Di - Avanti della domenica
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@ DELLA DOMENICA [email protected] ANNO XV - N.3 DOMENICA 29 GENNAIO 2012 SPED. ABB. POST. - DL 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 N° 46 Art.1, Comma 1, DCB) ROMA TAXE PERCUE - TASSA RISCOSSA - ROMA ITALY EURO 1,50 S E T T I M A N A L E S L’opposizione di IdV e Lega è lotta per la sopravvivenza Ostaggi del porcellum S I Marco Di Lello i è discusso a lungo negli anni scorsi sulla definizione degli ultimi 18 anni, da alcuni definiti come quelli della Seconda Repubblica da altri una lunga transizione se non l’agonia della Prima Repubblica. Comunque li si voglia definire il portato di questi anni, fatti di bipolarismo coatto, aggregazioni disomogenee e populismo inconcludente, sembra decisamente volgere al termine. E’ infatti questa la seconda mission che il Presidente Napolitano ha affidato al Governo Monti: dopo aver messo in sicurezza i conti pubblici, disegnare un nuovo schema politico, con le estreme sempre più marginalizzate ed una vasta area, riformista e moderata, che si contende la guida del Paese. Lo hanno capito in fretta sia Di Pietro che Bossi che non a caso si distinguono per la dura opposizione a questo Governo, contro cui lanciano strali quotidiani, ma il cui vero obiettivo sono il Pd per il primo ed il Pdl per il secondo, gli alleati di ieri che rischiano (o auspicano) di diventare gli avversari di domani. Tra le decine di categorie che si stanno rivoltando contro le liberalizzazioni ed i primi, ancora timidi, tentativi di eliminare incrostazioni di rendite oligopoliste e sacche di privilegi si sono dunque iscritte l’Idv e la Lega Nord, anch’esse decise a difendere posizioni parassitarie senza la quale la stessa propria esistenza in vita è messa in discussione: cosa sarebbero infatti Di Pietro e Bossi senza Bersani e Berlusconi? Quanto conterebbero nel Paese, e ancor più in Parlamento, senza un accordo strategico (leggasi apparentamento) con i due principali partiti? La coalizione Pdl – Lega ha già clamorosamente fallito la prova del governo, durata per oltre 8 degli ultimi 10 anni, quella dell’Unione ha fatto altrettanto nei miseri 20 mesi in cui ha resistito e quella disegnata a Vasto è stata ritenuta inaffidabile in gran parte delle cancellerie europee prima ancora che in Italia. Cambiare la legge elettorale, come auspicato ancora nei giorni scorsi dal Quirinale, serve dunque a scrivere le nuove regole che assicurino stabilità di governo ed autorevolezza delle leadership: obiettivo largamente condiviso che dovrà comunque fare i conti la democrazia e le scelte degli elettori. Si preannuncia dunque una battaglia senza esclusione di colpi perché trattasi di una vera e propria lotta per la sopravvivenza, al cui altare val bene anche sacrificare alleanze locali, a partire dalle elezioni amministrative del prossimo 6 maggio e mettere in discussione governi regionali e di grandi città. Il paradosso è che una forza politica, l’IdV, che si è spesa per raccogliere oltre un milione di firme contro il porcellum , ne è oggi diventata di fatto il baluardo a difesa, mentre l’altra, la Lega Nord, nata per difendere le istanze locali dalle ingerenze romane oggi è pronta a barattarle pur di contare ancora qualcosa nella politica romana. Se per Enrico IV “Parigi vale(va) ben una messa” per Tonino da Montenero il porcellum val bene una porcata mentre per Alberto da Giussano Largo Chigi val bene Milano. E’ questa l’Italia del 2012, quella della fine della seconda repubblica o della morte della prima. Contro la crisi, unità e innovazione e il sindacato farà la sua parte L’ Franco Marabottini* Italia sta imboccando una nuova stagione di difficile recessione ed a farne le spese sarà soprattutto il lavoro. Ecco perché ogni intervento su questo versante non può essere collegato ad azioni incisive di politica economica che abbiano de effetti molto concreti e precisi: evitare nuova disoccupazione, rilanciare investimenti e crescita. Il confronto che si è aperto a Palazzo Chigi sui temi del lavoro allora deve essere ispirato a realismo, concretezza e soprattutto deve riflettere – se si vuol dare davvero valore al contributo delle parti sociali e quindi senso vero alla ricerca di un vasto consenso sociale – sugli esiti di un effettivo confronto fra proposte e non affidarsi ad una logica nella quale la concertazione è punto di partenza mentre all’arrivo conta solo quello che ha deciso il Governo: Siccome il percorso che tutti abbiamo di fronte per uscire dalla crisi non sarà breve, ma tutto in salita, è bene che sul piano del metodo il Governo agisca sapendo valorizzare il ruolo delle parti sociali e del sindacato in particolare considerando i suoi interlocutori non dei semplici suggeritori, ma dei veri protagonisti che sono portatoti di interessi vasti e non aggirabili. Del resto in una situazione politica delicata nella quale ogni passaggio in Parlamento sarà sempre di più una scommessa imprevedibile, il Governo dovrebbe avere tutto l’interesse a presentarsi con decisioni che hanno avuto già la validazione delle forze sociali con le loro assunzioni di responsabilità, ma anche con la sottolineatura di esigenze sociali che solo se affrontate e comprese possono determinare coesione e tenuta. Il tema del lavoro, come da sempre sostiene la UIL, non può e non deve essere isolato dal resto dei problemi economici: serve riattivare investimenti, far segue a pagina 2 Sudismo o meridionalismo? O C I A Il default della Seconda Repubblica Fabio Fabbri politologi nostrani si cimentano da qualche settimana in una esegesi approfondita del mutamento storicopolitico in corso. Che si tratti di una svolta epocale non vi possono essere dubbi. Un commentatore prestigioso come Emanuele Macaluso ha assimilato quel che è accaduto in questi giorni ad alcuni “passaggi” cruciali della storia della Repubblica: la togliattiana svolta di Salerno, con l’ingresso dei comunisti nel governo Badoglio; la rottura da parte del PSI dell’unità d’azione con i comunisti che ha propiziato le riforme di struttura del primo centro-sinistra: il compromesso storico voluto da Enrico Berlinguer per far fronte al terrorismo. Aggiungo all’elenco il governo Amato del ’92 e il governo Ciampi del ’94: anche allora l’Italia era sull’orlo del baratro e si è salvata con misure di emergenza. Giuseppe De Rita nell’editoriale per il Corsera richiama i precedenti dei Governi Amato e Ciampi, ma dimentica che quegli esecutivi erano “misti”, perchè composti da tecnici e da parlamentari. Mario Monti ha invece chiamato alla responsabilità di governo solo personalità estranee alla vita dei partiti, ma note per il successo che ha caratterizzato il loro cursus honorum nelle università, nelle professioni, nelle attività finanziarie. La miscellanea è risultata impraticabile perché i due maggiori partiti, il PD e il PDL, che dal ’94 si combattono aspramente sotto le logore bandiere di un bipolarismo impregnato di odio, si sono dimostrati incapaci di assumere direttamente la responsabilità di guidare congiuntamente il Paese. Hanno così conclamato la loro impotentia gubernandi. Ed è significativo che il ruolo maieutico nella costruzione di una guida straordinaria per la Nazione in pericolo sia stato svolto da Giorgio Napolitano, un uomo che nell’intero corso della sua vita è stato militante di partito, ma nel contempo servitore delle istituzioni. Se questa è la realtà, sono legittime alcune conclusioni. Con la nascita del governo Monti si squaderna davanti ai nostri occhi il default della sventusegue a pagina 2 Politica, partiti, istituzioni: la piazza non risparmia più nessuno Il giustizialismo straripante Giovanni Palillo Alberto Benzoni conomica qui, nel nostro Paese, circolano ancora forme deteriori di un finto meridionalismo che ha storicamente consegnato il Sud al suo interminabile declino, attraverso i trasferimenti di fondi nazionali ed europei, cui ha corrisposto un deserto di libera iniziativa e di corruzione ambientale, un’antropologia fondata sullo scambio e sul servilismo. Le stesse istituzioni locali sono flagellate da un’occupazione politica di clan e partiti, mirante a procacciare arricchimenti personali e non certo a produrre benessere. a pagina 3 di essere avvenuti contemporaneamente ma anche la debolezza delle reazioni suscitate, fiacche quanto scontate tanto da scomparire subito dai giornali. Vent’anni fa, la sinergia tra movimento referendario e movimento giustizialista fu tale da scardinare entre nel mondo si affermano osa unisce eventi diversi come nuove forme di riorganizzaM la bocciatura dei referendum e C zione locale,di competizione geoeil salvataggio di Cosentino? Il fatto un sistema che aveva retto il Paese per cinquant’anni; oggi si torna rapidamente all’ordine del giorno. Allora, a promuoverla, c’era una coalizione di magistrati, imprenditori, giornalisti sostenuta da un vasto arco di forze politiche, con la destra in prima fila e il Pd nella veste di “utile idiota”; oggi di questa coalizione non c’è la minima traccia. Ciò detto movimento referendario e giustizialismo hanno avuto una sor- segue a pagina 2 Le ragioni di una delusione Per colmare il divario Nord-Sud Mezzogiorno e Stato unitario Meridionalismo non solo l’Italia Gianfranco Sabattini a pag.3 L Nino Gulisano a pag.3 I S T A - Stampa e Tv - Quello che non vi hanno detto di noi Lazio. Piano rifiuti buono per... la discarica “Il Piano rifiuti, che la giunta regionale del Lazio vuole adottare, ricorda l’isola che non c’è di Bennato. Ancora una volta la Polverini non riesce a proporre una piattaforma sulla quale lavorare. Meno che meno si registra una visione d’insieme del problema rifiuti. Per la differenziata si propongono solo percentuali d’effetto, tutto senza un realistico progetto.” Ha dichiarato il capogruppo del PSI Luciano Romanzi. “Sull’indicazione di nuovi siti siamo all’improvvisazione pura capace solo di creare un allarmante caos tra i cittadini. Il governo, il consiglio di stato e il Tar sono costretti a intervenire con correttivi per l’incapacità decisionali di questa giunta. Intanto abbiamo la proroga di Malagrotta. In fase di bilancio si approva la proposta dell’opposizione di aumentare i fondi per portare la riduzione della produzione dei rifiuti al 10% e poi si tagliano i fondi. La differenziata, rimane la strada maestra, dove bisogna investire di più.” ha concluso Romanzi. Governo, giusta direzione in tema di giustizia “Quanto dichiarato dal Ministro Severino è un buon punto di partenza per riformare il sistema giudiziario italiano. Un Paese civile e moderno – ha detto Luigi Iorio, responsabile nazionale Legalità e Diritti del PSIdeve avere infatti un sistema efficiente e funzionale che garantisca i diritti dei cittadini e delle imprese. Ecco perché, come ha dichiarato anche la Ministra, noi socialisti riteniamo prioritario procedere ad una riorganizzazione degli uffici, ad una semplificazione dei procedimenti ed alla individuazione degli strumenti attraverso i quali, sia possibile procedere alla rapida eliminazione degli arretrati degli ultimi trent’anni, senza però deludere le aspettative di quanti hanno già intrapreso il cammino processuale. Per questo è necessaria non soltanto una riforma che ponga fine al tragico problema del sovraffollamento carcerario, ma anche un intervento volto ad affrontare il grave deficit di efficienza degli uffici giudiziari rispetto ad una domanda di giustizia in continua crescita.” Milano. In consiglio il caso del teatro Parenti “Ma quale spettacolo offensivo nei confronti di Gesù? La Milano liberale, civile e democratica deve schierarsi senza alcun tentennamento dalla parte del Teatro Parenti e di Ruth Shammah, sottoposti da alcune settimane ad una campagna ostracista, punitiva e pericolosa, per aver deciso di mettere in scena lo spettacolo di Romeo Castellucci ‘Sul concetto di volto nel Figlio di Dio’”. Lo ha dichiarato Roberto Biscardini annunciando la presentazione in Consiglio Comunale di un Odg affinchè il Comune non lasci soli i propri cittadini, le proprie istituzioni culturali, e chi a fatica produce cultura e da lustro alla nostra città. Biscardini aggiunge: “Stiamo parlando di uno spettacolo assolutamente cristiano, rappresentato a Roma e in tutto il mondo, senza problemi”. DELLA DOMENICA 2 www.partitosocialista.it Il default della Seconda Repubblica Contro la crisi unità e innovazione rata seconda Repubblica. Le macerie di questo crollo toccano tutti i partiti che sono stati protagonisti dell’opaco ultimo ventennio. Certo, la crisi investe anzitutto i due maggiori, il PD e il PDL, che non hanno saputo promuovere né stabilità né buongoverno. Ma, diciamoci la verità, anche Casini, Rutelli e Fini hanno navigato nelle acque stagnanti del bipolarismo coatto. Per non dire della Lega, in preda alle convulsioni, guidata da un capo decotto e da colonnelli in lite fra loro e delegittimati dall’assenza di risultati apprezzabili della lunga esperienza di governo. Taccio del demagogo di Montenero di Bisaccia, quello che Veltroni ha preferito ai socialisti. E’ difficile fare previsioni sul dopoMonti. Comunque, a Dio piacendo, nel 2013 si voterà. Se l’Italia e l’Europa usciranno indenni dalla tempesta, niente sarà più come prima. E si aprirà uno spazio anche per chi, come i socialisti, non porta alcuna responsabilità dell’attuale marasma. Forse è giunto il momento di uscire dal cono d’ombra in cui siamo stati relegati. E’ purtroppo vero e motivo di rammarico, quello che abbiamo letto su “Il Riformista”: dal PSE non giungono idee e proposte concrete volte a difendere e rafforzare l’Europa, dotandola di un vero governo e di una propria banca centrale. Aspettiamo intanto di conoscere se, in articulo mortis, il Parlamento dei nominati sarà in grado di approvare una decente legge elettorale. Le proclamazioni di perenne validità del bipolarismo in cancrena giustificano il più acuto scetticismo. Ed ha ragione Massimo Teodori quando osserva che è pura vanità e risibile diversivo promettere oggi riforme costituzionali. Un’ultima considerazione. Quello che è avvenuto in questi mesi dimostra anche l’inadeguatezza dell’ordinario ceto politico, e dunque la necessità di acquisire alla guida dello Stato anche personalità estranee alla milizia di partito, ma dotate di competenze tecniche e di esperienza in campo internazionale. Antesignano di questa innovazione è stato Craxi. Il leader socialista chiamò a far parte della squadra di governo Giuliano Amato, l’ambasciatore Renato Ruggero, gli economisti Francesco Forte e Franco Reviglio, il rettore Antonio Ruberti. La circolazione delle élites, come insegnano Wilfredo Pareto e Ortega y Gasset, rafforza e migliora la democrazia. L’area laico-socialista ha nel suo seno, ancor oggi, un buon numero di validi civil servants. Il convegno di “Libera Italia” è una “chiamata alle armi” incoraggiante. ripartire settori dinamici come l’edilizia, arrivare finalmente ad una riforma fiscale equa ed in grado di dare una prima risposta alle difficoltà economiche delle famiglie e dei lavoratori, al preoccupante calo del potere di acquisto delle pensioni. Così come il confronto sul lavoro non può risolversi alla stregua di una lezione di microeconomia. Solo nel settore dell’edilizia si sono persi 300 mila posti di lavoro: è giusto rivedere l’impostazione delle politiche del lavoro, ma nel frattempo vanno garantite le tutele che a partire dalla cassa integrazione possono evitare nuovi disastri sociali. Non si può al tempo stesso avere l’ambizione di cambiare profondamente e poi segnalare che ci sono poche risorse per l’oggi e per il domani: Non si può enfatizzare il ruolo dell’innovazione e poi ignorare che forse il volano più rapido per rimettere in moto la macchina economia è proprio il settore delle costruzioni, che porta con sé anche – se valorizzato adeguatamente – la possibilità di sperimentare, specie sul terreno ambientale, forti novità proprio sul piano delle tecniche più avanzate. Certo si dirà che il Cipe ha varato una serie di scelte e di risorse importanti per riattivare il settore delle costruzioni: ma quante volte il Cipe ha deliberato e poi ci siamo trovati a dover constatare che i cantieri chiudevano e l’occupazione – anche nell’indot- Fabbri dalla prima I Marabottini dalla prima Giustizialismo straripante Benzoni dalla prima te diversa. Il primo è stato ridotto all’ombra di sé stesso anche per l’evidente malafede dei suoi sostenitori politici mentre il secondo sta dilagando, ma sta diventando totalmente ingestibile. Vent’anni fa c’erano i buoni e i cattivi. Da una parte la magistratura, simboleggiata da alcuni suoi esponenti eroici e incorrotti, ma anche di riflesso le forze che erano state tenute fuori ai tempi della prima repubblica dai comunisti alla destra vecchia e nuova. Dall’altra i “politici corrotti” – primo fra tutti Craxi - che allignavano nei partiti di governo. Da una parte gli imprenditori concussi, dall’altra i partiti corrotti e le loro tangenti. E via discorrendo. Insomma si assisteva ad una sorta di Sacra rappresentazione in cui i primi combattevano vittoriosamente i secondi con l’appoggio entusiasta del ‘popolo’. Oggi, invece, questa rappresentazione non è più possibile per due ragioni: perché non ci sono più personag- l diavolo sicuramente (e non più “probabilmente”, come recitava il titolo di un famoso film di Robert Bresson) è la causa dei ripetuti casi di possessione demoniaca che vedremo avvenire in quel del Vaticano nel nuovo horror The devil inside girato a basso costo con la tecnica del finto documentario dal regista americano William Brent Bell e in arrivo nelle sale italiane nel prossimo mese di marzo dopo il grande successo riscosso negli Usa..Dopo un periodo di assenza il maligno torna,dunque,a far sentire la sua infernale presenza su quegli schermi cinematografici che ha iniziato a frequentare fin dalle origini della settima arte (come dimostra la sua multiforme apparizione in sembianze umane in un capolavoro del muto quale Pagine dal libro di Satana girato nel lontano 1920 dal danese Organo ufficiale del Partito Socialista Italiano aderente all’Internazionale Socialista e al Partito Socialista Europeo to – soffriva l’assalto della deriva recessiva? La svolta questa volta non può che venire da atti conseguenti: ecco perché in particolare la Feneal ha chiesto a più riprese che la concertazione ritrovasse una sua validità puntando su progetti precisi, risorse certe, scelte pluriennali che non rimanessero sulla carta. Una svolta sul lavoro, quindi, deve accompagnarsi con misure che ricreino un clima di fiducia e permettano di bloccare rischi di disgregazione sociale e di rendere endemica la crescita della disoccupazione: Il movimento sindacale sta dimostrando, sia pure con le diverse identità di cui si compone, di sapersi confrontare indicando posizioni comuni e essendo in grado di lavorare verso un obiettivo generale in grado di essere all’altezza delle grandi difficoltà che stiano attraversando. In questo senso potrebbe aprirsi una nuova stagione di iniziativa sindacale con meno divisione, ma con più capacità di esprimere l’insieme della forza sociale che la CGIL, CISL, UIL possono utilmente mettere in campo. E su questo terreno anche la politica può dare un contributo efficace. C’è sicuramente un ruolo per le forze riformiste che come quelle di ispirazione socialista e laica non hanno mai avuto paura delle svolte e delle sfide, ma hanno anche agito per favorire il massimo dell’unità possibile in campo sindacale, ritenendolo non solo una opportunità ma un valore positivo da perseguire. *Presidente Feneal UIL nazionale gi positivi da esibire sulla scena e soprattutto perché nel frattempo gli spettatori si sono fortemente incattiviti. Nello specifico i buoni non sono e in larga misura sanno di non essere assolutamente credibili e in misura tale da non poter trarre alcun vantaggio dall’assunzione di posizioni populistico - giustizialiste. Per anni e anni il Pd ha affidato ai giudici il compito di far cadere Berlusconi. Ma sono altri a realizzare questo obbiettivo e su terreni in cui, per inciso, lo stesso Pd fatica a muoversi. Mentre quello giudiziario gli è completamente evaporato dalle mani e in una duplice prospettiva: quella del “lucro cessante” ma, soprattutto, del “danno emergente”. Cosa sta succedendo? Sta succedendo in primo luogo che, con la marginalizzazione del Cavaliere, i suoi guai giudiziari e le vicende private connesse sembrano improvvisamente interessare molto di meno, quasi fossimo già nel “come eravamo”. Mentre, nel contempo, il fiume giustizialista si è di molto ingrossato, per colpire indistintamente i partiti e i politici in generale, a destra come a sinistra. Insomma, l’arma di cui dis- Manifestazione a Milano a 12 anni dalla scomparsa Bettino Craxi, la sua eresia fu il riformismo raxi fu un eretico della sini“C stra e la sua eresia fu il riformismo”. Lo ha detto Riccardo Nencini, ricordando a Milano, sabato 21, in un affollata manifestazione presso il teatro Puccini, la figura dell’ex leader socialista nel dodicesimo anniversario dalla scomparsa. Per Nencini, Craxi “capì prima e meglio di altri che questa eresia poteva essere l’unico grimaldello per cambiare l’Italia ed avviarla verso un processo di modernizzazione politica, economica e sociale”. “Egli incarnò – ha aggiunto – lo ‘strabismo’ che si richiede ai riformisti, guardando con un occhio all’oggi e con l’altro al domani e declinando in azione di governo la domanda di rinnovamento che proveniva dalla società italiana”. “Venti anni di Seconda repubblica hanno lasciato alle nuove generazioni un’Italia a coriandoli, ostaggio delle caste e con i partiti svuotati del ruolo di protagonisti della democrazia. L’Italia – ha concluso il segretario del PSI – si può rilanciare solo riprendendo quel modello: un’iniezione robusta della sinistra riformista e del liberalismo democratico di ispirazione cattolica”. La manifestazione, promossa da Mondoperaio, Critica sociale e Socialisti, Roberto Biscardini ha riassunto il valore e il significato della stagione craxiana, mentre Mauro Del Bue, dopo avere ricordato la sua adesione alla corrente autonomista quando ancora Craxi non era diventato segretario del Psi, ha richiamato l’esigenza ormai impellente di costruire l’Europa politica e dunque anche in sistema politico italiano uniforme con l’Europa e ha insistito sul fallimento della seconda Repubblica che andrebbe processata per tutto il male che ha recato all’Italia e agli italiani. Paolo Pillitteri ha sottolineato l’attualità del messaggio di Craxi sui temi dell’Europa e ha ironizzato sul governo Monti e sull’isolamento di Bersani come da fotografia intento a sorseggiare mestamente una birra. Luigi Covatta ha ricordato il compagno Roberto Cassola recentemente e tragicamente scomparso e ha voluto soffermarsi sulla crisi profonda del quadro politico italiano mentre Stefano Carluccio ha richiamato uno scritto di Craxi sulla politica europea e Bobo Craxi, concludendo i lavori, ha ringraziato i promotori del convegno e i relatori e ha tentato di individuare alcuni temi di possibile unificazione dei socialisti. ponevi non solo non è più a tua disposizione, ma ti si ritorce contro. In un contesto in cui la collera popolare non fa distinzione tra reati e comportamenti discutibili, ma vede negli uni e negli altri la manifestazione del marciume universale. Così Cosentino doveva essere arrestato non ‘benché’ ma ‘in quanto’ parlamentare e, appunto, in quanto parlamentare è stato oggetto di una solidarietà trasversale da parte dei suoi colleghi. Ma forse un filino di speranza c’è almeno per la sinistra. Perché oggi il giustizialismo, come un grande fiume vicino allo sbocco, si divide in due direzioni e verso nuovi bersagli, privilegiando sempre più quelli economico-sociali. Qui siamo, almeno per ora, alla guerra di tutti contro tutti, dove ciascuna categoria è minoritaria nel rapporto con l’opinione pubblica, ma diventa improvvisamente maggioritaria nella sue denuncia delle altre in un meccanismo perverso e distruttivo che trova un momento finale di sintesi nella denuncia della politica, dei partiti e delle istituzioni, come simboli del privilegio. In questo senso i parlamentari e, più in generale i partiti, vivono una situazione analoga a quella dei nobili e dei vescovi nella Francia della seconda metà del settecento. Allora la gente considerava insopportabile il loro regime privilegiato, ma sostanzialmente perché non corrispondeva più ad alcuna funzione sociale e religiosa, insomma perché nobili e vescovi avevano rinunciato ai loro diretti e ai loro doveri per affluire alla corte di Versailles. Lo stesso sta accadendo ai parlamentari; la rinuncia alle loro prerogative politiche in cambio di quelle economiche. O almeno così la cosa viene percepita; nessuna voce di protesta per il ridimensionamento del ruolo delle assemblee; voci indignate quando si mettono in discussione i loro guadagni. Così come stanno le cose l’ondata sta per travolgere tutto e tutti. L’unica nostra speranza è che non si verifichi la saldatura definitiva tra giustizialismo morale e giustizialismo sociale, ma questa è legata alla capacità della sinistra di offrire a quest’ultimo una qualche risposta complessiva e credibile. Insomma, di riscoprire il suo ruolo storico. iak addi inAngelo Carl Theodor Dreyer) e che haC continuato pocaMoscariello (ripresa in seguito da William Blake nei Il diavolo e il cinema, stessa natura stesso fascino festare lungo quasi un secolo fino ad oggi in molti titoli in vario modo luciferini ( dai classici Rosemary’s baby e L’esorcista fino ai più recenti Angel Heart e Ghost rider ,senza dimenticare Christine, la macchina infernale). Prima di insediarsi nel cinema il diavolo è stato una presenza abituale nell’arte figurativa, come testimoniano le sue raffigurazioni in molti quadri a soggetto religioso, a cominciare dai numerosi dipinti che nella pittura medioevale ne fissarono la tradizionale iconografia di orribile creatura alata descritta da Dante nell’Inferno sulla scorta degli affreschi visibili nelle chiese dell’e- Direttore Politico della domenica ANNO XV - N.3 - DOMENICA 29 GENNAIO - 2012 Riccardo Nencini Segreteria di Redazione Domenico Paciucci Direttore Responsabile Dario Alberto Caprio Presidente del Consiglio di Amministrazione Oreste Pastorelli Direttore Editoriale Roberto Biscardini Redazione Carlo Corrér, Emanuele Pecheux Società Editrice Nuova Editrice Mondoperaio srl suoi acquerelli dedicati al poema dantesco). Nel corso dei secoli la sua immagine pittorica si è andata facendo più inquietante in seguito all’assunzione di una fisionomia più umana, diversa da quella ingenua coltivata dal sentimento popolare e connotata da un carattere meno appariscente e a volte persino da una espressione malinconica dall’effetto ipnotico (come prova il ritratto del Satana pensoso che ci fissa con il suo sguardo penetrante nel quadro eseguito nel 1890 dal pittore simbolista tedesco Franz von Stuck, oggi conservato alla Galleria Nazionale d’Arte di Sofia ed esposto per la prima volta in Italia Redazione e amministrazione P.zza S. Lorenzo in Lucina 26 – Roma Tel. 06/68307666 - Fax. 06/68307659 email: [email protected] Impaginazione e stampa L.G. Via delle Zoccolette 25 – Roma Ufficio Abbonamenti Roberto Rossi 1 copia € 1,50 - 1 copia arretrata € 3,00 l’anno scorso al Mart di Rovereto). Senza dubbio il cinema nel raffigurare il diavolo si è spesso ispirato alla iconografia elaborata dalla pittura, ma è certo che esso si è mostrato molto più efficace di questa nel trattare il soggetto. Questo forse perché il diavolo e il cinema hanno in comune una stessa natura demoniaca fondata sull’illusione e la seduzione, tanto è vero che nel Medioevo i catari condannavano le immagini in movimento in quanto ritenute una delle armi più allettanti impiegate dal Maligno per portare a sé gli uomini. Senza voler demonizzare il cinema come facevano gli antichi eretici, va comunque riconosciuto che esso resta sempre un’arte, come diceva Artaud, “più eccitante del fosforo”, anche quando non odora necessariamente di zolfo. Sottoscrizioni versamento su c/c postale n. 87291001 intestato a Nuova Editrice Mondoperaio srl P.zza S. Lorenzo in Lucina 26 00186 Roma aut. Trib Roma 555/97 del 10/10/97 La riproduzione è consentita a patto che sia citata la fonte. Il materiale ricevuto non viene restituito. Chiuso in tipografia il 25/1/2012 www.partitosocialista.it DELLA DOMENICA 3 www.partitosocialista.it ANNO XV - N.3 - DOMENICA 29 GENNAIO - 2012 Prima e dopo il 1860. Riflessioni sull’Unità d’Italia in un libro di Giorgio Napolitano Le responsabilità della cattiva politica M Sudismo o meridionalismo? Cominciamo a distinguere Giovanni Palillo entre nel mondo si affermano nuove forme di riorganizzazione locale,di competizione geoeconomica qui, nel nostro Paese, circolano ancora forme deteriori di un finto meridionalismo che ha storicamente consegnato il Sud al suo interminabile declino, attraverso i trasferimenti di fondi nazionali ed europei, cui ha corrisposto un deserto di libera iniziativa e di corruzione ambientale, un’antropologia fondata sullo scambio e sul servilismo. Le stesse istituzioni locali sono flagellate da un’occupazione politica di clan e partiti, mirante a procacciare arricchimenti personali e non certo a produrre benessere. Fioriscono in continuazione i movimenti meridionalisti che appaiono, però,frutto dell’incrocio tra circoli di clientele politiche, sostenitori del becero sudismo alternativo al meridionalismo democratico. Per il Sud infatti, la prima discriminante dovrà essere culturale, tra sudismo e meridionalismo, il primo inteso come vecchia condizio- ne risarcitoria da parte del governo centrale verso il Mezzogiorno; il secondo quale rilancio e modernizzazione della “questione meridionale” alla cui elaborazione contribuirono uomini come Gaetano Salvemini, Guido Corso, Manlio Rossi Doria, Pasquale Saraceno ed altri. Intanto il Mezzogiorno continua a regredire: nell’ultimo rapporto della Svimez si evidenzia che il divario del Pil si è ampliato (-0,3) e la crescita industriale è metà di quella del Nord. Un giovane meridionale su tre è disoccupato ed è cresciuta l’emigrazione, specie intellettuale, mentre il rischio povertà in Sicilia e Campania è oltre il 40% a fronte del 14% del Nord. Le proposte dei socialisti siciliani sono: investimenti in logistica e infrastrutture per macroaree; una politica industriale legata alle vocazioni locali; interventi di promozione delle risorse energetiche, in primo luogo alternative, con la perequazione infrastrutturale e la previsione della fiscalità speciale per alcune aree, attraverso deroghe alle normative comunitarie. Un ‘piano di lavoro’ per la crescita economica Il Pil cresce se lo Stato assume I Maurizio Ballistreri l governo Monti ha scelto per stimolare la crescita e il lavoro, di percorrere la strada, per così dire indiretta, delle incentivazioni alle imprese Una strada non nuova in verità, che, come ha scritto Luciano Gallino, presta il fianco alle critiche di provvedimenti non selettivi, che sul piano della grave emergenza occupazionale, in particolare nel Sud, legano il nuovo lavoro alla percezione materiale delle incentivazioni, fiscali, previdenziali o creditizie. C’è da chiedersi, quindi, se non sia il caso di pensare ad un ruolo dello Stato come “datore di lavoro di ultima istanza”, collegandosi alla fondamentale esperienza americana del New Deal di Roosewelt, che l’attuale presidente degli Stati Uniti Obama ha deciso di rinverdire attraverso la presentazione al Congresso di stanziamenti per 140 miliardi di dollari, per opere pubbliche infrastrutturali, strade, aeroporti, trasportistica, per rinnovare le scuole e mantenere in servizio quasi 300 mila insegnanti. Un colossale investimento che riguarda la modernizzazione di sistema e il sapere delle future generazioni. E in Italia torna alla memoria il “Piano del lavoro” lanciato tra la fine del 1949 e i primi mesi del 1950 dal grande leader MOSCA Premio ProArte 2011 C’era anche una delegazione del Forum Nazionale dei Giovani composta dal Consigliere Carmelo Lentino, dal vice Presidente dell’Assemblea Luigi Iorio e dal Pre- sindacale Giuseppe Di Vittorio. Il “Piano del lavoro” della Cgil, che raccolse i contributi di significativi esponenti del mondo accademico italiano (tra gli altri Paolo Sylos Labini, Giorgio Fuà, Sergio Steve, Alberto Breglia) era ispirato dalle teorie keynesiane per bilanciare il mercato con l’intervento pubblico, allo scopo di stimolare la domanda e, quindi, generare direttamente occupazione. Il piano ruotava attorno a quattro punti essenziali: nazionalizzazione dell’industria elettrica, costituzione di un ente nazionale per la bonifica delle terre, irrigazioni e trasformazioni fondiarie, costituzione di un ente nazionale per l’edilizia popolare, realizzazione di un programma per infrastrutture e opere pubbliche. Si tratta di una proposta che, aggiornata, conserva una notevole attualità anche ai giorni nostri, segnati dallo spettro della recessione globale e della disoccupazione di massa, per fronteggiare la crisi non con l’idea deflazionista di una “libera economia in un governo forte”, di derivazione germanica e fondata sul monetarismo e sugli effetti-annuncio delle liberalizzazioni (senza toccare i veri “poteri forti”, banche e assicurazioni!), ma attraverso un programma generale di sviluppo per modernizzare il Paese, partendo, per un volta, non dal Nord ma dal Mezzogiorno. sidente Francesco Coviello alla cerimonia di consegna della medaglia del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano al progetto russo vincitore del Premio ProArte 2011 che si è svolta a Mosca alla presenza dell’ambasciatore italiano Zanardi Landi. D Mezzogiorno e Stato unitario, le radici di una delusione Gianfranco Sabattini i recente è giunto in libreria un volume di Giorgio Napolitano dal titolo “Una e indivisibile. Riflessioni sui 150 anni della nostra Italia”. Si tratta di una raccolta di testi nati da discorsi che il Presidente della Repubblica ha tenuto in occasione di cerimonie e incontri che hanno preceduto o accompagnato le celebrazioni per il Centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Tra i più significativi dal punto di vista politico si può sicuramente ricordare il primo, “Mezzogiorno e unità nazionale”. Specie se si considera la temperie politica attuale in cui si susseguono diversi libelli pseudo-storici dissacratori del processo unitario e vari prodotti cinematografici che rischiano spesso di offrire narrazioni decontestualizzate di episodi connessi alla nostra rivoluzione nazionale. In questo senso appare quanto mai opportuno il richiamo di Napolitano sulla centralità del Risorgimento nella dinamica sottostante l’unificazione nazionale e sul fatto che i suoi protagonisti non potevano certamente concepire un’Italia che non contemplasse come parte integrante anche le regioni meridionali. Si tratta di un dato storico rilevante che, per Napolitano, conserva ancora intatta tutta la sua attualità; nel senso che è ancora utile ribadire il suo valore di fronte a I Non c’è solo il meridione italiano Nino Gulisano l XXI secolo, rappresenta il secolo della “globalizzazione” economica. La globalizzazione economica ha spostato il centro della produzione e dei flussi commerciali dell’Est asiatico (Cina, India, Giappone) assumendo la centralità del Mediterraneo riportandolo al centro dei grandi flussi commerciali tra il Sud ed il Nord del Mondo. Una domanda è, quindi, d’obbligo: qual è il senso della questione meridionale italiana? Quindi è più corretto discutere della questione del meridione come questione dei ‘Mezzogiorni’ dell’Europa (Sud della Francia, Spagna, Grecia Cipro) e le aree del Mediterraneo (Magreb e Turchia). Proporre la questione meridionale nazionale italiana con le categorie del passato o con la lettura che ne hanno dato, positiva per l’epoca, Salvemini, Rossi Doria e lo stesso Saraceno, non ha alcun senso odierno. Parliamo di aria fritta. Nelle condizioni date bisogna comprendere che la questione meridionale deve divenire questione politica del Mezzogiorno, superando le stesse connotazioni regionali, per esprimersi come una nuova “Magna Grecia . Solo in quest’ottica, si può riproparre il Mezzogiorno d’Italia e la Sicilia al centro di una nuova opportunità di sviluppo. Nel nuovo scenario dell’economia mondiale il Mezzogiorno d’Italia e degli altri Paesi europei, in particolare, possono svolgere il ruolo di piattaforma di questi nuovi flussi siano essi commerciali, siano immateriali o informatici che attraversano il Mediterraneo. La primavera democratica dei Paesi del Nord Africa (Magreb), non è una certezza politica futura, ma è una nuova opportunità che va colta ed offerta all’Europa come elemento di sviluppo di tutto il sistema dell’economia continentale europea e italiana. La questione del Mezzogiorno italiano non può essere posta in un’ottica solo nazionale e in termini di rivendicazionismo o di richiesta di risorse straordinarie, ma va posta in un’ottica completamente nuova. Bisogna affrontare la categoria del Meridione europeo e farsi carico di dotare il Mezzogiorno d’Italia e degli altri Paesi europei, di tutte quelle infrastrutture materiali (dall’alta velocità interregionale e regionale, al corridoio Berlino - Palermo, all’utilizzo, non più procrastinabile, dell’aeroporto di Comiso) ad asset immateriali (sviluppo dalle reti informatiche alla cablazione dei territori, ad investimenti per un centro dicembre 2011 editoriale Luigi Covatta Equità dossier/socialisti Alberto Benzoni Aderire e sabotare Michele Marchi Francia. I conti col riformismo Gabriele D’Ottavio Germania. Il rischio dell'eclisse Paolo Borioni Scandinavia. L’autonomia di classe e i suoi derivati Alfonso Botti Spagna. Abbasso Zapatero! Furio Ferraresi Belgio. Federalismo e compromesso Rigas Raftopoulos Grecia. Come nasce un default Felice Besostri Islanda. L'isola che c'è Mario Ricciardi Regno Unito. Il dilemma laburista Stefano Rolando Brasile. La leadership e l'apparato Veronica Ronchi Argentina. L'alternativa al peronismo saggi e dibattiti Zeffiro Ciuffoletti Lo statuto ereditato Paolo Allegrezza Il metodo di Dolci Roberto Jucci Balle ed eco balle Giulia Guazzaloca Mamma Rai senza futuro Paolo Cellerino La tecnologia democratica memoria Furio Diaz Il socialismo pragmatico di Nenni Maurizio Ballistreri Il contratto dopo Marchionne mondo operaio? Marco Preioni L’euro, il cenone e la pizza www.mondoperaio.it di ricerca sulle nuove tecnologie della comunicazione e dei materiali, all’istituzione dell’Università delle lingue asiatiche e arabe di Ragusa, all’uso dei beni culturali e ambientali) che ne favoriscano l’attrattività degli investimenti e quindi crescita economica e occupazione. La rete dei meridioni europei deve favorire un progetto euro-mediterraneo capace di interfacciarsi con i Paesi del Magreb e la stessa Turchia. Lo sviluppo del Mezzogiorno italiano e la rete dei meridioni europei possono rappresentare l’opportunità per il sistema Italia ed Europa di coniugare la centralità della produzione dei Paesi dell’Oriente con la capacità dello sviluppo dell’economia mondiale. Le categorie di lettura della questione dei meridioni europei si sono modificate in nuova metodologia di analisi. Discutere di questione del Mezzogiorno significa confrontarsi con una realtà complessa che non appartiene all’Italia, ma all’Europa. Credo che il confronto delle questioni dei meridioni europei si potrebbe arricchire della ricerca della Fondation Maison des sciences de l’homme. La questione della rete dei meridioni europei è una delle sfide più importanti per l’equilibrio globale del XXI secolo. Per tenere conto di tutta la sua complessità, deve essere intesa in tutti i suoi aspetti, storici, geopolitici, culturali, economici, sociali ed etiche. Le popolazioni del sud hanno conosciuto i cambiamenti iniziati con l’entrata dell’Italia nell’euro e culminati con la più grande recessione dell’economia italiana (e mondiale) dal dopoguerra. Queste popolazioni individualmente hanno bisogno di condividere un destino comune. Le categorie del mercato capitalistico si sono trasformate da luogo di produzione e ridistribuzione di beni in luogo di servizi finanziari. La questione dei meridioni europei non può essere letta solo con la categoria del mercato nei servizi finanziari o di delocalizzazione della produzione di beni. La proposta di un Convegno nazionale sulla questione meridionale italiana del PSI deve confrontarsi con questa nuova chiave di lettura. Il socialismo ha una sua caratterizzazione cosmopolita e internazionale e quindi, capace di dare una lettura e anche una proposta della questione del Mezzogiorno in un’ottica europea e non solamente nazionale. La proposta più logica è che il Convegno sulla questione mezzogiorno italiano diventi questione dei meridioni dell’Europa per interfacciarsi con un progetto euro-mediterraneo. 12 rivista mensile fondata da pietro nenni cultura politica Salvatore Veca intervistato da Emanuela Ceva Rawls quarant’anni dopo Komiya Il libertario di sinistra una delle sue ragioni di fondo nella distrazione politica di allora connessa all’impegno profuso dal governo del nuovo Stato contro il fenomeno del brigantaggio; un impegno maturato, purtroppo, senza alcuna considerazione per alcune rivendicazioni sociali contro un’insostenibile stato di miseria che pure, in qualche modo, si intrecciavano con lo sviluppo di tale forma di devianza. Sul mancato accoglimento delle istanze autonomistiche e di quelle economiche e sociali, per Napolitano, si sono concentrate riflessioni che hanno aperto e approfondito la lunga fase del meridionalismo, della polemica e della proposta. Un retaggio culturale, politico e morale da non disperdere. Anzi da valorizzare per formulare, in un rinnovato spirito unitario, risposte valide a soddisfare le migliori istanze originarie delle popolazioni meridionali. In questo quadro, per Napolitano, se è giusto che da parte del Mezzogiorno si rivendichi il meglio del proprio passato e del proprio presente, è tuttavia auspicabile che al contempo – fuori da logiche “avventuriste” e secessioniste – riescano ad emergere nello stesso Mezzogiorno nuove forze per meglio sostenere la responsabilità dell’autogoverno, per far fronte ai diversi problemi locali e per partecipare con impegno alla soluzione dei tanti problemi che, da un punto di vista più generale, riguardano l’intero Paese. Infrastrutture e asset immateriali per colmare il divario di sviluppo tra Nord e Sud mondoperaio taccuino Federico Fornaro La Lega del tanto peggio Giulio Di Donato Se Caldoro fa una mossa “certe fantasticherie” diffuse spesso in polemica con l’esigenza di una forte riaffermazione dell’unità e indivisibilità dell’Italia. Anche perché non si può trascurare che il Mezzogiorno il suo posto, nel nuovo Stato unitario, se l’è guadagnato sul campo, specie dopo il 1820, come protagonista di tutti i momenti più salienti del Risorgimento, compresa l’impresa garibaldina dalla Sicilia a Napoli. Tuttavia, per Napolitano, non può essere ignorata una circostanza principale. E cioè che la dinamica storica approdata al 1860 deve essere tenuta distinta da quella che, invece, è iniziata con il nuovo Stato e che ha avuto risvolti discutibili per il Mezzogiorno: si pensi, in particolare, alla mortificazione delle sue aspirazioni autonomistiche e al suo deludente sviluppo socio-economico. Le istanze autonomistiche sono state principalmente negate per via della priorità assegnata a due scelte politiche: quella a favore di una rapida unificazione legislativa e amministrativa sulla scia del modello piemontese; e quella – giustificata dal revanscismo borbonico che alimentava la ribellione del brigantaggio – attinente alla bocciatura del progetto Minghetti, che puntava all’istituzionalizzazione di un ordinamento regionale. Per quanto invece riguarda la mancata soddisfazione di molte istanze economiche e sociali del Mezzogiorno, essa trova Bruno Zanardi Il baffo di Totò Hillel Steiner intervistato da Nick Renaud- DELLA DOMENICA S E T T I M A N A L E S O C I A L I S T A SOSTIENI IL TUO GIORNALE Modalità di versamento: Su c/c postale n. 87291001 intestato a Nuova Editrice Mondoperaio srl - Piazza S. Lorenzo in Lucina, 26 - 00186 Roma Bonifico bancario codice IBAN IT46 Z076 0103 2000 0008 7291 001 intestato a Nuova Editrice Mondoperaio Srl (indicare nella causale “contributo Avanti! della domenica”) DELLA DOMENICA 4 www.partitosocialista.it ANNO XV - N.3 - DOMENICA 29 GENNAIO - 2012 VISTO DALL’EUROPA Roma, domenica 16 dicembre, si è tenuta, ignorata dai grandi A mezzi di comunicazione, una di Luca Cefisi Socialista europeo, dunque eurofederalista Convenzione “sul ruolo dell’Italia per rilanciare l’obiettivo della Federazione Europea”. Su invito del Movimento federalista europeo (Mfe), il Teatro Capranica si è riempito degli attivisti di questo movimento di grande storia e tradizione, che nasce per diffondere gli ideali del Manifesto di Ventotene, l’idea di Europea unita e federale di Spinelli, Rossi e Colorni. Un movimento di vera società civile, condotto da studenti giovanissimi e anziani ancora idealisti, gente senza potere e senza incarichi, ma che non mai ceduto alla retorica antipolitica alla Grillo, anzi ricerca sempre con attenzione di parlare e convincere i partiti e la politica. Che predica un federalismo vero e sensato, quello che unisce i popoli, non quello fasullo e divisivo alla Bossi. Chi scrive ha portato agli amici eurofederalisti il saluto del Psi. E’ bello che dei cittadini e delle cittadi- IL PSI N E L T E RR IT O RI O ne pongano in pubblico il problema di un’Europa davvero unita e democratica. Si deve riconoscere che il fallimento del tentativo di stabilire una Costituzione europea ha, per contraccolpo, ridato forza agli Stati nazionali, e di conseguenza ai loro egoismi, come si vede dall’azione di Merkel, Sarkozy, Cameron in questi mesi. Un’Europa che ha una moneta, ma non ha un fisco, un tesoro, un governo comune non può essere un’Europa democratica, ma neppure un’Europa efficiente, nel difendere gli europei dalla globalizzazione, dalle speculazioni finanziarie transnazionali, dai rischi geopolitici dei fondamentalismi. Il socialismo europeo dovrebbe senza dubbio dichiararsi eurofederalista, cioè mirare a fare un passo in più rispetto a quell’Europa “intergovernativa” stabilita dai trattati vigenti. Per chi voglia approfondire, c’è da leggere il libro “Eugenio Colorni, una vita per l’Europa”, appena edito dall’Isituto Fernando Santi. Aldo Potenza Umbria, un Psi che va forte A Barbara Conti ldo Potenza, da due anni circa segretario regionale dell’Umbria, definisce “ottima” la situazione del Psi nella regione. Prestigio tutto da riconfermare con le prossime elezioni amministrative di Todi e Narni. Ad esse ci si sta preparando con l’obiettivo di “lavorare per ridurre al massimo le spese di organizzazione, per consentire risparmi che possano essere messi al servizio delle esigenze dei cittadini senza gravare sulle famiglie. Vogliamo, inoltre – ci spiega Potenza mantenere salda la coesione sociale, garantire un livello di servizi elevato, procedendo ad accordi interregionali in materia di università, sanità, ricerca scientifica, internazionalizzazione delle imprese, non da risolvere esclusivamente all’interno delle singole regioni come fossero enclavi all’interno del territorio italiano; occorre, infatti, entrare in relazione con realtà diverse per migliorare la capacità di dare risposte alle necessità che questa regione ha”. Con questo obiettivo il Psi si prepara al voto in due città dalla situazione diametralmente opposta. A Todi, infatti, già si sono tenute le primarie, che hanno visto l’affermazione del candidato del PD, Carlo Rossini, seguito da quello dei socialisti italiani, Emidio Costanzi. Proprio il 27 gennaio prossimo, si terrà la sua presentazione. Alle prossime elezioni amministrative Rossini sarà sostenuto da una coalizione di centrosinistra, che vedrà “alleati” anche Idv, Rifondazione comunista, Comunisti italiani. Come è noto l’Amministrazione uscente di Todi è di centrodestra. I presupposti per una affermazione del centrosinistra e del PSI, ci spiega Potenza, sono positivi. In questo caso si definisce “moderatamente ottimista”. Buone prospettive di vittoria, infatti, sono date, non solo dall’esito delle ultime elezioni regionali, ma anche dal fatto che “la giunta guidata da Antonino Ruggiano non ha brillato nel corso di questi anni, ha vissuto del lavoro compiuto da quella precedente di centrosinistra, non portando elementi di novità”, aggiunge il segretario regionale. “Si può dire che sia stata un’amministrazione incolore, insapore, inodore; attualmente a Todi, invece, serve una maggioranza che dia nuovo impulso alla città”, conclude Potenza. A Narni, al contrario, il sindaco uscente, Stefano Bigaroni, non si può ricandidare, avendo già espletato due mandati, il massimo previsto dalla legge. In un primo momento si pensava di andare ad individuare il sostituto del primo cittadino con le primarie, poi a seguito di qualche La bandiera era stata portata in Piazza del Duomo dai militanti socialisti C La polizia ammaina il tricolore per non far arrabbiare la Lega i sono giorni in cui il mondo sembra ribaltarsi. In cui nel nome della ragionevolezza si dà spazio a quello che ragionevole non è e non potrà mai essere. Stavolta è successo a Milano e anche se ci sono di mezzo due partiti non si tratta di politica. Ma piuttosto di dignità e difesa di un simbolo che rappresenta l’Italia. Cioè la nostra bandiera. Fatta ammainare addirittura dalla Digos per non turbare gli scalmanati seguaci di Bossi e del suo «cerchio magico» e non provocare incidenti. Il ribaltamento – appunto – di quello che razionalità e legge imporrebbero. I fatti raccontano che ieri nel capoluogo lombardo era in programma la manifestazione della Lega. Comizio particolarmente sentito dai fedelissimi del Carroccio che in queste settimane stanno vivendo lo scontro – forse definitivo – tra la vecchia Lega di Umberto Bossi e il nuovo partito che ha in mente Roberto Maroni. E, si sa, le manifestazioni del Carroccio vivono sempre di un aspetto folkloristico che spesso va oltre quello che dovrebbe essere il rispetto degli altri: insulti, minacce di scoperchiare sedicenti depositi di fucili con cui armare la mano dei focosi lùmbard, sfoggio di elmi cornuti e urla belluine di secessione. Repertorio che da anni Bossi e si suoi si portano appresso ad ogni raduno. Stavolta però a ricordargli che si trovavano a sfilare in un Paese che di secessione non ne vuole sentire parlare c’era un gruppo di esponenti del partito Socialista che in piazza Duomo e poi in piazza della Scala hanno srotolato uno striscione tricolore. Insomma la nostra bandiera. Che può anche non piacere ma che sicuramente va rispettata. I leghisti che stavano raggiungendo il palco della manifestazione l’hanno ovviamente presa come una provocazione e hanno iniziato il consueto show: fischi, urla, insulti. E a questo punto il mondo si capovolge, razionalità e paradosso si scambiano di posto. Invece di prendersela con gli scalmanati tifosi di Bossi i poliziotti della Digos hanno chiesto al gruppetto degli esponenti del partito Socialista di togliere lo striscione per non provocare ulteriori tensioni e per evitare che venisse sfondato il cordone di sicurezza allestito dagli agenti. Cosa che è stata diligentemente fatta, salvo poi srotolarlo poco dopo in un’altra piazza e davanti a un monumento, simbolo anche questo, la statua del presidente della Repubblica Sandro Pertini. La vicenda però non è passata del tutto sotto silenzio. E dell’ordine di ammainare la nostra bandiera si dovrà probabilmente occupare nei giorni prossimi il Parlamento. Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, ha già pronta un’interrogazione al ministro dell’Interno. «A Umberto Bossi non consentiremo più di irridere l’Italia – commenta – Compito della polizia è quello di tutelare i manifestanti pacifici, non quello di far ammainare la bandiera e lo striscione dell’Italia. Per questo chiederemo che siano accertate le responsabilità di queste gravi azioni da parte della Polizia di Stato». Accanto a lui si è schierato solo il deputato di Futuro e Libertà Roberto Menia, anche lui pronto a presentare una interrogazione al ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri. «Il grande rispetto per il lavoro e per l’impegno quotidiano delle nostre forze dell’ordine impone un necessario accertamento sul fat- Lettere difficoltà avanzata da Sel, Idv e altre forze della maggioranza che hanno preferito evitarle, si è deciso di sostenere direttamente la candidatura avanzata dal Pd. Pertanto, le prossime amministrative vedranno “una nostra partecipazione nella maggioranza di centrosinistra. A Narni partiamo da una eccellente base di consenso intorno al 12%. Faremo una lista molto competitiva: pensiamo di rafforzare ulteriormente il consenso raccolto in passato”, commenta in merito Potenza. Dunque un’alleanza e un programma (che si sta elaborando e di cui si sta discutendo in questi giorni) condivisi per confermare i buoni risultati conseguiti finora nella città e - precisa - “stiamo inoltre lavorando per trovare un accordo fra le varie componenti per l’organizzazione dell’eventuale giunta”. La grande novità positiva, che fa ben sperare per il futuro, è che il Psi va alle elezioni molto rinnovato. “Da due anni a questa parte – spiega il segretario regionale – abbiamo proceduto a promuovere nuovi protagonisti della vita politica del partito”, puntando molto sui giovani; basti pensare che, ci dice il politico, “nei Comuni il 50% dei nostri amministratori sono nella fascia compresa fra 30-40 anni”. “Un rinnovamento - precisa Potenza – ovviamente non avvenuto solo in base alla data di nascita, ma alle qualità espresse da questi compagni durante l’attività, tale da poter sperare che possano svolgere nei prossimi incarichi un lavoro estremamente positivo”. MILANO, MUSEO DEL RISORGIMENTO - PALAZZO MORIGGIA 6 febbraio 2012 - Inaugurazione della mostra: “Avanti della Domenica. Una rivista nella Belle Epoque” In collaborazione con la Fondazione Anna Kuliscioff a cura di Paolo Bolpagni dal martedì alla domenica dalle 9,00 alle 17,30 - ingresso libero Ricominciamo dal 1993 Un pensiero a voce alta. Lasciamo perdere i personalismi, gli steccati e i pregiudizi. Riprendiamo, laicamente e in chiave moderna, l’azione politica violentemente interrotta con Tangentopoli, prendendo le mosse da quello che deve essere il comune denominatore del socialismo: l’equità! Con le indispensabili e intramontabili ricette del socialismo italiano: innovative ed incisive politiche sociali a sostegno delle fasce più deboli; liberalizzazione del mondo del lavoro e allargamento della base imponibile del lavoro (più lavoro per tutti); una più equa politica fiscale (imposta patrimoniale progressiva, contributi di solidarietà sui maxi stipendi, redditi e sulle maxi pensioni) non fondata sull’antidemocratico e indiscriminato prelievo (iva e accise) sui beni di consumo. Mauro Gradi - Genova Riformare l’Onu La civiltà contadina ormai di qualche decennio fa era solita tramandare il detto di non appiccare il fuoco alla casa del vicino se non si voleva correre il rischio di far prendere fuoco anche alla propria. Passati ora dal “villaggio rurale” di quella civiltà al “villaggio globale” di quella in cui viviamo, il concetto rimane ancora ben valido. Sono pertanto ben condivisibili le considerazioni espresse da Alfonso Siano nel suo articolo, in particolare nel riferimento agli interventi bellici mediaticamente etichettati come umanitari, ma che celano non troppo nascosti interessi particolari di chi storicamente al momento detiene la leadership mondiale. E’ tangibile il rischio di creare precedenti che autorizzino per analogia altri Paesi ora emergenti a fare altrettanto per difendere i loro possibili interessi. I segnali si colgono già oggi (caso Iran). Con pericolose ricadute in termini di sicurezza, globale e locale. Diventa sempre più cogente la necessità di una riforma dell’ONU che porti tale istituzione ad essere un contesto giuridico autorevolmente riconosciuto da ogni stato, e vincolante ogni Stato, così da condizionarne le scelte belliche, perlomeno quelle cosiddette “umanitarie”. Nel nuovo scenario mondiale che si va delineando la fame, la povertà, l’instabilità del mio vicino, diventano la mia insicurezza. Luca Sarti to che a Milano funzionari Digos abbiano rimosso addirittura una bandiera tricolore per asseriti motivi di ordine pubblico – spiega – C’è troppa confusione: non si può permettere ai black bloc di distruggere le città, come è avvenuto a Roma in ottobre, per motivi di ordine pubblico e sempre per gli stessi motivi, come oggi a Milano, rimuovere il tricolore, il simbolo di tutti gli italiani». Un simbolo che ieri non è stato preso di mira soltanto a Milano. A Vicenza, dove si è svolto il congresso del Movimento indipendentista «Veneto Stato», hanno ammainato la nostra bandiera che sventolava sul pennone dell’albergo che li ospitava e hanno issato il vessillo di San Marco. La giustificazione? «Abbiamo voluto mostrare quello che succederà in Piazza San Marco il giorno, sempre più vicino, della nostra indipendenza – ha spiegato il segretario di “Veneto Stato”, Antonio Guadagnini – Ci sarà un ammainabandiera dello Stato occupante, seguito dall’alzabandiera del nuovo stato veneto indipendente. Torneremo a levare al cielo il bellissimo Leone Alato che ci ha rappresentato per più di un millennio». Paolo Zappitelli da www.iltempo.it [email protected] Falsità e silenzi sull’Avanti! Il chiarimento legale sull’Avanti! di cui è stata data notizia anche nel Congresso Nazionale di Fiuggi è di grande sollievo e soddisfazione per chi - come il sottoscritto . ha sempre amato questa testata. Speriamo che con l’impegno di tutto il Partito si arrivi a farlo diventare il quotidiano che è sempre stato sin dai tempi di Pietro Nenni. Ho inviato al quotidiano “l’Unità” anche una lettera di rimprovero, perche parlava di Lavitola come direttore dell’Avanti! e come se fosse un dirigente del nostro partito. Bravi i post comunisti, non c’è che dire. Attenti alle strategie unitarie del futuro! Chi vi scrive è un compagno che oltre ad essere iscritto da una caterva di anni, ha lavorato una vita a fianco dei Comunisti nel sindacato, nella CGIL milanese, solo per dire che ne conosco pregi e difetti. Ora con le prospettive politiche nuove, dopo la caduta dell’impero, bisogna riconquistare gradualmente quel posto che ci compete all’interno della vera politica Italiana, Avanti con forza per una nuova legge elettorale e se i tempi saranno stretti, per correggere le parti più dissennate della porcata calderoliana - vedi preferenze, finanziamento a chi di dovere, lo sbarramento, ecc. Luciano Lunghi - Milano La Lega senza responsabilità? Da qualche giorni le strade sono pieni di cartelloni propagandistici della Lega; nulla di male, se solo non campeggiasse lo slogan che fu “Roma ladrona” e ora “Governo ladro”. Bossi dice che il Presidente Monti metterà mano in tasca agli italiani, colpirà le pensioni e altro: tutto corretto, la ‘manovra-Monti’ non sarà certo una passeggiata per gli italiani, ma dov’era l’onorevole Bossi e la sua Lega Nord negli ultimi venti anni? Non ha avuto ruoli di governo per molti di questi ultimi venti anni? Forse sarebbe meglio smettere con la demagogia e impegnarsi affinché si risollevi la situazione economica e sociale del Paese e dei suoi cittadini. Un welfare che tenga conto delle varie esigenze per poter dare diritto di buona cittadinanza a tutte le persone italiane o meno, facendo pagare le tasse a tutti in base al reddito. Gli italiani non sono ingenui e sapranno ben indicare chi è colpevole delle disgrazie di questi tempi che non fanno parte solo di un trend mondiale sfortunato, ma anche della mala gestione della cosa pubblica. Luca Baragatti - FGS