nel
raggiungerla. La meta finale è impredicibile e magari, qualche volta, sommersi dalle assurdità della realtà, viene voglia di fermarsi, ma, di certo, restando fermi ci si “muove”
soltanto verso una triste e statica morte. Non ci rimane che correre verso la vita.
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