Di - Avanti della domenica

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Di - Avanti della domenica
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DELLA DOMENICA
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ANNO XV - N.3
DOMENICA 29 GENNAIO 2012
SPED. ABB. POST. - DL 353/2003
(Conv. in L. 27/02/2004 N° 46 Art.1, Comma 1, DCB) ROMA
TAXE PERCUE - TASSA RISCOSSA - ROMA ITALY
EURO 1,50
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L’opposizione di IdV e Lega
è lotta per la sopravvivenza
Ostaggi
del porcellum
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Marco Di Lello
i è discusso a lungo negli anni
scorsi sulla definizione degli ultimi 18 anni, da alcuni definiti come
quelli della Seconda Repubblica da
altri una lunga transizione se non l’agonia della Prima Repubblica. Comunque li si voglia definire il portato di questi anni, fatti di bipolarismo
coatto, aggregazioni disomogenee e
populismo inconcludente, sembra
decisamente volgere al termine.
E’ infatti questa la seconda mission
che il Presidente Napolitano ha affidato al Governo Monti: dopo aver
messo in sicurezza i conti pubblici,
disegnare un nuovo schema politico,
con le estreme sempre più marginalizzate ed una vasta area, riformista e
moderata, che si contende la guida
del Paese.
Lo hanno capito in fretta sia Di Pietro che Bossi che non a caso si distinguono per la dura opposizione a
questo Governo, contro cui lanciano
strali quotidiani, ma il cui vero obiettivo sono il Pd per il primo ed il Pdl
per il secondo, gli alleati di ieri che
rischiano (o auspicano) di diventare
gli avversari di domani.
Tra le decine di categorie che si stanno rivoltando contro le liberalizzazioni ed i primi, ancora timidi, tentativi di eliminare incrostazioni di rendite oligopoliste e sacche di privilegi
si sono dunque iscritte l’Idv e la Lega Nord, anch’esse decise a difendere posizioni parassitarie senza la
quale la stessa propria esistenza in
vita è messa in discussione: cosa sarebbero infatti Di Pietro e Bossi senza Bersani e Berlusconi? Quanto
conterebbero nel Paese, e ancor più
in Parlamento, senza un accordo
strategico (leggasi apparentamento)
con i due principali partiti?
La coalizione Pdl – Lega ha già clamorosamente fallito la prova del governo, durata per oltre 8 degli ultimi
10 anni, quella dell’Unione ha fatto
altrettanto nei miseri 20 mesi in cui
ha resistito e quella disegnata a Vasto
è stata ritenuta inaffidabile in gran
parte delle cancellerie europee prima
ancora che in Italia.
Cambiare la legge elettorale, come auspicato ancora nei giorni scorsi dal
Quirinale, serve dunque a scrivere le
nuove regole che assicurino stabilità
di governo ed autorevolezza delle leadership: obiettivo largamente condiviso che dovrà comunque fare i conti la
democrazia e le scelte degli elettori.
Si preannuncia dunque una battaglia
senza esclusione di colpi perché trattasi di una vera e propria lotta per la
sopravvivenza, al cui altare val bene
anche sacrificare alleanze locali, a
partire dalle elezioni amministrative
del prossimo 6 maggio e mettere in
discussione governi regionali e di
grandi città. Il paradosso è che una
forza politica, l’IdV, che si è spesa
per raccogliere oltre un milione di
firme contro il porcellum , ne è oggi
diventata di fatto il baluardo a difesa,
mentre l’altra, la Lega Nord, nata per
difendere le istanze locali dalle ingerenze romane oggi è pronta a barattarle pur di contare ancora qualcosa
nella politica romana.
Se per Enrico IV “Parigi vale(va)
ben una messa” per Tonino da Montenero il porcellum val bene una porcata mentre per Alberto da Giussano
Largo Chigi val bene Milano.
E’ questa l’Italia del 2012, quella
della fine della seconda repubblica o
della morte della prima.
Contro la crisi, unità e innovazione
e il sindacato farà la sua parte
L’
Franco Marabottini*
Italia sta imboccando una nuova stagione di difficile recessione ed a farne le spese sarà soprattutto il lavoro. Ecco perché ogni intervento su
questo versante non può essere collegato ad azioni incisive di politica economica che abbiano de effetti molto concreti e precisi: evitare nuova disoccupazione, rilanciare investimenti e crescita.
Il confronto che si è aperto a Palazzo Chigi sui temi del lavoro allora deve essere ispirato a realismo, concretezza e soprattutto deve riflettere – se si vuol
dare davvero valore al contributo delle parti sociali e quindi senso vero alla ricerca di un vasto consenso sociale – sugli esiti di un effettivo confronto fra
proposte e non affidarsi ad una logica nella quale la concertazione è punto di
partenza mentre all’arrivo conta solo quello che ha deciso il Governo:
Siccome il percorso che tutti abbiamo di fronte per uscire dalla crisi non sarà
breve, ma tutto in salita, è bene che sul piano del metodo il Governo agisca sapendo valorizzare il ruolo delle parti sociali e del sindacato in particolare considerando i suoi interlocutori non dei semplici suggeritori, ma dei veri protagonisti che sono portatoti di interessi vasti e non aggirabili.
Del resto in una situazione politica delicata nella quale ogni passaggio in Parlamento sarà sempre di più una scommessa imprevedibile, il Governo dovrebbe avere tutto l’interesse a presentarsi con decisioni che hanno avuto già
la validazione delle forze sociali con le loro assunzioni di responsabilità, ma
anche con la sottolineatura di esigenze sociali che solo se affrontate e comprese possono determinare coesione e tenuta.
Il tema del lavoro, come da sempre sostiene la UIL, non può e non deve essere isolato dal resto dei problemi economici: serve riattivare investimenti, far
segue a pagina 2
Sudismo
o meridionalismo?
O
C
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A
Il default
della Seconda
Repubblica
Fabio Fabbri
politologi nostrani si cimentano da
qualche settimana in una esegesi
approfondita del mutamento storicopolitico in corso. Che si tratti di una
svolta epocale non vi possono essere
dubbi. Un commentatore prestigioso
come Emanuele Macaluso ha assimilato quel che è accaduto in questi
giorni ad alcuni “passaggi” cruciali
della storia della Repubblica: la togliattiana svolta di Salerno, con l’ingresso dei comunisti nel governo Badoglio; la rottura da parte del PSI dell’unità d’azione con i comunisti che
ha propiziato le riforme di struttura
del primo centro-sinistra: il compromesso storico voluto da Enrico Berlinguer per far fronte al terrorismo. Aggiungo all’elenco il governo Amato
del ’92 e il governo Ciampi del ’94:
anche allora l’Italia era sull’orlo del
baratro e si è salvata con misure di
emergenza.
Giuseppe De Rita nell’editoriale per il
Corsera richiama i precedenti dei Governi Amato e Ciampi, ma dimentica
che quegli esecutivi erano “misti”,
perchè composti da tecnici e da parlamentari. Mario Monti ha invece chiamato alla responsabilità di governo
solo personalità estranee alla vita dei
partiti, ma note per il successo che ha
caratterizzato il loro cursus honorum
nelle università, nelle professioni, nelle attività finanziarie. La miscellanea
è risultata impraticabile perché i due
maggiori partiti, il PD e il PDL, che
dal ’94 si combattono aspramente sotto le logore bandiere di un bipolarismo impregnato di odio, si sono dimostrati incapaci di assumere direttamente la responsabilità di guidare
congiuntamente il Paese. Hanno così
conclamato la loro impotentia gubernandi. Ed è significativo che il ruolo
maieutico nella costruzione di una
guida straordinaria per la Nazione in
pericolo sia stato svolto da Giorgio
Napolitano, un uomo che nell’intero
corso della sua vita è stato militante di
partito, ma nel contempo servitore
delle istituzioni.
Se questa è la realtà, sono legittime alcune conclusioni. Con la nascita del
governo Monti si squaderna davanti
ai nostri occhi il default della sventusegue a pagina 2
Politica, partiti, istituzioni: la piazza non risparmia più nessuno
Il giustizialismo straripante
Giovanni Palillo
Alberto Benzoni
conomica qui, nel nostro Paese,
circolano ancora forme deteriori
di un finto meridionalismo che ha
storicamente consegnato il Sud al
suo interminabile declino, attraverso i trasferimenti di fondi nazionali ed europei, cui ha corrisposto un deserto di libera iniziativa e
di corruzione ambientale, un’antropologia fondata sullo scambio e
sul servilismo.
Le stesse istituzioni locali sono
flagellate da un’occupazione politica di clan e partiti, mirante a
procacciare arricchimenti personali e non certo a produrre benessere.
a pagina 3
di essere avvenuti contemporaneamente ma anche la debolezza delle
reazioni suscitate, fiacche quanto
scontate tanto da scomparire subito
dai giornali.
Vent’anni fa, la sinergia tra movimento referendario e movimento
giustizialista fu tale da scardinare
entre nel mondo si affermano
osa unisce eventi diversi come
nuove forme di riorganizzaM
la bocciatura dei referendum e
C
zione locale,di competizione geoeil salvataggio di Cosentino? Il fatto
un sistema che aveva retto il Paese
per cinquant’anni; oggi si torna rapidamente all’ordine del giorno. Allora, a promuoverla, c’era una coalizione di magistrati, imprenditori,
giornalisti sostenuta da un vasto arco di forze politiche, con la destra in
prima fila e il Pd nella veste di “utile idiota”; oggi di questa coalizione
non c’è la minima traccia.
Ciò detto movimento referendario e
giustizialismo hanno avuto una sor-
segue a pagina 2
Le ragioni di una delusione
Per colmare il divario Nord-Sud
Mezzogiorno
e Stato unitario
Meridionalismo
non solo l’Italia
Gianfranco Sabattini a pag.3
L
Nino Gulisano a pag.3
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- Stampa e Tv -
Quello che non
vi hanno detto di noi
Lazio. Piano rifiuti
buono per... la discarica
“Il Piano rifiuti, che la giunta regionale del Lazio vuole adottare, ricorda l’isola che non c’è di Bennato.
Ancora una volta la Polverini non
riesce a proporre una piattaforma
sulla quale lavorare. Meno che meno si registra una visione d’insieme
del problema rifiuti. Per la differenziata si propongono solo percentuali d’effetto, tutto senza un realistico
progetto.” Ha dichiarato il capogruppo del PSI Luciano Romanzi.
“Sull’indicazione di nuovi siti siamo all’improvvisazione pura capace solo di creare un allarmante caos
tra i cittadini. Il governo, il consiglio di stato e il Tar sono costretti a
intervenire con correttivi per l’incapacità decisionali di questa giunta.
Intanto abbiamo la proroga di Malagrotta. In fase di bilancio si approva
la proposta dell’opposizione di aumentare i fondi per portare la riduzione della produzione dei rifiuti al
10% e poi si tagliano i fondi. La differenziata, rimane la strada maestra,
dove bisogna investire di più.” ha
concluso Romanzi.
Governo, giusta direzione
in tema di giustizia
“Quanto dichiarato dal Ministro Severino è un buon punto di partenza
per riformare il sistema giudiziario
italiano. Un Paese civile e moderno
– ha detto Luigi Iorio, responsabile
nazionale Legalità e Diritti del PSIdeve avere infatti un sistema efficiente e funzionale che garantisca i
diritti dei cittadini e delle imprese.
Ecco perché, come ha dichiarato anche la Ministra, noi socialisti riteniamo prioritario procedere ad una
riorganizzazione degli uffici, ad una
semplificazione dei procedimenti
ed alla individuazione degli strumenti attraverso i quali, sia possibile procedere alla rapida eliminazione degli arretrati degli ultimi trent’anni, senza però deludere le
aspettative di quanti hanno già intrapreso il cammino processuale.
Per questo è necessaria non soltanto
una riforma che ponga fine al tragico problema del sovraffollamento
carcerario, ma anche un intervento
volto ad affrontare il grave deficit di
efficienza degli uffici giudiziari rispetto ad una domanda di giustizia
in continua crescita.”
Milano. In consiglio
il caso del teatro Parenti
“Ma quale spettacolo offensivo nei
confronti di Gesù? La Milano liberale, civile e democratica deve
schierarsi senza alcun tentennamento dalla parte del Teatro Parenti e di Ruth Shammah, sottoposti
da alcune settimane ad una campagna ostracista, punitiva e pericolosa, per aver deciso di mettere in
scena lo spettacolo di Romeo Castellucci ‘Sul concetto di volto nel
Figlio di Dio’”.
Lo ha dichiarato Roberto Biscardini annunciando la presentazione in
Consiglio Comunale di un Odg affinchè il Comune non lasci soli i
propri cittadini, le proprie istituzioni culturali, e chi a fatica produce
cultura e da lustro alla nostra città.
Biscardini aggiunge: “Stiamo parlando di uno spettacolo assolutamente cristiano, rappresentato a
Roma e in tutto il mondo, senza
problemi”.
DELLA DOMENICA
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www.partitosocialista.it
Il default della
Seconda Repubblica
Contro la crisi
unità e innovazione
rata seconda Repubblica.
Le macerie di questo crollo toccano
tutti i partiti che sono stati protagonisti dell’opaco ultimo ventennio. Certo, la crisi investe anzitutto i due maggiori, il PD e il PDL, che non hanno
saputo promuovere né stabilità né
buongoverno. Ma, diciamoci la verità, anche Casini, Rutelli e Fini hanno
navigato nelle acque stagnanti del bipolarismo coatto. Per non dire della
Lega, in preda alle convulsioni, guidata da un capo decotto e da colonnelli in lite fra loro e delegittimati dall’assenza di risultati apprezzabili della lunga esperienza di governo.
Taccio del demagogo di Montenero di
Bisaccia, quello che Veltroni ha preferito ai socialisti.
E’ difficile fare previsioni sul dopoMonti. Comunque, a Dio piacendo,
nel 2013 si voterà. Se l’Italia e l’Europa usciranno indenni dalla tempesta,
niente sarà più come prima. E si aprirà uno spazio anche per chi, come i
socialisti, non porta alcuna responsabilità dell’attuale marasma. Forse è
giunto il momento di uscire dal cono
d’ombra in cui siamo stati relegati. E’
purtroppo vero e motivo di rammarico, quello che abbiamo letto su “Il Riformista”: dal PSE non giungono idee
e proposte concrete volte a difendere
e rafforzare l’Europa, dotandola di un
vero governo e di una propria banca
centrale. Aspettiamo intanto di conoscere se, in articulo mortis, il Parlamento dei nominati sarà in grado di
approvare una decente legge elettorale. Le proclamazioni di perenne validità del bipolarismo in cancrena giustificano il più acuto scetticismo. Ed
ha ragione Massimo Teodori quando
osserva che è pura vanità e risibile diversivo promettere oggi riforme costituzionali.
Un’ultima considerazione. Quello
che è avvenuto in questi mesi dimostra anche l’inadeguatezza dell’ordinario ceto politico, e dunque la necessità di acquisire alla guida dello Stato
anche personalità estranee alla milizia
di partito, ma dotate di competenze
tecniche e di esperienza in campo internazionale. Antesignano di questa
innovazione è stato Craxi. Il leader
socialista chiamò a far parte della
squadra di governo Giuliano Amato,
l’ambasciatore Renato Ruggero, gli
economisti Francesco Forte e Franco
Reviglio, il rettore Antonio Ruberti.
La circolazione delle élites, come insegnano Wilfredo Pareto e Ortega y
Gasset, rafforza e migliora la democrazia.
L’area laico-socialista ha nel suo seno, ancor oggi, un buon numero di validi civil servants.
Il convegno di “Libera Italia” è una
“chiamata alle armi” incoraggiante.
ripartire settori dinamici come l’edilizia, arrivare finalmente ad una riforma
fiscale equa ed in grado di dare una
prima risposta alle difficoltà economiche delle famiglie e dei lavoratori, al
preoccupante calo del potere di acquisto delle pensioni.
Così come il confronto sul lavoro non
può risolversi alla stregua di una lezione di microeconomia. Solo nel settore
dell’edilizia si sono persi 300 mila posti di lavoro: è giusto rivedere l’impostazione delle politiche del lavoro, ma
nel frattempo vanno garantite le tutele
che a partire dalla cassa integrazione
possono evitare nuovi disastri sociali.
Non si può al tempo stesso avere l’ambizione di cambiare profondamente e
poi segnalare che ci sono poche risorse per l’oggi e per il domani: Non si
può enfatizzare il ruolo dell’innovazione e poi ignorare che forse il volano più rapido per rimettere in moto la
macchina economia è proprio il settore delle costruzioni, che porta con sé
anche – se valorizzato adeguatamente
– la possibilità di sperimentare, specie
sul terreno ambientale, forti novità
proprio sul piano delle tecniche più
avanzate. Certo si dirà che il Cipe ha
varato una serie di scelte e di risorse
importanti per riattivare il settore delle
costruzioni: ma quante volte il Cipe ha
deliberato e poi ci siamo trovati a dover constatare che i cantieri chiudevano e l’occupazione – anche nell’indot-
Fabbri dalla prima
I
Marabottini dalla prima
Giustizialismo
straripante
Benzoni dalla prima
te diversa. Il primo è stato ridotto all’ombra di sé stesso anche per l’evidente malafede dei suoi sostenitori
politici mentre il secondo sta dilagando, ma sta diventando totalmente
ingestibile.
Vent’anni fa c’erano i buoni e i cattivi. Da una parte la magistratura,
simboleggiata da alcuni suoi esponenti eroici e incorrotti, ma anche di
riflesso le forze che erano state tenute fuori ai tempi della prima repubblica dai comunisti alla destra vecchia e nuova.
Dall’altra i “politici corrotti” – primo fra tutti Craxi - che allignavano
nei partiti di governo. Da una parte
gli imprenditori concussi, dall’altra i
partiti corrotti e le loro tangenti. E
via discorrendo. Insomma si assisteva ad una sorta di Sacra rappresentazione in cui i primi combattevano
vittoriosamente i secondi con l’appoggio entusiasta del ‘popolo’.
Oggi, invece, questa rappresentazione non è più possibile per due ragioni: perché non ci sono più personag-
l diavolo sicuramente (e non più “probabilmente”, come recitava il titolo di un famoso
film di Robert Bresson) è la causa dei ripetuti casi di possessione demoniaca che vedremo avvenire in quel del Vaticano nel nuovo horror The
devil inside girato a basso costo con la tecnica
del finto documentario dal regista americano
William Brent Bell e in arrivo nelle sale italiane
nel prossimo mese di marzo dopo il grande successo riscosso negli Usa..Dopo un periodo di assenza il maligno torna,dunque,a far sentire la
sua infernale presenza su quegli schermi cinematografici che ha iniziato a frequentare fin dalle origini della settima arte (come dimostra la
sua multiforme apparizione in sembianze umane
in un capolavoro del muto quale Pagine dal libro
di Satana girato nel lontano 1920 dal danese
Organo ufficiale del
Partito Socialista Italiano
aderente
all’Internazionale Socialista
e al Partito Socialista Europeo
to – soffriva l’assalto della deriva recessiva?
La svolta questa volta non può che venire da atti conseguenti: ecco perché
in particolare la Feneal ha chiesto a
più riprese che la concertazione ritrovasse una sua validità puntando su
progetti precisi, risorse certe, scelte
pluriennali che non rimanessero sulla
carta.
Una svolta sul lavoro, quindi, deve accompagnarsi con misure che ricreino
un clima di fiducia e permettano di
bloccare rischi di disgregazione sociale e di rendere endemica la crescita
della disoccupazione: Il movimento
sindacale sta dimostrando, sia pure
con le diverse identità di cui si compone, di sapersi confrontare indicando
posizioni comuni e essendo in grado
di lavorare verso un obiettivo generale
in grado di essere all’altezza delle
grandi difficoltà che stiano attraversando.
In questo senso potrebbe aprirsi una
nuova stagione di iniziativa sindacale
con meno divisione, ma con più capacità di esprimere l’insieme della forza
sociale che la CGIL, CISL, UIL possono utilmente mettere in campo.
E su questo terreno anche la politica
può dare un contributo efficace. C’è
sicuramente un ruolo per le forze riformiste che come quelle di ispirazione
socialista e laica non hanno mai avuto
paura delle svolte e delle sfide, ma
hanno anche agito per favorire il massimo dell’unità possibile in campo sindacale, ritenendolo non solo una opportunità ma un valore positivo da
perseguire.
*Presidente Feneal UIL nazionale
gi positivi da esibire sulla scena e
soprattutto perché nel frattempo gli
spettatori si sono fortemente incattiviti.
Nello specifico i buoni non sono e in
larga misura sanno di non essere assolutamente credibili e in misura tale da non poter trarre alcun vantaggio dall’assunzione di posizioni populistico - giustizialiste.
Per anni e anni il Pd ha affidato ai
giudici il compito di far cadere Berlusconi. Ma sono altri a realizzare
questo obbiettivo e su terreni in cui,
per inciso, lo stesso Pd fatica a muoversi. Mentre quello giudiziario gli è
completamente evaporato dalle mani
e in una duplice prospettiva: quella
del “lucro cessante” ma, soprattutto,
del “danno emergente”.
Cosa sta succedendo? Sta succedendo in primo luogo che, con la marginalizzazione del Cavaliere, i suoi
guai giudiziari e le vicende private
connesse sembrano improvvisamente interessare molto di meno, quasi
fossimo già nel “come eravamo”.
Mentre, nel contempo, il fiume giustizialista si è di molto ingrossato,
per colpire indistintamente i partiti e
i politici in generale, a destra come a
sinistra. Insomma, l’arma di cui dis-
Manifestazione a Milano a 12 anni dalla scomparsa
Bettino Craxi, la sua eresia
fu il riformismo
raxi fu un eretico della sini“C
stra e la sua eresia fu il riformismo”. Lo ha detto Riccardo
Nencini, ricordando a Milano,
sabato 21, in un affollata manifestazione presso il teatro Puccini, la
figura dell’ex leader socialista nel
dodicesimo anniversario dalla
scomparsa.
Per Nencini, Craxi “capì prima e
meglio di altri che questa eresia
poteva essere l’unico grimaldello
per cambiare l’Italia ed avviarla
verso un processo di modernizzazione politica, economica e sociale”.
“Egli incarnò – ha aggiunto – lo
‘strabismo’ che si richiede ai riformisti, guardando con un occhio
all’oggi e con l’altro al domani e
declinando in azione di governo la
domanda di rinnovamento che
proveniva dalla società italiana”.
“Venti anni di Seconda repubblica
hanno lasciato alle nuove generazioni un’Italia a coriandoli, ostaggio
delle caste e con i partiti svuotati del
ruolo di protagonisti della democrazia. L’Italia – ha concluso il segretario del PSI – si può rilanciare solo
riprendendo quel modello: un’iniezione robusta della sinistra riformista e del liberalismo democratico di
ispirazione cattolica”.
La manifestazione, promossa da
Mondoperaio, Critica sociale e
Socialisti, Roberto Biscardini ha
riassunto il valore e il significato
della stagione craxiana, mentre
Mauro Del Bue, dopo avere ricordato la sua adesione alla corrente
autonomista quando ancora Craxi
non era diventato segretario del Psi,
ha richiamato l’esigenza ormai
impellente di costruire l’Europa
politica e dunque anche in sistema
politico italiano uniforme con l’Europa e ha insistito sul fallimento
della seconda Repubblica che
andrebbe processata per tutto il
male che ha recato all’Italia e agli
italiani. Paolo Pillitteri ha sottolineato l’attualità del messaggio di
Craxi sui temi dell’Europa e ha
ironizzato sul governo Monti e
sull’isolamento di Bersani come da
fotografia intento a sorseggiare
mestamente una birra.
Luigi Covatta ha ricordato il
compagno Roberto Cassola recentemente e tragicamente scomparso e
ha voluto soffermarsi sulla crisi
profonda del quadro politico italiano mentre Stefano Carluccio ha
richiamato uno scritto di Craxi
sulla politica europea e Bobo Craxi,
concludendo i lavori, ha ringraziato
i promotori del convegno e i relatori e ha tentato di individuare alcuni
temi di possibile unificazione dei
socialisti.
ponevi non solo non è più a tua disposizione, ma ti si ritorce contro. In
un contesto in cui la collera popolare
non fa distinzione tra reati e comportamenti discutibili, ma vede negli
uni e negli altri la manifestazione del
marciume universale.
Così Cosentino doveva essere arrestato non ‘benché’ ma ‘in quanto’
parlamentare e, appunto, in quanto
parlamentare è stato oggetto di una
solidarietà trasversale da parte dei
suoi colleghi.
Ma forse un filino di speranza c’è almeno per la sinistra. Perché oggi il
giustizialismo, come un grande fiume vicino allo sbocco, si divide in
due direzioni e verso nuovi bersagli,
privilegiando sempre più quelli economico-sociali.
Qui siamo, almeno per ora, alla
guerra di tutti contro tutti, dove ciascuna categoria è minoritaria nel
rapporto con l’opinione pubblica,
ma diventa improvvisamente maggioritaria nella sue denuncia delle
altre in un meccanismo perverso e
distruttivo che trova un momento finale di sintesi nella denuncia della
politica, dei partiti e delle istituzioni, come simboli del privilegio.
In questo senso i parlamentari e, più
in generale i partiti, vivono una situazione analoga a quella dei nobili
e dei vescovi nella Francia della seconda metà del settecento. Allora la
gente considerava insopportabile il
loro regime privilegiato, ma sostanzialmente perché non corrispondeva
più ad alcuna funzione sociale e religiosa, insomma perché nobili e vescovi avevano rinunciato ai loro diretti e ai loro doveri per affluire alla
corte di Versailles.
Lo stesso sta accadendo ai parlamentari; la rinuncia alle loro prerogative
politiche in cambio di quelle economiche. O almeno così la cosa viene
percepita; nessuna voce di protesta
per il ridimensionamento del ruolo
delle assemblee; voci indignate
quando si mettono in discussione i
loro guadagni.
Così come stanno le cose l’ondata
sta per travolgere tutto e tutti. L’unica nostra speranza è che non si verifichi la saldatura definitiva tra giustizialismo morale e giustizialismo
sociale, ma questa è legata alla capacità della sinistra di offrire a quest’ultimo una qualche risposta complessiva e credibile.
Insomma, di riscoprire il suo ruolo
storico.
iak addi inAngelo
Carl Theodor Dreyer) e che haC
continuato
pocaMoscariello
(ripresa in seguito da William Blake nei
Il diavolo e il cinema, stessa natura stesso fascino
festare lungo quasi un secolo fino ad oggi in
molti titoli in vario modo luciferini ( dai classici
Rosemary’s baby e L’esorcista fino ai più recenti Angel Heart e Ghost rider ,senza dimenticare
Christine, la macchina infernale).
Prima di insediarsi nel cinema il diavolo è stato
una presenza abituale nell’arte figurativa, come
testimoniano le sue raffigurazioni in molti quadri a soggetto religioso, a cominciare dai numerosi dipinti che nella pittura medioevale ne fissarono la tradizionale iconografia di orribile creatura alata descritta da Dante nell’Inferno sulla
scorta degli affreschi visibili nelle chiese dell’e-
Direttore Politico
della domenica
ANNO XV - N.3 - DOMENICA 29 GENNAIO - 2012
Riccardo Nencini
Segreteria di Redazione
Domenico Paciucci
Direttore Responsabile
Dario Alberto Caprio
Presidente del Consiglio
di Amministrazione
Oreste Pastorelli
Direttore Editoriale
Roberto Biscardini
Redazione
Carlo Corrér, Emanuele Pecheux
Società Editrice
Nuova Editrice Mondoperaio srl
suoi acquerelli dedicati al poema dantesco). Nel
corso dei secoli la sua immagine pittorica si è
andata facendo più inquietante in seguito all’assunzione di una fisionomia più umana, diversa
da quella ingenua coltivata dal sentimento popolare e connotata da un carattere meno appariscente e a volte persino da una espressione malinconica dall’effetto ipnotico (come prova il ritratto del Satana pensoso che ci fissa con il suo
sguardo penetrante nel quadro eseguito nel 1890
dal pittore simbolista tedesco Franz von Stuck,
oggi conservato alla Galleria Nazionale d’Arte
di Sofia ed esposto per la prima volta in Italia
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Roberto Rossi
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l’anno scorso al Mart di Rovereto).
Senza dubbio il cinema nel raffigurare il diavolo
si è spesso ispirato alla iconografia elaborata
dalla pittura, ma è certo che esso si è mostrato
molto più efficace di questa nel trattare il soggetto. Questo forse perché il diavolo e il cinema
hanno in comune una stessa natura demoniaca
fondata sull’illusione e la seduzione, tanto è vero che nel Medioevo i catari condannavano le
immagini in movimento in quanto ritenute una
delle armi più allettanti impiegate dal Maligno
per portare a sé gli uomini. Senza voler demonizzare il cinema come facevano gli antichi eretici, va comunque riconosciuto che esso resta
sempre un’arte, come diceva Artaud, “più eccitante del fosforo”, anche quando non odora necessariamente di zolfo.
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DELLA DOMENICA
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ANNO XV - N.3 - DOMENICA 29 GENNAIO - 2012
Prima e dopo il 1860. Riflessioni sull’Unità d’Italia in un libro di Giorgio Napolitano
Le responsabilità della cattiva politica
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Sudismo o meridionalismo?
Cominciamo a distinguere
Giovanni Palillo
entre nel mondo si affermano
nuove forme di riorganizzazione locale,di competizione geoeconomica qui, nel nostro Paese, circolano
ancora forme deteriori di un finto meridionalismo che ha storicamente
consegnato il Sud al suo interminabile declino, attraverso i trasferimenti
di fondi nazionali ed europei, cui ha
corrisposto un deserto di libera iniziativa e di corruzione ambientale,
un’antropologia fondata sullo scambio e sul servilismo.
Le stesse istituzioni locali sono flagellate da un’occupazione politica di
clan e partiti, mirante a procacciare
arricchimenti personali e non certo a
produrre benessere. Fioriscono in
continuazione i movimenti meridionalisti che appaiono, però,frutto
dell’incrocio tra circoli di clientele
politiche, sostenitori del becero sudismo alternativo al meridionalismo
democratico. Per il Sud infatti, la prima discriminante dovrà essere culturale, tra sudismo e meridionalismo, il
primo inteso come vecchia condizio-
ne risarcitoria da parte del governo
centrale verso il Mezzogiorno; il secondo quale rilancio e modernizzazione della “questione meridionale”
alla cui elaborazione contribuirono
uomini come Gaetano Salvemini,
Guido Corso, Manlio Rossi Doria,
Pasquale Saraceno ed altri.
Intanto il Mezzogiorno continua a regredire: nell’ultimo rapporto della
Svimez si evidenzia che il divario del
Pil si è ampliato (-0,3) e la crescita
industriale è metà di quella del Nord.
Un giovane meridionale su tre è disoccupato ed è cresciuta l’emigrazione, specie intellettuale, mentre il rischio povertà in Sicilia e Campania è
oltre il 40% a fronte del 14% del
Nord. Le proposte dei socialisti siciliani sono: investimenti in logistica e
infrastrutture per macroaree; una politica industriale legata alle vocazioni
locali; interventi di promozione delle
risorse energetiche, in primo luogo
alternative, con la perequazione infrastrutturale e la previsione della fiscalità speciale per alcune aree, attraverso deroghe alle normative comunitarie.
Un ‘piano di lavoro’ per la crescita economica
Il Pil cresce se lo Stato assume
I
Maurizio Ballistreri
l governo Monti ha scelto per stimolare la crescita e il lavoro, di percorrere
la strada, per così dire indiretta, delle incentivazioni alle imprese
Una strada non nuova in verità, che, come ha scritto Luciano Gallino, presta il
fianco alle critiche di provvedimenti non
selettivi, che sul piano della grave emergenza occupazionale, in particolare nel
Sud, legano il nuovo lavoro alla percezione materiale delle incentivazioni, fiscali, previdenziali o creditizie.
C’è da chiedersi, quindi, se non sia il caso di pensare ad un ruolo dello Stato come “datore di lavoro di ultima istanza”,
collegandosi alla fondamentale esperienza americana del New Deal di Roosewelt, che l’attuale presidente degli Stati Uniti Obama ha deciso di rinverdire attraverso la presentazione al Congresso di
stanziamenti per 140 miliardi di dollari,
per opere pubbliche infrastrutturali, strade, aeroporti, trasportistica, per rinnovare le scuole e mantenere in servizio quasi 300 mila insegnanti. Un colossale investimento che riguarda la modernizzazione di sistema e il sapere delle future
generazioni.
E in Italia torna alla memoria il “Piano
del lavoro” lanciato tra la fine del 1949 e
i primi mesi del 1950 dal grande leader
MOSCA Premio ProArte 2011
C’era anche una delegazione del
Forum Nazionale dei Giovani
composta dal Consigliere Carmelo
Lentino, dal vice Presidente dell’Assemblea Luigi Iorio e dal Pre-
sindacale Giuseppe Di Vittorio. Il “Piano
del lavoro” della Cgil, che raccolse i
contributi di significativi esponenti del
mondo accademico italiano (tra gli altri
Paolo Sylos Labini, Giorgio Fuà, Sergio
Steve, Alberto Breglia) era ispirato dalle
teorie keynesiane per bilanciare il mercato con l’intervento pubblico, allo scopo di stimolare la domanda e, quindi, generare direttamente occupazione. Il piano ruotava attorno a quattro punti essenziali: nazionalizzazione dell’industria
elettrica, costituzione di un ente nazionale per la bonifica delle terre, irrigazioni e
trasformazioni fondiarie, costituzione di
un ente nazionale per l’edilizia popolare,
realizzazione di un programma per infrastrutture e opere pubbliche.
Si tratta di una proposta che, aggiornata,
conserva una notevole attualità anche ai
giorni nostri, segnati dallo spettro della
recessione globale e della disoccupazione di massa, per fronteggiare la crisi non
con l’idea deflazionista di una “libera
economia in un governo forte”, di derivazione germanica e fondata sul monetarismo e sugli effetti-annuncio delle liberalizzazioni (senza toccare i veri “poteri forti”, banche e assicurazioni!), ma
attraverso un programma generale di
sviluppo per modernizzare il Paese, partendo, per un volta, non dal Nord ma dal
Mezzogiorno.
sidente Francesco Coviello alla cerimonia di consegna della medaglia del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano al
progetto russo vincitore del Premio ProArte 2011 che si è svolta a
Mosca alla presenza dell’ambasciatore italiano Zanardi Landi.
D
Mezzogiorno e Stato unitario,
le radici di una delusione
Gianfranco Sabattini
i recente è giunto in libreria un volume di Giorgio Napolitano dal titolo “Una e indivisibile. Riflessioni sui
150 anni della nostra Italia”.
Si tratta di una raccolta di testi nati da
discorsi che il Presidente della Repubblica ha tenuto in occasione di cerimonie e incontri che hanno preceduto o accompagnato le celebrazioni per il Centocinquantenario dell’Unità d’Italia.
Tra i più significativi dal punto di vista
politico si può sicuramente ricordare il
primo, “Mezzogiorno e unità nazionale”. Specie se si considera la temperie
politica attuale in cui si susseguono diversi libelli pseudo-storici dissacratori
del processo unitario e vari prodotti cinematografici che rischiano spesso di
offrire narrazioni decontestualizzate di
episodi connessi alla nostra rivoluzione
nazionale.
In questo senso appare quanto mai opportuno il richiamo di Napolitano sulla centralità del Risorgimento nella dinamica
sottostante l’unificazione nazionale e sul
fatto che i suoi protagonisti non potevano
certamente concepire un’Italia che non
contemplasse come parte integrante anche le regioni meridionali.
Si tratta di un dato storico rilevante che,
per Napolitano, conserva ancora intatta
tutta la sua attualità; nel senso che è ancora utile ribadire il suo valore di fronte a
I
Non c’è solo il meridione italiano
Nino Gulisano
l XXI secolo, rappresenta il secolo della “globalizzazione”
economica.
La globalizzazione economica ha spostato il centro della produzione e dei flussi commerciali dell’Est asiatico (Cina, India,
Giappone) assumendo la centralità del Mediterraneo riportandolo al centro dei grandi flussi commerciali tra il Sud ed il Nord del
Mondo. Una domanda è, quindi, d’obbligo: qual è il senso della
questione meridionale italiana?
Quindi è più corretto discutere della questione del meridione
come questione dei ‘Mezzogiorni’ dell’Europa (Sud della
Francia, Spagna, Grecia Cipro) e le aree del Mediterraneo (Magreb e Turchia). Proporre la questione meridionale nazionale
italiana con le categorie del passato o con la lettura che ne hanno dato, positiva per l’epoca, Salvemini, Rossi Doria e lo stesso Saraceno, non ha alcun senso odierno. Parliamo di aria fritta. Nelle condizioni date bisogna comprendere che la questione meridionale deve divenire questione politica del Mezzogiorno, superando le stesse connotazioni regionali, per esprimersi come una nuova “Magna Grecia . Solo in quest’ottica, si
può riproparre il Mezzogiorno d’Italia e la Sicilia al centro di
una nuova opportunità di sviluppo.
Nel nuovo scenario dell’economia mondiale il Mezzogiorno
d’Italia e degli altri Paesi europei, in particolare, possono svolgere il ruolo di piattaforma di questi nuovi flussi siano essi
commerciali, siano immateriali o informatici che attraversano
il Mediterraneo. La primavera democratica dei Paesi del Nord
Africa (Magreb), non è una certezza politica futura, ma è una
nuova opportunità che va colta ed offerta all’Europa come elemento di sviluppo di tutto il sistema dell’economia continentale europea e italiana.
La questione del Mezzogiorno italiano non può essere posta in
un’ottica solo nazionale e in termini di rivendicazionismo o di
richiesta di risorse straordinarie, ma va posta in un’ottica completamente nuova. Bisogna affrontare la categoria del Meridione europeo e farsi carico di dotare il Mezzogiorno d’Italia e degli altri Paesi europei, di tutte quelle infrastrutture materiali
(dall’alta velocità interregionale e regionale, al corridoio Berlino - Palermo, all’utilizzo, non più procrastinabile, dell’aeroporto di Comiso) ad asset immateriali (sviluppo dalle reti informatiche alla cablazione dei territori, ad investimenti per un centro
dicembre 2011
editoriale Luigi Covatta Equità
dossier/socialisti Alberto Benzoni Aderire e sabotare Michele Marchi Francia. I conti col riformismo Gabriele D’Ottavio Germania. Il rischio
dell'eclisse Paolo Borioni Scandinavia. L’autonomia di classe e i suoi derivati Alfonso Botti Spagna. Abbasso Zapatero! Furio Ferraresi
Belgio. Federalismo e compromesso Rigas Raftopoulos Grecia. Come nasce un default Felice Besostri Islanda. L'isola che c'è Mario Ricciardi
Regno Unito. Il dilemma laburista Stefano Rolando Brasile. La leadership e l'apparato Veronica Ronchi Argentina. L'alternativa al peronismo
saggi e dibattiti Zeffiro Ciuffoletti Lo statuto ereditato Paolo Allegrezza Il metodo di Dolci Roberto Jucci Balle ed eco balle Giulia
Guazzaloca Mamma Rai senza futuro Paolo Cellerino La tecnologia democratica
memoria Furio Diaz Il socialismo pragmatico di Nenni
Maurizio Ballistreri Il contratto dopo Marchionne
mondo operaio? Marco Preioni L’euro, il cenone e la pizza
www.mondoperaio.it
di ricerca sulle nuove tecnologie della comunicazione e dei materiali, all’istituzione dell’Università delle lingue asiatiche e
arabe di Ragusa, all’uso dei beni culturali e ambientali) che ne
favoriscano l’attrattività degli investimenti e quindi crescita
economica e occupazione. La rete dei meridioni europei deve
favorire un progetto euro-mediterraneo capace di interfacciarsi
con i Paesi del Magreb e la stessa Turchia. Lo sviluppo del
Mezzogiorno italiano e la rete dei meridioni europei possono
rappresentare l’opportunità per il sistema Italia ed Europa di
coniugare la centralità della produzione dei Paesi dell’Oriente
con la capacità dello sviluppo dell’economia mondiale.
Le categorie di lettura della questione dei meridioni europei si
sono modificate in nuova metodologia di analisi. Discutere di
questione del Mezzogiorno significa confrontarsi con una realtà complessa che non appartiene all’Italia, ma all’Europa.
Credo che il confronto delle questioni dei meridioni europei si
potrebbe arricchire della ricerca della Fondation Maison des
sciences de l’homme. La questione della rete dei meridioni europei è una delle sfide più importanti per l’equilibrio globale
del XXI secolo. Per tenere conto di tutta la sua complessità,
deve essere intesa in tutti i suoi aspetti, storici, geopolitici,
culturali, economici, sociali ed etiche. Le popolazioni del sud
hanno conosciuto i cambiamenti iniziati con l’entrata dell’Italia nell’euro e culminati con la più grande recessione dell’economia italiana (e mondiale) dal dopoguerra. Queste popolazioni individualmente hanno bisogno di condividere un destino comune.
Le categorie del mercato capitalistico si sono trasformate da
luogo di produzione e ridistribuzione di beni in luogo di servizi finanziari. La questione dei meridioni europei non può essere letta solo con la categoria del mercato nei servizi finanziari o di delocalizzazione della produzione di beni.
La proposta di un Convegno nazionale sulla questione meridionale italiana del PSI deve confrontarsi con questa nuova
chiave di lettura.
Il socialismo ha una sua caratterizzazione cosmopolita e internazionale e quindi, capace di dare una lettura e anche una proposta della questione del Mezzogiorno in un’ottica europea e
non solamente nazionale.
La proposta più logica è che il Convegno sulla questione mezzogiorno italiano diventi questione dei meridioni dell’Europa
per interfacciarsi con un progetto euro-mediterraneo.
12
rivista mensile fondata da pietro nenni
cultura politica Salvatore Veca intervistato da Emanuela Ceva Rawls quarant’anni dopo
Komiya Il libertario di sinistra
una delle sue ragioni di fondo nella distrazione politica di allora connessa all’impegno profuso dal governo del nuovo Stato
contro il fenomeno del brigantaggio; un
impegno maturato, purtroppo, senza alcuna considerazione per alcune rivendicazioni sociali contro un’insostenibile stato
di miseria che pure, in qualche modo, si
intrecciavano con lo sviluppo di tale forma di devianza.
Sul mancato accoglimento delle istanze
autonomistiche e di quelle economiche
e sociali, per Napolitano, si sono concentrate riflessioni che hanno aperto e
approfondito la lunga fase del meridionalismo, della polemica e della proposta. Un retaggio culturale, politico e morale da non disperdere. Anzi da valorizzare per formulare, in un rinnovato spirito unitario, risposte valide a soddisfare
le migliori istanze originarie delle popolazioni meridionali. In questo quadro,
per Napolitano, se è giusto che da parte
del Mezzogiorno si rivendichi il meglio
del proprio passato e del proprio presente, è tuttavia auspicabile che al contempo – fuori da logiche “avventuriste” e
secessioniste – riescano ad emergere
nello stesso Mezzogiorno nuove forze
per meglio sostenere la responsabilità
dell’autogoverno, per far fronte ai diversi problemi locali e per partecipare con
impegno alla soluzione dei tanti problemi che, da un punto di vista più generale, riguardano l’intero Paese.
Infrastrutture e asset immateriali per colmare il divario di sviluppo tra Nord e Sud
mondoperaio
taccuino Federico Fornaro La Lega del tanto peggio
Giulio Di Donato Se Caldoro fa una mossa
“certe fantasticherie” diffuse spesso in
polemica con l’esigenza di una forte riaffermazione dell’unità e indivisibilità dell’Italia. Anche perché non si può trascurare che il Mezzogiorno il suo posto, nel
nuovo Stato unitario, se l’è guadagnato
sul campo, specie dopo il 1820, come
protagonista di tutti i momenti più salienti del Risorgimento, compresa l’impresa
garibaldina dalla Sicilia a Napoli.
Tuttavia, per Napolitano, non può essere ignorata una circostanza principale. E
cioè che la dinamica storica approdata
al 1860 deve essere tenuta distinta da
quella che, invece, è iniziata con il nuovo Stato e che ha avuto risvolti discutibili per il Mezzogiorno: si pensi, in particolare, alla mortificazione delle sue
aspirazioni autonomistiche e al suo deludente sviluppo socio-economico.
Le istanze autonomistiche sono state
principalmente negate per via della
priorità assegnata a due scelte politiche:
quella a favore di una rapida unificazione legislativa e amministrativa sulla
scia del modello piemontese; e quella –
giustificata dal revanscismo borbonico
che alimentava la ribellione del brigantaggio – attinente alla bocciatura del
progetto Minghetti, che puntava all’istituzionalizzazione di un ordinamento
regionale.
Per quanto invece riguarda la mancata
soddisfazione di molte istanze economiche e sociali del Mezzogiorno, essa trova
Bruno Zanardi Il baffo di Totò
Hillel Steiner intervistato da Nick Renaud-
DELLA DOMENICA
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DELLA DOMENICA
4
www.partitosocialista.it
ANNO XV - N.3 - DOMENICA 29 GENNAIO - 2012
VISTO DALL’EUROPA
Roma, domenica 16 dicembre,
si è tenuta, ignorata dai grandi
A
mezzi di comunicazione, una
di Luca Cefisi
Socialista europeo, dunque eurofederalista
Convenzione “sul ruolo dell’Italia
per rilanciare l’obiettivo della Federazione Europea”.
Su invito del Movimento federalista
europeo (Mfe), il Teatro Capranica
si è riempito degli attivisti di questo
movimento di grande storia e tradizione, che nasce per diffondere gli
ideali del Manifesto di Ventotene,
l’idea di Europea unita e federale di
Spinelli, Rossi e Colorni.
Un movimento di vera società civile, condotto da studenti giovanissimi e anziani ancora idealisti, gente
senza potere e senza incarichi, ma
che non mai ceduto alla retorica
antipolitica alla Grillo, anzi ricerca
sempre con attenzione di parlare e
convincere i partiti e la politica.
Che predica un federalismo vero e
sensato, quello che unisce i popoli,
non quello fasullo e divisivo alla
Bossi.
Chi scrive ha portato agli amici
eurofederalisti il saluto del Psi. E’
bello che dei cittadini e delle cittadi-
IL PSI
N E L T E RR IT O RI O
ne pongano in pubblico il problema
di un’Europa davvero unita e democratica. Si deve riconoscere che il
fallimento del tentativo di stabilire
una Costituzione europea ha, per
contraccolpo, ridato forza agli Stati
nazionali, e di conseguenza ai loro
egoismi, come si vede dall’azione di
Merkel, Sarkozy, Cameron in questi
mesi.
Un’Europa che ha una moneta, ma
non ha un fisco, un tesoro, un
governo comune non può essere
un’Europa democratica, ma neppure un’Europa efficiente, nel difendere gli europei dalla globalizzazione, dalle speculazioni finanziarie
transnazionali, dai rischi geopolitici
dei fondamentalismi.
Il socialismo europeo dovrebbe
senza dubbio dichiararsi eurofederalista, cioè mirare a fare un passo
in più rispetto a quell’Europa
“intergovernativa” stabilita dai trattati vigenti.
Per chi voglia approfondire, c’è da
leggere il libro “Eugenio Colorni,
una vita per l’Europa”, appena
edito dall’Isituto Fernando Santi.
Aldo Potenza
Umbria, un Psi che va forte
A
Barbara Conti
ldo Potenza, da due anni circa segretario regionale dell’Umbria,
definisce “ottima” la situazione del Psi
nella regione. Prestigio tutto da riconfermare con le prossime elezioni amministrative di Todi e Narni.
Ad esse ci si sta preparando con l’obiettivo di “lavorare per ridurre al massimo le spese di organizzazione, per
consentire risparmi che possano essere
messi al servizio delle esigenze dei cittadini senza gravare sulle famiglie. Vogliamo, inoltre – ci spiega Potenza mantenere salda la coesione sociale,
garantire un livello di servizi elevato,
procedendo ad accordi interregionali in
materia di università, sanità, ricerca
scientifica, internazionalizzazione delle imprese, non da risolvere esclusivamente all’interno delle singole regioni
come fossero enclavi all’interno del
territorio italiano; occorre, infatti, entrare in relazione con realtà diverse per
migliorare la capacità di dare risposte
alle necessità che questa regione ha”.
Con questo obiettivo il Psi si prepara al
voto in due città dalla situazione diametralmente opposta. A Todi, infatti, già si
sono tenute le primarie, che hanno visto
l’affermazione del candidato del PD,
Carlo Rossini, seguito da quello dei socialisti italiani, Emidio Costanzi. Proprio il 27 gennaio prossimo, si terrà la
sua presentazione. Alle prossime elezioni amministrative Rossini sarà sostenuto
da una coalizione di centrosinistra, che
vedrà “alleati” anche Idv, Rifondazione
comunista, Comunisti italiani. Come è
noto l’Amministrazione uscente di Todi
è di centrodestra. I presupposti per una
affermazione del centrosinistra e del
PSI, ci spiega Potenza, sono positivi. In
questo caso si definisce “moderatamente ottimista”. Buone prospettive di vittoria, infatti, sono date, non solo dall’esito
delle ultime elezioni regionali, ma anche dal fatto che “la giunta guidata da
Antonino Ruggiano non ha brillato nel
corso di questi anni, ha vissuto del lavoro compiuto da quella precedente di
centrosinistra, non portando elementi di
novità”, aggiunge il segretario regionale. “Si può dire che sia stata un’amministrazione incolore, insapore, inodore; attualmente a Todi, invece, serve una
maggioranza che dia nuovo impulso alla città”, conclude Potenza.
A Narni, al contrario, il sindaco uscente,
Stefano Bigaroni, non si può ricandidare, avendo già espletato due mandati, il
massimo previsto dalla legge. In un primo momento si pensava di andare ad individuare il sostituto del primo cittadino
con le primarie, poi a seguito di qualche
La bandiera era stata portata in Piazza del Duomo dai militanti socialisti
C
La polizia ammaina il tricolore
per non far arrabbiare la Lega
i sono giorni in cui il mondo sembra ribaltarsi. In cui nel nome della ragionevolezza si dà spazio a quello
che ragionevole non è e non potrà mai
essere. Stavolta è successo a Milano e
anche se ci sono di mezzo due partiti
non si tratta di politica. Ma piuttosto di
dignità e difesa di un simbolo che rappresenta l’Italia.
Cioè la nostra bandiera. Fatta ammainare addirittura dalla Digos per non
turbare gli scalmanati seguaci di Bossi
e del suo «cerchio magico» e non provocare incidenti. Il ribaltamento – appunto – di quello che razionalità e legge imporrebbero. I fatti raccontano che
ieri nel capoluogo lombardo era in programma la manifestazione della Lega.
Comizio particolarmente sentito dai
fedelissimi del Carroccio che in queste
settimane stanno vivendo lo scontro –
forse definitivo – tra la vecchia Lega di
Umberto Bossi e il nuovo partito che
ha in mente Roberto Maroni. E, si sa,
le manifestazioni del Carroccio vivono
sempre di un aspetto folkloristico che
spesso va oltre quello che dovrebbe essere il rispetto degli altri: insulti, minacce di scoperchiare sedicenti depositi di fucili con cui armare la mano dei
focosi lùmbard, sfoggio di elmi cornuti e urla belluine di secessione. Repertorio che da anni Bossi e si suoi si portano appresso ad ogni raduno. Stavolta
però a ricordargli che si trovavano a
sfilare in un Paese che di secessione
non ne vuole sentire parlare c’era un
gruppo di esponenti del partito Socialista che in piazza Duomo e poi in piazza della Scala hanno srotolato uno striscione tricolore. Insomma la nostra
bandiera. Che può anche non piacere
ma che sicuramente va rispettata. I leghisti che stavano raggiungendo il palco della manifestazione l’hanno ovviamente presa come una provocazione e
hanno iniziato il consueto show: fischi,
urla, insulti. E a questo punto il mondo
si capovolge, razionalità e paradosso si
scambiano di posto. Invece di prendersela con gli scalmanati tifosi di Bossi i
poliziotti della Digos hanno chiesto al
gruppetto degli esponenti del partito
Socialista di togliere lo striscione per
non provocare ulteriori tensioni e per
evitare che venisse sfondato il cordone
di sicurezza allestito dagli agenti. Cosa
che è stata diligentemente fatta, salvo
poi srotolarlo poco dopo in un’altra
piazza e davanti a un monumento, simbolo anche questo, la statua del presidente della Repubblica Sandro Pertini.
La vicenda però non è passata del tutto
sotto silenzio. E dell’ordine di ammainare la nostra bandiera si dovrà probabilmente occupare nei giorni prossimi
il Parlamento. Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, ha già pronta un’interrogazione al ministro dell’Interno. «A Umberto Bossi non consentiremo più di irridere l’Italia – commenta – Compito della polizia è quello
di tutelare i manifestanti pacifici, non
quello di far ammainare la bandiera e
lo striscione dell’Italia. Per questo
chiederemo che siano accertate le responsabilità di queste gravi azioni da
parte della Polizia di Stato». Accanto a
lui si è schierato solo il deputato di Futuro e Libertà Roberto Menia, anche
lui pronto a presentare una interrogazione al ministro dell’interno Anna
Maria Cancellieri. «Il grande rispetto
per il lavoro e per l’impegno quotidiano delle nostre forze dell’ordine impone un necessario accertamento sul fat-
Lettere
difficoltà avanzata da Sel, Idv e altre
forze della maggioranza che hanno preferito evitarle, si è deciso di sostenere
direttamente la candidatura avanzata dal
Pd. Pertanto, le prossime amministrative vedranno “una nostra partecipazione
nella maggioranza di centrosinistra. A
Narni partiamo da una eccellente base di
consenso intorno al 12%. Faremo una lista molto competitiva: pensiamo di rafforzare ulteriormente il consenso raccolto in passato”, commenta in merito
Potenza. Dunque un’alleanza e un programma (che si sta elaborando e di cui si
sta discutendo in questi giorni) condivisi per confermare i buoni risultati conseguiti finora nella città e - precisa - “stiamo inoltre lavorando per trovare un accordo fra le varie componenti per l’organizzazione dell’eventuale giunta”.
La grande novità positiva, che fa ben
sperare per il futuro, è che il Psi va alle elezioni molto rinnovato. “Da due
anni a questa parte – spiega il segretario regionale – abbiamo proceduto a
promuovere nuovi protagonisti della
vita politica del partito”, puntando
molto sui giovani; basti pensare che, ci
dice il politico, “nei Comuni il 50%
dei nostri amministratori sono nella fascia compresa fra 30-40 anni”.
“Un rinnovamento - precisa Potenza –
ovviamente non avvenuto solo in base
alla data di nascita, ma alle qualità
espresse da questi compagni durante
l’attività, tale da poter sperare che possano svolgere nei prossimi incarichi un
lavoro estremamente positivo”.
MILANO, MUSEO DEL RISORGIMENTO - PALAZZO MORIGGIA
6 febbraio 2012 - Inaugurazione della mostra:
“Avanti della Domenica. Una rivista nella Belle Epoque”
In collaborazione con la Fondazione Anna Kuliscioff
a cura di Paolo Bolpagni
dal martedì alla domenica dalle 9,00 alle 17,30 - ingresso libero
Ricominciamo dal 1993
Un pensiero a voce alta. Lasciamo perdere i personalismi,
gli steccati e i pregiudizi. Riprendiamo, laicamente e in
chiave moderna, l’azione politica violentemente interrotta
con Tangentopoli, prendendo le mosse da quello che deve
essere il comune denominatore del socialismo: l’equità!
Con le indispensabili e intramontabili ricette del socialismo italiano: innovative ed incisive politiche sociali a
sostegno delle fasce più deboli; liberalizzazione del
mondo del lavoro e allargamento della base imponibile
del lavoro (più lavoro per tutti); una più equa politica
fiscale (imposta patrimoniale progressiva, contributi di
solidarietà sui maxi stipendi, redditi e sulle maxi pensioni) non fondata sull’antidemocratico e indiscriminato
prelievo (iva e accise) sui beni di consumo.
Mauro Gradi - Genova
Riformare l’Onu
La civiltà contadina ormai di qualche decennio fa era
solita tramandare il detto di non appiccare il fuoco alla
casa del vicino se non si voleva correre il rischio di far
prendere fuoco anche alla propria. Passati ora dal
“villaggio rurale” di quella civiltà al “villaggio globale”
di quella in cui viviamo, il concetto rimane ancora ben
valido. Sono pertanto ben condivisibili le considerazioni
espresse da Alfonso Siano nel suo articolo, in particolare
nel riferimento agli interventi bellici mediaticamente
etichettati come umanitari, ma che celano non troppo
nascosti interessi particolari di chi storicamente al
momento detiene la leadership mondiale. E’ tangibile il
rischio di creare precedenti che autorizzino per analogia
altri Paesi ora emergenti a fare altrettanto per difendere i
loro possibili interessi. I segnali si colgono già oggi (caso
Iran). Con pericolose ricadute in termini di sicurezza,
globale e locale. Diventa sempre più cogente la necessità
di una riforma dell’ONU che porti tale istituzione ad
essere un contesto giuridico autorevolmente riconosciuto
da ogni stato, e vincolante ogni Stato, così da condizionarne le scelte belliche, perlomeno quelle cosiddette
“umanitarie”. Nel nuovo scenario mondiale che si va
delineando la fame, la povertà, l’instabilità del mio vicino, diventano la mia insicurezza.
Luca Sarti
to che a Milano funzionari Digos abbiano rimosso addirittura una bandiera
tricolore per asseriti motivi di ordine
pubblico – spiega – C’è troppa confusione: non si può permettere ai black
bloc di distruggere le città, come è avvenuto a Roma in ottobre, per motivi
di ordine pubblico e sempre per gli
stessi motivi, come oggi a Milano, rimuovere il tricolore, il simbolo di tutti
gli italiani». Un simbolo che ieri non è
stato preso di mira soltanto a Milano. A
Vicenza, dove si è svolto il congresso
del Movimento indipendentista «Veneto Stato», hanno ammainato la nostra bandiera che sventolava sul pennone dell’albergo che li ospitava e
hanno issato il vessillo di San Marco.
La giustificazione? «Abbiamo voluto
mostrare quello che succederà in Piazza San Marco il giorno, sempre più vicino, della nostra indipendenza – ha
spiegato il segretario di “Veneto Stato”, Antonio Guadagnini – Ci sarà un
ammainabandiera dello Stato occupante, seguito dall’alzabandiera del nuovo
stato veneto indipendente. Torneremo
a levare al cielo il bellissimo Leone
Alato che ci ha rappresentato per più di
un millennio».
Paolo Zappitelli
da www.iltempo.it
[email protected]
Falsità e silenzi sull’Avanti!
Il chiarimento legale sull’Avanti! di cui è stata data notizia
anche nel Congresso Nazionale di Fiuggi è di grande sollievo e soddisfazione per chi - come il sottoscritto . ha sempre
amato questa testata. Speriamo che con l’impegno di tutto il
Partito si arrivi a farlo diventare il quotidiano che è sempre
stato sin dai tempi di Pietro Nenni. Ho inviato al quotidiano
“l’Unità” anche una lettera di rimprovero, perche parlava di
Lavitola come direttore dell’Avanti! e come se fosse un dirigente del nostro partito. Bravi i post comunisti, non c’è che
dire. Attenti alle strategie unitarie del futuro! Chi vi scrive è
un compagno che oltre ad essere iscritto da una caterva di
anni, ha lavorato una vita a fianco dei Comunisti nel sindacato, nella CGIL milanese, solo per dire che ne conosco
pregi e difetti. Ora con le prospettive politiche nuove, dopo
la caduta dell’impero, bisogna riconquistare gradualmente
quel posto che ci compete all’interno della vera politica
Italiana, Avanti con forza per una nuova legge elettorale e
se i tempi saranno stretti, per correggere le parti più dissennate della porcata calderoliana - vedi preferenze, finanziamento a chi di dovere, lo sbarramento, ecc.
Luciano Lunghi - Milano
La Lega senza responsabilità?
Da qualche giorni le strade sono pieni di cartelloni propagandistici della Lega; nulla di male, se solo non campeggiasse lo slogan che fu “Roma ladrona” e ora “Governo
ladro”. Bossi dice che il Presidente Monti metterà mano in
tasca agli italiani, colpirà le pensioni e altro: tutto corretto,
la ‘manovra-Monti’ non sarà certo una passeggiata per gli
italiani, ma dov’era l’onorevole Bossi e la sua Lega Nord
negli ultimi venti anni? Non ha avuto ruoli di governo per
molti di questi ultimi venti anni? Forse sarebbe meglio
smettere con la demagogia e impegnarsi affinché si risollevi la situazione economica e sociale del Paese e dei suoi
cittadini. Un welfare che tenga conto delle varie esigenze
per poter dare diritto di buona cittadinanza a tutte le persone italiane o meno, facendo pagare le tasse a tutti in base
al reddito. Gli italiani non sono ingenui e sapranno ben
indicare chi è colpevole delle disgrazie di questi tempi che
non fanno parte solo di un trend mondiale sfortunato, ma
anche della mala gestione della cosa pubblica.
Luca Baragatti - FGS