Dimissioni in bianco?

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Dimissioni in bianco?
attualità
per la mamma
di Francesca Capelli
FAMIGLIA&LAVORO
PAGINA
Consulenza di
Maurizio Drezzadore
responsabile
del dipartimento Lavoro
delle Acli (www.acli.it )
Dimissioni
in bianco?
“Dopo un lungo periodo di disoccupazione
e lavori precari, dopo la nascita di mio figlio
un’azienda mi ha proposto l’assunzione.
Non mi sembrava vero… Invece, prima
di firmare il contratto - peraltro per una
mansione molto più bassa della mia
qualifica - mi è stato chiesto anche di
firmare una lettera di dimissioni in bianco,
caso mai fossi rimasta di nuovo incinta.
Ero allibita: credevo che questa pratica
non esistesse più nel 2011…”.
Mail di Stefania
Quello descritto è purtroppo un caso molto
frequente. Secondo un rapporto Istat,
nel biennio 2008-2009, 800 mila donne
hanno dichiarato di essere state costrette
almeno una volta nella vita a licenziarsi
a causa di una gravidanza, spesso firmando
una lettera di dimissioni in bianco
al momento dell’assunzione.
Un problema che coinvolge soprattutto
le lavoratrici giovani (il 13,1 per cento,
contro il 6,8 per cento delle donne con
maggiore anzianità di servizio), con basso
titolo di studio e residenti al sud (10,5
per cento). In più, chi lascia non rientra:
solo il 40,7 per cento ha ripreso l’attività,
con minimi del 15 per cento nel meridione.
“Una legge del 2007, durante il governo
Contrastare il fenomeno
del lavoro nero
E se premiassimo le imprese corrette con una certificazione
di filiera virtuosa? La proposta arriva dalle Acli. “Dopo aver
garantito la tracciabilità degli alimentari, l’Europa dovrebbe
garantire una certificazione sociale dei prodotti, rendendone
trasparente la provenienza”, dice Maurizio Drezzadore. “In questo
modo il consumatore saprebbe da dove arriva un oggetto,
le condizioni sociali del paese di provenienza, se in quel contesto
è garantito un lavoro dignitoso”. E per impedire una concorrenza
sleale dei prodotti che non garantiscono gli stessi standard,
si dovrebbero poter imporre dazi doganali per l’importazione.
Io e il mio bambino
Prodi, aveva introdotto un freno a questa
pratica incivile”, dice Maurizio Drezzadore,
responsabile del dipartimento Lavoro delle
Acli. “Obbligava a scrivere la lettera di
dimissioni su un modulo datato e numerato,
disponibile all’ufficio del lavoro o scaricabile
da Internet”. In questo modo diventava
impossibile far passare come recente una
lettera scritta mesi o anni prima. “Tale
legge fu abrogata nel 2008, dopo il ritorno
del governo di centro-destra”. E questo ha
lasciato di nuovo campo libero a pratiche
illegali che attecchiscono soprattutto nelle
zone con maggiore disoccupazione. “Se è
vero che c’era l’esigenza di alleggerire
le procedure eccessivamente burocratiche
di quel provvedimento, si doveva - anziché
cancellare la norma - riformularla
diversamente”, dice Drezzadore. “Noi
abbiamo proposto e continuiamo a proporre
di regolamentare la materia con la clausola
di ripensamento”. Significa che, dopo aver
presentato le dimissioni, il lavoratore ha 3
giorni di tempo per confermare o smentire
la lettera. “Con la possibilità di sanzionare il
datore di lavoro che ha forzato la decisione”.
Al momento purtroppo non ci sono
strumenti legali per impedire la pratica
delle dimissioni in bianco, se non il rifiuto
di firmare e la denuncia. Con il rischio
di veder sfumare subito un’opportunità
di lavoro. “Ma accettare significa mettersi
in una posizione di ricatto permanente”,
afferma Drezzadore. “E indebolire
la forza contrattuale di tutti i lavoratori.
Questa pratica illegale e incivile che ne
richiama altre, come il caporalato (un
fenomeno malavitoso di sfruttamento della
manovalanza con metodi illegali) inquina
le relazioni sindacali e toglie margine
a qualsiasi tipo di contrattazione”.
CORBIS
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 UNA PRATICA ILLEGALE