Diapositiva 1 - Mondo Mostre

Transcript

Diapositiva 1 - Mondo Mostre
Fatto in Italia
ASELITZ
Indice
1.
Comunicato stampa
2.
Testo di Rossella Vodret
3.
Testo di Anna Coliva
4.
Con Malraux a Novgorod di Georg Baselitz
5.
Testo di Flavio Valeri
6.
Testo di Mario Codognato
7.
Testo di Friedhelm Hütte
8.
Commento all’opera di Éric Darragon
9.
Biografia dell’artista
10. Scheda di Deutsche Bank
Georg Baselitz. Fatto in Italia
Il grande artista tedesco protagonista a Galleria Borghese della
quinta edizione di
Committenze Contemporanee
Roma, Uccelliera di Galleria Borghese (22 giugno - 9 ottobre 2011)
Georg Baselitz, Volk Thing Zero
Comunicato stampa
L’artista tedesco Georg Baselitz è protagonista dell’appuntamento 2011 di Committenze
Contemporanee, ciclo di dieci esposizioni promosso all’Uccelliera di Galleria Borghese
giunto quest’anno alla sua quinta edizione.
Ideato da Anna Coliva, Direttore della Galleria, il progetto nasce per produrre invenzioni
originali di cui solo l’arte è capace derivanti, a loro volta, dalle suggestioni create dalla
grande mostra (in questo caso Cranach) che ogni anno precede l’esposizione
nell’Uccelliera. La presentazione dell’opera d’arte contemporanea dopo ogni mostra
“classica” permette di misurare, attraverso l’occhio vivo e coinvolto di un artista, quanto
sia efficace l’inserimento temporaneo di opere diverse nel corpo della Galleria.
Figura di assoluto primo piano del panorama internazionale, Baselitz, che espone per la
prima volta a Roma in una istituzione pubblica, è universalmente riconosciuto come uno
degli artisti più originali del dopoguerra. A Galleria Borghese esporrà due gigantesche
sculture in bronzo e smalto intitolate “Volk Thing Zero”, alte tre metri e del peso di una
tonnellata ciascuna, che alludono ad un’icona dell’arte classica moderna, Il pensatore di
Rodin, nonché all’arte ‘primitiva’ che ha ispirato l’avanguardia europea, evocando altresì
il motivo passionale del Cristo che riposa conosciuto fin dal XIV secolo.
“Quale luogo potrà per assoluto, magnifico contrasto essere più adatto di Villa Borghese
ad esporre due straordinarie sculture di Baselitz?”, si chiede Mario Codognato, Capo
Curatore del Museo Madre (Napoli), osservando che nell’attività scultorea dell’artista
tedesco “esecuzione e prodotto finale, o meglio azione e finalità si presentano
dialetticamente imprescindibili. Baselitz usa l’ascia e la motosega ed interviene
direttamente sul trono di legno, manifestando senza alcuna remora un desiderio brutale
di scontro fisico e di confronto culturale con la materia, col supporto, con l’arte e la sua
tradizione e la sua storia”.
“Baselitz impegna con Cranach un contrasto titanico - spiega Anna Coliva -, che deriva
dall’appropriazione della categoria e della condizione della storia, nella sua integrale e
gigantesca potenza. Evita la pittura, che è la tecnica propria di Cranach. Sceglie invece
la scultura. All’algido lavoro per ottenere la perfezione e la redenzione dell’anima,
secondo il rigore logico del cristianesimo riformato, così diverso dalla forza universale
dell’amore del mondo italiano, Baselitz risponde opponendo il contrasto gigantesco della
condizione contemporanea, tanto rispetto alle cause storiche e individuali del formalismo
di Cranach, quanto alla sensualità avvolgente del Rinascimento italiano. La brutalità e
violenza della deformazione dell’arte, propria dell’uomo moderno, che Baselitz
personifica nella sua arte, nel contesto della Galleria Borghese, assume la dimensione
gigantesca di una storia ancora più estesa, fino all’immensità di un’era, come fosse essa
stessa materia dell’atto artistico”.
“E’ un’importante occasione, per la nostra città, poter presentare per la prima volta in un
museo pubblico un artista di così grande interesse che ha lasciato un’impronta
significativa della storia dell’arte del secondo dopoguerra. Colgo l’occasione per
esprimere un ringraziamento a Deutsche Bank, che ha voluto credere con tanto
entusiasmo al progetto, e ad Anna Coliva che lo ha ideato e realizzato”, ha dichiarato
Rossella Vodret, Soprintendente per il Patrimonio Storico-Artistico ed Etnoantropologico e
per il Polo Museale della Città di Roma contribuisca allo sviluppo delle attività culturali.
Il progetto di quest’anno vede per la prima volta Galleria Borghese affiancata da
Deutsche Bank, gruppo bancario internazionale che da quasi 40 anni lega la sua storia a
quella dell’arte contemporanea ed è oggi considerato il principale collezionista
corporate di arte contemporanea a livello globale. “Baselitz è parte importante della
Deutsche Bank Collection, che conta complessivamente 56.000 opere. Il nostro istituto
possiede quasi 500 lavori di Baselitz, artista che incarna come forse nessun altro il legame
tra l’arte tedesca e la recente storia della Germania”, osserva Friedhlem Huette, Global
Head of Art di Deutsche Bank. Flavio Valeri, Chief Country Officer di Deutsche Bank Italia,
sottolinea inoltre che “il legame fra Baselitz e il nostro Istituto viene ulteriormente rafforzato
con la realizzazione di questo progetto. Siamo particolarmente lieti di avere reso possibile
l’esposizione di questi capolavori della scultura di Baselitz in uno dei musei italiani di più
ricca e antica tradizione”.
In Committenze Contemporanee la presentazione dell’opera d’arte contemporanea
costituisce dunque un bilancio dell’operazione espositiva ma anche una affermazione
dell’aspetto attivo della cultura della conservazione che il ruolo stesso del Museo ci
impone. L’arte contemporanea serve pertanto ad approfondire i nostri stessi contenuti,
non ha in alcun modo l’intento del porre a confronto i maestri immensi del passato con gli
artisti del presente. Si ritiene che questo genere di confronti non porti ad una vera
affermazione del principio che l’arte è sempre contemporanea e che non si vuole porre
una scala di valori. Pone invece a noi stessi delle problematicità. Il nostro scopo di
riflessione è il Museo e un museo speciale come la Galleria Borghese è il vero soggetto del
nostro lavoro, il vero ispiratore, il vero promotore e non solo il pretesto e la cornice.Gli artisti
prescelti e le loro opere non dovranno avere assonanze contenutische o di stile o di
linguaggio espressivo con l’opera dei maestri cui vengono associati ma, eventualmente,
solo riferimenti concettuali, poiché l’elemento che unisce gli artisti del passato a quelli del
presente è il concetto di committenza.
Date della mostra:
dal 22 giugno al 09 ottobre 2011
Orari:
chiuso il lunedì
dal martedì alla domenica, dalle ore 9.00 alle 19.00
Ingresso:
interi €8,50 per mostra e Galleria Borghese,
più diritto di prevendita di € 2,00
la prenotazione è obbligatoria
prenotazioni: tel. 06 32810 – www.ticketeria.it
Informazioni:
www.galleriaborghese.it
www.mondomostre.it
Ufficio stampa:
MondoMostre – Federica Mariani
tel. 06 6893 806 cell. 366 6493235
email: [email protected]
MondoMostre – Valentina Gazzotti
tel. 06 6893 806 fax 06 6880 8671
e-mail: [email protected]
Rossella Vodret
SOPRINTENDENTE PER IL PATRIMONIO STORICO-ARTISTICO
ETNOANTROPOLOGICO
E PER IL POLO MUSEALE DELLA CITTÀ DI ROMA
ED
Presentare a Roma, in un uno spazio così suggestivo e significativo come l'Uccelliera di
Galleria Borghese, l'evento Fatto in Italia. Sculture di Geog Baselitz, rappresenta per il
pubblico romano l'opportunità straordinaria di approfondire direttamente il lavoro di un
artista così lontano da ogni categoria formale come Baselitz.
E' una proposta sicuramente innovativa e dirompente, ed ancora una volta è la
dimostrazione di come la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed
Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma contribuisca allo sviluppo
delle attività culturali, convinta che un evento come la mostra di Baselitz sia determinante
per lo sviluppo del dibattito culturale che su questo artista è ancora in corso.
È un’importante occasione, per Roma, poter presentare per la prima volta in un Museo
pubblico un artista di così grande interesse che, ormai giunto ad una fase matura del suo
percorso stilistico, ha lasciato un’impronta significativa nella storia dell'arte del secondo
dopoguerra e, nel contempo, ha un linguaggio in continua evoluzione che resta aperto
ad ulteriori sviluppi.
Colgo l'occasione per esprimere un ringraziamento a Deutsche Bank, che ha voluto
credere con tanto entusiasmo al progetto Committenze Contemporanee, e ad Anna
Coliva, Direttrice della Galleria Borghese, che lo ha ideato e realizzato.
Anna Coliva
DIRETTORE GALLERIA BORGHESE
Siamo giunti a metà del percorso individuato con le Committenze Contemporanee e
possiamo quindi fare una prima “resa dei conti” al pubblico del lavoro che deve spettare
al Museo e se si è raggiunto lo scopo, che poi è uno solo: rendere protagonista sempre lei,
la Galleria Borghese e la sua condizione speciale di luogo unitario e coerente e farne
l'incarnazione di una cultura “attiva” della conservazione.
E i due progetti Dieci mostre in Dieci anni e Committenze Contemporanee sono la forma
da noi scelta per affermare che lo studio dei capolavori e dei momenti cruciali della
collezione costituiscono l'aspetto attivo della cultura della conservazione. Quello delle
Committenze Contemporanee è un modo per richiedere all'arte contemporanea,
attraverso l'occhio coinvolto di un artista, quanto sia efficace l'inserimento temporaneo di
opere diverse nel corpo della Galleria.
Georg Baselitz ‘corrisponde’ con Lucas Cranach: alla quinta serie di Dieci mostre in dieci
anni – “Cranach, L’Altro Rinascimento” (ottobre 2010-marzo 2011) – la quinta
Committenza Contemporanea si manifesta come un ‘contrasto’.
A Raffaello, i Vedovamazzei avevano risposto con un paradosso ludico (2007); a Canova,
Paolini con un paradosso razionale: diversa specie di paradosso, più analitica e
enigmatica (2008); a Correggio, Op De Beeck aveva opposto un’alterità che, scartando il
confronto, scopriva una sotterranea simpatia nella esecuzione tecnica: una forma di
contrasto (2009); a Caravaggio, a sua volta esposto in dialettica con Bacon, Solakov
opponeva un’ironica poesia del contrario (2010).
Paradossi e contrasti, fino a questo punto.
Baselitz impegna con Cranach un contrasto titanico, che deriva dall’appropriazione della
categoria e della condizione della storia, nella sua integrale e gigantesca potenza.
Evita la pittura, che è la tecnica propria di Cranach. Sceglie invece la scultura, nei modi
qui analizzati da Mario Codognato: quanto di più contrastante si possa opporre alla
perfezione minuziosa dell'arte di Cranach. Dunque prende di mira proprio l'estremo
raffinamento che porta Cranach alla capziosità. All’algido lavoro per ottenere la
perfezione e la redenzione dell’anima, secondo il rigore logico del cristianesimo riformato,
così diverso dalla forza universale dell'amore del mondo italiano, Baselitz risponde
opponendo il contrasto gigantesco della condizione contemporanea, tanto rispetto alle
cause storiche e individuali del formalismo di Cranach, quanto alla sensualità avvolgente
del Rinascimento italiano. La brutalità e violenza della deformazione dell'arte, propria
dell'uomo moderno, che Baselitz personifica nella sua arte, nel contesto della Galleria
Borghese, assume la dimensione gigantesca di una storia ancora più estesa, fino
all’immensità di un’era, come fosse essa stessa materia dell’atto artistico.
Georg Baselitz
CON MALRAUX A NOVGOROD
Ci viene sempre fatto notare: il catalano e il maiorchino in Mirò, con i carri di muli e le
cuffie tradizionali ricamate al tombolo; l’andaluso in Picasso, a cominciare dal postribolo,
dagli acrobati e dalle numerose chitarre; in Pollock sono infine gli stivali da cowboy, il
cappello western e la Ford pick-up; ovviamente anche in Mondrian vi sono molte fonti
folcloristiche come i campanili, i meli in fiore e i mulini a vento; e poi i russi, Malevic e
Kandinsky, senz’altro arte popolare, se non di più. Sono stato sempre volentieri nell’Alta
Lusazia, meno bene altrove; tuttavia per poco non piansi quando vidi un tappeto di
Wiesenhausen al The Cloisters di New York.
Quando si è viaggiato così tanto in lungo e in largo, alla fine è davvero utile trovare una
base. C’è voluto molto tempo prima che ci arrivassi. Già Malraux non poté resistere dal
rappresentare nel suo museo immaginario quel Cristo di legno accanto a figure indiane,
africane e malate di mente. Anche in lui trovano ampio spazio la grande arte, l’arte arte,
Chartres e Reims e altre cattedrali. Il Pensatore di Rodin non mi piace affatto, troppo
Michelangelo; facendo un passo verso l’arte romanica francese, sarebbe arrivato più
avanti.
Trovo invece molto più interessanti le figure lignee del Grassland camerunese di Kirchner,
anche tutta la scultura di Mirò, Picasso nonché de Kooning, che sia o meno arte
popolare. Semplicemente non amo il grande pathos, ad esempio Serra, Long o de Maria,
ma che importa. Ad ogni modo negli ultimi anni ho girato molto lì all’est ed ho
inconsapevolmente emulato, ricalcato. L’emulazione era così forte che anche il secondo
tentativo non ha sortito risultati diversi dal primo.
Flavio Valeri
CHIEF COUNTRY OFFICER DEUTSCHE BANK
Deutsche Bank e l’arte contemporanea: un’amicizia profonda, un connubio di successo
che vive ormai da quasi 40 anni, al servizio della società, della cultura e dei giovani artisti
ai quali il nostro Istituto presta da sempre attenzione e dedizione particolari. Esporre a
Galleria Borghese un protagonista come Georg Baselitz non rappresenta un’eccezione.
Deutsche Bank si è avvicinata infatti a Baselitz fin dagli anni ’70, collezionando i suoi
capolavori nel corso di vari lustri e valorizzando le sue opere come uno degli snodi
fondamentali della propria collezione.
A poche settimane dalla chiusura dell’incantevole mostra su Cranach, maestro del
Rinascimento europeo, siamo dunque particolarmente lieti che Galleria Borghese –
prezioso scrigno di tesori classici – dia ospitalità ad un altro grande tedesco, autorevole
esponente dell’arte – non solo germanica – del secondo dopoguerra.
Per avere avuto l’opportunità di portare per la prima volta a Galleria Borghese un artista
tedesco del nostro tempo, Deutsche Bank porge il più sentito ringraziamento al Ministero
dei Beni Artistici e Culturali, nella persona del Ministro Giancarlo Galan, alla Dottoressa
Rossella Vodret, Soprintendente per il Patrimonio Storico-Artistico ed Etnoantropologico e
per il Polo Museale della Città di Roma, al Direttore di Galleria Borghese, Dottoressa Anna
Coliva. Un grazie speciale, non da ultimo, al Maestro Baselitz per il dono della sua Arte.
Mario Codognato
CAPO CURATORE DEL MADRE (MUSEO D’ARTE CONTEMPORANEA
DONNA REGINA DI NAPOLI)
Quale luogo potrà per assoluto, magnifico contrasto essere più adatto di Villa Borghese
ad esporre due straordinarie sculture recenti di Georg Baselitz? La collezione della Villa
racchiude come in uno scrigno alcuni tra i più grandi e riconosciuti capolavori della
scultura classica, di quella tradizione, fluida e costante al contempo, che dall'antichità
passa per Bernini ed arriva a Canova. Esempi inarrivabili di un concetto di scultura che,
pure in tutte le sue varianti e attraverso tutti i colpi di genio e le invenzioni individuali,
tende ad idealizzare la figura umana e a separare dal risultato finale, quanto più possibile,
la memoria dell'atto di scolpire e di intervenire nella materia.
Nell'attività scultorea di Baselitz, che l'artista comincia ad intraprendere accanto alla sua
carriera pittorica - iniziata nei primi anni sessanta - solo nel 1979, al contrario esecuzione e
prodotto finale, o meglio azione e finalità si presentano dialetticamente imprescindibili.
Come nei suoi dipinti, non vi è alcuna ricerca di armonia e simmetria, qui Baselitz usa
l’ascia e la motosega ed interviene direttamente sul tronco di legno, manifestando senza
alcuna remora un desiderio brutale di scontro fisico e di confronto culturale con la
materia, col supporto, con l'arte e la sua tradizione e la sua storia. Questo modo di fare e
gli strumenti utilizzati generano superfici rozze fatte di schegge, slittamenti, spigoli, sulle
quali la luce si blocca oppure si accende per mezzo di rade zone di colore puro.
La pittura, il disegno, l’incisione, la scultura: nella sua lunga carriera Baselitz dispone,
manipola e confonde a suo piacimento i quattro elementi che determinano l’universo
dell’arte. Che nella sua scultura, però, a ben guardare confluiscono, anzi precipitano
verso l’origine, che è l’indistinto, l’indiscernibile, il non visto che tale è destinato a restare.
E’ infatti opinione comune degli studiosi che Baselitz, scolpendo, dia voce a un’energia
primitiva fuori da ogni regola, che prende spesso la forma di soggetti banali,
probabilmente privi di qualsiasi significato, se non fosse che l’artista - come ora a Villa
Borghese - gli conferisce consistenza monumentale innalzandoli su grandi piedistalli (o
piedi giganteschi), quasi fossero i resti di antiche statue.
In verità la scultura di Baselitz, per quanto sia una pratica violenta, un corpo a corpo tra
idea e materia con in palio la distruzione dell’una o dell’altra, non decide tra senso e non
senso, rappresentazione e astrazione, espressione e concetto, bello e brutto, desiderando
più che altro e spasmodicamente il fallimento formale, la “deformazione” come
risarcimento e riscatto soggettivi nella pienezza inconsulta del gesto. Con la scultura che,
da quando si presenta, incalza, penetra e semina di motivi nuovi la tela di Baselitz, si
spalanca effettivamente la scena primaria dell’essere artista: tu pittore puoi deturpare,
fratturare, capovolgere, rimescolare le immagini, ma sarai sempre in lotta e votato al
disastro, perché la forma non può emanciparsi dalla materia, il fondo oscuro che
imprigiona e costringe ogni gesto, ma anche la materia non potrà che esser vista e
sentita nell’abbozzo di una forma qualsiasi!
Dove il senso resta incompiuto, messo a rimbalzare tra forze opposte, imprigionato in
campi di energia votati all’entropia, il linguaggio agisce per inerzia, potenza creatrice ma
non ordinatrice, generando forme destinate all’impotenza. E perciò lo scultore diventa
l’alter ego o il terapista che solo può agire in libertà mostrando al pittore il campo di
battaglia dell’arte dove restano, seppur smembrati e contorti, il peso, il volume, il colore, il
segno, accatastati l’uno sull’altro in equilibrio incerto, per ergersi di volta in volta come
grotteschi monumenti alla contingenza delle cose e della vita.
Friedhelm Hütte
GLOBAL HEAD OF DEUTSCHE BANK ART
GEORG BASELITZ E DEUTSCHE BANK
Le opere di Georg Baselitz sono parte importante della Deutsche Bank Collection. Il nostro
Istituto ha iniziato infatti a collezionare lavori significativi dell’artista fin dal 1981, tra cui
l’importante olio Adler e il quadro Das Stillleben und Hockender Akt, realizzati entrambi nel
1977. Negli anni successivi Deutsche Bank ha continuato ad acquisire opere di Baselitz
dedicando all’artista tedesco, tra i più illustri e poliedrici del dopoguerra, un intero piano
del proprio quartier generale, nelle Torri Gemelle di Francoforte. Oggi Deutsche Bank
possiede quasi 500 lavori di Baselitz, principalmente stampe e disegni, ma anche
importanti dipinti, che presentano i temi fondamentali del pittore: figure umane, nature
morte, aquile, paesaggi. Molte opere sono esposte nelle principali sedi del nostro istituto in
tutto nel mondo: Londra, New York, Tokyo, Sydney, Lussemburgo e Milano.
Deutsche Bank ha esposto inoltre una selezione delle opere di Baselitz presenti nella
propria collezione in un’ampia mostra personale inaugurata allo Small Manege di Mosca
e, successivamente, esposta alla Chemnitz Art Collection e alla Johannesburg Art Gallery.
Nel 1999, al Deutsche Guggenheim di Berlino, è stato reso omaggio a Baselitz con lo
spettacolo Nostalgia in Istanbul. Il Deutsche Guggenheim, una joint venture fra la
Deutsche Bank e la Solomon R. Guggenheim Foundation, ha sede nel cuore della
capitale tedesca e attualmente espone dipinti recenti dell’artista che dialogano con
quadri della nostra collezione.
Il legame fra Baselitz e Deutsche Bank viene ora ulteriormente rafforzato con la
realizzazione di Fatto in Italia all’Uccelliera di Galleria Borghese. Siamo particolarmente lieti
di avere reso possibile esporre questi capolavori della scultura di Baselitz in uno dei musei
italiani di più ricca e antica tradizione. Auspichiamo che l’opportunità di ammirare queste
statue di Baselitz, in ‘dialogo’ con le opere prestigiose degli Antichi Maestri presenti a
Galleria Borghese, renda Fatto in Italia un evento indimenticabile.
L’opera di Baselitz incarna, come forse nessun’altro artista della nostra collezione, il
legame tra l’arte tedesca e la recente storia della Germania. L’idea che arte, storia e
politica si compenetrino reciprocamente, ha avuto un’influenza decisiva nella nascita e
nello sviluppo della Deutsche Bank Collection. L’allestimento originario delle Torri Gemelle
che ospitano dal 1984 il nostro quartier generale, a Francoforte, vedeva ogni piano
dedicato ad un singolo artista, dal movimento dei Junge Wilde a Joseph Beuys. Il
‘viaggio’ nelle Torri è stato concepito non solo come tour nell’arte contemporanea
tedesca, ma anche come itinerario ‘conoscitivo’ nella storia di un Paese allora ancora
diviso, caratterizzato da influenze ed eventi contraddittori: l’emergere del modernismo,
due guerre mondiali, il regime nazista, il miracolo economico, la guerra fredda, il
movimento studentesco.
Nei primi dipinti, eseguiti all’inizio degli anni ’60 dopo essersi trasferito a Berlino Ovest da
Berlino Est, Baselitz ha cercato di esprimersi con stile indipendente, distaccandosi dal
realismo socialista e dall’astrattismo dell’informale. In questo periodo ha dipinto opere
espressioniste con figure deformate, di impronta barbarica, che nel corso del decennio si
sono fatte sempre più frammentate. A partire dal 1969, l’artista ha iniziato a dipingere
soggetti capovolti di 180 gradi. Baselitz ha accentuato l’autonomia di forma e colore
senza prescindere da un motivo rappresentativo, sforzandosi di ottenere una “pittura
pura”, ma – come egli stesso ha affermato – senza diventare schiavo della “nebulosa
casualità dell’astrazione”. Il suo obbiettivo era di “impegnarsi con il materiale, con la
densità e la consistenza dei colori e delle tele”. Il capovolgimento dei soggetti ha reso
possibile un cambio di prospettiva. Quest’atto semplice, eppure ingegnoso, richiede una
visione critica precisa.
I numerosi ‘Eroi’ di Baselitz presenti nella nostra collezione incarnano un tipo di artista
nuovo e ribelle – il lupo solitario bistrattato di un passato da rivalutare. Contemplazione e
nuovo modo di pensare sono una delle più importanti linee guida della produzione
artistica di Baselitz, grazie ad un processo di ricerca che introduce continuamente
soluzioni formali alternative. Pochi artisti della sua generazione sono riusciti ad analizzare il
loro lavoro in maniera così critica, aprendolo incessantemente a nuove direzioni. Questo
dato emerge nei dipinti, nei lavori su carta (come la serie Remix del 2005) e nell’opera
scultorea, cui ha dato inizio nel 1979 e che ha assunto forme costantemente nuove.
Volk Ding Zero, la cui versione originale è stata creata in legno di cedro nello studio di
Imperia, richiama gli ‘eroi caduti’. Nel contempo, quest’opera allude ad un’icona
dell’arte classica moderna, Il pensatore di Rodin, nonché all’arte ‘primitiva’ che ha
ispirato l’avanguardia europea. Il gigante di legno evoca altresì il motivo passionale del
‘Cristo che riposa’, conosciuto fin dal XIV secolo. La scultura di Baselitz, di cui l’artista ha
realizzato anche una versione bronzea per il monastero di Dalheim in Vestfalia, punta a
riflettere inoltre il complesso rapporto tra modernità, cristianità e cultura africana.
Deutsche Bank Collection, che oggi raccoglie 56.000 opere di artisti di ogni continente, si
caratterizza per un approccio che indaga l’eredità del modernismo, differenti stili di vita e
realtà sociali. Partendo dall’acquisizione di opere moderne e di arte tedesca successiva
al 1945, il nostro Istituto si è rivolto fin dall’inizio a lavori orientati al futuro, privilegiando la
promozione dei giovani talenti e le esperienze artistiche di volta in volta più attuali. Le
nostre acquisizioni si sono focalizzate sui lavori su carta. Riteniamo infatti che, più di ogni
altro mezzo, la carta sia adatta a catturare le ‘idee in circolazione’: grazie ad uno schizzo,
una prima bozza, un concetto. L’arte è sovente in grado di intercettare i nuovi sviluppi
ancor prima che essi vengano registrati dalla società. Oltre a dar vita, col passare degli
anni, ad importanti raccolte di opere di autori come Joseph Beuys, Gerhard Richter,
Sigmar Polke e Baselitz, il nostro Istituto ha sempre collezionato, in parallelo, lavori di
giovani artisti. La collezione si è concentrata inizialmente su quelli di lingua tedesca,
tenendo tuttavia presente che negli ultimi anni è cambiato radicalmente non solo il
mondo finanziario, ma anche quello artistico. I network sono diventati sempre più
internazionali. Grazie ai nuovi baricentri economico-finanziari sorti in Cina, India, Africa e
Sudamerica, l’attenzione globale è stata via via attratta da scenari artistici molto vitali,
presenti nella nostra collezione con le loro tradizioni, i loro interessi e le loro forme
espressive.
L’impostazione e l’orientamento attuali della collezione si riflettono nei nuovi allestimenti
artistici delle Torri Gemelle di Francoforte. Coerentemente al motto “Art works”, circa
1.500 opere di 100 artisti provenienti da 44 paesi, per la maggior parte giovani, sono
esposte nei 70 piani delle nostre Torri. Anche in questo contesto artistico più giovanile e
internazionale, la presenza di Baselitz continua a essere significativa. Classico tra i
contemporanei, molte sue opere hanno trovato collocazione privilegiata nell’area della
banca riservata al Consiglio di Amministrazione e al top management. Altri lavori di
primaria importanza di Baselitz sono stati ceduti in prestito permanente allo Städel
Museum di Francoforte, dove saranno accessibili al pubblico – a partire dalla primavera
del 2012 in una nuova ala dell’edificio –, insieme a circa 600 capolavori contemporanei
della Deutsche Bank Collection.
Tra gli obiettivi principali delle attività di Deutsche Bank nella corporate social responsibility
vi è quello di consentire l’accesso ad un mondo dell’arte che, nel XXI secolo, è
caratterizzato da pensiero globale, creatività e coraggio del nuovo. Per oltre tre decenni
l’opera di Baselitz ha accompagnato la nostra collezione, ha ispirato ed entusiasmato i
nostri dipendenti, i nostri clienti e i nostri ospiti, dando sempre nuovi spunti alle generazioni
di giovani artisti. Grazie alle sue opere, emozionanti e poliedriche, Baselitz continuerà
sicuramente a svolgere questo ruolo anche in futuro.
Èric Darragon
COMMENTO ALL’OPERA
«Immortalato in posizione che sembra accentuare, in un’ottica pittorica, la dimensione
del pensiero associato al ‘Cristo di dolore’, Peuple truc zéro non ascolta altro se non il suo
stesso silenzio. Le fonti di ispirazione sono affisse alla parete: non si tratta né di Rodin né di
Michelangelo, bensì di alcuni pezzi fra i tanti della scultura popolare russa e polacca,
citati nel Museo immaginario. Le parole del titolo, intraducibili, suonano come fossero
pronunciate in una rammemorazione ossessiva. Si tratta dello stesso uomo, lo
riconosciamo, anche se adesso indossa i tacchi alti … anzi lo riconosciamo ancora
meglio. Porta scritta sul berretto la parola che ha fatto propria, non già il numero feticcio
del giocatore di Dostoevskij, bensì quel numero che ricorda la sua storia, il rapporto che
egli ha con una storia che ha deciso di far propria a partire da zero. A partire dai “decreti
biografici” del Pandemonium come pure a partire da questo presente, rapido ed
impetuoso del Remix che significa, sempre e mai, la possibilità di realizzare qualcosa
appoggiandosi ad un’altra. Forse questa scritta rammenta il titulus di scherno della
crocifissione, o magari è tratta da un cappellino pubblicitario di una ditta di imbiancatura
fallita (Zero nur für uns Maler), una scheggia di legno fra le gambe rievoca i bei giorni o
quel che ne resta, ma l’Africa fantomatica è assente. La melanconia è tanto più forte in
quanto l’alta scultura non è da sola, ma è messa a confronto con una riproduzione che
ne allontana e ne accentua la solitudine, non già in quanto copia ma quale secondo
tentativo, carico di incupimento, dipendenza, persistenza ermetica. Come qualcosa che
si allontana nel suo essere sotto l’influsso di qualcos’altro e subisce una legge che non è
più quella di un’imitatio christi dei tempi antichi. È ben di più, è la legge di un fatalismo
insito nell’arte, quell’arte popolare che sempre riporta verso Est. Chi altri, se non l’artista,
poteva constatarlo? Chi può dirlo al suo posto?»
Biografia dell’artista
Pittore, grafico e scultore tedesco, Georg Baselitz, nome originale Hans-Georg Kern, è uno
tra gli indiscussi protagonisti del panorama artistico internazionale contemporaneo.
Nato nel 1938 a Deutschbaselitz (Sassonia), da cui prende il suo nome d’arte, è
universalmente riconosciuto come uno degli artisti tedeschi tra i più illustri e poliedrici del
dopoguerra. L’artista si avvicina all’arte fin da bambino - alla età di 14 anni già dipinge
ritratti, soggetti religiosi, nature morte e paesaggi - e comincia a studiare pittura alla
Hochschule für Bildende Künste di Berlino Est nel 1956, ma viene espulso dopo solo un
trimestre per “immaturità socio-politica”. Trasferitosi a Berlino Ovest, riprende gli studi
d’arte portandoli a termine nel 1962. Influenzato nei primi anni dall’arte e dagli scritti di
importanti artisti e pensatori come Kandinsky, Malevič, Nietzsche, Baudelaire e Samuel
Beckett, Baselitz si lascia in seguito profondamente coinvolgere e ispirare dall’arte
prodotta da persone affette da disturbi mentali e da altri soggetti emarginati.
I punti di partenza della sua carriera sono il movimento artistico più affascinante della sua
nazione, l’Espressionismo tedesco, e l’ispirazione ai grandi protagonisti del gruppo Die
Brücke come Kirchner ed Nolde. Baselitz sviluppa uno stile fatto da colori e pennellate
grezze di colori decisi, in grado di trasmettere emozioni crude e dirette. I personaggi
deformati, le maschere dalle espressioni tese, spesso a testa in giù, dipinte, incise o
scolpite, sono un cast di tragici e grotteschi anti-eroi, simbolo delle atrocità e della pazzia
di un mondo in subbuglio. Insieme ad un gruppo di artisti tedeschi neo-espressionisti,
talvolta identificati come Neue Wilden, Baselitz si concentra su immagini scioccanti che
vogliono colpire lo spettatore esprimendo duramente il dolore, la paura, la tragedia ma
anche l’inconscio e l’irrazionale, che l’artista scopre studiando arti “diverse” come quelle
più primitive, popolari, l’arte prodotta dai bambini, dalle persone emarginate e affette da
disturbi mentali.
Nel 1963 propone la prima personale alla Galleria Werner & Katz di Berlino e due anni
dopo Baselitz vince una borsa di studio di sei mesi presso Villa Romana a Firenze. Nel 1970
espone regolarmente a Monaco di Baviera alla Galerie Heiner Friedrich e, nello stesso
anno, al Kunstmuseum di Basilea Dieter Koepplin organizza la prima retrospettiva di
disegni e opere grafiche di Baselitz. Al Galeriehaus in Lindenstraße di Colonia, Franz
Dahlem allestisce invece la prima mostra di quadri con motivi a testa in giù. Nel 1972
partecipa a Documenta 5 di Kassel. Nello stesso anno inizia ad usare la tecnica di pittura
a dita e a dipingere paesaggi, principalmente ispirandosi alla nativa Deutschbaselitz.
Baselitz si spinge anche oltreoceano, lavorando due settimane a New York e visita il
Brasile, partecipando al 13 ° Biennale di São Paulo.
L’artista inizia poi ad insegnare presso la Staatliche Akademie der Bildenden Künste di
Karlsruhe, dove viene nominato professore nel 1978. Le sue opere nel frattempo
diventano più astratte, con gli elementi scritturali predominanti. Nel 1980, espone la sua
prima scultura alla Biennale di Venezia, facendo scalpore con una monumentale figura
scolpita in legno, che sembra fare il saluto hitleriano. Nel 1981, Baselitz si stabilisce con uno
studio a Castiglione Fiorentino, nei pressi di Arezzo, che utilizza fino al 1987 e dal 1982, inizia
a dedicare più tempo alla scultura, oltre che a diverse mostre. Nel 1983 gli viene affidata
una nuova cattedra alla Accademia delle Belle Arti di Berlino. In riconoscimento dei
risultati conseguiti, Baselitz viene insignito del Kaiserring dalla città di Goslar nel 1986 e, tre
anni dopo, gli viene conferito dal ministro francese Jack Lang il titolo di Chevalier dans
l'ordre des Arts et des Lettres.
A seguito della riunificazione tedesca, nel 1990, nelle sue opere l'angoscia si attenua per
lasciare spazio a una serie di dipinti che chiama immagini sentimentali e che rievocano
momenti della sua infanzia, della sua casa e della famiglia. Nello stesso anno, alla
Nationalgalerie im Alten Museum di Berlino è stata allestita la prima grande mostra di
Baselitz nella Germania orientale.
Nel 1992 l’artista si dimette dalla Akademie der Künste di Berlino per progettare, l’anno
dopo, la scenografia dell'opera di Harrison Birtwistle "Punch and Judy", allestita al Teatro
dell'Opera di Amsterdam. Ha inoltre preso parte al Padiglione Internazionale della
Biennale di Venezia sia nel 1992 che nel 1994, anno in cui ha luogo la prima grande
retrospettiva personale americana al Guggenheim di New York, riallestita anche a
Washington DC e Los Angeles. Nel 1997 e 1998 si susseguono le esposizioni realizzate dalla
Collezione Deutsche Bank alla Maly Manezh Exhibition Hall di Mosca, al Stadtische
Kunstsammlungen a Chemnita e alla Art Gallery di Johannesburg.
Nel 1999 Baselitz è protagonista di un’altra esposizione Nostalgia in Istanbul al Deutsche
Guggenheim di Berlino. Con il nuovo secolo altre numerose retrospettive gli rendono
omaggio: nel 2002 all’ Art Gallery di Yapi Kredi Bank di Istanbul, alla Royal Academy of
Arts a fine 2007 e alla galleria White Cube nel 2009 di Londra, e la mostra l’anno scorso al
Museo Frieder Burda e Baden-Baden, Staatliche Kunsthalle. Nel 2011 anche Villa Borghese
onora l’artista tedesco con l’esposizione di due opere nella mostra Fatto in Italia/Made in
Italy dal 22 giugno al 9 ottobre.
A Baselitz è stato inoltre tributato nel 2004 il "Praemium Imperiale", considerato il premio
Nobel per l’arte.
Art works
Un impegno costante nell’arte contemporanea dal 1979
Con oltre 56 mila opere Deutsche Bank Collection è una delle principali collezioni
aziendali d’arte contemporanea al mondo. Il nucleo originario è composto da opere di
artisti di lingua tedesca, a cui, a partire dagli anni ’90, si sono aggiunti lavori di artisti
internazionali.
L’arte e le domande che essa genera danno vita a nuove idee e visioni sul futuro, ispirano
le persone e aprono diverse prospettive portando, in questo modo, a soluzioni inusuali e
innovative. Per questi motivi Deutsche Bank sostiene l’arte da oltre 30 anni.
Da queste considerazioni nasce anche il concetto di “Art works” (l’arte che vive nei luoghi
di lavoro), parte integrante del progetto di Corporate Citizenship della banca. Attraverso
la sua collezione Deusche Bank offre ai suoi dipendenti, ai clienti ed al grande pubblico la
possibilità di interfacciarsi costantemente con l’arte contemporanea. Una collezione in
continua evoluzione che è fruibile grazie a mostre internazionali, al Deutsche
Guggenheim e ai programmi di “educational”.
Deutsche Bank collabora inoltre con il mondo dei musei, le fiere d’arte e altre istituzioni
per promuovere e sostenere i giovani talenti emergenti. Attraverso il magazine on line
ArtMag fornisce aggiornamenti e notizie sul panorama artistico internazionale e sul ruolo
della banca all’interno di questo contesto.
Con il suo impegno verso l’arte, Deutsche Bank contribuisce concretamente allo sviluppo
culturale della società, suscita curiosità e ispirazione e favorisce il dialogo tra le persone.
Maggiori informazioni sull’impegno e i progetti di Deutsche Bank nel mondo dell’arte
contemporanea sono disponibili su www.db-artmag.com.