Viviana Scarinci Il viaggio di Heinrich von Ofterdingen: Spazio
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Viviana Scarinci Il viaggio di Heinrich von Ofterdingen: Spazio
Viviana Scarinci Il viaggio di Heinrich von Ofterdingen: Spazio, Storia, Sé. Questo studio si propone di affrontare uno dei più ampi temi letterari, il viaggio, e di verificare le particolarità che acquista e come va configurandosi nel Romanticismo tedesco. Si cerca di riconoscere come il viaggio, nonostante appartenga ad un campo narrativo vastissimo, porti sempre con sé degli aspetti nuovi che guidano i lettori verso realtà sconosciute del mondo e, contemporaneamente di se stessi. Ci si concentra sul ruolo pedagogico del viaggio, sull’allontanamento che l’individuo opera nei confronti del noto, del familiare, per «proiettarsi nell’alterità»1 come unica possibilità per ridefinire la propria identità perduta nel corso della vita. Si mostra l’evoluzione di un topos universale che ingloba «i livelli più disparati di esperienza umana»2, in cui gli itinerari dei movimenti individuali sono sempre gli stessi, determinati da una serie di spostamenti ‘standardizzati’ in cui la Erfahrung occupa un ruolo decisamente centrale. Il viaggio palesa il rapporto tra l’uomo e il mondo, lo porta alla luce e mostra come il confronto con l’estraneo, il diverso-da-sé, sia uno dei pochi punti fermi della tradizione odeporica. L’esperienza dell’alterità è perciò un aspetto fondamentale di questo studio che sottolinea l’importanza del ‘muoversi per conoscere’. La ricostruzione dell’itinerario di viaggio presente in un’importante opera del Romanticismo tedesco come il novalisiano Heinrich von Ofterdingen, grazie anche all’utilizzo chiarificatorio della cosiddetta “cartografia letteraria”, servirà a dimostrare, o almeno tenterà di farlo, le peculiarità del viaggio individuale presente in tale opera, confrontandolo con il più esteso genere della letteratura odeporica (dall’aggettivo greco δοιπορικ ς «che concerne un viaggio») che si identifica come uno dei topoi più diffusi in ambito narrativo, in cui si riversano innumerevoli dimensioni spaziotemporali e culture di ogni genere. Ma affinché si possa comprendere meglio il significato del viaggio di Heinrich, è necessaria un’introduzione al più generico concetto di “viaggio”, inteso come un allontanamento dal noto, dal familiare, uno spostamento da un punto A ad un punto B che permette il confronto tra realtà diverse, più o meno lontane, rese comunicanti dalla figura del viaggiatore. L’individuo che si sposta in cerca di una meta crea intorno a sé delle mappe geografiche soggettive che lo guidano nella ricerca e nell’affermazione di se stesso attraverso la serie triadica costituita da partenza – transito – arrivo. Secondo le parole di Paolo Scarpi: Ogni viaggio, per essere veramente tale, ha comunque bisogno di una meta e implica necessariamente un ritorno, quando meta e viaggio non coincidono addirittura con il ritorno. Ecco allora aprirsi un circuito dominato da un movimento senza fine […]3. Ogni viaggio, quindi, include al suo interno il concetto del ritorno, che sia esso un ritorno fisico, materialmente condiviso ed esperito, oppure un ritorno psicologico, cioè la possibilità, l’occasione di tornare sui propri passi, in senso concettuale, ontologico, di riflettere su ciò che si è portato a termine, e raggiungere una nuova consapevolezza su se stessi. Il viaggio non è dunque solamente uno spostamento unidirezionale ma è piuttosto un ‘giro’, un movimento circolare in cui la partenza e l’arrivo spesso coincidono. 1 C. Bertoni, M. Fusillo, “Tematica romanzesca o topoi letterari di lunga durata?”, in F. Moretti (a cura di), Il romanzo, Einaudi, Torino, 2003, p. 31-58, a p. 40. 2 Ivi, p. 44. 3 P. Scarpi, La fuga e il ritorno. Storia e mitologia del viaggio, Marsilio, Venezia, 1992, p. 9. 1 Si possono utilizzare due semplici schemi per visualizzare i diversi tipi di viaggio, illustrando come questi, alla fine, conducano entrambi verso una comune direzione finale: la crescita dell’individuo. Schema a) A. Partenza (transito) B. Arrivo ANDATA Schema b) Partenza – Arrivo ANDATA (transito) (transito) RITORNO Arrivo – Partenza La semplice linea retta mostrata nello schema a) delinea un profilo di viaggio in cui l’arrivo a destinazione non coincide esattamente con il ritorno al luogo d’origine, bensì con la stasi nel nuovo ambiente ‘conquistato’ dal viaggiatore. In questo caso, la crescita interiore del protagonista avviene grazie al riconoscimento di un luogo fino a quel momento sconosciuto, che diventa adesso il proprio-luogo, il luogo dell’individualità. Ne consegue, dunque, che il ritorno non è propriamente fisico, quanto piuttosto spirituale e/o mentale, un ritorno cioè, ad una condizione di conoscenza e coscienza profonda, in cui ritrovare se stessi. È il caso, per esempio delle Etiopiche di Eliodoro, dove il viaggio verso casa della protagonista Cariclea è un viaggio che, se consideriamo le vicissitudini a partire dall’infanzia della fanciulla, descrive il suo distacco e il suo ritorno in senso circolare (come anche l’Odissea, dove l’eroe lascia la sua patria per tornarvi solo dopo lunghissimi anni), ma se consideriamo l’esperienza odeporica raccontata entro i confini dell’opera letteraria, siamo testimoni del solo viaggio di ritorno, quindi di un viaggio lineare, rettilineo, intervallato di volta in volta da flashback narrativi che permettono la comprensione del passato. Nello schema b) notiamo invece che la partenza e l’arrivo coincidono; il viaggio dell’eroe si svolge in un lasso di tempo probabilmente inferiore (o, quantomeno, in grado di essere raccontato per intero all’interno dell’opera) e comprende il ritorno alla propria dimora natale. Ma come si evince dallo schema, questo tipo di viaggio include, in verità, due diversi tipi di arrivi: il primo si riferisce al viaggio di andata, e riguarda l’arrivo dell’eroe nel momento in cui raggiunge la sua meta, la destinazione prefissata; il secondo è riferito invece al viaggio di ritorno e riguarda, appunto, il ricongiungimento con la casa originaria, lasciata in precedenza. Questa dinamica si osserva, per esempio, nei romanzi inglesi come Sir Gawain e il Cavaliere Verde e Gulliver’s Travels. L’eroe, in entrambi i casi, riconosce il suo cambiamento nel momento in cui il suo itinerario si indirizza 2 nuovamente verso casa, operando un confronto tra la situazione in cui si era partiti e quella in cui si è ritornati. Protagonista del viaggio è quindi ‘il cambiamento’ di colui che lo intraprende, la sua crescita, la modificazione della sua persona e della sua interiorità: sia esso per terra, per mare o per cielo, ogni viaggio è la negazione della precedente visione del mondo come della sua geografia fisica e umana, per approdare a una ridefinizione e riorganizzazione dell’universo conosciuto4. È la possibilità di comunicare con ciò che c’è oltre, oltre i confini delle mura domestiche, oltre le figure di parenti, amici e conoscenti, per raggiungere l’Altro, il diverso, il nuovo, attrverso un percorso fisico che ‘svestirà’ l’individuo dei suoi abiti quotidiani conferendogli una nuova individualità. Le linee direttrici messe in moto dal viaggio puntano non solo sull’analisi degli aspetti oggettivi ed esteriori dell’esperienza odeporica, ma anche, e forse soprattutto, sugli aspetti introspettivi e psicologici che coinvolgono i viaggiatori. L’analisi letteraria non deve quindi limitarsi a tracciare mappe geografiche superficiali che riguardano esclusivamente l’itinerario fisico degli individui, non deve circoscriversi alla descrizione delle bellezze del paesaggio, ma deve addentrarsi nelle profondità della psiche umana per portare in superficie la vera essenza dell’uomo. Il traguardo è sempre la comprensione di se stessi scaturita dall’esperienza di un mondo nuovo, diverso dal noto e dal familiare, da un confronto con l’Altro-da-sé che è però, al contempo, un’altra parte del sè, come se si stesse di fronte ad uno specchio nel quale è riflessa una figura differente: non la copia esatta dell’individuo, ma una raffigurazione mutata della parte più profonda del proprio animo. Lo scopo di questa breve e generica introduzione al topos del viaggio è quello di mostrare come questa diffusissima tematica letteraria abbia differenti caratteri e funzioni a seconda dell’epoca e dei luoghi in cui vari autori hanno messo in moto la loro macchina creativa. Per arrivare all’analisi di Heinrich von Ofterdingen è necessario passare attraverso una sorta di linea temporale (esplicitata qui con una tabella) che possa mostrare lo sviluppo di questo importante mezzo di formazione individuale, ricostruendo l’evoluzione della tematica in tutte le sue sfaccettature, fino a condurci nel campo del Romanticismo tedesco, sfondo storico-culturale di Novalis. 4 Ivi, p. 10. 3 Tabella 1) Categorie di viaggio Tipologie di opere Principali opere o autori Odissea, Omero (unico pervenuto) VI sec. a.C. Caratteristiche “Ciclo epico” che narra dei ritorni dei greci in patria dopo la distruzione di Troia. Nell’Odissea la tematica principale è quella del riconoscimento dell’eroe dopo le sue lunghe avventure/sventure. Nostoi Anabasi, Senofonte IV sec. a.C. Un ritorno “via terra” dopo una guerra tra greci e persiani ricostruito dallo storico che vi partecipò in prima persona. Descrizione delle insidie del viaggio che inaugura un genere nuovo, autobiografico e apologetico. Esplorazioni Descrizioni Le Storie, Erodoto (padre della “storiografia”) V sec. Storia della Grecia antica come magistra vitae. Descrizione di paesi e persone conosciute dall’autore in numerosi viaggi. Prospettiva storica che utilizza l'inchiesta: vista ( ψις), ascolto ( κοή), criterio (γνώµη). Ma ancora dati autentici e fantastici col fine di far divertire gli spettatori. Peripezie Cherea e Calliroe, Caritone di Afrodisia; I – II sec. d.C.; Etiopiche, Eliodoro III – IV sec. Secondo Aristotele si tratta di eventi insoliti e inattesi che sconvolgono un equilibrio o uno stato di quiete. Il significato etimologico del termine è “il piombare addosso”, “accadimento improvviso”. Intrecci labirintici come motore dell’azione e moltiplicatori di avventura. Romanzi alessandrini Storiografia ellenistica di stampo "romanzesco" e "tragico" sulla figura di Alessandro Magno (Clitarco, Filarco, Dùride) III sec. a.C. Opere di evasione: viaggio è simbolo che mostra l’esigenza di trasfigurare nel magico e nel favoloso una realtà divenuta troppo "comune" e meschina dopo il crollo dei valori della pòlis greca. Ampio spazio all’elemento avventuroso, ai racconti di viaggio e al gusto per l'esotico. Rispetto alla storiografia il romanzo si rivolgeva ad un pubblico culturale meno elevato, come letteratura d'intrattenimento e di consumo. La Storia Vera, Luciano II sec. Viaggio simbolo dell’inquietudine dell’uomo, della sua sete di conoscenza, del suo bisogno di mettersi alla prova sfidando l’ignoto. L’autore in esempio offre una parodia delle convenzioni dei racconti d’avventura componendo un divertissement letterario con peripezie rocambolesche e fantastiche definite bugie fin dall’inizio. “Ciclo bretone” e “Ciclo carolingio” (Gran Bretagna); genere del Roman (Francia) XI - XII sec. Celebrano la figura e le imprese di Carlo Magno, e l'amore e la ricerca individuale di avventure alla corte di re Artù. I viaggi ruotano attorno alle tematiche dell’amor cortese6 e della cavalleria: il solitario cavaliere errante della tavola rotonda va alla ricerca di prove sempre più difficili per esaltare se stesso e per conquistare la donna amata. Viaggio antico Viaggi allegorici5 Romanzi satirici Romanzo cavalleresco 5 6 <http://www.latinovivo.com/schedeletteratura/romanzogreco.htm>, ultimo accesso: 28/02/2014. Cfr. il trattato “De amore” di Andrea Cappellano, dal quale vengono tratti i principali assunti sull’Amore. 4 Quête medievale Visione escatologica Viaggio picaresco Sir Gawain and the Green Knight, XIV sec. Divina Commedia, Dante Alighieri XIV sec. Il cristianesimo medievale legge il viaggio come la transizione dell’esistenza umana dalla sfera terrestre a Dio. Metafora dell'esperienza esistenziale del narratore che racconta un viaggio immaginario attraverso i tre regni ultraterreni che lo condurrà fino alla visione della Trinità. Dante si prefigge il ruolo di poeta vate universalizzando il proprio viaggio verso la purificazione per tutti gli uomini. Don Chisciotte della Mancia, Miguel de Cervantes (Spagna) XVII sec.; L'avventuroso Simplicissimus, Hans von Grimmelshausen (Germania) XVII sec.; Narrativa “non eroica” con trama episodica. Presenta le imprese di un non-eroe, un filibustiere, viste attraverso i suoi stessi occhi (autobiografismo). L’eroe, generalmente un orfano di bassa estrazione sociale, viene iniziato alla società attraverso un fatto sfortunato che dà l’avvio a una serie di peripezie e di viaggi durante i quali il protagonista si imbatte in persone di varia estrazione sociale. In Germania, il picaresco possiede gli stessi schemi biografici e avventurosi, ma lo spirito è sempre più invaso da un nuovo pensiero etico e religioso, più aderente alla storia e agli interessi intellettuali e sociali dell’epoca. Robinson Crusoe, Daniel Defoe XVIII sec.; Gulliver’s Travels, Jonathan Swift XVIII sec.7 Resoconti di viaggio Die Wanderung Viaggio romantico9 Das Märchen Fiaba romantica Viaggio non più imposto dagli dei, ma volontariamente intrapreso dall'eroe come percorso formativo di autoaffermazione. L’“errore” è al centro dell’esperienza del cavaliere che vive avventure straordinarie e casuali, ricche di imprevedibili incontri. Superamento di continue prove, che si intrecciano con aspetti fantastici e magici. Heinrich von Ofterdingen, Novalis XIX sec. Vere e proprie esplorazioni in terre sconosciute, dove spesso l’individuo scopre nuove verità sulla società cui appartiene, mettendola a confronto con le culture ignote da lui visitate. I protagonisti raccontano, con dettagliate descrizioni, le proprie esperienze di viaggio in una sorta di forma diaristica che riflette l’idea di “racconto veritiero” e di esperienza vissuta in prima persona8. Il mercante è la nuova tipologia di eroe. Viaggio come esperienza in cui l’individuo ritrova il suo io più profondo: è un avventuriero dello spirito che va alla ricerca di sé ma anche dell'indefinibile, in un viaggio verso l’altrove. Eterno pellegrinaggio, specchio dell'inquietudine esistenziale dell'uomo romantico, in perenne movimento e in costante tensione nel perseguimento del suo ideale universale. Sehnsucht e Streben sono i termini chiave di questa tipologia. Kinder- und Hausmärchen, Jacob e Wilhelm Grimm, XIX sec.; Nella fiaba popolare il protagonista va alla ricerca della propria fortuna e tenta di portare a compimento la propria formazione. Intento pedagogico dei racconti popolari con tipica sequenza trifase: conflitto di status (famiglia) – prova (viaggio) – mutamento di status (famiglia). Der blonde Eckbert, Ludwig Tieck XIX sec. Nella fiaba romantica l’individuo resta facile preda dei suoi assilli interiori e il suo viaggio alla ricerca della verità non conosce alcun approdo. 7 Defoe costruisce con la letteratura di viaggio un discorso sul relismo; Swift la critica riproducendone le forme. Questi racconti erano soprattutto ispirati dagli ideali del nascente Colonialismo spagnolo e successivamente inglese, perciò le opere descrivevano spesso paesaggi vergini, disponibili per i colonizzatori. 9 <http://users.unimi.it/lettted/sub/prosa/March_def.html>, ultimo accesso: 28/02/2014. 8 5 Il viaggio romantico di Heinrich Rispetto alla varietà di epoche e luoghi sintetizzati nella precedente tabella, per quanto riguarda il viaggio romantico si può notare un fondamentale spostamento d’accento: nell’evasione verso luoghi misteriosi e senza meta la partenza dell’individuo si configura sempre di più come separazione dal noto e dal familiare e come scoperta dell’estraneo, del non conosciuto, in cui il confronto con una realtà altra, inesplorata, è in grado di ‘sconvolgere’ la quotidianità dell’essere umano apportando in lui dei mutamenti inaspettati. Poter «strofinare», come disse Montaigne, «il proprio cervello contro quello degli altri»10 permette l’immersione dell’individuo dentro di sé. Nel romanzo di questa nuova epoca romantica un importante contributo al cambiamento fu dato anche dalle moderne teorie psicologiche, basate sull’analisi dell’identità di colui che intraprende un viaggio verso la propria interiorità attraverso il passaggio chiave «da una presentazione retorica della vita interiore» ad una sua «presentazione psicologica»11. Il viaggiatore romantico vaga nella parte più profonda del suo animo per attingere ad una conoscenza superiore che di rimando si riflette nel cosmo intero. Ma ciò che ci preme sottolineare in questo lavoro è la rappresentazione dell’itinerario di viaggio di Heinrich, portata avanti in un modo del tutto personale attraverso la creazione di alcune carte che sono al contempo geografiche (quindi oggettive, esteriori) e psicologiche (soggettive, interiori), con lo scopo di mostrare visivamente i movimenti del protagonista e delle figure che contribuiscono alla sua crescita. Innanzi tutto possiamo partire da un semplice schema volto a chiarire fin da subito l’andamento della trama di quest’opera: schema c) consacrazione poetica Mathilde Klingsohr Graf von Hoenzollern Schatzgräber Zulima Erwartung Erfüllung Qui vediamo la presenza di una cornice che contiene tutte le esperienze vissute da Heinrich lungo il suo percorso: i punti bianchi indicano gli incontri che gli permetteranno di proseguire sulla scala della conoscenza fino ad arrivare alla consacrazione a sommo poeta che coinciderà con ‘l’inizio della fine’: se Erwartung indica l’“aspettativa”, la cui direttrice diagonale mostra un percorso in salita che prevede l’ascesa verso una meta da raggiungere, esplicitandone l’orizzonte d’attesa, Erfüllung rappresenta il “compimento” che prosegue orizzontalmente verso la realizzazione finale di tale attesa; ma tale ‘fine’ è in realtà indefinibile per se stessa in quanto nella seconda parte del romanzo il viaggio si trasforma in piena Wanderung senza meta né confini, in un cammino eterno ad opera di un individuo che ormai incarna tutti gli esseri viventi e rappresenta l’uomo universale. È 10 11 F. Federici, Homo viator. Il viaggio come risorsa educativa didattica, Aracne, Roma, 2005, p. 52. R. Scholes, R. Kellog, La natura della narrativa, Il Mulino, Bologna, 1970, p. 242. 6 per questo motivo che la linea retta della Erfüllung prosegue in maniera tratteggiata, indicando che, seppure all’interno di una ipotetica cornice limitata, il viaggio del poeta non avrà mai fine. La cosiddetta Wanderung romantica, dunque, consta di un profondo momento introspettivo, in cui la verifica del vero Io avviene tramite il confronto con il mondo, tramite tutte quelle esperienze che dimostrano come l’unico traguardo che veramente ci si aspetta di raggiungere non è una meta fisica tangibile quanto piuttosto il ritorno alla propria origine, al punto di partenza del cammino stesso. Ma va sottolineato che Wanderung non è sinonimo di “viaggio romantico”, che è infatti la categoria contenitrice che include in sé il primo termine. Se nel viaggio romantico l’individuo compie un cammino che lo condurrà ad una meta prestabilita, traguardo fondamentale del suo peregrinare, nella Wanderung ci si dimentica dei punti iniziali e finali del percorso, concentrandosi piuttosto sugli «interluoghi», sulle tappe intermedie che permettono al Wanderer di vivere esperienze fondanti per la sua realizzazione finale12. È questo interregno [...] che costituisce lo spazio della Wanderung. È in questo spazio intermedio 13 [...] che il Wanderer trova la sua patria, la sua vita . L’itinerario della Wanderung è dunque, rispetto al più generico viaggio romantico, infinito e indefinito, senza una meta precisa eppure con l’aspettativa del raggiungimento di un traguardo interiore. Literaturgeographie und -kartographie: le mappe del cammino iniziatico Abbiamo visto come il cammino del protagonista determini delle ‘circumnavigazioni’ che coinvolgono infine sia la geografia fisica, in un reale spostamento di luogo in luogo, sia la geografia mentale dell’eroe, ‘ritoponomizzata’ sulla base dei punti cardinali della propria anima14. Queste mappe concettuali personali, reticolo stradale dell’interiorità, possono essere affiancate alle tradizionali mappe geografiche, rientrando perfettamente nel campo d’analisi della geografia o cartografia letteraria (o se vogliamo usare la terminologia inglese, mapping literature o “literary cartography”)15. Analizzando un’opera del Romanticismo tedesco è indispensabile tenere conto del contesto storicoculturale in cui questa fu scritta, proprio per la peculiarità di quest’epoca di ‘insinuarsi’ nel lavoro degli autori che la vivono e ne trascrivono le principali linee di pensiero. È per questo motivo, dunque, che si considera la geografia letteraria come una Hilfswissenschaft che include in sé due punti di vista: Der eine nimmt die Geburts-, Wohn- und Arbeitsorte von Schriftstellern zum Ausgangspunkt und versucht daraus regionale Besonderheiten einzelner literarischer Regionen abzuleiten, der andere – und das ist der hier vornehmlich interessierende – befasst sich mit literarisierten Landschaften und 12 Sarà proprio questo uno dei motivi fondamentali della crescita di Heinrich nell’opera novalisiana: le esperienze che vivrà nel corso del suo itinerario di viaggio, le persone con cui entrerà in contatto, saranno fonte primaria della sua crescita e della scoperta dei profondi desideri del proprio animo. 13 P. Collini, Wanderung. Il viaggio dei romantici, Feltrinelli Editore, Milano, 1996, p. 7. 14 Si pensi alla famosa «carta geografica per bambini» teorizzata da Paul Celan nel secolo scorso: «Con un dito alquanto impreciso, perché irrequieto, cerco tutto questo sulla carta geografica – su una carta geografica per bambini. Tutti questi luoghi sono introvabili, essi non esistono; ma io so, adesso soprattutto, so dove dovrebbero esserci, e... qualcosa trovo.» (cfr. P. Celan, La verità della poesia. Il meridiano e altre poesie, G. Bevilacqua (a cura di), Torino 1993, p. 20). 15 B. Piatti, A.K. Reuschel, Dreams, Longings, Memories – Visualising the Dimension of Projected Spaces in Fiction (Originaltitel: Träume, Sehnsüchte, Erinnerungen – über die Darstellung der Dimensionen projizierter Orte in Fiktionen), 9/01/2014, disponibile a: http://www.literaturatlas.eu/2014/01/09/traume-sehnsuchte-erinnerungen-uber-diedarstellung-der-dimensionen-projizierter-orte-in-fiktionen/, ultimo accesso: 15/04/2014. 7 Städten. Allerdings ist zu betonen, dass sich die beiden Aspekte (der realgeographische Raum/Georaum als Aufenthaltsort von Autoren und/oder als Handlungsraum ihrer Fiktionen) oft decken und sich infolgedessen auch in der literaturgeographischen Praxis nicht strikt trennen lassen16. Il primo punto di vista mostra il ruolo decisivo dell’autore di un’opera nella sua contestualizzazione geografica, ovvero l’importanza fondamentale del legame con la realtà circostante. Se Novalis visse tra il 1772 e il 1801 ciò vuol dire che subì l’influenza delle più diffuse teorie romantiche che a quell’epoca invadevano l’intera realtà tedesca. Basti nominare Jena per attivare immediatamente il ricordo di una serie di circostanze, eventi, personaggi legati a questa città. Allo stesso tempo, però, il secondo punto di vista della geografia letteraria mostra quei luoghi frutto dell’invenzione degli autori o, se già esistenti (come vedremo nel nostro case study), legati in ogni caso alla fittizia storia letteraria. È però doveroso sottolineare l’indissolubilità di questi due filoni, specie all’interno di un’opera come Heinrich von Ofterdingen che se analizzata nel dettaglio dimostra di racchiudere in sé tutto il pensiero romantico tedesco. Ma quali sono le motivazioni che spingono gli studiosi a cartografare una realtà letteraria? A cosa serve aggiungere una mappa ad un testo scritto? «Was können literaturkartographische Visualisierungen sichtbar machen?»: Mit Franco Moretti, dem Gründungsvater einer neuen Literaturgeographie, ist an jede entstehende Karte die Frage zu richten: »What exactly do they do? What do they do that cannot be done with words, that is; because, if it can be done with words, then maps are superfluous«. Oder in den Worten von Jörg Döring [...]: »Was sieht man anders, was sieht man besser oder gar erst, wenn man die Handlungsorte von [...] Literatur kartiert?« Was also gibt es zu entdecken auf literaturgeographischen Karten17? E ancora Moretti crede «dass literaturgeographische Karten Instrumente der Interpretation sein müssen, sie müssen mehr zeigen»18. Ciò vuol dire che le mappe servono come prima cosa a dare evidenza visiva ad un pensiero, a mostrare una linea guida istantanea e a chiunque comprensibile fin da subito, che sia in grado di riflettere in maniera concisa aspetti particolarmente rilevanti di un testo. È così che infatti si vuole procedere in questo momento, mostrando delle mappe che analizzano alcuni aspetti fondamentali del viaggio intrapreso dal protagonista di Heinrich von Ofterdingen. 16 Ein Literarischer Atlas Europas, Forschungsgeschichte, disponile a: http://www.literaturatlas.eu/forschungsmaterial/research-history/#_ftn1, ultimo accesso: 16/04/2014. 17 B. Piatti, Vom Text zur Karte – Literaturkartographie als Ideengenerator, Wien: Springer 2012, p. 273, disponibile a: http://www.literaturatlas.eu/2012/08/30/literaturkartographie-als-ideengenerator/, ultimo accesso: 15/04/2014. 18 Ein Literarischer Atlas Europas, Forschungsgeschichte, disponile a: http://www.literaturatlas.eu/forschungsmaterial/research-history/#_ftn1, ultimo accesso: 16/04/2014. 8 Nel modello 1) possiamo osservare il viaggio alla volta del quale Heinrich parte all’inizio dell’opera, il viaggio concreto che lo condurrà dal paterno nord al materno sud19, attraverso un territorio che è fisicamente tangibile e geograficamente tracciabile. Se prendiamo una tradizionale carta geografica della Germania, possiamo ritrovare su di essa le due città qui nominate, in quanto 19 Si noti qui anche l’opposizione padre-madre: l’individuo si muove alla volta delle sue origini che sono imprescindibilmente legate alla figura materna. La madre è l’origine della vita ed è quindi a lei che si torna quando si ricerca il più autentico sé. 9 luoghi tedeschi realmente esistenti. La Germania di Heinrich è la stessa di Novalis, ed è perciò possibile definire questo viaggio “intra-germanico”, cioè uno spostamento che avviene fisicamente all’interno di confini predefiniti. Ma fin da subito vediamo che la mappa non indica solamente un cammino geograficamente orientato, bensì riporta anche dei valori ulteriori, legati in ogni caso alla dimensione territoriale ma che allo stesso tempo vanno oltre. I colori e le scritte ci riportano subito ai giusti collegamenti: da una parte abbiamo Eisenach, terra dell’infanzia, della sicurezza familiare e del noto, di ciò con cui si è cresciuti, dall’altra abbiamo invece Augsburg, meta apparentemente finale del viaggio, città calda piena di divertimento, ma anche città in cui il protagonista compirà il passaggio all’età adulta, poiché sarà lì che conoscerà il suo grande amore Mathilde. La conoscenza che acquisirà nel corso del suo cammino toccherà l’apice estremo una volta incontrato il suo opposto. In questo contesto geo-culturale è importante dunque definire la Lokalisierbarkeit, la “localizzabilità” dei luoghi riportati nell’opera: Sind die Schauplätze genau lokalisierbar, bloß zonal eingrenzbar oder ist ihre Lage gänzlich unbestimmt? Ist eine direkte Referenz auf einen Realraum nachweisbar oder bedient sich der Autor, die Autorin der Technik der ›indirekten Referentialisierung‹? Letzteres bedeutet, dass ein bestehender Ort im Text nicht einfach benannt, sondern durch Beschreibung und Umgebung identifizierbar wird20. 20 B. Piatti, Vom Text zur Karte, cit., p. 273, disponibile a: http://www.literaturatlas.eu/2012/08/30/literaturkartographieals-ideengenerator/, ultimo accesso: 15/04/2014. 10 Nel modello 2) vediamo ancora alcune traiettorie geografiche reali, cioè tracciabili effettivamente su una carta. Questa volta però il viaggio dei personaggi ha una diversa direzione, poiché esso non rientra in confini solamente tedeschi, ma si estende su di un atlante più vasto. Ciò che questa mappa ci mostra sono i luoghi di provenienza o di particolare rilevanza per le diverse figure che Heinrich incontra lungo il suo cammino, luoghi che servono a veicolare una serie di valori (riportati qui con differenti colori come si è già visto nella mappa precedente) che influenzeranno lo sviluppo del protagonista. Si mostra quindi quella semantica dei luoghi che costruisce un potente Heimatbild veicolando una comunicazione del diverso e del mondo che si trova al di là dei confini conosciuti. 11 Questo permette all’individuo di confrontarsi contemporaneamente con il proprio territorio di appartenenza, in praesentia (cfr. modello 1)), e con quello lontano e straniero, in absentia. Le caratteristiche di ogni luogo sono veicolate dai diversi personaggi che diventano connettori tra la dimensione extra-germanica e quella intra-germanica, riversando sul protagonista ogni loro peculiarità. Il protagonista acquista così una forte consapevolezza del territorio, visto ora come una presenza indispensabile e fondamentale per la creazione poetica e per la caratterizzazione dell’individuo che potrà così sviluppare una sua personalissima Weltanschauung. Con le parole di Barbara Piatti e del suo studio sulla Literaturgeographie, «Der Raum, auch der literarische, nicht nur der reale, fungiert als Transitachse, für Menschen, Güter und Ideen». Si apre quindi un’altra questione: fino a che punto i confini (Grenzen) di un territorio sono effettivamente segnati? Ci si sente più cittadino di una certa patria o cittadino del mondo? Heinrich è senza dubbio tedesco, nato e cresciuto in Germania, ma questo percorso iniziatico che lo condurrà verso l’età adulta gli mostrerà un mondo estremamente vario, in cui l’incontro con lo straniero (das Fremde), punto di congiunzione tra diverse culture, lo trasformerà in un individuo che incarna un profondo melting pot di esperienze. 12 La Dichtungskarte presentata nel modello 3) non mostra più una carta geografica riconoscibile e tracciabile nella realtà, ma diventa una vera e propria carta interiore e soggettiva legata allo stato d’animo del protagonista. Da questo momento in poi, dopo aver riconosciuto la presenza di specifici territori influenti per il giovane e il suo percorso, ci distacchiamo dalla geografia di un luogo per addentrarci in altri aspetti profondi che ad essa sono comunque implicitamente legati. Il viaggio da Eisenach ad Augsburg, oltre a rispettare quindi un percorso geografico prestabilito che ci si aspetta di concludere in un dato luogo (cfr. modello 1)), è al tempo stesso un viaggio psicologico volto alla conquista dell’arte poetica: la strada diventa così un vortice spiraliforme che conduce sempre più all’interno, sempre più in fondo all’animo umano. Le figure che contornano il viaggio geografico, si inseriscono nel turbinio di emozioni e sensazioni che coinvolgono sempre di più il protagonista, apportando il loro singolare contributo alla sua crescita. La conquista finale di se stesso arriverà solo col raggiungimento del centro, cioè con l’apparente fine del viaggio, momento in cui Heinrich sarà investito dell’arte poetica come un cavaliere del suo titolo. Possiamo quindi dire che la meta è sempre dentro di sé, fin dal principio e «ogni patria, ogni casa natale si trova [...] alla fine del viaggio» cioè al momento in cui l’individuo raggiunge la conoscenza ultima, poiché in fin dei conti «viaggiare significa [...] un modo di realizzare il comandamento ‘conosci te stesso’»21. 21 H. Heine, Il viaggio nello Harz, Marsilio, Venezia, 1994, p. 10. 13 Approfondendo lo studio dell’Ofterdingen abbiamo già visto che l’opera non presenta solamente la dimesione geograficamente orientata del viaggio del protagonista, ma si arricchisce di una direzione ulteriore, già analizzata in parte nel modello 3), ‘in parte’ poiché la carta della poesia mostrava un movimento circolare che conduceva nel profondo, come un vortice d’acqua, mentre nel modello 4) ci si rivolge a diversi piani paralleli, messi in comunicazione da una sinusoide. Heinrich attraversa il mondo fisico tedesco, passando attraverso l’esperienza di altre culture, ma al tempo stesso attraversa anche il sentiero della sua anima, compiendo un cammino che muove in verticale e che è solamente soggettivo. Con le parole di Margherita Versari: Già per il suo impianto generale il romanzo di Novalis è giocato su due assi: uno orizzontale – lungo il quale si dipana in successione cronologica la narrazione che chiameremo di superficie, del viaggio verso Augsburg – e uno verticale, di ritorno al mito, alle origini e al sé, in cui il tempo sprofonda e si dissolve nella dimensione onirica e fiabesca o nei meandri oscuri della terra [...] Detto altrimenti il testo è giocato su un livello essoterico e su uno esoterico del messaggio22. 22 M. Versari, Enrico di Ofterdingen. Iniziazione e poetica, Clueb, Bologna, 2011, p. 33. 14 La compresenza della dimensione orizzontale, in cui tutto segue una certa logica e in cui gli eventi avvengono secondo una concatenazione causale, e di quella verticale, associabile alla realtà onirica, cioè quei momenti in cui l’inconscio dilaga e prende il sopravvento seguendo una concatenazione casuale, è quindi un punto focale del viaggio del protagonista. Heinrich, percorrendo la strada in salita verso la consacrazione poetica, scenderà fino nelle profondità della terra e del suo animo, attraversando con i diversi personaggi incontrati, tutti gli stadi della conoscenza fino a che, in compagnia dell’eremita, vivrà il momento di massima introspezione dell’intera opera. Solo il contatto con il sotterraneo, in una verticale che va verso il centro della terra, dove la stratificazione geologica mostra l’origine del mondo, eleva l’individuo verso il sovraterrestre, riportandolo in superficie attraverso una verticale opposta, fino a raggiungere il cielo – meta ultima del viaggio nonché ritorno all’origine del tutto – dove troverà gli insegnamenti del poeta Klingsohr e di sua figlia, il cui amore lo completerà sintetizzando le loro esistenze in un unico spirito. Non è un caso che il colore utilizzato per Mathilde sia lo stesso di quello usato precedentemente per indicare Eisenach, il luogo d’origine, mostrando che la meta finale coincide con un ritorno psicologico all’inizio. La dimensione verticale assorbirà così in sé il viaggio di superficie, procedendo poi nuovamente in modo rettilineo verso l’infinito. 15 Nell’ultima carta si passa dalla rappresentazione geografica e psicologica dei percorsi ad una dimensione completamente differente, quella della temporalità. In quest’opera infatti non è solo la dimensione spaziale a svolgere un ruolo da protagonista; il tempo è una direttrice fondamentale che guida Heinrich nel suo percorso. La compresenza di epoche storiche fa da cornice al testo donandogli una valenza universale: tutto ciò che avviene nel presente è già stato vissuto nel passato ed è strettamente connesso a ciò che avverrà nel futuro. Come afferma Mittner, «i fatti della vita di Ofterdingen si rispecchiano in fatti occorsi a personaggi di epoche anteriori»23, le figure dunque sono archetipi che incarnano valori universali, e tutte le dimensioni temporali, reali e fantastiche, confluiscono nel romanzo creando un’unica grande epoca vissuta tanto dall’autore, quanto dal protagonista e dai lettori, tutti partecipano al rito di iniziazione veicolato dalla realtà dell’opera. L’eternità non pone differenze tra le ere del mondo ma punta semplicemente alla riconciliazione di tutte le epoche annullando il razionale scorrere della temporalità. La freccia che racchiude il modello indica la circolarità del tempo che non si muove solo su una linea retta attraversando il passato, il presente e il futuro unidirezionalmente, ma cammina lungo una circonferenza che non si chiuderà mai, passando e ripassando sullo stesso punto all’infinito. PRESENTE, PASSATO e FUTURO si rivolgono tanto alla realtà dell’opera, quanto a quella del suo autore, poiché l’ottica universale non si limita alla finzione ma è punto focale di tutto il Romanticismo tedesco. Lo scopo dell’opera è infine quello di comunicare la Menschenwerdung, la realizzazione dell’uomo che si attua nel processo di conoscenza intrapreso da Heinrich. Il romanzo diventa così il quadro della vita stessa, quella del protagonista, quella dell’autore, ma anche quella del lettore: poiché le dimensioni temporali si intrecciano e si riflettono le une sulle altre. Heinrich, nella sua individualità, è specchio dell’essere universale, del macrocosmo che include in sé tutte le creature; anche le figure che lo guidano attraverso il suo percorso iniziatico sono figure universali, artisti, filosofi, scienziati, figure che incarnano una conoscenza superiore e che permettono la sua crescita e il suo sviluppo interiore. Conclusioni Lo scopo di questa analisi svolta attraverso un apparato cartografico è quello di studiare visivamente i tragitti, i percorsi, le traiettorie per avere chiara in mente una mappa poetica che è al tempo stesso una mappa della vita reale e immaginaria di un autore e del suo personaggio. Vedere il vissuto concreto, poter seguire la strada battuta per arrivare a comprendere le motivazioni dell’agire umano, per individuare in ogni punto fondamentale del percorso iniziatico del protagonista il riflesso del pensiero di un uomo realmente vissuto. Infine, dunque, è possibile ridurre il viaggio romantico al genere della letteratura odeporica? Sicuramente sono presenti in esso i dettami di una certa estetica letteraria di ispirazione odeporica, poiché il tema del viaggio – per quanto possano cambiare i luoghi, le epoche e gli autori – rimane, resta un’esperienza vissuta da un individuo che si distacca da un punto per giungere ad un altro, un individuo che vede, vive, conosce e cresce, ma il viaggio romantico non è soltanto questo: i caratteri dell’estetica romantica vengono ripresi ed inseriti nell’opera dell’autore in cui tutta un’epoca viene velatamente rappresentata. L’idealismo fichtiano come fonte primaria della poetica novalisiana, il rapporto finito-infinito, il ruolo dell’universo e quello dell’individuo, la lettura dell’amore in chiave cosmologica e in associazione alla concezione della morte, sono nascosti in questo testo e solo con un approccio che vada oltre la semplice lettura superficiale possono essere scovati. Bisognerebbe leggere con un occhio Heinrich von Ofterdingen e con l’altro la biografia del suo autore per comprendere davvero appieno tutto ciò che entra a far parte del suo romanzo. 23 L. Mittner, Storia della letteratura tedesca II. Dal pietismo al romanticismo (1700-1820), tomo terzo, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 1971, p. 776. 16 Ogni parte dell’opera è come il tassello di un grande puzzle universale che l’autore, attraverso il suo alter ego protagonista, cerca di comporre per ottenere una visione generale e completa degli eventi del mondo. Novalis-Heinrich porta avanti questo progetto di costruzione attraverso un percorso iniziatico che conduce l’individuo sulla scala della propria vita: un’ascesa verso l’universale che è, al tempo stesso, una discesa nel proprio animo alla volta di una conoscenza superiore, non intaccata dalla superficialità dell’uomo comune, ma governata dalla sua vicinanza con il mondo degli spiriti. La letteratura odeporica entra senza dubbio in questo romanzo ma viene ampliata nel Romanticismo tedesco verso una terza dimensione che è quella dell’interiorità. L’unione del doppio binario orizzontale-verticale porta l’uomo ad esplorarne un terzo, frutto della sua espansione verso l’universo nascosto e sovrasensibile. L’Oriente, la guerra, la natura, la storia, la poesia, l’amore, ma anche il sogno, la fantasia, l’immaginazione, il divino, l’apirazione ad un’unione cosmica e l’atteso ritorno ad un’età aurea passata. Questo è Heinrich von Ofterdingen. Questo è il viaggio biografico, letterario, scientifico, iniziatico di Friedrich von Hardenberg. 17