una dedica speciale una dedica speciale
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notizie n 3. 2009 anno XXVII BREVI dal Policlinico di Milano Periodico di informazione del Centro Trasfusionale e di Immunoematologia donatori in diretta La nostra campagna estiva 2009 sotto ‘esame’: promossa la qualità del servizio alimentazione e benessere come alimentarsi durante l’allattamento In caso di mancato recapito restituire al mittente che pagherà la relativa tassa spedizione in a.p. art: 2 comma 20/c legge 662/96 - Filiale di Milano fondazione informa influenza: una, due o nessuna vaccinazione? una dedica speciale il cordone ombelicale salva il fratellino malato tempo libero il Lago a forma d’uomo Concorso fotografico Avete ancora tempo fino al 1° dicembre! La felice iniziativa che ci ha permesso in questi anni di apprezzare le fotografie dei nostri donatori e di premiare le più belle è giunta alla terza edizione. Quest’anno avrà come tema ‘La città’. Dal piccolo centro alla grande metropoli: raccontateci la vita cittadina, gli angoli nascosti, il bello o il brutto, il colore, il grigio, l’umanità o la disumanità dei luoghi in cui viviamo. Anche quest’anno le tre fotografie ritenute più belle saranno premiate in occasione della nostra festa di Natale. Regolamento e scheda di iscrizione sono disponibili in segreteria donatori. Tutto il materiale è anche scaricabile dal sito dell’Associazione www.donatorisangue.org. Leggete attentamente il regolamento e quel che vi rimane da fare è scattare e consegnare in segreteria o spedire all’Associazione la scheda di iscrizione e le vostre fotografie in cartaceo e in formato digitale (jpg a 300 dpi). Buona fortuna!! Informare... emozionando Non vi è mai capitato di assistere a un dibattito televisivo e ritrovarvi alla fine della trasmissione più confusi e disinformati di prima? A me spesso, molto spesso. Il motivo di tutto ciò risiede nel fatto che i programmi televisivi, per assicurarsi un alto indice d’ascolto, sono portati a fare spettacolo e a tal fine privilegiano o accentuano le controversie, i dubbi, le polemiche. E poco importa se ciò finisce per confondere le idee e mistificare la realtà. Mettere sullo stesso piano persone esperte, portatrici di conoscenze corrette e documentate, e altre che non hanno competenza e nei casi peggiori riferiscono notizie false, può avere conseguenze deleterie sul pubblico. Lo spettatore rischia così di schierarsi con l’interlocutore più brillante, coinvolgente, simpatico e perché no? più piacente che non è necessariamente il più preparato e corretto. Non va meglio sulla stampa, dove spesso si trovano articoli, interviste, dichiarazioni fatte da persone che non hanno la preparazione e l’esperienza per affrontare argomenti che possono avere ricadute importanti sulla vita di ognuno. Anche l’accesso a Internet, che accanto a documenti ufficiali contiene notizie episodiche da casi provenienti da fonti non verificabili, diventa un’arma a doppio taglio e, in mani poco esperte, contribuisce alla generale disinformazione. Ciò è particolarmente grave e diseducativo quando si affrontano temi vitali per la gente, come quelli che attengono alla salute. Un esempio è costituito dalle vaccinazioni. Numerose le dichiarazioni, gli interventi, gli articoli di persone che in nome della libera scelta e di una non meglio precisata pericolosità sconsigliano le vaccinazioni con il risultato che, nonostante le raccomandazioni delle autorità sanitarie, sono sempre più numerosi i genitori che decidono di privare i loro bambini di una difesa di fondamentale importanza, esponendoli inutilmente a gravi malattie. Su quest’argomento di particolare attualità, dato il persistere dell’influenza suina che già tanto ha fatto parlare di sé, pubblichiamo a pagina 12 un articolo della professoressa Esposito. E in campo internazionale teniamo a segnalare una peculiare esperienza: per aumentare l’adesione del pubblico ai programmi vaccinali lo stato di Washington sta realizzando una campagna di ‘social marketing’ che, utilizzando tecniche ben note nel marketing commerciale, si propone di modificare le opinioni del pubblico su un tema assai delicato: le vaccinazioni. Il ‘social marketing’ si basa su un’attenta analisi e programmazione, realizzazione e valutazione dei programmi destinati a incidere così pesantemente sugli stili di vita dei cittadini, col presupposto che i dati scientifici sono importanti ma non sufficienti: servono altri elementi. Da Aristotele in poi, una ricca letteratura dimostra che la persuasione del popolo non si ottiene solo con argomenti razionali e dati scientifici ma questi devono essere comunicati con messaggi capaci di suscitare attenzione ed emozione, trasmessi da testimoni che godano della fiducia popolare. Consapevoli di ciò anche noi, ormai da qualche anno, abbiamo deciso di affidare al teatro il compito di trasmettere messaggi scientificamente corretti in tema di salute attraverso i periodici incontri di Ricerca e Cura. Casi clinici in scena. Proprio alle vaccinazioni abbiamo dedicato l’appuntamento di novembre. Direttore scientifico sommario i servizi approfondimenti 4 L’unione fa la forza donatori in diretta 6 15 giugno festeggiamenti al Marangoni 7 Il patrimonio dell’Ospedale Maggiore 10 Sotto ‘esame’: promossa la qualità del servizio fondazione informa 12 Influenza: una, due o nessuna vaccinazione? 20 Un caso ‘familiare’ trapianti news 22 Il trapianto split liver 23 Una cartolina da Ulm alimentazione e benessere 25 Come alimentarsi durante l’allattamento tempo libero 28 Il Lago a forma d’uomo le rubriche inserto staminali 15 Quando senti che le forze ti abbandonano... L’anemia 16 Una dedica speciale ADISCO 19 Il concerto rock 2009 parliamo di noi 30 Storie dal Centro trasfusionale In copertina Panoramica del promontorio di Bellagio, vista sui due rami del Lago (foto di S. Salvetti) approfondimenti L’unione fa la forza intervista di eloisa Consales Lo sapevate che i donatori della Mangiagalli a partire dal maggio scorso vengono a donare presso il nostro Centro trasfusionale? A questo proposito abbiamo intervistato il dottor Maurizio Marconi Dottor Marconi in cosa consiste la ‘fusione’ tra Associazione Donatori del Policlinico e della Mangiagalli? Ad essere precisi, ciò che è avvenuto è solo il trasferimento della sede di donazione dell’Associazione della Mangiagalli presso l’attuale sede di donazione della Associazione Amici dell’Ospedale Policlinico. Con la fusione tra Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena anche i due Centri trasfusionali si sono fusi in un’unica struttura e le due associazioni si sono convenzionate con lo stesso Ente e fanno riferimento ad un unico Centro trasfusionale, pur articolato in due sedi. I nostri lettori conoscono bene l’Associazione Amici del Policlinico, ma probabilmente sanno assai poco dell’Associazione ‘Sano come un Donatore’, fondata nel 1981 su iniziativa del dottor Giannotti, allora primario del Centro Trasfusionale degli Istituti Clinici di Perfezionamento (ICP) e presieduta per molti anni dal dottor Ettore Fumagalli. Questa Associazione, sorta per garantire il supporto trasfusionale dell’area materno-infantile negli ICP, centralizzata nella Clinica Mangiagalli e nella Clinica De Marchi, è costituita attualmente da un gruppo di circa 3.500 donatori, che effettuano mediamente 4.800 donazioni all’anno. Vi sono quindi tutte le premesse affinché le due associazioni, che perseguono lo stesso obiettivo, si fondano in futuro in un’unica Associazione. Dal mio punto di vista è importante che tra esse si man4 NOTIZIE BREVI tenga un rapporto che assicuri la crescita armonica di entrambe le associazioni senza il rischio di contendersi lo stesso donatore. Come mai la sede prescelta è la nostra? La centralizzazione dell’attività di raccolta del sangue presso un’unica sede è una conseguenza logica della fusione dei Centri trasfusionali, dato che la distanza tra le due sedi è percorribile a piedi in meno di cinque minuti. Purtroppo abbiamo dovuto centralizzare le attività prima di poter avere a disposizione degli spazi più adeguati, sia perché i locali della Mangiagalli adibiti alla donazione dovevano essere ristrutturati, per far posto al servizio di aferesi terapeutica, sia perché le ristrettezze di personale medico ed infermieristico non ci consentivano più di mantenere aperto il servizio in due sedi distinte. La tempistica di questo trasferimento non è stata quindi ottimale; per compensare la mancanza di ulteriori spazi abbiamo però attivato tre nuove postazioni da donazione, due poltrone ed un lettino, portando ...i nostri loghi > Qui accanto sono raffigurati i loghi delle Associazioni: l’occhio di Ra significa ‘colui che è in buona salute’, che dà vita e vigore. > Il pesce multicolore dell’Associazione degli ICP raffigura lo slogan dell’Associazione stessa: ‘sano come un donatore’. Due simboli che rappresentano la medesima idea di salute. Un momento di ristoro dopo la donazione, a destra una donatrice che esegue il test dell’emoglobina. quindi il numero di postazioni attive da 12 a 15 (con un incremento del 25%) e grazie all’apporto dei medici della sede Mangiagalli, abbiamo aumentato il numero di stanze visita operative. Va sottolineato che questa centralizzazione, oltre a garantire un migliore e più razionale utilizzo del personale medico ed infermieristico e l’uniformità degli standard operativi e di qualità, consente anche ai donatori di sangue della Mangiagalli di usufruire di tutti i benefit sanitari e non sanitari forniti presso la sede del Policlinico, quali gli ambulatori specialistici, i programmi di prevenzione, un più ampio orario di accesso ed un servizio di ristoro post-donazione in sede. Come hanno accolto questo trasferimento i donatori della Mangiagalli? Non avendo ancora a disposizione strumenti per la valutazione del gradimento, che pensiamo di attivare al più presto, posso per ora basarmi solo su impressioni e su pochi riscontri numerici. Il numero di donatori della Mangiagalli che hanno donato nel periodo giugno-agosto 2009 è solo di poco inferiore a quello del corrispondente periodo del 2008: ciò vuol dire che l’idea del trasferimento non è stata un elemento di disaffezione dalla donazione. Quale sia l’impatto effettivo sarà possibile stabilirlo solo nei prossimi mesi. Posso però anticipare che, in occasione della loro prima donazione presso il nostro Centro, alcuni donatori hanno apprezzato la comodità della donazione sui lettini, qualcuno ha rimpianto le poltrone, molti hanno apprezzato il ristoro sia per la sede che per la varietà dei cibi offerti, non pochi hanno lamentato i lunghi tempi di attesa. A questo proposito devo ricordare che in un futuro non lontano la sede della donazione, per entrambe le Associazioni, potrà trovare collocazione in spazi più ampi ed accoglienti . Per il resto, come sempre, teniamo in gran conto le critiche dei nostri donatori, per cercare, dove possibile, di migliorare e migliorarci e garantire un servizio sempre più efficiente e di qualità. Quali criticità sono state riscontrate? Abbiamo riservato una certa flessione nel numero di donatori della Mangiagalli ma riguarda soprattutto i nuovi donatori. In altre parole, lo spostamento della sede di donazione ha ridotto certe forme di reclutamento che erano facilitate dalla contiguità del Centro trasfusionale con la sala parto e con i reparti di degenza. Al parente in visita era facile dire: “Vada al piano di sotto, dove c’è il Centro trasfusionale, perché c’è bisogno di sangue!”. Arrivare al Marangoni probabilmente è vissuto come disagevole. Ma poiché la distanza reale è assai poca, non dovrebbe essere difficile superare questa barriera con adeguati strumenti di comunicazione, e riuscire a convogliare nuovi donatori dalla Mangiagalli o dalla Clinica De Marchi alla sede del nostro Centro trasfusionale. Quale sarà il futuro e cosa auspica? Ahimé, non farei il medico se sapessi qual è il futuro! Quello che so è che per poter camminare, o comunque muoversi, è necessario passare attraverso fasi di squilibrio temporaneo, per arrivare infine ad un nuovo equilibrio: è camminando che si rischia di inciampare, non stando fermi. Auspico che in questa fase di cambiamento tutti gli attori coinvolti contribuiscano, per quanto di loro competenza, a garantire la stabilità e, perché no, anche la crescita del sistema, superando le difficoltà che incontreremo nel nostro percorso verso una sede nuova o rinnovata, in cui trovino adeguata accoglienza e spazio vitale non solo i donatori, ma anche il personale del Centro. Auspico altresì che le due Associazioni possano unirsi a formarne una sola con rilevanti vantaggi sia per la gestione sia per l’immagine. NOTIZIE BREVI 5 Momenti di festa e ristoro nel suggestivo giardino del Padiglione Marangoni; angolo di verde adibito a giardino già dal 1600. donatori in diretta 15 giugno festeggiamenti al Marangoni di Elena Zito Festa del donatore: visita alla “Ca’ Granda” La Giornata Mondiale del Donatore di Sangue è stata celebrata quest’anno dal nostro Centro con una iniziativa culturale che ha avuto un lusinghiero successo. Circa 400 donatori e loro amici, a partire dalle 11 sino alle 18 del 15 giugno, hanno visitato a piccoli gruppi le sale consiliari dell’antico Ospedale Ca’ Granda fondato nel 1456. I gruppi si sono ritrovati nel giardino del padiglione Marangoni dove hanno potuto usufruire di un gradito rinfresco, visto il caldo torrido della giornata. Sono stati poi accompagnati dai nostri ‘apprendisti ciceroni’ (volontari adeguatamente addestrati) in un salone della Ca’ Granda dove hanno potuto assistere ad una breve conferenza sulle origini e sullo sviluppo dell’Ospedale Maggiore. La visita si è conclusa con un tour delle antiche sale dove è stato possibile ammirare le preziose opere d'arte esposte. Un caldo ringraziamento al responsabile dell’archivio storico, dottor Paolo Galimberti, che ha messo a disposizione la sua competenza. Personalmente come appassionata d’arte, ho organizzato l’evento addestrando i ciceroni tra i quali mi piace menzionare la nostra infermiera Tosolina Stocchi, che si è impegnata con professionalità nel compito assegnatole. Visto il successo dell’iniziativa pensiamo di ripetere quanto prima eventi come questo che ci permettono di conoscere una realtà storica e artistica della città, normalmente non accessibile ai cittadini milanesi. Gruppi di donatori in attesa di essere accompagnati dal giardino del Marangoni alle sale antiche dell’Ospedale Maggiore. La visita guidata inizia con una breve introduzione senza tralasciare la storia del padiglione Marangoni. Il corridoio con le collezioni di strumenti medicosanitari e i ritratti di medici famosi. I momenti della giornata Piccoli gruppi di visitatori, radunati al Padiglione Marangoni, sono stati accompagnati all’Archivio Storico Il ‘cicerone’ Angela racconta come si svolgeva la vita nella Ca’ Granda commentando la grande tela posta nell’atrio degli uffici amministrativi. entrando dall’accesso riservato, di via Francesco Sforza, che si trova accanto alla splendida chiesetta dell’Annunciata, dopo l’antico portale posteriore attraverso cui, superato il ponte sul Naviglio, si accedeva al cortile centrale dell’Ospedale Maggiore. Dopo una breve introduzione, i donato- ri sono stati guidati attraverso le due sale dell’Archivio, il corridoio con le collezioni di strumenti sanitari, i primi documenti relativi a trasfusioni e donazioni di sangue effettuate al Policlinico e i ritratti di medici famosi, sino a concludere la visita davanti al quadro del XVII secolo, raffigurante la Festa del Perdono alla Ca’ Granda, esposto nell’atrio degli uffici amministrativi. Volontarie e dipendenti, impegnate nella ristorazione e nella promozione della cultura della donazione. Visitatori in attesa nel cortile interno dell’Archivio e mentre accedono alle sale Capitolari. Veduta aerea, vista da via Festa del Perdono, dell’antico Ospedale Maggiore realizzato secondo il progetto commissionato da Francesco Sforza all’architetto fiorentino Filarete: sono visibili il cortile centrale e le due crociere laterali. Grazie a tutti!! Il patrimonio dell’Ospedale Maggiore di Elena Zito Stupore e curiosità sembrano caratterizzare il volto di chi scopre, per la prima volta, i tesori d’arte e cultura che fanno parte del patrimonio dei Beni Culturali dell’Ospedale, un corpus inscin- dibile che raccoglie opere e oggetti d’arte, documenti antichi e proprietà prestigiose, ignote agli utenti della Fondazione, e che desideriamo svelarvi. L’Ospedale Maggiore, oggi sede dell’Università degli Studi di Milano, è stato voluto da Francesco Sforza come gesto di riconoscenza per grazia ricevuta: viene fondato nel 1456 e dedicato all’Annunciata la cui effige, la colomba, resta tutt’ora ricono- scibile nel marchio della Fondazione IRCCS. Nel 1458 Papa Pio II ratifica l’istituzione e istituisce la ‘Festa del Perdono’, con annessa indulgenza plenaria attualmente celebrata ogni due anni, volta a sostenere nel tempo l’ospedale e la sua opera assistenziale pubblica. Molti i cittadini benefattori che hanno contribuito a mantenere efficiente nei secoli il loro ospedale, chiamato affettuosamente la ‘Ca’ Granda’, con un senso d’identità e appartenenza fortissime. Particolare risalto riveste il lascito del 1624 di Giovanni Pietro Carcano che dona un ingente patrimonio, gra- zie al quale vengono edificate l’ala posteriore del cortile centrale che ospita le Sale Capitolari, la L’iniziativa di una breve visita guidata, organizzata grazie al contributo dei volontari dell’Associazione Amici del Policlinico, coordinata nei contenuti dal responsabile dei Beni Culturali dottor Paolo Galimberti, vivacizzata dai nostri ‘ciceroni’ Sara N’Guessan, Angela Cavarretta, Camilla Antonelli e dalla nostra infermiera del Centro trasfusionale Tosolina, è stata così favorevolmente accolta da venir presto replicata e arricchita. Il breve excursus che qui vi presentiamo vuole essere non solo un reportage per quanti non hanno potuto partecipare, ma anche un’occasione per iniziare a conoscere questo prezioso tesoro. chiesetta dell’Annunciata con la pala d’altare del Guercino e parte del cortile centrale e della crociera verso via Laghetto. Le Sale Capitolari, edificate nel 1637, vengono concepite come luogo silenzioso e tranquillo, posto verso la periferia della città, sede delle riunioni del consiglio di amministrazione detto ‘il Capitolo’, composto da 18 membri laici, investitori e al tempo stesso impegnati amministratori, e da una figura ecclesiastica e un nobile. Il Capitolo d’estate si presenta come ampio e fresco salone, la cui volta viene decorata nel 1638 dal Volpino con immagini ispirate dalle litanie lauretane, uno tra i primissimi esempi di affresco realizzato dopo il 1630, anno in cui Milano Da sinistra: Papa Pio II raffigurato all’atto di ratifica l’Ospedale Maggiore di cui è visibile la facciata filaretiana della crociera a sud; inginocchiati al suo cospetto il duca Francesco Sforza e la consorte Bianca Maria. Riproduzione seicentesca dell’originale del 1472; a fianco l’Atto fondativo dell’ospedale firmato da Francesco Sforza e decorato con stemmi araldici. Da sinistra: il Capitoletto o Capitolo d’inverno con la libreria in noce del 1767, costruita per contenere gli atti consiliari, e il bellissimo tavolo del 1780 su cui i membri del Capitolo si riunivano a deliberare. Una suggestiva fotografia del Capitolo d’estate, antecedente ai bombardamenti del ‘43, in cui sono visibili gli affreschi integri e la splendida scaffalatura lignea, sulla destra della sala la porta che conduce al Capitoletto. Visione posteriore dell’Ospedale antecedente alla copertura del Naviglio, ora via Francesco Sforza, avvenuta negli anni ‘30. Sullo sfondo si vede il ponte d’accesso al cortile centrale che si trovava di fronte a via San Barnaba, la struttura contenente le sale Capitolari e la lanterna della chiesetta dell’Annunciata. colpita da pestilenza perde molti artisti; del 1808 è invece la struttura lignea di 985 metri lineari che ospita l’Archivio Amministrativo voluto da Napoleone in seguito all’unificazione di tutte le istituzioni di pubblica assistenza. L’adiacente Capitolo d’inverno è una stanza di dimensioni più contenute, il cui lato lungo è posto a sud parallelamente a via Francesco Sforza. Essa ospita un maestoso tavolo ed una splendida struttura lignea in noce creata nel 1767 per contenere gli atti del Capitolo; il soffitto a volta non è mai stato decorato poiché una suggestiva atmosfera veniva creata dal baluginio delle acque del Naviglio che scorreva sotto le due finestre. La stanza attigua sin dal 1637 ospita lo studio dell’Archivista, sostituito oggi dalla figura del responsabile dei Beni Culturali. Pochissime istituzioni possono vantare una continuità simile nel conservare gli antichi documenti: il primo risale al 1067, molte le pergamene magistralmente miniate, qui conservate, compreso l’atto di Fondazione autografato dal duca A fianco: La grande tela del XVII sec. raffigurante scene di vita quotidiana all’interno del cortile centrale della Ca’ Granda. A destra: il ritratto del benefattore Giovanni Pietro Carcano, una delle 920 opere della Quadreria dei Benefattori dell’Ospedale Maggiore. Francesco Sforza, sino a giungere ai documenti cartacei attuali della Fondazione IRCSS. Sul pianerottolo delle scale verso gli uffici è esposto il quadro di fine Seicento raffigurante una scena di vita quotidiana all’interno del cortile centrale, tela molto dettagliata e curiosa attraverso cui comprendere quanto l’ospedale fosse un’entità autonoma e ben organizzata, in cui personalità laiche e religiose collaboravano per garantire assistenza gratuita a tutti gli indigenti della città. Spostandosi dall’atrio antistante il Capitolo d’estate, e percorrendo il corridoio verso gli uffici amministrativi, è possibile ammirare nelle teche parte dei 150 vasi di ceramica seicenteschi e settecenteschi della farmacia realizzati da maestri lodigiani, miracolosamente scampati ai bombardamenti della II Guerra Mondiale, e parte della collezione di strumenti medico-chirurgici provenienti dai padiglioni del Policlinico e da donazioni di privati. Su questi straordinari oggetti veglia lo sguardo di alcuni medici famosi: tra i diversi ritratti ricordiamo il dottor Forlanini, fratello del famoso aviatore innovatore della chirurgia polmonare, il dottor A. Bertarelli luminare della dermatologia e il dottor B. Rosso, reso immortale da E. Hemingwey nel romanzo ‘Addio alle armi’. Il corridoio con le teche dove è conservata parte dei vasi seicenteschi e settecenteschi e le collezioni di strumenti. Da quanto tempo è donatore di sangue? Sotto ‘esame’: promossa la qualità del servizio 1,4% 8,7% di Daniela Martinuzzi Nei mesi di aprile e maggio abbiamo distribuito a tutti i donatori di sangue, che sono venuti al nostro Centro, un questionario allo scopo di individuare la qualità percepita nel servizio di accoglienza, nell’assistenza durante il salasso e nel servizio ristoro. Il questionario si inserisce all’interno del percorso di miglioramento continuo del processo della donazione di sangue. Esso, accanto alla la formazione continua del personale e alla sensibilizzazione per il mantenimento e l’incremento delle donazioni, non può prescindere dalla valutazione del servizio offerto. Hanno risposto al questionario 1.080 donatori. Dall’analisi dei dati, come mostra la torta, emerge la fedeltà dei nostri donatori: il 37,6% dona presso la nostra Associazione da più di 10 anni e il 32,4% da 5 a 10 anni. Altro dato interessante, rispetto al livello di affezione dei nostri donatori, riguarda la modalità attraverso cui i donatori hanno conosciuto il nostro Centro: la maggior parte tramite amici (57.3%), parenti (20.8%) e promozione (9.7%). Tra i motivi per cui hanno scelto Donatori in fila per l’accettazione, prima della donazione. di rivolgersi a noi ci sono la qualità del servizio (30.6%), la location dell’Ospedale (21.4%) ed il supporto sanitario (20.6%). Per supporto sanitario s’intende l’insieme delle prestazioni di tipo preventivo (ad esempio programmi di prevenzione tipo il Cardiorisk, ricerca del sangue occulto, ecc.), di tipo diagnostico (es. ecografie) e attività legate ai bisogni specifici dei donatori (es. prenotazioni visite specialistiche). Giudicano 37,6% 32,4% 19,9% Quanto è soddisfatto della competenza del personale? 80,5% molto soddisfacenti la cortesia degli operatori (84.9%), la competenza del personale (80.5%), la chiarezza del linguaggio (74.3%), la riservatezza ed il rispetto della privacy (72%). Qualche elemento di criticità si segnala rispetto ad alcune caratteristiche fisiche e tecniche del Centro, tra cui le indicazioni per raggiungere il Padiglione ed il tempo d'attesa tra l’appuntamento e la donazione. In sintesi possiamo ritenerci soddisfatti dei risultati emersi, che confermano da un lato l’alto livello di responsabilità sociale dei donatori del nostro Centro trasfusionale dall’altro la nostra capacità di garantire un livello di organizzazione elevato. Restiamo a disposizione per ogni ulteriore suggerimento per migliorare il nostro servizio. È nostra intenzione utilizzare il questionario e altri strumenti di interazione con i donatori come occasioni per monitorare l’andamento e la qualità delle nostre attivi- Da meno di 1 anno Da 1 a 5 anni Da 5 a 10 anni Da più di 10 anni Non risponde 16,0% 3,3% 0,2% Molto Abbastanza Poco Non risponde Quanto è soddisfatto della cortesia degli operatori? 84,9% 12,0% 2,4% 0,7% Molto Abbastanza Poco Non risponde tà, in modo da essere vigili e attenti sulle criticità che i donatori vorranno segnalarci e valutare correttamente l'efficacia delle nostre azioni. Un sentito ringraziamento va alla signora Carla Ronzoni e la dottoressa Rosanna Torelli che hanno garantito il caricamento e l’analisi dei dati. La nostra campagna estiva 2009 di Giorgio Marmiroli L’attività estiva del Centro trasfusionale è stata molto proficua grazie alla mobilitazione di tutti i donatori. EMOCOMPONENTI TRASFUSI DAL 1 AL 31 AGOSTO EMAZIE N. PIASTRINE N. PLASMA N. FONDAZIONE POLICLINICO 1.408 178 177 La puntuale organizzazione (prenotazione alla donazione estiva, convo498 66 69 ALTRI OSPEDALI cazione, ecc.) e l’intensa campagna In questa tabella sono riportati i dati relativi alle unità trasfuse nel mese di agosto ai di comunicazione articolata in più pazienti ricoverati presso la Fondazione e presso gli ospedali milanesi convenzionati. modi: con l’aiuto di IgPDecaux sui EMOCOMPONENTI FONDAZIONE POLICLINICO mezzi pubblici, e con l’impegno dei MANGIAGALLI TRASFUSI NELLA nostri promoter e volontari nei centri MEDICINA CHIRURGIA FONDAZIONE commerciali e nelle piazze della 936 193 279 EMAZIE N. città, ha sortito un brillante risultato. 175 3 55 PIASTRINE N. A fronte degli appelli della stampa in luglio e agosto che rilevavano un PLASMA N. 114 63 19 forte calo delle donazioni, possiamo Questa tabella illustra le unità trasfuse all’interno della Fondazione, nei reparti di medicivantare un incremento di oltre il 4% na e chirurgia e nella Clinica Mangiagalli suddivise per emazie, piastrine e plasma. delle donazioni estive (giugno, luglio, agosto) rispetto all’anno precedente. Da segnalare che l’inventario di sangue a cavallo del Ferragosto contava ben 1.350 unità (normalmente si attesta sulle 700-800 unità) sufficienti a soddisfare le richieste nostre e degli ospedali convenzionati. Un grazie di cuore a tutti i donatori e a tutti coloro che hanno contribuito al successo della campagna. Alcune immagini della campagna estiva nelle piazze e in metropolitana. NOTIZIE BREVI 11 Susanna Esposito pediatra Specialista in Pediatria e in malattie infettive. Professore Associato di Pediatria generale e specialistica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano. Vice-direttore dell’Unità Operativa Complessa Pediatria 1 della Fondazione Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena’. fondazione informa Influenza: una, due o nessuna vaccinazione? intervista di Eloisa Consales Stiamo veramente per assistere ad una influenza di portata pandemica? Come stanno affrontando questa situazione le Istituzioni e cosa accade nel mondo? Chi sarà più colpito? E cosa fare con i nostri bambini? Ce ne parla la nostra esperta Susanna Esposito Professoressa siamo di fronte ad un vero e proprio rischio di pandemia? Da alcuni anni gli esperti epidemiologi, soprattutto sulla base della ciclica comparsa di epidemie influenzali sostenute da virus di derivazione animale, aveva- no previsto che in tempi brevi si sarebbe nuovamente manifestata una pandemia di influenza potenzialmente sovrapponibile a quelle occorse negli anni 1918-1919, 1957-1963 e 1968- 1970 coinvolgendo tutti i Paesi, in ogni continente. I principali cie umana in ogni luogo. In realtà, la tanto temuta pande- candidati alla determinazione della nuova pandemia sono stati alcuni virus aviari, particolarmente l’A/H5N1 capace di causare forme gravi nell’uomo sia pure in condizioni assolutamente particolari. Sul piano biologico si è temuto che questo o altri virus aviari fossero in grado di andare incontro a mutazioni o a ricombinazioni con altri virus influenzali sufficienti a consentire un loro più facile attecchimento e una diretta trasmissione da uomo a uomo, condizionando così la rapida diffusione del virus e il coinvolgimento di tutta la spe- mia influenzale da virus aviari non si è ancora verificata ma, al suo posto, si è sviluppata una nuova pandemia, dovuta a un virus proveniente dai maiali, il virus A/H1N1. I primi casi sono comparsi in Messico verso la metà di marzo e il controllo successivo della circolazione del virus ha dimostrato che questo si è immediatamente diffuso a tutte le Americhe, ovviamente coinvolgendo subito i Paesi, come gli USA e il Canada, che hanno ampie relazioni con il Messico. La rapidità della diffusione dell’infezione è bene dimostrata dai dati rilevati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che, a tutto il 27 luglio 2009 (a ... le domande dei donatori Quest’anno le influenze saranno due, quella stagionale e l’altra, la più temuta (a volte anche troppo), A/H1N1. Il dottor Maurizio Marconi risponde alle domande più frequenti sul rapporto influenza A/H1N1 e donazione di sangue. prioritariamente al personale sanitario, dedito all’assistenza dei malati, e ai soggetti a rischio di complicanze per patologie, per un totale di 8,6 > Che ripercussioni avrà l’influenza A/H1N1 sulla donazione di sangue? milioni di soggetti vaccinati entro la fine del 2009. Poiché i La nuova influenza A/H1N1) è una infezione virale acuta dell’apparato respiratorio con sintomi fondamentalmente simili a quelli classici dell’influenza. Come per l’influenza classica sono possibili complicazioni gravi, quali la polmonite. I primi casi della nuova influenza umana da virus A/H1N1 sono stati legati a contatti ravvicinati tra maiali e uomo; il nuovo virus A/H1N1, è infatti un virus di derivazione suina che si è ora adattato all’uomo ed è diventato trasmissibile da persona a persona. Ad oggi la nuova influenza, anche se particolarmente contagiosa, sembra causare, soprattutto in persone generalmente sane, una malattia leggera con sintomatologia simile a quella dell’influenza stagionale. > Si può trasmettere il virus attraverso il sangue donato? L’influenza da virus A/H1N1 si trasmette attraverso le goccioline di saliva e secrezioni respiratorie in maniera diretta (tosse, starnuti, colloquio a distanza molto ravvicinata), ma anche indirettamente (dispersione delle goccioline e secrezioni su oggetti e superfici). Non risulta che il virus sia trasmissibile con il sangue per cui nel nostro Centro utilizziamo le procedure igieniche che rispondono ai nostri criteri usuali di sicurezza. > In caso di influenza A/H1N1 dopo quanto tempo si può donare? Se il donatore contrae l’influenza si deve astenere dalla donazione per almeno 15 giorni dall’avvenuta guarigione. > Dopo la somministrazione del vaccino dopo quanto tempo è possibi- le donare? Se viene sottoposto a vaccino la sospensione sarà di 72 ore come per gli altri vaccini. distanza, cioè, di circa 4 mesi dall’inizio dell’epidemia) indicano che sono stati accertati oltre 134.000 casi, che tutti i Paesi del mondo sono stati interessati con la sola eccezione di alcuni stati del centro Africa e dell’Asia centrale. L’importanza della pandemia e delle sue possibili conseguenze è stata subito avvertita dalle autorità sanitarie di tutto il mondo che, oltre a suggerire misure per il contenimento della circolazione del virus e a impostare possibili trattamenti terapeutici con gli antivirali disponibili per i soggetti a maggior rischio, hanno immediatamente sollecitato l’industria a preparare uno specifico vaccino. In Italia, il Ministero del Lavoro, della Salute e della Politiche Sociali, nella riunione dell’unità di crisi presieduta dal Viceministro Fazio il 15 luglio scorso, ha redatto un documento che definisce la strategia preventiva nazionale in base al quale il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio prevede l’acquisto di strumenti di prevenzione (vaccini, antivirali e dispositivi di protezione disinfettanti) in conformità alla valutazione tecnica dei bisogni. La vaccinazione pandemica deve essere offerta bambini e i giovani sono maggiormente suscettibili di tale infezione, e quindi sono serbatoi di diffusione della stessa, si sta considerando di vaccinare dal gennaio 2010 anche tale fascia di popolazione, che va dai 2 ai 27 anni (15,4 milioni di soggetti). Questo tipo di atteggiamento appare, soprattutto per la fascia pediatrica, radicalmente diverso da quello che lo stesso Ministero ha fino ad oggi tenuto per l’influenza stagionale. Per quest’ultima, infatti, le raccomandazioni più recenti, quelle del 2008-2009, non prevedono la vaccinazione del bambino, tranne nei casi nei quali esista una sottostante patologia cronica grave che possa condizionare negativamente il decorso dell’influenza. Perché queste differenze? Una prima valutazione della gravità clinica della nuova influenza rispetto a quella stagionale sembrerebbe non giustificare completamente una logica comportamentale così diversa. La stragrande maggioranza dei casi di influenza suina da A/H1N1 ha, infatti, un decorso sostanzialmente benigno, con un quadro di banale forma respiratoria tendente a guarire spontaneamente nel giro di pochi giorni e non si differenzia, di fatto, da quanto si vede con l’influenza stagionale. D’altra parte, la relativa importanza clinica della nuova influenza pandemica è confermata dai dati relativi alla morta NOTIZIE BREVI 13 lità che, sui casi segnalati all’OMS, è intorno al 6 per mille, un valore pressoché identico a quello che si verifica ogni inverno per i casi di influenza stagionale. In realtà, anche a parità di gravità l’A/H1N1 può fare molti più danni dell’influenza che siamo abituati a fronteggiare ogni inverno perché il numero assoluto di soggetti che possono andare incontro alla malattia è innegabilmente più elevato. Contrariamente a quanto vale per l’influenza stagionale poi, per la quale esiste una fetta non trascurabile della popolazione che ha una protezione almeno parziale contro i virus circolanti, nel caso dell’influenza suina tutti i soggetti sono suscettibili, non essendovi stata in precedenza alcuna possibilità di acquisire una qualche forma di immunità per infezione da virus selvaggio e per esecuzione della vaccinazione. Ciò signifi- ca che, pur rimanendo invariato il tasso di ospedalizzazione e quello di mortalità, il numero assoluto di soggetti che saranno coinvolti risulterà inevitabilmente più alto con ovvie maggiori conseguenze sia sul piano medico che su quello socioeconomico. Giusto appare, quindi, operare molto attivamente per contenere gli effetti negativi della nuova pandemia, usando intelligentemente, come proposto, tutte le misure disponibili. Ma se l’influenza suina deve essere affrontata con una certa aggressività, una scelta opportuna deve prevedere anche per l’influenza stagionale, diversamente che in passato, una vaccinazione specifica per i bambini sani? Su questo punto si potrebbe discutere perché l’influenza sta14 NOTIZIE BREVI gionale del bambino è, probabilmente, di per sé sufficiente a giustificare qualche intervento, almeno in termini di prevenzione vaccinale. Dati raccolti un po’ dovunque hanno, infatti, dimostrato che l’influenza stagionale può essere potenzialmente pericolosa per i soggetti più piccoli per i quali può rappresentare una causa importante di ospedalizzazione, di incremento dell’uso di farmaci e, sia pure eccezionalmente, di morte. Inoltre, e questo è forse il dato più significativo, l’influenza del bambino causa importanti effetti indiretti perché viene facilmente trasmessa a coloro che vivono nello stesso ambiente, causando profondo disagio nella comunità e nella famiglia, per nuovi casi di malattia, aumento delle visite mediche e perdita di giorni di scuola e di lavoro. Non per nulla le autorità sanitarie degli USA dallo scorso anno hanno raccomandato una sistematica vaccinazione antinfluenzale per tutti i soggetti, anche sani, tra i 6 mesi e i 18 anni. Quest’anno, a rendere ancora più necessaria una diversa politica vaccinale anche per l’influenza stagionale concorrono due ulteriori fattori. Il primo è il fatto che quest’anno è previsto l’arrivo di un virus B diverso da quello circolante lo scorso anno per il quale, quindi, è possibile un impatto assai più elevato di quanto non avvenga normalmente. Il secondo è legato proprio alla concomitante circolazione del virus suino A/H1N1. Cosa può succedere se un bambino si infetta contemporaneamente con i due virus, il nuovo pandemico e quello stagionale? E, poi, che effetto può avere una infezione da virus stagionale in un bambino che ha superato da poco l’influenza suina? Si sa che le forme virali lasciano qualche traccia per alcune settimane rendendo meno valida la risposta immune ad infezioni successive. Non è possibile che l’influenza stagionale abbia in questo modo conseguenze anche più gravi di quelle note? Tutti questi dubbi sembrano indicare che una doppia vaccinazione sia la raccomandazione migliore e che, in questo modo, molti problemi possano essere affrontati con la sicurezza di un buon risultato. Ci si augura che, qualsiasi siano le raccomandazioni ministeriali, i pediatri di famiglia, che già da tempo hanno sposato la logica della vaccinazione dei loro assistiti, mantengano questo atteggiamento e che i nostri piccoli siano così protetti al meglio delle possibilità che la moderna scienza offre loro. ERRATA CORRIGE Sulla base degli ultimi sviluppi sulla vaccinazione anti HPV evidenziamo una correzione all’articolo “Anti papillomavirus... il vaccino che previene il tumore” pubblicato sullo scorso numero di Brevi A quale età bisogna fare la vaccinazione anti HPV? In Italia, dopo il parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità e la presa d’atto dell’AIFA, è stato registrato il vaccino quadrivalente per bambini e bambine dai 9 ai 15 anni e donne dai 16 ai 26 anni e quello bivalente per bambine e donne dai 10 ai 25 anni di età. Wilma Barcellini Quando senti che le forze ti abbandonano... L’anemia L’ mento del ferro (come nella celiachia), al ginecologo in caso di mestruazioni abbondanti o graviSpecialista in Immunologia e danze ravvicinate, fino all’ematoReumatologia. logo, che si occupa delle forme Dirigente Medico dovute ad una patologia primitiva della Fondazione del midollo emopoietico o specifiPoliclinico, Mangiagalli, e ca del globulo rosso. Alcune di responsabile queste ultime forme sono estreed è definita da dell’Unità Operativa mamente rare e richiedono quindi una riduzione Semplice di competenza specifica da parte di dei livelli di Fisiopatologia delle Anemie. Centri di riferimento. Viceversa le emoglobina rileSvolge attività assianemie più frequenti e di più facile vata all’esame stenziale, di diadiagnosi (carenza di ferro o altre emocromocitognosi e ricerca nell’ambito anemie e vitamine, malattie infiammatorie metrico. citopenie noncroniche e tumori) dovrebbero L’anemia può oncoematologiche. essere gestite dal medico di essere grave, Medicina Generale, anche in termoderata o lieve in relazione ai mini preventivi. A questo proposilivelli di emoglobina, mentre i sinto esistono alcuni esami ematotomi relativi (stanchezza, mancanchimici molto semplici ed eseguiza di respiro, facile affaticabilità) bili presso qualsiasi laboratorio sono più legati alla velocità di che permettono un corretto inquainsorgenza dell’anemia, essendo dramento diagnostico dell’anemia. più marcati nelle forme acute e Primo fra tutti l’emocromo, i cui meno evidenti nelle forme croniparametri possono essere molto che. Le cause di anemia sono informativi (ad esempio il volume molteplici, ed è quindi di fondadei globuli rossi, diminuito nella mentale importanza una corretta carenza di ferro e nell’anemia diagnosi, al fine di impostare una mediterranea, oppure aumentato terapia efficace. Individuare la nella carenza di vitamina B12 e causa dell’anemia può coinvolgeacido folico o in alcune patologie re quindi diversi specialisti, dal primitive del midollo quali le miegastroenterologo in caso di perdilodisplasie). Non meno importante ematiche nel tratto digerente te è il numero di reticolociti, che (gastrite, diverticoli, emorroidi, sono globuli rossi giovani, incomtumori, ecc.) o difetti dell’assorbipleti nella loro maturazione in quanto prodotti e dismessi dal Elettroforesi in gel di agarosio. midollo osseo in condizioni di ‘urgente necessità’: il loro aumento orienta verso un ‘superlavoro’ midollare (come nelle immunologa anemia è il problema più frequente per cui il paziente si rivolge allo specialista ematologo, anemie da perdita acuta o da rapida distruzione/emolisi dei globuli rossi). Viceversa una mancanza di reticolociti (cosiddetta reticolocitosi inadeguata all’anemia) suggerisce una patologia primitivamente midollare o una mancanza della ‘materia prima’ (vitamine e ferro) necessari al midollo per produrre i globuli rossi. Alcune delle possibili diagnosi accennate possono poi essere facilmente confermate da esami di base quali la determinazione dei livelli sierici di ferro, delle scorte marziali (ferritina), della vitamina B12 e dell’acido folico, nonché di marcatori di emolisi quali la lattato deidrogenasi, la bilirubina (che aumentano nelle forme emolitiche) e l’aptoglobina (che viceversa diminuisce). Tuttavia, le indagini di base, pur consentendo un orientamento diagnostico fondamentale, non sempre definiscono con certezza la diagnosi, che spesso richiede esami più specialistici. Nelle forme emolitiche può essere necessario ricercare la presenza di anticorpi diretti contro i globuli rossi (le cosiddette anemie emolitiche autoimmuni), oppure studiare le proteine della membrana del globulo rosso o l’apparato enzimatico in esso contenuto per individuare le rare forme congenite/ereditarie di difetto di questi componenti. Nell’anemia mediterranea è necessario studiare i diversi tipi di emoglobina mediante metodiche di elettroforesi in cromatografia ad alta pressione o mediante studi genetici. Infine, in tutti i casi dove si sospetta un problema primitivo del midollo osseo è necessario completare le indagini con l’analisi della ‘fabbrica’ di NOTIZIE BREVI 15 La biologia molecolare: ultimo sussidio nella diagnosi delle anemie rare La biologia molecolare è di fondamentale aiuto anche nel campo delle anemie rare, per il quale oggi esiste un crescente interesse delle istituzioni e della ricerca scientifica. Il gruppo del professor Alberto Zanella (direttore dell’Unità Operativa di Ematologia 2, della Fondazione Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano) in collaborazione con il Dipartimento di Chimica ‘Giulio Natta’ del Politecnico di Milano, ha studiato il proteoma del globulo rosso utilizzando ‘esche’ peptidiche random adese a microsfere ed ha identificato le alterazioni genetiche responsabili della anemia diseritropoietica congenita di tipo II (CDA II). Questa anemia rara, la cui frequenza è verosimilmente sottostimata per la difficoltà della diagnosi che richiede tecniche specialistiche eseguite solo in pochi Centri di Riferimento, è caratterizzata da inefficiente produzione di globuli rossi nel midollo osseo (eritropoiesi inefficace) e da anemia variabile da moderata a molto grave sino ad esitare in morte intrauterina. Questa scoperta è stata recentemente presentata fra i 5 migliori contributi scientifici al Presidential Symposium del congresso dell’Associazione Europea di Ematologia a Berlino nel giugno scorso, è oggetto di una pubblicazione scientifica sulla rivista Human Mutation, e ha ricevuto anche una discreta risonanza mediatica, in quanto la conoscenza del gene responsabile delle CDAII permetterà di migliorare la diagnosi e di meglio comprendere la patogenesi di questa rara malattia. tutti i componenti del sangue, il midollo, mediante mieloaspirato e biopsia osteo-midollare, indagini meno invasive di quanto comunemente ritenuto, eseguibili in Day Hospital con anestesia locale. Si definiscono in questo modo le forme di anemia aplastica (incapacità del midollo a produrre globuli rossi), diseritropoietica (malfunzionamento dei precursori degli eritrociti o globuli rossi), o tutte le altre patologie neoplastiche del midollo (leucemie, linfo- mi, mielomi, ecc). Va ricordato che in questi ultimi casi già l’analisi del semplice emocromo fornisce importanti elementi diagnostici, in quanto l’anemia si associa ad alterazioni anche dei globuli bianchi (leucociti) e delle piastrine. L’attuale ‘frontiera’ diagnostica è rappresentata, come ormai in molti campi scientifici, dalle indagini di biologia molecolare. Nelle talassemie (anemia mediterranea) lo studio a livello genetico delle alterazioni del DNA ha notevolmente migliorato la diagnosi dei casi difficili, consen- tendo la definizione precisa del difetto emoglobinico e una diagnosi precoce (counseling familiare). In conclusione l’anemia è spesso un sintomo relativamente facile da inquadrare e conseguentemente trattare, tuttavia non vanno dimenticate le forme rare, di difficile diagnosi o di particolare gravità che possono rappresentare un problema per il medico e per il paziente. Una dedica speciale Il cordone ombelicale salva il fratellino malato E ppure la gravidanza di Filippo era andata benissimo. Maria e Luca - i genitori di Filippo - non riuscivano ad accettare la diagnosi che sembrava aver segnato il destino del loro primo bambino. Un parto regolare, bene le prime settimane, ma poi i primi segni di una inspiegabile anemia avevano cominciato ad allarmare i giovani genitori. Anche il pediatra, dopo una prima visita di controllo che era sembrata rassicurante, aveva dovuto ricredersi e programmare alcuni esami del sangue. Il responso del laboratorio fu inequivocabile e drammatico: Talassemia maior. ‘Che cos’è?’ - chiesero allarmati i 16 NOTIZIE BREVI di Paolo Rebulla genitori convocati dal medico. “È una malattia genetica - rispose il medico - che compare quando un bambino ha la sfortuna di ereditare da entrambi i genitori un gene alterato implicato nella produzione dell’emoglobina, il pigmento rosso che trasporta l’ossigeno nei globuli rossi. Questi geni sono presenti in coppia: se ce n’è uno solo alterato, come nel caso di voi genitori, non succede pressochè nulla, semplicemente i globuli rossi sono un po’ più piccoli del normale. Se però entrambi sono alterati, ne consegue una grave anemia che richiede periodiche trasfusioni di sangue per tutta la vita”. Maria e Luca incrociarono lo sguardo cercando un reciproco sostegno di fronte a questa brutta notizia. Una serie di domande chiedeva immediata risposta: Ma… Filippo potrà vivere, correre, giocare, studiare come tutti gli altri bambini? Ogni quanto tempo dovremo portarlo in ospedale? Potrà in futuro farsi una famiglia ed avere dei figli? Perché questa ingiustizia? E poi: le trasfusioni saranno sicure? Un rapido sguardo a Filippo, che dormiva tranquillo. Nonostante la sofferenza, con un grande sforzo cercarono di ricacciare indietro ogni pensiero negativo e di recuperare un po’ di ottimismo da cui ripartire. “La trasfusione… certo, una tera- pia impegnativa, ma che tutto sommato potrebbe essere accettabile. E poi, la talassemia non è certo un tumore” - fu il primo commento di Maria. “In effetti - continuò il medico - la trasfusione periodica di globuli rossi è il cardine della terapia della talassemia. Il suo uso, oggi consolidato in protocolli assai efficaci, consente uno sviluppo pressochè normale del bambino, anche se richiede una terapia associata un po’ fastidiosa da fare tutti i giorni per rimuovere il ferro contenuto nei globuli rossi trasfusi, che altrimenti si accumula nell’organismo e, nel corso degli anni, può danneggiare organi importanti come il cuore, il fegato, il pancreas”. “Ma… - riprese Maria - durante la gravidanza ho letto parecchie notizie sulle cellule staminali e sulle loro straordinarie proprietà nella cura di gravi malattie. Possono essere usate anche per la talassemia?” “Questa è una strada percorribile, ma bisogna valutare bene i rischi e i benefici. - precisò il medico - Il trapianto di cellule staminali è un’opzione terapeutica reale anche nella talassemia, ma è assai importante disporre di un donatore sano compatibile, altri- menti il trapianto può trasformarsi in un vero e proprio disastro”. ‘Io potrei donare le cellule’ disse Luca con entusiasmo. “Attenzione - precisò il Arleen Auerbach a sinistra e Hal Broxmeyer a destra, nel corso medico - la del convegno di Mandelieu che ha celebrato il 20° anniversario del primo trapianto di sangue placentare. compatibilità deve essere Filippo hanno concordato con il totale, mentre fra genitori e figli medico di orientarsi verso il trasi limita al 50%, in quanto i figli pianto. Alla nascita di Marta e di ereditano metà patrimonio geneFederico hanno chiesto di contico da ognuno dei genitori. Il servare il sangue del cordone donatore ideale in questi casi è ombelicale nella speranza che un fratello o una sorella che entrambi non fossero affetti dalla abbiano gli stessi caratteri per talassemia e che almeno uno di un complesso di geni che goverloro fosse HLA identico con na la compatibilità dei trapianti, Filippo. Sia Marta che Federico denominato HLA. La probabilità sono risultati portatori sani del che due fratelli siano HLA identigene talassemico, ma non affetti ci è del 25%”. dalla talassemia maior e Marta è ‘Ma noi non abbiamo altri figli’ risultata HLA identica. commentò scoraggiata Maria. Filippo ha ricevuto tre anni fa il “Beh - concluse il medico - non è trapianto di cellule staminali del certo una decisione che possa o sangue del cordone ombelicale debba essere presa ora. La teradonato dalla sorellina ed è oggi pia trasfusionale funziona molto guarito dalla talassemia. bene per molti anni e il sangue I nomi della nostra storia sono che si trasfonde oggi è estremainventati ma il caso, analogo a mente sicuro. Inoltre, siete giovamolti altri, è reale. Sono infatti ni, potreste avere altri bambini, 373 le famiglie che finora in vedremo…” Lombardia hanno avuto un simile Luca e Maria hanno avuto altri colloquio con il medico e hanno due figli, Marta e Federico. Dopo chiesto alla Milano Cord Blood aver discusso con il medico l’anBank di poter conservare le celdamento della terapia praticata a Il trapianto di cellule staminali emopoietiche e le donazioni ‘dedicate’ Le cellule staminali emopoietiche producono per tutta la vita tutte le cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Obiettivo di questo tipo di trapianto è sostituire le cellule staminali emopoietiche alterate contenute nel midollo osseo di pazienti affetti da gravi malattie (ad esempio leucemia, linfoma, talassemia maior, immunodeficienza congenita), con cellule staminali emopoietiche normali. Per il trapianto, che avviene mediante l’infusione in vena delle cellule sane dopo aver distrutto il midollo osseo alterato del paziente, è necessario disporre di un donatore sano geneticamente identico o compatibile. La compatibilità migliore fra donatore e ricevente si ritrova fra gemelli e fratelli della stessa famiglia. Per chi non dispone di un donatore familiare compatibile possono essere utilizzate le cellule staminali dei donatori dei registri internazionali di donatori di midollo osseo o le cellule staminali del sangue placentare raccolto dal cordone ombelicale al momento del parto e donate a scopo solidaristico dai genitori di neonati sani. Le donazioni raccolte dal cordone ombelicale, che sono conservate allo stato congelato presso apposite banche, possono essere ‘dedicate’ ad uno specifico paziente, su esplicita richiesta della famiglia, quando nasce un bimbo sano in una famiglia nella quale vi è un fratellino malato che possa trarre vantaggio da un trapianto di sangue placentare. In questi casi infatti il sangue del fratellino sano ha un’elevata probabilità di essere geneticamente identico a quello del fratello malato e quindi di offrire un’ottima compatibilità. Arleen Auerbach durante la sua presentazione al convegno di Mandelieu. lule staminali del sangue del cordone ombelicale del figlio di cui erano in attesa per una donazione ‘dedicata’ ad un figlio malato (vedi box). Nella gran parte dei casi i bambini erano affetti da talassemia o leucemia. Queste 373 preziose donazioni ‘dedicate’, 17 delle quali sono state già trapiantate, si affiancano all’inventario ‘solidaristico’ della nostra banca, costituito da 7.500 donazioni effettuate da altrettante famiglie allietate dalla nascita di un bambino sano e non colpite dalla sfortuna che ha toccato la famiglia di Maria e di Luca. Le donazioni ‘solidaristiche’ della nostra banca - 400 delle quali sono già state utilizzate in tutto il mondo per trapianto fra il 1995 e il 2009 - sono offerte per le necessità terapeutiche di qualsiasi paziente affetto da una patologia trattabile con il trapianto di sangue del cordone ombelicale e fanno parte di una rete informativa mondiale che collega circa 200 centri trapianto, 100 banche del sangue del cordone ombelicale e 50 registri di donatori di midollo osseo. L’origine delle donazioni ‘dedicate’ Ma torniamo indietro di qualche anno per capire l’origine delle donazioni ‘dedicate’. L’ha raccontata nell’ottobre scorso Arleen Auerbach, direttore del Laboratorio di Genetica Umana ed Ematologia della Rockefeller University di New York, in occasione del 20° anniversario del primo trapianto di sangue placentare, celebrato con un convegno scientifico a Mandelieu (Francia) in ottobre 2008. al laboratorio diretto da Auerbach si era formata in quegli anni una associazione di genitori dei bambini affetti da anemia di Fanconi, che contribuiva a sostenere e promuovere le ricerche volte a identificare nuove terapie per i propri figli malati. Ne nacque un’idea assai controversa: il concepimento Negli anni ‘70 Arleen Auerbach studiava una grave malattia del sangue, dal nome apparentemente ‘benigno’ di anemia di Fanconi, che però, oltre a causare una grave anemia predispone l’organismo allo sviluppo della leucemia. Negli stessi anni Hal Broxmeyer, studiando le cellule staminali del sangue, scoprì che il sangue del cordone ombelicale è ricco di tali cellule ed avanzò l’ipotesi che il sangue del cordone ombelicale potesse essere utilizzato per il trapianto. In quegli anni, caratterizzati dalla realizzarono 81 gravidanze, con 15 embrioni affetti e 66 normali, fra i quali 13 HLA identici al fratellino malato. Il primo trapianto, coronato da successo, ‘Guerra Fredda’ fra Stati Uniti e Unione Sovietica, era viva fra i cittadini americani la preoccupazione di essere colpiti da un attacco nucleare. Come la devastante esperienza di Hiroshima e Nagasaki ha drammaticamente insegnato, l’irraggiamento di una esplosione atomica, oltre a causare la morte immediata di gran parte delle persone colpite, produce spesso nei sopravvissuti danni devastanti al midollo osseo, cioè alla ‘fabbrica’ delle cellule del sangue. Ne derivò un’ipotesi di dotare tutti i cittadini di una ‘scorta’ di cellule staminali del sangue raccolte alla nascita dal cordone ombelicale. Tuttavia, prima di sviluppare un programma così complesso e costoso, era necessario provare il successo di questo tipo di trapianto. L’opportunità di ottenere questa prova derivò dall’incrocio delle ricerche di Auerbach e Broxmeyer, in particolare dalla messa a punto da parte di Auerbach di un test di laboratorio per eseguire la diagnosi prenatale dell’anemia di Fanconi. Intorno 18 NOTIZIE BREVI deliberato di un figlio sano donatore di cellule staminali per il figlio malato. Fra il 1985 e il 2002 si venne eseguito a Parigi da Eliane Gluckman nel 1988. Nei 20 anni successivi oltre 10.000 trapianti da donatore familiare e non familiare sono stati eseguiti in tutto il mondo, contribuendo in tal modo ad aumentare la probabilità di poter effettuare oggi un trapianto anche per i pazienti che non trovano un donatore compatibile nei registri dei donatori di midollo osseo. Certo, le problematiche etiche sono ancora aperte: è giusto ‘programmare’ una gravidanza ‘solo’ per curare un figlio? Arleen Auerbach, nella sua pre- sentazione di Mandelieu ha ricordato tre punti: 1. il fattore chiave per determinare l’eticità di programmare il concepimento è rappresentato dalla volontà dei genitori di accogliere, accudire ed amare il secondo figlio; 2. nel 2000 la sopravvivenza di un malato di anemia di Fanconi trapiantato con un donatore familare o non familiare era rispettivamente del 90% e del 28%; 3. Lea Ann Curry, che programmando tre gravidanze è riuscita a realizzare per la figlia Natalie l’opportunità del trapianto, così rispondeva - mostran- do la foto di Natalie e delle sue due sorelline sane a chi affermava che fosse sbagliato produrre una vita per salvarne un’altra: ‘Che autorità avete per giudicare?’ Il dibattito è ancora aperto. ADISCOteca Il concerto rock 2009 a favore di ADISCO e della Milano Cord Blood Bank di Paolo Rebulla e Francesco Zanuso Certo, le Rickenbacker di John Lennon e George Harrison non c’erano, e nemmeno la batteria di Ringo Starr, esposte in altri Rock Café. Ma i musicisti c’erano proprio tutti l’8 giugno all’Apollo Caribe di via Procaccini - da Elvis ‘The Pelvis’ con ‘Blue suede shoes’, a Eric Clapton con ‘Before you accuse me’, ai Beatles con ‘Hey Jude', ai Rolling Stones con ‘Satisfaction’, ai Creedence Clearwater Revival con ‘Proud Mary’, a Bob Dylan con ‘Don’t think twice, it’s all right’, a Jimi Hendrix con ‘Hey Joe’ e a molti altri - per celebrare con le loro canzoni lo strumento maggiormente legato alla storia del rock: la chitarra. Acustica, come quella che usava negli anni Trenta sul delta del Mississippi Robert Johnson, uno dei padri fondatori del blues, per accompagnare ‘Rambling on my mind’; o semiacustica, molto amata dai jazzisti; elettrica ‘solid body’ come le mitiche Telecaster e Stratocaster costruite da Leo Fender o la Les Paul con i pickup ‘humbacker’ e la ‘Diavoletto’ della Gibson; a sei corde, di nylon o di metallo, lisce o rugose, suonata con le unghie o con il plettro e amplificata, ovviamente meglio se con un ‘valvolare’, in presenza di numerosissimi effetti, primo fra tutti il ‘distorsore’, capace di farla ‘cantare’ come uno strumento a fiato; infine, nella versione a 12 corde, assai ricca di armonici e molto popolare nel periodo di maggior splendore della ‘folk music’. È stata lei - la chitarra - la regina dello spettacolo-concerto multimediale ‘COVER ME’ scritto da Fabio Albertani e Andrea Lavezzoli e condotto con eleganza da Jocelyn, cui hanno partecipato oltre 300 amici di ADISCO, che con il loro contributo alla serata hanno permesso di raccogliere i fondi necessari per una borsa di studio di un giovane ricercatore della Milano Cord Blood Bank del Policlinico. Quattro band milanesi - i Rokkodrilli, i Dock’s Docs, the Steam Train Band e i Sounds of Seattle - hanno eseguito oltre 20 cover di canzoni di successo ‘planetario’ che hanno caratterizzato le principali tappe della storia del rock, mentre sullo schermo scorrevano immagini dell’epoca guidate dalla voce narrante di Karin Nimatallah. Abbiamo così rivisto qualche spezzone di Elvis sotto le armi, un giovane Bob Dylan che canta in una delle prime formazioni ‘elettriche’ al festival di Newport, l’isteria delle giovanissime fans al concerto dei Beatles al Vigorelli di Milano, le folate di vento che hanno caratterizzato l’esecuzione di Get Back sul tetto del palazzo gli Apple Studios di Saville Row a Londra, scene da Woodstock, l’energia esplosiva di Eric Clapton - nonostante il soprannome di ‘slow hand’ - in ‘Cocaine’ e molti altri filmati. Il concerto, curato per molti aspetti organizzativi da Stefania Montani e sponsorizzato dalla Fondazione CARIPLO e dal Comune di Milano, ha rappresentato per molti dei presenti un’opportunità di rivivere un periodo storico caratterizzato non tanto e non solo da significativi momenti di trasgressione e rottura con il passato ma anche e soprattuto da grande innovazione, dirompente energia e incontenibile creatività. La serata si è conclusa con una graditissima sorpresa: l’arrivo di Shel Shapiro, mitico leader dei Rokes negli anni ‘60, che ha cantato alcuni dei suoi grandi successi. Ovviamente, l’ultimo pezzo è stato ‘C’è una strana espressione nei tuoi occhi’, cantato da Shel con quel simpaticissimo accento inglese che non ha perso dopo oltre 30 anni di vita in Italia e che lo ha reso popolare fra i suoi fans nostrani. È a questo punto che, dopo un paio d’ore di ballo a tutto volume, ha fatto capolino un po’ di nostalgia fra coloro dei presenti - ed eravamo in molti, compresi i sottoscritti - che hanno vissuto in diretta molti degli eventi riproposti nel corso della serata. Mentre le band riponevano le chitarre, tutti i partecipanti hanno avuto accesso ad un graditissimo spuntino di mezzanotte a base di pane, salame, grana e vino doc offerto da un generoso sostenitore di ADISCO. Ci siamo dati appuntamento a giugno dell’anno prossimo, con l’obiettivo di poter sostenere tramite ADISCO un altro giovane ricercatore. Alcuni momenti della serata. A sinistra ‘The Steam Train Band’. NOTIZIE BREVI 19 Faustina Lalatta fondazione informa Un caso ‘familiare’ In queste pagine il racconto del caso clinico di un bambino con labbro leporino (LPS). A raccontare la storia e l’importante lavoro di équipe ospedaliera la dottoressa Faustina Lalatta responsabile dell’Unità Operativa di Genetica Medica della Mangiagalli genetista Specialista in Pediatria e in Genetica Medica. Responsabile dell’Unità Operativa di Genetica Medica nel Dipartimento dell’Area Salute della Donna, del Bambino e del Neonato della Fondazione Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano. Dal 2002 professore presso la Scuola di Specializzazione di Genetica Medica. Dal 2003 referente aziendale per le Malattie Rare. Ho conosciuto Anna Maria ed Alberto due anni fa, presso il Centro di Diagnosi Prenatale della Clinica Mangiagalli. Ero stata chiamata dalla ginecologa, subito dopo l’esame ecografico, per rispondere alle loro domande alla fine del colloquio con il quale intendeva spiegare il risultato dell’ecografia sul loro primo bambi- no. Si trattava della loro prima gravidanza e il controllo ecografico era quello previsto nel calendario usuale, alla 20^ settimana di gestazione. L’ecografia era durata più del solito e, già durante l’esame, la ginecologa aveva avvisato la donna che avrebbe dovuto parlare con lei ed il marito che l’accompagnava, per alcune spiegazioni, se possibile anche insieme al medico genetista del Centro. Ci siamo seduti nella stanza dedicata alle consulenze, noi due da un lato e la coppia dall’altro lato del tavolo. Tra di noi l’ecografia con le foto del bambino, allineate con ordine. Come mia abitudine mi sono presentata ed ho osservato i due giovani, futuri genitori. Ho immediatamente notato che Anna Maria era molto tesa e preoccupata, non riusciva a guardare in un punto preciso, teneva 20 NOTIZIE BREVI “ È iniziato così il percorso intenso e faticoso dei genitori: comprendere le informazioni, immaginare la realtà del bambino, accogliere una diversità fin troppo nota stretta la cartellina che conteneva gli esami della gravidanza. Stava seduta in avanti, non sapeva che posizione assumere. Alberto la guardava con preoccupazione e, mi sembra, con un certo timore. Osservando meglio il viso di Alberto, ho notato la cicatrice del suo labbro e la leggera irregolarità del profilo del naso. “È nato con una malformazione del labbro e del palato”, mi sono detta, registrando questa piccola diversità. La ginecologa intanto stava cominciando ad illustrare ciò che aveva visto mediante l’ecografia : “ho guardato tutto il bambino” diceva, “è un maschio, sta crescendo bene, si muove, il cuore è regolare… però, ho notato qualcosa che non mi convince... penso che il bambino abbia un’anomalia del labbro e, “ forse del palato… non sono assolutamente certa... dovrei ripetere l’esame con l’apparecchio più potente... vorrei anche chiedere il parere del mio collega più esperto...” Nel momento in cui le parole ‘anomalia, labbro, palato’ sono state pronunciate Alberto ed Anna Maria si sono guardati di scatto, le loro mani si sono cercate : “non è possibile, nessuno ci aveva avvisato, anzi sapevamo che il labbro leporino non è ereditario... cosa abbiamo fatto di sbagliato... ma siete sicuri?” È iniziato così il percorso intenso e faticoso della coppia: comprendere le informazioni, immaginare la realtà del bambino, accogliere una diversità fin troppo nota, ipotizzare il decorso chirurgico, i problemi, i risultati degli interventi. La dottoressa Lalatta con la sua équipe. Già dal primo colloquio sono stati predisposti i diversi momenti:colloquio del genetista, colloquio con l’ostetrico, colloquio con lo psicologo, colloquio con il neonatologo ed il chirurgo pediatrico. Anna Maria ed Alberto sono tornati a casa con un calendario di appuntamenti e di controlli. La loro testa scoppiava : quante informazioni, quante parole difficili, quanta paura. Ma sarà vero? Come è possibile? Ho incontrato i genitori dopo due settimane presso l’ambulatorio ostetrico, dopo la seconda ecografia che ha confermato la presenza della malformazione. Lo shock era stato in parte superato. Parlavano del bambino e spiegavano che l’avrebbero chiamato Giovanni, come avevano sempre pensato. Avevano deciso di farsi seguire in Mangiagalli, dove 32 anni fa era nato anche Lo schema del colloquio > Colloquio con il genetista Perché è successo? La presenza dell’anomalia del padre ha un significato? Ci sono esami da fare su di noi? Era evitabile? > Colloquio con l’ostetrica Il bambino sta bene? Che controlli dovranno essere eseguiti in gravidanza? Potrò partorire come le altre mamme? > Colloquio con lo psicologo Come possiamo accettare questa realtà non voluta? Come possiamo superare il senso di colpa e di vergogna? Come potremo adattarci a ciò che si prospetta? > Colloquio con il neonatologo ed il chirurgo pediatra Cosa accadrà al bambino appena nato? Potrò allattarlo? Potrà essere operato subito? Con quali risultati? È vero che oggi gli interventi sono molto migliori che in passato? Il bambino soffrirà? Cosa è la Labio-palato-schisi (LPS) La labiopalatoschisi è una malformazione congenita che si manifesta in circa 1 neonato su 1.500. Può presentarsi isolata (80% dei casi) oppure associata ad altre anomalie in quadri sindromici (20% dei casi). È causata dall’arresto dello sviluppo delle strutture ossee, muscolari e cutanee del volto fetale tra la 5^ e la 6^ settimana di gestazione. A seconda della precocità del danno embrionario ha gravità diversa: bilaterale completa oppure monolaterale con schisi del solo labbro. Lo studio dei modelli animali ha rivelato il ruolo di numerosi geni dello sviluppo che, quando mutati, favoriscono la malformazione. Altri fattori favorenti sono: malattie materne croniche, carenza di acido folico e, naturalmente una familiarità positiva. Attualmente, nei centri di riferimento, la correzione chirurgica e l’integrazione delle diverse specialità (ortodontista, logopedista) garantiscono un risultato ottimo. Alberto. Alberto ha deciso di tornare dal chirurgo che l’aveva operato, ha parlato di lui bambino, dei suoi ricordi, dei giorni in ospedale a 6 e a 10 anni. Tanti ricordi sepolti sono tornati in superficie, un universo di pensieri che sembrava disperso è tornato alla mente. Quali erano stati i momenti più difficili? La scuola elementare? Il gruppo di amici? La decisione, ogni volta che c’era un’occasione di partecipare ad attività, se aderire meno? Oppure la preoccupazione sul volto di sua madre, ogni volta che si andava in ospedale? Ora ci sarà il bambino. Quel bambino che immaginava senza problemi, bello da guardare e da abbracciare... un bambino che, invece, come lui dovrà conquistare lo sguardo del mondo con fatica. Solo chi ha provato può capire, secondo lui. È fin troppo esperto, purtroppo. Anna Maria era più tranquilla: ora sapeva che aveva sempre considerato la cicatrice di Alberto un dettaglio insignificante, parte di lui e ‘speciale’ per tutto quello che aveva rappresentato per lui da ragazzo. Ora ci sarà il bambino, loro figlio, tanto desiderato e tanto immaginato. Un bambino come suo padre, diverso dagli altri bambini. Al termine di settimane, che sembravano infinite, è nato Giovanni. Pieno di energia, ha gridato, strillato, attirato tutti gli sguardi su di sé. Anna Maria ed Alberto hanno preferito averlo con sé in camera, lontano dagli altri. Hanno avuto bisogno di un po’ di tempo. Hanno accarezzano il viso, toccato timidamente ‘la ferita’. Durante il ricovero ci sono state diverse occasioni di incontro e di dialogo. Ci siamo salutati il giorno della dimissione. Il bambino tra loro, bisognoso di cure. I suoi genitori vicini a lui, all’inizio di un nuovo, familiare percorso. Già dai primi giorni non si sono sentiti soli: da un lato l’équipe medica con i consigli e le prescrizioni da seguire, dall’altro un gruppo di genitori, riunito in Associazione pronti a rendere tangibile la realtà futura: consigli, suggerimenti, condivisione e soprattutto esperienza vissuta, un aiuto inestimabile. I tempi dell’intervento chirurgico sono giunti rapidamente, molto prima di quanto sembrasse all’inizio. Un impegno e un coinvolgimento totale, caratterizzato però dalla positività e dalla fiducia costruita attraverso la rete assistenziale e di sostegno. A distanza di due anni abbiamo deciso di ritrovarci, di raccogliere la loro testimonianza, il loro percorso. Un esempio rassicurante di vita familiare. NOTIZIE BREVI 21 Una immagine della città di Ghent. trapianti news Il trapianto split liver di Elena Benazzi Nei giorni 29 e 30 giugno 2009 si è tenuto a Ghent il “Terzo Simposio Internazionale e corso sul Trapianto Split Liver e sulla Sindrome Small for Size (SFSS)” Coinvolti i maggiori esperti internazionali in questo tipo di trapianto A questo convegno, tra le varie relazioni scientifiche, è stata prevista anche una relazione intitolata: ‘The NITp program for split liver Transplantation’, affidata a Tullia De Feo, rappresentante del Centro Interregionale di Riferimento (CIR). La comunità scientifica ha mostrato grande interesse per il numero elevatissimo dei trapianti split eseguiti nel NITp: gli attuali risultati di sopravvivenza di organo e paziente, sovrapponibili a quelli del trapianto con fegato intero, sono possibili solo attraverso un sistema organizzativo molto efficiente. La relazione ha preso le mosse dalle varie tappe evolutive del protocollo scientifico e organizzativo prodotto dai Centri Trapianto NITp, attraverso il Gruppo di Lavoro, insieme al CIR. È stato poi presentato l’algoritmo di assegnazione del fegato split e il relativo meccanismo di bilancio per gli emifegati scambiati. Nella presentazione sono stati messi in evidenza i punti ‘cruciali’ su cui il programma di split liver si è sviluppato, ossia: il consenso su differenti aspetti (tecnici, le finalità, la necessità di cooperazione); la capacità di cooperare favorendo l’affidabilità reciproca; l’incentivazione dei Centri a partecipare al programma; la fiducia dei Centri nel ruolo organizzativo e di garante del sistema del centro di riferimento. Fondamentale è stato il ruolo dei chi- rurghi del fegato, ma anche quello dei chirurghi degli altri organi, dei coordinatori locali, del personale degli ospedali di prelievo che, a fronte di lunghe attese e di maggior complessità organiz22 NOTIZIE BREVI zative, hanno favorito un miglior uso della risorsa fegato. Tutto questo ha permesso di azzerare la mortalità della lista pediatrica, ridurre la lista pediatrica a poche decine di pazienti in Italia senza penalizzare i riceventi adulti, aumentare il numero totale dei trapianti di fegato. La disponibilità di emifegati ha anche consentito di trapiantare nel NITp riceventi pediatrici inviati da centri stranieri. Lo split potrebbe diventare una nuova opportunità per i riceventi adulti dando un maggior impulso al programma split adulto/adulto e il NITp sta cercando di prendere questa direzione. L’apprezzamento e l’ammirazione per il programma NITp sono state unanimi non solo per i risultati ma per la capacità di aver intuito e gestito due problematiche, emerse nel corso di tutte le relazioni precedenti, ritenute indispensabili per un programma split liver: rendere obbligatorio lo split liver dei fegati considerati idonei e incentivare i Centri trapianto. Il programma NITp è stato considerato un modello da esportare e questo è un grosso riconoscimento per l’impegno che quotidianamente tutti gli operatori NITp mettono nel proprio lavoro. La sintesi di tutto ciò è racchiusa nello stralcio di una mail ricevuta oggi da parte di un chirurgo trapiantatore: “...grazie per aver dimostrato agli altri cosa gli Italiani (se organizzati) sono in grado di fare”. Una cartolina da Ulm EFI Notizie dall’incontro dell’ s) n of Immunogetsic s (European Federatio Aria de jandro Espada di Anna Maria Mosca e Ale La conferenza annuale dell’EFI si è tenuta dal 9 al 12 maggio a Ulm, città della Germania rinomata per la cattedrale con la guglia più alta del mondo e per essere la città natale di Albert Einstein. Qui sono convenuti da tutto il mondo poco meno di un migliaio di ricercatori e esperti in immunologia ed immunogenetica, per fare il punto sui più recenti progressi nel campo dei trapianti d’organo e di cellule staminali, dell’autoimmunità, delle allergie e della terapia cellulare e genica. I quattro giorni di lavoro hanno previsto in parallelo sessioni scientifiche specifiche, sessioni educazionali, plenarie e speciali con interessanti dibattiti tra gli oratori più esperti. Nella sessione di apertura è stato presentato e premiato un interessante lavoro di un ricercatore italiano, dottor Luca Vago dell’Ospedale San Raffaele di Milano, intitolato ‘Genomic loss of mismatched HLA in leukemia is major mechanism of vivo escape from T cell immunosorveillance following haploidentical hematopoietic stem cell transplantation’ (La perdita a livello genomico di un mismatch HLA è il principale meccanismo per sfuggire alla immunosorveglianza delle cellule T nel trapianto di cellule staminali ematopoietiche in pazienti leucemici). L’HLA, come più volte ricordato, è un complesso di geni che governa la compatibilità degli organi nel NOTIZIE BREVI 23 Due immagini della splendida città di Ulm. trapianto e malattie (ad esempio emocromatosi, artrite reumatoide, celiachia). Questo premio, dedicato alla memoria di Giulia Bodmer, eminente personalità dell’immunogenetica, viene ogni anno assegnato a un giovane ricercatore che abbia presentato il miglior abstract nel campo dell’immunogenetica. Numerose sono state le relazioni interessanti dal punto di vista scientifico. Alcune di esse hanno fornito spunti di riflessione per migliorare l’attività del nostro laboratorio. In parti- colare, sono stati molto discussi i pro e i contro della possibilità di eseguire il cosiddetto test di compatibilità (cross-match virtuale). Esso permetterebbe di non effettuare il test di compatibilità pre-trapianto di organi nei pazienti non immunizzati, basandosi sui risultati della ricerca di anticorpi pre-trapianto eseguita con i metodi più sensibili attualmente a disposizione nei laboratori. Ciò aiuterebbe a ridurre drasticamente i 24 NOTIZIE BREVI tempi di gestione dell’assegnazione degli organi, non essendo più necessario il test del crossmatch con conseguente riduzione dei tempi di ischemia dell’organo. Naturalmente ci deve essere la certezza che il candidato al trapianto non abbia ricevuto stimoli immunologici nel periodo precedente al trapianto e successivo alla ricerca di anticorpi. Tra le varie sessioni educazionali particolarmente interessante e di grande attualità quella riguardante ‘Methods and concepts in population genetics’. In questa sessione sono stati presentati diversi modelli di studio della genetica delle popolazioni e anche della possibile correlazione tra la tipizzazione HLA. Lo studio, coordinato da Alicia Sanchez-Masaz dell’Università di Ginevra, vede la partecipazione anche del nostro laboratorio. Un altro aspetto trattato in numerose relazioni riguarda l’importanza degli anticorpi antiMICA (molecole presenti sulle cellule dei vasi nell’uomo) nel trapianto di rene. La comparsa di tali anticorpi nel post-trapianto sembra correlare con il rigetto acuto e cronico dell’organo. Infine, grande rilevanza è stata data al ruolo delle molecole KIR (recettori importanti nei meccanismi della risposta immunologica) nei diversi tipi di trapianto. L’attività di queste giornate è stata particolarmente intensa; anche durante le pause le diverse aziende presenti negli stand hanno presentato le loro novità nel campo della tipizzazione tissutale e dell’identificazione degli anticorpi. La direzione comune verso cui si sta muovendo la maggior parte delle aziende è quella di automatizzare le metodiche in modo da standardizzare i processi e minimizzare l’errore umano. alimentazione e benessere Come alimentarsi durante l’allattamento di Emanuela Orsi e Francesca Albani Durante l’allattamento una bilanciata e corretta alimentazione è fondamentale sia come garanzia di una composizione ottimale del latte sia per soddisfare l’aumentato fabbisogno nutrizionale della neo-mamma. In questo periodo particolare della vita è consigliabile di variare il più possibile l’introduzione degli alimenti al fine di assumere tutti i principi nutritivi necessari. ridurre la produzione giornaliera di latte. Bisogna comunque considerare che tale dato è influenzato dall’andamento dietetico (se la neomamma presenta una condizione di sovrappeso/ obesità o di sottopeso) e psicofisico della gravidanza. Per questo motivo è opportuno rivolgersi al proprio centro di assistenza per ricevere indicazioni alimentari personalizzate. Una dieta equilibrata L’aumentato fabbisogno nutrizionale della neomamma Il fabbisogno energetico della mamma dovrà tener conto, oltre che della sua costituzione fisica, dell’attività svolta e della quantità di latte prodotto. Ciò significa che una donna normopeso dovrebbe sommare al suo fabbisogno calorico giornaliero circa 500 kcal. Se si eccede questo apporto calorico la conseguenza è un aumento del peso (difficile poi da smaltire), mentre un apporto calorico inferiore può A maggior ragione se non sia stata adeguata durante la gravidanza, l’alimentazione della nutrice deve essere rivalutata sia sotto l’aspetto quantitativo che qualitativo. Non occorre semplicemente chiedersi quanto mangiare ma come farlo e cosa includere nella propria dieta per guadagnare in benessere. Alimenti freschi dunque, ma anche surgelati, preparati con metodi di cottura semplici (al vapore, al forno o al cartoccio), evitando quelli meno salutari come intingoli e fritture. Le raccomandazioni dietetiche per la donna che allatta al seno riguardano sia la quantità di calorie da assumere sia la qualità degli alimenti. La dieta dovrà comprendere tutti i principi nutritivi di cui l’organismo ha bisogno, suddivisi nei vari pasti. La componente proteica influenza la quantità di latte prodotto. Il fabbisogno delle proteine è aumentato; le proteine dovranno essere presenti in una quantità di circa 17 g maggiore a quelle assunte da una donna che non allatta. Pesce, uova e carne contribuiranno a coprire il fabbisogno di acidi grassi ed amminoacidi essenziali, ferro e minerali e vitamine. Gli zuccheri semplici vanno controllati; essi infatti incrementano notevolmente l’apporto calorico senza influenzare la qualità né la quantità di latte prodotto. In particolare i dolciumi devono essere assunti con moderazione. NOTIZIE BREVI 25 L’assunzione di carboidrati complessi (pane, riso, pasta) invece è consigliata quotidianamente. La componente lipidica del latte è notevolmente influenzata dall’alimentazione materna. Viene ra, possono subire notevoli perdite del loro patrimonio nutritivo se non vengono consumati freschi. infatti consigliata l’assunzione di acidi grassi essenziali (il ter- Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il necessario apporto di liquidi, molto importante per la regolazione dell’equilibrio idro-salino e per l’eliminazione delle scorie azotate. L’acqua costituisce più del 75% in peso dell’intero organismo ed è presente nel latte in una percentuale che si aggira intorno all’80%. Per questo motivo durante l’al- mine si riferisce ad elementi che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare) in particolare gli oli vegetali (oliva, mais, girasole). Anche il pesce rappresenta un ottimo alimento perché in grado di fornire una buona integrazione di acidi grassi Omega 3. Frutta e verdura costituiscono una buona fonte di vitamine, essenziali per la loro funzione primaria in numerosi processi metabolici ed energetici. Il loro consumo dovrà pertanto essere quotidiano (almeno 2-3 porzioni). È importante variare la qualità assunta per garantire un’assunzione ottimale di tutte le vitamine. Occorre tener presente però che tutti i cibi ricchi di vitamine, come frutta e verdu- Una raccomandazione particolare, dunque, è quella di consumare frutta e verdure fresche. lattamento si consiglia di assumere almeno due litri di acqua al giorno, generalmente a basso residuo fisso (oligominerale), alternandola con una a media mineralizzazione, preferibilmente calcica e comunque con una concentrazione di nitrati inferiore ai 10 mg/litro. La raccomandazione di ricorrere ad un’acqua calcica trova spiegazione nell’aumentato fabbiso- gno di calcio che caratterizza l’intero periodo di allattamento (circa 1200 mg/die). Tale esigenza nutrizionale può comunque essere soddisfatta integrando la dieta con latte, yogurt o formaggi, alimenti notoriamente ricchi di questo minerale. Valgono gli accorgimenti della gravidanza? Sicuramente occorre tener presente che alcune categorie di alimenti possono causare un incremento ponderale pur non fornendo i giusti nutrienti. Ne sono un esempio gli zuccheri semplici in generale, ossia quelli contenuti nelle bevande, nei dolciumi in genere o nei succhi che saranno da tenere sotto controllo perché non apportano dal punto di vista qualitativo nutrienti importanti. Una maggiore tolleranza invece sui cibi crudi e gli affettati in genere, vietati durante la gravidanza, che ora potranno essere consumati con una maggiore frequenza. Cosa evitare cosa ridurre Nonostante la soggettività di tale aspetto, molti neonati sembrano non apprezzare il latte aromatizzato da sapori troppo forti. In cucina è bene limitare l’uso di spezie ed aromi vari, quali curry e peperoncino. Gli alimenti sottocitati, sebbene siano accettabili dal punto di vista nutrizionale, potrebbero alterare il sapore del latte: cavoli, cavolfiori, cardi, broccoli, asparagi, cicoria, verza, radicchio, rape, porro, carciofi, erba cipollina, cipolla e aglio crudi. Tra i formaggi ricordiamo camembert, gorgonzola, pecorino, provola affumicata e roquefort. La carne conservata è spesso ricca di nitrati e talvolta anche di nitriti, sostanze potenzialmente pericolose per la madre ed il neonato; per questo motivo è bene consumarla con moderazione. Attenzione pertanto a selvaggina, cacciagione, carni conservate, insaccati, wurstel, zampone, cotenna, bovino con gelatina in scatola. Agrumi, frutta secca ed in particolare arachidi, dadi per brodo, frutti di bosco, pomodori, latticini, crostacei, molluschi e cioccolato devono essere consumati con moderazione, in quanto alimenti a possibile effetto allergizzante. Soprattutto se esiste una predisposizione familiare al problema, è buona regola osservare le reazioni del piccolo. È d’obbligo un immediato consulto con il pediatra qualora compaiono sintomi come gonfiore intestinale, diarrea ed eruzioni cutanee. È fondamentale moderare il consumo di caffeina (al massimo tre tazzine al giorno) e alcolici (al massimo un bicchiere di vino a fine pasto, assolutamente vietati i superalcolici). Se il piccolo soffre di coliche, è buona regola evitare il consumo di cibi o bevande che favoriscono la formazione di gas nell’intestino, come fagioli, frullati, lieviti e latticini. La cottura al cartoccio: facile e sana La cottura al ‘cartoccio’ è più rapida degli altri metodi di cottura e consente di salvaguardare aromi e sapori, oltre a risultare particolarmente ‘spettacolare’ al momento di servire l’alimento a tavola: anche i cuochi non provetti riusciranno a presentare pietanze gustose e scenografiche con poco sforzo e poco tempo. È caratterizzata dalla preparazione di un alimento avvolto in un involucro per uso alimentare. Utilizzando i grassi e i liquidi già presenti negli alimenti risulta allo stesso tempo leggera e saporita, e da un punto di vista nutrizionale preserva bene gli elementi più preziosi dei cibi. Questo tipo di cottura sfrutta contemporaneamente la pratica della cottura al forno e quella del vapore che si forma all’interno dell'involucro. L’involucro in cui avvolgere l’alimento deve essere una carta da forno metallizzata, detta anche carta alluminio; una valida alternativa a quest’ultima è la carta oleata o vegetale che garantisce la possibilità all’aria di penetrare all’interno e ‘dorare’ l’alimento in modo omogeneo, senza lessare gli alimenti. Il cibo può essere cotto senza condimento (nel caso del pesce) arricchito con un po’ di olio extra vergine, una spruzzata di vino, limone o odori. Ricette al cartoccio Pesce al cartoccio Ingredienti (per 4 persone): 1 pesce da 1 kg oppure 2 più piccoli, 1 mazzetto di prezzemolo, 1 limone, 3 spicchi d’aglio, sale, pepe, 2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva e 2 cucchiai di vino bianco. Preparazione: pulite il pesce eliminando le scaglie e le interiora (potete chiedere in pescheria che lo facciano per voi). Sciacquate bene sotto l'acqua corrente e asciugate sia all’interno che all’esterno con carta assorbente. Salate e pepate il pesce dentro e fuori. Lavate e asciugate il prezzemolo e togliete i gambi più grossi. Infilate tutto il prezzemolo nella cavità ventrale del pesce. Sbucciate l’aglio e tagliatelo a fettine. Infilatene alcune nella cavità e tenete le altre da parte. Praticate alcuni tagli nel fianco del pesce e sistematevi fettine sottili di limone. Oleate un grande foglio di carta stagnola oppure di carta da forno e adagiatevi il pesce. Distribuite tutt’intorno le fettine d’aglio rimaste e irrorate con l’olio rimasto e il vino. Sigillate bene il cartoccio e cuocete nel forno già caldo a 200° per circa 35 minuti se il pesce è grosso, 25 se sono pesci piccoli. Verdure al cartoccio Ingredienti (per 4 persone): 4 zucchine, 2 melanzane, 2 peperoni, 1 cespo di radicchio, un mazzo di asparagi. Preparazione: pulite, lavate e tagliate tutte le verdure (naturalmente potete usare anche verdure diverse), a questo punto prendete dei fogli di carta di alluminio, avvolgete le verdure e salate, cuocete in forno per 40 minuti circa a 150°, quando le verdure saranno cotte condite con olio extra vergine d’oliva crudo, limone, sale e a piacere pepe e origano. Patata al cartoccio Ingredienti (una patata da 180 g per persona): patate, yogurt bianco intero, erba cipollina. Preparazione: prendete delle patate medie (del peso di circa 180 g) ovali e perfettamente sane. Lavatele spazzolando bene la buccia e, senza asciugarle, chiudetele nel cartoccio di alluminio senza serrarlo troppo. Mettetele in una teglia ed infornatela a 180° facendola cuocere per circa 50-60 minuti, tagliate il cartoccio per il lungo, ed incidete le patate nello stesso verso; divaricate delicatamente le due parti e condite con sale e pepe. Versateci sopra lo yogurt che avrete preventivamente mescolato con l’erba cipollina tritata, e servite immediatamente. NOTIZIE BREVI 27 A sinistra: panoramica del promontorio di Bellagio con vista sui due rami del Lago; in basso: un idrovolante in volo esplora il paesaggio lacustre. tempo libero Il Lago a forma d’uomo di Simone Salvetti Secondo un antico detto: “Il lago di Como ha la forma di un uomo, una gamba a Lecco e quell’altra a Como, il cavallo è Bellagio e il naso a Domaso” Quel ramo del lago di Como […] tra due catene non interrotte di monti […] vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume […] per ripigliar poi nome di lago dove le rive […] lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. Sono le famose parole che, nel 1842, il noto scrittore Alessandro Manzoni dedica al Lario, chiamato in dialetto comasco ‘Lagh de Comm’ o più comunemente Lago di Como. È questo un territorio ricco di testimonianze storiche e artistiche nel quale è facile leggere i profondi valori umani e il singolare patrimonio culturale che il luogo custodisce preziosamente da sempre. Il lago è suddiviso in due rami fra le province di Como e di Lecco e una strada di 167 Km ne fa il periplo completo. Con i suoi 410 metri, è il quinto bacino più 28 NOTIZIE BREVI profondo d’Europa dopo quattro laghi norvegesi e, in Italia, è quello più incassato tra le montagne. Questa situazione gli permette di raggiungere un microclima piuttosto mite anche in inverno, in quanto le montagne lo riparano dai venti freddi e l’abbondanza delle acque crea una forte evaporazione che stabilizza la temperatura. La felice combinazione di questi elementi favorisce una vegetazione mediterranea ricca di fiori e alberi esotici che adornano gli splendidi giardini allineati sulle sponde del lago. È meritatamente diventato una tra le mete internazionali più ricercate e per conoscerlo è consigliabile una visita di almeno quattro giorni, ma se tra gli obiettivi ci sono anche passeggiate rilassanti, esposti a panorami mozzafiato e immersi in una natura incantevole, è meglio programmare una lunga vacanza. Per i più dinamici, invece, le possibilità sportive oltre al trekking sono parecchie. Sono molti i centri attrezzati per il windsurf e la vela, il canottaggio e lo sci nautico e non mancano campi da tennis e da squash. Seguendo le forme del lago dall’alto, si individuano diversi punti di attrazione da esplorare con l’idrovolante, mezzo di trasporto utile per osservare i magnifici paesaggi lacustri e ammirare monti, cittadine, paesini, celebri ville e parchi sempre verdi. Infatti, a Como, dove si trova l’unica scuola di volo idro in Europa, si svolge un’intensa attività aerea dal 1913, un record di durata ancora imbattuto nel nostro continente. Ma un’esperienza sul Lario è, senza dubbio, coinvolgente anche sull’acqua, in balia delle onde. Oltre al servizio pubblico dei traghetti che con le loro tratte raggiungono entrambe le sponde, esiste anche un ‘Battello per le Ville’. Con un biglietto è possibile unire alla navigazione sul lago l’ingresso in alcune delle ville più famose do sull’acqua, si scopre la vera atmosfera lariana, gustando con calma il favoloso mondo circostante. Una volta in marcia, si percorre il ramo occidentale vedendo sfilare Cernobbio con la Da sinistra: lo scenario incantevole offerto da Bellagio. A destra: veduta panoramica della bella Varenna. Sopra: un’immagine del ‘Battello per le Ville’ in navigazione. (Balbianello, Carlotta, Melzi) per poi risalire a bordo e fare tappa in molte altre località del centro lago, da Lenno a Varenna. Ma non sono questi gli unici modi per spostarsi in un ambiente degno di stupore come il ‘Lagh de Comm’. Nel 1894, infatti, nasce la prima Funicolare in partenza da Como, per un percorso tracciato in linea retta su una pendice collinare che presenta una pendenza massima del 55%, seguendo una rotaia di 1.084 metri percorsi, attualmente, in 6 minuti e 30 secondi. È una Funicolare nel suo genere unica in Europa e che, in un soffio, porta i turisti dalla riva del lago al ‘balcone delle Alpi’. All’arrivo in cima, a Brunate, partono piacevoli escursioni campestri e montane. Ma tornando a bassa quota, tra i viali di Como si possono visitare il Duomo e il Tempio Voltiano, edificio in stile neoclassico in cui sono raccolte le opere scientifiche di Alessandro Volta, inventore della pila. Oltre ad essere la città della seta, Como è anche un punto di partenza strategico per avventurarsi nella circumnavigazione del lago. In barca, scivolan- celeberrima Villa D’Este, e sulla riva opposta Blevio e Torno con un susseguirsi di ville famose fra cui l’antica Villa Pliniana, nota per la sua sorgente intermittente. Impossibile non rimanere affascinati dalle sontuose dimore di Moltrasio, dalla romantica bellezza di Careno, Brienno e Nesso, per poi costeggiare l’Isola Comacina, ritratta, da sempre, nei dipinti dei pittori lariani e stranieri: un luogo magico e silenzioso che affiora dalle acque fra la vegetazione. L’isola è da molti considerata un approdo romantico in cui addentrarsi e da percorrere in qualche decina di minuti, assaporando le sensazioni del suo turbolento e misterioso passato storico e gustando appieno la vista del panorama. Proseguendo in avanti, dopo aver superato anche punta Balbianello, i variopinti paesi di Lenno, Tremezzo, Cadenabbia e Menaggio si specchiano nelle tranquille acque lacustri, alternandosi ai meravigliosi parchi delle ‘ville di deliLa prestigiosa Villa del Balbianello. zia’. Quest’area si trova al centro del lago. A colpo d’occhio, verso il ramo di Como si riesce a osservare la punta di Bellagio, ‘la Perla del Lago’, che prende il nome dall’espressione verbale ‘Bel Lago’ e dove hanno villeggiato personaggi illustri come Napoleone, Roosvelt, Parini e Rodolfo Valentino. Alcune fra le preziose attrazioni del posto sono Villa Serbelloni e La Fondazione Rockefeller. Verso il ramo di Lecco, invece, si scorge Varenna, meta d’obbligo per coppie di innamorati che intendono corteggiarsi mano nella mano in una ‘passeggiata dell’amore’. È questo il punto di congiuntura dei due rami, nei secoli considerato da molti artisti ‘un angolo di paradiso’. In primavera, su queste rive dolcissime, maturano i limoni, profuma il gelsomino, le possenti chiome degli alberi di canfora rinfrescano i pomeriggi estivi e miriadi di essenze esotiche colorano l’autunno di mille tonalità. Se consentite il parere di un sincero appassionato, ogni stagione è perfetta per una vacanza sul lago di Como. Sarete accompagnati da Storia e Arte, Paesaggi e Colori, Cultura e Tradizione. parliamo di noi Nel ricordo di Michele È con grande dolore e tristezza che scrivo queste poche righe per dirvi che Michele Silvers la mattina del 25 maggio non si è più risvegliato. Michele, 26 anni, nostro donatore di sangue, impegnato attivamente nelle campagne di promozione della donazione nelle Università, aveva brillantemente conseguito la laurea in Architettura e stava svolgendo con grande entusiasmo e capacità un Master di perfezionamento presso la Architectural Association di Londra. La perdita di Michele ha lasciato un vuoto incolmabile perché era un ragazzo di straordinaria bontà, disponibilità e intelligenza. Sempre sereno e pacato riusciva a conquistare la fiducia di tutti. La sua morte improvvisa, nel sonno, ci ha lasciato increduli e costernati. Tutti noi del Centro trasfusionale e dell’Associazione donatori esprimiamo la nostra vicinanza alla mamma Silvia al papà Eddy e al fratello Daniel nel ricordo dell’indimenticabile Michele. (g.m.) Spazio ai giovani!! Mi chiamo Valentina e sono la ‘zia’ (date le mie 27 primavere) del gruppo di giovani donne della sala salasso: oltre a me ci sono Simona, Valeria e Iris, che rispettivamente hanno 24, 20 e 17 anni. Siamo al Policlinico chi da più tempo chi da meno, ma ciò che ci accomuna è la voglia di dare una mano e di renderci utili, senza contare che fare volontariato al Policlinico è molto divertente (non avete idea di quanto molti donatori siano dei simpatici umoristi). Per ciò che mi riguarda l’avventura è iniziata lo scorso maggio con un colpo di fulmine: dopo la prima esperienza come donatrice sono rimasta così colpita dall’accoglienza delle infermiere, del personale e degli altri volontari che mi sono detta: perché non ci provo anch’io? Così una settimana dopo ero già ‘nella mischia’. La prima volta che ho parlato con un donatore - un ragazzo giovanissimo e terrorizzato ero assolutamente in preda al panico, un po’ per la mia timidezza e un po’ perché temevo di non essere all’altezza del mio compito. Ogni donatore è infatti un portatore di piccole e grandi storie, non soltanto una sacca tra tante che deve essere riempita, e dal mio punto di vista questo è sempre bene farlo sentire a chi arriva, così come l’hanno fatto sentire a me. Mica facile. Ma il bello è proprio questo: entrare in contatto in punta di piedi con chi ha deciso di rendere speciale la sua giornata facendo del bene agli altri. Si chiacchiera, si cerca di tranquillizzare chi ha un po’ paura, ma soprattutto si vive la solidarietà che è a volte davvero insospettabile, perché le persone che donano sono le più diverse e dai lavori più disparati. Ed è gra- tificante sapere di essere la testimone di un piccolo ‘miracolo’, quello di condividere un pezzettino della proprio vissuto - mio, delle infermiere, dei donatori - prima di tornare alla vita di tutti i giorni, in cui magari non ci si riincontrerà più, ma in cui c’è sicuramente qualcosa di diverso. E poi se proprio vogliamo dirla tutta - fare la volontaria fa bene alla pelle perché fa sorridere di più e può capitare pure di incontrare qualche ragazzo carino (questo ovviamente vale al contrario anche per i maschietti). Insomma: è una bella palestra di vita. E l’ago non fa male! (v.c.) Da sinistra: Iris Marconi, Valentina Colmi, Simona Tacconi e Valeria Croce le nostre giovani volontarie della sala salasso. Il gruppo di donatori su Facebook continua a crescere, siamo arrivati a oltre 1.200. Iscrivetevi anche voi!! Direttore responsabile Girolamo Sirchia Direttore scientifico Anna Parravicini Responsabile editoriale Eloisa Consales Progetto grafico e impaginazione Daniela Graia, Maria Laurora Comitato di redazione Elena Benazzi, Giovanna Cremonesi, Maurizio Marconi, Giorgio Marmiroli, Paolo Rebulla, Luca Tafuni, Antonietta Villa Hanno collaborato Francesca Albani, Wilma Barcellini, Valentina Colmi, Alejandro Espadas de Arias, Susanna Esposito, Faustina Lalatta, Daniela Martinuzzi, Anna Maria Mosca, Emanuela Orsi, Francesca Poli, Simone Salvetti, Francesco Zanuso, Elena Zito Fotografie Simone Salvetti, Luca Tafuni, Elena Zito Pubblicazione trimestrale gratuita dell’Associazione Amici del Policlinico e della Mangiagalli Donatori di Sangue, di ADISCO Sez. Lombarda e del Centro Trasfusionale e di Immunoematologia della Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano Copie distribuite: 30.000 Aut. Trib. Milano n. 335 del 4-9-1982 Stampa e fotolito Bine Editore s.r.l. - Milano Copyright del Centro Trasfusionale della Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano Editore Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale effettuata con qualsiasi mezzo sia elettronico sia meccanico (compresa fotocopiatura e ogni altro sistema di riproduzione) se non dietro autorizzazione scritta dell’Editore Centro Trasfusionale della Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano Editore - via Francesco Sforza, 35 - 20122 Milano Appuntamenti Ricerca e Cura Casi clinici in scena edizione 2009 > Lunedì 9 novembre Influenza 2009: una, due o nessuna vaccinazione? Aula Magna Università degli Studi di Milano via Festa del Perdono 7 ore 18.00 ingresso libero www.policlinico.mi.it DONATORI cembre Domenica 13 di Porte aperte ionale al Centro trasfus ue ng sa il re na per do nto) (previo appuntame e 12.30 dalle ore 8.30 all / 4307 T. 02.5503.4306 angue.org ris to www.dona Domenica 6 dicembre, ore 17.00 MELODIE INTRAMONTABILI Natale 2009 Primo avviso A norma dell’art. 12 dello Statuto Associativo sabato 12 dicembre ore 16.00 Aula Magna Università degli Studi di Milano via Festa del Perdono 7 Assemblea annuale dell’Associazione ‘Amici del Policlinico e della Mangiagalli Donatori di Sangue’ Ordine del giorno > Presentazione delle attività 2008 > Modifiche di Statuto > Premiazione donatori e collaboratori > Premiazione concorso fotografico > Varie ed eventuali CONCERTO DI BENEFICENZA Teatro Dal Verme via San Giovanni sul Muro 2, Milano Anche quest’anno il Teatro Dal Verme organizza il consueto concerto di Natale offerto alla nostra Associazione dai Pomeriggi Musicali. Per il 2009 i nostri donatori, volontari con i loro amici e familiari potranno trascorrere qualche ora sullo stile dei più famosi programmi televisivi degli anni ‘50. Il tema dello spettacolo vedrà il giusto connubio tra ‘melodia italiana’ e ‘musica colta’. Sarà un improvviso balzo all’indietro nel varietà del sabato sera che, dalle TV in bianco e nero, divertiva le famiglie italiane. Oggi come allora una prestigiosa orchestra condurrà la compagnia di canto in un entusiasmante percorso musicale ove rivivranno melodie meravigliose e suggestive rivisitazioni degli anni passati. Al contenuto musicale si alterneranno momenti comici e scenette storiche come la celebre pubblicità della China Martini interpretata da Ernesto Calindri. Vi aspettiamo!! Per info T. 02.5503.4132/ 4062 www.donatorisangue.org ricerca ricerca e cura Sede Università degli Studi di Milano Aula Magna via Festa del Perdono, 7 ingresso libero edizione 2009 a cura di Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena Università degli Studi di Milano - Facoltà di Medicina e Chirurgia Casi clinici in scena lunedì 9 novembre 2009, ore 18.00 Influenza 2009: una, due o nessuna vaccinazione? Per informazioni Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena Ufficio Comunicazione Tel 02 5503 4514 / 4001 [email protected] ECM terni per in erni* ed est * L’ECM è rivolto a tutte le figure professionali sanitarie che operano sia all’interno, sia all’esterno della Fondazione.