Descrizione delle attività generali promosse dalla Cooperativa In

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Descrizione delle attività generali promosse dalla Cooperativa In
PROGETTO TRAGHETTO 2010
Cinque percorsi individuali
Società Cooperativa Sociale
Cooperativa Sociale di Produzione e Lavoro (Tipo B)
per l'inserimento lavorativo di giovani a rischio di marginalità
Descrizione delle attività generali promosse dalla Cooperativa In cammino di Pistoia
Come da statuto la Società Cooperativa Sociale “In Cammino”, cooperativa sociale di produzione e
lavoro (di Tipo B), persegue l’interesse generale della comunità alla promozione umana e alla integrazione
sociale, promuovendo, attraverso attività di carpenteria in ferro, restauro legno e verniciatura,
l’inserimento lavorativo per persone svantaggiate, secondo quanto previsto e disciplinato dalla Legge
381-91. Ritenendo il lavoro un valore e un fondamentale strumento di reinserimento nel normale tessuto
sociale, la cooperativa svolge il duplice ruolo di impresa artigiana e di recupero socio-educativo.
L’impresa artigiana svolge attività di carpenteria in ferro sia per quanto riguarda l'edilizia, la meccanica
e l'arredamento, lavori di restauro legno sia di infissi che di mobili, attività di verniciatura ed imbiancatura
su ferro, legno e muro e attività edili di manutenzione ordinaria e straordinaria. Il 40% del quorum
del personale dipendente è costituito da persone svantaggiate.
L'attività legata all’inserimento lavorativo e alla formazione-lavoro (specifica delle coop di tipo B) si
realizza attraverso la formazione e l’assunzione di persone svantaggiate in cooperativa (affiancate
sia dal Tutor Sociale che da quello Aziendale), ma anche attraverso altri percorsi di inclusione sociale:
la realizzazione di colloqui di orientamento ai servizi e alle opportunità offerte anche sul territorio,
l’attivazione di un Laboratorio (dove viene ricreato il setting dell’officina e vengono attivati percorsi
di formazione teorici e pratici, supportati dal Tutor sociale e dall’operaio-docente specializzato) e la
promozione di stage aziendali presso la cooperativa stessa e altre aziende sul territorio. Negli ultimi
anni sono stati elaborati anche progetti di supporto abitativo per le persone in percorsi di inserimento
lavorativo, come ulteriore fattore per rendere efficace il processo e sono state sperimentate azioni
specifiche per adulti oltre cinquantenni esclusi dal mercato del lavoro.
La tipologia dei destinatari dell’attività di inserimento lavorativo viene definita dall’art. 4 della Legge
381\91 che prevede come beneficiari di misure di inserimento lavorativo: minori con situazioni familiari
a rischio, ex alcolisti, ex tossicodipendenti, invalidi fisici, psichici, sensoriali, detenuti ammessi alle
misure alternative di pena e adulti in carico ai Servizi Sociali.
Descrizione sintetica del Progetto e delle finalità
L'esperienza della Cooperativa nell'ambito della promozione del lavoro ha portato alla formulazione
(collegati anche ad esperienze passate) di percorsi di inserimento lavorativo rivolti specificatamente
a giovani e minori fuori dal sistema scolastico, inseriti in percorsi giudiziari o a rischio di marginalità.
L'obiettivo è quello di accompagnare tali giovani verso l'autonomia e la maturazione lavorativa e
facilitare l'incontro con le aziende sul territorio, al fine di favorire vere e proprie assunzione part time
o full time.
Via Seiarcole 25/C - Pistoia - Tel. 0573/451361 - Fax. 0573/965119 - www.incamminocooperativa.org - e-mail: [email protected]
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Cooperativa Sociale di Produzione e Lavoro (Tipo B)
Il punto di forza dell'idea progettuale proposta risiede nell'aver strutturato un modello di accompagnamento
al lavoro che prevede due fondamentali step:
- un primo periodo (3 mesi) in un Laboratorio di carpenteria in ferro, nel quale è stata ricreata e
simulata la situazione tipica di un’officina artigianale e nel quale un docente (un operaio artigiano
esperto) insegna teoricamente e praticamente il lavoro di carpenteria in ferro realizzando dei
manufatti (di tipo esemplificativo), così come avviene in qualsiasi impresa produttiva. All'interno di
tale setting valgono le stesse regole e gli stessi atteggiamenti necessari e indiscutibili di un qualsiasi
ambiente di lavoro: è così possibile valutare attitudini, aspetti di miglioramento, proporre suggerimenti,
in modo tale da preparare il giovane ad futura occupazione in un'azienda esterna;
- Un secondo momento (3 mesi) che prevede l'attivazione all'interno di aziende sul territorio.
Durante tutto il percorso è sempre presente il Tutor sociale (un Educatore Professionale), che costruisce
un rapporto con il giovane nella precedente fase di orientamento e conoscenza ed elabora un progetto
individualizzato individuando obiettivi formativi ed educativi a medio e lungo termine. Il Tutor ha il
compito anche di stabilire e rafforzare i rapporti con l’istituzione sociale di riferimento (Assistenti Sociali
del Servizio Sociale del Comune, Tribunale dei minori, Assistenti Sociali del Ministero di Grazia e
Giustizia).
Contesto di riferimento
La Cooperativa, per propria collocazione geografica, si trova spazialmente vicina al quartiere Le
fornaci a Pistoia. La particolarità e i bisogni riguardano soprattutto le difficoltà di convivenza in un
luogo ad alta densità di edilizia sociale, percepito come contesto a sé sia dagli stessi abitanti che dal
resto della cittadinanza pistoiese. La disoccupazione, la dispersione scolastica, l'uso di sostanze
stupefacenti, la violenza familiare sono possibili derive conseguenti a stati di svantaggio, di esclusione
sociale e di deprivazione dei diritti, delle opportunità di accesso ai servizi e di occasioni di crescita.
Anche la condizione giovanile è fortemente a rischio e tanti sono gli adolescenti che hanno sperimentato
il primo contatto lavorativo attraverso la cooperativa, non solo come apprendistato professionale in
vista del compimento del diciottesimo anno e dell’effettiva possibilità di lavorare, ma come un vero e
proprio percorso educativo, costantemente seguito e supportato dal Tutor Sociale: in tale contesto la
cooperativa viene chiamata in causa dal Tribunale dei Minorenni (per percorsi di messa alla prova
alternativi al carcere), dagli Assistenti Sociali, dall’Associazione di volontariato Arcobaleno che gestisce
alcuni servizi educativi (in particolare con Casa in Piazzetta, che si rivolge ad una fascia d’età
adolescenziale) e dalle famiglie e dai ragazzi stessi che per passa parola vengono a conoscenza della
nostra realtà. Abbiamo rapporti di collaborazione anche con gli Istituti Raggruppati e con la Fondazione
Un raggio di luce.
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Cooperativa Sociale di Produzione e Lavoro (Tipo B)
Inoltre l’ultima finanziaria del governo italiano prevede l’innalzamento dell’obbligo scolastico fino al
compimento del 16° anno di età. Tale obbligo prevede la frequenza di 2 anni di scuola superiore, oltre
la terza media ed è comunque assolto dal ragazzo, indipendentemente dall’esito scolastico, con il
compimento dei sedici anni. Fino a tale età è vietato espressamente qualsiasi rapporto di lavoro.
Successivamente, dal sedicesimo al diciottesimo anno di età, un giovane è tenuto ad assolvere “l’obbligo
formativo”, che si realizza “scegliendo” uno dei tre percorsi:
a)
Prosecuzione del percorso scolastico
b)
Iscrizione ai corsi biennali di qualifica della Provincia;
c)
Contratto di lavoro come apprendista
Tale impostazione, prevista per promuovere la crescita dei ragazzi, rischia di essere invece un ennesimo
ostacolo per i giovani che già vivono situazioni di svantaggio sociale. Vi illustriamo di seguito le ragioni
di questo giudizio, suffragato dall’esperienza concreta di molte situazioni con i quali la cooperativa
è entrata in contatto nel corso di questi anni.
Motivi che impediscono il prosieguo del percorso scolastico:
La tipologia dei giovani minorenni con problemi di devianza sono caratterizzati generalmente da una
bassa scolarità con un ricordo pessimo dell’esperienza scolastica, da un rifiuto per ogni approccio di
tipo didattico (nel significato classico del termine), nonché da una mancanza di stimoli e sostegni da
parte dell’ambiente socio familiare di riferimento verso un proseguo degli studi.
La scuola dal canto suo sembra talvolta impreparata di fronte a queste situazioni, né molto spesso ha
gli strumenti anche economici per progettare e realizzare dei percorsi alternativi, ed è così che si
genera il cosiddetto abbandono scolastico. Non è un mistero che già nelle 3° medie del comprensorio
pistoiese (pur in presenza di insegnanti di sostegno), esistono dei numeri alti di alunni non frequentanti.
Come pure è un dato riconosciuto la mortalità scolastica del 50% degli alunni al 1° anno di scuole
superiori (soprattutto in Istituti Professionali). Al momento non esistono dati certi eppure una ricognizione
puntuale del problema farebbe emergere con chiarezza la gravità della situazione.
1) Barone P., Pedagogia della marginalità e della devianza, Ed. Angelo Guerini e Associati, Milano, 2001.
Bertolini P., Caronia L., Ragazzi difficili. Pedagogia interpretativa e linee d’intervento. Ed. La Nuova Italia, Firenze, 1993.
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Cooperativa Sociale di Produzione e Lavoro (Tipo B)
Motivi che impediscono la frequenza ai corsi biennali di qualifica della Provincia
Tali corsi sono strutturati con un’impostazione prevalentemente teorica e richiedono delle conoscenze
di base che i ragazzi in oggetto, con una bassa scolarità, non hanno. Inoltre tali corsi non prevedono
alcuna forma di compenso economico, che è a nostro avviso un elemento di debolezza in relazione
ai ragazzi che provengono da un contesto familiare, che vive quasi sempre anche un disagio di tipo
economico. È chiaro che, tra la frequenza ad un corso molto lungo non pagato che forse potrà dare
in futuro delle prospettive di lavoro, e la proposta immediata di un lavoro al nero, il ragazzo scelga
purtroppo quest’ultima “offerta”.
Motivi che ostacolano la ricerca di un lavoro come apprendista
Fino al diciottesimo anno un giovane ricade sotto le direttive previste dalla legislazione sul lavoro
minorile (Decreto legislativo 4 Agosto 1999 n° 345 – Allegato 1). Tale direttiva vieta che i minori, salvo
concessione e autorizzazione particolari da parte delle ASL e dell’Ispettorato del lavoro (che nessuna
azienda si proverebbe mai a richiedere), siano ammessi a lavorare con mansioni ritenute pericolose,
che in sostanza comprendono quasi tutti i lavori manuali. Tali mansioni sono consentite solamente
durante le attività formative, prevedendo la presenza di un formatore. La legislazione vieta di svolgere
ai minorenni quasi tutti i lavori di tipo manuale, perché ritenuti pericolosi, ma di fatto sono gli unici
tipi di lavoro che tali ragazzi sarebbero in grado di svolgere (e in molti casi con buone attitudini),
prevedendo naturalmente tutte le misure di sicurezza necessarie.
Analisi del bisogno territoriale
Conseguentemente a quanto precedentemente esposto emerge una fascia considerevole (con numeri
rilevanti nel territorio pistoiese), di giovani, tra i 15 e i 17 anni, non più all’interno del circuito scolastico
e impossibilitati per legge anche ad entrare all’interno del circuito lavorativo. L’alternativa possibile sembra
essere per loro unicamente quella della strada oppure un’occupazione al nero in reale situazione di
sfruttamento. Ovviamente questa fascia di giovani, come ricordato all’inizio, già vive all’interno di situazioni
disagiate: mancanza di riferimenti familiari; situazioni giudiziarie pendenti; vicinanza a situazioni di
dipendenza da alcol e droghe. Non è un caso che i fenomeni di devianza e di degrado che si manifestano
fra i 20 e i 25 anni di età trovino in questo habitat il terreno più fertile. Nel momento in cui il ragazzo
avrebbe maggiormente bisogno di guide e orientamento di fatto si trova fuori da qualsiasi circuito formativo
e di contenimento. Per assurdo poi questi giovani sono istituzionalmente “invisibili”, cioè risultano formalmente
all’interno di un quadro di riferimento formativo, mentre concretamente non partecipano ad alcuna attività
ad esso collegato, ma questo dato, per varie ragioni, non è sottoposto a verifiche credibili.
2) Le aziende artigianali medio – piccole sono scoraggiate dai loro commercialisti nel formulare questo tipo di richiesta, per non incorrere nel controllo obbligatorio da parte
delle Asl e la verifica sull’applicazione di tutte le disposizioni previste dalla 626.
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Cooperativa Sociale di Produzione e Lavoro (Tipo B)
Inoltre, dai dati rilevati dall’Osservatorio Provinciale del Lavoro emerge che Pistoia conta un tasso di
disoccupazione pari a quello nazionale, significativamente sopra quello della media delle altre Province
toscane. Lavorando da anni con l’obiettivo di contrastare questo tipo di problematicità, abbiamo
sperimentato con mano il precedente dato statistico. Molte sono le richieste di presa in carico di
situazioni di più o meno temporanea disoccupazione che a vario titolo ci pervengono dal territorio,
sia a livello istituzionale che per vie informali. Nel 2008 contiamo 68 persone che a vario titolo hanno
usufruito delle misure di inserimento lavorativo (laboratorio, stage in azienda, stage in cooperativa,
supporto abitativo, etc.) offerte dalla cooperativa e circa 140 segnalazioni a noi pervenute.
A livello istituzionale ci giungono segnalazioni dai Servizi Sociali Comunali, dal Tribunale dei Minorenni
(in particolare dall’Ufficio Servizi Minori), dall’ Ufficio Esecuzione Penitenziaria Esterna (UEPE), ma
frequenti sono anche le richieste di collaborazione da parte degli Avvocati designati per prendersi in
carico soggetti con problematiche giudiziarie, della Caritas, degli Istituti Raggruppati, o di altri soggetti
del terzo settore, come l’Associazione di volontariato il Delfino a Pistoia (carcere), l’Associazione di
volontariato Arcobaleno (servizi socio-educativi per minori), l’Associazione di Volontariato San Martino
de Porres (immigrazione)
Particolarmente significativo a nostro avviso risulta che il 50% delle richieste di aiuto che ci giungono
provengono da singoli cittadini o famiglie, che per vie amicali o informali, sono venuti a conoscenza
dell’esistenza della Cooperativa come riferimento per gli inserimenti lavorativi. In questo caso è la
Cooperativa, che con un processo inverso attiva le proprie relazioni istituzionali, e non, per individuare
percorsi di risposta alle esigenze riscontrate.ù
Destinatari del progetto
I destinatari del progetto sono 5 adolescenti e giovani a rischio di devianza. Ci si riferisce soprattutto
a ragazzi dai 16 ai 25 anni che sono fuori da circuito scolastico e a rischio di devianza o che sono
all’interno di percorsi giudiziari, seguiti dal Tribunale dei minorenni di Firenze e in carico ai Servizi
e alle Assistenti Sociali. La legislazione in atto prevede e stimola l’attivazione di una serie di iniziative
che possano determinare la fuoriuscita di questi giovani dal percorso giudiziario, attraverso percorsi
di inserimento lavorativo. A fronte però di questo intendimento si incontrano notevoli difficoltà: la
giovane età con la conseguente assenza di competenze, la marginalizzazione dell’ambiente familiare,
i comportamenti asociali che rendono più difficile la relazione, spesso anche forme depressive striscianti
contribuiscono in tanti casi al mantenimento di una situazione precaria.
1) Un soggetto fintanto che è collocato nell’ambito scolastico è in qualche modo conosciuto dal contesto istituzionale di riferimento. Concluso l’obbligo scolastico il soggetto
stesso “scompare”, perché in qualche modo si presuppone che dovrà intraprendere uno dei tre percorsi dell’obbligo formativo, ma nessuno verifica che questo avvenga
realmente, né si prevedono delle azioni concrete di “recupero” dei soggetti, che per varie ragioni, non si sono iscritti o hanno abbandonato il percorso intrapreso. I motivi di
questa disfunzione possono essere molti, sicuramente un dato che emerge è la mancanza di coordinamento tra le varie istituzioni operanti. I tre percorsi prevedono tre attori
differenti (Scuola, Settore di formazione della Provincia e Mondo del lavoro), che non interagiscono tra di loro, né le prime due sono in collegamento con i servizi sociali
territoriali. Con questa strutturazione è evidente che risulta quasi impossibile una verifica credibile.
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Cooperativa Sociale di Produzione e Lavoro (Tipo B)
Il progetto si propone appunto di entrare in relazione con questi ragazzi e attraverso la presenza di
un tutor, di un docente esperto, in un contesto di laboratorio organizzato, formare una serie di stimoli
e di competenze minime, che gli permettano di presentarsi sul mercato del lavoro.
Struttura e logica dell'azione progettuale
Il progetto è strutturato secondo alcune principi metodologici ed educativi comuni e di base, considerati
come punti di forza dell’intervento:
- la personalizzazione della attività previste e della durata delle varie fasi, a seconda della condizione
partenza del soggetto, delle problematiche via via riscontrate e delle esigenze emergenti;
- il susseguirsi di fasi graduali, rispetto al livello di autonomia e impegno richiesti, e la costituzione
di contesti educati e formativi semi protetti durante le fasi di apprendimento, come il Laboratorio di
carpenteria e lo stage in cooperativa, per poi giungere all’assunzione e all’autonomia;
- l’interazione con più figure professionali di riferimento interne alla cooperativa che garantiscono
la relazione con il soggetto e l’efficacia del progetto educativo: il Tutor Sociale (costruzione del progetto
individuale e della relazione, contatti con i servizi e con la rete territoriale, monitoraggio dell’andamento
del percorso e dell’acquisizione delle competenze trasversali), l’Operaio-Docente Specializzato in
laboratorio (trasmissione delle competenze professionali e trasversali, interazione con il Tutor Sociale
per la costruzione del progetto individuale) e il Tutor Aziendale (affiancamento sperimentazione
lavorativa in stage, supervisione dell’autonomia lavorativa e interazione con il Tutor Sociale per la
costruzione del progetto individuale);
- il confrontarsi immediatamente con un sapere pratico, acquisendo competenze spendibili e mettendosi
alla prova in prima persona e al tempo stesso sperimentare non solo un’occasione di acquisizione di
competenze, ma anche e soprattutto un vero e proprio processo di potenziamento relazionale teso
all’autonomia della persona.
In tal senso sono previste più fasi\attività (che coinvolgono direttamente i giovani o le figure di
riferimento), rispondenti ad obiettivi specifici:
1) primo contatto e costruzione del progetto individuale (1\2 mesi): colloqui di conoscenza e
orientamento, contatti con la rete territoriale degli interlocutori e dei servizi e a cura del Tutor Sociale.
Obiettivi: approfondire le problematiche dell’utenza, individuare le risorse da valorizzare e potenziare,
individuare le risposte specifiche, costruire un progetto di inserimento lavorativo condiviso con l’utente,
attivare risorse al fine di creare una rete intorno alle problematiche dell’individuo;
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2) formazione il Laboratorio (3 mesi): addestramento al lavoro e alle competenze trasversali sotto la
guida e supervisione del Docente Operaio specializzato e all’interno di un ambiente ‘protetto’ quale
il Laboratorio, dove è stato ricreato il setting di una normale officina di carpenteria in ferro e in legno
– durante la seconda fase: sperimentazione delle competenze acquisiti
Obiettivi: acquisire competenze lavorative specifiche, acquisire competenze trasversali necessarie per
inserirsi in un ambiente di lavoro (puntualità, saper lavorare in gruppo, mettere in atto comportamenti
adeguati alle situazioni, capacità di mediazione con il datore di lavoro e con gli altri operai, ecc.),
individuare capacità ed abilità specifiche di ciascun individuo;
3) stage presso la cooperativa e assunzione (3 mesi): periodo di stage all’interno della cooperativa,
in affiancamento al Tutor Aziendale, dove acquisire ulteriori competenze relazionali e professionali e
sperimentare processi di autonomia.
Obiettivi: affinare le competenze lavorative, sperimentarsi fuori da un contesto ‘protetto’, sviluppare
una propria capacità d’iniziativa, crescere progressivamente nell’autonomia lavorativa.
Durante le fasi sia dell’apprendimento in Laboratorio che dello Stage in Cooperativa viene riconosciuto
alla persona un contributo economico forfetario sotto forma di Borsa Lavoro, come incentivo e legato
alla partecipazione alle attività.
Metodologia di lavoro
La metodologia di lavoro si attesta su alcuni capisaldi come:
- la costruzione della relazione con la persona in inserimento lavorativo attraverso il costante supporto
di figure di riferimento e di un intervento integrato su più livelli, in quanto l’autonomia lavorativa non
passa solo dall’acquisizione delle competenze professionali, ma anche dall’acquistare capacità
relazionali e di tenuta lavorativa, che riguardano la sfera dell’accettazione di sé, della cura personale
e della gestione della giornata e dei tempi e degli orari;
- apprendimento attraverso il “fare” tenendo presente che l’individuo apprende meglio ciò che “fa
o tocca con mano” e che prende coscienza delle proprie risorse e possibilità nel momento in cui le
sperimenta concretamente;
- la gradualità dell’approccio, in quanto l’individuo, che porta con sé problemi personali o legati al
proprio percorso di vita, necessita di un periodo in cui si riavvicina progressivamente al mondo del
lavoro attraverso la mediazione di esperti sia tecnici (artigiani esperti) che professionisti del “sociale”
(operatori sociali, tutor, psicologi, ecc.);
- la tensione costante verso l’autonomia e l’indipendenza della persona in carico, sia nell’impostazione
delle attività che dei rapporti.
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La metodologia individuata trova un supporto anche da parte di altre esperienze simili attraverso
progetti realizzati in altre zone d’Italia. In particolare ci riferiamo, anche per le numerose caratteristiche
in comune con il nostro percorso, è quella del “Servizio di Accompagnamento al Lavoro” (SAL) realizzato
grazie ad una collaborazione fra cooperazione sociale e il Comune di Torino. Questa esperienza si
propone di “creare delle condizioni per il passaggio guidato dalla disoccupazione al lavoro” poiché
la “transizione al lavoro è uno dei luoghi sociali dove si gioca la grande partita tra inclusione ed
esclusione sociale”. Infatti il metodo di lavoro individuato dal progetto intende promuovere un percorso
all’interno del quale la persona con tutte le sue problematiche sia al centro dell’intervento. Parte
integrante di questo percorso è la disponibilità di una struttura adeguata per la parte di
addestramento/formazione. L’aula/laboratorio diventa una specie di “palestra” dove la persona si
riabitua, gradualmente, a gestire le relazioni interpersonali. In questo periodo la persona si riappropria
di tutta una serie di comportamenti che sono necessari per poter svolgere un qualsiasi tipo di lavoro:
rispetto degli orari, rispetto per un superiore, cura dei propri strumenti di lavoro, saper lavorare insieme
ad altri, etc., oltre che ad evidenziarsi le “caratteristiche lavorative”, vale a dire la maggiore o minore
abilità a svolgere determinate operazioni, la precisione nell’eseguire particolari tecniche, la capacità
di saper leggere disegni tecnici, etc
Inoltre svolgendo alcune attività teorico-pratiche realizza oggetti, che la persona si troverà poi a dover
eseguire anche all’interno di un successivo ambiente lavorativo, ed apprende l’utilizzo dei macchinari
e di alcune tecniche di lavorazione. Le abilità, acquisite durante questo periodo, diventano bagaglio
indispensabile per la futura assunzione. Ciascuna persona evidenzierà in questa fase.
Risorse umane necessarie
Tutor Sociale, Educatore Professionale laureato in Scienze della Formazione, da circa 10 anni si occupa
di inserimenti lavorativi e attualmente ricopre all’interno della cooperativa anche il ruolo di Responsabile
della Formazione (si allega il curriculum di Antonio Sammartino).
Operaio\Docente, Operaio Specializzato che ha affinato all’interno della cooperativa le competenze
specifiche dell’insegnamento e dell’addestramento al lavoro di carpenteria in ferro (si allega il curriculum
di Roberto Evangelisti)
Coordinatore del progetto, Operaio specializzato, che fin dalla nascita della cooperativa ricopre il
duplice ruolo di artigiano in carpenteria in ferro e di progettista e supervisore delle attività di formazione
lavoro intraprese. Attualmente ricopre il ruolo di Presidente della Cooperativa (si allega il curriculum
di Sauro Gori).
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Monitoraggio e valutazione del progetto
L’andamento del percorso individuale di inserimento lavorativo verrà monitorato dal Tutor sociale per
ciascun soggetto inserito soprattutto attraverso vari strumenti:
- la stesura di un progetto individualizzato condiviso nelle varie fasi con l’utente per stabilire obiettivi
a breve e medio termine verificabili in corso d’opera;
- un diario giornaliero finalizzato alla registrazione delle presenze degli allievi, nonché all’annotazione
del Tutor su alcuni aspetti inerenti al compor tamento dimostrato dagli utenti;
- una scheda d’osservazione e valutazione delle abilità lavorative per ogni soggetto inserito,
(comprendendo sia le capacità cognitive, sia quelle relazionali, sia quelle realizzative), compilata
dal tutor all’inizio del corso, in itinere e al termine dell’esperienza;
- colloqui individuali con i soggetti inseriti;
- colloqui con Operaio Docente
L’andamento dell’intero progetto verrà monitorato attraverso frequenti riunioni convocate dal Coordinatore
del Progetto che di volta in volta coinvolgono uno o più dei seguenti collaboratori: tutor sociale, Operaio
Docente e Coordinatore del Progetto. Tali riunioni avranno il compito di verificare il raggiungimento
dei vari obiettivi aprendo possibili spazi di modifica in corso d’opera.
Disseminazione dei risultati
Attraverso l'inserimento del materiale informativo sul sito della Cooperativa e degli enti partner,
attraverso la realizzazione di comunicati stampa e di un'apposita brochure e l'organizzazione di un
seminario conclusivo aperto alla cittadinanza di presentazione dei risultati ottenuti e di approfondimento
su metodologie e buone prassi di avvio dei giovani al lavoro (all'interno del quale confrontarsi con
altre interessanti esperienze sia locali che nazionali, anche fra quelle sostenute dalla Fondazione Roma
Terzo Settore).
La partnership: un concorso di forze
Un ultimo aspetto significativo da sottolineare è che la Cooperativa gode del sostegno di enti istituzionali
quali il Comune di Pistoia, gli Istituti Raggruppati – Azienda Pubblica di Servizi alla Persona (che per
propria mission specifica a quella di supportare percorsi educativi e formativi per bambini e minori
a rischio) e il Tribunale dei Minori con i quali collaboriamo da anni. Inoltre per il Progetto Traghetto
2010 abbiamo chiesto il sostegno specifico a due realtà associative significative per il nostro territorio:
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Cooperativa Sociale di Produzione e Lavoro (Tipo B)
l'associazione Arcobaleno, che grazie al centro aggregativo Casa in Piazzetta lavora a livello educativo
con i ragazzi che partecipano ai percorsi di inserimento lavorativo e l'Associazione di Promozione
Sociale Sconcerto, che opera un lavoro territoriale con gli abitati e le famiglie del quartiere Le Fornaci
di Pistoia, a alta densità di edilizia sociale, dal quale provengono la maggior parte dei giovani da
noi coinvolti.
Tempi di svolgimento
Il progetto avrà durata di 12 mesi a partire dalla data di concessione del finanziamento.
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