PLinius/n. 11-1 - Parco nazionale del Vesuvio

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PLinius/n. 11-1 - Parco nazionale del Vesuvio
2003
n. 11
PLinius
“Poste Italiane - spedizione in a.p. - 70% - Direzione Commerciale Business - NAPOLI”
PERIODICO DI INFORMAZIONE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO
Il Parco incontra la scuola.
Varato, con il contributo della regione,
il percorso didattico mirato
a promuovere
il rispetto dell’ambiente
e la conoscenza della natura
in 18 strutture scolastiche
del Vesuviano
4
>4
Intervista al Governatore.
Bassolino, una scommessa
chiamata ambiente
Al via
il progetto
“Adottiamo
il Parco”
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>0
Emergenza microdiscariche,
nasce l’Osservatorio
per la legalità
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>2
Ottaviano,
il feudo
di Augusto
Acero napoletano (Acer neapolitanum)
Illustrazione di Antonio Lubrano Lavadera (Archivio PNV)
Al via
il progetto
“Adottiamo
il Parco”
>
In copertina: Valle del Gigante
Foto: Gino di Maggio, Archivio PNV
PLinius n.111
PERIODICO DI INFORMAZIONE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO
Editore
Ente Parco Nazionale del Vesuvio
Direttore responsabile
Gabriele Scarpa
Vicedirettore
Roberto Russo
Sommario
l’intervista
04 Intervista al Governatore.
07 Bassolino, una scommessa chiamata ambiente
primo piano
06 Al via il progetto “Adottiamo il Parco”
08 Emergenza microdiscariche,
07 nasce l’Osservatorio per la legalità
10 Nel castello mediceo la nuova casa del Parco
15 Gara di sopravvivenza sul Vesuvio
Caposervizio
Carlo Tarallo
10
Segretario di redazione
Pasquale Cirillo
Redazione
Michele Infante, Riccardo Rossi, Giuseppe Ruggiero,
Nando Santoro, Paolo Trapani
Hanno collaborato
Gennaro Cirillo, Ornella La Penna, Gennaro Salzano
Progetto grafico e impaginazione
Anna De Luca (Borghini & Stocchetti)
Fotografie e illustrazioni
Per gentile concessione:
Rossella Barile, Borghini & Stocchetti,
Pasquale Giugliano,Circolo Legambiente
“Mimmo Beneventano”- Ottaviano,
Francesco Saverio Liguori, Gino Menegazzi,
Salvatore Ranieri
Archivio del Parco Nazionale del Vesuvio:
Associazione naturalistica “Arion”,
Gino Di Maggio, Antonio Lubrano Lavadera
15
educazione
ambientale
16 Gli orizzonti dell’ecologia (L’ecologia, che cos’è?)
21 Il Parco, laboratorio di sviluppo sostenibile
16
Stampa
Alfa Tipolitografia
Via B. Longo, Napoli
Pubblicazione registrata Trib. di Nola n. 90 del 15/02/2002
Ente Parco Nazionale del Vesuvio
Piazza Municipio 8
80040
San Sebastiano al Vesuvio (Napoli)
Tel. 081.7710911
Fax 081.7718215
i tesori
del Parco
24 I mammiferi del Parco: donnola e faina
tradizioni
26 Un atto di fede scritto con i colori
Presidente
Amilcare Troiano
Vicepresidente
Oreste Sassi
Consiglio direttivo
Michele Balzano, Vincenzo Balzano,
Gennaro Biondi, Giuseppe Capasso,
Luca Ercolani, Giuseppe Maravolo,Nicola Miranda,
Pina Orpello, Orfeo Picariello, Pasquale Raia,
Amalia Virzo De Santo
Giunta esecutiva
Amilcare Troiano, Oreste Sassi, Michele Balzano,
Giuseppe Capasso, Pasquale Raia
Presidente Comunità del Parco
Luisa Bossa
i comuni
del Parco
28 Ottaviano, il feudo di Augusto
Collegio Revisori dei conti
Aldo Spasaro (Presidente),
Gaetano Ceglie, Antimo Menale
Direttore generale
Carlo Bifulco
I Comuni del Parco:
Boscoreale, Boscotrecase, Ercolano,
Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia,
Sant’Anastasia, San Giuseppe Vesuviano,
San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana,
Terzigno, Torre del Greco, Trecase
Stampato su carta ecologica riciclata
PLinius Anno II, numero 11/2003 - Tiratura 10.000 copie
cultura
28
33 Il vino, tra simbologia e passione
07 il nettare degli dei prende forma
35 dall’Ente Parco
35 Elenco delle delibere adottate
35 dal Consiglio direttivo
35 Elenco delle delibere adottate
35 dalla Giunta esecutiva
> l’intervista
Il complesso vulcanico Somma-Vesuvio.
Veduta da San Sebastiano al Vesuvio
Foto B&S
Bassolino,
una scommessa
chiamata ambiente
Intervista al presidente della Regione Campania Antonio Bassolino
[•] a cura di NANDO SANTORO
A
A
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ntonio Bassolino è il presidente della Giunta regionale
della Campania dall’aprile
del 2000. La sua grande scommessa è la spesa dei Fondi comunitari
che l’Europa mette a disposizione
della Campania per superare il divario con le altre regioni europee.
Miliardi di euro per i trasporti, le
imprese, la formazione. E per l’ambiente, cavallo di battaglia di una
Giunta che non perde occasione
per far notare i progressi che si sono avuti in questo settore.
nia, con particolare riferimento alle
aree protette. Sulla base di quali
dati?
Presidente Bassolino, anche di
recente, in occasione dell’iniziativa
Parchinmostra, lei ha tracciato un
bilancio positivo delle politiche
ambientali della Regione Campa-
Il dato importante è che per la prima volta in Campania, su un grande
tema come quello delle aree protette, istituzioni e mondo ambientalista camminano insieme. È anche
grazie a questo rapporto continuo
che abbiamo raggiunto risultati importanti. Nel 2002, anno internazionale della montagna, abbiamo istituito quattro parchi regionali: Matese, Taburno, Roccamonfina-Foce Garigliano e Partenio. Stiamo inoltre
lavorando intensamente per concludere l’iter istitutivo delle altre aree
naturali protette previste dalla legge
regionale del 1993. Infatti, per l’istituzione del Parco regionale dei
Monti Picentini, delle riserve naturali di lago Falciano, Monti Eremita e
Marzano, Sele Tanagro siamo in dirittura d’arrivo: occorre soltanto il
parere delle commissioni consiliari.
Abbiamo poi in cantiere nuovi parchi regionali, sul Sarno e sulle Colline di Napoli. E aggiungo che, grazie
all’intesa con il Ministero dell’Ambiente, abbiamo ottenuto l’istituzione della Riserva naturale dello Sta-
l’intervista
to dell’isola di Vivara, chiudendo
una vicenda che si trascinava da decenni. Si tratta di oltre 66mila ettari
di verde che, aggiunti ai Parchi nazionali del Vesuvio e del Cilento-Vallo di Diano, fanno della Campania
una delle regioni con la maggiore
estensione di aree protette e parchi.
Non c’è il rischio che tutte queste
aree protette possano essere viste
dalle popolazioni e dalle amministrazioni locali come un ostacolo
allo sviluppo del territorio, a causa
dei vincoli che inevitabilmente
comportano?
Io penso invece che i parchi, le
aree protette in generale, con adeguate infrastrutture, possano essere
occasione di sviluppo ecocompatibile. E noi ci siamo mossi in questa
direzione. Sui Progetti Integrati Territoriali, infatti, la Regione ha concentrato 192 milioni di euro, di cui
96 già assegnati. Con questi investimenti - rivolti alla qualificazione delle infrastrutture, delle imprese e alla formazione - vogliamo determinare una crescita civile e produttiva
coerente con le vocazioni piú
profonde dei territori dei parchi. È
uno degli investimenti piú significativi in Europa. Per il governo regionale l’ambiente non è una politica
settoriale. È una scelta di fondo,
una scelta strategica, che segna
profondamente i grandi progetti già
in atto
Quali?
stato approvato il Progetto Integrato “Parco Nazionale del Vesuvio”,
co-finanziato dai fondi europei.
Qual è l’idea-forza del PIT? E
quali investimenti sono previsti?
L’idea-forza del PIT del Parco del
Vesuvio, ribattezzato “Vesevo”, che
coinvolge 13 comuni, è fare del Parco un sistema locale di sviluppo, sistema in grado di valorizzare la vocazione turistica dell’area attraverso
la qualificazione e il potenziamento
della ricettività alberghiera e la promozione dei prodotti tipici e artigianali. Su questo Progetto Integrato
concentriamo oltre 50 milioni e
300mila euro ai quali, se si lavora
bene, si possono aggiungere ulteriori risorse pubbliche e private per
un totale di quasi 28 milioni di euro. Adesso occorre uno sforzo da
parte dei promotori del PIT per presentare progetti esecutivi e cantierabili e ci siamo preoccupati di agevolare al massimo le amministrazioni e gli enti coinvolti in questo difficile lavoro.
Agli investimenti per il PIT “Vesevo” dovrebbero aggiungersi altri
importanti interventi nell’area del
Parco.
È vero. Il governo della Regione
interviene in maniera integrata sul
potenziamento infrastrutturale, sulla
valorizzazione dei beni culturali, sulle attività economiche e produttive.
L’area del Parco del Vesuvio, oltre
che dal PIT, è interessata dal Pro-
getto integrato “Pompei, Ercolano e
sistema archeologico vesuviano”,
che ha come fine la valorizzazione
del patrimonio archeologico e culturale, potenziando le infrastrutture e
la capacità di attrarre turisti. Gli investimenti ammontano a 57 milioni
di euro. Altri 34 milioni sono previsti per il Progetto integrato “Distretto industriale di S. Giuseppe Vesuviano”, le cui finalità sono la promozione della crescita e della competitività del tessuto produttivo, il
miglioramento ambientale, della rete dei servizi, delle infrastrutture
materiali e immateriali. Ma ci sono
anche altri PIT che riguardano l’area
del Vesuvio, come la Portualità turistica, la Filiera Termale, la Filiera
enogastronomica. È un lavoro enorme, che punta ad integrare finanziamenti e progetti per un’area cosí importante e strategica per la nostra
regione.
È su questa strada che si deve pro seguire se si vuole immaginare una
diversa idea di sviluppo della nostra regione, fondata sulla capacità
di delineare le linee della crescita
economica, culturale, sociale di un
territorio partendo dalle sue risorse.
È una sfida difficile, che però troverà la Regione Campania sempre
pronta a sostenere gli sforzi che imprenditori, sindacati, associazioni e
istituzioni locali stanno facendo per
farsi essi stessi promotori dello sviluppo.
[•]
Penso alla metropolitana regionale e al suo impatto in termini di riduzione del traffico automobilistico,
di miglioramento della qualità dell’aria, di cambiamento reale della vita di milioni di persone; alla nostra
politica culturale e di valorizzazione
dei beni monumentali della Campania, alle conseguenze del piano delle produzioni dell’agro-alimentare e
di un turismo moderno e sostenibile. Per non parlare poi dei grandi
progetti di investimento sul ciclo integrato delle acque che abbiamo cominciato ad avviare, della politica
per il territorio e della lotta all’abusivismo. Stiamo impostando in modo diverso lo stesso concetto di crescita e di sviluppo.
Il 20 febbraio scorso, a Bruxelles,
nella seduta di Giunta alla quale ha
partecipato anche Romano Prodi, è
<
Foto B&S
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< primo piano
Foto Pasquale Giugliano
[•] di CARLO
I
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TARALLO
l Parco incontra le scuole, ed
avvia un percorso comune di
salvaguardia della natura e di
educazione ambientale. Si è svolto presso la sede dell’Ente l’incontro di presentazione del progetto «Adottiamo il Parco», un’iniziativa promossa dal Parco nazionale del Vesuvio con il contributo della Regione Campania.
Continua così l'impegno del Parco sulla strada di un rapporto
stretto e fecondo con gli studenti
delle scuole del territorio: un elemento fondamentale per diffondere tra i giovani la cultura del rispetto dell’ambiente, per responsabilizzarli e renderli protagonisti di un’azione tesa a preservare
il patrimonio naturalistico vesuviano. La somma stanziata complessivamente ammonta a
65.000 euro, ed il cofinanziamento della Regione è pari al
Foto Rossella Barile
75per cento: hanno partecipato
alla riunione i dirigenti scolastici
ed i rappresentanti di 18 scuole
dei Comuni del Parco di ogni ordine e grado.
primo piano
>
Valle del Gigante
Foto Gino Di Maggio (Archivio fotografico PNV)
Al via il progetto
“Adottiamo il Parco”
Il Parco incontra la scuola. Varato, con il contributo della regione,
il percorso didattico mirato a promuovere il rispetto dell'ambiente
e la conoscenza della natura in 18 strutture scolastiche del Vesuviano
Incontri in aula con esperti, mostre itineranti, visite guidate sul
territorio, produzione e distribuzione di materiale didattico informativo sulle peculiarità del
Parco accompagneranno gli allievi delle scuole nella scelta e
nella realizzazione di singoli interventi di adozione del territorio
del Parco nei rispettivi comuni.
Il progetto è coordinato dal
servizio tecnico dell’Ente Parco,
sotto la supervisione del consigliere delegato all’educazione
ambientale Pasquale Raia. «Il
rapporto con le scuole - dichiara il presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, Amilcare
Troiano - è uno dei pilastri sui
quali si basa l’azione di salvaguardia della natura e dell’am-
biente che il Parco sta portando
avanti con impegno e determinazione. L’educazione ambientale è una componente fondamentale di questa azione e spe-
riamo di poter coinvolgere nei
nostri progetti tutte le scuole del
Parco, lavorando in stretta collaborazione con i Comuni e con i
dirigenti scolastici».
[•]
Foto Rossella Barile
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La colata lavica del 1944
ricoperta dallo Stereocaulon vesuvianum
Foto Gino Di Maggio (Archivio fotografico PNV)
Emergenza
microdiscariche,
nasce
l’Osservatorio
per la legalità
«
Lilium bulbiferum subsp. croceum
Foto B&S
[•] di PAOLO TRAPANI
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«S
iamo da tempo impegnati con i sindaci del
territorio per trovare
soluzioni adeguate al problema
delle microdiscariche. L’assalto al
territorio è continuo e la zona intorno al cratere è disseminata di
bombe ecologiche costituite dai
centinaia di cumuli di rifiuti, pronte ad esplodere. Queste problematiche vanno affrontate inderogabilmente perché rappresentano un
grave pregiudizio per l’immagine
del Vesuvio». Con queste parole il
presidente del Parco Nazionale del
Vesuvio Amilcare Troiano ha aperto la seduta dello scorso 1 luglio
tenutasi in prefettura alla presenza
del Prefetto Renato Profili, dei
sindaci della Comunità del Parco,
delle forze dell’ordine, rappresentate da carabinieri e corpo forestale dello Stato, del commissariato
per l’emergenza rifiuti e di Legambiente. Gli ultimi rilievi effettuati dai tecnici dell’Ente evidenziano la presenza di almeno 35 microdiscariche nel territorio naturalistico protetto per un totale di 205
tonnellate di rifiuti. Il connubio
spazzatura-incendi costituisce l’emergenza nell’emergenza per il
primo piano
m
<
Il presidente
Troiano e i sindaci
del Vesuviano
incontrano
il prefetto Profili.
Chiesti interventi
straordinari
oltre che la sorveglianza di pinete e
aree verdi. I recenti episodi di incendi boschivi dolosi, che si sono
verificati a ridosso della riserva Alto Tirone, sono la prova che i rifiuti abbandonati costituiscono un
pericolo costante per l’oasi naturalistica. Il Prefetto ha rivolto ai primi cittadini una specifica richiesta
di fornire un elenco di personale
della polizia municipale che può
essere messo a disposizione nell’ambito di un intervento sovracomunale di vigilanza coordinato
dalla prefettura stessa. L’idea è
quella di mettere in campo una task force che si occupi della sorveglianza costante del Vesuvio. Il
Presidente Troiano, in compagnia
di Michele Balzano, membro del
Parco. La vera spina nel fianco della stagione estiva. Dati preoccupanti, che impongono interventi
strutturali adeguati. Non a caso lo
stesso Prefetto Profili, dopo aver
ascoltato i sindaci del Vesuviano,
ha sottolineato la necessità di procedere con interventi di carattere
straordinario. Sempre Profili ha,
poi, posto l’accento sul bisogno di
avviare una pianificazione integrata che coinvolga tutti i soggetti
istituzionali chiamati a tutelare e
controllare l’area protetta ed ha
annunciato l’avvio di un progetto
di installazione di un sistema di videosorveglianza. L’occhio elettronico delle telecamere consentirà di
aumentare il controllo di sentieri e
strade che conducono al cratere,
Coenonympha pamphilus
Foto Arion (Archivio fotografico PNV)
consiglio direttivo, ha anche ipotizzato la costituzione da parte del
Parco Nazionale del Vesuvio dell’Osservatorio “Ambiente e Legalità” con funzioni di coordinamento di tutte le iniziative volte a controllare e aggiornare i dati relativi
agli illeciti registrati sul territorio.
Allo studio c’è anche l’idea di creare, nell’ambito dello stesso Osservatorio, uno sportello informativo
di diritto ambientale ed un numero verde al quale i cittadini potranno far pervenire anche in forma
anonima notizie di reato ed illeciti. Alla riunione svoltasi in prefettura lo stesso Troiano ha caldeggiato la definizione del Patto per la
Legalità nel Parco Nazionale del
Vesuvio.
[•]
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la
primo piano
>
Nel castello mediceo
nuova casa del Parco
Storica firma in prefettura:
ufficializzata la concessione in comodato d’uso
gratuito della rocca di Ottaviano.
L’ex maniero del boss Cutolo diventa la nuova
sede della struttura ambientalista
di San Sebastiano al Vesuvio
[•] di GIUSEPPE RUGGIERO
I
l 2 luglio 2002 l’annuncio: il castello del boss Raffaele Cutolo
si appresta a diventare la sede
del Parco Nazionale del Vesuvio.
Dopo circa un anno, il 19 giugno
2003 la storica firma presso il palazzo di governo della Prefettura di
Napoli, tra il Presidente del Parco
Amilcare Troiano e il commissario
straordinario del comune di Ottaviano, Pasquale Manzo per la concessione in comodato d’uso gratuito per 99 anni della rocca medicea
a favore dell’ente Parco Nazionale
del Vesuvio come sede legale ed
operativa del Parco. Dopo un iter
lungo un anno, spesso pieno di
ostacoli, ecco che la casa-castello
dell’ex capo storico della Nuova
Camorra Organizzata, che nell’immaginario collettivo era il simbolo del malaffare e dell’arroganza,
la sede in cui il padrino riuniva i
vertici e decideva gli affari della
cosca, diventa simbolo della legalità e dell’ambiente. Lo storico risultato lo si deve anche alla caparbietà e alla volontà del neoprefetto
di Napoli, Renato Profili che appena insediatosi, una volta analiz-
A sinistra il Palazzo Mediceo nei primi anni ’90,
in basso il lato nord prima dei lavori di recupero
e a destra oggi
Fotografie B&S
La fotografia a sinistra è di Salvatore Ranieri
(Archivio Legambiente Ottaviano)
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> primo piano
Un castello chiamato «legalità»
per il Parco dello sviluppo e della partecipazione
La notizia era nota da mesi, ma
ad apporre il sigillo decisivo è
stata la riunione in prefettura
tenutasi all’inizio di giugno.
Dinanzi al Prefetto Renato Profili, infatti, si sono ritrovati il Presidente del Parco Nazionale del
Vesuvio Amilcare Troiano (nella
foto) ed il commissario straordinario del Comune di Ottaviano.
Al tavolo istituzionale è stato
cosí siglato l’accordo di comodato d’uso gratuito del castello
di Ottaviano quale sede legale
ed operativa del Parco.
Per l’Ente dell’oasi naturalistica è un successo senza precedenti, visto che diviene l’interprete principale della piena rivincita dello Stato ai danni della
criminalità organizzata. Nel
castello dove fino a pochi anni
fa si sono svolti i summit della
camorra, sono stati decisi i crimini e i delitti piú efferati, si
sono ritrovati i boss e i picciotti
che calpestavano quotidianamente la legalità e la dignità
dello Stato, lo Stato è tornato.
Ed ha vinto. Per una volta, allora, e contrariamente a tante
altre amare vicende di casa
nostra, è possibile raccontare
una storia italiana a lieto fine.
Una storia dove tutti sono al
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zata l’intera questione, ha convocato presso la Prefettura la riunione
operativa. Erano presenti, oltre al
Prefetto, al Presidente del Parco
Nazionale del Vesuvio e al commissario Straordinario del Comune di Ottaviano, i responsabili dell’Ufficio Tecnico del Comune di
Ottaviano, il segretario generale
del Comune di Ottaviano, Roberto
Mariconda, il direttore del Parco
Carlo Bifulco, il Sovrintendente
Regionale Beni Attività culturali
Stefano De Caro ed il presidente
regionale Legambiente Michele
Buonomo. «Una giornata storica –
commenta Amilcare Troiano, presidente Parco Nazionale del Vesu-
loro posto. I buoni nel castello, i
cattivi dietro le sbarre. Hanno
avuto la meglio la legge e l’ordine. E finalmente ai piú giovani si
può raccontare un esempio concreto di riscossa dello Stato. Ai
ragazzi che crescono nelle difficili realtà delle periferie e dell’hinterland partenopeo si può
parlare di una scommessa
vinta. E di un nuovo modello di
vita al fianco delle Istituzioni.
Per l’Ente chiamato a difendere, tutelare e valorizzare il patrimonio naturalistico, storico ed
antropologico piú famoso del
mondo, poi, non c’è casa migliore dell’ex maniero sottratto ad
un superboss della camorra.
Non è un caso che il Presidente
vio – per l’intera collettività. Grazie all’indispensabile e fondamentale impegno del Prefetto Profili
cui vanno i ringraziamenti dell’intera comunità del Parco, quello che
una volta era il simbolo del malaffare e di criminalità spietata, oggi
diventa luogo di legalità in cui
creare le condizioni di uno sviluppo sostenibile. Il castello – prosegue Troiano – sarà il cuore del Parco. Proprio da Ottaviano partono i
due sentieri principali del Parco
per le escursioni nella cosiddetta
Valle delle Delizie. Grazie all’impegno del Ministro Matteoli –
conclude il Presidente dell’Ente
Parco – che ha stanziato 2 miliardi
Amilcare Troiano a margine della
riunione in Prefettura abbia parlato “di giornata storica”.
Dal castello mediceo di Ottaviano la sfida del Parco Nazionale
del Vesuvio adesso si fa ancora
piú avvincente. E per questo piú
affascinante. Coniugare la protezione e la salvaguardia della
natura con lo sviluppo socioeconomico compatibile con
l’ambiente del territorio vesuviano ora è davvero possibile. Perché parole come legalità, trasparenza e partecipazione alla
vita istituzionale non sono piú
solo uno slogan, ma soprattutto
un’opportunità che tutti possono raccogliere. Per impedire che
dello Stato si torni a fare scempio e per permettere alle Istituzioni di essere concretamente
un punto di riferimento nella vita
dei cittadini. Il Parco Nazionale
del Vesuvio, d’altra par te, è
soprattutto questo: un’opportunità. Una possibilità di crescita
sociale e di sviluppo ambientale. E se è vero che le scommesse e la vita degli uomini hanno
bisogno di simboli, il Parco i
simboli li ha tutti dalla sua
parte.
Paolo Trapani
delle vecchie lire, nei prossimi mesi partiranno i lavori di completamento del castello e del rifacimento dei giardini». Nel 1991 il Castel-
primo piano
>
Di seguito riportiamo i passaggi
piú importanti del contratto di
comodato d’uso gratuito per 99
anni del Castello Mediceo a favore Ente Parco Nazionale del
Vesuvio
Art. 2 Il presente contratto ha ad
oggetto la concessione, da parte
del Comune di Ottaviano in
comodato gratuito di parte del
Palazzo Mediceo, consistente in
tutto il piano terra ed il piano
ammezzato, da destinare a sede
legale ed operativa dell’Ente
Parco Nazionale del Vesuvio,
nonché le aree e pertinenze ad
esso connesse, cosí come diffusamente ed analiticamente
descritte dalla planimetria.
Art. 3 Con il presente atto viene,
altresí, concesso l’uso dei manufatto costituito dalle vecchie scuderie nonché dei rimanenti locali
e pertinenze del Palazzo Mediceo
(..) per attività istituzionali dell’
Ente Parco e per eventi culturali
aperti al pubblico, previa comunicazione Comune di Ottaviano.
lo veniva confiscato in base alla
legge Rognoni-La Torre. Dopo
quattro anni. 8 settembre 1995 veniva affidato al Comune di Ottaviano. Oggi Lo Stato si riappropria definitivamente del luogo
simbolo della malavita organizzata
e lo trasforma in luogo di rinascita
ambientale. Al Parco viene concesso il comodato gratuito del piano
terra, il piano ammezzato, la scuderia e l’intero parco pubblico
comprensivo giardini storici e zone
pertinenti per complessivi 15mila
mq. Il parco dovrà garantire a titolo gratuito la loro fruibilità ed
apertura al pubblico e la custodia
dell’intero complesso. Il Parco ha
La rampa di accesso al Palazzo
e, in basso, un particolare del soffitto ligneo
e degli affreschi realizzati da Andrea Mozzillo
Art. 5 Il presente contratto decorre
dalla data di sottoscrizione e avrà
durata di anni 99. Tramite nota da
inviare sei mesi prima della scadenza di tale termine, il Comune di
Ottaviano si obbliga a comunicare,
in forma scritta, delibera di proroga e/o diniego del predetto contratto per ulteriore periodo, essendo espressamente escluda la tacita proroga dello stesso.
annunciato che da subito partiranno i lavori per la ristrutturazioni
dell’ex casa del custode, l’abbattimento della mansarda abusiva e la
ristrutturazione e rifacimento delle
area verde che diventeranno un
giardino didattico. «Il comune di
Ottaviano ritrova il suo castello –
ha commentato dott. Pasquale
Manzo, commissario Straordinario del comune di Ottaviano – grazie all’impegno del Prefetto. È
questa la strada da seguire nell’utilizzo e la gestione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali.
Un segnale importante soprattutto
per i giovani per chiudere e cancellare un simbolo negativo che per
Art. 6. Il presente contratto è
essenzialmente gratuito, fatto
salvo l’impegno espresso dall’Ente Parco di farsi carico del completamento delle opere di restauro e consolidamento del Palazzo
Mediceo attraverso l’investimento
di euro 1.032.913/00 ottenuti a
proprie cure in finanziamento dal
Ministero dell’Ambiente come in
premesse (...). L’ente Parco si
obbliga, altresí, a farsi carico della
custodia e vigilanza di tutto il complesso Mediceo (Palazzo, manufatti ed aree verdi connesse) nonché di garantire in modo continuativo e gratuito la fruibilità e l’apertura al pubblico delle aree verdi
appena saranno allestite a tale
scopo (giardini storici, parco pubblico, vivaio didattico).
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< primo piano
Nella foto piccola un’immagine settecentesca
del maniero, rinvenuta in un dipinto d’epoca
conservato in una galleria d’arte a Venezia.
Il dipinto è attribuito a J. L. Volaire
da una foto di Salvatore Ranieri
(Archivio Legambiente Ottaviano).
Mille Anni di Storia
Da un Papa a un boss. Questo il
percorso che nei secoli ha compiuto lo storico Castello di Ottaviano. Non esiste documentazione che consenta di indicare, con
esattezza, la data di costruzione.
Certo doveva già esserci nell’anno 1084, quando nelle sue stanze fu ospitato Papa Gregorio VII,
che aveva lasciato Roma per
l’assedio di Federico Barbarossa
ed era stato condotto a Salerno
da Roberto Guiscardo. Tra i feudatari che si sono succeduti e
che hanno dimorato nel Castello,
i piú famosi sono stati Fabrizio
Maramaldo (dal 1532 a 1551)
don Cesare Gonzaga ed il figlio
Ferrante principi di Molfetta (dal
1551 a 1567). Il 15 maggio
1567 il maniero e tutto il feudo
venne acquistato per 50mila
ducati dal nobile fiorentino don
Benedetto de Medici, nipote di
Cosimo il Vecchio. Con l’insediamento di questo feudatario, il
Castello fu restaurato ed ammodernato, come era scritto in una
lapide distrutta circa vent’anni
14
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n. 11
2003
fa. Nel 1894 morí Giuseppe de
Medici, ultimo discendente in
linea maschile, ed il Castello
passò alla primogenita Maria,
che sposando il duca di Mirando,
divenne Principessa Mirando. Da
allora il Castello restò sempre in
possesso di eredi femminili,
tanto che nel 1980 ne era pro-
prietaria Donna Maria Capace
Minatolo, vedova Lancillotti. La
nobile lo vendette per 270 milioni ad una società immobiliare di
Castellammare di Stabia, risulta-
ta poi essere della camorra di
Raffaele Cutolo. Nel 1991 il
Castello venne confiscato in
base alla Legge Rognoni-La
Torre. Dopo quattro anni, l’8 settembre 1995 è stato affidato al
Comune di Ottaviano. Grazie alla
legge 641/96 sulle aree depresse è stato possibile ottenere un
finanziamento che ha permesso
di realizzare i lavori di consolidamento statico, rifare i tetti, pitturazione esterna, infissi esterni,
completamento delle scuderie;
lavori che sono in fase di completamento (chiusura lavori luglio
2003). In data 30 novembre
2001, il C/C di Ottaviano votava
all’unanimità la proposta di realizzare la sede LEGALE E OPERATIVA DELL’ENTE PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO; proposta accolta dal Consiglio direttivo dell’Ente, che deliberava in tal senso,
rinunciando all’acquisto di una
propria sede in altro Comune.
Oggi, dopo otto anni, il castello
del Principe è diventato sede del
Parco Nazionale del Vesuvio.
anni hanno oscurato i veri valori e
tradizioni di questo territorio». Un
plauso arriva anche dal Presidente
nazionale di Legambiente. «Un
grazie a tutti coloro – commenta
Ermete Realacci – in primis il Prefetto che si sono adoperati per
concludere una vicenda che durava
da anni. In questo momento di
soddisfazione per la battaglia vinta
– prosegue Ermete Realacci, presidente nazionale Legambiente –
vogliamo ricordare tutti coloro che
sono stati uccisi perché hanno cercato la verità, difeso la legalità e si
sono opposti alla disonestà ed al
sopruso. A cominciare dal Mimmo
Beneventano, il consigliere comunale di Ottaviano ucciso dalla camorra per le sue denunce contro
gli scempi ambientali e gli affari
dei clan. A lui – conclude il presidente nazionale di Legambiente –
chiediamo che simbolicamente
venga dedicata la futura sala giunta della nuova sede del Parco.» [•]
attualità
<
Gran Cono
Foto Gino Di Maggio (Archivio fotografico PNV)
Gara
di sopravvivenza
sul Vesuvio
Gianni Alemanno e Alfonso Pecoraro Scanio
si sfidano nella discesa del cratere
[•] di PAOLO TRAPANI
na giornata particolare quella di sabato 5 luglio sul Vesuvio. I protagonisti di una
sfida bipartisan “a colpi di corda”
sono stati l’ex ministro Pecoraro
Scanio ed il suo successore al dicastero delle Risorse Agricole e Forestali Alemanno. Il ministro di
AN è giunto pendici del vulcano a
bordo di un elicottero del corpo
forestale dello Stato. Ad accogliere Alemanno è stato il Presidente
del Parco Nazionale del Vesuvio
Amilcare Troiano, insieme agli
uomini della forestale ed ad una
nutrita folla di curiosi.
Pronti per la sfida sul cratere si
sono fatti trovare l’onorevole
Alfonso Pecoraro Scanio ed il presidente della Provincia di Napoli
Amato Lamberti. A coordinare la
preparazione e l’assistenza dei
partecipanti alla gara è stata l’associazione Sportchallengers, presieduta da Carlo Ferrari, che ha
organizzato l’iniziativa denominata “Surviving Day”, costituita da
una sfida di sopravvivenza sul vulcano.
Gli scalatori si sono lanciati nella discesa del cratere per un’appassionante sfida davanti a numerosi
sportivi e increduli turisti: la stessa risalita è stata salutata dagli applausi divertiti dei presenti. Il Presidente Amilcare Troiano, a margine della manifestazione, ha avuto modo di ribadire l’impegno
Il Presidente Troiano
accoglie il Ministro Alemanno
I due contendenti si lanciano la sfida
U
dell’Ente dell’area protetta nell’organizzazione di avventure
sportiva dove si fondono la tutela
della natura, la valorizzazione del
territorio e la promozione del turismo culturale ed ecologico. Dopo
l’insolita sfida Alemanno e Pecoraro Scanio hanno sostato presso
lo stand del Parco nazionale del
Vesuvio per degustare i prodotti
tipici vesuviani e ricevere dal Presidente Troiano una targa ricordo
in pietra lavica raffigurante il logo
istituzionale dell’Ente Parco.
Per la cronaca la gara è stata vinta dal ministro Alemanno, ma Pecoraro Scanio gli ha già chiesto la
rivincita, magari in una sfida a
nuoto. Possibilmente nelle acque
[•]
del Golfo.
Pronti per la discesa e via
Fotografie di Francesco Saverio Liguori
15
PLinius
n. 11
2003
> educazione ambientale
Fotografie B&S
Gli orizzonti dell’ecologia
(L’ecologia, che cos’è?)
Riceviamo e pubblichiamo
[•] di GENNARO SALZANO*
LL’
16
PLinius
n. 11
2003
uso del termine ecologia e dei
suoi derivati ecologismo, ecologico, ecocompatibile ecc., è
oggi cosí frequente e diffuso a diversi livelli da non suscitare piú alcuna
perplessità o curiosità.
Nella maggior parte dei casi il suo
significato è cosí spesso associato a
quello di ambiente e d’inquinamento, che è utilizzato anche per indicare lo stato di salute, di degrado o di
salubrità di un luogo, o associato a
persone ed enti impegnati nella conservazione degli spazi naturali.
Ai piú, invece, restano oscuri il significato e gli obiettivi che l’ecologia
si pone e gli effettivi sviluppi cui deve tendere questo studio. Alcuni studiosi hanno osservato che in alcuni
scritti dell’antica Grecia sono riportate considerazioni di carattere ecologico, ma tutti concordano che il
termine ecologia (dai sostantivi greci oikos, casa e logos, discorso) risale
allo studioso biologo tedesco Ernst
Haechel, che, nel 1869, lo usò per
indicare una nuova disciplina pertinente alla scienza della vita, che s’interessava allo studio delle relazioni
intercorrenti tra gli organismi e
l’ambiente e le caratteristiche fisiche
di quest’ultimo.
I primi studi ecologici furono
orientati a comprendere le relazioni
specifiche intercorrenti tra i singoli
organismi e l’ambiente; s’individuava, in questo rapporto diretto, un
modo per studiare la fisiologia degli
organismi in maniera differente rispetto al passato, giacché dal “chiuso
dei laboratori” si passava ad uno
“studio all’aperto”, che consentiva di
sperimentare “sul campo” le funzioni
vitali delle singole specie.
Il fenomeno della vita non è però
relegato alla sola fisiologia del singolo, gli organismi influenzano e, a loro volta, sono influenzati non solo
dalle condizioni strutturali dell’ambiente, ma anche dai rapporti che
ogni singola specie trae dalla presenza e dalla vicinanza di altre popolazioni e dalle relazioni che si determinano all’interno della stessa specie.
Si stabiliscono cosí relazioni interspecifiche (tra individui di specie diversa) ed intraspecifiche (tra individui della stessa specie) legate ad esi-
educazione ambientale
genze di spazio e di cibo che, nel
complesso, regolano i ritmi e i tempi
del fenomeno vita, indissolubilmente e congruamente connesso al proprio ambiente.
La ricerca ecologica amplia il proprio orizzonte d’indagine; partendo
da un’ecologia specifica, tra una singola specie e l’ambiente, o autoecologia si muove nella direzione di uno
studio dei legami intercorrenti tra
piú categorie di organismi con l’ambiente, la sinecologia.
Si configura, cosí, un aspetto piú
complesso dello studio ecologico, in
cui, alle grandezze fisico – chimiche, descrittive di un ambiente, ed
interagenti con le singole specie, si
associano altre variabili legate al
comportamento reciproco degli organismi, che comportano una “misurazione” piú difficoltosa ma, che
in ogni caso, restano rappresentative
del sistema vita – ambiente: il rapporto sessuale e di coppia, le cure
parentali, la competizione all’interno di una stessa specie e le relazioni
di simbiosi, di commensalismo, di
parassitismo, di predazione tra specie diverse, per ricordare quelle piú
note.
L’insieme di queste relazioni rappresenta un complicato rebus, che ha
indotto il ricercatore ecologo a cimentarsi in una sfida in cui l’ingegno
creativo si è dovuto conciliare con il
rigore della prassi scientifica, l’approccio estetico con l’analisi dei fatti.
I punti fondamentali della ricerca
ecologica sono essenzialmente tre:
a) la molteplicità delle forme biologiche, continuamente sottoposta
all’influenza diretta ed indiretta dei
numerosi fattori ambientali d’ordine
biologico e fisico, si modifica nel
tempo, dando origine con l’ambiente fisico ad un fragile e mutevole
equilibrio (aspetto dinamico);
b) il fenomeno evolutivo si rinnova costantemente con il “miracolo
della vita” e la garanzia del suo successo risiede proprio nella sua biodiversità, espressione adattiva di un’eredità genetica ed ambientale (aspetto biologico);
c) il luogo dove si attua il processo
vitale, la “casa” della materia vivente,
è la Terra, unico pianeta del sistema
solare ad ospitare la vita (aspetto
ecologico).
Queste considerazioni hanno portato ad immaginare la Terra come un
complicato e complesso sistema, l’ecosfera, prodotto dall’interazione
dell’ambiente terrestre (idrosfera, atmosfera, litosfera e biosfera) e le forme viventi, al cui interno si manifesta “la natura”.
La diversità dei fattori abiotici
(temperatura, luce, acqua, suolo, forza di gravità, pressione, ossigeno, sali minerali) e climatici (latitudine, altitudine, continentalità, vegetazione)
consente di distinguere delle unità
specifiche, dette ecosistemi, che rappresentano l’oggetto di studio dell’ecologia; ogni ecosistema è un’entità
naturale con costituenti viventi (biocenosi) e non viventi (biotopo), tra
loro interagenti, e costituisce l’unità
base del funzionamento della natura,
dove si ha il riciclaggio della materia,
attraverso i cicli biogeochimici, e il
flusso unidirezionale dell’energia,
che ha la sua origine nell’energia solare, che si trasmette sotto forma
d’energia chimica (fotosintesi clorofilliana e respirazione cellulare) e si
disperde sotto forma di calore.
L’efficienza di un sistema ecologico è misurata in termini di produttività di biomassa (massa vivente) e
dal numero di relazioni trofiche intercorrenti tra i produttori (organismi autotrofi) e i consumatori (organismi eterotrofi), che vanno a costituire catene, o piú realisticamente
delle reti alimentari, i cui nodi rap-
presentano i centri di un’attività
d’assimilazione energetica ed informativa. Il trasferimento d’energia da
un livello trofico all’altro avviene con
notevoli perdite energetiche (si è
calcolato difatti che, mediamente solo il 10% circa dell’energia presente
in un livello trofico passi al successivo); in altre parole il rendimento
energetico complessivo di un ecosistema non è elevato, poiché molta
energia si disperde nell’ambiente circostante sottoforma d’energia degradata, cioè calore, non ulteriormente
utilizzabile per produrre lavoro.
La rappresentazione di un ecosistema appare molto efficace se si
pensa ad esso come un organismo
dotato di una propria struttura
(aspetto descrittivo – analitico), funzionalità (aspetto sistemico) omeostaticità (aspetto autoregolatore).
La sua struttura, al pari di tutti i
sistemi biologici, si caratterizza per
una complessità organizzativa e funzionale che si esplica fra diversi livelli costitutivi e che coinvolge per gradi successivi, le popolazioni, le comunità, i biomi; complessità resa ancor piú evidente dalle dimensioni
macroscopiche dei precedenti livelli
e dal fatto che il livello gerarchico
successivo è sí composto dagli elementi di quello precedente, ma acquista anche una propria specificità
ed una propria capacità rigenerativa
>
> educazione ambientale
che non è data dalla somma delle
proprietà in possesso del livello antecedente (principio delle proprietà
emergenti). Insomma, la comunità
di un ecosistema non può essere separata dall’insieme, ma nello stesso
tempo si presenta con una capacità
funzionale piú elevata e specifica di
quella della popolazione, acquistando cosí una propria tipicità, che si
manifesta attraverso le relazioni con
le altre componenti. Il mantenimento delle nuove proprietà richiede
inoltre una gran quantità d’energia,
cosí come il passaggio da un primo
livello organizzato a quello superiore, a danno dell’ambiente che vede
aumentare il suo disordine.
Come studiare questa complessità? Quali strategie adottare? Quali
schemi descrittivi utilizzare?
L’evoluzione dell’ecologia
Le difficoltà operative imposte
dalla complessità e dalla mutevolezza di un ecosistema, nonché i lunghi
tempi d’osservazione dei fenomeni
ecologici, non permettono di poter
applicare appieno il metodo sperimentale, che, com’è noto, si prefigge
la verifica quantitativa e riproducibile di un’esperienza, a conferma dell’ipotesi formulata. È questa una vecchia questione che ha interessato numerose discipline delle scienze naturali, quali la geologia e la stessa biologia, che, rispetto alle scienze della
materia (chimica e fisica), hanno oggettive difficoltà a riprodurre in laboratorio, dei fenomeni dalle dimensioni macroscopiche e dipendenti da
molte variabili. Numerosi sono stati i
dibattiti, tanto che, da alcuni studiosi delle discipline fisiche, gli studi
naturalistici sono stati stimati come
Mappa concettuale “Gli orizzonti dell’ecologia” di G. Salzano
18
PLinius
n. 11
2003
non scientifici, perché non sorretti
nella ricerca da un rigoroso codice
metodologico.
La quantificazione dei dati e l’applicazione del metodo sperimentale
hanno avuto l’indubbio merito di
sviluppare la conoscenza della realtà
fenomenica, favorendo cosí l’abbandono della pesante eredità del passato, ma ciò non esclude, a priori, il
contributo delle ricerche di tipo qualitativo per migliorare ed arricchire i
dati necessari, poi, nei procedimenti
quantitativi. Quest’apparente dicotomia è stata superata applicando
una metodologia alternativa a quella
tradizionale con l’uso dei modelli,
cioè versioni semplificate di eventi
reali.
Tali modelli informali, verbali o
grafici, e formali, matematici e teorici, hanno il pregio di poter simulare i
macrofenomeni, mediante procedimenti statistici, e quindi di controllare e, nello stesso tempo, prevedere i
possibili sviluppi di un evento nell’ambito di un sistema complesso. Le
comparazioni fra modelli e fra questi
e quelli reali consentono oggi, grazie
anche al progresso informatico, di
formulare ipotesi attendibili, ma non
certe, sugli esiti a breve, a medio e a
lungo termine dei fenomeni ambientali.
Questi risultati esprimono l’impegno della ricerca ecologica nell’affrontare le problematiche ambientali, facendo leva sull’interdisciplinarità, che utilizza le discipline di base
(matematica, chimica, fisica,) e quelle naturalistiche (botanica, zoologia,
geologia, genetica) per un’efficace
analisi dei suoi livelli costitutivi, e
educazione ambientale
sull’approccio olistico, in grado di
collegare gli aspetti parziali ed incompleti delle diverse realtà naturali
con descrizioni sintetiche tendenti
all’unità.
L’ecologia si presenta quindi, nel
panorama della cultura scientifica,
come una scienza di sintesi, che mira
a definire, in termini probabilistici e
non dogmatici, le leggi che regolano
e descrivono gli equilibri naturali tra
mondo organico ed inorganico.
L’ecologia scientifica, naturalistica,
in collaborazione con associazioni
ambientaliste, ha, inoltre, contribuito
nella diffusione di soluzioni per l’attività di tutela e conservazione degli
ecosistemi, dedicandosi, in particolare, alla ricostruzione dei sistemi naturali danneggiati e per la promozione dello sviluppo umano. L’ecologia,
come scienza, si pone cosí al servizio
dell’uomo, scegliendo di perseguire
una “ricerca umanizzata” che coniughi il desiderio della conoscenza con
l’obiettivo di rispondere a fondamentali interessi della vita umana: il
rapporto dell’uomo nei confronti
della natura.
Nata, dunque come disciplina
esclusivamente biologica, nel corso
del tempo, l’ecologia ha assunto una
sua dimensione epistemologica e una
specificità metodologica, ponendosi,
oggi, all’attenzione di studiosi e no,
come motivo di riflessione sulle conseguenze dello sviluppo sociale ed
economico umano, connesso ai modelli produttivi, collegati alla rivoluzione industriale e che oggi, proiettati nella scala planetaria, presentano
i loro limiti e deficienze. In altre parole, la scienza ecologica sembra aver
assunto anche la funzione di promotore di valori sociali ed etici. È questa una prospettiva che, se da un lato,
può rappresentare un’opportunità
per la diffusione di un pensiero
scientifico piú attento a far emergere
dalle conoscenze scientifiche i valori
educativi e formativi di cittadinanza,
di bene comune, di tutela e salvaguardia del patrimonio culturale ed
ambientale, dall’altro lato, invece, fa
correre il rischio di “studiare l’ecologia” nei suoi modelli semplicistici, a
volte superficiali o dettati dalla moda
corrente, riducendone il suo significato di disciplina scientifica con il
suo corredo di regole e procedure.
Nell’ambito scolastico, lo studio ecologico non è contemplato tra le materie disciplinari, anche se nel progetto di riforma Brocca, l’ecologia, è
inserita come insegnamento specifico nell’indirizzo biologico. Allo stato
attuale è demandato all’insegnante di
scienze e a quello di geografia l’analisi del rapporto uomo-ambiente, il
cui percorso d’istruzione e di formaFoto di G. Salzano
zione risente ovviamente delle specificità cognitive e culturali dei singoli
docenti, che, com’è noto, provengono
da piú indirizzi universitari.
È altrettanto vero, in ogni modo,
che l’insegnamento di geografia, che
come finalità si pone la conoscenza
spaziale dell’uso del territorio, basa i
suoi obiettivi cognitivi e formativi
sull’analisi interdisciplinare delle
correlazioni spaziali, temporali e
causali intercorrenti tra le attività antropiche e le risorse naturali. Lo studio geografico rappresenta, pertanto,
un punto di vista in grado di far intravedere concrete possibilità di sostenere sia il pensiero analitico, collegato all’organizzazione dello spazio
geografico, sia quello sintetico, collegato alla visione olistica e sistemica
dell’ecologia. Le molteplicità dei
percorsi da attivare sono differenti,
ma tutti convergono nell’evidenziare
come l’uomo e la natura siano due
facce di una stessa medaglia, una
realtà bidimensionale non scindibile,
perché i loro aspetti costitutivi sono
complementari.
Di particolare interesse, come itinerario per un’attività didattica di ricerca-azione, è lo studio del paesaggio. In primo luogo, il paesaggio è
individuabile come una risorsa ambientale da tutelare e da proteggere,
cosí come è anche riportato nell’articolo 9 della Costituzione italiana
«La Repubblica… tutela il paesaggio
e il patrimonio storico e artistico della Nazione».
È opinione diffusa quella di correlare il paesaggio alla percezione estetica, all’attrattiva scenica, alle
profonde emozioni che una “veduta
>
19
PLinius
n. 11
2003
< educazione ambientale
panoramica” può suscitare, interpretando la presenza dell’uomo, con le
sue attività, come un disturbo, una
sgradevole sensazione che provoca
irritazione. L’arte del paesaggio è
correlata all’osservazione delle risorse naturali, all’interpretazione dei
suoni, dei profumi, dei colori narrati,
descritti o effigiati, alla sensibilità
culturale e d’animo dell’osservatore.
È una spiegazione che seppure condivisibile esclude dall’analisi del territorio l’uomo con il suo bagaglio di
tradizioni, d’affettività nei confronti
dei propri luoghi. Se è pur vero che
spesso le modificazioni apportate
dall’uomo dei paesi industrializzati
hanno comportato sostanziali alterazioni dell’ambiente naturale, è altrettanto necessario riconsiderare il ruolo dell’uomo all’interno del sistema
terra, per rivalutare il rapporto uomo-natura nella molteplicità delle
relazioni tra uso delle risorse e rispetto dell’ambiente naturale. La
presenza dell’uomo, quale agente
modificatore dell’ambiente naturale,
non può pertanto essere disattesa, le
attività antropiche hanno prodotto
un proprio paesaggio, che deve essere studiato, analizzato, ed, in alcuni
casi, protetto e tutelato, perché
espressione di una cultura di un popolo, di un’identità dei valori di una
comunità.
Lo studio del paesaggio suggerisce, pertanto, un ripensamento del
rapporto uomo-ambiente, da esaminare come parte di un territorio in
cui coesistono le caratteristiche fisiche (suolo, clima, acqua, morfologia,ecc), biologiche (flora, fauna, vegetazione) e antropiche (insediamenti, strade, infrastrutture, campi
coltivati, ecc). Insomma il significato
di paesaggio deve conglobare sia il
concetto di natura sia quello di trasformazione antropica, deve conciliare gli aspetti esteriori, legati alla
descrizione della struttura degli ecosistemi, con le cause, legate al funzionamento e all’utilizzo degli ecosistemi. È una realtà complessa che ha
bisogno dell’apporto di modelli di ricerca innovativi, le cui valenze educative sono ancora tutte da scoprire.
In ambito scientifico, la landscape
ecology, l’ecologia del paesaggio, delineatasi come disciplina negli anni
‘80, si configura come una scienza
transdisciplinare, che ha come oggetto di studio l’evoluzione nel tem-
po e nello spazio del paesaggio definibile come sistema di ecosistemi.
L’ecologia del paesaggio si prefigge
di studiare l’eterogeneità di un territorio, curando, in particolar modo, di
evidenziare la diversità e la ricchezza
delle forme viventi e gli effetti modificatori. La conservazione del paesaggio e l’istituzione di aree protette
perseguono gli stessi obiettivi: proteggere delicati ecosistemi da una
dissennata politica di utilizzo del territorio, favorire una riqualificazione e
valorizzazione delle risorse naturali
ed umane al servizio dell’uomo (cittadino o turista), promuovere iniziative tendenti ad un’educazione ambientale di conoscenza e di amore
per la natura.
Nell’area vesuviana, il sistema vulcanico con il suo Parco rappresenta
un laboratorio di ricerca all’interno
del quale la dimensione naturalistica
e quella antropica hanno delineato
nel tempo un paesaggio dai molteplici effetti. Le millenarie attività
prodotte dall’uomo, se da un lato,
hanno contribuito a modificare sostanzialmente l’ecosistema vulcanico, dall’altro lato, hanno arricchito la
storia del popolo vesuviano di una
produzione letteraria ed artistica fatta di miti, di leggende, di tradizioni,
di comportamenti, che costituiscono,
nel loro intrecciato insieme, l’identità culturale dei cittadini vesuviani.
Lo studio e la difesa del paesaggio
vesuviano, preziosissima risorsa ambientale, consentono di intravedere
ricadute costruttive sia nella prospettiva di uno sviluppo locale collegato
al fenomeno turistico, sia nel miglioramento della qualità della vita degli
abitanti vesuviani.
Il lavoro svolto dal Parco Nazionale del Vesuvio a difesa del territorio e
della sua biodiversità, nonché la valorizzazione dei sentieri vesuviani, anche con interventi d’ingegneria naturalistica, e delle tradizioni enogastronomiche vesuviane, con la promozione di feste e sagre, è nella direzione di
un recupero paesaggistico dell’ambiente vesuviano sia sotto il profilo
della bellezza, manifestazione visiva
dei luoghi vesuviani, sia nella riqualificazione di una cultura, espressione
storica, civile, tradizionale e morale
dei cittadini vesuviani.
[•]
*Docente IPS “Luca Pacioli” Sant’Anastasia
educazione ambientale
>
Foto B&S
Il Parco, laboratorio
di sviluppo sostenibile
Riceviamo e pubblichiamo
[•] di ORNELLA LA
P
PENNA*
’er lungo tempo il parco
naturale e la città sono stati
considerati concetti tra i
quali non esisteva alcun elemento
di connessione, di contiguità, ma
bensí una netta contrapposizione.
Essi hanno rappresentato nell’immaginario collettivo la divisione tra
due sistemi di valori, quello tra
natura e cultura, tendenzialmente
non comunicanti, potenzialmente
in conflitto. L’idea iniziale che ha
guidato l'istituzione dei primi parchi era quella di preservare integralmente alcune aree caratterizzate da elevati valori ambientali, il
che, in altri termini rappresentava
una sorta di rivendicazione dell’ambiente naturale su quello devastato dai processi di antropizzazione e dall’irrazionale uso dello spa-
zio per scopi di tipo di tipo prettamente economico. La celebrazione
della natura era, quindi, la motivazione dominante nell’istituzione
dei primi parchi. A tal fine, i criteri guida erano orientati alla protezione e alla tutela assoluta, proprio
con l’intenzione di eliminare ogni
interferenza umana, rafforzando
l’idea dei parchi come santuari
della natura, come ultimi paradisi
perduti. Simmetricamente, persisteva nell'immaginario collettivo
l’idea della città come luogo centrale del progetto moderno: il logos
che si contrappone alla phisis,
come cantiere di cambiamento e
fonte di ogni produzione di ricchezza. Tuttavia, appare sempre piú
evidente come la città abbia tradito
21
PLinius
Sentiero n. 3 “Il Monte Somma”
Foto B&S
n. 11
2003
< educazione ambientale
Foto B&S
tali aspettative ponendo in essere
soprattutto
nuove
“povertà
ambientali” piuttosto che nuova
ricchezza e nuovi valori. In questo
scenario, le politiche territoriali ed
ambientali, da una parte quelle
rivolte alla conservazione del patri-
22
PLinius
n. 11
2003
Vesuvio: colata lavica del 1944 e ginestre
Foto B&S
monio naturale, e dall'altra
quelle che cercano di realizzare uno sviluppo economico e sociale,
sembrano
muoversi su
due percorsi
distinti anziché
su un percorso
comune. Il fallimento di tali
obiettivi è continuamente
segnalato sia
dalla continua
erosione del
patrimonio
naturale, sia
dalla crescente
richiesta, da
parte della collettività, di una maggiore qualità ambientale e quindi di
vivibilità. Tutto ciò ha sollecitato il
superamento del dualismo naturacultura, superamento dettato anche
dalla evoluzione del pensiero contemporaneo. Sintomo di questo
cambiamento è il delinearsi di una
nuova etica della responsabilità
secondo la quale l'ambiente è
diventato qualcosa di cui dobbiamo
essere responsabili, il che determina l’allargamento della comunità
etica ai soggetti a venire, con i quali
abbiamo un rapporto asimmetrico,
come anche il superamento della
miopia temporale che implica da
un lato l’amnesia nei confronti del
passato anche prossimo, e dall'altro
l'incapacità di proiettarci in un
futuro maggiormente a misura
d'uomo. Il ruolo dei parchi naturali e, quindi, delle politiche di tutela
del territorio possono essere rilette
attraverso questa nuova lente. La
chiave di volta consiste nell'attribuire un ruolo centrale e strategico
al territorio negli attuali processi di
sviluppo, esso infatti può svolgere
un ruolo determinante nella prospettiva della sostenibilità. Pertanto, la valorizzazione del parco rappresenta un valido strumento per il
recupero della cultura e delle identità locali, quindi, una vera opportunità per lo sviluppo locale proprio grazie a quell'intreccio di valo-
ri naturali e culturali che si fondano nell'essenza del parco stesso. In
questa direzione, i parchi possono
svolgere un ruolo attivo di stimolo
e promozione di attività economiche, da qui l'evoluzione del concetto e della funzione sociale di parco.
In questo senso si parla dei parchi
come “agenzie di sviluppo” o “laboratori di sviluppo”, nei quali si sperimentano nuove alleanza tra uomo
e natura, tra processi economicosociali e processi ecologici. Il loro
contributo allo sviluppo locale
sostenibile è basato, soprattutto,
sulla loro capacità di sostenere ed
esaltare le identità locali. Pertanto,
l’idea del parco come sistema chiuso, come luogo isolato è oggi superata da rappresentazioni piú realisticamente concrete: infatti, insieme alla funzione di conservazione e
di tutela si promuovono altre attività eco-compatibili, incentivando
così l'avvio di un processo di sviluppo sostenibile del territorio. In
questo senso assumono particolare
rilevanza le relazioni che si instaurano tra le aree protette e le comunità locali, in un’ottica che abbandona la concezione statica a favore
di una concezione piú dinamica
centrata sulla piena valorizzazione
delle risorse ambientali. Tale cambiamento riguarda anche il tema
dei rapporti politici ed istituzionali
tra le comunità locali (e le istituzioni che le rappresentano) ed i parchi. La cooperazione e l’intesa rappresentano l’unico orizzonte nei
quali i parchi possono seriamente
ed efficacemente contribuire alla
definizione ed attuazione di strategie di valorizzazione dell’immagine
complessiva e dell'identità locali, di
attivazione dei processi di sviluppo
endogeno realmente capaci di
durare nel tempo. Tali strategie
richiedono azioni convergenti dentro e fuori del perimetro dei parchi,
azioni quindi che toccano una pluralità di soggetti e competenze. In
questo senso il processo di Agenda
21 Locale può svolgere un ruolo
decisivo, sia per rafforzare questa
nuova interpretazione dei parchi
intesi come sistemi dinamici, aperti ed interagenti con l’esterno, sia
per ridefinire in termini virtuosi i
rapporti tra il parco, gli enti locali e
Sentiero n. 3 “Il Monte Somma”
Foto B&S
la comunità locale. Il progetto
Vesevo 21 operando in maniera
sinergica con i diversi strumenti e
attori dello sviluppo locale può certamente favorire il processo di trasformazione culturale che il paradigma dello sviluppo sostenibile
richiede. Attraverso la reale partecipazione della comunità locale
sarà possibile rinsaldare il legame
tra i cittadini ed il parco e quindi
rafforzarne il senso di appartenenza. In questo modo sarà possibile
da un lato consolidare nell'immaginario collettivo il nuovo ruolo dei
parchi (riserve naturali e centri di
sviluppo locale), dall’altro modificherà il modo di fare politica attraverso il pieno coinvolgimento dei
cittadini nei processi decisionali
che influenzano il presente ed il
futuro del parco, grazie a quel contratto sociale partecipato che il
processo di Agenda 21 Locale
pone in essere. Tale cambiamento
spingerà i soggetti a pensare in termini strategici e svilupperà una
visione civica tra i decisori locali ed
i cittadini, ma ciò sarà possibile soltanto attraverso la realizzazione di
un processo collettivo istituzionalizzato. Questo percorso è stato
intrapreso dai responsabili del
Parco Vesuvio, con buona motivazione e largo senso di partecipazione; non resta che auspicarne un
rapido completamento nell'interesse delle comunità locali e soprattutto delle nuove generazioni le
quali, non mancano occasione, per
dimostrare di aver metabolizzato in
termini culturali il valore di uno
sviluppo che tenga conto delle
caratteristiche ambientali e non sia
solo finalizzato alla pura e semplice
[•]
crescita economica.
*Docenti IPS “Luca Pacioli” di Sant’Anastasia
23
PLinius
n. 11
2003
> i tesori del Parco
I mammiferi del Parco:
donnola e faina
Continua la carrellata
sui mammiferi di piccola
taglia che popolano
il territorio del Parco
Vesuvio: parleremo
di due animali appartenenti
all’ordine dei Carnivori e
alla famiglia dei Mustelidi:
la donnola e la faina.
[•] di PASQUALE CIRILLO
a donnola è un animale lungo
dai 20 ai 35 centimetri, 5- 10
dei quali spettano alla coda,
ha un peso che va dai 50 ai 130
grammi: il maschio è di poco piú
grande della femmina. Il corpo è
slanciato, esile e di una eleganza
sorprendente; gli arti sono brevi, i
piedi terminano con cinque dita
con unghie corte, robuste ed affinate. La testa è un po’ schiacciata,
il collo è lungo, il muso corto e appuntito con molte e lunghe vibrisse; le orecchie sul capo sono leggermente arretrate, arrotondate e
quasi nascoste dai peli, gli occhi
piccoli e intelligenti, uno sguardo
vivace e furbo. La pelliccia della
donnola è rasa, fitta e morbida,
con il dorso, la coda e la parte interna delle zampe di colore brunorossastro, il ventre è bianco. La coda, sottile e non molto lunga, termina con un folto ciuffo di peli
LL
Foto Gino Di Maggio (Archivio fotografico PNV)
Faina (Martes foina)
i tesori del Parco
Donnola (Mustela Nivalis)
scuri; i piedi sono bruni, la parte
superiore del labbro presenta un
orlo bianco. La donnola è tra i piccoli carnivori più diffusi per le sue
capacità di adattarsi alle varie situazioni ambientali, vive bene in
montagna, fino ai duemila metri di
altezza, e in pianura, nei boschi e
nei terreni coltivati fin quasi ai
margini dei paesi; pur preferendo
terreni, ha bisogno di acqua in vicinanza della propria tana. La donnola ama la vita solitaria, solo durante il periodo riproduttivo è possibile trovare piccoli nuclei familiari, è un animale notturno, durante
l’estate caccia anche di giorno data
la grande quantità di prede disponibili. Durante l’inverno, pur non
andando in letargo, se ne resta quasi sempre nella tana, situata tra pietre, radici o alberi cavi. Ben di rado
si scava la tana, utilizza spesso quella di topi, talpe e altri piccoli mammiferi, che riadatta e imbottisce con
muschio, erba, foglie secche e peli,
penne e piume delle sue prede. Oltre alla tana, la donnola possiede nel
proprio territorio altri nascondigli
ove rifugiarsi nel caso si trovi in difficoltà.
La donnola prevalentemente carnivora si ciba di piccoli roditori,
uccelli anche di grossa taglia e loro
uova, rettili, no di rado attacca lepri
e conigli selvatici, animali molto
più grossi di lei.
Nei mesi di marzo-aprile avvengono gli accoppiamenti, all’inizio
dell’estate, dopo circa sette settimane di gestazione, nascono i piccoli, da tre a sette, ciechi. A trequattro settimane i nuovi nati
aprono gli occhi, l’allattamento dura circa due mesi, in breve i piccoli
accompagnano la madre nelle prime uscite di caccia, addestrandosi.
Nell’autunno successivo, le giovani
donnole, ormai esperte, lasciano il
nucleo familiare e si rendono indipendenti.
Allevatori, contadini e cacciatori
perseguitano da sempre questo ani-
male ritenendolo un insaziabile
predatore perché spesso compie
razzie notturne nei pollai e conigliere e uccide tutti gli animali che
vi si trovano. Al contrario, la presenza della donnola è utile per le
stragi di topi che compie nelle
campagne, dove questi roditori
provocano tanti danni all’agricoltura. Oltre all’uomo, i principali nemici della donnola sono i carnivori
piú grossi di lei: cani e volpi e qualche uccello rapace.
La faina, piccolo predatore della
famiglia dei Mustelidi, svolge la
sua attività durante la notte. Oltre
ad abitare nei boschi, a volte si
spinge ai margini dei cascinali e dimore rurali e, se riesce ad entrare in
un pollaio o in una conigliera, combina una strage, per questo motivo
viene perseguitata dall’uomo.
<
La faina misura dai 68 ai 72 centimetri di cui 25 spettano alla coda:
la sua livrea è di un colore brunogrigio sul dorso, piú chiaro nella
parte inferiore. Non ama scavarsi
una tana, occupa tane di altri mammiferi: nei tronchi cavi, nelle radici, tra le pietre. Dalla tana la faina
esce di notte per andare a caccia di
topi, uccelli, anfibi, rettili ed anche
di frutta. È un animale solitario, si
incontra con l’altro sesso solo nel
periodo degli amori e sono moltissime le zuffe tra i maschi. In aprile-maggio avvengono i parti: da tre
a cinque piccoli che nascono ciechi
e restano così per altre cinque settimane, vengono allattati per quasi
due mesi. A tre mesi di vita escono
dalla tana. La durata media della
vita di una faina è di circa dodici
[•]
anni.
La talpa, signora del sottosuolo
Tra i mammiferi del Parco Vesuvio
vogliamo ricordare brevemente la
Talpa, un insettivoro della famiglia
dei Talpoidi.
La talpa ha una lunghezza media di
12-16 centimetri e un peso che
può arrivare a 130 grammi; ha un
corpo tozzo con una coda di 2-4
centimetri; il muso è appuntito ed
ha occhi piccolissimi nascosti tra i
peli, è sprovvista di padiglioni auricolari. Gli arti anteriori sono molto
sviluppati, con grossi unghioni atti
a poter scavare, il palmo è rivolto
all'esterno. La pelliccia vellutata e
morbida al tatto è di colore nero
con riflessi bruni-grigi.
Le talpe passano la loro esistenza
sotto terra, dove scavano numerose gallerie, alcune permanenti, altre temporanee, che costituiscono
il territorio di caccia. All’interno
delle gallerie vi è un rifugio, reso
accogliente da erba e foglie secche, che serve quale camera di riposo e di riproduzione. L’animale
caccia sia di giorno che di notte ed
è guidato dal tatto e dall'olfatto,
che sono molto sensibili: le prede
sono insetti, larve, lombrichi etc.
Le talpe frequentano soprattutto
terreni umidi, dove è piú facile praticare scavi e partoriscono d’estate dando alla luce 2-7 piccoli, dopo
4-6 settimane di gestazione.
Potrebbero essere utili all’agricoltura, in quanto eliminano una gran
quantità di insetti dannosi, ma poiché a loro volta danneggiano con i
loro scavi le radici delle piante, sono indesiderati, specialmente nelle coltivazioni erbacee ed ortive.
P. C.
Giovane Talpa (Talpa europaea)
Foto G. Menegazzi
25
PLinius
n. 11
2003
> tradizioni
Nel Santuario della
Madonna dell’Arco
centinaia e centinaia
di ex voto testimoniano
il sottile legame
che unisce il popolo
dei fedeli alla Madonna
di Sant’Anastasia per le
migliaia di grazie ricevute
Un atto
di fede
scritto
con i colori
[•] di RICCARDO ROSSI
L’
elemento che piú contraddistingue il Santuario di
Madonna dell’Arco sono gli
ex voto, in particolare quelli pittorici. Il primo dipinto fu prodotto nell’anno 1499. Da allora la produzione di ex voto non si è piú fermata. A
tutto il 2001 sono 5.421 i quadri
censiti. Si può senz’altro affermare
che questa collezione è la più cospicua al mondo nel suo genere, ed è
importante sia dal punto di vista artistico, sia dal punto di vista folkloristico, per la storia della medicina e
della marineria. Una moltitudine
infinita di ex voto, a testimonianza
delle centinaia e centinaia di grazie
ricevute. I quadri nascono come
espressione di devozione verso la
Madonna, per chiedere protezione,
per una grazia specifica o in ringra-
Santuario di Madonna dell’Arco
Foto B&S
ziamento per un miracolo ottenuto.
Il voto è innanzi tutto un atto di fede genuina. «Ogni tavoletta votiva
costituisce la testimonianza di una storia di dolore e di ansia, che il pittore si
è sforzato di far rivivere attraverso il
suo dipinto con ingenuità infantile. Se
è vero che ogni epoca lascia nella tradizione più tracce delle sue sofferenze, che
della sua felicità, e se è vero che sono le
calamità che creano la storia, allora dovremmo senz’altro concludere che la
collezione di tavolette votive di Madonna dell’Arco costituisce una formidabile documentazione di carattere
storico» (tratto dal testo «ex voto pittorici di Madonna dell’Arco» di
Mario Giovanni Botta edizione
Mente e Cuore). Dato il gran numero d’ex voto pittorici solo una
parte (2.510) è esposta nel bellissimo museo attiguo alla chiesa. Fino
a non molto tempo fa tutto il Santuario, anche nelle parti piú inaccessibili, era coperto di questi ex voto
(non tutti pittorici). Addirittura vi
erano punti in cui si erano formati
fino a quattro strati di tavolette.
Scene di guerra, di barche sballottate dai flutti, di carri che si rovesciano, di preghiere: queste solo alcune
delle tantissime figure dipinte per
ringraziare la Madonna per una tragedia scampata. Secondo lo stile in
voga nei secoli gli ex voto sono accomunati da particolari caratteristiche. Quelli dipinti a cavallo tra il
XVI e il XVII secolo, ad esempio,
hanno il supporto su tavoletta.
Quelli del 1700 sono dipinti su tela.
Quelli dell’800 sono dipinti su cartone. Ci sono due tavolette del 1631
dedicate allo scampato pericolo dell’eruzione del Vesuvio. In una è raffigurata una carrozza di nobili intenta a fuggire e in un’altra alcune
persone riuscite miracolosamente
ad evitare il fiume di lava rovente.
Alcuni ex voto della Madonna del-
tradizioni
<
Eruzione del Vesuvio del 1631: tavoletta votiva
Autore ignoto, acquerellato su tavola, inizio XVII sec.
Museo degli ex voto del Santuario di Madonna dell’Arco
Battenti, miracoli e prodigi,
cinque secoli di fede alle porte di Napoli
Nell’area vesuviana, tutti abbiamo
sentito parlare dei pellegrinaggi nel Lunedì dell’Angelo e dei famosi «battenti» che si recano al Santuario della Madonna dell’Arco, a Sant’Anastasia. Ma
per quale motivo? Sí certo, per devozione alla Madonna, ma perché in quel
dato giorno e soprattutto, perché così
tanta gente, da richiamare anche i turisti stranieri per ammirare l’evento?
Ebbene bisogna andare indietro nel
tempo, fino a risalire al 1450 per scoprire l’origine dell’evento. Un giorno,
nei pressi della zona in cui oggi sorge
il Santuario, due giovani si misuravano
a pallamaglio, un gioco in cui si aggiudicava la gare chi riusciva a lanciare
l’Arco sono talmente belli e famosi
che una tela ha avuto addirittura
l’onore di essere ospitata al Louvre
di Parigi. Si tratta di un’opera di
Robert Leopold Luise. Ma ci sono
anche due tele ospitate al Museo di
San Martino di Napoli. Entrambe
appartengo a Gaetano Gigante. Tra
gli ex voto dedicati alla Madonna,
quelli piú commuovono per l’estrema semplicità e per l’amore vero
che ne promana, sono quelli composti con le trecce o le ciocche dei
capelli donate dalle donne povere,
che non avevano altro bene che i loro stessi capelli da offrire come dono di ringraziamento alla Madonna. Vi sono siringhe in oro lasciate
da chi è uscito dalle maglie delle
droga, bare di tutte le misure di che
è scampato alla morte, i guantoni di
pugilato di Patrizio Oliva, e alcuni
pacchetti di sigarette di chi è riuscito a smettere di fumare. «Ma vi sono anche vasi- conclude Domenico
Granata del centro studi del Santuario- vascelli, ori, preziosi, ceri a
dimensione umana, pezzi ortopedici, fucili, trombe, cappelli, guanti, e
naturalmente moltissimi lamierini
[•]
con la parte guarita».
il peggio fece subito un voto alla Vergine dell’Arco: se fosse guarita avrebbe portato alla chiesetta, per riconoscenza, due piedi di cera. La donna
guarí, si recò a Napoli per acquistare i
piedi di cera da portare alla Vergine.
Sulla strada del ritorno, però, gliene
cascò uno che si frantumò. Infuriata,
Aurelia scaraventò per terra anche l’altro piede e lo calpestò, bestemmiando
terribilmente. Qualche anno dopo nel
1589, sempre di Lunedí dell’Angelo,
anche il marito Marco Cennamo per
grazie ricevuta si recò alla chiesetta
con un voto di cera promesso per una
grave malattia agli occhi, da cui era
guarito. La moglie (Aurelia) volle ac-
Foto tratta da “La Campania paese per paese”, Casa ed. Bonechi, Firenze 1997
piú lontano una palla di legno colpendola con un maglio. Uno dei due ragazzi colpí con forza la palla e avrebbe
senz’altro vinto la partita se la sfera
non fosse andata a sbattere contro un
albero di tiglio che ombreggiava l’immagine della Madonna con il bambino.
Colmo d’ira il giocatore cominciò a bestemmiare la Santa Vergine, prese la
palla e la lanciò contro la Madonna,
colpendola a una guancia. In quello
stesso istante, davanti ad una moltitudine di persone, il volto della Vergine
iniziò a sanguinare, come fosse carne
viva. Da quel momento, ogni Lunedí
dell’Angelo, moltissime persone cominciarono ad andare in pellegrinaggio
sul luogo dell’evento per venerare la
Madonna. Solo successivamente sul
luogo fu costruita una chiesetta, che
poi fu riedificata nel 1592 per disporre di una struttura ancora piú grande,
dedicata alla Madonna con il bambino.
Quello del volto sanguinante non fu l’unico miracolo accaduto a Sant’Anastasia. La storia, infatti, racconta che ce
ne fu un altro. Era il 1573. La contadina Aurelia Del Prete, mentre spaccava
la legna si ferí ad un piede e temendo
compagnare l’uomo e portò con sé anche un maialino da vendere al mercato. Il maialino, però, scappò tra la folla e Aurelia, bestemmiando e imprecando, gli corse dietro fino ad arrivare
sotto l’immagine della Madonna. In
quel momento arrivò anche il marito,
ma la donna, ormai, aveva perso ogni
pazienza e dopo aver preso il voto dell’uomo, lo scaraventò a terra calpestandolo, poi maledisse l’immagine e
chi l’aveva dipinta. Ebbene un anno
dopo la bestemmiatrice cominciò ad
avvertire forti dolori alle gambe ed ai
piedi. Nella notte tra la Pasqua e il lunedí in Albis, del 1590, senza che lei
se n’accorgesse, i piedi si staccarono
dalle gambe. Era il tremendo castigo
subíto dalla giovane contadina per
aver offeso in tal modo la Madonna,
che pure le aveva salvato gli arti.
A nulla valse nascondere i piedi, una
tale storia, infatti, non poté passare
inosservata arrivando agli orecchi del
Vescovo di Nola il quale istituí un processo canonico e accertò la veridicità
del miracolo. Da allora i piedi sono
esposti nel Santuario della Madonna
dell’Arco.
27
PLinius
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2003
Uno scorcio del tratto di sentiero
che si sviluppa lungo i Cognoli di Ottaviano.
Sullo sfondo, Punta del Nasone.
Nella parte centrale,
le ginestre etnee nella Valle dell'Inferno
In basso a destra
Via palazzo del Principe: un particolare
del vecchio posto di guardia (edificio a sinistra)
e dell’arco seicentesco attraverso cui si doveva
transitare per giungere al Palazzo Mediceo
Fotografie di Pasquale Giugliano (Archivio Legambiente Ottaviano)
Ottaviano,
il feudo
di Augusto
Città di antiche origini, alle falde del Monte Somma,
deve il suo nome al fatto che nell’antichità
si formò in un “feudo” della famiglia Ottavia,
cui appartenne il celebre Cesare Ottaviano Augusto,
primo imperatore di Roma.
i comuni del Parco
Ottaviano
[•] di MICHELE INFANTE*
O
C
on i sui 23.600 abitanti a soli
12 Km dal cratere, Ottaviano è
uno dei comuni vesuviani che
ha conservato quasi completamente il
centro storico, con le sue stradine in
pietra lavica, con archi e caditoie, con i
caratteristici tetti a spiovente; e si appresta ad ospiterà anche la nuova sede
amministrativa dell’Ente Parco.
La città è raggiungibile in treno con
la Circumvesuviana (Linea NapoliOttaviano-Sarno) e con le Ferrovie
dello Stato (tratta Cancello-Torre Annunziata); in auto, uscendo al casello
di Pomigliano D’Arco sulla A16 Napoli-Bari oppure al Casello di Torre
Annunziata per chi giunge dalla autostrada Napoli-Salerno in autobus, partendo dalla Stazione di Napoli Piazza
Garibaldi prendendo il bus NapoliOttaviano-Palma Campania.
Storia
Città di antiche origini, alle falde
del Monte Somma. Si formò in un
“feudo” della famiglia Ottavia, cui appartenne Ottaviano Augusto, primo
imperatore di Roma. Il territorio, come avveniva allora, prese il nome gentilizio dei proprietari e si chiamò “Octavianum”; lo stesso nome ebbe poi la
Città. Nei secoli scorsi, per la caduta
della consonante “v”, la Città si disse
“Ottajano”; nel 1934, in occasione
della celebrazione del bimillenario
augusteo, il Governo autorizzò l’ag-
>
giunta della “v”. La zona ottavianese
già nel 340 a.C. fu teatro della battaglia del Veseri, combattuta tra Romani e Latini, e vinta dai primi. Nel 73
a.C. sarebbe sceso dal Vesuvio dal lato di Ottaviano, Spartaco, che nella
zona colse di sorpresa i Romani sterminandoli. Nel 1083 fu ospite del barone del luogo il Papa Gregorio VII,
che fuggiva la furia vendicatrice di
Enrico IV. Nel 1304 Carlo II D’Angiò, Re di Napoli, a causa di feroci
violenze usate da alcuni ad inviati del
Re, ordinò e fece eseguire la distruzione dell’abitato. Nel 1532 Fabrizio
Maramaldo comprò per 14mila ducati il feudo di Ottaviano, che nel 1551
fu venduto dallo stesso a Don Ferrante Gonzaga, Principe di Molfetta. Nel
1567 entrò in possesso del feudo Bernardetto dei Medici. Cominciò allora
la dinastia di questo ramo cadetto dei
Medici di Firenze. Nel 1647, in occasione della rivolta di Masaniello a Napoli, si ebbe anche in Ottaviano una
rivolta, che provocò molti disordini e
molto sangue, ed ebbe fine quando sul
posto furono inviate truppe spagnole.
Il centro abitato ed il territorio circostante hanno subito la furia di moltissime eruzioni; piú delle altre infierirono contro la Città quelle del 1631 e
del 1906; la cenere, in quest’ultima
occasione, raggiunse l’altezza di m.
1,25. Ottaviano ha ospitato Vincenzo
Monti, Giuseppe Bonaparte, G.B.
Piccolini, Giacomo Leopardi e Gabriele D’Annunzio.
29
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2003
Largo Angelo Prisco
(meta intermedia dei sentieri n. 1 e n. 2 del Parco
A sinistra
Punta del Nasone
Foto di Pasquale Giugliano (Archivio Legambiente Ottaviano)
I Comuni del Parco
vedere i mammiferi (volpe, coniglio e
lepre selvatica), (il biacco, la vipera, il
colubro di Esculapio). Il sentiero n. 1
termina nella Valle dell’Inferno e presenta diversi punti panoramici. Da qui
si raggiunge il cratere che domina tutto
il golfo di Napoli. Il sentiero n. 2 evidenzia numerose rarità geologiche: le
lave a corda, le sequenze eruttive del
Somma antico, le rocce rare del Vesuvio
(vesuvianite ed “ottavianite”), ma anche
contemplare le singolarità morfologiche del Somma-Vesuvio (crinali, pendii, sequenze piroclastiche delle eruzioni di epoca storica, etc.).
Napoli
Agosto, “La processione penitenziale
della Madonna del Carmine” - la prima domenica dopo il 16 Luglio.
Da visitare è il Palazzo Mediceo ed
annessi giardini storici (edificio cinquecentesco attualmente in restauro) Chiesa di S. Michele (secolo XVI, ricostruita dopo l’eruzione del 1906,
contiene quadri ed opere d’arte dal
1500 al 1800) - Cappella di S. Gregorio VII (XI secolo, dove nel 1086 il Papa Gregorio VII si fermò per celebrare
la Santa Messa, durante la fuga verso
Salerno) - chiesa di S. Maria Visita Poveri (secolo XVII, con interessanti pit-
Pompei
N
30
PLinius
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2003
I sentieri del Parco con partenza da Ottaviano
Itinerari
Gran parte del territorio comunale si
estende nel Parco Nazionale del Vesuvio, inoltre il paese rientra negli itinerari promossi da Legambiente (www.italiadelcigno.it). Il circolo Legambiente
“Mimmo Beneventano”, la Coop.
Tu.Te.L.A. e l’associazione Parco Letterario Vesuvio propongo diverse iniziative. Due sono i principali itinerari
della città: uno storico-artistico e l’altro
naturalistico-vulcanologico. Essi si snodano a partire da Piazza Municipio in
pieno centro cittadino, da qui, è possibile visitare il centro storico con i suoi
monumenti: la chiesa del SS. Rosario,
di S. Giovanni Battista, l’oratorio di S.
Maria Visita i Poveri, la Chiesa di S.
Michele (chiesa madre), la cappella di
S. Gregorio VII, il Palazzo Mediceo.
L’altro itinerario si sviluppa a partire da
via Panoramica (quota 400 all’interno
del Parco Nazionale del Vesuvio). Da
qui partono i sentieri n.1 e n. 2 del Parco. Il primo è un viaggio attraverso le
peculiarità naturalistiche e florofaunistche del Vesuvio.Tra pini, lecci, castagni,
ontani e betulle è possibile ammirare
specie floreali endemiche (la valeriana
rossa, la ginestra odorosa del Leopardi,
la romice scutata) e nel contempo
ascoltare l’avifauna (come la poiana, il
gheppio, lo sparviero, il cardellino, etc.),
Folclore
Alcune delle principali ricorrenze religiose sono la “Festa del Santo Patrono S. Michele Arcangelo”, con il tradizionale “Volo degli Angeli” - 8 Maggio, “Sagra della penna all’arrabbiata e
del melone” e la “Festa della Madonna
della Salute” - prima domenica di
ture murali a soggetto macabro e con
quadri e sculture lignee di pregiata fattura) - Piazza Annunziata, con un interessante palazzo seicentesco - Chiesa
del SS. Rosario (XVI secolo, con una
ricchissima collezione di dipinti) Chiesa di S. Giovanni Battista (Secolo
XVI, abbellita da una tela dipinta e col-
i comuni del Parco
Ottaviano
>
locata al soffitto considerata la piú
grande della Provincia di Napoli con
quasi 100 mq di superficie dipinta)
Prodotti tipici
e antichi mestieri
Tra i prodotti tipici vi cono i classici
pomodorini vesuviani – piselli, mele,
castagne, ciliege, susine di Ottajano ed
albicocche – i vini (Lacryma Christi,
caprettone, falanghina, catalanesca).
Fino a pochi anni fa era fiorente l’artigianato legato alla costruzione di cestini ed impagliature per damigiane di
vetro per contenere il vino locale. albergo Augustus (4 stelle), via Giovanni XXIII, in pieno centro cittadino; all’interno del Parco Nazionale, lungo
via Panoramica. Qualche consiglio: il
ristorante “San Michele”, “Il Torchio”,
la trattoria “Taverna”, la trattoria “La
bella Mbriana”, oltre alle molteplici
pizzerie di qualità dove è possibile gustare “sfizi” e prodotti locali.
La vocazione turistica
Il turismo didattico (scuole elementari, medie e superiori) ed il turismo
legato ai campi di volontariato ha visto
Legambiente impegnata nelle scuole
ottavianesi nella promozione e valorizzazione delle peculiarità del Parco Nazionale del Vesuvio. L’associazione
propone visite guidate ed escursioni
lungo i percorsi e i luoghi piú suggestivi del territorio ottavianese (il sentiero
n. 1 del Parco, da q. 400 a q. 900, la
Valle dell’Inferno, il Cono del Vesuvio,
La Chiesa di San Michele
Foto B&S
la Valle delle Ginestre, i Cognoli di
Ottaviano, i coni di scorie dell’ultima
eruzione del 1944), alla scoperta di
flora, fauna, minerali, paesaggi. Questa
ricchezza di unità ambientali ha fatto
sí che si consolidasse, via, via nel corso
degli anni, una presenza sempre piú
continua ed ampia di scolaresche, che
ormai chiamano Legambiente da Ottobre a Maggio per visitare il versante
meno conosciuto del Parco del Vesuvio ma piú ricco di
peculiarità ambientali. Legambiente
valuta che mediamente ogni anno si
registrano almeno
6000 presenze di ragazzi provenienti
per lo piú da paesi della Provincia di
Napoli, ma ultimamente anche da altre aree regionali ed extra regionali.
Inoltre dal 1999 ad oggi sono già piú
di mille i giovani provenienti da ogni
parte del mondo che sono stati ad Ottaviano per iniziative di volontariato
legati ai campi internazionali e per iniziative di scambio culturale (progetti
di formazione scolastica post diploma
Il tradizionale “volo degli angeli”,
durante la festa di S. Michele Arcangelo
Foto di Salvatore Ranieri (Archivio Legambiente Ottaviano)
e post universitari). Interessanti sono
state le esperienze di Legambiente con
la Provincia di Napoli (corsi di formazione post-diploma), con l’Istituto
IMED, centro di formazione del Mediterraneo, con circa 120 allievi ospiti
dell’associazione per due settimane,
con iniziative, incontri, dibattiti, stages. Dopo gli interventi di messa in sicurezza e sistemazione dei sentieri di
31
PLinius
n. 11
2003
< i comuni del Parco
Ottaviano
Uno scorcio di via Salita San Michele,
in pieno centro storico. È la “Via del Parco”,
che dal municipio di Ottaviano
conduce al Palazzo Mediceo,
attraversando i luoghi piú antichi della città
Foto di Michele Iervolino (Archivio Legambiente Ottaviano)
Ottaviano ad opera dell’Ente Parco
Nazionale del Vesuvio in crescita è anche il turismo legato all’escursionismo,
il trekking, il turismo scientifico, il turismo equestre, il birdwatching, l’orienteering. Si stima che negli ultimi
due anni sia aumentata la percentuale
di appassionati che attraversando il
Monte Somma a piedi o a cavallo, salendo da Ottaviano, con un 25% in piú
di presenze nelle strutture ricettive
della città. Per quanto riguarda il turismo legato alla promozione dei prodotti tipici, dell’agriturismo, sagre, fiere, folklore, nel Comune di Ottaviano
sono state intraprese iniziative pionieristiche (apertura delle cantine Saviano in occasione della giornata dei Parchi, mostra sulla tipicità organizzata
da Legambiente nel chiostro dell’ex
Liceo, sagre organizzate a Piediterra e
S. Giovanni) che hanno riscosso un
notevole successo a livello locale. Scarsa è la diffusione di tali iniziative a scala piú ampia, per cui le presenze complessive stimate sono da ritenersi poco
significative (mediamente intorno alle
600 - 800 presenze ad evento).
32
PLinius
n. 11
2003
Sfide ed obbiettivi:
A) Ampliare l’offerta per un turismo stanziale (campeggi, parcheggi
per campers e caravans)
B) Aumentare la ricettività (ristrut-
turazione edifici da destinare a foresteria, ostello della gioventú)
C) Promuovere il bed & breakfast,
incentivare le famiglie ad accogliere
giovani per un tempo limitato
D) Pubblicizzare maggiormente le
iniziative sui mass media a scala locale, regionale e nazionale
E) Sostenere economicamente progetti
specifici mirati al turismo sostenibile
F) Ricercare, formare ed incentivare
giovani ottavianesi ad intraprendere
attività in questo settore
G) Stimolare ed incentivare, ma anche chiedere il supporto di piccoli imprenditori locali, artigiani, aziende
agricole e commerciali per la diffusione, la conoscenza, il consumo di prodotti tipici
H) Consolidare le iniziative (sagre,
fiere, eventi religiosi, spettacoli, concerti, mostre, eventi organizzati da associazioni) che il Comune già promuove, ampliandone la portata, anche
facendo ricorso a cofinanziamenti
provinciali, regionali, dell’Ente Parco
Nazionale del Vesuvio.
Sfide che vengono ad essere presenti sull’agenda di lavoro di Pasquale
Raia, membro del consiglio direttivo
del Parco, che ricorda «l’impegno del
Parco, anche in vista della nuova sede
amministrativa che sarà presente nel
Comune, nell’ottica di seguire sempre
criteri di sostenibilità ambientale,
niente mega-opere, colate di cemento
ovvero progetti troppo complessi ed
irrealizzabili». Anche le dichiarazioni
dell’ex sindaco Michele Saviano parlano di una grande sfida per lo sviluppo di Ottaviano, a partire dalla risorsa
“territorio” in termini di promozione e
volorizzazione del patrimonio di na-
tura e di cultura. «Un percorso che
l’amministrazione, anche nel pur limitato tempo a sua disposizione, ha voluto indicare con atti concreti, con
scelte coraggiose e contro ogni retorica localistica, dare ad Ottaviano e tutta la parte Sommana del Parco Nazionale del Vesuvio quel ruolo strategico
che ha avuto nel corso di secoli di storia» – dice l’ex primo cittadino.
«In questa direzione sono andate le
scelte di concedere in comodato d’uso
a favore dell’ente Parco, la sede operativa dell’Ente all’interno dello storico
palazzo Mediceo e l’utilizzo dell’ex
casa del custode del Palazzo mediceo
per realizzare un punto informativo
per i sentieri del parco; un investimento per lo sviluppo di questo paese e del
territorio, un’opportunità per le giovani generazioni, in termini di vivibilità
e sviluppo occupazionale. Restano gli
antichi problemi, per i quali è necessario compiere uno sforzo, affrontarli
con vigore, come abbiamo cercato di
fare noi sin dall’insediamento, antichi
problemi che devono rendere civile la
città, e mi riferisco al corretto smaltimento dei reflui (oggi 2003 avviene
ancora senza un sistema di depurazione) così come la riduzione e la raccolta differenziata dei rifiuti; dal potenziamento dei servizi alla realizzazione
del PUT (piano urbano del traffico)
approvato, sono queste alcune sfide
che possono realizzarsi ad Ottaviano
per concretizzare la città sostenibile di
un’area protetta.»
[•]
*Le informazioni riportate in questo articolo sono tratte da “L’Italia del Cigno” di
Legambiente/Legambiente Ottaviano.
Veduta dal Palazzo Mediceo
Foto di B&S
cultura
Duemila anni di storia
nell'affresco
“Bacco e il Vesuvio”,
conservato nel Museo
archeologico di Napoli
Il vino,
tra simbologia
e passione
il nettare
degli dei
prende forma
[•] di GENNARO CIRILLO
II
l bellissimo dipinto murale cosiddetto di “Bacco e il Vesuvio”
in mostra al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, non
compreso nella sua essenza di messaggio salvifico, si è visto assegnare
questo titolo che lo relega, al massimo, ad essere adatto come etichetta per qualche vino locale. Probabilmente il suo ritrovamento in
una zona così rinomata per la produzione di vini, trasse in inganno
chi per primo gli diede questo nome, lasciando dimenticare un culto,
quello di Dioniso, che perdeva le
sue origini in tempi troppo lontani.
Si tratta in realtà di una bella
composizione la cui spiritualità è
sottolineata dalla presenza di uccelli e di serti fioriti, che ci rivela
un aspetto di quei culti misterici
che, insieme con Diòniso, ci giunsero dal lontano Oriente. Esso faceva parte della decorazione del sacello per il culto domestico, collocato nell’atrio di servizio dietro il
peristilio della Casa del Centena-
rio. La scena mostra Bacco trasformato in grappolo d’uva e dotato di
tirso e kàntharos. Al centro dell’affresco un monte che si vuole rappresenti il Somma-Vesuvio nel suo
aspetto monocuspide precedente
all'eruzione del 79 d. C. In primo
piano, tipico elemento delle rappresentazioni di larario, il serpente,
genius loci, si erge con le sue ampie
spire verso un piccolo altare con
delle uova.
La potenzialità distruttiva della
“montagna” era ignota a quegli antichi abitanti del luogo e, come si
nota nell’immagine a noi giunta,
era interamente ricoperta di vege-
Vitigni a Terzigno. Sullo sfondo il complesso del Somma-Vesuvio
Foto B&S
<
> cultura
Caprettone
Piedirosso
Illustrazioni: L. Napolitano
tazione con ampi impianti a vigna.
Gli antichi romani ben conoscevano il vino delle falde del Vesuvio, lo
usavano per rallegrare i pasti e anche come medicinale.
Fortissimo risulta il richiamo che
l’affresco ha nei confronti di questa
cultura agricola, legata alla viticoltura e alla produzione di vino.
In effetti, la zona che comprende
i comuni di Trecase, Boscotrecase e
Terzigno, dove i terreni sono giocoforza vulcanici, tendenti allo
sciolto, con forte presenza di pomice, già all’epoca dei romani erano
ricoperti da fiorenti vigneti. Le uve
che ancora oggi vengono prodotte
in questo territorio sono le stesse
che venivano usate circa duemila
anni fa e in particolare sono il Caprettone (variante del Coda di Volpe) per la produzione di vini bianchi e l’Aglianico, il Piedirosso e lo
Sciascinoso (chiamato localmente
Olivella) per i rossi e i rosati.
Quello che gli antichi pompeiani
producevano dai vitigni della “culla
di Bacco” era un vino rosso, decisamente robusto e pesante e proba-
bilmente veniva diluito con l’acqua
per renderlo piú bevibile. Un vino,
inoltre, piuttosto pregiato tanto da
essere esportato in varie province
dell’impero.
Ritornando al dipinto murale di
Bacco e il Vesuvio, bisogna notare
un dettaglio di fondamentale importanza e cioè quello della pantera e della coppa che Bacco tiene in
una delle mani, il cui contenuto
versa nelle fauci della fiera. Nell’iconografia classica è questo un motivo che si ritrova di frequente.
La Pantera (pan-therìon = la tutta bestia) rappresenta la bramosia e
la ferocia nel loro aspetto aggressivo. Il contrasto tra le forme morbide ed eleganti del corpo sinuoso, lo
sguardo penetrante ed enigmatico,
una diabolica vitalità hanno posto
da sempre la pantera, come i gatti,
al centro di miti, di culti e di leggende. La fama di perversione e
crudeltà, che da sempre accompagna questo animale, discende dalla
ferocia con cui esso uccide piú vittime di quanto abbia effettivamente bisogno per la sopravvivenza,
mentre gli aspetti fortemente negativi, che la fiera simboleggia nel
campo dell’eros, sono da mettersi
in rapporto col singolare modo di
accoppiarsi dei felini, frequentemente violento. Gli antichi dovettero essere fortemente impressionati da questa forma di violenza
che appariva come la fase conclusiva di una lussuria sfrenata e incontenibile fino alla sofferenza.
Possiamo quindi dire che la pantera dell’affresco rappresenta la
forza oscura contraria alla luce di-
vina. La coppa che viene versata
nelle fauci della pantera contiene
ovviamente del vino che servirà
quindi ad ubriacare la bestia. Notoriamente l’ubriachezza induce un
torpore psicofisico, uno stato di rilassatezza che riduce o annulla l’attività sessuale. Dunque, lo svuotare
la coppa nelle fauci della pantera
simboleggiava offrirle una gran
quantità di vino ottenendo l’effetto
di ridurre o annientare la sua bramosia: e far questo equivale a sconfiggere la “tutta bestia” che della
sua lussuria vive. Significa, cioè, liberarsi di essa nella sua fase aggressiva, significa vincere la parte distruttiva della sensualità, allontanare lo spirito di distruzione colleAmorini che bevono vino
Casa dei Vetti, Pompei
Foto di André Held da G. Gassiot-Talabot, «La pittura romana
e paleocristiana», Casa editrice Il Saggiatore, Milano 1967
34
PLinius
n. 11
2003
dall’Ente Parco
<
Elenco delle delibere adottate dal Consiglio direttivo nell’anno 2003
n. 01 del 21.01.2003
Riduzione 15% alla categoria IV - acquisti beni e servizi approvazione programma delle attività 2002
n. 02 del 23.01.2003
Partecipazione al progetto congiunto per la realizzazione di un “Centro d’eccellenza per ricerche sul
controllo degli o.g.m. e la tracciabilità genetica nella filiera agroalimentare”
n. 03 del 13.02.2003
Ratifica provvedimenti indifferibili ed urgenti-adesione Progetto TURMS
n. 04 del 13.02.2003
Ratifica provvedimenti indifferibili ed urgenti convenzione tra l’I.T.I. “A. Righi e VIII” e l’Ente Parco
Nazionale del Vesuvio nell’ambito delle attività di educazione ambientale
n. 05 del 13.02.2003
Approvazione indirizzi programmatici 2003
n. 06 del 07.03.2003
Adempimenti circolare 33 del 6.11.02
n. 07 del 20.03.2003
Eliminazione residui attivi e passivi 1997-1998-1999-2000-2001
n. 08 del 20.03.2003
Regolamento fuochi
n. 09 del 20.03.2003
Regolamento per il servizio di cassa interno
n. 10 del 29.04.2003
Concorso studenti scuole secondarie
n. 11 del 29.04.2003
Bilancio consuntivo anno 2002
n. 12 del 06.05.2003
Emergenza rifiuti
n. 13 del 28.05.2003
Ratifica provvedimento indifferibile ed urgente del presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio.
n. 14 del 28.05.2003
Concessione nulla osta trasferimento dipendente Alessandrella
n. 15 del 28.05.2003
Prolungamento strada provinciale panoramica Boscotrecase-Torre del Greco
Elenco delle delibere adottate dalla Giunta esecutiva nell’anno 2003
n. 01 del 17.01.2003
Presa d’atto dei progetti inseriti nel programma triennale dei lavori dell'Ente Parco Nazionale del Vesuvio
Adesione offerta Associazione VAS
n. 02 del 17.01.2003
Proposta di adesione alla Associazione nazionale Città del vino - Adesione offerta Voce della Campania
n. 03 del 17.01.2003
Mediterre Fiera dei Parchi del Mediterraneo
n. 04 del 22.01.2003
Proposta editoriale Questanapoli
n. 05 del 22.01.2003
Proposta editoriale agenzia Dire
n. 06 del 22.01.2003
Adesione offerta rivista bimestrale Origine anno 2003
n. 07 del 22.01.2003
Richieste patrocini e contributi
n. 08 del 22.01.2003
Proposta editoriale Il Denaro
n. 09 del 22.01.2003
Presa d’atto dei progetti inseriti nel programma triennale dei lavori dell'Ente Parco Nazionale del Vesuvio
n. 10 del 19.02.2003
Approvazione del comodato d'uso all'Ente Parco Nazionale del Vesuvio dell'immobile sito in Boscoreale
n. 11 del 19.02.2003
Evento Don Rosa nel Parco del Vesuvio
n. 12 del 19.02.2003
Richieste patrocini e contributi
n. 13 del 19.02.2003
Patrocini e contributi
n. 14 del 19.02.2003
Codice dell'informazione Campania edizione 2003
n. 15 del 19.02.2003
Fiera degli italiani nel mondo
n. 16 del 19.02.2003
Manifestazione Passione di Cristo
n. 17 del 21.03.2003
Approvazione del comodato d'uso di parte del Castello mediceo a favore dell'E.P.N.V.
n. 18 del 21.03.2003
Patrocini e contributi per la Primavera del Parco
n. 19 del 21.03.2003
Borsa mediterranea del turismo napoli
n. 20 del 21.03.2003
Contributo a favore del comitato promotore igp pomodorino vesuviano
n. 21 del 21.03.2003
Approvazione del comodato d'uso all'Ente Parco Nazionale del Vesuvio del sentiero La Castelluccia
n. 22 del 21.03.2003
Approvazione del comodato d'uso all'Ente Parco Nazionale del Vesuvio della pineta Piana Tonda
n. 23 del 07.04.2003
Proposte acquisto immobili
n. 24 del 07.04.2003
Adesione alla proposta di creazione di un'agenzia per lo sviluppo turistico del Parco Nazionale del Vesuvio
n. 25 del 28.04.2003
Presa d'atto del conto consuntivo
n. 26 del 28.04.2003
D.LGS. 112 del 1998 e D.LGS.490 del 1999 azione organica di interventi anno 2003
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n. 11
2003
Veduta dal sentiero n. 3 “Il Monte Somma”: lava del 1944 e sullo sfondo il Golfo di Napoli, i Campi Flegrei e le isole di Procida e Ischia
da «Terra ’e fuoco» a cura di Stefano Carlino, foto di Gino Di Maggio, Edizioni del Parco Nazionale del Vesuvio, 2001.
Parco Nazionale del Vesuvio
Riserva di Biosfera MAB Unesco