Van der Vaart: uno "Spyce Boy" per la Juve (LaStampa.it)
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Bianconerionline Van der Vaart: uno "Spyce Boy" per la Juve (LaStampa.it) sabato 05 gennaio 2008 Van der Vaart: uno "Spyce Boy" per la Juve L'olandese rifiuta rinnovo con l'Amburgo. I tedeschi sicuri: «Andrà a Torino» MASSIMILIANO NEROZZI TORINO Che razza di piedi il destino abbia concesso in dotazione a Rafael Van der Vaart, lo racconta David Endt, team manager dell’Ajax, uno che l’ha avuto davanti agli occhi una vita: «È un purosangue, come dissi anni fa, quando i giornalisti spagnoli si precipitarono ad Amsterdam perché Real e Barcellona volevano prendersi Rafael. Ha tutto: visione di gioco, passaggio, senso del gol. Non vorrei dire una bestemmia, per voi italiani, ma a noi, fin da giovane, un po’ ricordava Rivera. Ovviamente, alla velocità del calcio d’oggi». Anche depurando le parole da un’amicizia decennale, restano i numeri: 52 gol in 117 partite di campionato con l’Ajax. Per uno che, di mestiere, fa il trequartista, mica la punta. Nel ramo finalizzazioni, comunque, si sta specializzando pure con l’Amburgo: 9 gol in 14 partite, capocannoniere in mezzo alla tribù degli attaccanti, Toni e Klose compresi. Dal prossimo anno, giurava ieri la stampa tedesca, si ripeterà con la maglia della Juve, per 17 milioni di euro: a giorni Van der Vaart annuncerà ufficialmente di non voler prolungare il contratto con il club, che scadrà nel 2010, rifiutando l’accordo fino al 2012 (a quattro milioni di euro a stagione). Ci si può dare l’assalto già adesso, però, perché nel 2009 l’Amburgo rischia di perderlo per un milione e mezzo di euro. «Già mi immagino di giocare con la maglia della Juve», disse al quotidiano «Bild» l’olandese, poco prima di Natale. «Arrivò all’Ajax a dieci anni - spiega ancora Endt - bastò un provino». Con la palla aveva un rapporto morboso, fin da piccolo: «Da quando ha iniziato a camminare - raccontò una volta il padre - s’è attaccato al pallone. E a quattro anni già faceva cose che mi fecero pensare: cavolo, questo bambino ha qualcosa si speciale». Aveva pochi dubbi anche l’ex genoano Johnny Van’t Schip, suo allenatore nelle giovanili: «Ogni giorno inventava calcio e aveva una voglia pazzesca. Per lui qualsiasi partitella era la finale dei Mondiali: pioggia, neve, caldo, non faceva differenza». La fecero solo gli infortuni: nel febbraio 2002, una brutta lesione al ginocchio destro che lo tenne fuori sei mesi, un altro guaio al ginocchio sinistro, a settembre (a riposo dieci settimane) e una seria distorsione alla caviglia, nel 2005. Quando tutto cominciò, la famiglia Van der Vaart viveva in un camping, a Heemskerk, paese a una trentina di chilometri da Amsterdam: «Nel campeggio - ricorda spesso Rafael - c’erano circa cinquanta persone, molti miei parenti. La scuola era a due passi e, appena finita, andavamo al campetto a giocare: è stato uno dei periodi più belli della mia vita». Se lo portò via l’esordio con la maglia dell’Ajax: «Lasciammo la nostra roulotte perché c’erano continuamente ragazzini che bussavano alla porta in cerca di un autografo». Ci ha fatto l’abitudine. Appena arrivato ad Amburgo, la maglietta con il suo nome ha battuto i record di vendita, mentre con la moglie Sylvie, modella e presentatrice tv, forma ormai una ditta, gestita dalla Essel Sports Management: Rafael ha prestato la faccia alla Pepsi, lei a un marchio di gioielli. «Ormai li chiamano i Beckham d’Olanda», sorride Endt. Coraggio, ha appena 24 anni. LaStampa.it http://www.bianconerionline.com/web Realizzata con Joomla! Generata: 29 September, 2016, 21:11