PLinius/n. 11-1 - Parco nazionale del Vesuvio
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PLinius/n. 11-1 - Parco nazionale del Vesuvio
2003 n. 11 PLinius “Poste Italiane - spedizione in a.p. - 70% - Direzione Commerciale Business - NAPOLI” PERIODICO DI INFORMAZIONE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO Il Parco incontra la scuola. Varato, con il contributo della regione, il percorso didattico mirato a promuovere il rispetto dell’ambiente e la conoscenza della natura in 18 strutture scolastiche del Vesuviano 4 >4 Intervista al Governatore. Bassolino, una scommessa chiamata ambiente Al via il progetto “Adottiamo il Parco” 08 >0 Emergenza microdiscariche, nasce l’Osservatorio per la legalità 28 >2 Ottaviano, il feudo di Augusto Acero napoletano (Acer neapolitanum) Illustrazione di Antonio Lubrano Lavadera (Archivio PNV) Al via il progetto “Adottiamo il Parco” > In copertina: Valle del Gigante Foto: Gino di Maggio, Archivio PNV PLinius n.111 PERIODICO DI INFORMAZIONE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO Editore Ente Parco Nazionale del Vesuvio Direttore responsabile Gabriele Scarpa Vicedirettore Roberto Russo Sommario l’intervista 04 Intervista al Governatore. 07 Bassolino, una scommessa chiamata ambiente primo piano 06 Al via il progetto “Adottiamo il Parco” 08 Emergenza microdiscariche, 07 nasce l’Osservatorio per la legalità 10 Nel castello mediceo la nuova casa del Parco 15 Gara di sopravvivenza sul Vesuvio Caposervizio Carlo Tarallo 10 Segretario di redazione Pasquale Cirillo Redazione Michele Infante, Riccardo Rossi, Giuseppe Ruggiero, Nando Santoro, Paolo Trapani Hanno collaborato Gennaro Cirillo, Ornella La Penna, Gennaro Salzano Progetto grafico e impaginazione Anna De Luca (Borghini & Stocchetti) Fotografie e illustrazioni Per gentile concessione: Rossella Barile, Borghini & Stocchetti, Pasquale Giugliano,Circolo Legambiente “Mimmo Beneventano”- Ottaviano, Francesco Saverio Liguori, Gino Menegazzi, Salvatore Ranieri Archivio del Parco Nazionale del Vesuvio: Associazione naturalistica “Arion”, Gino Di Maggio, Antonio Lubrano Lavadera 15 educazione ambientale 16 Gli orizzonti dell’ecologia (L’ecologia, che cos’è?) 21 Il Parco, laboratorio di sviluppo sostenibile 16 Stampa Alfa Tipolitografia Via B. Longo, Napoli Pubblicazione registrata Trib. di Nola n. 90 del 15/02/2002 Ente Parco Nazionale del Vesuvio Piazza Municipio 8 80040 San Sebastiano al Vesuvio (Napoli) Tel. 081.7710911 Fax 081.7718215 i tesori del Parco 24 I mammiferi del Parco: donnola e faina tradizioni 26 Un atto di fede scritto con i colori Presidente Amilcare Troiano Vicepresidente Oreste Sassi Consiglio direttivo Michele Balzano, Vincenzo Balzano, Gennaro Biondi, Giuseppe Capasso, Luca Ercolani, Giuseppe Maravolo,Nicola Miranda, Pina Orpello, Orfeo Picariello, Pasquale Raia, Amalia Virzo De Santo Giunta esecutiva Amilcare Troiano, Oreste Sassi, Michele Balzano, Giuseppe Capasso, Pasquale Raia Presidente Comunità del Parco Luisa Bossa i comuni del Parco 28 Ottaviano, il feudo di Augusto Collegio Revisori dei conti Aldo Spasaro (Presidente), Gaetano Ceglie, Antimo Menale Direttore generale Carlo Bifulco I Comuni del Parco: Boscoreale, Boscotrecase, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Sant’Anastasia, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre del Greco, Trecase Stampato su carta ecologica riciclata PLinius Anno II, numero 11/2003 - Tiratura 10.000 copie cultura 28 33 Il vino, tra simbologia e passione 07 il nettare degli dei prende forma 35 dall’Ente Parco 35 Elenco delle delibere adottate 35 dal Consiglio direttivo 35 Elenco delle delibere adottate 35 dalla Giunta esecutiva > l’intervista Il complesso vulcanico Somma-Vesuvio. Veduta da San Sebastiano al Vesuvio Foto B&S Bassolino, una scommessa chiamata ambiente Intervista al presidente della Regione Campania Antonio Bassolino [•] a cura di NANDO SANTORO A A 04 PLinius n. 11 2003 ntonio Bassolino è il presidente della Giunta regionale della Campania dall’aprile del 2000. La sua grande scommessa è la spesa dei Fondi comunitari che l’Europa mette a disposizione della Campania per superare il divario con le altre regioni europee. Miliardi di euro per i trasporti, le imprese, la formazione. E per l’ambiente, cavallo di battaglia di una Giunta che non perde occasione per far notare i progressi che si sono avuti in questo settore. nia, con particolare riferimento alle aree protette. Sulla base di quali dati? Presidente Bassolino, anche di recente, in occasione dell’iniziativa Parchinmostra, lei ha tracciato un bilancio positivo delle politiche ambientali della Regione Campa- Il dato importante è che per la prima volta in Campania, su un grande tema come quello delle aree protette, istituzioni e mondo ambientalista camminano insieme. È anche grazie a questo rapporto continuo che abbiamo raggiunto risultati importanti. Nel 2002, anno internazionale della montagna, abbiamo istituito quattro parchi regionali: Matese, Taburno, Roccamonfina-Foce Garigliano e Partenio. Stiamo inoltre lavorando intensamente per concludere l’iter istitutivo delle altre aree naturali protette previste dalla legge regionale del 1993. Infatti, per l’istituzione del Parco regionale dei Monti Picentini, delle riserve naturali di lago Falciano, Monti Eremita e Marzano, Sele Tanagro siamo in dirittura d’arrivo: occorre soltanto il parere delle commissioni consiliari. Abbiamo poi in cantiere nuovi parchi regionali, sul Sarno e sulle Colline di Napoli. E aggiungo che, grazie all’intesa con il Ministero dell’Ambiente, abbiamo ottenuto l’istituzione della Riserva naturale dello Sta- l’intervista to dell’isola di Vivara, chiudendo una vicenda che si trascinava da decenni. Si tratta di oltre 66mila ettari di verde che, aggiunti ai Parchi nazionali del Vesuvio e del Cilento-Vallo di Diano, fanno della Campania una delle regioni con la maggiore estensione di aree protette e parchi. Non c’è il rischio che tutte queste aree protette possano essere viste dalle popolazioni e dalle amministrazioni locali come un ostacolo allo sviluppo del territorio, a causa dei vincoli che inevitabilmente comportano? Io penso invece che i parchi, le aree protette in generale, con adeguate infrastrutture, possano essere occasione di sviluppo ecocompatibile. E noi ci siamo mossi in questa direzione. Sui Progetti Integrati Territoriali, infatti, la Regione ha concentrato 192 milioni di euro, di cui 96 già assegnati. Con questi investimenti - rivolti alla qualificazione delle infrastrutture, delle imprese e alla formazione - vogliamo determinare una crescita civile e produttiva coerente con le vocazioni piú profonde dei territori dei parchi. È uno degli investimenti piú significativi in Europa. Per il governo regionale l’ambiente non è una politica settoriale. È una scelta di fondo, una scelta strategica, che segna profondamente i grandi progetti già in atto Quali? stato approvato il Progetto Integrato “Parco Nazionale del Vesuvio”, co-finanziato dai fondi europei. Qual è l’idea-forza del PIT? E quali investimenti sono previsti? L’idea-forza del PIT del Parco del Vesuvio, ribattezzato “Vesevo”, che coinvolge 13 comuni, è fare del Parco un sistema locale di sviluppo, sistema in grado di valorizzare la vocazione turistica dell’area attraverso la qualificazione e il potenziamento della ricettività alberghiera e la promozione dei prodotti tipici e artigianali. Su questo Progetto Integrato concentriamo oltre 50 milioni e 300mila euro ai quali, se si lavora bene, si possono aggiungere ulteriori risorse pubbliche e private per un totale di quasi 28 milioni di euro. Adesso occorre uno sforzo da parte dei promotori del PIT per presentare progetti esecutivi e cantierabili e ci siamo preoccupati di agevolare al massimo le amministrazioni e gli enti coinvolti in questo difficile lavoro. Agli investimenti per il PIT “Vesevo” dovrebbero aggiungersi altri importanti interventi nell’area del Parco. È vero. Il governo della Regione interviene in maniera integrata sul potenziamento infrastrutturale, sulla valorizzazione dei beni culturali, sulle attività economiche e produttive. L’area del Parco del Vesuvio, oltre che dal PIT, è interessata dal Pro- getto integrato “Pompei, Ercolano e sistema archeologico vesuviano”, che ha come fine la valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale, potenziando le infrastrutture e la capacità di attrarre turisti. Gli investimenti ammontano a 57 milioni di euro. Altri 34 milioni sono previsti per il Progetto integrato “Distretto industriale di S. Giuseppe Vesuviano”, le cui finalità sono la promozione della crescita e della competitività del tessuto produttivo, il miglioramento ambientale, della rete dei servizi, delle infrastrutture materiali e immateriali. Ma ci sono anche altri PIT che riguardano l’area del Vesuvio, come la Portualità turistica, la Filiera Termale, la Filiera enogastronomica. È un lavoro enorme, che punta ad integrare finanziamenti e progetti per un’area cosí importante e strategica per la nostra regione. È su questa strada che si deve pro seguire se si vuole immaginare una diversa idea di sviluppo della nostra regione, fondata sulla capacità di delineare le linee della crescita economica, culturale, sociale di un territorio partendo dalle sue risorse. È una sfida difficile, che però troverà la Regione Campania sempre pronta a sostenere gli sforzi che imprenditori, sindacati, associazioni e istituzioni locali stanno facendo per farsi essi stessi promotori dello sviluppo. [•] Penso alla metropolitana regionale e al suo impatto in termini di riduzione del traffico automobilistico, di miglioramento della qualità dell’aria, di cambiamento reale della vita di milioni di persone; alla nostra politica culturale e di valorizzazione dei beni monumentali della Campania, alle conseguenze del piano delle produzioni dell’agro-alimentare e di un turismo moderno e sostenibile. Per non parlare poi dei grandi progetti di investimento sul ciclo integrato delle acque che abbiamo cominciato ad avviare, della politica per il territorio e della lotta all’abusivismo. Stiamo impostando in modo diverso lo stesso concetto di crescita e di sviluppo. Il 20 febbraio scorso, a Bruxelles, nella seduta di Giunta alla quale ha partecipato anche Romano Prodi, è < Foto B&S 05 PLinius n. 11 2003 < primo piano Foto Pasquale Giugliano [•] di CARLO I 06 PLinius n. 11 2003 TARALLO l Parco incontra le scuole, ed avvia un percorso comune di salvaguardia della natura e di educazione ambientale. Si è svolto presso la sede dell’Ente l’incontro di presentazione del progetto «Adottiamo il Parco», un’iniziativa promossa dal Parco nazionale del Vesuvio con il contributo della Regione Campania. Continua così l'impegno del Parco sulla strada di un rapporto stretto e fecondo con gli studenti delle scuole del territorio: un elemento fondamentale per diffondere tra i giovani la cultura del rispetto dell’ambiente, per responsabilizzarli e renderli protagonisti di un’azione tesa a preservare il patrimonio naturalistico vesuviano. La somma stanziata complessivamente ammonta a 65.000 euro, ed il cofinanziamento della Regione è pari al Foto Rossella Barile 75per cento: hanno partecipato alla riunione i dirigenti scolastici ed i rappresentanti di 18 scuole dei Comuni del Parco di ogni ordine e grado. primo piano > Valle del Gigante Foto Gino Di Maggio (Archivio fotografico PNV) Al via il progetto “Adottiamo il Parco” Il Parco incontra la scuola. Varato, con il contributo della regione, il percorso didattico mirato a promuovere il rispetto dell'ambiente e la conoscenza della natura in 18 strutture scolastiche del Vesuviano Incontri in aula con esperti, mostre itineranti, visite guidate sul territorio, produzione e distribuzione di materiale didattico informativo sulle peculiarità del Parco accompagneranno gli allievi delle scuole nella scelta e nella realizzazione di singoli interventi di adozione del territorio del Parco nei rispettivi comuni. Il progetto è coordinato dal servizio tecnico dell’Ente Parco, sotto la supervisione del consigliere delegato all’educazione ambientale Pasquale Raia. «Il rapporto con le scuole - dichiara il presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, Amilcare Troiano - è uno dei pilastri sui quali si basa l’azione di salvaguardia della natura e dell’am- biente che il Parco sta portando avanti con impegno e determinazione. L’educazione ambientale è una componente fondamentale di questa azione e spe- riamo di poter coinvolgere nei nostri progetti tutte le scuole del Parco, lavorando in stretta collaborazione con i Comuni e con i dirigenti scolastici». [•] Foto Rossella Barile 07 PLinius n. 11 2003 > primo piano La colata lavica del 1944 ricoperta dallo Stereocaulon vesuvianum Foto Gino Di Maggio (Archivio fotografico PNV) Emergenza microdiscariche, nasce l’Osservatorio per la legalità « Lilium bulbiferum subsp. croceum Foto B&S [•] di PAOLO TRAPANI 08 PLinius n. 11 2003 «S iamo da tempo impegnati con i sindaci del territorio per trovare soluzioni adeguate al problema delle microdiscariche. L’assalto al territorio è continuo e la zona intorno al cratere è disseminata di bombe ecologiche costituite dai centinaia di cumuli di rifiuti, pronte ad esplodere. Queste problematiche vanno affrontate inderogabilmente perché rappresentano un grave pregiudizio per l’immagine del Vesuvio». Con queste parole il presidente del Parco Nazionale del Vesuvio Amilcare Troiano ha aperto la seduta dello scorso 1 luglio tenutasi in prefettura alla presenza del Prefetto Renato Profili, dei sindaci della Comunità del Parco, delle forze dell’ordine, rappresentate da carabinieri e corpo forestale dello Stato, del commissariato per l’emergenza rifiuti e di Legambiente. Gli ultimi rilievi effettuati dai tecnici dell’Ente evidenziano la presenza di almeno 35 microdiscariche nel territorio naturalistico protetto per un totale di 205 tonnellate di rifiuti. Il connubio spazzatura-incendi costituisce l’emergenza nell’emergenza per il primo piano m < Il presidente Troiano e i sindaci del Vesuviano incontrano il prefetto Profili. Chiesti interventi straordinari oltre che la sorveglianza di pinete e aree verdi. I recenti episodi di incendi boschivi dolosi, che si sono verificati a ridosso della riserva Alto Tirone, sono la prova che i rifiuti abbandonati costituiscono un pericolo costante per l’oasi naturalistica. Il Prefetto ha rivolto ai primi cittadini una specifica richiesta di fornire un elenco di personale della polizia municipale che può essere messo a disposizione nell’ambito di un intervento sovracomunale di vigilanza coordinato dalla prefettura stessa. L’idea è quella di mettere in campo una task force che si occupi della sorveglianza costante del Vesuvio. Il Presidente Troiano, in compagnia di Michele Balzano, membro del Parco. La vera spina nel fianco della stagione estiva. Dati preoccupanti, che impongono interventi strutturali adeguati. Non a caso lo stesso Prefetto Profili, dopo aver ascoltato i sindaci del Vesuviano, ha sottolineato la necessità di procedere con interventi di carattere straordinario. Sempre Profili ha, poi, posto l’accento sul bisogno di avviare una pianificazione integrata che coinvolga tutti i soggetti istituzionali chiamati a tutelare e controllare l’area protetta ed ha annunciato l’avvio di un progetto di installazione di un sistema di videosorveglianza. L’occhio elettronico delle telecamere consentirà di aumentare il controllo di sentieri e strade che conducono al cratere, Coenonympha pamphilus Foto Arion (Archivio fotografico PNV) consiglio direttivo, ha anche ipotizzato la costituzione da parte del Parco Nazionale del Vesuvio dell’Osservatorio “Ambiente e Legalità” con funzioni di coordinamento di tutte le iniziative volte a controllare e aggiornare i dati relativi agli illeciti registrati sul territorio. Allo studio c’è anche l’idea di creare, nell’ambito dello stesso Osservatorio, uno sportello informativo di diritto ambientale ed un numero verde al quale i cittadini potranno far pervenire anche in forma anonima notizie di reato ed illeciti. Alla riunione svoltasi in prefettura lo stesso Troiano ha caldeggiato la definizione del Patto per la Legalità nel Parco Nazionale del Vesuvio. [•] 09 PLinius n. 11 2003 la primo piano > Nel castello mediceo nuova casa del Parco Storica firma in prefettura: ufficializzata la concessione in comodato d’uso gratuito della rocca di Ottaviano. L’ex maniero del boss Cutolo diventa la nuova sede della struttura ambientalista di San Sebastiano al Vesuvio [•] di GIUSEPPE RUGGIERO I l 2 luglio 2002 l’annuncio: il castello del boss Raffaele Cutolo si appresta a diventare la sede del Parco Nazionale del Vesuvio. Dopo circa un anno, il 19 giugno 2003 la storica firma presso il palazzo di governo della Prefettura di Napoli, tra il Presidente del Parco Amilcare Troiano e il commissario straordinario del comune di Ottaviano, Pasquale Manzo per la concessione in comodato d’uso gratuito per 99 anni della rocca medicea a favore dell’ente Parco Nazionale del Vesuvio come sede legale ed operativa del Parco. Dopo un iter lungo un anno, spesso pieno di ostacoli, ecco che la casa-castello dell’ex capo storico della Nuova Camorra Organizzata, che nell’immaginario collettivo era il simbolo del malaffare e dell’arroganza, la sede in cui il padrino riuniva i vertici e decideva gli affari della cosca, diventa simbolo della legalità e dell’ambiente. Lo storico risultato lo si deve anche alla caparbietà e alla volontà del neoprefetto di Napoli, Renato Profili che appena insediatosi, una volta analiz- A sinistra il Palazzo Mediceo nei primi anni ’90, in basso il lato nord prima dei lavori di recupero e a destra oggi Fotografie B&S La fotografia a sinistra è di Salvatore Ranieri (Archivio Legambiente Ottaviano) 11 PLinius n. 11 2003 > primo piano Un castello chiamato «legalità» per il Parco dello sviluppo e della partecipazione La notizia era nota da mesi, ma ad apporre il sigillo decisivo è stata la riunione in prefettura tenutasi all’inizio di giugno. Dinanzi al Prefetto Renato Profili, infatti, si sono ritrovati il Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio Amilcare Troiano (nella foto) ed il commissario straordinario del Comune di Ottaviano. Al tavolo istituzionale è stato cosí siglato l’accordo di comodato d’uso gratuito del castello di Ottaviano quale sede legale ed operativa del Parco. Per l’Ente dell’oasi naturalistica è un successo senza precedenti, visto che diviene l’interprete principale della piena rivincita dello Stato ai danni della criminalità organizzata. Nel castello dove fino a pochi anni fa si sono svolti i summit della camorra, sono stati decisi i crimini e i delitti piú efferati, si sono ritrovati i boss e i picciotti che calpestavano quotidianamente la legalità e la dignità dello Stato, lo Stato è tornato. Ed ha vinto. Per una volta, allora, e contrariamente a tante altre amare vicende di casa nostra, è possibile raccontare una storia italiana a lieto fine. Una storia dove tutti sono al 12 PLinius n. 11 2003 zata l’intera questione, ha convocato presso la Prefettura la riunione operativa. Erano presenti, oltre al Prefetto, al Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio e al commissario Straordinario del Comune di Ottaviano, i responsabili dell’Ufficio Tecnico del Comune di Ottaviano, il segretario generale del Comune di Ottaviano, Roberto Mariconda, il direttore del Parco Carlo Bifulco, il Sovrintendente Regionale Beni Attività culturali Stefano De Caro ed il presidente regionale Legambiente Michele Buonomo. «Una giornata storica – commenta Amilcare Troiano, presidente Parco Nazionale del Vesu- loro posto. I buoni nel castello, i cattivi dietro le sbarre. Hanno avuto la meglio la legge e l’ordine. E finalmente ai piú giovani si può raccontare un esempio concreto di riscossa dello Stato. Ai ragazzi che crescono nelle difficili realtà delle periferie e dell’hinterland partenopeo si può parlare di una scommessa vinta. E di un nuovo modello di vita al fianco delle Istituzioni. Per l’Ente chiamato a difendere, tutelare e valorizzare il patrimonio naturalistico, storico ed antropologico piú famoso del mondo, poi, non c’è casa migliore dell’ex maniero sottratto ad un superboss della camorra. Non è un caso che il Presidente vio – per l’intera collettività. Grazie all’indispensabile e fondamentale impegno del Prefetto Profili cui vanno i ringraziamenti dell’intera comunità del Parco, quello che una volta era il simbolo del malaffare e di criminalità spietata, oggi diventa luogo di legalità in cui creare le condizioni di uno sviluppo sostenibile. Il castello – prosegue Troiano – sarà il cuore del Parco. Proprio da Ottaviano partono i due sentieri principali del Parco per le escursioni nella cosiddetta Valle delle Delizie. Grazie all’impegno del Ministro Matteoli – conclude il Presidente dell’Ente Parco – che ha stanziato 2 miliardi Amilcare Troiano a margine della riunione in Prefettura abbia parlato “di giornata storica”. Dal castello mediceo di Ottaviano la sfida del Parco Nazionale del Vesuvio adesso si fa ancora piú avvincente. E per questo piú affascinante. Coniugare la protezione e la salvaguardia della natura con lo sviluppo socioeconomico compatibile con l’ambiente del territorio vesuviano ora è davvero possibile. Perché parole come legalità, trasparenza e partecipazione alla vita istituzionale non sono piú solo uno slogan, ma soprattutto un’opportunità che tutti possono raccogliere. Per impedire che dello Stato si torni a fare scempio e per permettere alle Istituzioni di essere concretamente un punto di riferimento nella vita dei cittadini. Il Parco Nazionale del Vesuvio, d’altra par te, è soprattutto questo: un’opportunità. Una possibilità di crescita sociale e di sviluppo ambientale. E se è vero che le scommesse e la vita degli uomini hanno bisogno di simboli, il Parco i simboli li ha tutti dalla sua parte. Paolo Trapani delle vecchie lire, nei prossimi mesi partiranno i lavori di completamento del castello e del rifacimento dei giardini». Nel 1991 il Castel- primo piano > Di seguito riportiamo i passaggi piú importanti del contratto di comodato d’uso gratuito per 99 anni del Castello Mediceo a favore Ente Parco Nazionale del Vesuvio Art. 2 Il presente contratto ha ad oggetto la concessione, da parte del Comune di Ottaviano in comodato gratuito di parte del Palazzo Mediceo, consistente in tutto il piano terra ed il piano ammezzato, da destinare a sede legale ed operativa dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, nonché le aree e pertinenze ad esso connesse, cosí come diffusamente ed analiticamente descritte dalla planimetria. Art. 3 Con il presente atto viene, altresí, concesso l’uso dei manufatto costituito dalle vecchie scuderie nonché dei rimanenti locali e pertinenze del Palazzo Mediceo (..) per attività istituzionali dell’ Ente Parco e per eventi culturali aperti al pubblico, previa comunicazione Comune di Ottaviano. lo veniva confiscato in base alla legge Rognoni-La Torre. Dopo quattro anni. 8 settembre 1995 veniva affidato al Comune di Ottaviano. Oggi Lo Stato si riappropria definitivamente del luogo simbolo della malavita organizzata e lo trasforma in luogo di rinascita ambientale. Al Parco viene concesso il comodato gratuito del piano terra, il piano ammezzato, la scuderia e l’intero parco pubblico comprensivo giardini storici e zone pertinenti per complessivi 15mila mq. Il parco dovrà garantire a titolo gratuito la loro fruibilità ed apertura al pubblico e la custodia dell’intero complesso. Il Parco ha La rampa di accesso al Palazzo e, in basso, un particolare del soffitto ligneo e degli affreschi realizzati da Andrea Mozzillo Art. 5 Il presente contratto decorre dalla data di sottoscrizione e avrà durata di anni 99. Tramite nota da inviare sei mesi prima della scadenza di tale termine, il Comune di Ottaviano si obbliga a comunicare, in forma scritta, delibera di proroga e/o diniego del predetto contratto per ulteriore periodo, essendo espressamente escluda la tacita proroga dello stesso. annunciato che da subito partiranno i lavori per la ristrutturazioni dell’ex casa del custode, l’abbattimento della mansarda abusiva e la ristrutturazione e rifacimento delle area verde che diventeranno un giardino didattico. «Il comune di Ottaviano ritrova il suo castello – ha commentato dott. Pasquale Manzo, commissario Straordinario del comune di Ottaviano – grazie all’impegno del Prefetto. È questa la strada da seguire nell’utilizzo e la gestione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali. Un segnale importante soprattutto per i giovani per chiudere e cancellare un simbolo negativo che per Art. 6. Il presente contratto è essenzialmente gratuito, fatto salvo l’impegno espresso dall’Ente Parco di farsi carico del completamento delle opere di restauro e consolidamento del Palazzo Mediceo attraverso l’investimento di euro 1.032.913/00 ottenuti a proprie cure in finanziamento dal Ministero dell’Ambiente come in premesse (...). L’ente Parco si obbliga, altresí, a farsi carico della custodia e vigilanza di tutto il complesso Mediceo (Palazzo, manufatti ed aree verdi connesse) nonché di garantire in modo continuativo e gratuito la fruibilità e l’apertura al pubblico delle aree verdi appena saranno allestite a tale scopo (giardini storici, parco pubblico, vivaio didattico). 13 PLinius n. 11 2003 < primo piano Nella foto piccola un’immagine settecentesca del maniero, rinvenuta in un dipinto d’epoca conservato in una galleria d’arte a Venezia. Il dipinto è attribuito a J. L. Volaire da una foto di Salvatore Ranieri (Archivio Legambiente Ottaviano). Mille Anni di Storia Da un Papa a un boss. Questo il percorso che nei secoli ha compiuto lo storico Castello di Ottaviano. Non esiste documentazione che consenta di indicare, con esattezza, la data di costruzione. Certo doveva già esserci nell’anno 1084, quando nelle sue stanze fu ospitato Papa Gregorio VII, che aveva lasciato Roma per l’assedio di Federico Barbarossa ed era stato condotto a Salerno da Roberto Guiscardo. Tra i feudatari che si sono succeduti e che hanno dimorato nel Castello, i piú famosi sono stati Fabrizio Maramaldo (dal 1532 a 1551) don Cesare Gonzaga ed il figlio Ferrante principi di Molfetta (dal 1551 a 1567). Il 15 maggio 1567 il maniero e tutto il feudo venne acquistato per 50mila ducati dal nobile fiorentino don Benedetto de Medici, nipote di Cosimo il Vecchio. Con l’insediamento di questo feudatario, il Castello fu restaurato ed ammodernato, come era scritto in una lapide distrutta circa vent’anni 14 PLinius n. 11 2003 fa. Nel 1894 morí Giuseppe de Medici, ultimo discendente in linea maschile, ed il Castello passò alla primogenita Maria, che sposando il duca di Mirando, divenne Principessa Mirando. Da allora il Castello restò sempre in possesso di eredi femminili, tanto che nel 1980 ne era pro- prietaria Donna Maria Capace Minatolo, vedova Lancillotti. La nobile lo vendette per 270 milioni ad una società immobiliare di Castellammare di Stabia, risulta- ta poi essere della camorra di Raffaele Cutolo. Nel 1991 il Castello venne confiscato in base alla Legge Rognoni-La Torre. Dopo quattro anni, l’8 settembre 1995 è stato affidato al Comune di Ottaviano. Grazie alla legge 641/96 sulle aree depresse è stato possibile ottenere un finanziamento che ha permesso di realizzare i lavori di consolidamento statico, rifare i tetti, pitturazione esterna, infissi esterni, completamento delle scuderie; lavori che sono in fase di completamento (chiusura lavori luglio 2003). In data 30 novembre 2001, il C/C di Ottaviano votava all’unanimità la proposta di realizzare la sede LEGALE E OPERATIVA DELL’ENTE PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO; proposta accolta dal Consiglio direttivo dell’Ente, che deliberava in tal senso, rinunciando all’acquisto di una propria sede in altro Comune. Oggi, dopo otto anni, il castello del Principe è diventato sede del Parco Nazionale del Vesuvio. anni hanno oscurato i veri valori e tradizioni di questo territorio». Un plauso arriva anche dal Presidente nazionale di Legambiente. «Un grazie a tutti coloro – commenta Ermete Realacci – in primis il Prefetto che si sono adoperati per concludere una vicenda che durava da anni. In questo momento di soddisfazione per la battaglia vinta – prosegue Ermete Realacci, presidente nazionale Legambiente – vogliamo ricordare tutti coloro che sono stati uccisi perché hanno cercato la verità, difeso la legalità e si sono opposti alla disonestà ed al sopruso. A cominciare dal Mimmo Beneventano, il consigliere comunale di Ottaviano ucciso dalla camorra per le sue denunce contro gli scempi ambientali e gli affari dei clan. A lui – conclude il presidente nazionale di Legambiente – chiediamo che simbolicamente venga dedicata la futura sala giunta della nuova sede del Parco.» [•] attualità < Gran Cono Foto Gino Di Maggio (Archivio fotografico PNV) Gara di sopravvivenza sul Vesuvio Gianni Alemanno e Alfonso Pecoraro Scanio si sfidano nella discesa del cratere [•] di PAOLO TRAPANI na giornata particolare quella di sabato 5 luglio sul Vesuvio. I protagonisti di una sfida bipartisan “a colpi di corda” sono stati l’ex ministro Pecoraro Scanio ed il suo successore al dicastero delle Risorse Agricole e Forestali Alemanno. Il ministro di AN è giunto pendici del vulcano a bordo di un elicottero del corpo forestale dello Stato. Ad accogliere Alemanno è stato il Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio Amilcare Troiano, insieme agli uomini della forestale ed ad una nutrita folla di curiosi. Pronti per la sfida sul cratere si sono fatti trovare l’onorevole Alfonso Pecoraro Scanio ed il presidente della Provincia di Napoli Amato Lamberti. A coordinare la preparazione e l’assistenza dei partecipanti alla gara è stata l’associazione Sportchallengers, presieduta da Carlo Ferrari, che ha organizzato l’iniziativa denominata “Surviving Day”, costituita da una sfida di sopravvivenza sul vulcano. Gli scalatori si sono lanciati nella discesa del cratere per un’appassionante sfida davanti a numerosi sportivi e increduli turisti: la stessa risalita è stata salutata dagli applausi divertiti dei presenti. Il Presidente Amilcare Troiano, a margine della manifestazione, ha avuto modo di ribadire l’impegno Il Presidente Troiano accoglie il Ministro Alemanno I due contendenti si lanciano la sfida U dell’Ente dell’area protetta nell’organizzazione di avventure sportiva dove si fondono la tutela della natura, la valorizzazione del territorio e la promozione del turismo culturale ed ecologico. Dopo l’insolita sfida Alemanno e Pecoraro Scanio hanno sostato presso lo stand del Parco nazionale del Vesuvio per degustare i prodotti tipici vesuviani e ricevere dal Presidente Troiano una targa ricordo in pietra lavica raffigurante il logo istituzionale dell’Ente Parco. Per la cronaca la gara è stata vinta dal ministro Alemanno, ma Pecoraro Scanio gli ha già chiesto la rivincita, magari in una sfida a nuoto. Possibilmente nelle acque [•] del Golfo. Pronti per la discesa e via Fotografie di Francesco Saverio Liguori 15 PLinius n. 11 2003 > educazione ambientale Fotografie B&S Gli orizzonti dell’ecologia (L’ecologia, che cos’è?) Riceviamo e pubblichiamo [•] di GENNARO SALZANO* LL’ 16 PLinius n. 11 2003 uso del termine ecologia e dei suoi derivati ecologismo, ecologico, ecocompatibile ecc., è oggi cosí frequente e diffuso a diversi livelli da non suscitare piú alcuna perplessità o curiosità. Nella maggior parte dei casi il suo significato è cosí spesso associato a quello di ambiente e d’inquinamento, che è utilizzato anche per indicare lo stato di salute, di degrado o di salubrità di un luogo, o associato a persone ed enti impegnati nella conservazione degli spazi naturali. Ai piú, invece, restano oscuri il significato e gli obiettivi che l’ecologia si pone e gli effettivi sviluppi cui deve tendere questo studio. Alcuni studiosi hanno osservato che in alcuni scritti dell’antica Grecia sono riportate considerazioni di carattere ecologico, ma tutti concordano che il termine ecologia (dai sostantivi greci oikos, casa e logos, discorso) risale allo studioso biologo tedesco Ernst Haechel, che, nel 1869, lo usò per indicare una nuova disciplina pertinente alla scienza della vita, che s’interessava allo studio delle relazioni intercorrenti tra gli organismi e l’ambiente e le caratteristiche fisiche di quest’ultimo. I primi studi ecologici furono orientati a comprendere le relazioni specifiche intercorrenti tra i singoli organismi e l’ambiente; s’individuava, in questo rapporto diretto, un modo per studiare la fisiologia degli organismi in maniera differente rispetto al passato, giacché dal “chiuso dei laboratori” si passava ad uno “studio all’aperto”, che consentiva di sperimentare “sul campo” le funzioni vitali delle singole specie. Il fenomeno della vita non è però relegato alla sola fisiologia del singolo, gli organismi influenzano e, a loro volta, sono influenzati non solo dalle condizioni strutturali dell’ambiente, ma anche dai rapporti che ogni singola specie trae dalla presenza e dalla vicinanza di altre popolazioni e dalle relazioni che si determinano all’interno della stessa specie. Si stabiliscono cosí relazioni interspecifiche (tra individui di specie diversa) ed intraspecifiche (tra individui della stessa specie) legate ad esi- educazione ambientale genze di spazio e di cibo che, nel complesso, regolano i ritmi e i tempi del fenomeno vita, indissolubilmente e congruamente connesso al proprio ambiente. La ricerca ecologica amplia il proprio orizzonte d’indagine; partendo da un’ecologia specifica, tra una singola specie e l’ambiente, o autoecologia si muove nella direzione di uno studio dei legami intercorrenti tra piú categorie di organismi con l’ambiente, la sinecologia. Si configura, cosí, un aspetto piú complesso dello studio ecologico, in cui, alle grandezze fisico – chimiche, descrittive di un ambiente, ed interagenti con le singole specie, si associano altre variabili legate al comportamento reciproco degli organismi, che comportano una “misurazione” piú difficoltosa ma, che in ogni caso, restano rappresentative del sistema vita – ambiente: il rapporto sessuale e di coppia, le cure parentali, la competizione all’interno di una stessa specie e le relazioni di simbiosi, di commensalismo, di parassitismo, di predazione tra specie diverse, per ricordare quelle piú note. L’insieme di queste relazioni rappresenta un complicato rebus, che ha indotto il ricercatore ecologo a cimentarsi in una sfida in cui l’ingegno creativo si è dovuto conciliare con il rigore della prassi scientifica, l’approccio estetico con l’analisi dei fatti. I punti fondamentali della ricerca ecologica sono essenzialmente tre: a) la molteplicità delle forme biologiche, continuamente sottoposta all’influenza diretta ed indiretta dei numerosi fattori ambientali d’ordine biologico e fisico, si modifica nel tempo, dando origine con l’ambiente fisico ad un fragile e mutevole equilibrio (aspetto dinamico); b) il fenomeno evolutivo si rinnova costantemente con il “miracolo della vita” e la garanzia del suo successo risiede proprio nella sua biodiversità, espressione adattiva di un’eredità genetica ed ambientale (aspetto biologico); c) il luogo dove si attua il processo vitale, la “casa” della materia vivente, è la Terra, unico pianeta del sistema solare ad ospitare la vita (aspetto ecologico). Queste considerazioni hanno portato ad immaginare la Terra come un complicato e complesso sistema, l’ecosfera, prodotto dall’interazione dell’ambiente terrestre (idrosfera, atmosfera, litosfera e biosfera) e le forme viventi, al cui interno si manifesta “la natura”. La diversità dei fattori abiotici (temperatura, luce, acqua, suolo, forza di gravità, pressione, ossigeno, sali minerali) e climatici (latitudine, altitudine, continentalità, vegetazione) consente di distinguere delle unità specifiche, dette ecosistemi, che rappresentano l’oggetto di studio dell’ecologia; ogni ecosistema è un’entità naturale con costituenti viventi (biocenosi) e non viventi (biotopo), tra loro interagenti, e costituisce l’unità base del funzionamento della natura, dove si ha il riciclaggio della materia, attraverso i cicli biogeochimici, e il flusso unidirezionale dell’energia, che ha la sua origine nell’energia solare, che si trasmette sotto forma d’energia chimica (fotosintesi clorofilliana e respirazione cellulare) e si disperde sotto forma di calore. L’efficienza di un sistema ecologico è misurata in termini di produttività di biomassa (massa vivente) e dal numero di relazioni trofiche intercorrenti tra i produttori (organismi autotrofi) e i consumatori (organismi eterotrofi), che vanno a costituire catene, o piú realisticamente delle reti alimentari, i cui nodi rap- presentano i centri di un’attività d’assimilazione energetica ed informativa. Il trasferimento d’energia da un livello trofico all’altro avviene con notevoli perdite energetiche (si è calcolato difatti che, mediamente solo il 10% circa dell’energia presente in un livello trofico passi al successivo); in altre parole il rendimento energetico complessivo di un ecosistema non è elevato, poiché molta energia si disperde nell’ambiente circostante sottoforma d’energia degradata, cioè calore, non ulteriormente utilizzabile per produrre lavoro. La rappresentazione di un ecosistema appare molto efficace se si pensa ad esso come un organismo dotato di una propria struttura (aspetto descrittivo – analitico), funzionalità (aspetto sistemico) omeostaticità (aspetto autoregolatore). La sua struttura, al pari di tutti i sistemi biologici, si caratterizza per una complessità organizzativa e funzionale che si esplica fra diversi livelli costitutivi e che coinvolge per gradi successivi, le popolazioni, le comunità, i biomi; complessità resa ancor piú evidente dalle dimensioni macroscopiche dei precedenti livelli e dal fatto che il livello gerarchico successivo è sí composto dagli elementi di quello precedente, ma acquista anche una propria specificità ed una propria capacità rigenerativa > > educazione ambientale che non è data dalla somma delle proprietà in possesso del livello antecedente (principio delle proprietà emergenti). Insomma, la comunità di un ecosistema non può essere separata dall’insieme, ma nello stesso tempo si presenta con una capacità funzionale piú elevata e specifica di quella della popolazione, acquistando cosí una propria tipicità, che si manifesta attraverso le relazioni con le altre componenti. Il mantenimento delle nuove proprietà richiede inoltre una gran quantità d’energia, cosí come il passaggio da un primo livello organizzato a quello superiore, a danno dell’ambiente che vede aumentare il suo disordine. Come studiare questa complessità? Quali strategie adottare? Quali schemi descrittivi utilizzare? L’evoluzione dell’ecologia Le difficoltà operative imposte dalla complessità e dalla mutevolezza di un ecosistema, nonché i lunghi tempi d’osservazione dei fenomeni ecologici, non permettono di poter applicare appieno il metodo sperimentale, che, com’è noto, si prefigge la verifica quantitativa e riproducibile di un’esperienza, a conferma dell’ipotesi formulata. È questa una vecchia questione che ha interessato numerose discipline delle scienze naturali, quali la geologia e la stessa biologia, che, rispetto alle scienze della materia (chimica e fisica), hanno oggettive difficoltà a riprodurre in laboratorio, dei fenomeni dalle dimensioni macroscopiche e dipendenti da molte variabili. Numerosi sono stati i dibattiti, tanto che, da alcuni studiosi delle discipline fisiche, gli studi naturalistici sono stati stimati come Mappa concettuale “Gli orizzonti dell’ecologia” di G. Salzano 18 PLinius n. 11 2003 non scientifici, perché non sorretti nella ricerca da un rigoroso codice metodologico. La quantificazione dei dati e l’applicazione del metodo sperimentale hanno avuto l’indubbio merito di sviluppare la conoscenza della realtà fenomenica, favorendo cosí l’abbandono della pesante eredità del passato, ma ciò non esclude, a priori, il contributo delle ricerche di tipo qualitativo per migliorare ed arricchire i dati necessari, poi, nei procedimenti quantitativi. Quest’apparente dicotomia è stata superata applicando una metodologia alternativa a quella tradizionale con l’uso dei modelli, cioè versioni semplificate di eventi reali. Tali modelli informali, verbali o grafici, e formali, matematici e teorici, hanno il pregio di poter simulare i macrofenomeni, mediante procedimenti statistici, e quindi di controllare e, nello stesso tempo, prevedere i possibili sviluppi di un evento nell’ambito di un sistema complesso. Le comparazioni fra modelli e fra questi e quelli reali consentono oggi, grazie anche al progresso informatico, di formulare ipotesi attendibili, ma non certe, sugli esiti a breve, a medio e a lungo termine dei fenomeni ambientali. Questi risultati esprimono l’impegno della ricerca ecologica nell’affrontare le problematiche ambientali, facendo leva sull’interdisciplinarità, che utilizza le discipline di base (matematica, chimica, fisica,) e quelle naturalistiche (botanica, zoologia, geologia, genetica) per un’efficace analisi dei suoi livelli costitutivi, e educazione ambientale sull’approccio olistico, in grado di collegare gli aspetti parziali ed incompleti delle diverse realtà naturali con descrizioni sintetiche tendenti all’unità. L’ecologia si presenta quindi, nel panorama della cultura scientifica, come una scienza di sintesi, che mira a definire, in termini probabilistici e non dogmatici, le leggi che regolano e descrivono gli equilibri naturali tra mondo organico ed inorganico. L’ecologia scientifica, naturalistica, in collaborazione con associazioni ambientaliste, ha, inoltre, contribuito nella diffusione di soluzioni per l’attività di tutela e conservazione degli ecosistemi, dedicandosi, in particolare, alla ricostruzione dei sistemi naturali danneggiati e per la promozione dello sviluppo umano. L’ecologia, come scienza, si pone cosí al servizio dell’uomo, scegliendo di perseguire una “ricerca umanizzata” che coniughi il desiderio della conoscenza con l’obiettivo di rispondere a fondamentali interessi della vita umana: il rapporto dell’uomo nei confronti della natura. Nata, dunque come disciplina esclusivamente biologica, nel corso del tempo, l’ecologia ha assunto una sua dimensione epistemologica e una specificità metodologica, ponendosi, oggi, all’attenzione di studiosi e no, come motivo di riflessione sulle conseguenze dello sviluppo sociale ed economico umano, connesso ai modelli produttivi, collegati alla rivoluzione industriale e che oggi, proiettati nella scala planetaria, presentano i loro limiti e deficienze. In altre parole, la scienza ecologica sembra aver assunto anche la funzione di promotore di valori sociali ed etici. È questa una prospettiva che, se da un lato, può rappresentare un’opportunità per la diffusione di un pensiero scientifico piú attento a far emergere dalle conoscenze scientifiche i valori educativi e formativi di cittadinanza, di bene comune, di tutela e salvaguardia del patrimonio culturale ed ambientale, dall’altro lato, invece, fa correre il rischio di “studiare l’ecologia” nei suoi modelli semplicistici, a volte superficiali o dettati dalla moda corrente, riducendone il suo significato di disciplina scientifica con il suo corredo di regole e procedure. Nell’ambito scolastico, lo studio ecologico non è contemplato tra le materie disciplinari, anche se nel progetto di riforma Brocca, l’ecologia, è inserita come insegnamento specifico nell’indirizzo biologico. Allo stato attuale è demandato all’insegnante di scienze e a quello di geografia l’analisi del rapporto uomo-ambiente, il cui percorso d’istruzione e di formaFoto di G. Salzano zione risente ovviamente delle specificità cognitive e culturali dei singoli docenti, che, com’è noto, provengono da piú indirizzi universitari. È altrettanto vero, in ogni modo, che l’insegnamento di geografia, che come finalità si pone la conoscenza spaziale dell’uso del territorio, basa i suoi obiettivi cognitivi e formativi sull’analisi interdisciplinare delle correlazioni spaziali, temporali e causali intercorrenti tra le attività antropiche e le risorse naturali. Lo studio geografico rappresenta, pertanto, un punto di vista in grado di far intravedere concrete possibilità di sostenere sia il pensiero analitico, collegato all’organizzazione dello spazio geografico, sia quello sintetico, collegato alla visione olistica e sistemica dell’ecologia. Le molteplicità dei percorsi da attivare sono differenti, ma tutti convergono nell’evidenziare come l’uomo e la natura siano due facce di una stessa medaglia, una realtà bidimensionale non scindibile, perché i loro aspetti costitutivi sono complementari. Di particolare interesse, come itinerario per un’attività didattica di ricerca-azione, è lo studio del paesaggio. In primo luogo, il paesaggio è individuabile come una risorsa ambientale da tutelare e da proteggere, cosí come è anche riportato nell’articolo 9 della Costituzione italiana «La Repubblica… tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». È opinione diffusa quella di correlare il paesaggio alla percezione estetica, all’attrattiva scenica, alle profonde emozioni che una “veduta > 19 PLinius n. 11 2003 < educazione ambientale panoramica” può suscitare, interpretando la presenza dell’uomo, con le sue attività, come un disturbo, una sgradevole sensazione che provoca irritazione. L’arte del paesaggio è correlata all’osservazione delle risorse naturali, all’interpretazione dei suoni, dei profumi, dei colori narrati, descritti o effigiati, alla sensibilità culturale e d’animo dell’osservatore. È una spiegazione che seppure condivisibile esclude dall’analisi del territorio l’uomo con il suo bagaglio di tradizioni, d’affettività nei confronti dei propri luoghi. Se è pur vero che spesso le modificazioni apportate dall’uomo dei paesi industrializzati hanno comportato sostanziali alterazioni dell’ambiente naturale, è altrettanto necessario riconsiderare il ruolo dell’uomo all’interno del sistema terra, per rivalutare il rapporto uomo-natura nella molteplicità delle relazioni tra uso delle risorse e rispetto dell’ambiente naturale. La presenza dell’uomo, quale agente modificatore dell’ambiente naturale, non può pertanto essere disattesa, le attività antropiche hanno prodotto un proprio paesaggio, che deve essere studiato, analizzato, ed, in alcuni casi, protetto e tutelato, perché espressione di una cultura di un popolo, di un’identità dei valori di una comunità. Lo studio del paesaggio suggerisce, pertanto, un ripensamento del rapporto uomo-ambiente, da esaminare come parte di un territorio in cui coesistono le caratteristiche fisiche (suolo, clima, acqua, morfologia,ecc), biologiche (flora, fauna, vegetazione) e antropiche (insediamenti, strade, infrastrutture, campi coltivati, ecc). Insomma il significato di paesaggio deve conglobare sia il concetto di natura sia quello di trasformazione antropica, deve conciliare gli aspetti esteriori, legati alla descrizione della struttura degli ecosistemi, con le cause, legate al funzionamento e all’utilizzo degli ecosistemi. È una realtà complessa che ha bisogno dell’apporto di modelli di ricerca innovativi, le cui valenze educative sono ancora tutte da scoprire. In ambito scientifico, la landscape ecology, l’ecologia del paesaggio, delineatasi come disciplina negli anni ‘80, si configura come una scienza transdisciplinare, che ha come oggetto di studio l’evoluzione nel tem- po e nello spazio del paesaggio definibile come sistema di ecosistemi. L’ecologia del paesaggio si prefigge di studiare l’eterogeneità di un territorio, curando, in particolar modo, di evidenziare la diversità e la ricchezza delle forme viventi e gli effetti modificatori. La conservazione del paesaggio e l’istituzione di aree protette perseguono gli stessi obiettivi: proteggere delicati ecosistemi da una dissennata politica di utilizzo del territorio, favorire una riqualificazione e valorizzazione delle risorse naturali ed umane al servizio dell’uomo (cittadino o turista), promuovere iniziative tendenti ad un’educazione ambientale di conoscenza e di amore per la natura. Nell’area vesuviana, il sistema vulcanico con il suo Parco rappresenta un laboratorio di ricerca all’interno del quale la dimensione naturalistica e quella antropica hanno delineato nel tempo un paesaggio dai molteplici effetti. Le millenarie attività prodotte dall’uomo, se da un lato, hanno contribuito a modificare sostanzialmente l’ecosistema vulcanico, dall’altro lato, hanno arricchito la storia del popolo vesuviano di una produzione letteraria ed artistica fatta di miti, di leggende, di tradizioni, di comportamenti, che costituiscono, nel loro intrecciato insieme, l’identità culturale dei cittadini vesuviani. Lo studio e la difesa del paesaggio vesuviano, preziosissima risorsa ambientale, consentono di intravedere ricadute costruttive sia nella prospettiva di uno sviluppo locale collegato al fenomeno turistico, sia nel miglioramento della qualità della vita degli abitanti vesuviani. Il lavoro svolto dal Parco Nazionale del Vesuvio a difesa del territorio e della sua biodiversità, nonché la valorizzazione dei sentieri vesuviani, anche con interventi d’ingegneria naturalistica, e delle tradizioni enogastronomiche vesuviane, con la promozione di feste e sagre, è nella direzione di un recupero paesaggistico dell’ambiente vesuviano sia sotto il profilo della bellezza, manifestazione visiva dei luoghi vesuviani, sia nella riqualificazione di una cultura, espressione storica, civile, tradizionale e morale dei cittadini vesuviani. [•] *Docente IPS “Luca Pacioli” Sant’Anastasia educazione ambientale > Foto B&S Il Parco, laboratorio di sviluppo sostenibile Riceviamo e pubblichiamo [•] di ORNELLA LA P PENNA* ’er lungo tempo il parco naturale e la città sono stati considerati concetti tra i quali non esisteva alcun elemento di connessione, di contiguità, ma bensí una netta contrapposizione. Essi hanno rappresentato nell’immaginario collettivo la divisione tra due sistemi di valori, quello tra natura e cultura, tendenzialmente non comunicanti, potenzialmente in conflitto. L’idea iniziale che ha guidato l'istituzione dei primi parchi era quella di preservare integralmente alcune aree caratterizzate da elevati valori ambientali, il che, in altri termini rappresentava una sorta di rivendicazione dell’ambiente naturale su quello devastato dai processi di antropizzazione e dall’irrazionale uso dello spa- zio per scopi di tipo di tipo prettamente economico. La celebrazione della natura era, quindi, la motivazione dominante nell’istituzione dei primi parchi. A tal fine, i criteri guida erano orientati alla protezione e alla tutela assoluta, proprio con l’intenzione di eliminare ogni interferenza umana, rafforzando l’idea dei parchi come santuari della natura, come ultimi paradisi perduti. Simmetricamente, persisteva nell'immaginario collettivo l’idea della città come luogo centrale del progetto moderno: il logos che si contrappone alla phisis, come cantiere di cambiamento e fonte di ogni produzione di ricchezza. Tuttavia, appare sempre piú evidente come la città abbia tradito 21 PLinius Sentiero n. 3 “Il Monte Somma” Foto B&S n. 11 2003 < educazione ambientale Foto B&S tali aspettative ponendo in essere soprattutto nuove “povertà ambientali” piuttosto che nuova ricchezza e nuovi valori. In questo scenario, le politiche territoriali ed ambientali, da una parte quelle rivolte alla conservazione del patri- 22 PLinius n. 11 2003 Vesuvio: colata lavica del 1944 e ginestre Foto B&S monio naturale, e dall'altra quelle che cercano di realizzare uno sviluppo economico e sociale, sembrano muoversi su due percorsi distinti anziché su un percorso comune. Il fallimento di tali obiettivi è continuamente segnalato sia dalla continua erosione del patrimonio naturale, sia dalla crescente richiesta, da parte della collettività, di una maggiore qualità ambientale e quindi di vivibilità. Tutto ciò ha sollecitato il superamento del dualismo naturacultura, superamento dettato anche dalla evoluzione del pensiero contemporaneo. Sintomo di questo cambiamento è il delinearsi di una nuova etica della responsabilità secondo la quale l'ambiente è diventato qualcosa di cui dobbiamo essere responsabili, il che determina l’allargamento della comunità etica ai soggetti a venire, con i quali abbiamo un rapporto asimmetrico, come anche il superamento della miopia temporale che implica da un lato l’amnesia nei confronti del passato anche prossimo, e dall'altro l'incapacità di proiettarci in un futuro maggiormente a misura d'uomo. Il ruolo dei parchi naturali e, quindi, delle politiche di tutela del territorio possono essere rilette attraverso questa nuova lente. La chiave di volta consiste nell'attribuire un ruolo centrale e strategico al territorio negli attuali processi di sviluppo, esso infatti può svolgere un ruolo determinante nella prospettiva della sostenibilità. Pertanto, la valorizzazione del parco rappresenta un valido strumento per il recupero della cultura e delle identità locali, quindi, una vera opportunità per lo sviluppo locale proprio grazie a quell'intreccio di valo- ri naturali e culturali che si fondano nell'essenza del parco stesso. In questa direzione, i parchi possono svolgere un ruolo attivo di stimolo e promozione di attività economiche, da qui l'evoluzione del concetto e della funzione sociale di parco. In questo senso si parla dei parchi come “agenzie di sviluppo” o “laboratori di sviluppo”, nei quali si sperimentano nuove alleanza tra uomo e natura, tra processi economicosociali e processi ecologici. Il loro contributo allo sviluppo locale sostenibile è basato, soprattutto, sulla loro capacità di sostenere ed esaltare le identità locali. Pertanto, l’idea del parco come sistema chiuso, come luogo isolato è oggi superata da rappresentazioni piú realisticamente concrete: infatti, insieme alla funzione di conservazione e di tutela si promuovono altre attività eco-compatibili, incentivando così l'avvio di un processo di sviluppo sostenibile del territorio. In questo senso assumono particolare rilevanza le relazioni che si instaurano tra le aree protette e le comunità locali, in un’ottica che abbandona la concezione statica a favore di una concezione piú dinamica centrata sulla piena valorizzazione delle risorse ambientali. Tale cambiamento riguarda anche il tema dei rapporti politici ed istituzionali tra le comunità locali (e le istituzioni che le rappresentano) ed i parchi. La cooperazione e l’intesa rappresentano l’unico orizzonte nei quali i parchi possono seriamente ed efficacemente contribuire alla definizione ed attuazione di strategie di valorizzazione dell’immagine complessiva e dell'identità locali, di attivazione dei processi di sviluppo endogeno realmente capaci di durare nel tempo. Tali strategie richiedono azioni convergenti dentro e fuori del perimetro dei parchi, azioni quindi che toccano una pluralità di soggetti e competenze. In questo senso il processo di Agenda 21 Locale può svolgere un ruolo decisivo, sia per rafforzare questa nuova interpretazione dei parchi intesi come sistemi dinamici, aperti ed interagenti con l’esterno, sia per ridefinire in termini virtuosi i rapporti tra il parco, gli enti locali e Sentiero n. 3 “Il Monte Somma” Foto B&S la comunità locale. Il progetto Vesevo 21 operando in maniera sinergica con i diversi strumenti e attori dello sviluppo locale può certamente favorire il processo di trasformazione culturale che il paradigma dello sviluppo sostenibile richiede. Attraverso la reale partecipazione della comunità locale sarà possibile rinsaldare il legame tra i cittadini ed il parco e quindi rafforzarne il senso di appartenenza. In questo modo sarà possibile da un lato consolidare nell'immaginario collettivo il nuovo ruolo dei parchi (riserve naturali e centri di sviluppo locale), dall’altro modificherà il modo di fare politica attraverso il pieno coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali che influenzano il presente ed il futuro del parco, grazie a quel contratto sociale partecipato che il processo di Agenda 21 Locale pone in essere. Tale cambiamento spingerà i soggetti a pensare in termini strategici e svilupperà una visione civica tra i decisori locali ed i cittadini, ma ciò sarà possibile soltanto attraverso la realizzazione di un processo collettivo istituzionalizzato. Questo percorso è stato intrapreso dai responsabili del Parco Vesuvio, con buona motivazione e largo senso di partecipazione; non resta che auspicarne un rapido completamento nell'interesse delle comunità locali e soprattutto delle nuove generazioni le quali, non mancano occasione, per dimostrare di aver metabolizzato in termini culturali il valore di uno sviluppo che tenga conto delle caratteristiche ambientali e non sia solo finalizzato alla pura e semplice [•] crescita economica. *Docenti IPS “Luca Pacioli” di Sant’Anastasia 23 PLinius n. 11 2003 > i tesori del Parco I mammiferi del Parco: donnola e faina Continua la carrellata sui mammiferi di piccola taglia che popolano il territorio del Parco Vesuvio: parleremo di due animali appartenenti all’ordine dei Carnivori e alla famiglia dei Mustelidi: la donnola e la faina. [•] di PASQUALE CIRILLO a donnola è un animale lungo dai 20 ai 35 centimetri, 5- 10 dei quali spettano alla coda, ha un peso che va dai 50 ai 130 grammi: il maschio è di poco piú grande della femmina. Il corpo è slanciato, esile e di una eleganza sorprendente; gli arti sono brevi, i piedi terminano con cinque dita con unghie corte, robuste ed affinate. La testa è un po’ schiacciata, il collo è lungo, il muso corto e appuntito con molte e lunghe vibrisse; le orecchie sul capo sono leggermente arretrate, arrotondate e quasi nascoste dai peli, gli occhi piccoli e intelligenti, uno sguardo vivace e furbo. La pelliccia della donnola è rasa, fitta e morbida, con il dorso, la coda e la parte interna delle zampe di colore brunorossastro, il ventre è bianco. La coda, sottile e non molto lunga, termina con un folto ciuffo di peli LL Foto Gino Di Maggio (Archivio fotografico PNV) Faina (Martes foina) i tesori del Parco Donnola (Mustela Nivalis) scuri; i piedi sono bruni, la parte superiore del labbro presenta un orlo bianco. La donnola è tra i piccoli carnivori più diffusi per le sue capacità di adattarsi alle varie situazioni ambientali, vive bene in montagna, fino ai duemila metri di altezza, e in pianura, nei boschi e nei terreni coltivati fin quasi ai margini dei paesi; pur preferendo terreni, ha bisogno di acqua in vicinanza della propria tana. La donnola ama la vita solitaria, solo durante il periodo riproduttivo è possibile trovare piccoli nuclei familiari, è un animale notturno, durante l’estate caccia anche di giorno data la grande quantità di prede disponibili. Durante l’inverno, pur non andando in letargo, se ne resta quasi sempre nella tana, situata tra pietre, radici o alberi cavi. Ben di rado si scava la tana, utilizza spesso quella di topi, talpe e altri piccoli mammiferi, che riadatta e imbottisce con muschio, erba, foglie secche e peli, penne e piume delle sue prede. Oltre alla tana, la donnola possiede nel proprio territorio altri nascondigli ove rifugiarsi nel caso si trovi in difficoltà. La donnola prevalentemente carnivora si ciba di piccoli roditori, uccelli anche di grossa taglia e loro uova, rettili, no di rado attacca lepri e conigli selvatici, animali molto più grossi di lei. Nei mesi di marzo-aprile avvengono gli accoppiamenti, all’inizio dell’estate, dopo circa sette settimane di gestazione, nascono i piccoli, da tre a sette, ciechi. A trequattro settimane i nuovi nati aprono gli occhi, l’allattamento dura circa due mesi, in breve i piccoli accompagnano la madre nelle prime uscite di caccia, addestrandosi. Nell’autunno successivo, le giovani donnole, ormai esperte, lasciano il nucleo familiare e si rendono indipendenti. Allevatori, contadini e cacciatori perseguitano da sempre questo ani- male ritenendolo un insaziabile predatore perché spesso compie razzie notturne nei pollai e conigliere e uccide tutti gli animali che vi si trovano. Al contrario, la presenza della donnola è utile per le stragi di topi che compie nelle campagne, dove questi roditori provocano tanti danni all’agricoltura. Oltre all’uomo, i principali nemici della donnola sono i carnivori piú grossi di lei: cani e volpi e qualche uccello rapace. La faina, piccolo predatore della famiglia dei Mustelidi, svolge la sua attività durante la notte. Oltre ad abitare nei boschi, a volte si spinge ai margini dei cascinali e dimore rurali e, se riesce ad entrare in un pollaio o in una conigliera, combina una strage, per questo motivo viene perseguitata dall’uomo. < La faina misura dai 68 ai 72 centimetri di cui 25 spettano alla coda: la sua livrea è di un colore brunogrigio sul dorso, piú chiaro nella parte inferiore. Non ama scavarsi una tana, occupa tane di altri mammiferi: nei tronchi cavi, nelle radici, tra le pietre. Dalla tana la faina esce di notte per andare a caccia di topi, uccelli, anfibi, rettili ed anche di frutta. È un animale solitario, si incontra con l’altro sesso solo nel periodo degli amori e sono moltissime le zuffe tra i maschi. In aprile-maggio avvengono i parti: da tre a cinque piccoli che nascono ciechi e restano così per altre cinque settimane, vengono allattati per quasi due mesi. A tre mesi di vita escono dalla tana. La durata media della vita di una faina è di circa dodici [•] anni. La talpa, signora del sottosuolo Tra i mammiferi del Parco Vesuvio vogliamo ricordare brevemente la Talpa, un insettivoro della famiglia dei Talpoidi. La talpa ha una lunghezza media di 12-16 centimetri e un peso che può arrivare a 130 grammi; ha un corpo tozzo con una coda di 2-4 centimetri; il muso è appuntito ed ha occhi piccolissimi nascosti tra i peli, è sprovvista di padiglioni auricolari. Gli arti anteriori sono molto sviluppati, con grossi unghioni atti a poter scavare, il palmo è rivolto all'esterno. La pelliccia vellutata e morbida al tatto è di colore nero con riflessi bruni-grigi. Le talpe passano la loro esistenza sotto terra, dove scavano numerose gallerie, alcune permanenti, altre temporanee, che costituiscono il territorio di caccia. All’interno delle gallerie vi è un rifugio, reso accogliente da erba e foglie secche, che serve quale camera di riposo e di riproduzione. L’animale caccia sia di giorno che di notte ed è guidato dal tatto e dall'olfatto, che sono molto sensibili: le prede sono insetti, larve, lombrichi etc. Le talpe frequentano soprattutto terreni umidi, dove è piú facile praticare scavi e partoriscono d’estate dando alla luce 2-7 piccoli, dopo 4-6 settimane di gestazione. Potrebbero essere utili all’agricoltura, in quanto eliminano una gran quantità di insetti dannosi, ma poiché a loro volta danneggiano con i loro scavi le radici delle piante, sono indesiderati, specialmente nelle coltivazioni erbacee ed ortive. P. C. Giovane Talpa (Talpa europaea) Foto G. Menegazzi 25 PLinius n. 11 2003 > tradizioni Nel Santuario della Madonna dell’Arco centinaia e centinaia di ex voto testimoniano il sottile legame che unisce il popolo dei fedeli alla Madonna di Sant’Anastasia per le migliaia di grazie ricevute Un atto di fede scritto con i colori [•] di RICCARDO ROSSI L’ elemento che piú contraddistingue il Santuario di Madonna dell’Arco sono gli ex voto, in particolare quelli pittorici. Il primo dipinto fu prodotto nell’anno 1499. Da allora la produzione di ex voto non si è piú fermata. A tutto il 2001 sono 5.421 i quadri censiti. Si può senz’altro affermare che questa collezione è la più cospicua al mondo nel suo genere, ed è importante sia dal punto di vista artistico, sia dal punto di vista folkloristico, per la storia della medicina e della marineria. Una moltitudine infinita di ex voto, a testimonianza delle centinaia e centinaia di grazie ricevute. I quadri nascono come espressione di devozione verso la Madonna, per chiedere protezione, per una grazia specifica o in ringra- Santuario di Madonna dell’Arco Foto B&S ziamento per un miracolo ottenuto. Il voto è innanzi tutto un atto di fede genuina. «Ogni tavoletta votiva costituisce la testimonianza di una storia di dolore e di ansia, che il pittore si è sforzato di far rivivere attraverso il suo dipinto con ingenuità infantile. Se è vero che ogni epoca lascia nella tradizione più tracce delle sue sofferenze, che della sua felicità, e se è vero che sono le calamità che creano la storia, allora dovremmo senz’altro concludere che la collezione di tavolette votive di Madonna dell’Arco costituisce una formidabile documentazione di carattere storico» (tratto dal testo «ex voto pittorici di Madonna dell’Arco» di Mario Giovanni Botta edizione Mente e Cuore). Dato il gran numero d’ex voto pittorici solo una parte (2.510) è esposta nel bellissimo museo attiguo alla chiesa. Fino a non molto tempo fa tutto il Santuario, anche nelle parti piú inaccessibili, era coperto di questi ex voto (non tutti pittorici). Addirittura vi erano punti in cui si erano formati fino a quattro strati di tavolette. Scene di guerra, di barche sballottate dai flutti, di carri che si rovesciano, di preghiere: queste solo alcune delle tantissime figure dipinte per ringraziare la Madonna per una tragedia scampata. Secondo lo stile in voga nei secoli gli ex voto sono accomunati da particolari caratteristiche. Quelli dipinti a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, ad esempio, hanno il supporto su tavoletta. Quelli del 1700 sono dipinti su tela. Quelli dell’800 sono dipinti su cartone. Ci sono due tavolette del 1631 dedicate allo scampato pericolo dell’eruzione del Vesuvio. In una è raffigurata una carrozza di nobili intenta a fuggire e in un’altra alcune persone riuscite miracolosamente ad evitare il fiume di lava rovente. Alcuni ex voto della Madonna del- tradizioni < Eruzione del Vesuvio del 1631: tavoletta votiva Autore ignoto, acquerellato su tavola, inizio XVII sec. Museo degli ex voto del Santuario di Madonna dell’Arco Battenti, miracoli e prodigi, cinque secoli di fede alle porte di Napoli Nell’area vesuviana, tutti abbiamo sentito parlare dei pellegrinaggi nel Lunedì dell’Angelo e dei famosi «battenti» che si recano al Santuario della Madonna dell’Arco, a Sant’Anastasia. Ma per quale motivo? Sí certo, per devozione alla Madonna, ma perché in quel dato giorno e soprattutto, perché così tanta gente, da richiamare anche i turisti stranieri per ammirare l’evento? Ebbene bisogna andare indietro nel tempo, fino a risalire al 1450 per scoprire l’origine dell’evento. Un giorno, nei pressi della zona in cui oggi sorge il Santuario, due giovani si misuravano a pallamaglio, un gioco in cui si aggiudicava la gare chi riusciva a lanciare l’Arco sono talmente belli e famosi che una tela ha avuto addirittura l’onore di essere ospitata al Louvre di Parigi. Si tratta di un’opera di Robert Leopold Luise. Ma ci sono anche due tele ospitate al Museo di San Martino di Napoli. Entrambe appartengo a Gaetano Gigante. Tra gli ex voto dedicati alla Madonna, quelli piú commuovono per l’estrema semplicità e per l’amore vero che ne promana, sono quelli composti con le trecce o le ciocche dei capelli donate dalle donne povere, che non avevano altro bene che i loro stessi capelli da offrire come dono di ringraziamento alla Madonna. Vi sono siringhe in oro lasciate da chi è uscito dalle maglie delle droga, bare di tutte le misure di che è scampato alla morte, i guantoni di pugilato di Patrizio Oliva, e alcuni pacchetti di sigarette di chi è riuscito a smettere di fumare. «Ma vi sono anche vasi- conclude Domenico Granata del centro studi del Santuario- vascelli, ori, preziosi, ceri a dimensione umana, pezzi ortopedici, fucili, trombe, cappelli, guanti, e naturalmente moltissimi lamierini [•] con la parte guarita». il peggio fece subito un voto alla Vergine dell’Arco: se fosse guarita avrebbe portato alla chiesetta, per riconoscenza, due piedi di cera. La donna guarí, si recò a Napoli per acquistare i piedi di cera da portare alla Vergine. Sulla strada del ritorno, però, gliene cascò uno che si frantumò. Infuriata, Aurelia scaraventò per terra anche l’altro piede e lo calpestò, bestemmiando terribilmente. Qualche anno dopo nel 1589, sempre di Lunedí dell’Angelo, anche il marito Marco Cennamo per grazie ricevuta si recò alla chiesetta con un voto di cera promesso per una grave malattia agli occhi, da cui era guarito. La moglie (Aurelia) volle ac- Foto tratta da “La Campania paese per paese”, Casa ed. Bonechi, Firenze 1997 piú lontano una palla di legno colpendola con un maglio. Uno dei due ragazzi colpí con forza la palla e avrebbe senz’altro vinto la partita se la sfera non fosse andata a sbattere contro un albero di tiglio che ombreggiava l’immagine della Madonna con il bambino. Colmo d’ira il giocatore cominciò a bestemmiare la Santa Vergine, prese la palla e la lanciò contro la Madonna, colpendola a una guancia. In quello stesso istante, davanti ad una moltitudine di persone, il volto della Vergine iniziò a sanguinare, come fosse carne viva. Da quel momento, ogni Lunedí dell’Angelo, moltissime persone cominciarono ad andare in pellegrinaggio sul luogo dell’evento per venerare la Madonna. Solo successivamente sul luogo fu costruita una chiesetta, che poi fu riedificata nel 1592 per disporre di una struttura ancora piú grande, dedicata alla Madonna con il bambino. Quello del volto sanguinante non fu l’unico miracolo accaduto a Sant’Anastasia. La storia, infatti, racconta che ce ne fu un altro. Era il 1573. La contadina Aurelia Del Prete, mentre spaccava la legna si ferí ad un piede e temendo compagnare l’uomo e portò con sé anche un maialino da vendere al mercato. Il maialino, però, scappò tra la folla e Aurelia, bestemmiando e imprecando, gli corse dietro fino ad arrivare sotto l’immagine della Madonna. In quel momento arrivò anche il marito, ma la donna, ormai, aveva perso ogni pazienza e dopo aver preso il voto dell’uomo, lo scaraventò a terra calpestandolo, poi maledisse l’immagine e chi l’aveva dipinta. Ebbene un anno dopo la bestemmiatrice cominciò ad avvertire forti dolori alle gambe ed ai piedi. Nella notte tra la Pasqua e il lunedí in Albis, del 1590, senza che lei se n’accorgesse, i piedi si staccarono dalle gambe. Era il tremendo castigo subíto dalla giovane contadina per aver offeso in tal modo la Madonna, che pure le aveva salvato gli arti. A nulla valse nascondere i piedi, una tale storia, infatti, non poté passare inosservata arrivando agli orecchi del Vescovo di Nola il quale istituí un processo canonico e accertò la veridicità del miracolo. Da allora i piedi sono esposti nel Santuario della Madonna dell’Arco. 27 PLinius n. 10 2003 Uno scorcio del tratto di sentiero che si sviluppa lungo i Cognoli di Ottaviano. Sullo sfondo, Punta del Nasone. Nella parte centrale, le ginestre etnee nella Valle dell'Inferno In basso a destra Via palazzo del Principe: un particolare del vecchio posto di guardia (edificio a sinistra) e dell’arco seicentesco attraverso cui si doveva transitare per giungere al Palazzo Mediceo Fotografie di Pasquale Giugliano (Archivio Legambiente Ottaviano) Ottaviano, il feudo di Augusto Città di antiche origini, alle falde del Monte Somma, deve il suo nome al fatto che nell’antichità si formò in un “feudo” della famiglia Ottavia, cui appartenne il celebre Cesare Ottaviano Augusto, primo imperatore di Roma. i comuni del Parco Ottaviano [•] di MICHELE INFANTE* O C on i sui 23.600 abitanti a soli 12 Km dal cratere, Ottaviano è uno dei comuni vesuviani che ha conservato quasi completamente il centro storico, con le sue stradine in pietra lavica, con archi e caditoie, con i caratteristici tetti a spiovente; e si appresta ad ospiterà anche la nuova sede amministrativa dell’Ente Parco. La città è raggiungibile in treno con la Circumvesuviana (Linea NapoliOttaviano-Sarno) e con le Ferrovie dello Stato (tratta Cancello-Torre Annunziata); in auto, uscendo al casello di Pomigliano D’Arco sulla A16 Napoli-Bari oppure al Casello di Torre Annunziata per chi giunge dalla autostrada Napoli-Salerno in autobus, partendo dalla Stazione di Napoli Piazza Garibaldi prendendo il bus NapoliOttaviano-Palma Campania. Storia Città di antiche origini, alle falde del Monte Somma. Si formò in un “feudo” della famiglia Ottavia, cui appartenne Ottaviano Augusto, primo imperatore di Roma. Il territorio, come avveniva allora, prese il nome gentilizio dei proprietari e si chiamò “Octavianum”; lo stesso nome ebbe poi la Città. Nei secoli scorsi, per la caduta della consonante “v”, la Città si disse “Ottajano”; nel 1934, in occasione della celebrazione del bimillenario augusteo, il Governo autorizzò l’ag- > giunta della “v”. La zona ottavianese già nel 340 a.C. fu teatro della battaglia del Veseri, combattuta tra Romani e Latini, e vinta dai primi. Nel 73 a.C. sarebbe sceso dal Vesuvio dal lato di Ottaviano, Spartaco, che nella zona colse di sorpresa i Romani sterminandoli. Nel 1083 fu ospite del barone del luogo il Papa Gregorio VII, che fuggiva la furia vendicatrice di Enrico IV. Nel 1304 Carlo II D’Angiò, Re di Napoli, a causa di feroci violenze usate da alcuni ad inviati del Re, ordinò e fece eseguire la distruzione dell’abitato. Nel 1532 Fabrizio Maramaldo comprò per 14mila ducati il feudo di Ottaviano, che nel 1551 fu venduto dallo stesso a Don Ferrante Gonzaga, Principe di Molfetta. Nel 1567 entrò in possesso del feudo Bernardetto dei Medici. Cominciò allora la dinastia di questo ramo cadetto dei Medici di Firenze. Nel 1647, in occasione della rivolta di Masaniello a Napoli, si ebbe anche in Ottaviano una rivolta, che provocò molti disordini e molto sangue, ed ebbe fine quando sul posto furono inviate truppe spagnole. Il centro abitato ed il territorio circostante hanno subito la furia di moltissime eruzioni; piú delle altre infierirono contro la Città quelle del 1631 e del 1906; la cenere, in quest’ultima occasione, raggiunse l’altezza di m. 1,25. Ottaviano ha ospitato Vincenzo Monti, Giuseppe Bonaparte, G.B. Piccolini, Giacomo Leopardi e Gabriele D’Annunzio. 29 PLinius n. 11 2003 Largo Angelo Prisco (meta intermedia dei sentieri n. 1 e n. 2 del Parco A sinistra Punta del Nasone Foto di Pasquale Giugliano (Archivio Legambiente Ottaviano) I Comuni del Parco vedere i mammiferi (volpe, coniglio e lepre selvatica), (il biacco, la vipera, il colubro di Esculapio). Il sentiero n. 1 termina nella Valle dell’Inferno e presenta diversi punti panoramici. Da qui si raggiunge il cratere che domina tutto il golfo di Napoli. Il sentiero n. 2 evidenzia numerose rarità geologiche: le lave a corda, le sequenze eruttive del Somma antico, le rocce rare del Vesuvio (vesuvianite ed “ottavianite”), ma anche contemplare le singolarità morfologiche del Somma-Vesuvio (crinali, pendii, sequenze piroclastiche delle eruzioni di epoca storica, etc.). Napoli Agosto, “La processione penitenziale della Madonna del Carmine” - la prima domenica dopo il 16 Luglio. Da visitare è il Palazzo Mediceo ed annessi giardini storici (edificio cinquecentesco attualmente in restauro) Chiesa di S. Michele (secolo XVI, ricostruita dopo l’eruzione del 1906, contiene quadri ed opere d’arte dal 1500 al 1800) - Cappella di S. Gregorio VII (XI secolo, dove nel 1086 il Papa Gregorio VII si fermò per celebrare la Santa Messa, durante la fuga verso Salerno) - chiesa di S. Maria Visita Poveri (secolo XVII, con interessanti pit- Pompei N 30 PLinius n. 11 2003 I sentieri del Parco con partenza da Ottaviano Itinerari Gran parte del territorio comunale si estende nel Parco Nazionale del Vesuvio, inoltre il paese rientra negli itinerari promossi da Legambiente (www.italiadelcigno.it). Il circolo Legambiente “Mimmo Beneventano”, la Coop. Tu.Te.L.A. e l’associazione Parco Letterario Vesuvio propongo diverse iniziative. Due sono i principali itinerari della città: uno storico-artistico e l’altro naturalistico-vulcanologico. Essi si snodano a partire da Piazza Municipio in pieno centro cittadino, da qui, è possibile visitare il centro storico con i suoi monumenti: la chiesa del SS. Rosario, di S. Giovanni Battista, l’oratorio di S. Maria Visita i Poveri, la Chiesa di S. Michele (chiesa madre), la cappella di S. Gregorio VII, il Palazzo Mediceo. L’altro itinerario si sviluppa a partire da via Panoramica (quota 400 all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio). Da qui partono i sentieri n.1 e n. 2 del Parco. Il primo è un viaggio attraverso le peculiarità naturalistiche e florofaunistche del Vesuvio.Tra pini, lecci, castagni, ontani e betulle è possibile ammirare specie floreali endemiche (la valeriana rossa, la ginestra odorosa del Leopardi, la romice scutata) e nel contempo ascoltare l’avifauna (come la poiana, il gheppio, lo sparviero, il cardellino, etc.), Folclore Alcune delle principali ricorrenze religiose sono la “Festa del Santo Patrono S. Michele Arcangelo”, con il tradizionale “Volo degli Angeli” - 8 Maggio, “Sagra della penna all’arrabbiata e del melone” e la “Festa della Madonna della Salute” - prima domenica di ture murali a soggetto macabro e con quadri e sculture lignee di pregiata fattura) - Piazza Annunziata, con un interessante palazzo seicentesco - Chiesa del SS. Rosario (XVI secolo, con una ricchissima collezione di dipinti) Chiesa di S. Giovanni Battista (Secolo XVI, abbellita da una tela dipinta e col- i comuni del Parco Ottaviano > locata al soffitto considerata la piú grande della Provincia di Napoli con quasi 100 mq di superficie dipinta) Prodotti tipici e antichi mestieri Tra i prodotti tipici vi cono i classici pomodorini vesuviani – piselli, mele, castagne, ciliege, susine di Ottajano ed albicocche – i vini (Lacryma Christi, caprettone, falanghina, catalanesca). Fino a pochi anni fa era fiorente l’artigianato legato alla costruzione di cestini ed impagliature per damigiane di vetro per contenere il vino locale. albergo Augustus (4 stelle), via Giovanni XXIII, in pieno centro cittadino; all’interno del Parco Nazionale, lungo via Panoramica. Qualche consiglio: il ristorante “San Michele”, “Il Torchio”, la trattoria “Taverna”, la trattoria “La bella Mbriana”, oltre alle molteplici pizzerie di qualità dove è possibile gustare “sfizi” e prodotti locali. La vocazione turistica Il turismo didattico (scuole elementari, medie e superiori) ed il turismo legato ai campi di volontariato ha visto Legambiente impegnata nelle scuole ottavianesi nella promozione e valorizzazione delle peculiarità del Parco Nazionale del Vesuvio. L’associazione propone visite guidate ed escursioni lungo i percorsi e i luoghi piú suggestivi del territorio ottavianese (il sentiero n. 1 del Parco, da q. 400 a q. 900, la Valle dell’Inferno, il Cono del Vesuvio, La Chiesa di San Michele Foto B&S la Valle delle Ginestre, i Cognoli di Ottaviano, i coni di scorie dell’ultima eruzione del 1944), alla scoperta di flora, fauna, minerali, paesaggi. Questa ricchezza di unità ambientali ha fatto sí che si consolidasse, via, via nel corso degli anni, una presenza sempre piú continua ed ampia di scolaresche, che ormai chiamano Legambiente da Ottobre a Maggio per visitare il versante meno conosciuto del Parco del Vesuvio ma piú ricco di peculiarità ambientali. Legambiente valuta che mediamente ogni anno si registrano almeno 6000 presenze di ragazzi provenienti per lo piú da paesi della Provincia di Napoli, ma ultimamente anche da altre aree regionali ed extra regionali. Inoltre dal 1999 ad oggi sono già piú di mille i giovani provenienti da ogni parte del mondo che sono stati ad Ottaviano per iniziative di volontariato legati ai campi internazionali e per iniziative di scambio culturale (progetti di formazione scolastica post diploma Il tradizionale “volo degli angeli”, durante la festa di S. Michele Arcangelo Foto di Salvatore Ranieri (Archivio Legambiente Ottaviano) e post universitari). Interessanti sono state le esperienze di Legambiente con la Provincia di Napoli (corsi di formazione post-diploma), con l’Istituto IMED, centro di formazione del Mediterraneo, con circa 120 allievi ospiti dell’associazione per due settimane, con iniziative, incontri, dibattiti, stages. Dopo gli interventi di messa in sicurezza e sistemazione dei sentieri di 31 PLinius n. 11 2003 < i comuni del Parco Ottaviano Uno scorcio di via Salita San Michele, in pieno centro storico. È la “Via del Parco”, che dal municipio di Ottaviano conduce al Palazzo Mediceo, attraversando i luoghi piú antichi della città Foto di Michele Iervolino (Archivio Legambiente Ottaviano) Ottaviano ad opera dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio in crescita è anche il turismo legato all’escursionismo, il trekking, il turismo scientifico, il turismo equestre, il birdwatching, l’orienteering. Si stima che negli ultimi due anni sia aumentata la percentuale di appassionati che attraversando il Monte Somma a piedi o a cavallo, salendo da Ottaviano, con un 25% in piú di presenze nelle strutture ricettive della città. Per quanto riguarda il turismo legato alla promozione dei prodotti tipici, dell’agriturismo, sagre, fiere, folklore, nel Comune di Ottaviano sono state intraprese iniziative pionieristiche (apertura delle cantine Saviano in occasione della giornata dei Parchi, mostra sulla tipicità organizzata da Legambiente nel chiostro dell’ex Liceo, sagre organizzate a Piediterra e S. Giovanni) che hanno riscosso un notevole successo a livello locale. Scarsa è la diffusione di tali iniziative a scala piú ampia, per cui le presenze complessive stimate sono da ritenersi poco significative (mediamente intorno alle 600 - 800 presenze ad evento). 32 PLinius n. 11 2003 Sfide ed obbiettivi: A) Ampliare l’offerta per un turismo stanziale (campeggi, parcheggi per campers e caravans) B) Aumentare la ricettività (ristrut- turazione edifici da destinare a foresteria, ostello della gioventú) C) Promuovere il bed & breakfast, incentivare le famiglie ad accogliere giovani per un tempo limitato D) Pubblicizzare maggiormente le iniziative sui mass media a scala locale, regionale e nazionale E) Sostenere economicamente progetti specifici mirati al turismo sostenibile F) Ricercare, formare ed incentivare giovani ottavianesi ad intraprendere attività in questo settore G) Stimolare ed incentivare, ma anche chiedere il supporto di piccoli imprenditori locali, artigiani, aziende agricole e commerciali per la diffusione, la conoscenza, il consumo di prodotti tipici H) Consolidare le iniziative (sagre, fiere, eventi religiosi, spettacoli, concerti, mostre, eventi organizzati da associazioni) che il Comune già promuove, ampliandone la portata, anche facendo ricorso a cofinanziamenti provinciali, regionali, dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio. Sfide che vengono ad essere presenti sull’agenda di lavoro di Pasquale Raia, membro del consiglio direttivo del Parco, che ricorda «l’impegno del Parco, anche in vista della nuova sede amministrativa che sarà presente nel Comune, nell’ottica di seguire sempre criteri di sostenibilità ambientale, niente mega-opere, colate di cemento ovvero progetti troppo complessi ed irrealizzabili». Anche le dichiarazioni dell’ex sindaco Michele Saviano parlano di una grande sfida per lo sviluppo di Ottaviano, a partire dalla risorsa “territorio” in termini di promozione e volorizzazione del patrimonio di na- tura e di cultura. «Un percorso che l’amministrazione, anche nel pur limitato tempo a sua disposizione, ha voluto indicare con atti concreti, con scelte coraggiose e contro ogni retorica localistica, dare ad Ottaviano e tutta la parte Sommana del Parco Nazionale del Vesuvio quel ruolo strategico che ha avuto nel corso di secoli di storia» – dice l’ex primo cittadino. «In questa direzione sono andate le scelte di concedere in comodato d’uso a favore dell’ente Parco, la sede operativa dell’Ente all’interno dello storico palazzo Mediceo e l’utilizzo dell’ex casa del custode del Palazzo mediceo per realizzare un punto informativo per i sentieri del parco; un investimento per lo sviluppo di questo paese e del territorio, un’opportunità per le giovani generazioni, in termini di vivibilità e sviluppo occupazionale. Restano gli antichi problemi, per i quali è necessario compiere uno sforzo, affrontarli con vigore, come abbiamo cercato di fare noi sin dall’insediamento, antichi problemi che devono rendere civile la città, e mi riferisco al corretto smaltimento dei reflui (oggi 2003 avviene ancora senza un sistema di depurazione) così come la riduzione e la raccolta differenziata dei rifiuti; dal potenziamento dei servizi alla realizzazione del PUT (piano urbano del traffico) approvato, sono queste alcune sfide che possono realizzarsi ad Ottaviano per concretizzare la città sostenibile di un’area protetta.» [•] *Le informazioni riportate in questo articolo sono tratte da “L’Italia del Cigno” di Legambiente/Legambiente Ottaviano. Veduta dal Palazzo Mediceo Foto di B&S cultura Duemila anni di storia nell'affresco “Bacco e il Vesuvio”, conservato nel Museo archeologico di Napoli Il vino, tra simbologia e passione il nettare degli dei prende forma [•] di GENNARO CIRILLO II l bellissimo dipinto murale cosiddetto di “Bacco e il Vesuvio” in mostra al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, non compreso nella sua essenza di messaggio salvifico, si è visto assegnare questo titolo che lo relega, al massimo, ad essere adatto come etichetta per qualche vino locale. Probabilmente il suo ritrovamento in una zona così rinomata per la produzione di vini, trasse in inganno chi per primo gli diede questo nome, lasciando dimenticare un culto, quello di Dioniso, che perdeva le sue origini in tempi troppo lontani. Si tratta in realtà di una bella composizione la cui spiritualità è sottolineata dalla presenza di uccelli e di serti fioriti, che ci rivela un aspetto di quei culti misterici che, insieme con Diòniso, ci giunsero dal lontano Oriente. Esso faceva parte della decorazione del sacello per il culto domestico, collocato nell’atrio di servizio dietro il peristilio della Casa del Centena- rio. La scena mostra Bacco trasformato in grappolo d’uva e dotato di tirso e kàntharos. Al centro dell’affresco un monte che si vuole rappresenti il Somma-Vesuvio nel suo aspetto monocuspide precedente all'eruzione del 79 d. C. In primo piano, tipico elemento delle rappresentazioni di larario, il serpente, genius loci, si erge con le sue ampie spire verso un piccolo altare con delle uova. La potenzialità distruttiva della “montagna” era ignota a quegli antichi abitanti del luogo e, come si nota nell’immagine a noi giunta, era interamente ricoperta di vege- Vitigni a Terzigno. Sullo sfondo il complesso del Somma-Vesuvio Foto B&S < > cultura Caprettone Piedirosso Illustrazioni: L. Napolitano tazione con ampi impianti a vigna. Gli antichi romani ben conoscevano il vino delle falde del Vesuvio, lo usavano per rallegrare i pasti e anche come medicinale. Fortissimo risulta il richiamo che l’affresco ha nei confronti di questa cultura agricola, legata alla viticoltura e alla produzione di vino. In effetti, la zona che comprende i comuni di Trecase, Boscotrecase e Terzigno, dove i terreni sono giocoforza vulcanici, tendenti allo sciolto, con forte presenza di pomice, già all’epoca dei romani erano ricoperti da fiorenti vigneti. Le uve che ancora oggi vengono prodotte in questo territorio sono le stesse che venivano usate circa duemila anni fa e in particolare sono il Caprettone (variante del Coda di Volpe) per la produzione di vini bianchi e l’Aglianico, il Piedirosso e lo Sciascinoso (chiamato localmente Olivella) per i rossi e i rosati. Quello che gli antichi pompeiani producevano dai vitigni della “culla di Bacco” era un vino rosso, decisamente robusto e pesante e proba- bilmente veniva diluito con l’acqua per renderlo piú bevibile. Un vino, inoltre, piuttosto pregiato tanto da essere esportato in varie province dell’impero. Ritornando al dipinto murale di Bacco e il Vesuvio, bisogna notare un dettaglio di fondamentale importanza e cioè quello della pantera e della coppa che Bacco tiene in una delle mani, il cui contenuto versa nelle fauci della fiera. Nell’iconografia classica è questo un motivo che si ritrova di frequente. La Pantera (pan-therìon = la tutta bestia) rappresenta la bramosia e la ferocia nel loro aspetto aggressivo. Il contrasto tra le forme morbide ed eleganti del corpo sinuoso, lo sguardo penetrante ed enigmatico, una diabolica vitalità hanno posto da sempre la pantera, come i gatti, al centro di miti, di culti e di leggende. La fama di perversione e crudeltà, che da sempre accompagna questo animale, discende dalla ferocia con cui esso uccide piú vittime di quanto abbia effettivamente bisogno per la sopravvivenza, mentre gli aspetti fortemente negativi, che la fiera simboleggia nel campo dell’eros, sono da mettersi in rapporto col singolare modo di accoppiarsi dei felini, frequentemente violento. Gli antichi dovettero essere fortemente impressionati da questa forma di violenza che appariva come la fase conclusiva di una lussuria sfrenata e incontenibile fino alla sofferenza. Possiamo quindi dire che la pantera dell’affresco rappresenta la forza oscura contraria alla luce di- vina. La coppa che viene versata nelle fauci della pantera contiene ovviamente del vino che servirà quindi ad ubriacare la bestia. Notoriamente l’ubriachezza induce un torpore psicofisico, uno stato di rilassatezza che riduce o annulla l’attività sessuale. Dunque, lo svuotare la coppa nelle fauci della pantera simboleggiava offrirle una gran quantità di vino ottenendo l’effetto di ridurre o annientare la sua bramosia: e far questo equivale a sconfiggere la “tutta bestia” che della sua lussuria vive. Significa, cioè, liberarsi di essa nella sua fase aggressiva, significa vincere la parte distruttiva della sensualità, allontanare lo spirito di distruzione colleAmorini che bevono vino Casa dei Vetti, Pompei Foto di André Held da G. Gassiot-Talabot, «La pittura romana e paleocristiana», Casa editrice Il Saggiatore, Milano 1967 34 PLinius n. 11 2003 dall’Ente Parco < Elenco delle delibere adottate dal Consiglio direttivo nell’anno 2003 n. 01 del 21.01.2003 Riduzione 15% alla categoria IV - acquisti beni e servizi approvazione programma delle attività 2002 n. 02 del 23.01.2003 Partecipazione al progetto congiunto per la realizzazione di un “Centro d’eccellenza per ricerche sul controllo degli o.g.m. e la tracciabilità genetica nella filiera agroalimentare” n. 03 del 13.02.2003 Ratifica provvedimenti indifferibili ed urgenti-adesione Progetto TURMS n. 04 del 13.02.2003 Ratifica provvedimenti indifferibili ed urgenti convenzione tra l’I.T.I. “A. Righi e VIII” e l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio nell’ambito delle attività di educazione ambientale n. 05 del 13.02.2003 Approvazione indirizzi programmatici 2003 n. 06 del 07.03.2003 Adempimenti circolare 33 del 6.11.02 n. 07 del 20.03.2003 Eliminazione residui attivi e passivi 1997-1998-1999-2000-2001 n. 08 del 20.03.2003 Regolamento fuochi n. 09 del 20.03.2003 Regolamento per il servizio di cassa interno n. 10 del 29.04.2003 Concorso studenti scuole secondarie n. 11 del 29.04.2003 Bilancio consuntivo anno 2002 n. 12 del 06.05.2003 Emergenza rifiuti n. 13 del 28.05.2003 Ratifica provvedimento indifferibile ed urgente del presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio. n. 14 del 28.05.2003 Concessione nulla osta trasferimento dipendente Alessandrella n. 15 del 28.05.2003 Prolungamento strada provinciale panoramica Boscotrecase-Torre del Greco Elenco delle delibere adottate dalla Giunta esecutiva nell’anno 2003 n. 01 del 17.01.2003 Presa d’atto dei progetti inseriti nel programma triennale dei lavori dell'Ente Parco Nazionale del Vesuvio Adesione offerta Associazione VAS n. 02 del 17.01.2003 Proposta di adesione alla Associazione nazionale Città del vino - Adesione offerta Voce della Campania n. 03 del 17.01.2003 Mediterre Fiera dei Parchi del Mediterraneo n. 04 del 22.01.2003 Proposta editoriale Questanapoli n. 05 del 22.01.2003 Proposta editoriale agenzia Dire n. 06 del 22.01.2003 Adesione offerta rivista bimestrale Origine anno 2003 n. 07 del 22.01.2003 Richieste patrocini e contributi n. 08 del 22.01.2003 Proposta editoriale Il Denaro n. 09 del 22.01.2003 Presa d’atto dei progetti inseriti nel programma triennale dei lavori dell'Ente Parco Nazionale del Vesuvio n. 10 del 19.02.2003 Approvazione del comodato d'uso all'Ente Parco Nazionale del Vesuvio dell'immobile sito in Boscoreale n. 11 del 19.02.2003 Evento Don Rosa nel Parco del Vesuvio n. 12 del 19.02.2003 Richieste patrocini e contributi n. 13 del 19.02.2003 Patrocini e contributi n. 14 del 19.02.2003 Codice dell'informazione Campania edizione 2003 n. 15 del 19.02.2003 Fiera degli italiani nel mondo n. 16 del 19.02.2003 Manifestazione Passione di Cristo n. 17 del 21.03.2003 Approvazione del comodato d'uso di parte del Castello mediceo a favore dell'E.P.N.V. n. 18 del 21.03.2003 Patrocini e contributi per la Primavera del Parco n. 19 del 21.03.2003 Borsa mediterranea del turismo napoli n. 20 del 21.03.2003 Contributo a favore del comitato promotore igp pomodorino vesuviano n. 21 del 21.03.2003 Approvazione del comodato d'uso all'Ente Parco Nazionale del Vesuvio del sentiero La Castelluccia n. 22 del 21.03.2003 Approvazione del comodato d'uso all'Ente Parco Nazionale del Vesuvio della pineta Piana Tonda n. 23 del 07.04.2003 Proposte acquisto immobili n. 24 del 07.04.2003 Adesione alla proposta di creazione di un'agenzia per lo sviluppo turistico del Parco Nazionale del Vesuvio n. 25 del 28.04.2003 Presa d'atto del conto consuntivo n. 26 del 28.04.2003 D.LGS. 112 del 1998 e D.LGS.490 del 1999 azione organica di interventi anno 2003 35 PLinius n. 11 2003 Veduta dal sentiero n. 3 “Il Monte Somma”: lava del 1944 e sullo sfondo il Golfo di Napoli, i Campi Flegrei e le isole di Procida e Ischia da «Terra ’e fuoco» a cura di Stefano Carlino, foto di Gino Di Maggio, Edizioni del Parco Nazionale del Vesuvio, 2001. Parco Nazionale del Vesuvio Riserva di Biosfera MAB Unesco