Stampa Estera, l`Italia di successo

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Stampa Estera, l`Italia di successo
Progetto Interesse Nazionale
Stampa Estera, l’Italia di successo
Sesta sintesi
Analisi del periodo
1° maggio – 20 luglio 2009
© Questo documento è stato realizzato in esclusiva per Aspen Institute Italia
Stampa Estera, l’Italia di successo – Analisi dal 1° maggio al 20 luglio 2009
(cont.)
Presentazione del lavoro
Il presente documento intende sintetizzare l’immagine dell’Italia apparsa sui principali
giornali stranieri negli ultimi due mesi e mezzo, dal 1° maggio al 20 luglio 2009.
La crisi economica mondiale, argomento cardine delle analisi degli ultimi sei mesi, non è
più al centro della scena. Sebbene i quotidiani sembrino ancora concentrati maggiormente
sulle proprie vicende nazionali, sono comunque costanti le segnalazioni di eccellenze
economiche, culturali e territoriali italiane.
Presentata infatti l’acquisizione di Chrysler da parte di Fiat e la nuova joint venture cinese
del Lingotto, i commentatori stranieri si sono soffermati su un numero maggiore di soggetti
industriali, che con le loro produzioni promuovono ciò che è universalmente noto come “lo
stile di vita italiano”. Prodotti spesso legati al concetto del piacere: come i viaggi,
l’alimentare o la moda, che in questo bimestre è ritornata protagonista.
Il documento intende analizzare per la prima volta anche un evento di rilevanza
internazionale come il G8 dell’Aquila. Una scelta dettata non soltanto dalla copertura
mediatica (vi sono stati dedicati più di cinquanta articoli), ma anche dal valore simbolico
dell’iniziativa, ospitata nel capoluogo abruzzese colpito dal sisma del 6 aprile scorso.
Descrizione della metodologia, con dati aggiornati
Il monitoraggio ha preso in considerazione ogni giorno, dal 1° aprile 2007, la
rappresentazione dell’Italia offerta dalle più autorevoli testate straniere (l’elenco è
consultabile nelle ultime pagine).
Nell’arco di oltre 27 mesi sono stati esaminati più di 8500 articoli, suddivisi nelle consuete
tre categorie:
- “Italian Business”, riferita ai giudizi sulle aziende italiane e sulla politica economica del
Paese;
- “Italian Culture / Italian Life” che segue invece gli aspetti culturali, sociali, paesaggistici e,
dunque, turistici della Penisola;
- “People from Italy”, una sezione dedicata agli ritratti e agli scritti dei nostri connazionali.
È stato deciso invece di non considerare i giudizi di carattere strettamente politico. Sul parte
sito dell’Aspen sono finora comparse oltre 1700 segnalazioni, selezionate in base alla
rilevanza dei temi.
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L’Italia sulla stampa estera: economia, personalità e cultura
Pensando al dopo-crisi
Il sistema economico italiano spesso accusato di ritardi e nanismo è stato celebrato come
uno dei più resistenti al mondo, al punto che alcune delle società nazionali più solide
sembrano già concentrate sulle strategie per il dopo-crisi.
Simbolo di questa solidità e tenuta finanziaria sono state fin dall’inizio le banche. Il
britannico Financial Times riferiva sull’argomento lo scorso 15 maggio titolando “Italy’s
big beasts look to future with confidence” dove le “big beasts”, i tre grandi soggetti di punta
del panorama finanziario italiano (UniCredit, Intesa Sanpaolo e Assicurazioni Generali),
erano elogiati per la loro capacità di generare profitto (si pensi alle divisioni dei servizi per
gli investimenti) e per l’ottimismo con cui guardano ai dati di fine anno.
Nonostante i profitti ridotti rispetto al 2008 (The Wall Street Journal del 14 e 15 maggio)
siano stati mitigati dalle misure di sostegno offerte dallo Stato, lo stesso Financial Times (15
maggio) ricorda come a far temere per la tenuta dei due istituti di credito sia stata la loro
esposizione sui mercati dell’Est Europa, mercati che ora (seppur lentamente) sono in fase di
ripresa.
Sembra confermarlo l’ultima grande operazione societaria di Generali, la joint-venture con il
fondo d’investimento ceco Ppf (Financial Times del 1° giugno), che ha il chiaro obiettivo di
aumentare gli investimenti nell’area che dai Balcani arriva fino al Caucaso. Il gruppo, di cui
la società italiana detiene la maggioranza, inizierà con lo stanziare un centinaio di milioni di
euro nella regione.
Non è però solo la finanza che ha rincominciato a guardare all’Europa orientale. Lo sta
facendo anche una società come Ntv, primo operatore ferroviario privato in Europa (La
Tribune del 19 giugno). “L’intento è inserirsi, insieme alla francese Sncf, nel mercato del
trasporto passeggeri nell’Est Europa, una volta raggiunto l’obiettivo di collegare le grandi
città italiane” come illustrava (Time dell’8 giugno) l’amministratore delegato, secondo cui
“tutta l’Europa guarda con interesse al nostro sviluppo” (The Times del 18 maggio). I nuovi
treni ad alta velocità erano definiti “una macchina dei sogni italiana: ben piantata sulle ruote,
con gli interni di design e una velocità massima da 360 km/h” (ibidem).
Chi da tempo opera come soggetto in parte italiano, in parte francese è STMicroelectronics,
numero uno europeo nella produzione di chip, che ha negato l’eventualità di una chiusura di
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impianti nei due Paesi (Le Figaro dell’11 giugno). Nuovi posti di lavoro saranno invece
creati da Industrie Cartiere Tronchetti che, dopo aver aperto fabbriche in Polonia e Spagna,
sta realizzando in Francia uno stabilimento da 150 dipendenti, che prevede di ingrandire
(Les Echos del 22 giugno).
Un altro marchio numero uno in Europa è quello di Costa Crociere (tuttora percepito come
bandiera del Made in Italy) che, “con oltre 1,2 milioni di passeggeri ogni anno, si è imposta
per le offerte turistiche nel Mediterraneo e nei Caraibi” (Le Figaro del 20 giugno) , ma
anche in mercati emergenti come le coste indiane, cinesi, del mar Baltico e del golfo Persico.
Ad oggi la società, che impegna sulla sua flotta un migliaio di lavoratori, registra il tutto
esaurito nelle prenotazioni e per questo all’inizio del mese di giugno ha varato nel porto di
Genova due nuove navi da 3000 e da 4000 passeggeri (ibidem).
Una domanda sempre crescente è anche quella di cui godono “le nuove dinastie del caffè
italiano” (Suddeutsche Zeitung del 13 giugno) che “sono riuscite ad aumentare il loro giro
d’affari in tutto il mondo in un momento in cui storici marchi stranieri ben radicati soffrono
la recessione”. Il giornale cita come esempi Illy e Lavazza, per come si sono imposti in
Germania: “Illy in particolare è riuscito a ritagliarsi ‘un posto al sole’ nel mercato delle
macchine da caffè e delle cialde, facendo diventare questi prodotti gli elettrodomestici più
acquistati dopo l’aspirapolvere”. Un successo che beneficia anche “della sete di caffè del
mondo”: secondo le stime degli analisti nel 2009 ci potrebbero essere dagli 8 ai 10 milioni di
sacchi in meno di caffè rispetto alla domanda. “Per cercare di risparmiare – hanno risposto
dall’azienda – si distribuirà meno caffè nei bar, mentre crescerà il consumo domestico”.
Il ritorno dell’Alta Moda
I grandi marchi italiani, trascurati (come i loro concorrenti stranieri) dalla stampa estera
durante i mesi peggiori della crisi, da maggio hanno recuperato spazio sulle pagine
internazionali.
“Poiché la moda è uno specchio dei tempi – recitava l’International Herald Tribune del 20
giugno – gli scossoni finanziari sono evidenti: nel ritorno al capo di qualità, di sartoria,
accompagnato da un’attenzione crescente per i tessuti, (…) tematiche ambientali e (…) una
tavolozza di colori più allegri. E nuove soluzioni tecnologiche, come quelle di Allegri che
per i suoi impermeabili utilizza un idrorepellente naturale sviluppato da fibre vegetali”. “C’è
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un palpabile senso di rifiuto della moda veloce, consumistica, a favore dello slowear”
(ibidem) sulla scorta dello slow food.
L’Italia e, in particolare, Milano non sono guardate solo come luogo delle sfilate (descritte
in particolare su Le Figaro del 22 giugno e Le Monde del giorno dopo), ma anche come
laboratorio di innovazione. Le vie della finanza milanese sono scandagliate per trovare
nuove tendenze come l’abbandono sempre più massiccio di grisaglie formali in favore di
abbigliamenti più ibridi e personali anche nei luoghi di lavoro: “il concetto italiano della
‘bella figura’, della buona impressione coesiste con la ricerca della semplicità, più tipica di
altri Paesi” commentava l’International Herald Tribune del 22 giugno.
Al fianco delle consuete descrizioni delle passerelle, la stampa straniera ha scelto di
presentare alcune acquisizioni straniere operate da gruppi italiani, a dimostrazione della loro
eccellenza.
Il Financial Times (28 maggio) ha scritto del gruppo di occhialeria Luxottica che ha
acquisito il 40% di MultiOpticas, una delle più grandi catene di distribuzione del
Sudamerica; in America Latina è previsto uno dei maggiori aumenti della domanda.
Le Figaro (10 giugno) ha parlato di Tod’s in occasione dell’ingresso della famiglia Della
Valle nel capitale dei grandi magazzini Saks Fifth Avenue: un iniziale 6%, che dovrebbe
raddoppiare a breve tempo. “Un’offensiva simile a quella della Fiat su Chrysler”, secondo
lo stesso giornale francese.
Les Echos (22 giugno) ha invece dedicato ampio spazio alla partecipazione della holding
della famiglia Benetton nell’azionariato di Club Med, con l’intenzione da parte dei trevigiani
di ottenere un rappresentante nel consiglio di amministrazione. Il giornale finanziario
parigino ha sottolineato come la conglomerata veneta abbia ormai un giro d’affari superiore
agli 11 miliardi di euro, con 70mila dipendenti impegnati in diversi settori: dalla ristorazione
all’immobiliare, dall’agricoltura ai fondi d’investimento, passando da telecomunicazioni,
infrastrutture aeroportuali e squadre sportive. Senza dimenticare naturalmente “l’originario
comparto tessile, dove il marchio rappresenta ormai una success story”, secondo il
quotidiano.
Un’altra grande azienda italiana ancora di proprietà della famiglia fondatrice è il gruppo
Zegna, guidato da dieci anni dalla terza generazione; “un campione del settore” secondo il
Financial Times del 6 luglio. “Abbiamo aperto nostri negozi nei Paesi emergenti molto
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tempo fa e questo, crisi o non crisi, ha rappresentato un grande vantaggio” ha affermato
l’amministratore delegato Gildo Zegna, vantando una crescita del 50% delle vendite nell’Est
Europa e del 30% in Cina, ormai il secondo mercato del gruppo per importanza. La società,
citata come esempio positivo per la sua solidità economica e per la lungimiranza delle scelte
strategiche, non sembra impensierita da anni di ricavi ridotti nel settore e guarda già a
“nuovi clienti potenziali in Africa: in Paesi come la Nigeria e l’Angola, soprattutto”.
Il successo del Made in Italy, realizzato tramite una promozione e commercializzazione
all’avanguardia dei prodotti e un’attenzione tradizionale in fase di produzione, trova
ulteriore esemplificazione nel gruppo Damiani che “grazie a ottanta artigiani produce ogni
giorno oltre duecento gioielli”, secondo Le Figaro del 19 giugno.
L’articolo sottolinea l’efficacia dei due elementi: la ricercatezza estetica nel momento della
vendita (“…la sede milanese della gioielleria è un imponente palazzo della fine del
diciannovesimo secolo, con all’interno un cortile alberato nel quale sono posteggiati bolidi
sportivi e berline con autista. Non c’è dubbio siamo in Italia…”) e l’autenticità artigianale
della creazione (“…a un’ora di macchina si trova una struttura meno fastosa e
intenzionalmente anonima, dove macchinari ultramoderni convivono al fianco di utensili
tradizionali…”).
Il marchio Damiani è inoltre autore di una più vasta promozione del Made in Italy, mediante
collaborazioni con case come la Gianfranco Ferré e Martin Margiela, di proprietà di Renzo
Rosso, numero uno di Diesel.
Fiat, dall’America alla Cina
Il maggior alfiere del Made in Italy nel mondo è stata però negli ultimi mesi la Fiat, con la
sua ambiziosa strategia di acquisizioni internazionali, che l’ha portata al controllo
dell’americana Chrysler.
“ ‘Se il gruppo rispetterà gli obiettivi fino al 2010 diverrà una vera e propria macchina da
guerra’ aveva affermato l’amministratore delegato Sergio Marchionne nel 2006; poi è
intervenuta la crisi e legare il destino della società a un partner straniero è divenuta una
necessità. Non era più sufficiente la strategia di cooperazione condotta con Psa, Ford,
Suzuki o Tata (…). Marchionne aveva tuttavia ancora frecce al suo arco: è un cittadino del
mondo, ‘canadese per gli americani e italiano per gli italiani’ (…), è sempre stato
considerato un uomo del dialogo anche dal potente sindacato americano Uaw (…) e ha
spinto Fiat a giocare la carta della ‘vettura non inquinante’, facendo di Torino la capitale
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europea dei ‘motori ecocompatibili’; in questo senso, l’accelerazione della presidenza
Obama in tema di riduzione delle emissioni entro il 2016 ha offerto al gruppo una via
d’accesso agli Stati Uniti”. Così scriveva Les Echos del 26 maggio in un articolo di fondo.
Un’intera pagina del Wall Street Journal (8 giugno) tornava sul ruolo giocato nell’affare
dall’amministrazione Obama, un deus ex machina provvidenziale per la riuscita della
trattativa. Una sottolineatura insidiosa che annunciava come in America qualcosa si stesse
muovendo sotto la superficie.
L’annuncio infatti fu dato dai giornali il giorno successivo: “La Corte suprema ha deciso di
bloccare le procedure di vendita di Chrysler a Fiat in seguito alle obiezioni di tre fondi
pensioni in possesso di 42 milioni di dollari di debito della compagnia” (Financial Times e
Süddeutsche Zeitung del 9 giugno).
Due giorni dopo arrivò il contro-annuncio, e la caduta dell’ultimo ostacolo: “dopo appena 42
giorni di trattativa Fiat assume la gestione di Chrysler” (The Wall Street Journal, Arab
News, Gulf News, Jerusalem Post dell’11 giugno) e “l’accordo dà vita al sesto produttore
mondiale di automobili, che inizierà immediatamente la sua attività” (Financial Times
dell’11 giugno e Süddeutsche Zeitung del 12 giugno). “Chrysler tornerà forte, competitiva e
un posto piacevole dove lavorare” ha scritto immediatamente Sergio Marchionne ai
dipendenti del gruppo (Financial Times dell’11 giugno).
Neanche una settimana dopo, il 17 giugno, il Wall Street Journal ribadiva i successi delle
vendite europee di Fiat negli ultimi anni e definiva le strategie del gruppo per l’ingresso
negli Stati Uniti: un primo inserimento di modelli fortemente evocativi come la 500 o alcune
Alfa Romeo e un’iniziale focalizzazione sul rilancio dei marchi americani del gruppo.
Due giorni dopo, il 19 giugno, il quotidiano finanziario americano appariva già stregato dal
metodo Marchionne: “Anziché occupare il prestigioso ufficio all’ultimo piano, scelto dai
suoi predecessori, Marchionne ha voluto un ufficio al quarto piano, vicino al Centro tecnico,
dove si risolvono i problemi. Intende essere al fianco degli ingegneri e dei manager che
prendono le decisioni quotidiane; e dimostra di essere una persona alla mano”. “La strategia
è quella di imporre una struttura meno verticistica alla società (i 23 dirigenti incaricati
risponderanno direttamente all’amministratore delegato), ridare velocità alle operazioni e
centralità alla produzione e alla vendita delle automobili. E pazienza se questo comporterà
passare in ufficio alcuni fine settimana” (Wall Street Journal del 19 giugno).
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Il Financial Times del 22 giugno ribadiva “l’intensità con cui Fiat sta imponendo il proprio
modello, per far ripartire un’azienda che ha interrotto la produzione da due mesi”. La
strategia è “tornare a puntare sui lavoratori. (…) Secondo Marchionne, infatti, il problema
non sono mai gli operai, ma le persone in cima alla struttura”. Per questo “alcuni vecchi
dirigenti sono stati allontanati, altri sono stati promossi e nuovi professionisti italiani sono
arrivati da Torino”.
Con la crisi dilagante del gruppo General Motors, che ha raggiunto anche l’Europa, Fiat si
era candidata anche ad acquisire Opel, azienda automobilistica tedesca controllata dal
gruppo americano. L’esito della trattativa però non è stato quello sperato: il governo tedesco
infatti ha scelto di affidare Opel al gruppo canadese Magna. Per tutto il mese di maggio se
ne sono occupate le maggiori testate tedesche come la Süddeutsche Zeitung e la Frankfurter
Allgemeine Zeitung, Die Welt e Der Spiegel. Ad esse si sono aggiunte anche Gulf News, The
Australian, The International Herald Tribune e il Moscow Times.
La decisione tedesca però non oscura i pareri favorevoli che Fiat ha ottenuto dalla stampa
straniera nei giorni della trattativa. A schierarsi per prima al suo fianco la Frankfurter
Allgemeine Zeitung il 4 maggio, secondo la quale Opel avrebbe potuto “giocare un ruolo di
primo piano in caso di alleanza” con la casa torinese.
Dello stesso avviso il Financial Times (26 maggio) che afferma senza giri di parole: “Fiat è
l’opzione migliore, anche se Magna sembra aver convinto di più politici e sindacati. Di fatto
– scrive il quotidiano – i programmi di riduzione della forza lavoro sono gli stessi, ma la
prospettiva industriale garantita da Fiat è superiore”.
La strategia di acquisizioni internazionali non sembra però arrestarsi in America o in
Europa. Il 7 luglio la stampa internazionale riportava la notizia della joint venture paritaria
della Fiat con il produttore cinese di automobili Guangzhou, con il primario obiettivo di
“costruire una fabbrica nella provincia di Hunan che, dalla fine del 2011, sia in grado di
costruire 140mila vetture e 220mila motori all’anno (per passare in un secondo tempo a
realizzare 250mila veicoli e 300mila propulsori). Un passo importante per entrare finalmente
nel secondo mercato mondiale (dopo gli Stati Uniti) per numero di automobili vendute” (The
Wall Street Journal, il Financial Times e l’International Herald Tribune del 7 luglio).
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Gli italiani protagonisti
I giornali stranieri hanno enfatizzato come anche nelle trattative internazionali della Fiat sia
stato determinante l’elemento umano, la qualità dei protagonisti coinvolti. Il caso
ovviamente non è isolato e in questi mesi altri soggetti del mondo economico si sono distinti
per le loro qualità personali, in grado di portare un valore aggiunto alle aziende loro affidate.
La storia di Vittorio Colao alla guida di Vodafone (The Economist del 14 maggio) ne è un
esempio. “Tagliare i costi e aumentare l’efficienza non sarebbe stato sufficiente, nonostante
le capacità dimostrate da Colao – sottolinea il settimanale britannico. – La sua esperienza nel
mercato editoriale, alla testa di Rcs, gli ha permesso di vedere come società rivali possano
condividere infrastrutture importanti come la distribuzione (…) e questo spiega il suo
ambizioso progetto di creare un piattaforma globale congiunta per la vendita di servizi ai
possessori di telefoni cellulari”. “Il successo non è garantito – afferma l’articolo – ma Colao
è famoso per non arrendersi facilmente”.
Una figura simile, in grado di modificare il settore in cui opera grazie alle proprie capacità
professionali e personali, è Renzo Rosso, cui il Times ha dedicato un ampio ritratto il 2
maggio, in occasione dell’apertura del nuovo negozio Diesel sulla Quinta Strada di New
York. Lo stilista è celebrato per le sue capacità imprenditoriali (l’acquisizione di piccoli
marchi di moda che grazie alla sua gestione, “alla sua filosofia d’impresa”, hanno anche
decuplicato i fatturati) e anche per le sue doti di “visionario”: “Siamo italiani ma anche
globali, perché lavoriamo con persone di tutto il mondo. – commentava egli stesso – Tutti i
prodotti sono realizzati per avere successo sul mercato, ma per il resto lascio i miei
collaboratori totalmente libere nelle scelte creative. (…) Cerco persone che lavorino con
passione, come me. Persone che amano quello che fanno e che siano in grado di generare
un’atmosfera creativa”.
Un simile attaccamento al concetto del gruppo di lavoro e dello sviluppo delle aziende a
partire da un’idea innovativa è stato espresso sulle pagine del New York Times (28 giugno)
da Mario Moretti Polegato, fondatore del gruppo Geox. L’industriale veneto, in un articolo
scritto di suo pugno, ha raccontato la propria vicenda a partire dal brevetto che lo ha reso
celebre; un’idea innovativa che per tre anni nessuna grande azienda al mondo decise di
sperimentare. Una tale tensione verso le novità è ribadita da Moretti Polegato nell’accenno
alla necessità di dialogo con gli studenti, fondamentali per il futuro delle aziende.
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Così come il mondo economico anche i protagonisti della vita sociale e culturale italiana
trovano spazio nella stampa internazionale.
La figura probabilmente più emblematica del bimestre è quella di Andrea Riccardi,
fondatore della Comunità di Sant’Egidio, “i cui 50mila membri sono impegnati al servizio
dei più poveri, della pace e del dialogo interreligioso” come scriveva Le Figaro il 30
maggio.
A Riccardi è appena stato conferito in Germania il premio Carlo Magno, “il Nobel tedesco”,
“assegnato a quanti si sono distinti nel favorire, col loro operato, l’integrazione europea”
(Frankfurter Allgemeine Zeitung del 22 maggio).
“In quarantun anni di esistenza non abbiamo mai abbandonato le periferie – ha spiegato
Riccardi – L’uomo vive del suo rapporto con gli altri e così deve fare l’Europa: la sua
vocazione non è chiudersi in se stessa, ma occuparsi delle terre meno fortunate, come
l’Africa”.
Un contributo positivo all’immagine dell’Italia viene anche dagli artisti, da quanti hanno
fatto dei teatri internazionali la propria casa.
L’attore e regista Roberto Benigni è attualmente impegnato nella promozione mondiale della
Divina Commedia. Il New York Times del 23 maggio ne commentava le qualità di raffinato
intellettuale, ben superiore all’immagine di comico con cui è conosciuto negli Stati Uniti.
“La sua facciata da clown rappresenta una piccola percentuale della sua personalità – è
scritto nel pezzo – Lo spettacolo ‘TuttoDante’ introduce l’America al lato saggiointellettuale di Benigni. Ogni sera egli recita a memoria un canto, con dettagliate spiegazioni
in inglese della poetica e della storia dell’opera”.
All’operazione di divulgazione della lingua italiana all’estero contribuisce anche l’opera di
musicisti affermati come Paolo Conte, “dal talento vivace e geniale” secondo il Sunday
Times del 31 maggio. La sua performance londinese è stata definita “uno dei concerti
dell’anno”.
Alla scoperta dei “tesori” locali
Così come Paolo Conte rappresenta un alfiere dell’italianità pur non rivolgendosi ai pubblici
più vasti, allo stesso modo il territorio italiano è spesso promosso dai suoi piccoli centri,
mete di viaggio “dal sapore fresco e familiare”.
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Il Times, nel suo articolo del 2 maggio, ha sintetizzato bene le preferenze dei corrispondenti
stranieri in questo bimestre: presentare l’Italia per le sue particolarità locali, lasciando un po’
da parte i grandi centri e le città d’arte, protagoniste invece nei mesi precedenti. Il
quotidiano britannico si è dedicato alla Puglia, in particolare a Fasano, un piccolo centro
poco lontano da Bari, dove i trulli e le specialità enogastronomiche permettono di
sperimentare ritmi di vita fatti di “sole e piccole cose”.
Il New York Times del 27 maggio fa una scelta simile concentrandosi sui 19 comuni nella
provincia di Verona che producono il vino Valpolicella. Una terra “quasi mistica”, il cui
valore aggiunto sono proprio i vigneti che beneficiano “della serietà dei produttori e del
loro legame indissolubile con la terra”.
Della zona tra Bologna e Parma si è occupato invece Die Welt il 3 giugno. “Una striscia di
terra”, quella tra le due città, “conosciuta anche come ‘La valle del cibo’, non esclusiva
quanto Milano (The Wall Street Journal del 26 giugno), ma che va visitata per i sapori e per
la genuinità dei prodotti”. Il quotidiano tedesco dedica tre pagine all’intera zona presentando
gran parte delle produzioni enogastronomiche locali.
La Frankfurter Allgemeine Zeitung invece il 18 giugno si è spostata a Nord Est, in Friuli
Venezia Giulia. L’articolo propone un viaggio a Udine e nella provincia, fino alle colline di
San Daniele del Friuli e Gemona. “Una terra lontana dai resort di lusso”, dove “la vera
ricchezza è costituita dai monumenti locali”, come il castello di Udine o la Biblioteca
Guarneriana, e dai prodotti esportati in tutto il mondo, come il prosciutto di San Daniele.
Un viaggio più completo che abbraccia l’Italia da Brescia fino a Roma è quello offerto dalla
Frankfurter Allgemeine Zeitung del 2 giugno, che si è occupata della Mille Miglia.
“Centinaia di chilometri – scrive il quotidiano – per gli appassionati delle auto ‘nella loro
forma arcaica’, che rappresentano anche un’ottima occasione per conoscere i centri storici di
molte città”.
Sui paesaggi marittimi si sono concentrati invece The Independent e il Times rispettivamente
il 17 e il 24 giugno. Il primo ha proposto un viaggio in Liguria, tra il borgo medievale di
Colletta di Castelbianco e Bergeggi, destinato in particolare agli inglesi che non conoscono
la regione e siano interessati a una residenza al mare. Il secondo si è dedicato invece a
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Sorrento, meta più nota e rappresentata dai corrispondenti stranieri, per un viaggio più
esclusivo. La zona viene infatti presentata come “la risposta italiana a Saint Tropez”, dove
però non esiste solo il lusso ma anche la possibilità di avvicinarsi alla cultura visitando
centri d’interesse artistico internazionale quali Pompei ed Ercolano.
Le uniche incursioni nella vita “metropolitana”, a Milano e a Roma, sono assicurate dalla
Süddeutsche Zeitung del 23 giugno e dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung del 16 luglio. Per
la testata di Monaco di Baviera, il centro lombardo non è questa volta “capitale della moda o
del business”, ma centro di sperimentazione urbanistica: il quotidiano tedesco presenta il
progetto “Raggi Verdi”, promosso dall’amministrazione comunale per arricchire il tessuto
urbano di percorsi “in grado di dare sviluppo sostenibile” alla città, accusata spesso di non
avere aree verdi. La Frankfurter Allgemeine Zeitung invece propone un tour di Roma in
bicicletta costeggiando il Tevere, “il fiume biondo che rappresenta il cuore pulsante della
Capitale”.
Le mostre e i capolavori d’arte
Venezia, con la Biennale e la sua vita culturale, è stata la realtà più rappresentata dalla
stampa straniera in questo bimestre.
La Süddeutsche Zeitung lo scorso 4 maggio, ha proposto un articolo sul nuovo museo
dedicato all’artista Emilio Vedova. Lo spazio espositivo si trova all’interno del primo dei
nove Magazzini del Sale, dove l’artista aveva il suo studio, ed è stato ristrutturato da Renzo
Piano.
Prosegue Der Spiegel, il 18 maggio, occupandosi dell’inaugurazione della Biennale d’Arte
(avvenuta il 7 giugno scorso), con la presentazione di parte degli artisti presenti. Il
settimanale ha sottolineato la particolarità di questa edizione, che ha luogo in piena crisi
economica e dovrebbe spingere il mondo dell’arte a ripensare se stesso.
La Süddeutsche Zeitung del 27 maggio approfondiva questo concetto presentando le linee
guida della kermesse, intitolata quest’anno “Fare Mondi”: l’arte non deve costruire ex novo
un universo, da sostituire a quello squassato dalla crisi, ma proporre “stili di vita sostenibili”
per far fronte a una “profonda mancanza di ideali e progetti”.
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È stata poi la volta dell’International Herald Tribune (che si occupa della Biennale d’Arte
per due volte, l’8 e il 12 giugno) che ha proposto una visita nelle sale di esposizione dopo la
loro apertura.
Della rassegna si è interessato anche il New York Times (9 giugno), enfatizzando la scelta
degli artisti presenti di utilizzare materiali riciclabili, dando alle opere un tono riflessivo “per
nulla eclatante o ostentato”. Infine, il Moscow Times il 23 giugno ha descritto le opere degli
artisti russi in esposizione.
La Süddeutsche Zeitung del 16 giugno ha poi illustrato un nuovo allestimento di opere tratte
dalle collezioni della François Pinault Foundation negli spazi rinnovati di Punta della
Dogana e a Palazzo Grassi.
Di Venezia si occupava anche Le Figaro del 27 maggio. Per il quotidiano, la Serenissima
potrebbe diventare una “città–museo”: “una prospettiva interessante dal punto di vista
artistico, ma anche un rischio. Esistono infatti molti mecenati disposti a investire in opere di
ricostruzione e restauro (come la chiesa di San Sebastiano affrescata dal Veronese), ma
manca un budget per la rimessa a nuovo delle case, dei negozi e di tutti gli edifici cittadini
che non siano strettamente di interesse artistico”.
La stampa straniera si è poi dedicata ad altre due mostre, una in Italia e l’altra allestita
invece al parigino Museé d’Orsay. Il New York Times del 23 maggio ha illustrato il
bicentenario della Pinacoteca di Brera, fondata nel 1809 in pieno periodo napoleonico. Il
museo milanese ha previsto una serie di iniziative per tutto l’anno, “valorizzando pezzi
speciali della sua collezione”, da Raffaello a Caravaggio. Lo stesso giorno Le Monde si è
invece occupato di una mostra parigina intitolata “Vedere l’Italia e poi morire”: foto e quadri
che ritraggono paesaggi, monumenti, scorci artistici e momenti di vita quotidiana.
Su Caravaggio si è concentrata la Süddeutsche Zeitung del 15 giugno, per una mostra del
Museo Städel di Francoforte: accanto al “Suonatore di liuto” del Merisi, una serie di dipinti
seicenteschi di tre pittori olandesi, che avevano studiato la pittura del maestro a Roma.
Il New York Times del 20 giugno ha invece presentato l’allestimento della Tate Modern
Gallery di Londra, dove fino al 20 settembre sarà ospitata una rassegna dedicata al
Futurismo. Lo stesso giorno il quotidiano americano si occupava anche della pittura
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rinascimentale italiana, commentando un’esposizione di opere di Raffaello Sanzio al
Palazzo Ducale di Urbino.
L’opera lirica di nuovo in scena
La musica lirica e gli autori italiani sono riusciti a ritagliarsi maggiore spazio rispetto ai mesi
precedenti.
Die Welt il 13 maggio ha omaggiato il compositore siciliano Salvatore Sciarrino per il
grande successo a Wuppertal della prima rappresentazione della nuova opera teatrale “La
porta della legge”, salutata da 15 minuti di applausi.
Il 24 maggio Le Monde si è dedicato invece a Giacomo Puccini, di cui l’articolo ricostruisce
l’opera anche attraverso le testimonianze dei grandi artisti che lo hanno interpretato.
La Süddeutsche Zeitung del 3 giugno ha invece dato spazio al “Demoofonte”, il dramma per
musica su libretto di Metastasio, scritto per il San Carlo nell’intonazione del 1770,
presentato e diretto da Riccardo Muti a Salisburgo durante il Festival di Pentecoste. Il
quotidiano poi il 10 giugno si è occupato dell’Aida diretta da Daniele Gatti al
Nationaltheater di Monaco.
Le Monde ha infine dato spazio il 1° giugno ad “Assassinio nella cattedrale”, di Ildebrando
Pizzetti, andato in scena alla Scala di Milano. “Uno spettacolo gotico e fiammeggiante”
scriveva il quotidiano, lodando soprattutto il basso Ferruccio Furlanetto.
Rari i riferimenti al mondo della letteratura italiana, che nei mesi di osservazione è stato
preso in considerazione solo due volte: da un lato Le Monde il 3 maggio ha rievocato la
figura di Cesare Pavese, attraverso la biografia scritta recentemente da Lorenzo Mondo;
dall’altro Le Figaro il 28 maggio ha presentato l’ultimo libro di Antonio Tabucchi “Le
temps vieillit vite”, pubblicato in Francia: “un’opera animata da personaggi che vivono in
un’epoca accelerata, in cui si fa fatica ad adattarsi ai ritmi del mondo”.
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Gli incontri internazionali
I vertici degli Otto Grandi
Rassicurare i mercati, elaborare linee comuni per uscire dalla crisi, implementare l’impegno
per l’ambiente e stanziare fondi a favore dei Paesi in via di sviluppo. Si tratta delle tematiche
più importanti che capi di Stato e Ministri delle otto più avanzate economie mondiali hanno
affrontato negli incontri avvenuti in Italia tra giugno e luglio.
A metà giugno la stampa internazionale ha segnalato i vertici preparatori che hanno
preceduto il G8 dell’Aquila. In particolare, il vertice economico di Lecce, che ha ospitato i
ministri dell’Economia degli Otto Grandi. Del summit ha riferito la Süddeutsche Zeitung,
ma soprattutto le testate extraeuropee come Gulf News, Moscow Times e Times of India
(nell’edizione di Mumbai), che il 15 giugno hanno illustrato le intese raggiunte. Il
quotidiano russo si è dedicato al cosiddetto ‘Lecce framework’, una serie di obiettivi e di
strategie per implementare nuove regole di trasparenza per la finanza internazionale.
Grande spazio, poi, è stato dedicato al summit degli Otto Grandi che si è tenuto all’Aquila
dall’8 al 10 luglio: almeno cinquanta articoli, per analizzare le decisioni prese dai leader
mondiali riuniti nel capoluogo abruzzese e, anche, per illustrare il ruolo dell’Italia durante il
vertice.
Un’attenzione particolare ha ricevuto la scelta dell’Aquila come sede per l’incontro
internazionale. “La capitale del dolore si prepara ad accogliere il G8” titolava Le Figaro il 7
luglio, sottolineando “lo spirito di solidarietà e condivisione” del summit. Stesso
atteggiamento ha tenuto la Frankfurter Allgemeine Zeitung (in due articoli il 7 e l’11 luglio).
The Independent il 10 e l’11 luglio ha riferito delle visite dei leader e delle first ladies al
centro storico della città (distrutto dal terremoto) e delle promesse di sostegno economico
fatte da molti di loro. Süddeutsche Zeitung e Frankfurter Allgemeine Zeitung il 9 luglio
hanno infine parlato della visita ad Onna della cancelliera tedesca Angel Merkel e del suo
impegno nella ricostruzione del piccolo centro devastato dal sisma.
Sul fronte delle trattative internazionali, i giornali dei Paesi africani, mediorientali e asiatici
hanno dato spazio soprattutto agli accordi per l’aumento (a 20 miliardi di dollari) dei fondi
per l’Africa e alla necessità di trasformare il G8 in un G14. Ne hanno parlato (tra il 9 e l’11
luglio) la testata sudafricana Mail&Guardian, gli indiani The Hindu e Times of India, Gulf
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News (quotidiano degli Emirati Arabi), Arab News (Arabia Saudita), il Jerusalem Post e The
Australian.
Le testate europee ed americane (dal 9 fino al 13 luglio) si sono invece concentrate di più
sugli impegni in materia di commercio (ribadito il no al protezionismo) e crisi economica
(tra l’altro, la volontà di affrontare la sua “dimensione sociale”). Se ne sono occupati Le
Monde, Le Figaro, Les Echos, El Pais, Abc, la testate tedesche Die Welt, Süddeutsche
Zeitung, Frankfurter Allgemeine Zeitung e Der Spiegel, i britannici International Herald
Tribune, The Independent e Financial Times, oltre agli americani The New York Times, The
Wall Street Journal e The Guardian.
Dal 3 all’8 luglio molte testate non hanno lesinato giudizi negativi all’Italia (criticata per una
“programmazione negligente” del vertice) e al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
(per le sue vicende personali). Ne hanno parlato Le Monde, il Times, il Times of India
(Mumbai Edition), The Australian, la Süddeutsche Zeitung, The Citizen, Gulf News, El Pais,
fino agli americani Wall Street Journal e New York Times e al britannico The Guardian .
I pareri sono migliorati invece nei giorni successivi al summit. In particolare, El Pais l’11
luglio ha riportato le parole del presidente americano Barack Obama che “ha riassunto il
sentire generale parlando di una ospitalità straordinaria”. Positivo anche il giudizio di Les
Echos (13 luglio) che ha riferito di un “trionfo” di Berlusconi. Secondo il quotidiano
francese, “pur essendo stato maltrattato dalla stampa britannica” il presidente del Consiglio
ha chiuso il summit degli Otto Grandi “rinfrancato dai risultati ottenuti, soprattutto in
termini di immagine, grazie alla tenacia con cui ha tenuto le redini dell’organizzazione di
questa vetrina internazionale”.
Proprio da oltre Manica è però arrivata una delle valutazioni più positive: il Financial Times
(10 luglio) riferisce di un premier italiano che “sembra aver vinto la scommessa di ospitare il
summit del G8”: il vertice “è stato un successo per tutto ciò che non è accaduto”. In
particolare - spiega l'articolo – “nessuna scossa, dopo il terremoto del 6 aprile, ha disturbato
le riunioni; nessun pm ha annunciato un’indagine; nessun giornalista, italiano o straniero, ha
avuto l'audacia di fare domande a Berlusconi sulla sua vita privata”. E - continua il giornale
finanziario britannico, riferendosi ai comportamenti dei capi di Stato e di governo invitati –
“Angela Merkel lo ha salutato con un bacio, Gordon Brown lo ha abbracciato calorosamente
e Barack Obama è stato cortese nel lodare l'organizzazione”.
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Giornali monitorati
™ Gran Bretagna
™ Germania:
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The Guardian
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The Times
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™ Francia:
™ Spagna:
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Le Figaro
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El Mundo
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Les Echos
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La Tribune
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™ Stati Uniti:
™ Russia:
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St. Petersburg Times
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International Herald Tribune
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™ Cina:
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Los Angeles Times
Shanghai Daily
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America Oggi
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™ India:
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The Japan Times
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The Times of India Edizione integrale
Nikkei
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™ Israele:
™ Brasile:
The Jerusalem Post Edizione integrale
Folha de S.Paulo
™ Emirati Arabi:
™ Messico:
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™ Arabia Saudita:
Arab News
La Jornada
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™ Argentina:
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™ Algeria:
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™ Australia:
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™ Morocco:
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™ Svizzera:
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™ Sudafrica:
Mail&Guardian
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The Citizen
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Periodici monitorati
™ Gran Bretagna:
The Economist
™ Germania:
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™ Francia:
L’Express
Der Spiegel
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Die Zeit
Edizione integrale
™ Stati Uniti:
Edizione integrale
Monde diplomatique
Edizione integrale
Le Nouvel Observateur
Edizione integrale
Time
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Newsweek
Edizione integrale
BusinessWeek
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Fortune
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The New Yorker Edizione integrale
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