Zoomps 2005 2
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layout2.qxp 14/02/2005 19.30 Pagina 1 www.itcdenicola.it Periodico a cura della redazione scolastica dell’ITC Enrico De Nicola, Via E.a. Mario - Napoli. e-mail: [email protected] ANNO I N°2 FEBBRAIO 2005 AMARCORD PARTENOPEO "Ricordare il passato fa bene, lasciamo alle spalle luci ed ombre, diamo fiducia alla nuova società" Perchè Carlo Iuliano: lo hanno definito "uomo ombra" del presidente Corrado Ferlaino, quando il Napoli calcava gli stadi della serie A, e portava a casa scudetti e coppe. In verità i trionfi non sono stati mai tantissimi ma bastavano, comunque, per mandare in estasi i fantastici tifosi napoletani. L'"uomo ombra" fino alla presidenza Naldi, passando per quella dell'imprenditore Giorgio Corbelli, si è contraddistinto sempre per la sua grande professionalità e dedizione al Calcio Napoli e in special modo quando, in qualità di responsabile dell'area comunicazione. si trattava di gestire i rapporti con gli organi d'informazione di un certo Diego Armando Maradona. Per Iuliano però, non ci sono stati solo magici successi da riportare alle cronache sportive; a dire il vero negli ultimi anni, nel libro della storia del Napoli, si sono riportate tante vicende negative, molteplici cambiamenti di panchina, campioni ceduti in cambio di "poche lire", tifo e società allo sbaraglio, e si potrebbe ancora continuare ad elencare perché di disfatte il Napoli ed il suo pazientissimo pubblico, purtroppo ne hanno vissute tante. Iuliano non è entrato a far parte della nuova società di Aurelio De Laurentiis, la neonata "Napoli Soccer", poiché ha lasciato il suo incarico assieme al D.S. Perinetti durante la gestione Naldi. Prima di dar inizio all'incontro-intervista, Iuliano, ha premesso di esser disponibile a voler discutere non solo di argomenti riguardanti il Napoli, ma di voler parlare anche di problemi inerenti al rapporto esistente tra i giovani ed il calcio nella nostra città, o di tematiche più generali quali ad esempio la violenza negli stadi. La curiosità degli interessati. calorosi ed affezionati tifosi napoletan-denicoliani, cade, però, inevitabilmente, sull'ultima tribolata avventura, quella che ha portato al fallimento della vecchia S.S.C. Napoli. Iuliano ha spiegato che il Napoli Calcio costituiva una delle poche eccezioni in positivo nel panorama delle imprese napoletane, anche avendo accumulato un ingente quantità di debiti; quest'ultimo motivo frenava imprenditori e partnership, che, pur avendo fiutato l'affare, a rilevare la società. La città, comunque, con tutte le problematiche che le fanno da contorno, rappresentava e rappresenta pur sempre un proficuo business; in special modo per l'affezione, eroica ed onnipresente, alla squadra che porta in uno stadio di C1 sessantamila persone. Iuliano ha rimarcato quest'aspetto da non sottovalutare in quanto è un fenomeno ancora eccezionale, se si pensa al nuovo problema comune a tutte le società, delle "pay tv" e tra un po' della rivoluzione digitale (ma anche l'acquisto della visione degli incontri via web). In molte città d'Italia già si iniziano a vedere gli stadi vuoti, preferendo la poltrona di casa. Forse non solo perché le partite in diretta arrivano a casa nostra, ma anche per la violenza sempre crescente negli stadi, qualche teppista da stadio forse potrebbe fornirci spiegazioni in più. La gente di Napoli, invece, preferisce assaporare ancora il gusto di ascoltare un boato in seguito ad un goal con i piedi nello stadio. Era quasi scontata la domanda, forse non per Iuliano, che sembra visibilmente emozionato quando gli giunge all'orecchio il nome di Diego Maradona: "Grande uomo- ha risposto a chi gli ha chiesto cosa ne pensasse dell'uomo Maradona- un amico ideale per tutti coloro che gli stavano accanto. Ricordo che a volte prima di scendere in campo faceva delle iniezioni perché soffriva di mal di schiena, ma poi sapevamo che ci avrebbe deliziato con qualche perla delle sue". Ammette di esser stato molto legato al "Pibe", e ricorda che mentre i napoletani aspettano un suo ritorno ed in città si rievocano le gioie e le gesta di un tempo, attraverso il museo "M10" inaugurato alla Mostra d'Oltremare, "Diego dice Iuliano - si è rovinato con le sue mani, ora sta combattendo una dura battaglia con se stesso, e spero che ne esca bene". Si passa poi al ricordo più emozionante:" il 10 maggio 1987, è una data storica per me. - aggiunge poi - però non disdegno neanche la vittoria in Uefa a Stoccarda, dove lo stadio sembrava il San Paolo, tutto azzurro!". Lasciato alle spalle il passato glorioso e la sua carriera, ha invitato tutti a credere nell'ardito progetto De Laurentiis di ritornare innanzitutto in A, e poi, magari in uno scenario addirittura europeo, che la città in primis e la società poi, meritano per gli sforzi che stanno facendo. Mario Assante Quando nel lontano 1997 dovemmo decidere il nome da dare al giornale del nostro Istituto, dopo una breve discussione tra i redattori di allora, decidemmo per "ZOOMPS". Non ricordiamo più chi lo propose, ma ricordiamo bene perché lo scegliemmo. "ZOOMPS" è la curiosità di scrutare la vita ed il mondo che ci circonda, di osservare le cose nei particolare, proprio come fa lo zoom , l'obiettivo della macchina fotografica che ingrandisce gli oggetti. Ma il termine "ZOOMPS" richiama anche 'o zumpo, il salto, in lingua napoletana. È quindi sinonimo di gioco. E il gioco, per i bambini, è una cosa molto seria. Dunque: curiosità e approfondimento, gioco e serietà: questi gli aspetti del nostro giornale d'Istituto. Certo che ne abbiamo fatta di strada! Le difficoltà non ci hanno mai spaventato; sono state tante, e sappiamo che ce ne saranno ancora molte, ma basta un piccolo "zumpo" e sicuramente le supereremo tutte. ZOOMPS, infatti, per noi è anche tenacia, è voglia di continuare un'esperienza meravigliosa e, perché, no, anche utile a noi e a chi ci legge. Il nostro giornale, da quest'anno , in questa nuova veste, ha una responsabilità in più, in quanto non è destinato solo ai "denicoliani", ma anche a lettori esterni, essendo, esso, distribuito sul territorio. Il nostro obiettivo è quello di informare e divertire. In questo numero e nei prossimi, parleremo, come abbiamo sempre fatto, soprattutto dei rapporti di voi giovani con la società, la musica, la lettura, l'arte, e quant'altro. Saremo portavoce dei vostri problemi, dei vostri pensieri, delle vostre prote- a pag.3 Velàzquez a pag.4 Per non dimenticare a pag.7 Fumo killer Zoomps? ste, in quanto "ZOOMPS" è la voce schietta e sincera della nostra scuola, capace di comunicare con il mondo esterno. Ce la metteremo tutta per trasformare questo giornale da una piccola "voce" a un grido, quello di una generazione in lotta per affermare le proprie idee e per cambiare le cose che non vanno. Sarebbe bello se "ZOOMPS" diventasse anche un grido, quello di tutti gli studenti, per le ragioni della vita, della civiltà e della fratellanza, contro le violenze, razzismi, droghe e stupidità. In questo numero, tra l'altro, affrontiamo due problemi importanti, quello della camorra, che purtroppo riempie ancora le prime pagine dei giornali locali e nazionali, e quello della privatizzazione della rete idrica della Campania, un problema che la stampa "ufficiale" ha finora trascurato. Su di esso abbiamo raccolto testimonianze dirette e notizie inedite, ma del tutto attendibili, che ci hanno sbigottito e spaventati perché abbiamo dovuto constatare che ancora una volta il potere politico e quello imprenditoriale stanno tramando contro gli interessi dei cittadini napoletani. La nostra è ancora una vocina, ma forse può essere utile per sensibilizzare l'opinione pubblica su un problema grave che da un momento all'altro potrà caderci addosso senza aver potuto far nulla per evitarlo. Proff. Laura D'Eliseo Franca Vacca Carla Crescenzi Annamaria Zaza Comunicato Il Dirigente Scolastico dell’Istituto “Enrico De Nicola”-Via E.A.Mario 16-80128-Napoli, comunica che per l’anno scolastico 2005/06 sono aperte le iscrizioni per la prima classe del Liceo Scientifico a pag.8 Il De Nicola nella rete di Lilliput layout2.qxp 14/02/2005 19.30 Pagina 2 Fatti e Incontri II UN PASSATO DI RICORDI UN FUTURO DI SPERANZA Il calcio a Napoli fra passato, presente e futuro dalla voce di chi ha vissuto gioie e dolori vicine e lontane: i ragazzi del De Nicola hanno intervistato Carlo Iuliano Nell'aula magna della nostra scuola la redazione di Zoomps ha incontrato il dott. Carlo Iuliano , ex responsabile area comunicazione della S.S.C. Napoli. Il fuoco di fila delle domande non si è fatto attendere: -Che differenze ci sono tra la società di cui faceva parte, e quella di oggi con la nuova gestione di De Laurentis ? "Il Napoli aveva troppi debiti per far funzionare la vecchia società, per questo motivo si è arrivati al fallimento, così De Laurentis ha potuto rilevare la società partendo da zero, ma è ancora presto per fare paragoni con la vecchia società. " -Secondo un'inchiesta del "Corriere dello sport" è emerso che negli ultimi anni la gente allo stadio è in diminuzione?Cosa si potrebbe fare per contrastare questo fenomeno negativo? "La diminuzione di presenze allo stadio è dovuta alle promesse non mantenute infatti quando ci sono grandi speranze i tifosi sono più partecipi.. Per contrastare questo fenomeno negativo si potrebbero mantenere le promesse di una bella partita! I tifosi napoletani rappresentano un'eccezione nelle normali tifoserie in quanto desiderano, nonostante tutte le disavventure, ancora assaporare il boato di un gol " -Come ci descrive i rapporti di Maradona con la stampa e con la società? "Maradona è stato uno dei più grandi giocatori del calcio mondiale, nel campo ha dato sempre il massimo e non ha mai avuto un compagno che lo criticasse. Dopo aver lasciato il Napoli il primo marzo del 1991 Maradona si è rovinato con le sue stesse mani… L'unico "grande" scontro che ha avuto è stato quello con Ferlaino, che poi si è rivelato un suo "grande" tifoso!!" -Che ne pensa delle ripetute proteste dalla maggior parte dei tifo- si, contro la lega calcio? "Penso che sebbene i tifosi volessero far ripartire il Napoli dalla serie B, Carraro non poteva fare di più,in quanto ha dato la possibilità al Napoli di ripartire dalla serie C1, contrariamente alla possibilità data alla Fiorentina di ripartire dalla serie C2." -Per quale motivo molti giovani calciatori partenopei una volta maturati sono costretti a giocare in squadre diverse dal Napoli in cui sono cresciuti calcisticamente, oppure altri non vengono preparati in maniera adeguata e quindi diventano talenti sfruttati male? "Penso che sia raro che un calciatore resti nella squadra della propria città dove è cresciuto calcisticamente. Il problema credo che sia invece fondamentale creare delle squadre "satelliti" del Napoli, come il Monza per il Milan o la Lodigiana per la Roma, perché oggi il Napoli non può purtroppo pensare a curare il settore giovanile, deve invece concentrarsi solo sui suoi obiettivi immediati" -Qual è il ricordo più bello che lo lega alla società? "Quello del "10 maggio 1987" è una data storica non solo per me ,ma per tutti i partenopei, però non disprezzo neanche la vittoria in Coppa Uefa a Stoccarda dove lo stadio era tutto azzurro. Ricordo con piacere anche la vittoria del Napoli contro la Lazio a Roma dove i tifosi intonarono"O' surdato nammurato". A dire il vero, ricordare il passato mi fa bene, ora lasciamo alle spalle luci ed ombre, e quindi diamo fiducia e appoggio alla nuova società. Scilla Cuocolo III B - Rossella Parente III Mariantonietta Gesualdi III B - Gianluca Furlan III CHI E’CARLO IULIANO? PER NON DIMENTICARE Scheda a cura di Simona Bianchi Il 27 gennaio, come ogni anno, dedicato ad un momento di riflessione sulla tragedia che ha contraddistinto il '900. Perché ciò che è stato non si ripeta mai più La figura di Carlo Iuliano aderisce in tutto e per tutto alla storia del calcio a Napoli. Ex e impareggiabile capoufficio stampa Calcio Napoli ha assistito a decenni di storia sportiva calcistica partenopea. Dai primi momenti altalenanti della presidenza di Corrado Ferlaino - quelli legati ai nomi di campioni del calibro di Clerici, Savoldi e di allenatori come Pesaola o Vinicio, per intendercifino alla poderosa cavalcata del d e c e n n i o Maradona con allori a ripetizione per la società partenopea; ma anche il lento declino passato fra le gestioni Corbelli ed infine quella sfortunata di Toto Naldi che ha portato dritto al fallimento della società e quasi alla scomparsa di Napoli dal calcio professionistico. Solo quale promemoria ricordiamo di seguito i titoli più significativi vinti da quella società che così indissolubilmente è legata alla persona di Carlo Iuliano che, comunque non va dimenticato è un professionista del giornalismo partenopeo che ha prestato la sua opera per diversi media, uno per tutti valga ricordare il suo assiduo impegno con l'agenzia di stampa nazionale Ansa. TITOLI: 2 scudetti (1987, 1990), 3 Coppa Italia (1962, 1976, 1986), 1 Coppa UEFA (Coppa Uefa) 1 Supercoppa Italiana (1991). Il 27 gennaio è il giorno della memoria dell'olocausto degli ebrei per ricordare quello che nella storia è stato il più grande sterminio di un popolo. Nei campi di concentramento persero la vita milioni di persone, ma soprattutto d'ebrei. La nostra scuola per non dimenticare ha proiettato un film sulle persecuzioni degli ebrei e sui campi di concentramento intitolato "Kapò".Il film racconta la storia di una di una ragazza ebrea, Nicole, che pur di salvarsi cambia nome (prende nome, divisa e numero di matricola di una ladra francese morta) e rinnega di essere ebrea.Per potersi salvare sarà sottoposta a sfruttamenti e maltrattamenti, vedrà morire, sotto i suoi occhi i propri genitori portati via insieme a milioni di altre persone nelle camere a gas. Nicole, in seguito, diventerà una Kapò, una sentinella che doveva far rispettare le regole dentro al campo usando anche modi brutali e malvagi. Alla fine Nicole, deciderà di aiutare tutti i prigionieri a fuggire. Per aiutarli, per aiutarli, perderà la vita per opera degli stessi nazisti che l'avevano fatta diventare una "Kapò", ma si riscatterà riuscendo finalmente a confessare la sua vera identità e la sua religione. Nicole aveva solo 16 anni.Come Nicole molte persone hanno perso la vita nei campi di concentramento, e su questo tema sono stati girati molti altri film e scritti molti testi, che riguardavano anche maltrattamenti effettuati su omosessuali e su tutti coloro che venivano ritenuti diversi dai nazisti. Al contrario coloro che sono riusciti a salvarsi, oggi dopo quasi 60 anni da quella tremenda persecuzione, sono pronti a ricordare, sebbene con tanta tristezza, quello che è accaduto. Molti giornali hanno trattato il tema dell'Olocausto per non dimenticare e per far sapere a tutti che oggi i Grandi del mondo si sono riuniti ad Auschwitz, in quello che fu il più atroce campo di sterminio nazista e il più grande cimitero della storia.Si sono riuniti per lanciare un ultimo appello alla coscienza dell'umanità: un appello soprattutto alle nuove generazioni. L'inizio della cerimonia,a cui hanno partecipato molte persone, è stato annunciato dal fischio della locomotiva. Così 60 anni dopo, si ricorda ancora quella tremenda strage per non dimenticare e per ricordare che la libertà e il rispetto per il prossimo sono uno dei valori fondamentali della vita, che non dovrebbero mai essere "calpestati". Scilla Cuocolo 3B layout2.qxp 14/02/2005 19.30 Pagina 3 Libri,Arte e TV III Scheda di Scheda di Isabel Allende a cura di India Bertelli Isabel Allende è nata a Lima nel 1942, ma ha vissuto in Cile fino al golpe del 1973. È una scrittrice che si presenta da sé con le sue opere. Infatti basta pensare alla qualità della sua produzione dall'esordio nel 1982 con La casa degli spiriti fino al recente Ritratto in seppia. Nella "Città delle bestie", in particolare vengono toccati tutti i temi cari alla Allende: la magia delle piccole cose, l'inspiegabile, l'avversità, la complessità dei rapporti familiari, l'avventura e mostra tutta la sua vena di narratrice pura, capace di inchiodare il lettore alla storia fin dalle prime pagine. ZOOMPS Periodico bimestrale in allegato al mensile Affari Campania Magazine In attesa di autorizzazione tribunale DIRETTORE EDITORIALE prof.ssa Francesca Brizio DIRETTORE RESPONSABILE. Gianni Tortoriello PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE. Giuseppe Mangiamele Docenti Prof.ssa laura D'eliseo (responsabile progetto) Prof.ssa Carla Crescenzi Prof.ssa Franca Vacca Prof.ssa Annamaria Zaza ALUNNI Federica Ferrigno 5H Palmira Copersito 5H Imma Lancia 5H Giacomo Privitera Ex 5H Gammieri Ilaria 5H Luisa Cortese 5H Francesca Smeraglia 5 H I. Gallo 5A Simona Testa 5D Carmen Sole 5D Tiziana Voccia 5D Ilaria Formigli 5D Rosa Pisco 5D Ivana Varriale 5D Valentina Di Santo 5° D Linda Sbarra 5D Chiara Vollero 5D Roberto Esposito 3E Barbara Arpaia 3D Rossella Parente 3B Scilla Cuocolo 3B Mariantonietta Gesualdi 3B Marco Buonuomo 5D Melinda Formicola 3 D Roberta Murolo 3D Roberto Boemio Ex 5D Marco Scalabrini 4H Mario Assante Ex 5F "LAS MENINAS" Diego Velázquez e Pablo Picasso, analisi di un dipinto-mito della storia dell'arte universale. "Come l' immagine guarda noi" potrebbe essere il titolo di uno dei più noti dipinti della storia dell'arte: "Las Meninas", opera del grande pittore spagnolo Diego Velázquez. Normalmente siamo abituati ad osservare le immagini , ma non di rado ci sono immagini che guardano noi: sono numerosissime e gran parte di esse non descrivono semplicemente avvenimenti, storie, episodi evangelici, biblici e mitologici, ma rappresentano personaggi che esistono perché esistiamo noi e che non possono vivere senza il nostro respiro sopra di loro. Tutto questo accade in "Las Meninas".In questo dipinto, che deve il titolo con cui è universalmente noto alla presenza ossequiosa delle due damigelle d'onore (in portoghese menina) , tutti i ruoli sono invertiti e in un gioco di illusioni e rimandi ottici sono i personaggi del quadro che guardano l'osservatore . Al centro del dipinto troviamo, infatti, l'infanta Margherita che fatta improvvisamente irruzione nello studio del pittore , assieme alla sue damigelle e ad altri personaggi della corte spagnola, sembra osservare lo spettatore. In effetti l'attenzione di queste figure è diretta a Filippo IV e sua moglie, che in realtà dovrebbero essere i veri soggetti di questo quadro che è designato come il ritratto ufficiale della famiglia reale. Anche Velázques, che si raffigura mentre dipinge su di una grande tela il ritratto dei reali, guarda verso l'osservatore. Il pittore sta dunque osservando e rappresentando quello che ha davanti, ma quello che ha davanti, in realtà, è fuori del quadro, esattamente dove si trova l'osservatore. Se questo non fosse un gioco di illusioni, i reali dovrebbero trovarsi dove si trova l'osservatore, ma invece vediamo, attraverso il riflesso di uno specchio, Filippo IV e sua moglie piccolissimi, in fondo alla stanza, ma ciò non è pos- sibile perché loro per farsi dipingere dovrebbero essere al posto dell'osservatore e l'osservatore al posto dei reali riflessi nello specchio. Il vero è quindi falso, e il falso è vero. Nel corso della storia dell'arte, molti artisti hanno guardato con interesse questo dipinto di Velázquez e sicuramente assai particolare e significativo è stato il modo in cui un altro grande pittore spagnolo, Pablo Picasso, ha pensato e rielaborato questo quadro. Infatti, alla fine degli anni '40, quest'ultimo realizzò numerosi dipinti prendendo come punto di riferimento alcuni quadri famosi, per rifarli in uno stile che fosse inconfondibilmente il suo. Partendo dunque da immagini di quadri che aveva già visto in precedenza e che ormai facevano parte della sua "memoria visiva", Picasso si mise a confronto con i grandi maestri del passato. Tra queste opere c'è una serie di 44 variazioni su "Las Meninas", tra le quali va sicuramente citata quella conservata nel museo "Picasso" di Parigi (1960). Tale opera è tra le più fedeli all'originale, anche se chiaramente trasformata nella scomposizione voluta dal pittore e riassunta in una sintesi fatta di poche pennellate che ne collocano i dati essenziali: il cane, ma soprattutto le figure sulla destra, sono appena accennati con tratti che ne riportano solo dei semplici elementi, in maniera del tutto schematica; il ritratto di Velázquez, nel pittore che dipinge, viene scomposto e poi ricostruito affiancando i due profili. Il singolare confronto qui effettuato tra l'opera di Picasso e di Velázques vuole essere non solo un'occasione per incuriosire e avvicinare chi legge alle opere di questi due grandi artisti spagnoli, ma anche il pretesto per ricordare che in questi giorni, presso il complesso monumentale di Santa Sofia a Salerno, è in corso un'importante mostra su Picasso ed è invece in programmazione per il mese di marzo una mostra sulle opere di Velazquez che sarà ospitata nelle sale del Museo di Capodimonte. Un' occasione da non perdere. Ilaria Moscato LA CITTÀ DELLE BESTIE Ancora una volta, Isabel Allende, ha saputo coinvolgere tutti i suoi lettori scrivendo una trilogia avventurosa che vede come protagonisti due ragazzi, Nadia e Alex, alle prese con misteri da scoprire e segreti da svelare. Il primo romanzo, che è appunto "la città delle Bestie", è ambientato nella foresta dell'Amazzonia dove i due ragazzi arrivano, insieme ad una dottoressa, un professore e un fotografo, per cercare una creatura eccezionale avvistata nella foresta, una bestia dalle dimensioni mostruose e dai micidiali poteri che semina il terrore. Con loro ci sono anche la nonna di Alex, una famosa giornalista, e il padre di Nadia che è la guida di questa spedizione. Alex ha quindici anni, è un ragazzo come tanti, va a scuola, suona il flauto e ama scalare le montagne; Nadia ha tredici anni, conosce molto bene le insidie della foresta e sa come cavarsela, capisce gli indios e parla in una strana lingua con lo sciamano Walimai. Non è difficile imma- ginare che questi due ragazzi diventano amici inseparabili e, insieme, sono costretti dalle circostanze a porsi interrogativi sempre più inquietanti: chi vuole sterminare gli indios? Qual è il mistero dell'acqua della vita e delle uova di cristallo? Chi è davvero la Bestia? Uccide per crudeltà o sta tentando di salvare qualcuno? E dove vive il Popolo della Nebbia? La ricerca delle risposte porterà Alex e Nadia ad affrontare prove durissime: riusciranno a superarle? L' unico modo per saperlo è leggere il libro, che ti cattura e non si riesce a smettere di leggerlo perché si vuole arrivare subito a sapere come finirà questa fantastica avventura. Magari, dopo averlo letto, vorrete subito leggere il secondo libro della triologia "Il regno del dragone d'oro" , dove i due protagonisti combatteranno sulle cime innevate dell' Himalaya…..ma questa è un'altra storia, per saperla bisogna aspettare il prossimo numero. Valentina Di Santo VD LO SCINTILLANTE MONDO DI ORANGE COUNTY Newport beach, Orange County, Los Angeles, California. L'indirizzo è ormai noto a milioni di spettatori. È li, infatti, che si svolge "The O.C." il serial d'importazione americana, erede di Beverly Hills 90210 e Dawson's Creek. Orange County è un piccolo paradiso terrestre dove ogni cosa sembra perfetta. Il clima è mite e piacevole tutto l'anno, la gente che ci abita è bella, ricca, fortunata, possiede macchine potenti e ville lussuose. Ma questo paradiso sotto una superficie accattivante, occulta un mondo fatto di vite segrete e vicende inquietanti. Tutto è solo apparentemente perfetto. Questa nuovissima serie racconta la storia delle famiglie Cohen e Cooper e di Ryan; un problematico adolescente in contrasto netto con il mondo dell'alta società in cui si vede all'improvviso proiettato. Ryan Atwood (Benjamin McKenzie), rifiuta categoricamente di vivere da conformista, il suo personaggio furbo e dolce, mai ingenuo, rappresenta una costante minaccia. La serie inizia con lui che insieme al fratello viene fermato dalla polizia per un furto d'auto. In prigione conosce il suo avvocato d'ufficio Sandy Cohen (Peter Gallagher) che cerca di aiutarlo. In effetti, Ryan ha alle spalle una situazione difficile; la madre alcolista lo ha cacciato da casa ed egli non sa dove andare, Sandy lo invita a trascorrere qualche giorno a casa sua a Newport. Kirsten Cohen (Kelly Rowan), moglie di Sandy, bella e ricca donna d'affari a primo impatto si mostra glaciale per poi lasciar trasparire il suo lato sensibile e il suo voler proteggere la famiglia. Kirsten non vede di buon occhio l'arrivo di Ryan. Teme l'influenza che potrebbe avere su suo figlio Seth (Adam Brody) ragazzo ingenuo e sognatore. Quello che Seth sogna più di tutto è Summer Roberts (Rachel Bilson), la migliore amica di Marissa Cooper (Mischa Barton) sua vicina di casa il cui destino s'incrocerà presto con quello di Ryan. Summer è una ragazza narcisista abituata a veder esaudito ogni suo minimo capriccio e a vivere in un mondo il cui principale valore è il denaro; Marissa, invece, è una ragazza che deve misurarsi con il mondo degli adulti, è fragile e ingenua, ma allo stesso tempo intrigante. Il padre di Marissa, Jimmy Cooper (Tate Donovan) dal canto suo nasconde qualcosa di molto importante che cambierà la vita di tutta la sua famiglia. Sua moglie Julie Cooper (Melinda Clarke), estremamente arrogante, tanto bella fuori quanto arida dentro, utilizza ogni mezzo per raggiungere i suoi fini. Il serial affronta le principali tematiche adolescenziali come il conflitto con i genitori e il desiderio di rivalsa, l'intimità delle amicizie, la paura e il desiderio della sessualità, l'esigenza di essere accettati e la ribellione alle regole. The O.C. ha due caratteristiche importanti: i personaggi adulti sono delineati quanto quelli dei ragazzi e allo stesso modo protagonisti d'intrighi e colpi di scena; il creatore è un ragazzo giovanissimo di soli 26 anni, Josh Schwartz. Sarà questo il segreto del suo successo? Chiara Vollaro VD layout2.qxp 14/02/2005 19.30 Pagina 4 Cronache DeNicoliane IV REALTA' E FANTASIA SI INCONTRANO Una nostra intervista fuori programma ad uno dei protagonisti di Un Paso Adelante Come tutto il De Nicola saprà, quest'autunno il triennio D è andato in Spagna. È stato un viaggio che nessuno di noi dimenticherà mai…un'esperienza che ci ha segnati positivamente e che ci ha aiutati anche a maturare! Come già detto tutti sanno che siamo andati in Spagna, ma sono in pochi a sapere che durante una delle visite che abbiamo compiuto a Madrid, precisamente al Parque del Retiro, ci è capitato di incontrare uno dei protagonisti di uno dei nostri telefilm preferiti "Un Paso Adelante", precisamente Raul Peña alias Jero. In meno di tre secondi si è scatenato il putiferio, ma noi della redazione siamo riusciti a scattargli qualche foto, ed a carpirgli qualche parola in merito al suo lavoro ed alla sua vita. È stato molto gentile perché pur non avendo molto tempo, si trovava sul set, ma ha accettato di rispondere a qualche domanda. Così senza tanti preamboli: D: come sei arrivato ad "Un Paso Adelante"? R: stavo per partire per Los Angeles quando il produttore della serie mi contattò e mi chiese di entrar a far parte del cast di UPA, sarei stato uno dei protagonisti! D: e poi? R: beh nel giro di un mese avrei dovuto cominciare a girare, così incominciai a prendere lezioni di danza hip-pop, jazz e classica, visto che avrei dovuto affrontare delle coreografie. D: come si sente un attore nei panni di un ballerino? R: per fare un esempio, i ballerini imparano la coreografia in cinque minuti, io ci metto un'ora circa! Certo non ho né l'agilità né la tecnica di un ballerino, ma me la cavo, cerco di dare il meglio di me, ripeto la coreografia a casa 1000 volte finché non viene perfetta…per le mie potenzialità! D: bene ora passiamo a qualcosa di più personale. Com'è Raul in amore? R: (pensa) direi che sono un tipo abbastanza romantico, mi piace coprire d'attenzioni la ragazza con cui sto, non aspetto una data specifica o un anniversario per farle regali o per celebrare il nostro amore e dirle che sono innamorato di lei. D: credi nel colpo di fulmine? R: si, sono un tipo impulsivo e credo molto nella prima impressione che mi da una persona, insomma t'accorgi subito se quell'alchimia c'è oppure no! Dopo questa breve intervista Raul è dovuto filar via, i suoi impegni lavorativi lo attendevano i registi e gli assistenti iniziavano a scalpitare! Chiara Vollaro VD CINEFORUM PROGETTO U N E S C O Un modo per avvicinare i giovani alle grandi problematiche mondiali "Uno spazio dedicato alla sensibilizzazione dei giovani verso l'ambiente, la pace del mondo e i diritti inviolabili dell'uomo?" certo che esiste! La professoressa Marina Ponsiglione docente di francese, insieme ad alcuni alunni del corso F si stanno impegnando nella continuazione del progetto "UNESCO" nato per avvicinare i giovani alle più grandi problematiche mondiali, attraverso la raccolta di materiale scritto e interattivo, il dialogo aperto e la realizzazione di un lavoro concreto, che sia il frutto di un'apertura di coscienza verso il mondo, verso il futuro. Il progetto ha avuto una forte rilevanza mondiale, basti pensare all'anno scorso quando, Cristiano Esposito e Dario Melidoni ex alunni della 5F nonché unici giovani rappresentanti italiani furono invitati a Kenitra (Marocco) dove ebbero la favolosa opportunità di dialogare, interagire e trattare le più svariate problematiche con ragazzi di varia nazionalità, fondando poi, la "International young peace messanger". un'istituzione che si fa portavoce di un desiderio comune di pace mondiale sostenuta da noi giovani. Inoltre, è stato anche trattato il tema della donna nella civiltà islamica, cattolica e ebraica che ha portato alla realizzazione di un libro, premiato a Venezia come editoria della pace. UNESCO ci insegna che se vogliamo ottenere davvero dei cambiamenti, non dobbiamo disperdere le nostre energie in parole e utopie ma nella realizzazione di qualcosa di concreto. Non si cambia il mondo da un giorno all'altro, non si distruggono le bombe, non cessano di morire donne e bambini, uomini disperati, non finiscono le discriminazioni in un attimo, magari con un paio di parole scritte in fretta su di un foglio. Se davvero vogliamo far crescere e cambiare in meglio il mondo, salvaguardiamo noi stessi e gli altri! Dobbiamo credere in ciò che facciamo, informarci e agire concretamente, modificando prima le piccole grandi realtà che ci circondano, avendo una marcia in più per andare avanti. Roberta Manzo 5D S C U O L A A P E R TA Due giorni di incontri tra scuole medie e istruzione superiore Anche l'I.T.C. De Nicola ha aderito all'iniziativa promossa dall'Assessorato alle Politiche Scolastiche della provincia di Napoli, denominata "Scuola Aperta". In questo modo si è voluto favorire l'incontro diretto tra la scuola di base e l'istruzione superiore. Due giorni, in cui la scuola è stata aperta a tutti per dare il massimo risalto alle attività di orientamento programmate dall'istituto. Tutte le scuole della provincia di Napoli che hanno aderito alla due giorni, si sono aperte così ad una grande partecipazione da parte dei genitori. Per la prima volta si vedono impegnate sinergicamente le istituzioni e le singole scuole in un'azione di orientamento al passo con le esperienze più avanzate del nostro paese. A.Z. SOGNANDO BECKAM Proiettato nell'ambito del progetto Cineforum del nostro Istituto, il film ha una trama semplice e coinvolgente, che ha suscitato molto entusiasmo negli alunni, i quali lo hanno seguito senza un minuto di noia, anche per la maestria con cui è stato diretto, per la naturalezza degli interpreti e la cura delle scelte musicali e dei costumi. "Sognando Beckham" è una deliziosa commedia, un puzzle che mescola la passione per il calcio a contrasti generazionali ed etniche, trovando un mix calibrato e mai banale. La storia è semplice. Una ragazza con radici indiane, Jess, vive a Londra con la famiglia, e ha un unico sogno: diventare una calciatrice. Ha un idolo, David Beckham, centrocampista del Manchester United, le cui foto tappezzano la sua camera. Jess ha grandi difficoltà a far accettare la sua passione ai genitori, i quali non concepiscono che una ragazza indiana possa cimentarsi in pantaloncini corti ad inseguire un pallone e vorrebbero che fosse la classica ragazza indiana: dolce, remissiva, ansiosa di sposarsi con un bravo giovane indiano Finché il suo impegno calcistico si svolge nell'ambito del parco pubblico, non ci sono molti problemi; ma quando Jules, giocatrice in una squadra regolare, la vede giocare e la convince ad unirsi al suo team, le cose cambiano… L' allenatore Joe le accoglie entrambe, convinto del loro talento, ma i genitori di Jess le proibiscono di allenarsi… Le ragazze hanno la stessa età e condividono gli stessi sogni. La loro amicizia si fortifica e contribuisce a far decollare la squadra, ma comincia ad incrinarsi quando si innamorano dello stesso uomo. La vita di Jess, le amicizie e gli amori, scorrono al ritmo di dribbling e palleggi, delineando pian piano il ritratto di una generazione e di una comunità chiusa in se stessa. In un finale sorprendente, la ragazza dovrà scegliere tra il pallone e la sua famiglia… I personaggi sono circondati da un senso d'inadeguatezza latente, ripresi in un periodo delicato della loro vita, ognuno con le sue lotte più o meno aperte. La protagonista, Jess, deve scontrarsi con l'arretratezza delle tradizioni familiari, che vorrebbero per lei un matrimonio combinato, e che escludono categoricamente un futuro come quello da lei sognato. La sua amica Jules ha i genitori apprensivi che non riescono a comprendere la portata della sua passione per il calcio (la madre è terrorizzata da una sua ipotetica omosessualità recondita, mentre il padre, spaventato dalla possibilità opposta, ovvero dal contatto di sua figlia con l'altro sesso, non trova di meglio che assecondare la sua passione); Joe, il giovane allenatore, ha rotto da anni con il padre, che è stato la causa dell'infortunio al ginocchio che gli ha stroncato la carriera di calciatore; Tony, amico di Jess e anch'egli d'origini indiane, è gay ed è costretto a tenersi dentro questo peso, che, se rivelato, rappresenterebbe un'insostenibile vergogna per le rigide tradizioni di famiglia. Il film sprona a lottare per la realizzazione dei propri sogni e sottende il messaggio, più problematico, di una necessità di avvicinamento tra culture diverse e di un superamento reale e non teorico delle discriminazioni culturali, razziali e sessuali. Il lieto fine lascia aperto questo discorso, non dimenticando le radici concrete della vicenda raccontata: la storia d'amore tra Jess ed il suo innamorato, infatti, resta irrisolta e dal futuro incerto; l'opposizione dei genitori non viene superata; l'omosessualità di Tony non viene mai dichiarata, e il suo fardello resta tale fino alla fine del film. C'è ancora molta strada da fare, sembra dirci la regista, e gli ostacoli da rimuovere sono ancora tanti. Il film scorre rapido e leggero, strappando sorrisi qualche sonora risata. Coglie nel segno entusiasmando il pubblico, al quale scappa un applauso sui titoli di coda e anche qualche lacrima sulle "scene catartiche". SCHEDA DEL FILM: Titolo originale: Bend It Like Beckham Anno: 2002 Genere: Commedia Durata: 112' Regia: Gurinder Chadha Nazionalità: Gran Bretagna, 2002 Sceneggiatura: Gurinder Chadha, Paul Mayeda Berges Direttore della fotografia: Jong Lin Montaggio: Justin Krish Scenografia: Nick Ellis Costumi: Ralph Holes Musica: Craig Pruess Interpreti: Parminder Nagra - Jesminder 'Jess' Bhamra Keira Knightley - Juliette 'Jules' Paxton Jonathan Rhys-Meyers - Joe Anupam Kher - Mr. Bhamra Archie Panjabi - Pinky Shaznay Lewis - Mel Frank Harper - Alan Juliet Stevenson - Paula Shaheen Khan - Mrs. Bhamra Ameet Chana - Tony Pooja Shah - Meena Paven Virk - Bubbly Preeya Kalidas - Monica Trey Farley - Taz Saraj Chaudhry - Sonny Imran Ali - Gar Simona Testa V D layout2.qxp 14/02/2005 19.30 Pagina 5 Cronache DeNicoliane V L ' O R I E N TA M E N TO : I L GRANDE DILEMMA D E I G I OVA N I D ’ O G G I Nella nostra scuola l'area dell'Orientamento rappresenta una buona opportunità ed una fonte di informazioni ed esperienze per gli studenti, specie per quelli delle V e delle IV classi. Perché le quarte? Dall'Università, già dall'anno scorso ciò è stato esplicitamente richiesto. Coinvolgere anche gli alunni del penultimo anno, che devono per tempo iniziare a conoscere le opportunità offerte dal mondo del lavoro, e dello studio; spesso hanno bisogno di un supporto per acquisire una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie inclinazioni, attraverso una presa di coscienza delle reali esigenze della realtà sociale e lavorativa che li circonda. Il settore dell'Orientamento richiede competenze specifiche ed una versatilità nel sapersi quotidianamente relazionare con una platea disparata, non omogenea per retroterra culturale ed aree di provenienza, ma rimane per un docente una stimolante esperienza di dialogo, nella consapevolezza della felice opportunità di un clima di reciproca fiducia che si crea nel tempo. Quest' anno,come al solito, nel mese di settembre abbiamo cominciato in modo "soft", con le visite ad Orientasud ed Orientanapoli, in genere un primo contatto con l'Università: un primo approccio alla variegata offerta che viene dal mondo accademico; i ragazzi capiscono molto bene che non è facile orientarsi nella giungla delle offerte formative. Successivamente i primi test mirati su inclinazioni, gusti, desideri: un test che eseguiamo a scuola, i ragazzi delle quinte hanno riavuto quello da loro compilato l'anno scorso. E' cambiato qualcosa nelle loro inclinazioni? L'analisi di tutti i dati permette di pianificare le attività di intervento. Per le attività interne contiamo, proseguendo una collaborazione ormai consolida con l'Università Federico II°,di completare il Pr.OF, progetto di eccellenza col polo tecnologico,che quest'anno, se le cose andranno a buon fine, contiamo di allargare al polo delle scienze umane(Economia,Giurisprudenza) che raccolgono il maggior numero di favori dei nostri allievi. A giorni avrà inizio anche il corso di Orientamento al lavoro, una buona palestra di allenamento per quanti volessero cimentarsi nel mondo produttivo. All'inizio di Dicembre si è aperto uno sportello dove individualmente confrontarsi per parlare di sé, avere informazioni, opportunità di scambi. Col nuovo anno organizziamo incontri nei vari dipartimenti delle singole facoltà in modo mirato,in coerenza cioè con quanto emerso dai test. Non mancheranno poi opportunità di esperienze con le associazioni di categorie, ordini professionali ecc.; forte deve essere in oltre la collaborazione tra il settore orientamento e l'area dei contatti con l'esterno. Una buona interazione tra i docenti impegnati in quelle aree funzionali agli studenti permetterà dunque di offrire un servizio concreto e proficuo nell'interesse non solo della comunità scolastica, ma anche delle famiglie e del territorio. Prof. Luciana Cucari Responsabile del settore Orientamento in uscita (Università e mondo del lavoro) UN MONDO SCONOSCIUTO Esperienza del primo giorno di Università Sembra passato un secolo dal primo giorno di scuola, quando trepidanti, con le guance bagnate da grossi lacrimosi e con la manina stretta, stretta in quella rassicurante della mamma, abbiamo varcato il primo cancello della nostra vita: quello della scuola elementare. Da quel fatidico giorno abbiamo varcato altri cancelli e sempre con le stesse emozioni e trepidazioni. Il percorso da allora è stato lungo e non privo di ostacoli. Ma alla fine, quasi incredibilmente, dopo ansie e angosce che ci hanno tormentato per anni, finalmente siamo usciti felici, come non mai, dall' ultimo cancello. Qualcuno pensa che da quel preciso momento "dobbiamo" essere pronti ad affrontare il mondo che c'è fuori. Ma come è possibile? Fino allora siamo vissuti in un mondo ovattato, tutto nostro, coccolati e protetti , non solo dai genitori , ma anche, e si capisce dopo, dagli stessi insegnanti, compresi quelli che a noi sembravano severi e irraggiungibili. All'improvviso ci si rende conto che gli altri, gli adulti , si aspettano da noi la maturità della consapevolezza delle scelte da fare per il nostro futuro. Io, confesso, non avevo per niente le idee chiare. Dopo la scuola per me è iniziato un periodo strano, con abitudini di vita diverse da prima, ho finalmente assaporato il gusto di alzarmi a mezzogiorno, di incontrarmi con gli amici ogniqualvolta ne avessi voglia, ho partecipare a tutte le feste che mi capitavano, ho avuto come unico problema il dilemma di cosa indossare il sabato sera. Ma tutto questo, purtroppo, non poteva certamente durare a lungo. Ben presto ci si trova di nuovo di fronte il grande dilemma: continuare gli studi o trovare un lavoro?. Ormai non c'è più tempo, bisogna decidere bene e anche in fretta. In entrambi i casi, ragazzi cari, la strada è totalmente in salita e gli ostacoli che troverete sono tanti. Alla fine, per quanto mi riguarda, ho scelto di iscrivermi all'Università e, non vi preoccupate, non è stato un raptus di follia suicida, ma una ponderata e sofferta riflessione. In ogni caso adesso mi è possibile raccontarvi quello che vi aspetta inizialmente se anche voi farete la mia stessa scelta. L'università è un mondo "infame", dove vi rendete subito conto che c'è una competizione assurda, dove nessuno si fa scrupolo di buttarvi fuori se non siete all' altezza degli altri.Il primo giorno di lezione, quando ho varcato quel nuovo cancello, non ci crederete, ma ho provato la stessa emozione e trepidazione di tanti, tanti anni prima, questa volta, però, non avevo la mano protettiva della mamma , e, da non credere, ho avuto tanta nostalgia della mia scuola, di quel porto sicuro, in cui tutto era rassicurante. Appena entri nell'aula universitaria, la prima cosa di cui ti accorgi è che le prime file sono totalmente fuori della tua portata, una ventina di ragazzi , rigorosamente in giacca e cravatta che non si sa da dove sono usciti, ti guardano con superiorità pensando di essere migliori di te, tant'è che per evitare che tu possa confonderti con loro, alle sei del mattino sono già lì, per prendere possesso delle loro privilegiate postazioni in prima fila. Dopo aver notato l'ambiente, la cosa che mi ha colpito è stato un uomo alto un metro e una "vigorsol", che mi ha guardato dall'alto della sua grande cattedra come se dicesse " chist se appen scetato" e con una voce tipo paperino mi ha fatto notare che ero arrivato con tre quarti d'ora di ritardo ed è lì che inizia il panico: che cavolo rispondo a questo? Se anche a voi dovesse capitare, fregatevene, ridete alla battuta del professore e guardandolo con aria di sfida trovatevi un posto e se volete ambientarvi subito scegliete le ultime file, sono quelle più animate e anche se siete poco estroversi, non vi preoccupate le conoscenze arriveranno. È duro, ragazzi! Ma, pensandoci bene forse "se po' fa". Giacomo Privitera ex 5H Roberto Boemio ex 5H UNIVERSITÀ FUORI SEDE : STUDENTI ALLO SBARAGLIO P e r g l i s t u d e n t i f u o r i s e d e : ta n t o e n t u s i a s m o , m a ta n t i s a c r i f i c i I giovani, come si sa, si caricano di tanto e irrefrenabile entusiasmo quando affrontano una nuova esperienza. Credono di poter fronteggiare qualsiasi sacrificio, pur di raggiungere i loro obiettivi. È la forza di volontà che decide chi riuscirà a fare meglio e più degli altri. L'Università, per un neodiplomato, è un mondo nuovo, l'icona della libertà, il trampolino di lancio per la vita. Entrare a far parte di tale ambiente è maggiormente stimolante, se ci si iscrive ad una Università con sede in una città diversa da quella in cui si vive. Nella maggior parte dei casi e per gli spiriti più intraprendenti rappresenta l'occasione giusta per conoscere persone e luoghi diversi. C'è la completa libertà di crearsi uno spazio dall'esclusività inviolabile, lontano dal controllo dei genitori. Per i primi tempi tutto ciò può essere inebriante, tutto da vivere. Tutto è eccitante , la ricerca dell'alloggio, i nuovi amici (altri studenti fuori sede) con cui condividere l'appartamento, la gestione delle proprie risorse economiche. Ben presto, però, cominciano le prime difficoltà e ci si rende conto che essere lontano da casa, dai pro- pri affetti non è poi così bello come poteva sembrare inizialmente, spesso sorgono problemi di convivenza o di adattamento alle nuove abitudini. Per molti c'è anche da fare i conti con il disagio economico, per non parlare poi che quando si torna a casa ci si accorge che i rapporti con i vecchi amici non sono più gli stessi, purtroppo è vero che lontano dagli occhi , lontano dal cuore. E' duro , ragazzi! Quanti ce la fanno e proseguono dritti per la loro strada? Ci sono anche quelli che per restare legati al proprio "passato", preferiscono fare i pendolari. Ma anche per questi studenti la vita non si presenta facile. Pensate che stress se l'università da raggiungere si trova a diverse ore di viaggio da casa. Le giornate si accorciano, la stanchezza aumenta di giorno in giorno, lo studio, che alle superiori rappresentava una grande scocciatura, ora si presenta come una irta montagna da scalare. Tutte le pecche della vita pendolare ven- gono, però, ridimensionate dal ritorno a casa e dall'inebriante profumo del pasto pronto preparato da "mammà" che avvolge il corpo e la mente come la lettura di versi poetici, dai contatti sempre vivi con amici e, per i fortunati, con la propria ragazza, dai sani litigi con fratelli e genitori. Seguire gli studi fuori città sicuramente comporta dei sacrifici, ma nel contempo, se si opera tale tipo di scelta è senz'altro per assecondare le proprie aspettative e le proprie ambizioni. In conclusione, è importante dire che il raggiungimento dei fini prestabiliti dipende solo dalla costanza e dalla volontà dello studente, indipendentemente dal luogo scelto per raggiunge tali obiettivi. Roberto Boemio ex 5d Scienze delle Comunicazione Suor Orsola Benincasa NAPOLI layout2.qxp 14/02/2005 19.30 Pagina 6 Scuola & Società VI NAPOLI: SOLO SIMBOLO DI VIOLENZA ? La camorra come male da sconfiggere Napoli come il "Bronx", qualcuno con i tempi che corrono azzarda. Napoli città di gangster, magari come quelli visti in celebri film americani. E quant'altro ancora, Napoli uguale violenza. Da tempo purtroppo, analogie simili rimbalzano sui giornali e nei TG, creando sempre più l'immagine di una metropoli afflitta ed intimorita dalla sua stessa ombra, che come tutti sanno, purtroppo, è viva e vegeta, e si materializza nella camorra (basti ricordarne l'etimo"morra", banda). L'inarrestabile ondata di omicidi ed intimidazioni, che quasi con una rinnovata veemenza sta investendo la città, genera uno stato d'inquietudine ed un'insicurezza diffuse tra la gente. Per questo si avverte il bisogno di una svolta, che non sia però come una di quelle annunciate e sempre mai realizzate. Forse, la vera "svolta" può arrivare soltanto dai napoletani. Sono lontani i tempi in cui l'organizzazione della camorra, composta da poche cosiddette "grandi famiglie" affiliate tra loro, aveva stabilito una sorta di "patto d'onore" tra i suoi adepti, che si dividevano il controllo della città. Probabilmente quest'ultimo aspetto, anche grazie al contrabbando di sigarette, che faceva registrare un tasso di disoccupazione meno alto rispetto a quello registrato oggi, ed inoltre all'esistenza di una supremazia territoriale "omogenea" riusciva ad evitare ciò che in questo periodo, più che in altri, angoscia e mobilita allo stesso tempo UN ATTO DI AMORE E DI CIVILTÀ una città intera. In ogni caso e con assoluta certezza i cittadini napoletani preferirebbero non aver mai conosciuto il "mostro/spettro" del Vesuvio. Il fenomeno malavitoso della camorra nella veste attuale si è andato affermando soprattutto fin dagli anni Settanta e Ottanta, con la gestione del redditizio traffico di stupefacenti (condiviso con altre organizzazioni criminali, quali la mafia siciliana e la 'ndrangheta calabrese con cui si era stata stabilita una solida alleanza) e con l'acquisizione del controllo dei fondi statali destinati alla ricostruzione del territorio campano devastato dal terremoto del 1980. Negli anni seguenti le attività criminali hanno riguardato principalmente estorsioni, rapine, controllo di appalti pubblici, ecc. Qualcosa però, sembra muoversi per il verso giusto. Con ciò non ci riferiamo ai pur continui inviti e moniti del Presidente Ciampi, di Berlusconi e del Ministro dell'Interno Pisanu, ma soprattutto alla voglia espressa dalla gente comune nelle aggregazioni spontanee - purtroppo nate solo dopo fatti di sangue- di non voler comunque piegare la testa. Mario Assante ex 5F RHUM E COCA Donazione degli organi: testimonianza ed opinioni di una sedicenne Alcuni anni fa non mi sarei mai posta il problema di donare i miei organi. Troppo piccola per farlo; troppo poco informata per fare una mia scelta. Ora invece, posso dire di essere pienamente d'accordo nel donare i miei organi dopo la mia morte, anche se talvolta ho i miei dubbi, ma credo sia giusto che ci siano. Il problema sta principalmente nel fatto che oggi giorno i mass-media parlano poco, si potrebbe dire mai, di quest'atto di amore e solidarietà verso il prossimo. Sono poche le informazioni che vengono date ai cittadini, poche le iniziative prese dal governo, dalle istituzioni pubbliche per convincere le persone a donare i propri organi. Ciò nonostante l'Italia è il secondo paese, dopo la Spagna, con il più alto numero di donatori, seguito dalla Francia e dalla Gran Bretagna. La domanda che la maggior parte delle persone almeno una volta nella propria vita si pone è: "Perché donare i propri organi?" Beh, la risposta potrebbe essere scontata se considerata come una semplice forma di "buonismo", ma è la pura verità. Donare gli organi, dopo la morte cerebrale, non è semplicemente donare qualcosa di proprio, ma qualcosa di sé per salvare o migliorare le condizioni di vita di una persona che ne ha bisogno.Tutti nella vita siamo possibili donatori, e, inevitabilmente, possibili riceventi. Ma come convincere le persone che un'eventuale prelievo d'organi viene effettuato solo dopo che il paziente è considerato in stato di morte cerebrale? Molti, infatti, si considerano contrari alla donazione perché convinti che il paziente collegato a delle macchine che mantengono in vita gli organi, sia in uno stato di coma reversibile; in realtà la decisione di prelevare gli organi viene presa solo dopo che è stata accertata la totale assenza di funzioni cerebrali,per cui il donatore non può , respirare se non con l'ausilio delle macchine. Una volta accertata la morte cerebrale da parte di un'equipe di tre medici (legale, un rianimatore e un neurologo), ci si informa se era d'accordo o meno a donare i suoi organi Nel caso in cui non fosse mai espresso ,in proposito, sono i suoi familiari a decidere.Limiti per salvare la vita altrui non ci sono: è possibile donare gli organi sin dalla nascita. I limiti esistono solo quando si tratta di donare i tessuti (60 anni) o le cornee (70 anni). Poi basta solo stabilire l'idoneità degli organi ripercorrendo la storia medica del defunto per accertarsi che non ci siano malattie che potrebbero complicare il trapianto. Nessuna religione è contraria al trapianto d'organi, infatti la donazione è considerata come un atto di puro amore e generosità.. La Chiesa, quindi, non solo cattolica, si dice più che favorevole al trapianto di organi. Sono una sedicenne. Da circa undici anni mio padre, infermiere professionale del reparto di cardiochirurgia del Monaldi di Napoli, fa parte dell'équipe prelievo d'organi (principalmente cuore) di quell'ospedale. Sono quasi due anni che lavora presso il coordinamento trapianti della regione Campania. Sono ormai più che convinta chei miei organi dovranno essere donati. Si può dire che sia abbastanza informata sul perché e in che modo avvengano queste operazioni. Sono tante le storie di giovani donatori che ho vissuto indirettamente grazie ai racconti di mio padre. Tante le storie di giovani che hanno ricevuto un cuore che ha donato loro una nuova vita. Come dimenticare la storia di Nicholas Green, bambino americano, ucciso in Calabria durante un viaggio con la sua famiglia? La donazione del cuore, delle cornee, del fegato e dei reni del piccolo Nicholas è stata un esempio per tutti. Altre quattro vite sono state salvate con questo bellissimo gesto. Nicholas, così come tutti gli altri donatori, piccoli e grandi, sono un esempio di grande solidarietà, di amore per la vita. Tutto ciò di cui i cittadini hanno bisogno, è solo più informazione e meno pregiudizi. Chiarire loro le idee, rispondere a tutti i loro quesiti, eliminare dubbi ed incertezze. Insegnare loro a vedere in modo diverso la vita, ad aprire gli occhi su un mondo che oggi giorno ha tanto bisogno soprattutto di manifestazioni di solidarietà e di amore. Donare gli organi è dare la vita . Barbara Arpaia 3D 7.000 morti l'anno: è questo il bilancio delle vittime della strada. I picchi di mortalità riguardano la fascia di età tra i 18 e i 30 anni e sono concentrati nel weekend. Dati che "fanno gelare il sangue",ma che molte volte non c'entrano con l'eccesso di velocità. Secondo il parere di esperti solo l'11% degli incidenti ha alla base l'eccesso di velocità, e dunque non sempre è saggio aumentare le forme di repressione sulla stessa: piuttosto sono sonnolenza, assunzione di droga o abuso di alcol le cause principali di incidenti. Molti sostengono che vengono effettuati maggiori controlli sull'eccesso di velocità semplicemente perché sono più facili da fare, mentre quelli su abuso di alcool o droga da parte dei guidatori sono più difficili. Intanto anche l'Europa si muove contro i trasgressori: norme più severe e un coordinamento tra i Paesi per la trasmissioni di dati e sanzioni sui trasgressori. Una sorta di lista nera che travalicherà i confini di ciascun stato. I pirati della strada verranno schedati e registrati in tutta Europa. È inoltre previsto un piano del governo:niente alcol dopo l' una e musica più bassa, alle tre di notte la "febbre" dovrà passare per forza, perché tutte le discoteche italiane chiuderanno. E già dall' una dovranno smettere di servire alcolici, dalle due abbassare il volume della musica passando dal techno al soft. Così i ragazzi la smetteranno di vagabondare da un locale all' altro, spesso impasticcati, a volte ubriachi, storditi dai decibel, invogliati a premere forte sull' acceleratore. Niente più balli sfrenati fino all' alba, niente nomadismo notturno in cerca di emozioni forti ad ore piccole. Alle tre tutti a casa. Non è un' idea nuova, già nel 1990 le "mamme rock" chiedevano una legge per regolamentare gli orari delle discoteche in Emilia Romagna. Ma tra proposte, proclami e ricorsi la festa non è mai finita. Stavolta tutto o quasi sembra deciso. Una battaglia supportata dalle cifre sulla repressione dei reati legati alle discoteche. "Finché saremo obbligati a far entrare chiunque nei nostri locali sarà tutto inutile", osserva Giancarlo Barisio, presidente del Silb (sindacato italiano locali da ballo) che ha elaborato un protocollo di intesa con i ministeri dell' Interno, Sanità e Affari sociali. "Occorrono regole da far rispettare, abbiamo circa 200 milioni di presenze all' anno, è una questione di ordine pubblico". Negativo il giudizio dei giovani di Forza Italia: "Chiudendo le discoteche si favoriscono i rave party e lo sballo illegale,dunque accrescono le possibilità di stragi". "Se davvero si vogliono ridurre gli incidenti stradali - dicono - occorre semmai investire nella manutenzione e nell'ammodernamento delle infrastrutture viarie del nostro Paese, divenute ormai obsolete, ed incrementare i controlli nelle strade". E questi ultimi pare proprio che siano in aumento, specie dopo l'approvazione della legge sulla patente a punti. Ma forse il vero problema è da ricercare nella cultura giovanile, cosi come sostengono vari sacerdoti impegnati nel sociale: finché prevale il desiderio dell´eccesso, cioè un atteggiamento che cerca nella notte una trasgressione brada, i divieti avranno soltanto una funzione repressiva, che non tocca la struttura dei comportamenti giovanili. Di fronte allo strazio delle famiglie colpite negli affetti più cari, e di fronte all´inquietudine dei genitori che a ogni weekend aspettano con ansia il ritorno dei ragazzi, non è il caso di rilevare se il provvedimento sulla chiusura anticipata abbia anche un´intenzione volta alla ricerca di consenso. Piuttosto, ci si può chiedere se abbia davvero un senso razionale un provvedimento che si situa sull´ultimo anello della catena dei comportamenti giovanili. Cioè un messaggio implicito che dice: siete liberi di fare quello che volete, ma a una cert´ora tutti a letto. Adesso dunque è più urgente rivolgere un appello alle famiglie perché ci diano una mano a fermare la strage di giovani. Qui non c'è sanzione che tenga, è un fatto di cultura e di educazione. I. Gallo 5A layout2.qxp VII 14/02/2005 19.30 Pagina 7 Pianeta Giovani L'AMORE DEGLI ADOLESCENTI La "prima volta"? Un modo per sembrare più emancipati. come obiettivo quello di fare la sua prima esperienza, arrivare a "concretizzare". La ragazza non ha molta voglia di "impegnarsi", perciò predilige relazioni brevi, non coinvolgenti, da concludere senza troppi rammarichi. L'amore? È un problema che, generalmente, per adesso non tange gli adolescenti, proprio perché lo sentono lontano dal proprio modo di essere. Per quanto riguarda il sesso, è ormai accertato che la maggior parte dei ragazzi ha la sua prima esperienza nell'età adolescenziale. Si tratta naturalmente solo dell'affermazione piena e assoluta della libertà e dell'indipendenza a cui l'adolescente aspira. La "prima volta" non ha più il significato di consolidare l'amore tra due persone, ma è solo un modo per mostrarsi agli altri più emancipati. Fortunatamente non per tutti è così, vi sono ancora ragazzi romantici che credono nei valori, nella lealtà e nella fiducia, e che sperano di incontrare il "vero amore" con cui poter condividere esperienze e momenti importanti. FUMO KILLER Anche in Italia, poi, come in altri Paesi dell'Unione Europea, stop al fumo in bar, ristoranti e altri luoghi pubblici di svago e di lavoro La siga- definito dall'Organizzazione Mondiale r e t t a della Sanità "Nuova epidemia". Anche in f u n g e Italia, poi, come in altri Paesi dell'Unione spesso da Europea, stop al fumo in bar, ristoranti e paraven- altri luoghi pubblici di svago e di lavoro. to, dietro il La nuova normativa tutela la salute dei q u a l e non fumatori e contiene le nuove norme molti ado- che i locali pubblici dovranno rispettare l e s c e n t i per ridurre il più possibile l'esposizione n a s c o n - ai pericoli del fumo passivo. Insomma dono la loro timidezza, le loro normali questo piccolo tubetto di carta che semdifficoltà a correlarsi con un nuovo bra provocare molta soddisfazione alle Che cos'è l'amore? Strano, ma oggi i giovaperiodo della vita, ponendosi alla ricerca persone, in realtà le avvelena; infatti ni non hanno una giusta risposta a questa di un'altra identità. Vogliono imitare i contiene: ossidi di azoto, ammoniaca , domanda, generalmente non conoscono il grandi, assumere i loro atteggiamenti, monossido di carbonio, nicotina, catravero significato di questo sentimento, o perscavalcare quasi quel periodo adole- me, e altri metalli. Gli effetti del fumo lomeno non si soffermano ad analizzare e scenziale così problematico e difficile da sono sicuramente GRAVISSIMI . Si ad approfondire le sensazioni che scaturivivere senza tante conflittualità. E' per spera che i giovani fumatori smettano scono dai loro rapporti interpersonali. Gli questo che si approccia, molto spesso, finché sono in tempo. Il fumo fa male a adolescenti del nuovo millennio hanno la al fumo. A livello nazionale un'indagine tutti, ma a chi ha meno di 20 anni fa tendenza a bruciare le tappe. Il motto è campionaria svolta dalla DOXA ha malissimo. Gli studiosi hanno esamina"tutto e subito". Non accettiamo mezze messo in evidenza che nella fascia di to i polmoni di 5000 ragazzi e ragazze misure, il mondo che ci circonda è "o bianetà 15-24 anni l'incidenza dei fumatori è dai 10 ai 18 anni. I risultati sono impresco o nero". Anche il frasario che si usa rifletdel tutto simile a quella rilevata nelle sionanti: il fumo in giovane età pregiudite questo nostro atteggiamento: crudo, Melinda Formicola 3D altre classi d'età (32.6% dei ragazzi e il ca lo sviluppo dei polmoni, Gli adolediretto, immediato. Di conseguenza anche Roberta Murolo 3D 20.7% delle ragazze). L'età media della scenti possono essere invogliati a fumanei rapporti con l'altro sesso, tendono ad Barbara Arpaia prima sigaretta si attesta intorno ai dodi- re se hanno amici che fumano. Ma l'inessere concreti e pragmatici. Il ragazzo ha ci anni e a quindici anni oltre il 60% sia fluenza maggiore viene esercitata dai dei ragazzi che delle ragazze ha prova- genitori se sono fumatori. Infatti, numeto a fumarne una. Il tabacco provoca più rosi studi internazionali dimostrano che decessi di alcol, aids, droghe, incidenti è la famiglia il luogo dove può nascere il Il fenomeno sembra diffuso tra quei giovani in cerca di insane trasgressioni e emozioni particolari stradali e omicidi messi insieme. Circa vizio del fumo. E l'attrazione per il fumo schierandosi "dall'altra parte", al servi- 85 mila persone all'anno in Italia muoio- diminuisce, se uno o entrambi i genitori zio del diavolo;3) Satanismo acido: i no per cause collegate al fumo. Il sono riusciti a smettere. riti si basano sull'uso di sostanze stu- Governo Italiano si sta impegnando attipefacenti, orge e abusi psicologici e vamente per far fronte a tale fenomeno Roberto Esposito 3 E sessuali. Il culto del diavolo è semplicemente una scusa per eccessi e depravazioni;4) Luciferismo: è il satanismo di derivazione manichea o gnoBreve riflessione di una diciottenne sui suoi coetanei stica. Lucifero e satana sono oggetto di venerazione. rie credenziali, mentre i figli, dal Sono numerose le sette attive anche canto loro, se ne possono stare in Italia, ma la più importante tra tutte tranquilli con gli amici, senza per le recenti vicende giudiziarie che dover "minacciare", all'indirizzo hanno coinvolto il suo leader , l'ex dei genitori comprensivi, cediguardia giurata Marco Dimitri (la menti o scivoloni verso i temuti e "Bestia 666", come si autodefinisce)., risaputi abissi del disagio giovaè quella dei Bambini di Satana: Può nile del nostro tempo. Nei casi contare su circa 60 adepti e ha sede a migliori,come segno di gratitudiBologna. Recentemente dei seguaci ne i cuccioletti avranno cura di A chi leggendo i terrificanti fatti di cronaca sono entrati in azione anche in Campania, segnalare affettuosamente, con nera legati al mondo del satanismo non celebrando una messa nera tra gli scavi di l'immancabile telefonino persosono venuti brividi di orrore e, diciamolo Pompei. Un'altra setta "degna" (si fa per nale, la loro presenza qua e là, pure, di paura? Ma chi sono questi cosid- dire) di attenzione è quella soprannominatra serata e nottata, a maggiore detti figli del diavolo? Da dove vengono? ta Tempio di Set: è il più importante grup"tranquillità" dei genitori. Dove vogliono andare? Ci siamo chiesti un po satanico americano, fondato nel 1975 I giovani sono lasciati soli, talvolta, , po' tutti se questi individui nascono proprio da Michael Aquino. La "filiale" italiana si quasi allo sbando, con i loro problemi, le Questo è il rapporto tipico che intercorre cattivi o lo diventano successivamente. trova a Napoli, ed è stata accusata di aver loro ansie, le loro paure e i loro disagi tra genitori e figli;è ciò che in Quello che è certo è che sono malati di una organizzato una messa nera addirittura nei esistenziali e sociali. Vivono general- realtà,ognuno di noi,indifferentemente grande solitudine interiore. Attenti ragazzi! sotterranei dello Stadio San Paolo. mente dialogando poco o niente con gli dall'età o dal sesso riesce a Questi gruppi di individui riuniti in sette Secondo gli studiosi di tali fenomeni biso- adulti, che garantiscono solo la soddi- percepire,volendo essere lucidi e raziosono capaci di adescare persone giovani e gna distinguere possessione e satanismo; sfazione delle loro esigenze esteriori e, nali. A questo punto cari lettori,concedetemi non con adulazioni , lusinghe e promesse il satanista cerca il diavolo, il posseduto per così dire, di immagine. La mancanun’osservazione giusta o sbagliata che di una vita migliore per farli diventare loro viene trovato dal diavolo che lo "disturba" a za di dialogo affonda assai spesso le sia. I giovani d'oggi, i giovani di ieri e adepti. Sono molto abili e sembrano inno- livello fisico, psicologico e spirituale. sue radici da una parte nei conflitti psicui. Questi riti quasi sempre si basano sul- Proprio per combattere i fenomeni di pos- cologici ed esistenziali solo transitoria- quelli di domani , tutti hanno le stesse l'uso di sostanze stupefacenti che fanno sessione la chiesa si è aggiornata. Le inno- mente rimossi dei genitori, dall'altro, nel cose in comune: le loro paure, i loro commettere le azioni più orribili e nefan- vazioni essenzialmente stabiliscono, prima bisogno di apparire a tutti i costi come gli modi di fare, i loro comportamenti in dezze di ogni genere. Secondo il sociologo di effettuare il rituale, se necessario, il ricor- altri, nel contesto del consumismo omo- gruppo, le mode , tutte ritualità malviste Massimo Introvigne, uno dei maggiori so ad altre figure specialistiche come quel- logante di massa indotto dal processo da chi si sente in dovere di criticare, giuesperti italiani dei culti esoterici, si possono la dello psicologo e dello psichiatra, purché galoppante di globalizzazione totale e dicare. Abbiamo bisogno di insegnamenti alla distinguere quattro correnti di satanismo, a cattolici. Si richiede, col nuovo rituale, agli totalizzante . In questo modo potremmo spiegare il sincerità, alla trasparenza e valori chiari ciascuna delle quali si ispirano poi i vari esorcisti la <<certezza morale di possesgruppi, anche se poi, nella pratica la distin- sione diabolica>> prima di praticare l'esor- bisogno di tanti giovani di trovare nel e condivisibili. La moderazione assieme zione non è mai così netta e spesso riti e cismo. L'antico nemico del genere umano "gregge" quella identità che dovrebbe alla riflessione portano ,a lungo andare motivazioni si mescolano: Satanismo sarà d'ora in poi affrontato in equipe e non renderli speciali ma che li rende pecorel- ,benefici. razionalista: Satana è semplicemente il verrà neppure disdegnato l'aiuto di Freud, le .A rinsaldare queste "pratiche sociali", Questi giovani non sono solo stupidi e è sempre più presente nelle nostre fami- violenti. simbolo del Male, di una visione del mondo prima avversato dalla Chiesa. glie un tacito compromesso, in base al anticristiana, edonista e immorale;2) quale i genitori forniscono i beni mateSatanismo occultista: accetta la visione del riali, la motoretta e la paghetta settimamondo descritta dalla Bibbia, la storia della Creazione, la cacciata dal Cielo degli Marco Buonomo 5D nale necessari a che i giovani si possaImma Gallo V A no presentare al gruppo con le necessaAngeli ribelli poi divenuti demoni, però I GIOVANI ED IL SATANISMO GIOVANI GLOBALIZZATI layout2.qxp 14/02/2005 19.30 Pagina 8 Controcopertina A C Q U A CONNECTION Emergenza acqua a Napoli. E questa volta la faccenda non riguarda il fatto che l'acqua non sgorghi più dal rubinetto, o che sia potabile o meno, ma tutt'altra cosa, ben più preoccupante e gravida di implicazioni per i cittadini.E' il problema della cosiddetta " lobby dell' acqua" che, fiutato il grande business dell'acqua, oggi presente non solo nella nostra città, ma anche in tutto il resto del mondo, tentano in tutti i modi di mettere le mani su di un bene primario,vitale e comune quale l'acqua, cercando di ridurla a mera merce di scambio. La delibera del 23 novembre 2004 del C.d.A. dell'Ato-2 (Ambito Territoriale Ottimale, Napoli-Caserta, che comprende 138 comuni) ente che si occupa delle risorse idriche ha affidato la gestione delle stesse ad una costituenda società a capitale misto pubblico-privato. Il 30 dicembre, inoltre, quasi a voler simboleggiare un dono offerto alla cittadinanza in pieno clima natalizio, il governatore della Campania, Antonio Bassolino, ratifica la delibera dell'Ato-2 a detta di molti illegittima per mancanza del numero legale dei sindaci presenti a verbale, ma non presenti in assemblea e per l'opportunità stessa della delibera. Il testo unico sugli enti locali (276/02) anche dopo le ultime modifiche apportate dalla Finanziaria 2004, individuava tra l'altro tre diversi modelli gestionali per il servizio idrico integrato introdotto dalla legge Galli: l'affidamento a società di capitali private a seguito di gara europea; l'affidamento a società a capitale misto dopo aver individuato il soggetto privato mediante procedura di gara europea;il cosiddetto affidamento in house a società a capitale pubblico. Quest'ultima ipotesi, forse la sola a garantire il controllo pubblico a discapito di coloro che vogliono mercificare un bene così fondamentale, non è stata neanche presa in considerazione dall'Ato-2, anzi dichiarata come "non attuabile nel nostro ambito territoriale". La gara d'appalto ( bando da pubblicare il 7 febbraio) affiderà la gestione ad una società privata, controllata per il primo anno al 60% dal comune, successivamente al 51%, e via via, 'passo dopo passo' fino ad arrivare alla completa dismissione. La soluzione con società mista è simile, per non dire identica, a quella privata, poiché è noto che in questi casi il soggetto pubblico, anche se in maggioranza, viene ad assumere un ruolo residuale nella gestione. Ciò che desta angoscia e sdegno allo stesso tempo, soprattutto da parte della società civile, è il fatto che un problema di tale rilevanza non sia stato sufficientemente discusso e non sia stato promosso alcun dibattito nell'opinione pubblica l'argomento; in altre parole è passata sopra le teste dei cittadini una decisione assunta dai "piani alti" della nostra società che avevano ed hanno l'interesse di creare uno stato di silenzio forzato. Per fortuna il succedersi degli eventi ha smosso un po' le acque, è proprio il caso di dirlo! In città si sono raggruppati sindacati, rappresentanti dei partiti, organizzazioni e movimenti tutti uniti con l'intento deciso di opporsi alla privatizzazione dell'acqua a Napoli. L'invito alla mobilitazione è venuto anche dall' incontro promosso dalla Rete di Lilliput, animata da Padre Alex Zanotelli, dal Comitato italiano per il contratto mondiale dell'acqua e dal comitato civico in difesa dell'acqua,che ha finalmente coinvolto nel dibattito la pubblica opinione. Il De Nicola (con gli inviati di Zoomps, prof. Annamaria Zaza, Rossella Parente e Scilla Cuocolo 3^ B), durante l' incontro ha raccolto le dichiarazioni di Padre Alex e di quanti hanno proposto ricorso al T.A.R. per l'annullamento della delibera e la riconvocazione dell'assemblea dell' Ato 2, al fine di predisporre una gestione della risorsa totalmente pubblica. Presente anche Pablo Echenique, presidente del FFOSE, l'organizzazione che in Uruguay ha mandato all'aria l'accordo raggiunto dal governo ed il F.M.I. per affidare in mano privata l'acqua alla multinazionale francese Suez Lyonnese des Eaux). La lobby, che già si è accaparrata il controllo di una vasta parte del mercato mondiale insieme alla Vivendi, si è arresa dinanzi alla determinazione dei cittadini che con un referendum popolare hanno riconosciuto l'acqua come risorsa essenziale per la vita e diritto fondamentale dell'uomo, modificando l'art. 47 della loro Costituzione. Un' ulteriore dimostrazione di come non bisogna mai cedere alla logica del profitto viene dalla Bolivia, dove gli abitanti di Chocabamba hanno dato vita ad una rivolta, che ha subìto la repressione violenta da parte del potere, per difendere il proprio diritto all'acqua. Da noi come detto c'è stata una repressione forse ancor più disgustosa. Il tutto si spiega se si mettono a nudo i grandi gruppi imprenditoriali che, secondo indiscrezioni, dovrebbero lanciarsi nell'affare miliardario, con il complesso meccanismo di partecipazioni in collegate e subappalti che ne segue. Innanzitutto la Icar spa, colosso dell'edilizia napoletana, ora rilevata, dopo svariati passaggi, dalla DM con a capo la moglie dell'ex presidente di Confindustria Antonio D'Amato. Poi l'Eniacqua, azienda che prima risultava essere dell'Eni, quindi pubblica, ma che ora vede diverse ed ingenti partecipazioni nel suo pacchetto azionario, come la Impregilo, controllata da Cesare Romiti attiva anche nella vicenda dei rifiuti ad Acerra e la Vianini di Caltagirone che come noto possiede vari gruppi editoriali come 'Il Mattino', e ' Il Messaggero', e ciò da qualche luce in più sul perché della quiete informativa verso i cittadini napoletani. Il livello d'allarme sale ancor più se si considera, con cifre sottostimate, che la delibera incriminata non stabilisce affatto quanti lavoratori dell'Arin saranno tutelati. Per fornire qualche numero che va ad aggravare la piaga della disoccupazione: 110 occupati della Net Service, 40 della Prodest, 800 addetti al servizio fognature del Comune di Napoli ed altri. Quale sarà il loro destino? Facile immaginarlo! L'acqua non è un problema solo a Napoli, "L' umanità, dice Padre Alex Zanotelli, non può stare a guardare. Dall'acqua di Napoli deve partire la riscossa dei popoli affinché non venga tolto loro quello di cui tutti indistintamente hanno bisogno. Questo messaggio deve partire principalmente dalle scuole" e continua " è gravissimo pensare di poter privatizzare la gestione dell'acqua. Napoli è la più grande realtà urbana del Paese. È assurdo che queste decisioni vengano prese sotto una grande pressione finanziaria. Se dovesse essere varata la privatizzazione dell'acqua, le bollette sarebbero destinate a subire un rincaro di almeno il 20%. Intollerabile!" Nel prossimo incontro del WTO ad Hong Kong si deciderà la sorte dell'intero pianeta, ma soprattutto di quei milioni di persone che ogni giorno muoiono di sete a causa della scarsità della risorsa e con la privatizzazione ne avranno sempre meno perché le tariffe saliranno alle stelle , mentre solo il 20% ricco del mondo, consuma l'88% dell'acqua prelevata. Chissà se in futuro, ma molti ribadiscono che già fa parte del nostro presente, ci toccherà acquistare l'aria (magari al km quadrato)! Mario Assante VIII DE NICOLA N E L L A RETE DI LILLIPUT La Rete di Lilliput è una delle più belle realtà del variegato mondo del terzo settore che fa perno su attività equo-solidali, ecologiste e non violente Il De Nicola si è connesso con " la Rete di Lilliput". La rete di Lilliput, costituitasi nel 1999, raccoglie associazioni, movimenti, gruppi piccoli e meno piccoli, cittadini attivi e militanti nonché botteghe di commercio equo e solidale, gruppi pacifisti non violenti, ecologisti,impegnati nella promozione della giustizia, della pace e nella salvaguardia dell'ambiente utilizzando la strategia della non violenza e coniugando impegno politico e scelte personali. La Rete è stata costituita per ampliare l'efficacia delle nostre singole opposizioni condividendo esperienze, informazioni, collaborazioni e concordando mobilitazioni comuni. L'obiettivo a lungo termine della rete è la costruzione di un mondo dove ogni abitante della terra possa soddisfare i propri bisogni materiali, sociali e spirituali nel rispetto dell'integrità dell'ambiente e del diritto delle generazioni future ad ereditare una terra feconda, bella e vivibile. Nell'immediato la rete si oppone alle scelte economiche che attentano alla democrazia, che portano a morte il pianeta e che condannano miliardi di persone alla miseria. Le strategie di intervento sono di carattere non violento e comprendono l'informazione e la denuncia per accrescere la consapevolezza dei cittadini, il consumo critico e il boicottaggio per condizionare le imprese, la sperimentazione di iniziative di economia alternativa e di stili di vita più sobri che abbiano a cuore non l'avere ma l'essere della persona per dimostrare che una economia di giustizia è possibile. La rete non è una associazione o un partito, non ha una struttura piramidale ma reticolare: ciascun soggetto che ne fa parte mantiene la sua autonomia e la responsa- bilità delle sue scelte ma è connesso con altre realtà, dalle quali riceve e alle quali dà sostegno. Collegando il globale con il locale, i produttori con i consumatori, le piccole realtà radicate in un quartiere con quelle grandi attive a livello nazionale e internazionale, le scuole con il territorio, ogni soggetto impegnato a costruire un mondo migliore diventa più incisivo. Vi sono iniziative, progetti, campagne che coinvolgono tutta la Rete, altre solo alcune aree di essa (ad esempio la rete presente in una città) o trame di essa ( ad esempio solo i gruppi impegnati su tematiche ambientali). I gruppi di lavoro tematici (GLT) del nodo di Napoli della Rete di Lilliput finora hanno promosso tre esperienze: economia di giustizia-finanza etica,impronta ecologica e sociale, non violenza. Siamo certi che, mettendo in comune idee, conoscendo risorse e iniziative, si può favorire il cammino di una globalizzazione diversa e alternativa, più civile e sostenibile, che sia un obiettivo effettivamente raggiungibile ed in ogni caso desiderabile per l'intera umanità; e siamo altresì certi che la scuola, promovendo nei giovani l'interesse per i problemi del sociale, stimolandone e incentivandone la partecipazione attiva, favorisca un allargamento delle prospettive che normalmente offre loro. Il De Nicola in tal modo aggiunge un ulteriore elemento all'insieme degli strumenti pedagogici per fornire una preparazione più ampia completando e arricchendo l'offerta formativa curriculare. Prof.Annamaria Zaza FINALMENTE LA LEGGE SUL DIRITTO A L L O S T U D I O A N C H E I N C A M PA N I A Il Consiglio regionale della Campania ha approvato all'unanimità la legge per il diritto allo studio. Il Consiglio ha trovato l'intesa su un maxi-emendamento, sottoscritto dai capigruppo di maggioranza e di opposizione. Tra le modifiche apportate al testo originario proposto dalla Giunta Bassolino spicca quella che chiarisce, in maniera esplicita, che a beneficiare delle misure di sostegno previste per garantire il diritto allo studio saranno gli studenti dell'intero ''sistema pubblico della scuola (statale, locale e paritaria)'', come pure chi frequenta corsi professionali in strutture pubbliche e priva te. La legge regionale approvata dal parlamentino campano risulta così coerente con la Riforma Moratti e ribadisce la pari dignità di 'servizio pubblico'' per le scuole statali e non statali (''paritarie''). '' È una delle leggi più importanti e significative fatta in questi anni'', ha dichiarato il governatore Antonio Bassolino, rilevando che la legge si rivolge a tutti e risponde in modo positivo anche ai principi dell'articolo 3 della Costituzione favorendo la crescita delle persone e garantendo l'uguaglianza delle opportunità.