Zoomps 2005 2

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14/02/2005
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www.itcdenicola.it
Periodico a cura della redazione scolastica dell’ITC Enrico De Nicola, Via E.a. Mario - Napoli. e-mail: [email protected]
ANNO I N°2 FEBBRAIO 2005
AMARCORD PARTENOPEO
"Ricordare il passato fa bene, lasciamo alle spalle luci ed ombre, diamo fiducia alla nuova società"
Perchè
Carlo Iuliano: lo hanno definito "uomo ombra" del
presidente Corrado Ferlaino, quando il Napoli calcava gli stadi della serie A, e portava a casa scudetti e coppe. In verità i trionfi non sono stati mai
tantissimi ma bastavano, comunque, per mandare
in estasi i fantastici tifosi napoletani. L'"uomo
ombra" fino alla presidenza Naldi, passando per
quella dell'imprenditore Giorgio Corbelli, si è contraddistinto sempre per la sua grande professionalità e dedizione al Calcio Napoli e in special modo
quando, in qualità di responsabile dell'area comunicazione. si trattava di gestire i rapporti con gli
organi d'informazione di un certo Diego Armando
Maradona. Per Iuliano però, non ci sono stati solo
magici successi da riportare alle cronache sportive;
a dire il vero negli ultimi anni, nel libro della storia
del Napoli, si sono riportate tante vicende negative,
molteplici cambiamenti di panchina, campioni
ceduti in cambio di "poche lire", tifo e società allo
sbaraglio, e si potrebbe ancora continuare ad elencare perché di disfatte il Napoli ed il suo pazientissimo pubblico, purtroppo ne hanno vissute tante.
Iuliano non è entrato a far parte della nuova società di Aurelio De Laurentiis, la neonata "Napoli
Soccer", poiché ha lasciato il suo incarico assieme
al D.S. Perinetti durante la gestione Naldi. Prima di
dar inizio all'incontro-intervista, Iuliano, ha premesso di esser disponibile a voler discutere non solo di
argomenti riguardanti il Napoli, ma di voler parlare
anche di problemi inerenti al rapporto esistente tra
i giovani ed il calcio nella nostra città, o di tematiche più generali quali ad esempio la violenza negli
stadi. La curiosità degli interessati. calorosi ed affezionati tifosi napoletan-denicoliani, cade, però, inevitabilmente, sull'ultima tribolata avventura, quella
che ha portato al fallimento della vecchia S.S.C.
Napoli. Iuliano ha spiegato che il Napoli Calcio
costituiva una delle poche eccezioni in positivo nel
panorama delle imprese napoletane, anche avendo accumulato un ingente quantità di debiti; quest'ultimo motivo frenava imprenditori e partnership,
che, pur avendo fiutato l'affare, a rilevare la società. La città, comunque, con tutte le problematiche
che le fanno da contorno, rappresentava e rappresenta pur sempre un proficuo business; in special
modo per l'affezione, eroica ed onnipresente, alla
squadra che porta in uno stadio di C1 sessantamila persone. Iuliano ha rimarcato quest'aspetto da
non sottovalutare in quanto è un fenomeno ancora
eccezionale, se si pensa al nuovo problema comune a tutte le società, delle "pay tv" e tra un po' della
rivoluzione digitale (ma anche l'acquisto della visione degli incontri via web). In molte città d'Italia già
si iniziano a vedere gli stadi vuoti, preferendo la
poltrona di casa. Forse non solo perché le partite in
diretta arrivano a casa nostra, ma anche per la violenza sempre crescente negli stadi, qualche teppista da stadio forse potrebbe fornirci spiegazioni in
più. La gente di Napoli, invece, preferisce assaporare ancora il gusto di ascoltare un boato in seguito ad un goal con i piedi nello stadio. Era quasi
scontata la domanda, forse non per Iuliano, che
sembra visibilmente emozionato quando gli giunge
all'orecchio il nome di Diego Maradona: "Grande
uomo- ha risposto a chi gli ha chiesto cosa ne pensasse dell'uomo Maradona- un amico ideale per
tutti coloro che gli stavano accanto. Ricordo che a
volte prima di scendere in campo faceva delle iniezioni perché soffriva di mal di schiena, ma poi
sapevamo che ci avrebbe deliziato con qualche
perla delle sue". Ammette di esser stato molto legato al "Pibe", e ricorda che mentre i napoletani
aspettano un suo ritorno ed in città si rievocano le
gioie e le gesta di un tempo, attraverso il museo
"M10" inaugurato alla Mostra d'Oltremare, "Diego dice Iuliano - si è rovinato con le sue mani, ora sta
combattendo una dura battaglia con se stesso, e
spero che ne esca bene". Si passa poi al ricordo
più emozionante:" il 10 maggio 1987, è una data
storica per me. - aggiunge poi - però non disdegno
neanche la vittoria in Uefa a Stoccarda, dove lo stadio sembrava il San Paolo, tutto azzurro!". Lasciato
alle spalle il passato glorioso e la sua carriera, ha
invitato tutti a credere nell'ardito progetto De
Laurentiis di ritornare innanzitutto in A, e poi, magari in uno scenario addirittura europeo, che la città in
primis e la società poi, meritano per gli sforzi che
stanno facendo.
Mario Assante
Quando nel lontano 1997
dovemmo decidere il nome da
dare al giornale del nostro
Istituto, dopo una breve discussione tra i redattori di allora,
decidemmo per "ZOOMPS".
Non ricordiamo più chi lo propose, ma ricordiamo bene perché
lo scegliemmo. "ZOOMPS" è la
curiosità di scrutare la vita ed il
mondo che ci circonda, di osservare le cose nei particolare, proprio come fa lo zoom , l'obiettivo
della macchina fotografica che
ingrandisce gli oggetti.
Ma il termine "ZOOMPS" richiama anche 'o zumpo, il salto, in
lingua napoletana. È quindi sinonimo di gioco. E il gioco, per i
bambini, è una cosa molto seria.
Dunque: curiosità e approfondimento, gioco e serietà: questi gli
aspetti del nostro giornale
d'Istituto.
Certo che ne abbiamo fatta di
strada! Le difficoltà non ci hanno
mai spaventato; sono state
tante, e sappiamo che ce ne
saranno ancora molte, ma basta
un piccolo "zumpo" e sicuramente
le
supereremo
tutte.
ZOOMPS, infatti, per noi è anche
tenacia, è voglia di continuare
un'esperienza meravigliosa e,
perché, no, anche utile a noi e a
chi ci legge. Il nostro giornale, da
quest'anno , in questa nuova
veste, ha una responsabilità in
più, in quanto non è destinato
solo ai "denicoliani", ma anche a
lettori esterni, essendo, esso,
distribuito sul territorio. Il nostro
obiettivo è quello di informare e
divertire. In questo numero e nei
prossimi, parleremo, come
abbiamo sempre fatto, soprattutto dei rapporti di voi giovani con
la società, la musica, la lettura,
l'arte, e quant'altro. Saremo portavoce dei vostri problemi, dei
vostri pensieri, delle vostre prote-
a pag.3
Velàzquez
a pag.4
Per non
dimenticare
a pag.7
Fumo killer
Zoomps?
ste, in quanto "ZOOMPS" è la
voce schietta e sincera della
nostra scuola, capace di comunicare con il mondo esterno. Ce la
metteremo tutta per trasformare
questo giornale da una piccola
"voce" a un grido, quello di una
generazione in lotta per affermare le proprie idee e per cambiare le cose che non vanno.
Sarebbe bello se "ZOOMPS"
diventasse anche un grido, quello di tutti gli studenti, per le ragioni della vita, della civiltà e della
fratellanza, contro le violenze,
razzismi, droghe e stupidità.
In questo numero, tra l'altro,
affrontiamo due problemi importanti, quello della camorra, che
purtroppo riempie ancora le
prime pagine dei giornali locali e
nazionali, e quello della privatizzazione della rete idrica della
Campania, un problema che la
stampa "ufficiale" ha finora trascurato. Su di esso abbiamo raccolto testimonianze dirette e notizie inedite, ma del tutto attendibili, che ci hanno sbigottito e spaventati perché abbiamo dovuto
constatare che ancora una volta
il potere politico e quello imprenditoriale stanno tramando contro
gli interessi dei cittadini napoletani.
La nostra è ancora una vocina,
ma forse può essere utile per
sensibilizzare l'opinione pubblica
su un problema grave che da un
momento all'altro potrà caderci
addosso senza aver potuto far
nulla per evitarlo.
Proff. Laura D'Eliseo
Franca Vacca
Carla Crescenzi
Annamaria Zaza
Comunicato
Il Dirigente Scolastico
dell’Istituto “Enrico De
Nicola”-Via E.A.Mario
16-80128-Napoli,
comunica che per l’anno scolastico 2005/06
sono aperte le iscrizioni
per la prima classe del
Liceo Scientifico
a pag.8
Il De Nicola
nella rete di
Lilliput
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Fatti e Incontri
II
UN PASSATO DI RICORDI UN FUTURO DI SPERANZA
Il calcio a Napoli fra passato, presente e futuro dalla voce di chi ha vissuto gioie e dolori vicine e lontane: i ragazzi del De Nicola hanno intervistato Carlo Iuliano
Nell'aula magna della nostra scuola la redazione di Zoomps ha incontrato il dott. Carlo Iuliano , ex responsabile area comunicazione della
S.S.C. Napoli.
Il fuoco di fila delle domande non si è fatto attendere:
-Che differenze ci sono tra la società di cui faceva parte, e quella
di oggi con la nuova gestione di De
Laurentis ?
"Il Napoli aveva troppi debiti per far funzionare la vecchia società, per questo
motivo si è arrivati al fallimento, così De
Laurentis ha potuto rilevare la società partendo da zero, ma è ancora presto per fare
paragoni con la vecchia società. "
-Secondo un'inchiesta del "Corriere
dello sport" è emerso che negli ultimi
anni la gente allo stadio è in diminuzione?Cosa si potrebbe fare per contrastare questo fenomeno negativo?
"La diminuzione di presenze allo stadio è
dovuta alle promesse non mantenute infatti quando ci sono grandi speranze i tifosi
sono più partecipi.. Per contrastare questo
fenomeno negativo si potrebbero mantenere le promesse di una bella partita! I tifosi napoletani rappresentano
un'eccezione nelle normali tifoserie in quanto desiderano, nonostante
tutte le disavventure, ancora assaporare il boato di un gol "
-Come ci descrive i rapporti di Maradona con la stampa e con la
società?
"Maradona è stato uno dei più grandi giocatori del calcio mondiale, nel
campo ha dato sempre il massimo e non ha mai avuto un compagno
che lo criticasse. Dopo aver lasciato il Napoli il primo marzo del 1991
Maradona si è rovinato con le sue stesse mani… L'unico "grande"
scontro che ha avuto è stato quello con Ferlaino, che poi si è rivelato
un suo "grande" tifoso!!"
-Che ne pensa delle ripetute proteste dalla maggior parte dei tifo-
si, contro la lega calcio?
"Penso che sebbene i tifosi volessero far ripartire il Napoli dalla serie
B, Carraro non poteva fare di più,in quanto ha dato la possibilità al
Napoli di ripartire dalla serie C1, contrariamente alla possibilità data
alla Fiorentina di ripartire dalla serie C2."
-Per quale motivo molti giovani calciatori partenopei una volta
maturati sono costretti a giocare in
squadre diverse dal Napoli in cui
sono
cresciuti
calcisticamente,
oppure altri non vengono preparati in
maniera adeguata e quindi diventano
talenti sfruttati male?
"Penso che sia raro che un calciatore
resti nella squadra della propria città
dove è cresciuto calcisticamente. Il problema credo che sia invece fondamentale creare delle squadre "satelliti" del
Napoli, come il Monza per il Milan o la
Lodigiana per la Roma, perché oggi il
Napoli non può purtroppo pensare a
curare il settore giovanile, deve invece
concentrarsi solo sui suoi obiettivi
immediati"
-Qual è il ricordo più bello che lo lega
alla società?
"Quello del "10 maggio 1987" è una data storica non solo per me ,ma
per tutti i partenopei, però non disprezzo neanche la vittoria in Coppa
Uefa a Stoccarda dove lo stadio era tutto azzurro. Ricordo con piacere
anche la vittoria del Napoli contro la Lazio a Roma dove i tifosi intonarono"O' surdato nammurato". A dire il vero, ricordare il passato mi fa
bene, ora lasciamo alle spalle luci ed ombre, e quindi diamo fiducia e
appoggio alla nuova società.
Scilla Cuocolo III B - Rossella Parente III
Mariantonietta Gesualdi III B - Gianluca Furlan III
CHI E’CARLO
IULIANO?
PER NON DIMENTICARE
Scheda a cura di Simona Bianchi
Il 27 gennaio, come ogni anno, dedicato ad un momento di riflessione sulla tragedia
che ha contraddistinto il '900. Perché ciò che è stato non si ripeta mai più
La figura di Carlo Iuliano aderisce in
tutto e per tutto alla storia del calcio a
Napoli. Ex e impareggiabile capoufficio stampa Calcio Napoli ha assistito
a decenni di storia sportiva calcistica
partenopea. Dai primi momenti altalenanti della presidenza di Corrado
Ferlaino - quelli legati ai nomi di campioni del calibro di
Clerici, Savoldi e
di allenatori come
Pesaola o Vinicio,
per
intendercifino alla poderosa
cavalcata
del
d e c e n n i o
Maradona
con
allori a ripetizione
per la società partenopea;
ma
anche il lento declino passato fra le
gestioni Corbelli ed infine quella sfortunata di Toto Naldi che ha portato
dritto al fallimento della società e
quasi alla scomparsa di Napoli dal
calcio professionistico. Solo quale
promemoria ricordiamo di seguito i
titoli più significativi vinti da quella
società che così indissolubilmente è
legata alla persona di Carlo Iuliano
che, comunque non va dimenticato è
un professionista del giornalismo partenopeo che ha prestato la sua opera
per diversi media, uno per tutti valga
ricordare il suo assiduo impegno con
l'agenzia di stampa nazionale Ansa.
TITOLI:
2 scudetti (1987, 1990), 3 Coppa
Italia (1962, 1976, 1986), 1 Coppa
UEFA (Coppa Uefa) 1 Supercoppa
Italiana (1991).
Il 27 gennaio è il giorno della memoria dell'olocausto degli
ebrei per ricordare quello che nella storia è stato il più grande sterminio di un popolo. Nei campi di concentramento
persero la vita milioni di persone, ma soprattutto d'ebrei. La
nostra scuola per non dimenticare ha proiettato un film
sulle persecuzioni degli ebrei e sui campi di concentramento intitolato "Kapò".Il film racconta la storia di una di una
ragazza ebrea, Nicole, che pur di salvarsi cambia nome
(prende nome, divisa e numero di matricola di una ladra
francese morta) e rinnega di essere ebrea.Per potersi salvare sarà sottoposta a sfruttamenti e maltrattamenti, vedrà
morire, sotto i suoi occhi i propri genitori portati via insieme
a milioni di altre persone nelle camere a gas. Nicole, in
seguito, diventerà una Kapò, una sentinella che doveva far
rispettare le regole dentro al campo
usando anche modi brutali e malvagi. Alla fine Nicole, deciderà di aiutare tutti i prigionieri a fuggire. Per
aiutarli, per aiutarli, perderà la vita
per opera degli stessi nazisti che
l'avevano fatta diventare una
"Kapò", ma si riscatterà riuscendo
finalmente a confessare la sua vera
identità e la sua religione. Nicole
aveva solo 16 anni.Come Nicole
molte persone hanno perso la vita
nei campi di concentramento, e su
questo tema sono stati girati molti
altri film e scritti molti testi, che
riguardavano anche maltrattamenti
effettuati su omosessuali e su tutti
coloro che venivano ritenuti diversi
dai nazisti. Al contrario coloro che
sono riusciti a salvarsi, oggi dopo
quasi 60 anni da quella tremenda
persecuzione, sono pronti a ricordare, sebbene con tanta tristezza,
quello che è accaduto. Molti giornali hanno trattato il tema
dell'Olocausto per non dimenticare
e per far sapere a tutti che oggi i Grandi del mondo si sono
riuniti ad Auschwitz, in quello che fu il più atroce campo di
sterminio nazista e il più grande cimitero della storia.Si
sono riuniti per lanciare un ultimo appello alla coscienza
dell'umanità: un appello soprattutto alle nuove generazioni.
L'inizio della cerimonia,a cui hanno partecipato molte persone, è stato annunciato dal fischio della locomotiva. Così
60 anni dopo, si ricorda ancora quella tremenda strage per
non dimenticare e per ricordare che la libertà e il rispetto
per il prossimo sono uno dei valori fondamentali della vita,
che non dovrebbero mai essere "calpestati".
Scilla Cuocolo 3B
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Libri,Arte e TV
III
Scheda di Scheda
di Isabel Allende
a cura di India Bertelli
Isabel Allende è nata a Lima nel 1942, ma
ha vissuto in Cile fino al golpe del 1973. È
una scrittrice che si presenta da sé con le
sue opere. Infatti basta pensare alla qualità della sua produzione dall'esordio nel
1982 con La casa degli spiriti fino al recente Ritratto in seppia. Nella "Città delle
bestie", in particolare vengono toccati tutti i
temi cari alla Allende: la magia delle piccole cose, l'inspiegabile, l'avversità, la complessità dei rapporti familiari, l'avventura e
mostra tutta la sua vena di narratrice pura,
capace di inchiodare il lettore alla storia fin
dalle prime pagine.
ZOOMPS
Periodico bimestrale in allegato al mensile
Affari Campania Magazine
In attesa di autorizzazione tribunale
DIRETTORE EDITORIALE prof.ssa Francesca Brizio
DIRETTORE RESPONSABILE.
Gianni Tortoriello
PROGETTO GRAFICO
E IMPAGINAZIONE.
Giuseppe Mangiamele
Docenti
Prof.ssa laura D'eliseo (responsabile progetto)
Prof.ssa Carla Crescenzi
Prof.ssa Franca Vacca
Prof.ssa Annamaria Zaza
ALUNNI
Federica Ferrigno 5H
Palmira Copersito 5H
Imma Lancia 5H
Giacomo Privitera Ex 5H
Gammieri Ilaria 5H
Luisa Cortese 5H
Francesca Smeraglia 5 H
I. Gallo 5A
Simona Testa 5D
Carmen Sole 5D
Tiziana Voccia 5D
Ilaria Formigli 5D
Rosa Pisco 5D
Ivana Varriale 5D
Valentina Di Santo 5° D
Linda Sbarra 5D
Chiara Vollero 5D
Roberto Esposito 3E
Barbara Arpaia 3D
Rossella Parente 3B
Scilla Cuocolo 3B
Mariantonietta Gesualdi 3B
Marco Buonuomo 5D
Melinda Formicola 3 D
Roberta Murolo 3D
Roberto Boemio Ex 5D
Marco Scalabrini 4H
Mario Assante Ex 5F
"LAS MENINAS"
Diego Velázquez e Pablo Picasso, analisi di un dipinto-mito della storia dell'arte universale.
"Come l' immagine guarda noi"
potrebbe essere il titolo di uno dei
più noti dipinti della storia dell'arte:
"Las Meninas", opera del grande
pittore spagnolo Diego Velázquez.
Normalmente siamo abituati ad
osservare le immagini , ma non di
rado ci sono immagini che guardano noi: sono numerosissime e gran
parte di esse non descrivono semplicemente avvenimenti, storie, episodi evangelici, biblici e
mitologici, ma rappresentano personaggi che esistono perché esistiamo noi e che non possono vivere senza il nostro
respiro sopra di loro. Tutto questo accade in "Las
Meninas".In questo dipinto, che deve il titolo con cui è universalmente noto alla presenza ossequiosa delle due
damigelle d'onore (in portoghese menina) , tutti i ruoli sono
invertiti e in un gioco di illusioni e rimandi ottici sono i personaggi del quadro che guardano l'osservatore . Al centro
del dipinto troviamo, infatti, l'infanta Margherita che fatta
improvvisamente irruzione nello studio del pittore , assieme alla sue damigelle e ad altri personaggi della corte spagnola, sembra osservare lo spettatore. In effetti l'attenzione di queste figure è diretta a Filippo IV e sua moglie, che
in realtà dovrebbero essere i veri soggetti di questo quadro
che è designato come il ritratto ufficiale della famiglia
reale. Anche Velázques, che si raffigura mentre dipinge su
di una grande tela il ritratto dei reali, guarda verso l'osservatore. Il pittore sta dunque osservando e rappresentando
quello che ha davanti, ma quello che ha davanti, in realtà,
è fuori del quadro, esattamente dove si trova l'osservatore.
Se questo non fosse un gioco di illusioni, i reali dovrebbero trovarsi dove si trova l'osservatore, ma invece vediamo,
attraverso il riflesso di uno specchio, Filippo IV e sua
moglie piccolissimi, in fondo alla stanza, ma ciò non è pos-
sibile perché loro per farsi dipingere dovrebbero essere al
posto dell'osservatore e l'osservatore al posto dei reali
riflessi nello specchio. Il vero è quindi falso, e il falso è vero.
Nel corso della storia dell'arte, molti artisti hanno guardato
con interesse questo dipinto di Velázquez e sicuramente
assai particolare e significativo è stato il modo in cui un
altro grande pittore spagnolo, Pablo Picasso, ha pensato e
rielaborato questo quadro. Infatti, alla fine degli anni '40,
quest'ultimo realizzò numerosi dipinti prendendo come
punto di riferimento alcuni quadri famosi, per rifarli in uno
stile che fosse inconfondibilmente il suo. Partendo dunque
da immagini di quadri che aveva già visto in precedenza e
che ormai facevano parte della sua "memoria visiva",
Picasso si mise a confronto con i grandi maestri del passato. Tra queste opere c'è una serie di 44 variazioni su "Las
Meninas", tra le quali va sicuramente citata quella conservata nel museo "Picasso" di Parigi (1960). Tale opera è tra
le più fedeli all'originale, anche se chiaramente trasformata nella scomposizione voluta dal pittore e riassunta in una
sintesi fatta di poche pennellate che ne collocano i dati
essenziali: il cane, ma soprattutto le figure sulla destra,
sono appena accennati con tratti che ne riportano solo dei
semplici elementi, in maniera del tutto schematica; il ritratto di Velázquez, nel pittore che dipinge, viene scomposto e
poi ricostruito affiancando i due profili. Il singolare confronto qui effettuato tra l'opera di Picasso e di Velázques vuole
essere non solo un'occasione per incuriosire e avvicinare
chi legge alle opere di questi due grandi artisti spagnoli, ma
anche il pretesto per ricordare che in questi giorni, presso
il complesso monumentale di Santa Sofia a Salerno, è in
corso un'importante mostra su Picasso ed è invece in programmazione per il mese di marzo una mostra sulle opere
di Velazquez che sarà ospitata nelle sale del Museo di
Capodimonte. Un' occasione da non perdere.
Ilaria Moscato
LA CITTÀ DELLE BESTIE
Ancora una volta, Isabel Allende, ha saputo coinvolgere tutti
i suoi lettori scrivendo una trilogia avventurosa che vede
come protagonisti due ragazzi, Nadia e Alex, alle prese con
misteri da scoprire e segreti da svelare. Il primo romanzo,
che è appunto "la città delle Bestie", è ambientato nella foresta dell'Amazzonia dove i due ragazzi arrivano, insieme ad
una dottoressa, un professore e un fotografo, per cercare
una creatura eccezionale avvistata nella foresta, una bestia
dalle dimensioni mostruose e dai micidiali poteri che semina
il terrore. Con loro ci sono anche la nonna di Alex, una famosa giornalista, e il padre di Nadia che è la guida di questa
spedizione. Alex ha quindici anni, è un ragazzo come tanti,
va a scuola, suona il flauto e ama scalare le montagne;
Nadia ha tredici anni, conosce molto bene le insidie della
foresta e sa come cavarsela, capisce gli indios e parla in una
strana lingua con lo sciamano Walimai. Non è difficile imma-
ginare che questi due ragazzi diventano amici inseparabili e,
insieme, sono costretti dalle circostanze a porsi interrogativi
sempre più inquietanti: chi vuole sterminare gli indios? Qual
è il mistero dell'acqua della vita e delle uova di cristallo? Chi
è davvero la Bestia? Uccide per crudeltà o sta tentando di
salvare qualcuno? E dove vive il Popolo della Nebbia? La
ricerca delle risposte porterà Alex e Nadia ad affrontare
prove durissime: riusciranno a superarle? L' unico modo per
saperlo è leggere il libro, che ti cattura e non si riesce a
smettere di leggerlo perché si vuole arrivare subito a sapere come finirà questa fantastica avventura. Magari, dopo
averlo letto, vorrete subito leggere il secondo libro della triologia "Il regno del dragone d'oro" , dove i due protagonisti
combatteranno sulle cime innevate dell' Himalaya…..ma
questa è un'altra storia, per saperla bisogna aspettare il
prossimo numero.
Valentina Di Santo VD
LO SCINTILLANTE MONDO
DI ORANGE COUNTY
Newport beach, Orange County, Los Angeles, California.
L'indirizzo è ormai noto a milioni di spettatori. È li, infatti,
che si svolge "The O.C." il serial d'importazione americana, erede di Beverly Hills 90210 e Dawson's Creek.
Orange County è un piccolo paradiso terrestre dove ogni
cosa sembra perfetta.
Il clima è mite e piacevole tutto l'anno, la gente che ci
abita è bella, ricca, fortunata, possiede macchine potenti
e ville lussuose. Ma questo paradiso sotto una superficie
accattivante, occulta un mondo fatto di vite segrete e
vicende inquietanti.
Tutto è solo apparentemente perfetto. Questa nuovissima
serie racconta la storia delle famiglie Cohen e Cooper e
di Ryan; un problematico adolescente in contrasto netto
con il mondo dell'alta società in cui si vede all'improvviso
proiettato. Ryan Atwood (Benjamin McKenzie), rifiuta
categoricamente di vivere da conformista, il suo personaggio furbo e dolce, mai ingenuo, rappresenta una
costante minaccia.
La serie inizia con lui che insieme al fratello viene fermato dalla polizia per un furto d'auto. In prigione conosce il
suo avvocato d'ufficio Sandy Cohen (Peter Gallagher)
che cerca di aiutarlo. In effetti, Ryan ha alle spalle una
situazione difficile; la madre alcolista lo ha cacciato da
casa ed egli non sa dove andare, Sandy lo invita a trascorrere qualche giorno a casa sua a Newport. Kirsten
Cohen (Kelly Rowan), moglie di Sandy, bella e ricca
donna d'affari a primo impatto si mostra glaciale per poi
lasciar trasparire il suo lato sensibile e il suo voler proteggere la famiglia. Kirsten non vede di buon occhio l'arrivo
di Ryan. Teme l'influenza che potrebbe avere su suo figlio
Seth (Adam Brody) ragazzo ingenuo e sognatore. Quello
che Seth sogna più di tutto è Summer Roberts (Rachel
Bilson), la migliore amica di Marissa Cooper (Mischa
Barton) sua vicina di casa il cui destino s'incrocerà presto
con quello di Ryan. Summer è una ragazza narcisista abituata a veder esaudito ogni suo minimo capriccio e a
vivere in un mondo il cui principale valore è il denaro;
Marissa, invece, è una ragazza che deve misurarsi con il
mondo degli adulti, è fragile e ingenua, ma allo stesso
tempo intrigante.
Il padre di Marissa, Jimmy Cooper (Tate Donovan) dal
canto suo nasconde qualcosa di molto importante che
cambierà la vita di tutta la sua famiglia. Sua moglie Julie
Cooper (Melinda Clarke), estremamente arrogante, tanto
bella fuori quanto arida dentro, utilizza ogni mezzo per
raggiungere i suoi fini. Il serial affronta le principali tematiche adolescenziali come il conflitto con i genitori e il
desiderio di rivalsa, l'intimità delle amicizie, la paura e il
desiderio della sessualità, l'esigenza di essere accettati e
la ribellione alle regole.
The O.C. ha due caratteristiche importanti: i personaggi
adulti sono delineati quanto quelli dei ragazzi e allo stesso modo protagonisti d'intrighi e colpi di scena; il creatore è un ragazzo giovanissimo di soli 26 anni, Josh
Schwartz. Sarà questo il segreto del suo successo?
Chiara Vollaro VD
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Cronache DeNicoliane
IV
REALTA' E FANTASIA SI INCONTRANO
Una nostra intervista fuori programma ad uno dei protagonisti di Un Paso Adelante
Come tutto il De Nicola saprà, quest'autunno il
triennio D è andato in Spagna. È stato un viaggio
che nessuno di noi dimenticherà mai…un'esperienza che ci ha segnati positivamente e che ci ha
aiutati anche a maturare! Come già detto tutti
sanno che siamo andati in Spagna, ma sono in
pochi a sapere che durante una delle visite che
abbiamo compiuto a Madrid, precisamente al
Parque del Retiro, ci è capitato di incontrare uno
dei protagonisti di uno dei nostri telefilm preferiti
"Un Paso Adelante", precisamente Raul Peña
alias Jero. In meno di tre secondi si è scatenato il
putiferio, ma noi della redazione siamo riusciti a
scattargli qualche foto, ed a carpirgli qualche parola in merito al suo lavoro ed alla sua vita. È stato
molto gentile perché pur non avendo molto tempo,
si trovava sul set, ma ha accettato di rispondere a
qualche domanda.
Così senza tanti preamboli:
D: come sei arrivato ad "Un Paso Adelante"?
R: stavo per partire per Los Angeles quando il produttore della serie mi contattò e mi chiese di entrar
a far parte del cast di UPA, sarei stato uno dei protagonisti!
D: e poi?
R: beh nel giro di un mese avrei dovuto cominciare a girare, così incominciai a prendere lezioni di
danza hip-pop, jazz e classica, visto che avrei
dovuto affrontare delle coreografie.
D: come si sente un attore nei panni di un ballerino?
R: per fare un esempio, i ballerini imparano la
coreografia in cinque minuti, io ci metto un'ora
circa! Certo non ho né l'agilità né la tecnica di un
ballerino, ma me la cavo, cerco di dare il meglio di
me, ripeto la coreografia a casa 1000 volte finché
non viene perfetta…per le mie potenzialità!
D: bene ora passiamo a qualcosa di più personale. Com'è Raul in amore?
R: (pensa) direi che sono un tipo abbastanza
romantico, mi piace coprire d'attenzioni la ragazza
con cui sto, non aspetto una data specifica o un
anniversario per farle regali o per celebrare il
nostro amore e dirle che sono innamorato di lei.
D: credi nel colpo di fulmine?
R: si, sono un tipo impulsivo e credo molto nella
prima impressione che mi da una persona, insomma t'accorgi subito se quell'alchimia c'è oppure no!
Dopo questa breve intervista Raul è dovuto filar
via, i suoi impegni lavorativi lo attendevano i registi
e gli assistenti iniziavano a scalpitare!
Chiara Vollaro VD
CINEFORUM
PROGETTO U N E S C O
Un modo per avvicinare i giovani alle grandi problematiche mondiali
"Uno spazio dedicato
alla sensibilizzazione dei
giovani verso l'ambiente,
la pace del mondo e i
diritti inviolabili dell'uomo?" certo che esiste!
La professoressa Marina
Ponsiglione docente di
francese, insieme ad
alcuni alunni del corso F
si stanno impegnando
nella continuazione del
progetto
"UNESCO"
nato per avvicinare i giovani alle più grandi problematiche
mondiali,
attraverso la raccolta di
materiale scritto e interattivo, il dialogo aperto e la realizzazione di un lavoro
concreto, che sia il frutto di un'apertura di coscienza verso il mondo, verso il
futuro. Il progetto ha avuto una forte rilevanza mondiale, basti pensare all'anno scorso quando, Cristiano Esposito e Dario Melidoni ex alunni della 5F nonché unici giovani rappresentanti italiani furono invitati a Kenitra (Marocco)
dove ebbero la favolosa opportunità di dialogare, interagire e trattare le più
svariate problematiche con ragazzi di varia nazionalità, fondando poi, la
"International young peace messanger". un'istituzione che si fa portavoce di
un desiderio comune di pace mondiale sostenuta da noi giovani. Inoltre, è
stato anche trattato il tema della donna nella civiltà islamica, cattolica e ebraica che ha portato alla realizzazione di un libro, premiato a Venezia come editoria della pace. UNESCO ci insegna che se vogliamo ottenere davvero dei
cambiamenti, non dobbiamo disperdere le nostre energie in parole e utopie
ma nella realizzazione di qualcosa di concreto. Non si cambia il mondo da un
giorno all'altro, non si distruggono le bombe, non cessano di morire donne e
bambini, uomini disperati, non finiscono le discriminazioni in un attimo, magari con un paio di parole scritte in fretta su di un foglio. Se davvero vogliamo far
crescere e cambiare in meglio il mondo, salvaguardiamo noi stessi e gli altri!
Dobbiamo credere in ciò che facciamo, informarci e agire concretamente,
modificando prima le piccole grandi realtà che ci circondano, avendo una
marcia in più per andare avanti.
Roberta Manzo 5D
S C U O L A A P E R TA
Due giorni di incontri tra scuole medie e istruzione superiore
Anche l'I.T.C. De Nicola ha aderito all'iniziativa promossa dall'Assessorato alle
Politiche Scolastiche della provincia di Napoli, denominata "Scuola Aperta". In
questo modo si è voluto favorire l'incontro diretto tra la scuola di base e l'istruzione superiore. Due giorni, in cui la scuola è stata aperta a tutti per dare il massimo
risalto alle attività di orientamento programmate dall'istituto. Tutte le scuole della
provincia di Napoli che hanno aderito alla due giorni, si sono aperte così ad una
grande partecipazione da parte dei genitori. Per la prima volta si vedono impegnate sinergicamente le istituzioni e le singole scuole in un'azione di orientamento al
passo con le esperienze più avanzate del nostro paese.
A.Z.
SOGNANDO BECKAM
Proiettato nell'ambito del progetto Cineforum
del
nostro
Istituto, il film ha
una trama semplice e coinvolgente, che ha
suscitato molto
entusiasmo
negli alunni, i
quali lo hanno
seguito senza un
minuto di noia,
anche per la maestria con cui è stato
diretto, per la naturalezza degli interpreti e la cura delle scelte musicali e
dei costumi.
"Sognando Beckham" è una deliziosa commedia, un puzzle che mescola la passione per il calcio a contrasti
generazionali ed etniche, trovando
un mix calibrato e mai banale.
La storia è semplice. Una ragazza
con radici indiane, Jess, vive a
Londra con la famiglia, e ha un unico
sogno: diventare una calciatrice.
Ha un idolo, David Beckham, centrocampista del Manchester United, le
cui foto tappezzano la sua camera.
Jess ha grandi difficoltà a far accettare la sua passione ai genitori, i quali
non concepiscono che una ragazza
indiana possa cimentarsi in pantaloncini corti ad inseguire un pallone e
vorrebbero che fosse la classica
ragazza indiana: dolce, remissiva,
ansiosa di sposarsi con un bravo giovane indiano Finché il suo impegno
calcistico si svolge nell'ambito del
parco pubblico, non ci sono molti problemi; ma quando Jules, giocatrice in
una squadra regolare, la vede giocare e la convince ad unirsi al suo
team, le cose cambiano…
L' allenatore Joe le accoglie entrambe, convinto del loro talento, ma i
genitori di Jess le proibiscono di allenarsi…
Le ragazze hanno la stessa età e
condividono gli stessi sogni.
La loro amicizia si fortifica e contribuisce a far decollare la squadra, ma
comincia ad incrinarsi quando si
innamorano dello stesso uomo.
La vita di Jess, le amicizie e gli amori,
scorrono al ritmo di dribbling e palleggi, delineando pian piano il ritratto di
una generazione e di una comunità
chiusa in se stessa. In un finale sorprendente, la ragazza dovrà scegliere tra il pallone e la sua famiglia…
I personaggi sono circondati da un
senso d'inadeguatezza latente, ripresi in un periodo delicato della loro
vita, ognuno con le sue lotte più o
meno aperte.
La protagonista, Jess, deve scontrarsi con l'arretratezza delle tradizioni
familiari, che vorrebbero per lei un
matrimonio combinato, e che escludono categoricamente un futuro
come quello da lei sognato.
La sua amica Jules ha i genitori
apprensivi che non riescono a comprendere la portata della sua passione per il calcio (la madre è terrorizzata da una sua ipotetica omosessualità recondita, mentre il padre, spaventato dalla possibilità opposta,
ovvero dal contatto di sua figlia con
l'altro sesso, non trova di meglio che
assecondare la sua passione); Joe, il
giovane allenatore, ha rotto da anni
con il padre, che è stato la causa dell'infortunio al ginocchio che gli ha
stroncato la carriera di calciatore;
Tony, amico di Jess e anch'egli d'origini indiane, è gay ed è costretto a
tenersi dentro questo peso, che, se
rivelato, rappresenterebbe un'insostenibile vergogna per le rigide tradizioni di famiglia.
Il film sprona a lottare per la realizzazione dei propri sogni e sottende il
messaggio, più problematico, di una
necessità di avvicinamento tra culture diverse e di un superamento reale
e non teorico delle discriminazioni
culturali, razziali e sessuali.
Il lieto fine lascia aperto questo
discorso, non dimenticando le radici
concrete della vicenda raccontata: la
storia d'amore tra Jess ed il suo innamorato, infatti, resta irrisolta e dal
futuro incerto; l'opposizione dei genitori non viene superata; l'omosessualità di Tony non viene mai dichiarata, e il suo fardello resta tale fino
alla fine del film.
C'è ancora molta strada da fare,
sembra dirci la regista, e gli ostacoli
da rimuovere sono ancora tanti. Il film
scorre rapido e leggero, strappando
sorrisi qualche sonora risata. Coglie
nel segno entusiasmando il pubblico,
al quale scappa un applauso sui titoli di coda e anche qualche lacrima
sulle "scene catartiche".
SCHEDA DEL FILM:
Titolo originale: Bend It Like Beckham
Anno: 2002
Genere: Commedia
Durata: 112'
Regia: Gurinder Chadha
Nazionalità: Gran Bretagna, 2002
Sceneggiatura: Gurinder Chadha, Paul
Mayeda Berges
Direttore della fotografia: Jong Lin
Montaggio: Justin Krish
Scenografia: Nick Ellis
Costumi: Ralph Holes
Musica: Craig Pruess
Interpreti:
Parminder Nagra - Jesminder 'Jess'
Bhamra
Keira Knightley - Juliette 'Jules' Paxton
Jonathan Rhys-Meyers - Joe
Anupam Kher - Mr. Bhamra
Archie Panjabi - Pinky
Shaznay Lewis - Mel
Frank Harper - Alan
Juliet Stevenson - Paula
Shaheen Khan - Mrs. Bhamra
Ameet Chana - Tony
Pooja Shah - Meena
Paven Virk - Bubbly
Preeya Kalidas - Monica
Trey Farley - Taz
Saraj Chaudhry - Sonny
Imran Ali - Gar
Simona Testa V D
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Cronache DeNicoliane
V
L ' O R I E N TA M E N TO :
I L GRANDE DILEMMA
D E I G I OVA N I D ’ O G G I
Nella
nostra
scuola
l'area
dell'Orientamento rappresenta una buona
opportunità ed una fonte di informazioni ed
esperienze per gli studenti, specie per
quelli delle V e delle IV classi.
Perché le quarte? Dall'Università, già dall'anno scorso ciò è stato esplicitamente
richiesto.
Coinvolgere anche gli alunni del penultimo
anno, che devono per tempo iniziare a
conoscere le opportunità offerte dal
mondo del lavoro, e dello studio; spesso
hanno bisogno di un supporto per acquisire una maggiore consapevolezza di sé e
delle proprie inclinazioni, attraverso una
presa di coscienza delle reali esigenze
della realtà sociale e lavorativa che li circonda.
Il settore dell'Orientamento richiede competenze specifiche ed una versatilità nel
sapersi quotidianamente relazionare con
una platea disparata, non omogenea per
retroterra culturale ed aree di provenienza, ma rimane per un docente una stimolante esperienza di dialogo, nella consapevolezza della felice opportunità di un
clima di reciproca fiducia che si crea nel
tempo.
Quest' anno,come al solito, nel mese di
settembre abbiamo cominciato in modo
"soft", con le visite ad Orientasud ed
Orientanapoli, in genere un primo contatto
con l'Università: un primo approccio alla
variegata offerta che viene dal mondo
accademico; i ragazzi capiscono molto
bene che non è facile orientarsi nella giungla
delle
offerte
formative.
Successivamente i primi test mirati su
inclinazioni, gusti, desideri: un test che
eseguiamo a scuola, i ragazzi delle quinte
hanno riavuto quello da loro compilato
l'anno scorso.
E' cambiato qualcosa nelle loro inclinazioni? L'analisi di tutti i dati permette di pianificare le attività di intervento.
Per le attività interne contiamo, proseguendo una collaborazione ormai consolida con l'Università Federico II°,di completare il Pr.OF, progetto di eccellenza col
polo tecnologico,che quest'anno, se le
cose andranno a buon fine, contiamo di
allargare
al
polo
delle
scienze
umane(Economia,Giurisprudenza) che
raccolgono il maggior numero di favori dei
nostri allievi.
A giorni avrà inizio anche il corso di
Orientamento al lavoro, una buona palestra di allenamento per quanti volessero
cimentarsi nel mondo produttivo.
All'inizio di Dicembre si è aperto uno sportello dove individualmente confrontarsi per
parlare di sé, avere informazioni, opportunità di scambi. Col nuovo anno organizziamo incontri nei vari dipartimenti delle singole facoltà in modo mirato,in coerenza
cioè con quanto emerso dai test.
Non mancheranno poi opportunità di esperienze con le associazioni di categorie,
ordini professionali ecc.; forte deve essere
in oltre la collaborazione tra il settore
orientamento e l'area dei contatti con
l'esterno.
Una buona interazione tra i docenti impegnati in quelle aree funzionali agli studenti
permetterà dunque di offrire un servizio
concreto e proficuo nell'interesse non solo
della comunità scolastica, ma anche delle
famiglie e del territorio.
Prof. Luciana Cucari
Responsabile del settore
Orientamento in uscita
(Università e mondo del lavoro)
UN MONDO SCONOSCIUTO
Esperienza del primo giorno di Università
Sembra passato un secolo dal primo
giorno di scuola, quando trepidanti,
con le guance bagnate da grossi
lacrimosi e con la manina stretta,
stretta in quella rassicurante della
mamma, abbiamo varcato il primo
cancello della nostra vita: quello della
scuola elementare. Da quel fatidico
giorno abbiamo varcato altri cancelli e
sempre con le stesse emozioni e trepidazioni. Il percorso da allora è stato
lungo e non privo di ostacoli. Ma alla
fine, quasi incredibilmente, dopo
ansie e angosce che ci hanno tormentato per anni, finalmente siamo
usciti felici, come non mai, dall' ultimo
cancello. Qualcuno pensa che da
quel preciso momento "dobbiamo"
essere pronti ad affrontare il mondo
che c'è fuori. Ma come è possibile?
Fino allora siamo vissuti in un mondo
ovattato, tutto nostro, coccolati e protetti , non solo dai genitori , ma anche,
e si capisce dopo, dagli stessi insegnanti, compresi quelli che a noi sembravano severi e irraggiungibili.
All'improvviso ci si rende conto che gli
altri, gli adulti , si aspettano da noi la
maturità della consapevolezza delle
scelte da fare per il nostro futuro. Io,
confesso, non avevo per niente le
idee chiare. Dopo la scuola per me è
iniziato un periodo strano, con abitudini di vita diverse da prima, ho finalmente assaporato il gusto di alzarmi a
mezzogiorno, di incontrarmi con gli
amici ogniqualvolta ne avessi voglia,
ho partecipare a tutte le feste che mi
capitavano, ho avuto come unico problema il dilemma di cosa indossare il
sabato sera. Ma tutto questo, purtroppo, non poteva certamente durare a
lungo. Ben presto ci si trova di nuovo
di fronte il grande dilemma: continuare gli studi o trovare un lavoro?.
Ormai non c'è più tempo, bisogna
decidere bene e anche in fretta. In
entrambi i casi, ragazzi cari, la strada è totalmente in salita e gli ostacoli
che troverete sono tanti. Alla fine, per
quanto mi riguarda, ho scelto di iscrivermi all'Università e, non vi preoccupate, non è stato un raptus di follia
suicida, ma una ponderata e sofferta
riflessione. In ogni caso adesso mi è
possibile raccontarvi quello che vi
aspetta inizialmente se anche voi
farete la mia stessa scelta.
L'università è un mondo "infame",
dove vi rendete subito conto che c'è
una competizione assurda, dove nessuno si fa scrupolo di buttarvi fuori se
non siete all' altezza degli altri.Il primo
giorno di lezione, quando ho varcato
quel nuovo cancello, non ci crederete, ma ho provato la stessa emozione
e trepidazione di tanti, tanti anni
prima, questa volta, però, non avevo
la mano protettiva della mamma , e,
da non credere, ho avuto tanta
nostalgia della mia scuola, di quel
porto sicuro, in cui tutto era rassicurante. Appena entri nell'aula universitaria, la prima cosa di cui ti accorgi è
che le prime file sono totalmente fuori
della tua portata, una ventina di
ragazzi , rigorosamente in giacca e
cravatta che non si sa da dove sono
usciti, ti guardano con superiorità
pensando di essere migliori di te,
tant'è che per evitare che tu possa
confonderti con loro, alle sei del mattino sono già lì, per prendere possesso delle loro privilegiate postazioni in
prima fila.
Dopo aver notato l'ambiente, la cosa
che mi ha colpito è stato un uomo
alto un metro e una "vigorsol", che mi
ha guardato dall'alto della sua grande
cattedra come se dicesse " chist se
appen scetato" e con una voce tipo
paperino mi ha fatto notare che ero
arrivato con tre quarti d'ora di ritardo
ed è lì che inizia il panico: che cavolo rispondo a questo?
Se anche a voi dovesse capitare, fregatevene, ridete alla battuta del professore e guardandolo con aria di
sfida trovatevi un posto e se volete
ambientarvi subito scegliete le ultime
file, sono quelle più animate e anche
se siete poco estroversi, non vi preoccupate le conoscenze arriveranno.
È duro, ragazzi! Ma, pensandoci
bene forse "se po' fa".
Giacomo Privitera ex 5H
Roberto Boemio ex 5H
UNIVERSITÀ FUORI SEDE : STUDENTI ALLO SBARAGLIO
P e r g l i s t u d e n t i f u o r i s e d e : ta n t o e n t u s i a s m o , m a ta n t i s a c r i f i c i
I giovani, come si sa, si caricano di tanto e irrefrenabile entusiasmo quando affrontano una nuova
esperienza. Credono di poter fronteggiare qualsiasi sacrificio, pur di raggiungere i loro obiettivi. È la
forza di volontà che decide chi riuscirà a fare
meglio e più degli altri. L'Università, per un neodiplomato, è un mondo nuovo, l'icona della libertà,
il trampolino di lancio per la vita. Entrare a far parte
di tale ambiente è maggiormente stimolante, se ci
si iscrive ad una Università con sede in una città
diversa da quella in cui si vive. Nella maggior parte
dei casi e per gli spiriti più intraprendenti rappresenta l'occasione giusta per conoscere persone e
luoghi diversi. C'è la completa libertà di crearsi uno
spazio dall'esclusività inviolabile, lontano dal controllo dei genitori. Per i primi tempi tutto ciò può
essere inebriante, tutto da vivere. Tutto è eccitante
, la ricerca dell'alloggio, i nuovi amici (altri studenti
fuori sede) con cui condividere l'appartamento, la
gestione delle proprie risorse economiche. Ben
presto, però, cominciano le prime difficoltà e ci si
rende conto che essere lontano da casa, dai pro-
pri affetti non è poi così bello
come poteva sembrare inizialmente, spesso sorgono
problemi di convivenza o di
adattamento alle nuove abitudini. Per molti c'è anche
da fare i conti con il disagio
economico, per non parlare poi che quando si
torna a casa ci si accorge che i rapporti con i vecchi amici non sono più gli stessi, purtroppo è vero
che lontano dagli occhi , lontano dal cuore. E' duro
, ragazzi! Quanti ce la fanno e proseguono dritti
per la loro strada? Ci sono anche quelli che per
restare legati al proprio "passato", preferiscono
fare i pendolari. Ma anche per questi studenti la
vita non si presenta facile. Pensate che stress se
l'università da raggiungere si trova a diverse ore di
viaggio da casa. Le giornate si accorciano, la stanchezza aumenta di giorno in giorno, lo studio, che
alle superiori rappresentava una grande scocciatura, ora si presenta come una irta montagna da
scalare. Tutte le pecche della vita pendolare ven-
gono, però, ridimensionate dal ritorno a casa e dall'inebriante profumo del pasto pronto preparato da
"mammà" che avvolge il corpo e la mente come la
lettura di versi poetici, dai contatti sempre vivi con
amici e, per i fortunati, con la propria ragazza, dai
sani litigi con fratelli e genitori. Seguire gli studi
fuori città sicuramente comporta dei sacrifici, ma
nel contempo, se si opera tale tipo di scelta è senz'altro per assecondare le proprie aspettative e le
proprie ambizioni. In conclusione, è importante
dire che il raggiungimento dei fini prestabiliti
dipende solo dalla costanza e dalla volontà dello
studente, indipendentemente dal luogo scelto per
raggiunge tali obiettivi.
Roberto Boemio ex 5d
Scienze delle Comunicazione
Suor Orsola Benincasa NAPOLI
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Scuola & Società
VI
NAPOLI: SOLO SIMBOLO DI VIOLENZA ?
La camorra come male da sconfiggere
Napoli come il "Bronx", qualcuno con i tempi che corrono azzarda. Napoli città di gangster, magari come quelli visti in celebri film americani. E quant'altro ancora, Napoli
uguale violenza. Da tempo purtroppo, analogie simili rimbalzano
sui giornali e nei TG, creando sempre più l'immagine di una
metropoli afflitta ed intimorita dalla sua stessa ombra, che come
tutti sanno, purtroppo, è viva e vegeta, e si materializza nella
camorra (basti ricordarne l'etimo"morra", banda). L'inarrestabile
ondata di omicidi ed intimidazioni, che quasi con una rinnovata
veemenza sta investendo la città, genera uno stato d'inquietudine ed un'insicurezza diffuse tra la gente. Per questo si avverte il
bisogno di una svolta, che non sia però come una di quelle
annunciate e sempre mai realizzate. Forse, la vera "svolta" può
arrivare soltanto dai napoletani. Sono lontani i tempi in cui l'organizzazione della
camorra, composta da poche cosiddette "grandi famiglie" affiliate tra loro, aveva stabilito una sorta di "patto d'onore" tra i suoi adepti, che si dividevano il controllo della città.
Probabilmente quest'ultimo aspetto, anche grazie al contrabbando di sigarette, che
faceva registrare un tasso di disoccupazione meno alto rispetto a quello registrato
oggi, ed inoltre all'esistenza di una supremazia territoriale "omogenea" riusciva ad evitare ciò che in questo periodo, più che in altri, angoscia e mobilita allo stesso tempo
UN ATTO DI AMORE
E DI CIVILTÀ
una città intera. In ogni caso e con assoluta certezza i cittadini napoletani preferirebbero non aver mai conosciuto il "mostro/spettro" del Vesuvio. Il fenomeno malavitoso
della camorra nella veste attuale si è andato affermando soprattutto fin dagli anni Settanta e Ottanta, con la gestione del redditizio traffico di stupefacenti (condiviso con altre organizzazioni
criminali, quali la mafia siciliana e la 'ndrangheta calabrese con
cui si era stata stabilita una solida alleanza) e con l'acquisizione
del controllo dei fondi statali destinati alla ricostruzione del territorio campano devastato dal terremoto del 1980. Negli anni
seguenti le attività criminali hanno riguardato principalmente
estorsioni, rapine, controllo di appalti pubblici, ecc. Qualcosa
però, sembra muoversi per il verso giusto. Con ciò non ci riferiamo ai pur continui inviti e moniti del Presidente Ciampi, di Berlusconi e del Ministro
dell'Interno Pisanu, ma soprattutto alla voglia espressa dalla gente comune nelle
aggregazioni spontanee - purtroppo nate solo dopo fatti di sangue- di non voler
comunque piegare la testa.
Mario Assante ex 5F
RHUM E COCA
Donazione degli organi: testimonianza ed opinioni di una sedicenne
Alcuni anni fa non mi sarei mai posta il
problema di donare i miei organi.
Troppo piccola per farlo; troppo poco
informata per fare una mia scelta. Ora
invece, posso dire di essere pienamente d'accordo nel donare i miei organi
dopo la mia morte, anche se talvolta ho
i miei dubbi, ma credo sia giusto che ci
siano. Il problema sta principalmente
nel fatto che oggi giorno i mass-media
parlano poco, si potrebbe dire mai, di
quest'atto di amore e solidarietà verso il
prossimo. Sono poche le informazioni
che vengono date ai cittadini, poche le
iniziative prese dal governo, dalle istituzioni pubbliche per convincere le persone a donare i propri organi. Ciò
nonostante l'Italia
è
il
secondo
paese, dopo la
Spagna, con il più
alto numero di
donatori, seguito
dalla Francia e
dalla
Gran
Bretagna.
La
domanda che la
maggior
parte
delle
persone
almeno una volta
nella propria vita
si
pone
è:
"Perché donare i
propri organi?"
Beh, la risposta potrebbe essere scontata se considerata come una semplice
forma di "buonismo", ma è la pura verità. Donare gli organi, dopo la morte
cerebrale, non è semplicemente donare qualcosa di proprio, ma qualcosa di
sé per salvare o migliorare le condizioni di vita di una persona che ne ha bisogno.Tutti nella vita siamo possibili
donatori, e, inevitabilmente, possibili
riceventi. Ma come convincere le persone che un'eventuale prelievo d'organi viene effettuato solo dopo che il
paziente è considerato in stato di morte
cerebrale? Molti, infatti, si considerano
contrari alla donazione perché convinti
che il paziente collegato a delle macchine che mantengono in vita gli organi, sia in uno stato di coma reversibile;
in realtà la decisione di prelevare gli
organi viene presa solo dopo che è
stata accertata la totale assenza di funzioni cerebrali,per cui il donatore non
può , respirare se non con l'ausilio
delle macchine. Una volta accertata la
morte cerebrale da parte di un'equipe
di tre medici (legale, un rianimatore e
un neurologo), ci si informa se era d'accordo o meno a donare i suoi organi
Nel caso in cui non fosse mai espresso
,in proposito, sono i suoi familiari a
decidere.Limiti per salvare la vita altrui
non ci sono: è possibile donare gli
organi sin dalla nascita. I limiti esistono
solo quando si tratta di donare i tessuti
(60 anni) o le cornee (70 anni). Poi
basta solo stabilire l'idoneità degli organi ripercorrendo la storia medica del
defunto per accertarsi che non ci siano
malattie che potrebbero complicare il
trapianto. Nessuna religione è contraria
al trapianto d'organi, infatti la donazione è considerata come un atto di puro
amore e generosità.. La Chiesa, quindi,
non solo cattolica, si dice più che favorevole al trapianto di organi. Sono una
sedicenne. Da circa undici anni mio
padre, infermiere professionale del
reparto di cardiochirurgia del Monaldi di
Napoli, fa parte dell'équipe
prelievo
d'organi (principalmente cuore) di
quell'ospedale.
Sono quasi due
anni che lavora
presso il coordinamento trapianti della
regione Campania.
Sono ormai più che
convinta chei miei
organi
dovranno
essere donati. Si
può dire che sia
abbastanza informata sul perché e in
che modo avvengano queste operazioni. Sono tante le storie di giovani donatori che ho vissuto indirettamente grazie ai racconti di mio padre. Tante le
storie di giovani che hanno ricevuto un
cuore che ha donato loro una nuova
vita. Come dimenticare la storia di
Nicholas Green, bambino americano,
ucciso in Calabria durante un viaggio
con la sua famiglia? La donazione del
cuore, delle cornee, del fegato e dei
reni del piccolo Nicholas è stata un
esempio per tutti. Altre quattro vite sono
state salvate con questo bellissimo
gesto. Nicholas, così come tutti gli altri
donatori, piccoli e grandi, sono un
esempio di grande solidarietà, di amore
per la vita. Tutto ciò di cui i cittadini
hanno bisogno, è solo più informazione
e meno pregiudizi. Chiarire loro le idee,
rispondere a tutti i loro quesiti, eliminare dubbi ed incertezze. Insegnare loro
a vedere in modo diverso la vita, ad
aprire gli occhi su un mondo che oggi
giorno ha tanto bisogno soprattutto di
manifestazioni di solidarietà e di amore.
Donare gli organi è dare la vita .
Barbara Arpaia 3D
7.000 morti l'anno: è questo il bilancio delle
vittime della strada. I picchi di mortalità
riguardano la fascia di età tra i 18 e i 30
anni e sono concentrati nel weekend. Dati
che "fanno gelare il sangue",ma che molte
volte non c'entrano con l'eccesso di velocità. Secondo il parere di esperti solo l'11%
degli incidenti ha alla base l'eccesso di
velocità, e dunque non sempre è saggio
aumentare le forme di repressione sulla
stessa: piuttosto sono sonnolenza, assunzione di droga o abuso di alcol le cause
principali di incidenti. Molti sostengono che
vengono effettuati maggiori controlli sull'eccesso di velocità semplicemente perché
sono più facili da fare, mentre quelli su
abuso di alcool o droga da parte dei guidatori sono più difficili. Intanto anche l'Europa
si muove contro i trasgressori: norme più
severe e un coordinamento tra i Paesi per
la trasmissioni di dati e sanzioni sui trasgressori. Una sorta di lista nera che travalicherà i confini di ciascun stato. I pirati
della strada verranno schedati e registrati
in tutta Europa. È inoltre previsto un piano
del governo:niente alcol dopo l' una e musica più bassa, alle tre di notte la "febbre"
dovrà passare per forza, perché tutte le
discoteche italiane chiuderanno. E già dall'
una dovranno smettere di servire alcolici,
dalle due abbassare il volume della musica
passando dal techno al soft. Così i ragazzi
la smetteranno di vagabondare da un locale all' altro, spesso impasticcati, a volte
ubriachi, storditi dai decibel, invogliati a
premere forte sull' acceleratore.
Niente più balli sfrenati fino all' alba, niente
nomadismo notturno in cerca di emozioni
forti ad ore piccole. Alle tre tutti a casa. Non
è un' idea nuova, già nel 1990 le "mamme
rock" chiedevano una legge per regolamentare gli orari delle discoteche in Emilia
Romagna. Ma tra proposte, proclami e
ricorsi la festa non è
mai finita. Stavolta
tutto o quasi sembra
deciso. Una battaglia supportata dalle
cifre sulla repressione dei reati legati
alle
discoteche.
"Finché
saremo
obbligati a far entrare chiunque nei
nostri locali sarà
tutto inutile", osserva
Giancarlo Barisio,
presidente del Silb
(sindacato italiano
locali da ballo) che
ha elaborato un protocollo di intesa con i
ministeri
dell'
Interno, Sanità e
Affari
sociali.
"Occorrono regole
da far rispettare,
abbiamo circa 200
milioni di presenze
all' anno, è una questione di ordine pubblico". Negativo il giudizio dei giovani di Forza Italia: "Chiudendo
le discoteche si favoriscono i rave party e lo
sballo illegale,dunque accrescono le possibilità di stragi". "Se davvero si vogliono
ridurre gli incidenti stradali - dicono - occorre semmai investire nella manutenzione e
nell'ammodernamento delle infrastrutture
viarie del nostro Paese, divenute ormai
obsolete, ed incrementare i controlli nelle
strade". E questi ultimi pare proprio che
siano in aumento, specie dopo l'approvazione della legge sulla patente a punti. Ma
forse il vero problema è da ricercare nella
cultura giovanile, cosi come sostengono
vari sacerdoti impegnati nel sociale: finché
prevale il desiderio dell´eccesso, cioè un
atteggiamento che cerca nella notte una
trasgressione brada, i divieti avranno soltanto una funzione repressiva, che non
tocca la struttura dei comportamenti giovanili. Di fronte allo strazio delle famiglie colpite negli affetti più cari, e di fronte
all´inquietudine dei genitori che a ogni weekend aspettano con ansia il ritorno dei
ragazzi, non è il caso di rilevare se il provvedimento sulla chiusura anticipata abbia
anche un´intenzione volta alla ricerca di
consenso. Piuttosto, ci si può chiedere se
abbia davvero un senso razionale un provvedimento che si situa sull´ultimo anello
della catena dei comportamenti giovanili.
Cioè un messaggio implicito che dice: siete
liberi di fare quello che volete, ma a una
cert´ora tutti a letto. Adesso dunque è più
urgente rivolgere un appello alle famiglie
perché ci diano una mano a fermare la
strage di giovani. Qui non c'è sanzione che
tenga, è un fatto di cultura e di educazione.
I. Gallo 5A
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VII
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Pianeta Giovani
L'AMORE DEGLI ADOLESCENTI
La "prima volta"? Un modo per sembrare più emancipati.
come obiettivo quello di fare la sua prima
esperienza, arrivare a "concretizzare". La
ragazza non ha molta voglia di "impegnarsi", perciò predilige relazioni brevi, non
coinvolgenti, da concludere senza troppi
rammarichi. L'amore? È un problema che,
generalmente, per adesso non tange gli
adolescenti, proprio perché lo sentono lontano dal proprio modo di essere. Per quanto riguarda il sesso, è ormai accertato che
la maggior parte dei ragazzi ha la sua prima
esperienza nell'età adolescenziale. Si tratta
naturalmente solo dell'affermazione piena e
assoluta della libertà e dell'indipendenza a
cui l'adolescente aspira. La "prima volta"
non ha più il significato di consolidare
l'amore tra due persone, ma è solo un
modo per mostrarsi agli altri più emancipati. Fortunatamente non per tutti è così, vi
sono ancora ragazzi romantici che credono
nei valori, nella lealtà e nella fiducia, e che
sperano di incontrare il "vero amore" con
cui poter condividere esperienze e momenti importanti.
FUMO KILLER
Anche in Italia, poi, come in altri Paesi dell'Unione Europea, stop al
fumo in bar, ristoranti e altri luoghi pubblici di svago e di lavoro
La siga- definito dall'Organizzazione Mondiale
r e t t a della Sanità "Nuova epidemia". Anche in
f u n g e Italia, poi, come in altri Paesi dell'Unione
spesso da Europea, stop al fumo in bar, ristoranti e
paraven- altri luoghi pubblici di svago e di lavoro.
to, dietro il La nuova normativa tutela la salute dei
q u a l e non fumatori e contiene le nuove norme
molti ado- che i locali pubblici dovranno rispettare
l e s c e n t i per ridurre il più possibile l'esposizione
n a s c o n - ai pericoli del fumo passivo. Insomma
dono la loro timidezza, le loro normali questo piccolo tubetto di carta che semdifficoltà a correlarsi con un nuovo bra provocare molta soddisfazione alle
Che cos'è l'amore? Strano, ma oggi i giovaperiodo della vita, ponendosi alla ricerca persone, in realtà le avvelena; infatti
ni non hanno una giusta risposta a questa
di un'altra identità. Vogliono imitare i contiene: ossidi di azoto, ammoniaca ,
domanda, generalmente non conoscono il
grandi, assumere i loro atteggiamenti, monossido di carbonio, nicotina, catravero significato di questo sentimento, o perscavalcare quasi quel periodo adole- me, e altri metalli. Gli effetti del fumo
lomeno non si soffermano ad analizzare e
scenziale così problematico e difficile da sono sicuramente GRAVISSIMI . Si
ad approfondire le sensazioni che scaturivivere senza tante conflittualità. E' per spera che i giovani fumatori smettano
scono dai loro rapporti interpersonali. Gli
questo che si approccia, molto spesso, finché sono in tempo. Il fumo fa male a
adolescenti del nuovo millennio hanno la
al fumo. A livello nazionale un'indagine tutti, ma a chi ha meno di 20 anni fa
tendenza a bruciare le tappe. Il motto è
campionaria svolta dalla DOXA ha malissimo. Gli studiosi hanno esamina"tutto e subito". Non accettiamo mezze
messo in evidenza che nella fascia di to i polmoni di 5000 ragazzi e ragazze
misure, il mondo che ci circonda è "o bianetà 15-24 anni l'incidenza dei fumatori è dai 10 ai 18 anni. I risultati sono impresco o nero". Anche il frasario che si usa rifletdel tutto simile a quella rilevata nelle sionanti: il fumo in giovane età pregiudite questo nostro atteggiamento: crudo,
Melinda Formicola 3D
altre classi d'età (32.6% dei ragazzi e il ca lo sviluppo dei polmoni, Gli adolediretto, immediato. Di conseguenza anche
Roberta Murolo 3D
20.7% delle ragazze). L'età media della scenti possono essere invogliati a fumanei rapporti con l'altro sesso, tendono ad
Barbara Arpaia
prima sigaretta si attesta intorno ai dodi- re se hanno amici che fumano. Ma l'inessere concreti e pragmatici. Il ragazzo ha
ci anni e a quindici anni oltre il 60% sia fluenza maggiore viene esercitata dai
dei ragazzi che delle ragazze ha prova- genitori se sono fumatori. Infatti, numeto a fumarne una. Il tabacco provoca più rosi studi internazionali dimostrano che
decessi di alcol, aids, droghe, incidenti è la famiglia il luogo dove può nascere il
Il fenomeno sembra diffuso tra quei giovani in cerca di insane trasgressioni e emozioni particolari
stradali e omicidi messi insieme. Circa vizio del fumo. E l'attrazione per il fumo
schierandosi "dall'altra parte", al servi- 85 mila persone all'anno in Italia muoio- diminuisce, se uno o entrambi i genitori
zio del diavolo;3) Satanismo acido: i no per cause collegate al fumo. Il sono riusciti a smettere.
riti si basano sull'uso di sostanze stu- Governo Italiano si sta impegnando attipefacenti, orge e abusi psicologici e vamente per far fronte a tale fenomeno
Roberto Esposito 3 E
sessuali. Il culto del diavolo è semplicemente una scusa per eccessi e
depravazioni;4) Luciferismo: è il satanismo di derivazione manichea o gnoBreve riflessione di una diciottenne sui suoi coetanei
stica. Lucifero e satana sono oggetto
di venerazione.
rie credenziali, mentre i figli, dal
Sono numerose le sette attive anche
canto loro, se ne possono stare
in Italia, ma la più importante tra tutte
tranquilli con gli amici, senza
per le recenti vicende giudiziarie che
dover "minacciare", all'indirizzo
hanno coinvolto il suo leader , l'ex
dei genitori comprensivi, cediguardia giurata Marco Dimitri (la
menti o scivoloni verso i temuti e
"Bestia 666", come si autodefinisce).,
risaputi abissi del disagio giovaè quella dei Bambini di Satana: Può
nile del nostro tempo. Nei casi
contare su circa 60 adepti e ha sede a
migliori,come segno di gratitudiBologna. Recentemente dei seguaci
ne i cuccioletti avranno cura di
A chi leggendo i terrificanti fatti di cronaca sono entrati in azione anche in Campania,
segnalare affettuosamente, con
nera legati al mondo del satanismo non celebrando una messa nera tra gli scavi di
l'immancabile telefonino persosono venuti brividi di orrore e, diciamolo Pompei. Un'altra setta "degna" (si fa per
nale, la loro presenza qua e là,
pure, di paura? Ma chi sono questi cosid- dire) di attenzione è quella soprannominatra serata e nottata, a maggiore
detti figli del diavolo? Da dove vengono? ta Tempio di Set: è il più importante grup"tranquillità" dei genitori.
Dove vogliono andare? Ci siamo chiesti un po satanico americano, fondato nel 1975 I giovani sono lasciati soli, talvolta, ,
po' tutti se questi individui nascono proprio da Michael Aquino. La "filiale" italiana si quasi allo sbando, con i loro problemi, le Questo è il rapporto tipico che intercorre
cattivi o lo diventano successivamente. trova a Napoli, ed è stata accusata di aver loro ansie, le loro paure e i loro disagi tra genitori e figli;è ciò che in
Quello che è certo è che sono malati di una organizzato una messa nera addirittura nei esistenziali e sociali. Vivono general- realtà,ognuno di noi,indifferentemente
grande solitudine interiore. Attenti ragazzi! sotterranei dello Stadio San Paolo. mente dialogando poco o niente con gli dall'età o dal sesso riesce a
Questi gruppi di individui riuniti in sette Secondo gli studiosi di tali fenomeni biso- adulti, che garantiscono solo la soddi- percepire,volendo essere lucidi e raziosono capaci di adescare persone giovani e gna distinguere possessione e satanismo; sfazione delle loro esigenze esteriori e, nali.
A questo punto cari lettori,concedetemi
non con adulazioni , lusinghe e promesse il satanista cerca il diavolo, il posseduto per così dire, di immagine. La mancanun’osservazione
giusta o sbagliata che
di una vita migliore per farli diventare loro viene trovato dal diavolo che lo "disturba" a za di dialogo affonda assai spesso le
sia.
I
giovani
d'oggi,
i giovani di ieri e
adepti. Sono molto abili e sembrano inno- livello fisico, psicologico e spirituale. sue radici da una parte nei conflitti psicui. Questi riti quasi sempre si basano sul- Proprio per combattere i fenomeni di pos- cologici ed esistenziali solo transitoria- quelli di domani , tutti hanno le stesse
l'uso di sostanze stupefacenti che fanno sessione la chiesa si è aggiornata. Le inno- mente rimossi dei genitori, dall'altro, nel cose in comune: le loro paure, i loro
commettere le azioni più orribili e nefan- vazioni essenzialmente stabiliscono, prima bisogno di apparire a tutti i costi come gli modi di fare, i loro comportamenti in
dezze di ogni genere. Secondo il sociologo di effettuare il rituale, se necessario, il ricor- altri, nel contesto del consumismo omo- gruppo, le mode , tutte ritualità malviste
Massimo Introvigne, uno dei maggiori so ad altre figure specialistiche come quel- logante di massa indotto dal processo da chi si sente in dovere di criticare, giuesperti italiani dei culti esoterici, si possono la dello psicologo e dello psichiatra, purché galoppante di globalizzazione totale e dicare.
Abbiamo bisogno di insegnamenti alla
distinguere quattro correnti di satanismo, a cattolici. Si richiede, col nuovo rituale, agli totalizzante .
In questo modo potremmo spiegare il sincerità, alla trasparenza e valori chiari
ciascuna delle quali si ispirano poi i vari esorcisti la <<certezza morale di possesgruppi, anche se poi, nella pratica la distin- sione diabolica>> prima di praticare l'esor- bisogno di tanti giovani di trovare nel e condivisibili. La moderazione assieme
zione non è mai così netta e spesso riti e cismo. L'antico nemico del genere umano "gregge" quella identità che dovrebbe alla riflessione portano ,a lungo andare
motivazioni si mescolano: Satanismo sarà d'ora in poi affrontato in equipe e non renderli speciali ma che li rende pecorel- ,benefici.
razionalista: Satana è semplicemente il verrà neppure disdegnato l'aiuto di Freud, le .A rinsaldare queste "pratiche sociali", Questi giovani non sono solo stupidi e
è sempre più presente nelle nostre fami- violenti.
simbolo del Male, di una visione del mondo prima avversato dalla Chiesa.
glie un tacito compromesso, in base al
anticristiana, edonista e immorale;2)
quale i genitori forniscono i beni mateSatanismo occultista: accetta la visione del
riali, la motoretta e la paghetta settimamondo descritta dalla Bibbia, la storia della
Creazione, la cacciata dal Cielo degli
Marco Buonomo 5D nale necessari a che i giovani si possaImma Gallo V A
no presentare al gruppo con le necessaAngeli ribelli poi divenuti demoni, però
I GIOVANI ED IL SATANISMO
GIOVANI GLOBALIZZATI
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14/02/2005
19.30
Pagina 8
Controcopertina
A C Q U A
CONNECTION
Emergenza acqua a Napoli. E questa volta la faccenda non riguarda il fatto
che l'acqua non sgorghi più dal rubinetto, o che sia potabile o meno, ma tutt'altra cosa, ben più preoccupante e gravida di implicazioni per i cittadini.E' il
problema della cosiddetta " lobby dell' acqua" che, fiutato il grande business
dell'acqua, oggi presente non solo nella nostra città, ma anche in tutto il resto
del mondo, tentano in tutti i modi di mettere le mani su di un bene primario,vitale e comune quale l'acqua, cercando di ridurla a mera merce di scambio. La
delibera del 23 novembre 2004 del C.d.A. dell'Ato-2 (Ambito Territoriale
Ottimale, Napoli-Caserta, che comprende 138 comuni) ente che si occupa
delle risorse idriche ha affidato la gestione delle stesse ad una costituenda
società a capitale misto pubblico-privato. Il 30 dicembre, inoltre, quasi a voler
simboleggiare un dono offerto alla cittadinanza in pieno clima natalizio, il
governatore della Campania, Antonio Bassolino, ratifica la delibera dell'Ato-2
a detta di molti illegittima per mancanza del numero legale dei sindaci presenti a verbale, ma non presenti in assemblea e per l'opportunità stessa della delibera. Il testo unico sugli enti locali (276/02) anche dopo le ultime modifiche
apportate dalla Finanziaria 2004, individuava tra l'altro tre diversi modelli
gestionali per il servizio idrico integrato introdotto dalla legge Galli: l'affidamento a società di capitali private a seguito di gara europea; l'affidamento a società a capitale misto dopo aver individuato il soggetto privato mediante procedura di gara europea;il cosiddetto affidamento in house a società a capitale pubblico. Quest'ultima ipotesi, forse la sola a garantire il controllo pubblico a discapito di coloro che vogliono mercificare un bene così fondamentale, non è stata
neanche presa in considerazione dall'Ato-2, anzi dichiarata come "non attuabile nel nostro ambito territoriale". La gara d'appalto ( bando da pubblicare il 7
febbraio) affiderà la gestione ad una società privata, controllata per il primo
anno al 60% dal comune, successivamente al 51%, e via via, 'passo dopo
passo' fino ad arrivare alla completa dismissione. La soluzione con società
mista è simile, per non dire identica, a quella privata, poiché è noto che in questi casi il soggetto pubblico, anche se in maggioranza, viene ad assumere un
ruolo residuale nella gestione. Ciò che desta angoscia e sdegno allo stesso
tempo, soprattutto da parte della società civile, è il fatto che un problema di tale
rilevanza non sia stato sufficientemente discusso e non sia stato promosso
alcun dibattito nell'opinione pubblica l'argomento; in altre parole è passata
sopra le teste dei cittadini una decisione assunta dai "piani alti" della nostra
società che avevano ed hanno l'interesse di creare uno stato di silenzio forzato. Per fortuna il succedersi degli eventi ha smosso un po' le acque, è proprio
il caso di dirlo! In città si sono raggruppati sindacati, rappresentanti dei partiti,
organizzazioni e movimenti tutti uniti con l'intento deciso di opporsi alla privatizzazione dell'acqua a Napoli. L'invito alla mobilitazione è venuto anche dall'
incontro promosso dalla Rete di Lilliput, animata da Padre Alex Zanotelli, dal
Comitato italiano per il contratto mondiale dell'acqua e dal comitato civico in
difesa dell'acqua,che ha finalmente coinvolto nel dibattito la pubblica opinione.
Il De Nicola (con gli inviati di Zoomps, prof. Annamaria Zaza, Rossella Parente
e Scilla Cuocolo 3^ B), durante l' incontro ha raccolto le dichiarazioni di Padre
Alex e di quanti hanno proposto ricorso al T.A.R. per l'annullamento della delibera e la riconvocazione dell'assemblea dell' Ato 2, al fine di predisporre una
gestione della risorsa totalmente pubblica. Presente anche Pablo Echenique,
presidente del FFOSE, l'organizzazione che in Uruguay ha mandato all'aria
l'accordo raggiunto dal governo ed il F.M.I. per affidare in mano privata l'acqua
alla multinazionale francese Suez Lyonnese des Eaux). La lobby, che già si è
accaparrata il controllo di una vasta parte del mercato mondiale insieme alla
Vivendi, si è arresa dinanzi alla determinazione dei cittadini che con un referendum popolare hanno riconosciuto l'acqua come risorsa essenziale per la
vita e diritto fondamentale dell'uomo, modificando l'art. 47 della loro
Costituzione. Un' ulteriore dimostrazione di come non bisogna mai cedere alla
logica del profitto viene dalla Bolivia, dove gli abitanti di Chocabamba hanno
dato vita ad una rivolta, che ha subìto la repressione violenta da parte del potere, per difendere il proprio diritto all'acqua. Da noi come detto c'è stata una
repressione forse ancor più disgustosa. Il tutto si spiega se si mettono a nudo
i grandi gruppi imprenditoriali che, secondo indiscrezioni, dovrebbero lanciarsi nell'affare miliardario, con il complesso meccanismo di partecipazioni in collegate e subappalti che ne segue. Innanzitutto la Icar spa, colosso dell'edilizia
napoletana, ora rilevata, dopo svariati passaggi, dalla DM con a capo la moglie
dell'ex presidente di Confindustria Antonio D'Amato. Poi l'Eniacqua, azienda
che prima risultava essere dell'Eni, quindi pubblica, ma che ora vede diverse
ed ingenti partecipazioni nel suo pacchetto azionario, come la Impregilo, controllata da Cesare Romiti attiva anche nella vicenda dei rifiuti ad Acerra e la
Vianini di Caltagirone che come noto possiede vari gruppi editoriali come 'Il
Mattino', e ' Il Messaggero', e ciò da qualche luce in più sul perché della quiete informativa verso i cittadini napoletani. Il livello d'allarme sale ancor più se
si considera, con cifre sottostimate, che la delibera incriminata non stabilisce
affatto quanti lavoratori dell'Arin saranno tutelati. Per fornire qualche numero
che va ad aggravare la piaga della disoccupazione: 110 occupati della Net
Service, 40 della Prodest, 800 addetti al servizio fognature del Comune di
Napoli ed altri. Quale sarà il loro destino? Facile immaginarlo! L'acqua non è
un problema solo a Napoli, "L' umanità, dice Padre Alex Zanotelli, non può
stare a guardare. Dall'acqua di Napoli deve partire la riscossa dei popoli affinché non venga tolto loro quello di cui tutti indistintamente hanno bisogno.
Questo messaggio deve partire principalmente dalle scuole" e continua " è
gravissimo pensare di poter privatizzare la gestione dell'acqua. Napoli è la più
grande realtà urbana del Paese. È assurdo che queste decisioni vengano
prese sotto una grande pressione finanziaria. Se dovesse essere varata la privatizzazione dell'acqua, le bollette sarebbero destinate a subire un rincaro di
almeno il 20%. Intollerabile!" Nel prossimo incontro del WTO ad Hong Kong
si deciderà la sorte dell'intero pianeta, ma soprattutto di quei milioni di persone che ogni giorno muoiono di sete a causa della scarsità della risorsa e con
la privatizzazione ne avranno sempre meno perché le tariffe saliranno alle stelle , mentre solo il 20% ricco del mondo, consuma l'88% dell'acqua prelevata.
Chissà se in futuro, ma molti ribadiscono che già fa parte del nostro presente, ci toccherà acquistare l'aria (magari al km quadrato)!
Mario Assante
VIII
DE NICOLA N E L L A
RETE DI LILLIPUT
La Rete di Lilliput è una delle più belle realtà del variegato mondo del terzo
settore che fa perno su attività equo-solidali, ecologiste e non violente
Il De Nicola si è connesso con " la Rete di
Lilliput". La rete di Lilliput, costituitasi nel
1999, raccoglie associazioni, movimenti,
gruppi piccoli e meno piccoli, cittadini attivi
e militanti nonché botteghe di commercio
equo e solidale, gruppi pacifisti non violenti, ecologisti,impegnati nella promozione
della giustizia, della pace e nella salvaguardia dell'ambiente utilizzando la strategia
della non violenza e coniugando impegno
politico e scelte personali. La Rete è stata
costituita per ampliare l'efficacia delle
nostre singole opposizioni condividendo
esperienze, informazioni, collaborazioni e
concordando
mobilitazioni
comuni.
L'obiettivo a lungo termine della rete è la
costruzione di un mondo dove ogni abitante della terra possa soddisfare i propri bisogni materiali, sociali e spirituali nel rispetto
dell'integrità dell'ambiente e del diritto delle
generazioni future ad ereditare una terra
feconda, bella e vivibile. Nell'immediato la
rete si oppone alle scelte economiche che
attentano alla democrazia, che portano a
morte il pianeta e che condannano miliardi
di persone alla miseria. Le strategie di intervento sono di carattere non violento e comprendono l'informazione e la denuncia per
accrescere la consapevolezza dei cittadini,
il consumo critico e il boicottaggio per condizionare le imprese, la sperimentazione di
iniziative di economia alternativa e di stili di
vita più sobri che abbiano a cuore non l'avere ma l'essere della persona per dimostrare
che una economia di giustizia è possibile.
La rete non è una associazione o un partito, non ha una struttura piramidale ma reticolare: ciascun soggetto che ne fa parte
mantiene la sua autonomia e la responsa-
bilità delle sue scelte ma è connesso con
altre realtà, dalle quali riceve e alle quali dà
sostegno. Collegando il globale con il locale, i produttori con i consumatori, le piccole
realtà radicate in un quartiere con quelle
grandi attive a livello nazionale e internazionale, le scuole con il territorio, ogni soggetto impegnato a costruire un mondo migliore
diventa più incisivo.
Vi sono iniziative, progetti, campagne che
coinvolgono tutta la Rete, altre solo alcune
aree di essa (ad esempio la rete presente
in una città) o trame di essa ( ad esempio
solo i gruppi impegnati su tematiche
ambientali). I gruppi di lavoro tematici (GLT)
del nodo di Napoli della Rete di Lilliput finora hanno promosso tre esperienze: economia di giustizia-finanza etica,impronta ecologica e sociale, non violenza. Siamo certi
che, mettendo in comune idee, conoscendo
risorse e iniziative, si può favorire il cammino di una globalizzazione diversa e alternativa, più civile e sostenibile, che sia un
obiettivo effettivamente raggiungibile ed in
ogni caso desiderabile per l'intera umanità;
e siamo altresì certi che la scuola, promovendo nei giovani l'interesse per i problemi
del sociale, stimolandone e incentivandone
la partecipazione attiva, favorisca un allargamento delle prospettive che normalmente offre loro. Il De Nicola in tal modo aggiunge un ulteriore elemento all'insieme degli
strumenti pedagogici per fornire una preparazione più ampia completando e arricchendo l'offerta formativa curriculare.
Prof.Annamaria Zaza
FINALMENTE LA LEGGE SUL DIRITTO
A L L O S T U D I O A N C H E I N C A M PA N I A
Il Consiglio regionale della Campania ha
approvato all'unanimità la legge per il diritto
allo studio. Il Consiglio ha trovato l'intesa
su un maxi-emendamento, sottoscritto dai
capigruppo di maggioranza e di opposizione. Tra le modifiche apportate al testo originario proposto dalla Giunta Bassolino
spicca quella che chiarisce, in maniera
esplicita, che a beneficiare delle misure di
sostegno previste per garantire il diritto allo
studio saranno gli studenti dell'intero ''sistema pubblico della scuola (statale, locale e
paritaria)'', come pure chi frequenta corsi
professionali in strutture pubbliche e priva
te. La legge regionale approvata dal parlamentino campano risulta così coerente con
la Riforma Moratti e ribadisce la pari dignità
di 'servizio pubblico'' per le scuole statali e
non statali (''paritarie''). '' È una delle leggi
più importanti e significative fatta in questi
anni'', ha dichiarato il governatore Antonio
Bassolino, rilevando che la legge si rivolge
a tutti e risponde in modo positivo anche ai
principi dell'articolo 3 della Costituzione
favorendo la crescita delle persone e
garantendo l'uguaglianza delle opportunità.