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documento attuativo dell`atto di regolazione in materia di modalita` e
DOCUMENTO ATTUATIVO DELL’ATTO DI REGOLAZIONE IN
MATERIA DI MODALITA’ E CRITERI DI GESTIONE DEL PATRIMONIO
I. INTRODUZIONE
Il Documento attuativo dell’Atto di regolazione in materia di modalità e criteri di gestione del
patrimonio, approvato dal Consiglio generale della Compagnia di San Paolo in data 21 giugno
2010, definisce la politica di investimento della Fondazione nei suoi aspetti operativi e gestionali,
stabilendone obiettivi e responsabilità e dando pratica attuazione alle linee-guida contenute
nell’Atto di regolazione approvato nel 2009.
Una sintesi delle principali disposizioni contenute nel nuovo Documento attuativo viene qui
riportata unitamente al testo integrale dell’Atto di regolazione in materia di modalità e criteri di
gestione del patrimonio (allegato A), alla sintesi dei principi di investimento (Investment beliefs)
approvati dal Comitato di gestione della Fondazione il 22 febbraio 2010 (allegato B) e allo schema
riepilogativo dei compiti e delle responsabilità connesse al processo di investimento del patrimonio
della Compagnia di San Paolo (allegato C).
II. QUADRO NORMATIVO E STATUTARIO
a) Normativa primaria e secondaria
La Compagnia di San Paolo è soggetta, per quanto attiene la gestione del patrimonio, alla normativa
propria delle Fondazioni che hanno effettuato le operazioni di conferimento dell'azienda bancaria ai
sensi della legge "Amato" del 1990. La normativa essenziale è rappresentata dal d.lgs. n. 356/90,
attuativo dei principi fissati nella legge di delega (l. n. 218/90), dalla legge delega 23 dicembre
1998, n. 461 (c.d. legge "Ciampi") e dal successivo decreto legislativo n. 153/99.
Dall’insieme dell’impianto normativo sopra citato e dalle norme statutarie proprie della Fondazione
(art. 4 c. 3 e articolo 5) discendono i principi che la Compagnia assume come riferimento principale
per la propria politica di gestione del patrimonio:
i) la conservazione del patrimonio;
ii) l’osservanza di criteri prudenziali di rischio;
iii) la redditività e l’economicità della gestione;
iv) la diversificazione;
v) la trasparenza;
vi) la separazione della gestione dalle altre attività.
III. PRINCIPI E RESPONSABILITA’ DEL PROCESSO DI INVESTIMENTO
a) Sintesi dei principi di investimento
Uno dei fattori identificati quale best practice per realizzare un’efficiente struttura di governance è
la presenza di forti e condivisi principi di investimento (Investment beliefs) che guidino la politica
d’investimento stessa. I benefici che derivano dall’individuazione e dall’evidenziazione degli
Investment beliefs sono, in particolare, la coerenza e la riduzione dei tempi nei processi decisionali
nonché la protezione da comportamenti indotti dall’emotività e dalla soggettività di giudizio in
periodi di forte stress finanziario.
In questa prospettiva, successivamente all’approvazione da parte del Consiglio generale dell’Atto di
regolazione (allegato A), il Comitato di gestione della Compagnia ha approfondito, con l’ausilio di
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una procedura formulata dall’advisor per il portafoglio gestito, alcune tematiche specifiche relative
agli obiettivi e ai principi d’investimento della Fondazione che costituiscono le linee guida per la
definizione dell’asset allocation. Questi principi sono stati condivisi (allegato B) tra Comitato di
Gestione e Commissione Patrimonio del Consiglio Generale e sviluppati nel Documento attuativo.
b) Responsabilità
Il processo decisionale sulla base del quale vengono assunte le decisioni di investimento e di
gestione del patrimonio della Compagnia prevede il coinvolgimento di soggetti e funzioni diverse,
aventi ciascuno precisi compiti e specifiche aree di responsabilità, come pure la presenza, al vertice,
di due distinti Organi, il Consiglio generale e il Comitato di gestione, che svolgono le funzioni a
loro attribuite ai sensi di Statuto.
La Compagnia riconosce il legame tra la combinazione delle risorse del processo che porta alle
decisioni di investimento (definita governance) e i risultati conseguiti dagli investimenti stessi e
ritiene sia cruciale, per la propria governance, definire il grado appropriato di autonomia
decisionale dei diversi organi e uffici e definire le deleghe corrispondenti nell’ambito delle linee
guida stabilite dal Consiglio generale. La rappresentazione sintetica dei compiti e delle
responsabilità connessi al processo di investimento viene schematizzata nell’allegato C.
IV. OBIETTIVI FINANZIARI E POLITICHE DI MEDIO LUNGO TERMINE
a) Obiettivi finanziari della politica d’investimento
La politica di investimento è guidata dai seguenti obiettivi, definiti nell’Atto di regolazione:
i) conservare il valore reale del patrimonio ai valori di mercato su un orizzonte temporale
medio-lungo e possibilmente incrementarlo a favore delle future generazioni;
ii) stabilizzare nel tempo il livello di risorse destinate agli interventi istituzionali, in
proporzione al valore reale del patrimonio;
iii) contribuire al raggiungimento della finalità istituzionale di favorire lo sviluppo equilibrato
dei territori di riferimento.
L’Atto di regolazione stabilisce altresì che le scelte di investimento siano coerenti e funzionali
all’impegno in favore della stabilità del sistema finanziario del Paese alla quale la Fondazione ha
contribuito e intende contribuire anche in questa fase storica di particolare complessità. Questo
impegno è inerente alla vocazione di investitore istituzionale operante anche al di là dei confini dei
territori di riferimento che caratterizza la Compagnia.
Per il raggiungimento di tali finalità l’Atto di regolazione prevede, come obiettivo finanziario della
politica degli investimenti, il raggiungimento di un rendimento reale complessivo al tasso del
2,50% calcolato con riferimento al valore di mercato di tutte le attività finanziarie detenute al 31
dicembre dell’anno precedente. L’obiettivo di rendimento reale, calcolato al lordo delle uscite per
erogazioni e spese di funzionamento, deve tener conto del tasso di inflazione (misurato sulla base
delle variazioni dell’indice NIC dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale) per avere
una misura confrontabile con i rendimenti effettivi di portafoglio. Su proposta del Comitato di
gestione, il Consiglio generale può aggiornare il tasso di rendimento.
b) Politiche di spesa
Al fine di preservare il patrimonio anche nell’interesse delle generazioni future è necessario che i
flussi annui di spesa totale, comprensivi di erogazioni e spese di struttura, siano coerenti con i flussi
reddituali generati dallo stock patrimoniale.
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La politica di spesa della Compagnia ha in particolare l’obiettivo di minimizzare i seguenti rischi:
i) rischio di instabilità e imprevedibilità delle distribuzioni;
ii) rischio di compromettere l’equità intergenerazionale;
iii) rischio di intaccare il capitale.
A questo riguardo, l’esperienza internazionale evidenzia come la prevedibilità e la stabilità della
spesa sono ottenibili con una politica che leghi il livello delle erogazioni ai rendimenti complessivi
del portafoglio, inclusivi sia dei dividendi e degli interessi incassati sia degli incrementi/decrementi
di valore in conto capitale (approccio total return). Per contro, logiche di spesa basate
esclusivamente sul livello dei dividendi e degli interessi incassati (income only) comportano il
rischio di una mancata corrispondenza rispetto all’andamento del patrimonio, con la possibile
conseguenza di compromettere l’equità intergenerazionale.
L’assunzione di un limite di spesa rapportato alla media del valore di mercato del patrimonio dei
quattro anni precedenti, come previsto nel precedente documento attuativo, determina una reazione
non immediata nel caso di scenari di “shock” di mercato. Questo implica il protrarsi di elevati flussi
di spesa pur in presenza di cali repentini e significativi dei ricavi, situazione questa che potrebbe
potenzialmente pregiudicare l’obiettivo di conservazione del patrimonio. Tale approccio implica
inoltre un calo protratto della spesa assoluta anche in periodi di ripresa dei mercati, politica
scarsamente rispondente alle aspettative degli stakeholder della Fondazione.
Il pay-out della Fondazione, ovvero il flusso connesso alle erogazioni (erogazioni deliberate nel
corso dell’esercizio, accantonamenti al fondo per il volontariato e accantonamenti ai fondi per le
erogazioni nei settori rilevanti), al netto delle spese di funzionamento della struttura, viene pertanto
ridefinito in una percentuale massima del 2,20% del valore di mercato di tutte le attività
finanziarie detenute dalla Fondazione al 31 dicembre dell’esercizio precedente.
c) Fondo di stabilizzazione delle erogazioni: criteri di funzionamento e dimensioni
In coerenza con le indicazioni dell’Autorità di vigilanza, le fondazioni di origine bancaria possono
avvalersi del fondo di stabilizzazione delle erogazioni per fronteggiare eventuali variazioni in
diminuzione dell’avanzo degli esercizi futuri ed evitare quindi drastiche riduzioni delle erogazioni
destinate ai settori rilevanti.
L’equilibrio finanziario di lungo termine, la stabilizzazione della spesa e la protezione della
medesima dalla volatilità dei mercati possono pertanto essere conseguite, in massima parte,
attraverso un’attenta politica di accantonamento e utilizzo di tale fondo.
In questa prospettiva e al fine di non comprometterne la consistenza e la possibilità di utilizzo nel
tempo, l’Atto di regolazione dispone che il fondo di stabilizzazione può essere utilizzato in ogni
anno per un ammontare non superiore al 50% del suo valore come registrato nel bilancio
consuntivo relativo all’anno precedente a quello di utilizzo. Per completare tale previsione, nel
presente Documento attuativo si reputa cautelativo un accantonamento complessivo di risorse al
fondo almeno pari a 390 milioni di euro, corrispondenti, per difetto, a circa tre anni di erogazioni.
Tali risorse, gradualmente accantonate, sono investite in attività finanziarie altamente liquide e a
basso rischio.
V. COMPOSIZIONE DEL PORTAFOGLIO FINANZIARIO
Sulla base dell’Atto di regolazione, il portafoglio di attività finanziarie della Compagnia è suddiviso
in due parti: (a) un portafoglio di partecipazione strategica (“portafoglio strategico”) che comprende
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l’intera quota azionaria in Intesa Sanpaolo e la classe di investimenti c.d. mission related e (b) un
“portafoglio gestito”.
a) Portafoglio di partecipazione strategica: lo stakeholder value
La partecipazione in Intesa Sanpaolo che deriva dal processo di privatizzazione della banca
conferitaria e, più in generale, l’intero “portafoglio strategico” comprensivo della classe di
investimenti c.d. mission related, richiede un’accurata definizione del suo ruolo e dei suoi obiettivi
nell’ambito del processo di allocazione delle attività.
Secondo le previsioni dell’Atto di regolazione, il portafoglio strategico deve essere considerato alla
luce tanto degli interessi tipici dell’investitore, e quindi in termini economico-finanziari, quanto con
riferimento al valore che l’asset bancario e gli investimenti collegati agli obiettivi istituzionali
rappresentano in termini di sviluppo dell’ambiente territoriale d’interesse per la Compagnia.
Anche il secondo aspetto identificato, e che trova formulazione nell’Atto di regolazione tramite il
concetto di stakeholder value, riveste rilievo non trascurabile. Nella sua accezione comune, il
concetto individua gli effetti del perseguimento, bilanciato con gli altri obiettivi aziendali,
dell’interesse generale e particolare degli stakeholders, rappresentati dai clienti, dai dipendenti, e,
più in generale, dalla comunità sociale e territoriale di riferimento.
La Compagnia è, di sua natura, un ente stakeholder-oriented. Con riferimento alla gestione del suo
patrimonio, pertanto, si deve intendere, come stakeholder value, il valore che l’esercizio del ruolo di
azionista di Intesa Sanpaolo da parte della Compagnia medesima può generare a vantaggio della
comunità e del territorio di riferimento e dei diversi interessi legittimi che ivi si articolano.
La Compagnia intende approfondire tali elementi di valutazione che andranno sottoposti al vaglio
del Consiglio Generale il quale si riserva altresì, nel momento conoscitivo sui grandi temi dello
sviluppo del territorio, di richiedere apposite “audizioni” istituzionali ai vertici della banca o ai
membri del Consiglio di Sorveglianza indicati dalla Compagnia ed eletti attraverso il voto di lista.
Tali approfondimenti potranno contribuire alle decisioni in merito alla quota di proprietà di Intesa
Sanpaolo come specificato al successivo paragrafo a.1).
a.1) Partecipazione nella banca conferitaria
Nell’Atto di regolazione vengono indicati i criteri per l'amministrazione della partecipazione nella
banca conferitaria, oggi Intesa Sanpaolo S.p.A., ferma restando la competenza del Comitato di
gestione sulla gestione operativa della partecipazione strategica, ivi compreso l'esercizio dei diritti
corporativi. In particolare viene prevista l’introduzione nella gestione del patrimonio di un principio
di bilanciamento tra quota azionaria in Intesa Sanpaolo e altri investimenti del portafoglio
strategico e portafoglio gestito, nella misura in cui ciò non comporti comunque una riduzione della
partecipazione della Compagnia al capitale della banca conferitaria al di sotto della quota
detenuta alla data di adozione del presente Atto di regolazione (al di fuori di ipotesi di operazioni
straordinarie sul capitale).
L’investimento in Intesa Sanpaolo, valorizzato alle attuali quotazioni di mercato, rappresenta una
porzione all’incirca pari al 50% del totale delle attività finanziarie complessivamente detenute dalla
Compagnia. Il Comitato di gestione è cosciente dei rischi legati a tale esposizione azionaria
nell’ambito del portafoglio complessivo ed è favorevole al principio del ribilanciamento rispetto al
portafoglio complessivo o ad altre forme di gestione di tale partecipazione. La previsione di
automatismi di ribilanciamento non viene tuttavia considerata come modalità appropriata: le
decisioni al riguardo infatti debbono essere valutate all’interno di quadri complessi ed essere quindi
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assunte in rapporto alle diverse congiunture dal Comitato di gestione, sulla base di considerazioni di
natura strategica e finanziaria.
a.2) Investimenti collegati agli obiettivi istituzionali
Come precedentemente accennato, il concetto di stakeholder value non si applica solo alla
partecipazione in Intesa Sanpaolo, ma anche alla seconda componente del portafoglio strategico
ovvero all'insieme degli investimenti, previsti nell’Atto di regolazione, di tipo mission related,
legati direttamente cioè al perseguimento di un fine settoriale statutario, o local bias, caratterizzati
dalla concentrazione geografica nei territori considerati di riferimento da parte della Compagnia,
con l’attesa prospettica di effetti di sviluppo locale.
La Compagnia intende infatti realizzare la propria missione istituzionale non solo attraverso la
politica di erogazione ma anche per mezzo di investimenti sul territorio, così rinunciando, in parte, a
capacità di produrre ricchezza finanziaria mediante rendimenti più elevati e quindi a capacità
erogativa. Nel presente Documento attuativo si stabilisce, al fine di una corretta individuazione
dell’aggregato “Investimenti collegati agli obiettivi istituzionali” (mission related investments) che
in esso vengano ricompresi gli investimenti finanziari realizzati attraverso l’allocazione del
patrimonio della Fondazione, il cui obiettivo, come evidenziato, non è soltanto quello del ritorno
economico ma anche del ritorno, in senso ampio, sociale o, per meglio dire, di potenziamento delle
opportunità occupazionali e competitive del sistema territoriale, in piena coerenza con la missione
della Fondazione stessa.
L’ammontare complessivo massimo di tali investimenti, da realizzarsi gradualmente in base alle
valutazioni sopra esposte e tenendo conto degli impieghi già in essere, viene determinato in 280
milioni di euro, corrispondenti al 4% circa del valore di mercato di tutte le attività finanziarie
detenute dalla Fondazione al 31 dicembre 2009. Nell’ambito di tale limite viene previsto un criterio
di sostituzione degli investimenti realizzati in base al quale la composizione dell’aggregato mission
related può essere modificata utilizzando risorse provenienti dai disinvestimenti o dai rimborsi
effettuati, nonché dai rendimenti prodotti dagli investimenti mission related in essere.
b) Il portafoglio gestito
La seconda componente del portafoglio, composta da attività finanziarie diversificate, è
rappresentata dal portafoglio gestito, la cui struttura di gestione e relativa asset allocation trova
dettagliata illustrazione nei paragrafi successivi del presente Documento.
Relativamente ai criteri di costruzione di detto portafoglio, giova qui sottolineare la sua stretta
interdipendenza con il portafoglio di partecipazione strategica: la Compagnia, al fine di mantenere
un approccio il più possibile prudenziale al rischio, tiene infatti in considerazione – anche
nell’investimento del portafoglio gestito - il rischio derivante dalla concentrazione della restante
parte del portafoglio nella partecipazione in Intesa Sanpaolo. Tale principio viene affermato
espressamente nell’Atto di regolazione laddove si stabilisce che “il portafoglio gestito deve avere
un profilo di rischio/rendimento coerente con la necessità di compensare il rischio del portafoglio
strategico”. Le implicazioni che discendono da tale principio vengono dettagliatamente esplicitate
al paragrafo VII del presente Documento.
VI. STRUTTURA DELLA GESTIONE DEGLI INVESTIMENTI
La Compagnia di San Paolo ha adottato un modello organizzativo che prevede l’esternalizzazione
delle attività di gestione del portafoglio diversificato. Ciò avviene per mezzo di un mandato di
gestione a Fondaco Sgr, società di gestione del risparmio compartecipata dalla Compagnia insieme
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ad alcune delle principali Fondazioni italiane di origine bancaria. La società è stata costituita ed è
cresciuta per la volontà degli investitori soci di disporre di personale altamente professionale e
specializzato in materia di investimenti, che fosse organizzato in forma societaria in modo da poter
combinare fattori quali la flessibilità di utilizzo, il pieno controllo dei processi, la condivisione con
altri investitori e la concorrenzialità rispetto alle condizioni di mercato.
Fondaco Sgr è pertanto il soggetto incaricato di dare attuazione alla politica di investimento entro i
limiti e secondo i criteri approvati tempo per tempo dal Comitato di gestione della Compagnia. Essa
collabora con gli advisor della Fondazione e con lo staff della medesima, con una politica di piena
trasparenza.
VII. ASSET ALLOCATION
La politica di allocazione strategica disegnata dall’advisor per il portafoglio gestito individua la
natura degli investimenti e le relative caratteristiche di rischio e rendimento in coerenza con gli
obiettivi istituzionali e di investimento della Fondazione, come definiti nell’Atto di regolazione,
nonché con le politiche e i limiti di spesa indicati nel presente Documento attuativo.
Nella definizione della strategia di asset allocation da applicare al portafoglio di attività finanziarie
la Compagnia, particolare attenzione è stata dedicata nel modello adottato dall’advisor per il
portafoglio gestito all’analisi della serie storica dei rendimenti delle diverse categorie di attività
disponibili per l’investimento e alla stima dei rendimenti attesi per gli anni futuri, tenendo altresì
conto della volatilità e delle correlazioni in essere tra le diverse asset class.
L’allocazione risultante dal processo di revisione risulta sensibilmente influenzata dal peso della
partecipazione detenuta in Intesa Sanpaolo, dai vincoli stabiliti nell’Atto di regolazione alla
cessione delle azioni e dall’approccio conseguentemente adottato di considerare il portafoglio
“gestito” come portafoglio complementare a quello “strategico” e quindi caratterizzato, in questa
prospettiva, da un profilo di rischio/rendimento coerente con la necessità di compensare il rischio
del portafoglio strategico.
Le attività finanziarie che compongono il portafoglio gestito sono state pertanto individuate con
l’obiettivo di massimizzare il grado di diversificazione rispetto all’investimento in Intesa Sanpaolo.
In particolare, nel disegno del benchmark, l’advisor per il portafoglio gestito ha tenuto in
considerazione i seguenti aspetti:
- poiché la partecipazione nella banca determina una consistente esposizione al mercato
azionario europeo, l’esposizione verso tale classe di attività viene limitata, nel resto del
portafoglio, agli investimenti mission related in essere;
- poiché le principali fonti di ritorno economico per una banca derivano dall’assunzione
dei rischi di credito e di duration, tale tipologia di rischio viene limitata per la restante
parte del portafoglio totale.
Nel portafoglio della Compagnia sono già presenti investimenti in classi di attività che incorporano
fattori di rendimento diversi da quelli derivanti dalla partecipazione nella banca. Al fine di
incrementare il grado di efficienza del portafoglio complessivo l’advisor prevede pertanto di
proseguire in tale processo attraverso:
- la diversificazione geografica dell’investimento azionario;
- l’investimento in asset class non tradizionali: hedge funds, assicurazione e beni reali;
- l’esposizione verso i mercati emergenti attraverso l’investimento in azioni, obbligazioni
o valute;
- la diversificazione della componente monetaria e a reddito fisso per il tramite di
investimenti in titoli di Stato dell’area euro, globali ex-euro e in titoli legati
all’inflazione.
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Tutte queste linee di azione sono riflesse nella composizione del nuovo benchmark strategico di
riferimento. Il riesame dell’allocazione strategica del portafoglio di attività finanziarie verrà
effettuato periodicamente alla luce dell’evoluzione delle opportunità di investimento presentate dai
mercati finanziari, considerando uno spettro il più ampio possibile di alternative di investimento.
a) Benchmark strategico
Il benchmark strategico è stato definito sulla base dei principi adottati per la revisione dell’asset
allocation precedentemente descritti. Le diverse ipotesi di allocazione sono state disegnate in modo
da costruire un benchmark che consenta di mantenere nel tempo le diverse classi di investimento
all’interno delle bande di oscillazione prefissate. Queste ultime sono state definite sulla base della
dimensione dell’allocazione e delle caratteristiche delle diverse classi di attività.
Per ogni asset class è stato scelto un indice al fine di monitorarne la performance; il peso
dell’investimento in Intesa Sanpaolo è stato mantenuto pari al 50% del totale, ovvero
corrispondente all’incidenza presentata dalla partecipazione alla fine del primo trimestre 2010.
Al fine di tener conto della maggiore volatilità di alcuni investimenti alcune bande di oscillazione
sono maggiori di altre. L’allocazione strategica del Portafoglio individuata come coerente con gli
obiettivo di lungo termine della Compagnia è la seguente:
Asset classes
Portafoglio Complessivo
Benchmark
Equities
55.0%
Intesa San Paolo
50.0%
Euro equity*
2.0%
EM equity
3.0%
Alternatives
20.0%
Bande di
oscillazione
(45-65)
(40-60)
Portafoglio gestito
Benchmark
6.0%
Indici/rendimento obiettivo
Bande di
oscillazione
(4-8)
Intesa San Paolo share (total return)
MSCI Europe (total return net)
(4-8)
MSCI Emerging Markets (total return net)
42.0%
(32-52)
Citigroup Euro 3M € deposit + 3%***
6.0%
(15-25)
5.0%
10.0%
(8-12)
Tbc
Private equity**
5.0%
10.0%
(8-12)
Tbc
Hedge funds
2.0%
4.0%
(2-6)
Tbc
EM debt
2.0%
6.0%
(4-8)
Tbc
EM currency
3.0%
6.0%
(4-8)
Tbc
Commodities
3.0%
6.0%
(4-8)
Tbc
Reinsurance
Fixed Income
25.0%
(20-30)
52.0%
(42-62)
7.5%
15.0%
(12-18)
Citigroup EGBI All mat.
Euro govt fixed interest
7.5%
16.0%
(13-19)
Citigroup non Euro WGBI
Global govt (ex Euro) FI (unhedged)
8.0%
16.0%
(13-19)
Bar Cap World Govt infl-l USD hed.
Global govt infl. linked (hedged)
Cash
2.0%
5.0%
(2-8)
100.0%
100.0%
Total
Citigroup Euro 3M € deposit
* Euro equity: include gli investimenti mission related
** Private equity: esposizione complessiva riferita ai commitments
*** Il dettaglio verrà successivamente esaminato in sede di Comitato per gli investimenti
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b) Benchmark e regole di ribilanciamento
Nello svolgimento della gestione del portafoglio diversificato, Fondaco Sgr, sulla base di quanto
previsto nel mandato di gestione, dà esecuzione e mantiene nel tempo l’asset allocation strategica
del portafoglio gestito proposta dall’advisor e autorizzata dai competenti Organi della Compagnia,
in cui è dettagliato il peso percentuale di ciascuna classe di attività di cui si compone il Portafoglio.
A seguito delle oscillazioni dei mercati finanziari e dell’andamento differenziato delle diverse classi
di attività rappresentative dell’asset allocation strategica, si possono verificare scostamenti di varia
entità rispetto ai pesi percentuali come sopra definiti. Fondaco provvede a monitorare l’asset
allocation su base mensile e i suddetti scostamenti, informando l’Ufficio analisi e controllo
investimenti della Compagnia e relazionando in merito a ogni riunione del Comitato per gli
investimenti.
Nell’ambito delle bande di oscillazione previste nell’asset allocation come sopra definita per il
portafoglio gestito e nel rispetto della lista dei gestori “investibili”, Fondaco esercita l’autonomia
operativa prevista nel mandato di gestione e compie sulle attività conferite in gestione tutti gli atti di
investimento/disinvestimento da essa giudicati opportuni, senza necessità di preventivo assenso,
relazionando in proposito al Comitato per gli investimenti e informando l’Ufficio analisi e controllo
investimenti. Nel caso invece in cui si verifichi il superamento in aumento o in diminuzione delle
bande di oscillazione indicate per ciascuna classe di attività del portafoglio gestito, Fondaco
realizza, non appena possibile, il ribilanciamento riportando l’allocazione all’interno delle bande di
oscillazione attraverso l’investimento/disinvestimento dalle diverse attività, con l’esclusione del
private equity e di investimenti assimilabili per profilo di liquidabilità.
Il Comitato per gli investimenti, quando ne ravvisi l’opportunità, può inoltre in ogni momento e
con la collaborazione dell’advisor formulare proposte al Comitato di gestione relativamente alle
modificazioni dell’asset allocation strategica e del benchmark come sopra definiti. Le deliberazioni
assunte in proposito dai competenti Organi vengono comunicate a Fondaco Sgr che provvede a
informare il Comitato per gli investimenti e lo staff della Compagnia dei tempi previsti per
effettuare le modificazioni richieste del Portafoglio alla luce della nuova asset allocation richiesta.
c) Copertura valutaria
L’esposizione al rischio di cambio non può superare il 60% del valore complessivo del portafoglio
gestito. La Compagnia adotta, di massima, la politica di non coprire i rischi connessi all’esposizione
valutaria in quanto la stessa viene considerata come un fattore di diversificazione del portafoglio. Il
Comitato di gestione affida peraltro al Comitato per gli investimenti la facoltà di valutare e
proporre, qualora ne ravvisi l’opportunità, la copertura parziale del rischio valutario: le operazioni
di copertura, in ogni caso, non possono superare la metà dell’esposizione valutaria complessiva del
portafoglio gestito. Le operazioni di copertura devono avere, come unico scopo, quello di ridurre il
rischio di cambio connesso a investimenti effettuati in valute diverse dall’euro. Non è consentita, a
nessun gestore, la possibilità di effettuare operazioni aventi finalità speculative.
VIII. RISK MANAGEMENT
La Compagnia ha un approccio prudenziale al rischio e, come indicato dal Comitato di gestione nel
documento sugli Investment beliefs, ritiene che il controllo del rischio e la generazione di
rendimenti da investimenti debbano essere bilanciati; la priorità della gestione è però in ogni caso
rivolta alla gestione del rischio complessivo del portafoglio. Nella valutazione del suddetto
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portafoglio, la Fondazione tiene in considerazione il rischio derivante dalla partecipazione in Intesa
Sanpaolo.
Per configurare le proprie decisioni di asset allocation strategica, la Compagnia valuta i rendimenti,
i rischi e le correlazioni sulla base di previsioni di lungo periodo, rivedendo però tali fattori almeno
su base annua. La Compagnia ritiene che l’orizzonte di investimento di lungo periodo da essa fatto
proprio possa rappresentare un vantaggio competitivo e, in questa prospettiva, è disposta ad
accettare profili di rischio e di rendimento in una prospettiva di lungo termine.
Il Comitato di gestione, nella valutazione del rischio complessivo connesso alle politiche di
investimento della Fondazione, individua e considera meritevoli di attenzione i seguenti principali
elementi:
i) il rischio di concentrazione;
ii) il rischio di mis-matching;
iii) il rischio connesso alla scelta dei gestori;
iv) il rischio valutario;
v) il rischio di liquidità;
vi) il rischio di mercato;
vii) il rischio di credito;
vii) il rischio geopolitico;
viii) il rischio di custodia;
ix) il rischio di controparte;
x) rischi estremi;
xi) rischio di investimenti non appropriati.
La Compagnia tiene in considerazione i fattori di rischio sopra illustrati nel definire le proprie scelte
d’investimento, avuto riguardo altresì agli obiettivi di spesa e di conservazione del capitale e nella
consapevolezza che un attento monitoraggio di tali fattori non rende l’Investment policy libera dai
rischi ma consente di bilanciare gli obiettivi di rendimento e di performance assegnati al portafoglio
con il livello di rischio complessivo dello stesso.
Il Comitato di gestione mantiene la responsabilità primaria sul livello di rischio complessivo
assunto dal portafoglio di attività finanziarie della Fondazione. Il Comitato monitora il rischio
assunto dagli investimenti della Compagnia su base trimestrale, sulla base dei report specifici
prodotti dall’advisor sul portafoglio gestito e da Fondaco Sgr, con il contributo dello staff interno e
la supervisione del Comitato per gli investimenti. Il monitoraggio giornaliero viene effettuato da
Fondaco Sgr e dai diversi gestori in delega sulla base dei rispettivi mandati, con il contributo
dell’advisor per il portafoglio gestito.
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Allegato A
Atto di regolazione in materia di modalità e criteri di gestione del patrimonio, approvato dal
Consiglio generale della Compagnia il 30 marzo 2009
PREMESSE
a. Il presente Atto di regolazione, adottato dal Consiglio generale, ai sensi dell'art. 5.4 dello Statuto,
nella riunione del 30 marzo 2009 ha per oggetto le modalità e i criteri di gestione del patrimonio.
b. In particolare vengono stabiliti i criteri per l'amministrazione della partecipazione nella società
bancaria conferitaria, oggi Intesa Sanpaolo S.p.A., ferma restando la competenza del Comitato di
gestione sulla gestione operativa della partecipazione strategica, ivi compreso l'esercizio dei diritti
corporativi.
c. Compete inoltre al Comitato di gestione la responsabilità di definire le concrete modalità, i
processi attuativi e le forme di gestione relativi al “portafoglio gestito”, come in appresso definito.
Nell'ambito di tale competenza, il Comitato di gestione seleziona, con il concorso di consulenti
indipendenti, gli intermediari abilitati cui affidare l'esecuzione delle attività di investimento e
sovrintende al servizio di controllo interno, cui è affidato il monitoraggio della corretta esecuzione
di tale attività e il controllo sull'affidabilità e sulla osservanza dei relativi processi.
d. Il presente Atto di regolazione viene integrato dallo specifico "Documento attuativo" pluriennale
da emanarsi, in sostituzione del Documento attuativo in vigore, da parte del Consiglio generale
entro 90 giorni dalla approvazione del presente Atto.
I
PRINCIPI GENERALI
1. La politica di investimento della Compagnia di San Paolo è ispirata al principio di legge
secondo cui “le fondazioni diversificano il rischio di investimento del patrimonio e lo
impiegano in modo da ottenere un’adeguata redditività, assicurando il collegamento funzionale
con le loro finalità istituzionali ed in particolare con lo sviluppo del territorio”.
2. La politica di investimento è guidata dai seguenti obiettivi: i) conservare il valore reale del
patrimonio ai valori di mercato su un orizzonte temporale non inferiore a quattro anni e
possibilmente incrementarlo a favore delle future generazioni; ii) stabilizzare nel tempo il livello
di risorse destinate agli interventi istituzionali, in proporzione al valore reale del patrimonio; iii)
contribuire al raggiungimento della finalità istituzionale di favorire lo sviluppo equilibrato dei
territori di riferimento.
3. Le scelte di investimento devono anche essere coerenti e funzionali all’impegno in favore della
stabilità del sistema finanziario del Paese cui la Fondazione ha contribuito e cui intende
contribuire anche in questa fase storica di particolare complessità. Questo impegno testimonia la
vocazione di investitore istituzionale operante anche al di là dei confini dei territori di
riferimento che caratterizza la Compagnia.
II
LA POLITICA DEGLI INVESTIMENTI
1. Al fine di perseguire efficacemente gli obiettivi generali di cui sub I.2, il patrimonio della
Compagnia è suddiviso in due parti: (a) un portafoglio di partecipazione strategica (“portafoglio
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strategico”) che comprende l’intera quota azionaria in Intesa Sanpaolo e la classe di
investimenti mission related/local bias e (b) un “portafoglio gestito”.
Il portafoglio strategico è coerente in primo luogo con il ruolo di investitore di lungo termine
che la Compagnia di San Paolo intende svolgere in quanto azionista stabile di Intesa Sanpaolo, e
con la sua natura di soggetto interessato allo sviluppo dei territori di riferimento (in quanto tale,
definibile anche come stakeholder).
La consistenza effettiva dello stakeholder value che ne deriva è oggetto di ricognizione e di
attenzione sistematica, in quanto fattore che contribuisce a giustificare l’allocazione di una
quota consistente del patrimonio concentrata in un solo titolo.
Nella gestione del patrimonio si introduce un principio di bilanciamento tra quota azionaria in
Intesa Sanpaolo e altri investimenti del portafoglio strategico e portafoglio gestito, nella misura
in cui ciò non comporti comunque una riduzione della partecipazione della Compagnia al
capitale della banca conferitaria al di sotto della quota detenuta alla data di adozione del
presente Atto di regolazione (al di fuori di ipotesi di operazioni straordinarie sul capitale).
Il principio per cui la politica di investimento è diretta anche al raggiungimento della finalità
istituzionale di favorire lo sviluppo equilibrato dei territori di riferimento trova attuazione
attraverso la previsione di una classe di investimenti di tipo mission related, legati direttamente
cioè al perseguimento di un fine settoriale statutario, o local bias, caratterizzati dalla
concentrazione geografica nei territori considerati di riferimento da parte della Compagnia, con
l’attesa prospettica di effetti di sviluppo locale.
L’investimento nella classe di attività mission related e local bias deve essere ispirato a criteri
di massima prudenza ed essere coerente con le strategie di erogazione della Compagnia e la sua
missione istituzionale. La realizzabilità di tali investimenti da parte della Compagnia è inoltre
vincolata al fatto che essi siano caratterizzati da: i) la capacità almeno potenziale di generare
rendimenti economici netti positivi; ii) un livello di rischiosità non superiore a quello massimo
accettato per altre classi di investimento della Compagnia; iii) agevole liquidabilità almeno al
termine dell’investimento e ragionevole protezione da perdite in conto capitale.
Il portafoglio gestito deve avere un profilo di rischio‐rendimento coerente con la necessità di
compensare il rischio del portafoglio strategico. La allocazione del portafoglio gestito è definita
su base pluriennale nel Documento attuativo di cui alle premesse sub a).
L’obiettivo finanziario della politica degli investimenti è rappresentato dal raggiungimento di un
rendimento reale complessivo al tasso del 2,50% calcolato sulla media del valore di mercato di
tutte le attività investite alla fine dell’anno precedente. Su proposta del Comitato di gestione, il
Consiglio generale può di tempo in tempo aggiornare il tasso di rendimento.
III
POLITICA DI SPESA
1. Fermo restando il rispetto dei vincoli di legge e delle disposizioni della Autorità di Vigilanza,
gli obiettivi della politica di spesa devono essere compatibili con gli obiettivi finanziari della
politica degli investimenti e con le finalità istituzionali di preservare e possibilmente
incrementare il valore reale del patrimonio e di garantire la stabilità della spesa stessa nel tempo.
2. Il fondo di stabilizzazione può essere utilizzato in ogni anno per un ammontare non superiore al
50% del suo valore come registrato nel bilancio consuntivo relativo all’anno precedente a quello
di utilizzo.
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Allegato B
Sintesi dei Principi d’investimento della Compagnia (Investment beliefs)
La missione della Compagnia
La missione d’investimento della Compagnia è volta alla conservazione del patrimonio e alla
stabilità della spesa dedicata ai suoi principali beneficiari. La Fondazione deve essere in grado di
generare un reddito costante, stabile e distribuibile nel tempo. La creazione di valore dagli asset
della Fondazione è dunque importante per assicurare che i requisiti di spesa siano raggiunti.
Tuttavia, gli attivi devono essere investiti in modo da realizzare l’obiettivo di lungo periodo
della Fondazione, ossia la conservazione (e auspicabile crescita) del valore reale del patrimonio.
Obiettivi di investimento e uso del Fondo di Stabilizzazione
La Compagnia ritiene che il Fondo di Stabilizzazione sia uno strumento importante per
assicurare stabilità alla spesa futura. Al fine di conservare il valore del proprio patrimonio nel
lungo termine, la Compagnia introduce un limite massimo di spesa proporzionale al valore di
mercato complessivo del patrimonio. In anni di rendimenti positivi degli investimenti, una parte
di tali rendimenti sarà accantonata nel Fondo di Stabilizzazione, per garantire stabilità di spesa
in anni di rendimenti negativi.
Partecipazione in Intesa Sanpaolo
La Compagnia ha una partecipazione azionaria nel gruppo bancario Intesa Sanpaolo di circa
10%, di cui il 7,96% e’ considerata partecipazione strategica (come da Atto di regolazione). Il
Comitato di gestione è cosciente dei rischi legati a tale esposizione azionaria nell’ambito del
portafoglio complessivo ed è favorevole al principio del ribilanciamento rispetto al portafoglio
complessivo o ad altre forme di gestione di tale partecipazione (ad esempio: copertura,
ottimizzazione del reddito). Ciò nonostante, la Compagnia non considera appropriato il
ribilanciamento automatico di tale partecipazione nel gruppo bancario in relazione al patrimonio
totale. Un eventuale ribilanciamento dovrà essere valutato secondo le opportune condizioni e
sarà quindi deciso a discrezione del Comitato di gestione, sulla base di considerazioni di natura
strategica e finanziaria.
Tolleranza al rischio ed orizzonte temporale
La Compagnia ha un approccio prudenziale al rischio e, nella valutazione del portafoglio, tiene
in considerazione il rischio derivante dalla partecipazione in Intesa Sanpaolo. La Fondazione
considera il suo orizzonte di investimento di lungo periodo un vantaggio competitivo
comparativamente ad altri investitori. La Compagnia è cosciente del fatto che i suoi obiettivi
hanno una natura di lungo periodo ed è disposta ad assumere rischi in cambio di rendimenti
superiori sempre nel lungo periodo. Ritiene altresì che il controllo del rischio e la generazione di
rendimenti da investimenti debbano essere ribilanciati, ma la priorità è rivolta alla gestione del
rischio di portafoglio.
Valutazione del rischio e rendimento
Per valutare le proprie decisioni di asset allocation strategica, la Compagnia considera i
rendimenti, i rischi e le correlazioni sulla base di previsioni di lungo periodo. La Fondazione
rivede tali fattori almeno su base annua. La Fondazione riconosce i limiti nelle assunzioni e le
difficoltà nella stima quantitativa di tali fattori. La Compagnia tiene in considerazione l’attuale
contesto di rischio nel valutare le proprie scelte, sia per quanto riguarda i requisiti di spesa, sia
l’obiettivo di conservazione del capitale. Poiché i rendimenti da investimenti sono strettamente
legati alle decisioni di asset allocation, eventuali proposte di modifica dell’asset allocation
strategica sono soggette ad analisi rigorose e frequenti.
12
Struttura e governance
La Compagnia riconosce il legame tra la combinazione delle risorse e del processo che porta alle
decisioni di investimento (definita governance) e i risultati d’investimento. La Fondazione
ritiene sia cruciale per la propria governance definire il grado appropriato di autonomia
decisionale d’investimento e definire le deleghe corrispondenti concordemente alle linee guida
definite dal Consiglio. Il Comitato di gestione mantiene la responsabilità primaria sulle decisioni
di investimento di alto livello, inclusa l’importante decisione sul livello di rischio complessivo
assunto. Il Comitato di gestione ritiene che una Comitato per gli investimenti, con scopi
esclusivamente consultivi e istruttori, possa garantire l’appropriato focus sugli investimenti e
agevolare le decisioni al riguardo. Tale Comitato, senza potere decisionale, fornirà
raccomandazioni al Comitato di gestione riguardo le decisioni di investimento. Il Comitato per
gli investimenti sarà formato da componenti il Comitato di gestione, avrà il supporto degli uffici
competenti e interagirà anche con soggetti esterni.
Gestione attiva e passiva
La Compagnia non ha una diretta preferenza per la gestione attiva. Il Comitato di gestione
ritiene che i costi operativi e di gestione siano importanti nel considerare il potenziale valore
creato nel lungo termine. La gestione passiva dovrebbe garantire maggiore diversificazione,
minori costi e minor rischio quando rivolta a mercati efficienti. La Fondazione adotterà tuttavia
una gestione attiva ove ritenga i mercati inefficienti e dove l’abilità del gestore può aggiungere
valore al netto dei costi di gestione. L’identificazione e la selezione di adeguati gestori attivi sarà
basata sulla ricerca qualitativa, e non solamente sulla base della performance passata. Il rischio
di sotto-performance di una gestione attiva viene significativamente ridotto selezionando più di
un gestore per mandato.
Esposizione ai mercati emergenti
La Fondazione conviene sugli argomenti a favore di un investimento di lungo termine nelle
economie in via di sviluppo. Ritiene altresì che l’attrattiva di tali investimenti debba essere
relazionata al loro prezzo.
Liquidità
La Compagnia considera la liquidità un fattore importante nelle proprie decisioni di
investimento. Tuttavia, ritiene che investimenti con scarsa liquidità siano giustificabili per
incrementare le aspettative di rendimento purché ne siano mantenuti il controllo e la trasparenza.
Per garantire la stabilità delle decisioni di investimento e la liquidità di portafoglio, la
Compagnia ritiene che gli investimenti legati alla propria missione sociale (mission-related)
debbano avere un limite massimo in rapporto al valore di mercato del patrimonio.
Innovazione
La Compagnia è aperta a considerare nuove opportunità d’investimento, ma ritiene che essere un
precursore nell’adozione di nuove strategie comporta più rischi che rendimenti. La Fondazione
preferisce analizzare cautamente e sviluppare la necessaria competenza in questi ambiti prima di
investirvi il proprio capitale.
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Allegato C
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