storia delle donne nell`informatica - Università degli studi di Napoli

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storia delle donne nell`informatica - Università degli studi di Napoli
Donne
Donne ee
Tecnologie
Tecnologie
DiDiT.Cimmino
T.CimminoeeC.Maddaluno
C.Maddaluno
giovedì 19 aprile 2007
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1
Introduzione
•
Le nuove tecnologie si sono sviluppate all’interno di un preciso contesto
sociale,storico, economico e culturale e sono per questo attraversate da
modelli sociali, stereotipi e pregiudizi.
•
In questo processo è particolarmente influente il sistema di genere nella
misura in cui pervade, con le sue differenze e asimmetrie, l’intera vita
sociale: l’universo della tecnologia ne porta necessariamente l’impronta
•
Nonostante gli storici della tecnologia abbiano completamente ignorato il
ruolo delle donne, alcune figure femminili sono state ultimamente
riscoperte ed è stato riconosciuto il valore dei loro contributi
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ADA BYRON
Ada Byron rappresenta una figura
storica di riferimento per tutte le donne
che si occupano di nuove tecnologie. In
bilico tra scienza e poesia. la sua storia
significa prendere consapevolezza di
quale sia stato il rapporto delle donne con
i calcolatori.
Fondamentali i suoi contributi allo
sviluppo dei concetti basilari del calcolo
moderno:il suo visionario progetto è
ormai riconosciuto come il primo
programma della storia dell’informatica.
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ADA BYRON
•
Ada Augusta Byron, nasce in Inghilterra nel 1815, unica figlia legittima
del poeta romantico George Byron. Dopo la nascita di Ada la madre si
separò dal marito e, per paura che la figlia potesse manifestare le
medesime inclinazioni del poeta, si impegnò a darle un’educazione
scientifica.
•
Il destino che le poteva riservare la società del suo tempo l’avrebbe
costretta nel ruolo di madre, ricamatrice, gentildonna, ed invece Ada si
applicò con passione alla matematica e al calcolo. Giovinetta, dichiarò di
aspirare ad una "scienza poetica" e tutto il suo pensiero analitico fu intriso
di immaginazione e metafore
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ADA BYRON
Sarà proprio la sua capacità di intuire e vedere più in là dei
sui contemporanei a portarla, a metà degli anni’ 30, ad
entusiasmarsi per le ricerche di un matematico di
Cambridge, Charles Babbage, che lavorava da anni alla
progettazione dell’Analytical Engine, un’enorme struttura
composta da ben 25 mila parti, precursore dei calcolatori del
XX secolo
Babbage, lavorando a questo progetto, presentò gli sviluppi
in un seminario a Torino, nell’autunno del 1841. Un italiano,
Menabrea, scrisse un riassunto di ciò che Babbage aveva
descritto che pubblicò in una relazione, in francese, insieme
ad alcune sue valutazioni.
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ADA BYRON
Ada, nel 1843, sposata con il conte di Lovelace e madre di tre
bambini, tradusse in un articolo in lingua inglese la relazione di
Menabrea apportando le sue personali e, al tempo, visionarie
considerazioni.
Nel suo articolo Ada sviluppò nuove implementazioni alla
progettazione dalla macchina analitica di Babbage tra cui la
possibilità di calcolare formule algebriche mediante l’uso di
schede perforate e un piano di calcolo per i numeri di Bernoulli
(ora considerato il primo "programma di Lovelace") . Tra i suoi
commenti vi era anche la previsione che una tale macchina
potesse essere usata per comporre musica complessa, per
produrre grafica e utilizzata sia per usi pratici che scientifici
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Macchina Analitica
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ADA BYRON
Dopo aver contribuito agli studi sulla progettazione della
macchina analitica la sua vita fu tormentata dalla malattia, ma
di lei è rimasto un incredibile epistolario scientifico
Bisogna aspettare la seconda metà del Novecento per vedere
riconosciuta l’opera di Ada Bryron. Nel 1979, il Dipartimento
della Difesa degli Stati Uniti ha onorato il ricordo di Ada
Augusta Byron Lovelace battezzando "ADA" un linguaggio di
programmazione per grandi sistemi di calcolo particolarmente
innovativo.
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Osservazioni
La forza trasgressiva di questo personaggio sta nel
suo appassionarsi allo studio di materie riservate, per il
suo tempo, agli uomini e di unire discipline considerate
ancora oggi antitetiche: la letteratura e la tecnica.
Questa
sua
operazione
di
arricchimento
della
tecnologia con aspetti legati al linguaggio poetico e
metaforico è riprova della straordinaria capacità
femminile di "tenere insieme", rompere gli schemi
imposti, affermare il proprio pensiero e la propria
soggettività.
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Osservazioni
Conoscere la sua storia significa prendere consapevolezza
di quale sia stato il rapporto delle donne con i calcolatori e
scoprire come la realtà che ci viene presentata dimentichi,
più o meno volutamente, personaggi che possono
intaccare pregiudizi e stravolgere l’idea che oggi abbiamo
della tecnologia. E’ una scoperta che porta sconcerto,
stimola l’impegno, rendendo il mondo della tecnologia una
sfida per noi tutte.
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GRACE HOPPER
Rear Admiral Grace Hopper è stata
una matematica, scienziata di
computer, progettista di sistemi e ha
inventato il concetto di "compilatore"
dei programmi software.
Dei suoi contributi intellettuali hanno
beneficiato le accademie, l'industria
e l'esercito.
Nel 1928 si laurea in matematica e
fisica presso il Vassar College.
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GRACE HOPPER
E' nota in tutto il mondo per la sua attività sul
primo computer digitale della marina, il
MARK I.
Nel 1949 si unisce a Eckert e Mauchly,
tecnologi americani, nella costruzione dell’
UNIVAC I ,calcolatore elettronico digitale.
Lavorò sull'idea del compilatore per fare in
modo che il calcolatore fosse in grado di
leggere istruzioni scritte in linguaggio
naturale, fino a sviluppare il
più noto
Linguaggio di programmazione commerciale
Il COBOL
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GRACE HOPPER
Grace Hopper servì la facoltà della Moore School per 15
anni spese una gran parte della sua carriera inventiva
dimostrando che qualunque cosa non sia mai stata fatta
prima non è detto che sia impossibile da realizzare.
E' con questo approccio mentale positivo che le capacità
della Hopper consentirono lo sviluppo del primo
compilatore nel 1952.
Se pensiamo che il linguaggio macchina è fatto di soli 1 e
0 potete immaginare quale sforzo e spreco di tempo tutto
ciò poteva creare all'epoca, senza contare gli errori.
La Hopper sentiva che ci doveva essere una soluzione al
problema.
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GRACE HOPPER
Determinata a risolvere la questione, impostò il programma
che avrebbe liberato i programmatori dall'esigenza di
scrivere codice binario
Ma non solo, ogni volta che il computer era chiamato a
svolgere una funzione già nota, il compilatore gliela avrebbe
messa a disposizione
predisposta allo scopo.
prelevandola
da
una
libreria
Il compilatore, dunque, era una splendida soluzione per
risparmiare tempo ed errori, ma la Hopper non si fermò qui.
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GRACE HOPPER
E inventò il COBOL, il primo
linguaggio familiare utilizzabile per
scrivere
programmi
gestionali,
linguaggio in uso ancora oggi.
Andò in pensione nel 1986, dopo
avere consegnato alla storia il suo
prezioso lavoro e l'esempio della sua
determinazione a risolvere qualsiasi
problema.
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GRACE HOPPER
Il
suo
successo
fu
basato
principalmente
sulla
solida
educazione ed una forte volontà
inquisitoria. Nel suo ufficio navale
teneva appeso un orologio che girava
al contrario, per ricordarsi del
principio-chiave del successo: molti
problemi hanno più di una sola
soluzione
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GRACE HOPPER
La più famosa programmatrice di computer fu conosciuta con vari
appellativi, tra cui: "Gran Lady del software", oppure "Amazing
Lady" o "Nonnina del Cobol
Aveva iniziato ad insegnare matematica alla Vassar nel 1931, dove
rimase fino a quando entrò a far parte della riserva della Marina
Militare degli Stati Uniti, nel 1943, e divenne la prima programmatrice
del MARK I, un computer della marina.
L'amore della Hopper per il Mark I cessò dopo pochi anni, quando la
sua attenzione fu attratta dall'UNIVAC I, una macchina mille volte più
veloce del Mark I.
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GRACE HOPPER
Nel 1946 venne congedata ed entrò nel Computation Laboratory
della facoltà di Harvard, dove proseguì il suo lavoro sul Mark II e
Mark III.
Ma nel 1949 si unì ad Eckert e Mauchly alla Computer Corporation
di Philadelphia, successivamente chiamata Sperry Rand, dove
progettò il primo computer commerciale elettronico da produrre in
serie: l'UNIVAC I.
Cambiò la vita di tutti quelli che operavano nel mondo dei computer
sviluppando il Bomarc System, divenuto successivamente COBOL
(Common Business Oriented Language).
Il COBOL rese possibile ai computer di comprendere le parole
anzichè i soli numeri
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GRACE HOPPER
Fu promossa con i gradi di Capitano
nel 1973 e nel 1977 venne assunta
come
consulente
speciale
al
comando, presso il NAVDAC (Naval
Data Automation Command), dove
restò fino alla pensione
Nel 1983 Philip Crane dichiarò che
era ora che la Marina riconoscesse i
meriti speciali di questo ufficiale,
richiamato dal pensionamento per
lavorare ancora per 15 anni, e che la
promuovesse
al
grado
di
Commodoro.
La
proposta
fu
accettata e la Hopper, alla tenera età
di 76 anni, fu promossa Commodoro
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GRACE HOPPER
Il suo grado fu poi elevato a quello di
Ammiraglio nel 1985, facendo di lei una
delle rarissime donne ammiraglio della
marina statunitense.
Nel
1985
la
Navy
Regional
Data
Automation Center costruì un nuovo
complesso per la elaborazione dei dati,
che venne battezzato: The Grace Murray
Hopper Service Center.
Captain Grace Hopper nella sua divisa blu invernale di
fronte ad un computer mainframe
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Curiosità
E' sempre alla Hopper che venne attribuito il termine
"bug" per indicare errori nei programmi, e la cosa
nacque da un errore del Mark II che fece impazzire i
tecnici, fino a quando scoprirono che un relè non
funzionava in modo corretto proprio perchè un insetto
vi era rimasto incastrato.
il capitano incollò la falena rimossa sul registro del
computer e annotò: «1545. Relay #70 Panel F (moth)
nel relay. First actual case of bug being found».
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Curiosità
• il registro è conservato
presso lo Smithsonian
National Museum of
American History
primo caso reale
di insetto trovato„.
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Le Ragazze dell’ ENIAC
Al centro dell’attenzione le
condizioni di accesso e la
presenza delle donne nel settore
dell’ITC
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Le Ragazze dell’ ENIAC
Cinquant'anni dopo aver prodotto i programmi per l'ENIAC
(Electronic Numerical Integrator and Computer), il primo
computer della storia, Kay Mauchley Antonelli, Jean
Bartik, Betty Holberton, Marlyn Meltzer, Frances Spence,
e Ruth Teitelbaum sono venute alla ribalta, grazie al premio
assegnato loro dall'associazione americana 'Women in
Technology International', che promuove figure femminili
che hanno contribuito nell'industria.
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Cos’è l’ ENIAC
L'ENIAC è considerato il primo calcolatore della storia tutto
elettronico. La sua costruzione é iniziata nel 1943.
Progettisti l'ingegnere J. P. Eckert, il fisico J. W. Mauchly e il
matematico H. Goldstine.
Finanziatori: l'Università di Pennsylvania e l' Esercito degli Stati
Uniti.
L'ENIAC sostituì i relè con le valvole elettroniche ed era
programmabile, nel senso che poteva essere di volta in volta
predisposto a svolgere diverse funzioni
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Cos’è l’ ENIAC
L'ENIAC era costituito da 18.000 valvole, pesava 30 tonnellate,
occupava 180 metri quadri di superficie; svolgeva 300
moltiplicazioni al secondo. Per farci un'idea, quelli odierni, nelle
grandi università (anni 2000) ne svolgono in un secondo 300
miliardi, un miliardo di volte più potenti. Nel 1996 è stato
festeggiato negli USA l’anniversario della sua costruzione.
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Prima dell’invenzione dei computer
le donne venivano utilizzate per
compiere lunghi calcoli perche'...
Grazie alle loro doti di precisione e al fatto che non era difficile
trovare donne che avevano studiato la matematica che potevano
essere impiegate per compiti ripetitivi e meno remunerativi rispetto
a quelli affidati agli uomini
I linguaggi di programmazione infatti non erano ancora stati
inventati e istruire l'Eniac . Chi programmava l'Eniac doveva settare
ogni singolo bit a 0 o a 1 per comporre il codice che doveva essere
eseguito e tale sequenza doveva essere ripetuta ogni volta.
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Le donne e l’Eniac
Nel 1942, dopo l’ingresso in guerra degli Stati Uniti, molte donne
vennero “arruolate” per questo tipo di compito (eseguire calcoli) .
Quando il progetto dell’ENIAC era quasi terminato, nell’autunno del
1945, sei di loro vennero scelte per essere addestrate come
programmatrici dell’ENIAC: Kay Mauchley Antonelli, Jean Bartik,
Betty Holberton, Marlyn Meltzer, Frances Spence, e Ruth
Teitelbaum universalmente note come “le donne dell’ENIAC
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Le donne e l’Eniac
Erano tutte laureate in matematica e furono selezionate da un
gruppo di ottanta già arruolate dall'esercito per il calcolo manuale
delle traiettorie balistiche. Le “ragazze” dell' Eniac dovettero per
prima cosa imparare a programmare e lo fecero senza manuali,
senza insegnanti e soprattutto senza Eniac.
Prima di avvicinarsi alla macchina, dovettero studiarne il modello
teorico e, a partire da quello immaginare un modo di
programmarla. Il loro lavoro fu un successo e nel 1946 l'Eniac
venne presentato pubblicamente e rimase in servizio fino al 1955.
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Le donne e l’Eniac
I compiti delle programmatrici all'interno del gruppo erano così
suddivisi: Marlyn Meltzer e Ruth Teitelbaum si occupavano del
calcolo delle equazioni relative alle traiettorie balistiche. Frances
Spence e Kathleen Antonelli furono assegnate alla “Differential
Analyzer” un calcolatore ancora in parte meccanico dedicato
anch'esso al calcolo di equazioni balistiche. Il loro compito
consistette in particolare nella formazione delle donne addette
all'Analyzer.
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Le donne e l’Eniac
Infine il terzo gruppo, formato da Jean Bartik e Betty Holberton,
fu quello che si prese carico di imparare a programmare la “Master
Programmer” ovvero una unità che, se opportunamente settata,
permetteva l'esecuzione di sottoprogrammi. In questo modo
arrivarono con successo alla dimostrazione pubblica del febbraio
1946.
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Computer’s Girls
Da sinistra: Patsy Simmers,
che sorregge un componente
di ENIAC.
Gail Taylor, che sorregge un
componente di EDVAC.
Milly Beck, che sorregge un
componente di ORDVAC.
Norma Stec, che sorregge un
componente di BRLESC-I
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Operatrici di Eniac
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Bellezza ed ingegno
Hedy Lamar: la bellissima
attrice austriaca che ha
contribuito alla nascita dei
sistemi di comunicazione
wireless
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Hedy Lamar
Insignita nel 2000 dal premio speciale dalla EEF
(Electronic Frontier Foundation) per avere brevettato,
ma mai sfruttato in termini economici, lo spread
spectrum,
un principio comunemente usato nelle
tecnologie wireless. Famosa per i suoi nudi che allora
scandalizzarono parte dell’opinione pubblica (in
particolare quello del film Ecstasy), scompare poco dopo
in Florida all’età di 87 anni.
Secondo la leggenda l’idea dello spread spectrum
nacque ad una cena con il musicista d’avanguardia
George Antheil e li porterà, nell’Agosto 1942, alla
registrazione del brevetto
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Spread Spectrum
Lo
Lo spread-spectrum
spread-spectrum in
in italiano
italiano espansione
espansione di
di spettro,
spettro,
èè una
una tecnica
tecnica utilizzata
utilizzata nelle
nelle telecomunicazioni
telecomunicazioni in
in cui
cui ilil
segnale
viene trasmesso
trasmesso su
su una
una banda
banda di
di frequenze
frequenze
segnale viene
che
che èè considerevolmente
considerevolmente più
più ampia
ampia di
di quella
quella
dell'informazione
dell'informazione contenuta
contenuta nel
nel segnale
segnale stesso
stesso
.. Tutto
Tutto ciò
ciò viene
viene fatto
fatto oo allo
allo scopo
scopo di
di migliorare
migliorare
rapporto
rapporto segnale/rumore.
segnale/rumore.
eliminando
eliminando ilil maggior
maggior numero
numero di
di interferenze
interferenze
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Hedy Lamar
L’attrice, che era stata sposata con un fabbricante d’armi
austriaco, sa che lo sforzo della ricerca in quegli anni è
fortemente orientato alla realizzazione di nuovi sistemi di
difesa e pensa alla possibilità di eliminare le possibili
intercettazioni dei siluri radiocomandati sostituendo ad
una frequenza fissa una variabile. L’idea è geniale, ma le
tecnologie di allora non lo permettevano .
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Hedy Lamar
A questo ci pensa il musicista Antheil che divise tutto il
campo disponibile delle frequenze in 88 “canali” (tanti
quanto il numero di tasti del pianoforte) e insieme
idearono un metodo di far saltare il segnale da un campo
all’altro a intervalli regolari la cui frequenza di
successione doveva però essere segreta e conosciuta
solamente da chi trasmetteva e da chi riceveva il
segnale. L’idea, chiamata “Sistema di comunicazione
segreta”, fu brevettata l’11 agosto 1942 con il numero
2.292387.
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Hedy Lamar
L’idea trovò una applicazione nel 1962 durante il blocco
di Cuba e in tempi recenti ha trovato applicazione nella
telefonia “cellulare” e nelle reti wireless.
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Anita Borg
Anita Borg (1949-2005),
l'informatica che ha dedicato la sua
vita all'affermazione delle donne e
delle minoranze nel mondo dei
computer. Nata a Chicago nel 1949,
la Borg si è laureata in informatica
alla New York University nel 1981.
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Pochi anni più tardi, notando la
minima percentuale di donne
presenti nel settore informatico, ha
fondato Systers, una mailing list
pensata per supportare, guidare ed
incoraggiare le donne che volevano
affermarsi nel settore. Systers conta
attualmente più di 2500 membri in
38 paesi.
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Anita Borg
Anita Borg è stata anche tra le fondatrici della Grace
Hopper Celebration in Computing, una conferenza
dedicata anch'essa al ruolo delle donne nel settore
informatico.
Nel 1999, il presidente statunitense Clinton l‘ha nominata
membro della Commissione per la Promozione delle
Donne e delle Minoranze nella Scienza, nell'Ingegneria e
nella Tecnologia..
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Partecipazione Femminile
Dalla ricostruzione storica dello sviluppo del computer è
emerso che nel campo dell’informatica si è assistito ad una
certa partecipazione femminile (soprattutto per quanto
riguarda la programmazione software) nei primi stadi e nel
momento in cui le forze armate hanno richiesto l’intervento
degli uomini nell’esercito, a cui ha seguito l’esclusione delle
donne.
La presenza femminile ha cominciato a diminuire, non
casualmente, quando gli uomini si sono accorti
dell’importanza, del prestigio e del valore economico di simili
professioni.
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Marginalizzazione femminile
Ciò sembra essere avvenuto negli anni ’60 quando, intuendo le
potenzialità del computer, il governo americano ha cominciato a
fare investimenti sempre più consistenti.
Nella storia del computer, ma più in generale in tutta la storia
del lavoro femminile, soprattutto negli ambienti scientifici e
tecnologici (per esempio si guardi anche al ruolo delle donne
nello sviluppo delle imprese telegrafiche) si assiste ad una
precisa dinamica che vede la marginalizzazione della presenza
femminile allorché viene riconosciuto il prestigio e il valore
sociale ed economico di una certa professione.
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Marginalizzazione femminile
Un processo simile ha riguardato anche il campo della biologia.
A cavallo tra ottocento e novecento questa disciplina si
concentrava soprattutto nella classificazione e descrizione di
nuove specie di piante ed animali e le attività connesse erano
spesso svolte dalle donne.
Negli anni quaranta e cinquanta avvenne una vera e propria
rivoluzione nella divisione del lavoro nel settore: con la scoperta
del DNA e gli studi sulla biologia molecolare si intuì l’enorme
potenziale scientifico ed economico di questa disciplina e fu
così che gli uomini si riappropriarono del settore.
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Esclusione delle donne
L’esclusione delle donne dal settore informatico,
iniziata negli anni sessanta, perdura tutt’oggi e le
tecnologie nel frattempo prodotte rivelano chiaramente
quest’assenza, proponendo artefatti dalla logica e dal
linguaggio prettamente maschili.
Non si tratta qui di proporre di “femminilizzare” le
professioni e le discipline tecniche ma, piuttosto, di
pensare ad una critica interna, ad un confronto di punti
di vista di uomini e donne..
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Esclusione delle donne
Dalle nostre indagini sull’occupazione femminile è
emerso chiaramente che, ad una maggiore presenza
femminile in certe professioni, l’effetto sociale che si
scatena è quello di spostare la definizione di valore e
prestigio in altri settori (rischio che potrebbe anche
correre un’eccessiva identificazione del telelavoro
con il genere femminile) oppure, nel peggiore dei
casi di eliminare la presenza femminile come è
avvenuto per le matematiche impegnate nella
realizzazione dei primi computer.
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Discriminazione della
tecnologia
Le tecnologie possono diventare fonte di nuovi rischi di
discriminazione per le donne ma, perdendo le donne, le
stesse tecnologie si escludono da un contributo che
sicuramente apporterebbe valore e contenuti più ampi allo
sviluppo degli artefatti.
Le tecnologie prodotte riflettono il punto di vista della cultura
in cui si sviluppano e possono per questo portare a gravi
forme di discriminazione non solo rispetto al genere, ma
anche rispetto a classe, etnia e razza.
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Discriminazione della
tecnologia
Il caso del ponte di Moses , che congiunge Long
Island con Manhattan, è da questo punto di vista
esemplare:inizialmente era stato strutturato in modo
tale da non permettere alle classi meno abbienti che
utilizzavano i mezzi pubblici, troppo alti per transitare
sotto un sottopassaggio troppo basso - di accedere ad
una zona élitaria della città.
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Discriminazione della
tecnologia
Costruito negli anni ‘50/’60, questo ponte rappresenta un
chiaro esempio di come una tecnologia possa vietare
accesso e cittadinanza proprio a quel gruppo sociale più
debole che non è in grado di far valere il proprio punto di
vista nello sviluppo tecnologico.
Le tecnologie producono effetti sociali da non
sottovalutare, alla stregua di una decisione politica che
prevede l’aumento delle tasse.
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Discriminazione della
tecnologia
Questa decisione riflette un punto di vista ed una certa
ideologia nonché precisi o discriminazione ed effetti
simili possono essere facilmente prodotti anche dalle
tecnologie.
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Una partenza difficile
Le ricerche condotte alla fine dello scorso millennio sul
rapporto fra donna e nuove tecnologie in Italia e non solo
avevano rilevato nella popolazione femminile un
consistente gap tecnologico rispetto agli uomini anche
a parità di grado d'istruzione, età, condizione sociale: il
digital divide emergeva come nuova espressione del
tradizionale modello sociale e culturale, resistente ai
cambiamenti e capace di relegare la donna ai margini
della vita di un Paese
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Una partenza difficile
Supporto a questo sistema il cosiddetto "effetto alone": la
popolazione femminile oggetto di tutti questi pregiudizi ha
manifestato la tendenza ad assecondarli e si è riconosciuta
nelle caratteristiche che le venivano attribuite
Il sistema scolastico tuttora non prevede strumenti adeguati a
promuovere e sostenere allo stesso modo attitudini
maschili e femminili: spesso ha favorito l'orientamento delle
ragazze verso gli studi umanistici e ha alimentato il
pregiudizio che le discipline tecnico – scientifiche e tutto
quello che ruota attorno ad esse, computer compreso, siano
"cose
da
uomini
non
adatte
alle
donne".
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Una partenza difficile
RISULTATO
Una cronica mancanza di tempo da investire nel lavoro, nella
formazione, nell'aggiornamento
CONCLUSIONI
Condizionate su più fronti, le donne italiane hanno risposto in modo
più lento e difficoltoso rispetto agli uomini all'avanzare del progresso
tecnologico proprio perché la cultura in cui vivono non le ha
preparate ad affrontarle.
.
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Generazione Femminile e
nuove Tecnologie
BAMBINE
DONNE
Ragazze
ANZIANE
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BAMBINE
Le bambine dai 3 ai 10 anni hanno colmato velocemente il
gap tecnologico che le separava dai coetanei fino a
pochi anni fa: come i bambini, usano il computer per
studiare ma soprattutto per giocare, attività importante
perché favorisce a lungo termine quella familiarità con le
nuove tecnologie che nelle età più elevate è ancora
appannaggio prevalentemente maschile
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BAMBINE
Le bambine hanno migliorato le loro possibilità di
accesso al computer nello stesso arco di tempo che è
stato necessario alle ragazze: la percentuale di bambine
che usa il computer sia per lo studio che per il gioco ha
quasi raggiunto i numeri delle percentuali maschili e il
gioco in particolare occupa per le bambine lo stesso
tempo che occupa per i bambini – anche se il mercato
dei videogiochi non attribuisce ancora all'utenza
femminile lo stesso peso di quella maschile e quindi le
proposte sono più limitate
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Videogiochi per le bambine
I videogiochi, sempre se adatti all'età del bambino e
usati come alternativa ad altri passatempi più
tradizionali, rappresentano una possibilità di sentire il
computer familiare e vicino perché richiedono un
coinvolgimento in prima persona nell'azione che si
svolge sullo schermo
.
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Videogiochi per le bambine
Nello stesso tempo i videogiochi stimolano la capacità
di gestire più fonti in contemporanea che non solo
rispecchia un modello di organizzazione del lavoro che
appartiene alla tradizione femminile ma rappresenta
un'abilità indispensabile per l'uso della rete.
E' facile comprendere che i videogiochi rappresentano
un'esperienza cruciale per le bambine: un'esperienza
destinata a favorire verso le nuove tecnologie un
approccio più fiducioso rispetto a quello delle loro
sorelle maggiori o delle loro madri
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Ragazze e nuove tecnologie
Negli ultimi anni le ragazze tra gli 11 e i 18 anni
hanno superato il gap tecnologico che ancora le
separava dai coetanei maschi rispetto alla capacità di
usare il computer e la rete, ma secondo i dati più
recenti l'evoluzione del rapporto delle ragazze con le
nuove tecnologie è frenato dal permanere di quegli
stereotipi culturali che vogliono il genere femminile
inadatto alla tecnologia in particolare e alla scienza in
generale
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Ragazze e nuove tecnologie
Le preadolescenti e le adolescenti hanno visto crescere
le loro possibilità di accesso e di uso del computer e
della rete fino a raggiungere la parità con i coetanei
nell'arco di soli due anni - dal 2000 al 2002 - e hanno
elaborato un loro modo di intendere e di usare le
nuove tecnologie, viste non come mezzo da dominare
ma come strumento per comunicare, per studiare e per
completare la loro formazione e dove il poco tempo
dedicato allo svago si spiega con la limitata presenza di
videogiochi adatti a loro, dato che la maggioranza dei
prodotti è pensata per utenti di sesso maschile
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Ragazze e nuove tecnologie
Questa capacità di recupero di una iniziale posizione di
svantaggio è un dato ricorrente nel cammino delle nuove
leve della popolazione femminile: si delinea il profilo di una
generazione di ragazze che studiano con maggiore
continuità e profitto rispetto ai coetanei, curiose e attente,
consumatrici privilegiate e sempre più numerose di cinema,
teatro, musica, libri, radio e internet: in rete acquistano
visibilità siti web e portali progettati e gestiti da ragazze e
dedicati alle ragazze.
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Ragazze e nuove tecnologie
In questo quadro sotto molti aspetti promettente si
inserisce un elemento di forte criticità: la familiarità
crescente con il computer non può compensare da sola
il permanere di radicati pregiudizi e condizionamenti
culturali e non è sufficiente a modificare le scelte
scolastiche delle ragazze: sono ancora troppo poche le
giovani che si orientano verso studi tecnico - scientifici
dopo la scuola dell'obbligo e a livello universitario,
quando devono compiere le scelte più importanti per il
loro futuro lavorativo
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Ragazze e nuove tecnologie
Ecco che si crea una situazione doppiamente
rischiosa per le ragazze:
Vengono escluse dalle opportunità lavorative che
l'ICT offrirà anche in futuro poiché continuano a
riversarsi in settori dell'occupazione oramai saturi uno per tutti, l'insegnamento nella scuola primaria e
secondaria:
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Ragazze e nuove tecnologie
Rischiano di essere relegate al ruolo di semplici utenti di
strumenti
pensati e prodotti da altri: l'assenza di una
"massa critica" di ragazze nel settore dell'ICT condiziona la
capacità futura di influenzare l'evoluzione della tecnologia e
delle sue applicazioni con contributi declinati al femminile.
Delegando ogni competenza e decisione ai loro coetanei:
meno brillanti, meno curiosi, ma dalla formazione
decisamente più tecnica.
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Donne e nuove tecnologie
Secondo un Report
del Centro Studi del Ministero
dell'innovazione, le donne adulte - fra i 18 e i 65 anni - che
usano abitualmente le nuove tecnologie costituiscono
un'utenza in crescita, anche se il loro numero rimane
significativamente inferiore a quello degli uomini
Queste donne presentano una fisionomia ben precisa:
™. sono giovani: circa il 64% di esse ha un’età compresa tra i
25 e i 44 annì
™ sono occupate quasi il 72%
™ sono istruite: il 62,9% ha un diploma di scuola media
superiore e il 25,6% una laurea
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Donne e nuove tecnologie
Si può notare che il profilo di queste utenti presenta
caratteristiche opposte a quello delle casalinghe a forte
rischio di esclusione: questo dimostra ancora una volta
che le difficoltà di approccio al computer delle donne non
sono determinate dal genere ma dagli strumenti culturali
che possiedono e dalla capacità del contesto sociale in
cui vivono di offrire proposte concrete ed efficaci di
accesso alle nuove tecnologie
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Donne e nuove tecnologie
Per le donne adulte, come per le ragazze, l'interesse e la
curiosità sono forti ma sono determinati da ragioni diverse
perché sono diversi le età e i ruoli: mentre le ragazze vedono
nel computer e nella rete uno strumento utile per comunicare
o per completare la propria formazione
Le donne adulte percepiscono le potenzialità che le nuove
tecnologie possono offrire in termini di miglioramento delle
condizioni di lavoro, di vita e di aggiornamento professionale
.
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Donne e nuove tecnologie
L'uso del computer e della rete come mezzo ludico è
molto limitato rispetto alla controparte maschile anche
per le donne adulte come per le ragazze, ma per
ragioni differenti:
l’ allontanamento in questo caso
è
causato dalla
mancanza di tempo a disposizione dato che in Italia,
all'interno delle coppie, non esiste una equa
ripartizione dei carichi di lavoro familiari e l'onere del
menage domestico ricade ancora quasi interamente
sulle donne
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Donne e telelavoro:
le potenzialità
Il telelavoro è un modo di lavorare che può essere adatto a
molti, non solo alle donne: è vero però che, in certe
condizioni, può favorire le categorie di lavoratori più
svantaggiate: nel nostro caso, le donne
L'unica condizione necessaria per poter telelavorare è
quella di svolgere un'attività immateriale, i cui risultati
possano essere trasmessi via cavo
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Donne e telelavoro:
le potenzialità
Il telelavoro che svincola il lavoratore dal dovere di essere
fisicamente presente in un certo luogo per un numero fisso di
ore diventa un'alternativa adatta a diverse persone, uomini e
donne, e si propone come una soluzione innovativa per diverse
ragioni:
ƒ organizzazione del lavoro: la produttività del lavoratore non viene più misurata
sul tempo che ha trascorso alla scrivania ma sul risultato
ƒ ruoli familiari: se anche gli uomini trascorrono una maggiore quantità di tempo
in casa si favorisce un loro maggiore coinvolgimento nel "lavoro di cura" di figli
piccoli e genitori anziani
ƒ pari opportunità di carriera per entrambi i sessi: secondo indagini svolte sul
telelavoro, il telelavoratore è più produttivo perché non è più stressato dal
problema dei tempi morti dedicati al trasporto, dalla lontananza fisica da casa, dal
rigido orario "dalle 9 alle 5".
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Donne e Telelavoro: I dubbi
Il telelavoro può apparire come una soluzione esclusivamente
per le donne che inseguono difficili compromessi tra lavoro
domestico ed extra-domestico perché l'annullamento della
distanza casa – ufficio migliora la convivenza di diversi
impegni.
Contemporaneamente il telelavoro sembra un'alternativa
pericolosa per la donna lavoratrice che potrebbe rischiare
ancora una volta l'esclusione da concrete possibilità di
avanzamento professionale
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Donne e Telelavoro: I dubbi
Il telelavoro è stato visto inizialmente come una forma di
lavoro adatta alle donne perché appariva adatto a conciliare
"tempo della vita" e "tempo del lavoro" grazie alla possibilità di
ƒ eliminare gli spostamenti verso il luogo di lavoro
ƒ rimanere in casa con i figli piccoli o i genitori anziani come già
accadeva in passato con molti altri lavori femminili
ƒ gestire con una certa autonomia l'orario di lavoro
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Donne e telelavoro: I rischi
Il telelavoro però, se non è progettato con cura, rischia di
emarginare la donna dal contesto produttivo:
™ ridimensiona alcuni diritti della telelavoratrice rispetto a quelli
dei colleghi
™ riconduce la donna in casa e, potenzialmente, in una
condizione di isolamento sociale
™ impedisce alla donna di coltivare nell'ambiente di lavoro quella
rete di alleanze ed esperienze che è determinante per favorire il
miglioramento della professionalità e l'avanzamento di carriera.
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Donne anziane e digital divide
Le donne anziane - dai 65 anni in su - rappresentano il gruppo
sociale che vive in modo più serio l'esclusione dalle nuove
tecnologie: nello stesso tempo, sono fra le persone che potrebbero
trarre i maggiori vantaggi, per esempio, dall'accesso al web: la rete
potrebbe rivelarsi per loro un' occasione per sfuggire all'isolamento e
alla scarsa autonomia per varie disabilità e per acquisire nuovi
margini di indipendenza e nuove possibilità di relazione.
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Donne anziane e digital divide
Le iniziative avviate a favore delle donne anziane in tempi
recenti sono state svariate, sia a livello nazionale che locale e
sono consistite in interventi formativi - sia a livello nazionale
che locale - e legislativi, ma gli ostacoli all' inclusione di questa
fascia di popolazione nella società dell'informazione sono
molteplici e rendono l'obiettivo di realizzare l'inclusione in tempi
brevi tanto ambizioso quanto lontano
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Donne anziane e digital divide
Come in altri contesti, anche qui vi sono lodevoli eccezioni, ma
nella condizione della stragrande maggioranza delle donne
anziane ricorrono condizionamenti precisi che quasi sempre si
sommano, amplificando i loro effetti negativi:
™ genere: la possibilità di istituire un approccio con le nuove
tecnologie è contrastata dall'idea di non essere all'altezza in
quanto donne e dalla convinzione che in rete non ci siano
contenuti utili e adatti a loro
.
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Donne anziane e digital divide
™scarsa disponibilità economica: questo fattore è
strettamente legato alla condizione di casalinghe, molto diffusa
in questa fascia di età: le donne anziane non possiedono grandi
risorse economiche, quindi non hanno denaro da spendere nelle
nuove tecnologie
™basso grado di scolarizzazione: la donna anziana, ancor più
frequentemente del coetaneo, ha raggiunto un grado di
istruzione molto basso e che normalmente non favorisce la
capacità di crearsi nuovi interessi e nuovi stimoli
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Donne anziane e digital divide
™età avanzata: l'età rappresenta un ostacolo serio perché tende ad
aggravarsi col passare del tempo: la persona anziana si rinchiude in se
stessa anche inconsapevolmente: si diradano le occasioni di vita
sociale e di consumi culturali e aumenta la diffidenza verso quello che
è nuovo, che appare estraneo e inadatto a sé proprio in ragione
dell'età – è diffusa la convinzione che il computer e la Rete sia "roba
da giovani"
™disabilità: molte disabilità, quando non sono presenti alla nascita o
nella prima infanzia, cominciano a manifestarsi quando si supera l'età
matura come conseguenza di patologie di diversa natura: è il caso di
molte forme di ipovisione che diminuiscono la possibilità di accesso al
web della persona anziana
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Un problema negato
Sin dalla prima riunione per la pianificazione delle ricerche, in
ambito europeo per quanto concerne progetto “Donne e
informatica”,riunendo intorno a un tavolo insegnanti, formatrici,
utenti avanzate, esponenti del mondo della produzione informatica,
è apparso chiaro che l'esistenza di un gap di genere nell'accesso e
nell'uso delle nuove tecnologie è un dato di fatto rimosso e
negato
Se a livello generale il fenomeno acquista una sua evidenza, le
persone chiamate a esprimersi sulla propria realtà specifica
tendono a spostare la soglia oltre la quale il problema esiste.
Di volta in volta si dice che è un problema che riguarda le
generazioni più vecchie, e tra i giovani non è più avvertibile.
Oppure che riguarda solo il momento dell'iniziazione all'uso, e tra le
utenti abituali ogni differenza scompare.
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Un problema negato
Oppure ancora che il problema non è circoscrivibile all'uso delle
nuove tecnologie, ma riguarda la donna nella famiglia, nella società,
nel lavoro. Se il gap esiste, la sua origine e le eventuali soluzioni
vanno cercate altrove.
Un primo obiettivo del progetto è stato quello di verificare e di dare
visibilità alle differenze di genere nel rapporto con le nuove
tecnologie, attraverso un'indagine di tipo sociologico su un
campione di studenti e studentesse e di popolazione adulta. I dati
dell'indagine dimostrano che il gap esiste, e in forme diverse
riguarda anche i giovani
giovedì 19 aprile 2007
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La tecnologia è neutra?
E' uno degli assunti da cui partono coloro che tendono a risolvere il gap di
genere esclusivamente a partire dalle possibilità di accesso alle nuove
tecnologie, dalle possibilità di apprendimento, dalla diffusione di programmi
di alfabetizzazione per gli adulti.
Forti di questa convinzione, molti ritengono che con il tempo e con una
precoce iniziazione alle nuove tecnologie nelle scuole, le differenze di
genere tenderanno a scomparire.
La ricerca documentaria, che ha preso in esame soprattutto la letteratura
di paesi dove la diffusione di computer nelle scuole, a casa e nei luoghi di
lavoro è iniziata a partire dagli anni '80, porta a considerazioni differenti:
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La tecnologia è neutra?
I prodotti tecnologici sono il risultato di relazioni di produzione specifiche e
riflettono l'orientamento e gli interessi specifici dei gruppi che partecipano al
processo di produzione. Generalmente, questi gruppi sono costituiti da
uomini bianchi, di classe media, provenienti da paesi occidentali (del
centro). Ciò significa che il genere (insieme ad altri fattori d'identificazione
come razza e classe) viene automaticamente e tacitamente integrato nei
sistemi tecnologici. In altre parole, gli artefatti tecnologici riflettono una
visione particolare di come verranno utilizzati e a quale scopo, di quali
saranno le persone a farne uso e in quali determinati contesti fisici e sociali
(Adam 1998). Pertanto, la convinzione che sia possibile arrivare a ciò che è
puramente tecnico, dopo aver eliminato a uno a uno i vari strati di
determinazione sociale è altamente discutibile
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La tecnologia è neutra?
Per quanto riguarda le tecnologie informatiche, i luoghi di ricerca e
produzione vedono una scarsa presenza femminile, che non è aumentata
neppure con il passare degli anni. Anzi, in America e in Gran Bretagna si
rileva un calo delle donne iscritte ai corsi di computer science, già a partire
dagli anni '80, con il conseguente calo di presenze femminili nell'università,
nella scuola, nella formazione, nel mondo della produzione. In pratica,
È quindi l'appropriazione delle nuove tecnologie informatiche da parte dei
maschi che le trasforma in un'attività prevalentemente maschile.
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La tecnologia è neutra?
Se le tecnologie informatiche sono di segno maschile, questo non implica
una rinuncia delle donne a utilizzarle
È importante tuttavia riconoscere che sistemi di tecnologia diversi possono
seguire traiettorie diverse e rappresentare interessi diversi. Questo significa
che è possibile, per esempio, che le donne reagiscano in modo diverso dal
previsto di fronte a strumenti tecnologici considerati 'maschili'. In senso più
generale, non è corretto presumere che le donne automaticamente
rifiuteranno un sistema tecnologico, se lo percepiscono come 'maschile'. Al
contrario, le donne a volte aspireranno ad acquisire certe abilità
(considerate 'maschili' o comunque associate alla sfera d'azione dei
maschi) precisamente perché la società e il mercato attribuiscono loro un
alto valore (Adam 1998)
giovedì 19 aprile 2007
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La tecnologia è neutra?
Ed è quello che è avvenuto per le donne che sono entrate in
contatto con le nuove tecnologie nell'ambito lavorativo, o per le
donne che vogliono migliorare la propria posizione professionale,
o ancora entrare o rientrare nel mercato del lavoro.
giovedì 19 aprile 2007
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Abort e ……
C'è una parola nel linguaggio informatico che la dice lunga
sull'identità di genere dell'high tech : "abort"
Vuol dire chiudere un programma del pc senza mantenere le modifiche
fatte. Quale progettista donna avrebbe mai usato un termine emotivamente
così forte per un comando da dare ad una macchina? E poi ancora kill o
crash oppure execute, termini aggressivi, mutuati dal gergo militare.
giovedì 19 aprile 2007
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Cultura del computer
La cultura del computer, nata con la diffusione di massa delle nuove
tecnologie informa di sé i propri “cittadini” attraverso un vocabolario
specialistico, valori,credenze, obiettivi e norme che riflettono gli
interessi e i punti di vista di coloro che partecipano allo sviluppo
tecnologico.
Ne è un esempio la sintassi del “controllo” e del “comando” che regola
il sistema operativo dei nostri computer, e che trae origine da modelli
di pensiero gerarchici e strutturati dall’alto in basso tipicamente
militari.
La stessa metodologia d’uso del computer è stata condizionata da
questa sua origine costringendola in una logica di “ordini” e “comandi”.
Termini come “abort”, “kill” o “execute” fanno parte del gergo militare,
trasmettono aggressività e riflettono il loro simbolico d’appartenenza
fatto di controllo, dominio, violenza e competizione.
giovedì 19 aprile 2007
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Cultura del computer
La sociologa Sherry Turkle che lavora al Massachusets Institute
of Technology (MIT), (1999) individua proprio in questo tipo di
terminologia una delle cause della reticenza femminile all’utilizzo
del computer.
Mai nessuna progettista donna, nel rispetto e consapevole della
propria soggettività, avrebbe utilizzato un termine dai connotati e
dal significato così forte come “abort” per esprimere
semplicemente un comando che significa “chiudere un
programma” senza mantenere le modifiche fatte.
giovedì 19 aprile 2007
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Il primo impatto con la
macchina
Per le donne è molto spesso sotto il segno della paura. Lo rilevano le
formatrici e i formatori, lo ribadiscono efficacemente le donne intervistate
nei corsi di formazione
Per molto tempo quando mi parlavano di prendere in mano un computer
ho provato panico e paura: di fare pasticci, di bloccare tutto, di
sbagliare... poi, frequentando il corso, mi sono resa conto che molte
paure erano veramente ingiustificate e mi sono sentita una stupida per
non averci provato prima (allieva del CEP)
giovedì 19 aprile 2007
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Il primo impatto con la
macchina
E sotto il segno della sfiducia nelle proprie capacità, che pur
essendo in qualche modo sempre presente nelle donne che escono
dal contesto familiare e si confrontano con il mondo, è viva anche
nel contesto scolastico, dove le ragazze sono unanimamente
considerate “più brave”
Sul concetto di capacità, vale la pena di soffermarsi su quanto
emerge dalla ricerca documentaria:
giovedì 19 aprile 2007
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Il primo impatto con la
macchina
Il problema della competenza tecnica è direttamente collegato a quello
delle capacità. I risultati di un grande numero di ricerche hanno dimostrato
che le capacità sono culturalmente definite. Si è dimostrato, inoltre, che a
capacità acquisite nel contesto della sfera domestica viene attribuito un
valore inferiore rispetto alle capacità che si acquisiscono invece in un
contesto formale o istituzionale. Questo è un dato di particolare rilievo
quando si considera la variabile genere: le capacità delle donne, infatti,
sono considerate 'naturali' o 'innate' e pertanto non sono riconosciute come
capacità vere e proprie, perché sono viste come il risultato della
socializzazione delle donne all'interno della sfera domestica (Elson &
Pearson 1981)
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Il primo impatto con la
macchina
Per tornare alla paura, è questa forse la vera motivazione per cui
difficilmente le donne sono autodidatte nel loro percorso di apprendimento
delle nuove tecnologie.
E i corsi di formazione possono diventare uno strumento molto forte per
aiutare a superare la paura e per rafforzare la consapevolezza nelle proprie
possibilità.
corsi di formazione servono a incoraggiare continuamente le donne,
aiutandole ad acquistare fiducia in se stesse con nuove capacità, ma anche
a rinforzare e potenziare quelle capacità di cui sono provviste. (Formatrice
del Lewisham College).
giovedì 19 aprile 2007
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Il primo impatto con la
macchina
Più in generale, il timore è presente anche nei primi passi maschili verso il
computer, ma raramente è associato alla sfiducia nelle proprie capacità:
nell'identità maschile è forte il legame con le tecnologie, quindi, superato un
primo momento, l'approccio verso la macchina e verso i programmi è molto
più disinvolto e libero.
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Donne e informatica
L’immaginario
Certo, ho notato differenze nell'approccio al computer fra donne e uomini.
Tenendo i corsi per sole donne alla Libera università delle donne, mi è
capitato di lavorare in modo esplicito anche sull'atteggiamento verso la
macchina. Sicuramente sono emerse delle difficoltà nell'approccio legate a
un immaginario che attribuisce alla macchina capacità e possibilità proprie
del mondo maschile: c'è un atteggiamento vissuto di ostilità come se il
computer riassumesse un mondo o qualcosa che viene negato. Nei discorsi
delle donne sui computer, spesso vengono citati i mariti, i fidanzati, i figli.
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Donne e informatica
L’immaginario
Dalle parole di una formatrice intervistata per una ricerca
sociologica, emerge in modo chiaro che per le donne il rapporto
con la macchina non si limita al "qui ed ora", ma trova i suoi
fondamenti in un immaginario spesso rinforzato dalle relazioni
sociali e familiari in cui le donne sono immerse.
E ancora,dalla ricerca sociologica
giovedì 19 aprile 2007
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Donne e informatica
L’immaginario
Secondo i dati della nostra ricerca, la dimensione culturale rappresenta un
nodo fondamentale della questione. Sappiamo, ad esempio, come fra le
donne adulte prevalga un atteggiamento iniziale di timore verso la
macchina. Un timore che, se non superato, si trasforma in vero e proprio
ostacolo insormontabile. Il motivo che spiega questo timore può essere
individuato proprio in quella visione culturale diffusa che con il suo sistema
di significati ha reso "territorio inaccessibile" le competenze di tipo
informatico, delineando i confini di una nuova situazione di diseguaglianza e
disparità di genere. Così ogni tentativo di avvicinare quel territorio da parte
delle donne si carica di una serie di significati che hanno a che fare
direttamente con l'emancipazione.
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Giocare non per gioco
Una delle maggiori differenze tra uomini e donne nell'approccio alle nuove
tecnologie è proprio sul versante ludico.
E se è vero che la motivazione professionale può rafforzare il processo di
apprendimento e rendere più sistematico e "serio" lo studio, sembra ormai
assodato che è nel gioco che si delinea e si consolida il rapporto tra la
persona e le tecnologie informatiche.
Dalla ricerca documentaria
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Giocare non per gioco
Secondo le ricerche portate avanti finora sul tema, la familiarità dell'utente
con i videgiochi rappresenta un vantaggio significativo nell'acquisire abilità
informatiche che potranno essere in seguito applicate ad altri settori, come
ad esempio quelli del lavoro o dell'educazione (Haddon 1992).
Ciò mette in luce due possibili aree di investigazione: primo, la
responsabilità e il ruolo dei genitori e la dinamica delle relazioni familiari nel
determinare modalità d'uso (facilitando l'accesso all'apparecchio e al
software, incoraggiandone l'uso, garantendo momenti di tempo libero, e così
via) che sembrano essere differenziate fortemente tra bambini e bambine e,
possibilmente, tra uomini e donne.
Il secondo punto ha come oggetto d'analisi i videogiochi e il loro mercato in
quanto altamente caratterizzati dalla variabile del genere
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Giocare non per gioco
Infatti, secondo la nostra ricerca,
più assidui partecipanti nella cultura dei videogiochi sono i bambini e i
giovani adulti maschi. Sono questi a fare i maggiori acquisti di software e, di
conseguenza, sono principalmente i loro gusti e bisogni a determinare le
scelte di questo mercato.
Le ragazze, invece, comprano raramente questo tipo di giochi. Le rare volte
che giocano con questo tipo di software, lo fanno prendendo a prestito i
giochi dei loro fratelli o dei loro amici. Pertanto, non influenzano in alcun
modo il mercato con le loro specifiche modalità di consumo. Il relativo
disinteresse manifestato dalle ragazze e dalle donne per i videogiochi
dipende da un numero di fattori, tra cui il formato e gli obiettivi di questi
giochi
giovedì 19 aprile 2007
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Giocare non per gioco
Nonostante questo, come segnale di un mutamento in corso, anche tra le
ragazzine si sta diffondendo, sia pure con lentezza, la cultura del
videogioco.
E molte case produttrici, a cominciare dall'esperienza americana di Purple
Moon di Brenda Laurel, hanno cominciato a progettare e sviluppare
videogames destinati esclusivamente a un pubblico femminile.
L'approccio ludico al computer però non resta limitato a una particolare età
della vita, ma sembra riproporsi anche in adulti che sono arrivati "tardi" alle
nuove tecnologie e influisce sulle modalità di apprendimento.
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Le modalità
dell'apprendimento
La difficoltà nel primo approccio, l'assenza di un atteggiamento ludico verso
la macchina, portano a modalità di apprendimento molto differenti tra uomini
e donne.
Per sintetizzare, in generale gli uomini sono più disordinati e creativi, più
smanettoni, le donne sono più metodiche e sistematiche. Questo dato
emerge in modo inequivocabile attraverso tutte le ricerche, ed è abbastanza
costante in tutte le età.
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101
Le modalità
dell'apprendimento
La differenza non dovrebbe significare di per sé un giudizio di valore, ma di
fatto, poiché la trasmissione del sapere avviene per lo più attraverso figure
maschili, le modalità degli uomini sembrano essere le "migliori". E nelle
situazioni di apprendimento "miste", è il gruppo maschile quello destinato
comunque a prevalere.
Sul fenomeno che attribuisce valore a ciò che di per sé non dovrebbe
averne, e alla lunga porta a sminuire le capacità femminili, è illuminante
questo brano della ricerca documentaria:
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102
Le modalità
dell'apprendimento
In uno studio del 1991, si rilevò un'altra differenza comportamentale tra
maschi e femmine: mentre le femmine lavorerebbero sistematicamente
seguendo il testo e il manuale degli esercizi (dato peraltro discutibile), i
maschi sarebbero più propensi a giocare con i videogames. I docenti del
convegno di Perth a cui furono presentati questi dati conclusero
all'unanimità che i ragazzi giocavano con il computer perché più sicuri di se
stessi in relazione al mezzo, e che le ragazze invece seguivano le istruzioni
in mancanza di una maggiore familiarità e disinvoltura con la tecnologia in
questione.
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103
Le modalità
dell'apprendimento
Invece, abbiamo visto che queste differenze corrispondono ad atteggiamenti
e strategie differenti dovuti in larga misura alle differenze nei processi di
socializzazione
da
parte
dei
ragazzi
e
delle
ragazze.
In più, Spender riporta un suo personale esperimento nel quale, a un
convegno che ebbe luogo un anno più tardi sulla costa orientale
dell'Australia, presentò gli stessi dati, invertendoli. Sarebbero state le
femmine questa volta a giocare con i videogames e i maschi a seguire il
programma.
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Le modalità
dell'apprendimento
L'interpretazione unanime fu sorprendentemente la stessa: i ragazzi
seguivano il programma perché consci della serietà della materia, e perché
sicuri di se stessi; le ragazze, invece, giocavano perché, non avendo
sufficiente conoscenza, erano insicure e non prendevano con serietà la
materia
Cio dimostra che la discriminazione
d’interpretazione
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esiste a monte dei dati, a livello
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Le modalità
dell'apprendimento
Aspetti Negativi
L’organizzazione di corsi di formazione per sole donne, proposti e messi a
punto in molte scuole secondarie miste, non può costituire un’auspicabile
soluzione fintanto che non vengano messi in discussione gli atteggiamenti
pregiudiziali dei formatori, nella scuola e nella famiglia, e fintanto che non
vengano democratizzate le attuali relazioni di potere fra i sessi.
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Le modalità
dell'apprendimento
Aspetti Negativi
L’ostilità e l’aggressività maschile anzichè diminuire a livelli superiori di
formazione sembrano invece intensificarsi, sia per ciò che riguarda il
comportamento degli studenti sia per quello del corpo accademico e
tecnico degli istituti universitari.
Davies, docente di computer science in un’università australiana, riscontra
un’esplicita brutalità virtuale contro la donna in molte attività e giochi
pornografici ‘virtuali’ a cui gli uomini, studenti e docenti, si dedicano sui
loro schermi nei laboratori durante e fuori orario di lavoro.
Davies interpreta questo abuso da parte degli uomini come una tattica
per marcare quello che ritengono essere il loro territorio, cioè come una
strategia di controllo del loro potere
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Le modalità
dell'apprendimento
Aspetti Positivi
C’è forse un modo migliore per affrontare il problema della
disuguaglianza tra i sessi nell’accedere alle nuove tecnologie. Si tratta,
cioè, di prendere come punto di partenza gli esempi positivi della
competenza femminile in questo campo e di analizzarli allo scopo di
ricavarne lezioni per il futuro e modelli da imitare per tutte le donne.
Questo è il senso della pubblicazione bimensile on-line di ‘Geekgirl’ di
Rosie Cross e Lisa Pears, che riporta le testimonianze di donne che sono
diventate esperte nell’uso del mezzo.
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Le modalità
dell'apprendimento
Aspetti Positivi
Il consenso generale – e questo viene confermato da altre storie raccolte
on-line da WITCH, Women In Touch Communication and Help – è che,
una volta superata la reticenza iniziale, o addirittura paura verso il computer,
l’informatica si può trasformare in un mondo stimolante, eccitante e capace
di dar mille soddisfazioni.
Lo studio condotto da Sherry Turkle su 25 studentesse di computer science
ad Harvard rivela un leggero senso di apprensione nei confronti della
macchina anche nel caso di queste donne altamente preparate. La
reticenza è tuttavia un fenomeno transitorio che non impedisce alla donna di
raggiungere altissimi livelli (Turkle1988).
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Le modalità
dell'apprendimento
Aspetti Positivi
Altri sottolineano invece il lato generazionale di questo problema,
dimostrando come per molte adolescenti degli anni ’90 le cosidette
‘difficolta’ siano svanite:
Per le ragazze, l’informatica rappresenta non soltanto un entusiasmante
passatempo, ma soprattutto un’esperienza positiva basata sulla sociabilità
del mezzo, verso cui sono attratte per le sue possibilità creative e
comunicative.
In altre parole, la ‘rete’ sarebbe una naturale estensione del mondo sociale
femminile: se gli uomini si specializzano nel ‘report talk’ – esposizione
‘obiettiva’ e unilaterale dei fatti - le donne sono invece esperte nel ‘rapport
talk’ – cioè nel dialogo (Kaplan and Farrell 1994).
È interessante notare come tutte queste adolescenti siano state ‘iniziate’ al
mezzo elettronico da un/a amico/a.
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Le modalità
dell'apprendimento
Aspetti Positivi
Dr. Sadie Plant dell’università di Birmingham, ha una visione estremamente
positiva della relazione ‘donna e informatica’.
Per Plant, la storia della liberazione della donna è profondamente legata
alla storia della tecnologia. Lo sviluppo di quest’ultima, ovvero il processo di
modernizzazione, è risultato in una progressiva liberazione per la donna. In
particolare, il mezzo elettronico sembra più consono al sistema operativo
femminile che a quello maschile.
Lo spazio cyber ha infatti le premesse per diventare più egalitario delle
precedenti strutture tecnologiche, in quanto offre nuove e finora impensate
opportunità per la comunicazione, lo scambio, e il mantenimento delle
relazioni umane. In breve, il computer non sarebbe altro che un sofisticato e
potenziato telefono, uno strumento tecnologico con cui, dato il suo
potenziale sociale, le donne sembrano avere una relazione preferenziale.
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Le modalità
dell'apprendimento
Aspetti Positivi
Plant ammette che l’iniziazione della donna alle nuove
e che questo spiega molte delle inibizioni di cui
Pertanto, Plant sostiene l’importanza di ideare metodi
non siano discriminatori contro le donne, ma che ne
tecnologie è carente
soffre attualmente.
d’insegnamento che
sviluppino invece la
‘naturale predisposizione’ al mezzo.
È poi compito di tutte noi donne cercare attivamente di coinvolgerci nelle
nuove tecnologie anzichè desistere di fronte alla discriminazione.
‘All girls need modems’ [che tutte le ragazze si muniscano di un
modem] è il motto di Sadie Plant
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ADA – Avvicinare le Donne
all’informaticA
Descrizione
Il progetto nasce nel 2000 dalla preoccupazione condivisa da ben 36
presidenti di corso di laurea in Scienze e Tecnologie Informatiche per la
crescente disaffezione da parte femminile rispetto agli studi scientifici di tipo
informatico, e dalla consapevolezza che un'azione congiunta mirata a
riavvicinare le donne all'informatica possa incidere positivamente, a medio e
lungo termine, sia sul potenziamento della ricerca scientifica in questo
campo che sull'affermarsi di nuove professioni maggiormente compatibili
con uno stile di vita che non metta in competizione l’attività lavorativa con
l'identità femminile e/o con l'assunzione di responsabilità genitoriali
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ADA – Avvicinare le Donne
all’informaticA
Dati relativi all'accesso delle ragazze ai corsi di laurea in Informatica (classe
26) denotano una preoccupante lontananza della popolazione femminile
dalla cultura informatica:
ƒ Le studentesse immatricolate nell'AA 2005/'06 sono state 815 a fronte di
6495 studenti di sesso maschile (poco più del 12%).
ƒQuesto dato contraddice la equiripartizione tra maschi e femmine degli
immatricolati nelle Facoltà di Scienze.
ƒConfrontando questo dato con gli anni precedenti, si assiste ad una
drammatica diminuzione sia in percentuale che in valore assoluto delle
studentesse iscritte ai corsi di laurea in Scienze e Tecnologie Informatiche:
nel 2001/'02 le ragazze immatricolate erano il 22% (v.a. 1492), nel 2002/'03
il 17%, nel 2003/'04 il 15%, nel 2004/’05 il 14%.
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ADA – Avvicinare le Donne
all’informaticA
Il problema non è solo italiano. Negli USA è attiva da anni una task force
dell'ACM (Association for Computer Machinery) che coordina progetti
finalizzati a diminuire il "gender gap" nelle scienze e tecnologie informatiche
(<http://women.acm.org/>). Analoghe esperienze sono attive in Germania e
nel Regno Unito.
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ADA – Avvicinare le Donne
all’informaticA
Finora le azioni positive volte ad incoraggiare le ragazze ad intraprendere
studi scientifici in ambito informatico si sono limitate ad interventi di tipo
promozionale, ma non realmente innovativi dal punto di vista didattico e
contenutistico. Non dovrebbe essere la studentessa ad adattarsi all'offerta
formativa ma, viceversa, si dovrebbero proporre metodologie e strategie
educative volte ad interessare le ragazze alle scienze informatiche: ciò è
quanto questo progetto intende promuovere
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ADA – Avvicinare le Donne
all’informaticA
Obiettivi
L’obiettivo generale del progetto è quello di attivare una serie coordinata di
azioni che portino ad incrementare la presenza femminile nei corsi di
laurea di scienze e tecnologie informatiche.
Obiettivi specifici:
1.
Aumentare la conoscenza del ruolo delle donne nelle attività di ricerca e
sviluppo in ambito informatico
2.
Aumentare la conoscenza delle attività di ricerca in ambito informatico
svolte a livello universitario, coinvolgendo in esse le ragazze di alcuni
istituti secondari.
3.
Aumentare la conoscenza delle opportunità lavorative legate alle nuove
professioni legate all’informatica
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ADA – Avvicinare le Donne
all’informaticA
La metodologia che verrà utilizzata per il conseguimento di tali obiettivi
prevede le seguenti attività:
1.
La realizzazione di un’indagine su un ampio campione a livello
nazionale di ragazze iscritte agli ultimi anni delle scuole superiori, volta
ad individuare i principali ostacoli percepiti nei confronti di studi
universitari in ambito informatico.
2.
La progettazione, realizzazione e divulgazione presso gli insegnanti
delle scuole di primo e secondo grado di un sito web che raccolga
documenti, testimonianze, riferimenti sul ruolo delle donne nelle attività
di ricerca e sviluppo in ambito informatico (da Ada Byron Lovelace in
poi).
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ADA – Avvicinare le Donne
all’informaticA
3.
La realizzazione di “open days in rosa”, in ognuno dei corsi di laurea in
scienze e tecnologie informatiche coinvolti nella realizzazione del
progetto, finalizzati ad illustrare non tanto gli obiettivi ed i contenuti dei
corsi di laurea quanto le sfide che la ricerca in ambito informatico si
trova ad affrontare, il background culturale che esse richiedono, e
l’impatto a medio e lungo termine di tali attività di ricerca anche per il
raggiungimento di
pari opportunità tra uomini e donne, con il
coinvolgimento in primis di docenti e ricercatori di sesso femminile.
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ADA – Avvicinare le Donne
all’informaticA
4.
La realizzazione di incontri e testimonianze con realtà significative di
tipo professionale che hanno visto protagoniste donne nell’ambito della
trasferimento scientifico-tecnologico, reso possibile grazie alle
partenerships con le realtà culturali ed industriali attivate da ciascuna
delle strutture coinvolte nel progetto.
5.
La individuazione di linee guida per l’orientamento volte a suscitare
maggiore interesse e coinvolgimento da parte delle ragazze nei
confronti degli studi in scienze e tecnologie informatiche.
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ADA – Avvicinare le Donne
all’informaticA
Destinatari
I principali destinatari del progetto sono le ragazze iscritte agli ultimi anni
degli istituti secondari superiori.
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ADA – Avvicinare le Donne
all’informaticA
Strutture coinvolte nella realizzazione dell'iniziativa
1.
Università di Modena
2.
Università di Catania
3.
Università di Messina
4.
Università di Salerno
5.
Università di Torino
6.
Università di Bologna
7.
Università di Bolzano
8.
Università della Calabria
9.
Università di Pisa.
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ADA – Avvicinare le Donne
all’informaticA
10. Università di Milano Statale
11. Università di Milano Bicocca
12. Università di Napoli Parthenope
13. Università di Napoli Federico II
14. Università del Piemonte Orientale
15. Università di Genova
16. Università di Bari
17. Università di Trieste
18. Università di Padova
19. Università di Verona
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ADA – Avvicinare le Donne
all’informaticA
20. Università di Milano – sede di Crema
21. Università di Siena
22. Università di Firenze
23. Università di Roma La Sapienza
24. Università di Roma Tor Vergata
25. Università di Bologna – sede di Cesena
26. Università di Perugina
27. Università Ca’ Foscari di Venezia
28. Università di Cagliari
29. Università di Trento
30. Università di La Spezia
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ADA – Avvicinare le Donne
all’informaticA
31. Università dell’Insubria - Como
32. Università di Udine
33. Università di Parma
34. Università dell’Aquila
35. Università di Camerino
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Donne e Nuove Tecnologie
Informatiche
Il progetto "Donne e Nuove Tecnologie" nell'ambito del programma
Leonardo dell'Unione Europea nel 1995,è nato con l'intento di cominciare a
riflettere anche in Italia sulle nuove tecnologie con un'ottica di genere.
Obiettivo
analizzare in termini qualitativi e quantitativi il rapporto tra le donne e le nuove
tecnologie informatiche e individuare modalità formative che favoriscano
l'accesso delle donne alle nuove tecnologie, sulla base di una ricerca
sviluppata con gli strumenti dell'antropologia visiva in Italia, Francia, Gran
Bretagna.
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Donne e computer
Il progetto "Donne e computer" , voluto dal Servizio Pari Opportunità del
Comune di Reggio Emilia nel 2004, è nato per offrire alle donne che
presentano maggiori difficoltà nell'approccio con la strumentazione
informatica l'opportunità di partecipare ad alcuni incontri gratuiti di
alfabetizzazione.
L'uso del computer è diventato oggi indispensabile per svolgere le attività
della vita quotidiana, non solo nel lavoro ma anche nel tempo libero, nella
ricerca e nell'approfondimento dei propri interessi, nel mantenimento dei
contatti con persone e mondi lontani
L'Amministrazione Comunale ha pertanto organizzato cinque corsi di base
rivolti a donne ultra cinquantenni e donne di origine straniera senza alcuna
conoscenza informatica, per dare una prima formazione in merito all'utilizzo di
posta
elettronica,
programmi
di
videoscrittura
e
internet.
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Conclusioni
Storicamente le donne hanno avuto, loro malgrado, una posizione
svantaggiata rispetto agli uomini: oggi affrontano la vita da un'altra
angolazione, con un'altra memoria, un'altra esperienza, un altro
approccio e un'altra storia. E’ importante esserne consapevoli, nella
misura in cui le donne possono contribuire creativamente
all'invenzione di nuovi universi di significazione, di altri ordini simbolici
in cui la tecnologia non sia strumento di potere ma, come risulta dagli
intenti della sua definizione, di soddisfacimento di bisogni. Per fortuna
l’età Vittoriana in cui si consideravano le donne come inadatte allo
studio della matematica per via della misura del loro cervello è
passata, ed è riconosciuto che le donne hanno le stesse capacità degli
uomini.
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Conclusioni
Il problema risiede nella ristrettezza dei modelli del sapere tecnico e
scientifico che non danno ragione della complessità e della ricchezza
dei diversi possibili utilizzi, ad esempio del computer e delle sue
implicazioni, contraddizioni e ambivalenze.
E’ come se alla donna non venisse, di fatto, riconosciuto un “potere”
d’innovazione nel senso che la si può considerare un’eccellente
collaboratrice ma non appena si allontana dalla norma, questo passo
viene guardato con sospetto ed è poco sostenuto. La sua
“trasgressione” viene considerata come una mancanza anziché come
un qualcosa in più. Allora è auspicabile per le donne un accesso più
libero alle nuove tecnologie in armonia con la soggettività personale e
svincolato dai modelli diffusi che non riescono ad interessare le donne.
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Conclusioni
Come le amazzoni dovevano tagliarsi un seno per potere
utilizzare le tecnologie di quel tempo, ovvero per tirare con
l’arco, le donne di oggi debbono forse mutilare la propria
soggettività e il proprio vissuto per utilizzare le nuove
tecnologie ed entrare a far parte del mondo che è stato
strutturato da e per coloro che hanno un preciso punto di
vista maschile?
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Conclusioni
L’approccio delle donne alle nuove tecnologie non deve essere
considerato un “virus” da isolare, bensì una diversa prospettiva da cui
guardare allo sviluppo che può rivelarsi determinante per risvegliare la
coscienza critica di uomini e donne nei confronti della tecnologia,
proponendo nuovi percorsi e adottando nuovi linguaggi più centrati
sulle relazioni umane, sulla qualità della vita e sulla critica
“all’innovazione a tutti i costi”. Ci auguriamo che in futuro venga
meno la rigida e gerarchica divisione di ruoli che vede una parte
dell’umanità impegnata nella creazione e l’altra nell’adattamento e
che le nuove tecnologie non vengano prodotte, diffuse ed utilizzate
sulla base di modelli prestabiliti, bensì che si prestino sempre più a
scelte diverse, di soggetti diversi,secondo modalità d’utilizzo libere e
personali.
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