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CRONACHE
Corriere della Sera Lunedì 5 Dicembre 2016
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#
L’ora di cinese, arrivano i docenti di ruolo
Dopo gli anni della sperimentazione, i primi 13 insegnanti di mandarino
hanno superato il concorso e saranno assunti a tempo indeterminato
La scuola
 Arrivano i
primi 13
docenti di
cinese di ruolo
della scuola
 Lo scorso 21
novembre si
sono svolti gli
orali del
concorso
pubblico, che
hanno
consacrato i 13
insegnanti
«certificati» di
mandarino che
saranno
assunti con
contratto a
tempo
indeterminato
 Secondo
l’ultimo report
del ministero
dell’Istruzione,
sono 200 le
scuole
secondarie di
secondo grado
coinvolte,
4 mila gli
studenti di
istituti tecnici e
licei
Sono in arrivo i primi 13 docenti di cinese di
ruolo della scuola italiana. Dopo qualche anno
di sperimentazione come attività opzionale, e
dopo 4 anni di introduzione nei curricoli della
programmazione scolastica, lo scorso 21 novembre si sono svolti gli orali del concorso pubblico, che hanno consacrato i 13 insegnanti
«certificati» di mandarino che verranno assun-
ti con contratto a tempo indeterminato. In realtà l’insegnamento del cinese nelle scuole italiane è ormai una realtà consolidata: secondo l’ultimo report del ministero dell’Istruzione, sono
200 le scuole secondarie di secondo grado
coinvolte, 4 mila gli studenti di istituti tecnici e
licei, 149 le classi, 51 le cattedre da quando nel
2012 sono stati attivati i primi corsi per abilitare
i docenti a insegnare cinese, giapponese e arabo attraverso i Tfa (Tirocini formativi attivi).
Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto sono le
regioni in cui lo studio del cinese è più diffuso.
E dallo scorso anno i tecnici di viale Trastevere
hanno anche stilato il Sillabo, un quadro di riferimento per i docenti di cinese per progettare al
meglio le attività di insegnamento e apprendimento degli alunni. Dall’ortografia alla fonetica
fino alla grammatica, con l’obiettivo di portare i
ragazzi, con 100 ore all’anno di insegnamento, a
raggiungere un livello B1.
Valentina Santarpia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Francesco Maria Imparato
Fiammetta De Angelis
Studiarlo è un utile
esercizio di pazienza
Cibo, moda e musica: In ogni ideogramma
imparare è divertente una storia da scoprire
«I
«C’
Gabriele Noé
è chi si
appassiona al
cibo, chi alla
musica k-pop, chi alla moda:
l’importante è trovare la
chiave per stimolare la loro
curiosità». Fiammetta De
Angelis, 31 anni, romana,
studia il cinese da 12 anni, si è laureata in
Lingue a Roma Tre nel 2011 ed insegna già da
tre anni come precaria all’ex Seneca. «Sono
stata a Xi’An a lungo, poi ho viaggiato a
Pechino, Shanghai, Canton: mi piace
trasmettere ai ragazzi la materia ma anche
l’interesse per la cultura straniera, allargare i
loro orizzonti, far capire loro le differenze e le
similitudini con il proprio Paese. La Cina ha
una cultura millenaria: non c’è solo il boom
economico». Il metodo? «Quello comunicativo
per me è il migliore, uso da subito la lingua e
poi li stimolo facendo giochi, attività di
gruppo, quiz. Ma anche raccontando loro
aspetti che possono spaventare della cultura
cinese, come la politica del figlio unico. Gli
ideogrammi? I ragazzi si divertono, possono
giocare con queste immagini e associarle».
a curiosità? La
stimolo puntando
all’inizio sulla
scrittura:ogni ideogramma
ha una storia dietro di sé, ed
è importante raccontarla agli
studenti per stimolarli a
ricordare meglio, a collegare
il racconto al simbolo». Gabriele Noé ha 27
anni, studia cinese da 8 anni e sarà uno dei
primi immessi in ruolo come insegnante di
mandarino. Torinese, laureato in Lingue e
letterature straniere nel 2013, ha iniziato a
incuriosirsi al mondo orientale al liceo. E non
ha più smesso: «Mi sembrava una cosa
fantastica, quel mondo così diverso dal
nostro. In Cina ci sono stato diversi mesi,
anche per frequentare un corso di cinese
commerciale. Ma non era quello che volevo
fare. Mi è piaciuto subito insegnare. I ragazzi
sono incuriositi dalla cultura. Basta iniziare a
parlare dei ristoranti e del cibo e poi vanno a
ruota libera. La vera difficoltà è dopo: dal
quarto anno, quando c’è da faticare per
approfondire, bisogna mantenere alta la
motivazione. Ma è una bella sfida».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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«La sfida di tecnologia e Big data
Così la Bocconi scala l’Europa»
L’intervista
di Sergio Bocconi
Il nuovo rettore: saliti al sesto posto in classifica del Financial Times
Chi è
 Nato a
Milano nel
1970,
Gianmario
Verona è
rettore
dell’Università
Bocconi dal
novembre
scorso
 Verona si è
formato nella
stessa Bocconi
(laurea e PhD
in Business
Administration)
 È stato
Visiting Scholar
alla Sloan
School of
Management
del Mit e
Visiting
Professor alla
Tuck School of
Business (Usa)
«L
l cinese ha una forte
valenza educativa: fa
capire che gli obiettivi
importanti vanno costruiti
poco alla volta, che il successo
non è mai facile e che i
risultati si raggiungono con
pazienza e fatica. Quella che
chiamo la click generation ha bisogno di
questo». Ha un approccio filosofico Francesco
Maria Imparato, 29 anni, laureato all’Università
degli studi di Milano nel 2012 in Lingue
moderne. Ora insegna cinese nello stesso liceo
dove ha studiato. Secondo Imparato, bisogna
iniziare dalla fonetica: «Imparare a modulare la
voce è essenziale per capire e veicolare
messaggi, quindi le prime settimane di lezione
le dedico alle basi di pronuncia. Poi introduco
la scrittura, facendo capire come scomporre i
caratteri per memorizzarli. Spiegando ad
esempio che il concetto di bene unisce madre
e figlio in uno stesso ideogramma, è più
semplice impararlo. Contemporaneamente a
questi aspetti, sviluppo ascolto, lettura e
parlato. Ciò che conta col passare degli anni è
mantenere alta la motivazione allo studio».
«Con il piano strategico al
2020 ci siamo prefissi di essere
fra le top five in Europa. Adesso
siamo saliti al sesto posto e il
traguardo è dunque a un passo». Gianmario Verona, 46 anni, da novembre rettore dell’Università Bocconi, nella sua
prima intervista con il nuovo
incarico saluta così, guardando
avanti, la «promozione» ricevuta dal Financial Times nel
ranking dei ranking, nella classifica delle business school
continentali elaborata partendo dai risultati ottenuti in quattro delle cinque graduatorie realizzate durante l’anno. Tuttavia, proprio pensando al futuro, aggiunge: «Siamo nella
Champions league e la competizione è forte. Sul campo è un
incentivo a fare sempre meglio
ma ciò significa anche confrontarsi con modelli differenti di
accademia».
In che senso?
«Se si guarda ai primi in classifica, come la London business school e le francesi Hec e
Insead, risulta chiaro che sono
quasi “boutique” nate per fare
formazione, in una parola i master, mentre il nostro punto di
forza, apprezzato dagli studenti

La classifica delle business school europee del FT
1
2
London
Business School
(Regno Unito)
HEC Paris
(Francia)
3
INSEAD
(Francia)
4
IE Business
School
(Spagna)
5
University St. Gallen
(Svizzera)
10
1
23
59
6
6
Esade
Business School
(Spagna)
Iese
Business School
(Spagna)
IMD
(Svizzera)
7
Rotterdam School of
Management/Erasmus
University (Paesi Bassi)
10
BULGARIA
47
8
Fonte: Financial Times
stranieri che chiedono l’iscrizione, è l’“educazione”, cioè il
primo corso di studi triennale.
Detto questo oggi, nell’era del
web, la competizione si gioca
soprattutto producendo conoscenza e contenuti e puntando
sull’innovazione».
Ciò significa cambiare business model?
«Significa senza dubbio
adattarlo al terreno del tutto
nuovo che vede protagonisti
network, tecnologia e Big data.
Le faccio un esempio per noi
molto importante: da settembre tutti gli studenti triennalisti
devono fare un corso di data
Università Bocconi
(Italia)
8
9
Corriere della Sera
15
per cento, la
percentuale di
iscritti stranieri.
Gli studenti
bocconiani che
vengono
dall’estero
sono 2.089
Con il piano strategico
al 2020 ci siamo prefissi
di essere fra le top five
business school in Europa
science. Cioè devono imparare
a usare il linguaggio di programmazione per accedere all’immensa quantità di dati raccolti e disponibili, e per dialogare con chi li “estrae”. I Big data saranno sempre più fattor
comune in tutte le industry, da
banca e assicurazione fino ai
settori manifatturieri. Perciò è
necessario possedere una chiave d’accesso come strumento di
base che in più, poiché la programmazione è basata sulla logica, apre anche la mente. Quest’anno inoltre è partito il triennio in inglese Economic management of computer science. Da settembre 2018 sarà
pronta anche la laurea magistrale».
Cosa intende per produrre
conoscenza e contenuti? Sembra quasi si riferisca a informazione o musica piuttosto
che a un’università...
«In effetti proprio con questi
settori e il video siamo tra i più
esposti alla trasformazione tecnologica e avvertiamo di più la
necessità di una pronta reazione. Basti pensare ai mooc...».
Cioè?
«Acronimo di massive online open courses, corsi prodotti
da grandi università come la
nostra e distribuiti sul web attraverso piattaforme. Noi ne
abbiamo realizzati sei che sono
distribuiti dalla statunitense
Coursera».
E qual è la reazione nel business model più generale?
«Se si guarda a un ateneo come il nostro la docenza frontale
può quasi essere assimilata a
una commodity, se non è affiancata da simulazioni ed esercizi resi possibili dalle nuove
tecnologie. E nella retribuzione
dei docenti produrre ricerca e
diffonderla rappresenta un incentivo importante. Questo significa fare e distribuire conoscenza. E rende necessaria una
crescente qualità della faculty,
cioè del corpo docente. Le università migliori attraggono gli
studenti migliori e i professori
più preparati».
Quanti studenti e docenti
stranieri ci sono in Bocconi?
«Gli stranieri iscritti sono
2.089, il 15% del totale. Provengono da 80 Paesi ma è significativo che il 13% arrivi dalla Francia, il 10% dalla Germania e il 9%
dalla Cina. In più vanno considerati gli studenti “in scambio”
con 259 atenei di altri Paesi:
1.800 stranieri e altrettanti bocconiani che vanno all’estero».
Qual è l’obiettivo nel piano
al 2020?
«Siamo stati prudenti e per
gli studenti stranieri l’abbiamo
collocato al 18%. Ma la quota sarà superata».
E i docenti stranieri quanti
sono?
«Oggi 54, su una faculty di
340. Nel 2006 erano cinque. Va
però considerato che molti dei
nostri docenti con passaporto
italiano hanno fatto lunghe
esperienze all’estero».
Ma dal web e dai mooc non
temete una sorta di disintermediazione?
«A parte il fatto che una laurea non può essere sostituita, il
mondo nuovo in cui circola conoscenza ci stimola a sviluppare sempre di più il capitale
umano e relazionale, di qui
l’importanza del campus. La
nostra community. Sulla quale
investiamo anche con 26 milioni l’anno in esenzioni e borse di
studio».
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Direzione Acquisti
Acquisti Industriali, di Staff
e Marketing
AVVISO PER ESTRATTO
BANDO DI GARA
SETTORI SPECIALI
FORNITURE
Il 23/11/2016 è stato inviato a GUUE
per pubblicazione il bando di gara a
procedura aperta per l’affidamento
della “Fornitura in opera di impianti
di lavaggio per gli Stabilimenti IMC di
Bolzano e di Reggio Calabria, suddivisa
in due distinti lotti così ripartiti: LOTTO
1 IMC Bolzano - CIG 6864862754 Fornitura e posa in opera di due impianti
di lavaggio fisso e mobile presso IMC
di Bolzano; LOTTO 2 IMC Reggio
Calabria - CIG 68648827D5 - Fornitura e
posa in opera di un impianto automatico
di lavaggio presso IMC di Reggio
Calabria”. Scadenza presentazione delle
offerte: 14/02/2017 h. 13:00. Il testo
integrale del bando può essere consultato
su www.acquistionline.trenitalia.it.
Claudia GASBARRI