Disponibile - Paolo Fasce
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Disponibile - Paolo Fasce
{REG-2-2510-48} Mon Oct 24 20:46:33 2005
LETTERE E RUBRICHE
25 ottobre 2005, Martedì ● 41
LETTERE AL SECOLO XIX
PIAZZA PICCAPIETRA 21
16121 GENOVA
(MAX 1400 BATTUTE)
DITELO A MAGGIANI
MAURIZIO MAGGIANI
LA SOCIETA’ DEI FINTI VALORI
bitiamo nello stesso condominio del professor Henriquet e siamo onorati della Sua
conoscenza.
A volte la mattina lo vediamo
partire sulla vecchia vespa blu
che usa per visitare più pazienti
nel minor tempo possibile e ci
viene naturale riflettere sulla Società dei finti valori, che è poi
quella con la quale spesso ognuno di noi è costretto a convivere:
medici noti e meno noti che dirottano pazienti nelle cliniche
private a scopo di lucro; altri per
i quali i malati sono solo numeri,
letti e materiale ospedaliero;
tangenti, coperture politiche e
chi più ne ha più ne metta.
Osserviamo quest’uomo semplice, questo medico che semplicemente offre autentica e incondizionata solidarietà professionale
a chi soffre colpito da un tremendo destino. Osservandolo
vediamo materializzato l’evangelico amore verso il prossimo.
Il fatto che l’ordine legale di
questa finta società lo abbia toccato, come cittadini non ci ha
sorpreso, ma come persone ci ha
indignato e offeso.
Coraggio caro Enrico, sai benissimo quanti angeli hai lassù che,
indignati come noi, ti aiuteranno
a continuare.
Cristina e Arrigo Cassano
Genova
A
SPERO CHE NON SI ARRENDA
ono un orgoglioso volontario
dell’associazione Gigi Ghirotti. Conservo, fra le cose più belle
e care per me, una pergamena
che il professor Henriquet mi ha
consegnato quest’anno e che
dice: «Disponibilità, capacità e
determinazione, caratteristiche
che unite all’amore verso gli altri, ti distinguono nell’impegno».
Io non so se quello che faccio sia
meritevole di una così tanto
grande ricompensa, ma sono io
che sono grato perchè collaboro
con la Ghirotti e con Henriquet
che dell’Associazione è la guida,
il cuore e l’anima.
Il professore mi ha insegnato il
vero significato di solidarietà,
moralità, onestà e professionalità, che deve essere anche rigorosa, ma è sempre pregna di amore per chi ha bisogno.
Non mollare professore.
Nico Roveta
Genova
S
UN ESEMPIO PER TUTTI
o lavorato moltissimi anni
all’ospedale S. Martino di
Genova come dirigente del personale infermieristico e ho avu-
H
to modo di apprezzare la dedizione, l’umanità e la capacità
professionale del professor
Franco Henriquet. Personalmente ho avuto modo di sentire la
sua generosità, umiltà e umanità
nei suoi interventi a mio riguardo.
Henriquet è un grandissimo maestro di vita che tutti dovrebbero prendere come esempio.
Gabriella Marzari
Genova
COSI’ LA GHIROTTI CI AIUTO’
iamo due sorelle e scriviamo
al vostro giornale per esprimere la nostra solidarietà all’associazione Gigi Ghirotti in un
momento per loro così difficile.
La nostra mamma, mancata ormai da un po’ di anni, era inferma e malata di tumore, ed è stato solo grazie all’assistenza e alle
visite quotidiane dei volontari
dell’associazione, che abbiamo
avuto la possibilità di evitare l’ospedalizzazione. La mamma è rimasta alla fine, come desiderava.
A noi figlie, e al nostro caro
papà, l’associazione ha dato
grande sostegno, anche morale,
e la consolazione di poterla accompagnare verso una morte
serena.
Noi speriamo che tanta ricchezza d’animo non venga dispersa
per una troppo rigorosa interpretazione della legge.
Iolanda e Mirella Vassallo
Genova
S
AFFETTO E STIMA
a notizia dell’inchiesta riguardante la persona del
professor Henriquet mi ha profondamente rattristata e non
solo: rabbia, indignazione,
sconforto nel constatare che
per le ingiustizie nel mondo c’è
sempre posto.
Ho avuto modo di conoscere
questa grande figura di medico
e di uomo e me ne sento profondamente onorata. Come me
non si contano le persone che
sanno della sua profonda umanità, della sua competenza medica, della sua dolcezza e della
sua grande onestà.
Viene naturale difendere con
tutte le forze questo umile servitore di quelle persone che sopraffatte dal dolore traggono
beneficio dal suo nobile operato e da quello dei suoi preziosi
e silenziosi collaboratori.
Ma il professor Henriquet non
ha nessun bisogno di essere difeso: tutto ciò che di meritevole ha saputo costruire nel tem-
L
il BRIDGE
NORD
OVEST
na peculiarità del bridU
ge che sconvolge alcuni
puristi è che i capitani / spon-
sor delle squadre possono
giocare e competere ai massimi livelli insieme ai giocatori
professionisti: presentare uno
sponsor in squadra ai Campionati del Mondo potrebbe
sembrare una eresia, quasi
come vedere Berlusconi
schierarsi in campo in una
partita del Milan.
In realtà questa è una cosa
molto positiva per il bridge,
soprattutto negli Stati Uniti
dove la squadra nazionale
viene determinata con selezioni (i Trials), e c’è un notevole numero di miliardari appassionati di bridge, tra cui lo
stesso Bill Gates.
Nulla vieta poi che uno
sponsor miliardario arrivi a
giocare a livelli di assoluta eccellenza, e forse il miglior
esempio è il già pluricampione del mondo Nick Nickell.
Vediamolo all’opera nella finale della coppa Spingold
2004.
Dopo due Passo Nickell fa
una prima ottima scelta e
tratta la mano di SUD come
bilanciata aprendo così di 2
Senza. Si sa, alcune volte trattare bilanciata una mano del
genere porta a perdere uno
slam, ma più spesso il vantaggio che si ottiene celando agli
orrei esprimere tramite le pagine di questo giornale tutta la
mia stima e la mia gratitudine al professor Henriquet, che
V
ho conosciuto due anni fa, in un periodo molto doloroso per la
mia famiglia.Mio marito, malato terminale, aveva sempre pensato che morire nella propria casa fosse un grande privilegio e
questo desiderava anche per sé. Grazie all’aiuto del professor
Henriquet, alla sua grande professionalità e umanità, ha potuto
trascorrere in casa le sue ultime settimane di vita.Il professore
veniva a visitarlo a giorni alterni, poi anche tutti i giorni. Veniva
in vespa da Genova a Recco, ed era quella caldissima estate
del 2003. Noi familiari non ci siamo mai sentiti soli, nei momenti
di crisi abbiamo sempre trovato telefonini accesi e immediata disponibilità ad ascoltarci e a trovare soluzioni.
Grazie perciò, anche a nome di mia figlia Chiara, al professor
Henriquet per il suo modo buono di essere medico. Senza di lui
e senza la Gigi Ghirotti Genova sarebbe un po’ più povera.
Maria Teresa Briganti Degregori
Genova
-----------------------Come lei avrà visto dalle pagine di questo giornale, sono
molte le persone che hanno inteso esprimere stima e gratitudine per il dottor Henriquet, io tra questi; io, che, incidentalmente, non ho avuto bisogno della sua assistenza, gli
sono grato di esistere e di operare come è e come fa.
Vede, signora Maria Teresa, un giorno di questa estate il
medico che l’aveva in cura mi ha chiamato per dirmi che
mia madre sarebbe presto morta. Cercando altre cose le
avevano trovato un cancro al pancreas di notevoli dimensioni; avremmo dovuto così prepararci per tempo a quello che
sarebbe inevitabilmente accaduto. Sa una cosa? Il mio primo gesto non è stato quello di accorrere al suo capezzale
per accarezzarla, per portarle uno di quei dolcetti che erano
ormai l’unica cosa che riusciva a deglutire, no. La prima
cosa che ho fatto è stato di prendere un taxi e andare di filato a parlare con il responsabile del centro per i malati ter-
po, senza alcun fine, se non
quello di restituire dignità e
sollievo a chi non ha speranza,
parla da solo. E quel che è certo
resterà per sempre.
Francesca Arigliano
Genova
L’UMANITA’ DI BOLZANETO
he tristezza leggere cosa
C
stanno facendo al professor
Henriquet e alla “Gigi Ghirotti”
da me conosciuta in prima persona a causa del tumore che
pochi mesi fa si è portato via
mia madre. Che brutta cosa assistere allo scempio della dignità di persone che non si possono descrivere a parole, che riescono a dare umanità alla
morte, sollievo alla disperazione, appoggio all’impotenza.
Chi non riesce a capire il perché
di tanta indignazione verso
questo avviso di garanzia al
professore, faccia un giro all’Hospice di Bolzaneto o chieda
a chi purtroppo ne ha avuto bisogno. Vedrete che la sensazione che avrete sarà rabbia e
nausea per come si stanno trattando queste persone.
Io, purtoppo, ho frequentato
l’Hospice, e per fortuna ho conosciuto la “Gigi Ghirotti”. Se
queste sono le persone da inquisire sarei fiera di essere inquisita con loro.
Enrica Bertoni
Genova
PRENDERSI CURA DEI MALATI
Q
uando nel 1984 il professor
Franco Henriquet iniziò il
grande viaggio dando vita all’associazione “Gigi Ghirotti”
per lo studio e la terapia del
dolore oncologico e le cure palliative non pensava certamente
di arrivare a tanto.
minali dell’ospedale. Non ho discusso di nulla con quel medico, per altro assai capace e disponibile, non ero in vena di
discussioni. Gli ho solo detto che se avesse fatto morire
mia madre tra i tormenti avrei provveduto a tormentare lui
in egual misura. So bene che il mio non è stato un comportamento civile ed educato, ma era - questo lo so e lo sento
- ciò che un figlio doveva fare. Un figlio o un fratello, un padre, o un amico. Ero terrorizzato dall’idea di quello che
avrebbe dovuto patire in quella che in questo Paese è ancora considerata la gestione standard del dolore e della sofferenza dei malati terminali. Mia madre è morta senza soffrire,
ed è l’unica cosa buona che mi rimane di questa orrenda
estate. Io francamente non riesco a capire per quale ragione non sia possibile poter contare su un trattamento di
umana pietà, e nemmeno si possa contare sul riconoscimento della dignità di chi soffre in attesa di morire. Capisco
che l’educazione culturale di un medico è, almeno in Italia,
tradizionalmente incentrata sulla guarigione; un medico deve
occuparsi di guarire il paziente e non di quanto soffre nel
suo percorso curativo. Un medico, in particolare un chirurgo, è tentato di provare a guarire un malato anche nel caso
che tutto, dico tutto, congiuri contro il suo scopo. C’è a disposizione una tale massa di informazioni e dati epidemiologici e clinici che non dovrebbero lasciare alcun dubbio su
ciò che accadrà seguendo questo o quel percorso. L’accanimento è vissuto spesso come un dovere ippocratico.
Spesso, ma negli ultimi tempi, sempre di meno. Il dottor
Henriquet ha altri colleghi che gli somigliano, per fortuna. Il
fatto è che ciò che ho potuto fare io, il coraggio e la sfrontatezza che ho potuto esibire, provengono dalla mia posizione di privilegio. Il fatto è che il vecchio contadino dell’altra
stanza, la giovane immigrata del letto accanto, possono
solo contare nella fortuna di incontrare pietas e cura per la
dignità in un luogo dove non è prevista da nessun contratto,
e spesso, nemmeno consentita.
Nel corso di tutti questi anni ha
veramente saputo prendersi
cura delle persone malate perché come diceva il giornalista
Gigi Ghirotti che ha dato il
nome all’associazione: «La dignità della persona va salvaguardata in tutte le fasi della
malattia e, soprattutto, in quelle terminali in cui si accentuano i bisogni e le tensioni dell’ammalato». “Prendersi cura”
significa essere presenti, stare
vicino al paziente, ascoltare le
sue paure, le sue aspettative,
non lasciare sola la famiglia
con tutto il suo carico di sofferenze.
Così ha fatto Henriquet con la
sua associazione ha saputo lavorare la terra, l’ha arata, ha
gettato i semi e raccolto i frutti.
I miracoli sono questi, questi
frutti meravigliosi che sono
sotto gli occhi di tutti, arrivare
ad assistere gratuitamente al
SARA ARMELLA FRANCESCA BALZANI
proprio domicilio circa mille
malati l’anno.
Se noi tutti desideriamo che
questo nobile impegno sia portato avanti con serenità, entusiasmo e dedizione come è
sempre stato per il passato,
guardiamo al futuro con fiducia
e speranza: speriamo che tutto
ciò che è ingiusto sia spazzato
via, e resti solo la limpidezza
dell’anima di chi ha dato tanto
senza mai chiedere nulla in
cambio.
Adelina Costa
Genova
IL MISSIONARIO DEL BENE
on sgomento abbiamo apC
preso dell’indagine a carico
del presidente dell’associazio-
ne Gigi Ghirotti. Debbo frenare
l’impulso che mi spingerebbe a
parole fortissime, e quindi punibili e quindi inutili, ma ugual-
mente esterno il mio pensiero
per questo accadimento. Tutti
noi, gente comune, gente che
lavora, che pensa, che sa discernere i sentimenti, che non
conosce invidia e non si fa condizionare dalla paura, sa che
cosa è stato e sarà l’operato del
professor Franco Henriquet.
Esimio primario, ma soprattutto speranza di chi muore, serenità di chi soffre, esempio che
solo un missionario santo sa
dare.
Mi sembra di vedere la mia
amata città, così bella così bizzarra, ma anche coraggiosa nella storia di tutti i tempi, adesso
reclinata sotto il peso di un sistema che non sa distinguere
il bene dal buonismo, che aiuta
i mascalzoni e vezzeggia i delinquenti e si permette di avvicinare il sospetto a un uomo
che ha dovuto lottare per avere
pochi posti letto nell’Hospice di
Bolzaneto.
Professore lei è una figura di
luce, i suoi volontari, medici e
non medici, sono nel suo raggio. Ma anche noi, gente comune, siamo con lei e a nome della
Genova per bene le chiediamo
scusa per questo affronto che,
speriamo, da qulasivoglia parte
esso provenga, sia punito a dovere.
Marta Montolivo
Genova
UN’ACCUSA INDEGNA
asciatemi esprimere la mia
Linquisitorio
indignazione verso il gesto
e accusatorio con-
tro il professor Henriquet. In
una società dove delitti, truffe,
spaccio di droga tra piazze
pubbliche e siti privati, non
vengono alla fine condannati, si
osa sospettare e inquisire un
uomo che da anni si offre senza
fini di lucro ad alleviare le soffrenze atroci di chi sta per morire. Ma questa non è una società in cui valga la pena di vivere. E’ tutto sovvertito.
Le persone a cui forse il professor Henriquet da fastidio, o
perché gli vengono toccati interessi o anche solo per invidia,
non conoscono la malattia e se
non fosse che ci si metterebbe
al loro livello sarebbe giusto
augurar loro di dover invocare
quell’aiuto che solo la Gigi Ghirotti è in grado di offrire con
amore e disponibilità.
M. L. Falcone
Genova
SUDOKU
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853
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Q1095 EST
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Dich. NORD, TUTTI in II
GIOVANNI DELFINO
LA LEZIONE DEL PROFESSOR HENRIQUET
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SUD
[email protected] - fax 010.57092.40
P.zza Piccapietra 21- 16121 Genova
avversari la distribuzione
esatta diventa decisivo.
Infatti anche nell’altra sala
c’è la stessa apertura, e ad entrambi i tavoli NORD chiude
a 3 Senza e OVEST attacca di
Dama di Quadri.
Nickell fa subito la scelta
che si rivela vincente: stare
basso! Mettetevi ora nei panni di Feldman in OVEST: è già
difficile non cascarci completamente tornando Quadri, ma
soprattutto, vedendo il morto
e non sapendo che l’avversario ha il singolo di Fiori, sembra necessario anticipare Picche per far subito saltare l’unico rientro al morto fuori
dalle Fiori (immaginate per
esempio che il dichiarante abbia un Fiori in più e un Picche
in meno). Piccola Picche allora, ma Nickell resta in presa
con il 9 dal morto e ora è in
una botte di ferro: gioca Fiori
che EST è costretto a lisciare,
e così ora ha i tempi di incasellare 3 prese a Quadri, 3 a
Picche, 2 a Cuori e una a Fiori
per le nove prese del contratto e 12 punti ben guadagnati.
Nell’altra sala infatti il dichiarante canadese prende di
mano l’attacco Quadri, muove
il Re di Fiori restando in presa,
gioca Picche per la Dama del
morto, ma ora solo un impossibile gioco a carte viste lo vedrebbe vincente: quando rigioca Fiori EST prende, torna
Picche e lo condanna al down.
La notifica irregolare
dell’accertamento
può essere sanata
dal ricorso
ono amministratore e legale rappreS
sentante di una piccola società.
L’anno scorso abbiamo ricevuto un avviso di accertamento che conteneva il
mio nome come persona che rappresenta la nostra azienda: l’ufficiale giudiziario, però, dopo aver trovato la sede
vuota (è piccola ed eravamo tutti fuori
Genova quel giorno) ci ha dati per irreperibili e ha depositato l’atto presso il
Comune, inviandoci una raccomandata.
Abbiamo allora impugnato l’atto chiedendo al giudice di annullarlo perché
la notifica non era stata tentata anche
presso di me, legale rappresentante indicato nell’atto da notificare, ma direttamente con deposito nella casa comunale.
Un mio amico che è avvocato però mi
ha detto che abbiamo fatto male a fare
ricorso perché così abbiamo “sanato”
l’errore fanno nella notificazione dell’avviso di accertamento.
Ma è vero?
Avremmo dovuto veramente far finta di
non aver visto quell’atto con tutte le
conseguenze che questo può comportare (scadenza del termine per impugnarlo e riscossione forzata)?
Grazie della risposta
Lorenzo Brighi
Gli avvisi di accertamento previsti in
materia tributaria, al pari degli altri atti
da portare a legale conoscenza “personale” del cittadino, devono essere notificati secondo le precise regole del codice di procedura civile.
Nel caso in cui il destinatario dell’atto
fiscale sia una società, la legge processuale, per il caso particolare in cui presso la sede sociale non ci sia nessun
addetto che possa ricevere il documento da notificare, prevede che l’ufficiale
giudiziario provi a fare la notifica direttamente a mani del legale rappresentante, per esempio, come nel caso del lettore, l’amministratore, anche al di fuori
degli uffici dell’azienda.
L’ufficiale, in pratica, se trova la sede
sociale deserta e sull’atto è indicato il
nome e il recapito del legale rappresentante, deve provare la notifica presso
quest’ultimo. Solo nel caso in cui non
riesca a trovare nessuno neppure a
questo secondo indirizzo, il messo può
avviare la procedura di deposito presso
la casa comunale, che si applica proprio nel caso in cui il destinatario di un
atto è irreperibile.
Nel caso descritto dal sig. Brighi, invece, la notifica dell’avviso di accertamento a carico della società sarebbe stata
tentata solo presso gli uffici dell’azienda: dato che questi erano momentaneamente deserti, l’ufficiale avrebbe direttamente attivato l’iter previsto per i soggetti irreperibili, con ciò violando il
codice di procedura civile.
E’ pur vero però che, nonostante questo errore, l’amministratore della società ha ritirato l’avviso di accertamento
depositato e lo ha tempestivamente impugnato davanti alla Commissione tributaria, cioè è riuscito ad esercitare il
diritto alla difesa giudiziaria che è lo
scopo principale della notificazione dell’atto.
In questo caso, pertanto, trova applicazione un’altra regola del codice di procedura civile, quello secondo cui la nullità della notificazione è sanata se l’atto
riesce comunque a raggiungere il suo
scopo. In pratica, la notifica dell’avviso
di accertamento effettivamente non è
stata rituale, ma l’impugnazione dell’amministratore ha “corretto” l’errore.
Sul punto, si è recentemente pronunciata la Corte di cassazione che ha
chiaramente affermato l’applicabilità
della regola della sanatoria dei vizi di
notifica quando l’atto raggiunge il proprio scopo anche in materia tributaria,
ossia anche ad atti, come quelli di accertamento, che non sono di tipo processuale (Corte di cassazione, sezione
tributaria, sentenza 16 settembre 2005,
n. 18420).
Tre gli indirizzi per i lettori interessati
a chiedere informazioni:
Tax corner, c/o Il Secolo XIX,
piazza Piccapietra 21, 16121 Genova
oppure fax 010/5956060
oppure e-mail
[email protected]
PAOLO FASCE
I segreti del giocologo
a Roma, presso la libreria Melbookgli autori hanno presentato i priImieristore,
quattro volumi della serie Il Sudoku
di Peres - Con la collaborazione di Riccardo Bersani. Ciascun volume contiene 100
problemi, ognuno dei quali è stato prima
impostato manualmente e poi sottoposto
al vaglio di un originale programma per
computer. Il primo volume è dedicato ai
bambini, il secondo contiene problemi di
basso livello di difficoltà e gli ultimi due
presentano difficoltà ancora crescenti.
Nella parte introduttiva viene presentato un ingegnoso metodo, che consente
di risolvere qualsiasi possibile problema
di Sudoku, di ogni forma e complessità.
Riccardo Bersani, laureato in Matematica,
progettista software e Studioso di Logica
Formale, si diverte a insegnare materie
scientifiche in un istituto tecnico di
Roma.
Ennio Peres, laureato in Matematica,
ex insegnante di Matematica e Informatica, svolge a tempo pieno il mestiere di
giocologo (che si è, praticamente, inventato lui).
Nell’ambito del Festival della Scienza
si segnala un momento collegato al gioco
esploso quest’estate: Oltre Sudoku, problemi matematici sulle griglie.
L’evento è curato da Kangourou Italia
e si svolge presso i Magazzini dell’Abbondanza, nell’area del Porto Antico in Via
del Molo (http://www.festival.infm.it/it/
festival2005/evento.php?id=78).
Questo laboratorio prende spunto dalla moda del Sudoku per proporre una antologia di giochi sulle griglie.
Su carta o al computer, per piccoli o
per esperti, le griglie sono definite da regole semplici e comprensibili a tutti e,
durante la risoluzione, esercitano e affinano le capacità logiche e matematiche
del giocatore. Prenotazione obbligatoria
per scuole e gruppi.
Il Teatro della Tosse inaugura la stagione con Alice nella casa dello specchio, di
Lewis Carroll.
Lo spettacolo ha valenze ludiche e matematiche che emergono grazie alla presenza di due ospiti di rilievo.
La matematica e la logica in generale
rappresentano il trait d’union che lega
questo spettacolo al Festival della Scienza: un modo per sottolineare il nesso tra
divertimento e ragionamento con il tramite del meraviglioso proprio del teatro.
Stefano Bartezzaghi, enigmista e ludologo incontrerà il pubblico della Tosse sabato 29 ottobre alle ore 17.30 in un incontro dal titolo Lewis Carroll giocatore
e Piergiorgio Odifreddi, matematico e
giornalista (Le Scienze) mercoledì 2 novembre alle ore 17.30, in Meraviglie nel
paese di Alice .
In figura un Sudoku rettangolare.
Al proprio interno sono contenuti rettangoli di 12 caselle, tante quanto il numero delle medesime in ogni riga e in
ogni colonna. ([email protected])