documenti - chiesa valdese rimini

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IL NOSTRO OSSERVATORIO SUL MARE.
C: Celebrante
T: Tutte/i
Gesù disse:
(…) "Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v'è stato preparato fin dalla fondazione del
mondo.
Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo
e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi".
Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da
mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo
accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a
trovarti?" E il re risponderà loro:
"In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me". (Matteo
25:34-40)
Sottofondo musicale.
PRESENTAZIONE DELLA GIORNATA
20 Giugno Giornata mondiale di preghiera per i rifugiati
IL MATERIALE PROPOSTO: INTENTI E LIMITI
Movimento che parte dall’Europa nel 2009 a Lyon dalla conferenza europea delle Chiese ed è poi appoggiato
dal consiglio ecumenico delle chiese a Budapest nel 2013. Nel 2010 si sono unite nella celebrazione le chiese
degli States.
Il programma fornisce statistiche, invita a lavorare sulla creazione di agenzie, identificare, monitorare,
osservare, promuove l’attivismo e il cambiamento politico.
 Guardare con razionalità e positività a ciò che sta accadendo
 Il progetto Mediterrenean Hope della FCEI
Il progetto Mediterranean Hope intende contribuire ad affrontare il fenomeno dei flussi migratori via mare.
Il progetto si struttura principalmente in due unità strettamente correlate:
OSSERVATORIO/BASE OPERATIVA a Lampedusa e la CASA DELLE CULTURE; una centrata sull’accoglienza e
l’altra sull’informazione e l’azione politica di denuncia delle violazioni dei diritti umani dei migranti e della
mancanza di norme in materia di diritto d’asilo.
Per non dimenticare: Accensione candele
Corridorio umanitario (calco dell’ingl. humanitarian corridor), fascia di territorio di un paese in guerra in cui
le attività belliche vengono sospese per consentire il passaggio di convogli per il trasferimento dei profughi e
per l’assistenza alle popolazioni.
In queste settimane in Marocco una delegazione della Fcei e della comunità di sant’Egidio ha lavorato con
le autorità politiche locali e le ambasciate per la creazione di un corridoio umanitario per fronteggiare il
flusso di immigrati che sale sui barconi dalla Libia verso la Sicilia.
Salmo 69: 1-14
Al direttore del coro. Sopra «i gigli». Di Davide.
Salvami, o Dio, perché le acque mi sono penetrate fino all'anima.
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Sprofondo in un pantano senza trovar sostegno; sono scivolato in acque profonde, e la corrente mi
travolge.
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Sono stanco di gridare, la mia gola è riarsa; i miei occhi si spengono nell'attesa del mio Dio.
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Più numerosi dei capelli del mio capo son quelli che mi odiano senza ragione; sono potenti quelli che
vogliono distruggermi e che a torto mi sono nemici; ho dovuto consegnare ciò che non avevo rubato.
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O Dio, tu conosci la mia stoltezza, e le mie colpe non ti sono nascoste.
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Non siano confusi, per causa mia, quelli che sperano in te, o Dio, SIGNORE degli eserciti!
Non siano coperti di vergogna per causa mia, quelli che ti cercano, o Dio d'Israele!
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Per amor tuo io sopporto gli insulti, la vergogna mi copre la faccia.
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Sono un estraneo per i miei fratelli, un forestiero per i figli di mia madre.
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Poiché mi divora lo zelo per la tua casa, gli insulti di chi ti oltraggia son caduti su di me.
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Ho pianto, ho afflitto l'anima mia con il digiuno, ma ciò mi ha causato disonore.
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Ho indossato come vestito il cilicio, ma essi ridono di me.
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Le persone sedute alla porta sparlano di me, son divenuto lo zimbello degli ubriaconi.
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Ma io rivolgo a te la mia preghiera, o SIGNORE, nel momento favorevole! Per la tua grande misericordia,
rispondimi, o Dio, assicurandomi la tua salvezza.
14
Salvami dal pantano, perché io non affondi! Liberami da chi mi odia e dalle acque profonde.
PREGHIERE DI CONFESSIONE
Signore,
Portiamo a Te i pianti e i lamenti delle madri di questo mondo,
L’attesa per i loro bambini scomparsi in mare, nel deserto, in incertezza:
Rifugiati, uomini, donne e bambini,
Dalle zone di guerra di questo mondo,
Che fuggono la fame e la povertà,
Nella speranza di una vita migliore e più sicuro.
Signore,
Portiamo a Te il nostro lamento per coloro che sono morti alle nostre frontiere,
In fuga attraverso deserti, le montagne e i mari.
Facciamo appello a Te e ci uniamo nel grido di coloro che
Sono morti in cerca di giustizia e di un mondo migliore.
Signore,
Portiamo a Te la nostra vergogna per aver voltato le spalle ed essere rimasti in silenzio.
Abbiamo abbastanza da mangiare e non vogliamo vedere come
Anche noi creiamo le cause della fame.
Siamo insaziabili: questa è la causa di molte guerre.
Stiamo in silenzio e invece dovremmo agire.
Signore,
I nostri dirigenti politici decidono sulla base dei numeri e non considerano le storie e i volti umani.
Apri i loro occhi e mostra come le cose sono interconnesse.
Mantieni la loro coscienza vigile.
Aiutali a sviluppare regole che siano dettate da una visione per l’umanità.
T: Signore, dacci la forza di testimoniare. Aiutaci, Signore.
INNO 184: 2-3
IL PUNTO SULL’INFORMAZIONE IN ITALIA (dal settimanale Riforma)
Khalid Chaouki ha 32 anni, è giornalista professionista, deputato in Parlamento e coordinatore
dell’Intergruppo parlamentare “Immigrazione e Cittadinanza”. Ha fatto parte della Consulta sull’Islam
istituita presso il Viminale ed è il responsabile Seconde Generazioni dei Giovani Democratici. Membro della
Commissione Esteri della Camera dei Deputati e dall’aprile 2013 è presidente della Commissione Cultura
dell’Assemblea Parlamentare Unione per il Mediterraneo, l’organizzazione internazionale che intende
favorire i rapporti fra l’Unione europea e le nazioni che si affacciano sul Mar Mediterraneo.
A volte l’informazione che viene data è puramente strumentale e faziosa. La Carta di Roma e l’Associazione
omonima che è nata per darne attuazione cercano di monitorare l’uso delle parole utilizzate e la
correttezza dell’informazione.
«Le parole sono strumenti potenti, potentissimi, in grado di influenzare la nostra percezione di un fatto, di
un evento, di un problema; lo dico da uomo politico, da giornalista e da cittadino che legge i giornali.
Ritrovare l’oggettività dell’informazione e anteporre al sensazionalismo la veridicità dei fatti è fondamentale,
affinché nel nostro Paese non si affermino sentimenti distorti, di odio e paura. Spesso leggo o sento usare
l'appellativo “clandestini”; le persone senza documenti possono essere “irregolari” rispetto alla legge vigente
ma nessuno è clandestino su questa terra. Inoltre gli uomini che affrontano viaggi in mare per fuggire da
Paesi lacerati dalla povertà e dalla guerra, lungi dall’essere clandestini sono rifugiati, o meglio ancora
richiedenti asilo. Il termine clandestino dal latino clam, “di nascosto”, e intestinus, “interno”, veicola l’idea di
illegalità; rifugiato invece richiama uno dei principi sanciti dalla nostra Costituzione, il diritto d’asilo.
L’ostacolo che l’Italia si trova oggi ad affrontare è prima di tutto un ostacolo culturale; quella “cattiva
maestra televisione” di cui parlavano Pasolini e Popper non può, non deve esistere in un Paese come il nostro,
culla di democrazia, storia e cultura. L’Associazione Carta di Roma è da lodare per questo; il lavoro che
svolgono è di fondamentale importanza, oltre che un primo passo verso il cambiamento».
E’ stato poi il prefetto Mario Morcone, direttore del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del
Ministero dell'Interno (…) «è dalla Seconda Guerra mondiale che non si vedeva una crisi umanitaria di tali
dimensioni, ma affrontabile. Basterebbe che gli 8mila e passa Comuni italiani, accogliessero ciascuno una
decina di migranti». Ricordando che così non si parlerebbe più di invasione. «Nella sola Sicilia - ha proseguito
il prefetto – è presente il 22% dei migranti, a fronte di un 4% nella Regione Veneto». Un invito esplicito alla
distribuzione, dunque, in concorso con le Regioni e gli Enti locali, ma anche alla valorizzazione delle “buone
pratiche” - riferendosi al lavoro della Fcei -: «soprattutto, protezione per i migranti minori non accompagnati,
un fenomeno in crescita esponenziale, che il Ministero dell'Interno sta seriamente affrontando con la
possibilità per le Regioni di aprire dei Centri di accoglienza specializzati».
UNA DELEGAZIONE DI OSSERVAZIONE DALLA GERMANIA
IL Pastore Albert Henz, responsabile del dipartimento Chiesa e Società, guida la delegazione dei politici
regionali del Land Nord Reno-Westfalia in Sicilia, e in particolare a Catania, Lampedusa, Pozzallo e Scicli.
«La ragione di questo viaggio congiunto tra politici e chiese – ha detto il pastore tedesco Ulrich Moeller –
nasce dal fatto che il dialogo sui temi legati all’immigrazione non sono all’ordine del giorno in Germania. Nel
nostro Land teniamo un approccio obiettivo e razionale quando parliamo di rifugiati e migranti ma in realtà
è un fenomeno che spesso guardiamo da lontano. In Italia, dove il fenomeno è fortemente sentito, ci siamo
accorti che il tema suscita dibattito e sentimenti contrastanti. Abbiamo potuto però fare incontri utili e
importanti. Possiamo dire di aver riscontrato grande professionalità e competenza che esperti, operatori
religiosi e politici promuovono nell’affrontare l’emergenza rifugiati».
Questo è il nostro osservatorio privilegiato.
LA NOSTRA FEDE, LA NOSTRA TESTIMONIANZA, UN PROGETTO: IL PASTORE FRANCESCO SCIOTTO
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Così parla il SIGNORE degli eserciti, Dio d'Israele, a tutti i deportati che io ho fatto condurre da Gerusalemme
a Babilonia:
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«Costruite case e abitatele; piantate giardini e mangiatene il frutto;
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prendete mogli e generate figli e figlie; prendete mogli per i vostri figli, date marito alle vostre figlie perché
facciano figli e figlie; moltiplicate là dove siete, e non diminuite.
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Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare, e pregate il SIGNORE per essa; poiché dal bene di
questa dipende il vostro bene». (Ger 29:4-7 NRV)
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In che ottica ci poniamo nella polis? INTERVISTA AL PASTORE Sciotto, responsabile del progetto
della Diaconia Valdese in Sicilia.
Durante gli scorsi mesi è stata data eco mediatica alle proteste e alle polemiche di parte della
popolazione locale contro l’apertura della Casa delle culture di Scicli: qual è la situazione?
Non solo a Scicli, ma anche per lo «Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati» a Vittoria
l’impressione è che ci sia una reale integrazione delle persone che ci sono affidate. Le persone
sono ben accette dalla popolazione. Le nostre case d’accoglienza sono luoghi aperti che dialogano
con la città e il territorio. Queste esperienze positive noi le ravvisiamo in tutti i territori dove
operiamo: dal nord, nelle città più grandi come anche nei luoghi più piccoli, fino al sud alla Casa
delle culture. L’esperienza che stiamo facendo è assolutamente lontana da quella di cui abbiamo
letto nei giornali; forse anche perché abbiamo avuto l’intuizione di fare questi tipi di interventi
nei centri storici delle città, il che ci ha aiutato a dialogare immediatamente col territorio. Le
risposte della popolazione locale sono estremamente positive e incoraggianti».
Impatto che l’immigrazione ha avuto sulle nostre chiese da un punto di vista della fede?
l’immigrato ha certezza in Dio. Noi siamo diventati tiepidi.
Alcune persone si fermano pochi giorni, altre già da molti mesi vivono con noi, e sono coinvolte
in progetti d’integrazione e di seconda accoglienza. Questo è il lavoro della Casa delle culture di
Scicli, che prosegue con forza grazie al consistente apporto della comunità della Chiesa metodista
locale, col suo lavoro volontario. E’ la dimostrazione che una comunità può essere rinvigorita
dalla vocazione a fare un lavoro: questo le dà linfa per potersi rimettere in gioco».
Isaia 49:14-22
Ma Sion ha detto: «Il SIGNORE mi ha abbandonata, il Signore mi ha dimenticata».
15 Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue
viscere? Anche se le madri dimenticassero, non io dimenticherò te.
16 Ecco, io ti ho scolpita sulle palme delle mie mani; le tue mura mi stanno sempre davanti agli occhi.
17 I tuoi figli accorrono; i tuoi distruttori, i tuoi devastatori si allontanano da te.
18a Volgi lo sguardo intorno, e guarda: essi si radunano tutti e vengono da te.
20 I figli di cui fosti privata ti diranno ancora all'orecchio: "Questo posto è troppo stretto per me; fammi
spazio, perché io possa stabilirmi".
21 Tu dirai in cuor tuo: "Questi, chi me li ha generati? Infatti io ero privata dei miei figli, sterile, esule,
scacciata. Questi chi li ha allevati? Ecco, io ero rimasta sola; questi, dov'erano?"»
22 Così parla il Signore, DIO: «Ecco, io alzerò la mia mano verso le nazioni, innalzerò la mia bandiera
verso i popoli, ed essi ti ricondurranno i tuoi figli in braccio, ti riporteranno le tue figlie sulle spalle.
Confessione di fede Chiesa presbiteriana dal Sudafrica pag 14 Innario
PREGHIERE
C: Signore, sei stato un rifugiato: un piccolo bambino in una mangiatoia in fuga in Egitto.
T: Preghiamo per tutti coloro che fuggono dalle persecuzioni, dalle avversità e dalla disperazione.
C: Signore, hai guidato il tuo popolo attraverso il deserto per quarant'anni.
T: Preghiamo per tutti coloro che sono stati abbandonati nel deserto, che scompaiono nella terra di nessuno
tra i confini.
C: Signore, hai chiamato i nostri padri e madri a cercare un nuovo inizio in una nuova terra promessa.
T: Preghiamo per tutti coloro che hanno il coraggio di cercare un nuovo inizio in una nuova terra dove sperano
di fare il loro futuro.
C: Signore, hai guidato la furia del mare; tu eri con loro quando le onde si alzano.
T: Preghiamo per tutti coloro sono alla deriva, impotenti sui mari, che sono annegati tra le onde.
C: Signore, il mare ci divide, lascia soli e diviene solido come un muro.
T: Preghiamo per tutti coloro per i quali il mare è un muro perché non li lasciamo passare.
C: Signore, tu ci insegni a guardare con occhi diversi: i rifugiati sono i nostri vicini di casa.
T: Preghiamo per tutti noi. Che possiamo assumerci la responsabilità delle nostre vite in comunione.
INNO 148 “Vieni in mezzo a noi, Dio liberatore”