Valutazione di Incidenza

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Valutazione di Incidenza
COMUNE DI PISA
PROVINCIA DI PISA
COMUNE DI SAN GIULIANO TERME
Viabilità di raccordo nord tra il nuovo polo ospedaliero, la S.S. n.12
Del Brennero, la S.S. n.1 Aurelia e la S.P. n.2 Vicarese
Tratta Madonna dell’Acqua - Cisanello
Progetto preliminare
G09.Valutazione di Incidenza
IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO Ing. Luca Della Santina
PROGETTISTI
COLLABORATORI TECNICI
CONSULENZE
Ing. Riccardo Barsotti
Geom. Alessandro Balsotti
TAGES S.c.r.l.
Ing. Arch. Riccardo Ciuti
Geom. Rinaldo Chericono
A.R.P.A.T.
Dott.ssa Elena Fantoni
Ing. Federico Cioni
Prof. Ing. Stefano Pagliara
Ing. Marco Fiore
Geom. David Di Pede
Prof. Marco Milanese
Arch. Dario Franchini
Ing. Salvatore Rosario Gioia
Prof. Nicola Bellini
Ing. Massimiliano Giusti
Arch. Dario Guglielmi
Ing. Antonio Grasso
Arch. Michela Luperini
Arch. Monica Luperi
Ing. Benedetto Maggio
Geom. Edi Pardini
Geom. Paolo Mazzantini
Geom. Daniele Pocci
P.i. Luca Pasquini
Dott. Marco Redini
Geom. Fabio Poli
Ing. Cristiano Ristori
Geom. Gionata Pucci
Dott.ssa Antonella Salani
Geom. Gian Luca Vannini
Geom. Massimo Signorini
Ing. Massimiliano Toni
Ing. Larisa Troiani
Ing. Giancarlo Vecchi
ELABORATO REDATTO DA
PROGETTISTI
Dott.ssa Agr. Elena Fantoni
COLLABORATORI TECNICI
P. F. Luca Pasquini
Geom Alessandra Matteini
Dott.ssa Antonella Salani
Marzo 2009
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INDICE
0. Finalità dello Studio
1. Normativa di Riferimento
2. Elementi Metodologici per la Valutazione di Incidenza
3. Variante Aurelia: Screening del tratto compreso tra i nodi 1, 1/a, 2/a, 2/b, 2/c
4.0 Descrizione dell’area oggetto di indagine: Area interposta tra la nuova viabilità ed il
pS.I.C. Selva Pisana: descrizione habitat
4.1 Descrizione dell’area oggetto di indagine: la Tenuta di San Rossore ed il pS.I.C. Selva
Pisana: inquadramento climatico, paesaggio vegetale, fauna, specie animali e vegetali di
particolare interesse
5. Emissioni in atmosfera (Inquinanti e Rumori): Sintesi dei risultati degli Studi Effettuati
6. Descrizione del Progetto di nuova Viabilità e Progetti correlati
7. Fattori di Impatto e Indicatori di Pressione
8. Effetti dei principali Inquinanti sulla Fauna e sulla Vegetazione: Inquinanti atmosferici e
Rumore – Considerazioni Generali
9. Effetti dei principali Inquinanti sulla Fauna e sulla Vegetazione: Inquinanti atmosferici e
Rumore – Valutazioni Specifiche
10. Impatti Significativi, Criticità, Misure di Mitigazione e/o Compensazioni suggerite
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11. Bibliografia
12. 0 Allegati: Allegato A: Estratto della Relazione: “Studio di Impatto Ambientale”. E.
Fantoni
12. 1 Allegati: Allegato B: Scheda SIC61 Selva Pisana
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0. FINALITA’ DELLO STUDIO
Il presente studio è finalizzato a valutare le interferenze su flora fanerogamica e
crittogamica, fauna ed habitat del pS.I.C. denominato “Selva Pisana”, determinati dalla
realizzazione della nuova viabilità nord di raccordo tra il Polo ospedaliero di Cisanello, la
S.S. n. 12 del Brennero, la S.S. n. 1 Aurelia e la S.P. n. 12 Vicarese.
Il tratto della sopra detta viabilità oggetto del presente studio, si colloca tra la ferrovia
Tirrenica e la S.S. n. 1 Aurelia al margine Ovest della frazione di Madonna dell’Acqua.
Oltre la ferrovia inizia il confine amministrativo del Parco Regionale Migliarino San
Rossore Massaciuccoli che comprende al suo interno il pS.I.C. Selva Pisana (anche ZPS).
La parte più prossima del pSIC Selva Pisana, dista dalla nuova infrastruttura circa 900
metri.
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1. NORMATIVA DI RIFERIMENTO
Nel corso del tempo la progressiva perdita di diversità biologica ha portato ad attivare
a livello mondiale ed europeo, importanti iniziative volte alla conservazione delle
risorse naturali. Si riportano di seguito i principali atti che si sono susseguiti.
Norme europee
Convenzione di Ramsar (1971).
La Convenzione è nata per favorire la conservazione delle zone "umide" mediante la
loro individuazione e delimitazione, lo studio degli aspetti caratteristici e la messa in
atto di programmi che ne consentano la conservazione e la valorizzazione. Il
Documento è il primo moderno trattato internazionale per la tutela delle Zone Umide,
basato sull’’affermazione dei principi dello sviluppo sostenibile e della conservazione
della biodiversità.
Convenzione di Washington (1973).
La Convenzione ha disciplinato il commercio internazionale delle specie di fauna e
flora minacciate di estinzione, il commercio, in termini di esportazione,
riesportazione, importazione, transito, trasbordo o detenzione a qualunque scopo, di
talune specie di animali o piante.
Convenzione di Berna (1979).
La Convenzione ha lo scopo di garantire la conservazione della flora e della fauna
europea e dei loro habitat naturali, vietando qualsiasi forma di cattura, detenzione,
uccisione e commercio di tutte le specie elencate nei quattro allegati al documento.
Direttiva 79/409/CEE.
Nota con il nome di "Direttiva Uccelli", la direttiva rappresenta uno dei due pilastri
normativi per la conservazione della Biodiversità europea. Lo scopo è la
conservazione di tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel
territorio degli stati membri e l'individuazione di aree da destinarsi alla loro
conservazione, le cosiddette Zone di Protezione Speciale (ZPS).
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La Direttiva definisce le misure speciali di conservazione per le specie elencate
nell’allegato I, considerate di importanza primaria, e per le specie migratrici che
ritornano regolarmente in un sito nonché i criteri necessari per la classificazione delle
ZPS, quali territori più idonei in numero e in superficie, alla conservazione di tali
specie, tenuto conto delle necessità di protezione di queste ultime nella zona
geografica marittima e terrestre in cui si applica. Il documento stabilisce inoltre che gli
stati membri prevengano l’inquinamento o il deterioramento degli habitat anche al di
fuori di tali zone di protezione e richiede che le popolazioni di tutte le specie vengano
mantenute ad un livello adeguato dal punto di vista ecologico, scientifico e culturale
pur tenendo conto delle esigenze economiche e ricreative.
Di seguito vengono indicati gli allegati alla Direttiva:
•
Allegato I – specie soggette a speciali misure di conservazione;
•
Allegato II – specie di cui può essere autorizzata la caccia in tutta
l’Unione o in alcuni Stati dell’Unione;
•
Allegato III – specie di cui può essere autorizzato il commercio in tutta
l’Unione o in alcuni Stati dell’Unione;
•
Allegato IV – mezzi di cattura vietati;
•
Allegato V – aree prioritarie per la ricerca.
Direttiva 92/43/CEE.
La direttiva, denominata “Direttiva Habitat”, ha affermato il principio secondo cui la
salvaguardia della diversità biologica e delle specie animali e vegetali a rischio di
riduzione o di estinzione deve passare attraverso la protezione e la gestione degli
habitat interessati dalla presenza di tali specie. La norma ha previsto la costituzione
della Rete Natura 2000, una rete ecologica organica, che ha come scopo quello di
contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante attività di conservazione non solo
all’interno delle aree che costituiscono la rete, ma anche con misure di tutela diretta
delle specie la cui conservazione è considerata un interesse comune di tutta l’Unione.
Secondo i criteri stabiliti dall’allegato III della Direttiva, ogni Stato membro elabora
un elenco di siti che ospitano habitat naturali e seminaturali e specie animali e vegetali
selvatiche. In base a tali elenchi e in accordo con gli Stati membri, la Commissione
adotta un elenco di Siti d’Importanza Comunitaria (SIC). Entro sei anni a decorrere
dalla selezione di un sito come Sito d’Importanza Comunitaria, lo Stato membro
interessato designa il sito in questione come Zona Speciale di Conservazione (ZSC).
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Oltre alla conservazione degli habitat naturali, la direttiva ha come
finalità la
conservazione degli habitat seminaturali (aree ad agricoltura tradizionale, boschi
utilizzati, pascoli, ecc.), riconoscendone il valore ai fini della biodiversità.
Di seguito vengono riportati gli allegati alla Direttiva:
•
Allegato I – tipi di habitat naturali di interesse comunitario la cui
conservazione richiede la designazione di aree speciali di conservazione;
•
Allegato II – specie animali e vegetali d’interesse comunitario la cui
conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione;
•
Allegato III - criteri di selezione dei siti atti ad essere individuati quali siti
di importanza comunitaria e designati quali zone speciali di
conservazione;
•
Allegato IV – specie animali e vegetali di interesse comunitario che
necessitano di una protezione rigorosa;
•
Allegato V – specie animali e vegetali di interesse comunitario il cui
prelievo nella natura e il cui sfruttamento potrebbero formare oggetto di
misure di gestione;
•
Allegato VI – metodi e mezzi di cattura e di uccisione nonché modalità di
trasporto vietati.
Direttiva 97/62/CEE.
La direttiva
riguarda l’adeguamento al progresso tecnico e scientifico della Direttiva
92/43/CEE .Con essa, gli allegati I e II della Direttiva “Habitat” vengono sostituiti dal testo
riportato in allegato alla nuova normativa.
Norme nazionali
D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357 (regolamento).
La norma disciplina le procedure per l’adozione delle misure previste dalla direttiva
92/43/CEE, ai fini della salvaguardia della biodiversità mediante la conservazione degli
habitat naturali elencati nell’allegato A e delle specie di flora e fauna indicate negli allegati
B, D, E. L’articolo 5 del regolamento, modificato dall’art. 6 del DPR 12 marzo 2003 n. 203,
disciplina la Valutazione d’Incidenza, in quanto procedura necessaria nei processi di
pianificazione e programmazione territoriale potenzialmente interferenti con le risorse
naturalistico-ambientali dei siti di importanza comunitaria, tenuto conto degli obbiettivi di
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conservazione del sito. Il procedimento interessa non solo interventi che ricadono
all’interno delle aree Rete Natura 2000, ma anche
interventi esterni, suscettibili di
comportare ripercussioni sullo stato di conservazione dei valori naturali tutelati dal sito.
Nel caso di Progetti assoggettati a procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, la
Valutazione di Incidenza è ricompresa al suo interno e deve considerare gli effetti diretti e
indiretti derivanti dall’attuazione del Progetto, sugli habitat e sulle specie che hanno
determinato l’individuazione dei siti della Rete Natura 2000.
Lo stesso D.P.R. all’art 8, stabilisce un regime di tutela per le specie animali contenute
nell’allegato D e in particolare vieta la cattura, l’ uccisione e la perturbazione delle specie
presenti nel sito, la distruzione/raccolta di uova e nidi nell’ambiente naturale, il
danneggiamento e distruzione dei siti di riproduzione o delle aree di sosta. Viene inoltre
stabilito (art. 9) un regime di tutela per le specie vegetali contenute nell’allegato D. Di
seguito vengono riportati gli allegati al regolamento:
• Allegato A - Tipi di habitat naturali di interesse comunitario la cui conservazione
richiede la designazione di aree speciali di conservazione;
• Allegato B – Specie animali e vegetali d’interesse comunitario la cui conservazione
richiede la designazione di zone speciali di conservazione;
• Allegato C – Criteri di selezione dei siti atti ad essere individuati quali siti di
importanza comunitaria e designati quali zone speciali di conservazione;
• Allegato D – Specie animali e vegetali che richiedono una protezione rigorosa;
• Allegato E - Specie animali e vegetali di interesse comunitario il cui prelievo e
sfruttamento potrebbero formare oggetto di misure di gestione;
• Allegato F – Metodi e mezzi di cattura e di uccisione nonché modalità di trasporto
vietati;
• Allegato G – Contenuti della relazione per la valutazione d’incidenza.
D.M. 3 Aprile 2000 “Elenco delle zone di protezione speciale designate ai sensi della
Direttiva 79/409 /CEE e dei siti di importanza comunitaria proposti ai sensi della Direttiva
92/43/CEE”.
Il decreto, nell’Allegato A elenca le Z.P.S. e nell’allegato B, i S.I.C. I formulari standard
“NATURA 2000” e le cartografie delle Zone di Protezione Speciale e dei Siti di Importanza
Comunitaria proposti, sono depositati e disponibili presso il Servizio Conservazione della
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Natura del Ministero dell’Ambiente, e per la parte di competenza, presso le Regioni e le
Province autonome di Trento e Bolzano.
Norme regionali
L.R.T. 6 aprile 2000 n. 56.
La legge attua la direttiva Habitat e il D.P.R. 357/97, ampliandone il quadro di azione
previsto per la conservazione della natura, attraverso le seguenti azioni/misure:
- definizione di un elenco di specie e di habitat d’interesse regionale, più ampio di
quello di interesse comunitario;
- individuazione dei Siti di Importanza Regionale (SIR) definiti come “aree
geograficamente definite, la cui superficie, chiaramente delimitata, contribuisce in
modo significativo a mantenere o ripristinare un tipo di habitat naturale o una specie
di interesse regionale; per le specie che occupano ampi territori, i SIR corrispondono
ai luoghi, all’interno della loro area di distribuzione naturale, che presentano gli
elementi fisici e biologici essenziali alla loro vita e riproduzione”;
- previsione dell’applicazione immediata in tutti i SIR, di quanto richiesto dalla direttiva
Habitat e dal D.P.R. 357/97 per i siti della Rete NATURA 2000, ovvero: applicazione
di salvaguardie, valutazione d’incidenza degli eventuali progetti di modifica, misure di
conservazione e di monitoraggio;
- ampliamento dell’insieme di aree e beni naturali destinati alla conservazione in situ,
mediante l’individuazione dei Geotipi di Importanza Regionale (GIR),;
- individuazione di ulteriori misure di conservazione attraverso il riconoscimento dei
Centri per la conservazione e la riproduzione ex situ delle specie faunistiche e
floristiche di interesse conservazioni stico.
La legge stabilisce inoltre i casi (progetti, atti di pianificazione) assoggettati a valutazione
d’incidenza. La valutazione d’incidenza è effettuata prendendo in considerazione tutte le
specie e gli habitat che hanno determinato la classificazione del Sito di Importanza
Regionale ovvero sia quelli di interesse comunitario sia quelli di interesse solo regionale.
Deliberazione del Consiglio Regionale n. 6 del 21 Gennaio 2004.
Con questo atto, la Regione ha provveduto all’approvazione dei nuovi perimetri dei SIR,
alla designazione di 26 SIR anche come Zone di Protezione Speciale (ex Direttiva
79/409/CEE) e all’approvazione del nuovo quadro complessivo di attuazione della L.R.
56/2000 per quanto riguarda la Rete Ecologica Natura 2000 in Toscana.
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2. ELEMENTI METODOLOGICI PER LA VALUTAZIONE DI INCIDENZA
La metodologia per la procedura della valutazione di incidenza si compone di 4 livelli
principali:
•
LIVELLO 1: SCREENING – analisi preliminare finalizzata ad identificare i
possibili effetti di un piano o progetto su un sito Natura 2000, a valutare la
significatività di tali effetti e, quindi a stabilire la necessità o meno di redigere
uno studio (ex relazione) volto ad individuare e valutare i principali effetti che
il piano o l’intervento può avere sul sito interessato.
•
LIVELLO 2: VALUTAZIONE APPROPRIATA – analisi dell’incidenza del
piano o del progetto sull’integrità del sito Natura 2000, singolarmente o
congiuntamente ad altri piani e progetti, tenendo conto della struttura e della
funzionalità del sito e dei suoi obiettivi di conservazione. In caso di incidenza
negativa, si aggiunge anche la determinazione delle possibilità di mitigazione.
•
LIVELLO 3: VALUTAZIONE DELLE SOLUZIONI ALTERNATIVE –
valutazione delle soluzioni alternative per l’attuazione del piano o progetto in
grado di prevenire gli effetti che potrebbero pregiudicare l’integrità del sito
Natura 2000.
•
LIVELLO 4: DEFINIZIONE DELLE MISURE COMPENSATIVE –
individuazione di azioni, anche preventive, in grado di bilanciare le incidenze
previste nei casi in cui non esistono soluzioni alternative o le ipotesi presentino
comunque aspetti con incidenza negativa, ma per motivi imperativi di rilevante
interesse pubblico sia necessario che il progetto o piano venga comunque
realizzato.
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3. VARIANTE AURELIA: SCREENING DEL TRATTO COMPRESO TRA I
NODI 1, 1/a, 2/a, 2/b, 2/c
Il presente studio risponde alle integrazione richieste dalla Conferenza provinciale per
l’esame della documentazione relativa alla Valutazione di Impatto Ambientale (procedura di
verifica) del Progetto “Viabilità di raccordo Nord tra il nuovo Polo Ospedaliero, la S.S. n.
12 del Brennero, la S.S. n. 1 Aurelia e la S.P. Vicarese”, tenutasi a Pisa il 25.09.07: “L’Ente
Parco Migliarino Massaciuccoli San Rossore, in riferimento al parere scritto circa la
necessità della Valutazione di Incidenza per l’opera in oggetto, sulla base delle linee guida
di settore che consigliano di fare la V.I. per le opere nel raggio di 5 Km d a un SIC,
conviene che lo studio su flora e fauna presentato debba essere integrato prendendo in
considerazione esattamente l’Habitat del SIC. A tale scopo l’Ente Parco detterà al
proponente le disposizioni precise su come re3digere tale valutazione”.
Il lavoro segue le linee guida per la Valutazione di Incidenza individuate dall’Allegato G al
regolamento di attuazione della Direttiva Habitat 92/43/CEE (D.P.R. 357/97)
La verifica di primo livello è stata eseguita mediante la preliminare presa d’atto di alcune
condizioni, lo sviluppo analitico delle tematiche correlate ai potenziali fattori di impatto e la
verifica dell’incidenza delle trasformazioni previste.
-
In primo luogo è stato verificato che:
-
l’opera in progetto è esterna al territorio del SIR (pSIC-ZPS) denominato
“Selva Pisana”, che ricade all’interno dei confini amministrativi dei Comuni di
Pisa e San Giuliano Terme;;
-
il tratto dell’opera compreso tra il nodo 1 e il nodo 2C, è il più prossimo alla
“Selva Pisana” e quindi quello al quale si ritiene possano essere riferiti
potenziali effetti sul Sito;
-
la distanza minima tra il nuovo percorso stradale e il pSIC “Selva Pisana” è di
circa 900 metri.
Rumore ed emissioni di inquinanti in atmosfera sia durante la fase di cantiere che quella
di esercizio, sono stati individuati quali potenziali fattori di impatto maggiormente
significativi.
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Attraverso le informazioni e i dati contenuti negli Studi riportati al Cap. 5 e in Bibliografia,
è stato costruito un quadro conoscitivo dei potenziali fattori di impatto, ed un quadro
conoscitivo (analitico) delle componenti del SIR (d’ora in avanti chiamato pSIC Selva
Pisana) e dell’area del Parco Migliarino Massaciuccoli San Rossore (in parte Pre-parco),
interposta tra la nuova viabilità ed il perimetro Nord Est del pSIC. ritenute di maggiore
significato per la conservazione delle specie e degli habitat del sito.
Non è stata attivata la procedura di livello 2 – Valutazione Appropriata - in quanto lo
screening ha escluso effetti significativi sul pSIC “Selva Pisana”, o dubbi in tal senso,
dovuti agli impatti inevitabilmente emersi dal confronto tra le criticità evidenziate nel
quadro conoscitivo ed il progetto.
Lo studio propone comunque misure di mitigazione e compensazione atte a minimizzare gli
effetti negativi conseguenti la realizzazione del progetto.
N.B.
In allegato al presente lavoro è riportata la Scheda del pSIC “Selva Pisana” (all..B) che
fornisce informazioni di carattere generale relative all’intero territorio del sito.
Il presente lavoro è invece riferito alla porzione del pSIC “Selva Pisana” ed alle aree ad essa
contigue, quali risultanti dall’allegata TAV 1.
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4.0 DESCRIZIONE DELL’AREA OGGETTO DI INDAGINE:
Area interposta tra la nuova viabilità ed il pS.I.C. Selva Pisana: descrizione habitat
In prossimità del Nodo 1 (vedi Tav 1, allegata) della nuova viabilità, è situata l’azienda
agrituristica Green-Farm. Il lato nord del nucleo dei fabbricati di pertinenza dell’azienda è
delimitato da una “barriera” a prevalenza di Populus alba, Populus nigra, Cupressus
sempervirens. Presenti anche alcune significative alberature sparse (Platanus hybrida). La
superficie aziendale è coltivata a prato e seminativo.
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In prossimità dell’asse ferroviario Genova-Pisa (realizzato su un rilevato di altezza media di
metri 1,50, privo di barriere anti-rumore) che corre parallelo alla nuova infrastruttura,,
oltrepassato il sottopasso dell’autostrada Genova-Livorno A12, si percorre un nuovo tratto
di strada di nuova realizzazione, di accesso al sottopasso di nuova costruzione a seguito di
un recente progetto di soppressione dei passaggi a livello.
L’area interclusa tra detta strada, l’autostrada ed il canale Fiumicello, è caratterizzata da
prati e seminativi. La nuova strada, si sviluppa su un rilevato di modesta altezza. Il rilevato,
corre ai margini di una zona lievemente depressa (ad ovest della stessa), dove l’acqua
meteorica ristagna in occasione di eventi pluviometrici significativi. Detta area,
opportunamente modellata, potrebbe essere utilizzata come area umida per la pabulazione e
la riproduzione di specie animali legate ad eco-sistemi umidi (in particolare, anfibi).
Superato il canale, in direzione sud, sono presenti seminativi e prati con alberature sparse a
prevalenza di Populus sp.pl.
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Ai margini del pSIC Selva Pisana, corre l’autostrada Genova-Livorno A12, realizzata su un
terrapieno di circa 10,00 m. .
Nell’area sono presenti specie di uccelli legate ai coltivi e agli spazi aperti (es.allodola,
saltimpalo, strillozzo, beccamoschino), specie sinantropiche come il verdone, la passera
mattugia, la passera d’Italia, ma anche specie che, se pur legate per la nidificazione e/o lo
svernamento alla vegetazione arborea e arbustiva presente nel pSIC Selva Pisana,
frequentano i limitrofi prati e coltivi (vedi successivo paragrafo 4.1.4) per la pabulazione.
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4.1 DESCRIZIONE DELL’AREA OGGETTO DI INDAGINE:
La Tenuta di San Rossore ed il pS.I.C. Selva Pisana: inquadramento
climatico,
paesaggio vegetale, fauna, specie animali e vegetali di particolare interesse
conservazionistico.
4.1.0 Il clima
Il clima della Tenuta di San Rossore è di tipo mediterraneo (classificazione climatica di
Koppen) con temperature “del mese più freddo comprese tra 3.0° e 18.0° C e superiori a
22.0° nel mese più caldo”, e siccità estiva. Pinna (1969) classifica il clima di San Rossore
come Temperato caldo (temperatura media annua tra 6.0 e 9.9°C, escursione annua
compresa tra 15 e 17°C). La Tenuta, ad eccezione di un’area umida compresa tra il Fiume
Morto Nuovo ed il Serchio, secondo Rapetti e Vittorini (1964) rientra, in base all’indice di
umidità globale, nel tipo subumido.
Il livello di piovosità è compreso tra 800 e 950 mm./anno, ed è influenzato dalla
“vicinanza” delle Alpi Apuane e del Monte Pisano.
I venti più rappresentati sono quelli che spirano in direzione Sud Est ed Ovest. I venti
provenienti da Est-Sud Est sono i più frequenti. I venti provenienti da Ovest - Sud Ovest,
meno frequenti, dominano per la velocità. I valori più elevati di umidità si raggiungono di
notte; nelle ore centrali del mese di luglio, sono state riscontrati i valori più bassi.
“Alla scala microclimatica, la Tenuta di San Rossore è fortemente influenzata dall’azione
termica del mare, che attenua l’escursione diurna e quella annua e mantiene l’umidità
dell’aria su livelli medi molto elevati. Alla scala mesoclimatica, il clima è condizionato
dall’azione di schermo esercitata dai rilievi sui venti freddi che soffiano dai quadranti
settentrionali, dall’azione di canalizzazione che la valle dell’Arno esercita sulle masse
d’aria in movimento, influenzando la ventosità di San Rossore ed infine dalla presenza del
bosco notevolmente esteso e di zone paludose che esercitano effetto stabilizzante sulla
temperatura” (TOMEI ET AL. 2004).
4.1.1 Il paesaggio vegetale
Il paesaggio vegetale della Tenuta di San Rossore trova origine in una ampia pianura
costiera con selve e paludi. L’attività antropica che si è susseguita nel tempo, è stata
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caratterizzata, oltre che dall’agricoltura, anche da altre attività come l’allevamento, la
caccia, l’utilizzazione forestale. Questo mosaico di attività ha consentito la conservazione di
ecosistemi naturali o naturalizzati rappresentati da aree a bosco e a prati/pascolo. Nel
seicento, ontani, farnie e frassini dominavano nei boschi della Tenuta. Importanti interventi
di trasformazione sono avvenuti nel settecento modificando l’assetto idraulico, agronomico
e selvicolturale della Tenuta. L’ottocento ed il novecento sono i secoli che hanno visto un
significativo incremento di superfici a pascolo e a bosco, a scapito delle aree occupate
dall’acqua (introduzione di pino marittimo nella fascia costiera e pino domestico e latifoglie
nella fascia più interna. Nella seconda metà del novecento, gli aereosol marini hanno
fortemente depauperato l’estensione e la funzionalità della pineta costiera.
Il Piano forestale ad oggi vigente riconosce il valore storico ed in termini di paesaggio, della
pineta coltivata ma ne riduce la superficie a favore del bosco misto di latifoglie.
Il Sito di Interesse Comunitario (pSIC) denominato “Selva Pisana”, è situato all’interno
della Tenuta di San Rossore.
Il Sito ha codice identificativo IT 5160002 ed è ancora in fase di proposta. Ha un
estensione di circa 9.274 ettari e comprende aree ricadenti nei Comuni di Pisa, San
Giuliano Terme e Vecchiano, con aree di elevato significato naturalistico e paesaggistico
per la presenza di specie di interesse zoogeografico e fitogeografico.
A Nord Est, nella parte che riteniamo maggiormente interessata dagli effetti della nuova
viabilità, il confine del sito si “sovrappone” al confine della Riserva naturale del
Palazzetto che di seguito descriviamo negli aspetti biotici salienti.
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Ingresso della Sterpaia
La Riserva naturale del Palazzetto (superficie: ettari 141), interamente compresa
all’interno dei confini amministrativi del Comune di San Giuliano Terme, dista circa un
chilometro dalla nuova viabilità. La valenza naturalistica della riserva è sostanzialmente
determinata dalla presenza di Boschi mesoigrofili e palustri un tempo diffusi lungo le coste
della Toscana settentrionale ed oggi di particolare significato per il carattere relittuale loro
riconosciuto.
Questi ecosistemi, sono localizzati nelle depressioni che separano le paleo-dune ed
assumono particolare interesse non solo come formazione ma anche per la presenza di
individui maestosi per le notevoli dimensioni.
Si riportano di seguito le associazioni vegetali presenti in questa tipologia di bosco, distinte
tra loro in funzione del diverso grado di umidità edafica, secondo TOMEI ET AL. 2004.
Fraxino angustifoliae – Quercetum roboris
La farnia (Quercus robur é la specie “guida” dell’associazione. Acero campestre (Acer
campestre), ontano (Alnus glutinosa), Carpino bianco (Carpinus betulus), frassino
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oxifillo.(Fraxinus oxycarpa), alloro (Laurus nobilis), olmo (Ulmus minor), Pioppo bianco
(Populus alba), Pioppo canescente (Populus canescens), leccio (Quercus ilex), sono le
specie latifoglie che convivono con Quercus robur. All’interno dell’associazione sono
presenti esemplari di pino domestico (Pinus pinea) di notevole dimensione. Per la
dimensione raggiunta e la diffusione, anche l’edera (Hedera helix), con portamento lianoso
che abbraccia i tronchi degli alberi, assume particolare significato.
Nel sottobosco si ritrovano arbusti di biancospino (Crataegus monogyna), pungitopo
(Ruscus aculeatus), evonimo (Euonymus europaeus), rovo a foglia d’olmo (Rubus
ulmifolius), carici (Carex silvatica; Carex remota; Carex pendula), caglio palustre (Galium
palustre), giunco (Juncus effusus), nontiscordardime dei booschi (Myiosotis sylvatica), poa
(Poa trivialis), romice sanguinea (Rumex sanguineus).
Fraxino angustifoliae – Quercetum roboris
All’interno dell’associazione si distingue la sub associazione carpinetosum betuli, che
“rimane inclusa nel
Fraxinum angustifoliae – Quercetum roboris per l’assoluta
mancanza di specie del Carpinion”.
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sub associazione carpinetosum betuli
Il Fraxinum angustifoliae – Quercetum roboris, comprende anche superfici a bosco di
latifoglie
quali Quercus robur, Acero campestre (Acer campestre), Ulmus glutinosa,
Fraxinus oxycarpa), Ulmus minor, Laurus nobilis, Quercus ilex, con Pinus pinea nello
strato dominate e robinia (Robinia pseudoacacia) in popolamenti di modesta entità. Nel
sottobosco si ricordano la periploca greca (Periploca graeca), il mirto (Myrthus communis),
l’asparago selvatco (Asparagus acutifolius), il brachipodio (Brachypodium sylvaticum), la
felce aquilina (Pteridium aquilinum), abbondante in alcune aree degradate del bosco,
favorita da una maggiore presenza di luce.Trattasi di associazioni presenti in aree (dune)
poste a quota più elevata rispetto alle lame.
Osmunda regalis – Alnetum glutinosum
L’associazione, in San Rossore, è stata rilevata unicamente all’interno della Riserva del
Palazzetto.
20
Osmunda regalis – Alnetum glutinosum
Populetum albae
L’associazione è costituita da Populus alba, Populus canescens – ibrido di Populus alba x
Populus tremula), Ulmus minor, distribuita all’interno del bosco mesoigrofilo e palustre, in
popolamenti di modesta entità. Il sottobosco non è numericamente ricco di specie a causa
dei periodi di sommersioni.
21
Populetum albae
Oltre ai boschi mesoigrofili e palustri, all’interno della Riserva del Palazzetto sono
localizzati Boschi di sclerofille sempreverdi mediterranee e Boschi di origine artificiale.
I primi, di ridotta estensione, sono costituiti dall’associazione Viburno-Quercetum ilicis.
L’associazione è presente sotto uno strato dominante di Pinus pinea e comprende specie
mesofile e mesoigrofile (Quercus robur, Acer campestre, Brachypodium sylvaticum,
Crataegus monogyna) ed individui di Fraxinus oxycarpa. I secondi sono costituiti da
boschi di Pinus pinea, distribuiti lungo i cordoni dunali, con sottobosco a Brachypodium
sylvaticum, Teucrium chamaedrys, Aira caryophyillea, Daphne gnidium, Hedera helix,
Asparagus acutifolius, Cistus salvifòlius.
Nella Riserva sono infine presenti Cenosi igrofile erbacee connesse alla presenza di zone
umide localizzate nelle depressioni. Esse sono rappresentate dalla comunità vegetale
Eleocaricetum palustris presente nelle aree depresse prive di acqua stagnante nel periodo
estivo, costituita quasi esclusivamente da Eleocharis palustris.
22
Oltre il confine Ovest della Riserva del Palazzetto, il SIC Selva Pisana prosegue in
direzione Sud Ovest per circa 700 metri (Loc. La Sterpaia). E’ questo il limite del sito
considerato ai fini della presente relazione. Questa area è caratterizzato da Boschi di
Pinus pinea e Quercus ilex, con piano dominante di Pinus pinea, e piano dominato di
Quercus ilex, in fase di recupero la’ dove il pino stramazza (apparato radicale superficiale)
lasciando ampie radure.
Verso la Sterpaia… antica duna fossile
4.1.2 Area indagata: flora di interesse conservazionistico
Nelle lame della Riserva del Palazzetto, sonno presenti le emergenze floristiche:
•
Eleocharis multicaulis: Specie subatlantica (Mediterranea Occidentale-Atlantica),
presente in aree umide. Rarissima per le regioni occidentali italiane. La prima
segnalazione in Toscana sembra essere a Bientina ( BUBANI, 1834) . Recentemente,
è stata segnalata al Monte Leoni, (SELVI, 1998), al Lago di Sibolla e nel Padule di
23
Bientina (TOMEI et GUAZZI, 1993), a San Rossore (GARBARI, 2000) nella stessa
località indicata in CARUEL,1864.
•
Hypericum elodes: Specie igrofila di origine atlantica, sopravvive in Toscana nella
Riserva del Palazzetto e in via Prini a S. Rossore (GARBARI, 2000).
•
Hibiscus palustris: Specie palustre, rarissima in Italia, in Toscana confermata solo
in San Rossore (TOMEI, 1993, GARBARI, 2000 e TOMEI, 2001 ined.) e per il lago di
Massaciuccoli. (TOMEI, 2001 ined.).
•
L,ythrum virgatum: specie rara, si sviluppa nei fossati e nelle lame, è segnalata in
Italia, da Pignatti, solo in alcune aree della Lombardia, Piemonte e Emilia.
•
Myosothis sicula:specie mediterranea legata a prati umidi. La specie, segnalata in
alcune stazioni della Toscana già nel diciannovesimo secolo, è oggi confermata per
San Rossore (GARBARI, 2000) e documentata per il Bosco del Belagaio (exs. 1995,
MORROCCHI, SI).
Altra emergenza è presente alla “Sterpaia”: trattasi di Carex devalliana, specie
centroeuropea. Presente in passato in Toscana in più stazioni (Garfagnana, Appennino
lucchese, Alpi di Soraggio alla Vetrice e alla Lamarossa, S. Pellegrino e alle Pracchie di
Pontito (CARUEL, 1864), di recente è confermata solo per tre stazioni tra cui San Rossore
(GARBARI, 2000).
4.1.3 Area indagata: la micoflora
La presenza di molteplici habitat nel Parco regionale di Migliarino San Rossore
Massaciuccoli è elemento chiave per una flora micologica abbondante e diversificata. Gli
ambienti descritti nel paragrafo 5.2, contribuiscono in modo significativo alla
biodiversità fungina del territorio del Parco che vede censite (raccolte storiche comprese)
oltre 5.000 raccolte. Di queste, circa 3.000 riguardano la Tenuta di San Rossore. Nel
complesso, le entità censite nel Parco, risultano 1.485 (Franchi et al., 2006).
Nella Riserva del Palazzetto, tra le numerose specie individuate, sono emerse le entità di
seguito riportate che, per il loro interesse conservazioni stico, testimoniano la valenza
naturalistica dell’area.
Agaricus augustus Fr.
Cat. IUCN DD
Agaricus devoniensis P.D. Orton
Cat. IUCN VU
24
Amanita echinocephala (Vitt.) Quél.
Cat. IUCN DD
Amanita gracilior Bas ex Bas Honrubia
Cat. IUCN VU
Amanita proxima Dumée
Cat. IUCN LC
Amanita strobiliformis P.D. Orton
Cat. IUCN DD
Amanita verna var. decipiens Trimbach
Cat. IUCN NT
Boletus fragrans Vittad.
Cat. IUCN VU
Boletus pulverulentus Opat.
Cat. IUCN DD
Boletus radicans Pers.: Fr.
Cat. IUCN DD
Boletus satanas Lenz
Cat. IUCN DD
Bovista aestivalis (Bonord.) Demoulin
Cat. IUCN DD
Calvatia gigantea (Batsch) Lloyd
Cat. IUCN DD
Clitocybe alexandri (Gillet) Gillet
Cat. IUCN DD
Cordyceps militaris (L.: Fr.) Link
Cat. IUCN DD
Cotylidia pannosa (Sowerby:Fr.) D.A. Reid
Cat. IUCN DD
Crinipellis tomentosa (QuéL.) Sing.
Cat. IUCN DD
Disciotis venosa (Pers.: Fr.) Boud.
Cat. IUCN DD
Entoloma cetratum (Fr.: Fr.) M.M. Moser
Cat. IUCN DD
Entoloma conferendum (Britzelm.) Noordel.
Cat. IUCN DD
Entoloma incanum (Fr.: Fr.) Hesl.
Cat. IUCN LC
Entoloma mougeotii (Fr.) Hesl.
Cat. IUCN DD
Entoloma neglectum (Lash) M.M. Moser
Cat. IUCN LC
Entoloma pleopodium (Bull.: Fr.) Noordel.
Cat. IUCN DD
Entoloma prunuloides (Fr.: Fr.) Quél.
Cat. IUCN LC
Entoloma saundersii (Fr.) Sacc.
Cat. IUCN DD
Entoloma undatum (Fr. ex Gillet) M.M. Moser
Cat. IUCN DD
Entoloma vernum S. Lundell
Cat. IUCN LC
Gymnopilus bellulus (Peck) Murrill
Cat. IUCN LC
Gymnopilus liquiritiae (Pers.: Fr.) P. Karst.
Cat. IUCN DD
Hebeloma album Peck
Cat. IUCN DD
Hebeloma circinans Quél.
Cat. IUCN DD
Hebeloma pusillum J.E. Lange
Cat. IUCN DD
Hericium coralloides (Scop.: Fr.) Grey
Cat. IUCN LC
Hericium erinaceum (Bull.: Fr.) Pers.
Cat. IUCN LC
Hydropus floccipes (Fr.) Sing.
Cat. IUCN DD
25
Hygrocybe insipida (J.E. Lange) M.M. Moser
Cat. IUCN DD
Hygrocybe intermedia (Pass.) Fayod
Cat. IUCN VU
Hygrocybe irrigata (Pers.: Fr.) Bon
Cat. IUCN LC
Hygrocybe russocoriacea (Berk. & T.H. Mill.)
P.D. Orton & Watling
Cat. IUCN DD
Hygrocybe spadicea (Scop.) P. Karst.
Cat. IUCN EN
Hygrophorus latitabundus Britzelm.
Cat. IUCN LC
Inocybe dunensis P.D. Orton
Cat. IUCN VU
Inocybe heimii Bon
Cat. IUCN LC
Inocybe oblectabilis (Britzelm.) Sacc.
Cat. IUCN DD
Inocybe psammobrunnea Bon
Cat. IUCN DD
Laccaria bicolor (Maire) P.D. Orton
Cat. IUCN LC
Lactarius lilacinus (Lasch: Fr.) Fr.
Cat. IUCN LC
Lactarius luteolus Peck
Cat. IUCN VU
Lactarius mairei Malençon
Cat. IUCN LC
Lactarius zonarioides Kühner & Romagn.
Cat. IUCN LC
Leccinum corsicum (Rolland) Sing.
Cat. IUCN NT
Lentinus cyathiformis (Schaeff.) Bres.
Cat. IUCN NT
Lenzites warnieri Durieu & Mont.
Cat. IUCN DD
Lepiota grangei (Eyre) Kühner
Cat. IUCN DD
Lepista saeva (Fr.) P.D. Orton
Cat. IUCN DD
Leucopaxillus paradoxus (Costantin & Dufour)
Boursier
Cat. IUCN DD
Leucopaxillus tricolor (Peck) Kühner
Cat. IUCN DD
Lycoperdon mammaeforme Pers.: Pers.
Cat. IUCN LC
Lyophyllum onychinum (Fr.) Kühner & Romagn.
Cat. IUCN VU
Macrocystidia cucumis (Pers.: Fr.) Joss.
Cat. IUCN DD
Macrolepiota fuligineosquarrosa Malençon
Cat. IUCN VU
Macrolepiota phaeodisca Bellù
Cat. IUCN LC
Macrotyphula juncea (Fr.: Fr.) Berthier
Cat. IUCN DD
Marasmiellus vaillantii (Fr.: Fr.) Sing.
Cat. IUCN DD
Melanoleuca cinereifolia (Bon) Bon
Cat. IUCN DD
Melanoleuca pseudopaedida Bon
Cat. IUCN DD
Melanophyllum haematospermum (Pers.) Kühner
Cat. IUCN NT
26
Morchella semilibera DC.: Fr.
Cat. IUCN DD
Omphalina pyxidata (Bull.: Fr.) Quél.
Cat. IUCN LC
Ossicaulis lignatilis (Pers.. Fr.) Redhead & Ginns
Cat. IUCN NT
Peziza pseudoammophila Bon & Donadini
Cat. IUCN DD
Pholiota conissans (Fr.) M.M. Moser
Cat. IUCN DD
Pluteus aurantiorugosus (Trog.) Sacc.
Cat. IUCN DD
Pluteus leoninus (Schaeff.: Fr.) Kumm.
Cat. IUCN DD
Pluteus thomsonii (Berk.& Broome) Dennis
Cat. IUCN DD
Psathyrella melanthina (Fr.) Kits van Wav.
Cat. IUCN DD
Rigidoporus ulmarius (Sowerby: Fr.) Imazeki
Cat. IUCN DD
Russula galochroides Kühner & Romagn.
Cat. IUCN LC
Russula pallidospora Blum ex Romagn.
Cat. IUCN DD
Russula quercilicis Sarnari
Cat. IUCN LC
Simocybe centunculus (Fr.: Fr.) P. Karst.
Cat. IUCN DD
Skeletocutis percandida (Malençon & Bertault)
Jean Keller
Cat. IUCN DD
Tricholoma colossum (Fr.) Quél.
Cat. IUCN NT
Tricholoma sulphurescens Bres.
Cat. IUCN LC
Calocybe constricta (Fr.: Fr.) Kühner
Cat. IUCN LC
Tubaria dispersa (Pers.) Singer
Cat. IUCN DD
Verpa bohemica (Krombh.) J. Schröt. in Cohn
Cat. IUCN LC
Verpa conica (O.F. Müll.: Fr.) Sw.
Cat. IUCN LC
Volvariella bombycina (Schaeff.: Fr.) Sing.
Cat. IUCN DD
-
L’elenco è stato stilato in base alla Red List (compilata sulla base delle categorie IUCN) dei
macromiceti della Toscana (ANTONINI E ANTONINI, 2006). Le informazioni sulla presenza
delle suddette entità sono state rilevate dall’inventario della flora micologica del Parco
naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli (FRANCHI ET AL., 2006), dal volume Funghi
del Comune di San Giuliano Terme (CECCHINI E NARDUCCI, 2008) e da comunicazioni
personali di micologi che hanno erborizzato nella Riserva (TOMEI P.E., PETRUCCI P.,
CECCHINI A., NARDUCCI R., MARCHETTI M.).
.
27
Nota esplicativa:
Categorie IUCN
CR - gravemente minacciato
DD - dati insufficienti
EN - minacciato
EW - estinto in natura
EX - estinto
LC - a rischio relativo
NA - non applicabile
NE - non valutato
NT - quasi a rischio
RE - estinto a livello regionale
VU - vulnerabile
4.1.4 Area indagata: la fauna
•
I mammiferi
Ad eccezione dei Chirotteri, pPer quanto ci consta, nell’area oggetto della presente
relazione, non risultano puntuali informazioni sul contingente dei micro-mammiferi. In
generale, per le aree non forestali del Parco, “in qualche modo soggette a pratiche più o
meno frequenti, esiste una mammalofauna ricca di individui e di specie stabilmente
insediate”. Insediamenti del micro mammifero Arvicola del Savi (Pitymys savii) e di Topo
domestico (Mus musculus), sono riscontrati nei prati poliennali di erba medica e trifoglio,
lungo fosse e strade campestri. Mus musculus è favorito dalla coltivazione intensiva dei
cereali. L’Arvicola acquatica (Arvicola terrestris) è presente in aree limitate dove l’acqua
favorisce lo sviluppo di specie erbacee come Iris pseudacorus. Il Topo selvatico (Apodemus
sylvaticus), è presente nelle aree boscate ma anche nei biotopi sopra menzionati dove si
riscontra la presenza anche di specie insettivore come Crocidura maggiore (Crocidura
leucodon), Crocidura minore (Crocidura suaveolens), Mustiolo (Pachyura etrusca).
Comuni nelle aree del parco a prato, pascolo e coltivi, sono il riccio (Erinaceus europaeus)
Oltre ai micromammiferi, nel Parco sono presenti i mammiferi: coniglio selvatico
(Oryctolagus cuniculus), volpe (Vulpes vulpes), donnola (Mustela nivalis), puzzola (Mustela
putorius), faina (Martes foina), scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris), ghiro (Glis glis), istrice
(Hystrix cristata), cinghiale (Sus scrofa), daino (Dama dama). Di queste specie, Hystrix
28
cristata è l’unica specie di interesse comunitario riportata nell’Allegato IV della Direttiva
“Habitat”. (BRACCIOTTI ET AL., 2003).
Tutte le specie risultano presenti nell’area interessata dalla presente relazione.
•
I chirotteri
Nella Tenuta di San Rossore sono state segnalate (AGNELLI
ET AL.,
2004) 13 specie di
chirotteri.: Rhinolophus ferrumequinum, Eptesicus serotinus, Hypsugo savii, Myotis blythii
/ myotis, Myotis emarginatus, Myotis daubentonii, Nyctalus noctula, Nyctalus leisleri,
Pipistrellus kuhlii, Pipistrellus pygmaeus (prima segnalazione per il territorio toscano),
Pipistrellus pipistrellus, Plecotus auritus, Tadarida tenioti.
Il dato è di estremo interesse sia per il preoccupante declino che interessa molte delle
specie appartenenti all’ordine, sia per il numero rilevato in San Rossore, significativo se
confrontato con il numero di specie segnalate in Italia dopo il 1980 (n° 32).
L’attività di caccia delle specie interessa particolarmente gli habitat a bosco mesofilo a
dominanza di farnia e frassino. Significativa anche la frequentazione dell’area cui si
riferisce la presente relazione (Riserva Integrale del Palazzetto). Poco frequentati gli
habitat “come il pioppeto, i coltivi, le pinete e l’alneto”. Tutte le specie rilevate in San
Rossore sono riconosciute come specie di interesse comunitario ed incluse nell’Allegato IV
della direttiva Habitat “specie che richiedono una protezione rigorosa”. Due di queste
(Rhinolophus ferrumequinum, Myotis blythii/myothis, Myotis emarginatus, sono incluse
nell’Allegato II della direttiva Habitat “specie che richiedono la designazione di Zone
speciali di conservazione”. La conservazione delle specie presenti in San Rossore è
strettamente connessa al mantenimento e alla corretta gestione delle aree boscate ad elevata
naturalità quali quelle presenti nell’area in esame.
•
L’avifauna
Il pSIC Selva Pisana è uno dei siti di maggiore interesse per l’ornitologia in Toscana “sia
per la presenza di uccelli acquatici, sia per la presenza di alcune rare e localizzate specie di
uccelli terrestri”. Nell’ambito del Sito, la Tenuta di San Rossore è una delle aree
storicamente più indagate, per la presenza di habitat diversificati e il contenuto disturbo
antropico che da sempre ne ha caratterizzato la gestione.
Le informazioni che seguono sono tratte dal “Piano di Gestione dei boschi della ex Tenuta
Presidenziale di San Rossore: Indagine ornitologica”.e dal Parere specialistico sugli aspetti
29
naturalistici e valutazione di incidenza ecologica del Piano di gestione forestale della ex
Tenuta Presidenziale di San Rossore”, prodotti da D.R.E.A.M. Italia s.c.r.l.
Come specificato nei sopra citati lavori, il Quadro conoscitivo dell’avifauna è riferito
essenzialmente alle specie presenti durante il periodo della nidificazione “essendo tale
periodo quello di gran lunga più importante” in quanto influenzato dalle caratteristiche
degli habitat e solo marginalmente da fattori variabili ed episodici come variazioni
climatiche.
Nel complesso forestale della Tenuta di San Rossore risultano nidificanti le seguenti
specie:
Tuffetto (Tachybaptus ruficollis) Germano reale (Anas platyrhyncos) (1), Nibbio bruno
(Milvus migrans) (2)*, Biancone (Circaetus gallicus) (3), Poiana (Buteo buteo), Gheppio
(Falco tinnunculus) (1), Quaglia (Coturnix coturnix) (1), Fagiano (Phasianus colchicus),
Porciglione (Rallus aquaticus), Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus), Folaga (Fulica
atra), Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus) (3), Occhione (Burhinus oedicnemus)
(2), Corriere piccolo (Charadrius dubius), Fratino (Charadrius alexandrinus) (1)*,
Colombella (Columba oenas) (2), Colombaccio (Columba palumbus), Tortora dal collare
orientale (Streptopelia decaocto), Tortora (Streptopelia turtur), Cuculo (Cuculus canorus),
Barbagianni (Tyto alba), Assiolo (Otus scops) (1), Civetta (Athene noctua), Allocco (Strix
aluco), Succiacapre (Caprimulgus europaeus) (1), Martin pescatore (Alcedo atthis) (2),
Gruccione (Merops apiaster), Ghiandaia marina (Coracias garrulus) (3)*, Upupa (Upupa
epops), Torcicollo (Jynx torquilla), Picchio verde (Picus viridis), Picchio rosso maggiore
(Picoides major), Picchio rosso minore (Picoides minor) (2), Allodola (Alauda arvensis),
Cutrettola (Motacilla flava), Ballerina bianca (Motacilla alba), Scricciolo (Troglodydes
troglodytes), Pettirosso (Erithacus rubecula), Saltimpalo (Saxicola torquata),
Usignolo
(Luscinia megarhynchos), Merlo (Turdus merula), Usignolo di fiume (Cettia cetti),
Beccamoschino (Cisticola juncidis), Forapaglie castagnolo (Acrocephalus melanopogon)
(3), Cannaiola (Acrocephalus scirpaceus), Cannareccione (Acrocephalus arundinaceus) (1),
Canapino (Hippolais poliglotta), Sterpazzolina (Sylvia cantillans), Sterpazzola (Sylvia
communis), Occhiocotto (Sylvia melanocephala), Capinera (Sylvia atricapilla), Luì piccolo
(Phylloscopus collybita), Fiorrancino (Regulus ignicapillus), Pigliamosche (Muscicapa
striata), Codibugnolo (Aegithalos caudatus), Cinciarella (Parus caeruleus), Cinciallegra
(Parus major), Picchio muratore (Sitta europaea), Rampichino (Certhia brachydactyla),
Rigogolo (Oriolus oriolus), Averla piccola (Lanius collurio) (2), Ghiandaia (Garrulus
30
glandarius), Gazza (Pica pica), Taccola (Corvus monedula), Cornacchia grigia (Corvus
corone cornix), Storno (Sturnus vulgaris), Passera d’Italia (Passer italiae), Passera mattugia
(Passer montanus), Fringuello (Fringilla coelebs), Verzellino (Serinus serinus), Verdone
(Carduelis chloris), Cardellino (Carduelis carduelis), Strillozzo (Miliaria calandra), Averla
cenerina (Lanius minor)*, Cuculo dal ciuffo (Clamator glandarius).
Le specie in rosso sono tutte potenzialmente presenti nell’area oggetto del presente
studio.
La Tenuta di San Rossore, oltre che per la nidificazione, riveste un ruolo importante per lo
svernamento e la sosta di molteplici specie di uccelli. La Tenuta è stata riconosciuta “Zona
di Protezione Speciale per la protezione degli uccelli” ai sensi del DPR 357/97. Nel
contesto ambientale della Tenuta, particolare rilevanza assumono le “Lame di Fuori”, per la
loro localizzazione in relazione alle rotte migratorie ma anche gli ambienti più interni
della Tenuta, compresa l’area oggetto del presente studio, se pur meno indagati,
risultano di notevole interesse (cfr. TELLINI FLORENZANO, 2004).
Qui, tra le specie non nidificanti, di interesse conservazionistico, si ricordano il Falco di
palude (Circus aeruginosus ()*, Moretta tabaccata (Aythya nyroca)*, Tarabuso (Botaurus
stellaris)*, Nitticora (Nycticoras nycticoras)*,
.Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides)*,
Garzetta (Egretta garzetta)*, Airone bianco (Egretta alba)*, Airone rosso (Ardea
purpurea)*, Albanella Reale (Circus cyaneus)*, Falco peregrino (Falco peregrinus)*,
Martin pescatore (Alcedo atthis)*, Volpoca (Tadorna tadorna), Marzaiola (Anas
querquedula).
Questi ambienti forestali e di margine, risultano frequentati anche da numerose entità
ornitiche “non significative” ai fini della conservazione ma importanti per la “densità” della
biodiversità.
Nota:
•
Il numero in parentesi, riporta gli indici di rarità in rapporto alle specie
segnalate nelle Liste Rosse degli uccelli nidificanti in Italia o in Toscana e in
rapporto alle specie di interesse prioritario di cui alla Direttiva Habitat.
L’indice varia da 1 a 3 in rapporto alla segnalazione della specie in una sola
lista, in due liste, in tre liste.
31
•
Le specie seguite da asterisco (*), sono riportate nell’Allegato AI della Direttiva
Uccelli (Dir 79/CEE)
•
Le specie in rosso sono tutte potenzialmente presenti nell’area oggetto del
presente studio.
•
Anfibi e rettili
I dati sulla presenza degli anfibi e dei rettili nell’area oggetto del presente studio, sono tratti
da RE.NA.TO. e dall’Atlante degli anfibi e dei rettili della Toscana (Vanni e Nistri, 2006).
Anfibi
TRITURUS
CARNIFEX*,
Triturus
vulgaris*,
Bufo
bufo*,
Bufo
viridis*,
Hyla
intermedia*(specie recentemente distinta, su basi biochimiche, da Hyla arborea (L., 1756,
alla quale era prima riferita), Rana dalmatina*, Rana esculenta*.
Rettili
EMYS ORBICULARIS*, TESTUDO HERMANNI, Tarentola mauri tanica, Anguis
fragilis*,Lacerta bilineata*,Podarcis muralis*, Podarcis sicula*, Calcides
calcides*,Hierophis viridiflavus*, Natrix natrix,Zamenis longissimus,Vipera aspis,
Nota:
•
Le specie seguite da asterisco (*), riguardano segnalazioni posteriori al 1985. Le
altre si riferiscono a segnalazioni anteriori al 1985 e/o bibliografiche.
•
Le specie in grassetto, risultano di interesse conservazioni stico.
•
Le specie in maiuscoletto risultano inserite nell’Allegato II della Direttiva
Habitat.
•
Entomofauna
RE.NA.TO non riporta alcun elemento di attenzione.
Per quanto ci consta non ci risultano dati specifici per l’area in esame. I dati che seguono
sono riferiti all’entomofauna segnalata nella Tenuta di San Rossore (insetti della Selva
mesofila e insetti associati agli erbivori. Sono escluse le specie che proliferano sulle ddune
costiere):
Agabus striolatus (Rarissima), Andricus fecundator, Andricus hartigi, Andricus lucidus,
Andricus quercuscalicis, Antichaeta obliviosa, Aphodius consputus, Aphodius convexus,
Aphodius sticticus, Biorhiza pallida, Bubas bison, Caliroa varipes, Carabus granulatus
32
interstitialis, Ceratophysus rossii (Endemismo costa pisano-livornese. Molto Rara),
Chamaemya flavipalpis, Clusioides albimanus, Coremacera marginata, Dichetophora
obliterata, Dictyoptera aurora (Molto Rara), Dictyoptera aurora caprai (Endemismo –
Molto Rara), Elgiva cucularia, Elgiva solicita (Rara), Euthycera sticticaria, Euthycera
zelleri, Geotrupes spiniger, Haematopota grandis, Haematopota italica, Heptaulacus
rasettii (Endemismo S. Rossore - Rarissima), Hydromya dorsalis, Kermes roboris (Rara),
Keroplatus tipuloides (Molto Rara), Knutsonia albiseta, Leucophenga maculata
Leucaspis pusilla, Leucopis interruptovittata,Limnia unguicornis,Luzulaspis scotica
(Rarissima), Neuroterus numismalis, Onthophagus gossepunctatus, Onthophagus furcatus,
Onthophagus Taurus, Onthophagus verticicornis, Parochthiphila coronata, Pherbellia
annulipes, Pherbellia cinerella, Pherbellia dorsata, Pherbellia griseola, Pherbellia pilosa,
Pherbinia corale, Polyporivora infumata, Psacadina verbekei, Sepedon sphegea, Sepedon
spinite, Sericotrupes niger, Stauropus fagi, Tabanus autumnalis, Tabanus bovinus,
Tetanocera ferruginea, Tetanocera hyalippensi, Tetanocera robusta, Therioplectes gigas,
Thorectes intermedius, Tipula berte, Trypetoptera punctulata, Typhaeus typhaeus.
33
5. EMISSIONI IN ATMOSFERA (INQUINANTI E RUMORE): SINTESI
DEI RISULTATI DEGLI STUDI EFFETTUATI
A.R.P.A.T. – Pisa: “Relazione di impatto acustico” .
In relazione alle aree di maggiore interesse ai fini del presente lavoro, lo studio ha effettuato
rilevazioni nei confronti degli ambienti abitativi presenti nell’area prossima alla nuova
viabilità evidenziando una serie di ricettori in corrispondenza dei quali si ha il superamento
dei limiti di legge.
TAGES S.c.r.l.: “Analisi del contributo dei flussi veicolari alle emissioni in atmosfera”.
Lo studio relativo al contributo alle emissioni in atmosfera dei flussi di traffico, nell’ipotesi
di realizzazione dell’intero progetto, evidenzia complessivamente un miglioramento delle
emissioni, correlato ad un aumento delle velocità medie di scorrimento e all’andatura dei
veicoli: “per tutte le sostanze, una diminuzione delle emissioni, particolarmente evidente
per il monossido di carbonio e i composti organici volatili (diminuzione di circa il 15%),
più contenuta per le altre componenti con diminuzione attorno al 2 – 3%”.
.
TAGES S.c.r.l. “Analisi della domanda attratta dall’asse. Relazione conclusiva”.
Lo studio ha assunto come scenario di riferimento, l’anno 2012, senza interventi
infrastrutturali. Lo scenario di riferimento è stato confrontato con lo scenario di progetto al
2012. Per l’area in oggetto, la simulazione ha rilevato:
•
un “incremento del carico veicolare dell’ordine di 400 veicoli/ora
sull’Aurelia, a nord della variante di percorso (……). Come si è già
ricordato, questa strada è tra le più frequentate della rete specialmente in
prossimità del centro urbano e l’apertura della nuova viabilità estende
ulteriormente le condizioni di criticità anche verso i tronchi più periferici”
•
“…appaiono incrementati, se pure in misura modesta, i tempi di
percorrenza in via Aurela….”
34
•
una diminuzione della velocità media, sulla via Aurelia, a nord del
sottopasso autostradale,.”Si tratta di una arco già molto sollecitato e
l’ulteriore incremento di carico, aumenta i tempi di percorrenza del 10%”.
TAGES S.c.r.l “Procedura di Verifica di V.I.A. ai sensi della LRT 79/98. Contributo
relativo alla componente inquinamento atmosferico. Modellazione delle emissioni in
atmosfera”
Lo studio ha effettuato una analisi della dispersione degli inquinanti (CO, NO2, PM10)
prodotti dal traffico sull’asse stradale, prendendo in esame una fascia di territorio compresa
entro 500 metri dallo stesso e come riferimento per i dati metereologici, l’intervallo di
tempo compreso tra il 14 e il 21 febbraio 2008. In generale, si osserva un limitato contributo
della nuova viabilità al peggioramento della qualità dell’aria. Per CO2 e NO2, i valori
massimi si hanno a Madonna dell’Acqua, in aree entro 40 metri dall’asse stradale.
Analogamente, i valori massimi di PM10, oltre che per la tratta relativa a Ghezzano, tra Le
Maggiola e Legnaia, si hanno in prossimità di Madonna dell’Acqua.
“Il lavoro non tiene conto della variazione dei flussi di traffico sulla viabilità esistente
(….) nella fascia di territorio presa in esame attorno al tracciato di progetto, che potrebbe
anch’essa risentire di incrementi dei volumi di traffico.”
TAGES S.c.r.l “Procedura di Verifica di V.I.A. ai sensi della LRT 79/98. Contributo
relativo alla componente inquinamento atmosferico in fase di cantiere”
Il lavoro evidenzia “un modesto incremento percentuale dei flussi di traffico commerciali
rispetto ai volumi che quotidianamente impegnano la viabilità”.
Ing. Montella E.:“Valutazione preliminare di impatto acustico e degli interventi di
insonorizzazoione da attuare per il contenimento del rumore nei confronti dei ricettori
interessati dalla nuova viabilità nella tratta Mmadonna dell’Acqua – Cisanello”
Ing Montella: “Cantieri. Tratta Madonna dell’Acqua – Cisanello. Viabilità di raccordo tra
il Polo ospedaliero, la SS 12 del Brennero, la SS 1 Aurelia e la SP 2 Vicarese”.
In relazione alle aree di maggiore interesse ai fini del presente lavoro, lo studio ha effettuato
unicamente una valutazione degli interventi di bonifica acustica nei confronti dei ricettori
“critici”individuati da ARPAT.
35
6. MOTIVAZIONI, OBIETTIVI E DESCRIZIONE DEL PROGETTO DI
NUOVA VIABILITA’ E PROGETTI CORRELATI.
Tratto dalla Relazione Illustrativa e dalla Relazione Tecnica del Progetto Preliminare
6.1 Motivazioni, Obiettivi della nuova viabilita’: cenni
La nuova viabilità nord di raccordo tra il polo ospedaliero di Cisanello, la S.S. n. 12 Del
Brennero, la S.S. n. 1 Aurelia e la S.P. n. 12 Vicarese, fa parte di un insieme di opere
infrastrutturali connesse al processo di riorganizzazione e rilocalizzazione di numerose
funzioni di interesse sovracomunale presenti nella città di Pisa: trasferimento dell’Azienda
Ospedaliero Universitaria Pisana e del Polo Universitario dall’attuale ubicazione di Santa
Chiara in località Cisanello; decentramento di tre Caserme Militari e della Caserma della G.
di F., della Azienda per il Diritto allo Studio Universitario, dell’Amministrazione
Provinciale e degli Uffici Finanziari dello Stato.
Tra gli obiettivi dell’opera vi sono:
•
dal punto di vista di Pisa, la riduzione del traffico urbano tra quartieri attualmente
assorbito dalle Vie Lucchese, Ugo Rindi e Contessa Matilde e una più razionale
distribuzione del traffico di collegamento della città con le direttrici nord,
assicurando l’accessibilità ai parcheggi scambiatori esistenti e al polo ospedaliero di
Cisanello per chi proviene da S.S. n. 12 Del Brennero, S.S. n. 1 Aurelia, S.P. n. 12
Vicarese e S.P. n. 9 di S.Jacopo;
•
dal punto di vista di San Giuliano Terme, l’attenuazione del traffico che grava sulle
aree urbanizzate dei centri abitati di Mezzana-Colignola e di Madonna dell’Acqua
(mediante la realizzazione delle due previste varianti Vicarese ed Aurelia) e
l’adeguamento viario all’aumentata domanda di trasporto interno al territorio
comunale attualmente assorbita dalle tratte esistenti di via Puccini, via dei Condotti,
via del Brennero, via Lungomonte e via provinciale Di Vittorio.
36
Descrizione del progetto, sintesi:
Le caratteristiche geometriche prescelte sono quelle di una strada di categoria extraurbana
C1: due corsie di 3,75 ml ciascuna, più banchine bitumate laterali da 1,50 ml, velocità di
progetto compresa tra 60 e 100 km/h. Il tracciato si mantiene alla quota altimetrica della
viabilità esistente intercettata, con pendenze longitudinali modeste, ad eccezione dei tratti in
cui occorre sottopassare l’acquedotto mediceo, la S.S. 12 del Brennero (con l’adiacente
Canale demaniale dei Mulini) e la linea ferroviaria Pisa – Lucca. L’attraversamento del
Fiume Morto avviene mediante un ponte posto alla quota degli argini; in questo tratto, il
tracciato è compatibile sia con il previsto ampliamento di detto canale di bonifica sia con la
realizzazione di una cassa d’espansione in adiacenza del Fosso Martraversino. La pendenza
longitudinale è in ogni punto minore del 7 % e l’andamento planimetrico rispetta le
prescrizioni previste dalla normativa vigente per la categoria C1. Le intersezioni con la
viabilità provinciale e le principali radiali comunali uscenti da Pisa e dirette alle frazioni di
San Giuliano sono previste tutte a rotatoria (è garantita la corsia ciclabile esterna e la sua
continuità nell’asse nord-sud mediante l’installazione di semafori a chiamata).
Il tracciato ha una lunghezza complessiva di circa 21.680 metri (compresi gli sviluppi delle
rotatorie).
Come previsto dall’Accordo di Programma tra la Provincia di Pisa ed i Comuni di Pisa e
S.Giuliano Terme il progetto è suddiviso in tre tratte funzionali, delle quali è stato
sviluppato in termini di progetto preliminare la Tratta 1- Madonna dell’Acqua – Cisanello.
•
Tratta 1: ha una lunghezza di circa 16.840 metri, pari a quasi il 78% dell’intero
tracciato e contiene quasi tutte le più importanti opere d’arte (viadotti, ponti e
sottopassi); collega l’attuale strada statale Aurelia con l’attuale rotatoria della strada
provinciale di San Cataldo, in prossimità del polo ospedaliero; il primo tratto ha
direzione nord-sud e costituisce variante all’Aurelia nella frazione di Madonna
dell’Acqua (liberando la frazione dal traffico di attraversamento e ricollegandosi poi
alla statale Aurelia a sud del fiume Morto e della ferrovia Pisa-Genova, nel Comune
di Pisa), prosegue poi in direzione trasversale ovest-est, parallelamente al fiume
Morto, intersecando poi la strada statale del Brennero e l’acquedotto Mediceo, fino a
giungere alla rotatoria di Ghezzano (in prossimità del cimitero) e da questa riparte
con un ultimo tratto in direzione nord-sud, parallelamente al corso dell’Arno, in
sostituzione dell’attuale via di Cisanello, fino alla rotatoria della via provinciale di
37
San Cataldo. E’ il lotto di cui è stato definito il relativo finanziamento in sede di
Accordo di Programma, ritenuto prioritario in quanto raggiunge il polo ospedaliero
di Cisanello.
•
Tratta 2: ha una lunghezza di circa 2.630 metri, pari a circa il 12% dell’intero
tracciato, collega la strada provinciale del Lungomonte est con la via Pontecorvo, in
direzione nord-sud, parallelamente alla strada statale del Brennero (di cui costituisce
la variante) ed al fosso dei Molini.
•
Tratta 3: ha una lunghezza di circa 2.210 metri, pari a circa il 10% dell’intero
tracciato; collega la rotatoria a cavallo delle frazioni di Ghezzano e Colignola con la
via Vicarese, ad est di Mezzana; costituisce la variante alla via Vicarese nel tratto
Colignola-Mezzana, consentendo di liberare dal traffico di attraversamento le due
frazioni.
Tratta 1
38
Descrizione del tratto compreso tra i nodi 1, 1/a, 2/a, 2/b, 2/c della tratta 1
La descrizione del tratto inizia dal Nodo 1, di raccordo con l’Aurelia a nord-ovest, e si
svolge fino al Nodo 2/c, di raccordo sempre con l’Aurelia a sud-ovest, comprendendo anche
i nodi 1/a, 2/b e 2/c.
Tratta 1 – particolare variante Aurelia
1. Nodo 1 - Rotatoria a tre bracci. Intercetta l’attuale Aurelia in località Albavola,
subito a nord del ponte dell’autostrada Pisa–Genova, presso l’innesto di via delle
39
Catene (primo braccio); prosegue verso sud in adiacenza alla ferrovia PI – GE
(secondo braccio) con il nuovo tracciato che costituisce variante al tratto di Aurelia
attualmente traversante l’abitato di Madonna dell’Acqua (tratto che sarà declassato a
strada urbana e che non sarà direttamente innestato su questa rotatoria); infine il
terzo braccio, ad est, si collega alla via delle Catene, in prossimità dell’attuale
sottopasso autostradale.
2. Tratto 1-1a. Costituisce il collegamento nord con la frazione di Madonna dell’Acqua
tramite una riqualificazione della viabilità esistente, sarà meglio definito in sede di
progettazione definitiva. Occorre realizzare un piccolo nuovo tratto di collegamento,
dalla rotatoria a via della Catene; adeguare via Delle Catene e l’attuale sottopasso
autostradale fino all’innesto sulla via Turati e la via Turati stessa fino all’innesto con
il tratto di Aurelia declassata. Il vigente Regolamento Urbanistico di San Giuliano
Terme prevede per questo braccio una diversa soluzione: un nuovo sottopasso
dell’autostrada, che, pur consentendo un collegamento diretto della rotatoria con la
nuova viabilità di quartiere a nord-est di Madonna dell’Acqua, è stato tuttavia
scartato in quanto tecnicamente più impegnativo e più costoso.
3. Tratto 1-2a (Variante Aurelia). La nuova viabilità in variante alla SS Aurelia corre in
adiacenza alla ferrovia Pisa-Genova. Rispetta il tracciato dell’Accordo di programma
e le previsioni di PRG;
40
4. Nodo 2. Per nodo 2 si intende il complesso delle connessioni tra la nuova viabilità e
le viabilità preesistenti, Aurelia inclusa. Esso si articola in un nodo 2/a di servizio
agli insediamenti esistenti e di previsione di Madonna dell’Acqua, costituito da una
rotatoria a tre bracci (non prevista dal vigente Regolamento Urbanistico) in
adiacenza del fosso Fiumicello e dal nodo 2/b che corrisponde alla intersezione tra la
porzione di Aurelia proveniente da sud e la nuova viabilità. Tale nodo, fatto oggetto
di diversi studi progettuali alternativi, assume, nella ipotesi principale, le
caratteristiche di una rotatoria a tre bracci (più un possibile quarto in direzione sud)
al piano di campagna, cui la vecchia Aurelia si connette mediante un ramo curvilineo
proveniente dalla quota del viadotto sulla ferrovia. Verrà demolita la rampa di
accesso all’attuale viadotto lato nord. Due rami realizzano la continuità nord-sud
dell’Aurelia, mentre il terzo garantisce l’accesso alla frazione di Madonna
dell’Acqua, in corrispondenza del comparto urbanistico di nuova previsione.
5. Tratto 2-3 – Prosegue il tratto verso sud in variante all’attuale Aurelia, fino a piegare
in direzione est parallelamente al fiume Morto, per raggiungere il nodo 3. È
conforme alle previsioni urbanistiche e non ha interferenze con la viabilità esistente.
41
42
6.2 Inquadramento territoriale del tratto compreso tra i nodi 1, 1/a, 2/a, 2/b, 2/c
“variante Aurelia”
L’inquadramento territoriale viene trattato relativamente al tratto compreso tra i nodi 1 e 2/c
della nuova viabilità.
Tale tratto costituisce variante alla Statale Aurelia e, procedendo da Nord verso Sud,
corrisponde ad una prima porzione della Tratta 1 precedentemente descritta.
Ha origine da una rotatoria a tre bracci, Nodo 1, prevista immediatamente prima del punto
in cui la SS Aurelia sottopassa il viadotto autostradale della A12 Genova/Rosignano, in
località Madonna dell’Acqua.
Dal Nodo 1 sono previstisi:
•
il collegamento, attraverso un apposito sottopasso alla A 12 (già esistente) con
l’abitato di Madonna dell’Acqua;
•
lo sviluppo verso Sud della variante Aurelia, in adiacenza alla linea Ferroviaria Pisa
Genova, fino al Nodo 2. Tale sviluppo del nuovo tracciato stradale conserverebbe la
stretta aderenza alla ferrovia che già caratterizza la SS Aurelia dal Nodo 1 fino al
bivio con il Viale dei Pini, a Nord di Migliarino.
Tra il Nodo 1 ed il corpo centrale del Nodo 2 è prevista una rotatoria a tre bracci, Nodo 2/a,
di servizio agli insediamenti -esistenti e di previsione- di Madonna dell’Acqua.
Il corpo centrale del Nodo 2, sfruttando la rampa Sud dell’attuale cavalcavia Aurelia,
consentirà il superamento in quota della ferrovia Pisa Genova e del Fiume Morto che in quel
punto intersecano la viabilità in progetto.
Dal Nodo 2 la nuova strada proseguirà in direzione Est (Nodo 2/b) lungo il Fiume Morto.
Il tratto di strada in analisi, con i relativi svincoli, si colloca nel territorio comunale di S.
Giuliano Terme per la sua intera lunghezza di circa 2.250 metri; fa eccezione il nodo 2/c
(riconnessione tra la corsia di marcia in direzione Pisa della variante con la sede della SS
Aurelia) che, essendo posizionato a sud del Fiume Morto, rientra nel Comune di Pisa.
A circa metà percorso tra i nodi 1 e 2/a si riscontra la minima distanza (circa 950 metri)
intercorrente tra la strada in progetto, in località Il Puntale, ed il SIR, zona Palazzetto, a nord
ovest della Sterpaia.
Spostandosi sia verso nord che verso sud dal citato punto di vicinanza massima con il SIR,
lungo il tratto di variante Aurelia, le distanze tra la nuova viabilità ed i confini territoriali del
43
SIR tendono ad aumentare rapidamente in virtù della conformazione geometrica del suo
perimetro.
La variante Aurelia, per tutta la sua lunghezza prevista, è separata dal SIR da due importanti
infrastrutture: la Ferrovia Pisa Genova e l’Autostrada A12 Genova Rosignano.
Entrambe nel tratto esaminato (cioè dal punto in cui si intersecano fino al Fiume Morto)
mostrano, in una qualche misura, i tipici effetti ambientali delle opere lineari, riassumibili
in:
•
frazionamento del territorio
•
barriera visiva
•
interferenza con il reticolo delle acque superficiali
•
emissioni sonore
•
interferenza con la fauna
e, principalmente per l’autostrada, che giunge quasi a lambire il confine del SIR in località
Palazzetto
•
44
emissione di inquinanti in atmosfera.
La ferrovia, completamente elettrificata, corre su rilevato alto circa 1 metro dal piano di
campagna e assorbe l’intero traffico passeggeri e merci del tratto di dorsale tirrenica RFI.
Rappresenta il limite Ovest all’abitato di Madonna dell’Acqua, oltre il quale il territorio
assume caratteristiche agricole e costituisce “Area Preparco” del Parco Regionale
Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli. Nel tratto non esistono corridoi di permeabilità per
la fauna terrestre. Gli unici “passaggi” al di sotto della sede ferroviaria corrispondono a
corpi idrici minori (per quelli cui è stata garantita continuità di percorso) ed al ponte sul
Fiume Morto.
L’Autostrada, realizzata su terrapieno inerbito alto circa 10 m dal piano di campagna,
assorbe nel tratto l’intero traffico autostradale, in larga misura costituito da automezzi
pesanti, del così detto “corridoio tirrenico” dai confini regionali a nord con la Liguria ed a
sud con il Lazio. E’ l’infrastruttura più vicina al SIR, tanto che, come già accennato, in
località Palazzetto giunge quasi a lambirne il confine. Nel tratto non esistono veri e propri
corridoi di permeabilità per la fauna terrestre. Gli unici “passaggi” al di sotto della sede
autostradale sono limitati ai ponti sul Fiume Morto, su altri due corpi idrici minori e su una
strada poderale, per i quali è stata garantita la continuità
In corrispondenza di un piccolo agglomerato abitativo situato tra l’Aurelia e il tratto di
variante che va dal Nodo 1 al Nodo 2/a è in corso di realizzazione un nuovo sottopasso
ferroviario che, sostituendo alcuni incroci a raso della viabilità poderale con la ferrovia,
garantirà ai mezzi agricoli ed ai veicoli l’accesso alla porzione di territorio delimitato dal
triangolo ferrovia – autostrada – Fiume Morto; tale opera risulterà in sottopasso anche alla
nuova viabilità. E’ inoltre in corso di realizzazione anche una strada asfaltata, adiacente alla
ferrovia, destinata a congiungere l’uscita -lato Parco- del nuovo sottopassaggio con la
viabilità poderale esistente.
45
6.3 Cantierizzazione (tratto dalla Relazione Tecnica del Progetto Preliminare)
Premessa
La descrizione delle fasi principali della cantierizzazione costituisce un elemento
fondamentale per la valutazione complessiva della fattibilità dell’opera e degli impatti che
essa può produrre.
Preliminarmente alla descrizione delle modalità con cui si prevede di cantierizzare le opere
e l’articolazione delle fasi lavorative, per stimare la durata dei lavori necessari a garantire la
completa funzionalità della nuova viabilità, si ritiene opportuno precisare che la
cantierizzazione delle opere dipende in maniera oggettiva sia dalle capacità tecnicoorganizzative del soggetto affidatario dei lavori sia dalla precisazione di aspetti di dettaglio
che competono ai successivi di livelli di progettazione. Si precisa pertanto che in questa fase
i progettisti devono verificare la possibilità di realizzare le opere all’interno del periodo
stimato, suddividere le lavorazioni in fasi e descrivere le modalità operative con cui si pensa
di poter realizzare le opere.
Nel seguito sono prima illustrati i criteri adottati per l’individuazione delle fasi temporali
mediante le quali realizzare le opere e quindi descritte le singole fasi, articolate secondo le
categorie di intervento necessarie.
Descrizione dei criteri assunti per la cantierizzazione
Gli interventi per la realizzazione delle opere, la cui durata prevista è di 4 anni, sono
suddivisi in 3 macrocantieri.
La nuova infrastruttura si compone di tratti di strada connessi tra loro da rotatorie aventi
dimensioni del diametro esterno comprese tra 40 e 70 m, in corrispondenza delle quali la
nuova viabilità viene collegata con la rete viaria esistente. Tale composizione rende ciascun
tratto di strada compreso tra due rotatorie funzionale ed in grado di garantire la circolazione
a collegamento tra strade esistenti. Per questo motivo anche la cantierizzazione degli
interventi è stata articolata al fine di mettere in esercizio singoli tratti funzionali di strada.
Altro criterio tenuto in considerazione per la cantierizzazione ha riguardato la scelta dei
tratti da realizzare prima di altri; in alcuni casi infatti i nuovi tratti di infrastruttura
interferiscono con altri interventi sul territorio; a tale proposito si cita il caso della bonifica
delle aree lungo la ferrovia in adiacenza al Fosso Canova – nei pressi del Centro abitato di
Madonna dell’Acqua – in tal senso è necessario prevedere sin da ora che la realizzazione del
tratto compreso tra le rotatorie n. 1 e 2/b avvenga successivamente al completamento degli
46
interventi di bonifica, pertanto l’apertura del relativo cantiere (macrocantiere1) sarà
posticipata rispetto agli altri.
Nella scelta della successione temporale dei tratti da realizzare si è tenuto conto inoltre del
fatto che, per evitare l’eccessivo sovraccarico sulle strade esistenti di mezzi pesanti da e per
il cantiere, i cantieri concomitanti avessero, per quanto può essere stimato in questa fase
progettuale, vie di collegamento con i nodi di origine/destinazione con i luoghi di
approvvigionamento del materiale diversi.
Per quantificare la durata dei lavori si è ipotizzato che le lavorazioni possano avvenire per
macro-cantieri corrispondenti a tratti di strada funzionali; all’interno di ciascuno dei macrocantieri dovranno essere attivi più cantieri contemporanei, riferiti ciascuno a lavorazioni
specifiche. Ciascun macro-cantiere dovrà essere dotato di un proprio campo base da
utilizzare per lo stoccaggio materiali ed attrezzature necessarie ai lavori; l’inizio dei lavori
su ciascun macro-cantiere sarà sempre preceduto dalle seguenti attività:
1. installazione del cantiere e predisposizione della segnaletica necessaria;
2. tracciamento dell’asse e rilievo topografico delle aree;
3. preparazione delle aree mediante scotico e creazione delle piste di cantiere ed
eliminazione interferenze.
I° Macrocantiere
Va dal nodo n.1 al nodo n.3 e si sviluppa nella zona di Madonna dell’Acqua nel comune di
S. Giuliano Terme per circa 4.735 m.
Esso presenta due opere d’arte significative costituite dai ponti per la rotatoria sul fosso e
l’antifosso Fiumicello e dalle opere di realizzazione dello svincolo a livelli sfalsati sul fiume
Morto. L’area attrezzata di cantiere è prevista in corrispondenza dello svincolo a livelli
sfalsati, mentre aree di deposito di materiali sono previste anche in corrispondenza dei nodi
1 e 2/a.
Il tratto prevede la realizzazione di rilevati stradali di modesta entità valutati intorno a 1,5 m
di altezza, tranne che nel nodo a livelli sfalsati dove si raggiungono anche altezze di 4-5 m,
oltre alla creazione di “dune” di circa 2 metri di altezza per il contenimento acustico e la
mitigazione ambientale. I materiali di scavo vengono utilizzati sia per il rivestimento delle
scarpate, sia per la costituzione di parte dei rilevati, sia per la realizzazione delle dune e
vengono movimentati all’interno dell’area di cantiere.
Il corpo stradale invece viene costituito essenzialmente da materiale di riporto, individuato
attualmente in inerte riciclato proveniente da vicini impianti di riciclaggio.
47
Lo spostamento dei materiali all’interno del cantiere avverrà utilizzando il medesimo
tracciato viario che, a tale scopo dovrà essere adeguatamente trattato per la eliminazione
delle polveri prodotte dal transito dei mezzi d’opera, specie in vicinanza delle abitazioni.
Si prevede lo sviluppo delle lavorazioni da sud verso nord e quindi l’immissione nel cantiere
da parte dei mezzi d’opera avverrà essenzialmente all’altezza dell’inizio dell’attuale ponte –
cavalcaferrovia della S.S. n°1 in loc. Madonna dell’Acqua, dove dovrà essere approntata la
necessaria segnaletica e tutte le opportune precauzioni del caso.
Le lavorazioni avverranno in genere fuori dalle sedi della attuale viabilità e pertanto per loro
natura non pongono particolari problemi se non quelli connessi con la loro accessibilità.
Per la realizzazione dello svincolo a livelli sfalsati si dovrà interrompere la S.S. n.1 per un
periodo valutabile in circa quattro mesi, pertanto il traffico dovrà essere indirizzato
sull’autostrada A 12 e sulla nuova viabilità già realizzata attraverso la rotatoria n.3 da cui
potrà distribuirsi all’interno della città o raggiungere la S.G.C: FI-PI-LI mediante il Ponte
alle Bocchette.
Particolare attenzione dovrà essere posta in corrispondenza della immissione con la S.S. n°
1 a Nord di Madonna dell’Acqua realizzando anticipatamente le opere esterne, e risolvendo
la deviazione della stessa solo quando tutta la rimanente viabilità dei tre lotti sarà
perfettamente funzionante, facendo altresì in modo da operare per successive fasi lavorative
in modo da non interrompere la viabilità.
Indicazioni approvvigionamento/smaltimento di materiali
Per l’esecuzione delle opere stradali in progetto si prevedono le seguenti quantità:
•
Riciclati per rilevati stradali:
mc.
138.285
•
Terre per realizzazione opere di mitigazione:
mc
59.035
•
Misti granulari o riciclati per fondazioni stradali:
mc.
13.995
•
Conglomerati bituminosi:
mc.
13.263
•
Conglomerati cementizi:
mc.
4.915
Le terre per le opere di mitigazione proverranno dai materiali di scavo del macrocantiere n.2
che saranno opportunamente stoccate nelle aree previste; gli inerti riciclati o misti granulari
potranno essere reperiti sul mercato ordinario o dagli impianti di riciclaggio presenti nella
zona.
48
Le terre di scotico potranno essere completamente riutilizzate per la creazione delle aiuole
di svincolo, rotatorie e sistemazione a verde perimetrali al tracciato. Non sono previsti scavi
di sbancamento di entità significativa.
Traffico indotto
Si prevede che il lavoro venga eseguito in cinque fasi:
1° fase
Prevede l’esecuzione della bonifica bellica previo tracciamento dell’area e scarifica
superficiale.
Tempo di esecuzione 3°- 6° mese = 88 gg. lavorativi.
2° fase
Prevede la realizzazione delle opere d’arte e dei rilevati con esclusione del collegamento al
ponte-cavalcaferrovia dell’Aurelia e del previsto sottopasso nello svincolo a livelli sfalsati.
Per questa fase si prevede una movimentazione di terre, prefabbricati, materiali edili, e
calcestruzzi. I prefabbricati e i materiali edili, seppur in buona quantità saranno
approvvigionati presso le aree di stoccaggio in maniera discontinua e in un periodo
abbastanza ampio tale da non generare sensibile incremento del traffico sulle viabilità
utilizzate quali la S.G.C. FI-PI-LI e la S.S. Aurelia. Si prevede invece una movimentazione
significativa per i materiali da rilevato e per i calcestruzzi che deve essere pertanto
esaminata.
Calcestruzzi
Si prevedono:
9 4200 mc di calcestruzzo pari a 420 trasporti (media 10mc) autobetoniere per opere
d’arte;
9 Tempo di esecuzione 7°- 14° mese = 176 gg lav;
9 Provenienza trasporti a carico: Direz. Est, S.P. Lungomonte – S.P. S.Jacopo – S.P.
Delle Palanche e S.S. n.1;
9 Incidenza media sul traffico lato Est: c.a. n. 2 trasporti/giorno;
Materiali da rilevato
Si prevedono:
9 135.000 mc di materiale granulometrico pari a 9000 trasporti (media 15mc);
9 Tempo di esecuzione 1°- 24° mese = 572 gg lav;
9 Provenienza trasporti a carico: Direz. Sud S.S. Aurelia;
49
9 Incidenza media sul traffico lato Sud: c.a. n. 8 trasporti/g;
9 Provenienza trasporti a carico: Direz. Est S.P. Lungomonte – S.Jacopo – S.P. Delle
Palanche e S.S.N.1;
9 Incidenza media sul traffico lato Est: c.a. n. 8 trasporti/g.
3° fase
Prevede il completamento delle opere d’arte, la fondazione stradale e le opere di mitigazione
ambientale (dune) con esclusione del collegamento al ponte-cavalcaferrovia dell’Aurelia e
del previsto sottopasso nello svincolo a livelli sfalsati. Le terre per le mitigazioni ambientali
transiteranno essenzialmente lungo la nuova viabilità e pertanto non produrranno sensibili
traffici indotti. Per questa fase si prevede una movimentazione di materiali da fondazione
stradale.
Materiali da fondazione
Si prevedono :
9 13.995 mc. pari a 933 trasporti (media 15mc);
9 Tempo di esecuzione 33°- 37° mese = 110 gg lav.;
9 Provenienza trasporti a carico: Direz. Sud S.G.C. Fi-Pi-Li - S.S. Aurelia;
9 Incidenza media sul traffico lato Sud: c.a. n. 5 trasporti/g;
9 Provenienza trasporti a carico: Direz. Est S.P. Lungomonte – S.Jacopo – S.P. Delle
Palanche e SS.n.1;
9 Incidenza media sul traffico lato Est: c.a. n. 4 trasporti/g.
4° fase
Prevede la realizzazione della pavimentazione stradale e il completamento delle opere di
mitigazione ambientale (dune) con esclusione del collegamento al ponte-cavalcaferrovia
dell’Aurelia e del previsto sottopasso nello svincolo a livelli sfalsati. Per questa fase si
prevede una movimentazione di materiali bituminosi.
Conglomerati bituminosi
Si prevedono:
9 13.263 mc. pari a 1.326 trasporti (media 10 mc);
9 Tempo di esecuzione 38° - 43° mese = 132 gg lav.;
9 Provenienza trasporti a carico: Direz. Sud S.S. Aurelia;
9 Incidenza media sul traffico lato Sud: c.a. n. 5 trasporti/g.;
9 Provenienza trasporti a carico: Direz. Est Est SP Lungomonte – S.Jacopo – S.S.n.1;
9 Incidenza media sul traffico lato Est: c.a. n. 5 trasporti/g.
50
5° fase
Prevede la realizzazione della parte residua dello svincolo a livelli sfalsati ivi compreso il
sottopasso tra S.S. Aurelia e nuova viabilità e del completamento della restante parte di
viabilità. Al fine di accelerare il completamento delle opere, gli elementi strutturali del
sottopasso dovranno essere di tipo prefabbricato, o in stabilimento o in loco (monolite). Per
questa fase si prevede una movimentazione di terre, prefabbricati, materiali edili, e
calcestruzzi. Il tempo di esecuzione previsto è stimato pari a 44° - 48° mese = 110 gg lav.
Le limitate quantità dei materiali e la presenza della nuova viabilità non determinano
sensibili incrementi nel traffico.
51
7. FATTORI DI IMPATTO E INDICATORI DI PRESSIONE
Emissioni di inquinanti (tratto dallo studio effettuato da TAGES S.c.r.l “Analisi del
contributo dei flussi veicolari alle emissioni in atmosfera”)
Premessa:
Le emissioni in aria di inquinanti e gas serra, dovute al trasporto stradale, hanno assunto in
Italia un’importanza notevole.
Negli ultimi anni si è verificata una significativa diminuzione delle emissioni dovute alle
attività di produzione di energia elettrica ed ai grandi impianti di combustione. Questo
andamento non trova corrispondenza nel settore dei trasporti su strada dove la diminuzione
non è stata altrettanto significativa poiché l’effetto positivo della circolazione di veicoli
meno inquinanti è stato controbilanciato dall’aumento del numero dei veicoli e dei
chilometri percorsi.
Le emissioni inquinanti dei veicoli a motore (i principali: ossidi di azoto, composti organici
volatili tra cui il benzene, monossido di carbonio, piombo, polveri, anidride solforosa anche se in misura relativamente modesta rispetto ad altre fonti di inquinamento), sono
dirette verso il suolo per cui, le maggiori concentrazioni di inquinanti, si rilevano soprattutto
nelle immediate vicinanze dei punti di emissione: ciò non esclude la presenza di inquinanti a
maggiori distanze anche se in concentrazioni inferiori (vedi par. 8.3).
Le emissioni inquinanti allo scarico dipendono dalle caratteristiche specifiche di un mezzo,
“dalla numerosità delle diverse flotte (veicoli a benzina, diesel, GPL, veicoli catalizzati e
non)” e dalle percorrenze. Risultano inoltre influenzate in maniera molto significativa dal
regime di utilizzazione del motore, in relazione alle differenti condizioni di combustione che
si vengono a creare come conseguenza delle variazioni nella velocità e nell’accelerazione
dei veicoli. In sintesi:
•
le emissioni di CO e COV (Composti Organici Volatili), presentano un minimo
ben definito per la velocità intorno a 80-90 km/h, con un netto e progressivo incremento
dell’emissione per le velocità medie più basse, tipiche dei percorsi in centri urbani ad
elevata intensità di traffico.
52
•
i motori a benzina mostrano emissioni di NOx sempre crescenti con la velocità,
in particolare al di sopra dei 70-80 km/h, con i valori più elevati in corrispondenza delle
velocità medie tipiche di percorsi extraurbani e autostradali.
Gli NOx emessi dai motori diesel risultano invece decrescenti con la velocità, con un
andamento che presenta i valori più elevati per velocità molto ridotte (<20 km/h circa).
•
l’effetto dell’accelerazione nel caso del diesel sembra risultare più modesto: le
differenze di emissione tra rilevamenti a velocità costante e cicli a velocità istantanea
variabile sono sostanzialmente trascurabili.
53
8. EFFETTI DEI PRINCIPALI INQUINANTI SULLA FAUNA E SULLA
VEGETAZIONE:
INQUINANTI
ATMOSFERICI
E
RUMORE
–
CONSIDERAZIONI GENERALI
8.1 Considerazioni generali
Il presente lavoro integra la relazione “Studio di impatto ambientale” redatto
nell’ambito della procedura di verifica (LRT 79/98) relativa al progetto dell’opera, in
conformità a quanto richiesto dalla Conferenza di Servizi (rif. Verbale della seduta del
21.09.07).
Del suddetto Studio, si riporta in allegato (Allegato A) una sintesi (estratto) della parte
generale, in relazione agli impatti sulle componenti biotiche e alle misure di mitigazione e
compensazioni ritenute opportune lungo l’intero tracciato dell’opera, compreso quello in
oggetto.
Rispetto alle informazioni contenute nell’allegato, di seguito si riportano alcune
considerazioni ed approfondimenti ritenuti necessari in relazione alle
intrinseche
caratteristiche del pSIC Selva Pisana.
8.2 Inquinanti atmosferici e fauna
La realizzazione della nuova viabilità (intero tracciato), determina complessivamente una
riduzione delle emissioni inquinanti (in media del 2 – 3%, ad eccezione del monossido di
carbonio e composti organici volatili (- 15%).
Questa considerazione non trova rispondenza per l’area in esame. Infatti, come già
evidenziato nel Cap. 5, si stima un “incremento del carico veicolare dell’ordine di 400
veicoli/ora sull’Aurelia, a nord della variante di percorso”, così come “…appaiono
incrementati, se pure in misura modesta, i tempi di percorrenza in via Aurela…”. Questi
effetti, uniti alla maggiore vicinanza, rispetto alla via Aurelia, del nuovo tracciato al
pSIC Selva pisana, portano ad ipotizzare un incremento della quantità di inquinanti che, in
dipendenza di fattori climatici quali particolari condizioni di umidità dell’aria e di vento
54
(intensità, direzione, frequenza – vedi paragrafo 4), possono raggiungere l’area del pSIC
Selva pisana anche se i maggiori effetti derivanti dalla nuova infrastruttura, si avranno nelle
aree prossime al tracciato. Queste, prive di barriere verdi (siepi, boschetti), sono spazi aperti
frequentati da specie animali legate ai coltivi e aree aperte. Tra queste vi sono sicuramente data la facilità di spostamento - specie di uccelli presenti all’interno del pSIC Selva Pisana,
la cui importanza è descritta al paragrafo 4.1.4 del presente studio.
Per quanto ci consta, se si escludono alcuni lavori che riportano informazioni relativamente
all’alterazione della qualità delle acque (es. acidificazione delle acque dei fiumi e dei laghi
indotte dall’anidride solforosa (SO2); l’anidride solforosa reagendo con l’ossigeno dell’aria,
passa ad anidride solforica. Questa, per reazione con l’acqua presente nell’atmosfera, dà
origine ad acido solforico (H2SO4) con effetti per la vita degli organismi acquatici), non
risultano studi specifici relativi all’impatto degli inquinanti atmosferici sulla fauna. E’ nota
invece la maggiore sensibilità delle piante agli inquinanti (salvo eccezioni come l’acido
cianidrico, il monossido di carbonio, l’idrogeno solforato). Ciò può essere indotto dal
maggior numero di scambi gassosi (anche 50-100 volte superiori) nelle piante rispetto agli
animali, in funzione del più elevato rapporto superficie/volume.
Non potendo comunque escludere possibili loro interferenze con la vita degli animali, si
riporta di seguito, a solo titolo informativo, una sintesi dei principali effetti negativi
sull’uomo. Come si può osservare, la sintesi evidenzia effetti negativi sugli ecosistemi e
sugli animali, solo per gli Ossidi di azoto (Biossido di azoto), Ozono, Composti Organici
Volatili (Trielina o altri Solventi clorurati).
Monossido di carbonio (CO)
La sua tossicità è dovuta al fatto che, legandosi all’emoglobina al posto dell’ossigeno, impedisce una
buona ossigenazione del sangue, con conseguenze dannose sul sistema nervoso e cardiovascolare.
Inoltre si valuta che sia responsabile per oltre il 20% dell’effetto serra per effetti indiretti.
Ossidi di azoto (NOx)
Per quanto riguarda gli effetti sulla salute dell'uomo, sia il monossido di azoto che il biossido di azoto
risultano potenzialmente pericolosi.
Il monossido di azoto (NO), analogamente al monossido di carbonio, agisce sull’emoglobina
interferendo con la normale ossigenazione dei tessuti da parte del sangue ma, nonostante ciò, non sono
mai stati riscontrati casi di decessi per avvelenamento da NO.
55
Il biossido di azoto è per la maggior parte un inquinante secondario formatosi dalla ossidazione del
monossido; è pericoloso per la salute umana, con una tossicità fino a quattro volte superiore a quella del
monossido di azoto.
Esso esercita il suo effetto tossico principalmente sugli occhi, sulle mucose e sui polmoni. In particolare
tale gas è responsabile di specifiche patologie a carico dell’apparato respiratorio (bronchiti, allergie,
irritazioni, edemi polmonari che possono portare anche al decesso).
Il biossido di azoto si può ritenere uno degli inquinanti atmosferici più pericolosi perché, oltre a causare
gli effetti sopra descritti, contribuisce alla formazione dello smog fotochimico, come precursore
dell’ozono troposferico, e, trasformandosi in acido nitrico, al fenomeno delle "piogge acide", che
provocano ingenti danni alle piante e più in generale alterazioni negli equilibri ecologici
ambientali.
Composti Organici Volatili
I possibili effetti dannosi dipendono dalla natura dei COV, dalla loro concentrazione ambientale e dalla
durata dell'esposizione; possono variare da un semplice disagio legato all'odore ad effetti irritativi a
carico di occhi, naso e gola. I COV possono causare anche mal di testa, nausea e difficoltà di
coordinazione. Alcune delle sostanze presenti nei COV sono riconosciute cancerogene per l'uomo
(benzene) o per l'animale (trielina e altri solventi clorurati).
Il Benzene può produrre effetti tossici acuti, associati a brevi esposizioni a livelli elevati, poco frequenti
nell’ambiente di vita, ed effetti tossici cronici, associati a periodi di esposizione di maggiore durata e a
basse dosi di inquinante.
L’effetto più noto dell’esposizione cronica riguarda la potenziale cancerogenicità del benzene sul
sistema emopoietico.
Polveri
Le particelle che si depositano nel tratto respiratorio superiore possono causare effetti irritativi quali
secchezza ed infiammazione di naso e gola.
Le particelle di diametro più piccolo, che si depositano nel tratto tracheobronchiale (trachea, bronchi e
bronchioli più grandi), possono invece provocare costrizioni bronchiali, aggravare malattie respiratorie
croniche (asma, bronchite, enfisema) ed eventualmente indurre neoplasie.
Ozono
L'ozono troposferico, inquinante cosiddetto secondario, si produce per effetto della radiazione solare in
presenza di inquinanti primari quali gli ossidi d'azoto e i composti organici volatili.
Mentre la presenza dell'ozono nella stratosfera svolge un'importantissima funzione protettiva per la
salute umana e l'ambiente in cui viviamo, nello strato dell'atmosfera che va dalla superficie terrestre fino
a 10-15 km d'altezza (la troposfera), alte concentrazioni di ozono risultano nocive per la salute
dell'uomo e per la vita degli ecosistemi.
Il ruolo svolto dalla radiazione solare spiega il tipico andamento temporale, giornaliero e stagionale,
delle concentrazioni dell'ozono.
56
L’inquinamento da ozono ha un carattere di area, anche su grande scala, piuttosto che locale.
8.3 Inquinanti atmosferici e vegetazione
8.3.1 Premessa
Le piante, rispetto agli animali, sono caratterizzate da un valore più elevato del rapporto
superficie/volume che favorisce gli scambi gassosi con l’atmosfera. Probabilmente è questa
la principale motivazione che determina una maggiore risposta delle piante (rispetto alla
fauna) agli inquinanti atmosferici. Tratteremo qui di inquinanti da traffico veicolare.
L’incidenza relativa delle fonti di inquinamento atmosferico e quindi anche degli inquinanti
da traffico veicolare, varia in dipendenza di numerose parametri, tra cui il periodo
stagionale, le caratteristiche morfologiche della zona interessata dalle emissioni, la natura
chimica e fisica degli inquinanti.
I fattori metereologici giocano un importante ruolo nella dispersione degli inquinanti in
atmosfera:
•
durante il giorno si ha un energico rimescolamento delle masse d’aria e la
temperatura diminuisce con l’altezza: in queste condizioni il vento,
indipendentemente dalla velocità, causa una rapida dispersione degli
inquinanti;
•
durante la notte si verificano, condizioni di relativa stabilità dell’atmosfera;
•
in particolari situazioni metereologiche, il fenomeno dell’inversione termica
favorisce la concentrazione degli inquinanti (ristagno dell’aria).
Il fenomeno della dispersione è condizionato, oltre che dai fattori metereologici, anche dalle
caratteristiche intrinseche dei luoghi (presenza di barriere naturali come colline, …) che
incidono sulla turbolenza dell’aria.
8.3.1 Inquinanti da traffico veicolare e sintomatologia
I principali sintomi indotti sulle piante dagli inquinanti atmosferici, sono riconducibili a
variazioni nello sviluppo per interazioni dell’inquinante con i processi della fotosintesi e
respirazione, clorosi fogliare per alterazione del ciclo di degradazione e sintesi della
clorofilla (la velocità di decomposizione della clorofilla risulta superiore alla velocità di
sintesi), necrosi, prevalentemente a carico dell’apparato fogliare, per plasmolisi e collasso
delle cellule.
57
Questi sintomi sono veri e propri danni, da intendersi come risposta, misurabile ed
identificabile, della pianta ad un inquinante. I danni possono essere acuti o cronici. I primi
sono determinati dall’esposizione a concentrazioni “elevate” di sostanze fitotossiche, per
periodi limitati nel tempo (ore, frazioni di ora) e possono determinare clorosi, necrosi,
defloliazioni, fino anche alla morte della pianta. In genere, ogni inquinante determina
sintomo caratteristici. I danni cronici, non specifici per i singoli inquinanti, sono indotti da
esposizioni della pianta a concentrazioni piuttosto basse di essi, per un periodo prolungato
tale da determinare nella pianta effetti a lungo termine. Oltre a sintomi come la clorosi delle
foglie, la filloptosi (caduta delle foglie), i danni cronici possono determinare riduzioni di
sviluppo a carico dell’apparato radicale, dell’altezza, della biomassa, dell’area fogliare, dei
frutti. Possono altresì verificarsi alterazioni delle funzioni riproduttive: questo effetto
assume particolare significato negli ecosistemi naturali, ed in particolare negli ecosistemi
forestali, dove la capacità riproduttiva è elemento chiave per la competitività di una specie.
Oltre alle funzioni riproduttive, gli ecosistemi forestali possono subire alterazioni per il forte
assorbimento di inquinanti gassosi da parte delle plantule, estremamente fragili in questo
periodo biologico della loro vita.
A completamento del quadro sintomatologico esposto, una nota sui danni fisiologici.
Trattasi di danni difficili da documentare, ma vere e proprie alterazioni biochimiche e
fisiologiche che possono determinare nel tempo, riduzioni di sviluppo e produttività,
senescenza precoce.
8.3.2 La risposta delle piante agli inquinanti atmosferici
Non tutte le specie vegetali, in termini di suscettibilità/resistente, rispondono allo stesso
modo ad un inquinante. Esiste infatti una variabilità indotta da fattori genetici, a livello di
specie ed anche di cultivar e clone.
Altro fattore significativo nella variabilità della risposta sono i fattori ontogenetico: le fasi di
sviluppo di un organo sono caratterizzate da vari livelli di suscettibilità ad un inquinante.
Può addirittura accadere che nello stesso organo, i tessuti di diversa età manifestino diversi
gradi di suscettibilità. Altri elementi di variabilità sono rappresentati dall’età della pianta,
dal contenuto in zuccheri nel corso della giornata.
Infine, oltre ai fattori genetici ed ontogenetici, è stato osservato che anche lo stato
fitosanitario di una pianta determina risposte diverse (anche in termini di minore
suscettibilità) ad un inquinante.
58
8.3.3 Caratteristiche di un inquinante e tossicità
Le proprietà fisiche e chimiche di un inquinante ne influenzano la tossicità. In questo
ambito, la solubilità e lo stato fisico sono i fattori più significativi (es. un inquinante
gassoso è in genere più tossico di una sostanza solida).Altrettanto importanti sono la
concentrazione, il periodo di esposizione e le interazioni (effetti sinergici o antagonisti) tra
inquinanti.
8.3.4 Inquinanti e fattori ambientali
Sono state riscontrate correlazioni positive tra temperatura, umidità relativa e danni indotti
da un determinato inquinate. Il fatto è facilmente intuibile se pensiamo che incrementi di
temperatura accelerano
il metabolismo e gli scambi gassosi così come incrementi di
umidità relativa favoriscono l’apertura degli stomi. Correlazioni positive sono state
riscontrate anche in relazione alla velocità del vento (maggiori velocità del vento inducono
la riduzione dell’umidità dell’aria intorno alla pianta con conseguente riduzione
dell’apertura degli stomi), alla concentrazione di CO2 (maggiore è la concentrazione di CO2
e più intensa è la fotosintesi che può indurre incrementi del ritmo di detossificazione
dell’inquinante), all’umidità del suolo (piante in stress idrico tendono a chiudere gli stomi e
quindi sono meno soggetti alla penetrazione di inquinanti). Correlazione inversa è stata
invece riscontrata ttra fertilità del suolo e entità del danno.
8.3.5 Gli equilibri delle comunità vegetali
Sotto la pressione selettiva dei fattori ambientali, nel tempo, una comunità vegetale trova la
propria stabilità. Questo equilibrio può essere compromesso dall’azione di un nuovo
elemento che si inserisce nell’ecosistema. In questo senso, gli inquinanti atmosferici
giocano un ruolo significativo; il loro effetto, dipendente dai molteplici fattori illustrati nei
precedenti paragrafi, è maggiormente “sentito” nelle piante legnose che, per loro natura,
restano più a lungo a contatto con gli inquinanti. L’esposizione della vegetazione a basse
concentrazioni, può non avere effetti diretti significativi (la sostanza “si trasferisce”
dall’atmosfera alla pianta e/o al terreno senza conseguenze per la vita biologica) ma può
anche indurre mutamenti nella composizione delle comunità fatto questo che, per
associazioni vegetali quali quelle presenti nel bosco del Palazzetto, assumono particolare
rilevanza.
Concentrazioni intermedie di inquinanti, possono determinare danni diretti a singoli
individui o alla maggior parte degli individui di una specie. Gli effetti non sempre sono
59
macroscopicamente apprezzabili. A volte il danno è a livello dell’attività foto sintetica,
riproduttiva o semplicemente indotto da una maggiore sensibilità a stress. Come nel caso
delle basse concentrazioni, anche per le concentrazioni intermedie di inquinanti si possono
avere riduzioni di capacità competitiva di una o più specie, nei confronti delle specie più
tolleranti che possono prendere il sopravvento all’interno della biocenosi.
Un cenno infine agli effetti delle alte concentrazioni di inquinanti atmosferici: questo terzo
caso può portare alla morte di numerosi membri di una comunità, che vengono sostituiti da
altre specie (in primis, da specie erbacee e/o arbustive).
8.3.6 Suscettibilità delle piante agli inquinanti atmosferici.
Partendo dall’assunto generale che l’assorbimento all’interno della foglia è il requisito per il
verificarsi del danno, molti sono i fattori che influiscono sul fenomeno: la morfologia della
foglia, le caratteristiche fisiche del gas (la sua diffusività), le caratteristiche degli stomi
(frequenza, dimensione), caratteristiche della cuticola (spessore, presenza di cere), l’età
della foglia, la capacità della pianta di trasferire l’inquinante penetrato per via stomatica,
dagli spazi intercelleluari all’interno delle cellule.
L’assorbimento non è tuttavia sinonimo di danno in quanto l’inquinante può essere reso
innocuo all’interno della cellula vegetali, per meccanismi di riduzione o eliminazione (la
cellula può eliminare, tollerare o assimilare l’inquinante e trasformarlo in composti meno
pericolosi) o la pianta, pur subendo un danno, riesce a contenerlo in quanto mette in atto
meccanismi riparativi.
8.3.7 Le piante rimuovono gli inquinanti atmosferici
Le piante contribuiscono a rimuovere gli inquinanti atmosferici:
•
agiscono come entità fisiche (modificano la circolazione dei venti, riducoo la
permanenza dell’inquinante e ne favoriscono la sedimentazione e l’assorbimento nel
terreno);
•
per adsorbimento delle superfici delle piante;
•
per metabolizzazione (riducono o eliminano la sostanza inquinante, trasformandola
innocue). Il processo è condizionato da molte variabili: la concentrazione
(concentrazioni basse sono più facilmente rese innocue), fattori ambientali (già
trattati).
60
Anche se gli studi in questo campo sono scarsi per la difficoltà di misurare i parametri
come l’entità dell’assorbimento, si può affermare in generale che le piante fungono da filtro
biologico, contribuendo a ridurre gli effetti degli inquinanti sugli esseri viventi. Modelli
matematici hanno indicato forti asportazioni di inquinanti da parte delle foreste (O3: 9.6 x
0,0001 t/anno; SO2: 748 t/anno; NOX: 0.38 t/anno; CO: 2.2 t/anno)
8.3.8 Alcuni inquinanti atmosferici prodotti dai processi di combustione dei veicoli a
motore: effetti sulle piante
SO2 – anidride solforosa: la maggiore fonte sono i processi di combustione di sostanze che
contengono zolfo. Anche i veicoli a motore, se pure in quantità contenute, contribuiscono
alla presenza di questo inquinante in atmosfera.
Può essere assorbita nel suolo in funzione del PH (terreni alcalini: maggore assorbimento),
passare nell’atmosfera a SO3 per ossidazione e quindi dare origine ad aerosolo di H2SO4,
raggiungere le piante ed essere assorbita dalle foglie e determinare danni acuti
(macroscopici: es lesioni fogliari internervali che disseccano in pochi giorni) e danni cronici
(distruzione della clorofilla con clorosi fogliare, senescenza precoce delle foglie e filloptosi
anticipata, rallentamenti di sviluppo per riduzione della fotosintesi). Tra le specie sensibili
all’esposizione di SO2 ricordiamo Iuglans regia, tra le piante resistenti Acer campestre,
Cornus sanguinea, Populus tremula, Quercus ilex.
NOX – ossidi di azoto: la maggior parte di NOX di origine antropica, deriva da processi di
combustione, compresi quelli dei veicoli a motore. I livelli riscontrabili nell’ambiente sono
tali da determinare effetti di tipo cronico, aspecifici, come riduzione di biomassa, ritadrdi di
sviluppo.
O3 - ozono: è considerato l’inquinante atmosferico di maggiore fitotossicità. Si forma per
reazione di NO2 con la molecola dell’ossigeno e successivamente per reazione dell’atomo
di ossigeno liberato dalla prima reazione, di nuovo con una molecola di ossigeno. In
condizioni “normali”, l’ozono si degrada rapidamente a biossido di azoto e molecola di
ossigeno. In presenza di idrocarburi (prevalentemente da scarichi automobilistici) l’ozono
(energico ossidante) si accumula e reagisce con i radicali liberi e monossido di azoto per
dare origine al PAN (nitrato di perossiacetile), anch’esso molto ossidante. L’O3 può essere
trasportato a notevole distanza dal punto di formazione (anche a 1000 chilometri).
Il sintomo più caratterizzante, è la presenza di macchie necrotiche biancastre, si hanno
anche ingiallimenti, prematura filloptosi, riduzione di sviluppo radicale. Tra le piante
sensibili si ricorda Juglans regia, tra le piante resistenti, Acer platanoides.
61
Il DM 16.05.96, ha recepito la Direttiva Comunitaria 92/72 del 21.09.92, stabilendo, per la
protezione della vegetazione, 100 ppb. Come valore medio orario e 32 ppb per il valore
medio nelle 24 ore.
8.4 Il rumore e la fauna
8.4.1 Considerazioni generali
I sistemi di trasporto contribuiscono considerevolmente al rumore nell’ambiente di
vita ed è assai frequente che essi costituiscano la sorgente predominante. Nell’ambito delle
tre modalità di trasporto (strada, ferrovia, aerea) il traffico stradale è sicuramente la sorgente
di rumore più diffusa sul territorio. Benché negli ultimi quindici anni i livelli di emissione
sonora dei veicoli siano sicuramente diminuiti, la crescita continua dei volumi di traffico,
unita allo sviluppo delle aree suburbane, ha comportato la tendenza del rumore ad estendersi
sia nel tempo (periodo notturno), sia nello spazio (aree rurali e suburbane).
Conosciamo l’impatto che il rumore ha sull’uomo e sul suo benessere psicofisico. Si
valuta che anche per gli animali sia necessario un certo livello di comfort acustico che non
solo consenta ad essi di comunicare sulle distanze più appropriate per le loro esigenze ma
che anche ne consenta il benessere psicofisico.
Molti studi e osservazioni indicano che gli animali reagiscono al rumore, ad esempio
intensificando
le
loro
emissioni
sonore
per
mantenere
un
adeguato
rapporto
segnale/disturbo, per mantenere quindi costante la distanza alla quale i segnali possano
essere uditi, oppure aumentano la ripetizione dei segnali per aumentare la probabilità che
siano sentiti, ma in altri casi, soprattutto nel caso di rumori molto intensi, sospendono le
proprie emissioni in attesa del ritorno a condizioni ottimali. Tutto questo indica chiaramente
che reagiscono al rumore con comportamenti immediati, facilmente osservabili, ma di cui
non sono ancora chiari gli effetti a lungo termine, con conseguenze ad esempio sul successo
riproduttivo e sul successo adattativo.
8.4.2 Il rumore e l’avifauna
Allo stato attuale, la tutela delle specie biotiche “residenti” in un determinato luogo, non
trova piena garanzia nell’applicazione degli indicatori di rumore previsti dalla vigente
normativa nazionale e comunitaria, in materia di rumore (DPCM 14.11.1997; Direttiva UE
2002/49/CE).
62
Tali indicatori sono infatti pensati per l’uomo, in funzione della sua capacità di percepire il
rumore. Gli animali, e soprattutto gli uccelli, hanno una capacità uditiva non sovrapponibile
a quella umana. Negli uccelli, il suono (produzione, percezione e identificare dei suoni
prodotti da altri individui)
rappresenta uno degli elementi più importanti per la
comunicazione. Il campo di frequenza che consente il sistema di comunicazione è compreso
tra 1 – 8 KHz; il campo “ottimale” per la percezione del suono, sembra essere compreso tra
1 e 5 kHz. In questo range, la soglia di udibilità è compresa tra -10 e +20 dB di pressione
sonora, con variazioni interspecifiche significative (es specie notturne e specie diurne).
Se paragonati all’uomo, gli uccelli mostrano una minore sensibilità uditiva ad alte frequenze
(superiori a 5 kHz).
Gli uccelli comunicano con il suono, all’interno di uno “spazio attivo”, definito dalla
“distanza entro la quale, in presenza di un rumore di fondo, un segnale può essere percepito
da un ricevitore”. Un suono emesso da un uccello, si attenua con l’aumento della distanza,
sulla base della legge sferica. In questo senso, ogni raddoppio di distanza porta ad un
decremento di 6 dB.
Lo spazio attivo, è determinato da una serie di variabili: le caratteristiche della copertura
vegetale, le condizioni metereologiche, la presenza di elementi di disturbo significativi. Ad
esempio, la percezione del canto di molte specie, è minima nella parte centrale della
giornata, in corrispondenza di temperature elevate e bassa umidità. Opere importanti come
una nuova viabilità con incremento significativo di traffico, possono aumentare il rumore di
fondo “naturale” specialmente in particolari momenti del
giorno e conseguentemente
portare alla riduzione dello spazio attivo diminuendo o annullando la possibilità di
comunicare attraverso il suono.
Altro elemento significativo per la valutazione degli effetti di un “suono di disturbo“, è
rappresentato dalla minore capacità degli uccelli (rispetto all’uomo) di rilevare un suono, in
presenza
di un rumore di fondo a banda larga. Esperienze mostrano come, in tale
condizione, un suono immesso può essere percepito dagli uccelli solo se superiore di 1-1.5
dB al rumore di fondo; per contro, tale valore si abbassa a 0.5 dB se riferito all’uomo.
Alcuni casi di studio
Il Parco regionale del Ticino è un’area naturale protetta interessata dalla presenza di
avifauna
migratoria e stanziale. E’ interessato dalle rotte di decollo e atterraggio
dell’aeroporto Internazionale della Malpensa. Lo studio ha evidenziato come il massimo
63
traffico aereo sia concentrato in un arco temporale della giornata, critico per l’attività di
comunicazione tra gli uccelli, ovvero nelle prime ore della mattina e tardo pomeriggio.
L’evidenza di campo ha dimostrato come gli uccelli, in tali fasce orarie, non modificano il
proprio comportamento al passaggio degli aerei. Infatti, il rumore dei propulsori degli
aerei, è prevalentemente a bassa frequenza (1-2 KHz), e quindi non compreso nella regione
di massima sensibilità uditiva degli uccelli (2 – 4 KHz). Un aereo in fase di sorvolo, sulla
frequenza di massima sensibilità uditiva degli uccelli, “impatta” il paesaggio sonoro di circa
3 – 6 dB; l’impatto è poi praticamente assente per frequenze superiori a 3 kHz.
Altri studi sono stati condotti nel Parco del Ticino, per valutare l’impatto di una attività di
cantiere (costruzione di una linea ferroviaria all’interno della fascia boscata del Parco) sulla
presenza dell’avifauna. Il cantiere era fonte di impatto sul paesaggio sonoro (tra 25 Hz e 6.3
KHza) di 4 – 14 dB; l’impatto sulla frequenza di massima sensibilità uditiva degli uccelli
era di 10 – 14 dBA, ciò determinava la riduzione dello spazio attivo di circa il 75%, con
allontanamento dei maschi e quindi forte riduzione degli accoppiamenti. In particolare, è
stata osservata l’ assenza di segnali biotici nella fascia boscata di ampiezza 75 – 100
metri dal fronte di lavoro. Il ripopolamento di tale spazio, iniziava al termine dei lavori di
cantiere per proseguire fino alla riapertura degli stessi.
In sintesi, gli studi in oggetto, hanno evidenziato i seguenti aspetti:
•
la comunicazione è diversa a seconda delle fasce orarie: massima all’alba e al
tramonto;
•
la percezione del rumore da parte dell’avifauna varia con la frequenza (es. il
rumore prodotto da un impianto di ventilazione non viene percepito);
•
il rumore prodotto da infrastrutture ferroviarie e stradali, riduce di fatto lo
spazio attivo. I livelli di rumore prodotti dalle infrastrutture stradali,
maggiori di 50 dBA, causano una riduzione
della densità dell’avifauna
presente ai margini delle stesse. Analogamente, il rumore emesso dalle
infrastrutture ferroviarie (a bassa frequenza) interferisce in modo significativo con
la sensibilità uditiva degli uccelli, determinandone l’allontanamento.
64
Nota: il Leq ‘Livello acustico continuo equivalente’ è un indicatore di rumorosità, che
prende in considerazione sia il livello acustico di un suono variabile nel tempo, sia la sua
durata..
65
9. EFFETTI DEI PRINCIPALI INQUINANTI SULLA FAUNA E SULLA
VEGETAZIONE: INQUINANTI ATMOSFERICI E RUMORE –
VALUTAZIONI SPECIFICHE
9.1 Premessa
L’area contigua alla nuova viabilità, nel tratto ad Ovest della Ferrovia Genova-Pisa, è
inclusa nel Parco regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
La parte prossima alla ferrovia è interessata da coltivi (prati e seminativi); a seguire, inizia il
confine del pSIC Selva Pisana.
In tale area ed ancor più all’interno del pSIC, è presente una fauna diversificata, con specie
di interesse conservazionistico. All’interno del pSIC Selva pisana sono inoltre presenti
associazioni vegetali della cui importanza è stato già ampiamente trattato. La realizzazione
di opere importanti quali l’infrastruttura in oggetto, può indurre effetti negativi sulla
presenza delle specie animali e alterare i delicati equilibri delle associazioni vegetali.
9.2 Effetti dell’infrastruttura sull’avifauna
Le considerazioni del presente paragrafo scaturiscano da una valutazione congiunta degli
effetti generali derivanti dalla presenza di infrastrutture viarie sulla popolazione ornitologica
di un luogo e della situazione oggettiva determinata dalla presenza, in prossimità dell’opera
in oggetto, del Parco regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli ed in particolare del
pSIC Selva Pisana .
Gli uccelli comunicano con il suono, all’interno di uno “spazio attivo”, che è determinato da
variabili quali le caratteristiche della copertura vegetale, le condizioni metereologiche, la
presenza di elementi di disturbo significativi. Il suono, si attenua con l’aumento della
distanza (ogni raddoppio di distanza porta ad un decremento di 6 dB). All’interno dello
spazio attivo, la comunicazione tra i soggetti varia in funzione delle fasce orarie (è massima
all’alba e al tramonto), in funzione della frequenza del suono (“rumore”) emesso da
elementi di disturbo quali le infrastrutture di comunicazione, in funzione della minore
capacità degli uccelli (rispetto all’uomo) di rilevare un suono, in presenza di un rumore di
fondo a banda larga. Esperienze mostrano come, in tale condizione, un suono immesso può
66
essere percepito dagli uccelli solo se superiore di 1-1.5 dB al rumore di fondo; per contro,
tale valore si abbassa a 0.5 dB se riferito all’uomo. Si può quindi affermare che “opere
importanti come una nuova viabilità con incremento significativo di traffico, possono
aumentare il rumore di fondo “naturale” specialmente in particolari momenti del giorno e
conseguentemente portare alla riduzione dello spazio attivo diminuendo o annullando la
possibilità di comunicare attraverso il suono.
Il pSIC Selva Pisana è interessato dalla presenza di una importante popolazione di specie di
uccelli, comprendente specie di interesse conservazionistico. Alcune specie del pSIC sono
presenti anche nell’area parco interposta tra questo e l’asse ferroviario.
Per le considerazioni sin qui esposte, si può a ragione ipotizzare, in fase di cantiere, un
impatto sull’avifauna presente nell’area interposta tra l’asse ferroviario ed il pSIC, in
termini di riduzione dello spazio attivo. Si può presumere che la realizzazione della nuova
infrastruttura viaria, comporterà una significativa riduzione dello spazio attivo, con assenza
di segnali biotici in una fascia di ampiezza superiore a 100 metri dal fronte di lavoro.
Questa considerazione è dettata dalle caratteristiche dell’area immediatamente a ridosso
della ferrovia (priva di siepi e fasce boscate). Per una valutazione più puntuale del
“disturbo” sarebbero necessari rilevamenti ed osservazioni dirette. Si ritiene tuttavia di
valutare il disturbo come non significativo, sia in rapporto alla distanza del confine del
pSIC Selva Pisana, sia in rapporto alle intrinseche caratteristiche dei lavori di cantiere
(limitate nel tempo) e alle esperienze sopra citate, che inducono ad ipotizzare il
ripopolamento dello spazio attivo al termine dei lavori di cantiere per proseguire fino alla
riapertura degli stessi.
Diversa è la valutazione in fase di esercizio.
L’area in cui è presente il pSIC è situata in vicinanza di numerose infrastrutture di trasporto
ognuna delle quali posta, rispetto all’area protettta, a diversa distanza. La più vicina tra
queste risulta essere l’autostrada Genova Livorno, a seguire abbiamo la linea ferroviaria
Tirrenica, e per ultima la via Aurelia. Ognuna di queste infrastrutture presenta peculiarità
acustiche differenti. Le ferrovie, per quanto possano dar luogo durante il transito di treni a
livelli sonori nettamente superiori rispetto a quelli generati dalle infrastrutture stradali, non
generando rumore con continuità, sono da ritenere meno invasive da un punto di vista del
danno arrecato alla comunicazione tra le diverse specie animali.
Ulteriore distinzione va fatta tra l’infrastruttura autostradale e la via Aurelia. L’autostrada si
diversifica infatti dalla via Aurelia per la maggiore quantità di mezzi pesanti (camion) che
67
l’attraversano e per la diversa velocità con cui sia i mezzi pesanti che le autovetture la
percorrono. Sia la velocità che il numero dei mezzi pesanti concorrono fortemente ad
incrementare il rumore emesso. Non vi è dubbio pertanto che il rumore indotto
dall’infrastruttura autostradale induca nelle aree circostanti un livello di rumore maggiore
rispetto a quello generato da una strada extraurbana come l’Aurelia. Da un punto di vista
ambientale le tre infrastrutture attualmente presenti inducono nel pSIC Selva Pisana,
un clima acustico che difficilmente subirà dei cambiamenti con la realizzazione della
nuova infrastruttura stradale che correrà, all’altezza dell’area del pSIC, a ridosso e
parallelamente alla ferrovia.
In altre parole si ritiene che allo stato attuale, nei confronti del pSIC Selva Pisana, il
clima acustico non subirà modifiche a seguito, di fatto, di una semplice traslazione del
traffico della via Aurelia alla nuova infrastruttura stradale. La nuova infrastruttura
infatti fungerà da drenaggio per la via Aurelia nel tratto compreso tra Madonna dell’Acqua e
il ponte dell’autostrada Genova Livorno, ponte che incrocia e sovrasta l’Aurelia stessa
andando in direzione di Viareggio. In corrispondenza del ponte convergono tutte le sopra
citate infrastrutture, compresa quella nuova da realizzare. Deve inoltre essere evidenziato
che l’autostrada corre a poca distanza dal pSIC a differenza di quanto accade per le altre
infrastrutture le quali nel punto più vicino disteranno dal pSIC circa 900 metri, distanza che
in campo libero, per sorgenti di tipo stradale, comporta in teoria un’attenuazione del suono
di circa 35 dBA Non vi è dubbio pertanto che anche a seguito di bonifiche acustiche da
parte della società che gestisce l’autostrada stimabili ottimisticamente in non più di 15÷20
dB(A), il contributo di rumore generato dalle altre infrastrutture rimarrà comunque, visto il
contesto territoriale, trascurabile, in particolar modo in corrispondenza del pSIC, in
presenza dell’autostrada.
Nella fascia territoriale compresa tra Madonna dell’Acqua ed il ponte dell’autostrada, area
delimitata dalle sopra citate infrastrutture che danno luogo ad un appezzamento di terreno a
forma di triangolo, il nuovo tracciato produrrà un modesto incremento delle emissioni
rumorose, con una conseguente permanente ma altrettanta modesta diminuzione dello
spazio attivo e/o della densità della popolazione di avifauna ad oggi presente, parametri
già oggi “contenuti” per le seguenti considerazioni:
•
in assenza del rumore indotto dall’autostrada e in assenza del nuovo tracciato
(il rumore da traffico veicolare è riferitro al tracciato esistente dell’Aurelia), si stima
che il limite di 50 dBA
68
ritenuto come limite utile massimo per una “buona
comunicazione” dell’avifauna, si raggiunga ad una distanza variabile tra 500 e 650
metri dalla linea ferroviaria (la valutazione non tiene conto del beneficio
determinato dallo “schermo” del terrapieno su cui corre la ferrovia);
•
in assenza del rumore indotto dall’autostrada ma con la realizzazione del nuovo
tracciato, si stima che il limite di 50 dBA ritenuto come limite utile massimo per
una “buona comunicazione” dell’avifauna, si raggiunga a circa 700 metri dalla linea
ferroviaria (la valutazione non tiene conto del beneficio determinato dallo “schermo”
del terrapieno su cui corre la ferrovia).
•
considerando invece il rumore indotto dall’autostrada, si osserva come con
l’allontanamnento dalla linea ferroviaria, in direzione del pSIC, il rumore indotto
dall’Aurelia (attuale tracciato e
variante), è incrementato dal rumore indotto
dall’Autostrada.
A Nord del ponte dell’autostrada, la via Aurelia prosegue nel suo attuale tracciato. Si ritiene
che l’incremento di traffico, dei tempi di percorrenza e la diminuzione della velocità media
delle auto, rilevati da TAGES per la tratta in esame (vedi Cap. 5), dia luogo a un non
significativo incremento del rumore indotto dalla nuova viabilità (si stima ca. 1 dBA).
Nota: per una valutazione più puntuale degli effetti del rumore indotto dalla nuova opera,
qualora ritenuta necessaria, in una fase successiva della progettazione, sono possibili
approfondimenti della valutazione del clima acustico, mediante rilievi fonometrici sul luogo.
9.3 Effetti dell’infrastruttura su altre specie animali
Il tratto della viabilità in oggetto, è interessato da spostamenti di specie faunistiche (rettili,
anfibi, mammiferi) che trovano nell’area boschiva del pSIC e nell’area agricola interposta
tra lo stesso e il tracciato della ferrovia Genova-Pisa un luogo idoneo per la riproduzione, la
pabulazione, il rifugio. Gli spostamenti della fauna dalle suddette aree in direzione Nord Est,
trovano “ostacolo” nella presenza del rilevato della ferrovia. Le specie che lo oltrepassano
per azione di arrampicamento o attraversamento del sottopasso esistente, devono avere la
possibilità di attraversare, con adeguati sottopassi, la nuova viabilità. In fase di progetto
esecutivo, dovrà essere attentamente valutato il numero, la tipologia e la disposizione dei
sottopassi. Si ritiene che le specie che più facilmente possono superare l’ostacolo del
tracciato ferroviario siano rappresentate dai rettili, dai micromammiferi e mammiferi di
69
media grande taglia come la volpe ed il cinghiale. Meno probabile è il superamento della
linea ferroviaria da parte degli anfibi. Questi tra l’altro, trovano ulteriore ostacolo nella
nuova viabilità locale, recentemente realizzata, che collega il passaggio a livello posto in
corrispondenza dell’autostrada Genova-Rosignano A12 con il nuovo sottopasso della
ferrovia, in direzione Pisa.
In questo tratto di strada locale, non sono previsti sottopassi per l’attraversamento della
fauna. Quale misura di compensazione, si suggerisce di realizzare una o più aree idonee alla
riproduzione di specie animali legati ad ambienti umidi.
9.4 Effetti dell’infrastruttura sulla vegetazione
Valgono qui le considerazioni esposte al par. 8.2: “La realizzazione della nuova viabilità (intero
tracciato), determina complessivamente una riduzione delle emissioni inquinanti (in media del 2 – 3%, ad
eccezione del monossido di carbonio e composti organici volatili (- 15%).
Questa considerazione non trova rispondenza per l’area in esame. Infatti, come già evidenziato nel Cap. 5, si
stima un “incremento del carico veicolare dell’ordine di 400 veicoli/ora sull’Aurelia, a nord della variante di
percorso”, così come “…appaiono incrementati, se pure in misura modesta, i tempi di percorrenza in via
Aurela…”. Questi effetti, uniti alla maggiore vicinanza, rispetto alla via Aurelia, del nuovo tracciato al
pSIC Selva pisana, portano ad ipotizzare un incremento della quantità di inquinanti che, in dipendenza di
fattori climatici quali particolari condizioni di umidità dell’aria e di vento (intensità, direzione, frequenza –
vedi paragrafo 4), possono raggiungere l’area del pSIC Selva pisana. (vedi par. 8.3) anche se i maggiori
effetti derivanti dalla nuova infrastruttura, si avranno nelle aree prossime al tracciato”.
Da quanto sopra e dalla lettura di quanto esposto al paragrafo 8.3 del presente studio (dove
si evidenzia come concentrazioni anche non elevate di inquinanti, possano indurre danni di
tipo cronico sulle piante), non si escludono, in fase di esercizio, possibili effetti di tipo
cronico, sia a livello di singoli individui, sia a livello di alterazione delle comunità vegetali
presenti nel pSIC Selva pisana. Tale considerazione è validata:
•
dal fatto che i parametri rilevati, pur inferiori ai limiti di legge, non sono riferiti agli
effetti sulle specie vegetali. Non è pertanto possibile, per le considerazioni esposte
nella presente relazione, escludere danni cronici sulla vegetazione, anche per
concentrazioni non elevate di inquinanti;
•
dal fatto che il lavoro di TAGES relativo alla modellazione delle emissioni in
atmosfera, pur rilevando che i valori di CO, NO2, PM10 sono “ampiamenti inferiori
ai valori limite di legge”, individua la tratta relativa a Madonna dell’Acqua,
come quella maggiormente critica;
70
•
dal fatto che il lavoro non considera le variazioni dei flussi di traffico sulla
viabilità esistente. A questo proposito si riportano in sintesi i dati rilevati da
TAGES per la tratta in esame, in relazione ai flussi di traffico:
o incremento del carico veicolare dell’ordine di 400 veicoli/ora sull’Aurelia,
a nord della variante di percorso;
o incremento, “se pure in misura modesta, dei tempi di percorrenza in via
Aurelia…”;
o diminuzione della velocità media, sempre sulla via Aurelia, a nord del
sottopasso autostradale
Per la fase di cantiere, la maggiore criticità è connessa all’emissione di polveri. Date le
caratteristiche di questa fase (durata limitatata nel tempo), si ritiene che, con l’adozione di
alcune specifiche misure di mitigazione atte al contenimento di queste emissioni, l’impatto
non sia signficativo (si vedano a questo proposito, anche le Linee guida riportate al
paragrafo 6 dello studio TAGES “Procedura di Verifica di V.I.A. ai sensi della LRT 79/98.
Contributo relativo alla componente inquinamento atmosferico in fase di cantiere”).
9.5 La nuova infrastruttura e gli inquinanti atmosferici da traffico veicolare: il ruolo di
una “barriera verde”
Dalle considerazioni illustrate nel presente paragrafo, si evince un importante ruolo della
vegetazione posta ai margini delle infrastrutture stradali: essa opera un significativo
abbattimento degli inquinanti da traffico veicolare anche se molte sono le variabili correlate
all’efficienza del processo di captazione, assorbimento e metabolizzazione degli inquinanti
prodotti.
Come abbiamo visto, le specie vegetali sono in grado di eliminare gli inquinanti atmosferici,
tramite assorbimento e successiva metabolizzazione. Con un meccanismo simile a quello
dell’assorbimento di CO2, nelle ore diurne, attraverso gli stomi, le piante possono assorbire
monossido di carbonio, anidride solforosa, biossido di azoto, ozono. Nei peli e nelle rugosità
delle foglie possono trattenere le polveri ultrafini (PM10, PM2,5). Il particolato viene
“catturato” dalla superficie fogliare e dalla corteccia, attraverso un processo complesso
dipendente da variabili quali la tipologia della pianta, la temperatura e l’umidità dell’aria, la
radiazione solare. In generale:
71
•
piante con fogliame denso e rugoso, presentano una elevata capacità di filtrare e
abbattere le polveri;
•
le specie arboree, rispetto alle specie arbustive, per la loro maggiore superficie
fogliare ed il maggiore rimescolamento dell’aria operato dalla chioma,
determinano una più efficiente intercettazione del particolato ed un più efficiente
assorbimento degli inquinanti gassosi;
•
le latifoglie, per l’annuale processo di rinnovo delle foglie che riduce il carico
inquinante catturato, rispetto alle specie sempreverdi sono caratterizzate da una
maggiore resistenza all’inquinamento (il fenomeno può, nel tempo, determinare
danni fisiologici alla pianta, a causa dell’accumulo di foglie sul terreno). Esse
inoltre, rispetto alle conifere, rimuovono una maggiore quantità di particelle.
D’altro canto le conifere, per il fatto di mantenere le foglie anche in inverno
(periodo in cui si ha una maggiore presenza di PM2,5), determinano un più
efficiente miglioramento della qualità dell’aria;
•
le piante più giovani, per la maggiore densità fogliare, presentano una maggiore
capacità di rimozione, rispetto a piante più mature;
•
la capacità filtrante delle piante, è strettamente correlata alla distanza dalle fonti di
inquinamento (minore distanza – maggiore capacità di rimozione);
Le piante inoltre (con variazioni tra specie e specie) operano una significativa rimozione di
metalli pesanti. Ad esempio, un acero di medie dimensioni, in un anno rimuove 60 mg di
cadmio, 140 mg di cromo, 820 mg di nichel, 5200 mg di piombo (F. Ferrini, 2008).
Anche il tipo e la struttura dell’associazione vegetale presente in prossimità di una sede
stradale influiscono sull’efficienza del processo di abbattimento degli inquinanti. La
letteratura evidenzia una significativa variabilità nell’abbattimento di metalli pesanti in
dipendenza della tipologia dell’associazione vegetale presente nelle aree contigue alla
strada. Ad esempio, alcuni lavori riportano le seguenti percentuali di abbattimento di
Piombo: a 5-6 metri di distanza da una strada, il Piombo (rispetto alla sorgente) è circa
l’80% in presenza di campi aperti e campi aperti con siepi; detta percentuale scende al 40%
in presenza di bosco di latifoglie. A 20 metri dalla sede stradale, tali valori scendono al 60%
nel caso di campi aperti, a circa il 20% nel caso del bosco di latifoglie, restano
sostanzialmente invariati in presenza di campi aperti con siepi.
72
10. IMPATTI SIGNIFICATIVI,CRITICITA, MISURE DI MITIGAZIONE E/O
COMPENSAZIONE SUGGERITE
Impatti significativi, criticità:
1. Vicinanza della tratta al pS.I.C. Selva Pisana.
2. Presenza di fauna d’interesse conservazionistico nel pS.I.C. Selva Pisana (area di
studio: Riserva Integrale del Palazzetto) e nell’area interposta tra questo e la nuova
viabilità.
3. Presenza di vegetazione con specie floristiche di interesse conservazionistico, nel
pS.I.C. Selva Pisana (area di studio: Riserva Integrale del Palazzetto).
4. Fragilità ecosistemica dei boschi mesoigrofili e palustri presenti nel Bosco del
Palazzetto.
Misure di mitigazione:
1. Realizzazione di opere per la captazione e regimazione delle acque di prima pioggia,
il cui carico inquinante deve essere oggetto di specifico trattamento di depurazione.
7. Realizzazione di sottopassi per l’attraversamento di specie animali quali anfibi,
rettili, volpe, faina, donnola, micromammiferi ecc.
8. Adozione in fase di cantiere, di tutte quelle misure necessarie per ridurre al minimo
il disturbo alla fauna determinato da rumori, emissioni di sostanze inquinanti, e flora,
determinato da polveri.
9. Al fine di ridurre l’impatto delle fonti d’inquinamento luminoso sulle componenti
biologiche (flora, fauna) e sulla visione del cielo notturno, l’illuminazione stradale
dovrà essere limitata alle zone critiche in termini di sicurezza.
10. Al fine di contenere l’impatto dovuto al rumore in fase di esercizio, si consiglia di
utilizzare asfalto fonoassorbente lungo il tracciato oggetto del presente studio.
11.
Al fine di ridurre l’impatto imputabile agli inquinanti atmosferici, si consiglia
di realizzare, oltre la linea ferroviaria e lungo in corrispondenza del tracciato
stradale, una siepe di 20 metri di spessore, costituita da specie legate alla storia
evolutiva del paesaggio vegetale dell’area oggetto di studio, sempreverdi e
caducifoglie con sesto di impianto irregolare, denso, (in media circa metri 1.00 per
le specie arbustive e
metri 7,00 per le specie arboree). La siepe deve essere
73
realizzata a distanza dalla tratta ferroviaria tale da non creare
intralcio per lo
scorrimento del traffico ferroviario, avendo cura di porre le specie arboree a
maggiore distanza dalla linea.
Si riportano di seguito le specie utilizzabili allo scopo:
Specie sempreverdi: Laurus nobilis (alloro), Quercus ilex (leccio),Arbutus unedo
(corbezzolo), Pistacia lentiscus (lentisco), Phyllirea sp.pl.(Fillirea) Mhyrtus
communis Mirto), Juniperus communis (Ginepro comune), Juniperu oxycedrus
(Ginepro coccolone),
Specie caducifolie: Acer campestre, )Acero campestre) Alnus glutinosa (nelle aree
più umide) (Ontano nero), Fraxinus excelsior (Frassino maggiore), Fraxinus
oxycarpa (nelle aree più umide) (Frassino oxifillo), Quercus peduncolata – Quercus
robur (Farnia), Ulmus campestris (Olmo campestre) , Ulmus laevis (Olmo
maggiore), Crataegus monogyna (Biancospina), Populus alba (esemplari maschili),
Populus nigra (esemplari maschili) (Pioppo bianco – Pioppo nero) , Salix alba,
(Salice bianco) Salix caprea (nelle aree più umide)(Salicone).
N.B.
La siepe, realizzata con la finalità preminente di contenere l’impatto delle emissioni
in atmosfera, consegue anche l’obbiettivo di mitigare il disturbo visivo indotto
sulla fauna dai flussi di traffico, ed un modesto abbattimento del rumore (ca 1
dB).
Misure di compensazione:
Realizzazione di area umida per la pabulazione e riproduzione di specie legate ad
ecosistemi umidi, individuata nell’allegata Tav. 1. Detta area deve possedere le
seguenti caratteristiche minime:
•
profondità non costante, compresa tra 0 cm e 80 cm;
•
superficie 300 mq circa di cui mq 150 con presenza di acqua per tutto l’arco
dell’anno. Dovrà essere garantito un livello d’acqua minimo in estate di circa
20-30 cm (alimentazione dell’area con acqua meteoriche e di falda);
•
perimetro irregolare;
Data la localizzazione dell’area (ai margini del rilevato della strada locale descritta al
paragrafo 9.3), al fine di evitare la risalita e l’attraversamento di animali, dovrà
74
essere realizzata una barriera verticale (si consigliato come materiale il legno
trattato) al ridosso della scarpata della strada. Nell’eventualità non risulti possibile
realizzare l’habitat in questione nella zona come sopra individuata, si suggerisce
l’individuazione di un’altra ubicazione, sempre tra il pSIC e la ferrovia.
75
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79
ALLEGATO A
ESTRATTO: RELAZIONE “STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE”. E. FANTONI
Misure di mitigazione e compensazione
Il tracciato è stato suddiviso e descritto per singole tratte. Per ogni tratta sono stati
individuati gli impatti significativi, le criticità (tenendo anche conto di quanto indicato per
l’area in esame dal Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Pisa) e le relative
misure di mitigazione/compensazione degli impatti.
In generale si è ritenuto che in fase di esercizio, l’alterazione della vegetazione dovuta agli
inquinanti di ricaduta (polveri e particolato) da traffico veicolare, non determini alterazioni
funzionali tali da compromettere l’esistenza ed in modo significativo la vitalità delle entità
presenti. Diverso è invece l’impatto sulla fauna e sugli ecosistemi. La realizzazione
dell’opera, già in fase di cantiere, determina la scomparsa di habitat (siti di nidificazione,
alimentazione e
corridoi di spostamento) per anfibi, rettili, invertebrati, micro e
macromammiferi, avifauna. La strada rappresenta infatti non solo un fattore di impatto sul
paesaggio ma anche sulla qualità ecologica del territorio attraversato ed in particolare sulla
presenza di habitat e sulla loro interconnessione. Per sopperire almeno in parte a questo
effetto, è stata prevista la realizzazione di sottopassi lungo tutta l’infrastruttura ponendo
particolare attenzione alle aree di maggiore pregio “naturalistico”. Anche il rumore, già
significativo elemento di alterazione transitoria in fase di cantiere, diventa elemento di
impatto irreversibile in fase di esercizio. La realizzazione di barriere vegetali previste dal
progetto lungo la nuova viabilità, può mitigare il disturbo e ridurre l’effetto “allontanamento
delle specie” ma solo la costruzione di nuovi habitat ad idonea distanza dal tracciato (nel
progetto, in prossimità del Fiume Morto) può validamente compensare gli effetti negativi
determinati dalla realizzazione dell’infrastruttura.
Una particolare attenzione è stata rivolta ai sistemi di captazione delle acque di prima
pioggia: per evitare la dispersione di inquinanti nelle aree contermini all’opera, è stata
prevista la realizzazione di biofiltri ossia di canali inerbiti, paralleli alla sede stradale, con
funzione di “decontaminazione“ delle acque da essa provenienti.
80
Effetti dell’opera sulle componenti faunistiche, floristiche e ambientali: indicazioni
generali sulle possibili misure di mitigazione.
Infrastruttura e impatti in fase di cantiere
Durante la realizzazione dell’opera (fase di cantiere), dato l’interesse delle aree direttamente
attraversate dal tracciato o ad esso contermini, si ritiene necessario il rispetto delle seguenti
misure di tutela:
1.
evitare sversamenti di materiale pericoloso di qualsiasi natura. Pertanto:
1.1 è vietato il risciacquo in loco di cisterne e serbatoi
1.2 il rifornimento di carburante dei mezzi di cantiere e la loro manutenzione, dovrà
essere effettuato con particolare attenzione
1.3 i bidoni di carburante e olio lubrificante dovranno essere custoditi in modo da
evitare lo sversamento ed altrettanta cura dovrà essere rivolta al loro smaltimento nel
rispetto della vigente normativa in materia
1.4 qualsiasi sversamento accidentale dei liquidi sopra menzionati, dovrà comportare
l’attivazione immediata di misure atte alla limitazione del danno e alla bonifica del suolo
inquinato
2.
evitare che i materiali di risulta dei lavori di cantiere rimangano all’interno
dell’area. È pertanto opportuno l’uso di grossi contenitori per il deposito custodito di
fusti di olio, materiale plastico, tubature, etc.
Infrastruttura e fauna: i passaggi per favorirne l’attraversamento
L’antropizzazione di un territorio naturale è un processo dinamico di
frammentazione che progressivamente genera “frammenti” di minore superficie, minore
qualità, isolati. In questa ottica la realizzazione di un’ infrastruttura viaria determina un
effetto “barriera ecologica” la cui entità dipende da una serie di fattori tra cui la
localizzazione sul territorio e le sue caratteristiche strutturali. Ad esempio, le strade che
corrono su viadotti, hanno sulla fauna un effetto barriera minimi; al contrario, le strade che
corrono a livello di campagna o su rilevati in terra determinano una maggiore probabilità di
investimento dei soggetti che tentano di attraversarle con rischi per la sicurezza pubblica.
81
In generale si può affermare che i tracciati, comunque realizzati, interrompono
l’eterogeneità naturale di un’area e l’impatto è amplificato in determinate situazioni
ambientali dove più importanti sono i flussi della fauna.
Nel caso specifico l’intero tracciato è interessato da spostamenti della fauna, legati sia
alla fase riproduttiva che alla pabulazione ma gli ambiti più critici sono individuati
nella tratta contermine all’area oggetto di proposta di SIR/SIC e nelle tratte contigue
al Fiume Morto.
Le opere di mitigazione attiva (passaggi adeguati per le specie animali presenti) devono
pertanto interessare tutte le tratte del tracciato con una attenzione particolare per gli
ambiti sopra richiamati.
I passaggi per la fauna sono manufatti artificiali, trasversali alla sezione dell’infrastruttura,
che ne consentono l’attraversamento. I dati bibliografici e i risultati delle indagni esperite in
campo nel corso delle indagini finalizzate alla stesura della presente relazione, invitano a
porre
una particolare attenzione agli anfibi in quanto presenti nell’area in numero
significativo e con entità di interesse conservazionistico. Per questa classe i sottopassi
devono essere realizzati con particolari accorgimenti: in commercio esistono passaggi per
anfibi unidirezionali e bidirezionali (lo stesso passaggio è utilizzato sia per l’andata che per
il ritorno dai siti di riproduzione).
A corredo di queste opere devono essere realizzate barriere antiattraversamento atte ad
impedire l’accesso degli individui sulla carreggiata e allo stesso tempo a convogliare gli
stessi nei sottopassaggi. Per ridurre l’impatto delle barriere, dovrà esserne prevista la
schermatura con vegetazione arbustiva ed erbacea posta ad adeguata distanza per non
comprometterne la funzionalità.
Oltre ai passaggi sopra menzionati, dovranno essere previste opere di attraversamento di
natura diversa, dirette al passaggio di rettili e mammiferi.
I rettili richiedono passaggi con substrati naturali, posizionati al livello del terreno. Si
ritiene che gli scatolari posizionati lungo il tracciato per la mitigazione del rischio idraulico,
possano rispondere adeguatamente alle necessità di questa classe anche in considerazione
del fatto che terreno e detriti si depositeranno in breve tempo sul loro fondo facilitando il
passaggio degli individui.
I sopradetti scatolari risultano adeguati anche al passaggio dei mammiferi (tasso, volpe,
istrice, faina, arvicole, ecc.) che utilizzano in generale tutti i tipi di strutture.
82
Come per gli anfibi, anche per le altre classi animali si ritengono necessarie barriere
antiattraversamento al margine della carreggiata, sempre schermate ad adeguata distanza da
vegetazione. Vegetazione arbustiva ed erbacea deve essere prevista anche ai margini dei
sottopassi al fine di favorire l’accesso degli animali verso l’ingresso.
Per quanto riguarda la densità dei passaggi dovrà essere adottata in generale, una frequenza
di 1 passaggio ogni 250 metri.
Preme inoltre sottolineare come, qualora il progetto definitivo - esecutivo preveda l’uso di
pozzetti a corredo del sistema di drenaggio, per evitare l’effetto trappola, sia necessario
prevedere sistemi come grigliature di chiusura dei pozzetti con fessure ravvicinate (inferiori
a 20 mm di lunghezza), presenza di reti sopra e sotto i chiusini dei medesimi, rampe di
uscita dai pozzetti, tombini con cesti di fondo estraibili per il recupero degli individui
intrappolati. Le rampe dovranno essere progettate a seconda della tipologia del pozzetto
utilizzato, delle quote del piano di campagna e dalla forma assunta dalla scarpata del piano
di campagna.
83
Fig. 1 Ingresso del passaggio - Tratto da: Fila – Mauro et al., 2005
Fig. 2 Sottopasso per anfibi
Nota: la frequenza, la tipologia dei sottopassi, l’entità e la tipologia delle barriere
antiattraversamento, dovranno essere valutate nel dettaglio in sede di progetto definitivo,
a seguito di un’analisi più approfondita dei luoghi.
Infrastruttura ed inquinamento luminoso
84
L’inquinamento luminoso è definito come “qualunque alterazione della
quantità naturale di luce presente di notte nell'ambiente esterno e dovuta ad immissione di
luce di cui l'uomo abbia responsabilità”. In Italia, dieci regioni hanno prodotto norme nella
materia: per la Toscana, la legge di riferimento è la L.R. 37/2000.
I sistemi d’illuminazione artificiale influiscono negativamente sulla flora, sulla fauna e sugli
ecosistemi
in
generale.
L’alterazione
dell’equilibrio
giorno/notte
determinata
dall’irraggiamento di luce artificiale, può causare danni notevoli agli animali
(disorientamento di uccelli e mammiferi notturni, morte di lepidotteri determinata dal calore
prodotto dalle fonti luminose) e alle piante. Per queste ultime l’inquinamento luminoso
altera la fotosintesi ed il fotoperiodo causando danni di entità variabile in rapporto
all’intensità e alla durata dell’illuminazione. La maggiore influenza sulle piante è
determinato da lampade ad incandescenza ed al quarzo-iodio. Minori impatti sono prodotti
da lampade a spettro di emissione ristretto (come le lampade al sodio bassa pressione).
La presenza di illuminazione artificiale riduce inoltre la visione del cielo notturno. Nella
legge regionale 37/2000 si sottolinea il legame inscindibile fra la riduzione
dell'inquinamento luminoso e la valorizzazione del territorio. I luoghi dove ancora oggi è
possibile osservare al meglio il cielo stellato, possiedono un valore aggiunto significativo,
come nel caso dell’area dell’ex padule di Asciano - dove tra l’altro sono ubicate alcune
strutture ricettive che ospitano un turismo di qualità.
Quanto sopra giustifica la necessità di limitare il sistema di illuminazione
dell’infrastruttura, alle sole intersezioni e comunque solo dove la sicurezza ne renda
indispensabile la realizzazione.
Infrastruttura e inquinamento da sversamenti di acque di prima pioggia: i biofiltri
Le acque di prima pioggia derivanti dal dilavamento del piano stradale, possono
contenere elementi inquinanti con una serie di effetti negativi sulle falde (contaminazione
delle falde superficiali e sotterranee) e sugli ecosistemi.
Il rischio è più elevato quanto maggiore è la sensibilità dei sistemi ambientali intercettati.
Per quanto attiene l’opera in oggetto, la maggiore criticità si rileva per l’ex Padule di
Asciano ed aree contermini (per la presenza di specie animali
e vegetali d’interesse
85
conservazionistico) ed il Fiume Morto che, nonostante ad oggi risulti corpo recettore di
scarichi civili, ospita ecosistemi ad elevata valenza naturalistica. Attesa la sensibilità di
questi sistemi, non può disconoscersi il valore di tutte le aree agricole limitrofe
all’infrastruttura: la contaminazione “cronica” con inquinanti derivanti dalle acque in
oggetto può realisticamente danneggiare la fauna ed in particolare la microfauna che gioca
un ruolo determinante all’interno degli equilibri ecosistemici.
Per mitigare l’impatto delle acque di prima pioggia, si propone l’utilizzo di biofiltri
longitudinali e/o trasversali, posti ai lati della piattaforma stradale. Il biofiltro longitudinale
è un canale inerbito parallelo alla sede stradale; la presenza della vegetazione consente di
rallentare il deflusso dell’acqua che, a contatto della rizosfera, subisce una
“decontaminazione”: l’apparato radicale assorbe metalli pesanti mentre i batteri presenti
agiscono sugli idrocarburi. Il biofiltro trasversale è invece una striscia di manto vegetale
sempre posto in adiacenza alla sede stradale che ha la funzione di rallentare il deflusso delle
acque, con gli effetti sopra descritti. I meccanismi di azione del sistema sono
l’assorbimento, il bioassorbimento, la sedimentazione, la filtrazione. Per quanto riguarda le
dimensioni dei biofiltri si riporta la tabella riassutiva (Tab. 1) tratta dal sito Visit
http://www.cwp.org.
Le specie erbacee che dovranno essere impiegate sono sostanzialmente miscugli di
graminacee e leguminose, i quali dovranno essere in grado di garantire la stabilizzazione del
substrato, l’abbattimento di metalli pesanti attraverso l’assorbimento radicale, la riduzione
del volume di acqua infiltrata (sempre attraverso l’assorbimento radicale e la traspirazione
fogliare), l’adattamento a condizioni di aridità e sommersione. È implicita nel meccanismo
di azione del biofiltro la necessità di un suolo con caratteristiche di scarsa-media
permeabilità.
In sintesi i valori medi di efficienza di rimozione degli inquinanti sono indicati nella tab 2,
sempre tratta dal sito Visit http://www.cwp.org.
Tab 1 – Parametri di progetto biofiltri
Parametro di progetto
U.M. BIOFILTRO
LONGITUDINALE
86
BIOFILTRO
TRASVERSALE
Pendenza
m/s
Velocità massima
< 1%
1 – 15%
0,3
0,15
Altezza d’acqua
cm
8 – 12
30
Larghezza del fondo
M
0,6 – 3
≤3
Lunghezza minima
M
30
-
Pendenza laterale massima
h:v
3:1 – 4:1
-
Tab 2 – Valori di efficienza medi di rimozione di un biofiltro
longitudinale
Prametro
Efficienza di rimozione
% medie
SS
60
Torbidità
60
Idrocarburi totali
49
Zn totale
16
Zn disciolto
0
Pb totale
15
Al totale
16
Cu totale
2
P totale
45
Batteri
0
Infrastruttura e rumore: alcune indicazioni progettuali sulle barriere antirumore
Per la mitigazione dell’impatto acustico in aree critiche e in particolari situazioni
dove lo spazio a disposizione non consente la realizzazione di adeguate fasce verdi è
opportuna la messa in opera di barriere antirumore costituite da pannelli fonoassorbenti (sul
mercato esistono varie soluzioni) mimetizzati da specie arbustive quali corniolo, sambuco
nero, fillirea, viburno ecc., coltivate su terrapieni. Nei tratti dove lo spazio non consente la
87
mitigazione con le specie sopra dette è possibile il mascheramento della barriera con specie
vegetali rampicanti quali edera (Hedera helix), vitalba (Clematis vitalba), caprifoglio
(Lonicera sp. pl. , vite canadese (Ampelopsis brevipedunculata).
Misure di mitigazione e compensazione: considerazione generale
Nei paragrafi precedenti sono state illustrate le misure di mitigazione che si ritiene
opportuno porre in essere lungo il tracciato dell’opera in progetto. E’ ovvio che trattasi
esclusivamente di opere di “mitigazione” che tendono a ridurre (ma non eliminano) gli
effetti negativi sul paesaggio e sulle entità faunistiche presenti sul territorio interessato.
Diverso è il ruolo riconosciuto alle opere di compensazione che si configurano come
interventi atti a costruire nuovi habitat, per “compensare” la distruzione o il disturbo di
quelli interessati dall’opera. Tali interventi devono essere sempre funzionalmente inseriti
nell’ecomosaico territoriale, in zone “ecologicamente” idonee.
Nel caso in esame, la sottrazione alla frequentazione della fauna di habitat umidi (Fiume
Morto – canali ex padule di Asciano) richiede di essere compensata dalla costruzione di
nuovi habitat funzionalmente simili, in aree non contigue al tracciato (nel qual caso le
specie animali attirate verrebbero esposte ai rischi determinati dal traffico veicolare
(ecological trap) bensì poste ad adeguate distanze da esso.
Già in questa fase progettuale è stata individuata una zona a destinazione agricola (Allegato
1 alla Relazione), in cui allocare una o più aree umide (anche di piccole – medie dimensioni:
1-2 ettari) adeguatamente “costruite” in fase di progetto definitivo – esecutivo.
La necessità di tali misure di compensazione sarà ancora più determinante nel futuro
progetto di realizzazione della tratta di variante parallela e alternativa a via del Brennero; in
tale occasione non si potrà prescindere dalla realizzazione di un’area umida all’interno
dell’”ex padule di Asciano”, dato il valore dell’habitat con cui il tracciato andrà ad
interferire e delle entità biologiche ivi presenti, inevitabilmente disturbate dalla nuova opera.
88
STATO INIZIALE DELLE COMPONENTI AMBIENTALI:
VEGETAZIONE - FLORA - FAUNA
IMPATTI CRITICI: indicazioni metodologiche
Incidenza del progetto sui siti
L’identificazione degli impatti critici e la valutazione dell’importanza delle componenti
ambientali sono state effettuate tenendo in debita considerazione le norme tecniche di
attuazione (N.T.A.) approvate in materia dalla Regione Toscana, adattate alla realtà
progettuale in oggetto. In particolare per la valutazione delle componenti (risorse)
ambientali si è tenuto conto delle seguenti indicazioni:
•
Risorsa “Rara-Comune”: è un indice della scarsità economica e fisica della risorsa
•
Risorsa “Strategica – Non Strategica”: misura la rilevanza e l’ampiezza spaziale
dell’influenza della componente ambientale considerata su altri fattori del sistema
•
“Risorsa Rinnovabile- Non Rinnovabile”: è un indice della capacità della risorsa di
ricostituirsi in un orizzonte temporale ragionevolmente esteso.
IMPORTANZA DELLA
CARATTERISTICHE DELLA
COMPONENTE
COMPONENTE
Molto rilevante
Rara - Strategica - Non rinnovabile
Rilevante
Tutte le situazioni intermedie
Lieve
Comune - Non strategica - Rinnovabile
La valutazione dell’importanza delle componenti biologiche delle aree interessate
dall’opera, è stata effettuata considerando principalmente le specie inserite negli
89
elenchi allegati alle norme della Regione Toscana e dell’Unione Europea tendenti alla
conservazione e protezione delle specie in rarefazione e/o a rischio di estinzione (vedi
allegati).
In particolare, per quanto riguarda la vegetazione e la flora sono state considerate le
potenziali azioni impattanti sulle specie e sulle cenosi di pregio individuate dal presente
studio. Le emergenze individuate dallo studio sono state rilevate dai dati bibliografici e dai
rilievi di campo eseguiti nell’ambito del presente lavoro. Non è stato sempre possibile
condurre un’indagine esaustiva sulla localizzazione puntuale delle emergenze segnalate, in
quanto tale livello di precisione richiederebbe tempistiche a lungo termine; pertanto gli
impatti potenziali sono principalmente riferiti alle cenosi e non a stazioni puntiformi.
•
Alterazione del complesso vegetazionale.
Gli impatti derivanti dalla realizzazione dell’opera consistono nell’eliminazione diretta
della vegetazione presente nelle aree sede del manufatto e in azioni indirette sulla
vegetazione delle aree contermini, sia in fase di cantiere che di esercizio.
Nella fase di cantiere, le polveri prodotte (scavi, trasporto del materiale, emissioni di
polveri e di inquinanti connesse all’utilizzo delle macchine di cantiere, ecc.) determinano
un’alterazione (riduzione) della attività fotosintetica della vegetazione presente nelle aree
limitrofe, per un’estensione stimata di cento metri di raggio dal punto di produzione delle
polveri. Il raggio può aumentare in caso di particolari condizioni meteorologiche (intensità e
direzione del vento).
Nella fase di esercizio l’alterazione della vegetazione è dovuta agli inquinanti di ricaduta
(polveri e particolato) da traffico veicolare. (………………).
Altro fattore d’impatto è costituito dall’inquinamento luminoso derivante dai sistemi di
illuminazione stradale che, dato l’interesse delle componenti biologiche presenti nella
maggior parte delle aree interessate dal tracciato, dovrà essere etremamente contenuto (nel
rispetto delle norme di sicurezza).
•
90
Fauna
Sono state considerate le potenziali azioni impattanti sulle specie di pregio individuate dal
presente studio.
•
Distruzione di habitat
La perdita di habitat per i rettili, gli anfibi, le specie invertebrate, i micro e macro
mammiferi e l’avifauna avviene già in fase di cantiere. Le aree impattate sono quelle
direttamente interessate dal tracciato e dal cantiere, dove sono distrutti siti di alimentazione,
aree di nidificazione e corridoi di spostamento.
•
Allontanamento e scomparsa di specie
In fase di cantiere l’impatto predominante per le specie animali è rappresentato dal rumore
delle macchine operative. Tale impatto è tuttavia reversibile e a breve termine. In fase di
esercizio invece l’impatto è determinato essenzialmente dal rumore da traffico veicolare. In
tal caso trattasi d’impatto irreversibile (inscindibilmente correlato al tracciato e alla sua
funzionalità). Si pensi in particolare alle specie ornitiche che prima della realizzazione
dell’opera nidificano nelle siepi, sugli alberi, nei fossati e canali adiacenti al manufatto e
successivamente, se non vengono adottati adeguati accorgimenti, ne sono permanentemente
allontanate. La realizzazione di barriere vegetali (siepi miste di alberi e arbusti) nei punti di
maggiore criticità rilevati dal presente studio, consentirà di mitigare l’impatto mentre la
realizzazione di opere di compensazione consentirà alle specie disturbate, di trovare – in
sicurezza - un alternativo idoneo sito di riproduzione e pabulazione.
•
Ecosistemi
L’ecosistema è un sistema formato dall'insieme degli organismi vegetali e animali che
popolano un dato luogo (componente biotica o biocenosi) e dai fattori ambientali
(componente abiotica o biotopo). L’ecosistema si considera l’unità fondamentale dei sistemi
ecologici e ne rappresenta il primo livello gerarchico, in cui si verifica l’interazione tra
fattori abiotici e biotici; a livelli successivi, si trovano il bioma, formato da più ecosistemi e
la biosfera, composta da un insieme di biomi.
91
L’impatto sugli ecosistemi è correlato agli effetti dell’opera sulle singole componenti,
biotiche e abiotiche dell’ecosistema stesso. La realizzazione dell’opera determinerà un
duplice effetto sugli ecosistemi presenti nelle varie tratte del tracciato. In alcuni casi (prato
umido in prossimità di via Martraverso) si ha la distruzione di una parte significativa
dell’ecosistema, senza possibilità di interventi di mitigazione; in altri casi (area palustre
situata nell’ex padule di Asciano contermine al tracciato e Fiume Morto), l’ecosistema
subisce una forte alterazione che può essere contenuta con la realizzazione di interventi di
mitigazione (costituiti da barriere vegetali la cui composizione è indicata nelle analisi delle
singole Tratte) e compensazione.
Ogni componente ambientale, potenzialmente oggetto di impatto, è stata valutata sulla base
dell’importanza della componente nel quadro locale di riferimento ambientale. Allo stesso
modo si è proceduto per la valutazione dell’impatto delle azioni di progetto.
A titolo puramente indicativo, ai fini della valutazione degli impatti in linea con le
N.T.A. della Regione Toscana, nella compilazione delle matrici azioni-componenti,
potrebbereo essere prese in considerazione le seguenti attribuzioni di peso:
•
Ecosistemi: il peso maggiore (3) è da attribuiirsi agli habitat prioritari individuati
dalla Regione Toscana (rif. Legge regionale 6 aprile 2000 n. 56) presenti nelle aree
direttamente interessate dal progetto (ex padule di Asciano); un peso intermedio (2)
è invece da attribuirsi agli stessi, quando presenti nelle aree contermini al tracciato
(A.N.P.I.L. Monte Castellare). Il peso intermedio (2) è inoltre da attribuirsi ad
habitat di pregio direttamente interessati dal tracciato (prato umido con specie
igrofile protette) o contermini (ambienti alveolari e di golena del Fiume Morto e
Arno), che rivestono particolare importanza per il loro valore intrinseco, e ad habitat
antropizzati (aree coltivate) con presenza di siepi lineari o puntiformi, orti familiari,
frutteti, indice di una buona biodiversità del contesto analizzato. Il peso più basso (1)
è da attribuirsi alle zone agricole a coltivazione intensiva (seminativi caratterizzati
dall’assenza o scarsa presenza di siepi lineari o puntiformi, orti familiari, frutteti) e
alle aree urbanizzate.
92
•
Flora e vegetazione: il peso minore (1) è da attribuirsi nella generalità dei casi in
quanto la realizzazione dell’opera determina comunque l’eliminazione di
componenti floristiche e vegetazionali presenti, indipendentemente dal loro valore
“conservazionistico”. Il peso intermedio (2) è invece da attribuirsi ai casi in cui sono
presenti entità d’interesse conservazionistico non in stazioni puntiformi. Si ritiene
che non sussistano casi a cui attribuire il peso maggiore (3) in quanto, dai dati in
nostro possesso, non sono state individuate stazioni puntiformi di specie di interesse
conservazionistico.
•
Fauna: il peso minore (1) è da attribuirsi nella generalità dei casi in quanto la
realizzazione dell’opera determina comunque il disturbo di entità animali presenti,
indipendentemente dal loro valore protezionistico. Il peso intermedio (2) è invece
attribuito ai casi in cui il tracciato è contermine ad habitat dove sono presenti siti di
nidificazione o rifugio di entità d’interesse protezionistico. Il peso maggiore (3) non
è attribuito in quanto non si rilevano casi in cui l’azione determina un’impatto
irreversibile sulla componente.
Anche per la valutazione dell’importanza delle azioni (in fase di cantiere che di esercizio)
si è fatto riferimento alle N.T.A. della Regione Toscana.
Infine gli impatti (impatti significativi o critici). La loro importanza è strettamente correlata
alla tipologia delle interazioni. La valutazione delle caratteristiche degli impatti significativi
(potenziali azioni impattanti - dirette e indirette - connesse alla realizzazione dell’opera sia
in fase di cantiere che di esercizio), è così sintetizzabile:
•
Positivi-Negativi (è un indice dell’effetto dell’impatto significativo sulla
componente ambientale)
•
Lievi-Rilevanti-Molto Rilevanti (è un indice dell’importanza e dell’entità
dell’impatto)
•
Reversibile a breve termine- Reversibile a lungo termine-Irreversibile (è un indice
temporale dell’impatto significativo)
93
IMPORTANZA
CARATTERISTICHE
DELL’IMPATTO
DELL’IMPATTO
Molto rilevante
Irreversibile
Rilevante
Reversibile a lungo termine
Lieve
Reversibile a breve termini
Nullo
Positivo
La valutazione degli
impatti, derivanti dalla realizzazione di ogni progetto di
trasformazione del territorio, scaturisce dalle interazioni Azione-Componente e può
condurre all’individuazione di interventi di mitigazione e/o compensazione.
94
ALLEGATO B
Scheda SIR62: Selva Pisana
SIR62 = 62B Selva Pisana (IT5160002)
Sito con valore naturalistico molto elevato, caratterizzato dalla notevole eterogeneità
ambientale, sottoposto a forti pressioni antropiche e minacciato dall’erosione costiera, anche
pSIC e ZPS.
CARATTERISTICHE DEL SITO
Estensione 9.658,34 ha
Presenza di aree protette
Sito interamente compreso nel Parco Regionale "Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli".
Tipologia ambientale prevalente
Sistema di dune e interdune fossili con alternanza di pinete a pino marittimo e pino
domestico, macchia alta, aree umide e boschi igrofili. Coste sabbiose con ecosistemi dunali,
canneti, cariceti e altre formazioni di elofite.
Altre tipologie ambientali rilevanti
Corsi d’acqua, vegetazione ripariale e formazioni erbacee perenni e annuali di alofite.
Principali emergenze
Nome Habitat LR
Direttiva
Habitat
Codice
Codice Nat.
56/2000
92/43/CEE
prioritario
Corine
2000
Boscaglia costiera di
ginepri (J.phoenicea
subsp. turbinata,
A1
sì
16.27
2250
A1
sì
16.29x42.8
2270
J.oxycedrus subsp.
oxycedrus).
Dune con formazioni
arboree a dominanza di
95
Pinus pinea e/o
P.pinaster.
Dune mobilie
mediterranee con
vegetazione
A1
sì
16.212
2120
A1
sì
53.3
7210
44.3
91E0
mediterranea
Paludi torbose neutrobasofile con formazioni a
dominanza di Cladium
mariscus e/o Carex
davalliana .
Boschi palustri a ontano
(1)
A1
(1) Habitat non presente nella L.R. 56/2000, con nome di cui al Progetto RENATO.
FITOCENOSI
Boschi planiziari di farnia (Fraxino angustifoliae-Quercetum roboris Gellini, Pedrotti,
Venanzoni) di San Rossore (Pisa).
Ammofileto litoraneo della Dune di Vecchiano [Echinophoro-Ammophiletum arenariae (Br.
Bl.) Gelm].
SPECIE VEGETALI
Hypericum elodes (erba di S. Giovanni delle torbiere) - Specie di origine atlantica
conservatasi allo stato relittoin ambiente umido e ombroso entro la Riserva del Palazzetto a
S. Rossore
Presenza di specie endemiche dei litorali sabbiosi versiliesi-pisani quali Solidago virgaurea
ssp. litoralis e Centaurea subciliata, ad areale ridotto per l'uso balneare delle spiagge.
Presenza di specie degli ambienti umidi retrodunali di elevato interesse conservazionistico,
come Hypericum elodes, o dei boschi umidi, come Periploca graeca.
SPECIE ANIMALI
(AII) Emys orbicularis (testuggine d’acqua, Rettili).
(AII) Elaphe quatuorlineata (cervone, Rettili).
96
(AI) Circus aeruginosus (falco di palude, Uccelli) - Migratore, svernante.
(AI) Milvus milvus (nibbio reale, Uccelli) – Svernante irregolare.
(AI) Tadorna tadorna (volpoca, Uccelli) – Svernante.
(AI) Aythya nyroca (moretta tabaccata, Uccelli) – Svernante irregolare.
(AI) Burhinus oedicnemus (occhione, Uccelli) – Nidificante.
152 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 32 del 11.8.2004
Columba oenas (colombella, Uccelli) – Nidificante, svernante.
Clamator glandarius (cuculo dal ciuffo, Uccelli) – Nidificante.
(AI) Coracias garrulus (ghiandaia marina, Uccelli) – Nidificante.
(AI) Lanius minor (averla cenerina, Uccelli) – Nidificante.
Altre emergenze
Le zone umide retrodunali e i boschi planiziari allagati (lame con alno-frassineti) sono
ambienti assai rari e in
drastica riduzione.
Principali elementi di criticità interni al sito
- Intensi fenomeni di erosione costiera (causa di alterazione di ecosistemi dunali e aree
umide di retroduna), soprattutto a sud della Foce del Fiume Serchio.
- Danneggiamento delle pinete costiere per effetto di aerosol marino con tensioattivi
inquinanti (in particolare le aree della foce del Fiume Arno e delle “Lame di Fuori”).
- Inquinamento dei fiumi Serchio e Arno.
- Eccessivo carico di ungulati.
- Origine artificiale di buona parte della superficie boschiva (pinete).
- Presenza di assi viari (strade statali, autostrada, ferrovia).
- Interventi di regimazione idraulica e di pulizia dei canali secondari.
- Turismo balneare intenso (molto numerose le presenze nei giorni festivi durante tutto
l’anno), con conseguente disturbo, calpestio e danneggiamento delle dune. Presenza di
infrastrutture turistiche e parcheggi in aree dunali e retrodunali.
- Diffusione di specie esotiche, anche legate a interventi di rimboschimento in aree
retrodunali con Tamarix sp.pl., Elaeagnus sp.pl., Yucca gloriosa, o legate alla
realizzazione di verde urbano.
- Frequente presenza di cani non al guinzaglio durante il periodo di nidificazione di specie
ornitiche terricole.
97
- Presenza di aree a elevata antropizzazione all’interno del sito (ad esempio ippodromo,
poligono di tiro e aree militari).
Principali elementi di criticità esterni al sito
- Vicinanza ad aree con elevata artificialità (zone urbanizzate e aree agricole intensive).
- Presenza di assi viari ai confini del sito.
- Scarsa qualità delle acque dei fiumi e corsi d’acqua in entrata nel sito.
Principali misure di conservazione da adottare
Principali obiettivi di conservazione
a) Conservazione delle aree umide rispetto alle principali cause di
minaccia (erosione costiera, interrimento, disseccamento) (EE).
b) Conservazione dei boschi planiziali in condizioni di elevata naturalità e maturità (EE).
c) Mantenimento degli ambienti dunali e delle relative comunità vegetali e animali (E).
d) Tutela dell’integrità di adeguate superfici di pineta (anche per il loro valore storico e
paesaggistico) e adozione di misure per favorire l’incremento dei livelli di diversità e il
recupero dei popolamenti floristici di sottobosco (M)
Indicazioni per le misure di conservazione
- Interventi di protezione della costa rispetto ai fenomeni erosivi (EE).
- Prosecuzione degli interventi di contenimento delle popolazioni di ungulati (E).
- Interventi di recupero/riqualificazione delle zone umide (E).
- Controllo dell’impatto turistico attraverso indicazioni su vie di accesso preferenziali,
recinzioni o cartelli informativi (M).
- Riduzione dell’impatto causato dagli interventi di pulizia delle spiagge (evitando la
rimozione o anche lo spostamento di legni spiaggiati, utilizzando mezzi meccanici di
dimensioni ridotte, evitando i periodi più critici per lo svolgimento degli interventi) (M).
- Interventi di riqualificazione degli habitat dunali e retrodunali (interventi di sand-fencing,
ecc.; sistemazione dei sentieri di accesso alla spiaggia) (M).
- Eradicazione o controllo delle specie esotiche (M).
98