Dibattito 24_10 Cormons sullo stile del vino

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Dibattito 24_10 Cormons sullo stile del vino
Dibattito
“Esiste ancora uno stile per il vino friulano?”
Cormons, Sala civica del Comune
Mercoledì 24 ottobre 2012, ore 17.30
Trascrizione e sintesi dei contributi
MIRKO BELLINI, Direttore generale di ERSA FVG:- Inauguro questo incontro lanciando un paio di
provocazioni. La prima riguarda lo stile enologico del vino friulano. Si può ancora parlare di identità di stile per
il vino del FVG? Se si, è mai esistita? La seconda invece interessa l’interlocutore a cui queste domande sono
rivolte. La questione dello stile esula dal settore della promozione e attiene invece alle caratteristiche e
professionalità dei produttori vitivinicoli friulani che sono felice di vedere qui così numerosì.DARIO RACCARO, Presidente Enoteca di Cormons:- Cormons è un piccolo centro, ma estremamente
specializzato per la vitivinicoltura di eccellenza e oggi ospita un parterre di comunicatori del vino tra i più
qualificati. Una grande opportunità di confronto su temi per noi produttori così importanti, come la promozione
e la divulgazione dei nostri vini unitamente alla valorizzazione del territorio che li produce.CLAUDIO FABBRO, moderatore dell’incontro:- L’85% delle viti del Collio sono tuttora a bacca bianca. Ciò
che è cambiato negli ultimi 20 anni è la composizione dei vitigni coltivati. Il Tocai friulano è passato dal 35% al
24% così come il Pinot bianco dal 15% è scivolato al 6.5%. Il Pinot grigio ha invece conosciuto una vistosa e
rapida impennata.
Del resto, prima del 1974, data che segna l‘inizio del Rinascimento vinicolo friulano coordinato da Isi Benini
affiancato da un gruppo di produttori illuminati, il modello di allevamento più diffuso in FVG era il sistema
Casarsa o Friuli che non prevedeva il taglio dei tralci produttivi con una conseguente super produzione della
vite.
Le due domande a cui mi piacerebbe che l’incontro di questa sera potesse dare una risposta sono:
1. In generale si può dire che non siamo riconoscibili. Non è così? Basta pensare a quando ci troviamo a
dovere indicare dov’è il FVG, utilizziamo il riferimento di Venezia.
2. Il vino buono si fa in vigna o in cantina?
DANIELE CERNILLI (Presidente Commissioni Friulano&friends “Gli uvaggi bianchi del FVG”):- Il FVG è
il territorio più a nord di quella che, climaticamente, viene descritta come l’area mediterranea. Con i suoi 45–40
gradi di latitudine nord, il FVG si colloca ancora più a settentrione delle zone delle Langhe e di Bordeaux. I vini
che produce possiedono caratteristiche analoghe ad alcuni prodotti vinicoli di certe zone della Francia
meridionale caratterizzati da alte acidità, quasi tartariche e considerevoli gradazioni alcoliche, in ogni caso che
puntano più sul territorio che sui vini.
I vini francesi in generale sono marcatamente definiti dai territori di produzione, anche nel nome riconducono
all’identificazione della città, del paese o della regione in cui si ottengono, quasi mai del/i vitigno/i che lo
compone/compongono.
Un’altra zona paragonabile, anche se di più all’Alto Adige che al FVG, è l’Alsazia, laddove il nome del vino
contiene tutta una serie di informazioni, tra cui anche la località di produzione, il metodo di vinificazione… e in
tale successione la dichiarazione della tipologia di vitigno rappresenta soltanto l’ultimo grado di definizione.
In Borgogna nessuno chiamerebbe mai il suo vino Pinot nero, né a Bordeaux farebbe lo stesso con il
Cabernet franc perché vorrebbe dire “bollare” il proprio prodotto come un articolo di base. Il Sauvignon di un
produttore dell’Isonzo è diverso dal Sauvignon di un vignaiolo del Collio perché diffrenti sono i territori in cui i
due vini si ottengono.
In FVG, chi fa vino rientra in una società fortemente rurale, che ricorda un po’ quella delle Langhe per
rimanere in Italia, ma anche quella della Borgogna e del Bordeaux.
In FVG c’è una forte artigianalità del vino.
L’avanzamento del Pinot grigio e della Glera (Prosecco) direi che è quasi fatale.
La contrazione della superficie coltivata a Tocai friulano, secondo me, è legata sia al fatto che il vitigno non
riesce bene su tutti i tutti i tipi di terreno che anche perché, cambiando il nome, il consumatore, soprattutto
quello internazionale, è rimasto spiazzato.
Da ultimo un riferimento all’enoturismo che va alimentato e incentivato portando i vigneti e le cantine friulane a
diventare motivo di attrazione per il gastronauta non solo nazionale.
GIAMPAOLO GRAVINA (Guida Espresso):- Poiché gli aspetti positivi della caratterizzazione vitivinicola
friulana, in questa sede, risultano forse poco interessanti per i produttori presenti, porto alla loro attenzione,
alcune criticità da me osservate, tra cui la scarsa coesione tra i produttori friulani. Si percepisce spesso
dell’ironia sugli stili produttivi delle atre realtà produttive, cosa che invece non accade in Borgogna, dove sulle
130 cantine recensite, ciascuna, statene pur certi, parlava solo bene delle altre 129.
Poiché il vignaiolo friulano racchiude in un’unica figura tutta una serie di competenze, professionalità, scelte e
responsabilità legate allo stile produttivo, questo aspetto, che io vedo come una risorsa del FVG enologico, a
mio avviso andrebbe valorizzata da una squadra coesa.
La forte artigianalità del vino in FVG porta oggi i vignaioli a non invecchiare i vini più di uno o due anni,
tuttavia, poiché esiste una fascia di consumatori esigenti che sono disposti ad investire molto per un prodotto
con le caratteristiche di un vino ben invecchiato, varrebbe la pena esplorare anche la strada dei bianchi da
invecchiamento. Va ricordato che tra i bianchi invecchiati di Francia e quelli del FVG non ce nessun altro
(forse c’è un Terlano, ma uno solo). Vi faccio notare che non si parla di Alto Adige.
La differenziazione della produzione interna, va vista come una risorsa, anche in termini di stile.CARLO MACCHI (blogger titolare di www.winesurf.it):- In Alto Adige la gente va in vacanza e, solo perché
già si trova lì, ha l’occasione di conoscere ed acquistare i vini altoatesini. In genere si tratta delle linee
economiche dei vini ottenuti nelle cantine sociali. In FVG invece, il turista ci viene espressamente per
conoscere ed acquistare il vino. I due enoturismi non sono confrontabili né sotto l’aspetto delle motivazioni che
conducono il consumatore nei luoghi a vocazione vitivinicola, né per quanto riguarda la qualità delle tipologie
proposte ed effettivamente acquistate.FABIO GIAVEDONI (Slowine):- Partendo dall’assunto che ogni produttore deve fare il vino che vuole,
introduco il mio intervento precisando come, nella mia esperienza, ho osservato che ogni vino di qualità
assomiglia (anzi, ne è l’esatta fotografia) al suo produttore che in quello stesso vino traduce storia, cultura ed
esperienza personali.
In questo senso, l’uvaggio bianco è la migliore interpretazione del territorio di origine e non un altro prodotto
da aggiungere alla gamma. A mio avviso, gli uvaggi, pur essendo estremamente diversi tra loro, sono
profondamente friulani, perché sono la fedele espressione del territorio che li produce.
Oggi le strade possibili sono due:
1. fare vino economico (Pinot grigio e Prosecco). Tra fare un mediocre Friulano e un mediocre Prosecco,
è meglio il secondo, essendo il Prosecco meno identitario del territorio friulano.
2. fare vini di qualità che rispecchino la personalità di chi li produce.
In questo momento storico, qualsiasi strada che si ponga nel mezzo, non paga.
ALESSANDRO SCORSONE (Capo sommelier a Palazzo Chigi):- Oggi il vino è fatto di storie, di passione, di
amore e di famiglie, storie che vanno raccontate. Chi ha il vino nel bicchiere deve poter essere messo nella
condizione di poter sognare delle storie che ha ascoltato. Bisogna pertanto puntare sui narratori del vino e tra
questi sui sommelier della ristorazione, ovvero su coloro che sono gli autori delle carte dei vini che sono il
risultato della condivisione cliente-sommelier.
L’Enoteca di Cormons è già un nucleo di aggregazione tra produttori e clienti.
E poi, al di là di tutto quello che ci possiamo raccontare, mi piace ricordare che un vino è buono quando la
bottiglia è finita ed è addirittura grandiosa quando se ne ordina la seconda.-
GIORGIO BADIN, Presidente del Consorzio delle DOC del FVG:- La questione che intendiamo affrontare in
questo dibattito, riguarda l'attuale orientamento dei processi produttivi del vino bianco in Friuli Venezia Giulia.
Nella regione che è riconosciuta come la culla della vinificazione in bianco, c'è infatti chi vinifica con
macerazioni lunghe esaltando il corpo e la struttura dei vini, ma c'è anche chi, all' opposto, vinifica uve raccolte
precocemente per ridurne l' alcolicità. Ci piacerebbe si potesse riaprire una stagione di ragionamenti e
confronti sulle potenzialità e l'originalità del nostro principale biglietto da visita per l’Italia e nel mondo che è
proprio il vino bianco.INTERVENTI DAL PUBBLICO
Giorgio Badin, Ronco del Gelso:- Per puntualizzare sull’affermazione di Cernilli riguardo la ruralità della struttura
sociale di chi fa vino in FVG, mi sento di dire che l’elevata qualità del vino che produciamo oggi in regione richiede una
spiccata specificità delle professionalità coinvolte pertanto, solo in alcuni casi, il vignaiolo e il proprietario, l’enologo in
cantina e l’agrotecnico in vigneto si sommano in un’unica figura.
In seconda battuta chiedo:- Perché la salinità dei nostri vini, quella stessa che gli deriva dalla mediterraneità della nostra
collocazione geografica non piace più ai critici e nemmeno al consumatore? Pur appartenendo, tale caratteristica alla
nostra identità vitivinicola?Risponde Daniele Cernilli:- I grandi vini non sono mai banali. La diversità è un pregio, anzi un valore che non può
essere semplificato per seguire le mode. I vini che nascono con delle spigolosità non devono seguire il mercato, ma farsi
conoscere mantenendo la coerenza del loro stile produttivo.
Mi piace ricordare che il vino viene bevuto perché è buono, non perché fa bene o perché è una bevanda.Commenta Fabio Giavedoni:- IL FVG è passato dall’essere la regione più a sud dell’Impero a quella più a settentrione
del giovane Stato italiano. La vendemmia anticipata tende a togliere distinzione ai vini friulani.Ornella Venica, Venica&Venica:- Il FVG è una regione a spiccata attitudine bianchista dove si ottengono per oltre
l’80% vini bianchi con forti caratteristiche di unicità. Siamo leader nel mondo per la produzione di grandi bianchi. Come
produttori dovremmo essere maggiormente consapevoli di questo valore e sentirci orgogliosi del lavoro che facciamo per
riuscire a trasmetterlo a chi acquista i nostri vini che in un calice vuole assaporare non solo un vino buono, ma tutta la
nostra storia.Thomas Kitsmüeller, Vini Kitsmüeller:- Lo stile è una cosa personale. Tutto il FVG orientale ha il vantaggio di avere a
disposizione un materiale di base costituito da uve di forte qualità e altamente riconoscibili. La ruralità della struttura
produttiva vitivinicola del FVG, dal mio punto di vista, è il valore aggiunto ai nostri vini: quando un consumatore
sorseggia un calice del mio vino, anche se si trova a 1.000 km di distanza, deve poter rivivere le emozioni provate nella
mia cantina.Emilio Rotolo, Volpe Pasini: Il vino, per essere grande dev’essere BUONO (piacevole da bere) e ORIGINALE laddove
l’originalità è l’espressione del territorio che lo produce.
In Borgogna, Gravina ha riferito che delle 130 cantine visitate, ciascuna elogiava l’operato delle altre 129. In questo, è
vero, i produttori friulani, devono ancora migliorare.
Desidero ancora proporre una precisazione sulla similitudine che è stata avanzata tra Pinot grigio e Glera. A mio avviso,
il Pinot grigio del FVG non è un vino cheap e non può essere confrontato con il Prosecco, seppur nella fatalità
dell’aumento delle superfici messe a dimora con questi due vitigni.
Da ultimo credo che quello che oggi manca sia la fucina culturale che aveva dominato il FVG 40 anni fa, ovvero il
rinomato Rinascimento vinicolo friulano. Quando i produttori trascorrevano ore, giornate intere a discutere su quale
strada attribuire allo stile dei vini friulani.Risponde Daniele Cernilli:- I fattori che avevano favorito, intorno agli anni Settanta, il movimento bianchista friulano
erano sostanzialmente due: la figura di Isi Benini, che uno come lui non nasce tutti i giorni, e il premio culturale Risit
d'Àur lanciato in quegli stessi anni dalla famiglia Nonino e destinato a richiamare ogni anno in regione il Gotha
dell’espressione della cultura, non solo enologica, nazionale ed internazionale. Autori del calibro di premi nobel, insieme
a registi, scrittori e poeti di fama mondiale si incontravano, una volta all’anno, in FVG portando le risorse e le
problematiche della regione all’attenzione del mondo.-
Roberto Felluga, Russiz Superiore: Come mai c’è stata una riduzione delle superfici coltivate a Tocai friulano negli
ultimi cinque anni?
Risponde Fabio Giavedoni: Non vedo la riduzione delle superfici interessate da Tocai friulano come un problema. Anzi,
con tutta probabilità, il Tocai che è stato spiantato è quello che forse non dava i risultati migliori in quelle determinate
condizioni pedoclimatiche.
Oggi il Friulano si vende e si vende bene e meglio di prima perché quello che viene proposto sul mercato si ottiene dalle
uve delle zone meglio esposte e più vocate, caratterizzate cioè da una qualità superiore. Ovvero le superfici a Tocai che
sono state abbandonate sono quelle dove il Tocai non si poteva o non andava coltivato.
Chiusura di Mirko Bellini:- Sono contento che il Friulano&friends, questa rassegna di eventi organizzati per la
valorizzazione e la promozione dei vini del FVG sia arrivata anche a Cormons.
Confermo anche per il futuro la collaborazione di Ersa con l’Enoteca di Cormons, auspicando altre occasioni di successo
destinate a portare il centro di Cormons, piccolo in termini geografici, ma straordinariamente importante per il suo peso
nel mondo vitivinicolo non solo friulano al centro delle questioni enologiche internazionali dei Grandi del vino.
Il pensatoio proposto da Emilio Rotolo mi sembra un’ottima idea, perché non lo riproponiamo come opportunità di
confronto tra operatori del settore, analogamente a come è stato fatto qui questa sera?
Grazie a tutti e arrivederci!
Tipicamente friulano è
un sentimento di appartenenza.
Tipicamente friulano è
lo stile delle aziende che operano sul territorio del Friuli Venezia Giulia e che si
ritrova nei loro prodotti.
Tipicamente friulano è
l’identificazione di un popolo che condivide il modo di fare le cose.