Depliant - AssoPanificatori - Associazione Nazionale dei Panificatori
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Depliant - AssoPanificatori - Associazione Nazionale dei Panificatori
Il profumo del pane Appena sfornato è, nell’immaginario collettivo, tra i riferimenti più immediati della nostra civiltà, cultura e tradizione. Il pane è molto più di un alimento, è un simbolo che racchiude molteplici e alti significati, anche sacri. Da millenni è l’emblema stesso del nutrimento, del corpo e dell’anima, dell’unione e dell’amicizia. Offrire o condividere un pezzo di pane è la forma più semplice e più autentica ddell’accoglienza, della fratellanza, della predisposizione all’altro. L’Associazione delle Città del Pane aggrega le realtà che condividono questi principi, per difendere e rivitalizzare la panificazione tradizionale, nella consapevolezza che il pane, oggi non meno di un tempo, possa essere strumento di coesione e valorizzazione delle proprie comunità. www.cittadelpane.it Adria (RO) Agerola (NA) Altopascio (LU) Bondeno (FE) Busca (CN) Busseto (PR) Cantiano (PU) Castelletto Uzzone (CN) Castelvetrano (TP) Cerchiara di Calabria (CS) Ferrara (FE) Genzano di Roma (RM) Ghemme (NO) Gonnosfanadiga (CA) Laterza (TA) Lecce (LE) Maiolo (PS) Le città del pane Mantova (MN) Modica (RG) Montaione (FI) Montemagno (AT) Montesegale (PV) Montespertoli (FI) Ozieri (SS) Padula (SA) Pellegrino Parmense (PR) Pontremoli (MS) Sant’Angelo Lodigiano (LO) Savigliano (CN) Senigallia (AN) Stradella (PV) Triora (IM) Vasto (CH) Villaurbana (OR) L’Associazione Abbraccia tutte le realtà che hanno saputo conservare gelosamente le proprie tradizioni di panificazione, da nord a sud; dalla grande città, dove magari un quartiere o un prodotto particolare sono ancora alfieri della tradizione, al piccolissimo centro, nel quale la produzione del pane tipico è la nota più caratterizzante. è Condivisione di progetti e obiettivi. • coesione e lavoro di gruppo per iniziative congiunte quali: Tutela e promozione del prodotto tipico Promozione della cultura del pane Promozione del territorio • un’idea condivisa che va oltre i confini di un delimitato territorio, ma che ha come riferimento un luogo preciso per tutte le attività dell’Associazione. • Centro di Documentazione che raccoglie in maniera sistematica non solo le notizie e gli atti della vita associativa, rappresentando una importante fonte di informazione e documentazione sul pane, la sua storia, la sua cultura e la sua tradizione. Mette, infatti, a disposizione di tutti conoscenze e informazioni provenienti da tutte le città associate. Il pane, la storia, le suggestioni Il pane è protagonista di una storia che affonda le proprie radici in un’epoca remota, lontana nei millenni. Fu il “padre miglio”, che cresceva spontaneo, ad offrire i suoi chicchi per il nutrimento dell’uomo ben prima del frumento, coltivato invece sistematicamente dagli Egizi, i primi veri mangiatori di pane che fecero di questo alimento anche il cardine della loro economia: possedere un gran numero di pani significava infatti possedere ricchezza. Gli Egizi furono i primi ad inventare i forni ed a scoprire la fermentazione della farina, ossia la forma più rudimentale di lievitazione. I padri egiziani insegnavano infatti ai loro figli: Non mangiare pane quando un altro ti è vicino, senza stendere la mano per offrirgliene un po’… Mentre l’antico egizio aveva il culto dei mutamenti e della metamorfosi, l’ebreo, rispettoso della purezza, non poteva offrire a Dio o nutrirsi di prodotti corrotti e quindi di pane lievitato. Dagli Egizi agli Ebrei, dai Greci ai Romani, azzimo o lievitato, il pane è stato al centro dell’alimentazione e della cultura di ogni epoca e di ogni generazione. Il pane è infatti considerato da sempre “Grazia di Dio”, alimento da cui dipende l’esistenza individuale e collettiva. Non vi è nulla di più comune del pane, eppure, a differenza di quanto comunemente si crede, non vi è nessun alimento che ha tante specificità: basti dire che l’Italia conta almeno 200 tipi di pane, con una stima di circa 1500 varianti. E’ un’Italia di fatta di pane quella nella quale viviamo, il paese europeo dove è più alto il consumo pro capite di questo alimento (quasi 20 kg a persona in più della Francia, seconda classificata) e dove circa il 90% della produzione totale è artigianale. Gli italiani, dunque, amano il pane. Lo amano tanto da cercarne ogni giorno nuove varietà, che sono divenute l’emblema della moltiplicazione dei gusti che caratterizza la società contemporanea. Nei forni della nostra penisola è, infatti, possibile trovare la diversità delle varie regioni: dai pani di grano duro della Puglia e della Basilicata ai pani non salati della Toscana, dai pani caserecci del Lazio a pani bianchi e poco umidi della Romagna, dai pani scuri siciliani a quelli spianati della Sardegna. Tali tradizioni si rispecchiano poi magnificamente nella incredibile varietà di forme e dimensioni. Nelle regioni del nord, ad esempio, prevalgono ancora oggi le forme piccole, croccanti e molto lievitate, a simboleggiare un lusso che si distinguesse dal vero alimento di base, che era la polenta di frumento; al centro e al sud al contrario, sono prevalenti tuttora le forme grandi e dall’impasto più consistente, fatto per durare a lungo e garantire l’alimentazione di tutta una settimana alla famiglia. “Pane di buon grano, tiene il medico lontano”. Tanti mieli, tanti territori I mieli italiani: un grande patrimonio della qualità ambientale del territorio Non miele italiano, ma mieli italiani. Perché è al plurale che bisogna parlare considerata l’esclusività della nostra produzione nazionale nel mondo. Dalle Alpi al Mongibello, dagli Apennini all’Aspromonte. Dalle dolci pianure alle lunghe coste marine: nella ricchezza del territorio nazionale tutta la diversità della vegetazione mediterranea. E’ questo lo straordinario patrimonio naturale che origina la qualità dei mieli italiani. Promuovere e tutelare la qualità dei mieli italiani; diffondere i valori di qualità delle attività di apicoltura nella loro tradizione, cultura e rispetto dell’ambiente; favorire la conoscenza del miele italiano ai consumatori. Sono questi in sintesi gli scopi delle Città del Miele: tanti Comuni che ogni anno danno vita ad un’agenda di piccole e grandi manifestazioni che vedono protagonista il mondo delle api, l’apicoltura e, soprattutto, il miele nel suo essere prodotto principe della natura. www.cittadelmiele.it Arbus (CA) Bagno Di Romagna (CS) Castel S.Pietro Terme (BO) Foligno (PG) Ghemme (NO) Guspini (NU) Lavarone (TN) Lazise Del Garda (VR) Matelica (MC) Monta’ (CN) Montalcino (SI) Monteu Roero (CN) Montezemolo (CN) Ne (GE) Ostra (AN) Ripacandida (PZ) San Ferdinando (RC) Le città del miele Sant’alfio (CT) Sortino (SR) Tornareccio (CH) Zafferana Etnea (CT) Valli Mongia, Cevetta e Langa Cubana (CN) Valle Ossola (DO) Le Qualità del Miele Le principali proprietà nutrizionali del miele sono dovute alla sua ricchezza in zuccheri semplici e, in particolare, all’alto contenuto in fruttosio. Il miele è soprattutto un alimento energetico, adatto a sostenere sia un’intensa attività fisica che intellettuale. Rispetto allo zucchero però, che apporta solo “calorie nude”, contiene anche piccole quantità di altre sostanze di origine naturale, che lo rendono un alimento più ricco e più gradevole. Diversamente dagli altri “dolci” inoltre, è l’unico che deve tutte le sue caratteristiche alla natura (piante e api) e non subisce alcuna manipolazione da parte dell’uomo per arrivare sulla nostra tavola. Acacia (robinia) Regioni tipiche di produzione: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana. Usi: è un miele molto delicato e si presta a qualsiasi uso, in particolare, per l’elevato potere dolcificante, può sostituire lo zucchero senza interferire col gusto proprio delle vivande. Agrumi Regioni tipiche di produzione: Sicilia, Calabria e Sardegna. Usi: è uno dei mieli da tavola universalmente più apprezzato, poiché il suo aroma floreale si abbina bene a quasi tutti gli alimenti dolci. Da provare per dolcificare e aromatizzare lo yogurt, la panna montata e i dessert a base di panna, mascarpone o ricotta. Cardo Regioni tipiche di produzione: Sardegna. Usi: è un miele particolare, con aroma intenso che ricorda i fiori, ma con una sfumatura di margherita e un leggerissimo fondo amaro; ottimo come miele da tavola per chi ne apprezza il gusto particolare. Speciale abbinato alla ricotta. Castagno Regioni tipiche di produzione: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia. Usi: è un miele particolare, che piace a chi in genere non ama i gusti piatti e i sapori troppo dolci; il gusto amaro e l’aroma forte non lo rendono adatto a dolcificare, ma piuttosto a insaporire o aromatizzare o, meglio ancora, al consumo tal quale, sul pane, eventualmente con burro. Corbezzolo Regioni tipiche di produzione: Toscana, Lazio, Sardegna. Usi: è un miele molto particolare, con aroma di erbe amare e di fondi di caffè e sapore decisamente amaro, adatto a un pubblico di estimatori; da usare nelle ricette tradizionali sarde (seadas). Erba Medica Regioni tipiche di produzione: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna. Usi: è un miele corposo, fruttato, senza essere particolarmente caratterizzato. E’ adatto a molti usi, primo tra tutti nei dolci tradizionali e per dolcificare il latte. Da provare sul pane miscelato con pasta di nocciole o burro di noccioline, per una merenda calorica ma molto golosa. Erica Regioni tipiche di produzione: Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Sardegna. Usi: pur essendo un miele molto particolare, con aroma intenso di anice, liquirizia e caramello, è in genere gradito a tutti, e si presta a qualsiasi uso. Ottimo nel latte caldo o con il vino brulè e per preparare i dolci al mascarpone. Eucalipto Regioni tipiche di produzione: Toscana, Lazio. Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna. Usi: è un miele particolare, che al consumo tal quale risulta non molto dolce e può quindi piacere a chi afferma di non amare il miele. Il suo aroma speciale suggerisce di provarlo nella preparazione di piatti salati, per esempio per arricchire salse a base di burro. Girasole Regioni tipiche di produzione: Toscana, Abruzzo, Marche, Lazio, Umbria, Molise. Usi: è un miele delicato, che al consumo tal quale risulta non molto dolce, fresco e leggermente fruttato e può quindi piacere a una vasta gamma di consumatori. Lupinella Regioni tipiche di produzione: Abruzzo. Usi: per il suo gusto delicato, con leggera nota fruttata, è un miele adatto a qualsiasi uso. Melata d’abete Regioni tipiche di produzione: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, TrentinoAlto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana (Casentino). Usi: è un miele particolare, con aroma resinoso e affumicato, ottimo come miele da tavola per chi ne apprezza il gusto, preferito in genere da chi dice di non amare il miele. Melata Regioni tipiche di produzione: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Abruzzo, Marche, Lazio, Umbria, Molise. Usi: è un miele particolare, che può piacere a chi afferma di non amare il miele, per esempio per dolcificare e aromatizzare il latte e i latticini. Per il suo aroma, la particolare consistenza e la resistenza alla cottura si presta anche a sostituire il caramello nelle molte e diverse preparazioni che lo prevedono. Millefiori Non esiste un solo millefiori ma tanti quanti sono le possibili combinazioni di piante che possiamo trovare nell’ambiente di produzione. A seconda della zona si possono quindi incontrare prodotti molto diversi, dal liquido al cristallizzato, con colore da chiaro a scuro e con sentori da delicati a molto intensi. Regioni tipiche di produzione: tutte le regioni d’Italia. Usi: essendo tanto variabili, ognuno dovrà trovare il proprio miele millefiori preferito e l’uso più adatto a valorizzarne le caratteristiche; essendo generalmente caratterizzati da un rapporto qualità/prezzo più favorevole, i millefiori sono anche i prodotti più adatti per le ricette con elevate quantità di miele, per esempio nei dolci tradizionali, pan speziale, mostaccioli e torroni. Rododendro Regioni tipiche di produzione: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino- Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia. Usi: per il gusto delicato, che ricorda la confettura di piccoli frutti, è un miele molto apprezzato che si presta a qualsiasi uso. Da provare con latte (o crema di latte) e polenta. Sulla Regioni tipiche di produzione: Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia. Usi: è un miele delicato e può quindi piacere ad una vasta gamma di consumatori. Può essere utilizzato come dolcificante, apportando solo lievi modifiche al gusto delle vivande cui viene aggiunto. Non è tuttavia un prodotto privo di personalità e il suo aroma particolare è esaltato dall’unione con la frutta secca (mandorle, noci, nocciole). Tarassaco Regioni tipiche di produzione: Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna. Usi: è un miele particolare, con nota di aceto al naso e di camomilla all’assaggio, che può entusiasmare o deludere, ma sicuramente non lascia indifferenti. L’aroma particolare suggerisce di provarlo nella preparazione di piatti salati, per esempio per arricchire la vinaigrette di un’insalata mista. Tiglio Regioni tipiche di produzione: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia. Usi: è un miele particolare, con nota mentolata, che può destare sorpresa e sicuramente non lascia indifferenti. Ogni accostamento andrà provato prima di essere proposto, con l’unica eccezione dell’uso per dolcificare qualsiasi tisana. Timo Regioni tipiche di produzione: Sicilia. Usi: è un miele particolare, con nota floreale e speziata, ottimo come miele da tavola per chi ne apprezza il gusto particolare. Da provare nelle macedonia di frutta fresca e nelle preparazioni in agrodolce. Trifoglio Regioni tipiche di produzione: Toscana, Lazio. Usi: è un miele delicato e può quindi piacere ad una vasta gamma di consumatori e si presta anche all’impiego come dolcificante. ASSOCIAZIONE CITTÀ DEL PANE