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CINA ANTELUCANA
L'origine di ogni cultura e civiltà è sempre avvolta nelle brume del
mito: pressoché impossibile è distinguere tra la nebulosa matrice e l'inizio della storia vera e propria, nonostante i preziosi apporti dell'archeologia, dell'etnologia e altre scienze, il cui sforzo concorde è inteso a diradare
tenebre d'un lontanissimo passato.
Qui daremo un breve cenno sui primordi della cultura e civiltà dell'antichissima Cina: dai re leggendari alla 2 Dinastia: quella dei Chang,
comprendendo, quindi, la I Dinastia: quella Hia (2205 av. Cr.), interamente avvolta nel mito.
Riporteremo, pertanto, la voce della antica tradizione che descrive
un mondo di personaggi e di eventi simbolici e immaginari, adombranti,
con la loro suggestiva finzione, lunghissimi periodi di gestazione di
questa antica cultura e civiltà e il sorgere delle sue prime manifestazioni.
le
Chi furono, donde vennero i primi abitatori della Cina?
A questa domanda rispondono, in modo discorde, la leggenda e la
scienza.
La leggenda esprime la origine autoctona dei primi abitatori di quella regione dell'estremo oriente, con il mito di P'an-ku « il primo essere »
capostipite della razza, sorto all'atto della separazione della terra dal cielo; e questo avvolse la terra come « il bianco dell'uovo avvolge il tuorlo ».
Poi, dalle membra di P'an-ku, morto, ebbe origine l'attuale universo.
La più antica cosmogonia pone al principio il nulla che, concretatosi
poi in unità monadica, attraverso un immemorabile tempo, si differenziò
negli opposti principi, iang (attivo, maschio) e iin (passivo, femmina),
creatori d'ogni cosa. Ciò sarebbe avvenuto oltre due milioni di anni fa.
A P'an-ku si succedettero: 13 fratelli celesti che regnarono diciottomila anni ciascuno; 11 fratelli terrestri che regnarono quanto quelli; 9
fratelli umani il cui regno durò complessivamente 45.600 anni.
Vi fu chi ravvisò i cinesi nelle tribù disperse di Israele; chi negli emigrati dall'Akkad o nei coloni egizi o nei sumeri. Alcuni fanno derivare
la antica civiltà cinese dall'occidente, attraverso il Turkestan; taluni dotti modernisti cinesi ritengono che i primi abitatori della Cina siano da
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identificarsi con gli immigrati che avrebbero invaso il territorio dei Miao,
tuttora allo stato barbaro, nelle zone montagnose sud-occidentali (1).
Da parte sua, la scienza, non può non dare che una risposta non del
tutto esauriente e definitiva, pur con l'apporto dei risultati di faticose e
speciali ricerche.
I noti giacimenti di Giu-cu-ti presso Pechino, da cui provengono i
_resti del Sinanthropus, riguardano culture dell'antico paleolitico: rinvenimento di raschiatoio nucleiforme tipo soano;raschiatoi unifacciali e
nucleiformi: industria litica; ossa di mammiferi, corna di cervidi scheggiate: industria dell'osso.
Secondo il Movius si tratterebbe di cultura del periodo interglaciale
himalaiano. Altri strumenti si rinvengono a livelli superiori. Comunque
le variazioni tipologiche non sono notevoli.
Da notare che i resti umani della grotta superiore del suddetto rinvenimento non ci danno forme monogoloidi, ma preeuropoidi, affini morfologicamente a quelle degli attuali Ainu.
Le forme mongoloidi, in quella regione, appaiono solo al livello dello
eneolitico cinese. (2)
E' ormai accertato che i Cinesi non discendono, come riteneva il
Richthofen, da popolazioni preistoriche del bacino occidentale del Tarim-attuali oasi di Kashgar, Choten, etc —, emigrate attraverso la valle
dell'Huang-ho nella Cina settentrionale; da recenti scavi in Cina e nella
Manciuria meridionale, si rivela l'esistenza, in tutta l'Asia orientale, di
due civiltà della pietra: quella continentale, che tocca la Russia meridionale e quella marittima, tra la Manciuria e il Giappone.
Va rilevato il fatto che molti aspetti dell'antica cultura cinese: la lingua, il sedentarismo agricolo, il legame tra agricoltura e religione, le culture del baco da seta, della canapa, del riso, collegano culturalmente, se
non etnicamente, i cinesi ai Tai, ai Lolo, ai Miao-tse del sud.
Non si può, nè forse si potrà mai rappresentare in uno dei tipi antropologici esistenti, il tipo del cinese primitivo. (3)
Ed ora, veniamo a quanto ci dice la tradizione, sui primi principi che
si susseguirono, fino all'avvento della 2a Dinastia, quella dei Chang (1766
av. Cr.), con la quale si intravedono i primi barlumi di luce della storia.
Pare che Yeou-Tsao-Chi abbia insegnato a quei primitivi il modo di
costruire case di legno in forma di nidi di uccelli e che il suo successore,
Sou-Gin-Chi li abbia quindi edotti sul modo di accendere il fuoco e cuocere la carne degli animali di cui si cibavano, nonché sul cambiamento
delle stagioni e sul fondamento della ragione di cui l'uomo è dotato, fonda-
(1) PRAMPOLINI, Storia Universale della Letteratura, vol. I, pag. 3 - UTET, 1948.
(2)
BIASUTTI, Razze e popoli della terra, vol. I, pagg. 114 e segg.; pagg. 441-442.
(3) Cfr. BIASUTTI, op. cit.
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mento risiedente nel Tien (cielo) da cui ogni bene proviene insieme ad
ogni norma di vita. Pare, altresì che il medesimo principe, abbia loro insegnato i modi del commerciare: le permute scambievoli dei frutti e degli animali.
11 successore di Suo-Gin-Chi, uno dei suoi sei allievi: Fou-Chi, assistito da quindici saggi, stabilì alcune leggi ritenute fondamentali; divise
41 popolo in cento famiglie; rese saldo il vincolo matrimoniale, statuendo
Che nessuna unione potesse avvenire tra persone dello stesso nome; insegnò ai sudditi l'uso del ferro per la caccia e la pesca, il modo di nutrire gli animali e allevare gli armenti; trasferì parte dei sudditi nelle contrade che egli aveva esplorate verso l'est, fondando la città che chiamò
Tichin-tou, poi riconosciuta sotto il nome di Tichin-tchcou, dipendente da
Cai-fong-fou nella provincia dell'Honan.
Fu questo principe l'autore degli otto Koua, origine del famoso libro
dal titolo Y King, nonché l'inventore delle sei regole con le quali, usando
le linee (Koua), tentava la comporre caratteri o con l'immaginazione o
rappresentazione o con la somiglianza o trasporto di idea da una cosa
all'altra o con la indicazione della stessa cosa o con l'unione, accoppiando
insieme due caratteri in modo da formarne un terzo, o con l'uso e la tradizione o coi suoni e gli accenti.
I Koua di cui si è detto sopra, sono costituiti di linee semplici e tagliate, trasversali e tra loro combinate per tre, quindi per sei, giungendo di combinazione in combinazione a sessantaquattro.
Ora è a notare che, se Fou-Hi, è l'inventore di queti Louchu (sei
regole), a lui deve ascriversi la invenzione della scrittura rappresentativa, implicandone, le regole medesime, l'esistenza. Infatti tutti gli ottantamila caratteri di questa scrittura dipendono da una delle suddette
classi.
Allo stesso principe è attribuita sia la invenzione di una regola per
contare i tempi coi numeri 10 e 12, chiamati Che-kan (dieci tronchi) e
Che-Chi-tchi (dodici rami), i cui caratteri, combinati, formano il ciclo
di sessanta, fondamento della regola delle ore, dei giorni, dei mesi e degli anni, sia la invenzione di alcuni strumenti di musica fino a 30 corde. (4)
Chin-Nong, già consigliere di Fou-Chi, succeduto a questi, insegnò
ai sudditi suoi a fabbricare e usare utensili per rivoltare il terreno e a
coltivare il grano, il riso, il miglio, il granoturco, i piselli; istituì pei benefici ricevuti, il sacrificio del Tien che si celebrava nel principio della dodicesima luna.
(4) Storia Generale della Cina tradotta dal Tong - Kien - Kang- Mou, Pier Francesco
Rossi, Siena 1777.
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A questo principe mitico la tradizione attribuisce un testo naturalistico: lo Shén-Nung pén-tsao-ching (5).
Fu questo principe che distinse e classificò molte piante velenose.
Hoang-ti, dopo aver vinto il ribelle Tchi-yeou, istituì un tribunale di
storici: quello della destra e quello della sinistra, incaricati, rispettivamente, di raccogliere fatti e discorsi; al presidente di questi tribunali,
Tfang-kiè ordinò di lavorare nella composizione dei caratteri, secondo le
sei regole di Fou-hi.
Ci piace riportare quanto, a tal proposito, dice l'antica tradizione:
« Tsang-kiè, mentre passeggiava un giorno alla campagna, vide sopra
l'arena del margine d'un fiume, una quantità d'orme di uccelli. Ricordandosi, allora, dei caratteri che l'imperatore gli aveva dato ordine di
inventare, si pose ad esaminarle con gran diligenza: se le impresse nella
mente: le delineò sopra una tavoletta di canna detta bambou con una
specie di pennello dell'istessa materia che intinse nella vernice; quindi
considerò attentamente i tratti che aveva formati. Incoraggiato del buon
esito che già ne prevedeva. preparò molte tavolette simili a quella di cui
la prima volta si era servito, sopra ciascuna delle quali disegnò diversi
caratteri, sottoponendo, per quanto gli fu possibile, la sua immaginazione piena di quelle orme d'uccelli, alle regole state lasciate da Fou-hi.
Questi caratteri da esso così delineati arrivarono al numero di 540 e
furono in appresso chiamati Niao-tsi-ouen, cioè caretteri d'orme di uccelli; e siccome i tratti che il medesimo aveva formati non erano uniformi e si vedevano grossi in un luogo e sottili in un altro, simili a tal riguardo a una specie d'insetto che si trova nelle acque delle provincie del
mezzogiorno e che si chiama Kuo-teou-tchong, così si diede ai medesimi
anche il nome di questo insetto e furono chiamati Kuo-teou-ouen, vale a
dire, caratteri dell'insetto Kuo-teou... » (6).
Allo stesso mitico imperatore sono attribuiti dalla tradizione due
trattati: 1'Huang-ti Su-wén (Domande semplici dello imperatore giallo),
trattato di cosmologia e fisiologia, e il Ling-shu-ching (Libro canonico
del pernio dell'anima), trattato di acupuntura, formanti ambedue il
Nei-ching (Canone della Medicina). Sembra però che queste due antiche
opere, pur contenendo un remotissimo nucleo, risalgano rispettivamente,
al 200 av. Cr. e all'XI sec. (7).
Nel Su-wén, Natura e organismo umano sono interconnessi; lo Hsuan
(il mistero, il principio indeterminato e indifferenziato), penetrato nella
materia primordiale (ch'i), dà origine agli esseri tutti che risultano
(5) Le civiltà dell'Oriente - Religioni Filosofia Scienze, pag. 1075 Edit. Casini 1958.
(6) Op. cit., Storia Generale della Cina.
(7) Le civiltà dell'Oriente, vol. cit., pagg. 1037-38.
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costi tuiti da Ksuan più « ch'i » e a cui, nell'uomo, si aggiunge il potere
in t ellettivo.
Lo spazio vuoto, tra cielo e terra: il« t'ai hsu », è il ricettacolo del macrocosmo e in questo « gran vuoto » girano due ruote dirette dal moto
di sette astri (sole, luna e cinque pianeti), mentre sopra, in senso sinistrorso, verticalmente, gira la ruota celeste delle modalità dello Yin e
dello Yang, ognuna delle quali presenta tre fasi: massima (t'ai), decrescente (hsiao), minima (ch'ueh); sotto, in senso destrorso, si muove
orizzontalmente, la ruota terrestre con cinque settori in corrispondenza
ai cinque agenti naturali: legno, fuoco, terra, metallo, acqua; settori che,
nel loro moto, si presentano all'influsso delle sei fasi dell'altra ruota, in
modo che ogni trent'anni, si ripete ciascuna posizione. Ora, poiché, le
ruote sono partite in 360° rispondenti ai 360 giorni dell'anno, si poteva,
con tavole matematiche, calcolare per ciascun giorno (e anche per ogni
ora del giorno) l'azione della ruota celeste, sui cinque visceri... (8).
Allo stesso Hoang-ti viene pure attribuita l'invenzione di fabbricare e
cucinare mattoni e l'uso di preparare il legname per gli edifici, nonché
la pubblicazione di savi regolamenti e istruzioni per il suo popolo e l'ordinamento di questo in differenti classi che componessero le provincie.
Queste classi erano: il Lin che doveva formare otto famiglie; il Pong
(24 famiglie), il Li (72 famiglie), l'Y (360 famiglie), il Tou (3600 famiglie) e il Sse (3600 famiglie); furono pure allora stabili degli uffiziali che
invigilassero sulla condotta del popolo.
Hoang-ti, ancora, dette incarico ad alcuni sui uffiziali di esaminare
il corso, del sole e della luna e da ciò si riconobbe che dodici mesi lunari
non equivalevano a un anno solare e che per riordinare l'anno lunare e
regolarlo con quello del sole, bisognava aggiungere sette lune allo spazio
di diciannove anni.
La tradizione ascrive allo stesso Hoang-ti l'invenzione delle barche
e dei ponti per attraversare i fiumi; quella dell'arco, del dardo e delle
picche, nonché l'adozione delle bandiere per le truppe.
Fu per incarico suo che Yong-tching costruì una macchina sulla
quale si potevano vedere i movimenti degli astri osservati.
Ma non è tutto. Si deve pure a questo principe qualche importante
invenzione sugli strumenti musicali e sui pesi e misure (9).
A tal proposito riportiamo: « Aggiunse un istrumento di musica
d'una nuova invenzione a quelli stati già inventati da Fou-Chi. Questo
era composto di dodici piccole canne di bambou ciascuna delle quali
aveva nove linee di circonferenza interna sopra differenti lunghezze. La
prima e la più lunga di tutte le altre lo era di nove pollici; la seconda
(8) Le civiltà dell'Oriente, vol. cit., pagg. 1037-38.
(9) Storia della Cina op. cit. vol. II.
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di otto e di 104/243 parti di un pollice; la terza di otto pollici; la quarta
di sette e di 1075/2187; la quinta di sette e 1/4; la sesta di sei e di
12979/19083; la settima di sei e di 26/81; l'ottava di sei; la nona di cinque e di 451/729; la decima di cinque e 1/3; l'undecima di quattro e di
6524/6560 e la duodecima finalmente di quattro pollici e di 2/27 parti
d'un pollice... ».
Hoang-Ti riguardò questi tubi come il fondamento dei pesi e delle
misure. « Quello tra essi che conteneva sopra la sua circonferenza interna di nove linee, 1200 piccoli grani di miglio, serviva di base alla
regola. Il peso di questi 1200 piccoli grani formava dodici tchu e conseguentemente il peso di dodici dei medesimi veniva a formare un tchu;
ventiquattro tchu formavano un'oncia; sedici once una libbra; trenta
libbre un Keou e quattro Keou, un tan o quintale.
Riguardo alle misure, siccome ve ne sono di due specie, così, v'erano
due maniere di determinarle. La prima che riguardava la misurazione
dei grani, si faceva così: 1200 di quei piccoli grani formavano un yo;
dieci yo, un ho; dieci ho, un chin; dieci chin, un teou; dieci teou formavano un kou o quintale.
L'altra che riguardava la misurazione in lunghezza ed in larghezza,
si determinava così: la novantesima parte del piccolo tubo costituiva un
fen; dieci fen, un tsun o pollice; dieci tsun, un tche o piede; dieci tche,
'un tchang o tesa; dieci tchang costituivano un Yu.
In tal maniera il piccolo tubo di nove pollici di lunghezza sopra
nuove linee di circonferenza interna, che poteva contenere 1200 piccoli
grani di miglio, era nel tempo medesimo il fondamento della musica,
di pesi e delle misure d'Hoang-Ti (10).
Pare che sia stata la moglie di Hoang-ti: Siling-chi a studiare e trovare il modo di allevare i vermi da seta, per cui poi, fu trovato il modo
di fabbricare anche la tela.
In quel tempo la tradizione pone lo stabilimento di una fonderia di
rame nella montagna di King-chan.
Il successore, Chao-hao, si occupò invece, di apportare cambiamenti
nel modo di vestire dei suoi sudditi: i vari gradi della gerarchia dei Mandarinati venivano contraddistinti con sugli abiti, ricami o pitture di differenti animali: uccelli per i Mandarini di lettere e di giustizia (fagiano,
pavone, cigno); quadrupedi, per quelli di guerra (leone, etc.);
Tale regolamento, dice la storia dell'antica Cina, « d'allora in poi è
stato in ogni tempo osservato e si conserva tuttavia ai nostri giorni ».
Tchuen-Hio, figlio di Tchanh-y e nipote di Hoang-Ti, succeduto a
Chao-Hao, attese a combattere i maghi che pullulavano dal tempo del
suo perdecessore; istituì un'accademia di letterati; contribuì a perfezio-
(10) Storia della Cina, op. cit., vol. 11.
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nare l'astronomia e divise l'impero in nove provincie con a capo gli
tilliziali, di pender H da un governatore generale. Allora i confini dell'impero, a nord giungevano alle montagne Yeou-ling; al sud fino al paese
Kiao-tchi; all'est fino al mare; all'ovest lino a Lieou-chi.
Ti-Ko fu il primo imperatore che stabilì scuole pubbliche e che intraprendesse ad accordare le voci col suono degli strumenti musicali.
Sull'imperatore Yao, il Chu-King, incomincia così:
I servigi che egli rese alla repubblica si estendono a tutti i tempi
e a tutti i luoghi, a tutte le persone... Egli ristabilì l'astronomia; inviò
quattro matematici alle quattro estremità della Cina per verificare il
calendario già calcolato sulle tavole di Hi e Ho... Yao diede ai medesimi
quattro contrassegni per poterne riconoscere gli errori. Il primo era
l'ombra d'uno gnomone; il secondo, la stella che passava per il meridiano nel giorno degli equinozi e dei solstizi, trentasette minuti e mezzo
dopo il tramonto del sole; il terzo, il popolo, che secondo la stagione vive
più o meno ritirato; il quarto, finalmente, erano gli animali, i quali si
trovano in differenti disposizioni secondo la differenza dei tempi... » (11).
E' interessante seguire il ragionamento di Tchu-chi, in adempimento
all'ordine da Yao ricevuto, di regolare gli anni e le quattro stagioni:
« Il cielo è perfettamento rotondo. Dividiamo uno dei suoi gran
cerchi in 365° ed un quarto; ciascun giorno, girando intorno la terra,
avanza d'un grado. Il sole che è nel cielo, cammina alquanto più lentamente; fa ogni giorno il giro della terra, ma vi bisogna un grado perché
cammini così presto come il cielo; e non accade se non dopo 365 giorni
e 235 parti d'un giorno, il quale noi dividiamo in 940 parti, che il sole
ritorni all'istesso punto, d'onde s'era partito; e questo è quello che chiamiamo anno solare ed il numero determinato che osserviamo nel suo
moto annuale.
Non accade lo stesso della luna, la quale cammina più dolcemente
del sole, relativamente al cielo in cui si trova. Vi bisognano dieci gradi
e sette parti di grado per giorno, divisi in diciannove parti perché la
medesima cammini con la stessa velocità del cielo, lo che fa che in ventinove giorni e 499 parti di un giorno, diviso come sopra in 940 parti,
essa torni a raggiungere il sole: talché dopo 384 giorni interi, si trova
he la luna ha raggiunto il sole per dodici volte e che il totale del di più
che restava, forma 5988 parti d'un giorno, sempre diviso in 940 parti;
onde ne segue che le 5988 parti, formino sei giorni e 348 parti di un
giorno, per la determinazione dei giorni che compongono l'anno lunare.
L'anno è composto di dodici mesi ed il mese di trenta giorni, lo che dà
360 giorni per la determinazione di un anno. Donde risulta che il movimento del sole dà di più cinque giorni e 235 parti di un giorno, diviso
(11) Storia della Cina, op. cit., vol. II.
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sempre in 940 parti; e la luna dà di meno cinque giorni e 592 parti di
un giorno; e questa è la differenza che deve formare il mese intercalare
lunare. Ciascun anno darà adunque dieci giorni e 827 parti d'un giorno,
che in tre anni, danno trentadue giorni e 601 parti d'un giorno d'intercalazione; ed alla fine di cinque anni, cinquantaquattro giorni e 375 parti
d'un giorno; talché a capo di diciannove anni, dopo sette intercalazioni,
il sole e la luna si avvicinano moltissimo e questa rivoluzione si chiama
tchang. Ciononostante (dice il Tsien-pien) manca ancora qualche cosa
perché il sole e la luna vadano a congiungersi nel medesimo punto: e
per questa ragione, prendendosi ventisette tchang per un hoei, tre hoei
per un tong e tre tong per un yuen, il totale che forma 4617 anni è l'epoca
della perfetta congiunzione della luna con il sole... » (12).
Fu lo stesso imperatore che per imporre una giusta contribuzione,
divise le terre in tre classi e riconobbe nove gradi di fertilità dopo aver
fatto disciplinare nelle provincie, lo scorrimento dei fiumi, onde evitare
inondazioni disastrose che si erano già verificate.
Al medesimo imperatore Yao la tradizione attribuisce questa canzone popolare delle grandi strade:
« Per educare il popolo che prospera
tu fai tutto ciò che puoi,
senza conoscimento alcuno,
il popolo vive seguendo l'esempio del Cielo ».
Ed ecco, dello stesso tempo, il canto del vecchio della gleba:
« Lavoro quando il sole si leva
riposo quando il sole tramonta.
Scavo un pozzo per bere.
Aro, il campo per mangiare.
Il potere di Ti sia pure.
Io che me ne farei? » (13).
L'imperatore Chun fece istituire dal Consiglio dei Grandi, i dodici
governatori delle dodici province, raccomandando che a loro erano commessi, per il bene del popolo sia la ottima provvisione dei granai, sia la
equanimità nella imposizione dei tributi; egli dispose le varie cariche dell'impero (23 impieghi: da quello di ministro dei lavori pubblici a quelli
di Intendente all'agricoltura e di censore dell'Impero.
(12) Storia della Cina, op. cit.,
(13)
PRAMPOLINI,
II.
Storia Universale della Letteratura, vol. I, pag. 3, UTET. 1948,
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La tradizione pone in bocca a tale sovrano queste parole: « I1 Tien
è infinitamente illuminato; nulla vi è che esso non sappia; tutto il nostro
spirito e le nostre cognizioni sono un suo dono. E' esso giusto, ragionevole, rimuneratore della virtù e punitore del vizio... ».
Quanto ad alcune opere di questo imperatore, egli stesso ne parla:
« Allorché mi rappresento le devastazioni terribili che l'inondazione cagionò sotto il regno di Yao... io feci costruire i quattro Tfai, sopra i
quali mi portai a visitare le cime delle montagne; feci tagliare a forza
di braccia gli alberi e le macchie e mi apersi la strada per potere conoscere il livello della terra, onde indirizzare le acque dal luogo delle loro
sorgenti, fino al mare... » (14).
I Tfai di cui parla Chun erano specie di veicoli e di barche per viaggiare sui fiumi, sulle pianure e sulle montagne.
La tradizione ci fa anche conoscere il modo di costruire opere per
acque ad evitare le apocalittiche inondazioni.
far defluire
Gli antichi Cinesi, per far defluire le acque, scavavano in ciascun
Meou (cento passi quadrati), un piccolo canale della profondità di un
piede e di pari misura largo, chiamato Kuen. In ogni centinaio di Meou,
scavavano un canale profondo e largo due piedi, chiamato Soui. Ora,
novecento Meou costituivano un Tsing; in ciascun Tsing si scavava un
canale profondo e largo quattro piedi, detto Keou. Cento Tsing formavano un Tching in cui si scavava un canale profondo e largo otto piedi,
chiamato Hiu. Cento Tching formavano un Toung e in ciascun Toung:
nove canali chiamati Kouei, profondi e larghi sedici piedi. I Kuen scolavano nei Soui; i Soui nei Keou; i Keou negli Hiu e questi nei Kouei.
Nove Kouei portavano nel fiume più vicino le acque sparse in un'area
di 300 lis quadrati... (15).
A questo imperatore la tradizione ascrive la « Canzone del vento
meridionale »:
le
« Il calore del vento del sud
Può scacciare i crucci del mio popolo (16)
Se quel vento soffia opportuno
Accrescerà la ricchezza del mio popolo » (17).
Dopo questi sovrani leggendari, gli storici cinesi pongono una successione di dinastie, la prima delle quali, quella degli Hsia (2205 av. Cr),
(14) Cfr. Storia Generale della cina, op. cit., vol. II.
(15) Cfr. Storia Generale della Cina, op. cit., vol. II.
(16) Favorendo la crescita dei cereali.
(17)
PRAMPOLINI, op. cit. pag. 3.
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che « regna in virtù del metallo », non esce ancora dalla leggenda (18).
Yu è il fondatore di questa Dinastia. Vien tramandato che fu un
grande agrimensore e cartografo e si vuole dalla tradizione che lo Shanhai-ching non fosse altro che un commento alle carte (o meglio, disegni)
(t'u) che in origine ne avrebbero corredato il testo.
Da notare che nella remota antichità i cinesi conobbero solo le regioni dell'Honan, culla della loro civiltà (19).
A questa Dinastia appartengono, oltre a Yu, che combatté la superstizione dei barbari facendo scolpire sulle urne di carta raffiguranti le
province dei mostri e che condannò l'inventore del vino tratto dal riso,
Ti-ki, lo sterminatore del ribelle Yeou-hou-chi, Tai-Kang, Ti-Fiang, ChaoKang, saggio imperatore, Tichou, anche lui virtuoso... e il cattivo Li-Kouè
che costringeva i sudditi a bere in un lago di vino e dopo averli così resi
ubriachi, li spingeva a contendersi mucchi di carne posti attorno al lago,
in una lotta cruenta...
Siamo ormai alle soglie della 2 a Dinastia: quella dei Chang con la
quale sul lontanissimo passato getta i primi barlumi di luce, la storia...
FRANCESCO ZARBANO
Storia delle Religioni, vol. I, pag. 575-578, UTET, 1949.
(19) Le Civiltà dell'Oriente, op. cit. pag. 1063-64.
(18)
TACCHI VENTURI,
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