Veleno d`inchiostro - 757880

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Veleno d`inchiostro - 757880
LIBRO
IN
ASSAGGIO
VELENO
D’INCHIOSTRO
DI CORNELIA FUNKE
VELENO D’INCHIOSTRO
PAROLE SU MISURA
Calavano le prime ombre della sera, e Orfeo non era ancora arrivato. Il cuore di Farid
prese a battere più velocemente, come sempre quando il giorno lo lasciava solo con le
tenebre. Dannata Faccia di Formaggio! Dov'era andato a cacciarsi? Il canto degli uccelli si era
spento, soffocato dalla notte incombente, e le vicine montagne si facevano sempre più nere,
come bruciate da quella palla di fuoco che era il sole al tramonto. E nero come la pece
sarebbe presto diventato il mondo intero, compresa l'erba sotto i suoi piedi nudi, e gli spiriti
avrebbero ricominciato a sussurrare.
Per Farid c'era un unico posto dove si sentiva al sicuro: rannicchiato dietro Dita di Polvere,
così vicino da avvertire il calore del suo corpo. Dita di Polvere non temeva la notte, anzi, l'
amava.
- Cos'è, sono tornati? - lo canzonò bonariamente quando Farid gli si strinse contro. Quante volte te lo devo ripetere? Qui, di spettri, non ce ne sono. È uno dei pochi vantaggi di
questo luogo.
Il mangiafuoco se ne stava appoggiato a un leccio, a scrutare la strada che saliva su per il
pendio. Più in alto, un lampione illuminava l'asfalto pieno di buche: là dove uno sparuto
gruppetto di case, addossate le une alle altre come se temessero il buio quanto Farid, pareva
inchinarsi al cospetto delle cime scure. Quella dove abitava Faccia di Formaggio era la prima
dal basso. Una delle finestre era illuminata. Dita di Polvere la teneva d'occhio da più di
un'ora. Farid aveva spesso cercato di rimanere immobile come lui, ma le sue membra non ne
volevano proprio sapere.
- Adesso vado io a vedere dov 'è finito! - sbottò.
- Tu non vai da nessuna parte! - replicò Dita di Polvere. Il suo volto restò impassibile come
sempre, ma la voce lo tradi. Farid vi colse l'impazienza...e la speranza, che si ostinava a non
morire nonostante fosse rimasta delusa cosi spesso. - Sei sicuro che abbia detto "venerdì"?
- Si! E oggi è venerdì, no?
Dita di Polvere si limitò ad annuire, scostandosi dalla fronte una ciocca dei lunghi capelli
che gli arrivavano alle spalle. Farid aveva tentato di far crescere altrettanto i suoi ricci ribelli,
ma si erano increspa ti e arruffati a tal punto che alla fine si era stufato e li aveva accorciati di
nuovo.
- Venerdì, sulla strada che porta giù in valle, alle quattro. Queste sono state le sue parole.
E intanto quel suo cagnaccio mi ringhiava contro come se non aspettasse altro che addentarmi
come un grissino dorato e croccante! - scherzò.
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Il vento gli s'infilò sotto il pullover facendolo rabbrividire. "Un bel fuoco, ecco cosa ci
vorrebbe!" pensò sfregandosi le braccia intirizzite. Come gli sarebbe piaciuto! Ma con il
vento, lo sapeva, Dita di Polvere non gli avrebbe fatto accendere nemmeno un fiammifero. Alle
quattro...Farid gettò un'occhiata al cielo cupo. Per capire che erano passate da un pezzo, non
aveva bisogno di un orologio.
- Te lo dico io, quel pallone gonfiato fa apposta a tenerci sulla corda! - aggiunse.
La bocca sottile di Dita di Polvere s'increspò in un sorriso. Se ciò gli capitava sempre più
spesso era merito di Farid. Forse era per questo che gli aveva promesso di portarlo con se, a
patto che Faccia di Formaggio fosse davvero capace di rimandarlo indietro. In quel suo mondo
di carta e inchiostro scaturito dalla penna di un vecchio.
" Ah, figuriamoci!" pensava Farid. "Perchè proprio questo Orfeo dovrebbe riuscire là dove
altri hanno fallito? E non sono stati pochi...Messer Tartaglia, Occhi di Gatto, Gracchio di
Corvo...tutti impostori bravi solo a spillare soldi. "
La luce dietro la finestra di Orfeo si spense e Dita di Polvere si raddrizzò di scatto.
Nell'oscurità si udì lo sbattere di una porta e poi il rumore di passi frettolosi. Dopo qualche
istante, sotto il cono di luce del lampione solitario, apparve Orfeo, o Faccia di Formaggio,
come Farid lo aveva ribattezzato in segreto per il suo colorito giallognolo e per il fatto che,
quando faceva caldo, trasudava grasso. Scendeva per la strada ripida ansimando,
accompagnato da quel suo cane, brutto come una iena, che sembrava arrivare dritto
dall'inferno. Quando scorse Dita di Polvere, si fermò e alzò la mano in segno di saluto,
sorridendo raggiante.
Farid afferrò il braccio del mangiafuoco. - Lo vedi quello stupido sorriso? Fasullo quanto
l'oro falso - gli bisbigliò. - Ma come fai a fidarti di uno cosi?
- E chi l'ha detto che mi fido di lui? Che ti succede? Hai un'agitazione addosso! Non è che
per caso preferiresti restare qui? Carri di latta senza cavalli che sfrecciano veloci, figure che si
muovono su un telone, musica che esce da una scatola, luci che scacciano la notte...tutto
questo ti piace. Là dove voglio andare io, ti annoierai - disse l'amico, scavalcando il muretto
che delimitava il bordo della strada.
"Ma che cosa va blaterando?" pensava Farid. L'unica cosa che voleva era stare con lui, e
Dita di Polvere lo sapeva benissimo. Stava giusto per replicare risentito, quando un rumore lo
fece trasalire: uno scrocchio secco, come lo spezzarsi di un ramo sotto uno stivale. Anche Dita
di Polvere lo aveva udito. Si era fermato all'istante, con le orecchie tese. Ma fra gli alberi non
c'era niente che si muovesse...solo le fronde che stormivano al vento e una falena che svolazzò
in faccia a Farid, bianca come un fantasma.
- Scusate! Ho fatto un po' tardi! - gridò Orfeo da lontano.
Farid non riusciva ancora a capacitarsi di come una voce cosi bella potesse uscire da una
bocca cosi brutta. Una voce per la quale Orfeo era conosciuto nella zona. Era infatti in alcuni
paesi dei dintorni che loro due ne avevano sentito parlare. Dita di Polvere si era messo a
cercarlo senza indugio. Ma avevano impiegato parecchio tempo a rintracciarlo. Lo avevano
trovato, finalmente, solo la settimana prima: in una biblioteca, a leggere fiabe a un gruppetto
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di bambini, nessuno dei quali aveva notato il nano sgusciato fuori all'improvviso da uno degli
scaffali stipati di volumi vecchi e logori. Ma a Dita di Polvere non era sfuggito. Aveva capito
che lo aveva evocato Orfeo, l'aveva aspettato al varco e, quando questi stava per risalire in
macchina, lo aveva bloccato e gli aveva mostrato il libro. Quello che Farid aveva maledetto
più di qualsiasi altro oggetto in vita sua.
- Ah, ma questo romanzo lo conosco - aveva sussurrato Orfeo. - E conosco anche te aveva aggiunto quasi con solennità, fissando Dita di Polvere come se, con lo sguardo, volesse
cavargli le cicatrici dalle guance. - Sei il migliore, Dita di Polvere! Colui che Danza con il
Fuoco! E dimmi: chi ti ha portato qua, nella più grigia delle storie? No, aspetta, fammi
indovinare! Vuoi tornare indietro ma non trovi la porta, la porta fra le lettere? Non c'è
problema. lo te ne posso fabbricare una nuova con parole su misura! A un prezzo da amico,
s'intende, se tu sei davvero colui che io immagino.
Ma quale prezzo da amico! Quasi tutto il gruzzolo che avevano messo da parte gli
avevano dovuto promettere! E, come se non bastasse, avevano dovuto aspettarlo per ore in
quel posto dimenticato da Dio, in una serata fredda e ventosa, dall'atmosfera lugubre e
inquietante.
- Ti sei portato dietro la martora? - chiese Orfeo illuminando lo zaino con la torcia elettrica.
- Lo sai, al mio cane non piace.
- No, è da qualche parte a procurarsi il cibo - rispose Dita di Polvere spostando lo sguardo
sul libro che Orfeo teneva sotto il braccio. - Allora? Hai finito?
- Certo! - confermò lui, mentre la sua bestiaccia puntava Farid scoprendo le zanne. - All'
inizio le parole facevano fatica a uscire. Forse perchè ero cosi eccitato. Come ti ho detto al
nostro primo incontro - prosegui Orfeo accarezzando il volume - era il mio libro preferito da
bambino. L'ultima volta l'ho visto che avevo undici anni. Alla squallida biblioteca di periferia
dove andavo sempre mi dissero che l' avevano rubato. Ma la storia non l'ho mai dimenticata:
mi ha insegnato che è facile sottrarsi alla realtà rifugiandosi nelle parole di un racconto. Che
fra le sue pagine si possono trovare tanti amici, amici meravigliosi. Amici come te:
mangiafuoco, giganti, fate... Sai quanto ho pianto quando sei morto? E invece sei vivo, e tutto
si aggiusterà. Tu cambierai la storia!
- lo? - lo interruppe con un sorriso sarcastico Dita di Polvere. - No, credimi, c'è chi lo sa
fare, ma io no di certo!
- E chi può dirlo! - replicò Orfeo con un colpetto di tosse, chiaramente a disagio per aver
esternato i propri sentimenti. - Comunque sia, è veramente un peccato che io non possa venire
con te - soggiunse dirigendosi verso il muretto ai lati della strada con la sua andatura goffa. - Il
lettore deve restare qui. Regola ferrea. Ho tentato di tutto per passare dall'altra parte, ma non
c'è stato verso - sospirò fermandosi. - Ecco ciò che hai comandato - disse, estraendo un foglio
da una tasca di quella giacca che gli cadeva addosso cosi male. - Parole sublimi, solo per te,
un passaggio segreto che ti condurrà dritto alla meta. Tieni un po' qua!
Dita di Polvere ebbe un attimo di esitazione, poi prese lo scritto che Orfeo gli porgeva,
fitto di caratteri eleganti, lievemente inclinati, intrecciati fra loro come un fine ricamo. Passò
l'indice attraverso quella composizione, riga dopo riga, come se, prima di mettersi a leggerla,
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dovesse appropriarsi con gli occhi di ogni singola parola. Orfeo, intanto, l'osservava come
uno scolaretto che ha consegnato il compito al maestro e aspetta il voto.
Quando finalmente Dita di Polvere alzò la testa, nel. la sua voce risuonò una nota di
sorpresa. - Sai scrivere molto bene...frasi stupende...La faccia giallognola di Orfeo si fece
paonazza, come se qualcuno gli avesse versato sopra della passata di pomodoro. - Sono
contento che ti piaccia!
- Si, mi piace molto! E c'è tutto quanto, come te l'ho descritto io. Certo, espresso un po'
meglio. Orfeo riprese il foglio con un sorriso imbarazzato. - Non posso prometterti che la
magia si compia alla stessa ora che ho indicato io - mormorò. - Le leggi della mia arte sono
imperscrutabili ma, dammi retta, non c'è nessuno che le conosca meglio di me. Per esempio,
adoperando alcune parole che compaiono nel libro, la sto ria verrà solo in parte modificata o
ampliata, non cambiata del tutto. Se ci sono troppe parole straniere, non succede niente,
oppure accade qualcosa d'imprevisto Forse è diverso, se è l'autore a...
- Per mille fate, in quella bocca hai più parole d una biblioteca intera! - lo interruppe
spazientito Dita di Polvere. - Che ne diresti di passare al dunque...?
Orfeo ammutolì bruscamente, come se avesse ingoiato la lingua. - Sicuro - rispose,
mortificato. - Vedrai. Con il mio aiuto il libro ti riaccoglierà fra le sue pagine come un figlio
perduto. Ti riassorbirà come la carta fa con l'inchiostro!
Dita di Polvere annui in silenzio e gettò uno sguardo alla strada deserta. Farid percepiva
la sua voglia di credere a Faccia di Formaggio, e la sua grande paura del l'ennesima
delusione. - E di me che ne sarà ? - domandò accostandoglisi. - Ha scritto anche di me? Hai
controllato? Orfeo gli lanciò un'occhiata poco benevola. - Mamma mia! - esclamò divertito. - Il
ragazzo ti si è davvero affezionato. Dove lo hai pescato? Cos'è, un vagabondo?
- Non proprio. Siamo qui grazie alla stessa persona. Si, quella che mi ha fatto questo
grande favore - precisò Dita di Polvere, ironico.
- Lingua di Fata? - chiese Orfeo, pronunciando quel nome in tono sprezzante, come chi
ritiene che nessuno meriti un appellativo tanto nobile.
- Si, è cosi che si chiama. Come fai a saperlo? - lo interrogò Dita di Polvere, incapace di
dissimulare il proprio stupore.
Il molosso prese a fiutare i piedi di Farid, e Orfeo scrollò le spalle. - Se c'è qualcuno
capace d'infondere alle lettere l'alito della vita, la cosa ti arriva all'orecchio, prima o poi.
- Ah, davvero? -domandò incredulo Dita di Polvere senza sondare oltre, fissando la pagina
che avrebbe dovuto compiere l'incantesimo.
Faccia di Formaggio, però, continuava a scrutare Farid. - Da che libro sei uscito? - gli
chiese. - E perchè non ci vuoi più tornare e preferisci invece entrare in una storia non tua?
- Che t'importa! - ribatte ostile il ragazzo. Quel tizio gli piaceva sempre meno. Era troppo
curioso, e troppo scaltro.
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- Farid non ha certo nostalgia del suo mondo! Nemmeno un po'. Lui esce ed entra nelle
storie come i serpenti mutano la pelle! - sogghignò Dita di Polvere, e a Farid parve di cogliere
nella sua voce un qualcosa di simile all' ammirazione.
- Ah, è cosi? - bofonchiò Orfeo guardando con con- discendenza il ragazzo che, a quel
punto, gli avrebbe volentieri sferrato un calcio contro le ginocchia grassocce se non fosse stato
per quel cagnaccio che lo puntava con aria famelica. - Va bene! - aggiunse, lasciandosi
cadere sul muretto. - Ti avverto, però! Riportare indietro te è una bazzecola, ma lui non è un
personaggio della storia. Non posso fare il suo nome. L'ho citato semplicemente come "un
ragazzo", hai visto anche tu. Non posso garantire che funzioni. E, ammesso che la cosa
riesca, il suo personaggio creerà probabilmente confusione. Se non sarà addirittura fonte di
disgrazia! Di che cosa andava blaterando quel maledetto? "Ti prego, ti prego, portami con te!
Non dargli retta! " pensava Farid supplicando Dita di Polvere con gli occhi.
Quest'ultimo gli lanciò un’occhiata d'intesa. E sorrise. - Disgrazia? - disse, e dal tono si
capiva che nessuno doveva parlargli di malasorte o cose del genere. - Sciocchezze. Il ragazzo
mi porta fortuna. E poi se la cava piuttosto bene come mangiafuoco. Verrà con me. E anche
questo. - Prima che Orfeo capisse a che cosa si stesse riferendo, Dita di Polvere gli aveva
sottratto il volume. - Tu non ne hai più bisogno e io dormirò più tranquillo se sarà nelle mie
mani. Ma... - lo squadrò l'altro, sbigottito. - Te l'ho pur detto che è il mio libro preferito. Lo
terrei proprio volentieri.
- Be’, anch’io - replicò Dita di Polvere allungando l'oggetto della contesa a Farid. - Ecco.
Tienilo da conto. Il ragazzo se lo premette contro il petto e assenti. Gwin - disse. - Dobbiamo
trovare Gwin. - Ma quando estrasse dalla tasca un pezzo di pane secco e fece per chiamare
la bestiola, Dita di Polvere gli tappò la bocca.
- Gwin rimane qui! - dichiarò. Neanche se avesse detto di voler lasciare li il suo braccio
destro, Farid lo avrebbe guardato con tanto sconcerto. - Che hai da fissarmi così? Di là
possiamo catturare un'altra martora.
- Oh, vedo che almeno su questa faccenda sei ragionevole! - disse Orfeo, risentito.
"Che cosa vorrà mai dire?" Farid rivolse un’occhiata interrogativa a Dita di Polvere, ma
questi lo ignorò e incalzò Orfeo: - Allora, vuoi cominciare? O dobbiamo restarcene qui fino
all'alba? Lui lo scrutò per un istante, come se volesse aggiungere qualcosa. Poi si schiarì la
voce. - Si - disse. - Dieci anni nella storia sbagliata sono lunghi. Leggiamo.
Parole.
Le parole impregnarono la notte come la fragranza di mille fiori invisibili.
Parole su misura, ricavate dal libro che Farid teneva stretto a se e collegate l'una all'altra
dalle bianche dita di Orfeo fino ad assumere un nuovo significato. Parlavano di un altro
mondo, pieno di meraviglie e di orrori. E Farid se ne lasciò rapire, dimentico del tempo che
scorreva. Ne perse totalmente la cognizione. C' era solo la voce di Orfeo, in stridente
contrasto con quella sua brutta bocca. Una melodia che faceva sparire tutto: la strada
dissestata e le misere casupole, il lampione, il muretto; si, persino la luna sopra le sagome
scure degli alberi. E nell'aria si diffuse all'improvviso un dolce profumo di terre lontane...
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"Ne è capace. Ci è riuscito veramente" pensava Farid, mentre la voce di Orfeo lo rendeva
cieco e sordo a tutto ciò che di reale lo circondava. Quando Faccia di Formaggio tacque, si
guardò intorno confuso, inebriato da quella sinfonia di parole. Ma come mai le case erano
ancora li, e pure il lampione arrugginito dal vento e dalla pioggia? Anche Orfeo c'era ancora,
con quel suo cane maledetto.
Solo uno non c'era più: Dita di Polvere.
Farid, invece, si trovava ancora in quel posto sperduto. Nel mondo sbagliato.
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