destini dell`immagine - Accademia di Belle Arti di Palermo
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destini dell`immagine - Accademia di Belle Arti di Palermo
DESTINI DELL’IMMAGINE
L’immagine è il nostro esorcismo. Il modo
contemporaneo di sfatare il mondo, perché
attraverso le immagini il mondo impone la
propria discontinuità. Questo aspetto
accomuna gli autori in questione, pur nelle
loro evidenti diversità. Piuttosto che dar
voce ad autori appartenenti allo stesso
universo si è preferito ascoltare
testimonianze provenienti da mondi per
certi aspetti paralleli. Il teatro di Giorgio
Barberio Corsetti in quanto infinita periferia
di immagini irriducibili a un corpo organico,
un teatro che eccede volentieri nelle visioni
fantasmatiche; la pittura e l’immagine
filmica nel loro divenire luogo mentale e
mappa semantica delle visioni di Gianfranco
Baruchello; la sociologia immaginifica,
vivente, di Michel Maffesoli, dove i fatti
sociali vengono visti nei loro tratti fusionali,
nel divenire eterno delle forme, al di là delle
leggi e delle convenzioni: una sociologia
dionisiaca.
Da più parti la questione dell’immagine,
oggi, è ritenuta decisiva per la vita sociale.
Le società primitive avevano le maschere, la
società borghese gli specchi, noi abbiamo le
immagini. In un certo senso esse si stanno
vendicando dall’accusa di inferiorità
attribuitegli da Platone. Si rivolgono verso di
noi e contro di noi. Sulla scia di LevyStrauss potremmo dire che se l’oralità è
stata la caratteristica delle ‘società
primitive’, noi ritorniamo in questa
‘primitività’ per via delle immagini che
mettono in ombra la scrittura.
La questione è aperta.
Marcello Faletra, curatore delle conferenze.
GIORGIO BARBERIO CORSETTI
Titolo e parole chiave della conferenza:
Il fantasma preso per mano
Ovvero: come si transita dal visibile
all’invisibile e viceversa. Un modo di
declinare il teatro e l’immagine del teatro,
nelle metamorfosi dell’immaginario, dove
gesti, immagini, affabulazioni (e fantasmi)
occupano la verità dell’uomo, ne prendono
in consegna i significati e le forme: Il teatro
come luogo di installazione di immagini,
installazione di stati visionari, stati di
narrazione rapsodica, stati mentali invisibili
che si incarnano e si esteriorizzano
nell’apparenza effimera dei simboli del
presente. Il teatro come dispositivo
(cognitivo e visionario ad un tempo) del
rapporto fra visibile/invisibile, ierofania di
resti, di rifiuti, di scarti del sensibile dove la
percezione fluttua su qualcosa come una
moltitudine indistinta che altro non è che
l’effige polimorfa del presente.
Il teatro come prospettiva rovesciata
dell’uomo, invertita, con la quale prende
forma uno spazio fittizio contro le leggi
euclidee…lo spazio fantasmatico.
Il teatro come sintassi esplosa dell’uomo,
vivente allegoria del trascriversi del sentire
comune in racconto: il fantasma preso per
mano, appunto.
L’autore: Giorgio Barberio Corsetti
(1951),rappresentante di punta del teatro di
ricerca in Italia, ha fondato nel 1976 la
compagnia La Gaia Scienza, dal titolo
dell'omonimo saggio di regia con il quale si
è diplomato nel 1975 presso l'Accademia
d'arte drammatica `S. D'Amico'. Dopo una
serie di spettacoli originali e di successo,
l'ultimo è Cuori strappati (1984), l'artista
romano scioglie la compagnia e forma un
nuovo gruppo che porta il suo nome. Alla
Biennale di Venezia del 1984 la Compagnia
teatrale di B.C. presenta Il ladro di anime e
nel 1986 mette in scena Diario segreto
contraffatto . Nel 1985 B.C. inizia la fase
sperimentale del video nella drammaturgia
teatrale e, in collaborazione con lo Studio
Azzurro di Milano, realizza Prologo a Diario
segreto contraffatto (1985), prima parte di
una trilogia sperimentale che si completa
successivamente con Correva come un
lungo segno bianco (1986) e con La camera
astratta (1987, premio Ubu per il videoteatro). Il 1988 vede la compagnia
impegnata in un progetto elaborato dallo
stesso B.C., che porta alla messa in scena di
una trilogia di racconti brevi che punta su
una forte astrazione e cerca di esprimere le
tensioni della scrittura e dell'universo
poetico di Kafka: Descrizione di una
battaglia (1988), Di notte (1988), Durante
la costruzione della muraglia cinese (1989).
Nel 1990 con Il legno dei violini , di cui è
autore e regista, B.C. vince il premio Idi per
la regia e il premio della critica come miglior
spettacolo. Dopo la trilogia sui racconti
brevi, l'artista romano rivolge nuovamente il
suo interesse all'autore praghese
realizzando una riscrittura di America
(dall'omonimo romanzo incompiuto del
1912), spettacolo itinerante di forte carica
narrativa e di grande attenzione ai
personaggi. Il protagonista, Karl, percorre
(insieme agli spettatori, ignari di questa
performance improvvisata che li vede coprotagonisti) un itinerario attraverso i luoghi
della città, alla ricerca della sua identità nel
mondo. Con America , viaggio metaforico
alla ricerca del sé, B.C. realizza un inedito
rapporto con la parola proponendola a volte
come testo primo, altre come commento
stesso all'azione, che riporta alla tensione
letteraria della scrittura kafkiana. Nel 1993
l'autore inizia un suo percorso personale
intorno al Faust di Goethe di cui ne è primo
risultato Mefistofele, studi, schizzi e disegni
per un Faust privato (1995), che si conclude
con la messa in scena di un Faust (1995),
sottratto agli schemi tradizionali e rivisitato
in termini originalissimi, nel quale il video
conquista il ruolo scenografico grazie a
monitor su carrelli che scorrono lungo
l'intero spazio scenico e proiettano
l'immagine di personaggi che dialogano con
la loro effigie vera. Interprete, autore e
regista dello spettacolo, B.C. mette anche
l'accento sulle musiche che spaziano
dall'opera alla rivista, al cabaret, per
attualizzare l'ambiguità di un personaggio
sospeso tra magia e quotidianità. La nascita
della tragedia-un notturno (1996),
spettacolo pensato in forma di viaggio
attraverso il tragico nella città, che vede la
partecipazione di Franco Citti nel ruolo del
`padre cieco', è una bellissima performance
nel cuore cattivo della metropoli che
ridefinisce il senso del teatro; una sorta di
pellegrinaggio necessario dentro la tragedia
del vivere contemporaneo che coinvolge gli
spettatori nei luoghi della città e si conclude
all'interno del teatro, lo spazio dell'Acquario,
luogo dell'eterna rappresentazione
dell'esistenza. Lo spettacolo segna la
conclusione del primo `Progetto acquario
teatro laboratorio', l'attività di spettacolo
affidata a B.C. dal Comune di Roma. Fra
l'immaginario urbano di oggi e l'universo
poetico di antiche storie calate nella magia
dei testi vedici indiani, prende forma Notte
(1998): l'universo di riferimento è composto
dalla memoria delle origini, memoria di
antichi testi sacri e racconti mitologici. I
personaggi, metafora dell'umanità (un
poeta, un giocatore, una ragazza, tre
vecchie donne, delle madri, un padre, un
giudice, un giovane uomo), si incontrano
come ombre nella notte metropolitana e
ritrovano una scintilla, una piccola
illuminazione che li mette in contatto con la
parte più intima di se stessi, in relazione
con quella zona segreta laddove gli esseri si
toccano profondamente e le loro vicende
(che prendono il linguaggio antico dei Veda,
i testi sapienziali indiani) assumono
connotazione universale, incrocio tra
passato e presente. Nel 1997 per la prima
volta B.C. lavora su un testo di Pirandello
firmando la prima messa in scena assoluta
in Portogallo di I giganti della montagna al
Teatro Nacional di San João di Oporto,
mentre per l'Expo di Lisbona progetta una
macchina scenica che, insieme a quella
realizzata da altri artisti e altri gruppi
catalani (come la `Fura dels Baus'),
partecipa a Peregrinacão , l'evento
itinerante dedicato dall'esposizione
universale al viaggio e al pellegrinaggio
nell'ultimo scorcio del secolo. Il processo da
Kafka, l'ultimo spettacolo di B.C. in Italia,
ha debuttato a Palermo in occasione del
Festival sul Novecento nell'ottobre del 1998.
GIANFRANCO BARUCHELLO
Titolo e parole chiave della conferenza:
schegge d’immagini (al fondo delle
immagini, immagini malgrado tutto)
1. L’esperienza interiore attraverso la
formazione di immagini come filo
conduttore di una riflessione,
contaminazione e “verifica incerta”, tra
idee e sentimenti, tra identificazione e
memoria.
2. Rilevanza di ciò che precede l’immagine
prima di diventare tale. La “terra di
nessuno” tra parola (suono, oralità) e
immagine. Immagine fissa o in
movimento in rapporto al tempo,
all’azione. I mezzi tecnici di ripresa delle
immagini nel corso della mia vita:
fotografia, cinema, video. Immagine
chimica e immagine elettronica: loro
rapporto con l’immagine mentale.
Perché e quando l’immagine diventa
agire concreto (l’indagine sociale, la
documentazione sul territorio –Ponte
Casilino, anni ’90-, l’intervista, A partire
dal dolce, 1977, ecc.). L’immagine fissa
è un”fermo immagine”?
3. La scrittura segreta (Geheimschrift ).
Sodalizio con J. F. Lyotard (La peinture
du secret à l’age postmoderne), con G.
Lascault (Baruchello o del divenire
nomadi), con A. Jouffroy (Pour
Baruchello). Ritorno al punto
cosmogonico di Klee. Dal punto
all’angolo, alla piega. “Vouloir dire”
.Come agire con le immagini in un
spazio bianco o monocromo. Sintassi
eteroclite, memorie personali e
preindividuali, le tracce. La mano come
parte della mente, la mano come corpo.
4. Capire il meccanismo di formazione delle
immagini mentali. La IRMF, (Imagerie
par Résonance Magnetique
Fonctionnelle). Luoghi mentali della
visione, le carte retinotopiche. La
memoria come “Buffet visivo”. Visione,
decodificazione, trattamento semantico
degli stimoli retinici. Incrocio con i
segnali emozionali. Analogie possibili
con la visione della immagine onirica.
Tutto questo è ora il “motif” del mio
attuale lavoro di artista.
L’autore: Gianfranco Baruchello, nasce a
Livorno (1924) e vive attualmente a Roma e
a Parigi.
Al 1959 risalgono gli inizi della sua ricerca.
I quadri Altre Tracce (tele bianche
attraversate da un groviglio di linee nere) e
una serie di oggetti realizzati con materiali
trovati (tra i quali i Cimiteri d'opinione).
Dipinge dal 1962 grandi tele, in cui mette a
punto un primo vocabolario di immagini
(Entità ostile, energia errore, quando
percettivo, etc.): superfici bianche, solcate
da poche tracce o forme vaghe, da linee
tracciate a tampone con il colore minio.
Nel 1962 espone per la prima volta a New
York nella collettiva The new realists. Nel
1963 espone a Roma alla galleria La
Tartaruga (personale), e nel 1964 alla
galleria Cordier & Ekstrom di New York.
Realizza in questi anni i primi plexiglas,
quadri costituiti da vari strati di plexiglas
sovrapposti a fondi di cartone o metallici. Al
1964 risale anche l'inizio del lavoro per il
primo film di Baruchello. La verifica incerta
in collaborazione con A. Grifi. Nel 1963
inizia la collaborazione con la galleria
Schwarz di Milano.
Tra il 1965 e il 1968 iniziano anche altre
operazioni come la pubblicazione di libri (Mi
viene in mente, Schwarz, 1966; La
Quindicesima riga, Lerici, 1967; Avventure
nell'armadio di plexiglas, Feltrinelli, 1968) e
oggetti ("happening mentali") come il
Multipurpose Object (1966). Al 1968 risale
la costituzione della società Artiflex
("Artiflex mercifica tutto" era lo slogan della
società.) Ai primi anni '70 risalgono gli
esperimenti con l'immagine elettronica.
Inizia anche a realizzare oggettiassemblaggi in forma di scatole- vetrina in
cui sono accostati elementi differenti. Dal
1975 va a vivere in campagna e inizia
l'operazione Agricola Cornelia S p A., una
società regolarmente costituita "con lo
scopo sociale di coltivare la terra". La
società si proponeva la rivisitazione dei miti,
culture e tradizioni agricole e della zootecnia
sotto l'aspetto dell'activity artistica.
Dall'inizio degli anni '70 lavora sul concetto
della perdita di qualità (uso della fotocopia e
della fotocopia della fotocopia). Al 1977
risale una serie di quadri sul tema di "l'altra
casa". E' una considerazione dello spazio
interno, dello spazio "femminile degli
interni". Nel 1979 le edizioni Galilèe di Parigi
pubblicano il libro di Baruchello L'altra casa
(con prefazione di J.F. Lyotard). Sempre a
testi, in copia unica, e nastro-video di 22
ore circa di interviste a filosofi, critici,
poeti). Al 1981 risale la mostra Agricola
Cornelia (materiali, testi. fotografie) relativa
agli anni dell'operazione 1973-81. Nel 1984
esce il libro Bellissimo il giardino che segna
un punto d'arrivo della riflessione di
Baruchello intorno al tema del giardino,
operazione ( la realizzazione concreta di uno
spazio giardino) che impegna tuttora
Baruchello: Dal 1992 l'operazione
riguardante il giardino si estende ad una
riflessione sul bosco (bonifica, ripulitura
riapertura della strada etrusca), affiancata
da disegni, pittura, video, libri. Nel 1998
viene istituita la Fondazione Baruchello, con
sede nella casa-studio archivio di Baruchello
(Via di S. Cornelia) che si propone un'ampia
attività sulla ricerca artistica
contemporanea.
MICHEL MAFFESOLI
Titolo e parole chiave della conferenza:
L’ESTETIZZAZIONE DELLA VITA
Nell’immanenza d’una vita sociale dominata
dalla funzionalità e dall’utilitarismo, si
assiste ad una accentuazione sul
“qualitativo” dell’esistenza: fare della
propria vita un’opera d’arte!
Sviluppo del ruolo dell’emozione,
importanza delle passioni condivise, ritorno
al sensibile, culto dei corpi, ecco altri indici
di un rimpatrio del godimento.
Un tale edonismo collettivo è certamente il
segno della postmodernità nascente dove il
ruolo dell’immagine ha un posto privilegiato.
Immagine pubblicitaria, immagine
televisiva, immagine virtuale. Nulla è
indenne. Al fine di ben accentuare un tale
fenomeno, si può parlare della (ri)nascita di
un ‘mondo immaginale’. Cioè a dire di un
modo d’essere e di pensare attraversato
interamente dall’immagine,
dall’immaginario, dal simbolico,
dall’immateriale.
L’immagine come ‘mesocosmo’, cioè a dire
come mezzo, vettore, come elemento
primordiale del legame sociale.
L’autore: Michel Maffesoli (1944) è
professore di sociologia alla Sorbona di
Parigi, direttore del Centro studi sull’attuale
e il quotidiano (CEAQ) e delle riviste Société
e Cahiers de l’Imaginaire. Collabora alle più
prestigiose pubblicazioni internazionali di
sociologia. Venti i libri pubblicati e tradotti
in molte lingue. Da quasi trent’anni le sue
ricerche hanno messo a fuoco un pensiero
sociologico che rifiuta i dogmatismi e i miti
che sottendono l’ideologia del ‘progresso’.
Al centro della sua riflessione vi è
l’importanza della vita quotidiana nella sua
autenticità e nella sua effervescenza.
Pensatore e sociologo di punta
internazionale della postmodernità Michel
Maffesoli amplifica le sue referenze all’arte
come alla filosofia individuando nelle
tematiche dello spazio sociale (territorio,
urbanità, localismo) un nodo decisivo del
dibattito contemporaneo. La sinergia tra
spazio e socialità permette d’esprimere il
fatto di sentire collettivamente, di coesistere. In tale scenario appaiono secondo
Maffesoli le nuove Tribù postmoderne.
Effimere o durature, spregevoli o
ammirevoli, discrete o assordanti, isolate o
immense, queste identità collettive
emergenti partecipano, per la maggior
parte, ad una condensazione estetica
fondata sul piacere, sulla passione, sulla
forma, sull’apparenza, sulle pieghe
dell’immaginario postmoderno. Questa
estetica suscita a sua volta un’etica, cioè
una ‘morale’ senza obblighi né sanzioni;
senza nessun altro obbligo che non sia
quello di aggregarsi, di partecipare ad un
corpo collettivo. Nel pensiero di Maffesoli la
vita reale è un movimento permanente di
attrazione e repulsione, empatia e
prossemia, simbiosi e metamorfosi:
l’individuo non soltanto eredita e trasmette
appartenenze collettive che gli preesistono,
ma a sua volta si impegna in comunità
elettive che forgiano la sua esperienza del
mondo. Nasce allora la persona (parola che
in latino indica la ‘maschera’), che si riveste
di molteplici identità che definiscono
l’esuberanza della vita sociale. Al
predominio della regola che impone
un’identità e un comportamento fa seguito
secondo Maffesoli la prevalenza dello stile
che consente un’identificazione e una
partecipazione.
Questo potente desiderio di inventarsi riti,
miti e immagini, per conferire all’esistenza
un senso che vada al di là della chiusura
individuale non ha niente a che vedere con
la ‘decadenza’: è inscritto da sempre nelle
strutture antropologiche del nostro
immaginario – un concetto che Michel
Maffesoli ha preso a prestito dal maestro ed
amico Gilbert Durand.
In un suo celebre testo – L’Ombra di
Dioniso – Maffesoli mette a fuoco questa
dimensione ludica e dionisiaca delle nuove
tribù emergenti dall’appiattimento asettico
della modernità, dove il ‘genius loci’, l’antico
genio dei luoghi, rivive come potenza di
legame sociale. Altrove –La contemplazione
del mondo – mette al centro della sua
analisi le forme di rappresentazione
collettiva veicolate dalle estetiche in gioco
che rimodellano il nostro immaginario e
danno ‘stile’ e visibilità ai nostri fantasmi. Si
tratta qui di evidenziare una topologia delle
alterità non riconducibili a forme di
strumentalizzazione mediatica e ideologica.
In libri recenti come L’Istante eterno e La
parte del diavolo, quest’ombra dionisiaca si
prolunga nelle scansioni temporali della
circolarità e della ripetizione che resistono
ad una immagine del tempo lineare ed
omogeneo. Ne è testimonianza la
catastrofe dell’idea di progresso, che
esigeva che il presente fosse interpretato
esclusivamente alla luce di un futuro
concepito come ‘miglioramento’ o
‘ottimizzazione’: queste belle promesse,
sempre tradite, non fanno più sognare. E’
questa percezione disincantata del mondo
che Maffesoli individua uno dei tratti
peculiari della postmodernità: il sentimento
tragico-ludico, forma diffusa di inconscio
collettivo che ritorna prepotentemente nello
splendore della vita quotidiana.
Traduzioni italiane di alcuni libri di
Michel Maffesoli
Logica del dominio, Cappelli, Bologna, 1978
Il luogo della violenza, Cappelli, Bologna,
1979
La conquista del presente, Lannua, Roma,
1983
La conoscenza ordinaria, Cappelli, Bologna,
1986
Il tempo delle tribù, Armando, Roma, 1988
L’ombra di Dioniso (per una sociologia delle
passioni), Garzanti, Milano, 1993
Nel vuoto delle apparenze (per un’etica
dell’estetica), Garzanti, 1993
La contemplazione del mondo, Costa e
Nolan, Genova, 1996
Del nomadismo (per una sociologia
dell’erranza), Franco Angeli, Milano, 2000
Elogio della ragione sensibile, SEAM, Roma,
2000
L’istante eterno (ritorno del tragico
postmoderno), Sassella, Roma, 2003
La parte del diavolo (elementi di
sovversione postmoderna), Sassella, Roma,
2003