Maurizio Calvesi - Fondazione Internazionale Premio Balzan
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Maurizio Calvesi - Fondazione Internazionale Premio Balzan
Fondazione Internazionale Balzan Maurizio Calvesi Premio Balzan 2008 per le arti figurative dal 1700 Estratto dal libro Premi Balzan 2008. Laudationes, discorsi, saggi, Milano, 2009 LIBRI SCHEIWILLER © 2009, Fondazione Internazionale Balzan, Milano [www.balzan.org] © 2009, 24 ORE Motta Cultura, Milano [www.mottaeditore.it] SOMMARIO Premio Balzan 2008 per le arti figurative dal 1700 Motivazione del Premio e laudatio 5 Discorso di ringraziamento 7 Sintesi panoramica 9 Progetti di ricerca 18 Dati biografici e bibliografici 20 Fondazione Internazionale Balzan 23 Maurizio Calvesi Premio Balzan 2008 per le arti figurative dal 1700 Motivazione del Premio e laudatio Per lo straordinario lavoro svolto nel campo della storia dell’arte visiva moderna e contemporanea, che ha contribuito sia a una migliore comprensione della natura e dello sviluppo del modernismo sia allo studio dell’origine delle nuove tendenze dell’arte contemporanea. Maurizio Calvesi, uno dei più autorevoli storici dell’arte moderna in Italia, è nato a Roma nel 1927 e si è laureato in Lettere e filosofia nel 1949, presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Studioso dall’ampio indirizzo storico, con particolare interesse per il ventesimo secolo, ha iniziato con l’arte della prima Europa moderna ma è rapidamente passato all’arte del diciannovesimo secolo e a quella contemporanea. Come storico, è famoso per gli studi su Il sogno di Polifilo di Francesco Colonna, a cui sono dedicati i suoi libri del 1980 e del 1996. Nel corso della sua brillante carriera è stato curatore di musei e docente di storia e critica d’arte. Dopo avere ricoperto la posizione di sovrintendente delle Gallerie di Bologna e dell’Emilia occidentale, nonché quella di direttore della Pinacoteca di Ferrara, è passato a Roma, alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea. È stato professore universitario in diverse città italiane e quindi titolare della cattedra di Storia dell’arte moderna presso l’Università di Roma “La Sapienza”, fino al 2002, dove ha diretto per molti anni il Museo-laboratorio per l’arte contemporanea. Vicepresidente e poi presidente del Comitato per i beni artistici e storici nell’ambito del Consiglio nazionale per i beni culturali, è rinomato critico d’arte, nonché direttore di riviste accademiche. Il lavoro di maggior rilievo di Maurizio Calvesi è rappresentato dagli studi sulla storia dell’arte del ventesimo secolo. Nel 1985 ha pubblicato Storia dell’arte contemporanea, di cui è coautore, testo in cui si analizzano le tendenze dell’arte eu- 5 Premio Balzan 2008 per le arti figurative ropea e italiana dal 1960 fino agli anni Ottanta. Particolarmente significativa è stata l’edizione di capitoli fondamentali dell’importantissimo Novecento. Arte e Storia in Italia (2000), un catalogo che non solo documenta le opere ma pone le basi per la ricerca sulla formazione della tarda arte moderna e dell’arte contemporanea in Italia. Le due avanguardie. Dal Futurismo alla Pop Art (1966), ripubblicato più volte fino al 2001, è considerata la più importante antologia di teoria dell’arte per i movimenti futuristi, dalle origini fino al cosiddetto secondo futurismo dell’arte contemporanea. Maurizio Calvesi ha anche contribuito ampiamente allo studio dell’arte metafisica, del dadaismo e del surrealismo. Il suo saggio Storia della seduzione (1999), inteso a rilevare le origini dell’arte contemporanea fin dall’età dell’Illuminismo, ha dato luogo alla mostra Da Boucher a Warhol. Maurizio Calvesi, studioso fecondo e figura fondamentale nello sviluppo dell’arte contemporanea, può essere definito il decano degli studi nel campo dell’arte moderna e dell’arte contemporanea nell’Italia attuale. 6 Maurizio Calvesi Discorso di ringraziamento Auditorium, Accademia Nazionale dei Lincei, Roma – 21 novembre 2008 Signor Presidente della Repubblica, Signori membri della Fondazione Balzan, Signori membri del Comitato Generale Premi, Signore e Signori, Non solo la gratitudine mia personale, vivissima, ma anche la gratitudine di tutti gli storici dell’arte, porgo e porgiamo alla Fondazione Balzan, per aver inserito tra quelle suscettibili di premio anche una materia nobilissima e fondamentale, come, appunto, la storia e la critica dell’arte, altrimenti troppo spesso dimenticata nel calendario di grandi e piccoli premi. “Istituzione che ha acquisito benemerenza assoluta nei confronti della cultura universale”: riprendo parole pronunciate, qui, per la Fondazione Balzan, da Giovanni Conso, nostro presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei di cui mi onoro di far parte da lunghi anni. Mi è difficile, peraltro, esprimere quanto il premio attribuitomi dalla Fondazione Balzan appaghi non la mia vanità ma la fiducia nel mio stesso lavoro e lo incoraggi a consolidarsi nelle sue fasi conclusive. È un riconoscimento che va al di là di ogni riconoscimento che io possa aver ottenuto nella mia ormai lunga vita. Infatti il Premio Balzan, come è stato detto a giusto e inconfutabile titolo, è il riconoscimento più prestigioso che il cultore di una disciplina umanistica possa conseguire. Questo riconoscimento mi ha raggiunto in quell’età il cui numero viene definito nella lingua francese quatre-vingts, quattro volte venti anni, in quell’età cioè a cui difficilmente fa seguito la quinta frazione. Tuttavia ho la buona sorte di poter contare ancora su molte energie lavorative, e questo premio, rendendomi anche più libero da eventuali occupazioni di sussistenza, interviene come una scossa salutare a stimolare vieppiù queste energie, offrendomi la speranza di portare a termine almeno alcuni dei lavori scientifici che avrei ancora in serbo, e anche di poter continuare a trovare un contatto con i giovani, coordinando ricerche di studiosi, che di quelle ventine di anni ne hanno vissuto (i più) meno di due: alcuni dei quali, peraltro, sono miei ex allievi, ma tra gli ultimi ovvero i più recenti dei tantissimi che ho avuto, e che come tali non ho potuto assistere nel- 7 Premio Balzan 2008 per le arti figurative la ricerca di una stabile occupazione. È questa del drammatico calo dei posti di ricercatori, una dolorosa realtà, purtroppo, particolarmente italiana, che, signor Presidente della Repubblica, rischia di paralizzare quelle attività di ricerca che nei secoli hanno fatto dell’Italia non soltanto un Paese eccellente nell’arte, ma anche all’avanguardia nelle scienze. Oltre che, naturalmente, agli illustri componenti della commissione giudicatrice, il mio ringraziamento va ai presidenti dei diversi Consigli e Comitati della Fondazione, Bruno Bottai, Achille Casanova e Sergio Romano, e anche alla dott.ssa Suzanne Werder, Segretaria Generale della Fondazione Balzan “Premio”, che con estrema gentilezza e, mi permetto di dire, ricambiata simpatia mi ha assistito con opportune informazioni sulle agenda del caso. Un grazie all’amico e collega storico dell’arte Roberto Ciardi, che ha voluto coadiuvarmi nella presentazione del vasto materiale documentario. Soltanto otto personalità di nazionalità italiana, tra più di cento premiati negli ultimi trent’anni, hanno ricevuto prima di me un Balzan. Questo fatto è ulteriore motivo di orgoglio e di soddisfazione, e più in generale io lo leggo come un riconoscimento a tutta la disciplina italiana della storia dell’arte, che ha avuto così tanti insigni protagonisti, a cominciare dal mio maestro-padre, Lionello Venturi, uno dei pochissimi docenti italiani che preferì l’esilio all’umiliazione di giurare fedeltà al fascismo, e per poi richiamare quello che è stato un po’ il nonno, non soltanto mio essendo il padre di Lionello, ma di tutti gli storici dell’arte italiani, intendo dire il grande Adolfo Venturi. E ancora debbo ricordare i miei “secondi maestri” Giulio Carlo Argan e Francesco Arcangeli; il mio maestro, dai libri, di cultura umanistica, Eugenio Garin, che mi ha introdotto a quella cultura dell’ermetismo che è stata una delle postazioni avanzate dei miei studi sul Rinascimento, e ancora quell’autentico genio delle avanguardie, forse ancora misconosciuto, Filippo Tommaso Marinetti, che poco prima di morire, avendo io quattordici anni, mi introdusse al Futurismo e quindi, di lì, allo studio dell’arte contemporanea, che ho sempre ritenuto essenziale coltivare anche per meglio comprendere l’arte più antica. Compiti tutti nei quali sono stato sempre amorevolmente assistito da mia moglie Augusta, storica dell’arte ella stessa e animatrice, oggi, della rivista che curo avendola ereditata da Argan, ovvero la rivista Storia dell’arte. 8 Maurizio Calvesi Sintesi panoramica di Maurizio Calvesi Professore emerito, Università di Roma “La Sapienza” I miei studi di storia dell’arte occupano sessanta anni, a partire dalla tesi discussa nel 1949 all’Universita di Roma “La Sapienza” con Lionello Venturi, che riguardava Simone Peterzano maestro del Caravaggio, mentre la mia prima pubblicazione, riguardante un altro manierista lombardo, Gian Paolo Lomazzo, è del 1951. Pertanto l’elenco dei temi trattati è molto lungo e non posso che limitarmi a ricordare quegli argomenti su cui credo di aver portato i contributi più interessanti. Di Simone Peterzano ho trovato alcuni inediti tra cui un autoritratto, che ci permette di conoscere il volto del maestro del Caravaggio, che si dichiara, nella firma Titiani alumnus. Dalla tesi in poi ho sempre continuato a studiare il Caravaggio, cui ho dedicato un lungo saggio nel 1971, una monografia nel 1990 e diversi studi anche in seguito. Accenno brevemente alle novità da me introdotte negli studi sul Caravaggio, in una radicale revisione della sua poetica e della sua stessa personalità, revisione che è stata a lungo avversata, ma che ormai è largamente condivisa. Intanto ho potuto fissare il luogo di nascita del pittore a Milano e non nella cittadina da cui prende nome, modificando in 29 settembre 1571 la data di nascita, precedentemente creduta risalire al 28 settembre 1573. Rumorosamente contestati specie dai fans caravaggini del maestro, data e luogo sono stati confermati dal successivo ritrovamento dell’atto di battesimo. Le proposte che ho avanzato sulla lettura del Caravaggio (non più visto come “pittore maledetto” ma come esponente di una sofferta religiosità borromaica, proposte fin dall’inizio condivise e approfondite dai miei allievi oggi in cattedra, come Alessandro Zuccari, Stefania Macioce e Caterina Volpi) sono poi di tre ordini: indicazione di contenuti iconologici e simbolismi (a cominciare da quello della luce) nelle opere dell’artista, anche in quelle giovanili, e individuazione di un alto livello culturale, tutt’altro che rozzo, popolano o spontaneistico; segnalazione di una sua vicinanza all’ambiente oratoriano (già ipotizzata dal Friedländer), e spiegazione dell’accesso a tale ambiente grazie a un’originaria adesione alla religiosità di Carlo Borromeo, nonché alla presenza a Roma di Federico Bor- 9 Premio Balzan 2008 per le arti figurative romeo, anche in quanto parente della marchesa di Caravaggio e a lei vicino; costante protezione nei confronti del pittore da parte della stessa marchesa (dato poi confermato documentariamente) e dei suoi fratelli e nipoti; relazione del pauperismo caravaggesco con ben precise inclinazioni e ideali o indirizzi dalle connessioni anche socio-politiche che collegano un certo versante filo-francese della nobiltà italiana, lo schieramento di “sinistra” della Controriforma e lo stesso circuito degli ordini mendicanti; centralità infine, in questo quadro, dell’ambiente oratoriano, e dimostrazione che intorno a esso gravitavano tutti o quasi i collezionisti e committenti del Caravaggio, dal Vittrice ai Crescenzi, ai Massimo, ai Medici e a Federico Borromeo stesso, oltre ai Mattei e ai Giustiniani. Un esempio di analisi iconologica dei dipinti del Caravaggio può riguardare la celebre Vocazione di S. Matteo della Cappella Contarelli in San Luigi de’ Francesi a Roma. Buona parte dei miei studi è dedicata alla pittura del Rinascimento e penso siano particolarmente rilevanti quelli dedicati alla Cappella Sistina, i cui affreschi ho esplorato sotto il profilo iconologico, riuscendo a mettere in luce, attraverso il commento di Sant’Agostino e della Patristica, i nessi che collegano le scene quattrocentesche, tra loro affrontate, della vita di Gesù e della vita di Mosè. Ho poi individuato, sempre attraverso i testi dei Padri della Chiesa, i precisi rapporti che legano le coppie di scene quattrocentesche con le soprastanti figurazioni della volta affrescata da Michelangelo, in modo che l’intera decorazione, non ben compresa nella parte quattrocentesca e giudicata comunque del tutto priva di collegamenti con gli affreschi di Michelangelo che sono posteriori di trent’anni, è risultata invece essere un tutto ben collegato nelle tematiche. Mi sono attivamente interessato anche della cultura antiquariale a Roma, dal Quattrocento al Piranesi, e ho portato avanti uno studio radicalmente innovativo sul più importante testo dell’antiquaria quattrocentesca, ovvero la Hypnerotomachia Poliphili o battaglia di amore in sogno. Si tratta del più bel libro illustrato del Rinascimento, pubblicato a Venezia da Aldo Manuzio nel dicembre del 1499, ricco di riferimenti alla storia dell’arte non solo attraverso le splendide xilografie che illustrano il singolare romanzo, ma anche attraverso i continui rimandi a monumenti e sculture, nonché alle frequenti allegorie che ne fanno un testo fondamentale per penetrare nell’iconologia dell’arte rinascimentale. Le iniziali dei capitoli, lette l’una di seguito all’altra, danno il seguente acrostico: Poliam frater Franciscus Columna peramavit, cioè frate Francesco Colonna amò im- 10 Maurizio Calvesi mensamente Polia. Il libro, sull’indicazione di una nota di Apostolo Zeno che ho dimostrato essere falsa, era attribuito al frate Francesco Colonna del convento veneziano dei Santi Giovanni e Paolo. Ho potuto invece restituirlo al vero autore, il nobile romano Francesco Colonna signore di Palestrina, riconoscendo, nel tempio che il romanzo descrive, il Tempio della Fortuna Primigenia in Palestrina sia pure trasfigurato nella fantasia, tempio restaurato dallo stesso Francesco Colonna che nel 1493 eresse alla sommità del grande Tempio il proprio palazzo; ho poi individuato diversi riferimenti a monumenti e complessi plastici romani e decifrato le allegorie di cui il romanzo è ricchissimo, così come è ricco anche di geroglifici pseudo egiziani. Dal contesto si ricava che il nobile Colonna faceva parte della celebre Accademia romana di Pomponio Leto, di cui in seguito alle persecuzioni pontificie si sono perse le tracce, e da tale contesto si ricavano anche suggerimenti su quella che doveva essere la dottrina, fervidamente devota all’Antichità, dell’Accademia pomponiana. È stata questa una delle battaglie più dure della mia carriera di studioso (e da essa ha preso spunto un recente romanzo americano di grande successo, Il codice del Quattro, nel quale io sono ricordato come il “noto studioso del Rinascimento” che scopre la vera identità di Francesco Colonna, subendo attacchi di ogni genere da un suo rivale accademico). In effetti i fautori della paternità veneziana si ostinarono a lungo ad attribuire il prezioso libro al frate veneziano. Questi peraltro era un personaggio sconosciuto, mentre sul nobile romano Francesco Colonna esistono epigrammi elogiativi che lo paragonano addirittura a Cicerone e a Virgilio. Ormai tutti i maggiori studiosi (da Salvatore Battaglia e Eugenio Garin a Carlo Ossola, da Antonio Maria Adorisio a Phillis Pray Bober, da Lamberto Donati a Silvia Danesi Squarzina, da Francesco Barbieri a Stefano Borsi, da Stefano Colonna ad Armando Petrucci) hanno accettato la mia attribuzione e la mia interpretazione del romanzo, nonché i collegamenti con la cultura antiquariale romana. Tra le tante polemiche risoltesi poi a mio favore ricorderò quella relativa al celebre mosaico del Nilo, che si trovava e si trova appunto nel santuario di Palestrina di cui era proprietario Francesco Colonna romano, e che è ricordato nel romanzo. I fautori della tesi veneziana sostennero che questa citazione dipendeva semplicemente da un passo di Plinio nel quale il mosaico era ricordato, e non da una impossibile conoscenza del mosaico stesso, che sarebbe stato scoperto solo nel Seicento. Io però ho rintracciato citazioni cinquecentesche del mosaico e la mia allieva Claudia La Malfa ha dimostrato in modo documentario che il mosai- 11 Premio Balzan 2008 per le arti figurative co era conosciuto già all’epoca di Francesco Colonna, e certamente ben noto a lui. Il titolo di frater ricordato nell’acrostico, che tanti equivoci ha causato, dipendeva dalla qualità, rivestita dal nobile romano, di protonotario apostolico e di canonico di San Pietro e di San Giovanni in Laterano, ma adombrava allo stesso tempo la sua appartenenza alla fraternitas dell’Accademia romana. Accennerò ancora ai miei studi su Giorgione, la cui poetica ho dimostrato essere influenzata dai Dialoghi d’Amore di Leone Ebreo, presente a Venezia agli inizi del Cinquecento. Di qui la mia ricerca si è spinta fino a riconoscere l’ebraismo di Giorgione, il quale dovette essere ebreo, appunto, sia pure forse convertito, o fortemente vicino, comunque, alla cultura ebraica. Anche questa tesi, inizialmente non recepita, ha in anni recenti trovato ampia accoglienza e conferme. L’ebraismo di Giorgione consente di mettere meglio a fuoco la singolare figura di questo grande pittore, la cui produzione è relativamente ristretta, e costituita in larga parte da dipinti che illustrano storie del Vecchio Testamento, o da soggetti profani di non facile interpretazione. A Piero della Francesca ho dedicato alcuni saggi e una grande monografia (1998, seconda edizione 2001); ho inquadrato la sua produzione dal punto di vista stilistico, ma ho approfondito l’esame della sua produzione soprattutto dal punto di vista iconologico. Non potendo riferire nel dettaglio, anche in questo caso mi limiterò a ricordare la mia analisi di un’opera affascinante come la Madonna del Parto di Monterchi. Anche a Tiziano, Raffaello, Botticelli, Correggio, Bronzino, Annibale Carracci ho dedicato diversi studi incentrati quasi tutti sull’analisi iconologica e sono in procinto di pubblicare una raccolta di oltre cinquanta saggi sull’arte italiana del Rinascimento. Uno dei miei studi iniziali, relativi al Sacro Bosco di Bomarzo, il cosiddetto Bosco dei Mostri, è stato da me approfondito in un libro che è uscito nel 2001. Le sculture del giardino di Vicino Orsini, ricavate nella roccia con risultati in alcuni casi di una forza straordinaria, erano considerate come il capriccio di un nobile che, nella seconda metà del Cinquecento, aveva inserito nel proprio parco delle figurazioni di vario genere, prive di nesso l’una con l’altra, e commentate in più casi da versi scolpiti nella pietra, versi che erano giudicati divertenti ma 12 Maurizio Calvesi grossolani. Attraverso la mia analisi, ho inquadrato Bomarzo nel mondo dei poemi cavallereschi, soprattutto di Bernardo Tasso (Amadigi) e del figlio Torquato, leggendo il tutto nella chiave delle selva incantata della Gerusalemme Liberata dove Lucifero si era trasferito con i suoi demoni per sconfiggere l’esercito cristiano, e ho confortato questa analisi con il ritrovamento delle fonti di quasi tutte le iscrizioni in versi del giardino che, lungi dall’essere grossolane, riprendono versi del Petrarca, del Bembo, dell’Ariosto e di Bernardo Tasso. Un ramo particolare dei miei studi è dedicato al rapporto tra arte e alchimia, tema inedito non solo in Italia. Come noto, Gustav Jung aveva riconosciuto nei sogni dei propri pazienti alcune figure del repertorio alchemico, emergenti nel sonno come forme dell’inconscio collettivo; io ho esteso questo confronto all’arte, ma non in chiave inconscia bensì di consapevole cultura alchemica, rintracciandone tracce inconfondibili lungo un arco dell’arte che va dal Rinascimento al Novecento, da Dürer, soprattutto, a Marcel Duchamp. In chiave alchemica ho potuto così decifrare la nota incisione düreriana intitolata Melencolia I, riconoscendo diversi strumenti e immagini proprie dell’opus alchemico e dimostrando come la parola Melanconia, nel gergo alchimistico, equivalga a Melanosi, ovvero Nigredo, vale a dire la prima fase del processo. Negli scritti su Duchamp e nel volume che ho dedicato al maestro francese nel 1975, ho potuto spiegare la sua arte e i suoi presunti non sense alla luce della dottrina alchemica, rivisitata con sottile ironia dal pittore: il titolo dell’opera principale di Duchamp (Il Grande Vetro) è il seguente: La mariée mise à nu par ses célibataires, même, ovvero la sposa messa a nudo dai suoi celibi, idem. Mi sono reso conto che questo titolo si presta a una seconda lettura, secondo le tecniche in voga negli ambienti dadaisti dell’epoca. Il secondo titolo è: La Marie est mise à nue par ses celi-batteurs, seguito dal même che invita alla ripetizione. Sia la sposa spogliata la sera delle nozze, sia la Vergine Maria assunta in cielo (o messa nella nuvola) dai suoi battitori o trebbiatori celesti, sono figure della Pietra filosofale; sia la spoliazione sia la trebbiatura sono infatti processi di purificazione e vengono adottati come metafore nei trattati di alchimia. Tutta l’opera di Duchamp è spiegabile in base a giochi anche linguistici del genere. Siamo con ciò alla parte della mia produzione di studioso che è stata oggetto del premio (le arti figurative dal 1700). Per quanto riguarda il Settecento, ricorderò 13 Premio Balzan 2008 per le arti figurative soprattutto i miei numerosi studi su Giovan Battista Piranesi. Come direttore della Calcografia Nazionale, nel 1967, ritrovai e pubblicai una stupenda incisione del Piranesi, che era stata da lui rifiutata per difetti di morsura, e abbandonata nel retro di due lastre invece utilizzate. In una revisione dei retro di tutte le lastre, ho scoperto una bellissima Caduta di Fetonte, che appartiene al momento più felice e celebre del Piranesi visionario, cioè quello delle Carceri e dei Capricci, oltre ad alcuni rovesci inediti del figlio di Giovan Battista, Francesco. Ho poi esposte, nei miei scritti sull’incisore, tesi radicalmente innovative, ambientandone la visione non più in un precoce e delirante romanticismo ma nella tradizione antiquaria (le Carceri come rievocazione immaginaria del carcere Mamertino e delle funeste scale Gemonie) e nella cultura illuminista di Vico e di Montesquieu, intrisa di sentori giansenisti e massonici. Anche la tesi di Piranesi massone o vicino alla cultura massonica fu ovviamente contestata vivacemente, ma è stata poi riconosciuta e accettata senza più obiezioni, e la scoperta è diventata res nullius ma ne sono ugualmente soddisfatto. Molti architetti e archeologi o scultori tra Sette e Ottocento si sono rivelati massoni, e tra questi il siciliano Valerio Villareale, morto nel 1854, sul quale affidai una ricerca a due mie allieve palermitane, Diana Malignaggi e Dora Favatello, che hanno ritrovato i documenti attestanti l’appartenenza del Villareale alla massoneria, pubblicandoli in un quaderno da me introdotto. Altri artisti siciliani dell’Ottocento di cui ho promosso lo studio e introdotto le relative pubblicazioni monografiche, sono Michele Catti e Antonio Sciuti. Di quest’ultimo peraltro ho scoperto una bellissima volta affrescata in un palazzo nobiliare di Arpino, che ho in corso di pubblicazione. Altri ritrovamenti di affreschi di una certa rilevanza da me effettuati sono quelli dell’Oratorio della Concezione a Ferrara, di Baldassarre d’Este e collaboratori, che tornarono in luce durante un restauro da me diretto nel 1957, e gli affreschi di Galileo Chini del 1911 da me scoperti, riportati in luce e restaurati sotto a una calotta posticcia nella cupola del padiglione centrale della Biennale di Venezia, Biennale da me diretta per le edizioni del 1984 e 1986. Oltre ad articoli su Cézanne e Antonio Mancini, un argomento ottocentesco da me trattato è stato, recentemente, quello di Costantino Simonidis, il noto falsario ottocentesco di testi antichi, cui Luciano Canfora ha restituito il presunto papiro di Artemidoro recentemente esposto a Torino. Questo papiro, che dovreb- 14 Maurizio Calvesi be tramandare l’opera geografica del greco Artemidoro (I secolo a. C.), contiene una premessa di cui ho potuto ritrovare la chiarissima traccia in un volume ottocentesco del grande geografo tedesco Carl Ritter e contribuire così a confermare la clamorosa scoperta di Luciano Canfora. Tra i numerosissimi studi da me dedicati al XX secolo, ricorderò, oltre quelli già citati su Marcel Duchamp la monografia su Roberto Melli del 1954 e particolarmente gli studi sul Futurismo. A partire dagli anni Cinquanta ho intrapreso una serie di pubblicazioni finalizzate alla rivalutazione del Futurismo, ottenendo un risultato positivo sia in Italia sia fuori d’Italia sia pure, nei primi anni, molto faticosamente. Nel 1953 ho organizzato per conto di Giulio Carlo Argan una grande mostra di Umberto Boccioni nel Palazzo delle Esposizioni a Roma, e ho curato gli apparati illustrativi e filologici della monografia di G.C. Argan e M. Calvesi su Umberto Boccioni del 1953, pubblicando una grande quantità di inediti, ristabilendo in base a documenti rinvenuti presso la sorella del pittore a Verona le date dei suoi dipinti, fino ad allora per lo più errate, delineandone una prima biografia completa e curandone un’antologia degli scritti. Comincia da qui la rivalutazione del Futurismo da me intrapresa, con libri e saggi sull’insieme del movimento, su Marinetti, Boccioni, Balla, Carrà, Severini, sui rapporti con il Futurismo russo e le avanguardie europee. Il mio libro Le due avanguardie. Dal Futurismo alla Pop Art, pubblicato a Milano da Lerici editore nel 1966 e ristampato da Laterza (Bari) nel 1971, nel 1981, nel 1991, nel 2001 e nel 2008, contiene gli scritti da me pubblicati su Boccioni e su altri maestri e aspetti del Futurismo, dal 1958 al 1966. I miei contributi allo studio del Futurismo sono poi continuati con altri saggi, volumi e mostre, in una vastissima bibliografia scientifica. Ho affrontato la poetica del Futurismo sotto vari aspetti, sia pure privilegiando la forte figura di Umberto Boccioni. Ho tra l’altro contestato radicalmente la tesi che vorrebbe il movimento legato al fascismo, fascismo che è decisamente posteriore alla fioritura del movimento stesso, il cui apporto fondamentale si in- 15 Premio Balzan 2008 per le arti figurative quadra con coloriture nazionaliste ma anche anarchico-socialiste e radicaleggianti, nel secondo decennio del XX secolo, pur trovando in seguito in Marinetti, acceso nazionalista, interventista (come però molti altri intellettuali) e indubbiamente “esteta della guerra” (da lui sentita come equivalente della rivoluzione), un adepto del fascismo tuttavia autonomo e problematico (ho rivisitato anche il manifesto politico del Futurismo, che espone un pensiero schiettamente “radicale”. Marinetti fu comunque l’unico intellettuale italiano a protestare vivacemente sulla stampa per i provvedimenti razziali contro gli ebrei). Ho inoltre messo in luce, attraverso un’attenta analisi dei “Manifesti”, gli apporti indubitabili dei manifesti marinettiani al dadaismo del Cabaret Voltaire, alla scrittura automatica del Surrealismo, all’uso di materiali extrapittorici attraverso il “polimaterismo” boccioniano e prampoliniano e su una serie di anticipazioni fino a Burri e, a mio avviso, alla Pop Art. Quest’ultima discendenza è stata confermata da una dichiarazione di Georges Segal. In sostanza il Futurismo italiano è stato radicalmente da me rivisitato, approfondito nelle sue motivazioni e poetiche, chiarito nelle sue date, nel suo dare e nel suo avere, e consegnato così, totalmente ristrutturato criticamente, alla grande mostra Futurismo e Futurismi curata da Pontus Hulten nel 1986 in Palazzo Grassi a Venezia, che ha segnato il forte attenuarsi della caparbia ostilità al Futurismo nella cultura italiana. Ho ampiamente rivalutato e indagato anche la personalità di De Chirico e i rapporti tra De Chirico e Carrà all’interno della “Metafisica”, portando inediti contributi con il libro La Metafisica schiarita. Da De Chirico a Carrà, da Morandi a Savinio, del 1982. Un terzo blocco della mia bibliografia relativa alle avanguardie della prima metà del XX secolo è il libro su Duchamp già ricordato, e corredato di molti altri scritti. L’arte della seconda metà del XX secolo è stata tempestivamente accompagnata nel suo farsi dalla mia partecipazione critica, con indicazioni spesso in notevole anticipo, dall’astrattismo del secondo dopoguerra all’informale, alla Pop Art americana, agli anni Sessanta in Italia e all’arte povera, all’arte concettuale, e alle avanguardie extrapittoriche degli anni Settanta, fino al ritorno alla pittura che parte dagli inizi degli anni Ottanta. 16 Maurizio Calvesi Sono stato peraltro lo studioso che può vantare il più lungo e assiduo rapporto di collaborazione con la Biennale di Venezia Arti Visive, dal 1954 al 1997, come critico, membro delle giurie di premiazione, e delle commissioni di invito, membro del Consiglio direttivo nonché direttore del settore Arti visive. Sono stato tra i primi a registrare l’importanza di Alberto Burri, fin dal 1956 e della Pop Art, fin dal 1963. Attualmente presiedo la Fondazione intitolata a Burri in Città di Castello, mentre dirigo la Fondazione intitolata a Umberto Mastroianni ad Arpino. Sono stato inoltre il primo o tra i primi a segnalare artisti come Schifano, Ceroli, Festa, Pascali, Kounellis, De Dominicis, Vittor Pisani, Di Stasio, Mariani. Di recente (anno 2000) ho curato la grande mostra Novecento. Arte e Storia in Italia nelle Scuderie Papali al Quirinale. 17 Premio Balzan 2008 per le arti figurative Progetti di ricerca Tre ricerche sulle arti figurative in Italia Maurizio Calvesi ha destinato la seconda metà del Premio Balzan 2008 a tre ricerche, che saranno seguite in prima persona dal premiato e coinvolgeranno sei giovani studiosi, per due o tre anni a seconda dei casi. Ricerca A. La cultura antiquaria a Roma da Biondo Flavio a Piranesi. Si tratta di un filone già frequentato dagli studi ma non sufficientemente approfondito. Dalle opere degli “antiquari” quattrocenteschi, al problema del Polifilo, al Cartari e al Pignoria, a Cassiano dal Pozzo, al Kircher, al Venuti e al Piranesi, per ricordare solo alcuni dei nomi emergenti, si sviluppa una tradizione compatta e ricca di rimandi interni che ovviamente interessa molto da vicino la storia delle arti figurative, dal ciclo vaticano del Pinturicchio alle opere stesse del Piranesi. La ricerca dovrà svilupparsi in tre anni e sarà affidata a tre studiosi: Stefano Colonna (responsabile della ricerca), Camilla Fiori e Jacopo Curzietti. Sarà seguita in prima persona dal prof. Maurizio Calvesi che ha già prodotto diversi studi su queste tematiche. Ricerca B. Raccolta critica delle fonti e dei documenti relativi ai pittori caravaggeschi e ricerca di nuovi documenti sugli stessi. La prof.ssa Stefania Macioce, che seguirà questa ricerca insieme al prof. Maurizio Calvesi, al prof. Alessandro Zuccari e alla prof.ssa Caterina Volpi, ha già pubblicato una fondamentale raccolta dei documenti riguardanti il Caravaggio (S. Macioce, Michelangelo Merisi da Caravaggio. Fonti e documenti 1532-1724, Roma, 2003). La ricerca intende creare un corpus analogo per i maggiori pittori caravaggeschi, mettendo insieme una raccolta criticamente ragionata dei numerosissimi e sparsi documenti già noti e di altri che potranno venire in luce. Nel corso della ricerca è possibile che emergano anche nuovi documenti sul Caravaggio stesso, che in tal caso saranno inseriti nella pubblicazione. Saranno impiegati: Marco Pupillo (responsabile della ricerca) e Maria Celeste Cola. Ricerca C. Catalogo completo delle opere di Umberto Boccioni. Esiste già un catalogo delle opere di Boccioni, compilato dalla dott.ssa Ester Coen con l’assistenza del prof. Maurizio Calvesi, che ne ha firmato il saggio introduttivo, e pub- 18 Maurizio Calvesi blicato nel 1982. Considerate alcune imprecisioni contenute in questo catalogo, le novità documentarie emerse sul pittore e soprattutto il grande numero di inediti resi noti in questi ultimi 26 anni, si rende necessario un nuovo catalogo delle opere, che sarà curato da Alberto D’Ambruoso, con l’assistenza del prof. Maurizio Calvesi. La ricerca dovrà svilupparsi in due anni. 19 Premio Balzan 2008 per le arti figurative Dati biografici e bibliografici MAURIZIO CALVESI, nato a Roma il 18 settembre 1927, è attualmente Professore emerito nell’Università di Roma “La Sapienza”; socio nazionale dell’Accademia Nazionale dei Lincei e socio dell’Accademia Clementina di Bologna. Si è laureato presso l’Università di Roma “La Sapienza” nel 1949 con Lionello Venturi. Nel 1955 è entrato nell’amministrazione delle Belle Arti come ispettore, prestando servizio nella Soprintendenza di Bologna (dove ha diretto la Pinacoteca Nazionale di Ferrara) e successivamente nella Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, passando poi a dirigere la Calcografia Nazionale di Roma. Dal 1970 al 1976 professore prima straordinario poi ordinario di Storia dell’arte nell’Università di Palermo (dove ha avviato importanti studi sull’Ottocento siciliano) e dall’anno accademico 1976-77 ordinario di Storia dell’arte moderna nell’Università di Roma “La Sapienza”, dove ha diretto dapprima l’Istituto di storia dell’arte, poi il Dipartimento dalla sua costituzione fino all’ottobre 2002. Ha fatto parte (1979-82) del Consiglio direttivo della Biennale di Venezia, di cui ha poi diretto il settore Arti visive, curando le Biennali del 1984 e del 1986. Dal 1983 al 1988 e dal 1992 al 2001 è stato dapprima vice-presidente, poi presidente del Comitato per i beni artistici e storici, nell’ambito del Consiglio nazionale per i beni culturali. Dal 1993 al 2000 ha diretto il Museo-laboratorio per l’arte contemporanea nell’Università di Roma “La Sapienza”. Dirige la rivista Storia dell’Arte. Tra il 1986 e il 2001 è stato direttore della rivista Art e Dossier e poi della rivista Ars. È stato titolare della critica d’arte del Corriere della Sera tra il 1972 e il 1978, e precedentemente del settimanale L’Espresso. Dal 2001 presiede la Fondazione Burri di Città di Castello e dal 2005 è direttore dalla Fondazione Mastroianni ad Arpino. Dal 2001 cura e dirige la raccolta di arte del XX secolo presso il Ministero per gli Affari Esteri. Nel 1953 ha vinto il Premio Salento per una monografia sul Barocco Leccese. Nel 1990 ha vinto il Premio Viareggio per la saggistica con il libro Le realtà del Caravaggio e nel 2002 il Premio Morassi per la storia dell’arte con il libro Gli incantesimi di Bomarzo. 20 Maurizio Calvesi La produzione scientifica e divulgativa di Maurizio Calvesi ammonta a circa duemilacinquecento voci. Tra le numerose esposizioni da lui curate o coordinate, oltre alla serie di rassegne su Il Quattrocento a Roma e nel Lazio (198182) concluse con la mostra Da Pisanello alla nascita dei Musei Capitolini: l’antico a Roma alla vigilia del Rinascimento (1988, Roma Musei Capitolini) e alle varie mostre tenute nell’ambito della Biennale di Venezia (Arte allo specchio, 1984, Arte ambiente scena, 1984, Secessione viennese, 1984, Arte e Scienza, 1986, composta di sette sezioni), si ricordano: De Chirico nel centenario della nascita (Venezia, Museo Correr, 1988), Giorgio de Chirico pictor optimus (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1993), Roma anni Sessanta (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1990), Renato Guttuso (Kunsthalle Tübingen, Kunstmuseum Düsseldorf, 1991-92), Tamara de Lempicka, (Roma, Villa Medici, 1994), infine la sezione Arte della mostra Novecento. Arte e Storia in Italia (Roma, Scuderie del Quirinale, 2001) e La scultura italiana del XX secolo (Yokohama Museum of Art, 2001). Come funzionario della Soprintendenza di Bologna ha partecipato all’organizzazione e alla redazione dei cataloghi della mostra sui Carracci presso l’Archiginnasio, e di quella sui pittori emiliani del Seicento nella stessa sede. Come funzionario della Galleria nazionale d’arte moderna ha curato mostre su Henri Moore, Ben Shan, Enrico Prampolini e altri, e come direttore della Calcografia mostre di incisioni di Morandi, Carrà, Giovan Battista e Francesco Piranesi. Ha preso parte ai comitati scientifici di numerose altre mostre, diverse delle quali relative al Caravaggio, nonché ai Carracci. Tra i suoi principali libri, ricordiamo: Roberto Melli (De Luca 1954), Le arti in Vaticano (Skira 1961), Le incisioni dei Carracci (C.E.A.C. 1965), Le due avanguardie (Lerici 1966 e successive edizioni Laterza a partire dal 1970 fino alla settima del 2008), Dinamismo e simultaneità nella poetica futurista (Fabbri 1967; vol. V de L’Arte Moderna), Il Futurismo (Fabbri 1969), Architettura barocca in Terra d’Otranto (con M. Manieri Elia, Bestetti 1972), Duchamp invisibile (Officina, 1975), Avanguardia di massa (Feltrinelli 1978), Il sogno di Polifilo prenestino (Officina 1980), La Metafisica schiarita (Feltrinelli 1982), Le realtà del Caravaggio (Einaudi 1990), La Melanconia di Albrecht Dürer (Einaudi 1993), Piero della Francesca (RCS Libri, 1998), La “Pugna d’amore in sogno” di Francesco Colonna romano (Lithos Editrice, 1996), Storia della seduzione (Sellerio 2000), Gli incantesimi di Bomarzo. Il Sacro Bosco tra arte e letteratura (Bompiani 2001). 21 Maurizio Calvesi Fondazione Internazionale Balzan La Fondazione Internazionale Balzan nasce a Lugano nel 1956 grazie alla generosità di Lina Balzan che, alla morte del padre Eugenio e ispirandosi ai suoi propositi, destina il cospicuo patrimonio ereditato a un’opera per onorarne la memoria. Eugenio Francesco Balzan, nato a Badia Polesine (Rovigo) il 20 aprile 1874 da famiglia di proprietari terrieri decaduti, aveva passato quasi tutta la vita lavorativa al Corriere della Sera di Milano. Entrato al giornale nel 1897, era diventato in pochi anni redattore, capocronaca e inviato speciale. Nel 1903 il direttore Luigi Albertini gli affidava la gestione amministrativa della società editrice del Corriere della quale diventava comproprietario con una piccola partecipazione azionaria. Amministratore abile e oculato, ma anche personaggio di spicco nella Milano del suo tempo, lasciava l’Italia nel 1933 per l’opposizione di ambienti ostili all’indipendenza del Corriere. Si trasferiva allora in Svizzera, tra Zurigo e Lugano, dove si era fatto accreditare da anni le proprie rendite, collocate con successo, e proseguiva l’intensa attività benefica verso enti e singoli. Rientrato ufficialmente in Italia nel 1950, Eugenio Balzan moriva a Lugano, nella Svizzera italiana, il 15 luglio 1953.* La Fondazione Balzan ha carattere internazionale e agisce attraverso due sedi: una di diritto italiano e l’altra di diritto svizzero. La Fondazione Internazionale Premio E. Balzan - “Premio”, con sede a Milano, ha lo scopo di incoraggiare, senza distinzioni di nazionalità, di razza e di religione, la cultura, le scienze e le più meritevoli iniziative umanitarie, di pace e di fratellanza tra i popoli. Vi provvede attraverso l’assegnazione annuale di quattro premi nelle categorie “lettere, scienze morali e arti” e “scienze fisiche, matematiche, naturali e medicina”. Le candidature per i premi nei campi scientifici e umanistici provengono da tutto il mondo, da enti culturali appositamente interpellati, e sono selezionate dal Comitato Generale Premi a composizione europea. Dal 2001 l’ammontare di ciascun premio è di un milione di franchi svizzeri, di cui la metà dovrà essere destinata dal premiato a un lavoro di ricerca, favorendo preferibilmente i giovani. Con un intervallo non inferiore a un triennio, la Fondazione Balzan assegna anche un “Premio per l’umanità, la pace e la fratellanza tra i popoli”, di entità variabile. La Fondazione Internazionale Premio E. Balzan - “Fondo”, con sede a Zurigo, amministra il patrimonio lasciato da Eugenio Balzan. * Renata Broggini, Eugenio Balzan 1874-1953. Una vita per il “Corriere”, un progetto per l’umanità, Milano, 2001; Renata Broggini, Eugenio Balzan 1874-1953. A Biography, Milano, 2007. 23 Premio Balzan 2008 per le arti figurative Organi della Fondazione Internazionale Balzan (dal 1° gennaio 2009) Consiglio di Fondazione “Premio” Bruno Bottai (Italia), Presidente Carlo Fontana (Italia), Vicepresidente Marco Cameroni (Svizzera) Achille Casanova (Svizzera) Enrico Decleva (Italia) Paolo Matthiae (Italia) Alberto Quadrio Curzio (Italia) Comitato Generale Premi Salvatore Veca (Italia), Presidente M.E.H. Nicolette Mout (Paesi Bassi), Vicepresidente Enric Banda (Spagna) Giovanni Busino (Italia/Svizzera) Nicola Cabibbo (Italia) Bengt Gustafsson (Svezia) John Richard Krebs (Regno Unito) Nicole Le Douarin (Francia) Paolo Matthiae (Italia) Erwin Neher (Germania) Antonio Padoa Schioppa (Italia) Dominique Schnapper (Francia) Gottfried Scholz (Austria) Dmitry O. Shvidkovsky (Russia) Quentin Skinner (Regno Unito) Werner Stauffacher (Svizzera) Karlheinz Stierle (Germania) Marc Van Montagu (Belgio) Luzius Wildhaber (Svizzera) Suzanne Werder (Italia), Segretario Generale Consiglio di Fondazione “Fondo” Achille Casanova (Svizzera), Presidente Bruno Bottai (Italia) Luisa Bürkler-Giussani (Svizzera) Maria Casutt Dietrich (Svizzera) Carlo Fontana (Italia) Claudio Generali (Svizzera) Arina Kowner (Svizzera) 24 Maurizio Calvesi I Premi Balzan per le lettere, scienze morali, arti, per le scienze fisiche, matematiche, naturali e la medicina 2008 WALLACE S. BROECKER (USA) scienza del mutamento climatico MAURIZIO CALVESI (Italia) arti figurative dal 1700 IAN H. FRAZER (Australia/Regno Unito) medicina preventiva, inclusa la vaccinazione THOMAS NAGEL (USA/Serbia) filosofia morale 2007 ROSALYN HIGGINS (Regno Unito) diritto internazionale dopo il 1945 SUMIO IIJIMA (Giappone) nanoscienza MICHEL ZINK (Francia) letteratura europea (1000-1500) JULES HOFFMANN (Francia) e BRUCE BEUTLER (USA) immunità innata 2006 LUDWIG FINSCHER (Germania) storia della musica occidentale dal XVII secolo QUENTIN SKINNER (Regno Unito) storia e teoria del pensiero politico PAOLO DE BERNARDIS (Italia) e ANDREW LANGE (USA) astronomia e astrofisica osservative ELLIOT MEYEROWITZ (USA) e CHRISTOPHER SOMERVILLE (USA/Canada) genetica molecolare delle piante 2005 PETER HALL (Regno Unito) storia sociale e culturale delle città dall’inizio del XVI secolo LOTHAR LEDDEROSE (Germania) storia dell’arte dell’Asia PETER e ROSEMARY GRANT (USA/Regno Unito) biologia delle popolazioni RUSSELL HEMLEY (USA) e HO-KWANG MAO (USA/Cina) fisica dei minerali 25 Premio Balzan 2008 per le arti figurative 2004 PIERRE DELIGNE (USA/Belgio) matematica NIKKI RAGOZIN KEDDIE (USA) il mondo islamico dalla fine del XIX alla fine del XX secolo MICHAEL MARMOT (Regno Unito) epidemiologia COLIN RENFREW (Regno Unito) archeologia preistorica 2003 REINHARD GENZEL (Germania) astronomia infrarossa ERIC HOBSBAWM (Regno Unito/Egitto) storia europea dal 1900 WEN-HSIUNG LI (USA/Taiwan) genetica e evoluzione SERGE MOSCOVICI (Francia/Romania) psicologia sociale 2002 WALTER JAKOB GEHRING (Svizzera) biologia dello sviluppo ANTHONY THOMAS GRAFTON (USA) storia degli studi umanistici XAVIER LE PICHON (Francia/Vietnam) geologia DOMINIQUE SCHNAPPER (Francia) sociologia 2001 JAMES SLOSS ACKERMAN (USA) storia dell’architettura (compresa l’urbanistica e l’architettura del paesaggio) JEAN-PIERRE CHANGEUX (Francia) neuroscienze cognitive MARC FUMAROLI (Francia) storia e critica letteraria dal XVI secolo ad oggi CLAUDE LORIUS (Francia) climatologia 2000 ILKKA HANSKI (Finlandia) scienze ecologiche MICHEL MAYOR (Svizzera) strumentazione e tecniche in astronomia e astrofisica MICHAEL STOLLEIS (Germania) storia del diritto dal XVI secolo ad oggi MARTIN LITCHFIELD WEST (Regno Unito) antichità classica 26 Maurizio Calvesi 1999 LUIGI LUCA CAVALLI-SFORZA (USA/Italia) scienza delle origini dell’uomo JOHN ELLIOTT (Regno Unito) storia moderna dal XVI al XVIII secolo MIKHAEL GROMOV (Francia/Russia) matematica PAUL RICŒUR (Francia) filosofia 1998 HARMON CRAIG (USA) geochimica ROBERT MCCREDIE MAY (Regno Unito/Australia) biodiversità ANDRZEJ WALICKI (USA/Polonia) storia: storia culturale e sociale del mondo slavo dal regno della Grande Caterina alle rivoluzioni russe del 1917 1997 CHARLES COULSTON GILLISPIE (USA) storia e filosofia delle scienze THOMAS WILSON MEADE (Regno Unito) epidemiologia STANLEY JEYARAJA TAMBIAH (USA/Sri Lanka) scienze sociali: antropologia sociale 1996 ARNO BORST (Germania) storia: culture medievali ARNT ELIASSEN (Norvegia) meteorologia STANLEY HOFFMANN (USA/Francia/Austria) scienza politica: relazioni internazionali dei nostri giorni 1995 YVES BONNEFOY (Francia) storia e critica delle belle arti in Europa dal Medioevo ai giorni nostri CARLO M. CIPOLLA (Italia) storia economica ALAN J. HEEGER (USA) scienza dei nuovi materiali non biologici 27 Premio Balzan 2008 per le arti figurative 1994 NORBERTO BOBBIO (Italia) diritto e scienza delle politiche (governo dei sistemi democratici) RENÉ COUTEAUX (Francia) biologia (struttura della cellula con particolare riferimento al sistema nervoso) FRED HOYLE (Regno Unito) e MARTIN SCHWARZSCHILD (USA/Germania) astrofisica (evoluzione delle stelle) 1993 WOLFGANG H. BERGER (USA/Germania) paleontologia, con particolare riferimento all’oceanografia LOTHAR GALL (Germania) storia: società del XIX e XX secolo JEAN LECLANT (Francia) arte e archeologia dell’antichità 1992 ARMAND BOREL (USA/Svizzera) matematica GIOVANNI MACCHIA (Italia) storia e critica delle letterature EBRAHIM M. SAMBA (Gambia) medicina preventiva 1991 GYÖRGY LIGETI (Austria/Ungheria/Romania) musica VITORINO MAGALHÃES GODINHO (Portogallo) storia: nascita e sviluppo dell’Europa nel XV e XVI secolo JOHN MAYNARD SMITH (Regno Unito) genetica e evoluzione 1990 WALTER BURKERT (Germania) scienze dell’antichità (bacino mediterraneo) JAMES FREEMAN GILBERT (USA) geofisica (terra solida) PIERRE LALIVE D’EPINAY (Svizzera) diritto internazionale privato 1989 EMMANUEL LÉVINAS (Francia/Lituania) filosofia LEO PARDI (Italia) etologia MARTIN JOHN REES (Regno Unito) astrofisica delle alte energie 28 Maurizio Calvesi 1988 SHMUEL NOAH EISENSTADT (Israele/Polonia) sociologia RENÉ ETIEMBLE (Francia) letteratura comparata MICHAEL EVENARI (Israele/Francia) e OTTO LUDWIG LANGE (Germania) botanica applicata (ivi compresi gli aspetti ecologici) 1987 JEROME SEYMOUR BRUNER (USA) psicologia umana RICHARD W. SOUTHERN (Regno Unito) storia medievale PHILLIP V. TOBIAS (Sud Africa) antropologia fisica 1986 OTTO NEUGEBAUER (USA/Austria) storia della scienza ROGER REVELLE (USA) oceanografia/climatologia JEAN RIVERO (Francia) diritti fondamentali della persona 1985 ERNST H.J. GOMBRICH (Regno Unito/Austria) storia dell’arte occidentale JEAN-PIERRE SERRE (Francia) matematica 1984 JAN HENDRIK OORT (Paesi Bassi) astrofisica JEAN STAROBINSKI (Svizzera) storia e critica delle letterature SEWALL WRIGHT (USA) genetica 1983 FRANCESCO GABRIELI (Italia) orientalistica ERNST MAYR (USA/Germania) zoologia EDWARD SHILS (USA) sociologia 1982 JEAN-BAPTISTE DUROSELLE (Francia) scienze sociali MASSIMO PALLOTTINO (Italia) scienze dell’antichità KENNETH VIVIAN THIMANN (USA/Regno Unito) botanica pura e applicata 29 Premio Balzan 2008 per le arti figurative 1981 JOSEF PIEPER (Germania) filosofia PAUL REUTER (Francia) diritto internazionale pubblico DAN PETER MCKENZIE, DRUMMOND HOYLE MATTHEWS e FREDERICK JOHN VINE (Regno Unito) geologia e geofisica 1980 ENRICO BOMBIERI (USA/Italia) matematica JORGE LUIS BORGES (Argentina) filologia, linguistica e critica letteraria HASSAN FATHY (Egitto) architettura e urbanistica 1979 TORBJÖRN CASPERSSON (Svezia) biologia JEAN PIAGET (Svizzera) scienze sociali e politiche ERNEST LABROUSSE (Francia) e GIUSEPPE TUCCI (Italia) storia 1962 PAUL HINDEMITH (Germania) musica ANDREJ KOLMOGOROV (Russia) matematica SAMUEL ELIOT MORISON (USA) storia KARL VON FRISCH (Austria) biologia 30 Maurizio Calvesi I Premi Balzan per l’umanità, la pace e la fratellanza tra i popoli 2007 KARLHEINZ BÖHM (Austria) 2004 COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO 2000 ABDUL SATTAR EDHI (Pakistan/India) 1996 COMITATO INTERNAZIONALE DELLA CROCE ROSSA 1991 ABBÉ PIERRE (Francia) 1986 ALTO COMMISSARIATO O.N.U. PER I RIFUGIATI 1978 MADRE TERESA DI CALCUTTA (India/Macedonia) 1962 S.S. GIOVANNI XXIII (Città del Vaticano/Italia) 1961 FONDAZIONE NOBEL 31 Finito di stampare nel mese di marzo 2009 a cura di 24 ORE Motta Cultura, Milano Printed in Italy