Pisa Repubblica marinara - bed and breakfast in Pisa

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Pisa Repubblica marinara - bed and breakfast in Pisa
Pisa Repubblica marinara
Nel mese di Giugno Pisa fa un salto indietro nel tempo, un ritorno all'epoca medioevale.
Dal 1956 si disputa la Regata delle Antiche Repubbliche Marinare tra gli equipaggi delle città di
Amalfi, Genova, Pisa e Venezia.La manifestazione, ideata con finalità promozionali e turistiche,
rievoca il fasto degli avvenimenti più significativi della vita delle quattro Repubbliche
Marinare.La prima edizione ufficiale si disputò proprio a Pisa il primo luglio di quell’anno. Da
allora ogni anno la sfida viene riproposta, a turno, nelle acque del mare ad Amalfi ed a Genova,
dell’Arno a Pisa e della laguna a Venezia.La regata è preceduta da un imponente corteo
composto da 320 figuranti (80 personaggi in rappresentanza di ogni repubblica) che rievoca i
caratteri, le vicende ed i personaggi della storia delle quattro antiche città marinare, che nel
medioevo, solcando i mari con le proprie flotte, avevano ottenuto prosperità e diffuso la propria
cultura in tutto il bacino del Mediterraneo attraverso il dominio militare e commerciale.Amalfi
presenta costumi storici che si richiamano al periodo più florido dei suoi traffici
mercantili.Genova si richiama ai tempi di Guglielmo Embriaco, il condottiero crociato citato da
Torquato Tasso nella Gerusalemme Liberata.Il Corteo di Venezia ripropone l’episodio
dell’accoglienza tributata al suo rientro a Venezia a Caterina Cornaro, vedova del re di Cipro e
Gerusalemme, dopo l’annessione alla repubblica veneta di quell’importante isola del Mar
Mediterraneo.
Il Corteo di Pisa fa riferimento alla leggenda di Kinzica de’ Sismondi, eroina pisana, che
secondo la tradizione salvò la città dall’invasione dei saraceni, accorgendosi, di notte, del
pericolo che incombeva sulla città. La fanciulla pisana chiamò a raccolta, suonando la campana
della torre del Palazzo degli Anziani, donne, vecchi ed adolescenti, poiché in quel periodo gli
uomini, di età matura per l’uso delle armi, si trovavano impegnati con le galee ad assediare
Reggio Calabria. Rapidamente i cittadini, allarmati, si armarono ed ingaggiarono una lotta
accanita con Musetto ed i suoi uomini.
La tradizione narra che Kinzica, incurante del pericolo, incitasse i concittadini a resistere alla
dura battaglia. Alla fine i musulmani furono sconfitti e nessuno di loro poté riprendere il mare.
Per mare e per terra si combattono i pirati saraceni e si aprono, nello stesso tempo, i
presupposti per i traffici commerciali. Per Pisa il X secolo si chiude con le migliori prospettive di
sviluppo per il futuro.
Durante l'anno 1003 i Pisani si trovano in conflitto con i Lucchesi che, per voler contrastare la
potenza marinara di Pisa, sono duramente battuti. Seguono nuovi successi: la conquista di
Reggio Calabria nell'anno 1005 e della Sardegna nel 1017,con la sconfitta del re saraceno
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Mugahid che si era rifugiato nella stupenda isola mediterranea. Pisa diventa quindi padrona
della Sardegna, contrastata però, nei suoi interessi di espansione commerciale, da Genova.
Nel periodo che va dal 1030 al 1035 sono conquistate da quello che ormai era diventato lo
stato pisano, Cartagine. Bona e Lipari. Anno 1051-52: il grande ammiraglio Jacopo Ciurmi
passa all'occupazione della Corsica provocando ancora di più il risentimento dei genovesi.
Pochi anni più tardi, nel 1063, un altro ammiraglio pisano, Giovanni Orlando, conquista
Palermo, scacciandovi i pirati saraceni che ne avevano fatto un loro covo. Pisa acquisisce una
propria indipendenza, pur mantenendosi fedele all'Impero, senza porsi in posizione di servitù.
Numerose sono le vestigia della gloria marinara di Pisa che si possono ritrovare in bassorilievi
posti sui principali monumenti della città. Il simbolo che figurava nelle bandiere e negli stendardi
pisani era la caratteristica chiave a croce pomata, bianca in campo rosso, che compare ancora
nello stemma della Marina Italiana insieme a quello delle altre tre Repubbliche Marinare:
Genova, Venezia e Amalfi..{mospagebreak}
Le « Leggi o Consuetudini di Mare » sono istituite dai Pisani e riconosciute dal Papa Gregorio
VII nel 1075. Intanto la flotta pisana continua le spedizioni nell'Africa del nord conquistando
Tunisi nel 1088. Il Papa Urbano II attribuisce alla città in piena espansione economica, politica e
militare, la supremazia sulla Corsica e sulla Sardegna (1092). Ancora oggi dopo quella data
lontana gli arcivescovi di Pisa continuano a chiamarsi « Primati di Sardegna e di Corsica » nel
ricordo di un passato che stenta a morire e che forse non morirà mai. La prima crociata
(1089-99) è per tutta la cristianità una buona occasione di aprire nuovi civilissimi orizzonti
all'Europa imbarbarita. I Pisani partecipano numerosi alla nobile spedizione e si dimostrano
decisivi nella presa di Gerusalemme.
L'Aquila era uno degli orgogliosi simboli di Pisa, ma la città si poneva allo stesso tempo sotto
la protezione della Vergine
E così termina un secolo foriero di grandi speranze per la città di Pisa. Il secolo successivo
trova i Pisani alla conquista di nuovi centri commerciali sulla costa siriaca ed essi ottengono
anche privilegi dall'imperatore romano d'Oriente Alessio Comne no. Nell'anno 1114 una potente
flotta pisana muove alla conquista delle isole Baleari da dove i Mori vengono scacciati. I consoli
pisani, unitamente all'arcivescovo Pietro Moriconi e ai valenti marinai e soldati di Pisa, dopo due
anni di feroci ed aspri combattimenti, espugnano Iviza, Majorca e Minorca. Ricche prede
cadono in
.mano ai Pisani che si affrettano ad inviarle alla loro patria lontana. Da questo avvenimento
storico il nome della Repubblica Marinara pisana viene temuto e rispettato da tutti e ovunque le
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navi di Pisa portano con sé l'orgoglio e la potenza di una città veramente libera, ricca e
prospera. Nel 1132 San Bernardo riunisce a Pisa il concilio che affermerà i diritti di Papa
Innocenzo II. La città si scaglia con tutta la propria ira sui nemici del Papa infliggendo severe
sconfitte agli Amalfitani. Crescono intanto spontanee rivalità e lotte tra i piccoli stati italiani. I
Pisani combattono bravamente contro Lucca e Genova, tra il 1164 ed il 1175, e si schierano
decisamente dalla parte di Federico I Hohenstaufen che, dal colore della sua barba fluente, è
entrato nella storia col nome di Barbarossa. Alla crociata voluta da Gregorio Vili, e,
successivamente, da Clemente III, la flotta pisana partecipa agguerrita sotto il comando
supremo dell'Arcivescovo Lanfranchi (1186). Il XII secolo si chiude con una guerra (quella del
1194) contro Genova quale segno premonitore di una tragedia che doveva consumarsi ai danni
di Pisa di lì a 90 anni. A questo punto però, cominciano i primi segni di stanchezza per la città;
si formano gruppi di persone, dagli interessi contrastanti, organizzate nelle due linee politiche
principali di quei tempi, i due maggiori « partiti » medievali: Guelfi e Ghibellini. Pisa si schiera
decisamente dalla parte dell'Imperatore Federico II (nipote del Barbarossa) incurante degli strali
e della scomunica scagliatale contro da Papa Gre- gorio IX. D'altra parte, nel 1241, un gran
numero di vescovi e di cardinali, che si re- cavano a Roma per un concilio, sono catturati dai
Pisani che, per questo, sono immediatamente scomunicati dall'iroso Gregorio IX. A questo
punto la politica .della Repubblica si complica ancora di più per la minacciosa coalizione guelfa
delle città tradizionalmente nemiche: Lucca, Firenze e Genova. La città diventa conservatrice; lo
slancio iniziale, che aveva visto la città repubblicana alla conquista di un grande spazio
commerciale, subisce una battuta d'arresto. Nell'anno 1250 muore il grande protettore della
città: Federico II di Svevia. Nella successiva guerra, Pisa subisce gravi perdite e deve
accettare, di conseguenza, la pace assai onerosa dell'anno 1256 impostale da Lucca e Firenze;
ma la riscossa pisana non si fa attendere. Anno 1258: Genova è battuta per mare dall'alleanza
tra Veneziani e Pisani. Lo scontro generale tra i Guelfi e i Ghibellini avviene in una località nei
pressi di Siena, a Montaperti, nell'anno 1260. Molto sangue generoso viene versato in quella
battaglia fratricida, vinta dal ghibellino Farinata degli Uberti, e quindi dai Pisani, che partecipano
numerosi con la loro armata. Ma quando re Manfredi (figlio di Federico II) viene a morte, le
fortune dei Ghibellini italiani, Pisani inclusi, calano paurosamente.
Nel clima delle feroci lotte tra le città italiane matura la tragedia del la battaglia navale della
Meloria. Un isolotto roccioso e disabitato, dove sol tanto gli uccelli marini osano avventurarsi, la
Meloria si erge nel blu del Mediterraneo a poche miglia dalla costa toscana e dalla foce
dell'Arno. Gli storici dicono che il 6 agosto 1284 era una giornata tranquilla piena di sole, con il
mare leggermente increspato, con ampi voli di gabbiani pre datori di spazi, dai gridi rauchi e
striduli come risa smorzate. Le due flotte di Ge nova e Pisa si scrutavano minacciose con le
ciurme pronte alla lotta, consapevoli che il destino di una delle due città do veva compiersi per
sempre. Furono innal zate preghiere ai rispettivi Santi protet tori di Pisa e di Genova: San
Panieri e San Giorgio.Il comportamento eroico dei marinai pisani non valse a salvarli da una
tremenda sconfitta. Al termine di quella infausta giornata la migliore gioventù pisana giaceva
per sempre sotto le onde del Mediterraneo; e non c'è altro posto in Italia dove le acque sono
così intensamente verdi e azzurre come quelle che circondano la Meloria.Forse anche il buon
Dio quella sera ebbe il suo daffare a separare San Ranieri e San Giorgio che si erano, con ogni
probabilità, santamente accapigliati nelle azzurre prospettive del Paradiso degli eroi. La sera di
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quel fatidico giorno di agosto ogni famiglia pisana piangeva almeno un caduto che si era battuto
valorosamente, ma senza fortuna, nei pressi della Meloria. L'ombra del tradimento si affaccia
ancora oggi inquietante su quella sfortunata battaglia; il conte Ugolino della Gherardesca,
considerato traditore della patria pisana, fu rinchiuso in una torre, quella dei Gualandi, e colà fu
fatto morire di fame insieme ai figli e ai nipoti.
Per questo Dante si scaglia con furore contro Pisa nella sua Divina Commedia definendo la
città « novella Tebe » e « vituperio delle genti ». Ma Dante era un fiorentino, non un pisano, e
forse non sapeva, o non voleva sapere, che oltre ventimila pisani, pieni di vita e di giovinezza,
erano caduti alla Meloria per l'infame tradimento del loro concittadino.
Passano gli anni; la decadenza della città si accentua. Guido da Montefeltro solleva
momentaneamente le sorti della città ghibellina sconfiggendo, nel 1293, i guelfi fiorentini. Ma
Pisa deve comprare la pace a patto di esonerare da qualsiasi incarico il Montefeltro. Un'altra
fatale conseguenza è la cessione della Corsica, sette anni dopo. Gli interessi contrastanti di
classi in perpetua lotta tra loro fanno piombare Pisa nel caos. Soltanto il giovane imperatore
Arrigo VII nella sua discesa in Italia, fa, in qualche modo, rinverdire le speranze delle città
ghibelline, Pisa inclusa.
Ma Arrigo VII muore inaspettatamente nel 1313 tra il dolore e il rimpianto di tutti i Ghibellini. Il
suo corpo viene sepolto all'interno della Cattedrale pisana in un sarcofago, insigne opera di
Tino di Camaino, dove ancora oggi mani ignote spesso depongono fiori in ricordo del giovane
imperatore tedesco dalla bionda chioma che tante speranze aveva suscitato in molti italiani.
Dopo la decadenza delle libere istituzioni comunali che avevano reso la città grande e potente,
subentra il momento delle Signorie. Il primo signore di Pisa è Uguccione della Faggiola. Egli
conquista Lucca e vince la lega dei Guelfi toscani nella battaglia di Montecatini (1315). Poi
Uguccione, che nel contempo si era fatto tiranno, viene scacciato nel 1316. Successivamente
divengono Signori di Pisa i della Gherardesca, ma non possono evitare la perdita della
Sardegna invasa dagli Aragonesi di Spagna che se ne impossessano tra il 1323 e il 1326. Altre
famiglie si succedono intanto alla Signoria. Castruccio Castracani governa la città, quale vicario
imperiale, tra il 1327 e il 1328. Alla sua morte prendono il potere successivamente Giovanni
Tarlati e Bonifazio Novello della Gherardesca (1329-41). Quest'ultimo, in particolare, regge le
sorti della città con molta efficienza e grande fermezza. Andrea Gambacorti succede al
Gherardesca nel 1374, un anno dopo la fine di un'ulteriore guerra contro Firenze risoltasi
disastrosamente per Pisa. Giovanni dell'Agnello diviene per poco tempo Signore di Pisa
(1364-68) lasciando pessima memoria di sè. Pietro Gambacorti, ottimo governante di Pisa,
viene pugnalato a morte dal cugino, Jacopo d'Appiano, nel 1392. Il figlio del D'Appiano,
Gherardo, arriva a vendere la Signoria ai Visconti di Milano, che si affrettano a cederla ai
fiorentini, in cambio di un notevole quantitativo di oro, nel 1405. L'ira dei pisani esplode allora
con estrema violenza, ma ma niente può ormai arrestare la ruota della storia. Pisa è
accerchiata dai fiorentini e deve cedere per fame. Nel 1406, il Commissario della Repubblica
Fiorentina, Pier Capponi, prende possesso della città, umiliata e sconfitta, abrogando le sue
libertà e la sua antica indipendenza. Il Rinascimento a questo punto è un fatto acquisito della
cultura italiana. Pisa, città medievale, si spegne lentamente nel ricordo della passata
grandezza. Con la calata in Italia del re francese Carlo VIII, (1494) si riaccende per un
momento, la fiaccola delle speranze di libertà; Pisa si ribella ai padroni fiorentini ma nel 1509,
dopo un ulteriore assedio, devono cedere ancora. La storia di Pisa si confonde ormai con quella
di Firenze. Nel 1553 Alessandro de'Medici si proclama Duca, in odio alla Repubblica Fiorentina,
e per questo viene acclamato liberatore dei pisani. Con l'avvento dei Medici al potere, lo stato
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moderno va delineandosi nelle sue linee essenziali. La realtà antica di un diritto tirannico di
conquista e di sfruttamento dei vincitori sui vinti, viene gradualmente sostituita dal concetto di
un governo organico centrale al quale tutti i cittadini devono rispondere. Sotto il ducato dei
Medici, Pisa ha grandi vantaggi
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