Verso le Piramidi di Bosnia - Ultima parte
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Verso le Piramidi di Bosnia - Ultima parte
Nibiru 2012 Verso le Piramidi di Bosnia - Ultima parte Inviato da Sirius_Cily Dalla Valle delle Piramidi ripariamo temporaneamente a Sarajevo. Ma in questa città tira una brutta aria: non è più la tollerante città di prima della guerra. Respiriamo tensione e separazione etnica. Vediamo moschee di vetro appena costruite in mezzo a palazzoni in stile Unione Sovietica con ancora i fori dei proiettili sulle facciate. Centri commerciali ipersviluppati supermoderni ed edifici sbrecciati. Splendide magioni in stile austro-ungarico o liberty e ampie strade da realismo socialista. Una città ancora ferita, ma è logico dopo 4 anni d’assedio e 12.000 morti. “Vorremmo una birra” chiediamo “Qui l’alcool non lo serviamo” ci rispondono “Andate pure da un’altra parte”. Poi capiamo di essere nella parte mussulmana della città. Allora decidiamo di ritornare immediatamente alle piramidi. Per coloro che non se la sentono di affrontare un lungo viaggio in automobile, arrivare in aereo a Sarajevo e poi prendere una vettura a noleggio per recarsi a Visoko potrebbe sembrare una buona scelta. Ed è quello che è sembrato anche a noi e, nell’ipotesi di ritornare per questa via alle piramidi senza affrontare tutti quei chilometri in macchina, abbiamo deciso di alloggiare in quello che sembrerebbe il miglior albergo di Sarajevo per l’accessibilità e i servizi, ossia l’Holiday Inn. Un hotel a cinque stelle di recente costruzione, facilmente raggiungibile dall’aeroporto senza rimanere bloccati nel traffico, posto non molto lontano dalle torri gemelle in vetro e acciaio, diventate ormai un simbolo di questa città. L’hotel “Holiday Inn” Ma, all’entrata rimaniamo stupiti perché ci fanno passare attraverso il metal-detector e perquisiscono i nostri bagagli. Chi lo fa parla una strana lingua che non è lo slavo e non parla inglese. Poi guardandoci intorno scopriamo una serie di bandiere turche, poste qui e là con discrezione. Nella serata, accomodati nella hall stiamo sorseggiando una gradevole Sarajevsko Pivo ghiacciata, che abbiamo imparato a conoscere nel nostro viaggio. Intorno a noi molti uomini d’affari arabi accompagnati dalle loro consorti velatissime che ci guardano con diffidenza. Osserviamo che loro bevono solo gazzosa. Sarajevo. Palazzi bellissimi ed altri un po’ meno Stiamo discutendo di ciò che ci ha convinto e cosa meno nel nostra visita. Dobbiamo ritrovare Haris per farci accompagnare sulla cima della Piramide del Sole e verificare se davvero questi resti medievali tanto reclamati dalla comunità archeologica internazionale sono così importanti da richiedere la sospensione immediata degli scavi intrapresi dalla fondazione “Bosanska piramida Sunca” di Semir Osmanagic. D’improvviso ci accorgiamo che tutti si sono alzati in piedi. Circa un centinaio di persone improvvisamente in piedi di scatto dalle loro comode poltroncine della hall. Volgiamo lo sguardo. È entrato Recep Tayyip Erdo, il premier turco, che lì sembra essere di casa e questa volta è venuto per partecipare alle commemorazioni per l’eccidio di Srebrenica. È accompagnato da uno staff quasi completamente maschile, robusto e atletico (servizi segreti turchi, non uomini politici) e dotato di numerose Mercedes 500 scure. C’è anche un piccolo gruppo femminile rigorosamente in chador, a cominciare dalla moglie, elegantemente vestita; anche se distinguo una giornalista turca che ne è priva, ma ha un’aria così scalmanata che non ammette repliche. Sembra più alto e più biondo di quanto visto in televisione ed ai telegiornali. Mi viene proibito di fare foto, pena il sequestro della macchina fotografica. Cominciamo a capire chi sta soffiando sul fuoco della separazione etnica in Bosnia. Già. E il tanto decantato Occidente dov’è andato a finire? A questo punto ci ritiriamo nella nostra stanza che scopriamo essere priva di aria condizionata. Lui sicuramente ce l’avrà, commentiamo. Sarajevo. Molti palazzi hanno le facciate ancora sforacchiate dai proiettili http://www.nibiru2012.it Realizzata con Joomla! Generata: 29 September, 2016, 22:49 Nibiru 2012 Il giorno successivo, dopo aver esaminato con cura le fotografie colte il giorno precedente alle piramidi e subìto l’ennesima perquisizione da parte dei servizi segreti turchi, decidiamo che ne abbiamo avuto abbastanza e che è giunto il momento di levare le ancore dall’Holiday Inn per ritornare a Visoko. Non prima di aver protestato per l’aria condizionata. “Ma quante stelle ha questo albergo?” domanda il mio interprete alla segretaria dell’accettazione. “Dovrebbe averne cinque, ma in realtà è forse qualcosa di meno” risponde pacificamente la segretaria. “Ma almeno il suo stipendio è da cinque stelle?” continua a protestare Walter. La segretaria ci pensa un momento e risponde ”No, neanche quello è da cinque stelle”. Fortunatamente anche il conto della stanza non è stato da cinque stelle. Sarajevo. Un piccolo fiume di nome Miljacka divide la città in due parti Sarajevo. Il palazzo del parlamento della Bosnia Erzegovina, completamente ricostruito dopo la guerra La strada da Sarajevo a Visoko, che si trova a nord-ovest rispetto alla capitale, è una bella autostrada da pagarsi in moneta bosniaca (circa 1 marco bosniaco = 0,50 euro), per cui bisogna procurarsela. Sono circa una trentina di chilometri e a destinazione si arriva in meno di un’ora, anche se usciti dal raccordo autostradale si fa fatica ad orientarsi. Ci rechiamo immediatamente ai tunnel di Ravne, che meritano un nuovo approccio, in quanto per ora unico sito in attività. Haris risulta impegnato con i vari turisti fino alle 16 di quel giorno. I lavori sono fermi. Sono spariti gli ombrelloni e gli archeologi non ci sono. Ma è domenica! Ma qui non si faceva riposo il venerdì? Ci domandiamo. Evidentemente non è così. C’è solo il custode, un signore sui 60 anni, che ci fa un bel sorriso per averci visti ritornare. Ma anche se è domenica i visitatori sono sporadici e vengono accompagnati nel tunnel dal custode a piccoli gruppi. Per chi si accontenta, arrivare la domenica può essere un’idea brillante, soprattutto per visitare i tunnel. Ma il custode parla solo bosniaco e l’ingresso costa 5 marchi bosniaci che si trasformano stranamente in 5 euro se non avete la moneta locale. Tutti gli altri siti sono gratis e liberamente visitabili. Il biglietto d’ingresso ai tunnel di Ravne. Tutto ciò a riprova del fatto che la fondazione che cura gli scavi non ha poi questi tanto reclamati cospicui vantaggi economici dal turismo nei siti archeologici. Se però volete spendere i vostri euro ai chioschi di ricordini o acquistare cartoline delle piramidi sono fatti vostri. La guida ha più tempo per spiegare e intrattenere, ma la lingua è l’inglese e bisogna tenerne conto. Conviene contattare la guida direttamente per farsi accompagnare a pagamento negli altri siti, altrimenti difficili da trovare se si ha fretta (Haris Delibasic, tel.mob.: +387 62 730 299; fax +387 33 235 937). Non essendoci attività in corso, abbiamo tempo di dare un’occhiata più approfondita lì intorno. Anche lontano dell’entrata dei tunnel ci sono altri grandi blocchi di conglomerato. Il mio interprete suggerisce che tutta la montagna è costituita così, a seguito di un processo naturale susseguente ad un’eruzione vulcanica, ossia la fuoriuscita violenta dal vulcano di una massa di piccole pietre di quarzo già solidificato immerse in una matrice di cenere poi indurita. Il materiale conglomerato è appoggiato su roccia sedimentaria ed appare eroso dagli agenti atmosferici. Questo è anche quanto dicono gli scettici che hanno visitato il sito. Ma allora non si spiega la forma costante e regolare delle gallerie, con un’apertura a destra, una a sinistra e una al centro ogni circa 30 metri. Nella natura esiste la matematica, ma di solito la natura è più fantasiosa nelle sue manifestazioni e non utilizza nel mondo macroscopico una regolarità del genere. Per me è chiaro che c’è dietro lo zampino dell’uomo. Se il conglomerato può anche essere di origine naturale, le gallerie hanno tutto l’aspetto di non esserlo per niente. Il materiale conglomerato appare molto eroso in superficie tanto che si sono staccati vari pezzi, per cui raccolgo un campione da esaminare in laboratorio. Il campione di materiale conglomerato accuratamente lavato per una prima analisi http://www.nibiru2012.it Realizzata con Joomla! Generata: 29 September, 2016, 22:49 Nibiru 2012 Guardando con attenzione scopriamo anche un altro imbocco alle gallerie parzialmente ostruito al di sotto dello strato di materiale conglomerato. A circa 20 metri dall’attuale ingresso ai tunnel di Ravne c’è un altro ingresso ancora ostruito dalla terra E se poi volessimo ammettere che tutte le gallerie sono naturali, come si spiega la loro sigillatura con un muro di pietre ad ogni nodo di entrata? Inoltre, parlando con gli archeologi il giorno prima, sono venuto a sapere che sono presenti più muri di pietra anche all’interno delle gallerie, circa ogni 10 metri. Lo schema di realizzazione della sigillatura è molto semplice: muro eretto a secco sino al soffitto, seguito per diversi metri di terriccio fine accumulato fino alla volta, poi di nuovo un muro eretto a secco, seguito da diversi metri di tunnel sigillati con terriccio fine e così via. Tutto ciò non ha per nulla l’aspetto della naturalità. L’ipotesi degli archeologi per questa sigillatura, comunicataci da Haris, è che in realtà si tratti di un modo per impedire che l’acqua penetri dentro le gallerie, o meglio quell’acqua del mare che al termine dell’ultima glaciazione ha iniziato ad aumentare di livello per lo scioglimento dei ghiacciai invadendo anche la Valle di Visoko. Questa teoria è molto suggestiva se teniamo conto che nello stesso periodo l’acqua del mare ha superato lo stretto dei Dardanelli trasformando in pochi giorni la florida valle a nord della Turchia nell’attuale Mar Nero. E di questo episodio ci sono numerose prove. Ma ciò presuppone che all’interno di quelle gallerie ci sia qualcosa di veramente prezioso, se un popolo si è preso la briga di sigillarle con cura per evitare l’invasione delle acque. Guardando attorno non possiamo non notare l’enorme quantità di pietre e terra trasportata fuori dalle gallerie e lasciata precipitare nella scarpata posta di fronte all’entrata principale, indice di uno sforzo notevole per svuotare i tunnel, ma anche altrettanto per riempirli. La scarpata posta di fronte all’entrata del tunnel. Un enorme quantità di materiale ci dà la misura di quanti metri di gallerie sono stati svuotati. Ma mentre siamo presi da queste elucubrazioni alle 16 arriva puntuale Haris per accompagnarci in cima alla Piramide del Sole. Voglio vedere quanto sono importanti questi ruderi medievali da provocare la sospensione immediata degli scavi di superficie in tutta la Valle delle Piramidi. Dovete sapere che il progetto è fondamentalmente osteggiato da un gruppo di archeologi anglo-americani condotto principalmente dal prof. Anthony Harding, presidente dell’Associazione Europea degli Archeologi (EAA – www.e-a-a.org), che con il supporto di alcuni archeologi bosniaci stanno cercando di tenere bloccati gli scavi a tutti costi. Con una lettera aperta di protesta al Governo Bosniaco (11 dicembre 2006 - di cui potete leggere la dichiarazione qui – www.e-a-a.org/statement.pdf) hanno detto testualmente a nome dell’Associazione Europea degli Archeologi (EAA): che “Dopo una visita a Sarajevo da parte del Presidente, il Segretario e l’Amministratore dell’associazione, la EAA dichiara il suo sostegno alla piccola comunità degli archeologi professionisti in BosniaErzegovina e sollecita le autorità, sia cantonali, che federali e statali, a sostenere la dignità della professione con risorse adeguate per i musei, e invita al salvataggio e alla protezione del patrimonio archeologico, e a ritirare tutto il sostegno all'assurdo progetto <<piramide>> che sta attirando l'attenzione mondiale dei media, fuorviando l'opinione pubblica, e deviando il sostegno politico e le risorse dai problemi reali di tutela e di restauro dell’autentico patrimonio nazionale della Bosnia-Erzegovina, messo in pericolo dal progetto". E poi ancora: "Noi, archeologi professionisti provenienti da ogni parte d'Europa vogliamo protestare con forza per il continuo sostegno da parte delle autorità bosniache al cosiddetto progetto "piramide” svolto sulle colline di Visoko e zone limitrofe. Questo progetto è uno scherzo crudele per un pubblico ignaro e non ha posto nel mondo della vera scienza ... ...." Enver Imamovic dell'Università di Sarajevo, un ex direttore del Museo Nazionale di Sarajevo, preoccupato del fatto che gli scavi potessero danneggiare i siti storici nell’antica capitale medievale di Visoko, sostenne che le ricerche di Semir Osmanagic avrebbero "irreversibilmente distrutto un tesoro nazionale", chiedendo al governo di annullare il permesso agli scavi alla Fondazione. Ciò sulla base degli scavi degli archeologi istituzionali che nell'estate del 2008 avrebbero portato alla luce reperti medievali (wapedia.mobi/en/Bosnian_pyramids]). In particolare veniva preso come esempio la preziosa fortezza in cima alla Piramide del Sole messa in pericolo dagli “assurdi scavi” eseguiti. Forti pressioni furono fatte anche nell’ambito dell’UNESCO, l'organizzazione scientifico-culturale delle http://www.nibiru2012.it Realizzata con Joomla! Generata: 29 September, 2016, 22:49 Nibiru 2012 Nazioni Unite, per ottenere la difesa di questi, che a loro dire, erano autentici reperti storici medievali preziosissimi. In particolare dopo che il geologo egiziano Aly Abd Barakat, inviato dal Cairo per collaborare alle ricerche di Osmanagic, aveva dichiarato che la collina di Visocica sembrava proprio una piramide artificiale primitiva, di epoca incerta, rilevando che gli immani blocchi di pietra riscontrati sui tre lati della collina apparivano simili al cemento artificiale che fu utilizzato nella costruzione delle piramidi faraoniche dell'Egitto dell'Antico Regno. Ma tali pressioni così ripiene di ufficialità raggiunsero comunque poco più tardi il loro obiettivo e i lavori di scavo in superficie furono obbligatoriamente sospesi. Dopo queste premesse ho voluto sincerarmi di persona dell’effettivo valore di questi reperti “messi in pericolo dal progetto Piramidi” e mi sono messo alle costole della ormai sempre più impolverata Golf verde acido di Haris che lanciatissima ha cominciato ad inerpicarsi su di una strada sterrata piuttosto accidentata che parte dall’ingresso dei tunnel di Ravne e che dopo un ampio giro tra i boschi si dirige all’altipiano posto dietro la Piramide del Sole. Se avete una macchina piuttosto bassa o troppo stradale non vi consiglio di ripetere questa esperienza. Io con una fuoristrada ho fatto fatica a seguire Haris. Ma giunti all’altipiano si lascia lì le automobili al lato della strada e bisogna arrampicarsi per un sentierino piuttosto ripido, che come avrete capito, rappresenta una costante da queste parti grazie alla cospicua pendenza di questa piramide. Una visione posteriore della Piramide del Sole e della spianata posta dietro ad essa (lato sud) colta dalla strada sterrata che porta ad essa. In cima i resti della fortezza medievale. La spianata posta sul lato sud della piramide con il sentierino che porta alla cima.e la visione della stessa spianata dall’alto della piramide La risalita può portare via da una ventina di minuti a mezzora, dipende dalla vostra efficienza. Giunti in cima si gode di un panorama bellissimo e che spiega l’enorme possibilità di controllo dalla fortezza medievale sul territorio sottostante. Di fronte a voi la Piramide della Luna e sul lato destro in distanza la Piramide del Drago, ancora inesplorata. Ai vostri piedi l’antico borgo di Visoko. Indicato dal dito di Haris la Piramide della Luna con il suo aspetto a forma di zigurrat mesopotamico con la facciata principale rivolta verso la Piramide del Sole, ma interamente ricoperta da una vegetazione rigogliosa. Ma dov’e questa meravigliosa e preziosa fortezza medievale minacciata dagli scavi della Fondazione? Ci spostiamo sulla destra della cima e non credo ai miei occhi. Della fortezza sono rimaste solo quattro mura (datate intorno al 1000 d.C.), in quanto distrutta dagli ottomani quando conquistarono la Bosnia. Di essa è rimasto poco, tranne la base di una torre ed una pianta rettangolare con un lato lungo al massimo di 40 X 15 metri. Delle mura dell’edificio centrale sono rimasti 3-4 metri in altezza. Le mura che circondavano l’edificio centrale sono completamente abbattute con un gran numero di mattoni sparsi dappertutto tra la vegetazione. Le preziose mura sono preservate nella loro integrità da una fascia di nylon che ricopre la loro sommità. Credo che le fotografie siano parecchio impietose e non credo che sia necessario inserirne un maggior numero. Ecco ciò che resta del edificio centrale della fortezza medievale presente sulla Piramide del Sole, le persone presenti nella foto fanno da riferimento dimensionale A questo punto mi è parso evidente che si può essere d’accordo o no con la teoria delle piramidi, ma si può essere sicuri che questo rudere, collocato a mezzo chilometro dagli scavi più vicini sulla Piramide del Sole, è stato utilizzato solo come un bislacco pretesto per bloccare una ricerca discutibile quanto si vuole, ma svolta molto più seriamente. Ma chi non si reca in sede non si può rendere conto di quanto detto, ed alle piaggerie di alcuni archeologi istituzionali e blasonati ci può anche credere. http://www.nibiru2012.it Realizzata con Joomla! Generata: 29 September, 2016, 22:49 Nibiru 2012 Vorrei citare a questo proposito quanto detto dal prof. Garrett Fagan della Penn State University (USA) e citato da Wikipedia: "non dovrebbe essere permesso distruggere siti archeologici genuini alla ricerca di queste illusioni [...] sarebbe come se qualcuno radesse al suolo Stonehenge alla ricerca delle perdute camere segrete della saggezza". Se questo rudere ha il valore di Stonehenge allora viene parecchio da dubitare sulla preparazione scientifica del prof. Garrett Fargan, oppure testimonia la malafede di queste persone di fronte a quanto appena documentato. Io vedo solo quattro mura sbrecciate: niente stanze suntuose, niente torre di osservazione e neppure qualche colonna delle cantine è rimasta in piedi. Sembra una vecchia casa colonica abbandonata da tempo ed andata distrutta. Sicuramente una testimonianza storica, ma con certezza non messa in pericolo da scavi effettuati anche a 10 metri di distanza, figuriamoci a mezzo chilometro. Ecco ciò che rimane delle mura di cinta che circondavano l’edificio centrale. Rientriamo mestamente al punto di ritrovo di fronte all’entrata dei tunnel di Ravne. E lì mi aspetta una sorpresa. Ecco Semir Osmanagic, lo scopritore delle piramidi, appena rientrato dalla Croazia che Haris si affretta a presentarmi. “Che le ne pare?” mi domanda incuriosito Semir con un inglese pacato. “Estremamente interessante” rispondo io, “Ma credo che ci voglia una certa predisposizione d’animo per venire fino a qui”. “Credo che dovrebbe dire anche ai suoi colleghi dell’Università di venire a vedere anche loro di persona” mi dice, “ma può farlo con calma, perché qui ci sarà da scavare per anni!” Ridiamo entrambi. È proprio vero, non come diceva Roberto Giacobbo che fissava la fine degli scavi al 2012 (chissà perché), qui ci vorranno parecchi anni prima di poter concludere gli scavi o forse addirittura non ci sarà mai una fine, come in Egitto, dove ancora oggi ogni giorno si trova qualcosa di nuovo. Quello di cui mi sono convinto che anche qui c’è qualcosa, piramidi o no, però in un modo o nell’altro bisogna riportare alla luce questa civiltà dimenticata che pervade tutta la Bosnia. Alla fine della nostra piacevole chiacchierata sulle cose viste mi domanda “E adesso dove vuole andare?”. “Ritorno a Zenica stasera e poi in Italia” rispondo. “Allora buon viaggio e ritorni presto!” mi dice sorridendo e mi stringe la mano con forza. Certo che ritornerò presto, mi dico tra me e me. Molto prima di quanto si possa pensare. Pablito – 28 luglio 2010 (Fine) © 2010 Salviamoci nel 2012 – www.salviamoci2012.eu Nibiru2012 - www.nibiru2012.it http://www.nibiru2012.it Realizzata con Joomla! Generata: 29 September, 2016, 22:49