Di che colore è il tuo gioiello
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Di che colore è il tuo gioiello
Prefazione Il progetto “Dolomiticert 2”, realizzato con la collaborazione della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Belluno, è stato cofinanziato dalla Regione Veneto attraverso le risorse previste dalla Legge Regionale 4 aprile 2003, n. 8 “Disciplina delle aggregazioni di filiera, dei distretti produttivi ed interventi di sviluppo industriale e produttivo locale”, del bando 2006. Il progetto ha sviluppato azioni di interconnessione tra il Distretto dell’occhialeria e specifici settori dell’industria, tra i quali quello dell’orafo, favorendo l’implementazione del laboratorio di ricerca e certificazione “Dolomiticert”. La Camera di Commercio di Vicenza si è resa disponibile a canalizzare la ricerca verso le aziende del settore orafo, consentendo di attuare la sperimentazione su metalli preziosi, quali le leghe dell’oro, che trovano impiego anche nella produzione di occhiali, nella ricerca di un design e di un utilizzo dei materiali, sempre più innovativo. La presente guida consente di riassumere i risultati della ricerca scientifica svolta in collaborazione con il Laboratorio Saggio Metalli Preziosi della Camera di Commercio I.A.A. di Vicenza e costituisce una parte fondamentale delle attività di promozione dei risultati coordinate con la Fondazione Giacomo Rumor - Centro Produttività Veneto (CPV). Il progetto lancia una sinergia tra Certottica ed il settore orafo e getta le basi per collaborazioni ed attività propulsive per l’economia veneta, tra ricerca e innovazione. 1 2 Indice degli argomenti Parte generale Scopo del lavoro pag 09 Introduzione pag 09 Che cos’è il colore pag 11 La Codifica del Colore delle leghe d’oro pag 13 La Misura del Colore pag 17 Come Misurare il Colore pag 22 Lo Strumento pag 24 Parte sperimentale Misurazioni pag 31 Conclusioni pag 36 Bibliografia pag 37 Appendice pag 39 3 4 Di che colore è il tuo gioiello? Una guida per i produttori 5 6 Parte generale 7 8 consentono la creazione di oggetti di gioielleria originali e innovativi. Scopo del lavoro Lo scopo del presente lavoro è quello di fornire una guida che dia indicazioni e/o informazioni agli utenti per poter cominciare a muoversi all’interno del mondo della colorimetria applicata alle leghe d’oro, mentre non è quello di fornire uno strumento, un mezzo tecnico, per risolvere tutte le problematiche connesse alla misura del colore delle leghe d’oro. In altre parole, questo documento non è, e non vuole essere, una pubblicazione scientifica dato che ne precluderebbe la ricettività e digeribilità. Fino ad ora, la caratterizzazione del colore delle leghe utilizzate in oreficeria è sempre stata demandata al puro riconoscimento visivo, dove variabile influente è sempre stata ovviamente l’esperienza dell’operatore. Al giorno d’oggi, vi può essere la necessità di fornire prodotti con caratteristiche ottiche riproducibili in un contesto di rintracciabilità e standardizzazione (sinonimo di riproducibilità). In tale contesto, la semplice caratterizzazione visiva può non bastare, rendendo necessaria una caratterizzazione oggettiva che sia unanimemente riconosciuta tra i contraenti. All’inizio di questo lavoro la cosa che più ci ha sorpreso è stata l’assenza di quadri normativi e la carenza di pubblicazioni scientifiche. In tali termini non è facile affrontare l’argomento in modo semplice ed intuitivo, ma rafforza la necessità di una guida quale vuole essere questa pubblicazione. Il mercato richiede oramai al fornitore una costanza di qualità e una caratterizzazione oggettiva degli attributi fisici, del materiale utilizzato nella produzione, anche artigianale. Tra questi attributi senza dubbio il colore è uno di quelli che più caratterizza l'aspetto del prodotto orafo e una sua specificazione che non sia ridotta alla sola sensazione visiva è sempre più richiesta in ambito internazionale. Introduzione Come già anticipato, attualmente non vi sono normative e/o regolamenti internazionali comunemente accettati per il settore orafo che agevolino l’operatore, caratterizzando, o meglio codificando con un linguaggio comune, il colore delle leghe d’oro utilizzabili. L’oro, fin dall’antichità, ha assunto un’importanza predominante per le sue proprietà chimico fisiche, ma anche e soprattutto, per il suo colore. Il suo colore giallo intenso e la possibilità di trovare il metallo in natura ha attratto da subito l’uomo tanto da essere stato utilizzato indistintamente in tutte le parti del mondo a partire dal lontano 3000 a.C. In questa guida si cercherà di spiegare come attualmente viene affrontato il problema della codificazione del colore delle leghe d’oro e quelli che sono i principali strumenti analitici per la loro definizione. Non si entrerà comunque nel dettaglio delle procedure analitiche, data la complessità della materia, ma si daranno tutti gli strumenti necessari per poter affrontare e/o approfondire la materia a chi lo desideri. D'altronde, tra le varie peculiarità dell’oro, vi è il fatto che esso, assieme al rame, è il solo metallo colorato, che presenta un colore ben riconoscibile dall’occhio umano. Un’altra caratteristica dell’oro è che le sue leghe possono assumere colori diversi in funzione della quantità e della tipologia degli alliganti. Oggi sono disponibili differenti leghe d’oro colorate e vengono fatti grossi investimenti per aumentare la disponibilità di variazioni cromatiche, quali il rosso, il rosa (o rosé), le diverse sfumature di giallo e il verde, fino ad arrivare a quei colori inusuali, quali il viola, il nero, il marrone e il blu. Si vengono così a creare delle nuove leghe d’oro, che 9 10 retina. Che cos’è il colore L'occhio umano consente di riconoscere una varietà di colori grazie alla presenza di cellule nervose fotorecettrici; i coni, concentrati sulla retina dell’occhio umano, sono di tre tipi ognuno dei quali è sensibile ad uno dei tre colori primari: rosso (R, “red”), verde (G, “green”) e blu (B, “blue”). I segnali nervosi che ne derivano sono, tramite una serie intermedia di trasduzioni ed elaborazioni da parte del sistema nervoso oculare e del cervello, tradotti in segnali elettrici in modulazione di ampiezza, che vengono trasmessi al cervello lungo il nervo ottico e “percepiti” dallo stesso come colori. I fotoni e le frequenze associate che giungono all'occhio costituiscono lo stimolo di colore. Ogni singolo fotone raggiunge uno dei fotorecettori della retina (un bastoncello, oppure un cono) dal quale può essere o non essere assorbito. La risposta di ogni tipo di cono è proporzionale all'intensità della luce che lo colpisce solo entro certi limiti: c’è un limite inferiore, al di sotto del quale il cono non è più sensibile (soglia di sensibilità) che non è la stessa per i tre tipi di coni (il blu ha la soglia più bassa) e c'è un limite superiore (soglia di saturazione), al di sopra della quale la risposta è sempre la stessa. La probabilità che un tipo di fotorecettore assorba un fotone dipende dal tipo di fotorecettore e dalla frequenza del fotone. Come risultato dell'assorbimento, ogni fotoricettore genera un segnale elettrico, proporzionale al numeri di fotoni assorbiti. Gli esperimenti mostrano che i segnali generati dai tre coni L, M e S sono direttamente collegati con la sensazione di colore, e sono detti segnali di tristimolo. La capacità di distinguere i vari colori e di vederli uguali a come li vede la maggior parte dei soggetti umani deriva dalla costanza delle proporzioni numeriche tra i tre tipi di coni della retina tra soggetto e soggetto. Ciascuna di queste componenti, quando visibile, produce una sensazione pura di colore. La combinazione di queste componenti, pure presenti in una radiazione luminosa policromatica, produce una sensazione di colore specifica ma in generale non pura. Ad ogni radiazione policromatica corrisponde un colore percepito. A un colore può corrispondere in generale più di una radiazione policromatica, ossia possiamo percepire il medesimo colore anche se le sorgenti luminose hanno una distribuzione policromatica differente (metamerismo). In generale un cambio di sorgente luminosa comporta un cambio di percezione del colore dell'oggetto illuminato. I colori possono essere classificati sulla base della tinta (rosso, verde, giallo, ecc.) e sulla base della loro saturazione (rosso, rosa). I cosiddetti colori neutri, ossia il bianco, il nero e il grigio, corrispondono a condizioni estreme di percezione del colore. Un oggetto è percepito di colore nero per il motivo che, rispetto al resto dell'ambiente, riflette una quantità di luce non percepibile a livello sensoriale dal nostro occhio. Un oggetto appare di colore bianco perché riflette quella particolare luce ambientale stimolando sensorialmente in maniera identica i tre tipi di coni nella retina. Il grigio rappresenta una classe di colori neutri che forniscono ciascuno una sensazione per certi versi intermedia tra quella del bianco e quella del nero. Il colore di un oggetto è dovuto principalmente alla radiazione che esso ci fa pervenire tramite la riflessione e alla distribuzione cromatica della sorgente che lo illumina. La sensazione psicofisica del colore può essere influenzata infatti, oltre che dal colore dell'oggetto, anche dalla sua estensione e dal colore degli oggetti immediatamente circostanti l'oggetto medesimo (contrasto). Il fatto che percepiamo un oggetto come di colore rosso piuttosto che giallo, oppure verde, dipende dalla frazione di ciascuno dei tre tipi di coni che viene attivata dalla radiazione elettromagnetica che incide sulla Le vernici e le pitture sono sostanze chimiche che vengono utilizzate per cambiare il colore degli oggetti. Tali sostanze presentano delle spiccate reazioni fisico-chimiche di assorbimento o riflessione delle varie componenti cromatiche della luce. Combinazioni di vernici possono fornire praticamente un numero illimitato di colori. I metalli generalmente non presentano colori spiccati, hanno in effetti una scarsa saturazione in quanto tendono a riflettere pressoché tutta la radiazione visibile in maniera indifferente rispetto alle varie componenti cromatiche. 11 12 La luce, vale a dire la radiazione elettromagnetica visibile che incide sulla retina, è composta da varie componenti monocromatiche. La Codifica del Colore delle leghe d’oro albori e non permetteva una discriminazione oggettiva di tali leghe limitando quindi gli operatori alla sola valutazione visiva. Fin dal passato si è cercato di definire e codificare i colori delle leghe d’oro. Lo sforzo di arrivare comunque a codificare i colori delle leghe d’oro portò allo sviluppo di standard che si basavano sulla tecnica del semplice confronto dei campioni. Il problema è stato affrontato in diversi modi ma principalmente ci si è affidati al confronto visivo con campioni di riferimento standard. Quando si fanno valutazioni visive di un colore bisogna ricordarsi che: - la percezione del colore è soggettiva, cioè è strettamente legata a chi esegue la valutazione; - la percezione del colore è correlata alla sorgente che illumina il campione: variando la sorgente luminosa si può avere una percezione diversa del colore; - la percezione del colore è influenzata dalla posizione di osservazione: cambiando l’angolo di osservazione di un oggetto, specialmente quando l’oggetto è traslucido, come i metalli, si può avere una percezione diversa del colore; - la percezione del colore è influenzata dallo sfondo, facendo percepire un colore più o meno intenso in funzione del contrasto con lo sfondo (contrasto). La luce diurna è la sorgente luminosa preferibile per l’analisi visiva e può essere considerata neutrale. In particolare è preferibile, per condizioni standard, osservare un oggetto con la luce diurna (a mezzogiorno) riflessa da nord (l’osservatore si direziona verso il nord). L’angolo di osservazione raccomandato è di 45 e lo sfondo deve essere grigio, nero o bianco. Uno dei primi esempi di codifica del colore delle leghe d’oro è quanto fatto, nei primi decenni del secolo scorso, nei laboratori della Degussa a Pforzheim. In tali laboratori furono preparate 1089 diverse leghe d’oro, che coprivano tutto l’intervallo di composizione del sistema ternario oroargento-rame, per ognuna di queste 1089 leghe fu prodotta una lamina a forma di triangolo equilatero successivamente assemblati in un grande triangolo con un metro di lato. Sfortunatamente questa tavola di colori del sistema ternario delle leghe oro-argento-rame andò distrutta durante la seconda guerra mondiale. Questo e altri lavori permisero comunque di codificare le prime descrizioni dei colori delle leghe d’oro e di sensibilizzare gli operatori in proposito. La limitazione di questi lavori era che la colorimetria (la scienza della misura dei colori) era ancora agli 13 Una delle norme più note, applicata in modo estensivo, fu la norma tedesca DIN 8238 del 1966, che era un’estensione di una vecchia norma applicata dell’industria svizzera degli orologi. Questa norma si basa su una serie di leghe d’oro standard a 14 e 18 carati che garantiscono un intervallo di colori dal rosso al bianco fino al verde e giallo (esempio in tabella 1). La conformità dei campioni a questi colori standard avviene attraverso il confronto con campioni di prova. Questo metodo di valutazione del colore delle leghe d’oro fu molto comune in Germania, Francia e Svizzera, tanto che, sebbene lo standard sia stato ritirato, si trovano ancora suoi riferimenti in letteratura. Il confronto visivo con campioni standard ha il vantaggio della semplicità e convenienza, ma resta un metodo qualitativo, impreciso, altamente soggettivo e non fornisce basi per giudicare colori al di fuori i campioni standard arbitrari. Codice colore 1N-14 2N 3N 4N 5N 0N 8N Descrizione colore Giallo pallido – 14 carati Giallo pallido – 18 carati Giallo Rosa Rosso Giallo-Verde Bianco Tab. 1 colori standard adottati per le casse d’orologio Successivamente è stata implementata la norma ISO 8654 “Colours of gold alloys – Definition, range of colours and designation” (attualmente è l’unica norma tecnica internazionale di applicazione volontaria esistente) la cui pubblicazione risale al 1987 e da allora non ha avuto revisioni. Tale norma definisce (classifica) un numero limitato di sei colori, codificati da 0 N a 5 N (vedere tabella 2). Nello scopo della norma ISO, l’intervallo di colori era stato implementato per permettere al fabbricante 14 di limitare lo stock di differenti colori che è obbligato a tenere e di permettere all’acquirente di definire i suoi requisiti con precisione facendo riferimento ai codici colore riportati senza accompagnare l’ordine con un campione colore. A differenza della norma DIN, la norma ISO definisce i codici colori fissando degli intervalli di coordinate di cromaticità in modo tale che ognuno possa eventualmente verificare, attraverso una valutazione quantitativa, i propri campioni di riferimento o prodursi una gamma corrispondente di campioni colorimetri. La norma ISO 8654 è stata recepita dal CEN che ne ha pubblicato la versione europea EN 28654. In Italia esiste la versione in lingua italiana rilasciata dall’UNI (UNI EN 28654) dal titolo “Colori delle leghe d'oro. Definizione, gamma dei colori e designazione.” pubblicata nel 1994. Designazione colore 0N 1N 2N 3N 4N 5N Descrizione colore Giallo-Verde Giallo pallido Giallo leggero Giallo Rosa Rosso Tab. 2 codici colore norma ISO 8654:1987 lega deve avere un valore di indice di giallo di 32.0 o inferiore. Inoltre sono stati definiti tre gradi di oro bianco, come: - Grado 1 – un buon colore bianco che non necessita di rivestimento galvanico di rodio; - Grado 2 – un ragionevole bianco dove il rivestimento galvanico di rodio è opzionale; - Grado 3 – un non buon bianco dove il rivestimento galvanico di rodio è richiesto. Il comitato per il riferimenti per il colore della MJSA (Manufacturing Jewellers & Silversmiths of America) ha diffuso una serie di campioni di riferimento per il colore dell’oro basata sul sistema CIELAB. Questo sistema offre il vantaggio di descrivere il colore con dati matematici, senza l’intervento dell’occhio umano e fa parte degli standard sul colore e sull’aspetto del ASTM (American Society for Testing and Materials). Quanto sopra è solo un esempio degli sforzi compiuti per razionalizzare e codificare il colore delle leghe d’oro. D'altronde come si può vedere, allo stato attuale non vi è un sistema univocamente accettato di facile applicazione che permetta di differenziare e distinguere i diversi colori delle leghe d’oro conosciute e di codificare i colori che avranno le nuove leghe d’oro. Attualmente vi sono diverse iniziative per meglio codificare il colore delle leghe d’oro. Una delle iniziative più interessanti è stata attivata nel 2003 dalla MJSA e dalla World Gold Council per definire l’oro bianco. Tale iniziativa aveva lo scopo di definire come misurare il colore delle leghe d’oro bianco e riportarne il valore in un singolo parametro numerico facile da capire con lo scopo ultimo di pubblicare una serie di norme di applicazione volontaria che permettano la categorizzazione di tali leghe in relazione alla loro “bianchezza” e alla loro necessità di essere rivestite dal rodio. Tale sistema deve permettere di fornire un singolo valore per permettere una facile comunicazione del colore anche quando il campione non viene fornito. I lavori hanno concluso che l’indice di giallo (norma ASTM D1925 “Test Method for Yellowness Index of Plastics” (ritirata nel 1995) definito dalle coordinate di colore X, Y e Z (tristimoli), permette di definire dei gradi numerici per identificare le leghe d’oro bianche. Ciò ha portato alla pubblicazione di una guida per l’industria della bianchezza dell’oro bianco. Secondo quanto riportato, per essere chiamato oro bianco, una 15 16 La Misura del Colore Come visto in precedenza, il colore può essere valutato in termini soggettivi ma se l'accuratezza richiesta nella valutazione va oltre la capacità di discriminazione visiva umana allora è necessario mettere in campo degli strumenti analitici appropriati. L’unico sistema ad oggi che permetta di differenziare in modo univoco ed oggettivo il colore delle leghe d’oro sono le misure colorimetriche. Purtroppo, come meglio descritto sotto, tale tipo di misure non sono di semplice implementazione, dato che richiedono l’acquisizione di strumentazione professionale e la conoscenza delle funzioni matematiche alla base del principio. Le misure colorimentriche sono inoltre limitate dal fatto che necessitano di una discreta superficie di misura impedendo così di fatto il loro utilizzo ai prodotti finiti di piccole dimensioni o forme complesse, ma più semplicemente alle leghe non lavorate o semilavorate opportunamente lucidate e pulite. Per poter misurare una cosa, questa deve essere prima definita. Tale concetto vale a maggior ragione per il colore, date che esso è una caratteristica soggettiva. Non essendo una caratteristica propria di un oggetto, si è sentita la necessità di trovare una o più grandezze che potessero renderlo misurabile in modo standardizzato, per poterlo classificare e riprodurre. Infatti il colore che percepisce l’uomo, è diverso da quello che percepiscono gli animali, dato che vedono in modo differente e hanno occhi sensibili a lunghezze d'onda diverse da quelle che percepisce l’uomo (ad esempio alcuni insetti sono sensibili agli ultravioletti). Il colore può essere codificato in vari modi e le modalità sono testimoniate dall'evoluzione storica dei documenti pubblicati da organizzazioni internazionali e non volte allo studio dei vari aspetti metodologici e applicativi del colore. Il sistema Munsell (sviluppato dall’artista americano Albert Henry Munsell) è stato il primo sistema per comunicare dati sul colore che fossero facilmente comprensibili. Il sistema Munsell, che fu sviluppato nel 1898 con la creazione della sua sfera di colore, o albero, prese la sua forma definitiva con la pubblicazione nel 1905 del libro “A Color Notation”. Questo lavoro fu poi ristampato diverse volte fino a diventare uno standard per la colorimetria. Con tale sistema il colore è descritto con 17 un codice alfanumerico, in particolare da: “colore”, “croma” e “valore”. Munsell definì il colore come "la qualità con cui noi distinguiamo un colore da un’altro." Munsel selezionò cinque colori principali: rosso, giallo, verde, blu, and viola; e cinque colori intermedi: giallo-rosso, verde-giallo, blu-verde, viola-blu e rosso-viola. Il “croma” indica l’intensità del colore, come distanza da un asse bianco-grigio-nero ed il “valore” indica la posizione sulla scala bianco-grigio-nero. Il sistema Munsell si affida ancora all’occhio umano ed i colori sono descritti confrontandoli visivamente con dei campioni di colore standard, in modo da trovare quello più somigliante. Gli sforzi maggiori per definire in modo univoco la misura del colore, sono stati compiuti da organismi internazionali come la CIE (Commissione Internazionale sull'Illuminazione) e la OSA (Optical Society of America). La CIE ha compiuto lavori di rilievo verso la creazione di scale e spazi colorimetrici entro i quali sia possibile eseguire misurazioni che prescindano dalla soggettività e che permettano di eseguire dei calcoli su delle grandezze definite. Gli spazi colorimetrici creati non sono lineari, come prevedibile, poiché dipendono da variabili particolari come la curva di risposta spettrale dei fotorecettori sensibili al colore posti sulla retina dell'occhio e dall'interpretazione del cervello. La OSA ha eseguito importanti ricerche sulla non linearità di questi spazi e sulla costruzione di campioni indeformabili di colore definito. Il sistema di misura, riconosciuto internazionalmente è stato sviluppato dalla CIE. Tale sistema ha subito delle modifiche nel tempo e attualmente ve ne sono di diverse versioni. Le diverse versioni sono correlate al campo di applicazione per cui sono state sviluppate. Le più comuni varianti di valutazione colorimetrica CIE sono quelle denominate “CIE Color Space” e “CIElab”. Tali sistemi di misura sono ormai considerati il riferimento internazionale e quindi è necessario riferirsi ad esse quando si parla di colore in termini assoluti o vi è la necessità dello scambi di informazioni sul colore di un oggetto che siano correttamente (accuratamente) interpretabili tra due o più parti. In definitiva, il lavoro fatto dalla CIE, è stato quello di sviluppare un sistema che correlasse le interazioni tra una sorgente luminosa, l’oggetto di cui si vuole definire il colore e l’osservatore. Per fare ciò si è cercato di standardizzare i seguenti parametri: - Illuminamento; 18 - condizioni dell’osservatore; Le coordinate definite per rappresentare questi segnali sono: - calcolo dei valori di tristimolo X, Y e Z. (I valori di tristimolo descrivono (simulano) la risposta da parte del sistema visivo umano ad uno specifico colore); L* = luminosità (nero se il valore è 0 e bianco se il valore è 100); - conversione dei valori di tristimolo in valori di coordinate di cromaticità x, y e Y più facilmente comprensibili. Tali coordinate cromatiche vengono generalmente rappresentate su un grafico riferite come “spazio colore” (color space). I valori di tristimolo vengono convertiti nelle coordinate di cromaticità perché non sono un mezzo pratico per descrivere il colore di un oggetto, ma piuttosto un mezzo per determinare se, confrontando due colori, essi hanno gli stessi valori di tristimolo. Sostanzialmente si somma le risposte di stimolo di colore e le si normalizza alle curve spettrali di risposta dei fotorecettori sensibili al colore. Come riferimento vengono utilizzate le curve spettrali codificate dalla CIE chiamate funzioni colorimetriche. Le aree sottese dalle tre curve che si ottengono alla fine del procedimento danno origine a tre valori che sono appunto le coordinate di tristimolo X, Y e Z legate alle coordinate di cromaticità x ed y da relazioni lineari. I passaggi da uno spazio di colore ad un altro sono dati da determinate relazioni di trasformazione di coordinate. a* = intensità delle componenti verdi e rossa (colorazione rossa se il valore è positivo, colorazione verde se il valore è negativo); b* = intensità delle componenti blu e gialla (colorazione gialla se il valore è positivo, colorazione blu se il valore è negativo). La grandezza dei singoli valori ne descrive la “forza” (predominanza) relativa di quei colori. In questo modo, quando le coordinate a* e b* si avvicinano allo zero, il colore diventa neutro (bianco, nero e grigio), mentre quando i valori di a* e di b* aumentano la saturazione del colore aumenta. (Fig. 1) Il CIElab e lo “spazio di colore” più completo definito dal CIE. Esso descrive tutti i colori che l’occhio umano può vedere e è stato creato per essere utilizzato come modello di riferimento da utilizzare. La relazione non lineare fra L*, a* e b* è stata intesa per mimare la risposta non lineare dell’occhio. Tant’è che, variazioni uniformi nelle componenti di L*, a* e b* nello “spazio di colore” corrispondono a uniformi variazioni nella percezione del colore. Le coordinate di cromaticità x e y vengono riferite a tonalità e croma. La terza coordinata Y è la luminosità (vivacità) del colore. Il diagramma di cromaticità rappresenta i colori meno saturi, che si approssimano alla neutralità (bianco, nero e grigio), al centro, mentre verso i bordi vi sono i livelli di saturazione più elevati. Una raffinazione di questo lavoro, portò nel 1976 al CEI Uniform Color Space. Questo metodo convertì i valori di tristimolo in un set di coordinate di cromaticità alternative definite come uI e vI. Il vantaggio di questo sistema stava nel fatto che la forma dello “spazio di colore” risultava equamente distribuito per i diversi colori. Un alternativo e ormai molto diffuso metodo per definire i colori è il sistema CIElab Color System. Questo sistema è basato sulla premessa arbitraria che ci sono tre differenti tipi di ricettori negli occhi (rosso, blu e verde). Quando questi ricettori vengono eccitati, il cervello interpreta questi tre segnali come segue; chiaro o scuro, rosso o verde e giallo o blu. 19 20 Come Misurare il Colore La misurazione del colore ossia la misurazione degli indici cromatici (coordinate cromatiche) richiede l'impiego di strumenti analitici accurati. La soggettività dell'osservazione umana basata sul confronto tra campione incognito e campione di riferimento è sostituita dalla misurazione di grandezze fisiche dalle quali si ricavano gli indici cromatici adeguati al contesto di valutazione colorimetrica in essere. Gli strumenti di tipo colorimetrico si differenziano per la configurazione geometrica di misurazione adottata. La guida CIE 15 “Colorimetry” contempla varie configurazioni strumentali e la preferenza di una rispetto all'altra è legata al criterio di valutazione del colore adottato. Nel caso dei campioni di metallo con superficie lucida va sempre tenuto presente l'elevata riflettività speculare e quindi la bassa saturazione cromatica, per cui le configurazioni preferite saranno quelle nelle quali la luce riflessa dal campione è fuori dall'angolo di rilevazione. Fig. 1 Come già accennato, quando si vuole misurare un colore bisogna adottare delle condizioni standard così da assicurare accuratezza e precisione. Ciò significa utilizzare la stessa condizione di illuminazione, posizione di osservazione e strumentazione. Il colore di un oggetto è visto come conseguenza del fatto che l'oggetto riflette parte della luce ambientale quindi il fattore di riflessione (spettrale), brevemente riflettanza (spettrale), è la grandezza da misurare (misurabile) per poter ricavare le informazioni sul colore. La misurazione della riflettanza è eseguita mediante spettrometri o spettrofotometri corredati spesso con sfere integratrici per riprodurre le condizioni di misurazione previste dalle norme. Il CIE ha definito diverse tipologie di illuminanti standard che non sono altro che sorgenti di luce che emettono una determinata intensità luminosa per ogni specifica lunghezza d’onda. Gli strumenti possono essere estesi e complessi da gestire oppure compatti e di impiego relativamente facile. Esistono infatti strumenti da un lato come gli spettrofotometri a doppio monocromatore ed ad elevato intervallo di risposta fotometrica oppure gli ellissometri. D'altro canto commercialmente sono disponibili strumenti portatili che consentono di ricavare informazioni sui principali indici colorimetrici con misurazioni della durata di solo alcuni secondi. Per quanto riguarda l’osservazione, si è cercato di fissare le dimensioni della finestra di osservazione attraverso cui si osserva l’oggetto; questo si traduce in un angolo di osservazione. La differenza tra i due tipi di strumenti ovviamente è la versatilità di impiego dei primi associata ad una maggiore accuratezza e la praticità d'uso dei secondi a scapito di una scarsa versatilità. Costruttivamente le componenti ottiche essenziali sono le medesime. Una o più sorgenti radianti o luminose costituite generalmente da lampade ad incandescenza oppure ad arco con emissioni spettrali rilevanti nel visibile e/o nell'ultravioletto. Un dispositivo di dispersione della radiazione 21 22 costituito generalmente da uno o due monocromatori e rappresentati, nel caso più semplice, negli strumenti portatili da un singolo reticolo diffrattivo. Un sistema di collimazione della radiazione oppure di illuminazione del campione a seconda che la misurazione sia effettuata mediante un fascio collimato di direzione definita oppure mediante radiazione diffusa da una sfera integratrice. Uno o più sensori sensibili alla luce, quale un singolo sensore fotoconduttivo o fotovoltaico oppure un sensore a multielementi sensibili (array, CCD). Infine, ma non meno importante, un sistema di acquisizione ed elaborazione dei valori di misura spettrali che fornisca come risultato finale i valori di misura degli indici colorimetrici. Gli spettrofotometri a doppio monocromatore hanno una risoluzione in lunghezza d'onda che può arrivare a qualche centesimo di nanometro. Gli spettrometri ad array generalmente hanno una risoluzione in lunghezza d'onda dell'ordine del nanometro. Dal punto di vista colorimetrico è più che sufficiente, per scopi pratici di confronto tra campioni, la risoluzione del nanometro. Tuttavia si tenga presente che i calcoli colorimetrici si basano su valori tabulati ad intervalli di 1 nanometro e che viene raccomandato dalla CIE che l'ampiezza della banda passante (ossia l'ampiezza dell'intervallo spettrale della radiazione che incide sul campione durante la misurazione spettrale) non superi 1 nanometro in tutto l'intervallo spettrale rilevante per i calcoli delle grandezze colorimetriche. Queste condizioni nel caso di misurazioni in cui è richiesta un elevata accuratezza possono rendere non sufficiente l'impiego di uno strumento portatile e richiedere necessariamente l'utilizzo di uno strumento più sofisticato. Le condizioni geometriche di misurazione illuminazione/rilevazione previste dalla CIE possono essere raggruppate in quattro tipi: − (0/45): il campione è illuminato in direzione perpendicolare alla superficie e la rilevazione della radiazione riflessa è effettuata in direzione inclinata di 45 gradi rispetto alla perpendicolare. − (45/0): il campione è illuminato lungo una direzione inclinata di 45 gradi rispetto alla perpendicolare alla superficie e la rilevazione è eseguita perpendicolarmente. − (d/0): il campione è illuminato da tutte le direzioni e la rilevazione è eseguita lungo la perpendicolare. − (0/d): il campione è illuminato dalla direzione perpendicolare alla 23 superficie e tutta la radiazione riflessa dal campione in qualsiasi direzione è raccolta, sommata e misurata. In pratica questi quattro tipi di configurazioni possono subire delle leggere modifiche che possono riguardare la direzione dell'angolo di incidenza e/o rilevazione e la totalità della radiazione impiegata nell'illuminamento del campione o la totalità della radiazione riflessa raccolta e misurata. La CIE tuttavia impone dei limiti sulle modifiche apportabili agli angoli rispetto alle configurazioni ideali. Altre imposizioni sulle condizioni di misurazione possono riguardare la collocazione delle sorgenti e/o dei sensori rispetto alle loro reciproche posizioni e rispetto alla posizione del campione. Lo Strumento La misurazione delle caratteristiche colorimetriche delle leghe preziose può essere eseguita mediante la misurazione del fattore di riflessione. Dal fattore di riflessione è possibile ottenere informazioni quantitative su varie grandezze colorimetriche tra le quali: L* - luminanza a* - intensità della componente cromatiche verde/rossa b* - intensità della componente cromatiche blu/gialla C - croma Queste informazioni dipendono strettamente dalla configurazione adottata per la misurazione del fattore di riflessione. I parametri importati per eseguire una misurazione comparabile con altri strumenti sono vari, ma i più significativi sono gli angoli di illuminazione e di ricezione della luce. Infatti è ben noto che l'aspetto visivo in termini di brillantezza e di colore dipendono dall'angolo sotto il quale il campione viene osservato e dall'angolo di incidenza della luce che lo illumina. 24 Come detto nella precedente sessione, esistono varie configurazioni strumentali di illuminazione/rilevazione1 che possono essere impiegate per eseguire la misurazione della riflettanza. La scelta dipende essenzialmente dalle proprietà riflettenti che si vogliono misurare, ad esempio le proprietà di riflessione speculare oppure quella diffusa. Uno strumento che soddisfi le raccomandazioni del documento CIE 15:2004 relative alle misurazioni a scopo colorimetrico richiede le seguenti configurazioni geometriche di misurazione: geometria di:8° cioè con illuminazione diffusa del campione e misurazione della luce da esso riflessa nella direzione a 8 gradi di inclinazione rispetto alla normale alla superficie del campione e con componente riflessa speculare inclusa nella misurazione. geometria de:8° simile alla precedente con la variante che la componente riflessa speculare è esclusa dalla misurazione. Lo strumento è composto dalle seguenti parti: - sorgenti; - sfera integratrice; - spettrografo; - sensori; - ottica di collimazione; - registratore dati. La sorgente o le sorgenti in generale hanno lo scopo di illuminare il campione con luce avente una sufficiente intensità a tutte le componenti spettrali necessarie per le misurazioni colorimetriche. Le sorgenti possono essere continue, come la classica lampada alogena, oppure pulsate come le lampade allo Xeno. La scelta dipende da vari fattori quali la stabilità di segnale oppure la possibilità di effettuare misurazioni anche 1 La norma CIE 15:2004 ritiene deprecabile l'uso del termine 'osservazione' (viewing) inteso come atto di vedere la luce riflessa da un oggetto in un contesto di misurazione. Il termine 'osservazione' è preferibile solamente per indicare l'atto umano di osservare un oggetto illuminato nella medesima configurazione geometrica di quella di misurazione. 25 in presenza di un fondo luminoso ambientale confrontabile o addirittura superiore all'intensità della luce riflessa dal campione. La sfera integratrice è spesso la componente essenziale dello strumento e determina la geometria di misurazione. Come suggerisce il termine, essa è costituita da una sfera rigida che ha lo scopo primario di raccogliere la radiazione, in questo caso, riflessa dal campione. Il termine 'integrazione' è sinonimo di “tutto” ovvero la sfera è considerata integrante quando riesce a raccogliere “tutta” la radiazione riflessa. Ovviamente questa condizione è una idealizzazione a cui tanto più ci si avvicina quanto maggiore è il diametro della sfera integratrice. Una sfera però quanto più è grande, tanto più tende ad assorbire la radiazione al suo interno in quanto maggiore è la sua superficie e il numero di riflessioni. Diventa allora importante avere una superficie interna altamente riflettente che mantenga però nel contempo caratteristiche di diffusione della radiazione le quali sono essenziali per una corretta integrazione. Ecco quindi che generalmente le sfere integratrici presentano delle superfici interne bianche e polverulente con coefficiente di riflessione prossimo all'unità. Lo spettrografo è quella componente dello strumento dove la radiazione viene scomposta nelle sue componenti cromatiche. Esso è costituito generalmente negli strumenti portatili, oltre che da alcune componenti ottiche ausiliarie, da un reticolo di diffrazione sul quale la luce incidendo viene riflessa oppure trasmessa in più direzioni in funzione della sua lunghezza d'onda proprio come accade quando la luce incide su un prisma ottico. La radiazione separata nelle sue componenti cromatiche viene rilevata da un sensore il quale ha il compito di tradurre l'intensità della radiazione in un segnale elettrico generalmente e auspicabilmente proporzionale. I sensori possono essere a grandi linee classificati come fotoconduttori oppure fotovoltaici. Quelli fotoconduttori hanno trovato recentemente ampia applicazione soprattutto negli strumenti portatili dove compaiono sotto forma di array di sensori al Silicio oppure CCD. Nel caso degli array il vantaggio decisivo è la possibilità di evitare l'impiego di monocromatori motorizzati per la selezione della lunghezza della radiazione proveniente dal reticolo. In tal modo lo strumento diventa oltre che estremamente compatto anche molto meno sensibile dal punto di vista meccanico. L'uso degli array limita la risoluzione spettrale ma per le misurazioni di tipo colorimetrico questo non costituisce una limitazione a priori. 26 Le varie componenti descritte ovviamente non operano da sole dal punto di vista ottico. Infatti quando il campione viene appoggiato alla parete esterna della sfera per eseguire la misurazione del fattore di riflessione, la luce della sorgente è collimata sulla sua superficie mediante delle componenti ottiche quali lenti e specchi. Analogamente la radiazione riflessa dal campione e raccolta dalla sfera viene “vista” dal reticolo mediante un'altra ottica di collimazione. Infine la radiazione dispersa dal reticolo viene convogliata sul sensore tramite altre componenti ottiche. Le informazioni relative alle varie grandezze colorimetriche misurate possono essere ottenute a partire dai valori di misura del fattore di riflessione alle singole lunghezze d'onda. Questi singoli valori di misura sono ottenuti dalla lettura del segnale corrispondente a ciascun singolo elemento del sensore ad array. Ovviamente tutto questo è fattibile grazie alla possibilità di memorizzare i singoli valori di misura del fattore di riflessione spettrale. Da questi dati memorizzati si possono calcolare quindi i valori di misura delle grandezze colorimetriche. Generalmente il processo di memorizzazione e di calcolo viene gestito negli strumenti portatili da hardware e software appositi e fornito come risultato su display integrati nello strumento. 27 28 Parte sperimentale 29 30 Misurazioni La Tabella 2 riporta risultati analoghi per delle leghe di oro bianco mentre la Tabella 3 per delle leghe d'oro rosso. Lo scopo delle misurazioni colorimetriche è quello di mostrare come al variare del titolo della lega la variazione del suo colore può essere quantificata mediante l'impiego di opportune grandezze colorimetriche. Le misurazioni sono state eseguite su campioni di metalli preziosi costituiti da dischi di leghe d'oro e di leghe d'argento di differente composizione nominale. Lo strumento utilizzato è dotato di una sfera integratrice da 52 mm con la possibilità di effettuare misurazioni nelle due configurazioni di:8° e de:8°. L'intervallo di misurazione del fattore di riflessione relativo spettrale è da 360 a 740 nm, con una regione di indagine del campione di forma circolare di diametro 8 mm. Il sistema di misurazione si basa su un reticolo diffrattivo e un sensore ad array a 40 elementi. La fase sperimentale del progetto è stata realizzata con la collaborazione del Laboratorio Saggio Metalli Preziosi della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Vicenza. La sessione di misurazioni prevede una calibrazione iniziale rispetto ad un campione di riferimento “nero” ed una rispetto ad un campione “bianco” in modo da fissare due punti sulla scala del fattore di riflessione relativo.Le misurazioni sono state eseguite con la configurazione di:8°. Data l'elevata riflettività dei campioni, le prove eseguite con la configurazione de:8° non hanno dati risultati significativi. Le coordinate colorimetriche utilizzate sono le CIE L* a* b* e le CIE x y. La Tabella 1 riportata i risultati ottenuti per le coordinate L* a* b* per l'illuminante D65 nel caso di campioni di tre leghe d'oro giallo di titolo differente. La tabella riporta anche la composizione nominale nei cinque elementi oro, argento, rame, zinco e nichel. Campione L*(D65) a*(D65) b*(D65) Au Ag Cu Zn Ni Campione Au L*(D65) a*(D65) b*(D65) Ag Cu Zn Ni 08 Au 375W 83.7 2.19 11.1 375.0 0.0 423.4 75.0 125.0 17 Au 585W 84.1 2.91 13.3 585.0 0.0 281.2 49.8 83.0 26 Au 750W 82.4 5.38 20.8 750.0 0.0 169.4 30.0 50.0 Tabella 2 Campione L*(D65) a*(D65) b*(D65) Au Ag Cu Zn Ni 14 Au 375R 81.2 11.6 18.9 375.0 25.0 578.1 18.8 0.0 23 Au 585R 74.5 13.2 16.9 585.0 16.6 383.9 12.5 0.0 32 Au 750R 83.6 10.8 21.7 750.0 10.0 231.3 7.5 0.0 Tabella 3 Come si può vedere le due coordinate cromatiche CIE a* e b* consentono di distinguere i vari tipi di lega sia relativamente al colore, sia relativamente al titolo nell'ambito di un medesimo colore. La Tabella 4 riporta invece i risultati ottenuti per una coppia di leghe d'argento di titolo differente e anche in questo caso è possibile la loro discriminazione sulla base delle coordinate CIE a* e b*. Si osservi l'effetto lineare della maggiore concentrazione di rame sulla coordinata a* (giallo-blu) mentre la b* (rosso-verde) manifesta una saturazione cromatica. Campione L*(D65) a*(D65) b*(D65) Au Ag Cu Zn Ni 11 Au 375Y 86.8 4.41 22.5 375.0 93.8 437.3 93.8 0.0 02 Ag 800 89.2 1.10 11.4 0.0 800.0 128.0 71.4 0.0 20 Au 585Y 88.3 3.79 23.1 585.0 83.0 269.4 62.3 0.0 05 Ag 925 90.8 0.51 10.2 0.0 925.0 48.0 26.8 0.0 29 Au 750Y 87.4 4.64 29.3 750.0 141.3 99.9 8.8 0.0 Tabella 4 Tabella 1 31 32 Le misure per le coordinate CIE x y, sempre relative all'illuminate D65, sono riportate tutte in Tabella 5. Come si può osservare la distinzione delle varie leghe sia tra colori nominali che tra titoli è generalmente ancora fattibile anche se con qualche eccezione notevole (cfr. ad esempio i dati della terza e quarta riga relativi ad oro giallo di differente titolo). Campione x(D65) y(D65) 02 Ag 800 0.337 0.352 05 Ag 925 0.333 0.350 11 Au 375Y 0.363 0.372 20 Au 585Y 0.363 0.373 29 Au 750Y 0.376 0.384 08 Au 375W 0.339 0.352 17 Au 585W 0.344 0.356 26 Au 750W 0.363 0.369 14 Au 375R 0.370 0.360 23 Au 585R 0.373 0.356 32 Au 750R 0.373 0.365 Figura 1 La Figura 2 confronta invece le medesime coordinate ma per le due leghe d'argento. Tabella 5 Ricordiamo che la norma ISO 8654:1987 (E) – Colours of gold alloys – Definition, range of colours and designation - specifica un intervallo di colori per striscioline d'oro da utilizzarsi come campioni di confronto nelle transazioni tra produtori ed acquirenti. La norma utilizza come illuminate di riferimento il D65 e come coordinate cromatiche le CIE x y tuttavia riconosce l'uso delle coordinate CIE L* a* b* per scopi speciali o nel campo della standardizzazione internazionale. La Figura 1 mostra le coordinate cromatiche CIE L*a*b* delle tre leghe d'oro con titolo nominale 750. Figura 2 33 34 La Figura 3 mostra le curve del fattore di riflessione relativo spettrale per le due leghe d'argento assieme alle tre d'oro con titolo 750 mentre la Figura 4 mostra invece il corrispondente grafico CIE xy. Conclusioni In conclusione i campioni, esaminati che costituiscono una campionatura minima ma significativa in termini di titolo e colore di leghe preziose in oro e argento, possono essere caratterizzati con elevata capacità discriminante mediante misurazioni di tipo colorimetrico. In particolare le misurazioni sui campioni hanno evidenziato la bontà delle grandezze colorimetriche CIE L* a* b* come indici discriminanti sia di colore a parità di titolo, sia di titolo a parità di colore nominale del metallo prezioso. Figura 3 Figura 4 35 36 Bibliografia Riferimenti K.E. Saeger and J. Rodies, The Color of Gold and its Alloys – The Mechanism of Variation in Optical Property; E. Roberts and K. Clarke, The Colour Characteristics of Gold Alloys, Gold Bulletin 1979 12(1); R. German, The Colour of Gold-Silver-Copper Alloys, Gold Bulletin 1980 13(3); T. Shiraishi, K. Hisatsune, Y. Tanaka, E. Miura and Y. Takuma, Optical Properties of Au-Pt and Au-Pt-In Alloys, Gold Bulletin 2001 34(4) C.V. Corti, White Gold Colour Defined, Gold Bulletin 2005 38/1; S. Henderson and D Manchandra, White Gold Alloys: Colour measurement and Grading, Gold Bulletin 2005 38/2; C. W. Corti, Blue, Black and Purple! the Special Colours of Gold, International Jewellery Symposium, St Petersburg, 2006; C. Cretu and Elma Van Der Lingen, Coloured Gold Alloys, Gold Bulletin 1999 32(4); G. Wyszecki and W.S. Stiles, Color Science: Concepts and Methods, Quantitative Data and Formulae, Wiley, New York 1982; 37 38 Il ruolo dei soggetti coinvolti La Camera di Commercio I.A.A. di Belluno ha aderito all’iniziativa Dolomiticert 2 promuovendo il progetto alla Regione Veneto. Certottica S.c.a.r.l. Istituto Italiano per la certificazione dei prodotti ottici, ha realizzato la presente ricerca del settore orafo e prevista nel progetto denominato “Dolomiticert 2”. Il Laboratorio Saggio Metalli Preziosi della Camera di Commercio I.A.A. di Vicenza ha fornito le materie prime per la parte sperimentale della ricerca e collaborato direttamente nel coordinamento delle attività previste. Appendice La Fondazione Giacomo Rumor - Centro Produttività Veneto (CPV) ha contribuito alla gestione delle attività di promozione e divulgazione dei risultati del progetto denominato “Dolomiticert 2” per la parte dedicata al settore dell’orafo. Attraverso www.orotech.it, portale tecnologico per il settore orafo gestito dal CPV, vengono evidenziati e diffusi i risultati del presente progetto. 39 40 Certottica S.c.a.r.l. Il Laboratorio Saggio Metalli Preziosi Certottica S.c.a.r.l. è l'Istituto Italiano di Certificazione dei prodotti ottici autorizzato al rilascio di attestati di conformità per la certificazione CE di prodotti ai sensi degli articoli 10 e 11 parte A della direttiva 89/686/CEE relativa ai dispositivi di protezione individuale per gli occhi e dei dispositivi di protezione totali e parziali del viso. Nato in armonia con il territorio e la sua storia, che racconta l’origine e lo sviluppo degli occhiali, l’Istituto è cresciuto nel tempo offrendo un ampio e qualificato ventaglio di servizi. L’elevata professionalità fa di Certottica un importante supporto alle aziende, sia nazionali sia internazionali, nell’analisi di prodotti e processi produttivi come previsto dalle direttive europee e dagli standard internazionali, rilasciando rapporti di prova idonei a certificarne la conformità. Il Laboratorio di Saggio dei Metalli Preziosi è stato istituito nel 1966 su richiesta delle Associazioni di Categoria del settore orafo. Certottica è notificato a Bruxelles con numero identificativo 0530 quale Istituto di Certificazione riconosciuto autorizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale al rilascio di attestati di conformità per la certificazione CE di dispositivi di protezione per gli occhi e di protezione totale e parziale del viso iscritto all’Albo dei laboratori di ricerca altamente qualificati con riconoscimento del Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica accreditata dalla Regione Veneto come ente di formazione continua e formazione superiore e certificata UNI EN ISO 9001:2000 per la progettazione, gestione e rendicontazione di corsi formativi Nel settore dei metalli preziosi fornisce alle aziende, agli operatori del settore e al privato cittadino un servizio d’analisi e di verifica del titolo di Oro, Argento, Platino e Palladio sottoforma di materia prima, semilavorati, prodotto finito e dei residui della lavorazione. In conformità alle prescrizioni della Norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025 : 2005 e ai criteri applicabili delle Norme UNI EN ISO serie 9000 , il Laboratorio è Accreditato SINAL. A livello tecnico scientifico, il Laboratorio collabora con il competente Ministero delle Attività Produttive, con le Associazioni di Categoria del Settore, con Istituti di normazione e di ricerca (UNI e C.N.R.), con l’ASSICOR e con il Comitato Tecnico Europeo di Normazione. Certottica ha, inoltre, firmato una convenzione con la Direzione Generale per l’Armonizzazione del Mercato e la Tutela dei Consumatori del Ministero dello Sviluppo Economico, l’Agenzia delle Dogane e ANFAO, per tutelare salute e sicurezza dei consumatori, salvaguardare le imprese che operano correttamente sul mercato e svolgere un’attività di vigilanza del mercato nell’ambito del settore ottico. In ottemperanza alla recente Normativa sulla disciplina dei titoli e dei marchi di identificazione dei metalli preziosi - Decreto legislativo n° 251 del 22 maggio 1999 - è abilitato alla certificazione di conformità del titolo dei metalli preziosi e di controllo sia sul mercato interno che per l’esportazione. Il Laboratorio rilascia Rapporti di Prova e Certificati di Conformità che hanno validità giuridica, riconosciuti dagli Organi di Stato, dalle Dogane, da Istituzioni pubbliche e private. Ulteriori informazioni sul sito www.vi.camcom.it . Aree di intervento: certificazione – formazione – normazione - ricerca & innovazione Ulteriori informazioni sul sito www.certottica.it . 41 42 Il Centro Produttività Veneto La Fondazione Giacomo Rumor - Centro Produttività Veneto (CPV) è attiva da oltre 50 anni svolgendo attività di formazione, informazione e assistenza all’innovazione tecnologica ed alla creazione di nuove imprese. Come braccio operativo per l’Innovazione del sistema camerale, realizza concretamente il Progetto Innovazione che la Camera di Commercio IAA di Vicenza promuove nel territorio vicentino. L’Area Innovazione del CPV, propone e fornisce alle PMI un modello di risposte ai loro specifici fabbisogni ed una concreta proposta di servizi sviluppati ad hoc sui temi della proprietà intellettuale, dei materiali innovativi e del trasferimento tecnologico. Tra i servizi proposti alle aziende: • Servizi PatLib (informazioni e consulenze sulla Proprietà Intellettuale). • Servizio Brevetti Info Express (BIEX). • Irene Access Point - Irc Network: servizio finalizzato all’incontro tra domande e le offerte di tecnologia. • MaTech® Point Vicenza: servizio sui materiali e le tecnologie innovative. • Servizio di formazione sul Design Industriale. • Servizio di formazione e training per l’industria. • I portali di informazione tecnologica: www.vicenzalabnet.it, www.orotech.it, www.demotech.it. • Informazioni sui bandi regionali, nazionali e comunitari in tema di innovazione. Il portale tecnologico del settore orafo Nello specifico per il settore orafo, si evidenzia l’importante azione svolta attraverso il portale www.orotech.it. Nato come uno degli obiettivi programmatici del progetto “Valorizzazione di prodotti e processi nel settore dei metalli preziosi”, oggi Orotech è il portale sull’innovazione tecnologica, punto di riferimento dove le aziende possono reperire informazioni ad alto contenuto tecnologico su Bibliografia, Brevetti, Normativa e Seminari tecnico-scientifici. Suggerisce percorsi di miglioramento dell’organizzazione aziendale e della progettazione, per sviluppare conoscenze, diffonde informazioni relativamente a leghe e materiali e ad alcuni fra i processi produttivi più diffusi nel settore. Ulteriori informazioni sul sito www.cpv.org e www.orotech.it 43 44