Delinquenza e identità nei giovani adulti

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Delinquenza e identità nei giovani adulti
Psicologia e Giustizia
Anno VI, numero 1
Gennaio - Giugno 2005
Delinquenza e identità nei giovani adulti
Cristiano Occelli
Abstract
Questa ricerca si configura come uno studio pilota che esplora aspetti
dell’identità connessi con il tema della delinquenza. A due gruppi di ragazzi
d’età compresa fra 17 e 22 anni (un gruppo che aveva avuto problemi con la
giustizia e un gruppo di controllo) sono stati sottoposti due questionari: un SelfReported Delinquency (Gatti et al. 1994) che si proponeva di indagare gli atti
criminali autodenunciati dai giovani adulti, e il Possible Selves Measure
(Oyserman, Markus 1990a, Zara 2001b), uno strumento che permette di
individuare elementi dell’identità legati al futuro. I Sé possibili sono infatti dei
costrutti che rappresentano le proiezioni del Sé attuale nel futuro. Lo scopo
dello studio era quello di individuare possibili differenze e peculiarità nella
gestione di questo aspetto dell’identità nei due gruppi di ragazzi. In particolar
modo si è preso in considerazione il concetto di bilanciamento fra Sé possibili,
in quanto sembra che un mancato bilanciamento fra coppie di Sé possibili nello
stesso ambito possa caratterizzare gli individui che mettono in atto
comportamenti delinquenziali (Oyserman, Markus 1990a). I risultati del
presente studio sembrano confermare questa ipotesi, mettendo in luce anche
aspetti tipici della delinquenza collegati alla particolare fascia d’età presa in
considerazione.
1. Adolescenti e giovani adulti
Il tema della delinquenza giovanile rappresenta ormai da anni il fulcro di
molti dibattiti. La discussione si arricchisce di nuovi e molteplici temi di interesse
in quanto i concetti di devianza e di delinquenza non sono statici, ma al
contrario ridefiniti nel tempo a seconda del periodo storico e del contesto socioculturale in cui si è inseriti (Froggio 2002). Analogamente si può osservare
come il periodo adolescenziale e giovanile non possano essere racchiusi entro
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limiti precisi e definiti (Palmonari 2001): inevitabilmente quindi si dovranno
prendere in considerazione diversi e molteplici aspetti dei problemi connessi
con gli atti delinquenziali che vedono come protagonisti i giovani.
Per riuscire a comprendere l’adolescenza è necessario considerare
l’ambito sociale e culturale in cui i giovani crescono, le sue norme, i suoi valori
di riferimento e il suo modo di organizzare la famiglia e il lavoro (Bonino,
Cattelino 2000). La fascia d’età adolescenziale sembra essersi allargata verso
l’alto negli ultimi anni, tanto che Arnett (2000) ha proposto di considerare i
giovani che hanno tra i 18 e i 25 anni degli adulti “emergenti”. Questi sono infatti
ragazzi che attraversano un periodo della loro vita in cui non si sentono più
adolescenti e, allo stesso tempo, non si considerano adulti a tutti gli effetti, in
quanto spesso non hanno raggiunto quell’emancipazione economica e quella
autonomia che sono necessarie per sentirsi indipendenti dalla famiglia d’origine.
In questa fase della vita si devono affrontare alcuni importanti cambiamenti per
ricercare e impostare possibili traiettorie di vita future (nella nostra società
occidentale questi sono alcuni degli standard culturali di riferimento): l’uscita dal
mondo della scuola, la costruzione di una relazione emotiva stabile, la scelta
matrimoniale, la ricerca di una sistemazione abitativa, la formazione di una
famiglia, l’eventuale disoccupazione, sono tutti eventi che spesso devono
essere fronteggiati dagli adulti “emergenti”. A questo proposito il concetto del
Sé ed i suoi aspetti futuri acquistano una importanza particolare.
2. Sé e Sé possibili
Il Sé è quel costrutto psicologico che racchiude le molteplici sfaccettature
dell’identità della persona. Secondo la concezione di Mead (1966), il Sé si
forma attraverso i legami che l’individuo instaura con i propri simili, facendo
esperienze ed interpretando diversi ruoli: il Sé viene quindi a configurarsi come
l’insieme delle percezioni che un individuo ha circa l’esito delle proprie azioni e
circa le reazioni delle altre persone ai suoi comportamenti. Sembra significativo
il fatto che nel processo di costruzione del Sé non sono tanto importanti le
opinioni che gli altri si formano su di noi e su quello che facciamo, quanto la
nostra percezione di tali opinioni (Andersen 1987).
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Sembra che il Sé sia composto da diverse dimensioni: vi sono Sé che
organizzano l’esperienza attuale dell’individuo, altri che definiscono il passato
ed il futuro; alcuni sono di stampo positivo, altri di stampo negativo. Maruna
(1997) ricorda come il Sé sia essenzialmente la costruzione di una storia. Lo
scopo del presente studio è quello di prendere in considerazione soprattutto
quella parte di storia che si deve ancora scrivere, legata cioè agli aspetti futuri.
I Sé possibili (Markus, Nurius 1986) sono proiezioni del Sé attuale nel
futuro e rappresentano pertanto aspetti che riguardano quello che una persona
è, quello che vorrebbe essere, quello che dovrebbe essere, quello che spera di
diventare e quello che non vuole diventare. I Sé possibili derivano dalle
rappresentazioni del Sé passato e sono strettamente interconnessi con il Sé del
presente, ma riguardano fantasie, speranze e paure legate al futuro. Proprio per
questo motivo sono un collegamento cruciale fra il concetto di Sé e la
motivazione: i Sé possibili sono quegli elementi cognitivi ed affettivi che guidano
ed attivano i comportamenti (Markus, Ruvolo 1989).
Un aspetto significativo che caratterizza i Sé possibili è il loro
bilanciamento (Oyserman, Markus 1990a): questo concetto si riferisce alla
relazione che si stabilisce fra coppie di Sé possibili positivi e negativi relativi allo
stesso ambito. Pensiamo ad un ragazzo che debba sostenere l’esame per
ottenere la patente di guida. Se i suoi Sé possibili sono bilanciati, avrà
aspettative positive rispetto al fatto di prendere la patente (essere più
autonomo, portare in giro gli amici, etc.), ma si raffigurerà allo stesso tempo le
possibili conseguenze di un suo fallimento (fare brutta figura con i suoi
compagni, non avere a disposizione la macchina per le prossime vacanze,
etc.). L’ipotesi avanzata da Oyserman e Markus (1990a) è che uno squilibrio fra
aspettative e paure possa essere una caratteristica degli individui che
manifestano comportamenti delinquenziali. Al contrario, se gli aspetti negativi e
temuti del Sé sono controbilanciati da quelli positivi, la motivazione a perseguire
determinati obiettivi non devianti subirà un incremento. Se non c’è un
bilanciamento fra Sé possibili sperati e temuti nello stesso dominio, i
comportamenti
di
un
individuo
possono
risultare
disorganizzati
o
eccessivamente influenzabili da fattori esterni: la mancanza di simmetria tra
aspettative e speranze da un lato e paure dall’altro, può causare una sorta di
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“disorganizzazione progettuale” (Zara 1995), provocata da un insufficiente
investimento psicologico che dovrebbe servire a superare le avversità e a
raggiungere gli obiettivi previsti. Un individuo sarà invece più motivato a
realizzare un Sé possibile positivo se riesce ad immaginarsi con chiarezza
quello che succederebbe se questo non venisse realizzato.
Un Sé possibile positivo può essere efficace nell’indirizzare il
comportamento; spesso però più Sé positivi vengono a trovarsi in concorrenza
tra di loro. In questi casi potrebbero figurare tra i Sé positivi anche alternative di
tipo criminale. Il bilanciamento si rivela utile soprattutto in quelle situazioni in cui
più Sé possibili vengono a trovarsi in competizione fra di loro (Oyserman,
Markus 1990b), aiutando così l’individuo a valutare più attentamente le
conseguenze positive e negative dei suoi comportamenti volti al raggiungimento
degli obiettivi, in modo da ri-orientare gli interessi e accrescere la motivazione
per raggiungere mete caratterizzate positivamente. Le risorse motivazionali
aggiuntive potranno così contribuire a distogliere l’individuo dal compiere attività
delinquenziali: queste ultime infatti possono offrire vantaggi a breve scadenza,
ma a lungo termine possono incidere negativamente.
3. Self attainability e Sé delinquenziale
Un altro concetto chiave che può aiutare a comprendere la delinquenza e
a cui verrà data particolare rilevanza nel presente studio è quello della selfattainability (Zara 2001b, in corso di pubblicazione). Esso esprime il modo in cui
un individuo cerca di realizzare i propri obiettivi, collegandosi così fortemente
con il costrutto dei Sé possibili. Sono necessari schemi e piani d’azione per
raggiungere gli obiettivi che ci si è preposti: la self-attainability si basa su una
conoscenza di tipo procedurale, comprensiva di strategie d’azione, regole di
condotta, inferenze riguardanti il futuro, e aiuta l’individuo a decidere, attuare e
porre fine ad azioni, in modo da poter avvicinare quanto più possibile i Sé
sperati ed evitare i Sé temuti.
A volte i ragazzi che sono coinvolti in maniera persistente in attività
delinquenziali sviluppano quello che viene chiamato Sé delinquenziale (Zara
2002a), con il quale ritrovano un senso di continuità tra il fare e l’essere. In
questi casi la delinquenza verrebbe a configurarsi come qualcosa in cui potersi
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riconoscere ed in base alla quale costruire la propria identità: il rischio è quello
che anche i Sé possibili potrebbero essere costruiti in quest’ottica, e quindi
strutturare il futuro del giovane in un ambito che continua ad essere di tipo
criminale. Le aspettative che permeano la visione del futuro in queste
circostanze possono incidere così anche sul modo di strutturare gli schemi
d’azione per raggiungere gli obiettivi previsti. Il giovane delinquente si può
convincere che la sua vita presente, caratterizzata da attività criminali, non
potrà che protrarsi con le stesse modalità anche in futuro, creando in tal modo
le premesse per non poter sperimentare alternative al percorso deviante.
Questo si ripercuoterà sul modo in cui l’individuo cercherà di raggiungere le
proprie mete, i propri desideri e i propri Sé possibili, contribuendo così, in una
sorta di circolo vizioso, al mantenimento e al rafforzamento del Sé
delinquenziale.
4. Lo studio esplorativo
I quesiti empirici che ci si è posti in questo studio esplorativo sono i
seguenti: come sostiene la letteratura internazionale (Moffitt 1997, Emler,
Reicher 2000), possiamo affermare che nella fase adolescenziale un certo
grado di attività illecite vengono commesse da gran parte dei giovani e si
possano quindi considerare nella norma? Si riescono ad individuare fattori di
rischio (individuali, familiari, psicologici, sociali) che possano aiutare a
comprendere meglio la dinamica del fenomeno delinquenziale? I Sé possibili
dei ragazzi delinquenti sono diversi per natura da quelli dei giovani che non
hanno mai avuto problemi con la giustizia? Il bilanciamento fra aspetti del Sé
nello stesso ambito può aiutare a differenziare i due gruppi di ragazzi
(delinquenti e non)? Esistono delle differenze e/o delle similarità nel modo in cui
i due gruppi di giovani elaborano delle strategie e dei piani d’azione per cercare
di raggiungere certi obiettivi?
Per cercare di analizzare questi interrogativi si è preso in considerazione
un campione costituito da 33 individui, suddivisi in due gruppi: 18 giovani
delinquenti, intervistati all’interno del carcere minorile di Torino “Ferrante Aporti”
(N=5) e all’Ufficio dei Servizi Sociali per i Minorenni (USSM) della stessa città
(N=13); altri 15 ragazzi, che ufficialmente non avevano mai avuto a che fare
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con la giustizia e i suoi organismi, studenti di un centro di formazione
professionale. L’età dei partecipanti era compresa fra i 17 e i 22 anni (M =
19,2). Nella scelta dei ragazzi si è cercato di individuare giovani che potessero
avere caratteristiche socio-culturali simili.
Quasi tutti i giovani contattati erano di sesso maschile: le ragazze erano
presenti in maniera minima in entrambi i gruppi, tre nel gruppo dei delinquenti e
due nell’altro gruppo. Tutti i ragazzi erano residenti in Piemonte, la grande
maggioranza a Torino e provincia. Gran parte dei giovani era di nazionalità
italiana, anche se era presente qualche straniero (quattro in entrambi i gruppi).
4.1. Strumenti
Gli strumenti empirici utilizzati sono due: il Self-Reported Delinquency
(SRD) (Gatti et al. 1994) e il Possible Selves Measure (PSM) (Oyserman,
Markus 1990a, Zara 2001b).
Il SRD utilizzato è stato adattato da quello elaborato da Gatti e colleghi
(1994), uno strumento italiano che ben si adattava a essere utilizzato per la
nostra indagine. Il questionario si componeva di due parti principali: la prima
richiedeva agli individui intervistati di fornire un quadro della loro condizione
socio-economico-culturale, mentre la seconda si occupava di indagare i loro
comportamenti devianti e delinquenziali. La prima sezione è stata creata ex
novo, mentre la seconda parte riporta items relativi a vari reati, suddivisi in
quattro grandi categorie: comportamenti illeciti, atti di vandalismo, reati contro la
proprietà e comportamenti violenti.
Il secondo strumento utilizzato è il PSM, che ha permesso di indagare i Sé
possibili fantasticati, sperati, aspettati e temuti dei ragazzi dei due gruppi. Il
questionario è quello originariamente impiegato da Oyserman e Markus (1990b)
negli Stati Uniti, poi da Zara (2001b, 2002b, 2003) in Inghilterra, tradotto e
successivamente adattato alla realtà italiana. Anche questo strumento era
suddiviso in due parti differenti. In quella iniziale, strutturata in quattro domande
aperte, i ragazzi erano invitati a indicare e a scrivere tre Sé possibili che, per
quanto piacevoli, sapevano che non si sarebbero mai realizzati (Sé fantasticati);
poi dovevano essere indicati tre Sé possibili futuri, ma in questo caso dovevano
essere realistici o comunque sperati (Sé sperati). Successivamente gli
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intervistati erano invitati a riportare tre aspettative (Sé aspettati) e tre paure o
eventi temuti (Sé temuti) che avrebbero potuto caratterizzare il loro futuro
immediato (6-12 mesi). In questi ultimi tre casi i ragazzi dovevano anche
descrivere in che modo pensavano di raggiungere i loro Sé possibili positivi ed
evitare quelli negativi, in modo da poter valutare il livello di self-attainability. La
seconda parte del PSM era invece formata da 18 items strutturati in forma di
domanda chiusa, che proponevano degli attributi positivi e negativi sul Sé
(“sono felice”, “mi sento solo”, ecc.). I giovani erano invitati a pensarsi in vari
momenti della loro vita (passato, presente, futuro probabile e futuro che
vorrebbero), cercando di valutare quanto questi items li descrivevano nei vari
ambiti temporali. La valutazione era compiuta dagli intervistati per mezzo di una
scala Likert a 5 punti.
La somministrazione dei due questionari è avvenuta faccia a faccia, ed
individualmente nei casi in cui ciò si è rivelato possibile.
4.2 Risultati
Per analizzare i dati si è utilizzato il test del chi-quadrato, dove non è
indicato diversamente. Una delle differenze che si sono potute constatare fra i
due gruppi di giovani è stata quella relativa all’uso di bevande alcoliche.
Sembra infatti che i ragazzi delinquenti ne facciano un uso più frequente (p <
0.05) e, soprattutto, ne abusino maggiormente (p < 0.001). La letteratura
internazionale sull’argomento (Bigelow 2000) evidenzia come spesso l’abuso di
alcol sia associato alla delinquenza, essendo considerato spesso un buon
predittore di crimini violenti (Eggleston, Laub 2002).
Anche per quanto riguarda l’uso di sostanze stupefacenti si sono potute
rilevare delle differenze: le risposte date al questionario sembrano evidenziare
un’associazione statisticamente significativa (p < 0.001) tra droga (cocaina,
allucinogeni e sostanze sintetiche) e delinquenza.
Dall’analisi delle risposte fornite al SRD emergono delle diversità a
seconda degli ambiti presi in esame. I risultati ottenuti sono riassunti nella
Tabella 1.
I comportamenti considerati di minore gravità, quali ad esempio marinare
la scuola, prendere il bus senza biglietto, duplicare CD senza autorizzazione,
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ecc., sono rappresentati con un’alta percentuale in entrambi i gruppi. Questo
dato può supportare l’ipotesi che in età giovanile certe manifestazioni devianti e
delinquenziali possono essere considerate “normative” e proprie della fase
esplorativa che contraddistingue questo periodo dello sviluppo (Moffitt 1997,
Emler, Reicher 2000). Nonostante ciò, alcuni reati che caratterizzano i due
gruppi presentano segnali preoccupanti: ad esempio non si registrano
differenze significative nel “fare gare di corsa con veicoli, in zone dove questo
non è consentito” tra un gruppo e l’altro (p = 0.240), ma la percentuale di
risposte affermative non è indifferente (38.9% fra i ragazzi delinquenti e 26.7%
fra gli altri), testimoniando l’attualità di questo tipo di comportamento a rischio.
Le divergenze più consistenti fra i due gruppi riguardano invece i
comportamenti violenti. Picchiare qualcuno tanto da rendere necessarie cure
mediche (p < 0.01), ferire qualcuno con un’arma (p < 0.001), portare armi (p <
0.001), sono tutte azioni che contraddistinguono in modo evidente i giovani
delinquenti. Spesso alla base dei comportamenti violenti possono esserci abuso
di alcol e di sostanze stupefacenti (Garnier, Stein 2002): la relazione trovata in
precedenza fra uso e abuso di sostanze e di alcol potrebbe essere letta come
rinforzante i meccanismi antisociali, anche se vi possono essere altri possibili
predittori dell’atteggiamento violento, quali l’esposizione a forme di violenza o
maltrattamenti (Dodge, Zelli 2000, Tarolla et al. 2002).
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Tabella 1: SRD
Gruppi
SRD
Marinare la scuola
Gruppo
ufficialmente
a
deviante
F
%
13
72.2
Andare via da casa
10
55.6
Prendere bus senza biglietto
17
94.4
Prendere treno senza biglietto
10
55.6
Guidare senza patente
17
94.4
Fare gare di corsa con veicoli
7
38.9
Fare graffiti con vernice
5
27.8
Fare telefonate oscene o minacciose
3
16.7
Danneggiare pensilina
3
16.7
Danneggiare cartello stradale
4
22.2
Danneggiare finestra
8
44.4
Danneggiare cestino spazzatura
6
33.3
Danneggiare lampione
5
27.8
Danneggiare mobili od oggetti a scuola
10
55.6
Danneggiare giardino
5
27.8
Danneggiare sedile autobus
2
11.1
Danneggiare auto o veicolo
11
61.1
Danneggiare bici
5
27.8
Danneggiare cassetta lettere
2
11.1
Danneggiare cose allo stadio
3
16.7
Danneggiare cabina telefonica
7
38.9
Danneggiare oggetti altrui
12
66.7
Danneggiare distributori per prendere soldi
2
11.1
Portare via oggetti da negozi senza pagare
13
72.2
Rubare a scuola
9
50
Rubare al lavoro
4
22.2
Rubare a casa
8
44.4
Rubare bici
8
44.4
Rubare auto o altro veicolo
11
61.1
Rubare da auto o altro veicolo
11
61.1
Rubare da bici
4
22.2
Sfilare portafoglio
6
33.3
Scippare
6
33.3
Entrare senza permesso
6
33.3
Comprare cose rubate
15
83.3
Vendere cose rubate
14
77.8
Duplicare cd senza autorizzazione
10
55.6
Portare armi
16
88.9
Minacciare con armi per farsi dare soldi
5
27.8
Risse
15
83.3
Dare fuoco
7
38.9
Picchiare qualcuno non della famiglia
12
66.7
Picchiare qualcuno della famiglia
1
5.6
Ferire con arma
11
61.1
F = frequenza %= percentuale n.s. = non significativo
a
N = ragazzi che hanno ammesso di aver compiuto le azioni elencate
*p < 0.05
**p < 0.01
***p < 0.001
Gruppo
ufficialmente
a
non deviante
F
%
12
3
11
1
12
4
2
1
1
2
3
2
4
2
1
2
1
4
8
1
1
1
2
1
4
2
7
4
11
4
9
4
1
80.0
20.0
73.3
6.7
80.0
26.7
13.3
6.7
6.7
13.3
20.0
13.3
26.7
13.3
6.7
13.3
6.7
26.7
53.3
6.7
6.7
6.7
13.3
6.7
26.7
13.3
46.7
26.7
73.3
26.7
60.0
26.7
6.7
2
÷
(df=1)
.270 n.s.
4.332*
2.836 n.s.
8.800**
1.603 n.s.
.550 n.s.
4.911*
.071 n.s.
.768 n.s.
1.540 n.s.
3.750 n.s.
.733 n.s.
4.911*
6.303*
.005 n.s.
1.774 n.s.
7.823**
2.451 n.s.
.038 n.s.
.768 n.s.
7.404**
5.241*
1.774 n.s.
1.262 n.s.
7.274**
1.540 n.s.
5.887*
3.750 n.s.
10.481***
3.915*
.435 n.s.
6.111*
6.111*
6.111*
4.950*
8.621**
1.117 n.s.
13.268***
4.911*
2.246 n.s.
7.404**
5.241*
.859 n.s.
10.481***
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Nella seconda parte dell’analisi si sono presi in considerazione i Sé
possibili dei giovani intervistati. In generale i due gruppi non sembrano
presentare rilevanti differenze per quanto riguarda i Sé fantasticati (Sé possibili
che, per quanto piacevoli, l’intervistato sa che non si realizzeranno mai). Per
quanto riguarda invece i Sé possibili più realistici (Sé sperati), mentre nel
gruppo di controllo le risposte si riferivano soprattutto a guadagni e a beni
materiali, i Sé dei giovani delinquenti si distribuivano su più piani,
comprendendo anche aspettative che riguardanti temi connessi con i
comportamenti delinquenziali (“non vorrei tornare in prigione”, “vorrei smettere
di rubare”, etc.). Questo può fornire un supporto all’ipotesi secondo la quale
l’ambiente in cui una persona vive influenza la formazione del Sé: per questo
motivo, se un individuo vive in una realtà di tipo criminale sarà maggiormente
portato a costruire i suoi Sé possibili a partire da un contesto delinquenziale, e
molti giovani potrebbero così sviluppare dei modi di percepire e di percepirsi
improntati sul “fare deviante” (Zara 2002a). Analoghe considerazioni possono
essere fatte per i Sé sperati (che riguardavano aspettative positive di un futuro
prossimo) e soprattutto dei Sé temuti (paure rispetto a un futuro prossimo): la
maggioranza dei giovani delinquenti infatti ha elaborato dei Sé possibili
nell’ambito della delinquenza, della morte, della cattiva salute. La situazione
attuale vissuta condiziona la formazione di Sé possibili futuri, in quanto è la
percezione dell’individuo su chi egli è stato ed è che indirizza il modo di pensare
e di agire (Gulotta, Zara 1997). In un contesto delinquenziale la percezione del
futuro può essere così caratterizzata da elementi che rimandano ad un ambito
deviante, situazione in cui il ragazzo sembra presentare meno risorse
motivazionali per uscire dal circuito delinquenziale.
Per quanto riguarda il numero dei bilanciamenti si è riscontrata una
significativa differenza fra i due gruppi (p < 0.001): i ragazzi coinvolti in episodi
delinquenziali hanno avuto molte più difficoltà ad esplicitare Sé possibili
aspettati e temuti bilanciati, a conferma di una delle ipotesi di partenza. Meno
visibile, ma pur sempre significativo, il dato riguardante la self-attainability, che
mostra come i giovani delinquenti manifestino maggiori difficoltà, rispetto al
gruppo di controllo, a costruire piani d’azione strategici per cercare di
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raggiungere i loro obiettivi (Mann-Whitney* , U = 92.500, p < 0.07). Sono tuttavia
necessari ulteriori studi per esplorare l’applicazione di questi costrutti e ulteriori
ricerche su campioni più ampi per poter estendere i risultati alla popolazione
generale.
Analizzando la seconda parte del PSM, le uniche differenze che si
registrano tra i due gruppi riguardano i Sé negativi del passato e i Sé positivi del
futuro probabile e voluto. I ragazzi del gruppo deviante hanno una percezione di
se stessi e di quello che sono stati fino a ieri più negativa rispetto agli altri
ragazzi. Questo fatto potrebbe in parte spiegare il loro coinvolgimento nella
delinquenza, in quanto situazioni di deprivazione e disagio sperimentate in
passato possono aver gettato le basi per i comportamenti criminali messi in atto
da questi ragazzi. Essi, inoltre, immaginano il futuro in un’ottica più positiva
rispetto al gruppo dei ragazzi non devianti, forse in contrapposizione alla loro
posizione attuale, facendo pensare che molti di loro possano essersi impegnati
in un percorso di cambiamento e di riscatto.
4.3 Discussione
Attraverso il SRD si è potuto osservare come molti comportamenti, anche
se spesso considerati come azioni di poca gravità, siano comuni ai due gruppi
presi in considerazione. I comportamenti antisociali e prosociali possono essere
considerati come gli estremi di un continuum che presenta molte tappe
intermedie (Zara 2003). In questo contesto è assai difficile differenziare i “buoni”
dai “cattivi”; spesso si possono individuare solo le categorie degli individui che
sono venuti a contatto con gli organi di controllo sociale e quelli che, pur avendo
commesso reati, non sono stati scoperti.
L’abuso di alcol e di sostanze stupefacenti si sono rivelati due indicatori
che caratterizzano in maniera abbastanza marcata il gruppo dei ragazzi
delinquenti, configurandosi così come due possibili fattori di rischio, o almeno
degli eventi correlati ad una situazione di tipo delinquenziale.
Le differenze emerse per quel che riguarda l’attainability, significative ma
non così marcate come ci si sarebbe potuto aspettare, possono far intravedere
un elemento di speranza nel gruppo dei giovani delinquenti. Indipendentemente
*
Mann-Whitney: test non parametrico
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dalla significatività statistica dei risultati, si è creduto di individuare una
significatività psicologica nelle risposte date al PSM, in quanto molti partecipanti
sembravano aver sviluppato un senso delle loro possibilità tale per cui
indirizzavano i loro Sé possibili aspettati verso obiettivi molto pragmatici,
raggiungibili, evidenziando un lucido esame di realtà. Attraverso un percorso
definito dai ragazzi che si prefigge il raggiungimento di obiettivi “reali” e non
troppo difficili da conseguire, si potrebbero individuare in questi giovani le
risorse necessarie che li aiutino ad uscire dal circuito delinquenziale.
Nonostante questo, in alcuni casi sembrava che i ragazzi delinquenti non
differenziassero abbastanza fra aspettative e speranze: certi giovani
affermavano infatti che non c’erano differenze fra questi due casi, in quanto
sarebbero diventati quello che volevano, evidenziando in questo caso un
insufficiente esame di realtà.
Analizzando la seconda parte del PSM si è notato che i ragazzi
delinquenti sembrano manifestare aspettative positive per quanto riguarda
quello che vorrebbero essere in futuro. Questo potrebbe esprimere il fatto che
alcuni ragazzi, dopo l’esperienza dell’arresto e in alcuni casi della detenzione,
abbiano riflettuto sulla loro condizione presente vivendola, percependola e
giudicandola in maniera negativa; nel momento in cui li si è aiutati a pensare al
futuro voluto, potrebbero aver così accentuato le differenze con il loro presente
considerato poco dignitoso. In questo contesto potrebbero essere emersi anche
quei “secondi Sé” (Zara 2001a) che permettono all’individuo di manifestare gli
aspetti della propria personalità non utilizzati, ma indispensabili per poter dare
un svolta (in senso non deviante) alla propria vita. I risultati del presente studio
possono quindi essere visti in un’ottica positiva: spesso infatti i ragazzi
delinquenti immaginano il loro futuro uguale al passato e al presente, in una
prospettiva negativa legata alla criminalità (Zara, in corso di pubblicazione),
mentre in questo caso si percepisce, attraverso le risposte che i giovani hanno
fornito, un senso di ottimismo verso gli aspetti futuri della loro esistenza.
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5. Conclusioni
Nell’illustrare i risultati abbiamo già sottolineato il fatto che in questo studio
esplorativo possono essere individuati alcuni limiti metodologici che non
permettono di fare generalizzazioni, ma solamente considerazioni preliminari.
Si è cercato di coinvolgere i giovani attraverso una prospettiva che
potesse considerare il loro punto di vista. Capire che cosa cercano di
raggiungere i ragazzi coinvolti in episodi delinquenziali può aiutare a trovare
delle strategie preventive per orientarli ad indirizzare le proprie risorse verso
percorsi alternativi. Solo attraverso il recupero della persona umana che sta
dietro alla “maschera” di ogni delinquente si possono ricercare spiegazioni e
possibili soluzioni al problema della criminalità (Maruna 1997). La ricerca
dovrebbe allora interessarsi maggiormente a quelli che sono gli aspetti peculiari
della realtà psicologica degli individui che manifestano comportamenti
delinquenziali, per cercare di far luce su quei processi cognitivi, emozionali,
psicologici che stanno alla base dell’agire criminale e che, interagendo con gli
eventi ambientali, contribuiscono alla messa in atto di comportamenti di tipo
criminale.
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