Delibera del Consiglio Comunale numero 6 del 1

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Delibera del Consiglio Comunale numero 6 del 1
VERBALE DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE
n. 6
OGGETTO:
Riqualificazione, messa in sicurezza e ampliamento dell’approdo turistico costiero di
Calaverde ubicato in località Santa Margherita di Pula in regime di project financing
(art. 153 – comma 19 – D.Lgs. n. 163/2006). Proponente Calaverde S.r.l.. Istanza del
20.03.2013 – Formulazione del parere di competenza del Comune di Pula
L’anno 2014 ( Duemilaquattordici ) il giorno 1 (uno) del mese di Marzo alle ore 18,40 nel Comune di
Pula e nell’abituale Sala delle Adunanze, convocato con appositi avvisi, si è riunito, in seconda
convocazione straordinaria, il Consiglio Comunale nelle persone dei Signori:
PRESENTI ASSENTI
1. CABASINO
WALTER
2. ZUCCA
MARIA CRISTINA
3. FA
LUIGI
4. PITTALUGA
ANGELO
5. ABIS
ANDREA
6. CABIDDU
MARIA IMMACOLATA
7. TOLU
ANGELO
8. PORCEDDU
AUGUSTO
9.VITA
MARCO
10.VIVARINI
SIMONE
11. LOCCHE
ROBERTO
12. SORU
FAUSTO
13. CARTA
EMILIO
14. ORTU
PAOLO
15. PIREDDA
FRANCESCO
16. PIA
GIOVANNI
17. FARNETI
EMANUELE
TOTALE PRESENTI N. 9 TOTALE ASSENTI N. 8
Assiste il Segretario comunale Dr.ssa Maria Efisia Contini
IL PRESIDENTE Dr. Walter Cabasino, assume la presidenza e constatato il numero degli intervenuti
per poter validamente deliberare, dichiara aperta la seduta
Chiama alla funzione di scrutatori i Sigg.:
1 – Marco Vita 2- Vivarini Simone 3- Roberto Locche
OGGETTO:
Riqualificazione, messa in sicurezza e ampliamento dell’approdo turistico costiero di
Calaverde ubicato in località Santa Margherita di Pula in regime di project financing
(art. 153 – comma 19 – D.Lgs. n. 163/2006). Proponente Calaverde S.r.l.. Istanza del
20.03.2013 – Formulazione del parere di competenza del Comune di Pula
Il CONSIGLIO COMUNALE
Il Sindaco precisa che la seduta si svolgerà a porte chiuse a tutela della riservatezza dei dati sensibili
contenuti negli allegati alla proposta di deliberazione.
Il Consigliere Pia chiede di intervenire per una dichiarazione: In primo luogo vorrei lamentarmi del fatto che
il cd consegnato ai consiglieri non è stato utilizzabile in quanto non si apriva e quindi è stato impossibile
vederne i contenuti. Il consigliere Locche ha inviato email chiedendo copia dei disegni e questa mattina la
dott.ssa Depau ci ha consegnato solo due o tre elaborati grafici. Senza allegare altra documentazione.
Entra il Consigliere Emanuele Farneti, presenti 10.
Sindaco: dispiace per l'inconveniente a cui si è cercato di porre rimedio. Dichiara che una scelta così
importante per il territorio comunale dovevano necessariamente coinvolgere il consiglio comunale.
Chiede al consigliere Porceddu di dare lettura ad un documento redatto sull'argomento oggi all'ordine del
giorno.
Il Consigliere Porceddu:
“Premesso che
- in corrispondenza del complesso turistico residenziale denominato “Calaverde” sussiste un obiettiva
potenziale situazione di pericolo per la pubblica incolumità e per i beni economici, per via della situazione
venutasi a creare a seguito della edificazione del villaggio turistico, nella parte in cui è immediatamente
adiacente alle sponde dell’asta terminale del fiume denominato “Rio Perdosu, il quale, ancorché inattivo per
l’intero periodo dell’anno, ha portate quantificate dal Servizio del Genio Civile di Cagliari pari a 97 mc/sec
nel caso di portata di piena con tempo di ritorni di 1000 anni e 2,3 mc/sec nel caso di apertura totale dello
scarico di fondo della diga del complesso Forte Village, sita a monte della statale 195, tali portate
interessano, sempre secondo le valutazioni del Genio Civile, larghezze rispettivamente di metri 35 e di metri
11 a cavallo dell’asta del rio;
- in realtà nella parte terminale dell’asta, l’alveo è stato ridotto a un modestissimo canale di deflusso, di
esigua sezione;
- preso atto della suddetta situazione, l’Ufficio del Genio civile di Cagliari con proprio provvedimento
protocollo n. 00539 del 25 gennaio 1995, ordinò alla Comunione Calaverde, in persona del suo
amministratore, il ripristino urgente, e comunque entro sessanta giorni, dell’alveo naturale del rio Perdosu in
modo tale da renderlo atto ad accogliere le portate ordinarie di piena e a far defluire senza danni alle cose e
alle persone, la portata di massima piena del rio. Nel provvedimento di cui sopra in particolare venne posto
in evidenza
L’alveo a valle della strada statale ha una lunghezza di circa 500 metri ed è di fatto privo di
deflussi in quanto tutta l’acqua proveniente da monte è stata trattenuta dalla diga e solo a
invaso pieno è possibile lo scorrere dell’acqua verso valle per effetto dello sfioro di scarico di
superficie. Tale evento risulta essersi verificato una volta dalla data di realizzazione della diga.
Altro afflusso in alveo può verificarsi in occasione dell’apertura degli organi di scarico della
diga che consentono un portata massima di 2.3 mc/sec.
Nel tratto in cui il rio attraversa la lottizzazione denominata “Calaverde” realizzata
successivamente alla diga, le sponde si riducono progressivamente di altezza e di distanza sino
a ridursi alle dimensioni di una cunetta stradale, che nella parte finale confluisce in uno
scatolare in calcestruzzo della sezione di circa 1 mq. situato sotto la sede stradale, sino allo
sbocco nel porticciolo.
Alcuni edifici risultano ubicati a brevissima distanza di quel che resta dell’asta del rio.
Lo sfioro anche di limitate portate dello scarico di superficie della diga, sia lo scarico di fondo
provocherebbero l’allagamento di un ampia area della lottizzazione interessando la sede
stradale e probabilmente alcuni edifici.
Lo sfioro della diga della portata di piena ordinaria avrebbe sicuramente effetti disastrosi sugli
edifici e sulle persone, effetti ulteriormente amplificati in caso di tempi di ritorno superiori.
Tali effetti non si sono verificati in quanto l’invaso della diga ha sinora accolto pressoché
totalmente le quantità di acque pervenute dal bacino imbrifero all’asta del rio evitando che si
riversassero a valle.
- la Comunione Calaverde non ottemperò alla suddetta ordinanza e, con nota del 15/11/1999 indirizzata al
Servizio del Genio Civile, comunicò di non avere alcuna responsabilità in quanto lavori del villaggio
vennero realizzati da altro soggetto (Soc. Calaverde) e di non ritenere di avere titolo a intervenire nell’alveo
in quanto demanio pubblico. Contestualmente offrì la propria collaborazione per la ricerca di soluzioni
tecniche a tutela degli interessi dei condomini.
Considerato che
- l’Amministrazione Comunale preso atto di tale grave situazione, pose in essere le seguenti iniziative:
1. Con determinazione del responsabile dell’Area Tecnica n. 1 del 01.02.2004 venne conferito
l’incarico professionale ad un libero professionista per la redazione del progetto preliminare per
lo studio dei necessari interventi di adeguamento della sezione idraulica del Rio Perdosu.
2. Con deliberazione del Commissario Straordinario n. 34 del 11.02.2004 venne approvato il
suddetto progetto preliminare, avente importo complessivo pari a € 1.000.000,00 di cui
770.000,00 per lavori e 230.000,00 per somme a disposizione dell’Amministrazione Comunale.
Con la stessa delibera si diede atto di fare fronte alla spesa complessiva con i fondi regionali
programmati con il POR Sardegna 2000-2006 Asse 1 Misura 1.3 “Difesa del Suolo”.
3. Con formulario di candidatura prot. 2070 del 18 febbraio 2004 venne inoltrata domanda di
finanziamento alla Regione Sardegna (importo € 1.000.000,00) per i lavori di adeguamento
della sezione idraulica del Rio Perdosu, con specifico obiettivo di accrescere la sicurezza nelle
aree limitrofe al centro turistico di Calaverde e recupero delle funzioni idrogeologiche, il tutto a
valere sul POR Sardegna 2000-2006 Asse 1 Misura 1.3 “Difesa del Suolo – Ambito di
Intervento Suolo”. 4. Con determinazione n. 2559 datata 16 Novembre 2004 del Direttore del
Servizio Tutela del Suolo e Politica Forestale della Regione Autonoma Sardegna, venne
approvata la graduatoria relativa agli interventi finanziabili, ove l’intervento prospettato
dall’Amministrazione Comunale trovò collocazione al posto n. 101 con punteggio totale pari a
27,50 cosicché l’intervento non rientrò nelle disponibilità finanziarie regionali e pertanto non
venne concesso alcun finanziamento.
Dato atto che
- il livello di pericolosità idraulica del rio in argomento è stato recepito nel Piano Stralcio per l’Assetto
Idrogeologico (PAI) approvato con delibera della Giunta Regionale n. 54/33 del 30 dicembre 2004. Al
riguardo va appena ricordato che il PAI ha, tra l’altro, la finalità di garantire nel territorio della Regione
Sardegna adeguati livelli di sicurezza di fronte al verificarsi di eventi idrogeologici e tutelare quindi le
attività umane, i beni economici ed il patrimonio ambientale e culturale esposti ai potenziali danni. Tra gli
strumenti di attuazione del PAI risultano espressamente indicati “La realizzazione, il collaudo o la
certificazione di regolare esecuzione degli interventi individuati nelle schede di cui all’art. 36”, nonché “gli
interventi diretti al riassetto idrogeologico all’interno di quelli realizzati in base a quanto definito dal POR
Sardegna 2000-2006 e precisato nei complementi di Programmazione Misura 1.3 – Difesa del Suolo e
Misura 1.3 – Tutela dell’Ambiente”.
- pertanto, la situazione in atto costituisce obiettivamente, potenziale pericolo per la incolumità delle
persone e dei beni economici.
Rappresentato che
- la Capitaneria di Porto di Cagliari con nota n. 338 del 14 febbraio 2006 rappresentò tale situazione di
pericolo e invitò la Prefettura a valutare l’opportunità di indire apposita riunione tra le Amministrazioni
interessate allo scopo di verificare le possibili azioni e/o interventi da porre in essere per scongiurare i
pericoli paventati;
- con ordinanza n. 36 del 22 febbraio 2006 la stessa Capitaneria impose il divieto assoluto di utilizzo,
transito, ormeggio e sosta nell’intero ambito portuale, motivandolo con la necessità di assicurare la pubblica
incolumità per la carenza di manutenzione programmata e per la sua ubicazione presso la foce di un corso
d’acqua a carattere torrentizio;
- con nota del 23 febbraio 2006 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Capitaneria di Porto di
Cagliari, comunicò che il S.I.I.T. ( Servizio Integrato Infrastrutture e Trasporti), previo apposito sopralluogo,
aveva dato conferma in merito allo stato di potenziale pericolo per tutto l’ambito portuale di Calaverde che
era in stretta connessione con la situazione idrogeologica del Rio Perdosu;
- tale situazione di pericolo era tanto avvertita che nell’Unione Sarda del 1 Marzo 2006 la Società Calaverde,
a seguito della chiusura del porto, sollevò le proprie riserve per la tutela delle proprie ragioni e per
“l’adeguato ristoro del grave pregiudizio arrecatole” nonché la responsabilità dei vari enti e società “che
negli anni hanno colpevolmente ignorato i pericoli di un precario assetto idrogeologico dell’area”;
- anche La Comunione Calaverde, con varie note agli atti rappresentò la propria preoccupazione per la
situazione in essere;
- con nota sindacale n. 22725 del 13 Novembre 2006 venne data comunicazione alla Prefettura di Cagliari in
merito all’intenzione di conferire mandato a un legale di fiducia dell’Amministrazione Comunale per
procedere ad un più approfondito esame della situazione, prima dell’adozione dei consequenziali
provvedimenti, con lo specifico obiettivo di acquisire un parere in ordine:
1)
Alla posizione del destinatario dell’ordine di ripristino dell’alveo del rio Perdosu,
ingiunto dall’autorità del Genio Civile in data 22 gennaio 1995, rimasto inattuato.
2)
Alla posizione di legittimità dei fabbricati più prossimi al rio per i quali pare non sia
stato ottenuto il Nulla osta prescritto dall’art. 93 del R.D. n. 523/1904.
3)
Alla possibilità dello sgombero del villaggio per ragioni di tutela della pubblica
incolumità all’atto dell’avviso di allerta da parte del Servizio Protezione Civile Regionale.
4)
Alla situazione relativa ai permessi rilasciati per la costruzione del porto in area
corrispondente con la foce di un fiume;
- dal parere legale si rilevò, tra l’altro, che a fronte di ogni altro tipo di problematica acquista priorità il
ripristino della pubblica incolumità.
Rappresentato, inoltre, che
- successivamente alla acquisizione del parere legale venne convocata una conferenza di servizi (2 Settembre
2007) per valutare la situazione di potenziale pericolo del Rio, per l’esame di un progetto preliminare
predisposto dal Comune e per la individuazione di possibili soluzioni tecniche progettuali per
l’adeguamento della sezione idraulica, nonché per il reperimento delle risorse finanziarie disponibili;
- tra gli enti convocati parteciparono:
RAS - Assessorato Enti Locali Finanze e Urbanistica - Servizio Demanio RAS - Assessorato Lavori
Pubblici Servizio Difesa Suolo
RAS – Assessorato Lavori Pubblici Servizio Genio Civile
RAS – Assessorato Difesa Ambiente – Ufficio Protezione Civile
RAS – Corpo Forestale e di Vigilanza Servizio Ispettorato Ripartimentale Cagliari
RAS – Assessorato Pubblica Istruzione Informazione Spettacolo e Sport Ufficio Tutela del Paesaggio
Direzione Regionale Beni Culturali e Paesaggistici della Sardegna Soprintendenza Archeologica di Cagliari
Servizio Integrato Infrastrutture e Trasporti per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna sede coordinata di Cagliari
Ministero dei Trasporti Capitaneria di Porto di Cagliari
Registro Italiano Dighe
Provincia di Cagliari Assessorato Ambiente e Difesa del Territorio – Settore Ambiente
Comunione Calaverde Santa Margherita di Pula
Società CALAVERDE SRL
Società MITA Resort S.r.l;
- l’Agenzia del Demanio non presente alla conferenza comunicò di poter esprimere parere favorevole
all’esecuzione delle opere indicate nel progetto preliminare redatto dal Comune;
- la Regione Autonoma Sardegna Assessorato Difesa Ambiente – Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale
– Servizio Ispettorato Ripartimentale di Cagliari, non presente alla conferenza, comunicò specifiche
informazioni sulla vincolistica cui l’ambito oggetto della conferenza era assoggettato.
- gli enti partecipanti espressero i seguenti pareri:
L’Assessorato ai Lavori Pubblici Servizio Genio Civile confermò l’effettivo stato di pericolosità e fece
presente che in sede di conferenza più che i problemi tecnici, per quali comunque si trova sempre un intesa,
si dovessero affrontare quelli inerenti le proprietà adiacenti il rio, con le quali bisognerà confrontarsi.
In ogni caso, sul tracciato, privilegiò la sede originaria pur ponendo in evidenza la presenza delle abitazioni e
la necessità di ristabilire gli effetti del porticciolo su cui si riversa il rio.
Evidenziò inoltre che la stessa strada statale, dotata di un ponte per l’attraversamento del rio, di sezione
inadeguata, è una struttura che può essere per prima danneggiata.
La Capitaneria di Porto di Cagliari, riferì che con Ordinanza n° 120/2007 del 19/07/2007, venne predisposta
la riapertura totale del porto turistico di Calaverde. Ciò sulla base della nota prot. RID/448/UPCA del
30.05.2007, con la quale il Registro Italiano Dighe comunicò di aver esteso alla struttura portuale di
Calaverde le procedure di allarme previste nel Documento di Protezione Civile, nonché sulla base della nota
n° prot. 6344 in data 12.07.2007 con la quale il Provveditorato Interregionale OO.PP. comunicò
l’ultimazione dei lavori di messa in sicurezza e la loro realizzazione a regola d’arte.
Non essendo presente alcun delegato delle Prefettura di Cagliari, chiese al rappresentante del Registro
Italiano Dighe se fossero state in concreto modificate le procedure previste nel Documento di Protezione
Civile vistato dalla Prefettura, mediante inserimento nelle stesse di specifiche modalità di preavviso e allerta
in favore della Soc. concessionaria del porto turistico.
Chiese inoltre di conoscere se le attuali apparecchiature presenti all’interno del porto fossero sufficienti e
conformi a quanto previsto dal Documento di Protezione Civile a tutela della pubblica incolumità nei casi di
emergenza.
Da un analisi seppure sommaria del progetto presentato rilevò, a suo parere, che lo stesso concentrava la
propria attenzione in via esclusiva alla lottizzazione Calaverde, ovvero in area non demaniale marittima,
omettendo il necessario approfondimento delle problematiche connesse con la presenza della struttura
portuale di Calaverde alla foce del Rio Perdosu.
Chiese infine di conoscere, a prescindere da quanto già dettagliatamente specificato con il parere fornito
dall’Avv. URAS all’Amministrazione Comunale di Pula, chi a suo tempo autorizzò la lottizzazione
Calaverde e il relativo tombamento dell’alveo del Rio Perdosu.
Il Servizio Integrato Infrastrutture e Trasporti per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna precisò che il S.I.I.T.
svolge attività di supporto per la Capitaneria di Porto e che la soluzione tecnica che prende in considerazione
portate di 87/90 mc/sec per periodi di ritorno di 200 anni, non fosse compatibile con la struttura portuale, che
nasce nella foce del rio, ed espresse l’opinione che il tratto terminale dell’asta dovesse essere convogliato
all’esterno dell’area portuale. Evidenziò che la presenza della diga ha attenuato per lungo tempo le portate,
che tuttavia non risulterebbero attenuate nell’eventualità che l’evento critico giunga in concomitanza di
invaso pieno.Manifestò il proprio dissenso per la tombatura della sezione idraulica preferendo una struttura a
cielo aperto, o una doppia soluzione con previsione di uno scolmatore, atto consentire il deflusso delle
portate superiori ai 15/20 mc/s al di fuori della sezione tombata.
Il Registro Italiano Dighe, ribadì che la diga svolge una funzione di laminazione delle piene. Nel merito del
progetto precisò che la struttura da progettare per smaltire le portate previste dovrà avere dimensioni molto
maggiori di quelle indicate nel progetto preliminare, in quanto, a suo avviso, non è accettabile prevedere
che la velocità dell’acqua nel canale sia 7 m/s (metri al secondo) e che, comunque, sia da evitare il
tombamento del rio in quanto operazione generalmente sconsigliata nei progetti di sistemazione idraulica.
Riguardo alla possibilità prospettata di disporre evacuazioni preventive, evidenziò come, a suo avviso, gli
strumenti di previsione e la conformazione del bacino non rendano agevole l’individuazione di condizioni
che impongano una tale evacuazione. Sull’argomento sottolineò la necessità di distinguere tra rischio e
pericolo riferiti sia alla possibilità che un evento si manifesti, sia ai danni che esso può provocare (la portata
che si intende smaltire ha tempi di ritorno dichiarato 200 anni). In risposta alle richieste della Capitaneria di
Porto precisò che il documento di protezione civile modificato riferito alla diga è operativo.
L’Assessorato Lavori Pubblici Servizio Difesa Suolo condivise quanto affermato dal Genio Civile e
confermò che la presenza della diga va a vantaggio della sicurezza e non il contrario.
L’Assessorato Difesa Ambiente – Ufficio Protezione Civile asserì che è necessario risolvere una serie di
problemi: la presenza del porto costituisce un ostacolo cosi come costituiscono un ostacolo le case. Il canale
tombato crea notevoli problemi per via della velocità : quali sarebbero gli effetti di una tombatura con
velocità di 7 m/sec. Asserì inoltre che sono problemi di lunga e complessa soluzione, per cui, in attesa che
ciò avvenga, è necessario predisporre un piano di protezione civile.
Il Corpo Forestale e di Vigilanza Servizio Ispettorato Ripartimentale dichiarò che la valutazione della
situazione in essere crea serie difficoltà. Aggiunse che la lottizzazione non ha previsto quanto oggi stiamo
discutendo e che in corrispondenza della pineta il corso del rio è stato rispettato, mentre all’interno della
lottizzazione è stato stravolto. Si tratta di una situazione che non può essere vista in una prospettiva di lunga
scadenza: a ridosso del rio sono presenti edifici a schiera composti da 6/7 unità immobiliari, con conseguente
grave rischio per le persone. Auspicò una soluzione non comportante stravolgimenti e uno studio meno
preliminare, privilegiando comunque l’attuale corso del rio.
L’Assessorato Enti Locali - Servizio Demanio condivise quanto affermato dal Genio Civile in ordine alla
opportunità di privilegiare il vecchio tracciato del rio. Nessun problema sotto il profilo demaniale.
La Provincia di Cagliari Assessorato Ambiente e Difesa del Territorio – Settore Ambiente tenne a precisare
che la Provincia ha competenze legate solo all’attività di Protezione Civile e chiese al Comune di ricevere
una scheda tecnica con l’evidenziazione dei rischi per fare una certo tipo di programmazione.
L’Assessorato Pubblica Istruzione Informazione Spettacolo e Sport Ufficio Tutela del Paesaggio ritenne
invece che il livello progettuale attuale, anche alla luce delle problematiche emerse durante la discussione,
non consentisse di esprimere una valutazione puntuale. Infatti gli elementi emersi dalla discussione, a suo
avviso, mettevano in dubbio le soluzioni progettuali proposte rendendole insufficienti alla riduzione delle
situazioni di pericolo. Pertanto ritenne che dovevano essere percorse anche altre ipotesi progettuali e ciò
anche in funzione di un ridotto impatto paesaggistico ambientale. Inoltre fece presente che le soluzione
progettuali devono essere coerenti con il contesto in cui si opera evitando quindi per quanto possibile,
l’utilizzo di c.s. o elementi che possano modificare profondamente l’area in questione.
La Direzione Regionale Beni Culturali e Paesaggistici della Sardegna affermò che il problema, per quanto di
propria competenza, è costituito dal tratto di canale scoperto, di cui non sono accettabili le sponde in c.a. e
che era necessario prendere in considerazione soluzioni del tipo a gabbionate con sistemazione a verde. Per
quanto riguarda il canale coperto (tombato) affermò la non sussistenza di particolari problematiche sotto il
profilo ambientale e che in ogni caso tutte le problematiche sarebbero dovute emergere nella fase di
redazione della relazione paesaggistica da allegare al progetto.
La Soprintendenza Archeologica di Cagliari fece presente di avere esaminato i luoghi interessati
dall’intervento mediante apposito sopralluogo, che si trattava di area con alto livello di antropizzazione e che
la stessa area potrebbe conservare resti e perciò rappresento la necessità di una integrazione progettuale con
le verifiche preliminari previste dagli articoli 96 e 97 del D.Lgsvo n. 163/2006, consistenti in sintesi in
ulteriori indagini archeologiche.
La Comunione Calaverde riferì in ordine alle motivazioni che avevano indotto la Comunione ad avanzare
una proposta alternativa, per certi versi “egoistica” ma che sicuramente attenuerebbe il livelli di
preoccupazione del villaggio. Riferì inoltre sui sistemi di controllo e di allarmi in essere all’interno del
villaggio e sulle modalità operative di scarico della diga a monte. Per la Comunione Calaverde ogni
problematica andava affrontata a monte.
La Società Calaverde srl pose in evidenza che la struttura portuale costituisce il terminale a mare della
situazione. Riferì che nel corso degli anni si è provveduto a monitorare con attenzione ogni fenomeno e di
avere dati precisi che potevano essere messi a disposizione di tutti gli enti. Sulla scorta di tali dati, a suo
avviso, le situazioni di emergenza sono assolutamente prevedibili. Chiese che ogni procedura venisse
recepita in un protocollo e auspicò un minimo di coordinamento. Evidenziò la necessità di analizzare la
situazione a monte, in particolare in corrispondenza della strada statale che in occasione degli eventi
alluvionali del recente passato, è divenne inagibile a seguito dell’apertura dei canali di scolmo della diga .
Chiese una attenta vigilanza affinché non venissero realizzate opere comportanti un ulteriore aggravio della
situazione e al riguardo fece espresso riferimento alle pavimentazione stradali del villaggio che il
condominio aveva in animo di realizzare.
La società MITA affermò che per quanto riguarda le procedure, si attiene rigorosamente ai documenti della
protezione civile approvati dal Servizio Nazionale Dighe, ora Registro Italiano Dighe. Fece presente che
all’insorgere delle situazioni di pericolo agisce con immediatezza attivando ogni procedura di allertamento e
che sul problema della sicurezza non poteva farsi niente di più rispetto a quello che già si stava facendo.
Espresse seri dubbi sulla fattibilità progettuale lungo il percorso originario per via dei limitati spazi a
disposizione e per le procedure espropriative cui bisognerebbe dare luogo. Espresse la necessità di cercare
soluzioni alternative consistenti nello spostamento del corso del rio. Tenne a ricordare che la gestione della
diga è regolato da norme ben precise, che sono il Foglio condizioni per l’esercizio e il Documento di
protezione civile, elaborati dal Servizio Nazionale Dighe e approvati dalla Prefettura di Cagliari. Espresse
infine perplessità su quanto asserito nel parere legale comunale circa la situazione di pericolo determinata
dalla costruzione della diga, mentre i vari interventi succedutisi sembravano avere chiarito il contrario per
l’effetto laminazione dovuto alla diga.
- alla conclusione dei lavori il Comune manifestò la propria soddisfazione per l’esito della conferenza dalla
quale ritenne, comunque, che fossero emerse indicazione per le successive azioni da porre in essere per
migliorare le condizioni di sicurezza all’interno del villaggio e si impegnò a:
a.
Sviluppare ulteriori e più dettagliati livelli di progettazione tenendo conto di tutte le
osservazioni emerse, sia di ordine strettamente tecnico che di ordine paesaggistico, ambientale e
archeologico. Far stabilire contatti dal progettista che opera per conto del Comune con ogni ente
interessato al fine di elaborare diverse ipotesi progettuali.
b.
Stabilire quanto prima possibile ogni necessario contatto con la Provincia – Ufficio
Protezione Civile
– per la stesura di un adeguato piano di emergenza coinvolgendo tutti i soggetti interessati.
Preso atto che
- successivamente alla Conferenza, l’Ing. Franco Mariano, nostro incaricato, avviò una serie di consultazioni
con gli enti partecipanti, al fine di addivenire ad una soluzione progettuale che potesse tenere conto di tutte le
posizioni espresse in conferenza;
- sulla base di tali consultazioni e delle considerazioni in precedenza espresse da ciascun ente, emerse un
quadro di valutazione che non consentì di sviluppare gli ulteriori livelli di progettazione;
- tale quadro di valutazione ha tenuto in debita considerazione le seguenti specifiche caratteristiche tecniche
ed ambientali che contraddistinguono i vari tratti del rio:
Tratto a monte della strada statale 195
E’ significativa la presenza di un interferenza con la SS 195 che risulta sopraelevata rispetto alle
quote del canale di deflusso, ed il ponte in corrispondenza dell’attraversamento risulta di
sezione inadeguata allo smaltimento delle portate di massima piena prevista, pari a 87 mc/sec.
Le necessarie opere di adeguamento della SS 195 dovrebbero essere realizzate dall’ANAS
trattandosi tra l’altro di interventi di costi elevati.
Tratto a valle della strada statale 195
Nel tratto a valle della SS 195 fino alla recinzione de villaggio Calaverde è presente una folta
vegetazione costituita prevalentemente da pini, aspetto sottolineato dai rappresentati degli
Assessorati all’Ambiente e Tutela del Paesaggio. La realizzazione quindi di opere all’interno
della pineta per l’adeguamento del canale di deflusso darebbe luogo ad un forte impatto
ambientale. Da sottolineare che in assenza di allargamento del ponte sulla statale non è
comunque possibile definire adeguatamente la sistemazione del canale di deflusso.
Tratto all’interno della Comunione Calaverde
All’interno del villaggio, come emerso dai vari confronti, esistono due condizione fortemente
ostative per la realizzazione del canale tombato delle dimensioni necessarie per lo smaltimento
delle portate di massima piena, in funzione delle pendenze dell’ordine del 1-2% e della velocità
ammissibile. Dette condizioni ostative consistono in particolare: presenza di fabbricati in
prossimità del preesistente alveo naturale di deflusso del rio;presenza della struttura portuale di
Calaverde in corrispondenza delle vecchia foce del rio; il canale di deflusso tombato, unica
soluzione possibile all’interno del villaggio, in relazione alle portate di 87 mc/sec e pendenza
media di 1-2%, dovrebbe avere dimensioni interne di ml 6.00x 2.50 con sezioni di scavo di ml
7.00 x 3.50, con velocità dell’acqua di circa 7-8 m/sec. Le dimensioni del canale comportano
l’occupazione della strada di lottizzazione realizzata all’interno del vecchio alveo del rio ed in
buona parte delle aree pertinenti ai fabbricati realizzati. L’occupazione della strada
comporterebbe inoltre la smantellamento ed il rifacimento di tutti i sottoservizi presenti nel
sottosuolo. In prossimità della foce ove è collocata la struttura portuale, il canale tombato, in
relazione alle portate ed alle pendenze, andrebbe a scaricare in parte sotto il livello mediomare,
con fenomeni di rigurgito.
- alla luce delle suddette caratteristiche ed in relazione alle diverse situazioni venutesi a creare nel tempo
lungo il percorso naturale del rio, il nostro progettista rappresentò il seguente quadro conclusivo delle
valutazione congiuntamente svolte:
a. nel tratto a valle della statale e sino alla recinzione del villaggio non è possibile dimensionare
correttamente il nuovo percorso in assenza degli interventi di adeguamento dell’ANAS;
b. all’interno del villaggio e fino alla struttura portuale, il canale tombato, per le dimensioni da
assegnare, (notevolmente superiori a quelle indicate nel progetto di massima sottoposto alla
conferenza dei servizi) crea forti sconvolgimenti ambientali dovendo occupare la sede della
strada esistente e parte delle aree limitrofe ai fabbricati realizzati in prossimità del vecchio alveo
oltre ad oneri eccessivi di carattere economico;
c. la presenza del porto ostacola il normale deflusso delle portate di massima piena dovendo il
canale, in relazione alla pendenza, scaricare in parte al di sotto della quota del livello del mare;
non sono condivise dai vari enti soluzioni che prevedano la deviazione del percorso naturale del
rio e ciò per ragioni di quote, costi elevati, impatto ambientale ed erosione del costone roccioso
prima dello scarico a mare.
Ritenuto, per quanto sopra, nonché alla luce delle posizioni assunte dagli enti aventi competenza, dalle
difficoltà tecniche evidenziate, necessario procedere alla elaborazione di un progetto che preveda
definitivamente il ripristino e la sistemazione dell’alveo, anche mediante azioni espropriative e di rimessa in
pristino di opere ostative alla esecuzione dei lavori e al ripristino dell’originario stato dei luoghi interessati
ove correva e sfociava naturalmente il rio e inoltrare ai competenti Assessorati Regionali istanza per
l’ottenimento di adeguato finanziamento per sviluppare i vari livelli di progettazione richiesti dalla norma, la
esecuzione e la direzione dei lavori e per l’osservanza di tutte le prescrizioni di ordine ambientale,
paesaggistico e archeologico, evidenziando come la somma complessivamente stimata per tale intervento
fosse, nel 2004, pari a € 2.500.000,00 circa.
Evidenziato che
- la Regione Autonoma della Sardegna, con la nota prot. n. 7006 del 17.02.2014 ha indetto la Conferenza di
Servizi relativa alla “Riqualificazione, messa in sicurezza e ampliamento dell’approdo turistico costiero di
Calaverde ubicato in località Santa Margherita di Pula in regime di project financing (art. 153 – comma 19 –
D.Lgs. n. 163/2006). Proponente Calaverde S.r.l.. Istanza del 20.03.2013”;
- sulla scorta della documentazione inviata dalla Regione Sardegna risulta che tale progetto rientri nelle
previsioni contenute nell’art. 153 del D.Lgs. 163/2006;
- tuttavia in corrispondenza della delibera della Giunta Regionale n° 24/22 del 27 giugno 2013 si legge
espressamente che il piano paesaggistico regionale (PPR), nella sezione dedicata all’ambito Nora 2 –
Indirizzi- Punto 8), pone quale proprio obiettivo strategico la riqualificazione degli approdi turistici di Porto
Columbu, Porto Calaverde, Porto d’Agumu, quest’ultimo nemmeno esistente, attraverso il rafforzamento dei
servizi portuali e di mobilità con il territorio;
- la proposta di ampliamento si pone pertanto in contrasto con gli indirizzi regionali che perseguono
l’obiettivo di riqualificare e non di ampliare le richiamate strutture portuali. Oltretutto, nel caso specifico,
l’intervento prospettato non è configurabile come “ampliamento” ma come nuovo porto, in quanto è prevista
la realizzazione di un nuovo bacino a mare di estensione addirittura superiore a quello dell’approdo esistente,
senza alcuna connessione funzionale tra gli stessi.
Ritenuto che
- nel concetto di riqualificazione, in campo urbanistico, non possa rientrare l’ampliamento smisurato e
totalmente scollegato dalle primarie finalità della riqualificazione stessa che, partendo dal necessario
presupposto che si tratti di un contesto degradato, trovano indubbia collocazione in quegli specifici obiettivi
di recupero delle strutture sotto il profilo fisico, sociale ed economico. In tale concetto “l’ampliamento” può
trovare spazio entro i limiti strettamente necessari a migliorare sotto i detti profili la struttura esistente,
diversamente, come nel caso di specie, si esorbita da tale lineare concetto e si entra nel campo della nuova
previsione di opere puntuali autonomamente funzionali;
- è palese come il secondo bacino in progetto, di gran lunga superiore a quello esistente e del tutto proiettato
a mare, non implichi in nessuna misura attività di programmazione, pianificazione e progettazione tesa al
recupero della attuale area portuale degradata sia dal punto di vista qualitativo, sia dal punto di vista
funzionale. Diversamente detto, l’attuale approdo ben può essere riqualificato secondo gli obiettivi del PPR,
senza necessità alcuna di realizzarne un altro in sua prossimità;
- inoltre, la proposta si pone in palese contrasto con gli atti di programmazione urbanistica del Comune di
Pula risultando che una siffatta previsione di nuova opera portuale in corrispondenza del sito in questione
non è contenuta nel vigente strumento urbanistico comunale e ancor meno nelle previsioni del Piano
Urbanistico Comunale appena adottato;
- il vigente strumento urbanistico – Programma di Fabbricazione – approvato con Decreto Assessoriale n°
1641 del 21 dicembre 1989, classifica l’area come zona F turistica e non prevede la realizzazione di nuove
opere portuali;
- il Piano Urbanistico Comunale adottato dal Consiglio Comunale con verbali di deliberazione n° 15/2013,
n° 16/2013, n° 50/2013 e n° 1/2014, non prevede altresì alcun ampliamento del porto esistente e ancora
meno, in quel sito, la previsione di nuovi porti;
- l’attuale nuova opera portuale di Calaverde confligge inoltre, ponendosi in insanabile contrasto, con le
previsione del Piano di Assetto Idrogeologico della Sardegna (PAI) risultando il sito compreso all’interno di
aree di aree con livello di pericolosità Hi4 (pericolosità idraulica molto elevata;
- ai sensi dell’articolo 27 delle norme tecniche di attuazione del PAI (Piano Stralcio per l’Assetto
Idrogeologico della Sardegna) aggiornato con DPGR n. 148 del 26/10/2012 e n. 130 del 8/10/2013, in
materia di infrastrutture a rete o puntuali pubbliche nelle aree di pericolosità idraulica molto elevata sono
consentite esclusivamente gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di adeguamento
tecnologico, di adeguamento per la sicurezza di esercizio richiesti da norme specifiche, gli interventi di
ampliamento e ristrutturazione di infrastrutture a rete o puntuali riferite a servizi pubblici essenziali non
delocalizzabili, che siano privi di alternative progettuali tecnicamente ed economicamente sostenibili e siano
dichiarati essenziali, la ricostruzione di infrastrutture a rete distrutte o danneggiate da calamità naturali, le
nuove strutture a rete o puntuali previste dagli strumenti di pianificazione territoriale e dichiarati essenziali e
non altrimenti localizzabili, allacciamenti e reti principali, nuovi interventi di edilizia cimiteriale in porzioni
libere interne, nuove infrastrutture, strutture di servizio ed insediamenti mobili;
- l’area inoltre, come risulta peraltro dalle previsioni progettuali, è ad alto rischio di erosione costiera in
quanto è prevalente il trasporto longitudinale litoraneo. Tale elevato rischio di erosione si pone in contrasto
con gli stessi indirizzi indicati nella sezione dedicata all’ambito Nora 2 –Indirizzi- Punto 12), che
testualmente recita “ Conservare i sistemi ecologici delle spiagge, delle dune e delle zone umide litoranee,
attraverso interventi integrati intercomunali, finalizzati a organizzare e regolamentare la viabilità, la sosta e
l’accesso per la fruizione turistico ricreativa, l’organizzazione dei servizi di supporto alla balneazione, in
relazione alla vulnerabilità e sensibilità del complesso ambientale, integrando azioni di recupero della
naturalità delle aree degradate;
- peraltro, non può essere sottaciuto che anche a fronte di proposte progettuali di di sola riqualificazione
contenute nell’ambito dell’attuale bacino portuale, non potrebbero prescindere da una definitiva risoluzione
delle problematiche di natura idraulica e idrogeologica conseguenti al Rio Perdosu, la cui foce naturale,
come è noto a tutti gli enti aventi in quel sito competenze in varie discipline (urbanistica, ambiente,
paesaggio, forestale, demaniale ecc.) è stata occupata dal Rio Perdosu determinando una situazione di grave
pericolo;
- tale stato di fatto ha portato il Servizio del Genio Civile di Cagliari ad emettere ordinanza (Prot. 539 del 25
gennaio 1995) “per il ripristino urgente e comunque entro 60 giorni dell’alveo naturale del rio Perdosu in
modo tale da renderlo atto ad accogliere le portate ordinarie di piena e a far defluire senza danni alle cose e
alle persone la portata di massima piena del rio”;
- è, infine, il caso di rilevare che l’opera non potrà comunque essere oggetto di approvazione alcuna in
quanto la regione Sardegna è sprovvista del Piano dei Porti, e pertanto anche a volerne dichiarare il pubblico
interesse ai sensi dell’articolo 19 del Codice dei Contratti, non potrà essere inserita negli strumenti di
programmazione prescritti, inserimento che costituisce conditio sine qua non non solo per l’approvazione ma
anche per l’affidamento in concessione;
- riguardo all’aspetto della concessione demaniale non appare poi chiaro sulle base di quali profili normativi
verrà in concreto gestita, posto che allo stato attuale la Società Calaverde è concessionaria del porto che si
estende su un area per 22.300 mq e rappresenta, sempre ai sensi del citato art. 19 del Codice dei Contratti il
soggetto promotore che non necessariamente sarà il soggetto aggiudicatario con conseguente concreta
possibilità che il secondo bacino portuale possa essere gestito da soggetto diverso, confermando così i che si
tratta di un secondo porto a tutti gli effetti.”
Il Consigliere Pia: il dibattito consiliare sembra un poco monco per l'impossibilità di dialogo aperto. Sono
assenti molti consiglieri di maggioranza e molti assessori, soprattutto assessori che hanno delega su
argomenti importanti: assessore all'ambiente e assessore al turismo. Il loro intervento su questi argomenti
poteva essere interessante ai fini di un confronto proficuo. Oggi l'assenza di parte della maggioranza è un
segnale forte dal punto di vista politico che indebolisce le ragioni finora affermate su questo argomento. Il
documento sarà privo di quella forza politica di cui aveva necessità. Ricorda una seduta fatta in questa aula
in cui per un argomento altrettanto importante si scomodarono deputati e onorevoli, associazioni degli enti
locali: oggi invece la maggioranza è stata lasciata da sola. Crede che su un argomento come quello di oggi
tutti i consiglieri avrebbero dovuto presenziare e il sindaco avrebbe dovuto avere la forza di chiamarli a
presenziare e di coinvolgerli.
Il Consigliere Locche: oltre alla valutazione politica che induce ad affermazioni talora anche di spirito ma
comunque pur sempre fondate, osserva che il Consiglio comunale sembra essere esautorato dalle sue
competenze. Cita a tal proposito la diffida giunta dal legale della società. Osserva che oggi si è arrivati in
aula senza una proposta di deliberazione, come normalmente accade per ogni altro argomento, i consiglieri
sono stati convocati per discutere su argomenti di cui mancano i documenti che, per vari motivi, non possono
essere consultati. In aula è stata appena letta una relazione che non era allegata agli atti e si chiede se possa
essere votata e se si tratti di un documento che può essere messo ai voti. Aggiunge che l'apertura di questa
seduta, convocata come pubblica, in realtà ha avuto luogo a porte chiuse: si tratta di un fatto che ha rilevanza
sostanziale e, crede, esistano varie pressioni. Gli viene da pensare che oggi l'argomento non sia
l'ampliamento del porto di calaverde ma la pericolosità di vari fattori ambientali che sono stati via via citati.
Sostanzialmente si sta stravolgendo l'ordine del giorno che doveva essere quindi diverso. Si dichiara
allarmato perchè sono stati sollevati pericolosità e rischi. Conclude manifestando preoccupazione per il
percorso adottato che non gli sembra quello migliore per i cittadini e per il territorio.
Il Sindaco: al di là delle considerazioni politiche che ognuno può fare e che lui rispetta, qui oggi si parla
soprattutto di "ampliamento del porto". Esso non nasce oggi ma se ne parla da almeno venti anni. Più volte
esso è stato sottoposto al Consiglio comunale e più volte il parere non è stato positivo. Ciò non per
avversione verso l'idea o verso gli imprenditori ma solo per paura di una situazione di fatto che oggi esiste e
che sicuramente è nata in un contesto diverso, sul piano della sicurezza e dell'ambiente. Quindi l'illustrazione
fatta dall'assessore sintetizza tutte le problematiche esistenti.
Precisa che i consiglieri Abis e Cabiddu, oggi assenti, hanno avuto oggettivo impedimento ma sono in linea
con la maggioranza.
Il Consigliere Locche: i consiglieri di minoranza escono dall'aula non per sottrarsi al dibattito ma perchè la
trattazione di un argomento così importante per Pula deve essere affrontata in assoluta trasparenza e senza
condizionamenti di nessun tipo. Nel caso specifico la diffida pervenuta non pone noi consiglieri nelle
condizioni di esprimere un parere politico e di giustificarne le motivazioni alla cittadinanza.
I Consiglieri Piredda, Pia, Locche e Farneti lasciano l'aula.
IL CONSIGLIO COMUNALE
Vista la suesposta discussione.
Valutato che il presente deliberato, quale atto di indirizzo politico, non necessita dei pareri di cui all’art. 49
del D.Lgs. n. 267/2000.
Dato atto, altresì, che al presente deliberato non verrà allegata la documentazione consegnata ai Consiglieri
Comunali, in sede di convocazione del Consiglio medesimo, vista l’esigenza di riservatezza rappresentata
dalla Società Calaverde S.r.l. (prot. n. 4445 del 28.02.2014), fermo restando il rispetto delle disposizioni in
materia di trasparenza amministrativa.
Ritenuto
- di dover deliberare in ordine al parere che il Consiglio Comunale, quale massimo organo di indirizzo
politico, dovrà formulare nella seduta della Conferenza di Servizi che si terrà il prossimo lunedì 3 marzo alle
ore 9:00 presso il competente servizio regionale;
- di dover formulare un parere negativo in ordine alla proposta di “Riqualificazione, messa in sicurezza e
ampliamento dell’approdo turistico costiero di Calaverde ubicato in località Santa Margherita di Pula in
regime di project financing (art. 153 – comma 19 – D.Lgs. n. 163/2006). Proponente Calaverde S.r.l..
Istanza del 20.03.2013” in considerazione del fatto che il piano urbanistico comunale non prevede alcun
ampliamento del porto di Calaverde, per il quale, in passato, il Comune di Pula si è sempre espresso
negativamente e ritiene doveroso mantenere inalterata la posizione di contrarietà per qualunque forma di
ampliamento.
Consiglieri presenti e votanti 6
Consiglieri favorevoli 6
Consiglieri contrari 0
Consiglieri astenuti 0
VISTO l'esito della votazione.
La seduta è chiusa alle ore 20.00
DELIBERA
1. Di prendere atto dell’intervenuta attivazione da parte della Regione Autonoma della Sardegna della
conferenza dei servizi relativa alla proposta di “Riqualificazione, messa in sicurezza e ampliamento
dell’approdo turistico costiero di Calaverde ubicato in località Santa Margherita di Pula in regime di
project financing (art. 153 – comma 19 – D.Lgs. n. 163/2006). Proponente Calaverde S.r.l.. Istanza del
20.03.2013”.
2. Di fare propri gli interventi formulati, nella presente sede in ordine alla menzionata proposta di
intervento.
3. Di formalizzare, per le ragioni esposte negli interventi riportati in premessa, il proprio PARERE
NEGATIVO in ordine alla proposta di “Riqualificazione, messa in sicurezza e ampliamento dell’approdo
turistico costiero di Calaverde ubicato in località Santa Margherita di Pula in regime di project financing
(art. 153 – comma 19 – D.Lgs. n. 163/2006). Proponente Calaverde S.r.l.. Istanza del 20.03.2013”, in
particolare, in considerazione del fatto che il Piano Urbanistico Comunale non prevede alcun ampliamento
del porto di Calaverde, per il quale, in passato, il Comune di Pula si è sempre espresso negativamente e che,
alla luce di quanto sopra esposto, ritiene doveroso mantenere inalterata la posizione di contrarietà per
qualunque forma di ampliamento.
4. Di dare mandato al Sindaco affinché dia attuazione al presente deliberato riferendo tempestivamente al
Consiglio in ordine a qualsivoglia evoluzione della vicenda.
IL CONSIGLIO COMUNALE
Sentita la proposta del Presidente in merito alla dichiarazione di immediata esecutività del presente atto;
VISTO il seguente esito della votazione:
- Consiglieri presenti e votanti: 6
- Consiglieri favorevoli: 6
DELIBERA
DI DICHIARARE la presente deliberazione immediatamente esecutiva ai sensi dell’art. 134 del D. Lgs. n.
267/2000.
Letto confermato e sottoscritto
IL PRESIDENTE
IL SEGRETARIO COMUNALE
F.to Dr. Walter Cabasino
F.to Dr.ssa Maria Efisia Contini
In pubblicazione all’Albo Pretorio per 15 gg. Dal 03/03/2014
IL SEGRETARIO COMUNALE
F.to Dr.ssa Maria Efisia Contini
____________________________________________________________________________
Copia conforme all’ originale per uso amministrativo.
Pula 03/03/2014
L’Istruttore Amm.vo Delegato
Sara De Luca