Musica araba ( Africa bianca) Musica in Asia
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Musica araba ( Africa bianca) Musica in Asia
Musica araba ( Africa bianca) Musica araba: per musica araba s’intende quella dei popoli che vivono nella penisola arabica, ( Iraq, Siria, Giordania, Libano), nei paesi dell’Africa settentrionale ( Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Mauritania) e nel Sudan (ved pag 134 Carillon ) La cultura araba è molto più omogenea rispetto a quella dell’Africa nera, perché i Paesi hanno in comune la cultura, la lingua araba e la religione (islamica). Il mondo arabo é quello che ha avuto maggiori contatti con l’occidente tanto che, ud ad esempio, la chitarra viene dal mondo arabo. La musica araba è tramandata soprattutto oralmente. Le scale musicali arabe non hanno solo i toni e i semitoni ma anche i “quarti di tono”; in questo modo le scale musicali dell’Africa hanno ventiquattro note invece delle nostre dodici. ( pensiamo ai sette tasti rebab bianchi ed ai cinque neri di un pianoforte) Notevole rilievo ha l' ornamentazione da cui deriva la parola “arabesco” , spesso collegato all’armonia musicale. Lo strumento tradizionale dell’Africa bianca è “l’ud”simile a un mandolino (pag.135.) Altri strumenti particolari possono essere il “rebab” simile a un violino e la “al ghaita” simile a una trombetta. al ghaita per chi volesse curiosare tra altri strumenti arabi ecco un sito interessante http://www.parodos.it/musicastrumenti_musicali_tradizionali.htm Musica in Asia La musica orientale riflette lo spirito meditativo, contemplativo e riflessivo della sua popolazione. Spesso si basa su una scala pentafonica, cioè di 5 suoni, che a noi occidentali dà l'impressione di ascoltare una melodia senza inizio né fine. Secondo la tradizione si pensa che il suono sia stato originato da otto venti. In Giappone e Corea gli strumenti musicali si usano anche sfregando o battendo sulla tavola armonica. In Cina le melodie tendono a diventare acute. È molto importante il teatro di Pechino, dove gli attori recitano con il viso colorato o mascherato. Colori e maschere hanno un significato simbolico collegato al carattere del personaggio; sul palcoscenico si trovano anche dei musicisti che, all’entrata e all’uscita dei personaggi, fanno un gran rumore con piccoli strumenti a percussione. attore del teatro di Pechino In India l’organizzazione sociale e religiosa hanno influenzato anche la musica. Le melodie sono costruite su scale chiamate "raga", collegate ai momenti del giorno. Si dice che porti sfortuna suonare un raga notturno durante il giorno o viceversa ( da quando un musicista suonò di giorno un raga notturno e si oscurò il cielo), così ogni melodia viene rigorosamente suonata secondo il raga e il momento della giornata collegato. Lo strumento più conosciuto dell'India è il "sitar", strumento a corde con lungo manico e cassa di risonanza ricavata da una zucca. sitar La musica americana La musica prettamente americana nasce solo nel 20° secolo, perché prima si può dire che abbia risentito delle tradizioni musicali dei paesi conquistatori. Ovviamente, prima della conquista dell'America nel 1492, esistevano vari generi musicali prodotti dai nativi tra cui, particolarmente degni di nota, quelli dei Maya e degli Aztechi, ma non ci sono stati tramandati. Tra i primi generi di musica nord-americana possiamo individuare il jazz, che trae origine dai canti degli schiavi deportati, fin dal 1600, a lavorare nelle grandi piantagioni americane. Essi cantavano “spirituals” ( canti di preghiera) “work song” ( canti di lavoro) e, dopo la liberazione, il blues. Tipica musica dei cow-boys è quella country, mentre, negli anni '50 e '60, si sviluppa il rock, che vedrà in Elvis Presley uno dei primi, grandissimi, esponenti. Il centro America è noto soprattutto per la musica da ballo come: rumba, mambo, chacha-cha, salsa, merengue ecc. quena Figura 1siringa Nell’America del sud solo le zone di difficile accesso riuscirono a sottrarsi al massacro dei colonizzatori e a mantenere le proprie tradizioni. È il caso degli Incas, popolo adoratore del sole che viveva sugli altipiani della Cordigliera delle Ande e che accompagnava con la musica i riti e le feste, legate principalmente al ciclo del sole, della luna e delle stelle. Tra gli strumenti più antichi ricordiamo la ”quena” sorta di flauto ricavato da un osso di animale, la "siringa"( flauto a più canne) e il “charango” che sembra una piccola chitarra e che ha la cassa di risonanza ricavata da un armadillo. Tra le danze sud-americane ricordiamo la “samba” brasiliana e il “tango” argentino. charango Il jazz Il Jazz nasce all'inizio del 1900. Le sue origini risalgono fino al 1600 con la tratta degli schiavi africani che, privati di ogni dignità e diritti, cercano di rendere meno amare le loro giornate attraverso canti spirituali (spirituals ) e canti di lavoro ( work song). L'abolizione della schiavitù, che coincide con la guerra civile, non migliora la difficile condizione delle persone di colore, emarginate da tutti e costrette a vagare per campagne e città alla ricerca di lavoro. La loro triste condizione di vita viene raccontata attraverso canti che prendono il nome di "Blues", forse perché il blu è per loro il colore della tristezza. Il blues si costruisce su una scala particolare che abbassa di un semitono la terza e la settima nota ( ad esempio, nel caso della scala di do, sarebbero mi e si bemolle). Queste note prendono il nome di "blue notes" Dopo la guerra civile si sciolgono molte bande militari e i soldati abbandonano i loro strumenti che vengono portati sul mercato a basso costo permettendo ai neri di acquistarli. Con gli strumenti i neri cominciano a imitare le inflessioni della voce nei canti blues. I suonatori non conoscono la musica e suonano quindi a orecchio; prima imitando i canti conosciuti e successivamente inventando nuove melodie con la tecnica dell’ improvvisazione che rimarrà la principale caratteristica del jazz. Nascono le prime band che suonano nelle strade, spesso ingaggiate dai bianchi per feste, matrimoni e funerali. Utilizzano strumenti a fiato e piccole percussioni, facili da trasportare. In seguito le band vengono invitate a suonare nei primi locali al chiuso, dove vengono introdotti anche il pianoforte e il contrabbasso. Non si conosce l’origine esatta del termine “jazz”, ma si pensa possa derivare dal nome del proprietario del primo locale in cui si suonò il jazz chiamato “Jasbo Brown”. Altri ritengono che provenga da un grido di incitamento. Un aspetto interessante del jazz è la “jam session” con la quale si intende un incontro casuale di musicisti che suonano insieme pur senza aver mai provato. Tra i musicisti jazz più famosi ricordiamo Lousi Armstrong, trombettista e cantante. Un altro genere derivato dal jazz è il “ragtime” ( tempo stracciato) eseguito soprattutto al pianoforte e che vede tra i suoi massimo esponenti Scott Joplin (vedere pag. 303.) Uno dei brani più famosi è "The Entertainer", colonna sonora del film "La stangata" Negli anni 30 i bianchi iniziano ad interessarsi al jazz e cominciano a formare le proprie big band. Tra le due guerre si sviluppa poi un genere ballabile e allegro chiamato swing, di facile ascolto e piacevole, adatto soprattutto al pubblico dei bianchi. Il re dello swing è considerato Benny Goodmann, clarinettista e famoso anche per essere l’unico bianco a suonare in un' orchestra di neri. Dopo la seconda guerra mondiale finisce l’era swing e si sviluppano altri generi musicali come: “bepop, cool jazz, free jazz, e il fusion (una mescolanza tra vari generi)”. Tra i musicisti jazz più famosi per questi generi ricordiamo: “Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Miles Davis” Il rap Nato nei quartieri del Bronx l' hip hop è stato uno dei fattori più rivoluzionari degli ultimi 30 anni nel mondo musicale. La sua cultura si basa su quattro discipline : il rap che è la parte vocale, lo “scratch” che è l’arte di manipolare i dischi, la breakdance ( disciplina di ballo con mosse spettacolari )e l’arte dei graffiti, chiamata anche "aerosol-art". Musicalmente trae spunto da alcune fonti: dal jazz per l’uso delle jam session, dal reggae per l’uso del sound system, dal funk per il marcato accento ritmico e dal blues per le lunghissime strofe parlate. Il periodo di massimo sviluppo si può indicare negli anni 60’ 70’ dove viene eseguito, in particolare, nei parchi del Bronx, dove i sound system giovani che hanno voglia di divertirsi ma poco denaro per farlo, riescono così a trovare un modo economico per divertirsi insieme senza spendere. L’iniziatore della musica hip hop è l’immigrato giamaicano Kool dj herc, riconosciuto come genitore dei dj. In breve tempo vengono introdotte tecniche come il breaks ( pausa che dà spazio alla voce) E il sample (estrapolazione di un frammento sonoro tramite campionatura ) Molto noto lo scratch (movimento avanti e indietro della puntina sul giradischi ) Nel 79’ il rap fa la comparsa ufficiale su disco e, negli anni 80’, l'Hip- hop passa dai temi di puro intrattenimento alle quelli di denuncia sociale e comunitaria. Africa Bambaataa Tra i gruppi di spicco ricordiamo quello di “Afrika bambaataa”. Nella seconda metà degli anni 80’ l'hip- hop si diffonde nel resto del mondo. Negli anni 90’inizia una prevedibile deriva commerciale, che si trasforma spesso in un riciclaggio sonoro dai contenuti poveri, ma si possono comunque ancora trovare di brani interessanti. Oggi Eminem, nome d’arte di Marshall Bruce Mathers, è considerato uno dei principali artisti rap. A volte avvengono veri e propri duelli verbali tra DJ, che si insultano e fingono di litigare a ritmo, radunando intorno a sé un folto gruppo di sostenitori. Vince chi ha il pubblico più numeroso. Questi duelli verbali sono visti socialmente in positivo, perché permettono ai giovani di sfogare la loro rabbia senza farsi male.