Divinis® è lieto di proporvi
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Divinis® è lieto di proporvi
Divinis® Bar à Vins è lieto di proporvi “La Vertigine del Tempo” Martedì 17/5/2011 La Malvasia di Candia secondo Giulio Armani e La Stoppa Dinavolo 2009 Denavolo di Giulio Armani ~ Rivergaro (PC) Vino da Tavola ~ Malvasia di Candia, Ortrugo, Marsanne, altro ~ 12° ~ Euro 24,00 Dinavolo 2008 Denavolo di Giulio Armani ~ Rivergaro (PC) Vino da Tavola ~ Malvasia di Candia, Ortrugo, Marsanne, altro ~ 12° ~ Euro 24,00 Dinavolo 2007 Denavolo di Giulio Armani ~ Rivergaro (PC) Vino da Tavola ~ Malvasia di Candia, Ortrugo, Marsanne, altro ~ 12° ~ Euro 24,00 Ageno 2007 La Stoppa ~ Rivergaro (PC) Emilia I.G.T. ~ Malvasia di Candia, Ortrugo, Trebbiano ~ 13,5° ~ Euro 17,50 Dinavolo 2006 Denavolo di Giulio Armani ~ Rivergaro (PC) Vino da Tavola ~ Malvasia di Candia, Ortrugo, Marsanne, altro ~ 13,5° ~ Euro 24,00 Ageno 2006 La Stoppa ~ Rivergaro (PC) Emilia I.G.T. ~ Malvasia di Candia, Ortrugo, Trebbiano ~ 13,5° ~ Euro 17,50 Ageno 2005 La Stoppa ~ Rivergaro (PC) Emilia I.G.T. ~ Malvasia di Candia, Ortrugo, Trebbiano ~ 12,5° ~ Euro 17,50 Ageno 2004 La Stoppa ~ Rivergaro (PC) Emilia I.G.T. ~ Malvasia di Candia, Ortrugo, Trebbiano ~ 13° ~ Euro 17,50 Esclusivamente in occasione della serata a chi desidera acquistare i vini per l’asporto, riserviamo uno sconto del 10%. Le nostre iniziative sono dirette a favorire un consumo moderato e consapevole del vino. Qualità e non quantità. Giulio Armani e la Reinvenzione dei Vins Orange Nel 2002, dopo che per alcuni anni La Stoppa non aveva più prodotto vini bianchi, l’enologo Giulio Armani tenta la vinificazione sulle bucce di una piccola partita di Malvasia di Candia (con l’aggiunta minoritaria di alcuni altri vitigni locali) per ottenere un vino con forte connotazione territoriale. Anche se recentemente in zona vengono prodotti vinelli bianchi giovani e freschi, spesso frizzanti, la tradizione vuole che la malvasia venisse vinificata, appunto, con macerazione, dando vita a vini di colore accentuato e con una notevole presenza tannica. Quindi, nonostante l’operazione segni un punto di rottura con le attuali modalità di produzione, non è altro che una riproposizione di procedure antiche. D’altronde all’epoca questa tendenza si stava diffondendo un po’ ovunque in Italia grazie al lavoro di altri vignaioli “estremi”, come Gravner, Radikon, Maule, ecc. Quindi, non una operazione isolata, ma la condivisione di un progetto comune con altri produttori. Nasce prima Ageno all’interno de La Stoppa e, negli anni successivi, Giulio Armani inizia una proprio attività parallela, sempre in zona, e crea il Dinavolo; vino analogo all’Ageno, ma con un uvaggio leggermente diverso, composto da Malvasia, Ortrugo, Marsanne ed un altro vitigno non ancora identificato, ma legato alle tradizioni locali. L’esperienza maturata negli anni novanta con il Vigna del Volta, sempre da uve Malvasia, ma passite, permette di portare la produzione di questi vini verso un nuovo orizzonte. La modalità è per certi versi semplice: raccolta delle uve a giusta maturità e con massima condizione sanitaria; pigiatura e lunga macerazione a contatto con le bucce, senza aggiunta di anidride solforosa. Questa procedura permette di estrarre dalle bucce tutte le sostanze pregiate in essa contenute, ma conferisce anche un colore molto carico al vino (da cui la dicitura di Orange Wine, alla quale io preferisco la versione francese di Vin Orange) ed una tannicità inusuale per i vini bianchi. Da questo nasce l’esigenza effettiva di indicare una nuova tipologia di vino per questi prodotti. Non si tratta, ovviamente, di vini rossi perché i pigmenti contenuti nelle bucce mantengono una tonalità diversa; ma nemmeno di vini bianchi, perché la loro struttura è diversa dal vino bianco così come lo conosciamo. Oltre al colore, naturalmente ambrato, troviamo una presenza di tannino importante, ovviamente legata anche al tipo di uva utilizzato; gli aromi si arricchiscono di componenti provenienti dalle bucce, nel caso di questi vini molto frequente la liquirizia, ed non è rara una nota di infusione, tipica della lunga macerazione. Infine bisogna anche tenere in considerazione la predisposizione del vitigno a questo tipo di procedura. La tendenza attuale è quella di applicare la stessa metodologia a tutti i vitigni, ma i risultati mi sembrano ancora incerti. Solo il tempo ci dirà… I commenti di Maurizio Landi L’occasione è stata veramente interessante per cominciare a capire bene la consistenza di questo progetto; l’opportunità di assaggiare quattro annate per ciascuno dei due vini permette di coglierne meglio, da un lato la territorialità intesa anche come aderenza alle condizioni dell’annata e dall’altro la capacità evolutiva di questi vini, che si dimostra molto interessante. Le note caratteristiche della Malvasia sono in bella evidenza e la capacità del vitigno di evolvere nel tempo è del tutto rispettata. La qualità dei singoli vini non è nemmeno in discussione. Quello che lascia perplesso, almeno per quanto mi riguarda, è una notevole discordanza tra la componente olfattiva con note così calde ed avvolgenti, confermate nella componente olfattiva, anch’essa intensa e “dolce”, seguite però da un approccio gustativo molto più aggressivo. In particolare il finale, comune a tutti i vini assaggiati, è ruvido, quasi allappante. È ovvio che siamo di fronte ad una tipologia di vino nuova, anche se ancorata a tradizioni antiche. Quindi è indispensabile avvicinarsi a questi vini con un atteggiamento diverso dal solito; questo richiede anche una disponibilità ad abbandonare alcuni preconcetti maturati nel tempo. Ma forse ne vale la pena, anche se ritengo che il progetto presenti ancora qualche asperità tipicamente giovanile. Per venire ai vini; partendo da Dinavolo 2009, giovanissimo ma già morbido ed accattivante, si tratta di un vino veramente notevole, grande ed intenso. L’unico aspetto negativo, un finale pungente, probabilmente dovuto ad un alcol un po’ invadente. Dinavolo 2008 è più fresco e scontroso; probabilmente frutto di un’annata minore, evolve bene nel bicchiere, ma non raggiunge la piacevolezza degli altri. Dinavolo e Ageno 2007 si avvicinano molto, con un tocco di morbidezza in più per Ageno. Dimostrano uno slancio straordinario ed un finale, in particolare per Dinavolo, lunghissimo e piacevolissimo connotato da una presenza nitidissima di liquirizia fresca. Sono i vini che mi sono piaciuti di più, per precisione ed eleganza. Sulla stessa riga i due vini del 2006, ma con un tocco di struttura più. Questo gli dona un tocco di complessità in più, ma li frena anche nella dinamica. Grande prova, comunque. Ageno 2005 si mostra un po’ più serrato ed austero; anche la permanenza nel bicchiere non lo aiuta a venire fuori. Comunque un bel vino che può ancora dare molto. Purtroppo difficile la prova di Ageno 2004; una bottiglia sapeva di tappo e le altre due erano molto diverse tra loro. Un vino ancora vivo, ma è difficile trarre una conclusione. Per tutti i vini, quale più quale meno, l’evoluzione nel bicchiere è molto vivace e non mostra alcuna segno di stanchezza, segno che si tratta di vini ancora in grado di dare il meglio di se nel tempo, anche i più maturi. Questo è confortante, perché dimostra che questi vini hanno potenzialità di evoluzione nel tempo veramente importanti. Sono vini di grande struttura, di non facile abbinamento, che abbisognano di tutta l’attenzione di chi li beve, ma che possono dare anche grandi soddisfazioni. Voglio però concludere con una nota, diciamo, sospesa. Anche per non dare troppe soddisfazioni a Giulio Armani ed Elena Pantaleoni (proprietaria de La Stoppa): nonostante l’apprezzamento generale per i vini, alla fine i bicchieri della maggior parte dei partecipanti erano pieni. Contrariamente alla maggior parte delle degustazioni che organizzo o a cui partecipo; quando alla fine della serata, in genere, i bicchieri sono sempre vuoti, o quasi. Questo fenomeno non è caratteristico di questa serata, ma si è già verificato in altre occasioni, quando ho presentato vini di analoga tipologia.