Documento di Posizione
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Energia di Montagna Una strategia Documento di Posizione di Euromontana Marzo 2010 - 13 IT 1. Il Contesto 1.1. Le politiche dell’Unione Europea per l’Energia -> Ruolo della Montagna 1.1.1. La Commissione Europea ha proposto nel marzo 2006 il documento “Libro Verde sull’Energia” (COM(2006) 105), in cui ha dettagliatamente tracciato il quadro della situazione presente e delle prospettive future dei consumi, dell’approvvigionamento energetico, e delle strategie per la competitività e la liberalizzazione del mercato energetico, la riduzione dei carichi inquinanti e la sicurezza degli approvvigionamenti e delle reti nel mercato interno, traguardando un possibile futuro di autosufficienza energetica in ambito UE. 1.1.2. Tuttavia nel documento, che prende in considerazione con estremo realismo la situazione attuale del mercato dell’energia, si considerano in misura marginale le fonti di energia naturali e rinnovabili rispetto a quelle di origine fossile, e soprattutto non si prende in considerazione la specificità e le risorse di territori – quali la montagna – che in realtà rivestono un’importanza del tutto particolare in ambito europeo. 1.1.3. La Montagna infatti può rappresentare l’ambito privilegiato, per natura e per cultura dei suoi abitanti, della riduzione dei consumi in un quadro di alta qualità della vita, e della sperimentazione su larga scala di fonti rinnovabili. L’autosufficienza energetica di un territorio che rappresenta il 40,6 per cento dell’Unione, e il 19,1 per cento dei suoi abitanti1 (quasi 90 milioni su 450), può dare una spinta decisiva al raggiungimento degli obiettivi al 2020 (“20-20-20”), e a considerare la prospettiva dell’autosufficienza globale un traguardo possibile e non utopistico. 1.1.4. Questo documento infine delinea quattro obiettivi fondamentali per il futuro della Montagna: a) Diventare il territorio più efficiente possibile, sotto il profilo energetico; b) Aiutare le comunità a diventare autosufficienti attraverso lo sviluppo della produzione locale di energia da fonti diverse; c) Creare il know-how e la più appropriata rete di distribuzione tra territori montani per consentire un’esportazione dell’energia prodotta localmente; d) Generare una capacità professionale dei territori montani in materia di energia, attraverso la ricerca e lo sviluppo di progetti-pilota, così da scambiarsi buone pratiche tra territori diversi della Montagna europea. 1 Mountain Areas in Europe, Analysis of mountain areas in EU Member States, acceding and other European countries, commissioned by DG Regio to Nordregio, 2004. Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 2 1.1.5. Questo documento tuttavia riconosce trattarsi di un primo passo in un nuovo processo di sviluppo di strategie energetiche per il futuro dell’Europa. Inoltre, a questo stadio, questo documento può realisticamente indicare solo dei princìpi-guida e delle opportunità che la Montagna può offrire per aiutare la Commissione Europea a sviluppare una nuova Strategia Europea per l’Energia. Con questo obiettivo, Euromontana accoglierà volentieri qualsiasi ulteriore e più approfondito documento sulle diverse fonti di energia utilizzabili, su possibili modelli di sviluppo, reti di trasmissione e di conservazione, e quant’altro possa emergere dallo sviluppo della tecnologia e dalla ricerca scientifica e tecnologica nei territori montani. 1.2. Mercato dell’elettricità ed approvvigionamento di base 1.2.1. I recenti fenomeni di blackout, nell’Unione Europea e negli Stati Uniti, testimoniano la necessità di definire delle norme chiare in materia di gestione della rete di trasporto e di conseguenza assicurare una manutenzione e uno sviluppo corretto della rete stessa. Il “Libro bianco sui servizi di interesse generale” (COM(2004) 374) stabilisce il principio, che ogni cittadino ed ogni impresa dell’Unione Europea devono beneficiare di servizi di interesse generale a costi accessibili. Tale principio vale ugualmente per l’approvvigionamento in elettricità. Dal 1° luglio 2007 il mercato europeo dell’elettricità è stato interamente liberalizzato. Tale apertura del mercato ha posto la questione se il mercato possa assicurare l’approvigionamento di base ad ogni cittadino e impresa in tutte le regioni. La definizione della responsabilità di tale approvvigionamento di base incombe sulle legislazioni nazionali le quali possono prevedere una delega ai livelli inferiori. 1.2.2. Gli Stati Membri debbono definire, in materia di sicurezza dell’approvvigionamento, una politica generale e trasparente, non discriminatoria e compatibile con le esigenze di un mercato unico e concorrenziale dell’elettricità. Devono definire e rendere pubblici il ruolo e le responsabilità delle autorità competenti e dei diversi attori del mercato. (Base legale: Direttiva 2005/89/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 gennaio 2006 concernente misure per la sicurezza dell’approvvigionamento di elettricità e per gli investimenti nelle infrastrutture.) 1.2.3. Quando adottano le misure di esecuzione di tale politica, gli Stati Membri devono prendere in considerazione alcuni elementi, in particolare, la necessità di: • assicurare la continuità dei fornitori di elettricità; • studiare il mercato interno e le possibilità di cooperazione transfrontaliera in materia di sicurezza dell’approviggionamento in elettricità; • ridurre gli effetti a lungo termine della crescita della domanda di elettricità; Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 3 • • • diversificare la produzione dell’elettricità al scopo di assicurare un equilibrio ragionevole tra i diversi combustibili; promuovere l’efficienza energetica e l’adozione di nuove tecnologie; rinnovare in permanenza le reti di trasporto e di distribuzione allo scopo di mantenere la performance. 1.2.4. I gestori delle reti di trasporto devono stabilire delle regole ed obbligazioni minime in modo da assicurare lo sfruttamento continuo della rete di trasporto e all’occorrenza della rete di distribuzione. Tali regole ed obbligazioni devono essere approvate dalle autorità competenti qualora gli Stati Membri lo decidano ed all’occorrenza devono essere rispettate anche dai gestori delle reti di trasporto. 1.2.5. Per Euromontana, un approvvigionamento sicuro e stabile ed a prezzi accessibili è un fattore essenziale per l’attrattività delle regioni di montagna considerate come spazi di vita e di lavoro. Euromontana fa dunque appello alle entità territoriali competenti in materia per vegliare a che i princìpi di approvvigionamento di base siano applicati nelle proprie legislazioni ed eseguiti. Le autorità di regolazione giocano un ruolo importante in tale contesto garantendo che tali principi siano applicati. Esse devono disporre di un mandato esplicito per controllare l’approvvigionamento di base. Inoltre le autorità di regolazione devono funzionare in maniera indipendente rispetto alle imprese di elettricità. 1.3. Il Cambiamento Climatico e la Montagna 1.3.1. Lo scenario di riferimento per fondare una politica energetica europea specifica per i territori montani è anzitutto quello del cambiamento climatico. E’ proprio l’ambiente montano quello dove sono particolarmente evidenti le modificazioni del paesaggio, del clima, della fauna e della flora, con tutte le conseguenze immediate e a medio termine sull’economia di aree già considerate critiche. Ma anche con conseguenze di più lungo periodo, tutte in fase di studio, sulla sicurezza ambientale e sulla diminuzione di risorse naturali sfruttabili per produrre energia, quindi sui presupposti della stessa vivibilità di quei territori. Da cui una possibile accentuazione dello spopolamento e del depauperamento della montagna. 1.3.2. Secondo il Libro Bianco UE sull’Adattamento al cambiamento climatico (Com(2009)149), le montagne sono tra le aree più vulnerabili al cambiamento climatico in Europa. L’esempio delle Alpi illustra perfettamente questo rischio. Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 4 Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XXI, la temperatura è salita di +2 gradi centigradi, praticamente il doppio dell’incremento medio della temperatura nell’emisfero settentrionale. Con conseguenze sempre più evidenti sullo scioglimento dei ghiacciai, sull’abbassamento del livello della neve, cambiamenti della portata media dei fiumi e in generale della disponibilità della risorsa idrica. In Svizzera, nel cuore delle Alpi, se ne trova una dimostrazione significativa: la produzione di energia idroelettrica è stimata in diminuzione del 7% nel 2035, dell’11% nel 2050 e del 22% nel 2100, rispetto al periodo 19611990. E l’impatto del cambiamento climatico può essere ancora più evidente su singoli impianti: la stazione idroelettrica del Mauvoisin, sempre in Svizzera, avrà secondo attendibili previsioni un calo della produzione del 36% tra il 2070 e il 2099. Se nelle Alpi la superficie dei ghiacciai si è ridotta negli ultimi centocinquanta anni del 40 per cento, nei Pirenei la riduzione raggiunge l’80 per cento. L’innevamento al suolo nei Pirenei è ormai non superiore a una diecina di giorni in inverno, mentre le superfici boscate – nelle montagne francesi – salgono in altezza, circa tre metri l’anno tra il 1971 e il 1993. 1.3.3. Per lottare efficacemente contro le emissioni di gas serra, generalmente considerati tra i maggiori responsabili dell’innalzamento progressivo della temperatura media, e per limitare questo incremento a non più di 2 gradi centigradi, occorre seguire le indicazioni internazionali di riduzione del 75% delle emissioni di gas serra. L’obiettivo richiesto a livello di Paesi industrializzati è di ottenere entro il 2050 una riduzione del 50%. In Europa l’obiettivo indicato dalla Commissione Europea è del 20% entro il 2020, nel contesto del cosiddetto “20-20-20”, cioè: a) riduzione del 20% dell’emissione di gas serra; b) riduzione del 20% dei consumi di energia globali; c) raggiungere il 20% di produzione di energia da fonti rinnovabili. 1.3.4. Nel solco del “Libro verde sul cambiamento climatico” della Commissione Europea del 29 giugno 2007 (COM(2007) 354), occorre quindi elaborare nuove risposte strategiche, che devono essere poste alla base di una nuova legislazione trasversale. La Montagna europea si propone come laboratorio ideale e di avanguardia per lo studio del cambiamento climatico, e le agenzie ed organizzazioni che si occupano dello sviluppo dell’ambiente e dell’economia montana – anche appartenenti a Euromontana – possono costituire il nucleo duro di una ricerca permanente, in cui i metodi di indagine e i risultati delle osservazioni possano essere messi in rete, accelerando le diagnosi e le terapie per limitare gli effetti negativi del cambiamento climatico o adattarsi rapidamente ad esso. A titolo di esempio, si può citare il caso dell’osservatorio permanente costituito dall’associazione volontaria EVK2-CNR, sostenuta dal GIEC (Gruppo Integovernativo di Esperti sull’evoluzione del Clima) e quindi dalle Nazioni Unite, per creare con 180 istituzioni scientifiche di tutto il mondo un network di punti di rilevazione sulle montagne europee, in correlazione con gli Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 5 analoghi osservatori già costituiti sul K2 e sul Karakorum, cioè sul “tetto del mondo”. 1.3.5. Euromontana sostiene la necessità di sviluppare concrete azioni consistenti nello schema operativo costituito dal presente Documento, che può quindi esso stesso diventare un modello di “Piano-Clima Territoriale” per i territori montani, in cui si consideri e valorizzi la loro specificità. 1.4. Dalla Dichiarazione di Briga i princìpi di una “Energia per la Montagna Europea” 1.4.1. Impostare una nuova politica di coesione territoriale specifica per i territori montani in Europa, fondata: • sull’attenzione ai cambiamenti climatici; • sul contrasto allo spopolamento – soprattutto riducendo il digital divide e investendo sulle nuove tecnologie per la comunicazione; • sull’incentivo alle attività economiche tradizionali della montagna a partire dall’agricoltura e dalla tipicità (che vuol dire affermazione dell’Identità). 1.4.2. Secondo la Dichiarazione di Briga di Euromontana2, infatti, vanno riconosciuti: a) La potenziale influenza geopolitica della Montagna nello stabilizzare e nel legare insieme l’Europa rispetto ai flussi politici ed economici; b) Il ruolo originale che le Montagne europee possono giocare nella coesione territoriale dell’Europa; c) Il valore sociale ed economico dello sviluppo dei territori montani per l’intera comunità europea; d) L’alta qualità di vita, pur in un contesto di fragilità, rappresentata dalle montagne e dalla loro estesa biodiversità, oltre che dalla autentica tipicità dei prodotti locali agroalimentari, dell’artigianato, della cultura. 1.4.3. Questa profonda ed estesa specificità può contribuire come laboratorio territoriale per affrontare a livello europeo: a) La sfida del cambiamento climatico, che impatta sulle montagne prima e più intensamente che altrove; b) La sfida dello spopolamento e dell’invecchiamento della popolazione; c) La pressione di una prospettiva di coesione territoriale nelle politiche europee: che si esprime in una polarizzazione economica dei capitali, nell’eccessiva metropolizzazione, e nella troppo rapida attrazione urbana in generale, che genera inquinamento, congestione, declino della qualità 2 Dichiarazione di Euromontana del 10 ottobre 2008, VI Assise Europee della Montagna, Briga, Svizzera Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 6 d) 2. della vita in aree lontane dalle città – come le montagne – in cui diminuisce drasticamente l’accessibilità ai servizi e alle attività economiche; L’imperativo di riequilibrare la Politica Agricola Comune dopo il 2013, anche per preservare le aree rurali e mantenere la coesione territoriale, sviluppando un’agricoltura di qualità e in grado di costituire una parte rilevante dell’economia di montagna. Il Risparmio Energetico 2.1. Ridurre i consumi accrescendo la qualità della vita 2.1.1. Il risparmio energetico è sicuramente la fonte di energia più pulita e disponibile che esista. Di fatto contribuisce decisamente a ridurre la produzione di CO2, e quindi l’inquinamento, e a ridurre la dipendenza dei territori europei dai Paesi produttori di combustibili fossili (petrolio, gas naturale), quasi tutti extraeuropei. La Montagna può offrire un contributo fondamentale al raggiungimento degli obiettivi UE (20-20-20)) – considerando che l’energia consumata nelle abitazioni è circa il 40% del totale – soprattutto attraverso: a) i materiali da costruzione energeticamente efficienti (e naturalmente disponibili); b) le fonti di energia rinnovabile, naturalmente disponibili. 2.1.2. I territori montani hanno sempre avuto un forte interesse per l’efficienza energetica. Le comunità delle Montagne alte, in particolare, hanno una lunga tradizione di costruire e vivere in un ambiente in cui massimizzare il calore e le risorse energetiche erano vitali per la sopravvivenza. Questa tradizione ha portato la Montagna a un “expertise” culturale e a un interesse oggi di grande attualità. Costruire appartamenti e altri edifici ad alta efficienza energetica significa anche rispondere alla sfida del Cambiamento Climatico sul nostro stile di vita. La Montagna può così offrire le sue conoscenze e le sue esperienze nelle strutture del risparmio energetico come punto di partenza per una nuova ricerca e per lo sviluppo di tecnologie e prodotti per il XXI secolo e oltre. 2.1.3. L’esempio della Provincia Autonoma di Trento – una provincia italiana totalmente montana – è significativo al riguardo. Tra il 2000 e il 2008 sono Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 7 state attuate politiche multi-settoriali per il risparmio energetico, concentrandosi sulle abitazioni residenziali e sulla costituzione di un “Distretto dell’Energia”, tra Trento e Rovereto, in cui sono state concentrate aziende e istituti di ricerca per favorire la nascita di un nuovo modello di edilizia. L’obiettivo era sviluppare nuove tecnologie utilizzando materiali tradizionali e disponibili in loco (il legno), e nuove imprenditorialità, nuove professioni e nuovi mestieri, facendo sistema con la locale Università, per l’edilizia del futuro, a “impatto zero”. Sono state quindi prodotte nuove costruzioni conformi agli standard della Direttiva UE 2002/91/CE con un livello di prestazioni energetiche corrispondenti almeno alla “classe B”, cioè con un consumo di energia non superiore a 60 Kwh/mq., con un risparmio dell’80 per cento dell’energia rispetto al livello attuale. Se tutte le nuove costruzioni saranno allineate all’obiettivo minimo della classe B, come obbliga a fare una recente deliberazione della Giunta Provinciale di Trento (giugno 2009), in ambito provinciale si arriverà a un risparmio globale di energia del 32 per cento sul totale entro i prossimi cinque-dieci anni. E non basta. Si sta valutando ora anche il passaggio a un sistema di certificazione più ampio, il LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), dell’U.S. Green Building Council, che prevede una valutazione degli edifici sotto tutti i profili ambientali ed energetici. Tale sistema di valutazione e di certificazione potrebbe costituire un riferimento anche per la certificazione di qualità che i territori montani auspicano (cap. 4). 2.1.4. Il riscaldamento negli edifici residenziali e produttivi rappresenta una delle aree dove si concentrano le maggiori opportunità di efficienza energetica nei territori montani. L’uso di materiali tradizionali per l’isolamento, il design e le moderne tecnologie dei sistemi di riscaldamento, offrono l’opportunità alla Montagna di fare da guida nel settore del riscaldamento e della conseguente riduzione dell’impronta energetica. Tecnologie come i pannelli solari termici, i pannelli fotovoltaici, i sistemi geotermici, le pompe di calore, sono state regolarmente usate dalle comunità più isolate per ridurre l’impronta ecologica e i costi dei combustibili fossili strettamente necessari. L’uso significativo di queste tecnologie nelle aree montane ne accrescerà sempre più il valore, sia per gli utenti sia come esempi di laboratorio per aiutare a sviluppare modelli sempre più efficienti, da ambienti ordinari a quelli più estremi. 2.2. Fonti rinnovabili e attività produttive: usare i migliori modelli energetici 2.2.1. Il metodo preferito oggi per l’esportazione dell’energia dai territori montani è attraverso la rete elettrica. Non esiste alcuna garanzia, tuttavia, che tale rete Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 8 possa essere implementata rapidamente nel futuro. Inoltre, la conversione dei sistemi di produzione, ad esempio, verso l’idrogeno o il metanolo, può offrire ottime opportunità di esportazione, a medio-lungo termine, alle aree di montagna più ricche di energia. 2.2.2. Un altro mercato alternativo per l’energia prodotta localmente nei territori montani è quello di attrarre nuovi impianti industriali ad alto fabbisogno energetico verso territori dove, appunto, l’energia sia abbondante e a buon mercato. In tal caso, nonostante l’eventuale deficit della rete elettrica tradizionale, può essere risolutiva la scelta di una produzione di energia locale basata su energie alternative “fuori rete”. In modo particolare se il livello di potenza disponibile e immagazzinabile può essere tarato sulla effettiva domanda di energia o, al converso, se il livello della domanda può essere modificato in funzione delle condizioni della produzione. Sviluppare così una “rete di reti” interna ai territori montani può consentire di ridurre fortemente l’impatto ambientale sul paesaggio, e pure ridurre in modo considerevole le dispersioni derivanti da lunghe reti di distribuzione. L’insediamento di nuove attività produttive in ambito montano, in prossimità delle centrali di produzione di energia, può costituire un grande beneficio a lungo termine per l’intera comunità, e offrire un futuro sostenibile anche a eventuali imprese commerciali. 2.2.3. Il primo obiettivo nei territori montani deve essere quindi la riduzione dei consumi di energia, elettrica e termica, sulla base di: • Un nuovo concetto dell’”abitare in montagna” (concepire l’abitazione in senso energeticamente efficiente, con l’utilizzo di materiali tradizionali e di tecnologie avanzate di costruzione e monitoraggio costante dei consumi di energia e del comportamento energetico dell’edificio -> intelligent building e domotica); • La rilettura in chiave energetica e paesaggistica dei vecchi nuclei abitati, spesso “naturalmente efficienti”; i centri storici montani possono costituire un modello anche per la costruzione di nuovi complessi edilizi; • L’incentivazione alla revisione dei processi produttivi delle aziende di montagna, soprattutto PMI (piccole e medie imprese), in chiave di miglioramento dell’efficienza energetica (es. attraverso la diffusione di processi di audit e investimenti pubblici). Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 9 3. L’Analisi territoriale alla base delle politiche: il Catasto Energetico 3.1. La Montagna indica al resto d’Europa un percorso paradigmatico. 3.1.1. La Montagna indica al resto d’Europa un percorso paradigmatico: lo studio del territorio, l’analisi dei fabbisogni di energia, delle risorse presenti, dell’ottimizzazione dei consumi. Questa attività può essere svolta a livello comunale, o a livello di provincia (o contea o dipartimento), ovvero di una vallata o di un territorio con caratteristiche uniformi o governato da un unico soggetto (Regione, Land). L’analisi del territorio deve condurre a una valutazione dei fabbisogni di energia della popolazione, secondo i già ricordati princìpi del consumo intelligente e del risparmio energetico, e a una correlata valutazione delle potenzialità del territorio di fornire risorse sfruttabili in chiave energetica (es. acqua, biomasse, vento, sole, fonti geotermali). 3.1.2. Ogni unità elementare territoriale deve essere considerata come un pixel di una fotografia complessiva, e valutata individualmente: consumi e potenzialità energetiche. Si ottiene così un “Catasto Energetico” territoriale in cui ogni attività di trasformazione (es. costruzione di una casa, o insediamento di un’attività economica) può essere valutata per la sua “impronta energetica” in relazione alle risorse disponibili nella particella o nelle sue immediate vicinanze. E quindi può essere più o meno incentivata dalla pubblica amministrazione, con una politica più o meno premiale nella concessione dei permessi di costruzione. E’ quanto viene sperimentato in molte regioni alpine in questi anni, ad esempio nella Provincia Autonoma di Bolzano, in Italia, incrociando con i princìpi di KlimaHaus le potenzialità di trasformazione urbanistica del territorio, e quindi incentivando l’attività edilizia solo là dove questa non costituisce aggravio dell’impronta ecologico-energetica della presenza umana. 3.1.3. Questa politica di attenzione al territorio, al paesaggio naturale e all’ambiente costruito tradizionale, per come si è consolidato nella storia della montagna europea, costituisce la chiave di volta di una moderna politica energetica che Euromontana auspica potersi dispiegare non solo nei territori montani ma in tutta l’Europa. L’idea-base è di puntare sul concetto di “autosufficienza” per le comunità di montagna, dal piccolo nucleo rurale alla piccola o media città – valutando le condizioni reali dei territori europei – applicando su vasta scala il concetto di un “Catasto Energetico dei Comuni Europei”, con metodologia uniforme, per consentire a tutti i territori di non importare energia dall’esterno e di ridurre l’uso di reti di trasporto di energia che riducono l’efficienza dei sistemi produttivi. 3.1.4. Introdurre il concetto di “Catasto Energetico” come primo passo per riconoscere e misurare l’impronta energetica delle attività umane in ambiente montano apre la strada per le comunità e le regioni di sviluppare modelli Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 10 energetici adeguati ai diversi territori. Questi modelli potranno prendere in considerazione la varietà e il peso delle differenti sorgenti di energia disponibili in una data regione, l’impatto sul paesaggio di un ipotetico mix di sorgenti, la possibilità di esportare il surplus di energia prodotta in loco, e il giusto equilibrio tra sicurezza ed economicità della produzione di energia. Ogni territorio montano europeo avrà quindi bisogno di identificare il più adeguato modello di produzione di energia e quali risorse intercettano al meglio i bisogni e i desideri di ciascuna comunità. 4. Le Fonti di Energia e la distribuzione 4.1. Introduzione 4.1.1. Le Fonti Rinnovabili costituiscono il principio-guida di una politica energetica rispettosa della specificità dell’ambiente montano, e devono essere considerate in tutte le loro potenzialità prima di sviluppare ulteriormente reti di trasporto e distribuzione ovvero centrali di produzione basate sulle fonti non rinnovabili, e quindi sui combustibili fossili, tipicamente petrolio e gas naturale. 4.1.2. Peraltro le fonti di energia naturalmente disponibili in montagna possono avere “effetti secondari” non trascurabili a livello territoriale: • • • • • Costituire importanti fonti di reddito alternativo/integrativo per i proprietari o gestori della risorsa (es. vendendo il surplus di energia autoprodotta sul mercato libero dell’energia); L’uso energetico delle acque ha una ricaduta positiva in termini di controllo delle dinamiche di esondazione; L’uso energetico delle biomasse ha una ricaduta positiva nella gestione del territorio; La sintesi di biogas da deiezioni animali è un incentivo al mantenimento di produzioni di qualità; altri esempi che potrebbero aggiungersi, per una serie di positivi effetti collaterali dell’impiego energetico locale delle fonti disponibili. Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 11 4.2. L’Acqua -> Lo sfruttamento Idroelettrico 4.2.1. Da oltre cento anni l’acqua – risorsa principale delle montagne – è utilizzata a fini idroelettrici, e in molti Paesi europei è stata fino agli anni Cinquanta la fonte di energia più importante. Ormai la produzione di energia idroelettrica ha raggiunto pressoché ovunque in Europa il massimo delle sue potenzialità, lasciando poco spazio a ulteriori impianti di grandi dimensioni, e molto più spazio invece a impianti minori e locali, o all’innovazione tecnologica, che comunque possono costituire soluzioni accessorie ma non migliorare ancora profondamente la disponibilità di energia a livello nazionale ed europeo. 4.2.2. La risorsa idrica delle montagne europee (non a caso le Alpi sono definite “Torri d’Acqua per l’Europa”, visto che alimentano quattro grandi fiumi, il Reno, il Po, il Rodano e il Danubio) costituisce comunque un patrimonio fondamentale per l’approvvigionamento energetico dell’Europa. I tre Paesi europei con la maggiore potenza installata, Norvegia, Francia e Italia con 76 GigaWatt, occupano gli ultimi tre posti tra i primi dieci al mondo, in una classifica dove la Cina sviluppa una potenza di 126 GigaWatt. Tre Paesi europei quindi rappresentano da soli più della metà della potenza installata nel più grande produttore mondiale, e comunque rappresentano quasi il 10 per cento della potenza installata nel mondo. Se l’Europa fosse considerata nel suo insieme, sarebbe il secondo produttore al mondo di energia idroelettrica dopo la Cina e prima degli Stati Uniti. Tutto grazie alle sue montagne e alla sua (quasi) inesauribile ricchezza naturale. 4.2.3. Tuttavia il cambiamento climatico pone rilevanti interrogativi sulla durata nel tempo di questa ricchezza, e deve spingere tutti i Paesi a un maggiore sforzo nella ricerca scientifica e tecnologica, e soprattutto a un più razionale utilizzo della risorsa idrica, posto che essa è anche utilizzata per altri fini, dall’acqua potabile al raffreddamento delle centrali termiche e nucleari, oltre che per usi irrigui e per la navigazione e il mantenimento dell’equilibrio naturale del suolo. 4.2.4. L’acqua costituisce una delle risorse naturali più importanti di cui dispongono le regioni di montagna. In generale, questa risorsa appartiene allo Stato o comunque a un Ente pubblico. Ma tale proprietà pubblica può variare da paese a paese in accordo con la legislazione in vigore. Ad esempio in Italia l’acqua appartiene allo stato centrale. In Svizzera, al contrario, l’acqua appartiene ai cantoni. Alcuni cantoni svizzeri delegano la proprietà dell’acqua ai comuni. Ma, nonostante i diversi usi dell’acqua, le regioni di montagna non sono sempre remunerate adeguatamente per l’uso di tale risorsa e, se lo sono, le risorse finanziarie messe a disposizione non sono necessariamente ripartite equamente su tutto il bacino. Così, è generalmente il Comune in cui è situato Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 12 l’impianto a beneficiare delle ricadute finanziarie, e più raramente i Comuni proprietari dei terreni su cui sorge il bacino di ritenuta. A questo riguardo, le formule di compensazione per l’utilizzo idroelettrico dell’acqua sono molto diversificate nei vari Paesi d’Europa. 4.2.5. Euromontana chiede che sia generalizzato in tutta Europa il principio dell’indennizzo per la gestione dei bacini montani e l’utilizzo dell’acqua a fini di produzione di elettricità. La fissazione del prezzo di tale indennizzo e le modalità del suo riparto tra le comunità territoriali interessate, a ogni livello, devono essere negoziate in un processo politico. Tale rivendicazione è conforme ad alcune legislazioni nazionali di Paesi europei, e all’articolo 7 del Protocollo Energia della Convenzione delle Alpi. 4.3. Biomasse 4.3.1. La bioenergia rinnovabile (biomassa) descrive un qualsiasi processo energetico che utilizza carburanti derivati da biomassa vegetale o animale in modo sostenibile. Generalmente questo avviene attraverso quattro tipologie: • Combustione diretta di legname o altro materiale organico (es. rifiuti organici o domestici); • Produzione secondaria da legname o altro materiale organico, per gassificazione o pirolisi; • Produzione secondaria di energia da rifiuti solidi, carcasse animali o altri rifiuti organici, attraverso digestori o processi di decomposizione naturale; • Produzione di bio-carburanti da coltivazioni apposite. 4.3.2. La produzione da coltivazioni per biocarburanti in maniera significativa nei territori montani è un’opzione meno adeguata al loro sviluppo, soprattutto per la scarsa estensività delle aree potenzialmente occupabili, e anche per la competizione che questa scelta scatenerebbe nei confronti delle aree agricole destinate all’alimentazione. D’altra parte, usare i tradizionali rifiuti solidi urbani per produrre energia (calore o elettricità), benché possibile in teoria anche in ambito montano, non è considerata la migliore soluzione per l’impiego delle biomasse come risorsa energetica propria della montagna. In ogni caso richiederebbe di risolvere problemi legati all’impatto sull’ambiente naturale per le emissioni in atmosfera risultanti dall’incenerimento (o anche dalla “termovalorizzazione” dei rifiuti). Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 13 4.3.3. Un'altra fonte energetica può essere costituita dall'utilizzo dei reflui zootecnici (biogas). Da studi e sopralluoghi realizzati si sono potute dedurre molteplici considerazioni, che portano a non enfatizzare lo sfruttamento di questa potenziale risorsa: e ciò sia per la scala degli impianti necessari, che per gli investimenti necessari e la manutenzione. 4.3.4. Ricavare energia dalle biomasse – intese qui soprattutto come sottoprodotto del legno – consente di eliminare gli scarti prodotti dalle attività agroforestali e contemporaneamente produrre energia elettrica e/o termica, riducendo la dipendenza dalle fonti di natura fossile come il petrolio. Il ruolo della produzione di energia attraverso la migliore valorizzazione dei boschi e dei suoi sotto-prodotti, nel senso di “esternalità positive” per la Montagna, merita di essere sottolineato: riduzione dell’inquinamento dell’aria e della quantità di biossido di carbonio emessa in atmosfera, ma anche conservazione e manutenzione del paesaggio, sviluppo dell’occupazione, etc. Occorre rilevare peraltro che la combustione della biomassa può essere efficiente e pulita solo se si fa uso di tecnologie moderne e adatte allo scopo. Inoltre, numerosi passaggi all’interno della filiera comportano problemi di approvvigionamento quindi è auspicabile che associazioni locali ed Enti pubblici incentivino o aiutino lo sviluppo della cosiddetta “filiera corta”. 4.3.5. Per quanto riguarda la risorsa “Legno”, occorre riferirsi alla tipologia fisica della biomassa e quindi possiamo avere tre diverse fonti, che vanno ad alimentare impianti tecnologicamente diversi: • la legna da ardere (in pezzatura tradizionale) • il cippato • il pellet 4.3.6. La legna tradizionale viene utilizzata prevalentemente da unità familiari che possiedono impianti di riscaldamento finalizzati all'energia sotto forma di calore. Il punto debole delle tradizionali caldaie a legna è che, a fronte dell’esistenza di una normativa riguardante le emissioni da processi di combustione legnosa, non esiste una disciplina che regoli i controlli di efficienza energetica, cosa invece codificata per le caldaie a combustibili fossili. Bisogna notare che oggi alcune caldaie sono molto più performanti dei camini e possono raggiungere attualmente dei rendimenti relativamente interessanti dell’80-85%. Il proliferare di questo tipo di impianti, se non tecnologicamente avanzato (rese minime del 90-92%, controllo emissioni con particolari filtri a camino), può creare un significativo incremento delle polveri sottili che, soprattutto in vallate chiuse, incidono fortemente sull'inquinamento dell'aria da PM10. Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 14 4.3.7. La scelta di realizzare impianti tecnologici di dimensioni maggiori che utilizzano prevalentemente cippato e pellet per produrre sia energia elettrica che calore possono servire più aree o unità di villaggio, avendo anche un miglior controllo degli impianti e di conseguenza una minore probabilità di incidere sull'inquinamento dell'aria. Il dimensionamento è un fattore fondamentale per sviluppare una filiera bosco-energia sostenibile, a condizione che sia garantito un approvvigionamento nelle vicinanze (idealmente “a chilometro zero”). 4.3.8. Nelle Highlands scozzesi, ad esempio, c’è una crescente valorizzazione dei sistemi energetici basati sulle biomasse. I boschi commerciali utilizzati per biomassa sono a tutt’oggi stimati in 200mila tonnellate a secco/anno, su un’estensione che copre circa il 13% delle Highlands. Ulteriori foreste possono essere sviluppate a tale scopo e questo è in fase di valutazione, per un normale avvicendamento dei tagli. Alcune di queste aree possono essere parzialmente ripiantate con una rotazione più breve, per diversificare la gestione della terra disponibile. Questa è una significativa opportunità per il mercato per grandi estensioni di terreni non utilizzabili ad altri fini agricoli, come avviene per le Nord Highlands, a condizione che si attui una corretta organizzazione di tutta la filiera bosco-legno e una equa formazione dei prezzi. 4.3.9. Analogamente, un efficiente e bilanciato distretto industriale delle costruzioni è vitale per sviluppare una industria sostenibile dell’energia da biomasse legnose. Un distretto eccessivamente sviluppato, in aggiunta a costruzioni costose e dall’elevato costo di manutenzione, implica l’importazione di biomasse da zone distanti, utilizzando combustibili fossili per il trasporto, cancellando così i positivi aspetti dell’impiego delle biomasse per produrre energia. 4.3.10. Euromontana propone di sostenere e sviluppare il sistema bosco-energia, attraverso: • Il consolidamento delle forme associative fra proprietari boschivi sia pubblici che privati (consorzi di proprietari, associazioni forestali, associazioni di Comuni); • Interventi ed investimenti nel settore della meccanizzazione forestale per il taglio, l’allestimento e l’esbosco e la cippatura del materiale legnoso non utilizzato nelle lavorazioni di qualità; • Investimenti nell’innovazione tecnologica delle imprese che si occupano di prime e seconde lavorazioni; • Il consolidamento dei finanziamenti delle attività di miglioramento boschivo previste dalla specifica misura del piano di Sviluppo Rurale (Reg UE 1698/2005 e 74/2009) sia per gli Enti pubblici proprietari (ad es. i Comuni) che per i privati. Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 15 • 4.4. Il mantenimento dei “Certificati verdi” previsti dalle legislazioni degli Stati Membri. Solare 4.4.1. L’energia solare, per il riscaldamento o per la produzione di energia elettrica, è già largamente usata in montagna, con tecnologie sempre più innovative: ormai standard quelle per il riscaldamento, in rapida evoluzione quelle per i pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica (da 120 a 170 W/h/mq i modelli più recenti). 4.4.2. In montagna alcune caratteristiche ambientali rendono i sistemi fotovoltaici particolarmente efficienti: purezza dell’aria, qualità dell’insolazione, assenza di nebbie e di polveri, temperatura dell’aria. Il problema in montagna è la quantità di territorio necessaria al dispiegamento di un gran numero di recettori fotovoltaici, indispensabili se si ragiona in termini di “centrale di produzione”. Se poi si aggiunge l’ulteriore fattore negativo della trasmissione dell’energia attraverso reti di distribuzione, che rendono ancora meno efficiente il ricorso al solare fotovoltaico, si conclude che esso è indicato solo per piccoli nuclei rurali e lontani da centri abitati, sfruttando esclusivamente le pendenze dei tetti delle costruzioni. 4.4.3. L’esempio del Dipartimento dell’Aveyron (Francia) è significativo. Si tratta di una provincia montana il cui territorio è mantenuto e valorizzato da quasi 9mila allevatori di bestiame, che dispongono di costruzioni per il ricovero degli animali e del foraggio nel periodo invernale. La pendenza dei loro tetti e l’esposizione a sud sono elementi decisivi per l’utilizzo di impianti fotovoltaici. Gli allevatori si sono consorziati per produrre energia per sé stessi e per venderla sul mercato libero, così da integrare il loro reddito principale. Finora 500 allevatori hanno optato per questo investimento, con una superficie media di 420 mq per impianto, equivalente a 21 ettari di terreno aperto e a 30 MegaWatt di potenza. Sempre nel dipartimento dell’Aveyron, se solo il 20 per cento delle costruzioni fossero coperte da pannelli fotovoltaici, la potenza complessiva prodotta costituirebbe il 10 per cento di una centrale nucleare media (0,1 GW), ma ottenuta attraverso una fonte rinnovabile e naturale. In quella provincia sono allo studio altri cento progetti, con una superficie media di 2.200 mq., per una potenza totale attesa di 33 GW. 4.4.4. Tuttavia, è evidente che le centrali solari di grandi dimensioni rappresentino un rischio di impatto visivo potenzialmente grande sul paesaggio montano, oltre ad avere altri effetti sull’ambiente ancora non del tutto esplorati. Si può tentare di mitigare questi ed altri effetti, soprattutto quelli visivi, sull’ambiente, Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 16 ma è altrettanto evidente che l’impiego di energie da fonti rinnovabili pone anche in questo caso il tema di quali sacrifici una comunità è disposta ad affrontare per avere energia pulita e a basso costo. 4.4.5. Energia elettrica e termica di provenienza solare possono contribuire efficacemente al futuro panorama dell’energia in Europa. Per ottenere questo risultato Euromontana propone: • • • Attivare programmi di finanziamento mirati a impianti di scala diversa e a reti locali nelle aree montane europee; Avviare programmi di ricerca per migliorare le reti di distribuzione dell’energia e l’integrazione di centrali solari e di altre fonti di energia rinnovabile, al fine di minimizzare le perdite potenziali lungo la rete; Considerare in primo luogo le potenzialità derivanti dallo stoccaggio di energia e dal trasferimento dell’energia prodotta da centrali solari attraverso piccole reti locali in aree montane. 4.5. Eolico 4.5.1. L’energia eolica, cioè lo sfruttamento del vento per produrre energia, è una possibilità già largamente utilizzata in ambito europeo e anche nei territori montani, particolarmente in Spagna, Francia, ma anche in Italia, Norvegia, Regno Unito, e tende a estendersi rapidamente pressoché ovunque. Nel solo Regno Unito la produzione è aumentata di 300 volte dal 1990 e triplicata dal 2000 a oggi, con più del 25% del totale della potenza installata (188 MW) dislocata in Scozia, sulle alture delle Highlands. Tuttavia l’espandersi di impianti di media e grande dimensione (su aree tra 6 e 25 Kmq.) è spesso motivo di crescenti contrasti con le popolazioni locali per l’impatto delle infrastrutture sul paesaggio, soprattutto in ambito montano. 4.5.2. Pur considerando che gli impianti di produzione di energia eolica di media e grande dimensione possono costituire un problema ambientale e per il paesaggio, Euromontana riconosce che in molti territori questi problemi possono essere risolti in modo soddisfacente attraverso un accurato preliminare processo di pianificazione territoriale. L’enorme potenziale di energia disponibile dal vento, sfruttabile con impianti a micro, meso e macro-scala, dovrebbe costituire comunque la base di qualsiasi futura politica energetica in Europa che consideri efficace un approccio di integrazione tra tutte le diverse fonti di energia rinnovabile localmente disponibili. Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 17 Tale potenziale dovrà essere esplorato ulteriormente attraverso la ricerca scientifica e tecnologica per ridurre l’impatto ambientale di impianti eolici sul paesaggio. 4.5.3. L’energia eolica per ottenere elettricità, congiunta a quella solare per la produzione termica, può costituire una soluzione ideale, a basso costo e impatto zero sull’atmosfera. Queste soluzioni dovrebbero essere sviluppate (e possono addirittura costituire l’ideale) per la vivibilità dei territori montani, in particolare per quelli impervii e in tutte quelle situazioni (es. le malghe) in cui la disponibilità di elettricità e di calore può essere decisiva per la conservazione di attività economiche – per lo più agricole – apparentemente marginali ma assolutamente indispensabili per la vita della Montagna. 4.5.4. Quello di cui al punto 4.5.3. è solo un esempio di come utilizzare in modo integrato l’energia eolica per sostenere piccoli insediamenti in aree impervie. Tuttavia, questo è solo un esempio di come la Montagna europea può usare l’energia eolica per assicurarsi energia a basso costo in futuro. Su una scala più vasta, le centrali eoliche possono ridurre significativamente il ricorso da parte dei territori montani a energia prodotta dall’esterno e quindi possono contribuire a razionalizzare le reti di trasporto e distribuzione dell’energia, migliorandone l’efficienza a livello nazionale e globale. Un esempio di questa ricaduta positiva sulle reti nazionali viene dalla centrale NOVAR nell Rosshire, in Scozia. La centrale NOVAR è situata nel Rosshire, sulle colline del Novar Estate. Il sito è stato progettato nell’ottobre 1997, e consiste di 34 turbine, che producono un’energia totale massima di 17 MW. Il che significa poter soddisfare il fabbisogno di elettricità di un numero variabile tra 3880 e 5146 famiglie per anno. La centrale si estende su 300 ettari di terreno, a un’altezza di 600 metri circa sul livello del mare, ma le turbine vere e proprie coprono in realtà solo l’1 per cento della superficie complessiva della centrale. Il terreno in sé è a prato incolto, e resta utilizzabile per il pascolo delle pecore, oltre che a fini ricreativi di turisti a piedi e in bicicletta o mountain-bike. Uno sviluppo a media scala di questo tipo può contribuire in maniera significativa a una rete locale di energia integrando altre tecnologie di produzione e altri impianti di stoccaggio sul territorio. 4.6. Energia Geotermica 4.6.1. L’energia geotermica – ad alta temperatura (c.d. “alta entalpìa”) se sfrutta la presenza naturale di fonti di calore presenti a livello del terreno o a bassa profondità, o a bassa temperatura (c.d. “bassa entalpìa”) se sfrutta attraverso Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 18 una pompa di calore la differenza naturale di temperatura tra la superficie del terreno e I livelli profondi – è la meno sviluppata finora in Europa Occidentale, ma conosce in questi ultimi anni un forte recupero di interesse e competitività. Al di là dell’utilizzo delle fonti termali disponibili in molti territori montani d’Europa per fini energetici (ma anche per i più classici scopi terapeutici e ludici), la geotermia a bassa entalpìa è attualmente la fonte di energia più disponibile, soprattutto per usi termici, e si presta a integrare altri impianti localizzati basati su fonti rinnovabili. 4.6.2. Fonti di energia a bassa entalpìa sono correntemente utilizzate in molti Paesi Europei come ausiliarie nel riscaldamento domestico. Questo tipo di fonte di energia, tuttavia, richiede ancora ulteriori sforzi di ricerca per diventare più efficace come parte di modelli energetici su vasta scala, ma già oggi la tecnologia è largamente disponibile e più efficace di qualche anno fa. L’utilizzo domestico attuale di pompe di calore per l’energia geotermica dal sottosuolo dimostra, con i suoi continui miglioramenti in efficienza e disponibilità, che questa sorgente di energia è meritevole di essere ulteriormente studiata, anche in termini di scala. Pompe di Calore ad aria Anche l’aria fredda è sfruttabile a fini energetici, e le pompe di calore ad aria utilizzano il calore liberamente disponibile nell’ambiente per fornire riscaldamento efficace e acqua calda, in presenza di temperature dell’aria fino a -25° C. Vista l’abbondante disponibilità della fonte – l’aria – le pompe di calore ad aria hanno dimostrato di essere relativamente economiche e popolari in Europa. Se si aggiunge anche il vantaggio di avere costi di installazione relativamente bassi e di non ingombrare granché in casa, si capisce perché continuano ad essere impiegate in molte case nuove e mantengono un ampio mercato di rivenditori pressoché ovunque. Le nuove generazioni di pompe sono ovviamente ancora più efficienti e la ricerca commerciale continua a migliorarne le prestazioni a tutti i livelli. In ultima analisi le pompe di calore ad aria dovrebbero essere considerate non solo come parte di un sistema di riscaldamento casalingo efficiente, ma anche per impieghi in grandi edifici pubblici e commerciali, o grandi comunità. Tra i principali benefici dell’aria esterna come fonte di calore: • Può essere utilizzata tutto l’anno, con temperature variabili tra +35° C. e -25° C.; • E’ sempre disponibile e inesauribile; • I suoi impianti non implicano occupazione di suolo, quindi non ci sono i costi relativi; Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 19 • Impianti ideali per case nuove e anche per applicazioni sull’usato (“retrofit”), soprattutto con spazi limitati. 4.7. Trasmissione dell’Energia e Infrastrutture 4.7.1. L’attuale configurazione della rete di trasporto dell’energia elettrica in Europa è stata progettata avendo come nodi le centrali di produzione, per lo più in prossimità di grandi centri abitati dove la domanda è più forte. Riconfigurare la rete per consentire una più diffusa produzione di energia in molti più punti sul territorio significherebbe apportare consistenti modifiche ai sistemi stessi di trasmissione e distribuzione dell’energia. Al momento, i sistemi a rete in Europa stanno lavorando già al limite della loro capacità. Il che significa che, qualora fossero messi in linea ulteriori centrali di produzione con fonti rinnovabili, il sovraccarico sulla rete provocherebbe ritardi insostenibili nella distribuzione dell’energia, se non addirittura l’impossibilità di garantire ulteriori accessi. Problema peraltro aggravato dai continui aumenti nei costi di allacciamento alla rete. Dal momento che la rete è stata progettata per una produzione sempre vicina agli utenti finali, la stessa struttura dei costi di allacciamento è stata determinata dai produttori vicini alle principali città. Questo sistema può diventare una barriera insormontabile per impianti di produzione dell’energia decentrati nei territori montani, che per loro natura sono molto distanti proprio dalle aree urbane e densamente popolate. 4.7.2. Benché Euromontana e molti dei suoi associati non abbiano diretta responsabilità nel mantenere o sviluppare le reti di trasporto e distribuzione dell’energia, l’attuale e futuro possibile sviluppo di tali reti è un problemachiave di interesse per le comunità locali di montagna, in particolare per quelle comunità che sono attraversate dalle più importanti reti ad alta tensione. La rete può influenzare i territori montani in diversi modi: • A breve e medio termine la capacità residua della rete può determinare la possibilità concreta di allacciare nuove centrali che utilizzano fonti rinnovabili; • La configurazione della rete e la localizzazione dei punti di connessione possono essere fattori-chiave per determinare la fattibilità e la localizzazione di progetti di sfruttamento delle fonti rinnovabili; • La rete stessa impatta sull’ambiente circostante, e sono in continuo aumento le richieste di interramento dei cavidotti, soprattutto di quelli ad alta tensione, per motivi estetici e sanitari. 4.7.3. Euromontana ritiene che la rete di trasporto dovrebbe essere considerata come un mezzo per agevolare lo sviluppo di fonti rinnovabili, ma non dovrebbe determinare essa stessa il suo sviluppo, le sue potenzialità e la Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 20 distribuzione. Tra i vari problemi connessi alla presenza della rete, non vanno dimenticati quelli legati all’istradamento, alla capacità residua e al potenziale di crescita. Al momento, infatti, la rete è praticamente satura, se la domanda attuale resta costante, così come gli allacciamenti esistenti. Occorre quindi pianificare con attenzione i futuri sviluppi e le potenzialità della rete. 4.7.4. L’attuale rete può fornire la più probabile base per lo sviluppo futuro. Infatti il metodo preferibile sarebbe di incrementare la capacità degli istradamenti attuali, piuttosto che crearne dei nuovi. Nello stesso tempo si dovrebbe incentivare ogni possibile sviluppo di reti locali, a livello regionale, che potrebbero utilizzare al meglio una nuova generazione di centrali di produzione basate su fonti rinnovabili miste. Tuttavia, nel prendere in esame futuri sistemi di approvvigionamento di energia, c’è bisogno di prestare attenzione a modi nuovi e più efficienti di fornire e utilizzare l’energia, piuttosto che restare fermi sui sistemi del passato. Saranno senz’altro preferibili sistemi localmente diffusi sul territorio e a basso consumo di fonti di energia. 4.8. Immagazzinamento di Energia 4.8.1. Per la natura stessa dell’attività umana, la domanda di energia non è costante durante il giorno. Essa è comunque prevedibile, e può essere soddisfatta con un mix di fornitura minima garantita nelle 24 ore, e un surplus calcolabile da fornirsi in alcune ore di punta. Affidarsi in maniera crescente a sistemi di produzione per loro natura intermittenti (energia eolica) vuol dire rendere inaffidabili le previsioni di fornitura a lungo termine, cioè mettere in atto sempre più spesso piani di emergenza per la fornitura con sistemi alternativi. Tali piani di emergenza devono basarsi su generatori di fortuna, reti ridondanti (c.d. “super-griglie”) e sistemi di immagazzinamento di energia. Questi ultimi rappresentano la soluzione migliore in termini di sicurezza e impatto ambientale, nella misura in cui utilizzano al meglio le risorse locali anziché rafforzare ancora di più le forniture dall’esterno. Conservazione di Energia Elettrica Molteplici tecnologie sono state sviluppate per immagazzinare l’energia elettrica: idroelettrica, aria compressa, idrogeno, batterie, cellule superficiali, sistemi magnetici superconduttori, flywheel. La fattibilità commerciale dell’immagazzinamento di energia dipende fortemente da numerosi fattori esterni (localizzazione, prezzo dell’energia, variabilità del prezzo, tariffe per l’esportazione, grado e settore di integrazione, Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 21 normativa, etc.), ma ad oggi ben poche tecnologie, ad eccezione dell’idroelettrica, sono economicamente sostenibili senza sussidi governativi o di altra natura. Tuttavia, qualora si riuscisse a valutare nella giusta misura possibili esternalità positive (es. la portabilità, o altre sinergie), anche altre tecnologie potrebbero essere riconsiderate in termini di fattibilità. Queste soluzioni sono tipicamente proposte come soluzioni all’intermittenza (nel caso dell’eolico) o alla scarsa qualità (es. prevenzione di perdite della rete o domanda digitale). Tuttavia altre ipotesi in regioni disagiate o lontane possono costituire valide soluzioni in funzione degli utenti potenziali: - A livello dell’azienda produttrice, l’applicazione di sistemi di immagazzinamento di energia danno la possibilità di spalmare i costi su una rete più ampia; - A livello individuale, questi sistemi consentono agli utenti di trarre profitto dal surplus di energia prodotto da micro-centrali locali, immagazzinando tale surplus senza immetterlo nella rete; - A livello di comunità, il surplus di energia può essere immesso nella rete, benché ci siano concreti vantaggi nel trattenerlo e utilizzarlo a livello locale. Ad esempio per dare energia a una flotta di veicoli a trazione elettrica o a idrogeno. 4.9. Opportunità per la Ricerca Benché vi siano indubbi spazi per la ricerca nelle nuove sfide tecniche e per la riduzione dei costi in ciascuna delle tecnologie di immagazzinamento, è certamente più significativo per i territori montani, e in generale per le aree più isolate, specializzarsi nella comprensione del mix ottimale di conservazione e generazione di energia per far fronte a circostanze e condizioni ambientali particolari. La creazione di un modello socio-economico flessibile che comprenda al suo interno tutti i possibili fattori esterni potrebbe diventare uno strumento di consenso informato per la comunità, e un mezzo per stimolare il mercato dell’immagazzinamento dell’energia, ovvero per sollevare le barriere frapposte alla sua esistenza. 4.10. Conclusioni 4.10.1. Autosufficienza energetica, Diversificazione delle fonti di reddito e Sfruttamento attivo delle risorse. Tre obiettivi raggiungibili per i territori montani europei con un’ampia gamma di risorse naturali. Conoscenze, tecnologie e leadership sono tre fattori che le comunità di Montagna possiedono da tempo e a fondo, nel campo dello sviluppo Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 22 dell’energia da fonti rinnovabili. Tutti questi fattori insieme sottolineano l’importanza posta sull’energia rinnovabile dalle comunità di Montagna e il loro entusiasmo per massimizzare il potenziale dei loro territori. Tuttavia, Euromontana riconosce che deve essere dato più sostegno alle comunità montane che si stanno impegnando da tempo nel settore dell’energia da fonti rinnovabili. 4.10.2. Euromontana sostiene che i territori montani possiedono due risorse fondamentali, utilizzabili anche a fini energetici: l’Acqua e le Biomasse (in particolare il Legno). Il loro sfruttamento – e quindi la loro “esportazione” per usi energetici – deve essere deciso prioritariamente dalle Istituzioni rappresentative di quei territori, che dovranno concordare con gli altri utilizzatori le modalità della produzione e della distribuzione. 4.10.3. Grazie all’utilizzo combinato di piccoli impianti idroelettrici, piccole turbine eoliche, impianti fotovoltaici e solare-termici localizzati, ed eventualmente piccole centrali di cogenerazione a biomassa abbinati a pompe di calore per lo sfruttamento dell’energia geotermica a bassa entalpìa, può contribuire all’affermazione delle fonti energetiche naturali e rinnovabili, disponibili in ambito montano, e alla riduzione netta dell’impiego di combustibili fossili. Sostenere e incoraggiare l’utilizzo di fonti combinate, sistemi a piccola scala come sistemi-pilota per l’implementazione su scala più grande, significa accelerare la nostra comprensione di sistemi integrati e al tempo stesso ridurre in maniera considerevole le emissioni di CO2 e sostenere lo sviluppo economico di comunità montane anche le più isolate. 4.10.4. Euromontana sostiene lo sviluppo di tecnologie di immagazzinamento per la produzione di energia a livello locale, e riconosce la necessità di un programma di progetti che analizzino i modelli potenziali di generazione e immagazzinamento di energia, per massimizzare il potenziale locale dei territori di montagna. 4.10.5. Euromontana sostiene infine che la combinazione della redditività energetica e del reddito agricolo permette di stabilire nuovi rapporti di partenariato efficace tra agricoltori e investitori per la costruzione di edifici specificamente orientati ai bisogni degli allevatori e degli stessi agricoltori, e quindi di raggiungere più agevolmente l’obiettivo dell’autosufficienza energetica dei nuclei rurali. Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 23 5. Verso una Visione Sistemica: la Certificazione ambientale ed energetica 5.1.1. Euromontana suggerisce di coniugare la ricerca di nuove tecnologie per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili, e a medio termine anche per lo sfruttamento di altre risorse disponibili, in una prospettiva di integrazione “di sistema” delle questioni ambientali e delle politiche dei trasporti, degli insediamenti urbani e peri-urbani in ambito montano, della gestione dei rifiuti e della lotta all’inquinamento dell’aria e dell’ecosistema. La Certificazione Ambientale deve includere la Certificazione Energetica. 5.1.2. Il tema dell’Energia è infatti inevitabilmente connesso e strutturalmente legato ad altre tematiche essenziali dello sviluppo e della vita in Montagna. Tutti gli altri temi, dall’ambiente, ai trasporti, alle attività economiche presenti o insediabili (con particolare riguardo alle PMI), etc. devono essere visti in funzione dell’efficienza energetica e dello sviluppo dell’impiego di fonti rinnovabili, cioè in ultima analisi tendendo all’autosufficienza dei territori montani. Una visione “di sistema” vuol dire considerare ciascuna componente in funzione dell’altra, e valutare gli effetti di un’azione fatta su un singolo comparto considerando l’effetto che questa può avere sul sistema complessivo. Solo così si potranno ottimizzare consumi e utilizzo di fonti energetiche (es. l’idroelettrico e il tema dell’Acqua, sono un esempio tipico di “sistema” in ambito montano e non solo). 5.1.3. L’esperienza della “Città dell’Energia”, label di qualità nell’approccio al tema dell’energia, adottato in Svizzera a partire dal 1997, poi allargato a Germania e Austria nell’EEA (European Energy Award), è un esempio efficace di politica concreta per lo sviluppo di una nuova coscienza energetica tra i cittadini e le autorità locali. Ad oggi questo tipo di certificazione è l’unico esempio esistente che si avvicina alla visione integrata e sistemica dell’energia nel territorio che la Montagna europea propone. Serve allora una maggiore spinta della ricerca a livello europeo per arrivare a un nuovo modello di certificazione, non limitata a un solo aspetto del problema, ma estesa a tutte le parti che si influenzano a vicenda. 5.1.4. Esiste poi una filiera di certificazioni di qualità “di secondo livello”, cioè riferite a singoli aspetti del tema “energia”, che in molti casi sono ancora da sistematizzare e regolamentare, per rendere sempre più uniformi i risultati raggiunti nei vari campi. Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 24 Ad esempio, nelle Highlands (Scozia) aumenta la richiesta di certificazioni internazionalmente riconosciute per l’installazione di centrali termiche a legname (es. a pellets). Questo in particolare nel mercato residenziale. E’ stata riconosciuta la necessità di fare formazione, e in effetti sono già in atto corsi di formazione, ma non in funzione di uno standard riconosciuto a livello internazionale. In linea di principio, questo standard dovrebbe essere collegato all’efficienza dei sistemi di calore installati, con particolare riguardo all’emissione di CO2 nell’atmosfera. ******************* Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 25 Raccomandazioni finali Documento firmato dal Presidente di EUROMONTANA a Chiuro (Sondrio, Italia) il 20 Novembre 2009: La Montagna è produttrice di Energia da molteplici fonti, e vuole negoziare l’utilizzo delle sue risorse naturali con maggiore equità. Occorre impostare una forte politica che consideri tutte le risorse naturali, come vitali per il futuro della nostra matrice energetica: rinnovando e ammodernando le centrali di produzione di energia, rendendole ancora più efficienti; indennizzando in modo più equo i territori occupati dagli impianti di produzione; garantendo una governance nuova tra gli Stati centrali e le Autonomie locali e territoriali (cfr. la “politica di massiccio” sviluppata in Francia); La Montagna è osservatorio privilegiato, e laboratorio del cambiamento climatico, e può indicare soluzioni all’Europa. La Montagna sta già sperimentando sulla propria pelle ogni possibile conseguenza del cambiamento climatico, che sta modificando il proprio modo di vivere e l’economia delle sue comunità. Euromontana quindi chiede all’Unione Europea di prendere atto di questa situazione e investire sui territori montani come laboratori avanzati di un nuovo modello di sviluppo. Non solo per la loro sopravvivenza, ma per fare della Montagna il luogo che permetta al resto d’Europa e al mondo di sviluppare una politica di adattamento sostenibile al cambiamento climatico. La Montagna è quindi interlocutore prioritario per le decisioni sulle politiche per l’Energia in Europa, ed esprime nove concetti fondamentali per una politica energetica specifica da sviluppare e sostenere a livello di Istituzioni europee per i prossimi anni. 1. IL RISPARMIO ENERGETICO “Ridurre i consumi accrescendo la “qualità della vita” Il risparmio energetico è sicuramente la fonte di energia più pulita e disponibile che esista. Di fatto contribuisce decisamente a ridurre la produzione di CO2, e quindi l’inquinamento, e a ridurre la dipendenza dei territori europei dai Paesi produttori di combustibili fossili (petrolio, gas naturale), quasi tutti extra-europei. La Montagna può offrire un contributo fondamentale al raggiungimento degli obiettivi UE (20-20-20) attraverso: Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 26 • un nuovo concetto dell’”abitare in montagna” (materiali tradizionali ma anche intelligent metering, intelligent building e domotica), considerando che l’energia consumata nelle abitazioni è circa il 40% del totale; • la rilettura in chiave energetica e paesaggistica dei vecchi nuclei abitati, spesso “naturalmente efficienti” (i centri storici montani possono costituire un modello anche per la costruzione di nuovi complessi edilizi); • l’incentivazione alla revisione dei processi produttivi delle aziende di montagna, soprattutto piccole e medie imprese, in chiave di miglioramento dell’efficienza energetica. 2. L’ANALISI TERRITORIALE E IL CATASTO ENERGETICO La Montagna ritiene di poter presentare al resto d’Europa un percorso paradigmatico: lo studio del territorio, l’analisi dei fabbisogni di energia, delle risorse presenti, dell’ottimizzazione dei consumi. L’analisi del territorio deve condurre a una valutazione dei fabbisogni di energia della popolazione, e a una correlata valutazione delle potenzialità del territorio di fornire risorse sfruttabili in chiave energetica. Ogni unità elementare territoriale deve essere considerata e valutata individualmente: consumi e potenzialità energetiche. E’ il “Catasto Energetico” territoriale in cui ogni attività di trasformazione può essere valutata per la sua “impronta energetica” in relazione alle risorse disponibili nella particella o nelle sue immediate vicinanze. E quindi può essere più o meno incentivata dalla pubblica amministrazione, attraverso una politica più o meno premiale nella concessione dei permessi di costruzione. Questo percorso è già in fase di sperimentazione in alcuni territori montani europei, e può essere messo a disposizione di tutti. 3. LE RISORSE NATURALI DEVONO ESSERE ADEGUATAMENTE INDENNIZZATE Le regioni di montagna non sono tutte remunerate adeguatamente per l’uso delle loro risorse naturali a fini energetici. Euromontana chiede che gli Enti territoriali, locali o regionali, ricevano un equo indennizzo per l’utilizzo di tutte le risorse naturali impiegate nella generazione di energia. La fissazione del prezzo deve essere negoziata in un processo politico. Tale rivendicazione è conforme ad alcune legislazioni nazionali e all’articolo 7 del Protocollo Energia della Convenzione delle Alpi. Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 27 4. LE RISORSE NATURALI DISPONIBILI COMBINATE TRA LORO PRODUCONO ENERGIA E REDDITO “Autosufficienza energetica, Diversificazione delle fonti di reddito, Esportazione dell’Energia” Un approccio integrato per la produzione di energia dalle sue risorse naturali è vitale per il futuro della Montagna. Ciascuna delle aree montane europee dispone di risorse importanti e diversificate per qualità e quantità, come pure della capacità di utilizzarle in modo efficace ed appropriato. E’ in ogni caso determinante che un approccio totalmente integrato alle fonti di energia disponibili sia alla base di ogni futura politica energetica dei territori montani, soprattutto se rivolta allo sfruttamento delle fonti rinnovabili. Questo approccio deve tendere anzitutto all’autosufficienza energetica delle comunità, alla diversificazione delle fonti, al loro sfruttamento per ricavarne reddito integrativo, e all’incremento della capacità di esportazione di energia pulita e di qualità al di fuori dei territori montani. Per raggiungere questo obiettivo, tutte le fonti rinnovabili di energia devono essere ugualmente sostenute, e le competenti autorità incoraggiate a definire le risorse e la loro combinazione in un equilibrio capace di soddisfare la domanda di energia del futuro. Allo stesso tempo, e utilizzando la vasta esperienza che la Montagna europea ha maturato nelle fonti di energia pulita, la ricerca deve non solo puntare sulle tecnologie più efficienti per la produzione, ma anche su nuovi modelli di gestione delle risorse, di trasmissione e di immagazzinamento. Per consentire alla Montagna di diventare fornitrice di energia di qualità per le altre regioni d’Europa, i sistemi di connessione e di trasmissione devono essere rivisti, mentre la ricerca deve individuare nuovi sistemi, ancora più efficienti. La produzione di energia infatti è potenzialmente il fattore economico decisivo per lo sviluppo futuro della Montagna europea, mentre già oggi si riconosce che gli attuali sistemi di trasmissione dell’energia possono costituire una barriera insormontabile per lo sviluppo. A questo riguardo è essenziale che i territori montani siano sostenuti nel loro lavoro con i territori non-montani per sviluppare sistemi e reti di distribuzione che consentano il più efficiente utilizzo delle risorse montane a beneficio di tutta l’Europa. La considerazione che le fonti rinnovabili di energia soffrano di alti e bassi nella produzione, se da un lato costituisce il motivo principale della necessità di favorire la combinazione equilibrata di più fonti integrate tra loro, dall’altro rende fondamentale la questione dell’immagazzinamento di energia in modo che le aree montane possano sfruttare il surplus di energia prodotta per il loro uso differito o per cederlo all’esterno, Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 28 diventando esportatori. Le tecnologie attuali sono limitate ma la ricerca è estesa ormai a tutta Europa. E’ necessario perciò sostenere questa ricerca tecnologica e progetti-pilota in aree montane nelle quali la sfida è più evidente. Questo approccio richiede infine di considerare il più ampio spettro di questioni riguardanti l’energia, compreso il problema del trasporto e delle celle combustibili da fonti rinnovabili. L’acqua costituisce una delle risorse naturali più importanti di cui dispongono le regioni di montagna. Da oltre cento anni l’acqua – risorsa principale delle montagne – è utilizzata a fini idroelettrici, e in molti Paesi europei è stata fino agli anni Cinquanta la fonte di energia più importante. Ricavare energia dalle biomasse – intese qui soprattutto come sottoprodotto del legno – consente di eliminare gli scarti prodotti dalle attività agroforestali e contemporaneamente produrre energia elettrica e/o termica, riducendo la dipendenza dalle fonti di natura fossile come il petrolio. Quindi, energia pulita a tutti gli effetti. Le piante svolgono infatti l'importante funzione di "polmone verde" del pianeta riducendo l'inquinamento e l'anidride carbonica contenuta nell'aria. L’energia eolica per ottenere elettricità ha pure una lunga storia in Europa. Molte regioni possiedono oggi una considerevole esperienza nell’industria dell’energia eolica, e la Montagna europea è addirittura all’avanguardia in questo settore. L’energia solare è diventata più comune nella piccola scala e nelle soluzioni di risparmio energetico a livello domestico. Anche in questo campo la Montagna europea sfrutta benissimo la risorsa di cui naturalmente dispone. L’energia geotermica sta diventando sempre più popolare negli usi domestici e negli impianti a piccola scala, mentre si stanno sviluppando ricerche per un più ampio utilizzo di questa risorsa nelle aree montane più isolate. Grazie all’utilizzo combinato di piccoli impianti idroelettrici, piccole turbine eoliche, impianti fotovoltaici e solare-termici localizzati, ed eventualmente piccole centrali di cogenerazione a biomassa abbinati a pompe di calore per lo sfruttamento dell’energia geotermica a bassa entalpìa, può contribuire all’affermazione delle fonti energetiche naturali e rinnovabili, disponibili in ambito montano, e alla riduzione netta dell’impiego di combustibili fossili. Sostenere e incoraggiare l’impiego di risorse combinate e di impianti di produzione a piccola scala come impianti-pilota per la produzione su larga scala, può accelerare la comprensione di sistemi integrati e al tempo stesso contribuire a ridurre l’impatto delle emissioni di CO2, così come a sviluppare l’economia delle comunità più periferiche e isolate. E’ importante riconoscere che i sistemi di produzione combinata non sono soltanto efficaci per la piccola scala. Ma impianti di questo tipo possono costituire un efficace modello per accrescere la nostra consapevolezza di poter produrre consistenti flussi di energia a tutti i livelli, compresa l’esportazione di energia. Euromontana sostiene che la combinazione della redditività energetica e del reddito agricolo permette di stabilire nuovi rapporti di partenariato efficace tra agricoltori e Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 29 investitori per la costruzione di edifici specificamente orientati ai bisogni degli allevatori e degli stessi agricoltori, e quindi di raggiungere più agevolmente l’obiettivo dell’autosufficienza energetica dei nuclei rurali, e del sostegno economico – attraverso il mercato libero dell’elettricità – alle attività economiche un tempo marginali, e in generale alle imprese rurali, oltre che l’obiettivo della sicurezza dell’approvvigionamento energetico per la Montagna e l’intera Europa. 5. LA CERTIFICAZIONE DI QUALITA’ PER STABILIZZARE I PROCESSI Euromontana propone per la politica energetica nei territori montani una visione “di sistema”, cioè considerare ciascuna componente in funzione dell’altra, e valutare gli effetti di un’azione fatta su un singolo comparto considerando l’effetto che questa può avere sul sistema complessivo. Ci si riferisce alle questioni ambientali e alle politiche dei trasporti, degli insediamenti urbani e peri-urbani in ambito montano, della gestione dei rifiuti e della lotta all’inquinamento dell’aria e dell’ecosistema. Solo così si potranno ottimizzare consumi e utilizzo di fonti energetiche, possibilmente rinnovabili. La Certificazione Ambientale deve includere la Certificazione Energetica, secondo una sperimentazione in corso in alcuni Paesi europei, e specificamente in ambito montano, così da sistematizzare un processo di “qualità totale” nella definizione e attuazione di politiche ambientali ed energetiche, e tendere a un miglioramento continuo nelle tecnologie e nei processi di produzione. 6. FORMAZIONE Una conoscenza analitica dei processi di analisi territoriale energetica, di politiche di risparmio, di corretto utilizzo delle fonti disponibili, e di gestione eco-compatibile delle risorse locali, deve essere comune a tutti gli operatori. Si devono predisporre gli strumenti formativi più adatti perché uno standard comune si imponga a livello europeo e raggiunga in primo luogo i tecnici del settore, gli imprenditori, gli enti locali. Una adeguata linea di finanziamento deve essere prevista per tutte le iniziative finalizzate a definire questi standard a livello dei territori montani europei. 7. INFORMAZIONE DIFFUSA Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 30 La consapevolezza della concreta possibilità di raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione è a portata di mano nella Montagna europea. Gli abitanti dei territori montani possiedono storicamente la cultura del risparmio energetico, dei materiali naturali nelle costruzioni, del riciclo intelligente dei prodotti. Essi però devono costantemente ricevere informazioni sull’evoluzione della normativa, delle agevolazioni fiscali e dei finanziamenti disponibili, così come devono essere aggiornati sulle più avanzate tecnologie che possono integrare le loro conoscenze per ottenere maggiore efficienza energetica dagli stessi materiali naturali, ovvero su tecniche più evolute di monitoraggio dei consumi e sul risparmio energetico. Le Istituzioni europee devono favorire in ogni modo possibile la creazione di network e punti informativi nelle aree montane e nei centri minori, anche incentivando politiche pubbliche volte a ridurre o annullare il digital divide o la possibilità di ricevere trasmissioni broadcast in tali aree. 8. SPORTELLI ENERGETICI NEI COMUNI La disseminazione di concrete politiche di risparmio energetico e di incentivazione all’utilizzo di fonti energetiche naturalmente disponibili in sede locale non può che appoggiarsi su una capillare diffusione di punti evoluti di informazione e assistenza tecnica e professionale al cittadino. Euromontana propone che tali punti siano localizzati presso le “case comunali”, cioè le sedi istituzionali delle amministrazioni comunali, tradizionalmente vicine ai cittadini europei, e prima risposta ai loro bisogni. I Comuni montani – e possibilmente anche tutti gli altri – devono essere messi in condizione, anche attraverso opportune linee di finanziamento di start-up da parte della Commissione Europea, di creare al loro interno gli “sportelli energetici” a cui il cittadino possa rivolgersi in ogni momento per conoscere, sviluppare i suoi progetti, applicare i princìpi del risparmio e del corretto utilizzo delle fonti di energia con espresso riferimento al suo caso individuale specifico, alla localizzazione della sua abitazione o della sua azienda, agli obiettivi di risparmio che potrebbe concretamente raggiungere. 9. LINEE DI FINANZIAMENTO DELL’UNIONE EUROPEA Euromontana propone in modo specifico che nella Programmazione dell’Unione Europea, già a partire dal Bilancio 2011, siano individuati assi strategici specifici sul Risparmio, il Catasto, le Fonti Rinnovabili, la Visione sistemica (e la Certificazione ambientale “allargata”), la ricerca sull’innovazione sui livelli e l’economicità delle reti di distribuzione, lo sviluppo di tecnologie di immagazzinamento e modelli di sfruttamento di risorse combinate, nell’ottica di premiare le esperienze-pilota e l’ulteriore sperimentazione di processi di qualità, di modelli di produzione di energia Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 31 da risorse bilanciate, e di fornitura e distribuzione dell’energia, così come condividere buone pratiche già in atto in tutta Europa. I territori montani europei confidano che alcuni di questi obiettivi strategici di finanziamento possano specificamente concentrarsi sulle regioni rurali e montane in cui esiste un grande potenziale di risorse energetiche. Approvare nuovi programmi di finanziamento (o aggiungere nuove priorità territoriali a quelli già esistenti) con specifiche limitazioni geografiche o territoriali sarebbe di aiuto a quelle aree che, nonostante possiedano abbondanti risorse energetiche, spesso ricevono scarsi sostegni finanziari per sviluppare un settore che può dare grandi soddisfazioni economiche e garantire il benessere a tutta la comunità. Occorre quindi promuovere tutte le necessarie azioni a livello parlamentare e di animazione culturale e sociale, dal Parlamento Europeo alle più piccole comunità locali, affinché siano proposte e sostenute nuove iniziative di finanziamento, in tutto e in parte, dei punti proposti dal presente Documento di Posizione per quanto attiene alle aree montane d’Europa. ************* Energia di Montagna – Una strategia -Documento di Posizione Euromontana - Marzo 2010 32