dicembre 2012

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dicembre 2012
Sussidi per la preghiera personale dopo gli EVO - 4
dicembre 2012
Pregare… ascoltando
Introduzione
Siamo al quarto appuntamento. Nelle precedenti meditazioni, tratte dal vangelo di
Matteo, parola che il card. Carlo Maria Martini ha approfondito e meravigliosamente
spezzettato, abbiamo gustato il nostro essere discepoli, l’importanza dell’attenzione al
fratello più piccolo e siamo stati invitati a superare la routine, la fretta, il peso
dell’abitudine e ad assumere il coraggio di rischiare, vincendo l’ansietà e la fretta.
Tutto è ben espresso nel libro, già citato:” Gli esercizi ignaziani alla luce del
vangelo di Matteo Editrice CVX.
Quarta meditazione
CHE COS AMI MANCA?
Iniziamo con una semplice preghiera:
Concedici Padre che ci conosciamo come Tu ci conosci
e che attraverso questa conoscenza
possiamo conoscere e apprezzare il dono del tuo vangelo,
che è il tuo stesso Figlio fatto uomo per noi.
Egli ci dona lo Spirito Santo
e vive e regna nei secoli eterni.
Amen
Continuiamo le nostre meditazioni nella via della purificazione, via necessaria per
entrare in noi stessi e scoprirvi il dono del vangelo. Chiediamo al Signore di farci
compiere questo esercizio con diligenza, con pace e serenità.
Signore, cosa mi manca affinché sappia riconoscerti, mi lasci accogliere da Te e vivere
quell’esistenza autentica che Tu hai preparato per me? Per scoprire cosa ci manca
vengono proposti tre passi di Matteo. Gesù e il giovane ricco (Mt 19,16-22), collegato
con due piccole parabole: il tesoro nascosto e la perla preziosa (Mt 13, 44-46). Questo
sarà letto alla luce del discorso della montagna in Mt 6, 20-21.
Il giovane ricco: l’offerta di un’amicizia “nuova” (Mt 19, 16-22)
Questo racconto era considerato il passo tipico della vocazione religiosa. Oggi
riconosciamo che in questo brano si parla dell’uomo, dell’esistenza umana, della
cosiddetta situazione esistenziale, della vita di ogni giorno, quindi di ciascuno di noi.
Gesù si avvia verso Gerusalemme e in vicinanza della città vengono trattati due
problemi che sono contenuti in questo capitolo: matrimonio, divorzio e celibato nella
prima parte e poi il problema della ricchezza. Tra i due c’è il detto di Gesù sui piccoli:
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“Chi non si fa come questi piccoli non entrerà nel Regno”. Leggiamo senza
approfondire il contesto, ma cercando di capire, parola per parola, che cosa ci dice;
chiediamo al Signore che ci dia di leggere questa situazione dall’interno.
La fiducia nel “possedere” e nel “fare”
Quest’uomo domanda: ”Che cosa devo fare”. Già da qui emerge la persona
preoccupata del “fare”: che devo fare io. Dopo sapremo che è ricco, abituato al
comprare, a sapere che ogni cosa ha un prezzo, è un uomo che ha fiducia
nell’efficienza, disposto a pagare. E’ quindi un uomo pratico.
“Per possedere la vita” Il verbo significa perché io ce l’abbia in mano, sia sicuro di
averla. Forse quest’uomo è andato avanti con un po’ di boria: ci vuole sicurezza di sé
per fare una simile domanda davanti a gente che ascoltava.
Gesù gli risponde cominciando a correggerlo benevolmente, usando una frase poco
chiara. Dice:”Perché mi interroghi su ciò che è buono. Uno è il buono”. Gesù gli dice:
attento che il bene non è una cosa, ma una persona. Tu ti preoccupi di fare una certa
quantità, siamo invece nel mondo delle relazioni, della qualità. E riprende la sua
domanda, non “se vuoi possedere la vita”, ma “se vuoi entrare nella vita”. La vita ti è
offerta da Dio, quindi tu non puoi possederla, ma se vuoi parteciparvi, osserva i
comandamenti.
Gesù è rimasto sulla domanda, correggendola soavemente, in modo che la persona
capisca di non essere nella situazione giusta, di domandare a partire da una certa
presunzione, di cui Gesù tenta di rivelargli l’esistenza.
Che età avrà avuto? Il termine “ricco” indica un uomo sui 25-30 anni, un uomo che
già possiede in proprio, ha un avvenire davanti a sé. Non è ancora sposato, quindi sta
riflettendo su di sé e sa che la vita non si gioca sul poco, ma bisogna spenderla per
cose grandi .
Quest’uomo incalza: “Quali comandamenti?” E Gesù:”Non uccidere, non rubare”….Qui
Gesù parla della seconda tavola dei comandamenti, cioè delle relazioni col prossimo,
fa’ che siano giuste relazioni, non defraudarlo in niente. Solo Matteo aggiunge il
comando in generale: ”Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Con questa parola di
Gesù Matteo si ricollega al giudizio finale e invita il nostro giovane a esercitare l’amore
con tutti.
L’esigenza di ”qualcosa di più”
Qui interviene la sorpresa, il discorso va avanti, quasi che Matteo voglia rispondere a
una domanda implicita: come è possibile esercitare le opere di carità senza cambiare il
cuore? Qui c’è qualcosa di profondo. Il giovane infatti dice: “Tutto questo l’ho
osservato” Quindi questo giovane è stato onesto, non ha rubato, non ha mentito, ha
onorato i genitori, è stato generoso con i poveri, si è preoccupato dei malati…e insiste:
”Che cosa mi manca ancora?” Perché questo giovane chiede che cosa gli manca
ancora? C’è nel fondo di noi stessi questa esigenza di qualcosa di più: sentiamo che il
fare “ragionevolmente bene” le cose non basta.
Questo giovane ha capito che l’uomo è desiderio infinito, di profondità, di relazioni
senza limiti, non si ferma sulle cose ordinarie, a meno che non accetti “un’esistenza
piatta e superficiale” . C’è qualcosa in noi che chiede profondità di rapporti, relazioni di
persone che vadano fino in fondo e questo si verifica principalmente con Dio.
Una richiesta paradossale
“Disse il giovane a Gesù”. Prima Gesù era rimasto in superficie, ma visto che la
persona si è mostrata vera, esprimendo il desiderio di quel “di più”, cioè la vera sete
di sapere, allora anche Gesù va in profondità:” Se vuoi essere perfetto, va… poi vieni
e seguimi”.
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Da notare il modo in cui è formata questa risposta: “Se vuoi”. Qui Gesù dice: se vuoi
veramente essere ciò che come uomo sei chiamato ad essere, compi quell’atto
paradossale a cui non hai mai pensato, cioè liberati di tutto ciò che ti è consueto, di
tutto ciò che è routine, di quanto su cui ti appoggi e che rende la tua vita statica,
borghesemente onesta, per andare a vendere tutta la tua roba… e magari la gente
maligna sulla tua scelta, ti crede pazzo.
Quest’uomo si sente portato da Gesù ad una situazione che per lui è veramente
assurda. Gesù gli spiega il perché di questo paradosso che gli è chiesto:”Avrai un
tesoro nei cieli”. In fondo perché il giovane non riesce a sbilanciare la vita? Perché il
suo tesoro è nelle cose che possiede; quando le mancheranno diventerà libero, se
porrà il suo equilibrio fuori di sé, nei cieli, cioè in Dio.
Qui siamo dinanzi a un concetto molto importante per Matteo, per lui è necessario
seguire Gesù. Solo allora, continua Gesù, sarai quello che veramente devi essere,
avrai la pienezza della vita e l’autenticità cui aspiri segretamente, avrai superato
quella sottile scontentezza che ti rode, che è presente in tutte le lodi che ricevi, negli
onori che ti sono prodigati. Allora sarai vero. Ecco la proposta di novità.
L’impossibilità di uscire dalla propria schiavitù
Matteo riporta la risposta: “Avendo ascoltato… se ne andò triste”. Il giovane ha
insistito per avere la risposta e ora che conosce la sua verità, ossia com’è attaccato
alle cose, al suo mondo, capisce com’è etichettato ed è condannato a rimanerci, anche
suo malgrado.
Perché “se ne andò triste? Perché si è scoperto schiavo, stagnante nella sua vita,
schiavo dei giudizi altrui e delle cose che possiede.
Vi suggerisco, dice il card. Martini, di non fermarvi qui nella meditazione, ma di
andare a casa con questo giovane e di vedere un po’ che fa. Farà il disinvolto,
cercherà di dimenticare, poi di notte si roderà chiedendosi perché ha fatto quella
domanda. Adesso niente è cambiato, ma niente è più come prima. Rimane quella
scontentezza perché sa di non essere autentico, di non essere vero. In seguito forse
diventerà più pio, più devoto, pregherà un po’ di più per mostrare che è una persona
onesta, giusta, retta… però non si sentirà al suo posto. Forse quest’uomo avrà cercato
ancora Gesù per parlargli un’altra volta e alla fine scegliere la via giusta; il vangelo ce
lo presenta onesto, per cui si può pensare che abbia riconosciuto la sua incapacità a
muoversi e quindi abbia chiesto a Gesù stesso di aiutarlo a capire che cosa stava
succedendo in lui.
Gesù gli avrà detto: “Vedi, tu non potevi non comportarti così, non potevi fare
diversamente, perché il tuo tesoro era lì e tu non potevi cambiare il luogo del tuo
tesoro.
La perla preziosa
Forse Gesù gli avrà raccontato che una volta c’era un uomo che non cedeva un
centesimo del suo, ma piuttosto imbrogliava il prossimo, perché guardava solo al
denaro. Un giorno ha trovato una perla preziosa e con occhio esperto ha calcolato
subito che valeva molto, per cui ha venduto tutto, cosa che tu non hai fatto, e come
un lampo è corso e ha comprato quel campo. Quest’uomo non era devoto, né onesto,
eppure ti ha battuto, ti ha superato.
Il tesoro nel campo (Mt 13, 44-46)
Gesù avrebbe potuto raccontare un’altra parabola: “Il Regno è…” Gli antichi quando
c’era pericolo, scavavano la terra e nascondevano quello che avevano di prezioso. A
volte succedeva che la persona moriva prima di aver potuto rivelare il nascondiglio.
Dunque un uomo scava e trova un tesoro. Anche questo uomo era poco onesto, uno
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speculatore, quindi copre le tracce in modo che non si veda che qualcosa è stato
toccato e poi “pieno di gioia corre a casa e vende tutto”… Vende tutto e va a comprare
quel campo. Forse la gente ride di lui perché quel campo è arido, vale poco, ma lui va
avanti e sfida il ridicolo perché sa che lì c’è il tesoro.
Allora Gesù dirà a questo giovane ricco che non si può muovere finché qualcuno non
gli farà capire che il suo tesoro è altrove, che il bene che desidera è una Persona
buona, che cerca un rapporto di verità con lui. Delle parole pronunciate da Gesù il
giovane aveva ascoltato solo le prime e le aveva sentite una pazzia, invece doveva
ascoltare l’ultima parola: “seguimi”.
Era un invito personale quello che Gesù gli rivolgeva, era una chiamata a “una
relazione di amicizia nuova”, nella quale si sarebbe ritrovato davvero, quell’amicizia
che nessuno dei suoi parenti e amici che stanno con lui per denaro gli potevano dare.
Egli non l’aveva capito, allora non poteva. Così Gesù l’ha lasciato nella sua tristezza,
finché maturasse in lui il bisogno di Gesù.
Qui può iniziare la nostra preghiera: Signore, perché non ti so riconoscere, perché non
mi butto? Perché tu consideri queste cose come doveri, cose da fare e non pensi che
sono io che ti offro la mia amicizia: è il rapporto con Me che è in gioco. Sono io
l’origine della tua forza, della tua capacità di buttarti. Finché la cerchi in te o attorno a
te, non l’avrai mai.
Se avessi comandato a quel mercante di comprare con tutti i suoi averi una perla che
non gli sembrava valida, non l’avrebbe fatto, così pure non l’avrebbe acquistato senza
sapere che c’era il tesoro.
Dunque è importante guardare la sorgente da cui la verità della vita riceve luce: non è
il dare ai poveri, né il fare altre opere, ma è un rapporto di verità e di amicizia con il
Signore Gesù. Solo qui si può verificare la verità di se stessi.
Preghiamo così capiremo che non si tratta di fare grandi cose, ma di trovare il
Signore; se lui comincia a parlarci, a metterci nel cuore qualcosa, allora tutto cambia:
i rapporti si rovesciano, non c’importerà più niente di quello che la gente dirà, perché
si ha puntato l’occhio sul tesoro che è Gesù.
Racconto un piccolo episodio che narra che un tale andò da un padre del deserto e gli
chiese: Padre, tu che hai tanta esperienza, spiegami perché tanti giovani monaci
vengono nel deserto, ma poi se ne ripartono. Il vecchio monaco disse che succede
come quando un cane corre dietro a una lepre, abbaiando. Molti cani sentendo
abbaiare e vedendolo correre, lo seguono. Però solo uno vede la lepre, per cui presto
succede che coloro che non vedono la lepre si stancano e si fermano. Solo quello che
ha davanti la lepre continua la corsa finché non la raggiunge. Così afferma il monaco,
solo chi ha messo gli occhi veramente sul Signore crocifisso, sa davvero chi segue e
vale la pena di seguire.
Solo se ci si lascia guardare dal Signore, come Maestro e come Amico che chiama a
seguirlo si capisce l’offerta che lui sta facendo e il rapporto nuovo che propone. Allora
si è in grado di fare quel salto di qualità che giustifica ogni scelta, anche paradossale,
di vita, allora si diventa ciò che Gesù ci chiama ad essere: una persona, Figlia del
Padre e che perciò entra nella libertà del Figlio.
Chiediamo questa grazia e di capire questo vangelo che è buona novella che ci
riempirà di gioia.
Preghiera
Noi ti ringraziamo, Gesù, perché ci proponi la tua amicizia;
ti ringraziamo perché al di là di ogni cosa che facciamo o possiamo fare,
Tu ci offri una relazione vera, reale con Te,
da cui dipende ogni rapporto vero con gli altri.
Ti chiediamo di accettare questa tua offerta,
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perché è un dono eccezionale che Tu ci proponi.
Ti chiediamo, Signore, di manifestarti a noi
dicendoci ciò che siamo, rivelandoci la verità su noi stessi,
perché possiamo gustare la gioia del tuo Vangelo.
Ti preghiamo, Signore, che ci salvi, che ci doni il tuo Spirito di verità,
Tu che vivi e regni con il Padre e lo Spirito nei secoli dei secoli.
Amen.
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