una dedica speciale una dedica speciale

Transcript

una dedica speciale una dedica speciale
notizie
n 3. 2009 anno XXVII
BREVI
dal Policlinico di Milano
Periodico di informazione del Centro Trasfusionale e di Immunoematologia
donatori
in diretta
La nostra
campagna
estiva 2009
sotto ‘esame’:
promossa la
qualità del servizio
alimentazione
e benessere
come alimentarsi
durante
l’allattamento
In caso di mancato recapito restituire al mittente che pagherà la relativa tassa
spedizione in a.p. art: 2 comma 20/c legge 662/96 - Filiale di Milano
fondazione
informa
influenza: una, due o
nessuna vaccinazione?
una dedica
speciale
il cordone ombelicale
salva il fratellino malato
tempo
libero
il Lago a
forma
d’uomo
Concorso fotografico
Avete ancora tempo fino al 1° dicembre!
La felice iniziativa che ci ha permesso in questi anni di apprezzare
le fotografie dei nostri donatori e di premiare le più belle è giunta
alla terza edizione. Quest’anno avrà come tema ‘La città’.
Dal piccolo centro alla grande metropoli: raccontateci la vita cittadina, gli angoli nascosti, il bello o il brutto, il colore, il grigio,
l’umanità o la disumanità dei luoghi in cui viviamo.
Anche quest’anno le tre fotografie ritenute più belle saranno premiate in occasione della nostra festa di Natale. Regolamento e
scheda di iscrizione sono disponibili in segreteria donatori.
Tutto il materiale è anche scaricabile dal sito dell’Associazione
www.donatorisangue.org.
Leggete attentamente il regolamento e quel che vi rimane da fare
è scattare e consegnare in segreteria o spedire all’Associazione la
scheda di iscrizione e le vostre fotografie in cartaceo e in formato
digitale (jpg a 300 dpi).
Buona fortuna!!
Informare...
emozionando
Non vi è mai capitato di assistere a un dibattito televisivo e ritrovarvi alla fine della trasmissione più confusi
e disinformati di prima? A me spesso, molto spesso. Il
motivo di tutto ciò risiede nel fatto che i programmi
televisivi, per assicurarsi un alto indice d’ascolto, sono
portati a fare spettacolo e a tal fine privilegiano o accentuano le controversie, i dubbi, le polemiche. E poco importa se ciò finisce per confondere le idee e mistificare la realtà. Mettere sullo stesso piano persone
esperte, portatrici di conoscenze corrette e documentate, e altre che non
hanno competenza e nei casi peggiori riferiscono notizie false, può
avere conseguenze deleterie sul pubblico. Lo spettatore rischia così di
schierarsi con l’interlocutore più brillante, coinvolgente, simpatico e
perché no? più piacente che non è necessariamente il più preparato e
corretto. Non va meglio sulla stampa, dove spesso si trovano articoli,
interviste, dichiarazioni fatte da persone che non hanno la preparazione e l’esperienza per affrontare argomenti che possono avere ricadute
importanti sulla vita di ognuno. Anche l’accesso a Internet, che
accanto a documenti ufficiali contiene notizie episodiche da casi provenienti da fonti non verificabili, diventa un’arma a doppio taglio e, in
mani poco esperte, contribuisce alla generale disinformazione.
Ciò è particolarmente grave e diseducativo quando si affrontano temi
vitali per la gente, come quelli che attengono alla salute.
Un esempio è costituito dalle vaccinazioni. Numerose le dichiarazioni,
gli interventi, gli articoli di persone che in nome della libera scelta e di
una non meglio precisata pericolosità sconsigliano le vaccinazioni con
il risultato che, nonostante le raccomandazioni delle autorità sanitarie, sono sempre più numerosi i genitori che decidono di privare i loro
bambini di una difesa di fondamentale importanza, esponendoli inutilmente a gravi malattie. Su quest’argomento di particolare attualità,
dato il persistere dell’influenza suina che già tanto ha fatto parlare di
sé, pubblichiamo a pagina 12 un articolo della professoressa Esposito.
E in campo internazionale teniamo a segnalare una peculiare esperienza: per aumentare l’adesione del pubblico ai programmi vaccinali lo stato di Washington sta realizzando una campagna di ‘social
marketing’ che, utilizzando tecniche ben note nel marketing commerciale, si propone di modificare le opinioni del pubblico su un
tema assai delicato: le vaccinazioni.
Il ‘social marketing’ si basa su un’attenta analisi e programmazione,
realizzazione e valutazione dei programmi destinati a incidere così
pesantemente sugli stili di vita dei cittadini, col presupposto che i
dati scientifici sono importanti ma non sufficienti: servono altri elementi. Da Aristotele in poi, una ricca letteratura dimostra che la
persuasione del popolo non si ottiene solo con argomenti razionali e
dati scientifici ma questi devono essere comunicati con messaggi
capaci di suscitare attenzione ed emozione, trasmessi da testimoni
che godano della fiducia popolare.
Consapevoli di ciò anche noi, ormai da qualche anno, abbiamo deciso di
affidare al teatro il compito di trasmettere messaggi scientificamente
corretti in tema di salute attraverso i periodici incontri di Ricerca e
Cura. Casi clinici in scena. Proprio alle vaccinazioni abbiamo dedicato
l’appuntamento di novembre.
Direttore scientifico
sommario
i servizi
approfondimenti
4 L’unione fa la forza
donatori in diretta
6 15 giugno festeggiamenti al Marangoni
7 Il patrimonio dell’Ospedale Maggiore
10 Sotto ‘esame’: promossa
la qualità del servizio
fondazione informa
12 Influenza: una, due
o nessuna vaccinazione?
20 Un caso ‘familiare’
trapianti news
22 Il trapianto split liver
23 Una cartolina da Ulm
alimentazione e benessere
25 Come alimentarsi durante l’allattamento
tempo libero
28 Il Lago a forma d’uomo
le rubriche
inserto staminali
15 Quando senti che le forze ti abbandonano... L’anemia
16 Una dedica speciale
ADISCO
19 Il concerto rock 2009
parliamo di noi
30 Storie dal Centro trasfusionale
In copertina
Panoramica del promontorio di Bellagio,
vista sui due rami del Lago (foto di S. Salvetti)
approfondimenti
L’unione
fa la forza
intervista di eloisa Consales
Lo sapevate che i donatori della
Mangiagalli a partire dal maggio scorso vengono a donare presso il nostro
Centro trasfusionale? A questo proposito abbiamo intervistato il dottor
Maurizio Marconi
Dottor Marconi in cosa consiste la
‘fusione’ tra Associazione Donatori del
Policlinico e della Mangiagalli?
Ad essere precisi, ciò che è avvenuto è solo il trasferimento della sede di donazione
dell’Associazione della Mangiagalli presso l’attuale sede di donazione della Associazione
Amici dell’Ospedale Policlinico. Con la fusione
tra Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena anche
i due Centri trasfusionali si sono fusi in un’unica
struttura e le due associazioni si sono convenzionate con lo stesso Ente e fanno riferimento ad
un unico Centro trasfusionale, pur articolato in
due sedi.
I nostri lettori conoscono bene l’Associazione
Amici del Policlinico, ma probabilmente sanno
assai poco dell’Associazione ‘Sano come un
Donatore’, fondata nel 1981 su iniziativa del dottor Giannotti, allora primario del Centro
Trasfusionale degli Istituti Clinici di
Perfezionamento (ICP) e presieduta per molti
anni dal dottor Ettore Fumagalli. Questa
Associazione, sorta per garantire il supporto trasfusionale dell’area materno-infantile negli ICP,
centralizzata nella Clinica Mangiagalli e nella
Clinica De Marchi, è costituita attualmente da un
gruppo di circa 3.500 donatori, che effettuano
mediamente 4.800 donazioni all’anno. Vi sono
quindi tutte le premesse affinché le due associazioni, che perseguono lo stesso obiettivo, si fondano in futuro in un’unica Associazione. Dal mio
punto di vista è importante che tra esse si man4
NOTIZIE BREVI
tenga un rapporto che assicuri la crescita armonica di entrambe le associazioni senza il rischio di
contendersi lo stesso donatore.
Come mai la sede prescelta è la
nostra?
La centralizzazione dell’attività di raccolta del
sangue presso un’unica sede è una conseguenza
logica della fusione dei Centri trasfusionali, dato
che la distanza tra le due sedi è percorribile a
piedi in meno di cinque minuti. Purtroppo abbiamo dovuto centralizzare le attività prima di poter
avere a disposizione degli spazi più adeguati, sia
perché i locali della Mangiagalli adibiti alla donazione dovevano essere ristrutturati, per far posto
al servizio di aferesi terapeutica, sia perché le
ristrettezze di personale medico ed infermieristico non ci consentivano più di mantenere aperto il
servizio in due sedi distinte. La tempistica di
questo trasferimento non è stata quindi ottimale;
per compensare la mancanza di ulteriori spazi
abbiamo però attivato tre nuove postazioni da
donazione, due poltrone ed un lettino, portando
...i nostri loghi
> Qui accanto sono raffigurati i
loghi delle Associazioni: l’occhio di Ra significa ‘colui
che è in buona salute’, che
dà vita e vigore.
> Il pesce multicolore
dell’Associazione degli ICP
raffigura lo slogan
dell’Associazione stessa:
‘sano come un donatore’.
Due simboli che rappresentano la medesima idea di salute.
Un momento di ristoro dopo la donazione, a destra
una donatrice che esegue il test dell’emoglobina.
quindi il numero di
postazioni attive da
12 a 15 (con un
incremento del 25%)
e grazie all’apporto
dei medici della sede
Mangiagalli, abbiamo aumentato il
numero di stanze
visita operative.
Va sottolineato che
questa centralizzazione, oltre a garantire un migliore e più
razionale utilizzo del
personale medico ed infermieristico e l’uniformità degli standard operativi e di qualità, consente
anche ai donatori di sangue della Mangiagalli di
usufruire di tutti i benefit sanitari e non sanitari
forniti presso la sede del Policlinico, quali gli
ambulatori specialistici, i programmi di prevenzione, un più ampio orario di accesso ed un servizio di ristoro post-donazione in sede.
Come hanno accolto questo trasferimento i donatori della Mangiagalli?
Non avendo ancora a disposizione strumenti per
la valutazione del gradimento, che pensiamo di
attivare al più presto, posso per ora basarmi solo
su impressioni e su pochi riscontri numerici. Il
numero di donatori della Mangiagalli che hanno
donato nel periodo giugno-agosto 2009 è solo di
poco inferiore a quello del corrispondente periodo del 2008: ciò vuol dire che l’idea del trasferimento non è stata un elemento di disaffezione
dalla donazione. Quale sia l’impatto effettivo
sarà possibile stabilirlo solo nei prossimi mesi.
Posso però anticipare che, in occasione della
loro prima donazione presso il nostro Centro,
alcuni donatori hanno apprezzato la comodità
della donazione sui lettini, qualcuno ha rimpianto le poltrone, molti hanno apprezzato il ristoro
sia per la sede che per la varietà dei cibi offerti,
non pochi hanno lamentato i lunghi tempi di
attesa.
A questo proposito devo ricordare che in un
futuro non lontano la sede della donazione, per
entrambe le Associazioni, potrà trovare collocazione in spazi più ampi ed accoglienti . Per il
resto, come sempre, teniamo in gran conto le critiche dei nostri donatori, per cercare, dove possibile, di migliorare e migliorarci e garantire un
servizio sempre più efficiente e di qualità.
Quali criticità sono state riscontrate?
Abbiamo riservato una certa flessione nel numero
di donatori della Mangiagalli ma riguarda soprattutto i nuovi donatori. In altre parole, lo spostamento della sede di donazione ha ridotto certe
forme di reclutamento che erano facilitate dalla
contiguità del Centro trasfusionale con la sala
parto e con i reparti di degenza. Al parente in
visita era facile dire: “Vada al piano di sotto, dove
c’è il Centro trasfusionale, perché c’è bisogno di
sangue!”. Arrivare al Marangoni probabilmente è
vissuto come disagevole. Ma poiché la distanza
reale è assai poca, non dovrebbe essere difficile
superare questa barriera con adeguati strumenti
di comunicazione, e riuscire a convogliare nuovi
donatori dalla Mangiagalli o dalla Clinica De
Marchi alla sede del nostro Centro trasfusionale.
Quale sarà il futuro e cosa auspica?
Ahimé, non farei il medico se sapessi qual è il
futuro! Quello che so è che per poter camminare,
o comunque muoversi, è necessario passare attraverso fasi di squilibrio temporaneo, per arrivare
infine ad un nuovo equilibrio: è camminando che
si rischia di inciampare, non stando fermi.
Auspico che in questa fase di cambiamento tutti
gli attori coinvolti contribuiscano, per quanto di
loro competenza, a garantire la stabilità e, perché
no, anche la crescita del sistema, superando le
difficoltà che incontreremo nel nostro percorso
verso una sede nuova o rinnovata, in cui trovino
adeguata accoglienza e spazio vitale non solo i
donatori, ma anche il personale del Centro.
Auspico altresì che le due Associazioni possano
unirsi a formarne una sola con rilevanti vantaggi
sia per la gestione sia per l’immagine.
NOTIZIE BREVI
5
Momenti di festa e ristoro nel suggestivo giardino del Padiglione
Marangoni; angolo di verde adibito
a giardino già dal 1600.
donatori in diretta
15 giugno
festeggiamenti
al Marangoni
di Elena Zito
Festa del donatore: visita alla “Ca’ Granda”
La Giornata Mondiale del Donatore di Sangue è stata celebrata quest’anno dal nostro Centro con una iniziativa culturale che ha avuto
un lusinghiero successo. Circa 400 donatori e loro amici, a partire
dalle 11 sino alle 18 del 15 giugno, hanno visitato a piccoli gruppi le
sale consiliari dell’antico Ospedale Ca’ Granda fondato nel 1456.
I gruppi si sono ritrovati nel giardino del padiglione Marangoni dove
hanno potuto usufruire di un gradito rinfresco, visto il caldo torrido
della giornata. Sono stati poi accompagnati dai nostri ‘apprendisti
ciceroni’ (volontari adeguatamente addestrati) in un salone della Ca’
Granda dove hanno potuto assistere ad una breve conferenza sulle
origini e sullo sviluppo dell’Ospedale Maggiore. La visita si è conclusa con un tour delle antiche sale dove è stato possibile ammirare le
preziose opere d'arte esposte.
Un caldo ringraziamento al responsabile dell’archivio storico, dottor
Paolo Galimberti, che ha messo a disposizione la sua competenza.
Personalmente come appassionata d’arte, ho organizzato l’evento
addestrando i ciceroni tra i quali mi piace menzionare la nostra infermiera Tosolina Stocchi, che si è impegnata con professionalità nel
compito assegnatole.
Visto il successo dell’iniziativa pensiamo di ripetere quanto prima
eventi come questo che ci permettono di conoscere una realtà storica e artistica della città, normalmente non accessibile ai cittadini
milanesi.
Gruppi di donatori in attesa di essere accompagnati dal giardino del Marangoni alle sale
antiche dell’Ospedale Maggiore.
La visita guidata
inizia con una
breve introduzione senza tralasciare la storia
del padiglione
Marangoni.
Il corridoio con le
collezioni di strumenti medicosanitari e i ritratti
di medici famosi.
I momenti
della giornata
Piccoli gruppi di visitatori, radunati al
Padiglione Marangoni, sono stati
accompagnati all’Archivio Storico
Il ‘cicerone’
Angela racconta
come si svolgeva
la vita nella Ca’
Granda commentando la grande
tela posta nell’atrio degli uffici
amministrativi.
entrando dall’accesso riservato, di via
Francesco Sforza, che si trova accanto alla splendida chiesetta
dell’Annunciata, dopo l’antico portale
posteriore attraverso cui, superato il
ponte sul Naviglio, si accedeva al cortile centrale dell’Ospedale Maggiore.
Dopo una breve introduzione, i donato-
ri sono stati guidati attraverso le due
sale dell’Archivio, il corridoio con le
collezioni di strumenti sanitari, i primi
documenti relativi a trasfusioni e donazioni di sangue effettuate al Policlinico
e i ritratti di medici famosi, sino a concludere la visita davanti al quadro del
XVII secolo, raffigurante la Festa del
Perdono alla Ca’ Granda, esposto nell’atrio degli uffici amministrativi.
Volontarie e dipendenti, impegnate nella
ristorazione e nella promozione della cultura della donazione.
Visitatori in attesa
nel cortile interno
dell’Archivio e
mentre accedono
alle sale Capitolari.
Veduta aerea, vista da via
Festa del Perdono, dell’antico Ospedale Maggiore realizzato secondo il progetto
commissionato da
Francesco Sforza all’architetto fiorentino Filarete: sono
visibili il cortile centrale e le
due crociere laterali.
Grazie a tutti!!
Il patrimonio
dell’Ospedale Maggiore
di Elena Zito
Stupore e curiosità sembrano
caratterizzare il volto di chi scopre, per la prima volta, i tesori
d’arte e cultura che fanno parte
del patrimonio dei Beni Culturali
dell’Ospedale, un corpus inscin-
dibile che raccoglie opere e
oggetti d’arte, documenti antichi
e proprietà prestigiose, ignote
agli utenti della Fondazione, e
che desideriamo svelarvi.
L’Ospedale Maggiore, oggi sede
dell’Università degli Studi di
Milano, è stato voluto da
Francesco Sforza come gesto di
riconoscenza per grazia ricevuta:
viene fondato nel 1456 e dedicato all’Annunciata la cui effige, la
colomba, resta tutt’ora ricono-
scibile nel marchio della
Fondazione IRCCS. Nel 1458
Papa Pio II ratifica l’istituzione e
istituisce la ‘Festa del Perdono’,
con annessa indulgenza plenaria
attualmente celebrata ogni due
anni, volta a sostenere nel tempo
l’ospedale e la sua opera assistenziale pubblica. Molti i cittadini benefattori che hanno contribuito a mantenere efficiente nei
secoli il loro ospedale, chiamato
affettuosamente la ‘Ca’ Granda’,
con un senso d’identità e appartenenza fortissime. Particolare
risalto riveste il lascito del 1624
di Giovanni Pietro Carcano che
dona un ingente patrimonio, gra-
zie al quale vengono edificate
l’ala posteriore del cortile centrale che ospita le Sale Capitolari, la
L’iniziativa di una breve visita guidata, organizzata grazie al contributo dei volontari
dell’Associazione Amici del Policlinico, coordinata nei contenuti dal responsabile dei Beni
Culturali dottor Paolo Galimberti, vivacizzata dai nostri ‘ciceroni’ Sara N’Guessan,
Angela Cavarretta, Camilla Antonelli e
dalla nostra infermiera del Centro trasfusionale Tosolina, è stata così favorevolmente accolta da venir presto replicata e arricchita. Il breve excursus che qui vi presentiamo
vuole essere non solo un reportage per
quanti non hanno potuto partecipare, ma
anche un’occasione per iniziare a conoscere
questo prezioso tesoro.
chiesetta dell’Annunciata con la
pala d’altare del Guercino e
parte del cortile centrale e della
crociera verso via Laghetto.
Le Sale Capitolari, edificate nel
1637, vengono concepite come
luogo silenzioso e tranquillo,
posto verso la periferia della
città, sede delle riunioni del consiglio di amministrazione detto
‘il Capitolo’, composto da 18
membri laici, investitori e al
tempo stesso impegnati amministratori, e da una figura ecclesiastica e un nobile. Il Capitolo
d’estate si presenta come ampio
e fresco salone, la cui volta viene
decorata nel 1638 dal Volpino
con immagini ispirate dalle litanie lauretane, uno tra i primissimi esempi di affresco realizzato
dopo il 1630, anno in cui Milano
Da sinistra: Papa Pio II raffigurato all’atto di ratifica l’Ospedale
Maggiore di cui è visibile la facciata filaretiana della crociera a
sud; inginocchiati al suo cospetto
il duca Francesco Sforza e la
consorte Bianca Maria.
Riproduzione seicentesca dell’originale del 1472; a fianco
l’Atto fondativo dell’ospedale
firmato da Francesco Sforza e
decorato con stemmi araldici.
Da sinistra: il Capitoletto o Capitolo d’inverno con la libreria in noce del 1767, costruita per contenere gli atti consiliari, e il bellissimo tavolo del 1780
su cui i membri del Capitolo si riunivano a deliberare. Una suggestiva fotografia del Capitolo d’estate, antecedente ai bombardamenti del ‘43, in cui
sono visibili gli affreschi integri e la splendida scaffalatura lignea, sulla destra della sala la porta che conduce al Capitoletto. Visione posteriore
dell’Ospedale antecedente alla copertura del Naviglio, ora via Francesco Sforza, avvenuta negli anni ‘30. Sullo sfondo si vede il ponte d’accesso al
cortile centrale che si trovava di fronte a via San Barnaba, la struttura contenente le sale Capitolari e la lanterna della chiesetta dell’Annunciata.
colpita da pestilenza perde molti
artisti; del 1808 è invece la struttura lignea di 985 metri lineari
che ospita l’Archivio
Amministrativo voluto da
Napoleone in seguito all’unificazione di tutte le istituzioni di
pubblica assistenza. L’adiacente
Capitolo d’inverno è una stanza
di dimensioni più contenute, il
cui lato lungo è posto a sud
parallelamente a via Francesco
Sforza. Essa ospita un maestoso
tavolo ed una splendida struttura lignea in noce creata nel 1767
per contenere gli atti del
Capitolo; il soffitto a volta non è
mai stato decorato poiché una
suggestiva atmosfera veniva
creata dal baluginio delle acque
del Naviglio che scorreva sotto le
due finestre. La stanza attigua
sin dal 1637 ospita lo studio
dell’Archivista, sostituito oggi
dalla figura del responsabile dei
Beni Culturali. Pochissime istituzioni possono vantare una continuità simile nel conservare gli
antichi documenti: il primo risale
al 1067, molte le pergamene
magistralmente miniate, qui conservate, compreso l’atto di
Fondazione autografato dal duca
A fianco: La grande tela
del XVII sec. raffigurante
scene di vita quotidiana
all’interno del cortile centrale della Ca’ Granda.
A destra: il ritratto del
benefattore Giovanni
Pietro Carcano, una delle
920 opere della Quadreria
dei Benefattori
dell’Ospedale Maggiore.
Francesco Sforza, sino a giungere ai documenti cartacei attuali
della Fondazione IRCSS.
Sul pianerottolo delle scale verso
gli uffici è esposto il quadro di
fine Seicento raffigurante una
scena di vita quotidiana all’interno del cortile centrale, tela molto
dettagliata e curiosa attraverso
cui comprendere quanto l’ospedale fosse un’entità autonoma e
ben organizzata, in cui personalità laiche e religiose collaboravano per garantire assistenza gratuita a tutti gli indigenti della
città.
Spostandosi dall’atrio antistante
il Capitolo d’estate, e percorrendo il corridoio verso gli uffici
amministrativi, è possibile
ammirare nelle teche parte dei
150 vasi di ceramica seicenteschi
e settecenteschi della farmacia
realizzati da maestri lodigiani,
miracolosamente scampati ai
bombardamenti della II Guerra
Mondiale, e parte della collezione di strumenti medico-chirurgici provenienti dai padiglioni del
Policlinico e da donazioni di privati. Su questi straordinari
oggetti veglia lo sguardo di alcuni medici famosi: tra i diversi
ritratti ricordiamo il dottor
Forlanini, fratello del famoso
aviatore innovatore della chirurgia polmonare, il dottor A.
Bertarelli luminare della dermatologia e il dottor B. Rosso, reso
immortale da E. Hemingwey nel
romanzo ‘Addio alle armi’.
Il corridoio con le teche dove è conservata parte dei vasi seicenteschi e settecenteschi e le collezioni di strumenti.
Da quanto tempo è
donatore di sangue?
Sotto ‘esame’: promossa
la qualità del servizio
1,4%
8,7%
di Daniela Martinuzzi
Nei mesi di aprile e maggio
abbiamo distribuito a tutti i
donatori di sangue, che sono
venuti al nostro Centro, un questionario allo scopo di individuare la qualità percepita nel
servizio di accoglienza, nell’assistenza durante il salasso e nel
servizio ristoro.
Il questionario si inserisce all’interno del percorso di miglioramento continuo del processo
della donazione di sangue.
Esso, accanto alla la formazione
continua del personale e alla
sensibilizzazione per il mantenimento e l’incremento delle
donazioni, non può prescindere
dalla valutazione del servizio
offerto. Hanno risposto al questionario 1.080 donatori.
Dall’analisi dei dati, come
mostra la torta, emerge la fedeltà dei nostri donatori: il 37,6%
dona presso la nostra
Associazione da più di 10 anni e
il 32,4% da 5 a 10 anni.
Altro dato interessante, rispetto
al livello di affezione dei nostri
donatori, riguarda la modalità
attraverso cui i donatori hanno
conosciuto il nostro Centro: la
maggior parte tramite amici
(57.3%), parenti (20.8%) e promozione (9.7%).
Tra i motivi per cui hanno scelto
Donatori in fila per
l’accettazione, prima
della donazione.
di rivolgersi a noi ci sono la qualità del servizio (30.6%), la location dell’Ospedale (21.4%) ed il
supporto sanitario (20.6%).
Per supporto sanitario s’intende
l’insieme delle prestazioni di
tipo preventivo (ad esempio
programmi di prevenzione tipo
il Cardiorisk, ricerca del sangue
occulto, ecc.), di tipo diagnostico (es. ecografie) e attività
legate ai bisogni specifici dei
donatori (es. prenotazioni visite
specialistiche). Giudicano
37,6%
32,4%
19,9%
Quanto è soddisfatto della
competenza del personale?
80,5%
molto soddisfacenti la cortesia
degli operatori (84.9%), la competenza del personale (80.5%),
la chiarezza del linguaggio
(74.3%), la riservatezza ed il
rispetto della privacy (72%).
Qualche elemento di criticità si
segnala rispetto ad alcune
caratteristiche fisiche e tecniche
del Centro, tra cui le indicazioni
per raggiungere il Padiglione ed
il tempo d'attesa tra l’appuntamento e la donazione.
In sintesi possiamo ritenerci
soddisfatti dei risultati emersi,
che confermano da un lato l’alto
livello di responsabilità sociale
dei donatori del nostro Centro
trasfusionale dall’altro la nostra
capacità di garantire un livello di
organizzazione elevato.
Restiamo a disposizione per
ogni ulteriore suggerimento per
migliorare il nostro
servizio.
È nostra intenzione utilizzare il
questionario e altri
strumenti di interazione con i
donatori come
occasioni per
monitorare l’andamento e la qualità
delle nostre attivi-
Da meno di 1 anno
Da 1 a 5 anni
Da 5 a 10 anni
Da più di 10 anni
Non risponde
16,0%
3,3%
0,2%
Molto
Abbastanza
Poco
Non risponde
Quanto è soddisfatto della
cortesia degli operatori?
84,9%
12,0%
2,4%
0,7%
Molto
Abbastanza
Poco
Non risponde
tà, in modo da essere vigili e
attenti sulle criticità che i donatori vorranno segnalarci e valutare correttamente l'efficacia
delle nostre azioni. Un sentito
ringraziamento va alla signora
Carla Ronzoni e la dottoressa
Rosanna Torelli che hanno
garantito il caricamento e l’analisi dei dati.
La nostra campagna estiva 2009
di Giorgio Marmiroli
L’attività estiva del Centro trasfusionale è stata molto proficua grazie
alla mobilitazione di tutti i donatori.
EMOCOMPONENTI TRASFUSI
DAL 1 AL 31 AGOSTO
EMAZIE N. PIASTRINE N. PLASMA N.
FONDAZIONE POLICLINICO
1.408
178
177
La puntuale organizzazione (prenotazione alla donazione estiva, convo498
66
69
ALTRI OSPEDALI
cazione, ecc.) e l’intensa campagna
In questa tabella sono riportati i dati relativi alle unità trasfuse nel mese di agosto ai
di comunicazione articolata in più
pazienti ricoverati presso la Fondazione e presso gli ospedali milanesi convenzionati.
modi: con l’aiuto di IgPDecaux sui
EMOCOMPONENTI FONDAZIONE POLICLINICO
mezzi pubblici, e con l’impegno dei
MANGIAGALLI
TRASFUSI NELLA
nostri promoter e volontari nei centri
MEDICINA CHIRURGIA
FONDAZIONE
commerciali e nelle piazze della
936
193
279
EMAZIE N.
città, ha sortito un brillante risultato.
175
3
55
PIASTRINE
N.
A fronte degli appelli della stampa in
luglio e agosto che rilevavano un
PLASMA N.
114
63
19
forte calo delle donazioni, possiamo
Questa tabella illustra le unità trasfuse all’interno della Fondazione, nei reparti di medicivantare un incremento di oltre il 4%
na e chirurgia e nella Clinica Mangiagalli suddivise per emazie, piastrine e plasma.
delle donazioni estive (giugno, luglio,
agosto) rispetto all’anno precedente.
Da segnalare che l’inventario di sangue a
cavallo del Ferragosto contava ben 1.350
unità (normalmente si attesta sulle 700-800
unità) sufficienti a soddisfare le richieste
nostre e degli ospedali convenzionati.
Un grazie di cuore a tutti i donatori e a tutti
coloro che hanno contribuito al successo
della campagna.
Alcune immagini della campagna estiva
nelle piazze e in metropolitana.
NOTIZIE BREVI
11
Susanna Esposito
pediatra
Specialista in
Pediatria e in
malattie infettive.
Professore
Associato di
Pediatria generale e specialistica presso la
Facoltà di
Medicina e
Chirurgia
dell’Università di
Milano.
Vice-direttore
dell’Unità
Operativa
Complessa
Pediatria 1 della
Fondazione
Policlinico,
Mangiagalli e
Regina Elena’.
fondazione informa
Influenza: una, due
o nessuna vaccinazione?
intervista di Eloisa Consales
Stiamo veramente per assistere ad una influenza di portata pandemica?
Come stanno affrontando questa situazione le Istituzioni e cosa accade nel
mondo? Chi sarà più colpito? E cosa fare con i nostri bambini? Ce ne parla
la nostra esperta Susanna Esposito
Professoressa
siamo di fronte
ad un vero e proprio rischio di
pandemia?
Da alcuni anni gli
esperti epidemiologi, soprattutto
sulla base della
ciclica comparsa di
epidemie influenzali sostenute da
virus di derivazione animale, aveva-
no previsto che in tempi brevi
si sarebbe nuovamente manifestata una pandemia di influenza
potenzialmente sovrapponibile
a quelle occorse negli anni
1918-1919, 1957-1963 e 1968-
1970 coinvolgendo tutti i Paesi,
in ogni continente. I principali
cie umana in ogni luogo. In
realtà, la tanto temuta pande-
candidati alla determinazione
della nuova pandemia sono
stati alcuni virus aviari, particolarmente l’A/H5N1 capace di
causare forme gravi nell’uomo
sia pure in condizioni assolutamente particolari. Sul piano
biologico si è temuto che questo
o altri virus aviari fossero in
grado di andare incontro a
mutazioni o a ricombinazioni
con altri virus influenzali sufficienti a consentire un loro più
facile attecchimento e una
diretta trasmissione da uomo a
uomo, condizionando così la
rapida diffusione del virus e il
coinvolgimento di tutta la spe-
mia influenzale da virus aviari
non si è ancora verificata ma,
al suo posto, si è sviluppata una
nuova pandemia, dovuta a un
virus proveniente dai maiali, il
virus A/H1N1. I primi casi sono
comparsi in Messico verso la
metà di marzo e il controllo
successivo della circolazione
del virus ha dimostrato che
questo si è immediatamente
diffuso a tutte le Americhe,
ovviamente coinvolgendo subito i Paesi, come gli USA e il
Canada, che hanno ampie relazioni con il Messico. La rapidità
della diffusione dell’infezione è
bene dimostrata dai dati rilevati dall’Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS)
che, a tutto il 27 luglio 2009 (a
... le domande dei donatori
Quest’anno le influenze saranno due, quella stagionale e l’altra, la più temuta (a volte anche troppo), A/H1N1.
Il dottor Maurizio Marconi risponde alle domande più frequenti sul rapporto influenza A/H1N1 e donazione di sangue.
prioritariamente al personale
sanitario, dedito all’assistenza
dei malati, e ai soggetti a
rischio di complicanze per
patologie, per un totale di 8,6
> Che ripercussioni avrà l’influenza A/H1N1 sulla donazione di sangue?
milioni di soggetti vaccinati
entro la fine del 2009. Poiché i
La nuova influenza A/H1N1) è una infezione virale acuta dell’apparato
respiratorio con sintomi fondamentalmente simili a quelli classici dell’influenza. Come per l’influenza classica sono possibili complicazioni
gravi, quali la polmonite. I primi casi della nuova influenza umana da
virus A/H1N1 sono stati legati a contatti ravvicinati tra maiali e uomo; il
nuovo virus A/H1N1, è infatti un virus di derivazione suina che si è ora
adattato all’uomo ed è diventato trasmissibile da persona a persona.
Ad oggi la nuova influenza, anche se particolarmente contagiosa, sembra causare, soprattutto in persone generalmente sane, una malattia
leggera con sintomatologia simile a quella dell’influenza stagionale.
> Si può trasmettere il virus attraverso il sangue donato?
L’influenza da virus A/H1N1 si trasmette attraverso le goccioline di saliva e secrezioni respiratorie in maniera diretta (tosse, starnuti, colloquio
a distanza molto ravvicinata), ma anche indirettamente (dispersione
delle goccioline e secrezioni su oggetti e superfici).
Non risulta che il virus sia trasmissibile con il sangue per cui nel nostro
Centro utilizziamo le procedure igieniche che rispondono ai nostri criteri usuali di sicurezza.
> In caso di influenza A/H1N1 dopo quanto tempo si può donare?
Se il donatore contrae l’influenza si deve astenere dalla donazione per
almeno 15 giorni dall’avvenuta guarigione.
> Dopo la somministrazione del vaccino dopo quanto tempo è possibi-
le donare?
Se viene sottoposto a vaccino la sospensione sarà di 72 ore come per
gli altri vaccini.
distanza, cioè, di circa 4 mesi
dall’inizio dell’epidemia) indicano che sono stati accertati
oltre 134.000 casi, che tutti i
Paesi del mondo sono stati interessati con la sola eccezione di
alcuni stati del centro Africa e
dell’Asia centrale. L’importanza
della pandemia e delle sue possibili conseguenze è stata subito
avvertita dalle autorità sanitarie
di tutto il mondo che, oltre a
suggerire misure per il contenimento della circolazione del
virus e a impostare possibili
trattamenti terapeutici con gli
antivirali disponibili per i soggetti a maggior rischio, hanno
immediatamente sollecitato
l’industria a preparare uno specifico vaccino. In Italia, il
Ministero del Lavoro, della
Salute e della Politiche Sociali,
nella riunione dell’unità di crisi
presieduta dal Viceministro
Fazio il 15 luglio scorso, ha
redatto un documento che definisce la strategia preventiva
nazionale in base al quale il
Dipartimento della protezione
civile della Presidenza del
Consiglio prevede l’acquisto di
strumenti di prevenzione (vaccini, antivirali e dispositivi di
protezione disinfettanti) in conformità alla valutazione tecnica
dei bisogni. La vaccinazione
pandemica deve essere offerta
bambini e i giovani sono maggiormente suscettibili di tale
infezione, e quindi sono serbatoi di diffusione della stessa, si
sta considerando di vaccinare
dal gennaio 2010 anche tale
fascia di popolazione, che va
dai 2 ai 27 anni (15,4 milioni di
soggetti).
Questo tipo di atteggiamento
appare, soprattutto per la fascia
pediatrica, radicalmente diverso da quello che lo stesso
Ministero ha fino ad oggi tenuto per l’influenza stagionale.
Per quest’ultima, infatti, le raccomandazioni più recenti, quelle del 2008-2009, non prevedono la vaccinazione del bambino,
tranne nei casi nei quali esista
una sottostante patologia cronica grave che possa condizionare negativamente il decorso
dell’influenza.
Perché queste differenze?
Una prima valutazione della
gravità clinica della nuova
influenza rispetto a quella stagionale sembrerebbe non giustificare completamente una logica comportamentale così diversa. La stragrande maggioranza
dei casi di influenza suina da
A/H1N1 ha, infatti, un decorso
sostanzialmente benigno, con
un quadro di banale forma
respiratoria tendente a guarire
spontaneamente nel giro di
pochi giorni e non si differenzia, di fatto, da quanto si vede
con l’influenza stagionale.
D’altra parte, la relativa importanza clinica della nuova
influenza pandemica è confermata dai dati relativi alla morta
NOTIZIE BREVI
13
lità che, sui casi segnalati
all’OMS, è intorno al 6 per
mille, un valore pressoché
identico a quello che si verifica
ogni inverno per i casi di
influenza stagionale. In realtà,
anche a parità di gravità
l’A/H1N1 può fare molti più
danni dell’influenza che siamo
abituati a fronteggiare ogni
inverno perché il numero assoluto di soggetti che possono
andare incontro alla malattia è
innegabilmente più elevato.
Contrariamente a quanto vale
per l’influenza stagionale poi,
per la quale esiste una fetta non
trascurabile della popolazione
che ha una protezione almeno
parziale contro i virus circolanti, nel caso dell’influenza suina
tutti i soggetti sono suscettibili, non essendovi stata in precedenza alcuna possibilità di
acquisire una qualche forma di
immunità per infezione da virus
selvaggio e per esecuzione
della vaccinazione. Ciò signifi-
ca che, pur rimanendo invariato
il tasso di ospedalizzazione e
quello di mortalità, il numero
assoluto di soggetti che saranno
coinvolti risulterà inevitabilmente più alto con ovvie maggiori conseguenze sia sul piano
medico che su quello socioeconomico. Giusto appare, quindi,
operare molto attivamente per
contenere gli effetti negativi
della nuova pandemia, usando
intelligentemente, come proposto, tutte le misure disponibili.
Ma se l’influenza suina deve
essere affrontata con una
certa aggressività, una scelta
opportuna deve prevedere
anche per l’influenza stagionale, diversamente che in
passato, una vaccinazione
specifica per i bambini sani?
Su questo punto si potrebbe
discutere perché l’influenza sta14
NOTIZIE BREVI
gionale del bambino è, probabilmente, di per sé sufficiente a
giustificare qualche intervento,
almeno in termini di prevenzione vaccinale. Dati raccolti
un po’ dovunque hanno, infatti, dimostrato che l’influenza
stagionale può essere potenzialmente pericolosa per i soggetti più piccoli per i quali può
rappresentare una causa
importante di ospedalizzazione, di incremento dell’uso di
farmaci e, sia pure eccezionalmente, di morte. Inoltre, e questo è forse il dato più significativo, l’influenza del bambino
causa importanti effetti indiretti perché viene facilmente trasmessa a coloro che vivono
nello stesso ambiente, causando profondo disagio nella
comunità e nella famiglia, per
nuovi casi di malattia, aumento
delle visite mediche e perdita
di giorni di scuola e di lavoro.
Non per nulla le autorità sanitarie degli USA dallo scorso
anno hanno raccomandato una
sistematica vaccinazione antinfluenzale per tutti i soggetti,
anche sani, tra i 6 mesi e i 18
anni. Quest’anno, a rendere
ancora più necessaria una
diversa politica vaccinale anche
per l’influenza stagionale concorrono due ulteriori fattori. Il
primo è il fatto che quest’anno
è previsto l’arrivo di un virus B
diverso da quello circolante lo
scorso anno per il quale, quindi, è possibile un impatto assai
più elevato di quanto non
avvenga normalmente. Il
secondo è legato proprio alla
concomitante circolazione del
virus suino A/H1N1.
Cosa può succedere se un
bambino si infetta contemporaneamente con i due virus,
il nuovo pandemico e quello
stagionale? E, poi, che effetto può avere una infezione
da virus stagionale in un
bambino che ha superato da
poco l’influenza suina?
Si sa che le forme virali lasciano qualche traccia per alcune
settimane rendendo meno valida la risposta immune ad infezioni successive.
Non è possibile che l’influenza stagionale abbia in questo
modo conseguenze anche
più gravi di quelle note?
Tutti questi dubbi sembrano
indicare che una doppia vaccinazione sia la raccomandazione
migliore e che, in questo modo,
molti problemi possano essere
affrontati con la sicurezza di
un buon risultato. Ci si augura
che, qualsiasi siano le raccomandazioni ministeriali, i
pediatri di famiglia, che già da
tempo hanno sposato la logica
della vaccinazione dei loro
assistiti, mantengano questo
atteggiamento e che i nostri
piccoli siano così protetti al
meglio delle possibilità che la
moderna scienza offre loro.
ERRATA CORRIGE
Sulla base degli ultimi sviluppi sulla vaccinazione anti HPV evidenziamo una correzione all’articolo “Anti papillomavirus... il vaccino
che previene il tumore” pubblicato sullo scorso numero di Brevi
A quale età bisogna fare la vaccinazione anti HPV?
In Italia, dopo il parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità e la
presa d’atto dell’AIFA, è stato registrato il vaccino quadrivalente per bambini e bambine dai 9 ai 15 anni e donne dai 16 ai 26 anni e quello bivalente per bambine e donne dai 10 ai 25 anni di età.
Wilma Barcellini
Quando senti che le forze
ti abbandonano... L’anemia
L’
mento del ferro (come nella celiachia), al ginecologo in caso di
mestruazioni abbondanti o graviSpecialista in
Immunologia e
danze ravvicinate, fino all’ematoReumatologia.
logo, che si occupa delle forme
Dirigente Medico
dovute ad una patologia primitiva
della Fondazione
del midollo emopoietico o specifiPoliclinico,
Mangiagalli, e
ca del globulo rosso. Alcune di
responsabile
queste ultime forme sono estreed è definita da
dell’Unità Operativa
mamente rare e richiedono quindi
una riduzione
Semplice di
competenza specifica da parte di
dei livelli di
Fisiopatologia delle
Anemie.
Centri di riferimento. Viceversa le
emoglobina rileSvolge attività assianemie più frequenti e di più facile
vata all’esame
stenziale, di diadiagnosi (carenza di ferro o altre
emocromocitognosi e ricerca nell’ambito anemie e
vitamine, malattie infiammatorie
metrico.
citopenie noncroniche e tumori) dovrebbero
L’anemia può
oncoematologiche.
essere gestite dal medico di
essere grave,
Medicina Generale, anche in termoderata o lieve in relazione ai
mini preventivi. A questo proposilivelli di emoglobina, mentre i sinto esistono alcuni esami ematotomi relativi (stanchezza, mancanchimici molto semplici ed eseguiza di respiro, facile affaticabilità)
bili presso qualsiasi laboratorio
sono più legati alla velocità di
che permettono un corretto inquainsorgenza dell’anemia, essendo
dramento diagnostico dell’anemia.
più marcati nelle forme acute e
Primo fra tutti l’emocromo, i cui
meno evidenti nelle forme croniparametri possono essere molto
che. Le cause di anemia sono
informativi (ad esempio il volume
molteplici, ed è quindi di fondadei globuli rossi, diminuito nella
mentale importanza una corretta
carenza di ferro e nell’anemia
diagnosi, al fine di impostare una
mediterranea, oppure aumentato
terapia efficace. Individuare la
nella carenza di vitamina B12 e
causa dell’anemia può coinvolgeacido folico o in alcune patologie
re quindi diversi specialisti, dal
primitive del midollo quali le miegastroenterologo in caso di perdilodisplasie). Non meno importante ematiche nel tratto digerente
te è il numero di reticolociti, che
(gastrite, diverticoli, emorroidi,
sono globuli rossi giovani, incomtumori, ecc.) o difetti dell’assorbipleti nella loro maturazione in
quanto prodotti
e dismessi dal
Elettroforesi in gel di agarosio.
midollo osseo
in condizioni di
‘urgente
necessità’: il
loro aumento
orienta verso
un ‘superlavoro’ midollare
(come nelle
immunologa
anemia
è il problema
più frequente
per cui il
paziente si rivolge allo specialista ematologo,
anemie da perdita acuta o da
rapida distruzione/emolisi dei globuli rossi). Viceversa una mancanza di reticolociti (cosiddetta
reticolocitosi inadeguata all’anemia) suggerisce una patologia primitivamente midollare o una mancanza della ‘materia prima’ (vitamine e ferro) necessari al midollo
per produrre i globuli rossi.
Alcune delle possibili diagnosi
accennate possono poi essere
facilmente confermate da esami
di base quali la determinazione
dei livelli sierici di ferro, delle
scorte marziali (ferritina), della
vitamina B12 e dell’acido folico,
nonché di marcatori di emolisi
quali la lattato deidrogenasi, la
bilirubina (che aumentano nelle
forme emolitiche) e l’aptoglobina
(che viceversa diminuisce).
Tuttavia, le indagini di base, pur
consentendo un orientamento
diagnostico fondamentale, non
sempre definiscono con certezza
la diagnosi, che spesso richiede
esami più specialistici.
Nelle forme emolitiche può essere necessario ricercare la presenza di anticorpi diretti contro i globuli rossi (le cosiddette anemie
emolitiche autoimmuni), oppure
studiare le proteine della membrana del globulo rosso o l’apparato enzimatico in esso contenuto
per individuare le rare forme congenite/ereditarie di difetto di questi componenti. Nell’anemia mediterranea è necessario studiare i
diversi tipi di emoglobina mediante metodiche di elettroforesi in
cromatografia ad alta pressione o
mediante studi genetici. Infine, in
tutti i casi dove si sospetta un problema primitivo del midollo osseo
è necessario completare le indagini con l’analisi della ‘fabbrica’ di
NOTIZIE BREVI
15
La biologia molecolare:
ultimo sussidio nella diagnosi delle anemie rare
La biologia molecolare è di fondamentale aiuto anche nel campo delle anemie rare, per il quale oggi esiste un crescente interesse delle istituzioni e della ricerca scientifica. Il gruppo del professor Alberto Zanella (direttore dell’Unità
Operativa di Ematologia 2, della Fondazione Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano) in collaborazione con il
Dipartimento di Chimica ‘Giulio Natta’ del Politecnico di Milano, ha studiato il proteoma del globulo rosso utilizzando
‘esche’ peptidiche random adese a microsfere ed ha identificato le alterazioni genetiche responsabili della anemia diseritropoietica congenita di tipo II (CDA II). Questa anemia rara, la cui frequenza è verosimilmente sottostimata per la difficoltà della diagnosi che richiede tecniche specialistiche eseguite solo in pochi Centri di Riferimento, è caratterizzata da
inefficiente produzione di globuli rossi nel midollo osseo (eritropoiesi inefficace) e da anemia variabile da moderata a
molto grave sino ad esitare in morte intrauterina. Questa scoperta è stata recentemente presentata fra i 5 migliori contributi scientifici al Presidential Symposium del congresso dell’Associazione Europea di Ematologia a Berlino nel giugno scorso, è oggetto di una pubblicazione scientifica sulla rivista Human Mutation, e ha ricevuto anche una discreta
risonanza mediatica, in quanto la conoscenza del gene responsabile delle CDAII permetterà di migliorare la diagnosi e
di meglio comprendere la patogenesi di questa rara malattia.
tutti i componenti del sangue, il
midollo, mediante mieloaspirato e
biopsia osteo-midollare, indagini
meno invasive di quanto comunemente ritenuto, eseguibili in
Day Hospital con anestesia locale. Si definiscono in questo modo
le forme di anemia aplastica
(incapacità del midollo a produrre
globuli rossi), diseritropoietica
(malfunzionamento dei precursori
degli eritrociti o globuli rossi), o
tutte le altre patologie neoplastiche del midollo (leucemie, linfo-
mi, mielomi, ecc). Va ricordato
che in questi ultimi casi già l’analisi del semplice emocromo fornisce importanti elementi diagnostici, in quanto l’anemia si associa
ad alterazioni anche dei globuli
bianchi (leucociti) e delle piastrine. L’attuale ‘frontiera’ diagnostica è rappresentata, come ormai
in molti campi scientifici, dalle
indagini di biologia molecolare.
Nelle talassemie (anemia mediterranea) lo studio a livello genetico delle alterazioni del DNA ha
notevolmente migliorato la diagnosi dei casi difficili, consen-
tendo la definizione precisa del
difetto emoglobinico e una diagnosi precoce (counseling familiare). In conclusione l’anemia è
spesso un sintomo relativamente
facile da inquadrare e conseguentemente trattare, tuttavia
non vanno dimenticate le forme
rare, di difficile diagnosi o di particolare gravità che possono rappresentare un problema per il
medico e per il paziente.
Una dedica speciale
Il cordone ombelicale salva il fratellino malato
E
ppure la gravidanza di
Filippo era andata benissimo.
Maria e Luca - i genitori di Filippo
- non riuscivano ad accettare la
diagnosi che sembrava aver
segnato il destino del loro primo
bambino. Un parto regolare, bene
le prime settimane, ma poi i primi
segni di una inspiegabile anemia
avevano cominciato ad allarmare
i giovani genitori. Anche il pediatra, dopo una prima visita di controllo che era sembrata rassicurante, aveva dovuto ricredersi e
programmare alcuni esami del
sangue. Il responso del laboratorio fu inequivocabile e drammatico: Talassemia maior.
‘Che cos’è?’ - chiesero allarmati i
16
NOTIZIE BREVI
di Paolo Rebulla
genitori convocati dal medico.
“È una malattia genetica - rispose
il medico - che compare quando
un bambino ha la sfortuna di ereditare da entrambi i genitori un
gene alterato implicato nella produzione dell’emoglobina, il pigmento rosso che trasporta l’ossigeno nei globuli rossi. Questi
geni sono presenti in coppia: se
ce n’è uno solo alterato, come
nel caso di voi genitori, non succede pressochè nulla, semplicemente i globuli rossi sono un po’
più piccoli del normale. Se però
entrambi sono alterati, ne consegue una grave anemia che richiede periodiche trasfusioni di sangue per tutta la vita”.
Maria e Luca incrociarono lo
sguardo cercando un reciproco
sostegno di fronte a questa brutta
notizia. Una serie di domande
chiedeva immediata risposta:
Ma… Filippo potrà vivere, correre, giocare, studiare come tutti
gli altri bambini? Ogni quanto
tempo dovremo portarlo in ospedale? Potrà in futuro farsi una
famiglia ed avere dei figli?
Perché questa ingiustizia? E poi:
le trasfusioni saranno sicure?
Un rapido sguardo a Filippo, che
dormiva tranquillo. Nonostante la
sofferenza, con un grande sforzo
cercarono di ricacciare indietro
ogni pensiero negativo e di recuperare un po’ di ottimismo da cui
ripartire.
“La trasfusione… certo, una tera-
pia impegnativa, ma che tutto
sommato potrebbe essere accettabile. E poi, la talassemia non è
certo un tumore” - fu il primo
commento di Maria.
“In effetti - continuò il medico - la
trasfusione periodica di globuli
rossi è il cardine della terapia
della talassemia. Il suo uso, oggi
consolidato in protocolli assai
efficaci, consente uno sviluppo
pressochè normale del bambino,
anche se richiede una terapia
associata un po’ fastidiosa da
fare tutti i giorni per rimuovere il
ferro contenuto nei globuli rossi
trasfusi, che altrimenti si accumula nell’organismo e, nel corso
degli anni, può danneggiare
organi importanti come il cuore, il
fegato, il pancreas”.
“Ma… - riprese Maria - durante la
gravidanza ho letto parecchie
notizie sulle cellule staminali e
sulle loro straordinarie proprietà
nella cura di gravi malattie.
Possono essere usate anche per
la talassemia?”
“Questa è una strada percorribile,
ma bisogna valutare bene i rischi
e i benefici. - precisò il medico - Il
trapianto di cellule staminali è
un’opzione terapeutica reale
anche nella talassemia, ma è
assai importante disporre di un
donatore sano compatibile, altri-
menti il trapianto può trasformarsi
in un vero e proprio disastro”.
‘Io potrei
donare le
cellule’ disse Luca
con entusiasmo.
“Attenzione
- precisò il
Arleen Auerbach a sinistra e Hal Broxmeyer a destra, nel corso
medico - la
del convegno di Mandelieu che ha celebrato il 20° anniversario
del primo trapianto di sangue placentare.
compatibilità
deve essere
Filippo hanno concordato con il
totale, mentre fra genitori e figli
medico di orientarsi verso il trasi limita al 50%, in quanto i figli
pianto. Alla nascita di Marta e di
ereditano metà patrimonio geneFederico hanno chiesto di contico da ognuno dei genitori. Il
servare il sangue del cordone
donatore ideale in questi casi è
ombelicale nella speranza che
un fratello o una sorella che
entrambi non fossero affetti dalla
abbiano gli stessi caratteri per
talassemia e che almeno uno di
un complesso di geni che goverloro fosse HLA identico con
na la compatibilità dei trapianti,
Filippo. Sia Marta che Federico
denominato HLA. La probabilità
sono risultati portatori sani del
che due fratelli siano HLA identigene talassemico, ma non affetti
ci è del 25%”.
dalla talassemia maior e Marta è
‘Ma noi non abbiamo altri figli’ risultata HLA identica.
commentò scoraggiata Maria.
Filippo ha ricevuto tre anni fa il
“Beh - concluse il medico - non è
trapianto di cellule staminali del
certo una decisione che possa o
sangue del cordone ombelicale
debba essere presa ora. La teradonato dalla sorellina ed è oggi
pia trasfusionale funziona molto
guarito dalla talassemia.
bene per molti anni e il sangue
I nomi della nostra storia sono
che si trasfonde oggi è estremainventati ma il caso, analogo a
mente sicuro. Inoltre, siete giovamolti altri, è reale. Sono infatti
ni, potreste avere altri bambini,
373 le famiglie che finora in
vedremo…”
Lombardia hanno avuto un simile
Luca e Maria hanno avuto altri
colloquio con il medico e hanno
due figli, Marta e Federico. Dopo
chiesto alla Milano Cord Blood
aver discusso con il medico l’anBank di poter conservare le celdamento della terapia praticata a
Il trapianto di cellule staminali emopoietiche
e le donazioni ‘dedicate’
Le cellule staminali emopoietiche producono per tutta la vita tutte le cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e
piastrine). Obiettivo di questo tipo di trapianto è sostituire le cellule staminali emopoietiche alterate contenute nel
midollo osseo di pazienti affetti da gravi malattie (ad esempio leucemia, linfoma, talassemia maior, immunodeficienza
congenita), con cellule staminali emopoietiche normali. Per il trapianto, che avviene mediante l’infusione in vena delle
cellule sane dopo aver distrutto il midollo osseo alterato del paziente, è necessario disporre di un donatore sano geneticamente identico o compatibile. La compatibilità migliore fra donatore e ricevente si ritrova fra gemelli e fratelli della
stessa famiglia.
Per chi non dispone di un donatore familiare compatibile possono essere utilizzate le cellule staminali dei donatori dei
registri internazionali di donatori di midollo osseo o le cellule staminali del sangue placentare raccolto dal cordone
ombelicale al momento del parto e donate a scopo solidaristico dai genitori di neonati sani.
Le donazioni raccolte dal cordone ombelicale, che sono conservate allo stato congelato presso apposite banche, possono essere ‘dedicate’ ad uno specifico paziente, su esplicita richiesta della famiglia, quando nasce un bimbo sano in
una famiglia nella quale vi è un fratellino malato che possa trarre vantaggio da un trapianto di sangue placentare. In
questi casi infatti il sangue del fratellino sano ha un’elevata probabilità di essere geneticamente identico a quello del
fratello malato e quindi di offrire un’ottima compatibilità.
Arleen
Auerbach
durante la
sua presentazione al
convegno di
Mandelieu.
lule staminali del sangue del cordone ombelicale del figlio di cui
erano in attesa per una donazione ‘dedicata’ ad un figlio malato
(vedi box). Nella gran parte dei
casi i bambini
erano affetti da
talassemia o leucemia. Queste
373 preziose
donazioni ‘dedicate’, 17 delle
quali sono state
già trapiantate, si
affiancano all’inventario ‘solidaristico’ della nostra banca, costituito da 7.500 donazioni effettuate
da altrettante famiglie allietate
dalla nascita di un bambino sano
e non colpite dalla sfortuna che
ha toccato la famiglia di Maria e di
Luca.
Le donazioni ‘solidaristiche’ della
nostra banca - 400 delle quali
sono già state utilizzate in tutto il
mondo per trapianto fra il 1995 e il
2009 - sono offerte per le necessità terapeutiche di qualsiasi
paziente affetto da una patologia
trattabile con il trapianto di sangue
del cordone ombelicale e fanno
parte di una rete informativa mondiale che collega circa 200 centri
trapianto, 100 banche del sangue
del cordone ombelicale e 50 registri di donatori di midollo osseo.
L’origine delle donazioni ‘dedicate’
Ma torniamo indietro di qualche anno per capire
l’origine delle donazioni ‘dedicate’. L’ha raccontata
nell’ottobre scorso Arleen Auerbach, direttore del
Laboratorio di Genetica Umana ed Ematologia
della Rockefeller University di New York, in occasione del 20° anniversario del primo trapianto di
sangue placentare, celebrato con un convegno
scientifico a Mandelieu (Francia) in ottobre 2008.
al laboratorio diretto da Auerbach si era formata in
quegli anni una associazione di genitori dei bambini
affetti da anemia di Fanconi, che contribuiva a
sostenere e promuovere le ricerche volte a identificare nuove terapie per i propri figli malati. Ne nacque un’idea assai controversa: il concepimento
Negli anni ‘70 Arleen Auerbach studiava una grave
malattia del sangue, dal nome apparentemente
‘benigno’ di anemia di Fanconi, che però, oltre a
causare una grave anemia predispone l’organismo
allo sviluppo della leucemia. Negli stessi anni Hal
Broxmeyer, studiando le cellule staminali del sangue, scoprì che il sangue del cordone ombelicale è
ricco di tali cellule ed avanzò l’ipotesi che il sangue
del cordone ombelicale potesse essere utilizzato
per il trapianto. In quegli anni, caratterizzati dalla
realizzarono 81 gravidanze, con 15 embrioni affetti
e 66 normali, fra i quali 13 HLA identici al fratellino
malato. Il primo trapianto, coronato da successo,
‘Guerra Fredda’ fra Stati Uniti e Unione Sovietica,
era viva fra i cittadini americani la preoccupazione
di essere colpiti da un attacco nucleare. Come la
devastante esperienza di Hiroshima e Nagasaki ha
drammaticamente insegnato, l’irraggiamento di una
esplosione atomica, oltre a causare la morte immediata di gran parte delle persone colpite, produce
spesso nei sopravvissuti danni devastanti al midollo
osseo, cioè alla ‘fabbrica’ delle cellule del sangue.
Ne derivò un’ipotesi di dotare tutti i cittadini di una
‘scorta’ di cellule staminali del sangue raccolte alla
nascita dal cordone ombelicale. Tuttavia, prima di
sviluppare un programma così complesso e costoso, era necessario provare il successo di questo
tipo di trapianto.
L’opportunità di ottenere questa prova derivò dall’incrocio delle ricerche di Auerbach e Broxmeyer,
in particolare dalla messa a punto da parte di
Auerbach di un test di laboratorio per eseguire la
diagnosi prenatale dell’anemia di Fanconi. Intorno
18
NOTIZIE BREVI
deliberato di un figlio sano donatore di cellule staminali per il figlio malato. Fra il 1985 e il 2002 si
venne eseguito a Parigi da Eliane Gluckman nel
1988. Nei 20 anni successivi oltre 10.000 trapianti
da donatore familiare e non familiare sono stati
eseguiti in tutto il mondo, contribuendo in tal modo
ad aumentare la probabilità di poter effettuare oggi
un trapianto anche per i pazienti che non trovano
un donatore compatibile nei registri dei donatori di
midollo osseo.
Certo, le problematiche etiche sono ancora aperte:
è giusto ‘programmare’ una gravidanza ‘solo’ per
curare un figlio? Arleen Auerbach, nella sua pre-
sentazione di Mandelieu ha ricordato tre punti:
1. il fattore chiave per determinare l’eticità di programmare il concepimento è rappresentato dalla
volontà dei genitori di accogliere, accudire ed
amare il secondo figlio;
2. nel 2000 la sopravvivenza di un malato di anemia di Fanconi trapiantato con un donatore familare
o non familiare era rispettivamente del 90% e del
28%;
3. Lea Ann Curry, che programmando tre gravidanze è riuscita a realizzare per la figlia Natalie l’opportunità del trapianto, così rispondeva - mostran-
do la foto di Natalie e delle sue due sorelline sane a chi affermava che fosse sbagliato produrre una
vita per salvarne un’altra: ‘Che autorità avete per
giudicare?’ Il dibattito è ancora aperto.
ADISCOteca
Il concerto rock 2009
a favore di ADISCO e
della Milano Cord Blood Bank
di Paolo Rebulla e Francesco Zanuso
Certo, le Rickenbacker di John Lennon e George
Harrison non c’erano, e nemmeno la batteria di Ringo
Starr, esposte in altri Rock Café. Ma i musicisti c’erano
proprio tutti l’8 giugno all’Apollo Caribe di via Procaccini
- da Elvis ‘The Pelvis’ con ‘Blue suede shoes’, a Eric
Clapton con ‘Before you accuse me’, ai Beatles con
‘Hey Jude', ai Rolling Stones con ‘Satisfaction’, ai
Creedence Clearwater Revival con ‘Proud Mary’, a Bob
Dylan con ‘Don’t think twice, it’s all right’, a Jimi Hendrix
con ‘Hey Joe’ e a molti altri - per celebrare con le loro
canzoni lo strumento maggiormente legato alla storia
del rock: la chitarra. Acustica, come quella che usava
negli anni Trenta sul delta del Mississippi Robert
Johnson, uno dei padri fondatori del blues, per accompagnare ‘Rambling on my mind’; o semiacustica, molto
amata dai jazzisti; elettrica ‘solid body’ come le mitiche
Telecaster e Stratocaster costruite da Leo Fender o la
Les Paul con i pickup ‘humbacker’ e la ‘Diavoletto’
della Gibson; a sei corde, di nylon o di metallo, lisce o
rugose, suonata con le unghie o con il plettro e amplificata, ovviamente meglio se con un ‘valvolare’, in presenza di numerosissimi effetti, primo fra tutti il ‘distorsore’, capace di farla ‘cantare’ come uno strumento a
fiato; infine, nella versione a 12 corde, assai ricca di
armonici e molto popolare nel periodo di maggior
splendore della ‘folk music’.
È stata lei - la chitarra - la regina dello spettacolo-concerto multimediale ‘COVER ME’ scritto da Fabio
Albertani e Andrea Lavezzoli e condotto con eleganza
da Jocelyn, cui hanno partecipato oltre 300 amici di
ADISCO, che con il loro contributo alla serata hanno
permesso di raccogliere i fondi necessari per una
borsa di studio di un giovane ricercatore della Milano
Cord Blood Bank del Policlinico.
Quattro band milanesi - i Rokkodrilli, i Dock’s Docs, the
Steam Train Band e i Sounds of Seattle - hanno eseguito oltre 20 cover di canzoni di successo ‘planetario’
che hanno caratterizzato le principali tappe della storia
del rock, mentre sullo schermo scorrevano immagini
dell’epoca guidate dalla voce narrante di Karin
Nimatallah. Abbiamo così rivisto qualche spezzone di
Elvis sotto le armi, un giovane Bob Dylan che canta in
una delle prime formazioni ‘elettriche’ al festival di
Newport, l’isteria delle giovanissime fans al concerto
dei Beatles al Vigorelli di Milano, le folate di vento che
hanno caratterizzato l’esecuzione di Get Back sul tetto
del palazzo gli Apple Studios di Saville Row a Londra,
scene da Woodstock, l’energia esplosiva di Eric
Clapton - nonostante il soprannome di ‘slow hand’ - in
‘Cocaine’ e molti altri filmati.
Il concerto, curato per molti aspetti organizzativi da
Stefania Montani e sponsorizzato dalla Fondazione
CARIPLO e dal Comune di Milano, ha rappresentato
per molti dei presenti un’opportunità di rivivere un
periodo storico caratterizzato non tanto e non solo da
significativi momenti di trasgressione e rottura con il
passato ma anche e soprattuto da grande innovazione,
dirompente energia e incontenibile creatività.
La serata si è conclusa con una graditissima sorpresa:
l’arrivo di Shel Shapiro, mitico leader dei Rokes negli
anni ‘60, che ha cantato alcuni dei suoi grandi successi. Ovviamente, l’ultimo pezzo è stato ‘C’è una strana
espressione nei tuoi occhi’, cantato da Shel con quel
simpaticissimo accento inglese che non ha perso dopo
oltre 30 anni di vita in Italia e che lo ha reso popolare
fra i suoi fans nostrani. È a questo punto che, dopo un
paio d’ore di ballo a tutto volume, ha fatto capolino un
po’ di nostalgia fra coloro dei presenti - ed eravamo in
molti, compresi i sottoscritti - che hanno vissuto in diretta molti degli eventi riproposti nel corso della serata.
Mentre le band riponevano le chitarre, tutti i partecipanti hanno avuto accesso ad un graditissimo spuntino di
mezzanotte a base di pane, salame, grana e vino doc
offerto da un generoso sostenitore di ADISCO.
Ci siamo dati appuntamento a giugno dell’anno prossimo, con l’obiettivo di poter sostenere tramite ADISCO
un altro giovane ricercatore.
Alcuni
momenti della
serata. A sinistra ‘The
Steam Train
Band’.
NOTIZIE BREVI
19
Faustina Lalatta
fondazione informa
Un caso ‘familiare’
In queste pagine il racconto del caso clinico di un bambino con labbro leporino (LPS).
A raccontare la storia e l’importante lavoro di équipe ospedaliera la dottoressa Faustina
Lalatta responsabile dell’Unità Operativa di Genetica Medica della Mangiagalli
genetista
Specialista in
Pediatria e in
Genetica Medica.
Responsabile
dell’Unità Operativa
di Genetica Medica
nel Dipartimento
dell’Area Salute
della Donna, del
Bambino e del
Neonato della
Fondazione
Policlinico,
Mangiagalli e
Regina Elena di
Milano.
Dal 2002 professore presso la Scuola
di Specializzazione
di Genetica
Medica.
Dal 2003 referente
aziendale per le
Malattie Rare.
Ho conosciuto
Anna Maria ed
Alberto due anni fa,
presso il Centro di
Diagnosi Prenatale
della Clinica
Mangiagalli. Ero
stata chiamata dalla
ginecologa, subito
dopo l’esame ecografico, per rispondere alle loro
domande alla fine
del colloquio con il
quale intendeva
spiegare il risultato
dell’ecografia sul
loro primo bambi-
no. Si trattava della loro prima
gravidanza e il controllo ecografico era quello previsto nel
calendario usuale, alla 20^ settimana di gestazione. L’ecografia
era durata più del solito e, già
durante l’esame, la ginecologa
aveva avvisato la donna che
avrebbe dovuto parlare con lei
ed il marito che l’accompagnava,
per alcune spiegazioni, se possibile anche insieme al medico
genetista del Centro.
Ci siamo seduti nella stanza
dedicata alle consulenze, noi due
da un lato e la coppia dall’altro
lato del tavolo. Tra di noi l’ecografia con le foto del bambino,
allineate con ordine.
Come mia abitudine mi sono
presentata ed ho osservato i due
giovani, futuri genitori. Ho
immediatamente notato che
Anna Maria era molto tesa e preoccupata, non riusciva a guardare in un punto preciso, teneva
20
NOTIZIE BREVI
“
È iniziato così il percorso intenso
e faticoso dei genitori: comprendere le informazioni, immaginare
la realtà del bambino, accogliere
una diversità fin troppo nota
stretta la cartellina che conteneva
gli esami della gravidanza. Stava
seduta in avanti, non sapeva che
posizione assumere. Alberto la
guardava con preoccupazione e,
mi sembra, con un certo timore.
Osservando meglio il viso di
Alberto, ho notato la cicatrice del
suo labbro e la leggera irregolarità del profilo del naso.
“È nato con una malformazione
del labbro e del palato”, mi sono
detta, registrando questa piccola diversità.
La ginecologa intanto stava
cominciando ad illustrare ciò che
aveva visto mediante l’ecografia :
“ho guardato tutto il bambino”
diceva, “è un maschio, sta crescendo bene, si muove, il cuore è regolare… però, ho notato qualcosa che
non mi convince... penso che il bambino abbia un’anomalia del labbro e,
“
forse del palato… non sono assolutamente certa... dovrei ripetere l’esame
con l’apparecchio più potente... vorrei anche chiedere il parere del mio
collega più esperto...”
Nel momento in cui le parole
‘anomalia, labbro, palato’ sono
state pronunciate Alberto ed
Anna Maria si sono guardati di
scatto, le loro mani si sono cercate : “non è possibile, nessuno ci
aveva avvisato, anzi sapevamo che il
labbro leporino non è ereditario...
cosa abbiamo fatto di sbagliato... ma
siete sicuri?”
È iniziato così il percorso intenso
e faticoso della coppia: comprendere le informazioni, immaginare la realtà del bambino, accogliere una diversità fin troppo
nota, ipotizzare il decorso chirurgico, i problemi, i risultati degli
interventi.
La dottoressa Lalatta
con la sua équipe.
Già dal primo colloquio sono
stati predisposti i diversi
momenti:colloquio del genetista,
colloquio con l’ostetrico, colloquio con lo psicologo, colloquio
con il neonatologo ed il chirurgo
pediatrico.
Anna Maria ed Alberto sono tornati a casa con un calendario di
appuntamenti e di controlli. La
loro testa scoppiava : quante
informazioni, quante parole difficili, quanta paura. Ma sarà vero?
Come è possibile?
Ho incontrato i genitori dopo
due settimane presso l’ambulatorio ostetrico, dopo la seconda
ecografia che ha confermato la
presenza della malformazione.
Lo shock era stato in parte superato. Parlavano del bambino e
spiegavano che l’avrebbero chiamato Giovanni, come avevano
sempre pensato. Avevano deciso
di farsi seguire in Mangiagalli,
dove 32 anni fa era nato anche
Lo schema
del colloquio
> Colloquio con il genetista
Perché è successo? La presenza dell’anomalia del padre ha un significato?
Ci sono esami da fare su di noi? Era
evitabile?
> Colloquio con l’ostetrica
Il bambino sta bene? Che controlli
dovranno essere eseguiti in gravidanza? Potrò partorire come le altre
mamme?
> Colloquio con lo psicologo
Come possiamo accettare questa realtà
non voluta? Come possiamo superare il
senso di colpa e di vergogna? Come
potremo adattarci a ciò che si prospetta?
> Colloquio con il neonatologo ed il chirurgo
pediatra
Cosa accadrà al bambino
appena nato? Potrò allattarlo? Potrà essere operato
subito? Con quali risultati? È
vero che oggi gli interventi
sono molto migliori che in
passato? Il bambino soffrirà?
Cosa è la Labio-palato-schisi (LPS)
La labiopalatoschisi è una malformazione congenita che si manifesta in circa
1 neonato su 1.500. Può presentarsi isolata (80% dei casi) oppure associata
ad altre anomalie in quadri sindromici (20% dei casi). È causata dall’arresto
dello sviluppo delle strutture ossee, muscolari e cutanee del volto fetale tra
la 5^ e la 6^ settimana di gestazione. A seconda della precocità del danno
embrionario ha gravità diversa: bilaterale completa oppure monolaterale con
schisi del solo labbro. Lo studio dei modelli animali ha rivelato il ruolo di
numerosi geni dello sviluppo che, quando mutati, favoriscono la malformazione. Altri fattori favorenti sono: malattie materne croniche, carenza di
acido folico e, naturalmente una familiarità positiva. Attualmente, nei centri
di riferimento, la correzione chirurgica e l’integrazione delle diverse specialità (ortodontista, logopedista) garantiscono un risultato ottimo.
Alberto. Alberto ha deciso di tornare dal chirurgo che l’aveva
operato, ha parlato di lui bambino, dei suoi ricordi, dei giorni in
ospedale a 6 e a 10 anni. Tanti
ricordi sepolti sono tornati in
superficie, un universo di pensieri che sembrava disperso è tornato alla mente. Quali erano stati i
momenti più difficili? La scuola
elementare? Il gruppo di amici?
La decisione, ogni volta che
c’era un’occasione di partecipare
ad attività, se aderire meno?
Oppure la preoccupazione sul
volto di sua madre, ogni volta
che si andava in ospedale?
Ora ci sarà il bambino. Quel
bambino che immaginava senza
problemi, bello da guardare e da
abbracciare... un bambino che,
invece, come lui dovrà conquistare lo sguardo del mondo con
fatica. Solo chi ha provato può
capire, secondo lui. È fin troppo
esperto, purtroppo.
Anna Maria era più tranquilla:
ora sapeva che aveva sempre
considerato la cicatrice di
Alberto un dettaglio insignificante, parte di lui e ‘speciale’ per
tutto quello che aveva rappresentato per lui da ragazzo. Ora ci
sarà il bambino, loro figlio, tanto
desiderato e tanto immaginato.
Un bambino come suo padre,
diverso dagli altri bambini.
Al termine di settimane, che
sembravano infinite, è nato
Giovanni. Pieno di energia, ha
gridato, strillato, attirato tutti gli
sguardi su di sé. Anna Maria ed
Alberto hanno preferito averlo
con sé in camera, lontano dagli
altri. Hanno avuto bisogno di
un po’ di tempo. Hanno accarezzano il viso, toccato timidamente ‘la ferita’. Durante il ricovero ci sono state diverse occasioni di incontro e di dialogo. Ci
siamo salutati il giorno della
dimissione. Il bambino tra loro,
bisognoso di cure. I suoi genitori vicini a lui, all’inizio di un
nuovo, familiare percorso.
Già dai primi giorni non si sono
sentiti soli: da un lato l’équipe
medica con i consigli e le prescrizioni da seguire, dall’altro un
gruppo di genitori, riunito in
Associazione pronti a rendere tangibile la realtà futura: consigli,
suggerimenti, condivisione e
soprattutto esperienza vissuta, un
aiuto inestimabile. I tempi dell’intervento chirurgico sono giunti
rapidamente, molto prima di quanto sembrasse all’inizio. Un impegno e un coinvolgimento totale,
caratterizzato però dalla positività
e dalla fiducia costruita attraverso
la rete assistenziale e di sostegno.
A distanza di due anni abbiamo
deciso di ritrovarci, di raccogliere
la loro testimonianza, il loro percorso. Un esempio rassicurante di
vita familiare.
NOTIZIE BREVI
21
Una immagine della
città di Ghent.
trapianti news
Il trapianto split liver
di Elena Benazzi
Nei giorni 29 e 30 giugno 2009 si è tenuto a Ghent il “Terzo Simposio Internazionale
e corso sul Trapianto Split Liver e sulla Sindrome Small for Size (SFSS)” Coinvolti i
maggiori esperti internazionali in questo tipo di trapianto
A questo convegno, tra le varie relazioni scientifiche, è stata prevista anche una relazione intitolata: ‘The NITp program for split liver
Transplantation’, affidata a Tullia De Feo, rappresentante del Centro Interregionale di
Riferimento (CIR). La comunità scientifica ha
mostrato grande interesse per il numero elevatissimo dei trapianti split eseguiti nel NITp: gli
attuali risultati di sopravvivenza di organo e
paziente, sovrapponibili a quelli del trapianto
con fegato intero, sono possibili solo attraverso
un sistema organizzativo molto efficiente.
La relazione ha preso le mosse dalle varie tappe
evolutive del protocollo scientifico e organizzativo prodotto dai Centri Trapianto NITp, attraverso il Gruppo di Lavoro, insieme al CIR. È stato
poi presentato l’algoritmo di assegnazione del
fegato split e il relativo meccanismo di bilancio
per gli emifegati scambiati. Nella presentazione
sono stati messi in evidenza i punti ‘cruciali’ su
cui il programma di split liver si è sviluppato,
ossia: il consenso su differenti aspetti (tecnici, le
finalità, la necessità di cooperazione); la capacità
di cooperare favorendo l’affidabilità reciproca;
l’incentivazione dei Centri a partecipare al programma; la fiducia dei Centri nel ruolo organizzativo e di garante del sistema del centro di riferimento. Fondamentale è stato il ruolo dei chi-
rurghi del fegato, ma anche quello dei chirurghi
degli altri organi, dei coordinatori locali, del personale degli ospedali di prelievo che, a fronte di
lunghe attese e di maggior complessità organiz22
NOTIZIE BREVI
zative, hanno favorito un miglior uso della risorsa fegato. Tutto questo ha permesso di azzerare
la mortalità della lista pediatrica, ridurre la lista
pediatrica a poche decine di pazienti in Italia
senza penalizzare i riceventi adulti, aumentare il
numero totale dei trapianti di fegato.
La disponibilità di emifegati ha anche consentito
di trapiantare nel NITp riceventi pediatrici
inviati da centri stranieri. Lo split potrebbe
diventare una nuova opportunità per i riceventi
adulti dando un maggior impulso al programma
split adulto/adulto e il NITp sta cercando di
prendere questa direzione.
L’apprezzamento e l’ammirazione per il programma NITp sono state unanimi non solo per i
risultati ma per la capacità di aver intuito e
gestito due problematiche, emerse nel corso di
tutte le relazioni precedenti, ritenute indispensabili per un programma split liver: rendere obbligatorio lo split liver dei fegati considerati idonei
e incentivare i Centri trapianto.
Il programma NITp è stato considerato un
modello da esportare e questo è un grosso
riconoscimento per l’impegno che quotidianamente tutti gli operatori NITp mettono nel proprio lavoro.
La sintesi di tutto ciò è racchiusa nello stralcio di
una mail ricevuta oggi da parte di un chirurgo
trapiantatore:
“...grazie per aver dimostrato agli altri cosa gli
Italiani (se organizzati) sono in grado di fare”.
Una cartolina da
Ulm
EFI
Notizie dall’incontro dell’
s)
n of Immunogetsic
s
(European Federatio
Aria
de
jandro Espada
di Anna Maria Mosca e Ale
La conferenza annuale dell’EFI
si è tenuta dal 9 al 12 maggio a
Ulm, città della Germania rinomata per la cattedrale con la
guglia più alta del mondo e per
essere la città natale di Albert
Einstein.
Qui sono convenuti da tutto il
mondo poco meno di un migliaio di ricercatori e esperti in
immunologia ed immunogenetica, per fare il punto sui più
recenti progressi nel campo dei
trapianti d’organo e di cellule
staminali, dell’autoimmunità,
delle allergie e della terapia cellulare e genica.
I quattro giorni di lavoro hanno
previsto in parallelo sessioni
scientifiche specifiche, sessioni
educazionali, plenarie e speciali
con interessanti dibattiti tra gli
oratori più esperti.
Nella sessione di apertura è
stato presentato e premiato un
interessante lavoro di un ricercatore italiano, dottor Luca
Vago dell’Ospedale San
Raffaele di Milano, intitolato
‘Genomic loss of mismatched
HLA in leukemia is major
mechanism of vivo escape from
T cell immunosorveillance following haploidentical hematopoietic stem cell transplantation’
(La perdita a livello genomico
di un mismatch HLA è il principale meccanismo per sfuggire
alla immunosorveglianza delle
cellule T nel trapianto di cellule
staminali ematopoietiche in
pazienti leucemici). L’HLA,
come più volte ricordato, è un
complesso di geni che governa
la compatibilità degli organi nel
NOTIZIE BREVI
23
Due immagini della
splendida città di Ulm.
trapianto e malattie (ad esempio
emocromatosi, artrite reumatoide, celiachia).
Questo premio, dedicato alla
memoria di Giulia Bodmer,
eminente personalità dell’immunogenetica, viene ogni anno
assegnato a un giovane ricercatore che abbia presentato il
miglior abstract nel campo dell’immunogenetica.
Numerose sono state le relazioni interessanti dal punto di
vista scientifico. Alcune di esse
hanno fornito spunti di riflessione per migliorare l’attività
del nostro laboratorio. In parti-
colare, sono stati molto discussi
i pro e i contro della possibilità
di eseguire il cosiddetto test di
compatibilità (cross-match virtuale). Esso permetterebbe di
non effettuare il test di compatibilità pre-trapianto di organi nei
pazienti non immunizzati,
basandosi sui risultati della
ricerca di anticorpi pre-trapianto eseguita con i metodi più
sensibili attualmente a disposizione nei laboratori. Ciò aiuterebbe a ridurre drasticamente i
24
NOTIZIE BREVI
tempi di gestione dell’assegnazione degli organi, non essendo
più necessario il test del crossmatch con conseguente riduzione dei tempi di ischemia dell’organo. Naturalmente ci deve
essere la certezza che il candidato al trapianto non abbia ricevuto stimoli immunologici nel
periodo precedente al trapianto
e successivo alla ricerca di anticorpi.
Tra le varie sessioni educazionali particolarmente interessante e di grande attualità quella
riguardante ‘Methods and concepts in population genetics’.
In questa sessione sono stati
presentati diversi modelli di
studio della genetica delle
popolazioni e anche della possibile correlazione tra la tipizzazione HLA.
Lo studio, coordinato da Alicia
Sanchez-Masaz dell’Università di
Ginevra, vede la partecipazione
anche del nostro laboratorio.
Un altro aspetto trattato in
numerose relazioni riguarda
l’importanza degli anticorpi antiMICA (molecole presenti sulle
cellule dei vasi nell’uomo) nel
trapianto di rene. La comparsa
di tali anticorpi nel post-trapianto sembra correlare con il rigetto
acuto e cronico dell’organo.
Infine, grande rilevanza è stata
data al ruolo delle molecole
KIR (recettori importanti nei
meccanismi della risposta
immunologica) nei diversi tipi
di trapianto.
L’attività di queste giornate è
stata particolarmente intensa;
anche durante le pause le diverse aziende presenti negli stand
hanno presentato le loro novità
nel campo della tipizzazione tissutale e dell’identificazione
degli anticorpi.
La direzione comune verso cui
si sta muovendo la maggior
parte delle aziende è quella di
automatizzare le metodiche in
modo da standardizzare i processi e minimizzare l’errore
umano.
alimentazione e benessere
Come alimentarsi
durante
l’allattamento
di Emanuela Orsi e Francesca Albani
Durante l’allattamento una
bilanciata e corretta alimentazione è fondamentale sia come
garanzia di una composizione
ottimale del latte sia per soddisfare l’aumentato fabbisogno
nutrizionale della neo-mamma.
In questo periodo particolare
della vita è consigliabile di
variare il più possibile l’introduzione degli alimenti al fine di
assumere tutti i principi nutritivi necessari.
ridurre la produzione giornaliera di latte. Bisogna comunque
considerare che tale dato è
influenzato dall’andamento dietetico (se la neomamma presenta una condizione di sovrappeso/ obesità o di sottopeso) e psicofisico della gravidanza.
Per questo motivo è opportuno
rivolgersi al proprio centro di
assistenza per ricevere indicazioni alimentari personalizzate.
Una dieta equilibrata
L’aumentato fabbisogno nutrizionale della
neomamma
Il fabbisogno energetico della
mamma dovrà tener conto, oltre
che della sua costituzione fisica,
dell’attività svolta e della quantità di latte prodotto. Ciò significa che una donna normopeso
dovrebbe sommare al suo fabbisogno calorico giornaliero circa
500 kcal. Se si eccede questo
apporto calorico la conseguenza
è un aumento del peso (difficile
poi da smaltire), mentre un
apporto calorico inferiore può
A maggior ragione se non sia
stata adeguata durante la gravidanza, l’alimentazione della
nutrice deve essere rivalutata
sia sotto l’aspetto quantitativo
che qualitativo. Non occorre
semplicemente chiedersi quanto
mangiare ma come farlo e cosa
includere nella propria dieta per
guadagnare in benessere.
Alimenti freschi dunque, ma
anche surgelati, preparati con
metodi di cottura semplici (al
vapore, al forno o al cartoccio),
evitando quelli meno salutari
come intingoli e fritture.
Le raccomandazioni dietetiche
per la donna che allatta al seno
riguardano sia la quantità di
calorie da assumere sia la qualità degli alimenti.
La dieta dovrà comprendere
tutti i principi nutritivi di cui
l’organismo ha bisogno, suddivisi nei vari pasti.
La componente proteica
influenza la quantità di latte prodotto. Il fabbisogno delle proteine è aumentato; le proteine
dovranno essere presenti in
una quantità di circa 17 g maggiore a quelle assunte da una
donna che non allatta. Pesce,
uova e carne contribuiranno a
coprire il fabbisogno di acidi
grassi ed amminoacidi essenziali, ferro e minerali e vitamine.
Gli zuccheri semplici vanno
controllati; essi infatti incrementano notevolmente l’apporto
calorico senza influenzare la
qualità né la quantità di latte
prodotto.
In particolare i dolciumi devono
essere assunti con moderazione.
NOTIZIE BREVI
25
L’assunzione di carboidrati
complessi (pane, riso, pasta)
invece è consigliata quotidianamente.
La componente lipidica del latte
è notevolmente influenzata dall’alimentazione materna. Viene
ra, possono subire notevoli perdite del loro patrimonio nutritivo se non vengono consumati
freschi.
infatti consigliata l’assunzione
di acidi grassi essenziali (il ter-
Un aspetto spesso sottovalutato
riguarda il necessario apporto
di liquidi, molto importante per
la regolazione dell’equilibrio
idro-salino e per l’eliminazione
delle scorie azotate.
L’acqua costituisce più del 75%
in peso dell’intero organismo
ed è presente nel latte in una
percentuale che si aggira intorno all’80%.
Per questo motivo durante l’al-
mine si riferisce ad elementi che
il nostro organismo non è in
grado di sintetizzare) in particolare gli oli vegetali (oliva, mais,
girasole).
Anche il pesce rappresenta un
ottimo alimento perché in grado
di fornire una buona integrazione di acidi grassi Omega 3.
Frutta e verdura costituiscono
una buona fonte di vitamine,
essenziali per la loro funzione
primaria in numerosi processi
metabolici ed energetici. Il loro
consumo dovrà pertanto essere
quotidiano (almeno 2-3 porzioni). È importante variare la qualità assunta per garantire un’assunzione ottimale di tutte le
vitamine. Occorre tener presente però che tutti i cibi ricchi di
vitamine, come frutta e verdu-
Una raccomandazione particolare, dunque, è quella di consumare frutta e verdure fresche.
lattamento si consiglia di assumere almeno due litri di acqua
al giorno, generalmente a basso
residuo fisso (oligominerale),
alternandola con una a media
mineralizzazione, preferibilmente calcica e comunque con
una concentrazione di nitrati
inferiore ai 10 mg/litro. La raccomandazione di ricorrere ad
un’acqua calcica trova spiegazione nell’aumentato fabbiso-
gno di calcio che caratterizza
l’intero periodo di allattamento
(circa 1200 mg/die).
Tale esigenza nutrizionale può
comunque essere soddisfatta
integrando la dieta con latte,
yogurt o formaggi, alimenti
notoriamente ricchi di questo
minerale.
Valgono gli accorgimenti della gravidanza?
Sicuramente occorre tener presente che alcune categorie di
alimenti possono causare un
incremento ponderale pur non
fornendo i giusti nutrienti. Ne
sono un esempio gli zuccheri
semplici in generale, ossia quelli contenuti nelle bevande, nei
dolciumi in genere o nei succhi
che saranno da tenere sotto controllo perché non apportano dal
punto di vista qualitativo
nutrienti importanti.
Una maggiore tolleranza invece
sui cibi crudi e gli affettati in
genere, vietati durante la gravidanza, che ora potranno essere
consumati con una maggiore
frequenza.
Cosa evitare cosa ridurre
Nonostante la soggettività di tale aspetto, molti neonati sembrano non apprezzare il latte aromatizzato da sapori
troppo forti.
In cucina è bene limitare l’uso di spezie ed aromi vari, quali curry e peperoncino. Gli alimenti sottocitati, sebbene
siano accettabili dal punto di vista nutrizionale, potrebbero alterare il sapore del latte:
cavoli, cavolfiori, cardi, broccoli, asparagi, cicoria, verza, radicchio, rape, porro, carciofi, erba cipollina, cipolla e
aglio crudi.
Tra i formaggi ricordiamo camembert, gorgonzola, pecorino, provola affumicata e roquefort.
La carne conservata è spesso ricca di nitrati e talvolta anche di nitriti, sostanze potenzialmente pericolose per la
madre ed il neonato; per questo motivo è bene consumarla con moderazione. Attenzione pertanto a selvaggina,
cacciagione, carni conservate, insaccati, wurstel, zampone, cotenna, bovino con gelatina in scatola.
Agrumi, frutta secca ed in particolare arachidi, dadi per brodo, frutti di bosco,
pomodori, latticini, crostacei, molluschi e cioccolato devono essere consumati con moderazione, in quanto alimenti a possibile effetto allergizzante.
Soprattutto se esiste una predisposizione familiare al problema, è buona
regola osservare le reazioni del piccolo.
È d’obbligo un immediato consulto con il pediatra qualora compaiono sintomi
come gonfiore intestinale, diarrea ed eruzioni cutanee.
È fondamentale moderare il consumo di caffeina (al massimo tre tazzine al
giorno) e alcolici (al massimo un bicchiere di vino a fine pasto, assolutamente vietati i superalcolici).
Se il piccolo soffre di coliche, è buona regola evitare il consumo di cibi o
bevande che favoriscono la formazione di gas nell’intestino, come fagioli, frullati, lieviti e latticini.
La cottura al cartoccio: facile e sana
La cottura al ‘cartoccio’ è più rapida degli altri metodi di cottura e consente di salvaguardare aromi e
sapori, oltre a risultare particolarmente ‘spettacolare’ al momento di servire l’alimento a tavola: anche i
cuochi non provetti riusciranno a presentare pietanze gustose e scenografiche con poco sforzo e
poco tempo. È caratterizzata dalla preparazione di un alimento avvolto in un involucro per uso alimentare. Utilizzando i grassi e i liquidi già presenti negli alimenti risulta allo stesso tempo leggera e saporita, e da un punto di vista nutrizionale preserva bene gli elementi più preziosi dei cibi. Questo tipo di
cottura sfrutta contemporaneamente la pratica della cottura al forno e quella del vapore che si forma
all’interno dell'involucro. L’involucro in cui avvolgere l’alimento deve essere una carta da forno metallizzata, detta anche carta alluminio; una valida alternativa a quest’ultima è la carta oleata o vegetale
che garantisce la possibilità all’aria di penetrare all’interno e ‘dorare’ l’alimento in modo omogeneo,
senza lessare gli alimenti. Il cibo può essere cotto senza condimento (nel caso del pesce) arricchito
con un po’ di olio extra vergine, una spruzzata di vino, limone o odori.
Ricette al cartoccio
Pesce al cartoccio
Ingredienti (per 4 persone): 1 pesce da 1 kg oppure 2 più piccoli, 1
mazzetto di prezzemolo, 1 limone, 3 spicchi d’aglio, sale, pepe, 2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva e 2 cucchiai di vino bianco.
Preparazione: pulite il pesce eliminando le scaglie e le interiora (potete
chiedere in pescheria che lo facciano per voi). Sciacquate bene sotto
l'acqua corrente e asciugate sia all’interno che all’esterno con carta
assorbente.
Salate e pepate il pesce dentro e fuori. Lavate e asciugate il prezzemolo
e togliete i gambi più grossi. Infilate tutto il prezzemolo nella cavità ventrale del pesce. Sbucciate l’aglio e tagliatelo a fettine. Infilatene alcune nella cavità e tenete le altre da parte.
Praticate alcuni tagli nel fianco del pesce e sistematevi fettine sottili di limone.
Oleate un grande foglio di carta stagnola oppure di carta da forno e adagiatevi il
pesce. Distribuite tutt’intorno le fettine d’aglio rimaste e irrorate con l’olio rimasto
e il vino. Sigillate bene il cartoccio e cuocete nel forno già caldo a 200° per circa
35 minuti se il pesce è grosso, 25 se sono pesci piccoli.
Verdure al cartoccio
Ingredienti (per 4 persone): 4 zucchine, 2 melanzane, 2 peperoni, 1
cespo di radicchio, un mazzo di asparagi.
Preparazione: pulite, lavate e tagliate tutte le verdure (naturalmente
potete usare anche verdure diverse), a questo punto prendete dei
fogli di carta di alluminio, avvolgete le verdure e salate, cuocete in
forno per 40 minuti circa a 150°, quando le verdure saranno cotte
condite con olio extra vergine d’oliva crudo, limone, sale e a piacere
pepe e origano.
Patata al cartoccio
Ingredienti (una patata da 180 g per persona): patate, yogurt bianco
intero, erba cipollina.
Preparazione: prendete delle patate medie (del peso di circa 180 g) ovali e perfettamente sane. Lavatele
spazzolando bene la buccia e, senza asciugarle, chiudetele nel cartoccio di alluminio senza serrarlo troppo. Mettetele in una teglia ed infornatela a 180° facendola cuocere per circa 50-60 minuti, tagliate il cartoccio per il lungo, ed incidete le patate nello stesso verso; divaricate delicatamente le due parti e condite con
sale e pepe. Versateci sopra lo yogurt che avrete preventivamente mescolato con l’erba cipollina tritata, e
servite immediatamente.
NOTIZIE BREVI
27
A sinistra: panoramica del promontorio di Bellagio con
vista sui due rami
del Lago; in basso:
un idrovolante in
volo esplora il paesaggio lacustre.
tempo libero
Il Lago a forma d’uomo
di Simone Salvetti
Secondo un antico detto: “Il lago di Como ha la
forma di un uomo, una gamba a Lecco e quell’altra a
Como, il cavallo è Bellagio e il naso a Domaso”
Quel ramo del lago di Como […] tra
due catene non interrotte di monti
[…] vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di
fiume […] per ripigliar poi nome di
lago dove le rive […] lascian l’acqua
distendersi e rallentarsi in nuovi golfi
e in nuovi seni.
Sono le famose parole che, nel
1842, il noto scrittore Alessandro
Manzoni dedica al Lario, chiamato in dialetto comasco ‘Lagh de
Comm’ o più comunemente Lago
di Como.
È questo un territorio ricco di
testimonianze storiche e artistiche
nel quale è facile leggere i profondi valori umani e il singolare
patrimonio culturale che il luogo
custodisce preziosamente da sempre. Il lago è suddiviso in due
rami fra le province di Como e di
Lecco e una strada di 167 Km ne
fa il periplo completo. Con i suoi
410 metri, è il quinto bacino più
28
NOTIZIE BREVI
profondo d’Europa dopo quattro
laghi norvegesi e, in Italia, è quello più incassato tra le montagne.
Questa situazione gli permette di
raggiungere un microclima piuttosto mite anche in inverno, in
quanto le montagne lo riparano
dai venti freddi e l’abbondanza
delle acque crea una forte evaporazione che stabilizza la temperatura. La felice combinazione di
questi elementi favorisce una
vegetazione mediterranea ricca di
fiori e alberi esotici che adornano
gli splendidi giardini allineati
sulle sponde del lago. È meritatamente diventato una tra le mete
internazionali più ricercate e per
conoscerlo è consigliabile una
visita di almeno quattro giorni,
ma se tra gli obiettivi ci sono
anche passeggiate rilassanti, esposti a panorami mozzafiato e
immersi in una natura incantevole, è meglio programmare una
lunga vacanza. Per i più dinamici,
invece, le possibilità sportive oltre
al trekking sono parecchie. Sono
molti i centri attrezzati per il windsurf e la vela, il canottaggio e lo
sci nautico e non mancano campi
da tennis e da squash. Seguendo
le forme del lago dall’alto, si individuano diversi punti di attrazione da esplorare con l’idrovolante,
mezzo di trasporto utile per
osservare i magnifici paesaggi
lacustri e ammirare monti, cittadine, paesini, celebri ville e parchi
sempre verdi. Infatti, a Como,
dove si trova l’unica scuola di
volo idro in Europa, si svolge
un’intensa attività aerea dal 1913,
un record di durata ancora imbattuto nel nostro continente. Ma
un’esperienza sul Lario è, senza
dubbio, coinvolgente anche sull’acqua, in balia delle onde. Oltre
al servizio pubblico dei traghetti
che con le loro tratte raggiungono
entrambe le sponde, esiste anche
un ‘Battello per le Ville’. Con un
biglietto è possibile unire alla
navigazione sul lago l’ingresso in
alcune delle ville più famose
do sull’acqua, si scopre la vera
atmosfera lariana, gustando con
calma il favoloso mondo circostante. Una volta in marcia, si
percorre il ramo occidentale
vedendo sfilare Cernobbio con la
Da sinistra: lo scenario incantevole offerto da
Bellagio. A destra: veduta panoramica della
bella Varenna. Sopra: un’immagine del ‘Battello
per le Ville’ in navigazione.
(Balbianello, Carlotta, Melzi) per
poi risalire a bordo e fare tappa in
molte altre località del centro
lago, da Lenno a Varenna. Ma
non sono questi gli unici modi
per spostarsi in un ambiente
degno di stupore come il ‘Lagh
de Comm’. Nel 1894, infatti, nasce
la prima Funicolare in partenza
da Como, per un percorso tracciato in linea retta su una pendice
collinare che presenta una pendenza massima del 55%, seguendo una rotaia di 1.084 metri percorsi, attualmente, in 6 minuti e
30 secondi. È una Funicolare nel
suo genere unica in Europa e che,
in un soffio, porta i turisti dalla
riva del lago al ‘balcone delle
Alpi’. All’arrivo in cima, a
Brunate, partono piacevoli escursioni campestri e montane. Ma
tornando a bassa quota, tra i viali
di Como si possono visitare il
Duomo e il Tempio Voltiano, edificio in stile neoclassico in cui
sono raccolte le opere scientifiche
di Alessandro Volta, inventore
della pila. Oltre ad essere la città
della seta, Como è anche un
punto di partenza strategico per
avventurarsi nella circumnavigazione del lago. In barca, scivolan-
celeberrima Villa D’Este, e sulla
riva opposta Blevio e Torno con
un susseguirsi di ville famose fra
cui l’antica Villa Pliniana, nota per
la sua sorgente intermittente.
Impossibile non rimanere affascinati dalle sontuose dimore di
Moltrasio, dalla romantica bellezza di Careno, Brienno e Nesso,
per poi costeggiare l’Isola
Comacina, ritratta, da sempre, nei
dipinti dei pittori lariani e stranieri: un luogo magico e silenzioso
che affiora dalle acque fra la
vegetazione. L’isola è da molti
considerata un approdo romantico in cui addentrarsi e da percorrere in qualche decina di minuti,
assaporando le sensazioni del suo
turbolento e misterioso passato
storico e gustando appieno la
vista del panorama. Proseguendo
in avanti, dopo aver superato
anche punta Balbianello, i variopinti paesi di Lenno, Tremezzo,
Cadenabbia e Menaggio si specchiano nelle tranquille acque
lacustri, alternandosi ai meravigliosi parchi delle ‘ville di deliLa prestigiosa Villa del Balbianello.
zia’. Quest’area si trova al centro
del lago. A colpo d’occhio, verso
il ramo di Como si riesce a osservare la punta di Bellagio, ‘la Perla
del Lago’, che prende il nome
dall’espressione verbale ‘Bel
Lago’ e dove hanno villeggiato
personaggi illustri come
Napoleone, Roosvelt, Parini e
Rodolfo Valentino. Alcune fra le
preziose attrazioni del posto sono
Villa Serbelloni e La Fondazione
Rockefeller.
Verso il ramo di Lecco, invece, si
scorge Varenna, meta d’obbligo
per coppie di innamorati che
intendono corteggiarsi mano
nella mano in una ‘passeggiata
dell’amore’. È questo il punto di
congiuntura dei due rami, nei
secoli considerato da molti artisti
‘un angolo di paradiso’. In primavera, su queste rive dolcissime,
maturano i limoni, profuma il
gelsomino, le possenti chiome
degli alberi di canfora rinfrescano
i pomeriggi estivi e miriadi di
essenze esotiche colorano l’autunno di mille tonalità. Se consentite
il parere di un sincero appassionato, ogni stagione è perfetta per
una vacanza sul lago di Como.
Sarete accompagnati da Storia e
Arte, Paesaggi e Colori, Cultura e
Tradizione.
parliamo di noi
Nel ricordo di Michele
È con grande dolore e tristezza che scrivo queste poche righe per dirvi che Michele Silvers la mattina
del 25 maggio non si è più risvegliato.
Michele, 26 anni, nostro donatore di sangue, impegnato attivamente nelle campagne di promozione
della donazione nelle Università, aveva brillantemente conseguito la laurea in Architettura e stava
svolgendo con grande entusiasmo e capacità un Master di perfezionamento presso la Architectural
Association di Londra. La perdita di Michele ha lasciato un vuoto incolmabile perché era un ragazzo
di straordinaria bontà, disponibilità e intelligenza. Sempre sereno e pacato riusciva a conquistare la
fiducia di tutti. La sua morte improvvisa, nel sonno, ci ha lasciato increduli e costernati. Tutti noi del
Centro trasfusionale e dell’Associazione donatori esprimiamo la nostra vicinanza alla mamma Silvia al papà Eddy e al
fratello Daniel nel ricordo dell’indimenticabile Michele. (g.m.)
Spazio ai giovani!!
Mi chiamo Valentina e sono la ‘zia’
(date le mie 27 primavere) del gruppo
di giovani donne della sala salasso:
oltre a me ci sono Simona, Valeria e
Iris, che rispettivamente hanno 24, 20
e 17 anni. Siamo al Policlinico chi da
più tempo chi da meno, ma ciò che ci
accomuna è la voglia di dare una
mano e di renderci utili, senza contare che fare volontariato al Policlinico
è molto divertente (non avete idea di
quanto molti donatori siano dei simpatici umoristi).
Per ciò che mi riguarda l’avventura è iniziata lo scorso maggio con un colpo di fulmine: dopo la prima esperienza come
donatrice sono rimasta così colpita dall’accoglienza delle
infermiere, del personale e degli altri volontari che mi sono
detta: perché non ci provo anch’io? Così una settimana
dopo ero già ‘nella mischia’. La prima volta che ho parlato
con un donatore - un ragazzo giovanissimo e terrorizzato ero assolutamente in preda al panico, un po’ per la mia timidezza e un po’ perché temevo di non essere all’altezza del
mio compito. Ogni donatore è infatti un portatore di piccole e
grandi storie, non soltanto una sacca tra tante che deve
essere riempita, e dal mio punto di vista questo è sempre
bene farlo sentire a chi arriva, così come l’hanno fatto
sentire a me. Mica facile. Ma il bello è proprio questo:
entrare in contatto in punta di piedi con chi ha deciso di
rendere speciale la sua giornata facendo del bene agli
altri. Si chiacchiera, si cerca di tranquillizzare chi ha un
po’ paura, ma soprattutto si vive la solidarietà che è a
volte davvero insospettabile, perché le persone che donano sono le più diverse e dai lavori più disparati. Ed è gra-
tificante sapere di essere la testimone di un piccolo ‘miracolo’, quello di condividere un pezzettino della proprio vissuto - mio, delle infermiere, dei donatori - prima di tornare
alla vita di tutti i giorni, in cui magari non ci si riincontrerà
più, ma in cui c’è sicuramente qualcosa di diverso. E poi se proprio vogliamo dirla tutta - fare la volontaria fa bene
alla pelle perché fa sorridere di più e può capitare pure di
incontrare qualche ragazzo carino (questo ovviamente
vale al contrario anche per i maschietti). Insomma: è una
bella palestra di vita. E l’ago non fa male! (v.c.)
Da sinistra: Iris Marconi,
Valentina Colmi, Simona
Tacconi e Valeria Croce
le nostre giovani volontarie della sala salasso.
Il gruppo di donatori su Facebook
continua a crescere, siamo arrivati
a oltre 1.200.
Iscrivetevi anche
voi!!
Direttore responsabile Girolamo Sirchia
Direttore scientifico Anna Parravicini
Responsabile editoriale Eloisa Consales
Progetto grafico e impaginazione Daniela Graia, Maria Laurora
Comitato di redazione Elena Benazzi, Giovanna Cremonesi, Maurizio
Marconi, Giorgio Marmiroli, Paolo Rebulla, Luca Tafuni, Antonietta Villa
Hanno collaborato Francesca Albani, Wilma Barcellini, Valentina Colmi,
Alejandro Espadas de Arias, Susanna Esposito, Faustina Lalatta, Daniela
Martinuzzi, Anna Maria Mosca, Emanuela Orsi, Francesca Poli, Simone
Salvetti, Francesco Zanuso, Elena Zito
Fotografie Simone Salvetti, Luca Tafuni, Elena Zito
Pubblicazione trimestrale gratuita dell’Associazione Amici del Policlinico e
della Mangiagalli Donatori di Sangue, di ADISCO Sez. Lombarda e del
Centro Trasfusionale e di Immunoematologia della Fondazione IRCCS
Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano
Copie distribuite: 30.000
Aut. Trib. Milano n. 335 del 4-9-1982
Stampa e fotolito Bine Editore s.r.l. - Milano
Copyright del Centro Trasfusionale della Fondazione IRCCS Ospedale
Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano Editore
Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale effettuata con
qualsiasi mezzo sia elettronico sia meccanico (compresa fotocopiatura e
ogni altro sistema di riproduzione) se non dietro autorizzazione scritta
dell’Editore
Centro Trasfusionale della Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore
Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano Editore - via Francesco
Sforza, 35 - 20122 Milano
Appuntamenti
Ricerca e Cura
Casi clinici in scena
edizione 2009
> Lunedì 9 novembre
Influenza 2009: una,
due o nessuna vaccinazione?
Aula Magna
Università degli Studi
di Milano
via Festa del Perdono
7
ore 18.00
ingresso libero
www.policlinico.mi.it
DONATORI
cembre
Domenica 13 di
Porte aperte
ionale
al Centro trasfus
ue
ng
sa
il
re
na
per do
nto)
(previo appuntame
e 12.30
dalle ore 8.30 all
/ 4307
T. 02.5503.4306
angue.org
ris
to
www.dona
Domenica 6 dicembre, ore 17.00
MELODIE
INTRAMONTABILI
Natale 2009
Primo avviso
A norma dell’art. 12 dello Statuto Associativo
sabato 12 dicembre
ore 16.00
Aula Magna Università degli Studi di Milano
via Festa del Perdono 7
Assemblea annuale dell’Associazione
‘Amici del Policlinico e della
Mangiagalli Donatori di Sangue’
Ordine del giorno
> Presentazione delle attività 2008
> Modifiche di Statuto
> Premiazione donatori e collaboratori
> Premiazione concorso fotografico
> Varie ed eventuali
CONCERTO DI BENEFICENZA
Teatro Dal Verme
via San Giovanni sul Muro 2, Milano
Anche quest’anno il Teatro Dal Verme organizza il consueto concerto di Natale offerto alla nostra Associazione
dai Pomeriggi Musicali.
Per il 2009 i nostri donatori, volontari con i loro amici e
familiari potranno trascorrere qualche ora sullo stile dei
più famosi programmi televisivi degli anni ‘50.
Il tema dello spettacolo vedrà il giusto connubio tra
‘melodia italiana’ e ‘musica colta’. Sarà un improvviso
balzo all’indietro nel varietà del sabato sera che, dalle TV
in bianco e nero, divertiva le famiglie italiane. Oggi come
allora una prestigiosa orchestra condurrà la compagnia
di canto in un entusiasmante percorso musicale ove rivivranno melodie meravigliose e suggestive rivisitazioni
degli anni passati. Al contenuto musicale si alterneranno
momenti comici e scenette storiche come la celebre pubblicità della China Martini interpretata da Ernesto Calindri.
Vi aspettiamo!!
Per info T. 02.5503.4132/ 4062 www.donatorisangue.org
ricerca
ricerca e cura
Sede
Università
degli Studi di Milano
Aula Magna
via Festa del Perdono, 7
ingresso libero
edizione 2009
a cura di
Fondazione IRCCS
Ospedale Maggiore Policlinico
Mangiagalli e Regina Elena
Università degli Studi
di Milano - Facoltà
di Medicina e Chirurgia
Casi clinici in scena
lunedì 9 novembre 2009, ore 18.00
Influenza 2009:
una, due o nessuna
vaccinazione?
Per informazioni
Fondazione IRCCS
Ospedale Maggiore Policlinico,
Mangiagalli e Regina Elena
Ufficio Comunicazione
Tel 02 5503 4514 / 4001
[email protected]
ECM
terni
per in
erni*
ed est
* L’ECM è rivolto a tutte le figure professionali sanitarie che operano sia all’interno, sia all’esterno della Fondazione.