Dental Tribune APRILE 08_B - Dental Tribune International
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8 DENTAL TRIBUNE Speciale Disinfezione Anno IV n. 4 - Aprile 2008 Italian Edition L’importanza delle cose banali Nella vita quotidiana molte sono le cose che sono date per ovvie, ma in realtà siamo sicuri che sia sempre vero? Per esempio, i pazienti che si recano in uno studio odontoiatrico sono sicuri di entrare in una “zona protetta” ovvero un luogo dove non solo si va per guarire, ma dove non è minimamente pensabile ammalarsi? Il nostro lavoro pone sia noi operatori che i nostri pazienti a rischio d’infezioni, in quanto costantemente a contato con sangue e saliva. Il primo passo in avanti è stato fatto con l’abitudine ad usare i guanti che fino a circa 15-20 anni or sono erano poco usati. In seguito, una successiva miglioria si è avuta con l’abbandono della sterilizzazione a secco passando all’utilizzo delle autoclavi e in concomitanza con l’immissione sul mercato di vari battericidi. Ognuno di noi “professionista serio” sicuramente utilizza di tutto e di più per garantire ai propri pazienti il “diritto alla salute”, spesso utilizzando criteri personali e varie metodiche. Sarebbe necessario utilizzare in prima istanza un protocollo comune a tutti gli studi odontoiatrici per arrivare nel tempo a legiferare una normativa a livello parlamentare (finalmente qualcosa di utile) a tutela sia del medico che del paziente e anche dei vari operatori, assistenti e odontotecnici. In quest’ottica Dental Tribu- ne ha pensato di promuovere e divulgare una serie di articoli inerenti al tema della “disinfezione e sterilizzazione“, analizzando vari punti di vista. In questo primo numero diamo ampio spazio ai protocolli di detersione, disinfezione e sterilizzazione degli strumenti e degli ambienti odontoiatrici, con un riferimento anche al nuovo regolamento relativo alle sostanze chimiche. Di volta in volta presenteremo inoltre quali sono i virus, i batteri nonchè le malattie più comuni che si potrebbero contrarre senza un’attenta pulizia: apriamo con l’epatite B e C. La soluzione per eliminare ogni rischio per i pazienti è l’utilizzo dell’autoclave a 120° per 15-20 minuti a calore umido. Secondo un’indagine (www.epac.it), i decessi in Italia per epatite C sono ogni anno 11.547, contro 329 per Aids, 1 per mucca pazza e 0 per la Sars. Giuseppe Bruzzone Detersione, disinfezione, sterilizzazione, strumenti odontoiatrici e ambienti odontoiatrici sanitari I protocolli e le procedure di detersione, disinfezione e sterilizzazione degli strumenti e ambienti odontoiatrici e dei luoghi sanitari, nascono dalla necessità di insegnare e di preparare con uniformità il personale che collabora nello studio odontoiatrico mono e polispecialistico. I protocolli e le procedure elencate devono garantire disinfezione e sterilizzazione dell’ambiente odontoiatrico e degli strumentari usati sia per la salvaguardia del paziente, sia del personale tutto che lavora nello studio, così che diventino cartina tornasole e immagine di un ambiente attento alla prevenzione e alla salute. Tali norme, se correttamente applicate, corrispondono alle norme della sicurezza del lavoratore e di igiene che vengono richieste sia dalle leggi regionali che da quelle nazionali. Dott. Fausto Assandri Protocollo e procedura di disinfezione ambientale Il protocollo di Disinfezione prevede il trattamento delle superfici calpestabili e non (pavimenti, pareti, porte e maniglie) dei riuniti, dei mobili e servomobili, delle sale operative, del servizio igienico, delle zone di accesso alle stesse, dei luoghi comuni e della sala d’attesa. Tutti i locali vengono sempre arieggiati. Le operazioni devono essere ripetute: 1. dopo ogni paziente; 2. quotidianamente; 3. mensilmente. 1. La disinfezione ambientale dopo ogni paziente nelle sale operative: Modalità: - l’operatore dovrà indossare i dispositivi di protezione individuale (mascherina, occhiali e guanti in gomma); - smontare e immergere gli strumenti ed accessori rimovibili nella vaschetta coperta con soluzione decontaminante come da protocollo di sterilizzazione; - passare e disinfettare tutte le superfici lavorative (riunito, sevomobili, mobili). In particolare, dopo aver nebulizzato sulle superfici da disinfettare un velo specifico di prodotto ad ampio spettro di azione come da istruzioni del produttore, si attende 5 minuti prima di rimuovere il prodotto con panno monouso da gettare nei rifiuti potenzialmente infetti; - procedere, se si rende necessario nella giornata, alla detersione e lavaggio di pavimenti e pareti con prodotto disinfettante e con acqua calda e disinfettante liquido rapido e persistente, secondo le modalità del produttore, se si depositano macchie di sangue o cadono strumenti. 2. La disinfezione ambientale quotidiana nelle sale operative e in tutto l’ambiente studio: Modalità: - l’operatore dovrà indossare i dispositivi di protezione individuale (mascherina, occhiali e guanti in gomma); - passare con aspiratore e/o con scopa manuale tutte le superfici calpestabili dell’intero studio; - preparare la soluzione di acqua calda e prodotto disinfettante liquido rapido e persistente secondo le modalità del produttore; - passare e lavare con prodotto disinfettante tutte le superfici calpestabili di tutto lo studio lasciando agire per 10 minuti, alla fine risciacquare. Gli strumenti utilizzati sono tutti dedicati; - passare e lavare lavandini con prodotto e spugne dedicate. Le spugne e gli strumenti usati per le sale operative non sono le stesse delle parti comuni e di accoglienza; - passare, lavare e disinfettare le poltrone odontoiatriche, i mobili e servomobili e risciacquare come già sopra descritto. 3. La disinfezione ambientale mensile nelle sale operative e in tutto l’ambiente studio: Modalità: - l’operatore dovrà indossare i dispositivi di protezione individuale (mascherina, occhiali e guanti in gomma); - passare con aspiratore e/o con scopa manuale tutte le superfici calpestabili dell’intero studio; - preparare la soluzione di acqua calda e prodotto disinfettante liquido rapido e persistente secondo le modalità del produttore; - passare e lavare con prodotto disinfettante tutte le superfici calpestabili di tutto lo studio lasciando agire per 10 minuti, alla fine risciacquare. Gli strumenti utilizzati sono tutti dedicati; - passare e lavare lavandini con prodotto e spugne dedicate. Le spugne e gli strumenti usati per le sale operative non sono le stesse delle parti comuni e di accoglienza; - passare, lavare e disinfettare le poltrone odontoiatriche, i mobili e servomobili interni ed esterni e risciacquare come già sopra descritto; - tutti i muri vengono passati mensilmente con getto di vapore a 100°; - Le finestre e le tende vengono lavate periodicamente. - Tutte le procedure descritte nel punto 3 possono essere effettuate anche prima della scadenza mensile se vi è necessità. I prodotti riportati nel protocollo attualmente in uso potranno essere variati e sostituiti per esigenze procedurali o di approvvigionamento di mercato. Fausto Assandri Laureato in Medicina e Chirurgia, specialista in Odontostomatologia e in Ortognatodonzia. Dirigente medico di primo livello in Odontostomatologia presso la Clinica Odontoiatrica dell’Università degli Studi di Milano ICP. Professore a contratto presso CLOPDS - Università degli Studi di Milano. Vicepresidente dell’Associazione Odontostomatologica AIGC. Consigliere Nazionale dell’Associazione Odontostomatologica SIOG - SIOH. Coordinatore per la Lombardia per l’Associazione Odontostomatologica SIOH. Socio SIDO. Socio SFODF. Sterilizzazione di strumenti ed accessori Il protocollo prevede per il trattamento degli strumenti ed accessori tre fasi: Decontaminazione, Detersione, Disinfezione. 1. Decontaminazione strumenti ed accessori: Obiettivo: gli interventi di decontaminazione hanno l’obiettivo di ridurre la carica microbica su strumenti ed accessori, per prevenire la dispersione di contaminanti nell’ambiente e per consentire condizioni più sicure a chi dovrà eseguire il successivo intervento di detersione. La decontaminazione è operazione da effettuarsi prima della detersione. Modalità: - l’operatore dovrà indossare i dispositivi di protezione individuale (mascherina, occhiali e guanti in gomma); - preparare la soluzione decontaminate secondo la scheda e il protocollo del prodotto, disporla in idonea vaschetta con coperchio; - immergere gli strumenti ed accessori (aperti e smontati) e lasciarli a contatto con la soluzione per il tempo indicato dalla scheda tecnica della soluzione usata avendo cura di mantenere la vaschetta coperta; - prelevare gli strumenti ed accessori trattati, sciacquare e passare alla detersione; - procedere periodicamente nella giornata alla bonifica del contenitore che deve essere svuotato, deterso-disinfettato e asciugato. 2. Detersione strumenti ed accessori: Obiettivo: la detersione e lavaggio consiste nella rimozione e allontanamento dello sporco e dei microrganismi presenti sugli strumenti ed accessori, con conseguente riduzione della carica microbica. Il risultato di un intervento di detersione è condizionato da quattro variabili: azione meccanica (sfregamento), azione chimica (detergente), temperatura e durata dell’intervento. La detersione è procedura obbligatoria prima della disinfezione e sterilizzazione. Modalità: a) manuale: - l’operatore dovrà indossare i dispositivi di protezione individuale (mascherina, occhiali e guanti in gomma); - preparare la soluzione del prodotto detergente rispettando la scheda tecnica e il protocollo del prodotto; - in idoneo contenitore, immergere nella soluzione detergente gli strumenti ed accessori (aperti e smontati) e lasciarli a contatto con la soluzione per il tempo indicato dalla scheda tecnica della soluzione usata; - frizionare gli strumenti ed accessori con spazzolini e scovolini che dopo l’uso vanno lavati, disinfettati e lasciati ad asciugare; - risciacquare accuratamente gli strumenti ed accessori; - asciugare gli strumenti ed accessori. b) meccanico con apparecchio ad ultrasuoni: - l’operatore dovrà indossare i dispositivi di protezione individuale (mascherina, occhiali e guanti in gomma); - preparare la soluzione del prodotto detergente rispettando la scheda tecnica e il protocollo del prodotto adatta all’apparecchio ad ultrasuoni; - immergere nella soluzione detergente nel contenitore dell’apparecchio ad ultrasuoni gli strumenti ed accessori (aperti e smontati) e lasciarli a contatto con la soluzione per il tempo indicato dalla scheda tecnica della soluzione usata; - attivare il programma; - al termine del programma risciacquare accuratamente gli strumenti ed accessori; - asciugare gli strumenti ed accessori; - procedere periodicamente nella giornata alla bonifica del contenitore che deve essere svuotato, deterso-disinfetttato e asciugato. Il passaggio degli strumenti ed accessori è particolarmente utile per la rimozione dello sporco da fessure, interstizi e per microstrumenti. Le modalità di detersione manuale e ad ultrasuoni possono essere integrate. L’asciugatura è effettuata con tovaglioli di carta monouso e aria calda. L’asciugatura è una fase importante perché se non è ben effettuata facilità fenomeni di corrosione, favorisce la moltiplicazione dei batteri gram-negativi eventualmente presenti; se la fase successiva è la disinfezione, l’acqua residua determina la diluizione del disinfettante e se la fase successiva è la sterilizzazione con autoclave sempre l’acqua residua può alterare le fasi di sterilizzazione a vapore. 3. Disinfezione e Sterilizzazione degli strumenti ed accessori: Obiettivo: il processo di disinfezione deve eliminare ed uccidere microrganismi patogeni sulla superficie degli strumenti e accessori. La disinfezione può essere effettuata con mezzi chimici (disinfettanti) o fisici (calore autoclave). La disinfezione deve essere obbligatoriamente preceduta dalle fasi di decontaminazione e detersione. Modalità: a) uso di disinfettanti: - l’operatore dovrà indossare i dispositivi di protezione individuale (mascherina, occhiali e guanti in gomma); - preparare la soluzione decontaminate secondo la scheda e il protocollo del prodotto disporla in idonea vaschetta con coperchio; - immergere gli strumenti ed accessori ben asciugati (aperti e smontati) e lasciarli a contatto con la soluzione per il tempo indicato dalla scheda tecnica della soluzione usata avendo cura di mantenere la vaschetta coperta; - prelevare gli strumenti ed accessori trattati, sciacquare; - asciugare gli strumenti ed accessori; - imbustare e sigillare gli strumenti ed accessori; - indicare la data di sterilizzazione sul retro delle buste; - procedere periodicamente nella giornata alla bonifica del contenitore che deve essere svuotato, deterso-disinfetttato e asciugato. b) uso di autoclave: - l’operatore dovrà indossare i dispositivi di protezione individuale (mascherina, occhiali e guanti in gomma); - asciugare correttamente gli strumenti ed accessori; - imbustare e sigillare gli strumenti ed accessori; - predisporre gli strumenti e gli accessori imbustati nelle apposite vaschette dell’autoclave; - attivare il ciclo di sterilizzazione in autoclave secondo le modalità e il protocollo descritto dalla casa costruttrice e appeso in prossimità dell’autoclave medesima; - lasciar raffreddare gli strumenti ed asportarli dall’autoclave; - indicare la data di sterilizzazione sul retro delle buste. Le procedure di disinfezione chimica (disinfettanti) e fisica (autoclave) possono essere integrati. I prodotti riportati nel protocollo per la decontaminazione, la detersione e la disinfezione per gli strumenti ed accessori sono quelli attualmente in uso, ma potranno essere variati e sostituiti per esigenze procedurali o di approvvigionamento di mercato. DENTAL TRIBUNE 10 Speciale Disinfezione Anno IV n. 4 - Aprile 2008 Italian Edition Epatite B Epatite C Il virus dell’epatite B rappresenta la parte più rilevante dei virus con DNA a doppia catena nella famiglia degli Hepadnaviridae. L’HBV è la causa dell’epatite negli esseri umani, mentre altri virus, strettamente correlati, appartenenti alla stessa famiglia, provocano epatiti nelle anatre ed in altri animali. L’Epatite B assume carattere endemico in alcune zone dell’Asia dove centinaia di milioni di persone sono a rischio di contagio. L’HBV si trasmette nei seguenti modi: - Contatto con sangue infetto: nelle strutture sanitarie questo mette a serio rischio medici, levatrici, dentisti, infermieri, ecc. - Praticare sesso “non sicuro” con persone infette - Trasfusioni di sangue - L’agopuntura o la realizzazione di tatuaggi con strumenti contaminati L’HBV può anche essere trasmesso dalla madre al figlio durante il periodo perinatale. Questo è il contagio più frequente in quei Paesi dove l’epatite B è un fenomeno endemico. Nei Paesi Occidentali, invece, le modalità di trasmissione più diffuse sono l’assunzione di droghe per via endovenosa ed i rapporti sessuali. La trasmissione con trasfusioni di sangue è estremamente rara nei Paesi sviluppati, visto che sono oramai molti anni che le donazioni sono sottoposte allo screening per l’HBV. Sono inoltre disponibili vaccini molto efficaci per la prevenzione dall’HBV. Tutte le persone a rischio dovrebbero ricevere la vaccinazione. L’HBV causa epatiti acute e croniche. Le chance di diventare un ammalato cronico dipendono dall’età. Circa il 90% dei neonati ed il 50% dei bambini infettati diverranno ammalati cronici. Per contro, solamente il 5-10% degli adulti infettati, in possesso di un sistema immunitario sano, svilupperanno un’epatite B cronica. In alcuni ammalati cronici, specialmente neonati e bambini, l’infezione acuta non sarà mai clinicamente manifesta. L’epatite B acuta può spaziare da un’infezione subclinica ad una compromissione fulminante (improvvisa e grave) dell’attività epatica in circa il 2% dei casi. Molti individui che hanno contratto un’infezione acuta, sviluppano i sintomi tipici dell’epatite, con perdita di appetito, nausea, vomito, febbre, spasmi addominali ed ittero. In alcuni casi, quando si verifica un blocco epatico fulminante da infezione acuta da HBV, l’unico rimedio è il trapianto dell’organo. Circa il 90-95% degli adulti infettati si riprendono senza avere successive conseguenze a lungo termine. I decessi causati da infezioni epatiche permanenti si attestano attorno al 10-15% degli ammalati cronici. La naturale evoluzione dell’infezione cronica da HBV può variare, in modo più o meno drammatico, da individuo ad individuo. Alcuni di questi svilupperanno la condizione comunemente definita come “portatore sano”. Questi pazienti, che sono ancora potenzialmente infettivi, non manifestano alcun sintomo e nessuna anormalità nei test di laboratorio. Ciononostante alcuni di questi pazienti avranno evidenza di epatite nella biopsia del fegato. Altri individui con epatite B cronica potranno avere infezioni epatiche insignificanti o minimali e non sviluppare mai complicazioni. Altri ancora svilupperanno i sintomi tipici dell’epatite cronica. Alcuni andranno verso la cirrosi. Gli individui con epatite B cronica, in special modo quelli con cirrosi e talvolta chiamati portatori cronici, sono quelli a maggior rischio di sviluppare un cancro primario del fegato. Sebbene questo tipo di cancro sia relativamente raro in Paesi come ad esempio gli Stati Uniti, è la prima causa di morte per cancro al mondo, poiché l’infezione da HBV è endemica nei Paesi Orientali. La disinfezione di strumenti o superfici che siano venute a contatto con sangue o che solo si sospetti lo contengano, oppure con il virus dell’HBV, può inibire la diffusione dell’infezione. Rely+On™ Virkosept e Rely+On™ Peracilyse sono stati testati e si sono dimostrati efficaci contro il virus dell’Epatite B. Il virus dell’epatite C (HCV) è la più importante causa di epatite acuta e di infezione epatica cronica, compresi cirrosi e cancro al fegato. Si stima che, comprensivamente, siano 170 milioni le persone (circa il 3% delle popolazione mondiale) affette cronicamente da HCV e che dai 3 ai 4 milioni di nuovi individui vengano infettati ogni anno. La diffusione dell’infezione da HCV in alcuni paesi dell’Africa, del Medio Oriente, del Sudest Asiatico e dell’Ovest Pacifico (quando questi dati sono disponibili) è molto elevata rispetto al Nord America o all’Europa. Il virus dell’epatite C è un virus rivestito da RNA, che appartiene alla famiglia dei flaviviridae e pare sia ospite di un ristretto numero di specie. Esseri umani e scimpanzé sembrano essere le uniche sensibili a questo microrganismo; entrambe infatti sviluppano infezioni similari. Il periodo di incubazione dell’infezione da HCV, prima della comparsa dei sintomi clinici, varia dai 15 ai 150 giorni. Nelle infezioni acute, i sintomi più comuni sono: affaticamento ed ittero, insieme a spasmi addominali, perdita di appetito, nausea ed urina di colore scuro. Tuttavia, la maggior parte dei casi (dal 60 al 70%) sono asintomatici (nessun segnale o sintomo). Circa l’80% dei pazienti che subiscono il contagio tendono a sviluppare un’infezione cronica, che si trasforma in cirrosi nel 10-20% dei casi. Il cancro al fegato insorge nell’1-5% delle persone con un’infezione cronica dopo un periodo che va dai 20 ai 30 anni. La maggior parte dei pazienti affetti da cancro al fegato, che non hanno un’infezione da epatite B, hanno evidenza di infezione da epatite C. Il meccanismo per cui l’infezione da epatite C porta alla formazione di cancro epatico non è ancora purtroppo chiara. L’epatite C aumenta la gravità delle condizioni derivanti da un’infezione al fegato, allorché coesista con altre condizioni di precarietà epatica. L’HCV si trasmette principalmente attraverso il contatto con il sangue umano. Sono state ben documentate infezioni causate da trasfusioni di sangue non sottoposto a screening per l’HCV, dal riutilizzo di aghi, siringhe od altro strumentario medicale non sterilizzato adeguatamente e dalla condivisione di siringhe fra tossicodipendenti. La diffusione per via sessuale o perinatale, anche se talvolta si verifica, è meno frequente. La trasmissione perinatale colpisce appena il 5 - 6% dei neonati da madri infette, più spesso se queste sono coinfettate da HIV. Altre modalità di trasmissione dovute a fatti sociali, culturali o comportamentali, come l’uso di pratiche percutanee, (es. piercing, circoncisione, tatuaggi) possono verificarsi in presenza di procedure di sterilizzazione inadeguate. Anche condividere rasoi o spazzolini da denti con persone affette da HCV può condurre all’infezione. L’HCV non si trasmette attraverso starnuti, tosse, abbracci, cibo od acqua, condividendo posate o con contatti casuali. Sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, i gruppi considerati a maggior rischio comprendono: tossicodipendenti, emofiliaci, dializzati, soggetti che ricevono trasfusioni con sangue non controllato e coloro i quali praticano sesso non protetto con più partner. Nei paesi industrializzati si stima che il 90% delle persone con infezione cronica da HCV siano o siano state tossicodipendenti od abbiano subito trasfusioni di sangue non controllato o di suoi derivati. In molti paesi in via di sviluppo, dove ancora si usa praticare trasfusioni con sangue o derivati non sottoposti a screening, questa, assieme all’uso di strumenti non sterilizzati, è la causa più significativa di trasmissione. Il Rely+On™ Virkosept ed il Rely+ On™ Peracilyse sono stati testati e si sono dimostrati efficaci contro il virus responsabile dell’Epatite C. Test di efficacia Rely+On™ Virkosept Organismo Genere Metodo Epatitic C virus Marker Molecule Assay Test di efficacia Rely+On™ Peracilyse Organismo Genere Metodo Diluizione Epatitis C virus Clinical strain BS Marker molecule assay. 10 minute contact time 16.2 g/l Diluizione 1:100 Paese UK Paese UK A cura di: Dr. Vince Croud, Technical Director, Human Health, Antec International - a Dupont Company Nuovo regolamento per le sostanze chimiche Il Regolamento n. 1907/2006 del 18 dicembre 2006, pubblicato sulla Gazzetta Europea L396 30/ 12/2006, concerne la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche Reach (Registration, Evaluation and Authorization of CHemicals). Il suo scopo è quello di: - assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e dell’ambiente; - promuovere metodi alternativi per la valutazione dei pericoli che le sostanze chimiche comportano; - migliorarne la libera circolazione nel mercato interno, rafforzando allo stesso tempo competitività e capacità di innovazione dell’industria chimica europea. Vengono anche stabilite disposizioni per quanto concerne sostanze e preparati che si applicano alla fabbricazione, all’immissione sul mercato o all’uso di queste sostanze (in quanto tali o come componenti di preparati o articoli) e dei preparati. La scelta di emanare queste regole si basa sul principio che ai fabbricanti, agli importatori e agli utilizzatori spetta l’obbligo di non produrre, mettere in commercio o utilizzare prodotti che arrechino danni all’uomo e all’ambiente. Il sistema, che ha dovuto subire un iter burocratico lungo tre anni, si basa sulla registrazione delle imprese che fabbricano o importano sostanze chimiche (nuove ed esistenti) oltre una certa quantità annua, imponendo loro di dare precise e corrette informazioni sugli ingredienti utilizzati per la realizzazione dei vari prodotti. Nell’articolo 5 del Regolamento si legge chiaramente che dall’1 giugno 2007 tutti i fabbricanti, importatori, distributori e utilizzatori hanno l’obbligo di fornire ai vari componenti della filiera e alle istituzioni tutti i dati riguardanti le sostanze chimiche usate negli articoli commercializzati. La novità introdotta dal sistema Reach è proprio nel monitoraggio delle “sostanze fantasma”, ovvero di quelle che, nascoste nei preparati complessi o veicolate dal prodotto finito (come per esempio le vernici), sfuggivano ai controlli precedentemente previsti dalla normativa comunitaria. Dal prossimo 1 giugno scatterà invece l’obbligo per i fabbricanti e importatori UE di sostanze chimiche (pari o superiori alla tonnellata l’anno) di chiedere alla relativa Agenzia europea la registrazione di tali sostanze presso un’apposita banca dati comunitaria. Sempre a partire da giugno, sarà invece necessaria una specifica autorizzazione per la produzione e commercializzazione delle sostanze chimiche classificate come pericolose, rilasciata dopo aver comunicato all’UE tutte le informazioni sui rischi di tali sostanze, sulla loro gestione e sulla dimostrazione di non poter utilizzare componenti alternative e meno dannose. Dall’1 giugno 2009 entreranno infine in vigore le limitazioni, sempre sancite dal regolamento Reach, alla fabbricazione e all’importazione di alcune sostanze chimiche ad alta pericolosità (come i Pct, o policlorotrifenili e le fibre di amianto). Uno studio riporta il timore per nuove malattie infettive Gli operatori sanitari devono stare attenti a nuove malattie infettive. Il numero di tali patologie è quasi quadruplicato nel corso del mezzo secolo passato e i paesi poveri dei tropici, dove la gente entra spesso in contatto con flora e fauna selvatica, secondo uno studio condotto dal giornale inglese Nature sono considerati più a rischio. Da una ricerca su 335 malattie infettive emerge che fin dal 1940 le pandemie a venire sono iniziate soprattutto nelle aree povere tropicali. Recenti epidemie provenienti da tali zone includono l’influenza aviaria (H5N1), la SARS (sindrome respiratoria acuta grave) e Hiv/Aids, che ha ucciso o infettato più di 65 milioni di persone. Il 60% delle nuove malattie infettive sono classificate come “zoonosi”, ovvero patologie che si trasmettono dagli animali, specie mammiferi, all’uomo. L’Estremo Oriente, il subcontinente indiano, il delta del Niger e la regione dei Grandi Laghi in Africa sono considerati le maggiori fonti di queste nuove zoonosi. Le rotte climatiche di El Nino sono ritenute responsabili della diffusione del virus mosquito-borne negli anni ’90 e un picco di nuove malattie infettive negli anni ‘80 è attribuito all’Aids, ritenuto vettore di altre nuove patologie. Un altro 20% di pericolose malattie infettive sono ormai di vecchia data, ma sono diventate resistenti ai farmaci. Molte di queste, come una forma di tubercolosi estremamente resistente alle medicine, è iniziata in Europa o in Nord America. John Hoffman, DTA