Documento PDF - Movimento Apostolico
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www.movimentoapostolico.it Anno 32 n. 12 - 07/06/2015 e-mail: [email protected] All’aperto non passava la notte il forestiero Giobbe è grandemente amareggiato nel cuore e nello spirito. Non sopporta l’accusa e la condanna dei suoi tre amici venuti a chiedergli di confessare la sua empietà, pentirsi, domandare umilmente perdono al Signore. Nessuna sua argomentazione è riuscita a convincerli della sua innocenza. Come ultima prova di giustizia rivela loro la purezza della sua coscienza, con richiesta di gravissima punizione nel caso attestasse il falso. tratta però di un diritto fondato sulla volontà di Dio, quale ad esempio il rispetto della dignità e verità di uomo, donna, bambino, lavoratore, impiegato, professionista. Ma di un diritto che è frutto della sola volontà. È diritto ciò che si vuole e poiché la voce di uno solo risulta inefficace, allora ci si mette insieme a gridare ogni diritto, fondato però sull’immoralità, sull’ingiustizia, sulla negazione della volontà di Dio. Ho stretto un patto con i miei occhi, di non fissare lo sguardo su una vergine... Se ho agito con falsità e il mio piede si è affrettato verso la frode… Se il mio passo è andato fuori strada e il mio cuore ha seguìto i miei occhi, se la mia mano si è macchiata… Se il mio cuore si lasciò sedurre da una donna e sono stato in agguato alla porta del mio prossimo… Se ho negato i diritti del mio schiavo e della schiava in lite con me… Se ho rifiutato ai poveri quanto desideravano, se ho lasciato languire gli occhi della vedova, se da solo ho mangiato il mio tozzo di pane, senza che ne mangiasse anche l’orfano… Se mai ho visto un misero senza vestito o un indigente che non aveva di che coprirsi, se contro l’orfano ho alzato la mano, perché avevo in tribunale chi mi favoriva… Nel Giudizio universale Giobbe si ergerà contro noi cristiani e ci condannerà tutti, perché lui non ha conosciuto Cristo Signore, non ha visto il Crocifisso, nulla sapeva della risurrezione e nella malattia, sofferenza, dolore, rimane integro nella sua fedeltà al Signore. Noi cristiani, ai quali è stato dato Cristo Crocifisso come nostro modello di pazienza, sopportazione, amore, pace, riconciliazione, fratellanza, solidarietà, comunione, compassione e ogni altra virtù, non conosciamo più neanche il significato del suo sacrificio. Se ho riposto la mia speranza nell’oro e all’oro fino ho detto: “Tu sei la mia fiducia”… Se ho goduto perché grandi erano i miei beni e guadagnava molto la mia mano… Se, vedendo il sole risplendere e la luna avanzare smagliante, si è lasciato sedurre in segreto il mio cuore e con la mano alla bocca ho mandato un bacio… Ho gioito forse della disgrazia del mio nemico? Ho esultato perché lo colpiva la sventura? Ho permesso alla mia lingua di peccare, augurandogli la morte con imprecazioni? All’aperto non passava la notte il forestiero e al viandante aprivo le mie porte… Non ho nascosto come uomo la mia colpa, tenendo celato nel mio petto il mio delitto… Se contro di me grida la mia terra e i suoi solchi piangono a una sola voce, se ho mangiato il suo frutto senza pagare e ho fatto sospirare i suoi coltivatori…. (Cfr. Gb 31,1-40b). Non vi sono lacune di purezza nella coscienza di Giobbe, né verso Dio né verso gli uomini. In ogni più piccola o grande prescrizione ha sempre rispettato il volere del Signore con pronta obbedienza. Lui non vive colpe teologiche dovute a visioni umane e nemmeno colpe morali o trasgressioni di ordine sociale. Verità divina, umana, morale, sociale, della vergine, dell’operaio, del forestiero, dello schiavo, dei pensieri, degli occhi, delle mani, del lavoro, ogni altra verità è puntualmente osservata, saldamente custodita nel cuore, prontamente trasformata in sua vita. La sua storia è la volontà di Dio vissuta per intero. Oggi si vuole sostituire verità e moralità con il diritto. Non si Non solo siamo senza più alcuna vera moralità, manchiamo della stessa nostra verità cristiana e umana da certificare in ogni istante della vita. Per noi il nome cristiano è un abito da indossare per qualche cerimonia obbligatoria. Terminata la parata rituale, ci si spoglia della verità, del nome, della moralità cui Gesù ci chiama e ci si abbandona alla volontà sganciata da ogni verità oggettiva, volendo ad ogni costo che essa venga riconosciuta da tutti come diritto. Volere tutto come diritto è sottoporsi anche nella Chiesa alla moda mondana di quel pensiero unico, che sta distruggendo l’umanità anche nella sua più profonda verità della stessa natura. Il cristiano ha un nome santo, il suo nome significa “crocifisso”, “inchiodato” alla verità, all’amore, alla giustizia, alla volontà, al cuore di Gesù. “Inchiodato” alla sana moralità che sgorga dal cuore di Cristo Crocifisso. Se ci si schioda dal cuore di Cristo, si può anche ricevere l’Eucaristia come diritto, ma non si vive Cristo come verità. L’Eucaristia è vana. Vergine Maria, Madre della Redenzione, tu sei stata la prima “inchiodata” alla croce di tuo Figlio. Fin dal primo istante del suo concepimento eri a rischio di lapidazione. Una grazia ti chiedo: dona al nome cristiano splendore, verità, moralità, santità, giustizia, onestà, purezza. Non permettere che esso venga ulteriormente infangato. Te lo chiede tuo Figlio Gesù che alla croce ti ha affidato l’umanità tutta bisognosa di redenzione e salvezza. Tu interverrai e il cristiano saprà che santo, santo, santo è il nome di Cristo Gesù, il Crocifisso. Sac. Costantino Di Bruno In Gesù Cristo, il nuovo umanesimo Riflessioni a partire dalla Traccia per il cammino verso il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale (www.firenze2015.it) Il Convegno Nazionale di Firenze radunerà dal 9 al 13 novembre le espressioni di tutte le realtà ecclesiali italiane. Per questo evento, che marca l’intero decennio, è stato scelto come filo conduttore il tema del nuovo umanesimo in Gesù Cristo. La scelta di questa trama non è orientata a una discussione accademica. Piuttosto che «disegnare in astratto i termini di un “nuovo umanesimo”», la traccia di preparazione intende sensibilizzare la coscienza ecclesiale, stimolare l’operatività pastorale, continuare un dialogo con il mondo (cf. p. 7). Di conseguenza, pur se il nuovo umanesimo ha “in” Cristo Gesù la sua fonte e la sua verità più piena, questo approccio prefigura una responsabilità primaria che è “nella” Chiesa. Chiediamoci allora, alla luce della Traccia: che cosa si intende per “nuovo umanesimo”? perché “in Gesù Cristo”? e soprattutto, qual è la responsabilità che ne deriva per la Chiesa? Il nuovo umanesimo “L’uomo è la prima via che la Chiesa percorre nel compimento della sua missione” – amava ripetere san Giovanni Paolo II (cf. p. 42). L’umanesimo, per la Chiesa, consiste nell’andare incontro all’uomo, promuoverlo, innalzarlo, e tutto questo secondo il progetto della carità di Dio. I tratti dell’umanesimo non sono abbozzati dalla creatività della Chiesa, ma sono plasmati da Dio creatore, dal Figlio Redentore, dallo Spirito santificatore. L’uomo è fatto di terra e di soffio divino, ma la fonte perenne del suo essere è l’amore di Dio. A questa fonte deve essere sempre ricondotto; da essa attinge ogni giorno la sua essenza più fresca e pura. L’umanesimo non può essere che “nuovo”, perché l’uomo non consegue il proprio essere una volta sola per sempre: egli deve ogni giorno ritrovarsi nel sempre “nuovo” e vitale incontro con l’amore di Dio. In Gesù Cristo L’amore di Dio rinnova l’uomo per opera di Gesù Cristo e in Lui. In Cristo l’umanità riceve non solo un rinnovamento, un ristoro, un aggiornamento. Riceve la sua natura nuova e piena. È Cristo Gesù l’Uomo che il Padre creando aveva pensato. Solo Lui realizza la vera identità per cui l’uomo è stato fatto: essere figlio e vivere da figlio l’obbedienza di amore al Padre. È Gesù che porta la natura umana nella relazione filiale, quella relazione che lega divinamente la persona del Figlio alla persona del Padre, nello Spirito Santo. L’umanità di Gesù è interamente un compimento e una rivelazione dell’autentica relazione filiale. Il suo nascere, il suo condividere la condizione terrena, la sua obbedienza, la sua compassione, la sua misericordia, la sua croce, il suo corpo donato, il suo sangue versato, la sua vita offerta, il suo Spirito effuso: nel suo donarsi al Padre nasce l’uomo nuovo. «Nella vicenda pasquale del Crocifisso Risorto ogni uomo ferito, reietto, rifiutato, emarginato, scartato, è anche “più uomo”, abbracciato nella figliolanza del Figlio, vivificato dal suo stesso Spirito che torna a gridare gioioso nel cuore di molti: “Abbà, Padre”» (p. 36). Nessun altro può realizzare questa novità. Essa è possibile solo nell’umanità di Cristo, nel suo vero Corpo. La responsabilità della Chiesa Se l’umanità nuova è quella che vive nel Corpo di Cristo, la responsabilità della Chiesa è primaria. Essa è il Corpo di Cristo, in cui lo Spirito Santo ha la sua dimora e dal cui costato viene effuso per dare vita ad ogni creatura. In questo corpo ogni uomo è invitato a integrarsi, per partecipare in esso all’umanità di Cristo. Con la vita dello Spirito, ogni membro del Corpo di Cristo è reso capace di fare della propria umanità un dono al Padre. Dall’interno del Corpo di Cristo, ci si può relazionare al Padre come figli. Sempre in quest’unico Corpo, ogni membro non è solo creatura che riceve «esistenza, energia e vita», ma è a sua volta “produttore” di vita e carità per le altre membra. La vitalità di un membro sostiene e vivifica tutto il corpo; il suo torpore ne rallenta tutto il dinamismo; ma il suo peccato inietta in circolo un veleno di morte che può danneggiare tutto l’organismo. La Chiesa è chiamata dunque a prendere coscienza di essere costituita segno e strumento del nuovo umanesimo in Cristo. La sua vocazione è accogliere nuovi membri dell’unico Corpo e per essi produrre vita, infondere carità. Essa ha tutti i mezzi di grazia per vivere questa missione: il Battesimo, che unisce nell’unità di un solo Corpo; l’Eucaristia, che fa del Corpo di Cristo il nutrimento di ogni membro e di ogni membro un dono offerto per la vita di tutto il Corpo; il Vangelo, che apre all’uomo nuovo gli occhi per vedersi in Cristo; lo Spirito Santo, che vivifica le membra e mette in circolo la carità divina che ognuno riceve e produce. Le cinque vie, o i molteplici itinerari, del nuovo umanesimo, non sono allora soltanto dei percorsi tracciati, che conducono la Chiesa all’incontro con il mondo. L’incontro potrebbe avvenire anche senza che ci sia “incorporazione”. Le vie dell’umanesimo in Cristo, piuttosto, conducono la Chiesa, e ogni cristiano in essa, a offrire la propria vita, affinché lo Spirito Santo sia effuso dal proprio costato, irrori il mondo, aggreghi nuovi membri, dia vita a tutto il Corpo. Uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare: sono tensioni da leggere nella prospettiva di quest’unico Corpo che effonde la divina carità e accoglie nuove membra, e lo fa attraverso ogni membro che offre se stesso come Cristo si è donato al Padre. Questi dinamismi non devono esprimere solo degli atteggiamenti, degli stili, delle opzioni pastorali: hanno senso se riflettono la coscienza e la missione di cristiani che sanno di offrire al mondo il frutto della loro obbedienza filiale al Padre, la loro vera umanità come cibo per la vita di molti. L’uomo nuovo ha una Madre che lo partorisce. Ella ha dato al mondo il Figlio di Dio fattosi vero uomo. Lo ha generato nel suo vero corpo e lo ha offerto nel suo amore più pieno. E così ogni membro del Corpo di Cristo è generato da Lei nella sua vera umanità. Affidiamo a Lei, alla Madre della Redenzione, la missione di tutta la Chiesa e la coscienza di ogni cristiano: non c’è nuovo umanesimo se non nasce da Lei. Sac. Francesco Brancaccio Il giorno del Signore Rito ambrosiano a cura del Teologo Sac. Costantino Di Bruno NON PREOCCUPATEVI PER LA VITA DALL’INIZIO DELLA CREAZIONE LI FECE MASCHIO E FEMMINA (II Domenica dopo Pentecoste – B – La creazione e il suo splendore) (III Domenica dopo Pentecoste – B – Dio e l’uomo) Dopo averle fatte ne distinse le parti (Sir 16,24-30) Voglio fargli un aiuto che gli corrisponda (Gen 2,18-25) Ogni essere esistente, dall’atomo all’uomo, la creatura così perfetta da essere ad immagine e a somiglianza di Dio, è stato pensato, voluto, creato dal Signore. “Quando il Signore da principio creò le sue opere, dopo averle fatte ne distinse le parti. Ordinò per sempre le sue opere e il loro dominio per le generazioni future. Non soffrono né fame né stanchezza e non interrompono il loro lavoro. Nessuna di loro urta la sua vicina, mai disubbidiranno alla sua parola. Dopo ciò il Signore guardò alla terra e la riempì dei suoi beni. Ne coprì la superficie con ogni specie di viventi e questi ad essa faranno ritorno”. Nulla è lasciato da Dio indeterminato, confuso, smarrito, alterato. Ogni qualvolta l’uomo, il solo che può fare questo, si pone contro la sapienza, la saggezza, la volontà del Signore, nella creazione genera solo morte e distruzione. L’uomo può anche decidere di determinarsi da sé, ma si determina solo per la sua morte, mai per la sua vita. La prima creatura umana fatta da Dio è un maschio. Quest’uomo è il solo che non può dare vita. È questa la sua solitudine. È chiuso in se stesso, imprigionato nella sua natura. Dio gli fa l’aiuto a lui corrispondente. Lo trae dall’uomo. Non gli dona un altro maschio. Gli avrebbe dato un’altra solitudine. Gli dona una donna. Con la donna, l’uomo ora potrà far esplodere la vita. Anche la donna, senza l’uomo, non può dare la vita. Anch’essa vive una solitudine di morte. Dio così ha fatto l’uomo: maschio e femmina. L’uomo oggi dice di volersi fare da sé. Vuole farsi non uomo, non donna, non maschio, non femmina. Vuole farsi altro. La vita la potrà dare solo se è uomo che si unisce alla donna. Se si fa da sé con lui finisce la vita umana sulla terra. Dio così ha fatto la sua creazione: la donna è vera donna con l’uomo, l’uomo è vero uomo con la donna. Chi altera questa verità, sprofonda l’umanità in un abisso di morte anche fisica. Attraverso le opere da lui compiute (Rm 1,16-21) Con l’incarnazione il Figlio eterno del Padre si unisce all’umanità in modo indissolubile, irreversibile. Fa dell’umanità la sua sposa. L’umanità è però nel peccato, è piena di rughe di male, è sotto una pesante macchia di immoralità e di ingiustizia. È guidata dalla disobbedienza al suo Dio, Signore, Creatore. Gesù viene, prende il suo sangue e con essa lava, purifica, rende candida come la neve la sua sposa, la fa santa e immacolata al suo cospetto. Così deve fare il marito per la sua donna. La deve ogni giorno lavare con il sangue della sua carità, verità, amore, giustizia, santità. La deve purificare con il sudore della sua pazienza, sopportazione, umiltà, infinita misericordia. La deve nutrire con il suo stesso corpo, facendosi eucaristia di amore per essa. Questa è la missione del marito. Quale dovrà essere la missione della donna, della sposa? Quella di essere sottomessa all’amore, verità, carità, misericordia del marito. Come anche Cristo ha amato la Chiesa (Ef 5,21-33) L’uomo è dalla volontà del suo Signore. Da Lui è stato creato. Vive se cammina nella sua Parola, ascolta la sua voce, segue i suoi comandamenti. Quando l’uomo si fa da se stesso, dalla sua volontà, dai suoi desideri, da ogni sua aspirazione, è in questo istante che rinnega la sua verità di natura ed entra nell’ingiustizia e nell’empietà. Lui che è creato e che sempre dovrà essere fatto da Dio, si proclama creatura che si fa da sé. Se l’uomo vuole essere, dovrà essere fatto perennemente dal suo Signore. La più grande opera di Dio è l’uomo. Osservando se stesso, contemplandosi deve giungere alla sua verità di natura. Non mi sono fatto. Non mi posso fare. Devo lasciarmi fare da Dio. Questa è la mia unica e sola verità. Dio solo è vita. Se non mi lascio fare da Dio e mi faccio da me, mi faccio per la morte non per la vita. Solo Dio è vita e solo Lui ci fa vita. Noi non siamo e non possiamo farci. Così non sono più due, ma una sola carne (Mc 10,1-12) Quanto più degli uccelli valete voi! (Lc 12,22-31) Gesù rassicura i suoi discepoli. Loro sono fatti quotidianamente da Dio, da Lui nutriti, vestiti, conservati in vita. I discepoli devono mettersi interamente nella volontà del loro Dio, poi sarà Dio a fare ogni cosa per loro. Sarà Lui che darà loro pane e acqua, vestito e cibo. Chi non è nutrito e vestito da Dio è persona che non si nutre e non si veste di Dio. Ancora non ha indossato Cristo e finché non avrà indossato Cristo nella sua parola e nella sua grazia, mai potrà essere vestito e nutrito dal Padre. La condizione perché il Padre ci nutra e ci vesta è che noi indossiamo e ci nutriamo di Cristo Gesù. Questo significa cercare il regno di Dio e la sua giustizia. Si cerca Cristo, ci si nutre e ci si veste di Lui, della sua verità e della sua carità e il Padre nutre e veste il nostro corpo di ogni bene ad esso necessario. Il Padre ci dona Cristo come suo purissimo dono di misericordia, verità, amore, giustizia, pace. Noi prendiamo Cristo, ci vestiamo di Lui, di Lui ci nutriamo, diveniamo visibilità di Cristo nel mondo, il Padre viene e ci nutre e ci veste anche fisicamente, materialmente. Il Signore inizia a condurre l’uomo verso l’indissolubilità del matrimonio, ponendo a sua custodia due comandamenti: il sesto e il nono. Rimane però ancora il divorzio regolamentato dalla legge del Signore. Gesù aggiunge una particolare grazia, perché l’uomo e la donna possano vivere per sempre nell’unità, rendendo indissolubile il loro patto, la loro alleanza d’amore. La grazia però va perennemente rinnovata, ricevuta, invocata, assunta. Se l’uomo o la donna trascurano di ravvivare la grazia di Dio, la loro natura si indebolisce, si cade nell’adulterio, si pecca nei desideri, alla fine si scioglie ciò che Dio ha unito perché rimanga unito per sempre. Il cristiano ha un’altissima vocazione da vivere: deve attestare dinanzi al mondo che l’unità indissolubile è la sola verità del matrimonio. Ogni altra forma è solo falsità e menzogna. Egli deve evangelizzare l’intera storia mostrando la bellezza, la solidità, la vitalità dell’unione indissolubile che governa il suo matrimonio. Questa missione è altissima. È purissima opera di evangelizzazione e di catechesi. Cibo, eucaristia, solidarieta' Un ciclo di incontri in occasione dell’Expo di Milano L’arcivescovo di Catanzaro-Squillace S.E. Mons. Vincenzo Bertolone è stato lungimirante nel volere sostenere ben quattro appuntamenti articolati sul tema del cibo, capaci di sollecitare la riflessione personale sul cibo alimento del corpo e sul cibo che nutre l’anima. Lo ha fatto raccogliendo, tra le prime diocesi d’Italia, gli stimoli autorevoli del direttore di Zenit Antonio Gaspari, in occasione dell’evento Expo di Milano che s’interroga su come nutrire con equità il pianeta. L’iniziativa, Cibo, eucaristia e solidarietà, si è realizzata grazie al Movimento Apostolico, nelle persone della sua Presidente Cettina Marraffa, dell’Assistente ecclesiale centrale Mons. Costantino di Bruno e dell’Assistente Regionale Don Gesualdo De Luca, affiancato dai sacerdoti del Centro Studi Verbum. Hanno aderito la Coldiretti, la Confagricoltura e Slow Food Calabria. Tutto è iniziato a Soverato (CZ) il 12 marzo scorso, moderatore Don Francesco Brancaccio; relatori lo stesso don Gesualdo e il prof. universitario Pasquale Giustiniani, sul tema “Il cibo e la comunione tra gli uomini, coltivare, custodire, trasformare la terra”. L’incontro è avvenuto all’Istituto Alberghiero, alla presenza delle quinte classi degli Istituti Superiori del luogo. Il secondo incontro è stato con la popolazione di Sellia Marina (CZ), nell’Aula del Consiglio Comunale, presente il sindaco Francesco Mauro. Il tema: “Cibo, sanità, eticità”. Relazioni di don Mimmo Concolino; dei giovani medici, dott. Giuseppe Bisurgi e dott. Luca Rocca; della nutrizionista dott.ssa Rosaria Leuzzi. Moderatore don Gesualdo De Luca. Il terzo appuntamento, “Il pane della vita. Cibo, eucaristia, solidarietà”, organizzato nella parrocchia Maria Madre della Chiesa di Catanzaro, ha registrato una massiccia e attenta presenza di pubblico. Relatori il teologo Mons. Costantino Di Bruno; Antonio Gaspari, direttore di Zenit; l’arcivescovo S.E. Vincenzo Bertolone. Moderatore Don Sandro Carioti. Contributo canoro dei giovani del Movimento Apostolico e lettura di Giancarlo Davoli di un meditare, “Eucaristia, mistero della fede”, dell’Ispiratrice, Signora Maria Marino. Tele Padre Pio ha ripreso i lavori, grazie a don Francesco Cristofaro. Nel mese di maggio, nei diversi Istituti Superiori di 2° grado dell’Arcidiocesi di Catanzaro, si svolge un concorso sul cibo, alla luce delle tematiche accennate, grazie alla disponibilità del Direttore della Scuola in Calabria, dott. Diego Bouché. Quest’ultimo sarà presente nell’incontro di chiusura, previsto per ottobre, nel parco della Biodiversità di Catanzaro, ospitato dall’Istituto Statale Agrario della città. Prevista una tavola rotonda sul tema “Il cibo un percorso d’umanità, dalla produzione alla distribuzione”, moderata dal presidente dei giornalisti Giuseppe Soluri. Per l’occasione la Coldiretti ci regalerà degli assaggi di prodotti tipici. Protagonisti saranno, alla presenza dell’Arcivescovo e del direttore di Zenit, i giovani delle scuole. Una bella festa di vera comunità cristiana. Egidio Chiarella Powered by TCPDF (www.tcpdf.org) MEDITARE PRENDICI... Prendici per mano, o Mamma di Gesù. Fa' che ci abbandoniamo al tuo amore di Madre. Non respingere la nostra preghiera. Non vedi? La carne è debole. La tentazione è in agguato. Gli affanni, le angustie, le tribolazioni vorrebbero farci allontanare dal tuo Figlio Gesù. Con te riusciremo ad entrare per la porta stretta. Con te vicino la tentazione si può superare. Con il tuo amore riusciremo a costruire sulla roccia. Prendici per mano, o Mamma di Gesù, Ti preghiamo. Il tuo aiuto ci darà la forza di bere questo calice amaro e di compiere la volontà del Padre nostro nei cieli. Prendici per mano, o Mamma di Gesù, e portaci al tuo Figlio Gesù. Non ci lasciare soli. Smarriamo la via. Ci perdiamo strada facendo. Prendici per mano, o Mamma di Gesù. Insegnaci ad amare come hai amato tu. Fa' che possiamo ottenere dal Signore lo spirito di preghiera, di mitezza, di pace, di pazienza, di amore. Non ci abbandonare, o Mamma di Gesù. Prendici per mano. Solo così potremo perseverare per raggiungerti nel Regno dei cieli. Maria Marino Editore: Movimento Apostolico. Direttore Responsabile: Costantino Di Bruno. Autorizzazione n. 75 dell 8-2-1990 del Tribunale di Lamezia Terme. Direzione, Redazione, Amministrazione: Via B.Musolino, 23/D, Catanzaro. Periodico quindicinale non a scopo di lucro. Diffusione gratuita. Con approvazione ecclesiastica - Curia Vescovile di Nicastro Internet: www.movimentoapostolico.it - e-mail: [email protected]