Documento PDF - Movimento Apostolico

Transcript

Documento PDF - Movimento Apostolico
www.movimentoapostolico.it
Anno 32 n. 12 - 07/06/2015
e-mail: [email protected]
All’aperto non passava la notte il forestiero
Giobbe è grandemente amareggiato nel cuore e nello spirito. Non
sopporta l’accusa e la condanna dei suoi tre amici venuti a
chiedergli di confessare la sua empietà, pentirsi, domandare
umilmente perdono al Signore. Nessuna sua argomentazione è
riuscita a convincerli della sua innocenza. Come ultima prova di
giustizia rivela loro la purezza della sua coscienza, con richiesta
di gravissima punizione nel caso attestasse il falso.
tratta però di un diritto fondato sulla volontà di Dio, quale ad
esempio il rispetto della dignità e verità di uomo, donna,
bambino, lavoratore, impiegato, professionista. Ma di un diritto
che è frutto della sola volontà. È diritto ciò che si vuole e poiché
la voce di uno solo risulta inefficace, allora ci si mette insieme a
gridare ogni diritto, fondato però sull’immoralità,
sull’ingiustizia, sulla negazione della volontà di Dio.
Ho stretto un patto con i miei occhi, di non fissare lo sguardo su
una vergine... Se ho agito con falsità e il mio piede si è affrettato
verso la frode… Se il mio passo è andato fuori strada e il mio
cuore ha seguìto i miei occhi, se la mia mano si è macchiata… Se
il mio cuore si lasciò sedurre da una donna e sono stato in
agguato alla porta del mio prossimo… Se ho negato i diritti del
mio schiavo e della schiava in lite con me… Se ho rifiutato ai
poveri quanto desideravano, se ho lasciato languire gli occhi
della vedova, se da solo ho mangiato il mio tozzo di pane, senza
che ne mangiasse anche l’orfano… Se mai ho visto un misero
senza vestito o un indigente che non aveva di che coprirsi, se
contro l’orfano ho alzato la mano, perché avevo in tribunale chi
mi favoriva…
Nel Giudizio universale Giobbe si ergerà contro noi cristiani e ci
condannerà tutti, perché lui non ha conosciuto Cristo Signore,
non ha visto il Crocifisso, nulla sapeva della risurrezione e nella
malattia, sofferenza, dolore, rimane integro nella sua fedeltà al
Signore. Noi cristiani, ai quali è stato dato Cristo Crocifisso
come nostro modello di pazienza, sopportazione, amore, pace,
riconciliazione, fratellanza, solidarietà, comunione, compassione
e ogni altra virtù, non conosciamo più neanche il significato del
suo sacrificio.
Se ho riposto la mia speranza nell’oro e all’oro fino ho detto:
“Tu sei la mia fiducia”… Se ho goduto perché grandi erano i miei
beni e guadagnava molto la mia mano… Se, vedendo il sole
risplendere e la luna avanzare smagliante, si è lasciato sedurre
in segreto il mio cuore e con la mano alla bocca ho mandato un
bacio… Ho gioito forse della disgrazia del mio nemico? Ho
esultato perché lo colpiva la sventura? Ho permesso alla mia
lingua di peccare, augurandogli la morte con imprecazioni?
All’aperto non passava la notte il forestiero e al viandante
aprivo le mie porte… Non ho nascosto come uomo la mia colpa,
tenendo celato nel mio petto il mio delitto… Se contro di me grida
la mia terra e i suoi solchi piangono a una sola voce, se ho
mangiato il suo frutto senza pagare e ho fatto sospirare i suoi
coltivatori…. (Cfr. Gb 31,1-40b).
Non vi sono lacune di purezza nella coscienza di Giobbe, né
verso Dio né verso gli uomini. In ogni più piccola o grande
prescrizione ha sempre rispettato il volere del Signore con pronta
obbedienza. Lui non vive colpe teologiche dovute a visioni
umane e nemmeno colpe morali o trasgressioni di ordine sociale.
Verità divina, umana, morale, sociale, della vergine,
dell’operaio, del forestiero, dello schiavo, dei pensieri, degli
occhi, delle mani, del lavoro, ogni altra verità è puntualmente
osservata, saldamente custodita nel cuore, prontamente
trasformata in sua vita. La sua storia è la volontà di Dio vissuta
per intero.
Oggi si vuole sostituire verità e moralità con il diritto. Non si
Non solo siamo senza più alcuna vera moralità, manchiamo della
stessa nostra verità cristiana e umana da certificare in ogni
istante della vita. Per noi il nome cristiano è un abito da
indossare per qualche cerimonia obbligatoria. Terminata la
parata rituale, ci si spoglia della verità, del nome, della moralità
cui Gesù ci chiama e ci si abbandona alla volontà sganciata da
ogni verità oggettiva, volendo ad ogni costo che essa venga
riconosciuta da tutti come diritto.
Volere tutto come diritto è sottoporsi anche nella Chiesa alla
moda mondana di quel pensiero unico, che sta distruggendo
l’umanità anche nella sua più profonda verità della stessa natura.
Il cristiano ha un nome santo, il suo nome significa “crocifisso”,
“inchiodato” alla verità, all’amore, alla giustizia, alla volontà, al
cuore di Gesù. “Inchiodato” alla sana moralità che sgorga dal
cuore di Cristo Crocifisso. Se ci si schioda dal cuore di Cristo, si
può anche ricevere l’Eucaristia come diritto, ma non si vive
Cristo come verità. L’Eucaristia è vana.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, tu sei stata la prima
“inchiodata” alla croce di tuo Figlio. Fin dal primo istante del
suo concepimento eri a rischio di lapidazione. Una grazia ti
chiedo: dona al nome cristiano splendore, verità, moralità,
santità, giustizia, onestà, purezza. Non permettere che esso venga
ulteriormente infangato. Te lo chiede tuo Figlio Gesù che alla
croce ti ha affidato l’umanità tutta bisognosa di redenzione e
salvezza. Tu interverrai e il cristiano saprà che santo, santo,
santo è il nome di Cristo Gesù, il Crocifisso.
Sac. Costantino Di Bruno
In Gesù Cristo, il nuovo umanesimo
Riflessioni a partire dalla Traccia per il cammino verso il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale (www.firenze2015.it)
Il Convegno Nazionale di Firenze radunerà dal 9 al 13 novembre le
espressioni di tutte le realtà ecclesiali italiane. Per questo evento,
che marca l’intero decennio, è stato scelto come filo conduttore il
tema del nuovo umanesimo in Gesù Cristo.
La scelta di questa trama non è orientata a una discussione
accademica. Piuttosto che «disegnare in astratto i termini di un
“nuovo umanesimo”», la traccia di preparazione intende
sensibilizzare la coscienza ecclesiale, stimolare l’operatività
pastorale, continuare un dialogo con il mondo (cf. p. 7).
Di conseguenza, pur se il nuovo umanesimo ha “in” Cristo Gesù la
sua fonte e la sua verità più piena, questo approccio prefigura una
responsabilità primaria che è “nella” Chiesa. Chiediamoci allora,
alla luce della Traccia: che cosa si intende per “nuovo
umanesimo”? perché “in Gesù Cristo”? e soprattutto, qual è la
responsabilità che ne deriva per la Chiesa?
Il nuovo umanesimo
“L’uomo è la prima via che la Chiesa percorre nel compimento
della sua missione” – amava ripetere san Giovanni Paolo II (cf. p.
42). L’umanesimo, per la Chiesa, consiste nell’andare incontro
all’uomo, promuoverlo, innalzarlo, e tutto questo secondo il
progetto della carità di Dio. I tratti dell’umanesimo non sono
abbozzati dalla creatività della Chiesa, ma sono plasmati da Dio
creatore, dal Figlio Redentore, dallo Spirito santificatore. L’uomo è
fatto di terra e di soffio divino, ma la fonte perenne del suo essere è
l’amore di Dio. A questa fonte deve essere sempre ricondotto; da
essa attinge ogni giorno la sua essenza più fresca e pura.
L’umanesimo non può essere che “nuovo”, perché l’uomo non
consegue il proprio essere una volta sola per sempre: egli deve ogni
giorno ritrovarsi nel sempre “nuovo” e vitale incontro con l’amore
di Dio.
In Gesù Cristo
L’amore di Dio rinnova l’uomo per opera di Gesù Cristo e in Lui.
In Cristo l’umanità riceve non solo un rinnovamento, un ristoro, un
aggiornamento. Riceve la sua natura nuova e piena. È Cristo Gesù
l’Uomo che il Padre creando aveva pensato. Solo Lui realizza la
vera identità per cui l’uomo è stato fatto: essere figlio e vivere da
figlio l’obbedienza di amore al Padre. È Gesù che porta la natura
umana nella relazione filiale, quella relazione che lega divinamente
la persona del Figlio alla persona del Padre, nello Spirito Santo.
L’umanità di Gesù è interamente un compimento e una rivelazione
dell’autentica relazione filiale. Il suo nascere, il suo condividere la
condizione terrena, la sua obbedienza, la sua compassione, la sua
misericordia, la sua croce, il suo corpo donato, il suo sangue
versato, la sua vita offerta, il suo Spirito effuso: nel suo donarsi al
Padre nasce l’uomo nuovo. «Nella vicenda pasquale del Crocifisso
Risorto ogni uomo ferito, reietto, rifiutato, emarginato, scartato, è
anche “più uomo”, abbracciato nella figliolanza del Figlio,
vivificato dal suo stesso Spirito che torna a gridare gioioso nel
cuore di molti: “Abbà, Padre”» (p. 36). Nessun altro può realizzare
questa novità. Essa è possibile solo nell’umanità di Cristo, nel suo
vero Corpo.
La responsabilità della Chiesa
Se l’umanità nuova è quella che vive nel Corpo di Cristo, la
responsabilità della Chiesa è primaria. Essa è il Corpo di Cristo, in
cui lo Spirito Santo ha la sua dimora e dal cui costato viene effuso
per dare vita ad ogni creatura.
In questo corpo ogni uomo è invitato a integrarsi, per partecipare in
esso all’umanità di Cristo. Con la vita dello Spirito, ogni membro
del Corpo di Cristo è reso capace di fare della propria umanità un
dono al Padre. Dall’interno del Corpo di Cristo, ci si può
relazionare al Padre come figli.
Sempre in quest’unico Corpo, ogni membro non è solo creatura
che riceve «esistenza, energia e vita», ma è a sua volta “produttore”
di vita e carità per le altre membra. La vitalità di un membro
sostiene e vivifica tutto il corpo; il suo torpore ne rallenta tutto il
dinamismo; ma il suo peccato inietta in circolo un veleno di morte
che può danneggiare tutto l’organismo.
La Chiesa è chiamata dunque a prendere coscienza di essere
costituita segno e strumento del nuovo umanesimo in Cristo. La sua
vocazione è accogliere nuovi membri dell’unico Corpo e per essi
produrre vita, infondere carità. Essa ha tutti i mezzi di grazia per
vivere questa missione: il Battesimo, che unisce nell’unità di un
solo Corpo; l’Eucaristia, che fa del Corpo di Cristo il nutrimento di
ogni membro e di ogni membro un dono offerto per la vita di tutto
il Corpo; il Vangelo, che apre all’uomo nuovo gli occhi per vedersi
in Cristo; lo Spirito Santo, che vivifica le membra e mette in circolo
la carità divina che ognuno riceve e produce.
Le cinque vie, o i molteplici itinerari, del nuovo umanesimo, non
sono allora soltanto dei percorsi tracciati, che conducono la Chiesa
all’incontro con il mondo. L’incontro potrebbe avvenire anche
senza che ci sia “incorporazione”. Le vie dell’umanesimo in
Cristo, piuttosto, conducono la Chiesa, e ogni cristiano in essa, a
offrire la propria vita, affinché lo Spirito Santo sia effuso dal
proprio costato, irrori il mondo, aggreghi nuovi membri, dia vita a
tutto il Corpo. Uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare:
sono tensioni da leggere nella prospettiva di quest’unico Corpo che
effonde la divina carità e accoglie nuove membra, e lo fa attraverso
ogni membro che offre se stesso come Cristo si è donato al Padre.
Questi dinamismi non devono esprimere solo degli atteggiamenti,
degli stili, delle opzioni pastorali: hanno senso se riflettono la
coscienza e la missione di cristiani che sanno di offrire al mondo il
frutto della loro obbedienza filiale al Padre, la loro vera umanità
come cibo per la vita di molti.
L’uomo nuovo ha una Madre che lo partorisce. Ella ha dato al
mondo il Figlio di Dio fattosi vero uomo. Lo ha generato nel suo
vero corpo e lo ha offerto nel suo amore più pieno. E così ogni
membro del Corpo di Cristo è generato da Lei nella sua vera
umanità. Affidiamo a Lei, alla Madre della Redenzione, la missione
di tutta la Chiesa e la coscienza di ogni cristiano: non c’è nuovo
umanesimo se non nasce da Lei.
Sac. Francesco Brancaccio
Il giorno del Signore
Rito ambrosiano
a cura del Teologo Sac. Costantino Di Bruno
NON PREOCCUPATEVI PER LA VITA
DALL’INIZIO DELLA CREAZIONE LI FECE MASCHIO E FEMMINA
(II Domenica dopo Pentecoste – B – La creazione e il suo splendore)
(III Domenica dopo Pentecoste – B – Dio e l’uomo)
Dopo averle fatte ne distinse le parti (Sir 16,24-30)
Voglio fargli un aiuto che gli corrisponda (Gen 2,18-25)
Ogni essere esistente, dall’atomo all’uomo, la creatura così
perfetta da essere ad immagine e a somiglianza di Dio, è stato
pensato, voluto, creato dal Signore. “Quando il Signore da
principio creò le sue opere, dopo averle fatte ne distinse le parti.
Ordinò per sempre le sue opere e il loro dominio per le
generazioni future. Non soffrono né fame né stanchezza e non
interrompono il loro lavoro. Nessuna di loro urta la sua vicina,
mai disubbidiranno alla sua parola. Dopo ciò il Signore guardò
alla terra e la riempì dei suoi beni. Ne coprì la superficie con
ogni specie di viventi e questi ad essa faranno ritorno”. Nulla è
lasciato da Dio indeterminato, confuso, smarrito, alterato. Ogni
qualvolta l’uomo, il solo che può fare questo, si pone contro la
sapienza, la saggezza, la volontà del Signore, nella creazione
genera solo morte e distruzione. L’uomo può anche decidere di
determinarsi da sé, ma si determina solo per la sua morte, mai
per la sua vita.
La prima creatura umana fatta da Dio è un maschio. Quest’uomo
è il solo che non può dare vita. È questa la sua solitudine. È
chiuso in se stesso, imprigionato nella sua natura. Dio gli fa
l’aiuto a lui corrispondente. Lo trae dall’uomo. Non gli dona un
altro maschio. Gli avrebbe dato un’altra solitudine. Gli dona una
donna. Con la donna, l’uomo ora potrà far esplodere la vita.
Anche la donna, senza l’uomo, non può dare la vita. Anch’essa
vive una solitudine di morte. Dio così ha fatto l’uomo: maschio
e femmina. L’uomo oggi dice di volersi fare da sé. Vuole farsi
non uomo, non donna, non maschio, non femmina. Vuole farsi
altro. La vita la potrà dare solo se è uomo che si unisce alla
donna. Se si fa da sé con lui finisce la vita umana sulla terra. Dio
così ha fatto la sua creazione: la donna è vera donna con l’uomo,
l’uomo è vero uomo con la donna. Chi altera questa verità,
sprofonda l’umanità in un abisso di morte anche fisica.
Attraverso le opere da lui compiute (Rm 1,16-21)
Con l’incarnazione il Figlio eterno del Padre si unisce
all’umanità in modo indissolubile, irreversibile. Fa dell’umanità
la sua sposa. L’umanità è però nel peccato, è piena di rughe di
male, è sotto una pesante macchia di immoralità e di ingiustizia.
È guidata dalla disobbedienza al suo Dio, Signore, Creatore.
Gesù viene, prende il suo sangue e con essa lava, purifica, rende
candida come la neve la sua sposa, la fa santa e immacolata al
suo cospetto. Così deve fare il marito per la sua donna. La deve
ogni giorno lavare con il sangue della sua carità, verità, amore,
giustizia, santità. La deve purificare con il sudore della sua
pazienza, sopportazione, umiltà, infinita misericordia. La deve
nutrire con il suo stesso corpo, facendosi eucaristia di amore per
essa. Questa è la missione del marito. Quale dovrà essere la
missione della donna, della sposa? Quella di essere sottomessa
all’amore, verità, carità, misericordia del marito.
Come anche Cristo ha amato la Chiesa (Ef 5,21-33)
L’uomo è dalla volontà del suo Signore. Da Lui è stato creato.
Vive se cammina nella sua Parola, ascolta la sua voce, segue i
suoi comandamenti. Quando l’uomo si fa da se stesso, dalla sua
volontà, dai suoi desideri, da ogni sua aspirazione, è in questo
istante che rinnega la sua verità di natura ed entra
nell’ingiustizia e nell’empietà. Lui che è creato e che sempre
dovrà essere fatto da Dio, si proclama creatura che si fa da sé. Se
l’uomo vuole essere, dovrà essere fatto perennemente dal suo
Signore. La più grande opera di Dio è l’uomo. Osservando se
stesso, contemplandosi deve giungere alla sua verità di natura.
Non mi sono fatto. Non mi posso fare. Devo lasciarmi fare da
Dio. Questa è la mia unica e sola verità. Dio solo è vita. Se non
mi lascio fare da Dio e mi faccio da me, mi faccio per la morte
non per la vita. Solo Dio è vita e solo Lui ci fa vita. Noi non
siamo e non possiamo farci.
Così non sono più due, ma una sola carne (Mc 10,1-12)
Quanto più degli uccelli valete voi! (Lc 12,22-31)
Gesù rassicura i suoi discepoli. Loro sono fatti quotidianamente
da Dio, da Lui nutriti, vestiti, conservati in vita. I discepoli
devono mettersi interamente nella volontà del loro Dio, poi sarà
Dio a fare ogni cosa per loro. Sarà Lui che darà loro pane e
acqua, vestito e cibo. Chi non è nutrito e vestito da Dio è persona
che non si nutre e non si veste di Dio. Ancora non ha indossato
Cristo e finché non avrà indossato Cristo nella sua parola e nella
sua grazia, mai potrà essere vestito e nutrito dal Padre. La
condizione perché il Padre ci nutra e ci vesta è che noi
indossiamo e ci nutriamo di Cristo Gesù. Questo significa
cercare il regno di Dio e la sua giustizia. Si cerca Cristo, ci si
nutre e ci si veste di Lui, della sua verità e della sua carità e il
Padre nutre e veste il nostro corpo di ogni bene ad esso
necessario. Il Padre ci dona Cristo come suo purissimo dono di
misericordia, verità, amore, giustizia, pace. Noi prendiamo
Cristo, ci vestiamo di Lui, di Lui ci nutriamo, diveniamo
visibilità di Cristo nel mondo, il Padre viene e ci nutre e ci veste
anche fisicamente, materialmente.
Il Signore inizia a condurre l’uomo verso l’indissolubilità del
matrimonio, ponendo a sua custodia due comandamenti: il sesto
e il nono. Rimane però ancora il divorzio regolamentato dalla
legge del Signore. Gesù aggiunge una particolare grazia, perché
l’uomo e la donna possano vivere per sempre nell’unità,
rendendo indissolubile il loro patto, la loro alleanza d’amore. La
grazia però va perennemente rinnovata, ricevuta, invocata,
assunta. Se l’uomo o la donna trascurano di ravvivare la grazia
di Dio, la loro natura si indebolisce, si cade nell’adulterio, si
pecca nei desideri, alla fine si scioglie ciò che Dio ha unito
perché rimanga unito per sempre. Il cristiano ha un’altissima
vocazione da vivere: deve attestare dinanzi al mondo che l’unità
indissolubile è la sola verità del matrimonio. Ogni altra forma è
solo falsità e menzogna. Egli deve evangelizzare l’intera storia
mostrando la bellezza, la solidità, la vitalità dell’unione
indissolubile che governa il suo matrimonio. Questa missione è
altissima. È purissima opera di evangelizzazione e di catechesi.
Cibo, eucaristia, solidarieta'
Un ciclo di incontri in occasione
dell’Expo di Milano
L’arcivescovo di Catanzaro-Squillace S.E. Mons. Vincenzo
Bertolone è stato lungimirante nel volere sostenere ben quattro
appuntamenti articolati sul tema del cibo, capaci di sollecitare la
riflessione personale sul cibo alimento del corpo e sul cibo che
nutre l’anima. Lo ha fatto raccogliendo, tra le prime diocesi
d’Italia, gli stimoli autorevoli del direttore di Zenit Antonio
Gaspari, in occasione dell’evento Expo di Milano che
s’interroga su come nutrire con equità il pianeta.
L’iniziativa, Cibo, eucaristia e solidarietà, si è realizzata grazie
al Movimento Apostolico, nelle persone della sua Presidente
Cettina Marraffa, dell’Assistente ecclesiale centrale Mons.
Costantino di Bruno e dell’Assistente Regionale Don Gesualdo
De Luca, affiancato dai sacerdoti del Centro Studi Verbum.
Hanno aderito la Coldiretti, la Confagricoltura e Slow Food
Calabria.
Tutto è iniziato a Soverato (CZ) il 12 marzo scorso, moderatore
Don Francesco Brancaccio; relatori lo stesso don Gesualdo e il
prof. universitario Pasquale Giustiniani, sul tema “Il cibo e la
comunione tra gli uomini, coltivare, custodire, trasformare la
terra”. L’incontro è avvenuto all’Istituto Alberghiero, alla
presenza delle quinte classi degli Istituti Superiori del luogo.
Il secondo incontro è stato con la popolazione di Sellia Marina
(CZ), nell’Aula del Consiglio Comunale, presente il sindaco
Francesco Mauro. Il tema: “Cibo, sanità, eticità”. Relazioni di
don Mimmo Concolino; dei giovani medici, dott. Giuseppe
Bisurgi e dott. Luca Rocca; della nutrizionista dott.ssa Rosaria
Leuzzi. Moderatore don Gesualdo De Luca.
Il terzo appuntamento, “Il pane della vita. Cibo, eucaristia,
solidarietà”, organizzato nella parrocchia Maria Madre della
Chiesa di Catanzaro, ha registrato una massiccia e attenta
presenza di pubblico. Relatori il teologo Mons. Costantino Di
Bruno; Antonio Gaspari, direttore di Zenit; l’arcivescovo S.E.
Vincenzo Bertolone. Moderatore Don Sandro Carioti. Contributo
canoro dei giovani del Movimento Apostolico e lettura di
Giancarlo Davoli di un meditare, “Eucaristia, mistero della
fede”, dell’Ispiratrice, Signora Maria Marino. Tele Padre Pio ha
ripreso i lavori, grazie a don Francesco Cristofaro.
Nel mese di maggio, nei diversi Istituti Superiori di 2° grado
dell’Arcidiocesi di Catanzaro, si svolge un concorso sul cibo,
alla luce delle tematiche accennate, grazie alla disponibilità del
Direttore della Scuola in Calabria, dott. Diego Bouché.
Quest’ultimo sarà presente nell’incontro di chiusura, previsto
per ottobre, nel parco della Biodiversità di Catanzaro, ospitato
dall’Istituto Statale Agrario della città. Prevista una tavola
rotonda sul tema “Il cibo un percorso d’umanità, dalla
produzione alla distribuzione”, moderata dal presidente dei
giornalisti Giuseppe Soluri. Per l’occasione la Coldiretti ci
regalerà degli assaggi di prodotti tipici. Protagonisti saranno, alla
presenza dell’Arcivescovo e del direttore di Zenit, i giovani
delle scuole. Una bella festa di vera comunità cristiana.
Egidio Chiarella
Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)
MEDITARE
PRENDICI...
Prendici per mano,
o Mamma di Gesù.
Fa' che ci abbandoniamo
al tuo amore di Madre.
Non respingere la nostra preghiera.
Non vedi?
La carne è debole.
La tentazione è in agguato.
Gli affanni,
le angustie,
le tribolazioni
vorrebbero farci allontanare dal tuo Figlio Gesù.
Con te riusciremo ad entrare
per la porta stretta.
Con te vicino
la tentazione si può superare.
Con il tuo amore
riusciremo a costruire sulla roccia.
Prendici per mano, o Mamma di Gesù,
Ti preghiamo.
Il tuo aiuto ci darà la forza
di bere questo calice amaro
e di compiere la volontà del Padre nostro nei cieli.
Prendici per mano,
o Mamma di Gesù,
e portaci al tuo Figlio Gesù.
Non ci lasciare soli.
Smarriamo la via.
Ci perdiamo strada facendo.
Prendici per mano,
o Mamma di Gesù.
Insegnaci ad amare come hai amato tu.
Fa' che possiamo ottenere dal Signore
lo spirito
di preghiera,
di mitezza,
di pace,
di pazienza,
di amore.
Non ci abbandonare,
o Mamma di Gesù.
Prendici per mano.
Solo così potremo perseverare
per raggiungerti nel Regno dei cieli.
Maria Marino
Editore: Movimento Apostolico. Direttore Responsabile: Costantino Di Bruno.
Autorizzazione n. 75 dell 8-2-1990 del Tribunale di Lamezia Terme. Direzione,
Redazione, Amministrazione: Via B.Musolino, 23/D, Catanzaro.
Periodico quindicinale non a scopo di lucro. Diffusione gratuita.
Con approvazione ecclesiastica - Curia Vescovile di Nicastro
Internet: www.movimentoapostolico.it - e-mail: [email protected]